Secondo John Boyega, i principali franchise cinematografici come Star Wars possono essere una sorta di prigione di lusso per gli attori. Nonostante l’attore britannico-nigeriano sia salito alla ribalta per la prima volta grazie alla sua interpretazione nella commedia fantascientifica del 2011 Attack the Block, è diventato una star a livello mondiale interpretando Finn nella trilogia del sequel di Star Wars. Introdotto ne Il Risveglio della Forza del 2015, Boyega ha interpretato l’ex Stormtrooper che si trasforma in combattente della Resistenza fino a L’ascesa di Skywalker, episodio che nel 2019 ha ufficialmente concluso la Saga degli Skywalker.

Nel corso degli ultimi mesi, John Boyega ha compiuto uno sforzo cosciente per cercare di alimentare le discussioni attorno al tema dell’inclusività nei franchise di Hollywood, partendo proprio dalla sua esperienza e iniziando a muovere tutta una serie di critiche all’arco narrativo del personaggio di Finn nella saga di Star Wars. Narrativamente, Boyega ritiene che la trilogia sequel non sia mai stata realmente consapevole del potenziale di alcuni suoi personaggi, tra cui il Poe Dameron di Oscar Isaac e la Rose Tico di Kelly Marie Tran, nonostante abbia fatto un uso massiccio delle loro immagini nel materiale promozionale.

Inoltre, Boyega ha anche criticato la Disney per non aver fatto di più per proteggere i suoi attori dalle reazioni negative e dai commenti razzisti di una fetta di pubblico: secondo l’attore, la multinazionale avrebbe dovuto difendere i suoi artisti e non cedere alle pressioni minimizzando i loro ruoli nei film. Questi commenti hanno portato a lunghe discussioni tra Boyega e Kathleen Kennedy (il presidente di Lucasfilm) che, per ammissione dello stesso attore, sono state state costruttive, “oneste e trasparenti”.

Tuttavia, essere soddisfatto di come la Disney ha risposto alle sue opinioni e al suo malcontento non sembra aver cambiato l’insoddisfazione di John Boyega nei confronti dei franchise in generale. In un recente Q&A in occasine della promozione della serie antologica Small Axe di Steve McQueen, Boyega ha detto a CinemaBlend che il suo coinvolgimento in Star Wars è stato accompagnato da tutta una serie di svantaggi creativi.

“Essere in un grande franchise, a volte è un po’ come essere in una prigione di lusso per un attore, soprattutto quando vuoi fare qualcos’altro. Perché ricorda, in un franchise lavori su un personaggio per molti anni, il che può far morire di fame gli altri muscoli. Nel frattempo c’era la voglia di voler essere parte di qualcosa in cui sapevo che avrei interpretato un diverso tipo di ruolo, un diverso tipo di uomo. Così ho conosciuto Steve McQueen… siamo tutti parte della stessa industria, quindi ho sentito parlare del suo stile di regia… Ero davvero molto curioso ed entusiasta di avere comunque l’opportunità di farne parte. E quando è uscito ho pensato: ‘Questo è il mio momento’.”

John Boyega e la sua esperienza con Star Wars

Questi commenti offrono la possibilità di leggere le precedenti critiche di Boyega a Star Wars sotto una luce differente, critiche che – a quanto pare – non riguardavano soltato l’approccio al tema della diversità da parte della saga. Lavorare in un franchise richiede un impegno per diversi anni anni, che non si esaurisce certamente una volta che la produzione di quel determinato film è terminata.

Anche se alcuni attori potrebbero apprezzare l’opportunità di interpretare un personaggio per così tanto tempo, altri potrebbero invece sentirsi soffocati da esso, specialmente quando il suo arco narrativo rimane per gran parte del tempo stagnante. Per questo è importante considerare le ragioni dietro l’emarginazione di Finn ne L’ascesa di Skywalker: quanto accaduto è stato probabilmente abbastanza per far sentire frustrato Boyega da un punto di vista creativo, cosa che ha sicuramente contribuito a fargli percepire l’esperienza con la saga come negativa.