Il Marvel Cinematic Universe (MCU) ha costruito la propria reputazione grazie a film capaci di ridefinire il concetto stesso di blockbuster moderno. Per oltre un decennio il franchise Marvel è riuscito a collegare decine di storie diverse in un unico universo narrativo, alternando successi critici e trionfi al botteghino. Tuttavia, anche una macchina apparentemente perfetta come quella dei Marvel Studios non è stata immune agli errori.
Esiste però una differenza importante tra un brutto film e un film deludente. Alcune pellicole sono semplicemente deboli fin dall’inizio, mentre altre possiedono tutti gli ingredienti per diventare memorabili ma finiscono per sprecare il proprio potenziale. Sono proprio questi i titoli che lasciano il segno in negativo, perché mostrano ciò che avrebbero potuto essere senza mai riuscire davvero a raggiungerlo.

6. Iron Man 2 (2010): il sequel che ha sacrificato la storia per costruire l’MCU
Dopo il successo travolgente di Iron Man, le aspettative per il secondo capitolo erano altissime. Robert Downey Jr. era già diventato il volto della Marvel e Tony Stark sembrava destinato a dominare il box office per anni. Proprio per questo Iron Man 2 rappresentò una delle prime vere delusioni del franchise.
Il problema principale non era tanto la qualità complessiva del film, quanto la sua mancanza di una direzione precisa. La storia di Ivan Vanko non riesce mai a diventare davvero coinvolgente e il film appare costantemente distratto dalla necessità di preparare il terreno per The Avengers. Nick Fury, Vedova Nera, lo SHIELD e il progetto Avengers finiscono infatti per occupare più spazio emotivo del villain stesso.
Con il senno di poi il film funziona meglio all’interno dell’arco complessivo di Tony Stark, ma come sequel autonomo appare ancora oggi meno incisivo rispetto al primo capitolo. Non è un brutto film, ma è uno dei primi casi in cui l’universo condiviso ha iniziato a prevalere sulla singola storia.

Doctor Strange nel Multiverso della Follia (2022): un titolo enorme per un multiverso sorprendentemente piccolo
L’arrivo di Sam Raimi dietro la macchina da presa aveva acceso l’entusiasmo dei fan. Dopo il successo di Spider-Man: No Way Home, molti immaginavano un viaggio folle attraverso realtà alternative, varianti e universi mai visti prima. Il risultato finale, però, ha lasciato una parte del pubblico insoddisfatta.
Pur contenendo momenti visivamente interessanti e alcune intuizioni tipiche di Raimi, il film sembra spesso frenato dalle esigenze narrative dell’MCU. Il multiverso, che avrebbe dovuto essere il vero protagonista, viene esplorato solo superficialmente. Le possibilità creative appaiono infinite, ma il film finisce per muoversi all’interno di uno schema relativamente sicuro.
Anche Doctor Strange risulta paradossalmente meno centrale del previsto, mentre la trasformazione di Wanda Maximoff domina gran parte del racconto. Il risultato è un film che non manca di ambizione ma che lascia costantemente la sensazione di aver sfiorato qualcosa di molto più grande senza mai raggiungerlo davvero.

Thor: The Dark World (2013): il film che rischiò di far deragliare il personaggio
Prima della rinascita avvenuta con Thor: Ragnarok, il Dio del Tuono attraversò probabilmente il momento più difficile della sua storia cinematografica. Thor: The Dark World è spesso indicato tra i capitoli meno riusciti dell’MCU e non è difficile capire il perché.
La pellicola soffre soprattutto per la presenza di Malekith, uno dei villain più dimenticabili dell’intero franchise. Nei fumetti il personaggio è una figura fondamentale della mitologia di Thor, ma il film non riesce mai a valorizzarlo. Persino Christopher Eccleston appare intrappolato in un antagonista privo di carisma e motivazioni realmente coinvolgenti.
L’unico elemento che continua a funzionare è il rapporto tra Thor e Loki. Le scene condivise da Chris Hemsworth e Tom Hiddleston sono ancora oggi la parte più interessante del film. Senza quella dinamica, The Dark World rischierebbe di essere ricordato esclusivamente come uno dei capitoli più anonimi dell’intera Saga dell’Infinito.

3. L’Incredibile Hulk (2008): il debutto MCU di Bruce Banner che non ha mai trovato una vera identità
Pubblicato pochi mesi dopo Iron Man, L’Incredibile Hulk avrebbe dovuto rappresentare il secondo pilastro dell’universo Marvel nascente. Invece è diventato uno dei titoli più dimenticati dell’intera saga.
Edward Norton offre una versione credibile e tormentata di Bruce Banner, ma il film fatica a trovare un equilibrio tra dramma psicologico e spettacolo supereroistico. La struttura narrativa segue schemi piuttosto tradizionali e ricade nel classico confronto tra eroe e antagonista speculare, una formula che caratterizzava molti cinecomic di quel periodo.
Il vero problema è che Hulk non riesce mai a ottenere lo spazio necessario per brillare davvero. Questioni produttive e diritti cinematografici hanno limitato il personaggio per anni e il suo unico film solista nell’MCU resta ancora oggi una grande occasione mancata. Non è il peggior film Marvel, ma è certamente uno di quelli che avrebbero meritato una sorte migliore.

Thor: Love and Thunder: quando il successo di Ragnarok diventa un problema
Dopo aver rilanciato il personaggio con Thor: Ragnarok, Taika Waititi sembrava la persona ideale per continuare il viaggio del Dio del Tuono. In teoria Love and Thunder aveva tutto per funzionare: il ritorno di Jane Foster, Christian Bale come Gorr e un protagonista ormai pienamente a suo agio nel nuovo tono della saga.
Eppure qualcosa si è inceppato. Il film sembra aver tratto le lezioni sbagliate dal successo del predecessore. L’umorismo, che in Ragnarok funzionava come contrappunto emotivo, diventa qui dominante al punto da soffocare i momenti più drammatici. La storia di Gorr, una delle più tragiche dell’intero MCU, viene spesso sacrificata per lasciare spazio a gag che raramente raggiungono l’efficacia sperata.
La sensazione generale è quella di un film che non prende mai davvero sul serio sé stesso. Alcuni spettatori hanno apprezzato questa leggerezza, ma molti altri hanno percepito Love and Thunder come una versione caricaturale di ciò che aveva reso grande Ragnarok.

Ant-Man and the Wasp: Quantumania: il simbolo delle difficoltà della Saga del Multiverso
Se esiste un film che rappresenta perfettamente le difficoltà dell’MCU post-Endgame, quello è probabilmente Ant-Man and the Wasp: Quantumania. Non perché sia il peggiore in assoluto, ma perché aveva una responsabilità enorme e non è riuscito a sostenerla.
Il film doveva trasformare Kang il Conquistatore nel nuovo grande antagonista dell’universo Marvel, raccogliendo l’eredità lasciata da Thanos. Allo stesso tempo avrebbe dovuto far evolvere definitivamente Scott Lang e la sua famiglia. Invece la storia si perde in un mondo quantistico visivamente spettacolare ma spesso impersonale, dominato da effetti digitali e personaggi poco memorabili.
Nemmeno l’introduzione di Kang riesce a produrre l’impatto sperato. Gli eventi successivi legati a Jonathan Majors hanno inoltre cambiato completamente i piani dei Marvel Studios, trasformando Quantumania in una sorta di vicolo cieco narrativo. È proprio questo a renderlo il film più deludente della lista: non tanto ciò che è stato, ma tutto ciò che avrebbe dovuto essere e non è mai diventato.
Perché i film più deludenti dell’MCU raccontano anche l’evoluzione della Marvel
Osservando questi sei titoli emerge un elemento comune: nessuno di loro è privo di idee interessanti. Al contrario, quasi tutti possiedono concetti affascinanti, grandi personaggi o enormi potenzialità narrative. Il problema nasce quando tali elementi vengono sacrificati per esigenze produttive, per eccessiva prudenza creativa o semplicemente per una gestione poco efficace delle aspettative.
Paradossalmente, proprio questi passi falsi raccontano l’evoluzione dell’MCU meglio di molti successi. Mostrano i rischi di un universo narrativo gigantesco e ricordano quanto sia difficile mantenere alto il livello per quasi quarant’anni di film collegati tra loro. E forse è anche grazie a queste delusioni che i migliori capitoli Marvel continuano ancora oggi a brillare così intensamente.
