Oscar 2020 commento: Parasite show ma poco spettacolo

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La 92° edizione degli Academy Awards, gli Oscar 2020 (tutti i vincitori), è partita con tutti i presupposti per essere una delle cerimonie più noiose e scontate della storia del premio e di questa season awards. La (quasi) certezza dei premi che sarebbero stati assegnati e l’assenza, per il secondo anno consecutivo, di un presentatore ufficiale sembravano, su carta, elementi che avrebbero determinato il fallimento dello show e invece, come nei film più belli, la serata ha riservato sorprese e qualche momento genuinamente emozionante insieme a sporadiche ma memorabili sequenze di spettacolo.

 

La ABC, network che ha ancora una volta ospitato le oltre tre ore di cerimonia, ha portato a casa un risultato discreto, date le premesse, e questo grazie alle decisioni dell’Academy, che una volta tanto si è spinta oltre la sua confort zone.

È Parasite show agli Oscar 2020

parasite oscar 2020Parasite, film sud coreano, scritto e diretto da Boong Joon-Ho, ha portato a casa quattro statuette, quattro premi che rendono il film un pezzo di storia dell’Academy. Si tratta infatti del primo film in lingua non inglese ad aver vinto nella categoria più ambita, quella di Miglior Film (a chi punta il dito su The Artist, film di produzione francese diretto da Michel Hazanavicius, ricordiamo che quello era un film muto, e che l’unica battuta recitata nel film è in inglese, caso chiuso).

Non solo, Bong ha portato a casa anche i premi alla sceneggiatura, battendo l’agguerrita concorrenza di Quentin Tarantino, dato per favorito, al miglior film Internazionale, ovvero il miglior film straniero che da quest’anno cambia dicitura, in nome di una nomenclatura più inclusiva e universale, alla migliore regia, premio letteralmente strappato dalle mani di Sam Mendes, che aveva vinto ai BAFTA, ai Golden Globes e persino ai DGA.

La sorpresa è stata generale e comunque bene accolta, dato l’impatto che ha avuto Parasite in tutto il mondo. Dalla sua presentazione al Festival di Cannes 2019, dove ha vinto la Palma d’Oro, il film ha raccolto consensi a strascico, che si sono concretizzati in recensioni entusiaste e incassi importanti. E sembra quindi quasi logico che l’Academy abbia voluto tenere la scia.

Il quartetto di attori vincenti, invece, non ha sorpreso nessuno. Dai Golden Globes fino a questi Oscar 2020, Joaquin Phoenix, Renée Zellweger, Laura Dern e Brad Pitt hanno fatto un percorso netto, dritti alla meta e al premio che corona carriere incredibili e, nel caso di Zellweger, segna un ritorno importante.

Con le sorprese ai “vertici della classifica” e le retrovie abbastanza prevedibili, gli Oscar 2020 hanno visto i migliori guizzi nei molti momenti musicali, da Eminem che con Lose Yourself ha dato una scossa ad una platea (ed una compagine casalinga) addormentata, a Billie Eilish, che invece ha ammaliato tutti con la sua versione di Yesterday, come sottofondo al video In Memoriam, a Cynthia Erivo e Idina Menzel che hanno brillato con le loro performance canore.

Oscar 2020 – In Memoriam

La performance spettacolare di Janelle Monáe in apertura ha fatto intendere che il tono della serata potesse essere più vivace, e invece, dopo il discorso di ringraziamento di Brad Pitt che ha tirato in gioco anche l’impeachment trumpiano, la serata si è assestata su una costante ma diluita e poco incisiva richiesta di unione e impegno. Esemplari di questa tendenza sono stati i discorsi di ringraziamento di Phoenix e Zellwegger, ma non sufficienti a rimanere memorabili.

Quello che il pubblico italiano non ha visto, sono stati però i commercial andati in onda sulla ABC durante la serata, pubblicità davvero incredibili con protagonisti attori, registi, protagonisti delle passate edizioni degli Oscar. Certo, l’organizzazione ha comunque tentato di dare movimento alla serata, affidando il monologo iniziale a Steve Martin e Chris Rock, oppure le premiazioni a coppie comiche collaudate, come Maya Rudolph e Kristen Wiig oppure Rebel Wilson e James Corden (che si sono profusi in una auto parodia dell’orribile Cats), tuttavia non è bastato.

Un breve sketch di Olivia Colman, introduttivo alla proclamazione del miglior attore protagonista, è stato più trascinante di molti dei discorsi e delle battute preparate a tavolino dei presentatori che si sono avvicendati sul palco. Forse l’attrice britannica potrebbe essere proposta il prossimo anno come host, e fare in modo che la cerimonia sia di nuovo degna di essere seguita, al netto dei numeri musicali.