Trappola sulle montagne rocciose: la spiegazione del finale del film

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Uscito nel 1995, Trappola sulle montagne rocciose segna il ritorno di Casey Ryback dopo il successo di Trappola in alto mare, trasformando il cuoco ex Navy SEAL in una vera e propria icona dell’action anni Novanta. Diretto da Geoff Murphy, regista neozelandese noto per titoli come Il massacro dei Maori e il fantascientifico La terra silenziosa, il film abbandona l’ambientazione navale del capitolo precedente per spostare l’azione su un treno in corsa tra le montagne del Colorado. Il cambio di scenario consente di ampliare la scala spettacolare, pur mantenendo la struttura da assedio che aveva decretato il successo del primo film.

Se il primo capitolo giocava sull’effetto sorpresa di un eroe apparentemente marginale costretto a reagire, questo sequel costruisce invece attorno a Ryback una consapevolezza diversa. Il personaggio interpretato da Steven Seagal non è più una pedina sottovalutata, ma una minaccia nota ai suoi avversari, che devono elaborare strategie più sofisticate per neutralizzarlo. Il confronto con Trappola in alto mare evidenzia dunque un’evoluzione narrativa che punta meno sulla scoperta e più sulla conferma del mito, accentuando la componente tecnologica della minaccia e il senso di vulnerabilità legato al terrorismo informatico.

Appartenente al filone dell’action thriller ad alta tensione, il film si colloca pienamente nella fase centrale della carriera di Seagal, accanto a titoli actionthriller come Programmato per uccidere, Duro da uccidere Nico. Rispetto a queste opere, Trappola sulle montagne rocciose mantiene la cifra stilistica dell’attore, fatta di combattimenti ravvicinati e presenza imperturbabile, ma introduce una dimensione più spettacolare e un antagonista dal profilo quasi cyber-terroristico. Nel resto dell’articolo si proporrà un approfondimento con spiegazione del finale del film e del significato della sua conclusione.

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Steven Seagal in Trappola sulle montagne rocciose

La trama di Trappola sulle montagne rocciose

Il film segue le vicende di un’organizzazione governativa americana, l’ATAC, che ha costruito il satellite Grazer 1, un’arma potentissima in grado di provocare terremoti artificiali. Travis Dane, lo scienziato che l’ha ideata, si è suicidato. Così la gestione di tutta l’area viene affidata a Linda Gilder David Trilling. Nel frattempo il sottufficiale Casey Ryback, ora in congedo, sta andando al funerale di suo fratello, deceduto in un incidente aereo con la moglie. L’uomo non è solo in viaggio sul treno: insieme a lui c’è sua nipote Sarah.

Caso vuole che sullo stesso convoglio ci sia anche il capitano Trilling che ha invitato la Gilder alla festa dell’aviazione annuale. Improvvisamente però le rotaie si bloccano e i vagoni vengono assaltati da un gruppo di terroristi che fanno ripartire il treno prendendo in ostaggio tutti i presenti. A guidare i malviventi c’è il maggiore Penn, che prende ordini da Travis Dane, che in realtà aveva solo finto la sua morte. L’uomo in realtà vuole vendicarsi dell’organizzazione governativa che lo aveva licenziato. In poco tempo lo scienziato riesce a trasformare il treno in una sorta di base satellitare mobile, riuscendo a manovrare facilmente il Grazer 1. Qualcuno riuscirà a fermare la furia assassina del dottor Dane?

La spiegazione del finale del film

Nel terzo atto di Trappola sulle montagne rocciose, Casey Ryback intensifica la sua offensiva contro i terroristi mentre il treno corre verso una collisione con un convoglio carico di carburante. Dopo aver eliminato uno a uno i mercenari rimasti e liberato gli ostaggi, scopre che Travis Dane ha riprogrammato il satellite Grazer per abbattere i jet inviati a distruggere il treno e completare il suo attacco contro Washington. Il tempo si restringe drasticamente, e lo scontro con Marcus Penn, che usa Sarah come esca, si conclude con la vittoria brutale di Ryback.

La resa dei conti definitiva avviene quando Ryback raggiunge Dane, pronto a fuggire su un elicottero sospeso sopra il treno in corsa. Dane rivela che il lancio del satellite è ormai inevitabile, ma Ryback lo colpisce con un proiettile che distrugge il computer di controllo, permettendo al Pentagono di riprendere il comando e disattivare l’arma pochi istanti prima dell’impatto. Il treno deraglia su un ponte che esplode in una palla di fuoco. Ryback si salva aggrappandosi alla scala dell’elicottero, mentre Dane, ferito e disperato, precipita nel vuoto dopo un ultimo confronto.

Steven Seagal nel film Trappola sulle montagne rocciose

Il finale porta a compimento il tema centrale del film, quello della responsabilità individuale contrapposta all’abuso del potere tecnologico. Dane rappresenta la deriva nichilista di un’intelligenza brillante che usa la conoscenza per vendetta e profitto, mentre Ryback incarna un’etica pragmatica fondata sull’esperienza e sul dovere. La distruzione del satellite simboleggia il ripristino di un equilibrio violato, riaffermando che la tecnologia, privata di controllo morale, diventa strumento di annientamento indiscriminato.

La collisione evitata e il sacrificio implicito di Ryback rafforzano anche la dimensione personale del racconto. L’eroe non combatte per gloria, ma per proteggere la nipote e impedire una tragedia su scala globale. La sua lotta è al tempo stesso intima e collettiva, e il ritorno alla normalità passa attraverso la distruzione totale del teatro dello scontro. Il duello finale sull’elicottero chiude simbolicamente il conflitto tra passato militare e presente civile, dimostrando che Ryback non può sottrarsi alla propria natura quando il pericolo incombe.

Il film lascia allo spettatore una riflessione sul rapporto tra potere, controllo e responsabilità. In un mondo dominato da armi satellitari e minacce invisibili, la differenza la fanno ancora il coraggio individuale e la capacità di assumersi decisioni estreme. L’epilogo al cimitero, con Casey e Sarah davanti alla tomba del fratello, restituisce una dimensione umana alla spettacolarità dell’azione. La violenza è terminata, ma resta la consapevolezza che la pace è fragile e richiede vigilanza costante.

Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato con lode in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza e iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come giornalista pubblicista. Dal 2018 collabora con Cinefilos.it, assumendo nel 2023 il ruolo di Caporedattore. È autore di saggi critici sul cinema pubblicati dalla casa editrice Bakemono Lab.
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