M Night Shyamalan
Foto di Giulia Parmigiani - Cortesia di Universal Pictures Italia
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Quattro sconosciuti si presentano, armati, alla porta di una casa nel bosco, dove soggiornano due uomini e la loro figlia adottiva. Chiedono di entrare, non necessariamente con le buone maniere, e affermano di dover sottoporre i tre membri della famiglia ad una decisione dolorosa ma irrinunciabile, da cui dipendono le sorti dell’umanità. È questa la premessa alla base del nuovo film Bussano alla porta di M. Night Shyamalan, regista divenuto celebre per film come Il sesto senso, The Village e, più recentemente, Split e Old, con cui, tra allegorie e simbolismi, torna una volta di più a parlare della nostra contemporaneità.

 
 

Incontrando la stampa romana per presentare e spiegare questo suo nuovo progetto, liberamente tratto dal romanzo La casa alla fine del mondo di Paul Tremblay, M. Night Shyamalan decide di partire parlando di famiglia. “La famiglia è diventata sempre più centrale nei miei film, evidentemente per via del mio essere diventato padre. Ma le mie figlie oggi sono grandi, a breve potrebbero lasciare la nostra casa ed è difficile accettare di non poterle proteggere sempre. Il film nasce anche a partire da questa paura, dall’idea che un giorno qualsiasi potrebbe arrivare qualcuno a bussare alla tua porta e mettere in pericolo tutto ciò che conosci“.

Il peso delle scelte secondo Shyamalan

Quando ho letto il romanzo di Tremblay, – continua Shyamalan – ne sono rimasto affascinato. Una serie di elementi mi hanno spinto verso questa storia. Il senso generale di paura, il fatto che si svolga in un unico ambiente, l’utilizzo degli elementi soprannaturali e naturalmente l’aspetto centrale della scelta tragica. Decisi che era qualcosa su cui volevo investire il mio tempo, ma da subito sapevo anche di non voler dar vita ad una sua trasposizione fedele, quanto piuttosto ad una mia versione del racconto“. I cambiamenti apportati dal regista si ritrovano in particolare nel finale del film, a cui naturalmente non si farà qui riferimento per preservare il piacere della visione in sala del film.

Penso che i personaggi nel libro non compiano una vera e propria scelta – spiega però M. Night Shyamalan ma la forza di quel racconto sta proprio nel fatto che dovresti essere chiamato a farla. Può essere positiva o negativa, non c’è una risposta giusta o sbagliata, ma devi fare una scelta. È lì che mi sono discostato dal romanzo, portando i miei personaggi a scontrarsi con la domanda «cosa faresti se fossi costretto a scegliere tra la tua famiglia e il destino dell’umanità?». Nel film si esplorano entrambe le possibilità, per poter infine giungere a proporre una soluzione a questo quesito.”

Bussano alla porta, tra religione, Apocalisse e speranze future

Come già avvenuto in suoi precedenti film, anche con Bussano alla porta M. Night Shyamalan condisce tale spunto di partenza con elementi biblici, da cui scaturiscono riflessioni sull’Apocalisse e le scelte che ogni essere umano può compiere nel suo quotidiano. “Il film si basa sullo scegliere di credere o meno a qualcosa. I personaggi sono persone comuni chiamate a qualcosa di grande, a dimostrazione che tutti siamo importanti, tutti possiamo fare una scelta e abbiamo la responsabilità di quello che ci succede attorno. Io provengo da una famiglia molto religiosa e ho imparato che tutti hanno bisogno di una storia a cui credere, in particolare i giovani, che si chiedono insistentemente il significato di alcune cose che accadono.”

M. Night Shyamalan Rome 2023
Foto di Giulia Parmigiani – Cortesia di Universal Pictures Italia

“Ma oggi è più difficile dare risposte a tutto ciò, perché ci siamo sempre più isolati e concentrati su noi stessi. – continua il regista – Il Covid ci ha fatto capire ancor di più che siamo tutti vulnerabili, non solo in senso biologico ma soprattutto emotivo. Questo è uno dei temi del film e sinceramente non trovo che le scelte dell’uomo e il concetto di Apocalisse siano così distanti tra loro. Anzi, non sono sicuro che ci sia una differenza tra le due cose. Siamo arrivati ad un punto molto critico e ci saranno rimasti appena un centinaio di anni se continuiamo così. Bisogna dunque ricordare che ciascuno di noi può fare qualcosa per gli altri e la comunicazione diventa fondamentale a tal proposito”.

Il gusto di un film “vecchio stile”

Quello che mi è piaciuto di questa storia è che è vicina al cinema che preferisco. – spiega poi M. Night ShyamalanHo perfino chiesto alla Universal di poter usare il loro vecchio logo. È un film vecchio stile, anche le lenti che ho usato sono degli anni Novanta, qualcosa addirittura degli anni Cinquanta. Ho usato strumenti pesanti, assolutamente poco pratiche rispetto a quelle di oggi. Ma in tutto questo c’è una bellezza che può venire soltanto da questo genere di limitazioni, non si può ottenere in altro modo. Puoi usare il dolly solo in maniera limitata, ad esempio, e questo costituisce un linguaggio, irriproducibile con gli strumenti moderni. Anche con la fotografia e la tavolozza dei colori siamo stati molto rigidi. Un regista è come un linguista: ha bisogno della sua ‘stele di rosetta’.”

Sotto questo punto di vista, il film ricorda E venne il giorno, ma la differenza è che lì il destino dell’umanità era già segnato. Si trattava solo di decidere come affrontarlo, cercando di controllarlo e tentare di salvarsi. Qui sono i personaggi a decidere. Questo ci permette di individuare la natura preziosa delle cose, delle nostre scelte. Possiamo percepire l’importanza delle nostre scelte. Tutte le cose orribili che sono accadute nella storia dell’umanità, ciascuno di noi è capace di farle. Siamo tutti capaci di cose orribili in determinate circostanze, ma anche di cose meravigliose. Se E venne il giorno era molto categorico da questo punto di vista, Bussano alla porta si pone invece più domande a riguardo. D’altronde sono affascinato dai personaggi di confine, mentre non ho mai avuto vero interesse per le storie prive di sfumature.

Il nuovo film di Shyamalan promette dunque di offrire una visione che chiama ad una partecipazione attiva, spingendo lo spettatore a porsi domande su questioni particolarmente attuali. Sembra proprio che anche questa volta il regista non lascerà indifferente il suo pubblico, provocando reazioni che, positive o negative che siano, potrebbero avere un impatto tutt’altro che passeggero. Per scoprire se ciò avverrà, bisogna attendere che il film arrivi in sala il 2 febbraio, distribuito dalla Universal. Nel cast, si potranno ritrovare gli attori Dave Bautista, Jonathan Groff, Ben Aldridge, Nikki Amuka-Bird, Kristen Cui, Abby Quinn e Rupert Grint.

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