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Yellowjackets 1×02: promo e trama dall’episodio

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Yellowjackets 1×02: promo e trama dall’episodio

Il canale americano Showtime ha diffuso il promo e la trama  di Yellowjackets 1×02, il secondo episodio di Yellowjackets, l’annunciata nuova serie tv generazionale creata e prodotta da Ashley Lyle e Bart Nickerson per Showtime.

In Yellowjackets 1×02 che si intitolerà  “Heart-Shaped Black Box”  Mentre gli adolescenti si orientano tra le macerie, Misty scopre che l’inferno sulla terra si sta avvicinando. Nel presente: vendetta, compiti sessuali e il poliziotto precedentemente noto come Goth.

Yellowjackets 1×02

Yellowjackets racconta la storia di una squadra di calciatrici di talento liceale che diventano le sopravvissute a un incidente aereo nel deserto dell’Ontario. La serie racconta la loro discesa da una squadra complicata ma fiorente a clan in guerra e cannibali, mentre tiene traccia delle vite che hanno tentato di ricostruire quasi 25 anni dopo.

Nel cast di Yellowjackets protagonisti sono Sophie Nélisse nei panni di un’adolescente Shauna Sheridan – Melanie Lynskey interpreta una Shauna adulta. Jasmin Savoy Brown da adolescente Taissa – Tawny Cypress interpreta una Taissa adulta Sophie Thatcher come Natalie adolescente – Juliette Lewis interpreta una Natalie adulta. Sammi Hanratty come Misty adolescente  Christina Ricci interpreta una Misty adulta. Ella Purnell come Jackie, Steven Krueger come Ben Scott,  Amy Okuda come Cat Wheeler e Warren Kole da adulto Jeff Sadecki.

Yellowjackets – Stagione 4: ci sarà? Tutto quello che sappiamo

Yellowjackets – Stagione 4: ci sarà? Tutto quello che sappiamo

La serie thriller di Showtime Yellowjackets è finalmente tornata con la sua terza stagione nel 2025, ma la serie sarà presto rinnovata per una quarta stagione? Sviluppata per la TV da Ashley Lyle e Bart Nickerson, la serie racconta la storia di una squadra di calcio femminile di liceo il cui aereo precipita nella natura selvaggia del Canada nel 1996. Passando dagli anni ’90 al presente, la serie racconta le conseguenze della loro terribile esperienza e ciò che hanno dovuto fare per sopravvivere. Con alcuni misteri davvero raccapriccianti, tra cui il cannibalismo, Yellowjackets cammina su una corda tesa tra il brivido e l’orrore puro.

La terza stagione vede le cose raggiungere il culmine quando ogni parvenza di civiltà viene spazzata via dalle sopravvissute nel 1996, anche con l’arrivo dell’estate. Nel frattempo, le donne nel 2021 devono lottare per mantenere i loro preziosi segreti, schivando anche minacce mortali che sono tornate a perseguitarle. Nonostante l’attesa, la terza stagione di Yellowjackets è ancora uno dei prodotti più attesi della TV, e questa è una buona notizia per una potenziale quarta stagione. Anche se non c’è ancora nulla di confermato sulla quarta stagione, è altamente probabile che Showtime rinnoverà il thriller sanguinario per un’altra stagione.

  • Gli episodi della terza stagione di Yellowjackets vanno in onda ogni giovedì su Paramount+ con Showtime prima di essere trasmessi su Showtime ogni domenica.

La quarta stagione di Yellowjackets non è stata confermata

Anche se a questo punto sembra una conclusione scontata, Showtime non ha ancora rinnovato Yellowjackets per una quarta stagione. Ciò non dovrebbe sorprendere troppo, considerando la novità della terza stagione, ma probabilmente non ci vorrà molto prima che il destino del thriller venga deciso. Sebbene la lunga attesa possa essere stata fastidiosa, è abbastanza chiaro che l’attesa per l’ultima puntata non è diminuita di una virgola e Yellowjackets ha superato con successo la tempesta. Ciò significa che l’audience sarà probabilmente piuttosto alta per la terza stagione, il che fa ben sperare per una potenziale quarta.

Anche se ci sono piani per concludere presto la storia, Yellowjackets dovrebbe avere almeno un altro giro, anche se è difficile indovinare quando arriverà la notizia. Ogni stagione ha ottenuto ordini di rinnovo sempre più rapidi, ma la terza stagione, colpita dallo sciopero, potrebbe rendere Showtime un po’ più titubante nel muoversi troppo rapidamente. Anche se al momento sembra improbabile un blocco totale del settore, la rete potrebbe aspettare ancora un po’ per prepararsi a eventuali imprevisti nel processo di produzione.

La terza stagione di Yellowjackets è stata trasmessa per la prima volta il 14 febbraio 2025.

Dettagli sul cast della quarta stagione di Yellowjackets

Come hanno dimostrato le numerose morti raccapriccianti in Yellowjackets, nessuno è al sicuro in nessuna delle due linee temporali. Questo rende piuttosto difficile prevedere il cast della quarta stagione, anche se ci sono alcuni personaggi che devono sopravvivere nella linea temporale del 1996 perché le loro controparti adulte fanno parte della storia attuale. Il duo Melanie Lynskey e Sophie Nélisse interpreta rispettivamente Shauna adulta e adolescente, e Nélisse ha almeno la garanzia di sopravvivere. Allo stesso modo, Tawny Cypress e Jasmin Savoy Brown interpretano Taissa adulta e adolescente, mentre Christina Ricci e Samantha Hanratty interpretano Misty adulta e adolescente.

Sebbene la sua controparte adulta muoia nel 2021, Sophie Thatcher tornerà nei panni della versione più giovane di Nat, mentre Simone Kessell (2021) condividerà il ruolo di Lottie con Courtney Eaton (1996). Lauren Ambrose e Liv Hewson interpretano rispettivamente Van adulta e adolescente, mentre Kevin Alves interpreta il giovane Travis, la cui controparte adulta finisce per morire nella linea temporale attuale. Molti altri ritorni sono molto meno certi, e i nuovi arrivati della terza stagione come Hilary Swank e Joel McHale potrebbero anche avere un ruolo nelle stagioni future.

Il cast presunto della quarta stagione di Yellowjackets include:

Dettagli sulla trama della quarta stagione di Yellowjackets

Le cose non potranno che peggiorare nella natura selvaggia

Sebbene l’estate arrivi per il gruppo intrappolato nella natura selvaggia nella terza stagione di Yellowjackets, è chiaro che le cose non potranno mai tornare come prima. Con la tensione sempre presente e misteri come l’identità della ragazza della fossa ancora irrisolti, è probabile che la quarta stagione avrà molto su cui lavorare. Sebbene la trama della terza stagione probabilmente risponderà ad alcune domande, è altrettanto probabile che ne solleverà di nuove. Detto questo, è impossibile indovinare cosa succederà nella quarta stagione di Yellowjackets finché non sarà nota l’intera trama della terza stagione.

La serie thriller di Showtime Yellowjackets è finalmente tornata con la sua terza stagione nel 2025, ma la serie otterrà presto il rinnovo per una quarta stagione? Sviluppata per la TV da Ashley Lyle e Bart Nickerson, la serie racconta la storia di una squadra di calcio femminile di liceo il cui aereo precipita nella natura selvaggia del Canada nel 1996. Passando dagli anni ’90 al presente, la serie racconta le conseguenze della loro straziante esperienza e le conseguenze di ciò che hanno dovuto fare per sopravvivere. Svelando alcuni misteri davvero raccapriccianti, tra cui il cannibalismo, Yellowjackets cammina su una corda tesa tra il brivido e l’orrore puro.

La terza stagione vede le cose raggiungere il culmine quando ogni parvenza di civiltà viene strappata alle sopravvissute nel 1996, anche con l’arrivo dell’estate. Nel frattempo, le donne nel 2021 devono lottare per impedire che i loro preziosi segreti vengano svelati, schivando al contempo le minacce mortali che sono tornate a perseguitarle. Nonostante l’attesa, la terza stagione di Yellowjackets è ancora uno dei prodotti più attesi della TV, e questa è una buona notizia per una potenziale quarta stagione. Anche se non c’è ancora nulla di confermato sulla quarta stagione, è molto probabile che Showtime rinnoverà il thriller sanguinario per un’altra stagione.

Yellowjackets – Stagione 3: la spiegazione del finale

Yellowjackets – Stagione 3: la spiegazione del finale

La terza stagione di Yellowjackets si conclude con una decisione coraggiosa da parte di Natalie Scattorcio (Sophie Thatcher), che dà il via alla quarta stagione. Alla fine di Yellowjackets – Stagione 3, episodio 9, Natalie scopre che Misty Quigley (Samantha Hanratty) aveva il transponder della scatola nera dell’aereo mentre gli adolescenti erano bloccati nella natura. L’inizio del finale della terza stagione rivela quindi che Natalie non condivide questa informazione con il resto del gruppo e lavora invece con Misty e Van Palmer (Liv Hewson) per riparare il telefono satellitare rotto degli scienziati.

Nel presente di Yellowjackets, Misty (Christina Ricci), ormai adulta, ha capito chi ha ucciso Lottie Matthews (Simone Kessell) e affronta l’assassino. Nel frattempo, Taissa Turner (Tawny Cypress) ha il cuore spezzato dopo che l’amore della sua vita, Van (Lauren Ambrose), viene ucciso da Melissa (Hilary Swank). Taissa seppellisce Van e la onora nel modo che ritiene migliore, ed è già decisa a distruggere la persona che ritiene responsabile della sua morte. Queste trame concludono la terza stagione e anticipano ciò che accadrà nella quarta stagione di Yellowjackets.

La spiegazione della telefonata di Natalie

Mentre i Yellowjackets preparano il corpo di Mari per il consumo e lo mangiano, Natalie si arrampica su un punto più alto nella speranza di far funzionare il telefono satellitare. Shauna Shipman (Sophie Nélisse) pensa che Natalie sia ancora con il gruppo, anche se Hannah Finch (Ashley Sutton) ha preso segretamente il suo posto. Quando Natalie raggiunge un punto abbastanza alto, effettua una chiamata attraverso il telefono satellitare. Per un po’ non riceve alcuna risposta e continua a chiedere disperatamente aiuto. Alla fine, un uomo risponde e dice: “Ti sento”.

Questo fa sì che i Yellowjackets potrebbero venire salvati nella quarta stagione, anche se il team creativo dello show ha già parlato di un piano di cinque stagioni. Ora che Natalie è entrata in contatto con il mondo esterno, può aiutare le autorità a capire dove si trovano, ed è solo questione di tempo prima che vengano ritrovate. Anche dopo il salvataggio, c’è ancora molto da esplorare nella linea temporale degli anni ’90 di Yellowjackets, già anticipata nella première della seconda stagione e nei commenti che la Melissa adulta ha fatto a Shauna (Melanie Lynskey).

LEGGI ANCHE: Yellowjackets, la spiegazione della linea temporale: quanto tempo passa nella serie tv?

Cosa significa la lettera di Shauna adulta sul “riprendersi tutto”?

Dopo che Shauna distrugge il biglietto di Melissa e scoppia a piangere, scrive una lettera a se stessa in cui dice: “È ora di iniziare a riprendersi tutto”. Questo è il modo in cui Shauna dice che ha intenzione di riprendere il controllo della sua vita. Con il marito Jeff Sadecki (Warren Kole), la figlia Callie (Sarah Desjardins) scomparsa, Van morto e Melissa a piede libero, Shauna sente di aver perso il controllo di tutto. È un netto contrasto con il periodo trascorso nella natura selvaggia, quando si sentiva potente come guerriera e come regina delle corna.

Nonostante tutte le cose perverse che ha fatto nella natura selvaggia, Shauna vuole diventare quella versione di se stessa e crede erroneamente che sia la risposta per recuperare il controllo della sua vita attuale. La sua visione romantica del passato è enfatizzata da altri commenti che fa nella lettera, tra cui quelli su quanto si sono divertiti lei e i suoi compagni di squadra nella natura selvaggia e su quanto si sono sentiti vivi. Shauna ha il potenziale per diventare ancora più pericolosa nella quarta stagione, se continua a seguire la strada che ha intrapreso.

Taissa e Misty adulte si alleano contro Shauna

All’indomani dell’uccisione di Van da parte dei Yellowjackets, Taissa ha deciso che la colpa è di Shauna. È giunta alla conclusione che Shauna è la causa di tutti i problemi che i sopravvissuti adulti hanno dovuto affrontare. I sopravvissuti hanno accettato di lasciarsi il passato alle spalle, di mantenere i loro segreti e di proteggersi a vicenda. Dal punto di vista di Taissa, Shauna ha violato questa promessa tenendo i suoi diari dove Jeff poteva trovarli, uccidendo Adam Martin (Peter Gadiot) e mutilando Melissa. Taissa incolpa Shauna anche dell’uccisione di Natalie (Juliette Lewis).

Questo è più che sufficiente perché Taissa si rivolti contro Shauna, oltre a ricordare come Shauna abbia istigato e gioito di molte delle cose peggiori accadute nella foresta selvaggia. Taissa non vuole che Shauna sia l’ultima sopravvissuta e nemmeno Misty lo vuole. Misty si allea con Taissa per autoconservazione e perché non le piace e non si fida di Shauna. All’inizio della terza stagione, Shauna ha oltrepassato il limite e Misty non l’ha ancora perdonata per questo e vuole che sia punita. Lavorare con Taissa è una decisione sia pratica che personale.

Mari e Shauna diventano la Pit Girl e la Antler Queen

Due dei misteri più antichi di Yellowjackets trovano risposta nel finale della terza stagione, con Mari e Shauna che si confermano rispettivamente la Pit Girl e la Antler Queen. Van impila le carte per far sì che sia Hannah a essere cacciata, ma Shauna si accorge che qualcosa non va e cambia posto nell’ordine di estrazione. Questo scambio significa che Mari pesca la carta Regina di cuori e diventa la cacciatrice. Dopo che Mari è stata scelta, Shauna le mette al collo la collana d’oro a forma di cuore di Jackie (Ella Purnell), motivo per cui si vede la Pit Girl indossarla nell’episodio pilota.

Mentre viene inseguita, Mari si toglie la giacca e le scarpe nel tentativo errato di confondere i suoi inseguitori. Questo spiega la mancanza di vestiti e scarpe della Pit Girl e la fossa che la uccide è la stessa in cui Travis Martinez (Kevin Alves) ha piantato i paletti per uccidere Lottie (Courtney Eaton) in un episodio precedente. Shauna è già il leader tirannico del gruppo a questo punto, quindi ha senso che ora diventi formalmente la regina delle corna. Le credenze selvagge di Lottie rendono facile per Shauna esercitare il suo potere sugli altri e divertirsi a consumare Mari.

Perché Callie ha ucciso Lottie e qual è il vero piano della natura selvaggia per lei?

La paura e la rabbia di Callie la portano a uccidere accidentalmente Lottie. Sulla base delle loro precedenti interazioni, Callie pensava che Lottie potesse aiutarla a capire meglio sua madre. Invece, Lottie usa questo incontro per dire che Callie è una figlia della natura selvaggia e che “It” vive attraverso di lei. Callie inizia a spaventarsi e ad arrabbiarsi soprattutto quando Lottie parla di come Shauna non possa amare sua figlia perché è gelosa di lei. Questo porta Callie a spingere Lottie lontano da lei, facendola cadere all’indietro e portandola alla morte.

Se il potere della natura selvaggia è reale, potrebbe aver scelto di vivere attraverso Callie invece che attraverso Lottie. A causa di alcune decisioni prese da Lottie, la natura selvaggia potrebbe essere stata scontenta di lei e aver deciso che doveva essere eliminata. Forse la natura selvaggia vuole eliminare tutti i Yellowjackets e userà Callie per uccidere Shauna, Taissa, Misty e Melissa.

Dove sono andati Jeff e Callie? Perché hanno lasciato Shauna?

Jeff e Callie hanno lasciato Shauna a causa della sua influenza negativa e pericolosa, e stare vicino a lei non è più sicuro. Jeff non incolpa Callie per l’uccisione di Lottie, ma ritiene Shauna responsabile. In questo momento, Callie ha paura e si vergogna di ciò che ha fatto. Shauna non migliorerebbe la situazione, perché probabilmente si concentrerebbe sul garantire che Callie non venga arrestata, invece di sostenere la figlia nel modo in cui ha bisogno di essere sostenuta in questo momento.

Per quanto riguarda la posizione di Jeff e Shauna, non è stata confermata. Jeff potrebbe essere andato a stare dal suo migliore amico, Randy Walsh (Jeff Holman). Al momento, però, Jeff non vuole che Shauna trovi lui o Callie, e sarebbe troppo facile localizzarli se stessero semplicemente da Randy. La quarta stagione probabilmente rivelerà presto dove si nascondono Jeff e Callie, ma potrebbe volerci un po’ di tempo prima che Shauna li rintracci.

Akilah uccide tutti gli animali

Akilah (Nia Sondaya) ha avuto numerose visioni nella terza stagione, tra cui una in cui vede che tutti gli animali del villaggio sono stati uccisi. Inizialmente, sembra che questa visione si avveri quando gli adolescenti sopravvissuti sentono Akilah piangere sugli animali, che misteriosamente sono morti tutti insieme. In seguito si scopre che Akilah ha avvelenato gli animali per far sì che ci sia un’altra caccia, e la loro morte viene usata come prova che la natura selvaggia non è soddisfatta dei sopravvissuti.

La situazione si risolve esattamente come voleva Lottie, ma Akilah si sente usata e tradita. Pensava di essere speciale e che le sue visioni fossero reali, ma ora vede solo come Lottie ha usato la sua fede come arma. Lottie sostiene che le visioni erano reali, perché ciò che Akilah ha fatto le ha rese realtà. Akilah non si lascia convincere facilmente e insiste che Lottie è responsabile di tutto ciò che è accaduto. Tra la sua assenza nella linea temporale attuale e la sua resistenza nei confronti di Lottie, il destino di Akilah nella quarta stagione sembra incerto.

Taissa mangia il cuore di Van dopo la sua morte

Mangiare un cuore è stato mostrato in precedenza come un segno di onore e rispetto per il sacrificio di qualcuno nella natura selvaggia. È il caso di quando i sopravvissuti mangiano il cuore di Javi Martinez (Luciano Leroux) nel finale della seconda stagione di Yellowjackets. La stessa linea di pensiero viene utilizzata nella linea temporale attuale, quando Taissa mangia il cuore di Van per onorare lei e il sacrificio che ha compiuto. Questo è coerente con le parole di Taissa che dice di ricordarsi di Van e di tutto ciò che è accaduto.

Il vero significato del finale della Stagione 3 di Yellowjackets e come prepara la Stagione 4

In entrambe le linee temporali, il cast di personaggi di Yellowjackets affronta le conseguenze delle proprie azioni. La tirannia dell’adolescente Shauna e i suoi maltrattamenti nei confronti di Natalie la raggiungono quando Natalie fugge e prende contatto con il mondo esterno. L’uccisione di Lottie da parte di Callie e la fuga di Callie e Jeff sono una conseguenza delle decisioni dell’adulta Shauna, che ora è rimasta sola. Tutte le cose orribili che Lottie ha fatto in nome della natura selvaggia hanno raggiunto anche lei, poiché il personaggio, un tempo potente, muore dopo essere stato spinto giù dalle scale.

La chiamata di Natalie significa che la catena di eventi che ha portato al salvataggio è ben avviata, e la linea temporale post-salvataggio degli anni ’90 sarà presto esplorata ulteriormente. Quello che ha fatto Natalie dividerà ulteriormente il gruppo e Hannah, Akilah e Gen (Vanessa Prasad) probabilmente moriranno prima che arrivino i soccorsi. Nel presente, Taissa e Misty lavoreranno insieme per sconfiggere Shauna. Senza nessuno a cui rivolgersi, nemmeno la sua famiglia, Shauna sarà probabilmente più pericolosa che mai e potrebbe finire per rivolgersi alla sua nemica, Melissa, dato che entrambe le sopravvissute saranno da sole quando inizierà la quarta stagione di Yellowjackets.

Yellowjackets – Stagione 3: data di uscita, cast, trama, trailer e tutto quello che sappiamo

Con la seconda stagione conclusa, l’attesa per la terza stagione di Yellowjackets è più alta che mai – la nuova stagione è stata confermata, e chi sceglierà la natura selvaggia? Sebbene la stagione 2 di Yellowjackets non abbia raggiunto la famigerata scena della ragazza della fossa, annunciata all’inizio della stagione 1, ha visto i sopravvissuti soccombere al cannibalismo nella linea temporale del 1996, prima mangiando la già morta Jackie (Ella Purnell), poi Javi (Luciano Leroux), morto nel tentativo di salvare Natalie (Sophie Thatcher). Nel presente, gli Yellowjackets adulti si sono riuniti nel centro benessere di Lottie (Simone Kessell) dove si confrontano con la natura selvaggia e tra di loro.

La seconda stagione di Yellowjackets ha avuto momenti comici, come il tentativo malriuscito di Shauna (Melanie Lynskey) di convincere la polizia di avere una relazione con Randy (Jeff Holman), ma è stata anche piena di oscurità. La giovane Shauna (Sophie Nélisse) ha perso il suo bambino mentre i Yellowjackets si sono rivoltati l’uno contro l’altro, sia nel passato che nel presente. Con la tensione che sale, i corpi che si accumulano e tutto ciò che il finale della seconda stagione di Yellowjackets deve spiegare, tutti gli occhi sono puntati sulla terza stagione di Yellowjackets e su qualsiasi indizio su ciò che accadrà.

Ultime notizie su Yellowjackets – Stagione 3

Rivelato un trailer completo della terza stagione

Con la prossima stagione in programma, le ultime notizie arrivano sotto forma di un trailer completo della terza stagione di Yellowjackets. Dopo alcuni scorci del passato, il trailer salta alla linea temporale del presente. Rendendosi conto che qualcuno del loro passato sta cercando di ucciderli, i sopravvissuti cercano di svelare il mistero, che potrebbe avere a che fare con il personaggio di Hilary Swank, che si vede brevemente. Nella sua unica scena, la Swank si vede in piedi sulla strada dopo quello che sembra essere un incidente d’auto. Vede qualcuno fuori campo e scappa via spaventata.

Yellowjackets Stagione 3 – Data di uscita

La terza stagione diYellowjackets è stata confermata nel dicembre 2022, ben tre mesi prima della première della seconda stagione, prevista per marzo 2023. Lo show ha avuto un enorme successo e il presidente e amministratore delegato di Showtime, Chris McCarthy, ha dichiarato che per questo motivo si è voluto “massimizzare lo slancio accelerando la messa in onda della terza stagione”. Sfortunatamente, l’attesa per la terza stagione si è protratta per tutto il 2024, ma ora è stato annunciato che i nuovi episodi debutteranno il 14 febbraio 2025, giorno di San Valentino. Questo avviene quasi due anni dopo la conclusione della seconda stagione.

C’è stato un intervallo di un anno e tre mesi tra la messa in onda della prima e della seconda stagione, ma lo sciopero degli sceneggiatori della WGA ha allungato i tempi per la terza stagione. Lyle ha twittato che la terza stagione di Yellowjackets ha avuto solo un giorno nella stanza degli sceneggiatori prima dell’annuncio dello sciopero. Il co-creatore di Yellowjackets ha sostenuto la WGA e i suoi sforzi, quindi la produzione della terza stagione di Yellowjackets è stata interrotta fino alla risoluzione del conflitto con la WGA.

Il cast della terza stagione di Yellowjackets

Nonostante la conclusione scioccante della seconda stagione, in entrambe le linee temporali di Yellowjackets sono rimasti molti personaggi che dovrebbero tornare nella terza stagione. Il cast di adolescenti del 1996 includerà probabilmente personaggi come Sophie Nélisse nel ruolo di Shauna, Sophie Thatcher nel ruolo di Natalie e Samantha Hanratty nel ruolo di Misty, oltre a molti altri. Il cast adulto dei giorni nostri è meno certo, ma i fan dovrebbero vedere Christina Ricci e Melanie Lynskey riprendere i loro ruoli rispettivamente di Misty e Shauna.

L’ensemble della terza stagione ha aggiunto il suo primo nuovo membro quando è stato annunciato che Joel McHale, ex allievo di Community , sarà guest star nella prossima stagione. Non si sa ancora nulla sul ruolo di McHale, ma la sua scelta indica che alla prossima stagione potrebbe aggiungersi un cast di supporto ricco di star. Allo stesso modo, il premio Oscar Hilary Swank è stata scritturata per un ruolo da guest star che potrebbe essere ampliato in caso di rinnovo della quarta stagione.

Dettagli sulla trama della terza stagione di Yellowjackets

Nonostante la tragica morte di Natalie, il finale della seconda stagione diYellowjackets haapparentemente chiuso la linea temporale attuale con un fiocco, quindi è difficile fare ipotesi su queste trame. Il caso Adam Martin sembra chiuso e Shauna e la sua famiglia sono più forti che mai. Tuttavia, è probabile che sia scossa dal fatto che i suoi ex compagni di squadra abbiano cercato di ucciderla, e nemmeno per sopravvivenza. Misty dovrà affrontare il senso di colpa per aver ucciso Natalie e potrebbe appoggiarsi a Walter. Taissa e Van dovranno decidere cosa fare della loro relazione e, in base al modo in cui Van ha guardato Lottie prima che venisse portata via, c’è ancora qualcosa di sinistro in ballo.

Ci sono molti dettagli sulla terza stagione di Yellowjackets nella timeline del 1996 che promette di essere piena di drammi. L’allenatore Ben si è messo in diretta opposizione con gli altri sopravvissuti e il suo destino finale in entrambe le linee temporali è ancora incerto. Nat è ora al comando e potrebbe essere la regina delle corna. Formiche o no, Shauna non è contenta della scelta di Lottie come successore, come ha riferito nei suoi diari. Questo probabilmente causerà un conflitto tra le ragazze, e Shauna ha dimostrato di essere capace di usare la violenza.

I recenti commenti di Samantha Hanratty, interprete di Misty, suggeriscono che la distruzione del rifugio dei sopravvissuti alla fine della seconda stagione probabilmente accelererà il conflitto. Con meno comodità a disposizione, le ragazze probabilmente si rivolteranno l’una contro l’altra molto più velocemente, il che potrebbe portare alla rivelazione dell’identità della Ragazza della fossa vista nell’episodio 1. Tuttavia, un’anticipazione della trama della terza stagione di Yellowjackets da parte dello sceneggiatore Ashley Lyle rivela che le ragazze “prospereranno” nonostante abbiano perso il loro rifugio.

Chi morirà nella terza stagione di Yellowjackets?

I numeri si stanno assottigliando nella timeline di Yellowjackets 1996, e ci sono ancora cinque personaggi il cui destino non è stato rivelato: L’allenatore Ben, Mari, Akilah, Gen e Melissa. Con l’allenatore Ben in fuga e in lotta per sopravvivere da solo, i suoi giorni sembrano contati. E in base all’aspetto e a chi è rimasto, è molto probabile che Mari sia la ragazza dei box degli Yellowjackets , una storyline che potrebbe comparire nella terza stagione. Tra i tre rimasti, sarebbe una sorpresa se tutti sopravvivessero alla terza stagione diYellowjackets .

Trailer della terza stagione di Yellowjackets

Per annunciare il ritorno dello show il 14 febbraio 2025, Showtime ha rivelato un breve teaser per la terza stagione di Yellowjackets nel novembre 2024. La breve clip si apre con una vespa che striscia su un teschio in decomposizione con il lugubre messaggio che dice agli spettatori di “mangiarsi il cuore”. Vengono mostrati solo alcuni brevi frammenti della terza stagione, ma tutti presentano personaggi che si attaccano l’un l’altro nella natura selvaggia e innevata.

Showtime ha rivelato il trailer completo della terza stagione di Yellowjackets nel dicembre 2024, ed è teso come sempre. Il trailer, che si apre con un’inquietante scena del passato, salta rapidamente ai giorni nostri, dove i sopravvissuti si stanno riprendendo dalla rivelazione che qualcuno sta cercando di ucciderli. Mentre cercano di capire chi li vuole morti, il trailer rivela il primo sguardo al nuovo personaggio di Hilary Swank.

Yellowjackets – Stagione 2, la spiegazione del finale: dove andranno i sopravvissuti?

Il finale della seconda stagione di Yellowjackets ha portato la storia in una direzione inaspettata, aprendo la strada a una terza stagione ricca di suspense. La seconda stagione di Yellowjackets è stata piena di sorprese e rivelazioni scioccanti, fornendo risposte a misteri di lunga data come il significato del biglietto di Travis a Natalie, l’idea che la natura selvaggia sia un’entità influente e molto altro ancora. Il finale è iniziato con l’ipotesi che uno degli adulti sopravvissuti dovesse morire per soddisfare il crescente bisogno della natura selvaggia nella linea temporale del 2021. Tuttavia, le cose non sono andate necessariamente secondo i piani.

In questo contesto, si sono svolti altri intrecci ad alto rischio che hanno portato a conclusioni soddisfacenti. La polizia ha dato la caccia all’adulta Shauna per l’omicidio di Adam Martin per gran parte della stagione, è stato spiegato cosa stava realmente tramando Walter Tattersall, il “fidanzato” di Misty, e il rituale ufficiale di cannibalismo sacrificale descritto nella linea temporale del 1996 è stato finalmente svelato nella sua interezza. Tutto questo è confluito nell’episodio 9 della seconda stagione di Yellowjackets, che ha visto trionfi e delusioni in egual misura per i sopravvissuti adulti rimasti. Dopo la fine della seconda stagione di Yellowjackets, solo una cosa è certa: la natura selvaggia non ha finito il suo lavoro, né nel passato né nel presente.

Perché Travis ha mangiato il cuore di Javi

Quando le ragazze sono tornate con il corpo di Javi dopo che era annegato nell’episodio 8 della seconda stagione di Yellowjackets, nessuno era più sconvolto di Travis. Natalie aveva sicuramente il proprio senso di colpa da placare dopo averlo lasciato morire, ma Travis era davvero quello che aveva sofferto di più per la perdita. Ha cercato di spiegare la portata della distruzione che stavano causando a Van, il quale, a sua volta, lo ha convinto che la morte di suo fratello era un sacrificio per salvare i sopravvissuti e che avrebbe dovuto onorare il sacrificio e la morte di Javi. Travis ha quindi preso a cuore questa conversazione e si è unito al cannibalismo del resto del gruppo.

Shauna ha offerto a Travis il cuore di suo fratello da mangiare per primo, quasi come un segnale al resto del gruppo che se Travis era d’accordo a consumare Javi, allora anche gli altri avrebbero dovuto farlo. Travis ha mangiato il cuore di Javi per dimostrare la sua lealtà al gruppo e onorare il sacrificio di suo fratello. Quel momento ha dimostrato che Travis era completamente caduto nella sua convinzione che la natura selvaggia fosse un’entità e che questi sacrifici fossero necessari e vantaggiosi per la loro sopravvivenza. Ha visto Javi come un martire piuttosto che come una tragica vittima e ha giustificato il fatto di aver mangiato suo fratello gettandosi in questa convinzione.

Come Natalie è diventata la regina delle corna

Uno dei colpi di scena più grandi del finale della seconda stagione di Yellowjackets è stato che Natalie era la vera regina delle corna, non Lottie. Sembrava che tutta la serie suggerisse e preparasse Lottie come regina delle corna, ma quando sarebbe stata rivelata per la prima volta nel suo abito ufficiale, non sarebbe stato poi così sorprendente. Tuttavia, nella seconda stagione di Yellowjackets, Lottie ha deciso di dimettersi e cedere la leadership a Natalie, lasciando Shauna un po’ gelosa. Guardando indietro, le insicurezze di Lottie come leader erano cresciute, come dimostrato dalla sua visione al centro commerciale in precedenza, ma nessuno si aspettava che passasse la mano.

Lottie ha scelto Natalie perché credeva che Nat fosse sempre stata la “preferita” della natura selvaggia. Ha citato il fatto che il gruppo aveva cercato di ucciderla quando aveva pescato la Regina di Cuori, ma la natura selvaggia non glielo aveva permesso. C’erano segni che indicavano che la natura selvaggia favoriva Natalie, come il fatto che fosse la cacciatrice principale. Sebbene Lottie fosse stata la prima a comunicare con la wilderness, tutti i sopravvissuti avevano imparato a farlo, quindi non avevano più bisogno della sua guida. È possibile che il fatto che Natalie non fosse così influenzata dal pensiero di gruppo la rendesse una leader più naturale di una seguace, il che potrebbe essere un altro motivo per cui Lottie le ha dato la precedenza.

Il piano di Walter per porre fine alle indagini su Adam Martin

Walter ha ideato un piano elaborato per salvare Misty e i suoi amici dall’essere scoperti dalla polizia, che prevedeva la corruzione della polizia. Dopo averlo ucciso con il fenobarbital, Walter è riuscito a collegare una grande quantità di documenti bancari e telefonici relativi ad Adam a Kevyn Tan. Ha poi sparato a Kevyn con la pistola di Saracusa e gli ha proposto di aiutarlo a incastrare Kevyn per gli omicidi di Adam e Jessica Roberts, utilizzando una storia secondo cui Saracusa aveva “scoperto” una massiccia corruzione nella polizia e aveva quasi perso la vita per questo. Ha poi aggiunto che tutte queste informazioni potevano essere ricondotte a Saracusa se non avesse accettato.

Il piano di Walter aveva diverse funzioni importanti in Yellowjackets. In primo luogo, dimostrava la sua fedeltà a Misty, cosa discutibile per gran parte della stagione, soprattutto quando lui la paragonava a Sherlock e se stesso a Moriarty. In secondo luogo, dimostrava che Walter stesso non era al di sopra dell’omicidio e probabilmente condivideva le tendenze psicopatiche della sua “ragazza”.

Infine, dimostrava le abilità di Walter come hacker e detective dilettante. Essere in grado di manomettere le prove in modo tale da incastrare qualcuno che non c’entrava nulla era davvero impressionante.

Il gruppo avrebbe davvero ucciso Shauna nella nuova caccia?

Shauna ha avuto la sfortuna di scegliere la Regina di Cuori nella linea temporale del 2021, ed è possibile che il gruppo stesse preparando la sua uccisione. Durante le scene culminanti del rituale rivissuto dagli adulti e l’inseguimento con le maschere che ne è seguito nel finale della seconda stagione di Yellowjackets, il tono oscillava tra il gruppo che vedeva la realtà e il gruppo che cadeva preda della natura selvaggia. Sebbene inizialmente fossero d’accordo sul fatto che Lottie volesse soddisfare la natura selvaggia fosse una cattiva idea, le cose si sono complicate quando Van ha convinto Taissa a chiamare la squadra di crisi che avrebbe dovuto interrompere il rituale e portare Lottie al sicuro.

Lo sguardo affamato dell’adulta Van durante l’inseguimento era particolarmente terrificante, e il fatto che abbia chiamato le autorità ha sicuramente dipinto le sue intenzioni in una luce negativa. Lottie era pronta a sacrificare Shauna, completamente assorbita dal compito di nutrire la natura selvaggia. Misty, Natalie e Taissa, invece, sembravano le più combattute. Se Lottie avesse raggiunto Shauna per prima, sarebbe sicuramente morta, e lo stesso avrebbe potuto accadere a Van, visto quanto sembrava presa durante l’inseguimento.

Il sacrificio e la morte di Natalie spiegati

Sfortunatamente, la natura selvaggia ha mietuto un’altra vittima tra gli adulti sopravvissuti, e si è trattato di Natalie. Il momento scioccante ha visto Misty cercare di pugnalare Lisa con una siringa, ma Natalie si è sacrificata e si è gettata davanti a lei. Il sacrificio di Natalie e la reazione straziante di Misty all’aver ucciso (di nuovo) la sua “migliore amica” hanno fatto riferimento a diversi momenti chiave di Yellowjackets. Natalie si è sacrificata perché il senso di colpa più grande che portava con sé dal suo periodo nella natura selvaggia era quello di essersi fatta da parte e aver lasciato morire Javi. Se si fosse sacrificata nella stagione 2, episodio 8 di Yellowjackets, non sarebbe mai diventata la prima Antler Queen.

Natalie probabilmente provava molto più senso di colpa di quanto Yellowjackets lasciasse inizialmente intendere per essere stata l’Antler Queen e aver dato il via agli eventi del resto della serie. La rivelazione del suo status elevato nel 1996 e il senso di colpa che ne è seguito hanno anche contribuito a spiegare le sue difficoltà nella vita adulta e il suo successivo tentativo di suicidio. Pertanto, quando ha visto l’opportunità di salvare qualcuno che era stato buono con lei, ha pagato per i suoi peccati passati sacrificandosi per loro. Anche la reazione di Misty ha dimostrato la sua devozione verso Natalie. È possibile che fosse stata così affascinata e ossessionata da lei per tutto questo tempo perché Natalie era la sua leader.

Dove Taissa e Van hanno mandato Lottie adulta (verrà mandata via?)

Lottie è stata mandata in una struttura di salute mentale conosciuta come Whitmore alla fine della seconda stagione di Yellowjackets a causa della sua convinzione irrefrenabile che l’entità della natura selvaggia fosse tornata e volesse uno dei sopravvissuti. Il resto dei sopravvissuti adulti non ha preso troppo bene il piano di Lottie con il fenobarbital ed era comprensibilmente preoccupato per la sua salute mentale quando ha voluto ripetere il rituale cannibalistico sacrificale di Yellowjackets. Lottie ha orchestrato la caccia, che ha portato i sopravvissuti a chiamare una squadra di crisi per portarla via, ma era ormai troppo tardi. Lottie trascorrerà molto probabilmente la terza stagione di Yellowjackets in un istituto psichiatrico.

Taissa ha promesso che lei e il resto dei sopravvissuti avrebbero fatto visita a Lottie al Whitmore. Tuttavia, Lottie è rimasta convinta che il sacrificio di Natalie abbia nutrito la natura selvaggia e che tutti ne vedranno i risultati positivi. L’episodio 9 della seconda stagione di Yellowjackets ha chiarito che i sopravvissuti, Van in particolare, si sentono in colpa per il deterioramento dello stato mentale di Lottie. I flashback alla linea temporale del 1996, comprese le coerciioni di Misty, la storia di Van sulla natura selvaggia e il fatto che Lottie non abbia mai voluto che il rituale fosse istituito, indicano che le ragazze hanno contribuito a rendere possibile la psicosi di Lottie e il suo crollo finale da adulta.

Perché il coach Ben ha dato fuoco alla capanna dei sopravvissuti

Gli ultimi momenti della seconda stagione di Yellowjackets hanno visto le ragazze fuggire mentre la loro casa nella natura selvaggia bruciava completamente, e solo una persona non era con loro: Ben. Ben ha dato fuoco alla capanna perché era terrorizzato da ciò che era diventata la squadra e le vedeva come mostri privati della loro umanità. La sanità mentale del coach Ben era andata scemendo come quella del resto del gruppo. Tuttavia, aveva chiarito fin dall’inizio che non avrebbe oltrepassato il limite del cannibalismo e vedeva in Natalie un’anima gemella. Purtroppo, Natalie ha respinto i suoi tentativi di nascondersi con lui nella grotta di Javi per il resto dell’inverno.

Dopo aver assistito alla dissezione del cadavere di Javi, aver capito che l’unica persona con cui aveva trovato un’affinità era passata al lato oscuro, aver rivissuto in visioni tormentate la vita che avrebbe potuto avere e aver visto che la squadra ora si stava sacrificando a vicenda, Ben ne aveva finalmente avuto abbastanza. Credeva che la squadra fosse ormai troppo lontana per ragionare e fermare lo spargimento di sangue, e che fosse diventata una setta cannibale in grado di compiere atti di estrema violenza. Per la sua sicurezza, ha deciso di bruciare la capanna per impedire che la follia continuasse e presumibilmente si nasconde nella caverna di Javi.

Il vero significato del finale della seconda stagione di Yellowjackets

Yellowjackets, stagione 2, episodio 9, è intriso di un significato molto più profondo rispetto alle paure in superficie, sebbene sia anche uno show horror efficace nella sua semplicità. Il finale della seconda stagione di Yellowjackets è stato una sorta di punto di svolta per i personaggi, poiché non solo ha risposto alle domande, ma ha anche sollevato ulteriori misteri per il futuro. Ma soprattutto, il finale ha dimostrato che c’è qualcosa di speciale nei giovani sopravvissuti, qualcosa che continua a perseguitarli nel presente. Se Yellowjackets ha rivelato qualcosa di sé, è che quasi nulla è come sembra.

Come il finale della seconda stagione di Yellowjackets prepara la terza

Il finale della seconda stagione di Yellowjackets ha preparato il terreno per numerosi filoni narrativi per la terza stagione e una serie di nuovi misteri. Innanzitutto, i sopravvissuti adulti dovranno affrontare le conseguenze del sacrificio e della morte di Natalie. Misty sembrava inconsolabile per il suo ruolo nella vicenda e, anche se la terza stagione dovrebbe vederla coinvolta in una relazione romantica con Walter, dovrà lottare con qualcosa che non ha mai provato prima: il senso di colpa. La terza stagione vedrà anche Natalie nel passato come nuova leader del gruppo e la sua discesa verso il diventare la Yellowjackets‘ Antler Queen. Il finale ha lasciato intendere che Shauna è gelosa del fatto che Natalie sia diventata la leader, quindi questo sicuramente entrerà in gioco.

La setta di Lottie adulta molto probabilmente verrà sciolta ora che lei è in un istituto psichiatrico, e probabilmente riceverà la visita di Taissa, affetta da sonnambulismo.

Il culto dell’adulta Lottie verrà probabilmente sciolto ora che lei è in un istituto psichiatrico, e probabilmente riceverà la visita di Taissa, affetta da sonnambulismo. La terza stagione di Yellowjackets potrebbe finalmente vedere un po’ di pace nella famiglia Sadecki, dato che l’indagine su Adam Martin è stata portata a termine da Walter. Tuttavia, le cose si surriscalderanno notevolmente nel 1996 con l’incendio della baita. I sopravvissuti adolescenti potrebbero scoprire che è stato Ben ad accendere il fiammifero, dato che è l’unico a non essere presente, ma dovranno comunque trovare una nuova casa. Speriamo che non trovino Ben nascosto nel rifugio di Javi, così potrà sopravvivere un altro giorno in Yellowjackets.

Come è stato accolto il finale della seconda stagione di Yellowjackets

Nel complesso, il finale della seconda stagione di Yellowjackets è stato accolto bene. Il nono e ultimo episodio della seconda stagione di Yellowjackets, “Storytelling”, ha attualmente un punteggio di 7,1/10 su IMDb e un punteggio Tomatometer del 70% su Rotten Tomatoes. Tuttavia, il finale della prima stagione ha ottenuto un punteggio di 8,2/10 su IMDb (anche se non ha una valutazione individuale su Tomatometer) e, in generale, il finale della prima stagione di Yellowjackets è considerato superiore. Tuttavia, questo non significa che il finale della seconda stagione di Yellowjackets sia stato brutto, ma semplicemente che la seconda stagione della serie non ha avuto lo stesso impatto della prima.

Questo è stato sottolineato da molti critici nelle loro recensioni, e i paragoni tra il finale della seconda stagione di Yellowjackets e quello della prima si estendono al resto degli episodi in generale. È opinione della maggior parte degli spettatori e dei critici che la prima stagione di Yellowjackets sia stata più coerente. Tuttavia, ci sono stati molti momenti degni di nota nella seconda stagione, specialmente durante il finale, che hanno più che eguagliato il primo capitolo della storia, e questi sono stati sottolineati in molte recensioni. Ad esempio, Esther Zuckerman del New York Times scrive:

La seconda stagione di “Yellowjackets” è stata discontinua, cosa non insolita per una serie di successo che cerca di trovare il proprio equilibrio dopo un primo giro sensazionale. Ma ci sono stati frequenti momenti di trascendenza. L’addio alla Natalie adulta è stato uno di questi. È stato tragico e in qualche modo catartico e sarà difficile da dimenticare man mano che la serie andrà avanti.

Tuttavia, mentre molti critici non sono riusciti a superare l’incoerenza della seconda stagione rispetto alla prima, altri hanno avuto solo parole di elogio per “Storytelling”. In particolare, sono stati elogiati il modo abile con cui il finale della seconda stagione di Yellowjackets ha sovvertito le aspettative degli spettatori e riposizionato molte delle “verità” su cui i fan avevano fatto affidamento fino all’arrivo dell’episodio 9 del secondo capitolo. A riassumere incredibilmente bene questa prospettiva è Hattie Lindert di AV Club, che scrive:

Una lezione magistrale sia nel sovvertire la propria etica che nel coltivare i semi di una nuova stagione, il finale della seconda stagione di Yellowjackets prende le rivelazioni limitate che la stagione ha costruito e le ricontestualizza ancora una volta, ricordando ai sopravvissuti (e di conseguenza al pubblico) che la verità della loro esperienza – ciò che era reale e ciò che non lo era, e ciò che è rimasto reale nel tempo – è malleabile quanto la loro bussola morale. Ciò che è sempre stato più importante, sia nel proteggersi dalla polizia da adulti che nel giustificare le loro azioni da bambini, è la storia che hanno scelto di raccontare, una storia di selvaggio che hanno scolpito con sangue, sudore, lacrime e merda.

Quindi, il finale della seconda stagione di Yellowjackets è stato all’altezza di quello della prima? Probabilmente no. Tuttavia, è stato comunque un finale incredibilmente solido per la serie, e ha funzionato più che bene per creare l’hype e lo slancio necessari per l’attesissima terza stagione di Yellowjackets.

Yellowbird: anteprima al Romics 2015

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Yellowbird: anteprima al Romics 2015

Il nuovo lavoro del regista e storyboard artist di fama internazionale Christian De Vita, Yellowbird, in collaborazione con Universal Pictures Italia, verrà proiettato in anteprima nella giornata di domani, Sabato 3 Ottobre, nella cornice del Romics, il Festival internazionale del fumetto, dell’animazione e dei Games di Roma.

Yellowbird segue le vicende di un uccellino che si ritroverà casualmente a capo di uno stormo diretto in Africa e verrà proiettato presso il padiglione 8 alle ore 13:45. La proiezione sarà preceduta da un incontro con il regista Christian De Vita che si terrà a partire dalle ore 12:40 nel Padiglione 5. L’anteprima anticiperà la release in home video del film, disponibile in DVD a partire dall’11 Novembre.

Yelena Belova: nuovi dettagli sul suo ruolo in Avengers e Spider-Man: Brand New Day

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Con l’avvicinarsi della fine della Saga del Multiverso, tutti gli occhi sono puntati sulla Marvel Studios per vedere come si concluderà un’era narrativa sorprendentemente altalenante e spesso controversa. I registi di Avengers: Endgame, i fratelli Russo, sono tornati nell’MCU per Avengers: Doomsday e Avengers: Secret Wars, e l’aspettativa è che avremo un soft reboot all’indomani di quest’ultimo. In ogni caso, tra le cose che verranno ricordate con maggior piacere vi è Yelena Belova.

La maggior parte dei fan sembra concordare sul fatto che il personaggio interpretato da Florence Pugh sia uno dei migliori di questa saga. L’attrice britannica ha finora rubato la scena in Black Widow, Hawkeye e Thunderbolts*, e ora guida i Nuovi Vendicatori insieme a Bucky Barnes. È stato riferito che apparirà anche in Spider-Man: Brand New Day, e lo scoop @MyTimeToShineH riporta oggi che “Yelena avrà un ruolo ENORME in entrambi i film degli Avengers e in alcune scene di Spider-Man Brand New Day”.

Non abbiamo idea di cosa unirà Peter Parker e Yelena nel prossimo film di Spider-Man, ma forse lei sta cercando di espandere le fila dei New Avengers? Per quanto riguarda il suo ruolo nei prossimi film degli Avengers, sappiamo che Yelena riproporrà la sua squadra in Doomsday; nel frattempo, alcune concept art trapelate suggeriscono che lei sarà tra coloro che serviranno Dottor Destino nella sua nuova realtà “Battleworld”. Come sempre, non resta che attendere di poter avere conferme ufficiali a riguardo.

Cosa sappiamo di Avengers: Doomsday

Avengers: Doomsday e Avengers: Secret Wars arriveranno in sala rispettivamente il 18 dicembre 2026, e il 17 dicembre 2027. Entrambi i film saranno diretti da Joe e Anthony Russo, che tornano anche nel MCU dopo aver diretto Captain America: The Winter Soldier, Captain America: Civil War, Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame.

Sono confermati nel cast del film (per ora): Paul Rudd (Ant-Man), Simu Liu (Shang-Chi), Tom Hiddleston (Loki), Lewis Pullman (Bob/Sentry), Florence Pugh (Yelena), Danny Ramirez (Falcon), Ian McKellen (Magneto), Sebastian Stan (Bucky), Winston Duke (M’Baku), Chris Hemsworth (Thor), Kelsey Grammer Bestia), James Marsden (Ciclope), Channing Tatum (Gambit), Wyatt Russell (U.S. Agent), Vanessa Kirby (Sue Storm), Rebecca Romijn (Mystica), Patrick Stewart (Professor X), Alan Cumming (Nightcrawler), Letitia Wright (Black Panther), Tenoch Huerta Mejia (Namor), Pedro Pascal (Reed Richards), Hannah John-Kamen (Ghost), Joseph Quinn (Johnny Storm), David Harbour (Red Guardian), Robert Downey Jr. (Dottor Destino), Ebon Moss-Bachrach (La Cosa), Anthony Mackie (Captain America).

Year 10 – Sopravvivenza letale: la spiegazione del finale del film horror

Diretto da Ben Goodger, Year 10 – Sopravvivenza letale è un dramma horror di sopravvivenza che si svolge in un futuro in cui gli esseri umani hanno esaurito le risorse, dando vita a istinti cannibalistici. Il film disponibile su Prime Video ruota attorno a una famiglia composta da un padre, un figlio e una ragazza, e alle misure disperate che adottano per sopravvivere. Sebbene non sia chiaramente indicato nel film, sembra che una malattia possa essere stata la causa dell’apocalisse.

La famiglia viveva in una piccola capanna nascosta; il padre e il figlio, Jake, uscivano regolarmente per procurarsi il necessario. La ragazza era ferita e l’infezione continuava a diffondersi. Prendeva delle pillole, probabilmente medicinali risalenti al periodo precedente all’apocalisse. La ragazza era forse la sorella di Jake o la sua compagna, o forse una sconosciuta che avevano deciso di aiutare; il loro rapporto non viene spiegato nel film. Le cose si complicano quando una tribù scopre il loro nascondiglio. Sono lì per ucciderli e il padre sacrifica la sua vita per proteggere Jake e la ragazza. Jake e la ragazza riusciranno a sopravvivere senza la guida del padre?

Perché Jake ha chiuso la ragazza nella capanna?

Jake guardò la banda di selvaggi trascinare via il corpo di suo padre per divorarlo. In quel momento, perse ogni speranza. Pensò che non sarebbero sopravvissuti e tentò di soffocare la ragazza. Forse voleva alleviare il suo dolore e pensava che nella morte avrebbe trovato la pace. Ma non riuscì a farlo. Tutti i suoi vestiti e i suoi effetti personali erano stati rubati e non riusciva a immaginare di ricominciare da capo. Senza speranza, Jake lasciò la capanna e sbarrò la porta con un grosso ramo. Forse era una misura di sicurezza: aveva protetto la capanna in modo che nessuno potesse entrare, o forse era semplicemente un gesto suicida; pensava che sarebbe morto congelato e che la ragazza sarebbe morta senza cibo e acqua.

Jake vide un barlume di speranza quando notò un ragazzino che gli passava accanto. Seguì il ragazzo fino a un magazzino. Il ragazzo viveva con suo nonno, e pensavano che Jake volesse nutrirsi di loro. Ma Jake non aveva tali intenzioni; rubò i loro vestiti e se ne andò. Con indosso abiti caldi, si sentì un po’ più ottimista. Mentre camminava nella foresta, si imbatté nei resti di suo padre. Seppellì il teschio e gli rese omaggio. Jake non aveva altra scelta che passare quella notte nella foresta. Anche se aveva trascorso gran parte della sua vita all’ombra di suo padre, la sua spedizione in solitaria lo aiutò a capire che aveva il coraggio di vivere nella natura selvaggia e proteggersi dal pericolo. La mattina seguente, Jake vide un membro della banda di selvaggi raccogliere acqua dal torrente. La seguì fino al loro accampamento, tenendo una pietra vicino a sé. Una volta raggiunta la loro base, Jake iniziò a rubare i loro averi. Quando la donna scoprì Jake nella roulotte, tentò di attaccarlo, ma Jake reagì rapidamente, riuscì a placcarla e la colpì con la pietra, causandone la morte immediata. Jake trascinò il suo corpo fuori dall’accampamento. Aspettò il momento giusto per fuggire, ma presto notò un selvaggio ferito che ingoiava una delle pillole di sua sorella. Avevano rubato le medicine e Jake era determinato a riprenderle.

Jake sarebbe riuscito a recuperare le medicine?

Jake aveva notato che il capo nascondeva le medicine in un baule, ma non era facile accedervi. Quando il capo si rese conto che una donna della sua banda era scomparsa, partirono alla sua ricerca. Avevano rapito il ragazzino che Jake aveva incontrato in precedenza e intendevano banchettare con lui. Dopo che la banda se ne fu andata, Jake slegò il ragazzo, che scappò per salvarsi la vita. Jake cercò di aprire il baule, ma con sua grande delusione scoprì che era chiuso a chiave. La banda trovò il corpo della donna e capì che chi l’aveva uccisa era responsabile della fuga del ragazzo che avevano catturato. Jake rimase nascosto sotto la roulotte, osservando il capo, che aveva una chiave appesa a un cordino intorno al collo. Si addormentò lì e quando si svegliò era l’alba.

Jake raccolse il coraggio e entrò nella roulotte. Accese un fiammifero per individuare il capo e, anche se sembrava un’impresa impossibile, riuscì a mettere le mani sulla chiave. Dopo aver aperto il bagagliaio, fu sollevato nel trovare la medicina. La mise nella sua borsa e stava per andarsene, ma decise di chiudere a chiave la porta della roulotte prima di uscire. Il capo si svegliò al rumore della fuga di Jake. Radunò la sua banda e si prepararono a dargli la caccia. Dopo un lungo inseguimento, riuscirono a catturare Jake.

Jake era sotto shock dopo aver visto il corpo sventrato del vecchio che viveva con il ragazzino. Per un attimo si era dimenticato dei selvaggi e forse gli era tornata in mente la possibile minaccia che anche sua sorella avrebbe potuto affrontare. I selvaggi lo legarono e si prepararono a ucciderlo. Jake trovò un fischietto per terra e lo usò per allertare i cani selvatici. Un branco di cani accorse sul posto e i selvaggi non ebbero altra scelta che scappare per salvarsi la vita. Jake riuscì a liberarsi e a fuggire.

Cosa è successo al capo?

Anche dopo tutte le difficoltà che aveva affrontato, Jake dimostrò di essere estremamente forte e coraggioso. Si era reso conto che finché i selvaggi fossero stati nei paraggi, non gli sarebbe stato permesso di vivere in pace. Quindi, aspettò il momento giusto per sconfiggere gli uomini. Dei tre, era riuscito a sconfiggerne due, ma il capo era sia fortunato che impavido. Jake cercò di abbatterlo con l’arco che aveva rubato. Mentre la prima freccia trafisse la gamba del capo, quando Jake tirò indietro l’arco per un secondo colpo, questo si spezzò. Ancora una volta, i cani selvatici interruppero il duello e Jake fuggì dalla scena. Aveva supposto che il capo fosse stato sbranato dagli animali affamati.

Mentre camminava nella foresta, Jake si imbatté in una casa di legno. La proprietaria era morta sulla veranda e aveva una pistola carica in mano. Jake tenne la pistola con sé mentre entrava in casa. Con sua grande sorpresa, la casa era ben attrezzata: dall’acqua pulita al cibo in scatola, la proprietaria sembrava essersi preparata all’apocalisse. Ma cosa aveva portato alla morte della proprietaria? Forse una malattia, o forse si era suicidata per la solitudine e la frustrazione. Jake si sentì pieno di speranza quando entrò in casa; pensò che fosse il posto perfetto dove stare per lui e la ragazza. Non avrebbero dovuto preoccuparsi di procurarsi il cibo per un po’ di tempo. Ma Jake si sentì minacciato quando il capo entrò nella casa. Solo uno dei due poteva vivere nella casa, e Jake era disposto a tutto pur di sopravvivere. I due iniziarono a lottare e alla fine dell’anno 10 Jake riuscì a spingere via il capo, afferrò la pistola che giaceva al suo fianco e sparò al capo, uccidendolo. Jake era euforico: finalmente poteva tornare a casa e portare la ragazza nella nuova casa che aveva appena scoperto. Sulla strada verso la capanna, Jake lasciò alcune lattine di cibo fuori dal magazzino per il ragazzino.

La ragazza è sopravvissuta?

Mentre Jake affrontava le avversità fuori casa, la ragazza doveva superare le difficoltà di essere rinchiusa all’interno. Aveva finito l’acqua potabile, l’infezione aveva iniziato a diffondersi, riusciva a malapena a camminare e i cani selvatici le impedivano di vivere in pace. Una mattina i cani selvatici si erano radunati in gran numero fuori dalla sua casa e uno di loro stava per entrare nella capanna attraverso una fessura.

Alla fine dell’Year 10 – Sopravvivenza letale, quando Jake tornò a casa, fu devastato nello scoprire che la ragazza era scomparsa. Pensò al peggio: forse era stata rapita da un selvaggio o gli animali selvatici avevano smembrato il suo corpo. Il tempo che aveva trascorso nella natura selvaggia cercando di trovare cibo e vestiti per sé e per la ragazza sembrava essere andato sprecato. Jake era in lacrime, quando all’improvviso una mano gli toccò la spalla. Non riusciamo a vedere chi fosse, ma dai vestiti possiamo dedurre che fosse la ragazza.

Il finale di Year 10 – Sopravvivenza letale lascia spazio all’immaginazione del pubblico su cosa possa essere successo alla ragazza. Forse, proprio come Jake aveva imparato alcune lezioni sulla sopravvivenza nella natura selvaggia, anche lei aveva capito come sopravvivere. Forse, quando i cani selvatici hanno attaccato, è riuscita a scappare ed è sopravvissuta. La ragazza riusciva a malapena a camminare quando Jake l’ha lasciata nella capanna, ma alla fine non sembrava avere le stesse difficoltà di prima. L’altra possibilità è che Jake stesse immaginando lo scenario. Aveva scoperto il posto perfetto dove stare, le aveva portato delle medicine, aveva raccolto vestiti e cibo sufficienti per un bel po’ di tempo, aveva eliminato la minaccia, eppure era stato tutto inutile. Jake sperava di ricongiungersi con la ragazza e forse aveva immaginato lo scenario per consolarsi.

Yaya e Lennie – The Walking Liberty: intervista al regista Alessandro Rak

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In occasione della presentazione al Lucca Comics & Games di Yaya e Lennie – The Walking Liberty di Alessandro Rak, ecco cosa ci ha raccontato il regista napoletano sui protagonisti del suo film, che arriverà in sala dal 4 al 7 novembre.

YAYA E LENNIE – The Walking Liberty, la trama

YAYA E LENNIE – THE WALKING LIBERTY ci trasporta in un tempo in cui, in seguito a un misterioso sconvolgimento, il mondo come lo conosciamo oggi è finito. La natura si è ripresa prepotentemente il pianeta e ora la giungla riveste tutta la terra. Dalle macerie del mondo che fu, una nuova società sta cercando di risorgere. Si tratta de “L’Istituzione”, i cui adepti cercano di ripristinare l’ordine precostituito imponendo al popolo libero della giungla il loro concetto di diritto. Ma c’è chi si oppone con forza al loro processo di “civilizzazione”: i dissidenti stanno preparando la loro rivoluzione. Questa è la storia di due spiriti liberi che vogliono trovare il loro posto nel mondo. Yaya, una ragazza dal carattere ruvido e dallo spirito indomito, e Lennie, un giovane uomo alto più di due metri e affetto da un ritardo mentale. Uniti da un legame profondo si prendono cura l’uno dell’altro cercando di non farsi portar via l’unica ricchezza che gli è veramente rimasta: la loro libertà.

Yaya e Lennie – The Walking Liberty: il trailer del nuovo film di Alessandro Rak

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Ecco il trailer di Yaya e Lennie – The Walking Liberty, il nuovo film di Alessandro Rak. Prodotto da Mad Entertainment con Rai Cinema, il film si avvale delle voci di Ciro Priello, Fabiola Balestriere, Lina Sastri, Francesco Panofino, Massimiliano Gallo, Tommaso Ragno e Fabrizio Botta.

Yaya e Lennie – The Walking Liberty – la trama

In seguito a un misterioso sconvolgimento, il mondo come lo conosciamo oggi è finito. La natura si è ripresa prepotentemente il pianeta e ora la giungla riveste tutta la terra.   Dalle macerie del mondo che fu, una nuova società sta cercando di risorgere. Si tratta de “L’Istituzione”, i cui adepti cercano di ripristinare l’ordine precostituito imponendo al popolo libero della giungla il loro concetto di diritto. Ma c’è chi si oppone con forza al loro processo di “civilizzazione”: i dissidenti stanno preparando la loro rivoluzione! Questa è la storia di due spiriti liberi che vogliono trovare il loro posto nel mondo. Yaya, una ragazza dal carattere ruvido e dallo spirito indomito e Lennie, un giovane uomo alto più di due metri e affetto da un ritardo mentale. Uniti da un legame profondo si prendono cura l’uno dell’altro cercando di non farsi portar via l’unica ricchezza che gli è veramente rimasta: la loro libertà.

Yaya e Lennie – The Walking Liberty, recensione del film di Alessandro Rak

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Yaya e Lennie sono come la libertà quando cammina, che non le puoi dire dove deve o dove non deve andare. Così dice zia Claire, con la sua tenera e dolente voice over, mentre accompagna con lo spirito questi figli adottivi che camminano verso la Terra della Musica, “dove il tempo si è dimenticato di passare”.

Yaya e Lennie – The Walking Liberty, la storia

Così Alessandro Rak sceglie di raffigurare i suoi splendidi nuovi protagonisti, in Yaya e Lennie – The Walking Liberty, al cinema distribuito da Nexo soltanto dal 4 al 7 novembre. La storia è quella di una ragazzina molto sveglia e un po’ brusca e del suo amico tanto tardo quanto forzuto e imponente, una meraviglia della natura. Si muovono nella giungla che, a seguito di una catastrofe non ben specificata, ha preso il sopravvento sulla città, in un non luogo che potrebbe essere Napoli, ma che potrebbe anche rappresentare tutti i posti del mondo, in un futuro distopico in cui a seminare il terrore in mezzo alla natura selvaggia è l’Istituzione, una forza militarizzata che rastrella tutti i giovani per arruolarli nei suoi ranghi, per dar loro regole e imporsi con la forza.

Yaya e Lennie sono soli, dopo la morte di zia Claire, due ragazzini che passando da un rifugio all’altro, a caccia di cibo e di sopravvivenza, con il sogno di raggiungere un posto da poter chiamare casa. Yaya e Lennie sono liberi, senza padroni, con poche regole che servono a rimanere in vita, si bastano eppure sono in pericolo. Yaya e Lennie sono nati sbagliati e fanno sogni sbagliatiquelli che moriranno di quello che gli piace. Fino a che non incrociano l’Istituzione, che vuole catturarli.

Un inno alla libertà

The Walking Liberty è un inno alla libertà, quella fisica e mentale, che appartiene ai nostri giovani e ammaccati eroi, ma anche quella creativa, grazie alla quale Alessandro Rak porta su grande schermo, con la squadra di professionisti della Mad Entertainment, un esperimento visivo unico, in cui l’immagine appare composta da strati sovrapposti di impressioni, di texture, in movimenti continui e avvolgenti che catapultano lo spettatore nella foresta, sotto le stelle, in mezzo agli animali che si aggirano liberi per le fratte. 

La libertà di Rak è anche drammaturgica: il film non segue quasi nessuna delle regole narrative canoniche, eppure ha una potenza emotiva rara, genera un trasporto emozionale e un legame intimo con i protagonisti da lasciar cadere qualsiasi perplessità su strutture e canoni. E gran parte di queste suggestioni sono raggiunte anche grazie alla musica, alle canzoni che irrompono cariche di malinconia dentro alle immagini, musiche composte dallo stesso Rak, che ancora una volta si fa aiutare, collabora, condivide il suo genio con altri artigiani di sogni che alla fine del film, in una delle sequenze di titoli di coda più belle di sempre, compaiono tutti come gli “artisti” che hanno realizzato il film. Senza gerarchie, in una felice comune di creatività.

Di natura e di libertà

Dopo la musica e la pioggia de L’arte della felicità, il sangue e la cenere di Gatta Cenerentola, sono la natura e la libertà a prendere forma sullo schermo grazie al genio di Alessandro Rak che, forse involontariamente, sembra suggerire anche un messaggio ambientalista molto forte e attuale, un avvertimento di tutela nei confronti di quella Terra che ci accoglie, ci nutre e ci custodisce come suoi figli e che l’Istituzione vuole sventrare per trarne profitto e alimentare la macchina dell’industria. 

La metafora immediata del film viene poi condita da personaggi memorabili, non solo Yaya e Lennie, che hanno le voci di Fabiola Balestrieri e Ciro Priello, ma anche Rospoléon, leader di un gruppo di guerriglieri straordinariamente somigliante a Maradona e con la voce inconfondibile di Francesco Pannofino, che dopo aver salvato i nostri dalle grinfie dell’Istituzione, decide, con la sua scapestrata banda, di fare la rivoluzione e mettere in ginocchio il tiranno. 

Yaya e Lennie - The Walking LibertyMa sui rumori delle trivelle, sullo scoppio degli spari, sul parapiglia di assalitori e vittime, si ergono due voci a sovrastare ogni cosa, da una parte quella di Charlie Chaplin con il suo discorso all’umanità da Il grande dittatore, la voce di quelli che ancora lottano, resistono e sperano, dall’altra quella di zia Claire (Lina Sastri), la voce di una Madre Natura che non smette mai di proteggere i propri figli, di accompagnarli nella loro corsa verso la libertà.

Yaya e Lennie – The Walking Liberty è travolgente, riempie gli occhi di meraviglia e lascia il cuore in tumulto. La migliore prova alla regia di Alessandro Rak (e della sua squadra di artisti), fino a oggi.

YAYA E LENNIE – THE WALKING LIBERTY, dal 4 al 7 novembre al cinema

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Dopo il successo della presentazione al Locarno Film Festival 2021 arriva nelle sale italiane dal 4 al 7 novembre l’atteso nuovo film del pluripremiato regista di animazione Alessandro Rak, YAYA E LENNIE – THE WALKING LIBERTY. Un film potente, prodotto da Mad Entertainment con Rai Cinema e distribuito nelle sale da Nexo Digital, che fonde arte e fantasia per ripensare alle urgenze ambientali e ai valori sui quali si fonda la nostra società.

YAYA E LENNIE – The Walking Liberty, la trama

YAYA E LENNIE – THE WALKING LIBERTY ci trasporta in un tempo in cui, in seguito a un misterioso sconvolgimento, il mondo come lo conosciamo oggi è finito. La natura si è ripresa prepotentemente il pianeta e ora la giungla riveste tutta la terra. Dalle macerie del mondo che fu, una nuova società sta cercando di risorgere. Si tratta de “L’Istituzione”, i cui adepti cercano di ripristinare l’ordine precostituito imponendo al popolo libero della giungla il loro concetto di diritto. Ma c’è chi si oppone con forza al loro processo di “civilizzazione”: i dissidenti stanno preparando la loro rivoluzione. Questa è la storia di due spiriti liberi che vogliono trovare il loro posto nel mondo. Yaya, una ragazza dal carattere ruvido e dallo spirito indomito, e Lennie, un giovane uomo alto più di due metri e affetto da un ritardo mentale. Uniti da un legame profondo si prendono cura l’uno dell’altro cercando di non farsi portar via l’unica ricchezza che gli è veramente rimasta: la loro libertà.

Con YAYA E LENNIE – THE WALKING LIBERTY, Alessandro Rak riporta sullo schermo il suo immaginario poetico e coraggioso, che lo ha consacrato come uno dei talenti più innovativi del cinema europeo d’animazione, grazie a lavori come L’arte della felicità (2013), che ha ottenuto il prestigioso riconoscimento di Best European Animated Film agli European Film Awards 2014, e Gatta Cenerentola (2017), vincitore di due David di Donatello. Le immagini di Yaya e Lennie – The Walking Liberty entrano in risonanza con quanto è stato vissuto a livello globale nell’ultimo biennio: Yaya e Lennie sono i protagonisti che si muovono in un futuro apocalittico, in cui Napoli e il mondo intero si sono trasformati, a causa di una serie di catastrofi ecologiche, in una foresta impenetrabile. Nella giungla del nuovo mondo, tramite la storia di due ragazzi, si rimetteranno in discussione i valori sui quali dovrà reggersi la (nuova) civiltà.

Le voci dei personaggi sono quelle di Ciro Priello, Fabiola Balestriere, Lina Sastri, Francesco Pannofino, Massimiliano Gallo, Tommaso Ragno, Fabrizio Botta, Federica Altamura, Fabio Balsamo, Shalana Santana, Antonio Brachi.

La colonna sonora del film sarà disponibile negli store digitali proprio dal 4 novembre, in concomitanza con l’uscita al cinema di YAYA E LENNIE – THE WALKING LIBERTY. Le musiche sono di Alessandro Rak, Enzo Foniciello e Dario Sansone, frontman dei Foja, già in original soundtrack de L’Arte della Felicità e Gatta Cenerentola. L’uscita della release digitale, e di una successiva versione deluxe, sarà preceduta il 29 ottobre dal singolo “Duje comme nuje”, accompagnato da un video ufficiale con immagini inedite del film

YAYA E LENNIE – THE WALKING LIBERTY è realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, con il contributo della Regione Campania e la collaborazione di FCRC.

Yaya DaCosta: 10 cose che non sai sull’attrice

Yaya DaCosta: 10 cose che non sai sull’attrice

L’attrice Yaya DaCosta, forse poco nota al grande pubblico, ha negli anni dimostrato una buona capacità nello scegliere i progetti a cui legarsi, partecipando tanto a celebri film quanto a note serie TV. Versatile e di bella presenza, la DaCosta continua a costruire giorno dopo giorno la propria popolarità. Ecco 10 cose che non sai di Yaya DaCosta.

Yaya DaCosta: le serie TV e i film

Yaya DaCosta10. Ha recitato in celebri prodotti televisivi. L’attrice ottiene una buona popolarità nel momento in cui recita nella soap opera La valle dei pini (2008). Con la visibilità raggiunta, entra poi a far parte di Ugly Betty (2009), con America Ferrera. Partecipa poi in qualità di guest star in serie come Law & Order: Unità Speciale (2009), Army Wives (2010) e Dr. House – Medical Division (2011-2012). Dal 2015 entra a far parte del cast della serie Chicago Med, dove ricopre il ruolo di April Sexton. Riprenderà il ruolo anche per Chicago Fire, con Jesse Spencer, e Chicago P.D., con Jason Beghe.

9. Ha partecipato a film per il cinema. Nel 2006 l’attrice debutta sul grande schermo con il film Ti va di ballare?, con Antonio Banderas, e successivamente recita in note pellicole come Oltre le regole – The Messenger (2009), con Woody Harrelson, I ragazzi stanno bene (2010), con Annette Benning, Tron: Legacy (2010), In Time (2011), The Butler – Un maggiordomo alla casa bianca (2013), con Forest Whitaker, Mai così vicini (2014) e The Nice Guys (2016), del regista Shane Black.

Yaya DaCosta è su Instagram

8. Ha un account personale. L’attrice è presente sul social network Instagram con un profilo seguito da 289 mila persone. All’interno di questo l’attrice è solita condividere fotografie scattate in momenti di svago quotidiano, da sola o in compagnia di amici. Particolarmente presenti sono però anche le immagini o i video con cui l’attrice promuove i propri progetti da interprete.

Yaya DaCosta ad America’s Next Top Model

7. Ha partecipato al celebre reality show. Prima di intraprendere la carriera d’attrice, la DaCosta si è fatta notare per aver partecipato alla terza stagione del programma America’s Next Top Model, dove ha sfoggiato le sue qualità da modella. Pur classificandosi seconda, ha poi ricevuto numerose richieste da case di moda, le quali la volevano per pubblicizzare i loro nuovi prodotti.

Yaya DaCosta e Joshua Nee Alafia

6. Ha avuto una relazione con un regista. Per lungo tempo l’attrice è stata la compagna del regista e direttore della fotografia Joshua Bee Alafia. La DaCosta ha anche svolto il ruolo di produttrice per il film Let’s Stay Together, da lui diretto. Nel 2013 nasce il primo figlio della coppia, mentre nel 2015 annunciano di essersi separati. Contrariamente a quanto si è sempre pensato, i due non sono mai stati sposati.

Yaya DaCosta Chicago-MedYaya DaCosta in Chicago Med

5. Dà vita ad un’infermiera. L’attrice è presente nella serie Chicago Med sin dalla prima stagione nel ruolo di April Sexton. Questa è un’infermiera nell’ospedale che dà il titolo alla serie. Il suo personaggio vive nel corso della storia una serie di difficili vicende, che la porteranno a sverlarsi come essere umano fragile.

4. Ha origini in comune con il personaggio. La DaCosta discende da parenti brasiliani e africani, ed è fluente nella lingua portoghese. Per lei è stata una vera sorpresa scoprire che anche il suo personaggio ha delle origini simili, e infatti nella serie non è insolito sentirla recitare alcune battute in portoghese. Non è tuttavia noto se questo dettaglio sia stato scritto per caso o pensando proprio alle radici dell’interprete.

3. Ha faticato a recitare in una scena particolare. Per l’attrice, la seconda stagione è stata ricca di eventi. Il più complesso di questi, da mettere in scena, è stata la scena dell’aborto del suo personaggio. La DaCosta ha raccontato che sul set si respirava un’atmosfera molto cupa, e la ricerca del giusto tono nella sua recitazione è stato un processo particolarmente sofferto, passato attraverso numerose emozioni negative.

2. Non vede l’ora di conoscere il futuro del suo personaggio. Pur non conoscendo nel dettaglio ciò che accadrà al suo personaggio nelle prossime stagioni, l’attrice ha affermato che ci saranno grandi novità per lei. Dar vita a questo arco narrativo è fonte di grande gioia per la DaCosta, dichiaratasi emozionata all’idea di poter dar vita ad un personaggio così ricco di sfumature.

Yaya DaCosta: età e altezza

1. Yaya DaCosta è nata a New York, Stati Uniti, il 15 novembre 1982. L’attrice è alta complessivamente 170 centimetri.

Fonte: IMDb

Yattaman – il film

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Anno: 2009

Regia: Takashi Miike

Trama: Ganchan e la sua ragazza Janet progettano e costruiscono robot ma quando il mondo è  minacciato dal malvagio trio Drombo composto dalla bellissima e perfida Miss Dronjo, e dai suoi tirapiedi Boyakki e Tonzula si trasformano nei supereroi Yattaman 1 e Yattaman 2. L’occasione per una nuova impresa si presenta quando la giovane Shoko chiede il loro aiuto per ritrovare il padre, scomparso in Egitto mentre era sulle tracce di uno dei quattro frammenti della potente Pietra Dokrostone: è il momento di una nuova battaglia per il possesso della Drokostone e per il destino del mondo…

Yates parla del film Harry Potter e i Doni della Morte

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Il regista di Harry Potter e i Doni della Morte ha commentato un tema molto dibattuto dai fan della saga: in che punto verrà suddivisa la trama del libro per creare i due film separati? Dalle dichiarazioni di David Yates, sembra che il taglio sarà a Villa Malfoy, luogo del sequestro dei tre protagonisti Harry, Ron ed Hermione.

Abbiamo tre o quattro diverse idee su come suddividere il settimo film. Tradizionalmente, i film sono sempre terminati con una morte o la perdita di qualcuno. Questa volta pensiamo di terminare con toni più drammatici.

Yaratilan – La creatura: trailer della serie adattamento turco Netflix di Frankenstein

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Netflix ha pubblicato il trailer ufficiale di Yaratilan – La creatura per la sua prossima serie di adattamento in lingua turca del classico romanzo Frankenstein del 1818 di Mary Shelley. Sarà disponibile in streaming a partire dal 20 ottobre.

Yaratilan – La creatura è una storia epica che si svolge nell’era finale dell’impero ottomano e si incentra su una delle domande fondamentali dell’umanità: “Cosa c’è dopo la morte?”. Ziya, uno studente di medicina avventuroso, ribelle, vivace e brillante, ha il desiderio irrefrenabile di diventare uno straordinario medico e riuscire a curare le malattie infettive. Il destino di Ziya si incrocia con quello di Ihsan, un collega al limite tra genio e follia. Ihsan è l’unico che capisce veramente le ambizioni di Ziya, tuttavia queste due anime ferite e ostracizzate pagheranno il prezzo dell’esperimento proibito che hanno avuto il coraggio di condurre: l’antica iscrizione che hanno tentato di decifrare potrebbe scatenare il caos… Dai un’occhiata al trailer di Creature qui sotto ( guarda altri trailer):

Yaratilan – La creatura è creata e diretta da Çağan Irmak. La serie avrà come protagonisti Taner Ölmez, Erkan Kolçak Köstendil, Sifanur Gül, Bülent Sakrak, Devrim Yakut, Durul Bazan, Aram Dildar, Macit Koper, Engin Benli e Sennur NogaylarI produttori esecutivi sono Saner Ayar, Ayse Durmaz, Mine Yilmaz e Cengiz Çagatay.

YARATILAN – La creatura: recensione della serie Netflix

YARATILAN – La creatura: recensione della serie Netflix

“Dopo giorni e notti di un lavoro e di una fatica incredibili, riuscii a scoprire la causa della generazione e della vita… anzi, di più ancora, divenni io stesso capace di dare animazione alla materia morta.” Era l’inizio del XIX secolo quando una giovane inglese di nome Mary Shelley scriveva queste parole, un po’ per gioco, dando alla luce una delle opere che ha incantato, estasiato e influenzato migliaia di artisti per più di un secolo. Tra questi anche il famoso regista Çağan Irmak (Mio padre e mio figlio, Se mi dimentico sussurra) che, con il sostegno di Netflix, riporta sullo schermo il grande e cupo classico di Shelley, Frankestein, rielaborato in chiave ottomana.

La serie – composta da 8 episodi di circa 50 minuti – vede protagonisti gli attori Taner Ölmez, Erkan Kolçak Köstendil, Sifanur Gül, Bülent Sakrak, Devrim Yakut, Durul Bazan, Aram Dildar, Macit Koper, Engin Benli e Sennur Nogaylar.

Trama di Yaratilan – La creatura

L’epica storia di Yaratilan è ambientata nella Instanbul dei primi anni del Novecento, durante il declino dell’Impero Ottomano. Il protagonista è Ziya (Taner Ölmez): un giovane determinato, brillante e ribelle che, dopo aver osservato per anni suo padre, un grande e talentuoso dottore di Bursa, capisce di poter dare una svolta alla scienza della medicina e alla vita umana. Ziya vuole diventare uno straordinario medico, in grado non solo di curare orribili malattie infettive… ma anche capace di ridare la vita. Dunque, mosso da questo irrefrenabile desiderio e consapevole dell’esistenza dell’antico Libro della Resurrezione, parte per Istanbul per studiare medicina. Qui incontra Ihsan (Erkan Kolçak Köstendil), un eccentrico e ambizioso professore, espulso dalla scuola, con cui condivide genio e follia. È così che destini di Ziya e Ihsan, da quel momento, restano indissolubilmente legati tra la vita e la morte.

Cosa c’è dopo la morte?

La storia, sviluppata nel corso degli episodi come un racconto ad incastro, segue due linee narrative e temporali che giocano – grazie a continue analessi e intrecci – con le vite dei due protagonisti. Irmak realizza, quindi, una trama così completa e ricca di dettagli (persino riguardo ai personaggi minori) che a tratti sembra perdere il fulcro della storia e il suo messaggio.

Yaratilan eredita dal classico originale gli stessi profondi e controversi temi che possono essere riassunti nella fatidica domanda esistenziale: Cosa c’è dopo la morte?”. Ed è lo stesso Ziya ad anticiparcelo nel primo episodio, affermando: Gli uomini temono i demoni ma non temono la morte, perché di quest’ultima ne conoscono l’esistenza. A terrorizzarli è la possibilità che un giorno i demoni inizino a parlare, rivelando loro che non c’è assolutamente nulla dopo la morte.”

Ziya cerca ossessivamente le risposte a questa domanda facendo del Libro della Resurrezione di Shahram Amir il suo unico credo di vita. Coinvolgendo violentemente Ihsan, il giovane sfida Dio e la vita costruendo una “macchina delle seconde possibilità”. Ma il prezzo da pagare per fingersi Dio e voler fregare la morte è davvero alto: pur resuscitando egoisticamente Ihsan, rendendolo così un essere mostruoso, Ziya finisce per essere l’unico vero ignobile mostro della storia. Un uomo così accecato dalla superbia e della paura per l’ignoto che, mentre crede di aver ricreato la vita, dà origine ad un effetto domino di morte e sofferenza.

«Chi leggerà questa storia, penserà che la sua morale è che la scienza avrà conseguenze terribili e devastanti per l’umanità. Ma so per certo, io che sono l’ultimo a raccontarla, che non è così. Perché la colpa non è della scienza ma dell’arroganza». – Yaratilan

La diversità è ricchezza

Accanto al tema della morte e della resurrezione, Irmak aggiunge un altro tema universale, quello della diversità personificato dal professore Ihsan. Un uomo incompreso e generoso che, sia prima che dopo la sua “rinascita” in mostro, viene allontanato e isolato dal resto delle persone a causa del suo “essere diverso”. Si contano sul palmo di una mano le persone che, durante il racconto, scelgono di andare al di là dei pregiudizi e del suo aspetto spaventoso. Poche persone, diverse e sole a loro volta, che scoprono e abbracciano il suo profondo e buon animo.

Yaratilan – La creatura. ŞİFANUR GÜL nei panni di Asiye in Yaratilan. Cr. Courtesy of Netflix © 2023

Un Frankestein non così originale

Non sorprende poi così tanto che anche la serialità turca si sia inserita nella lunga lista di prodotti audiovisivi ispirati al mito di Frankestein. In fondo, negli ultimi anni la Turchia è alla continua sperimentazione di quei prodotti chiave – come lo sono stati, per esempio, Parasite e Squid Game per il Sud Corea – che possano spalancare le porte del successo internazionale. Ma riadattare un classico, per di più tanto amato e celebrato, non sempre risulta essere la strada più facile.

Yaratilan, infatti, per quanto intrattenga e incuriosisca lo spettatore dall’inizio alla fine, non riesce ad apportare nulla di realmente originale ad una storia che ha già girato il mondo intero nelle vesti più disparate. Irmak scrive e dirige, dunque, un oscuro dramma in costume che – con un po’ più di audacia e incisione e privilegiando la forma cinematografica piuttosto che quella seriale – avrebbe potuto guadagnarsi un posto in classifica tra i migliori prodotti netflixiani del Medio Oriente.

Yaratilan poteva essere LA creatura, ma finisce per essere solo una delle tante.

Yara: trailer del film Netflix di Marco Tullio Giordana

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Yara: trailer del film Netflix di Marco Tullio Giordana

Netflix Italia ha diffuso il trailer di Yara, il film originale Netflix diretto da Marco Tullio Giordana. Nel cast protagonisti sono Chiara Bono, Roberto Zibetti, Isabella Ragonese, Sandra Toffolatti, Mario Pirrello, Alessio Boni, Thomas Trabacchi, Aiman Machhour. Il film Yara è prodotto da TaoDue Film.

Il premiato regista Marco Tullio Giordana (“La meglio gioventù”) dirige un film drammatico basato su una storia vera. L’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio sconvolge la cittadina di Brembate di Sopra. Per assicurare il colpevole alla giustizia, il pubblico ministero Letizia Ruggeri ha solo un esile indizio: tracce di DNA che non servono a molto senza un database con cui metterle a confronto.

Yara: le differenze tra il film e la storia vera

Yara: le differenze tra il film e la storia vera

Diretto da Marco Tullio GiordanaYara (qui la recensione) rappresenta un ulteriore tassello nella filmografia di un regista che ha sempre dimostrato una particolare sensibilità nel raccontare storie ispirate alla realtà e al dolore collettivo. Giordana, già noto per opere come I cento passi e La meglio gioventù, torna a confrontarsi con un fatto di cronaca nera che ha scosso profondamente l’opinione pubblica italiana: l’omicidio della giovane Yara Gambirasio. Il regista affronta il caso con il suo consueto approccio sobrio e rigoroso, senza indugiare nel sensazionalismo, concentrandosi invece sulle indagini e sul contesto umano e sociale che hanno circondato la tragica vicenda.

La scelta di realizzare un film su Yara nasce dall’esigenza di ripercorrere un caso giudiziario complesso e delicato, che ha tenuto il Paese con il fiato sospeso per anni. La pellicola si sofferma in particolare sulla determinazione e il lavoro instancabile di coloro che hanno cercato la verità, come la PM Letizia Ruggeri, interpretata da Isabella Ragonese. Con Yara, Giordana si propone di offrire un omaggio rispettoso alla vittima e alla sua famiglia, dando voce al dolore e alla speranza di giustizia, e allo stesso tempo riflettendo sui meccanismi della giustizia italiana e sull’impatto che un simile dramma ha su una comunità intera.

Il film, distribuito da Netflix, è stato però naturalmente accolto con reazioni miste: da una parte apprezzato per il tono sobrio e per la delicatezza con cui tratta il caso, dall’altra criticato da chi ha visto nel progetto il rischio di spettacolarizzazione di un dramma privato, un po’ come avvenuto di recente con la serie Avetrana – Qui non è Hollywood. Nel corso dell’articolo, ci soffermeremo proprio su un aspetto particolarmente discusso: le differenze tra il film e la vicenda reale, cercando di capire come e perché Giordana abbia scelto di raccontare alcuni passaggi con un linguaggio narrativo diverso rispetto ai fatti di cronaca.

Chiara Bono in Yara
Chiara Bono in Yara. Foto cortesia di Netflix

La trama del film

Il film è incentrato sul caso di Yara Gambirasio (Chiara Bono), la tredicenne di Bembrate di Sopra, nel Bergamasco, misteriosamente scomparsa nel 2010, dopo aver terminato una lezione di ginnastica ritmica presso il centro sportivo del suo paesino. Quella fredda sera del 26 novembre, Yara non fa ritorno a casa, lasciando la famiglia immersa nell’angoscia. Iniziano così per i suoi genitori mesi di inferno, nei quali si chiedono se la giovane sia ancora viva, mentre le ricerche coinvolgono forze dell’ordine, volontari, giornalisti e inquirenti come il pubblico ministero Letizia Ruggeri (Isabella Ragonese), il colonnello Vitale (Alessio Boni) e il maresciallo Garro (Thomas Trabacchi), impegnati senza sosta nel ricostruire i fatti.

Solo il ritrovamento del corpo della ginnasta, in un campo isolato a Chignolo d’Isola e dopo tre mesi di attesa straziante, permetterà di ottenere un primo indizio, un DNA sconosciuto, rilevato sugli indumenti della ragazza, che consentirà, dopo una lunga e complessa indagine forense, accertamenti incrociati e un grande aiuto da parte di tutta la popolazione di Bembrate, d’individuare un sospettato, un uomo, Massimo Bossetti (Roberto Zibetti), fino a quel momento per nulla preso in considerazione, muratore incensurato la cui traccia genetica era compatibile con quella isolata nella zona colpita da arma da taglio. L’arresto arriva dopo anni di lavoro investigativo, proprio quando l’inchiesta sembrava vicina all’archiviazione definitiva.

Le principali differenze tra il film e la storia vera

Pur cercando di attenersi quanto più possibile ai reali risvolti della storia di Yara, il film presenta delle naturali differenze rispetto alla realtà. Ad esempio, si enfatizza la figura della PM Letizia Ruggeri come protagonista, mentre la vittima, Yara Gambirasio, appare principalmente nei primissimi minuti. Questa scelta narrativa è stata criticata: molti osservatori, tra cui il magazine Framed e il Giornale, sottolineano che il titolo risulta fuorviante, perché la ragazza resta sullo sfondo, intorno alla figura forte e combattiva della PM. Comprensibilmente, però, Giordana ha voluto raccontare non tanto il caso criminale in sé, quanto la determinazione e gli ostacoli di una donna di legge in un ambiente tradizionalmente maschile.

Nel film vengono poi trascurate alcune fasi reali dell’indagine, come il DNA presente sul giubbetto dell’istruttrice Silvia Brena, estratto il 2 aprile 2011. Anche il blitz su Mohamed Fikri, arrestato per errore, viene raffigurato, ma senza approfondire l’impatto emotivo della comunità e le implicazioni giudiziarie reali. Le omissioni suggeriscono una volontà di privilegiare un racconto lineare e centrato sulla PM, piuttosto che una ricostruzione fedele e complessa di tutte le ipotesi investigative, le quali avrebbero inevitabilmente reso più complicato e lungo il racconto. 

Isabella Ragonese in Yara
Isabella Ragonese in Yara. Foto cortesia di Netflix

Nel film si attribuisce poi al cellulare di Bossetti una precisione di posizionamento “alla via”, grazie alle celle telefoniche, il che è tecnicamente impossibile. Anche il GPS viene presentato come non ancora usato. Un’altra differenza, seppur di minor importanza all’interno del film, è l’accento di Yara che appare forzatamente “romano”, anziché bergamasco, come sottolineato dal quotidiano Il Giorno. Tali rappresentazioni appaiono infatti più funzionali alla tensione narrativa che a un ritratto realistico delle tecnologie investigative dell’epoca.

Riguardo al film si sono poi espressi sia i genitori di Yara sia i legali di Bossetti, i quali hanno dichiarato di non essere stati consultati: “Nessuno ha sentito la nostra voce”, ha affermato Claudio Salvagni, avvocato della difesa. L’assenza delle loro testimonianze rende il film un racconto con un unico punto di vista: quello della PM Ruggeri. Questa scelta, se da una parte limita la pluralità narrativa e impedisce uno sguardo più comprensivo su questioni delicate come la difesa del diritto, la complessità del processo e il trauma delle famiglie coinvolte, dall’altra permette al film di poter seguire un unico personaggio ed evitare maggiore confusione.  

Infine, le riprese non sono state effettuate a Brembate o Chignolo d’Isola, ma in location come Fiano e San Vito Romano. Giordana ha motivato la decisione per questioni logistiche legate al Covid e per non gravare ulteriormente sulla comunità bergamasca. In generale, il regista dichiara di aver voluto raccontare un “caso che è stato specchio dell’Italia“, facendosi portavoce di una realtà simbolica piuttosto che di un adattamento cronachistico pedissequo. Questo ha naturalmente portato alla ricostruzione di un contesto piuttosto diverso rispetto a quello dove si sono realmente svolte le vicende.

le differenze tra film e realtà, dunque, sono molte: dalla centralità della PM Letizia Ruggeri alla marginalizzazione di Yara, dalle omissioni investigative a scelte tecniche di vario tipo e al mancato coinvolgimento delle famiglie. Queste strategie rispecchiano però una visione autoriale che privilegia una narrazione drammaturgica lineare e un focus tematico piuttosto che una cronaca puntuale, propria più di un documentario. Giordana, infatti, ha voluto realizzare non una docufiction, ma un affresco simbolico del sistema giudiziario, delle dinamiche di genere e del peso dell’inchiesta di massa in un Paese scosso dalla cronaca nera.

LEGGI ANCHE: Il caso Yara: la recensione della docuserie crime di Netflix

Yara, recensione del film Netflix sull’omicidio di Brembate di Sopra

La realtà, sincera e fredda, è la protagonista del film Yara di Marco Tullio Giordana, un racconto quasi documentaristico della vicenda realmente accaduta a Yara Gambirasio, tredicenne scomparsa nel 2010 e ritrovata morta. Con un’attenta ricostruzione del processo di indagine e delle sue sfaccettature, il regista riporta i fatti da un nuovo punto di vista. Il risultato è un lungometraggio profondo ma lontano dai sentimentalismi esasperati e dal gossip mediatico.

La vera storia di Yara

Yara Gambirasio (Chiara Bono) era una ragazzina di tredici anni. Abitava a Brembate di Sopra nel bergamasco. Era una ginnasta, si allenava in un centro sportivo a 700 metri da casa. Anche il 26 novembre 2010 era andata in palestra a piedi, come era solita fare. Attesa a casa per le 18:30, Yara non ha mai più fatto ritorno.

La famiglia lancia l’allarme e le indagini partono tempestivamente, vedendo coinvolti nella ricerca carabinieri, polizia, RIS e innumerevoli volontari. Dopo tre mesi di nulla, il corpo di Yara viene ritrovato il 26 febbraio 2011 in un campo di Chignolo d’Isola, una località a 10 km di distanza da Brembate. Dai resti, si comprende che l’aggressore ha ferito Yara più volte. Ha tentando di abusare di lei, per poi lasciarla morire nel campo. Con il rinvenimento del corpo, le indagini possono proseguire: le tracce di DNA sugli indumenti di Yara sono l’elemento chiave per identificare Ignoto 1, ossia l’assassino. Grazie all’inarrestabile pubblico ministero Letizia Ruggeri, interpretata abilmente da Isabella Ragonese, l’indagine prosegue con test del DNA a tappeto su tutta la popolazione della zona, fino all’identificazione dell’aggressore: nel 2014 Giuseppe Bossetti viene arrestato e processato.

Discrezione e delicatezza conducono il film Yara

La vicenda di Yara è stata raccontata infinite volte dai media. I giornali, i telegiornali e i programmi televisivi hanno detto la loro sulla ragazzina, sulla famiglia e sui sospettati. Spesso a sproposito e troppo frettolosamente. Marco Tullio Giordana ha voluto invece dare il giusto rispetto alle persone coinvolte nella terribile storia, creando un racconto onesto, che segue i momenti cruciali delle indagini, includendo i successi e gli insuccessi delle forze dell’ordine, la buona e cattiva gestione delle tempistiche, le pressioni eccessive dei media sulla famiglia. Il regista inserisce così la sua visione critica sulla vicenda, ma senza compromettere la storia con eccessive coloriture del tutto non necessarie.

L’emozione contenuta dei personaggi

Le emozioni non mancano nel film. La famiglia soffre, primi tra tutti i genitori di Yara, interpretati eccellentemente da Sandra Toffolatti Mario Pirello. Isabella Ragonese, nei panni della PM Letizia Ruggeri, è vista mentre cerca di districarsi tra superiori poco fiduciosi, apprensioni materne, doveri morali e leggi vincolanti. Anche l’opinione pubblica e i concittadini sono mostrati nel loro turbamento per la scomparsa di Yara, ma non vi è nulla di eccessivo, forzato o strappalacrime. Con questo tipo di racconto, privo di crudezza estrema o di tecnicismi giuridici e medici, lo spettatore può seguire le vicende dall’inizio alla fine con la giusta dose di coinvolgimento e lucidità.

Un racconto femminile, al quadrato

Letizia Ruggeri è forse la vera protagonista del film: capo delle indagini, racconta allo spettatore passo per passo i momenti cruciali della ricerca. È lei che traina l’intera squadra d’indagine: nello sconforto generale, la Ruggeri non molla. La voce potente di Isabella Ragonese, dalle chiamate ai genitori di Yara all’arringa durante il processo, è una costante nel film. Ma non è l’unica: le parole di Yara ritornano costantemente nel lungometraggio. Con numerosi voice-over che accompagnano le immagini, vengono riprese le frasi che la ragazza scriveva nel suo diario, lette e rilette dalla Ruggeri durante le indagini per cercare di trarne anche un minimo indizio. La voce delicata e spensierata di Chiara Bono inserisce nelle fasi dell’indagine sull’assassinio la leggerezza della ragazzina, creando un efficace effetto stridente.

Non manca quindi l’attenzione alla dimensione femminile. Nella sua totalità, Yara è un film che vuole evidenziare criticandoli i giochi di forza che alcune donne si trovano a vivere. Può trattarsi di forza fisica, come l’aggressione subita da Yara, o di potere, come le pressioni contro cui lotta la PM, in un lavoro ancora intriso di cultura misogina.

Yara è disponibile su Netflix

Yara è disponibile dal 5 novembre 2021 in streaming sulla piattaforma Netflix. Grazie alla ricostruzione attenta del vero, il docu-film riesce a prendere parola su una storia brutale, raccontando perfettamente l’orrore inserito, se non nascosto, nell’ordinario.

Yara Shahidi: 10 cose che non sai sull’attrice

Yara Shahidi: 10 cose che non sai sull’attrice

La giovane Yara Shahidi recita sin da quando era piccola e ad oggi vanta partecipazioni ad importanti film e serie TV. Con sempre più popolarità dalla sua parte, è ora uno dei giovani volti di punta della recitazione statunitense, anche per merito del suo camaleontico talento.

Ecco 10 cose che forse non sai di Yara Shahidi.

Yara Shahidi: i suoi film e le serie TV

1. Ha preso parte a celebri film. Il primo film in cui l’attrice ha recitato, all’età di 9 anni, è stato Immagina che, mentre nel 2010 ha recitato accanto ad Angelina Jolie in Salt. Successivamente ha preso parte ai film Unthinkable (2010), con Samuel L. Jackson, Butter (2011) e Alex Cross – La memoria del killer (2012). Torna poi al cinema nel 2019, recitato in Il sole è anche una stella, mentre nel 2023 è in Peter Pan & Wendy, film con Jude Law nel ruolo di Capitan Uncino.

2. Ha recitato anche in note serie TV. Oltre ai film per il cinema, l’attrice ha recitato anche in alcune serie TV, come In the Motherhood (2009), Lie to Me (2010), Scandal (2013), The First Family (2012-2013), Bad Teacher (2014) e The Foster (2014). Ha poi doppiato il personaggio di Darci nella serie animata Trollhunters: I racconti di Arcadia (2016-2018) e 3 in mezzo a noi: I racconti di Arcadia (2018-2019). Dal 2014 al 2022 ha invece recitato nei panni di Zoey Johnson nella serie Black-ish, che l’ha resa celebre, mentre dal 2018 al 2023 ha ricoperto lo stesso ruolo anche in Grown-ish.

3. È anche regista e produttrice. Oltre a lavorare come attrice davanti la macchina da presa, la Shahidi ha già compiuto anche il passaggio dietro di essa, dirigendo un episodio della serie Shatterbox e uno della serie Growing Up. Ha poi lavorato anche come produttrice esecutiva di ben 68 episodi della serie TV Grown-ish, dove è anche una delle protagoniste.

Yara-Shahidi-Trilli-Peter-Pan-Wendy

Yara Shahidi è Trilli in Peter Pan & Wendy

4. È stata scelta per interpretare l’iconico personaggio. Per l’imminente film Disney Peter Pan & Wendy, basato sull’omonimo classico animato, l’attrice è stata scelta per interpretare l’iconico ruolo della fatina Trilli. Quando ciò è stato rivelato attraverso il primo trailer, in molti si sono naturalmente pronunciati contro la scelta dell’attrice, in quanto Trilli è sempre stata ad oggi raffigurata come una fata dalla pelle bianca. Non sono però mancate anche le lodi nei confronti della Shahidi, descritta come assolutamente idonea alla parte.

5. Si è preparata ascoltando della musica. Per prepararsi al ruolo di Trilli ed entrare nel mood e nella psicologia del personaggio, l’attrice ha rivelato di aver ascoltato delle playlist contenenti canzoni che rispecchiano l’animo e il carattere di Trilli. Con la musica in testa, dunque, ha iniziato poi a lavorare sui movimenti “fatati” di Trilli, trovando il giusto equilibrio per renderla credibile e affascinante.

Yara Shahidi ha recitato con Eddie Murphy in Immagina che

6. Ha recitato nei panni della figlia del noto attore. Il primo film in cui la Shahidi ha recitato, come già accennato, è stata la commedia Immagina che, dove ha ricoperto il ruolo di Olivia Danielson, la figlia del protagonista interpretato da Eddie Murphy. Il film è infatti basato proprio sullo speciale rapporto tra i loro due personaggi. Grazie alla sua interpretazione, la Shahidi è poi stata candidata agli Young Artist Awards come Migliore giovane attrice.

Yara Shahidi ha un fidanzato?

7. È single. Nel gennaio del 2023 l’attrice ha rivelato di essere da poco tornata single dopo una relazione piuttosto seria della durata di tre anni. Non è noto con chi avesse una relazione, in quanto la Shahidi ha sempre tenuto privato questo aspetto della propria vita. Ad ogni modo, attualmente sta vivendo quella che definisce “selfish season“, ovvero una stagione da egoista, concentrandosi primariamente su sé stessa e la propria carriera, reinventandosi dunque lontana da ogni possibile relazione sentimentale.

Yara-Shahidi-Eddie-Murphy

Yara Shahidi e il suo attivismo

8. È un’attivista per importanti cause sociali. Shahidi ha fondato Eighteen x 18, una piattaforma per incoraggiare i coetanei a votare per la prima volta al momento delle elezioni. Le sue altre organizzazioni includono poi Yara’s Club, una partnership con Young Women’s Leadership Network (YWLN) di New York, che fornisce tutoraggio online nella speranza di porre fine alla povertà attraverso l’istruzione. Nel 2021, Yara Shahidi ha aderito alla campagna Dior Stand with Women. L’attivismo dell’attrice è stato notato dall’ex first lady Michelle Obama, che le ha poi scritto una lettera di raccomandazione all’Università di Harvard.

Yara Shahidi è su Instagram

9. È presente sul social network. L’attrice è presente sul social network Instagram, con un proprio profilo verificato seguito da ben 8,1 milioni di persone e dove attualmente si possono ritrovare oltre 3000 post. Questi sono principalmente immagini relative a suoi lavori da attivista, attrice e modella, spesso inerenti il dietro le quinte di tali progetti o promozionali nei loro confronti. Ma non mancano anche curiosità, momenti di svago, eventi a cui ha preso parte e altre situazioni ancora. Seguendola, si può dunque rimanere aggiornati su tutte le sue novità.

Yara Shahidi: età e altezza dell’attrice

10. Yara Shahidi è nata a Minneapolis, in Minnesota, Stati Uniti, il 10 febbraio del 2000. L’attrice è alta complessivamente 1,68 metri.

Fonte: IMDb, Instagram, Essence

Yara Shahidi brilla nei panni di Trilli nel live-action della Disney Peter Pan & Wendy

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Il noto sito americano Deadline ha diffuso la prima foto ufficiale di Yara Shahidi nei panni di Trilli per l’imminente adattamento cinematografico live-action della Disney di Peter Pan & Wendy. L’immagine mostra Shahidi vestita con uno splendido abito verde, con ali delicate che spuntano dalla sua schiena.

Yara Shahidi, la talentuosa giovane attrice e attivista, è stata annunciata come protagonista dell’imminente adattamento cinematografico live-action della Disney di Peter Pan & Wendy. Shahidi interpreterà il ruolo iconico di Trilli, la maliziosa e amata fata che ha catturato il cuore del pubblico per generazioni.

Shahidi, che è diventata famosa per il suo ruolo di Zoey Johnson nella serie di successo “Black-ish“, è rapidamente diventata una delle giovani star più ambite di Hollywood. Oltre al suo lavoro di attrice, è nota anche per il suo attivismo e difesa, in particolare nei settori della giustizia sociale e dei diritti delle donne. È stata inserita nella lista dei “30 Under 30” di Forbes ed è stata riconosciuta dalla rivista Time come una delle persone più influenti al mondo.

Yara Shahidi Trilli Peter Pan & Wendy

Peter Pan & Wendy è diretto da David Lowery, ed è solo l’ultimo di una lunga serie di adattamenti della classica storia di Peter Pan e i bambini perduti. La storia è stata raccontata innumerevoli volte in film, spettacoli televisivi e produzioni teatrali, ma questo nuovo adattamento live-action promette di portare una nuova ed emozionante interpretazione dell’amata storia. Con Shahidi in testa come Trilli, il pubblico può aspettarsi un film pieno di magia, avventura e cuore.

Peter Pan & Wendy  è stato diretto da David Lowery (Pete’s Dragon,  The Green Knight  con Toby Halbrooks che ha co-scritto l’adattamento con Lowery. Il film ci saranno anche Jude Law nei panni di Capitan Uncino, Alexander Molony nei panni di Peter Pan e Ever Anderson nei panni di Wendy. Nel cast anche Alyssa Wapanatâhk, Joshua Pickering, Jacobi Jupe, Molly Parker, Alan Tudyk e Jim Gaffigan.

Yannick: recensione del film di Quentin Dupieux

Yannick: recensione del film di Quentin Dupieux

“Uno spettacolo che dovrebbe tirarmi su di morale, mi fa l’effetto contrario.”Yannick

Il cinema, o il teatro, sono un’arte dentro cui, come in una bolla, ci si può isolare. Pur di natura diversa, lavorano per un medesimo compito: permettere di evadere dalla realtà. Che sia per una storia impressa su uno schermo oppure portata in scena su un palco con attori in carne e ossa, chi arriva in sala vuole chiudersi alle spalle la porta che si affaccia sul mondo reale, per pensare alle vite di altri in cui non è protagonista coinvolto. Non sempre però lo spettatore si trova davanti un’opera che lo aggrada, per cui prova trasporto, che è fedele al suo genere di riferimento (ed è il motivo per cui l’ha scelta, in base alle esigenze del momento), e che gli dà la distrazione necessaria. Se ciò che dovrebbe offrire divertimento, sollievo o svago restituisce la stessa noia o insoddisfazione della propria vita, può essere molto frustrante. Oltre che deludente.

In una realtà surreale, come quella allestita da Quentin Dupieux nella sua commedia dell’assurdo Yannick, il pubblico ha tutto il diritto di ribellarsi e dire la propria. Perché spesso si tende a pensare che la funzione di un film, o nel caso della storia del regista francese una piéce teatrale, sia solo quella di contenere le espressioni artistiche di chi lo mette in piedi. Ma l’arte di saper creare storie non deve far star bene solo chi la fa, ma anche chi la riceve, proprio perché fonda il suo essere su una comunicazione soddisfacente fra le parti. Tuttavia, se manca il dialogo e l’impegno, come in una coppia, il disastro è assicurato. Yannick, undicesimo lavoro di Dupieux, è stato presentato al Locarno e Torino Film Festival 2023, e arriva nelle sale italiane dal 18 gennaio.

Yannick, la trama

Siamo in un teatrino della provincia francese, dove è in corso la rappresentazione di una (brutta) commedia intitolata Il Cornuto, che mette in scena uno dei più classici ménage a trois: tra battute mediocri ed equivoci già visti, sul palco due attori si contendono la protagonista. In sala gli spettatori sono pochi, tutti abbastanza annoiati, che di tanto in tanto ridono forzatamente. All’improvviso però, stanco di quell’operetta, si leva la voce d Yannick, , un guardiano notturno che ha fatto “quarantacinque minuti di treno e quindici a piedi per essere lì”, oltre ad essersi preso un giorno di ferie, e non accetta di star guardando una piecé scarsa e scontata. Nessun colpo di scena, nessun brillante dialogo, niente di quello portato in scena lo entusiasma, anzi aggrava il suo stato d’animo già abbattuto, quando lui era andato a teatro proprio per stare meglio. Dopo una serie di battibecchi con gli attori, Yannick, deluso dalla loro performance, ne prende il controllo per rivoluzionarla e creare qualcosa di davvero divertente. Dimostrando quanto spesso, chi non dovrebbe esserlo, si rivela essere migliore di chi è esperto. Semplicemente perché ci crede fino in fondo.

Yannick

Dupieux: dalla parte dello spettatore

Dalla prima inquadratura in 4:3, una chiara falsa soggettiva, Dupieux imprigiona il suo pubblico, sia intradiegetico che extradiegetico, nello spazio del piccolo teatro. Con questa scelta di formato, sentirsi più vicini – e intimi – agli spettatori in sala, a Yannick e agli attori sul palco diventa quasi automatico, e sottrarsi a quel processo di identificazione è pressoché impossibile. Dupieux mette regia e sceneggiatura a favore di spettatore, trasformando così Yannick in una riflessione su come possa sentirsi che inizia dall’incipit, e porta avanti con frenesia di montaggio e dialoghi calzanti fino all’exploit finale. Con insolenza e una buona dose di umorismo ed eccesso, il regista si schiera dalla parte dello spettatore, spesso lasciato nell’ombra, a cui non viene data la rilevanza che merita, parlando a nome suo e dei suoi diritti.

Nella maggior parte dei casi questi deve infatti accettare ciò che ha di fronte – che può essere insipido, scialbo, spento – senza replicare. Eppure non si pensa mai alla responsabilità che ha un autore nei suoi confronti. Per essere meritevole di lode, lui, deve curare la sua opera fino in fondo, volerle bene, valorizzarla, essere presente quando viene messa in scena – senza abbandonarla a se stessa come invece accade per la commedia teatrale nel film. Perché una specifica piéce (in questo caso ci si rivolge ai compiti di una commedia) come dice Yannick deve far stare bene, e non buttare giù di morale ancor di più. Come dimostrerà poi in seguito, per riuscire in qualcosa bisogna avere in primis il carburante della passione, ma soprattutto non trattare il lavoro – e l’arte – con superficialità e inerzia. Perché se non siamo i primi a credere nel nostro operato, non possiamo pretendere che lo facciano gli altri. E neanche che a loro, in quanto spettatori, vada bene tutto così come viene proposto.

Yann Tiersen: Kerber-The Film, recensione del film musicale

Yann Tiersen: Kerber-The Film, recensione del film musicale

È in uscita Kerber, nuovo album del compositore e polistrumentista francese Yann Tiersen, testimonianza audiovisiva del nuovo sound elettronico che la poetica dell’autore ha assunto. Yann Tiersen è, difatti, conosciuto proprio per le sperimentazioni musicali e sinfoniche, oltre che per il contributo a colonne sonore cinematografiche (ricordiamo Goodbye, Lenin! e Il favoloso mondo di Amelie). Proprio in occasione dell’uscita del suo ultimo disco è stato girato il lungometraggio Yann Tiersen: Kerber-The Film, diretto da Kit Monteith e prodotto da Louise Sinnerton, disponibile on demand sulla piattaforma pay-per-view LIVENow dal 26 agosto 2021.

La sperimentazione musicale di Yann Tiersen: Kerber-The Film

Yann Tiersen: Kerber-The Film vede Yann Tiersen, Jens L. Thomsen ed Emilie Tiersen nel ruolo di performers all’opera nello studio di Tiersen, nella location incantata dell’isola di Ouessant in Bretagna, terra sempreverde dove risiedono soltanto 834 persone. E’ proprio l’estetica paesaggistica di questo luogo fiabesco ad avere esercitato la maggiore influenza sul compositore che, lasciatosi guidare dalle suggestioni naturali, ha composto nuove sinfonie. Nel film Yann Tiersen esegue dunque i brani, combinando svariati strumenti musicali, quali pianoforte, vari tipi di violini e fisarmonica.

Il regista Kit Monteith si avvale di fotocamera 35 mm quale strumento analogico per poter incorniciare al meglio gli intonsi paesaggi dell’isola, col l’intento di rendere le trasformazioni del paesaggio in musica, in un sodalizio tra artista e natura che denota una ricerca performativa ottimale. Il nuovo sound di Tiersen è rigenerato e rinvigorito dai sistemi elettronici analogici, che ridefinisco le sinfonie musicali tramite il campionamento e la sintesi sperimentale. Il prodotto filmico è il risultato di un lavoro ininterrotto per gran parte del 2020, anno di ricerca stilistica volta alla composizione di melodie al pianoforte da rileggere con suoni elettronici. La miscela di estetica classica e contemporanea permea l’intera cornice filmica, che vive di sospiri e pause musicali, nell’ottica di partiture pittoresche che riescono a delineare al meglio la poetica di Yann Tiersen.

L’album di Kerber dimostra ampiamente uno spirito volto alla sperimentazione incessante, che si nutre di suggestioni visive e temporali, per ricreare il fluire del proprio tempo in musica. La rappresentazione di un universo visivo interiorizzato e contemplativo è chiave fondamentale di lettura di un prodotto artistico incasellabile, che mira a sfruttare a proprio vantaggio i mezzi audiovisivi per proporre una dinamica di promozione dell’album del cantante ottimamente ideata, pur con qualche difetto registico, che comunque non va a minare nel complesso l’estetica dell’opera.

Kerber è il risultato di un percorso di ridefinizione dell’essenza di musicista e compositore di Yann Tiersen, già in opera da alcuni anni e ravvisabile chiaramente nel disco Portrait, in cui rileggeva un venticinquennio di carriera alla luce della consapevolezza attuale e presente. Anche il disco ALL restituiva una miscellanea di materiale registrato tendente a nuovi percorsi creativi, dalla marcatura ecologista. Sicuramente però il risultato migliore è stato raggiunto tramite questo progetto, che riprende le sinfonie prive di cantato del disco precedente (indubbiamente tra le più convincenti) e approfondisce il “sodalizio musicale” tra il pianoforte, lo strumento tanto amato, e l’elettronica.

Yann Tiersen: Kerber

Yann Tiersen: Kerber-The Film, un diario musicale tutto da sfogliare

Ciò che sorprende maggiormente è l’appropriazione da parte di Tiersen dell’impianto più ambient, e meno pop, della sua musica; è innegabile che l’influenza della prorompente “identità geografica” di cui Tiersen si è nutrito abbia costituito la carta vincente per regalarci non solo uno splendido omaggio all’isola di Ushant, ma anche un diario musicale tutto da sfogliare, che mira a catturare la veridicità delle impressioni.

Per quanto riguarda il metodo compositivo, Tiersen ha affermato che, diversamente dal passato, non è più il pianoforte l’ unico centro propulsore delle sue idee; indubbiamente, ne costituisce l’impianto e la resa melodica, che scaturisce da un attento lavoro di scrittura, avvalendosi però anche di strumenti elettronici analogici che si elevano a ruolo di orchestra. Esempio ben riuscito di questo modus operandi sono Ker yegu, Poull Bojer e Ker Loch.

Scogliere alte e frastagliate, una landa pianeggiante sconfinata, sferzata dai venti, sono lo sfondo perfetto per raccogliere sonorità vibranti, e contaminate, che vanno a reinterpretare la cornice paesaggistica secondo l’occhio di chi chiama quella terra “casa”: Yann Tiersen: Kerber-The Film mira ad ampliare gli orizzonti musicali di un artista duttile, in continua evoluzione, ma che continua sempre a volgere lo sguardo alle sue radici.

Lo streaming di Yann Tiersen: Kerber- The Film è disponibile su LIVENow da giovedì 26 agosto alle 20:00.

Yann Tiersen: Kerber film

Yakuza: un nuovo progetto per Gavin O’ Connor!

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Si chiamerà Yakuza il nuovo film del regista di Warrior Gavin O’ Connor. La pellicola, ambientata nel mondo della malavita giapponese,avrà per protagonista un agente della CIA che si ritroverà coinvolto in loschi affari con un boss, all’indomani del terribile Tzusami che ha devastato il paese.

Yakuza: in arrivo il live action basato sul videogioco SEGA

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Yakuza: in arrivo il live action basato sul videogioco SEGA

Arriva da Variety la notizia che SEGA è attualmente al lavoro sullo sviluppo di un live action basato su Yakuza, il celebre videogioco creato dalla società multinazionale giapponese. SEGA sta collaborando al progetto insieme a 1212 Entertainment e Wild Sheep Content. Erik Barmack, Roberto Grande e Joshua Long figureranno in qualità di produttori. Al momento il live action è alla ricerca di uno sceneggiatore.

Yakuza è il secondo franchise più redditizio di SEGA dopo Sonic the Hedgehog (anche questo arrivato di recente sul grande schermo grazie ad un adattamento live action che ha visto nel cast, tra gli altri, anche Jim Carrey). Il primo capitolo della saga videoludica è stato pubblicato nel 2005 e da allora sono stati realizzati ben sette sequel e otto spin-off, quasi tutti acclamati dalla critica e dalla comunità nerd.

È probabile – ma non ancora confermato – che l’adattamento cinematografico si concentrerà sulla storia del protagonista Kazuma Kiryu, che viene scarcerato dopo essere stato incastrato per un omicidio che in realtà non ha commesso. Da lì tornerà a far parte della Yakuza (la mafia giapponese), alla disperata ricerca di una fortuna dal valore di 10 miliardi di yen.

“Yakuza ci offre un nuovo terreno di gioco in cui ambientare storie avvincenti con personaggi complessi in un ambiente unico che il pubblico ha raramente visto prima”, ha dichiarato in una nota ufficiale 1212 Entertainment. “La saga di Kazuma Kiryu ha un fascino cinematografico incorporato: un mix di azione cinetica con esplosioni di commedia, molteplici trame convergenti e un avvincente viaggio verso la redenzione.”

Il produttore Erik Barmack ha aggiunto: “Con la nostra esperienza nel raccontare storie globali, siamo entusiasti di portare questo enorme progetto sulle piattaforme di tutto il mondo”. 

Yakuza Apocalypse: il trailer del nuovo film di Takashi Miike

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Yakuza Apocalypse: il trailer del nuovo film di Takashi Miike

Anche se una distribuzione italiana è impensabile, noi ci teniamo lo stesso a segnalarvi l’uscita del trailer di Yakuza Apocalypse: The Great War Of The Underworld diretto dal folle e prolifico Takashi Miike che sarà uno dei film presentati dalla Quinzaine des Realizateurs nel corso del prossimo Festival di Cannes.

Il protagonista di questa storia di gangster e vampiri, iperviolenta e a tratti comica, è un ragazzo di nome Akira, che sogna di diventare uno yakuza, membro della mafia giapponese, e che scopre che la vita del malavitoso non è esattamente quella che si aspettava. E per l’appunto si dovrà confrontare addirittura con un boss vampiro.

Qui di seguito potete gustarvi il trailer ufficiale. Buona visione.

Fonte: YouTube

Yado: trama, cast e curiosità sul film con Arnold Schwarzenegger

Yado: trama, cast e curiosità sul film con Arnold Schwarzenegger

Nel corso degli anni Ottanta l’attore Arnold Schwarzenegger si è consacrato a livello mondiale grazie a film come Conan il barbaro, Conan il distruttore e Terminator. Dopo questi titoli, egli recitò in Yado, pellicola di genere fantasy d’avventura diretta nel 1985 da Richard Fleischer (già regista del secondo Conan). Il titolo inglese del film, in realtà, è Red Sonja e si riferisce all’omonima eroina ideata da Roy Thomas e Barry Windsor, i quali per costruire il personaggio si rifecero a loro volta al romanzo The Shadow of the Vulture, pubblicato nel 1934 e scritto da Robert E. Howard.

Howard è meglio noto per essere stato lo scrittore che ideò il personaggio di Conan, da cui poi sono stati tratti i due film poc’anzi citati. Dando vita a Yado, dunque, si cercò di portare al cinema una specie di sequel spirituale di quei titoli. L’ambientazione, infatti, è la stessa, ovvero quell’era hyboriana in cui sono ambientati i racconti di genere sword and sorcery scritti da Howard. Per la versione italiana, però, si cercò di puntare tutto sulla presenza nel film di Schwarzenegger, e ciò portò al cambio di titolo, il quale si riferisce al personaggio interpretato dall’attore austriaco (anche se in lingua originale il personaggio è chiamato Lord Kalidor).

La volontà di sfruttare nuovamente un genere in quegli anni molto popolare non portò però ai risultati sperati. Yado venne infatti duramente criticato e si affermò come un cocente flop al box office. Ad oggi, rimane comunque uno scult anni Ottanta che gli appassionati del genere continuano a riscoprire e apprezzare, nonostante i suoi difetti. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e al remake. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Yado: il riassunto della trama

La storia del film ha inizio con la malvagia regina Gedren intenta a conquistare ogni regno possibile. La sovrana, in particolare, aspira ad ottenere un antico e potentissimo talismano, che deve necessariamente essere custodito nelle viscere della terra altrimenti altererebbe l’equilibrio di quest’ultima distruggendo ogni cosa. Per impossessarsene, Gedren invia i suoi guerrieri a massacrare il gruppo di donne che lo custodivano. La sacerdotessa capo, prima di morire, assegna dunque alla sorella di Red Sonja il compito di riportare la pace sul mondo. La guerriera intraprende così un viaggio, seguita dal valoroso Yado, per fermare Gedren una volta per tutte.

Yado: il cast del film

Per il ruolo della protagonista, la guerriera Red Sonja, si era inizialmente pensato all’attrice Sandahl Bergman, già comparsa in Conan il barbaro nei panni di Valeria. L’attrice, però, non volendo interpretare nuovamente un ruolo da eroina, preferì assumere i panni della regina Gedren. Ad ottenere il ruolo della protagonista, dopo oltre un anno di ricerche, fu infine la modella danese Brigitte Nielsen, all’epoca ventunenne. Questa venne notata dal produttore Dino De Laurentiis su una rivista di moda e fu giudicata adatta alla parte per via dei suoi tratti androgini. Per lei, recitare in Yado rappresentò il suo debutto cinematografico.

Come anticipato, nel ruolo del guerriero Yado vi è invece Arnold Schwarzenegger. Egli, inizialmente, firmò per il film unicamente per fare un favore a De Laurentiis, convinto inoltre di comparire per poco più che un cameo. Schwarzenegger finì però con il rimanere sul set per quattro settimane e il suo personaggio venne espanso a co-protagonista. In seguito a ciò, egli decise di interrompere il suo contratto con il produttore. Ancora oggi, Schwarzenegger considera questo come il peggior film della sua carriera. Nel film vi sono poi anche Ernie Reyes, Jr. nel ruolo del principe bambino Tarn e il suo fedele scudiero Falkon, interpretato da Paul L. Smith.

Yado cast

Yado: il remake, il trailer e dove vedere il film completo in streaming e in TV

Da anni ormai si cerca di riportare al cinema il personaggio di Red Sonja. Nel 2008 sembrava che la cosa dovesse concretizzarsi con un film diretto da Robert Rodriguez e con Rose McGowan nei panni della guerriera. Il progetto tuttavia naufragò dopo poco. Si dovette a quel punto attendere il 2017 per un nuovo tentativo di realizzare il film, alla regia del quale era stato confermato il regista Bryan Singer, celebre per i film sugli X-Men. Singer venne però rimosso dal progetto in seguito alle accuse di molestie sessuali nei suoi confronti. Al suo posto, nel 2019, è stata assunta Joey Soloway, ideatrice della serie Transparent. Nel maggio del 2021, infine, è stato confermato che il film è ancora in fase di sviluppo e che ad interpretare la protagonista vi sarà Hannah John-Kamen, attrice vista nella serie Killjoys e nel film Ant-Man and the Wasp.

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Yado è infatti disponibile nei cataloghi di Chili, Google Play e Apple iTunes. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di martedì 13 dicembre alle ore 21:15 sul canale Italia 2.

Fonte: IMDb

Y:The Last Man il nuovo progetto della New Line Cinema

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Y:The Last Man il nuovo progetto della New Line Cinema

Sembra che la New Line Cinema non ha dimenticato l’adattamento di Y: The Last Man. Dopo una presentazione dello script da parte degli sceneggiatori di Jericho, Matthew Federman

Y: The Last Man prova a ripartire con due nuovi sceneggiatori

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Il fumetto Y: The Last Man di Brian K. Vaughan e Pia Guerra è da diversi anni oggetto di attenzioni cinematografiche; tuttavia, ogni progetto