Il canale americano
Showtime ha diffuso il promo e la trama di
Yellowjackets 1×02, il secondo episodio di
Yellowjackets,
l’annunciata nuova serie tv generazionale creata e prodotta da
Ashley Lyle e Bart Nickerson per
Showtime.
In Yellowjackets 1×02 che si
intitolerà “Heart-Shaped Black Box” Mentre gli
adolescenti si orientano tra le macerie, Misty scopre che
l’inferno sulla terra si sta avvicinando. Nel
presente: vendetta, compiti sessuali e il poliziotto
precedentemente noto come Goth.
Yellowjackets 1×02
Yellowjackets
racconta la storia di una squadra di calciatrici di talento liceale
che diventano le sopravvissute a un incidente aereo nel deserto
dell’Ontario. La serie racconta la loro discesa da una squadra
complicata ma fiorente a clan in guerra e cannibali, mentre tiene
traccia delle vite che hanno tentato di ricostruire quasi 25 anni
dopo.
Nel cast di Yellowjackets
protagonisti sono Sophie Nélisse nei panni di
un’adolescente Shauna Sheridan –
Melanie Lynskey interpreta una Shauna adulta.
Jasmin Savoy Brownda
adolescente Taissa – Tawny Cypress interpreta una
Taissa adulta Sophie
Thatchercome Natalie adolescente –
Juliette Lewis interpreta una Natalie adulta.
Sammi Hanratty
come Misty adolescente –
Christina Ricci
interpreta una Misty adulta.Ella Purnell come Jackie,
Steven Krueger come Ben Scott, Amy
Okuda come Cat Wheeler e Warren Kole da
adulto Jeff Sadecki.
La serie thriller di Showtime
Yellowjacketsè finalmente tornata con la sua
terza stagione nel 2025, ma la serie sarà presto rinnovata per
una quarta stagione? Sviluppata per la TV da Ashley Lyle e Bart
Nickerson, la serie racconta la storia di una squadra di calcio
femminile di liceo il cui aereo precipita nella natura selvaggia
del Canada nel 1996. Passando dagli anni ’90 al presente, la serie
racconta le conseguenze della loro terribile esperienza e ciò che
hanno dovuto fare per sopravvivere. Con alcuni misteri davvero
raccapriccianti, tra cui il cannibalismo, Yellowjackets
cammina su una corda tesa tra il brivido e l’orrore puro.
La terza stagione vede le cose
raggiungere il culmine quando ogni parvenza di civiltà viene
spazzata via dalle sopravvissute nel 1996, anche con l’arrivo
dell’estate. Nel frattempo, le donne nel 2021 devono lottare per
mantenere i loro preziosi segreti, schivando anche minacce mortali
che sono tornate a perseguitarle. Nonostante l’attesa, la terza
stagione di Yellowjackets è ancora uno dei prodotti più
attesi della TV, e questa è una buona notizia per una potenziale
quarta stagione. Anche se non c’è ancora nulla di confermato sulla
quarta stagione, è altamente probabile che Showtime rinnoverà il
thriller sanguinario per un’altra stagione.
Gli episodi della terza stagione di Yellowjackets
vanno in onda ogni giovedì su Paramount+ con Showtime prima di essere trasmessi
su Showtime ogni domenica.
La quarta stagione di
Yellowjackets non è stata confermata
Anche se a questo punto sembra una
conclusione scontata, Showtime non ha ancora rinnovato
Yellowjackets per una quarta stagione. Ciò non dovrebbe
sorprendere troppo, considerando la novità della terza stagione, ma
probabilmente non ci vorrà molto prima che il destino del thriller
venga deciso. Sebbene la lunga attesa possa essere stata
fastidiosa, è abbastanza chiaro che l’attesa per l’ultima puntata
non è diminuita di una virgola e Yellowjackets ha superato
con successo la tempesta. Ciò significa che l’audience sarà
probabilmente piuttosto alta per la terza stagione, il che fa ben
sperare per una potenziale quarta.
Anche se ci sono piani per
concludere presto la storia, Yellowjackets dovrebbe avere
almeno un altro giro, anche se è difficile indovinare quando
arriverà la notizia. Ogni stagione ha ottenuto ordini di rinnovo
sempre più rapidi, ma la terza stagione, colpita dallo sciopero,
potrebbe rendere Showtime un po’ più titubante nel muoversi troppo
rapidamente. Anche se al momento sembra improbabile un blocco
totale del settore, la rete potrebbe aspettare ancora un po’ per
prepararsi a eventuali imprevisti nel processo di produzione.
Dettagli sul cast della quarta
stagione di Yellowjackets
Come hanno dimostrato le numerose
morti raccapriccianti in Yellowjackets, nessuno è al sicuro
in nessuna delle due
linee temporali. Questo rende piuttosto difficile prevedere il
cast della quarta stagione, anche se ci sono alcuni personaggi
che devono sopravvivere nella linea temporale del 1996 perché
le loro controparti adulte fanno parte della storia attuale. Il duo
Melanie Lynskey e Sophie Nélisse interpreta
rispettivamente Shauna adulta e adolescente, e Nélisse ha almeno la
garanzia di sopravvivere. Allo stesso modo, Tawny Cypress e Jasmin
Savoy Brown interpretano Taissa adulta e adolescente, mentre
Christina Ricci e Samantha Hanratty interpretano Misty adulta e
adolescente.
Sebbene la sua controparte adulta
muoia nel 2021, Sophie Thatcher tornerà nei panni della versione
più giovane di Nat, mentre Simone Kessell (2021) condividerà il
ruolo di Lottie con Courtney Eaton (1996). Lauren Ambrose e Liv
Hewson interpretano rispettivamente Van adulta e adolescente,
mentre Kevin Alves interpreta il giovane Travis, la cui controparte
adulta finisce per morire nella linea temporale attuale. Molti
altri ritorni sono molto meno certi, e i nuovi arrivati della
terza stagione come Hilary Swank e Joel McHale potrebbero anche
avere un ruolo nelle stagioni future.
Il cast presunto della quarta
stagione di Yellowjackets include:
Dettagli sulla trama della
quarta stagione di Yellowjackets
Le cose non potranno che
peggiorare nella natura selvaggia
Sebbene l’estate arrivi per il
gruppo intrappolato nella natura selvaggia nella terza stagione di
Yellowjackets, è chiaro che le cose non potranno mai tornare
come prima. Con la tensione sempre presente e misteri come
l’identità della ragazza della fossa ancora irrisolti, è probabile
che la quarta stagione avrà molto su cui lavorare. Sebbene la trama
della terza stagione probabilmente risponderà ad alcune domande, è
altrettanto probabile che ne solleverà di nuove. Detto questo, è
impossibile indovinare cosa succederà nella quarta stagione di
Yellowjackets finché non sarà nota l’intera trama
della terza stagione.
La serie thriller di Showtime
Yellowjacketsè finalmente tornata con
la sua terza stagione nel 2025, ma la serie otterrà presto il
rinnovo per una quarta stagione? Sviluppata per la TV da Ashley
Lyle e Bart Nickerson, la serie racconta la storia di una squadra
di calcio femminile di liceo il cui aereo precipita nella natura
selvaggia del Canada nel 1996. Passando dagli anni ’90 al presente,
la serie racconta le conseguenze della loro straziante esperienza e
le conseguenze di ciò che hanno dovuto fare per sopravvivere.
Svelando alcuni misteri davvero raccapriccianti, tra cui il
cannibalismo, Yellowjackets cammina su una corda tesa tra il
brivido e l’orrore puro.
La terza stagione vede le cose raggiungere il culmine quando
ogni parvenza di civiltà viene strappata alle sopravvissute nel
1996, anche con l’arrivo dell’estate. Nel frattempo, le donne nel
2021 devono lottare per impedire che i loro preziosi segreti
vengano svelati, schivando al contempo le minacce mortali che sono
tornate a perseguitarle. Nonostante l’attesa, la terza stagione di
Yellowjackets è ancora uno dei prodotti più attesi della TV,
e questa è una buona notizia per una potenziale quarta stagione.
Anche se non c’è ancora nulla di confermato sulla quarta stagione,
è molto probabile che Showtime rinnoverà il thriller sanguinario
per un’altra stagione.
La terza stagione di Yellowjackets si
conclude con una decisione coraggiosa da parte
di Natalie Scattorcio (Sophie
Thatcher), che dà il via alla quarta stagione. Alla fine
di Yellowjackets –
Stagione 3, episodio 9, Natalie scopre
che Misty Quigley (Samantha
Hanratty) aveva il transponder della scatola nera
dell’aereo mentre gli adolescenti erano bloccati nella natura.
L’inizio del finale della terza stagione rivela quindi che Natalie
non condivide questa informazione con il resto del gruppo e lavora
invece con Misty e Van
Palmer (Liv Hewson) per riparare il
telefono satellitare rotto degli scienziati.
Nel presente di
Yellowjackets, Misty (Christina
Ricci), ormai adulta, ha capito chi ha
ucciso Lottie Matthews (Simone
Kessell) e affronta l’assassino. Nel
frattempo, Taissa Turner (Tawny
Cypress) ha il cuore spezzato dopo che l’amore della sua
vita, Van (Lauren
Ambrose), viene ucciso
da Melissa (Hilary
Swank). Taissa seppellisce Van e la onora nel modo che
ritiene migliore, ed è già decisa a distruggere la persona che
ritiene responsabile della sua morte. Queste trame concludono la
terza stagione e anticipano ciò che accadrà nella quarta stagione
di Yellowjackets.
La spiegazione della telefonata di
Natalie
Mentre i Yellowjackets preparano il
corpo di Mari per il consumo e lo mangiano, Natalie si arrampica su
un punto più alto nella speranza di far funzionare il telefono
satellitare. Shauna
Shipman (Sophie Nélisse) pensa che
Natalie sia ancora con il gruppo, anche se Hannah
Finch (Ashley Sutton) ha preso
segretamente il suo posto. Quando Natalie raggiunge un punto
abbastanza alto, effettua una chiamata attraverso il telefono
satellitare. Per un po’ non riceve alcuna risposta e continua a
chiedere disperatamente aiuto. Alla fine, un uomo risponde e dice:
“Ti sento”.
Questo fa sì che i Yellowjackets
potrebbero venire salvati nella quarta stagione, anche se il team
creativo dello show ha già parlato di un piano di cinque stagioni.
Ora che Natalie è entrata in contatto con il mondo esterno, può
aiutare le autorità a capire dove si trovano, ed è solo questione di tempo prima che vengano
ritrovate. Anche dopo il salvataggio, c’è ancora molto da esplorare
nella linea temporale degli anni ’90
di Yellowjackets, già anticipata nella
première della seconda stagione e nei commenti che la Melissa
adulta ha fatto a Shauna (Melanie
Lynskey).
Cosa significa la lettera di
Shauna adulta sul “riprendersi tutto”?
Dopo che Shauna distrugge il
biglietto di Melissa e scoppia a piangere, scrive una lettera a se
stessa in cui dice: “È ora di iniziare a riprendersi tutto”. Questo
è il modo in cui Shauna dice che ha intenzione di riprendere il
controllo della sua vita. Con il marito Jeff
Sadecki (Warren Kole), la
figlia Callie (Sarah
Desjardins) scomparsa, Van morto e Melissa a piede libero,
Shauna sente di aver perso il controllo di tutto. È un netto
contrasto con il periodo trascorso nella natura selvaggia, quando
si sentiva potente come guerriera e come regina delle corna.
Nonostante tutte le cose perverse
che ha fatto nella natura selvaggia, Shauna vuole diventare quella
versione di se stessa e crede erroneamente che sia la risposta per
recuperare il controllo della sua vita attuale. La sua visione
romantica del passato è enfatizzata da altri commenti che fa nella
lettera, tra cui quelli su quanto si sono divertiti lei e i suoi
compagni di squadra nella natura selvaggia e su quanto si sono
sentiti vivi. Shauna ha il potenziale per diventare ancora più
pericolosa nella quarta stagione, se continua a seguire la strada
che ha intrapreso.
Taissa e Misty adulte si alleano
contro Shauna
All’indomani dell’uccisione di Van
da parte dei Yellowjackets, Taissa ha deciso che la colpa è di
Shauna. È giunta alla conclusione che Shauna è la causa di tutti i
problemi che i sopravvissuti adulti hanno dovuto affrontare. I
sopravvissuti hanno accettato di lasciarsi il passato alle spalle,
di mantenere i loro segreti e di proteggersi a vicenda. Dal punto
di vista di Taissa, Shauna ha violato questa promessa tenendo i
suoi diari dove Jeff poteva trovarli, uccidendo Adam
Martin (Peter Gadiot) e mutilando
Melissa. Taissa incolpa Shauna anche dell’uccisione
di Natalie (Juliette
Lewis).
Questo è più che sufficiente perché
Taissa si rivolti contro Shauna, oltre a ricordare come Shauna
abbia istigato e gioito di molte delle cose peggiori accadute nella
foresta selvaggia. Taissa non vuole che Shauna sia l’ultima
sopravvissuta e nemmeno Misty lo vuole. Misty si allea con Taissa
per autoconservazione e perché non le piace e non si fida di
Shauna. All’inizio della terza stagione, Shauna ha oltrepassato il
limite e Misty non l’ha ancora perdonata per questo e vuole che sia
punita. Lavorare con Taissa è una decisione sia pratica che
personale.
Mari e Shauna diventano la Pit
Girl e la Antler Queen
Due dei misteri più antichi
di Yellowjackets trovano risposta nel
finale della terza stagione, con Mari e Shauna che si confermano
rispettivamente la Pit Girl e
la Antler Queen. Van impila le carte per far
sì che sia Hannah a essere cacciata, ma Shauna si accorge che
qualcosa non va e cambia posto nell’ordine di estrazione. Questo
scambio significa che Mari pesca la carta Regina di cuori e diventa
la cacciatrice. Dopo che Mari è stata scelta, Shauna le mette al
collo la collana d’oro a forma di cuore
di Jackie (Ella Purnell), motivo per cui si vede
la Pit Girl indossarla nell’episodio pilota.
Mentre viene inseguita, Mari si
toglie la giacca e le scarpe nel tentativo errato di confondere i
suoi inseguitori. Questo spiega la mancanza di vestiti e scarpe
della Pit Girl e la fossa che la uccide è la stessa in
cui Travis Martinez (Kevin
Alves) ha piantato i paletti per
uccidere Lottie (Courtney
Eaton) in un episodio precedente. Shauna è già il leader
tirannico del gruppo a questo punto, quindi ha senso che ora
diventi formalmente la regina delle corna. Le credenze selvagge di
Lottie rendono facile per Shauna esercitare il suo potere sugli
altri e divertirsi a consumare Mari.
Perché Callie ha ucciso Lottie e
qual è il vero piano della natura selvaggia per lei?
La paura e la rabbia di Callie la
portano a uccidere accidentalmente Lottie. Sulla base delle loro
precedenti interazioni, Callie pensava che Lottie potesse aiutarla
a capire meglio sua madre. Invece, Lottie usa questo incontro per
dire che Callie è una figlia della natura selvaggia e che “It” vive
attraverso di lei. Callie inizia a spaventarsi e ad arrabbiarsi
soprattutto quando Lottie parla di come Shauna non possa amare sua
figlia perché è gelosa di lei. Questo porta Callie a spingere
Lottie lontano da lei, facendola cadere all’indietro e portandola
alla morte.
Se il potere della natura selvaggia
è reale, potrebbe aver scelto di vivere attraverso Callie invece
che attraverso Lottie. A causa di alcune decisioni prese da Lottie,
la natura selvaggia potrebbe essere stata scontenta di lei e aver
deciso che doveva essere eliminata. Forse la natura selvaggia vuole
eliminare tutti i Yellowjackets e userà Callie per uccidere Shauna,
Taissa, Misty e Melissa.
Dove sono andati Jeff e Callie?
Perché hanno lasciato Shauna?
Jeff e Callie hanno lasciato Shauna
a causa della sua influenza negativa e pericolosa, e stare vicino a
lei non è più sicuro. Jeff non incolpa Callie per l’uccisione di
Lottie, ma ritiene Shauna responsabile. In questo momento, Callie
ha paura e si vergogna di ciò che ha fatto. Shauna non
migliorerebbe la situazione, perché probabilmente si concentrerebbe
sul garantire che Callie non venga arrestata, invece di sostenere
la figlia nel modo in cui ha bisogno di essere sostenuta in questo
momento.
Per quanto riguarda la posizione di
Jeff e Shauna, non è stata confermata. Jeff potrebbe essere andato
a stare dal suo migliore amico, Randy
Walsh (Jeff Holman). Al momento,
però, Jeff non vuole che Shauna trovi lui o Callie, e sarebbe
troppo facile localizzarli se stessero semplicemente da Randy. La
quarta stagione probabilmente rivelerà presto dove si nascondono
Jeff e Callie, ma potrebbe volerci un po’ di tempo prima che Shauna
li rintracci.
Akilah uccide tutti gli
animali
Akilah (Nia Sondaya) ha
avuto numerose visioni nella terza stagione, tra cui una in cui
vede che tutti gli animali del villaggio sono stati uccisi.
Inizialmente, sembra che questa visione si avveri quando gli
adolescenti sopravvissuti sentono Akilah piangere sugli animali,
che misteriosamente sono morti tutti insieme. In seguito si scopre
che Akilah ha avvelenato gli animali per far sì che ci sia un’altra
caccia, e la loro morte viene usata come prova che la natura
selvaggia non è soddisfatta dei sopravvissuti.
La situazione si risolve
esattamente come voleva Lottie, ma Akilah si sente usata e tradita.
Pensava di essere speciale e che le sue visioni fossero reali, ma
ora vede solo come Lottie ha usato la sua fede come arma. Lottie
sostiene che le visioni erano reali, perché ciò che Akilah ha fatto
le ha rese realtà. Akilah non si lascia convincere facilmente e
insiste che Lottie è responsabile di tutto ciò che è accaduto. Tra
la sua assenza nella linea temporale attuale e la sua resistenza
nei confronti di Lottie, il destino di Akilah nella quarta stagione
sembra incerto.
Taissa mangia il cuore di Van dopo
la sua morte
Mangiare un cuore è stato mostrato
in precedenza come un segno di onore e rispetto per il sacrificio
di qualcuno nella natura selvaggia. È il caso di quando i
sopravvissuti mangiano il cuore di Javi
Martinez (Luciano Leroux)
nel finale
della seconda
stagione di Yellowjackets. La
stessa linea di pensiero viene utilizzata nella linea temporale
attuale, quando Taissa mangia il cuore di Van per onorare lei e il
sacrificio che ha compiuto. Questo è coerente con le parole di
Taissa che dice di ricordarsi di Van e di tutto ciò che è
accaduto.
Il vero significato del finale
della Stagione 3 di Yellowjackets e come
prepara la Stagione 4
In entrambe le linee temporali, il
cast di personaggi
di Yellowjackets affronta le conseguenze
delle proprie azioni. La tirannia dell’adolescente Shauna e i suoi
maltrattamenti nei confronti di Natalie la raggiungono quando
Natalie fugge e prende contatto con il mondo esterno. L’uccisione
di Lottie da parte di Callie e la fuga di Callie e Jeff sono una
conseguenza delle decisioni dell’adulta Shauna, che ora è rimasta
sola. Tutte le cose orribili che Lottie ha fatto in nome della
natura selvaggia hanno raggiunto anche lei, poiché il personaggio,
un tempo potente, muore dopo essere stato spinto giù dalle
scale.
La chiamata di Natalie significa
che la catena di eventi che ha portato al salvataggio è ben
avviata, e la linea temporale post-salvataggio degli anni ’90 sarà
presto esplorata ulteriormente. Quello che ha fatto Natalie
dividerà ulteriormente il gruppo e Hannah, Akilah
e Gen (Vanessa Prasad)
probabilmente moriranno prima che arrivino i soccorsi. Nel
presente, Taissa e Misty lavoreranno insieme per sconfiggere
Shauna. Senza nessuno a cui rivolgersi, nemmeno la sua famiglia,
Shauna sarà probabilmente più pericolosa che mai e potrebbe finire
per rivolgersi alla sua nemica, Melissa, dato che entrambe le
sopravvissute saranno da sole quando inizierà la quarta stagione
di Yellowjackets.
Con la seconda
stagione conclusa, l’attesa per la terza stagione
di Yellowjackets è
più alta che mai – la nuova stagione è stata confermata,
e chi sceglierà la natura selvaggia? Sebbene la stagione 2
di Yellowjackets non abbia raggiunto la famigerata
scena della ragazza della fossa, annunciata all’inizio della
stagione 1, ha visto i sopravvissuti soccombere al cannibalismo
nella linea temporale del 1996, prima mangiando la già morta Jackie
(Ella Purnell), poi Javi (Luciano Leroux), morto
nel tentativo di salvare Natalie (Sophie Thatcher). Nel presente,
gli Yellowjackets adulti si sono riuniti nel centro benessere di
Lottie (Simone Kessell) dove si confrontano con la natura selvaggia
e tra di loro.
La seconda stagione
di Yellowjackets ha avuto momenti comici, come
il tentativo malriuscito di Shauna (Melanie Lynskey) di convincere la polizia di
avere una relazione con Randy (Jeff Holman), ma è stata anche piena
di oscurità. La giovane Shauna (Sophie Nélisse) ha perso il suo
bambino mentre i Yellowjackets si sono rivoltati l’uno contro
l’altro, sia nel passato che nel presente. Con la tensione che
sale, i corpi che si accumulano e tutto ciò che il finale
della seconda stagione diYellowjackets deve
spiegare, tutti gli occhi sono puntati sulla terza stagione
di Yellowjackets e su qualsiasi indizio su ciò che
accadrà.
Ultime notizie suYellowjackets – Stagione 3
Rivelato un trailer completo
della terza stagione
Con la prossima stagione in
programma, le ultime notizie arrivano sotto forma di un
trailer completo della terza stagione
di Yellowjackets. Dopo alcuni scorci del passato,
il trailer salta alla linea temporale del presente.
Rendendosi conto che qualcuno del loro passato sta cercando di
ucciderli, i sopravvissuti cercano di svelare il mistero, che
potrebbe avere a che fare con il personaggio di Hilary Swank, che si vede brevemente. Nella sua
unica scena, la Swank si vede in piedi sulla strada dopo quello che
sembra essere un incidente d’auto. Vede qualcuno fuori campo e
scappa via spaventata.
Yellowjackets Stagione 3 – Data
di uscita
La terza stagione
diYellowjackets è stata confermata nel dicembre 2022,
ben tre mesi prima della première della seconda
stagione, prevista per marzo 2023. Lo show ha avuto un
enorme successo e il presidente e amministratore delegato di
Showtime, Chris McCarthy, ha dichiarato che per questo motivo si è
voluto “massimizzare lo slancio accelerando la messa in onda
della terza stagione”. Sfortunatamente, l’attesa per la
terza stagione si è protratta per tutto il 2024, ma ora è stato
annunciato che i nuovi episodi debutteranno il 14
febbraio 2025, giorno di San Valentino. Questo avviene
quasi due anni dopo la conclusione della seconda stagione.
C’è stato un intervallo di un anno
e tre mesi tra la messa in onda della prima e della seconda
stagione, ma lo sciopero degli sceneggiatori della WGA ha allungato
i tempi per la terza stagione. Lyle ha
twittato che la terza stagione
di Yellowjackets ha avuto solo un giorno nella
stanza degli sceneggiatori prima dell’annuncio dello sciopero. Il
co-creatore di Yellowjackets ha sostenuto la WGA
e i suoi sforzi, quindi la produzione della terza stagione
di Yellowjackets è stata interrotta fino alla
risoluzione del conflitto con la WGA.
Il cast della terza stagione di
Yellowjackets
Nonostante la conclusione
scioccante della seconda stagione, in entrambe le
linee temporali
diYellowjacketssono
rimasti molti personaggi che dovrebbero tornare nella terza
stagione. Il cast di adolescenti del 1996 includerà
probabilmente personaggi come Sophie Nélisse nel ruolo di Shauna,
Sophie Thatcher nel ruolo di Natalie e Samantha Hanratty nel ruolo
di Misty, oltre a molti altri. Il cast adulto dei giorni nostri è
meno certo, ma i fan dovrebbero vedere Christina Ricci e Melanie
Lynskey riprendere i loro ruoli rispettivamente di Misty e
Shauna.
L’ensemble della terza stagione ha
aggiunto il suo primo nuovo membro quando è stato annunciato
che Joel McHale, ex allievo
di Community , sarà guest star
nella prossima stagione. Non si sa ancora nulla sul ruolo
di McHale, ma la sua scelta indica che alla prossima stagione
potrebbe aggiungersi un cast di supporto ricco di star. Allo stesso
modo, il premio Oscar Hilary Swank è stata scritturata
per un ruolo da guest star che potrebbe essere ampliato in caso di
rinnovo della quarta stagione.
Dettagli sulla trama della
terza stagione di Yellowjackets
Nonostante la tragica morte di
Natalie, il finaledella seconda
stagione
diYellowjackets haapparentemente
chiuso la linea temporale attuale con un fiocco,
quindi è difficile fare ipotesi su queste trame. Il caso Adam
Martin sembra chiuso e Shauna e la sua famiglia sono più forti che
mai. Tuttavia, è probabile che sia scossa dal fatto che i suoi ex
compagni di squadra abbiano cercato di ucciderla, e nemmeno per
sopravvivenza. Misty dovrà affrontare il senso di colpa per aver
ucciso Natalie e potrebbe appoggiarsi a Walter. Taissa e Van
dovranno decidere cosa fare della loro relazione e, in base al modo
in cui Van ha guardato Lottie prima che venisse portata via, c’è
ancora qualcosa di sinistro in ballo.
Ci sono molti dettagli sulla terza
stagione
di Yellowjackets nella timeline del
1996 che promette di essere piena di drammi. L’allenatore
Ben si è messo in diretta opposizione con gli altri sopravvissuti e
il suo destino finale in entrambe le linee temporali è ancora
incerto. Nat è ora al comando e potrebbe essere la regina delle
corna. Formiche o no, Shauna non è contenta della scelta di Lottie
come successore, come ha riferito nei suoi diari. Questo
probabilmente causerà un conflitto tra le ragazze, e Shauna ha
dimostrato di essere capace di usare la violenza.
I recenti commenti di Samantha
Hanratty, interprete di Misty, suggeriscono che la distruzione del
rifugio dei sopravvissuti alla fine della seconda stagione
probabilmente accelererà il conflitto. Con meno comodità a
disposizione, le ragazze probabilmente si rivolteranno l’una contro
l’altra molto più velocemente, il che potrebbe portare alla
rivelazione dell’identità della Ragazza della fossa vista
nell’episodio 1. Tuttavia, un’anticipazione della trama della terza
stagione di Yellowjackets da parte dello
sceneggiatore Ashley Lyle rivela che le ragazze
“prospereranno” nonostante abbiano perso il loro
rifugio.
Chi morirà nella terza stagione
di Yellowjackets?
I numeri si stanno assottigliando
nella timeline di Yellowjackets 1996, e ci sono
ancora cinque personaggi il cui destino non è stato rivelato:
L’allenatore Ben, Mari, Akilah, Gen e Melissa. Con l’allenatore Ben
in fuga e in lotta per sopravvivere da solo, i suoi giorni sembrano
contati. E in base all’aspetto e a chi è rimasto, è molto probabile
che Mari sia la ragazza dei box degli
Yellowjackets , una storyline che potrebbe comparire
nella terza stagione. Tra i tre rimasti, sarebbe una sorpresa se
tutti sopravvivessero alla terza stagione
diYellowjackets .
Trailer della terza stagione di
Yellowjackets
Per annunciare il ritorno dello
show il 14 febbraio 2025, Showtime ha rivelato un
breve teaser per
la terza stagione di Yellowjackets nel novembre
2024. La breve clip si apre con una vespa che striscia su un
teschio in decomposizione con il lugubre messaggio che dice agli
spettatori di “mangiarsi il cuore”. Vengono mostrati solo
alcuni brevi frammenti della terza stagione, ma tutti presentano
personaggi che si attaccano l’un l’altro nella natura selvaggia e
innevata.
Showtime ha rivelato
il trailer completo della
terza stagione
di Yellowjackets nel dicembre
2024, ed è teso come sempre. Il trailer, che si apre con
un’inquietante scena del passato, salta rapidamente ai giorni
nostri, dove i sopravvissuti si stanno riprendendo dalla
rivelazione che qualcuno sta cercando di ucciderli. Mentre cercano
di capire chi li vuole morti, il trailer rivela il primo sguardo al
nuovo personaggio di Hilary Swank.
Il finale della seconda stagione di
Yellowjacketsha portato la storia in una direzione inaspettata,
aprendo la strada a una terza stagione ricca di suspense. La
seconda stagione di Yellowjackets è stata piena di sorprese
e rivelazioni scioccanti, fornendo risposte a misteri di lunga data
come il significato del biglietto di Travis a Natalie, l’idea che
la natura selvaggia sia un’entità influente e molto altro ancora.
Il finale è iniziato con l’ipotesi che uno degli adulti
sopravvissuti dovesse morire per soddisfare il crescente bisogno
della natura selvaggia nella
linea temporale del 2021. Tuttavia, le cose non sono andate
necessariamente secondo i piani.
In questo contesto, si sono svolti
altri intrecci ad alto rischio che hanno portato a conclusioni
soddisfacenti. La polizia ha dato la caccia all’adulta Shauna per
l’omicidio di Adam Martin per gran parte della stagione, è stato
spiegato cosa stava realmente tramando Walter Tattersall, il
“fidanzato” di Misty, e il rituale ufficiale di cannibalismo
sacrificale descritto nella linea temporale del 1996 è stato
finalmente svelato nella sua interezza. Tutto questo è confluito
nell’episodio 9 della seconda stagione di Yellowjackets, che
ha visto trionfi e delusioni in egual misura per i sopravvissuti
adulti rimasti. Dopo la fine della seconda stagione di
Yellowjackets, solo una cosa è certa: la natura selvaggia
non ha finito il suo lavoro, né nel passato né nel presente.
Perché Travis ha mangiato il
cuore di Javi
Quando le ragazze sono tornate con
il corpo di Javi dopo che era annegato nell’episodio 8 della
seconda stagione di Yellowjackets, nessuno era più sconvolto
di Travis. Natalie aveva sicuramente il proprio senso di colpa da
placare dopo averlo lasciato morire, ma Travis era davvero quello
che aveva sofferto di più per la perdita. Ha cercato di spiegare
la portata della distruzione che stavano causando a Van, il quale,
a sua volta, lo ha convinto che la morte di suo fratello era un
sacrificio per salvare i sopravvissuti e che avrebbe dovuto onorare
il sacrificio e la morte di Javi. Travis ha quindi preso a
cuore questa conversazione e si è unito al cannibalismo del resto
del gruppo.
Shauna ha offerto a Travis il cuore
di suo fratello da mangiare per primo, quasi come un segnale al
resto del gruppo che se Travis era d’accordo a consumare Javi,
allora anche gli altri avrebbero dovuto farlo. Travis ha
mangiato il cuore di Javi per dimostrare la sua lealtà al gruppo e
onorare il sacrificio di suo fratello. Quel momento ha
dimostrato che Travis era completamente caduto nella sua
convinzione che la natura selvaggia fosse un’entità e che questi
sacrifici fossero necessari e vantaggiosi per la loro
sopravvivenza. Ha visto Javi come un martire piuttosto che come una
tragica vittima e ha giustificato il fatto di aver mangiato suo
fratello gettandosi in questa convinzione.
Come Natalie è diventata la
regina delle corna
Uno dei colpi di scena più grandi
del finale della seconda stagione di Yellowjackets è stato
che Natalie era la vera regina delle corna, non Lottie. Sembrava
che tutta la serie suggerisse e preparasse Lottie come regina delle
corna, ma quando sarebbe stata rivelata per la prima volta nel suo
abito ufficiale, non sarebbe stato poi così sorprendente. Tuttavia,
nella seconda stagione di Yellowjackets, Lottie ha deciso di
dimettersi e cedere la leadership a Natalie, lasciando Shauna un
po’ gelosa. Guardando indietro, le insicurezze di Lottie come
leader erano cresciute, come dimostrato dalla sua visione al centro
commerciale in precedenza, ma nessuno si aspettava che passasse la
mano.
Lottie ha scelto Natalie perché
credeva che Nat fosse sempre stata la “preferita” della natura
selvaggia. Ha citato il fatto che il gruppo aveva cercato di
ucciderla quando aveva pescato la Regina di Cuori, ma la natura
selvaggia non glielo aveva permesso. C’erano segni che indicavano
che la natura selvaggia favoriva Natalie, come il fatto che fosse
la cacciatrice principale. Sebbene Lottie fosse stata la prima a
comunicare con la wilderness, tutti i sopravvissuti avevano
imparato a farlo, quindi non avevano più bisogno della sua guida. È
possibile che il fatto che Natalie non fosse così influenzata dal
pensiero di gruppo la rendesse una leader più naturale di una
seguace, il che potrebbe essere un altro motivo per cui Lottie le
ha dato la precedenza.
Il piano di Walter per porre
fine alle indagini su Adam Martin
Walter ha ideato un piano elaborato
per salvare Misty e i suoi amici dall’essere scoperti dalla
polizia, che prevedeva la corruzione della polizia. Dopo averlo
ucciso con il fenobarbital, Walter è riuscito a collegare una
grande quantità di documenti bancari e telefonici relativi ad Adam
a Kevyn Tan. Ha poi sparato a Kevyn con la pistola di Saracusa e
gli ha proposto di aiutarlo a incastrare Kevyn per gli omicidi di
Adam eJessica Roberts, utilizzando una storia
secondo cui Saracusa aveva “scoperto” una massiccia corruzione
nella polizia e aveva quasi perso la vita per questo. Ha poi
aggiunto che tutte queste informazioni potevano essere ricondotte a
Saracusa se non avesse accettato.
Il piano di Walter aveva diverse
funzioni importanti in Yellowjackets. In primo luogo,
dimostrava la sua fedeltà a Misty, cosa discutibile per gran parte
della stagione, soprattutto quando lui la paragonava a Sherlock e
se stesso a Moriarty. In secondo luogo, dimostrava che Walter
stesso non era al di sopra dell’omicidio e probabilmente
condivideva le tendenze psicopatiche della sua “ragazza”.
Infine, dimostrava le abilità di
Walter come hacker e detective dilettante. Essere in grado di
manomettere le prove in modo tale da incastrare qualcuno che non
c’entrava nulla era davvero impressionante.
Il gruppo avrebbe davvero
ucciso Shauna nella nuova caccia?
Shauna ha avuto la sfortuna di
scegliere la Regina di Cuori nella linea temporale del 2021, ed è
possibile che il gruppo stesse preparando la sua uccisione. Durante
le scene culminanti del rituale rivissuto dagli adulti e
l’inseguimento con le maschere che ne è seguito nel finale della
seconda stagione di Yellowjackets, il tono oscillava tra il
gruppo che vedeva la realtà e il gruppo che cadeva preda della
natura selvaggia. Sebbene inizialmente fossero d’accordo sul fatto
che Lottie volesse soddisfare la natura selvaggia fosse una cattiva
idea, le cose si sono complicate quando Van ha convinto Taissa a
chiamare la squadra di crisi che avrebbe dovuto interrompere il
rituale e portare Lottie al sicuro.
Lo sguardo affamato dell’adulta Van
durante l’inseguimento era particolarmente terrificante, e il fatto
che abbia chiamato le autorità ha sicuramente dipinto le sue
intenzioni in una luce negativa. Lottie era pronta a sacrificare
Shauna, completamente assorbita dal compito di nutrire la natura
selvaggia. Misty, Natalie e Taissa, invece, sembravano le più
combattute. Se Lottie avesse raggiunto Shauna per prima, sarebbe
sicuramente morta, e lo stesso avrebbe potuto accadere a Van, visto
quanto sembrava presa durante l’inseguimento.
Il sacrificio e la morte di
Natalie spiegati
Sfortunatamente, la natura
selvaggia ha mietuto un’altra vittima tra gli adulti sopravvissuti,
e si è trattato di Natalie. Il momento scioccante ha visto Misty
cercare di pugnalare Lisa con una siringa, ma Natalie si è
sacrificata e si è gettata davanti a lei. Il sacrificio di Natalie
e la reazione straziante di Misty all’aver ucciso (di nuovo) la sua
“migliore amica” hanno fatto riferimento a diversi momenti chiave
di Yellowjackets. Natalie si è sacrificata perché il senso
di colpa più grande che portava con sé dal suo periodo nella natura
selvaggia era quello di essersi fatta da parte e aver lasciato
morire Javi. Se si fosse sacrificata nella stagione 2, episodio 8
di Yellowjackets, non sarebbe mai diventata la prima Antler
Queen.
Natalie probabilmente provava
molto più senso di colpa di quanto Yellowjackets lasciasse
inizialmente intendere per essere stata l’Antler Queen e aver dato
il via agli eventi del resto della serie. La rivelazione del
suo status elevato nel 1996 e il senso di colpa che ne è seguito
hanno anche contribuito a spiegare le sue difficoltà nella vita
adulta e il suo successivo tentativo di suicidio. Pertanto, quando
ha visto l’opportunità di salvare qualcuno che era stato buono con
lei, ha pagato per i suoi peccati passati sacrificandosi per loro.
Anche la reazione di Misty ha dimostrato la sua devozione verso
Natalie. È possibile che fosse stata così affascinata e
ossessionata da lei per tutto questo tempo perché Natalie era la
sua leader.
Dove Taissa e Van hanno mandato
Lottie adulta (verrà mandata via?)
Lottie è stata mandata in una
struttura di salute mentale conosciuta come Whitmore alla fine
della seconda stagione di Yellowjackets a causa della sua
convinzione irrefrenabile che l’entità della natura selvaggia fosse
tornata e volesse uno dei sopravvissuti. Il resto dei sopravvissuti
adulti non ha preso troppo bene il piano di Lottie con il
fenobarbital ed era comprensibilmente preoccupato per la sua salute
mentale quando ha voluto ripetere il rituale cannibalistico
sacrificale di Yellowjackets. Lottie ha orchestrato la
caccia, che ha portato i sopravvissuti a chiamare una squadra di
crisi per portarla via, ma era ormai troppo tardi. Lottie
trascorrerà molto probabilmente la terza stagione di
Yellowjackets in un istituto psichiatrico.
Taissa ha promesso che lei e il
resto dei sopravvissuti avrebbero fatto visita a Lottie al
Whitmore. Tuttavia, Lottie è rimasta convinta che il sacrificio di
Natalie abbia nutrito la natura selvaggia e che tutti ne vedranno i
risultati positivi. L’episodio 9 della seconda stagione di
Yellowjackets ha chiarito che i sopravvissuti, Van in
particolare, si sentono in colpa per il deterioramento dello stato
mentale di Lottie. I flashback alla linea temporale del 1996,
comprese le coerciioni di Misty, la storia di Van sulla natura
selvaggia e il fatto che Lottie non abbia mai voluto che il rituale
fosse istituito, indicano che le ragazze hanno contribuito a
rendere possibile la psicosi di Lottie e il suo crollo finale da
adulta.
Perché il coach Ben ha dato
fuoco alla capanna dei sopravvissuti
Gli ultimi momenti della seconda
stagione di Yellowjackets hanno visto le ragazze fuggire
mentre la loro casa nella natura selvaggia bruciava completamente,
e solo una persona non era con loro: Ben. Ben ha dato fuoco alla
capanna perché era terrorizzato da ciò che era diventata la squadra
e le vedeva come mostri privati della loro umanità. La sanità
mentale del coach Ben era andata scemendo come quella del resto del
gruppo. Tuttavia, aveva chiarito fin dall’inizio che non avrebbe
oltrepassato il limite del cannibalismo e vedeva in Natalie
un’anima gemella. Purtroppo, Natalie ha respinto i suoi tentativi
di nascondersi con lui nella grotta di Javi per il resto
dell’inverno.
Dopo aver assistito alla dissezione
del cadavere di Javi, aver capito che l’unica persona con cui aveva
trovato un’affinità era passata al lato oscuro, aver rivissuto in
visioni tormentate la vita che avrebbe potuto avere e aver visto
che la squadra ora si stava sacrificando a vicenda, Ben ne aveva
finalmente avuto abbastanza. Credeva che la squadra fosse ormai
troppo lontana per ragionare e fermare lo spargimento di sangue, e
che fosse diventata una setta cannibale in grado di compiere atti
di estrema violenza. Per la sua sicurezza, ha deciso di
bruciare la capanna per impedire che la follia continuasse e
presumibilmente si nasconde nella caverna di Javi.
Il vero significato del finale
della seconda stagione di Yellowjackets
Yellowjackets, stagione 2,
episodio 9, è intriso di un significato molto più profondo rispetto
alle paure in superficie, sebbene sia anche uno show horror
efficace nella sua semplicità. Il finale della seconda
stagione di Yellowjackets è stato una sorta di punto
di svolta per i personaggi, poiché non solo ha risposto alle
domande, ma ha anche sollevato ulteriori misteri per il futuro. Ma
soprattutto, il finale ha dimostrato che c’è qualcosa di speciale
nei giovani sopravvissuti, qualcosa che continua a perseguitarli
nel presente. Se Yellowjackets ha rivelato qualcosa di sé, è
che quasi nulla è come sembra.
Come il finale della seconda
stagione di Yellowjackets prepara la terza
Il finale della seconda
stagione di Yellowjackets ha preparato il terreno per numerosi
filoni narrativi per la terza stagione e una serie di nuovi
misteri. Innanzitutto, i sopravvissuti adulti dovranno
affrontare le conseguenze del sacrificio e della morte di Natalie.
Misty sembrava inconsolabile per il suo ruolo nella vicenda e,
anche se la terza stagione dovrebbe vederla coinvolta in una
relazione romantica con Walter, dovrà lottare con qualcosa che non
ha mai provato prima: il senso di colpa. La terza stagione vedrà
anche Natalie nel passato come nuova leader del gruppo e la sua
discesa verso il diventare la Yellowjackets‘ Antler Queen. Il finale ha lasciato
intendere che Shauna è gelosa del fatto che Natalie sia diventata
la leader, quindi questo sicuramente entrerà in gioco.
La setta di Lottie adulta
molto probabilmente verrà sciolta ora che lei è in un istituto
psichiatrico, e probabilmente riceverà la visita di Taissa, affetta
da sonnambulismo.
Il culto dell’adulta Lottie verrà
probabilmente sciolto ora che lei è in un istituto psichiatrico, e
probabilmente riceverà la visita di Taissa, affetta da
sonnambulismo. La terza stagione di Yellowjackets potrebbe
finalmente vedere un po’ di pace nella famiglia Sadecki, dato che
l’indagine su Adam Martin è stata portata a termine da Walter.
Tuttavia, le cose si surriscalderanno notevolmente nel 1996 con
l’incendio della baita. I sopravvissuti adolescenti potrebbero
scoprire che è stato Ben ad accendere il fiammifero, dato che è
l’unico a non essere presente, ma dovranno comunque trovare una
nuova casa. Speriamo che non trovino Ben nascosto nel rifugio di
Javi, così potrà sopravvivere un altro giorno in
Yellowjackets.
Come è stato accolto il finale
della seconda stagione di Yellowjackets
Nel complesso, il finale della
seconda stagione di Yellowjackets è stato accolto bene. Il
nono e ultimo episodio della seconda stagione di
Yellowjackets, “Storytelling”, ha attualmente un punteggio
di 7,1/10 su IMDb e un punteggio
Tomatometer del 70% su Rotten
Tomatoes. Tuttavia, il finale della prima stagione
ha ottenuto un punteggio di 8,2/10 su IMDb (anche se non ha
una valutazione individuale su Tomatometer) e, in generale, il
finale della prima stagione di Yellowjackets è considerato
superiore. Tuttavia, questo non significa che il finale
della seconda stagione di Yellowjackets sia stato brutto,
ma semplicemente che la seconda stagione della serie non ha avuto
lo stesso impatto della prima.
Questo è stato sottolineato da
molti critici nelle loro recensioni, e i paragoni tra il finale
della seconda stagione di Yellowjackets e quello della prima
si estendono al resto degli episodi in generale. È opinione della
maggior parte degli spettatori e dei critici che la prima stagione
di Yellowjackets sia stata più coerente. Tuttavia, ci
sono stati molti momenti degni di nota nella seconda stagione,
specialmente durante il finale, che hanno più che eguagliato il
primo capitolo della storia, e questi sono stati sottolineati in
molte recensioni. Ad esempio, Esther Zuckerman del New York Times scrive:
La seconda stagione di “Yellowjackets” è stata discontinua,
cosa non insolita per una serie di successo che cerca di trovare il
proprio equilibrio dopo un primo giro sensazionale. Ma ci sono
stati frequenti momenti di trascendenza. L’addio alla Natalie
adulta è stato uno di questi. È stato tragico e in qualche modo
catartico e sarà difficile da dimenticare man mano che la serie
andrà avanti.
Tuttavia, mentre molti critici
non sono riusciti a superare l’incoerenza della seconda stagione
rispetto alla prima, altri hanno avuto solo parole di elogio per
“Storytelling”. In particolare, sono stati elogiati il modo abile
con cui il finale della seconda stagione di Yellowjackets ha
sovvertito le aspettative degli spettatori e riposizionato molte
delle “verità” su cui i fan avevano fatto affidamento fino
all’arrivo dell’episodio 9 del secondo capitolo. A riassumere
incredibilmente bene questa prospettiva è Hattie Lindert diAV
Club, che scrive:
Una lezione magistrale sia nel sovvertire la propria etica
che nel coltivare i semi di una nuova stagione, il finale della
seconda stagione di Yellowjackets prende le rivelazioni limitate
che la stagione ha costruito e le ricontestualizza ancora una
volta, ricordando ai sopravvissuti (e di conseguenza al pubblico)
che la verità della loro esperienza – ciò che era reale e ciò che
non lo era, e ciò che è rimasto reale nel tempo – è malleabile
quanto la loro bussola morale. Ciò che è sempre stato più
importante, sia nel proteggersi dalla polizia da adulti che nel
giustificare le loro azioni da bambini, è la storia che hanno
scelto di raccontare, una storia di selvaggio che hanno scolpito
con sangue, sudore, lacrime e merda.
Quindi, il finale della seconda
stagione di Yellowjackets è stato all’altezza di quello della
prima? Probabilmente no. Tuttavia, è stato comunque un finale
incredibilmente solido per la serie, e ha funzionato più che bene
per creare l’hype e lo slancio necessari per l’attesissima
terza stagione di Yellowjackets.
Il nuovo lavoro del regista e
storyboard artist di fama internazionale Christian De
Vita, Yellowbird, in
collaborazione con Universal Pictures Italia,
verrà proiettato in anteprima nella giornata di domani,
Sabato 3 Ottobre, nella cornice del
Romics, il Festival internazionale del
fumetto, dell’animazione e dei Games di Roma.
Yellowbird segue le vicende di un
uccellino che si ritroverà casualmente a capo di uno stormo diretto
in Africa e verrà proiettato presso il padiglione 8 alle
ore 13:45. La proiezione sarà preceduta da un incontro con
il regista Christian De Vita che si terrà a partire dalle ore
12:40 nel Padiglione 5. L’anteprima anticiperà la
release in home video del film, disponibile in DVD
a partire dall’11 Novembre.
Con l’avvicinarsi della fine della
Saga del Multiverso, tutti gli occhi sono
puntati sulla Marvel Studios per vedere come si
concluderà un’era narrativa sorprendentemente altalenante e spesso
controversa. I registi di Avengers: Endgame, i fratelli Russo, sono tornati nell’MCU per
Avengers:
Doomsday e Avengers:
Secret Wars, e l’aspettativa è che avremo un soft
reboot all’indomani di quest’ultimo. In ogni caso, tra le cose che
verranno ricordate con maggior piacere vi è Yelena
Belova.
La maggior parte dei fan sembra
concordare sul fatto che il personaggio interpretato da Florence Pugh sia uno dei migliori di questa
saga. L’attrice britannica ha finora rubato la scena in
Black Widow,Hawkeye e
Thunderbolts*, e ora guida i Nuovi
Vendicatori insieme a Bucky Barnes. È stato riferito che apparirà
anche in Spider-Man: Brand New Day,
e lo scoop @MyTimeToShineH riporta oggi che “Yelena
avrà un ruolo ENORME in entrambi i film degli Avengers e in alcune
scene di Spider-Man Brand New Day”.
Non abbiamo idea di cosa unirà Peter
Parker e Yelena nel prossimo film di Spider-Man, ma forse lei sta
cercando di espandere le fila dei New Avengers? Per quanto riguarda
il suo ruolo nei prossimi film degli Avengers, sappiamo che Yelena
riproporrà la sua squadra in Doomsday; nel frattempo, alcune
concept art trapelate suggeriscono che lei sarà tra coloro che
serviranno Dottor Destino nella sua nuova realtà “Battleworld”.
Come sempre, non resta che attendere di poter avere conferme
ufficiali a riguardo.
Diretto da Ben Goodger, Year 10
– Sopravvivenza letale è un dramma horror di sopravvivenza che
si svolge in un futuro in cui gli esseri umani hanno esaurito le
risorse, dando vita a istinti cannibalistici. Il film disponibile
su Prime Video ruota attorno a una famiglia
composta da un padre, un figlio e una ragazza, e alle misure
disperate che adottano per sopravvivere. Sebbene non sia
chiaramente indicato nel film, sembra che una malattia possa essere
stata la causa dell’apocalisse.
La famiglia viveva in una piccola
capanna nascosta; il padre e il figlio, Jake, uscivano regolarmente
per procurarsi il necessario. La ragazza era ferita e l’infezione
continuava a diffondersi. Prendeva delle pillole, probabilmente
medicinali risalenti al periodo precedente all’apocalisse. La
ragazza era forse la sorella di Jake o la sua compagna, o forse una
sconosciuta che avevano deciso di aiutare; il loro rapporto non
viene spiegato nel film. Le cose si complicano quando una tribù
scopre il loro nascondiglio. Sono lì per ucciderli e il padre
sacrifica la sua vita per proteggere Jake e la ragazza. Jake e la
ragazza riusciranno a sopravvivere senza la guida del padre?
Perché Jake ha chiuso la
ragazza nella capanna?
Jake guardò la banda di selvaggi
trascinare via il corpo di suo padre per divorarlo. In quel
momento, perse ogni speranza. Pensò che non sarebbero sopravvissuti
e tentò di soffocare la ragazza. Forse voleva alleviare il suo
dolore e pensava che nella morte avrebbe trovato la pace. Ma non
riuscì a farlo. Tutti i suoi vestiti e i suoi effetti personali
erano stati rubati e non riusciva a immaginare di ricominciare da
capo. Senza speranza, Jake lasciò la capanna e sbarrò la porta con
un grosso ramo. Forse era una misura di sicurezza: aveva protetto
la capanna in modo che nessuno potesse entrare, o forse era
semplicemente un gesto suicida; pensava che sarebbe morto congelato
e che la ragazza sarebbe morta senza cibo e acqua.
Jake vide un barlume di speranza
quando notò un ragazzino che gli passava accanto. Seguì il ragazzo
fino a un magazzino. Il ragazzo viveva con suo nonno, e pensavano
che Jake volesse nutrirsi di loro. Ma Jake non aveva tali
intenzioni; rubò i loro vestiti e se ne andò. Con indosso abiti
caldi, si sentì un po’ più ottimista. Mentre camminava nella
foresta, si imbatté nei resti di suo padre. Seppellì il teschio e
gli rese omaggio. Jake non aveva altra scelta che passare quella
notte nella foresta. Anche se aveva trascorso gran parte della sua
vita all’ombra di suo padre, la sua spedizione in solitaria lo
aiutò a capire che aveva il coraggio di vivere nella natura
selvaggia e proteggersi dal pericolo. La mattina seguente, Jake
vide un membro della banda di selvaggi raccogliere acqua dal
torrente. La seguì fino al loro accampamento, tenendo una pietra
vicino a sé. Una volta raggiunta la loro base, Jake iniziò a rubare
i loro averi. Quando la donna scoprì Jake nella roulotte, tentò di
attaccarlo, ma Jake reagì rapidamente, riuscì a placcarla e la
colpì con la pietra, causandone la morte immediata. Jake trascinò
il suo corpo fuori dall’accampamento. Aspettò il momento giusto per
fuggire, ma presto notò un selvaggio ferito che ingoiava una delle
pillole di sua sorella. Avevano rubato le medicine e Jake era
determinato a riprenderle.
Jake sarebbe riuscito a
recuperare le medicine?
Jake aveva notato che il capo
nascondeva le medicine in un baule, ma non era facile accedervi.
Quando il capo si rese conto che una donna della sua banda era
scomparsa, partirono alla sua ricerca. Avevano rapito il ragazzino
che Jake aveva incontrato in precedenza e intendevano banchettare
con lui. Dopo che la banda se ne fu andata, Jake slegò il ragazzo,
che scappò per salvarsi la vita. Jake cercò di aprire il baule, ma
con sua grande delusione scoprì che era chiuso a chiave. La banda
trovò il corpo della donna e capì che chi l’aveva uccisa era
responsabile della fuga del ragazzo che avevano catturato. Jake
rimase nascosto sotto la roulotte, osservando il capo, che aveva
una chiave appesa a un cordino intorno al collo. Si addormentò lì e
quando si svegliò era l’alba.
Jake raccolse il coraggio e entrò
nella roulotte. Accese un fiammifero per individuare il capo e,
anche se sembrava un’impresa impossibile, riuscì a mettere le mani
sulla chiave. Dopo aver aperto il bagagliaio, fu sollevato nel
trovare la medicina. La mise nella sua borsa e stava per andarsene,
ma decise di chiudere a chiave la porta della roulotte prima di
uscire. Il capo si svegliò al rumore della fuga di Jake. Radunò la
sua banda e si prepararono a dargli la caccia. Dopo un lungo
inseguimento, riuscirono a catturare Jake.
Jake era sotto shock dopo aver
visto il corpo sventrato del vecchio che viveva con il ragazzino.
Per un attimo si era dimenticato dei selvaggi e forse gli era
tornata in mente la possibile minaccia che anche sua sorella
avrebbe potuto affrontare. I selvaggi lo legarono e si prepararono
a ucciderlo. Jake trovò un fischietto per terra e lo usò per
allertare i cani selvatici. Un branco di cani accorse sul posto e i
selvaggi non ebbero altra scelta che scappare per salvarsi la vita.
Jake riuscì a liberarsi e a fuggire.
Cosa è successo al
capo?
Anche dopo tutte le difficoltà che
aveva affrontato, Jake dimostrò di essere estremamente forte e
coraggioso. Si era reso conto che finché i selvaggi fossero stati
nei paraggi, non gli sarebbe stato permesso di vivere in pace.
Quindi, aspettò il momento giusto per sconfiggere gli uomini. Dei
tre, era riuscito a sconfiggerne due, ma il capo era sia fortunato
che impavido. Jake cercò di abbatterlo con l’arco che aveva rubato.
Mentre la prima freccia trafisse la gamba del capo, quando Jake
tirò indietro l’arco per un secondo colpo, questo si spezzò. Ancora
una volta, i cani selvatici interruppero il duello e Jake fuggì
dalla scena. Aveva supposto che il capo fosse stato sbranato dagli
animali affamati.
Mentre camminava nella foresta,
Jake si imbatté in una casa di legno. La proprietaria era morta
sulla veranda e aveva una pistola carica in mano. Jake tenne la
pistola con sé mentre entrava in casa. Con sua grande sorpresa, la
casa era ben attrezzata: dall’acqua pulita al cibo in scatola, la
proprietaria sembrava essersi preparata all’apocalisse. Ma cosa
aveva portato alla morte della proprietaria? Forse una malattia, o
forse si era suicidata per la solitudine e la frustrazione. Jake si
sentì pieno di speranza quando entrò in casa; pensò che fosse il
posto perfetto dove stare per lui e la ragazza. Non avrebbero
dovuto preoccuparsi di procurarsi il cibo per un po’ di tempo. Ma
Jake si sentì minacciato quando il capo entrò nella casa. Solo uno
dei due poteva vivere nella casa, e Jake era disposto a tutto pur
di sopravvivere. I due iniziarono a lottare e alla fine
dell’anno 10 Jake riuscì a spingere via il capo, afferrò la
pistola che giaceva al suo fianco e sparò al capo, uccidendolo.
Jake era euforico: finalmente poteva tornare a casa e portare la
ragazza nella nuova casa che aveva appena scoperto. Sulla strada
verso la capanna, Jake lasciò alcune lattine di cibo fuori dal
magazzino per il ragazzino.
La ragazza è
sopravvissuta?
Mentre Jake affrontava le avversità
fuori casa, la ragazza doveva superare le difficoltà di essere
rinchiusa all’interno. Aveva finito l’acqua potabile, l’infezione
aveva iniziato a diffondersi, riusciva a malapena a camminare e i
cani selvatici le impedivano di vivere in pace. Una mattina i cani
selvatici si erano radunati in gran numero fuori dalla sua casa e
uno di loro stava per entrare nella capanna attraverso una
fessura.
Alla fine dell’Year 10 –
Sopravvivenza letale, quando Jake tornò a casa, fu devastato
nello scoprire che la ragazza era scomparsa. Pensò al peggio: forse
era stata rapita da un selvaggio o gli animali selvatici avevano
smembrato il suo corpo. Il tempo che aveva trascorso nella natura
selvaggia cercando di trovare cibo e vestiti per sé e per la
ragazza sembrava essere andato sprecato. Jake era in lacrime,
quando all’improvviso una mano gli toccò la spalla. Non riusciamo a
vedere chi fosse, ma dai vestiti possiamo dedurre che fosse la
ragazza.
Il finale di Year 10 –
Sopravvivenza letale lascia spazio all’immaginazione del
pubblico su cosa possa essere successo alla ragazza. Forse, proprio
come Jake aveva imparato alcune lezioni sulla sopravvivenza nella
natura selvaggia, anche lei aveva capito come sopravvivere. Forse,
quando i cani selvatici hanno attaccato, è riuscita a scappare ed è
sopravvissuta. La ragazza riusciva a malapena a camminare quando
Jake l’ha lasciata nella capanna, ma alla fine non sembrava avere
le stesse difficoltà di prima. L’altra possibilità è che Jake
stesse immaginando lo scenario. Aveva scoperto il posto perfetto
dove stare, le aveva portato delle medicine, aveva raccolto vestiti
e cibo sufficienti per un bel po’ di tempo, aveva eliminato la
minaccia, eppure era stato tutto inutile. Jake sperava di
ricongiungersi con la ragazza e forse aveva immaginato lo scenario
per consolarsi.
In occasione della presentazione al
Lucca Comics & Games di
Yaya e Lennie – The Walking Liberty di
Alessandro Rak, ecco cosa ci ha raccontato il
regista napoletano sui protagonisti del suo film, che arriverà in
sala dal 4 al 7 novembre.
YAYA E LENNIE – THE WALKING
LIBERTY ci trasporta in un tempo in cui, in seguito a un
misterioso sconvolgimento, il mondo come lo conosciamo oggi è
finito. La natura si è ripresa prepotentemente il pianeta e ora la
giungla riveste tutta la terra. Dalle macerie del mondo che fu, una
nuova società sta cercando di risorgere. Si tratta de
“L’Istituzione”, i cui adepti cercano di ripristinare l’ordine
precostituito imponendo al popolo libero della giungla il loro
concetto di diritto. Ma c’è chi si oppone con forza al loro
processo di “civilizzazione”: i dissidenti stanno preparando la
loro rivoluzione. Questa è la storia di due spiriti liberi che
vogliono trovare il loro posto nel mondo. Yaya,
una ragazza dal carattere ruvido e dallo spirito indomito, e
Lennie, un giovane uomo alto più di due metri e
affetto da un ritardo mentale. Uniti da un legame profondo si
prendono cura l’uno dell’altro cercando di non farsi portar via
l’unica ricchezza che gli è veramente rimasta: la loro
libertà.
Ecco il trailer di Yaya e Lennie – The Walking Liberty, il nuovo
film di Alessandro Rak. Prodotto da Mad
Entertainment con Rai Cinema, il film si avvale delle voci
di Ciro Priello, Fabiola Balestriere, Lina Sastri,
Francesco Panofino, Massimiliano Gallo, Tommaso Ragno e
Fabrizio Botta.
In seguito a un misterioso
sconvolgimento, il mondo come lo conosciamo oggi è finito. La
natura si è ripresa prepotentemente il pianeta e ora la giungla
riveste tutta la terra. Dalle macerie del mondo che fu,
una nuova società sta cercando di risorgere. Si tratta de
“L’Istituzione”, i cui adepti cercano di ripristinare l’ordine
precostituito imponendo al popolo libero della giungla il loro
concetto di diritto. Ma c’è chi si oppone con forza al loro
processo di “civilizzazione”: i dissidenti stanno preparando la
loro rivoluzione! Questa è la storia di due spiriti liberi che
vogliono trovare il loro posto nel mondo. Yaya, una ragazza dal
carattere ruvido e dallo spirito indomito e Lennie, un giovane uomo
alto più di due metri e affetto da un ritardo mentale. Uniti da un
legame profondo si prendono cura l’uno dell’altro cercando di non
farsi portar via l’unica ricchezza che gli è veramente rimasta: la
loro libertà.
Yaya e
Lenniesono come la libertà quando cammina, che non le
puoi dire dove deve o dove non deve andare. Così dice zia
Claire, con la sua tenera e dolente voice over, mentre
accompagna con lo spirito questi figli adottivi che camminano verso
la Terra della Musica, “dove il tempo si è dimenticato di
passare”.
Così Alessandro Rak sceglie di raffigurare i suoi
splendidi nuovi protagonisti, in Yaya e Lennie – The
Walking Liberty, al cinema
distribuito da Nexo soltanto dal 4 al 7 novembre. La storia è
quella di una ragazzina molto sveglia e un po’ brusca e del suo
amico tanto tardo quanto forzuto e imponente, una meraviglia della
natura. Si muovono nella giungla che, a seguito di una catastrofe
non ben specificata, ha preso il sopravvento sulla città, in un non
luogo che potrebbe essere Napoli, ma che potrebbe anche
rappresentare tutti i posti del mondo, in un futuro distopico in
cui a seminare il terrore in mezzo alla natura selvaggia è
l’Istituzione, una forza militarizzata che rastrella tutti i
giovani per arruolarli nei suoi ranghi, per dar loro regole e
imporsi con la forza.
Yaya e
Lennie sono soli, dopo la morte di zia Claire, due
ragazzini che passando da un rifugio all’altro, a caccia di cibo e
di sopravvivenza, con il sogno di raggiungere un posto da poter
chiamare casa. Yaya e Lennie sono liberi, senza
padroni, con poche regole che servono a rimanere in vita, si
bastano eppure sono in pericolo. Yaya e Lennie sono nati
sbagliati e fanno sogni sbagliati, quelli che moriranno
di quello che gli piace. Fino a che non incrociano
l’Istituzione, che vuole catturarli.
Un inno alla libertà
The Walking Liberty è un inno alla libertà,
quella fisica e mentale, che appartiene ai nostri giovani e
ammaccati eroi, ma anche quella creativa, grazie alla quale
Alessandro Rak porta su grande schermo, con la
squadra di professionisti della Mad Entertainment,
un esperimento visivo unico, in cui l’immagine appare composta da
strati sovrapposti di impressioni, di texture, in movimenti
continui e avvolgenti che catapultano lo spettatore nella foresta,
sotto le stelle, in mezzo agli animali che si aggirano liberi per
le fratte.
La libertà di
Rak è anche drammaturgica: il film non segue quasi nessuna
delle regole narrative canoniche, eppure ha una potenza emotiva
rara, genera un trasporto emozionale e un legame intimo con i
protagonisti da lasciar cadere qualsiasi perplessità su strutture e
canoni. E gran parte di queste suggestioni sono raggiunte anche
grazie alla musica, alle canzoni che irrompono cariche di
malinconia dentro alle immagini, musiche composte dallo stesso Rak,
che ancora una volta si fa aiutare, collabora, condivide il suo
genio con altri artigiani di sogni che alla fine del film, in una
delle sequenze di titoli di coda più belle di sempre, compaiono
tutti come gli “artisti” che hanno realizzato il film. Senza gerarchie, in una felice comune di
creatività.
Di natura e di libertà
Dopo la musica e la
pioggia de L’arte della felicità, il sangue e la cenere
di Gatta Cenerentola, sono la natura e la libertà
a prendere forma sullo schermo grazie al genio di
Alessandro Rak che, forse involontariamente,
sembra suggerire anche un messaggio ambientalista molto forte e
attuale, un avvertimento di tutela nei confronti di quella Terra
che ci accoglie, ci nutre e ci custodisce come suoi figli e che
l’Istituzione vuole sventrare per trarne profitto e alimentare la
macchina dell’industria.
La metafora immediata del
film viene poi condita da personaggi memorabili, non solo Yaya e
Lennie, che hanno le voci di Fabiola Balestrieri e
Ciro Priello, ma anche Rospoléon, leader di un
gruppo di guerriglieri straordinariamente somigliante a Maradona e
con la voce inconfondibile di Francesco Pannofino, che dopo aver salvato i
nostri dalle grinfie dell’Istituzione, decide, con la sua
scapestrata banda, di fare la rivoluzione e mettere in ginocchio il
tiranno.
Ma sui rumori delle
trivelle, sullo scoppio degli spari, sul parapiglia di assalitori e
vittime, si ergono due voci a sovrastare ogni cosa, da una parte
quella di Charlie Chaplin con il suo discorso all’umanità da
Il grande dittatore, la voce di quelli che ancora
lottano, resistono e sperano, dall’altra quella di zia Claire
(Lina
Sastri), la voce di una Madre Natura che non smette
mai di proteggere i propri figli, di accompagnarli nella loro corsa
verso la libertà.
Yaya e Lennie –
The Walking Liberty è travolgente, riempie gli occhi
di meraviglia e lascia il cuore in tumulto. La migliore prova alla
regia di Alessandro Rak (e della sua squadra di
artisti), fino a oggi.
Dopo il successo della presentazione
al Locarno Film Festival2021
arriva nelle sale italiane dal 4 al 7 novembre
l’atteso nuovo film del pluripremiato regista di animazione
Alessandro Rak, YAYA E LENNIE – THE
WALKING LIBERTY. Un film potente, prodotto da Mad
Entertainment con Rai Cinema e distribuito nelle sale da
Nexo Digital, che fonde arte e fantasia per
ripensare alle urgenze ambientali e ai valori sui quali si fonda la
nostra società.
YAYA E LENNIE – THE WALKING
LIBERTY ci trasporta in un tempo in cui, in seguito a un
misterioso sconvolgimento, il mondo come lo conosciamo oggi è
finito. La natura si è ripresa prepotentemente il pianeta e ora la
giungla riveste tutta la terra. Dalle macerie del mondo che fu, una
nuova società sta cercando di risorgere. Si tratta de
“L’Istituzione”, i cui adepti cercano di ripristinare l’ordine
precostituito imponendo al popolo libero della giungla il loro
concetto di diritto. Ma c’è chi si oppone con forza al loro
processo di “civilizzazione”: i dissidenti stanno preparando la
loro rivoluzione. Questa è la storia di due spiriti liberi che
vogliono trovare il loro posto nel mondo. Yaya,
una ragazza dal carattere ruvido e dallo spirito indomito, e
Lennie, un giovane uomo alto più di due metri e
affetto da un ritardo mentale. Uniti da un legame profondo si
prendono cura l’uno dell’altro cercando di non farsi portar via
l’unica ricchezza che gli è veramente rimasta: la loro
libertà.
Con YAYA E LENNIE – THE
WALKING LIBERTY, Alessandro Rak riporta sullo schermo il
suo immaginario poetico e coraggioso, che lo ha consacrato come uno
dei talenti più innovativi del cinema europeo d’animazione, grazie
a lavori come L’arte della felicità (2013), che ha
ottenuto il prestigioso riconoscimento di Best European Animated
Film agli European Film Awards 2014, e Gatta Cenerentola
(2017), vincitore di due David di Donatello. Le immagini di
Yaya e Lennie – The Walking Liberty entrano in risonanza
con quanto è stato vissuto a livello globale nell’ultimo biennio:
Yaya e Lennie sono i protagonisti che si muovono in un futuro
apocalittico, in cui Napoli e il mondo intero si sono trasformati,
a causa di una serie di catastrofi ecologiche, in una foresta
impenetrabile. Nella giungla del nuovo mondo, tramite la storia di
due ragazzi, si rimetteranno in discussione i valori sui quali
dovrà reggersi la (nuova) civiltà.
Le voci dei personaggi sono quelle
di Ciro Priello, Fabiola Balestriere, Lina Sastri,
Francesco Pannofino, Massimiliano Gallo, Tommaso Ragno, Fabrizio
Botta, Federica Altamura, Fabio Balsamo, Shalana Santana, Antonio
Brachi.
La colonna sonora del film sarà
disponibile negli store digitali proprio dal 4 novembre, in
concomitanza con l’uscita al cinema di YAYA E LENNIE – THE
WALKING LIBERTY. Le musiche sono di Alessandro Rak, Enzo
Foniciello e Dario Sansone, frontman dei Foja, già in original
soundtrack de L’Arte della Felicità e Gatta
Cenerentola. L’uscita della release digitale, e di una
successiva versione deluxe, sarà preceduta il 29 ottobre dal
singolo “Duje comme nuje”, accompagnato da un video ufficiale con
immagini inedite del film
YAYA E LENNIE – THE WALKING
LIBERTY è realizzato con il sostegno del Ministero della
Cultura Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, con il contributo
della Regione Campania e la collaborazione di FCRC.
L’attrice Yaya
DaCosta, forse poco nota al grande pubblico, ha negli anni
dimostrato una buona capacità nello scegliere i progetti a cui
legarsi, partecipando tanto a celebri film quanto a note serie TV.
Versatile e di bella presenza, la DaCosta continua a costruire
giorno dopo giorno la propria popolarità. Ecco 10 cose che
non sai di Yaya DaCosta.
Yaya DaCosta: le serie TV e i
film
10. Ha recitato in celebri
prodotti televisivi. L’attrice ottiene una buona
popolarità nel momento in cui recita nella soap opera La valle
dei pini (2008). Con la visibilità raggiunta, entra poi a far
parte di Ugly Betty (2009), con America
Ferrera. Partecipa poi in qualità di guest star in
serie come Law & Order: Unità Speciale (2009), Army
Wives (2010) e Dr. House – Medical
Division (2011-2012). Dal 2015 entra a far parte del cast
della serie Chicago Med, dove
ricopre il ruolo di April Sexton. Riprenderà il ruolo anche per
Chicago Fire, con Jesse
Spencer, e Chicago P.D., con Jason
Beghe.
8. Ha un account
personale. L’attrice è presente sul social network
Instagram con un profilo seguito da 289 mila persone. All’interno
di questo l’attrice è solita condividere fotografie scattate in
momenti di svago quotidiano, da sola o in compagnia di amici.
Particolarmente presenti sono però anche le immagini o i video con
cui l’attrice promuove i propri progetti da interprete.
Yaya DaCosta ad America’s Next Top
Model
7. Ha partecipato al
celebre reality show. Prima di intraprendere la carriera
d’attrice, la DaCosta si è fatta notare per aver partecipato alla
terza stagione del programma America’s Next Top Model,
dove ha sfoggiato le sue qualità da modella. Pur classificandosi
seconda, ha poi ricevuto numerose richieste da case di moda, le
quali la volevano per pubblicizzare i loro nuovi prodotti.
Yaya DaCosta e Joshua Nee
Alafia
6. Ha avuto una relazione
con un regista. Per lungo tempo l’attrice è stata la
compagna del regista e direttore della fotografia Joshua Bee
Alafia. La DaCosta ha anche svolto il ruolo di produttrice per il
film Let’s Stay Together, da lui diretto. Nel 2013 nasce
il primo figlio della coppia, mentre nel 2015 annunciano di essersi
separati. Contrariamente a quanto si è sempre pensato, i due non
sono mai stati sposati.
Yaya DaCosta in Chicago
Med
5. Dà vita ad
un’infermiera. L’attrice è presente nella serie
Chicago Med sin dalla prima stagione nel
ruolo di April Sexton. Questa è un’infermiera nell’ospedale che dà
il titolo alla serie. Il suo personaggio vive nel corso della
storia una serie di difficili vicende, che la porteranno a
sverlarsi come essere umano fragile.
4. Ha origini in comune con
il personaggio. La DaCosta discende da parenti brasiliani
e africani, ed è fluente nella lingua portoghese. Per lei è stata
una vera sorpresa scoprire che anche il suo personaggio ha delle
origini simili, e infatti nella serie non è insolito sentirla
recitare alcune battute in portoghese. Non è tuttavia noto se
questo dettaglio sia stato scritto per caso o pensando proprio alle
radici dell’interprete.
3. Ha faticato a recitare
in una scena particolare. Per l’attrice, la seconda
stagione è stata ricca di eventi. Il più complesso di questi, da
mettere in scena, è stata la scena dell’aborto del suo personaggio.
La DaCosta ha raccontato che sul set si respirava un’atmosfera
molto cupa, e la ricerca del giusto tono nella sua recitazione è
stato un processo particolarmente sofferto, passato attraverso
numerose emozioni negative.
2. Non vede l’ora di
conoscere il futuro del suo personaggio. Pur non
conoscendo nel dettaglio ciò che accadrà al suo personaggio nelle
prossime stagioni, l’attrice ha affermato che ci saranno grandi
novità per lei. Dar vita a questo arco narrativo è fonte di grande
gioia per la DaCosta, dichiaratasi emozionata all’idea di poter dar
vita ad un personaggio così ricco di sfumature.
Yaya DaCosta: età e altezza
1. Yaya DaCosta è nata
aNew York, Stati Uniti, il 15 novembre
1982. L’attrice è alta complessivamente 170 centimetri.
Trama: Ganchan e
la sua ragazza Janet progettano e costruiscono robot ma quando il
mondo è minacciato dal malvagio trio Drombo composto dalla
bellissima e perfida Miss Dronjo, e dai suoi tirapiedi Boyakki e
Tonzula si trasformano nei supereroi Yattaman 1 e Yattaman 2.
L’occasione per una nuova impresa si presenta quando la giovane
Shoko chiede il loro aiuto per ritrovare il padre, scomparso in
Egitto mentre era sulle tracce di uno dei quattro frammenti della
potente Pietra Dokrostone: è il momento di una nuova battaglia per
il possesso della Drokostone e per il destino del mondo…
Il regista di Harry Potter e i Doni della Morte ha
commentato un tema molto dibattuto dai fan della saga: in che punto
verrà suddivisa la trama del libro per creare i due film separati?
Dalle dichiarazioni di David Yates, sembra che il
taglio sarà a Villa Malfoy, luogo del sequestro dei tre
protagonisti Harry, Ron ed Hermione.
Abbiamo tre o quattro diverse idee su come
suddividere il settimo film. Tradizionalmente, i film sono sempre
terminati con una morte o la perdita di qualcuno. Questa volta
pensiamo di terminare con toni più drammatici.
Netflix ha
pubblicato il trailer ufficiale di
Yaratilan – La creatura per la sua
prossima serie di adattamento in lingua turca del classico
romanzo Frankensteindel 1818 di
Mary Shelley. Sarà disponibile in streaming a partire dal 20
ottobre.
Yaratilan – La creatura è una
storia epica che si svolge nell’era finale dell’impero ottomano e
si incentra su una delle domande fondamentali dell’umanità: “Cosa
c’è dopo la morte?”. Ziya, uno studente di medicina avventuroso,
ribelle, vivace e brillante, ha il desiderio irrefrenabile di
diventare uno straordinario medico e riuscire a curare le malattie
infettive. Il destino di Ziya si incrocia con quello di Ihsan, un
collega al limite tra genio e follia. Ihsan è l’unico che capisce
veramente le ambizioni di Ziya, tuttavia queste due anime ferite e
ostracizzate pagheranno il prezzo dell’esperimento proibito che
hanno avuto il coraggio di condurre: l’antica iscrizione che hanno
tentato di decifrare potrebbe scatenare il caos…Dai
un’occhiata al trailer di Creature qui sotto
( guarda altri trailer):
Yaratilan – La creatura è creata e diretta da Çağan
Irmak.La serie avrà come protagonisti Taner
Ölmez, Erkan Kolçak Köstendil, Sifanur Gül, Bülent Sakrak, Devrim
Yakut, Durul Bazan, Aram Dildar, Macit Koper, Engin Benli e Sennur
Nogaylar. I produttori esecutivi sono
Saner Ayar, Ayse Durmaz, Mine Yilmaz e Cengiz Çagatay.
“Dopo giorni e notti di un
lavoro e di una fatica incredibili, riuscii a scoprire la causa
della generazione e della vita… anzi, di più ancora, divenni io
stesso capace di dare animazione alla materia
morta.” Era l’inizio del XIX secolo quando una
giovane inglese di nome Mary Shelley scriveva
queste parole, un po’ per gioco, dando alla luce una delle opere
che ha incantato, estasiato e influenzato migliaia di artisti per
più di un secolo. Tra questi anche il famoso regista Çağan
Irmak (Mio padre e mio figlio, Se mi
dimentico sussurra) che, con il sostegno di Netflix, riporta
sullo schermo il grande e cupo classico di Shelley,
Frankestein, rielaborato in chiave ottomana.
La serie – composta da 8
episodi di circa 50 minuti – vede protagonisti gli attori
Taner Ölmez, Erkan Kolçak Köstendil, Sifanur Gül, Bülent Sakrak,
Devrim Yakut, Durul Bazan, Aram Dildar, Macit Koper, Engin Benli e
Sennur Nogaylar.
Trama di Yaratilan – La creatura
L’epica storia di Yaratilan
è ambientata nella Instanbul dei primi anni del
Novecento, durante il declino dell’Impero Ottomano.
Il protagonista è Ziya (Taner Ölmez): un giovane
determinato, brillante e ribelle che, dopo aver osservato per anni
suo padre, un grande e talentuoso dottore di Bursa, capisce di
poter dare una svolta alla scienza della medicina e alla
vita umana. Ziya vuole diventare uno straordinario medico,
in grado non solo di curare orribili malattie infettive… ma anche
capace di ridare la vita. Dunque, mosso da questo
irrefrenabile desiderio e consapevole dell’esistenza dell’antico
Libro della Resurrezione, parte per Istanbul per studiare
medicina. Qui incontra Ihsan (Erkan Kolçak
Köstendil), un eccentrico e ambizioso professore, espulso dalla
scuola, con cui condivide genio e follia. È così che
destini di Ziya e Ihsan, da quel momento, restano
indissolubilmente legati tra la vita e la
morte.
Cosa c’è dopo la morte?
La storia, sviluppata nel corso
degli episodi come un racconto ad
incastro, segue due linee narrative e temporali che
giocano – grazie a continue analessi e intrecci –
con le vite dei due protagonisti. Irmak realizza, quindi, una trama
così completa e ricca di dettagli (persino
riguardo ai personaggi minori) che a tratti sembra perdere
il fulcro della storia e il suo messaggio.
Yaratilan eredita dal classico originale gli stessi
profondi e controversi temi che possono essere
riassunti nella fatidica domanda esistenziale: “Cosa
c’è dopo la morte?”. Ed è lo stesso Ziya ad
anticiparcelo nel primo episodio, affermando: “Gli
uomini temono i demoni ma non temono la morte, perché di
quest’ultima ne conoscono l’esistenza. A terrorizzarli è la
possibilità che un giorno i demoni inizino a parlare,
rivelando loro che non c’è assolutamente nulla dopo la
morte.”
Ziya cerca ossessivamente le
risposte a questa domanda facendo del Libro della
Resurrezione di Shahram Amir il suo unico credo di
vita. Coinvolgendo violentemente Ihsan, il giovane sfida
Dio e la vita costruendo una “macchina delle seconde
possibilità”. Ma il prezzo da pagare per fingersi Dio e voler
fregare la morte è davvero alto: pur resuscitando egoisticamente
Ihsan, rendendolo così un essere mostruoso, Ziya finisce
per essere l’unico vero ignobile mostro della storia. Un
uomo così accecato dalla superbia e della paura per l’ignoto che,
mentre crede di aver ricreato la vita, dà origine ad un effetto
domino di morte e sofferenza.
«Chi leggerà questa
storia, penserà che la sua morale è che la scienza avrà conseguenze
terribili e devastanti per l’umanità. Ma so per certo, io che sono
l’ultimo a raccontarla, che non è così. Perché la colpa non
è della scienza ma dell’arroganza». – Yaratilan
La diversità è ricchezza
Accanto al tema della morte e della
resurrezione, Irmak aggiunge un altro tema universale, quello
della diversità personificato dal
professore Ihsan. Un uomo incompreso e generoso
che, sia prima che dopo la sua “rinascita” in mostro,
viene allontanato e isolato dal resto delle persone a causa del suo
“essere diverso”. Si contano sul palmo di una mano le persone che,
durante il racconto, scelgono di andare al di là dei
pregiudizi e del suo aspetto spaventoso. Poche persone,
diverse e sole a loro volta, che scoprono e abbracciano il
suo profondo e buon animo.
Non sorprende poi così tanto che
anche la serialità turca si sia inserita nella lunga lista di
prodotti audiovisivi ispirati al mito di Frankestein. In fondo,
negli ultimi anni la Turchia è alla continua sperimentazione di
quei prodotti chiave – come lo sono stati, per esempio,
Parasite e Squid Game per il Sud Corea – che possano spalancare
le porte del successo internazionale. Ma riadattare un
classico, per di più tanto amato e celebrato, non
sempre risulta essere la strada più facile.
Yaratilan, infatti, per
quanto intrattenga e incuriosisca lo spettatore dall’inizio alla
fine, non riesce ad apportare nulla di realmente originale ad una
storia che ha già girato il mondo intero nelle vesti più disparate.
Irmak scrive e dirige, dunque, un oscuro dramma in costume
che – con un po’ più di audacia e incisione e
privilegiando la forma cinematografica piuttosto che
quella seriale – avrebbe potuto guadagnarsi un posto in classifica
tra i migliori prodotti netflixiani del Medio Oriente.
Yaratilan poteva essere LA
creatura, ma finisce per essere solo una delle tante.
Netflix
Italia ha diffuso il trailer di Yara, il
film originale Netflix diretto da Marco Tullio Giordana.
Nel cast protagonisti sono Chiara Bono, Roberto Zibetti,
Isabella Ragonese, Sandra Toffolatti, Mario Pirrello, Alessio
Boni, Thomas Trabacchi, Aiman Machhour. Il film
Yara è
prodotto da TaoDue Film.
Il premiato regista Marco Tullio
Giordana (“La meglio gioventù”) dirige un film drammatico basato su
una storia vera. L’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio
sconvolge la cittadina di Brembate di Sopra. Per assicurare il
colpevole alla giustizia, il pubblico ministero Letizia Ruggeri ha
solo un esile indizio: tracce di DNA che non servono a molto senza
un database con cui metterle a confronto.
Diretto da Marco Tullio
Giordana, Yara(qui
la recensione) rappresenta un ulteriore tassello nella
filmografia di un regista che ha sempre dimostrato una particolare
sensibilità nel raccontare storie ispirate alla realtà e al dolore
collettivo. Giordana, già noto per opere come I cento
passi e La meglio gioventù, torna a confrontarsi con
un fatto di cronaca nera che ha scosso profondamente l’opinione
pubblica italiana: l’omicidio della giovane Yara
Gambirasio. Il regista affronta il caso con il suo
consueto approccio sobrio e rigoroso, senza indugiare nel
sensazionalismo, concentrandosi invece sulle indagini e sul
contesto umano e sociale che hanno circondato la tragica
vicenda.
La scelta di realizzare un film su
Yara nasce dall’esigenza di ripercorrere un caso giudiziario
complesso e delicato, che ha tenuto il Paese con il fiato sospeso
per anni. La pellicola si sofferma in particolare sulla
determinazione e il lavoro instancabile di coloro che hanno cercato
la verità, come la PM Letizia Ruggeri,
interpretata da Isabella Ragonese. Con Yara,
Giordana si propone di offrire un omaggio rispettoso alla vittima e
alla sua famiglia, dando voce al dolore e alla speranza di
giustizia, e allo stesso tempo riflettendo sui meccanismi della
giustizia italiana e sull’impatto che un simile dramma ha su una
comunità intera.
Il film, distribuito da Netflix, è stato però naturalmente accolto con
reazioni miste: da una parte apprezzato per il tono sobrio e per la
delicatezza con cui tratta il caso, dall’altra criticato da chi ha
visto nel progetto il rischio di spettacolarizzazione di un dramma
privato, un po’ come avvenuto di recente con la serie Avetrana
– Qui non è Hollywood. Nel corso dell’articolo, ci
soffermeremo proprio su un aspetto particolarmente discusso: le
differenze tra il film e la vicenda reale, cercando di capire come
e perché Giordana abbia scelto di raccontare alcuni passaggi con un
linguaggio narrativo diverso rispetto ai fatti di cronaca.
Chiara Bono in Yara. Foto cortesia di Netflix
La trama del film
Il film è incentrato sul caso di
Yara Gambirasio (Chiara Bono), la
tredicenne di Bembrate di Sopra, nel Bergamasco, misteriosamente
scomparsa nel 2010, dopo aver terminato una lezione di ginnastica
ritmica presso il centro sportivo del suo paesino. Quella fredda
sera del 26 novembre, Yara non fa ritorno a casa, lasciando la
famiglia immersa nell’angoscia. Iniziano così per i suoi genitori
mesi di inferno, nei quali si chiedono se la giovane sia
ancora viva, mentre le ricerche coinvolgono forze dell’ordine,
volontari, giornalisti e inquirenti come il pubblico ministero
Letizia Ruggeri (Isabella
Ragonese), il colonnello Vitale
(Alessio Boni) e il maresciallo
Garro (Thomas Trabacchi), impegnati senza
sosta nel ricostruire i fatti.
Solo il ritrovamento del corpo della
ginnasta, in un campo isolato a Chignolo d’Isola e dopo tre mesi di
attesa straziante, permetterà di ottenere un primo indizio, un DNA
sconosciuto, rilevato sugli indumenti della ragazza, che
consentirà, dopo una lunga e complessa indagine forense,
accertamenti incrociati e un grande aiuto da parte di tutta la
popolazione di Bembrate, d’individuare un sospettato, un uomo,
Massimo Bossetti (Roberto
Zibetti), fino a quel momento per nulla preso in
considerazione, muratore incensurato la cui traccia genetica era
compatibile con quella isolata nella zona colpita da arma da
taglio. L’arresto arriva dopo anni di lavoro investigativo, proprio
quando l’inchiesta sembrava vicina all’archiviazione
definitiva.
Le principali differenze tra il film e la storia vera
Pur cercando di attenersi quanto più possibile ai reali risvolti
della storia di Yara, il film presenta delle naturali differenze
rispetto alla realtà. Ad esempio, si enfatizza la figura della PM
Letizia Ruggeri come protagonista, mentre la vittima, Yara
Gambirasio, appare principalmente nei primissimi minuti. Questa
scelta narrativa è stata criticata: molti osservatori, tra cui il
magazine Framed e il
Giornale, sottolineano che
il titolo risulta fuorviante, perché la ragazza resta sullo sfondo,
intorno alla figura forte e combattiva della PM.
Comprensibilmente, però, Giordana ha voluto raccontare non tanto il
caso criminale in sé, quanto la determinazione e gli ostacoli di
una donna di legge in un ambiente tradizionalmente
maschile.
Nel film vengono poi trascurate alcune fasi reali dell’indagine,
come il DNA presente sul giubbetto dell’istruttrice Silvia
Brena, estratto il 2 aprile 2011.
Anche il blitz su Mohamed Fikri, arrestato per
errore, viene raffigurato, ma senza approfondire l’impatto emotivo
della comunità e le implicazioni giudiziarie reali.
Le omissioni suggeriscono una volontà di privilegiare un racconto
lineare e centrato sulla PM, piuttosto che una ricostruzione fedele
e complessa di tutte le ipotesi investigative, le quali avrebbero
inevitabilmente reso più complicato e lungo il
racconto.
Isabella Ragonese in Yara. Foto cortesia di Netflix
Nel film si attribuisce poi al cellulare di Bossetti una precisione
di posizionamento “alla via”, grazie alle celle telefoniche, il che
è tecnicamente impossibile. Anche il GPS viene presentato come non
ancora usato.
Un’altra differenza, seppur di minor importanza all’interno del
film, è l’accento di Yara che appare forzatamente “romano”, anziché
bergamasco, come sottolineato dal quotidiano Il Giorno.
Tali rappresentazioni appaiono infatti più funzionali alla tensione
narrativa che a un ritratto realistico delle tecnologie
investigative dell’epoca.
Riguardo al film si sono poi espressi sia i genitori di Yara sia i
legali di Bossetti, i quali hanno dichiarato di non essere stati
consultati: “Nessuno ha sentito la nostra voce”, ha
affermato Claudio Salvagni, avvocato della
difesa.
L’assenza delle loro testimonianze rende il film un racconto con un
unico punto di vista: quello della PM Ruggeri. Questa scelta, se da
una parte limita la pluralità narrativa e impedisce uno sguardo più
comprensivo su questioni delicate come la difesa del diritto, la
complessità del processo e il trauma delle famiglie coinvolte,
dall’altra permette al film di poter seguire un unico personaggio
ed evitare maggiore confusione.
Infine, le riprese non sono state effettuate a
Brembate o Chignolo d’Isola, ma
in location come Fiano e San Vito
Romano.Giordana
ha motivato la decisione per questioni logistiche legate al Covid e
per non gravare ulteriormente sulla comunità bergamasca.
In generale, il regista dichiara di aver voluto raccontare un
“caso che è stato specchio dell’Italia“, facendosi
portavoce di una realtà simbolica piuttosto che di un adattamento
cronachistico pedissequo. Questo ha naturalmente portato
alla ricostruzione di un contesto piuttosto diverso rispetto a
quello dove si sono realmente svolte le vicende.
le
differenze tra film e realtà, dunque, sono molte: dalla centralità
della PM Letizia Ruggeri alla marginalizzazione di Yara, dalle
omissioni investigative a scelte tecniche di vario tipo e al
mancato coinvolgimento delle famiglie. Queste strategie
rispecchiano però una visione autoriale che privilegia una
narrazione drammaturgica lineare e un focus tematico piuttosto che
una cronaca puntuale, propria più di un documentario. Giordana,
infatti, ha voluto realizzare non una docufiction, ma un affresco
simbolico del sistema giudiziario, delle dinamiche di genere e del
peso dell’inchiesta di massa in un Paese scosso dalla cronaca
nera.
La realtà, sincera e fredda, è la
protagonista del
film Yara di Marco Tullio Giordana, un racconto quasi
documentaristico della vicenda realmente accaduta a Yara
Gambirasio, tredicenne scomparsa nel 2010 e ritrovata morta.
Con un’attenta ricostruzione del processo di indagine e delle sue
sfaccettature, il regista riporta i fatti da un nuovo punto di
vista. Il risultato è un lungometraggio profondo ma lontano dai
sentimentalismi esasperati e dal gossip mediatico.
La vera storia di Yara
Yara
Gambirasio (Chiara Bono) era una
ragazzina di tredici anni. Abitava a Brembate di Sopra nel
bergamasco. Era una ginnasta, si allenava in un centro sportivo a
700 metri da casa. Anche il 26 novembre 2010 era andata in palestra
a piedi, come era solita fare. Attesa a casa per le 18:30,
Yara non ha mai più fatto ritorno.
La famiglia lancia l’allarme e le
indagini partono tempestivamente, vedendo coinvolti nella ricerca
carabinieri, polizia, RIS e innumerevoli volontari. Dopo tre mesi
di nulla, il corpo di Yara viene ritrovato il 26 febbraio
2011 in un campo di Chignolo d’Isola, una località a 10 km di
distanza da Brembate. Dai resti, si comprende che l’aggressore ha
ferito Yara più volte. Ha tentando di abusare di lei, per
poi lasciarla morire nel campo. Con il rinvenimento del corpo, le
indagini possono proseguire: le tracce di DNA sugli indumenti di
Yara sono l’elemento chiave per identificare Ignoto
1, ossia l’assassino. Grazie all’inarrestabile pubblico
ministero Letizia Ruggeri, interpretata abilmente da
Isabella Ragonese, l’indagine prosegue con
test del DNA a tappeto su tutta la popolazione della zona, fino
all’identificazione dell’aggressore: nel 2014 Giuseppe
Bossetti viene arrestato e processato.
Discrezione e delicatezza conducono
il film Yara
La vicenda di Yara è stata
raccontata infinite volte dai media. I giornali, i telegiornali e i
programmi televisivi hanno detto la loro sulla ragazzina, sulla
famiglia e sui sospettati. Spesso a sproposito e troppo
frettolosamente. Marco Tullio Giordana ha voluto invece dare il
giusto rispetto alle persone coinvolte nella terribile storia,
creando un racconto onesto, che segue i momenti cruciali delle
indagini, includendo i successi e gli insuccessi delle forze
dell’ordine, la buona e cattiva gestione delle tempistiche, le
pressioni eccessive dei media sulla famiglia. Il regista inserisce
così la sua visione critica sulla vicenda, ma senza compromettere
la storia con eccessive coloriture del tutto non necessarie.
L’emozione contenuta dei
personaggi
Le emozioni non mancano nel film. La
famiglia soffre, primi tra tutti i genitori di Yara,
interpretati eccellentemente da
Sandra Toffolattie Mario
Pirello. Isabella
Ragonese, nei panni della PM Letizia Ruggeri,
è vista mentre cerca di districarsi tra superiori poco fiduciosi,
apprensioni materne, doveri morali e leggi vincolanti. Anche
l’opinione pubblica e i concittadini sono mostrati nel loro
turbamento per la scomparsa di Yara, ma non vi è nulla di
eccessivo, forzato o strappalacrime. Con questo tipo di racconto,
privo di crudezza estrema o di tecnicismi giuridici e medici, lo
spettatore può seguire le vicende dall’inizio alla fine con la
giusta dose di coinvolgimento e lucidità.
Un racconto femminile, al
quadrato
Letizia Ruggeri è forse la
vera protagonista del film: capo delle indagini, racconta allo
spettatore passo per passo i momenti cruciali della ricerca. È lei
che traina l’intera squadra d’indagine: nello sconforto generale,
la Ruggeri non molla. La voce potente di Isabella
Ragonese, dalle chiamate ai genitori di Yara
all’arringa durante il processo, è una costante nel film. Ma non è
l’unica: le parole di Yara ritornano costantemente nel
lungometraggio. Con numerosi voice-over che accompagnano le
immagini, vengono riprese le frasi che la ragazza scriveva nel suo
diario, lette e rilette dalla Ruggeri durante le indagini
per cercare di trarne anche un minimo indizio. La voce delicata e
spensierata di Chiara Bono inserisce nelle fasi
dell’indagine sull’assassinio la leggerezza della ragazzina,
creando un efficace effetto stridente.
Non manca quindi l’attenzione alla
dimensione femminile. Nella sua totalità, Yara è
un film che vuole evidenziare criticandoli i giochi di forza che
alcune donne si trovano a vivere. Può trattarsi di forza fisica,
come l’aggressione subita da Yara, o di potere, come le
pressioni contro cui lotta la PM, in un lavoro ancora intriso di
cultura misogina.
Yara è disponibile su Netflix
Yara è disponibile
dal 5 novembre 2021 in streaming sulla piattaforma
Netflix. Grazie alla ricostruzione
attenta del vero, il docu-film riesce a prendere parola su una
storia brutale, raccontando perfettamente l’orrore inserito, se non
nascosto, nell’ordinario.
La giovane Yara
Shahidi recita sin da quando era piccola e ad oggi vanta
partecipazioni ad importanti film e serie TV. Con sempre più
popolarità dalla sua parte, è ora uno dei giovani volti di punta
della recitazione statunitense, anche per merito del suo
camaleontico talento.
Ecco 10 cose che forse non
sai di Yara Shahidi.
Yara Shahidi: i suoi film e le
serie TV
1. Ha preso parte a celebri
film. Il primo film in cui l’attrice ha recitato, all’età
di 9 anni, è stato Immagina che, mentre nel 2010 ha
recitato accanto ad Angelina Jolie in
Salt. Successivamente ha preso parte ai film
Unthinkable (2010), con Samuel L.
Jackson, Butter (2011) e Alex Cross – La
memoria del killer (2012). Torna poi al cinema nel 2019,
recitato in Il sole è anche una stella,
mentre nel 2023 è in Peter Pan & Wendy, film con
Jude Law nel
ruolo di Capitan Uncino.
2. Ha recitato anche in note
serie TV. Oltre ai film per il cinema, l’attrice ha
recitato anche in alcune serie TV, come In the Motherhood
(2009), Lie to Me (2010), Scandal (2013), The
First Family (2012-2013), Bad Teacher (2014) e
The Foster (2014). Ha poi doppiato il personaggio di Darci
nella serie animata Trollhunters: I racconti di Arcadia
(2016-2018) e 3 in mezzo a noi: I racconti di Arcadia
(2018-2019). Dal 2014 al 2022 ha invece recitato nei panni di Zoey
Johnson nella serie Black-ish, che l’ha resa celebre,
mentre dal 2018 al 2023 ha ricoperto lo stesso ruolo anche in
Grown-ish.
3. È anche regista e
produttrice. Oltre a lavorare come attrice davanti la
macchina da presa, la Shahidi ha già compiuto anche il passaggio
dietro di essa, dirigendo un episodio della serie
Shatterbox e uno della serie Growing Up. Ha poi
lavorato anche come produttrice esecutiva di ben 68 episodi della
serie TV Grown-ish, dove è anche una delle
protagoniste.
Yara Shahidi è Trilli in Peter
Pan & Wendy
4. È stata scelta per
interpretare l’iconico personaggio. Per l’imminente film
Disney Peter Pan & Wendy, basato sull’omonimo classico
animato, l’attrice è stata scelta per interpretare l’iconico ruolo
della fatina Trilli. Quando ciò è stato rivelato attraverso il primo trailer, in
molti si sono naturalmente pronunciati contro la scelta
dell’attrice, in quanto Trilli è sempre stata ad oggi raffigurata
come una fata dalla pelle bianca. Non sono però mancate anche le
lodi nei confronti della Shahidi, descritta come assolutamente
idonea alla parte.
5. Si è preparata ascoltando
della musica. Per prepararsi al ruolo di Trilli ed entrare
nel mood e nella psicologia del personaggio, l’attrice ha rivelato
di aver ascoltato delle playlist contenenti canzoni che
rispecchiano l’animo e il carattere di Trilli. Con la musica in
testa, dunque, ha iniziato poi a lavorare sui movimenti “fatati” di
Trilli, trovando il giusto equilibrio per renderla credibile e
affascinante.
Yara Shahidi ha recitato con Eddie
Murphy in Immagina che
6. Ha recitato nei panni
della figlia del noto attore. Il primo film in cui la
Shahidi ha recitato, come già accennato, è stata la commedia
Immagina che, dove ha ricoperto il ruolo di Olivia
Danielson, la figlia del protagonista interpretato da Eddie Murphy.
Il film è infatti basato proprio sullo speciale rapporto tra i loro
due personaggi. Grazie alla sua interpretazione, la Shahidi è poi
stata candidata agli Young Artist Awards come Migliore giovane
attrice.
Yara Shahidi ha un fidanzato?
7. È single. Nel
gennaio del 2023 l’attrice ha rivelato di essere da poco tornata
single dopo una relazione piuttosto seria della durata di tre anni.
Non è noto con chi avesse una relazione, in quanto la Shahidi ha
sempre tenuto privato questo aspetto della propria vita. Ad ogni
modo, attualmente sta vivendo quella che definisce
“selfishseason“, ovvero una stagione da egoista,
concentrandosi primariamente su sé stessa e la propria carriera,
reinventandosi dunque lontana da ogni possibile relazione
sentimentale.
Yara Shahidi e il suo attivismo
8. È un’attivista per
importanti cause sociali. Shahidi ha fondato
Eighteen x 18, una piattaforma per incoraggiare i
coetanei a votare per la prima volta al momento delle elezioni. Le
sue altre organizzazioni includono poi Yara’s
Club, una partnership con Young Women’s Leadership
Network (YWLN) di New York, che fornisce tutoraggio online
nella speranza di porre fine alla povertà attraverso l’istruzione.
Nel 2021, Yara Shahidi ha aderito alla campagna Dior Stand
with Women. L’attivismo dell’attrice è stato notato
dall’ex first lady Michelle Obama, che le ha poi
scritto una lettera di raccomandazione all’Università di
Harvard.
Yara Shahidi è su Instagram
9. È presente sul social
network. L’attrice è presente sul social network
Instagram, con un proprio profilo verificato seguito da ben 8,1
milioni di persone e dove attualmente si possono ritrovare oltre
3000 post. Questi sono principalmente immagini relative a suoi
lavori da attivista, attrice e modella, spesso inerenti il dietro
le quinte di tali progetti o promozionali nei loro confronti. Ma
non mancano anche curiosità, momenti di svago, eventi a cui ha
preso parte e altre situazioni ancora. Seguendola, si può dunque
rimanere aggiornati su tutte le sue novità.
Yara Shahidi: età e altezza
dell’attrice
10. Yara Shahidi è nata a
Minneapolis, in Minnesota, Stati Uniti, il 10 febbraio del
2000. L’attrice è alta complessivamente 1,68 metri.
Il noto sito americano Deadline ha
diffuso la prima foto ufficiale di Yara Shahidi
nei panni di Trilli per l’imminente adattamento cinematografico
live-action della Disney di Peter
Pan & Wendy. L’immagine mostra Shahidi vestita con uno
splendido abito verde, con ali delicate che spuntano dalla sua
schiena.
Yara Shahidi, la talentuosa giovane
attrice e attivista, è stata annunciata come protagonista
dell’imminente adattamento cinematografico live-action della Disney
di Peter Pan & Wendy. Shahidi
interpreterà il ruolo iconico di Trilli, la maliziosa e amata fata
che ha catturato il cuore del pubblico per generazioni.
Shahidi, che è
diventata famosa per il suo ruolo di Zoey Johnson nella
serie di successo “Black-ish“, è rapidamente
diventata una delle giovani star più ambite di
Hollywood. Oltre al suo lavoro di attrice, è nota anche per il
suo attivismo e difesa, in particolare nei settori della giustizia
sociale e dei diritti delle donne. È stata inserita nella
lista dei “30 Under 30” di Forbes ed è stata riconosciuta dalla
rivista Time come una delle persone più influenti al mondo.
Peter Pan &
Wendy è diretto da David Lowery, ed è solo l’ultimo di
una lunga serie di adattamenti della classica storia di Peter Pan e
i bambini perduti. La storia è stata raccontata innumerevoli volte
in film, spettacoli televisivi e produzioni teatrali, ma questo
nuovo adattamento live-action promette di portare una nuova ed
emozionante interpretazione dell’amata storia. Con Shahidi in
testa come Trilli, il pubblico può aspettarsi un film pieno di
magia, avventura e cuore.
Peter Pan & Wendy è stato diretto da David
Lowery (Pete’s
Dragon, The
Green Knight con Toby Halbrooks che
ha co-scritto l’adattamento con Lowery. Il film ci saranno anche
Jude Law nei panni di Capitan Uncino,
Alexander Molony nei panni di Peter Pan e
Ever Anderson nei panni di Wendy. Nel cast anche
Alyssa Wapanatâhk, Joshua Pickering, Jacobi Jupe, Molly Parker,
Alan Tudyk e Jim Gaffigan.
“Uno spettacolo che dovrebbe
tirarmi su di morale, mi fa l’effetto contrario.” –
Yannick
Il cinema, o il teatro, sono un’arte
dentro cui, come in una bolla, ci si può isolare. Pur di natura
diversa, lavorano per un medesimo compito: permettere di evadere
dalla realtà. Che sia per una storia impressa su uno schermo oppure
portata in scena su un palco con attori in carne e ossa, chi arriva
in sala vuole chiudersi alle spalle la porta che si affaccia sul
mondo reale, per pensare alle vite di altri in cui non è
protagonista coinvolto. Non sempre però lo spettatore si trova
davanti un’opera che lo aggrada, per cui prova trasporto, che è
fedele al suo genere di riferimento (ed è il motivo per cui l’ha
scelta, in base alle esigenze del momento), e che gli dà la
distrazione necessaria. Se ciò che dovrebbe offrire divertimento,
sollievo o svago restituisce la stessa noia o insoddisfazione della
propria vita, può essere molto frustrante. Oltre che deludente.
In una realtà surreale, come quella
allestita da Quentin Dupieux nella sua commedia
dell’assurdo Yannick, il pubblico ha
tutto il diritto di ribellarsi e dire la propria. Perché spesso si
tende a pensare che la funzione di un film, o nel caso della storia
del regista francese una piéce teatrale, sia solo quella di
contenere le espressioni artistiche di chi lo mette in piedi. Ma
l’arte di saper creare storie non deve far star bene solo chi la
fa, ma anche chi la riceve, proprio perché fonda il suo essere su
una comunicazione soddisfacente fra le parti. Tuttavia, se manca il
dialogo e l’impegno, come in una coppia, il disastro è assicurato.
Yannick, undicesimo lavoro di Dupieux, è stato presentato
al Locarno e
Torino Film Festival 2023, e arriva nelle sale
italiane dal 18 gennaio.
Yannick, la trama
Siamo in un teatrino della provincia
francese, dove è in corso la rappresentazione di una (brutta)
commedia intitolata Il Cornuto, che mette in scena uno dei
più classici ménage a trois: tra battute mediocri ed equivoci già
visti, sul palco due attori si contendono la protagonista. In sala
gli spettatori sono pochi, tutti abbastanza annoiati, che di tanto
in tanto ridono forzatamente. All’improvviso però, stanco di
quell’operetta, si leva la voce d Yannick, , un guardiano notturno
che ha fatto “quarantacinque minuti di treno e quindici a piedi per
essere lì”, oltre ad essersi preso un giorno di ferie, e non
accetta di star guardando una piecé scarsa e scontata. Nessun colpo
di scena, nessun brillante dialogo, niente di quello portato in
scena lo entusiasma, anzi aggrava il suo stato d’animo già
abbattuto, quando lui era andato a teatro proprio per stare meglio.
Dopo una serie di battibecchi con gli attori, Yannick, deluso dalla
loro performance, ne prende il controllo per rivoluzionarla e
creare qualcosa di davvero divertente. Dimostrando quanto spesso,
chi non dovrebbe esserlo, si rivela essere migliore di chi è
esperto. Semplicemente perché ci crede fino in fondo.
Dupieux: dalla parte dello
spettatore
Dalla prima inquadratura in 4:3, una
chiara falsa soggettiva, Dupieux imprigiona il suo
pubblico, sia intradiegetico che extradiegetico, nello spazio del
piccolo teatro. Con questa scelta di formato, sentirsi più
vicini – e intimi – agli spettatori in sala, a Yannick e agli
attori sul palco diventa quasi automatico, e sottrarsi a quel
processo di identificazione è pressoché impossibile. Dupieux mette
regia e sceneggiatura a favore di spettatore, trasformando così
Yannick in una riflessione su come possa
sentirsi che inizia dall’incipit, e porta avanti con frenesia di
montaggio e dialoghi calzanti fino all’exploit finale. Con
insolenza e una buona dose di umorismo ed eccesso, il
regista si schiera dalla parte dello spettatore, spesso
lasciato nell’ombra, a cui non viene data la rilevanza che merita,
parlando a nome suo e dei suoi diritti.
Nella maggior parte dei casi questi
deve infatti accettare ciò che ha di fronte – che può essere
insipido, scialbo, spento – senza replicare. Eppure non si pensa
mai alla responsabilità che ha un autore nei suoi confronti. Per
essere meritevole di lode, lui, deve curare la sua opera fino in
fondo, volerle bene, valorizzarla, essere presente quando viene
messa in scena – senza abbandonarla a se stessa come invece accade
per la commedia teatrale nel film. Perché una specifica piéce (in
questo caso ci si rivolge ai compiti di una commedia) come dice
Yannick deve far stare bene, e non buttare giù di morale ancor di
più. Come dimostrerà poi in seguito, per riuscire in qualcosa
bisogna avere in primis il carburante della passione, ma
soprattutto non trattare il lavoro – e l’arte – con superficialità
e inerzia. Perché se non siamo i primi a credere nel nostro
operato, non possiamo pretendere che lo facciano gli altri. E
neanche che a loro, in quanto spettatori, vada bene tutto così come
viene proposto.
È in uscita Kerber,
nuovo album del compositore e polistrumentista francese
Yann Tiersen, testimonianza audiovisiva del nuovo
sound elettronico che la poetica dell’autore ha assunto. Yann
Tiersen è, difatti, conosciuto proprio per le sperimentazioni
musicali e sinfoniche, oltre che per il contributo a colonne sonore
cinematografiche (ricordiamo Goodbye, Lenin! e
Il favoloso mondo di Amelie). Proprio in
occasione dell’uscita del suo ultimo disco è stato girato il
lungometraggio Yann Tiersen: Kerber-The Film,
diretto da Kit Monteith e prodotto da
Louise Sinnerton, disponibile on demand sulla
piattaforma pay-per-view LIVENow
dal 26 agosto 2021.
La sperimentazione musicale di Yann
Tiersen: Kerber-The Film
Yann Tiersen: Kerber-The
Film vede Yann Tiersen, Jens L.
Thomsen ed Emilie Tiersen nel ruolo di
performers all’opera nello studio di Tiersen, nella location
incantata dell’isola di Ouessant in Bretagna, terra sempreverde
dove risiedono soltanto 834 persone. E’ proprio l’estetica
paesaggistica di questo luogo fiabesco ad avere esercitato la
maggiore influenza sul compositore che, lasciatosi guidare dalle
suggestioni naturali, ha composto nuove sinfonie. Nel film Yann
Tiersen esegue dunque i brani, combinando svariati strumenti
musicali, quali pianoforte, vari tipi di violini e fisarmonica.
Il regista Kit
Monteith si avvale di fotocamera 35 mm quale strumento
analogico per poter incorniciare al meglio gli intonsi paesaggi
dell’isola, col l’intento di rendere le trasformazioni del
paesaggio in musica, in un sodalizio tra artista e natura che
denota una ricerca performativa ottimale. Il nuovo sound di Tiersen
è rigenerato e rinvigorito dai sistemi elettronici analogici, che
ridefinisco le sinfonie musicali tramite il campionamento e la
sintesi sperimentale. Il prodotto filmico è il risultato di un
lavoro ininterrotto per gran parte del 2020, anno di ricerca
stilistica volta alla composizione di melodie al pianoforte da
rileggere con suoni elettronici. La miscela di estetica classica e
contemporanea permea l’intera cornice filmica, che vive di sospiri
e pause musicali, nell’ottica di partiture pittoresche che riescono
a delineare al meglio la poetica di Yann Tiersen.
L’album di Kerber dimostra
ampiamente uno spirito volto alla sperimentazione incessante, che
si nutre di suggestioni visive e temporali, per ricreare il fluire
del proprio tempo in musica. La rappresentazione di un universo
visivo interiorizzato e contemplativo è chiave fondamentale di
lettura di un prodotto artistico incasellabile, che mira a
sfruttare a proprio vantaggio i mezzi audiovisivi per proporre una
dinamica di promozione dell’album del cantante ottimamente ideata,
pur con qualche difetto registico, che comunque non va a minare nel
complesso l’estetica dell’opera.
Kerber è il risultato di un percorso
di ridefinizione dell’essenza di musicista e compositore di Yann
Tiersen, già in opera da alcuni anni e ravvisabile chiaramente nel
disco Portrait, in cui rileggeva un
venticinquennio di carriera alla luce della consapevolezza attuale
e presente. Anche il disco ALL restituiva una
miscellanea di materiale registrato tendente a nuovi percorsi
creativi, dalla marcatura ecologista. Sicuramente però il risultato
migliore è stato raggiunto tramite questo progetto, che riprende le
sinfonie prive di cantato del disco precedente (indubbiamente tra
le più convincenti) e approfondisce il “sodalizio musicale” tra il
pianoforte, lo strumento tanto amato, e l’elettronica.
Yann Tiersen: Kerber-The Film, un
diario musicale tutto da sfogliare
Ciò che sorprende maggiormente è
l’appropriazione da parte di Tiersen dell’impianto più ambient, e
meno pop, della sua musica; è innegabile che l’influenza della
prorompente “identità geografica” di cui Tiersen si è nutrito abbia
costituito la carta vincente per regalarci non solo uno splendido
omaggio all’isola di Ushant, ma anche un diario musicale tutto da
sfogliare, che mira a catturare la veridicità delle
impressioni.
Per quanto riguarda il metodo
compositivo, Tiersen ha affermato che, diversamente dal passato,
non è più il pianoforte l’ unico centro propulsore delle sue idee;
indubbiamente, ne costituisce l’impianto e la resa melodica, che
scaturisce da un attento lavoro di scrittura, avvalendosi però
anche di strumenti elettronici analogici che si elevano a ruolo di
orchestra. Esempio ben riuscito di questo modus operandi sono
Ker yegu, Poull Bojer e
Ker Loch.
Scogliere alte e frastagliate, una
landa pianeggiante sconfinata, sferzata dai venti, sono lo sfondo
perfetto per raccogliere sonorità vibranti, e contaminate, che
vanno a reinterpretare la cornice paesaggistica secondo l’occhio di
chi chiama quella terra “casa”: Yann Tiersen: Kerber-The
Film mira ad ampliare gli orizzonti musicali di un artista
duttile, in continua evoluzione, ma che continua sempre a volgere
lo sguardo alle sue radici.
Lo streaming di Yann
Tiersen: Kerber- The Film è disponibile su LIVENow da
giovedì 26 agosto alle 20:00.
Si chiamerà Yakuza il nuovo film
del regista di Warrior Gavin O’ Connor. La pellicola, ambientata
nel mondo della malavita giapponese,avrà per protagonista un agente
della CIA che si ritroverà coinvolto in loschi affari con un boss,
all’indomani del terribile Tzusami che ha devastato il paese.
Arriva da
Variety la notizia che SEGA è attualmente al lavoro sullo
sviluppo di un live action basato su Yakuza, il
celebre videogioco creato dalla società multinazionale giapponese.
SEGA sta collaborando al progetto insieme a 1212 Entertainment e
Wild Sheep Content. Erik Barmack, Roberto Grande e Joshua Long
figureranno in qualità di produttori. Al momento il live action è
alla ricerca di uno sceneggiatore.
Yakuza è il secondo
franchise più redditizio di SEGA dopo Sonic the Hedgehog (anche
questo arrivato di recente sul grande schermo grazie ad un adattamento live
action che ha visto nel cast, tra gli altri, anche
Jim Carrey). Il primo capitolo della saga videoludica è stato
pubblicato nel 2005 e da allora sono stati realizzati ben sette
sequel e otto spin-off, quasi tutti acclamati dalla critica e dalla
comunità nerd.
È probabile – ma non ancora
confermato – che l’adattamento cinematografico si concentrerà sulla
storia del protagonista Kazuma Kiryu, che viene scarcerato dopo
essere stato incastrato per un omicidio che in realtà non ha
commesso. Da lì tornerà a far parte della Yakuza (la mafia
giapponese), alla disperata ricerca di una fortuna dal valore di 10
miliardi di yen.
“Yakuza ci offre un nuovo
terreno di gioco in cui ambientare storie avvincenti con personaggi
complessi in un ambiente unico che il pubblico ha raramente visto
prima”, ha dichiarato in una nota ufficiale 1212
Entertainment. “La saga di Kazuma Kiryu ha un fascino
cinematografico incorporato: un mix di azione cinetica con
esplosioni di commedia, molteplici trame convergenti e un
avvincente viaggio verso la redenzione.”
Il produttore Erik Barmack ha
aggiunto: “Con la nostra esperienza nel raccontare storie
globali, siamo entusiasti di portare questo enorme progetto sulle
piattaforme di tutto il mondo”.
Anche se una distribuzione italiana
è impensabile, noi ci teniamo lo stesso a segnalarvi l’uscita del
trailer di Yakuza Apocalypse: The Great War Of The
Underworld diretto dal folle e prolifico
Takashi Miike che sarà uno dei film presentati
dalla Quinzaine des Realizateurs nel corso del
prossimo Festival di Cannes.
Il protagonista di questa storia di
gangster e vampiri, iperviolenta e a tratti comica, è un ragazzo di
nome Akira, che sogna di diventare uno yakuza, membro della mafia
giapponese, e che scopre che la vita del malavitoso non è
esattamente quella che si aspettava. E per l’appunto si dovrà
confrontare addirittura con un boss vampiro.
Qui di seguito potete gustarvi il trailer ufficiale. Buona
visione.
Nel corso degli anni Ottanta
l’attore Arnold Schwarzenegger si è
consacrato a livello mondiale grazie a film come Conan il
barbaro, Conan il distruttore e
Terminator. Dopo questi
titoli, egli recitò in Yado, pellicola di
genere fantasy d’avventura diretta nel 1985 da Richard
Fleischer (già regista del secondo Conan). Il
titolo inglese del film, in realtà, è Red Sonja e si
riferisce all’omonima eroina ideata da Roy Thomas
e Barry Windsor, i quali per costruire il
personaggio si rifecero a loro volta al romanzo The Shadow of
the Vulture, pubblicato nel 1934 e scritto da Robert
E. Howard.
Howard è meglio noto per essere
stato lo scrittore che ideò il personaggio di Conan, da cui poi
sono stati tratti i due film poc’anzi citati. Dando vita a
Yado, dunque, si cercò di portare al cinema una specie di
sequel spirituale di quei titoli. L’ambientazione, infatti, è la
stessa, ovvero quell’era hyboriana in cui sono ambientati i
racconti di genere sword and sorcery scritti da Howard.
Per la versione italiana, però, si cercò di puntare tutto sulla
presenza nel film di Schwarzenegger, e ciò portò al cambio di
titolo, il quale si riferisce al personaggio interpretato
dall’attore austriaco (anche se in lingua originale il personaggio
è chiamato Lord Kalidor).
La volontà di sfruttare nuovamente
un genere in quegli anni molto popolare non portò però ai risultati
sperati. Yado venne infatti duramente criticato e si
affermò come un cocente flop al box office. Ad oggi, rimane
comunque uno scult anni Ottanta che gli appassionati del genere
continuano a riscoprire e apprezzare, nonostante i suoi difetti.
Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente
utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a
questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile
ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama,
al cast di attori e al remake.
Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme
streaming contenenti il film nel proprio catalogo.
Yado: il riassunto della trama
La storia del film ha inizio con la
malvagia regina Gedren intenta a conquistare ogni
regno possibile. La sovrana, in particolare, aspira ad ottenere un
antico e potentissimo talismano, che deve necessariamente essere
custodito nelle viscere della terra altrimenti altererebbe
l’equilibrio di quest’ultima distruggendo ogni cosa. Per
impossessarsene, Gedren invia i suoi guerrieri a massacrare il
gruppo di donne che lo custodivano. La sacerdotessa capo, prima di
morire, assegna dunque alla sorella di Red Sonja
il compito di riportare la pace sul mondo. La guerriera intraprende
così un viaggio, seguita dal valoroso Yado, per
fermare Gedren una volta per tutte.
Yado: il cast del film
Per il ruolo della protagonista, la
guerriera Red Sonja, si era inizialmente pensato all’attrice
Sandahl Bergman, già comparsa in Conan il
barbaro nei panni di Valeria. L’attrice, però, non volendo
interpretare nuovamente un ruolo da eroina, preferì assumere i
panni della regina Gedren. Ad ottenere il ruolo della protagonista,
dopo oltre un anno di ricerche, fu infine la modella danese
Brigitte Nielsen, all’epoca ventunenne. Questa
venne notata dal produttore Dino De Laurentiis su una rivista di
moda e fu giudicata adatta alla parte per via dei suoi tratti
androgini. Per lei, recitare in Yado rappresentò il suo
debutto cinematografico.
Come anticipato, nel ruolo del
guerriero Yado vi è invece Arnold
Schwarzenegger. Egli, inizialmente, firmò per il film
unicamente per fare un favore a De Laurentiis, convinto inoltre di
comparire per poco più che un cameo. Schwarzenegger finì però con
il rimanere sul set per quattro settimane e il suo personaggio
venne espanso a co-protagonista. In seguito a ciò, egli decise di
interrompere il suo contratto con il produttore. Ancora oggi,
Schwarzenegger considera questo come il peggior film della sua
carriera. Nel film vi sono poi anche Ernie Reyes,
Jr. nel ruolo del principe bambino Tarn e il suo fedele
scudiero Falkon, interpretato da Paul L.
Smith.
Yado: il remake, il
trailer e dove vedere il film completo in streaming e in TV
Da anni ormai si cerca di riportare
al cinema il personaggio di Red Sonja. Nel 2008 sembrava che la
cosa dovesse concretizzarsi con un film diretto da Robert
Rodriguez e con Rose McGowan nei panni
della guerriera. Il progetto tuttavia naufragò dopo poco. Si
dovette a quel punto attendere il 2017 per un nuovo tentativo di
realizzare il film, alla regia del quale era stato confermato il
regista Bryan Singer, celebre per i film sugli
X-Men. Singer venne però rimosso dal progetto in
seguito alle accuse di molestie sessuali nei suoi confronti. Al suo
posto, nel 2019, è stata assunta Joey Soloway,
ideatrice della serie Transparent. Nel maggio del 2021,
infine, è stato confermato che il film è ancora in fase di sviluppo
e che ad interpretare la protagonista vi sarà Hannah John-Kamen, attrice vista
nella serie Killjoys e nel film Ant-Man and the
Wasp.
È possibile fruire del film grazie
alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme
streaming presenti oggi in rete. Yado è
infatti disponibile nei cataloghi di Chili, Google Play e
Apple iTunes. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma
di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere
un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale
comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso
di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui
guardare il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto
televisivo di martedì 13 dicembre alle ore
21:15 sul canale Italia 2.
Sembra che la New Line
Cinema non ha dimenticato l’adattamento di Y: The Last
Man. Dopo una presentazione dello script da parte degli
sceneggiatori di Jericho, Matthew Federman