Tenet film 2020

A tre anni da Dunkirk, nel bel mezzo di una pandemia globale che tiene in pugno metà del Pianeta, mentre l’altra metà tenta lentamente di ripartire, Christopher Nolan arriva al cinema con Tenet, il suo nuovo film, distribuito in Italia da Warner Bros, in 600 copie, a partire dal 26 agosto. Funestata dall’emergenza sanitaria mondiale, l’uscita del film è stata posticipata, ma la decisione della distribuzione di far uscire il film mette ufficialmente di nuovo in moto l’industria cinematografica, che riparte, dopo un lockdown durato quasi 5 mesi, con un titolo dall’alto potenziale economico, destinato a portare molto pubblico in sala.

 

Tenet e la trama super segreta

Come al solito, quando si tratta del regista britannico, la trama del film è super segreta ma già le prime recensioni arrivate dagli USA ci avevano dato qualche indizio. In molti hanno infatti parlato di un thriller dagli echi bondiani, in cui un eroe protagonista deve sventare una minaccia internazionale. Tenet si conferma una spy-story adrenalinica, ad altissimo tasso action, ambientata in location sparse in tutto il mondo (tra cui la nostra Costiera Amalfitana), un film con una struttura e dei personaggi classici, che si intrecciano con la continua ricerca drammaturgica nolaniana.

Tenet presenta infatti un impianto narrativo classico, diviso in atti, con tanto di chiamata dell’eroe e di avversario bondiano, una bella da salvare, un aiutante “magico” e una serie di test e prove che il nostro eroe deve superare. Poi, in questo impianto narrativo, Christopher Nolan inserisce un apparato drammaturgico che ancora una volta lo vede giocare con la sua dimensione preferita: il tempo. In Tenet, infatti, viene abbracciato il concetto di molteplici linee temporali che si accavallano e permettono ai protagonisti di muoversi nel tempo. Questo espediente, che nel film troverà le sue spiegazioni fantascientifiche precise, sembra in realtà il pretesto che Nolan usa per forzare la sua visione e mettere in scena immagini mai realizzate prima di lui, in quei termini.

Sulle orme di Inception, Nolan gioca con il tempo

Sorelle gemelle delle straordinarie costruzioni visive di Inception, le invenzioni di Tenet sono spettacolo puro, così come le sequenze adrenaliniche di inseguimenti, scontri a fuoco e corpo a corpo, fino al trionfo nel finale del film, in cui il meccanismo visivo dell’inversione temporale viene utilizzato su larga scala, valorizzato al massimo dallo schermo cinematografico e da un impianto audio adeguato a restituire la sensazione di frastornamento del protagonista stesso. Il suono e la musica, in Tenet, svolgono un ruolo fondamentale, invasivo, contribuendo ad aumentare il ritmo forsennato di tutto il film, che ha davvero pochi momenti di tregua. Ludwig Göransson, già compositore di Venom e di Creed II, fa sua la lezione di Hans Zimmer, frequente collaboratore di Nolan, e realizza uno score potente e prepotente, ambizioso e invadente, come le immagini stesse.

Ad una ricchezza drammaturgica, visiva e sonora tale si contrappone una riduzione all’osso della caratterizzazione dei personaggi. Non sappiamo niente dei protagonisti, non conosciamo il loro passato o la loro storia, sappiamo a mala pena qual è il loro nome, i loro dialoghi sono essenziali, si limitano a spiegare, motivare, indicare ciò che c’è da fare, l’azione da svolgere, il compito da portare a termine. Sono scambi minimali, al limite del cliché, pronunciati da personaggi da manuale, canonici e perfetti. L’eroe protagonista di John David Washington è coraggioso e nobile, il partner di Robert Pattinson è sempre un passo avanti, sveglio e scaltro, la bella di Elizabeth Debicki è una donzella in difficoltà, molto simile ad una Bond Girl, il cattivo di Kenneth Branagh è macchiettistico, con una sete di possesso e conquista del mondo assolutamente totale e immotivata.

Il titolo: SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS

Da fine calcolatore e certosino orologiaio che unge alla perfezione il suo meccanismo, Christopher Nolan non risparmia al suo pubblico degli Easter Eggs, dei segreti nascosti in bella vista, dei dettagli che lo spettatore attento coglie, dei regali che da sceneggiatore furbo inserisce nel testo, come l’omaggio al titolo del film e al Quadrato del SATOR, da dove deriva il titolo, Tenet (nel testo del film sono presenti, in ordine sparso, tutte e 5 le parole che compongono il quadrato: SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS). Un titolo che anche nel post visione fatica a trovare il suo vero significato, se non quello legato ad una volatilità del tempo, al fatto che, nell’universo nolaniano, il tempo non è lineare, ma scorre in molte direzioni, creando storie diverse ma sempre appartenenti al reale.

Questa recensione di Tenet ha messo in evidenza principalmente gli elementi oggettivi che il film presenta, da un punto di vista invece più emotivo, Christopher Nolan confeziona ancora una volta un film che sarà destinato a dividere e a far discutere, principalmente per la complessità della trama e per l’esigenza imprescindibile del pubblico di “spiegare la storia”, come ogni volta che ci si trova di fronte ad una manifestazione d’arte molto personale. Nolan si impegna sempre ad offrire qualcosa di nuovo, qualcosa in più ai suoi spettatori, dimostrando grande rispetto per il mezzo cinema e devozione alla sala, luogo di culto deputato alla celebrazione di tutte le sue cerimonie.