Golden Globes 2020

I Golden Globes 2020 si ricorderanno senza dubbio per i discorso di ringraziamento dei vincitori. Sono stati quelli i momenti più interessanti della cerimonia di premiazione organizzata dalla Hollywood Foreign Press Association.

L’impegno politico si è fatto sentire, ma c’era da aspettarselo visto che il 2020 è anno di elezioni, negli USA. Michelle Williams e Patricia Arquette hanno pensato di sfruttare il loro tempo sul palcoscenico, dove hanno ritirato il loro premio, per fare un appello e invitare la gente a votare. Entrambe le attrici hanno esortato gli americani, ma soprattutto le americane a recarsi alle urne. In particolare, la Williams ha spiegato che le donne compongono la parte più grande dell’elettorato USA e in quanto tale possono avere la forza di plasmare il governo del Paese a loro immagine.

Golden Globes 2020: le meglio vestite sul red carpet

Discorsi potenti che si associano alle copiose manifestazioni di solidarietà verso l’Australia, in occasione dei feroci incendi che stanno distruggendo l’intera isola e che sono già costati la vita a 23 persone e 500 milioni di animali. Ellen Degeneres, vincitrice del premio Carol Brunett, Nicole Kidman sul red carpet, ma anche Cate Blanchett che ha considerato la situazione dell’Australia come condizione patologica del mondo intero.

Joaquin Phoenix addirittura ha non solo sostenuto il trend sulla mobilitazione, sia nelle urne in fase di voto che nella condivisione di pensieri per la condizione dello Stato del Pacifico, ma ha invitato tutti i suoi colleghi a fare in prima persone scelte green, senza delegare le decisioni alla politica. Una difesa dell’ambiente in prima persona, dunque. E questo mentre si asciugava le lacrime di gioia e commozione che gli hanno fatto strozzare in gola quella dichiarazione di amore e gratitudine verso la sua compagna, Rooney Mara, sorridente e felice, seduta al suo tavolo, mentre lui riceveva il premio per la sua interpretazione di Joker.

Come lui, molto commosso anche la leggenda Tom Hanks, che è stato insignito del premio Cecil B. De Mille. Un riconoscimento meritato, come i molti che sono stati assegnati nel corso della serata, non senza qualche sorpresa. Reneé Zellwegger ha vinto per Judy, Taron Egerton per Rocketman, Awkwafina per Una bugia buona e, come detto, Phoenix per Joker. I migliori non protagonisti sono stati Brad Pitt e Laura Dern. Da un punto di vista delle performance cinematografiche, non ci sono state grosse sorprese, ma quello che invece ha lasciato tutti i bocca aperta, è stato il trionfo di Sam Mendes e del suo film di guerra: 1917. Una scelta molto classica da parte della HFPA che ha lasciato The Irishman di Martin Scorsese a bocca asciutta, sia nella categoria del migliore regista, sia in quella del miglior film drammatico.

Golden Globes 2020: tutti i vincitori

Immaginiamo invece che l’altro runner-up, Quentin Tarantino, con C’era una volta a Hollywood, non ha troppo rimpianto di aver “perso” nella categoria per la migliore regia, dal momento che porta a casa il premio per la migliore commedia e per la migliore sceneggiatura, oltre che quello al miglior non protagonista, Brad Pitt, autore di uno dei discorsi di ringraziamento più divertenti della serata. La sua gratitudine verso LDC (Leonardo DiCaprio) è stata pari solo alla sagacia con cui lo ha ringraziato, chiudendo con “io avrei condiviso quella zattera”. Una battuta titanica!

Serata magra per Netflix, invece, che deve accontentarsi di soli due premi, a dispetto della pioggia di nomination. Soltanto Laura Dern (Storia di un Matrimonio) e Olivia Colman (The Crown) hanno portato alla piattaforma streaming un po’ di lustro, con grande gioia di Amazon Prime, che invece ha trionfato con Fleabag e con la sua creatrice e protagonista, Phoebe Waller Bridge.

Ma tra la gioia per la serie Succession e la tristezza per la mancanza di premi a Noah Baumbach e a Martin Scorsese, chi veramente ha fatto storcere il naso, durante i 77° Golden Globes, è stato l’ospite, Ricky Gervais.

Golden Globes 2020 red carpet: tutte le foto

Da sempre grande amico della HFPA, Gervais ha condotto con il solito gusto caustico per la satira attenta e sagace, ma questa volta più che sagace si è rivelata soltanto violenta, tanto che davvero pochi presenti hanno riso di fronte alle sue battute. Come ogni anno, lo showman ha dichiarato che l’Associazione Stampa Estera non lo inviterà mai più a presentare lo show, e questo lo autorizza a dire ciò che vuole, ma poi, non importa quanto sia politicamente scorretto ciò che dice, alla fine torna sempre, tanto che potrebbe essere legittimo pensare che tutto ciò che dice, anche le cose più sgradevoli (come il dare dell’ignorante a ogni singolo ospite presente in sala), siano in realtà uno studio fatto a tavolino con l’organizzazione.

Gervais ha tenuto per tutta la serata un livello altissimo di scherno e “cattiveria” verbale, sparando a zero sui vizi, pregiudizi e difetti dei suoi colleghi e pari. Il risultato, lontano dalla solita divertita e intelligente satira, è stato prevalentemente sgradevole. Ma sicuramente, a dispetto di ciò che dice ogni anno, è probabile che tra 12 mesi lo troveremo di nuovo lì, con la sua birra, a fingere di essere ubriaco e a predicare su tutto ciò che di sbagliato c’è nel suo stesso mondo.