I quattrocento
colpi, girato dal 10 novembre 1958 al 3 gennaio 1959 a
Parigi, segna l’esordio “col botto” per
François Truffaut. All’inizio il regista aveva
in mente di realizzare la sua idea in forma di cortometraggio di 20
minuti che avrebbe dovuto intitolarsi “La fugue d’Antoine”.
Ambientato durante l’occupazione
nazista di Parigi, la pellicola avrebbe dovuto narrare la storia di
un ragazzo che, dopo aver marinato la scuola, non trova il coraggio
per tornare a casa e passa la notte in giro per la città.
Il progetto si è poi modificato
nella testa del regista ed è diventato quella che lui ha definito
“una specie di cronaca dei tredici anni” (Gillain 56). Al tempo
stesso, il regista ha abbandonato l’idea di ambientarlo durante
l’occupazione per motivi economici, ma anche estetici, poiché
nell’ambiente cinematografico dell’epoca si evitava di trattare un
periodo tanto cupo quanto ancora vicino.
In questa pellicola, Truffaut
propone per la prima volta il personaggio di Antoine Doinel che lo
accompagnerà in altri quattro film durante la sua carriera. Gli
altri saranno: Antoine e Colette (1962, episodio del film
collettivo L’amore a vent’anni), Baci rubati (1968), Non
drammatizziamo… è solo questione di corna (1970), L’amore fugge
(1978).
I quattrocento colpi, la
trama
Antoine è un ragazzino trascurato
dai genitori, specie la madre, che lo ebbe ancora ragazzina. Così
marina la scuola, si diverte con gli amici, senza trovare, al suo
ritorno a casa, dei genitori che possano essergli d’esempio o anche
solo darli affetto. Una mattina, mentre gironzola per strada con il
compagno di classe René, scopre la madre baciarsi con un uomo.
Da qui il suo comportamento
peggiora, diventando ancora più insofferente nei confronti dei
genitori e della scuola, che non fa altro che punirlo rigidamente
senza sforzarsi di comprenderlo. Ciò nonostante, non dirà una
parola al padre adottivo sul tradimento della madre.
Antoine finisce poi per scappare
due volte di casa, aiutato dal ribelle quanto agiato René. Ad una
lunga serie di bravate succederà un arresto, sotto denuncia del
patrigno, che sancirà anche la definitiva rottura con la famiglia.
Ora lo aspetta il riformatorio, nel quale sono previsti anche
campi-lavoro. Ma la divisa e le regole rigide gli stanno ovviamente
strette…
I Quattrocento Colpi, il film
Antoine sarà sempre interpretato da
Jean Pierre Leaud, per una sorta di film a puntate
sulla vita di questo personaggio immaginario. Inventato però fino a
un certo punto, poiché il regista francese proietta nel piccolo
Antoine la sua insofferenza giovanile nei confronti delle
istituzioni: la famiglia, la scuola, il riformatorio e la polizia,
sebbene, come ammise egli stesso, non sia mai riuscito ad essere
ribelle come quel personaggio dei suoi film.
In questo lungometraggio, il vispo
Antoine appare come un’autentica vittima di genitori poco attenti
ed egocentrici, ma anche come agnello sacrificale di quella Francia
posta sotto la rigida legislazione post-occupazione di De Gaulle.
Ed ecco che le sue disavventure, che lo rendono una sorta di
Pinocchio moderno in balia di una società cinica e senza scrupoli,
sono anche un’occasione per Truffaut per
bacchettare i genitori poco curanti dei figli, egoisticamente presi
dalle loro faccende private, nonché le istituzioni francesi
dell’epoca troppo rigide, reprimenti ma mai davvero correttive.
Eloquente è la scena di quando Antoine, per una banale ragazzata,
viene messo in carcere insieme a un ladro e a delle prostitute,
come se i rifiuti della società venissero raccolti senza essere
“differenziati”.
Seguendo le sue sfortunate vicende,
lo spettatore finisce per affezionarsi al piccolo Antoine, provando
per lui compassione ma nello stesso tempo rabbia per come viene
trattato da chi invece dovrebbe averne cura. La spontanea
interpretazione di un Jean Pierre Leaud appena
ragazzino intenerisce e trasporta, fino alla scena finale.
Veniamo ad alcune
curiosità. I quattrocento colpi è
dedicato alla memoria di André Bazin, famoso
critico cinematografico morto appena quarantenne proprio la sera
del giorno in cui iniziarono le riprese. La pellicola si apre con
le immagini della Torre Eiffel, scelta non casuale poiché nei
pressi di essa il regista aveva abitato da ragazzo, e per la quale
ha sempre conservato una sorta di attrazione. Philippe de Broca,
regista e sceneggiatore, appare in un cameo: sulla giostra insieme
ad Antoine al luna park. Il British Film Institute ha inserito
I Quattrocento colpi nella lista dei 50 film più
adatti ad un pubblico giovane. Infine, un’ultima curiosità riguarda
i nostri giorni e il nostro Paese. Nell’episodio “Cineforum” della
serie TV Camera Cafè, questo film viene scambiato dai protagonisti
per un film porno a causa di un forzato doppio senso nel
titolo.