memento

Il regista Christopher Nolan ha spiegato come il suo film del 2001, Memento, sia stato fonte d’ispirazione per il suo ultimo epico Tenet. La pellicola con protagonista Guy Pearce è stata il secondo lungometraggio diretto da Nolan, che lo fece conoscere a livello internazionale e che riuscì a guadagnare oltre 39 milioni di dollari al botteghino. Da allora, le opere del cineasta britannico hanno sempre riscosso un enorme successo, dalla trilogia de Il Cavaliere Oscuro al più recente Dunkirk. Nonostante la pandemia di Covid-19, Tenet è uscito nelle sale lo scorso settembre ed è stata accolto in maniera contrastante dalla critica.

 
 

In Memento, Guy Pearce interpreta Leonard Shelby, un uomo privo di memoria a breve termine che dà la caccia all’assassino di sua moglie. All’epoca della sua uscita, Memento venne lodato per la narrazione non lineare e per il modo in cui mescolava i concetti di tempo e memoria, nozioni che da allora sono diventate sempre più centrali nell’opera di Nolan. Il successo del film ha permesso a Nolan di imporsi come uno degli autori più influenti di Hollywood. Diversi anni dopo Memento è arrivato Tenet, un thriller su scala globale che vede una spia manipolare il tempo per scongiurare una Terza Guerra Mondiale. La coerenza di Nolan nell’esplorare il concetto di tempo ha incuriosito alcuni e alienato altri, ma sembra che fosse parte integrante dei piani di Nolan fin dall’inizio della sua folgorante carriera. La genesi delle idee per la complicata trama di Tenet è stata infatti concepita sin da Memento.

In un’intervista con Complex, Nolan ha discusso di Tenet e di ciò che stava cercando di ottenere con il film. È entrato così nei dettagli del processo creativo e produttivo, spiegando appunto come Memento sia stato fonte d’ispirazione per il film. “Avevo l’idea di un proiettile che veniva risucchiato fuori dal muro e nella canna di una pistola. Per spiegare la struttura di Tenet faccio riferimento ad un’immagine presente in Memento: il film inizia letteralmente con un proiettile che vola fuori da un muro, attraverso il cranio di un uomo, e di nuovo in una pistola. Ho sempre nutrito questa ambizione di fare un film in cui i personaggi dovevano affrontare la realtà fisica di tutto ciò. In un certo senso, un’idea viene in primo piano quando il momento è giusto ed è un processo difficile da quantificare, quindi nel mezzo sono stato impegnato a fare tutte le altre cose che ho fatto.”