Black Panther recensione

Più “vecchio” di Wolverine e più celebre di Aquaman (secondo al classifica IGN), Black Panther è il Re Guerriero che difende il Wakanda, la nazione dell’Africa centro-orientale che si nasconde al resto del mondo.

Per la prima volta nella storia dei cinecomics, a dieci anni esatti dall’inaugurazione del Marvel Cinematic Universe (Iron Man compie dieci anni il prossimo Aprile), arriva al cinema il primo film tratto da fumetti con protagonista un eroe di colore, con un cast e una crew quasi completamente composta da talenti di settore di colore, un unicum persino a Hollywood che mai aveva visto un progetto di tale scala (e budget), realizzato da attori, registi, tecnici, sceneggiatori e produttori afroamericani.

Questo aspetto produttivo e l’unicità del personaggio fanno di Black Panther un film storicamente importante, non solo nell’ambito del genere, ed è quindi normale il grande fermento che lo accoglierà al cinema, a partire dal 14 Febbraio prossimo.

La storia che racconta il film è ambientata a un paio di settimane di distanza dai tragici eventi di Captain America: Civil War. Il sovrano del Wakanda, Re T’Chaka, rimane ucciso nell’attacco terroristico del Barone Zemo. Adesso è T’Challa a ereditare il trono, ma non è così facile per un uomo, anche destinato a farlo, abbracciare il suo destino di Sovrano e di Protettore del suo popolo. Per tradizione infatti il re, a Wakanda, è anche la Pantera Nera, l’eroe che protegge le tribù della nazione segreta.

Black Panther recensioneSono molteplici gli aspetti del film che rappresentano un punto di interesse e di diversità nella diciottesima pellicola del Marvel Cinematic Universe e non si parla soltanto del colore della pelle dei protagonisti. La prima differenza che si incontra, entrando in Wakanda, è che lo spettatore si trova di fronte a un mondo completamente differente: sembra di stare in una cittadina aliena, con una tecnologia avanzatissima, mai vista prima; allo stesso tempo, queste donne e questi uomini sono a tutti gli effetti un insieme di tribù profondamente spirituali, che affondano le loro decisioni, il loro modo di essere, le loro vite in rituali sacri e investiture mistiche. Un perfetto equilibrio tra tecnologia e spiritualità che genera un effetto straniante ma che ha un innegabile appeal, se non altro per la novità visiva e scenografica.

Sempre parte dell’ambientazione è il particolare uso del colore. La Wakanda che ci mostra è il film è colorata e vivace, nel tessuto dei suoi abitanti, nella caratterizzazione delle sue tribù, nell’armonia con cui i personaggi vengono inseriti in un contesto così nuovo per il cinema di genere senza mai confondersi come semplice elemento di sfondo. La Marvel coglie così in pieno l’occasione per differenziare e aprire ancora di più il MCU. Come Guardiani della Galassia ha aperto l’orizzonte spaziale, Black Panther amplia l’orizzonte terrestre dell’universo condiviso.

Da un punto di vista narrativo, il film è una storia di origini, ma anche in questo caso non si racconta la nascita del protagonista o la scoperta dei propri poteri. T’Challa nasce principe e sa che prima o poi sarà Re e Guerriero. L’origine di questo eroe è la presa di coscienza e la comprensione di quello che vuol dire occupare una posizione di prestigio, nell’accettare il peso che tutto questo comporta, un’altra declinazione, insomma, del rapporto tra poteri e responsabilità.

Black Panther FilmCome accadeva in Thor (2011), l’eroe viene messo alla prova nel momento in cui una minaccia si fa avanti. Come con il Dio del Tuono, abbiamo a che fare con due principi destinati a regnare che nel momento della successione (anche Thor dovrebbe essere incoronato re all’inizio del film di Kenneth Branagh) si rivelano non essere degni e mettono in pericolo la propria famiglia, il proprio Regno, soprattutto il loro ruolo di protettori del proprio popolo. E gli echi shakespeariani non si risparmiano nemmeno in Black Panther, sebbene annacquati da una regia più evidente per quanto discontinua. T’Challa si trova a combattere contro Killmonger, un villain che lui stesso ha contribuito a creare, non un cattivo propriamente detto, ma un carismatico anti-eroe, un personaggio che, dal suo punto di vista, ha tutte le ragioni del mondo per giustificare il suo operato e che si fa anche portatore dell’importante messaggio politico del film, offerto però al pubblico in maniera semplicistica.

In Black Panther, come accadeva anche in Thor quindi, l’eroe trova la sua definizione intorno e grazie al suo antagonista. Segno che, finalmente, dai tempi di Loki, la Marvel ha lavorato bene con il personaggio del cattivo, grazie anche a un talentuoso Michael B. Jordan che lo impersona, con lo sguardo ma soprattutto con il corpo. Chadwick Boseman, già visto in azione in Civil War, si rivela un perfetto veicolo per le scene acrobatiche d’azione e un carismatico principe e poi Re del Wakanda. Intorno a questi due pilastri ruotano una serie di personaggi, purtroppo non abbastanza approfonditi, che però non mancano di fascino. Dall’accattivante Nakia, il premio Oscar Lupita Nyong’O, alla sempre autorevole Ramonda, Angela Bassett in splendida forma, passando per il saggio Zuri, l’altro premio Oscar Forest Whitaker, la forte Okoye (Danai Gurira), la frizzante Shuri (Letitia Wright), l’indeciso W’Kabi (Daniel Kaluuya, nominato agli Oscar 2018 per Get Out), il possente e inaspettatamente comico M’Baku (Winston Duke), oltre all’agente Ross della CIA (Martin Freeman) e a Ulysses Klaw (Andy Serkis), che tornano dopo le apparizioni, rispettivamente, in Captain America: Civil War e in Avengers: Age of Ultron.

Black Panther recensioneAlla regia Ryan Coogler, che si era fatto apprezzare per l’ottimo Prossima fermata Fruitvale Station e per il buon Creed – Nato per Combattere. Il regista di Oakland fatica a trovare il suo spazio, mostra qualche guizzo personale, ma non riesce a dare omogeneità al film, intrappolato in 134 lunghissimi minuti che purtroppo annacquano ciò che di buono c’è nel film.

Black Panther è un prodotto che riesce solo in parte a mantenere tutte le promesse rivoluzionarie che aveva fatto sulla carta. Lo stile del film è visivamente innovativo, con un utilizzo del colore e della messa in scena che si impegnano a caratterizzare la location inedita, tuttavia non è omogeneo nei tempi e nelle modalità di ripresa, oltre a rivelare ingenuità sorprendenti nell’utilizzo degli effetti visivi. Inoltre il tono, molto serio nella prima parte, cede alle lusinghe della risata facile nella seconda, risultando stonato pure per un prodotto Marvel. Infine, la cultura black di cui il film doveva farsi portatore, veicolata anche da una colonna sonora importante, firmata tra gli altri da Kendrick Lamar, scompare dietro ai meccanismi narrativi consolidati dello studio, un vero peccato e un mancato atto di coraggio da parte della Casa delle Idee.

Fortuna che il carisma e la bellezza dei protagonisti riescono, in parte, ad offuscare tutto il resto, ma non siamo neanche vicini all’efficacia di Guardiani della Galassia, alla coesione del primo Iron Man o alla “rivoluzione” Thor: Ragnarok. Tuttavia portare sullo schermo un mondo nuovo e presentare un personaggio poco conosciuto, con tante variabili ed elementi caratterizzanti, non era operazione semplice. A volte però un po’ di coraggio in più premia.

Il trailer di Black Panther

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