La serie Wayward
– Ribelli è ambientata a Tall Pines, una
città immaginaria nel Vermont, sede della Tall Pines Academy, una
scuola per giovani con problemi comportamentali. Ma la struttura,
gestita da Evelyn (Toni Collette), si rivela più sinistra
di quanto sembri a prima vista, con radici profonde. Come alla fine
capisce Alex (Mae Martin), agente di polizia
locale, tutti in città sono collegati al malvagio centro di
riabilitazione.
“All’inizio degli anni 2000 ero
un’adolescente ribelle e la mia migliore amica è stata mandata in
uno di questi istituti per adolescenti con problemi quando aveva 16
anni”, ha ricordato. “È tornata e mi ha raccontato storie pazzesche
al riguardo”.
Sebbene la serie fosse stata
etichettata come miniserie, alla fine degli otto episodi rimangono
alcune domande senza risposta. Quindi, ci sarà una seconda stagione
di Wayward? Ecco cosa c’è da sapere sul possibile
proseguimento della serie.
Attenzione: spoiler su
Wayward!
Ci sarà una seconda stagione di
Wayward?
Netflix non ha ufficialmente rinnovato Wayward
per una seconda stagione. L’originale di otto episodi è stato
pubblicizzato come una “serie limitata”, ma il creatore Martin
ritiene che “ci siano sicuramente altre storie da raccontare”.
Waywardsi è concluso con Alex e sua
moglie Laura (Sarah Gadon) che decidono di
rimanere a Tall Pines. Dopo aver dato alla luce il loro bambino,
lei diventa di fatto la nuova leader della setta. Tuttavia, il
finale della coppia è ambiguo, così come quello di Evelyn, poiché
non viene rivelato se sia sopravvissuta.
Cosa ha detto il creatore Mae
Martin sulla seconda stagione di Wayward?
Martin non è solo uno dei
protagonisti di Wayward, ma è anche il creatore della serie.
Durante un’intervista con TV Insider nel settembre 2025, a Martin è stata chiesta
la possibilità di una seconda stagione. “Mi è stato detto che era
una miniserie, ma penso che ci siano sicuramente altre storie da
raccontare”, ha detto.
“Abbiamo lasciato tutti quei
personaggi in crisi, in sostanza”, ha continuato il comico.
“Speriamo che sia abbastanza coerente da essere soddisfacente da
guardare come serie”.
Cosa ha detto il cast di
Wayward riguardo al ritorno per la seconda
stagione?
Sembra che Martin sia disponibile a
continuare con Wayward, e lo stesso vale per i suoi
colleghi. Alyvia Alyn Lind, che interpreta Leila, ha dichiarato a
Decider che sarebbe disposta a partecipare a
un’altra stagione, “in qualsiasi momento, ovunque. Chiamatemi. Ci
sarò”.
“Ho trascorso un periodo
incredibile lavorando a questo progetto; è stata una vera
benedizione e mi piacerebbe molto tornare”, ha continuato.
“Netflix, dai, quando vuoi, noi siamo qui, pronti”. Nel frattempo,
Collette ha stuzzicato TV Insider: “È infinitamente intrigante.
Infinitamente. Ci sono tantissime direzioni che potrebbe prendere,
questo è certo”. Un altro membro del cast, Gadon, ha aggiunto:
“Niente è legato con un bel fiocchetto”.
Dove posso guardare
Wayward?
Wayward – Ribelli è uscita il 25 settembre 2025. su
Netflix. Wayward – Ribelli in
streaming è disponibile sulle seguenti piattaforme:
Ecco un fan trailer mash up di un
film immaginario dal titolo Wayne, in cui si
immagina lo scontro tra il Batman di
Ben
Affleck e il Logan (l’unico) di
Hugh Jackman.
Per Hugh Jackman questo ritorno nei panni
del mutante con gli artigli di adamantio sarà la sua ottava volta
(se si conta anche il cameo di X-Men L’Inizio) nel
personaggio. È l’attore che più di tutti rappresenta i mutanti
Marvel al cinema, una sorta
di Robert Downey Jr per il
corrispettivo MCU, e potrebbe essere arrivato alla fine del suo
coinvolgimento nel franchise proprio con questo film.
Logan ha
un’uscita prevista per il primo marzo 2017. Alla regia c’è
James Mangold (già regista di Wolverine
L’Immortale), mentre nel cast ci saranno Hugh
Jackman,Boyd Holbrook, Richard
E. Grant, Stephen Merchant, Eriq La
Salle, Elise Neal e Patrick Stewart.
Nel prossimo futuro, uno stanco
Logan si prende cura di un malato Professor X, in un nascondiglio
sul confine messicano. Ma i tentativi di Logan per nascondersi dal
mondo e dal suo passato finiscono quando arriva una giovane
mutante, inseguita da forze oscure.
Wayne Stables, supervisore degli effetti visivi
della Weta Digital per il film di Steven Spielberg “Le Avventure di Tintin: Il
segreto dell’unicorno”, terrà una delle prime presentazioni a
livello mondiale del lavoro svolto dallo studio su questo film alla
VIEW Conference di Torino.
KOJIMA PRODUCTIONS, lo studio
indipendente per lo sviluppo di videogiochi, ha nominato Way To
Blue come global partner per la comunicazione e il marketing.
A Way To Blue è stato richiesto di
sviluppare una strategia di comunicazione globale ed integrata con
l’obiettivo di creare, promuovere e amplificare storie attraverso
la produzione di contenuti digitali, social, PR e creativi per il
brand, con sede a Tokyo, fondato dal leggendario creatore di
giochi, Hideo Kojima.
L’anno scorso KOJIMA PRODUCTIONS ha
lanciato il pluripremiato videogioco DEATH STRANDING per
PlayStation®4, del quale uscirà la versione per PC il 14 luglio
2020. Il gioco include le performance di un cast stellare tra cui
Norman Reedus, Mads Mikkelsen, Léa Seydoux, Tommie Earl
Jenkins, Troy Baker e Lindsay Wagner.
La campagna di Way To Blue si
svilupperà in due fasi. La prima, iniziata subito, in cui
l’agenzia, sfruttando il suo impatto e la sua presenza globale, ha
esteso la portata dei social media della KOJIMA PRODUCTIONS,
permettendo alla società giapponese di esprimersi in 7 nuove
lingue.
Nella seconda fase, Way To Blue
garantirà un servizio di ufficio stampa globale e la produzione di
contenuti creativi digitali a supporto delle PRODUZIONI KOJIMA, tra
cui DEATH STRANDING.
“Way to Blue ha capito fin dal
primo momento le nostre esigenze”, ha dichiarato Jay Boor,
Global Head of Marketing & Communications della KOJIMA
PRODUCTIONS. “Il loro approccio a questo intero processo è
stato autentico, intelligente e dinamico. Il team non ha solo
capito il modo migliore per lavorare con noi, creando e raccontando
efficacemente la nostra storia, ma è stato anche in grado di
portare risultati concreti e tangibili e un valore aggiunto
all’intero progetto. “
Il Managing Director di Way To Blue,
Neil Kleiner, ha aggiunto:
“Way To Blue ha lavorato con
alcuni dei più grandi storyteller del cinema e della TV per oltre
20 anni. Nell’ampliare il nostro focus al mondo del gaming, la
collaborazione con la KOJIMA PRODUCTIONS segna per noi
un’importante vittoria. Sotto la guida del leggendario Hideo
Kojima, lo studio è considerato uno dei più visionari nel settore
dei videogame (o forse di QUALSIASI settore). Siamo incredibilmente
entusiasti di collaborare con KOJIMA PRODUCTIONS, che riteniamo
perfettamente a metà tra l’intrattenimento cinematografico e il
“futuro del gioco”, e siamo già al lavoro sull’uscita di DEATH
STRANDING per PC “.
Per le ultime notizie e gli annunci
di KOJIMA PRODUCTIONS, seguite @KojiPro2015_IT su Twitter.
Per ulteriori informazioni sulla
prossima uscita di KOJIMA PRODUCTIONS, DEATH STRANDING per PC, in
programma il 14 luglio,
visitare deathstrandingpc.505games.com.
Way Down – Rapina alla Banca di Spagna, diretto da
Jaume
Balagueró, si inserisce nel filone degli
heist movie contemporanei che fanno dell’ingegneria narrativa e
della precisione tecnica il proprio fulcro spettacolare. Il film
segue Thom (Freddie
Highmore) giovane genio di Cambridge, reclutato
per violare uno dei caveau più inaccessibili al mondo: quello della
Banca di Spagna, un sistema costruito per reagire automaticamente a
qualsiasi alterazione fisica attraverso un meccanismo di
allagamento letale. Fin dalle prime sequenze, è evidente che la
sfida non riguarda soltanto il furto, ma la possibilità di superare
un sistema progettato per essere inviolabile.
Tuttavia, sotto la superficie del
thriller ad alta tensione, il film costruisce un discorso più
sottile sul concetto di controllo. Thom rifiuta il destino già
scritto che il padre immagina per lui e sceglie invece un percorso
che sembra basarsi sul rischio e sulla libertà. Ma proprio questa
scelta lo conduce in un contesto dove ogni mossa è calcolata, ogni
ruolo è predeterminato, e ogni relazione è potenzialmente
manipolatoria. Il finale del film chiarisce questa ambiguità: il
colpo non è mai soltanto un’operazione tecnica, ma una partita a
più livelli in cui l’inganno diventa struttura portante.
Balagueró e la trasformazione
dell’heist movie in thriller sistemico
La regia di Jaume
Balagueró, noto per il suo lavoro nel cinema
horror con la saga [REC], porta nel film una sensibilità orientata alla
tensione claustrofobica e alla gestione dello spazio come trappola.
Anche se Way Down – Rapina alla Banca di Spagna si
allontana dall’horror puro, mantiene una costruzione visiva che
trasforma il caveau in un ambiente ostile, quasi organico, capace
di reagire agli intrusi.
Il film si colloca all’interno di una tradizione che include titoli
come Ocean’s
Eleven e Inside Man, ma
ne rielabora i codici. Qui il colpo non è soltanto questione di
abilità e coordinazione, ma di comprensione profonda di un sistema
automatizzato che elimina l’errore umano. La Banca di Spagna
diventa così un’entità quasi astratta, una macchina perfetta che
non può essere ingannata senza un livello superiore di
astrazione.
L’ambientazione durante i Mondiali del 2010 introduce un elemento
di disturbo controllato: il caos della folla come copertura. Questo
dettaglio non è solo funzionale alla trama, ma suggerisce una
dialettica tra ordine e disordine. Il sistema bancario rappresenta
la rigidità, mentre la città in festa incarna l’imprevedibilità. Il
colpo si inserisce proprio in questa frattura.
La spiegazione del finale: il
doppio inganno e la rivelazione del vero obiettivo
Nel climax del film, il piano sembra funzionare: Thom e la squadra
riescono a entrare nel caveau e recuperare le tre monete attribuite
a Francis Drake,
oggetti che contengono indizi su un tesoro più grande. Tuttavia, la
situazione si complica quando Gustavo, capo della sicurezza,
riprende il controllo e invia una squadra per arrestarli. È qui che
emerge la prima frattura: James tradisce il gruppo, rivelando di
lavorare per il governo britannico e cercando di appropriarsi delle
monete.
Questo momento ridefinisce retroattivamente l’intera operazione. Il
colpo non era mai stato un’azione unitaria, ma una convergenza
temporanea di interessi divergenti. La tensione nel caveau, con
l’acqua che sale e il tempo che si esaurisce, diventa la
materializzazione di questo collasso interno.
La soluzione di Thom — aumentare il peso per ingannare il sistema —
rappresenta l’atto finale di un confronto tra intelligenza umana e
meccanismo automatico. Il sacrificio temporaneo di Simon, che si
espone fisicamente per completare il piano, sottolinea che il
sistema può essere aggirato solo attraverso un’interazione diretta
e rischiosa.
Quando Thom e Lorraine riescono a fuggire, il film introduce il suo
vero colpo di scena: le monete consegnate da James sono false.
Walter ha sempre mantenuto il controllo dell’operazione,
orchestrando un doppio inganno che esclude sia il governo
britannico sia eventuali traditori interni. Il furto diventa così
un livello intermedio di un piano più ampio, che punta a un tesoro
ancora più grande nascosto sotto la Banca d’Inghilterra.
Il sistema come struttura
inviolabile e l’inganno come unica forma di libertà
Way Down – Rapina alla Banca di Spagna costruisce
il proprio discorso attorno al rapporto tra individuo e sistema. Il
caveau rappresenta un ordine assoluto, una struttura che elimina
l’imprevedibilità e punisce ogni deviazione. In questo contesto,
l’ingegno di Thom non è semplicemente talento, ma tentativo di
introdurre una variabile in un sistema chiuso.
Il film suggerisce che ogni sistema perfetto contiene una
vulnerabilità, ma questa non può essere individuata attraverso la
forza. È necessaria una comprensione profonda delle sue regole, al
punto da poterle manipolare dall’interno. Thom non distrugge il
sistema, lo inganna temporaneamente.
Allo stesso tempo, il film mette in scena una rete di inganni che
coinvolge tutti i personaggi. Walter manipola il gruppo, James
tradisce per conto di un’autorità superiore, e persino Thom viene
inserito in un gioco che non controlla completamente. La libertà,
quindi, non coincide con l’assenza di vincoli, ma con la capacità
di muoversi tra livelli diversi di controllo.
Il tesoro di Drake e l’ossessione
per ciò che è nascosto
Le monete di Francis Drake non
sono semplicemente un oggetto di valore, ma un simbolo narrativo.
Rappresentano la promessa di una ricchezza più grande, sempre
differita, sempre spostata altrove. Il fatto che il vero tesoro sia
sotto un’altra banca suggerisce una logica di accumulazione
infinita.
Il film costruisce così una metafora dell’ossessione contemporanea
per ciò che è nascosto, per il segreto come valore. Il caveau non è
solo un luogo fisico, ma un archivio di possibilità non
accessibili. Penetrarlo significa accedere a un livello di
conoscenza riservato.
Il colpo come processo continuo e
la serialità dell’inganno
Il finale aperto, con il nuovo colpo pianificato a Londra durante
le Olimpiadi del 2012, introduce una dimensione seriale.
L’operazione non si conclude, ma si ripete su scala diversa. Questo
suggerisce che l’heist non è un evento isolato, ma un modello
operativo.
Walter emerge come figura centrale in questa logica: non è
interessato al singolo bottino, ma alla costruzione di un sistema
di colpi interconnessi. Il suo vero talento non è rubare, ma
orchestrare scenari in cui altri agiscono secondo un piano che non
comprendono pienamente.
Il significato del finale:
l’impossibilità di uscire dal sistema e la ridefinizione del
concetto di vittoria
Il finale di Way Down – Rapina alla Banca di
Spagna non celebra semplicemente il successo del colpo, ma
ne mette in discussione il significato. Chi vince davvero? Thom
ottiene una forma di realizzazione personale, ma resta all’interno
di un gioco più grande. James fallisce nel suo tradimento, ma
rappresenta un’altra forma di controllo istituzionale. Walter,
infine, appare come l’unico in grado di muoversi tra questi livelli
senza essere completamente vincolato.
Il film suggerisce che non esiste una vera uscita dal sistema, ma
solo la possibilità di ridefinire la propria posizione al suo
interno. Il colpo, in questa prospettiva, non è un atto di rottura,
ma un momento di riorganizzazione.
La vittoria non coincide con il possesso del tesoro, ma con la
capacità di restare un passo avanti rispetto agli altri giocatori.
In questo senso, il finale apre a una visione del mondo in cui il
controllo è sempre parziale e l’inganno è l’unico strumento per
negoziare la propria libertà.
Waves don’t die, le onde non muoiono, canta
Kanye West nella decima traccia di The Life of
Pablo, un album che parla di fede, famiglia e del ruolo
dell’uomo nero nel mondo occidentale, oscillando tra spavalderia e
frammentarietà fino a sconfinare nella paranoia. La copertina,
guarda caso, spicca su una delle pareti della camera da letto di
Tyler, il protagonista del terzo lungometraggio di Trey
Edward Shults: una rappresentazione chiara dell’idea di
successo e onnipotenza perpetuata dal rapper di Atlanta e di un
nuovo modello di giovane afroamericano che avanza sotto il segno
del privilegio e della ricchezza conquistate grazie al sudore dei
genitori.
Tyler
vive in una grande villa, è la stella della squadra di wrestling
della scuola, ha una bellissima ragazza e i capelli tinti di biondo
(tanto per ribadire il bisogno di paragonarsi ai bianchi e il fatto
che non esiste più differenza), ma per qualche motivo deve
continuamente dimostrare e provare agli altri che quel successo è
meritato. Una vita apparentemente perfetta può essere distrutta per
sempre? Proprio come le onde, quando pensi che si siano ritirate,
ne arrivano altre più violente che cancellano ogni cosa.
Waves, tra teen drama e tragedia familiare
Dopo
l’intimo ritratto familiare di Krisha (2015) e l’horror
postapocalittico di It comes at night (2027), Shults alza
la posta in gioco e punta all’impresa, girando un film lunghissimo,
con cambi di formato e punti di vista che vuole essere un commento
sull’empatia e sull’ interconnessione della natura umana. Siamo
davvero tutti parte di un disegno e le decisioni che prendiamo,
giuste o sbagliate, influenzano l’esperienza delle persone intorno
a noi?
Waves è racconto universale e
cronaca privata, che inizia nei classici – ma anche distorti –
schemi del teen drama, girato come una puntata di
Euphoria, per poi diventare tragedia
familiare, e similmente alla serie di Sam Levinson, la forma, la
musica e l’estetica riflettono uno stato d’animo e sono un mezzo
per restituire le gioie e i dolori dei personaggi. I paesaggi
sensuali della Florida, la gioventù, l’entusiasmo, un infortunio,
la fidanzata incinta, il futuro che va a rotoli: c’è un film su
Tyler e un film su coloro che proveranno ad andare
avanti.
Waves “verso” la meraviglia
La
sicurezza con cui il regista gira e, attraverso il montaggio e le
note di Trent Raznor e Atticus
Ross (più brani del già citato Kanye West,
Kendrick Lamar, Radiohead e
Frank Ocean), introduce la sequenza d’apertura è
da brividi. Un disagio misto a eccitazione di movimenti senza
tregua che cresce preannunciando guai; come se volesse riprodurre
il rumore dell’onda che va a infrangersi sullo scoglio, o farci
sentire in bilico a bordo di uno strapiombo con la voglia di
spiccare il volo.
Shults
fa girare vorticosamente la macchina da presa, ci investe della
rovina del protagonista che è causa del suo male e di quello che
arreca al padre, alla matrigna, alla sorella, e fino a quando
mantiene l’attenzione su di lui, Waves
viaggia sui binari della meraviglia (e “verso” la meraviglia,
citando il titolo dell’opera del maestro che l’ha tenuto a
battesimo sul set, Terrence Malick). Lentamente,
quando si apre ad altre prospettive giocando con i formati, perde
il focus e sfalda la tensione costruita fino a quel punto, tra
strascichi del cinema di Barry Jenkins e la
volontà di osare senza avere ancora la maturità per toccare la
cima.
Dopo aver ricevuto il plauso della
critica e ottenuto oltre 50.000 spettatori nei cinema italiani con
ANTROPOCENE – L’EPOCA UMANA, che indagava l’impatto
dell’uomo sul pianeta attraverso straordinarie immagini,
Fondazione Stensen e
Valmyn sono lieti di portare nei cinema anche il
secondo capitolo della colossale opera sull’ambiente realizzata da
Jennifer Baichwal ed Edward Burtynsky:
Watermark – L’acqua è il bene più
prezioso, uno straordinario documentario
fotografico sul fondamentale ruolo che l’acqua ricopre nella
formazione e nello sviluppo dei Popoli.
L’acqua costituisce oltre il 70% del
pianeta e del nostro corpo, attorno a lei sono nate la società e la
tecnologia e si sono sviluppate le grandi civiltà. Probabilmente
per il suo controllo combatteremo le guerre del futuro.
Watermark – L’acqua è il bene più
prezioso è un ritratto di grande attualità, che
restituisce un quadro visivamente affascinante della complessità
della situazione attuale, che spazia dalle gigantesche
infrastrutture costruite dall’uomo ai sempre più numerosi disastri
ambientali (esondazioni, allagamenti, erosione delle coste…), dagli
sprechi del mondo ricco fino all’ingegno storico di conservazione e
mantenimento di un bene così prezioso per la vita.
Il percorso dei registi porta lo
spettatore tra le enormi fattorie galleggianti al largo della costa
cinese del Fujian, al cantiere di Xiluodu, la più grande diga ad
arco al mondo, nel delta del deserto dove si arena il possente
fiume Colorado, tra le concerie di cuoio di Dhaka. Ma anche agli
Open di Surf di Huntington Beach negli Stati Uniti e al Kumbh Mela
ad Allahabad, dove si radunano 30 milioni di persone per immergersi
tutte insieme nel sacro Gange. Ulteriori immagini accompagnano gli
scienziati che estraggono carote di ghiaccio dalle profondità del
sottosuolo della Groenlandia e tra coloro che esplorano
l’incontaminato spartiacque della Columbia Britannica
settentrionale.
Questi sono solo alcuni degli
straordinari luoghi filmati e raccontati nel documentario WATERMARK – L’acqua è il bene più
prezioso, in arrivo nei cinema italiani a partire
dal 14 ottobre in occasione della
Giornata Mondiale dell’Educazione
Ambientale.
Dopo aver ricevuto il plauso della
critica e ottenuto oltre 50.000 spettatori nei cinema italiani con
ANTROPOCENE – L’EPOCA UMANA, che indagava l’impatto
dell’uomo sul pianeta attraverso straordinarie immagini,
Fondazione Stensen e
Valmyn sono lieti di portare nei cinema anche il
secondo capitolo della colossale opera sull’ambiente realizzata da
Jennifer Baichwal ed Edward Burtynsky:
Watermark – L’acqua è il bene più prezioso,
uno straordinario documentario fotografico sul fondamentale ruolo
che l’acqua ricopre nella formazione e nello sviluppo dei
Popoli.
L’acqua costituisce oltre il 70% del
pianeta e del nostro corpo, attorno a lei sono nate la società e la
tecnologia e si sono sviluppate le grandi civiltà. Probabilmente
per il suo controllo combatteremo le guerre del futuro.
Watermark – L’acqua è il bene più
prezioso è un ritratto di grande attualità, che
restituisce un quadro visivamente affascinante della complessità
della situazione attuale, che spazia dalle gigantesche
infrastrutture costruite dall’uomo ai sempre più numerosi disastri
ambientali (esondazioni, allagamenti, erosione delle coste…), dagli
sprechi del mondo ricco fino all’ingegno storico di conservazione e
mantenimento di un bene così prezioso per la vita.
Il percorso dei registi porta lo
spettatore tra le enormi fattorie galleggianti al largo della costa
cinese del Fujian, al cantiere di Xiluodu, la più grande diga ad
arco al mondo, nel delta del deserto dove si arena il possente
fiume Colorado, tra le concerie di cuoio di Dhaka. Ma anche agli
Open di Surf di Huntington Beach negli Stati Uniti e al Kumbh Mela
ad Allahabad, dove si radunano 30 milioni di persone per immergersi
tutte insieme nel sacro Gange. Ulteriori immagini accompagnano gli
scienziati che estraggono carote di ghiaccio dalle profondità del
sottosuolo della Groenlandia e tra coloro che esplorano
l’incontaminato spartiacque della Columbia Britannica
settentrionale.
Questi sono solo alcuni degli
straordinari luoghi filmati e raccontati nel documentario
WATERMARK – L’acqua è il bene più
prezioso, in arrivo nei cinema italiani a partire dal
14 ottobre in occasione della Giornata
Mondiale dell’Educazione Ambientale.
Dopo aver ricevuto il plauso della
critica e ottenuto oltre 50.000 spettatori nei cinema italiani con
ANTROPOCENE – L’EPOCA UMANA, che indagava l’impatto
dell’uomo sul pianeta attraverso straordinarie immagini,
Fondazione Stensen e
Valmyn sono lieti di portare nei cinema anche il
secondo capitolo della colossale opera sull’ambiente realizzata da
Jennifer Baichwal ed Edward Burtynsky:
Watermark – L’acqua e bene più prezioso, uno straordinario
documentario fotografico sul fondamentale ruolo che l’acqua ricopre
nella formazione e nello sviluppo dei Popoli.
Questi sono solo alcuni degli
straordinari luoghi filmati e raccontati nel documentario
Watermark – L’acqua e bene più prezioso, in arrivo
nei cinema italiani a partire dal 14 ottobre in
occasione della Giornata Mondiale dell’Educazione
Ambientale.
Watermark – L’acqua e bene più
prezioso, il film
L’acqua costituisce oltre il 70%
del pianeta e del nostro corpo, attorno a lei sono nate la società
e la tecnologia e si sono sviluppate le grandi civiltà.
Probabilmente per il suo controllo combatteremo le guerre del
futuro. Watermark – L’acqua e bene più prezioso è un ritratto
di grande attualità, che restituisce un quadro visivamente
affascinante della complessità della situazione attuale, che spazia
dalle gigantesche infrastrutture costruite dall’uomo ai sempre più
numerosi disastri ambientali (esondazioni, allagamenti, erosione
delle coste…), dagli sprechi del mondo ricco fino all’ingegno
storico di conservazione e mantenimento di un bene così prezioso
per la vita.
Il percorso dei registi porta lo
spettatore tra le enormi fattorie galleggianti al largo della costa
cinese del Fujian, al cantiere di Xiluodu, la più grande diga ad
arco al mondo, nel delta del deserto dove si arena il possente
fiume Colorado, tra le concerie di cuoio di Dhaka. Ma anche agli
Open di Surf di Huntington Beach negli Stati Uniti e al Kumbh Mela
ad Allahabad, dove si radunano 30 milioni di persone per immergersi
tutte insieme nel sacro Gange. Ulteriori immagini accompagnano gli
scienziati che estraggono carote di ghiaccio dalle profondità del
sottosuolo della Groenlandia e tra coloro che esplorano
l’incontaminato spartiacque della Columbia Britannica
settentrionale.
Water Horse – la leggenda
degli abissi è un film fantasy del 2007
diretto da Jay Russel e con protagonisti
Alex Etel, Emily Watson, Ben Chaplin, David Morrissey,
Craig Hall e Brian Cox.
La trama di Water Horse – la
leggenda degli abissi
Trama: Nella
Scozia dei giorni nostri, una coppia di turisti americani incontra
casualmente in un bar un anziano, che racconta loro la sua
personale versione delle origini del famoso ‘Mostro di Loch
Ness’: si torna indietro nel tempo, agli anni ’40: Angus è un
giovane ragazzo la cui vita si svolge in una grande casa sul lago
di Loch Ness, assieme alla madre (governante della villa) la
sorella, il resto della servitù, cui presto si aggiungerà il
‘factotum’ Lewis; Angus vive nella speranza di veder tornare a casa
il padre, disperso in guerra; nel corso di una delle tante
escursioni nei dintorni del lago, il protagonista trova un enorme
uovo, dal quale esce una misteriosa creatura, da lui battezzata
Crusoe; Angus comincia a prendersene cura, mettendo a parte del suo
segreto solo la sorella e lo stesso Lewis, che gli rivelerà che la
creatura è un ‘Water Horse’, un ‘cavallo di mare’, creatura
leggendaria la cui esistenza non è mai stata certa. L’animale
cresce rapidamente ed Angus lo libera nel lago, trovandosi però
costretto a difenderlo quando la villa e lo stesso specchio d’acqua
diventano una base operativa della Royal AirForce, e un luogo di
test per dispositivi da usare contro i sottomarini tedeschi…
La recensione di Water
Horse – la leggenda degli abissi
Analisi: Water Horse – la
leggenda degli abissi – Classico ‘fantasy per famiglie’
(non a caso uscito in occasione delle festività natalizie, nel
2007) che declina in territori molto vicini alla favola una storia
già vista. Punto di partenza, il romanzo omonimo di
Dick King-Smith, adattato per il grande schermo dallo sceneggiatore
Robert Nelson Jacobs (già candidato all’Oscar per Chocolate), per
la regia di Jay Russell, specializzato in ‘film per famiglie’
(Il mio cane Skip, Tuck Everlasting) qui alla prima prova ad
elevato budget. Il risultato è un riuscito ‘film di genere’, che ha
goduto di un buon successo di pubblico (costato 40 milioni di
dollari, ne ha raccolti poco più di un centinaio nelle sale) e di
critica. Certo, la storia si svolge secondo moduli prevedibili e
caratterizzazioni canoniche: un padre assente, una madre distratta,
troppo impegnata a ‘portare avanti la baracca’ per accorgersi del
nuovo ‘animale domestico’ del figlio, i militare nella parte dei
cattivi… E.T. è dietro l’angolo, con sketch e ‘trovate’ che in
alcuni casi lo riportano direttamente alla memoria.
Girato in gran
parte in Nuova Zelanda (ma senza rinunciare ad effettuare parte
delle riprese nell’ambientazione scozzese), Water Horse –
la leggenda degli abissi si lascia guardare, a patto
naturalmente di farsi coinvolgere dall’atmosfera favolistica e di
non avere troppe pretese: una sceneggiatura adatta all’occasione ma
nulla di più e capacità registiche forse non proprio all’altezza
del compito trovano un buon sostegno nelle discrete interpretazioni
di un cast ben assemblato a cominciare dal giovane protagonista
Alex Etel (visto precedentemente in Millions di Danny Boyle),
passando per Emily Watson nel ruolo della madre, fino ai principali
comprimari: David Morrissey, Ben Chaplin, Brian
Cox e Craig Hall. La colonna sonora è
curata da James Newton Howard (i film della saga di Hunger
Games ed After Heart i suoi lavori più recenti) e vede il
contributo di Sinead O’Connor col brano
“Back where you belong”.
Nonostante il buon
riscontro, Water Horse – la leggenda degli
abissi non sembra aver portato grande fortuna né al
regista Jay Russell, né al protagonista Alex Etel: per entrambi
Water Horse rappresenta infatti l’ultimo lavoro degno di nota di
carriere poi proseguite senza esiti altrettanto brillanti
E’ uscito il primo poster ufficiale di Water for Elephants, il
film che vedrà per la prima volta sullo schermo la coppia Robert Pattinson – Reese Witherspoon.
Annuncio importante per i fan di Robert Pattinson, per sapere quando arriverà
in Italia Water for Elephants, non dovranno attendere molto.
Ora vi possiamo dire che la data di uscita è…
Watchmen di Zack Snyder è stato un adattamento per lo più
fedele alla graphic novel originale di Alan Moore
e Dave Gibbons, non fosse che nel film non abbiamo
visto il calamaro gigante.
Il fumetto originale termina con la
rivelazione che Ozymandias aveva costruito un polpo gigante e lo
aveva lasciato cadere su Manhattan, sperando così di estinguere le
tensioni tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, facendo credere
che il mondo fosse stato attaccato dagli alieni. La versione di
Snyder contiene la stessa tipologia di attacco, ma nel film
Ozymandias fa sembrare che sia il Dr. Manhattan il responsabile
dell’accaduto.
Considerando il contesto del film,
il finale optato da Snyder ha comunque funzionato. Tuttavia, la
recente serie Watchmen targata HBO e creata da
Damon Lindelof, ha dimostrato che il calamaro può
comunque funzionare sullo schermo. Durante un’intervista con
Uproxx in occasione della promozione di
Army of the Dead, Snyder ha confermato di non aver ancora
avuto la possibilità di guardare la serie e ha spiegato perché ha
deciso di non includere il calamaro nel suo film.
“Amo Watchmen. Non ho rimpianti.
Amo quel film al 100%. È esattamente quello che volevo
fare”, ha spiegato il regista. “In un certo senso, penso
che ci sia una bella lezione universitaria che qualcuno potrebbe
tenere circa le differenze fra il Dr. Manhattan e il polpo. Sul
perché abbiamo scelto il Dr. Manhattan e come funziona
tematicamente in reazione al climax dell’opera.”
Nonostante ciò, Snyder ha ammesso
che ora prenderebbe in considerazione l’aggiunta del calamaro se
dovesse girare il film oggi: “Ma voglio aggiungere che,
basandomi sul film che ho appena fatto, ossia Justice League, potrei prendere in
considerazione il calamaro. Di sicuro, in quel caso, avrei dovuto
fare un film più lungo. Sì, se avessi deciso di includere il polpo,
il film sarebbe stato più lungo. Ma c’era già Dr. Manhattan, quindi
non c’era la necessità di inserirlo.”
Ricordate il bel film di
Zack Snyder del 2009,
Watchmen? Adesso il regista si è rivolto
alla HBO per mettere a punto la realizzazione di una serie tv che
possa portare sul piccolo schermo le vicende del fumetto di
Alan Moore.
Non si sa molto e come al solito con
la HBO è sempre difficile fare previsioni, per cui l’unica cosa
certa è che per il momento esiste la possibilità che il progetto
entri in porto.
Stati Uniti, anni ’80: Edward
Blake, l’ex giustiziere noto come Il Comico, muore in circostanze
misteriose; Rorschach, l’ultimo a non essersi arreso alla messa
fuori legge dei vigilanti in costume indaga, coinvolgendo gli ex
compagni Nite Owl e Silk Spectre (nel frattempo ritiratisi nelle
secche di una grigia quotidianità) per scoprire che quell’omicidio
è solo un piccolo tassello di un più terrificante piano su larga
scala, in un modo in cui la nascita di supereroi o semplici
giustizieri ha cambiato il corso della storia, assistendo alla loro
ascesa (a partire da quella del Dr. Manhattan, un superessere dai
contorni quasi divini), trionfo e
caduta.
Watchmen, il
crepuscolo dei supereroi
Nel 2009 Zack
Snyder rende realtà un sogno covato da tutti gli
appassionati del fumetto supereroistico per l’ultimo quarto di
secolo: vedere trasposto sullo schermo
Watchmen, capolavoro di Alan
Moore e Dave Gibbons che, oltrepassando i
confini del ‘genere’, è ritenuto uno dei più grandi esempi di
narrativa disegnata, ottenendo una ‘dignità letteraria’ di certo
non frequente quando si tratta di ‘eroi in calzamaglia’. L’impresa
era improba: prevedibile fin dall’inizio che
Watchmen si sarebbe configurato come una
riduzione, piuttosto che come una fedele trasposizione: troppo
ampia, articolata, complessa l’opera originale, piena di livelli di
lettura, personaggi e sottotrame che si affiancavano alla vicenda
principale.
Snyder, assieme agli sceneggiatori
David Hayter ed Alex Tse decide di concentrarsi proprio su
quest’ultima, elidendo, dove possibile riassumendo e prendendosi le
libertà tipiche di questi casi, peraltro comprensibili se si pensa
che dall’uscita del fumetto sono passati quasi 25 anni e dunque il
pubblico è molto più ‘smaliziato’ di un tempo. L’esito è
apprezzabile, per quanto controverso, avendo spaccato i cultori
dell’originale tra apprezzamento e palese rifiuto (a partire dallo
stesso Alan Moore, refrattario ad ogni progetto di
cui lui non abbia l’assoluto e totale controllo, mentre il
disegnatore Dave Gibbons ha invece collaborato al progetto).
Lo spirito dei personaggi e
l’atmosfera generale della storia vengono rispettati e riproposti
con efficacia, a partire dal Dr. Manhattan e dalla sua luminescenza
blu; riuscitissima la sequenza iniziale, in cui sulle struggenti
note della dylaniana The times they are A-changin’, vengono
riassunte le vicende degli eroi in maschera precedenti a quanto
narrato nel film. Contribuisce al risultato un cast di buon
livello che, pur privo di autentiche primedonne vede
i partecipanti mettersi al servizio della causa senza
strafare, puntando tutto sulla presenza scenica di personaggi e il
fascino dei costumi, in un’opera in cui, come tipico del cinema di
Snyder, la fantasmagoria degli effetti visivi prende per il
sopravvento sulle singole interpretazioni.
Patrick Wilson,
attualmente in sala con il film Insidious: La porta
rossa, da lui diretto e interpretato, è tornato a parlare
di Watchmen (qui la recensione), il cinecomic
diretto nel 2009 da Zack Snyder. L’attore, che
ricorda l’esperienza con molto piacere, si è detto convinto che
quel film abbia aperto la strada a The Avengers. Come
noto, Watchmen esplora un mondo in cui i supereroi sono
stati messi al bando, non prima di aver però profondamente cambiato
il corso della storia degli Stati Uniti. Quando le vite di tutti
gli Watchen sono minacciate, questi sono costretti ad uscire allo
scoperto per salvare nuovamente il mondo.
Mentre i fan del materiale originale
sono tutt’oggi divisi sulla qualità del film, Wilson è pienamente
convinto della sua natura rivoluzionaria. In un’intervista con
ReelBlend, Wilson parla della
sua prospettiva sull’eredità di Watchmen, affermando che:
“Watchmen è l’unico mio film che ho visto dall’inizio alla fine
dalla premiere. Quel film è fantastico. Sapevo che Zack Snyder era
in anticipo sulla curva. Sai, è strano dire che il pubblico non
fosse pronto, ma hai bisogno di un film del genere. Hai bisogno che
i film diventino così oscuri in modo che poi gli Avengers possano
diventare così leggeri“.
Watchmen è
stato uno dei primi film di supereroi moderni. Potrebbe essere
difficile pensare che un film così oscuro e grintoso, che ha
esaminato il lato brutto degli eroi e della società, avrebbe avuto
un impatto su film come Aquaman e L’uomo d’acciaio. Tuttavia,
Watchmen ha effettivamente svolto un ruolo importante
nell’ispirare il DCEU. Per prima cosa, il film ha evidenziato come
i fumetti possano essere portati in vita e gli argomenti unici che
si possono affrontare. Senza dubbio ha avuto un ruolo nella Warner
Bros. che ha scelto Snyder per dirigere L’uomo d’acciaio e dare
il via al DCEU.
Nel frattempo, il DCEU è stato
costruito attorno ad alcuni dei temi di Watchmen, in particolare i
suoi eroi imperfetti. Film come Batman v Superman: Dawn of
Justice, Suicide Squad e
Birds of Prey
approfondiscono la figura degli antieroi e l’offuscamento dei
confini tra il bene e il male. Tornano dunque temi centrali di
Watchmen come la moralità, la corruzione dell’umanità e la
complessità del giusto contro lo sbagliato. Watchmen ha
dunque effettivamente cambiato la storia dei film sui supereroi
fornendo una visione unica di tali personaggi e aiutando a ispirare
e spianare la strada al DCEU e all’MCU.
Il regista Paul
Greengrass ha parlato del suo adattamento di Watchmen mai realizzato, spiegando quale
sarebbe stato il suo approccio: a quanto pare, sarebbe stato molto
simile a Joker
di Todd Phillips.
Watchmen, la serie a fumetti del 1986, è stata adattata
più di una volta dalla DC. L’acclamato regista Zack Snyder ha tentato di dare vita al fumetto
nel 2009, ma il suo film non ha soddisfatto le aspettative dei fan.
La ben più acclamata serie su HBO ha persino utilizzato
alcune scene per criticare l’approccio stilizzato di Snyder alla
storia.
Di recente, Paul
Greengrass ha affermato che avrebbe impiegato un approccio
molto diverso al suo film di Watchmen. Greengrass è principalmente un
regista action, più noto per il suo lavoro all’interno del
franchise di
Jason Bourne. Sebbene si tratti di un genere leggermente
diverso da Joker, il film
di
Todd Phillips e il lavoro di Greengrass avrebbero potuto avere
qualcosa in comune di molto importante: l’ambientazione in un
“mondo reale” crudo e ostinato.
Ospite del podcast
Happy Sad Confused, Paul Greengrass ha parlato
della sua visione del Watchmen mai realizzato, affermando che
sarebbe stato molto simile a Joker.
Greengrass ha spiegato che la più grande somiglianza tra il film di
Phillips e il suo adattamento della graphic novel di Alan Moore
sarebbe stata l’ambientazione realistica e oscura del mondo.
“Mi piaceva credere che questi personaggi vivessero nel mondo
reale e che molto di ciò che stavano pensando e facendo fosse
delirante. C’era qualcosa in Joker che aveva una qualità
simile”, ha dichiarato Greengrass riguardo alla sua
visione.
Paul Greengrass era
stato inizialmente incaricato di dirigere il Watchmen del 2009, che è stato poi affidato a Zack Snyder. Per stessa ammissione del
regista, Greengrass crede che l’impossibilità di riuscire a
trasmettere chiaramente le sue idee per la storia sia uno dei
motivi per cui, alla fine, non ha diretto il film. Il regista è
attualmente impegnato con la promozione del suo ultimo film,
Notizie dal mondo, con protagonista
Tom Hanks.
Sono passati quasi nove anni dal
debutto di Watchmen firmato da Zack
Snyder al cinema, adattamento che fu un discreto successo
di critica e pubblico. Ed oggi a distanza di molti anni arrivano
dei rumors che rivelano un nuovo potenziale adattamento sulla
famosissima graphic novel.
Infatti in giorni la Warner
Bros ha lanciato un nuovo sondaggio per gli utenti che
sono chiamati ad esprimersi e a votare i nuovi progetti annunciati
dallo Studios. Ebbene proprio durante una sessione sembra sia
venuto fuori che è in cantiere un nuovo adattamento proprio
di Watchmen.
Secondo le prime notizie diffuse
sembra che l’adattamento sia una versione animata di Watchmen
in rating-R, dunque molto federe al materiale originale. Con ogni
probabilità il film farà parte dei lungometraggi animati targati
Warner/DC che escono direttamente in home
video.
Ovviamente non avendo diramato
nessun annuncio ufficiale, al momento questi sono solo rumors,
dunque non resta che aspettare ulteriori notizie.
Watchmen è una
miniserie a fumetti supereroistica di dodici albi, scritta
dall’autore britannico Alan Moore e disegnata dal
suo connazionale Dave Gibbons, che venne
pubblicata in albi mensili dalla DC Comics tra il
1986 e il 1987. Malgrado l’editore, la miniserie è completamente
avulsa dall’universo DC e quindi non ha nulla a che vedere con
personaggi come Batman e Superman. Ad oggi rimane
l’unico romanzo grafico ad aver vinto un premio Hugo e ad
essere inserito nella lista di TIME Magazine dei “100 migliori
romanzi in lingua inglese dal 1923 ad
oggi”.
La particolarità innovativa che
differenzia principalmente Watchmen dai fumetti di genere
che lo hanno preceduto, è quella di presentare i supereroi
protagonisti più nell’aspetto umano e “quotidiano” che in quello
straordinario e avventuroso, “decostruendo” l’archetipo del
supereroe convenzionale. Ecco che allora vengono descritti i loro
problemi etici e personali, le difficoltà di relazione tra i
componenti del gruppo, i loro difetti e le loro nevrosi, spesso
riconducibili a particolari avvenimenti del loro passato. Inoltre,
nessuno di essi – con una sola notevole eccezione – possiede alcun
superpotere: sono persone comuni che hanno deciso di fare il
mestiere, comune nell’universo di Watchmen, del “giustiziere
mascherato”. A questo si devono aggiungere una sapiente
applicazione di tecniche cinematografiche, un ampio uso di simboli,
dialoghi con più livelli interpretativi e metanarrazione.
Le versioni a fumetti e
cinematografica di Watchmen (qui
la recensione) hanno finali completamente diversi, ma entrambe
sono efficaci nel loro contesto. Concepito da Alan
Moore e Dave Gibbons,
Watchmen ha rivoluzionato il panorama dei fumetti
quando il suo primo numero è stato pubblicato nel 1986, offrendo
una storia matura e politicamente consapevole che mette in guardia
dai supereroi corrotti e dal vigilantismo degenerato. Dopo oltre 20
anni come classico di culto nel canone DC, Zack
Snyder, regista di 300, è stato incaricato di portare questa storia sul
grande schermo, un’impresa che molti ritenevano impossibile.
Il film Watchmen
del 2009 è stato però un pioniere in termini di film sui supereroi
non adatti alle famiglie (Christopher Nolan lo ha definito “in
anticipo sui tempi”) e ha stabilito lo stile crudo e cupo di
Snyder che avrebbe poi dato origine a L’Uomo d’Acciaio e al DCEU. Non per
l’ultima volta nella carriera di Snyder, Watchmen
si è però rivelato un adattamento molto controverso, ricevendo
elogi diffusi ma allo stesso tempo irritando i puristi dei fumetti.
Ciononostante, il film è diventato un cult a pieno titolo, fungendo
da ispirazione per film come Logan – The Wolverine e
The
Boys e meritandosi un seguito in una serie TV su HBO.
Nonostante la presenza di supereroi
stupratori e violenza a non finire, l’elemento di gran lunga più
controverso di Watchmen di Snyder è stato il
finale. In quello che era più o meno un adattamento fedele del
materiale originale, il film ha poi preso una direzione
completamente diversa per il suo atto conclusivo e questo è stato
da allora un punto di contesa tra i fan. Sebbene la forza del
finale di Snyder sia spesso oggetto di dibattito, entrambe le
versioni funzionano bene a modo loro. Approfondiamo il loro valore
qui di seguito!
Il finale del fumetto Watchmen
Ambientato in un 1985 alternativo
negli Stati Uniti, dove l’emergere di vigilanti mascherati e
dell’onnipotente Dr. Manhattan ha alterato il
corso della storia, la storia originale di Watchmen è ambientata
sullo sfondo reale della Guerra Fredda, con le tensioni tra
l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti che lasciano il mondo
sull’orlo della devastazione nucleare. Gli eventi di Watchmen sono
innescati dalla comparsa di un assassino che sembra prendere di
mira gli ex supereroi. Il caso viene ripreso dal vigilante ancora
attivo Rorschach, che riunisce la banda per
indagare sulla cospirazione.
Alla fine, Rorschach, Gufo
Notturno, Spettro di Seta e il dottor
Manhattan risalgono agli omicidi fino al loro ex collega
Adrian Veidt, precedentemente noto come
Ozymandias. Ora amministratore delegato della sua
società, Veidt ha deciso di intraprendere un’azione decisiva contro
l’incombente terza guerra mondiale e spera di unire il mondo in
pace e armonia inscenando un attacco alieno, costringendo le
superpotenze globali della Terra a risolvere le loro divergenze e a
unirsi.
Sebbene questo piano possa sembrare
promettente sulla carta, il principale punto critico è che Veidt
insiste che milioni di persone devono morire nell’attacco affinché
la falsa minaccia sia presa sul serio. Alla fine, i Watchmen non
riescono, o in alcuni casi decidono semplicemente di non farlo, a
fermare il piano di Veidt e l’atto finale del fumetto vede un
calamaro gigante creato dai laboratori segreti dell’uomo d’affari
scatenarsi su New York sotto le spoglie di un’invasione aliena.
Il finale del film Watchmen del
2009
La versione di Snyder di
Watchmen segue essenzialmente la stessa struttura
sopra descritta, ma si discosta quando si tratta dei dettagli del
piano di Ozymandias. Invece di creare biologicamente un calamaro
gigante da far passare per un invasore alieno, l’Ozymandias del
film live-action innesca una serie di esplosioni nucleari nelle
principali città del mondo e incastra il dottor Manhattan come
colpevole imitando la firma della sua radiazione naturale.
L’effetto è quasi identico a quello dei fumetti: gli Stati Uniti e
l’Unione Sovietica smettono di essere nemici e si rivoltano contro
il dottor Manhattan, anche se a costo di molte vite.
Come nei fumetti, Dr. Manhattan alla
fine capisce la logica del piano di Veidt e accetta il suo nuovo
ruolo, lasciando la Terra, presumibilmente per sempre. Per alcuni,
alterare la fonte della distruzione di Ozymandias è stato solo un
cambiamento superficiale che non ha influito sul tono e sulla
direzione generale del finale originale di
Watchmen e, considerando quanto gli studi
cinematografici amino il lieto fine, è un piccolo miracolo che la
conclusione cupa di Watchmen sia stata mantenuta.
Tuttavia, ciò non ha impedito una
valanga di critiche da parte dei fan dei fumetti che ritenevano che
la presenza del calamaro fosse un elemento integrante del finale di
Watchmen. Al contrario, però, negli ultimi anni i
critici hanno iniziato a oscillare nella direzione opposta,
sostenendo che il finale con il calamaro fosse sempre stato un po’
ridicolo e che le modifiche di Snyder migliorassero effettivamente
il progetto originale di Moore.
Perché entrambi i finali di
Watchmen sono fantastici
Piuttosto che dire che un finale di
Watchmen è migliore dell’altro, forse è più corretto affermare che
sia la versione a fumetti che quella cinematografica sono ideali
per i rispettivi mezzi di comunicazione. Il calamaro psichico di
Moore può sembrare involontariamente esilarante a chi non conosce i
fumetti di Watchmen, ma come minaccia che minaccia di conquistare
il mondo creata da un ex supereroe, è un’aggiunta quasi perfetta. I
fumetti di Watchmen contengono molto più umorismo
nero rispetto al film di Snyder e questo gioca a favore del piano
di Ozymandias.
In modo gloriosamente
autoreferenziale, il cattivo assume un team di artisti per
progettare l’alieno simile a un calamaro e poi usa la sua ricchezza
per renderlo realtà. In quanto racconto ammonitore sui supereroi (e
i fumetti erano molto meno lusinghieri del film in questo senso),
questo finale permette all’opera di commentare sia l’ego gonfiato
degli eroi, sia la natura volubile delle potenze politiche
mondiali. Inoltre, una creatura aliena è molto più efficace sulla
carta di una serie di esplosioni.
Dopo essersi sviluppato gradualmente
nel corso di 12 numeri, Watchmen meritava un
climax adeguatamente drammatico, e una serie di vignette con
esplosioni non avrebbe avuto lo stesso peso sulla carta stampata
come sul grande schermo, dove sono disponibili le dimensioni
aggiuntive del suono e del movimento. Una creatura brillante e
stranamente impressionante, tuttavia, fornisce una minaccia molto
più visiva, suscitando sia sorpresa che disgusto nel lettore.
Per quanto il finale di
Watchmen sia fantastico nei fumetti, semplicemente
non avrebbe funzionato sul grande schermo. La rappresentazione
cruda del mondo di Watchmen da parte di Snyder sarebbe stata
irrimediabilmente danneggiata dall’apparizione di un mostro
ultraterreno nell’atto finale e avrebbe causato un cambiamento
stridente nel tono, soprattutto per chi non sapeva cosa aspettarsi.
Il calamaro avrebbe anche dovuto essere una creazione in CGI e,
anche a distanza di un decennio, i film sui supereroi faticano
ancora a trovare il successo con cattivi finali nati da una massa
di effetti speciali.
Tuttavia, scaricando la colpa sul
Dr. Manhattan, il film Watchmen adotta l’approccio basato sui
personaggi che meglio si adatta ai lungometraggi e richiama le
insicurezze e l’umanità in declino di Manhattan, un tema esplorato
in entrambe le versioni della storia. Incolpare il supereroe per un
crimine che non ha commesso non solo aggiunge ulteriore tragicità
alla sua storia, ma rende anche il piano di Ozymandias più
personale, sfruttando in particolare le abilità di un ex amico e la
paura che circonda la sua stessa esistenza. Si potrebbe forse
sostenere che la versione live-action della cospirazione di
Ozymandias abbia più senso logico rispetto ai fumetti.
In un fumetto è molto più facile
testare i limiti del realismo e della logica e i lettori sono più
disposti a sospendere la loro incredulità. Le trame devono essere
strutturate in modo più rigoroso sullo schermo, tuttavia, e c’è un
senso naturale nel fatto che Veidt utilizzi il potere di Manhattan
per farlo apparire come una minaccia globale, il che richiede meno
preparativi e spiegazioni rispetto al finale del fumetto. Come
noto, però, la serie TV ha infine soddisfatto chi voleva vedere il
calamaro gigante inserendo in un flashback proprio questa
creatura.
Chi vuole guardare un altro
adattamento diretto di Watchmen? Gli aggiornamenti
sono stati scarsi da quando abbiamo saputo che la Warner
Bros. Animation e i DC Studios stavano
sviluppando un film d’animazione basato sull’iconica graphic novel
di Alan Moore e Dave Gibbons durante il SDCC dello
scorso anno, ma ora è stato rilasciato online il primo teaser
trailer.
Il film evento in due parti
utilizza lo stile dell’animazione in computer grafica: il primo
capitolo dovrebbe debuttare nel corso dell’anno e il secondo nel
2025. Il progetto è stato descritto come “un balzo in avanti per la
nostra DC Cinematic Animation”. Il trailer anticipa alcuni momenti
chiave che saranno sicuramente familiari ai fan del fumetto – e
dell’adattamento live-action di Zack Snyder!
Non si può fare a meno di notare
che questo film assomiglia molto a quello del 2009, che, a dire il
vero, ha anche ricreato numerosi pannelli dalla pagina. Tuttavia,
siamo sicuri che alcuni fan speravano in una rivisitazione
completamente nuova del materiale, piuttosto che in un’altra
versione pedissequamente fedele.
Il filmato ci permette di vedere la
maggior parte dei personaggi principali, tra cui il Comico, il
Dottor Manhattan, Silk Spectre, Nite Owl e Rorschach, che ancora
una volta sembra essere il fulcro della storia.
Con una mossa un po’ insolita, il
trailer è stato rilasciato prima dell’annuncio del team creativo e
del cast vocale, ma ci assicureremo di aggiornarlo non appena la WB
condividerà i dettagli.
Nel 2019 la HBO ha realizzato una
serie sequel di Watchmen con grande successo. La serie si è
conclusa con un cliffhanger (di un certo tipo), ma non si è saputo
nulla di una seconda stagione e lo scrittore Damon
Lindelof ha dichiarato in alcune interviste che è
altamente improbabile che ciò accada.
David Hayter,
co-sceneggiatore di Watchmen del 2009, ha rivelato in
un’intervista che il finale originale del film avrebbe potuto
essere completamente diverso da quello che i fan hanno visto sul
grande schermo. Un adattamento live-action del fumetto di Alan
Moore e Dave Gibbons era in lavorazione da decenni, con numerosi
registi di spicco (tra cui Terry Gilliam, Paul
Greengrass e Darren Aronofsky) che
vennero incaricati di dirigere il film durante le numerose fasi di
sviluppo. Il fumetto si è rivelato particolarmente complicato da
adattare, con diverse argomentazioni (incluse alcune dello stesso
Moore) che sostenevano che il fumetto era praticamente
“infilmabile”. Tuttavia, nel 2009 è finalmente uscito il live
action, diretto da Zack
Snyder.
Il finale del Watchmen di Snyder presenta alcune differenze
sostanziali rispetto al materiale originale: ciò è da sempre
considerato l’aspetto più controverso dell’adattamento. Creare
l’atto finale del film è stata la sfida ricorrente con cui hanno
dovuti confrontarsi tutti i registi coinvolti nel progetto nel
corso degli anni. Il fumetto termina con la rivelazione che
Ozymandias aveva costruito un calamaro gigante e lo aveva lasciato
cadere su Manhattan, sperando così di estinguere le tensioni tra
gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, facendo credere che il mondo
fosse stato attaccato dagli alieni. La versione di Snyder contiene
la stessa tipologia di attacco, ma nel film Ozymandias fa sembrare
che sia il Dr. Manhattan il responsabile dell’accaduto. Il
cambiamento è stato oggetto di numerosi dibattiti all’interno del
fandom, sebbene ci siano dei meriti in entrambe le tipologie di
finale.
In una recente
intervista con
Script Apart, il co-sceneggiatore di
Watchmen,David Hayter (che a sua volta
era anche stato incaricato di dirigere l’adattamento), ha rivelato
che il finale che aveva scritto quando Paul
Greengrass era in procinto di dirigere il film, era molto
diverso dal finale che abbiamo visto nella versione di Snyder.
Ozymandias avrebbe creato una falsa proiezione del Dr. Manhattan
che avrebbe attaccato diverse città, nonostante il tempo per
festeggiare il suo successo sarebbe stato relativamente breve: Nite
Owl, infatti, avrebbe avuto il sopravvento su Ozymandias
schiacciandolo con la sua nave Archie, uccidendo l’uomo più
intelligente del mondo, nonché il responsabile della morte di
milioni di persone.
Un adattamento tematicamente
accurato di Watchmen è possibile
Questa rivelazione
arriva in un momento in cui Watchmen ha vissuto
una nuova impennata di rilevanza all’interno del panorama della
cultura pop. L’omonima serie targata HBO del 2019, ideata da
Damon Lindelof e che funge da sequel del fumetto,
ha ricevuto ampi consensi da parte della critica. Alcuni sostengono
che la serie di Lindelof corrisponda narrativamente al materiale
originale più del film di Zack
Snyder. Nonostante la sua storia particolarmente
travagliata, il tempo ha dimostrato che un adattamento
tematicamente accurato di Watchmen è molto
possibile.
Il video seguente, diffuso via
Youtube dalla Legendary, ci
mostra tutta la gamma di colori che Watchmen,
l’adattamento dell’omonimo fumetto a opera di Zack
Snyder, dispiega in tutta la sua durata.
https://www.youtube.com/watch?v=LHa3M3xZbug
Watchmen è un film del
2009 diretto da Zack Snyder, trasposizione
cinematografica dell’omonima miniserie a
fumetti di Alan Moore e Dave Gibbons, vincitrice di un premio
Hugo.
Il film è uscito in
anteprima il 5 marzo 2009 in Nuova Zelanda, mentre negli Stati
Uniti ed altri paesi del mondo il 6 marzo 2009. A causa delle
esplicite scene di sesso e di violenza, in Italia il film è stato
vietato ai minori di 14 anni.
Trama: Nel 1938, in risposta a un
aumento del crimine, viene formato il gruppo dei Minutemen,
composto da vigilanti mascherati, e, decenni dopo, quello analogo
dei Watchmen. La loro esistenza ha tuttavia drasticamente
influenzato gli eventi della storia: il Dottor Manhattan aiuta gli
Stati Uniti a vincere la Guerra del Vietnam usando i suoi
superpoteri, consentendo a Richard Nixon di venire rieletto più
volte negli anni seguenti. L’esistenza del Dottor Manhattan
fornisce agli Stati Uniti un vantaggio strategico sull’Unione
Sovietica, che dal 1980 minaccia di far sfociare la Guerra
fredda in una guerra nucleare. Nello stesso periodo il crescente
sentimento anti-vigilanti raggiunge il culmine quando la lotta
contro il crimine viene dichiarata illegale. Mentre molti membri
degli Watchmen si ritirano, il Dottor Manhattan e il Comico operano
come agenti del governo e il misterioso vigilante mascherato,
Rorschach, continua ad operare illegalmente nei bassifondi.
Il noto canale Screen
Junkies ha diffuso il trailer onesto
di Watchmen, il film diretto da
Zack Snyder e prodotto dalla Warner Bros
Pictures.
Watchmen è un film
del 2009 diretto da Zack Snyder, trasposizione
cinematografica dell’omonima miniserie a
fumetti di Alan Moore e Dave Gibbons, vincitrice di un premio
Hugo.
Il film è uscito in
anteprima il 5 marzo 2009 in Nuova Zelanda, mentre negli Stati
Uniti ed altri paesi del mondo il 6 marzo 2009. A causa delle
esplicite scene di sesso e di violenza, in Italia il film è stato
vietato ai minori di 14 anni.
Trama: Nel 1938, in risposta a un
aumento del crimine, viene formato il gruppo dei Minutemen,
composto da vigilanti mascherati, e, decenni dopo, quello analogo
dei Watchmen. La loro esistenza ha tuttavia drasticamente
influenzato gli eventi della storia: il Dottor Manhattan aiuta gli
Stati Uniti a vincere la Guerra del Vietnam usando i suoi
superpoteri, consentendo a Richard Nixon di venire rieletto più
volte negli anni seguenti. L’esistenza del Dottor Manhattan
fornisce agli Stati Uniti un vantaggio strategico sull’Unione
Sovietica, che dal 1980 minaccia di far sfociare la Guerra
fredda in una guerra nucleare. Nello stesso periodo il crescente
sentimento anti-vigilanti raggiunge il culmine quando la lotta
contro il crimine viene dichiarata illegale. Mentre molti membri
degli Watchmen si ritirano, il Dottor Manhattan e il Comico operano
come agenti del governo e il misterioso vigilante mascherato,
Rorschach, continua ad operare illegalmente nei bassifondi.
Un nuovo film di Watchmen arriverà nel 2024. Mentre DC e Warner
Bros hanno saltato il Comic Con 2023, hanno comunque annunciato 2
nuovi film DC per il 2024: un remake animato di
Watchmen e un tanto atteso adattamento di
Justice League: Crisis On Infinite
Earths.
Il seminale fumetto di
Alan Moore è esploso nel 1986, sfidando in modo
provocatorio i punti fermi dei fumetti come la moralità in bianco e
nero e offrendo grotteschi specchi oscuri di supereroi affermati
come Nick Fury,
Captain Atom e Blue Beetle. Un successo strepitoso, a lungo
considerato inadattabile, ma il 2024 vedrà un terzo risultato del
genere.
L’account Twitter ufficiale di DC ha annunciato
silenziosamente i film con un semplice “perché non è ancora il
2024?!?” prima di rivelare i titoli. L’annuncio di Watchmen ha
suscitato un misto di eccitazione e confusione, dato l’enorme
potenziale per adattare il sequel di Doomsday
Clock di Geoff Johns, o un prequel che
adatta le otto miniserie esistenti di Before
Watchmen.
La decisione di rifare quella
storia, appena 14 anni dopo la versione live-action
diretta da Zack Snyder e dopo l’eccellente serie
live-action Watchmen della HBO ancora fresca nella
memoria, è una mossa particolarmente interessante. Il film uscirà
sotto l’etichetta DC Animated Movie, che sembra essere
intercambiabile con gli altri affermati film animati originali
DC
Universe, che hanno una continuità interna. È probabile che
Watchmen, originariamente annunciato nel 2017,
sarà un film autonomo come l’originale di Moore.
Watchmen, diretto nel 2009
da Zack Snyder, è stato non solo un fedele
adattamento dei fumetti di Alan Moore e
Dave Gibbons, ma anche un film sui supereroi che
ha contribuito alla decostruzione di tali figure divine, che in
quegli anni stavano inizialmente prendendo d’assalto i cinema di
tutto il mondo. Sfortunatamente, il film non ha ricevuto
un’accoglienza particolarmente calorosa e ha incassato solo 185
milioni di dollari a fronte di un budget, allora considerevole, di
120 milioni. Watchmen non è poi
ancora riuscito a raggiungere lo status di cult, ma possiede
indubbiamente una solida fanbase che non manca di ricordarlo ed
elogiarlo pubblicamente.
A far parte di questo gruppo vi è
anche il regista Christopher
Nolan. I un profilo dedicato a Snyder dal The Hollywood Reporter, si
riporta infatti la seguente affermazione del regista di Oppenheimer: “Ho
sempre creduto che Watchmen fosse in anticipo sui tempi. L’idea di
una squadra di supereroi, che sovverte così brillantemente, non era
ancora una cosa da film. Sarebbe stato affascinante vederlo uscire
dopo gli Avengers“. Il film si concentra infatti sui lati più
oscuri di coloro che dovrebbero essere i vigilanti di quanto
avviene sulla terra, con Snyder che ha brillantemente riproposto
quanto espresso da Moore e Gibbons nei loro fumetti.
Nel 2019 come noto è poi stata
realizzata anche una serie televisiva prodotta dalla HBO e
sviluppata da Damon Lindelof come sequel del
racconto a fumetti. Attualmente la Warner Bros. è invece al lavoro
su un adattamento animato di
Watchmen, nel quale però Snyder non è coinvolto in questo
e di cui al momento non ci sono notizie sul team creativo o sul
cast. Il film del 2009 rimane però un punto fermo, che ben prima
che gli Avengers o la Justice League arrivassero sul grande schermo
ha proposto un team di eroi e mostrato i difficili rapporti tra di
essi, dove ognuno si svela essere l’incarnazione di un determinato
aspetto degli Stati Uniti d’America.
Era solo questione di tempo ormai, prima che
Zack Snyder prendesse la parola in merito alle
dichiarazioni di Joel Silver sulla realizzazione
di Watchmen e sul finale che avrebbe
realizzato Terry Gilliam se fosse rimasto alla
regia del progetto. Come vi abbiamo detto sabato (a questo link la notizia), Silver aveva parlato
in occasione di una conferenza stampa di come Gilliam avesse
pensato il finale del film tratto dal fumetto di Alan Moore,
affermando chiaramente che l’idea di Gilliam fosse migliore
rispetto a quello che poi è stato il film, diretto da Snyder, e che
Silver ha giudicato troppo asservito al materiale originale.
Ebbene, ecco cosa ha risposto
Zack Snyder:
Se leggeste la fine della
versione di Gilliam, capireste che è da folli. In tutta onestà, ho
scelto Watchmen per me stesso. E’ probabilmente il mio film
preferito tra quelli che ho girato. Adoro il film e la passione che
c’è dietro. Ho deciso di prendere le redini del progetto perchè
sapevo che lo studio lo avrebbe fatto comunque e rovinato. Quindi,
in fin dei conti, l’ho fatto per salvarlo dai Terry Gilliam di
questo mondo.
È stato pubblicato il primo trailer
di Watchmen Capitolo I, insieme al cast vocale
completo dell’adattamento R-Rated della Warner Bros. Animation
dell’iconica graphic novel di Alan Moore e
Dave Gibbons.
È stato anche confermato oggi, per
gentile concessione di IGN, che il film debutterà in
digitale il 13 agosto, con un’uscita in 4K Ultra HD e Blu-ray il 27
agosto. Come con il film di Zack Snyder del 2009,
sembra che il fumetto abbia preso vita, sollevando la domanda su
cosa offrirà quest’ultima versione che il suo predecessore
live-action non ha fatto. Il regista di Man of Steel si è preso alcune
libertà con il materiale originale, quindi forse questa versione
sarà ancora più fedele.
Nel 2019 la HBO ha realizzato una
serie sequel di Watchmen con grande successo. La serie si è
conclusa con un cliffhanger (di un certo tipo), ma non si è saputo
nulla di una seconda stagione e lo scrittore Damon
Lindelof ha dichiarato in alcune interviste che è
altamente improbabile che ciò accada.
Watchmen Capitolo I – il
trailer
Watchmen Capitolo I, il cast
vocale
Tornando al cast di Watchmen
Capitolo I, sarà guidato da Matthew Rhys
(Nite Owl), Katee Sackhoff (Silk Spectre),
Titus Welliver (Rorschach), Troy
Baker (Ozymandias), Michael Cerveris (Dr.
Manhattan) e Rick D. Wasserman (Il Comico).
I doppiatori di supporto includono
Adrienne Barbeau (Sally Jupiter/Silk Spectre),
Corey Burton (Captain Metropolis), Jeffrey
Combs (Moloch), John Marshall Jones
(Hooded Justice), Yuri Lowenthal (Wally Weaver),
Geoff Pierson (Nite Owl) e Kari
Wahlgren (Janey Slater).
Watchmen Capitolo I, la trama
La sinossi ufficiale del film
recita: “In una storia mondiale alternativa ambientata nel
1985, l’omicidio di un supereroe sponsorizzato dal governo trascina
i suoi colleghi fuorilegge fuori dalla pensione e li coinvolge in
un mistero che minaccia di sconvolgere le loro vite personali e il
mondo stesso”.
Arriva nelle sale italiane Watcher,
thriller psicologico diretto dalla regista Chloe Okuno con
protagonistiMaika
Monroe, Burn Gorman, Karl Glusman, Madalina Anea, Stefan
Iancu. Accolto in modo straordinario al Sundance Film
Festival dove è stato presentato in anteprima mondiale, Watcher è
un thriller/horror psicologico d’autore e al femminile,
capace di giocare con gli stilemi del genere mentre sviluppa con
attenzione tematiche sociali d’attualità (gaslighting, stalking,
alienazione per citarne alcuni). Il film approderà nelle
sale italiane mercoledì 7 settembre, distribuito da Lucky
Red e Universal Pictures International Italy.
A firmare la sceneggiatura (con
Zack Ford) e la regia è la talentuosa Chloe Okuno,
che debutta al cinema dopo una serie di cortometraggi e dopo
essersi fatta apprezzare per aver diretto “Storm Drain”,
considerato tra i migliori segmenti dell’antologia horror
V/H/S/94. Protagonista assoluta Maika Monroe, che torna al genere che
l’ha resa celebre con l’iconico e acclamato It Follows di David Robert Mitchell.
La sua performance in Watcher
è stata molto applaudita dal pubblico del Sundance e salutata con
recensioni entusiastiche.
La trama
Julia, una giovane donna, si
trasferisce a Bucarest per seguire il marito nel suo nuovo lavoro.
Mentre cerca di integrarsi nella nuova realtà, la città viene
sconvolta dagli omicidi di un serial killer. Isolata e senza
riuscire a comunicare, Julia si lascia suggestionare dagli
avvenimenti fino ad accorgersi di essere costantemente osservata da
un uomo dal palazzo di fronte. Tra realtà e paranoia, Julia
sprofonda in un vero e proprio incubo ad occhi aperti a cui nessuno
sembra credere. Nemmeno il marito.
Quando la carriera di attrice di
Maika Monroe è decollata nel 2014 con il
film horror di successo
It Follows (la
nostra recensione), sembrava che l’attrice fosse sulla
via della superstar. Invece ha scelto una strada diversa,
costruendo un curriculum impressionante con alcuni superbi film
minori come Villains e Significant Other. Forse la
cosa migliore che ha fatto negli ultimi anni è
Watcher (lanostra
recensione) del 2022, un thriller con al centro la
Monroe nei panni di una donna perseguitata da un serial killer.
Sebbene film con questa
premessa siano stati fatti numerose volte, Watcher
è qualcosa di diverso, che si aggrappa alla sua star con una
performance tranquilla che inizia lentamente, con la tensione che
aumenta costantemente fino al finale snervante che non lascerà
presto la vostra memoria. Scritto e diretto da Chloe Okuno, al suo
primo lungometraggio, Watcher è un film importante
per uomini e donne.
Watcher inizia come una storia di
solitudine e possibile paranoia
Gran parte di Watcher è incentrato
sulla solitudine: Maika Monroe interpreta Julia, che era
un’attrice in America, ma che ora è un pesce fuor d’acqua nella sua
nuova casa di Bucarest, in Romania, dove suo marito Francis
(Karl Glusman) lavora dopo un trasferimento.
Julia si sente smarrita, incapace
di parlare la lingua dei nuovi colleghi del marito, ma anche
lontana dalla sua vera casa e dalla sua carriera passata. Il marito
e i suoi amici spettegolano sulla notizia del Ragno, un serial
killer a piede libero che uccide giovani donne in giro per Bucarest
e poi taglia loro la testa.
Mentre Francis è fuori tutto il
giorno per lavoro, Julia è bloccata nel loro appartamento senza
molto da fare. È una donna sola, che cerca di imparare la lingua e
cammina da sola per la città durante il giorno. Una notte,
attraverso la grande finestra della loro camera da letto, vede una
figura oscura che la osserva dalla finestra dell’edificio di
fronte.
Quando è fuori, Julia sente che
qualcuno la sta osservando. La tensione sale quando una donna
vicino a dove vive viene uccisa. Un’intervista a una sopravvissuta
parla della sensazione di essere osservata prima di essere
aggredita.
Mentre è di nuovo in città, Julia
sente ancora qualcuno che la osserva. Cerca di allontanare chi la
sta seguendo in un cinema, ma quando qualcuno si siede proprio
dietro di lei, Julia scappa in un supermercato. La stessa persona
entra dietro di lei poco dopo e Julia cerca di nascondersi tra i
corridoi.
Riesce a nascondersi dietro una
porta e a guardarlo in faccia, ma fortunatamente lui non la vede.
Julia racconta a Francis quello che è successo quel giorno e lo
convince ad andare al supermercato per fargli rivedere le riprese
delle telecamere dell’incidente. Anche se si vede un uomo
strisciare lentamente alle spalle di Julia, Francis lo considera
una coincidenza e conclude che Julia è semplicemente stressata dal
nuovo ambiente in cui si trova.
I timori della nostra eroina si
rivelano giusti in Watcher
Quella sera, Julia vede di nuovo la
figura oscura che la osserva dall’altra parte della strada. È lo
stesso uomo che la seguiva al negozio? Non possiamo dirlo. Julia ha
il coraggio di salutarlo e, con orrore suo e nostro, lui ricambia.
Non sta esagerando. Julia ha ora la prova che l’uomo la sta
effettivamente osservando.
Chiama la polizia e questa si reca
nell’edificio per parlare con la persona che vi abita, un uomo di
nome Daniel Weber, interpretato dal brillante attore inglese Burn
Gorman, ma non se ne fa nulla.
Julia è convinta che si tratti del
serial killer The Spider di cui tutti parlano, così il giorno dopo
prende in mano la situazione e cambia le carte in tavola seguendo
Daniel. Lo guarda entrare in uno strip club chiamato The Museum.
Julia entra nel locale e scopre che Irina (Madalina Anea), la sua
vicina di casa e unica amica, è una ballerina. Vede anche Daniel, che lavora lì come
inserviente.
Quella notte, Julia sente strani
rumori provenire dall’appartamento di Irina, dove vive da sola.
Sembra che ci sia una lotta. Preoccupata, Julia bussa alla porta di
Irina, ma nessuno risponde. Chiede a un vicino con la chiave di
entrare, ma quando entrano nell’appartamento di Irina non c’è
nessuno. Ancora una volta, Francis ignora le sue
preoccupazioni.
Ci si potrebbe chiedere se Julia si
stia davvero immaginando tutto, ma poi l’ex fidanzato di Irina,
Cristian (Daniel Nuta), dice a Julia che avrebbe
dovuto incontrare Irina la sera prima, ma lei non è mai tornata a
casa dal lavoro. Julia è certa che il suo osservatore abbia fatto
qualcosa a Irina, così chiede a Cristian di andare con lei
dall’altra parte della strada per affrontare Daniel. Cristian bussa
alla porta di Daniel, ma nessuno risponde.
Dopo che Cristian se n’è andato e
ora è solo, Julia prova a bussare alla porta. Questa volta risponde
qualcuno, ma al posto di Daniel c’è un vecchio. Più tardi, la sera,
la polizia si presenta nell’appartamento di Francis e Julia con
Daniel al seguito. Li ha chiamati per Julia, che a suo dire lo sta
perseguitando. Daniel si giustifica e, nonostante la donna sia
molto a disagio, riesce a farle stringere la mano.
Qualche tempo dopo, dopo essere
stata presa in giro a una festa a cui si è recata con il marito,
Julia abbandona la macchina e sale su una metropolitana per tornare
a casa. Nel vagone quasi vuoto siede Daniel. La guarda, poi si alza
e le va incontro. Si scusa per averla spaventata, dicendo che non è
una persona cattiva, ma che è semplicemente un uomo solo che si
prende cura del padre malato. Julia non gli crede e ora ha un altro
motivo per essere molto sospettosa: l’uomo porta con sé una borsa
che sembra contenere una testa umana.
Spaventata, scende dalla
metropolitana e quasi corre a casa. Una volta entrata nel suo
appartamento, inizia a fare le valigie, pronta a lasciarsi alle
spalle questo stalker e le persone che non le credono e si limitano
a deriderla. Poi Julia sente il suono della musica
nell’appartamento accanto a quello di Irina. Sa che non dovrebbe,
ma deve indagare. Entra nell’appartamento di Irina e
improvvisamente questo thriller a fuoco lento si trasforma in un
film dell’orrore.
Irina è in casa, o almeno ciò che
ne rimane, perché il suo corpo senza testa è lì in attesa di essere
scoperto. Daniel spunta da dietro di lei e le mette un sacchetto in
testa, facendola svenire. Quando si risveglia, Daniel è lì che la
osserva. Le confessa di essere il Ragno e di essersi nascosto
nell’armadio con Irina quando Julia ha guardato nell’appartamento
giorni prima.
The Watcher mostra fino a che
punto una donna deve spingersi per proteggersi
Sembra che non ci siano vie di
fuga, ma proprio in quel momento Julia sente Francis arrivare a
casa dalla festa. Cerca di urlare, ma Daniel le taglia la gola con
un coltello. Non è una ferita lieve. Julia sgorga sangue. Si sforza
di raggiungere la pistola che Irina tiene nell’appartamento, ma non
ci riesce. Il suo mondo si oscura mentre l’osservatore la
guarda.
Passiamo poi a Francis
nell’appartamento che condivide con Julia. Vede la valigia di lei
in giro, ma non c’è Julia. Francis la chiama e sente il telefono
squillare nell’appartamento accanto. Quando esce nel corridoio,
trova Daniel che sta uscendo dalla porta di Irina. I due si
guardano e, mentre aspettiamo che Francis prenda finalmente le
difese della moglie, risuonano degli spari e Daniel cade a terra
morto.
Dietro di lui c’è Julia, in qualche
modo ancora viva, ma coperta di sangue. Si è ripresa, ha trovato la
pistola di Irina e ha affrontato l’attacco da sola. Rivolge a
Francis uno sguardo debole ma infastidito, come se cercasse di
dirgli tutto questo solo con gli occhi. Il film finisce qui.
Non sappiamo se Julia vive o muore. Se sopravvive, sappiamo
che lascerà Bucarest il prima possibile.
Il film funziona su molti livelli,
al di là dell’essere un thriller con una semplice storia di una
donna perseguitata. Parla di ciò che molte donne passano, essendo
osservate in modo così scomodo, che sia da un serial killer o
semplicemente da un uomo che non capisce i limiti. Ci mostra anche
come, quando le donne parlano di come vengono trattate dagli
uomini, siamo pronti a respingerle e a non crederle, arrivando
persino a gettare benzina sul fuoco della donna e a farla sentire
pazza.
Questo può essere dovuto a un
marito sprovveduto ed egocentrico, o alla società nel suo
complesso. Infine, come dice violentemente il regista nell’ultima
scena, se tutto il resto fallisce, e nessuno ti crede o ti difende,
una donna è abbastanza forte da gestire il suo aggressore da sola,
se necessario, o con l’aiuto di un’amica che sta vivendo la stessa
situazione. Per Julia, è la pistola dell’amica morta a salvarla.
Alla fine si dimostra che Julia ha ragione, ma a quale prezzo? Deve
perdere tutto, non solo la sua vita, ma forse anche il suo
matrimonio, solo per dimostrare quanto vale in un mondo che
si gira dall’altra parte.
The Watcher è la migliore
interpretazione di Maika Monroe
Maika Monroe era una star molto prima di
The Watcher. Recitava dal 2012, ma ha avuto la sua
grande occasione con il doppio colpo nel 2014 di The Guest
e It Follows, ed è stata la protagonista di un altro film
adiacente all’horror nel 2019, Villains, con
Bill Skarsgård, che veniva dalla sua interpretazione
di Pennywise in It. In The Guest e It
Follows interpreta una sorta di finalista, anche se non è
l’unica rimasta in piedi.
The Guest vede il suo personaggio,
Anna Peterson, in lotta con il David Collins di Dan Stevens, un
uomo che non è chi dice di essere. Almeno Dan, per quanto sinistro
si sia rivelato, era un umano, perché il successivo mostro contro
cui Monroe si è scontrato era qualcosa di insondabile.
In It Follows, un
film horror che sembra allo stesso tempo un ritorno al passato
e qualcosa di selvaggiamente originale, il sesso uccide, con
un’entità che segue lentamente le sue vittime come una malattia
trasmessa. Sebbene un’entità mutaforma in grado di darti la caccia
dopo che hai fatto sesso non attiri molti paragoni, l’assassino
molto umano di The Watcher è simile.
Quest’ultimo è incentrato sullo
sguardo maschile, con le donne che si sentono lentamente
perseguitate da una forza che non riescono a vedere ovunque vadano,
e il pericolo dietro ogni angolo. In It Follows, tutti sono lenti a crederle,
mentre in The Watcher nessuno la prende sul serio. Maika Monroe è
spesso la donna in pericolo che deve proteggersi dal male. In It
Follows, i suoi amici si uniscono rapidamente a lei nella lotta, ma
The Watcher mostra il dolore e la solitudine di una donna che
combatte da sola.
The Watcher
avrebbe potuto essere rovinato se avesse puntato sul finale
scioccante della morte dell’eroina per mano del suo aggressore. Per
fortuna, il film sapeva che il messaggio non era solo nell’orrore e
nella suspense, ma nel fatto che la donna si era ribellata e aveva
vinto, anche se aveva dovuto uccidere per essere creduta. Questo è
simile a come funzionano i migliori slasher.
Il tropo della ragazza finale, pur
essendo prevedibile, è così popolare perché è così soddisfacente.
Il personaggio percepito come debole e imperfetto finisce per
essere il più forte, con il bene finale che prevale sul male
finale. A volte viene trattato come una celebrazione gioiosa,
mentre altre volte, anche in un film come The Slumber Party
Massacre, le ragazze finali piangono di dolore. Maika
Monroe in The Watcher è quest’ultima e, grazie al suo
talento, si sente il suo dolore senza che lei dica una parola. È
questa capacità che rende They Follow, l’annunciato sequel
di It Follows, così atteso.