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Juliette Roudet, chi è? Curiosità sull’attrice di Profiling

Juliette Roudet, chi è? Curiosità sull’attrice di Profiling

Dopo aver parlato delle nuove generazioni di attori e di alcune serie di successo come Elite e Outer Banks, concentriamoci adesso sulla non-troppo-vecchia guardia. Oggi vi parliamo infatti di Juliette Roudet, attrice francese attiva in tv, al cinema e in teatro sin dal 2003, passata alla ribalta grazie alla serie tv Profiling.

Scopriamo quindi insieme tutto quello che c’è da sapere su Juliette Roudet, curiosità sulla sua vita privata e sulla sua lunga e variegata carriera.

Juliette Roudet biografia: gli inizi della sua carriera

Juliette Roudet, età 39 anni, nata il 14 marzo del 1981 in Francia, comincia la sua formazione professionale non come attrice ma bensì come ballerina. La bella Juliette studia infatti prima al Conservatoire Supérieur de Danse di Parigi per poi completare il suo percorso al Centre National de Danse Contemporaine.

Il suo incredibile talento per la danza, la porta verso alcune collaborazione celebri come quella per le Compagnie l’Esquisse e la Compagnie Fata Morgana. Grazie alla sua istruzione e all’esperienza accumulata nel corso degli anni, nel 1999 Juliette Roudet rappresenta la Francia all’Eurovision Young Dancers. Questo programma tv, molto conosciuto dal pubblico nella sua versione canora, in passato ha avuto anche una sezione dedicata al ballo. Purtroppo però, nel 2018, l’Eurovision Young Dancers è stato cancellato a causa della mancanza di una città ospitante e di un’emittente disposta a mandare in onda la trasmissione.

Archiviata la parentesi Eurovision, Juliette nel 2003 continua il suo percorso di studi e entra al Conservatoire National Supérieur d’Art Dramatique de Paris. Qui, oltre a concentrarsi sulla danza, comincia a studiare anche teatro e recitazione ed ha la possibilità di lavorare con attori, attrici, registi e coreografi famosi come Andrzej Seweryn, Daniel Mesguich, Michel Fau, Dominique Valadié, Muriel Mayette, Lukas Hemleb, Caroline Marcadé e Arpad Schilling.

Juliette Roudet film e serie tv: dal palcoscenico allo schermo

Nonostante si sia concentrata sullo studio della danza per moltissimi anni, grazie alla sua formazione al Conservatoire National Supérieur d’Art Dramatique de Paris, Juliette si avvicina sempre di più al mondo della recitazione. Nel 2003, infatti, debutta sul piccolo schermo nel film Procès de famille (Family Trial), diretto da Alain Tasma. Dopo questa prima esperienza, la collaborazione con Tasma si rinnova l’anno successivo e Juliette prende parte al film À cran deux ans après (2004). Nel 2005 per la Roudet arriva il primo ruolo in una serie tv, Engrenages, e anche il primo ruolo in un film sul grande schermo, dal titolo Au Suivant!.

Tuttavia, la parentesi cinematografico-televisiva viene accantonata momentaneamente da Juliette che dal 2007 al 2016 decide di tornare al suo primo amore, la danza e il palcoscenico. In questi anni partecipa a produzioni di grandi classico come I Giganti della Montagna di Pirandello, Romeo e Giulietta di Shakespeare e molti altri ancora.

Soltanto nel 2009, Julitte Roudet decide di tornare al cinema e lo fa scegliendo il film Bella, La Guerre et le Soldat Rousseau, diretto da Manuel Flèche. L’anno successivo, oltre al film Les Méchantes (2010) di Philippe Monnier, l’attrice francese è impegnata con la miniserie Les Vivants et Les Morts (2010).

Juliette Roudet in Profiling

Solo nel 2013, tuttavia, arriva per Juliette la grande occasione. In quell’anno infatti viene scelta per entrare a far parte del cast di una nuova serie tv Profilage (Profiling), ideata da Fanny Robert e Sophie Lebarbier. Come si evince dal titolo, anche Profiling è una serie crime che racconta dei casi affrontati dalla Polizia parigina e dalla sua criminologa più promettente, Chloé Saint-Laurent.

Ci troviamo nella bellissima e trafficatissima Parigi quando la criminologa Chloé Saint-Laurent (Odile Vuillemin) viene assegnata alla nuova squadra investigativa della polizia criminale, guidata da Matthieu Pérac (Guillaume Cramoisan). A questa divisione sono affidati i casi d’omicidio più cruenti e complessi e Chloé si trova a dover fare i conti con un capo a cui è estremamente difficile rapportarsi.

Mentre Matthieu è assi schematico e metodico nelle sue investigazioni, Chloè tende ad approcciarsi alle indagini in maniera differente. La criminologa riesce, estraniandosi dal gruppo, ad entrare nella testa dell’assassino, riuscendo a interpretare le sue scelte criminali e a volte ad anticipare le sue mosse. Inutile dire che non tutti i suoi colleghi siano proprio entusiasti di questo metodo così poco ortodosso.

Ma se Matthieu non sembra condividere la sua passione per l’attività di profiling, Chloé ha il sostegno di tanti nella squadra. Tra questi c’è il Comandante Thomas Rocher (Philippe Bas), il classico poliziotto pragmatico che odia le chiacchiere e predilige l’azione. Nonostante sia parecchio irascibili e brontolone, l’ispettore è uno dei sostenitori dell’attività di Chloè, rintenuta fondamentale per la risoluzione del casi.

La serie, in onda dal 2009 al 2018, è andata avanti per ben 10 stagioni e 102 episodi, non senza stravolgimenti di cast. Durante la settima stagione, Chloè viene trasferita e la nuova protagonista diventa Adèle Delettre, interpretata da Juliette Roudet, che a sua volta resta fino alla nona stagione.

Juliette Roudet lascia Profiling

Nonostante la popolarità acquisita grazie ai suoi progetti televisivi, cinematografici e teatrali, Juliette Roudet resta una persona molto riservata. Non conosciamo quasi nessun dettaglio della sua vita sentimentale ma sappiamo che la sua decisione di lasciare la serie Profiling è stata molto probabilmente influenzata da due avvenimenti importanti.

Nel 2017, l’attrice ha messo al mondo un figlio, avvenimento che ha necessariamente interferito con le riprese della nona stagione di Profiling, l’ultima che l’avrebbe vista come protagonista. La maternità è un’esperienza impegnativa e probabilmente per la Roudet, la vita frenetica dell’attrice televisiva non si sposava con quella ancor più complessa di madre. Inoltre, nel 2016, Juliette è diventata insegnate di danza al Conservatoire National Supérieur d’Art Dramatique de Paris, la scuola che lei stessa aveva frequentato anni prima.

L’attrice non ha mai veramente spiegato perché abbia deciso di abbandonare la serie ma, il 5 settembre del 2018, ha pubblicato su Instagram un posto, ringraziando i suoi fan dell’affetto dimostratole nel corso degli anni.

“È una scelta difficile perché provo un grande affetto per le persone che scrivono questa serie e per coloro che la ‘costruiscono’ giorno dopo giorno. Ma è una scelta sincera, alimentata dalla sensazione di lasciare questo progetto al momento giusto per me. Dopo queste tre stagioni di totale impegno per il personaggio di Adèle, voglio dedicarmi a nuovi progetti, nuovi ruoli, nuove sfide”.

E in effetti le nuove sfide per Juliette sono arrivate. Nel 2020 l’attrice ha partecipato alla miniserie crime thriller francese Peur Sur Le Lac (Fear of the Lake), di una sola stagione e sei episodi. Creata da Jerome Cornuau , Nicolas Douay , Didier Le Pêcheur, Yann Brione Laurent Burtin, la serie è andata in onda a gennaio di quest’anno sul canale francesce TF1.

Juliette Roudet su Instagram

Per essere sempre aggiornati sulle nuove avventure professionali di Juliette Roudet, vi consigliamo di seguire il suo account Instagram ufficiale.

Fonte: Wiki, IMDB, Fandom

Juliette Lewis: 10 cose che non sai sull’attrice

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Juliette Lewis: 10 cose che non sai sull’attrice

Juliette Lewis è una di quelle attrici che hanno letteralmente fatto la storia del cinema moderno grazie alle sue molteplici interpretazioni. L’attrice, infatti, è apparsa sullo schermo sin da ragazzina e ha sempre dimostrato di saper scegliere i ruoli migliori per esprimere il suo talento.

Ecco dieci cose da sapere su Juliette Lewis.

Juliette Lewis: i suoi film

1. Ha recitato in celebri film. La carriera cinematografica dell’attrice inizia nel 1988 quando debutta in Ho sposato un’aliena, per poi continuare con Un Natale esplosivo (1989), Cape Fear – Il promontorio della paura (1991), Buon compleanno Mr. Grape (1993), Assassini nati (1994), Strange Days (1995), Dal tramonto all’alba (1996), Via dall’incubo (2002), Oscure presente a Cold Creek (2003) e Starsky & Hutch (2004). In seguito, continua a lavorare in Tutte le cose che non sai di lui (2007), Conviction (2010), Due cuori e una provetta (2010) e Parto col folle (2010). Tra i suoi ultimi lavori vi sono Hick (2011), I segreti di Osage County (2013), Jem e le Holograms (2015), Nerve (2016), A Million Little Pieces (2018), Ma (2019) e Music (2021).

2. Ha lavorato anche sul piccolo schermo ed è anche produttrice e regista. Nel corso della sua carriera, l’attrice ha prestato la sua opera anche per quanto riguarda le serie tv. Infatti, ha lavorato in Home Fires (1987), L’albero delle mele (1988), Blue Jeans (1989-1990), Un nonno, quattro nipoti, un cane (1990), Dharma & Greg (2005), My Name is Earl (2006), Il socio (2012), Wayward Pines (2015), Secrets and Lies (2015-2016), Camping (2018), Sacred Lies (2020), Un volto, due destini (2020) e Yellowjackets (2021-in corso). Inoltre, in quanto produttrice e regista è stata annunciata per la realizzazione e regia di un suo futuro documentario sulla musica rock.

Juliette Lewis e Brad Pitt

3. Hanno avuto una breve storia. Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 una delle storie più chiacchierate era quella tra Juliette Lewis e Brad Pitt. I due, infatti, si erano conosciuti sul set di Vite dannate e avevano iniziato a frequentarsi nel 1989 per poi lasciarsi nel 1993, dopo circa quattro anni di storia. In seguito i due hanno affermato di essere rimasti in buoni rapporti, pur non vedendosi praticamente più per via dei loro differenti impegni.

juliette lewis

Juliette Lewis: chi è suo marito

4. Ha un matrimonio alle spalle. L’attrice si è sposata una sola volta, nel 1999, con lo skater e collega Stephen Berra. I due sono rimasti sposati fino al 2005, anno in cui hanno divorziato dopo sei anni di matrimonio. I motivo di tale separazione non sono stati resi noti, anche sei i due hanno in seguito citato delle differenze inconciliabili sorte con il passare del tempo.

5. Ha avuto diversi fidanzati famosi. L’attrice sarebbe attualmente fidanzata con Brad Wilk, batterista dei Rage Against the Machine, con il quale si è presentata al party di Vanity Fair dopo gli Oscar del 2017. Tuttavia, in passato si è frequentata con Chuck Liddell nel 2004 e Travis McCoy nel 2012, mentre tra i vari flirt a lei attribuiti spunterebbero i nomi di Adam Sandler e Tom Sizemore.

Juliette Lewis è anche una cantante

6. Ha una carriera come cantante. Nel corso della sua carriera, l’attrice ha sviluppato una vera e propria passione per la musica, fondando il gruppo Juliette and the Licks, diventandone frontman per sei anni e pubblicando tre album. In seguito, dopo che la band si è sciolta ha fondato Juliette and the New Romantiques, con cui nel 2009 ha pubblicato l’album Terra incognita.

7. Ha girato il mondo cantando. La Lewis ha praticato la sua attività di cantante e performer in giro per il mondo come al Festival della Musica Rock a Ruisrock in Finlandia, oppure in eventi privati come quello svolto in Argentina nel 2007. Pur non essendo estremamente noto, il suo gruppo ha quindi avuto occasione di esibirsi sui palcoscenici di diverse parti del mondo, guadagnando un certo seguito.

juliette lewis

Juliette Lewis è su Instagram

8. Ha un profilo ufficiale. L’attrice ha aperto un proprio account Instagram ufficiale che è seguito da circa 1,2 milioni di persone. La sua bacheca è piena di immagini che la ritraggono protagonista dei suoi progetti lavorativi, tra cinema e concerti, oltre che i post dedicati alla sua famiglia e che la vedono ritratta con amici o colleghi. Seguendola si può dunque rimanere aggiornati su tutte le sue attività e curiosità.

Juliette Lewis: oggi

9. Ha nuovi progetti in programma. Nonostante la pandemia, l’attrice ha continuato a recitare apparendo nei film Music, Breaking News a Yuba County e Mayday. Ha poi recitato, tra il 2021 e il 2022 nella serie Yellowjackets, incentrata su una squadra di calciatrici del liceo che si ritrovano a sopravvivere ad un incidente aereo nel bel mezzo del deserto. Attualmente invece, la Lewis è impegnata nelle riprese della serie Queer As Folk.

Juliette Lewis: età e altezza

10. Juliette Lewis è nata il 21 giugno del 1973 a Los Angeles, in California. La sua altezza complessiva corrisponde a 168 centimetri.

Fonti: IMDb, Daily Mail, Ranker

Juliette Lewis nell’indipendente Blood or Water

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Juliette Lewis, dal passato burrascoso ma dal talento indiscusso, si è ormai ritagliata un posto di tutto rispetto nella categoria del cinema indipendente.

Juliette Binoche: 10 cose che non sai sull’attrice

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Juliette Binoche: 10 cose che non sai sull’attrice

Juliette Binoche è un’attrice che saputo conquistare il pubblico internazionale grazie alla sue performance che non si solo limitate solo ai confini francesi, riuscendo a far capitolare anche la cinematografia mondiale ai suoi piedi. L’attrice ha sempre lavorato sodo per dare solidità e concretezza alla sua carriera, interpretando ruoli iconici ed indimenticabili in film che sono diventati dei cult.

Ecco, allora, dieci cose da sapere su Juliette Binoche.

Juliette Binoche: i suoi film

1. Ha recitato in celebri film. L’attrice ha debuttato nel mondo della recitazione con il film Liberty Belle (1983), per poi lavorare in Vita di famiglia (1985), L’insostenibile leggerezza dell’essere (1989), Cime tempestose (1992), Il danno (1992), Tre colori – Film blu (1993), Tre colori – Film rosso (1994), Il paziente inglese (1997) I figli del secolo (1999), Chocolat (2000), In My Country (2004) e Paris, je t’aime (2006). In seguito è apparsa in Disimpegno (2007), L’amore secondo Dan (2007), Copia conforme (2010), The Son of No One (2011), Elles (2011), e Cosmopolis (2012). Tra i suoi ultimi lavori vi sono Mille volte Buona notte (2013), Godzilla (2014), Sils Maria (2014), 7 Letters (2015), L’attesa (2015), Ma Loute (2016), Ghost in the Shell (2017), L’amore secondo Isabelle (2017), Il gioco delle coppie (2018), High Life (2018), Il gioco delle coppie (2018), Le verità (2019) e La brava moglie (2020).

2. Ha lavorato anche in televisione. L’attrice non ha lavorato solo sul grande schermo, ma anche in televisione. È apparsa, infatti, sul piccolo schermo nei film tv Dorothée, danseuse de corde (1983), Fort bloqué (1985), Women & Men 2: In Love There Are No Rules (1991), Mademoiselle Julie (2011) e Antigone at the Barbican (2015), oltre che aver partecipato alla serie Chiami il mio agente! (2017). Prossimamente la si vedrà invece nella miniserie The Staircase, di genere thriller, dove ricoprirà un ruolo ancora non specificato.

juliette binoche

Juliette Binoche: chi è suo marito

3. Non si è mai sposata. Nonostante l’attrice abbia avuto diverse frequentazioni, non è mai convolata a nozze. Tra i vari partner, si è legata con il regista Leos Carax, dal 1986 al 1991, per poi frequentare l’anno successivo il professionista di subacqua André Halle. In seguito, dal 1994 al 1997 si è frequentata con il collega Olivier Martinez, mentre dal 1999 al 2003 si è legata con l’attore Benoît Magimel che ha conosciuto sul set del film I figli del secolo, nel 1999. Se dal 2003 al 2004 ha frequentato il collega Mathieu Amalric, la sua ultima fiamma sarebbe stata Santiago Amigorena, sceneggiatore argentino con si sarebbe frequentata dal 2005 al 2009.

4. Ha due figli. Pur non essendosi mai sposata, l’attrice è comunque diventata mamma di due figli, avuti da due compagni diversi. Nel 1993 ha infatti dato alla luce il figlio Raphael, avuto da André Halle, mentre nel 2000 è nata la figlia Hannah, avuta dall’unione con Benoît Magimel. Anche se oggi la Binoche non è più legata ai due uomini, mantiene comunque con loro buoni rapporti così da poter crescere al meglio i due figli.

Juliette Binoche in Il paziente inglese

5. Ha voluto far parte del film. L’attrice ha rivelato di aver saputo, tra sé e sé, di voler far parte de Il paziente inglese non appena ha letto la scena in cui Kip mostra ad Hana gli affreschi sui muri di una chiesa. Rapita dalla bellezza struggente della storia, la Binoche ha così insistito per ottenere un provino, finendo con il convincere il regista di essere l’interprete giusta per il ruolo dell’infermiera Hana.

6. Ha vinto un Oscar. Grazie alla sua incredibile performance in Il paziente inglese, la Binoche è riuscita a conquistare il premio come Miglior Attrice non Protagonista agli Oscar del 1997, battendo attrici del calibro di Lauren Bacall e Jan Allen. Per lei si è trattata della prima nomination al premio, cosa che l’ha poi consacrata come grande interprete internazionale.

Juliette Binoche in Chocolat

7. Ha davvero imparato la professione. Per prepararsi al ruolo di Vianne in Chocolat, la Binoche si è recata in una cioccolateria di Parigi affinché imparasse a fare i cioccolatini. Alcuni dei cioccolati da lei realmente realizzati sono poi stati utilizzati nel film. Per le scene in cui la protagonista viene ripresa mentre prepara il cioccolato, però, le mani che si vedono non sono quelle della Binoche ma di una controfigura.

8. È stata nominata agli Oscar. Grazie alla sua intensa interpretazione nei panni di Vianne, l’attrice ha ricevuto diversi riconoscimenti e nomination a premi prestigiosi, come i Golden Globe e gli Academy Award del 2001. La Binoche ha così ottenuto la sua seconda nomination al premio, stavolta però nella categoria di Miglior Attrice Protagonista.

juliette binoche

Juliette Binoche in Il danno

9. È stato il film che l’ha resa celebre. Nel 1992 la Binoche si fa notare al grande pubblico grazie al ruolo di Anna Barton nel film Il danno di Louis Malle, tratto dall’omonimo romanzo di Josephine Hart. Prima di lei, tuttavia, il regista aveva considerato anche le attrici Isabelle Adjani e Jodie Foster, le quali però rifiutarono. Come noto, il film portò anche la Binoche a doversi confrontare con una delle sue prime scene di sesso, insieme al collega Jeremy Irons. Questa fu dai due totalmente improvvisata.

Juliette Binoche: età e altezza dell’attrice oggi

10. Juliette Binoche è nata il 9 marzo del 1964 a Parigi, in Francia. Ha dunque oggi 57 anni e la sua altezza complessiva corrisponde a 168 centimetri.

Fonti: IMDb, The Famous People

Juliette Binoche riceve la Stella della Mole al 43° Torino Film Festival

Juliette Binoche, attrice francese premio Oscar® tra le più apprezzate e premiate al mondo, porterà al 43° Torino Film Festival in anteprima italiana il documentario In-I in Motion, di cui non solo è protagonista, ma veste anche un ruolo inedito: per la prima volta è la regista.

Per onorare una lunga carriera costellata da grandi successi, l’interprete di pellicole indimenticabili come L’insostenibile leggerezza dell’essere, Il paziente inglese e Chocolat, solo per citarne alcuni, riceverà anche il premio Stella della Mole.

Per Giulio Base, Direttore del Festival: “Sarà un grande onore accogliere Juliette Binoche. Nel suo talento immenso convivono eleganza e passione, fragilità e forza, bellezza e mistero. La sua presenza trasformerà Torino nel cuore pulsante di questa magia”. Il 43° Torino Film Festival si svolgerà dal 21 al 29 novembre.

In In-I in Motion Juliette Binoche rivive l’esperienza dell’audace performance teatrale In-I portata in tournée in tutto il mondo insieme al coreografo Akram Khan nel 2008, quando lasciò i set cinematografici per immergersi in un mondo sconosciuto e a tratti spietato: la danza contemporanea.

La Stella della Mole è il riconoscimento cinematografico assegnato a figure di spicco del cinema internazionale, che hanno dato contributi significativi al mondo della settima arte. Una celebrazione del cinema d’autore e della creatività artistica che onora chi ha lasciato un’impronta indelebile nel panorama cinematografico mondiale.

Il Torino Film Festival è realizzato dal Museo Nazionale del Cinema di Torino e si svolge con il contributo del Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, Regione Piemonte, Città di Torino, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT.

Juliette Binoche nuova presidentessa della European Film Academy, sostituisce Agnieszka Holland

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L’attrice francese Juliette Binoche è diventata la nuova presidentessa della European Film Academy, in sostituzione della regista polacca Agnieszka Holland. L’organismo ha affermato che Binoche è stata proposta all’unanimità dai membri del consiglio dell’EFA dopo che Holland aveva espresso il desiderio di dimettersi nel 2024. Il ruolo del Presidente dell’EFA è onorario e riveste un potere simbolico per l’ente con sede a Berlino e rappresenta più di 4.600 professionisti del cinema in tutta Europa.

Ingmar Bergman è stato il primo presidente ed è stato originariamente scelto dai 40 membri fondatori dell’Accademia nel 1989. Binoche assumerà formalmente il ruolo il 1 maggio 2024, dopo che la maggioranza dei 4.600 membri della European Film Academy avrà dato il proprio voto di approvazione fino alla fine di aprile 2024.

Agnieszka Holland ha palesato la sua decisione di dimettersi questa primavera, esprimendo il desiderio di dedicare completamente il suo tempo alla realizzazione di film. In una dichiarazione condivisa con tutti i membri dell’Academy in 52 paesi europei, l’attuale presidente del consiglio di amministrazione Mike Downey e il CEO dell’Academy Matthijs Wouter Knol hanno dichiarato: “Vogliamo onorare il desiderio di Agnieszka Holland e comprendere appieno che le responsabilità oltre al cinema, per quanto stimolanti e importanti, possono a volte ostacolare la creazione artistica. Una decisione come questa è anche quella che ci fa capire quanto dobbiamo al lavoro di Agnieszka Holland per la nostra istituzione”.

“A nome della European Film Academy, vorremmo ringraziarla per il suo straordinario supporto, forza e forte visione in tutte le funzioni che ha svolto all’interno della struttura dell’Accademia. Senza questo, il lavoro svolto negli ultimi anni non sarebbe stato lo stesso e sicuramente non sarebbe stato altrettanto piacevole”.

Juliette Binoche in trattative per Godzilla

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Dopo le recenti notizie di un interessamento da parte di Bryan Cranston, ecco circolare un nuovo nome per il cast del nuovo film dedicato al lucertolone radioattivo Godzilla: Juliette Binoche sarebbe in trattative per partecipare al progetto.

Altri attori in corso di trattative sono Aaron Taylor-Johnson ed Elizabeth Olsen; ovviamente al momento non vi sono dettagli sulla parte che verrebbe affidata a Juliette Binoche: la sua presenza sarebbe per certi versi sorprendente, visto che l’attrice francese non è certo un habituè di questo tipo di progetti ad elevato budget e di ambientazione semi-fantascientifica.

Godzilla, il film

Vi ricordiamo che Godzilla, diretto da Gareth Edwards, comprende nel cast attori del calibro di Aaron Taylor-JohnsonBryan CranstonElizabeth Olsen David Strathairn, Juliette Binoche e la new entry Ken Watanabe. La pellicola arriverà in Italia il 15 Maggio 2014. Akira Takarada, protagonista della pellicola originale, dovrebbe, inoltre, avere anche una piccola parte in questa rivisitazione, tornando sul set di Godzilla a sessanta anni di distanza dalla sua interpretazione.

Scritto da Max Borenstein, che ha rielaborato uno script di David S. Goyer e David Callaham, Godzilla sarà il film di punta della Warner Bros dell’anno 2014, visto che la data di uscita preventivata è stata infatti individuata nel 16 maggio 2014. Un film da cui la produzione si aspetta molto che, però, dovrà scontrarsi al botteghino con altre pellicole in uscita nello stesso periodo, quali The Amazing Spiderman 2, il reboot delle tartarughe ninja e il sequel dell’Alba del pianeta delle scimmie.

Fonte: Empire

Julieta: trailer del nuovo film di Pedro Almodóvar

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Julieta: trailer del nuovo film di Pedro Almodóvar

Guarda il primo trailer ufficiale di Julieta, il nuovo film di Pedro Almodóvar che arriverà nelle sale in Spagna il prossimo 8 aprile. Si tratta di un intenso dramma – sulla falsariga de Gli abbracci spezzati – come al solito pieno di donne. Tra le protagoniste figureranno la cinquantenne Emma Suárez e la trentenne Adriana Ugarte, che interpreteranno lo stesso personaggio (Julieta) in differenti momenti della vita, dagli anni Ottanta fino ad oggi.

Julieta sarà prodotto da Agustín Almodóvar, fratello del regista, in particolare dalla storica casa di produzione creata dai due fratelli ovvero El Deseo, la quale da molti anni produce le pellicole del cineasta spagnolo. Con questo film il regista arriva al suo ventesimo film. Nel cast figurano anche Inma Cuesta, Nathalie Poza, Pilar Castro, Michelle Jenner, Joaquín Notario, Blanca Parés e Daniel Grao.

Tra gli altri sarà presente anche la mitica musa almodovariana “faccia da Picasso” Rossy de Palma, già vista in Donne sull’orlo di una crisi di nervi, Kika, Tacchi a spillo, Légami, La legge del desiderio, Il fiore del mio segreto e Gli abbracci spezzati.

Julieta: trailer del film di Pedro Almodóvar

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Ecco il trailer iternazionale di Julieta, il nuovo film di Pedro Almodóvar che verrà presentato al prossimo Festival di Cannes. Il regista ci porta questa volta tra le pieghe della relazione tra Julieta, una professoressa cinquantacinquenne, e di sua figlia, andata via di casa dodici anni prima, quando era solamente una diciottenne.

Ecco il trailer:

Nel cast del film Emma Suárez, Adriana Ugarte, Inma Cuesta, Darío Grandinetti, Rossy de Palma, Susi Sánchez, Daniel Grao, Michelle Jenner, Nathalie Poza, Pilar Castro, Joaquín Notario e Blanca Paré.

Julieta 10Julieta, una professoressa di cinquantacinque anni, cerca di spiegare, scrivendo, a sua figlia Antia tutto ciò che ha messo a tacere nel corso degli ultimi trent’anni, dal momento cioè del suo concepimento. Al termine della scrittura non sa però dove inviare la sua confessione. Sua figlia l’ha lasciata appena diciottenne, e negli ultimi dodici anni Julieta non ha più avuto sue notizie. L’ha cercata con tutti i mezzi in suo potere, ma la ricerca conferma che Antia è ormai una perfetta sconosciuta. JULIETA, parla del destino, dei sensi di colpa e del mistero insondabile che ci porta ad abbandonare i nostri cari, eliminandoli dalla nostra vita come se non avessero mai avuto importanza. E del dolore che questo brutale abbandono provoca alla vittima.

Julieta: tante foto dal nuovo film di Pedro Almodovar

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Julieta: tante foto dal nuovo film di Pedro Almodovar

Ecco una valanga di foto da Julieta, il nuovo film scritto e diretto dal regista premio Oscar Pedro Almodóvar. Il regista ci porta questa volta tra le pieghe della relazione tra Julieta, una professoressa cinquantacinquenne, e di sua figlia, andata via di casa dodici anni prima, quando era solamente una diciottenne.

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Nel cast del film Emma Suárez, Adriana Ugarte, Inma Cuesta, Darío Grandinetti, Rossy de Palma, Susi Sánchez, Daniel Grao, Michelle Jenner, Nathalie Poza, Pilar Castro, Joaquín Notario e Blanca Paré.

Julieta 10Julieta, una professoressa di cinquantacinque anni, cerca di spiegare, scrivendo, a sua figlia Antia tutto ciò che ha messo a tacere nel corso degli ultimi trent’anni, dal momento cioè del suo concepimento. Al termine della scrittura non sa però dove inviare la sua confessione. Sua figlia l’ha lasciata appena diciottenne, e negli ultimi dodici anni Julieta non ha più avuto sue notizie. L’ha cercata con tutti i mezzi in suo potere, ma la ricerca conferma che Antia è ormai una perfetta sconosciuta. JULIETA, parla del destino, dei sensi di colpa e del mistero insondabile che ci porta ad abbandonare i nostri cari, eliminandoli dalla nostra vita come se non avessero mai avuto importanza. E del dolore che questo brutale abbandono provoca alla vittima.

Julieta: recensione del film di Pedro Almodòvar

Julieta: recensione del film di Pedro Almodòvar

Arrivato al suo ventesimo film, Pedro Almodòvar torna clamorosamente al passato, riprendendo a piene mani la sua classica poetica, alcuni dei suoi temi preferiti e il suo intramontabile stile che ha dato i natali a Tutto su mia Madre e Parla con Lei (su tutti).

Julieta, la trama

Pensare a Madrid significa probabilmente lasciarsi carezzare dal sole, dal calore, dal soffio del vento tiepido e quieto sul collo. Come in un’istantanea, la città diventa il perfetto ritratto di una famiglia felice, di una storia d’amore viscerale, passionale, mentre tutto procede per il meglio; la vita però è strana, se non è vendicativa è certamente misteriosa, agisce all’improvviso e non ti dà neppure il tempo di reagire e renderti conto degli eventi. I mesi e gli anni poi non migliorano le cose, anzi aggiungono altro peso alle spalle, sempre più fragili per via dell’età che avanza. Julieta è un’anima in balia del tempo, una foglia rinsecchita affidata al vento, che con lei è stato tutto tranne che compassionevole. A più riprese, una sferzata dopo l’altra, la corrente le ha portato via un marito atletico, affascinante, anni dopo anche la figlia, ma non per un’altra morte tragica; per senso di colpa, di non appartenenza, di riscatto, di redenzione al contrario (e forse un pizzico di sadismo). Ciò che resta è così la solitudine, le torte di compleanno finite nella spazzatura, il silenzio, il vuoto, un dolore che solo una madre prosciugata interamente del suo amore più grande può provare.

Ispirato da tre piccole storie di Alice Munro, “Chance”, “Soon” e “Silence”, Julieta è un mix straordinario di inarrivabile poesia, di intensa sofferenza, di pura nostalgia.  Tutto è inoltre scritto con un rigore assoluto, sempre con misura, con tempi della narrazione impeccabili: anche se alla protagonista accade una tragedia dopo l’altra, la sceneggiatura non si lascia mai il tempo di diventare patetica, si muove continuamente verso altri lidi e si fa rincorrere dal pubblico. È solo alla fine, quando i titoli di coda saltano fuori quasi a sorpresa, che tutta la tensione accumulata durante la visione straborda e fuoriesce dagli occhi sotto forma di lacrime.

Julieta film 2

Nella forza di Julieta, che nonostante tutto non cede al destino neppure un grammo di speranza, vi è la tenacia di tutte le donne e tutte le madri del mondo; fragili in apparenza, ma inflessibili e incrollabili nell’animo, quando in gioco ci sono i figli, i mariti, la famiglia. L’unico modo inoltre che hanno per amare loro stesse. Un film dunque tutto al femminile, che vive sui volti di Emma Suàrez e Adriana Ugarte, due attrici molto diverse che però per Almodòvar incarnano la stessa donna, in due momenti differenti della vita. Le loro interpretazioni sono commoventi, complementari, riempiono lo schermo di dolcezza anche se la storia le fa inciampare, le graffia, le lacera. Loro si rialzano, più forti di prima; anche loro, del resto, sono donne, delicate e indistruttibili.

Julieta: poster e data di uscita del nuovo film di Almodóvar

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È stato pubblicato il nuovo poster di Julieta, il nuovo film di Pedro Almodóvar. Ma non solo. È stata ufficializzata anche la data di uscita per l’Inghilterra. Nelle sale inglesi infatti arriverà il 26 agosto 2016.

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Nel cast del film Emma Suárez, Adriana Ugarte, Inma Cuesta, Darío Grandinetti, Rossy de Palma, Susi Sánchez, Daniel Grao, Michelle Jenner, Nathalie Poza, Pilar Castro, Joaquín Notario e Blanca Paré.

Julieta, una professoressa di cinquantacinque anni, cerca di spiegare, scrivendo, a sua figlia Antia tutto ciò che ha messo a tacere nel corso degli ultimi trent’anni, dal momento cioè del suo concepimento. Al termine della scrittura non sa però dove inviare la sua confessione. Sua figlia l’ha lasciata appena diciottenne, e negli ultimi dodici anni Julieta non ha più avuto sue notizie. L’ha cercata con tutti i mezzi in suo potere, ma la ricerca conferma che Antia è ormai una perfetta sconosciuta. JULIETA, parla del destino, dei sensi di colpa e del mistero insondabile che ci porta ad abbandonare i nostri cari, eliminandoli dalla nostra vita come se non avessero mai avuto importanza. E del dolore che questo brutale abbandono provoca alla vittima.

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Julieta: poster del film di Pedro Almodovar

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Ecco il poster italiano di Julieta, il nuovo film scritto e diretto dal regista premio Oscar Pedro Almodóvar. Il regista ci porta questa volta tra le pieghe della relazione tra la protagonista, una professoressa cinquantacinquenne, e di sua figlia, andata via di casa dodici anni prima, quando era solamente una diciottenne.

Il film verrà presentato al prossimo Festival di Cannes 2016.

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Guarda il trailer del film

Nel cast del film Emma Suárez, Adriana Ugarte, Inma Cuesta, Darío Grandinetti, Rossy de Palma, Susi Sánchez, Daniel Grao, Michelle Jenner, Nathalie Poza, Pilar Castro, Joaquín Notario e Blanca Paré.

Julieta 10Julieta, una professoressa di cinquantacinque anni, cerca di spiegare, scrivendo, a sua figlia Antia tutto ciò che ha messo a tacere nel corso degli ultimi trent’anni, dal momento cioè del suo concepimento. Al termine della scrittura non sa però dove inviare la sua confessione. Sua figlia l’ha lasciata appena diciottenne, e negli ultimi dodici anni Julieta non ha più avuto sue notizie. L’ha cercata con tutti i mezzi in suo potere, ma la ricerca conferma che Antia è ormai una perfetta sconosciuta. JULIETA, parla del destino, dei sensi di colpa e del mistero insondabile che ci porta ad abbandonare i nostri cari, eliminandoli dalla nostra vita come se non avessero mai avuto importanza. E del dolore che questo brutale abbandono provoca alla vittima.

Julieta: nuova clip dal film di Pedro Almodòvar

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Julieta: nuova clip dal film di Pedro Almodòvar

Esce oggi al cinema Julieta, l’ultimo film di Pedro Almodòvar che è stato presentato in Concorso all’ultimo Festival di Cannes. Di seguito potete vedere una clip da film:

Leggi la recensione di Julieta

 

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Guarda il trailer del film

Nel cast del film Emma Suárez, Adriana Ugarte, Inma Cuesta, Darío Grandinetti, Rossy de Palma, Susi Sánchez, Daniel Grao, Michelle Jenner, Nathalie Poza, Pilar Castro, Joaquín Notario e Blanca Paré.

Julieta 10Julieta, una professoressa di cinquantacinque anni, cerca di spiegare, scrivendo, a sua figlia Antia tutto ciò che ha messo a tacere nel corso degli ultimi trent’anni, dal momento cioè del suo concepimento. Al termine della scrittura non sa però dove inviare la sua confessione. Sua figlia l’ha lasciata appena diciottenne, e negli ultimi dodici anni Julieta non ha più avuto sue notizie. L’ha cercata con tutti i mezzi in suo potere, ma la ricerca conferma che Antia è ormai una perfetta sconosciuta. JULIETA, parla del destino, dei sensi di colpa e del mistero insondabile che ci porta ad abbandonare i nostri cari, eliminandoli dalla nostra vita come se non avessero mai avuto importanza. E del dolore che questo brutale abbandono provoca alla vittima.

Julieta: martedì 24 maggio con Sala Bio

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Julieta: martedì 24 maggio con Sala Bio

Martedì 24 maggio a Milano (Cinema Colosseo) ultimo appuntamento della stagione 2015/2016 di Sala Bio con l’anteprima in versione originale sottotitolata di Julieta, il nuovo film di Pedro Almodóvar con musiche di Alberto Iglesias.

Leggi la recensione di Julieta

In concorso al Festival di Cannes, il film è tratto da “Chance”, “Soon” e “Silence”, tre racconti dal libro In fuga (2004) di Alice Munro, pubblicato in Italia da Einaudi. All’origine il film era intitolato Silencio, proprio come uno dei racconti, ma il regista ha deciso di cambiarlo in Julieta per evitare confusione con Silence di Martin Scorsese, di prossima distribuzione.

Julieta sarà distribuito nelle sale italiane a partire dal 26 maggio da Warner Bros. Pictures.

In questo terzo anno di programmazione, Sala Bio Milano si è confermata come un appuntamento cinematografico imperdibile del capoluogo lombardo: nei trenta appuntamenti targati Biografilm di questa stagione 2015/2016, il cinema Colosseo ha accolto oltre 3500 spettatori, registrando numerosi soldout.

Sala Bio tornerà a settembre a Bologna, Roma e Milano per l’usuale appuntamento settimanale con il meglio dei biopic e dei documentari e le anteprime più attese.

JULIETA
di Pedro Almodóvar

(Spagna/2016/100′)

Julieta vive a Madrid con la figlia Antía. Entrambe soffrono in silenzio per la perdita di Xoan, padre di Antía e marito di Julieta. Ma a volte il dolore non unisce le persone, anzi le separa. Il giorno in cui Antía compie diciotto anni abbandona la madre, senza darle una spiegazione. Julieta inizia a cercarla con tutti i mezzi a disposizione, ma tutto quello che scopre è quanto poco sa di sua figlia. JULIETA parla della lotta della madre per la sopravvivenza all’incertezza. Parla anche del destino, del senso di colpa e del mistero insondabile che ci fa abbandonare le persone che amiamo, cancellandole dalla nostra vita come se non avessero mai significato nulla, come se non fossero mai esistite.

Uscita: 26 maggio (Warner Bros. Pictures)

Julieta: il teaser poster italiano del nuovo film di Pedro Almodóvar

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Ecco il teaser poster italiano di Julieta, il nuovo film scritto e diretto dal regista premio Oscar Pedro Almodóvar. Il regista ci porta questa volta tra le pieghe della relazione tra Julieta, una professoressa cinquantacinquenne, e di sua figlia, andata via di casa dodici anni prima, quando era solamente una diciottenne.

Julieta

Nel cast del film Emma Suárez, Adriana Ugarte, Inma Cuesta, Darío Grandinetti, Rossy de Palma, Susi Sánchez, Daniel Grao, Michelle Jenner, Nathalie Poza, Pilar Castro, Joaquín Notario e Blanca Paré.

Julieta, una professoressa di cinquantacinque anni, cerca di spiegare, scrivendo, a sua figlia Antia tutto ciò che ha messo a tacere nel corso degli ultimi trent’anni, dal momento cioè del suo concepimento. Al termine della scrittura non sa però dove inviare la sua confessione. Sua figlia l’ha lasciata appena diciottenne, e negli ultimi dodici anni Julieta non ha più avuto sue notizie. L’ha cercata con tutti i mezzi in suo potere, ma la ricerca conferma che Antia è ormai una perfetta sconosciuta. JULIETA, parla del destino, dei sensi di colpa e del mistero insondabile che ci porta ad abbandonare i nostri cari, eliminandoli dalla nostra vita come se non avessero mai avuto importanza. E del dolore che questo brutale abbandono provoca alla vittima.

Julieta: finalmente in Home Video dal 20 Ottobre

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Julieta: finalmente in Home Video dal 20 Ottobre

Julieta, il nuovo film diretto dall’inconfondibile mano di Pedro Almodóvar, arriva finalmente in formato DVD dal 20 Ottobre distribuito da Warner Bros. Entertainment Italia.

Del pluripremiato regista Pedro Almodóvar, il film propone un cast poliedrico composto da Emma Suárez (Julieta), Adriana Ugarte (Julieta da giovane), Príscilla Delgado (Antía bambina), Blanca Parés (Antía adolescente), Dario Grandinetti (Lorenzo), Daniel Grao (Xoan), Rossy de Palma (Marian) e Inma Cuesta (Ava).

Almodóvar trae ispirazione dai tre racconti di Alice Munro contenuti nella raccolta In Fuga, per raccontarci il dramma di una madre che, alla soglia dei sessant’anni, incontra casualmente un’amica di sua figlia Antía, con la quale non ha rapporti da più di dodici anni. Julieta decide di rintracciarla, scrivendole una lunga lettera per cercare di capire le ragioni della loro separazione. Intraprenderemo insieme a Julieta un viaggio attraverso i ricordi di una vita, assistendo ad un confronto tra madre e figlia dove il senso di colpa, il destino e i misteri insondabili dell’animo umano la fanno da protagonisti.

 recensione del film di Pedro Almodòvar

Il film presentato in concorso al Festival di Cannes 2016 e candidato alla Palma d’oro, vede il ritorno di alcune tra le tematiche più amate dal regista spagnolo, che esaminando a fondo il rapporto tra le due donne, riesce a commuovere e convincere anche la critica: “Un film di rara potenza” lo definisce Maurizio Porro de Il Corriere della Sera.

Julieta

L’edizione home video sarà inoltre arricchita da un contenuto extra relativo al “Making of” che darà libero accesso agli spettatori al dietro le quinte di questa produzione.

Julie Keeps Quiet: recensione del film di Leonardo van Dijl – Cannes 77

Di fronte a casi di violenza, molestia o abuso c’è chi si chiede perché la vittima di turno abbia aspettato a denunciare la cosa, a far sentire la propria voce contro l’ingiustizia subita. Si crede, erroneamente, che esporsi non comporti altro che l’ottenimento della propria rivalsa e che anzi più si aspetta a parlare più si perda il diritto a proporre la propria versione, quasi come si passasse a propria volta dalla parte del torto. Ma la scelta di rimanere in silenzio, compiuta non senza sofferenze, meriterebbe approfondimenti maggiori, proprio come il regista Leonardo van Dijl cerca di fare con il suo Julie Keeps Quiet.

Il film, opera prima di questo regista belga, è stato presentato in concorso alla Semaine de la Critique, nel contesto del Festival di Cannes. È questa la sezione parallela e autonoma che si occupa specificatamente di opere prime e seconde, con l’intento dunque di scoprire nuovi registi, linguaggi e sguardi sul mondo. È così che Julie Keeps Quiet trova un importante spazio per farsi conoscere e van Dijl ha dunque l’occasione di mettersi alla prova su un tema molto importante affrontato però da un punto di vista – quello di chi sceglie di rimanere in silenzio – su cui c’è ancora molto da esplorare.

La trama di Julie Keeps Quiet: le ragioni del silenzio

Protagonista del film è Julie (Tessa Van den Broeck), giocatrice di punta di un’accademia di tennis d’élite. La sua vita ruota intorno a questo sport, che ama e a cui dà assoluta priorità sopra ogni altra cosa. Quando però il suo allenatore finisce sotto inchiesta in seguito al suicidio di un’altra sua allieva e viene improvvisamente sospeso, tutti i membri del club vengono incoraggiati a parlare dell’acaduto, facendo emergere alcune sconvolgenti verità. Julie, però, che più di tutti sembra avere qualcosa da dire, decide di tacere e affrontare a suo modo la cosa.

Tessa Van den Broeck è Julie in Julie Keeps Quiet. Foto di Nicolas Karakatsanis ©

Dall’ombra alla luce

Perché dinanzi a determinate situazioni si sceglie di rimanere in silenzio? È quello che si chiede van Dijl, che inizia così a concepire la personalità di Julie, nel tentativo di capire cosa possa spingere una persona a voler tacere anche su quelle dinamiche che le coinvolgono direttamente. Per il regista diventa però prima di tutto importante non giudicare chi sceglie la via del silenzio ed è così che sceglie di mantenersi ad una certa distanza dai suoi protagonisti, evitando il primo piano in favore di inquadrature totali o piani medi, cercando così di restituire uno sguardo più obiettivo su di loro.

Si catturano infatti così non tanto le emozioni interne dei personaggi quanto la loro gestualità e il rapporto con il contesto. Il loro stato d’animo van Dijl ce lo comunica però attraverso scelte di fotografia molto nette, che se da un lato potrebbero far assumere al film un aspetto respingente, dall’altro è proprio a partire da questo disagio che bisognerebbe sviluppare determinate riflessioni. In Julie Keeps Quiet, infatti, il più delle volte il volto o la figura intera dei protagonisti – e soprattutto Julie – sono posti in ombra.

Julie Keeps Quiet Tessa Van den Broeck
Una scena di Julie Keeps Quiet. Foto di Nicolas Karakatsanis ©

Un ombra che rende difficile cogliere le espressioni del viso e dunque le emozioni che manifesta. Un ombra che lascia presagire il disagio e i malumori interni di cui però si sceglie di non parlare. Progressivamente, questa oscurità lascia spazio ad una maggiore luce, specialmente nelle scene in cui Julie avverte maggiore confidenza in sé stessa e in quanto la circonda. van Dijl sembra così suggerire che occorre lavorare su quelle zone d’ombra, individuando ciò che in esse si nasconde e aiutare chi le vive ad uscirne sano e salvo.

Julie Keeps Quiet è un’ottima opera prima

Julie Keeps Quiet si dimostra dunque un’opera prima che affronta in modo originale una storia apparentemente già vista, con un regista che sceglie di non strafare quanto concentrarsi su una dimensione più piccola ma molto comunicativa. van Dijl dimostra interessanti idee di regia e una conoscenza del mezzo cinematografico per cui il suo nome merita di essere tenuto d’occhio. Con delicatezza e grande precisione egli ci offre il ritratto di una ragazza consapevole dei rischi dell’esporsi, che per tutto il film cerca di rifuggire da questa possibilità. Nel cercare di capirla, van Dijl riesce a trasmettere le sue motivazioni e a renderle convincenti.

LEGGI ANCHE: Leonardo van Dijl racconta Julie Keeps Quiet: “La mia Julie è una moderna Amleto”

Julie Delpy, regina della commedia romantica tra Francia e America

Chi ama le commedie romantiche certamente la ricorda come protagonista di una saga cinematografica sull’amore piuttosto sui generis, che l’ha portata al grande successo ed ha raccolto grande consenso di pubblico, tanto che oggi giunge al suo terzo capitolo: Before midnight di Richard Linklater. Nato come piccolo esperimento di cinema indipendente con Prima dell’alba – Before sunrise (1995), americano ma senza gli stilemi del blockbuster hollywoodiano, anzi con un’anima europea, che lo connette in maniera intelligente a certo cinema francese, il progetto ha saputo fidelizzare il pubblico e nutrire di dense aspettative i lunghi anni di attesa (nel 2004 esce Prima del tramonto – Before sunset e ora appunto, dopo altri nove anni, eccoci al terzo momento). E la protagonista non poteva essere che lei: eterea bellezza d’oltralpe, doppiamente figlia d’arte, approdata presto negli Usa, dove ha portato la sua semplicità e si è fatta apprezzare per quell’“esotica” aria parigina, scevra però da snobismo e altezzosità. Un’attrice maturata artisticamente negli anni, proprio come la trilogia cui ci si riferiva. Chi l’ha seguita fin dalla sua prima fase, quella europea, ne ricorderà gli inizi con partecipazioni nelle pellicole di Godard, o il ruolo da protagonista in Tre colori: Film Bianco di Kieslowski (1994). La nostra attrice è stata però diretta anche da Carlos Saura (La notte oscura, 1989), Mika Kaurismäki (Los Angeles senza meta, 1998) e Agnieszka Holland (Europa Europa, 1990). È anche regista, sceneggiatrice e produttrice, oltre che cantante.

Stiamo parlando di Julie Delpy, nata a Parigi il 21 dicembre del 1969, figlia del regista teatrale Albert Delpy e dell’attrice Marie Pillet. I genitori le fanno frequentare fin da bambina il mondo del teatro e conoscere l’arte in tutte le sue forme, cui la bambina presto si appassiona.

È appena un’adolescente quando viene scoperta da Jean-Luc Godard, che le dà una piccola parte in Détective (1985). Due anni dopo si guadagna la nomination al César come attrice più promettente, grazie alla sua partecipazione a Quarto comandamento di Bertrand Tavernier: cupa storia di ambientazione medievale, in cui Julie Delpy interpreta la giovane Beatrice De Cortemart, che uccide il padre dopo esserne stata violentata. In quello stesso periodo, l’attrice fa il suo primo viaggio a New York, dove poi studierà regia alla New York University’s Tisch School of Arts. La prima vera occasione di notorietà arriva con il ruolo della giovane Leni in Europa Europa di Agnieszka Holland, per cui impara anche il tedesco. Il film, tratto dalle memorie di Salomon Perel, vince il Golden Globe come miglior pellicola straniera.

Un’importante evoluzione nella carriera della Delpy è rappresentata senz’altro dal lavoro fatto sotto la direzione di Kieslowski per la trilogia legata alla Francia e ispirata ai colori della sua bandiera. Il personaggio interpretato dall’attrice, Dominique, è marginale sia nel Film Blu (1993)  che nel Film Rosso (1994), ma è protagonista nel Film Bianco (1994), il secondo della trilogia, l’unica commedia, sebbene dai toni non troppo leggeri e anzi caratterizzata dagli estremi: amore, ma anche dolore, crudeltà e vendetta. Kieslowski è premiato con l’Orso d’Argento a Berlino.

Il 1995 è un anno di svolta. Delpy passa alla regia col cortometraggio Blah, blah, blah e inaugura il fortunato sodalizio con il regista Richard Linklater che la vuole accanto a Etahn Hawke per una commedia romantica indipendente dal sapore anglo europeo: Prima dell’alba. Non ha ambizioni smodate, e forse anche per questo si rivela un piccolo capolavoro nel suo genere, tra i più apprezzati della decade. È quello che ha il merito di dare alla Delpy e a Hawke la grande popolarità internazionale. Julie Delpy ha affermato di essersi occupata anche della scrittura di molti dei dialoghi del suo personaggio: la studentessa parigina Celine, che incontra per caso sul treno il giovane Jesse/Hawke e si fa convincere a scendere con lui a Vienna e passare la serata insieme fino all’indomani mattina, in attesa della coincidenza che il ragazzo deve prendere per tornare in America. È una proposta bislacca, un’avventura e sarà l’occasione per conoscersi, parlare di tutto e innamorarsi. Delpy e Hawke, oltre che giovani e belli, sono spontanei e naturali, nonostante il film sia molto “scritto”. Portano infatti interamente sulle loro spalle un film fatto di fitti dialoghi, in cui Vienna resta sullo sfondo per lasciare spazio all’incontro di due  anime gemelle. A proposito della costruzione, di per sé un po’ rigida, del film la protagonista ha dichiarato: “L’obbiettivo era di rendere il film abbastanza entusiasmante, anche se ha una struttura limitata – due persone che parlano per un’ora e mezza”. Il finale aperto, poi, crea i presupposti per i capitoli che seguiranno, diventando un caso e un successo clamoroso. Anche se su questo Delpy sembra muoversi con cautela: “Non ha incassato milioni di dollari in sala, ma abbastanza perché potessimo farne un secondo”. E non era per nulla scontato che dopo nove anni il pubblico ricordasse la vicenda e fosse tanto legato al film da voler assistere al sequel, cosa che invece si è puntualmente verificata. Così come non lo era il fatto che il regista scegliesse di puntare sulla stessa coppia dopo nove anni e poi ancora dopo altri nove. Non era neppure detto che il pubblico, specie quello americano, rimanesse legato a una commedia come questa, che si prende i suoi tempi e i suoi ritmi, molto più simili a quelli della realtà, che non all’incedere incalzante della commedia romantica scoppiettante all’americana. La critica accoglie il lavoro molto positivamente, accostandolo al cinema francese più che alla sensibilità della commedia sentimentale made in Usa. Linklater vince l’Orso d’Oro a Berlino.

Ormai lanciata nel panorama internazionale, nel 1998 Julie Delpy è chiamata da Mika Kaurismäki per una parte in Los Angeles senza meta. La vediamo poi in vari altri progetti tra Europa e America, compresi alcuni episodi della serie tv E.R. – Medici in prima linea (2001). Prosegue la sua carriera da regista nel 2002 con il suo primo lungometraggio, da lei anche scritto e prodotto, Looking for Jimmy. Ormai vive stabilmente a Los Angeles e ha ottenuto la cittadinanza americana, pur conservando anche quella francese.

Nel 2004, a nove anni di distanza dal fortunato predecessore, Delpy veste di nuovo i panni di Celine e Hawke quelli di Jesse per Befor sunset. Nove anni sono passati non solo per gli attori, ma anche per i due personaggi da loro interpretati nel film, che si ritrovano e ancora una volta, sembrano avere poco tempo a disposizione per vivere un’altra manciata di momenti indimenticabili insieme e trarre un primo bilancio delle loro esistenze. Jesse è diventato uno scrittore di successo, proprio raccontando la singolare storia del suo incontro con Celine, che ora scrive canzoni e ha un rapporto assai complicato con l’amore. Come sempre i dialoghi hanno il peso maggiore, ma se nel primo capitolo riflettevano la spensieratezza e certa ingenuità giovanile, oltre al desiderio di aprirsi all’altro e conoscersi, qui c’è il confronto tra due diversi stili di vita, due strade, che ciascuno ha intrapreso senza l’altro, ma entrambe profondamente legate a quella breve esperienza comune. L’inevitabile interrogativo è: cosa sarebbe successo se …? Cosa può ancora succedere? C’è posto per rimpianti e recriminazioni, ma anche per scoprire che i sentimenti sono intatti e che il tempo sembra non essere passato. Tutt’altro che stanco, questo seguito ha una sua anima pulsante, diversa, ma ugualmente forte rispetto a quella del precedente. È agrodolce, romantico e amaro al tempo stesso e trova ancora una volta nei suoi due protagonisti le colonne portanti su cui reggersi. Due attori ormai perfettamente a loro agio in questi ruoli, cui sanno dare spessore e consistenza. Delpy collabora alla sceneggiatura e per questo ottiene anche una nomination all’Academy. Inoltre, fa entrare anche tre suoi brani musicali nel film – nel frattempo, infatti, l’attrice ha esordito anche come cantante. Altro grande successo, dunque, per quello che ormai con ogni evidenza ha oltrepassato i confini del piccolo film indipendente.

Il 2005 la vede partecipare a Broken Flowers di Jim Jarmush, protagonista Bill Murray. Nel 2007, invece, prosegue e intensifica il suo lavoro da regista uscendo con 2 giorni a Parigi, da lei anche scritto, prodotto e montato. Qui Delpy è Marion e recita accanto ad Adam Goldberg/Jack. Sempre alle prese con le difficoltà di coppia, con un amore europeo-americano e con poco tempo a disposizione per trovarsi o ritrovarsi o allontanarsi definitivamente. La pellicola sarà seguìta nel 2012 da 2 days in New York. Nel 2009 nasce suo figlio dall’unione con il compositore tedesco di colonne sonore Mark Streitenfeld.

Presto la vedremo vestire di nuovo i panni del suo personaggio più fortunato, Celine, accanto a Ethan Hawke, in Before Midnight, sempre per la direzione di Linklater. Il film è stato presentato per la prima volta al Sundance Festival il 20 gennaio scorso, mentre la premiere internazionale ha avuto luogo in febbraio al Festival di Berlino, dove il film ha partecipato fuori concorso. Linklater afferma di non aver cambiato nulla nello stile della pellicola. Mentre entrambi i protagonisti sottolineano l’unitarietà del progetto. Hawke lo vede come “Un unico film durato 18 anni”, e Delpy gli fa eco così: “Il film si è evoluto con noi. Riflette anche le nostre vite in qualche modo”. Tutti e tre poi concordano nel sottolineare l’importanza del particolare processo creativo che dà vita alle pellicole: Delpy e Hawke infatti partecipano attivamente alla scrittura della sceneggiatura. Delpy: “È un processo creativo molto intenso, ma grandioso. È pura creatività, e ci divertiamo anche, il che è una buona cosa”. Altro aspetto importante nel quale gli attori individuano il segreto del successo della trilogia è la veridicità, l’onestà dei dialoghi, che l’attrice spiega così: “Quando scriviamo, cerchiamo di mettere più verità possibile.

Quando ho scritto il primo film, ricordo di aver inserito cose che erano molto significative per me a quell’epoca”. Non dialoghi vuoti o banali dunque, ma uno scambio d’idee che rifletteva il più possibile le reali convinzioni e i punti di vista dei due attori. Perché, ribadisce la Delpy: “Se fai qualcosa che è veritiero e reale per te, penso diventi un po’ universale”, perché chi guarda, apprezza quest’autenticità e può riconoscervisi. Altro aspetto importante per la Delpy sceneggiatrice è dare una multidimensionalità ai personaggi, e Celine è forse quello che nel corso degli anni si è evoluto in maniera più complessa: “Quando scrivo cerco di dare diversi lati ai personaggi, in modo che non siano unidimensionali. Più dimensioni hanno, meglio è”. Questo, dice, è un aspetto che l’ha sempre colpita, anche da spettatrice. Riguardo poi alle anticipazioni sulla trama, l’attrice non vuole rivelare nulla se non: “Vedrete come si evolvono realmente le persone nelle storie d’amore; che non è tutto roseo, ma tanto reale quanto sentivamo che fosse giusto”.

Attendiamo dunque l’uscita nel nostro paese per verificare se ancora una volta il team conferma di saper affrontare la tematica amorosa senza retorica e con sempre nuova freschezza.

Julie Delpy scrive e dirige My Zoe con Gemma Arterton e Daniel Brühl

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My Zoe è il nuovo progetto di Julie Delpy, di cui sarà interprete, regista e sceneggiatrice. Il dramma sull’amore tra madre e figlia vedrà nel cast anche Gemma Arterton e Daniel Brühl.

Julie Delpy è Isabelle, una genetista reduce da un matrimonio fallimentare che cresce la figlia Zoe insieme all’ex marito. Zoe significa tutto per la madre; per questo, quando una tragedia si abbatte sulla sua famiglia, non può che prendersi carico di tutto il peso.

Gemma Arterton e Daniel Brühl (attore feticcio per la Delpy, che l’ha diretto in piccoli ruoli in 2 giorni a Parigi e 2 giorni a New York e in La contessa) interpreteranno la coppia a cui si rivolge Isabelle a Mosca per chiedere aiuto. Lior Ashkenazy è il nuovo compagno di Isabelle, mentre deve essere ancora trovato l’attore che sarà l’ex marito.

Le riprese di My Zoe inizieranno a primavera nel Regno Unito. La londinese Protagonist Pictures curerà il mercato internazionale del film, già a partire dal festival di Berlino a febbraio.

Ho iniziato a pensare a questo film e a buttare giù appunti circa 20 anni fa. Mi è venuto in mente per la prima volta mentre parlavo con il regista Krzysztof Kieslowski dell’essere genitori, di amore e destino. Il film è incentrato sull’amore incondizionato che provi quando sei genitore. Scriverlo ha rappresentato un processo molto profondo. Ho cercato di infondervi tutta la verità possibile e spero che gli altri possano riconoscervisi”, ha dichiarato Julie Delpy. 

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Julie Delpy ha declinato un quarto Before perché “stanca dell’industria”

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Julie Delpy, attrice e sceneggiatrice molto amata, che interpreta Celine nella trilogia Before di Richard Linklater, ha declinato la possibilità di realizzare un quarto film della serie. I primi tre film la vedono accanto a Ethan Hawke nei panni di una coppia che si incontra in stadi diversi della vita e in momenti diversi della loro relazione, che comincia nel primo film.

Durante un’intervista con il magazine francese Telerama, Delpy ha spiegato la sua riluttanza a girare un’altro Before a causa della fatica che ha fatto per realizzare il suo proprio film. Ha condiviso che ha quasi lasciato la recitazione per la frustrazione che le aveva trasmesso l’industria del cinema. Ha detto: “Ci penso spesso… un anno e mezzo fa non ero molto lontana da questa decisione. L’inferno che ho attraversato per produrre il mio film mi ha esaurita. Ho detto no a Richard Linklater per la quarta parte dei film Before. Ho pensato che potevo tornare a scuola. Potrei essere un bravo dottore! Datemi tre sintomi e vi dirò cosa avete… ma mi piace creare, raccontare storie, è più forte di me.”

La trilogia Before consiste in tre film diretti da Richard Linklater. Cominciata con Before Sunrise nel 1995, ha avuto un sequel nel 2004, Before Sunset, e un terzo capitolo (conclusivo) nel 2013, Before Midnight. Il primo film fu scritto da Linklater insieme a Kim Krizan, e i sequel invece sono scritti a sei mai, dal regista con Ethan Hawke e Julie Delpy, che interpretano anche i protagonisti dei film, Jesse e Celine.

Julie Delpy dirigerà il biopic su Joe Strummer

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Julie Delpy dirigerà il biopic su Joe Strummer

Periodo di intensa attività per Julie Delpy: al terzo capitolo del ciclo aperto con Before Sunrise e seguito con Before Sunset, cui l’attrice dovrebbe partecipare in veste di attrice e sceneggiatrice, già in cantiere, si aggiunge ora il progetto di dirigere il film biografico dedicato a Joe Strummer, frontman dei Clash, trai più importanti (se non i maggiori) esponenti del punk inglese. Il film, prodotto da  Simon Halfon (Sleuth) sarà intitolato The Right Profile, come una canzone contenuta nell’album London Calling del 1979. Il film ripercorrerà gran parte della vita di Strummer, soffermandosi in particolare sul periodo forse meno conosciuto, compreso tra il ritiro dalle scene, nel 1982, e la morte prematura avvenuta nel 2002.

Oltre a dirigerlo, la Delpy potrebbe interpretare anche un ruolo nel film.  Non è la prima volta che i Clash e Joe Strummer finiscono sul grande schermo, sebbene nei casi precedenti si sia sempre trattato di documentari, il più recente dei quali, Joe Strummer: The Future is Unwritten è stato probabilmente il migliore.

Fonte: COLLIDER

 

Julie Delpy con JK Simmons nella commedia The Bachelors

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Julie Delpy con JK Simmons nella commedia The Bachelors

La nominata all’Oscar Julie Delpy (Before Midnight) affiancherà il vincitore dell’Oscar JK Simmons (Whiplash) nella commedia drammatica The Bachelors. Le riprese del film inizieranno a Los Angeles a marzo.

A dirigere il film, prodotto dalla Fortitude International, da Matthew Baer e George Parra, sarà Kurt Voelker (Sweet November) che è anche autore della sceneggiatura. Jennifer Kelly figurerà come produttore esecutivo.

La pellicola ruota attorno ad un padre (Simmons) che dopo la perdita della moglie si trasferisce con il figlio 17enne Wes da un piccolo paesino nella grande città, nel tentativo di iniziare una nuova vita. Mentre cominciano ad adattarsi alle novità cercando di trovare sollievo alle loro ferite, entrambi trovano conforto in un ritrovato romanticismo. Al progredire delle rispettive relazioni, Bill e Wes cresceranno e si riscopriranno di nuovo uniti.

Fonte

Julie Andrews: 10 cose che non sai sull’attrice

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Julie Andrews: 10 cose che non sai sull’attrice

Julie Andrews è un’attrice che ha incantato il mondo con la sua voce e con il suo talento, sapendo scegliere film e ruoli iconici che le hanno dato risalto e le hanno dato modo di mostrare tutte le sue qualità.

Tra teatro, cinema e musica, l’attrice britannica ha sempre lavorato sodo per costruirsi una carriera solida e, ancora oggi, mantiene viva quella passione per la recitazione che l’accompagna sin dalla più tenera età.

Ecco, allora, dieci cose da sapere su Julie Andrews.

Julie Andrews: i suoi film

 

1. Ha recitato in grandi capolavori.. La carriera recitativa di Julie Andrews inizia sin da bambina e, dopo diverse esperienze teatrali, debutta in televisione grazie alle serie Ford Star Jubilee (1956) e continuando con Cinderella (1957) e The Garry Moore Show (1962), per poi approdare sul grande schermo grazie a Mary Poppins (1964). Dopo questo film, la sua carriera cinematografica si sviluppa con Tutti insieme appassionatamente (1965), Il sipario strappato (1966), La pantera rosa sfida l’ispettore Clouseau (1976), S.O.B. (1981) e Victor Victoria (1982). Successivamente lavora in Cin cin (1992), Pretty Princess (2001), con Anne Hathaway, Insieme per caso (2002), Principe azzurro cercasi (2004), mentre appare l’ultima volta in L’acchiappadenti (2010). Parallelamente ha continuato a lavorare per la televisione, con le serie Julie (1992), The Wonderful World of Disney (2003) e Julie’s Greenroom (2017).

2. Non solo attrice, ma anche doppiatrice, sceneggiatrice e produttrice. Nel corso della sua lunghissima ed intensa carriera, Julie Andrews si è sempre lasciata trasportare dal mondo del doppiaggio, prestando la propria voce per i film La rosa di Bagdad (1949), Sherk 2 (2004), Shrek Terzo (2007), Come d’incanto (2007), Shrek e vissero felici e contenti (2010), Cattivissimo Me (2010) e Cattivissimo Me 3 (2017). In quanto sceneggiatrice e produttrice, l’attrice ha lavorato alla sua serie tv Julie’s Greenroom.

Julie Andrews Mary Poppins

Julie Andrews è Mary Poppins

 

3. Avrebbe potuto non interpretare il ruolo. Quando Walt Disney contattò Julie Andrews per interpretare il ruolo di Mary Poppins, l’attrice stava per rifiutarlo poiché era in trattative per diventare la protagonista dell’adattamento cinematografico di My Fair Lady, di cui era diventata la star nella realizzazione teatrale. Disney era così determinato a volerla che avrebbe persino posticipato le riprese del suo film, ma non ce ne fu bisogno: infatti, per My Fair Lady venne scritturata Audrey Hepburn e, quindi, la Andrews accettò la parte della bambinaia più famosa del mondo.

4. Non è voluta apparire nel sequel. Quando si è parlato di un suo cameo in Il ritorno di Mary Poppins, Julie Andrews ha messo subito le cose in chiaro, esprimendo la volontà non di non apparire per nessuna ragione. I motivi sono chiari e lo stesso regista, Rob Marshall ha dichiarato: “Julie è stata incredibilmente gentile e abbiamo parlato di un cameo in una maniera molto generale, ma ha messo le cose in chiaro da subito. Ha detto “Questa è la Mary di Emily [Blunt], ed è quello che voglio vedere, non voglio che la gente aspetti la mia apparizione. Voglio davvero che lei prenda il ruolo perché è sempre brillante””.

Julie Andrews: chi è suo marito

5. È stata sposata con Blake Edwards. Se si cerca una delle coppie dello star system più longeve, la si può trovare in quella composta da Julie Andrews e Blake Edwards. L’attrice e il regista, infatti, si sono sposati nel novembre del 1969, rimanendo sempre uniti fino alla morte di lui, avvenuta il 15 dicembre del 2010. I due hanno adottato due bambine provenienti dal Vietnam, Amy (nata nel 1974) e Joanna (nata l’anno successivo). Prima di incontrare e sposare Blake Edwards, Julie Andrews si era già sposata con Tony Walton, uno scenografo e costumista. Dalla loro unione è nata, nel 1962, la figlia Emma Walton Hamilton. In seguito, i due hanno deciso di divorziare nel novembre del 1967.

Julie Andrews in Tutti insieme appassionatamente

6. Stava per rinunciare al ruolo. Nel 1965 la Andrews interpreta il ruolo che segnerà la sua consacrazione al cinema: Maria, protagonista di Tutti insieme appassionatamente (titolo italiano di The Sound of Music. L’attrice, poi candidata all’Oscar per questo suo ruolo, stava inizialmente per rinunciarvi, temendo che fosse troppo simile a quello appena interpretato in Mary Poppins. Fortunatamente, il regista, che la considerava l’unica scelta possibile per il ruolo di Maria, riuscì a farle cambiare idea e la Andrews trovò così un nuovo ruolo con cui distinguersi.

Julie Andrews in Aquaman

7. Ha avuto un cameo vocale. Nel film del 2018 Aquaman, dedicato al celebre supereroe della DC interpretato da Jason Momoa, l’attrice ha avuto un piccolo cameo vocale nei panni di Karathen, un mitico leviatano e custode del Tridente di Atlan che si allea con Aquaman. Naturalmente, è possibile sentire la voce della Andrews soltanto nella versione in lingua inglese del film.

Julie Andrews Tutti insieme appassionatamente

Julie Andrews in Bridgerton

8. È la narratrice della serie. Nella popolarissima serie Netflix Bridgerton, l’attrice ricoper il ruolo di Lady Whistledown, ma non compare mai in scena. La Andrews, infatti, non è che la voce narrante della serie, che si può ascoltare nel corso di tutti gli 8 episodi. Proprio per la sua performance, l’attrice ha ricevuto una nomination agli Emmy Awards come miglior doppiaggio di un personaggio.

Julie Andrews premiata a Venezia

9. Ha ricevuto il Leone d’Oro alla carriera. Alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia del 2019, l’attrice è stata invitata a ricevere il prestigioso Leone d’Oro alla carriera. Un riconoscimento che la Andrews ha ricevuto in qualità di vera e propria leggenda vivente della recitazione, ricordata tanto per le sue memorabili interpretazioni quanto per il suo valore a tutto tondo nell’ambito della recitazione e dello spettacolo.

Julie Andrews: oggi 

10. Ha nuovi progetti da doppiattrice in arrivo. Ad oggi, all’età di 86 anni, la Andrews continua a svolgere diverse attività nel mondo dello spettacolo, anche se la sua ultima apparizione in carne ed ossa risale al 2017. Da quel momento l’attrice si è concentrata sul doppiaggio e anche i suoi prossimi due progetti prevedono soltanto una sua partecipazione vocale. Si tratta del film The King’s Daughter, interpretato da Kaya Scodelario e Pierce Brosnan, dove sarà la narratrice, e Minions 2 – Come Gru diventa cattivissimo, dove riprende il personaggio di Marlena Gru, madre del celebre protagonista.

Fonti: IMDb, Biography, CountryLiving

Julie Andrews compie 80 anni, auguri Mary Poppins!

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Julie Andrews compie 80 anni, auguri Mary Poppins!

Nell’anno in cui la Disney annuncia ufficialmente un sequel per il suo più grande classico in live action, Mary Poppins, la divina Julie Andrews, che ha dato corpo e voce alla stessa Mary compie 80 anni.

Consegnata all’immortalità nel suo primo ruolo al cinema, l’attrice di teatro Julie ha conquistato fama e successo, nonchè Oscar, Grammy, Bafta e Golden Globe, con il ruolo storico che 51 anni fa ha regalato alla storia dell’umanità uno dei migliori personaggi che la settima arte ricordi.

Moglie di Blake Edwards e sua musa sul grande schermo, la Andrews ha attraversato le decadi del cinema hollywoodiano sempre con stile e spirito, fino a mostrarsi alle nuove generazioni nei panni della nonna di Anne Hathaway in Principe Azzurro Cercasi.

Noi la ringraziamo per averci insegnato che ogni affanno, ogni compito e ogni medicina amara va giù con un po’ di zucchero e una canzone e le auguriamo cento e più di questi giorni speciali.

Auguri Mary Poppins!

 

Julie and the Phantoms: recensione della nuova serie Netflix

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Julie and the Phantoms: recensione della nuova serie Netflix

Arriva su Netflix il 10 settembre Julie and the Phantoms, una nuova serie musicale a target giovanile che si avvale di un nome di grande fama e prestigio: Kenny Ortega. Per chi non conoscesse il regista e coreografo, si tratta della mente dietro al successo planetario di High School Musical e Descendants e che qui si ritrova ad aver a che fare con musica, scuola e adolescenti. La serie è ispirata ad un prodotto brasiliano, Julie and the Phantoms, è stata creata Dan Cross e Dave Hoge (I Thunderman), diretta da Kenny Ortega, Paul Becker (Descendants, Mirror Mirror), Kristin Hanggi e Kabir Akhtar, mentre le coreografie sono state curate da Ortega stesso e Paul Becker.

Julie and the Phantoms la storia

La storia parte dal 1985: i Sunset Curves, il chitarrista e compositore Luke, interpretato da Charlie Gillespie, il batterista Alex, interpretato da Owen Patrick Joyner, e il bassista Reggie, interpretato da Jeremy Shada, sono una band emergente, che perde tragicamente la vita in un incidente. Saltiamo poi in avanti, fino al 2020, e siamo con Julie (Madison Reyes), una ragazzina orfana di madre, che per il dolore della perdita non riesce più a coltivare la passione che la legava proprio alla mamma: la musica. In un momento di sconforto, mentre rovista tra le cianfrusaglie della madre, in garage, trova in CD dei Sunset Curves; inserendo il CD nel lettore, quella che sembra essere una magia fa materializzare i tre ragazzi nel suo garage: sono fantasmi. Scopriamo poi che Julie è l’unica che può vederli e che, quando suonano tutti insieme, lo diventano magicamente visibili a tutti, come fossero il gruppo di sfondo e Julie la frontgirl. Con la complicità della sua più cara amica, Julie fonda la sua band: Julie and the Phantoms.

La serie si sviluppaseguendo le declinazioni che assumono la passione per la musica e l’importanza dell’amicizia, entrembi i temi diventano fondamentali per la protagonista che impara anche a conoscersi meglio attraverso questo buffo terzetto di fantasmi adolescenti. Sarà infatti la musica e il sostegno di questi nuovi insoliti amici a permetterle di trovare il coraggio di superare la morte della madre e soprattutto di trovare la propria voce.
Non mancano, come ogni serie a terget giovanile, le linee narrative romantiche, i personaggi stereotipati, come la reginetta un po’ bulla o il belloccio stupido. Tuttavia la nostra protagonista rifugge dagli schemi e dai cliché. Julie non è la classica emarginata imbranata, è una ragazza volitiva, amata, caparbia, il suo abbigliamento è vivace e vistoso, non ha problemi a farsi riconoscere e quando trova la propria voce diventa un vero e proprio vulcano.

La colonna sonora di Julie and the Phantoms

A fare da pilastro a tutta la serie c’è naturalmente la colonna sonora. Scritta e prodotta dalla DJDTP, la colonna sonora funge da vero e proprio strumento narrativo, utilizzando molte canzoni come device narrativi, grazie alle quali la storia procede o, in altri casi, attraverso le quali la storia si spiega. Anche i generi spaziano nell’ambito di ritmi orecchiabili più o meno cool, dal pop rock commerciale, che rappresenta meglio la musica di Julie al K-pop in salsa occidentale, per Carrie, la reginetta della scuola. Tutte le canzoni sono fatte per entrare nella testa dei giovani spettatori e non uscirne mai più.

Una vera e propria apoteosi dei buoni sentimenti, Julie and the Phantoms è un prodotto di ottima qualità nel genere musicale per i più piccoli, è scritto con sufficiente arguzia e promette di mietere parecchie vittime, soprattutto tra il pubblico femminile.

Julie & Julia: recensione del film con Meryl Streep

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Julie & Julia: recensione del film con Meryl Streep

Julie & Julia – Con l’età si cambia, e nel mondo del cinema spesso si ci adatta a quello che viene offerto, soprattutto se sei un attore e in particolar modo se si tratta di una donna. Questa regola non vale per Meryl Streep che ha saputo fare degli ultimi anni a degli ultimi film veri e propri successi di pubblico e critica, pur non trattandosi di film ‘impegnati’.

La Streep si è infatti data con risultati eccellenti alla commedia, ed ecco, dopo Il Diavolo Veste Prada e Mamma Mia!, nei panni della cuoca più famosa d’America, Julia Child, nell’ultimo film scritto e diretta da Nora Ephron, presentato in anteprima al Festival di Roma per celebrare il Marco Aurelio d’Oro alla carriera che Meryl ha ricevuto per l’edizione 2009. Julie & Julia racconta le storie parallele di Julia (la Child) quando comincia ad appassionarsi alla cucina e scrive il suo libro di cucina francese per la casalinghe americane, e di Julie segretaria che 50 anni dopo gli inizi della Child, decide seguendo la sua ispirazione di realizzare in un anno tutte le ricette del libro di Julia.

Bravissimi attori (con la Streep si ricordano un elegante Stanley Tucci ed una sempre più brava Amy Adams) e storia interessante basata sulle scelte che possono cambiare la vita, sulle dinamiche matrimoniali e sull’amore che si prova per ciò che si fa, non riescono a fare dell’idea un grande film soprattutto per la durata eccessiva, due ore, che a tratti sembra non sussistere affatto lo svolgimento degli eventi, qualche volta addirittura stentati. La regia della Ephron è discreta, anche troppo e non valorizza la materia prima che ha avuto a disposizione.

I due episodi si differenziano per ritmi e esiti espressivi: tanto è spumeggiante e godibile quello della Streep, tanto è abbastanza prevedibile e scontato quello che vede protagonista la pur brava Adams.  Tuttavia Meryl non sbaglia un colpo, ancora una volta offre una prestazione eccellente, confermandosi l’attrice migliore del momento (uomini compresi), sopra le righe e vagamente eccentrica la sua Julia è vivace e vagamente isterica, appoggiata con classe e discrezione da quell’ottimo attore che si conferma essere Stanley Tucci, nel ruolo di Paul Child, marito di Julia.

Tratto da una storia vera e da due libri: Julie & Julia di Julie Powell (il personaggio di Amy Adams e da My life in France della stessa Julia Chirl, Julie & Julia è un film godibile, per due ore di buon cinema e sorrisi, senza esagerare però…
Curiosità: un bel cammeo di Dan Aykroyd.

Juliano Krue Valdi scelto per il ruolo del giovane Michael Jackson nel biopic Michael

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Il film biografico su Michael Jackson, intitolato Michael, le cui riprese sono previste per la fine del mese con una data d’uscita fissata al 19 aprile 2025, ha ora trovato l’attore che interpreterà il Re del Pop da bambino. Si tratta di Juliano Krue Valdi, un attore di 9 anni, che stando a quanto riportato da Variety è stato scritturato per interpretare il ruolo di Jackson fin dai suoi primi giorni nei Jackson 5. Il film, del regista Antoine Fuqua, prodotto dalla Lionsgate e dalla Universal Pictures International, vedrà dunque Valdi vestire i panni di Jackson “nel momento in cui lui e i suoi fratelli si sono affermati come i Jackson 5, la sensazione canora dietro a successi iconici come “I Want You Back” e “I’ll Be There”“.

Questa opportunità è molto importante per me perché Michael Jackson è il Re del Pop ed ha un posto speciale nel mio cuore”, ha dichiarato Valdi in un comunicato. “Sono cinque anni che ballo sulle sue canzoni. Mi fa sentire davvero speciale e mi fa sentire bene con me stesso. Amo l’energia di Michael Jackson“. Krue è infatti noto sui social per il suo imitare i balli di Michael Jackson e su Instagram vanta ad oggi quasi 150.000 follower. Ad interpretare il Re del Pop in età più adulta ci sarà invece proprio il nipote di Jackson, Jaafar Jackson.

La sinossi ufficiale del film ad oggi rilasciata recita: “‘Michael’ offrirà al pubblico un ritratto avvincente e onesto dell’uomo brillante ma complicato che è diventato il Re del Pop. Il film presenta i suoi trionfi e le sue tragedie su una scala epica e cinematografica – dal suo lato umano e le sue lotte personali al suo innegabile genio creativo, esemplificato dalle sue performance più iconiche. Come mai prima d’ora, il pubblico potrà dare uno sguardo dall’interno a uno degli artisti più influenti e all’avanguardia che il mondo abbia mai conosciuto“.

Julianne Moore: film e i mille volti di un’attrice camaleontica

Julianne Moore: film e i mille volti di un’attrice camaleontica

Pelle color latte impreziosita da gentili lentiggini. Sguardo acuto e rassicurante. Lei è Julie Anne Smith, in arte Julianne Moore, un’attrice che ha saputo farsi strada nel paradiso hollywoodiano catturando l’attenzione di grandi autori, forse proprio grazie al suo delicato fascino da ragazza della porta accanto.

Julianne Moore, biografia

Classe 1960, Julianne Moore nasce nella Carolina del Nord da una madre psichiatra e da un padre giudice militare, ma trascorre infanzia e adolescenza tra gli Stati Uniti e l’Europa, per via del lavoro del padre. Si diploma in Germania nel 1979 per poi tornare in America dove si laurea in Belle Arti e inizia a coltivare la passione per il teatro. A Manhattan debutta sulle scene dell’off Broadway e si fa notare da molti produttori televisivi che la scritturano per diverse soap opera e serie tv. L’altezza di Julianne Moore non è tra le sue peculiarità più forti, dato che è alta appena 1 metro e sessanta centimetri.

Julianne Moore: film e filmografia

Un donna così carismatica e con la sua sensibilità attoriale non avrebbe potuto limitarsi alla sola carriera televisiva, e infatti i film di Julianne Moore arriveranno da li a poco. E così, nel 1990, arriva il grande debutto sul grande schermo con I delitti del gatto nero, anche se sarà Il fuggitivo, pellicola in cui recita accanto ad Harrison Ford e Tommy Lee Jones, a darle il primo assaggio di popolarità. Un anno fortunato per Julianne Moore che la porterà ad essere la nevrotica Marian nel maestoso America Oggi di Robert Altman. Un dramma corale che ci offre l’implacabile affresco della società americana, intrecciando nove storie di personaggi eclettici o frustrati, accomunate dalla brulicante e asfissiante Los Angeles. La sentita performance le consegnerà una candidatura come miglior attrice non protagonista all’Independent Spirit Awards.

Nel 1994 il toccante ma poco riuscito Safe sancirà l’inizio di un sodalizio artistico con il regista Todd Haynes che la vorrà nei successivi Lontano dal paradiso (2002) e Io non sono qui (2007), fortunato omaggio a Bob Dylan.

Affianca attori di un certo calibro e affronta con garbo e intelligenza i generi più disparati: dal thriller di Richard Donner Assassins dove divide la scena con i due erculei Sylvester Stallone e Antonio Banderas alla romantica commedia hollywoodiana Nine Months – Imprevisti d’amore con Hugh Grant, fino al ruolo della Dott.ssa Sarah Harding nel blockbuster Il mondo perduto – Jurassic Park (1997) di Steven Spielberg.

Julianne Moore
Foto di Luigi De Pompeis © Cinefilos.it

Ma la consacrazione arriva poco dopo grazie al regista indipendente Paul Thomas Anderson che scopre il suo eccezionale talento e lo mette a nudo in due dei suoi lavori più importanti Boogie Nights – L’altra Hollywood (1997) e Magnolia (1999), la cui dimensione corale é un chiaro omaggio al cinema di Altman. Julianne Moore ci regala due interpretazioni memorabili: se in Boogie Nights, storia dell’ascesa e della parabola decadente di un pornodivo, nonché manifesto dell’altra faccia di Hollywood (quella trasgressiva ma rovinosa)  veste i panni di un’attricetta porno, in Magnolia è la matrigna del bellimbusto Tom Cruise, ideatore di un programma  televisivo in cui dà lezioni di abbordaggio, e la moglie in agonia al capezzale del marito morente. Magnolia è un affresco corale della livida e caotica realtà californiana in cui diversi episodi si intersecano lasciando emergere profili di personaggi che ritrovano nel mondo fittizio della televisione o in quello ammaliante della droga, un modo per evadere dalle loro mortificanti esistenze.

Sulla scia del successo la nostra diva dagli occhi di ghiaccio compare anche ne Il grande lebowski (1997) e nel remake Psycho di Gus Van Sant (1998).

Dopo aver rimpiazzato Jodie Foster in Hannibal (2001), vissuto il dramma di Fine di una storia di Neil Jordan e affrontato le controversie della tipica famiglia della provincia americana ne La fortuna di Cookie di Altman, il 2002 sarà per lei un anno importante: nel già citato Lontano dal paradiso e in The Hours, Julianne sigillerà definitivamente il suo talento di attrice estremamente proteiforme, duttile, in grado di calarsi in diversi ruoli e interpretarne le sottili sfumature con gusto e sensibilità.

In Lontano dal paradiso, raffinato melodramma dal sapore vintage, Julianne è la moglie di Dennis Quaid, uomo rispettabile ma dalla doppia vita decisamente discutibile: una segreta bisessualità consumata con persone equivoche che distruggerà l’edulcorato quadro familiare, mostrandone la malinconia e le tensioni che lo percorrono internamente.

Un personaggio, quello della malinconica casalinga tradita, indotta all’infedeltà e infine vituperata dalla società bigotta, che ci riporta all’altro grande successo del 2002, The Hours: qui troviamo un’eccezionale Julianne nei panni di Laura (una delle tre donne protagoniste), casalinga frustrata da una vita troppo convenzionale e leziosa, che le fa odiare un marito affettuoso e un figlio delizioso, una perfezione stonata che inorridisce privandola anche della più tenue fuga creativa. Anche negli insuccessi (The Forgotten) Julianne non sbaglia un colpo: le sue sono interpretazioni encomiabili che le consentono di passare dalla leggerezza di commedie americane come Uomini & Donne – Tutti dovrebbero venire..almeno una volta! o il seducente Crazy, Stupid, Love, all’action fantasy ispirato a Philiph Dick di Next con naturalezza e intelligenza.

Spiccato spirito camaleontico e sguardo intenso hanno costituito metà della sua fortuna, l’hanno fatta apprezzare dal grande pubblico e notare da autori di un certo spessore, le hanno consegnato diversi riconoscimenti ma mai la soddisfazione di un Oscar, per il quale è stata candidata per ben quattro volte con Boogie nights, Fine di una storia, Lontano dal paradiso (per il quale si è aggiudica la Coppa Volpi al Festival di Venezia) e The Hours.

Ma la mole di pellicole di qualità in cui è impegnata fa ben sperare. Tra i progetti futuri il terzo capitolo di Hunger Games, l’adattamento del romanzo Suzanne Collins e dulcis in fundo Maps to the stars di David Cronenberg. Di sicuro la talentuosa attrice saprà stupirci ancora e  partecipare nuovamente alla corsa agli Oscar.

Di seguito 5 Curiosità sull’attrice Julianne Moore

Julianne Moore Most Beautiful

Nel 2001 la nota rivista People Magazine ha inserisce nella lista delle “50 Most Beautiful” donne  nel mondo.

Julianne Moore Oscar

Il 2015 è l’anno di Julianne Moore, quando riceve un Golden Globe come miglior attrice in un film drammatico per la sua interpretazione in Still Alice. Nello stesso anno, sempre per la sua interpretazione in Still Alice, vince anche il Premio Oscar come Miglior attrice protagonista.

Julianne Moore nuda

La giovane Julianne Moore appare nuda nella famosa scena con Matthew Modine nel film del 1993 Short Cuts di Robert Altman. Il film il Leone d’Oro al miglior film alla 50ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Julianne Moore Hot

Julianne Moore è entrate nell’immaginario degli uomini perché ha spesso interpretato personaggi sessualmente molto forti. La sua sensualità è il fulcro centrale di molti film come Hannibal, Tutti stanno beneSavage Grace, Maps to the stars, BOOGIE NIGHTS, Magnolia, THE END OF THE AFFAIR.

Julianne Moore, film preferito

Rosemary babyDurante un’intervista l’attrice Julianne Moore ha rivelato che il suo film preferito è Rosemary Baby, il film culto di Roman Polanski.

Julianne Moore: 10 cose che non sai sull’attrice

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Julianne Moore: 10 cose che non sai sull’attrice

Julianne Moore è una delle attrici più apprezzate del cinema internazionale a noi contemporaneo. Versatile, capace e combattiva, è riuscita a conquistare il pubblico in più di 25 anni di onorata carriera.

Nonostante il suo lavoro di attrice, lei non si è mai considerata una diva e ha sempre fatto sentire la sua voce per le campagne sociali da lei sostenute. Un’attrice che ha fatto davvero tanta gavetta e si è inventata il lavoro, conscia delle proprie capacità ed abilità.

Ecco dieci cose che, forse, non sapevate di Julianne Moore.

Julianne Moore: i suoi film e la sua carriera

 

1. È cresciuta tra Europa e Stati Uniti. Julie Anne Smith è nata il 3 dicembre del 1960 a Fayetteville, nella Carolina del Nord, da Anne Love, un’assistente sociale psichiatrica, e Peter Moore Smith, un avvocato militare, colonnello dell’esercito e pilota di elicottero. Ha un fratello e una sorella più piccoli, Valerie e Peter Moore, e a causa del lavoro dei suoi genitori, è cresciuta tra due continenti. Si è diplomata nel 1979 a Francoforte sul Meno e poi si è laureata in Belle arti a Boston. Da parte di madre ha discendenze scozzesi, mentre da parte di padre ne ha di albanesi.

2. Il film di Julianne Moore. Inizia la gavetta alle sogli degli anni ’90 con film come Body of Evidence – Il corpo del reato (1993), America oggi (1993), e nel 1995 inizia la sua lunga collaborazione Todd Haynes, che inizia con il film Safe. In seguito recita in Nine Months – Imprevisti d’amore (1995), Il mondo perduto – Jurassic Park (1997), Boogie Nights – L’altra Hollywood (1997) e Fine di una storia (1998), film per i quali viene candidata all’Oscar nel 1998 e nel 2000. Recita anche in Il grande Lebowski (1998), Psycho (1998), Magnolia (1999), Lontano dal paradiso (2002), The Hours (2002), I figli degli uomini (2006), Savage Grace (2007), A Single Man (2009), I ragazzi stanno bene (2010), Crazy, Stupid, Love (2011), Don Jon (2013), Still Alice (2014), Maps to the Stars (2014), Hunger Games: il canto della rivolta Parte 1 e Parte 2 (2014 e 2015), Kingsman – Il cerchio d’oro (2017). Recita poi in Suburbicon (2017) al fianco di Matt Damon, Gloria Bell (2018), La donna alla finestra (2021) e Caro Evan Hansen (2021).

3. Ha recentemente recitato in una nota serie. Nel corso della sua carriera l’attrice non ha poi mancato di recitare anche in alcune produzioni televisive, come le serie Così gira il mondo (1985) e 30 Rock (2009-2013). Ha poi preso parte anche a film TV quali Un difficile addio (1991), Omicidi e incantesimi (1991) e Game Change (2012). Nel 2021, invece, è protagonista delle miniserie La storia di Lisey, diretta dal regista cileno Pablo Larraìn e basata sull’omonimo romanzo di Stephen King.

Julianne Moore da Oscar

4. È stata candidata per 5 volte. La prima nomination per la Miglior attrice non protagonista è arrivata nel 1998 per la sua interpretazione nel film Boogie Night – L’altra Hollywood di Paul Thomas Anderson e due anni dopo è arrivata quella per la miglior attrice grazie al film Fine di una storia di Neil Jordan. Nel 2003 ottiene ben due candidature: una alla miglior attrice per Lontano dal paradiso di Todd Haynes e la seconda come miglior attrice non protagonista per The Hours di Stephen Daldry. La quinta ed ultima nomination arriva nel 2015 con Still Alice, vincendo il premio.

Julianne Moore in Still Alice

5. Ha ricevuto il plauso mondiale per Still Alice. Nel 2014 prende parte alle riprese del film, nel ruolo della protagonista. Il film, che è un adattamento del romanzo Perdersi di Lisa Genova e che racconta la storia di Alice Howland, affermata linguistica che si trova a combattere contro l’Alzheimer presenile, è stato girato da Richard Glatzer. Il regista era affetto da sclerosi laterale amiotrofica e, putroppo, è mancato qualche dopo aver terminato le riprese. Per la sua interpretazione l’attrice si è preparata a lungo studiando la malattia che era chiamata a rappresentare.

Julianne Moore combatte l'Alzheimer Still Alice

Julianne Moore in Hunger Games

6. Ha recitato nel film su insistenza dei figli. Negli ultimi due film della saga di Hunger Games l’attrice ha interpretato il ruolo della presidentessa Alma Coin. Julianne Moore ha dichiarato che i suoi due figli, entrambi fan dei romanzi, l’hanno convinta a firmare per il ruolo di Alma Coin. Per il ruolo, oltre a una parrucca grigia, Julianne Moore ha indossato anche lenti a contatto scure, caratterizzando ulteriormente il personaggio.

Julianne Moore è hot

7. Passano gli anni, ma lei non cambia. La Moore è una splendida ultracinquantenne, sempre brillante e bellissima. Nel corso della sua carriera ha partecipato ad alcuni film definiti controversi, nei quali è apparsa in scene di sesso davvero hot. Nel corso degli anni, pur invecchiando, la bellezza è una dote che le rimane, pur non essendo mai stata considerata una “sex bomb” come altre sue colleghe.

Julianne Moore: il marito e i figli

8. È sposata con un regista. Dopo un primo matrimonio avuto con l’attore e regista John Could Rubin, durato dal 1986 al 1995, l’attrice conosce nel 2003 il suo attuale marito, ovvero il regista e produttore Bart Freundlich. I due hanno lavorato insieme per il film I segreti del cuore, intraprendendo da quel momento una relazione. In seguito hanno avuto due figli, Caleb e Liv, nati rispettivamente nel 1997 e nel 2002.

Julianne Moore: l’altezza dell’attrice

9. Un talento concentrato. La Moore è alta a malapena 1,60, anche se in realtà sembri molto più slanciata di quello che è. Eppure, anche se piuttosto bassina rispetto alle tante sue colleghe attrici, è riuscita a superarle tutte grazie alla sua personalità e alle sue interpretazioni sempre così intense e di grande impatto.

10. È anche scrittrice. Nel corso della sua vita ha subìto qualche problema di emarginazione, dovuto alla sua bassa statura e ai suoi capelli. Così, ha scritto ben sette libri, nei quali racconta la storia di una ragazzina con le lentiggini ed i capelli rossi che impara ad apprezzarsi e a stare al mondo. Il primo libro di chiama Freckeface Strawbarry ed è uscito nel 2007.

Fonti: IMDb, biography, Elle