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Il vizio della speranza: recensione del film di Edoardo De Angelis

Dopo tre lungometraggi, tutti girati nelle periferie della Campania e nei suoi angoli più disperati, la coerenza di Edoardo De Angelis inizia a farsi vedere, e Il vizio della speranza contribuisce a rendere evidente il percorso di un regista che sa come raccontare storie inverosimili ambientate in contesti realistici con sguardo originale, affamato di carne e polvere, di bellezza e degrado. Stavolta abbandonando l’immaginario fantastico che aveva caratterizzato Indivisibili e abbracciando la simbologia cristiana in chiave contemporanea: Maria è il miracolo della nascita, come l’Immacolata concezione, e incubatrice dell’umanità stessa racchiusa nei luoghi dimenticati da Dio. In questo caso, il fazzoletto di spiaggia e la palude che circondano Castel Volturno.

Ne Il vizio della speranza la fine del mondo ha il nome e l’aspetto di Castel Volturno, un comune della provincia di Caserta sepolto da cumuli di spazzatura, strade deserte e prostituzione. Qui comanda la mafia, con i suoi traffici illeciti di bambini, e vive Maria, figlia dell’assenza della madre e del luogo, che ogni giorno traghetta da una parte all’altra le povere anime delle donne con in grembo la vita, e non c’è sogno o possibilità di fuga in questo purgatorio terrestre: semplicemente si gira a vuoto aspettando che sorga e tramonti il sole (ma nemmeno la luce riesce a filtrare per quante nubi affollano il cielo), in un circolo “viziato”, terrificante, dove ogni gesto suggerisce miseria e morte. L’unico tocco di colore è dato dall’insegna rossa luminosa che delimita il confine tra il mondo reale e l’universo sospeso sul fiume Volturno; culla della criminalità e tomba dei silenzi.

De Angelis si mette alle (e sopra le) spalle della protagonista, interpretata da Pina Turco, e la insegue instancabilmente lungo tutto il film, con carrellate dense di dolore e riprese che lasciano il segno; sulla pelle di chi questa esperienza la vive dentro lo schermo e di chi la riceve impassibile, senza avere la forza di reagire. Ma se ci fosse stata una maggiore corrispondenza tra le meravigliose trovate della messa in scena e le intenzioni della sceneggiatura, Il vizio della speranza avrebbe rappresentato qualcosa di unico nel panorama cinematografico italiano (così come lo era stato in parte Indivisibili) e universale, anche rifiutandone l’accezione negativa del termine.

Il vizio della speranza, il trailer

Il visionario mondo di Louis Wain: recensione del film

Il visionario mondo di Louis Wain: recensione del film

Con un elogio alla pittura, all’amore e alla follia, il regista Will Sharpe ci accompagna nella vita di Louis Wain, artista dall’animo sensibile e fragile, creando un universo variopinto e affascinante. Uscito su Prime Video il 5 novembre 2021Il visionario mondo di Louis Wain vede un bravissimo Benedict Cumberbatch nelle vesti del protagonista, pittore realmente esistito, circondato da donne impersonate da attrici magistrali come Claire Foy (The Crown), Andrea Riseborough (Black Mirror), Aimee Lou Wood (Sex Education).

Louis Wain: la storia dell’artista tormentato

Il visionario mondo di Louis Wain racconta la storia di un artista britannico dell’800. Louis Wain nasce a Londra nel 1860: è il primogenito di sei figli e l’unico maschio. In seguito alla morte del padre, a 20 anni si trova costretto a lasciare la scuola d’arte per lavorare e sostenere l’intera famiglia. Nonostante il suo disordine mentale e la sua instabilità, i guadagni di Louis come illustratore per i giornali permettono alle sorelle di avere una governante che le educhi, Emily Richardson. Contro tute le dicerie e la differenza di età (Emily è dieci anni più grande di Louis), i due si innamorano e si sposano. Dopo soli tre anni di vita insieme, Emily si ammala di cancro e muore, lasciando Louis solo con il loro amato gatto Peter. Seguono per l’artista anni di enorme sofferenza interiore ma grande successo sul lato artistico: i gatti antropomorfizzati dai grandi occhi diventano i protagonisti dei disegni di Wain e lo conducono alla notorietà. Per tutta la vita l’artista vive dilaniato da lutti e dispiaceri famigliari, ma non rinuncia mai alla sua arte, nemmeno quando è ormai privo di vista e in casa di cura.

Ne Il visionario mondo di Louis Wain, il folle diventa magico

Will Sharpe prende la follia dell’artista e la trasforma in magia, creando un racconto fiabesco. Una voce narrante accompagna le immagini dall’inizio alla fine, seguendo gli avvenimenti e i viaggi della disturbata mente di Louis. Come spesso accade nei biopic sugli artisti, si veda ad esempio Gaugin con Vincent Cassell, anche ne Il visionario mondo di Louis Wain c’è il tentativo di giustificare, esplicitare, la follia e il tormento che stanno dietro ad un grande artista. Come se fosse necessario riscattare compassione attorno a figure geniali ma sole e disturbate. In questo caso però, la rappresentazione di Wain non è banale o estremamente forzata da sembrare una caricatura. Benedict Cumberbatch è riuscito a interpretare con delicatezza ogni stato d’animo vissuto dall’artista. Ricordando vagamente Buster Keaton, attore del cinema muto noto come Faccia di pietraCumberbatch mostra un volto serio e spesso immobile, ma comunque potentissimo a livello espressivo. Il velo di tristezza e di tormento dell’artista sono incastonati perfettamente nei minimi movimenti facciali dell’attore.

L’amore e gli affetti di Wain, croce e delizia

Louis Wain, crescendo circondato da cinque sorelle femmine, è un animo estremamente sensibile. Ne Il visionario mondo di Louis Wain, la caratterizzazione delle sorelle è ben studiata: ognuna di esse ha un ruolo preciso nel film come nella vita dell’artista. La maggiore, Caroline (Andrea Riseborough), ha un carattere potente, pieno di ombre e sfumature di follia, in grado di influenzare tutti i fratelli. La minore, Marie (Hayley Squires), è tormentata fin da bambina dagli incubi, come Louis: tra i due vi è un forte legame.

Un’altra donna essenziale nel film è Emily (Claire Foy), unico grande amore a cui Louis dà tutto sé stesso. L’affetto tra i due è descritto con assoluta dolcezza, dai primi incontri fino all’intensissimo dialogo prima della morte di lei. Wain ama tutte le sue donne: Emily, le sorelle, la madre. Ogni disgrazia che le tocca è per lui motivo di estrema sofferenza, dolore che solo il disegno sembra momentaneamente placare. In un circolo vizioso.

Il visionario mondo di Louis Wain è un film pittorico

L’aspetto pittorico, colorito e pieno di sfumature dell’arte di Wain viene ripreso sotto molteplici aspetti dal regista. In primis, le ambientazioni: si passa dalle ricostruzioni incantevoli della Londra nel pieno della Rivoluzione Industriale, caotica, densa di animali e di umanità variopinta, agli spazi suburbani della campagna inglese, scorci incantevoli che da realtà si trasformano in dipinto. L’attenzione ai costumi, agli interni domestici, non fanno che riempire gli occhi dello spettatore di meraviglia. Il visionario mondo di Louis Wain è un film che vuole esaltare la bellezza. Non soltanto la bellezza esteriore, della natura, degli animali, ma anche la bellezza della mente umana, tra luci e ombre, e di ciò che l’uomo è in grado di pensare, progettare e creare.

The electrical life of Louis Wain

Riprendiamo il titolo inglese originale de Il visionario mondo di Louis Wain perché il discorso sull’elettricità è il fil rouge dell’intero film. L’artista britannico ammirava la forza elettrica, trovava che l’elettricità avesse una grossa influenza sulla vita degli uomini e degli animali. Venerata e temuta come se fosse una divinità, l’elettricità di cui parlava Wain è quasi un concetto filosofico, la chiave da ricercare per comprendere in profondità il segreto della vita.

Qualcosa di potente e spettacolare, forse l’amore, forse la bellezza, forse l’arte. In ogni caso, il film di Wain sicuramente è ricco di questa elettricità.

Il vigneto dell’amore: dal cast alle location, tutto quello che c’è da sapere sul film

La commedia romantica Il vigneto dell’amore, diretto da , arriva su Rai 2 per offrire un racconto che tra vini, vigneti e buoni sentimenti non deluderà gli appassionati di questo genere. Come noto, i film e le serie dedicate al mondo della ristorazione e sono aumentati notevolmente, ma in questo film prodotto dalla Hallmark il principale degli ingredienti è, come suggerisce il titolo, l’amore.

La Hallmark, per chi non lo sapesse, è una produzione televisiva specializzata in particolare in pellicole di genere sentimentale, dove si raccontano dunque storie di personaggi che il più delle volte si trovano a compiere percorsi articolati e imprevedibili prima di cascare definitivamente l’uno nelle braccia dell’altro. Altri titoli della Hallmark particolarmente noti sono Sognando Parigi, Un amore in fondo al mare, Tra le onde delle HawaiiUn Natale spettacolare (molti dei film natalizi della Hallmark si possono ritrovare su Prime Video).

Con questo lungometraggio in programma sulla Rai, però, si entra nel mondo dell’alta cucina, dove tra ricette, fornelli ed equivoci non mancherà di fare capolino anche l’amore. In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a Il vigneto dell’amore. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alle location dove è stato girato. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Il vigneto dell'amore trama
Juan Pablo Di Pace in Il vigneto dell’amore. © Crown Media United States, LLC

La trama di Il vigneto dell’amore

Protagonista del film è la giovane aspirante sommelier Jenna Savern. Il suo fidanzato ha un ristorante dove lei vorrebbe occuparsi della selezione dei vini, ma lui non sembra considerarla sufficientemente all’altezza. Jenna sentendosi frustrata, decide perciò di tornare a casa nel vigneto dei suoi genitori in California. Il suo scopo è quello di perfezionare le sue competenze affiancando per un periodo l’enologo che si occupa del vino prodotto dalla sua famiglia.

Si tratta di Marcelo Castillo, un affascinante professionista argentino che segue metodi anticonvenzionali che hanno alla base il rispetto per la natura. Jenna è presto stregata dal giovane enologo e tra i due non tarderà a nascere un amore travolgente. Ben presto, però, la ragazza si troverà naturalmente a dover compiere delle scelte, cercando di capire cosa desidera davvero di più per sé e il suo futuro.

Il vigneto dell'amore cast
Juan Pablo Di Pace, Laura Osnes e Matthew James Dowden in Il vigneto dell’amore. © Crown Media United States, LLC

Il cast e le location dove è stato girato il film

Ad interpretare Jenna Savern vi è l’attrice Laura Osnes, vista nei film Come ti salvo il NataleJust in Time, ma nota anche per aver interpretato Lizzie nell’episodio The Legend of Lizzie della serie La fantastica signora Maisel. Accanto a lei, nel ruolo di Marcelo Castillo, vi è invece, l’attore Juan Pablo Di Pace, celebre per il ruolo di Fernando nella serie Le amiche di mamma. L’attore Matthew James Dowden, invece, è Aidan Parker, fidanzato di Jenna.

Eric Keenleyside e Lini Evans interpretano invece Mike Savern e Lynn Savern, genitori di Jenna. La celebre sommelier Jennifer Lyn Huether interpreta invece sé stessa e nel film e l’idolo di Jenna. Nella realtà, Huether è diventata Master Sommelier nel 2011, divenendo una delle sole 26 donne su 255 in tutto il mondo a ricoprire tale grado. Per quanto riguarda il luogo dove si sono svolte le riprese, questo è l’Okanagan Valley, nella Columbia Britannica, in Canada, luogo ricco di aziende vinicole.

Il trailer di Il vigneto dell’amore e dove vedere il film in streaming e in TV

Sfortunatamente il film non è presente su nessuna delle piattaforme streaming attualmente attive in Italia. È però presente nel palinsesto televisivo di giovedì 20 giugno alle ore 21:20 sul canale Rai 2. Di conseguenza, per un limitato periodo di tempo sarà presente anche sulla piattaforma Rai Play, dove quindi lo si potrà vedere anche oltre il momento della sua messa in onda. Basterà accedere alla piattaforma, completamente gratuita, per trovare il film e far partire la visione.

Il viaggio leggendario, la recensione del film dei DinsiemE

Il viaggio leggendario, la recensione del film dei DinsiemE

I DinsiemE sono una coppia di giovani youtuber siciliani che si sono registrati sulla piattaforma di condivisione video a partire da gennaio 2018 e che, ad oggi, hanno superato il milione e mezzo di utenti iscritti al loro canale.

Erick Parisi e Dominick Alaimo, fidanzati, 27 anni lui e 26 lei, hanno inventato il nome del loro duo artistico usando le loro iniziali e mettendole all’inizio e alla fine della parola “insieme”. Così cinque anni fa partono col pubblicare contenuti indirizzati ai più piccoli in cui, all’interno di video che durano dai dieci ai venti minuti, superano prove e sfide che si lanciano reciprocamente o che vengono dai loro nemici dottor Timoti e dottor Giniu, dove devono svolgere giochi di varia natura il cui scopo è, tendenzialmente, non arrendersi.

Il viaggio leggendario è la loro prima performance su grande schermo, diretto da Alessio Liguori, prodotto da Lotus Production e distribuito da Medusa, è tratto dal loro omonimo libro uscito due anni fa che è solo una parte della loro proficua attività, fatta anche di canzoni, gadget di ogni sorta e altre pubblicazioni con proposte d’intrattenimento più o meno luccicanti.

La storia de Il viaggio leggendario inizia con la coppia impegnata nel suo passatempo preferito, ovvero cucinare facendo pasticci e incolpandosi di conseguenza in maniera scherzosa, sgranando gli occhi ed emettendo frasi con vocali allungatissime. Il programma serale prevedrebbe un pigiama party con le amiche di Dominick, senonché, nel cuore della notte, bussa alla porta un corriere che gli recapita un pacco contenente un lettore di videogiochi ma, appena lo accendono, i due giovani vengono risucchiati dalla console e catapultati in un mondo di fantasia (con uno dei cattivi interpretato da Herbert Ballerina).

Il viaggio leggendario è disponibile su Prime Video

Le premesse che strizzano evidentemente l’occhio a Jumanji sarebbero deliziose e, in effetti, l’ambientazione, i costumi, così come la messa in quadro molto curata dal regista, abbelliscono tutta la parte visiva del film. Liguori fa un gran lavoro nell’uso della macchina da presa, dei piani e i campi, delle luci e gli effetti speciali, e anche le musiche affidate a Fabrizio Mancinelli mostrano quanto l’atmosfera sia soprattutto data dall’abilità nel riconoscere i dettagli da giustapporre al momento opportuno, questione che non è mai marginale.

Assodato questo, è naturalmente necessario che una pellicola abbia delle basi, prima di tutto. La sceneggiatura in questo caso è stata chiaramente affidata a Erick Parisi e Dominick Alaimo – anche perché già il soggetto del film era un loro prodotto – che hanno quindi provveduto alla sua stesura con Fran Crisafulli e Beatrice Valsecchi, ma la banalità del piano del racconto trasuda continuamente, partendo dai passaggi tra una scena e l’altra fino ad arrivare ai dialoghi tra i personaggi.

Il fatto che i due ragazzi non nascano come degli attori sarebbe forse tollerabile a fronte di tematiche affrontate in maniera semplice, sì, in quanto rivolte a una fascia d’età entro la prima decade di vita, ma non certo demenziale.

L’ondata di creatori di contenuti, per lo più comici, che ha visto decollare la propria fama grazie a YouTube, si perde ormai nella notte dei tempi web, e gran parte di loro ha fatto l’approdo al grande schermo con prodotti talvolta deludenti a confronto dei positivi riscontri avuti invece su piattaforma. Il punto è che la differenza tra due linguaggi distanti quanto il cinema e lo smartphone sembra quasi incredibile che sia così tanta, forse perché si tratta comunque di due schermi, a voler ben vedere, ma tant’è. E Il viaggio leggendario di Erick e Dominick ne è la riprova. La fatica con cui si riesce a tollerare l’andamento della storia, a volte, fa quasi tenerezza. Il problema in questo caso è che il fine non giustifica i mezzi, dove il fine è un pubblico di bambini e il mezzo un linguaggio beota con tonalità affatto stimolanti, ma ripetitive e alla fine estremamente superficiali. Rimane l’ottima confezione creata da tutto il cast tecnico, che però non ripaga dell’insensatezza che resta addosso durante i titoli di coda. Dopo i quali c’è addirittura il riferimento a un sequel.

Il viaggio leggendario, la recensione del film con i DinsiemE

Il viaggio leggendario, la recensione del film con i DinsiemE

Prima c’era la tv. Rai Gulp, Disney Channel, Nickelodeon. Reti traboccanti di storie, programmi educativi, cartoons, telefilm per ragazzi. Era solo davanti a quegli schermi che i più piccoli riempivano il loro tempo. Adesso, invece, c’è anche YouTube, con personaggi e format tutti da scoprire. I canali di intrattenimento online per bambini sono nati in parallelo al progresso di internet, diventando un altro bacino attraverso cui inebriarsi di racconti fantasiosi e divertenti giochi.

L’approccio al pubblico junior, in tal caso, è per certi versi perfino più diretto e il cinema, che cerca di stare al passo con i tempi sviluppando nuove narrazioni, ha intercettato (quasi) subito questa modalità di fruizione, decidendo di trarne qualche vantaggio. E così, passando da un medium piccolo come lo schermo televisivo o il computer ad uno molto più grosso come quello del grande schermo, questi nuovi protagonisti – gli youtubers – sono riusciti ad ampliare il loro vasto e variegato mondo.

Il caso box office di gennaio dell’ultimo film dei Me contro Te nati dall’estro di Luì e Sofì, che ha visto un superamento di Avatar – La via dell’acqua a livello di incassi, ha fatto molto riflettere sulla direzione presa dal cinema italiano. Il quale sta sperimentando nuove strade per permettere all’industria di prendere una bella boccata d’aria e, in qualche modo, risollevarsi. E chissà se Il viaggio leggendario, primo film dei famosi youtubers DinsiemE, non ne ripeterà l’evento, rallegrando il nostro botteghino. La pellicola, diretta da Alessio Liguori, è tratta dall’omonimo libro dei due protagonisti, Erick Parisi e Dominick Alaimo, e sarà nelle sale cinematografiche dal 23 marzo.

Il viaggio leggendario, la trama

È una serata di pioggia. I DinsiemE (Erick Parisi e Dominick Alaimo) stanno dormendo sul divano, quando sentono bussare alla porta. È un postino (Herbert Ballerina) che consegna loro un misterioso pacco, dentro il quale la coppia trova un videogioco intitolato “Il viaggio leggendario”. Decidono così di provarlo, ma non appena lo avviano ne vengono risucchiati dentro. Approdati a Leggendaria, i DinsiemE saranno separati e dovranno affrontare una serie di livelli per poterne uscire fuori. Compito del duo sarà sconfiggere il Dottor Giniu, fratello del Dottor Timoti, il quale vuole impossessarsi dei tre amuleti dei Regni di Camelot, Atlantide e Diamante per poter essere l’unico regnante.

Un film dal target specifico

Il viaggio leggendario è un film che ben conosce il pubblico di riferimento. Per quanto possa apparire una pellicola per famiglie, è in realtà costruito con un linguaggio che solo lo spettatore infantile può decodificare. La recitazione dei protagonisti è caricaturale ma semplice, rimane invariata rispetto al suo format digitale, adatta per comunicare ai bambini e a loro soltanto. Tale approccio permette ai piccoli spettatori di interfacciarsi con una narrazione in cui già si riconoscono e amano, e che consente loro di vivere le stesse emozioni ma in maniera molto più amplificata e suggestiva. Alessio Liguori, con una regia basica e colorata, costruisce sullo schermo un mondo fantasioso e magico, in cui far rivivere al pubblico – come lui stesso dice – sia la scoppiettante storia dei Dinsieme che l’avventura dei parchi tematici. Sfruttando i paesaggi meravigliosi del Bel Paese, vengono rappresentati i Tre Regni di Leggendaria, Camelot, Atlantide e Diamante, in cui il frizzante duo si muove per superare i livelli del videogioco in cui è finito.

Buono persino il bilanciamento fra effetti meccanici e digitali, i quali restituiscono una composizione visiva tipica delle pellicole amate dal regista, da Star Wars a Ritorno al futuro. Anche la scrittura dei dialoghi rimane fedele ai contenuti presenti sul web, con quella giusta dose di ironia fanciullesca in grado di sviluppare molti momenti di divertissement. A cui si alternano, mai smorzando i toni ludici della pellicola, attimi di riflessione sull’essere se stessi, sullo scoprirsi insieme e tendersi la mano. Un argomento che calza a pennello considerato il target in erba a cui si rivolge. Il motto di Erick e Dominick “l’unione fa la forza” diventa così il cuore pulsante dell’intera opera. Partendo dalla scoperta di sé e delle proprie abilità, dall’affrontare paure e insicurezze, i protagonisti si ricongiungono verso la fine per affrontare insieme, con più consapevolezza e tenacia, i villain di Leggendaria.

Il viaggio leggendario, grazie alla sua freschezza e vivacità, riesce dunque a veicolare messaggi importanti in modo chiaro ed elementare, non sfociando mai nella noia e risultando sempre ben leggibile allo sguardo dei bambini. Un prodotto confezionato con sapienza per chi dall’altra parte lo fruisce, il cui ritmo serrato mantiene alta l’attenzione e il coinvolgimento. Non sorprenderebbe, quindi, se schizzasse in cima alla classifica delle pellicole più viste già al primo weekend di proiezioni.

Il viaggio di Fanny: trailer ufficiale italiano

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Il viaggio di Fanny: trailer ufficiale italiano

Ecco il trailer italiano di Il viaggio di Fanny, vincitore dell’ultimo Festival di Giffoni, che arriverà al cinema il 26 e 27 gennaio 2017 in occasione della giornata della memoria.

Il viaggio di Fanny: trailer ufficiale italiano

Diretto da Lola Doillon, il film vede protagonisti Léonie Souchaud, Fantine Harduin, Juliane Lepoureau, Ryan Brodie, Anaïs Meiringer.

SINOSSI. Basato su una storia vera, il film racconta la vicenda di Fanny, una ragazzina ebrea di 13 anni che nel 1943, durante l’occupazione della Francia da parte dei tedeschi, viene mandata insieme alle sorelline in una colonia in montagna. Lì conosce altri coetanei e con loro, quando i rastrellamenti nazisti si intensificano e inaspriscono, scappa nel tentativo di raggiungere il confine svizzero per salvarsi.

Un viaggio emozionante sull’amicizia e la libertà raccontato attraverso gli occhi dei bambini che consentirà ai giovani spettatori di comprendere più a fondo il dramma della guerra e della persecuzione razziale.

Fonte: Lucky Red

Il Viaggio di Arlo: una sfida tecnica il nuovo film Disney Pixar – video

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Il nuovo film Disney Pixar Il Viaggio di Arlo, catapulta il giovane dinosauro in un ambiente vasto e misterioso che lo costringe ad affrontare le proprie paure. Secondo la produttrice Denise Ream, il paesaggio straordinario creato dagli artisti, ha avuto un ruolo fondamentale nella storia. “La natura è più forte di qualsiasi cosa”, dice, “persino di un enorme dinosauro”.

Ispirati dai paesaggi del Nord-Ovest degli Stati Uniti, i filmmaker hanno scoperto che persino i dinosauri più imponenti possono sentirsi piccoli nell’ambiente giusto.

L’ambientazione di Il Viaggio di Arlo non solo è completamente esterna, ma presenta anche variazioni climatiche. Per realizzare questi effetti, gli artisti e tecnici Pixar hanno creato una vera e propria library con vari tipi di pioggia e di nuvole che potevano essere mescolate e abbinate fra loro, oppure allungate, compresse e manipolate, al fine di ottenere il risultato desiderato.

Le nuvole vengono realizzate di solito attraverso il matte painting (pittura di sfondi), mentre inIl Viaggio di Arlo, per la prima volta in assoluto, sono completamente tridimensionali. Ciò significa che hanno spessore, mobilità e che possono ricevere la luce da qualsiasi angolazione. L’effetto ottenuto è davvero incredibile.

Il Viaggio di Arlo: trailer internazionale del film Pixar

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Il Viaggio di Arlo: trailer internazionale del film Pixar

Guarda il nuovo trailer internazionale di Il Viaggio di Arlo, la nuova avventura Disney Pixar storia del coraggioso e curioso dinosauro Arlo e del suo giovane amico umano che arriverà nelle sale italiane il 25 novembre.

Diretto da Peter Sohn (Parzialmente Nuvoloso) e prodotto da Denise Ream (Cars 2, Up), il nuovo lungometraggio Disney•Pixar Il Viaggio di Arlo arriverà nelle sale italiane il 25 novembre e trasporterà il pubblico in un viaggio epico nell’era della preistoria, dove un coraggioso e curioso dinosauro di nome Arlo stringe un’insolita amicizia con un essere umano. Attraversando luoghi aspri e misteriosi, Arlo imparerà ad affrontare le sue paure e scoprirà ciò di cui è veramente capace.

Il Viaggio di Arlo: quando la Pixar mi ha deluso

Il Viaggio di Arlo: quando la Pixar mi ha deluso

Non mi era mai capitato di ritrovarmi a pensare “ma sto davvero guardando un film della Pixar?” dopo neanche mezz’ora di visione. Mai. Vidi Cars 2 al cinema e non mi fece questo effetto. Non lo trovo un bel film, ma non lo trovo neanche pessimo come dicono tutti. È un film con dei dialoghi banali e dei (bei) personaggi usati male, che probabilmente puntava a recuperare il pubblico dei più piccoli. Vidi anche Brave e Monsters University al cinema, e nemmeno loro mi fecero quell’effetto, anche se sono considerati i Pixar “minori”. Di entrambi ho adorato soprattutto le bellissime tematiche e i messaggi forti, potenti, straordinariamente attuali, forse espressi in maniera un po’ confusionaria ma comunque incisivi. Il Viaggio di Arlo, invece, è stato il primo film Pixar in cui non ho trovato niente.

Ho passato buona parte della proiezione ad aspettare che la storia ingranasse. Ci sono delle singole scene molto belle, emozionanti, dirette bene, che dimostrano la sensibilità e la cura che la Pixar mette in tutto ciò che fa. Ma sono singole scene e a me non sono bastate. Ho cercato anche di affezionarmi ad Arlo e Spot, ma questi due personaggi non mi hanno detto proprio niente. E dire che io e il piccolo dinosauro condividiamo l’ansia verso tutto ciò che ci circonda…

Il Viaggio di Arlo è anche una lunga serie di incontri, purtroppo poco incisivi. Ci sono film Pixar che tratteggiano dei personaggi straordinari in pochi minuti di screentime. Qualche nome? Edna Mode in Gli Incredibili, Bruto e gli squali di Alla ricerca di Nemo, Roz in Monsters & Co. Non ho trovato nulla di tutto ciò nella storia di Arlo, in cui i personaggi che i due protagonisti incontrano nel corso del loro viaggio semplicemente non mi sono rimasti impressi in mente, non aggiungono niente alla storia e non sono neanche esteticamente interessanti.

Gli incontri con altre specie di dinosauri sarebbero risultati più interessanti se fossero serviti a spiegarci come funziona il mondo di Arlo. Il worldbuilding è infatti forse il difetto più grande dell’intera pellicola, e quello che a mio parere rende il film poco pixariano. La casa di Luxo è famosa per l’abilità e il genio con cui immagina e descrive nei minimi particolari i suoi mondi immaginari, rovesciando, parodizzando o estremizzando le regole della nostra realtà. È importante che queste nuove regole ci vengano descritte o quantomeno ci vengano fatte capire affinché il mondo in cui ci troviamo sia credibile e affinché si attivi la sospensione dell’incredulità. Invece, qui vediamo soltanto la famiglia di Arlo (ma non altri brontosauri) intenta a coltivare la terra, mentre i tirannosauri sono allevatori di bestiame e gli pterodattili sembrano una sorta di parassiti che vivono a spese del lavoro degli altri. Ma non sappiamo nient’altro del mondo dei dinosauri, e di fatto la grande domanda che ci si pone nel trailer (“come sarebbe il mondo se l’asteroide non avesse mai colpito la Terra?”) non trova una vera risposta. Certo, la cosa è assolutamente scusabile, considerato che il focus dell’attenzione è il viaggio di maturazione di Arlo e quindi tutto ruota attorno a lui e, al massimo, al suo compagno Spot. Tuttavia ho avvertito molto questa mancanza e sono uscita dalla sala con mille curiosità riguardo la società dei dinosauri.

Sicuramente le sequenze più interessanti sono quelle con protagonisti i t-rex. La vera genialità della Pixar si vede nelle piccole cose, come il fare un film con i dinosauri e inserirlo nel genere western. A tal proposito, la versione di Peterson, prima che il film fosse riscritto da capo nel 2014, doveva essere una vera e propria parodia del western, con un taglio più comico (nel risultato finale invece si ride pochissimo, e il tono generale rimane maliconico e molto raccolto, intimo). Al cinema mi sono chiesta più volte se quella versione avrebbe forse incontrato maggiormente i miei gusti. L’impressione che mi è rimasta, infatti, è che il western vero e proprio sia stato soltanto accennato, come se fosse un’idea rimasta dalla prima stesura della trama che non si voleva eliminare del tutto, ma su cui allo stesso tempo non bisognava soffermarsi troppo, per non togliere spazio ad Arlo. Si poteva forse osare di più e caratterizzare l’intero film sul genere.

In ultimo, credo che il mio giudizio generale e la mia completa incapacità di connettere con i personaggi e con la vicenda siano stati influenzati in negativo in parte anche dalla componente estetica. Lo stile adottato per questa pellicola è quello già visto in Brave e The Blue Umbrella: personaggi stilizzati e cartoon che si muovono in ambienti incredibilmente fotorealistici. Sicuramente la resa dei paesaggi è straordinaria, tanto che possiamo spingerci fino all’affermare che la natura stessa sia quasi una co-protagonista. La cura del dettaglio è maniacale, ma ciò che davvero stupisce sono i campi lunghi, mozzafiato. Purtroppo ho avuto la reazione opposta osservando i personaggi, che ho trovato davvero brutti. L’effetto “pupazzone gommoso” mi ha infastidito, specialmente nei primi piani dei brontosauri. Temo che, stavolta, questo palese voler creare personaggi che sono di fatto action figures e pupazzi per bambini mi abbia impedito di godere della storia.

Non mi aspettavo molto da Il Viaggio di Arlo; la visione di alcune clip mi aveva già lasciato poco convinta. Ma ero pronta a farmi sorprendere, perché solitamente è questo che gli studi di Emeryville fanno. Invece, ho avuto ancora meno di quello che mi aspettassi: ho avuto un film Pixar che, per la prima volta, mi ha davvero annoiata. E un po’ mi dispiace.

Il Viaggio di Arlo: primo trailer in italiano della nuova avventura Disney Pixar

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Guarda il primo trailer in italiano di Il Viaggio di Arlo, la nuova avventura Disney Pixar storia del coraggioso e curioso dinosauro Arlo e del suo giovane amico umano che arriverà nelle sale italiane il 25 novembre.

Diretto da Peter Sohn (Parzialmente Nuvoloso) e prodotto da Denise Ream (Cars 2, Up), il nuovo lungometraggio Disney•Pixar Il Viaggio di Arlo arriverà nelle sale italiane il 25 novembre e trasporterà il pubblico in un viaggio epico nell’era della preistoria, dove un coraggioso e curioso dinosauro di nome Arlo stringe un’insolita amicizia con un essere umano. Attraversando luoghi aspri e misteriosi, Arlo imparerà ad affrontare le sue paure e scoprirà ciò di cui è veramente capace.

Il Viaggio di Arlo: nuovo trailer ufficiale italiano

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Il Viaggio di Arlo: nuovo trailer ufficiale italiano

Pubblicato il nuovo trailer italiano del film d’animazione Il Viaggio di Arlo, presentato alla Festa del Cinema di Roma

Il viaggio di Arlo della Disney Pixar, diretto da Peter Sohn (Parzialmente Nuvoloso) e prodotto da Denise Ream (Cars 2), sarà presentato in anteprima, eccezionalmente, da Kelsey Mann, Story Supervisor del nuovo capolavoro nelle sale dal 25 novembre, distribuito da The Walt Disney Company Italia.

Kelsey Mann, che ha collaborato al film premio Oscar® Toy Story 3 – La Grande Fuga e diretto il cortometraggio Party Central, lavora ai Pixar Animation Studios dal 2009. Nel 2013 è stato story supervisor per il film Disney•Pixar Monsters University; da sempre appassionato di cinema, animazione e marionette, Mann ha inaugurato la propria carriera in un piccolo studio d’animazione per poi trasferirsi nel 2000 a Los Angeles, dove ha lavorato come animatore, storyboard artist e regista.

Nel corso di questa nuova edizione, la Festa del Cinema di Roma celebra inoltre i Pixar Animation Studios vent’anni dopo l’uscita nelle sale del suo primo lungometraggio d’animazione con un’ampia retrospettiva che trae ispirazione dal team creativo guidato da John Lasseter che, da Toy Story a Inside Out, ha ridefinito i confini dei film d’animazione, registrando incassi record in tutto il mondo per tutti gli straordinari film realizzati fino ad oggi.

I quindici magnifici lungometraggi – Toy Story – Il Mondo dei Giocattoli, A Bug’s Life – Megaminimondo, Toy Story 2 – Woody e Buzz alla Riscossa, Monsters & Co., Alla Ricerca di Nemo, Gli Incredibili – Una “Normale” Famiglia di Supereroi, Cars – Motori Ruggenti,Ratatouille, Wall•E, Up, Toy Story 3 – La Grande Fuga, Cars 2, Ribelle – The Brave, Monsters University, Inside Out – e i memorabili corti che hanno accompagnato le uscite combinando fantasia, passione e accuratezza conquisteranno, ancora una volta, gli spettatori che sino al 24 settembre riempiranno le sale dell’Auditorium Parco della Musica.

Il Viaggio di Arlo: nuovo trailer italiano

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Il Viaggio di Arlo: nuovo trailer italiano

Guarda il nuovo trailer italiano di Il Viaggio di Arlo, la nuova avventura Disney Pixar storia del coraggioso e curioso dinosauro Arlo e del suo giovane amico umano che arriverà nelle sale italiane il 25 novembre.

Diretto da Peter Sohn (Parzialmente Nuvoloso) e prodotto da Denise Ream (Cars 2, Up), il nuovo lungometraggio Disney•Pixar Il Viaggio di Arlo arriverà nelle sale italiane il 25 novembre e trasporterà il pubblico in un viaggio epico nell’era della preistoria, dove un coraggioso e curioso dinosauro di nome Arlo stringe un’insolita amicizia con un essere umano. Attraversando luoghi aspri e misteriosi, Arlo imparerà ad affrontare le sue paure e scoprirà ciò di cui è veramente capace.

Il Viaggio di Arlo: nuovo trailer e footage alla Festa del Cinema 2015

Il 18 ottobre la storia del coraggioso e curioso dinosauro Arlo e del suo giovane amico umano sarà presentata alla Festa del Cinema che ospiterà un incontro con Kelsey Mann, Story Supervisor de Il Viaggio di Arlo, che ha anche lavorato al film premio Oscar® Toy Story 3 – La Grande Fuga e diretto il cortometraggio Party Central.

La decima edizione della Festa del Cinema di Roma celebra Pixar Animation Studios vent’anni dopo l’uscita nelle sale del suo primo lungometraggio d’animazione con un’ampia retrospettiva che trae ispirazione dal team creativo guidato da John Lasseter che, da Toy Story a Inside Out, ha ridefinito i confini dei film d’animazione, registrando incassi record in tutto il mondo per tutti gli straordinari film realizzati fino ad oggi.

In occasione dell’evento sarà inoltre presentato un footage del nuovo lungometraggio Disney•Pixar Il viaggio di Arlo (The Good Dinosaur) diretto da Peter Sohn (Parzialmente Nuvoloso) e prodotto da Denise Ream (Cars 2), nelle sale italiane dal 25 novembre, distribuito da The Walt Disney Company Italia. Questa nuova avventura d’animazione trasporterà il pubblico in un viaggio epico nella preistoria dove un coraggioso e curioso dinosauro di nome Arlo stringerà un’insolita amicizia con Spot, improbabile compagno di avventura. Attraversando luoghi inospitali e misteriosi, Arlo imparerà ad affrontare le sue paure e scoprirà ciò di cui è veramente capace.

Nell’attesa di scoprire che cosa sarebbe successo se l’asteroide che ha cambiato per sempre la vita sulla Terra non avesse colpito il nostro pianeta e i dinosauri non si fossero mai estinti, ecco il nuovo trailer:

 

Il Viaggio di Arlo: nuovo trailer del film Pixar

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Il Viaggio di Arlo: nuovo trailer del film Pixar

Guarda il nuovo trailer di Il Viaggio di Arlo, la nuova avventura Disney Pixar storia del coraggioso e curioso dinosauro Arlo e del suo giovane amico umano che arriverà nelle sale italiane il 25 novembre.

Diretto da Peter Sohn (Parzialmente Nuvoloso) e prodotto da Denise Ream (Cars 2, Up), il nuovo lungometraggio Disney•Pixar Il Viaggio di Arlo arriverà nelle sale italiane il 25 novembre e trasporterà il pubblico in un viaggio epico nell’era della preistoria, dove un coraggioso e curioso dinosauro di nome Arlo stringe un’insolita amicizia con un essere umano. Attraversando luoghi aspri e misteriosi, Arlo imparerà ad affrontare le sue paure e scoprirà ciò di cui è veramente capace.

Il Viaggio di Arlo: nuova clip e featurette dal film

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Il Viaggio di Arlo: nuova clip e featurette dal film

Ecco nuove clip tratte dal nuovo film d’animazione Pixar Il Viaggio di Arlo (The Good Dinosaur). Diretto da Peter Sohn e ispirato a una storia di Enrico Casarosa e Bob Peterson, Il Viaggio di Arlo prova a raccontare la nostra Terra nel caso in cui i dinosauri non si fossero mai estinti.

Che cosa sarebbe successo se l’asteroide che ha cambiato per sempre la vita sulla Terra non avesse colpito il nostro pianeta e i dinosauri non si fossero mai estinti? Il nuovo lungometraggio Disney Pixar Il Viaggio di Arlo trasporterà il pubblico in un viaggio epico nell’era della preistoria, dove un coraggioso e curioso dinosauro di nome Arlo stringe un’insolita amicizia con un essere umano. arlo-posterAttraversando luoghi aspri e misteriosi, Arlo imparerà ad affrontare le sue paure e scoprirà ciò di cui è veramente capace.

La data d’uscita italiana del film è prevista per il prossimo 25 novembre.

 

Il Viaggio di Arlo: nuova clip dal film Disney Pixar

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Il Viaggio di Arlo: nuova clip dal film Disney Pixar

Guarda la nuova inedita Clip di Il Viaggio di Arlo, il film d’animazione targato Disney Pixar.

Il film Disney Pixar Il Viaggio di Arlo pone la seguente domanda: che cosa sarebbe successo se l’asteroide che ha cambiato per sempre la vita sulla Terra non avesse colpito il nostro pianeta e i dinosauri non si fossero mai estinti? I Pixar Animation Studios trasportano il pubblico in un viaggio epico nell’era della preistoria, dove un coraggioso e curioso dinosauro di nome Arlo stringe un’insolita amicizia con un essere umano di nome Spot. Quando si misurerà con una natura misteriosa e inospitale, Arlo imparerà a superare le proprie paure e scoprirà ciò di cui è veramente capace.

“Arlo deve superare le sue paure”, spiega il regista Peter Sohn. “Suo padre sa che è in grado di fare molto di più di quel che crede, ma per scoprirlo, dovrà compiere un lungo viaggio, fisico ed emotivo”.

I due incontrano una serie di personaggi interessanti, fra cui predatori, pterodattili e una famiglia di T-Rex.

I PREDATORI prendono di mira la mandria che appartiene a Butch e alla sua famiglia di T-Rex. I predatori – o ladri di bestiame, come li definisce Butch — sfoggiano corpi piumati, le cui dimensioni e potenzialità non sono neanche lontanamente paragonabili a quelle di un tirannosauro. Tuttavia, in gruppo, possono costituire una minaccia e persino un T-Rex potrebbe essere costretto a chiamare i rinforzi prima di misurarsi con loro.

Il Viaggio di Arlo: Lorenzo Fragola canta il brano che accompagna i titoli di coda del film

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Lorenzo Fragola, il cantautore italiano divenuto noto al grande pubblico per aver vinto l’ottava edizione del talent show X Factor, canta “La nostra vita è oggi”, brano che è stato inserito da The Walt Disney Company Italia sui titoli di coda della nuova avventura d’animazione Disney Pixar Il Viaggio di Arlo, in arrivo nelle sale italiane il 25 novembre.

Lorenzo, dopo aver partecipato  alla 65ª edizione del Festival di Sanremo nella sezione “Big”, ha pubblicato il suo primo album “1995” che include anche “La nostra vita è oggi”. Il disco, uscito nel marzo scorso e certificato oro, è ancora tra i più venduti e ascoltati del momento: il successo è certificato da 5 dischi di platino (doppio platino per il brano “Siamo Uguali”, doppio platino per il brano “The Reason Why”, platino per il brano “# Fuori c’è il sole”) e un tour di sold out che terminerà con un concerto evento al PalaTupparello di Acireale (CT) il 20 dicembre.

“Sono un grande fan di Disney Pixar” commenta il giovane cantautore siciliano “per me è un vero onore sapere che un brano, presente nel mio disco, è stato scelto per accompagnare le emozioni del pubblico in sala.”

Nel nuovo lungometraggio in uscita a novembre, il giovane dinosauro Arlo  viene catapultato in un ambiente vasto e misterioso che lo costringe a prendere in esame le propie paure così come è successo alla giovane promessa della discografia italiana, Lorenzo, che ha affrontato all’improvviso il grande successo.

“Arlo sente il bisogno di essere solo e inizia un percorso che lo condurrà a diventare ciò che è destinato a essere”, spiega lo Story Supervisor Kelsey Mann che ha presentato recentemente le prime immagini del film alla Festa del Cinema di Roma. “La sua avventura lo aiuterà a crescere e a vedere al di là delle proprie paure”.

Il piccolo dinosauro incontrerà una varietà di personaggi unici che contribuiranno tutti alla sua evoluzione, volontariamente e non. Ma sarà l’amicizia con Spot, un piccolo ragazzino selvaggio, ad avere l’impatto maggiore nella sua vita.

“Il Viaggio di Arlo è uno dei film più emozionanti che abbiamo mai realizzato”, afferma il produttore esecutivo John Lasseter. “E’ divertente, intelligente, ricco di emozioni profonde. Il pubblico impara ad amare Spot e Arlo contemporaneamente. Il loro legame è originale e interessante, molto diverso da ciò che abbiamo messo in scena finora. È un film davvero speciale”.

Il Viaggio di Arlo sarà nelle sale italiane a partire dal 25 novembre in oltre 600 copie.

Il Viaggio di Arlo: due nuove clip del film Disney Pixar

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Il Viaggio di Arlo: due nuove clip del film Disney Pixar

La Disney ha diffuso due nuove intense clip di Il Viaggio di Arlo, l’atteso nuovo film targato Disney Pixar e in arrivo al cinema.

Il Viaggio di Arlo

I Pixar Animation Studios trasportano il pubblico in un viaggio epico nell’era della preistoria, dove un coraggioso e curioso dinosauro di nome Arlo stringe un’insolita amicizia con un essere umano di nome Spot.

I due incontrano una serie di personaggi interessanti, fra cui predatori, pterodattili e una famiglia di T-Rex.

I filmmaker hanno voluto che Butch e i suoi figli T-Rex avessero l’aspetto di autentici cowboy. Quando corrono, la parte inferiore del loro corpo si muove come un cavallo al galoppo, mentre la parte superiore assomiglia a un cowboy che monta un cavallo. “Abbiamo guardato molti film western”, dice il character art director Matt Nolte rispetto al lavoro di Butch. “Abbiamo creato un dinosauro con la mascella pronunciata e gli occhi strabici, dettagli che tecnicamente modificano l’anatomia di un T-Rex”.

BUTCH

Butch è un grande e grosso T-Rex, reso ancora più minaccioso dalla spaventosa cicatrice che ha sul muso. Esperto cowboy e autentico professionista nel radunare il bestiame, Butch incoraggia i figli Ramsey e Nash a imparare il mestiere, gettandoli letteralmente nella mischia. La cosa che ama di più, è ascoltare e raccontare storie di vita vissuta, davanti a un falò, di sera, alla fine di una lunga giornata di lavoro.

RAMSEY è una T-Rex coraggiosa, intelligente e molto pratica. Le piace guidare il bestiame insieme a suo padre Butch e al fratello più piccolo Nash. Ramsey ha una personalità esuberante ed estroversa: ama scherzare, raccontare storie avvincenti e ha un debole per chi ha bisogno d’aiuto.

NASH è un giovane T-Rex pieno di entusiasmo, che ama l’avventura e tutto ciò che possa distrarlo dal noioso lavoro con le mandrie, al fianco di suo padre Butch e della sorella maggiore Ramsey. Nash non è proprio il più sveglio del mondo e ha qualche problema a seguire il bestiame; tuttavia, la sua simpatia birichina e il suo atteggiamento positivo lo rendono una piacevole compagnia.

Il Viaggio di Arlo: due nuove clip dal film

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Il Viaggio di Arlo: due nuove clip dal film

Disney Pixar ha diffuso online due nuove clip tratte dal nuovo film d’animazione Il Viaggio di Arlo (The Good Dinosaur). Diretto da Peter Sohn e ispirato a una storia di Enrico Casarosa e Bob Peterson, Il Viaggio di Arlo prova a raccontare la nostra Terra nel caso in cui i dinosauri non si fossero mai estinti.

La data d’uscita italiana del film è prevista per il prossimo 25 novembre.

Che cosa sarebbe successo se l’asteroide che ha cambiato per sempre la vita sulla Terra non avesse colpito il nostro pianeta e i dinosauri non si fossero mai estinti? Il nuovo lungometraggio Disney Pixar Il Viaggio di Arlo trasporterà il pubblico in un viaggio epico nell’era della preistoria, dove un coraggioso e curioso dinosauro di nome Arlo stringe un’insolita amicizia con un essere umano. Attraversando luoghi aspri e misteriosi, Arlo imparerà ad affrontare le sue paure e scoprirà ciò di cui è veramente capace.

Fonte

Il Viaggio di Arlo: due nuove clip dal film

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Il Viaggio di Arlo: due nuove clip dal film

Ecco nuove clip tratte dal nuovo film d’animazione Pixar Il Viaggio di Arlo (The Good Dinosaur). Diretto da Peter Sohn e ispirato a una storia di Enrico Casarosa e Bob Peterson, Il Viaggio di Arlo prova a raccontare la nostra Terra nel caso in cui i dinosauri non si fossero mai estinti.

Che cosa sarebbe successo se l’asteroide che ha cambiato per sempre la vita sulla Terra non avesse colpito il nostro pianeta e i dinosauri non si fossero mai estinti? Il nuovo lungometraggio Disney Pixar Il Viaggio di Arlo trasporterà il pubblico in un viaggio epico nell’era della preistoria, dove un coraggioso e curioso dinosauro di nome Arlo stringe un’insolita amicizia con un essere umano. Attraversando luoghi aspri e misteriosi, Arlo imparerà ad affrontare le sue paure e scoprirà ciò di cui è veramente capace.

La data d’uscita italiana del film è prevista per il prossimo 25 novembre.

Il Viaggio di Arlo: due clip dal film Pixar

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Il Viaggio di Arlo: due clip dal film Pixar

Ecco due clip in italiano da Il Viaggio di Arlo, prossimo film Pixar da giovedì 26 novembre nelle nostre sale.

LEGGI LA RECENSIONE DEL FILM

Diretto da Peter Sohn (Parzialmente Nuvoloso) e prodotto da Denise Ream (Cars 2, Up), il nuovo lungometraggio Disney•Pixar Il Viaggio di Arlo arriverà nelle sale italiane il 25 novembre e trasporterà il pubblico in un viaggio epico nell’era della preistoria, dove un coraggioso e curioso dinosauro di nome Arlo stringe un’insolita amicizia con un essere umano. Attraversando luoghi aspri e misteriosi, Arlo imparerà ad affrontare le sue paure e scoprirà ciò di cui è veramente capace.

Il Viaggio di Arlo: dietro le quinte del film Pixar con Disney Channel

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Movie Surfers di Disney Channel ha fatto visita agli studi della Pixar per mostrarvi il dietro le quinte del nuovo film d’animazione Il Viaggio di Arlo (The Good Dinosaur). Diretto da Peter Sohn e ispirato a una storia di Enrico Casarosa e Bob Peterson, Il Viaggio di Arlo prova a raccontare la nostra Terra nel caso in cui i dinosauri non si fossero mai estinti.

La data d’uscita italiana del film è prevista per il prossimo 25 novembre.

https://youtu.be/fQoRrcz8oqA

https://youtu.be/02BM-tlSMyA

https://youtu.be/NdCI4bQc5_0

Il Viaggio di Arlo recensione del film Pixar

Il Viaggio di Arlo recensione del film Pixar

Spesso le amicizie più belle sono quelle che nascono in modo inaspettato: magari si viene da mondi diversi, magari c’è della rivalità o addirittura inizialmente c’è antipatia. Eppure poi scatta qualcosa, spesso un esperienza condivisa che fa scoprire l’altra persona e fa capire che in realtà si è più simili di quello che si pensa, che anche se si è diversi ci si può capire. Preparatevi quindi a riscoprire una amicizia vera e genuina nel nuovo cartone Disney Pixar Il Viaggio di Arlo al cinema dal 25 Novembre per la regia di Peter Sohn.

Ma chi è Arlo? Un dinosauro! In questa avventura si parte dalla premessa che la famosa asteroide che portò alla loro scomparsa in realtà lisciò la terra e quindi ci saremmo ritrovati oggi con i dinosauri a dominare la terra e noi umani… ancora poco evoluti!

Arlo è un giovane dinosauro inesperto ed estremamente fifone che perde la via di casa dopo essere caduto in un fiume. Si troverà quindi costretto a farsi forza e ad affrontare le sue più grandi paure nel viaggio di ritorno verso la sua famiglia. Per fortuna non è solo ma con lui c’è Spot, un piccolo di umano particolarmente selvaggio che, anche se inizialmente non ben voluto, aiuterà Arlo nei momenti più duri e condividerà con lui i momenti più belli dando inizio ad una commuovente amicizia.

Il Viaggio di ArloBisogna mettere da parte le proprie paure per vedere la bellezza delle cose: è questo il concetto alla base de Il Viaggio di Arlo. Questa frase detta ad inizio film sarà l’ancora di salvezza per il piccolo dinosauro che scopre il mondo facendosi un po’ di coraggio, una lezione che sarà sicuramente assimilata dal pubblico più giovane e perché no, una sveglia anche per quello più grande che alle volte si dimentica che bel mondo che c’è là fuori.

Peter Sohn e il suo team alla Pixar ci propongono una storia semplice, fatta di meraviglie della natura, sguardi e sentimenti puri. Personaggi dalle personalità ben delineate e tratti esilaranti (imperdibile il triceratopo indovino!) piccoli animaletti buffi e due protagonisti con personalità inverse, con l’umano molto più animale del dinosauro. La resa della natura, dai prati sconfinati, alle alte montagne fino alle infinite sfumature e riflessi dell’acqua, sono sicuramente il punto di forza in un tipo di animazione che è arrivata a tracciare una linea sottilissima tra finzione e realtà. All’occhio dell’appassionato poi, non potranno sfuggire diversi omaggi a film di animazione del passato tra cui Il Re Leone.

Ne Il Viaggio di Arlo si ride spesso e si rimane a bocca aperta per la bellezza del mondo, ma c’è anche tanto spazio ai sentimenti più cupi e a pensieri più profondi, una morale ben precisa che sicuramente rende questo film molto speciale.

Il viaggio degli eroi l’11 Luglio 2022 in onda su Rai 1

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Il viaggio degli eroi l’11 Luglio 2022 in onda su Rai 1

Lunedì 11 luglio 2022 andrà in onda alle 21.25, su RAI 1 e in contemporanea su RaiPlay, “Il viaggio degli eroi”, il nuovo film documentario sulla vittoria del terzo titolo mondiale della nazionale italiana di calcio nel 1982 a Madrid. A quarant’anni esatti dalla “notte del Bernabeu” – in cui i gol degli azzurri inchiodarono sul 3 a 1 la fortissima e favorita Germania Ovest – Rai 1 racconta una delle imprese più esaltanti degli azzurri attraverso le inedite riflessioni dei protagonisti di quel viaggio. Un cammino folle e irripetibile, contro tutto e contro tutti, che dopo un avvio difficile fatto di sconfitte, polemiche e silenzio stampa, terminò con le mani ferme e rassicuranti del capitano, Dino Zoff, che innalzavano la coppa del mondo regalandola a tutti gli italiani. “Campioni del mondo! Campioni del mondo! Campioni del mondo!”, in quell’istante la voce dell’indimenticabile Nando Martellini, sottolineava che l’Italia aveva raggiunto il Brasile, unica nazione, fino ad allora, ad avere vinto tre titoli.

Il film, diretto da Manlio Castagna e narrato dall’attore Marco Giallini, ci riporta le immagini, le voci, l’atmosfera che hanno fatto di quell’evento un pezzo della nostra memoria nazionale. Dall’esultanza del Presidente Pertini alla partita a carte sul volo di ritorno, e alla tagliente serenità di Enzo Bearzot, il film scava in una memoria lontana nel tempo ma ancora condivisa, in grado di parlarci con quella forza e quella partecipazione che solo le imprese collettive sanno restituire per poter poi essere rilette e apprezzate nel presente.

 “La vittoria inattesa e incredibile degli Azzurri in Spagna – dice Manlio Castagnafu non solo una grande impresa sportiva, ma soprattutto un grande momento di partecipazione e di condivisione nazionale che segnò simbolicamente la rinascita del Paese dopo anni difficili. È una storia di valori e di passioni, di impegno e di speranza che va raccontata, soprattutto oggi, in un momento storico difficile, segnato dalla pandemia e dalla guerra. Eppure, come nell’82, l’Italia ha trionfato agli Europei ed alle Olimpiadi: queste vittorie raccontano la forza di un Paese che non si arrende alle difficoltà”.

Nel film prodotto da ONE MORE PICTURES con RAI CINEMA e RAI COM, le interviste ai campioni del mondo: Giancarlo AntognoniGiuseppe BergomiAntonio CabriniBruno ContiClaudio Gentile, Gabriele Oriali, Dino Zoff. Gli interventi di Federica Cappelletti, moglie dell’indimenticabile Paolo Rossi, di Cinzia Bearzot, figlia dell’allenatore che portò la squadra alla vittoria e di Roberto ManciniGianluca Vialli.

“Per me – ha affermato Antonio Cabrini,  uno dei principali eroi di quella Nazionale italiana- questo film celebra non solo i ricordi del Paese meraviglioso che siamo, ma soprattutto l’espressione di un grande sentimento che si creò nel gruppo: compagni di squadra uniti indissolubilmente.  Quel sentimento fu il motore di una vittoria impossibile, che si tramutò in una vera e propria impresa. Dedico il mio ricordo a quegli eroi che oggi ci mancano tantissimo: Mister Enzo Bearzot, Mister Cesare Maldini, il meraviglioso Gaetano Scirea e il mio fraterno amico Paolo Rossi. Ringrazio i produttori, One More pictures, Rai Cinema e Rai Com, per aver reso possibile la trasposizione filmica di una così grande emozione. Grazie, infine, a Marco Giallini per la sublime interpretazione”.

“Quarant’anni fa, nel 1982, ho potuto alzare la coppa del mondo. Per un bambino nato a San Siro, che non desiderava altro che arrivare a giocare lì dentro, è stato il traguardo più alto – ha continuato Giuseppe DossenaL’ho fatto sacrificando la mia gioventù, la mia infanzia e nel periodo della mia maturità gli affetti, le amicizie e la famiglia. Ma, nonostante tutto, è stata una gioia indescrivibile. Sono stati d’animo molto intimi e difficili da spiegare. Voglio ringraziare tutti i miei compagni di viaggio per la passione e l’amicizia che non mi hanno mai fatto mancare”.

Fulvio Collovati ha ricordato che “Nonostante siano passati quarant’anni, c’è un valore che è rimasto immutato nel tempo. Sono consapevole del fatto che alzare una coppa del mondo non sia da tutti, ma poter contare sull’amicizia profonda dei miei compagni di squadra mi rende ancora più felice”.

“L’esperienza vissuta grazie ai mondiali del 1982 mi ha donato una piena consapevolezza di me stesso, la capacità di non mollare mai e una notorietà sorprendente, tanto da essere riconosciuto in tutto il mondo. Sono passati tanti anni eppure lo constatiamo ancora oggi” – Ha sottolineato Giancarlo Antognoni.

Bruno Conti ha ricordato che “Il mondiale ha significato tanto divertimento e tante emozioni, ma soprattutto mi ha permesso di incontrare moltissimi campioni, come Paolo Rossi. Dopo le ingiustizie subite, ritrovare il nostro Bomber è stata la gioia più grande per tutta la squadra”.

Per Franco Causio“Diventare campione del mondo è il sogno della maggior parte dei ragazzi appassionati di calcio. Quando mi chiedono un ricordo dei mondiali del 1982, mi emoziono come se stessi vivendo, ancora oggi, quel meraviglioso giorno”.

“Vincere il mondiale dell’82 mi ha permesso di vivere un sogno che non osavo neanche immaginare – sottolinea Franco Selvaggi– è stata un’esperienza da estasi pura!”

Il Viaggio (The Journey): trailer italiano del film con Timothy Spall

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Dopo il clamoroso risultato delle elezioni in Irlanda del Nord, arriva nei cinema a partire dal 30 marzo il film Il Viaggio (The Journey). Officine UBU è lieta di rilasciare il trailer italiano del film diretto da Nick Hamm.

Ispirato a un fatto realmente accaduto, Il Viaggio (The Journey) vede protagonisti due grandi interpreti della tradizione britannica, Timothy Spall e Colm Meaney, in un incredibile viaggio che ha cambiato la storia e i rapporti personali tra i due avversari protagonisti.

Dopo 40 anni di Troubles i due leader politici dell’Irlanda del Nord, il predicatore protestante IAN PAISLEY e il repubblicano MARTIN McGUINNESS, si incontrano a St. Andrews, in Scozia, per discutere uno storico accordo di pace. Quando le trattative si trovano in una situazione di stallo, i due nemici giurati sono costretti, dalle circostanze e dal destino, a intraprendere un viaggio in macchina insieme, che sarà ricco di imprevisti. Un percorso nella conciliante natura scozzese che, dopo una serie di battute pungenti, apre spiragli nella barriera tra i due e diventa occasione di scoperta reciproca. Costretti a passare molte ore insieme, i due leader realizzeranno di non essere poi così diversi e instaureranno una bizzarra relazione di amicizia, ricordata ancora oggi come “Chuckle Brothers”, che porterà a un futuro di pace nell’Irlanda del Nord.

 Il Viaggio (The Journey) narra la straordinaria storia dei due leader dell’Irlanda del Nord e di quando furono costretti a fare un viaggio insieme, mettendo da parte il loro passato e le loro incomprensioni, incominciando a conoscersi per davvero. Oltre agli straordinari Timothy Spall e Colm Meaney, nel cast anche Catherine McCormack, il promettente Freddie Highmore, Toby Stephens e John Hurt, in una delle sue ultime apparizioni sul grande schermo. Dopo essere stato presentato come Evento Speciale Fuori Concorso all’interno della 73° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, il film Il Viaggio (The Journey) arriverà nei cinema italiani a partire dal 30 marzo distribuito da Officine UBU.

 

Il vestito rosso di Mother Mary e il finale del film spiegati da David Lowery

La mente creativa dietro l’inquietante nuovo film horror in costume Mother Mary spiega la rivelazione dell’abito attorno al quale ruota la storia. Quando la veterana del pop Mother Mary (Anne Hathaway) si presenta alla porta della sua ex costumista, Sam (Michaela Cole), con cui non ha più rapporti, intraprenderanno un viaggio surreale fatto di collaborazione, esorcismo e riconciliazione. Alla fine, Mary apparentemente non indossa l’abito che Sam aveva disperatamente bisogno per il suo concerto di ritorno, anche se Sam lo completa nel suo atelier mentre la sua assistente Hilda (Hunter Schafer) narra la performance.

In un’intervista con ScreenRant, il regista David Lowery ha approfondito il significato della sua visione del finale di Mother Mary. “Puoi parlarci della scelta di mostrare la performance finale quasi filtrata o trasmessa attraverso Hilda a Sam?”, è stato chiesto a Lowery. “In questo modo abbiamo l’abito isolato, per così dire, senza che Mother Mary lo veda effettivamente indossarlo.”

Il regista ha risposto che “era davvero importante che l’abito fosse un’opera d’arte a sé stante”. Ha continuato: “Se voglio essere molto criptico, l’abito è la canzone. Questo è un film in cui una canzone e un abito sono la stessa cosa. Vediamo la sua canzone alla fine del film“. L’abito è la rappresentazione fisica dell’opera d’arte musicale e visiva che Sam e Mary creano insieme mentre ricuciono la loro relazione.

La narrazione di Hilda è nata perché ho scelto Hunter Schafer“, ha rivelato Lowrey, “e adoro Hunter Schafer. Proprio mentre stavamo girando il film, ho sentito che doveva far parte del finale. C’era qualcosa nel personaggio, così come era scritto, ma anche nel modo in cui Hunter la interpretava, che si prestava perfettamente a concludere il film in quel modo. Ho scritto quel finale per lei dopo aver iniziato le riprese“.

Dopo aver esorcizzato il fantasma che incarna la rottura creativa e personale tra Mary e Sam, il team di Mary si presenta per farla andare via in fretta e prepararla per il concerto. Apparentemente qualche tempo dopo, mentre lavorano al nuovo abito, Hilda racconta che Mary, emergendo da una passerella tra il pubblico, si spoglia di pezzi del suo elaborato vestito, inclusa la sua caratteristica aureola, e sale sul palco per cantare la sua canzone.

Hilda specifica che in realtà si tratta di “tua canzone [di Sam]”, prima che il film torni a Mary che si scusa con Sam prima della loro separazione. Come accennato, vediamo l’abito, che rappresenta il culmine della storia, da solo, non con Mary che lo indossa. È stato più che altro l’atto di creare l’abito ad essere fondamentale per Sam e Mary, mentre la performance del ritorno di Mary è stata più significativa senza un costume sfarzoso.

Sebbene le recensioni di Mother Mary rivelino una divisione tra i critici, con Molly Freeman di ScreenRant che gli ha assegnato solo 6 stelle su 10, l’intento di Lowrey di rappresentare l’arte in sé attraverso una manciata di immagini potenti sta trovando riscontro in almeno alcuni spettatori. In definitiva, il film si concentra sulla creazione tangibile scaturita dalla rottura tra due creativi, da crisi personali, da presenze oscure e da un autentico genio artistico.

Mother Mary è ora nelle sale.

Il vero significato di The Drama si nasconde dietro il controverso segreto di Emma

Ogni conversazione su The Drama, il nuovo film dello sceneggiatore e regista Kristoffer Borgli, ruoterà inevitabilmente attorno a un elemento in particolare, e a ragione. La storia è incentrata su Charlie, interpretato da Robert Pattinson, che scopre qualcosa di sconvolgente sulla sua promessa sposa, Emma, ​​interpretata da Zendaya, durante un gioco poco opportuno chiamato “Qual è la cosa peggiore che tu abbia mai fatto?”, pochi giorni prima del matrimonio. La A24 ha promosso il film creando un senso di attesa attorno a questo segreto, tanto che scoprire cosa avesse fatto Emma (senza spoiler) è diventato un motivo sufficiente per vederlo. E, come promesso, è davvero sconvolgente, quindi è naturale che tutti vogliano parlarne.

Ma The Drama non parla davvero di ciò che ha fatto. Nonostante il ritmo incalzante e il modo in cui ci intrattiene con il caos scatenato dalla confessione di Emma, ​​non è il tipo di film che ci lancia qualcosa di provocatorio solo per dare alla storia un tocco di controversia. Borgli, invece, ci provoca perché è interessato alla nostra reazione. Sotto la grande e appariscente distrazione che ne costituisce il fulcro, si cela un’esplorazione del significato della conoscenza di un’altra persona, soprattutto di un partner romantico; dell’impatto di una rivelazione come questa sulla nostra percezione di lei; e se ciò a cui ci aggrappiamo sia davvero così importante.

La confessione di Emma è pensata per condurci al vero fulcro del dramma

Emma (Zendaya) in The Drama

Il segreto di Emma è scelto con cura per dare vita a un avvincente esperimento mentale. Da adolescente sola e vittima di bullismo, aveva pianificato di compiere una strage nella sua scuola. Il solo accenno alle sparatorie nelle scuole, soprattutto in un contesto americano, provoca una forte reazione. La portata della (potenziale) tragedia è parte integrante di questa reazione; a differenza di Charlie, che sembra incapace di individuare un’unica “cosa peggiore”, Emma può rispondere con assoluta certezza.

Ma la nostra reazione è anche alimentata dall’immagine del prototipo di “autore di una sparatoria a scuola” che abbiamo in mente dopo anni di tragedie simili, un’immagine da cui Zendaya è quanto di più lontano si possa immaginare. Infatti, Charlie, il testimone Mike (Mamoudou Athie) e la damigella d’onore Rachel (Alana Haim) reagiscono inizialmente con totale incredulità, e molti spettatori potrebbero non liberarsi mai di questa sensazione. È qui che The Drama rischia di sconfinare nello sfruttamento, ma per fortuna il film non insiste troppo sull’aspetto “E se qualcuno come Emma…” della sua premessa.

Al contrario, impiega una logica cupamente ironica, che Charlie espone in una scena successiva: se così tante sparatorie di massa accadono in questo paese, allora ci devono essere molte persone che ne hanno pianificata una ma non l’hanno mai portata a termine. E ci devono essere ancora più persone che non sono arrivate nemmeno a pianificarla, ma almeno ci hanno pensato. In entrambi i casi, al di fuori di un contesto come quello creato da The Drama per i suoi personaggi, probabilmente non ci sarebbe alcun motivo per condividere una cosa del genere con nessun altro. Quindi, quanto è improbabile che qualcuno che avete incontrato, magari anche qualcuno che conoscete, si sia trovato nei panni di Emma?

Questo non è il punto centrale del film, ma aiuta a delineare un aspetto importante della nostra reazione a questa confessione. Alcuni penseranno subito alla condanna (Rachel è l’esempio perfetto di questo approccio nel film), ma mi aspetto che la maggior parte si ponga delle domande. Perché? Perché, come implica anche la mia logica di cui sopra, “peggiore” è una questione di grado. Abbiamo bisogno di maggiori informazioni per capire esattamente quanto grave sia la situazione. The Drama, in definitiva, cerca di farci riflettere su questo istinto.

Charlie sta ponendo tutte le domande sbagliate sul passato di Emma

Robert Pattinson in The Drama - Un segreto è per sempre (2026)

Dopo il racconto di Rachel su come ha rinchiuso il figlio del vicino in un camper abbandonato e lo ha lasciato lì, i suoi amici indagano in modi specifici, alla ricerca di dettagli significativi che influenzano il nostro profondo giudizio morale. Viviamo insieme a loro queste oscillazioni. Il fatto che il ragazzo sia stato lasciato lì per tutta la notte peggiora la situazione, ma per un breve istante ci è concesso di chiederci se sia davvero morto lì, e la realtà è chiaramente migliore di così. È importante che lei non sia mai tornata a prenderlo, né che abbia confessato l’accaduto per aiutarlo a essere ritrovato. È importante anche che non si sia mai scusata. Attraverso questa scena, mentre gli altri personaggi estraggono informazioni che cambiano la loro prospettiva, viviamo un’altalena di giudizi che ci prepara a ciò che verrà.

Quando si parla di sparatorie di massa, la gravità della situazione aumenta notevolmente. Ovviamente, è molto importante che Emma non abbia portato a termine il suo piano. Ma è importante il perché? Charlie sembra credere di poter trovare una sorta di assoluzione in questo, ma la sua risposta – che qualcun altro ha perpetrato una sparatoria al centro commerciale locale prima che lei avesse la possibilità di farlo – non gli dà ciò di cui ha bisogno. Sembra importante che lei avesse già un’arma a disposizione, ma fa davvero differenza il fatto che fosse facilmente accessibile in casa, rispetto a qualcosa che ha dovuto cercare con fatica? Charlie desidera ardentemente che ci sia stato un trauma infantile non elaborato che abbia alimentato il dolore di Emma, ​​arrivando persino a inventarne uno per il bene dei loro amici. Ma quanta differenza farebbe? O meglio, quanta differenza dovrebbe fare?

La risposta dipende da cosa stiamo cercando di ottenere. Se il nostro obiettivo è semplicemente giudicare l’evento, allora, certo, ogni piccolo dettaglio conta. Ognuno ha un limite che è disposto a perdonare, e indagare sulle circostanze attenuanti può determinare se qualcuno lo ha oltrepassato. Ma se stiamo cercando di capire chi è veramente Emma, ​​allora le nostre domande dovrebbero mirare a conciliare questa storia con ciò che già sappiamo di lei. Attraverso dei flashback, The Drama ci mostra l’esperienza di Emma adolescente, e la affronta con grande empatia. Cattura quanto sia stato trasformativo il legame con i suoi compagni di scuola dopo la sparatoria al centro commerciale: come sia stata messa di fronte al dolore e alla perdita che avrebbe causato, e come le sia stato offerto un contesto sano e costruttivo in cui condividere molti dei sentimenti che l’avevano quasi sopraffatta. (Il suggerimento più provocatorio del film, in modo discreto, è che i vari workshop sull’empatia che stereotipicamente definiscono la risposta di una scuola a una sparatoria sarebbero molto più efficaci prima che se ne verifichi una.)

C’è una sfumatura di umorismo nero nella sua trasformazione, in un certo senso opportunistica, in un’attivista contro le armi, ma il film non è particolarmente cinico al riguardo. Al contrario, è facile cogliere il collegamento tra questa esperienza di rinascita e la prontezza di Emma nel perdonare. Crede fermamente nelle seconde possibilità, nel “ricominciare da capo”, perché lei stessa ha avuto la fortuna di averne una.

Charlie, che afferma di amarla, non è neanche lontanamente bravo in questo quanto il film stesso. Sembra più disperato di voltare pagina che di comprenderla veramente, alla ricerca di qualche dettaglio che gli permetta di archiviarla senza mai intaccare l’immagine di Emma che si è costruito nella sua mente. Forse è sempre stato così, e ogni aspetto di Emma che non corrispondeva all’immagine che lui voleva di lei era qualcosa che poteva semplicemente eliminare e ignorare. Ma questa volta, non riesce a vedere oltre la sua confessione. Si ritrova a ricontestualizzare in modo incontrollato i momenti della loro relazione attraverso questa nuova prospettiva e, alla fine, la sua presa sulla vita crolla.

Il finale di The Drama è determinato dal tema centrale del film

Robert Pattinson con il naso sanguinante in The Drama

La scena chiave di The Drama non è la confessione di Emma, ​​ma una conversazione che avviene subito prima. Lei e Charlie raccontano ai loro amici di aver visto il DJ del loro matrimonio fumare quella che sembrava eroina per strada la sera prima, e i quattro discutono sul da farsi. Charlie vorrebbe licenziarla, ma Emma, ​​come al solito, cerca di essere comprensiva. Avrebbero potuto vederla nel peggior momento della sua vita, e se non l’avessero notata per caso quella sera, non l’avrebbero mai saputo. Ma Mike fa notare che l’hanno vista, e non è forse questo che conta?

L’interpretazione del finale di The Drama dipende dal fatto che si creda o meno che abbia ragione. Charlie crolla, quasi tradisce/molesta sessualmente una collega, rovina il suo matrimonio con un discorso da incubo e si ritrova ferito e solo. La relazione che credeva di avere è in frantumi. Ma Emma, ​​nella scena finale del film, gli offre un’altra possibilità. Possono semplicemente premere il pulsante di reset, fingere di non essersi mai incontrati e ripartire da lì, come se fossero le uniche due persone che contano.

Il film di Borgli non si concentra tanto su cosa si pensi del segreto di Emma, ​​quanto su cosa si pensi di questo momento finale. Da un lato, può essere interpretato in modo molto cinico, e non solo in termini di possibilità di ricominciare dopo quello che è successo. Sebbene Emma sembri riluttante ad affrontare la sua trasgressione passata o a lasciarsela completamente alle spalle, la sua tendenza a ignorare i numerosi difetti di Charlie (di cui si trovano prove in tutto il film) potrebbe essere interpretata come un odio interiorizzato verso se stessa. Crede che questa sia la relazione che si merita, forse anche più di quanto meriti, e quindi tollera qualsiasi cosa faccia il suo ormai marito – persino quasi andare a letto con una sua collega e rovinare clamorosamente il loro matrimonio davanti ad amici e parenti. Vista in quest’ottica, questa relazione è una trappola da cui sembrano non riuscire a uscire.

D’altra parte, se il perdono di Emma nasce da un sentimento autentico e sincero, allora la sua offerta finale di ricominciare da capo confuta l’argomentazione iniziale di Mike. Con sufficiente empatia, è possibile amare qualcuno anche dopo aver vissuto la cosa peggiore che abbia mai fatto; quell’esperienza è in realtà un’opportunità per conoscerlo più intimamente di quanto si potrebbe mai fare guardandolo attraverso lenti rosa. Il finale della serie potrebbe rappresentare un vero punto di partenza per Emma e Charlie, che finalmente si vedono per quello che sono veramente e scelgono comunque di andare avanti.

Il vero significato della storia e dei personaggi di Nightmare Before Christmas

Nightmare Before Christmas di Tim Burton e Henry Selick è un classico senza tempo che sfida i generi, ma il messaggio alla base del film e l’evoluzione dei personaggi richiedono una certa riflessione. Jack Skellington, il Re delle Zucche di Halloween Town, è in crisi creativa quando decide di rubare il Natale e di organizzare lui stesso le festività al posto di Babbo Natale. Alla fine, Jack capisce il proprio errore, restituisce il Natale a Babbo Natale e continua a essere il Re delle Zucche. Lungo il percorso, si rende conto del suo amore per Sally, un’abitante oppressa di Halloween Town, che lo ha sempre amato a sua volta.

La trama è moderatamente contorta, ma ricca di personaggi affascinanti e di un design di produzione accattivante, oltre che della magistrale colonna sonora di Danny Elfman in uno dei suoi primi film. I migliori testi e citazioni da Nightmare Before Christmas sono di grande impatto, anche se gli spettatori non ne comprendono appieno il motivo. È un’avventura buffa e un mix emozionante di due estetiche drasticamente opposte che non è stato apprezzato dalla Disney quando Burton ha avuto l’idea per la prima volta, forse in parte perché il significato della storia di Jack e Sally è sottile e si compone di molti elementi minori della trama.

Jack Skellington ritrova la felicità attraverso una catastrofe

È praticamente scontato che alla base di Nightmare Before Christmas ci sia l’affermazione fondamentale: Jack non avrebbe dovuto rubare il Natale. Questo è uno degli aspetti che rendono la storia confusa, poiché ad alcuni potrebbe sembrare che la lezione sia semplicemente quella di non provare mai nulla di nuovo. Nonostante tutti i suoi difetti, Jack è un personaggio profondamente coinvolgente che vive un’esperienza di vita comune, intrisa delle emozioni di una persona reale. Elfman afferma nell’episodio di The Movies That Made Us su Nightmare Before Christmas che si identificava con Jack, essendo stanco della sua carriera di rock star.

Jack probabilmente ama il caos, ma il caos abituale di Halloween Town è diventato una routine per lui, quindi cerca qualcosa di nuovo.

Per questo motivo, Elfman è stato motivato a fornire la voce cantata di Jack e si è concentrato sulla composizione di musica per film, ma Jack ha un finale diverso. Attraverso il Natale, Jack trova un nuovo modo di festeggiare Halloween e rivitalizza la sua passione per il suo lavoro. È realistico sentirsi infelici e nichilisti a causa della banalità e della routine della vita, ma l’arco narrativo di Jack ha conseguenze più grandi per tutte le altre persone coinvolte. Jack probabilmente ama il caos, ma il caos abituale di Halloween Town è diventato una routine per lui, quindi cerca qualcosa di nuovo.

Jack apprezza sinceramente l’esperienza del suo frenetico Natale, anche se i risultati sono negativi, il che lo aiuta a ritrovare il ruolo che in realtà gli piace nei giorni buoni. Un piccolo difetto nella trama del film è che non fornisce il contesto di quanto tempo Jack sia stato annoiato; questo potrebbe essere solo un breve episodio negativo nella sua esistenza altrimenti appagante. Owen Keenan sostiene anche (tramite The Daily Targum) che gli eventi di Nightmare Before Christmas sono una metafora dell’appropriazione culturale, contestualizzando il danno ancora maggiore causato dalle azioni di Jack.

Il personaggio di Sally mostra le ingiustizie di Halloween Town

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Sally è autosufficiente e resiliente, e rende migliore la storia di The Nightmare Before Christmas

C’è chi sostiene che Sally sia la vera eroina di Nightmare Before Christmas, mentre ciò che fa Jack è ben lungi dall’essere eroico. La sceneggiatrice Caroline Thompson ha riscritto il personaggio di Sally da tipica femme fatale a persona che vive “la visione del mondo della Piccola Fiammiferaia” (The Movies That Made Us). La vita di Sally è ingiusta: è la creazione di uno scienziato ispirato a Frankenstein che si aspetta che lei gli obbedisca, non ha alcun potere a Halloween Town, vaga per i vicoli senza l’aiuto di nessuno. È così autosufficiente che è abituata a distruggersi letteralmente e poi a ricucirsi da sola.

In sostanza, il personaggio di Sally è la prova di un significato più profondo dietro Nightmare Before Christmas che va oltre la noia di un potente organizzatore di feste che semina il caos. Le azioni di Jack influenzano le persone nel mondo reale per un giorno, ma Sally viene maltrattata e sminuita continuamente. Anche Jack, che sembra avere una grande stima di lei, le parla con condiscendenza e non presta attenzione ai suoi avvertimenti. “Sally’s Song” è una melodia incantevole e profondamente triste che parla esclusivamente di Sally preoccupata per Jack, ma traspare anche qualcosa della sua visione cupa del mondo.

I “veri” cattivi di Nightmare Before Christmas sono un’estensione di Jack

Oogie Boogie e il dottor Finkelstein dimostrano alcune delle stesse abitudini dannose di Jack

C’è un aspetto molto tossico nel carattere di Jack, perché la sua crisi esistenziale significa un disastro per gli altri. Molte persone reali potrebbero provare le stesse cose che prova lui, ma non sono i governanti di una festa che possono incitare a un tale caos. Se Nightmare Before Christmas parla di persone egoiste al potere che cercano di divertirsi e nel frattempo feriscono gli altri, allora Jack è da una parte della storia e Sally dall’altra. Nel frattempo, i “veri” cattivi, Oogie Boogie e il dottor Finkelstein, sono estensioni della caratterizzazione di Jack e delle sue conseguenze.

È appropriato che Oogie Boogie e Finkelstein fossero originariamente un unico personaggio; come Jack, sono entrambi creativi, caotici e hanno poco rispetto per gli altri. Hanno un certo potere nella Città di Halloween e usano le altre persone come giocattoli. Jack è il protagonista del film, se non l’eroe, quindi si rende conto di aver sbagliato e migliora. Nel frattempo, Oogie Boogie deve essere distrutto dal personaggio più potente, mentre Finkelstein riesce semplicemente a creare un essere che è servile come lui si aspetta. Eppure questi personaggi creano un motivo sottovalutato nel film.

Nightmare Before Christmas mette ancora in mostra i temi tradizionali dei film natalizi

The Nightmare Before Christmas

Nightmare Before Christmas ha diverse trame cupe che sono rese più leggere dalla natura stravagante del film, ma che comunque toccano temi come la solitudine e l’oblio contrapposti alla celebrazione. Tuttavia, può essere definito un film natalizio o di Halloween, sia per le varie decorazioni festive che per i temi alla fine felici. Come altri film natalizi,  Nightmare Before Christmas trasmette un messaggio di pace e amore. Jack lotta per salvare il Natale e ci riesce; Babbo Natale, per qualche motivo sconcertante, porta la neve nella città di Halloween per le festività.

I residenti della città di Halloween che ripetono “What’s This?” quando nevica mettono in evidenza la lezione più superficiale del film: provare cose nuove, ma in modo da non ferire gli altri. Poi, come parte della sua crescita caratteriale, Jack si rende conto di aver trascurato Sally per anni, e i due si riuniscono nella scena finale, stranamente ultraterrena e dolce. Dopo tutta la distruzione causata in Nightmare Before Christmas, la giustapposizione della trama letterale e dei motivi natalizi diventa parte del fascino del film, e Jack e Sally trovano davvero la felicità.

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Il vero significato del titolo Come uccidono le brave ragazze: perché la serie Netflix parla soprattutto della perdita dell’innocenza

Il titolo Come uccidono le brave ragazze sembra inizialmente quello di un classico thriller young adult costruito attorno a un omicidio e a un mistero scolastico. Ma man mano che la storia di Pip Fitz-Amobi si sviluppa, diventa evidente che il significato del titolo è molto più profondo e inquietante. La serie Netflix tratta dai romanzi di Holly Jackson non parla infatti soltanto di ragazze vittime di crimini, ma del modo in cui la pressione sociale, il trauma e l’ossessione per la verità finiscono lentamente per distruggere l’identità stessa delle persone considerate “brave”.

Fin dalla prima stagione, Pip appare come la perfetta studentessa modello: intelligente, empatica, determinata e moralmente convinta di poter distinguere chiaramente il bene dal male. La sua indagine sul caso Andie Bell nasce quasi come un progetto scolastico, qualcosa che dovrebbe semplicemente ristabilire la verità. Ma il cuore della serie sta proprio nel mostrare come quella convinzione inizi lentamente a crollare episodio dopo episodio. Più Pip si avvicina ai segreti di Little Kilton, più perde pezzi della propria innocenza emotiva e della propria stabilità psicologica.

Ed è qui che il titolo assume un doppio significato. Non parla soltanto delle ragazze che vengono letteralmente uccise o distrutte dalla violenza, ma di come la società consumi lentamente le “brave ragazze”: quelle che devono sempre essere perfette, responsabili, mature e moralmente corrette. Pip entra nell’indagine convinta di poter salvare gli altri attraverso la verità, ma la serie suggerisce continuamente che la ricerca ossessiva della verità può diventare essa stessa una forma di autodistruzione.

Pip Fitz-Amobi rappresenta la trasformazione della “brava ragazza” in qualcuno disposto a perdere tutto pur di conoscere la verità

Come uccidono le brave ragazze – Stagione 2

La vera forza della serie sta nel modo in cui trasforma gradualmente Pip da protagonista YA relativamente classica a personaggio molto più ambiguo e complesso. Nella prima stagione, la ragazza crede ancora che ogni mistero abbia una soluzione razionale e che la giustizia possa davvero sistemare il dolore lasciato dalle tragedie. Ma più il racconto avanza, più quella visione idealistica si incrina.

La seconda stagione sembra spingere ancora di più in questa direzione. Pip non vuole più investigare, perché ormai comprende quanto il trauma delle sue scoperte abbia cambiato lei stessa e le persone attorno a lei. Eppure non riesce davvero a fermarsi. La ricerca della verità è diventata quasi compulsiva, qualcosa che la consuma dall’interno. È un’evoluzione molto interessante perché sposta la serie dal semplice teen mystery verso un thriller psicologico sul peso morale dell’ossessione investigativa.

Anche il titolo originale inglese, A Good Girl’s Guide to Murder, funziona in modo simile. La parola “guide” suggerisce inizialmente qualcosa di quasi ironico o scolastico, ma col tempo diventa sempre più disturbante: Pip sta inconsapevolmente costruendo una guida non tanto per risolvere un omicidio, quanto per capire come la violenza e il segreto trasformino lentamente chi li affronta.

La serie Netflix usa il thriller YA per parlare di pressione sociale, trauma e identità femminile

Come uccidono le brave ragazze henry ashton max
Credit © Netflix

Uno degli aspetti più intelligenti di Come uccidono le brave ragazze è che utilizza la struttura del mystery adolescenziale per affrontare temi molto più contemporanei e realistici. Little Kilton non è soltanto una cittadina piena di segreti: è un luogo dove tutti devono mantenere un’immagine pubblica accettabile, nascondendo continuamente dolore, rabbia e manipolazione dietro la normalità quotidiana.

Le “brave ragazze” della serie sono infatti continuamente schiacciate dalle aspettative degli altri. Devono essere credibili, educate, responsabili, perfette. Ma il mondo attorno a loro è profondamente corrotto. E la serie suggerisce che questa pressione finisca inevitabilmente per spezzarle emotivamente. Pip rappresenta proprio questa contraddizione: più cerca di restare moralmente corretta, più viene trascinata in una realtà dove nessuno è davvero innocente.

È anche per questo che la saga di Holly Jackson funziona così bene rispetto a molti altri thriller YA contemporanei. Non usa il mistero soltanto come intrattenimento, ma come strumento per raccontare il momento in cui l’adolescenza lascia spazio alla consapevolezza adulta, con tutto il peso psicologico che questo comporta.

E forse il vero significato del titolo è proprio questo: non raccontare semplicemente come muoiono le brave ragazze, ma mostrare come il mondo le costringa lentamente a smettere di esserlo.

Il vero ruolo di Kevin Costner nella nuova serie western in otto puntate di Prime Video descritto dai produttori esecutivi di The Gray House

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Il nome di Kevin Costner è da sempre sinonimo di western e grandi racconti storici. Ora è stato chiarito quale sia il suo vero ruolo in The Gray House, la nuova serie in otto episodi in arrivo su Prime Video il 26 febbraio.

Costner non sarà davanti alla macchina da presa, ma il suo contributo dietro le quinte è stato tutt’altro che simbolico. Secondo gli executive producer Leslie Greif e Lori McCreary, l’attore premio Oscar ha lavorato in modo approfondito sulla sceneggiatura, analizzandola “riga per riga” e partecipando a diverse story conference con gli autori.

Un coinvolgimento creativo concreto, non solo un nome in locandina

Greif ha spiegato che Costner non si limita mai a “mettere il proprio nome” su un progetto: vuole contribuire attivamente e garantire autenticità storica e coerenza narrativa. Insieme a Morgan Freeman – anche lui executive producer tramite la sua Revelations Entertainment – ha supervisionato lo sviluppo della serie fin dalle prime fasi.

La loro attenzione si è concentrata soprattutto sulla verosimiglianza storica e sulla responsabilità nel raccontare un periodo delicato come la Guerra Civile americana. Un approccio che rispecchia la carriera di entrambi, da sempre legata a progetti storici e western di grande impatto.

La storia vera dietro The Gray House

La serie, scritta tra gli altri da John Sayles, racconta la storia reale di quattro donne del Sud – una socialite della Virginia, sua madre, una donna nera precedentemente schiavizzata e una prostituta d’alto livello – che crearono una rete di spionaggio clandestina per l’Unione durante la Guerra Civile.

Gli EP hanno definito la serie come una sorta di “Hidden Figures della Guerra Civile”, sottolineando l’importanza di portare alla luce una prospettiva femminile poco raccontata nei manuali di storia.

Nel cast figurano, tra gli altri, Mary-Louise Parker e Keith David, che interpreta l’abolizionista Henry Highland Garnet, figura contemporanea di Frederick Douglass.

Il primo progetto narrativo TV dopo l’addio a Yellowstone

Per Costner, The Gray House rappresenta il primo progetto televisivo narrativo dopo l’uscita da Yellowstone, la serie creata da Taylor Sheridan che aveva contribuito a ridefinire il western moderno in TV.

Nel frattempo, l’attore è impegnato nel suo ambizioso progetto cinematografico Horizon: An American Saga, ma il coinvolgimento in The Gray House dimostra che il suo interesse per le storie storiche non si è affatto affievolito.

Secondo Keith David, senza il supporto concreto di Costner e Freeman la serie probabilmente non sarebbe mai stata realizzata. Non semplici produttori esecutivi “di facciata”, ma figure attive e determinanti nella fase creativa.

Con un team di alto livello dietro e davanti alla camera, The Gray House si prepara a diventare uno dei titoli western più ambiziosi mai prodotti da Prime Video.