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Imagine Dragons: il videoclip di “Zero” per Ralph Spacca Internet

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Dopo il secondo trailer ufficiale arriva il video clip ufficiale di “Zero” la canzone degli Imagine Dragons che sarà la colonna sonora di Ralph Spacca Internet.

Gli Imagine Dragons, non sono nuovi al cinema, infatti era loro la canzone che ha accompagnato tutta la campagna marketing di Mission: Impossible – Fallout. Invece per Ralph Spacca Internet hanno composto un intero prezzo dedicato al nuovo film d’animazione della Disney.

Il video clip è disponibile all’ascolto ad un mese circa dal debutto dell’intera colonna sonora.

Ralph Spaccatutto è arrivato nelle sale americane il 2 novembre 2012, registrando l’incasso d’apertura più alto di sempre per un film di Walt Disney Animation Studios, all’epoca della sua uscita.

LEGGI ANCHE Ralph spacca internet: perché Leia non è tra le Principesse Disney

Diretto da Rich Moore e Phil Johnston e prodotto da Clark Spencer, il nuovo lungometraggio d’animazione Disney Ralph Spacca Internet arriverà nelle sale italiane il 1° gennaio 2019 e vedrà la partecipazione di Fabio Rovazzi con uno speciale cameo nella versione italiana del film. Grande fan della saga di Star Wars, Rovazzi interpreterà tre stormtrooper e la sua voce è già presente nel nuovo trailer.

Ralph Spacca Internet, la trama

In Ralph Spacca Internet il pubblico lascerà la sala giochi di Litwak per avventurarsi nel grande, inesplorato ed elettrizzante mondo di Internet, che potrebbe anche non resistere al tocco non proprio leggero di Ralph. Insieme alla sua compagna di avventure Vanellope von Schweetz, Ralph dovrà rischiare tutto viaggiando per il World Wide Web alla ricerca di un pezzo di ricambio necessario a salvare “Sugar Rush”, il videogioco di Vanellope. Finiti in una situazione fuori dalla loro portata, Ralph e Vanellope dovranno fare affidamento sui cittadini di Internet per trovare la giusta direzione.

Imaginary: tre spot tv dell’horror al cinema dal 14 Marzo

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Imaginary: tre spot tv dell’horror al cinema dal 14 Marzo

Eagle Pictures ha diffuso tre spot inediti di Imaginary, un nuovo horror targato Blumhouse, produttori di Five Nights At Freddy’s e M3GAN. Diretto da Jeff Wadlow. Scritto da Jeff Wadlow & Greg Erb & Jason Oremland.  Prodotto da Jason Blum, Jeff Wadlow con DeWanda Wise, Tom Payne, Taegan Burns, Pyper Braun con Veronica Falcon e Betty Buckley.

Imaginary esplora l’innocenza degli amici immaginari, ponendo una domanda inquietante: Sono davvero frutto dell’immaginazione dei bambini o c’è qualcosa di più terrificante e oscuro che si nasconde?

La trama di Imaginary

Quando Jessica (DeWanda Wise)  torna a vivere con la sua famiglia nella casa dove è cresciuta, la figliastra Alice (Pyper Braun) avventurandosi in cantina, trova un orsacchiotto di peluche di nome Teddy. Fin da subito sviluppa un inquietante attaccamento con lui, dapprima in modo giocoso e poi sempre più sinistro. Quando il comportamento di Alice diventa sempre più preoccupante, Jessica si rende conto che il tenero Teddy è molto più dell’orso di peluche che lei credeva.

Imaginary: trailer del nuovo horror Blumhouse

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Imaginary: trailer del nuovo horror Blumhouse

In arrivo Imaginary, un nuovo horror targato Blumhouse, produttori di Five Nights At Freddy’s e M3GAN. Diretto da Jeff Wadlow. Scritto da Jeff Wadlow & Greg Erb & Jason Oremland. Prodotto da Jason Blum, Jeff Wadlow con DeWanda Wise, Tom Payne, Taegan Burns, Pyper Braun con Veronica Falcon e Betty Buckley

Imaginary esplora l’innocenza degli amici immaginari, ponendo una domanda inquietante: Sono davvero frutto dell’immaginazione dei bambini o c’è qualcosa di più terrificante e oscuro che si nasconde?

Quando Jessica (DeWanda Wise)  torna a vivere con la sua famiglia nella casa dove è cresciuta, la figliastra Alice (Pyper Braun) avventurandosi in cantina, trova un orsacchiotto di peluche di nome Teddy. Fin da subito sviluppa un inquietante attaccamento con lui, dapprima in modo giocoso e poi sempre più sinistro. Quando il comportamento di Alice diventa sempre più preoccupante, Jessica si rende conto che il tenero Teddy è molto più dell’orso di peluche che lei credeva.

Imaginary: trailer del nuovo film della Blumhouse

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Imaginary: trailer del nuovo film della Blumhouse

Blumhouse ha diffuso il trailer del suo prossimo potenziale successo horror, Imaginar, che vede un orsacchiotto demoniaco.

Il primo trailer ci offre un assaggio della sinistra storia che prende una delle peculiarità dell’infanzia di ogni bambino, scegliere un giocattolo preferito e trasformarlo in qualcosa di pauroso.

Imaginary, il film

Imaginary è descritto come un film horror originale che attinge all’innocenza degli amici immaginari e solleva la domanda: sono davvero frutto dell’immaginazione infantile o c’è qualcosa di più terrificante che si nasconde proprio sotto?

Quando Jessica (DeWanda Wise) torna con la famiglia nella casa della sua infanzia, la sua figliastra più giovane Alice (Pyper Braun) sviluppa un inquietante attaccamento a un orso di peluche di nome Chauncey che trova nel seminterrato. Alice inizia a giocare con Chauncey ce man mano che il rapporto si intensifica i giochi diventano sempre più sinistri.

È diretto da Jeff Wadlow (Fantasy Island) e scritto da Jeff Wadlow, Greg Erb e Jason Oremland. Jason Blum e Jeff Wadlow stanno producendo. Imaginary arriva nelle sale americane l’8 marzo 2024 da Blumhouse e Lionsgate. Inizialmente era previsto il rilascio nel febbraio 2024, ma è stato ritardato a causa dello sciopero SAG-AFTRA recentemente risolto.

Imaginary: recensione del nuovo horror della Blumhouse

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Imaginary: recensione del nuovo horror della Blumhouse

La Blumhouse torna al cinema alla fine dell’inverno 2024 con un nuovo horror dal titolo esplicativo, Imaginary, diretto dal regista di Fantasy Island, Jeff Wadlow che firma anche la sceneggiatura insieme a Greg Erb e Jason Oremlan. Jason Blum, l’artefice della società dalle uova d’oro di Hollywood, è reduce dall’incredibile successo di Five Nights at Freddy’s e ora ci riprova a sbancare il box office con un orsacchiotto dall’apparenza innocua ma dalla sinistra presenza, con questo film.

Un tempo, i film horror avevano schemi molto semplici. Un susseguirsi di spaventi, l’uno dietro l’altro in un’escalation di salti dalla poltrona. Un film era bello anche nella semplicità della sua premessa: stalker a piede libero, fantasma in soffitta, non andare in cantina etc.

Oggi, dopo il successo di film horror come Insidious o Conjuring, quello stesso schema semplice non basta più. No, ora sono concentrati a costruire dei meccanismi molto più complessi, dinamiche impegnate e piene di convoluzioni. Invece di immediati spaventi a raffica, ci sono ostacoli da superare per costruire un mondo che di semplice ha ben poco.

Imaginary non è una storia semplice

Pyper Braun Tom Payne Taegen Burns in Imaginary
Foto di Parrish Lewis/Lionsgate/Parrish Lewis/Lionsgate – © 2023 Lionsgate

Imaginary ruota attorno a una bambina, Alice (Pyper Braun), che nel seminterrato della sua nuova casa scopre un vecchio orsetto di nome TEDDY, che diventa il suo amico immaginario. Ma, naturalmente, TEDDY non è solo il suo morbido ripieno: è una presenza sinistra con una vita propria. In tempi passati (cioè prima che i film di “Conjuring” diffondessero l’eccesso di complicazioni dell’horror), Imaginary sarebbe stato uno spettacolo su un giocattolo che porta scompiglio facendo cose malvagie. Sarebbe stato il “Ted” di Seth MacFarlane in chiave horror.

Ora, però, quella storia di base non è sufficiente. Deve essere stratificata con orpelli che contaminano l’horror con i generi più disparati. Alice ha un amico immaginario, ma anche la sua matrigna, Jessica (DeWanda Wise), che ha vissuto nella stessa casa fino a cinque anni. La famiglia, che comprende anche la sorella di Alice, la monella Taylor (Taegen Burns), e il padre delle due ragazze, Max (Tom Payne), un musicista rock hipster, sono tornati a vivere qui e la prima cosa che notano sono i disegni con cui Jessica ha ricoperto le pareti da bambina. La ragazza è diventata un’artista, un’autrice-illustratrice di libri bestseller per bambini, ma quei disegni, oltre ad alcuni criptici messaggi scarabocchiati, contengono indizi sul grande mistero. Così come un personaggio dei libri di Jessica, Simon il ragno (il nemico di Molly, Millipede), che prende vita come un incubo oversize.

La perdita del dono della sintesi nell’horror contemporaneo

DeWanda Wise e Taegen Burns Imaginary
Foto di Parrish Lewis/Lionsgate/Parrish Lewis/Lionsgate – © 2023 Lionsgate

La nuova narrazione dunque non solo perde la compente più efficace della narrazione, ovvero la semplicità, ma anche il dono della sintesi. La storia del cinema dell’orrore è stracolma di esempi eccellenti di narrazione che fa della sintesi il maggior “effetto speciale”. Basti pensare agli schemi dietro a horror di successo come Nightmare e Halloween e il suo protagonista Michael Mayers presto tornerà a spaventarci tutto sul piccolo schermo.

In questo contesto produttivo che mira a costruire film eccessivamente complessi si inserisce Imaginary, un film godibile che non si accontenta di spaventare ma ambisce a radicare la sua complessa macchinazione in dinamiche sociali e traumi familiari. Se nell’evoluzione generale della narrazione questo elemento conferisce al film un espediente solido, al tempo stesso lo espone al punto più debole della pellicola: i dialoghi. L’eccessiva radicazione nell’introspezione dei personaggi conduce il film su binari a tratti troppo enfatizzati che mostrano gli evidenti limiti della scrittura.

Piuttosto che far parlare troppo spesso i personaggi, i narratori avrebbero dovuto radicare maggiormente la storia di Imaginary in un sentimento fondato sulla psicologia che lega i bambini agli amici immaginari che si inventano, tralasciando alcune scene tipiche da ghoststory che poco rendono in termini di paura in un contesto del genere.

“L’immaginario” mondo di Imaginary

Imaginary DeWanda Wise
Foto di Parrish Lewis/Lionsgate/Parrish Lewis/Lionsgate – © 2023 Lionsgate

Se da un lato la debolezza del film è la dinamica familiare poco approfondita, l’aspetto più marcatamente fantasy e soprannaturale del film è l’elemento che conferisce alla pellicola un buon finale, che serve a unire i punti e a regalarci un quadro non troppo esaustivo di tutta la storia alla base di Imaginary. Il mondo immaginato nel finale del film fa ovviamente eco ad altri mondi visti sia al cinema che in film della BLUMHOUSE, su tutti l’oltretomba di Insidious. Tuttavia grazie ad elementi molto evocativi e ad un suggestivo utilizzo del colore, il mondo immaginario del film legato ad elementi tipici dell’infanzia di ogni bambini ci regalano momenti di puro godimento orrorifico.

Tuttavia, si sa di essere nelle mani di un professionista del cinema horror quando compare Betty Buckley, con occhiali oversize e capelli raccolti da donna di mezza età della periferia medio-americana, e con un sorrisetto invadente, nei panni di Gloria, l’impicciona vicina di casa che faceva da babysitter a Jessica quando era piccola. È grazie a questo personaggio che Jessica riesce a tornare indietro alla sua infanzia e a portarci in questo mondo degli amici immaginari che è probabilmente la parte migliore del film.

Imaginary: prima spaventosa clip con DeWanda Wise

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Imaginary: prima spaventosa clip con DeWanda Wise

Eagle Pictures ha diffuso una clip di Imaginary, un nuovo horror targato Blumhouse, produttori di Five Nights At Freddy’s e M3GAN. Diretto da Jeff Wadlow. Scritto da Jeff Wadlow & Greg Erb & Jason Oremland.  Prodotto da Jason Blum, Jeff Wadlow con DeWanda Wise, Tom Payne, Taegan Burns, Pyper Braun con Veronica Falcon e Betty Buckley.

Imaginary esplora l’innocenza degli amici immaginari, ponendo una domanda inquietante: Sono davvero frutto dell’immaginazione dei bambini o c’è qualcosa di più terrificante e oscuro che si nasconde?

La trama di Imaginary

Quando Jessica (DeWanda Wise)  torna a vivere con la sua famiglia nella casa dove è cresciuta, la figliastra Alice (Pyper Braun) avventurandosi in cantina, trova un orsacchiotto di peluche di nome Teddy. Fin da subito sviluppa un inquietante attaccamento con lui, dapprima in modo giocoso e poi sempre più sinistro. Quando il comportamento di Alice diventa sempre più preoccupante, Jessica si rende conto che il tenero Teddy è molto più dell’orso di peluche che lei credeva.

Imaginary: aspettando il nuovo horror Blumhouse, 10 film sull’amico immaginario

Il prossimo 14 marzo arriva in sala Imaginary, il nuovo figlio di Blumhouse che, dopo il successo di M3gan e Five Nights at Freddy’s torna al cinema con l’intenzione di spaventare grandi e piccini. Questa volta lo fa con una storia che scomoda uno dei grandi archetipi della narrazione fantastica: l’amico immaginario.

Il cinema è pieno di storie che raccontano, con toni e declinazioni diverse, attraversando i generi e le età, di personaggi con amici immaginari più o meno simpatici o pericolosi. Ecco un breve viaggio all’interno di questo topos narrativo che ha ispirato narratori di ogni genere cinematografico.

Imaginary

Imaginary film 2024

In sala dal 14 marzo distribuito da Eagle Pictures, Imaginary esplora l’innocenza degli amici immaginari, ponendo una domanda inquietante: Sono davvero frutto dell’immaginazione dei bambini o c’è qualcosa di più terrificante e oscuro che si nasconde? Quando Jessica (DeWanda Wise)  torna a vivere con la sua famiglia nella casa dove è cresciuta, la figliastra Alice (Pyper Braun) avventurandosi in cantina, trova un orsacchiotto di peluche di nome Teddy. Fin da subito sviluppa un inquietante attaccamento con lui, dapprima in modo giocoso e poi sempre più sinistro. Quando il comportamento di Alice diventa sempre più preoccupante, Jessica si rende conto che il tenero Teddy è molto più dell’orso di peluche che lei credeva.

Per amore dello spettacolo e del brivido, il film prende in considerazione l’idea che un amico immaginario possa indurre ad azioni spaventose, idea non proprio nuova ma che nelle mani della sapiente casa degli incubi della Blumhouse può trasformarsi in oro al box office.

Elliot il drago invisibile

Elliot il drago invisibile

Cominciamo con un grande classico del genere fantasy per ragazzi. Pur non essendo esattamente immaginario ma piuttosto “invisibile”, come da titolo, Elliott è il simpatico co-protagonista di questa storia, in cui Peter, un bimbo orfano, ha come unico amico proprio il drago magico che porta il caos in un piccolo villaggio di pescatori nel Maine quando cerca di aiutare proprio Peter a scappare dalla casa della perfida famiglia adottiva.

La storia si sviluppa come la più classica delle avventure fantastiche, in cui il piccolo protagonista trova alla fine una famiglia, mentre l’aiutante magico vola via per andare a aiutare altri bambini in difficoltà. Il grande classico Disney in tecnica mista del 1977 è stato rifatto nel 2016 da David Lowery con Bryce Dallas Howard.

Fight Club

fight-club-cattivo

Sembra strano che un tale titolo si trovi in questo elenco, eppure, a ben vedere il protagonista senza nome di Fight Club trova effettivamente un amico (immaginario) in Tyler Durden, anche se poi alla fine scopriremo che si tratta semplicemente di un se stesso più “fico e rilassato”.

Il protagonista e Tyler Durden sfogano la loro aggressività creando un club di combattimento, che assume rapidamente connotati rivoluzionari, fino a mettere l’uomo in condizioni di dover fronteggiare la sua vera identità. Trai film culto della storia del cinema, Fight Club rappresenta un passaggio obbligato quando si parla di cinema e di personaggi immaginari, dal momento che su questo elemento si fonda poi tutta la storia del film.

La profezia dell’armadillo

La profezia dell'armadillo

Ebbene non poteva mancare in questa lista la versione italiana e moderna dell’amico immaginario. Si tratta proprio di quell’armadillo del titolo e che ormai l’immaginazione collettiva sente parlare nella propria testa con la voce di Valerio Mastandrea. Cinico e saggio, aspramente critico ma sempre di supporto, l’amico immaginario di Zero in La profezia dell’armadillo è davvero la sua coscienza.

Il personaggio diventa tanto più importante quanto più la storia avanza e dai toni svogliati e ironici della prima parte si procede verso le rivelazioni più serie e drammatiche della seconda parte del film. L’armadillo, in quelle circostanze, assume un ruolo decisamente importante per il giovane Zero. Lo stesso personaggio, che è nato sulle pagine dei fumetti, è diventato poi una icona pop anche grazie alle serie Netflix di Zerocalcare: Strappare lungo i bordi e Questo mondo non mi renderà cattivo.

Jojo Rabbit

JoJo Rabbit

Nel 1945, un ragazzino tedesco scopre che la madre nasconde una giovane ebrea in soffitta. Aiutato dall’amico immaginario, Adolf Hitler, Jojo deve fare i conti con la sua infantile e cieca fiducia verso il regime. Il film Jojo Rabbit di Taika Waititi, che ha intenerito i cuori di tutto il mondo cinefilo qualche anno fa, ha anche offerto una storia di amicizia davvero sopra le righe.

Il piccolo Jojo idealizza così tanto il nazionalsocialismo che conferisce al suo amico immaginario le fattezze di Hilter (interpretato da Waititi stesso). Questa scelta, che sembra così azzardata, è in realtà perfetta per far capire al pubblico quanto la passione del protagonista per il regime non sia altro che un desiderio di appartenenza che viene sublimato attraverso questa comica e buffonesca figura baffuta. Il finale del film rimetterà tutto poi nella giusta prospettiva, con Jojo che si allontana dalla vera natura della dittatura.

A Beautiful Mind

Jennifer Connelly A Beautiful Mind

Il biopic di Ron Howard che racconta la vita e la malattia di John Nash sceglie di drammatizzarne la schizofrenia del protagonista. Il film racconta della paranoia di Nash: parallelamente alla sua ricerca matematica e alla sua storia d’amore, il protagonista scivola sempre di più nella sua malattia mentale, aiutato soltanto dall’amico Charles Herman che si presenta a lui in compagnia di sua figlia, la piccola Marcee.

Soltanto verso la fine del film scopriamo che Charles è in effetti un amico immaginario per il professor Nash, una illusione frutto della sua schizofrenia di tipo paranoide. Molto dopo la realizzazione del film, che ha avuto un enorme successo ed è arrivato fino agli Oscar, il professor Nash, quello vero, ha detto pubblicamente che quelle visioni non lo hanno mai abbandonato, salvo il fatto che da un certo punto in poi ha imparato a gestirle come allucinazioni, e non come… amici.

Lars e una ragazza tutta sua

Lars e una ragazza tutta sua

Lars è molto timido e fa fatica a socializzare ma crea un legame con una bambola di plastica a grandezza naturale. La famiglia è preoccupata ma il medico li avvisa di assecondare l’uomo e di fingere che si tratti di una donna reale. Sarà la stessa bambola, Bianca, a “trovare il modo” di aiutare Lars a trovare la sua strada e di aprirsi, con molta cautela, a delle relazioni reali.

Il film, che si avvale di una straordinaria interpretazione di un giovanissimo Ryan Gosling, racconta di una “innamorata immaginaria”, che riesce a trovare spazio nella timidezza di un uomo proprio perché non chiede e non ambisce, non lo mette in difficoltà con nessuna pretesa, ma esiste al suo fianco, per quanto finta, presenza confortante.

Il mio amico Eric

Il mio amico Eric

Eric, un postino di mezz’età che vive e lavora a Manchester, si trova in un momento critico della propria vita. Una sera gli si materializza davanti Eric Cantona, il suo idolo, stella del Manchester United del quale è un grande tifoso. Il campione con la sua “filosofia” lo aiuterà ad affrontare il suo passato, riavvicinandosi a Lily, e lo spronerà a chiedere l’aiuto dei suoi colleghi e amici tifosi per togliere dai guai uno dei suoi figliastri, che nel frattempo si è messo in affari con un pericoloso criminale.

Il primo e a oggi unico film in cui Ken Loach ricorre a un espediente soprannaturale è un ritratto affettuoso e tenero di un’amicizia maschile tra un uomo e il suo mito, un simbolo ma anche un consigliere e un supporto reale, per quanto presenza immaginaria, che porta un vero e proprio beneficio alla vita di Eric.

Mr. Beaver

Mr. Beaver

Ci avviciniamo a una declinazione di “amico immaginario” che diventa pian piano sempre più inquietante e questo film diretto da Jodie Foster sicuramente offre una versione insolita di questo archetipo narrativo. La storia è quella di Walter Black che dopo una vita nell’industria dei giocattoli cade in depressione. Torna pian piano alla vita solo grazie a Mr. Beaver, una marionetta/castoro che si impossessa pian piano della sua personalità, fino a conseguenze tragiche.

Il castoro immaginario che prima salva la vita e poi guida alla pazzia il protagonista del film, con il volto di Mel Gibson, viene poi trattato nel film come un vero e proprio disturbo della personalità, un disturbo di schizofrenia che solo nel finale verrà trattato come tale e curato, per portare il protagonista verso la guarigione.

Shining

Shining

Continuando ad avvicinarci all’inquietudine orrorifica di amici immaginari per niente consolanti, anche il capolavoro di Stanley Kubrick offre una declinazione di amico immaginario che nulla ha da invidiare agli esempi fino a ora riportati. Tutti conosciamo la storia di Jack Torrance e di come scivola progressivamente nella pazzia all’interno dell’Overlook Hotel. Ma prima di arrivare a brandire l’ascia contro moglie e figlia, Jack ha modo di parlare a lungo con il suo amico barista, l’immaginario Lloyd, che gli offre dei consigli di vita non proprio salutari.

Ma dato che la mela non cade mai troppo lontano dall’albero, anche il piccolo Danny, figlio di Jack, ha un amico immaginario: Tony, l’inquietante compagno di giochi che diventa quasi un angelo custode per il piccolo e gli preannuncia gli orrori che da lì a poco potrebbero accadere. Anche se Shining è un film che non farebbe mai pensare direttamente a amici immaginari, offre in realtà ben due esempi calzanti di questo archetipo.

Imaginary Foe: Warner Bros produce il suo Ghostbusters

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Imaginary Foe: Warner Bros produce il suo Ghostbusters

Imaginary FoeArriva da The Hollywood Reporter la notizia che la Warner Bros. Pictures ha avviato lo sviluppo di un progetto originale che si intitolerà Imaginary Foe. Anche se la trama del progetto è al momento tenuta segreta, pare che il film sia stato già paragonato a nientemeno che Ghostbusters.

La pellicola sarà sceneggiata da  Rocco Pucillo, con David Katzenberg e Seth Grahame-Smith  che produrranno con la loro  KatzSmith Productions.

Fonte: CS

 

Illusioni Perdute: intervista al protagonista Benjamin Voisin

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Illusioni Perdute: intervista al protagonista Benjamin Voisin

Ecco la nostra intervista a Benjamin Voisin, protagonista di Illusioni Perdute, il film di Xavier Giannoli in uscita in Italia in anteprima dal 23 dicembre a Roma, Milano, Torino, Bologna e dal 30 dicembre in tutte le sale con I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection.

Illusioni perdute: il libro di Balzac e le curiosità sul film

Illusioni perdute: il libro di Balzac e le curiosità sul film

Honoré de Balzac è non solo uno dei più importanti letterati francesi di tutti i tempi, ma anche il principale maestro del romanzo realista del XIX secolo durante la fase finale del romanticismo. Molte delle sue opere, facenti parte della sua monumentale La Comédie humaine, sono state fonte di ispirazione per intere generazioni di scrittori ma sono in più occasioni state anche oggetto di adattamenti cinematografici e televisivi. Tra i più noti si ricordano L’amabile ingenua (1949), La bella scontrosa (1991) e La duchessa di Langeais (2007). La trasposizione più recente di una sua opera è però Illusioni perdute, tratta dall’omonimo romanzo e portata al cinema nel 2021 da Xavier Giannoli.

Già regista di apprezzati film come Quand j’étais chanteur (2007), Marguerite (2015) e L’apparizione (2018), Giannoli ha con questo nuovo film assunto un compito tanto ambizioso quanto rischioso, ovvero adattare uno dei romanzi più lunghi, complessi e apprezzati dell’intera opera di Balzac. Lo ha fatto avvalendosi della collaborazione dello sceneggiatore Jacques Fieschi, con cui aveva già collaborato in passato. Presentato poi in concorso alla 78ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, il film si è dimostrato una scommessa vinta per i due autori.

Acclamato da critica e pubblico, Illusioni perdute è poi arrivato ad ottenere 15 nomination ai Premi César, vincendone sette, incluso Miglior film e Miglior adattamento. Si tratta dunque di uno dei titoli più importanti del suo anno, che è bene non farsi sfuggire! Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative ad esso. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori ma anche qualche dettagli in più sull’opera da cui è tratto. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Illusioni perdute: il libro di Honoré de Balzac

Pubblicato da Honoré de Balzac in tre parti (I due poeti, Un grande uomo di provincia a Parigi e Eva e David) tra il 1837 e il 1843, Illusioni perdute è la decima opera delle Scene di vita di provincia, il secondo degli svariati cicli narrativi dell’ambiziosa serie de La Comédie humaine. Tra i libri più lunghi dell’intera serie è, nel giudizio di molti scrittori e studiosi, il migliore mai scritto dall’autore. In esso si racconta del fallimento esistenziale di Lucien Chardon, giovane provinciale alla ricerca d’amore e gloria, e delle sue illusioni perdute mentre affronta il mondo letterario alla ricerca di un suo futuro.

In Illusioni perdute si affrontano temi come lo stile di vita delle province contrapposto a quello delle metropoli (da qui la collocazione all’interno delle Scene di vita di provincia), la vita artistica di Parigi nel 1821-22 e la natura della vita artistica in generale e la duplicità di tutte le cose. Nel far ciò Balzac offre un ritratto della società del suo tempo particolarmente ampio e preciso. Il suo obbiettivo con La Comédie humaine era d’altronde quello di descrivere nel modo più esaustivo possibile la società che lo circondava, racchiudendo tutta la propria epoca nella sua Commedia umana.

Illusioni perdute cast

La trama di Illusioni perdute, il suo finale e il cast del film

Il film racconta dunque di Lucien, un giovane poeta che, nella Francia del XIX secolo, aspira a diventare un noto artista. Pieno di speranze e aspettative, lascia la tipografia di famiglia nella sua città natale, per trasferirsi a Parigi in cerca di successo. Mentre Lucien affronta il mondo letterario alla ricerca del proprio futuro, si renderà presto conto che avrà a che fare con una realtà spietata, sottoposta alla legge del guadagno e della finzione, dove tutto ha un prezzo. Riuscirà allora il giovane ragazzo di provincia a rimanere sé stesso e riuscire a realizzare i propri sogni?

La trama del film non copre però l’intero libro di Balzac, ma si concentra soprattutto sulla seconda parte, intitolata Un grande uomo di provincia a Parigi. In essa si racconta appunto dell’arrivo a Parigi di Lucien, del suo tentativo di realizzare una grande opera letteraria e del suo cedere al giornalismo per ottenere rapidamente la fama. La corruzione morale a cui va incontro lo porta però a venire completamente screditato nell’ambito lavorativo e a ritrovarsi economicamente rovinato, costretto così a tornarsene nella sua provincia. Ad interpretare il protagonista Lucien vi è l’attore Benjamin Voisin, già visto in Estate ’85 e affermatosi poi proprio grazie a questo film.

Accanto a lui si ritrovano gli attori Cécile de France nel ruolo di Louise de Bargeton, Vincent Lacoste (premiato ai César come Miglior attore non protagonista) nel ruolo di Étienne Lousteau e il noto attore-regista Xavier Dolan in quello di Raoul Nathan. Il suo personaggio è in realtà una sintesi di tre personaggi del romanzo: Raoul Nathan, un giornalista intrigante, Daniel d’Arthez, uno scrittore laborioso e Melchior de Canalis, un poeta di successo. Completano poi il cast Salomé Dewaels nel ruolo di Coralie, Jeanne Balibar in quello di Marchesa d’Espard, Gérard Depardieu come Dauriat e Louis-Do de Lencquesaing nel ruolo di Finot.

Il trailer di Illusioni perdute e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Illusioni perdute grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Google Play, Apple TV e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di venerdì 16 febbraio alle ore 21:20 sul canale Rai 3.

Illusioni mortali, recensione del film di Ann Elizabeth James

Illusioni mortali, recensione del film di Ann Elizabeth James

Disponibile su Netflix dal 18 Marzo, Illusioni mortali racconta la storia di Mary, autrice di best seller thriller dalle tinte erotiche che, dopo anni di pausa, accetta di scrivere il quarto capitolo di una saga di libri a cui stava lavorando, spinta dal fatto che il marito Tom (Dermot Mulroney) ha messo a rischio le finanze familiari con alcuni investimenti sbagliati. Mary, per potersi dedicare al meglio alla stesura del nuovo romanzo, accetta il consiglio di un’amica di rivolgersi a un’agenzia per tate di lusso, in modo tale da assumere qualcuno che si prenda cura dei figli. Approda così nella vita di Mary Grace (Greer Grammer), giovane e candida baby sitter, la cui presenza nella casa costituirà un punto di svolta nella vita di Mary. Il mondo della realtà e quello della finzione romanzesca inizieranno infatti a confondersi nella mente di Mary, cosi come la figura di Grace, che assumerà tinte sempre più ambigue e che attrarrà sempre di più Mary con cui instaurerà una relazione  intima e misteriosa.  

Illusioni mortali: un impianto narrativo privo di basi solide

Col procedere della storia le dinamiche tra i personaggi si fanno sempre più confuse e ambigue, purtroppo però senza risultare intriganti e mantenere alto il livello di tensione; Mary vacilla tra sogno e realtà, non del tutto certa che quanto stia accadendo tra lei e Grace -che intanto inizia anche un gioco di seduzione nei confronti del marito – sia vero o semplicemente un’illusione mortale, come recita il titolo del film. Il rapporto tra le due si fa sempre più morboso, le dinamiche sempre più strane e pericolose. L’identità di Grace viene costantemente messa in dubbio, oscilla tra la facciata candida ed innocente di baby sitter e quella di femme fatale seducente ed erotica. Questi tre personaggi principali, tuttavia, appaiono privi di una caratterizzazione convincente, per cui è difficile stabilire alcun tipo di connessione emotiva con lo spettatore.

Sono personaggi che vivono esclusivamente nel presente; vengono inserite alcune informazioni sulla loro backstory ma non sono sufficienti per permetterci di comprenderli veramente. Il blocco dello scrittore di cui è preda Mary, la frustrazione e l’ossessione generate dalla scrittura non vengono indagate in maniera approfondita e risultano quasi un mero deus ex machina per poter portare in scena un gioco di respingimento e interdipendenza tra le due figure femminili. Eppure non riesce a crearsi un vero e proprio conflitto tra i due personaggi, si strizza l’occhio ai thriller in stile Basic Instinct ma senza riuscire a trovare una propria dimensione. La sceneggiatura del film non convince proprio perché le motivazioni e i desideri dei personaggi non sono chiariti, ma semplicemente abbozzati e lasciati scivolare via, tra battute non memorabili, scandite da un ritmo fiacco e che non riesce a risollevarsi coi pochi -e prevedibili- colpi di scena. Neanche le interpretazioni femminili riescono a salvare questa trama priva di originalità: la gestualità e il lavoro espressivo delle attrici risulta essere troppo caricaturale e macchiettistico, senza conferire alcun valore aggiuntivo all’interpretazione dei personaggi. 

Illusioni mortali: un finale senza reali colpi di scena 

Il personaggio di Grace, teoricamente uno dei punti focali della narrazione, in quanto va a scardinare le dinamiche iniziali della storia, non riesce a risultare tridimensionale, è privo di qualsiasi alone di mistero, che avrebbe potuto almeno avvicinare il film al genere di cui se ne dichiara l’appartenenza. Quando arriva la finale rivelazione sul perché del suo modo di agire, che dovrebbe giustificare l’ambiguità e ambivalenza dei comportamenti del personaggio, questa è così superficialmente accennata che non offre alcuna soddisfacente spiegazione. Si sarebbero potuti approfondire di più alcuni spunti, come il collegamento tra il romanzo che Mary sta scrivendo e quello che accade nella realtà, ma non veniamo neanche a conoscenza del tema del romanzo, se non a grandi linee. Anche il passato di Grace, se gli fosse stato concesso più spazio narrativo, avrebbe potuto rappresentare una storyline quantomeno interessante. Vengono prelevati gli stilemi del thriller ma senza che questi trovino una loro reale dimensione nel racconto.

Il film si propone come un thriller psicologico, ma non viene indagata a fondo la sfera psichica di nessun personaggio; ci si limita a qualche tentativo tramite voice over o flashback, che genera, di fatto, più confusione e ambiguità se guardiamo alla totalità della pellicola. Perfino il finale, quindi, che avrebbe dovuto essere più di impatto, puntando sull’aspetto della rivelazione della misteriosità di Grace, non riesce a convincere, rimanendo blanda testimonianza della scrittura poco audace del film.

Illusione: iniziate le riprese del nuovo film di Francesca Archibugi con Jasmine Trinca e Michele Riondino

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Sono iniziate le riprese di Illusione, il nuovo film diretto da Francesca Archibugi, che vede protagonisti Jasmine Trinca e Michele Riondino. Il progetto, ambientato a Perugia, si presenta come un giallo dalle forti componenti psicologiche, costruito attorno a un caso tanto misterioso quanto disturbante.

Al centro della storia c’è Rosa Lazar, interpretata da Angelina Andrei, una ragazza moldava di appena sedici anni ritrovata in fin di vita in un fosso alla periferia della città. La giovane, vestita con un completo d’alta moda, appare inizialmente come una vittima, ma il suo comportamento ambiguo e apparentemente sereno rende subito l’indagine più complessa del previsto.

A occuparsi del caso sono la sostituta procuratrice Cristina Camponeschi e lo psicologo Stefano Mangiaboschi, coinvolti in un’indagine che si allarga rapidamente oltre i confini locali. Il sospetto è quello di un giro di prostituzione con legami internazionali, mentre la personalità di Rosa si rivela sempre più enigmatica, sospesa tra rimozione e identità disturbata.

Completano il cast Vittoria Puccini, Francesca Reggiani, Aurora Quattrocchi e Filippo Timi, in un racconto che promette di muoversi tra tensione narrativa e profondità emotiva.

Illusione unisce indagine criminale e analisi psicologica in un racconto di identità frammentate

Illusione sembra inserirsi nel solco più riconoscibile del cinema di Archibugi, dove il centro della narrazione non è mai solo l’evento, ma il modo in cui i personaggi lo attraversano. Il caso di Rosa diventa così il punto di partenza per una doppia indagine: da un lato quella giudiziaria, che prova a ricostruire i fatti, dall’altro quella interiore, che mette in discussione la percezione stessa della realtà.

La giovane protagonista, con il suo comportamento apparentemente dissonante rispetto alla violenza subita, introduce un elemento di instabilità che potrebbe ridefinire continuamente il punto di vista dello spettatore. Non è solo una vittima, ma una figura che sembra sfuggire a qualsiasi lettura univoca.

Le riprese del film, una coproduzione tra Italia e Belgio, si svolgeranno per otto settimane tra diverse location europee, tra cui Italia, Bruxelles e Strasburgo. Il progetto è prodotto da Fandango con Rai Cinema e Tarantula Belgique, con il contributo del Ministero della Cultura.

Illusione: Francesca Archibugi presenta il suo nuovo film con Jasmine Trinca, al cinema dal 7 maggio

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È stato presentato oggi Illusione, il nuovo film diretto da Francesca Archibugi, che segna il ritorno della regista a un cinema profondamente umano e inquieto. Il film, con protagonista Jasmine Trinca affiancata da Michele Riondino, Angelina Andrei e Vittoria Puccini, arriverà nelle sale italiane dal 7 maggio distribuito da 01 Distribution.

Accanto ai protagonisti, il cast include anche Francesca Reggiani, Aurora Quattrocchi e Filippo Timi, in un racconto che si muove tra indagine giudiziaria e analisi psicologica. La sceneggiatura è firmata dalla stessa Archibugi insieme a Laura Paolucci e Francesco Piccolo, mentre la produzione è curata da Fandango con Rai Cinema, in coproduzione internazionale.

La storia si apre nella periferia di Perugia, dove una ragazza viene ritrovata in fin di vita in un fosso. Si chiama Rosa Lazar, ha meno di sedici anni e un comportamento che sfugge a qualsiasi interpretazione immediata. A occuparsi del caso sono una sostituta procuratrice e uno psicologo, chiamati a districare una vicenda che si muove tra violenza, rimozione e identità fratturate.

Illusione costruisce un’indagine doppia tra verità giudiziaria e enigma psicologico

Il cuore di Illusione non è tanto il mistero investigativo in senso classico, quanto la frattura tra ciò che è accaduto e ciò che può essere raccontato. Rosa non è una vittima lineare: nega, copre, si rifugia in una gioiosità disturbante che rende ogni ricostruzione instabile.

Da una parte c’è l’indagine della magistratura, che cerca connessioni e responsabilità fino a toccare scenari internazionali; dall’altra, quella dello psicologo, che si muove su un terreno più fragile, dove la verità non coincide necessariamente con i fatti, ma con la percezione e la rimozione.

È qui che il film sembra inserirsi nella traiettoria più coerente del cinema di Archibugi: personaggi attraversati da contraddizioni profonde, incapaci di essere ridotti a categorie semplici. Il caso di Rosa diventa così qualcosa di più di un’indagine: è un dispositivo narrativo per esplorare identità spezzate, tra infanzia negata e costruzione forzata di sé.

La scelta di ambientare la vicenda a Perugia rafforza questa dimensione sospesa: una provincia apparentemente tranquilla che si rivela incapace di contenere ciò che emerge. E il titolo, Illusione, sembra suggerire proprio questo: la distanza tra ciò che vediamo e ciò che davvero esiste.

Illusione, recensione del film con Jasmine Trinca e Michele Riondino – #RoFF20

Illusione racconta la storia di Rosa (Angelina Andrei), una ragazza rumena di quindici anni che vive in un piccolo paese vicino a Bucarest e sogna di diventare modella. La sua è la speranza ingenua di chi crede che la bellezza possa essere un passaporto verso un futuro migliore, un modo per emanciparsi da una realtà povera e senza prospettive. Insieme al cugino Sorin, lascia la Romania e parte per Strasburgo, dove Sorin è convinto di poterle trovare dei contatti. Ma il viaggio, che dovrebbe rappresentare una rinascita, si trasforma ben presto in una trappola. Rosa non entra nel mondo della moda, bensì in quello della prostituzione, in una rete di sfruttamento gestita da organizzazioni criminali che si muovono tra i confini dell’Europa orientale e occidentale.

Francesca Archibugi filma la discesa di Rosa con una regia attenta e priva di retorica, mescolando suspense e malinconia, tensione e pietà. Non c’è spettacolarizzazione del dolore, ma uno sguardo lucido, che si ferma sulle pieghe più intime della paura e dello smarrimento. È attraverso gli occhi della giovane protagonista che lo spettatore scopre l’altra faccia dell’Europa: quella delle strade secondarie, dei corpi mercificati, dei sogni che diventano merce di scambio. L’“illusione” del titolo diventa così una metafora potente – quella di un intero continente che promette libertà ma offre, troppo spesso, solo solitudini e ingiustizie.

Angelina Andrei in Illusione 2025
Crediti Jarno Iotti

Illusione: dalla cronaca al grande schermo

La genesi del film affonda le radici in un episodio realmente accaduto. Anni fa, Francesca Archibugi ha letto un trafiletto sul Corriere dell’Umbria: si parlava del ritrovamento di una ragazza molto giovane, riversa in un fosso vicino a una superstrada, creduta morta ma poi soccorsa in extremis. Di quella vicenda non si seppe più nulla, e proprio quel silenzio, quella rapida dimenticanza, spinsero la regista a immaginare la storia di Rosa Lazar.

Da quell’immagine prende forma Illusione, un film che si muove tra denuncia e introspezione, tra realtà e costruzione narrativa. Archibugi non punta il dito contro un singolo colpevole, ma mostra un sistema di poteri e omissioni che rende possibile la violenza. Come spesso accade nel suo cinema, la sceneggiatrice – e regista – parte dal particolare per arrivare all’universale, interrogandosi su cosa significhi essere responsabili, complici o semplicemente indifferenti. E, se Il colibrì (tratto dal celebre romanzo di Sandro Veronesi) indagava la resilienza dell’individuo, Illusione scava invece nella fragilità collettiva, nella cecità morale di una società che accetta il male come inevitabile.

Jasmine Trinca in Illusione 2025 Recensione
Crediti Jarno Iotti

Figure di potere e fragilità

Attorno a Rosa si intrecciano le storie di personaggi che incarnano diverse forme di potere e vulnerabilità. Troviamo il pubblico ministero, Cristina Camponeschi, interpretata da Jasmine Trinca, donna dal carattere chiuso, solitaria, quasi ostile, che affronta il caso con freddezza apparente ma dentro di sé porta il peso di trovare al più presto la verità. C’è, poi, Stefano Mangiaboschi (Michele Riondino), lo psicologo incaricato di valutare lo stato mentale della ragazza: figura complessa, segnata da un passato violento che riemerge quando meno ci si aspetta, rendendo labile il confine tra chi cura e chi ferisce. Da ricordare anche il commissario locale (Filippo Timi), un uomo che conosce tutti, sempre pronto a commentare e incapace talvolta di agire nel modo giusto perché vittima della propria soggettività. Accanto a loro, la moglie di Stefano Mangiaboschi (Vittoria Puccini), che si rende conto della difficoltà della situazione e cerca di proteggere il marito.

Rosa, al centro di questo mondo di adulti corrotti o impotenti, diventa specchio e vittima. La sua ingenuità iniziale lascia spazio a una consapevolezza dolorosa, e il suo percorso – dalla Romania alla Francia, fino a un fosso nei dintorni di Perugia – è un viaggio nell’Europa dei margini, quella che preferisce non essere guardata. Archibugi costruisce intorno a lei un tessuto narrativo denso, in cui ogni incontro diventa un frammento del puzzle sociale che intrappola i più deboli.

Filippo Timi e Michele Riondino in Illusione 2025
Crediti Jarno Iotti

Illusione: un dramma morale

Nel suo complesso, Illusione è un film che non si limita a raccontare un caso di cronaca, ma interroga le nostre responsabilità come spettatori e cittadini. La regista dosa i toni con eleganza, alternando momenti di forte tensione a silenzi sospesi, dove lo sguardo di Rosa – perduto, incredulo, a volte risoluto – dice più di mille parole.

Illusione, pur appartenendo al genere drammatico, adotta con naturalezza i codici del thriller, intrecciando tensione e introspezione. Ne risulta un racconto che, al di là del mistero e dell’indagine, si trasforma in un dramma morale, dove l’azione lascia spazio alla riflessione e la suspense diventa coscienza. Il risultato è una pellicola in cui la violenza non è solo fisica ma soprattutto sistemica, inscritta nella disattenzione collettiva. Un film che fa male perché descrive le sofferenze di tante, troppe donne, e che riporta al centro la dignità di chi non ha voce e chiede, almeno, di essere visto.

Illusione, il trailer del nuovo film di Francesca Archibugi

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Illusione, il trailer del nuovo film di Francesca Archibugi

Ecco il trailer di Illusione di Francesca Archibugi, con Jasmine Trinca, Michele Riondino, Angelina Andrei, Vittoria Puccini, con Francesca Reggiani, Aurora Quattrocchi e con Filippo Timi. Il film uscirà nelle sale il 7 maggio distribuito da 01 Distribution. Il film è stato già presentato alla Festa del cinema di Roma 2025, dove lo abbiamo visto in anteprima (ecco la nostra recensione).

La sceneggiatura è firmata da Francesca Archibugi, Laura Paolucci, Francesco Piccolo, la fotografia è a cura di Francesco Di Giacomo, il montaggio di Esmeralda Calabria, le musiche originali di Battista Lena, la scenografia di Giada Calabria, i costumi di Catherine Buyse.

Illusione è una produzione Fandango con Rai Cinema in coproduzione con Tarantula, prodotto da Domenico Procacci e Laura Paolucci, coprodotto da Joseph Rouschop ed Eva Curia.

L’opera è stata realizzata e distribuita con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo del Ministero della Cultura. In co-produzione con Shelter Prod – Con il supporto di Taxshelter.be e ING – Con il supporto del TAX SHELTER del GOVERNO FEDERALE del BELGIO – Con il patrocinio del COMUNE DI PERUGIA

Filippo Timi e Michele Riondino in Illusione 2025
Crediti Jarno Iotti

Periferia di Perugia. In un fosso viene ritrovata una ragazzina. Indossa un completo d’alta moda ed è bellissima. La polizia sta per portare via il corpo, quando un sospiro la svela ancora viva: si chiama Rosa Lazar, è moldava e non ha nemmeno 16 anni. La sostituta procuratrice Cristina Camponeschi e lo psicologo Stefano Mangiaboschi sono immediatamente chiamati a occuparsi del caso.

L’indagine è più complicata del previsto, perché Rosa non sembra avere coscienza delle brutali violenze subite e copre la verità dei fatti. Dietro la maschera di un’incessante gioiosità emerge un profilo psicologico molto disturbato. Come è arrivata a Perugia questa lolita che non sembra una normale prostituta e che si comporta come una bambina? Per la sostituta procuratrice Rosa diventerà la chiave per un’indagine internazionale su scenari inquietanti. Per lo psicologo sarà un altro tipo di indagine, interiore, che lo porterà a scoprire il vero enigma di Rosa Lazar.

Illumination prepara Sing 3 e Pets 3: il CEO conferma i sequel e annuncia anche un nuovo film originale

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Illumination non ha alcuna intenzione di rallentare. Lo studio dietro i successi di Cattivissimo Me, Minions, Sing e Pets – Vita da animali ha confermato che Sing 3 e Pets 3 sono ufficialmente in fase di sviluppo attivo. A rivelarlo è stato il fondatore e CEO Chris Meledandri, che ha anticipato anche l’arrivo di un nuovo progetto originale destinato a inaugurare la prossima fase creativa dello studio. Una notizia che delinea con maggiore chiarezza il futuro di uno dei colossi dell’animazione contemporanea.

Nel corso di un’intervista con Collider, Meledandri ha spiegato che Illumination ha atteso a lungo prima di tornare nell’universo di Pets – Vita da animali, alla ricerca di un’idea capace di giustificare davvero un terzo capitolo. Il progetto vedrà il ritorno di Chris Renaud, già co-regista di Cattivissimo Me e regista del primo Pets. Anche Sing 3 procede spedito: Garth Jennings, autore e regista dei primi due film, starebbe lavorando insieme al team creativo dello studio a una storia che conserverà ciò che il pubblico ha amato della saga, introducendo però elementi completamente nuovi. Sebbene non siano state annunciate date d’uscita ufficiali, Meledandri ha promesso aggiornamenti “relativamente presto”. Dopo Minions & Monsters, inoltre, il prossimo film Illumination sarà una proprietà intellettuale originale, priva di materiale preesistente.

Questa strategia racconta molto dell’evoluzione di Illumination. Negli ultimi anni lo studio è stato spesso associato alla capacità di trasformare i propri franchise in macchine da botteghino, ma il rischio di affidarsi esclusivamente ai marchi consolidati è quello di impoverire la propria identità creativa. La decisione di sviluppare contemporaneamente sequel molto amati e un progetto completamente originale suggerisce invece un tentativo di equilibrio: da una parte la sicurezza economica garantita da saghe miliardarie, dall’altra la necessità di coltivare nuove idee in un mercato dell’animazione sempre più competitivo. È una sfida che potrebbe definire il futuro dello studio ben oltre il fenomeno Minions.

Il futuro di Illumination passa tra franchise consolidati e nuove idee

Il ritorno di Sing e Pets non è soltanto una mossa nostalgica. Entrambi i franchise hanno dimostrato di possedere una forte capacità di rinnovarsi grazie ai loro protagonisti e ai temi universali che affrontano. Sing, in particolare, ha costruito il proprio successo sul desiderio di riscatto personale e sul potere aggregante della musica, mentre Pets – Vita da animali ha trasformato la quotidianità degli animali domestici in un racconto ironico e familiare capace di parlare a spettatori di ogni età.

Allo stesso tempo, l’annuncio di un film originale potrebbe rappresentare il banco di prova più importante per Illumination degli ultimi anni. Se da un lato lo studio continuerà a sfruttare personaggi amatissimi come Buster Moon o Max, dall’altro dovrà dimostrare di poter creare nuove icone dell’animazione in un panorama dominato da brand consolidati e universi espansi. Con una pianificazione che, secondo Meledandri, guarda già al 2029, al 2030 e al 2031, il messaggio è chiaro: Illumination non vuole limitarsi a gestire il proprio successo, ma punta a costruire la prossima generazione delle sue storie più amate.

Illumination e Universal annunciano quattro nuovi film fino al 2023

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Illumination e Universal non si fermano più. Dopo la conferma dei sequel di MinionsSingPets – Vita da Animali, c’è l’annuncio di quattro nuovi titoli in produzione. I due studi non rivelano ancora i titoli dei nuovi progetti, ma rendono note le date di uscita nelle sale americane.

Universal e Illumination puntano sul week-end dell’Indipendence Day e sulle festività natalizie, sperando di replicare i fasti al box office registrati da SingPets – Vita da Animali. I quattro nuovi film usciranno infatti: il 2 luglio 2021; il 1 luglio 2022; il 21 dicembre 2022 e il 30 giugno 2023.

Riepiloghiamo, invece, le date dei sequel già noti:

Cattivissimo Me 3 in Usa uscirà il 30 giugno 2017 (in Italia ad agosto)

Dr. Seuss’ How The Grinch Stole Christmas con Benedict Cumberbatch in versione Grinch sarà in sala il 9 novembre 2018

– Pets – Vita da Animali 2 è previsto per 3 luglio 2019

Minions 2 sarà in programmazione dal 3 luglio 2020

Sing 2 uscirà il 25 dicembre 2020

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Illuminati: un progetto in arrivo nel MCU?

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Illuminati: un progetto in arrivo nel MCU?

Gli Illuminati sono un gruppo di personaggi della Marvel Comics creati da  Brian Michael Bendis (testi) e Steve McNiven (disegni) e apparsi per la prima volta in “New Avengers #7” del 2005. Il gruppo è formato da alcuni dei più celebri e potenti supereroi della Terra, come Iron Man, Charles Xavier, Namor il Sub Mariner, Freccia Nera, Doctor Strange e Mister Fantastic.

Gli Illuminati non sono stati determinanti solo in saghe come “Planet Hulk” (è stata loro la decisione di esiliare Hulk nello spazio), ma hanno anche interferito in una serie di altri grandi eventi (ad esempio, il loro ruolo è stato essenziale all’interno delle vicende narrate in “Civil War”). Per contrastarli, venne anche ideata una loro versione malvagia, nota come Cabala, e composta da personaggi quali Norman Osborn, Dottor Destino e Loki.

Adesso, come riportato da The Illuminerdi, sembra che i Marvel Studios abbiamo intenzione di realizzare un film dedicato proprio al gruppo di eroi. Come apprendiamo dalla fonte, pare sia stata una lista relativa ai casting a rivelare le intenzioni della Casa delle Idee circa l’ingresso nell’Universo Cinematografico dei personaggi creati da Bendis.

Gli Illuminati: il gruppo formato da alcuni dei più celebri e potenti supereroi della Terra

Al momento non sappiamo se il progetto in questione sarà un film per il grande schermo o una serie tv destinata a Disney+. In attesa di maggiori dettagli (qualora la notizia dovesse essere confermata), è interessante notare come un progetto del genere potrebbe riunire alcuni dei personaggi più amati del MCU ad eccezione di Iron Man (morto alla fine di Avengers: Endgame). Al di là della direzione che Kevin Feige e lo studio decideranno di intraprendere, un progetto legato agli Illuminati ha comunque un vastissimo potenziale.

Illuminati: quale sarà il loro futuro nel Marvel Universe?

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Illuminati: quale sarà il loro futuro nel Marvel Universe?

Lo scorso fine settimana è stato rilasciato il documentario Marvel Studios Assembled (tramite The Direct) incentrato su Doctor Strange nel Multiverso della Follia. Mentre commentava l’introduzione degli Illuminati nel film, il co-produttore Richie Palmer ha parlato del futuro della squadra, spiegando che la versione del multiverso del gruppo ha aperto le porte a una diversa incarnazione che apparirà più avanti lungo la strada.

“Gli Illuminati sono un gruppo che volevamo introdurre nei nostri film da anni. Sono un’organizzazione segreta che lavora fuori dai radar. Fanno le cose di cui gli altri gruppi come i Vendicatori non sarebbero molto contenti di fare… Farlo in un universo alternativo nel Multiverso è stata una cosa davvero eccitante perché abbiamo incontrato una versione di questo gruppo in quest’altro universo, e poi un giorno potremmo vedere gli Illuminati del nostro MCU principale, il che è anche molto eccitante”.

Doctor Strange nel Multiverso della Follia: recensione del film con Benedict Cumberbatch

Doctor Strange nel Multiverso della Follia vedrà Benedict Cumberbatch tornare nel ruolo di Stephen Strange. Diretto da Sam Raimi, il sequel vedrà anche Wanda Maximoff/Scarlet Witch (Elizabeth Olsen) assumere un ruolo da co-protagonista dopo WandaVision.

La sceneggiatura del film porterà la firma di Jade Bartlett e Michael Waldron. Oltre a Cumberbatch e Olsen, nel sequel ci saranno anche Benedict Wong (Wong), Rachel McAdams (Christine Palmer), Chiwetel Ejiofor (Karl Mordo) e Xochitl Gomez (che interpreterà la new entry America Chavez). Nel cast è stato confermato anche Patrick Stewart nel ruolo di Charles Xavier. Doctor Strange nel Multiverso della Follia è al cinema dal 4 maggio 2022. Le riprese sono partite a Londra a novembre 2020 e avranno luogo anche a New York, Los Angeles e Vancouver. Nel sequel dovrebbe apparire in un cameo anche Bruce Campbell, attore feticcio di Sam Raimi. Al momento, però, non esiste alcuna conferma in merito.

Illuminae: lo sci-fi firmato Brad Pitt e Warner Bros.

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Illuminae: lo sci-fi firmato Brad Pitt e Warner Bros.

Secondo le ultime voci Brad PittWarner Bros. sarebbero intenzionati a realizzare un adattamento cinematografico del romanzo Illuminae, firmato dal duo australiano composto da Amie Kaufman e Jay Kristoff, è il primo di una trilogia sci-fi ambientata nell’anno 2575 e caratterizzata da una narrazione che si sviluppa attraverso una serie di documenti e dossier trafugati da una coppia di hacker.

A produrre la pellicola ci penserà lo stesso Pitt in collaborazione con Dede GardnerJeremy Kleiner di Plan B, mentre è ancora presto per sbilanciarsi su chi dirigerà il film in quanto, al momento, si è ancora alla ricerca di uno sceneggiatore che firmi lo script.

Fonte: Hollywood Reporter

Ilenia Pastorelli: 10 cose che non sai sull’attrice

Ilenia Pastorelli: 10 cose che non sai sull’attrice

Ilenia Pastorelli è attiva solo da pochi anni nel campo cinematografico, eppure ha già ottenuto ampi consensi di critica e pubblico. L’attrice ha infatti saputo scegliere ruoli che meglio le permettevano di esprimere il suo potenziale, affermandosi tanto per le doti comiche che per quelle più drammatiche.

Ecco 10 cose che non sai di Ilenia Pastorelli.

Ilenia Pastorelli film

1. Ha debuttato da protagonista. L’attrice prende parte nel 2015 al suo primo film, Lo chiamavano Jeeg Robot, diretto da Gabriele Mainetti e nel quale recita accanto a Claudio Santamaria e Luca Marinelli. Successivamente partecipa al film Niente di serio (2017) e nel 2018 è la protagonista del film Benedetta follia, di e con Carlo Verdone. Sempre nel 2018 è tra i protagonisti del film Cosa fai a Capodanno?, mentre nel 2019 recita insieme a Alessandro Gassmann, Marco Giallini e Edoardo Leo in Non ci resta che il crimine. Nello stesso anno è nuovamente protagonista nel film Brave ragazze.

Ilenia Pastorelli vita privata

2. E’ single. L’attrice ha dichiarato di recente di essere single da un paio di anni, e di convivere esclusivamente con il proprio gatto.

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Ilenia Pastorelli Instagram

3. Ha un account personale. L’attrice è presente sul social network Instagram con un proprio profilo verificato, seguito da 79,3 mila persone. All’interno di questo l’attrice è solita condividere fotografie scattate in momenti di svago, ma anche foto promozionali dei suoi progetti futuri o scatti realizzati per diverse riviste di moda.

Ilenia Pastorelli Il Grande Fratello

4. Ha partecipato al celebre reality show. L’attrice ha raggiunto una prima notorietà già nel 2011, quando ha partecipato alla dodicesima edizione del reality show Il Grande Fratello. L’attrice arrivò fino in seminifinale, trascorrendo dunque diversi mesi all’interno della casa.

5. Ha sofferto la permanenza. La Pastorelli si è in seguito dichiarata sconvolta dall’esperienza, affermando che l’isolamento richiesto dal programma l’ha indebolita fisicamente ed emotivamente. Uscita di lì l’attrice si dedicò infatti a riacquistare tutto ciò che aveva perso in quei mesi nella sua vita.

Ilenia Pastorelli Lo chiamavano Jeeg Robot

6. Si è trovata in sintonia con il suo ruolo. L’attrice era spaventata dall’idea di recitare in un film, ma quando lesse il copione scoprì che Alessia, il personaggio che avrebbe dovuto interpretare, parlava proprio come lei ed entrare nella parte le fu semplice. In seguito venne a sapere che il ruolo era stato modellato proprio su di lei, dopo che gli sceneggiatori l’avevano vista ne Il Grande Fratello.

7. Ha vinto un importante riconoscimento. Per il suo ruolo nel film l’attrice ha ottenuto grandi consensi da parte di critica e pubblico. In seguito, nel 2016, ha vinto il David di Donatello come miglior attrice protagonista, al suo ruolo di debutto.

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Ilenia Pastorelli Non ci resta che il crimine

8. Aveva timore a girare le scene di nudo. Nel film diretto da Massimiliano Bruno Ilenia Pastorelli interpreta la donna del boss criminale, e numerose sono le scene di nudo che vedono protagonista l’attrice. La Pastorelli ha infatti dichiarato di essersi inizialmente sentita a disagio, ma di essersi poi resa conto che paradossalmente la nudità conferisce un senso di forza, e che erano gli altri attori a sentirsi a disagio.

Ilenia Pastorelli Benedetta Follia

9. Ha recitato nel film di Carlo Verdone. Nel film la Pastorelli interpreta Luna, ragazza sfrontata della periferia romana che sconvolgerà la vita di Guglielmo, interpretato dallo stesso regista. L’attrice si è dichiarata entusiasta di poter lavorare con Verdone, che da sempre è il suo mito cinematografico.

Ilenia Pastorelli età e altezza

10. Ilenia Pastorelli è nata a Roma, il 24 dicembre 1985. L’altezza complessiva dell’attrice è di 177 centimetri.

Fonte: IMDb

 

 

 

 

Ilary: recensione della docuserie sulla “nuova vita” di Ilary Blasi

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Disponibile su Netflix a partire dal 9 gennaio, la docuserie Ilary che nelle premesse (e nelle promesse) vuole far scoprire al pubblico una Ilary Blasi come non l’abbiamo mai vista prima. Diretta da Tommaso Deboni e scritta da Romina Ronchi, Peppi Nocera, Ennio Meloni e Jacopo Ghirardelli, la serie è prodotta da Banijay Italia e si presenta come un viaggio nella vita della celebre conduttrice televisiva. Attraverso cinque episodi, Ilary offre uno sguardo dietro le quinte della quotidianità di una delle figure più iconiche dello spettacolo italiano, intrecciando ironia, emozioni e momenti di riflessione.

La serie si distingue immediatamente per il suo tono scanzonato, rispecchiando appieno la personalità della protagonista. Dopo aver affrontato il delicato tema della separazione dal marito Francesco Totti in Unica, Ilary Blasi si racconta ora in una fase completamente nuova della sua vita. La narrazione si dipana tra scene glam sotto i riflettori, momenti più intimi e le sfide di una quotidianità che, nonostante la fama, cerca di mantenere una parvenza di normalità.

Ilary è un mix di ironia e introspezione

Ilary alterna momenti divertenti e spensierati a riflessioni più profonde che non sempre hanno il sapore dell’autenticità. La serie ci porta nel backstage di “Battiti Live” insieme all’immancabile Alvin, ma anche nella tranquillità della vita familiare, con episodi esilaranti come il rinnovo della patente della nonna novantenne. Tuttavia, c’è spazio anche per emozioni più intime, come i sogni mai realizzati, le sfide personali e le nuove direzioni di vita. Ilary decide, ad esempio, di iscriversi all’università per studiare criminologia, alimentando una sua vecchia passione, o di affrontare una delle sue più grandi paure lanciandosi col paracadute.

Un cast di volti noti e momenti memorabili

A rendere la serie più accattivante è la presenza di guest star d’eccezione come Michelle Hunziker, Nicola Savino e Federica Sciarelli. Ognuno di loro aggiunge un tocco unico alla narrazione, creando momenti inaspettati e talvolta esilaranti. Federica Sciarelli, in particolare, ha un ruolo centrale in una delle scelte più significative di Blasi, offrendo un ulteriore livello di profondità alla storia.

Il gruppo di amiche storiche di Ilary, che include le sorelle Silvia e Melory Blasi, rappresenta un altro elemento cardine della serie. Dai corsi di abbracci (un paradosso per la showgirl, che li odia) alle vacanze in barca, queste relazioni donano alla narrazione un senso di genuinità e leggerezza. Anche il nuovo compagno, Bastian, fa la sua comparsa, contribuendo a raccontare la rinascita personale della protagonista.

Tra glamour e contraddizioni

La forza di Ilary risiede nella sua protagonista, capace di affrontare la vita con autoironia e leggerezza. Tuttavia, proprio questa leggerezza diventa il punto di partenza per una riflessione critica sull’intera operazione. La serie si rifà chiaramente a modelli statunitensi, come quelli di Al passo con i Kardashian, ma applicarli al contesto italiano risulta meno efficace. Se negli esempi americani il culto della personalità è costruito attorno a figure che incarnano uno stile di vita aspirazionale ed estremo, Ilary cerca di presentare una donna che si definisce “normale” pur vivendo in un mondo fatto di privilegi, lussi e opportunità straordinarie. Questa dicotomia può risultare spiazzante, lasciando il dubbio su quanto la serie riesca davvero a connettersi con la sensibilità del pubblico italiano.

Un prodotto piacevole ma non rivoluzionario

Ilary è un prodotto leggero con un’idea molto precisa di storytelling. La regia di Tommaso Deboni e la scrittura di un team esperto riescono a mantenere alto il ritmo, alternando momenti di puro intrattenimento a segmenti più riflessivi (e più deboli). La forza della serie risiede nella capacità di raccontare una vita straordinaria con toni leggeri e accessibili, anche se il risultato finale non sempre trova un equilibrio perfetto.

In definitiva, la docuserie si rivolge principalmente ai fan della conduttrice e agli appassionati di gossip. Non è un prodotto che mira a rivoluzionare il genere, contribuendo principalmente alla costruzione di una personalità solare e autentica della sua protagonista. Ilary è davvero uno sguardo unico su una delle figure più amate della televisione italiana, quanto poi sia autentico, è stata la Blasi a deciderlo.

Il wrestler Dylan “Hornswoggle” Postl sarà il nuovo Leprecano!

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Lionsgate e WWE Studios stanno gettando le basi per un reboot di Leprechaun, film horror del 1993 diretto da Mark Jones, primo di una serie

Il WGA, sindacato degli sceneggiatori, favorevole, con alcune condizioni, all’uso dell’IA

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Negli ultimi mesi, in seguito della forte popolarità di ChatGPT e altri programmi di intelligenza artificiale, sono notoriamente state sollevate diverse preoccupazioni riguardo all’uso che di tali strumenti si può fare, specialmente riguardo quei mestieri che si fondano sulla scrittura. Da un lato, gli utenti sono sbalorditi dalle capacità sempre più potenti di questi programmi. D’altra parte, tuttavia, la prospettiva della scrittura generata dall’intelligenza artificiale è infatti terrificante per scrittori e sceneggiatori, che temono che il loro lavoro possa  divenire obsoleto dinanzi a tali nuovi tecnologie. Il WGA, ovvero il sindacto degli sceneggiatori, ha ora comunicato di approvare i film scritti dall’intelligenza artificiale.

Secondo Variety, la Writer’s Guild of America ha infatti proposto di consentire l’uso dell’intelligenza artificiale nella scrittura di sceneggiature. In base a tale proposta, gli sceneggiatori potrebbero dunque utilizzare l’intelligenza artificiale come strumento, ma a delle condizioni. La prima di queste è il mantenimento del pieno credito di scrittura del film. La proposta afferma che il lavoro generato dall’intelligenza artificiale non può essere considerato “materiale letterario” o “materiale di partenza”. Per questo motivo, ChatGPT o altri programmi di intelligenza artificiale utilizzati non verrebbero considerati uno scrittore del progetto e, e questa è la seconda condizione, il loro utilizzo non può avere un impatto sul compenso residuo degli scrittori.

La WGA probabilmente continuerà a contrattare questa proposta per le prossime settimane. Al momento, infatti, la decisione del sindacato degli sceneggiatori non sembra suggerire che le IA possano superare i lavori di uno scrittore umano. Ma questa decisione critica, secondo alcuni, dipenderà probabilmente da un fattore chiave: ovvero se gli script generati dall’intelligenza artificiale saranno più o meno buoni. Più l’intelligenza artificiale viene utilizzata, migliore diventa l’algoritmo. Dunque, se sempre più scrittori accettano l’invito del WGA e usano l’intelligenza artificiale come aiuto, lo sceneggiatore AI acquisirà capacità, rendendo sempre più difficile da definire il ruolo di tali tecnologie.

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Fonte: ScreenRant

Il western di 6 ore di Netflix è il sostituto perfetto di Yellowstone

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Per anni Yellowstone ha dominato il panorama dei neo-western televisivi, rendendo difficile trovare un vero sostituto. Eppure su Netflix c’è una miniserie che sta tornando al centro della discussione: Territory, un western in sei episodi che molti considerano l’alternativa più vicina all’universo narrativo di Taylor Sheridan.

La serie, ambientata in Australia invece che nel Montana, racconta la storia della famiglia Lawson, proprietaria di uno dei più grandi ranch del Paese. Dopo la morte del figlio designato alla successione, si apre un conflitto interno che ricorda da vicino le dinamiche viste nei Dutton. A questo si aggiunge la pressione esterna delle grandi aziende, pronte a sfruttare le terre della famiglia — un tema centrale anche in Yellowstone.

Ma il punto non è solo la somiglianza. Territory funziona perché prende quella struttura — famiglia, eredità, potere — e la trasporta in un contesto diverso, con un tono più compatto e concentrato. Sei episodi, una narrazione più diretta, meno dispersione: un formato che, almeno sulla carta, dovrebbe essere perfetto per il pubblico streaming.

Perché Territory funziona come sostituto di Yellowstone (ma non è riuscito a diventarlo davvero)

Il paradosso è proprio questo: Territory ha tutti gli elementi giusti, ma non è riuscito a imporsi davvero. Nonostante un buon riscontro della critica (oltre l’80% su Rotten Tomatoes), la risposta del pubblico è stata molto più fredda, portando Netflix a cancellare la serie dopo una sola stagione.

Ed è qui che emerge la differenza chiave con Yellowstone. La serie di Sheridan non è solo una storia di famiglia e potere: è un racconto dilatato, stratificato, costruito sul lungo periodo. Territory, invece, condensa tutto in un formato breve, sacrificando quella costruzione lenta che ha reso Yellowstone un fenomeno.

Anche i personaggi riflettono questa differenza. Figure come Emily Lawson richiamano archetipi già visti (l’outsider che entra nella famiglia), ma non hanno il tempo di evolversi con la stessa profondità dei protagonisti della serie americana. Il risultato è un prodotto solido, ma meno coinvolgente sul lungo periodo.

Alla fine, Territory resta un esperimento interessante: dimostra che esiste spazio per altri western contemporanei, ma anche che replicare il successo di Yellowstone è molto più complesso di quanto sembri. Non basta la formula — serve il tempo, il respiro narrativo e, soprattutto, un pubblico disposto a seguirti stagione dopo stagione.

Il week-end di Venezia 69!

Grandi sorprese ci sono state e ci aspettano nel week-end veneziano. Ieri c’è stata la proiezione di The Master di Paul Thomas Anderson,

Il Vostro Amichevole Spider-Man di quartiere: recensione della serie d’animazione Disney+

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Dal 29 gennaio, su Disney+, sono disponibili i primi due episodi di Il Vostro Amichevole Spider-Man di quartiere. Da oltre sessant’anni, Spider-Man è uno dei supereroi più amati della cultura popolare. Creato da Stan Lee e Steve Ditko, il personaggio ha vissuto numerose incarnazioni, dai fumetti alle serie animate fino ai blockbuster cinematografici, fino al rivoluzionario Spider-Man: Into the Spider-Verse del 2018. Ora, con Il Vostro Amichevole Spider-Man di quartiereDisney+ offre un nuovo, entusiasmante approccio alla storia delle origini di Peter Parker, curato dal creatore Jeff Trammell. La serie animata in dieci episodi riesce a bilanciare nostalgia e modernità, offrendo un ritratto autentico della vita adolescenziale nella contemporaneità.

Il Vostro Amichevole Spider-Man di quartiere racconta una nuova origine di Spider-Man

La serie si apre nel cuore del Queens, New York, dove Peter Parker (doppiato da Hudson Thames, già noto per What If…?) è pronto per il suo primo giorno alla Midtown High School. Tuttavia, il suo entusiasmo viene bruscamente interrotto quando un mostro sconosciuto proveniente da un’altra realtà attacca la scuola, gettando tutti nel caos. Nel bel mezzo della confusione, un ragno radioattivo morde Peter, conferendogli poteri straordinari che cambieranno la sua vita per sempre. 

A seguito di questo attacco, la Midtown viene distrutta, costringendo Peter a trasferirsi alla Bales High. Qui stringe nuove amicizie con Nico Minoru (Grace Song), la sua migliore amica, Pearl Pangan (Cathy Ang), per la quale ha una cotta, e Lonnie Lincoln (Eugene Byrd), il popolare quarterback della scuola che ah una storia con Pearl. Mentre cerca di destreggiarsi tra la sua nuova vita scolastica e i suoi sentimenti contrastanti per Pearl e Lonnie, verso il quale nutre una naturale simpatia nonostante sia geloso di lui, Peter inizia anche ad abbracciare la sua identità segreta di Spider-Man, combattendo il crimine con un costume improvvisato e cercando di proteggere la città.

Un’adolescenza tra amicizie, scelte morali e mentori ambigui

Uno degli elementi di maggiore interesse della serie è il modo in cui esplora le classiche dinamiche adolescenziali, con Peter alle prese con amicizia, appartenenza e amore. Tuttavia, Il Vostro Amichevole Spider-Man di quartiere va oltre, analizzando anche temi come l’avidità, il potere e la lealtà. Si innesta quindi nel filone del racconto teen, come di recente avevano fatto i film con Tom Holland, ma in una maniera quasi più adulta e consapevole.

Peter, in cerca di una guida, ottiene uno stage presso Oscorp, la gigantesca compagnia scientifica e ingegneristica diretta da Norman Osborn (Colman Domingo). Inizialmente affascinato dalla figura di Osborn, il giovane eroe si ritrova presto a mettere in discussione le reali intenzioni del suo mentore. Il rapporto tra Peter e Osborn è uno degli aspetti più intriganti della serie: l’ambiguità morale dell’uomo d’affari e il conflitto interiore di Peter creano una tensione avvincente che attraversa tutta la stagione.

Ma Osborn non è l’unico antagonista in scena. A complicare ulteriormente le cose c’è Big Don (doppiato dal wrestler Ettore “Big E” Ewen), il temibile boss criminale della 110th Street, e Otto Octavius (Hugh Dancy), ex scienziato Oscorp, le cui pericolose ricerche sulla fusione Gamma finiscono nelle mani sbagliate. La presenza di questi iconici villain, già apparsi nei film di Spider-Man di Sam Raimi, viene rivisitata in modo originale, rendendo i personaggi attuali e imprevedibili.

Animazione nostalgica e omaggi allo Spider-Verse

Visivamente, Il Vostro Amichevole Spider-Man di quartiere è un vero spettacolo. Sotto la guida di Leo Romero e dello studio Polygon Pictures, la serie combina animazione 2D e 3D, adottando uno stile che richiama le illustrazioni dei fumetti degli anni ’90. Questo design retrò offre un contrasto affascinante con le moderne tecniche d’animazione, evocando la stessa atmosfera delle serie classiche come Spider-Man: The Animated Series e The Spectacular Spider-Man. Gli amanti dell’universo Marvel troveranno anche molte sorprese: personaggi iconici come Daredevil (Charlie Cox) e Kingpin (Vincent D’Onofrio) fanno la loro apparizione, gettando le basi per l’attesissima serie live-action Daredevil: Rinascita, in uscita il 4 marzo su Disney+.

Un nuovo classico dell’animazione Marvel

Con una sceneggiatura ben strutturata, un cast vocale eccezionale e una miscela perfetta di azione, emozione e umorismo, Il Vostro Amichevole Spider-Man di quartiere è una vera e propria lettera d’amore ai fan di Spidey. Jeff Trammell e il suo team, guidato da Charlie Neuner, non solo onorano la tradizione del personaggio, ma riescono anche a renderlo accessibile a una nuova generazione di spettatori, confermato che in casa Marvel, l’animazione è una cosa seria (come testimonia anche il successo di X-Men ’97).

Questa serie è un viaggio nella crescita di Peter Parker come eroe, ma anche un’esplorazione più ampia del suo mondo e delle persone che lo abitano. Il risultato è uno show avvincente, ricco di Easter egg e momenti memorabili, capace di conquistare sia i fan di lunga data che chi si avvicina per la prima volta all’universo dell’Uomo Ragno. La serie si impone come una delle migliori incarnazioni animate del nostro amichevole supereroe di quartiere.

Il Vostro Amichevole Spider-Man di quartiere – Stagione 2 uscirà nell’autunno del 2026 e introdurrà Venom, Gwen Stacy e altri personaggi

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Marvel Animation ha annunciato che la seconda stagione di Il Vostro Amichevole Spider-Man di quartiere – Stagione 2 uscirà su Disney+ nell’autunno del 2026. La notizia è stata annunciata al New York Comic Con, insieme a un trailer mostrato ai fan presenti.

Il trailer ha rivelato che la seconda stagione introdurrà il simbionte Venom, Gwen Stacy, e riporterà in vita Daredevil, interpretato da Charlie Cox. Ha anche mostrato il ritorno di Norman e Harry Osborn, di cattivi come il Dottor Ocotopus, Chameleon e Scorpion, e l’emergere dei poteri magici di Nico Minoru.

Hudson Thames presta la voce a Peter Parker in Il Vostro Amichevole Spider-Man di quartiere – Stagione 2 , che debutterà su Disney+ all’inizio del 2025. La serie animata è ambientata in un universo separato da quello dello Spider-Man di Tom Holland nell’MCU, e ci sono molte differenze chiave tra i due arrampicamuri.

Invece di Tony Stark, interpretato da Robert Downey Jr., che fa da mentore al giovane Peter Parker, Il Vostro Amichevole Spider-Man di quartiere lo sostituisce con Norman Osborn (doppiato da Colman Domingo), meglio conosciuto come Goblin in film e fumetti passati. Questa versione di Norman è l’amministratore delegato della Oscorp e offre stage a Peter e ai suoi amici, ma le sue vere motivazioni sono sospette.

Invece di Mary-Jane, interpretata da Zendaya, e Ned, interpretato da Jacob Batalon, i nuovi amici di Peter sono l’influencer Harry Osborn (Zeno Robinson) e la segreta praticante di stregoneria Nico Minoru (Grace Song). Il cast include anche Eugene Byrd nei panni di una giovane versione del classico cattivo di Spider-Man, Tombstone, Hugh Dancy in quelli di Otto Octavius, la star del MCU Charlie Cox nei panni di Daredevil, Kari Wahlgren nei panni di Zia May, Aleks Le nei panni di Amadeus Cho e Jonathan Medina nei panni del malvagio Scorpion.

La prima stagione di Il Vostro Amichevole Spider-Man di quartiere si è conclusa con diversi colpi di scena. Il Dottor Strange (Robert Atkin Downes) ha aiutato Spidey a combattere il simbionte alieno Venom dopo il suo arrivo da un’altra dimensione. Norman Osborn ha segretamente conservato un pezzo del simbionte per sperimentarlo. Viene anche rivelato che il padre di Peter, Richard, a lungo creduto morto, è in realtà vivo e in prigione.

Il Volto di un’altra: recensione del film di Pappi Corsicato

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Il Volto di un’altra: recensione del film di Pappi Corsicato

Pappi Corsicato si è sempre distinto nel panorama cinematografico italiano per il suo spirito libero e per le sue geniali intuizioni di sceneggiatura,  realizzando sempre pellicole ai limiti del surreale e spesso riuscendo a dire molto sulla società contemporanea con grande acume e naturalezza. E con Il volto di un’altra non cambia genere. Il film presentato in Concorso al Festival del Film di Roma parte da un’intuizione geniale, sviluppata poi in una storia a metà tra grottesco e surreale in cui i contorni sono molto più curati e interessanti della storia principale.

Bella è la splendida ed esuberante conduttrice di un famoso programma televisivo sulla chirurgia estetica. René è suo marito, un medico chirurgo che nello stesso programma effettua gli interventi sugli ospiti. Il volto di un’altra inizia con il licenziamento di Bella. La motivazione è che gli ascolti dello show sono in calo, il pubblico è stanco ormai di vedere la sua faccia. Bella, infuriata, lascia lo studio televisivo e, sulla via del ritorno a casa, ha un brutto incidente d’auto che in qualche modo le cambierà la vita e le offrirà una seconda possibilità.

Il volto di un’altra, il film

Corsicato si sente a suo agio a raccontare questa storia, che genera a tratti incredulità per l’eccessiva stranezza di quello che accade, non solo a livello narrativo, ma anche da un punto di vista della messa in scena. L’handicap grave del film però sono gli attori: Laura Chiatti e Alessandro Preziosi non verranno certo ricordati per la loro interpretazione in questo film, cosa che invece succederà per tutte le comparse che hanno ruoli minori e passeggeri.

Interessante lo sviluppo finale del racconto e soprattutto la rappresentazione dei media e dei popolo medio, ritratto che rispecchia la realtà italiana fatto di scoop, gossip, reality e spazzatura venduta su tv e giornali e spacciata per informazione. Il volto di un’altra è un interessante riflessione sulla società italiana raccontata attraverso una storia di imbrogli che vede protagonista non solo una donna e suo marito, ma soprattutto una società allegramente ignorante.

Il volto di Galactus è (quasi) completamente svelato nel nuovo spot di I Fantastici Quattro: Gli Inizi

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L’ultimo spot televisivo di I Fantastici Quattro: Gli Inizi mostra ancora di più la Prima Famiglia Marvel in azione, mentre si raduna per combattere contro il Divoratore di Mondi, Galactus.

Guardate attentamente e, quando la Torcia Umana si accende e attacca il cattivo, otteniamo la nostra migliore occhiata al volto di Galactus. Ralph Ineson ha sicuramente l’aspetto giusto per la parte, e sappiamo che la star di Nosferatu ha anche la voce giusta per dargli vita sullo schermo.

Il promo mostra anche Mister Fantastic all’attacco e, nonostante l’evidente differenza di dimensioni, questa squadra darà chiaramente il massimo per sconfiggere l’essere Celestiale che minaccia il loro mondo.

Parlando del suo approccio all’interpretazione di Johnny Storm, l’attore Joseph Quinn ha recentemente dichiarato: “È un uomo che guida con molta spavalderia, il che a volte può essere un affronto. Ma è anche divertente. Io e [il capo dei Marvel Studios] Kevin [Feige] stavamo parlando delle sue precedenti interpretazioni e della nostra situazione culturale.”

“Era etichettato come un tipo donnaiolo e spensierato, ma è sexy oggigiorno? Non credo”, ha continuato. “Questa versione di Johnny è meno insensibile ai sentimenti altrui e, si spera, c’è una maggiore consapevolezza di ciò che lo spinge a cercare attenzioni.”

I Fantastici Quattro: Gli Inizi

Il film Marvel Studios I Fantastici Quattro: Gli Inizi introduce la prima famiglia Marvel composta da Reed Richards/Mister Fantastic (Pedro Pascal), Sue Storm/Donna Invisibile (Vanessa Kirby), Johnny Storm/Torcia Umana (Joseph Quinn) e Ben Grimm/la Cosa (Ebon Moss-Bachrach) alle prese con la sfida più difficile mai affrontata. Costretti a bilanciare il loro ruolo di eroi con la forza del loro legame familiare, i protagonisti devono difendere la Terra da una vorace divinità spaziale chiamata Galactus (Ralph Ineson) e dal suo enigmatico Araldo, Silver Surfer (Julia Garner). E se il piano di Galactus di divorare l’intero pianeta e tutti i suoi abitanti non fosse già abbastanza terribile, la situazione diventa all’improvviso una questione molto personale.

Il film è interpretato anche da Paul Walter Hauser, John Malkovich, Natasha Lyonne e Sarah Niles. I Fantastici Quattro: Gli Inizi è diretto da Matt Shakman e prodotto da Kevin Feige, mentre Louis D’Esposito, Grant Curtis e Tim Lewis sono gli executive producer.