Dopo
Iron Man 3, che ha sancito l’apertura
della Fase 2 del Marvel Cinematic
Universe, ecco arrivare Thor: The Dark World, che
vedremo dal prossimo 20 novembre al cinema e che riporterà sul
grande schermo il biondo eroe asgardiano per una nuova avventura in
“solitaria”. Un’avventura che già dal titolo si preannuncia oscura,
pericolosa, e che metterà il nostro di fronte a scelte difficili e
alla sofferenza, mentre cerca, ancora una volta, di trovare un
equilibrio nella sua famiglia divina ma anche, in fatto di problemi
e criticità, terribilmente umana.
Thor: The Dark World, la trama
Dopo l’avventura vissuta sulla
Terra ed essersi unito ai Vendicatori per arrestare l’invasione
aliena di New York, Thor (Chris
Hemsworth) fa rientro ad Asgard, con i suoi compagni e
suo fratello Loki (Tom
Hiddlestone), il quale viene incarcerato a causa dei
crimini commessi sul pianeta degli umani.
Odino (Anthony
Hopkins), re di Asgard, cerca di convincere suo figlio
Thor a dimenticare Jane Foster (Natalie
Portman), l’astronoma di cui si è innamorato. Nel
frattempo la scienziata è andata a vivere a Londra e fa del suo
meglio per non pensare al Dio del Tuono. Mentre lavora con la
stagista Darcy Lewis (Kat
Dennings), Jane scopre l’Aether, un materiale fluido
dotato di poteri eccezionali. Il misterioso liquido la legherà di
nuovo a Thor, dal momento che è proprio ciò che bramano molti tra
gli esseri che popolano il regno di Asgard e dei pianeti limitrofi:
chi lo possiede, infatti, ottiene una forza sovrumana ed
estremamente pericolosa capace di dominare ogni cosa. Intanto sul
pianeta di Thor, gli Elfi Oscuri, antichi nemici, si risvegliano,
richiamati proprio da questo oscuro potere, desiderosi di vendicare
i soprusi subiti in passato. Tutti sono coinvolti nella lotta e
persino la regina Frigga (René
Russo), anche lei molto potente, cerca di proteggere come
può i suoi cari. Tuttavia, il dolore e la morte seminati da questo
popolo dell’oscurità saranno per alcuni intollerabili. Ancora una
volta Thor si trova costretto a intervenire per salvaguardare ciò
che ama: difendere Jane e la sua famiglia non sarà però
semplice.

Alan Taylor,
regista con una robusta esperienza televisiva (I Soprano,
Il
Trono di Spade), dirige con grande perizia questo film
Marvel che supera le aspettative,
molto basse in partenza, di vedere sul grande schermo un’avventura
a tratti sbilenca ma divertente. Thor: The Dark
World è un mix di azione e ilarità, che ormai sembra
essere diventato un irrinunciabile binomio marveliano. Certo, la
reiterazione di alcuni momenti comici sembra a tratti forzata e
soprattutto la rappresentazione di Thor quale stupido scimmione
dopo un po’ stanca, ma si tratta di stereotipi che piacciono la
pubblico più giovane, e che quindi vanno considerati come elementi
per “vendere” meglio.
Buona prova quella di Taylor, che
ci regala ottime scene d’azione supportate soprattutto da
un’attenzione alla messa in scena davvero notevole. I costumi e le
armature di questi personaggi appartenenti ad un passato mitico
sono sempre al limite del credibile, tuttavia i concept e il design
dei diversi mondi, la fluidità della tecnologia, l’architettura
asgardiana che finalmente possiamo ammirare in tutto il suo dorato
splendore, restituiscono al film una bella coerenza estetica.
Ed è senza dubbio questo l’aspetto
forte del film, che per il resto è forse il più debole che il
Marvel Cinematic Universe abbia proposto al suo pubblico fino ad
ora. Probabilmente è però una questione che si trascinerà in tutti
i film che vedranno protagonista Thor, dal momento che proprio la
rappresentazione del personaggio e del suo habitat risulta ostica
per una trasposizione cinematografica. Nel primo film, l’impronta
fortemente shakespeariana di
Kenneth Branagh si sposava con i personaggi
originali, ma non troppo con le esigenze spettacolari del cinema e
del format Marvel, che insistendo sull’aspetto comico dei
personaggi, spogliava di gravitas personaggi che invece
voleva essere presi un po’ più sul serio. Anche in questo caso,
l’impronta da comedy dei film Marvel male si incastra con
l’aspirazione epica di molti momenti del film, che perdono potenza
proprio perché si costruiscono su scene con toni troppo distanti e
diversi.
Ritroviamo ancora nei panni di Thor
Chris Hemsworth, che con buona pace delle sue
fan si presta anche in questo caso ad una inutile scena ben più
lunga di quanto sia necessario in cui mostra gli addominali, cosa
che i film Marvel non mancano di fare con tutti i suoi muscolosi
protagonisti. Gli fanno da contraltare la bellissima
Natalie Portman/Jane Foster e la combattiva
Jaimie Alexander/Sif che fanno la gioia del
pubblico maschile, e che purtroppo si trovano a maneggiare del
materiale poco approfondito e dei personaggi bidimensionali. Sembra
che però i Marvel Studios siano fermamente intenzionati a
controbilanciare decenni di voyeurismo maschile al cinema,
spogliando ad ogni occasione possibile e gratuitamente i loro
forzuti e scolpiti eroi.
Chi non è certo scolpito o forzuto
è Loki, che nella forma longilinea di Tom Hiddleston torna a far danni e a
causare problemi: un personaggio capace di fare il bello e il
cattivo tempo grazie ad un fandom assolutamente fuori di testa e
super affezionato, elemento tenuto in assoluto conto dalla writers
room di casa Marvel. Innegabile la sensazione che il suo ruolo sia
stato scritto e ampliato per compiacere quelle orde, ma pur vero
che l’attore britannico si presta con grande gioia ad interpretare
il bad guy della coppia Loki/Thor. Nel cast tornano
Anthony Hopkins, Rene Russo,
Idris Elba e tutti gli interpreti già visti in Thor
insieme alle new entry
Christopher Eccleston, nei panni del temibile
villain, l’Elfo Oscaro Malekith, e
Zachary Levi che sostituisce Josh
Dallas nei panni di Fandral.
Tra momenti che tendono all’epicità
della mitologia quasi commoventi, sonore risate, cameo inaspettati
e forse qualche momento di confusione in cui le esplosioni hanno la
meglio sulla coerenza narrativa, Thor: the Dark
World è un film abbastanza godibile, forse poco centrato
nelle intenzioni, ma sicuramente ben interpretato, mentre
Alan Taylor alla regia fa del suo meglio alla
guida di un carrozzone che non sa bene quale strada percorrere.
Forse il capitolo più debole del MCU fino a questo punto, ma che
comunque disegna una tappa importante nel grande disegno di
Kevin Feige.