Home Blog Pagina 1665

L’autrice di Divergent riscrive la serie di romanzi di fantascienza con il nuovo romanzo The Sixth Faction

0

Veronica Roth pubblicherà due nuovi libri ambientati nel mondo di Divergent, ma con una svolta sorprendente. Roth ha pubblicato la trilogia di Divergent tra il 2011 e il 2013, seguita poco dopo da un adattamento cinematografico incompiuto. Sebbene l’autrice abbia scritto alcuni racconti ambientati nel mondo distopico/young adult da lei creato, non ha pubblicato un romanzo completo di Divergent per 13 anni.

Dopo tutti questi anni, Roth pubblica The Sixth Faction, il primo di una nuova duologia che reinventa Divergent attraverso uno scenario ipotetico. Invece di scegliere gli Intrepidi come nel primo romanzo di Divergent, The Sixth Faction seguirà la protagonista Tris Prior mentre prende una decisione completamente diversa dopo una tragedia che cambia tutto.

Il nuovo romanzo uscirà il 6 ottobre 2026, mentre il secondo libro sarà pubblicato a febbraio 2027. Roth ha annunciato l’importante notizia su Instagram, rivelando anche la copertina, che mostra Tris in piedi sul bordo del tetto di un edificio, con Quattro alle sue spalle.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Harper Fire Books (@harperfirebooks)

La trilogia originale di Divergent è ambientata in una Chicago futuristica in cui gli adolescenti si sottopongono a un test attitudinale e scelgono una delle cinque fazioni (Abnegazione, Intrepidi, Eruditi, Amicizia e Candore) che determinerà il resto della loro vita.

La protagonista, Tris Prior, è una Divergente, il che la rende una minaccia per la società autoritaria. Cresciuta nella fazione degli Abneganti, la abbandona il Giorno della Scelta e incontra un giovane di nome Quattro. I due sequel, Insurgent e Allegiant, continuano il viaggio di Tris e Quattro, mentre la spietata Jeanine Matthews scatena una guerra e prende di mira i suoi avversari.

Un anno dopo l’uscita dell’ultimo libro, Summit Entertainment e Lionsgate hanno distribuito l’adattamento cinematografico di Divergent, che ha incassato 289 milioni di dollari al botteghino e ha ottenuto un punteggio del 41% su Rotten Tomatoes. Nonostante le recensioni non fossero benevole, gli ottimi incassi al botteghino portarono a due sequel: The Divergent Series: Insurgent incassò 297 milioni di dollari (ottenendo un punteggio del 29% su Rotten Tomatoes).

Il franchise incontrò poi delle difficoltà quando lo studio decise di dividere l’ultimo libro in due film, una tendenza in voga all’epoca dopo essere stata utilizzata per Harry Potter, Twilight e Hunger Games, con risultati altalenanti. Questi due film furono girati simultaneamente, a differenza di Allegiant, che avrebbe avuto due produzioni separate.

Dopo che The Divergent Series: Allegiant incassò solo 179 milioni di dollari e ottenne un punteggio dell’11%, la Summit cambiò rotta e decise di completare l’adattamento con un film per la televisione. Anche questi piani furono però abbandonati e la serie cinematografica di Divergent non fu mai completata.

L’attrice cinese Fan Bingbing in X-Men: Days of Future Past

0

L’attrice cinese Fan Bingbing ai unirà al cast di X-Men: giorni di un futuro passato di Bryan Singer.

La Bingbing avrà il ruolo di Blink, una mutante con potere di teletrasportarsi. Lanciatissima in patria, l’attrice è stata presente in Double Exposure e Lost in Thailand, grandissimi successi al Box Office cinese e ha già 3 film in cantiere per il 2013: The Lady in the Portrait, The Moon & the Sun e Empress Wu Ze Tian. Sta anche negoziando per entrare nel cast del sequel di Crouching Tiger, Hidden Dragon.

fonte: The Hollywood Reporter

Vi ricordiamo che nel cast sono confermatissimi ,  Halle Berry, Peter Dinklage e . Il film è ispirato ai fumetti di Chris Claremont e John Byrne dal titolo: “Uncanny X-Men” # 141 e 142 nel 1981. Tutte le info sul film nella nostra scheda: X-Men: giorni di un futuro passato. Tutte le news sul film invece sono nel nostro speciale: X-Men.

L’attore di S.W.A.T. David Lim commenta l’annuncio shock dello spinoff di Shemar Moore dopo la sua cancellazione

0

 La star di S.W.A.T. David Lim reagisce alla sorprendente notizia dello spin-off, condividendo le sue opinioni in un lungo post sui social media. A pochi giorni dalla messa in onda del finale della serie S.W.A.T. il 16 maggio, è stato annunciato che la Sony Pictures Television, che produce il dramma d’azione, sta portando avanti lo spin-off S.W.A.T. Exiles. Shemar Moore riprenderà il ruolo di Daniel “Hondo” Harrelson Jr., anche se secondo alcune indiscrezioni sarà affiancato da un nuovo cast di volti noti.

Lim, che interpreta Victor Tan, ha reagito alla notizia dello spin-off su Instagram. In un lungo post, riportato qui sotto, Lim ha confessato che la sorpresa dello spin-off di Hondo ha “fatto male”, sottolineando la mancanza di un riferimento al cast originale. L’attore, che ha fatto parte del cast di S.W.A.T. fin dal primo episodio, ha poi ringraziato i fan per i messaggi di sostegno e ha detto di non sapere cosa riserva il futuro.

Cosa significa lo spin-off di S.W.A.T. per il futuro della serie

Successive notizie su come è nato lo spin-off di S.W.A.T. hanno rivelato che il progetto è andato avanti con sorprendente rapidità. La velocità con cui è stato annunciato, poche ore dopo il finale, è dovuta al fatto che Sony Pictures Television voleva che S.W.A.T. Exiles fosse pronto per essere presentato all’annuale LA Screenings, dove Sony TV sperava di mettere in evidenza la nuova serie agli acquirenti internazionali e nazionali.

Ma la rapidità ha anche contribuito al fatto che gli ex membri del cast non siano stati informati dello spin-off, secondo un articolo di Deadline.

Un altro motivo per accelerare lo spin-off, secondo alcune fonti, è che c’era poco tempo per assicurarsi la partecipazione di Moore e dei membri della troupe dello show. Exiles, ideato dal showrunner di Lucifer Jason Ning, vede Hondo alla guida di un’unità SWAT sperimentale composta da reclute SWAT inesperte e imprevedibili.

L’attore di Black Panther: Wakanda Forever Tenoch Huerta è stato accusato di violenza sessuale

0

L’attore del film Black Panther: Wakanda Forever, Tenoch Huerta, interprete di Namor, è stato accusato di essere un violento predatore sessuale dalla musicista e attivista Maria Elena Rios in una serie di post sui social media. In questi la Rios è partita spiegando la sua rottura con l’organizzazione Poder Prieto, un gruppo antirazzista in Messico, e la sua rabbia per il fatto che il gruppo avrebbe pubblicato un podcast che la coinvolgeva sul loro sito Web dopo che si era separata dal gruppo (e poi non l’aveva pagata per questo).

Quando il gruppo ha poi contestato l’account di Rios (sostenendo di non avere alcun coinvolgimento con la produzione del podcast e di avere semplicemente pubblicato un collegamento ad esso sul suo sito Web), la Rios li ha poi accusati di proteggere Huerta, scrivendo che “quando ho lasciato il loro gruppo ho chiarito loro che proteggono il violento predatore sessuale Tenoch Huerta“. Ma chi è la Rios? Si tratta di una rinomata sassofonista in Messico, diventata più nota per il suo attivismo dopo che un ex fidanzato ha assunto due uomini nel 2019 per gettarle dell’acido in faccia. Grazie al suo lavoro di attivista ha così iniziato ad associarsi con Poder Prieto.

La Rios ha dunque ora scritto sui propri social “è molto difficile parlare dell’abuso emotivo e dell’abuso di potere di un predatore sessuale come Tenoch Huera, che è amato nel mondo per aver interpretato un personaggio cinematografico. Affascinante in apparenza, il grande tratto distintivo di un narcisista più una buona dose di vittimizzazione“. Ha anche dato alcune risposte generali alle domande che le persone le avevano rivolto, “‘E perché non hai denunciato?’ Dicono quelli che vivono in un paese maschilista, dove la giustizia è irraggiungibile, dove quasi ti ammazzano e ancora non ti credono o la giustizia arriva. E no, non voglio essere famosa, e no, non voglio soldi perché so lavorare“. Al momento, Huerta non ha ancora risposto pubblicamente alle affermazioni della Rios.

Fonte: CBR

Per rimanere aggiornato su tutte le ultime novità, i film in uscita e le curiosità sul mondo del cinema, ISCRIVITI alla nostra newsletter.

L’attore Danny Masterson condannato a 30 anni di carcere per stupro

0

Come riportato da Variety, l’attore Danny Masterson è stato condannato a 30 anni di carcere dopo essere stato giudicato colpevole di stupro all’inizio di quest’anno. Masterson, meglio conosciuto per aver recitato nella sitcom di successo della Fox “That 70’s Show” e in “The Ranch” di Netflix, stava da tempo affrontando una potenziale condanna da 30 anni all’ergastolo, cosa che si è poi concretizzata.

L’attore, che sostiene la sua innocenza, è stato condannato per due delle tre accuse di stupro forzato lo scorso maggio. Masterson è stato accusato di aver violentato tre donne nella sua casa di Hollywood Hills tra il 2001 e il 2003, durante il periodo in cui era in “That 70’s Show“. La giuria lo ha dunque condannato per aver violentato due donne nel 2003, ma non è riuscita a raggiungere un verdetto su un’accusa del novembre 2001 che coinvolgeva un’ex fidanzata, sebbene i giurati abbiano votato a favore della condanna.

Entrambi i processi hanno inoltre gettato luce sulla Chiesa di Scientology, di cui Masterson è membro, con il verdetto che ha dunque segnato una sorprendente caduta per uno dei membri più importanti di Scientology. Tutte e tre le vittime erano a loro volta membri della chiesa al momento delle aggressioni, ma da allora hanno dichiarato di non farne più parte.

Le tre hanno inoltre affermato – sia durante la sentenza che nelle testimonianze – che la chiesa le ha dissuase dal denunciare Masterson alla polizia. I pubblici ministeri hanno sostenuto durante tutto il processo che Masterson aveva approfittato della sua posizione nella chiesa per violentare le donne senza timore di ripercussioni e che la chiesa proibiva alle donne di rivolgersi alla polizia per denunciare una violenza sessuale.

Dopo la sentenza, l’avvocato di Masterson ha detto ai giornalisti fuori dal tribunale che intende presentare appello contro la sua condanna. “Gli errori che si sono verificati in questo caso sono sostanziali e sfortunatamente hanno portato a verdetti non supportati da prove“.

L’attimo fuggente: le frasi più celebri del film e il loro significato

L’attimo fuggente (il cui titolo originale è Dead Poets Society) è uno dei film più celebri e amati di sempre. Affronta le difficoltà degli studenti di una scuola maschile che devono scontrarsi con le rigide regole imposte della società pur di perseguire le loro passioni, e ci sono diverse citazioni che esaltano quesi temi. Protagonista è dunque Robin Williams nei panni di un insegnante di inglese che diffonde l’amore per la poesia alla sua classe, molti dei quali stanno affogando sotto le aspettative dei loro genitori. Il film è un dramma forte, scritto e diretto magistralmente, che è valso a Williams una nomination all’Oscar come miglior attore.

Il film ha anche ottenuto una nomination all’Oscar come miglior film e miglior regista (per Peter Weir), ma è stata la sceneggiatura di Tom Schulman a distinguersi, con lo sceneggiatore che ha vinto lui stesso l’Oscar per la migliore sceneggiatura originale. Nel film si trovano infatti diverse battute ispiratrici che ancora oggi emozionano e fanno sognare gli spettatori. Da battute spiritose a consigli motivazionali, il John Keating di Williams ha una lunga lista di citazioni che si applicano a ogni dilemma della vita. Scopriamole in questo approfondimento.

O Capitano! Mio Capitano!”, la Setta dei Poeti Estinti Al signor Keating

Sebbene l’intero film sia una storia bella e profonda, il finale di L’attimo fuggente è considerato una delle migliori e più emozionanti conclusioni della storia del cinema. Sembra che la storia stia andando verso una fine tragica, poiché l’insegnamento non ortodosso di Keating viene ritenuto responsabile del suicidio di uno studente, il che porta al suo licenziamento. Gli studenti rimasti sono costernati nel vedere che sono costretti a seguire lezioni di poesia più rigide sotto la supervisione del signor Nolan.

Tuttavia, quando Keating sta per andarsene, gli studenti lo salutano in modo commovente, alzandosi in piedi sui banchi e salutandolo con questa frase tratta dalla poesia di Walt Whitman. È un gesto d’addio che mostra a Keating quanto gli studenti abbiano imparato da lui, il loro modo di protestare contro il suo licenziamento e la promessa che continueranno a esprimersi come lui ha insegnato loro.

L'attimo fuggente spiegazione finale
Robin Williams in L’attimo fuggente © 1989 – Touchstone Pictures

“Signor Anderson! Non pensi che io non sappia che questo compito la spaventa a morte“, John Keating a Todd Anderson

Il ruolo che ha lanciato Ethan Hawke è stato quello di Todd Anderson in L’attimo fuggente. Todd è uno degli studenti più timidi della scuola, inizialmente molto riservato, ma come gli altri, gli insegnamenti del signor Keating fanno emergere qualcosa in lui. Ciò che è ancora più speciale è il modo in cui Keating riconosce in Todd qualcosa che il giovane sembra non riuscire a concepire di sé stesso.

Dopo aver assegnato alla classe il compito di scrivere una poesia originale, Keating comunica loro che dovranno leggere la propria poesia ad alta voce in classe. Poi si prende un momento per riconoscere quanto questa idea spaventi Todd. Keating non è tipo da mettere in imbarazzo uno studente con malizia, né da fare favoritismi. Nel richiamare Todd, sta semplicemente facendo capire al giovane che non permetterà che la paura sia una scusa nella sua classe.

Non dimenticarlo”, John Keating a Todd Anderson

Quando arriva dunque il momento di leggere le poesie ad alta voce in classe, Todd è pieno di paura e dice al signor Keating che non ne ha scritta una. Keating non ha intenzione di lasciar passare così facilmente uno dei suoi studenti, ma invece di dargli un voto negativo, fa alzare Todd in piedi davanti alla classe e recitare una poesia originale sul momento. Anche in questo caso, non si tratta di un tentativo di umiliare il ragazzo, ma di costringerlo a uscire dalla sua zona di comfort.

Keating fa chiudere gli occhi a Todd e gli dice di iniziare a parlare con il cuore. Anche se nervoso, Keating aiuta Todd a bloccare tutto il resto. Quando recita una poesia davvero impressionante, la classe lo applaude e Todd è pieno di orgoglio. Keating lo prende da parte e gli ricorda di conservare questo ricordo dentro di sé, assicurandosi che la paura di mostrarsi vulnerabile davanti agli altri non ostacoli mai la soddisfazione di esprimersi.

Ethan Hawke L'attimo fuggente
Ethan Hawke in L’attimo fuggente © 1989 – Touchstone Pictures

Che il potente spettacolo continui e che tu possa contribuire con un verso. Quale sarà il tuo verso?”, John Keating alla sua classe

Quando spiega ai suoi studenti il vero motivo per cui la poesia e la letteratura dovrebbero essere apprezzate, il signor Keating ne approfitta anche per ispirare i suoi studenti a lasciare un segno nel mondo. Insiste sul fatto che tali forme d’arte aiutano le persone a sentirsi vive e a vivere la vita con più passione e sentimento, riuscendo così a dare un contributo maggiore. Celebra l’idea che ci sia ancora qualcosa che tutti loro possono dare al mondo.

Questa semplice domanda, rivolta ai giovani: “Quale sarà il vostro verso?”, mostra quanto Keating possa essere fonte di ispirazione per questi ragazzi. Li costringe a riflettere su come vogliono contribuire al “gioco” dell’umanità. In questo contesto, diventa difficile per loro ignorare le loro vere passioni e li costringe a confrontarsi con i loro veri sentimenti su ciò che sono chiamati a fare.

Non importa quello che ti dicono gli altri, le parole e le idee possono cambiare il mondo”, John Keating alla sua classe

Ci sono molti film che parlano dell’importanza dell’arte, ma pochi lo fanno in modo così efficace come L’attimo fuggente. In questo caso, l’idea di abbracciare l’arte e la poesia è ribelle, dato che la natura soffocante del collegio è più focalizzata sull’apprendimento “pratico” piuttosto che sulla frivolezza apparente delle storie e delle poesie. Tuttavia, in diretta contraddizione con ciò che pensano alcuni degli altri insegnanti, Keating insiste sul fatto che queste cose hanno un’importanza nel mondo.

Dire ai giovani che le parole e le idee possono cambiare il mondo è il modo in cui Keating dà loro il permesso di abbracciare questi aspetti della loro mente e condividerli con il mondo. Non è un caso che inizi dicendo “non quello che vi dicono gli altri”, poiché Keating è consapevole di come la loro società cercherà di soffocare questo tipo di pensiero e insiste sul fatto che quelle persone dovrebbero essere ignorate.

L-attimo-fuggente-film
Robin Williams in L’attimo fuggente © 1989 – Touchstone Pictures

Carpe Diem. Cogliete l’attimo, ragazzi. Rendete straordinarie le vostre vite”, John Keating alla sua classe

Uno dei motivi principali per cui così tante citazioni da L’attimo fuggente sono entrate a far parte della cultura popolare è che il personaggio di Robin Williams, John Keating, è il modello perfetto di un educatore dedicato. Ciò è evidente nel momento in cui Keating insiste affinché i suoi studenti escano e sfruttino al massimo la loro vita, non solo dal punto di vista accademico o professionale.

Questa citazione da L’attimo fuggente arriva quando John Keating mostra ai ragazzi alcune foto di studenti del passato esposte lungo il corridoio della scuola. Egli dice loro che non sono diversi. Hanno lo stesso livello di testosterone e lo stesso taglio di capelli. I ragazzi in foto, però, sono ora tutti morti. Vuole instillare in queste menti curiose l’idea che finché sono giovani e capaci, devono vivere la loro vita al massimo. “Carpe diem, cogli l’attimo”, dice Keating, intendendo che vuole che i ragazzi si godano il momento finché dura.

Poesia, bellezza, romanticismo, amore… Queste sono le cose per cui viviamo”, John Keating alla sua classe

John Keating è un insegnante di inglese alla Welton Academy in Dead Poets Society, un collegio d’élite dove l’obiettivo dell’istruzione per la maggior parte dei suoi studenti è quello di garantire loro il successo professionale nella vita adulta. Questo è il motivo per cui Keating diventa così amato dai suoi studenti, poiché il suo obiettivo non è il loro successo, ma la loro realizzazione personale, e la citazione da L’attimo fuggente che illustra perfettamente questo concetto è quando egli sostiene i valori delle arti (e alcuni degli aspetti più profondi dell’esperienza umana in generale).

Medicina, economia, diritto, ingegneria… sono tutte attività nobili e necessarie per sostenere la vita. Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore… sono ciò per cui viviamo”. Pur riconoscendo che le persone hanno bisogno della scienza e della tecnologia per sopravvivere, John fa capire ai suoi studenti che hanno anche bisogno di un canale per esprimere se stessi. Crede nell’equilibrio tra bisogni e desideri, tra cuore e mente. Ricorda loro che le persone scrivono poesie perché sono membri della razza umana, non solo perché è “carino”. Gli esseri umani sono pieni di passione e alimentati da essa, e questo può avvenire solo risvegliando quella parte di loro.

L'attimo fuggente
Robert Sean Leonard e Allelon Ruggiero in L’attimo fuggente © 1989 – Touchstone Pictures

Mi alzo in piedi sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo guardare le cose in modo diverso”, John Keating alla sua classe

Una parola che non può assolutamente essere usata per descrivere i metodi di insegnamento di John Keating in L’attimo fuggente è “ortodosso”, come dimostra questa citazione. In una lezione, gli studenti di John lo trovano in piedi sulla sua cattedra invece che seduto dietro di essa. Nel tentativo di approfondire ulteriormente le sue lezioni, John spiega che il motivo per cui è in piedi sulla cattedra è per vedere le cose in modo diverso.

Spesso le persone guardano solo l’immagine che hanno davanti e dimenticano che bisogna tenere conto anche degli altri aspetti. Chiede ai suoi studenti di salire sulla sua cattedra, in modo che possano provare cosa significa guardare le cose da una nuova prospettiva. Questi studenti sono normalmente confinati nelle loro routine e tradizioni, e intraprendere la strada meno battuta a volte può fare bene alla loro anima.

“Devi sforzarti di trovare la tua voce”, John Keating alla sua classe

… perché più aspetti a iniziare, meno probabilità avrai di trovarla”. Ci sono molte citazioni ispiratrici di John Keating tratte da L’attimo fuggente che provengono dai numerosi momenti in cui incoraggia i suoi studenti a non sottovalutare mai il valore dell’introspezione e dell’autonomia intellettuale. Continua a motivare i suoi studenti a pensare liberamente e con la propria testa, a trovare ciò che funziona meglio per loro e a scoprire come rendersi soddisfatti della propria vita.

È un tema ricorrente in molte delle lezioni di John nel film, ma questa citazione da L’attimo fuggente in particolare cattura l’idea in modo più succinto rispetto a quasi tutte le altre. John dice che non bisogna mai rassegnarsi a vivere una vita insoddisfacente, perché porta alla disperazione. Bisogna uscire dagli schemi per trovare nuovi orizzonti ed esplorare nuove idee, luoghi e credenze. Mentre John convince i suoi studenti a credere in se stessi, sa anche che c’è sempre qualcosa là fuori che cercherà di rovinare la loro individualità.

Ethan Hawke, Josh Charles, Gale Hansen, Allelon Ruggiero e James Waterston in L'attimo fuggente
Ethan Hawke, Josh Charles, Gale Hansen, Allelon Ruggiero e James Waterston in L’attimo fuggente © 1989 – Touchstone Pictures

Il linguaggio è stato sviluppato per un unico scopo, e cioè… corteggiare le donne”, John Keating alla sua classe

Sebbene L’attimo fuggente sia uno dei pochi film di Robin Williams celebrati per ragioni diverse dalle impareggiabili doti comiche del defunto attore, ci sono comunque diversi momenti in cui la star riesce a strappare una risata agli spettatori. Non tutto ciò che John Keating diceva era profondo, e a volte nelle sue lezioni parlava con umorismo. Una delle citazioni chiave che lo dimostrano è quando John spiega ai suoi studenti che, a suo avviso, le complessità del linguaggio umano sono state perfezionate per un unico motivo: migliorare il romanticismo.

Neil Perry ha ragione: il linguaggio è stato sviluppato per comunicare. Tuttavia, nella speranza di raggiungere aspirazioni più elevate e conquistare nuovi territori, il linguaggio è diventato lo strumento principale dell’uomo per esprimere i propri desideri. L’uso del linguaggio si è evoluto nel corso dei secoli. John chiede alla classe quali altre parole potrebbero sostituire “stanco” e “molto triste”, e Knox Overstreet risponde ‘cupo’. In questo senso, “corteggiare le donne” significa semplicemente trovare affetto usando le parole.

C’è un tempo per osare e uno per essere cauti, e l’uomo saggio comprende a quale è chiamato”, John Keating a Charlie Dalton

Essere espulsi per uno scherzo non è audace, e John ha avvertito Charlie Dalton di non mettersi più nei guai dopo che questi ha fatto uno scherzo davanti a tutta la scuola. Pensava che il signor Keating ne sarebbe stato felice, ma chiaramente non aveva capito il punto. Questa citazione da L’attimo fuggente trasmette una serie di significati che non si possono cogliere facilmente a meno che una situazione specifica non richieda un’azione immediata. Charlie era un idiota, pensava solo a se stesso quando ha messo la loro società segreta sotto il pubblico scrutinio. John si rende conto che deve insegnare la responsabilità oltre alla libertà di esprimersi.

Robin Williams in L'attimo fuggente
Robin Williams in L’attimo fuggente © 1989 – Touchstone Pictures

Ma solo nei loro sogni gli uomini possono essere veramente liberi”, John Keating a un altro insegnante

È sempre stato così e sempre così sarà”. Come si è potuto notare, la maggior parte delle migliori citazioni di L’attimo fuggente proviene dalle lezioni di John e dai consigli che dà ai suoi studenti. Tuttavia, non è sempre così, poiché ci sono diverse frasi memorabili che derivano dalle varie discussioni (e dibattiti) di John con altri membri della facoltà della Welton Academy. Un esempio lampante è quando John Keating spiega a uno dei suoi colleghi quale sia, secondo lui, il vero scopo dell’istruzione, dopo essere stato interrogato sul suo modo diverso di insegnare.

La scuola sostiene da anni il valore della tradizione e della disciplina. Per John, è giusto scuotere un po’ le cose. Crede nei liberi pensatori, proprio come ha detto al signor Nolan quando lo ha affrontato sui suoi metodi “non ortodossi” di insegnamento agli studenti. Solo vivendo i propri sogni un uomo può essere veramente libero. Purtroppo per John, anche se le sue affermazioni sono vere, nei confini di questa particolare scuola c’è poco spazio per realizzare i propri sogni.

Vi ho portati qui per illustrare il concetto di conformità”, John Keating ai suoi studenti

… la difficoltà di mantenere le proprie convinzioni di fronte agli altri”. John Keating rappresenta l’antitesi di tutto ciò che la sua classe si aspetta dalle figure autoritarie, e questo è uno dei motivi principali per cui diventa una presenza così stimolante nelle loro vite. Tuttavia, questo non è l’unico motivo per cui si distingue agli occhi dei suoi studenti, poiché i suoi metodi rappresentano per loro un cambiamento di ritmo tanto rinfrescante quanto i suoi valori. In L’attimo fuggente, gli studenti della Welton Academy rimangono affascinati dal modo vivace ed energico di insegnare del signor Keating.

Li fa camminare, correre e arrampicare per trasmettere il suo messaggio. Dice a tre ragazzi della classe di fare una passeggiata e, centimetro dopo centimetro, iniziano a marciare all’unisono. Questo è il punto che vuole dimostrare, che gli esseri umani sono destinati a conformarsi agli standard della società e a perdere le proprie convinzioni solo per essere accettati. Ricorda loro che, per quanto strano o diverso sia il proprio sogno, bisogna esserne orgogliosi. Questo è, ancora una volta, il desiderio del signor Keating di vedere i ragazzi realizzare i propri sogni.

L'attimo fuggente O Capitano, mio Capitano
Robin Williams in L’attimo fuggente © 1989 – Touchstone Pictures

Ho sempre pensato che lo scopo dell’istruzione fosse imparare a pensare con la propria testa”, John Keating al signor Nolan

Sebbene non manchino battute profonde e filosofiche in questo film dai molteplici livelli tematici, il messaggio centrale di L’attimo fuggente è racchiuso in questa singola citazione meglio di qualsiasi altra. Riassume tutto ciò che guida John Keating come educatore e, per estensione, la linfa vitale tematica del film stesso. La citazione arriva quando John ha un confronto con il signor Nolan, uno degli altri membri della facoltà della Welton Academy.

È ciò che John Keating vuole dire ai suoi studenti: usare l’istruzione come mezzo per conoscere meglio se stessi e gli altri. Usarla per prendere posizione e lottare per ciò in cui si crede, non solo per rimanere neutrali o scendere a compromessi. Poiché il signor Nolan lo rimprovera, ponendo fine a questo modo di insegnare, il signor Keating si trova di fronte a un dilemma. I suoi studenti sono profondamente colpiti dalle sue parole e iniziano a pensare fuori dagli schemi. Tuttavia, la scuola li costringe a tacere e a conformarsi.

Amo insegnare. Non vorrei essere in nessun altro posto”, John Keating a Neil Perry

John Keating rappresenta l’idea di un educatore perfetto, che non solo è motivato dal desiderio di garantire ai suoi studenti le migliori possibilità di una vita appagante, ma che comprende e apprezza anche la sua importanza nella loro vita. Tuttavia, per John, questo comporta anche un notevole sacrificio personale. Quando Neil Perry (Robert Sean Leonard) chiede a John Keating perché ha scelto di rimanere a scuola invece di andare a Londra per stare con sua moglie, John risponde che ama così tanto insegnare che preferisce stare da solo piuttosto che non vivere i suoi sogni.

La sua passione per l’istruzione ha plasmato profondamente molte vite, specialmente quelle dei suoi studenti. Un insegnante come il signor Keating è un buon mentore e confidente, ed è questo che rende sia lui che L’attimo fuggente sono così accattivanti per il pubblico. Ispira sempre tutti quelli che incontra e irradia un’energia vibrante che li porta a riflettere su come vivono la loro vita. Anche se la sua permanenza in questa scuola si è conclusa in tragedia, John ha sicuramente aiutato più di uno studente a cambiare il proprio modo di pensare per diventare una persona migliore.

LEGGI ANCHE:

L’attimo fuggente: la storia vera dietro il film

L’attimo fuggente: la storia vera dietro il film

Indubbiamente tra i più celebri film di formazione di sempre, L’attimo fuggente (il titolo originale è Dead Poet Society), racconta la storia di un gruppo di studenti della Welton Academy, una scuola preparatoria maschile del Vermont, nel 1959. Nel film, questi giovani sono ispirati a far rivivere una società segreta ormai defunta dal loro entusiasta insegnante di inglese, John Keating, interpretato dallo straordinario Robin Williams. Keating stesso era uno dei membri fondatori della Dead Poets Society quando era studente alla Welton.

L’insegnante ispira però questi ragazzi anche a pensare con la propria testa e a “succhiare il midollo dalla vita”, trovando la loro passione per la vita, la poesia e le arti. Sebbene questo film sia generalmente un’opera di finzione, si ispira in realtà alla vita dello sceneggiatore Tom Schulman, che ha poi vinto l’Oscar per la Miglior sceneggiatura originale proprio per questa sua storia. In questo approfondimento, però, esploriamo nel dettaglio cosa del film è basato su elementi reali e cosa invece no.

L-attimo-fuggente-film
Robin Williams in L’attimo fuggente © 1989 – Touchstone Pictures

La Welton Academy è fittizia

La fittizia Welton Academy si troverebbe nel Vermont, ed è ispirata all’esperienza dello sceneggiatore Tom Schulman presso la Montgomery Bell Academy a Nashville, nel Tennessee. Il film, come anticipato, è vagamente ispirato alla vita di Schulman e i personaggi sono basati più o meno vagamente su persone della sua vita. In un’intervista con la University of California Television, Schulman ha ad esempio detto che Knox Overstreet (Josh Charles) è basato su un amico del college che era follemente innamorato di una ragazza di nome Chris.

In un’intervista tra Schulman e il preside della Montgomery Bell Academy, Schulman ha parlato di come stava lavorando a una sceneggiatura ispirata al suo corso di recitazione e scrittura a Los Angeles, spiegando come, dopo aver cambiato l’ambientazione in una scuola maschile, la sua storia abbia preso forma. Schulman si è reso conto che la storia non riguardava solo un insegnante stimolante, ma anche il modo in cui questo insegnante aveva contribuito a trasformare la vita dei suoi studenti.

L’alma mater di Schulman, la Montgomery Bell Academy, è stata fondata nel 1867 ed è l’unica scuola maschile nella zona di Nashville. Anche oggi, nel XXI secolo, possiamo vedere l’enfasi sulla storia e la tradizione della fittizia Welton Academy riecheggiare nella missione della MBA di formare i propri studenti come “gentiluomini, studiosi, atleti”. Sebbene la MBA sia una scuola diurna piuttosto che un collegio, l’ispirazione che Schulman ha tratto dalla sua alma mater è dunque evidente.

L'attimo fuggente O Capitano, mio Capitano
Robin Williams in L’attimo fuggente © 1989 – Touchstone Pictures

John Keating è basato sui professori di Schulman

Come ha rivelato Tom Schulman in un’intervista alla Montgomery Bell Academy, ha iniziato a lavorare alla sceneggiatura che è poi diventata L’attimo fuggente mentre frequentava l’Actors and Directors Lab di Los Angeles. Il mentore del suo insegnante, Harold Clurman, che veniva a trovare gli studenti per dare loro consigli prima di lanciarsi in discorsi appassionati, ha ispirato Schulman. Schulman sentiva però che alla sua sceneggiatura mancava qualcosa di essenziale e dunque la mise da parte.

Nella stessa intervista, Schulman ha spiegato come, dopo aver messo in pausa la sceneggiatura, abbia ricordato con una sua amica Samuel F. Pickering Jr., che insegnava inglese a Schulman al secondo anno alla Montgomery Bell Academy. Lei disse a Schulman che Pickering era l’insegnante stimolante di cui Schulman avrebbe dovuto scrivere, e lui iniziò quindi a rielaborare la sceneggiatura, ambientandola in una scuola maschile. Con questo cambiamento di ambientazione, il progetto prese forma e emersero i personaggi che conosciamo. Pickering ispirò lo stile di insegnamento insolito di John Keating, mentre Harold Clurman influenzò i discorsi motivazionali di Keating.

Pickering disse al Times Daily: “Qualunque cosa di me ci sia in quel personaggio deve essere minima. Io ero un ragazzo e lui era un bambino. Ventitré anni fa. Quanto di me potrebbe esserci nel film?” Pickering ha però riconosciuto il suo stile di insegnamento non ortodosso, ammettendo di tenere lezioni in piedi sulla cattedra o su un cestino della spazzatura per mantenere viva l’attenzione dei suoi studenti. Più o meno verificato che sia, il suo contributo alla definizione del personaggio è dunque presente e ha permesso di dar vita ad uno dei personaggi del cinema più amati di sempre.

LEGGI ANCHE: 

L’attimo fuggente: la spiegazione del finale del film con Robin Williams

L’attimo fuggente (il cui titolo originale è Dead Poets Society) è uno dei pochi film definiti quasi interamente dal suo finale. L’iconica scena conclusiva non è facile da dimenticare, anche per coloro che hanno visto il film per la prima volta. L’immagine dei ragazzi della scuola superiore, un tempo timidi, in piedi sui loro banchi per rendere omaggio al loro insegnante di inglese appena licenziato, il signor John Keating (Robin Williams), è destinata a rimanere nel cuore degli spettatori. Senza quel momento “O, Capitano, mio Capitano“, L’attimo fuggente sarebbe stato un film molto diverso.

Ma non è l’unico che ha trasformato il film nel classico che è diventato. Come in tutte le buone storie, il finale è infatti solo un momento culminante. Per quanto gli eventi possano apparire pedestri – almeno fino allo scioccante suicidio dell’atto finale -, accadono davvero molte cose, anche se solo sotto la superficie. Questo fa sì che L’attimo fuggente sia molto di più di un film liceale per antonomasia, e che sia anche un commento su un importante cambiamento della società e sul ciclo di abusi perpetuato da una cultura di mascolinità tossica.

La trama di L’attimo fuggente

La storia si svolge a Welton, un prestigioso collegio maschile con tradizioni rigide e personale ancora più severo. La storia inizia quando la classe del 1959 arriva al campus per il semestre autunnale. Con il nuovo anno accademico arriva anche un nuovo insegnante, Keating (Robin Williams). Egli ha frequentato quella stessa scuola, quindi conosce fin troppo bene gli strascichi del suo programma di studi soffocante. Vuole dunque che i suoi studenti trovino la loro voce finché sono giovani. Inizia così ad impartire loro una serie di lezioni di vita che scuoteranno profondamente le coscienze di alcuni e daranno vita ad eventi straordinari.

L'attimo fuggente storia vera
Robin Williams in L’attimo fuggente © 1989 – Touchstone Pictures

La Setta dei Poeti Estinti

 

La riformatasi Setta dei Poeti Estinti (Dead Poets Society), composta da alcuni studenti di Keating, adotta quindi il mantra del professore, “carpe diem“, come solo gli adolescenti sanno fare. Charlie è probabilmente il discepolo più appassionato di Keating, organizza elaborate campagne per portare le studentesse a Welton e adotta persino un nuovo soprannome, Nuwanda. Knox usa il noto potere della poesia per conquistare una ragazza di una scuola vicina. E poi c’è Neil, che sembra l’ultima persona ad aver bisogno dell’aiuto di Keating, almeno in apparenza.

In fondo, però, è vero l’esatto contrario: pur essendo uno studente di talento e un leader nato, deve spesso mettere da parte le sue aspirazioni personali e fare quello che gli dice il padre prepotente. In circostanze normali, Neil si concederebbe a suo padre senza fare domande. Finché non si diploma a Welton, poi all’università e (infine) alla facoltà di medicina, la sua vita non è sua. Solo dopo che le lezioni di Keating cominciano ad essere recepite, Neil capisce che può vivere in modo diverso, senza sottomettersi al padre. Fa quindi un’audizione per una produzione locale di “Sogno di una notte di mezza estate” nel tentativo di riprendere il controllo della sua vita.

L’unico problema è che lo fa all’insaputa del padre, e la cosa gli si ritorce contro in modo terribile quando questi scopre la verità e chiede a Neil di abbandonare la produzione. È questo conflitto che dimostra l’approccio semi-formale di Neil alla filosofia di Keating. Come altri membri della Setta dei Poeti Estinti, non riesce ad assorbire la vera essenza del “carpe diem”. Onorare la propria verità interiore e scrollarsi di dosso lo status quo sono entrambi fondamentali per cogliere l’attimo, ma non senza una comprensione delle conseguenze. Keating dice alla sua classe: “C’è un tempo per osare e c’è un tempo per la cautela. Un uomo saggio capisce qual è il momento giusto“.

L-attimo-fuggente-film
Robin Williams in L’attimo fuggente © 1989 – Touchstone Pictures

Il peso delle aspettative

 

Keating cerca di incoraggiare la temperanza e la pazienza nei suoi studenti, soprattutto quando Neil si rivolge a lui con il suo dilemma. Per far sì che Neil trovi davvero la libertà che sta cercando, Keating dice che deve affrontare suo padre. Anche se il signor Perry non riesce a immedesimarsi nel figlio, non è la fine del mondo. La sua “servitù” non durerà per sempre e presto sarà libero di recitare in qualsiasi opera teatrale gli piaccia. È un bel sentimento, ma un concetto totalmente estraneo a Neil, che non riesce a vedere oltre la sua soffocante realtà.

Si sente in trappola qualunque cosa faccia, e questa sensazione non fa che aumentare la sua disperata volontà di liberarsi. Questo è, ironicamente, ciò che rende il ruolo di Todd nella storia così importante. È l’anello di congiunzione di Neil in tutto e per tutto, poiché entrambi i personaggi rappresentano i diversi modi in cui la vergogna può manifestarsi all’interno di una persona. La vergogna di Todd gli impedisce di esternare le proprie idee ed emozioni al mondo. “Il signor Anderson pensa che tutto ciò che è dentro di lui sia inutile e imbarazzante“, osserva astutamente Keating. E Neil, con tutto il suo fuoco interiore, viene fatto sentire dal padre.

Nonostante la sua sicurezza proiettata, Neil lotta anche per dimostrare il suo valore, ma è molto più bravo a nasconderlo. Come Keating sottolinea in seguito, è un attore di grande talento. Ha recitato per tutta la vita, interpretando la parte del figlio doveroso, il signor futuro dottore dei sogni di suo padre. Ma dopo aver assaggiato la libertà, si rende conto che non può più continuare a recitare, soprattutto con la minaccia della scuola militare – e di altri 10 anni al “servizio” del padre – che incombe sulla sua testa.

Ethan Hawke, Josh Charles, Gale Hansen, Allelon Ruggiero e James Waterston in L'attimo fuggente
Ethan Hawke, Josh Charles, Gale Hansen, Allelon Ruggiero e James Waterston in L’attimo fuggente © 1989 – Touchstone Pictures

O Capitano, mio Capitano!

Dopo il suo scontro finale con il signor Perry, Neil vede solo un modo per fuggire, per essere finalmente libero secondo i propri termini. Il suo suicidio provoca però comprensibilmente uno shock a Welton, e il preside Nolan (Norman Lloyd) si affretta a ripristinare l’ordine sulla scia della tragedia. Egli coinvolge Keating nella morte di Neil e minaccia i restanti membri della Setta di espulsione se non confermano la sua versione dei fatti. Con Charlie espulso, Keating licenziato e Nolan pronto a sostituirlo come insegnante di inglese, lo status quo è praticamente ripristinato, ed è qui che l’attenzione si sposta quasi interamente su Todd.

Tra tutti i membri della Setta dei Poeti Estinti, era inizialmente lui il più restio agli insegnamenti di Keating. Tra tutti i suoi amici, era il più propenso a tirarsi indietro di fronte a una sfida. È solo quando gli viene presentata la sfida più difficile di tutte, quella di onorare la verità a prescindere dalle conseguenze, che è in grado di dimostrare una completa comprensione del “carpe diem”. Keating vede la sua classe per l’ultima volta quando torna a prendere le sue ultime cose e lì Todd trova il coraggio di confessare il piano di Nolan.

Quello che succede dopo, il già citato momento “O Capitano, mio Capitano”, è un simbolo dell’effetto che Keating ha avuto sui suoi studenti, in particolare su Todd. Il ragazzo non può tornare indietro su ciò che ha fatto (e potrebbe benissimo essere espulso per ciò che fa dopo), ma i principi che ha imparato hanno acceso un fuoco dentro di lui, e non sarà facile spegnerlo. Come lui, anche altri ragazzi si ergono in piedi sui propri banchi, ignorando le urla del preside Nolan e spiccando così su quanti scelgono di rimanere seduti, a capo chino. Questi ragazzi, toccati dalla luce di Keating, potranno aspirare ad una vita degna di essere vissuta.

LEGGI ANCHE: 

L’attimo fuggente: dal cast al suo significato, tutte le curiosità sul film

Pochi film hanno avuto un impatto generazionale come L’attimo fuggente (il cui titolo originale è in realtà ben diverso, ovvero Dead Poets Society). Diretto nel 1989 da Peter Weir, noto anche per i film Witness – Il testimone e The Truman Show, questo ha il merito di trascendere il proprio tempo per trasmettere lezioni di vita universali, sempre valide e sempre capaci di toccare l’animo umano. Non a caso, l’American Film Institute lo ha collocato al 52° posto nella classifica dei 100 film più commoventi di sempre.

A distanza di più di trent’anni, è dunque ancora un film assolutamente imperdibile. Scritto da Tom Schulman, premiato poi con l’Oscar per la sceneggiatura originale, il film non è basato su alcuna opera preesistente, bensì su alcune esperienze che lo stesso Schulman visse al tempo degli studi al college. Ispirato dalla figura di un suo professore sopra le righe, egli costruisce una vicenda che mira a risvegliare le coscienze dei più giovani, sempre più resi passivi da istituzioni e contesti sociali alienanti.

Si tratta di dinamiche molto care a Weir, che con i suoi film è solito prestare attenzione ai comportamenti del soggetto il cui microcosmo è sottoposto al difficile confronto con un macrocosmo, a volte naturale, a volte sociale. Sono dunque molti i motivi per vedere o rivedere L’attimo fuggente, un’opera non esente da difetti ma indubbiamente capace di comunicare con una forza speciale con i propri spettatori.

Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e al significato generale del film. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il titolo nel proprio catalogo. Se si desidera leggere le frasi più belle, invece, si rimanda a questo articolo.

L'attimo fuggente significato frasi
Robin Williams in L’attimo fuggente © 1989 – Touchstone Pictures

La trama e il cast di L’attimo fuggente

 

Ambientato nell’autunno del 1959 all’Accademia Welton, una scuola elitaria e conformista ubicata sulle colline del Vermont, il film ha per protagonista l’insegnante di materie umanistiche John Keating. I suoi metodi, assolutamente insoliti, sono considerati con timore e sgomento dal preside Nolan e dalle famiglie degli studenti. Keating, infatti, usa la poesia per far nascere e sviluppare lo spirito creativo, insegnando a cogliere ogni attimo della propria vita. Nella classe di Keating, sette allievi lo seguono con interesse particolare, capeggiati da Neil Perry. Sia loro che lo stesso Keating, però, dovranno scontrarsi sempre più con il conformismo e la serietà che sempre hanno regnato a Welton.

Ad interpretare il professor John Keating, come noto, vi è l’attore Robin Williams, in una delle sue interpretazioni più amate di sempre, che gli ha fatto guadagnare una nomination all’Oscar. Ad aver attratto l’attore nei confronti del personaggio vi è stato il fatto che egli avrebbe desiderato tanto avere un insegnante come Keating durante i suoi anni scolastici. Williams ebbe poi la possibilità di improvvisare molto, arricchendo il personaggio di ulteriore carisma. In seguito, l’attore ha affermato di considerare L’attimo fuggente il suo film preferito tra quelli in cui ha recitato e Weir il miglior regista con il quale abbia mai lavorato.

Accanto a lui, nel ruolo dello studente Neil Perry vi è invece l’attore Robert Sean Leonard. Per tale personaggio si era candidato con molto interesse anche River Phoenix, ma il regista preferì affidare la parte ad un attore poco conosciuto. Ethan Hawke, qui nel suo primo ruolo di rilievo, è invece Todd Anderson, un altro degli studenti di Keating. Per far sì che i giovani interpreti sviluppassero un solido rapporto tra di loro e fossero consapevoli del cambiamento emotivo dei loro rispettivi personaggi, Weir decise di girare il film in ordine cronologico e di far stare quanto più tempo possibile insieme gli attori. Nei panni del severo preside Nolan, invece, vi è l’attore Norman Lloyd.

L'attimo fuggente storia vera
Robin Williams in L’attimo fuggente © 1989 – Touchstone Pictures

Il significato del film

Come traspare dalla sintesi della trama qui riportata, uno dei principali temi del film è quello che vede una generazione di giovani andare contro le rigide imposizioni imposte dalla società. Tale ribellione viene però messa in moto da una nuova consapevolezza che i protagonisti acquisiscono grazie al professor Keating e che diventa il tema alla base del film, ovvero la fugacità della vita. “Carpe diem, cogliete l’attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita” afferma Keating parlando con i suoi studenti, poiché “strano a dirsi, ognuno di noi in questa stanza, un giorno smetterà di respirare, diventerà freddo e morirà“.

Prima che ciò accada, bisogna dunque esprimere tutto il proprio potenziale, donando dunque significato alla propria esistenza. Come si può riuscire in ciò? Il film suggerisce di tenere sempre vivo il fuoco della passione, cosa che può essere fatta attraverso il mezzo della poesia, che permette di estrapolare e far crescere anche le più profonde emozioni presenti nell’animo di ogni essere vivente. Nel corso del film dunque gli studenti di Keating acquisiscono sempre più consapevolezza di sé stessi, del mondo e dei propri desideri, imparando a inseguirli anche se ciò vuol dire andare contro l’ordine precostituito. A tal riguardo, è entrata a far parte dell’immaginario colletivo la scena in cui Keating sale sulla cattedra.

In questa scena, tra le più importanti ed esplicative del messaggio del film, il professore invita i suoi studenti a guardare alle cose da prospettive diverse, poiché solo così si può comprendere meglio ciò che ci circonda. Keating stimola dunque i suoi studenti a non rimanere con il capo chino, bensì a divenire liberi pensatori, capaci di trovare e percorrere la propria strada e la propria identità. Nell’ultima scena del film, nella quale sono i suoi alunni illuminati a salire sulla cattedra, ponendosi in contrasto con chi invece rimane seduto, si compie il senso e l’invito del film, valido tanto al momento della sua uscita in sale quanto, e forse ancor di più, al nostro quotidiano.

Il trailer di L’attimo fuggente e dove vedere il film in streaming e in TV

L’attimo fuggente in streaming è disponibile sulle seguenti piattaforme:

 

Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video.

LEGGI ANCHE: 

L’attesissimo reporter di Hergè arriva nei cinema italiani!

Quando il re incontrastato del cinema d’avventura (Spielberg) torna dietro alla macchina da presa e il suo più accreditato erede (Jackson) produce il progetto, è lecito aspettarsi qualcosa di veramente grosso. “Le avventure di Tin Tin: il segreto dell’unicorno” è un film d’animazione realizzato con la tecnica del performance capture che porta sul grande schermo le avventure di un eroe non proprio conosciutissimo qui da noi ma che, con una sola striscia di 24 avventure realizzate dal fumettista belga Hergè (pseudonimo di Georges Prosper Remi) 40 anni fa, è riuscito a diventare un’icona molto popolare, soprattutto in Francia.

L’attesa: 10 cose che non sai sul film

L’attesa: 10 cose che non sai sul film

L’attesa è il film che segna il debutto alla regia di lungometraggi di Piero Messina, abile regista di prodotti per televisione, tra spot e documentari, nonché di cortometraggi. Assistente alla regia di Paolo Sorrentino per This Must be the Place e La grande bellezza, Messina ha confezionato un film che si basa sul lutto e sulla sua elaborazione, reso magnifico soprattutto dalla performance di Juliette Binoche. Ecco dieci cose da sapere su L’attesa.

L’attesa film

l'attesa

1. C’è stato un grande lavoro con la sceneggiatura. Scritta da Giacomo Bendotti, Ilaria Macchia, Andrea Paolo Massara e Piero Messina, la sceneggiatura è stato il primo passo per mettere in scena il primo film da regista di Messina stesso. Lo spunto è stato preso dalla storia vera di una persona che ha deciso di superare le fasi del lutto semplicemente non parlando del lutto stesso.

2. È stato girato in Sicilia. Il film è ambientato in questa splendida isola italiana e, più precisamente, le riprese sono state effettuate nelle zone del ragusano (tra cui Chiaramonte Gulfi), nel calatino e nei paesini che si trovano alle pendici dell’Etna.

3. È stato candidato a diversi premi. Presentato in concorso alla 72° Mostra del Cinema di Venezia, L’attesa ha ricevuto i premi Leoncino d’Oro Agiscuola per il Cinema, menzione speciale per il Premio SIGNIS e per il Premio FEDIC. Inoltre, è stato candidato a due David di Donatello (per il Miglior regista esordiente e la Miglior attrice protagonista), a tre Nastri d’argento (per il Miglior regista esordiente, Miglior scenografia e Miglior sonoro in presa diretta) e conquistando una nomination per la Miglior musica e una vittoria come Miglior opera prima al Globo d’oro.

L’attesa streaming

4. È disponibile in streaming. Grazie alla sua presenza sulle varie piattaforme di streaming digitale legale, è possibile vedere o rivedere L’attesa. Questo film, infatti, è disponibile su Chili, Infinity e Tim Vision.

L’attesa trailer

5. L’attesa del trailer. Prima di visionare il film, è consigliabile dare un occhio al trailer per capire se possa essere appropriato a seconda dei propri gusti cinematografici.

L’attesa cast

l'attesa

6. Juliette Binoche ha lavorato con l’immaginazione. L’attrice ha rivelato di sentirsi piuttosto insicura rispetto a quello che voleva fare per interpretare il suo personaggio. Per potergli dare vita, quindi, ha preferito lavorare con la mente, esplorando l’animo interiore della protagonista.

7. Indispensabile lavorare con il regista. Per Giorgio Colangeli, che in questo film interpreta Pietro, parlare con Piero Messina, regista del film, è stato un processo basilare. Il suo è un personaggio che rispecchia la razionalità ed è stato essenziale avere in mano tutte le sfumature possibili di Pietro per poterlo interpretare al meglio.

8. Lou de Laâge ha lavorato sulle sensazioni. Per la giovane attrice francese è stato importante lavorare sul proprio io, cercando la parte interiore più semplice e pura. Ciò è servito per poter dare vita al personaggio di Jeanne, una giovane ragazza che vive nel mistero e non conosce la verità.

L’attesa trama

9. Una fede incrollabile. L’attesa è un periodo di tempo di cui non si conosce la durata e, quindi, diventa un vero e proprio atto di fede. In questo caso, questo atto lo devono compiere Anna e Jeanne, una nei confronti dell’altra, in attesa che Giuseppe, figlio di Anna e fidanzato di Jeanne, faccia il suo ritorno, con la differenza che la prima conosce la verità e la seconda vive nel mistero.

L’attesa colonna sonora

10. Un film con un brano di Leonard Cohen. La musica del film, curata meticolosamente da Alma Napolitano, Marco Mangari e Piero Messina, possiede anche un brano del compositore Leonard Cohen, ovvero Waiting for the Miracle. È proprio con questo brano che il regista ha voluto sottolineare una delle scene chiave del film.

Fonti: IMDb, Variety

L’attachement – La tenerezza, la spiegazione del finale

L’attachement – La tenerezza, la spiegazione del finale

Il film L’attachement – La tenerezza è una delle opere più intense e toccanti dell’ultima stagione cinematografica. Diretto con sensibilità e attenzione ai dettagli emotivi, si concentra sulla vita di Sandra (Valeria Bruni Tedeschi), una donna che affronta il difficile percorso di liberarsi dal proprio guscio interiore e imparare ad accogliere i legami affettivi.

Sin dall’inizio, la pellicola intreccia intimità e distanza, mostrando il conflitto interiore della protagonista: la paura di lasciarsi andare e il bisogno profondo di connessione. In questo senso, il film è una riflessione sulla vulnerabilità umana e sul coraggio di aprirsi all’altro.

Il finale ha sollevato numerosi interrogativi, poiché si presenta come un epilogo aperto e pieno di sfumature. Non chiude la vicenda con una soluzione definitiva, ma lascia lo spettatore con un senso di rinnovamento e speranza, offrendo una chiave interpretativa che merita di essere approfondita.

L’attachement – La tenerezza: la trama del film

La storia segue Sandra, una donna segnata da un passato di isolamento emotivo. La sua vita prende una svolta quando incontra Alex e attraverso di lui entra in contatto con David e i suoi figli. Inizialmente restia a coinvolgersi, Sandra mantiene una distanza protettiva, quasi timorosa di abbandonare il proprio equilibrio precario.

Col passare del tempo, però, la protagonista si ritrova sempre più immersa nella quotidianità di questa nuova realtà. L’affetto genuino dei bambini e la sincerità dei rapporti che le si presentano diventano una sfida al suo bisogno di solitudine e controllo. Sandra comincia a sperimentare un calore diverso, fatto di piccole attenzioni, gesti di cura e condivisione che minano il muro che ha eretto attorno a sé.

Il film alterna momenti di intimità delicata a conflitti che mettono in evidenza le resistenze della protagonista. Il rapporto con Alex e la famiglia di David si trasforma lentamente in un crocevia di emozioni contrastanti, dove emergono paura, desiderio e un bisogno crescente di appartenenza.

Cosa succede nel finale di L’attachement – La tenerezza

Valeria Bruni Tedeschi in L'attachement - La tenerezza

Nel finale, Sandra compie un passo decisivo: si apre finalmente ai legami che ha tentato a lungo di respingere. Le ultime immagini mostrano la protagonista che accetta di formare una connessione autentica con i bambini e con le persone più vicine ad Alex e David. Non si tratta di una conclusione netta, ma di un nuovo inizio, in cui Sandra abbraccia una forma di famiglia diversa, non biologica, eppure profondamente significativa.

Il film si chiude con un tono sospeso, quasi poetico, che trasmette un senso di speranza e possibilità. Sandra appare trasformata: non più una donna barricata dietro il proprio dolore, ma una figura capace di accettare la vulnerabilità come parte integrante dell’amore e della vita.

Qual è il significato del finale di L’attachement – La tenerezza

Il significato del finale si articola in più livelli tematici.

  • Abbracciare le famiglie scelte: il film sottolinea che le famiglie non sono definite solo dal sangue, ma possono nascere da legami scelti, da connessioni profonde e autentiche. Sandra trova nella comunità di Alex e David una nuova forma di appartenenza.

  • Un inizio aperto: il finale non chiude la storia ma la lascia spalancata al futuro. Lo spettatore è invitato a immaginare gli sviluppi dei nuovi legami di Sandra.

  • Lasciar andare l’armatura emotiva: dopo anni di isolamento, Sandra smette di resistere e si lascia guidare dalla vita, accogliendo il rischio della connessione umana.

  • L’amore oltre il romanticismo: la pellicola suggerisce che l’amore più autentico può trovarsi anche fuori dalle relazioni sentimentali, nei rapporti con i bambini e nella comunità.

  • Crescita personale: il percorso della protagonista è quello di una rinascita emotiva. La sua indipendenza non è solitudine, ma libertà di scegliere i propri legami.

In definitiva, il finale di L’attachement – La tenerezza è un inno alla vulnerabilità e alla capacità di reinventare la propria vita attraverso connessioni sincere e non convenzionali.

L’attacco dei giganti: la Warner Bros. pronta per un adattamento live-action

0

Secondo quanto riportato da Deadline, dopo il grande successo di Animali fantastici e dove trovarli la Warner Bros. sarebbe ora intenzionata a dare corpo a un nuovo interessante progetto di adattamento cinematografico, questa volta riguardante il famoso manga L’attacco dei giganti già padre di un ricco e variegato frachise. Le poche informazioni circolate finora fanno intendere che, qualora lo studio dovesse effettivamente acquisire i diritti, il progetto sarebbe affidato al produttore David Heyman, già artefice dei grandi successi di Gravity e dell’intera saga di Harry Potter.

L’attacco dei giganti nasce nel 2009 come manga shōnen di genere action-horror grazie alla fantasia di Hajime Isayama e narra di un mondo post-apocalittico nel quale i pochi esseri umani sopravvissuti sono costretti a vivere in città fortificate da altissime mura, nel disperato tentativo di difendersi dai Titani, enormi esseri mostruosi e carnivori. Pubblicato in origine sulla rivista  Bessatsu Shōnen Magazine e in seguito raccolto in un albo dedicato, il manga è stato successivamente riadattato sotto forma di romanzo e di serie animata – di cui la seconda stagione sarà in arrivo a fine anno -, senza contare i numerosi videogiochi e addirittura due film d’animazione (L’attacco dei giganti – Il film parte I. L’arco e la freccia cremisiL’attacco dei giganti – Il film parte II. Le ali della libertà) tratti proprio dalla serie televisiva.

Monster Hunter: Paul W.S. Anderson pronto a dirigere un adattamento cinematografico

In realtà non si tratterebbe del primo adattamento live-action di L’attacco dei giganti, in quanto vanno segnalati i due capitoli di un progetto cinematografico intitolato Shingeki no kyojin – Attack on Titan realizzati in Giappone per la regia di Shinji Higuchi usciti nel 2015.

Qualora la Warner Bros. dovesse acquisite i diritti di sfruttamento del franchise di L’attacco dei giganti allora si tratterebbe del primo progetto di adattamento live-action in terra americana del franchise, e sicuramente la grande esperienza di un produttore come David Heyman risulterebbe centrale per il buon esito dell’operazione. Se tutto dovesse procedere come previsto e la risposta del pubblico fosse conforme o superiore alle aspettative, nulla toglie che lo studio potrebbe scegliere di dare vita a un progetto i lungo corso piuttosto che optare per comprimere l’intero universo di L’attacco dei giganti in un’unica pellicola, seguendo perciò l’esempio giapponese.

Al momento non si hanno ancora ulteriori informazioni riguardo all’esito del progetto, dunque bisognerà aspettare ancora un pò prima di poter conoscere qualcosa di più circa la possibilità di un nuovo adattamento live-action de L’attacco dei giganti.

Fonte: Deadline

L’attacco dei Giganti: il manga diventerà un film in live-action

0

Attack on Titan-film-2015 live-actionIl sito ufficiale del manga Attack on Titan ha rivelato in via ufficiale che presto arriverà un film in live-action basato sul popolare fumetti di Hajime Isayama e che sarà al cinema nel 2015. La pellicola è attualmente in sviluppo e le riprese inizieranno nel 2014 per la regia di Shinji Higuchi. A scrivere la sceneggiatura Yuusuke Watanabe. Da noi il manga è meglio noto con il nome de L’attacco dei Giganti. 

Attualmente sono in corso una serie di casting per trovare gli attori protagonisti del film. Lanciato nel 2009 il manga Attack on Titan  ha venduto oltre 25 milioni di copie nel mondo. Sono quest’anno ha venduto la spaventosa cifra di 15.933.801 di copie , diventando così il secondo manga più venduto dietro One Piece ( 18 milioni). La sua serie si divide in 25 Episodio e ancora non è chiaro se il film si baserà su uno di essi, più probabilmente sarà un film delle origini.

A produrre e distribuire la pellicola sarà la TOHO. Data la popolarità del manga, non è detto che si possa vedere il film anche in Italia, ma al momento non si hanno notizie in merito.

L’attacco dei Giganti (Attack on Titan)  è un manga shōnen di genere horror e action scritto e disegnato dal mangaka Hajime Isayama. È pubblicato in Giappone, dal settembre 2009, da Kodansha sulla rivista Bessatsu Shōnen Magazine e raccolto in formato tankōbon. In Italia è edito da Planet Manga, etichetta della Panini Comics, dal 22 marzo 2012 sulla collana Generation Manga. L’opera è ambientata in un mondo dove i superstiti dell’umanità vivono all’interno di città circondate da enormi mura difensive a causa dell’improvvisa comparsa dei Giganti, enormi creature umanoidi che divorano gli uomini senza un apparente motivo. La storia ruota attorno al giovane Eren Jaeger e a sua sorella adottiva Mikasa Ackermann, le cui vite vengono stravolte dall’attacco di un gigante colossale che conduce alla distruzione della loro città e alla morte della loro madre.

L’Attacco dei Giganti è il miglior anime di tutti i tempi?

L’Attacco dei Giganti è il miglior anime di tutti i tempi?

Sin dal suo debutto, nel 2013, L’Attacco dei Giganti è diventato immediatamente un grande successo presso il pubblico, tanto che quasi subito si è cominciato a parlare di “miglior anime di tutti i tempi”, togliendo il titolo a serie come Naruto, One Piece e Death Note.

Oggi, all’indomani dell’atteso epilogo, si può ragionare su quali siano i motivi che effettivamente rendono L’Attacco dei Giganti il miglior anime di tutti i tempi.

Mikasa Ackerman

Pochi anime shonen offrono ai loro personaggi femminili l’opportunità di brillare come fa Mikasa in L’Attacco dei Giganti. La potente Mikasa Ackerman si trova in cima alla scala del potere per l’intera serie. Anche dopo essersi innamorata di Eren o essere stata costretta a entrare nel campo di battaglia con i Titan Shifters, Mikasa non ha mai perso il suo posto al vertice e il suo ruolo di punto di riferimento. Alla fine, Mikasa diventa uno degli ultimi grandi eroi del mondo che sono riusciti a resistere a Eren Yeager quando diede inizio all’apocalittico Boato della Terra.

È stato guardato da molte più persone rispetto agli altri anime

Il numero di spettatori di L’Attacco dei Giganti è inaudito, per i numeri che si registrano nel mondo degli anime. Questa serie di nuova generazione fa sì che il seguito internazionale di Dragon Ball sembri poco più che una scia di fumo rispetto ai numero di spettatori che conta L’Attacco dei Giganti.

La serie ha attirato migliaia di spettatori che forse non avevano mai dato una possibilità agli anime. Inoltre, Hajime Isayama è riuscito a padroneggiare molti dei tropi dell’anime, rivoluzionandoli e raccontando una storia che ha un sapore universale. Un anime con la reputazione di L’Attacco dei Giganti è destinato ad attirare regolarmente nuovi fan, facendo leva su un potentissimo passa parola.

L’Attacco dei Giganti non spreca un secondo in riempitivi inutili

Per guadagnarsi il titolo di “Miglior anime di tutti i tempi”, la serie in questione deve superare tre colossi sacri. Naruto, Bleach e One Piece sono i capisaldi degli anime che nel tempo si sono guadagnati a periodi alterni il titolo.

Una cosa che accomuna molti anime, e anche questi tre che sono considerati l’eccellenza del genere, sono le “puntate filler” ovvero episodi riempitivi che raccontano aspetti dei personaggi e della storia che però non incidono sulla trama principale. Per One Piece, questo tipo di contenuti possono funzionare, ma non per Bleach e Naruto. L’Attacco dei Giganti non deve mai preoccuparsi di rimanere impantanato nei riempitivi perché non ne ha, cosa che regala agli spettatori un ottimo ritmo.

Nessun anime gestisce i colpi di scena come L’Attacco dei Giganti

L’Attacco dei Giganti tratta i colpi di scena in modo diverso rispetto alla maggior parte degli anime, con ottimi risultati. Nella serie, i colpi di scena sono continui e quasi ogni episodio si conclude con un twist che traghetterà lo spettatore nella puntata successiva.

Il mondo di L’Attacco dei Giganti è realisticamente cupo. La morte è normale e le persone mettono parlano delle proprie insicurezze più spesso che dei propri punti di forza. Quando viene rivelato che il protagonista ha la capacità di trasformarsi in un Gigante, i fan sono disposti ad accettare la svolta e a sospendere la propria incredulità perché significa che il protagonista è ancora vivo. Molti anime shonen possono sembrare prevedibili e di routine con vittorie basate sul “potere dell’amicizia” o sulla redenzioni dei cattivi, ma la trama di questa storia mantiene i fan attenti con colpi di scena audaci che nessun altro anime oserebbe prendere in considerazione.

Eren Jaeger è il protagonista più “protagonista” nella storia degli anime

Nessun protagonista di anime dai tempi di Light Yagami è riuscito a confondere i fan spingendoli a mettere in discussione la definizione di “protagonista” tanto quanto lo stesso Eren Jaeger. Nel mondo della narrativa, la parola protagonista è spesso usata come sinonimo della parola eroe, ma L’Attacco dei Giganti ha un approccio più preciso alla parola.

Nella serie, la parola protagonista viene utilizzata nel modo più accurato possibile. Eren è l’unico personaggio che porta avanti costantemente la trama senza esitazione. Senza il complicato codice morale di un eroe, Eren è in grado di portare avanti la trama più rapidamente di qualsiasi altro protagonista shonen visto fino ad oggi. Ciò significa anche che Eren offusca il confine tra eroe, antieroe e cattivo, prestandosi a molte interpretazioni diverse ma ugualmente valide su che tipo di persona sia veramente: salvatore, mostro, ladro o qualsiasi altra cosa.

L’Attacco dei Giganti fonde la narrativa distopica con la narrativa di guerra storica

Quando l’Attacco dei Giganti ha debuttato per la prima volta nel 2013, ha affascinato i fan con una nuova interpretazione del genere narrativo distopico. Il mondo in cui i fan sono stati coinvolti racconta la storia di un popolo intrappolato dietro tre mura concentriche, ognuna delle quali respinge la minaccia degli zombi giganti e dell’anarchia.

Man mano che la serie andava avanti, si trasforma in un genere di narrativa completamente diverso. Le stagioni 3 e 4 hanno aperto l’Attacco su Titano al mondo della narrativa di guerra storica. La serie è riuscita a dominare entrambi i generi, gratificando allo stesso tempo anche i fan di azione-avventura e anime mecha.

La morte è reale nel mondo de L’Attacco dei Giganti

A parte le rare occasioni in cui i Titan Shifters vengono colpiti alla testa da proiettili, la morte in L’Attacco dei Giganti viene presa molto più sul serio rispetto all’anime medio. Anche se alcuni potrebbero vederlo come uno svantaggio per i fan occasionali, è comunque uno dei motivi per cui la serie è così divertente.

La storia di Sasha è il miglior esempio della definitività della morte in L’Attacco dei Giganti. Essendo un personaggio amante del cibo, Sasha Braus incarna la spensieratezza che la maggior parte dei fan cerca in un anime. Quando viene uccisa mentre è in servizio, i fan sono costretti a fare i conti con la posta in gioco estrema di questo mondo.

La trasformazione in Gigante rende la serie un mecha rivisitato

Il genere degli anime mecha ha una lunga storia di gratificazioni per gli spettatori di anime. Neon Genesis Evangelion, Code Geass e Gurren Lagann sono tre anime popolari che rientrano in questo genere. Un altro anime che tecnicamente rientra in questo genere è L’Attacco dei Giganti.

Sebbene non ci siano veri e propri mecha, i Titan Shifter controllano tutti i loro Giganti come Asuka e Shinji di Evangelion. Quando ci si rendono conto che L’Attacco dei Giganti è un anime che potrebbe essere considerato azione-avventura, narrativa distopica, narrativa di guerra e mecha, diventa chiaro anche quanto sia brillante questa serie. Mostra anche come il concetto stesso di Gigante sia inteso come un’arma, non come un fenomeno naturale. Entità come i Giganti sono strumenti che possono essere utilizzati o abusati in qualsiasi modo, a seconda di chi li “pilota”.

La stagione 4 di L’Attacco dei Giganti trasforma il tropo del flashback in un espediente narrativo

L’Attacco dei Giganti prende una direzione unica quando utilizza i flashback. La maggior parte degli anime utilizza i flashback per aggiungere contesto alla propria scala di potere, evidenziare sequenze d’azione e spiegare un colpo di scena. Quando Sasuke usa per la prima volta il Chidori in Naruto, il flashback che segue assolve a tutte e tre queste caratteristiche.

I flashback in L’Attacco dei Giganti sono usati con molta più parsimonia. Quando arrivano, offrono informazioni cruciali sulla trama, rendendole preziose come l’oro agli occhi degli spettatori. Questi flashback assumono ancora più peso quando Eren li trasforma in uno svolgimento effettivo della trama nella quarta stagione.

Il potere dei Giganti è tanto misterioso quanto affascinante

L'Attacco dei GigantiCome i Titani che sfondarono le mura di Shiganshina, come il cattivo Reiner Braun con il suo Gigante corazzato, il sistema di potere in L’Attacco dei Giganti è una bestia complicata da affrontare. Isayama ha deciso di condividere lentamente le informazioni sul potere dei Giganti, rendendo quasi impossibile dar loro un senso fino alla stagione finale.

Oltre al potere semplice ma diversificato dei nove giganti intelligenti, c’è il potere dell’artiglieria moderna e il sangue degli Ackermann da considerare quando si analizza il sistema di potere di L’Attacco dei Giganti. Questa diversità ha permesso a Isayama di creare sequenze d’azione complesse, mentre la semplicità di ciascun potere ne ha reso facile tenerne traccia.

L’attacco dei giganti 3 sarà divisa in due parti, rivelata la data di uscita!

0

NHK e MAPPA hanno annunciato che L’attacco dei giganti 3, la terza stagione sarà diviso in due parti, con la prima metà che andrà in onda a marzo.  L’attacco dei giganti 3  ha tradotto un messaggio da MAPPA affermando che la parte 3 della stagione finale sarebbe stata divisa a metà, con la prima metà che debutterà il 3 marzo e la seconda metà in anteprima più tardi nel 2023. Puoi controllare la dichiarazione completa qui sotto:

Come parte dell’annuncio è stato rilasciato anche un nuovo trailer di L’attacco dei giganti 3, che potete vedere di seguito:

“Quattro anni dopo che il Survey Corps ha raggiunto la riva oltre le mura, Falco Grice e Gabi Braun sono tra i ‘Warrior Candidates’ di Marley che desiderano ereditare il potere dei titani.” recita la sinossi dell’ultima stagione. “Dopo essere usciti vittoriosi da una guerra combattuta duramente, continuano il loro addestramento militare quando Marley sposta ancora una volta la sua attenzione sull’invasione di Paradis. Tuttavia, nel bel mezzo di questo annuncio, Reiner ha un incontro inaspettato con una persona chiave del suo passato… una persona che porta con sé terrore e caos.

La prima stagione di L’attacco dei giganti ha debuttato nel 2013 con recensioni entusiastiche, portando la serie ad accumulare un’enorme base di fan nei prossimi mesi e anni. Sebbene la stagione 2 non sarebbe arrivata fino al 2017, la serie ha mantenuto questa base di fan e da allora ha visto l’uscita di più nuove stagioni, videogiochi, serie spin-off e altro ancora.

L’attacco dei giganti – Il Film: parte II. Le ali della libertà, a ottobre al cinema

0

Dopo lo straordinario successo al botteghino de L’attacco dei giganti-Il Film: parte I solo per due giorni, l’1 e il 2 settembre arriva nei cinema italiani il secondo capitolo della saga L’attacco dei giganti – Il Film: parte II. Le ali della libertà (elenco delle sale e dettagli sulla stagione degli anime al cinema su www.nexodigital.it).

L’anime, ambientato nella città di Shiganshina, è tratto dall’acclamato manga di Hajime Isayama (che ha vinto il prestigioso Premio Kodansha, è stato nominato alla sedicesima edizione del Premio culturale Osamu Tezuka ed è uno dei 13 manga ad aver ricevuto una nomination per il premio Manga Taishō). E’ prodotto da Wit Studio in collaborazione con Production I.G. e propone scene inedite rispetto agli episodi televisivi che hanno fatto la fortuna di questo titolo oltre che una nuova colonna sonora 5.1. In questi anni il fenomeno de L’attacco dei Giganti ha letteralmente travolto il Giappone dove gli è stato dedicato un parco a tema all’interno degli Universal Studios Japan di Osaka: qui i fan della saga possono imbattersi in enormi statue dei giganti e in un set dedicato per farsi ritrarre tra le mani di un titano per essere…  sbranati vivi. La storia de L’attacco dei Giganti ci trasporta infatti indietro nel tempo di centinaia e centinaia di anni, quando gli umani sono stati quasi completamente sterminati dai giganti. Alcune popolazioni però sono sopravvissute barricandosi in una roccaforte protetta da altissime mura. Nessuno di questi colossi si è più mostrato per oltre cento anni, ma un giorno il giovane Eren e sua sorella Mikasa restano testimoni di un’agghiacciante scena: le mura della città cadono sotto i colpi di un super-gigante che si crea un varco e divora viva la loro mamma. Eren giura che li sterminerà tutti, non avrà pace finché l’ultimo gigante camminerà sulla terra!

Ne L’attacco dei giganti – Il Film: parte II. Le ali della libertà la saga continua ed Eren scopre che per tutto il tempo è stato rinchiuso nei sotterranei della sede della commissione e che verrà sottoposto al giudizio della corte marziale, presieduta dal comandante supremo Dallis Zacklay, l’uomo a capo di tutti i tre Corpi militari. Mentre il Corpo di Guarnigione ha del tutto rinunciato ad avanzare pretese su Eren per il terrore che la sua trasformazione in Gigante suscita in molti dei suoi uomini, il Corpo di Gendarmeria desidera studiarlo minuziosamente per poi eliminarlo. La sua unica speranza di salvezza è costituita dal Corpo di Ricerca (nel quale, fra l’altro, Erin desidera entrare da tempo). Il Corpo lo utilizzerebbe infatti in battaglia per eliminare il maggior numero possibile di nemici…

L’Atlante delle Nuvole secondo la Nave Spaziale Wachowski: arriva Cloud Atlas

È da tanto tempo che i fratelli Wachowski (Andy e Lana, che adesso si fanno chiamare la Nave Spaziale Wachowsi) non mettono mano alla macchina da presa per raccontarci una storia. Finalmente, le geniali menti dietro alla trilogia di Matrix, hanno abbandonato il loro ritiro artistico, che durava dai tempi del poco felice Speed Racer del 2008.

L’Atlante delle Nuvole riadattato dai Wachowski e Tom Tykwer!

0

wachowski

L’adattamento di “L’Atlante delle Nuvole” di David Mitchell sarà diretto ufficialmente nientemeno che da i Wachowski e Tom Tykwer e si chiamerà: Cloud Atlas. Confermato nel cast Tom Hanks, le riprese inizieranno a settembre…

L’assistente della star: trailer del film con Dakota Johnson

0
L’assistente della star: trailer del film con Dakota Johnson

La Universal Pictures Italia ha diffuso il trailer italiano di L’assistente della star, l’attesa commedia con protagonista Dakota Johnson che debutterà dal 26 Giugno sia al cinema che a casa, nelle migliori piattaforme on demand.

ll film è diretto da e vede nel cast anche Tracee Ellis Ross, Kelvin Harrison Jr. , Ice Cube Zoe Chao ,Eddie Izzard, Bill Pullman e Diplo.

L’assistente della star: la trama

Ambientato nella scintillante scena musicale di Los Angeles, il film racconta le vicende di Grace Davis (Tracee Ellis Ross), una superstar che ha portato il proprio talento, e conseguentemente il proprio ego, a vette incredibili. Maggie (Dakota Johnson) è la sovraccarica assistente personale di Grace, rimasta invischiata fra le sue continue richieste, ma ancora speranzosa di poter realizzare il sogno d’infanzia di diventare una produttrice musicale. Quando il manager di Grace (Ice Cube) le presenta l’opportunità che potrebbe cambiare il corso della sua carriera, arriva il momento che le due donne realizzino un piano che possa avere un impatto definitivo anche sulle loro vite.

L’assistente della star: il film è basato su una storia vera?

L’assistente della star: il film è basato su una storia vera?

Il film L’assistente della star, diretto da Nisha Ganatra e interpretato da Dakota Johnson e Tracee Ellis Ross, si inserisce in quel filone di cinema che racconta il dietro le quinte dell’industria musicale, lontano dalle luci del palco e più vicino alle dinamiche quotidiane, spesso invisibili, che tengono in piedi il sistema. La storia segue il rapporto tra una superstar affermata e la sua assistente, offrendo uno sguardo su ambizione, compromessi e desiderio di affermazione.

Fin dalle prime sequenze, però, il film solleva una questione che intercetta perfettamente l’intento di ricerca dello spettatore: quello che vediamo è una storia vera? La risposta, in questo caso, richiede una distinzione netta. L’assistente della star non racconta una vicenda realmente accaduta, ma nasce da esperienze autentiche che vengono rielaborate in forma narrativa. È proprio in questo spazio intermedio – tra realtà vissuta e costruzione cinematografica – che il film trova il suo equilibrio, rendendo necessario analizzare cosa sia reale e cosa invece appartenga alla finzione.

La “storia vera” dietro il film: l’esperienza reale della sceneggiatrice nel mondo della musica

A differenza di altri titoli che si dichiarano esplicitamente “basati su una storia vera”, L’assistente della star costruisce la propria autenticità su un elemento più sottile ma altrettanto significativo: l’esperienza diretta della sua sceneggiatrice, Flora Greeson. Prima di affermarsi nel cinema, Greeson ha lavorato per anni come assistente nel settore musicale, in contesti come grandi etichette discografiche e agenzie di talenti.

Questo vissuto rappresenta il vero nucleo realistico del film. Il rapporto tra assistente e datore di lavoro, così come viene mostrato sullo schermo, non è una costruzione arbitraria, ma deriva da dinamiche realmente osservate: orari imprevedibili, compiti che vanno ben oltre le mansioni ufficiali, e una relazione professionale che spesso sfuma nel personale. L’assistente diventa una figura onnipresente, che conosce ogni dettaglio della vita della star, dai codici di sicurezza alle abitudini più intime, pur rimanendo in una posizione gerarchicamente subordinata.

Anche alcuni episodi apparentemente eccentrici – come richieste logistiche assurde o situazioni limite – non sono invenzioni, ma rielaborazioni di esperienze realmente vissute. In questo senso, il film riesce a restituire una verità concreta sul funzionamento dell’industria dell’intrattenimento: dietro l’immagine pubblica perfettamente costruita, esiste un sistema complesso sostenuto da figure invisibili, spesso sottoposte a pressioni continue.

L'assistente della star

Personaggi tra realtà e finzione: Maggie e Grace come sintesi di esperienze reali

Se il contesto è autentico, i personaggi principali rappresentano invece una sintesi narrativa. Maggie, interpretata da Dakota Johnson, è chiaramente ispirata alla stessa Flora Greeson e a molte altre giovani professioniste che cercano di costruirsi uno spazio nel mondo della musica. Il suo conflitto – essere eccellente nel proprio lavoro ma sentirsi intrappolata in un ruolo che non rappresenta le sue ambizioni – riflette una condizione diffusa, soprattutto nei settori creativi.

Diverso è il discorso per Grace Davis, la diva interpretata da Tracee Ellis Ross. Il personaggio non è basato su una figura specifica, ma nasce come un amalgama di diverse icone musicali, tra cui Aretha Franklin, Joni Mitchell e Carole King. Questa scelta consente al film di affrontare un tema reale senza legarsi a una singola biografia: la difficoltà, per le artiste mature, di mantenere controllo creativo e rilevanza in un’industria che privilegia la giovinezza e l’immagine.

Il rapporto tra Maggie e Grace, quindi, non è la cronaca di una relazione specifica, ma una costruzione che mette in scena tensioni reali: da un lato l’ammirazione e la dipendenza professionale, dall’altro il desiderio di autonomia. È proprio questa dinamica a rendere il film credibile, pur muovendosi su un piano dichiaratamente fiction.

L'assistente della star film 2020

Quanto è accurato il film: tra realismo delle dinamiche e semplificazioni narrative

Quando si valuta l’accuratezza di L’assistente della star, è utile distinguere tra due livelli: quello delle dinamiche professionali e quello dello sviluppo narrativo. Sul primo piano, il film mostra una sorprendente aderenza alla realtà. Il lavoro dell’assistente, spesso invisibile e totalizzante, è rappresentato con una precisione che deriva chiaramente dall’esperienza diretta della sceneggiatrice. Anche il senso di precarietà emotiva – il sentirsi sempre sul punto di “superare un limite invisibile” – è uno degli aspetti più realistici del racconto.

Sul piano narrativo, invece, emergono alcune inevitabili semplificazioni. Il percorso di Maggie verso la realizzazione professionale segue una traiettoria più lineare e risolutiva rispetto a quanto accade nella realtà, dove l’accesso a ruoli creativi richiede tempi lunghi e spesso incerti. Allo stesso modo, la figura di Grace Davis concentra in sé diverse problematiche dell’industria musicale, rendendole più evidenti ma anche meno sfumate.

Un altro elemento da considerare è il tono del film, che alterna leggerezza e riflessione. Questa scelta permette di rendere il racconto accessibile, ma comporta anche una parziale attenuazione delle difficoltà reali del settore, che nella vita quotidiana possono essere più dure e meno conciliabili con una risoluzione positiva.

Dakota Johnson e Tracee Ellis Ross in L'assistente della star

Tra verità emotiva e costruzione cinematografica: cosa resta davvero del mondo reale

Alla fine, L’assistente della star si colloca in una zona ben precisa: non è una storia vera nel senso tradizionale, ma è profondamente radicata nella realtà. La sua autenticità non deriva dalla fedeltà a eventi specifici, bensì dalla capacità di catturare un’esperienza condivisa da molte persone che lavorano nell’industria musicale.

Il film funziona proprio perché riesce a trasformare una serie di vissuti individuali in una narrazione coerente e riconoscibile. Maggie rappresenta chi cerca di emergere in un sistema competitivo, Grace incarna le contraddizioni del successo, e il loro rapporto diventa il luogo in cui queste tensioni si incontrano. Anche quando semplifica o riorganizza la realtà, il film mantiene un nucleo di verità che riguarda il lavoro, l’ambizione e il prezzo da pagare per entrambi.

In questo senso, la domanda iniziale – quanto è storicamente accurato? – trova una risposta meno netta ma più interessante: non è accurato nei fatti, ma lo è nelle emozioni e nelle dinamiche. Ed è proprio questa forma di verità, più difficile da definire ma immediatamente riconoscibile, a rendere L’assistente della star un racconto credibile, anche senza essere realmente accaduto.

L’assistente della Star con Dakota Johnson al cinema e in streaming

Debutterà il 26 Giugno sia in streaming che al cinema L’assistente della Star, la nuova commedia diretta da Nisha Ganatra e con protagonisti Dakota Johnson, Tracee Ellis Ross, Kelvin Harrison Jr., Ice Cube, Zoe Chao, Eddie Izzard Bill Pullman e Diplo.

Ambientato nella scintillante scena musicale di Los Angeles, L’assistente della Star racconta le vicende di Grace Davis (Tracee Ellis Ross), una superstar che ha portato il proprio talento, e conseguentemente il proprio ego, a vette incredibili. Maggie (Dakota Johnson) è la sovraccarica assistente personale di Grace, rimasta invischiata fra le sue continue richieste, ma ancora speranzosa di poter realizzare il sogno d’infanzia di diventare una produttrice musicale. Quando il manager di Grace (Ice Cube) le presenta l’opportunità che potrebbe cambiare il corso della sua carriera, arriva il momento che le due donne realizzino un piano che possa avere un impatto definitivo anche sulle loro vite.

Una clip dal film

L’assedio di Waco, la recensione della minsierie su Netflix

L’assedio di Waco, la recensione della minsierie su Netflix

Netflix sta lentamente cedendo alle lusinghe delle docuserie. Il colosso streaming, e lo evidenziano i prodotti lanciati da un po’ di mesi a questa parte, ama molto far luce su fatti di cronaca sconvolgenti. A testimonianza di queste parole abbiamo Volo MH370 e Conversazioni con un killer, due delle offerte in catalogo che hanno lasciato molti spettatori, letteralmente, a bocca aperta.

Una reazione simile arriva con L’assedio di Waco, miniserie che sfrutta ancora una volta il genere del documentario per far conoscere al pubblico la setta religiosa dei davidiani, la quale contribuì a scrivere una delle peggiori pagine di storia americana. Si tratta, per chi non lo sapesse, di una vera e propria tragedia, a causa della quale morirono 82 persone, bambini compresi. A dirigere il racconto c’è Tiller Russell, in una ricostruzione degli eventi che parte dalla prima giornata di assedio, ossia il 28 febbraio del 1993, per arrivare al sanguinoso epilogo il 19 aprile dello stesso anno.

L’assedio di Waco, dentro le mura di Mount Carmel

A Mount Carmel, un ranch vicino Waco, in Texas, viveva una setta religiosa il cui leader David Koresh credeva di essere il secondo Messia. Nel 1993 gli agenti dell’ATF, dopo che era stata segnalata la presenza di una grossa quantità di armi nel complesso in cui l’organizzazione risiedeva, arrivarono a Mount Carmel con l’intento di perquisirlo, ma ci fu un conflitto di fuoco a causa del quale persero la vita quattro agenti.

Iniziò così un assedio che durò ben 51 giorni e che portò al coinvolgimento dell’FBI che avrebbe dovuto negoziare con Koresh per liberare gli ostaggi, mentre sul posto erano state schierati i team di salvataggio. La mancata comunicazione fra le parti portò, alla fine, alla tragedia finale. Circondarono il complesso con carri armati per lanciare gas lacrimogini ma un errore accidentale causò un grosso incendio. Non avendo gli strumenti per spegnerlo, furono costretti a guardare Mount Carmel bruciare, mentre dentro perdevano la vita anche dei bambini.

L'assedio di Waco netflixUn racconto poco esplorato per una storia molto profonda

C’è una cosa in particolare che rende L’assedio di Waco interessante: il suo repertorio inedito. Russell ha dovuto lavorare con una grande quantità di prodotti d’archivio per dar vita al documentario, i quali sono stati poi accuratamente assemblati per conformare una storia che avesse un filo logico e chiaro. A questi, a cui vengono spesso scelte soluzioni di split screen per mostrarli, sono alternate – o affiancate – testimonianze e ricostruzioni digitali del complesso di Mount Carmel. A costituire il fulcro di tutta la narrazione sono però le interviste svolte, le quali ci forniscono i quattro principali punti di vista attraverso cui affiorano le incongruenze dell’evento: l’FBI, i giornalisti, i davidiani e gli agenti dell’ATF. Il regista aveva perciò fra le mani un nutrito materiale da sfruttare, eppure nel corso della docuserie l’uso che se ne fa è pressoché superficiale.

Seppur molto concettuale sul piano narrativo, il contenuto proposto rimane noiosamente didascalico fino all’ultimo episodio. Non ci sono approfondimenti riguardo quel che visivamente è riportato, non si scava a fondo negli errori commessi dai federali né nella mancata comunicazione con il reparto di salvataggio, a causa della quale si innescò l’incendio finale. Resta solo una semplice esposizione cronologica dei fatti e un continuo scaricarsi le colpe fra FBI e ATF, che si riverberano fino alle battute finale. Un espediente, questo, che risulta infruttuoso poiché non coinvolge lo spettatore. Né tantomeno crea una connessione con il prodotto di cui sta fruendo.

Perché, di base, mancano dei tasselli. O meglio, chi guarda è consapevole dell’operazione minima, poco impegnata, svolta da Russell. E questo lo porta a distrarsi, cercando nel mentre di scoprire qualche particolare in più prima di proseguire. Un peccato, considerato il terreno fertile di spunti, grazie ai quali potevano essere introdotte una serie di riflessioni e analisi, volte ad arricchire la conoscenza del pubblico. E che avrebbero senz’altro contribuito a dare un taglio molto più gradevole e compiuto all’intera opera.

L’assedio di Waco aveva un compito. O se vogliamo una vera e propria missione. Celebrare le vittime del disastro nel suo trentesimo anniversario. E per dar loro onore, memoria e giustizia, avrebbe dovuto osare di più. Sforzarsi di guardare oltre il mero dibattito fra le parti coinvolte nell’assedio, poiché non era questa la miglior scelta per ricordarle. Non se ne fanno nulla, né loro né noi. Non basta neanche empatizzare con i sopravvissuti per capire la portata di questo dramma. Era indispensabile che si andasse in fondo a tutta la questione sollevata, alle controversie saltate fuori, alla semplice – ma in questo caso mortale – incomprensione della Polizia. Spiegare senza puntare il dito contro. Cosa se ne ricava altrimenti? Un ricordo adombrato da inutili attacchi e accuse. E questa modalità di narrare di sicuro non ci porta ad avere un quadro più generale. Solo tanta, tantissima rabbia.

L’ASC annuncia le nominations per la miglior fotografia del 2011

0
L’ASC annuncia le nominations per la miglior fotografia del 2011

La American Society of Cinematographers ha annunciato i candidati in lizza per ricevere il Best Cinematography Award 2011. Queste

L’arte e l’anima di Dune: un imperdibile artbook edito da Panini Comics

0

Dune, trasposizione cinematografica dell’omonimo bestseller di Frank Herbert, per la regia del visionario Denis Villeneuve (Blade Runner 2049) è finalmente realtà. L’attesissima pellicola, presentata Fuori Concorso in anteprima mondiale alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, arriverà nelle sale italiane dal 16 settembre. Per approfondire ogni aspetto della genesi del film, Panini Comics propone L’arte e l’anima di Dune, un imperdibile artbook firmato dalla produttrice esecutiva Tanya Lapointe che permetterà ai lettori di immergersi completamente nella realizzazione del lungometraggio.

Viaggio mitico ed emozionante di un eroe, Dune racconta la storia di Paul Atreides, giovane brillante e talentuoso che deve raggiungere il più pericoloso pianeta dell’universo per assicurare un futuro alla sua famiglia e al suo popolo. Mentre forze malvagie si fronteggiano in un conflitto per ottenere il controllo della più preziosa risorsa esistente sul pianeta – una spezia capace di sbloccare tutte le potenzialità della mente umana – solo coloro che vinceranno le proprie paure riusciranno a sopravvivere.

Dalla scelta del cast alla straordinaria progettazione degli ambienti e delle creature, fino agli incredibili effetti speciali, in L’arte e l’anima di Dune non verrà tralasciato nessun dettaglio nell’illustrare la minuziosa realizzazione di quello che si prospetta un successo al box office. Nell’artbook si racconta l’approccio visionario di Denis Villeneuve alla trasposizione sul grande schermo del classico di fantascienza diFrank Herbert, ed è un compendio essenziale per chiunque voglia apprezzare al meglio l’ultimo capolavoro del regista.

Inoltre, dal 30 settembre sarà disponibile, in libreria, fumetteria e online, anche Dune – Casa degli Atreides 1, il prequel a fumetti di Dune, adattato dai romanzi basati sugli appunti di Herbert e scritti da Brian Herbert e Kevin J. Anderson. Disegnato da Dev Pramanik, Dune – Casa degli Atreides ci porta all’inizio del fantastico mondo di Dune.

L’Arte di Vincere – Trailer italiano

0
L’Arte di Vincere – Trailer italiano

Assunto come general manager della squadra di baseball degli Oakland’s Athletics, Billy Beane cerca di trovare in un complesso sistema computerizzato d’analisi statistica il modo di trovare i giocatori migliori da mettere sotto contratto e da schierare. Per tornare finalmente a vincere. Scritto da Aaron Sorkin, con Brad Pitt, Jonah Hill, Chris Pratt, Philip Seymour Hoffman e Robin Wright.

L’arte di Vincere – Moneyball: recensione del film con Brad Pitt

0
L’arte di Vincere – Moneyball: recensione del film con Brad Pitt

L’arte di Vincere – Moneyball racconta di un sogno, di una scommessa fatta contro un sistema solido e chiuso, di un uomo coraggioso che voleva più della vittoria, voleva stravolgere il suo mondo, quello del baseball.

L’arte di Vincere – Moneyball è la storia di Billy Beane (Brad Pitt) che nella stagione del 2002 è stato general manager degli Oakland Athletic’s e si è trovato a dover rifondare la squadra senza soldi e con tre dei giocatori migliori ceduti a società più importanti. Contro tutto e tutti Billy si affida a Peter Brand, giovanotto goffo di movimenti ma agilissimo di mente, laureato in economia a Yale, e con lui costruisce una squadra servendosi di un metodo numerico, basato sulle percentuali di successo e le caratteristiche singole del giocatore, contro la grande tradizione del baseball, raccogliendo mezzi giocatori, alcuni troppo vecchi, altri troppo giovani e irrequieti, altri ancora infortunati, e formando una squadra che riuscirà a sfondare il muro delle 19 vittorie consecutive, arrivando a 20.

L’arte di Vincere – Moneyball filmL’arte di Vincere – Moneyball diretto da Bennett Miller, ci trasporta nel mondo del baseball scandagliandolo con attenzione, dilungandosi nei dettagli squisitamente tecnici, una vera gioia per gli appassionati. Non c’è da stupirsi quindi se il film ha ricevuto diverse candidature ai prossimi Oscar in un Paese in cui il baseball è un rito sociale piuttosto che uno sport. A gareggiare per la statuetta non è solo il film stesso, ma i suoi protagonisti.

Prima di tutto Brad Pitt, nei panni di Billy, è disgustosamente convincente mentre sgranocchia, divora, mangia e ingurgita tutto quello che si trova a tiro sputacchiando qua e la tabacco masticato a dovere. La sua interpretazione riesce a mostrare con grande sobrietà e funzionalità le sfaccettature di un personaggio che oscilla tra l’euforia e l’ottimismo fino a cadere nei più bui antri dello scoramento. Accanto a lui c’è il giovane Jonah Hill, candidato come migliore non protagonista, molto conosciuto in America per un certo genere di commedia demenziale, e qui invece nei panni goffi, divertenti ma a suo modo carismatici dell’esperto di economia che riesce, insieme a Billy, a cambiare il volto del baseball. E chissà che questa bella coppia non possa riservarci sorprese agli Oscar, visto che Miller ha già portato fortuna al ritrovato Philip Seymour Hoffman qui nei panni dell’allenatore Art Howe.

Il film si fregia anche di un’ottima partitura musicale di Mychael Danna, già autore della colonna sonora di Little Miss Sunshine. Quello che però rende davvero prezioso questo film è la fotografia del premio Oscar Wally Pfister, che disegna l’inquietudine dei personaggi sui loro volti attraverso ombre sapientemente distribuite. Bennett Miller ci mette il resto, riservandoci una regia sobria e davvero brillante in alcune scelte di inquadratura.

L’arte di Vincere lascia la sensazione di un grande trionfo, di quelli silenziosi e duraturi, è la storia di un ‘magnifico perdente’ che con il suo sogno ha cambiato per sempre le regole. Gli appassionati di baseball lo adoreranno, gli appassionati di cinema pure.

L’arte di Vincere – Intervista a Brad Pitt

0

Brad Pitt parla dei protagonisti del film L’Arte di Vincere, per il quale lui e Jonah Hill sono stati candidati all’Oscar (rispettivamente per Miglior attore protagonista e Migliore attore non protagonista).  Dal 27 gennaio al cinema.

Ulteriori info nella nostra Scheda-Film

L’arte di arrangiarsi: recensione del film con Emma Roberts

0
L’arte di arrangiarsi: recensione del film con Emma Roberts

L’arte di arrangiarsi (The Art of Getting), ultimo film diretto da Gavin Wiesen, uscirà nelle sale italiane il 5 agosto con il titolo tradotto L’arte di arraggiarsi. La storia racconta di George (Freddie Highmore), un giovane adolescente che per la sua apatia, solitudine e mancanza apparente di emozioni e di buona volontà rischia di non superare il suo ultimo anno di liceo, compromettendo il suo futuro. Viene descritto fin dalle prime scene, uno studente dotato di un talento particolare nel disegno, ma che a causa della sua indifferenza verso le regole e dell’intenzione di non trovare stimoli nella vita, è praticamente un fallito a livello sociale e accademico. E’ sicuramente un artista, ma senza idee.

Un giorno, però incontra Sally (Emma Roberts), una sua compagna di corsi, è bella e intrigante; i due trovano un punto di contatto e diventano amici. Lei provoca una trasformazione in lui: lo introduce a una vita più avvincente e meno solitaria. Come ogni storia di adolescenti e non, l’amicizia si trasforma in qualcos’altro…causando inevitabili squilibri e cambiamenti. Il plot principale è incentrato proprio su questa pseudo amicizia, che fin da subito comprendiamo possa portare ad altro, soprattutto dalle attenzione che il giovane George riserva a Sally. Fanno da sfondo altri problemi da affrontare, come i difficili rapporti con le rispettive famiglie, i problemi a scuola e l’alto rischio di bocciatura del protagonista.

Dopo aver visto L’arte di arrangiarsi, si evince che probabilmente il regista ha voluto raccontare una storia generazionale: di George ormai ne è pieno il mondo. Lui rappresenta quei giovani che si sentono quasi obbligati a non credere più a niente, trovando una scusa per non impegnarsi, per non appassionarsi, perché le passioni conducono a indispensabili sacrifici, che pochi ormai sono disposti a fare. Nonostante questo importante tema sociale, L’arte di arrangiarsi risulta troppo semplice, nell’accezione negativa del termine. È una storia comune, già sentita e vista soprattutto nel cinema americano. Non esprime molto. Ci sono dei momenti in cui la sceneggiatura può colpire lo spettatore e farlo sorridere e anche la musica si fonde bene con le scene. Il suo problema risiede nella trama, banale e già sentita.

L’arte delle inquadrature iniziali dei film in un supercut

0
L’arte delle inquadrature iniziali dei film in un supercut

L’inquadrature iniziali dei film spesso bastano a dare un’idea del genere e della grandezza del film stesso, tante volte invece sono fuorvianti e ci mostrano qualcosa che con la storia che stiamo per vedere non c’entra nulla.

Ma è innegabile che presentarsi bene è importante, e questo vale per le persone come per il film. Che sia un’eclissi lunare, un fondoschiena di una ragazina o dei numeri fluorescenti che si trasformano in codici informatici, l’inizio dei film, dei grandi film, entra di prepotenza nell’immaginario collettivo e di seguito vi mostriamo un video supercut intitolato L’arte delle inquadrature iniziali, pubblicato dal sito danese Filmnørdens Hjørne.