Home Blog Pagina 1664

L’Era Glaciale Rotta di Collisione: nuovo esilarante trailer originale

0

Ecco un nuovo trailer ufficiale di L’Era Glaciale Rotta di Collisione, il nuovo capitolo della popolare saga cinematografica d’animazione, che ha come protagonisti Scrat – scoiattolo simpatico e maldestro – e tutta la banda di suoi amici.

Ecco il video a seguire:

Sempre all’inseguimento della mitica ghianda, Scrat verrà catapultato nello spazio dove, accidentalmente, darà origine ad una serie di eventi cosmici che trasformeranno e minacceranno il mondo dell’Era Glaciale. era glaciale rotta di collisionePer salvarsi Sid, Manny, Diego e il resto del gruppo dovranno abbandonare la loro casa e intraprendere un’avventura ricca di comicità, viaggiando attraverso nuove terre esotiche e incontrando nuovi e coloratissimi personaggi.

L’Era Glaciale In Rotta di Collisione sarà al cinema dal 25 agosto 2016. Nella versione originale ritornano nel cast le voci di Ray Romano, Denis Leary, John Leguizamo, Queen Latifah, Seann William Scott, Josh Peck, Simon Pegg, Keke Palmer, Wanda Sykes e Jennifer Lopez.  Si uniscono al gruppo Stephanie Beatriz, Adam DeVine, Jesse Tyler Ferguson, Max Greenfield, Jessie J, Nick Offerman, Melissa Rauch, Michael Strahan and Neil deGrasse Tyson.

 Fonte: CS

L’Era Glaciale 5 ha un titolo e una nuova data d’uscita

L’Era Glaciale 5 ha un titolo e una nuova data d’uscita

L’Era Glaciale 5 è in arrivo nelle sale nel 2016.

Il quinto episodio della saga glaciale della 20th Century Fox e Blue Sky Studiosha un nuovo titolo: Ice Age: Collision Course. Fox ha anche spostato l’uscita saggiamente indietro di una settimana, evitando la coincidenza con la data di uscita del film Sony, Ghostbusters.

La data esatta è ora quella del 22 luglio 2016. Ancora una volta, le voci di John Leguizamo, Ray Romano, Denis Leary e Queen Latifah saranno quelle dei personaggi di Sid, Manny, Diego e Ellie e si uniranno alle voci di Keke Palmer, Wanda Sykes e Jay Leno. La trama di Collision Course è sconosciuta in questo momento.

Fino ad oggi, i quattro precedenti film “L’Era Glaciale” hanno incassato 729.600.000 $ a livello nazionale e 2800000000 $ a livello globale.

Fonte: Comingsoon.net

L’Era Glaciale 5 – In Rotta di Collisione: viste alcune scene in anteprima

0

L'Era Glaciale 5 - In Rotta di CollisioneSid, Diego, Manny e Scrat lo scoiattolo sono pronti a tornare al cinema per combinare altri danni e, stavolta, per evitare che un gigantesco asteroide venuto dallo spazio distrugga il mondo nel quale, precariamente, hanno imparato a vivere (dopo essere sopravvissuti a glaciazioni, dinosauri e disgeli vari ed eventuali): L’Era Glaciale 5 – In Rotta di Collisione si preannuncia (dopo aver pregustato il teaser trailer e una serie di clip in anteprima esclusiva) come il capitolo più accattivante, dispendioso, visivamente mozzafiato e pirotecnico dell’intera saga (iniziata nel 2002). E proprio creando un ipotetico ponte con il primo capitolo, nel film – che uscirà in sala il prossimo Agosto – rivedremo molti dei protagonisti delle precedenti avventure alle prese con una minaccia proveniente dall’iperspazio più profondo.

Guarda il trailer de L’Era Glaciale 5 – In Rotta di Collisione

Giocando con i cliché del genere sci- fi (e strizzando un occhio all’estetica cult di pellicole come Alien, Gravity e 2001- Odissea nello Spazio) questa nuova avventura trova la sua forza proprio nel precario equilibrio tra lo schema tradizionale che ha reso questa saga un franchise di successo – la comicità slapstick dei suoi personaggi, le meraviglie evocate tramite l’animazione in CGI e i buoni sentimenti che trionfano sempre – e alcune innovazioni, apportate soprattutto in ambito visivo: partendo proprio dall’intento di creare un capitolo ancora più grande e più ricco dei precedenti, il regista Mike Thurmeier – nonostante il budget ridotto e il poco tempo a disposizione per la gestazione del progetto – è riuscito a regalare allo spettatore un’esperienza visiva unica, dominata da nuove gamme cromatiche (esemplare è l’incursione del viola nel mondo preistorico mostrato) e personaggi aggiunti che si presentano come degne controparti degli storici protagonisti, in una giostra cromatica e caleidoscopica che ha il sapore di una fantasia new age, di una mandala o di un folle giro in una giostra che divertirà i cultori della saga e i neofiti, grandi o piccoli che siano.

L’Era Glaciale 5 – In Rotta di Collisione: l’incontro con il regista Mike Thurmeier

L'Era-Glaciale-5-In-Rotta-di-Collisione 02Mike Thurmeier ha iniziato la sua carriera come animatore, salendo (nel 2002) “sulla barca” di quel progetto che nessuno, mai, avrebbe immaginato potesse trasformarsi, col tempo, in una delle saghe animate più longeve ed amate della cinematografia contemporanea: da lì al ruolo di regista dell’ultimo capitolo, pronto per debuttare nelle sale italiane il prossimo Agosto, il passo è stato davvero breve.

Durante l’incontro mattutino con la stampa presso la Casa del Cinema di Villa Borghese presenta una serie di clip, in anteprima, tratte dall’ultima fatica in collaborazione con il suo team di esperti, tutti pronti a lanciarsi in un progetto ancor più ambizioso dei precedenti capitoli nonostante il budget discretamente esiguo per un film d’animazione e il poco tempo avuto a disposizione (il progetto nasce nella “mente” della produzione nel 2012 e viene avviato nel 2014: due anni sono pochi rispetto ai 3-4 in media per un prodotto d’animazione): L’Era Glaciale 5 – In Rotta di Collisione viene definito dal regista stesso come “più grande e più fantasmagorico” rispetto alle precedenti avventure di Manny, Sid, Diego e soci alle prese con il loro ferino mondo perduto.

Le varie clip vengono spiegate, una ad una, da Thurmeier che ci traghetta, lentamente, nel nuovo mood che sembra avvolgere il quinto capitolo: oltre ad una specifica scelta cromatica – i colori freddi dei primi film (ambientati in un mondo che lentamente passa dalla glaciazione al disgelo) virano pericolosamente verso i viola e i rosa, declinati in tutte le loro sfumature “new age” – il nuovo film si preannuncia come una sorta di grande meta-gioco cinematografico fatto di rimandi e citazioni tra episodi della saga stessa e altri immortali capolavori, che appartengono soprattutto al genere sci-fi: non è un caso se gli effetti speciali in CGI, stavolta, costituiscono l’effetto più dirompente e scioccante del film sullo spettatore, permettendo anche al team al lavoro di realizzare e sperimentare, valicando i confini stessi – e i limiti – dei loro precedenti lavori, giocando con un immaginario molto forte che affonda le sue radici in classici del genere come Alien, 2001 Odissea Nello Spazio, Gravity o Interstellar: ricreare le meraviglie dello spazio siderale, i confini illimitati dell’universo e le meraviglie tecnologiche di un’astronave ultra – sofisticata hanno rappresentato una prova, una sfida ma prima ancora un divertimento per tutti gli animatori e per il regista stesso.

Mike Thurmeier roma L'Era Glaciale 5 Una serie di domande e di curiosità, ovviamente, spingono Thurmeier a rivelare – sempre con la dovuta parsimonia, evitando qualunque spoiler – i segreti del film L’Era Glaciale 5 – In Rotta di Collisione ma, soprattutto, i segreti del suo mestiere: ad esempio, c’era molta curiosità riguardo alle migliorie tecniche apportate in questo nuovo capitolo della saga, visto che in ogni film si è compiuto – visivamente e visibilmente – uno scarto ulteriore a livello tecnologico, che ha portato ad un incremento della resa tecnico – estetica; secondo Thurmeier la vera difficoltà incontrata durante la realizzazione di questa quinta avventura è stata la gestione, complessa, dell’enorme cast (sia a livello di personaggi creati, ma anche a livello di “voci” e talent coinvolti nel doppiaggio originali di quest’ultimi): numerose erano le riunioni con i produttore del film per capire come gestire tutto questo – insieme ai numerosi effetti speciali – e quanti soldi avevano, effettivamente, a disposizione per il budget. Cercando di concentrare i reparti creativi negli States – ma con membri provenienti da tutto il mondo – la produzione e il regista hanno provato a contenere le spese e i costi, ben consapevoli di non possedere lo stesso budget di un film d’animazione targato Dreamworks o Pixar, ma con “qualcosa” (che Thurmeier non è stato in grado di quantificare!) che si aggirava intorno ai 100 milioni di dollari e serviva a coprire tutte le spese previste.

Questo capitolo, in realtà, pur essendo il quinto non costituisce un punto fermo per l’intera saga, ma soltanto una nuova parentesi: non hanno mai pianificato, in partenza, un piano di lavoro ferreo col quale procedere per la realizzazione degli episodi, magari dandosi una scadenza (nelle loro menti potrebbero arrivare fino a 7/8 capitoli); una gran parte del successo di pellicole d’animazione come questa è lega all’indice di gradimento del pubblico, al piacere che riscontra lo spettatore nell’andare in sala scegliendo specificatamente Quel film e non un altro, vista la grande concorrenza e l’ampia scelta che c’è oggi al cinema.  Quando hanno iniziato nel 2002, producendo e realizzando il primo film, molte cose intorno a loro erano diverse: a partire dai computer, molto più lenti, sostituiti oggi da potenti – e veloci – processori in grado di stare al passo con la creatività degli animatori, i quali però pretendono sempre di più dagli apparecchi tecnologici. Anche a livello commerciale, quando L’Era Glaciale fece il suo debutto nel mercato statunitense nel Marzo di quattordici anni fa, non c’era nessun altro film in sala d’animazione: oggi, al contrario, se ne producono tantissimi e il mercato è diventato (ovviamente) più competitivo. E uno dei segreti per restare sempre “sulla cresta dell’onda”, secondo Mike Thurmeier, è mantenere il curioso mix alla base del successo duraturo della saga de L’Era Glaciale, ovvero quella inusuale fusione tra una comicità molto “fisica”, da slapstick comedy (molto cara agli animatori della saga, fin dagli esordi), affascinati dai personaggi dell’universo Looney Tunes creati dalla Warner Bros., tutti legati ad un immaginario comico completamente diverso rispetto a quello targato Disney, e il trionfo di sentimenti forti e immortali, come l’Amicizia e l’Amore per la Famiglia, comuni ad ogni cultura e tradizione.

L’era Glaciale 4: torna l’avventura con la deriva dei continenti

L’era Glaciale 4: torna l’avventura con la deriva dei continenti

A tre anni dall’ultimo episodio, Manny, Sid, Diego, Scrat e tanti altri simpatici e buffi personaggi preistorici, torneranno nelle sale il prossimo 28 settembre con le loro esilaranti avventure a farci ridere e intenerire. Parliamo ovviamente di quei mattacchioni protagonisti della fortunata serie de L’era glaciale, giunta al suo quarto episodio dal titolo: L’era glaciale 4 – Continenti alla deriva (titolo originale Ice Age: Continental Drift).

L’Era Glaciale 4: teaser poster

0
L’Era Glaciale 4: teaser poster

Dopo i primi due capitoli in grande stile e un terzo episodio sottotono, arriva l’Era Glaciale 4 (Ice Age: Continental Drift), ed eccone il teaser poster con il famigerato e amate Scrat!

L’era Glaciale 4: ecco il teaser del cortometraggio

0
L’era Glaciale 4: ecco il teaser del cortometraggio

era_glaciale

E’ online il nuovo cortometraggio di Scrant, come anticipo di Ice Age: Continental Drift, in arrivo a luglio 2012. Verrà allegato alle copie americane dei Fantastici Viaggi di Gulliver. Ecco un breve teaser!

L’Era Glaciale 4: continenti alla deriva, ecco il primo trailer italiano

0

Ecco il primo trailer italiano de L’Era Glaciale 4: continenti alla deriva. In questo quarto episodio della fortunata serie targata 20th Century Fox, i nostri amici Mannie, Sid,

L’Era Glaciale 4 – Trailer Italiano

0
L’Era Glaciale 4 – Trailer Italiano

In questo quarto capitolo della serie de L’era glaciale, nuove avventure attendono i nostri eroi sottozero. Esce il 28 settembre in Italia.

L’era glaciale 4 – continenti alla deriva: uno spot tv

0
L’era glaciale 4 – continenti alla deriva: uno spot tv

Ecco un divertente spot tv per L’era glaciale 4 – continenti alla deriva. Protagonista dello spot è, ancora una volta, il fomidabile Scrat, che vuole vendicare la sua ghianda

L’era glaciale 4 – Continenti alla deriva: recensione del film

L’era glaciale 4 – Continenti alla deriva: recensione del film

Con L’era glaciale 4 – Continenti alla deriva ritorna al cinema il simpatico e variegato branco dell’Era Glaciale per una nuova ed esilarante avventura, fra i ghiacci, il mare e le ghiande irresistibili. Questa volta la pellicola è diretta da due giovani registi, Steve Martino e Mike Thurmeier.

La storia di L’era glaciale 4 – Continenti alla deriva racconta che la forsennata caccia all’inafferrabile ghianda da parte di Scrat, iniziata nella notte dei tempi, ha delle conseguenze sconvolgenti per il mondo intero: un cataclisma continentale che sfocia in un’avventura grandiosa per Manny, Diego e Sid. Durante le loro peripezie, Sid ritrova la bisbetica nonna e il branco incontra una combriccola di pirati assortiti decisi a impedire loro di tornare a casa.

L’era glaciale 4 – Continenti alla deriva, il film

Questo quarto capitolo sin dall’incipit rivela il suo punto di forza, ovvero l’avventura, e da subito il film sembra soddisfare le premesse viste fin dal trailer. Come ogni nuovo capitolo ritornano gli storici elementi che hanno fatto il successo della serie, il senso di appartenenza ad un gruppo/famiglia, le amicizie, gli amori e proprio questi temi ancora una volta catalizzano l’attenzione della narrazione che riesce nell’intento di raccontare una storia avventurosa, romantica e divertente.

Tuttavia seppur riuscito, quest’ultimo capitolo è decisamente un po’ sottotono rispetto ai predecessori e a tratti sembra soffrire ormai lo schema consolidato e per questo motivo non troppo sorprendente. Tuttavia di certo le peripezie di Scrat in quel di Scratlantide faranno certamente la gioia di molti bambini e anche di qualche papà.

L’Era Glaciale 4 – Continenti alla Deriva Trailer Ufficiale Italiano

0

Ritornano tutti i protagonisti dell’Era glaciale in una nuova, esilarante, fantastica avventura. L’Era Glaciale 4 – Continenti alla Deriva dal 28 Settembre al Cinema. Ulteriori info nella nostra Scheda Film: L’era Glaciale 4

L’era glaciale – In rotta di collisione: tutte le curiosità sul film d’animazione

Affermatasi come una delle più popolari saghe cinematografiche d’animazione di tutti i tempi, L’era glaciale ha negli anni esteso i propri orizzonti, arrivando ad essere composta da film, serie televisive, cortometraggi, speciali televisivi, attrazioni a tema e videogiochi. Con un guadagno complessivo di oltre 6 miliardi, il titolo è oggi uno dei franchise con il maggior incasso di sempre, e ciò grazie anche al legame sviluppato negli anni con diverse generazioni di spettatori. La serie cinematografica si compone ad oggi di cinque film, con l’ultimo intitolato L’era glaciale – In rotta di collisione.

Diretto da Michael Thurmeier e Galen T. Chu, il film presenta – come il titolo lascia intuire – una vicenda legata ad una collisione tra la terra e alcuni meteoriti. Questa era a suo modo già stata anticipata da una scena del primo L’era glaciale in cui Manny, Sid, Diego e Roshan stanno camminando attraverso una grotta e individuano un’astronave racchiusa nel ghiaccio, oggetto che ha ispirato questo film della serie. Il team incaricato di realizzare il quinto film è infatti tornato a visionare il primo capitolo in cerca di una possibile ispirazione per il nuovo progetto, trovandola in questo dettaglio.

Tuttavia, in molti hanno criticato la natura eccessivamente fantascientifica e surreale degli eventi narrati, ma in ogni caso non mancano quelle gag e quei momenti emotivi che caratterizzano la serie. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, ai personaggi e ai loro doppiatori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

La trama di L’era glaciale – In rotta di collisione

Ancora una volta, il maldestro scoiattolo Scrat cerca il posto perfetto per custodire la sua preziosa ghianda. Nel farlo, stavolta risveglia un’antica navicella aliena che dirotta un asteroide verso la Terra. Qui, ignari del pericolo in arrivo, Sid è in disperata ricerca dell’amore, mentre Manny è alle prese con l’insofferenza nei confronti del nuovo fidanzato di sua figlia Pesca, ma anche con i sensi di colpa per essersi dimenticato del suo anniversario con Ellie. Proprio quando Manny sta per rivelarle di aver scordato l’importante ricorrenza, una serie di colorati fuochi d’artificio illuminano il cielo, facendo credere a tutti che quello sia il suo regalo per la moglie.

In realtà, scopriranno ben presto che i responsabili delle esplosioni sono una serie di meteoriti, i quali iniziano a colpire la crosta terrestre. Manny conducendo allora il suo gruppo al riparto in una caverna, dove ritrovano Buck, che li avvisa dell’imminente catastrofe che si sta per abbattere sulla Terra. Il furetto, infatti, ha scoperto l’esistenza di un grande pilastro che contiene una sventurata predizione sulla fine del mondo. Il gruppo si trova così a dover escogitare un piano per poter salvare il pianeta, con la speranza di potervi continuare a vivere in tranquillità.

L'Era-Glaciale-5-In-Rotta-di-Collisione

Il cast di doppiatori di L’era glaciale – In rotta di collisione

Il cast vocale dei film si compone di noti nomi tanto per il doppiaggio americano quanto per quello italiano. Famosissima è divenuta, in particolare, la voce del bradipo Sid. In Italia questi è doppiato dall’attore Claudio Bisio, mentre la voce originale è di John Leguizamo. Per doppiare il personaggio, l’attore ha guardato numerosi documentari di Discovery Channel sui bradipi, arrivando a provare oltre 30 varietà di voci diverse. Scelse infine quella che desse l’impressione che il personaggio parlasse con del cibo nelle guance, pratica di immagazzinamento realmente tipica dei bradipi.

Per doppiare il mammut Manny, furono invece considerati numerosi noti attori, come Pierce Brosnan, Robert De Niro e Johnny Depp. La parte fu però affidata all’attore Ray Romano, noto per i suoi ruoli televisivi. In Italia il personaggio è invece doppiato da Leo Gullotta. Questi venne tuttavia sostituito a partire dal quarto film dall’attore Filippo Timi, che ha poi ripreso il personaggio anche per questo quinto capitolo. Tale scelta venne tuttavia poco apprezzata dai fan, ormai abituatisi ad associare il mammut con la voce di Gullotta.

L'Era Glaciale Rotta di Collisione

Per la voce della tigre Diego, è invece popolare il doppiaggio svolto da Pino Insegno, in quello che è uno dei suoi personaggi ormai più iconici. Con il lavoro svolto per il primo film si è infatti aggiudicato il nastro d’argento per il miglior doppiaggio maschile nel 2003. Per la voce originale del personaggio furono invece considerati gli attori Antonio Banderas, Anthony Hopkins e Ralph Fiennes, ma il ruolo venne infine assegnato a Denis Leary, il quale a sua volta vinse numerosi premi per il suo iconico doppiaggio.

Il quinto film si caratterizza però anche per numerosi altri celebri doppiatori, tra cui si ritrovano Adam DeVine per Julian, il fidanzato di Pesca, Keke Palmer per quelli di Pesca e Queen Latifah per Ellie. Simon Pegg è Buck, mentre Nick Offerman dà voce all’antagonista Gavin, il dinosauro. Vi sono infine Jennifer Lopez nei panni di Shira, la moglie di Diego. Sean William Scott dà voce a Crash, mentre il celebre astrofisico e divulgatore Neil deGrasse Tyson dà voce ad una versione animale di sé stesso chiamata Neil deBuck Weasel.

Il trailer di L’era glaciale – In rotta di collisione e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Seven grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Google Play, Apple TV, Prime Video e Disney+. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di sabato 14 ottobre alle ore 21:20 sul canale Italia 1.

Fonte: IMDb

L’era dei Remake e Reboot volge al termine?

0

In un mondo di oggi saturo di remake e discretamente pieno di reboot fa un enorme piacere apprendere che la 20th Century Fox ha lanciato un’iniziativa molto interessante.

L’epoca d’oro dei K-drama coreani è finita

L’epoca d’oro dei K-drama coreani è finita

L’attuale età d’oro dei K-drama sta vivendo un momento paradossale. Da un lato, il successo globale delle serie sudcoreane non è mai stato così forte; dall’altro, secondo un’analisi rilanciata da ScreenRant, lo streaming – e in particolare Netflix – sta contribuendo a rendere sempre più difficile ritrovare e valorizzare i titoli che hanno definito questo periodo storico.

Negli ultimi anni, Netflix ha investito massicciamente nei K-drama, trasformandoli in un fenomeno internazionale e ampliandone il pubblico ben oltre i confini asiatici. Tuttavia, proprio l’enorme quantità di contenuti caricati sulla piattaforma rischia di offuscare le serie più significative, soprattutto quelle che non rientrano più nella spinta promozionale del momento.

Troppi titoli, poca memoria: il limite dello streaming

Il problema principale evidenziato riguarda la sovrabbondanza dell’offerta. I K-drama vengono lanciati con grande visibilità, ma spesso spariscono rapidamente dalle homepage e dagli algoritmi di raccomandazione, lasciando spazio alle nuove uscite. Questo meccanismo penalizza soprattutto le serie che hanno avuto un forte impatto culturale, ma che non vengono più sostenute attivamente dalla piattaforma.

A differenza dell’era televisiva tradizionale, in cui i titoli di successo restavano facilmente identificabili nel tempo, lo streaming tende a favorire un consumo rapido e immediato, rendendo più difficile per il pubblico scoprire o riscoprire i K-drama che hanno contribuito a definire il genere. Il risultato è una sorta di smemoratezza strutturale, in cui anche le serie più influenti rischiano di perdersi nel catalogo.

Questo fenomeno è particolarmente evidente proprio ora che il K-drama sta vivendo la sua massima espansione internazionale. L’accessibilità globale, che rappresenta il grande punto di forza di Netflix, si trasforma così anche in un limite: più contenuti significa meno contesto, meno gerarchia e meno percezione di ciò che ha davvero segnato un’epoca.

La questione solleva un interrogativo più ampio sul futuro della serialità coreana nello streaming: come preservare l’identità e il valore culturale di queste opere in un sistema pensato soprattutto per il continuo ricambio? Senza una maggiore cura editoriale, il rischio è che l’età d’oro dei K-drama venga ricordata solo come un flusso indistinto di titoli, invece che come una stagione creativa ricca di opere fondamentali.

L’episodio finale ‘a sorpresa’ di Stranger Things non esiste: ecco perché i fan hanno creduto a “Conformity Gate”

I fan di Stranger Things che credono a una teoria del complotto virale secondo cui ci sarebbe un nono episodio segreto della serie Netflix in uscita il 7 gennaio alle 20:00 ET (le 2 di notte, da noi) vedranno le loro speranze infrangersi, perché non ce nessuna nona puntata.

Sebbene Netflix e i creatori Matt e Ross Duffer non abbiano rilasciato commenti ufficiali sulla teoria durante le interviste stampa in corso dopo il finale, le biografie della serie sugli account Instagram, TikTok e X di Netflix affermano mercoledì: “TUTTI GLI EPISODI DI STRANGER THINGS SONO ORA IN LINEA”.

La teoria, colloquialmente nota sui social media come “Conformity Gate“, è che i Duffer abbiano ancora in serbo un altro episodio, che annullerebbe alcuni punti della trama del finale di serie, tra cui la rivelazione che Vecna/Henry (Jamie Campbell Bower) non è effettivamente morto ma aveva il controllo della visione degli spettatori su ciò che loro stessi vedevano, un’esperienza di rottura della quarta parete.

Sui social media, la teoria ha preso piede in particolare su TikTok, su Reddit e altre piattaforme, dove i fan hanno condiviso post e video che includevano quelli che ritenevano indizi di un’inversione di tendenza nell’episodio 8, “The Right Side Up” (Il mondo reale, in italiano), annunciato e pubblicizzato come finale di serie.

Tra le presunte “prove” a sostegno della teoria c’è di tutto, dalle scelte di guardaroba (le toghe della laurea erano arancioni, mentre i colori della Hawkins High sono verde e giallo, e molte comparse sono state viste indossare occhiali simili a quelli indossati da Henry/Vecna). Le teorie fanno anche riferimento a cambiamenti nel design del set: una maniglia nella cantina dei Wheeler sembra trovarsi sul lato opposto della porta nel finale, e una manopola della stazione radio WSQK ha cambiato colore tra un episodio e l’altro.

Gli spettatori più attenti hanno persino trovato un caso nel finale della serie in cui una pila di audiocassette, presente in una scena dell’epilogo, era apparentemente disposta in modo da formare la scritta “U DID NOT STOP ME” in codice Morse.

L’idea che l’episodio sarebbe uscito a sorpresa il 7 gennaio è nata da un video condiviso dalla pagina TikTok ufficiale di “Stranger Things” che mostrava l’insegnante di scienze di Hawkins, il signor Clarke (Randy Havens), in piedi davanti a un orologio impostato sull’1:07. I sostenitori di Conformity Gate hanno interpretato questo post come un segnale che l’episodio 9 sarebbe uscito il 7 gennaio e che l’orario di lancio sarebbe stato alle 20:00 ET, la stessa ora in cui sono usciti i volumi 1 e 2.

Tutto ciò ha alimentato la teoria più diffusa tra i fan del Conformity Gate, che prende il nome dall’idea che Henry/Vecna ​​non sia stato sconfitto da Undici (Millie Bobby Brown), Will (Noah Schnapp), Joyce (Winona Ryder), Mike (Finn Wolfhard) e il resto della banda, e che la squadra di Hawkins sia bloccata sotto il controllo mentale di Vecna, “conformandosi” a falsi ricordi e a un finale che lui ha creato per loro – e per gli spettatori.

L’ultima stagione di “Stranger Things” è stata afflitta da teorie cospirazioniste. Dopo l’uscita del Volume 2 a Natale, una parte del fandom ha iniziato a credere che gli episodi fossero stati “manomessi”, e un documento Google creato dai fan che descriveva dettagliatamente le scene che sarebbero state tagliate è stato ampiamente condiviso sui social media. Una petizione su Change.org che chiede la pubblicazione del “filmato inedito” ha ora più di 390.000 firme. In un’intervista del 1° gennaio sul finale di serie i Duffer, hanno definitivamente messo a tacere questa disinformazione, e Matt Duffer ha detto a proposito del documento di Google, che avevano visto: “Ovviamente, non è una cosa vera“. Ross Duffer ha aggiunto: “Non credo che ci sia una singola scena tagliata in tutta la stagione“.

La serie è diventata così grande“, ha detto Matt Duffer, parlando in generale dei segmenti del fandom intrisi di teorie del complotto. “Online, c’è così tanta disinformazione. A tonnellate. Staremmo qui per ore a cercare di smentire le cose che non sono vere”.

LEGGI ANCHE:

L’enorme stipendio di Neve Campbell in Scream 7 è stato rivelato

0
L’enorme stipendio di Neve Campbell in Scream 7 è stato rivelato

Dopo aver contribuito al lancio dell’iconico franchise slasher a metà degli anni ’90, Neve Campbell ha ripreso il ruolo di Sidney Prescott per Scream 7, diretto da Kevin Williamson. Campbell torna a guidare il cast del franchise dopo un’assenza da Scream 6 del 2023 a causa di una disputa molto pubblica riguardante il suo compenso.

Ora, lo stipendio di Campbell in Scream 7 è apparentemente stato rivelato: Variety riporta che la star è riuscita a ottenere un contratto di quasi 7 milioni di dollari. Questo la rende l’attrice più pagata del film con un margine significativo, con la co-protagonista Courteney Cox che si dice porti a casa uno stipendio di 2 milioni di dollari.

Il rapporto afferma inoltre che il budget di Scream 7 ammonta a ben 45 milioni di dollari, in aumento rispetto ai 35 milioni di dollari di Scream 6. Il rapporto si conclude con l’ipotesi che siano già in atto i piani per Scream 8, a dimostrazione dell’importanza di questo franchise per Paramount e Spyglass.

Lo stipendio di Neve Campbell è evidentemente parte del motivo dell’aumento del budget del film, ma anche l’inflazione e il ritardo di un anno del film sono fattori importanti. Il ritardo ha fatto seguito all’uscita di diversi attori di alto profilo alla fine del 2023, sollevando interrogativi sul futuro del progetto.

Introdotte nel sequel del 2022 e tornate per il sequel del 2023, Melissa Barrera e Jenna Ortega avrebbero dovuto inizialmente essere protagoniste del settimo film. Barrera fu licenziato da Scream 7 nel novembre 2023, tuttavia, dopo alcuni tweet riguardanti il ​​conflitto Israele-Hamas, e Ortega abbandonò il progetto poco dopo, citando conflitti di programmazione con la seconda stagione di Wednesday.

Anche il regista Christopher Landon, che avrebbe dovuto dirigere la serie, abbandonò Scream 7, lasciando il progetto senza due attori e un regista. Con il sequel in sospeso, Williamson, sceneggiatore originale di Scream (1996), fu coinvolto per riscrivere la sceneggiatura per una cifra stimata di 500.000 dollari.

“Non ritenevo che ciò che mi veniva offerto equivalesse al valore che apportavo a questo franchise”, aveva dichiarato Campbell a People in merito alla controversia salariale. Dopo l’addio di due attori e un regista, tuttavia, Campbell si trovava evidentemente in una posizione di maggiore potere negoziale, il che spiega il suo compenso significativo.

Con il ritorno di Campbell, Williamson, che ha anche scritto il secondo, il terzo e il quarto film della saga slasher, è stato chiamato a dirigere per la prima volta. I trailer hanno anticipato che Williamson guiderà un ritorno pieno di nostalgia per Ghostface.

Oltre a Campbell e Cox, Scream 7 vedrà il ritorno di altre star del passato della saga, tra cui Matthew Lillard, David Arquette e Scott Foley. Jasmin Savoy Brown e Mason Gooding torneranno rispettivamente nei panni di Mindy e Chad Meeks-Martin, con nuovi arrivi tra cui Joel McHale, Isabel May, Mckenna Grace e Michelle Randolph.

Il settimo film riprende la storia di Sidney, che si è costruita una vita in una nuova città con il marito e la figlia. Quando un nuovo, letale assassino di Ghostface emerge, Sidney deve affrontare le sue paure più oscure quando sua figlia diventa il bersaglio dell’assassino.

L’enorme colpo di scena di Barbarian ha dato vita al suo perfetto sequel cupo

Il cambiamento di tono di Barbarian nel secondo atto ha creato un precedente perfetto per un sequel. Il film inizia seguendo Tess con un tono cupo e serio, ma diventa più leggero quando la prospettiva si sposta sul personaggio di Justin Long, AJ. All’inizio, Tess sembra la tipica protagonista di un film horror, che si presenta in un Airbnb in una notte tempestosa. Il cambiamento di tono quando AJ canta nella sua auto è stridente, ma rende Barbarian ancora più intrigante. Un sequel di Barbarian potrebbe ripetere questo trucco, mantenendo comunque il pubblico con il fiato sospeso. Il regista e sceneggiatore di

Barbarian, Zach Cregger, ha espresso interesse nella creazione di un sequel di Barbarian in cui La Madre sopravvive alla sparatoria e si integra nella società. In una recente intervista (tramite THR), Cregger ha scherzato dicendo che The Mother potrebbe frequentare un college comunitario, ottenere la patente di guida e creare un profilo su Tinder. Anche se The Mother potrebbe non seguire esattamente questi passaggi, la sua integrazione sarebbe intrigante da vedere. Prendendo spunto dal film originale, un sequel di Barbarian potrebbe essere l’inverso del primo film e iniziare in modo comico per poi diventare più serio in seguito. L’esplorazione del mondo esterno da parte della Madre potrebbe fornire molto umorismo fuori luogo, ma alla fine fornire comunque una buona dose di paura, con un tono che inizia ironicamente divertente ma poi diventa più serio e cupo.

Perché Barbarian ha bisogno di un sequel

Barbarian compie un’impresa impressionante prendendo in giro i tropi dell’horror, pur avendo un messaggio e risultando un film horror divertente. Inoltre, il finale di Barbarian spiega molto poco e lascia abbastanza domande aperte da giustificare un sequel. Non tutte queste domande devono necessariamente trovare una risposta, ma sarebbe gratificante vedere ampliati altri livelli della storia e della tradizione. Dopotutto, i sequel horror hanno recentemente ottenuto ottimi risultati al botteghino, come Terrifier 2 e Pearl di Ti West. Barbarian può seguire questa tendenza di successo e concentrarsi sulla Madre in Barbarian 2.

Come Barbarian 2 può prendere in giro i comuni tropi horror

Il pubblico si identifica con i mostri dei film da decenni, quindi esplorare l’idea di cosa succederebbe a qualcuno che è stato maltrattato in modo così orribile come La Madre sarebbe un’esperienza coinvolgente e unica. Un sequel potrebbe esplorare il tropo del mostro creato dall’uomo e ribaltarlo rendendo La Madre un personaggio tridimensionale che era solo una vittima della brutalità di Frank in Barbarian. Barbarian 2 potrebbe anche parodiare altri tropi dei mostri dei film horror, come il tragico cattivo che va incontro alla sua fine. Invece di essere condannata dalle azioni di Frank, la Madre potrebbe avere un lieto fine.

La Madre potrebbe riuscire a integrarsi con successo nella società e trovare compagnia. Questo sovvertirebbe il tropo dell’innato e del male, poiché lei potrebbe imparare a essere “buona” e a rispettare i confini. In Barbarian, la Madre conosce solo la brutalità degli abusi di Frank e l’affetto soffocante del nastro adesivo. Il sequel potrebbe permettere alla Madre di imparare la vera gentilezza e alla fine ottenere la sua gioia. Per permettere al mostro del film di ottenere ciò che desidera veramente e redimersi, questo sovvertirebbe alcuni dei tropi horror più triti e sorprenderebbe il pubblico.

L’Enigmista ha un misterioso Easter Egg criptato nel primo episodio di The Penguin

0

È stata un’altra grande settimana per i fan dei fumetti: due importanti serie hanno fatto il loro attesissimo debutto. Per quanto riguarda la DC, il debutto è stato quello de The Penguin (la nostra recensione). Il sequel diretto dell’epopea criminale di Matt Reeves del 2022, The Batman, vede ancora una volta protagonista Colin Farrell, che assume il titolo di signore del crimine di Gotham City. Il film è stato presentato come un thriller criminale di strada, incentrato esclusivamente sull’ascesa al potere di Oz Cobb, alias il Pinguino, e sulla sua battaglia con le famiglie Maroni e Falcone. Tuttavia, questo non significa che l’episodio di debutto della serie limitata non abbia avuto qualche intelligente Easter egg con l’universo più ampio di Batman. Uno di questi era infatti nascosto in bella vista e piuttosto sconcertante , in quanto ha a che fare con il cattivo principale di The Batman. L’Enigmista. Attenzione agli spoiler.

L’intera premessa dell’episodio 1 de Il Pinguino era Oz che cercava di farla franca con un omicidio, uccidendo impulsivamente il figlio di Carmine Falcone, Alberto. Quest’ultimo era il nuovo capo della famiglia criminale, ma ha avuto vita breve. Il Pinguino escogita un elaborato piano per nascondere il cadavere e incolpare i coniugi Maroni per far perdere le tracce a Sofia Falcone. Circa a metà dell’episodio, Oz e il suo nuovo apprendista, Victor, stanno viaggiando in metropolitana quando un attivista con un volantino con un codice QR dice a ogni passeggero di scansionarlo per rivelare “il vero volto di Gotham”.

Sebbene all’apparenza possa sembrare un momento di scarto e Oz lo mandi subito a quel paese, gli spettatori che hanno scansionato il volantino sono stati mandati in un luogo molto familiare per i fan di Batman. Si tratta di ratalada.com, meglio conosciuto come il sito segreto dell’Enigmista, utilizzato sia nel film che nel mondo reale per scopi di marketing. Il “ratto” in questione in The Batman si è rivelato essere Carmine Falcone. Il messaggio attuale del sito recita come segue:

  • Cl0ckbreak3r: Ciò che è stato messo in moto non può essere fermato.
    xxREIGNITINxx: Arkham sta rilasciando pazienti e Blackgate è un casino… nessuno è veramente prigioniero lì dentro. Nemmeno il nostro vecchio amico Sal Maroni.
  • HOLDTHELINE81: La gente dice di volere la verità, ma si copre gli occhi quando noi facciamo luce.
  • DETERMINATORE: Assicuriamoci che non siano di nuovo accecati dalla corruzione, dagli omicidi, dalla presa di potere di Falcone…
  • HOLDTHELINE81: Cominciamo nelle strade. Stasera alle 21.00. Incontriamoci alla metropolitana fuori Crown Point.
    Cl0ckbreak3r: Fatto e fatto. La rivoluzione è appena iniziata.

Un assaggio di ciò che verrà?

Anche se Edward Nashton, alias l’Enigmista (Paul Dano), è rinchiuso ad Arkham, due membri della famiglia Falcone sono morti, Batman è apparentemente disperso in azione e Gotham City si sta ancora riprendendo dall’enorme alluvione causata dagli eventi di The Batman. Questa potrebbe essere un’ascesa al potere incentrata sul Pinguino, ma i danni dell’Enigmista sono già stati fatti. L’intera città è in una pentola a pressione politica a causa del vuoto di potere lasciato. Questo vale anche per la mafia, che al momento si sta mangiando viva. L’episodio 1 ha mostrato che le cose stanno andando a favore di Oz, ma questo potrebbe far parte dell’ultimo gioco dell’Enigmista. C’è una guerra in corso tra i Maroni e i Falconi, che sta creando un percorso per una nuova era di corruzione. Qualcosa che vedremo svolgersi nel resto della serie e potenzialmente in The Batman Part II.

A quando il prossimo episodio de “The Penguin”?

Mentre il primo episodio del Pinguino è stato trasmesso di giovedì, i restanti sette episodi debutteranno di domenica. L’episodio 2 sarà trasmesso a Gotham il 29 settembre alle 21:00 su HBO e Max. Anche The Batman Part II sarà proiettato nelle sale il 2 ottobre 2026. La trama e i cattivi del film sono stati chiusi nella Batcaverna. Tuttavia, qualunque cosa sia in serbo per Gotham, l’Enigmista molto probabilmente ne farà parte. Per questo motivo, sarà interessante vedere se ci saranno altri codici QR o indovinelli misteriosi che appariranno nei prossimi episodi del The Penguin.

L’enigma di “Amadeus” svelato al Noir Film Festival

0
L’enigma di “Amadeus” svelato al Noir Film Festival

Con l’attesa preapertura dedicata al nuovo romanzo di Maurizio de Giovanni L’orologiaio di Brest(Feltrinelli – ore 17.00, Rizzoli Libreria) e il racconto del giornalista-scrittore Marco Bellinazzo (La colpa è di chi muore, Fandango – ore 18.00, Rizzoli Libreria) si alza domani il sipario sul Noir in Festival, in programma a Milano fino al 6 dicembre.

È invece tutto da scoprire il grande enigma nella storia della musica, ovvero la morte del giovanissimo Wolfgang Amadeus Mozart, rivisitato dalla serie Sky Original Amadeus con Will Sharpe e Paul Bettany, che sarà il momento più atteso della serata inaugurale del festival, lunedì 1 dicembre. La serie, creata da Joe Barton a partire dalla celebre pièce del Premo Oscar Peter Shaffer, andrà in onda a dicembre su Sky e Now ma le prime due puntate, in anteprima assoluta (ore 21.00, Cineteca Milano Arlecchino), sono tra i grandi eventi del Noir in Festival, giunto alla 35° edizione e diretto da Giorgio Gosetti e Marina Fabbri. Fu davvero una malattia fulminea o tramò nell’ombra il musicista Antonio Salieri, stregato dal genio del più giovane compositore? I primi indizi si svelano già lunedì sera.

Con un programma fitto di anteprime (8 film in concorso, tre eventi speciali, uno spettacolare horror in chiusura sabato 6 dicembre, Ben – rabbia animale di Johannes Roberts), un grande protagonista come il Premio Chandler Mick Herron (il creatore di Slow Horses con Gary Oldman), moltissimi scrittori tra cui Giuliano da Empoli, Luca Crovi, Alberto Pezzotta, Valerio Varesi, Marco Vichi e i due premi dedicati a Giorgio Scerbanenco e Claudio Caligari, il festival di genere più famoso in Italia promette sorprese ogni giorno e festeggia, nella sua sede all’Università IULM, anche i nuovi colori del noir, tra il Podcast e il Fumetto.

AMADEUS | Dal 23 dicembre in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW

L’eliminatore – Eraser: trama e cast del film con Arnold Schwarzenegger

Nel corso della sua lunga carriera l’attore Arnold Schwarzenegger ha dato vita a numerosi film d’azione entrati di diritto nella storia del genere e del cinema. Da Terminator a Predator, da Atto di forza a Last Action Hero, egli è oggi parte dell’immaginario culturale. Oltre ai titoli qui citati se ne annoverano ovviamente molti altri, tra cui anche il grande successo del 1996 L’eliminatore – Eraser. Diretto da Chuck Russell, noto per film come The Mask – Da zero a mito e La mossa del diavolo, tale lungometraggio si è affermato come uno dei più grandi successi del suo anno, garantendo tanta adrenalina e tensione.

Il progetto si concretizzò grazie all’interessamento di Schwarzenegger e Russell, i quali desideravano da tempo dar vita ad un progetto insieme. Il film scritto da Tony Puryear e Walon Green sembrò perfetto a riguardo, presentando un personaggio bigger than life proprio come lo è Schwarzenegger. Ottenendo un budget di 100 milioni, una cifra ancora particolarmente elevata per quegli anni, Russell ebbe così modo di dar sfogo a tutta la sua creatività, ideando sequenze d’azione particolarmente complesse e rischiose, che hanno richiesto tutta la preparazione possibile da parte degli attori e delle loro controfigure.

L’impegno profuso nel dar vita ad un grande film d’azione venne ripagata da recensioni entusiaste ed un guadagno al box office di oltre 242 milioni di dollari. L’eliminatore – Eraser arrivò inoltre a guadagnare una nomination all’Oscar per la categoria al miglior montaggio sonoro. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

L’eliminatore – Eraser: la trama del film

Protagonista del film è John Kruger, Us Marshal impegnato a lavorare in un Programma di protezione della sicurezza dei testimoni. Egli è il migliore nel suo campo, specializzato nella cancellazione dei testimoni di alto profilo, fingendo cioè la loro morte per tenerli al sicuro da quanti vorrebbero ucciderli davvero. Il nuovo caso a cui John viene ora affidato è quello di Lee Cullen, dirigente per l’appalto della difesa Cyrez Corporation. La donna ha infatti informato l’FBI che il suo datore di lavoro, William Donohue, il corrotto CEO di Cyrez, ha intenzione di vendere un elettronico top secret fucile a impulsi sul mercato nero.

Lee si dimostra però contraria all’entrare nel programma di protezione, convinta di non averne bisogno. Ciò si dimostrerà errato nel momento in cui un gruppo di uomini armati irromperà di notte nel suo appartamento per ucciderla. Per sua fortuna, John riuscirà a salvarla in tempo. Nel tentativo di proteggerla, l’agente comprenderà come all’interno dello stesso programma di protezione vi è chi ha interesse a far fuori la donna. Il caso, dunque, si ingigantisce, manifestando un complotto più pericoloso del previsto. Smascherare chi vi è dietro sarà l’unico modo per salvare la situazione.

L'eliminatore - Eraser cast

L’eliminatore – Eraser: il cast del film

Come anticipato, ad interpretare il ruol del protagonista John Kruger vi è l’attore Arnold Schwarzenegger. Sin da subito unico interprete consideraato per il ruolo, questi decise di interpretare personalmente quante più scene possibile, senza ricorrere a controfigure. In particolare, per un’acrobazia aerea Arnold si è trovato a dover cadere da circa 20 metri in discesa verticale ed eseguire un back flip a metà volo. La scena ha richiesto ben sette riprese perché si ottenesse il risultato giusto. Il noto attore James Coburn è invece presente nei panni di Arthur Beller, direttore dell’unità Protezione testimoni. James Crowmell è presente nel ruolo di William Donohue, il controverso direttore della Cyrez Corporation.

Vanessa Williams è stata scelta come protagonista femminile nel ruolo di Lee Cullen, la testimone chiave che John deve proteggere. I produttori la scelsero dopo che la moglie di Schwarzenegger, Maria Shriver, la suggirì per il ruolo. La Williams, apprezzata anche come cantante, ha inciso il brano che si sente durante i titoli di coda, chiamato Where Do We Go From Here. Nel ruolo di Robert Deguerin, collega e mentore di Kruger, vi è l’attore James Caan. Per lui si è trattato di uno dei suoi primi blockbuster, affermando di aver accettato il ruolo poiché rimasto entusiasta dalla sceneggiatura. Sono poi presenti Robert Pastorelli nei panni di Johnny Casteleone e Andy Romano in quelli del Segretario della Difesa Daniel Harper. Compare anche l’attore John Slattery, noto per la serie Mad Men, nei panni dell’agente Corman.

L’eliminatore – Eraser: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. L’eliminatore – Eraser è infatti disponibile nei cataloghi di Google Play, Apple iTunes e Tim Vision. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di giovedì 4 maggio alle ore 21:00 sul canale Iris.

Fonte: IMDb

L’effetto farfalla: la spiegazione del finale del film

L’effetto farfalla: la spiegazione del finale del film

I paesi scandinavi sono noti per i loro racconti thriller, che dalla letteratura al cinema e fino alla televisione appassionano ormai tutto il mondo. Per l’audiovisivo, è nota la trilogia di Uomini che odiano le donne ma anche titoli come Operation Napoleon, Una famiglia quasi normale, Paziente 64 – Il giallo dell’isola dimenticata o la serie The Investigation, basata su un reale fatto di cronaca. Si tratta di opere capaci di costruire grandi misteri spesso legati al passato dei protagonisti o della storia del paese di riferimento. Un’altro celebre film legato a questo genere e a questi paesi è il danese L’effetto farfalla, diretto nel 2021 da Martin Zandvliet, noto per aver diretto Land of Mine – Sotto la sabbia.

Questo film è il quarto adattamento cinematografico di una serie di dieci romanzi polizieschi nordici danesi dell’autore Jussi Adler-Olsen, incentrati sul Dipartimento Q e sull’ispettore di polizia Carl Mørck. Tuttavia L’effetto farfalla, basato sul quarto romanzo della serie con titolo internazionale Buried, segna un nuovo inizio in questa serie di adattamenti. Nonostante il grande successo commerciale e di critica, l’autore Adler-Olsen non era soddisfatto degli adattamenti dei primi quattro romanzi della serie e ha quindi affidato i diritti cinematografici dei romanzi successivi a un’altra casa di produzione, con conseguente cambio di cast.

Tanto è popolare questa serie che Netflix ne ha acquisito i diritti per portare Carl Mørck e le sue indagini nel proprio catalogo con una serie Original in lingua inglese, le cui riprese sono attualmente in corso e che vedrà l’attore Matthew Goode nel ruolo di Mørck. In attesa di questo “remake”, L’effetto farfalla è ad oggi senza dubbio il film più affascinante della serie, che ogni appassionato del genere non dovrebbe lasciarsi sfuggire. In questo articolo, approfondiamo alcune sue curiosità. Proseguendo qui nella lettura sarà possibile ritrovare dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla spiegazione del finale.

L'effetto farfalla cast

La trama e il cast di L’effetto farfalla

Protagonista del film è Marco un quattordicenne rom che viene arrestato alla frontiera danese con documenti falsi, la polizia scopre che il passaporto rubato appartiene a un funzionario pubblico scomparso. Il dettaglio allarmante è che prima di sparire, l’uomo era stato accusato di pedofilia. A seguire la vicenda è l’ispettore di polizia Carl Mørck del Dipartimento Q, il quale fa dunque riaprire un caso troppo sbrigativamente chiuso. Mentre cerca di far collaborare il ragazzo, chiuso nel suo silenzio, Marco si troverà a doversi confrontare anche con alcune minacce di morte per quello che sa o quello che potrebbe scoprire.

Protagonista del film è l’attore Ulrich Thomsen, attore danese visto in film come Festen – Festa in famiglia (1998), Le crociate (2005) e Mortdecai (2015). Quella in L’effetto farfalla è la sua prima volta nel ruolo dell’ispettore Carl Mørck, ruolo che riprenderà poi anche per il film del 2024 Boundless (Den grænseløse). Accanto a lui, nel ruolo di Assad, il partner di Mørck sul caso, vi è l’attore Zaki Youssef, mentre Lubos Oláh è il giovane Marco. Recitano poi nel film l’attrice Sofie Torp nel ruolo dell’assistente Rose, Anders Matthesen in quello di Teis Snap e Henrik Noël Olesen in quello di Marcus Jacobsen.

L'effetto farfalla cast

La spiegazione del finale di L’effetto farfalla 

Per cercare di risolvere il mistero che lega il giovane Marco al funzionario pubblico scomparso di nome William Stark, Mørck e il suo team inizia a svolgere delle indagini a partire dalle accuse di pedofilia. Apprendono però dal giornalista Teis Snap che Stark, prima della sua scomparsa, era sulle tracce di un grosso scandalo di frode, secondo cui le donazioni non venivano investite in progetti di aiuto ma venivano sottratte dal Dipartimento di Stato a fini personali. Ulteriori indagini rivelano poi che il padre di Jeanne, la ragazza che avrebbe subito violenze da Stark, ha ricevuto ingenti somme di denaro dopo la denuncia di stupro ed è poi morto in un incidente.

Quando vogliono interrogare nuovamente Jeanne, la trovano però morta nella vasca da bagno. Sono convinti che sia stata uccisa. Mørck, parlando poi con Malena – moglie di Stark – e sua figlia Thilde, apprende che Marco le ha regalato una collana appartenente al padre. In seguito Marco rivela a Mørck che Stark è effettivamente morto e lo conduce al suo corpo, che il ragazzo aveva scoperto e da cui aveva preso la collana. Mørck ricerca allora informazioni sul proprietario del bosco in cui è stato trovato il corpo e scopre appartenere a una società di costruzioni e proprietà il cui fondatore Jens Brage-Schmidt vive lì. Anche Teis Snap fa parte del consiglio di amministrazione della società.

Mørck, recatosi alla proprietà con Assad, trova soffocato il vecchio Brage-Schmidt e lo stesso Snap ucciso. Una misteriosa auto abbandonata, però, solleva dei sospetti. Nel frattempo, Zola, il criminale per cui lavora il padre di Marco, ha rapito il giovane considerandolo pericoloso per i suoi rapporti con la polizia. Tuttavia, gli investigatori riescono a raggiungerli e a liberare il giovane. Infine, Mørck vede l’auto di Rene Eriksen, del Ministero degli Esteri, nei servizi televisivi e la riconosce come l’auto trovata fuori dalla villa di Brage-Schmidt. Riescono così ad arrestarlo e a smascherare i suoi illeciti e Marco può tornare a casa con il padre.

Il trailer di L’effetto farfalla e dove vedere il film in streaming e in TV

Sfortunatamente il film non è presente su nessuna delle piattaforme streaming attualmente attive in Italia. È però presente nel palinsesto televisivo di mercoledì 6 marzo alle ore 21:20 sul canale Rai 4. Di conseguenza, per un limitato periodo di tempo sarà presente anche sulla piattaforma Rai Play, dove quindi lo si potrà vedere anche oltre il momento della sua messa in onda. Basterà accedere alla piattaforma, completamente gratuita, per trovare il film e far partire la visione.

L’EFA chiede il rilascio del regista ucraino Oleg Sentsov

0

Oleg SentsovIl Consiglio Direttivo dell’European Film Academy chiede l’immediato rilascio del regista ucraino Oleg Sentsov. Sentsov, coinvolto nelle proteste a favore di Euro Maidan a Kiev e oppositore dell’annessione della Crimea da parte della  Russia, è stato arrestato nella sua casa di Simferopol, Crimea, e accusato di aver organizzato un attacco terroristico. Si pensa che il regista sia stato portato a Mosca e sottoposto a processo.

Da Kiev, dove sta attualmente seguendo l’Ukraine Thinking Together Conference, la presidente dell’EFA Agnieszka Holland ha dichiarato: “E’ cosa nota che quando gli artisti vengono perseguitati da un regime politico, questo regime sta diventando totalitario.”

A sostegno degli amici e colleghi in Russia, Ucraina  e nel mondo nella lotta per la libertà di espressione artistica, il Consiglio Direttivo dell’EFA non può tollerare un simile atteggiamento né la persecuzione per motivi politici e desidera sottolineare il fermo convincimento che la libertà di opinione sia un valore essenziale alla base di ogni società democratica.

L’Easter Egg più straziante di Avatar: Fuoco e Cenere nasconde un segreto che anche i superfan si sono persi

0

Con l’espansione dell’universo di Avatar, la saga di James Cameron è diventata un mondo stratificato di popoli, culture e tradizioni Na’vi. Ogni elemento visivo – dagli abiti ai tatuaggi, dai gioielli ai colori rituali – è frutto di un lavoro minuzioso. Eppure, proprio mentre Avatar: Fuoco e Cenere introduce nuove tribù e nuovi costumi, uno dei dettagli più significativi rischia di passare inosservato anche agli occhi dei fan più attenti.

Il segreto è semplice: osservare i colli dei Na’vi.

Quasi ogni morte importante nella saga di Avatar viene ricordata attraverso un tributo silenzioso ma costante: il passaggio di un monile appartenuto a una persona scomparsa. Una tradizione che affonda le sue radici già nel primo film, in una scena tagliata dalla versione cinematografica. In quel frammento, ambientato nella scuola fondata da Grace Augustine, emerge il legame tra la scienziata e Sylwanin, la sorella maggiore di Neytiri. Dopo l’uccisione di Sylwanin da parte della RDA, Grace continua a indossare il suo pendente anche nel corpo Na’vi, trasformandolo in un simbolo di memoria e colpa.

Questa eredità simbolica prosegue nei film successivi. Kiri porta con sé il monile di Grace, mentre Jake Sully, nel finale di Avatar, indossa il collare cerimoniale di Tsu’tey dopo la sua morte. Gesti silenziosi, mai sottolineati a parole, ma centrali nella costruzione emotiva della saga.

Oona Chaplin come Vsrang in Avatar- Fuoco e Cenere

Ed è proprio Avatar: Fuoco e Cenere a rendere questo dettaglio ancora più potente. All’inizio del film, Neytiri indossa al collo il monile del figlio Neteyam, morto in La Via Dell’acqua. È un segno di lutto quasi invisibile, nascosto tra pitture rituali e abiti funebri, ma carico di significato. Quel collare diventa il peso fisico del dolore, della rabbia e del senso di perdita che accompagneranno Neytiri per gran parte del film.

Non a caso, nel finale, Neytiri appare senza quel monile: il gioiello appartiene ormai allo spirito di Neteyam nell’aldilà Na’vi. Un passaggio che racconta, senza una sola battuta di dialogo, l’elaborazione del lutto e la trasformazione del dolore in forza.

Un dettaglio minuscolo, ma capace di dimostrare ancora una volta quanto la mitologia di Avatar sia costruita anche – e soprattutto – nei silenzi.

L’avvocato di Bryan Singer risponde alle accuse di violenza sessuale

0

Vi avevamo parlato poche ore fa dell’accuse di abusi sessuali verso un minorenne rivolte a Bryan Singer, regista oggi al lavoro su X-Men giorni di un futuro passato.

Leggi anche: Bryan Singer accusato di violenza sessuale su un minorenne

L’avvocato, Marty Singer, ha pubblicato una risposta alla conferenza stampa, in cui l’uomo, oggi 31enne, ha accusato il regista di avere abusato di lui quando era un teenager:

Porteremo una richiesta per aprire un procedimento contro il processo senza giusta causa del signor Egan e il suo avvocato, una volta che avremo vinto il processo. Le affermazioni fatte oggi contro Bryan Singer sono completamente costruite. […]

[…] E ‘ovvio che l’avvocato del querelante non sta cercando di discutere in merito alla causa. La questione non è altro che un avvocato che cerca di ottenere i suoi 15 minuti di celebrità con l’invio di un comunicato stampa insieme al suo ‘media consultant’ ieri, seguito da una conferenza stampa oggi. Gli avvocati che si occupano dei loro casi, non tengono conferenze stampa.

Fonte: Variety

L’avvocato del diavolo: trama, cast e frasi del film

L’avvocato del diavolo: trama, cast e frasi del film

Advocatus diaboli, una locuzione latina che, nel linguaggio di tutti i giorni, va ad indicare coloro che controbattono un’argomentazione non perché convinti del contrario ma piuttosto per generare caos. Su questo principio si basa il celebre film del 1997 L’avvocato del diavolo, scritto da Tony Gilroy e Jonathan Lemkin e diretto da Taylor Hackford. Si tratta di uno dei thriller più popolari degli anni Novanta, che si macchia anche di elementi horror ed una struttura da legal drama. Oggi considerato un vero e proprio cult del suo genere, è un film entrato nell’immaginario comune, tanto per la sua vicenda quanto per i controversi e imprevedibili personaggi che la animano.

La pellicola è basata sul romanzo omonimo del 1990 di Andrew Neiderman. Nonostante ne sia una trasposizione cinematografica, il film si discosta dal libro introducendo anche elementi affini provenienti da altri testi. In particolare, numerosi sono i riferimenti al poema Paradiso perduto di John Milton. Si ritrovano infatti diverse allusioni minori a tale opera, come ad esempio la celebre citazione “meglio regnare all’Inferno che servire in Paradiso”, mentre quello di Milton diventa anche il nome del protagonista. Un’altra fonte di ispirazione fu naturalmente anche la Divina Commedia di Dante Alighieri, con la descrizione dei gironi ardenti concentrici riproposta alla fine del film.

Nonostante abbia diviso critica e pubblico al momento della sua uscita, L’avvocato del diavolo si affermò come un grande successo. Arrivò a guadagnare oltre 152 milioni di dollari a fronte di un budget di 57, e particolarmente noti sono ancora oggi alcuni dialoghi e le interpretazioni dei protagonisti. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alle frasi più belle. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

L’avvocato del diavolo: la trama del film

Protagonista del film è il giovane e promettente avvocato Kevin Lomax, il quale non ha mai perso un caso. Durante il suo ultimo incarico, egli è perfino riuscito a far scagionare un insegnante accusato di molestie su minori, pur consapevole della sua reale colpevolezza. Proprio questa vicenda porta Kevin ad essere contattato da un importante studio legale di New York, il quale gli offre una grande somma di denaro per unirsi a loro. A capo dello studio vi è il controverso John Milton, personalità misteriosa e incline alla malvagità. Questi decide di testare le capacità di Kevin affidandogli subito un caso molto complesso. Mentre si trova così impegnato, l’avvocato inizia però a vivere una serie di strani episodi, che lo porteranno a comprendere che l’uomo per cui lavora non è chi sembra essere.

L'avvocato del diavolo cast

L’avvocato del diavolo: il cast del film

Ad interpretare il ruolo di Kevin Lomax vi è l’attore Keanu Reeves, il quale per prepararsi al ruolo ha studiato a lungo il mestiere di avvocato, le sue procedure e gli aspetti più importanti. Ha inoltre avuto modo di spendere diverso tempo insieme ad alcuni veri avvocati, cercando di apprendere da loro i segreti del mestiere e alcuni ulteriori aspetti con cui poter caratterizzare il proprio personaggio. L’attore decise inoltre insieme al regista che gli abiti indossati da Kevin avrebbero dovuto di volta in volta assumere toni sempre più scuri, evidenziando la totale perdita di moralità del personaggio. Accanto a lui, nei panni della madre di Kevin, Alice Lomax, vi è l’attrice Judith Ivevy, nota per essere stata Barbara Robbins in Grey’s Anatomy.

Ad interpretare Mary Ann, moglie di Kevin, vi è una giovanissima Charlize Theron. Nonostante interpretassero marito e moglie, infatti, l’attrice aveva appena 21 anni, mentre Reeves ne aveva 31. Per lei si tratto di un ruolo molto impegnativo, che le richiese di interpretare anche attacchi di schizofrenia. Per riuscirci, la Theron si preparò con una psico-terapista. Ad interpretare il satanico John Milton vi è invece il premio Oscar Al Pacino. Questi aveva inizialmente rifiutato il ruolo per cinque volte, non gradendo il tono da blockbuster del film. Dopo che questo venne riscritto come thriller soprannaturale, l’attore si decise ad accettare. Nel film sono poi presenti Jeffrey Jones nei panni di Eddie Barzoon e Connie Nielsen in quelli di Cristabella Andreoli. Craig T. Nelson è invece Alexander Cullen.

L’avvocato del diavolo: le frasi più belle, il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. L’avvocato del diavolo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes, Amazon Prime Video, Tim Vision e Netflix. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di lunedì 9 maggio alle ore 21:00 sul canale Iris.

Qui di seguito si riportano invece alcune delle frasi più belle e significative pronunciate dai personaggi del film. Attraverso queste si potrà certamente comprendere meglio il tono del film, i suoi temi e le variegate personalità dei protagonisti. Ecco dunque le frasi più belle del film:

  • Nel mondo io vi mando come pecore in mezzo ai lupi. (John Milton)
  • La vanità è decisamente il mio peccato preferito. Kevin, è elementare. La vanità è l’oppiaceo più naturale. (John Milton)
  • Per chi è che ti incolli tutti quei mattoni, si può sapere? Dio? È così? Dio? Ti voglio dare una piccola informazione confidenziale a proposito di Dio: a Dio piace guardare! Riflettici un po’: lui dà all’uomo gli istinti… ti concede questo straordinario dono e poi che cosa fa? Te lo giuro che lo fa per il suo puro divertimento! Fissa le regole in contraddizione! (John Milton)
  • Meglio regnare all’inferno che servire in paradiso! (Kevin Lomax)
  • Forse Dio ha lanciato i dadi una volta di troppo e così ci ha fregati tutti. (John Milton)

Fonte: IMDb

L’avvocato del diavolo: la spiegazione del finale del film

L’avvocato del diavolo: la spiegazione del finale del film

Taylor Hackford, regista noto per Ufficiale e gentiluomo e Rapimento e riscatto, ha nel 1997 diretto il thriller soprannaturale L’avvocato del diavolo. Con questo film, Hackford da forma ad un racconto che mescola elementi legali, psicologici e fantastici, dando vita a una storia intensa e stratificata. Con un cast d’eccezione guidato da Keanu Reeves, Al Pacino e Charlize Theron, il film si basa sull’omonimo romanzo di Andrew Neiderman e si presenta come un’opera di forte impatto visivo e tematico. Ambientato tra la Florida e New York, esso esplora le profondità dell’ambizione, della morale e della corruzione dell’anima, proponendo una visione disturbante ma affascinante del libero arbitrio e della tentazione.

Il personaggio di Kevin Lomax, interpretato da Reeves, è un giovane e ambizioso avvocato che si ritrova invischiato in un mondo scintillante ma moralmente ambiguo, dove il successo ha un prezzo sempre più alto. Il film si muove così tra aule di tribunale e visioni inquietanti, affrontando temi universali come la vanità, il libero arbitrio, l’identità e la lotta tra bene e male. Hackford riesce a raccontare tutto questo con uno stile avvincente, rendendo L’avvocato del diavolo un perfetto esempio di cinema mainstream capace di veicolare riflessioni profonde sotto la superficie spettacolare del racconto.

L’opera è ancora oggi oggetto di analisi e interpretazioni, soprattutto per quanto riguarda il suo sorprendente finale, che chiude la storia lasciando aperti interrogativi cruciali su realtà, manipolazione e coscienza. In questo articolo ci concentreremo proprio sul significato di quel finale, cercando di coglierne le implicazioni filosofiche, religiose e simboliche, e inquadrandolo all’interno della struttura tematica del film e del messaggio che il regista ha voluto trasmettere.

L'avvocato del diavolo cast
Charlize Theron e Keanu Reeves in L’avvocato del diavolo

La trama di L’avvocato del diavolo

Protagonista del film è il giovane e promettente avvocato Kevin Lomax, il quale non ha mai perso un caso. Proprio questa vicenda porta Kevin ad essere contattato da un importante studio legale di New York, il quale gli offre una grande somma di denaro per unirsi a loro. A capo dello studio vi è il controverso John Milton, personalità misteriosa e incline alla malvagità. Questi decide di testare le capacità di Kevin affidandogli subito un caso molto complesso. Mentre si trova così impegnato, l’avvocato inizia però a vivere una serie di strani episodi, che lo porteranno a comprendere che l’uomo per cui lavora non è chi sembra essere.

La spiegazione del finale del film

Il finale de L’avvocato del diavolo si snoda attraverso una rivelazione sconvolgente che rilegge in chiave metafisica tutta la vicenda. Dopo aver scoperto l’identità demoniaca di John Milton, che si rivela essere il vero padre di Kevin e dopo aver assistito alla distruzione psicologica e fisica della moglie Mary Ann, Kevin si ritrova di fronte a una proposta di potere assoluto. Milton vuole che il figlio generi con la sorellastra un bambino destinato a governare il mondo, in una sorta di distorto piano messianico. Di fronte a questa prospettiva apocalittica, Kevin compie però un atto estremo di rifiuto: si spara, togliendosi la vita per impedire che il piano venga portato a termine.

È un momento di rottura che sembrerebbe segnare la fine della tentazione e la vittoria del libero arbitrio sulla manipolazione satanica. Ma il film non si ferma lì. In un colpo di scena che scompagina ogni certezza, Kevin si risveglia nel bagno del tribunale in Florida, al termine del primo processo visto nel film. Tutto sembra non essere mai accaduto: la proposta del grande studio legale di New York deve ancora essere fatta. Kevin, armato di una nuova consapevolezza, rifiuta l’offerta per restare fedele alla sua etica. Sembra la conclusione catartica di un viaggio morale, ma ecco che il giornalista che ha seguito il caso lo convince a concedergli un’intervista.

L'avvocato del diavolo film
Keanu Reeves e Al Pacino in L’avvocato del diavolo

Subito dopo, però, il giornalista si trasforma di nuovo in John Milton, rompendo la quarta parete e chiudendo il film con un beffardo “Vanità… decisamente il mio peccato preferito”. È chiaro a questo punto che la tentazione non ha fine, e che Milton è ovunque e sempre pronto a sfruttare le debolezze umane. Questo finale pone inoltre domande inquietanti. È tutto un sogno? Un’allucinazione? O siamo dentro un ciclo di prova e fallimento dove il libero arbitrio viene testato continuamente? La struttura narrativa suggerisce una dimensione allegorica più che realistica.

L’intero film potrebbe essere letto come una prova morale, una sorta di “tentazione nel deserto” per un uomo moderno, dove la posta in gioco non è solo l’anima del protagonista, ma la possibilità stessa di resistere alla corruzione sistemica. Kevin rifiuta il potere, ma la vanità lo afferra da un altro lato. È un’espressione moderna del male come presenza sottile, insinuante, capace di travestirsi da successo, fama, riconoscimento. Tematicamente, il finale completa dunque un discorso sull’identità e sull’etica personale che attraversa tutto il film. Il male, nella visione di Hackford e Neiderman, non è un’entità esterna con corna e zoccoli, ma una componente intrinseca all’ambizione umana.

John Milton è la personificazione di questa verità: affascinante, colto, irresistibile. Il suo monologo finale è una dichiarazione d’intenti che espone la vulnerabilità dell’essere umano nella società capitalista e competitiva. La vera battaglia non si combatte tra bene e male in senso assoluto, ma tra l’integrità e la vanità, tra il fare la cosa giusta e il desiderio di essere ammirati. Così, il film chiude il cerchio in modo ambiguo e perturbante, lasciando lo spettatore con l’impressione che la tentazione sia ovunque — e che, molto probabilmente, nessuno è davvero al sicuro.

L’Avenir: recensione del film di Mia Hansen-Løve

L’Avenir: recensione del film di Mia Hansen-Løve

Se in Eden, film del 2014, la giovane Mia Hansen-Løve raccontava con leggerezza e un po’ di sana incoscienza il mondo underground degli adolescenti francesi, in particolare del fratello Sven Løve a cui la storia era ispirata, due anni dopo ci ritroviamo a parlare di un salto non indifferente – sia per quanto riguarda la maturità artistica che i temi. Nonostante i suoi 35 anni, la sceneggiatrice e regista parigina ha scelto di affrontare infatti la piena età adulta in L’Avenir, che in italiano si può tradurre con “ciò che avverrà”. Non siamo più in garage ammuffiti o nel bel mezzo di rumorosi rave party in riva alla Senna, al contrario abbiamo quasi 60 anni, siamo seduti alla cattedra di una classe, viviamo in case piene di libri di filosofia e fronteggiamo problemi quotidiani che molti hanno: una madre ormai anziana e ossessionata dalla sua solitudine, un marito all’apparenza infedele dopo 25 anni di matrimonio, i figli che crescono e sentono il richiamo della loro autonomia.

L’Avenir, il film

Nonostante sulla carta possa sembrare un copione già letto, già sentito, la Hansen-Løve scrive un ruolo per Isabelle Huppert fra i più belli che siano capitati all’attrice francese negli ultimi anni. Con rinnovata maestria e insolita sensibilità, prestata a temi lontani dalla sua generazione, l’autrice fa scorrere il discorso con naturalezza, tanta ironia e palpabile emozione, che scivola dallo schermo per far compagnia allo spettatore lungo tutto l’arco della narrazione. Grazie a un montaggio lineare ed essenziale, una fotografia non troppo elaborata e una colonna sonora affatto invadente, anzi perfetta nel sottolineare i passaggi più importanti, si diventa parte di una storia soggetta al caos degli eventi e alla tensione che questi creano, forse per questo universale.

L'Avenir

Nathalie, la protagonista, non ha idea di cosa possa accaderle domani, si affida semplicemente al suo istinto – esattamente come la sua gatta Pandora, nonostante tutti pensino che non ne abbia. Un modo per la Hansen-Løve di esorcizzare tutti quei demoni propri della crescita, del futuro, inneggiando a una “anarchia controllata” dello spirito e alla coerenza delle scelte. Non tutto però è frutto dell’immaginazione, dove questa finisce iniziano i ricordi: nel personaggio di Isabelle Huppert vi è infatti molto della madre della regista, anche lei passata attraverso una separazione. La paura diventa così omaggio, l’emotività tutta al femminile si trasforma in esempio per l’inattaccabile arroganza maschile, l’esperienza si tramuta in arte, mentre infine “le cose che verranno” si mostrano come proiezione del nostro presente, dimostrandoci che abbiamo sempre tempo e volontà per cambiare il corso delle cose.

L’autrice di La donna della cabina numero 10 elogia l’importante modifica apportata al libro: “Il finale è davvero diverso”

0

L’autrice di La donna della cabina numero 10 Ruth Ware elogia un cambiamento significativo nel libro in una nuova intervista, sottolineando come il finale del film sia “davvero diverso”.

In un’intervista con ScreenRant, l’autrice di best seller Ruth Ware ha parlato di un importante cambiamento nell’adattamento Netflix del suo romanzo La donna nella cabina 10. Secondo Ware, il film altera drasticamente il finale della storia. Tuttavia, invece di opporsi, accoglie con favore l’aggiornamento, definendolo una conclusione più soddisfacente dal punto di vista emotivo. Ecco cosa ne pensa:

[…] nel libro Lo non arriva mai ad affrontare il suo antagonista principale. Tutto si svolge fuori dallo schermo, se non è strano usare questo termine per un libro. Nel film, lei ha quel momento, ha quel tipo di conclusione, e sono stata così felice che siano riusciti a farlo funzionare. Ho pensato che fosse fantastico.

Basato sull’omonimo romanzo bestseller di Ruth Ware del 2016, il film thriller psicologico, diretto da Simon Stone (The Daughter, The Dig), è stato presentato in anteprima su Netflix il 10 ottobre 2025. Keira Knightley è la protagonista nel ruolo di Lo Blacklock, con un cast di supporto che include Guy Pearce, Art Malik, Gugu Mbatha-Raw, Kaya Scodelario, Daniel Ings e Hannah Waddingham.

La donna della cabina numero 10 segue le vicende di una giornalista di viaggi di nome Laura “Lo” Blacklock, che sta seguendo il viaggio inaugurale di una nave da crociera di lusso. Quando assiste al lancio in mare di una passeggera, Lo si ritrova coinvolta in un’indagine approfondita su ciò che è realmente accaduto alla donna nella cabina 10, soprattutto perché tutti gli ospiti e l’equipaggio sono stati ritrovati.

Essendo un’originale Netflix, La donna nella cabina numero 10 non uscirà nelle sale cinematografiche e si affiderà alle prestazioni dello streaming per valutare il suo successo dopo l’uscita. Purtroppo, finora le reazioni sono state contrastanti. The Woman in Cabin 10 attualmente detiene un deludente 14% su Rotten Tomatoes, che lo rende “marcio”, anche se al momento ci sono troppo poche recensioni per fornire un punteggio del pubblico.

L’autrice Ruth Ware ha persino ammesso che l’adattamento Netflix di The Woman in Cabin 10 è stato un “atto di fede” dopo aver rinunciato al controllo creativo, anche se ha dichiarato di essere “incredibilmente soddisfatta del processo”.

Per i fan del romanzo, la sorpresa più grande potrebbe essere quanto sia diverso il finale. Nel libro, Lo sfugge al pericolo ma non affronta mai direttamente l’uomo dietro la cospirazione. Come nota Ware, gran parte della risoluzione si svolge fuori dalla pagina, dando al romanzo un finale più tranquillo e cerebrale rispetto a molti thriller di genere. Tuttavia, il film porta quel confronto in primo piano.

Questo cambiamento mette in evidenza una realtà più ampia degli adattamenti cinematografici dei libri: non tutto può, o deve, rimanere esattamente uguale. Alcuni ritmi interni devono essere esternalizzati e i momenti narrativi possono essere riorganizzati per creare più drammaticità. La chiave è se questi cambiamenti servono alla storia, non se rispecchiano l’originale capitolo per capitolo, ed è per questo che Ware ha adottato un approccio non interventista.

Il sostegno di Ruth Ware a La donna nella cabina numero 10 e la decisione di cambiare il finale dimostrano che l’adattamento non deve necessariamente significare un compromesso. In questo caso, ha significato un miglioramento per l’autrice, che lo ha definito “fantastico”. Il risultato è una storia che onora il materiale originale di The Woman in Cabin 10, pur osando evolversi per il grande schermo.