Ecco un nuovo trailer ufficiale di
L’Era Glaciale Rotta di Collisione, il
nuovo capitolo della popolare saga cinematografica d’animazione,
che ha come protagonisti Scrat – scoiattolo simpatico e maldestro –
e tutta la banda di suoi amici.
Ecco il video a seguire:
Sempre all’inseguimento della
mitica ghianda, Scrat verrà catapultato nello spazio dove,
accidentalmente, darà origine ad una serie di eventi cosmici che
trasformeranno e minacceranno il mondo dell’Era Glaciale.
Per salvarsi Sid, Manny,
Diego e il resto del gruppo dovranno abbandonare la loro casa e
intraprendere un’avventura ricca di comicità, viaggiando attraverso
nuove terre esotiche e incontrando nuovi e coloratissimi
personaggi.
L’Era Glaciale In Rotta di
Collisione sarà al cinema dal 25 agosto 2016. Nella versione
originale ritornano nel cast le voci di Ray Romano, Denis Leary,
John Leguizamo, Queen Latifah, Seann William
Scott, Josh Peck, Simon
Pegg, Keke Palmer, Wanda Sykes e Jennifer Lopez. Si uniscono al gruppo
Stephanie Beatriz, Adam DeVine, Jesse Tyler Ferguson, Max Greenfield, Jessie J, Nick Offerman,
Melissa Rauch, Michael Strahan and Neil deGrasse Tyson.
Il quinto episodio della saga
glaciale della 20th Century Fox e Blue Sky Studiosha un nuovo
titolo: Ice Age: Collision Course.
Fox ha anche spostato l’uscita saggiamente indietro di una
settimana, evitando la coincidenza con la data di uscita del film
Sony, Ghostbusters.
La data esatta è ora quella del 22
luglio 2016. Ancora una volta, le voci di John Leguizamo, Ray Romano, Denis
Leary e Queen Latifah saranno quelle dei
personaggi di Sid, Manny, Diego e Ellie e si uniranno alle
voci di Keke Palmer, Wanda Sykes e
Jay Leno. La
trama di Collision Course è
sconosciuta in questo momento.
Fino ad oggi, i quattro precedenti
film “L’Era Glaciale” hanno incassato 729.600.000 $ a livello
nazionale e 2800000000 $ a livello globale.
Sid, Diego, Manny e Scrat
lo scoiattolo sono pronti a tornare al cinema per combinare altri
danni e, stavolta, per evitare che un gigantesco asteroide venuto
dallo spazio distrugga il mondo nel quale, precariamente, hanno
imparato a vivere (dopo essere sopravvissuti a glaciazioni,
dinosauri e disgeli vari ed eventuali): L’Era Glaciale
5 – In Rotta di Collisione si preannuncia (dopo aver
pregustato il teaser trailer e una serie di clip in anteprima
esclusiva) come il capitolo più accattivante, dispendioso,
visivamente mozzafiato e pirotecnico dell’intera saga (iniziata nel
2002). E proprio creando un ipotetico ponte con il primo capitolo,
nel film – che uscirà in sala il prossimo Agosto – rivedremo molti
dei protagonisti delle precedenti avventure alle prese con una
minaccia proveniente dall’iperspazio più profondo.
Giocando con i cliché del genere
sci- fi (e strizzando un occhio all’estetica cult di
pellicole come Alien,
Gravity e 2001- Odissea nello Spazio) questa nuova
avventura trova la sua forza proprio nel precario equilibrio tra lo
schema tradizionale che ha reso questa saga un franchise
di successo – la comicità slapstick dei suoi personaggi,
le meraviglie evocate tramite l’animazione in CGI e i buoni
sentimenti che trionfano sempre – e alcune innovazioni, apportate
soprattutto in ambito visivo: partendo proprio dall’intento di
creare un capitolo ancora più grande e più ricco dei precedenti, il
regista Mike Thurmeier – nonostante il budget
ridotto e il poco tempo a disposizione per la gestazione del
progetto – è riuscito a regalare allo spettatore un’esperienza
visiva unica, dominata da nuove gamme cromatiche (esemplare è
l’incursione del viola nel mondo preistorico mostrato) e personaggi
aggiunti che si presentano come degne controparti degli storici
protagonisti, in una giostra cromatica e caleidoscopica che ha il
sapore di una fantasia new age, di una mandala o
di un folle giro in una giostra che divertirà i cultori della saga
e i neofiti, grandi o piccoli che siano.
Mike Thurmeier
ha iniziato la sua carriera come animatore, salendo (nel 2002)
“sulla barca” di quel progetto che nessuno, mai, avrebbe immaginato
potesse trasformarsi, col tempo, in una delle saghe animate più
longeve ed amate della cinematografia contemporanea: da lì al ruolo
di regista dell’ultimo capitolo, pronto per debuttare nelle sale
italiane il prossimo Agosto, il passo è stato davvero breve.
Durante l’incontro mattutino con la
stampa presso la Casa del Cinema di Villa Borghese presenta una
serie di clip, in anteprima, tratte dall’ultima fatica in
collaborazione con il suo team di esperti, tutti pronti a lanciarsi
in un progetto ancor più ambizioso dei precedenti capitoli
nonostante il budget discretamente esiguo per un film d’animazione
e il poco tempo avuto a disposizione (il progetto nasce nella
“mente” della produzione nel 2012 e viene avviato nel 2014: due
anni sono pochi rispetto ai 3-4 in media per un prodotto
d’animazione): L’Era Glaciale 5 – In
Rotta di Collisione viene definito dal regista stesso
come “più grande e più fantasmagorico” rispetto alle precedenti
avventure di Manny, Sid, Diego e soci alle prese con il loro ferino
mondo perduto.
Le varie clip vengono spiegate, una
ad una, da Thurmeier che ci traghetta, lentamente, nel nuovo
mood che sembra avvolgere il quinto capitolo: oltre ad una
specifica scelta cromatica – i colori freddi dei primi film
(ambientati in un mondo che lentamente passa dalla glaciazione al
disgelo) virano pericolosamente verso i viola e i rosa, declinati
in tutte le loro sfumature “new age” – il nuovo film si preannuncia
come una sorta di grande meta-gioco cinematografico fatto di
rimandi e citazioni tra episodi della saga stessa e altri immortali
capolavori, che appartengono soprattutto al genere sci-fi:
non è un caso se gli effetti speciali in CGI, stavolta,
costituiscono l’effetto più dirompente e scioccante del film sullo
spettatore, permettendo anche al team al lavoro di realizzare e
sperimentare, valicando i confini stessi – e i limiti – dei loro
precedenti lavori, giocando con un immaginario molto forte che
affonda le sue radici in classici del genere come
Alien,
2001 Odissea Nello Spazio, Gravity o
Interstellar: ricreare le
meraviglie dello spazio siderale, i confini illimitati
dell’universo e le meraviglie tecnologiche di un’astronave ultra –
sofisticata hanno rappresentato una prova, una sfida ma prima
ancora un divertimento per tutti gli animatori e per il regista
stesso.
Una serie di domande e di
curiosità, ovviamente, spingono Thurmeier a rivelare – sempre con
la dovuta parsimonia, evitando qualunque spoiler – i segreti del
film L’Era Glaciale 5 – In Rotta di
Collisione ma, soprattutto, i segreti del suo
mestiere: ad esempio, c’era molta curiosità riguardo alle migliorie
tecniche apportate in questo nuovo capitolo della saga, visto che
in ogni film si è compiuto – visivamente e visibilmente – uno
scarto ulteriore a livello tecnologico, che ha portato ad un
incremento della resa tecnico – estetica; secondo Thurmeier la vera
difficoltà incontrata durante la realizzazione di questa quinta
avventura è stata la gestione, complessa, dell’enorme cast (sia a
livello di personaggi creati, ma anche a livello di “voci” e
talent coinvolti nel doppiaggio originali di
quest’ultimi): numerose erano le riunioni con i produttore del film
per capire come gestire tutto questo – insieme ai numerosi effetti
speciali – e quanti soldi avevano, effettivamente, a disposizione
per il budget. Cercando di concentrare i reparti creativi negli
States – ma con membri provenienti da tutto il mondo – la
produzione e il regista hanno provato a contenere le spese e i
costi, ben consapevoli di non possedere lo stesso budget di un film
d’animazione targato Dreamworks o Pixar,
ma con “qualcosa” (che Thurmeier non è stato in grado di
quantificare!) che si aggirava intorno ai 100 milioni di dollari e
serviva a coprire tutte le spese previste.
Questo capitolo, in realtà, pur
essendo il quinto non costituisce un punto fermo per l’intera saga,
ma soltanto una nuova parentesi: non hanno mai pianificato, in
partenza, un piano di lavoro ferreo col quale procedere per la
realizzazione degli episodi, magari dandosi una scadenza (nelle
loro menti potrebbero arrivare fino a 7/8 capitoli); una gran parte
del successo di pellicole d’animazione come questa è lega
all’indice di gradimento del pubblico, al piacere che riscontra lo
spettatore nell’andare in sala scegliendo specificatamente Quel
film e non un altro, vista la grande concorrenza e l’ampia scelta
che c’è oggi al cinema. Quando hanno iniziato nel 2002,
producendo e realizzando il primo film, molte cose intorno a loro
erano diverse: a partire dai computer, molto più lenti, sostituiti
oggi da potenti – e veloci – processori in grado di stare al passo
con la creatività degli animatori, i quali però pretendono sempre
di più dagli apparecchi tecnologici. Anche a livello commerciale,
quando L’Era Glaciale fece il suo debutto
nel mercato statunitense nel Marzo di quattordici anni fa, non
c’era nessun altro film in sala d’animazione: oggi, al contrario,
se ne producono tantissimi e il mercato è diventato (ovviamente)
più competitivo. E uno dei segreti per restare sempre “sulla cresta
dell’onda”, secondo Mike Thurmeier, è mantenere il
curioso mix alla base del successo duraturo della saga de
L’Era Glaciale, ovvero quella inusuale
fusione tra una comicità molto “fisica”, da slapstick
comedy (molto cara agli animatori della saga, fin dagli
esordi), affascinati dai personaggi dell’universo
Looney Tunes creati dalla
Warner Bros., tutti legati ad un
immaginario comico completamente diverso rispetto a quello targato
Disney, e il trionfo di sentimenti forti
e immortali, come l’Amicizia e l’Amore per la Famiglia, comuni ad
ogni cultura e tradizione.
A tre anni dall’ultimo
episodio, Manny, Sid, Diego, Scrat e tanti altri simpatici e buffi
personaggi preistorici, torneranno nelle sale il prossimo 28
settembre con le loro esilaranti avventure a farci ridere e
intenerire. Parliamo ovviamente di quei mattacchioni protagonisti
della fortunata serie de L’era glaciale, giunta al suo
quarto episodio dal titolo: L’era glaciale 4 – Continenti alla
deriva (titolo originale Ice Age: Continental
Drift).
Dopo i primi due capitoli in grande
stile e un terzo episodio sottotono, arriva l’Era Glaciale 4 (Ice
Age: Continental Drift), ed eccone il teaser poster con il
famigerato e amate Scrat!
E’ online il nuovo cortometraggio di Scrant, come anticipo di
Ice Age: Continental Drift, in arrivo a luglio 2012. Verrà allegato
alle copie americane dei Fantastici Viaggi di Gulliver. Ecco un
breve teaser!
Ecco il primo trailer italiano de
L’Era Glaciale 4: continenti alla deriva. In questo quarto episodio
della fortunata serie targata 20th Century Fox, i nostri amici
Mannie, Sid,
Ecco un divertente spot
tv per L’era glaciale 4 – continenti alla deriva. Protagonista
dello spot è, ancora una volta, il fomidabile Scrat, che vuole
vendicare la sua ghianda
Con L’era glaciale 4 –
Continenti alla deriva ritorna al cinema il simpatico e
variegato branco dell’Era Glaciale per una nuova ed esilarante
avventura, fra i ghiacci, il mare e le ghiande irresistibili.
Questa volta la pellicola è diretta da due giovani registi, Steve
Martino e Mike Thurmeier.
La storia di L’era glaciale 4 –
Continenti alla deriva racconta che la forsennata caccia
all’inafferrabile ghianda da parte di Scrat, iniziata nella notte
dei tempi, ha delle conseguenze sconvolgenti per il mondo intero:
un cataclisma continentale che sfocia in un’avventura grandiosa per
Manny, Diego e Sid. Durante le loro peripezie, Sid ritrova la
bisbetica nonna e il branco incontra una combriccola di pirati
assortiti decisi a impedire loro di tornare a casa.
L’era glaciale 4 – Continenti alla deriva, il film
Questo quarto capitolo sin
dall’incipit rivela il suo punto di forza, ovvero l’avventura, e da
subito il film sembra soddisfare le premesse viste fin dal trailer.
Come ogni nuovo capitolo ritornano gli storici elementi che hanno
fatto il successo della serie, il senso di appartenenza ad un
gruppo/famiglia, le amicizie, gli amori e proprio questi temi
ancora una volta catalizzano l’attenzione della narrazione che
riesce nell’intento di raccontare una storia avventurosa, romantica
e divertente.
Tuttavia seppur riuscito,
quest’ultimo capitolo è decisamente un po’ sottotono rispetto ai
predecessori e a tratti sembra soffrire ormai lo schema consolidato
e per questo motivo non troppo sorprendente. Tuttavia di certo le
peripezie di Scrat in quel di Scratlantide faranno certamente la
gioia di molti bambini e anche di qualche papà.
Affermatasi come una delle più
popolari saghe cinematografiche
d’animazione di tutti i tempi, L’era
glaciale ha negli anni esteso i propri orizzonti,
arrivando ad essere composta da film, serie televisive,
cortometraggi, speciali televisivi, attrazioni a tema e
videogiochi. Con un guadagno complessivo di oltre 6 miliardi, il
titolo è oggi uno dei franchise con il maggior incasso di sempre, e
ciò grazie anche al legame sviluppato negli anni con diverse
generazioni di spettatori. La serie cinematografica si compone ad
oggi di cinque film, con l’ultimo intitolato L’era glaciale – In rotta
di collisione.
Diretto da Michael
Thurmeier e Galen T. Chu, il film
presenta – come il titolo lascia intuire – una vicenda legata ad
una collisione tra la terra e alcuni meteoriti. Questa era a suo
modo già stata anticipata da una scena del primo L’era glaciale in cui
Manny, Sid, Diego e Roshan stanno camminando attraverso una grotta
e individuano un’astronave racchiusa nel ghiaccio, oggetto che ha
ispirato questo film della serie. Il team incaricato di realizzare
il quinto film è infatti tornato a visionare il primo capitolo in
cerca di una possibile ispirazione per il nuovo progetto,
trovandola in questo dettaglio.
Tuttavia, in molti hanno criticato
la natura eccessivamente fantascientifica e surreale degli eventi
narrati, ma in ogni caso non mancano quelle gag e quei momenti
emotivi che caratterizzano la serie. Prima di intraprendere una
visione del film, però, sarà utile approfondire alcune delle
principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella
lettura sarà possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla
trama, ai personaggi e
ai loro doppiatori. Infine, si elencheranno
anche le principali piattaforme streaming
contenenti il film nel proprio catalogo.
La trama di L’era glaciale – In rotta di
collisione
Ancora una volta, il maldestro
scoiattolo Scrat cerca il posto perfetto per
custodire la sua preziosa ghianda. Nel farlo, stavolta risveglia
un’antica navicella aliena che dirotta un asteroide verso la Terra.
Qui, ignari del pericolo in arrivo, Sid è in
disperata ricerca dell’amore, mentre Manny è
alle prese con l’insofferenza nei confronti del nuovo fidanzato di
sua figlia Pesca, ma anche con i sensi di
colpa per essersi dimenticato del suo anniversario
con Ellie. Proprio quando Manny sta per
rivelarle di aver scordato l’importante ricorrenza, una serie di
colorati fuochi d’artificio illuminano il cielo, facendo credere a
tutti che quello sia il suo regalo per la moglie.
In realtà, scopriranno ben presto
che i responsabili delle esplosioni sono una serie di meteoriti, i
quali iniziano a colpire la crosta terrestre. Manny conducendo
allora il suo gruppo al riparto in una caverna, dove ritrovano
Buck, che li avvisa dell’imminente catastrofe che
si sta per abbattere sulla Terra. Il furetto, infatti, ha scoperto
l’esistenza di un grande pilastro che contiene una sventurata
predizione sulla fine del mondo. Il gruppo si trova così a dover
escogitare un piano per poter salvare il pianeta, con la speranza
di potervi continuare a vivere in tranquillità.
Il cast di doppiatori di L’era
glaciale – In rotta di collisione
Il cast vocale dei film si compone
di noti nomi tanto per il doppiaggio americano quanto per quello
italiano. Famosissima è divenuta, in particolare, la voce del
bradipo Sid. In Italia questi è doppiato dall’attore Claudio
Bisio, mentre la voce originale è di John
Leguizamo. Per doppiare il personaggio, l’attore ha
guardato numerosi documentari di Discovery Channel sui bradipi,
arrivando a provare oltre 30 varietà di voci diverse. Scelse infine
quella che desse l’impressione che il personaggio parlasse con del
cibo nelle guance, pratica di immagazzinamento realmente tipica dei
bradipi.
Per doppiare il mammut Manny, furono
invece considerati numerosi noti attori, come Pierce
Brosnan, Robert De
Niro e Johnny Depp.
La parte fu però affidata all’attore Ray Romano,
noto per i suoi ruoli televisivi. In Italia il personaggio è invece
doppiato da Leo Gullotta. Questi venne tuttavia
sostituito a partire dal quarto film dall’attore Filippo
Timi, che ha poi ripreso il personaggio anche per
questo quinto capitolo. Tale scelta venne tuttavia poco apprezzata
dai fan, ormai abituatisi ad associare il mammut con la voce di
Gullotta.
Per la voce della tigre Diego, è
invece popolare il doppiaggio svolto da Pino
Insegno, in quello che è uno dei suoi personaggi ormai più
iconici. Con il lavoro svolto per il primo film si è infatti
aggiudicato il nastro d’argento per il miglior doppiaggio maschile
nel 2003. Per la voce originale del personaggio furono invece
considerati gli attori Antonio
Banderas, Anthony
Hopkins e Ralph
Fiennes, ma il ruolo venne infine assegnato a
Denis Leary, il quale a sua volta vinse numerosi
premi per il suo iconico doppiaggio.
Il quinto film si caratterizza però
anche per numerosi altri celebri doppiatori, tra cui si ritrovano
Adam DeVine per Julian, il fidanzato di Pesca,
Keke Palmer per quelli di Pesca e Queen
Latifah per Ellie. Simon Pegg è
Buck, mentre Nick Offerman dà voce all’antagonista
Gavin, il dinosauro. Vi sono infine Jennifer Lopez
nei panni di Shira, la moglie di Diego. Sean William
Scott dà voce a Crash, mentre il celebre astrofisico e
divulgatore Neil deGrasse Tyson dà voce ad una
versione animale di sé stesso chiamata Neil deBuck Weasel.
Il trailer di L’era glaciale –
In rotta di collisione e dove vedere il film in streaming e in
TV
È possibile fruire di Seven grazie
alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme
streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei
cataloghi di Rakuten TV, Google Play, Apple
TV,Prime Video e Disney+. Per vederlo, una
volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il
singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così
modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità
video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di
sabato 14 ottobre alle ore 21:20
sul canale Italia 1.
In un mondo di oggi saturo di remake e
discretamente pieno di reboot fa un enorme piacere apprendere che
la 20th Century Fox ha lanciato un’iniziativa molto
interessante.
L’attuale età d’oro dei
K-drama sta vivendo un momento paradossale. Da un lato, il
successo globale delle serie sudcoreane non è mai stato così forte;
dall’altro, secondo un’analisi rilanciata da ScreenRant,
lo streaming – e in
particolare Netflix – sta contribuendo a rendere
sempre più difficile ritrovare e valorizzare i titoli che hanno
definito questo periodo storico.
Negli ultimi anni, Netflix ha investito massicciamente nei K-drama,
trasformandoli in un fenomeno internazionale e ampliandone il
pubblico ben oltre i confini asiatici. Tuttavia, proprio l’enorme
quantità di contenuti caricati sulla piattaforma rischia di
offuscare le serie più
significative, soprattutto quelle che non rientrano più
nella spinta promozionale del momento.
Troppi titoli, poca memoria: il limite dello streaming
Il
problema principale evidenziato riguarda la sovrabbondanza dell’offerta. I
K-drama vengono lanciati con grande visibilità, ma spesso
spariscono rapidamente dalle homepage e dagli algoritmi di
raccomandazione, lasciando spazio alle nuove uscite. Questo
meccanismo penalizza soprattutto le serie che hanno avuto un forte
impatto culturale, ma che non vengono più sostenute attivamente
dalla piattaforma.
A
differenza dell’era televisiva tradizionale, in cui i titoli di
successo restavano facilmente identificabili nel tempo, lo
streaming tende a favorire un consumo rapido e immediato, rendendo più difficile
per il pubblico scoprire o riscoprire i K-drama che hanno
contribuito a definire il genere. Il risultato è una sorta di
smemoratezza
strutturale, in cui anche le serie più influenti rischiano
di perdersi nel catalogo.
Questo fenomeno è particolarmente evidente proprio ora che il
K-drama sta vivendo la sua massima espansione internazionale.
L’accessibilità globale, che rappresenta il grande punto di forza
di Netflix, si trasforma così anche in un limite:
più contenuti significa
meno contesto, meno gerarchia e meno percezione di ciò che
ha davvero segnato un’epoca.
La questione solleva un interrogativo più ampio sul futuro della
serialità coreana nello streaming: come preservare l’identità e il
valore culturale di queste opere in un sistema pensato soprattutto
per il continuo ricambio? Senza una maggiore cura editoriale, il
rischio è che l’età d’oro dei K-drama venga ricordata solo come
un flusso indistinto di
titoli, invece che come una stagione creativa ricca di
opere fondamentali.
I fan di Stranger Things che credono a
una teoria del complotto virale secondo cui ci sarebbe un nono
episodio segreto della serie Netflix in uscita il 7 gennaio alle 20:00 ET (le 2 di
notte, da noi) vedranno le loro speranze infrangersi, perché non ce
nessuna nona puntata.
Sebbene Netflix e i creatori Matt e Ross Duffer
non abbiano rilasciato commenti ufficiali sulla teoria durante le
interviste stampa in corso dopo il finale, le biografie della serie
sugli account Instagram, TikTok e X di Netflix affermano mercoledì: “TUTTI GLI EPISODI DI STRANGER
THINGS SONO ORA IN LINEA”.
La teoria, colloquialmente nota sui
social media come “Conformity
Gate“, è che i Duffer abbiano ancora in serbo un altro
episodio, che annullerebbe alcuni punti della trama del finale di
serie, tra cui la rivelazione che Vecna/Henry (Jamie Campbell Bower) non
è effettivamente morto ma aveva il controllo della visione degli
spettatori su ciò che loro stessi vedevano, un’esperienza di
rottura della quarta parete.
Sui social media, la teoria ha
preso piede in particolare su TikTok, su Reddit e altre
piattaforme, dove i fan hanno condiviso post e video che
includevano quelli che ritenevano indizi di un’inversione di
tendenza nell’episodio 8, “The Right Side Up” (Il
mondo reale, in italiano), annunciato e pubblicizzato come
finale di serie.
Tra le presunte “prove” a sostegno
della teoria c’è di tutto, dalle scelte di guardaroba (le toghe
della laurea erano arancioni, mentre i colori della Hawkins High
sono verde e giallo, e molte comparse sono state viste indossare
occhiali simili a quelli indossati da Henry/Vecna). Le teorie fanno
anche riferimento a cambiamenti nel design del set: una maniglia
nella cantina dei Wheeler sembra trovarsi sul lato opposto della
porta nel finale, e una manopola della stazione radio WSQK ha
cambiato colore tra un episodio e l’altro.
Gli spettatori più attenti hanno
persino trovato un caso nel finale della serie in cui una pila di
audiocassette, presente in una scena dell’epilogo, era
apparentemente disposta in modo da formare la scritta “U DID
NOT STOP ME” in codice Morse.
L’idea che l’episodio sarebbe
uscito a sorpresa il 7 gennaio è nata da un video condiviso dalla
pagina TikTok ufficiale di “Stranger
Things” che mostrava l’insegnante di scienze di
Hawkins, il signor Clarke (Randy Havens), in piedi
davanti a un orologio impostato sull’1:07. I sostenitori di
Conformity Gate hanno interpretato questo post
come un segnale che l’episodio 9 sarebbe uscito il 7 gennaio e che
l’orario di lancio sarebbe stato alle 20:00 ET, la stessa ora in
cui sono usciti i volumi 1 e 2.
Tutto ciò ha alimentato la teoria
più diffusa tra i fan del Conformity Gate, che prende il nome
dall’idea che Henry/Vecna non sia stato sconfitto da Undici
(Millie Bobby Brown), Will
(Noah
Schnapp), Joyce (Winona Ryder), Mike
(Finn Wolfhard) e il resto della banda,
e che la squadra di Hawkins sia bloccata sotto il controllo mentale
di Vecna, “conformandosi” a falsi ricordi e a un finale
che lui ha creato per loro – e per gli spettatori.
L’ultima stagione di
“Stranger Things” è stata afflitta da teorie
cospirazioniste. Dopo l’uscita del Volume
2 a Natale, una parte del fandom ha iniziato a credere che
gli episodi fossero stati “manomessi”, e un documento Google creato
dai fan che descriveva dettagliatamente le scene che sarebbero
state tagliate è stato ampiamente condiviso sui social media. Una
petizione su Change.org che chiede la pubblicazione del “filmato
inedito” ha ora più di 390.000 firme. In un’intervista del 1°
gennaio sul finale di serie i Duffer, hanno definitivamente messo a
tacere questa disinformazione, e Matt Duffer ha detto a proposito
del documento di Google, che avevano visto: “Ovviamente, non è
una cosa vera“. Ross Duffer ha aggiunto: “Non credo che ci
sia una singola scena tagliata in tutta la stagione“.
“La serie è diventata così
grande“, ha detto Matt Duffer, parlando in generale dei
segmenti del fandom intrisi di teorie del complotto. “Online,
c’è così tanta disinformazione. A tonnellate. Staremmo qui per ore
a cercare di smentire le cose che non sono vere”.
Dopo aver contribuito al lancio
dell’iconico franchise slasher a metà degli anni ’90, Neve
Campbell ha ripreso il ruolo di Sidney Prescott per
Scream
7, diretto da Kevin Williamson.
Campbell torna a guidare il cast del franchise dopo un’assenza da
Scream 6 del 2023 a causa di una disputa molto
pubblica riguardante il suo compenso.
Ora, lo stipendio di Campbell in
Scream
7 è apparentemente stato rivelato:
Variety riporta che la star è riuscita a ottenere un
contratto di quasi 7 milioni di dollari. Questo la
rende l’attrice più pagata del film con un margine significativo,
con la co-protagonista Courteney Cox che si dice
porti a casa uno stipendio di 2 milioni di
dollari.
Il rapporto afferma inoltre che il
budget di Scream
7 ammonta a ben 45 milioni di
dollari, in aumento rispetto ai 35 milioni di dollari di
Scream 6. Il rapporto si conclude con
l’ipotesi che
siano già in atto i piani per
Scream 8, a dimostrazione dell’importanza di
questo franchise per Paramount e Spyglass.
Lo stipendio di Neve
Campbell è evidentemente parte del motivo dell’aumento del
budget del film, ma anche l’inflazione e il ritardo di un anno del
film sono fattori importanti. Il ritardo ha fatto seguito
all’uscita di diversi attori di alto profilo alla fine del 2023,
sollevando interrogativi sul futuro del progetto.
Introdotte nel sequel del 2022 e
tornate per il sequel del 2023, Melissa Barrera e
Jenna Ortega avrebbero dovuto
inizialmente essere protagoniste del settimo film. Barrera fu
licenziato da Scream
7 nel novembre 2023, tuttavia, dopo alcuni
tweet riguardanti il conflitto Israele-Hamas, e Ortega abbandonò
il progetto poco dopo, citando conflitti di programmazione con la
seconda stagione di Wednesday.
Anche il regista
Christopher Landon, che avrebbe dovuto dirigere la
serie, abbandonò Scream
7, lasciando il progetto senza due attori e un
regista. Con il sequel in sospeso, Williamson, sceneggiatore
originale di Scream (1996), fu coinvolto
per riscrivere la sceneggiatura per una cifra stimata di 500.000
dollari.
“Non ritenevo che ciò che mi
veniva offerto equivalesse al valore che apportavo a questo
franchise”, aveva dichiarato Campbell a People in merito alla
controversia salariale. Dopo l’addio di due attori e un regista,
tuttavia, Campbell si trovava evidentemente in una posizione di
maggiore potere negoziale, il che spiega il suo compenso
significativo.
Con il ritorno di Campbell,
Williamson, che ha anche scritto il secondo, il terzo e il quarto
film della saga slasher, è stato chiamato a dirigere per la prima
volta. I trailer hanno anticipato che Williamson guiderà un ritorno
pieno di nostalgia per Ghostface.
Oltre a Campbell e Cox,
Scream 7 vedrà il ritorno di altre star del
passato della saga, tra cui Matthew Lillard, David
Arquette e Scott Foley. Jasmin Savoy
Brown e Mason Gooding torneranno rispettivamente nei panni di Mindy
e Chad Meeks-Martin, con nuovi arrivi tra cui Joel McHale, Isabel
May, Mckenna Grace e Michelle Randolph.
Il settimo film riprende la storia
di Sidney, che si è costruita una vita in una nuova città con il
marito e la figlia. Quando un nuovo, letale assassino di Ghostface
emerge, Sidney deve affrontare le sue paure più oscure quando sua
figlia diventa il bersaglio dell’assassino.
Il cambiamento di tono di Barbarian
nel secondo atto ha creato un precedente perfetto per un sequel. Il
film inizia seguendo Tess con un tono cupo e serio, ma diventa più
leggero quando la prospettiva si sposta sul personaggio di
Justin Long, AJ. All’inizio, Tess sembra la tipica
protagonista di un film horror, che si presenta in un Airbnb in una
notte tempestosa. Il cambiamento di tono quando AJ canta nella sua
auto è stridente, ma rende Barbarian ancora più intrigante.
Un sequel di Barbarian potrebbe ripetere questo trucco,
mantenendo comunque il pubblico con il fiato sospeso. Il regista e
sceneggiatore di
Barbarian, Zach Cregger, ha
espresso interesse nella creazione di un sequel di Barbarian
in cui La Madre sopravvive alla sparatoria e si integra nella
società. In una recente intervista (tramite
THR), Cregger ha scherzato dicendo che The Mother potrebbe
frequentare un college comunitario, ottenere la patente di guida e
creare un profilo su Tinder. Anche se The Mother potrebbe non
seguire esattamente questi passaggi, la sua integrazione sarebbe
intrigante da vedere. Prendendo spunto dal film originale, un
sequel di Barbarian potrebbe essere l’inverso del primo film
e iniziare in modo comico per poi diventare più serio in seguito.
L’esplorazione del mondo esterno da parte della Madre potrebbe
fornire molto umorismo fuori luogo, ma alla fine fornire comunque
una buona dose di paura, con un tono che inizia ironicamente
divertente ma poi diventa più serio e cupo.
Perché Barbarian ha bisogno di
un sequel
Barbarian compie un’impresa
impressionante prendendo in giro i tropi dell’horror, pur avendo un
messaggio e risultando un film horror divertente. Inoltre, il
finale di Barbarian spiega molto poco e lascia
abbastanza domande aperte da giustificare un sequel. Non tutte
queste domande devono necessariamente trovare una risposta, ma
sarebbe gratificante vedere ampliati altri livelli della storia e
della tradizione. Dopotutto, i sequel horror hanno recentemente
ottenuto ottimi risultati al botteghino, come Terrifier 2 e
Pearl
di Ti West. Barbarian può seguire questa tendenza di
successo e concentrarsi sulla Madre in Barbarian 2.
Come Barbarian 2 può prendere
in giro i comuni tropi horror
Il pubblico si identifica con i
mostri dei film da decenni, quindi esplorare l’idea di cosa
succederebbe a qualcuno che è stato maltrattato in modo così
orribile come La Madre sarebbe un’esperienza coinvolgente e unica.
Un sequel potrebbe esplorare il tropo del mostro creato dall’uomo e
ribaltarlo rendendo La Madre un personaggio tridimensionale che era
solo una vittima della brutalità di Frank in Barbarian.
Barbarian 2 potrebbe anche parodiare altri tropi dei mostri
dei film horror, come il tragico cattivo che va incontro alla sua
fine. Invece di essere condannata dalle azioni di Frank, la Madre
potrebbe avere un lieto fine.
La Madre potrebbe riuscire a
integrarsi con successo nella società e trovare compagnia. Questo
sovvertirebbe il tropo dell’innato e del male, poiché lei potrebbe
imparare a essere “buona” e a rispettare i confini. In
Barbarian, la Madre conosce solo la brutalità degli
abusi di Frank e l’affetto soffocante del nastro adesivo. Il sequel
potrebbe permettere alla Madre di imparare la vera gentilezza e
alla fine ottenere la sua gioia. Per permettere al mostro del film
di ottenere ciò che desidera veramente e redimersi, questo
sovvertirebbe alcuni dei tropi horror più triti e sorprenderebbe il
pubblico.
È stata un’altra grande settimana
per i fan dei fumetti: due importanti serie hanno fatto il loro
attesissimo debutto. Per quanto riguarda la DC, il debutto è stato
quello de The
Penguin (la
nostra recensione). Il sequel diretto dell’epopea criminale di
Matt Reeves del 2022, The
Batman, vede ancora una volta protagonista
Colin Farrell, che assume il titolo di signore
del crimine di Gotham City. Il film è stato presentato come un
thriller criminale di strada, incentrato esclusivamente sull’ascesa
al potere di Oz Cobb, alias il Pinguino, e sulla sua battaglia con
le famiglie Maroni e Falcone. Tuttavia, questo non significa che
l’episodio di debutto della serie limitata non abbia avuto qualche
intelligente Easter egg con l’universo più ampio di Batman.
Uno di questi era infatti nascosto in bella vista e
piuttosto sconcertante , in quanto ha a che fare con il
cattivo principale di The
Batman. L’Enigmista.
Attenzione agli spoiler.
L’intera premessa dell’episodio 1
de Il Pinguino era Oz che cercava di farla franca
con un omicidio, uccidendo impulsivamente il figlio diCarmine Falcone, Alberto.
Quest’ultimo era il nuovo capo della famiglia criminale, ma ha
avuto vita breve. Il Pinguino escogita un elaborato piano per
nascondere il cadavere e incolpare i coniugi Maroni per far perdere
le tracce a Sofia Falcone. Circa a metà dell’episodio, Oz e
il suo nuovo apprendista, Victor, stanno viaggiando in
metropolitana quando un attivista con un volantino con un codice
QR dice a ogni passeggero di scansionarlo per rivelare “il
vero volto di Gotham”.
Sebbene all’apparenza possa
sembrare un momento di scarto e Oz lo mandi subito a quel paese,
gli spettatori che hanno scansionato il volantino sono
stati mandati in un luogo molto familiare per i fan di
Batman. Si tratta di ratalada.com,
meglio conosciuto come il sito segreto dell’Enigmista, utilizzato
sia nel film che nel mondo reale per scopi di marketing. Il “ratto”
in questione in The Batman si è rivelato essere Carmine Falcone. Il
messaggio attuale del sito recita come segue:
Cl0ckbreak3r:Ciò che è stato messo in moto non può
essere fermato. xxREIGNITINxx: Arkham sta rilasciando pazienti e Blackgate è un
casino… nessuno è veramente prigioniero lì dentro.Nemmeno
il nostro vecchio amico Sal Maroni.
HOLDTHELINE81:La gente dice di volere la verità, ma
si copre gli occhi quando noi facciamo luce.
DETERMINATORE: Assicuriamoci che non siano di nuovo accecati
dalla corruzione, dagli omicidi, dalla presa di potere di
Falcone…
HOLDTHELINE81:Cominciamo nelle strade.Stasera alle 21.00.Incontriamoci alla metropolitana
fuori Crown Point. Cl0ckbreak3r:Fatto e fatto.La rivoluzione è
appena iniziata.
Un assaggio di ciò che
verrà?
Anche se Edward Nashton, alias
l’Enigmista (Paul
Dano), è rinchiuso ad Arkham, due membri
della famiglia Falcone sono morti, Batman è apparentemente
disperso in azione e Gotham City si sta ancora riprendendo
dall’enorme alluvione causata dagli eventi di The Batman.
Questa potrebbe essere un’ascesa al potere incentrata sul Pinguino,
ma i danni dell’Enigmista sono già stati fatti. L’intera
città è in una pentola a pressione politica a causa delvuoto di potere lasciato. Questo vale anche
per la mafia, che al momento si sta mangiando viva. L’episodio 1 ha
mostrato che le cose stanno andando a favore di Oz, ma questo
potrebbe far parte dell’ultimo gioco dell’Enigmista. C’è una guerra
in corso tra i Maroni e i Falconi, che sta creando un
percorso per una nuova era di corruzione. Qualcosa che vedremo
svolgersi nel resto della serie e potenzialmente in
The Batman Part II.
A quando il prossimo episodio
de “The Penguin”?
Mentre il primo episodio del
Pinguino è stato trasmesso di giovedì, i restanti sette
episodi debutteranno di domenica. L’episodio 2 sarà
trasmesso a Gotham il 29 settembre alle 21:00 su HBO e
Max. Anche The Batman Part II sarà proiettato
nelle sale il 2 ottobre 2026. La trama e i cattivi del film sono
stati chiusi nella Batcaverna. Tuttavia, qualunque cosa sia in
serbo per Gotham, l’Enigmista molto probabilmente ne farà parte.
Per questo motivo, sarà interessante vedere se ci saranno altri
codici QR o indovinelli misteriosi che appariranno nei prossimi
episodi del The
Penguin.
Con l’attesa preapertura dedicata
al nuovo romanzo di Maurizio de GiovanniL’orologiaio di Brest(Feltrinelli – ore 17.00, Rizzoli
Libreria) e il racconto del giornalista-scrittore Marco
Bellinazzo (La colpa è di chi muore, Fandango –
ore 18.00, Rizzoli Libreria) si alza domani il sipario sul Noir in
Festival, in programma a Milano fino al 6 dicembre.
È invece tutto da scoprire il
grande enigma nella storia della musica, ovvero la morte del
giovanissimo Wolfgang Amadeus Mozart, rivisitato dalla
serie Sky Original Amadeus con
Will Sharpe e Paul Bettany, che sarà il momento più
atteso della serata inaugurale del festival, lunedì 1 dicembre. La
serie, creata da Joe Barton a partire dalla celebre pièce del Premo
Oscar Peter Shaffer, andrà in onda a dicembre su Sky e Now ma le
prime due puntate, in anteprima assoluta (ore 21.00, Cineteca
Milano Arlecchino), sono tra i grandi eventi del Noir in Festival,
giunto alla 35° edizione e diretto da Giorgio Gosetti e Marina
Fabbri. Fu davvero una malattia fulminea o tramò nell’ombra il
musicista Antonio Salieri, stregato dal genio del più giovane
compositore? I primi indizi si svelano già lunedì sera.
Con un programma fitto di anteprime (8 film in concorso, tre
eventi speciali, uno spettacolare horror in chiusura sabato 6
dicembre, Ben – rabbia animale di Johannes Roberts), un
grande protagonista come il Premio Chandler Mick Herron (il
creatore di Slow
Horses con Gary
Oldman), moltissimi scrittori tra cui Giuliano da Empoli, Luca
Crovi, Alberto Pezzotta, Valerio Varesi, Marco Vichi e i due premi
dedicati a Giorgio Scerbanenco e Claudio Caligari, il festival di
genere più famoso in Italia promette sorprese ogni giorno e
festeggia, nella sua sede all’Università IULM, anche i nuovi colori
del noir, tra il Podcast e il Fumetto.
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in streaming solo su NOW
Nel corso della sua lunga carriera
l’attore Arnold Schwarzenegger ha dato
vita a numerosi film d’azione entrati di diritto nella storia del
genere e del cinema. Da Terminator a Predator, da
Atto di forza a
Last Action Hero, egli
è oggi parte dell’immaginario culturale. Oltre ai titoli qui citati
se ne annoverano ovviamente molti altri, tra cui anche il grande
successo del 1996 L’eliminatore – Eraser.
Diretto da Chuck Russell, noto per film come
The Mask – Da zero a mito e La mossa del diavolo,
tale lungometraggio si è affermato come uno dei più grandi successi
del suo anno, garantendo tanta adrenalina e tensione.
Il progetto si concretizzò grazie
all’interessamento di Schwarzenegger e Russell, i quali
desideravano da tempo dar vita ad un progetto insieme. Il film
scritto da Tony Puryear e Walon
Green sembrò perfetto a riguardo, presentando un
personaggio bigger than life proprio come lo è
Schwarzenegger. Ottenendo un budget di 100 milioni, una cifra
ancora particolarmente elevata per quegli anni, Russell ebbe così
modo di dar sfogo a tutta la sua creatività, ideando sequenze
d’azione particolarmente complesse e rischiose, che hanno richiesto
tutta la preparazione possibile da parte degli attori e delle loro
controfigure.
L’impegno profuso nel dar vita ad un
grande film d’azione venne ripagata da recensioni entusiaste ed un
guadagno al box office di oltre 242 milioni di dollari.
L’eliminatore – Eraser arrivò inoltre a guadagnare una
nomination all’Oscar per la categoria al miglior montaggio sonoro.
Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente
utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a
questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile
ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e
al cast di attori. Infine, si elencheranno anche
le principali piattaforme streaming contenenti il
film nel proprio catalogo.
L’eliminatore – Eraser: la trama del film
Protagonista del film è John
Kruger, Us Marshal impegnato a lavorare in un Programma di
protezione della sicurezza dei testimoni. Egli è il migliore nel
suo campo, specializzato nella cancellazione dei testimoni di alto
profilo, fingendo cioè la loro morte per tenerli al sicuro da
quanti vorrebbero ucciderli davvero. Il nuovo caso a cui John viene
ora affidato è quello di Lee Cullen, dirigente per
l’appalto della difesa Cyrez Corporation. La donna ha infatti
informato l’FBI che il suo datore di lavoro, William
Donohue, il corrotto CEO di Cyrez, ha intenzione di
vendere un elettronico top secret fucile a impulsi sul mercato
nero.
Lee si dimostra però contraria
all’entrare nel programma di protezione, convinta di non averne
bisogno. Ciò si dimostrerà errato nel momento in cui un gruppo di
uomini armati irromperà di notte nel suo appartamento per
ucciderla. Per sua fortuna, John riuscirà a salvarla in tempo. Nel
tentativo di proteggerla, l’agente comprenderà come all’interno
dello stesso programma di protezione vi è chi ha interesse a far
fuori la donna. Il caso, dunque, si ingigantisce, manifestando un
complotto più pericoloso del previsto. Smascherare chi vi è dietro
sarà l’unico modo per salvare la situazione.
L’eliminatore – Eraser: il cast del film
Come anticipato, ad interpretare il
ruol del protagonista John Kruger vi è l’attore Arnold
Schwarzenegger. Sin da subito unico interprete
consideraato per il ruolo, questi decise di interpretare
personalmente quante più scene possibile, senza ricorrere a
controfigure. In particolare, per un’acrobazia aerea Arnold si è
trovato a dover cadere da circa 20 metri in discesa verticale ed
eseguire un back flip a metà volo. La scena ha richiesto ben sette
riprese perché si ottenesse il risultato giusto. Il noto attore
James Coburn è invece presente nei panni di Arthur
Beller, direttore dell’unità Protezione testimoni. James
Crowmell è presente nel ruolo di William Donohue, il
controverso direttore della Cyrez Corporation.
Vanessa Williams è
stata scelta come protagonista femminile nel ruolo di Lee Cullen,
la testimone chiave che John deve proteggere. I produttori la
scelsero dopo che la moglie di Schwarzenegger, Maria Shriver, la
suggirì per il ruolo. La Williams, apprezzata anche come cantante,
ha inciso il brano che si sente durante i titoli di coda, chiamato
Where Do We Go From Here. Nel ruolo di Robert Deguerin,
collega e mentore di Kruger, vi è l’attore James
Caan. Per lui si è trattato di uno dei suoi primi
blockbuster, affermando di aver accettato il ruolo poiché rimasto
entusiasta dalla sceneggiatura. Sono poi presenti Robert
Pastorelli nei panni di Johnny Casteleone e Andy
Romano in quelli del Segretario della Difesa Daniel
Harper. Compare anche l’attore John Slattery, noto
per la serie Mad Men, nei panni dell’agente Corman.
L’eliminatore – Eraser: il
trailer e dove vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire del film grazie
alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme
streaming presenti oggi in rete. L’eliminatore –
Eraser è infatti disponibile nei cataloghi di
Google Play, Apple iTunes e Tim Vision. Per
vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà
noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale.
Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della
qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà
soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il
film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di
giovedì 4 maggio alle ore 21:00
sul canale Iris.
I paesi scandinavi sono noti per i
loro racconti thriller, che dalla letteratura al cinema e fino alla
televisione appassionano ormai tutto il mondo. Per l’audiovisivo, è
nota la trilogia di Uomini che odiano le donne ma
anche titoli come
Operation Napoleon,Una famiglia quasi normale, Paziente 64 – Il giallo dell’isola dimenticata o la
serie
The Investigation, basata su un reale fatto di cronaca. Si
tratta di opere capaci di costruire grandi misteri spesso legati al
passato dei protagonisti o della storia del paese di riferimento.
Un’altro celebre film legato a questo genere e a questi paesi è il
danese L’effetto farfalla, diretto nel
2021 da Martin Zandvliet, noto
per aver diretto Land of Mine – Sotto la sabbia.
Questo film è il quarto adattamento
cinematografico di una serie di dieci romanzi polizieschi nordici
danesi dell’autore Jussi Adler-Olsen, incentrati
sul Dipartimento Q e sull’ispettore di polizia Carl
Mørck. Tuttavia L’effetto farfalla, basato sul
quarto romanzo della serie con titolo internazionale
Buried, segna un nuovo inizio in questa serie di
adattamenti. Nonostante il grande successo commerciale e di
critica, l’autore Adler-Olsen non era soddisfatto degli adattamenti
dei primi quattro romanzi della serie e ha quindi affidato i
diritti cinematografici dei romanzi successivi a un’altra casa di
produzione, con conseguente cambio di cast.
Tanto è popolare questa serie che
Netflix ne ha acquisito i diritti per
portare Carl Mørck e le sue indagini nel proprio catalogo con una
serie Original in lingua inglese, le cui riprese sono attualmente
in corso e che vedrà l’attore Matthew Goode nel ruolo di Mørck. In attesa di
questo “remake”, L’effetto farfalla è ad oggi senza dubbio
il film più affascinante della serie, che ogni appassionato del
genere non dovrebbe lasciarsi sfuggire. In questo articolo,
approfondiamo alcune sue curiosità. Proseguendo qui nella lettura
sarà possibile ritrovare dettagli relativi alla
trama, al cast di attori e alla
spiegazione del finale.
La trama e il cast di L’effetto farfalla
Protagonista del film è
Marco un quattordicenne rom che viene arrestato
alla frontiera danese con documenti falsi, la polizia scopre che il
passaporto rubato appartiene a un funzionario pubblico scomparso.
Il dettaglio allarmante è che prima di sparire, l’uomo era stato
accusato di pedofilia. A seguire la vicenda è l’ispettore di
polizia Carl Mørck del Dipartimento Q, il quale fa
dunque riaprire un caso troppo sbrigativamente chiuso. Mentre cerca
di far collaborare il ragazzo, chiuso nel suo silenzio, Marco si
troverà a doversi confrontare anche con alcune minacce di morte per
quello che sa o quello che potrebbe scoprire.
Protagonista del film è l’attore
Ulrich Thomsen, attore danese visto in film
come Festen – Festa in
famiglia (1998), Le
crociate(2005) e Mortdecai (2015).
Quella in L’effetto farfalla è la sua prima
volta nel ruolo dell’ispettore Carl Mørck, ruolo che riprenderà poi
anche per il film del 2024 Boundless (Dengrænseløse). Accanto a lui, nel ruolo di Assad, il partner
di Mørck sul caso, vi è l’attore Zaki Youssef, mentre Lubos
Oláh è il giovane Marco. Recitano poi nel film l’attrice
Sofie Torp nel ruolo dell’assistente Rose,
Anders Matthesen in quello di Teis Snap e
Henrik Noël Olesen in quello di Marcus
Jacobsen.
La spiegazione del finale di
L’effettofarfalla
Per cercare di risolvere il mistero
che lega il giovane Marco al funzionario pubblico scomparso di nome
William Stark, Mørck e il suo team inizia a
svolgere delle indagini a partire dalle accuse di pedofilia.
Apprendono però dal giornalista Teis Snap che
Stark, prima della sua scomparsa, era sulle tracce di un grosso
scandalo di frode, secondo cui le donazioni non venivano investite
in progetti di aiuto ma venivano sottratte dal Dipartimento di
Stato a fini personali. Ulteriori indagini rivelano poi che il
padre di Jeanne, la ragazza che avrebbe subito violenze da Stark,
ha ricevuto ingenti somme di denaro dopo la denuncia di stupro ed è
poi morto in un incidente.
Quando vogliono interrogare
nuovamente Jeanne, la trovano però morta nella
vasca da bagno. Sono convinti che sia stata uccisa. Mørck, parlando
poi con Malena – moglie di Stark – e sua figlia
Thilde, apprende che Marco le ha regalato una collana appartenente
al padre. In seguito Marco rivela a Mørck che Stark è
effettivamente morto e lo conduce al suo corpo, che il ragazzo
aveva scoperto e da cui aveva preso la collana. Mørck ricerca
allora informazioni sul proprietario del bosco in cui è stato
trovato il corpo e scopre appartenere a una società di costruzioni
e proprietà il cui fondatore Jens Brage-Schmidt
vive lì. Anche Teis Snap fa parte del consiglio di amministrazione
della società.
Mørck, recatosi alla proprietà con
Assad, trova soffocato il vecchio Brage-Schmidt e lo stesso Snap
ucciso. Una misteriosa auto abbandonata, però, solleva dei
sospetti. Nel frattempo, Zola, il criminale per
cui lavora il padre di Marco, ha rapito il giovane considerandolo
pericoloso per i suoi rapporti con la polizia. Tuttavia, gli
investigatori riescono a raggiungerli e a liberare il giovane.
Infine, Mørck vede l’auto di Rene Eriksen, del Ministero degli
Esteri, nei servizi televisivi e la riconosce come l’auto trovata
fuori dalla villa di Brage-Schmidt. Riescono così ad arrestarlo e a
smascherare i suoi illeciti e Marco può tornare a casa con il
padre.
Il trailer di L’effetto
farfalla e dove vedere il film in streaming e in TV
Sfortunatamente il film non è
presente su nessuna delle piattaforme streaming attualmente attive
in Italia. È però presente nel palinsesto televisivo di
mercoledì 6 marzo alle ore
21:20 sul canale Rai 4. Di
conseguenza, per un limitato periodo di tempo sarà presente anche
sulla piattaforma Rai
Play, dove quindi lo si potrà vedere anche oltre il
momento della sua messa in onda. Basterà accedere alla piattaforma,
completamente gratuita, per trovare il film e far partire la
visione.
Il Consiglio
Direttivo dell’European Film Academy chiede l’immediato rilascio
del regista ucraino Oleg Sentsov. Sentsov,
coinvolto nelle proteste a favore di Euro Maidan a Kiev e
oppositore dell’annessione della Crimea da parte della
Russia, è stato arrestato nella sua casa di Simferopol,
Crimea, e accusato di aver organizzato un attacco terroristico. Si
pensa che il regista sia stato portato a Mosca e sottoposto a
processo.
Da Kiev, dove sta attualmente
seguendo l’Ukraine Thinking Together Conference, la presidente
dell’EFA Agnieszka Holland ha dichiarato: “E’ cosa nota che
quando gli artisti vengono perseguitati da un regime politico,
questo regime sta diventando totalitario.”
A sostegno degli amici e colleghi in
Russia, Ucraina e nel mondo nella lotta per la libertà di
espressione artistica, il Consiglio Direttivo dell’EFA non può
tollerare un simile atteggiamento né la persecuzione per motivi
politici e desidera sottolineare il fermo convincimento che la
libertà di opinione sia un valore essenziale alla base di ogni
società democratica.
Con
l’espansione dell’universo di Avatar, la saga di
James Cameron è
diventata un mondo stratificato di popoli, culture e tradizioni
Na’vi. Ogni elemento visivo – dagli abiti ai tatuaggi, dai gioielli
ai colori rituali – è frutto di un lavoro minuzioso. Eppure,
proprio mentre Avatar: Fuoco e
Cenere introduce nuove tribù e nuovi costumi, uno
dei dettagli più significativi rischia di passare inosservato anche
agli occhi dei fan più attenti.
Il
segreto è semplice: osservare i colli dei Na’vi.
Quasi ogni morte importante nella saga di Avatar viene ricordata attraverso un tributo
silenzioso ma costante: il passaggio di un monile appartenuto a una
persona scomparsa. Una tradizione che affonda le sue radici già nel
primo film, in una scena tagliata dalla versione cinematografica.
In quel frammento, ambientato nella scuola fondata da Grace
Augustine, emerge il legame tra la scienziata e Sylwanin, la
sorella maggiore di Neytiri. Dopo l’uccisione di Sylwanin da parte
della RDA, Grace continua a indossare il suo pendente anche nel
corpo Na’vi, trasformandolo in un simbolo di memoria e colpa.
Questa eredità simbolica prosegue nei film successivi. Kiri porta
con sé il monile di Grace, mentre Jake Sully,
nel finale di Avatar,
indossa il collare cerimoniale di Tsu’tey dopo la sua morte. Gesti
silenziosi, mai sottolineati a parole, ma centrali nella
costruzione emotiva della saga.
Ed è proprio Avatar: Fuoco e
Cenere a rendere questo dettaglio ancora più potente.
All’inizio del film, Neytiri indossa al collo il monile del figlio
Neteyam, morto in La Via Dell’acqua. È un segno di lutto
quasi invisibile, nascosto tra pitture rituali e abiti funebri, ma
carico di significato. Quel collare diventa il peso fisico del
dolore, della rabbia e del senso di perdita che accompagneranno
Neytiri per gran parte del film.
Non a caso, nel finale, Neytiri appare senza quel monile: il
gioiello appartiene ormai allo spirito di Neteyam nell’aldilà
Na’vi. Un passaggio che racconta, senza una sola battuta di
dialogo, l’elaborazione del lutto e la trasformazione del dolore in
forza.
Un dettaglio minuscolo,
ma capace di dimostrare ancora una volta quanto la mitologia di
Avatar sia costruita
anche – e soprattutto – nei silenzi.
Vi avevamo parlato poche ore fa
dell’accuse di abusi sessuali verso un minorenne rivolte a
Bryan Singer, regista oggi al lavoro
su X-Men
giorni di un futuro passato.
L’avvocato, Marty Singer, ha
pubblicato una risposta alla conferenza stampa, in cui l’uomo, oggi
31enne, ha accusato il regista di avere abusato di lui quando era
un teenager:
Porteremo una
richiesta per aprire un procedimento contro il processo senza
giusta causa del signor Egan e il suo avvocato, una volta che
avremo vinto il processo. Le affermazioni fatte oggi contro Bryan
Singer sono completamente costruite. […]
[…] E ‘ovvio che
l’avvocato del querelante non sta cercando di discutere in
merito alla causa. La questione non è altro che un avvocato
che cerca di ottenere i suoi 15 minuti di celebrità con l’invio di
un comunicato stampa insieme al suo ‘media consultant’ ieri,
seguito da una conferenza stampa oggi. Gli avvocati che si occupano
dei loro casi, non tengono conferenze stampa.
Advocatus diaboli, una
locuzione latina che, nel linguaggio di tutti i giorni, va ad
indicare coloro che controbattono un’argomentazione non perché
convinti del contrario ma piuttosto per generare caos. Su questo
principio si basa il celebre film del 1997 L’avvocato
deldiavolo, scritto da Tony
Gilroy e Jonathan Lemkin e diretto da
Taylor Hackford. Si tratta di uno dei thriller più
popolari degli anni Novanta, che si macchia anche di elementi
horror ed una struttura da legal drama. Oggi considerato
un vero e proprio cult del suo genere, è un film entrato
nell’immaginario comune, tanto per la sua vicenda quanto per i
controversi e imprevedibili personaggi che la animano.
La pellicola è basata sul romanzo
omonimo del 1990 di Andrew Neiderman. Nonostante
ne sia una trasposizione cinematografica, il film si discosta dal
libro introducendo anche elementi affini provenienti da altri
testi. In particolare, numerosi sono i riferimenti al poema
Paradiso perduto di John Milton. Si
ritrovano infatti diverse allusioni minori a tale opera, come ad
esempio la celebre citazione “meglio regnare all’Inferno che servire in Paradiso”, mentre quello
di Milton diventa anche il nome del protagonista. Un’altra fonte di
ispirazione fu naturalmente anche la Divina Commedia di
DanteAlighieri, con la
descrizione dei gironi ardenti concentrici riproposta alla fine del
film.
Nonostante abbia diviso critica e
pubblico al momento della sua uscita, L’avvocato del
diavolo si affermò come un grande successo. Arrivò a
guadagnare oltre 152 milioni di dollari a fronte di un budget di
57, e particolarmente noti sono ancora oggi alcuni dialoghi e le
interpretazioni dei protagonisti. Prima di intraprendere una
visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune
delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella
lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli
relativi alla trama, al cast di
attori e alle frasi più belle. Infine, si
elencheranno anche le principali piattaforme
streaming contenenti il film nel proprio catalogo.
L’avvocato del diavolo: la
trama del film
Protagonista del film è il giovane e
promettente avvocato Kevin Lomax, il quale non ha
mai perso un caso. Durante il suo ultimo incarico, egli è perfino
riuscito a far scagionare un insegnante accusato di molestie su
minori, pur consapevole della sua reale colpevolezza. Proprio
questa vicenda porta Kevin ad essere contattato da un importante
studio legale di New York, il quale gli offre una grande somma di
denaro per unirsi a loro. A capo dello studio vi è il controverso
John Milton, personalità misteriosa e incline alla
malvagità. Questi decide di testare le capacità di Kevin
affidandogli subito un caso molto complesso. Mentre si trova così
impegnato, l’avvocato inizia però a vivere una serie di strani
episodi, che lo porteranno a comprendere che l’uomo per cui lavora
non è chi sembra essere.
L’avvocato del diavolo: il
cast del film
Ad interpretare il ruolo di Kevin
Lomax vi è l’attore Keanu Reeves,
il quale per prepararsi al ruolo ha studiato a lungo il mestiere di
avvocato, le sue procedure e gli aspetti più importanti. Ha inoltre
avuto modo di spendere diverso tempo insieme ad alcuni veri
avvocati, cercando di apprendere da loro i segreti del mestiere e
alcuni ulteriori aspetti con cui poter caratterizzare il proprio
personaggio. L’attore decise inoltre insieme al regista che gli
abiti indossati da Kevin avrebbero dovuto di volta in volta
assumere toni sempre più scuri, evidenziando la totale perdita di
moralità del personaggio. Accanto a lui, nei panni della madre di
Kevin, Alice Lomax, vi è l’attrice Judith Ivevy,
nota per essere stata Barbara Robbins in Grey’s Anatomy.
Ad interpretare Mary Ann, moglie di
Kevin, vi è una giovanissima Charlize Theron.
Nonostante interpretassero marito e moglie, infatti, l’attrice
aveva appena 21 anni, mentre Reeves ne aveva 31. Per lei si tratto
di un ruolo molto impegnativo, che le richiese di interpretare
anche attacchi di schizofrenia. Per riuscirci, la Theron si preparò
con una psico-terapista. Ad interpretare il satanico John Milton vi
è invece il premio Oscar Al Pacino. Questi aveva
inizialmente rifiutato il ruolo per cinque volte, non gradendo il
tono da blockbuster del film. Dopo che questo venne riscritto come
thriller soprannaturale, l’attore si decise ad accettare. Nel film
sono poi presenti Jeffrey Jones nei panni di Eddie
Barzoon e Connie Nielsen in quelli di Cristabella
Andreoli. Craig T. Nelson è invece Alexander
Cullen.
L’avvocato del diavolo: le
frasi più belle, il trailer e dove vedere il film in streaming e in
TV
È possibile fruire del film grazie
alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme
streaming presenti oggi in rete. L’avvocato del
diavolo è infatti disponibile nei cataloghi di
Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes,
Amazon Prime Video, Tim Vision e Netflix. Per vederlo, una volta scelta la
piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o
sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di
guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È
bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite
temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente
nel palinsesto televisivo di lunedì 9 maggio alle
ore 21:00 sul canale Iris.
Qui di seguito si riportano invece
alcune delle frasi più belle e significative pronunciate dai
personaggi del film. Attraverso queste si potrà certamente
comprendere meglio il tono del film, i suoi temi e le variegate
personalità dei protagonisti. Ecco dunque le frasi più belle del
film:
Nel mondo io vi mando come pecore in mezzo ai lupi.
(John Milton)
La vanità è decisamente il mio peccato preferito. Kevin, è
elementare. La vanità è l’oppiaceo più naturale. (John
Milton)
Per chi è che ti incolli tutti quei mattoni, si può sapere?
Dio? È così? Dio? Ti voglio dare una piccola informazione
confidenziale a proposito di Dio: a Dio piace guardare! Riflettici
un po’: lui dà all’uomo gli istinti… ti concede questo
straordinario dono e poi che cosa fa? Te lo giuro che lo fa per il
suo puro divertimento! Fissa le regole in
contraddizione! (John Milton)
Meglio regnare all’inferno che servire in
paradiso! (Kevin Lomax)
Forse Dio ha lanciato i dadi una volta di troppo e così ci
ha fregati tutti. (John Milton)
Taylor Hackford,
regista noto per Ufficiale e gentiluomo e Rapimento e riscatto, ha nel 1997 diretto il thriller
soprannaturale L’avvocato del diavolo. Con questo
film, Hackford da forma ad un racconto che mescola elementi legali,
psicologici e fantastici, dando vita a una storia intensa e
stratificata. Con un cast d’eccezione guidato da Keanu
Reeves, Al Pacino e
Charlize
Theron, il film si basa sull’omonimo romanzo di
Andrew Neiderman e si presenta come un’opera di
forte impatto visivo e tematico. Ambientato tra la Florida e New
York, esso esplora le profondità dell’ambizione, della morale e
della corruzione dell’anima, proponendo una visione disturbante ma
affascinante del libero arbitrio e della tentazione.
Il
personaggio di Kevin
Lomax, interpretato da Reeves, è un giovane e ambizioso
avvocato che si ritrova invischiato in un mondo scintillante ma
moralmente ambiguo, dove il successo ha un prezzo sempre più alto.
Il film si muove così tra aule di tribunale e visioni inquietanti,
affrontando temi universali come la vanità, il libero arbitrio,
l’identità e la lotta tra bene e male. Hackford riesce a raccontare
tutto questo con uno stile avvincente, rendendo L’avvocato
del diavolo un perfetto esempio di cinema mainstream
capace di veicolare riflessioni profonde sotto la superficie
spettacolare del racconto.
L’opera è ancora oggi
oggetto di analisi e interpretazioni, soprattutto per quanto
riguarda il suo sorprendente finale, che chiude la storia lasciando
aperti interrogativi cruciali su realtà, manipolazione e coscienza.
In questo articolo ci concentreremo proprio sul significato di quel
finale, cercando di coglierne le implicazioni filosofiche,
religiose e simboliche, e inquadrandolo all’interno della struttura
tematica del film e del messaggio che il regista ha voluto
trasmettere.
Protagonista del film è il giovane e
promettente avvocato Kevin Lomax, il quale non ha
mai perso un caso. Proprio questa vicenda porta Kevin ad essere
contattato da un importante studio legale di New York, il quale gli
offre una grande somma di denaro per unirsi a loro. A capo dello
studio vi è il controverso John Milton,
personalità misteriosa e incline alla malvagità. Questi decide di
testare le capacità di Kevin affidandogli subito un caso molto
complesso. Mentre si trova così impegnato, l’avvocato inizia però a
vivere una serie di strani episodi, che lo porteranno a comprendere
che l’uomo per cui lavora non è chi sembra essere.
La spiegazione del finale del
film
Il
finale de L’avvocato del diavolo si snoda
attraverso una rivelazione sconvolgente che rilegge in chiave
metafisica tutta la vicenda. Dopo aver scoperto l’identità
demoniaca di John Milton, che si rivela essere il vero padre di
Kevin e dopo aver assistito alla distruzione psicologica e fisica
della moglie Mary Ann, Kevin si ritrova di fronte a una proposta di
potere assoluto. Milton vuole che il figlio generi con la
sorellastra un bambino destinato a governare il mondo, in una sorta
di distorto piano messianico. Di fronte a questa prospettiva
apocalittica, Kevin compie però un atto estremo di rifiuto: si
spara, togliendosi la vita per impedire che il piano venga portato
a termine.
È un
momento di rottura che sembrerebbe segnare la fine della tentazione
e la vittoria del libero arbitrio sulla manipolazione satanica. Ma
il film non si ferma lì. In un colpo di scena che scompagina ogni
certezza, Kevin si risveglia nel bagno del tribunale in Florida, al
termine del primo processo visto nel film. Tutto sembra non essere
mai accaduto: la proposta del grande studio legale di New York deve
ancora essere fatta. Kevin, armato di una nuova consapevolezza,
rifiuta l’offerta per restare fedele alla sua etica. Sembra la
conclusione catartica di un viaggio morale, ma ecco che il
giornalista che ha seguito il caso lo convince a concedergli
un’intervista.
Keanu Reeves e Al Pacino in L’avvocato del diavolo
Subito
dopo, però, il giornalista si trasforma di nuovo in John Milton,
rompendo la quarta parete e chiudendo il film con un beffardo
“Vanità… decisamente il mio peccato preferito”. È chiaro a
questo punto che la tentazione non ha fine, e che Milton è ovunque
e sempre pronto a sfruttare le debolezze umane. Questo finale pone
inoltre domande inquietanti. È tutto un sogno? Un’allucinazione? O
siamo dentro un ciclo di prova e fallimento dove il libero arbitrio
viene testato continuamente? La struttura narrativa suggerisce una
dimensione allegorica più che realistica.
L’intero film potrebbe essere letto come una prova morale, una
sorta di “tentazione nel deserto” per un uomo moderno, dove la
posta in gioco non è solo l’anima del protagonista, ma la
possibilità stessa di resistere alla corruzione sistemica. Kevin
rifiuta il potere, ma la vanità lo afferra da un altro lato. È
un’espressione moderna del male come presenza sottile, insinuante,
capace di travestirsi da successo, fama, riconoscimento.
Tematicamente, il finale completa dunque un discorso sull’identità
e sull’etica personale che attraversa tutto il film. Il male, nella
visione di Hackford e Neiderman, non è un’entità esterna con corna
e zoccoli, ma una componente intrinseca all’ambizione umana.
John
Milton è la personificazione di questa verità: affascinante, colto,
irresistibile. Il suo monologo finale è una dichiarazione d’intenti
che espone la vulnerabilità dell’essere umano nella società
capitalista e competitiva. La vera battaglia non si combatte tra
bene e male in senso assoluto, ma tra l’integrità e la vanità, tra
il fare la cosa giusta e il desiderio di essere ammirati. Così, il
film chiude il cerchio in modo ambiguo e perturbante, lasciando lo
spettatore con l’impressione che la tentazione sia ovunque — e che,
molto probabilmente, nessuno è davvero al sicuro.
Se in
Eden, film del 2014, la giovane
Mia Hansen-Løve raccontava con leggerezza e un po’
di sana incoscienza il mondo underground degli adolescenti
francesi, in particolare del fratello Sven Løve a
cui la storia era ispirata, due anni dopo ci ritroviamo a parlare
di un salto non indifferente – sia per quanto riguarda la maturità
artistica che i temi. Nonostante i suoi 35 anni, la sceneggiatrice
e regista parigina ha scelto di affrontare infatti la piena età
adulta in L’Avenir, che in italiano si
può tradurre con “ciò che avverrà”. Non siamo più in garage
ammuffiti o nel bel mezzo di rumorosi rave party in riva alla
Senna, al contrario abbiamo quasi 60 anni, siamo seduti alla
cattedra di una classe, viviamo in case piene di libri di filosofia
e fronteggiamo problemi quotidiani che molti hanno: una madre ormai
anziana e ossessionata dalla sua solitudine, un marito
all’apparenza infedele dopo 25 anni di matrimonio, i figli che
crescono e sentono il richiamo della loro autonomia.
L’Avenir, il film
Nonostante sulla carta possa
sembrare un copione già letto, già sentito, la Hansen-Løve scrive
un ruolo per Isabelle Huppert fra i più belli che siano
capitati all’attrice francese negli ultimi anni. Con rinnovata
maestria e insolita sensibilità, prestata a temi lontani dalla sua
generazione, l’autrice fa scorrere il discorso con naturalezza,
tanta ironia e palpabile emozione, che scivola dallo schermo per
far compagnia allo spettatore lungo tutto l’arco della narrazione.
Grazie a un montaggio lineare ed essenziale, una fotografia non
troppo elaborata e una colonna sonora affatto invadente, anzi
perfetta nel sottolineare i passaggi più importanti, si diventa
parte di una storia soggetta al caos degli eventi e alla tensione
che questi creano, forse per questo universale.
Nathalie, la protagonista, non ha
idea di cosa possa accaderle domani, si affida semplicemente al suo
istinto – esattamente come la sua gatta Pandora, nonostante tutti
pensino che non ne abbia. Un modo per la Hansen-Løve di esorcizzare
tutti quei demoni propri della crescita, del futuro, inneggiando a
una “anarchia controllata” dello spirito e alla coerenza delle
scelte. Non tutto però è frutto dell’immaginazione, dove questa
finisce iniziano i ricordi: nel personaggio di Isabelle Huppert vi
è infatti molto della madre della regista, anche
lei passata attraverso una separazione. La paura diventa così
omaggio, l’emotività tutta al femminile si trasforma in esempio per
l’inattaccabile arroganza maschile, l’esperienza si tramuta in
arte, mentre infine “le cose che verranno” si mostrano come
proiezione del nostro presente, dimostrandoci che abbiamo sempre
tempo e volontà per cambiare il corso delle cose.
L’autrice di La donna della cabina numero
10 Ruth Ware elogia un cambiamento
significativo nel libro in una nuova intervista, sottolineando come
il finale del film sia “davvero diverso”.
In un’intervista con
ScreenRant, l’autrice di best seller Ruth Ware ha parlato
di un importante cambiamento nell’adattamento Netflix del suo romanzo La donna nella cabina
10. Secondo Ware, il film altera drasticamente il finale
della storia. Tuttavia, invece di opporsi, accoglie con favore
l’aggiornamento, definendolo una conclusione più soddisfacente dal
punto di vista emotivo. Ecco cosa ne pensa:
[…] nel libro Lo non arriva mai
ad affrontare il suo antagonista principale. Tutto si svolge fuori
dallo schermo, se non è strano usare questo termine per un libro.
Nel film, lei ha quel momento, ha quel tipo di conclusione, e sono
stata così felice che siano riusciti a farlo funzionare. Ho pensato
che fosse fantastico.
Basato sull’omonimo romanzo
bestseller di Ruth Ware del 2016, il film thriller psicologico,
diretto da Simon Stone (The Daughter, The Dig), è stato presentato
in anteprima su Netflix il 10 ottobre 2025.Keira Knightley è la protagonista nel ruolo
di Lo Blacklock, con un cast di supporto che include Guy Pearce,
Art Malik, Gugu Mbatha-Raw, Kaya Scodelario, Daniel Ings e Hannah
Waddingham.
La donna della cabina numero 10 segue le vicende di una
giornalista di viaggi di nome Laura “Lo” Blacklock, che sta
seguendo il viaggio inaugurale di una nave da crociera di
lusso.Quando assiste al lancio in mare di una
passeggera, Lo si ritrova coinvolta in un’indagine approfondita su
ciò che è realmente accaduto alla donna nella cabina 10,soprattutto perché tutti gli ospiti e l’equipaggio sono stati
ritrovati.
Essendo un’originale Netflix, La
donna nella cabina numero 10 non uscirà nelle sale cinematografiche
e si affiderà alle prestazioni dello streaming per valutare il suo
successo dopo l’uscita. Purtroppo, finora le reazioni sono state
contrastanti. The Woman in Cabin 10 attualmente detiene un
deludente 14% su Rotten
Tomatoes, che lo rende “marcio”, anche se al momento ci sono
troppo poche recensioni per fornire un punteggio del pubblico.
L’autrice Ruth Ware ha persino
ammesso che l’adattamento Netflix di The Woman in Cabin 10 è stato
un “atto di fede” dopo aver rinunciato al controllo creativo, anche
se ha dichiarato di essere “incredibilmente soddisfatta del
processo”.
Per i fan del romanzo, la sorpresa
più grande potrebbe essere quanto sia diverso il finale. Nel libro,
Lo sfugge al pericolo ma non affronta mai direttamente l’uomo
dietro la cospirazione. Come nota Ware, gran parte della
risoluzione si svolge fuori dalla pagina, dando al romanzo un
finale più tranquillo e cerebrale rispetto a molti thriller di
genere. Tuttavia, il film porta quel confronto in primo
piano.
Questo cambiamento mette in
evidenza una realtà più ampia degli adattamenti cinematografici dei
libri: non tutto può, o deve, rimanere esattamente uguale. Alcuni
ritmi interni devono essere esternalizzati e i momenti narrativi
possono essere riorganizzati per creare più drammaticità. La
chiave è se questi cambiamenti servono alla storia, non se
rispecchiano l’originale capitolo per capitolo, ed è per questo che
Ware ha adottato un approccio non interventista.
Il sostegno di Ruth Ware a La donna
nella cabina numero 10 e la decisione di cambiare il finale
dimostrano che l’adattamento non deve necessariamente significare
un compromesso. In questo caso, ha significato un miglioramento per
l’autrice, che lo ha definito “fantastico”. Il risultato è una
storia che onora il materiale originale di The Woman in Cabin
10, pur osando evolversi per il grande schermo.