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Good Omens – Stagione 2, recap: cosa ricordare prima del gran finale

La stagione 2 di Good Omens (leggi qui la recensione) ha aumentato sia le poste emotive sia quelle soprannaturali della serie fantasy-comedy, aggiungendo inoltre ulteriore profondità alla storia d’amore tra Aziraphale (Michael Sheen) e Crowley (David Tennant). Con la seconda stagione, i creatori della serie si sono allontanati dalla trama apocalittica della prima, introducendo un nuovo mistero legato alla scomparsa dell’Arcangelo Gabriele (Jon Hamm) a memorie rimosse e al conflitto tra Paradiso e Inferno.

Con numerosi flashback, momenti comici e scoperte emotive, la stagione ha così preparato il terreno per un gran finale, che arriva non sotto forma di una terza stagione bensì di un film conclusivo. Questo cambiamento è dovuto alle accuse di molestie mosse nei confronti dell’ideatore della serie Neil Gaiman, autore anche del romanzo da cui è tratto Good Omens.

Nell’ottobre 2024, Gaiman ha dunque abbandonato la produzione e la serie è stata ridotta da sei episodi a un unico episodio di 90 minuti.  Questo episodio è ora pronto per essere distribuito il 13 maggio 2026 su Prime Video. Motivo per cui può essere utile per i fan ricordare gli eventi della stagione 2. Dall’arrivo di Gabriele nella libreria senza alcun ricordo fino alla sorprendente decisione di Aziraphale di andarsene, molte cose sono cambiate per la coppia tanto amata.

L’arrivo misterioso di Gabriele cambia tutto

Jon Hamm e Michael Sheen in Good Omens - Stagione 2

Nella stagione 2, gli spettatori vengono inizialmente portati indietro nel tempo attraverso un flashback molto drammatico in cui vediamo Crowley creare una nebulosa prima ancora che l’universo si formi. È in quel momento che avviene il primo incontro tra Crowley e Aziraphale, segnando l’inizio della relazione tra demone e angelo molto prima dell’esistenza dell’umanità.

La narrazione salta poi rapidamente al presente, dove Aziraphale gestisce in pace la sua libreria dopo aver scongiurato l’apocalisse nella stagione 1. La tranquillità viene però immediatamente spezzata quando l’Arcangelo Gabriele appare nella libreria dal nulla, completamente nudo e senza alcun ricordo della propria identità. Gabriele non è più sé stesso e continua a canticchiare la melodia di “Everyday”. Aziraphale e Crowley decidono così di nasconderlo sia al Paradiso sia all’Inferno per capire cosa gli sia successo.

I flashback mostrano il legame tra Crowley e Aziraphale

Gran parte della stagione 2 è però dedicata allo sviluppo del rapporto tra Crowley e Aziraphale, più che alla minaccia apocalittica imminente mostrata nella prima stagione. In questi flashback, gli spettatori vedono come la loro amicizia si sia lentamente formata nel corso dei secoli, pur essendo tecnicamente avversari.

Una scena significativa mostra i due collaborare a Londra nel 1941, coinvolti in attività magiche e di spionaggio durante il bombardamento di una chiesa. La stagione 2 include anche episodi più leggeri, come quello in cui Aziraphale tenta di favori la relazione tra Maggie e Nina, personaggi secondari di questa stagione. Per riuscirci, organizza un ballo nella libreria a tema Jane Austen, ispirato al periodo Regency. Anche se alla fine non riesce nel suo intento, le scene offrono momenti di sollievo comico.

L’attacco alla libreria

Michael Sheen in Good Omens - Stagione 2

Tornando alla trama principale, l’episodio culminante della stagione mette dunque i personaggi davanti a un dilemma serio. Shax riesce a radunare un esercito di demoni e lancia un attacco alla libreria di Aziraphale. L’assalto avviene mentre sono presenti anche altri negozianti, rendendo necessario che Crowley e Aziraphale agiscano insieme per salvarli tutti.

Maggie finisce però per far entrare accidentalmente i demoni nella libreria dopo una provocazione di Shax, ma Aziraphale attiva il cerchio magico sul pavimento e, con l’aiuto di Nina e Maggie, riesce a respingere l’attacco. Nel frattempo Muriel consegna a Crowley il fascicolo segreto di Gabriele, che una volta aperto rivela il suo passato da angelo di alto rango e una verità nascosta: il Paradiso stava pianificando un nuovo Armageddon, mentre Gabriele si era opposto venendo per questo degradato e privato della memoria.

In fuga prima della cancellazione, aveva lasciato il Paradiso e si era nascosto sulla Terra. Sotto pressione, Aziraphale utilizza persino la sua aureola come arma, un gesto che equivale a una dichiarazione di guerra tra Paradiso e Inferno. Intanto si scopre che Gabriele e Beelzebub si erano innamorati e hanno deciso di vivere la loro relazione lontano dalle rispettive fazioni. La verità sul loro amore e sul rifiuto di un nuovo Armageddon viene infine rivelata davanti ad angeli e demoni, che li bollano come traditori.

A quel punto, Metatron raggiunge Aziraphale offrendogli il ruolo di Gabriele, con la possibilità di elevare Crowley a angelo, e lui accetta credendo di poter cambiare il sistema dall’interno. Crowley però rifiuta e lo implora di non accettare, spingendolo a seguire l’esempio di Gabriele e Beelzebub, arrivando a dichiarargli il proprio amore con un bacio. Nonostante questo, Aziraphale parte comunque per il Paradiso. Il Metatron affida poi la libreria a Muriel e annuncia il “Secondo Avvento”. Crowley osserva Aziraphale allontanarsi verso il Paradiso e si allontana in auto, emotivamente distrutto.

La stagione 3 affronterà dunque le conseguenze di questo sviluppo, soprattutto per quanto riguarda il futuro del Paradiso, della Terra e della relazione tra i due personaggi.

Good Luck, Have Fun, Don’t Die di Gore Verbinski arriva anche in digitale negli USA

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Il nuovo film di fantascienza vietato ai minori diretto da Gore Verbinski, Good Luck, Have Fun, Don’t Die, si prepara ad arrivare sulle piattaforme digitali USA poco dopo la sua uscita nelle sale. La pellicola sarà disponibile per la visione domestica a partire dal 10 marzo 2026, meno di un mese dopo il debutto cinematografico avvenuto il 13 febbraio. Aspettiamo di scoprire quando l’atteso progetto arriverà anche in Italia.

Il film segue la storia di un uomo misterioso interpretato da Sam Rockwell, che sostiene di provenire da un futuro in cui l’intelligenza artificiale ha preso il controllo del mondo. Convinto che l’umanità sia sull’orlo della distruzione, il personaggio rapisce alcuni clienti all’interno di una tavola calda di Los Angeles nel tentativo di convincerli ad aiutarlo a salvare il pianeta prima che sia troppo tardi.

Nonostante la trama originale e il cast di alto livello, Good Luck, Have Fun, Don’t Die non è riuscito a conquistare il pubblico al botteghino. Al momento il film ha incassato circa 8 milioni di dollari a fronte di un budget stimato di 20 milioni, diventando uno dei flop commerciali di inizio anno. L’uscita digitale anticipata potrebbe però rappresentare una seconda opportunità per la pellicola, permettendole di raggiungere un pubblico più ampio sulle piattaforme.

Curiosamente, il film ha ricevuto recensioni molto positive dalla critica. Su Rotten Tomatoes la pellicola ha ottenuto un 83% di valutazioni positive da parte dei critici, accompagnato da un 85% di gradimento del pubblico, segno che chi lo ha visto ha apprezzato l’originalità della storia.

Per Verbinski si tratta anche di un ritorno dietro la macchina da presa dopo nove anni. Il suo ultimo film da regista era stato La cura dal benessere del 2016, che aveva avuto una ricezione tiepida e risultati modesti al botteghino. Il regista resta comunque noto per alcuni grandi successi hollywoodiani, tra cui i primi capitoli della saga Pirati dei Caraibi e il film d’animazione premio Oscar Rango.

Con l’arrivo imminente in digitale, Good Luck, Have Fun, Don’t Die potrebbe quindi trovare una nuova vita lontano dalle sale. Se il passaparola continuerà a essere positivo, potrebbe trasformarsi in uno di quei titoli destinati a conquistare il pubblico, anche per via della sua trama particolarmente attuale, vista la crescente diffusione dell’intelligenza artificiale in tutto il mondo.

Good luck, have fun, don’t die: recensione del nuovo film di Gore Verbinski

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Il tema dei viaggi nel tempo non è certamente una novità nel mondo cinematografico: eppure, riesce ancora ad affascinare il pubblico. Good luck, have fun, don’t die è un ottimo esempio di questo filone. Diretto dal noto regista americano Gore Verbinski (Rango, Pirati dei Caraibi- la maledizione del forziere fantasma), il film si basa proprio su un viaggio nel tempo necessario a evitare un futuro apocalittico. Nel cast ritroviamo diverse figure molto note nel panorama cinematografico internazionale: il ruolo del misterioso viaggiatore nel tempo viene affidato a Sam Rockwell (Tre manifesti a Ebbing, Missouri, Il miglio verde). Haley Lu Richardson (Split, Portia nella serie The White Lotus) e Juno Temple (Keeley Jones nella serie Ted Lasso) interpretano rispettivamente Ingrid e Susan. Altri ruoli importanti sono affidati a Michael Peña (The martian, American Hustle) e a Zazie Beetz (Joker, Troppo cattivi).

Good luck, have fun, don’t die: realtà o I.A.?

Il film si apre con delle riprese su delle mani nel diner, punto di partenza del viaggio dei protagonisti: si tratta principalmente di mani che tengono cellulari o altri dispositivi tecnologici. A rompere questo silenzioso equilibrio sarà proprio il misterioso uomo proveniente dal futuro, il quale irromperà nel bar, per la 117esima volta.

L’uomo viene dal futuro per svolgere una missione: salvare l’umanità dalla vittoria dell’I.A. sull’uomo e dall’apocalisse che ne deriva. Per farlo avrà bisogno della squadra perfetta, e può trovarne i componenti solamente all’interno di questo diner. E così una coppia di insegnanti in crisi, una principessa delle feste dei bambini, una madre in lutto, una signora in cerca di una sola fetta di torta, un autista di uber e un capo dei boy-scout partono per salvare l’umanità.

Parallelamente, vengono raccontate le storie di alcuni personaggi: Mark e Janet fuggono dai propri studenti adolescenti. Susan si ritrova a dover elaborare la perdita del proprio figlio in una sparatoria a scuola, mentre Ingrid, curiosamente allergica alla tecnologia e al Wi-Fi, si trova a dover vivere in una realtà in cui tutto è basato sulla connessione e dove perderà anche le persone a lei più care a favore dell’I.A..

La missione è semplice: trovare un bambino di nove anni che sta portando l’intelligenza artificiale su un altro livello e fermarlo. Riuscirà questa stramba squadra a completare la missione?

Good luck, have fun, don’t die: denuncia sociale

Il tema di partenza di Good luck, have fun, don’t die è proprio una critica all’eccessivo sviluppo dell’intelligenza artificiale e della tecnologia, da cui molti finiscono per divenirne dipendenti. Questo, infatti, è il fil rouge che accomuna le tre storie dei vari personaggi. Mark si ritrova a doversi confrontare a scuola con degli adolescenti alienati nei propri telefoni, fino al punto di diventare quasi degli zombie quando questi smettono di funzionare per colpa del professore.

Nelle vicende di Susan, invece, notiamo una completa apaticità nei confronti dei legami familiari. Quando questa perde il proprio figlio in una sparatoria di massa, le altre madri in “lutto” per le loro perdite reagiscono in maniera totalmente superficiale, invitando Susan a clonare il proprio Darren. Così uno degli affetti principali diventa perfettamente intercambiabile e la sua morte diviene, paradossalmente, solo una normale faccenda da gestire. Tutto ciò avviene in un clima di totale indifferenza, il quale ricorda molto l’atmosfera che si crea in serie distopiche come Black Mirror.

Infine, la storia che forse trasmette la maggiore tristezza è quella di Ingrid: costretta a vivere isolata dai propri coetanei, trova finalmente l’amore in Tim, giovane negazionista di internet. Ma, quando anche Tim finirà per cedere alla tentazione della tecnologia, Ingrid si troverà nuovamente sola.

Azione e comicità

Elemento molto interessante di Good luck, have fun, don’t die è proprio l’intreccio di tematiche rilevanti, come l’impatto della tecnologia sull’umanità, e di una comicità che alleggerisce tutta l’atmosfera del film. Il personaggio che maggiormente contribuisce a dare questa verve più comica è proprio il misterioso uomo venuto dal futuro.

Una delle cene più esilaranti è proprio la preparazione a una delle battaglie finali, dove, mentre tutti i membri del gruppo si premurano di trovare armi, costruire barricate e trovare protezioni personali, l’uomo dal futuro si prepara un delizioso pasto accompagnato da un generoso calice di vino rosso.

Anche le scene di azione certamente non mancano, specialmente durante gli inseguimenti da parte di due misteriosi sicari. Good luck, have fun, don’t die sorprende continuamente lo spettatore, mantenendone l’attenzione, fino a un finale tutt’altro che scontato.

Good luck, have fun, don't die
Il regista Gore Verbinski sul red carpet del Taormina Film Festival. Fonte: Ilaria Denaro

Good Kill: recensione del film con Ethan Hawke

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Good Kill: recensione del film con Ethan Hawke

Good Kill, bel colpo, oppure, letteralmente “buona uccisione”. E’ quanto si dice quando un nemico viene abbattuto con un solo colpo preciso. Good Kill è il titolo del nuovo film di Andrew Niccol, che ritrova Ethan Hawke (dopo Gattaca) come protagonista e lo trasforma in un pilota speciale, schierato in prima fila nella drone war nei territorio medio-orientali. Tommy, il personaggio interpretato da Hawke, è un ex pilota militare che si è dovuto adattare alla nuova guerra a distanza, che mette a dura prova il suo desiderio di avventura e di emozioni forti. Nel cast anche January Jones.

In Good Kill l’intrusione della CIA nel programma della guerra con i droni mette a dura prova i suoi nervi, le sue convinzioni e i suoi rapporti con il suo equipaggio, fino a che Tommy non sceglie una strada precisa che cambierà le sue sorti.

Good KillAndrew Niccol si affida a Ethan Hawke e lo incarica di veicolare tutte le contraddizioni di un film delicato, il primo sulla ‘nuova’ guerra che consente alle vite americane di rimanere al sicuro in territorio statunitense. L’argomento è sicuramente controverso, sia per le implicazioni politiche del film, intrinseche nei film bellici, sia per la molteplicità di temi che si mettono in campo, considerando che una buona parte del racconto si concentra anche sulla difficile situazione familiare che il protagonista vive, come riflesso alla sua insoddisfazione professionale.

Probabilmente Niccol ha commesso la leggerezza di voler raccontare la storia di un uomo immerso in un contesto problematico che però per la sua stessa natura, non può essere trattato con approssimazione. La necessità di trovare un happy end, la dinamica domestica conflittuale, il continuo reiterarsi di concetti già chiaramente espressi, fanno di Good Kill un film riuscito a metà, che potrebbe anche intrattenere (vedi finale in qualche misura catartico), ma che non concede molto ad uno sguardo che gratta la superficie.

Good Kill: prime clip dal film con Ethan Hawke

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Good Kill: prime clip dal film con Ethan Hawke

Ecco le prime clip da Good Kill, film con Ethan Hawke, Juanuary Jones e Zoe Kravitz che abbiamo visto in anteprima al Festival di Venezia del 2014 e che arriverà al cinema il prossimo 25 febbraio.

Venezia 71: Good Kill recensione del film con Ethan Hawke

https://www.youtube.com/watch?v=uBvQWtCVphg&feature=youtu.be

Ethan Hawke rivela sul suo personaggio:  “La complessità del mio personaggio sta proprio in questa schizofrenia: da una parte vuole mettere la sua vita a servizio del Paese e dunque accetta di entrare nel Drone Programme, ma dall’altra il fatto di non essere più in pericolo lo fa sentire un codardo. Fino a perdere il suo senso distintivo tra giusto e sbagliato, cioè il senso ultimo della sua vita”. 

Il film è diretto da Andrew Niccol e vede protagonisti Ethan Hawke, January Jones e Zoë Kravitz.

Good Grades: M. Night Shyamalan ottiene un accordo SAG-AFTRA per iniziare il nuovo film

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Il nuovo film di M. Night Shyamalan, Good Grades, ha ottenuto un accordo ad interim con SAG-AFTRA per iniziare la produzione questo ottobre. Secondo World of Reel, le riprese di Good Grades di M. Night Shyamalan inizieranno il 16 ottobre 2023. Al momento non si conoscono altri dettagli sul film a parte il fatto che sarà girato in Canada. Mentre lo sciopero della Writers Guild of America (WGA) è terminato il 27 settembre, la Screen Actors Guild-Federazione americana degli artisti televisivi e radiofonici (SAG-AFTRA) continua a scioperare in questo momento nel tentativo di garantire salari migliori, protezione contro l’ intelligenza artificiale e altro ancora per gli attori. La maggior parte delle produzioni hollywoodiane hanno temporaneamente sospeso la produzione a causa dello sciopero; tuttavia, SAG-AFTRA concede accordi provvisori a determinati titoli consentendo loro di continuare le riprese.

Good Grades non è l’unico film a cui Shyamalan sta lavorando

Nel febbraio 2023, M. Night Shyamalan ha firmato un accordo pluriennale di regia e produzione con la Warner Bros. per sviluppare una manciata di progetti originali per lo studio. Quando è stato annunciato l’accordo, è stato rivelato anche il prossimo progetto di Shyamalan: Trap. Anche i dettagli sulla trama e sul casting di Trap sono scarsi in questo momento. Le riprese del film sono iniziate in Pennsylvania settimane prima dell’inizio dello sciopero SAG-AFTRA e attualmente la data di uscita è il 2 agosto 2024.

Ho una nuova idea che ho iniziato a scrivere“, ha detto Shyamalan a NME all’inizio di quest’anno. “Uscirà nel 2024 ed è molto, molto emozionante. È un thriller. È molto insolito e molto nuovo rispetto a quello che ho provato a fare [recentemente], ma mi sento molto entusiasta della storia, tanto che non vedo l’ora di raccontarvela, ragazzi.” Anche la figlia di Shyamalan, Ishana Night Shyamalan, sta lavorando con la Warner Bros. al suo film d’esordio, The Watchers, con Dakota Fanning, Georgina Campbell e Olwen Fouéré. Prodotto da M. Night Shyamalan, The Watchers ha anche ricevuto un accordo provvisorio dal SAG-AFTRA per filmare durante lo sciopero. L’uscita è prevista per il 7 giugno 2024.

Good Doctor: il trailer del film con Orlando Bloom

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Ecco il trailer di Good Doctor, film che vede Orlando Bloom protagonista nei panni di un medico che ‘affezionatosi’ ad una sua paziente, le fornisce cure sbagliate per tenerla con sè in ospedale.

Good Boy: recensione del film di Ben Leonberg – Alice nella Città

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Ti sei mai chiesto perché il tuo cane fissa gli angoli vuoti, abbaia nel nulla o rifiuta di entrare in certe stanze? Ben Leonberg sì, e da queste domande nasce Good Boy, il suo esordio alla regia. Un horror intimo e sorprendentemente emotivo, costruito su un’idea tanto bizzarra quanto efficace: raccontare una casa stregata attraverso gli occhi del cane di famiglia.

Senza effetti speciali costosi né dialoghi elaborati, Leonberg riesce a fare di necessità virtù, trasformando i limiti produttivi in stile. Il suo protagonista, Indy, è il suo vero cane, e l’intero film è girato nella casa del regista. Ciò che altrove sarebbe una scelta di economia, qui diventa un atto di coraggio creativo. Il risultato è un horror minimale, poetico e profondamente umano (anche se il punto di vista è, letteralmente, canino).

Cortesia Alice nella Città

Good Boy: l’orrore secondo Indy

La trama di Good Boy è, almeno in apparenza, semplice: Todd e il suo inseparabile cane Indy lasciano la città per trasferirsi nella vecchia casa di famiglia in campagna. Ma il nuovo inizio si trasforma presto in incubo. Indy percepisce presenze invisibili, abbaia agli angoli bui e sembra comunicare con lo spettro di un altro cane morto anni prima. Quando il suo padrone inizia a mostrare segni di un cambiamento oscuro, Indy si ritrova a combattere un male che non comprende ma che riconosce come una minaccia per l’unica persona che ama.

Leonberg costruisce un film che vive di percezioni, di piccoli movimenti e di silenzi carichi di tensione. Non ci sono jump scare gratuiti o effetti digitali vistosi: la paura nasce dal quotidiano, da quella strana familiarità che rende ogni corridoio più lungo e ogni ombra più profonda.

Eppure, la vera forza di Good Boy non sta nella sua componente sovrannaturale, ma nella sua lettura metaforica: Indy non combatte un fantasma, ma la malattia del suo padrone, qualcosa che non può comprendere ma che riconosce come un nemico. Il “mostro” del film, dunque, è il dolore, la perdita, la trasformazione dell’essere amato in qualcosa di sconosciuto.

Un cane, un regista, una casa

Girare un horror dal punto di vista di un cane potrebbe sembrare un esercizio di stile, ma Leonberg riesce a trasformarlo in un racconto universale. Indy non parla, non è antropomorfizzato, non ha pensieri espressi in voce off: tutto passa attraverso il montaggio e il sound design, che diventano il suo linguaggio. Ogni respiro affannato, ogni cigolio, ogni ringhio sommesso costruiscono una tensione tangibile, quasi fisica.

L’approccio realistico è ciò che rende Good Boy davvero efficace. L’assenza di artifici visivi, unita alla spontaneità del protagonista a quattro zampe, crea un effetto straniante ma credibile. È come se stessimo spiando un film che si costruisce da solo, dove la realtà quotidiana si piega lentamente all’incubo.

La casa stessa diventa un personaggio: viva, inquieta, permeata di ricordi e presenze. Le luci soffuse, i corridoi stretti e le stanze piene di silenzio amplificano il senso di isolamento, mentre la fotografia, volutamente naturale, cattura l’essenza del “realismo magico” di Leonberg.

Un film sull’amore, non sulla paura

Dietro le ombre e i fantasmi, Good Boy è prima di tutto un film sull’amore e sulla fedeltà. Indy non capisce cosa stia accadendo, ma capisce che Todd è in pericolo, e che deve proteggerlo a ogni costo. Questa prospettiva rovescia completamente la grammatica dell’horror: l’eroe non è l’uomo che affronta il mostro, ma l’animale che si sacrifica per amore.

È qui che Leonberg tocca corde emotive potentissime. La paura di Indy è la paura di ogni creatura che ama senza comprendere. E quando il film rivela la sua dimensione metaforica – la malattia del padrone, vista dal cane come una possessione – l’orrore si trasforma in compassione.

Nonostante la semplicità dei mezzi, il regista costruisce un racconto che parla di perdita, di impotenza e di quella forma di devozione silenziosa che solo un cane può incarnare. In un panorama horror spesso dominato da sangue e urla, Good Boy sceglie la via dell’empatia.

Cortesia Alice nella Città

Tra Poltergeist e poesia domestica

Leonberg cita apertamente i grandi classici del genere – Poltergeist in primis – ma li filtra attraverso una sensibilità personale, più vicina alla malinconia di un film indipendente che all’horror tradizionale. La sua capacità di costruire il soprannaturale in spazi ordinari rende Good Boy un progetto tanto piccolo quanto ambizioso. Ogni dettaglio, dal suono di un passo al battito accelerato di Indy, concorre a creare una tensione costante che non esplode mai del tutto, mantenendo lo spettatore in un equilibrio inquietante tra realtà e allucinazione.

L’eleganza con cui Leonberg bilancia l’elemento spaventoso con quello emotivo colpisce. Non c’è mai ironia, né distacco: il film crede sinceramente nella sua storia, e proprio per questo riesce a far paura.

L’horror più fedele dell’anno

Good Boy è un piccolo miracolo di inventiva. Con risorse minime, Ben Leonberg costruisce un’esperienza sensoriale, intensa e profondamente toccante. È un horror che parla di fantasmi, ma anche di perdita, malattia e amore incondizionato. E soprattutto, è un film che guarda il mondo attraverso occhi diversi – quelli di un cane che non può spiegarsi l’orrore, ma sa riconoscere il male.

Non è un film perfetto: a tratti la narrazione si allunga, e il finale potrebbe apparire criptico per chi cerca una risoluzione tradizionale. Ma nel suo piccolo, Good Boy rappresenta una delle idee più originali viste nel cinema indipendente recente.

È un omaggio ai cani, alla loro lealtà, e a quella forma di amore puro che non ha bisogno di parole.

Good Boy, recensione del film di Jan Komasa – #RoFF20

Good Boy, recensione del film di Jan Komasa – #RoFF20

Tommy (Anson Boon) è un giovane bullo perso tra droghe, alcool e autodistruzione. Dopo una notte di eccessi, si risveglia in una cantina, incatenato al collo. È stato rapito da una famiglia che sostiene di volerlo “rieducare”, correggere le sue devianze e offrirgli una nuova possibilità di vita. Sul televisore accanto a lui scorrono le immagini del suo passato: video di bravate, violenze e risse, alternati a filmati educativi su come comportarsi al meglio. È la prima fase del suo percorso di correzione, un rito di deumanizzazione e ricostruzione.

La casa in cui è prigioniero è abitata da Chris (Stephen Graham, visto recentemente nella serie Netflix Adolescence), il padre carismatico e autoritario; Kathryn (Andrea Riseborough), la madre dal sorriso calmo e lo sguardo glaciale; e il figlio Jonathan (Kit Rakusen). A completare la famiglia c’è Rina (Monika Frajczyk), domestica dell’Europa dell’Est, costretta a firmare un accordo di riservatezza.

Le origini di Good Boy: dalla Polonia allo Yorkshire

Il progetto nasce da un’idea del produttore Jerzy Skolimowski, che propose la sceneggiatura a Jan Komasa mentre il regista stava promuovendo Corpus Christi (2019). Il copione, inizialmente scritto in polacco e ambientato a Varsavia, è stato adattato in lingua inglese e trasferito nello Yorkshire per ampliare la portata internazionale del racconto.

Good Boy segna così il primo film in inglese di Komasa, che conserva però il suo stile riconoscibile: realismo morale, tensione psicologica e riflessione sulla responsabilità individuale.

La fiducia come prigionia

La famiglia rappresentata in Good Boy vive secondo un rigido codice “zero sprechi”: niente sperperi, niente eccessi, un ecosistema perfetto e inquietante dove anche l’educazione diventa un atto di controllo. “Trust isn’t black or white; trust is a process and it has to be built” (“La fiducia non è assoluta; la fiducia è un processo, che deve essere costruito pian piano”), afferma Kathryn, sintetizzando in questo modo il cuore del film.

La violenza non è mai gratuita, ma si insinua nella quotidianità, nella falsa dolcezza dei riti familiari. Il compleanno di Tommy, celebrato con affetto in un contesto assurdo, segna l’inizio del “processo di fiducia”: per la prima volta gli viene concesso di uscire all’aria aperta, pur restando incatenato.

Con il passare del tempo, la catena diventa più lunga, gli spazi più ampi. Il padre adottivo/guardia carceraria costruisce un sistema di anelli e lucchetti che permette a Tommy di muoversi per tutta la casa, “libero” ma sempre sorvegliato. Si tratta di un paradosso perfetto: la libertà concessa come strumento di controllo.

Qual è la vera prigione?

Good Boy interroga lo spettatore su un dilemma morale: è peggiore la prigionia imposta o quella che ci costruiamo da soli? Essere liberi può significare smarrirsi, diventare schiavi dei propri vizi e impulsi; essere limitati può voler dire, in un certo senso, essere salvati.

Komasa mette in scena questo dualismo con un equilibrio raro, muovendosi tra il dramma psicologico e la commedia nera. Il contrasto tra il mondo esterno – rumoroso, caotico – e la casa immobile, quasi sospesa nel tempo, diventa la metafora di una società che cerca la redenzione nel controllo.

Il cast di Good Boy e la catena dell’animo umano

Con Good Boy, Jan Komasa firma il suo film più spiazzante e maturo, un’opera che mette in crisi lo spettatore prima ancora del protagonista. L’interpretazione di Anson Boon dà corpo a un personaggio sospeso tra colpa e desiderio di redenzione, mentre Stephen Graham e Andrea Riseborough incarnano con inquietante naturalezza la banalità del male travestita da amore.

Komasa costruisce un racconto che oscilla tra ironia e orrore, ma trova la sua forza nella quiete disturbante dei dettagli: un gesto gentile, un sorriso, una catena che si allunga ma non si spezza mai.

Good Boy non è solo una storia di prigionia, ma una parabola sulla libertà come illusione collettiva — e sulla paura di vivere senza regole, né padroni. Un film interessante, lucido e disturbante, che lascia addosso il rumore del metallo: quello delle nostre stesse catene.

Good Behavior con Michelle Dockery e Animal Kingdom con Ellen Barkin al via

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Il canale via cavo TNT ha annunciato due nuove serie drama per il 2016: Good Behavior e Animal Kingdom.

Good Behavior è un drama basato sul romanzo Letty Dobesh di Blake Crouch, già autore della trilogia di Wayward Pines, e prodotto da Chad Hodge. Racconterà la storia di Letty, una ladra truffatrice che nella vita ha sempre fatto le scelte sbagliate a causa della sua impulsività. Appena uscita di prigione, le capita di ascoltare la conversazione tra un uomo e un sicario assunto per uccidere sua moglie. Letty decide di far saltare il piano, intrecciando una pericolosa relazione con il killer.

Michelle Dockery (Lady Mary nel celebre drama inglese Downton Abbey, da poco concluso) interpreterà la protagonista. Nel cast ci saranno Juan Diego Botto (Ismael), Terry Kinney (Oz) e Lusia Strus (Wayward Pines).
Al momento TNT ha ordinato 10 episodi.

animal_kingdom_castAnimal Kingdom si basa sull’omonimo film australiano del 2010 scritto e diretto da David Michôd. La serie vedrà protagonista Ellen Barkim (Seduzione pericolosa, Voglia di ricominciare, Ocean’s 13) nei panni di un’autoritaria matriarca di una famiglia della California del Sud legata ad attività criminali. La storia ha inizio quando il nipote diciassettenne Joshua ‘J’ Cody, interpretato da Finn Cole, si trasferisce dalla nonna, dopo che la madre è morta per un’overdose di eroina, e viene trascinato negli affari di famiglia.

Il resto del cast include Scott Speedman (Felicity), Shawn Hatosy (Southland), Ben Robson (Vikings), Jake Weary (Pretty Little Liars), Daniella Alonso (Revolution) e Molly Gordon (Ithaca).

Fonte: Variety

Good As You: recensione del film di Mariano Lamberti

In Good As You Quattro uomini e quattro donne, più o meno amici, chi più chi meno gay, trascorrono insieme la notte di Capodanno. La casa della festa sarà teatro di riconciliazioni, di nuovi legami e di feroci discussioni. Da quel momento nella vita dei ragazzi accadranno avvenimenti inaspettati e travolgenti che turberanno le rispettive storie d’amore e che metteranno in dubbio perfino la solidità di vecchie amicizie e legami di sangue.

Good As You, ‘prima commedia gay italiana’, diretta dal regista Mariano Lamberti uscirà il 6 Aprile nelle sale, distribuita da Iris. Oltre a non rappresentare davvero un primato ma un punto di vista sul modo di pensare e di vivere di una parte ridotta dello sterminato universo gay, il film non riesce ad evadere dalla terra degli stereotipi che avvolge in particolar modo l’immagine dell’omosessuale capitolino, confinato fra i lustrini e le paillettes del Muccassassina e il muretto che fronteggia il Coming Out.

Tuttavia sembra che sia stato proprio questo l’intento del regista: quello, cioè, di essere spregiudicato, per sbattere in faccia al pubblico questi clichè che, oltre che divertire e perché no provocare, esistono davvero nel circuito omosessuale. Nell’opera, che si ispira all’omonimo spettacolo teatrale di Roberto Biondi, più che al cospetto di personaggi ci troviamo di fronte a maschere orgogliose e consapevoli di essere tali.

C’è la classica ‘checca isterica’ (Diego Longobardi), la coppia gay tormentata (Enrico Silvestrin-Lorenzo Balducci), il ‘marchettaro’ esotico (Luca Dorigo), le bisex confuse ed insoddisfatte (Daniela Virgilio e Micol Azzurro), la dura fuori ma tenera dentro (Lucia Mascino) e la lesbica estremamente mascolina – in gergo ‘butch’ – unica incapace di usare strategie in amore. È infatti solo sull’amore e sui rapporti di coppia che il film si concentra. Ciò, purtroppo, non fa che renderlo molto simile alla maggior parte delle commedie italiane. Magari non sarebbe stato il caso di tirare in ballo direttamente e drammaticamente i problemi che oggi affliggono la generazione dei trentenni – l’età dei protagonisti percorre quella fascia – ma risulta quantomeno poco credibile osservare queste maschere saltare da una festa all’altra avvolti da abiti firmati e rientrare in case da sogno.

C’è un accenno finale al tema della fecondazione artificiale che sicuramente avrebbe potuto rubare un po’ più di pellicola ad altre sequenze. Buona la colonna sonora, The lady in the tutti i frutti hat, un successo di Carmen Miranda, interpretato per l’occasione dalle splendide Gemelle Kessler. Convincente anche la recitazione di alcuni attori, prima fra tutti quella di Elisa Di Eusanio che, pur dovendo rappresentare la più stereotipata fra le donne, da’ voce e volto al personaggio più genuino.

Good As You: la conferenza stampa

‘’Good As You è un progetto divertente, colorato ed originale. Si è creata una serie di sinergie molto interessanti attorno a questo film ed è per questo che lo distribuiremo in un’ottantina di copie. Vogliamo fare una scelta mirata delle sale, poi se al pubblico piacerà siamo anche pronti ad allargarci’’.

Good American Family: la storia vera dietro la serie con Ellen Pompeo

Good American Family, la nuova serie disponibile su Disney+, è basata su una storia vera, ma questo show di cronaca nera è solo una parte della complicata realtà. Si presentata come una serie true-crime piuttosto intensa e insolita, in cui si segue una famiglia che adotta una bambina, per poi scoprire che in realtà si tratta di un’adulta che sta cercando di truffarli. Sembra una storia troppo assurda per essere vera, ma – come anticipato – è basato su una vicenda reale, che è anche più straziante di quanto mostrato in questo adattamento.

Good American Family si basa infatti sulla storia di Natalia Grace (interpretata da ) e della sua adozione da parte della famiglia Barnett, ma non è la prima volta che questa storia viene portata sullo schermo. Il film prequel Orphan: First Kill è stato infatti apparentemente ispirato alla stessa Grace, e anche la docuserie The Curious Case of Natalia Grace ha cercato di portare alla luce la verità su eventi controversi e procedimenti legali. Questa serie, tuttavia, è la prima drammatizzazione diretta di questi eventi e potrebbe discostarsi un po’ dai fatti del caso.

Good American Family si ispira al vero caso di Natalie Grace Barnett

La serie si ispira a “molteplici storie, prospettive, minacce, interpretazioni e accuse” relative all’adozione di Natalia Grace da parte di Kristine e Michael Barnett. Per questo motivo, la maggior parte dei membri del cast interpreta persone reali nella drammatizzazione. Ellen Pompeo, ad esempio, interpreta Kristine Barnett, mentre Imogen Faith Reid interpreta Natalia Grace. Ma la vera storia del periodo trascorso da Natalia Grace con la famiglia Barnett è oscurata da controversie, testimonianze contrastanti e bugie, tra chi accusa Natalia Grace di essersi spacciata per una bambina per truffare e uccidere la sua famiglia adottiva, e chi descrive i Barnett come una famiglia violenta e negligente.

La vita di Natalia Grace prima di essere adottata dalla famiglia Barnett

Natalia Grace è nata in Ucraina con una displasia spondiloepifisaria congenita, una rara forma di nanismo. Secondo il certificato di nascita ucraino, Natalia è nata nel 2003, quindi avrebbe avuto circa sette anni quando i Barnett l’hanno adottata nel 2010. La bambina è stata poi affidata a un orfanotrofio ucraino a un certo punto della sua vita e alla fine è stata portata negli Stati Uniti per essere adottata. Prima dei Barnett, Natalia era stata adottata anche da un’altra famiglia, i Ciccones, ma questa famiglia del New England l’ha poi data via, secondo quanto riportato da The Curious Case of Natalia Grace.

La famiglia Barnett sosteneva che Natalia Grace era violenta e mentiva sulla sua età per truffarla

Poco dopo l’adozione di Natalia Grace da parte dei Barnett, sono però iniziati i problemi. Secondo alcune fonti e secondo i Barnett, Natalia soffriva di una sorta di malattia mentale – le è stato diagnosticato un disturbo reattivo dell’attaccamento – e aveva tendenze violente. Secondo diverse testimonianze, Natalia avrebbe minacciato i fratelli adottivi e i genitori con dei coltelli, avrebbe urinato e defecato addosso alla sorella minore e avrebbe tentato di avvelenare Kristine. I Barnett sostengono inoltre che un professionista abbia diagnosticato Natalia come “sociopatica”, sebbene la diretta interessata abbia negato queste affermazioni.

Contemporaneamente ai presunti episodi di violenza, i Barnett hanno iniziato a sospettare che Natalia Grace fosse in realtà più grande di quanto dichiarato nei documenti di nascita. Kristine Barnett ha affermato che Natalia aveva peli pubici e aveva le mestruazioni, entrambe caratteristiche sessuali secondarie che le ragazze di solito manifestano per la prima volta intorno ai 12 anni. I Barnett sostengono inoltre che Natalia sembrava più grande di un’altra bambina affetta da displasia spondiloepifisaria congenita e che aveva un vocabolario troppo avanzato per una bambina di sette anni. La famiglia credeva che Natalia fosse in realtà un’adulta o un’adolescente e che stesse usando il suo nanismo per truffarli.

I Barnett hanno presentato una petizione per cambiare legalmente l’anno di nascita di Natalia Grace

Due anni dopo l’adozione di Natalia Grace, i Barnett sono riusciti a farle cambiare l’età in un processo giudiziario. Il certificato di nascita ucraino di Natalia indicava originariamente che era nata nel 2003, ma i Barnett hanno chiesto con successo a un giudice di modificare i documenti di nascita per dire che era nata nel 1989. Tuttavia, un ospedale pediatrico locale ha condotto un’indagine sullo scheletro e ha stabilito che Natalia aveva circa 11 anni all’epoca. La modifica dei registri di nascita di Natalia ha permesso ai Barnett di trattarla come un’adulta e ha fatto sì che Natalia non fosse più legalmente la loro bambina.

Dopo aver dichiarato Natalia Grace legalmente adulta, i Barnett l’hanno di fatto abbandonata. Hanno affittato un appartamento a Lafayette, nell’Indiana, e hanno dato a Natalia un sussidio federale prima di trasferirsi con il resto della famiglia in Canada. Tuttavia, a causa della condizione genetica di Natalia Grace, nel 2019 i procuratori della contea di Tippecanoe hanno accusato Kristine e Michael Barnett di negligenza nei confronti di una persona dipendente. Michael Barnett è stato assolto dalle accuse nell’ottobre 2022, mentre le accuse contro Kristine sono state archiviate nel marzo 2023.

Dove sono Natalia Grace e i Barnett oggi

Ora, un decennio e mezzo dopo l’adozione iniziale, Kristine e Michael Barnett e Natalia Grace hanno vite molto diverse. Michael e Kristine si sono separati nel 2013 e hanno divorziato nel 2014. Nel 2013 Kristine ha scritto un romanzo sulla crescita del figlio Jacob, affetto da autismo, ma da allora non ha più scritto libri sulla genitorialità. Michael ha invece affermato pubblicamente che Kristine è stata violenta con Natalie e ha avuto tutta la colpa della controversia sull’età di lei.

Dopo aver lasciato la famiglia Barnett, Natalia ha invece avuto altri problemi di adozione. È stata adottata dalla famiglia Mans, che però avrebbe abusato di lei per dieci anni. La situazione era talmente grave che Natalia ha dovuto inscenare una “fuga” e ora vive con la famiglia DePaul. Stando a quanto riportato, sta anche studiando per i test di sviluppo educativo generale, sperando di diventare insegnante, e sta pianificando interventi chirurgici legati al suo nanismo. Ha anche un fidanzato, Neil, e ha dunque fatto molta strada dagli eventi raccontati da Good American Family.

Gonzo Girl: recensione del film di Patricia Arquette – #RoFF18

Gonzo Girl: recensione del film di Patricia Arquette – #RoFF18

La 18esima edizione della Festa del Cinema di Roma pullula di esordi alla regia. Tra questi troviamo anche Patricia Arquette, attrice di successo nonché premio Oscar per Boyhood di Richard Linklater nel 2015, la quale si è spostata dietro la macchina da presa per dirigere Gonzo Girl, il suo debutto ufficiale presentato nella sezione Grand Public della kermesse. La storia in cui Arquette decide di cimentarsi, e indagare, si ispira a quella di Hunter S. Thompson, giornalista e scrittore americano considerato l’inventore del Gonzo journalism, uno stile di scrittura che mescola giornalismo convenzionale, proprie impressioni e narrativa, dal quale nasce un personale punto di vista su fatti e situazioni.

Gonzo Girl si basa sull’omonimo libro scritto dall’autrice Cheryl Della Pietra, la quale prende a sua volta ispirazione dal suo periodo come assistente di Thompson verso la fine della sua vita. A interpretare il suo alter ego il magnetico – ed eclettico – Willem Dafoe, mentre nei panni di Della Pietra troviamo Camila Morrone, vista di recente nella miniserie Daisy Jones & The Six. La sceneggiatura del film è di Rebecca Thomas e Jessica Caldwell, ed è prodotto dalla stessa Arquette insieme a Frank Hall Green, Tom Heller e Cameron O’Reilly.

Gonzo Girl, la trama

1992, Aspen, Colorado. Alley Russo si trasferisce da New York nel ranch di Walker Reade, scrittore di successo nonché inventore del gonzo journalism, per fargli da assistente. Il suo compito è far sì che la notte lui scriva il suo libro, su cui, come una spada di Damocle, grava una scadenza da rispettare. Ma quando arriva nella villetta, Alley entra in un mondo completamente sballato, fatto di droghe e alcool e in cui presto viene coinvolta – e tirata – per volere dello stesso Walker. Con il suo fare ammaliatore, l’uomo riesce a soggiogarla, a farla cadere in un vortice dal quale è difficile tornare a galla. Ma Alley oramai sembra totalmente dipendente da lui. Fino a quando non capisce di star assistendo allo svanire della gloria del suo eroe letterario, decidendo così di immergersi ancora di più nel suo mondo caotico per cercare di aiutarlo a finire il suo atteso lavoro.

Gonzo Girl Willem Dafoe e Camila Morrone

Dentro la vita di una Gonzo Girl

Gonzo Girl è una creatura bizzarra da qualsiasi prospettiva la si guardi. Se l’intenzione di Arquette, di primo acchito, sembrava quella di studiare l’esperienza di una ragazza che, nel nome di un sogno, sceglie di trasformarsi per soddisfare il suo mentore (l’unico che può aiutarla), dopo metà del primo atto capiamo subito in quale direzione virerà davvero il film e l’attenzione della regista: su Walker Reade (alias Thompson) e la sua sregolata vita negli ultimi anni. Willem Dafoe, grazie alla sua poliedricità, riesce ad animare una figura sotto tanti aspetti sibillina, operettistica e indecifrabile, a cui piace dare sempre spettacolo, ma che capiamo non conoscere davvero poiché oscurata tutto il tempo dal suo stesso mito, che usa come maschera. Prendendosi tutto lo spazio nella scena e mettendo al margine quella che dovrebbe essere la vera protagonista della storia, Alley.

Alley, una giovane aspirante scrittrice che per diventare tale, per arrivare in alto, deve stare al gioco che lo stesso Walker le propina. E allora via di cocaina, alcool, acidi, funghi allucinogini. Qualsiasi cosa pur di appagare l’ego smisurato del suo autore preferito, nonché ora datore di lavoro. Come stregata, Alley si lascia inebriare da una figura incandescente, immoderata, che rompe ogni inquadratura in cui è presente, fino a farsi assuefare da questa. Il corpo narrativo di Gonzo Girl, o per meglio dire le sue premesse, sembravano tutte molto buone. Anche le dinamiche esasperate che vanno creandosi all’inizio fra Alley e Walker, al limite dell’assurdo, sono divertenti e piacevoli da seguire. Peccato però che nel suo progredire, la narrazione perde la sua traiettoria e non si riprende più.

Una storia poco solida

Nel mostrarci il legame fra i due, e il mutare di lei che passa da “ragazza per bene e sobria” ad assistente sballata e ubriaca, il film si lascia andare a una certa frettolosità degli eventi che fanno sembrare il tutto non plausibile. Come fa Alley a cambiare da un momento all’altro? Perché? Sono passaggi narrativi bruschi, salti disorientanti, difficili da spiegare poiché non supportati da una sceneggiatura coerente e solida, quantomeno chiara, la quale porta di conseguenza ad allontanarsi da ciò che si ha davanti. Fino a diventare ripetitiva e noiosa. Ad aggravare la fragilità di Gonzo Girl una protagonista poco accennata e un co-protagonista forte ma mal sfruttato. Del vero Walker si conoscerà poco. Di Alley non si conoscerà mai niente. Nè il suo passato, né la sua vita al di fuori quel ranch in cui è finita.

Perché sceglie quella strada? Una domanda a cui non si riesce a trovare risposta. Nonostante il racconto si dimostri tiepido, non possiamo fare a meno, nel complesso, di apprezzare alcune soluzioni visive adottate dalla regista, soprattutto nelle scene in cui Alley è drogata. Dagli spaghetti che danzano, alle inquadrature nebulose, fino a delle sequenze d’animazione molto simpatiche e colorate, elementi che nel loro insieme strappano una risata e permettono al pubblico di vivere la stessa esperienza psichedelica della ragazza. Oltre questo, Gonzo Girl non si fa riconoscere per originalità e interesse. Ma se continuerà a vivere, sarà solo merito della bella interpretazione di Willem Dafoe.

Gong Li nel film su Marco Polo

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Gong Li Imperatrice della Mongolia. Gong Li, celebre diva cinese, prenderà parte al film su Marco Polo prodotto da Gianni Nunnari e diretto da Tarsem Singh.

Gong Li nel cast del nuovo thriller di Martin Campbell

Gong Li (Memorie di una Geisha) sarà nel cast del thriller Ana, diretto da Martin Campbell. Il film sarà prodotto da Artur Sarkissian e da Bruno Wu. Il film entrerà in produzione il prossimo Marzo.

La sceneggiatura è scritta da Richard Wenk ed è simile a Nikita di Luc Besson, film del 1990. Richard Wenk è noto per aver scritto anche le sceneggiature di The Equalizer-Il Vendicatore, I Mercenari 2 e Jack Reacher- La prova decisiva.

Gong Li nel film su Marco Polo

Gong Li ha preso parte  anche ai film Sorgo Rosso, The Story of Qui Ju, Addio mia concubina, Miami Vice, Ju Du, 2046 e Coming Home.

Martin Campbell ha diretto due film di James Bond (Golden Eye e Casinò Royale), Green Lantern, La maschera di Zorro, The legend of Zorro, The Foreigner, Omicidi e incantesimi, Fuori controllo.

Fonte: Comigsoon

Gone Girl: prime immagini dal film di David Fincher

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Gone Girl: prime immagini dal film di David Fincher

Arriverà lunedì prossimo il primo trailer di Gone Girl, prossimo film di David Fincher basato sull’omonimo romanzo di Gillian Flynn. Di seguito però vi mostriamo, grazie a slashfilm.com, il primo footage del film con protagonisti Ben Affleck e Rosamund Pike.

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Il film L’amore bugiardo – Gone Girl

Protagonista di L’amore bugiardo – Gone Girl sarà Ben Affleck, al suo fianco troveranno poi posto Rosamund Pike, Neil Patrick HarrisTyler PerryKim DickensPatrick Fugit e Carrie Coon.

La storia di L’amore bugiardo – Gone Girl analizza il matrimonio di una coppia, Nick (Ben Affleck,) ed Amy (Rosamund Pike), sposata da cinque anni ma in rotta di collisione in seguito al trasferimento da New York al Midwest. A rompere gli equilibri sarà la scomparsa di Amy nella notte del loro quinto anniversario, sparizione che indurrà le forze dell’ordine ad individuare nell’uomo il probabile assassino della donna.

Fonte: slashfilm.com

Gone Girl: foto del film di David Fincher

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Gone Girl: foto del film di David Fincher

Manca ancora molto all’arrivo nelle sale di L’amore bugiardo – Gone Girlatteso thriller diretto da David Fincher e basato sull’omonimo bestseller scritto da Gillian Flynn che raggiungerà i cinema americani il lontano 3 ottobre 2014.

Leggi anche: Ben Affleck nella prima foto di Gone Girl di David Fincher

A rendere meno dura l’attesa, però, ci ha pensato Entertainment Weekly che ha omaggiato il film diretto dal regista originario di Denver offrendogli la copertina del mensile di gennaio. Qui di seguito vi proponiamo l’immagine in questione, scatto di cui lo stesso David Fincher è autore.

Il film L’amore bugiardo – Gone Girl

Protagonista di L’amore bugiardo – Gone Girl sarà Ben Affleck, al suo fianco troveranno poi posto Rosamund Pike, Neil Patrick HarrisTyler PerryKim DickensPatrick Fugit e Carrie Coon.

La storia di L’amore bugiardo – Gone Girl analizza il matrimonio di una coppia, Nick (Ben Affleck,) ed Amy (Rosamund Pike), sposata da cinque anni ma in rotta di collisione in seguito al trasferimento da New York al Midwest. A rompere gli equilibri sarà la scomparsa di Amy nella notte del loro quinto anniversario, sparizione che indurrà le forze dell’ordine ad individuare nell’uomo il probabile assassino della donna.

Fonte: Entertainment Weekly

 

Gone Girl: due clip del film con Ben Affleck

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Gone Girl: due clip del film con Ben Affleck

Guarda due clip di Gone Girl, il nuovo film diretto da David Fincher, con Ben Affleck e Rosamund Pike.

SINOSSI
Tratto dall’imperdibile e avvincente bestseller omonimo, L’amore bugiardo – Gone Girl del regista David Fincher è un viaggio convulso attraverso la moderna cultura dei media e lungo le profonde, oscure linee di frattura di un matrimonio americano, con tutte le sue false promesse, gli inganni inevitabili e l’umorismo cupo.

Al centro della storia troviamo l‘ex scrittore newyorkese Nick Dunne e la moglie ed ex ragazza dei suoi desideri Amy, che cercano di sbarcare il lunario nel Midwest americano in piena recessione. La loro storia traccia la sinuosa silhouette della vita di una coppia contemporanea felicemente sposata. Ma il giorno del quinto anniversario di matrimonio, Amy scompare e quella silhouette si sgretola in un labirinto di crepe. Nick, avvolto in una nebbia di comportamenti ambigui, diventa il principale indiziato, mentre la ricerca di Amy segue il suo corso in una crescente frenesia mediatica, davanti agli occhi di un mondo assetato di rivelazioni.

Gone Girl: Ben Affleck sottoposto ad interrogatorio nella nuova foto

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Aprirà il Festiva di New York ed è uno dei film più attesi della prossima stagione. Parliamo ovviamente di Gone Girl, film diretto da David Fincher e basato sul romanzo L’amore Bugiardo di Gillian Flynn. Nel film Ben Affleck interpreta l’uomo protagonista del dramma della scomparsa della moglie (Rosamund Pike). Nella nuova foto dal film vedete il protagonista sottoposto ad un interrogatorio, in quanto primo indiziato per la sparizione della donna.

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Il film L’amore bugiardo – Gone Girl

Protagonista di L’amore bugiardo – Gone Girl sarà Ben Affleck, al suo fianco troveranno poi posto Rosamund Pike, Neil Patrick HarrisTyler PerryKim DickensPatrick Fugit e Carrie Coon.

La storia di L’amore bugiardo – Gone Girl analizza il matrimonio di una coppia, Nick (Ben Affleck,) ed Amy (Rosamund Pike), sposata da cinque anni ma in rotta di collisione in seguito al trasferimento da New York al Midwest. A rompere gli equilibri sarà la scomparsa di Amy nella notte del loro quinto anniversario, sparizione che indurrà le forze dell’ordine ad individuare nell’uomo il probabile assassino della donna.

Gone Girl: Ben Affleck e Rosamund Pike sposati su EW

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Gone Girl: Ben Affleck e Rosamund Pike sposati su EW

Ecco la nuova cover di Entertainment Weekly in cui vediamo Ben Affleck e Rosamund Pike in abito nuziale. Lo scatto fa ovviamente riferimento a Gone Girl, film in cui i due attori interpretano Nick e Amy, protagonisti di una misteriosa vicenda che vede la scomparsa della donna e l’uomo accusato dell’omicidio. A dirigere il film, che aprirà il Festival di New York, è David Fincher.

Protagonista della pellicola sarà Ben Affleck, al suo fianco troveranno poi posto Rosamund PikeNeil Patrick HarrisTyler PerryKim DickensPatrick Fugit e Carrie Coon.

La storia di Gone Girl analizza il matrimonio di una coppia, Nick (Ben Affleck) ed Amy (Rosamunda Pike), sposata da cinque anni ma in rotta di collisione in seguito al trasferimento da New York al Midwest. A rompere gli equilibri sarà la scomparsa di Amy nella notte del loro quinto anniversario, sparizione che indurrà le forze dell’ordine ad individuare nell’uomo il probabile assassino della donna.

Il film L’amore bugiardo – Gone Girl

Protagonista di L’amore bugiardo – Gone Girl sarà Ben Affleck, al suo fianco troveranno poi posto Rosamund Pike, Neil Patrick HarrisTyler PerryKim DickensPatrick Fugit e Carrie Coon.

La storia di L’amore bugiardo – Gone Girl analizza il matrimonio di una coppia, Nick (Ben Affleck,) ed Amy (Rosamund Pike), sposata da cinque anni ma in rotta di collisione in seguito al trasferimento da New York al Midwest. A rompere gli equilibri sarà la scomparsa di Amy nella notte del loro quinto anniversario, sparizione che indurrà le forze dell’ordine ad individuare nell’uomo il probabile assassino della donna.

Fonte: JJ

Gone Girl: 4 poster con indizi dal film di David Fincher con Ben Affleck

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Arrivano quattro nuovo poster dell’atteso nuovo film di David Fincher, Gone Girl, con protagonisti Ben Affleck e  Rosamund Pike[nggallery id=895]

Il film L’amore bugiardo – Gone Girl

Protagonista di L’amore bugiardo – Gone Girl sarà Ben Affleck, al suo fianco troveranno poi posto Rosamund Pike, Neil Patrick HarrisTyler PerryKim DickensPatrick Fugit e Carrie Coon.

La storia di L’amore bugiardo – Gone Girl analizza il matrimonio di una coppia, Nick (Ben Affleck,) ed Amy (Rosamund Pike), sposata da cinque anni ma in rotta di collisione in seguito al trasferimento da New York al Midwest. A rompere gli equilibri sarà la scomparsa di Amy nella notte del loro quinto anniversario, sparizione che indurrà le forze dell’ordine ad individuare nell’uomo il probabile assassino della donna.

Fonte: CS

Gone Girl l’Amore Bugiardo: Ben Affleck cerca la moglie nei nuovi poster

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Ecco due nuovi poster per L’amore bugiardo – Gone Girl, prossimo film di David Fincher che aprirà il Festival di New York e che vede protagonisti Ben Affleck e Rosamund Pike. Nella gallery trovate le immagini con protagonista Affleck alle prese con la misteriosa scomparsa della moglie:

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Protagonista di L’amore bugiardo – Gone Girl sarà Ben Affleck, al suo fianco troveranno poi posto Rosamund PikeNeil Patrick HarrisTyler PerryKim DickensPatrick Fugit e Carrie Coon.

La storia di L’amore bugiardo – Gone Girl analizza il matrimonio di una coppia, Nick (Ben Affleck) ed Amy (Rosamunda Pike), sposata da cinque anni ma in rotta di collisione in seguito al trasferimento da New York al Midwest. A rompere gli equilibri sarà la scomparsa di Amy nella notte del loro quinto anniversario, sparizione che indurrà le forze dell’ordine ad individuare nell’uomo il probabile assassino della donna.

Gone Girl full trailer del film di David Fincher con Ben Affleck

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Gone Girl full trailer del film di David Fincher con Ben Affleck

Ieri vi abbiamo mostrato i 4 poster che davano indizi sul caso di L’amore bugiardo – Gone Girl,  oggi invece vi regaliamo il full trailer del nuovo film di David Fincher, che analizza il matrimonio di una coppia, Nick (Ben Affleck) ed Amy (Rosamunda Pike), sposata da cinque anni ma in rotta di collisione in seguito al trasferimento da New York al Midwest. A rompere gli equilibri sarà la scomparsa di Amy nella notte del loro quinto anniversario, sparizione che indurrà le forze dell’ordine ad individuare nell’uomo il probabile assassino della donna.

L’amore bugiardo – Gone Girl sarà distribuito negli states dalla 20th century fox il 3 ottobre e dovrebbe uscire per la stessa data anche in Italia, nel frattempo potete godervi il trailer direttamente qua sotto.

http://youtu.be/iLPdwyJLWJE

Il film L’amore bugiardo – Gone Girl

Protagonista di L’amore bugiardo – Gone Girl sarà Ben Affleck, al suo fianco troveranno poi posto Rosamund Pike, Neil Patrick HarrisTyler PerryKim DickensPatrick Fugit e Carrie Coon.

La storia di L’amore bugiardo – Gone Girl analizza il matrimonio di una coppia, Nick (Ben Affleck,) ed Amy (Rosamund Pike), sposata da cinque anni ma in rotta di collisione in seguito al trasferimento da New York al Midwest. A rompere gli equilibri sarà la scomparsa di Amy nella notte del loro quinto anniversario, sparizione che indurrà le forze dell’ordine ad individuare nell’uomo il probabile assassino della donna.

Gone Girl ecco la colonna sonora completa di Trent Reznor

Gone Girl ecco la colonna sonora completa di Trent Reznor

Arriva finalmente online l’intera colonna sonora di Gone Girl composta e curata da Trent Reznor e Atticus Ross. Il tema principale pare ricordare Millenium – Uomini che Odiano le Donne piuttosto che il lavoro più sfacciato ed energico di The Social Network, infatti sono poco presenti i frangenti di pura industrial e le parti dedicate ai synth che lasciano spazio a melodie decisamente più canoniche ma non per questo di minor valore; ma diamo spazio ai suoni e non alle parole semplicemente cliccando play nel player sottostante.

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Protagonista della pellicola sarà Ben Affleck, al suo fianco troveranno poi posto Rosamund PikeNeil Patrick HarrisTyler PerryKim DickensPatrick Fugit e Carrie Coon.

La storia di Gone Girl analizza il matrimonio di una coppia, Nick (Ben Affleck) ed Amy (Rosamunda Pike), sposata da cinque anni ma in rotta di collisione in seguito al trasferimento da New York al Midwest. A rompere gli equilibri sarà la scomparsa di Amy nella notte del loro quinto anniversario, sparizione che indurrà le forze dell’ordine ad individuare nell’uomo il probabile assassino della donna.

Gone Girl di David Fincher aprirà il New York Film Festival

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Gone Girl di David Fincher aprirà il New York Film Festival

Il nuovo film del regista David Fincher, Gone Girl, è stato selezionato per aprire il New York Film Festival che si terrà dal 27 settembre al 13 ottobre di quest’anno.

Data l’importanza di questo Festival, che in quanto a prestigio se la gioca con il Toronto International Film Festival, Fincher avrà l’opportunità di presentare in anteprima Gone Girl, in un momento che, cinematograficamente parlando, coincide con il via alla “campagna Oscar”.

La storia di Gone Girl analizza il matrimonio di una coppia, Nick (Ben Affleck) ed Amy (Rosamunda Pike), sposata da cinque anni ma in rotta di collisione in seguito al trasferimento da New York al Midwest. A rompere gli equilibri sarà la scomparsa di Amy nella notte del loro quinto anniversario, sparizione che indurrà le forze dell’ordine ad individuare nell’uomo il probabile assassino della donna.

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Non è la prima volta che David Fincher debutta al NYFF con una sua pellicola,  nel 2010, infatti, presentò The Social Network alFestival, conquistando ottimi pareri tra  pubblico e critica e  successivamente, una sfilza di nominations agli Oscar.

Per scoprire l’impatto che Gone Girl avrà sulla kermesse cinematografica newyorkese non ci resta che attendere il 3 ottobre, data in cui il film di Fincher verrà presentato al pubblico.

Fonte: Collider.com

Gone Girl avrà un finale diverso da quello letterario

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Gone Girl avrà un finale diverso da quello letterario

La scrittrice Gillian Flynn, ha rivelato alcuni dettagli sull’adattamento del romanzo Gone Girl, che dovrebbe avere un finale totalmente discostato da quello letterario. L’autrice lo avrebbe riscritto completamente su richiesta di David Fincher. In accordo con Gillian Flynn il lavoro ha avuto bisogno del tempo necessario alla ricostruzione:

C’era qualcosa di emozionante nel prendere questo lavoro, per il quale ho speso faticosamente due anni per metterlo insieme, con tutti i suoi otto milioni di pezzi LEGO, prendere un martello, assembrarlo e rimontarlo in un film.

Il film L’amore bugiardo – Gone Girl

Protagonista di L’amore bugiardo – Gone Girl sarà Ben Affleck, al suo fianco troveranno poi posto Rosamund Pike, Neil Patrick HarrisTyler PerryKim DickensPatrick Fugit e Carrie Coon.

La storia di L’amore bugiardo – Gone Girl analizza il matrimonio di una coppia, Nick (Ben Affleck,) ed Amy (Rosamund Pike), sposata da cinque anni ma in rotta di collisione in seguito al trasferimento da New York al Midwest. A rompere gli equilibri sarà la scomparsa di Amy nella notte del loro quinto anniversario, sparizione che indurrà le forze dell’ordine ad individuare nell’uomo il probabile assassino della donna.

Fonte: Empireonline.com

Gone Baby Gone, la spiegazione del finale del film

Gone Baby Gone, la spiegazione del finale del film

Gone Baby Gone, esordio alla regia di Ben Affleck, è uno di quei film che non cercano il consenso, ma lo mettono in crisi. Ambientato in una Boston ruvida e profondamente segnata da contraddizioni sociali, il film adatta il romanzo di Dennis Lehane trasformandolo in una riflessione dolorosa su giustizia, legge e responsabilità morale. A distanza di anni, il suo finale resta uno dei più discussi del cinema crime contemporaneo.

Al centro della storia c’è Patrick Kenzie, interpretato da Casey Affleck, investigatore privato chiamato a occuparsi della scomparsa della piccola Amanda. Quello che inizialmente sembra un classico caso di rapimento si trasforma gradualmente in qualcosa di molto più disturbante: un’indagine che costringe il protagonista, e lo spettatore, a interrogarsi non su chi abbia ragione, ma su cosa sia davvero giusto.

Il finale di Gone Baby Gone: cosa accade davvero

Gone Baby Gone

Nel finale del film, Patrick scopre la verità: Amanda non è stata uccisa né venduta, ma sottratta alla madre biologica Helene (Amy Ryan) da un gruppo di poliziotti guidati dal capitano Jack Doyle (Morgan Freeman). Il loro obiettivo non è il profitto, ma quello che considerano un “bene superiore”: strappare la bambina a una madre negligente e offrirle una casa stabile e affettuosa.

La rivelazione culmina in una delle scene più emblematiche del film: Amanda corre felice incontro a Doyle, dimostrando che, almeno nel presente, quella scelta ha funzionato. È qui che Gone Baby Gone mette lo spettatore con le spalle al muro. Patrick si trova davanti a un bivio morale: chiudere un occhio su un rapimento compiuto da uomini dello Stato o denunciare tutto, restituendo Amanda alla madre naturale, pur sapendo che ciò potrebbe condannarla a un futuro difficile.

Patrick sceglie la legge. Non perché ignori le conseguenze emotive, ma perché rifiuta l’idea che qualcuno possa arrogarsi il diritto di decidere il destino di un altro essere umano, soprattutto un bambino, al di fuori di qualsiasi processo legale.

Giusto o legale? Il cuore morale del film

Il dialogo tra Patrick e Doyle nel finale racchiude il vero nucleo tematico di Gone Baby Gone: è accettabile compiere un’azione illegale se il risultato appare moralmente migliore? Doyle sostiene di aver agito “per il bene della bambina”, convinto che la giustizia istituzionale avrebbe fallito. Patrick ribatte che nessuno può sapere con certezza quale sia il futuro migliore e che la verità, prima o poi, avrebbe distrutto Amanda dall’interno.

La forza del film sta nel non offrire una risposta rassicurante. Patrick non viene celebrato come un eroe, né Doyle come un mostro. Entrambi sono convinti di fare la cosa giusta, ed entrambi pagano un prezzo altissimo per le proprie convinzioni.

Un film sui “poliziotti deviati” che non assolve nessuno

Un aspetto spesso sottovalutato del finale è che Gone Baby Gone non è solo un dramma morale, ma anche un film sul potere e sulla sua deriva. I poliziotti coinvolti nel rapimento non agiscono per corruzione o sadismo, ma per una forma di paternalismo estremo: credono di sapere cosa sia meglio per gli altri. È una declinazione insidiosa della figura del “rogue cop”, lontana dall’azione spettacolare e molto più inquietante.

Patrick, paradossalmente, è l’unico a difendere la legge pur essendo un investigatore privato, quindi una figura che potrebbe muoversi più liberamente nelle zone grigie. Il film suggerisce che proprio chi vive ai margini del sistema ne comprende meglio i limiti, ma anche la necessità.

L’ultima scena: il dubbio che resta

L’epilogo del film è forse ancora più devastante della rivelazione. Patrick osserva Helene lasciare di nuovo Amanda sola per uscire, confermando tutte le paure di Doyle. Non c’è musica enfatica, non c’è consolazione. Solo silenzio e sguardi. È il momento in cui anche Patrick sembra chiedersi se la sua scelta sia stata davvero quella giusta.

Ed è qui che Gone Baby Gone colpisce più a fondo: non smentisce mai Patrick, ma non lo assolve nemmeno. Il film termina lasciando allo spettatore il peso di una domanda irrisolta, dimostrando che la giustizia, quando è davvero tale, raramente coincide con la felicità.

Il senso ultimo del finale di Gone Baby Gone

La spiegazione del finale di Gone Baby Gone passa attraverso una verità scomoda: non esistono soluzioni pulite quando si parla di esseri umani. Ben Affleck costruisce un racconto in cui la morale non è un punto d’arrivo, ma un terreno instabile su cui ogni personaggio cammina rischiando di cadere.

Il film non chiede allo spettatore di scegliere da che parte stare, ma di accettare la complessità. La legge può essere ingiusta. La giustizia può essere crudele. E fare la cosa “giusta” può significare convivere per sempre con il dubbio di aver fatto la cosa sbagliata.

È questo, forse, il motivo per cui Gone Baby Gone continua a far discutere: perché il suo finale non chiude una storia, ma apre una ferita morale che non smette di sanguinare.

Gondry adatta Dick per il cinema

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Gondry adatta Dick per il cinema

 

Michel Gondry, di recente al cinema con The Green Hornet, adatterà il romanzo Ubik, uno dei grandi classici della fantascienza di Philip K. Dick. per il grande schermo. E’ stato lo stesso regista a darne notizia in occasione dell’inaugurazione di una sua mostra al Centro Pompidou di Parigi.

Gomorroide – il Film: il trailer del film de I Ditelo Voi

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Arriva al cinema il prossimo 9 marzo Gomorroide – il Film, pellicola realizzata da I Ditelo Voi, trio comico partenopeo fiore all’occhiello del programma Made in Sud

Di seguito il trailer:

I Ditelo voi sono un trio comico napoletano formatosi nel 1995, composto da Francesco De Fraia detto ”Capucchione”, Mimmo Manfredi e Raffaele Ferrante detto “Lello”.

La trama di Gomorroide

La camorra è in ginocchio. Il merito di questo inaspettato declino è del più grande fenomeno mediatico degli ultimi anni: Gomorroide, un telefilm comico che prende in giro la spietata organizzazione criminale. Grazie alla frizzante irriverenza della serie, la gente ha meno paura della malavita e si ribella ai piccoli soprusi che prima subiva. Il successo travolgente del telefilm, trasforma i tre attori, interpreti dei feroci e strampalati camorristi, in vere e proprie star. Quando all’emittente televisiva viene recapitata una busta con tre proiettili indirizzata agli attori, nessuno prende veramente sul serio quell’intimidazione. Almeno finché un divertente susseguirsi di eventi ed equivoci, costringerà il trio, loro malgrado, ad entrare in un programma di protezione che li sballotterà su e giù per l’Italia. Ma la camorra, accusata ingiustamente, non resterà con le mani in mano…