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GOMORRA – LA SERIE. LE ORIGINI, Marco D’Amore alla regia

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GOMORRA – LA SERIE. LE ORIGINI, Marco D’Amore alla regia

Marco D’Amore alla regia del prequel di “Gomorra”, l’epica saga crime Sky Original tratta dall’omonimo bestseller di Roberto Saviano. La nuova serie GOMORRA – LA SERIE. LE ORIGINI (working title) sarà nuovamente prodotta da Sky Studios e Cattleya – parte di ITV Studios – e distribuita da Beta Film, e racconterà in sei episodi l’ascesa criminale di Pietro Savastano, da quando era solo un ragazzo di strada. Alcuni episodi della serie saranno diretti da Francesco Ghiaccio (DolcissimeUn posto sicuro). Le riprese partiranno a inizio 2025 a Napoli e dintorni.

Alla scrittura del progetto Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli (L’immortale, ZeroZeroZero, Django), già storici autori della sceneggiatura di Gomorra – La Serie, assieme a Marco D’Amore – che è anche supervisore artistico – e allo stesso Saviano.

GOMORRA – LA SERIE. LE ORIGINI Photo credit. Marco Ghidelli – Courtesy of Sky

Già indimenticabile protagonista della saga che ha varcato ogni confine, conquistando pubblico e critica in oltre 190 territori nel mondo, e regista di diversi episodi delle ultime stagioni di “Gomorra – La Serie” (nonché del film “L’immortale”, ponte fra la quarta e la quinta stagione), Marco D’Amore ha dichiarato: «Dieci anni fa è cominciata una storia che, a partire da Napoli e dalle sue periferie, ha raccontato di vita e di morte, dei complessi ingranaggi di una efferata associazione criminale, dei suoi agganci col potere e di una guerra che ha insanguinato la terra, mettendo padri contro figli, fratelli contro fratelli. La portata di questo racconto in breve è divenuta mondiale, ha parlato lingue diverse, ha scosso coscienze a distanti latitudini del globo, sancendo un incredibile successo di pubblico e di critica.

Gomorra – La Serie” è frutto del talento e della professionalità di tutte le donne e gli uomini che vi hanno lavorato, del coraggio e della lungimiranza di Sky e Cattleya e della capacità avuta di far corrispondere all’indagine della realtà lo spettacolo che solo il Cinema sa dare. Quella storia, però, ha raggiunto il suo compimento, ha terminato la sua strada. Oggi finalmente posso annunciare che sarò alla guida di un nuovo progetto che si occuperà di raccontare le origini di quella storia. Dove e quando tutto è cominciato. Attraverso le vicende di personaggi per cui l’esistenza sembra segnata sin dagli albori da un destino ineluttabile, come in una tragedia greca. Nel mondo che indagheremo sarà diverso il contesto storico e sociale, il modo di vivere, le abitudini e certamente anche i sogni e le ambizioni. Tutto sembrerà apparentemente distante dal presente, ma per dirla con Tucidide “per capire il presente bisogna conoscere il passato ed orientare il futuro”.

L’eccitazione che sento per questa nuova avventura non sta solo nella consapevolezza dell’importanza del progetto e nella responsabilità che sento, ma anche nella gioia che mi dà avere al mio fianco una troupe incredibile e un regista e autore che stimo molto come Francesco Ghiaccio, che si occuperà della regia di alcune puntate della serie. Inoltre, sento di avere la possibilità di restituire quello che di grande mi è stato dato più di dieci anni fa, ovvero offrire una chance a tanti giovani talenti di mostrare le proprie capacità e confrontarsi con l’intelligenza e l’intransigenza di chi non può e non deve fare sconti a nessuno: il pubblico».

Marco D’Amore alla regia di Gomorra – la serie. Le origini

Nils Hartmann, Executive Vice President Sky Studios per l’Italia, ha commentato: «Sono molto felice che un talento che stimo come attore e come regista torni a far parte della famiglia di “Gomorra – La serie”, dopo esserne stato un protagonista. Abbiamo condiviso con Marco quest’avventura dall’inizio e sono certo che il suo sguardo potrà dare linfa preziosa ad un nuovo ed inedito capitolo della saga. Raccontare l’adolescenza di Pietro Savastano nel prequel sarà una sfida elettrizzante e molto ambiziosa. Tutto questo non può che rendermi orgoglioso e non vedo l’ora di veder battere il primo ciak».

Riccardo Tozzi, fondatore di Cattleya, ha dichiarato: «”Gomorra – La serie” ha ormai assunto un profilo mitologico e avevamo molti dubbi a toccare di nuovo questa materia così inimitabile. Ma l’idea che si è formata nel gruppo creativo all’origine della serie, insieme a un suo protagonista, Marco, ci è sembrata così semplice e forte da convincerci a ripartire. In una Napoli d’altri tempi il ragazzo Pietro non sa che diventerà Savastano, come non lo sa Imma, come non lo immagina il gruppo di giovani inconsapevoli e pieni di vita che accompagnano l’inizio della sua avventura criminale.».

Gomorra – La Serie: la terza stagione al cinema debutta con ottimi incassi

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Chiude con grande successo l’evento cinematografico di Gomorra – La Serie al cinema, che ha portato martedì e mercoledì in sala i primi episodi della terza stagione della serie originale Sky prodotta da Cattleya: dopo il debutto record del primo giorno, ieri, secondo i dati Cinetel, Gomorra si piazza ancora in vetta al box office italiano con 229.992 euro, 26.284 spettatori e una media copia di 762 euro, chiudendo con un box office totale di oltre 500.000 euro.

Un risultato straordinario per un’operazione inedita ed estremamente innovativa promossa da Sky e Vision Distribution: è la prima volta che una serie debutta in anteprima al cinema a pochissimi giorni dalla messa in onda sulla pay-TV, dimostrando che un titolo come “Gomorra – La serie” ha la forza per attrarre gli appassionati a vivere l’esperienza sul grande schermo.

Da venerdì 17 novembre la serie sarà in prima tv esclusiva su Sky Atlantic HDogni venerdì alle 21.15, disponibile anche su Sky On Demand

“Gomorra – La serie”, una produzione Sky Atlantic, Cattleya e Fandango in collaborazione con Beta Film, nata da un’idea di Roberto Saviano e tratta dal suo omonimo bestseller, è diretta da Claudio Cupellini e Francesca Comencini, e scritta da Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli, Ludovica Rampoldi. Nel cast Marco D’Amore (Ciro di Marzio), Salvatore Esposito (Genny Savastano), Cristiana Dell’Anna (Patrizia), Cristina Donadio (Scianel), Arturo Muselli (Enzo), Loris De Luna (Valerio), Fabio De Caro (Malamò), Ivana Lotito (Azzurra) e Gianfranco Gallo (Giuseppe Avitabile).

GOMORRA – LA SERIE: 10 ANNI DOPO, domenica 2 giugno lo speciale con i protagonisti

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Era il 6 maggio del 2014, quando esordiva su Sky la prima stagione di un titolo che in pochi anni avrebbe scritto alcune delle pagine più entusiasmanti della storia della TV italiana, per poi conquistare tutto il mondo: “Gomorra – La serie”, prodotta da Cattleya – parte di ITV Studios – da un’idea di Roberto Saviano. In occasione dei 10 anni dal debutto, i protagonisti della serie dei record si ritrovano per lo speciale GOMORRA – LA SERIE: 10 ANNI DOPO. Marco D’Amore (Ciro Di Marzio), Salvatore Esposito (Genny Savastano), Fortunato Cerlino (Don Pietro), Maria Pia Calzone (Donna Imma), Ivana Lotito (Azzurra) e Cristina Donadio (Scianel), con la partecipazione di Arturo Muselli (Sangue Blu) e Fabio De Caro (Malammore), di nuovo insieme per ricordare e celebrare l’avventura vissuta sul set, ripercorrendo quel viaggio che ha cambiato le regole della serialità italiana, e le loro vite.

Lo speciale debutterà domenica 2 giugno su Sky (dalle 21.15 su Sky Atlantic) e in streaming su NOW, e sarà disponibile anche on demand.

58 episodi e un film di grande successo (“L’immortale”, ponte fra la quarta e la quinta stagione della serie, per la regia di Marco D’Amore e scritto da Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli, Marco D’amore, Francesco Ghiaccio, Giulia Forgione), per un’epopea nera che ha fatto il giro del mondo a partire dalle strade delle periferie di Napoli, crocevia di sanguinose lotte per il potere, soldi, amore e morte. Un racconto a tinte foschissime pieno di personaggi indimenticabili e colpi di scena da gelare il sangue, che ha fatto di quelle periferie il simbolo di tutte le periferie del mondo.

Amatissima in Italia e la più popolare delle serie italiane anche all’estero (dati Parrot Analytics): per due volte Gomorra è stata inserita dal New York Times sul podio della prestigiosa classifica delle migliori serie dell’anno, nel 2017 per l’autorevole quotidiano americano è tra le prime 5 migliori produzioni internazionali (non americane) del decennio. E ora Gomorra si appresta a tornare: Sky Studios e Cattleya, come già annunciato, sono infatti al lavoro su un prequel che racconterà l’ascesa criminale del boss Pietro Savastano, da quando era solo un ragazzo di strada fino a diventare il più importante e spietato boss di Napoli. Alla sceneggiatura Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli.

Dal suo debutto su Sky nel 2014, “Gomorra – La serie” ha conquistato più di 190 territori nel mondo, ottenendo numerosi riconoscimenti di pubblico e critica. Un racconto ancora oggi, 10 anni dopo, in grado di competere ad altissimo livello con le più acclamate serie internazionali, grazie all’indiscussa qualità produttiva e di scrittura e a un cast di talenti straordinari.

Scritta da Leonardo Fasoli, Stefano Bises e Maddalena Ravagli con Ludovica Rampoldi, Giovanni Bianconi, Filippo Gravino, Enrico Audenino, Monica Zapelli, Valerio Cilio, Gianluca Leoncini e naturalmente Roberto Saviano, dal cui omonimo bestseller edito da Arnoldo Mondadori Editore la serie è tratta, “Gomorra” ha visto avvicendarsi diversi registi dietro alla macchina da presa nel corso delle varie stagioni: varata da Stefano Sollima, proseguita con Francesca Comencini, Claudio Cupellini, Claudio Giovannesi, Marco D’Amore, Enrico Rosati e Ciro Visco. Nei panni di personaggi divenuti iconici, un cast ormai celebre: Marco D’Amore, Salvatore Esposito, Fortunato Cerlino, Maria Pia Calzone, Marco Palvetti, Cristina Donadio, Cristiana Dell’Anna, Arturo Muselli, Ivana Lotito e Loris De Luna.

Gomorra – Stagione Finale: intervista a Ivana Lotito e Salvatore Esposito

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Ecco la nostra intervista a Ivana Lotito e Salvatore Esposito, in occasione della presentazione di Gomorra – Stagione Finale, il quinto e ultimo ciclo di puntate che racconta la storia della famiglia Savastano. Le serie sarà disponibile con due episodi a settimana su Sky a partire dal 19 novembre.

Gomorra – Stagione Finale: chi tornerà e chi potrebbe tornare

L’ atteso debutto di GOMORRA 5 – STAGIONE FINALE di Gomorra, che come annunciato dal trailer ufficiale appena rilasciato arriverà su Sky e in streaming su NOW a partire dal 19 novembre.

I primi due episodi della stagione finale verranno proiettati in anteprima, fuori concorso, il 13 ottobre, al CanneSeries, come evento di chiusura del festival delle serie TV di Cannes.

Nata da un’idea di Roberto Saviano e tratta dal suo omonimo romanzo, la più famosa e apprezzata tra le serie italiane nel mondo – nella classifica del New York Times al quinto posto fra le produzioni non americane più importanti del decennio 2010/2020 – è stata venduta in più di 190 territori, ricevendo ovunque un’accoglienza entusiastica da parte di pubblico e critica, ottenendo numerosissimi premi e contribuendo in maniera decisiva a ridefinire gli standard della serialità italiana.

Girati fra Napoli, Riga e Roma, i dieci nuovi episodi di Gomorra 5 – Stagione finale sono scritti dagli head writer Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli, che firmano anche il soggetto di serie con Roberto Saviano. Completano il team di scrittura Valerio Cilio e Gianluca Leoncini. I primi 5 episodi e il nono sono diretti da Marco D’Amore, già regista di due episodi di Gomorra 4 e del film L’Immortale, grande successo targato Cattleya e Vision Distribution che fa da ponte narrativo fra la quarta e la quinta stagione, mentre gli episodi 6, 7, 8 e 10 sono diretti da Claudio Cupellini, al timone fin dagli esordi della serie. Entrambi sono anche supervisori artistici.

Le potenti immagini del trailer mostrano di nuovo sul set Salvatore Esposito nei panni di Genny Savastano, costretto alla latitanza, in un bunker, alla fine della quarta stagione, e il grande ritorno di Marco D’Amore, nuovamente protagonista nel ruolo di Ciro Di Marzio, creduto morto alla fine della terza stagione e – come svelato dal film L’’mmortale – clamorosamente tornato in scena in Lettonia.

Con loro ritornano anche Ivana Lotito nei panni di Azzurra, che abbandonata da Genny farà di tutto per tenere il piccolo Pietro al sicuro, lontano da suo padre e da tutto ciò che rappresenta, e Arturo Muselli che torna a interpretare Enzo Sangue Blu, l’ex re di Forcella divorato dai sensi di colpa per aver visto troppi compagni morire per colpa sua.

Oltre agli ormai storici protagonisti della serie Sky, prossimi a uno showdown che appare sempre più inevitabile, le immagini del trailer mostrano però per la primissima volta anche diversi nuovi ingressi nel cast: Domenico “Mimmo” Borrelli (5 è il numero perfetto, L’equilibrio) è Don Angelo detto ‘O Maestrale, il feroce boss di Ponticelli che si rivelerà fondamentale per la guerra di Genny contro i Levante e per permettergli di riprendersi Secondigliano. Tania Garribba (Il Primo Re, Tutto il mio folle amore) interpreta invece Donna Luciana, la moglie di ‘O Maestrale, donna dal carattere feroce al pari del marito e un’intelligenza astuta e raffinata. Nei panni di ‘O Munaciello, uno dei capipiazza di Secondigliano, entra nel cast anche Carmine Paternoster (Gomorra, L’intervallo). E ancora Antonio Ferrante (Preferisco il rumore del mare, Tutti i soldi del mondo) e Nunzia Schiano (Dogman, Reality, Benvenuti al Sud), a interpretare rispettivamente Vincenzo Garignano detto ‘O Galantommo, anziano boss di un piccolo paese alle pendici del Vesuvio, e Nunzia, donna fiera e infaticabile, da quasi cinquant’anni sua devota moglie.

Gomorra – Stagione Finale, l’addio dei protagonisti al fenomeno mondiale

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È stato un incontro emozionato ed emozionante quello che ha presentato alla stampa di settore Gomorra – Stagione Finale. Presenti produttori, protagonisti, sceneggiatori, ma le vere star dell’incontro sono state Marco D’Amore e Salvatore Esposito, Ciro e Genny, i due protagonisti che dall’inizio di questa saga shakespeariana disgraziata hanno tenuto in gioco, più o meno consapevolmente le sorti di Scampia e della malavita organizzata in Campania (senza fermarsi troppo ai confini geografici). 

La cornice che ha ospitato l’incontro, il Teatro Brancaccio di Roma, ha offerto a Marco D’Amore un gancio molto efficace per il suo intervento d’apertura: “Siamo in un teatro, e mi è venuto in mente Goethe che, parlando proprio del teatro, dice che vorrebbe che fosse pericoloso come lo è il filo di un funambolo affinché nessuno vi si arrischiasse. Allo stesso modo, per me, la pericolosità del racconto di Gomorra – La Serie è stata costante, ma per fortuna non ero solo a camminare sul quel filo. Devo dire che, nel tempo, chi non ha sentito la responsabilità di quel racconto è caduto. Questa è una serie che non ha nulla a che vedere con la semplicità e la facilità. È stato difficile tutto, girare, stare nelle location, convivere con questo materiale che ci siamo portati dentro e che ci ha cambiato la vita. Soltanto a bilancio di una carriera potrò dire cosa è stato per me professionalmente Gomorra – La Serie, ma come uomo posso dire di esserne uscito migliorato, mi ha reso più comprensivo nel confronti di chi ha fatto scelte differenti dalla mia.”

Salvatore Esposito, che interpreta Genny Savastano, l’altra faccia di Gomorra – La Serie, l’altro grande perno intorno al quale ruota tutta la storia, dal 2014 a oggi, ha esordito con una battuta, facendo eco ai famosi video di The Jackal che raccontano in maniera comica “gli effetti di Gomorra sulla gente”. “Alla fine di questa avventura, bisogna valutare gli effetti di Gomorra su di noi. Come il mio incontro con Maradona, in cui è stato lui a dire a me che era un onore incontrarmi, che era fan della serie. Una cosa assurda.” Commenta ridendo, per poi continuare “È stato un viaggio incredibile, sono cresciuto come uomo e come artista, ho incontrato dei grandi professionisti, e tutto quello che ho ricevuto è stato frutto del lavoro non solo nostro ma di tutti quelli che hanno collaborato con noi. Tutti quelli che hanno fatto sì che Gomorra fosse quello che è oggi. Ho definito la fine di questa serie come la fine di una relazione d’amore, all’inizio sei euforico ma arriva il momento in cui guardi indietro, c’è tristezza e malinconia, ma c’è la consapevolezza di aver dato più del tuo massimo.”

Dalla seconda stagione, Ivana Lotito è al fianco di Esposito, nei panni di Azzurra, donna che vive un profondo conflitto tra il suo desiderio di liberarsi della condizione di essere “moglie di” e l’amore che, nonostante tutto, prova per questo ragazzo con cui condivide tante cose. Per Lotito: “Gomorra è un’esperienza totalizzante, da tutti i punti di vista, il piano professionale si intreccia con quello personale. Tutti abbiamo speso ogni risorsa che avevamo. Io conoscevo già il successo della serie ed ero terrorizzata di non essere all’altezza, ma mi sentivo privilegiata a far parte di questo progetto. Ho cercato di apprendere il più possibile e il più in fretta possibile e poi mi sono affidata a dei professionisti. Loro mi hanno dato degli strumenti che mi hanno accompagnata in tutto il mio percorso. Ho avuto colleghi e registi che si sono spesi con grande cura e amore. Hanno trovato nel tempo parole e modalità comunicative che mi hanno fatto imparare molto, mi hanno fatta diventare adulta. Insieme a loro abbiamo dato vita ad un personaggio per il quale si rinuncia all’idea che la fragilità sia una debolezza. Non c’è mai il rischio di superficialità e io non mi sono mai sentita sola, anche quando mi si chiedeva di ricercare il dolore più profondo dentro di me. Azzurra vive una specie di asfissia, ora, da una parte causata dalla guerra in corso, dall’altra dalla sua esperienza personale. Lei odia il nome che ha acquisito ma non riesce ad affrancarsi dall’amore che vibra per quella persona che hai scelto e che ti assomiglia, come si somigliano Genny e Azzurra.”

A coronare il piccolo gruppo di attori che traghetteranno lo spettatore dalla quarta alla quinta e ultima stagione di Gomorra – La Serie c’era anche Arturo Muselli, interprete di Enzo Sangueblù e a bordo del progetto dalla terza stagione. “Alla conferenza stampa di presentazione della mia prima stagione ero così agitato di dire troppo sulla trama che ho cominciato a parlare del trono di spade. Ora credo di essere diventato molto più bravo a gestire i segreti. Il mio è un personaggio che ha bisogno di credere in qualcosa, ha dei valori e un credo, vuole riportare quei valori nel mondo in cui vive e andrà avanti per ottenere quello che vuole. In lui c’è una contrapposizione tra passato e futuro, lui viene dal passato, ma è destinato alla violenza che spinge dal futuro. Lo ritroviamo anestetizzato, mentre mette in dubbio il suo ritorno all’azione, o la possibilità di lasciarsi morire. Ma è un personaggio che vive nell’azione.”

Ospite d’onore della conferenza stampa, Roberto Saviano, ideatore della serie e mente dalla quale è partito come ben sappiamo tutto il fenomeno di Gomorra, con l’omonimo libro del 2006, che ha inquadrato l’esperienza di Gomorra – La Serie nella sua interezza.

“È difficilissimo trovare le parole per sintetizzare come è iniziato tutto. La necessità era quella di raccontare una storia dandosi spazio, non esaurire il racconto in poco tempo. Avere la possibilità, nel tempo, di poter raccontare il più complesso dei poteri, spesso schiacciato da una sintesi superficiale. La serialità per questo progetto nasce dall’esigenza di darsi questo spazio e raccontare il potere. Gomorra è il racconto della famiglia, del potere, ciò che ha reso la serie così di successo è il fatto che Scampia diventa la periferia di tutte le metropoli, che tutte le periferie del mondo si riconoscono in questo racconto, e questo vuol dire che nonostante siamo in un posto specifico, raccontiamo una dinamica universale. Le immagini, le persone, le vicende diventano internazionali. Solo la serialità poteva permettere una cosa del genere, con la scelta del dialetto, per dare autenticità, permetterle di esistere. Il coraggio iniziale di riconoscere nella possibilità di costruzione di questo mondo, una sua vocazione universale. Nel nostro racconto però non c’è l’eroe positivo in cui rifugiarsi, si racconta il punto di vista del potere.

Non avere l’eroe positivo è determinante per il suo successo. I protagonisti di cui parliamo sono già sconfitti, ma la loro potenza è il loro sapere e conoscere il mondo in cui agiscono. Gli attori si sono dovuti trasformare in qualcuno che non pensa mai di farcela, in nessun momento, aspetta solo di morire, quando, come, per mano di chi non lo sa. È un mondo che ha già perso.”

Il team di registi di questa quinta e ultima stagione della serie si assottiglia, sono solo Marco D’Amore e Claudio Cupellini a sedersi dietro al macchina da presa, ed entrambi, in diverse vesti, sono nel progetto dall’inizio. Per Cupellini “non è quantificabile quanto mi ha dato Gomorra, e nemmeno lo è quello che ho vissuto come esperienza nello stare a Napoli per 5 stagioni, in cui sono entrato in punta di piedi. Era un mondo che non conoscevo, né la realtà in cui andavo ad inserirmi né il mondo della serialità. Mi sono trovato a dover maneggiare un lavoro impostato in maniera eccellente da Sollima e dagli sceneggiatori. La materia era bollente, difficile e complicata, ma anche dolorosa. Arrivando da fuori cominciavo a toccare con mano un mondo che non corrispondeva a quello che sapevo, che era diverso. I sentimenti che ho provato durante questo percorso sono stati duri, ho avuto la fortuna di potermene affrancare nel momento in cui tornavo a casa, però è stato uno dei colpi di fortuna della mia carriera.”

Gomorra – Stagione Finale, l’atto conclusivo del cult Sky Original prodotto da Cattleya in collaborazione con Beta Film, è in prima TV mondiale il 19 novembre in Italia su Sky e in streaming su NOW.

Gomorra 5: chi tornerà, chi potrebbe tornare

Gomorra – Le Origini: il teaser trailer, a gennaio su Sky

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Gomorra – Le Origini: il teaser trailer, a gennaio su Sky

Napoli, 1977. La storia di come tutto è iniziato: di come un giovanissimo Pietro Savastano entrerà nel mondo della criminalità, sullo sfondo di una Napoli in piena trasformazione, povera, segnata dal contrabbando di sigarette e all’alba dell’arrivo dell’eroina. Questo e molto altro nelle prime immagini appena rilasciate col teaser ufficiale di Gomorra – Le Origini, attesissimo prequel in sei episodi prodotto da Sky Studios e da Cattleya, parte di ITV Studios, dell’epica saga crime Sky Original tratta dall’omonimo bestseller di Roberto Saviano. La serie arriverà in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW a gennaio.

La trama di Gomorra – Le Origini

La storia inizia nel 1977 con un giovanissimo Pietro, figlio di nessuno, che cresce come fratello adottivo in una famiglia della parte più povera di Secondigliano. Ragazzo di strada, si arrabatta come può sognando un benessere che gli è ancora precluso. Si attraversa la perdita dell’innocenza di Pietro insieme ai suoi fratelli ed amici di sempre, le loro ambizioni e il suo primo grande amore, che, come per ogni adolescente, sarà folle e appassionato. L’incontro con Angelo, detto ‘A Sirena, il reggente di Secondigliano, segna poi il suo ingresso nel mondo della criminalità. Tra violenza, alleanze e tradimenti, Pietro scopre però a sue spese il prezzo che quella vita comporta.

La nuova serie, origin story sull’educazione criminale del futuro boss, fornendo una nuova prospettiva sulle radici del potere di Pietro, cattura un’epoca che ha definito il volto della criminalità moderna.

I primi quattro episodi della serie sono diretti da Marco D’Amore, anche supervisore artistico e co-sceneggiatore del progetto nonché già indimenticabile protagonista di Gomorra – La Serie, mentre gli ultimi due sono diretti da Francesco Ghiaccio (DolcissimeUn posto sicuro). Creata da Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli e Roberto Saviano, è distribuita internazionalmente da Beta Film.

Luca Lubrano interpreta il giovane Pietro, qui ambizioso e inquieto ragazzo di strada di Secondigliano che insieme al suo inseparabile gruppo di amici sogna una vita migliore, per loro e per le loro famiglie.

GOMORRA – LA SERIE. LE ORIGINI Photo credit. Marco Ghidelli

Con lui nel cast: Francesco Pellegrino nei panni di Angelo ‘A Sirena, carismatico malavitoso che lavora per il clan dei Villa gestendo una bisca, ruolo che gli sta molto stretto; Flavio Furno interpreta ‘O Paisano, malavitoso detenuto in carcere, dove inizia a raccogliere «fedeli» che lo seguano nel suo progetto: una camorra nuova, che sia senza schiavi e senza capi; Tullia Venezia è una giovanissima Imma, che frequenta il liceo, suona al conservatorio e sogna di andare a studiare in America; Antonio BuonoCiro Burzo e Luigi Cardone sono rispettivamente Mimì, Tresette e ‘A Macchietta, amici di Angelo ‘A Sirena; Antonio Del DucaMattia Francesco CozzolinoJunior Rancel Rodriguez Arcia e il piccolo Antonio Incalza interpretano gli amici del gruppo di Pietro, rispettivamente Lello, Manuele, Toni e Fucariello; Renato Russo nei panni di Michele Villa, detto ‘O Sant, erede al trono di una delle famiglie dell’aristocrazia criminale di Napoli, i Villa. Il padre, Don Antonio, è il boss di Forcella. A interpretarlo è Ciro Capano. E ancora Biagio Forestieri nei panni di Corrado Arena, re del contrabbando di sigarette a Napoli; Fabiola Balestriere che interpreta Annalisa Magliocca, la futura Scianel, qui giovane madre vittima della gelosia violenta del marito; e Veronica D’Elia nei panni di Anna, sorella di ‘O Paisano.

Come la storica serie madre che ha conquistato pubblico e critica in oltre 190 territori nel mondo, GOMORRA – LE ORIGINI è tratta dal romanzo “Gomorra” di Roberto Saviano, edito da Arnoldo Mondadori Editore. Il soggetto di serie e i soggetti di puntata sono scritti da Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli e Roberto Saviano, mentre le sceneggiature sono firmate dagli stessi Fasoli e Ravagli con Marco D’amore.

Gomorra – Le Origini: da domani su Sky e NOW i primi episodi del prequel della saga crime

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Prima della storia che ha conquistato milioni di spettatori nel mondo, c’è quella che nessuno aveva ancora visto. Da venerdì 9 gennaio arrivano in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW i primi due episodi di Gomorra – Le Origini, attesissimo prequel in sei episodi della storica saga crime Sky Original, prodotto da Sky Studios e Cattleya (ITV Studios) e tratto dall’omonimo bestseller di Roberto Saviano.

La serie racconta la perdita dell’innocenza del giovane Pietro Savastano, molto prima che diventasse il boss destinato a segnare la storia criminale di Napoli. È il racconto di come tutto ha avuto inizio: l’ingresso nel mondo della camorra, i sogni di riscatto condivisi con gli amici di strada, un primo amore viscerale e assoluto, quello per Imma. Sullo sfondo, una Napoli in trasformazione, povera e segnata dal contrabbando di sigarette, alle soglie dell’arrivo dell’eroina, in un’epoca che ha definito il volto della criminalità moderna.

Un nuovo sguardo su Pietro Savastano tra regia, cast e calendario di uscita

Alla regia dei primi quattro episodi torna Marco D’Amore, qui anche supervisore artistico e co-sceneggiatore, già volto iconico della serie madre. Gli ultimi due episodi sono diretti da Francesco Ghiaccio. La serie è creata da Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli e Roberto Saviano, con distribuzione internazionale affidata a Beta Film.

Il giovane Pietro è interpretato da Luca Lubrano, affiancato da un cast corale che include Francesco Pellegrino (Angelo ‘A Sirena), Flavio Furno (‘O Paisano), Tullia Venezia (Imma), Renato Russo (Michele Villa ‘O Sant), Ciro Capano (Don Antonio Villa), Biagio Forestieri (Corrado Arena) e Fabiola Balestriere (Annalisa Magliocca, futura Scianel), oltre a un nutrito gruppo di giovani interpreti nei ruoli degli amici di Pietro.

La programmazione prevede un episodio a settimana, ogni venerdì su Sky Atlantic, fino al 6 febbraio. Per i clienti Sky da oltre tre anni, grazie a Sky Extra, gli episodi saranno disponibili in anteprima on demand ogni martedì con Primissime.

Nei primi due episodi, Pietro viene coinvolto in una spirale di violenza dopo una rapina a una bisca gestita per conto dei Villa, mentre in carcere prende forma il progetto visionario e pericoloso di ‘O Paisano. Un inizio che promette di ampliare l’universo di Gomorra con uno sguardo inedito, più intimo e tragico, sulle sue origini.

Gomorra – Le Origini: concluse le riprese della serie prequel

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Gomorra – Le Origini: concluse le riprese della serie prequel

Si sono concluse, a Napoli, le riprese di Gomorra – Le Origini, attesissimo prequel in sei episodi prodotto da Sky Studios e da Cattleya, parte di ITV Studios, dell’epica saga crime Sky Original tratta dall’omonimo bestseller di Roberto Saviano. La nuova serie è una origin story sull’ascesa criminale di Pietro Savastano. I primi quattro episodi della serie sono diretti da Marco D’Amore, anche supervisore artistico e co-sceneggiatore del progetto nonché già indimenticabile protagonista di Gomorra – La Serie, mentre gli ultimi due sono diretti da Francesco Ghiaccio (Dolcissime, Un posto sicuro). Arriverà in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW da gennaio 2026.

Creata da Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli e Roberto Saviano e distribuita internazionalmente da Beta Film, la serie esplora la giovinezza di Pietro Savastano negli Anni Settanta, in una Napoli in piena trasformazione, povera e segnata dal contrabbando di sigarette. Ed è dal set appena chiuso del capoluogo campano che arrivano le prime immagini dei giovanissimi protagonisti della serie, annunciati solo oggi, quasi tutti esordienti o alle prime esperienze. 

Luca Lubrano interpreta il futuro boss, qui ambizioso e inquieto ragazzo di strada di Secondigliano che insieme al suo inseparabile gruppo di amici sogna una vita migliore, per loro e per le loro famiglie.

Con lui nel cast: Francesco Pellegrino nei panni di Angelo ‘A Sirena, carismatico malavitoso che lavora per il clan dei Villa gestendo una bisca, ruolo che gli sta molto stretto; Flavio Furno interpreta ‘O Paisano, malavitoso detenuto in carcere, dove inizia a raccogliere «fedeli» che lo seguano nel suo progetto: una camorra nuova, che sia senza schiavi e senza capi; Tullia Venezia è una giovanissima Imma, che frequenta il liceo, suona al conservatorio e sogna di andare a studiare in America; Antonio Buono, Ciro Burzo e Luigi Cardone sono rispettivamente Mimì, Tresette e Macchietta, amici di Angelo ‘A Sirena; Antonio Del Duca, Mattia Francesco Cozzolino, Junior Rancel Rodriguez Arciae il piccolo Antonio Incalza interpretano gli amici del gruppo di Pietro, rispettivamente Lello, Manuele, Toni e Fucariello; Renato Russo nei panni di Michele Villa, detto ‘O Sant, erede al trono di una delle famiglie dell’aristocrazia criminale di Napoli, i Villa. Il padre, Don Antonio, è il boss di Forcella. A interpretarlo è Ciro Capano. E ancora Biagio Forestieri nei panni di Corrado Arena, re del contrabbando di sigarette a Napoli; Fabiola Balestriere che interpreta Annalisa Magliocca, la futura Scianel, qui giovane madre vittima della gelosia violenta del marito; e Veronica D’Elia nei panni di Anna, sorella di ‘O Paisano.

Come la storica serie madre che ha conquistato pubblico e critica in oltre 190 territori nel mondo, GOMORRA – LE ORIGINI è tratta dal romanzo “Gomorra” di Roberto Saviano, edito da Arnoldo Mondadori Editore. Il soggetto di serie e i soggetti di puntata sono scritti da Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli e Roberto Saviano, mentre le sceneggiature sono firmate dagli stessi Fasoli e Ravagli con Marco D’amore.

La trama di Gomorra – Le Origini

La storia inizia nel 1977 con un giovanissimo Pietro, figlio di nessuno, che cresce come fratello adottivo in una famiglia della parte più povera di Secondigliano. Ragazzo di strada, si arrabatta come può sognando un benessere che gli è ancora precluso. Si attraversa la perdita dell’innocenza di Pietro insieme ai suoi fratelli ed amici di sempre, le loro ambizioni e il suo primo grande amore, che, come per ogni adolescente, sarà folle e appassionato. L’incontro con Angelo, detto ‘A Sirena, il reggente di Secondigliano, segna poi il suo ingresso nel mondo della criminalità. Tra violenza, alleanze e tradimenti, Pietro scopre però a sue spese il prezzo che quella vita comporta.

Gomorra – Le Origini, il nuovo trailer!

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Gomorra – Le Origini, il nuovo trailer!

Come annunciato dal trailer ufficiale, debutterà il 9 gennaio in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW GOMORRA – LE ORIGINI, attesissimo prequel in sei episodi prodotto da Sky Studios e da Cattleya – parte di ITV Studios, dell’epica saga crime Sky Original tratta dall’omonimo bestseller di Roberto Saviano.

Ambientata nella Napoli del 1977, la nuova serie è una origin story sull’educazione criminale del giovanissimo Pietro Savastano. La storia di come tutto è iniziato: di come il futuro boss di Secondigliano entrerà nel mondo della criminalità, sullo sfondo di una città in piena trasformazione, povera, segnata dal contrabbando di sigarette e all’alba dell’arrivo dell’eroina. Gomorra – Le Origini fornirà una nuova prospettiva sulle radici del potere di Pietro, catturando un’epoca che ha definito il volto della criminalità moderna.

I primi quattro episodi della serie sono diretti da Marco D’Amore, anche supervisore artistico e co-sceneggiatore del progetto nonché già indimenticabile protagonista di Gomorra – La Serie, mentre gli ultimi due sono diretti da Francesco Ghiaccio (DolcissimeUn posto sicuro). Creata da Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli e Roberto Saviano, è distribuita internazionalmente da Beta Film.

Luca Lubrano interpreta il giovane Pietro, qui ambizioso e inquieto ragazzo di strada di Secondigliano che insieme al suo inseparabile gruppo di amici sogna una vita migliore, per loro e per le loro famiglie.

Con lui nel cast: Francesco Pellegrino nei panni di Angelo ‘A Sirena, carismatico malavitoso che lavora per il clan dei Villa gestendo una bisca, ruolo che gli sta molto stretto; Flavio Furno interpreta ‘O Paisano, malavitoso detenuto in carcere, dove inizia a raccogliere «fedeli» che lo seguano nel suo progetto: una camorra nuova, che sia senza schiavi e senza capi; Tullia Venezia è una giovanissima Imma, che frequenta il liceo, suona al conservatorio e sogna di andare a studiare in America; Antonio BuonoCiro Burzo e Luigi Cardone sono rispettivamente Mimì, Tresette e ‘A Macchietta, amici di Angelo ‘A Sirena; Antonio Del DucaMattia Francesco CozzolinoJunior Rancel Rodriguez Arcia e il piccolo Antonio Incalza interpretano gli amici del gruppo di Pietro, rispettivamente Lello, Manuele, Toni e Fucariello; Renato Russo nei panni di Michele Villa, detto ‘O Santo, erede al trono di una delle famiglie dell’aristocrazia criminale di Napoli, i Villa. Il padre, Don Antonio, è il boss di Forcella. A interpretarlo è Ciro Capano. E ancora Biagio Forestieri nei panni di Corrado Arena, re del contrabbando di sigarette a Napoli; Fabiola Balestriere che interpreta Annalisa Magliocca, la futura Scianel, qui giovane madre vittima della gelosia violenta del marito; e Veronica D’Elia nei panni di Anna, sorella di ‘O Paisano.

Come la storica serie madre che ha conquistato pubblico e critica in oltre 190 territori nel mondo, Gomorra – Le Origini è tratta dal romanzo “Gomorra” di Roberto Saviano, edito da Arnoldo Mondadori Editore. Il soggetto di serie e i soggetti di puntata sono scritti da Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli e Roberto Saviano, mentre le sceneggiature sono firmate dagli stessi Fasoli e Ravagli con Marco D’Amore.

La trama di Gomorra – Le Origini

La storia inizia nel 1977 con un giovanissimo Pietro, figlio di nessuno, che cresce come fratello adottivo in una famiglia della parte più povera di Secondigliano. Ragazzo di strada, si arrabatta come può sognando un benessere che gli è ancora precluso. Si attraversa la perdita dell’innocenza di Pietro insieme ai suoi fratelli ed amici di sempre, le loro ambizioni e il suo primo grande amore, che, come per ogni adolescente, sarà folle e appassionato. L’incontro con Angelo, detto ‘A Sirena, il reggente di Secondigliano, segna poi il suo ingresso nel mondo della criminalità. Tra violenza, alleanze e tradimenti, Pietro scopre però a sue spese il prezzo che quella vita comporta.

GOMORRA – LE ORIGINI | Dal 9 gennaio 2026 in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW

Gomorra – La Serie: in versione integrale al cinema

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Gomorra – La Serie: in versione integrale al cinema

Dopo l’eclatante messa in onda italiana e il trionfale debutto in Spagna e in Inghilterra,  continua il successo di Gomorra – La Serie, sia in Italia che all’estero.

La grande produzione internazionale di Sky – con Cattleya e Fandango, in collaborazione con La7 e in associazione con Beta Film – arriverà al cinema distribuita da The Space Movies in collaborazione con Universal Pictures, a partire da lunedì 22 settembre e nei lunedì successivi fino al 13 Ottobre.

La versione integrale dell’acclamata serie diretta da Stefano Sollima in collaborazione con Francesca Comencini e Claudio Cupellini sarà in programmazione per quattro lunedì consecutivi in circa 200 sale su tutto il territorio nazionale non solo del circuito The Space Cinema.

In occasione del primo giorno di programmazione, il 22 settembre, alcuni rappresentanti del cast saranno presenti in sala per accogliere l’arrivo della serie su grande schermo e salutare la platea di Napoli presso il cinema Modernissimo (info dettagliate a breve).

Un successo inarrestabile per la serie targata Sky più vista di sempre, venduta ad oggi in 70 paesi nel mondo e da pochissimo omaggiata anche al Festival di Toronto;  Gomorra – La serie è stata inoltre premiata nell’ambito della 71^ Mostra del Cinema di Venezia nelle Giornate degli Autori, con il Premio Siae a Stefano Sollima, e con  altri 2 riconoscimenti:  il Premio Kinéo a Maria Pia Calzone come “Rivelazione dell’anno” per la magistrale interpretazione di Donna Imma, e il Premio Anna Magnani “Menzione speciale come Fiction rivelazione” alla serie tv.

E’ la prima volta che una serie tv di Sky arriva nelle sale cinematografiche, con un’operazione che è l’ulteriore dimostrazione che riscrivere le regole dell’intrattenimento è possibile.

La stampa estera sull’eccellenza della serie italiana:

«Gomorra non è distante dalla Baltimora del superlativo The Wire  o dalla Brooklyn di Quei bravi ragazzi di Scorsese» – The Guardian

“La risposta italiana a The Wire” – Variety

«Dimenticate i Sopranos, ecco i Savastanos» – Der Spiegel

Goltzius and The Pelican Company: il film di Peter Greenaway

Goltzius and The Pelican Company: il film di Peter Greenaway

Arriva Goltzius and The Pelican Company, il nuovo film di Peter Greenaway. Hendrik Goltzius, incisore, stampatore ed editore, contemporaneo di Rembrandt, è in viaggio verso l’Italia assieme alla compagnia teatrale del Pellicano. Sulla strada decide di fermarsi in Alsazia, ospite del margravio locale, un laido individuo che oltre a governare e a defecare in pubblico, sbucciando mele per le sue scimmie, si diletta di mecenatismo.

Goltzius vorrebbe convincerlo a finanziere la realizzazione dei suoi libri con le storie dell’antico testamento viste in maniera erotica e ambiguamente metaforica, in particolare la storia di Lot e delle sue figlie, di Davide e di Betsabea e di Sansone e Dalila. Il margravio però esita a farsi convincere, così l’incisore gli propone di mettere in scena per lui sei rappresentazioni, una per sera, insieme agli attori della compagnia del Pellicano. Allettato dalla prospettiva di partecipare attivamente in messinscene erotiche il Margravio accetta. Ma la finzione si fonde con la realtà e così prende il via un perfido gioco di sesso, sangue e potere.

Dopo il film su Rembrandt, Greenaway realizza il secondo capitolo della sua personale trilogia dedicata all’arte fiamminga, che si concluderà con un lungometraggio dedicato a Hieronymus Bosch. Il risultato è a dir poco superbo. La bellezza folgorante delle immagini si fonde con un testo profondo, ma ironico, sovversivo, ma incredibilmente logico, dove con l’innocenza di un fanciullo si dichiara che in fondo la parola God (Dio) atro non è che la parola cane (Dog) letta a contrario, oppure che il detto “una mela al giorno toglie il medico di torno” sia una conseguenza di quanto avvenuto con Adamo ed Eva.

Goltzius and The Pelican Company

Arriva Goltzius and The Pelican Company, le tecniche

La tecnologia digitale è di valido supporto alla pittura su schermo di Peter Greenaway che riesce a sviluppare le ricerche visive iniziate con il suo ormai lontano Prospero’s Book (L’ultima Tempesta), che accostato a questa nuova opera appare oggi quasi un taccuino di schizzi. Il compositing si fa complesso, multistratificato, con intarsi estremamente complessi e green-screen al servizio dell’arte espressiva e non degli effetti spettacolari. Addirittura entrano in gioco modellazioni in 3D volutamente dichiarate come tali e lasciate in uno stadio intermedio, per voler dare un senso straniante di progettazione architettonica che irrompe nelle realtà. Goltzius, Piranesi, Rembrandt e tutta una folta schiera di artisti citati esplicitamente o negli stupefacenti giochi di collages digitali esprimono la loro arte avendo a disposizione una tavolozza tecnologica che ai loro tempi non sarebbe stata minimamente pensabile. E infatti Greenaway apre il suo film con una breve disquisizione proprio sull’evoluzione delle tecniche e delle tecnologie espressive.

In Goltzius and The Pelican Company la storia si svolge all’interno della corte del margravio, genialmente ricostruita, o meglio adattata in una vecchia fabbrica dimessa, con caldaie a vapore, vasche d’acqua stagnante e tutto un fantasmagorico patrimonio di archeologia industriale che magicamente si sposa con l’epoca barocca grazie al lavoro dello scenografo Ben Zuydwijk e dei costumisti Marrit Van Der Burgt e Blanda Budak. Le musiche dell’italiano Marco Robino accompagnano egregiamente questa messinscena di sapore elisabettiano ibridata con le atmosfere di Brecht e Weill.

Goltzius and The Pelican Company

Peccato che non vedremo mai in sala o in dvd “Goltzius and The Pelican Company” a causa della sua carica sovversiva, intelligente, colta, divertente, sensuale (e mai erotica) che tanto potrebbe dar fastidio ad un pubblico assoggettato alla visione passiva di standard in-espressivi ormai imposti, definiti, o meglio somministrati come un farmaco cretinizzante.

Goltzius and The Pelican Company di Peter Greenaway

Goltzius and The Pelican Company di Peter Greenaway

Peter GreenwayPeter Greenaway non è considerabile un regista, nel senso più restrittivo del termine, poiché le sue sperimentazioni visive spaziano a tutto tondo nelle arti espressive per poi confluire magicamente nel linguaggio cinematografico. Greenaway sostiene che il cinema è “morto”, perché in poco più di un secolo di vita non ha avuto evoluzioni sostanziali, a differenza di quanto invece è avvenuto e continua ad avvenire con la pittura, attribuendo la colpa ad un uso sfrenato e commerciale della struttura narrativa, che a poco a poco ha finito con il soffocare l’atto creativo e la ricerca formale.

Fin dai suoi primi film la ricerca espressiva balza immediatamente alla ribalta creando uno stile inconfondibile ed unico, forse difficile da penetrare da parte di un pubblico “normale”, ma deliziosamente invitante per chi decide di farsi trascinare dai giochi enciclopedici e metaforici del filmmaker gallese. La sua nuova fatica cinematografica “Goltzius and The Pelican Company” è il degno coronamento di decenni di sperimentazioni e sicuramente il punto di partenza per nuove strade da percorrere.

La narrazione, anche se apparentemente fondamentale, è come al solito una delle tante impalcature che per Greenaway sostengono il materiale filmico. Ben più importanti sono le sottostrutture, come le sei rappresentazioni teatrali che cadenzano l’andamento del film, o i vari peccati di natura sessuale, come l’incesto, la necrofilia, il voyeurismo, o ancora le incisioni di Goltzius mescolate con gli schizzi dello stesso Greenaway.

Il film racconta un episodio della vita di Hendrik Goltzius, incisore, stampatore ed editore, contemporaneo di Rembrandt, che è in viaggio verso l’Italia assieme alla compagnia teatrale del Pellicano. Sulla strada decide di fermarsi in Alsazia, ospite del margravio locale, un laido individuo che oltre a governare e a defecare in pubblico, sbucciando mele per le sue scimmie, si diletta di mecenatismo.

Goltzius vorrebbe convincerlo a finanziere la realizzazione dei suoi libri con le storie dell’antico testamento viste in maniera erotica e ambiguamente metaforica, in particolare la storia di Lot e delle sue figlie, di Davide e di Betsabea e di Sansone e Dalila. Il margravio però esita a farsi convincere, così l’incisore gli propone di mettere in scena per lui sei rappresentazioni, una per sera, insieme agli attori della compagnia del Pellicano. Allettato dalla prospettiva di partecipare attivamente in messinscene erotiche il Margravio accetta. Ma la finzione si fonde con la realtà e così prende il via un perfido gioco di sesso, sangue e potere.

Goltzius and The Pelican CompanyDopo il film su Rembrandt, “Nightwatching” del 2007, Greenaway realizza il secondo capitolo della sua personale trilogia dedicata all’arte fiamminga, che si concluderà con un lungometraggio dedicato al visionaro pittore Hieronymus Bosch. “Goltzius and Pelican Company” segue inoltre un’altra importante trilogia “The Tulse Luper Suitcases” del 2003, dove la sperimentazione visiva prendeva il sopravvento sulla narrazione, soprattutto negli ultimi due capitoli, facendo avvicinare l’opera più ad una complessa performance di video-arte piuttosto che ad un film. E questo non è mio avviso un difetto, anzi dovrebbe essere inteso come un pregio, perché le sei ore della rocambolesca vita di Tulse Luper, racchiusa in novantadue valige disseminate per il mondo, è un divertente viaggio enciclopedico, visionario, surreale, a volte sconfinante nel non-sense. Peccato che in un ambiente ormai corroso dalla mercificazione tale colossale opera sia stata intesa come non adatta al pubblico e quindi relegata nel limbo della non-distribuzione, eccezione fatta per il primo capitolo della trilogia.

Il risultato visivo di “Goltzius and Pelican Company” è a dir poco superbo. La bellezza folgorante delle immagini si fonde con un testo profondo, ma ironico, sovversivo, ma incredibilmente logico, dove con l’innocenza di un fanciullo si dichiara che in fondo la parola God (Dio) atro non è che la parola cane (Dog) letta a contrario, oppure che il detto “una mela al giorno toglie il medico di torno” sia una conseguenza di quanto avvenuto con Adamo ed Eva. Il tutto giocato in una ammiccante ambiguità tra teatrale e reale, tra messinscena e gioco di ruolo, che permette di fare quello che altrimenti non sarebbe lecito, o meglio dignitoso. I personaggi si mascherano, pur rimanendo perfettamente riconoscibili, e sotto questo effimera anonimato, si abbandonano ai desideri più morbosi e agli atti più efferati. Ma il gioco sembra sfuggire loro di mano. E quando il labile copione viene sconvolto con l’inserimento forzato di una storia dal nuovo testamento, quella di Salomè e Giovanni Battista, gli stessi protagonisti sembrano subire una tragica crisi di identità, non distinguendo più i confini della rappresentazione.

La tecnologia digitale è di valido supporto alla pittura su schermo di Peter Greenaway che riesce a sviluppare le ricerche visive iniziate con il suo ormai lontano “Prospero’s Books” (L’ultima Tempesta) del 1991, che accostato a questa nuova opera appare oggi quasi un taccuino di schizzi.

Ma le sue sperimentazioni partono da molto prima, anche in tempi non sospetti, quando l’uso di tecnologie di manipolazione dell’immagine era ancora da considerarsi fantascienza. Come non pensare ad una delle scene chiave di “The Belly of an Architect” (Il ventre dell’architetto) del 1987, dove il protagonista scopre di essere stato seguito e fotografato dalla sua amante per mesi durante la sua permanenza a Roma. In tale scena la storia del film è condensata in pochi secondi attraverso una serie di collage fotografici reali, montati in una successione di piccoli carrelli laterali sottolineati dalla splendida musica di Wim Mertens; sembra quasi una dichiarazione d’intenti, in attesa di una tecnologia adeguata che permetta di manipolare il materiale filmico.

C’è da dire inoltre che le sperimentazioni di Greenaway iniziano molto prima, con le sue prime opere come “The Falls” del 1980 o “Vertical Feature Remake” del 1978, dove i suoi disegni, la sua pittura, le sue fotografie si integrano con materiale filmico assumendo una nuova identità espressiva.

In “Goltzius and Pelican Company” il compositing si fa complesso, multistratificato, con intarsi estremamente complessi e green-screen al servizio dell’arte espressiva e non degli effetti spettacolari. Come in “Prospero’ books” , in “Pillow’s Books” e in “Tulse Luper Suitecases”, l’immagine nell’immagine rompe il concetto di montaggio tradizionale a stacco e sovverte le regole legate alla continuità temporale, proponendo simultaneamente diverse viste della stessa rappresentazione. Lo spazio esplode, si disintegra e si ricompone digitalmente in un collage visivamente esaustivo, che sembra seguire contemporaneamente gli enunciati delle principali avanguardie artistiche storiche del novecento.

In alcuni momenti entrano addirittura in gioco modellazioni in 3D volutamente dichiarate come tali e lasciate in uno stadio intermedio, per voler dare un senso straniante di progettazione architettonica che irrompe nelle realtà. E’ bello vedere dichiarato tale artificio, che nei film destinati alla normale distribuzione si cerca invece affannosamente di farlo sembrare il più reale possibile. Per Greenaway i personaggi sono liberi di muoversi nell’artificio, tra obelischi disegnati e gabbie digitali, in una sorta di “graphic novel” che sembra uscita dalle mani di Piranesi.

Goltzius, Rembrandt e tutta una folta schiera di artisti citati esplicitamente o negli stupefacenti giochi di collages digitali esprimono la loro arte avendo a disposizione una tavolozza tecnologica che ai loro tempi non sarebbe stata minimamente pensabile. E infatti Greenaway apre il suo film con una breve disquisizione proprio sull’evoluzione delle tecniche e delle tecnologie espressive.

Anche la scelta delle ottiche subisce un evoluzione sostanziale. Fino a questo momento Greenaway prediligeva ottiche medie che restituissero una esatta percezione di quanto inquadrato e senza forzature prospettiche. Ma in “Goltzius and Pelican Company” la visione si allarga, le ottiche divengono sempre più corte, fino ad esibire delle splendide riprese in fish-eye, quasi a voler sottolineare con tale scelta l’aspetto voyeristico delle rappresentazioni.

La storia si svolge all’interno della corte del margravio, genialmente ricostruita, o meglio adattata in una vecchia fabbrica dimessa, con caldaie a vapore, vasche d’acqua stagnante e tutto un fantasmagorico patrimonio di archeologia industriale che magicamente si sposa con l’epoca barocca grazie al lavoro dello scenografo Ben Zuydwijk e dei costumisti Marrit Van Der Burgt e Blanda Budak. Il concetto di rigore storico è dimenticato, le epoche si sovrappongono e si mescolano, ma tutto rimane credibile, perché in fondo è giusto raccontare il passato tenendo ben presente tutto quello che è intercorso tra la nostra epoca e i fatti narrati, anzi sarebbe disonesto il contrario.

Le splendide musiche dell’italiano Marco Robino, insieme al suo gruppo “Gli Architorti”, accompagnano egregiamente questa messinscena di sapore elisabettiano ibridata con le atmosfere di Brecht e Weill.

Goltzius and the Pelican Company colonna sonora del film di Peter Greenaway

Goltzius and the Pelican Company Peter Greenaway rinnova la collaborazione ormai decennale con l’italianissimo Quintetto Architorti, in occasione del suo nuovo lavoro, Goltzius and the Pelican Company.

La formazione di stanza a Torino, nata nel 1994 per iniziativa del violoncellista Mario Robino, snoda su otto composizioni il commento sonoro dell’ultima opera del regista, ambientata nell’Alsazia del ‘500.

Brani dalla durata variabile, trai circa tre minuti dell’incipit, ‘Caprilli’, caratterizzato da un’attitudine quasi ludica, agli oltre quindici della chiusura, “Food of Love’.

LEGGI IL NOSTRO APPROFONDIMENTO SUL FILM

L’impostazione è, come si può immaginare, del tutto classica: al quintetto – due violini, viola, violoncello e contrabbasso – si aggiungono occasionalmente qualche fiato e voci ‘liriche’, per un lavoro che è stato registrato ricorrendo ad una tecnica di sovraincinsione, applicata alle sonorità minimaliste del quintetto.

Le otto tracce, oltre naturalmente a subire l’influenza della lunga tradizione della musica per archi, riportano elementi di esperienze più recenti, tra cui appunto quella del minimalismo sonoro, con effetti che spesso possono ricondurre alle composizioni di Michael Nyman (non a caso, altro storico collaboratore di Greenaway).

LEGGI LA NOSTRA RECENSIONE DEL FILM

Goltzius and The Pelican Company-film-00L’apertura dai contorni giocosi, fa da prologo ad un lavoro in cui a farla da padrone è comunque una certa tensione drammatica, una calma che evoca atmosfere ‘misteriose’ pronta spesso e volentieri ad esplodere in momenti di dinamismo quasi furente.

Il Quintetto Architorti, che oltre a comporre la colonna sonora ha anche partecipato attivamente al film, commenta così le vicende dell’incisore di stampe erotiche Goltzius che, al fine di ottenere un finanziamento per completare un ciclo di opere dedicate alle situazioni più scabrose del Vecchio Testamento, accetta l’offerta del Margravio di Alsazia: mettere in scena dal vivo quelle stesse scene, suscitando reazioni a catena sia nella corte alsaziana, che nella stessa compagnia, dato che quei racconti affrontano il tema sessuale spingendosi fino ai tabù più inconfessabili, per un film che riflette sulla sessualità e sui rapporti di questa con la religione.

Una nuova sfida per la formazione torinese la cui ‘missione’, nelle stesse intenzioni del fondatore Robino, è stata quella di spingersi al di là dei confini di genere per contaminarsi con esperienze sonore anche apparentemente molto distanti, prova ne siano le collaborazioni con gruppi come Subsonica e Africa Unite e artisti come Tony Esposito, Madaski e Meg.

Goltzius and Pelican Company: Peter Greenaway porta a Teatro il suo film

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Arriva finalmente a Roma per il pubblico Goltzius and Pelican Company, l’ultimo progetto multimediale (definirlo semplicemente film sarebbe riduttivo) del regista inglese Peter Greenaway, dopo essere stato proiettato alla 7° edizione del Festival Internazionale del Film di Roma nella sezione Cinema XXI .

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Ma non si tratta di una normale uscita in sala, bensì una nuova modalità di fruizione, che trova in tale film il prodotto giusto per uscire dagli schemi ormai asfittici delle normali logiche da botteghino. Grazie a un idea dell’associazione
il film sarà in cartellone nei più prestigiosi teatri italiani e successivamente disponibile per le sale cinematografiche d’essai. Un percorso distributivo innovativo e sperimentale, ideato e realizzato da due realtà milanesi giovani e dinamiche, attive nella produzione, distribuzione e promozione di cinema e prodotti culturali di qualità, ovvero Lo Scrittoio e Cinecult. 

Goltzius and Pelican Company foto 3

Il progetto distributivo si pone come vera e propria operazione culturale: il film verrà infatti proposto in lingua originale con sottotitoli in italiano, scelta che permette di non intervenire in alcun modo sulla potenza espressiva del film e privilegiare la costruzione dell’immagine e dell’immaginario di Greenaway.
Il film sarà in programmazione Dal 12 al 16 novembre al Teatro Argentina di Roma. Tutti i giorni alle 21 e, domenica 16/11 anche alle 18.30. Mercoledì 12 novembre sarà presente Peter Greenaway. Inoltre il visionario film-maker gallese sarà ospite stasera alle 19 nella trasmissione Hollywood Party su Rai Radio 3.

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Golshifteh Farahani: 10 cose che non sai sull’attrice

Golshifteh Farahani: 10 cose che non sai sull’attrice

L’attrice iraniana Golshifteh Farahani è divenuta celebre per essere stata la prima attrice del suo paese ad aver recitato in una grande produzione hollywoodiana, e da quel momento la sua carriera ha visto realizzarsi un significativo incremento della popolarità, il che le ha permesso di recitare in film di rilievo al fianco di importanti autori e attori. Ecco 10 cose che non sai di Golshifteh Farahani.

Parte delle cose che non sai di Golshifteh Farahani

Golshifteh Farahani: i suoi film

 

1. Ha recitato in celebri film. Dopo aver partecipato a numerosi lungometraggi nel proprio paese, l’attrice ottiene fama internazionale recitando nel film Nessuna verità (2008), al fianco di Leonardo DiCaprio. Con la popolarità acquisita prende poi parte a About Elly (2009), There Be Dragons (2011), Pollo alle prugne (2011), Just Like Woman (2012), Eden (2014), Exodus – Dei e re (2014), Due amici (2015), Quella peste di Sophie (2016), Paterson (2016), Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar (2017), Sempre amici (2017), Christmas & Co. (2017), La notte ha divorato il mondo (2018), Les filles du soleil (2018) e Un divano a Tunisi (2019).

2. Ha partecipato al doppiaggio di una serie animata. Nel 2019 l’attrice ricopre per la prima volta il ruolo di doppiatrice per la serie Gen: Lock, ambientata nel 2068 sul pianeta terra, dove alcuni ribelli tentano di abbattere una pericolosa autocrazia instauratasi a livello globale. Nella serie, l’attrice presta la sua voce al personaggio di Yasamin Mandrani.

Golshifteh Farahani è su Instagram

 

3. Ha un account personale. L’attrice è presente sul social network Instagram con un proprio profilo, seguito da 7,6 milioni di persone. All’interno di questo l’attrice è solita condividere curiosità quotidiane con i propri fan, ma particolarmente presenti sono anche immagini promozionali dei suoi progetti da interprete come anche fotografie realizzate per servizi di moda.

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Golshifteh Farahani: chi è suo marito

 

4. È stata sposata. Per sette anni l’attrice è stata sposata, in Iran, con il produttore Amin Mahdavi. Tuttavia, nel momento in cui la Farahani ha iniziato a partecipare a produzioni cinematografiche estere, le è stato proibito di tornare nel suo paese per via di alcune scene di nudo da lei girate. Questo allontanamento, che l’attrice ha vissuto come un vero e proprio lutto, ha contribuito alla fine del suo matrimonio.

Golshifteh Farahani e Louis Garrel

 

5. Hanno avuto una relazione. Nel 2011 l’attrice conosce l’attore e regista Louis Garrel, recitando nel cortometraggio La règle de trois, da lui diretto. I due si innamorano e intraprendono una relazione, lavorando nuovamente insieme per il film Due amici, anch’esso diretto da Garrel. I due in seguito si separano senza fornire particolari dettagli.

Parte delle cose che non sai di Golshifteh Farahani

Golshifteh Farahani in Paterson

 

6. Non ha sostenuto alcun provino. Nel film Paterson, diretto da Jim Jarmusch e con protagonista Adam Driver, l’attrice interpreta il ruolo di Laura, artistica moglie del personaggio principale. L’attrice ha dichiarato di non aver dovuto sostenere alcun provino per la parte, Jarmusch si limitò a contattarla tramite Skype per conoscerla, e dopo qualche settimana la richiamò per affidarle la parte.

Golshifteh Farahani in Pirati dei Caraibi

 

7. Era attratta dall’ambiguità del suo personaggio. Nel quinto capitolo della saga di Pirati dei Caraibi, l’attrice ricopre il ruolo dei Shansa, una maga dai misteriosi poteri. La Farahani si è dichiarata attratta dal personaggio per via del suo avere sia caratteristiche buone che negative, affermandosi così per la sua natura controversa.

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8. Si è sottoposta ad un lungo processo di trucco. Per poter dar vita al personaggio di Shansa, l’attrice si è dovuta radicalmente trasformare attraverso il trucco, assumendo così le caratteristiche del personaggio: testa rasata e numerosi tatuaggi su tutto il corpo e il viso. Il processo ha richiesto diverse ore al giorno di preparazione.

Golshifteh Farahani a Cannes 2019

 

9. Ha ricevuto ottimi apprezzamenti per il suo abito. Nel 2019 l’attrice partecipa al Festival di Cannes, venendo indicata come una delle interpreti più belle ad aver calcato il tappeto rosso durante quell’edizione. La Farahani indossava infatti un abito nero con una profonda scollatura, firmato Givenchy. In molti hanno ritenuto l’abito adeguato a risaltare il fisico e il fascino dell’attrice.

Golshifteh Farahani: età e altezza

 

10. Golshifteh Farahani è nata a Teheran, in Iran, il 10 luglio 1983. L’attrice è alta complessivamente 169 centimetri.

Fonte: IMDb

Golpes: recensione del film di Rafael Cobos – #NoirFest2025

Golpes: recensione del film di Rafael Cobos – #NoirFest2025

È stato aggiunto all’ultimo minuto al concorso internazionale della 35ª edizione del Noir in Festival e c’è da essere lieti che ciò sia avvenuto. Parliamo di Golpes, opera prima dello spagnolo Rafael Cobos (meglio noto come sceneggiatore di La isla minima e Prigione 77), che si afferma come uno dei film più belli – seppur non privo di difetti – di questa edizione del festival, proponendo un racconto molto intimo che guarda però in modo diretto alla storia della Spagna e al periodo della dittatura franchista. Così, in quello che si potrebbe riassumere come un film di “guardie e ladri”, si ritrova una più ampia riflessione sulle ferite mai del tutto rimarginate di un paese che fa ancora i conti con quei drammatici anni.

La trama di Golpes

Migueli (Jesús Carroza) è un criminale ed è appena uscito dal carcere. Fuori trova la Spagna in piena trasformazione dei primi anni Ottanta. È ora di guardare al futuro, ma prima deve guarire le ferite del passato. Per farlo, ha bisogno di molti soldi e in fretta. Appena arrivato a Siviglia, si riunisce alla sua vecchia banda e insieme compiono una serie di rapine: filiali di banche, gioiellerie, persino il primo casinò della zona. La missione non è affatto semplice: la polizia, infatti, ha assegnato il caso a suo fratello Sabino (Luis Tosar), che conosce perfettamente il suo modo di pensare. Migueli, però, non si ferma, è determinato ad andare fino in fondo.

Golpes film 2025

La storia della Spagna sulle spalle di due fratelli

Cobos tenta dunque di rielaborare nel suo film il valore della memoria della resistenza alla dittatura e i legami familiari, in un’epoca in cui la società spagnola stava vivendo mutazioni rilevanti. Sceglie dunque un registro molto emozionale, che guida l’intera narrazione sin dal drammaticissimo prologo, ambientato nel pieno della dittatura. Quando poi ci si sposta in avanti nel tempo, la Spagna è un paese profondamente cambiato, così come lo sono i suoi due protagonisti. Due personaggi che, pur se legati dallo stesso sangue, hanno intrapreso due percorsi completamente diversi.

Una dinamica vista tante volte al cinema e presente a suo modo nel Noir in Festival 2025 anche nel francese Brûle le sang. In questo caso i due protagonisti diventano due modi diversi di guardare alla Spagna post-dittatura: da un lato l’accettazione di ciò che è stato e il conformarsi ai sistemi che ne sono conseguiti, dall’altro l’impossibilità di venire a patti con quel passato e la volontà di riesumare i cadaveri (letteralmente) per confrontarsi con quei traumi e sfidarli a viso scoperto. Questi sono Sabino e Migueli, posti l’uno contro l’altro dalla vita ma sempre profondamente legati e rammaricati per la piega presa dalle cose.

Il loro non è un rapporto di sfida, ma una dolente rassegnazione per una vita che ha deluso il primo e derubato il secondo. C’è molta tristezza nel loro abitare il racconto e Cobos riesce a scrivere entrambi questi personaggi affinché si completino e assomiglino molto più di quello che potrebbe sembrare a prima vista. Il piacere nella visione di Golpes è dunque dato dal seguire il percorso di questi personaggi e il loro scontrarsi con un mondo che sostanzialmente non riescono più a comprendere. I “colpi di stato” del titolo sono allora quelli che entrambi cercano di mettere a segno per scuotere le cose, per dimostrare a sé stessi che si può smarcarsi dal passato in cerca di una rivalsa.

Cristina Alcazar e Jesús Carroza in Golpes

Golpes è cinema che studia il passato e riflette sul presente

L’anima di Golpes sta dunque nella storia di questi due fratelli, nel loro rapporto e nei loro rispettivi obiettivi, ma sono diversi gli elementi di fascino del film. A partire da un gusto per l’immagine che Cobos porta avanti con determinazione, dando vita ad un lavoro che tra fotografia, musica e sonoro rende il film coinvolgente, accattivante e visivamente soddisfacente. È vero, il film vive anche alcuni inciampi nel corso della narrazione. La progressione delle rapine attuate da Migueli risulta gestita con poca cura per la comprensione, mentre la risoluzione finale si svolge in modo probabilmente troppo brusco e poco verosimile (seppur molto toccante).

Eppure, nonostante questi incespicamenti, Cobos offre il piacere di un racconto dall’ampio respiro, che si fa apprezzare per la sua umanità e le riflessioni messe in campo. È un film, Golpes, che mira a fare i conti con un passato ancora doloroso, dimostrando la necessità di opere che svolgano un ruolo non solo di memoria ma anche di indagine su ciò che è accaduto e soprattutto ciò che ne è conseguito. Un genere di film che in Italia oggigiorno purtroppo scarseggia e la cui assenza si fa sentire in particolar modo quando poi ci si imbatte in opere di questo tipo provenienti da altri paesi. A maggior ragione se di pregio come è questo Golpes.

Gollum, dal Signore degli Anelli a Lo Hobbit: immagini e molto altro

Gollum è uno dei personaggi tolkieniani più complessi e affascinanti mai incontrati nella letteratura del ‘900. All’interno del corpus di Tolkien è senza dubbio il più ambiguo, cupo e misterioso, nonché quello verso il quale si prova maggiore senso di compassione e insieme di repulsione. Ne Lo Hobbit, Gollum ha un ruolo minore, ruolo che viene tuttavia ampliato a dovere ne Il Signore degli Anelli, in cui diventerà uno dei personaggi chiave.

Il mio tesssoro! Gollum

La sua nascita potrebbe risalire al 1928, nel racconto Glip, in cui Tolkien scrive di un personaggio molto simile a Gollum e dal quale potrebbe essere poi nato così come lo conosciamo.

In un primo momento Tolkien aveva fatto di Gollum una creatura piuttosto amichevole e onesta, che ammette di aver perso al gioco degli indovinelli contro Bilbo e si offre di aiutarlo. Poi però la sua natura cambia e diventa la creatura infida che ben conosciamo. In realtà però ne Lo Hobbit la creatura rimane piuttosto nell’ombra, in quanto lo stesso Tolkien dice di non sapere “chi o che cosa fosse”. Solo nel 1937, quando Tolkien comincia a sistemare i suoi appunti su Il Signore degli Anelli, abbiamo la possibilità di sapere qualcosa in più di lui: nel capitolo L’ombra del passato infatti Gandalf racconta la storia di Gollum a Frodo nel dettaglio, basandosi sulle sue indagini e le sue supposizioni.

SméagolNel 2466 della Terza Era della Terra di Mezzo, Sméagol va a pesca insieme a Déagol suo cugino. Il secondo cade dalla barca nell’Anduin e trova sul fondale un anello. Alla vista del ninnolo Sméagol impazzisce, aggredisce il cugino uccidendolo ed entra in possesso di quello che si rivelerà essere l’Unico Anello, forgiato da Sauron in persona nella fucine del Monte Fato. Sméagol, di mente e cuore debole, si lascia avvelenare dall’oggetto, con la conseguenza terribile di essere bandito dalla sua famiglia e dai suoi amici. Si rifugia così in un esilio volontario sotto le montagne, avendo preso ad odiare la luce del Sole e della Luce (“faccia gialla” e “faccia pallida”).

A quel periodo risale la sua trasformazione in Gollum, poiché viene soprannominato così a causa dell’orribile rumore di gola che emette. Nel suo nuovo rifugio comincia ad adattarsi all’oscurità nutrendosi solo di pesci crudi e orchi. Gollum tenne per sé l’Anello per circa 500 anni, chiamandolo Tesoro, perché l’unica cosa al mondo di cui avesse cura, l’unica di cui gli importasse davvero. Dopo questi 500 anni, Sauron cominciò a riacquistare consistenza e ammassò la sua ombra a Nord, nel Bosco Atro. L’Anello avvertì che il potere che l’aveva generato stava diventando più forte e abbandonò Gollum.

Ma in quel momento accadde qualcosa di prodigioso, qualcosa che nemmeno l’Anello poteva immaginare, infatti Bilbo Baggins, un piccolo hobbit della Contea lo trovò e se ne impadronì. In questo momento abbiamo ne Lo Hobbit l’entrata in scena di Gollum che sfiderà Bilbo al gioco degli indovinelli con lo scopo di imbrogliare e di mangiare lo sventurato (e apparentemente gustoso) ospite. Dopo la rocambolesca fuga di Bilbo, non sappiamo più nulla di Gollum fino a che ricomparirà misteriosamente ne Il Signore degli Anelli al seguito della Compagnia nelle miniere di Moria.

GollumIn realtà dopo la perdita dell’Anello, Gollum trovò il coraggio di uscire dal suo rifugio, vagando alla ricerca del suo Tesoro, fino a che non venne catturato e torturato da Sauron stesso. Da lui l’Oscuro Signore apprende della strada che ha preso l’Anello e comincia a trovare interessante la Contea e i Baggins. Intanto Gollum viene lasciato libero nelle Paludi Morte, dove incontrerà Aragorn che lo cattura e lo mette sotto chiave presso re Thranduil nel Bosco Atro. Gli Elfi però impietositi dal suo aspetto misero ed emaciato, abbassano la guardia permettendogli di scappare.

Da quel momento Gollum troverà rifugio nelle miniere di Moria, dove si imbatterà proprio nella Compagnia e nel nuovo “padrone del Tesoro”. Da qui in poi la sua storia è ben nota: segue la Compagnia, tenta di attaccare Sam e Frodo sull’Emyn Muil e dienta la loro guida fino al Nero Cancello e a Minas Morgul. Poi li accompagna tra le fauci di Shelob per poi incontrare di nuovo gli hobbit sulle pendici dell’Orodruin, dove si compirà il suo destino. Alla sua morte, Gollum ha circa 600 anni, una longevità che deve principalmente al suo lungo possesso dell’Anello, che gli ha impedito di invecchiare, pur rovinandogli l’anima e la mente. Un po’ come è successo a Bilbo che nei 60 anni in cui ha avuto con sé l’Anello non è invecchiato di un giorno, cominciando però a sentirsi verso la fine un po’ “sottile”, come “del burro spalmato su troppo pane”.

Prima di trasformarsi in Gollum, Gandalf ci informa che Sméagol era molto simile ad un hobbit e amava molto il Fiume e l’acqua. Sulla base di queste informazioni possiamo dedurre che potesse appartenere al ceppo degli Sturoi, ovvero quegli hobbit che amavano l’acqua e le imbarcazioni. Non tutti gli hobbit infatti amano i corsi d’acqua, come ben testimonia Sam nel momento in cui è costretto ad imbarcarsi per seguire il corso dell’Anduin.

GollumIl possesso dell’Anello muta profondamente Gollum, lo rende miserabile e malvagio, molto furbo e violento, forte nonostante l’apparente fragilità, oltre a mutarne anche i gusti alimentari. Si può benissimo dire che l’Anello conferisce a Gollum una personalità dissociata. “Lui odia e ama l’anello, proprio come odia e ama se stesso” come dirà Gandalf, che più di tutti sembra essere capace di spiegare il comportamento ambivalente di Gollum, nonostante forse solo Frodo riesca a capire fino infondo come si deve sentire in realtà la creatura.

Solo con Frodo infatti la parte buona, Sméagol, tornerà a galla, riuscendo a restituirgli un po’ di serenità. Proverbiale infine è la sua avversione per gli Elfi, e tutto ciò che è fabbricato e prodotto da loro, questa sua repulsione lo contrapporrà ancora di più al suo alter ego per eccellenza, ovvero Sam, che invece adora gli elfi e tutto ci che rappresentano.

Ne Il Signore degli Anelli il personaggio di Grima Vermilinguo è l’unico che può vagamente essere paragonato a quello di Gollum per affinità di carattere e comportamento. Entrambi infatti sono doppiogiochisti e sono schiacciati da un potere malefico superiore, inoltre entrambi tradiranno i loro padroni.

Nella trilogia de Il Signore degli Anelli diretta da Peter Jackson, Gollum è uno degli elementi più rivoluzionari e più riusciti dell’intera saga, oltre a rappresentare una vera e propria pietra miliare per la tecnica della motion capture. Jackson infatti, in collaborazione con la Weta Digital, mise a punto una particolare tecnica che potesse permettere di realizzare una creatura digitale con tutte le movenze e le caratteristiche di un attore in carne ed ossa.

Ad interpretare Gollum chiamò quindi Andy Serkis che prestò movimenti corporei e facciali alla sua controparte digitale. La motion capture è ora una tecnica digitale che ha raggiunto livelli di verosimiglianza altissimi ma, ricordiamo, venne creata proprio per dare una forma credibile alla nostra piccola e infida creatura. Gollum è al 13° posto tra i migliori 100 personaggi cinematografici di sempre secondo Empire, oltre a godere di una miriade di citazioni, in cartoni animati e serie tv, tra le quali ricordiamo quella epica di Big Bang Theory in cui il protagonista Sheldon sogna di essersi trasformato in Gollum dopo essere entrato in possesso per caso dell’anello usato per girare alcune scene del film. La sua frase maggiormente rappresentativa “il mio tesssssoro” è entrata a far parte del linguaggio comune trai giovani (e non) fans della saga.

Gollum va al Comic Con …. tessssoro [VIDEO]

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Gollum va al Comic Con …. tessssoro [VIDEO]

Andy Serkis ha partecipato al Comic Con di San Diego in compagnia di tutto il cast de Lo Hobbit la Battaglia delle Cinque Armate. L’attore ha mandato un caro saluto ai suoi fan nella maniera che più gli è congeniale.

LEGGI ANCHE: ALLA SCOPERTA DEI PERSONAGGI DE LO HOBBIT – GOLLUM

Ecco il video …. tessssoro:

gollum Andy SerkisIl personaggio di Gollum, interpretato da Serkis nella trilogia del Signore degli Anelli e ne Lo Hobbit Un Viaggio Inaspettato, è diventato un’icona cinematografica ormai consolidata, presente nelle classifiche dei personaggi più amati e più odiati del cinema e con ancora un enorme potere evocativo. La sua esistenza sullo schermo è stata anche l’alba dell’ennesima rivoluzione tecnica del cinema che ci ha dato poi altri film memorabili, come Avatar.

Andy Serkis, voce e corpo di Gollum, resterà sempre legato a questo personaggio, e scommettiamo che la cosa lo diverte e lo lusinga. Lunga vita a Gollum e a Andy Serkis!

Gollum buono o cattivo? Lo decide un tribunale turco

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Gollum buono o cattivo? Lo decide un tribunale turco

La vicenda ha un che di surreale eppure è vera, riportata dall’Associated Press.

Un tribunale turco sta cercando di decidere se Gollum, il personaggio de Il Signore degli Anelli, è un personaggio positivo o negativo.

La questione è nata nel momento in cui un cittadino, tale Bilgin Ciftci, ha accostato l’immagine dell’infelice creatura tolkieniana al contestato presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

Come ben sanno i fan di Tolkien e di Peter Jackson, il personaggio è a dir poco ambivalente, in quanto la sua natura (Smeagol) estremamente docile e servile, è stata corrotta dall’Anello, trasformandola in quella aggressiva e cattiva di Gollum.

L’avvocato dello sfortunato signor Ciftci ha deciso che, dopo aver percorso la strada della libertà di pensiero che non ha convinto i giudici, adesso è il caso di dipingere Gollum come un personaggio molto positivo.

Chissaà quale sarà il verdetto!

Goldstone: recensione del film di Ivan Sen

Goldstone: recensione del film di Ivan Sen

Goldstone è l’ultima fatica del regista australiano Ivan Sen presentata alla Festa di Roma 2016: un film che si appresta a cambiare il punto di vista di tutte le nostre conoscenze legate al noir e al western modellandoli ad immagine e somiglianza dell’impervio ed assolato paesaggio australiano.

Ambientato nella cittadina mineraria omonima di Goldstone, circondata dal deserto e punteggiata di container in metallo, narra le vicende dello sdrucito detective Jay Swan (“mezzo sangue” per metà aborigeno, alla ricerca di una propria dimensione spirituale dopo la perdita della figlia e la fine del proprio matrimonio) inviato per indagare su una ragazza asiatica scomparsa. Nonostante l’accoglienza sinistra e raggelante da parte dell’intera comunità, dalla sindaca agli aborigeni stessi fino al poliziotto Josh (anche lui incastrato in una sorta di limbo tra ciò che è diventato e ciò che avrebbe voluto essere), i due decideranno di unire le forze superando i dissidi personali per cercare di scavare nei torbidi segreti celati dietro l’apparente tranquillità del piccolo centro.

goldstone-1Il film di Sen è un curioso ibrido tra la tradizione western e il noir hard boiled pronto a decostruire il mito tradizionale della frontiera – tipicamente legato alla cultura americana – cercando di renderlo conforme ad elementi culturali/ paesaggistici del mondo australiano.  Ogni dettaglio, grazie alla straordinaria fotografia che li immortala, diventa cult, accessorio imprescindibile per  l’efficacia della storia raccontata: gli sguardi dei protagonisti immortalati grazie a dei primissimi piani stretti e serrati, i loro laconici silenzi, i respiri affannosi e ogni più piccolo rumore rallentano il tempo della narrazione, mentre lo spettatore è condotto per mano in un viaggio dal sapore “sciamanico” fin dentro le radici di un non luogo fuori dal tempo e dallo spazio, possibile grazie all’assurdità metafisica di posti come Furnace Creek: la terra arida e ocra, le rocce rosse, i tramonti a loro volta rossastri, le case inesistenti sostituite da container arroventati e le strade desolate.

Tutto, nel film, suggerisce un clima di inquietante attesa: ogni personaggio è in cerca di qualcosa (la Verità, sé stesso, una ragazza scomparsa, soldi, il proprio passato, fortuna etc.) e non possono far altro che andare incontro al proprio destino assecondando proprio quel limbo temporale nel quale sono confinati e nel quale tutto appare come sospeso, asfissiante e rarefatto come in un’afosa giornata estiva minacciata dall’arrivo imminente di un temporale. I codici del genere western riconfermano la stretta parentela con il noir (che altro non è, banalizzando, che la sua evoluzione moderna e metropolitana), ma contemporaneamente tutto in Goldstone è soggetto ad altre regole del gioco, rendendo difficile una tradizionale classificazione di questo non convenzionale “western dell’anima” australiano.

Goldsman passa alla regia

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E’ uno degli sceneggiatori hollywoodiani più importanti della scena contemporanea, apprezzato dal pubblico e dalle critica  il cui talento è stato riconosciuto con un meritato Oscar per lo scrip di A Beautiful Mind.

Goldrake U: il secondo trailer della serie disponibile a luglio 2024

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Manga Productions, azienda leader nel settore dei contenuti in Arabia Saudita, presenta il secondo trailer per la nuova serie anime “Goldrake U”, che torna sugli schermi dopo 40 anni dalla messa in onda della serie originale. Molti dettagli interessanti sono stati rivelati, tra cui l’apparizione di varie scene ambientate in Arabia Saudita, in Francia e in Italia. Sono stati inoltre rivelati i nuovi disegni dei personaggi e delle Saucer Beasts, insieme alla data di trasmissione ufficiale: luglio 2024.

Il secondo trailer è stato lanciato in quattro lingue: arabo, francese, italiano e inglese sul canale YouTube di Manga Productions, ed è ora disponibile sui social media ufficiali internazionali di “Goldrake U”.

Dr. Essam Bukhary, CEO di Manga Productions, ha commentato questo lancio attraverso i suoi social media, dicendo: “Noi di Manga Productions, in collaborazione con i nostri partner in Giappone, siamo lieti di presentare il personaggio di UFO Goldrake alle generazioni future in un modo nuovo ed emozionante, attraverso la distribuzione e la commercializzazione di questo lavoro al pubblico globale. Speriamo che “Goldrake U”, nella sua nuova versione, ispiri gli eroi di domani in tutto il mondo.”

Nel 2022 era stata annunciata una partnership strategica tra Dynamic Planning e Manga Productions per la licenza di “Goldrake”, al fine di utilizzarlo in prodotti e personaggi per eventi di intrattenimento in tutto il mondo, escluso il Giappone. Questa collaborazione ha portato alla presentazione della statua del personaggio di “Goldrake” nella città di Riyad (Arabia Saudita), registrata nel Guinness dei primati come la più grande statua di metallo di un personaggio immaginario nel mondo, con i suoi 33 metri di altezza. Il primo teaser della serie è stato lanciato all’AkibaDaisuki Festival di Tokyo nell’agosto 2023, e il primo video promozionale è stato rilasciato nel dicembre dello stesso anno. Lo scorso anno, Manga Productions ha inoltre rilasciato il gioco “UFO Robot Grendizer: La festa dei lupi” in Medio Oriente e Nord Africa, in collaborazione con la società francese Microids.

Secondo il trailer ufficiale inglese lanciato sul canale YouTube di Manga Productions, la nuova serie è basata su “UFO Robot Grendizer” di Go Nagai. Il secondo video promozionale presenta lo staff di “Goldrake U”, supervisionato dal Direttore Mitsuo Fukuda, con la Composizione della Serie e la Sceneggiatura di Ichiro Okouchi e lo script di Tatsuhito Higuchi. Il design dei personaggi è curato da Yoshiyuki Sadamoto, mentre Mari Araki è responsabile per il Design dei personaggi secondari. Il design meccanico è realizzato da Wataru Inata, AF_KURO e Junichi Akutsu (Astrays), con la collaborazione di Pinakes, Tomoyuki Aoki, Zenseava e Masato Yoshinaga. Tra gli illustratori principali: Hiroyuki Taiga, Takashi Hashimoto, Masahiro Yamane e Toru Yoshida. I direttori artistici sono Hiroshi Kato e Hirofumi Sakagami (Totonyan), mentre Tomoe Yoshimura gestisce il Design del Colore e Atsushi Usuta (Nexus) si occupa della fotografia. Yukio Nagasaki è Direttore del suono, con Effetti sonori di Toshiya Wada e Maki Takuma (Swara Pro). La colonna sonora è composta da Kohei Tanaka, la Produzione musicale è curata da PONY CANYON e la Produzione di animazione è curata da GAINA.

Goldie Hawn, Bette Midler e Diane Keaton di nuovo insieme per Netflix

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Dopo il successo della commedia di Adam Sandler The Ridiculous Six, Netflix aggiunge un altro film dal cast stellare alla sua programmazione di film originali, iniziata con Beasts Of No Nation. Si tratta di Divanation, una commedia che vedrà protagoniste Goldie Hawn, Bette Midler e Diane Keaton. Le tre donne saranno tre ex cantanti di un gruppo un tempo famoso, che dovranno tornare insieme dopo la separazione della band, a ben 30 anni distanza. La reunion si dimostra tesa ma catartica e le porterà finalmente a rendersi conto di cosa le ha rese tanto popolari tanti anni prima. Il progetto vedrà riunirsi, dopo circa 20 anni, le stesse Hawn, Midler e Keaton: risale infatti al 1996 la collaborazione fra le tre attrici per Il club delle prime mogli di Hugh Wilson. La sceneggiatura di Divanation è stata curata da Lisa Addario e Joey Siracusa. Il film sarà prodotto da Brad Fischer della Mythology Entertainment, James Vanderbilt e William Sherak. Tracey Nyberg è produttrice esecutiva.

Netflix sta cercando di ampliare considerevolmente il suo servizio di streaming, allargando di mese in mese la sua offerta con notevoli titoli: tra i prossimi film in programma, infatti, anche l’adattamento cinematografico del romanzo di Kent Haruf Our Souls At Night, con Robert Redford e Jane Fonda (che tornerebbero a lavorare insieme dopo A piedi nudi nel parco e Il Cavaliere Elettrico). Redford produrrà il progetto, sviluppato da una sceneggiatura di Scott Neustadter e Michael H. Weber, il team dietro a 500 Giorni insieme, La colpa è nelle stelle, Città di carta e The Spectacular Now.

Fonte: Deadline

Goldie Hawn diventa la madre di Amy Schumer?

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Sono circa dieci anni che Goldie Hawn non frequenta il grande schermo, eppure questo potrebbe essere l’anno del grande ritorno, in occasione del nuovo film di Jonathan Levine (50/50).

Secondo The Wrap l’attrice premio Oscar sarebbe in trattative per partecipare alla nuova commedia che la potrebbe vedere nei panni della madre del personaggio protagonista, interpretato da Amy Schumer.

Il film non ha ancor aun titoloma parlerà di una disavventura durante una vacanza familiare. La sceneggiatura è di Katie Dippold e Paul Feig produrrà il film con le Feigco e con la Chernin Entertainment.

Golden Reel Awards 2016: Revenant e Mad Max si giocheranno l’Oscar

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Si conclude con i Golden Reel Awards 2016 la lunga sequela di premi di settore che precedono gli Oscar 2016. Si tratta dei premi al montaggio del suono che hanno visto vincere a pari merito Revenant e Mad Max Fury Road. Inoltre, tutti gli altri film che hanno la nomination di categoria agli Oscar sono stati premiati, per cui la battaglia per l’Academy Award al miglior montaggio sono è piuttosto aperta.

Di seguito i vincitori:

EFFETTI SONORI E FOLEY

Mad Max: Fury Road,” Mark Mangini, Scott Hecker, Wayne Pashley, Stuart Morton, David White, Julian Slater, John Simpson, Blair Slater, Fabian Sanjurjo, Cate Cahill, Chris Aud, Chuck Michael, Rick Lisle, Andrew Miller, Emma Mitchell, Alicia Slusarski, Mario Gabrielli, Nigel Christensen, Phil Barrie, Michael Mitchell, Jared Dwyer

“The Revenant,” Martín Hernández, Randy Thom, Lon Bender, Jon Title, Geordy Sincavage, Todd Toon, Mark Larry, Dino DiMuro, Adam Kopald, Pernell L. Salinas, Bill Dean, D. Chris Smith, MPSE, Hector Gika, David McMoyler, Stephen Robinson, Nancy MacCleod, Ryan Wassil, Aran Tanchum, Katy Rose, Gretchen Thomas, Rick Owens, Vincent Guisetti, Catherine Harper, Gregg Barbanell, Andrea Gard

DIALOGHI E ADR
“Bridge Of Spies,” Richard Hymns, Gary Rydstrom, Brian Chumney, Steve Slanec

EFFETTI SONORI, FOLEY, DIALOGHI E ADR IN UN FILM ANIMATO
“Inside Out,” Shannon Mills and Ren Klyce, Daniel Laurie, Stephen M. Davis, John Roesch, Alyson Dee Moore, David C. Hughes, Malcolm Fife, Jeremy Bowker, Tom Brennan

COLONNA SONORA IN UN FILM
Star Wars: The Force Awakens,” Paul Apelgren, Ramiro Belgardt

COLONNA SONORA IN UN MUSICAL
“Love & Mercy,” Nicholas Renbeck

EFFETTI SONORI, FOLEY, DIALOGHI E ADR IN UN FILM STRANIERO
“Son Of Saul,” Tamas Zanyi, Tamas Beke, Tamas Szekely

DOCUMENTARIO
“Kurt Cobain: Montage Of Heck,” Cameron Frankley, Dan Kenyon, Jon Michaels

Golden Globes: le meglio vestite dell’edizione 2014

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Golden Globes: le meglio vestite dell’edizione 2014

Con l’arrivo della season awards, si sa, cominciano a fioccare (letteralmente) i red carpet e gli abiti da gran galà. E così spesso capito che ad interessare di più il pubblico medio siano le sfilate sui prestigiosi tappeti rossi di Hollywood piuttosto che i vincitori e i premi.

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In attesa di vedere cosa sfoggeranno le attrici protagoniste di questa notte, durante la cerimonia di assegnazione dei Golden Globes 2015, ecco le dieci attrici meglio vestite dell’edizione passata.

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I premi verranno assegnati la sera dell’11 gennaio 2015 durante la cerimonia condotta da Tina Fey e Amy Poehler. I Golden Globes sono i premi della stampa estera, assegnati al mondo del cinema e della tv dalla HFPA (Hollywood Foreign Press Association).

Golden Globes: a George Clooney il Cecil B. DeMille Award

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George Clooney_2Negli ultimi anni, trai il 2010 e il 2015, il Cecil B. DeMille Award (il Golden Globe alla carriera) è stato consegnato a Martin Scorsese, Robert De Niro, Morgan Freeman, Jodie Foster e Woody Allen. Nel 2015 il prestigioso premio intitolato ad uno dei più grandi registi della Grande Hollywood verrà assegnato ad un attore, produttore, regista e sex symbol di grande talento, Mr. George Clooney, che colleziona così un’altra prestigiosa statuetta da aggiungere alla sua mensola dei premi (già abbastanza affollata a dire il vero).

Il premio fu istituito nel 1952 e venne assegnato appunto a Cecil B. DeMille, regista, tra gli altri, de Il Più grande spettacolo del mondo (1952) e I Dieci Comandamenti (1956). George Clooney si unisce quindi ad una foltissima schiera di personaggi di spicco del mondo dello spettacolo ad essere stati insigniti di tale riconoscimento.

Il globo d’oro della Hollywood Foreign Press Association si andrà a creare uno spazio tra i due Oscar (uno per il miglior film, Argo, l’altro per la migliore interpretazione da non protagonista in Syriana) e gli altri tre Golden Globes (per migliore interpretazione in musical o commedia in Fratello dove Sei?, per migliore interpretazione da non protagonista in Syriana e per migliore interpretazione drammatica in Paradiso Amaro), senza contare tutti gli altri riconoscimenti alla carriera e all’impegno umanitario.

Considerando che a breve lo scapolo d’oro di Hollywood George Clooney convoleràanche a nozze, c’è da dire che per lui il 2015 si prospetta davvero un anno interessante.

FONTE

Golden Globes 2026: tutti i vincitori. La notte di Paul Thomas Anderson

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Ecco tutti i vincitori dei Golden Globes 2026, la 83esima edizione dei riconoscimenti assegnati dalla Hollywood Foreign Press Association. La serata è stata dominata da Una battaglia dopo l’altra che ha ottenuto il maggior numero di riconoscimenti.

Ecco di seguito tutti i vincitori dei Golden Globes 2026

Golden Globes 2026: tutte le nomination!

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Golden Globes 2026: tutte le nomination!

La stagione dei premi è ufficialmente iniziata a Hollywood e dopo i Critics Choice Awards, arriva ora l’annuncio delle nomination ai Golden Globes 2026. Marlon Wayans e Skye P. Marshall hanno letto i nomi del candidati in un live streaming sul canale della CBS, che trasmetterà anche questa edizione del premio, in onda l’11 gennaio.

Il film della Warner Bros. Una battaglia dopo l’altra ha ottenuto il maggior numero di nomination con un totale di nove, tra cui quella per il miglior regista a Paul Thomas Anderson, quella per il miglior attore protagonista a Leonardo DiCaprio, quella per la miglior attrice protagonista a Chase Infiniti e quelle per i migliori attori non protagonisti a Benicio Del Toro, Sean Penn e Teyana Taylor.

Ha ottenuto anche nomination per la sceneggiatura di Anderson e la colonna sonora di Jonny Greenwood. Sentimental Value segue a ruota con otto nomination, seguito da I Peccatori con sette. Altri film con molteplici nomination sono Frankenstein, Hamnet e Un semplice incidente.

Per quanto riguarda la TV, The White Lotus della HBO ha ricevuto sei nomination, tra cui quella per la migliore serie drammatica e quelle per Carrie Coon, Parker Posey, Aimee Lou Wood, Walton Goggins e Jason Isaacs. La miniserie di Netflix Adolescence ha ottenuto cinque nomination, mentre Only Murders in the Building e Scissione ne hanno ottenute quattro ciascuna.

Ecco di seguito tutte le nomination ai Golden Globes 2026

Jessie BuckleyHamnet
Jennifer LawrenceDie My Love
Renate Reinsve – Sentimental Value
Julia RobertsAfter the Hunt
Tessa Thompson – Hedda
Eva Victor – Sorry, Baby

Golden Globes 2026: il red carpet che apre la season awards!

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Golden Globes 2026: il red carpet che apre la season awards!

Il red carpet dei Golden Globes come sempre la porta d’ingresso alla season awards e l’edizione 2026 non fa eccezione, con una lunghissima lista di star di Hollywood, tra ospiti, nominati e presentatori che agghindati a festa sui apprestano a onorare la HFPA, l’associazione della stampa estera a Hollywood.

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Ecco il live del red carpet dei Golden Globes 2026: