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Venezia 76, red carpet: bagno di folla per Joaquin Phoenix

Venezia 76, red carpet: bagno di folla per Joaquin Phoenix

Joaquin Phoenix ha conquistato tutti a Venezia 76. Forte già di uno status di attore molto amato e apprezzato, Phoenix ha regalato al Festival una delle sue migliori interpretazioni in Joker, di Todd Phillips.

L’attore è stato il protagonista del tappeto rosso della serata di sabato alla Mostra del Lido e con lui, oltre al regista e a Zazie Beetz, che nel film interpreta un personaggio di contorno, c’era anche Rooney Mara, sua collega e compagna. Di seguito le foto:

Venezia 76, Leone d’Oro a Pedro Almodovar: “Una giustizia politica del tempo”

Una giustizia politica ottenuta grazie al tempo, così Pedro Almodovar ha parlato del suo Leone d’Oro alla carriera, riconoscimento che gli viene assegnato nell’ambito di Venezia 76. Il regista, uscito in sala lo scorso maggio con Dolore e Gloria, ha ricordato della sua prima volta alla Mostra e di come proprio al Lido è stato consacrato come regista internazionale.

“All’epoca della mia prima volta a Venezia, nel 1983, il direttore era Gianluigi Rondi e al governo c’era la Democrazia Cristiana. Il mio film era L’indiscreto fascino del peccato ed era stato considerato troppo osceno, ma la stampa ne parlò così tanto che fu impossibile, poi, toglierlo dalla selezione. Questo generò grande empatia e quindi ho un buon ricordo del mio primo Festival.”

Almodovar è poi tornato al Lido nel 1988, con il vitale Donne sull’orlo di una crisi di nervi: “Ricordo la mia seconda volta a Venezia come una festa. Ricordo le attrici, i colori dei loro vestiti, la loro varietà e l’immagine così vitale che davano della Spagna di allora. Abbiamo vinto il premio alla migliore sceneggiatura, quell’anno.”

Il suo ultimo film, Dolore e Gloria, è stato presentato al Festival di Cannes 2019, conquistando il premio alla migliore interpretazione maschile, Antonio Banderas, e ricevendo il plauso della critica internazionale e buone possibilità di arrivare anche agli Oscar.

“Dolore e gloria riassume parole per cui provo pudore, non voglio lamentarmi del dolore né mi piace vantarmi della gloria. Questo Leone d’Oro è un premio importantissimo. Qui a Venezia sono nato come regista, questa è un’emozione speciale. Se si vive abbastanza a lungo, il tempo diventa un elemento importante nella considerazione di ciò che ci accade. Nel ’88, quando ho presentato il film qui, il presidente di giuria era Sergio Leone, e con lei c’era anche Lina Wertmuller. Li ho incontrati per strada, in giro, e mi dissero quanto era importante per loro vedere film come il mio alla Mostra di Venezia. Mi piace considerare questo Leone come un segno di giustizia, poetica e politica, dopo 31 anni da quell’incontro.”

Ma Pedro Almodovar non è solo il regista che racconta di sesso e tabù, è quel regista che lo fa offrendo al pubblico di tutto il mondo una grande lente sulla società spagnola, rappresentando da sempre una grandissima libertà di espressione, di genere, di orientamento.

“Quando ho iniziato a fare il regista, non si parlava affatto di diversità. Gli anni ’80, in Spagna, hanno celebrato la fine di una dittatura di 40 anni e la cosa davvero importante per la popolazione era aver finalmente perso la paura e poter godere di una libertà mai vista prima. Il mio potere da regista mi ha permesso di imporre la varietà della vita che vedevo intorno a me, i miei personaggi stravaganti rappresentavano la vita e tutti gli orientamenti sessuali. Come artista il mio potere è quello di dare libertà morale ai miei personaggi. Quando ho cominciato, la cosa che più mi affascinava era proprio questo cambiamento, che ho visto e assorbito dalle strade, dalle infinite notti di Madrid. Io mi sono formato a questa università e questa ho raccontato, in un tempo in cui la democrazia in Spagna era reale.”

Venezia 76, il programma ufficiale: Polanski, Larraìn e il Joker di Joaquin Phoenix

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È stato presentato, durante una conferenza stampa al cinema The Space Moderno di Roma, il programma di Venezia 76, la settantaseiesima edizione della Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, che si svolgerà al Lido dal 28 agosto al 7 settembre. A presiedere la giuria del concorso ufficiale di questa edizione 2019 c’è Lucrecia Martel.

Dopo l’annuncio del titolo d’apertura della Mostra di quest’anno, La vérité di Kore-eda Hirokazu, sembrava chiaro che il festival di Baratta e Barbera stesse riabbracciando la sua natura di Mostra del cinema, mettendo un po’ da parte il glamour che ha caratterizzato la selezione degli ultimi anni.

La conferenza stampa e lo svelamento dei titoli scelti da Barbera e dalla sua commissione mostrano invece una equilibrata via di mezzo tra quello che è il glamour da tappeto rosso, l’esigenza cinefila di chi partecipa ai festival epr amore della settima arte, e una manciata di grandi autori che non mancano mai nelle selezioni di questo prestigio.

C’è inoltre la gara sotterranea con Cannes e la “corsa agli Oscar” che da anni è vinta dal festival lidense che presenta i film che più di tutti vengono premiati durante la stagione dei premi fino agli Academy Awards.

Per quanto riguarda il cinema di casa nostra, quest’anno verrà rappresentato da Mario Martone con Il Sindaco del Rione Sanità e dal brillante Franco Maresco, che aveva già fatto sognare il Lido con Belluscone, che presenta in concorso La mafia non è più quella di una volta. Infine Pietro Marcello con Martin Eden.

Kore-eda, Andersson, Assayas, Baumbach, Egoyan, Guerra, Soderbergh formano un gruppo di autori solidi, interessanti e amati dal circuito dei Festival. A questi si aggiungono James Gray e Todd Philips i cui Ad Astra e Joker erano attesi addirittura in apertura di festival. Coronano un Concorso di grande prestigio, nomi del calibro di Pablo Larraìn e Roman Polanski.

Il manifesto di quest’anno, come accadde anche lo scorso anno, è firmato da Lorenzo Mattotti, che però quest’anno sceglie un fotogramma dalla nuova sigla, che vedremo durante il Festival e che quindi immaginiamo disegnata sempre del celebre fumettista e illustratore che, ricordiamo, ha esordito al lungometraggio animato con La famosa invasione degli orsi in Sicilia proprio quest’anno (il film è stato presentato a Cannes).

Nonostante le testate internazionali abbiano già puntato il dito sul fatto che solo due film del concorso sono diretti da donne, sembra che i temi e le storie selezionati siano attenti alla rappresentazione di genere, come si può capire dell’intera selezione ufficiale.

Ecco la SELEZIONE UFFICIALE:

FILM D’APERTURA

“The Truth,” Hirokazu Kore-eda
(in competition)
FILM DI CHIUSURA
“The Burnt Orange Heresy,” Giuseppe Capotondi (out of competition)

CONCORSO

“The Perfect Candidate,” Haifaa Al-Mansour
“About Endlessness,” Roy Andersson
“Wasp Network,” Olivier Assayas
“Marriage Story,” Noah Baumbach
“Guest of Honor, Atom Egoyan
“Ad Astra,” James Gray
“A Herdade,” Tiago Guedes
“Gloria Mundi,” Robert Guediguian
“Waiting for the Barbarians,” Ciro Guerra
“Ema,” Pablo Larrain
“Saturday Fiction,” Lou Ye
“Martin Eden,” Pietro Marcello
“The Mafia Is No Longer What It Used to Be,” Franco Maresco
“The Painted Bird,” Vaclav Marhoul
“The Mayor of the Rione Sanità,” Mario Martone
“Babyteeth,” Shannon Murphy
“Joker,” Todd Phillips
“An Officer and a Spy,” Roman Polanski
“The Laundromat,” Steven Soderbergh
“No. 7 Cherry Lane,” Yonfan

EVENTO SPECIALE

“Goodbye, Dragon Inn,” Tsai Ming-Liang

FUORI CONCORSO – Fiction

“Seberg,” Benedict Andrews
“Vivere,” Francesca Archibugi
“Mosul,” Matthew Michael Carnahan
“Adults in the Room,” Costa-Gavras
“The King,” David Michod
“Tutto Il Mio Folle Amore,” Gabriele Salvatores

FUORI CONCORSO – Non Fiction
“Woman,” Yann Arthus-Bertrand, Anastasia Mikova
“Roger Waters Us + Them,” Sean Evans, Roger Waters
“I Diari Di Angela – Noi Due Cineasti. Capitolo Secondo,” Yervant Gianikian
“Citizen K,” Alex Gibney
“Citizen Rosi,” Didi Gnocchi, Carolina Rosi
“The Kingmaker,” Lauren Greenfield
“State Funeral,” Sergei Loznitsa
“Collective,” Alexander Nanau
“45 Seconds of Laughter,” Tim Robbins

FUORI CONCORSO – PROIEZIONI SPECIALI

“No One left Behind,” Guillermo Arriaga
“Il Pianeta in Mare,” Andrea Segre
“Electric Swan,” Konstantina Kotzamani
“Irreversible,” Gaspar Noe”
“Zerozerozero,” Stefano Sollima
“The New Pope,” Paolo Sorrentino
“Never Just a Dream: Stanley Kubrick and Eyes Wide Shut,” Matt Wells
“Eyes Wide Shut,” Stanley Kubrick

ORIZZONTI

“Zumiriki,” Osker Alegria
“Blanco En Blanco,” Theo Court
“Mes Jours De Gloire,” Antoine De Bary
“Pelican Blood,” Katrin Gebbe
“Un Fils,” Mehdi M Barsaouli
“Nevia,” Nunzia De Stefano
“Moffie,” Oliver Hermanus
“Hava, Maryam, Ayesha,” Sahraa Karimi
“Rialto,” Peter Mackie Burns
“The Criminal Man,” Dmitry Mamuliya
“Revenir,” Jessica Palud
“Giants Being Lonely,” Grear Patterson
“Verdict,” Raymund Ribay Gutierrez
“Balloon,” Pema Tseden
“Just 6.5,” Saeed Roustaee
“Shadow of Water,” Sasidharan Sanal Kumar
“Sole,” Carlo Sironi
“Madre,” Rodrigo Sorogoyen
“Atlantis,” Valentyn Vasyanovych

SCONFINI

“Unposted,” Elisa Amoruso
“The Scarecrows,” Nouri Bouzid
“Once More Unto the Breach,” Federico Ferrone, Michele Manzolini
“Effetto Domino, Alessandro Rossetto

RESTAURI
“The Incredible Shrinking Man,” Jack Arnold (1957)
“The Grim Reaper,” Bernardo Bertolucci (1962)
“The Spider’s Stratagem,” Bernardo Bertolucci (1970)
“The Criminal Life of Archibaldo del la Cruz,” Luis Buñuel (1955(
“The Crossing of the Rhine,” “Andre Cayatte (1960)
“Maria Zef,” Vittorio Cottafavi (1981)
“Crash,” David Cronenberg (1996)
“Francesca,” Manoel de Oliveira (1981)
“The House is Black,” Forough Farrokhzad (1962)
“The White Sheik,” Federico Fellini (1952)
“Current,” Istvan Gaal (1963)
“The Hills of Marlik,” Ebrahim Golestan (1964)
“Death of a Bureaucrat,” Tomas Gutierrez Alea (1966)
“Out of the Blue,” Dennis Hopper (1980)
“Ecstacy,” Gustav Machaty (1932)
“Mauri,” Merata Mita (1988)
“Pigeon Shoot,” Giuliano Montaldo (1961)
“New York, New York,” Martin Scorsese (1977)
“The Red Snowball Tree,” Vasiliy Shukshin (1973)
“Way of a Gaucho,” Jacques Tourneur (1952)

Venice College Cinema
“The End of Love,” Keren Ben Rafael
“Lessons of Love,” Chiara Campara
“This is Not a Burial, It’s a Resurrection,” Jeremiah Lemonhang Mosese

Venezia 76, GdA: You Will die at 20 vince il Leone del futuro

Venezia 76, GdA: You Will die at 20 vince il Leone del futuro

La sedicesima edizione delle Giornate degli Autori si conclude all’insegna dei festeggiamenti per Amjad Abu Alala, il filmmaker sudanese regista e sceneggiatore di You Will die at 20 che si è aggiudicato il Leone del futuro – Premio Venezia opera prima “Luigi De Laurentiis”.

Il film è uno delle quattro opere prime tra gli undici film in concorso alle Giornate. È la quinta volta che un film delle Giornate degli Autori vince questo riconoscimento: nel 2005 con 13 Tzameti di Géla Babluani (Francia), 2006 con Khadak di Peter Brosens e Jessica Woodworth (Belgio), 2007 con La zona di Rodrigo Plá (Spagna, Messico), 2010 con Majority (Cogunluk) di Seren Yüce (Turchia).

Il premio all’opera prima di Amjad Abu Alala è stato assegnato dalla Giuria Internazionale composta dal Presidente Emir Kusturica (Serbia), la regista italiana Antonietta De Lillo (Italia), l’attrice tunisina Hend Sabry, il produttore Michael J. Werner (Hong Kong SAR, USA).

You will die at 20 racconta la voglia di vita di un ragazzo che, secondo una sentenza magica della tradizione popolare, è destinato a una morte precoce.

Il regista ha commentato: “Muzamil è uno di noi, uno dei tanti costretto nel ruolo che la società gli ha affibbiato! Rinchiuso in uno spazio in cui non è possibile annusare l’aria che c’è fuori! […] Il mio film è un invito alla libertà. Nessuno dovrebbe mai dirti: questo è il tuo destino, così è scritto e non puoi far altro che accettarlo. Scappa, ragazzo!”.

“Ecco un premio tanto felicemente inaspettato – dice il delegato Giorgio Gosetti – quanto sperato per la passione con cui abbiamo creduto in questo film fin dal primo momento. Il nostro compito non è cercare gli autori esordienti ma quando il loro talento risplende cristallino come in questo caso siamo fieri e onorati di accoglierli a braccia aperte”.

“Il mandato delle Giornate – scrive il presidente Andrea Purgatori – è da sempre quello di accompagnare la creatività e l’indipendenza degli autori, ovunque la loro voce risuoni chiara e potente. Il Sudan era per la prima volta alle Giornate e questo premio è per noi una bellissima conferma per la quale ringraziamo la Giuria dell’opera prima e la Mostra che lealmente accetta e accompagna la nostra autonomia nella ricerca della qualità”.

Venezia 76 in foto, gli scatti più belli dalla Mostra

Venezia 76 in foto, gli scatti più belli dalla Mostra

Venezia 76 ha chiuso i battenti, il tappeto rosso è stato riavvolto, gli accreditati hanno lasciato il Lido, fiumi di parole e articoli sono stati scritti in merito ai Leoni assegnati dalla giuria presieduta da Lucrecia Martel. Qualcuno dice che è stata fatta la storia, con la vittoria di Joker, qualcuno invece non è contento, perché “non ne possiamo più di fumetti al cinema”, altri ancora gridano vendetta per quei titoli rimasti fuori dal palmares.

Dei dieci giorni di proiezioni, film e ospiti rimane poco, alla fine, tranne qualche scatto memorabile, come quelli che potete vedere di seguito, firmati da Luigi De Pompeis:

I Leoni

Joker venezia 76

di Luigi De PompeisJoaquin Phoenix e Todd Phillips con il Leone d’Oro. Attore e regista hanno ritirato insieme il prezioso premio, il riconoscimento più ambito che arriva inaspettato anche se meritato, foriero di tanti discorsi sulla sua stessa importanza politica all’interno di una Mostra del cinema così prestigiosa.

Party hard

di Luigi De Pompeis

Zazie Beetz arriva sul tappeto rosso di Seberg con tanto di calice di champagne e occhiali da sole. L’attrice è stata presente al festival per più di due giorni, dal momento che ha partecipato sia al Fuori Concorso di Seberg, con Kristen Stewart, e a Joker, vincitore poi del Leone d’Oro.

In nome di Roman

di Luigi De Pompeis

L’attrice Emmanuelle Seigner era presente alla premiazione ed ha ritirato il Leone d’Argento, Premio Speciale della Giuria, a L’ufficiale e la Spia, di Roman Polanski. Impossibilitato a lasciare la Francia, il grande regista polacco ha affidato il compito di presenziare alla premiazione (ma anche all’attività stampa legata al film) alla moglie, l’attrice Emmanuelle Seigner, che qui stringe il premio.

La rock star e i flash

di Luigi De Pompeis

Mick Jagger, con le Nike ai piedi, ha calcato il tappeto rosso della serata di chiusura del Festival, perché faceva parte del cast di The Burnt Orange Heresy, film che ha chiuso la rassegna nella sezione fuori concorso.

Elizabeth spicca il volo

di Luigi De Pompeis

Elizabeth Debicki è la protagonista di The Burnt Orange Heresy, il film di chiusura di Venezia 76. La bellissima e bravissima attrice australiana ha sfilato con un importante abito Schiaparelli Couture che ne risaltava la forma longilinea ed elegante.

Ehi, tu!

di Luigi De Pompeis

Un Johnny Depp in grandissima forma ha sfilato alla presentazione, in concorso, di Waiting for the barbarians, il film di Ciro Guerra che ha chiuso il concorso di Venezia 76. Commosso per la presenza della figlia nella stessa categoria, con The King, e ben disposto verso stampa e pubblico, Depp ha fatto dimenticare della sua ultima volta al Lido, quando sovrappeso e un po’ appannato, presento Black Mass.

Leggende

Roger Waters
di Luigi De Pompeis

Roger Waters, co-fondatore dei Pink Floyd, ha presentato al Lido il documentario Us + Them, un film concerto di sicuro appeal sul pubblico e di grande spettacolo. Lui, da parte sua, si è limitato ad essere come sempre affabile e impegnato, scagliandosi contro la politica europea contemporanea e il bisogno di proteggere il pianeta dall’inquinamento.

Ba-ba-baciami piccina

di Luigi De Pompeis

Teneri e affiatati, Gabriele Salvatores e Valeria Golino si scambiano un casto bacio al photocall di Tutto il mio folle amore, il film che il regista ha presentato Fuori Concorso a Venezia 76.

La notte di Chiara

Chiara Feragni
Chiara Ferragni – di Luigi De Pompeis

In un magico Dior scintillante blu notte, Chiara Ferragni è arrivata sul tappeto rosso della Sala Giardino, per presentare il documentario sulla sua vita, quell’Unposted che ha fatto discutere molto per via della sua natura celebrativa, estremamente lontana da quello che può essere l’intento di ricerca e di originalità che vuole invece promuovere la sezione Sconfini, in cui il doc è stato presentato. Poco importa perché intanto, Chiara ha ottenuto ciò che voleva: essere lei la stella di una delle notti della Mostra di quest’anno, e il pubblico era dalla sua.

Mary perplessa

di Luigi De Pompeis

L’ancora estremamente affascinante Julie Andrews arriva al photocall che precede l’assegnazione del Leone d’Oro alla carriera (che le è stato assegnato insieme a Pedro Almodovar). L’attrice, passata alla storia per il ruolo di Mary Poppins, sembra un po’ perplessa, mentre guarda la schiera di fotografi che per sua richiesta l’ha accolta in religioso silenzio, salutandola poi con un caloroso applauso.

Una rosa nel vento

di Luigi De Pompeis

Lily-Rose Depp ha sfilato a Venezia 76 presentando The King, uno dei film Netflix in concorso. La sua serata è stata ventosa, l’unica che non ha accolto gli ospiti nel torrido caldo lagunare, insieme a quella in cui ha sfilato papà Johnny, quella addirittura sul fastidioso red carpet interno, causa pioggia.

Bagno di folla

venezia 76
di Luigi De Pompeis

Timothée Chalamet si è dedicato tantissimo ai fan, durante la serata che lo ha visto protagonista sul tappeto rosso per The King, film Netflix in Concorso, di cui lui è il protagonista.

Principesca

di Luigi De Pompeis

Regina nel cast di Olivier Assayas, in concorso con Wasp Network, Penelope Cruz ha messo subito le carte in tavola, mostrando a tutti che era lei la più bella del reame. Avvolta in un eccessivo Ralph & Russo e adornata di gioielli Swarovski, marchio con il quale collabora e con cui ha ideato una linea tutta sua, l’attrice spagnola più amata del mondo non lascia dubbi su chi sia la stra più importante sul tappeto rosso.

La più grande di tutte

di Luigi De Pompeis

Per Lina Wertmuller è stato un antipasto del prossimo Febbraio. La regista italiana, prima regista donna a ricevere una nomination alla migliore regia agli Oscar, ha presenziato al festival come ospite al premio Kineo ed ha sfilato sul tappeto rosso, in attesa del prossimo febbraio, appunto, quando le verrà assegnato il premio Oscar alla carriera.

Fermi tutti, passa Meryl

di Luigi De Pompeis

La leggenda del cinema americano, Meryl Streep, ha presentato in concorso The Laundromat, il nuovo film di Steven Soderbergh prodotto da Netflix. Nonostante l’atteggiamento sempre discreto e il tono di voce sempre basso, quando arriva lei tutti si fanno da parte, si tratta di una leggenda!

Innamorati a Venezia

di Luigi De Pompeis

Chi lo segue su Instagram, lo sa, Gary Oldman è praticamente inseparabile dalla bella moglie, Gisele Smith, che con lui cura un account che con gioia, allegria e romanticismo racconta una storia d’amore bellissima. E se spesso i social non rispecchiano la realtà, basta guardarli sul tappeto rosso per vedere quanto di vero ci sia nelle loro foto di vita privata.

La Fenice

joaquin phoenix venezia 76
di Luigi De Pompeis

Joaquin Phoenix è arrivato a Venezia 76 irriconoscibile. L’attore, noto per il temperamento poco docile si è invece lasciato andare con i fan, tra foto e autografi. Sappiamo però che il giorno prima della presentazione del suo film, Joker, non era altrettanto sereno, a giudicare dai racconti che la stampa ha lasciato trapelare!

Ce l’hai con me?

di Luigi De Pompeis

Anche se non è proprio la star più famosa tra quelle sfilate a Venezia 76, Zazie Beetz ha dimostrato spirito e attitude sul red carpet. Qui affronta i fotografi con uno sguardo deciso e bellissimo.

Fate fare a me!

di Luigi De Pompeis

Sembra stia dicendo “fate largo, fate parlare i grandi” e di grande lei ha veramente tutto: Cate Blanchett è davvero una divinità che sembra più bella e affascinante ad ogni red carpet. Vero è che è anche sempre più brava e ogni suo ruolo al cinema lo dimostra. Il fatto che sia affascinante ed elegante aggiunge charme alla sua grandezza.

Kristen 2.0

di Luigi De Pompeis

Kristen Stewart è un’altra persona, da un po’ di tempo a questa parte. Ha abbandonato l’aria dimessa e musona di quando era una giovane attrice intrappolata nel ruolo di Bella Swan e finalmente è una giovane donna consapevole, anche se continua a non amare troppo l’attenzione. Nonostante questo, ha partecipato con grande gioia alla presentazione a Venezia 76 del suo film Seberg, ed eccola, generosa anche con i fan.

La prima volta

di Luigi De Pompeis

La dolcissima Margaret Qualley ha partecipato alla sua prima Venezia, nel cast del film Fuori Concorso Seberg. L’attrice, che presto vedremo anche in C’Era una volta a Hollywood si è distinta per semplicità e delicatezza.

Il più bello di tutti

di Luigi De Pompeis

È sempre lui, il più bello di tutti, nonostante i suoi 56 anni. Brad Pitt è il protagonista di Ad Astra, di James Gray, in Concorso. E consapevole della sua indiscussa bellezza, si sistema la giacca e sale sul red carpet. Applausi per lui.

Da quanto tempo!

di Luigi De Pompeis

Sembrano essersi detto proprio questo Adam Driver e Scarlett Johansson, i due protagonisti di Storia di un Matrimonio di Noah Baumbach. I due attori americani sono stati trai più penalizzati dai premi, visto che entrambi avrebbero meritato almeno la considerazione per le Coppe Volpi alle migliori interpretazioni.

Tatoo

di Luigi De Pompeis

Bella come non mai, forte di una grande interpretazione e di un film bellissimo, Scarlett Johansson ha sfilato a Venezia 76 sfoggiando non solo un bellissimo abito rubino di Celine, ma anche i suoi nuovi tatuaggi.

Kylo Ren

di Luigi De Pompeis

Nonostante la mole impressionante di cinema d’autore che Adam Driver scegli per la sua carriera, è inevitabile che il suo nome e il suo volto siano legati al personaggio di Kylo Ren in Star Wars. E lui sembra comunque gradire, firmando poster e fermandosi per delle foto.

Spice up your life

di Luigi De Pompeis

La vulcanica Mel B ha sfilato sul tappeto rosso di Venezia 76 in occasione della prima mondiale di Ad Astra.

Una madrina impeccabile

di Luigi De Pompeis

Nonostante sia uno dei volti giovani dell’Italia all’estero, Alessandra Mastronardi non è amata all’unanimità. Dopo due anni di “madrinato” al maschile, lei è stata la nuova madrina di Venezia 76, portando a compimento l’incarico con grande classe, con eleganza, senza sbagliare neanche un look, e con la sua consueta leggerezza. In questa foto, il bellissimo abito, che le stava divinamente, che ha scelto per la cerimonia di apertura.

Venezia 75: Yorgos Lanthimos e le sue donne parlano di La Favorita

Alla conferenza stampa di La Favorita, oltre al regista Yorgos Lanthimos, erano presenti le tre protagoniste, Emma Stone, Olivia Colman e Rachel Weisz, insieme a due degli interpreti maschili, rimasti silenziosamente di contorno, come avviene anche nel film.

Il regista racconta che la sceneggiatura non parte da una sua idea originale, ma che ha deciso di portare avanti il progetto perché intrigato dalla complessità dei tre personaggi femminili, che gli hanno permesso di giocare sottilmente con tre diverse personalità intrecciate tra loro. Inoltre, l’idea di fare un film in costume, gli ha consentito di avere la giusta distanza per vedere le cose con più chiarezza e lucidità.

Non è stata assolutamente un’impresa facile, perché ci sono voluti ben nove anni di sviluppo prima di approdare alla realizzazione. L’idea di questo film è partita quindi subito dopo la realizzazione di Dogtooth, il suo lavoro d’esordio.

Emma Stone confessa di aver compreso il suo personaggio a poco a poco e di essere arrivata a capire che il silenzio poteva essere un’arma preziosa a favore della sua interpretazione.

La favoritaHa lavorato sul sopravvivere, sull’istinto naturale che spinge la sua giovane protagonista ad andare avanti a qualsiasi costo, senza scrupoli o timori. Per lei è stata una sfida difficile, perché era l’unica americana in un cast completamente inglese, con tutte le relative difficoltà dovute al suo accento.

Inoltre i magnifici costumi di Sandy Powell per lei sono stati una terribile tortura, perché le limitavano i movimenti e le davano grandi difficoltà di respirazione.

Olivia Colman, che ha interpretato due regine nello stesso anno e in progetti diversi (oltre a La Favorita sarà anche Elisabetta nella terza stagione di The Crown), ha spiegato come il carattere della regina da lei interpretata in questo film fosse assai vicino a quello di una povera bambina viziata, senza la minima fiducia in se stessa e piena di paure e angosce. Per lei la storia è senza tempo e racconta cose che succederanno sempre, ripetendosi all’infinito. Sostiene però che non è possibile fare un paragone tra i due ruoli, perché completamente differenti e non sovrapponibili per nessun aspetto.

Il regista ha infine risposto alla domanda: “Tornerebbe a fare dei film in Grecia, la sua patria di origine?” Lui sostiene che se ci fosse la storia giusta, con i personaggi e l’ambiente giusto non esiterebbe a farlo. E afferma, che più lavora all’estero e più si sente greco.

Venezia 75: tutti i vincitori. Leone d’Oro a Roma di Alfonso Cuaron

La Giuria di Venezia 75, presieduta da Guillermo Del Toro, ha assegnato i premi al Concorso Ufficiale della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.

Ecco tutti i vincitori di Venezia 75

  • Premi della selezione ufficiale

Leone d’oro – Roma di Alfonso Cuaron
Leone d’Argento – Jacques Audiard per The Sisters Brothers
Gran premio della giuria – La Favorita di Yorgos Lanthimos
Premio speciale della giuria – The Nightingale di Jennifer Kent
Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile – Willem Dafoe per At Eternity’s Gate
Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile – Olivia Colman per La Favorita
Premio Osella per la migliore sceneggiatura – The Ballad of Buster Scruggs di Joel e Ethan Coen
Premio Marcello Mastroianni – Baykali Gabambarr per The Nightingale

  • Premi della sezione Orizzonti

Premio Orizzonti per il miglior film – Kraben Rahu di Phuttiphong Aroonpheng
Premio Orizzonti per la miglior regia – Emir Baigazin per Ozen
Premio Orizzonti per la miglior sceneggiatura – Pema Tseden  di Jinpa
Premio speciale della giuria di Orizzonti – Anons di Mahmut Fazil Coşkun
Premio Orizzonti per il miglior cortometraggio – Kado di Aditya Ahmad
Premio Orizzonti per la miglior interpretazione maschile – Kais Nashif per Tel Aviv On Fire
Premio Orizzonti per la miglior interpretazione femminile – Natalya Kudryashova per The Man Who Surprised Everyone

  • Premio Venezia Opera prima “Luigi De Laurentiis” – The Day I Lost My Shadow di Soudade Kaadam

Venezia 75: le donne, le storie e il tempo della parola

  • Venezia Classici

Miglior Documentario sul Cinema: The Great Buster: A Celebration di Peter Bogdanovich

Miglior Restauro: La notte di San Lorenzo di Paolo e Vittorio Taviani

  • Venice Virtual Reality

Miglior Storia VR: L’ile des morts di Benjamin Nuel

Miglior Esperienza VR: Buddy VR di Chuck Chae

Miglior VR: Spheres di Eliza McNitt

  • Premi alla carriera

Leone d’oro alla carriera: Vanessa Redgrave e David Cronenberg

Premio Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker: Zhang Yimou

  • Campari Passion for Film: Bob Murawski

Venezia 75: tutti i vincitori della 33° Settimana Internazionale della Critica

VIDEO CORRELATI

La Settimana Internazionale della Critica (SIC), sezione autonoma e parallela organizzata dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI) nell’ambito della 75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia (29 agosto – 8 settembre 2018) ha assegnato oggi, venerdì 7 settembre, i premi della trentatreesima edizione.

Premio del pubblico Sun Film Group

LISSA AMMETSAJJEL (STILL RECORDING) di Saeed Al Batal e Ghiath Ayoub (Siria, Libano, Qatar, Francia, Germania)

Premio realizzato grazie al sostegno di Sun Film Group e consistente in un riconoscimento del valore di € 5.000.

Sono stati inoltre assegnati:

Premio Circolo del Cinema di Verona

BETES BLONDES (BLONDE ANIMALS) di Maxime Matray e Alexia Walther (Francia)

Premio assegnato da una giuria composta da soci del Circolo di Verona e destinato al film più innovativo della sezione.

Motivazione: La testa di Orfeo, separata dal corpo, chiude gli occhi al mondo e li apre alla visione. Non cessa però la sua pena, il suo canto non si interrompe. Per averci invitato ad accogliere questo richiamo, a guardare al dolore del vivere con sorriso assonnato, a viaggiare con vorace smemoratezza ingozzandoci di fiori e quintali di tartine al salmone, in compagnia di giovani feriti e bellissimi alla ricerca di un sapore che pare perduto. Per aver insinuato che la memoria è lo scandaglio del nostro presente, ma scordare è un atto rivoluzionario quanto cercare risposte da una sitcom camp o consigli da gatti risentiti. Per averci immersi in un ciclo di letargie e risvegli che riscrive i tratti del reale e affoga l’immagine nel sogno. Per averci obbligato a resettare i nostri sensi e le nostre costruzioni, dimostrando che un cinema radicale e svergognato è sempre possibile, anzi necessario.

Premio Mario Serandrei – Hotel Saturnia & International per il Miglior Contributo Tecnico

LISSA AMMETSAJJEL (STILL RECORDING) di Saeed Al Batal e Ghiath Ayoub (Siria, Libano, Qatar, Francia, Germania)

Premio sponsorizzato dall’Hotel Saturnia di Venezia e assegnato da un’apposita commissione di esperti.

Motivazione: Nell’inferno della guerra siriana, l’immagine cattura l’orrore della battaglia, l’intensità della condivisione, la verità di un popolo. Dalla teoria dell’azione hollywoodiana all’urgenza del documentario, la tecnica digitale coglie l’assoluto presente della storia, testimoniando la resistenza della vita nei campi di sterminio, con un palpitante montaggio che rende tangibile una tragedia in corso.

Il Delegato Generale Giona A. Nazzaro ha così commentato questa edizione: “Una selezione che porta nel proprio DNA il desiderio del futuro, il piacere della diversità e la ricerca di sguardi nuovi. Una selezione che, nel momento in cui la politica chiude le porte, rossellinianamente vuole aprire tutte le finestre, invitando a ragionare sulle contraddizioni del tempo presente e a lavorare per un cinema non conciliato”. 

Domani 8 settembre, alle ore 14 in Sala Perla si terrà la proiezione per pubblico e accreditati di Lissa Ammetsajjel (Still Recording), film vincitore del Premio del Pubblico Sun Film Group.

Inoltre, una giuria composta dai membri della Woche der Kritik (Settimana della Critica di Berlino), guidati da Michael Hack ha assegnato i premi ai cortometraggi in concorso alla terza edizione di SIC@SIC (Short Italian Cinema @ Settimana Internazionale della Critica).

Premio al Miglior Cortometraggio

MALO TEMPO di Tommaso Perfetti (Italia, 2018. Col., 19’)

Premio offerto da Frame by Frame e consistente in servizi di post-produzione per il prossimo cortometraggio del regista premiato.

Motivazione: Un giovane gangster confinato nel suo piccolo appartamento – un grande corpo, quasi troppo grande per l’inquadratura e la sua voce. Slegato dai vincoli della situazione Tommaso Perfetti sviluppa un ritratto vivido e sfaccettato di un uomo che cerca di affermarsi e perdersi nel contempo. Astenendosi da ogni giudizio libera sia il protagonista che gli spettatori, attraverso un maturo gesto di cinema documentario.

Premio alla Migliore Regia

GAGARIN, MI MANCHERAI di Domenico De Orsi (Italia, 2018. Col., 20’)

Premio offerto da Stadion Video e consistente nella realizzazione dell’edizione inglese sottotitolata per il prossimo cortometraggio del regista premiato.

Motivazione: Perdersi. Trovare luce e terra, e acqua. Il cielo è blu,ci si prende cura delle galline e forse, solo forse, significa avere qualcosa da fare, lavorare, progettare, costruire. La ricerca che questo film sviluppa è tutta esteriore, rivolta al mondo e alle fantasie che evoca. La sua curiosità non richiede risposte, sebbene ce ne siano alcune.

Premio al Miglior Contributo Tecnico

QUELLE BRUTTE COSE di Loris Giuseppe Nese (Italia, 2018. Col.,11’)

Premio offerto da Fondazione Fare Cinema e consistente nella partecipazione all’edizione 2019 del Corso di Alta Formazione Cinematografica in Regia “Fare Cinema”.

Motivazione: La realtà privata di una famiglia: frammenti del loro passato e presente, momenti condivisi, scorci di intimità. La voce di una figlia scomparsa si confonde con un ritmo della memoria, una densità dell’amore, un flusso di coscienza. Ininterrotto e vivido, come se le separazioni non fossero altro che un’illusione. 

Venezia 75: torna la sala Web, ecco il programma

Venezia 75: torna la sala Web, ecco il programma

Una selezione di 18 lungometraggi, di cui 11 della sezione Orizzonti, due di Biennale College – Cinema, tre di Sconfini, e due Fuori Concorso, formano il ricco programma in prima mondiale della Sala Web della 75. Mostra di Venezia 2018, diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta.

Dopo il grande successo delle edizioni precedenti, per il settimo anno la Sala Web di Venezia permette la visione online in tutto il mondo, raggiungibile dal sito www.labiennale.org, di film significativi della selezione ufficiale della Mostra del Cinema, per cinque giorni a partire da quello in cui vengono presentati in prima mondiale al Lido.

Venezia 75: il ricco programma. Cuaron, Coen, Guadagnino nel Concorso

E’ possibile acquistare il biglietto o il pass digitale per i 18 film della Sala Web a partire da oggi 21 agosto sul sito della Biennale di Venezia www.labiennale.org.

 

Fra i titoli disponibili online sono inclusi 6 attesi film italiani. Si tratta de La profezia dell’armadillo di Emanuele Scaringi (Orizzonti), Un giorno all’improvviso di Ciro D’Emilio (Orizzonti), Il ragazzo più felice del mondo di Gipi (Sconfini), Camorra di Francesco Patierno (Sconfini), Arrivederci Saigon di Wilma Labate (Sconfini), 1938 Diversi di Giorgio Treves (Fuori concorso).

 

Per la sezione Orizzonti, arricchiranno la programmazione della Sala Web, tra gli altri, registi come il francese Mikhaël Hers, già in concorso a Locarno, che qui presenta Amanda, e l’indonesiano Garin Nugroho, il cui musical Requiem from Java era in Orizzonti nel 2006, che quest’anno presenta Memories of my Body.

 

Nella programmazione sono inclusi due titoli realizzati nell’ambito di Biennale College – Cinema, il laboratorio di alta formazione per lo sviluppo e la produzione di lungometraggi a micro-budget, che dal 2012 ha lanciato talenti emergenti quali Duccio Charini con Short Skin nel 2014, Anna Rose Holmer con The Fits nel 2015 e Alessandro Aronadio con Orecchie nel 2016. Quest’anno saranno presenti Deva di Petra Szöcs (Ungheria) e Yuva di Emre Yeksan (Turchia).

Le proiezioni, per conto della Mostra, saranno collocate per il territorio internazionale sul sito protetto operato da Festival Scope (www.festivalscope.com), mentre per quello geolocalizzato al territorio italiano da MYmovies.it e Repubblica.it sulla piattaforma MYMOVIESLIVE – Nuovo Cinema Repubblica (https://www.mymovies.it/live/nuovocinemarepubblica/).

Per le proiezioni sul territorio internazionale, sarà possibile acquistare il biglietto digitale a partire dal 21 agosto sul sito web della Biennale www.labiennale.org e sul sito www.festivalscope.com. Si potrà accedere alla proiezione del film prescelto dopo aver effettuato una registrazione, pagato il biglietto singolo (4 €) oppure un pass per 5 film (10 €) che consentirà una visione non ripetibile per ogni film. Ciascun titolo (in versione originale con sottotitoli in inglese) sarà disponibile per la visione in streaming a partire dalle ore 21 (ora italiana) del giorno della presentazione ufficiale del film al Lido e fino al 19 settembre. Per accedere invece alle versioni sul territorio italiano pubblicate su MYMOVIESLIVE – Nuovo Cinema Repubblica (con i sottotitoli in italiano) basterà attivare un abbonamento MYmovies.it nella fascia di prezzo a partire da 17,90 €, collegandosi a questo indirizzo: https://www.mymovies.it/live/nuovocinemarepubblica/.

L’abbonamento darà l’accesso a tutti i film della Sala Web.

IL PROGRAMMA DELLA SALA WEB

Orizzonti

  • AMANDA di Mikhaël HERS (Francia, 107’, v.o. francese s/t italiano/inglese) – dal 31 agosto
  • DESLEMBRO di Flavia CASTRO (Brasile, Francia, Qatar, 105’, v.o. portoghese/francese/ spagnolo s/t italiano/inglese) – dal 31 agosto
  • ANONS (THE ANNOUNCEMENT) di Mahmut FAZIL COŞKUN (Turchia, Bulgaria, 95’, v.o. turco s/t italiano/inglese) – dall’1 settembre
  • YOM ADAATOU ZOULI (THE DAY I LOST MY SHADOW) di Soudade KAADAN (Siria, Libano, Francia, Qatar, 94’, v.o. arabo s/t italiano/inglese) – dal 3 settembre
  • LA PROFEZIA DELL’ARMADILLO di Emanuele SCARINGI (Italia, 99’, v.o. italiano/francese s/t inglese/italiano) – dal 3 settembre
  • TCHELOVEK KOTORIJ UDIVIL VSEH (THE MAN WHO SURPRISED EVERYONE) di Natasha MERKULOVA, Aleksey CHUPOV (Russia, Estonia,Francia, 105’, v.o. russo s/t italiano/inglese) – dal 5 settembre
  • UN GIORNO ALL’IMPROVVISO di Ciro D’EMILIO (Italia, 89’, v.o. italiano s/t inglese) – dal 5 settembre
  • SONI di Ivan AYR (India, 97’, v.o. hindi s/t italiano/inglese) – dal 6 settembre
  • HAMCHENAN KE MIMORDAM (AS I LAY DYING) di Mostafa SAYARI (Iran, 73’, v.o. farsi s/t italiano/inglese) – dal 6 settembre
  • KRABEN RAHU (MANTA RAY) di Phuttiphong AROONPHENG (Thailandia, Francia, Cina, 105’, v.o. thailandese s/t italiano/inglese) – dal 7 settembre
  • KUCUMBU TUBUH INDAHKU (MEMORIES OF MY BODY) di Garin NUGROHO (Indonesia, 106’, v.o. indonesiano/giavanese s/t italiano/inglese) – dal 7 settembre

Biennale College

  • YUVA di Emre YEKSAN (Turchia, 127’, v.o. turco s/t inglese/italiano) – dal 30 agosto
  • DEVA di Petra SZÖCS (Ungheria, 80’, v.o. ungherese/rumeno s/t inglese/italiano) – dal 31 agosto

Sconfini

  • IL RAGAZZO PIÙ FELICE DEL MONDO di GIPI (Italia, 90’, v.o. italiano s/t inglese) – dall’1 settembre
  • CAMORRA di Francesco PATIERNO (Italia, 70’, v.o. italiano/dialetto napoletano s/t inglese/italiano) – dal 2 settembre
  • ARRIVEDERCI SAIGON di Wilma LABATE (Italia, 80’, v.o. italiano/inglese/francese s/t inglese/italiano) – dal 5 settembre

Fuori Concorso

  • 1938 DIVERSI di Giorgio TREVES (Italia, 62’, v.o. italiano s/t inglese) – dal 4 settembre
  • INTRODUZIONE ALL’OSCURO di Gastón SOLNICKI (Argentina, Austria, 71’, v.o. inglese s/t italiano/inglese) – dal 5 settembre

Venezia 75: Shin’ya Tsukamoto presenta Killing

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Shin’ya Tsukamoto racconta che da tanto tempo, più o meno vent’anni, era intrigato dal raccontare la storia di un giovane samurai che si rifiuta di uccidere. Nel Giappone del periodo feudale denominato Edo era del tutto normale uccidere, ma oggi, che fortunatamente le cose sono cambiate, uccidere viene immediatamente avvertito come qualcosa di aberrante. Questo lo ha fatto riflettere su come si sarebbe comportato un ragazzo di oggi catapultato a quei tempi, trovandosi nella condizione di essere costretto a togliere la vita ad altre persone.

Nonostante la violenza eserciti sempre un enorme fascino, dice il regista, che il suo non vuole essere  un inno alla violenza, ma anzi dovrebbe far avvertire un senso di rigetto e far riflettere sull’eroismo e sulla figura dell’eroe, su cosa è da applaudire e cosa no.

Gli viene domandato il perché dell’inserimento di tanti momenti di ironia e di battute. Ma lui rimane stupito, affermando che non si è accorto di aver disseminato tali elementi nel suo film. Ironicamente dice che forse è colpa del suo spirito da persona non troppo giovane e che tutto dipende da come si guarda e come si interpreta. Sottolinea che anche in Tetsuo, nonostante fosse un film drammatico, potevano esserci situazioni interpretate come ironiche, ad esempio il pene biomeccanico che continuava a girare dopo la penetrazione. In Zan, forse potrebbe essere preso come ironico il fatto che il film parte con violenti combattimenti, che poi si diradano a partire dalla metà del film, lasciando straniato chi si aspettava altro.

Shin'ya TsukamotoIl protagonista Sousuke Ikematsu, dice che nonostante si tratti di una storia di guerra, in un film storico ambientato nel passato ai tempi feudali, il suo è un personaggio pieno di modernità e di creatività. Il suo ronin, samurai senza padrone, è costretto a vivere in un ambiente ristretto, non adeguato alla sua posizione, ma ci si rifugia sereno, gridando al mondo la sua percezione del dolore.

Confessa di essere stato sempre un grande estimatore del cinema di Tsukamoto e che mai avrebbe immaginato possibile lavorare con lui. Dice che ha un talento incredibile fuori dal comune, in grado di guidare con le parole, con i movimenti, e con le idee.

Anche Yu Aoi, la protagonista femminile, condivide questa opinione e afferma che per lei lavorare con Tsukamoto le ha fatto provare le stesse emozioni che avrebbe un musicista se potesse lavorare con Bach. Yu Aoi, sostiene di non essersi limitata a interpretare il suo personaggio, ma di averle donato tante sfaccettature del femminile, parlando a nome di tutte le donne. Il suo è un personaggio del passato interpretato nel presente e quindi estremamente attuale.

Shin’ya Tsukamoto confessa di aver evitato di incontrare Cronenberg a Venezia. Lo ha sempre ammirato e considerato un padre, tanto da chiamarlo papà, ma nel vederlo si sarebbe sentito in soggezione e sarebbe fuggito a gambe levate.

Venezia 75: secondo giorno con The Favourite di Lanthimos

Venezia 75: secondo giorno con The Favourite di Lanthimos

Secondo giorno intenso per Venezia 75, arrivano in selezione ufficiale The Favourite di Yorgos Lanthimos con protagonisti Olivia Colman, Emma Stone, Rachel Weisz, Nicholas Hoult, Joe Alwyn.

Inizio del XVIII secolo. L’Inghilterra è in guerra con la Francia. Ciononostante, le corse delle anatre e gli ananas ai banchetti spopolano. Una gracile regina Anna occupa il trono, mentre la sua amica intima Lady Sarah governa il paese al posto suo, prendendosi cura della sua salute cagionevole e del suo carattere volubile. Quando arriva Abigail, una nuova cameriera, il suo fascino la fa entrare nelle grazie di Sarah, che la prende sotto la sua ala protettrice, facendole intravedere l’occasione di tornare alle sue radici aristocratiche. Poiché la politica bellica assorbe Sarah quasi completamente, Abigail prende il suo posto come compagna della regina. La loro fiorente amicizia consente ad Abigail di realizzare le sue ambizioni: non permetterà che donna, uomo, questione politica o un coniglio si mettano sulla sua strada.

Riguardo al film The Favourite

Venezia 75: Saverio Costanzo presenta L’Amica Geniale, la serie tratta da Elena Ferrante

La collaborazione tra Hbo-Rai Fiction e Timvision, con a Lorenzo Mieli, produttore con Mario Gianani per Wildside (insieme a Domenico Procacci per Fandango) porta sullo schermo L’Amica Geniale, la serie basata sulla tetralogia di Elena Ferrante, che ha partecipato in prima persona al lavoro di adattamento e di costruzione della serie. Saverio Costanzo , regista della seria, ha parlato del lavoro di adattamento e di cosa ha reso L’Amica Geniale il successo mondiale che l’ha fatta girare in tutto il mondo.

Ma come si lavora con una persona che nasconde la sua identità? Quello di Elena Ferrante è infatti ancora un mistero, un genio della narrativa italiana di cui non si conosce nulla, soltanto un nome, forse fittizio, e la sua incredibile capacità di raccontare. La Ferrante ha portato avanti un fitto scambio di e-mail con Saverio Costanzo, regista che ha diretto la serie ed è “stata molto vicina al progetto e fin dall’inizio è stata una specie di sorvegliante dei libri e di questo tentativo di fare la migliore trasposizione possibile.”

La scrittrice ha quindi collaborato con mente aperta, per il bene dell’adattamento nel rispetto dei suoi romanzi, riponendo grande fiducia nel regista. Il lavoro è stato quello che si fa per un film e il risultato è un insieme di voci, quella dei libri e della grande autrice, ma anche quella dell’autore che era stato chiamato a dirigere.

In merito alle altissime aspettative che tutti ripongono nella serie, Saverio Costanzo ha commentato: “Il mio coinvolgimento in quest’avventura è merito di Elena Ferrante. Avevo letto la tetralogia e non avrei mai pensato di realizzare una serie, ma quando mi è stato proposto non ho avuto nessuna esitazione, perché un regista per riuscire a trovare l’orientamento e decidere se raccontare o meno una storia, deve prima decidere se il nucleo, il cuore di quel racconto somiglia a quello che lui può mettere in scena. Sin dai primi libri di Elena, ho sentito che tra di noi c’era una condivisione di idee e di rappresentazione, un’ostinazione alla ricerca pericolosa di una verità drammaturgica. Il fatto che fosse un progetto molto ampio non mi ha spaventato perché io avevo un nucleo piccolo da salvaguardare e quello non mi avrebbe fatto smarrire. Più che come una responsabilità, ho vissuto il mio lavoro a questo progetto come un privilegio.”

l'amica geniale“Il successo di un’opera è il risultato di tantissimi elementi – ha poi continuato Costanzo, in merito al successo planetario de L’Amica GenialeQuesta è la storia di un’amicizia epica, ma non basta, una storia che dal locale si spinge all’esterno, all’universale, ma nemmeno basta, una storia sull’educazione, ma nemmeno basta questo. Il romanzo di Elena Ferrante riesce a raccogliere una coerenza interna alla storia che le permette di potersi avvicinare al tutto, ovvero raccontare un universo-mondo, ma rimanere molto coerente a quel famoso nucleo. Questo è un miracolo letterario drammaturgico e un’occasione per noi che avevamo questo materiale di partenza. Si potrebbe dire che il successo viene dai sentimenti raccontati. In realtà è anche una storia che trova il suo innesco nel personaggio della maestra di scuola elementare, dunque si può dire che una maestra ti cambia la vita. E in questo concetto si trova la modernità dell’opera, perché L’amica geniale è un’opera profondamente politica e nel momento in cui incontri una maestra, la straordinaria Dora Romano, può cambiare la vita di due bambine ti accorgi sia del valore dell’educazione nella formazione dell’anima di una persona, il valore della conoscenza e ti accorgi attraverso i sentimenti che stai guardando un’opera contemporanea.”

In merito invece alla messa in scena della serie, vista nelle prime due puntate mostrate alla Mostra, Saverio Costanzo ha dichiarato: “Elena Ferrante è molto precisa nelle descrizioni e la soggettività del lettore riempie le facce con la sua storia personale. Ma avendo una matrice così coerente io sapevo esattamente cosa cercare. Cone le quattro attrici protagoniste è stato così, quando le ho viste sapevo che erano loro.”

Venezia 75: Saremo giovani e bellissimi in concorso alla Settimana della Critica

Saremo giovani e bellissimi” l’opera prima di Letizia Lamartire con Barbora BobulovaAlessandro PiavaniMassimiliano Gallo e Federica Sabatini, prodotto da CSC Production con RAI CINEMA,è l’unico film italiano in concorso alla 33ma SIC – Settimana Internazionale della Critica.

Isabella (Barbora Bobulova) ha diciott’anni nei primi anni Novanta, ed eÌ una star. Incide un album che ha un enorme successo e che per un’estate intera passa su tutte le radio e le televisioni. Poi piùÌ niente.

Oltre vent’anni più tardi, canta quegli stessi brani in un locale di provincia con suo figlio Bruno (Alessandro Piavani), chitarrista. È a causa del ragazzo che la sua carriera si eÌ fermata, o almeno questo eÌ quello che si racconta Isabella.

Bruno e Isabella sembrano più fratello e sorella che madre e figlio. Famiglia non convenzionale e sgangherata, i due sono legati da un rapporto a tratti morboso, uniti contro il mondo. Questo legame peroÌ si rompe quando Bruno incontra Arianna, leader di un gruppo rock che gli propone di entrare nella sua band. Completano il cast: Elisabetta de Vito,  Ciro Scalera, Paola Calliari, Victoria Silvestro, Tiziana Viano, Matteo Buzzanca, Gianvincenzo Pugliese, Gianluca Pantosti.

Il soggetto è di Marco Borromei, la sceneggiatura di Marco Borromei, Letizia Lamartire, Anna Zagaglia, la fotografia di Giuseppe Chessa, il montaggio di Fabrizio Franzini, le Musiche e le canzoni originali di Matteo Buzzanca, la Scenografia di Laura Inglese, i costumi di Fiordiligi Focardi, il suono in presa diretta di Denny de Angelis, il fonico di mixage è Alessandro Checcacci, l’aiuto regista è Edoardo Ferraro, l’organizzazione è di Elio Cecchin, il Produttore esecutivo è Elisabetta Bruscolini.

Il film è prodotto da CSC Production con RAI CINEMA in collaborazione con Annamode Costumes, C.A.M. una società del gruppo Sugar, F.lli Cartocci, Do Consulting and Production, Margutta Digital International; film riconosciuto di interesse culturale con il contributo economico del MIBACT – Direzione Generale Cinema con il supporto di Emilia-Romagna Film Commission con il sostegno di Regione Emilia-Romagna, opera realizzata con il sostegno della Regione Lazio – Fondo Regionale per il Cinema e l’Audiovisivo con il patrocinio dei comuni di Ferrara e Comacchio.

Venezia 75: ritorna Alfonso Cuarón con Roma

Venezia 75: ritorna Alfonso Cuarón con Roma

Ritorno al lido il regista premio Oscar Alfonso Cuarón, dopo il successo di Gravity ritorna con Roma, il suo nuovo film in concorso con protagonisti Yalitza Aparicio, Marina de Tavira, Nancy Garcia, Jorge Antonio, Veronica Garcia, Marco Graf, Daniela Demesa, Carlos Peralta, Diego Cortina Autrey.

Roma, il film più personale mai realizzato finora dal regista e sceneggiatore Alfonso Cuarón, narra un anno turbolento nella vita di una famiglia borghese, nella Città del Messico degli anni Settanta. Cuarón, ispirato dalle donne della sua infanzia, offre una raffinata ode al matriarcato che ha plasmato il suo mondo. Vivido ritratto dei conflitti interni e della gerarchia sociale al tempo dei disordini politici, ROMA segue le vicende di una giovane domestica, Cleo, e della sua collaboratrice Adela, entrambe di origine mixteca, che lavorano per una piccola famiglia nel quartiere borghese di Roma. Sofia, la madre, deve fare i conti con le prolungate assenze del marito, mentre Cleo affronta sconvolgenti notizie che minacciano di distrarla dalla cura dei quattro figli della donna, che lei ama come fossero suoi.

Mentre cercano di costruire un nuovo senso di amore e di solidarietà, in un contesto di gerarchia sociale dove classe ed etnia si intrecciano in modo perverso, Cleo e Sofia lottano in silenzio contro i cambiamenti che penetrano fin dentro la casa di famiglia, in un paese che vede la milizia sostenuta dal governo opporsi agli studenti che manifestano. Girato in un luminoso bianco e nero, Roma è un ritratto intimo, straziante e pieno di vita dei modi, piccoli e grandi, con cui una famiglia cerca di mantenere il proprio equilibrio in un periodo di conflitto personale, sociale e politico.

Alfonso Cuarón commenta: Ci sono periodi nella storia che lasciano cicatrici nelle società, e momenti nella vita che ci trasformano come individui. Tempo e spazio ci limitano, ma allo stesso tempo definiscono chi siamo, creando inspiegabili legami con altre persone, che passano con noi per gli stessi luoghi nello stesso momento. ROMA è il tentativo di catturare il ricordo di avvenimenti che ho vissuto quasi cinquant’anni fa. È un’esplorazione della gerarchia sociale del Messico, paese in cui classe ed etnia sono stati finora intrecciati in modo perverso. Soprattutto, è un ritratto intimo delle donne che mi hanno cresciuto, in riconoscimento al fatto che l’amore è un mistero che trascende spazio, memoria e tempo.

Venezia 75: presentato La profezia dell’Armadillo, dal fumetto di Zerocalcare

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La profezia dell’Armadillo, film diretto da Emanuele Scaringi e basato sull’omonimo fumetto di Zerocalcare, è stato presentato alla Mostra di Venezia 2018 nella sezione Orizzonti. A parlarne è intervenuto Domenico Procacci per Fandango, produttore, il regista Emanuele Scaringi, e il cast al completo guidato dall’armadillo Valerio Aprea, con Simone Liberati (Zero) e l’ottimo Pietro Castellitto (Secco).

“Un’elaborazione del lutto con il tono della commedia” così Emanuele Scaringi esordisce, parlando del fumetto e dell’adattamento a cui ha lavorato. Il progetto ha avuto una fase di organizzazione molto complessa: doveva essere l’esordio alla regia di Valerio Mastandrea, che compare tra gli sceneggiatori del film, insieme a Johnny Palomba, Oscar Glioti e allo stesso Zerocalcare, ma l’attore romano è poi stato risucchiato a un progetto che uscirà in autunno e che rispecchiava di più le sue intenzioni.

Per Simone Liberati, il protagonista, la responsabilità era quella di interpretare Zerocalcare: “Era questa la sfida, l’insidia maggiore, poi però mi sono sentito di svincolarmi da tutte le aspettative derivanti dal fumetto popolare e apprezzatissimo dal pubblico. Non volevamo banalizzare il racconto e alla sua complessità. Quando poi ho comicniato a sentirsi sempre più ansioso, come il personaggio, ho capito che sarebbe stata questa la direzione giusta.”

La profezia dell'ArmadilloValerio Aprea ha indossato l’armatura dell’armadillo, confessando di essersi sentito addosso una responsabilità enorme, facendo un esempio dalla sua esperienza personale: “Io sono grande amante di Asterix e Obelix, e quando vidi per la prima volta un cartone animato di quel fumetto, rimasi turbato anche solo dalla voce dei personaggi. Per cui capisco perfettamente la responsabilità di portare in vita un fumetto così famoso e amato. Spero di non fare la fine dell’attore che ha interpretato Jar-Jar Binks in Star Wars.”

Sulla struttura apparentemente frammentata del film, Emanuele Scaringi ha dichiarato che lo sforzo è andato nella direzione di provare a ottenere una storia più fluida in contrapposizione alle strisce a fumetti, la verità è che la storia è esile e che il film funziona “per associazione emotiva con quello che provano i personaggi, più che per lo svolgersi di azioni”.

La profezia dell’Armadillo uscirà distribuito da Fandango il 13 settembre in circa 150 copie.

Venezia 75: premio Campari Passion for Film a Bob Murawski

La Biennale di Venezia e Campari annunciano che è stato attribuito al montatore statunitense Bob Murawski (The Hurt Locker, Spider-Man, L’armata delle tenebre) il nuovo premio Campari Passion for Film della 75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il premio si propone di valorizzare lo straordinario contributo che i collaboratori più stretti del regista, offrono al compimento del progetto artistico rappresentato da ciascun film. Solo occasionalmente, direttori della fotografia, montatori, compositori, scenografi e costumisti vedono adeguatamente riconosciuto il loro apporto, spesso determinante ai fini della qualità del risultato finale. Passion for Film premierà a turno una di queste figure, non semplici artigiani ma artisti e co-autori delle opere a cui offrono il contributo del loro insostituibile talento.

La consegna del premio a Bob Murawski avrà luogo venerdì 31 agosto alle ore 14.00 in Sala Grande (Palazzo del Cinema), prima della proiezione Fuori Concorso, in prima mondiale, del suo nuovo lavoro, The Other Side of the Wind di Orson Welles. Murawski ha curato il montaggio della ricostruzione del leggendario film non finito di Welles, che Netflix presenterà in autunno.

La 75. Mostra di Venezia si terrà al Lido dal 29 agosto all’8 settembre 2018, diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta.

Venezia 75: il ricco programma. Cuaron, Coen, Guadagnino nel Concorso

Alberto Barbera ha dichiarato: “La prima edizione del Premio Campari Passion for Film, che si propone di valorizzare il contributo offerto dai collaboratori più stretti del regista al compimento del progetto artistico rappresentato da ciascun film, non poteva che andare a Bob Murawski. La capacità di sviluppare un rapporto creativo con alcuni registi, che nasce già al momento delle riprese, come nel caso di Sam Raimi; la passione per il cinema di genere, che lo ha spinto a divenire il cofondatore di una società di restauro e distribuzione di cult movie, soprattutto horror; un metodo di lavoro che lo mette in condizione di venire a capo, con successo,  di centinaia d’ore di girato, come nel caso di The Hurt Locker di Kathryn Bigelow, che gli è valso il premio Oscar. Infine, l’incredibile lavoro sull’enorme quantità di pellicola in 35, 16 e 8mm, dalla quale è scaturita la magistrale ricostruzione del film incompiuto di Orson Welles, The Other Side of the Wind – sono la conferma del talento straordinario di Murawski, montatore geniale che ha fatto del proprio mestiere la manifestazione di un talento creativo autentico e originale.

“Siamo molto orgogliosi di sbarcare per la prima volta a Venezia in qualità di main sponsor e di avere avuto la possibilità di creare, insieme alla Direzione Artistica della Mostra, il nuovo Premio Passion for Film – dichiara Lorenzo Sironi, Senior Marketing Director Gruppo Campari Italia – Mantenendo come filo conduttore tutto ciò che nasce dalla passione, tema da sempre legato in modo indissolubile a Campari, il Premio è volto a sostenere e valorizzare tutti coloro che, con grande maestria artistica e tecnica, contribuiscono ogni giorno a rendere eccellente l’arte cinematografica, attribuendo così grande importanza a ogni singola fase creativa che porta alla realizzazione di un film. Perché nulla si crea senza la passione, la stessa passione che da sempre accompagna ogni momento Campari”.

Venezia 75: pre-apertura con il classico “Il Golem – Come venne al mondo”

Il classico del cinema muto Il Golem – Come venne al mondo (Der Golem – Wie er in die Welt kam, 1920, 76’), scritto e diretto da Paul Wegener, è il film scelto per la serata di Pre-apertura di martedì 28 agosto della 75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, che si terrà nella Sala Darsena(Palazzo del Cinema) al Lido.

Il Golem sarà proiettato in una nuova copia digitale tratta dal negativo originale ritenuto perduto, con unrestauro in 4K a cura della Friedrich-Wilhelm-Murnau-Stiftung di Wiesbaden (Germania) e della Cinémathèque Royale de Belgique (Cinematek) di Bruxelles, presentato in prima mondiale. Il restauro digitale è stato eseguito dall’Immagine Ritrovata di Bologna.

La proiezione de Il Golem sarà sonorizzata con la musica originale del maestro Admir Shkurtaj commissionata dalla Biennale di Venezia, eseguita dal vivo dal Mesimèr Ensemble così composto: Hersjana Matmuja (soprano), Giorgio Distante (tromba in sib, tromba midi), Pino Basile (cupafon – set di tamburi a frizione, percussioni, ocarina), Vanessa Sotgiù (sintetizzatore, pianoforte), Iacopo Conoci(violoncello), Admir Shkurtaj (direzione, elettronica, fisarmonica, pianoforte).

La 75. Mostra del Cinema di Venezia si terrà al Lido dal 29 agosto all’8 settembre 2018 diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta.

Venezia 75: omaggio a Vanessa Redgrave, Leone d’Oro alla carriera

In occasione del Leone d’oro alla carriera della Mostra di Venezia 2018 a Vanessa Redgrave, giovedì 30 agosto in Sala Casinò, alle 11.30, si terrà una proiezione speciale a inviti del film The Aspern Papers di Julien Landais, con Vanessa Redgrave, Jonathan Rhys Meyers e Joely Richardson.

Julien Landais ha diretto The Aspern Papers da una sceneggiatura da lui scritta con Jean Pavans e Hannah Bhuiya, basata sull’adattamento di Pavans del racconto lungo di Henry James. Interpretano il film anche Poppy Delevingne, Jon Kortajarena e Lois Robbins, insieme a Morgane Polanski, Barbara Meier, Alice Aufraye e Nicolas Hau.

La 75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica si svolgerà dal 29 agosto all’8 settembre al Lido di Venezia, diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta.

The Aspern Papers è una storia di ossessione, grandezza perduta e sogni di avventure byroniane. Ambientata a Venezia nel tardo 19° secolo, vede al centro Morton Vint (Jonathan Rhys Meyers), un ambizioso critico affascinato dal poeta romantico Jeffrey Aspern (Jon Kortajarena) e dalla vita breve e selvaggiamente romantica di questo mitico personaggio. Dopo aver viaggiato dall’America a Venezia, vorrebbe mettere le mani sulle lettere che Aspern scrisse alla sua bellissima amante e musa, Juliana Bordereau (Vanessa Redgrave). Ora la severa guardiana dei loro segreti, Juliana, vive in un palazzo veneziano con sua nipote Tina (Joely Richardson), che lei sembra controllare e che Morton tenta di manipolare. Ma quando l’ambizioso avventuriero si prende gioco dell’affetto di Tina, lei comincia a capire il suo piano.

Venezia 75: il ricco programma. Cuaron, Coen, Guadagnino nel Concorso

Gabriela Bacher ha prodotto The Aspern Papers per Film House Germany’s Summerstorm Entertainment, insieme a Julien Landais per Princeps Films. I produttori esecutivi sono: James Ivory, che ha vinto un Oscar® per la migliore sceneggiatura per Call Me by Your Name, e ha supportato Landais durante la realizzazione; Charles S. Cohen di Cohen Media Group; Charles-Henri de Lobkowicz; François Sarkozy; Christian Angermayer e Klemens Hallmannof Film House Germany; Matthew Helderman, Luke Taylor, e Patrick Depeters of BondIt Media Capital; e Bastien Sirodot, Adrian Politowski e Gilles Waterkeyn di Umedia, che hanno co-prodotto e trattato la post-produzione a Bruxelles.  Bruno Wang è co-produttore esecutivo.

Cohen Media distribuirà il film negli Stati Uniti, mentre ARRI Media si occupa delle vendite internazionali. Il film è stato girato a Venezia nell’estate 2017, con Mestiere Cinema che ha fornito i servizi di produzione.

Venezia 75: omaggio a David Cronenberg, Leone d’oro alla carriera

In omaggio a David Cronenberg, Leone d’oro alla carriera della Mostra di Venezia 2018, sarà presentato al Lido M. Butterfly (1993), su indicazione dello stesso regista che lo considera tra i suoi film più personali, anche se meno fortunato di altri. 

David Cronenberg terrà inoltre una Master Class, condotta da Giulia D’Agnolo Vallan, mercoledì 5 settembre alle ore 15 in Sala Perla 2 (incontro col pubblico).

Butterfly (Usa, 95’) interpretato da Jeremy Irons, John Lone, Barbara Sukowa, Ian Richardson, sarà proiettato in versione originale con sottotitoli italiani giovedì 6 settembre in Sala Grande alle ore 14, a seguire la cerimonia di consegna del Leone d’oro alla carriera a David Cronenberg.

Venezia 75: il ricco programma. Cuaron, Coen, Guadagnino nel Concorso

La 75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica si svolgerà dal 29 agosto all’8 settembre al Lido di Venezia, diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta.

Ambientato nella Pechino del 1964, M. Butterfly racconta la vicenda del diplomatico francese René Gallimard (Irons), che si innamora della cantante dell’Opera di Pechino Song Liling (Lone), grande interprete della Madama Butterfly. Gallimard sacrifica la moglie (Sukowa), compromette la carriera, passa alla donna documenti riservati per salvare il figlio che crede di aver avuto da lei. Denunciato dal controspionaggio, al processo scoprirà che Song non solo è una spia, ma è anche un uomo. Ispirato a una storia vera, scritta per il teatro da David Henry Hwang e da lui adattata per lo schermo, M. Butterfly è un melodramma sulla rappresentazione dell’amore, sugli aspetti autodistruttivi delle sue illusioni e sul tema della metamorfosi, caro a Cronenberg: “Sono un uomo che ha amato una donna, creata da un uomo”, dice nel film Gallimard.

Venezia 75: oggi The Sisters Brothers con Joaquin Phoenix e Jake Gyllenhaal

Oggi sarà presentato in concorso a Venezia 75 The Sisters Brothers, commedia wester con protagonisti Joaquin Phoenix, John C. Reilly, Jake Gyllenhaal, Riz Ahmed.

Diretto da Jacques AudiardThe Sisters Brothers racconta di Charlie ed Eli Sisters che vivono in un mondo selvaggio e ostile. Hanno le mani sporche di sangue: sangue di criminali, ma anche di innocenti. Non hanno scrupoli a uccidere. È il loro lavoro. Charlie, il fratello più giovane, è nato per uccidere. Eli, invece, sogna una vita normale. Il Commodoro li ingaggia per scovare un uomo e ucciderlo. Comincia così una spietata caccia dall’Oregon alla California: un viaggio iniziatico che metterà alla prova l’insano legame tra i due fratelli. Un sentiero che condurrà alla loro umanità?

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Venezia 75: oggi At eternity’s Gate con Willem Dafoe

Venezia 75: oggi At eternity’s Gate con Willem Dafoe

Oggi sarà presentato in concorso a Venezia 75 At eternity’s Gate, il film diretto da Julian Schnabel con protagonisti Willem Dafoe, Rupert Friend, Oscar Isaac, Mads Mikkelsen, Mathieu Amalric, Emmanuelle Seigner, Niels Arestrup.
 

Questo film è un insieme di scene ispirate a dipinti di Vincent Van Gogh, eventi della sua vita comunemente accettati come fatti realmente accaduti, dicerie e scene completamente inventate. Il fare arte dà l’opportunità di realizzare qualcosa di concreto, che esprime una ragione di vivere, se esiste una cosa simile. Nonostante tutta la violenza e le tragedie sofferte da Van Gogh nella sua esistenza, non c’è dubbio che abbia vissuto una vita caratterizzata da una magica, profonda comunicazione con la natura e la meraviglia dell’essere. L’opera di Van Gogh è fondamentalmente ottimista. Le convinzioni e la visione alla base del suo singolare punto di vista rendono visibile e fisico ciò che è inesprimibile. Sembra essere andato oltre la morte, incoraggiando gli altri a fare altrettanto.

Questa non è una biografia del pittore realizzata con precisione scientifica. È un film sul significato dell’essere artista. È finzione, e nell’atto di perseguire il nostro obiettivo, se tendiamo verso la luce divina, potremmo addirittura incappare nella verità. L’unico modo di descrivere un’opera d’arte è fare un’opera d’arte. “Riuscire a creare qualcosa di imperfetto, di anomalo, qualcosa che alteri e ricrei la realtà in modo tale che ciò che ne risulta siano anche delle bugie, se si vuole, ma delle bugie più vere della verità letterale”.
(Vincent Van Gogh).

Venezia 75: Michele Riondino sarà il padrino dell’edizione 2018

L’attore Michele Riondino condurrà le serate di apertura e di chiusura della 75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2018, diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta.

Michele Riondino aprirà la 75. Mostra di Venezia nella serata di mercoledì 29 agosto 2018, sul palco della Sala Grande (Palazzo del Cinema al Lido) in occasione della cerimonia di inaugurazione, e guiderà la cerimonia di chiusura l’8 settembre, in occasione della quale saranno annunciati i Leoni e gli altri premi ufficiali della 75. Mostra.

Venezia 75, dal 29 agosto all’8 settembre

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Venezia 75: Luca Guadagnino e il cast presentano Suspiria

Venezia 75: Luca Guadagnino e il cast presentano Suspiria

All’incontro con la stampa di Suspiria, presentato in Concorso a Venezia 75, erano presenti Luca Guadagnino e le interpreti Tilda Swinton, Dakota Johnson, Chloë Grace Moretz, Mia Goth e Jessica Harper, la protagonista di Suspiria di Dario Argento, qui impegnata in un ruolo diverso, a quaranta anni di distanza.

Il regista spiega che ha scelto di ambientare il film a Berlino negli anni settanta per i colori che rimandano all’Autunno Tedesco, il corrispettivo dei nostri Anni di Piombo e anche perché tali cromatismi gli suggeriscono in senso d’inconscio che trasmettono i dipinti di Balthus. Inoltre una città divisa da un muro gli ha permesso di lavorare nel modo giusto sul concetto di inclusione-esclusione.

Alla domanda immancabile del perché cimentarsi in un remake, risponde che il suo film non è un rifacimento, bensì una espansione del film di Dario Argento, con una componente politica fortemente accentuata. Aggiunge che uno dei suoi maggiori punti di riferimento è stato Rainer Werner Fassbinder, i cui film hanno creato in lui un vero e proprio shock emotivo. Li considera cibo che permette di avere le intuizioni e adora il modo in cui riusciva a descrivere le donne, rendendole tridimensionali.

Tilda Swinton elogia Guadagnino, dicendo che non era affatto facile descrivere così bene dei personaggi femminili, da parte di uno sguardo maschile, ma sente che il film è stato diretto anche da lei e dalle altre interpreti. Il rischio era di banalizzare e di cadere nei luoghi comuni. Sposta poi il discorso sulle donne regista, ricordando Kira Muratova, recentemente scomparsa e dimenticata. Dice che se fosse venuto a mancare un regista uomo, si sarebbe dato molto più peso alla sua scomparsa.

Afferma poi con orgoglio che il cinema è uno stato libero senza connotazioni di genere.

Tutte le attrici hanno sottolineato come sia stato intrigante e riuscito il lavoro con Guadagnino. Hanno raccontato della difficoltà di recitare con una doppia lingua, inglese e tedesco. Jessica Harper si è sentita superfortunata per essere stata coinvolta in entrambi i film, a quarant’anni di differenza. Ha potuto rivivere una sua ossessione che durava da tanti anni, ha visto tecnologie diverse e ha compreso che i due registi sono due grandi visionari.

Mia Goth ha parlato del lavoro di gruppo, della convivenza del grande albergo utilizzato come set, dello spirito di squadra e del comportarsi come una vera compagnia di danza, con tanto di allenamenti durissimi, riscaldamento e coinvolgimento fisico.

Chloë Grace Moretz dice che cercava da tempo insieme a Guadagnino il progetto giusto sul quale poter collaborare e di essere felice di averlo trovato in Suspiria. Ha potuto trasformarsi come mai aveva fatto prima, di aver affrontato una vera e propria sfida recitando in una lingua con un suono così diverso, lavorando come in teatro, portando avanti 15 pagine di sceneggiatura nella stessa ripresa.

Suspiria ha un cast internazionale di grandissimo livello, tra cui Dakota Johnson, Tilda Swinton, Mia Goth, Lutz Ebersdorf, Jessica Harper, Chloë Grace Moretz, Angela Winkler, Sylvie Testud, Renee’ Soutendijk, Ingrid Caven, Malgorzata Bela

Venezia 75: le presentazioni di libri e saggi di cinema al Lido

Venezia 75: le presentazioni di libri e saggi di cinema al Lido

Tra poco più di una settimana Il Primo Uomo di Damien Chazelle inaugurerà Venezia 75, i programmi e le giurie sono stati annunciati e mancano solo i giornalisti e gli appassionati ad affollare le coste del Lido, per dare il via alla nuova edizione della manifestazione cinematografica più antica del mondo.

Quest’anno però il cinema non lo vedremo solo sugli ampi schermi delle sale della Mostra, ma anche sulle pagine dei libri, saggi, raccolte, monografie, che nel corso degli ultimi mesi sono arrivati in libreria, opere scritte da esperti e appassionati di cinema, che per coincidenze fortunate si incontreranno, in occasione di Venezia 75, e che offriranno un calendario di quattro imperdibili appuntamenti con la letteratura di cinema.

Si parte il 29 agosto, subito dopo la conferenza stampa del film d’apertura, con la presentazione di 100 Serie TV in Pillole – Manuale per malati seriali (Movieplayer.it), a partire dalle 15.00, nella Sala Tropicana dell’Hotel Excelsior. Il volume è un manuale per malati seriali, scritto a sei mani da Luca Liguori, Giuseppe Grossi e Antonio Cuomo che comprende le migliori 100 serie televisive degli ultimi trent’anni, dai classici ai successi più recenti.

Il 31 agosto invece toccherà a Star Wars – Il mito dai mille volti, per Golem Libri, il nuovo saggio di Andrea Guglielmino, a partire dalle 15.00 presso l’Italian Pavillion (Hotel Excelsior). Con la prefazione di Oscar Cosulich, il saggio di Guglielmino fa seguito al precedente ‘Antropocinema’, vincitore del Premio Domenico Meccoli Scriveredicinema 2015.

Il 3 settembre invece tocca all’esordiente, nel mondo della saggistica di cinema, Elisa Torsiello, che presenterà il suo Joe Wright. La danza dell’immaginazione, da Jane Austen a Winston Churchill, edito da Bietti. Una monografia completa dell’autore inglese che, con la sua ultima fatica, ha condotto Gary Oldman sul tetto di Hollywood. L’appuntamento è alle 15.00 presso la Sala Taverna dell’Italian Pavillion (Hotel Excelsior).

La serie di appuntamenti di scritti di cinema si chiuderà il 6 settembre, sempre presso la Sala Taverna dell’Italian Pavillion, con la presentazione di Superheroes, edito da Bakemono Lab. Un excursus sui supereroi raccontati al cinema, sui loro conflitti, le loro particolarità, attraverso l’occhio dei sei autori degli altrettanti saggi racconti nel volume. Presenti all’incontro tre dei sei autori, Davide Cantire, Chiara Guida e Cecilia Strazza (gli altri tre sono Federica Aliano, Diego Altobelli e Martina Ponziani).

Venezia 75: le donne, le storie e il tempo della parola

Venezia 75: le donne, le storie e il tempo della parola

Conclusa la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, edizione settantacinque, e in attesa dell’annuncio dei Leoni, è importante riportare alcune considerazioni a seguito delle polemiche che hanno seguito l’annuncio del programma, lo scorso luglio, e di alcune decisioni prese dall’organizzazione in merito ai tempi di lavoro della stampa accreditata.

Quando è stato annunciato il programma della Selezione Ufficiale, lo scorso luglio, molte riviste straniere, in particolare The Hollywood Reporter, si sono scagliate contro Alberto Barbera e il suo Festival a causa della mancanza di donne tra le file dei registi scelti per rappresentare il cinema Mondiale in Mostra. Tale accusa, in “tempo di #MeToo”, è sembrata pretestuosa nonché portatrice di una subdola forma di “razzismo al contrario”, in cui per promuovere la parità di genere sarebbe stata obbligatoria la presenza di registe donne nella Selezione Ufficiale, mentre l’unica donna regista del Concorso è stata Jennifer Kent con la sua opera seconda, The Nightingale.

Il film è diventato il caso degli ultimi giorni di Festival, a causa dell’intervento di uno scriteriato (accreditato stampa) che, a fine proiezione, ha urlato offese personali alla regista per manifestare di non aver gradito affatto il film in questione. La Biennale ha provveduto immediatamente a ritirare l’accredito al soggetto, e l’evento, lungi dal rimanere un episodio da raccontare nei tanti discorsi dei “ti ricordi quella volta che al Festival di Venezia…” dovrebbe rappresentare un punto di partenza per una duplice riflessione. Da una parte è bene riconsiderare i criteri di assegnazione dei badge di accredito, valutando attentamente la professionalità dei richiedenti. Distinzioni e cernite andrebbero fatte a costo di risultare elitari, oltre a dover essere dovuto a tutti i film (ma a tutte le opere d’arte in generale) quel rispetto che si deve all’opera, seppure mediocre, dell’ingegno altrui, ma che ha “molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale” (cit.).

La seconda riflessione che dovrebbe stimolare il commento scellerato è quella culturale: tentare di offendere una donna con l’appellativo che le attribuisce il mestiere più antico del mondo appartiene a una cultura retrograda e medievale che resta attaccata addosso a molte persone, persino inconsapevolmente, e che smaschera la più profonda ignoranza nella persona in questione, che pronuncia quella parola come offesa. Un problema culturale che diventa ancora più grave nel momento in cui, e qui torniamo al primo spunto di riflessione, quest’offesa è urlata da una persona che, stando al badge che ha appeso al collo e che la Biennale gli ha concesso, dovrebbe essere un critico o un giornalista, una persona dunque incaricata di diffondere cultura e informazione.

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Allo spiacevole incidente si aggiunge il fatto che il film della Kent è stato uno dei più brutti (peggio accolto nel complesso dei commenti della stampa) presentati al Lido nella Selezione Ufficiale. L’idea che potrebbe prendere forma è che pur di prendere almeno una donna in concorso, i selezionatori abbiano preso un film non all’altezza del resto della rosa di film scelti, lasciando fuori l’opera magari più completa o interessante di un regista uomo, solo per evitare una polemica che comunque è arrivata. E se sulla carta The Hollywood Reporter poteva avere ragione, basandosi soltanto su numeri e nomi, alla luce della proiezione di tutti i film di Venezia 75, è apparso cristallino che tutta la selezione fosse straordinariamente attenta al mondo femminile, con storie, attrici e interpretazioni che raccontano la donna e le sue storie in diversissimi modi, linguaggi e situazioni, con grande dignità e consapevolezza. Inoltre entrambi i film storici scelti della commissione (One Nation One King e Peterloo) avevano importanti riferimenti al suffragio universale e alla parità di diritti, non un occhio di riguardo ma una visione completa dell’umanità formata da sessi differenti, dunque. Una polemica sterile, dunque, quella che arriva da Oltreoceano e da una società dove il politicamente corretto dopo lo scandalo Weinstein ha sì portato allo scoperto il marcio di Hollywood, ma ha anche generato orrori come l’ostracismo di Woody Allen, solo per fare un nome. La Mostra e la Biennale (organizzazione in cui lavorano per la maggioranza donne) sono l’emblema di come, nel mondo del cinema e del lavoro in generale, siano importanti le competenze, non il sesso. E non dovrebbe esserci bisogno di aggiungere altro.

La particolarità del Concorso di quest’anno è stata la presenza di tanti film molto lunghi, pellicole di oltre due ore, in alcuni casi anche tre ore, che hanno incollato gli accreditati alle poltrone. I film hanno avuto in comune anche una qualità medio alta, che sembra il filo rosso che congiunge almeno le ultime tre edizioni della Mostra. Grandi autori hanno scelto il Lido per presentare i loro nuovi film, di conseguenza, i selezionatori hanno giocato sul sicuro, affidandosi a registi del calibro di Tsukamoto, di Leigh, di Nemes, di Guadagnino, addirittura a Orson Welles nel Fuori Concorso. La mancanza di coraggio nell’andare a scovare autori sconosciuti e nel prediligere filmografie nazionali più fruibili o già amate e conosciute è stata compensata dalla chiara scelta di portare avanti le grandi storie raccontate sullo schermo. E quindi i “film lunghi” tanto nemici del pubblico da Festival, sempre alle prese con incastri di proiezioni e orari tiranni, diventano un modo per spingere alla riflessione, alla parola ponderata, un invito alla riscoperta del piacere di discutere di cinema come fosse davvero arte, senza affannarsi alla corsa al tweet (o al commento rapido su Facebook), abitudine osteggiata anche dall’embargo sui film annunciato a inizio festival, fino alla proiezione ufficiale con pubblico invitato e cast.

Venezia 75 ha quindi rivendicato il tempo della riflessione, e questa necessità di darsi il giusto spazio per meditare e contemplare e poi parlare sembra sempre più urgente nel momento in cui nel corso di manifestazioni importanti come una Mostra Internazionale di Cinema, si verificano episodi come quello, discusso prima, di scellerati che urlano le loro offese “a caldo”, come fossero nella privacy delle loro camere a esprimere un parere non richiesto ad amici distratti (per cui diventa necessario alzare la voce). Il tempo dunque come unità di misura del pensiero, della parola scritta, che dovrebbe, nel caso della critica, non giudicare ma guidare lo spettatore interessato. Le storie si sono prese il loro tempo con i tanti minuti di durata dei film, le parole, grazie anche all’embargo, sono diventate più importanti e hanno manifestato un loro peso.

Il divieto, per la stampa, di commentare il film prima della presentazione ufficiale è stato mutuato dal Festival di Cannes, che a maggio ha stravolto i ritmi di programmazione delle proiezioni per impedire del tutto ai giornalisti di vedere i film prima di cast e invitati. La scelta di Venezia è stata più democratica e si è affidata al buonsenso della stampa stessa. Un festival più democratico quindi, ma apparentemente anche più in salute, stando alla qualità dei titoli presentati e al coraggio di abbracciare le novità tecnologiche e le nuove piattaforme di produzione cinematografica, quelle stesse Netflix e Amazon allontanate dalla kermesse francese e che “rischiano” di finire addirittura nel palmares della settantacinquesima edizione del Festival di cinema più antico del mondo.

Non sappiamo cosa ci riserverà Venezia 76, ma l’augurio è quello di portarci dietro, da questa edizione, la giusta prospettiva sul concetto di parità, il tempo adeguato che rivendica ogni opera d’arte e ogni pensiero scritto, la bellezza di altre storie raccontate sul grande schermo.

Venezia 75: Lady Gaga è arrivata al Lido, è lei la star

Venezia 75: Lady Gaga è arrivata al Lido, è lei la star

Con un arrivo in grande stile, Lady Gaga è sbarcata al Lido e ha messo subito in chiaro che è lei la star della Mostra. Non solo la protagonista del film diretto da Bradley Cooper, ma il vero VIP da fermare, per una foto o un autografo. E Gaga ha dimostrato subito di essere molto propensa alle foto, tanto che non ha risparmiato niente, nemmeno durante il trasbordo in lancia extra lusso sulle rive della lingua di terra che ospita il festival.

Ecco gli scatti di ieri, che hanno immortalato il suo arrivo:

Il film è l’anteprima mondiale più attesa del Festival e ha già raccolto moltissimi fan fuori al Palazzo del Cinema, che hanno passato la notte in strada nella speranza di un autografo o di una foto con Lady Gaga. Ovviamente con lei ci sarà anche Bradley Cooper, che con A Star is Born esordisc e alla regia.

Foto: Just Jared

Venezia 75: la Settimana Internazionale della Critica omaggia Stefano Tamburini

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La Settimana Internazionale della Critica – sezione autonoma e parallela organizzata dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI) nell’ambito della 75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia – dedica l’immagine della sua trentatreesima edizione all’indimenticabile e folgorante genio creativo di Stefano Tamburini, grafico e narratore per immagini, grande sperimentatore di tecniche e linguaggi – nel fumetto come nella grafica editoriale e pubblicitaria – scomparso prematuramente nella seconda metà degli anni ’80.

Nella sua breve ma intensa carriera, Tamburini ha segnato la storia della grafica italiana e internazionale. L’immagine scelta per rappresentare la Settimana Internazionale della Critica 2018, nata come illustrazione editoriale e pubblicata sul numero 11 della rivista Frigidaire, mostra una delle principali tecniche usate da Tamburini, che saccheggiava magazine di moda e ricreava le immagini con collage di cartoncini colorati, con un occhio ai papier découpé di Matisse e alle illustrazioni pubblicitarie del futurista Fortunato Depero. La scelta di Tamburini ​è un ritorno al futuro con il quale la SIC rende omaggio ad un giovane artista innovativo e avanguardista che quasi quattro decenni fa ha reinventato il mondo delle immagini grafiche con una serie di visionarie “opere prime” sempre straordinarie e dirompenti, ​che ancora ​oggi conservano una sbalorditiva carica di rottura e un’inconsueta freschezza.

Il Delegato Generale della SIC, Giona A. Nazzaro, ha spiegato: ​”Stefano Tamburini incarna le energie più vive e creative del ’77. “Per fare grafica ci vogliono i muscoli”, era solito dichiarare. Il lavoro tamburiniano rappresenta un taglio netto con il passato. Politica, moda, musica, fumetti, grafica: nulla sarà più lo stesso dopo il ciclone Tamburini. Stefano Tamburini è per la grafica e il fumetto in Italia quel che i Sex Pistols sono per la musica: un laboratorio febbrile, pulsante di vita, energia e futuro. Creatore di Ranxerox, autore di inauditi cut-up rumoristi, Tamburini è la primavera di bellezza del ’77. La SIC, omaggiando Stefano Tamburini, consapevolmente vuole creare un ponte fra le urgenze di ieri e le tensioni del miglior cinema di oggi. Un passaggio di consegne. Perché il futuro non è scritto. Tanto meno quello del cinema”. 

Stefano Tamburini (1955 – 1986) – Dopo l’esordio nel 1974 sulla rivista underground Combinazioni, inizia a collaborare come grafico e disegnatore per l’agenzia romana di controinformazione Stampa Alternativa. Tre anni dopo, Tamburini partecipa attivamente alle azioni e alle lotte del Movimento del ‘77, ritraendone gli umori sulle pagine di Cannibale, rivista da lui ideata e realizzata con Massimo Mattioli, Filippo Scozzari, Andrea Pazienza e Tanino Liberatore. Con Liberatore si consolida presto un fruttuoso sodalizio artistico, che porterà alla nascita di Ranxerox, personaggio che gli darà la notorietà. Nel 1980, con Vincenzo Sparagna e Filippo Scozzari fonda il mensile Frigidaire, che diventa per Tamburini una vera e propria palestra di sperimentalismi grafici: dal collage di cartoncini colorati e scarti di stampa recuperati in tipografia all’uso di smalti su foto di moda, dalle fotocopie distorte alla manipolazione di foto polaroid. Per Frigidaire disegna anche fumetti con tecniche non convenzionali, intervenendo pittoricamente su foto di moda o utilizzando fotocopie distorte con la tecnica della Copy Art. Firma, inoltre, con lo pseudonimo di Red Vinyle, una provocatoria rubrica, dove indossa le vesti di un arrogante e spietato critico musicale. Negli stessi anni, si cimenta nella scrittura di alcuni brani, musicati e registrati dal musicista Maurizio Marsico, con cui dà luogo a performance artistico-musicali in locali di tendenza. Mentre la popolarità del suo personaggio Ranxerox cresce sempre più trovando spazio sulle più importanti riviste internazionali di fumetto, l’autore intraprende nuovi percorsi creativi nella pubblicità e nella moda. Nel 1986, all’apice del successo, muore improvvisamente all’età di soli trent’anni.

Venezia 75: Julian Schnabel e Willem Dafoe presentano At Eternity’s Gate

Julian Schnabel inizia dicendo che At Eternity’s Gate non è una biografia, ma un approccio sensoriale. per prepararsi ha letto le lettere, che sono state il punto di partenza del film. Ha visitato il museo d’Orsay a Parigi, per restituire la stessa sensazione di quando si osservano le opere. Voleva restituire la sensazione di accumulazione che si prova dopo essere stati in un museo.

Dice che non si può spiegare il film. Mentre si lavorava allo sviluppo della sceneggiatura si aggiungeva sempre qualcosa. Quando lui ha chiesto all’ attore che fa il pazzo di scegliere e ripetere una parola lui ha scelto “sergente”, ma di non essere sicuro di riuscire a ripeterla.  Schnabel pensa che gli attori sono come foglie al vento.

Il regista è convinto che Van Gogh sia lucido e lo dice dopo aver letto le lettere, osservando i suoi dipinti. Nel film, quando dipinge dice che smette di pensare e il dottore con cui parla gli chiede se è una forma di meditazione. È un misto tra la consapevolezza di non potere avere un rapporto con gli altri e la rassegnazione al fatto di vivere poco.

Willem Dafoe racconta di aver preso appunti per prepararsi al personaggio e di aver  letto le lettere. Anche per lui è lucido, non è in grado di conciliare le sue visioni con la realtà. La malattia è un insegnamento attraverso la quale si può guarire.

Dice di aver letto e poi ha dipinto. Il regista gli ha insegnato a dipingere e la pittura lo ha aiutato a spostare il punto di vista, capendo che è un rapporto con la natura.

Schnabel dice che ha pensato subito a Willem Dafoe, lo conosce da trent’anni, è un attore fisico che aiuta gli altri attori. Tutti gli attori presenti nel cast sono stati la prima scelta, senza ripensamenti.

Schnabel dice che in tutti i dialoghi Van Gogh è una persona diversa, si rapporta diversamente a seconda di chi è l’ interlocutore e questo succede a tutti, voleva fermamente rappresentare questa cosa. Dafoe conferma che è vero, è diverso in ogni situazione. E anche gli altri personaggi sono adattabili. Quando dipinge esce fuori l’interiorità.

Alla domanda sull’ipotesi dell’uccisione di Van Gogh o di suicidio, il regista e lo sceneggiatore rispondono che non ci sono testimonianze sulla sua morte. La pistola non è stata mai ritrovata, e risulta strano suicidarsi e poi nascondere l’arma. Ha dipinto fino all’ultimo ogni giorno, non era depresso, cupo. Nel film inoltre si dice che gli appunti potrebbero essere veri ma non è una certezza. La persona che ha aiutato nelle ricerche, di enorme esperienza e credibilità, non aveva certo bisogno di notizie sensazionalistiche. Schnabel sostiene che il punto non è se si è trattato di suicidio. Ma le sue ultime parole sono state: non dare la colpa a nessun altro.

È stato chiesto se la conversazione con il prete su Gesù sia reale e se Van Gogh si considerava Gesu.

Schnabel dice che era molto religioso e conosceva benissimo la bibbia, per lui Gesù era un grande lavoratore e in questo sicuramente si identificava con lui. Ma nessuno era presente durante quella conversazione. È bello che dica che anche di Gesù si è cominciato a parlare trent’anni dopo la morte.

Venezia 75: Joel e Ethan Coen raccontano The Ballad of Buster Scruggs

Joel e Ethan Coen incontrano la stampa in una sala dell’hotel Excelsior, in compagnie di alcuni attori del cast, Tim Blake Nelson, il pistolero Buster Scrugs, Harry Melling il torso umano e Bill Heck il colone in cerca di moglie. I due fratelli raccontano di essere grandi appassionati di film di genere e in particolare di western fin da quando erano bambini. Ricordano di averne fatto grandi abbuffate al cinema e in televisione.

In particolare gli torna alla memoria un giorno, in occasione di una festività ebraica, durante il quale non entrarono a scuola, per intrufolarsi di nascosto in un cinema a vedere un film western. Vennero scoperti e puniti dal preside. Vedevano ogni film possibile su quel genere a loro così caro, ma in particolare erano affascinati dalle opere di Sergio Leone, che nella nuova loro fatica a quattro mani viene citato e omaggiato più volte. Affermano con sicurezza che The Ballad of Buster Scruggs non é mai stato un progetto di serie televisiva, nonostante la produzione Netflix. Ci tengono a sottolineare che si tratta di un equivoco e che la decisione di fare un film a episodi é stata una ferma idea fin dall’inizio, colpiti oltretutto da tante opere similari degli anni sessanta e settanta, in cui diversi registi lavoravano attorno a un tema comune L’idea di rendere la struttura come quella di un libro illustrato è stata per loro funzionale all’organizzazione delle sei differenti storie.

Ma non hanno utilizzato un libro realmente esistente, bensì ne hanno inventato uno, appositamente progettato per contenere i loro racconti, corredandolo poi di bellissime e colorate illustrazioni in fase di post-produzione. Gli viene domandato se credono e sono fiduciosi al ritorno del genere western, soprattutto dopo il successo dei film di Quentin Tarantino. Loro rispondono che non si sono mai visti tanti film western come in questi ultimi anni, neanche negli anni d’oro. A riprova di questo, dicono che mentre giravano, nelle stesse location, erano impegnate diverse troupe di altri film.

Venezia 75: Jennifer Kent presenta The Nightingale

Venezia 75: Jennifer Kent presenta The Nightingale

In apertura di conferenza stampa, viene domandato alle regista Jenifer Kent come e perché abbia scelto di raccontare la storia di The Nightingale, dopo il grande successo del suo film precedente Babadook.

Lei risponde che le sono stati proposti tanti progetti, ma che è fondamentale concentrarsi su storie che la interessano profondamente, altrimenti ci si annoia e si perde l’entusiasmo. Inoltre ci teneva a lavorare su un tema attuale, contemporaneo, nonostante la storia si svolga ai tempi del colonialismo.

È stata intrigata dall’entrare in un mondo completamente diverso, non volendo necessariamente creare un dramma sociale, bensì un mito con uno sguardo molto personale, con tanti riferimenti all’attualità.

Aisling Franciosi, la protagonista del film, di origini italiano-irlandesi e che parla la nostra lingua in maniera perfetta, ha detto che dopo aver letto poche pagine ha sentito che doveva essere parte di questo film assolutamente. Ritiene che sia onesto e commovente e che solamente un’artista del calibro di Jennifer Kent poteva scrivere un film così.

Per prepararsi bene a interpretare il ruolo ha studiato a lungo i traumi da stupro, confrontandosi e parlando con vittime reali, per capire bene cosa possa significare vivere con un trauma così terribile.

Sam Claflin, il perfido ufficiale inglese, assassino e stupratore, racconta che è stato difficile interpretare un personaggio così abbietto e di come si sia dovuto mettere completamente in gioco. Confessa di non conoscere cosa era realmente successo nelle colonie in Australia e della brutalità raggiunta. Si vergogna, ma trova necessario raccontarlo, per fornire una necessaria lezione di storia.

L’attore aborigeno Baykali Ganambarr si è sentito sorpreso di imbattersi in un progetto estremamente onesto e trasparente sul dramma vissuto dalla sua gente. Si sente felice di rappresentare il suo popolo. Nel lavoro è stato aiutato molto dagli altri attori del cast, facendolo sentire a suo agio e che gli hanno permesso di fornire un personaggio riuscito e realistico.

Si fa poi riferimento agli insulti sessisti e violenti esternati da uno spettatore durante la proiezione stampa. Jennifer Kent afferma di essere orgogliosa del suo lavoro e che, a tali reazioni fuori luogo, è fondamentale reagire con amore e compassione. E sono buia ignoranza.