Alla conferenza stampa del film
La Foresta di Ghiaccio erano presenti il
regista Claudio Noce, gli attori Ksenia
Rappoport, Domenico Diele e Adriano Giannini, insieme al
delegato di produzione Rai Cinema e ai produttori Andrea
Paris e Matteo Rovere per Ascent
Film.
La prima domanda che è stata
rivolta al regista riguarda lo sviluppo narrativo del film, che
vede alcune linee narrative messe in risalto e altre che si perdono
nel corso dello sviluppo diegetico, a parte il fil rouge
della vendetta personale. Secondo Noce, proprio il fatto di
cimentarsi con con le regole fisse del genere- in questo caso il
noir con i suoi meccanismi narrativi- non svincolano però l’autore/
regista dall’analisi introspettiva dei personaggi e delle loro
emozioni.
Noce ha evidenziato il ruolo
fondamentale dell’impervio paesaggio alpino nell’economia del
discorso narrativo, sottolineando le evidenti difficoltà che hanno
reso questo progetto simile ad una sfida, ma anche l’opportunità di
usarle a loro vantaggio, soprattutto da parte degli attori per
calarsi al meglio nei loro personaggi.
Giannini, parlando del suo
personaggio- il contabile Lorenzo- ha messo subito in chiaro che
Noce, mentre lo scriveva, pensava proprio a lui: così, quando un
anno e mezzo dopo gli ha consegnato lo script definitivo, ha
cominciato subito a lavorarci sopra per cercare di renderlo più
credibile, togliendosi quell’aria da “bello dei Parioli” per
sembrare sempre di più un abitante di quei luoghi, e senza dubbio
le condizioni climatiche e i costumi lo hanno aiutato a calarsi
nella parte nel migliore dei modi.
Di un parere
simile è anche l’altro interprete, Diele, che nel film è Pietro:
visto che il suo personaggio è nato nei Balcani per poi essere
adottato da una famiglia italiana, l’attore aveva parecchio
materiale a proposito della sua backstory sul quale lavorare;
infatti, ha cercato di lavorare a lungo anche sul linguaggio e sul
trucco, evidenziato dei difetti fisici che erano più in linea col
suo personaggio- un dente sbeccato, per esempio.
La Rappoport, abituata alle
impervie condizioni della sua Russia, ha ribadito e confermato
l’opinione dei suoi colleghi uomini, e ha aggiunto che il suo
personaggio era- in sceneggiatura- il più misterioso, quello con
una backstory meno definita e più ambigua: lavorarci sopra, creando
quindi da zero una personalità complessa al ruolo di Lana, è stata
la sfida più difficile. Per costruirsi il personaggio si è ispirata
alla raffigurazione dell’orso nelle fiabe russe: un animale
spaventoso fuori, ma pronto ad intervenire e a salvare gli altri
dai guai. Un’anima buona, in fondo.
Un’ultima domanda ha riguardato,
ovviamente, la presenza del regista Emir Kusturica
qui nella veste d’attore: Noce all’inizio confessa di essersi
trovato in imbarazzo all’idea di dirigere un cineasta premiatissimo
ed unico come lui, ma quest’ultimo si è dimostrato umano,
propositivo e coinvolto dal progetto, superando un’iniziale
diffidenza che si è poi subito trasformata in fiducia e curiosità.
Semmai, la difficoltà è stata quella di contenere la sua
istintività sul set, cosa che spesso lo portava ad improvvisare
mutando un po’ il punto di vista del regista su alcune scene.