Universal Pictures Italia, in
occasione dell’uscita in Blu-ray, DVD e Blu-ray 3D de Il Gatto
con gli Stivali il 3 Aprile 2012, è lieta di annunciare che i
fan di
“Gatto”,
Attualmente sugli schermi nel ruolo di Caesar Flickerman in The Hunger Games, Stanley Tucci farà presto da ‘mentore’ ad Emma Watson sul set di Your Voice In My Head.
La Watson ritroverà sul set David Yates, regista di quattro film della saga di Harry Potter, e interpreterà il ruolo di un’aspirante suicida dopo ila fine di una relazione con un noto giornalista. La protagonista sarà aiutata da un psichiatra (Tucci) il quale ha la sua bella dose di problemi, visto che è un malato terminale. La Warner appare intenzionata a puntare fortemente sul film, che viene considerato un potenziale candidato agli Oscar.
Tucci nel frattempo ha finito di lavora su Jack The Giant Killer, che uscirà il prossimo anno, nel quale Tucci sarà sul grande schermo con il remake di Gambit firmato da Michael Hoffman e nel thriller The Company You Keep, per la regia di Robert Redford.
Fonte: Empire
Da una decina d’anni sulle scene, Josh Hutcherson si è cominciato a far valere solo negli di recente: dopo aver partecipato a The Kids Are All Right, l’attore del Kentucky è stato prima tra gli aspiranti al ruolo del nuovo Uomo Ragno, per poi prendere parte a The Hunger Games, suo primo autentico blockbuster. Trai progetti in cantiere vi è anche Detention, storia di serial killer ambientata in un college: Clapton (Hutcherson) è il classico studente che non si impegna troppo in attesa di capire cosa fare della sua vita, portando avanti la tipica storia d’amore con una cheerleader (Spencer Locke) ; le cose si faranno più movimentate quando un serial killer, che si è dato come nome Cenerentola, comincera a far fuori i suoi compagni di classe uno dopo l’altro.
Temendo un’autentica strage in occasione della festa di fine anno, il direttore della scuola imprigiona tutti i principali sospettati, i quali quindi dovranno prima riuscire a scappare per poi savare la situazione. Dietro alla macchina da presa siederà Joseph Kahn, regista specializzato in videoclip con un solo precedente su grande schermo, Torque. Il film, la cui uscita è prevista negli Stati Uniti per inizio aprile, nel corso del 2011 è stato presentato in vari Festival dedicati al cinema ‘per giovani’, ottenendo discreti riscontri. Josh Hucherson sarà prossimamente sugli schermi anche nel remake del futuristico – bellico Alba Rossa.
Fonte: Empire
Ieri, martedì 27 marzo, presso la
Royal Albert Hall di Londra, si è svolta la premiere mondiale di
Titanic 3D, il film campione d’incassi che
James Cameron e la 20th Century Fox
Compie un bel passo in avanti l’adattamento cinematografico del manga di culto Lone Wolf and Cub: il film, diretto da Justin Lin, sembra aver trovato gli scenggiatori: David and Janet Peoples (Blade RunnerL’esercito delle 12 scimmie). Tratto dall’opera di Kazuo Konue, Lone WOlf and Cub narra le vicende di Ogami Itto, celebre samurai che, dopo l’uccisione della moglie e accusato ingiustamente di un crimine non commesso, è costretto a darsi alla fuga, portando con se il figlio di tre anni.
Lavorando come assassino mercenario, Itto cercherà nel frattempo di vendicarsi. Il progetto è ancora alle fasi iniziali, ma il coinvolgimento dei Peoples rende il tutto molto promettente: lo stesso Justin Lin ha espresso grande soddisfazione per la scelta.
Fonte: Empire
Potrebbe essere Kenneth Branagh a dirigere il nuovo film con protagonista il personaggio di Jack Ryan: la Paramount avrebbe contattato l’attore e regista di Belfast dopo l’uscita dal progetto di Jack Bender a causa di impegni concomitanti. L’arruolamento di Branagh darebbe indubbiamente nuovo impulso al progetto, del quale si parla dal 2006, e che nel frattempo ha subito rimandi e ritardi, con vari registi e scrittori di volta in volta dati affiancati ad esso, come Fernando Meireilles, Anthony Peckham, Steven Zaillian e David Koep.
Il film sarà un prequel delle precedenti avventure, con protagonista un Jack Ryan giovane (per il ruolo si parla di Chris Pine) che dopo aver lasciato i Marines lavora come consulente per un miliardario russo, venendo poi coinvolto in un intrigo terroristico. In attesa di capire se Branagh assumerà effettivamente l’incarico, Branagh sarà sul set nel ruolo di Katniss nel prossimo capitolo del ciclo di Hunger Games; successivamente, sarà James T Kirk nel sequel di Star Trek; altri progetti in cantiere sono The Guernsey Literary e Potato Peel Pie Society: a quest’ultimo, da lui diretto, era prevista la partecipazione di Kate Winslet.
Fonte: Empire
Dopo l’annunciata e inaspettatamente
tranquilla comparsata del Dittatore Sacha Baron Cohen sul red carpet degli
Academy
Awards lo scorso 26 febbraio
Avevamo già parlato dell’impresa titanica (è il caso di dirlo) in cui si era cimentato James Cameron: essere il primo uomo ad arrivare nel punto più profondo della Terra, la fossa delle Marianne. Adesso, direttamente dal sito della National Geographic arriva il primo video con immagini e impressioni del registapremio Oscar che ancora una volta si cimenta il esplorazioni pionieristiche, forse per realizzare un’altro dei suoi film frantuma-record.
Ricordiamo che fu grazie ad una spedizione finanziata dal lui che il 2 settembre del 1985 venne raggiunto per la prima volta il relitto del Titanic, il resto è storia (del cinema).
Ecco il video:
Uscirà di nuovo a distanza di 15 anni dalla prima
volta Titanic di James Cameron. La data fissata è il 6 aprile,
data che commemora il centenario del varo dello sfortunato
transatlantico.
Ryan Gosling si aggira insanguinato e pestato per i boschi di Bangkok, cosa gli saràsuccesso? In realtà si tratta delset dell’ultimo film di Nicholas Winding Refn,in cui l’attore canadese recita bissando la collaborazione con il regista dopo Drive. In Only God Forgives è un ex bover che si da alla malavita.
Ryan sarà conciato veramente male a giudicare dal trucco!
Ecco alcune foto:
Foto: JustJared
Torna sugli schermi in La Furia dei Titani l’eroe mitologico Perseo sempre impersonato da Sam Warthington che dopo Scontro tra Titani si cimenta in questa seconda impresa eroica; dopo aver sconfitto il kraken Perseo questa volta deve vedersela direttamente con Crono, il padre del padre degli dei, suo padre (!).
Ne La Furia dei Titani, Perseo, figlio di Zeus, ha rinunciato a governare il mondo dall’Olimpo insieme al padre divino. Ha scelto la sua parte mortale e vive con il figlio Helios (la moglie Io è morta) in una piccola comunità di pescatori. Ma gli uomini ormai non pregano più e i poteri divini degli dei si stanno assottigliando riducendoli a comuni mortali e provocando anche la distruzione di tutto ciò che essi hanno edificato. Tra queste opere c’è la prigione del Tartaro, dove Zeus, con i fratello Poseidone e Ade, ha rinchiuso Crono, il padre che voleva divorarli. Toccherà ai figlio degli dei andare in soccorso dei propri padri, e così Perseo dissotterra la spada e parte di nuovo all’avventura a cavallo di Pegaso. Con lui la principessa Andromeda e Agenore, figlio scapestrato di Poseidone.
Archiviato il regista Louis Leterrier, che diresse Scontro tra Titani, il testimone è passato a Jonathan Liebesman, già regista di World Invasion, che gestisce molto bene il 3D, principale pecca del film precedente che era stato riconvertito. Di questo film si sapeva già che la trama sarebbe stata un terribile insalata: personaggi mitologici, divinità e semidei vengono infatti indebitamente sovrapposti e imparentati in un gioco perverso di snaturamento della mitologia che gli americani fanno quasi con piacere. Questo premettendo, La Furia dei Titani è una pellicola di puro intrattenimento, divertente e ottimamente realizzata, con un ritmo serrato, sequenze d’azione efficaci e degli effetti speciali davvero notevoli. Ottimo il 3D che riesce ad essere funzionale alla spettacolarizzazione e al racconto stesso, soprattutto nelle belle sequenze in cui scendiamo nell’Ade e arriviamo al Tartaro.
Il cast di La Furia dei Titani, oltre al ritorno di Warthington, annovera i due pezzi da novanta Liam Neeson e Ralph Fiennes che riprendono rispettivamente le tuniche di Zeus e Ade; nuova attrice invece per la regina Andromeda, tolta di mezzo Alexa Davalos, il ruolo è stato ora affidato alla bionda Rosamund Pike, forse non proprio a suo agio nei corsetti e nei gonnellini da guerriera; infine Edgar Ramirez è Ade, dio della guerra e figlio rancoroso, mentre Toby Kebbell è il cugino Agenore, figlio di Poseidone, ladro, bugiardo, ma dalla fede salda e dal cuore d’oro. La Furia dei Titani non ha pretese, si offre allo spettatore per quello che è, un’ora e quaranta di divertimento con gli occhialini sul naso.
I
colori della passione: Nel 1564 Pieter Bruegel
completa la tela intitolata “La salita al Calvario” in cui
rappresenta la Passione di Cristo ambientandola nelle Fiandre del
suo tempo, oppresse dalla presenza spagnola. Filippo II (salito al
trono nel 1556 alla morte di Carlo V) infatti sta conducendo una
feroce repressione contro i movimenti religiosi riformistici che
suscitano reazioni negli ambienti colti ispirati dal pensiero di
Erasmo da Rotterdam. Il pittore viene mostrato mentre sta
concependo l’opera all’interno della quali colloca se stesso e i
personaggi che lo circondano nella vita quotidiana.
Non perdere il promo
del trailer di Total Recall –
Atto di
forza. spirato ancora una volta dal famoso racconto di
Phillip K. Dick “Ricordiamo per voi”, Total Recall è un thriller
d’azione incentrato sui temi della realtà e della memoria. Con
Bill Nighy, Colin Farrell, Ethan Hawke, Jessica Biel, John Cho, Kate Beckinsale.
Nell’Italia del ‘68/69 la contestazione studentesca è forte, gli operai sono in lotta. Si rivendicano diritti, si cerca un cambiamento che scuota anche il nostro paese dal torpore e dall’arretratezza, portando modernità. Le istituzioni vedono con allarme questi sommovimenti sociali. In questo clima, il 12 dicembre del ’69, l’esplosione a Piazza Fontana a Milano, alla Banca Nazionale dell’Agricoltura. 17 morti e più di 80 feriti. Tutto questo è Romanzo di una strage.
Su questo evento tragico della nostra storia, ancora non è stata fatta piena luce, e anzi si sono susseguite indagini, depistaggi, processi, affastellando dati e informazioni spesso in contraddizione tra loro. Marco Tullio Giordana raccoglie coraggiosamente questa sfida con Romanzo di una strage, film corale nel solco dell’esperienza del regista de La meglio gioventù, ma anche de I Cento Passi e Pasolini, un delitto italiano, con cui già aveva provato a far luce su alcune pagine oscure italiane. Si cimenta dunque nel tirare le fila di una vicenda intricata e di una stagione contraddistinta da altri eventi tragici rimasti senza una spiegazione definitiva. Vicenda intricata, ma sulla quale oggi, a distanza di 43 anni da quel ’69, abbiamo almeno un certo numero di dati accertati. Così parte il viaggio di ricostruzione del regista, coadiuvato dagli sceneggiatori Rulli e Petraglia, nonché da un cast di validissimi attori (Mastandrea, Favino, Gifuni, Lo Cascio, Antonutti, Colangeli, Tirabassi sono solo alcuni). Nel film appare molto evidente l’intento di chiarezza espositiva, esplicativo, ad uso delle giovani generazioni che non hanno vissuto quegli anni, ma hanno ereditato un mondo che ne portava il peso, e anche ad uso delle meno giovani, che a caldo non hanno potuto guardare ai fatti oggettivi e averne un panorama complessivo, come si è delineato poi negli anni.
In dieci capitoli e con un lavoro di scrittura certamente impegnativo, basato su atti processuali, inchieste giornalistiche e altro materiale, Giordana assieme agli sceneggiatori ricostruisce fatti e indagini, condotte dal commissario Luigi Calabresi/Valerio Mastandrea. Questi è inizialmente convinto che la pista da seguire sia quella anarchica, per questa strage come per altre bombe che da mesi mettono a rischio la città. Tra gli anarchici fermati, Giuseppe Pinelli/Pierfrancesco Favino, già noto a Calabresi come persona non violenta, ma da cui spera di ottenere informazioni importanti, in primis su Pietro Valpreda, l’anarchico che sarà poi arrestato, in base alla testimonianza del tassista Rolandi. Dopo tre giorni di fermo, la notte del 15 dicembre, Pinelli cade giù dalla finestra dell’ufficio di Calabresi, che non è presente nella stanza.
La versione ufficiale della Questura giustifica in modo maldestro l’accaduto, lasciando spazio al sospetto che Calabresi sia il diretto responsabile. Parte una campagna di stampa e d’opinione contro di lui. Nel frattempo, in Veneto, grazie al lavoro di due giudici, prende corpo un’altra pista, che vede in organizzazioni neonaziste e in particolare in Giovanni Ventura/Denis Fasolo e Franco Freda/Giorgio Marchese, gli autori di alcuni degli “attentati dimostrativi” dell’autunno. Ma su Piazza Fontana il panorama è ben più complesso: ci sono i depistaggi e la copertura di una parte dei servizi segreti italiani. Anche Calabresi, che continua ad indagare sulla strage, arriva a comprendere che vi sono legami, ancora oscuri, tra quest’eversione di destra e parti dello Stato, ma viene assassinato poco dopo.
A livello istituzionale più alto, poi, non mancano divisioni. I più cauti e lungimiranti di fronte ai torbidi scenari che si configurano dietro la strage, che vedono insieme movimenti eversivi di destra e pezzi deviati dello Stato, vorrebbero fare chiarezza, per eliminare macchie dalle istituzioni. Soprattutto Aldo Moro/Fabrizio Gifuni, allora Ministro degli Esteri. Altri invece, come il Presidente della Repubblica Saragat/Omero Antonutti, preferiscono nascondere le responsabilità a più alti livelli. Sarà alla fine questa la tesi che verrà seguita, e alla quale anche Moro si sottometterà, nella convinzione comune che il Paese non possa reggere la verità.
Se vi aspettate che il film risponda a tutti gli interrogativi, sarete in parte delusi. “La verità esiste”, come si legge sulla locandina, ed è un filo che c’è e che viene seguito per tutto il film, mettendo dei punti fermi dove è possibile, come si diceva in apertura, ma restano inevitabilmente aperte domande che il film ci pone e si pone, cimentandosi in ipotesi ricostruttive, sulla base però dei dati acclarati. È dunque un film aperto per molti aspetti. Giordana si espone e non teme di mettersi in gioco e prendere una posizione: descrive ad esempio in maniera precisa il rapporto tra Calabresi e Pinelli come cordiale e reciprocamente rispettoso e accredita la versione, suffragata dalle testimonianze, che il commissario non fosse nella stanza al momento della caduta di Pinelli.
Affida a Moro alcune delle battute più significative del film, come quelle del dialogo col confessore in apertura, o del colloquio con Saragat a ridosso del Natale ’69, in cui la sua visione pare molto presente nelle parole dell’allora ministro. Il regista dà poi anche una sua lettura più ampia, che vede in quella strage del ’69 il momento di rottura, quello in cui si è persa l’occasione per la nostra democrazia, nata da poco, di crescere, rafforzarsi e sperimentarsi liberamente. Quel tragico evento, ma soprattutto la mancata chiarezza, le ombre, l’opacità con cui l’intera vicenda e quelle ad essa legate sono state gestite da parte delle istituzioni, hanno creato una frattura estremamente difficile da ricomporre, tra cittadini e istituzioni. Tra i primi si è fatta largo la diffidenza nei confronti delle seconde, e ancora oggi il nostro sistema democratico paga le conseguenze di quelle scelte. Ecco dunque l’importanza di riesaminare quegli eventi, ora con maggiore serenità e obiettività.
Veniamo al punto di vista strettamente cinematografico. Qui, l’impressione è che si sia un po’ sacrificato alla chiarezza espositiva l’aspetto del coinvolgimento e dell’emozione. La divisione in capitoli, se da una parte è funzionale al primo aspetto, dall’altra interrompe la narrazione, spezzando il ritmo e allontanando lo spettatore. La ricchezza della materia trattata è poi certo una delle ragioni per cui non ci si è potuti soffermare a delineare in maniera molto complessa i personaggi. Si è scelto ad esempio di lasciare fuori quasi del tutto gli aspetti privati della vita di Calabresi e Pinelli, i personaggi a cui si dà più risalto nel film. Tuttavia, specie nel caso del commissario Calabresi, forse qualche elemento in più poteva essere aggiunto, anche per aiutare a capire meglio la sua figura, che invece resta per certi versi nebulosa, criptica.
Si è scelta una chiave interpretativa direi minimalista, a sottrarre, più adatta ad alcuni frangenti, ma che in altri non riesce a coinvolgere molto, nonostante la buona interpretazione di Valerio Mastandrea. In certi momenti cruciali, ad esempio la caduta di Pinelli o la successiva riunione in questura coi superiori, sembra strano che Calabresi non pronunci qualche parola in più. Il personaggio e la vicenda di Pinelli riescono invece comunque ad emergere bene, e ci regalano forse, assieme alla dolente consapevolezza dei gesti e delle parole di Moro, alcune delle parti più riuscite del film. Doverosa una menzione per l’ottimo Omero Antonutti nei panni di Saragat, ma come detto tutto il cast dà ottime prove. Tuttavia, il complesso della vicenda, non coinvolge fino in fondo, non conquista il cuore dello spettatore, non lo avvince del tutto, non fa venire la pelle d’oca o commuovere, come in altre occasioni le pellicole del regista, pur a confronto con vicende complesse, avevano saputo fare. Molto curate sono la fotografia, la scenografia, le musiche.
L’operazione era senz’altro ardua e va reso merito a Giordana e al cast di aver avuto grande coraggio nell’affrontare finalmente anche al cinema questa pagina buia della nostra storia, inaugurando speriamo, una nuova stagione di riflessione e chiarimento. E ricordandoci anche il nostro diritto a chiedere quella parte di verità che ancora manca. Non solo per rispetto nei confronti delle vittime e dei loro familiari, cui il film è dedicato, ma anche perché solo così, sembra dirci il regista, si potrà provare a ripartire dal punto in cui quell’esplosione ci ha interrotti. Romanzo di una strage sarà nelle sale dal 30 marzo.
Dopo Piccole Bugie tra Amici,
in questi giorni nelle sale italiane, Marion
Cotillard, la splendida attrice francese premio Oscar per La
vie en rose, verrà di nuovo diretta dal marito, l’attore e
regista
Era il 2008 quando Gomorra,
film di denuncia tratto dal romanzo-inchiesta di Roberto Saviano,
otteneva uno strepitoso successo di critica e pubblico,
collezionando riconoscimenti importanti come sette David, due
Nastri d’argento e quattro Ciak d’oro ma mancando clamorosamente la
nomination all’Oscar. Quasi quattro anni dopo quel successo, più di
10 milioni di euro incassati, Matteo Garrone torna nelle sale
cinematografiche italiane con un nuovo lavoro, Big
House, un film incentrato sui reality show e sul peso, il
ruolo, che essi occupano oggi nella quotidianità degli
italiani.
Rashomon è il film culto del 1050 di Akira Kurosawa con protagonisti Toshirô Mifune, Machiko Kyô, Masayuki Mori, Takashi Shimura, Minoru Chiaki, Kichijiro Ueda, Fumiko Honma.
Anno: 1950
Regia: Akira Kurosawa
Cast: Toshirô Mifune, Machiko Kyô, Masayuki Mori, Takashi Shimura, Minoru Chiaki, Kichijiro Ueda, Fumiko Honma.
Negli anni ’50 un vento nuovo cominciò a soffiare da Oriente investendo la cinematografia mondiale: un regista sconosciuto come Akira Kurosawa riuscì a presentare al Festival del Cinema di Venezia, una delle rassegne cinematografiche più prestigiose al mondo, il suo ultimo film intitolato Rashomon. Un film rivoluzionario per quanto riguarda la scrittura narrativa che non segue un ordine cronologico predefinito né una rigida gerarchia: il film ha scardinato uno dei precetti chiave del cinema classico aprendo le porte alla disomogeneità temporale tipica del cinema moderno (la Nouvelle Vague ne è un esempio).
Rashomon trae spunto da un racconto dello studente ventitreenne Ryūnosuke Akutagawa che, dopo una delusione d’amore, pubblicò nel 1915 su una rivista un suo racconto breve intitolato proprio come il film: Rashomon. Solo nel 1922 scrisse invece un racconto completo intitolato “Nel bosco” che, fino ad oggi, è considerato il capolavoro della sua produzione. Kurosawa prese spunto da quest’ultimo ampliandolo però in alcune parti- perché altrimenti, secondo lui, il film risultava incompleto- e modificandone il finale, troppo nichilista nell’originale e più ottimista (forse troppo) nella versione cinematografica.
Rashomon riflette maestosamente sulla relatività e sulle innumerevoli facce che la verità mostra al mondo; e lo fa in chiave storica, calando i suoi personaggi nel Giappone medievale e feudale.
Durante una giornata uggiosa, tre uomini (un monaco, un boscaiolo e un comune passante) si fermano a commentare un cruento fatto di cronaca avvenuto qualche tempo prima: un samurai è stato ucciso da un brigante che ha persino abusato di sua moglie. La storia è raccontata da quattro testimoni che forniscono quattro versioni totalmente differenti dei fatti, e tra questi troviamo le voci del brigante stesso, la moglie del samurai e suo marito (che comunica solo attraverso un medium) e, infine, un narratore. Le versioni sembrano totalmente diverse l’una dall’altra e discostano vistosamente tra loro e sono raccontate attraverso l’uso di una serie di flashback man mano che i vari personaggi- il bandito, la moglie del samurai, la vittima e l’anonimo boscaiolo- procedono con la narrazione.
Le prime tre versioni sono fornite dal monaco che era stato l’ultimo testimone ad aver visto vivi i coniugi prima della tragica vicenda; è il boscaiolo che smentisce queste versioni e fornisce, infine, la sua che non è comunque completamente attendibile. Alla fine le quattro versioni sono raccontate da un comune cittadino mentre tutti insieme attendono la fine del temporale (ecco che la vicenda si ricollega con l’inizio) riparandosi sotto la porta Rashomon, che delimita a sud la città di Kyoto.
Le influenze e i
debiti di Kurosawa verso un altro modo di concepire e fare cinema
sono notevoli, infatti il regista stesso dichiara che una delle sue
fonti d’ispirazione primaria è stato proprio il cinema muto, che ha
cercato di ricreare (almeno nelle dinamiche) grazie a delle
scenografie minimaliste e a un continuo processo di semplificazione
delle scene, visto che- sempre secondo la sua opinione- il sonoro
tendeva a moltiplicare le difficoltà. Molto forte e
determinante è, allo stesso tempo, il ruolo della luce:
Kurosawa avrebbe voluto utilizzare soltanto la luce naturale come
fonte d’illuminazione ma, essendo troppo fioca, preferì sostituirla
con degli specchi che “illuminavano” i volti degli attori
inquadrati. Secondo alcuni critici (Tadao Sato, Nda) l’anomalo uso
della luce nel film ripropone i temi del male e del peccato, mentre
invece secondo altri (K.I.McDonald) l’illuminazione ripropone il
tipico binomio manicheo bene/male: la luce indica la ragione, le
tenebre il male e l’impulsività.
La struttura anti-narrativa del film, che procede per flashback e frammenti senza rispettare nessuna consecutio temporum, ha rivoluzionato il modo di concepire e fare cinema fino a oggi, influenzando non solo alcuni registi che ne hanno realizzato dei remake (più o meno pregevoli) come quello realizzato da Martin Ritt nel 1964, L’Oltraggio, un western con protagonisti Paul Newman ed Edward G. Robinson; oppure il nostrano Mario Bava – re dell’horror gore – che diresse nel 1969 una versione italiana in chiave comico erotica intitolata “Quante volte… quella notte” fino ad arrivare a pellicole più contemporanee, come il bellissimo e poetico Hero (2002), distribuito nelle sale americane e poi mondiali grazie alle pressioni di Quentin Tarantino (appassionato dei film cinesi di genere wuxiapian). Ma nemmeno la televisione è rimasta immune al richiamo di Kurosawa: perfino un longevo serial tv come CSI-Crime Scene Investigation ha omaggiato il film del maestro giapponese attraverso un episodio della sesta stagione intitolato Rashomama e riprendendo la decostruzione cronologica e l’uso dei flashback per esprimere una propria versione, relativistica, della verità.
Jane Fonda entra nel cast di The Butler, nuovo film di Lee Daniels (Precious) incentrato sulla vita di Eugene Allen (1919-2010), maggiordomo afroamericano della Casa Bianca dal 1952 al 1986; interpreterà la first lady Nancy Reagan, schierandosi fedelmente e fittiziamente al fianco del presidente conservatore Ronald Reagan.
Non esattamente la sponda politica reale di Jane Fonda, attivista contro la guerra in Vietnam negli anni ’70 – si guadagnò l’appellativo “Hanoi Jane” – e negli ultimi anni impegnata in un processo di maturazione politica e filosofica che concilia liberalismo, femminismo e ideali cristiani. L’ultimo film di Jane Fonda è stato Donne, regole…e tanti guai! al fianco di Lindsay Lohan. Il protagonista, Eugene Allen, dovrebbe essere interpretato da Forest Whitaker (L’ultimo re di Scozia), sua moglie dalla conduttrice Oprah Winfrey. A John Cusack e Liam Neeson potrebbero andare, rispettivamente, i ruoli di Richard Nixon e Lyndon B. Johnson.
Fonte: Slahfilm
Joel Kinnaman (Snabba Cash) ha parlato del
remake di Robocop diretto da Josè Padilha (Tropa de Elite) che
lo vedrà vestire i metallici panni del protagonista
La Warne Bros ha offerto Jupiter
Crescente al duo di attori Channing Tatum e Mila Kunis, Jupiter Ascending, il
nuovo film di fantascienza targato Lana e Andy Wachowski (The Matrix).

Battleship : un altro gioco al cinema, dal 13 aprile
Che la saga di Transformers sia stata una miniera d’oro è
sicuro, e quindi come biasimare la Hasbro se prova a bissare il
grande successo targato Michael Bay con un altro storico gioco?
Nasce così l’idea di realizzare un film sulla leggendaria battaglia
navale, compagna di giochi di moltissimi bambini e, in versione
fatta in casa, indispensabile mezzo di sopravvivenza durante la
noiose ore scolastiche.
Kit Harington e Ben Barnes sono stati
fotografati insieme mentre andavano al cinema a vedere The Hunger
Games, che come detto sta
Al festival di Berlino, la bella Angelina Jolie aveva ufficializzato la sua
partecipazione al film Maleficent, sorta di rilettura de La Bella
Addormentata nel Bosco in chiave dark, che dovrebbe vedere
Ghost Rider 2 apre in testa, seguito da E’ nata una star?. Quasi amici scende al terzo posto, entrando nella storia del box office nostrano. Non pervenute le altre new entry.
Non tutti avrebbero scommesso sull’attuale esito della classifica italiana dei film più visti negli ultimi tre giorni. C’erano infatti tutte le probabilità che il fenomeno Quasi amici rimanesse in testa, dopo la performance sorprendente che sta dimostrando.
Invece, a conquistare il primo posto al box office italiano è Nicolas Cage in Ghost Rider – Spirito di Vendetta, con 1,2 milioni di euro raccolti. Il sequel del primo discusso capitolo non può tuttavia essere considerato il vincitore del weekend su tutti i fronti, considerando il 3D che ha gonfiato l’incasso. Quanto a numero di biglietti staccati, infatti, si impone E’ nata una star?. La commedia con Rocco Papaleo e Luciana Littizzetto debutta in seconda posizione con 1,2 milioni: 173.000 spettatori paganti rispetto ai 143.000 di Ghost Rider 2.
Chi continua a sorprendere in positivo è Quasi amici. La commedia francese scende al terzo posto, ma la tenuta è decisamente invidiabile dopo oltre un mese di sfruttamento: con 1 milione raccolto negli ultimi tre giorni, il fenomeno della stagione giunge così a ben 9,5 milioni di euro totali, entrando nella storia del box office italiano. Quasi amici è infatti il film francese più visto di sempre in Italia, imponendosi sui quindici anni di primato de Il quinto elemento di Luc Besson (fermo a 8,7 milioni di euro).
Magnifica presenza continua a non decollare, scendendo al quarto posto con 630.000 euro, arrivando a 2,3 milioni complessivi.
The Raven esordisce in quinta posizione con 606.000 euro, un risultato un po’ al di sotto delle aspettative. Segue una panoramica di pellicole in calo: Posti in piedi in Paradiso (435.000 euro), L’altra faccia del diavolo (389.000 euro) e John Carter (210.000 euro), giunti rispettivamente a 8,7 milioni, 2,8 milioni e 1,8 milioni.
Chiudono la top10 10 regole per farla innamorare (145.000 euro), arrivato a 705.000 euro, e Viaggio nell’isola misteriosa, che ottiene altri 132.000 euro per 4,6 milioni totali.
Da segnalare infine il pessimo risultato ottenuto dalle new entry ‘di qualità’ del week-end: ad esempio, The Lady si piazza soltanto al quattordicesimo posto con 98.000 euro raccolti in una settantina di sale, mentre Cosa piove dal cielo?, vincitore dell’ultimo Festival del Film di Roma, debutta al quindicesimo posto con 59.000 euro incassati in 30 sale.
Nelle scorse settimane si era creata moltissima attesa intorno all’uscita di Hunger games, e il risultato al botteghino ha di fatto confermato le previsioni: in una sola settimana il film, che narra di un gioco, una specie di reality in cui un ragazzo e una ragazza vengono selezionati per darsi la caccia a vicenda (un po’ come avveniva ne La decima vittima di Elio Petri una trentina di anni fa), ha incassato ben 155 milioni di dollari, l’attesa adesso è per le prossime settimane, per vedere se continuerà a tenere questo passo da record.
La seconda posizione è occupata
dalla versione cinematografica della serie tv 21 Jump
street, che comunque raggiunge un dignitoso incasso totale
di 71 milioni di dollari. Scende in terza posizione, dopo
quattro settimane di classifica, il film d’animazione Universal
The Lorax, che con questa settimana raggiunge i
177 milioni di dollari. Il quarto posto lo occupa John
Carter, che nonostante non abbia di certo avuto il
consenso che forse in casa Disney si aspettavano, si mantiene
comunque dall’uscita nella parte alta della classifica, incassa 5
milioni di dollari questa settimana e raggiunge un totale di
62. A metà classifica troviamo Act of valor,
che risale addirittura di qualche posizione, incassando 2 milioni
di dollari questa settimana per un totale di 66. In sesta
posizione scende Project X, alla quarta settimana
in sala e in classifica, sembra non avere più appeal questo college
party, visto che la pellicola incassa solo un milione di dollari
raggiungendo i 58 milioni. In settima posizione resta stabile
il film con Eddie Murphy A thousand words che
incassa questa settimana poco meno di due milioni di dollari,
portandosi ad un totale di quasi 15.
All’ottavo posto appare
October baby, una storia anti-aborto,ì su di una
ragazza che scopre di essere stata adottata dopo un’interruzione di
gravidanza fallita. Il film incassa 1.7 milioni di
dollari. Safe house resiste ancora nella
classifica dei dieci film più visti questa settimana negli Stati
Uniti, è alla settima settimana, un incasso di 123 milioni di
dollari per il film indipendente diretto da Daniel
Espinosa. Chiude la classifica Journey 2: mysterious
Island, che incassa poco più di un milione di dollari
raggiungendo un totale di 92 milioni di dollari.
La prossima settimana si attendono
le uscite di Wrath of the titans, il seguito di
Scontro di titani, un classico dei film in
costume, uscito alcuni
anni fa e Mirror, mirror, l’adattamento,
sicuramente visionario di Tarsem Singh della favola di Biancaneve,
per il quale c’è grande attesa, soprattutto per vedere come
Julia Roberts interpreterà la strega
cattiva.