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La Walt Disney acquisisce la Lucasfilm e pensa a Star Wars Episodio VII

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Difficile a credersi ma oggi la Walt Disney Company ha annunciato ufficialmente oggi l’acquisizione della Lucasfilm Ltd di George Lucas. A quanto pare l’accordo

La volta buona di Vincenzo Marra al cinema dal 2 Luglio

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La volta buona di Vincenzo Marra al cinema dal 2 Luglio

E’ La volta buona di Vincenzo Marra con protagonista Massimo Ghini, affiancato da Max Tortora, Francesco Montanari e dal giovane Ramiro Garcia, arriverà in sala giovedì 2 luglio e sarà il primo film che debutta al cinema dopo la riapertura. Grazie all’impegno della distribuzione Altre Storie insieme ai produttori Lotus Production – una società Leone Film Group – e TIMVISION che hanno deciso di sostenere la riapertura delle sale cinematografiche, il pubblico italiano potrà tornare al cinema per godersi un film nuovo, un film per tutti, girato tra l’Italia e l’Uruguay, che affronta i grandi temi della vita: la famiglia, la paternità, la migrazione. Un’opera firmata da Vincenzo Marra, amato e premiato regista italiano, con  Massimo Ghini per la prima volta protagonista assoluto.

In un momento per niente facile che ci ha visto e ci vede tutti coinvolti, abbiamo deciso di sostenere la riapertura dei cinema con uno dei nostri titoli più importanti.” – ha dichiarato Cesare Fragnelli, distributore del film per Altre Storie – “La regia precisa di Vincenzo Marra e il suo cast eccezionale raccontano, con il tono della commedia dolceamara, una grande storia che parla di sogni, di giovani, di famiglia, e si rivolge al cuore di tutti noi. Una formula, amata dalla critica all’ultima Festa del Cinema di Roma, che siamo certi saprà dare la giusta speranza ai nostri spettatori, perché è questo il momento giusto de LA VOLTA BUONA: il momento di affrontare a testa alta il virus che ci ha colpiti negli ultimi mesi, il momento di rialzarsi e tornare in sala insieme al grande pubblico. Perché la voglia di cinema, del cinema autentico, emozionante, è più forte di ogni altra cosa.

La volta buona: la trama

Bartolomeo, procuratore sportivo, vive di espedienti e piccoli imbrogli. Negli anni ha sprecato le tante occasioni che ha avuto, il vizio del gioco gli ha fatto perdere soldi e famiglia e ora passa le giornate nei campetti di periferia sperando di trovare il nuovo Maradona. Sempre alla ricerca del colpo di fortuna, un giorno riceve una telefonata: in Uruguay c’è un ragazzino, Pablito, che è un vero fenomeno, un fuoriclasse che sicuramente sfonderà nel calcio italiano. Per Bartolomeo è finalmente arrivata l’occasione per riprendersi tutto quello che ha perso. Per Pablito si può realizzare il sogno di una vita migliore. Per entrambi sembra essere la volta buona…

La volta buona è prodotto da Lotus Production – una società di Leone Film Group – e TIMVISION in associazione con Altre Storie distribuito da Altre Storie

La voce nella tempesta

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La voce nella tempesta Regia: William Wyler Anno: 1939 Cast: David Niven, Merle Oberon, Laurence Olivier, Flora Robson, Miles Mander.

Trasposizione cinematografica dell’unico romanzo di Emily Brontë, Cime tempestose (1847) e forse la più riuscita. Ne seguiranno di fatti altre tre che non riescono ad ottenere lo stesso impatto emotivo sullo spettatore, sebbene degna di nota è anche la versione di Luis Buñuel, Abismos de pasión, del 1953, nel suo stile essenziale e sapientemente grezzo.

In una notte flagellata da una fitta bufera di neve, un forestiero raggiunge una tenuta della quale dovrà fittare alcuni locali. Viene accolto da persone dal volto segnato dalla sofferenza, molto fredde e schive. Sistemato momentaneamente nella stanza degli ospiti, durante la notte ode alcune voci e dalla finestra scorge la sagoma di una donna immersa nella neve. Il proprietario della tenuta lo sente gridare e raggiunge l’uomo, e dopo aver sentito i motivi delle sue urla, si precipita in fretta fuori dalla casa, nel pieno della tormenta, come se volesse raggiungere la donna. Come se la conoscesse. L’uomo è meravigliato di tanta foga e la domestica, la signora Ellen, soddisfa la sua curiosità, raccontandogli tutta la storia di quella casa. Dalle origini randagie dell’oggi ricco proprietario, Heathcliff, all’amore tormentato con Cathy, fino alla legge del contrappasso che ha colpito il precedente proprietario della tenuta, Lockwood.

La trama segue fedelmente quella del libro, riuscendo a seguirne il passo articolato e la struttura complessa. Non a caso, quando uscì, il libro fu accolgo negativamente, definito da alcuni critici “violento, confuso, incoerente e improbabile, ma anche con un grande potere di scrittura”. Fu riabilitato e apprezzato del tutto solo a partire dal ‘900. Lo si può dunque definire un romanzo d’avanguardia, che ha anticipato una modalità narrativa moderna che ha spesso fatto le fortune del Cinema stesso. Una  storia di amori infelici, tormentati, di ambizioni, ingiustizie, rivalse, pregiudizi, espressa al meglio da un bianco e nero antico, tipica di un film di fine anni ’30. Splendida anche l’interpretazione degli attori protagonisti, con eccellenti espressioni che valgono più di mille parole e gesti.

Quando ha diretto questo film, il regista William Wyler aveva già alle spalle diversi film muti, drammatici e western. Noto al grande pubblico per film come Vacanze romane e Ben-Hur, si è dedicato soprattutto al genere drammatico e di denuncia sociale. Morì a Los Angeles a 79 anni nel 1981, ma lasciò la macchina da presa già 11 anni prima con l’ultimo film Il silenzio si paga con la vita, del 1970.

Senza dubbio La voce nella tempesta è tra i suoi film più riusciti. Ottenne otto nomination agli Oscar, fra cui quella per il miglior film, vincendo solo il premio per la miglior fotografia in bianco e nero.

Nel 1939 il National Board of Review of Motion Pictures l’ha inserito nella lista dei migliori dieci film dell’anno. Nel 2007 è stato scelto per la preservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

La voce di Hind Rajab: teaser trailer del film in arrivo al cinema

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I Wonder Pictures ha diffuso il teaser trailer di La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania, Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria all’82esima Mostra del Cinema di Venezia, designato Film della Critica dal SNCCI e definito dalla stampa nazionale e internazionale come “un capolavoro”, “il film più importante della Mostra”, “potente, urgente, vitale”.

Con il supporto produttivo e il sostegno di grandi nomi del cinema internazionale come Brad Pitt e Alfonso Cuarón, la regista Ben Hania, già celebrata per il suo Quattro figlie distribuito in Italia sempre da I Wonder Pictures, racconta la sconvolgente storia vera di Hind Rajab, bambina palestinese di sei anni, rimasta intrappolata sotto il fuoco incrociato di una sparatoria a Gaza a Gennaio 2024, e dei tentativi disperati della Mezzaluna Rossa di trarla in salvo. La vicenda è narrata in un film di finzione in cui la realtà irrompe prepotentemente in scena: se quelle tragiche ore negli uffici della Mezzaluna Rossa sono infatti ricostruite con attori professionisti, la voce che sentiamo chiedere aiuto al di là del telefono e che ci accompagna per tutta la durata della pellicola è la registrazione originale della voce di Hind.Intrecciando documentario e finzione, LA VOCE DI HIND RAJAB restituisce tutta la forza della sua voce e denuncia l’impotenza di fronte alla guerra.

In occasione dell’attesa uscita in sala del film inoltre, a partire dal 25 settembre, gli interpreti Motaz Malhees (Speak No Evil – Non parlare con gli sconosciuti, 200 metri) e Saja Kilani (Knockdown, What’s Your Emergency?) prenderanno parte al tour promozionale italiano di LA VOCE DI HIND RAJAB presentandolo e commentandolo con il pubblico in sala. Il tour toccherà le città di Roma, Firenze, Bologna, Padova, Torino e Milano.

«Al centro di questo film c’è qualcosa di molto semplice e molto difficile da tollerare», ha dichiarato la regista. «Non posso accettare un mondo in cui un bambino chiede aiuto e nessuno accorre. Quel dolore, quel fallimento, appartiene a tutti noi. Questa storia non riguarda solo Gaza. Parla di un dolore universale. E credo che la finzione (soprattutto quando attinge a eventi verificati, dolorosi, reali) sia lo strumento più potente del cinema. Più potente del rumore delle ultime notizie o dell’oblio dello scorrimento. Il cinema può conservare una memoria. Il cinema può resistere all’amnesia. Possa la voce di Hind Rajab essere ascoltata”.

LA VOCE DI HIND RAJAB di Kaouther Ben Hania sarà nei cinema dal 25 settembre distribuito da I Wonder Pictures.

IL TOUR ALLA PRESENZA DEL CAST

  • 26/9   17:40   ROMA – GIULIO CESARE
  • 26/9     19:30  ROMA – CINEMA TROISI
  • 26/9     21:30  ROMA – BARBERINI
  • 27/9     15:00  FIRENZE – SPAZIO ALFIERI
  • 27/9     19:00   BOLOGNA – POP UP CINEMA MEDICA 4K
  • 27/9     21:30  BOLOGNA – POP UP CINEMA MEDICA 4K
  • 28/9     15:30  PADOVA – MULTIASTRA
  • 28/9     10:30  TORINO – CENTRALE
  • 28/9     14:30  TORINO – F.LLI MARX
  • 28/9     16:30  MILANO – COLOSSEO
  • 28/9     19:00  MILANO – ANTEO PALAZZO
  • 28/9     21:30   MILANO – BELTRADE

La voce di Hind Rajab: recensione del film di Kaouther Ben Hania – Venezia 82

Con Four Daughters – candidato all’Oscar come miglior documentario – Kaouther Ben Hania aveva (dis)unito i confini tra realtà e finzione per ricongiungere spiritualmente quattro sorelle e la loro madre, raccontando le piaghe di un sistema socio-familiare profondamente radicato nella storia della Tunisia. La sparizione delle due figlie più grandi diventava l’occasione per rileggere la storia dell’intero nucleo tramite uno strumento di indagine estremamente originale. Assoldando tre attrici, chiamate a interpretare la madre e le sorelle scomparse, cercava di ricucire le fila di una famiglia distrutta e, contemporaneamente, interrogarsi sul ruolo dell’immagine cinematografica in questo gioco di specchi e ruoli. Ora, la regista tunisina porta a Venezia l’attesissimo La voce di Hind Rajab (The Voice of Hind Rajab), il documento audiovisivo che immortala incontrovertibilmente il genocidio che si sta consumando sulla striscia di Gaza e la pulizia etnica del popolo palestinese.

Recuperando la straziante telefonata alla Mezzaluna Rossa di una bambina di 6 anni morta nella macchina in cui si trovava con la sua famiglia, crivellata da 300 e passa colpi di fucile, Ben Hania si conferma la regista donna più coraggiosa del mondo arabo, in grado di fare un cinema politico che non può nè deve più essere ignorato.

La zona di interesse

Il 29 gennaio 2024, nel quartiere di Tel al-Hawa, a Gaza, la bambina di sei anni Hind Rajab rimane intrappolata in un’auto sotto il fuoco. A 83 chilometri di distanza, presso la sede della Mezzaluna Rossa palestinese, le chiamate di emergenza provenienti da Gaza vengono deviate a causa dei bombardamenti. È qui che la voce di Hind arriva nelle cuffie dei volontari: Rana (Saja Kilani) cerca di tenerla in linea, mentre Omar (Motaz Malhees) è consumato dal senso di impotenza. «Venite a prendermi, non c’è tempo», implora la bambina. Ma l’esercito israeliano sta bloccando ogni passaggio, e il capo della squadra rifiuta di mandare in missione l’unica ambulanza rimasta nel nord senza prima ottenere un corridoio sicuro. In quel dialogo sospeso tra paura, urgenza e impotenza, prende forma uno dei momenti più devastanti della tragedia di Gaza.

Non si può più tacere

Nel corso degli 86 serratissimi minuti che compongono La voce di Hind Rajab, emerge tutta la fatica degli operatori nel tentativo di dialogare con una bambina avvolta dalla morte; l’impotenza dell’aiuto a fronte di una tragedia umanitaria ancora in corso;  l’incomprensibilità di settanta minuti di telefonata in cui si consuma una vita ancora inesplosa. Omar vuole coordinare, non può limitarsi all’ascolto impotente. Rana partirà truccata, spronando Omar a fare il suo lavoro, ma il suo viso finirà per confondersi con il bianco del suo completo. Mehdi tenta di restare vigile, la psicologa Clara di offrire il supporto necessario a una situazione totalmente disumana. Il controcampo uditivo è quello della totale confusione della piccola Hanood, che risponde continuamente di “no“, che pensa che gli altri stiano dormendo, che afferma che non le piace niente, che sa che non c’è tempo. Proprio questa corsa contro gli istanti che fuggono annienta i volontari della Mezzaluna, interpretati da attori professionisti che hanno avuto accesso alle registrazioni autentiche di Hind solo una volta sul set.

Camera a mano, primi piani ravvicinati, Ben Hania orchestra un ritratto grezzo di presa diretta, che vive dell’urgenza di racconto. La sperimentazione stilistica e formale di Four Daughters qui cede il passo alla documentazione incandescente di un reale in cui si consuma una tragedia indicibile. C’è un vetro – come in Woman and Child – su cui viene tenuta traccia delle estenuanti tappe di questo tentativo di salvataggio: dai minuti che scorrono al telefono al tragitto che dovrebbe fare l’ambulanza, un vetro che assorbe le impronte di una tragedia troppo difficile da verbalizzare.

È l’ora di un Leone d’oro storico

C’è sempre sovrapposizione di realtà e messa in scena in Ben Hania, perchè in fondo questi confini si annullano, è impossibile rinchiudersi nelle futili etichette tecniche quando è irrinunciabile fermarsi nel racconto. The Voice of Hind Rajab è la storia di una voce, quella di un popolo obbligato al silenzio, degli oltre 18.000 bambini mai usciti dalla classe delle farfalle, dei 50.000 e più tra morti e feriti, e centinaia di migliaia senza famiglia e costretti alla fame. Una voce scomparsa ma che, grazie a questo documento audiovisivo, potrebbe portare a un Leone d’oro storico.

La voce di Hind Rajab: dal 25 settembre al cinema con I Wonder Pictures

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I Wonder Pictures è orgogliosa di annunciare la data di uscita italiana di La voce di Hind Rajab (qui la nostra recensione) di Kaouther Ben Hania: il film che ha segnato l’82esima Mostra del Cinema di Venezia, accolto in Sala Grande con una commossa standing ovation di oltre 24 minuti – la più lunga che si sia mai registrata alla Mostra del Cinema – e vincitore del Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria, sarà al cinema dal 25 settembre.

Tratto da una sconcertante storia vera, il film è stato definito dalla stampa nazionale e internazionale come “un capolavoro”, “il film più importante della Mostra”, “potente, urgente, vitale”. Oltre al Gran Premio della Giuria, a Venezia ha fatto incetta di premi secondari, tra cui il prestigioso Leoncino d’Oro Agiscuola, la Segnalazione Cinema For UNICEF e il Premio Arca Cinemagiovani.

«Gaza non ha più voce, ma Hind ne è una»: Kaouther Ben Hania ci racconta La voce di Hind Rajab, in concorso a Venezia 82

Ben Hania, già celebrata regista di Quattro figlie distribuito in Italia sempre da I Wonder Pictures, racconta la sconvolgente storia di Hind Rajab, sei anni, rimasta intrappolata sotto il fuoco incrociato di una sparatoria a Gaza a Gennaio 2024, e dei tentativi disperati della Mezzaluna Rossa di trarla in salvo. La vicenda è narrata in un film di finzione in cui la realtà irrompe prepotentemente in scena: se quelle tragiche ore negli uffici della Mezzaluna Rossa sono infatti ricostruite con attori professionisti, la voce che sentiamo chiedere aiuto al di là del telefono e che ci accompagna per tutta la durata della pellicola è la registrazione originale della voce di Hind.

«Al centro di questo film c’è qualcosa di molto semplice e molto difficile da tollerare», ha dichiarato la regista. «Non posso accettare un mondo in cui un bambino chiede aiuto e nessuno accorre. Quel dolore, quel fallimento, appartiene a tutti noi. Questa storia non riguarda solo Gaza. Parla di un dolore universale. E credo che la finzione (soprattutto quando attinge a eventi verificati, dolorosi, reali) sia lo strumento più potente del cinema. Più potente del rumore delle ultime notizie o dell’oblio dello scorrimento. Il cinema può conservare una memoria. Il cinema può resistere all’amnesia. Possa la voce di Hind Rajab essere ascoltata”.

La trama di La voce di Hind Rajab

29 gennaio 2024. I volontari della Mezzaluna Rossa ricevono una chiamata d’emergenza: una bambina di sei anni, intrappolata in un’auto sotto il fuoco di una sparatoria a Gaza, implora di essere soccorsa. In costante contatto con lei, aggrappati alla sua voce disperata, faranno tutto il possibile per salvarla. Dalla celebrata regista Kaouther Ben Hania, un film potente e ineludibile, vincitore del Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia e tratto da una sconcertante storia vera. I protagonisti in scena sono tutti interpretati da attori professionisti. Ma la voce che sentiamo al di là del telefono è la registrazione originale della voce di quella bambina. Il suo nome era Hind Rajab.

La voce di Hind Rajab, il tour del cast nelle sale: ecco le date!

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I Wonder Pictures è orgogliosa di annunciare che La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania (qui la nostra recensione) arriva finalmente al cinema da oggi 25 settembre in 430 sale italiane, numero che testimonia la vastissima attenzione nei confronti di un film per cui andare al cinema diventa un atto sociale e politico. Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria all’82esima Mostra del Cinema di Venezia, La voce di Hind Rajab è stato designato Film della Critica dal SNCCI e definito dalla stampa nazionale e internazionale come “un capolavoro”, “il film più importante della Mostra”, “potente, urgente, vitale”.

Con il supporto produttivo e il sostegno di grandi nomi del cinema internazionale come Brad Pitt e Alfonso Cuarón, la regista Ben Hania, già celebrata per il suo Quattro figlie distribuito in Italia sempre da I Wonder Pictures, racconta la sconvolgente storia vera di Hind Rajab, bambina palestinese di sei anni, rimasta intrappolata sotto il fuoco incrociato di una sparatoria a Gaza a Gennaio 2024, e dei tentativi disperati della Mezzaluna Rossa di trarla in salvo. La vicenda è narrata in un film di finzione in cui la realtà irrompe prepotentemente in scena: se quelle tragiche ore negli uffici della Mezzaluna Rossa sono infatti ricostruite con attori professionisti, la voce che sentiamo chiedere aiuto al di là del telefono e che ci accompagna per tutta la durata della pellicola è la registrazione originale della voce di Hind. Intrecciando documentario e finzione, La voce di Hind Rajab restituisce tutta la forza della sua voce e denuncia l’impotenza di fronte alla guerra.

In occasione dell’attesa uscita in sala del film inoltre, a partire dal 26 settembre, gli interpreti Motaz Malhees (Speak No Evil – Non parlare con gli sconosciuti, 200 metri) e Saja Kilani (Knockdown, What’s Your Emergency?) prenderanno parte al tour promozionale italiano di LA VOCE DI HIND RAJAB presentandolo e commentandolo con il pubblico in sala. Il tour toccherà le città di Roma, Firenze, Bologna, Padova, Torino e Milano.

«Al centro di questo film c’è qualcosa di molto semplice e molto difficile da tollerare», ha dichiarato la regista. «Non posso accettare un mondo in cui un bambino chiede aiuto e nessuno accorre. Quel dolore, quel fallimento, appartiene a tutti noi. Questa storia non riguarda solo Gaza. Parla di un dolore universale. E credo che la finzione (soprattutto quando attinge a eventi verificati, dolorosi, reali) sia lo strumento più potente del cinema. Più potente del rumore delle ultime notizie o dell’oblio dello scorrimento. Il cinema può conservare una memoria. Il cinema può resistere all’amnesia. Possa la voce di Hind Rajab essere ascoltata”. Leggi la nostra intervista alla regista Kaother Ben Hania.

LA VOCE DI HIND RAJAB di Kaouther Ben Hania è nei cinema italiani da oggi 25 settembre distribuito da I Wonder Pictures.

IL TOUR ALLA PRESENZA DEL CAST

  • 26/9   17:40   ROMA – GIULIO CESARE
  • 26/9     19:30  ROMA – CINEMA TROISI
  • 26/9     21:30  ROMA – BARBERINI
  • 27/9     15:00  FIRENZE – SPAZIO ALFIERI
  • 27/9     19:00   BOLOGNA – POP UP CINEMA MEDICA 4K
  • 27/9     21:30  BOLOGNA – POP UP CINEMA MEDICA 4K
  • 28/9     15:30  PADOVA – MULTIASTRA
  • 28/9     10:30  TORINO – CENTRALE
  • 28/9     14:30  TORINO – F.LLI MARX
  • 28/9     16:30  MILANO – COLOSSEO
  • 28/9     19:00  MILANO – ANTEO PALAZZO
  • 28/9     21:30   MILANO – BELTRADE

 

La voce di Hind Rajab premio del pubblico al San Sebastian

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La voce di Hind Rajab premio del pubblico al San Sebastian

Risuona nelle sale italiane La voce di Hind Rajab (qui la nostra recensione), e la sua storia tragica, potentissima e urgente raggiunge il pubblico cinematografico in un weekend d’esordio che ha regalato forti emozioni, caldi applausi e lunghe standing ovation.

Il film di Kaouther Ben Hania è arrivato al cinema in Italia – primo paese europeo a distribuire il titolo in sala – a soli pochi giorni di distanza dal Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria all’82esima Mostra del Cinema di Venezia: nel primo fine settimana oltre 65mila spettatori hanno subito approfittato dell’opportunità di vedere La voce di Hind Rajab, che è stato già definito dalla stampa nazionale e internazionale come “un capolavoro”, “potente, urgente, vitale”, “il film dell’anno”, “commovente da togliere il fiato” e si è dimostrato capace di emozionare e conquistare anche il pubblico.

Nelle sale di molte città italiane, le proiezioni sono state accompagnate dagli interpreti Saja Kilani, Clara Khouri e Motaz Malhees che hanno presentato il film commentandolo con il pubblico e che continueranno a supportarlo anche nelle prossime tappe del tour, per dare vita a un lungo percorso del film al cinema grazie anche alla collaborazione e all’attivazione di numerose associazioni e ong che hanno adottato il film, organizzando eventi speciali con dibattiti e ospiti.

Contemporaneamente, al Festival di San Sebastian La voce di Hind Rajab si è aggiudicata il Premio del Pubblico con una votazione senza precedenti, con un punteggio medio di 9.52 su 10, a testimonianza ancora una volta della qualità dell’opera e dell’impatto del film sulle coscienze.

Con il supporto produttivo e il sostegno di grandi volti del cinema internazionale come Brad Pitt, Joaquin Phoenix e Rooney Mara e di stimati maestri del cinema come Alfonso Cuarón e Jonathan Glazer – che nel suo La Zona d’interesse ha esplorato i temi della banalità del male e della spersonalizzazione delle vittime che ricorrono in La Voce di Hind Rajab – la regista Ben Hania racconta la sconvolgente storia vera di Hind Rajab, bambina palestinese di sei anni rimasta intrappolata sotto il fuoco incrociato di una sparatoria a Gaza a Gennaio 2024, e dei tentativi disperati della Mezzaluna Rossa di trarla in salvo. La vicenda è narrata in un film di finzione in cui la realtà irrompe prepotentemente in scena: se quelle tragiche ore negli uffici della Mezzaluna Rossa sono infatti ricostruite con attori professionisti, la voce che sentiamo chiedere aiuto al di là del telefono e che ci accompagna per tutta la durata della pellicola è la registrazione originale della voce di Hind. Intrecciando documentario e finzione, LA VOCE DI HIND RAJAB restituisce tutta la forza della sua voce e denuncia l’impotenza di fronte alla guerra.

«Al centro di questo film c’è qualcosa di molto semplice e molto difficile da tollerare», ha dichiarato la regista. «Non posso accettare un mondo in cui un bambino chiede aiuto e nessuno accorre. Quel dolore, quel fallimento, appartiene a tutti noi. Questa storia non riguarda solo Gaza. Parla di un dolore universale. E credo che la finzione (soprattutto quando attinge a eventi verificati, dolorosi, reali) sia lo strumento più potente del cinema. Più potente del rumore delle ultime notizie o dell’oblio dello scorrimento dei social media. Il cinema può conservare una memoria. Il cinema può resistere all’amnesia. Possa la voce di Hind Rajab essere ascoltata”.

LA VOCE DI HIND RAJAB di Kaouther Ben Hania è nei cinema italiani distribuito da I Wonder Pictures in collaborazione con All At Once e Biografilm. Leggi la nostra intervista alla regista Kaother Ben Hania.

La vita va così: spiegazione del finale del film di Riccardo Milani

Il finale di La vita va così non punta al colpo di scena né alla retorica del trionfo. Riccardo Milani sceglie una chiusura coerente con il senso profondo del racconto: una vittoria che non è rumorosa, ma etica, e che lascia nello spettatore una riflessione aperta sul significato di progresso, comunità e appartenenza.

Cosa succede nel finale di La vita va così

Nella parte conclusiva del film, la battaglia del protagonista contro il progetto di cementificazione arriva al suo epilogo. Dopo pressioni economiche, isolamento sociale e fratture all’interno della comunità, la resistenza ostinata dell’uomo produce finalmente un risultato concreto: il progetto viene fermato.

Non assistiamo però a una celebrazione collettiva. Il film evita volutamente l’idea di una vittoria piena e condivisa. La comunità resta segnata, divisa, stanca. La terra è salva, ma il prezzo umano pagato è evidente. Milani sottolinea così un punto chiave: difendere ciò che conta davvero non significa uscirne indenni.

Una vittoria silenziosa, non spettacolare

La vita va così
@Claudio Iannone

Il finale rifiuta la logica del “lieto fine” classico. Non ci sono applausi, né riconoscimenti ufficiali. Il protagonista resta un uomo semplice, solo come all’inizio, ma in pace con se stesso. È una scelta narrativa precisa: la sua non è una vittoria contro qualcuno, ma una fedeltà a un principio.

In questo senso, La vita va così (la nostra recensione) ribalta l’idea di successo. Vincere non equivale a guadagnare, a emergere, a essere celebrati. Vincere significa non tradire ciò che si è.

Il significato simbolico della terra salvata

La terra che resta intatta nel finale non è solo uno spazio fisico. È memoria, continuità, identità. Milani la filma come un corpo vivo, fragile, che sopravvive non grazie a un sistema, ma grazie alla testardaggine di un singolo.

Il messaggio è chiaro: i luoghi non sono merci neutre, ma portatori di storie e relazioni. Salvare quella terra significa salvare anche un modo di stare al mondo, oggi sempre più marginale.

Una comunità che resta divisa

La vita va così
La vita va così – Foto di Claudio Iannone

Uno degli aspetti più amari del finale è proprio l’assenza di una riconciliazione collettiva. Il film non nasconde le ferite lasciate dalla battaglia: amicizie incrinate, incomprensioni, rancori. Milani evita ogni pacificazione forzata, perché la realtà – ancora una volta – è più complessa.

Il progresso promesso dal resort non arriva, ma neppure arriva una soluzione alternativa immediata. Ed è qui che il finale diventa profondamente politico: non basta dire no, serve immaginare altro. Il film si chiude lasciando questa responsabilità allo spettatore.

Il senso ultimo del finale: dire no come atto di dignità

Il finale di La vita va così afferma con forza che dire no può essere un atto creativo, non distruttivo. In un mondo dove tutto sembra negoziabile, il protagonista sceglie l’intransigenza come forma di dignità.

Non cambia il sistema, non risolve tutti i problemi, ma lascia un segno. E questo segno è sufficiente perché il film si chiuda non sulla sconfitta, ma su una resistenza che continua, silenziosa, quotidiana.

Perché il finale resta aperto

Riccardo Milani sceglie di non chiudere il discorso. Il futuro della comunità, del territorio, del lavoro resta sospeso. È una scelta coerente con il titolo stesso: La vita va così. Non offre risposte definitive, ma invita a guardare la realtà senza semplificarla.

Il finale non consola, ma responsabilizza. Ed è proprio in questa mancanza di retorica che il film trova la sua forza più autentica.

La vita va così: recensione del film di Riccardo Milani – #RoFF20

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Presentato come film d’apertura della 20ª edizione della Festa del Cinema di Roma, La vita va così segna il ritorno di Riccardo Milani dietro la macchina da presa con una storia che intreccia memoria, identità e progresso. Dopo il successo di Un mondo a parte (qui la nostra recensione), che ci portava tra le montagne d’Abruzzo, il regista sceglie questa volta la Sardegna meridionale come teatro di un nuovo scontro tra tradizione e modernità.

Nel cast, un mix inaspettato: Virginia Raffaele, Diego Abatantuono, Aldo Baglio, Giuseppe Ignazio Loi e la partecipazione di Geppi Cucciari. Un ensemble che, almeno sulla carta, promette equilibrio tra ironia e dramma, anche se non sempre riesce a mantenere la promessa.

Prodotto da OURFILMS in collaborazione con Netflix e distribuito da Medusa Film e PiperFilm, La vita va così arriva nelle sale dal 23 ottobre. E nonostante la potenza visiva della fotografia di Simone D’Onofrio e Saverio Guarna — che trasforma la Sardegna in un personaggio vivo e pulsante — la pellicola finisce per perdersi nei suoi stessi orizzonti.

@Claudio Iannone

La vita va così: una storia di resistenza e appartenenza

Alla soglia del nuovo millennio, Milani costruisce un racconto di contrasti: Efisio Mulas (Giuseppe Ignazio Loi), pastore solitario e ultimo custode di una costa incontaminata, si trova a difendere la propria terra da Giacomo (Diego Abatantuono), imprenditore deciso a trasformare quel paradiso in un resort di lusso. Attorno a loro ruotano Francesca, la figlia di Efisio (Virginia Raffaele), divisa tra la voglia di cambiare e il peso delle radici, e Giovanna (Geppi Cucciari), giudice chiamata a dirimere un conflitto che presto travalica il piano legale per diventare simbolico.

L’idea di Milani è nobile: raccontare la tensione tra progresso e identità, tra chi vede nel cemento una promessa di futuro e chi riconosce nella terra la memoria di un passato da non tradire. Tuttavia, La vita va così si muove su binari fin troppo prevedibili, e il suo messaggio – pur potente – si perde in un ritmo che fatica a trovare una direzione precisa.
Il film, infatti, risulta troppo lungo per il suo racconto: la durata dilatata ne appesantisce la struttura e ne smorza l’emozione, lasciando spesso lo spettatore intrappolato in sequenze ripetitive che sembrano dire sempre la stessa cosa.

Eppure, nonostante le sue debolezze narrative, il film possiede una delicatezza visiva e un senso del paesaggio che rimangono impressi. La Sardegna filmata da Milani è ruvida, bellissima, sospesa in un tempo che non esiste più: una terra che parla con il vento, con il silenzio e con la luce. È in quei momenti, tra una collina dorata e il mare che sembra non finire mai, che il film trova la sua verità più autentica.

@Claudio Iannone

I volti del cambiamento

Virginia Raffaele, qui in un ruolo lontano dalle sue corde comiche, sorprende per misura e sensibilità: la sua Francesca è un personaggio fragile, combattuto, che porta in sé il peso di una generazione in bilico. Abatantuono offre invece una performance solida ma prevedibile, mentre Aldo Baglio, nei panni di Mariano, regala qualche lampo di umanità che spezza la rigidità del racconto.

Il vero cuore del film è però Efisio, interpretato da Giuseppe Ignazio Loi, presenza magnetica e intensa. È lui il simbolo del “non arrendersi”, del rifiuto di un mondo che cambia troppo in fretta. Nei suoi silenzi si sente tutta la malinconia di un’epoca che scompare, e quando si oppone con testarda dolcezza ai progetti di Giacomo, il film ritrova il suo centro emotivo.

Geppi Cucciari, nel ruolo della giudice, rappresenta la voce della ragione: ironica, disincantata, ma profondamente legata a quella terra. La sua presenza porta un’energia che manca altrove, e ogni sua scena accende il racconto di un calore sincero.

Il sogno (incompiuto) di Milani

La vita va così sembra voler proseguire il discorso iniziato con Un mondo a parte: Milani continua a cercare l’Italia marginale, i luoghi dove la modernità arriva come una minaccia e la semplicità resiste come un atto di fede. Ma se nel film precedente c’era una leggerezza poetica, qui la regia si fa più compassata, quasi timorosa. Il desiderio di lirismo non sempre trova parole adeguate, e il risultato è un racconto che oscilla tra la denuncia sociale e il dramma familiare senza riuscire a fondere davvero i due piani.

@Claudio Iannone

Rimane, però, la forza di un messaggio universale: la necessità di fermarsi, guardare ciò che ci circonda e scegliere consapevolmente dove andare. “A volte, proprio perché la vita va così, bisogna decidere da soli dove andare.” È una frase semplice che racchiude l’anima del film: quella di un cinema che crede ancora nel valore delle piccole scelte, anche quando il mondo sembra correre troppo veloce.

La bellezza non basta

La vita va così è un film sincero, costruito con cura e affetto, ma che non riesce a trovare la compattezza necessaria per emozionare davvero. L’intento è nobile, la fotografia magnifica, gli interpreti credibili – eppure qualcosa si perde per strada. La sceneggiatura, firmata dallo stesso Milani con Michele Astori, sicuramente non dà ritmo a una storia che avrebbe meritato più sintesi e più coraggio.

In fondo, come suggerisce il titolo, “la vita va così”: non sempre le buone intenzioni bastano, e anche un film pieno di luce può restare in ombra se non trova la giusta misura.

La vita va così è tratto da una storia vera?

La vita va così è tratto da una storia vera?

Con La vita va così, Riccardo Milani firma un film che si muove tra ironia e malinconia, mescolando toni leggeri e riflessione sociale in un equilibrio perfettamente riconoscibile per chi conosce il suo cinema. L’autore di Come un gatto in tangenziale, Benvenuto Presidente! e Un mondo a parte torna a raccontare l’Italia contemporanea attraverso una lente umana, mettendo al centro persone comuni travolte da eventi più grandi di loro. La domanda che accompagna il film – e che ha incuriosito molti spettatori – è se La vita va così (la nostra recensione) sia ispirato a una storia vera. E la risposta, come spesso accade nel cinema di Milani, si colloca in quella zona sottile tra realtà e verosimiglianza, dove il quotidiano diventa racconto collettivo e l’esperienza personale si trasforma in materia universale.

Quando si parla di La vita va così, il riferimento alla “storia vera” non è una suggestione generica né una semplice ispirazione tematica. Il film di Riccardo Milani affonda le radici in una vicenda reale, potente e simbolica: la battaglia di Ovidio Marras, pastore sardo che ha scelto di opporsi ai colossi dell’industria turistica per difendere la propria terra, la propria identità e un’idea diversa di futuro.

Ovidio Marras: l’uomo che disse no a 12 milioni di euro

La vita va così
@Claudio Iannone

Ovidio Marras era un pastore nato e vissuto a Teulada, all’estremità sud-occidentale della Sardegna. La sua storia è diventata emblematica quando rifiutò un’offerta milionaria – fino a 12 milioni di euro – pur di non cedere il terreno di famiglia a un grande progetto immobiliare.

Per Marras quella terra non era un bene da monetizzare, ma identità, memoria, comunità. Il suo motto, diventato celebre, riassume perfettamente il senso della sua scelta: “No ai soldi, sì alla mia natura”. Una posizione radicale, portata avanti con coerenza fino alla sua morte, avvenuta nel gennaio 2024 all’età di 93 anni.

Capo Malfatano: un paradiso naturale sotto assedio

Il cuore del conflitto era Capo Malfatano, un tratto di costa considerato tra i più suggestivi d’Italia, non lontano dalla celebre spiaggia di Tuerredda. Qui era previsto un “eco resort” di lusso: ville, piscine, campi da golf, oltre 140 mila metri cubi di cemento in uno dei paesaggi più incontaminati dell’isola.

Mentre molti proprietari terrieri accettarono le offerte, Marras scelse di resistere. Per lui, quello sviluppo non era progresso, ma una ferita irreversibile al territorio. La sua opposizione non era ideologica, bensì profondamente concreta: difendere ciò che aveva ricevuto in eredità e che sentiva il dovere di proteggere.

Una strada come simbolo di resistenza

La vita va così
@Claudio Iannone

La contesa esplose attorno a un elemento apparentemente marginale ma altamente simbolico: una piccola strada privata che Marras percorreva fin da bambino per andare in paese e portare il bestiame al pascolo. Quando gli operai iniziarono a intervenire su quel sentiero, abbattendo ulivi secolari per favorire i lavori del resort, Ovidio capì che non si trattava più solo di un progetto, ma di una violazione profonda.

Quella strada divenne il simbolo della sua battaglia: un gesto semplice, ostinato, che trasformò un uomo solo in un caso nazionale.

Sedici anni di battaglia legale contro i colossi industriali

La lotta iniziò nel 2009 e durò oltre sedici anni. Marras scelse la via della giustizia, affrontando tempi lunghi, burocrazia e pressioni economiche enormi. Nel 2016 arrivò il punto di svolta: la vittoria in Cassazione, che bloccò definitivamente il progetto e ordinò la demolizione delle strutture già costruite.

Fu una vittoria che assunse subito i contorni di una Davide contro Golia contemporanea, sostenuta da associazioni ambientaliste come Italia Nostra e raccontata dai principali media italiani e internazionali, fino al New York Times.

Una comunità divisa: lavoro o tutela del territorio?

Non tutti, però, erano dalla parte di Ovidio. Anche a Teulada si formò un comitato “Pro Sitas”, convinto che il resort avrebbe portato occupazione, turismo e sviluppo economico. La vicenda mise in luce una frattura profonda e attualissima: il conflitto tra bisogno di lavoro e difesa dell’ambiente.

È proprio questa divisione a rendere la storia di Marras universale. Non uno scontro tra buoni e cattivi, ma una tensione reale che attraversa molte comunità italiane, soprattutto nei territori più fragili.

Il film di Riccardo Milani: cinema civile e memoria collettiva

La vita va così ricalca fedelmente la vicenda di Ovidio Marras, trasformandola in racconto cinematografico senza tradirne lo spirito. Milani mette al centro la determinazione dell’uomo, le offerte rifiutate, le pressioni, la solitudine, ma anche il sostegno e le fratture interne alla comunità.

Il regista ha spiegato come dividere una comunità sia spesso una strategia di potere, e come il vero tema del film sia la ricerca di un equilibrio possibile tra sviluppo e rispetto del territorio. Il messaggio è chiaro e profondamente politico nel senso più alto del termine: non tutto può essere comprato.

Una storia vera che parla al presente

La vita va così è dunque basato su una storia vera, e lo è nel modo più diretto possibile. Non solo perché racconta una vicenda realmente accaduta, ma perché restituisce al cinema una domanda urgente: che valore diamo oggi ai luoghi, alle radici, all’identità?

La lezione di Ovidio Marras, fatta di semplicità e rigore morale, diventa nel film di Riccardo Milani un atto di resistenza culturale. Un invito, oggi più che mai, ad avere il coraggio di dire no.

La vita va così di Riccardo Milani aprirà la Festa del Cinema di Roma 2025

La vita va così di Riccardo Milani è il film d’apertura della ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma che si svolgerà dal 15 al 26 ottobre 2025 all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone. Lo annuncia il Presidente della Fondazione Cinema per Roma, Salvatore Nastasi, su proposta della Direttrice Artistica, Paola Malanga. Il film sarà presentato fuori concorso nella sezione Grand Public.

Riccardo Milani, regista di grandi successi fra cui Piano, solo, La guerra degli Antò, Il posto dell’anima, Come un gatto in tangenziale, Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto, Corro da te, Grazie ragazzi, Un mondo a parte, e di appassionanti documentari come Nel nostro cielo un rombo di tuono e Io, noi e Gaber, realizza un racconto ironico e appassionato lungo vent’anni, ambientato in un angolo meraviglioso della Sardegna, dove una comunità si troverà stretta tra il sogno del lavoro e la difesa del territorio e della sua identità. Il film è ispirato a una vicenda che ha fatto il giro del mondo finendo anche sulle pagine di testate internazionali.

Scritto da Riccardo Milani e Michele Astori, La vita va così ospita un cast formato, tra gli altri, da Virginia Raffaele, Diego Abatantuono, Aldo Baglio, Giuseppe Ignazio Loi e Geppi Cucciari. Il film è prodotto da Mario Gianani e Lorenzo Mieli per Our Films, società del gruppo Mediawan, e da Sonia Rovai per Wildside, società del Gruppo Fremantle, in associazione con Medusa Film e PiperFilm, che lo co-distribuiranno. PiperFilm ne curerà la distribuzione internazionale.

La vita straordinaria di David Copperfield, trailer del film

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La vita straordinaria di David Copperfield, trailer del film

Ecco il trailer ufficiale del film La vita straordinaria di David Copperfield di Armando Iannucci, al cinema dal 16 ottobre 2020 distribuito da Lucky Red in associazione con 3 Marys. 

Armando Iannucci –  regista di Morto Stalin se ne fa un altro e candidato all’Oscar per In the loop – è qui alle prese con l’adattamento di uno dei romanzi più famosi di Charles Dickens, nonché l’opera più autobiografica e tra le più amate dallo stesso scrittore, del quale ricorre l’anniversario dei 150 anni dalla morte.

La vita straordinaria di David Copperfield offre una rilettura inedita del celebre romanzo dickensiano, attraverso lo stile ironico e irresistibile tipico del regista, che infonde nuova linfa a un grande classico della letteratura anche grazie a un cast corale di attori teatrali e cinematografici provenienti da tutto il mondo: nei panni di David Copperfield troviamo l’attore candidato all’Oscar Dev Patel, acclamato protagonista di The Millionaire e Lion – La strada verso casa, affiancato dalla pluripremiata star Tilda Swinton, da Hugh Laurie, indimenticabile protagonista della serie tv Dr. House e da Ben Whishaw (Profumo – Storia di un assassino e volto noto della saga 007 in Spectre e Skyfall).

In questo film straordinariamente divertente, il regista Iannucci attraversa l’Inghilterra del XIX secolo seguendo il destino a zig-zag del suo eroe, il giovane David Copperfield, un ragazzo baciato inizialmente dalla sfortuna che si ritroverà alle prese con numerose (dis)avventure. In questa brulicante Inghilterra ottocentesca, presa dai fermenti della Rivoluzione Industriale e non priva di divisioni sociali, quella di Copperfield è una vicenda sul grande fiume della vita, che scorre impetuosa tra gli slums londinesi e la campagna britannica, raccontata in un romanzo appassionante e fluviale che il regista Iannucci porta sul grande schermo con rinnovata vitalità.

“La ragione è che ne percepivo profondamente lo spirito contemporaneo, ma anche che tutti gli adattamenti che avevo visto erano molto seriosi e incentrati sull’aspetto drammatico della storia.  Se è vero che la trama è molto densa e i risvolti drammatici sono numerosi, questi per me erano i tratti meno interessanti del racconto, che è ricco di scene spassose e di momenti che rasentano la slapstick comedy. È un testo molto realistico e tuttavia surreale…” (Armando Iannucci)

La trama di La vita straordinaria di David Copperfield

Dall’immaginazione del regista candidato all’Oscar Armando Iannucci, l’adattamento di uno dei romanzi più amati di Charles Dickens. Un racconto della vita del personaggio letterario, dalla sua giovinezza fino all’età adulta, narrato in uno stile ironico, tipico del regista. Un film straordinariamente divertente che attraversa l’Inghilterra del XIX secolo seguendo il destino a zig-zag del suo eroe.

La vita straordinaria di David Copperfield, al cinema dal 16 ottobre

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Arriva nelle sale italiane il film La vita straordinaria di David Copperfield di Armando Iannucci, al cinema dal 16 ottobre 2020 distribuito da Lucky Red in associazione con 3 Marys.

Armando Iannucci –  regista di Morto Stalin se ne fa un altro e candidato all’Oscar per In the loop – è qui alle prese con l’adattamento di uno dei romanzi più famosi di Charles Dickens, nonché l’opera più autobiografica e tra le più amate dallo stesso scrittore, del quale ricorre l’anniversario dei 150 anni dalla morte.

La vita straordinaria di David Copperfield offre una rilettura inedita del celebre romanzo dickensiano, attraverso lo stile ironico e irresistibile tipico del regista, che infonde nuova linfa a un grande classico della letteratura anche grazie a un cast corale di attori teatrali e cinematografici provenienti da tutto il mondo: nei panni di David Copperfield troviamo l’attore candidato all’Oscar Dev Patel, acclamato protagonista di The Millionaire e Lion – La strada verso casa, affiancato dalla pluripremiata star Tilda Swinton, da Hugh Laurie, indimenticabile protagonista della serie tv “Dr. House” e da Ben Whishaw (Profumo – Storia di un assassino e volto noto della saga 007 in Spectre e Skyfall).

In questo film straordinariamente divertente, il regista Iannucci attraversa l’Inghilterra del XIX secolo seguendo il destino a zig-zag del suo eroe, il giovane David Copperfield, un ragazzo baciato inizialmente dalla sfortuna che si ritroverà alle prese con numerose (dis)avventure. In questa brulicante Inghilterra ottocentesca, presa dai fermenti della Rivoluzione Industriale e non priva di divisioni sociali, quella di Copperfield è una vicenda sul grande fiume della vita, che scorre impetuosa tra gli slums londinesi e la campagna britannica, raccontata in un romanzo appassionante e fluviale che il regista Iannucci porta sul grande schermo con rinnovata vitalità.

“La ragione è che ne percepivo profondamente lo spirito contemporaneo, ma anche che tutti gli adattamenti che avevo visto erano molto seriosi e incentrati sull’aspetto drammatico della storia.  Se è vero che la trama è molto densa e i risvolti drammatici sono numerosi, questi per me erano i tratti meno interessanti del racconto, che è ricco di scene spassose e di momenti che rasentano la slapstick comedy. È un testo molto realistico e tuttavia surreale…” (Armando Iannucci)

La vita oscena: recensione del film con Isabella Ferrari #Venezia71

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Renato De Maria porta sullo schermo il romanzo autobiografico di Aldo Nove, che dice averlo così colpito da esserne rimasto ossessionato per le immagini evocate da quella storia drammatica ma incredibilmente visionaria. E le immagini, anche se alla lunga divengono reiterate e a tratti auto-manieriste, sono l’unica cosa che sembra funzionare nel film. Ma non bastano buone intuizioni visive, o espedienti che rimandano alla video-arte e al teatro, a tenere in piedi una non-storia, fatta di riflessioni intime, di fragilità emotiva, di pulsioni incontenibili.

Ne La vita oscena Andrea, ragazzo fragile, sensibile e legatissimo alla madre, vive una vita tranquilla, cullato in un’adolescenza che sembra non voler finire. Ma la morte della donna a seguito di una malattia incurabile e quella improvvisa del padre, lo gettano in una situazione nuova e in un dolore incolmabile. E’ l’inizio di un viaggio verso il basso, fatto di droghe, sesso e di una ricerca ossessiva della morte. Solo il suo amore per la poesia e la scrittura potrà forse salvarlo.

La vita oscena, il film

Sono lontane le felici intuizioni vicine alla grafica e al fumetto che De Maria aveva saputo dosare nel lontano 2001 in Paz e, nonostante la dichiarazione d’intenti, il mondo pop di Andrea, onirico, distorto, colorato, fatto di skateboard, graffiti e pornografia, diviene un qualcosa da esibire in maniera pretenziosa, elitaria, sciorinata. La voce fuori campo del protagonista incombe sulla totalità della narrazione, annientando la spontaneità delle situazioni e divenendo in alcuni momenti pericolosamente didascalica, se non inutile. Le battute pronunciate dagli attori sono ridotte all’osso e fanno da scarna punteggiatura alla voce pensiero di Andrea, sminuendo ulteriormente interpretazioni scialbe e prive di carattere.

La storia de La vita oscena è un filo sottilissimo, quasi inesistente, che certamente non aiuta i tanti personaggi, così esili da essere trasparenti, insignificanti, quando non si riducono in macchiette, come le numerose prostitute con le quali Andrea si intrattiene. Durante la narrazione ci si chiede continuamente quando arriverà una svolta, un qualcosa di significativo, un episodio che finalmente possa dar vita al film; si spera questo nei primi dieci minuti, si continua a farlo per altrettanti e infine si rimane amareggiati nel rendersi conto che tutta la storia, se di storia si può parlare, sarà portata avanti in questo modo, senza più sorprese. Così la noia sopraggiunge e ci accompagna sferzante e beffarda fino a un finale che definire banale è dir poco.

Si respira poi una straniante e fastidiosa sensazione di già visto, forse dovuta anche alla presenza di Isabella Ferrari e all’uso di sequenze amatoriali in super8 e di vecchie fotografie, che riporta la mente ad altri film italiani che seguono la stessa codifica, per non dire la stessa deriva, come E la chiamano estate di Paolo Franchi. Che sia una nuova preoccupante tendenza del nostro cinema?

La vita nascosta: una nuova clip dal film di Terrence Malick

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La vita nascosta: una nuova clip dal film di Terrence Malick

Arriverà nei cinema di tutto il mondo il 13 dicembre La Vita Nascosta, il nuovo film di Terrence Malick già visto e amato al Festival di Cannes 2019. Il film non ha ancora una data di distribuzione italiana, ma la Fox Searchlight ha acquistato i diritti di distribuzione del film nel nostro Paese, cosa che fa sperare i fan in una uscita all’inizio del 2020.

Ecco la clip del film:

La storia di A Hidden Life è quella vera di Franz Jägerstätter, un contadino austriaco che visse nel borgo di Sankt Radegund: fervente cattolico, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale si rifiutò di arruolarsi, definendosi obbiettore di coscienza.

La vita nascosta, recensione del film di Terrence Malick

La vita nascosta: trailer del nuovo film di Terrence Malick

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La vita nascosta: trailer del nuovo film di Terrence Malick

La Fox Searchlight Italia ha diffuso il trailer italiano di La vita nascosta (A Hidden Life), il nuovo film di Terrence Malick che è stato presentato al Festival di Cannes 2019. Il trailer non informa, purtroppo, su quale sia la data d’uscita ufficiale del film nel nostro Paese.

https://www.facebook.com/FoxSearchlightItalia/videos/977704112574334/UzpfSTE2NDg2MDcyODA6MTAyMTc4MjYzMzM4NDM4ODQ/

La storia di A Hidden Life è quella vera di Franz Jägerstätter, un contadino austriaco che visse nel borgo di Sankt Radegund: fervente cattolico, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale si rifiutò di arruolarsi, definendosi obbiettore di coscienza.

La vita nascosta, recensione del film di Terrence Malick

La vita in un attimo: recensione del film di Dan Fogelman

La vita in un attimo: recensione del film di Dan Fogelman

Dall’ideatore della serie di successo This Is Us, arriva il nuovo film dal titolo La vita in un attimo, con un ricco cast di attori che va da Olivia Wilde a Oscar Isaac, da Antonio Banderas ad Annette Bening. Il regista Dan Fogelman ci conduce all’interno di un film commovente e umano, che guarda alla famiglia, all’amore e al ruolo del destino. Scandito dai brani dell’album Time Out of Mind di Bob Dylan, il film vuole essere un’autocelebrazione della vita e di tutte le sue sfumature.

Il film segue le vicende di Will (Oscar Isaac) e Abby (Olivia Wilde), dal loro primo incontro al college al matrimonio, dal concepimento di un figlio fino all’inaspettata separazione. Man mano che la storia si dipana, si riveleranno i loro legami con Dylan (Olivia Cooke), giovane ribelle che cerca di sfuggire alla propria sofferenza, e al signor Saccione (Antonio Banderas), ricco proprietario terriero spagnolo e alla famiglia del suo braccio destro Javier (Sergio Peris-Mencheta).

Esperto di questo genere di racconti che hanno come nucleo fondante l’imprevedibilità della vita, Fogelman ci presenta un film scandito per capitoli, come quelli di un romanzo. Ognuno di questi capitoli risulta ben presto essere influenzato dal precedente, e causa di influenza sul successivo, in un continuo gioco di citazioni e rimandi che incastrano gli episodi in un più ampio puzzle che è quello della vita. A guidarci attraverso questi è la voce di un narratore, che più di una volta sembra però rivelarsi inattendibile.

Attraverso questa figura Fogelman ci consegna le intenzioni del film, dove la vita, identificata come narratore esterno per eccellenza, si rivela essere inattendibile poiché imprevedibile, pronta a nascondere costantemente ciò che potrà accadere ai suoi protagonisti. La vita in un attimo diventa così non tanto un film sulla vita, ma sulle sfumature e sugli imprevisti che questa può assumere e riservare.

Con un incipit accattivante, merito anche di un bizzarro cameo di Samuel L. Jackson, La vita in un attimo, si guadagna l’attenzione dello spettatore. Un inizio insolito per un film che si presenta come un dramma sentimentale, costituito da una comicità brillante, e che per l’intero primo episodio, con protagonisti due splendidi Olivia Wilde e Oscar Isaac, mantiene alta la sua attrattiva nella sua destrutturazione spazio-temporale e nel suo affrontare con sguardo amorevole i piccoli dettagli dell’amore. Si viaggia avanti e indietro nella storia d’amore di Will e Abby, appassionandosi così sempre più ai due personaggi.

Nel passaggio ai capitoli successivi, tuttavia, il film sembra rientrare nei binari più canonici al genere, diventando più lineare e perdendo così quelle particolarità che avevano reso vincenti la prima parte dell’opera. La seconda parte, che ha tra i suoi protagonisti principali Antonio Banderas, risulta così ben meno interessante. Lentamente il film scade in un sentimentalismo da lacrima facile. Il regista, anche sceneggiatore, si fa prendere la mano e calca gli eventi alla ricerca di emozioni che tuttavia appaiono forzate. Le storie dei protagonisti iniziano ad intrecciarsi in modi che paradossalmente si allontanano dalla ricerca di un realismo e tendono ad assomigliare sempre più a situazioni riscontrabili prevalentemente al cinema.

Non bisogna dimenticare che La vita in un attimo è anche un film sui casi del destino, ma Fogelman sembra arrivare a narrare di questi dimenticando quanto fatto in precedenza. Quella che poteva rivelarsi un’originale storia sulle infinite sorprese della vita, finisce invece con il diventare un classico prodotto buono per intrattenere e commuovere, ma che in fin dei conti manca di perseguire fino in fondo il proprio scopo originario.

La vita in un attimo, il trailer

https://www.youtube.com/watch?v=StxXUICkiIo

La vita immortale di Henrietta Lacks: il film HBO con Oprah Winfrey

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LA VITA IMMORTALE DI HENRIETTA LACKS, il film targato HBO diretto da George C. Wolfe (Come un uragano, Qualcosa di buono) con Rose Byrne (Troy, X-Men) e Oprah Winfrey (The Butler – un maggiordomo alla Casa Bianca, Selma – La strada per la libertà) nei panni della figlia di Henrietta Lacks, la donna che rivoluzionò la storia della medicina, sbarca in prima tv esclusiva domenica 22 ottobre alle 21.15 su Sky Cinema Uno HD (disponibile anche su Sky On Demand).

Attraverso numerosi flashback, verranno mostrati dettagli sulla storia di Henrietta Lacks, oltre alle conseguenze che la notizia ebbe su Deborah e la sua famiglia, tenuta all’oscuro dei fatti per più di vent’anni.

Considerata una fra le donne più potenti del mondo e soprannominata “Regina di tutti i media” per il suo The “Oprah Winfrey Show”, la conduttrice e attrice statunitense ha ricevuto diversi apprezzamenti di critica per la sua interpretazione. Il Time l’ha definita “profonda, capace di mostrare l’anima vera ed emozionante della storia”, per il Boston Herald “l’icona della tv è il vero cuore del film, offre una performance potente ed emozionante”, mentre per Variety “si tratta della migliore interpretazione della sua vita”.

LA VITA IMMORTALE DI HENRIETTA LACKS, la trama

E’ il 1951 quando ad Henrietta, giovane madre di cinque figli, viene diagnosticato il cancro alla cervice uterina. La donna viene sottoposta a un intervento e, senza il suo consenso, le viene asportata una porzione del tessuto cancerogeno. Inaspettatamente, quelle cellule avrebbero cambiato la storia della medicina. Si riproducono, infatti, di un’intera generazione in sole 24 ore e possono quindi essere trasmesse in vitro senza morire.

Henrietta morì lo stesso anno, ma quelle cellule asportate nel 1951 – denominate in seguito “HeLa” – continuano a vivere e a riprodursi tutt’ora, trovando utilizzo in numerose ricerche scientifiche.

Basato sull’omonimo best seller di Rebecca Skloot e candidato come Miglior film per la televisione agli Emmy 2017, il filmripercorre la disperata ricerca di informazioni che la figlia di Henrietta, Deborah (Oprah Winfrey), ha condotto grazie all’aiuto della scrittrice (Rose Byrne), provando a scoprire come la raccolta non autorizzata delle cellule della madre abbia attuato un’innovazione medica senza precedenti.

George C. Wolfe

La regia di George C. Wolfe ha voluto omaggiare la memoria di Henrietta e rendere giustizia alla sua famiglia, avvalendosi dei contributi diretti dei figli della Lacks: David, Jr E Zakariyya Rahman e di sua nipote Jeri.

LA VITA IMMORTALE DI HENRIETTA LACKS è stato presentato a FuoriCinema, l’evento cinematografico che si è svolto a Milano dal 14 al 17 settembre, e che ha visto Sky Italia come media partner.

LA VITA IMMORTALE DI HENRIETTA LACKS sarà trasmesso in prima visione esclusiva domenica 22 ottobre alle 21:15 su Sky Cinema Uno HD e disponibile anche su Sky On Demand, all’interno di una collezione dedicata con oltre 20 titoli targati HBO.

La vita facile: recensione del film con Pierfrancesco Favino

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La vita facile: recensione del film con Pierfrancesco Favino

La vita facile di Lucio Pellegrini è una commedia che scava nella profondità caratteriale dei due protagonisti, due borghesi che hanno deciso di vivere in maniera completamente differente la loro professione e di conseguenza la loro vita. Mario è l’italiano medio, e come dice Favino stesso “C’è un Mario Tirelli in tutti quelli che parcheggiano in doppia fila, in quelli che si accodano alle ambulanze per sfruttare la scia, in quelli che se non chiedi fattura sono 30 euro di meno, e che se vuoi la visita in ospedale è fra sei mesi, a studio privato fra un’ora”. Luca invece ha preso una strada completamente diversa: ha abbandonato questo mondo per ricercare una nuova dimensione di sé, a livello professionale e umano, e quale posto migliore dell’Africa?

La vita facile  è la vita vissuta da Mario, (Pierfrancesco Favino) medico di una lussuosa villa privata, residente nel centro di Roma, sposato con una donna, Ginevra (Vittoria Puccini), invidiata da tutti, persino dal suo migliore amico. L’amico in questione si chiama Luca (Stefano Accorsi), medico anche lui, ma che svolge la sua professione in Africa e la sua non è una vita facile. Queste due vite s’incrociano, un giorno, quando Mario dopo dodici anni, decide di andare dal suo amico Luca in Kenya, perché vuole ritrovare se stesso e il senso della vita che forse ha smarrito nel lusso e nel benessere. Da quel momento in poi la loro vita subisce radicali cambiamenti, alcuni positivi, altri totalmente inaspettati; il peggio arriva quando Ginevra, stufa di stare sola a Roma ad attendere il marito, decide di raggiungerli in Kenya. Luca, che aveva abbandonato l’Italia, non solo spinto dalla vocazione, ma anche dall’amore e dalla sofferenza che provava a vedere Ginevra insieme a Mario, ne è sopraffatto e l’invasione della donna rompe inevitabilmente il suo equilibrio.

Lucio Pellegrini ha diretto un buon film che probabilmente è migliore anche grazie alla sua principale ambientazione: il Nord del Kenya che con i suoi scenari immensi, assume il ruolo di co-protagonista del film. Per il resto è una commedia che scorre ma senza particolari eccellenze, divertente grazie al modo spontaneo e rozzo con cui ha recitato Favino, al quale vanno i principali meriti della riuscita del film. Lo stesso vale per il personaggio di Stefano Accorsi, assolutamente sincero nella sua sensibilità verso una professione che ultimamente assomiglia troppo a quella meccanica e utilitaristica svolta dall’amico. Il personaggio che interpreta Vittoria Puccini invece è poco simpatico, inadeguato, a tratti vuoto.

Il film uscirà nelle sale italiane il 4 marzo 2011 ed è stato prodotto dalla Fandango in collaborazione con Medusa Film, Sky Cinema e Apulia Film Commission.

La vita è una danza, la recensione del film con Marion Barbeau

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La vita è una danza, la recensione del film con Marion Barbeau

Cédric Klapish dirige il suo nuovo lungometraggio immergendosi ancora una volta nel mondo del balletto classico. La vita è una danza, in sala dal 6 ottobre, racconta della ballerina Elise che subisce un grave infortunio proprio durante uno spettacolo ma, da quel momento in poi, la sua vita cambierà totalmente.

Il regista e sceneggiatore francese ha un rapporto con il ballo che risale a più di dieci anni fa, quando aveva diretto il documentario su Aurélie Dupont uscito nel 2010, a cui sono seguiti vari progetti e contatti con ballerini e coreografi, come la realizzazione di Four contemporary dancers del 2018, durante la quale ha fatto la conoscenza di Hofesh Shechter, che in questo film interpreta se stesso. Celebre è diventato anche il suo cortometraggio Dire merci uscito durante il lockdown: un montaggio di video che i ballerini dell’Opera di Parigi hanno girando riprendendosi con i propri smartphone mentre ballano in casa.

Ma Cédric Klapish era già famoso dal 2002 nella scena internazionale grazie a L’appartamento spagnolo, fama che gli ha fatto toccare anche la serialità con Chiami il mio agente! esilarante ritratto del capriccioso mondo dei talent scout.

La vita è una danza è una sintesi dello stile di Cédric Klapish

La vita è una danza è dunque tutto questo: una perfetta sintesi dello stile del regista, che narra la storia di una ragazza dalla bravura eccezionale, e lo fa tuffando la macchina da presa tra i movimenti tesi e muscolari, delicati e fluttuanti a partire delle prime sequenze, appena assistiamo all’impatto con la fragilità del corpo di Elise (Marion Barbeau, prima ballerina dell’Opera di Parigi), fino ad arrivare ad un divertimento spiazzante, grazie ad attori come Pio Marmaï in coppia con Souheila Yacoub, o François Civil, che interpreta un fisioterapista ispirato a niente meno che Brad Pitt in Burn after reading.

Quindi la giovane Elise troverà e proverà se stessa misurandosi con quell’infortunio alla caviglia, che la condurrà verso un nuovo lavoro, dove conoscerà nuove persone e – forse – un nuovo mondo di danzare la vita, il ballo, la musica e, naturalmente, il suo corpo.

La traduzione del titolo evoca un aspetto metaforico, che in lingua originale è En corps, suggerimento ancora più profondo del viaggio che la giovane protagonista dovrà intraprendere fuori e dentro di sé, ma sempre unite a quelle punte di comicità quasi grottesca che caratterizzano il regista francese.

L’aspetto interessante del film di Cédric Klapish è infatti la leggerezza con cui attraversa fino ad atterrare su una tematica che nella sua semplicità, alla fine, risulta essere un fondamento: scoprire che qualunque cosa di bello si sappia fare, non rappresenta mai una destinazione finale, perché al centro c’è sempre l’unicità del proprio modo di essere, che può essere quindi declinata anche in direzioni diverse e, soprattutto, inaspettate.

Elise dovrà fare fisioterapia, riprendere a muoversi con cautela, cercando di affrontare la paura di fratturarsi di nuovo, o che la spaccatura subita continuerà a restarle dolorante. E tutto questo, ovviamente, non riguarderà certo solo la sua caviglia.

La fascinazione per i corpi

Cédric Klapish è palesemente affascinato dai corpi, dalla capacità che un essere umano ha di creare un’opera d’arte a partire da se stesso, dai propri arti, nervi, e quel modo incredibile, quasi inspiegabile, di riuscire a muoverli così. Con le lunghe sequenze dei balli, anche quelle colte nei momenti di gioco tra i personaggi, lo sguardo della macchina da presa resta in silenzio a guardare, seguendo gli scatti, la lentezza di mani, gambe e piedi, che con armonia seguono la musica e, attraverso l’uso della commedia e di qualche nota romantica, raccontano che il talento ha la missione di trasmettere una bellezza che altrimenti resterebbe muta. A dispetto di quel che possa sembrare, La vita è una danza scende in profondità e parla di quanto ognuno sia fondamentalmente insostituibile, con l’urgenza di rispondere a quel richiamo che riecheggia dentro ciascuno: usare quel dono, allenandosi, giorno dopo giorno.

La Vita è Meravigliosa: un sequel per il classico di Capra

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La Vita è Meravigliosa: un sequel per il classico di Capra

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Ormai è ufficiale, è scattata la corsa al reboot o al sequel. Nessun film sembra ormai poter resistere alle dure leggi del mercato. I classici, sinora, sembravano intoccabili, posti lì sotto teca circondati da aure mistiche, ma, da poche ore, è giunto un annuncio come un fulmine a ciel sereno che potrebbe apparire quanto meno curioso.

La Vita è Meravigliosa sosteneva Frank Capra nel classico del 1946 pluricandidato agli Oscar ed interpretato dalla coppia James Stewart e Donna Reed. Secondo Variety, in un periodo storico in cui la vita sembra essere tutt’altro che meravigliosa ed in cui le icone del bianco e nero hanno subito un processo di commercializzazione, neppure il classico dei classici ha potuto sottrarsi alle volontà dei produttori, in questo caso Allen J. Schwalb di Star Partners Bob Farnsworth di Hummingbird, intenzionati a produrne un sequel entro l’estate del 2015.

La sceneggiatura, scritta dallo stesso Farnsworth e da Martha Bolton, porterebbe il titolo di It’s A Wonderfull Life: The Rest Of The Story e racconterebbe del pronipote di George Bailey (il fu James Stewart) che riceverà una visita da Zuzu (Karolyn Grimes), figlia di Bailey, sotto forma d’angelo intenta a mostrargli come la vita sarebbe stata migliore in sua assenza.

Farnsworth ha così commentato la notizia:

“La storia del nuovo film manterrà lo spirito dell’originale – ogni vita è importante se vissuta con gli amici”

Circa la sceneggiatura Karolyn Grimes si è pronunciata così:

“Probabilmente negli anni avrò letto circa 20 sceneggiature riguardanti un sequel di ‘La Vita è Meravigliosa’, ma nessuna di esse era quella giusta. Lo script di Bob Farnsworth e Martha Bolton, invece, era meraviglioso e desideravo di essere coinvolta immediatamente nella loro versione del film.”

Il progetto, per la cui produzione è stato stanziato un budget tra i 25 ed i 35 milioni di dollari, attualmente non è orfano di regista, ma ciò di cui resta la certezza è che sarà un fardello non indifferente per il malcapitato di turno.

Fonte: Variety

La vita è meravigliosa: la Paramount mette un freno al sequel

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la vita è meravigliosaLa Paramount Pictures pone uno  stop ai piani dei produttori indipendenti per mettere su un sequel dell’iconico racconto di Natale di Frank Capra La vita è meravigliosa. Lo studio ha dichiarato che la Star Partner e la Hummingbird Prods. non hanno ottenuto i diritti per il sequel del film interpretato da Jimmy Stewart e Donna Reed. Un portavoce della casa di produzione americana ha riferito:

Nessun progetto relativo a La vita è meravigliosa  può procedere senza una licenza da parte della Paramount. Ad oggi, questi individui non hanno ottenuto alcuno dei diritti necessari, e vorremmo prendere tutte le misure appropriate per proteggere tali diritti. 

Dal canto suo, il produttore Bob Farnsworth ha detto a Variety che i produttori hanno un obbiettivo concreto per i diritti del sequel ed ha espresso ottimismo riguardo alla risoluzione della controversia.

La RKO Pictures ha distribuito il film nel 1946. Paramount possiede il copyright attraverso l’acquisizione della Spelling Entertainment e della sua sussidiaria Republic Pictures avvenuta nel 1998, le quali sono state titolari dei diritti per l’originale racconto del 1939  The Greatest Gift. Il sequel, dal titolo La vita è meravigliosa: il resto della storia, è stato finanziato da Allen J. Schwalb di Star Partners, che dovrebbe anche produrre con Farnsworth della Hummingbird. Farnsworth ha detto:

Abbiamo speso un sacco di tempo, di denaro e di ricerca che ci porta a credere che siamo puliti riguardo ad eventuali infrazioni del diritto d’autore. Se qualcuno sente di avere un diritto in sede giudiziaria, saremo felici di parlare con lui. Credo che qualsiasi risoluzione debba essere fatta, sarà fatta amichevolmente, nello spirito positivo del progetto. 

Karolyn Grimes, che ha recitato la parte della figlia di George Bailey nell’originale, ha accettato di tornare per il sequel come un angelo che mostra all’antipatico nipote di Bailey (anche lui chiamato George Bailey), come sarebbe il mondo se non fosse mai nato.

La vita è meravigliosa (It’s a Wonderful Life) è un film del 1946 diretto da Frank Capra. Tratto dal racconto The Greatest Gift, scritto nel 1939 da Philip Van Doren Stern, è considerato uno dei film più ispiratori, popolari e amati del cinema americano, la cui visione è divenuta tradizionale durante il periodo natalizio. La trama è incentrata su George Bailey, un uomo nato e cresciuto in una piccola cittadina rurale che, dopo aver rinunciato per tutta la vita a sogni e aspirazioni pur di aiutare il prossimo, colto dalla disperazione, è sul punto di suicidarsi la sera della vigilia di Natale. In suo soccorso, grazie alle preghiere sue e di amici e familiari, arriverà un angelo custode mandato da Dio. Il film, che vede James Stewart e Donna Reed tra i protagonisti, ottenne cinque candidature ai premi Oscar. Nel 1990 venne scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, mentre nel 1998 l’American Film Institute lo inserì nella lista dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi.

Fonte: Variety

La vita è bella: edizione speciale per il 20° anniversario

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La vita è bella: edizione speciale per il 20° anniversario

In occasione del 20° anniversario dall’uscita in sala de “La vita è bella”, il film di Roberto Benigni premiato con 3 Oscar sarà pubblicato in una nuova prestigiosa edizione accompagnata negli extra da un’intervista esclusiva rilasciata dal regista. Il film sarà disponibile in vendita in Dvd e in Blu Ray Disc in tutta Italia dal prossimo 24 ottobre .

Al via le prenotazioni IN ESCLUSIVA su CGENTERTAINMENT.IT della VERSIONE LIMITATA e AUTOGRAFATA

CG ha riservato per i suoi fan una sorpresa: in esclusiva all’indirizzo http://www.cgentertainment.it/startup/limitededitionlavitabella/  è possibile prenotare la versione celebrativa che comprende il  Dvd + il Blu Ray in edizione limitata (500 pezzi), numerata e autografata da Roberto Benigni e Nicoletta Braschi; inoltre, tutti coloro che prenoteranno la copia dal sito di CG entertainment (questa versione non è disponibile altrove) entro il 2 ottobre vedranno pubblicato il loro nome all’interno del cofanetto.

Guido (Roberto Benigni), un giovane ebreo pieno di allegria e vitalità, parte per cercare fortuna in città, dove incontra la sua “principessa”, Dora (Nicoletta Braschi), una maestrina fidanzata con un burocrate arrogante e pomposo. Guido se ne innamora follemente e la rapisce. Dal loro amore nasce Giosuè (Giorgio Cantarini). Ma la loro felicità viene spezzata dalle leggi razziali: la famiglia viene deportata in un lager nazista. Per salvare il figlio dall’orrore che li circonda, Guido gli fa credere che tutto ciò che vedono è parte di un grande gioco in cui dovranno affrontare prove tremende per vincere il meraviglioso premio finale…

La vita è bella 

Oscar 1997 – Migliore Attore, Migliore Film Straniero, Migliore Colonna Sonora

Festival di Cannes – Gran Premio della Giuria

David di Donatello – Migliore Film, Migliore Regista, Migliore Attore protagonista,

Migliore Autore della fotografia, Migliore Costumista, Migliore Produttore,

Migliore Sceneggiatura, Migliore Scenografo, David Scuola

Nastri D’Argento – Migliore Regia, Migliore Attore, Migliore Attore non

protagonista, Migliore Sceneggiatura, Migliore Soggetto

European Film Award – Migliore Film, Migliore Attore

Premi César – Migliore Film Straniero

Una produzione MELAMPO CINEMATOGRAFICA – ROBERTO BENIGNI presenta “LA VITA È BELLA” con ROBERTO BENIGNI – NICOLETTA BRASCHI – GIUSTINO DURANO – SERGIO BUSTRIC – MARISA PAREDES – HORST BUCHHOLZ – LYDIA ALFONSI – GIULIANA LOJODICE – GIORGIO CANTARINI

soggetto e sceneggiatura VINCENZO CERAMI e ROBERTO BENIGNI costumi, scenografia, arredamento DANILO DONATI musiche NICOLA PIOVANI montaggio SIMONA PAGGI direttore della fotografia TONINO DELLI COLLI produttore esecutivo MARIO COTONE prodotto da ELDA FERRI e GIANLUIGI BRASCHI regia di ROBERTO BENIGNI

La vita è bella: cast, premi e frasi del film di Roberto Benigni

La vita è bella: cast, premi e frasi del film di Roberto Benigni

«Questa è una storia semplice, eppure non è facile raccontarla. Come in una favola c’è dolore, e come in una favola è piena di meraviglia e di felicità.» Su queste parole si apre uno dei film italiani più celebri di sempre nel mondo, La vita è bella, scritto, diretto e interpretato da Roberto Benigni nel 1997. Si tratta di una storia incentrata sull’Olocausto, sulla deportazione degli ebrei nei campi di concentramento, ma è anche una storia che infonde amore e speranza là dove sembrerebbe poterci essere solo orrore. Con quest’opera, Benigni ha consegnato agli spettatori di tutto il mondo la concreta prova che è possibile trattare tematiche difficili cercando allo stesso tempo di strappare un sorriso.

 Reduce dai successi comici di Johnny Stecchino Il mostro, il regista e attore toscano aveva intenzione di concentrarsi su un progetto particolarmente più ambizioso. Anche La vita è bella avrebbe originariamente dovuto essere una commedia pura, ma si è nel tempo arricchito di sentimenti e situazioni che lo hanno portato a sfoggiare uno spettro ben più ampio dell’umanità, delle sue gioie e dei suoi dolori. Nello scrivere tutto ciò, Benigni ha raccontato di essersi avvalso della collaborazione di personalità realmente coinvolte nell’Olocausto, come lo scrittore Rubino Salmoni, e il membro della Sonderkommando Shlomo Venezia. Il film fu poi girato tra Arezzo, Cortona, e Papigno, dove si trova la vecchia fabbrica riadattata come lager.

Alla sua uscita in sala, il film si affermò come un successo senza precedenti, arrivando ad incassare la cifra record di 92 miliardi di lire. Tale risultato ha portato La vita è bella a diventare il film italiano dal maggiore incasso di sempre, nonché quello con il maggior risultato economico nel mondo, per una cifra pari a 229 milioni di dollari. Prima di intraprendere una nuova visione di questo, sarà certamente utile approfondire ulteriormente alcune curiosità legate a tale titolo. Proseguendo qui nella scrittura sarà infatti possibile ritrovare dettagli relativi alla trama, al cast, ai premi vinti e, infine, alle piattaforme streaming contenenti il titolo nel loro catalogo. Si potranno qui ritrovare anche alcune delle frasi più belle del film.

La vita è bella: la trama del film

La vicenda si svolge in Italia, nel 1939. Protagonista è Guido, un giovane ebreo pieno di allegria e vitalità, il quale parte dalla campagna toscana per cercare fortuna in città. Qui si imbatterà nella sua “principessa”, Dora, una maestrina fidanzata con un burocrate arrogante e pomposo. Guido se ne innamora follemente e desidera farne la sua sposa. Prima di riuscirvi, però, dovrà dar vita ad un lungo corteggiamento, che si rivelerà però vincente. Dal loro amore nasce Giosuè. Ma la loro felicità viene spezzata dall’incombere delle leggi razziali: la famiglia viene deportata in un lager nazista e separata brutalmente. Per salvare il figlio dall’orrore che li circonda, Guido gli farà credere che tutto ciò che vedono è parte di un grande gioco in cui dovranno affrontare prove tremende per vincere un meraviglioso premio finale.

La vita è bella: il cast del film

Sceneggiatore, regista e interprete del protagonista Guido, Roberto Benigni si dedicò anima e corpo al suo personaggio. Pur non essendo di religione ebraica, questi raccontò di essere riuscito a calarsi senza problemi nei panni di Guido, in quanto umano e mosso da passioni umane. Accanto a lui, nei panni dell’amata Dora, si ritrova l’attrice Nicoletta Braschi. Realmente moglie di Benigni, questa aveva già recitato in numerosi dei precedenti film del marito. Il giovanissimo Giorgio Cantarini, che all’epoca delle riprese aveva appena 6 anni, dà invece vita al figlio Giosuè. Nel film si ritrovano poi anche l’attrice spagnola Marisa Paredes, nei panni della madre di Dora, e Horst Buchholz, in quelli del tedesco dottor Lessing. Giustino Durano è invece Eliseo Orefice, zio di Guido. Sergio Bustric interpreta invece l’amico Ferruccio Papini.

La vita è bella cast

La vita è bella: i premi, le frasi, il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

Tra i film italiani più premiati nel mondo, La vita è bella arrivò ad ottenere alcuni dei massimi riconoscimenti possibili per un’opera cinematografica. Presentato con successo nel concorso del Festival di Cannes, questo vinse qui il Grand Prix Speciale della giuria. Fu solo l’inizio di un lungo e ricco percorso. Seguirono infatti ben 9 David di Donatello, 5 Nastri d’argento, il premio César per il miglior film straniero e 2 European Film Awards. Il film di Benigni venne poi anche designato come rappresentante italiano agli Oscar, dove ottenne un incredibile risultato. Qui vinse ben tre premi, rispettivamente per la miglior colonna sonora, il miglior film straniero e il miglior attore protagonista.

È possibile fruire di La vita è bella grazie alla sua presenza su una delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Il film è infatti disponibile nel catalogo di Disney+, l’ormai popolarissima piattaforma dedicata all’universo Disney e molto altro. Per vederlo, basterà sottoscrivere un abbonamento generale, e si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film sarà inoltre trasmesso in televisione il giorno sabato 2 gennaio alle ore 21:20 su Canale 5.

Qui di seguito si riportano invece alcune delle frasi più belle e significative pronunciate dai personaggi del film. Attraverso queste si potrà certamente comprendere meglio il tono del film, i suoi temi e le variegate personalità dei protagonisti. Ecco dunque le frasi più belle del film:

  • Buongiorno, principessa! Stanotte t’ho sognata tutta la notte, andavamo al cinema, e avevi quel tailleur rosa che ti piace tanto, non penso che a te principessa, penso sempre a te! (Guido)
  • Guarda i girasoli: s’inchinano al sole, ma se vedi uno che è inchinato un po’ troppo significa che è morto. Tu stai servendo, però non sei un servo. Servire è l’arte suprema. Dio è il primo servitore; Lui serve gli uomini, ma non è servo degli uomini. (Eliseo)
  • Questa è la mia storia, questo è il sacrificio che mio padre ha fatto, questo è stato il suo regalo per me. (Giosuè)

Fonte: IMDb

La Vita Dopo – The Fallout, disponibile su tutte le principali piattaforme

Scritto e diretto da Megan Park con protagoniste Jenna Ortega e Maddie Ziegler, La Vita Dopo – The Fallout, arriva oggi, martedì 14 giugno, su tutte le principali piattaforme digitali per Warner Bros. Home Entertainment.

La Vita Dopo – The Fallout, la trama

Grazie a nuove amicizie nate in circostanze improvvise e tragiche, la liceale Vada (Jenna Ortega) inizia a reinventarsi, rivalutando le sue relazioni con la famiglia, gli amici e la sua visione del mondo. Allontanandosi dalla sua comoda routine familiare, inizia a correre dei rischi prendendo una serie di decisioni fulminee che mettono alla prova i suoi limiti e la spingono verso nuove direzioni. Vada trascorre sempre più tempo con Mia (Maddie Ziegler). Le due adolescenti si avvicinano sempre di più e Vada ridefinisce lentamente sé stessa attraverso le loro esperienze comuni.

La Vita di Pi film d’apertura al New York Film Festival

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La Vita di Pi film d’apertura al New York Film Festival

L’ambizioso progetto in 3D di Ang Lee tratto dal classico di Yann Martel è stato scelto per aprire il New York Film Festival il 28 Settembre, e sarà un occasione per vederlo

La vita di Adele: red band trailer in vista degli Oscar

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La vita di Adele: red band trailer in vista degli Oscar

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In occasione delle votazioni per le nomination relative agli Oscar 2014, la IFC Films ha diffuso un red band trailer esclusivo de La vita di Adele, il vincitore della Palma d’Oro a Cannes 2013. Il trailer è incentrato in maniera particolare sulla protagonista Adèle Exarchopoulos, con la speranza di aumentare una sua possibile candidatura nella categoria “Migliore Attrice Protagonista”. Eccolo di seguito.

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La pellicola di Abdellatif Kechiche racconta la storia d’amore di due donne interpretate dalle rivelazioni Léa Seydoux e Adèle Exarchopoulos. E’ uscita in Italia lo scorso 24 Ottobre.

PER LEGGERE LA NOSTRA RECENSIONE DE LA VITA DI ADELE CLICCATE QUI.

Trama: A 15 anni, Adele ha due certezze: è una ragazza, e una ragazza di solito esce con i ragazzi. Il giorno in cui intravede il blu dei capelli di Emma, sente che la sua vita sta per cambiare. Sola con i suoi dilemmi adolescenziali, cambia l’idea che ha di se stessa e sente trasformarsi il modo in cui gli altri la guardano.

Fonte: Firstshowing

La vita di Adele: dal cast alle scene d’amore, tutte le curiosità sul film

Dal momento della sua presentazione al Festival di Cannes ad oggi, il film francese La vita di Adele (qui la recensione) non ha mai veramente smesso di far parlare di sé. Considerato uno dei più struggenti film d’amore e di formazione dell’ultimo decennio, il lungometraggio diretto da Abdellatif Kechiche è divenuto estremamente popolare per molteplici motivi, dalle grandi interpretazioni delle due protagoniste alle loro bollenti scene di sesso, e fino al suo ritratto incantato della gioventù.

Il film è un libero adattamento della graphic novel Il blu è un colore caldo, realizzato dalla fumettista Julie Maroh nel 2010. La pellicola finisce in realtà per rielaborare la storia dell’amore tra due giovani, aggiungendovi una serie di dettagli ed elementi inediti. Le principali differenze si possono ritrovare nella caratterizzazione della protagonista, ma rispetto al testo letterario, il film prevede in particolare la lunga serie di esplicite scene di sesso a cui si accennava, che esaltano la morbosità della relazione amorosa.

Tali scene sono state ovviamente motivo di grande scandalo, e la stessa Maroh dichiarò di non averle particolarmente apprezzate. Spaccando in due l’opinione della critica e del pubblico, il film arrivò a vincere il prestigioso premio del Festival di Cannes, la Palma d’Oro. Fu un’assegnazione unica nel suo genere, poiché la giuria decise di assegnare il premio tanto al regista quanto alle due straordinarie interpreti che diedero vita agli indimenticabili personaggi protagoniste: Adèle Exarchopoulos Léa Seydoux.

La vita di Adele trama

La trama di La vita di Adele

Protagonista del film è Adele, giovane liceale francese alle prese con la vita di tutti i giorni. Tra scuola e casa, la ragazza sembra continuamente cercare il proprio posto nel mondo. Seguire le regole della società non sembra però fare al caso suo, e anche il tentativo di una storia d’amore con un suo compagno di scuola naufragherà inesorabilmente. Le sue già fragili certezze si spezzano definitivamente nel momento in cui per strada incrocia Emma, una ragazza dai capelli blu e dallo stile androgino, che subito suscita un suo forte interesse.

Lentamente le due si avvicinano molto l’una all’altra, finendo per innamorarsi perdutamente. Per Adele quello è però un mondo sconosciuto, dal quale si sente attratta e spaventata allo stesso modo. La ragazza infatti teme il giudizio dei genitori, dei compagni di scuola, e inizia a sentirsi giudicata come mai prima d’ora. L’amore per Emma però è troppo forte, e diventa via via sempre più morboso e passionale. Con il passare degli anni, però, le due si ritrovano a dover fare i conti con percorsi di vita che non sempre coincidono.

La vita di Adele Adèle Exarchopoulos Léa Seydoux

 

Il cast del film

Nei ruoli di Adele ed Emma si ritrovano le attrici Adèle ExarchopoulosLéa Seydoux. La prima delle due era poco più che esordiente all’epoca del film, avendo recitato soltanto in qualche film poco noto. Convocata per un provino per il ruolo principale, l’attrice raccontò in seguito di aver dovuto sostenere una dura selezione prima di ottenere la parte. Nel corso di due mesi incontrò più volte il regista, dimostrando le sue capacità di improvvisazione. Dopo lunghe conversazioni con Kechiche, questi si convinse infine che l’interprete di origini greche era la persona giusta per il ruolo.

A togliergli ogni dubbio a riguardo fu però il momento in cui la vide mangiare ad un ristorante dove si trovavano. Il modo in cui lei mangiava era proprio come il regista aveva immaginato il personaggio. La Seydoux, invece, aveva ottenuto la parte di Emma già ben dieci mesi prima dell’inizio delle riprese. Anche lei aveva avuto modo di incontrare in più occasioni il regista. Ciò che più di ogni altra cosa convinse Kechiche fu il modo in cui Seydoux parlava della società e delle sue problematiche.

Per potersi calare ulteriormente nei panni di Emma, l’attrice decise di prendere lezioni di pittura e scultura, attività praticate dal personaggio, come anche dedicarsi a numerose letture sulla filosofia. In aggiunta a ciò, lavorò anche da un punto di vista fisico per costruire la mascolinità di Emma. Seguì dunque un allenamento per acquisire massa muscolare, e guardò film di Marlon Brando e James Dean per studiare i loro atteggiamenti e la loro postura.

La vita di Adele scene amore

Le scene d’amore e sesso di La vita di Adele

Come anticipato, del film sono note e apprezzate diverse scene di grande impatto visivo e poetico. Nessuna è però più celebre delle lunghe sequenze in cui le due protagoniste si cimentano in conturbanti scene di sesso. Proprio queste sono state al centro di numerosi dibattiti e polemiche, alle quali hanno preso parte anche le due stesse protagoniste. Entrambe hanno infatti in più occasioni lamentato di essersi spesso sentite costrette a girare tali scene, e che le condizioni sul set non erano particolarmente favorevoli.

Kechiche, infatti, era solito girare con 3 o 4 camere da presa, e ciò poneva le due attrici in uno stato di grande pressione. Le riprese di tali scene, inoltre, sembrano essersi protratte per diverse ore al giorno per più giorni, rendendo particolarmente snervante il set. A tali accuse il regista non ha mancato di rispondere, negando le voci secondo cui sarebbe stato eccessivamente severo. Egli, in sua difesa, affermò di aver semplicemente ricercato il realismo, sempre però con il consenso delle due interpreti. Queste hanno comunque affermato che molto di quanto si è detto riguardo alle scene di sesso è stato ingigantito dalla stampa.

Le due, infatti, non hanno dovuto praticare veri e propri atti sessuali, né erano realmente nude. Per loro furono realizzate delle protesi da applicare sui genitali, e che consentisse dunque di non essere esposte da questo punto di vista. Tali scene, inoltre, venivano perfettamente studiate e coreografate. Ciò non ha comunque impedito alle due attrici di provare forte imbarazzo, superato grazie al profondo legame di amicizia instauratosi tra di loro nel corso delle riprese.

Il trailer di La vita di Adele e dove vedere il film in streaming e in TV

La vita di Adele è presente su Rakuten TV, Chili Cinema, Apple TV, Google Play e Now. In base alla piattaforma scelta, sarà possibile noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale al catalogo. In questo modo sarà poi possibile fruire del titolo in tutta comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre in programma in televisione per venerdì 28 giugno alle ore 21:15 sul canale Cielo.

La Vita di Adele trailer e nuove locandine del film Palma d’oro

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La Vita di Adele trailer e nuove locandine del film Palma d’oro

Ecco il nuovo trailer e due nuove locandine di La Vita di Adele, il vincitore della Palma d’Oro a Cannes 2013, che arriverà in sala il mese prossimo. Dopo il trionfo al Festival di Cannes 2013, La Vita di Adele si appresta a uscire nelle sale di tutto il mondo. Acclamato dalla critica internazionale, il film che ha conquistato la Palma d’Oro sarà distribuito in Italia da Lucky Red dal prossimo 24 ottobre.

La pellicola di Abdellatif Kechiche racconta la storia d’amore di due donne interpretate dalle rivelazioni Léa Seydoux e Adèle Exarchopoulos. Oggi possiamo ammirare il trailer americano e due nuove locandine del film tratto dalla graphic novel Le Bleu est Une Couleur Chaude di Julie Maroh.

In attesa di vedere La Vita di Adele, vi rimandiamo alla nostra recensione.

Di seguito il trailer e le locandine.