RoboCop: domani iniziano le riprese!
Inizieranno domani finalmente le riprese, dopo tanta pre-produzione, del reboot di RoboCop diretto da Jose Padilhas. Ad annunciarlo la MGM e la Columbia Pictures.
Michel Hazanavicius dirigerà In The Garden Of Beasts con Tom Hanks!
Manca l’ufficialità ma sembra
che Michel Hazanavicius stia per diventare il
regista di In The Garden Of
Beasts, adattamento del libro di Eric
Larson, che sarà prodotto e interpretato niente meno
che da Tom Hanks.
Al via le riprese di Colpi di fulmine
Sono inziate oggi e dureranno
due mesi le riprese di Colpi di fulmine, il nuovo film di Neri
Parenti con Christian De Sica, Luisa Ranieri, Greg e Anna
Foglietta. Teatro del lungometraggio sarà il Trentino che vedrà De
Sica nei panni di un finto prete che si innamorerà a prima vista di
Luisa Ranieri. Greg, nella parte di un ambasciatore italiano presso
la Santa Sede perderà invece la testa per la Foglietta che, come
una novella Eliza Doolittle, è una pescivendola che parla solo in
romanesco.
‘Pizze’ in cantina: dalla primavera tutto il cinema in digitale
Tom Hanks nell’ultimo film per la tv di Tony Scott
Ci sarà anche Tom Hanks in Killing Lincoln, ultimo film nato dalla collaborazione di Ridley e Tony Scott, prima del suicidio di quest’ultimo, il 19 agosto scorso. Il lungometraggio per la tv sarà trasmesso a marzo dal National Geographic Channel che ha annunciato la partecipazione dell’interprete di Forrest Gump che nel film dei fratelli Scott sarà commentatore e voce narrante in video. L’opera è tratta dall’omonimo best seller del giornalista Bill O’Reilly.
Fonte: Ansa
Una notte da leoni 3: baci e abbracci sul set, prima della partenza?
Continuano le riprese di Una Notte da Leoni 3, atteso terzo capitolo della banda degli specialisti del dopo sbornia. Dalle foto pubblicate da JustJared sembra che si stiano girandole scene che precedono la fatidica notte che devasterà i protagonisti, ecco le immagin:
Tutte le foto dal set le trovate nella nostra foto gallery qui sotto:
[nggallery id=115]
Il Trailer Ufficiale di Lincoln di Steven Spielberg!
Ecco finalmente il Trailer ufficiale
di Lincoln, nuovo atteso biopic di Steven
Spielberg, dove Daniel
Day-Lewis interpreta il Presidente Abramo Loncoln.
La Ragazza di Fuoco: i tributi sul set
The Company You Keep: recensione del film di Robert Redford
E’ stato presentato alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia The Company You Keep, il nuovo film di e con Robert Redford. Al suo fianco, Shia LaBeouf, Susan Sarandon, Brendan Gleeson, Richard Jenkins, Nick Nolte e Chris Cooper.
Jim Grant (Rober Redford) è uno degli ultimi fuggitivi del movimento radicale di ispirazione comunista-rivoluzionata denominata Weather Underground che durante il periodo della guerra del Vietnam infiammò, con atti al limite del terrorismo, le città americane.
L’FBI inseguiva questi personaggi finché la maggior parte dei ricercati hanno cambiato identità. Un giorno Sharon Solarz (Susan Sarandon) stanca del suo passato decide di costituirsi mettendo in pericolo tutti i suoi compagni e soprattutto Jim, poiché è ricercato anche per omicidio dopo una rapina finita male nel 1974. Jim, diventato avvocato, si imbatte in un giovane e ambizioso reporter, Ben Shepard (Shia LaBeouf) in cerca di una vera storia che segni la sua carriera. E mentre Ben scava nella verità e nella vita dei militanti, Jim è costretto ad abbandonare tutto e darsi alla clandestinità per fare chiarezza nel suo passato.
La sceneggiatura di The Company You Keep è adattata da Lem Dobbs dal romanzo omonimo di Neil Gordon, la storia ha tutte le carte per essere un emozionante thriller ma purtroppo si sofferma troppo sugli eventi politici facendo sembrare l’intera sceneggiatura un meccanismo ad incastro più che ad intreccio. Forse sarà per questo motivo per cui il cast, veramente eccezionale sulla carta, non è riuscito a far trasparire il coinvolgimento necessario per la vicenda. A partire dal regista/attore Robert Redford, che invece di restituirci la paura di perdere tutto quello che ha costruito e la voglia di provare la sua innocenza, si limita a fare “entrare e uscire” gli altri personaggi e fornirci le ragioni degli eventi che in parallelo Shia LaBeouf trova negli archivi.
Quest’ultimo con un look misto tra il nerd e il vintage non riesce a marcare la sua identità professionale, anzi forse risulta essere già vista e il suo riscatto finale è fin troppo prevedibile. Gli altri uomini del cast, Brendan Gleeson, Richard Jenkins, Nick Nolte e Chris Cooper servono solo come intermezzo tra le immagini di repertorio e i dialoghi con Jim, quando invece in questo particolare caso sarebbe stato giusto approfondire le scelte che hanno portato a lasciare la lotta, dato che le motivazioni ce le fornisce in maniera esauriente il giornalista.
Tra le donne, Susan Sarandon è l’unica a trasparire l’emotività di una madre ex attivista, nella scena dell’interrogatorio spinge lo spettatore a riflettere su come sia stata la sua vita, mentre Julie Christie è poco passionale e convincente come donna che non ha mai abbandonato la causa e purtroppo, anche lei è prevedibile nel finale.
La nona regia di Robert Redford rimane asciutta ed essenziale senza troppi estetismi ma facilitando il montaggio in parallelo di Mark Day (Harry Potter e i doni della morte) che per quanto provi a dare una sorta di ritmo con determinati tagli, le scene in sé non hanno la giusta verve per il taglio adrenalinico.
Tutto sommato The Company You Keep è un buon film che coinvolge una parte di storia americana di cui se ne conosce poco o nulla e che è interessante vedere sul grande schermo, solo che lascia l’amaro in bocca, poiché le premesse che lo hanno accompagnato fino alla 69° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia era molto positive, oltre che buone, quindi ci si aspettava qualcosa in più che tutto il cast artistico era in grado di fare.
The Words: recensione del film con Bradley Cooper
Arriv al cinema distribuito da Eagle Pictures, The Words il film diretto da Brian Klugman e Lee Sterntha e con protagonisti Bradley Cooper, Zoe Saldana, Dennis Quaid e Jeremy Irons.
In The Words Clay (Dennis Quaid), scrittore di successo e star del mondo letterario americano, sta tenendo una lettura pubblica di brani tratti dal suo ultimo romanzo The Words, per sponsorizzarne il lancio sul mercato. Man mano che legge, i suoi personaggi prendono corpo e così appaiono sullo schermo Rory (Bradley Cooper), aspirante romanziere nonché alter-ego di Clay e Dora (Zoë Saldana), sua moglie.
I due sono alla festa di consegna di un prestigioso premio letterario che lui ha appena vinto grazie al suo straordinario libro “The windows tears”. Mentre la storia, accompagnata dalle parole in sottofondo di Clay, si sviluppa (e parlare di sviluppo è già una concessione), si scopre che in realtà Rory non ha scritto il romanzo di suo pugno, ma ha solo copiato un vecchio manoscritto trovato per caso in una valigetta di pelle. E qui il gioco di scatole cinesi si complica ulteriormente poiché il vero autore del manoscritto, il Vecchio (Jeremy Irons), rivela la sua identità a Rory che, messo al muro, deve decidere se confessare o meno l’inganno che gli ha dato fama e celebrità. Questo interrogativo, che dovrebbe costituire il fulcro dell’intera vicenda e provocare delle riflessioni sul concetto di autorialità, di plagio ecc., resta purtroppo sotterrato dalla stucchevolezza e dalla noia di cui tutto il film è pregno.
Se l’impianto narrativo
è infatti potenzialmente interessante, la regia, l’interpretazione
e perfino i dialoghi non sono assolutamente all’altezza dei temi
che vorrebbero affrontare.
Bradley Cooper è costantemente con le lacrime
agli occhi senza che allo spettatore arrivi nemmeno un decimo della
sua tristezza o del suo tormento interiore, il che ha come unico
effetto quello di renderlo ridicolo; senza parlare dei personaggi
femminili che hanno lo spessore di un foglio di carta velina (molto
molto sottile) e che sembrano far parte del cast più per rispettare
delle “quote rosa filmiche” che per un ruolo attivo nella
trama.
The Words di Brian Klugman e Lee Sternthal delude davvero su tutta la linea. Unica eccezione l’interpretazione di Jeremy Irons che, sapendo fare discretamente il suo lavoro, spicca per bravura e sembra addirittura fuori contesto. Un gigante tra lillipuziani. Un commento a caldo per The Words? No words.
Pietà: recensione del film di Kim Ki-Duk
In Pietà ogni vita che nasce è un atto d’amore fatto di carne ed ossa… ma se si è privati dell’amore sin dalla nascita, come si può imparare ad amare? Kang-do (Lee Jung-jin) è sempre stato solo, si muove come un automa, indifferente a tutto ciò che lo circonda, sembra vivere in perenne anestesia, col disgusto per il genere umano stampato in faccia. Per vivere – o meglio – per sopravvivere, Kang-do lavora al servizio degli usurai, riscuotendo i debiti che la gente disperata di Cheonggyecheon ha contratto nel tentativo di risollevare le sue sorti e, quando non ottiene ciò che vuole, non batte ciglio nel tagliare una mano o una gamba e riscuotere dalla pensione d’invalidità perché “se muori l’assicurazione non paga”. Poi, una donna piomba nella sua non-vita, dice di essere sua madre e riesce a farsi strada nell’animo addormentato dello spietato strozzino di Cheonggyecheon. Mi-sun, interpretata magistralmente da CHO Min-soo, in realtà è solo una donna che cerca vendetta e, forgiata dalla sofferenza, non è meno crudele di Kang-do.
Pietà, il film
Tesa nello sforzo di portare a termine il suo piano, si fa sua complice e si sottomette all’unica forma di affetto che Kang-do, inesperto, riesce a donarle: un misto di violenza e amore, eros&thanatos che si legano indissolubilmente fino allo scioglimento della loro storia. Si può provare Pietà per un mostro? Dopotutto, Mi-sun ci riesce e, come una Madonna, cura le ferite invisibili dell’uomo nascosto dietro la cruda violenza. La città coreana di Cheonggyecheon, nella quale il film è ambientato, diventa essa stessa un personaggio, specchio della disperazione e dell’indifferenza di un dio che sembra aver abbandonato l’umanità a se stessa.
Vincolato dagli stilemi della recitazione tipicamente orientale, Pietà di Kim Ki-duk, sembra indebolirsi quando la scena non è totalmente controllata dai due protagonisti, la cui interpretazione riesce a dare lo spessore artistico di cui la materia trattata necessita. Il regista, che nei momenti di più forte intensità emotiva investe letteralmente gli attori, senza preoccuparsi di osare e di sfidare le regole stilistiche del “buon cinema”, riesce a dare un taglio fortemente avanguardistico e inedito al film.
Leone d’oro alla 69esima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, Pietà è stato scelto per rappresentare la Corea del Sud agli Oscar, in corsa nella categoria “miglior film straniero”.
Prometheus: recensione del film di Ridley Scott
Tutto il resto del mondo l’ha già visto, noi italiani, come al solito, aspettiamo pazientemente il nostro turno e finalmente il 14 settembre prossimo, le attese di molti troveranno una fine con l’uscita al cinema di Prometheus, attesissimo ultimo film di Ridley Scott che ci racconta le origini del suo capolavoro sci-fi: Alien.
Annunciato da subito come il prequel del film culto del 1979, Prometheus ci racconta le avventure della nave spaziale Prometheus, appunto, in missione nello spazio per portare a termine una missione segreta. A bordo della nave ci sono la dottoressa Elizabeth Shaw (Noomi Rapace), il suo collega e fidanzato Charlie Holloway (Logan Marshall-Green), l’androide David (Michael Fassbender), il supervisore della spedizione Meredith Vickers (Charlize Theron) e un variegato equipaggio fatto dai piloti (il comandante è Idris Elba), geologi e studiosi, che potrebbero avere un interesse scientifico nella spedizione. Nel momento in cui la Prometheus atterra sul pianeta di destinazione, le scoperte e le rivelazioni saranno così grandi da sembrare incomprensibili, e per l’equipaggio arriverà il momento di scegliere da che parte stare.
Prometheus, tra eredità e riscrittura
Il film si porta dietro la
pesantissima eredità di
Alien e ne ricostruisce a suo modo un’origine che,
fondamentalmente, poteva anche rimanere nascosta. Fonte primaria
del fascino di
Alien era infatti l’ineffabilità di queste creature
mostruose di lovecraftiana memoria, e con
Prometheus, Scott vuole svelare un po’
questo arcano che si rivelerà celarne altri, ben più ambiziosi e
complessi. Quello che però in definitiva si compie con
Prometheus, è un’operazione al servizio
dei fan di
Alien, che attraverso il pretesto del prequel si
ritrovano a sentirsi raccontare la stessa storia che vide
protagonista la straordinaria Ellen Ripley. Qui la Weaver diventa
la Rapace e Ian Holm si trasforma in
Michael Fassbender, tanto che in alcuni tratti
del film sembra quasi di assistere ad un remake e non ad un
prequel.
Nulla da dire a Scott che come al solito realizza una macchina visiva eccezionale, avvalendosi di ottimi effetti e di un cast che in ogni suo componente offre una performance straordinaria, su tutti proprio il citato Fassbender e la Theron. L’inverosimiglianza del film, che in alcuni punti raggiunge picchi talmente elevati da risultare comici, non è altro che una licenza poetica che concediamo al regista di buon grado, proprio perché ci aiuta ad andare avanti con la visione, che nell’ultima parte si trasforma in un insopportabile splatter d’autore. Anche in questo caso, come in Alien, è forte l’influenza che i romanzi di Lovecraft hanno avuto nella realizzazione delle varie creature che appestano il pianeta sconosciuto.
Le strizzate d’occhio allo spettatore/fan sono all’ordine dell’inquadratura e nel finale, Scott supera se stesso, realizzando una scena che potremmo definire già cult, destinata ad infervorare i cuori di tutti gli appassionati della saga. Prometheus era un film del quale si poteva fare a meno, non dice nulla di nuovo, né racconta molto di più della storia del mostri venuti dallo spazio, tuttavia è un sincero e devoto regalo che il regista ha voluto fare al suo pubblico.
Il Trailer di Trouble with the Curve con Clint Eastwood!
Ecco il Trailer di
Trouble with the Curve nuovo film che vede il
ritorno da attore di Clint Eastwood. Nella pellicola diretta da
Robert Lorenz ci sono anche Amy Adams, Justin Timberlake, Matthew
Lillard, John Goodman, Scott Eastwood, Robert Patrick.
Mélanie Thierry in The Zero Theorem di Terry Gilliam!
Finalmente arrivano
notizie per fan di Terry Gilliam sul suo prossimo film, The Zero
Theorem. Infatti pare che Mélanie Thierry sia entrata a far parte del cast della
pellicola.
Primo logo di Transformers 4: ci saranno nuovi robot!
Il cavaliere oscuro – Il ritorno: niente Director’s Cut con mezz’ora extra!
Pochi giorni fa vi avevamo messi al corrente di un rumor secondo cui l’edizione domestica de Il cavaliere oscuro – Il ritorno, terzo e ultimo Batman diretto da Christopher Nolan, avrebbe offerto ai fan una versione extra large del film, facendolo passare dalla durata di 2h e 45′ a ben 3h e 15′. La mezz’ora aggiuntiva, secondo l’indiscrezione, avrebbe concesso più spazio ai personaggi di Bane e Ra’s al Ghul. La cosa non sorprenderà i nolaniani più attenti: il celebrato cineasta londinese, infatti, non ha inserito bonus del genere nei DVD di Batman Begins e Il cavaliere oscuro. Tuttavia, sarà probabilmente possibile dare un’occhiata a qualche scena tagliata; ma, ripetiamo, niente Batman 3 di tre ore e un quarto. Christopher Nolan ha voluto spender qualche parola sul rumor appena smontato:
“Cerco di sistemare tutto nero su bianco perché è folle girare cose che magari non finiranno nel film. E prende un sacco di tempo ed energia. Certo, più o meno in tutti i miei film c’è qualche scena tagliata, cose che di solito non piacciono a chi vede il DVD”
Insomma, rumor rientrato. Accontentatevi delle sole 2 ore e tre quarti dell’unica versione disponibile.
Fonte: The Playlist
Christian Slater in Nymphomaniac di Lars Von Trier
Christian Slater entra nel cast di Nymphomaniac, nuova scandalosa fatica del cineasta danese Lars Von Trier che, come vi abbiamo anticipato qualche settimana fa, prevede scene di sesso reale alla maniera di Nine Songs di Michael Winterbottom: insomma, il cofondatore del movimento Dogma 95 non ha perso la voglia di sollevare polveroni. Slater interpreterà il padre della protagonista Joe (Charlotte Gainsbourg), una ninfomane la cui vita alla ricerca di avventure sessuali verrà percorsa in otto capitoli. Nel cast anche Shia LaBeouf, Stellan Skarsgard e Connie Nielsen. Uscirà – già s’avverte un aere tempestoso – nel 2013.
Fonte: Variety
Pirati dei Caraibi 5 a Porto Rico?
Pacific Rim in 3D: Guillermo del Toro storce il naso
Pacific Rim sarà convertito in 3D. Una scelta che non va giù al regista Guillermo del Toro: ma quello della Warner Brose è un dictat, non c’è niente da fare. Il cineasta messicano era (ed è) convinto che le tre dimensioni non possano in alcun modo giovare a un film come Pacific Rim, andando a smorzare la mole di robot e mostri. Nonostante la conversione non sia un processo da niente, la data d’uscita non è stata spostata: resta, almeno per ora, al 12 luglio 2013 (USA).
Scritto da Travis Beacham, Pacific Rim vedrà affrontarsi in un epico scontro dei terribili mostri, i Kaiju, contro gli Jaegers, robot costruiti e pilotati dagli umani. Nel cast, Charlie Hunnam, Idris Elba, Charlie Day, Rob Kazinsky e Max Martini.
Pacific Rim uscirà nelle sale il 12 luglio 2013.
Quando legioni di mostruose creature, note come Kaiju, iniziano a sorgere dai mari, avrà inizio una guerra che porterà via milioni di vite e consumerà per anni le risorse dell’umanità. Per combattere i giganteschi Kaiju verrà sviluppato uno speciale tipo di arma: degli imponenti robot, chiamati Jaegers, controllati simultaneamente da due piloti le cui menti vengono collegate tramite un ponte neuronale. Ma anche gli stessi Jaegers sono quasi indifesi di fronte agli implacabili Kaiju. Ormai sull’orlo della sconfitta, le forze di difesa dell’umanità non avranno altra scelta se non quella di mandare avanti due improbabili eroi – un ex pilota in declino (Charlie Hunnam) e un’apprendista inesperta (Rinko Kikuchi) – uniti per pilotare un leggendario, ma al contempo obsoleto Jaeger del passato. Insieme, rappresenteranno l’ultima speranza dell’umanità contro l’imminente apocalisse.
Fonte: Variety
Indipendence Day: ecco i titoli dei sequel! L’affetto tra i personaggi al centro dei film
The Butler: ecco Alan Rickman e Jane Fonda in versione Reagans
Le riprese di The Butler, biopic dedicato al longevo maggiordomo della Casa Bianca Eugene Allen, sono in corso da alcuni mesi. Forest Whithaker interpreta il protagonista, a servizio dai tempi di Eisenhower sino all’era Reagan. Ed oggi vi mostriamo proprio uno scatto dal set con Alan Rickman e Jane Fonda nei panni di Ronald Reagan e sua moglie Nancy; con loro, anche il regista Lee Daniels e Oprah Winfrey, che in The Butler è signora Allen. Eccoli!
Nel folto cast di The Butler troviamo, tra i tanti, Robin Williams (Dwight D. Eisenhower), John Cusack (Richard Nixon), Liev Schriber (Lyndon Johnson), Minka Kelly (Jackie Kennedy), Lenny Kravitz (James Holloway) e James Mardsen (J.F. Kennedy). The Butler uscirà nel 2013.
Fonte: Twitter
Premio Nostalgia del Futuro 2012: quarta edizione
Hotel Transylvania: character poster e poster definitivo del film
Joss Whedon, non solo Marvel: ecco Molto rumore per nulla
Di Joss Whedon negli ultimi tempi si è quasi e solo esclusivamente parlato riguardo per il suo lavoro coi supereroi della Marvel; tuttavia gli interessi del regista non si limitano solo ai superuomini in calzamaglia che se la danno di santa ragione. Il regista ha recentemenre lavorato alla sua versione di Molto rumore per Nulla di Shakespeare, i cui diritti di distribuzione per il Nord America sono stati acquisiti da Lionsgate.
La commedia (non priva di elementi tragici) shakespeariana viene ripresa in chiave moderna con un cast di cui fanno parte Amy Acker, Alexis Denisof, Nathan Fillion, Fran Kranz, Jillian Morgese, Sean Maher, Clark Gregg e Reed Diamond. Il film è stato scritto, diretto e prodotto da Whedon. Whedon si è detto soddisfatto di tornare a lavorare con Lionsgate e la Roadside, coi quali aveva già collaborato in occasione di Cabin in the woods.
Fonte: ComingSoon.Net
Confermato il remake di Anni’40 per John Boorman
Già qualche mese fa John Boorman aveva annunciato l’intenzione di dare un seguito ad Hope and Glory, che nel 1987 gli valse cinque nomination all’Oscar, assieme alla vittoria di un Golden Globe nella categoria musical e un BAFTA a Susan Wooldridge come migliore attrice non protagonista. Il seguito del film, uscito in Italia col titolo di Anni ’40, s’intitolerà Queen and Country. Caleb Landry Jones (X-Men: L’inizio, Contraband) è in trattative per il ruolo del protagonista.
Il film precedente, ampiamente autobiografico, narrava le vicende del protagonista bambino nella Londra post-bellica; il nuovo film lo vedrà adulto alle prese con le battute finali della Guerra di Corea. Il regista è ora alla ricerca dei finanziamenti; il film verrà probabilmente girato a Londra, ancora non fissati i tempi di realizzazione. John Boorman avrebbe inoltre già pronto il progetto successivo, Borken Dream, per il quale è dato come possibile protagonista lo stesso Landry Jones; l’attore apparirà prossimamente in Antiviral di David Cronenberg e Byzantium di Neil Jordan.
Fonte: Empire
Gli Equilibristi: la conferenza stampa
Gli Equilibristi: recensione del film di Ivano De Matteo
Se provassimo a traslare il concetto di equilibrismo in ambito economico, ecco qui che apparirebbe la società che ci circonda. Gente comune, gente normale che per arrivare a fine mese ha imparato a camminare su un filo sottilissimo, quello economico, in cui un conto saltato rischia di far spezzare la corda. E’ proprio questo ciò che fa Giulio, il protagonista della nuova opera di Ivano De Matteo, Gli Equilibristi, che nonostante i macigni economici da sopportare, i problemi da risolvere e la sua dignità da mantenere intatta fa di tutto pur di non cadere nel vuoto, pur di non vanificarsi nel nulla.
E’ una doccia fredda la storia narrata dal regista Ivano De Matteo, in cui la poca poesia rimasta è drammaticamente soppiantata dal sudore gelido di non riuscire a far fronte ai propri oneri e da una sfilza di cifre che affollano la mente. La preoccupazione di non farcela diventa un’ossessione, fino a manifestarsi in tutta la sua cruda realtà e costringere, quindi, il protagonista ad abbandonare la normalità per rifugiarsi in un mondo precario.
Le immagini de Gli Equilibristi si trapassano e si inglobano simultaneamente: l’amore di un ricordo espresso in una canzone è soffocato dalla richiesta netta della rata mensile, gli abbracci calorosi e spontanei si sono tramutati in frasi scontrose e di rabbia soppressa, la ricerca ansiosa di un secondo lavoro si tramuta in un lento sconfinamento verso i margini della società. Questa fotografia, regalataci dal regista, esprime con colori realistici il dramma del XXI secolo, in cui il dolore genera ulteriore dolore e non c’è spazio neanche per la libertà di riprendersi la propria vita e quindi ricominciare. Il fardello da pagare è troppo pesante e spesso devia l’individuo dai propri valori e principi, conducendolo ad alienarsi dal sociale, a distruggere ciò per cui lotta: la famiglia, e a condurlo verso scelte irreparabili.
Valerio Mastandrea, che comunica alla perfezione la tragicità del personaggio, fa di sé la manifestazione di un destino beffardo e ribelle alle sue scelte e previsioni. Il suo sconforto è immobile e inamovibile e spesso lascia spazio ad un’ironia distruttiva, che non solo enfatizza la realtà ma recide nettamente qualsiasi tipo di rapporto: sociale e costruttivo con l’esterno. La sua determinazione nel riparare il suo errore commesso e ottemperare agli obblighi familiari lo trasforma in un essere in cui l’alienazione è la sua espressione. Pur di non macchiare la sua dignità, di rispettare le sue promesse, Giulio si perde in un annullamento psicologico ed emotivo, in cui qualsiasi suo fabbisogno è subordinato al soddisfacimento delle necessità della famiglia, anche se questo significa allontanare da sé i proprio cari.
Questo spaccato della nostra società induce a riflessioni profonde sull’intero sistema socio- politico e culturale, e scatena anche un continuo paragone con il concetto tradizionale di famiglia, in cui la rigidità dei ruoli interpretati rappresentava un limite alla libertà dei singoli, ma esorcizzava anche la possibilità di realtà così avvilenti come quelle qui affrontata.