Sarà ufficialmente Adele a
cantare la theme song del prossimo Bond, 007 Skyfall, interpretato
ancora una volta da Daniel Graig e diretto da Sam Mendes. La
pellicola è attesa in Italia per il 31 Ottobre
La Tête Haute: recensione del film di Emmanuelle Bercot
Appena un anno fa, proprio qui sulla Croisette, vedevamo con estremo stupore quel piccolo gioellino chiamato Mommy di Xavier Dolan, lanciato verso il Gran Premio della Giuria pari merito con Jean-Luc Godard. Il Festival di Cannes 2015, sessantottesima edizione dell’evento, inizia la sua corsa con un film (fuori concorso) non troppo distante, La Tête Haute (A Testa Alta), che riprende il tema dell’adolescenza complicata e violenta. Della difficile crescita in un mondo senza padri e con madri irresponsabili, seppur in superficie amorevoli. Un intero universo underground fatto di aule di tribunale, di furti d’auto, evasioni, primi amori e scelte universali.
Malony è spaesato, confuso, distratto e non sa cosa fare dei suoi sedici anni. Senza il supporto della scuola, senza direzione, si perde in aggressioni facili, in scatti d’ira pressocché continui, mettendosi alla guida di auto che per motivi d’età non potrebbe guidare e altri guai sparsi. Vede tutto assolutamente nero, senza sbocchi, senza nessuno disposto a dargli una mano. Solo il tempo, con le sue sorprese, riuscirà a regalargli un sorriso autentico e un proprio senso di responsabilità. Emmanuelle Bercot racconta, con uno sguardo vicino ai fratelli Dardenne, una storia cruda, sofferta, perseguendo un taglio realistico che non ha mai paura di mostrare i luoghi oscuri, i nervi che saltano, la verità. Ad alcune buone idee di scrittura e regia, che culminano in momenti estremamente emotivi, si alternano però molti, forse troppi cliché che abbassano il livello generale dell’opera.
La Tête Haute, il film
È bello vedere tutte le
distanze – sia interiori che materiali, come lo spazio che separa
una cella da un parlatorio nel quale ritrovare i propri cari –
siano esplicitate sullo schermo come in un buon romanzo di
formazione, allo stesso tempo ci si deve scontrare con una
colonna sonora destabilizzante (adatta più ad un dramma in
costume firmato Stanley Kubrick, come
Barry Lyndon) e scene telefonate che non
destano mai sorpresa. Rod Paradot, il giovanissimo
protagonista presente praticamente in ogni istante del film, è
invece una rivelazione, mette l’intero progetto sulle sue spalle e
lo fa funzionare quanto basta, ricordando da vicino
Antoine-Olivier Pilon che in
Mommy si ritrovava a fare quasi le
medesime cose.
Ruolo chiave anche per Catherine Deneuve, sempre di una bellezza estrema, che nei panni di un giudice incarna la saggezza, colei che decide quando usare la severità per perseguire il bene. Parliamo di cinema impegnato che si lascia guardare con piacere, che parla al cuore, pur non esaltando a pieno. I titoli di coda hanno infatti illuminato una sala decisamente fredda, una stampa internazionale di ghiaccio. Con molta probabilità potrebbe però convincere il pubblico nelle sale e in televisione, e forse è la cosa più importante.
La terza stagione di House Of The Dragon sarà “folle” secondo gli ultimi aggiornamenti sulla produzione
La terza stagione della serie prequel di Game of Thrones è stata anticipata in un nuovo aggiornamento sulla produzione, che ne ha rivelato le dimensioni “folli”. House of the Dragon –stagione 3 mostrerà l’inizio della grande guerra civile di Westeros tra due fazioni della famiglia Targaryen. I prossimi episodi dovrebbero rivelare molte battaglie importanti e morti.
Nel suo podcast The Stuff Dreams Are Made Of, insieme al co-conduttore David Mandel, il creatore della serie Ryan Condal ha fornito un aggiornamento sulla produzione della terza stagione di House of the Dragon. Ha spiegato quanto sarà più grande la terza stagione, confermando che le riprese in Galles sono terminate e che il lavoro in studio è il prossimo passo. Ecco l’aggiornamento completo di Condal:
Siamo nel bel mezzo della produzione. Abbiamo finito in Galles, ora stiamo passando a cose enormi che abbiamo in programma in studio e poi in altre location su cui stiamo lavorando, quindi siamo passati a quella parte del programma. Qui sarà piuttosto frenetico nei mesi di luglio e agosto. Quindi domani mi precipiterò sul set per iniziare alcune cose folli che faremo questo mese. Ma sì, siamo nel bel mezzo del lavoro e sta andando alla grande. Insomma, questa stagione è davvero enorme. Ogni giorno giro per il set e guardo le cose che stiamo costruendo, quello che stiamo facendo, il numero di costumi e comparse e tutto il resto… Sapevo che sarebbe stata più grande della seconda stagione, ma non credo di aver capito fino in fondo quanto.
La Terza Guerra Mondiale sarà diretto da Sam Raimi!
Continuano ad arrivare notizie sull’adattamento de La Terza Guerra Mondiale, World War 3, storia all’interno di I prossimi 100 anni, il best-seller pubblicato nel 2009 scritto dal politologo George Friedman. Ebbene oggi arriva la notizia che Bill Block Media produrrà una serie di film per la Warner Bros Pictures e il primo di questi titolo sarà proprio La Terza Guerra Mondiale, e che sarà diretto da nientemeno che Sam Raimi.
La Terza Guerra Mondiale racconta di una società americana che va incontro ad una possibile nuova Guerra Fredda con la Russia, la diminuzione del potere della Cina e l’ascesa del Messico, e nuove tecnologie e aspetti culturali che cambieranno in modo radicale la vita quotidiana di tutti gli abitanti della Terra.
La terrificante storia vera dietro alla serie Netflix Il Mostro
Con Il Mostro, Netflix riapre una delle pagine più oscure e controverse della storia italiana: quella del Mostro di Firenze, un nome che evoca ancora oggi paura, mistero e inquietudine. La serie, diretta da Stefano Sollima, non è solo una ricostruzione dei delitti che terrorizzarono la Toscana tra la fine degli anni Sessanta e la metà degli anni Ottanta, ma un racconto sulle ossessioni di un Paese, sulle ombre di un’epoca e sull’impossibilità di dare risposte definitive a un caso che continua a dividere opinione pubblica e studiosi. Sollima sceglie di restituire la complessità del mito e della cronaca, alternando fedeltà storica e libertà narrativa, in una rappresentazione cupa e viscerale dell’Italia di quegli anni.
Gli omicidi del Mostro di Firenze: una lunga scia di terrore
La serie affonda le sue radici nei fatti reali che sconvolsero la provincia fiorentina. Tra il 1968 e il 1985, una serie di sette duplici omicidi colpì coppie appartate nelle campagne, spesso durante momenti di intimità in automobile. Le vittime furono sempre giovani uomini e donne, uccisi con una pistola Beretta calibro 22 Long Rifle e colpiti con precisione spietata. Le modalità dei delitti — la scelta dei luoghi isolati, le mutilazioni inflitte ai corpi femminili e la meticolosità dell’assassino — suggerivano un profilo disturbato, ossessivo, ma anche incredibilmente lucido.
Il primo omicidio attribuito retroattivamente al Mostro risale al 1968, quando Barbara Locci e Antonio Lo Bianco furono trovati senza vita nei pressi di Signa. Il figlio di lei, il piccolo Natalino Mele, venne ritrovato vivo, confuso, abbandonato a pochi chilometri dal luogo del delitto: un dettaglio che colpì profondamente l’opinione pubblica e diede inizio alla leggenda nera. Dopo alcuni anni di apparente silenzio, la scia di sangue riprese nel 1974 e si protrasse fino al 1985, trasformando il Mostro in una figura quasi mitologica, un simbolo del male nascosto tra le pieghe della provincia italiana.
L’indagine infinita e l’enigma dell’assassino
Le indagini furono tra le più complesse della storia giudiziaria italiana. Centinaia di sospettati, decine di piste, migliaia di pagine di perizie, intercettazioni, confessioni e ritrattazioni. L’opinione pubblica, alimentata da una stampa spesso sensazionalista, seguiva ogni sviluppo come un thriller a puntate. Tra i sospetti principali emersero nomi come Stefano Mele, Francesco Vinci e, soprattutto, Pietro Pacciani, contadino toscano che divenne il volto mediatico del caso. Arrestato nel 1993, Pacciani fu condannato in primo grado come autore dei delitti, ma la sentenza venne ribaltata in appello e il processo si concluse con un nulla di fatto.
Dopo di lui, finirono sotto processo i cosiddetti “compagni di merende”, Mario Vanni e Giancarlo Lotti, accusati di essere complici nei delitti. Entrambi furono condannati, ma le loro versioni, piene di contraddizioni e vuoti logici, lasciarono aperti molti interrogativi. Nonostante decenni di indagini, il Mostro di Firenze non ha mai avuto un volto certo, e la sua identità rimane uno dei più grandi misteri della cronaca italiana, al punto da diventare un caso di studio per criminologi di tutto il mondo.
La Toscana degli anni Settanta e Ottanta: paura, moralismo e ossessione
Ciò che rende il caso del Mostro così unico e disturbante è il contesto in cui si sviluppò. La Toscana di quegli anni era un territorio sospeso tra modernità e tradizione: una società contadina che stava lentamente aprendosi alla modernità, ma ancora radicata in rigidi schemi patriarcali e religiosi. I delitti avvenivano in luoghi di intimità e libertà sessuale, e questo contribuì a caricarli di un significato simbolico: agli occhi di molti, il Mostro divenne il “punitore” di una generazione che cercava emancipazione e piacere.
Netflix e Sollima scelgono di restituire questa dimensione collettiva del terrore, mostrando come la violenza non fosse solo quella dei delitti, ma anche quella del giudizio sociale, delle dicerie e dei sospetti che devastarono intere famiglie. Il male, nel racconto della serie, non è solo il killer sconosciuto, ma una comunità intera che, nel cercare un colpevole, finì per sacrificare i propri innocenti.
Tra realtà e finzione: come la serie rielabora il mito del Mostro
Pur ispirandosi fedelmente alla cronaca, Il Mostro utilizza licenze narrative per costruire un racconto corale e visivamente potente. I nomi dei personaggi sono in parte cambiati, alcune vicende condensate o riscritte, ma l’atmosfera resta ancorata alla verità storica. Sollima evita di dare risposte definitive, preferendo interrogare lo spettatore: chi è davvero il Mostro? Un singolo individuo, o l’incarnazione del male collettivo di un Paese in cui istituzioni, stampa e giustizia fallirono nel proteggere i più deboli?
Con una regia tesa e realistica, la serie restituisce la sensazione di claustrofobia e impotenza che attraversò Firenze in quegli anni. Il paesaggio, la luce, il silenzio delle campagne diventano protagonisti tanto quanto gli uomini e le donne coinvolti nel caso. L’obiettivo non è ricostruire il colpevole, ma mostrare il prezzo umano della paura: la perdita di fiducia, la fine dell’innocenza, il sospetto come condizione permanente.
Una ferita che non si rimargina
A distanza di decenni, la vicenda del Mostro di Firenze resta una ferita aperta nella memoria collettiva italiana. Ogni nuova indagine, libro o adattamento riporta a galla le stesse domande: quanto sappiamo davvero? E quanto, invece, abbiamo scelto di dimenticare? Con Il Mostro, Netflix non cerca la verità assoluta, ma la verità emotiva di una nazione che si specchia nel proprio lato oscuro.
Il risultato è un racconto che unisce cronaca e cinema, documento e suggestione, con l’ambizione di trasformare un caso irrisolto in una riflessione universale sul male, sulla colpa e sull’ossessione di sapere. Perché, come suggerisce la serie, forse il Mostro non è mai stato un solo uomo, ma il riflesso di un intero Paese incapace di guardare se stesso.
La Terra Promessa: recensione del film con Mads Mikkelsen #Venezia80
Mads Mikkelsen torna al Lido di Venezia per Venezia 80 con La Terra Promessa (Bastarden – The Promised Land) di Nicolaj Arcel – il primo film danese del regista dopo il dramma The Royal Affair, candidato all’Oscar nel 2012. Il protagonista è Mikkelsen nei panni di un soldato del XVIII secolo disposto a rischiare tutto per lasciare un segno nel mondo. Un film che trasmette una forte connessione con la natura e che si collega a sua volta alla connessione tra esseri umani. Personaggi soli e nomadi, personalità spigolose, drammi familiari e spiritualità. Il film in Concorso a Venezia 80 nasce dalla dedizione di Arcel di creare storie ed è per questo che a oggi lo considera il suo lavoro più personale.
La Terra Promessa, la trama
Nel 1755, l’impoverito capitano Ludvig Kahlen parte alla conquista delle aspre e inabitabili lande danesi con un obiettivo apparentemente impossibile: costruire una colonia in nome del Re. In cambio, riceverà il nome reale disperatamente desiderato. Ma l’unico sovrano della zona, lo spietato Frederik de Schinkel, crede arrogantemente che questa terra gli appartenga. Quando de Schinkel viene a sapere che la cameriera Ann Barbara e il suo servo marito sono fuggiti per rifugiarsi da Kahlen, il privilegiato e dispettoso sovrano giura vendetta, facendo di tutto per allontanare il capitano. Kahlen non si lascia intimidire e ingaggia una battaglia impari, rischiando non solo la sua vita, ma anche la famiglia di forestieri che si è formata intorno a lui.
Ludvig è un bastardo, un figlio abbandonato. Non ha nessuno ma ha solo uno scopo. La sua brughiera, territorio del Re: la vuole coltivare per creare la sua colonia. È quasi un’ossessione la sua che sembra consumarlo fino alla fine del film. Il nuovo film di Arcer porta in scena un’opera dall’emotività molto forte a cui si aggiungono temi come la lotta di classe, il razzismo, lo sfruttamento sul lavoro. A metà tra film storico e western, Bastarden ha nei suoi punti di forza le interpretazioni femminili di Kristine Kujath Thorp e Amanda Collin. La prima interpreta la cugina di De Schinkel e la seconda interpreta la contadina intraprendente che è riuscita a sfuggire al cattivo.

La brughiera
Questa distesa che si estende per chilometri: la brughiera che nasconde i suoi segreti e le sue insidie. Ludvig ha un controllo quasi maniacale e crede fermamente nel potere di questi territori che per lui sono assolutamente coltivabili e mentre i tesorieri del Re lo deridono lui va a cavallo e, aiutato da qualche attrezzo cerca di tagliare il terreno. Quando trova una parte di terreno coltivabile la utilizza per coltivare patate ma alle sue spalle un nemico marcia verso di lui: Frederik De Schinkel. Aristocratico, il personaggio interpretato da Simon Bennebjerg rivendica le terre ma solo per una questione di orgoglio e non per puro piacere personale e infatti il personaggio è la vera e propria nemesi di Ludvig: proprietario terriero brutale, tratta male i suoi dipendenti e violenta le cameriere.
Quando Ludvig si oppone a lui, insistendo sul fatto che si tratta della terra del re, fa colpo sulla cugina di De Schinkel, Edel (Kristine Kujath Thorp), costretta a sposare il cugino per motivi economici. La natura diventa quindi non solo protagonista ma anche terreno di scontro tra queste due parti. Allo stesso modo però mette in evidenza le debolezze dell’uomo piegato a titoli nobiliari e denaro. Solo alla fine ci sarà il cambio di rotta del protagonista che sceglierà una strada diversa da quella della premessa iniziale. Questo è un punto di forza del film: alla fine tutto viene rovesciato rispetto all’inizio e i personaggi subiscono una crescita interiore. Anche il pubblico, indirizzato dal punto di vista del personaggio di Ludvig fa il tifo per lui, mosso da buone intenzioni. Il problema è quando subentra l’avidità e il denaro che rende l’uomo cieco nel suo cammino.

Le protagoniste femminili
Le protagoniste femminili in La Terra Promessa non sono solo un valore aggiunto alla trama ma hanno una caratterizzazione forte che dà del filo da torcere alle contro parti maschili. Mentre Ludvig e De Schinkel lottano con orgoglio e avidità, le donne contribuiscono alla sopravvivenza. Due personalità forti ma opposte: Edel, venduta dal padre alla famiglia del cugino per l’eredità, e Ann-Barbara che si ripara dalla sfortuna della sua precedente vita come governante di Ludvig, ma chiarisce fin dall’inizio di essere una sua pari, non una sua serva. Anche Anmai Mus (personaggio interpretato da Hagberg Melina), una bambina rom perseguitata dalla gente del posto per la sua pelle scura. È una nomade che farà di Ludvig e Ann-Barbara i suoi parenti adottivi. Tre personaggi che ruotano intorno al protagonista, ognuna delle quali contribuisce alla crescita interiore del personaggio.
La Terra Promessa, della durata di quasi due ore – arriva comunque alla fine impartendo a Ludvig la sua lezione. Il protagonista alla fine si rende conto che nella vita c’è qualcosa di più dello status e dei titoli nobiliari ma c’è tutto quello che non ha mai avuto nella sua vita da bastardo. Una famiglia e due donne che amano e sono disposte a tutto per lui.
La terra promessa: la spiegazione del finale del film
In La terra promessa (leggi qui la nostra recensione), il capitano Ludvig Kahlen non appare come una persona particolarmente eccezionale. Molte delle cose che fa sono discutibili. Eppure, non si può fare a meno di tifare per lui, grazie al suo spirito indomito e alla sua lotta incessante contro il caotico male rappresentato da de Schinkel. Naturalmente, Mads Mikkelsen nel ruolo del protagonista contribuisce ulteriormente alla causa. La leggenda danese è sempre al massimo quando recita in un film nel suo paese natale, e il western storico di Nikolaj Arcel non fa eccezione.
Questo film danese, presentato in concorso alla Mostra di Venezia e poi candidato agli Oscar, è incredibilmente coinvolgente fin dall’inizio, mentre racconta una storia piena di rabbia in cui due uomini rifiutano di arrendersi finché uno dei due non muore. Tuttavia, Ludvig è quello che sogna di costruire qualcosa di concreto, mentre de Schinkel è un uomo pomposo con un ego fragile. La loro è una storia che si intreccia in modi brutali e con risvolti imprevedibili, che approfondiamo qui di seguito.
La trama di La terra promessa: cosa succede nel film?
Nel 1755, l’impoverito capitano Ludvig Kahlen parte alla conquista delle aspre e inabitabili lande danesi con un obiettivo apparentemente impossibile: costruire una colonia in nome del Re. In cambio, riceverà il nome reale disperatamente desiderato. Ma l’unico sovrano della zona, lo spietato Frederik de Schinkel, crede arrogantemente che questa terra gli appartenga. Quando de Schinkel viene poi a sapere che la cameriera Ann Barbara e il suo servo marito sono fuggiti per rifugiarsi da Kahlen, il privilegiato e dispettoso sovrano giura vendetta. Kahlen non si lascia però intimidire e ingaggia una battaglia impari, rischiando non solo la sua vita, ma anche la famiglia di forestieri che si è formata intorno a lui.
Lo scontro tra Ludvig e de Schinkel
Film come La terra promessa sono esempi significativi di come non sia necessario un lungo retroscena per giustificare le azioni di un personaggio. Tutto ciò che sappiamo di Ludvig è che proviene dalla classe operaia. Crescendo, Ludvig ha iniziato a dedicarsi al giardinaggio fino a quando non si è arruolato nell’esercito. Questo basta per capire perché voglia affermarsi come nobile e costruire una casa che desidera chiamare “Casa del Re”. E perché non dovrebbe, visto che ha faticato tutta la vita per arrivare dove è, a differenza dei nobili buoni a nulla che gestiscono gli affari del re, indossando parrucche buffe come simbolo della loro classe superiore?

Per un uomo come de Schinkel, che non ha mai dovuto alzare un dito in vita sua perché proviene da una famiglia ricca, un uomo capace come Ludvig è però sempre motivo di preoccupazione. Soprattutto quando la brughiera di Ludvig cade sotto la giurisdizione del distretto di de Schinkel. Non è altro che un proprietario terriero privato che sfrutta la classe operaia in ogni modo possibile, grazie alla pratica disumana della schiavitù che non è ancora illegale. Per de Schinkel è un po’ fastidioso che Ludvig costruisca una colonia coltivando la terra, perché attirerebbe coloni e metterebbe un contadino come l’ex capitano su un piedistallo molto più alto del suo.
La divisione di classe e il valore dello status sociale sono molto evidenti in La terra promessa, e le attività di de Schinkel ne sono la prova. Il tono della rivalità tra de Schinkel e Ludvig è dunque chiaro fin dalla prima scena, dove i due si incontrano di persona. Anche se l’atmosfera è cordiale e piacevole, dato che il primo ha invitato il secondo a cena, la tensione è palpabile. Ludvig ha già realizzato l’inimmaginabile. La sua terra ha mostrato segni di miglioramento. La “Casa del Re” è stata completata e molti uomini lavorano instancabilmente per lui per realizzare il suo sogno. Lo scopo della cena amichevole è dunque quello di intimidire Ludvig e costringerlo a firmare un contratto, che sostanzialmente lo rende un dipendente di de Schinkel.
Ma Ludvig ovviamente non ha intenzione di cedere e rifiuta con fermezza la proposta, anche se durante tutta la visita si mostra educato e calmo. Come se le cose non potessero andare peggio per de Schinkel, questi ha dovuto presentare a Ludvig Edel, la donna che intende sposare. Anche Edel proviene da una famiglia benestante, ma suo padre norvegese è determinato a darle in sposa a qualcuno più ricco, ovvero de Schinkel. Sfortunatamente, de Schinkel non è ancora riuscito a conquistare il cuore di Edel. Tra Edel e Ludvig scatta immediatamente una forte intesa, il che è perfettamente comprensibile, dato che lei vede in lui chiaramente qualcosa che manca a un uomo come de Schinkel.
La serata si conclude con i due che si dichiarano ufficialmente guerra senza proferire parola, mentre Edel invita segretamente Ludvig a un imminente evento reale come suo accompagnatore. Nel suo incontro con Ludvig, de Schinkel continua però a sottolineare il termine “caos”, ed è proprio questo che sceglie come forma di ritorsione. Mostrando la sua falsa autorità, costringe gli uomini di Ludvig a smettere di lavorare. Questi uomini, che non sono abbastanza intelligenti da capire la legge, presto si licenziano, lasciando di fatto incompiuto il progetto dei sogni di Ludvig.

Come reagisce Ludvig?
Ancor prima di incontrare de Schinkel, Ludvig assume una coppia per lavorare, che in realtà si nasconde proprio dal crudele proprietario terriero dopo essere fuggita dalle catene della schiavitù. de Schinkel ovviamente chiede informazioni su questi due, ma dopo averne sentito parlare durante la cena, Ludvig finge di non sapere nulla. La coppia, Eriksen e Ann-Barbara, trovano Ludvig strano, ma accontentarsi di due pasti al giorno in cambio del lavoro in casa e nei campi è sicuramente un’opzione migliore che sopportare l’orrore di de Schinkel. Con il tempo, però, la coppia diventa lentamente alleata fidata di Ludvig e, anche quando tutti gli uomini se ne vanno, loro rimangono.
Ludvig trova dunque una soluzione per risolvere la carenza di manodopera tra gli zingari, grazie a una ragazzina vagabonda dalla pelle scura di nome May Ann-Mouse. La ragazza, che viaggia con gli zingari, è considerata da tutti un “cattivo presagio” a causa del colore della sua pelle. Ludvig non le mostra alcun affetto, ma è abbastanza intelligente da non credere alle superstizioni. I giorni passano e la terra di Ludvig continua a prosperare grazie ai lavoratori migranti. Ma de Schinkel non ha affatto finito e questa volta si vendica compiendo un gesto davvero orribile. Uccidere Eriksen nel modo più barbaro possibile, versandogli addosso dell’acqua bollente.
Edel è a quel punto comprensibilmente inorridita e implora letteralmente Ludvig di liberarla da de Schinkel. L’unico modo per riuscirci è che Ludvig ottenga un titolo, trasformando la sua terra in un feudo. Tornata a casa del re, Ann-Barbara prova orrore e dolore quando vede il corpo senza vita di Eriksen con tutti i segni delle ustioni recenti. Dopo quello che è successo a Eriksen, gli zingari se ne vanno, poiché lavorare per Ludvig non sembra sicuro per loro. Anche Ann-Barbara se ne va, ma alla fine torna, così come la piccola May Ann-Mouse e, sebbene inizialmente preoccupato di doversi prendere cura di una bambina, Ludvig le permette di restare. Questo implica che Ludvig sia in realtà un uomo premuroso sotto la sua dura corazza.
A questo punto, la relazione tra Ludvig e Ann-Barbara è il momento clou di La terra promessa, così come lo è quella tra Ludvig e Ann-Mouse. Non ci si aspetta che queste due relazioni abbiano luogo, poiché Ludvig inizialmente dà l’impressione che tutto ciò che desidera dalla vita sia il “titolo” di nobile. In un certo senso è vero, poiché si può dedurre che sia stato un solitario per tutta la sua esistenza. Infatti, rivela a Edel di non aver mai avuto alcuna relazione con una donna fino a quel momento. Nonostante Ann-Barbara sia la sua governante, lui però non la tratta mai come tale. Nonostante il suo aspetto da duro, non gli dispiace se lei è di cattivo umore e gli parla in modo piuttosto informale.
Per Ann-Barbara, alla fine diventa chiaro che il suo datore di lavoro è una persona intrinsecamente buona. La storia d’amore tra loro nasce dunque da un’acuta solitudine, in cui Ann-Barbara cerca inizialmente conforto fisico e Ludvig non rifiuta. Lei è consapevole della relazione tra Edel e Ludvig, ma va avanti comunque. Probabilmente non capisce che nel suo cuore Ludvig prova dei sentimenti per lei. Quando due persone che provano qualcosa l’una per l’altra si ritrovano completamente sole nel mezzo di un inverno freddo e spietato, è inevitabile che scocchi la scintilla.
Con il passare del tempo, Ludvig e Ann-Barbara sviluppano entrambi un legame genitore-figlio con Ann-Mouse. Soprattutto Ludvig, che un tempo sembrava un uomo freddo e senza cuore che maltrattava una semplice bambina, ora farebbe di tutto per proteggerla. Tuttavia, ha ancora gli occhi puntati sull’obiettivo, che è quello di avviare l’agricoltura sulla terra affinché i coloni inizino ad arrivare. Con la sua arma segreta, ovvero i sacchi di patate importati dalla Germania, Ludvig riesce a raggiungere il suo obiettivo. Di conseguenza, il re invia un gruppo di coloni nella terra di Ludvig. Questo naturalmente infastidisce de Schinkel, che non si darà pace finché non avrà rovinato tutto ciò che Ludvig ha costruito.

Cosa succede nel finale?
La narrazione è dunque sempre stata diretta verso uno scontro finale tra questi due uomini. Soprattutto dopo che de Schinkel non ha esitato a uccidere due dei coloni, Peter e Vera. Questo spinge Ludwig a precipitarsi nella sua tenuta e a minacciarlo puntandogli una pistola in faccia. Ma de Schinkel ovviamente non ha intenzione di arrendersi e cospira ulteriormente con i suoi tirapiedi per lanciare un altro attacco. Ludvig però ne ha già abbastanza, quindi individua gli aggressori grazie a una soffiata di Edel e li uccide uno ad uno con precisione militare. Purtroppo, però, i coloni si rifiutano di restare se Ann-Mouse, apparentemente foriera di sfortuna, è presente.
Nonostante la disapprovazione di Ann-Barbara, Ludvig saluta dunque la bambina in lacrime e la lascia in un orfanotrofio. Anche Ann-Barbara se ne va, lasciando un biglietto a Ludvig. La perdita delle due persone che amava di più al mondo è troppo per lui, ma non ha tempo di sedersi e riflettere su questo, poiché de Schinkel manda i suoi uomini alla “Casa del Re” e lo mette in custodia cautelare. Come ci si potrebbe aspettare, de Schinkel ha intenzione di fare a Ludvig esattamente ciò che ha fatto a Eriksen. E Ludwig, già pesantemente frustato, sembra accettare il suo destino ora che non ha più nessuno. Ma Ann-Barbara ha chiaramente altri piani, dato che si intrufola nella tenuta di de Schinkel e si traveste da domestica.
Non è particolarmente difficile per lei, dato che in passato ha svolto lo stesso lavoro lì, nella realtà. Riesce così a raggiungere de Schinkel mutilandolo e poi castrandolo con l’aiuto di Edel. Questo tuttavia, porta alla sua incarcerazione. È piuttosto triste che in un mondo governato da uomini malvagi come de Schinkel, Ann-Barbara debba pagare il prezzo per aver eliminato colui che le ha letteralmente rovinato la vita in ogni modo possibile. Ma non si può fare nulla per la sua prigionia, poiché nessuno è al di sopra della legge, specialmente qualcuno come Ann-Barbara. Tuttavia, Ludvig fa a quel punto una cosa molto importante, ovvero salvare Ann-Mouse e riportarla indietro. L’uomo le chiede persino scusa per averla mandata via.
Il punto centrale di La terra promessa è proprio quello di distinguere tra uomini come de Schinkel e uomini come Ludvig. Mentre uno ha intrapreso la strada della follia e della violenza, l’altro ha trovato l’amore e la pace. La ricchezza funge da forza motrice nell’intera narrazione, poiché de Schinkel continua a vantarsene e Ludvig fa di tutto per ottenerla. Ma alla fine l’uomo si rende conto che non è la ricchezza materialistica a dare senso alla vita, bensì i legami umani. Mentre entra nella fase crepuscolare della sua vita, nulla conta più per Ludvig del suo amore per Ann-Barbara e Ann-Mouse.
Con Ann-Mouse che cresceva e trovava l’amore, a Ludvig non restava che cercare Ann-Barbara, che era ancora in prigione ma stava per essere nuovamente ridotta in schiavitù. Come poteva Ludvig permettere che ciò accadesse? Così, abbandona l’unica cosa che un tempo significava tutto per lui, il titolo che aveva conquistato dopo tante lotte. Era l’unico modo per raggiungere Ann-Barbara e liberarla. Il capitano Ludvig Kahlen sacrifica così tutto ciò che aveva e per cui ha lottato, ma alla fine riesce a ricongiungersi con l’amore della sua vita, la ricchezza più importante di tutte.
La terra promessa: il film con Mads Mikkelsen è tratto da una storia vera?
La terra promessa (Bastarden nel titolo originale danese) è uno di quei film storici che sembrano provenire da un’altra epoca del cinema: ampio respiro epico, personaggi scolpiti nel silenzio, un conflitto morale netto e una natura ostile che diventa antagonista. Diretto da Nikolaj Arcel e interpretato da Mads Mikkelsen, il film è spesso descritto come un Nordic Western. Ma quanto c’è di vero nella sua storia?
Chi era davvero Ludvig von Kahlen e cosa racconta il film
Il film è liberamente ispirato alla figura storica del capitano Ludvig von Kahlen, veterano dell’esercito danese del XVIII secolo, noto per aver tentato l’impossibile: colonizzare le lande inospitali dello Jutland negli anni 1750, su impulso del re Frederick V. L’obiettivo della Corona era trasformare una distesa di brughiera sterile e selvaggia in una risorsa agricola capace di generare ricchezza e stabilità.
Kahlen, uomo senza titolo nobiliare e privo di appoggi, propose un piano audace: finanziare personalmente l’impresa in cambio, se avesse avuto successo, di un titolo, una tenuta e uno status sociale. Un patto apparentemente equo, ma in realtà carico di cinismo: lo Stato non rischiava nulla, mentre il fallimento di Kahlen era dato quasi per scontato.
Nel film, questo conflitto iniziale si trasforma presto in una guerra di logoramento, non solo contro la natura, ma contro un sistema feudale che, sebbene formalmente superato, continua a esercitare un potere brutale attraverso i grandi proprietari terrieri.
Dal romanzo alla realtà: cosa è stato cambiato

La terra promessa è tratto dal romanzo Kaptajnen og Ann Barbara di Ida Jessen, che a sua volta prende spunto in modo non letterale dalla vita di von Kahlen. Jessen ha chiarito che la sua non è una biografia, ma una rielaborazione narrativa: i personaggi non hanno monologhi interiori, non spiegano le proprie emozioni, non si concedono introspezioni moderne. È una scelta coerente con l’epoca raccontata, in cui la sopravvivenza lasciava poco spazio alla psicologia esplicita.
Il film segue questa impostazione con rigore. Molti elementi sono romanzati o condensati: il crudele antagonista Frederik de Schinkel rappresenta una figura-sintesi del potere arbitrario dei latifondisti; la storia d’amore e i personaggi secondari amplificano tematiche reali – sfruttamento, servitù, violenza – ma non vanno letti come ricostruzioni puntuali. Ciò che resta autentico è il contesto storico, la tensione sociale e l’idea di un uomo che tenta di forzare un ordine immutabile.
Un western nordico più vero nello spirito che nei fatti
Definire La terra promessa un film “basato su una storia vera” è corretto solo entro certi limiti. Non racconta fedelmente ogni evento della vita di Ludvig von Kahlen, ma ne conserva l’essenza: la lotta di un outsider contro la natura, il potere e il proprio desiderio di riscatto. Come i grandi western classici, il film usa la Storia come mito fondativo, non come cronaca.
Non è un caso che molti critici abbiano paragonato Mads Mikkelsen a un “Gary Cooper europeo”: il suo Kahlen è un uomo duro, ostinato, spesso antipatico, che cresce lentamente sotto il peso delle sconfitte. In questo senso, La terra promessa è più vicino alla verità emotiva che a quella documentaria.
In conclusione
Sì, La terra promessa è ispirato a una storia vera, ma è soprattutto una trasfigurazione cinematografica di un episodio poco noto della storia danese, raccontato con il linguaggio del western e con un forte centro morale. Un film che non idealizza il passato, ma ne recupera la forza narrativa, dimostrando che si possono ancora realizzare epici storici adulti, complessi e profondamente umani.
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La terra dell’abbastanza, recensione del film dei fratelli D’Innocenzo
La terra dell’abbastanza è quel posto di periferia in cui l’orizzonte non esiste, si riduce alla spanna di asfalto davanti alla punta delle proprie scarpe, non va oltre quella curva della strada, che dietro potrebbe nascondere un passante distratto per un conducente incosciente; è quel posto senza geografia precisa in cui la vita scorre nell’inerzia, senza ambizione, nel mito dell’adesso.
In sala dal 7 giugno, i fratelli D’Innocenzo portano sul grande schermo La terra dell’abbastanza, preceduto da un passa parola positivo dopo la presentazione a Berlino 2018 nella sezione Panorama, e adesso nelle nostre sale. Opera prima di due registi, gemelli, davvero giovani (non ancora 30 anni) e promettenti, ma soprattutto che hanno dimostrato di avere uno sguardo e la sensibilità giusta per porsi di fronte a una storia e a dei personaggi.
La terra dell’abbastanza è un posto senza orizzonte
La terra dell’abbastanza è la storia di Mirko e Manolo, due ragazzi, non più adolescenti, non ancora adulti, che per un caso fortuito, una disgrazia causata dalla loro distrazione, hanno la possibilità di entrare a far parte di un piccolo giro criminale, nella periferia romana di Ponte di Nona, una collocazione geografica specifica che però si trasforma in non luogo nei rari campi larghi che i registi scelgono di regalare allo spettatore, quando si staccano dai primi piani, dalla nuca, dalla schiena dei due ragazzi, i bravi Andrea Carpenzano, visto in Tutto quello che vuoi, e Matteo Olivetti.
Il racconto non tende a un momento decisivo, una resa dei conti, un’apice d’azione in cui i due protagonisti troveranno finalmente la loro dimensione. La storia si trascina, come uno stanco pomeriggio, nella banalità del crimine di periferia, dall’omicidio su commissione, all’intimidazione, fino alla gestione di un giro di prostituzione; Mirko e Manolo precipitano convinti invece di essere sul punto di decollare, dopo aver accantonato i deboli sogni post adolescenziali di una carriera poco ambiziosa ma apparentemente divertente (vogliono diventare bartender), per accontentarsi dei soldi facili, di un regalo alla fidanzata, di un’abbondante spesa al supermercato, quell’abbastanza che in fondo è sufficiente per rimanere a galla.
Non c’è giudizio nello sguardo dei registi
Non c’è giudizio negli occhi dei D’Innocenzo, ma c’è un’innegabile simpatia per questi due spiantati, ragazzini incoscienti e inconsapevoli, tesi soltanto a guardare quella spanna di cemento oltre le loro scarpe, nei confini di un quartiere abbandonato prima dalle speranze e poi da qualsiasi cenno di civiltà. E così come non c’è giudizio, non c’è nemmeno il bene e il male, nonostante si racconti anche di criminali: sono personaggi stanchi, che misurano il loro raggio d’azione in un luogo fantasma, che spadroneggiano sul nulla, anche loro accontentandosi di quello che racimolano.
Senza infamia e senza lode, la macchina da presa segue i protagonisti e li mostra senza alcun filtro, senza la lente della moralità, nonostante nel finale si percepisca appena una carezza, sul volto di Manolo, sul volto di Mirko, nel momento in cui entrambi sembrano capire dove vivono davvero e dove i loro piedi li hanno portati. E quell’abbastanza diventa troppo, per entrambi.
La terra dei morti viventi: trama, cast e curiosità sul film con Asia Argento
Considerato un maestro indiscusso del genere horror, nonché il padre degli zombie al cinema, George A. Romero ha nel corso della sua carriera costruito una vera e propria mitologia su tale spaventosa creatura. Dopo aver esordito nel 1968 con il capolavoro La notte dei morti viventi, dove lo zombie si fa metafora di un popolo, negli anni il regista ha continuato a raccontare in maniera particolarmente critica la realtà socio-politica degli Stati Uniti. Nel 2005 torna al cinema con La terra dei morti viventi, quarto capitolo della sua saga, attraverso il quale si dimostra ancora una volta estremamente lucido nelle sue riflessioni, il più delle volte profetiche.
Con questo nuovo film, infatti, egli porta avanti discorsi relativi alla sopraffazione sui popoli più poveri, trattando anche tematiche come il terrorismo, la globalizzazione e la discriminazione razziale. Con questo nuovo capitolo Romero torna dunque ad intrattenere utilizzando il genere per poter diffondere riflessioni quanto mai attuali e urgenti. Ormai vera e propria leggenda, il regista ha potuto per questo film vantare il budget più alto tra i vari titoli della saga. Costato circa 19 milioni di dollari, La terra dei morti viventi è arrivato a guadagnarne circa 46 in tutto il mondo. Si tratta ancora oggi del maggior incasso nella serie dedicata agli zombie.
Ricco di riferimenti, omaggi e citazioni alla cultura popolare, il film è considerato uno dei migliori di Romero, che conserva ancora il gusto per la messa in scena e la sana paura. Titolo tutto da scoprire, conserva ancora un’inquietante attuale, specialmente alla luce dei recenti eventi che sconvolgono quotidianamente il mondo. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.
La terra dei morti viventi: la trama del film
La storia del film si svolge in un contesto distopico, dove l’umanità è stata soggiogata da una massiccia invasione di zombie. I morti viventi camminano ora incontrastati per il pianeta, di fatto governandolo. I pochi sopravvissuti si sono dovuti riorganizzare in città fortificate sparse per gli Stati Uniti. Tra queste vi è Pittsburgh, che tenta continuamente di contrastare i tentativi degli zombi di invaderla. All’interno delle alte mura, la città vive però ulteriori problematiche. I ricchi e i potenti hanno infatti il privilegio di poter vivere in un lussuoso grattacielo, mentre il resto della popolazione risiede nelle zone squallide del posto. A governare su tutto ciò vi è Paul Kaufman, divenuto un crudele tiranno.
A rendere ancor più solida tale differenza di classe vi è la presenza di un imponente carro armato, rinominato Dead Reckoning. Tramite questo, gli umani possono muoversi attraverso le terre invase dagli zombi, cercando di recuperare viveri e medicinali per i più ricchi. A guidare tale mezzo vi è Riley Denbo, il quale durante l’ennesima uscita si accorge di un dettaglio particolarmente inquietante. Uno degli zombie, soprannominato Big Daddy, sembra essere diventato in grado di capire ed emulare i comportamenti degli umani. In seguito all’ennesimo massacro dei morti viventi, questo decide di guidare il suo popolo verso la battaglia decisiva contro gli umani. La sfida per la sopravvivenza avrà a quel punto davvero inizio.

La terra dei morti viventi: il cast del film
Il film di Romero si avvale di diversi celebri interpreti del panorama cinematografico internazionale. Il primo di questi è il celebre Dennis Hopper, ricordato in particolare per il film Easy Rider, questi interpreta qui il personaggio di Paul Kaufman, il governante di Pittsburgh. Per tale ruolo, l’attore ha raccontato di essersi ispirato al Segretario della Difesa degli Stati Uniti Donald Rumsfeld, noto per essere stato promotore di tecniche di interrogatorio particolarmente aggressive e brutali. L’attore Simon Baker, noto per la serie The Mentalist, è invece Riley Dembo. Questi raccontò di aver accettato la parte principalmente per poter lavorare con Romero, come anche per recitare per la prima volta in un film horror. John Leguizamo è invece Cholo DeMora, vice-comandante del Dead Reckoning. L’attore Eugene Clark, celebre per numerosi film e serie tv di genere, è invece l’interprete dello zombie Big Daddy.
L’attrice italiana Asia Argento è invece la protagonista femminile nei panni della prostituta Slack, la quale stringerà alleanza con Dembo nel loro tentativo di salvarsi. Tom Savini, il truccatore e responsabile degli effetti speciali dei precedenti film della saga, compie invece una breve apparizione nei panni del motociclista zombie Blades. L’attore Simon Pegg e il regista Edgar Wright, autori del film L’alba dei morti dementi, sono invece stati invitati da Romero per interpretare in un cameo la parte dei due zombie usati per fare “foto ricordo”. In tal modo il regista ha voluto pubblicamente dimostrare il suo apprezzamento per l’opera dei due cineasti inglesi, fortemente ispirata dai film di Romero. Lo stesso Greg Nicotero, in seguito divento tra i produttori della serie The Walking Dead, è presente nei panni di uno zombie.
La terra dei morti viventi: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire di La terra dei morti viventi grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Chili Cinema, Google Play e Apple iTunes. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di venerdì 16 dicembre alle ore 21:15 sul canale Italia 2.
Fonte: IMDb
La terra dei morti viventi: la spiegazione del finale del film
Con La terra dei morti viventi, uscito nel 2005, George A. Romero torna a imporsi come maestro indiscusso del cinema horror, riportando in vita – è il caso di dirlo – la sua saga sugli zombie che aveva rivoluzionato il genere fin dagli anni ’60. Dopo La notte dei morti viventi (1968), Zombi (1978) e Il giorno degli zombi (1985), Romero riallaccia il filo della sua riflessione sulle paure e le contraddizioni della società contemporanea, portando la sua visione nel nuovo millennio. Questo quarto capitolo si colloca come una naturale prosecuzione della sua poetica, capace di coniugare l’horror apocalittico con un’acuta critica sociale.
Il film si muove dentro i codici del survival horror e dell’action post-apocalittico, con un tono più spettacolare e dinamico rispetto ai capitoli precedenti, ma senza rinunciare alla profondità che contraddistingue il regista. In un mondo ormai dominato dai morti viventi, i pochi sopravvissuti si rifugiano in città fortificate dove le gerarchie sociali si riproducono in maniera spietata: i ricchi vivono nel lusso protetto, mentre i poveri sono costretti a sopravvivere tra miseria e pericolo. Romero intreccia così l’immaginario dell’invasione zombie con una parabola sulle disuguaglianze e sulle derive del potere.
La terra dei morti viventi non è quindi solo un horror di intrattenimento, ma un racconto allegorico che parla di oppressione, di rivoluzione e di ribaltamento degli equilibri. La progressiva “evoluzione” degli zombie, che iniziano a mostrare forme di coscienza e organizzazione, riflette il timore di una società che non può più controllare le forze che ha contribuito a creare. Nel resto dell’articolo analizzeremo proprio il finale del film, cercando di comprenderne il significato e il messaggio che Romero affida agli spettatori.

La trama di La terra dei morti viventi
Il film è ambientato in un futuro distopico, nel quale la Terra è stata devastata da una terribile invasione zombie. Siamo negli Stati Uniti e gli abitanti rimasti in vita hanno dovuto fortificare le proprie città per sopravvivere, come Pittsburgh, completamente recintata e controllata. Sono pochi i fortunati che possono abitare al Fiddler’s Green, un grattacielo di lusso che ospita ricchi e potenti, mentre il resto della popolazione patisce la fame. Situato all’esterno del grande palazzo c’è un imponente carro armato, il Dead Reckoning.
Pubblicizzato da Paul Kaufman (Dennis Hopper) e progettato da Riley Denbo (Simon Baker) questo consente di potersi muovere liberamente attraverso le metropoli invase dai morti viventi. Durante una pattuglia notturna, l’uomo si rende conto che alcuni zombie continuano a ripetere le azioni abitudinarie di quando erano vivi. Non solo: uno di loro, Big Daddy (Eugene Clark), il benzinaio, è diventato abile a capire ed emulare i comportamenti degli esseri umani. Tutto si complica dopo l’ennesimo massacro di zombie a opera del Dead Reckoning, che scatena l’ira e la voglia di vendetta dei morti viventi.
La spiegazione del finale del film
Nel terzo atto de La terra dei morti viventi, la tensione esplode quando Big Daddy guida l’orda di zombie oltre il fiume, riuscendo a sfondare le difese della città e a penetrare nei quartieri ricchi di Fiddler’s Green. Le barriere e le misure di sicurezza, simbolo del potere elitario di Kaufman, si rivelano inutili contro l’organizzazione e la determinazione degli zombie, che invadono il cuore della città fortificata. Nel frattempo, Riley e i suoi compagni cercano di fermare Cholo, deciso a usare Dead Reckoning per ricattare Kaufman, ma gli eventi prendono una piega drammatica quando Cholo viene morso e si prepara alla sua inevitabile trasformazione. Parallelamente, Kaufman cerca di fuggire dalla catastrofe che lui stesso ha contribuito a provocare.
Tuttavia, viene raggiunto dal suo destino in una delle scene più emblematiche del film: nel parcheggio sotterraneo di Fiddler’s Green si trova faccia a faccia con Cholo ormai zombificato e con Big Daddy, che chiude la sua parabola facendo esplodere un serbatoio di propano e uccidendoli entrambi. Intanto Riley e il suo gruppo, utilizzando Dead Reckoning, offrono una morte misericordiosa a coloro che vengono divorati, mentre Mulligan rivela di essere riuscito a salvare gran parte della popolazione più povera. L’orda di zombie, dopo aver devastato il simbolo del potere elitario, lascia la città, risparmiando i sopravvissuti. Nel finale, Riley decide di non attaccarli, riconoscendo negli zombie una sorta di parallelo con l’umanità, e parte con i suoi verso il Canada, alla ricerca di un futuro diverso.

Il significato di questo finale si lega profondamente alla poetica di Romero: gli zombie non sono più soltanto una minaccia cieca, ma un’entità collettiva che reclama il proprio spazio, mostrando capacità di organizzazione e perfino una forma di giustizia. La decisione di Big Daddy e del suo gruppo di abbandonare la città, risparmiando gli umani, ribalta completamente l’idea tradizionale dello zombie come simbolo di caos privo di scopo. Romero suggerisce che, in questo mondo post-apocalittico, non esistono più netti confini tra umani e non-morti: entrambi lottano per sopravvivere, entrambi cercano un rifugio.
Anche la scelta di Riley di risparmiare gli zombie assume un valore fortemente simbolico: l’eroe non cerca vendetta né sterminio, ma riconosce che la convivenza, o almeno la non belligeranza, è l’unica via per andare avanti. Questo ribalta la logica del genere, che solitamente pone come obiettivo la distruzione della minaccia, e apre invece a una riflessione più ampia sulla natura del “nemico”. Non è lo zombie a rappresentare il vero male, ma piuttosto il sistema corrotto e oppressivo incarnato da Kaufman e dalla sua città, incapace di garantire uguaglianza e giustizia.
Cosa ci lascia La terra dei morti viventi
Il messaggio che La terra dei morti viventi lascia agli spettatori è chiaro: Romero utilizza ancora una volta il linguaggio dell’horror per parlare di società, disuguaglianze e lotte di potere. La distruzione di Fiddler’s Green e la caduta del suo tiranno mostrano come le strutture oppressive siano destinate a crollare sotto il peso delle ingiustizie che generano. Allo stesso tempo, la marcia degli zombie che si allontanano in cerca di un nuovo spazio diventa una metafora della necessità di riconoscere l’umanità anche in ciò che appare diverso o “altro”. Un finale che, pur calato in un contesto apocalittico, ci invita a riflettere sulla convivenza, sulla resistenza ai privilegi e sulla possibilità di costruire un futuro più giusto.
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La Terra Dei Figli: trailer del film di Claudio Cupellini
01 Distribution ha diffuso il trailer del film La Terra Dei Figli, il nuovo film di Claudio Cupellini prodotto da Indigo Film con Rai Cinema. Nel cast protagonisti Leon de La Vallée, Paolo Pierobon, Maria Roveran, Fabrizio Ferracane, Maurizio Donadoni, Franco Ravera, Alessandro Tedeschi, Valerio Mastandrea, Valeria Golino.
Liberamente tratto dall’omonimo graphic novel di Gipi edito da Coconino Press – Fandango Musiche di Motta edizioni musicali CAM Sugar – INDIGO FILM Una coproduzione Italia – Francia prodotta da INDIGO FILM con RAI CINEMA in coproduzione con WY PRODUCTIONS.
La trama
La fine della civiltà è arrivata. Non sappiamo come. Un padre e suo figlio, un ragazzino di quattordici anni, sono tra i pochi superstiti: la loro esistenza, su una palafitta in riva a un lago, è ridotta a lotta per la sopravvivenza. Non c’è più società, ogni incontro con gli altri uomini è pericoloso. In questo mondo regredito il padre affida a un quaderno i propri pensieri, ma quelle parole per suo figlio sono segni indecifrabili.Alla morte del padre, il ragazzo decide di intraprendere un viaggio verso l’ignoto alla ricerca di qualcuno che possa svelargli il senso di quelle pagine misteriose. Solo così potrà forse scoprire i veri sentimenti del padre e un passato che non conosce.
NOTE DI REGIA: Il film è una storia di formazione in cui la bellezza e la meraviglia, rappresentate da un adolescente solo al mondo, combattono contro le tenebre di una terra che sembra implacabilmente ostile. Il film che abbiamo appena terminato di girare è però anche una storia di avventura titanica e appassionante, un grande viaggio fisico e sentimentale, che parla di argomenti che appartengono sempre più al sentire comune: il futuro del mondo che lasceremo ai nostri figli e l’importanza della memoria.
La terra dei figli: terminate le riprese del film dal graphic novel di Gipi
Sono terminate le riprese de La terra dei figli, il nuovo film di Claudio Cupellini tratto dall’omonimo graphic novel di Gipi, con un cast formato da Leon de La Vallée, Paolo Pierobon, Maria Roveran, Fabrizio Ferracane, Maurizio Donadoni, Franco Ravera, con Valerio Mastandrea e con Valeria Golino.
Di seguito la prima immagine dal film:

“Il film La terra dei figli è una storia di formazione in cui la bellezza e la meraviglia, rappresentate da un adolescente solo al mondo, combattono contro le tenebre di una terra che sembra implacabilmente ostile. Il film che abbiamo appena terminato di girare è però anche una storia di avventura titanica e appassionante, un grande viaggio fisico e sentimentale, che parla di argomenti che appartengono sempre più al sentire comune: il futuro del mondo che lasceremo ai nostri figli e l’importanza della memoria”. Claudio Cupellini.
Scritto da Filippo Gravino, Guido Iuculano e dallo stesso Cupellini, La terra dei figli è una produzione Indigo Film con Rai Cinema, in coproduzione con WY Productions. L’omonima graphic novel di Gipi è edita da Coconino Press/Fandango. Si ringraziano la Polesine Film Commission e l’Emilia-Romagna Film Commission per il prezioso supporto in fase di riprese.
La Terra dei Figli, dal 1° luglio al cinema
Arriva il 1° luglio al cinema La Terra dei Figli, il nuovo film di Claudio Cupellini, liberamente ispirato al fumetto di Gipi. Nel cast del film Leon De La Vallée, Paolo Pierobon, Maria Roveran, Fabrizio Ferracane, Maurizio Donadoni, Franco Ravera con Valerio Mastandrea e Valeria Golino.
“Sulle cause e i motivi che portarono alla fine si sarebbero potuti scrivere interi capitoli nei libri di storia. Ma dopo la fine nessun libro venne scritto più”.
La fine della civiltà è arrivata. Non sappiamo come. Un padre e suo figlio, un ragazzino di quattordici anni, sono tra i pochi superstiti: la loro esistenza, su una palafitta in riva a un lago, è ridotta a lotta per la sopravvivenza. Non c’è più società, ogni incontro con gli altri uomini è pericoloso. In questo mondo regredito, il padre affida a un quaderno i propri pensieri, ma quelle parole per suo figlio sono segni indecifrabili.
Alla morte del padre, il ragazzo decide di intraprendere un viaggio verso l’ignoto alla ricerca di qualcuno che possa svelargli il senso di quelle pagine misteriose. Solo così potrà forse scoprire i veri sentimenti del padre e un passato che non conosce.

La terra dei figli di Gipi diventa un film diretto da Claudio Cupellini
Claudio Cupellini dirigerà l’adattamento cinematografico de La terra dei figli, una delle storie a fumetti di Gianni Pacinotti, Gipi. Il regista di Una vita tranquilla, Alaska e di numerosi episodi di Gomorra – La serie si appresta ad adattare l’ultimo fumetto edito dell’artista pisano, tra le sue opere più popolari e affascinanti.
Il quotidiano La Stampa riporta la notizia che sarà di sicuro interesse per chi si occupa di cinema e fumetti in Italia. Il film si inserisce così nell’ormai fervida attività che vede dialogare fumetto e cinema nel nostro paese. Cupellini ha anche firmato la sceneggiatura del film insieme a Filippo Gravino e Guido Iuculano, e le riprese si svolgeranno tra Veneto, Emilia Romagna e Lazio, mentre alla produzione c’è Indigo.
La storia di Gipi racconta un mondo post-apocalittico violento in cui i sentimenti sono vietati e in cui un padre tenta di mantenere in vita i propri figli educandoli alla dura e selvaggia realtà che li circonda. Edito nel 2016 da Coconino Press, nel 2018 il libro ha vinto Premio della Critica francese ACBD e ha ottenuto una candidatura al Fauve d’Or di Angoulême 2018.
La Teoria di Tutte con Gabriella Greison da lunedì 18 ottobre su laF
Da lunedì 18 ottobre alle ore 21.10 su laF (Sky 135, on Demand su Sky e Sky Go e in streaming su NOW) al via La Teoria di Tutte, una produzione originale EFFE TV realizzata da Stand By Me, con la “rock star della fisica” Gabriella Greison, fisica nucleare, scrittrice, divulgatrice, performer teatrale e autrice di podcast, alla sua prima conduzione tv.
Un viaggio lungo l’Italia, da Nord a Sud per raccontare e intrecciare le storie delle pioniere della scienza mondiale – da Margherita Hack a Eunice Newton Foot, da Laura Bassi a Rachel Carson – e quelle delle loro “eredi” nel presente, che stanno valorizzando il Paese con le loro scoperte, lavorando per prestigiosi istituti nazionali e internazionali: Angela Marinoni, Erminia Bressi, Lucia Gardossi, Claudia Gemme, Rosa Anna Corsaro, Lucia Votano, Sabina Airoldi, Maria Felicia De Laurentis, otto donne, otto scienziate, otto eccellenze italiane che stanno contribuendo con il loro lavoro e le loro idee alla costruzione del futuro, per restituire attraverso le loro storie un racconto appassionato e lontano dagli stereotipi di una scienza nuova, inedita e donna.
“In un periodo come quello che stiamo vivendo è necessario fare questo racconto – racconta Gabriella Greison – Siamo ad un punto di svolta decisivo, le donne nella scienza stanno conoscendo una nuova consapevolezza e questa consapevolezza deve essere di buon auspicio per le nuove generazioni. La narrazione che emerge dal programma è un incalzante avvicinamento al futuro che vedrà le donne essere considerate per merito in ogni disciplina del sapere umano. Ma per arrivarci, è necessario un percorso, che nella scienza, storicamente, è stato irto di ostacoli, privazioni, soprusi, malvezzi. Oggi non può più essere così. Per questo sentivo la necessità impellente di andare a conoscere alcune delle scienziate di oggi che stanno rivoluzionando il mondo. Puntata dopo puntata conosceremo i luoghi della scienza e alcune protagoniste di oggi, con il gran finale al Cern di Ginevra, dove tireremo le somme di tutte le considerazioni fatte per le strade d’Italia”.
Donne e scienza: un binomio sinonimo di grande eccellenza e in forte crescita negli ultimi anni ma che risente ancora oggi di una storia di grande disuguaglianza, che ha visto di fatto le donne escluse per secoli dalla possibilità di formarsi ed affermarsi nella Scienza. Se la strada per la parità di genere è ancora lunga – anche in Italia, dove solo il 35% delle donne lavora nei settori scientifici e solo il 37% delle studentesse sono iscritte alle discipline STEM – le donne che stanno rivoluzionando il mondo della Scienza sono sempre più numerose e con il loro lavoro stanno tracciando una nuova storia per le generazioni future.
In ciascuna delle 8 puntate Gabriella Greison esplora un’area scientifica diversa – dalla fisica alla biologia, dalla medicina alla chimica – partendo dalla storia di una grande scienziata del passato: donne che hanno cambiato il mondo della Scienza superando ostacoli e impedimenti sociali, culturali e talvolta normativi per seguire le loro ambizioni, spesso dovendo lottare per il riconoscimento delle loro scoperte ed invenzioni. Le loro vite coraggiose e rivoluzionarie – raccontate con stralci delle loro biografie, foto d’archivio, citazioni, immagini di repertorio – sono il punto di partenza per la scoperta delle loro “eredi” del presente che Gabriella incontra nei luoghi dove vivono e lavorano per raccontarne quotidianità, emozioni, paure e sogni, passando con ciascuna un’intera giornata, dentro e fuori la Scienza: entra nelle loro case, raccoglie le sfide che ogni giorno devono affrontare per coniugare lavoro e vita privata, scopre le passioni con cui ricaricano le energie dopo una giornata di laboratorio, visita i luoghi da cui traggono ispirazione per le idee e le scoperte che cambieranno il domani.
Sono donne che lavorano in settori che stanno ridisegnando il nostro futuro, come la climatologa Angela Marinoni che lotta contro l’inquinamento atmosferico per il CNR di Bologna, o la fisica Erminia Bressi in prima fila nelle nuove frontiere dell’oncologia presso il CNAO di Pavia, e ancora Lucia Gardossi, chimica presso l’Università degli Studi di Trieste, impegnata nello sviluppo delle energie rinnovabili e nell’economia circolare attraverso l’uso di nuovi materiali sostenibili per il Gruppo di Coordinamento Nazionale Italiano per la Bioeconomia della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Scienziate che hanno raggiunto traguardi un tempo impensabili per le donne, come Maria Felicia De Laurentis, Professoressa di Astronomia e Astrofisica all’Università Federico II di Napoli e ricercatrice dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), tra le protagoniste della rivoluzionaria ricerca che ha portato alla prima immagine di un buco nero; Lucia Votano, un’eccellenza internazionale nello studio dei neutrini e prima donna Direttrice del Laboratorio sotterraneo del Gran Sasso dell’INFN, il più grande al mondo, con un team di oltre mille scienziati provenienti da trenta Paesi; Claudia Gemme, fisica dell’INFN d Genova, che presso il prestigioso CERN di Ginevra, si occupa del progetto Atlas che fotografa scontri tra particelle. E ancora, eccellenze che con il loro lavoro contribuiscono alla preservazione dell’ambiente, come la biologa marina Sabina Airoldi, Responsabile ricerche per il CSR – Cetacean Sanctuary Research di Sanremo, e la vulcanologa Rosa Anna Corsaro, ricercatrice dell’INGV Osservatorio Etneo di Catania.
Il format è anche un viaggio nei luoghi della Scienza e dell’innovazione italiana, le città in cui le protagoniste vivono e lavorano, per un racconto inedito dell’Italia da scoprire attraverso le sue “bellezze scientifiche”: centri di ricerca d’eccellenza riconosciuti a livello internazionale, università, biblioteche, edifici storici ma anche luoghi della quotidianità, meraviglie naturali da proteggere e scorci inaspettati.
Gabriella Greison, nata a Milano il 12 marzo 1976, si laurea in fisica nucleare presso l’Università Statale di Milano con una tesi sullo studio sperimentale della propagazione di elettroni veloci in una camera a vuoto. In seguito ha lavorato per due anni presso il centro di ricerche École polytechnique di Palaiseau a Parigi ed è stata direttrice del primo Festival della Fisica in Italia. Scrive e intrepreta spettacoli teatrali tratti dai suoi libri e la sua missione è ispirare, condividere e creare un impatto positivo sulla società.
“La teoria di tutte” è in onda a partire da lunedì 18 ottobre 2021 per 7 settimane, alle ore 21.10 in prima tv assoluta su laF (Sky 135) e disponibile on Demand su Sky, su Sky Go e in streaming su NOW. Programma EFFE TV realizzato da Stand By Me per laF, condotto da Gabriella Greison. Prodotto da Simona Ercolani. Scritto da Nunzia Scala e Gabriella Greison con Laura Pusceddu. A cura di Andrea Felici. Regia Jovica Nonkovic. Produttore esecutivo Fabrizio Forner.
La Teoria del Tutto: video speciale dedicato al film con Eddie Redmayne
Arriverà al cinema dal 15 Gennaio La Teoria di Tutto, il film candidato a quattro Golden Globes, che vede protagonisti Eddie Redmayne e Felicity Jones e oggi arriva un video speciale:
La Teoria di Tutto è la storia straordinaria ed edificante di una delle più eccelse menti viventi del mondo, il famoso astrofisico Stephen Hawking, e di due persone che resistono alle più grandi difficoltà attraverso l’amore. Il film, tratto dal memoir Travelling to Infinity: My Life with Stephen, di Jane Hawking, è diretto dal premio Oscar James Marsh (Man on Wire – Un uomo tra le torri).
Nel 1963, da studente di cosmologia della leggendaria università inglese Cambridge, Stephen (interpretato da Eddie Redmayne di Les Misérables) sta facendo grandi passi ed è determinato a trovare una “spiegazione semplice ed eloquente” per l’universo. Anche il suo mondo privato si schiude quando si innamora perdutamente di una studentessa di lettere della stessa Cambridge, Jane Wilde (Felicity Jones di The Invisible Woman). Ma, all’età di 21 anni, questo giovane uomo sano e dinamico riceve una diagnosi che gli cambia la vita: la malattia del motoneurone attaccherà i suoi arti e le sue capacità, lasciandolo con una limitata capacità di linguaggio e di movimento e con circa due anni di vita da vivere.
L’amore di Jane, il suo combattivo supporto e la sua determinazione sono incrollabili – e i due si sposano. Con la sua nuova moglie che lotta instancabilmente al suo fianco, Stephen si rifiuta di accettare la sua diagnosi. Jane lo incoraggia a finire il suo dottorato, che include la sua teoria iniziale sulla creazione dell’universo. La coppia mette su famiglia e con il suo dottorato da poco guadagnato e accolto con grande gioia, Stephen si imbarca nel suo lavoro scientifico più ambizioso, lo studio della cosa di cui possiede meno: il tempo. Mentre il suo corpo affronta limitazioni sempre più grandi, la sua mente continua a esplorare i limiti estremi della fisica teorica. Insieme, lui e Jane sfidano l’impossibile, aprendo nuovi territori nel campo della medicina e della scienza, e realizzando più di quello che avrebbero mai sognato di realizzare.
La teoria del tutto: vai all’anteprima del film con Cinefilos.it
Esce tra poco l’atteso film, La Teoria di Tutto in odore di Oscar, ebbene oggi Cinefilos.it mette in palio gratuitamente l’ingresso alle anteprime del film che si terranno il 12 Gennaio alle ore 20,30, invito valito per due persone, le città sono:
Milano: Cinema
Plinius
Napoli: Plaza e
Metropolitan
Firenze:Cinema
Fulgor
Bologna: Multisala Capitol
Roma: Jolly
Palermo: Cinema King
Per richiedere l’invito contatta la redazione [email protected] fino ad esaurimento posti.
La Teoria di Tutto è la storia straordinaria ed edificante di una delle più eccelse menti viventi del mondo, il famoso astrofisico Stephen Hawking, e di due persone che resistono alle più grandi difficoltà attraverso l’amore. Il film, tratto dal memoir Travelling to Infinity: My Life with Stephen, di Jane Hawking, è diretto dal premio Oscar James Marsh (Man on Wire – Un uomo tra le torri).
Nel 1963, da studente di cosmologia della leggendaria università inglese Cambridge, Stephen (interpretato da Eddie Redmayne di Les Misérables) sta facendo grandi passi ed è determinato a trovare una “spiegazione semplice ed eloquente” per l’universo. Anche il suo mondo privato si schiude quando si innamora perdutamente di una studentessa di lettere della stessa Cambridge, Jane Wilde (Felicity Jones di The Invisible Woman). Ma, all’età di 21 anni, questo giovane uomo sano e dinamico riceve una diagnosi che gli cambia la vita: la malattia del motoneurone attaccherà i suoi arti e le sue capacità, lasciandolo con una limitata capacità di linguaggio e di movimento e con circa due anni di vita da vivere.
La Teoria del Tutto: trailer internazionale del biopic su Stephen Hawking
Ecco il trailer internazionale di La Teoria di Tutto (The Theory of Everything), film che vedrà riportare sul grande schermo la giovinezza del celebre scienziato Stephen Hawking. Nel trailer possiamo vedere Eddie Redmayne nei panni di un giovane Hawking e Felicity Jones, che interpreta invece la moglie dello scienziato, Jane Wilde.
La Teoria di Tutto è diretto dal regista premio Oscar James Marsh (Man on Wire; Doppio Gioco) ed è basato sulle memorie di Jane Wilde “Travelling to Infinity: My Life with Stephen”; la sceneggiatura è diAnthony McCarten che si occupa anche della produzione con Lisa Bruce e i soci della Working Title Tim Bevan e Eric Fellner.
La Teoria di Tutto si concentra sulla relazione romantica che Hawking ha intrecciato all’epoca di Cambridge con la donna che sarebbe poi diventata sua moglie, Jane Wilde. La relazione con questa brillante donna portò lo scienziato ad abbracciare notevli sfide personali e scientifiche, e aprì il suo mondo, così a sua volta lui fu in grado di aprire il mondo intero ad una nuova visione ed una nuova prospettiva. Il film uscirà il 7 novembre 2014. Oltre a Eddie Redmayne e Felicity Jones nel cast di Theory of Everything ci sono anche Emily WatsoneDavid Thewlis.
Peter Schlessel, CEO della Focus, ha commentato: “Questa straordinaria storia d’amore tra una delle più grandi menti della storia e sua moglie è profondamente commovente e d’ispirazione, raccontata con cuore e humor. Sotto la dinamica regia di James Marsh, Eddie Redmayne e Felicity Jones ci consegnano due performance di straordinario impatto emotivo.”
La Teoria del Tutto: scena dal film “Mi chiamo Steve Hawking”
Universal Pictures ha reso disponibile una nuova scena in lingua italiana tratta dal film vincitore di 2 Golden Globe La Teoria di Tutto. Il film racconta la storia straordinaria ed edificante di una delle più eccelse menti viventi del mondo, il famoso astrofisico Stephen Hawking. La Teoria di Tutto è diretto dal premio Oscar James Marsh, già noto per Man on Wire – Un uomo tra le torri. Nei panni di Hawking e di sua moglie Jane figurano Eddie Redmayne e Felicity Jones. Redmayne ha vinto per la sua interpretazione il Golden Globe come Miglior Attore in un film Drammatico ed sembra dunque ora davvero molto favorito agli Oscar. Ecco la scena dal film, intitolata “Mi chiamo Stephen Hawking”:
La sinossi ufficiale del film è la seguente: Nel 1963, da studente di cosmologia della leggendaria università inglese Cambridge, Stephen (interpretato da Eddie Redmayne di Les Misérables) sta facendo grandi passi ed è determinato a trovare una “spiegazione semplice ed eloquente” per l’universo. Anche il suo mondo privato si schiude quando si innamora perdutamente di una studentessa di lettere della stessa Cambridge, Jane Wilde (Felicity Jones di The Invisible Woman). Ma, all’età di 21 anni, questo giovane uomo sano e dinamico riceve una diagnosi che gli cambia la vita: la malattia del motoneurone attaccherà i suoi arti e le sue capacità, lasciandolo con una limitata capacità di linguaggio e di movimento e con circa due anni di vita da vivere. L’amore di Jane, il suo combattivo supporto e la sua determinazione sono incrollabili – e i due si sposano. Con la sua nuova moglie che lotta instancabilmente al suo fianco, Stephen si rifiuta di accettare la sua diagnosi. Jane lo incoraggia a finire il suo dottorato, che include la sua teoria iniziale sulla creazione dell’universo. La coppia mette su famiglia e con il suo dottorato da poco guadagnato e accolto con grande gioia, Stephen si imbarca nel suo lavoro scientifico più ambizioso, lo studio della cosa di cui possiede meno: il tempo. Mentre il suo corpo affronta limitazioni sempre più grandi, la sua mente continua a esplorare i limiti estremi della fisica teorica. Insieme, lui e Jane sfidano l’impossibile, aprendo nuovi territori nel campo della medicina e della scienza, e realizzando più di quello che avrebbero mai sognato di realizzare.
La Teoria di Tutto uscirà domani giovedì 15 gennaio 2015 nelle sale cinematografiche italiane mentre negli Stati Uniti è già uscito dal 7 novembre 2014.
La Teoria del Tutto: recensione del film con Eddie Redmayne
Preso dagli studi di dottorato, circondato dall’affetto degli amici e sul punto di innamorarsi della coetanea Jane Wilde, il ventenne cosmologo Stephen Hawking sfreccia in bicicletta per le strade dell’amata Cambridge con la spensieratezza di chi ha davanti a sé tutto il tempo del mondo: comincia così La Teoria del Tutto di James Marsh, presentandoci il biglietto da visita di una mente brillante che, a differenza di altri illustri colleghi portati sul grande schermo, non ha mai guardato alla società con misantropia e smarrimento, reagendo alla scoperta della malattia muscolare degenerativa destinata a distruggere il suo corpo con una battaglia per la libertà che solo la forza di un’anima altrettanto tenace e determinata avrebbe reso possibile.
Sicura dei suoi sentimenti quanto della sua fede in Dio, Jane volle Stephen a qualunque condizione, cercando il matrimonio con quel coraggio misto ad incoscienza che solo la gioventù riesce a generare: un’unione che iniziò come una sfida in faccia alla morte e proseguì anno dopo anno, cercando di resistere alla crudele monotonia del dolore con la sola protezione di una casa e una famiglia costruite e tenute in piedi con immane pazienza e forza d’animo.
La Teoria del Tutto, il film

Fra un sorriso sghembo e l’altro, pranzi domenicali e gite al mare, la parvenza di normalità inseguita dagli Hawking si respira affannosamente in una lunga serie di filmini di famiglia che lascia fuori quadro le venature più rabbiose del rapporto fra i veri protagonisti, ma non rinuncia a svegliare il fantasma di un rapporto rimasto in piedi in nome della pietà e del senso del dovere: l’unico modo per salvare quell’amore che tanto aveva potuto e comandato è aiutarlo a farsi da parte, rinunciando al lieto fine per il bene di ciò che è stato e che in altre forme potrà ancora essere.
In un gioco frequente di primi piani spezza cuore e panoramiche solitarie che mettono tristemente a fuoco lo straziante decorso della malattia, Marsch dirige con tocco gentile e malinconico una pellicola che commuove e conquista grazie alle grandi prove di Eddie Redmayne e Felicity Jones: il lavoro di mimesi e aderenza del primo è pressoché totale ma la collega non è da meno, nel sottile ritratto di una donna pronta a qualsiasi sacrificio senza però mai smettere di essere se stessa.
Tratto dal libro di Jane Hawking, La Teoria del Tutto rinuncia all’opportunità di approfondire le rivoluzionarie teorie dello scienziato così come la stretta correlazione fra la degenerazione fisica e il raggiungimento della gloria accademica, trovando però nel punto di vista strettamente “domestico”qualcosa di più importante: la storia del viaggio di due persone, punti lontani in un universo infinito che attraverso il tempo e lo spazio hanno scelto di percorrere insieme il loro cammino, realizzando nella perseveranza della vita stessa una divinità inaspettata.
La Teoria del Tutto: prima clip in italiano
Cresce l’attesa per l’arrivo al cinema del film La Teoria di Tutto, presentato al Torino Film Festival 2014 alla presenza del protagonista del film, Eddie Redmayne. Ebbene oggi nell’attesa gustiamoci la prima clip in italiano tratta dal film:
LEGGI ANCHE Eddie Redmayne intervista al protagonista di La Teoria del Tutto
La Teoria di Tutto è la straordinaria ed edificante storia di una delle più grandi menti viventi del mondo, il rinomato astrofisico Stephen Hawking, e di due persone che contro ogni probabilità hanno sfidato gli ostacoli più imponenti con il loro amore. Il film è basato sulle memorie di Jane Hawking “Travelling to Infinity: My Life with Stephen” ed è diretto dal vincitore del premio Oscar® James Marsh (Man on Wire).
La Teoria del Tutto: poster italiano del film con Eddie Redmayne
Eddie Redmayne e Felicity Jones guardano le stelle nel poster italiano de La Teoria di Tutto, biopic sulla vita e gli studi di Stephen Hawking, lo scienziato che ha stravolto la concezione dell’Universo e dell’origine del Mondo.

La Teoria di Tutto (The Theory of Eveything) si concentra sulla relazione romantica che Hawking ha intrecciato all’epoca di Cambridge con la donna che sarebbe poi diventata sua moglie, Jane Wilde. La relazione con questa brillante donna portò lo scienziato ad abbracciare notevli sfide personali e scientifiche, e aprì il suo mondo, così a sua volta lui fu in grado di aprire il mondo intero ad una nuova visione ed una nuova prospettiva. Il film uscirà il 7 novembre 2014.
La Teoria di Tutto è diretto dal regista premio Oscar James Marsh (Man on Wire; Doppio Gioco) ed è basato sulle memorie di Jane Wilde “Travelling to Infinity: My Life with Stephen”; la sceneggiatura è di Anthony McCarten che si occupa anche della produzione con Lisa Bruce e i soci della Working Title Tim Bevan e Eric Fellner.
Peter Schlessel, CEO della Focus, ha commentato: “Questa straordinaria storia d’amore tra una delle più grandi menti della storia e sua moglie è profondamente commovente e d’ispirazione, raccontata con cuore e humor. Sotto la dinamica regia di James Marsh, Eddie Redmayne e Felicity Jones ci consegnano due performance di straordinario impatto emotivo.”
Oltre a Eddie Redmayne e Felicity Jones nel cast di Theory of Everything ci sono anche Emily Watson e David Thewlis.
La Teoria del Tutto: nuova clip del film in italiano
È adesso disponibile, tramite il canale Youtube della divisione italiana di Universal Pictures, una nuova scena in italiano tratta da La Teoria di Tutto, biopic che vede protagonisti Eddie Redmayne e Felicity Jones nei panni del genio astrofisico Stephen Hawking e di sua moglie Jane.
Ricordiamo che il film è tratto dal libro di memorie “Travelling to Infinity: My Life with Stephen” di Jane Hawking, e che è diretto James Marsh, regista premio Oscar per il famoso film documentario Man on Wire – Un uomo tra le torri. Nel cast di La Teoria del Tutto sono presenti anche Emily Watson, Charlie Cox, Harry Lloyd, David Thewlis, Adam Godley, Simon McBurney, Enzo Cilenti.
Qui di seguito la nuova clip dal film:
La sinossi del film è la seguente: Nel 1963, da studente di cosmologia della leggendaria università inglese Cambridge, Stephen (interpretato da Eddie Redmayne di Les Misérables) sta facendo grandi passi ed è determinato a trovare una “spiegazione semplice ed eloquente” per l’universo. Anche il suo mondo privato si schiude quando si innamora perdutamente di una studentessa di lettere della stessa Cambridge, Jane Wilde (Felicity Jones di The Invisible Woman). Ma, all’età di 21 anni, questo giovane uomo sano e dinamico riceve una diagnosi che gli cambia la vita: la malattia del motoneurone attaccherà i suoi arti e le sue capacità, lasciandolo con una limitata capacità di linguaggio e di movimento e con circa due anni di vita da vivere. L’amore di Jane, il suo combattivo supporto e la sua determinazione sono incrollabili – e i due si sposano. Con la sua nuova moglie che lotta instancabilmente al suo fianco, Stephen si rifiuta di accettare la sua diagnosi. Jane lo incoraggia a finire il suo dottorato, che include la sua teoria iniziale sulla creazione dell’universo. La coppia mette su famiglia e con il suo dottorato da poco guadagnato e accolto con grande gioia, Stephen si imbarca nel suo lavoro scientifico più ambizioso, lo studio della cosa di cui possiede meno: il tempo. Mentre il suo corpo affronta limitazioni sempre più grandi, la sua mente continua a esplorare i limiti estremi della fisica teorica. Insieme, lui e Jane sfidano l’impossibile, aprendo nuovi territori nel campo della medicina e della scienza, e realizzando più di quello che avrebbero mai sognato di realizzare.
La Teoria di Tutto esce nelle sale italiane a partire dal 15 gennaio 2015.
La teoria del tutto: il genio e l’amore verso Stephen Hawking
La teoria del tutto è uno di quei film che ha saputo parlare al cuore degli spettatori, con la sua finezza e la sua grazia.
Rappresentare il genio e l’amore di Stephen Hawking per la sua Jane e per le stelle non è stata cosa facile, ma si può dire che l’obiettivo è stato raggiunto, facendo fruttare anche l’Oscar per il Miglior Attore a Eddie Redmayne.
Ecco dieci cose da sapere su La teoria del tutto.
La teoria del tutto film

1. Si è preparato al ruolo in modi diversi. Interpretare un personaggio come Stephen Hawking non è semplice e per farlo, Eddie Redmayne ha escogitato diversi modi per prepararsi. Ha perso circa 15 chili, si è allenato per quattro mesi con un ballerino per imparare a controllare il suo corpo. Inoltre, ha incontrato quaranta pazienti affetti da SLA e ha tenuto un grafico in cui seguiva l’ordine della declinazione dei muscoli di Hawking, rimanendo davanti allo specchio per ore, contorcendosi il viso. Tanto realismo gli è costato anche una modifica della sua spina dorsale, poiché rimaneva curvo e immobile per diverse ore al giorno durante le riprese.
2. Eddie Redmayne ha improvvisato. Nella scena con Jane (Felicity Jones) e Stephen sul letto, dopo averlo spostato in cucina, Stephen sussurra “Grazie”. Secondo l’attore protagonista, in origine non c’erano parole previste per questa scena e la battuta è stata un rifletto automatico dell’attore.
3. Ci sono voluti tre anni per adattare il libro. Lo sceneggiatore Anthony McCarten ha rivelato di aver trascorso i tre anni precedenti il film a convincere Jane Hawking ad accettare la proposta di un adattamento cinematografico del suo libro.
La teoria del tutto streaming
4. Il film è disponibile sulle piattaforme digitali. Chi desidera approcciarsi a questo film per la prima volta, o desidera rivederlo, è possibile farlo grazie alle piattaforme di streaming digitale. Infatti, La teoria del tutto si può trovare su Chili, Rakuten Tv, Google Play e iTunes.
La teoria del tutto frasi

5. Un film con frasi che rimarranno nella memoria collettiva. Non sono molti i film che riescono a colpire il pubblico, lasciandogli nella mente e nel cuore delle frasi significative. Eppure, un film come La teoria del tutto ci è riuscito, ed ecco qualche esempio:
- “Qual è la natura del tempo? Giungerà mai a una fine? Possiamo tornare indietro nel tempo? Un giorno forse queste risposte ci sembreranno ovvie come la Terra che orbita intorno al sole o magari ridicole come una torre di tartarughe. Solo il tempo, qualunque cosa sia, ce lo dirà.”
- “Dimostrerò con una singola equazione che il tempo ha avuto un inizio. Non sarebbe grandioso, professore? Un’unica semplice, elegante equazione per spiegare tutto!”
- “È chiaro che noi siamo solo una razza evoluta di primati su un pianeta minore che orbita intorno a una stella di medie dimensioni nell’estrema periferia di una tra cento miliardi di galassie. Ma… fin dall’alba della civiltà l’uomo si è sempre sforzato di arrivare alla comprensione dell’ordine che regola il mondo, dovrebbe esserci qualcosa di molto speciale nelle condizioni al confine dell’universo e cosa può esserci di più speciale che l’assenza di confini? E non dovrebbero esserci confini agli sforzi umani, noi siamo tutti diversi. Per quanto possa sembrare brutta la vita c’è sempre qualcosa che uno può fare e con successo. Perché finché c’è vita, c’è speranza.”
- “Einstein diceva: “Dio non gioca ai dadi”. Posso aggiungere che non solo gioca ai dadi, ma li lancia dove non li possiamo trovare!”
- “Dovrebbe esserci qualcosa di molto speciale nelle condizioni ai confini dell’universo. E cosa può essere più speciale dell’assenza di confini? Non dovrebbero esserci confini agli sforzi umani.”
La teoria del tutto trama e trailer
6. La storia di un fisico e del suo amore per le stelle e per Jane. La teoria del tutto racconta la storia di Stephen Hawking e di Jane Wilde, studentessa d’arte di cui il giovane fisico si innamora mentre studiavano entrambi a Cambridge negli anni ’60. A soli 21 anni, Stephen viene colpito da una malattia terminale, con due anni di vita previsti. Viene, però, stimolato dall’amore di Jane, diventa marito, padre e anche uno dei più grandi fisici mai conosciuti dopo Einstein.
7. Il trailer del film è stellare. Impossibile non rimanere incantati davanti al trailer di un film come La teoria del tutto. Un breve promo che mostra, in sintesi, l’amore del protagonista per la propria amata e per le stelle, per un universo che si trova senza confini.
La teoria del tutto libro
8. Il film è tratto dal libro di Jane Wilde Hawking. La teoria del tutto non è altro che un adattamento cinematografico della biografia Verso l’infinito (Travelling to Infinity: My Life With Stephen in originale), scritta da Jane Wilde Hawking, amore universitario e prima moglie di Stephen Hawking.
9. Sono state consentite delle modifiche per questioni di tempo. Jane Hawking ha affermato che, nonostante le sue suppliche ai produttori, affinchè rimanessero fedeli a quanto esplicitato nel libro, sono state consentite delle modifiche per questioni di lunghezza del film.
La teoria del tutto cast
10. Eddie Redmayne ha incontrato Stephen Hawking una volta prima delle riprese. Prima iniziare a girare La teoria del tutto, Redmayne ha incontrato Hawking e di questo incontro ha detto “Nelle tre ore trascorse con lui, ha detto forse otto frasi. Semplicemente non mi sentivo in grado di chiedergli cose intime”.
Fonti: IMDb, The Guardian, Frasi Celebri
La Teoria del Tutto: featurette “Cos’è la Teoria del Tutto”
Cresce l’attesa per l’arrivo al cinema del film La Teoria di Tutto, che sarà presentato al Torino Film Festival 2014 alla presenza del protagonista del film, Eddie Redmayne. Ebbene oggi nell’attesa gustiamoci questo nuovo contributo video intitolato “Che cos’è la teoria del tutto” per un approfondimento scentifico:
La Teoria di Tutto è la straordinaria ed edificante storia di una delle più grandi menti viventi del mondo, il rinomato astrofisico Stephen Hawking, e di due persone che contro ogni probabilità hanno sfidato gli ostacoli più imponenti con il loro amore. Il film è basato sulle memorie di Jane Hawking “Travelling to Infinity: My Life with Stephen” ed è diretto dal vincitore del premio Oscar James Marsh (Man on Wire).
La Teoria del Tutto: clip del film con Eddie Redmayne
Ecco un clip di La Teoria di Tutto, in esclusiva per Variety, in cui vediamo Eddie Redmayne alle prese con il complesso personaggio di Stephen Hawking.
La Teoria di Tutto si concentra sulla relazione romantica che Hawking ha intrecciato all’epoca di Cambridge con la donna che sarebbe poi diventata sua moglie, Jane Wilde. La relazione con questa brillante donna portò lo scienziato ad abbracciare notevli sfide personali e scientifiche, e aprì il suo mondo, così a sua volta lui fu in grado di aprire il mondo intero ad una nuova visione ed una nuova prospettiva. Il film uscirà il 7 novembre 2014.
La Teoria di Tutto è diretto dal regista premio Oscar James Marsh (Man on Wire; Doppio Gioco) ed è basato sulle memorie di Jane Wilde “Travelling to Infinity: My Life with Stephen”; la sceneggiatura è di Anthony McCarten che si occupa anche della produzione con Lisa Bruce e i soci della Working Title Tim Bevan e Eric Fellner. Oltre a Eddie Redmayne e Felicity Jones nel cast di Theory of Everything ci sono anche Emily Watson e David Thewlis.
Peter Schlessel, CEO della Focus, ha commentato: “Questa straordinaria storia d’amore tra una delle più grandi menti della storia e sua moglie è profondamente commovente e d’ispirazione, raccontata con cuore e humor. Sotto la dinamica regia di James Marsh, Eddie Redmayne e Felicity Jones ci consegnano due performance di straordinario impatto emotivo.”
La teoria del tutto: 10 cose che non sai sul film
Basato sulla vita del fisico e cosmologo Stephen Hawking, La teoria del tutto è un film diretto nel 2014 dal regista James Marsh. Apprezzato dal pubblico e dalla critica, il film si è affermato come uno dei migliori dell’anno, ottenendo importanti riconoscimenti anche grazie ai suoi due interpreti principali.
Ecco 10 cose che non sai su La teoria del tutto.
La teoria del tutto: gli attori del film
1. Gli attori del film hanno ricevuto importanti riconoscimenti. Protagonista del film nel ruolo di Hawkins è l’attore Eddie Redmayne, che per il suo lavoro sul personaggio ha ricevuto le lodi di critica e pubblico, aggiudicandosi alcuni tra i più importanti premi dell’industria cinematografica. Sua co-protagonista è l’attrice Felicity Jones, nel ruolo di Jane Wilde Hawking, moglie dello scienziato e sua prima sostenitrice.
2. Redmayne ha lavorato molto sulla fisicità del personaggio. Per prepararsi al ruolo l’attore ha studiato a lungo la vita del celebre scienziato, e si è dedicato per molte ore al giorno al lavoro sul corpo, cercando di riprodurre il degenerare della disabilità attraverso un processo di controllo totale dei suoi muscoli.
3. Anche Felicity Jones ha lavorato a lungo sul suo personaggio. Allo stesso modo del suo co-protagonista, la Jones ha speso molto tempo a contatto con l’autrice del romanzo, Jane Wilde Hawkings, incorporando i suoi manierismi e il suo modo di parlare, tanto da soprendere la vera Jane con il suo risultato, molto apprezzato poi da critica e pubblico.

La teoria del tutto è tratto da un libro
4. È la trasposizione cinematografica di un celebre libro. La pellicola è l’adattamento cinematografico della biografia Verso l’infinito, scritta da Jane Wilde Hawking, ex moglie del fisico. Il film dà infatti grande spazio al suo punto di vista, mostrando la difficoltà ma anche la gioia del condividere la vita con il celebre fisico.
La teoria del tutto: i premi
5. Ha ricevuto numerosi premi. Il film è stato particolarmente apprezzato dalla critica ed è stato nominato a ben 5 premi Oscar, tra cui miglior attrice, miglior attore e miglior film. Redmayne vinse poi il premio come miglior attore. Il film ha poi ottenuto importanti riconoscimenti anche presso i premi Golden Globe, Screen Actors Guild Awards e i British Academy Film Awards.
La teoria del tutto: Stephen Hawking
6. Si è dichiarato entusiasta del film. Prima di intraprendere il ruolo, Redmayne ha trascorso molto tempo a contatto con Hawkins, studiandolo per poterlo interpretare al meglio. In seguito Hawkins si è dichiato così colpito dal film, da sembrargli di vedere sé stesso in più di un’occasione.
7. Ha prestato la sua voce per il film. La voce elettronica di Hawkins è una delle sue caratteristiche più note. Quella che si sente nel film è realmente la voce di Hawkins, la quale ha gentilmente concesso la possibilità di usarla nelle scene che lo richiedevano poiché era particolarmente soddisfatto dal risultato del film.
La teoria del tutto: il film completo
8. È possibile trovare il film completo sul Web. Per chi ha amato il film, è possibile riguardarlo in modo completo attraverso alcune piattaforme streaming. Tra queste ci sono Rakuten TV, Chili, Google Play, Apple iTunes e Tim Vision. Qui sarà possibile noleggiare il film o guardarlo semplicemente sottoscrivendo un abbonamento alla piattaforma.

La teoria del tutto: il trailer del film
9. Il trailer evoca numerose emozioni. Quando si pensa ad un film sulla vita di Hawkins, si immagina una pellicola incentrata sul suo lavoro scientifico. Il film tuttavia affronta la vita del fisico da un punto di vista più privato, trattando la storia della sua relazione con Jane Wilde, sua moglie e sostenitrice. Il trailer del film riesce a far capire bene questo punto di vista particolare, ed ha così attratto numerose fasce di pubblico.
La teoria del tutto: le frasi del film
10. Contiene delle frasi divenute celebri. All’interno del film sono contenute molte delle massime pronunciate da Hawkins nel corso della sua vita, ma anche tante altre frasi memorabili. Eccone alcune di seguito.
– Non dovrebbero esserci limiti allo sforzo umano. Siamo tutti diversi. Per quanto possa sembrare brutta la vita, c’è sempre qualcosa che si può fare e in cui riuscire. Finché c’è vita, c’è speranza. (Stephen Hawking)-
– Provare con una singola equazione che il Tempo ha avuto un inizio. Non sarebbe bello, professore? Un’unica, elegante equazione, per spiegare tutto. (Stephen Hawking)
– Qual è la natura del tempo? Giungerà mai a una fine? Possiamo tornare indietro nel tempo? Un giorno forse queste risposte ci sembreranno ovvie come la Terra che orbita intorno al sole o magari ridicole come una torre di tartarughe. Solo il tempo, qualunque cosa sia, ce lo dirà. (Stephen Hawking)
Fonte: IMDb
La Teoria del Tutto trailer italiano del film su Stephen Hawking
Ecco il trailer italiano di La Teoria di Tutto (The Theory of Everything), film che vedrà riportare sul grande schermo la giovinezza del celebre scienziato Stephen Hawking. Nel trailer possiamo vedere Eddie Redmayne nei panni di un giovane Hawking e Felicity Jones, che interpreta invece la moglie dello scienziato, Jane Wilde.
La Teoria di Tutto è diretto dal regista premio Oscar James Marsh (Man on Wire; Doppio Gioco) ed è basato sulle memorie di Jane Wilde “Travelling to Infinity: My Life with Stephen”; la sceneggiatura è diAnthony McCarten che si occupa anche della produzione con Lisa Bruce e i soci della Working Title Tim Bevan e Eric Fellner.
La Teoria di Tutto si concentra sulla relazione romantica che Hawking ha intrecciato all’epoca di Cambridge con la donna che sarebbe poi diventata sua moglie, Jane Wilde. La relazione con questa brillante donna portò lo scienziato ad abbracciare notevli sfide personali e scientifiche, e aprì il suo mondo, così a sua volta lui fu in grado di aprire il mondo intero ad una nuova visione ed una nuova prospettiva. Il film uscirà il 7 novembre 2014.
Peter Schlessel, CEO della Focus, ha commentato: “Questa straordinaria storia d’amore tra una delle più grandi menti della storia e sua moglie è profondamente commovente e d’ispirazione, raccontata con cuore e humor. Sotto la dinamica regia di James Marsh, Eddie Redmayne e Felicity Jones ci consegnano due performance di straordinario impatto emotivo.”
Oltre a Eddie Redmayne e Felicity Jones nel cast de La Teoria di Tutto ci sono anche Emily Watson eDavid Thewlis.
La teoria del tutto dal 29 aprile in Home Video
Arriva domani in Blu-ray e DVD la toccante interpretazione del Premio Oscar Eddie Redmayne ne La Teoria di Tutto, il coinvolgente drama sulla vita dell’astrofisico Stephen Hawking.
Il film, interpretato da Eddie Redmayne e Felicity Jones e diretto da James Marsh, si è aggiudicato tra gli altri riconoscimenti un Premio Oscar , due Golden Globe (Miglior attore in un film drammatico, Miglior colonna sonora originale) e due BAFTA (Miglior attore protagonista e Miglior sceneggiatura non originale).





























