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Il racconto dei racconti: primo poster del film di Matteo Garrone

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Ecco il poster de Il racconto dei racconti, il nuovo film diretto da Matteo Garrone e che sarà in concorso al prossimo Festival di Cannes.

il racconto dei racconti

Ambientato in diverse regioni d’Italia, tra paesaggi misteriosi e luoghi tuttora segreti, il film – girato in inglese – si avvale di un cast internazionale: SALMA HAYEKVINCENT CASSELTOBY JONES e JOHN C. REILLY, con SHIRLEY HENDERSONHAYLEY CARMICHAELBEBE CAVESTACY MARTINCHRISTIAN LEESJONAH LEESGUILLAUME DELAUNAY, con la partecipazione di ALBA ROHRWACHER e MASSIMO CECCHERINI.

«Ho scelto di avvicinarmi al mondo di Basile – spiega Garrone – perché ho ritrovato nelle sue fiabe quella commistione fra reale e fantastico che ha sempre caratterizzato la mia ricerca artistica. Le storie raccontate ne “Il racconto dei racconti” descrivono un mondo in cui sono riassunti gli opposti della vita: l’ordinario e lo straordinario, il magico e il quotidiano, il regale e lo scurrile, il terribile e il soave».

La sceneggiatura del film è firmata dallo stesso MATTEO GARRONE con EDOARDO ALBINATIUGO CHITI e MASSIMO GAUDIOSO; la fotografia è di PETER SUSCHITZKY, storico collaboratore di David Cronenberg, le musiche del premio Oscar ALEXANDRE DESPLAT (alla sua seconda collaborazione con Garrone dopo Reality), il montaggio di MARCO SPOLETINI, le scenografie di DIMITRI CAPUANI e i costumi di MASSIMO CANTINI PARRINI.

IL RACCONTO DEI RACCONTI è prodotto da MATTEO GARRONEJEREMY THOMASJEAN e ANNE-LAURE LABADIE: una co-produzione ARCHIMEDE e LE PACTE, con RAI CINEMA, e con RECORDED PICTURES, con il sostegno del MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO – DIREZIONE GENERALE CINEMA e di EURIMAGESAPULIA FILM COMMISSION e REGIONE LAZIO – FONDO REGIONALE PER L’AUDIOVISIVO, in associazione con, ai sensi delle norme sul tax credit, GAMENETBANCA POPOLARE DI VICENZA, MORATO PANE, AMER, GRUPPO BARLETTA, CINEFINANCE. Executive Producers: ALESSIO LAZZARESCHIPETER WATSONNICKI HATTINGH,ANNE SHEEHANSHERYL CROWN.

Il Racconto dei Racconti: prime immagini del film di Matteo Garrone

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E dopo aver visto le prime immagini di Youth – La giovinezza di Paolo Sorrentino ora tocca a un altro attesissimo film di uno dei più grandi registi italiani: Matteo Garrone. Infatti in un servizio andato in onda durante il TG1 abbiamo potuto vedere le primissime esclusive immagini di Il Racconto dei Racconti, il suo nuovo film in uscita il 14 maggio che verrà presentato presumibilmente al Festival di Cannes che ha sempre avuto per il regista un’attenzione particolare infatti con Gomorra e Reality Garrone ha vinto due volte il Gran Premio della Giuria.

Scritto da Garrone con Edoardo Albinati, Ugo Chiti e Massimo Gaudioso, Il Racconto dei Racconti, liberamente tratto dalla raccolta di fiabe di Giambattista Basile intitolata Lo Cunto de li cunti pubblicata a Napoli tra il 1634 e il 1636, sarà distribuito da 01 Distribution e vanterà nel cast star internazionali del calibro di Salma Hayek, Vincent Cassel, Toby Jones, John C. Reill, oltre alla partecipazione di Alba Rohrwacher e altri attori italiani. La colonna sonora è firmata dal premio Oscar Alexandre Desplat.

Un vero e proprio trailer uscirà nelle prossime ore, ma se proprio non riuscite ad attendere, e vi capiamo, potete cliccare QUI per visionare il servizio del TG1. Buona visione.

Fonte: TG1

 

Il racconto dei racconti: nuove clip del film di Matteo Garrone

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Il racconto dei racconti: nuove clip del film di Matteo Garrone

Ecco le clip in italiano tratte da Il racconto dei racconti, il film di Matteo Garrone in concorso al Festival di Cannes con protagonisti Salma Hayek, Vincent Cassel e Toby Jones.

LEGGI LA NOSTRA RECENSIONE DEL FILM

Ambientato in diverse regioni d’Italia, tra paesaggi misteriosi e luoghi tuttora segreti, il film – girato in inglese – si avvale di un cast internazionale: SALMA HAYEKVINCENT CASSELTOBY JONES e JOHN C. REILLY, con SHIRLEY HENDERSONHAYLEY CARMICHAELBEBE CAVESTACY MARTINCHRISTIAN LEESJONAH LEESGUILLAUME DELAUNAY, con la partecipazione di ALBA ROHRWACHER e MASSIMO CECCHERINI.

«Ho scelto di avvicinarmi al mondo di Basile – spiega Garrone – perché ho ritrovato nelle sue fiabe quella commistione fra reale e fantastico che ha sempre caratterizzato la mia ricerca artistica. Le storie raccontate ne “Il racconto dei racconti” descrivono un mondo in cui sono riassunti gli opposti della vita: l’ordinario e lo straordinario, il magico e il quotidiano, il regale e lo scurrile, il terribile e il soave».

Stacy Martin
Stacy Martin

La sceneggiatura del film è firmata dallo stesso MATTEO GARRONE con EDOARDO ALBINATIUGO CHITI e MASSIMO GAUDIOSO; la fotografia è di PETER SUSCHITZKY, storico collaboratore di David Cronenberg, le musiche del premio Oscar ALEXANDRE DESPLAT (alla sua seconda collaborazione con Garrone dopo Reality), il montaggio di MARCO SPOLETINI, le scenografie di DIMITRI CAPUANI e i costumi di MASSIMO CANTINI PARRINI.

Il racconto dei racconti - Salma Hayek e John C. Reilly
Il racconto dei racconti – Salma Hayek e John C. Reilly

IL RACCONTO DEI RACCONTI è prodotto da MATTEO GARRONEJEREMY THOMASJEAN e ANNE-LAURE LABADIE: una co-produzione ARCHIMEDE e LE PACTE, con RAI CINEMA, e con RECORDED PICTURES, con il sostegno del MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO – DIREZIONE GENERALE CINEMA e di EURIMAGESAPULIA FILM COMMISSION e REGIONE LAZIO – FONDO REGIONALE PER L’AUDIOVISIVO, in associazione con, ai sensi delle norme sul tax credit, GAMENETBANCA POPOLARE DI VICENZA, MORATO PANE, AMER, GRUPPO BARLETTA, CINEFINANCE. Executive Producers: ALESSIO LAZZARESCHIPETER WATSONNICKI HATTINGH,ANNE SHEEHANSHERYL CROWN.

Il racconto dei racconti: le spettacolari foto del film di Matteo Garrone

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Mentre cresce l’attesa per il debutto al Festival di Cannes 2015, oggi arrivano nuove spettacolari foto de Il racconto dei racconti, il nuovo film di Matteo Garrone:

LEGGI ANCHE: Matteo Garrone presenta Il racconto dei racconti

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Ambientato in diverse regioni d’Italia, tra paesaggi misteriosi e luoghi tuttora segreti, il film – girato in inglese – si avvale di un cast internazionale: SALMA HAYEKVINCENT CASSELTOBY JONES e JOHN C. REILLY, con SHIRLEY HENDERSONHAYLEY CARMICHAELBEBE CAVESTACY MARTINCHRISTIAN LEESJONAH LEESGUILLAUME DELAUNAY, con la partecipazione di ALBA ROHRWACHER e MASSIMO CECCHERINI.

«Ho scelto di avvicinarmi al mondo di Basile – spiega Garrone – perché ho ritrovato nelle sue fiabe quella commistione fra reale e fantastico che ha sempre caratterizzato la mia ricerca artistica. Le storie raccontate ne “Il racconto dei racconti” descrivono un mondo in cui sono riassunti gli opposti della vita: l’ordinario e lo straordinario, il magico e il quotidiano, il regale e lo scurrile, il terribile e il soave».

La sceneggiatura del film è firmata dallo stesso MATTEO GARRONE con EDOARDO ALBINATIUGO CHITI e MASSIMO GAUDIOSO; la fotografia è di PETER SUSCHITZKY, storico collaboratore di David Cronenberg, le musiche del premio Oscar ALEXANDRE DESPLAT (alla sua seconda collaborazione con Garrone dopo Reality), il montaggio di MARCO SPOLETINI, le scenografie di DIMITRI CAPUANI e i costumi di MASSIMO CANTINI PARRINI.

Il racconto dei raccontiIL RACCONTO DEI RACCONTI è prodotto da MATTEO GARRONEJEREMY THOMASJEAN e ANNE-LAURE LABADIE: una co-produzione ARCHIMEDE e LE PACTE, con RAI CINEMA, e con RECORDED PICTURES, con il sostegno del MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO – DIREZIONE GENERALE CINEMA e di EURIMAGESAPULIA FILM COMMISSION e REGIONE LAZIO – FONDO REGIONALE PER L’AUDIOVISIVO, in associazione con, ai sensi delle norme sul tax credit, GAMENETBANCA POPOLARE DI VICENZA, MORATO PANE, AMER, GRUPPO BARLETTA, CINEFINANCE. Executive Producers: ALESSIO LAZZARESCHIPETER WATSONNICKI HATTINGH,ANNE SHEEHANSHERYL CROWN.

Il Racconto dei Racconti: le magie di Leonardo Cruciano e Makinarium

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Il nuovo film di Matteo GarroneIl Racconto dei Racconti è ancora in programmazione nelle sale d’Italia e oggi ne parliamo con Leonardo Cruciano, supervisor SFX del film e co-fondatore di Makinarium (società che ha curato gli effetti del film) e ad Angelo Poggi, Business Development Manager di Makinarium.

Come sei arrivato fino a Garrone, o come lui è arrivato fino a te?

L.C.: Ho conosciuto Matteo Garrone ai tempi di Reality: allora avevamo realizzato qualche piccolo effetto per il film ma, istintivamente, abbiamo subito instaurato un rapporto creativo molto stimolante. Garrone, oltre a essere un regista già affermato, è anche stato un pittore, cosa che traspare in ogni suo film; io invece, oltre che artigiano degli effetti speciali, porto avanti le mie ricerche da illustratore. E così, tra disegni e racconti, abbiamo iniziato un bel dialogo. Da subito ci siamo accorti di avere caratteri diversissimi, ma l’empatia creatasi, la sincronia, ci hanno portato a condividere delle visioni.

Qual è stato il processo per la creazione delle creature?

L.C.: Garrone aveva in mente di realizzare esplicitamente una favola, in tutta la sua essenza di racconto primordiale; anche negli altri suoi film ne esistevano le componenti, ma questa volta, anche visivamente, la pittoricità di un mondo magico di castelli e creature doveva andare in scena con tutto lo sporco, la matericità, la carne del “vero”. Così mi ha coinvolto al concept delle creature, poi alla loro messa in scena; ho iniziato quindi a studiare come adattare le soluzioni di effetti Speciali ed effetti Visivi alla narrazione e al suo stile di regia, così unico, cercando di non penalizzarlo nel compromesso con le loro dinamiche.

LEGGI ANCHE: Makinarium: la nuova frontiera italiana degli effetti speciali

Oltre ai mostri veri e propri, quale altro aspetto della realizzazione del film è stato particolarmente interessante o difficile?

L.C.: La sfida vera non è mai stata il drago, o la pulce, o le creature; che si trattasse di paesaggi in matte painting o trucchi prostetici su attori, avevamo una buona pianificazione per risolvere qualsiasi problema, in un modo o nell’altro. Credo invece che la sfida sia stata proprio mantenere la loro coerenza visiva senza che si scollassero dal film.

Come si è sviluppata la collaborazione con la CGI? Dove finisce il tuo lavoro e comincia il loro?

L.C.: Abbiamo messo su un sistema creativo basato sulla visione unitaria, una factory integrata di effetti visivi e fisici: Special Make-up, Props Making, Mechanical, Animatronics, 3D Set Scanning, Visual Effects. Molti effetti erano piuttosto complicati data la delicata cifra stilistica che dovevamo mantenere.

Secondo me l’unica maniera per riuscirci era creare un gruppo unico, un’unica visione più vicina possibile a quella del suo autore, Garrone, calibrando e variando le soluzioni tecniche di Sfx e Vfx con il crescere del progetto.

LEGGI ANCHE: Il Racconto dei Racconti: Intervista al VFX Supervisor Bruno Albi Marini

Il film di Garrone a oggi rappresenta un unicum con un budget così alto. Che prospettive ci sono per una replica dello stesso calibro in Italia?

A.P.: Le prospettive non sono entusiasmanti, infatti stiamo guardando al mercato internazionale. A Cannes abbiamo presentato la nostra società alle maggiori case di produzione americane con risultati molto incoraggianti e ci siamo posti come un gruppo che può anche coprodurre, andare oltre il service, e gestire la produzione esecutiva totale di progetti stranieri che ben si sposano con le location italiane. L’obiettivo è diventare un riferimento internazionale non solo per gli Stati Uniti ma anche per altri mercati molto importanti come quello asiatico. Noi portiamo il nostro stile autentico, la nostra visione originale dell’illusione ottica e diamo la possibilità a ogni produzione di personalizzare l’effetto visivo, dando così un’interpretazione e mood diverso per ogni film, evitando quell’appiattimento sugli effetti visivi che si è notato in questi ultimi anni, a parte qualche grande progetto.

LEGGI ANCHE: Il Racconto dei Racconti: spettacolari concept e le foto del film di Matteo Garrone

Che cosa bolle nei pentoloni della tua officina? Cosa farai adesso?

L.C.: Makinarium è coinvolta in diversi film, serie europee e hollywoodiane, solo con uno o due reparti realizzativi per volta; magari in uno siamo presenti solo con lo special make-up, in un altro con il props making e in altri con il Vfx, come accade ora per Ben Hur, Zoolander 2 e il nuovo film di Daniele Luchetti.

A.P. Il nostro programma prevede nei prossimi mesi l’ampliamento dell’organico di Makinarium, lavorando a una maggiore strutturazione aziendale per affrontare le sfide internazionali; il trasferimento nella nuova sede dei Cinecittà Studios; l’esportazione del nostro brand e modello di business (Formazione – Produzione – Innovazione), fondato sull’altissima qualità artistica dei creativi italiani, nei rigogliosi mercati asiatici e del middle east che, nonostante la diffusa percezione di pessimismo che si vive nel nostro paese, vedono l’Italia come un concentrato di eccellenze da cui apprendere e imparare.

Il Racconto dei Racconti: Intervista al VFX Supervisor Bruno Albi Marini

In ESCLUSIVA Cinefilos.it ha intervistato Bruno Albi Marini il supervisore degli effetti visivi che ha reso possibile , insieme ad altre eccellenze italiane, la realizzazione de Il Racconto dei Racconti di Matteo Garrone, film in concorso che durante la sua proiezione al Festival di Cannes ha raccolto numerosi consensi tra critica internazionale e pubblico.

Ha una lunghissima carriera piena di titoli molto diversi tra loro, com’è stato l’approccio al lavoro con Matteo Garrone e come, in base agli effetti, sono state girate le scene?

Ho conosciuto Matteo lavorando per il film Reality. Lavorare con lui è una bella sfida per chi fa il nostro mestiere, perché è un regista che della realtà ama le imperfezioni, le sporcature, le casualità mentre il digitale nasce perfetto, pulito e preordinato. Bisogna quindi abbandonare tutto quello che rappresenta il digitale dichiarato e fine a se stesso e mettersi completamente al servizio del film.
E’ vero che anche io, e mi rendo conto di quanto  sia paradossale per un supervisore vfx, ritengo che il digitale vada usato lo stretto indispensabile, che sia talvolta “un male necessario” nel cinema, e che non debba mai prevaricare in maniera prepotente le immagini, ma la nostra formazione visiva resta comunque molto distante.
Mi piace comunque pensare che siano proprio le piccole differenze fra i nostri mondi che ci hanno permesso di arricchirci reciprocamente e di creare un risultato interessante e in qualche maniera inedito.
Per quel che riguarda le scene del film direi che si possono suddividere in due macroaree: le scene girate in location reali e le scene girate interamente in teatro (Drago, Pipistrella e Crepaccio Gravine).
Se da un certo punto di vista è vero che quelle girate in teatro sono state le più complesse come post produzione,  è anche vero che avevamo un environment ideale con green a 360°. In esterni invece abbiamo spesso faticato di più per allestire ed organizzare,  tecnicamente parlando, la scena sul set (green marker etc).

LEGGI ANCHE L’EDITORIALE: Cannes 2015: Il Racconto dei Racconti come scintilla di una nuova era

Effetti speciali e effetti visivi sono due componenti diverse e importantissime di un film, che spesso vengono confuse. Dov’è il confine tra il suo lavoro e quello di Leonardo Cruciano che ha curato gli effetti speciali del film?

E’ una domanda a cui mi fa piacere rispondere perché spesso in Italia si fa confusione fra le due categorie. Gli effetti speciali sono effetti meccanici e prostetici realizzati direttamente sul set per simulare tutto quello che non è riproducibile utilizzando la realtà.
Gli effetti visivi, pur avendo lo stesso scopo, sono invece realizzati in post produzione digitale mediante l’utilizzo del computer.  Uno dei grandi equivoci italiani è quello che queste due tecniche siano un alternativa, mentre In realtà per un risultato ottimale è necessario l’utilizzo di entrambe senza alcuna prevaricazione dell’una sull’altra, anzi sfruttando i punti di forza di entrambe.
La collaborazione fra me e Leonardo Cruciano (va sottolineato che nel progetto in questione oltre ad aver curato gli sfx è anche supervisore artistico ed ideatore di tutte le creature) che va avanti ormai da molti anni, nasce proprio da questo presupposto, ed è confluita, grazie anche a questo film, nella creazione del gruppo Makinarium insieme a Nicola Sganga  (Vfx Supervisor) e ad Angelo Poggi  (Business Development Manager).

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Il racconto dei racconti

Ma vorrei fare un esempio pratico. La pulce gigante (che si vede anche nel Trailer) è stata interamente realizzata come creatura fisica in dimensione reale.
Al suo interno era presente una puppetteer (Antonia D’amore) ed era anche animata mediante tecniche animatroniche. Alcuni movimenti che però risultavano difficili da realizzare meccanicamente (respiri rantoli etc.) sono stati successivamente implementati in digitale, così come in post produzione abbiamo lavorato anche sulla resa fotografica della pelle.
Lo scopo era quello di avere un risultato finale che fosse troppo fisico per essere digitale e troppo complesso per essere meccanico e di conseguenza riuscisse a spiazzare e meravigliare lo spettatore.
Per chiudere l’argomento vorrei fare una battuta. Molti stanno scrivendo che il film funziona bene perché c’è poco digitale mentre in realtà noi sappiamo che ci sono circa 300 shot lavorati in vfx. Questo al contempo per noi è il miglior complimento ed anche la più grande condanna.
In sostanza quando fai questo mestiere la cosa migliore che ti possa capitare è che nessuno si accorga di te. E’ per questo motivo che ironicamente abbiamo ribattezzato il nostro gruppo di lavoro: “Invisibili”.

Andiamo sullo specifico, nella scena della grotta in cui Jonah è aggredito dal pipistrello, quali sono state le sfide più difficili?

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Le prime complessità che ha presentato la scena sono state di tipo pratico. C’era uno stuntman all’interno della creatura (David Ambrosi), la visibilità sotto la maschera era ridotta, faceva un gran caldo e gli spazi nella grotta erano molto stretti, quindi la recitazione è stata estremamente complessa.  In post produzione abbiamo scurito molto l’ambientazione per rendere il look molto più “caravaggesco” e la creatura più minacciosa. In alcune inquadrature la creatura è stata sostituita in digitale oppure parzialmente integrata, è stata anche modificata la struttura della grotta per rendere più credibile il disagio del mostro nell’inseguimento. Inoltre ci sono state da rimuovere le gambe dell’attore visto che la creatura non aveva forma antropomorfa nella metà inferiore, e sono stati aggiunti i bulbi oculari, poichè durante la post produzione è emerso che la creatura non aveva abbastanza espressività senza. Molto di questa scena si deve al lavoro di Dennis Cabella e Marcello Ercole.
Discorso a parte va fatto per il finale della scena invece. Era una situazione molto delicata e l’ho seguita personalmente in ogni sua fase. Non voglio svelare troppo ma la sfida più grande è stata trovare il giusto compromesso fra fisicità e pittoricità. In questo senso importantissimi sono stati i confronti continui con il regista grazie ai quali speriamo di essere riusciti a trovare la giusta strada e di aver dato il giusto peso evocativo, magico e pittorico a quel momento così importante nel film. Fondamentale in questa fase è stato il lavoro di Gabriele Chiapponi che si è occupato di tutte le simulazioni fisiche e particellari.

Per la scena del drago all’inizio del film, le foto di scena ci hanno fatto supporre che l’acqua sia stata realizzata in digitale. È corretto? Se sì, quanto è stato difficile?


Il racconto dei racconti concept 3Comincerei  dicendo che per questa scena è stato fatto un mastodontico lavoro dal gruppo degli SFX della Makinarium. E’ stato realizzato un drago animatronico lungo quasi 10 mt, perfettamente credibile e semovente.
Inizialmente si era pensato di realizzare l’intera scena in un environment subacqueo. Le difficoltà ed i costi sul set sarebbero però stati enormi  ed anche tecnicamente la realizzazione dell’animatronica del Drago dovedo funzionare sott’acqua sarebbe stata ancor più complessa e costosa. Inoltre avremmo avuto un controllo estetico molto minore in fase di post produzione.
Abbiamo quindi deciso, daccordo con Nicola Sganga, di girare l’intera scena in studio e di ricostruire successivamente l’environment sottomarino.
Il look dela scena è cambiato molto dai primi concept. In principio l’ambientazione doveva essere molto più nitida, descrittiva e pittorica, ma successivamente ho sentito l’esigenza di proporre a Matteo un look molto più torbido ed angosciante, dove lo spazio diventava un concetto relativo e la solitudine e l’angoscia del re venivano emotivamente sottolineate dalla scarsa visibilità. Il Regista si è dimostrato entusiasta di questa scelta estetica e l’ha sposata fino alla fine.
Ci siamo in un certo senso ispirati alla scena in cui i due gemelli giocano sott’acqua nel lago (girata davvero in una piscina alle terme) che appariva molto suggestiva. 
Al di la di tutto questo in alcuni shot il drago è stato completamente sostituito o parzialmente integrato  (pinne, branchie) con un modello 3D perché doveva svolgere azioni altrimenti impossibili con l’animatronica. La cosa interessante di questo approccio è che il Drago reale aiuta a rendere più credibile quello digitale e viceversa.
Inoltre sono state inserite nuvole di sabbia digitale per dare la sensazione di un fondo sabbioso che reagisse ai movimenti di attore e creatura.
Importantissimo in questa scena l’apporto del gruppo di lavoro costituito da Matteo Petricone e Claudia Coppa, coadiuvati dal reparto 3D (Luigi Nappa, Alessandro Contenta, Gian Paolo Fragale, Andrea Salvatori)
Quindi rispondendo a proposito della difficoltà posso dire che il lavoro di post produzione ha avuto un grado di difficoltà elevatissimo a fronte di una notevole semplificazione delle cose sul set.

Per la realizzazione dei campi larghi, quanto c’è di reale, di green screen e di fondali dipinti (se sono stati usati)?

kMG_8903_bstage-Il-racconto-dei-raccontiDividerei la lavorazione sui fondali in tre aree principali.
– Ripulitura di location reali da contaminazioni moderne, sostituzioni di cieli ed adattamento alle esigenze registiche
– Realizzazione da zero di fondali miscelando varie fotografie di paesaggi,tecniche di 3D e compositing. In questa fase è stato fondamentale il lavoro di Amedeo Califano coadiuvato dai Matte Painte Artists  Tommaso Ragnisco e Giorgio Iovino
– Discorso a parte farei per la scena del Crepaccio Gravine (quella con l’orco sulla fune). Quella scena costituita da quasi 60 inquadrature è interamente girata in teatro con  due piccoli speroni di roccia e una corda. Tutto il resto del mondo è stato immaginato, ricostruito ed allestito in digitale, sempre sfruttando però immagini e fotografie reali, grazie anche al prezioso lavoro svolto da Luca Bellano aiutato da Sara Ciceroni e Korinne Cammarano.  E’ stato un lavoro enorme. Li chiamavamo il Team Ninja ed è un nome che si sono meritati davvero sul campo!

Poster

Qualcuno ha detto che per quanto è fatto bene, il film sembra americano. Noi invece abbiamo notato che il film ha una pasta vivida, carnale e realistica, molto lontana dai prodotti patinati made in USA, e proprio per questo di valore ancora maggiore. Un magnifico prodotto italiano, fatto in Italia, che non imita l’estero, ma crea, strizzando l’occhio al passato, il nuovo linguaggio della fiaba al cinema. Quanto è stato importante per gli effetti visivi l’esigenza, espressa da Garrone stesso in conferenza, di creare qualcosa di fantastico che sfociasse nel reale?

E’ un osservazione giustissima e sono contento di avere la possibilità di rispondere. Non abbiamo mai preso come modello le megaproduzioni americane, e non perché non volessimo metterci in competizione con loro o per motivi di budget differenti,  ma proprio perché il nostro gusto estetico ed espressivo era differente.
I nostri modelli di riferimento sono stati alcuni film di Guillermo Del Toro, alcuni aspetti della trilogia del Signore degli Anelli e, come già osservato da Garrone, in parte Games of Thrones. 
Volevamo la pasta lo sporco e la fisicità del mondo reale ma non volevamo, al contempo, rimanere schiacciati da questa scelta. Per questo partendo dalla realtà ci siamo poi presi alcune licenze estetiche. Lo scopo era insomma che ogni “quadro” fosse interessante come immagine e contemporaneamente non troppo distante dalla realtà.
Speriamo che il pubblico apprezzi e percepisca in maniera positiva gli sforzi fatti in questa direzione.

A parte Matteo Garrone, qual è il regista italiano a cui deve di più e con cui lavorerebbe di nuovo volentieri?
Ne vorrei citare due in particolare.
Stefano-BessoniIl primo è Stefano Bessoni, un creativo con la C maiuscola che meriterebbe di trovare molto più spazio di quello che gli conceda la macchina produttiva cinematografica italiana. Ho lavorato con lui per “Imago Mortis”, un progetto visivamente interessantissimo, e successivamente per “Krokodyle”. “Imago Mortis  è stata fra l’altro la prima occasione in cui ho conosciuto Leonardo Cruciano e si potrebbe dire che il nostro sistema di lavorazione con effetti integrati sia nato grazie a Bessoni.
L’altro è Renato De Maria. Ho lavorato recentemente con lui all’interessantissimo e visionario “La Vita Oscena”. Un regista di cui ricordo l’enorme entusiasmo, il gusto artistico e il grande rispetto per la professionalità altrui. Inoltre il suo film essendo un film molto surreale, mi ha permesso per una volta di abbandonare i tecnicismi e di dedicarmi quasi esclusivamente all’aspetto artistico. E’ stato un lavoro più simile alla video-arte che non ai classici vfx per il cinema e, personalmente, è stato anche per me un modo per avvicinarmi al mondo artistico pop che ha portato in Italia mio zio, l’indimenticato gallerista napoletano Lucio Amelio.

Permettetemi di chiudere citando le restanti persone che hanno lavorato ai vfx ma che non sono riuscito a citare nell’articolo in quanto non direttamente coinvolte nelle scene prese in esame:  Miriam Pavese, Giuseppe Motta, Rita Torchetti,  Gianluca De Pasquale, Ubaldo Boni, Alessandro Rullo, Davide Cutrone, Andrea Schiavone, Soryn Voicu. Ci tengo molto a citarli tutti perché sono loro che hanno permesso con il loro amore e la loro dedizione di realizzare questa piccola impresa.

Il logo della Makinarium è una nave volante con dei misteriosi ingranaggi al suo interno.  Mi piace pensare che ognuno di questi ragazzi sia stato uno di quegli ingranaggi. Noi supervisori abbiamo indicato la rotta da seguire ma se anche un singolo ingranaggio non avesse funzionato questo nave non sarebbe arrivata a destinazione.

Il Racconto dei Racconti: concept del film di Matteo Garrone

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Il Racconto dei Racconti: concept del film di Matteo Garrone

Mentre cresce l’attesa per la proiezione ufficiale al Festiva di Cannes 2015 del fantasy Il Racconto dei Racconti di Matteo Garrone oggi vi segnaliamo i primi concept art del film, realizzati da Leonardo CrucianoMakinarium.

LEGGI ANCHE: Il racconto dei racconti recensione del film di Matteo Garrone

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Ambientato in diverse regioni d’Italia, tra paesaggi misteriosi e luoghi tuttora segreti, il film – girato in inglese – si avvale di un cast internazionale: SALMA HAYEKVINCENT CASSELTOBY JONES e JOHN C. REILLY, con SHIRLEY HENDERSONHAYLEY CARMICHAELBEBE CAVESTACY MARTINCHRISTIAN LEESJONAH LEESGUILLAUME DELAUNAY, con la partecipazione di ALBA ROHRWACHER e MASSIMO CECCHERINI.

«Ho scelto di avvicinarmi al mondo di Basile – spiega Garrone – perché ho ritrovato nelle sue fiabe quella commistione fra reale e fantastico che ha sempre caratterizzato la mia ricerca artistica. Le storie raccontate ne “Il racconto dei racconti” descrivono un mondo in cui sono riassunti gli opposti della vita: l’ordinario e lo straordinario, il magico e il quotidiano, il regale e lo scurrile, il terribile e il soave».

La sceneggiatura del film è firmata dallo stesso MATTEO GARRONE con EDOARDO ALBINATIUGO CHITI e MASSIMO GAUDIOSO; la fotografia è di PETER SUSCHITZKY, storico collaboratore di David Cronenberg, le musiche del premio Oscar ALEXANDRE DESPLAT (alla sua seconda collaborazione con Garrone dopo Reality), il montaggio di MARCO SPOLETINI, le scenografie di DIMITRI CAPUANI e i costumi di MASSIMO CANTINI PARRINI.

Il racconto dei raccontiIL RACCONTO DEI RACCONTI è prodotto da MATTEO GARRONEJEREMY THOMASJEAN e ANNE-LAURE LABADIE: una co-produzione ARCHIMEDE e LE PACTE, con RAI CINEMA, e con RECORDED PICTURES, con il sostegno del MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO – DIREZIONE GENERALE CINEMA e di EURIMAGESAPULIA FILM COMMISSION e REGIONE LAZIO – FONDO REGIONALE PER L’AUDIOVISIVO, in associazione con, ai sensi delle norme sul tax credit, GAMENETBANCA POPOLARE DI VICENZA, MORATO PANE, AMER, GRUPPO BARLETTA, CINEFINANCE. Executive Producers: ALESSIO LAZZARESCHIPETER WATSONNICKI HATTINGH,ANNE SHEEHANSHERYL CROWN.

Il racconto dei racconti: al via le riprese del film di Garrone con Salma Hayek

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Il racconto dei racconti-film-fotoIniziano oggi le riprese di Il racconto dei racconti (Tale of Tales), il nuovo film di Matteo Garrone (due volte vincitore del Gran Prix a Cannes, nel 2008 per Gomorra e nel 2011 per Reality). Il film è coprodotto da Archimede s.r.l. e Le Pacte insieme a Jeremy Thomas per Recorded Picture 
e con Rai Cinema
Il progetto ha ottenuto il sostegno del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e di EurimagesHanWay Films si occuperà delle vendite internazionali.

Girato in lingua inglese, il film avrà per protagonisti star internazionali del calibro di Salma Hayek, Vincent Cassel, Toby Jones e John C. Reilly, insieme alla partecipazione di Alba Rohrwacher e altri attori italiani. Il direttore della fotografia è Peter Suschitzky, considerato fra i più talentuosi del cinema contemporaneo e storico collaboratore di David Cronenberg. La colonna sonora sarà composta da Alexandre Desplat, sei volte nominato all’Oscar, alla sua seconda collaborazione con Garrone dopo Reality. Le riprese, che dureranno circa quattro mesi, interesseranno diverse regioni d’Italia, mostrando paesaggi misteriosi e luoghi tuttora segreti, fra castelli, ville e giardini ancora sconosciuti.

Il soggetto del film è ispirato e liberamente tratto da Lo Cunto de li cunti di Giambattista Basile, geniale autore napoletano del XVII secolo le cui fiabe sono universalmente riconosciute come antesignane di tutta la letteratura fiabesca dei secoli successivi. Il progetto, al cui sviluppo ha partecipato lo stesso Matteo Garrone, collaborando alla scrittura del soggetto e della sceneggiatura insieme a Edoardo Albinati, Ugo Chiti e Massimo Gaudioso, si propone come un grande affresco in chiave fantastica del periodo barocco, raccontato attraverso le storie di tre regni e dei loro rispettivi sovrani.

Ho scelto di avvicinarmi al mondo di Basile – afferma Garrone – perché ho ritrovato nelle sue fiabe quella commistione fra reale e fantastico che ha sempre caratterizzato la mia ricerca artistica. Le storie raccontate ne Il racconto dei racconti descrivono un mondo in cui sono riassunti gli opposti della vita: l’ordinario e lo straordinario, il magico e il quotidiano, il regale e lo scurrile, il terribile e il soave.

Il racconto dei racconti: 10 cose che non sai sul film di Garrone

Il racconto dei racconti, che è stato il primo film di Matteo Garrone girato in lingua inglese, si divide in tre fiabe tratte dalla raccolta Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, nota anche come Pentamerone. Garrone è stato il primo, in Italia, a voler adattare quest’opera, andando incontro a tutte le difficoltà del caso, tra cui cercare di rendere moderne delle fiabe scritte nella prima metà nel 1600 di carattere medievale.

Ecco dieci cose che, forse, non sapevate su Il racconto dei racconti.

Il racconto dei racconti: curiosità

1. Il racconto dei racconti ha ricreato un quadro. Quando Viola, nella fiaba della Pulce, suona la chitarra e canta una canzone, i suoi abiti, i capelli, la chitarra e tutto quello che appare nella scena, ricorda un famoso dipinto di Jan Vermeer, La suonatrice di chitarra.

2. Il racconto dei racconti doveva avere una scena più dinamica. La scena in cui il re di Selvascura combatte con il drago marino, doveva essere molto più dinamica, ma Matteo Garrone è dovuto ricorrere ad alcuni espedienti (come il punto di vista del re) perché il drago si ruppe mentre lo si stava mostrando al figlio di Garrone e ad alcuni suoi compagni di scuola.

3. Il racconto dei racconti è stato realizzato su alcuni film. Matteo Garrone ha confessato che per realizzare Il racconto dei racconti, si è ispirato alle estetiche del Casanova di Federico Fellini, de L’Armata Brancaleone di Mario Monicelli e di Uccellacci e Uccellini di Pier Paolo Pasolini. Ma non solo: ha dichiarato di essersi ispirato anche alla serie Il Trono di Spade.

Il racconto dei racconti libro

4. Il racconto dei racconti è un adattamento. Il film di Matteo Garrone è un adattamento cinematografico di Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de peccerille, una raccolta di 50 fiabe scritte da Giambattista Basile tra il 1634 e il 1636 a Napoli. Su modello del Decameron di Boccaccio, la fiabe vengono raccontate da 10 novellatrici nell’arco di 5 giorni. La cornica narrativa costituisce il primo racconto e con l’ultimo si ritorna alla vicenda principale. Da questa raccolta hanno attinto Charles Perrault e i Fratelli Grimm per fiabe come Il gatto con gli stivali, Cenerentola o La bella addormentata nel bosco. I toni della raccolta di Basile sono fiabeschi e popolari, con caratteristiche da novella medievale, destinata ad un pubblico di adulti, data la complessità delle tematiche.

Il racconto dei racconti: locations

5. Il racconto dei racconti è stato girato in Italia. Matteo Garrone, per girare Il racconto dei racconti, ha deciso di girare il centro e il sud Italia, alla ricerca di luoghi che potessero servire come sfondi per il suo film fantastico, per dare un senso reale di magia e di fascinazione, come se si fosse realmente dentro ad una fiaba. Il castello di Donnafugata si trova in Sicilia, a 15 km da Ragusa: questo castello medioevale è in stile neogotico, acquistato dal comune di Ragusa nel 1982, che si è occupato di restaurare e aprire al pubblico. Quello di Donnafugata è il castello della regina di Selvascura, contraddistinto dal labirinto in pietra a secco, dove il personaggio di Salma Hayek insegue il figlio Elias. Le Gole dell’Alcantara, che si trovano nei pressi di Taormina, fanno da cornice a John C. Reilly e al suo personaggio che va alla ricerca del drago marino e del suo cuore che, cotto da una vergine, può far restare incinta la moglie.

6. Il racconto dei racconti si è sviluppato anche tra Lazio e Puglia. In alcune scene realizzate con il re di Roccaforte, interpretato da Vincent Cassel, è stata usata come location il Bosco del Sasseto nell’alto Lazio, vicino ad Acquapendente. Il bosco ha la particolarità di avere maestosi alberi secolari, rami contorti, muschi e tutto quello che si possa desiderare per ambientare una fiaba. In Puglia, invece, si sono svolte le riprese della storia del Re di Altomonte. Per questa fiaba è stato utilizzato il castello-fortezza ottagonale di Castel del Monte, fatto costruire da Federico II. Oltre a questo, si è usato come location anche il castello di Gioia del Colle, situato in provincia di Bari. Ma non è tutto: il castello di Sammezzato, vicino Firenze, è stato usato per le scene in cui Cassel interpreta il re di Roccaforte, mentre il paesino di Cave è stato usato per fare da borgo alla due sorelle anziane che vogliono tornare giovani.

Il racconto dei racconti: significato

7. Il racconto dei racconti è ricco di significati. Il colore rosso domina visivamente tutte e tre le fiabe, dando rilievo, con forza, al sentimento della passione e dell’ossessione. Adulti che non sanno mettere un freno alle proprie ossessione, cercando di limitare le passioni delle nuove generazioni. Ossessioni che si pagano a caro prezzo, trovando la morte, abbandonando una figlia al proprio destino, tornando alla paura di invecchiare. Ossessioni che, però, non riguardano solo il momento del racconto ma che sono attuali, presenti nel qui ed ora, scopi per i quali si sacrificherebbe qualsiasi cosa.

8. In Il racconto dei racconti gli adulti sono deboli. Garrone mette in scena le debolezze dell’animo umano; adulti, per i quali non esiste pietà né moralità. Totalmente opposti ai loro figli, che colgono una passione, affrontano coraggiosamente il mondo dei grandi facendo valere le loro giuste ragioni e facendo apparire i grandi grotteschi nella loro pomposità.

9. Il racconto dei racconti racconta le ossessioni odierne. Le tematiche selezionate da Garrone e successivamente elaborate, non fanno altro che esplicitare una cerca modernità tematica: la paura di invecchiare, di non procreare e di perdere il proprio figlio, la paura di restare solo. Le fiabe costringono i personaggi a subire delle metamorfosi non indifferenti, includendoli in un percorso di crescita.

Il racconto dei racconti: streaming

10. Il racconto dei racconti è disponibile in streaming. Per chi volesse rivedere il film di Matteo Garrone, è possibile guardarlo in streaming sulla piattaforma Chili.

Fonte: IMDb

Il Racconto dei Racconti nel lavoro di Makinarium: intervista a Leonardo Cruciano

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Il Racconto dei Racconti - concept 3Arriva oggi, su Sky Cinema, Il Racconto dei Racconti, ultimo film di Matteo Garrone, vincitore di sei David di Donatello, tra cui miglior regia e, ovviamente per chi ha già avuto modo di vedere il film, migliori effetti digitali. La magia e l’incanto dei racconti del ‘600 di Giambattista Basile narrati nel film sono state portate sul grande schermo da Makinarium, la nuova frontiera italiana degli effetti speciali. Abbiamo avuto modo di parlare con Leonardo Cruciano, trai principali fautori di questa realtà straordinaria, tutta italiana e protesa all’estero, per esportare una visione, un lavoro artigianale e creativo unico nel suo genere. Ecco cosa ci ha raccontato.

Riesci a definire in poche parole l’immane lavoro svolto per Il Racconto dei Racconti?

LC: “Per il mio lavoro, Il Racconto dei Racconti è un’opera molto significativa, mostra quello che è l’obiettivo di Makinarioum perché combina la parte di design, progettazione, pratica e digitale, e crea qualcosa che non esiste. Quel mondo che vedete nel film è anche mio perché mostra qualcosa che ho contribuito concretamente a creare”.

Gli effetti speciali e visivi del film sono stati premiati con il David di Donatello. Quanto e come cambia il lavoro dopo un premio così prestigioso?

LC: “Non ho mai pensato che un premio potesse valere qualcosa. Non credevo potesse aiutare e ho sempre puntato tutto sul lavoro fatto bene, sulla qualità del compito svolto giorno dopo giorno. Ora che però ci sono cascato posso dire che è più bello. È il riconoscimento del lavoro di 100 persone, di tutta la Makinarium, si riconosce così la bontà di un lavoro anche a livello istituzionale. Se continuiamo a dircelo solo tra noi che siamo bravi alla fine conta poco ed è come se il mondo non ci capisse.”

Il film è uscito in USA il 22 aprile e arriverà anche nel Regno Unito il 17 giugno, oltre a essere stato distribuito in Francia, Spagna, ma anche nel mercato Asiatico e nel resto d’Europa. Cosa cambia da un punto di vista professionale quando un lavoro del genere è visto così tanto in così tanti Paesi?

LC: “Lavorativamente parlando il riscontro è stato immediato, la ricaduta professionale istantanea. Il tam-tam mediatico, le condivisioni sui social, tutto ha contribuito a far parlare di noi. Ci hanno contattati produzioni europee, dalla Russia, ma anche dall’Asia e dagli Stati Uniti. Si sono rivolti a noi per la ricerca nel nostro lavoro, perché il risultato è qualcosa di mai visto, molto distante dal lavori in CGI che siamo abituati a vedere e che vengono dal mercato americano. La differenza si vede. Con il nostro budget, che per noi è stato davvero importante, negli Usa fanno B-Movie come Sharknado direttamente per l’home video, per noi invece è stata un’operazione enorme, da kolossal.”

Il Racconto dei Racconti concept art

Durante la promozione del film, Garrone ha più volte ribadito la responsabilità che sentiva dovendo gestire, per Il Racconto dei Racconti, un budget per lui molto molto importante. Tu hai sentito la stessa responsabilità?

LC: “Per carattere non sento molto l’ansia. Quello che invece avverto come pressione è l’esigenza di creare e coordinare con un’intera squadra, ed è la cosa che mi preme. Sento la pressione dell’organizzazione. Per Matteo il discorso era diverso, il film è frutto di una sua follia, di un investimento anche personale, per questo ha sentito maggiormente la pressione”.

La Makinarium è un unicum nel nostro panorama perché si occupa di effetti integrati, puoi spiegarci meglio cosa vuol dire?

LC: “In realtà nasce tutto dalla mia visione che è anomala anche per questo lavoro. Noi lavoriamo sul practical, sul visual, sull’illusione ottica, non abbiamo limiti nella progettazione e nella creazione dei nostri effetti, e per poterlo fare avevamo bisogno di una squadra che fosse in grado di lavorare con tutti i mezzi possibili, dal digitale agli animatronic, per miscelare tutto e avere l’effetto desiderato. Oltre al lavoro vero e proprio, la cosa bella di questa realtà è proprio il gruppo, le diverse competenze che ognuno mette a disposizione per creare qualcosa, la collaborazione.”

Il Racconto dei Racconti conceptAl momento sei impegnato sul set di Cruel Peter, nuovo film di Christian Bisceglia e Ascanio Malgarini. Che coinvolgimento c’è da parte di Makinarium in questo progetto?

LC: “Si tratta di una fiaba gotica, con i toni del thriller e dell’horror, quindi per noi si tratta di esplorare nuovi generi, ma con Cruel Peter siamo anche di fronte alla nostra nuova anima, perché Makinarium produce anche il film, insieme a TaaDaa e a Rai Cinema, al cui collaborazione testimonia anche un riconoscimento da parte delle istituzioni, una specie di apertura nei confronti di un genere insolito. Il nostro lavoro è quello di ricostruire le scene, l’atmosfera dell’inizio del 1900, a Messina, dopo il terremoto. Il racconto parla di streghe e fantasmi, per cui avremo molto da fare sotto questo punto di vista. Inoltre si tratta di ricreare una realtà che per certi versi è esistita ma nessuno ha mai rappresentato. Stiamo riportando in vita una Sicilia che era, all’inizio del ‘900, ancora centro di scambi e commerci di altri Paesi, dove convergevano anche tradizioni e culti folkloristici stranieri, che in qualche modo sono attecchiti, importanti come si importano le merci con il commercio. Il budget non è quello del Racconto dei Racconti, ma è una bella sfida perché si tratta di trasformare il nostro mondo visivo e virarlo sui toni della fiaba gotica.”


Il tuo lavoro si è sempre mosso anche all’estero e di recente l’Italia è stato il set di molte produzioni internazionali, in quale di queste siete stati chiamati a collaborare?

LC: “La nostra specializzazione ci permette di essere competitivi e bravi a trovarci i lavori. Ovviamente quando siamo chiamati da produzioni importanti abbiamo il ruolo di operai, apportiamo il nostro contributo tecnico, come in Zoolander, dove abbiamo lavorato alle protesi, o nel remake di Ben Hur, dove ci siamo occupati della costruzione delle bighe. Sembra tutto vero, realistico, fino a che non scopri i veri materiali di cui sono fatti gli oggetti di scena. Il nostro lavoro consiste proprio nel far scomparire gli effetti. Abbiamo lavorato anche a Indivisibili di Edoardo De Angelis, una storia che parla di due gemelle siamesi che nella realtà siamesi non sono.”

Il Racconto dei Racconti - concept 1

Castel Del Monte

Il Racconto dei Racconti distribuito in Usa da IFC Films

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Il Racconto dei Racconti distribuito in Usa da IFC Films
Matteo Garrone sul set del film
Matteo Garrone sul set del film

Il Racconto dei Racconti di Matteo Garrone, reduce dal Festival di Cannes e ancora nelle sale italiane, sarà distribuito negli Stati Uniti dalla IFC Films, forte del successo di Boyhood di Richard Linklater, arrivato a un passo dagli Oscar che contano, e dell’acquisizione sulla Croisette 2015 del titolo che ha – seppure tra le polemiche – portato a casa la Palma d’Oro: Dheepan di Jacques Audiard. La IFC Films ha distribuito negli Usa anche La vita di Adele di Abdellatif Kechiche, Il vento che accarezza l’erba di Ken Loach4 mesi, 3 settimane, 2 giorni di Cristian Mungiu.

Prende, quindi, slancio il percorso internazionale de Il Racconto dei Racconti, girato in lingua inglese da Matteo Garrone, e che ha tutte le carte in regola per attrarre il pubblico straniero grazie anche alla presenza di interpreti quali Salma Hayek, Vincent CasselJohn C. ReillyToby Jones, Shirley Henderson, Hayley CarmichaelBebe Cave. 

Fonte: Amc Networks

Il Racconto dei Racconti come scintilla di una nuova era

Il Racconto dei Racconti come scintilla di una nuova era

Provate a pensare all’ultima volta che avete visto un film fantasy; un film interamente ambientato in un mondo verosimile ma inesistente popolato di re e regine, draghi e orchi, bestie mitologiche e gigantesche. Mettiamo nel calderone mentale anche le Serie TV, che ormai hanno molto da spartire con il grande schermo, vi torneranno di sicuro svariati titoli alla memoria. Ma cosa succede alzando il livello alla difficoltà quasi estrema? Ovvero: provate a pensare all’ultima volta che avete visto un film fantasy ITALIANO, un prodotto di respiro internazionale che non abbia nulla da invidiare ai più blasonati progetti hollywoodiani.

kMG_8903_bstage-Il-racconto-dei-raccontiNella risposta vi è la grandezza più esplicita de Il Racconto dei Racconti, l’idea con la quale Matteo Garrone è pronto a dare uno strattone violento al nostro cinema da troppo tempo fossilizzato e piatto. A un mercato che ormai produce in serie, con stampini alla Didò, quasi ed esclusivamente commedie di dubbia qualità. Pellicole sempre uguali con i medesimi volti noti e destinate ad un mercato lineare: due, tre settimane al massimo in sala e poi in loop eterno in televisione, su canali anch’essi tutti identici fra loro. Un sistema che ha annientato la nostra gloriosa tradizione di genere, basti ricordare gli spaghetti western di Leone e Corbucci, i polizieschi degli anni 70 con Tomàs Miliàn, il cinema horror di Mario Bava o Ruggero Deodato. Contesti in cui si poteva spingere oltre i confini la fantasia, si poteva osare, divertire e sorprendere il pubblico. Dopo anni di piattume, il terremoto Garrone scuote il terreno come un tappeto impolverato e guarda nostalgicamente al passato, all’allegoria, alla fiaba, alle origini del cinema stesso, pur essendo allo stesso tempo proiettato al futuro come nessun altro, in Patria, abbia fatto negli ultimi anni. Un passato arcaico e fittizio che risplende nella meraviglia narrativa, nel rigore stilistico del film, ma dov’è il futuro?

È nei mezzi, nelle nuove maestranze digitali, nel “pensiero quadrimensionale” che trasforma pareti verdi in mondi lontanissimi. L’universo degli effetti visivi che in Italia vive ancora underground senza riuscire ad esplodere in modo costante, mentre all’estero è pane quotidiano (basta andare anche in Francia, senza oltrepassare l’oceano). E non pensate sia questione di impreparazione, di mancanza di mezzi o personale tecnico, esistono decine di studi nostrani giovani e dinamici capaci di realizzare su schermo cose straordinarie, il problema è che nessun produttore offre loro possibilità concrete. Il massimo utilizzo di queste tecniche nel nostro cinema, per ora, è fondamentalmente correttivo: microfoni da cancellare, sfondi da modificare, elementi da spostare, folle da moltiplicare. Come essere alla guida di una Ferrari e rimanere incastrati nel traffico della Tuscolana a Roma, mentre gli altri viaggiano su autostrade internazionali esenti da limiti di velocità.

Il Racconto dei Racconti è un tassello fondamentale del nostro panorama attuale perché finalmente è un passo diverso, probabilmente verso la giusta direzione. Un passo verso la competitività, la speranza di un nuovo corso, di un’intera nuova era digitale e senza limiti creativi. Ovviamente la strada verso la maturità è ancora lunga, le prove generali si portano dietro anche difetti fisiologici da migliorare. Le produzioni, non essendo abituate ad affrontare prodotti colossali da costruire per gran parte su computer, rischiano ora di sbagliare i tempi, di affrettare eccessivamente i lavori e compiere qualche errore. Non tutti gli effetti visivi del nuovo lavoro garroniano sono credibili e bene mescolati nel contesto (si veda la resa di alcune bestie come la pulce che cresce…). È però un prezzo necessario da pagare, è l’imperfezione dei prologhi, è il neonato da lavare con ancora il cordone ombelicale attaccato. Si può soltanto migliorare affrontando ulteriori sfide del medesimo genere, ed è un’opportunità che in questo preciso momento storico ed economico il nostro Paese non può farsi scappare. Una nuova vita da allevare in un mondo ormai sterile, un po’ alla Cuaròn e I Figli degli Uomini, l’ultima speranza prima della (vera) disperazione.

Il Quinto Potere: recensione del film con Benedict Cumberbatch

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Il Quinto Potere: recensione del film con Benedict Cumberbatch

Il quinto stato siamo tutti noi, che non ci stanchiamo di domandarci cosa succede dietro le cose che ci raccontano, non ci stanchiamo di chiedere la verità. Un’ottimistica conclusione per un racconto che sembra accaduto ieri e che invece è già racconto cinematografico. Basandosi sui libri Inside Wikileaks e Wikilieaks: la battaglia di Julian Assange contro il segreto di Stato, Il Quinto Potere (The Fifth Estate) ci racconta l’ascesa di Julian Assange, mente dietro Wikileaks, da profeta a criminale internazionale.

Il racconto, condotto con magistrale tocco da Bill Condon, ci trasporta negli anni di fondazione del portale che ha rivoluzionato il sistema di comunicazione mondiale, ai tempi in cui Assange (uno straordinario Benedict Cumberbatch) incontrò e reclutò per la sua causa Daniel Domscheit-Berg (Daniel Brulh, ma dove è rimasto nascosto questo straordinario attore fino ad ora?). I due danno così vita ad un sistema di informazione senza censura, che avendo come punto cardine la protezione della fonte, riesce a portare a galla tantissimi segreti di importanti associazioni internazionali, di banche e dittature, fino a scardinare la più grande potenza mondiale, il Governo degli Stati Uniti. Implicazioni morali, desideri nascosti, ambizione, contrasti, scrupoli di coscienza e culto della personalità si fondono in questa storia complessa e ricca che ci racconta uno dei più grandi stravolgimenti del nostro tempo.

The Fifth Estate – Il Quinto Potere, il film

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La sceneggiatura di Josh Singer, che si profonde in tecnicismi informatici, ritrae un Assange misterioso e convinto, un trascinatore che vuole tutta l’attenzione di chi lo circonda, non privo di un’umanità sepolta sotto spessi strati di ego, che lui stesso sembra faticare a gestire. A fare da contraltare c’è Berg, ammiratore, spalla e amico di un sognatore che ad un certo punto smarrisce la strada. Il Quinto Potere racconta di questa genialità isolata, di questo visionario che porta avanti un ideale e alla fine lo confonde con se stesso. La sceneggiatura e la regia del film mettono la notizia al centro del racconto, a partire da un’intro straordinaria che ripercorre tutta la storia della comunicazione, il valore e il potere che ha una notizia importante nel moderno mondo delle comunicazioni, dove internet è la nuova democrazia e dove anche la persona più ricca e potente può perdersi in un attimo. Eccellente è la scelta di Condon di dare corpo materico ai file, ai dati, alle notizie appunto, nella messa in scena concreta di quello che è in realtà un mondo volatile e inconsistente.

The Fifth Estate – Il Quinto Potere è una parabola classica e allo stesso tempo moderna dell’ascesa e della caduta di un uomo e della rivoluzione mediatica, così come la conosciamo oggi, che lui stesso ha contribuito a portare avanti. Ottimamente scritto e girato, ancora meglio interpretato.

Il Quinto Potere: l’inafferrabile storia di Julian Assange al cinema

Dopo The Social Network di David Fincher, il meraviglioso e inquietante mondo della rete cattura di nuovo l’attenzione del grande schermo con Wikileaks – il Quinto Potere (The Fifth Estate), pellicola diretta da Bill Condon in arrivo nelle sale italiane il 24 ottobre 2013: il film, dedicato alla genesi del famigerato sito divenuto nel giro di pochi anni un vero e proprio portale per la divulgazione di scottante materiale classificato e un inno alla libertà di informazione, racconterà gli eventi che più hanno contraddistinto l’attività del sito (le violazioni dei diritti umani perpetrate dal governo Kenyota, il crack della banca islandese Kaupthing e soprattutto l’incontenibile fuga di documenti classificati dell’esercito americano grazie alla talpa Bradley Manning) attraverso gli occhi del suo carismatico fondatore Julian Assange e di Daniel Domsheit-Berg, suo braccio destro e amico dal 2007 al 2010.

Basata sui libri “Inside WikiLeaks. La mia esperienza al fianco di Julian Assange nel sito più pericoloso al mondo” di Berg e “Wikileaks. La battaglia di Julian Assange contro il segreto di stato” dei giornalisti del Guardian Luke Harding e David Leigh, la pellicola è stata subito osteggiata come strumento di discredito e veicolo di falsità dal fondatore di Wikileaks, ad oggi ancora barricato nell’ambasciata ecuadoregna a Londra in veste di rifugiato politico: di contro, il regista e gli attori hanno sempre difeso il valore del film come opera di finzione e l’intenzione di proporre un affresco equilibrato e non fazioso, fornendo al pubblico gli strumenti necessari per stimolare un dibattito.

Tutti i problemi nell’interpretare un personaggio vivente senza il consenso dello stesso non sono ricaduti tanto su Daniel Bruhl (Rush), chiamato a vestire i panni di Daniel Domsheit-Berg in un clima di assoluta collaborazione quanto su Benedict Cumberbatch, fortemente voluto dalla Dreamworks come protagonista del film, che oltre ad essersi visto rifiutare categoricamente l’opportunità di un incontro ha anche dovuto fare i conti la precisa richiesta rivoltagli dall’attivista australiano di rinunciare al ruolo e tirarsi subito fuori dal progetto: Cumberbatch, la cui stella sembra nell’ultimo anno benedetta da un’ascesa inarrestabile, non si è fatto intimidire e ha respinto le polemiche sostenendo di aver tentanto di donare al personaggio la maggiore tridimensionalità possibile, lavorando sull’infanzia dell’uomo e sul suo complicato sodalizio con Berg per ricostruire i lati del suo carattere nascosti alle apparizioni pubbliche.

Nel ricco cast, troviamo anche familiari volti televisivi come Dan Stevens (Downton Abbey) nel ruolo del giornalista del Guardian Ian Katz, Carice van Houten (Game of Thrones) in quello dell’attivista e membro del parlamento islandese Birgitta Jónsdóttir e Peter Capaldi, scelto per prendere le redini della serie cult britannica Doctor Who dopo l’abbandono di Matt Smith; per seguire le tracce dell’inafferrabile Assange, le riprese si sono svolte fra Islanda, Belgio e Germania.

Titolo di apertura al TIFF, The Fifth Estate ha subito generato pareri contrastanti, ma nessuno ha comunque mancato di esaltare l’eccellente lavoro svolto dai due protagonisti Cumberbatch e Bruhl: per esprimere il nostro giudizio sull’operazione e conoscere finalmente la verità, non dovremo fare altro che andare in sala a cercarla noi stessi.il quinto potere recensione 2

Il Quinto Potere Trailer italiano del film con Benedict Cumberbatch

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Il Quinto Potere-trailerGuarda il Trailer italiano dell’atteso film sullo scandalo WikiLeaks intitolato Il Quinto Potere che vede protagonista l’attore Benedict Cumberbatch nei panni di Julian Assange:

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Dando il via a un’era fatta di segretezza assoluta, rivelazioni di notizie esplosive e traffico di informazioni riservate, WikiLeaks ha cambiato per sempre il mondo del giornalismo. Ora, un thriller drammatico basato su fatti realmente accaduti, IL QUINTO POTERE rivela come è stato possibile mettere in luce gli inganni e le corruzioni dei potenti, tanto da rendere un sito Internet l’organizzazione più discussa del ventunesimo secolo. La storia ha inizio quando il fondatore di WikiLeaks Julian Assange (Benedict Cumberbatch) e il suo collega Daniel Domscheit-Berg (Daniel Brühl) uniscono le loro forze per diventare dei cani da guardia, in grado di controllare l’attività dei potenti e dei privilegiati. Grazie a un piccolo budget, i due creano una piattaforma online che consente ai loro informatori di trasmettere in forma anonima delle notizie riservate, puntando così i riflettori sui luoghi oscuri dove si nascondono i segreti governativi e i crimini aziendali. In breve tempo, riescono a svelare più notizie importanti di tutti i leggendari mass media tradizionali messi insieme. Ma quando Assange e Berg mettono le mani sulla maggiore raccolta di informazioni riservate nella storia degli Stati Uniti, si scontrano tra di loro e devono rispondere a una questione fondamentale nella nostra epoca: qual è il costo di mantenere riservati i segreti in una società democratica.

Il Quinto Potere locandina italiana

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Il Quinto Potere locandina italiana

“La verità è sotto i vostri occhi”: ecco la locandina italiana de Il Quinto Potere, il film basato sulla storia di WikiLeaks in arrivo al cinema fra tre settimane.

Il quinto film insieme di Sofia Coppola e Kirsten Dunst è ufficialmente saltato

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Il rapporto tra la regista Sofia Coppola e l’attrice Kirsten Dunst dura da decenni, da Il giardino delle vergini suicide del 1999, a Marie Antoinette del 2006, The Bling Ring del 2013 e L’inganno del 2017. Ora, a quanto pare, quello che doveva essere il loro quinto film insieme è stato cancellato, secondo un aggiornamento.

In un’intervista con Elle, la regista Coppola ha infatti parlato del suo recente documentario Marc by Sofia, in cui esplora la vita dello stilista americano Marc Jacobs. Sfortunatamente per i fan dei progetti di Dunst e Coppola, la regista ha fornito un aggiornamento che è stato un boccone amaro da mandare giù per tutti. Secondo la Coppola, il misterioso progetto con la Dunst è infatti stato cancellato.

Mi sembrava troppo triste. È un periodo confuso, in questi tempi bui. Voglio offrire un po’ di speranza e bellezza al mondo, ma allo stesso tempo non voglio fare qualcosa di superficiale, perché mi sembra che sia il momento di cose profonde”, sono le parole della regista, che spiegano dunque come l’idea di abbandonare il progetto sia partita proprio da lei.

Il film era stato annunciato per la prima volta quando la Dunst aveva rilasciato un’intervista alla rivista Town and Country, in cui il giornalista Mickey Rapkin aveva dichiarato: “La Dunst ha alcuni progetti in cui reciterà (tra cui una storia di sirene con Mikey Madison di Anora), e mi ha detto di aver appena letto la sceneggiatura del prossimo film di Coppola, che gireranno insieme l’anno prossimo”.

L’ultima grande uscita di Coppola è stata Priscilla, che ha mostrato la vita di Priscilla Presley da una prospettiva unica, così come la sua relazione iniziale con il defunto musicista Elvis Presley. Nonostante siano stati realizzati molti film sul cantante dopo la sua morte, la rappresentazione di Coppola è stata sicuramente molto più approfondita e ha offerto un’interpretazione più profonda di come sarebbe stata la loro relazione in quel periodo.

Nella sua intervista, Coppola condivide la sua profonda passione per i documentari in questo momento della sua vita, inclusa una “sorta di ossessione” per Britney Spears. Durante l’intervista non nasconde la sua speranza per futuri progetti relativi alla vita altalenante della cantante Spears, affermando: “A quanto pare Jon Chu lo sta realizzando. Ma spero… sì, mi piacerebbe molto raccontare quella storia”.

Non è chiaro se la Coppola e la Dunst si ritroveranno insieme sul set o se L’inganno sarà l’ultimo progetto tra le collaboratrici di lunga data, ma i fan nutrono speranze per progetti futuri. La stessa Sofia Coppola ha dichiarato di non essere sicura di cosa le riserverà il futuro per la sua carriera, ma ha affermato che le recensioni contrastanti per Marie Antoinette nel 2006 erano dovute al fatto che l’industria non considerava “le ragazze come un pubblico”.

Era come se dicessero: “‘Deve esserci un ragazzo come personaggio centrale’. Mi hanno detto davvero che non si può fare un film che un ragazzo non andrebbe a vedere.” I film della Coppola sono però stati fonte di ispirazione per milioni di donne in tutto il mondo e, si spera, di non aver visto per l’ultima volta la Dunst e la Coppola insieme.

Il Quinto Elemento: recensione del film

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Il Quinto Elemento: recensione del film

Il Quinto Elemento è il film del 1997 diretto da Luc Besson e con protagonisti nel cast Bruce Willis, Milla Jovovic e Gary Oldman.

  • Anno: 1997
  • Regia: Luc Besson
  • Cast: Bruce Willis, Milla Jovovic, Gary Oldman

Il Quinto Elemento – Trama

Anno 2413, in una Manhattan che ha trasformato i cieli in autostrade sfreccia col suo taxi Korben Dallas uomo muscoloso senza mezze misure ex appartenente ai corpi speciali. La sua quotidianità è sconvolta dall’arrivo della bella guerriera Leeloo tornata in vita dopo 5000 anni per salvare la Terra dai piani malvagi di Zorg. A proteggere il “quinto elemento” sarà un ordine segreto di sacerdoti  che custodiranno la chiave della sua missione per salvare l’umanità dal sicuro disastro…

Il Quinto Elemento – Analisi

Il Quinto Elemento filmCostato 90 milioni di dollari (è una delle pellicole più costose nella storia del cinema francese) Il Quinto Elemento sceglie bene gli ingredienti riuscendo quasi totalmente nel mixarli: azione, scenografie barocche ma mai posticce dai colori saturi, umorismo americano ed un pizzico di trash (che a volte stona): sono questi gli ingredienti alla base della  settima regia di Luc Besson, che aveva sognato di realizzare  fin da ragazzo per cui ha scelto preziosi collaboratori, tra cui il geniale disegnatore Moebius,  recentemente scomparso, e Jean-Paul Gaultier. Un film che sottolinea la sua scarsa attitudine ad adeguarsi piattamente ai canoni cinematografici francesi confermandolo attento  osservatore di quanto di buono possa nascere dagli States.

Un cast d’eccezione con Zorg-mercante d’armi, interpretato da Gary Oldman, già coprotagonista di Leon sempre assieme a Besson, la strabiliante Leeloo ha il fascino dell’allora giovanissima e meravigliosa Milla Jovovic capace di convincere il pubblico e stregare il regista, divenuto suo marito nello stesso anno, il protagonista Korben Dallas ha i muscoli e la faccia del perennemente stanco ed arrabbiato  Bruce Willis, perfettamente in linea con una trama zeppa di morti, sparatorie e fughe rocambolesche.

Anche se ormai vecchio di 14 anni Il Quinto Elemento conserva una buona freschezza ed una tenuta narrativa eccellente, un mega flipper le cui luci continuano a scintillare ancora oggi.

Il quarto Underworld ha un titolo

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Il quarto Underworld ha un titolo

La guerra tra vampiri e licantropi non ha fine, e si prepara per il quarto episodio. ma non stiamo parlando del teen movie per eccellenza, ovvero Twilight, ma di Underworld

Il quarto tipo: recensione del film con Milla Jovovich

Il quarto tipo: recensione del film con Milla Jovovich

Il quarto tipo – Prendendo in considerazione l’idea che mai come adesso siamo di fronte ad una contaminazione fra due tipologia di film ben differenti (Fiction e Doc), e fermo restando che nella storia questa pseudo contaminazione era già avvenuta a vari livelli sia da una parte che dall’altra, ecco ora siamo davvero arrivati ad un inedita estensione di questa contaminazione dove la realtà e la finzione si mischiano in maniera totalmente angosciosa ed inquietante.

Avevamo ampiamente avuto modo di vedere esempi quali District 9 e Cloverfield, ma questa operazione è qualcosa che va oltre la rappresentazione stessa della storia in modalità documentaristica, qui siamo di fronte all’utilizzo vero e proprio di materiale registrato dalla protagonista della storia che anch’essa appare nel film intervistata dal regista stesso della pellicola e che nella finzione è interpretata da Milla Jovovich.

Il quarto tipo

La storia è quella di una psicologa americana – Abbey Tyler- che durante una ricerca su una serie di disturbi del sonno che affliggevano alcuni abitanti della città di Nome, in Alaska, si trovò di fronte a una serie di coincidenze inspiegabili e fu vittima in prima persona di eventi particolarmente traumatici.

Durante il suo studio la dottoressa Tyler registrò molte delle sedute di ipnosi con supporti audio e video che il regista abilmente e in maniera del tutto inedita, monta ed accosta in modo diretto (tramite lo split screen) con la ricostruzione cinematografica, quasi a voler creare una sorta di parallelo fra il mondo reale e quello di finzione, in cui il labile confine che divide i due mondi diventa pressoché inesistente. In questo caso siamo di fronte ad un film che è visibilmente tratto da una storia vera, senza nessun affabulazione di sorta. E la sensazione è quella di non potersi dissociare dal film e dalla sua rappresentazione, perché non è finzione.

Il risultato è un’opera che, a prescindere dalle opinioni in merito al tema dei rapimenti alieni, è profondamente inquietante e riesce ad aprire la porta a dubbi e interrogativi che l’uomo e la nostra società bigotta cercano di accantonare e di rimuovere o ancor peggio di nascondere. Sotto l’aspetto linguistico, il film segue un buon ritmo sin dall’inizio, veicolando abilmente (va detto)la tensione dello spettatore, fortemente incuriosito (paurosamente) dal materiale della psicologa, soprattutto dall’intervista con la vera Tyler che come una voce narrante racconta gli accadimenti così come sono avvenuti. Ma ancor più interessante è il fatto che di fronte a tutto ciò, il film non cerca mai di giudicare o di prendere una posizione netta e chiara. Per spiegare ciò la frase di chiusura è emblematica: “Alla fine siete voi padroni di credere o non credere”. Con quest’ultimo accenno, con astuzia e caparbietà, Osunsanmi lascia a noi la facoltà di esprimerci, rendendo il gioco ancora più indecifrabile e rendendo l’Audiance tremendamente attivo.

In chiusura, il riferimento alla pazzia o comunque al malessere interiore dei protagonisti e le continue panoramiche sulle montagne innevate e l’ambientazione in genere, rimandano a quelle “….montagne della follia” ed al genio del suo autore, H.P. Lovecraft, padre incontrastato di certa letteratura fantastica.

Il quarto tipo: la vera storia dietro al film sugli alieni

Il quarto tipo: la vera storia dietro al film sugli alieni

Se un incontro ravvicinato del III° tipo corrisponde al contatto con extraterrestri o UFO, il cosiddetto incontro del IV° tipo descrive esperienze di rapimento subite dagli umani da parte di soggetti alieni. Proprio questo secondo tipo di situazione è alla base del film del 2009 Il quarto tipo (qui la recensione), dove si mescola fantascienza, horror e mistero. Scritto e diretto da Olatunde Osunsanmi, celebre anche per titoli “simili” come Falling Skies e Star Trek: Discovery, questo lungometraggio porta gli spettatori a vivere un’esperienza che tenta di proporre in chiave documentaristica episodi la cui veridicità rimane ancora oggi di difficile classificazione.

Il film è infatti a suo modo un mockumentary che si offre come la drammatica rievocazione di eventi veri accaduti a Nome, in Alaska. Affascinato dall’argomento, Osunsanmi ha dunque condotto numerose ricerche a riguardo, convincendosi di voler trattare l’argomento con un linguaggio cinematografico che rendesse difficile distinguere il vero dal falso, lasciando dunque allo spettatore il compito di credere o meno a quanto visto. Al di là di ciò, obiettivo evidente del film è anche quello di utilizzare la vicenda dei rapimenti alieni come base di partenza per un horror che si distingua rispetto ad altri titoli di questo genere.

Pur se accolto in modo tiepido dalla critica e dal pubblico, negli anni Il quarto tipo è diventato un titolo piuttosto ricercato, specialmente dagli appassionati di fantascienza e di paranormale. Pur con i suoi difetti, è infatti un film che offre un’interessante rilettura di situazioni ad ogni modo realmente verificatesi. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla vera storia dietro al film. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il titolo nel proprio catalogo.

Il quarto tipo: la trama e il cast del film

Protagonista del film è la psicologa Abbey Tyler, la quale si occupa di trattare pazienti affetti da disturbi del sonno. Il più delle volte, questi sono causati da traumi avvenuti nel passato. C’è però un elemento comune che torna continuamente nel racconto di ognuno dei suoi pazienti. Tutti affermano infatti di aver visto un gufo bianco osservarli di notte. Quando si imbatte in Tommy Fisher, un nuovo problematico paziente che afferma questa stessa cosa, Abbey inizia a comprendere che c’è qualcosa di strano e decide di indagare. Più va a fondo nei traumi di Fisher, però, più vedrà emergere realtà spaventose, inimmaginabili. La stessa dottoressa avrà modo di sperimentare tutto ciò sulla propria pelle.

Ad interpretare la dottoressa Abbey Tyler vi è l’attrice Milla Jovovich, rimasta particolarmente colpita dalla storia. All’inizio del film, la Jovovich informa il pubblico che interpreterà un personaggio basato su una persona reale di nome Abigail Tyler e che il film conterrà filmati d’archivio della vera Tyler. La “Abigail Tyler” vista nel filmato d’archivio è in realtà interpretata da Charlotte Milchard e, in vari punti del film, le scene del filmato d’archivio e le relative rievocazioni drammatiche vengono presentate fianco a fianco. Nel ruolo di Tommy Fisher vi è invece l’attore Corey Johnson, mentre Elias Koteas è il dottor Abel Campos. Completano il cast Hakeem Kae-Kazim nei panni del dottor Awolowa Odusami e Will Patton in quelli dello sceriffo August.

Il quarto tipo storia vera

Il quarto tipo: la vera storia dietro al film

Per quanto il film costruisca un racconto ispirandosi a vere testimonianze e sulla definizione di “incontro del IV° tipo”, quella presentata nel film non è propriamente una storia realmente accaduta. Il quarto tipo, d’altronde, è classificabile come mockumentary, ovvero un racconto realizzato con i mezzi espressivi del documentario per dare sensazione di verità in quanto si mostra. In realtà è però un’opera di finzione camuffata sotto questo stratagemma. Il contenuto del racconto, tuttavia, trova delle basi in vere testimonianze di persone che affermano di essere state vittime di rapimenti alieni. Nella vera Nome, cittadina dell’Alaska, sono infatti diverse le persone scomparse nel corso degli anni e di cui non si sono più avute notizie.

Le interviste ingannevoli presenti nel film hanno però fatto arrabbiare le famiglie delle vere persone scomparse a Nome, in Alaska, per aver banalizzato la loro perdita. Melanie Edwards, vicepresidente di Kawerak Inc. (un’organizzazione che rappresenta i popoli indigeni dell’Alaska), ha descritto il film come “insensibile ai familiari delle persone scomparse a Nome nel corso degli anni“. La Universal ha però rifiutato di discutere del film con quell’organizzazione o con i giornalisti locali. Per evitare ulteriori fraintendimenti, i titoli di coda del film non includono la solita sezione con la scritta “Gli eventi e le persone raffigurati in questo film sono fittizi...” né quella riportante “Il film è basato su eventi reali…“.

Il quarto tipo: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Il quarto tipo grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes e Amazon Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di venerdì 9 giugno alle ore 21:15 sul canale Italia 2.

Il quarto tipo in streaming è disponibile sulle seguenti piattaforme:

 

Fonte: IMDb, CreepyCatalog

Il quarto tipo: il film horror con Milla Jovovich

Il quarto tipo: il film horror con Milla Jovovich

Prendendo in considerazione l’idea che mai come adesso siamo di fronte ad una contaminazione fra due tipologia di film ben differenti (Fiction e Doc), e fermo restando che nella storia questa pseudo contaminazione era già avvenuta a vari livelli sia da una parte che dall’altra, ora con Il quarto tipo siamo davvero arrivati ad un inedita estensione di questa contaminazione dove la realtà e la finzione si mischiano in maniera totalmente angosciosa ed inquietante.

Avevamo ampiamente avuto modo di vedere esempi quali District 9 e Cloverfield, ma questa operazione è qualcosa che va oltre la rappresentazione stessa della storia in modalità documentaristica, qui siamo di fronte all’utilizzo vero e proprio di materiale registrato dalla protagonista della storia che anch’essa appare nel film intervistata dal regista stesso della pellicola e che nella finzione è interpretata da Milla Jovovich.

Il quarto tipo, il film

In Il quarto tipo la storia è quella di una psicologa americana -Abbey Tyler- che durante una ricerca su una serie di disturbi del sonno che affliggevano alcuni abitanti della città di Nome, in Alaska, si trovò di fronte a una serie di coincidenze inspiegabili e fu vittima in prima persona di eventi particolarmente traumatici.

Durante il suo studio la dottoressa Tyler registrò molte delle sedute di ipnosi con supporti audio e video che il regista abilmente e in maniera del tutto inedita, monta ed accosta in modo diretto (tramite lo split screen) con la ricostruzione cinematografica, quasi a voler creare una sorta di parallelo fra il mondo reale e quello di finzione, in cui il labile confine che divide i due mondi diventa pressoché inesistente. In questo caso siamo di fronte ad un film che è visibilmente tratto da una storia vera, senza nessun affabulazione di sorta. E la sensazione è quella di non potersi dissociare dal film e dalla sua rappresentazione, perché non è finzione.

Il quarto tipo

Il risultato è un’opera che, a prescindere dalle opinioni in merito al tema dei rapimenti alieni, è profondamente inquietante e riesce ad aprire la porta a dubbi e interrogativi che l’uomo e la nostra società bigotta cercano di accantonare e di rimuovere o ancor peggio di nascondere. Sotto l’aspetto linguistico, Il quarto tipo segue un buon ritmo sin dall’inizio, veicolando abilmente (va detto) la tensione dello spettatore, fortemente incuriosito (paurosamente) dal materiale della psicologa, soprattutto dall’intervista con la vera Tyler che come una voce narrante racconta gli accadimenti così come sono avvenuti. Ma ancor più interessante è il fatto che di fronte a tutto ciò, il film non cerca mai di giudicare o di prendere una posizione netta e chiara.

Per spiegare ciò la frase di chiusura è emblematica: “Alla fine siete voi padroni di credere o non credere”. Con quest’ultimo accenno, con astuzia e caparbietà, Osunsanmi lascia a noi la facoltà di esprimerci, rendendo il gioco ancora più indecifrabile e rendendo l’ Audience tremendamente attivo.

In chiusura, il riferimento alla pazzia o comunque al malessere interiore dei protagonisti e le continue panoramiche sulle montagne innevate e l’ambientazione in genere, rimandano a quelle “….montagne della follia” ed al genio del suo autore, H.P. Lovecraft, padre incontrastato di certa letteratura fantastica.

Il quarto Pirati in 3D

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Il quarto Pirati in 3D

Mentre i fan si chiedono se il quarto episodio della saga dei Pirati dei Caraibi, cioè Pirates of the Caribbean – On Stranger Tides, sarà all’altezza della prima trilogia, la Disney e il produttore Jerry Bruckheimer hanno annunciato ufficialmente che il film sarà girato in Disney Digital 3D.

Il Quaderno Nero dell’Amore arriverà al cinema dal 27 maggio

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Il Quaderno Nero dell’Amore arriverà al cinema dal 27 maggio

Un quaderno in cui tre giovani decidono di raccontare la loro vita privata è al centro de Il Quaderno Nero dell’Amore, che, diretto dall’artista Marilù S. Manzini e tratto dal suo omonimo romanzo edito da Rizzoli, arriverà al cinema dal 27 maggio, distribuito da Europictures. Quel quaderno, col pretesto di documentare la loro quotidianità, finirà per nascondere pensieri, follie, confessioni, segreti…forse anche crimini. Nel cast Emilia Verginelli (Io, Don Giovanni), Michele Cesari (Come diventare grandi nonostante i genitoriMartina Palmitesta (Nour), Giulia di Quilio, Carmen Giardina.

Il Quaderno Nero dell’Amore, la trama

Due giovani donne e un loro coetaneo, per gioco, si mettono ad annotare su un quaderno i segreti indicibili delle loro vite private. Mavi, designer d’interni, collezionista di odori, conserva sottovuoto indumenti delle persone che li indossavano. Paola, aspirante starlet ha difficoltà a realizzarsi. Riccardo, accanito amatore seriale, sta conducendo alla rovina il locale alla moda che gestisce con leggerezza. Seguiamo le vicende dei tre amici e il loro uso di quel quaderno nero che, col pretesto di documentare e dare voti principalmente ai rapporti sessuali, finisce per nascondere pensieri, follie, confessioni, segreti, forse anche crimini. Tra momenti di erotismo, altri drammatici, e altri ancora di commedia, Mavi lascerà emergere le proprie frustrazioni e il suo desiderio di riscatto. Paola verrà bloccata nelle sue aspirazioni artistiche da una malattia che lei trasformerà poi nel proprio successo. Riccardo, lasciato senza un soldo dalla nonna che lo aveva finora finanziato, farà emergere un lato di sé molto oscuro…

Il Quaderno nero , proposto da Mavì, inizia come un gioco, un gioco nel quale si condividono i segreti intimi dei partecipanti. Questo Gioco ci permette di entrare nelle vite dei protagonisti. Mavì, viziosa ma sentimentalmente insoddisfatta. Riccardo, in mezzo alla sua lussuria  in cerca di un onda perfetta. Paola, assillata dalla madre che vorrebbe vederla primeggiare come modella (nonostante non abbia la presenza adatta). Ad un certo punto il Quaderno perde quasi importanza davanti al capitolare delle loro storie, che porterà i protagonisti in situazioni drammatiche. A questo punto si capisce che di fatto il Film è una storia d’amore e i protagonisti troveranno la loro riuscita in maniera diversa da quella che cercavano. Nel film non ci sono giudizi morali su niente di ciò che accade, è come una fiaba noir. L’utilizzo del green screen , con paesaggi stilizzati, rende i paesaggi simili a quelli che troviamo nei libri di fiabe e accentuano il contrasto con la messa in scena. Parlo di messa in scena perché il film ha un’impostazione teatrale. tutto sembra girato e recitato sul palcoscenico di un teatro. 

MARILÙ S. MANZINI

Il punto su Lo Hobbit

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Peter Jackson, produttore e cosceneggiatore di The Hobbit (diretto da Guillermo del Toro) ha confermato al sito Moviefone che la sceneggiatura del secondo film tratto dalla storia di Bilbo Baggins è stata appena consegnata.

Ciò significa che la MGM potrà finalmente completare il piano di lavorazione, decidere il budget e trovare un momento per avviare finalmente la produzione probabilmente per ottobre-novembre, almeno secondo Jackson. Il copione a cui si riferisce Jackson è quello scritto da lui stesso, sua moglie Frances Walsh e Philippa Boyens, lo stesso trio premio Oscar per Il Ritorno del Re, al quale si è aggiunto Del Toro.

Fonte: comingsoon.it

Il punto su Lo Hobbit

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Peter Jackson, produttore e cosceneggiatore di The Hobbit (diretto da Guillermo del Toro) ha confermato al sito Moviefone che la sceneggiatura del secondo film tratto dalla storia di Bilbo Baggins è stata appena consegnata.

Il punto di rugiada: recensione del film di Marco Risi

Il punto di rugiada: recensione del film di Marco Risi

Da oggi, 18 gennaio, arriva nelle sale italiane il nuovo film di Marco Risi, Il punto di rugiada, presentato in anteprima al Torino Film Festival, con cui il regista di Fortapàsc torna a esplorare gli archi di giovani protagonisti inseriti in contesti ostili. In questo caso, si tratta di Carlo e Manuel, interpretati rispettivamente da Alessandro Fella e Roberto Gudese, che devono scontare un anno di riabilitazione presso la casa di riposo Villa Bianca.

Il punto di rugiada, la trama: incontro generazionale

Carlo (Alessandro Fella), un giovane viziato e sregolato, causa un grave incidente d’auto da ubriaco e viene condannato a un anno di lavori socialmente utili presso una casa di riposo. Manuel (Roberto Gudese), un giovane spacciatore colto in flagrante, è assegnato alla stessa struttura. Luisa, un’infermiera con anni di esperienza nella casa di riposo, guida i due ragazzi in un mondo in cui la condivisione, il conforto e l’accoglienza cambiano per sempre la loro prospettiva sulla vita.

Tra gli ospiti della villa, Pietro, un colonnello (Eros Pagni) che non sembra aver avuto un gran rapporto con il figlio; Dino Rimoldi (Massimo De Francovich), un ex fotografo che vorrebbe morire e che non a caso si chiama Dino e ha un cognome con la stessa R di Risi; un poeta Federico (Luigi Diberti), che sta perdendo la memoria, e una anziana ospite Antonella (Erika Blank) piena di vita nonostante l’età. Oltre agli ospiti di Villa Bianca, che naturalmente vivono entro le mura della struttura, c’è anche il personale che gestisce le loro complesse esigenze, come Luisa (interpretata da Lucia Rossi), un’instancabile infermiera che ora deve gestire anche la condotta di Carlo e Manuel. Quello che accade tra chi ha tutta la vita davanti e chi ne ha troppo poca è sicuramente un cortocircuito ricco di implicazioni per entrambi.

Un dialogo a più voci e omaggio alla figura paterna

Il punto di rugiada funziona, soprattutto, come omaggio al padre del regista, Dino Risi. “Sono circa tredici anni che penso a questo film sugli anziani e, nel frattempo, si può dire che lo sono diventato“, ha raccontato Marco Risi. Sono, in effetti, molti i riferimenti al padre che si trovano in quest’opera, a partire da uno degli anziani protagonisti del film che si chiama Dino e che riprende molti dei tratti della figura paterna, compresa la passione per i collage realizzati con fotografie prese da riviste o scattate personalmente. Non è un caso che, parallelamente allo sviluppo del film, Risi abbia anche scritto un libro che ha a che fare con il rapporto con suo padre, “Forte respiro rapido”.

Erika Blanc, Eros Pagni, Luigi Diberti, Elena Cotta, Maurizio Micheli e Massimo De Francovich sono solo alcuni dei grandi nomi che raccontano questa storia in cui il conflitto principale è quello generazionale, da non intendere necessariamente come un punto di scontro, piuttosto come un dialogo a più voci scandito da momenti di delicata poesia e riflessione. Il punto di rugiada è un film nostalgico, ma anche di grande apertura verso le nuove generazioni: in tutti questi protagonisti anziani, c’è una forte curiosità verso questi giovani e, viceversa, anche questi iniziano a capire che possono dare qualcosa agli anziani.

Quella di Villa Bianca non è una casa di riposo triste, anzi, è un luogo abbastanza elegante e fuori dal comune, dove si respira comunque solitudine e dolore. Ci troviamo di fronte a un film sul tempo che passa molto velocemente per gli ospiti, e molto lentamente per i giovani che sono costretti a stare li. Nonostante ciò, la controparte giovanile, che ha una consapevolezza diversa del valore del tempo, apprenderà qualcosa, allontanandosi sempre di più dalla supponenza con cui si erano presentati all’inizio a Villa Bianca. Pian piano, cominciano a entrare nei rapporti umani, guidati dall’infermiera che cerca di fargli capire l’importanza del rapporto con gli ospiti anziani.

Il punto di rugiada, Marco Risi (2023)

Aprirsi all’ascolto in un luogo isolato dal mondo

La sceneggiatura del film di Marco Risi evita di focalizzarsi sul viaggio di un unico protagonista, abbracciando un parterre di personaggi variopinti che, attraverso le loro esperienze di vita, danno accesso a innumerevoli sfumature dell’animo umano ed emozioni. A Villa Bianca convivono molte esistenze e, proprio in virtù dell’età avanzata degli ospiti, questi possono donare grande saggezza ai due ragazzi, che appaiono inizialmente come sprovveduti e chiusi nella tipica arroganza giovanile, che presto si scontra con la ricchezza intellettuale degli anziani.

In particolare, la passione artistica si manifesterà agli occhi dei ragazzi tramite il personaggio di Dino (Massimo De Francovich), che ha sempre a fianco una macchina fotografica con cui immortala scatti di quotidianità e che vengono poi completamente rimodellati in collage fantasiosi e onirici, sbarazzandosi di ogni associazione logica. D’altra parte, Manuel scopre nelle poesie di Federico qualcosa che non pensava di possedere nell’animo, parole che risuonano con lui e gli rivelano qualcosa sulla vita; si addentrerà così nell’universo della composizione poetica, trovando un nuovo slancio per esistere tramite un arte che mette in primo piano l’emotività umana.

Proprio nella messa in scena di questi rinnovati legami interpersonali, Il punto di rugiada si mostra nella sua sincerità narrativa, proponendo un’analisi nostrana sul rapporto tra anziani e giovani anche dal punto di vista pedagogico; interessante notare che la stessa tematica è al centro di un altro film in uscita proprio oggi nelle sale, The Holdovers – Lezioni di vita di Alexander Payne. Purtroppo, una chiusa finale raffazzonata va a minare le intenzioni del film, così come l’ambiguità della sorte dei due giovani protagonisti, da cui ci discostiamo progressivamente e forse un po’ troppo forzatamente, dato che il loro sguardo viene introdotto come principale ponte su un’altra età dell’esistenza.

Il punto di rugiada: prenota il tuo biglietto gratis con Cinefilos.it

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Cinefilos.it offre la possibilità di vedere al cinema gratis Il punto di rugiada, in sala dal 18 gennaio con Fandango e Rai Cinema. Il film è diretto da Marco Risi e vede protagonisti Massimo De Francovich, Alessandro Fella, Eros Pagni, Lucia Rossi, Luigi Diberti.

Ecco le città in cui sarà possibile partecipare alle proiezioni:

ROMA 
 
CINEMA LUX
giovedì 18 gennaio – 10 biglietti
venerdì 19 gennaio – 10 biglietti
sabato 20 gennaio – 10 biglietti
domenica 21 gennaio – 10 biglietti
 
CINEMA EURCINE
giovedì 18 gennaio – 10 biglietti
venerdì 19 gennaio – 10 biglietti
sabato 20 gennaio – 10 biglietti
domenica 21 gennaio – 10 biglietti
TORINO
 
CINEMA ROMANO
giovedì 18 gennaio – 10 biglietti
venerdì 19 gennaio – 10 biglietti
sabato 20 gennaio – 10 biglietti
domenica 21 gennaio – 10 biglietti
 
BOLOGNA
 
CINEMA ODEON
giovedì 18 gennaio – 10 biglietti
venerdì 19 gennaio – 10 biglietti
sabato 20 gennaio – 10 biglietti
domenica 21 gennaio – 10 biglietti
MILANO
 
ANTEO PALAZZO DEL CINEMA
giovedì 18 gennaio – 10 biglietti
venerdì 19 gennaio – 10 biglietti
sabato 20 gennaio – 10 biglietti
domenica 21 gennaio – 10 biglietti

 

NAPOLI

MODERNISSIMO

giovedì 18 gennaio – 10 biglietti
venerdì 19 gennaio – 10 biglietti
sabato 20 gennaio – 10 biglietti
domenica 21 gennaio – 10 biglietti

I biglietti saranno validi per il primo spettacolo serale da giovedì 18 gennaio a domenica 21 gennaio e potranno essere richiesti inviando una email a [email protected].

Per questioni legate all’organizzazione degli eventi, sarà necessario inviare la richiesta dei biglietti entro e non oltre il prossimo giovedì 17 gennaio. I biglietti potranno essere ritirati direttamente alla cassa dei cinema presentando la email di conferma ricevuta unitamente ad un documento di identità.

Guarda il trailer de Il punto di Rugiada

Leggi la trama del film

Carlo, un ragazzo viziato e sregolato, una notte provoca da ubriaco un grave incidente d’auto per il quale viene condannato a scontare un anno di lavori socialmente utili in una casa di riposo. Insieme a lui a Villa Bianca arriva anche Manuel, un giovane spacciatore colto in flagrante. Luisa, infermiera che lavora da anni nella struttura, guiderà i due ragazzi in un mondo senza età dove condivisione, conforto e accoglienza cambieranno per sempre il loro sguardo sul mondo e sulla vita.

Il punteggio di Rotten Tomatoes di A Knight Of The Seven Kingdoms cambia radicalmente dopo lo straordinario episodio 4

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La nuova serie spin-off di Game of Thrones, A Knight of the Seven Kingdoms, registra un importante cambio di rotta nel gradimento del pubblico a metà della sua prima stagione. Dopo un avvio più incerto, la serie sta beneficiando di una risposta sempre più positiva, soprattutto in seguito all’uscita del quarto episodio.

Dopo essere sceso fino al 64% di audience score su Rotten Tomatoes in seguito all’episodio 2, A Knight of the Seven Kingdoms ha iniziato una progressiva risalita. Con l’arrivo di nuove valutazioni positive dopo l’episodio 4, pubblicato venerdì 6 febbraio, il punteggio del pubblico è salito di 7 punti percentuali, raggiungendo il 71% su oltre mille voti complessivi.

Il confronto con Game of Thrones e House of the Dragon

Un aumento di quasi il 10% nel giro di due episodi rappresenta un segnale significativo per uno spin-off ambientato nell’universo di Westeros. Il precedente 64% collocava infatti A Knight of the Seven Kingdoms tra i titoli meno apprezzati dal pubblico dell’intero franchise HBO, includendo sia la serie originale che House of the Dragon.

Con l’attuale 71%, la serie si avvicina ora ai risultati medi di House of the Dragon, che ha registrato un 82% nella prima stagione e un 72% nella seconda. Il distacco resta netto rispetto al caso più controverso dell’intera saga: la stagione 8 di Game of Thrones, che continua a detenere il record negativo del franchise con un 55% di critica e un 30% di pubblico su Rotten Tomatoes.

L’episodio 4, intitolato Seven, è stato rilasciato su HBO Max con qualche giorno di anticipo rispetto alla programmazione originale, per evitare la sovrapposizione con il Super Bowl. La scelta si è rivelata vincente: l’episodio è stato elogiato per l’intensità emotiva, la regia e le interpretazioni del cast, diventando anche l’episodio più votato della serie su IMDb, con un impressionante 9,7/10, uno dei punteggi più alti mai registrati nel franchise.

Il miglioramento del gradimento del pubblico segue un andamento simile anche sul fronte critico. Dopo un iniziale 82% nelle prime recensioni pre-uscita — secondo dato più basso della saga dopo Game of Thrones 8 — la serie è salita rapidamente al 95% di critics score, diventando la prima stagione più apprezzata dalla critica tra tutte le produzioni ambientate nel mondo creato da George R.R. Martin.

Il prossimo Transformers non sarà il sequel atteso: la rivelazione del regista Steven Caple Jr.

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Il regista del franchise Transformers, Steven Caple Jr., ha confermato che Transformers 8 non sarà il grande sequel principale atteso da anni. Il regista aveva già diretto il settimo film, Transformers: Il risveglio, considerato un soft reboot/prequel della saga di Michael Bay. Il film seguiva gli Autobot nella battaglia contro Scourge, leader dei Terrorcon, e il suo padrone Unicron, e si concludeva con un possibile crossover con G.I. Joe.

Durante un’intervista per ScreenRant, Caple Jr. ha chiarito che il progetto crossover tra Transformers e G.I. Joe non sarà il prossimo film in arrivo nel franchise di Paramount. Il regista ha comunque ribadito di avere ancora piani per quel progetto, ma di non essere attualmente coinvolto nel nuovo capitolo in sviluppo:

“Ho ancora grandi piani per quello che potrebbe essere, ma vedremo. Vedremo cosa succederà. Non faccio parte del prossimo film di Transformers, ma è ancora in sviluppo e c’è tempo, quindi non si sa mai.”

Il futuro incerto del franchise Transformers

Transformers One
Transformers One – Cortesia di Eagle Pictures

Il franchise Transformers si trova in una fase di transizione. Negli ultimi anni, film come Bumblebee, Transformers: Il risveglio e Transformers One hanno ottenuto buone recensioni, anche se gli ultimi capitoli non hanno brillato al botteghino. In particolare, Transformers: Il risveglio ha ricevuto recensioni contrastanti dalla critica, ma un’ottima accoglienza dal pubblico, nonostante l’incasso non particolarmente forte.

Attualmente, diversi progetti sono in sviluppo. Tra questi un film proposto da Michael Bay, regista dei primi cinque capitoli della saga, con sceneggiatura di Jordan VanDina. Anche Josh Cooley, regista di Transformers One, è coinvolto in un nuovo progetto live-action, i cui dettagli però non sono ancora stati rivelati. Inoltre, Transformers: Il risveglio era stato pensato come primo capitolo di una trilogia, che non risulta cancellata ma nemmeno prioritaria.

Anche se Transformers 8 non sarà il tanto atteso crossover, il franchise resta attivo e in evoluzione. Le prossime uscite potrebbero determinare il rilancio della saga, anche se il progetto più ambizioso di Caple Jr. sembra al momento in secondo piano.