Your Friendly Neighborhood
Spider-Man della Marvel Animation arriverà presto su
Disney+, ma prima che ciò accada, sarà
possibile immergersi in alcune nuove storie di Spidey per gentile
concessione di una speciale serie di fumetti prequel.
Scritto dal veterano della Marvel
Christos Gage e illustrato dall’artista emergente
Eric Gapstur, Your Friendly Neighborhood
Spider-Man sarà una serie limitata di cinque numeri che
introdurrà un giovane Peter Parker, il suo cast di supporto e
alcuni dei leggendari cattivi di Spidey. La serie di fumetti
introduce anche alcune delle fantastiche avventure che verranno in
questa attesissima serie animata che si svolge durante il primo
periodo di Peter come Spider-Man.
Ecco la descrizione ufficiale del
fumetto Your Friendly Neighborhood Spider-Man da parte della Marvel
Comics:
In Your Friendly
Neighborhood Spider-Man della Marvel Animation, Peter
Parker è sulla buona strada per diventare un eroe, con un viaggio
diverso da quelli che abbiamo visto prima e uno stile che celebra
le prime radici nei fumetti del personaggio. In questa nuova serie,
puoi fare i primi passi insieme a lui mentre scopre i suoi poteri,
decide di diventare un eroe e sceglie persino il suo nome e il suo
costume! Ora Peter deve sopravvivere a un intero anno da matricola
come vigilante alle prime armi che combatte il crimine… e se pensi
di sapere come va questa storia, ti aspetta una sorpresa!
“Ho avuto il privilegio di
scrivere molte avventure di Spider-Man, sia nei fumetti che nei
videogiochi Insomniac, ma una cosa che non ho mai avuto la
possibilità di fare è raccontare le sue prime imprese”, ha
detto oggi Gage. “E la parte emozionante di questo libro è che
è una nuovissima interpretazione di quei tempi formativi”.
“Sebbene questo sia sicuramente
Peter Parker, lo Spidey che conosciamo e amiamo, ha un nuovo cast
di personaggi di supporto, tra cui Nico Minoru, che potresti
conoscere da Runaways, e alcuni colpi di scena sorprendenti!”
ha concluso.
Stiamo ancora aspettando la data di
uscita di Your Friendly Neighborhood Spider-Man
ma, con questo fumetto in uscita a dicembre, immaginiamo che la
serie animata arriverà su Disney+ alla fine di quest’anno o nei primi
mesi del 2025.
Di seguito, puoi dare un’occhiata
alla copertina di Leonardo Romero insieme a un
primo sguardo ufficiale allo show su una Animation Variant
Cover.
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YOUR FRIENDLY NEIGHBORHOOD
SPIDER-MAN #1 (OF 5)
Written by CHRISTOS GAGE
Art by EPIC GAPSTUR
Cover by LEONARDO ROMERO
Animation Variant Cover
On Sale 12/11
Your Friendly Neighborhood
Spider-Man è una serie animata che segue Peter Parker nel
suo percorso per diventare lo Spider-Man del MCU, con un viaggio
mai visto prima e uno stile che celebra le prime radici
fumettistiche del personaggio. Tra i membri del cast si vocifera
che Hudson Thames sarà Peter Parker,
Eugene Byrd darà voce a Lonnie Lincoln, mentre
Grace Song sarà Nico Minoru e Hugh
Dancy sarà Otto Octavius. Kari Wahlgren
interpreterà Zia May, mentre Zeno Robinson darà
voce a Harry Osborn.
Dopo il finale della prima stagione
di X-Men
’97, la terza stagione di What If…?
sarà il prossimo progetto Marvel Animation. Gli aggiornamenti
di Marvel Zombies sono stati pochi e rari, ma il
dirigente dei Marvel Studios Brad Winderbaum ha
condiviso nuovi dettagli su Eyes of Wakanda e
Your Friendly Neighborhood Spider-Man.
Quest’ultima serie è stata
annunciata durante il Comic-Con di San Diego nel 2022, mentre la
notizia dello spin-off di Black Panther è arrivata lo scorso dicembre.
Abbiamo già sentito che la serie animata seguirà coraggiosi
guerrieri incaricati di viaggiare per il mondo recuperando
pericolosi manufatti di vibranio nel corso della storia del
Wakanda. Grazie a ComicBook.com (tramite Toonado.com), ora abbiamo alcuni
dettagli.
“Eyes of Wakanda è uno
spettacolo del MCU”, ha confermato Winderbaum. “Questa è
la storia di Wakanda raccontata attraverso War Dogs, ed è una delle
migliori animazioni che abbiamo mai realizzato. Todd Harris ne è il
creatore. È uno spettacolo davvero fantastico.”
Finora nessuna delle offerte animate
dei Marvel Studios è stata ambientata sulla Terra-616, il che rende
questo un cambiamento significativo. Resta da vedere l’importanza
della serie per il MCU più ampio, in particolare visto che non ci
sono ancora annunci relativi a un Black Panther 3.
Nel live-action, i War Dogs sono il
servizio di intelligence centrale del Wakanda, incaricato di
raccogliere informazioni in tutto il mondo per garantire la
sicurezza del regno. Tra i membri degni di nota figurano N’Jobu,
Zuri e Nakia. In altre parti dell’intervista, il dirigente ha
condiviso grandi elogi per la serie precedentemente nota come
Spider-Man: Freshman Year.
“Voglio dire, Friendly
Neighbourhood Spider-Man è a dir poco fantastico”, ha
scherzato Winderbaum. “Penso che sorprenderà davvero la gente.
È molto simile a un taglio dell’era dei fumetti di Steve Ditko. È
Peter Parker al liceo che cerca di far funzionare le cose, si
prende cura di sua zia, è completamente al verde e deve essere un
supereroe.”
“È essenzialmente Spider-Man, e
ciò che ha fatto Jeff Trammell, il creatore di quello show, che
penso che la gente adorerà, è stato costruire questo insieme di
personaggi attorno a Peter di cui ti innamori.”
“Allo stesso modo, proprio
perché si tratta di una narrazione di lunga durata, poiché quelle
relazioni nascono quando la posta in gioco aumenta nella prima
stagione, le cose sembrano davvero tragiche e pericolose, e
piuttosto incredibili”, aggiunge. “Quindi, adoro quello
spettacolo.”
Sfortunatamente, né Eyes of
Wakanda né Your Friendly Neighborhood
Spider-Man hanno un’uscita confermata. Vi terremo
aggiornati!
I Walt Disney
Studios hanno pubblicato il trailer ufficiale di
Young Woman and the Sea, il prossimo film
biografico interpretato da
Daisy Ridley, nota attrice del franchise di Star
Wars.
Il video mostra
Daisy Ridley nei panni di una giovane, talentuosa e
determinata nuotatrice che ha sfidato le probabilità diventando la
prima donna ad attraversare a nuoto la Manica. Il film debutterà
negli USA in alcune sale selezionate il 31 maggio.
Di cosa parla Young Woman and the Sea?
“Il film è incentrato su
un’affermata nuotatrice nata da genitori immigrati a New York nel
1905″, si legge nella sinossi. “Grazie al costante
sostegno della sorella maggiore e degli allenatori, supera le
avversità e l’ostilità di una società patriarcale per scalare i
ranghi della squadra di nuoto olimpica e portare a termine
un’impresa sbalorditiva: un viaggio di 21 miglia dalla Francia
all’Inghilterra“.
Ispirato alla straordinaria storia
vera di Trudy Ederle, Young Woman and the
Sea è diretto da Joachim Rønning da una
sceneggiatura scritta da Jeff Nathanson. È basato sull’omonimo
romanzo di Glenn Stout. Il film è interpretato anche da
Tilda Cobham-Hervey, Stephen Graham, Kim Bodnia,
Christopher Eccleston e Glenn Fleshler. Oltre a guidare il
cast, Ridley è anche produttore esecutivo insieme
a Rønning e John G. Scotti. Il film è prodotto da Jerry
Bruckheimer, Chad Omen e Jeff Nathanson.
Young Woman and
the Sea è il
nuovo film Disney che sembra riproporre una tradizione
prolifica e proficua che la Casa di Topolino aveva da tempo accantonato.
C’è stato un tempo in cui lo studio realizzava film per famiglie
che non erano né i capolavori d’animazione per i quali è divenuta
celebre, né i remake degli stessi in live action, né tantomeno
prodotti di franchise sotto vari cappelli (leggi Marvel o
Lucasfilm).
Quel tempo in cui
nacquero capolavori e cult immortali, come Mary Poppins, Pomi d’ottone e manici di scopa, ma anche
4 bassotti per 1 danese, Zanna
Gialla, Un maggiolino tutto matto, film
per famiglie, emozionanti e divertenti che hanno poi perso il loro
primato nella produzione Disney. Almeno fino a oggi, quando lo
sforzo congiunto di Joachim Ronning, regista di Maleficent – Signora del male e Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar, e
Jerry Bruckheimer, produttore che non ha certo
bisogno di presentazioni, regala ai fan delle produzioni originali
Disney in live action un nuovo tassello che fa riferimento proprio
a quei titoli sopra elencati come pubblico di destinazione e
ambizione.
Young Woman and the
Sea, la storia vera di Trudy Ederle
Young Woman
and the Sea è l’incredibile storia vera di Gertrude (Trudy) Ederle e della sua impresa: nel
1926 la giovane donna ha attraversato il Canale della Manica a
nuoto dalla Francia all’Inghilterra. Un’impresa che era quasi stata
dimenticata, fino a che lo sceneggiatore Jeff
Nathanson (Prova
a prendermi, Pirati dei Caraibi, Il Re Leone) ha
trovato in una libreria la biografia del 2009 Young Woman And
The Sea: How Trudy Ederle Conquered The English Channel And
Inspired The World, di Glenn Stout. Sicuri che
la storia potesse trasformarsi in un film avvincente e
aspirazionale, Nathanson, Bruckheimer e Ronning hanno convinto la
Disney a realizzarlo anche se solo per un’uscita limitata nelle
sale (negli USA) e un passaggio successivo su Disney+.
Il film merita il grande
schermo
Young Woman
and the Sea è un film che merita il grande schermo e
non di perdersi nella libreria infinita della piattaforma, dal
momento che dimostra che, quando c’è la giusta intenzione, la
Disney ha tutti i mezzi per realizzare i film “come una volta”,
cosa che nei decenni ha contribuito a costruire la sua giusta
fama.
Il film segue con
semplicità la vita di Trudy (Daisy
Ridley e Olive Abercrombie da
bambina). La vediamo nella sua casa, con sua sorella (Tilda
Cobham-Hervey) con la quale condivide un legame molto
profondo e con la quale comincia ad approcciarsi al nuoto, per
ferma volontà della madre (Jeanette Hain). Segue
una rapida ascesa e la dimostrazione di un talento naturale, unito
a una grande forza di volontà e all’impegno che superava anche la
sua malattia. Da piccola aveva infatti contratto un’infezione alle
orecchie che l’avrebbe portata alla sordità se non avesse preso
determinate precauzioni, come quella di non nuotare… Trudy non si
lascia fermare neanche da una oggettiva e reale minaccia, e
continua a sfidare le onde, in piscina e in mare. Vince una
medaglia d’oro alle Olimpiadi di Parigi del 1924, ma il suo sogno è
quello di attraversare la Manica a nuoto, impresa che compirà due
anni dopo, passando alla storia.
Trudy realizza il suo
sogno
Al secondo tentativo,
Trudy realizza il suo sogno, battendo i precedenti record maschili
di quasi due ore con 14 ore e 31 minuti (primato mantenuto per 35
anni). Ad accoglierla, al suo ritorno negli Stati Uniti, Trudy è
stata omaggiata dalla più grande parata che sia mai stata vista
nella storia della città.
Nell’anno in cui
Nyad di Jimmy Chin
e Elizabeth Chai Vasarhelyi con
Annette Bening e Jodie Foster è arrivato al cinema (da
noi direttamente su Netflix), un’altra storia – vera – di una
donna che sfida le onde arriva a toccare il cuore degli spettatori.
La trama sembra uguale: una donna sfida le onde del mare aperto per
coronare un sogno. Tuttavia se nel caso di Nyad la
protagonista era una donna matura, con una vita alle spalle e un
ultimo obbiettivo da coronare, nel caso di Young Woman and
the Sea, Trudy era non solo giovanissima, ma una vera e
propria pioniera nel nuoto e nello sport in generale,
responsabilità che lei sentiva e che abbracciava, desiderando
fortemente essere un esempio per le bambine che guardavano a lei
come a una fonte di ispirazione. La storia di
Nyad, per quanto coraggiosa e degna di lodi,
guarda al sé, quella di Trudy guarda al mondo.
E infatti il film si
concentra principalmente sull’impresa e su come viene raccontata
dal mondo e nel mondo. La radio ha un ruolo fondamentale nel far
rimbalzare le gesta di Trudy da un capo all’altro del mondo, e
Joachim Ronning sfrutta questo aspetto della storia per
costruire un film vivace, dal ritmo incalzante, ma non frenetico,
emozionante, focalizzato sull’espressione dura e brillante di
Daisy Ridley, che sembra nata per ruoli del genere:
atletica e volitiva, ma sempre dal sorriso dolce, la sua Trudy è
un’eroina semplice, senza fronzoli, decisa a conquistare la sua
gloria per aprire una strada ad altre. Uno spirito semplice e
cristallino che Ridley incarna con naturalezza.
Il resto lo fa la regia
solida di Ronning che riesce a dare spazio sia ai momenti
epici, come la partenza per le Olimpiadi o l’arrivo sulla costa
inglese di Trudy, che a quelli intimi, come il racconto della
relazione tra le due sorelle, con uguale attenzione, sostenuto da
una fotografia espressiva, firmata da Oscar Faura,
nonostante il coefficiente di difficoltà di realizzazione aumentato
esponenzialmente dalla grande quantità di scene acquatiche, di
certo non un territorio sconosciuto per l’autore di
Kon-Tiki e Pirati dei Caraibi – La
vendetta di Salazar.
La produzione è affidata a Motive
Pictures. Young Sherlock debutterà in esclusiva su
Prime Video in oltre 240 Paesi e territori nel mondo. Young
Sherlock è l’ultima novità per i clienti Amazon
Prime, che in Italia beneficiano di spedizioni veloci, offerte
esclusive e intrattenimento, incluso Prime Video, con un solo
abbonamento al costo di €49,90/anno o €4,99/mese.
Con tutta l’arguzia e il fascino
dei lungometraggi di Sherlock Holmes di Guy Ritchie,
Young Sherlock sarà una storia irriverente e ricca di
azione sulle origini dell’amato detective nato dalla penna di Sir
Arthur Conan Doyle, in una rivisitazione esplosiva di questo
personaggio iconico. All’età di 19 anni, Sherlock Holmes è caduto
in disgrazia, inesperto, senza filtri e senza un’adeguata
formazione, quando si trova coinvolto in un misterioso omicidio
all’Università di Oxford che minaccia la sua libertà. Cimentandosi
nel suo primo caso in assoluto con una smodata mancanza di
disciplina, Sherlock riesce a svelare una cospirazione mondiale che
cambierà la sua vita per sempre.
“In Young Sherlock vedremo una
nuova esilarante versione del detective che tutti pensano di
conoscere, in un modo mai immaginato prima“, ha dichiarato
Guy Ritchie. “Apriremo un varco all’interno di
questo personaggio enigmatico, scopriremo cosa lo spinge ad agire e
come farà a diventare il genio che tutti amiamo“.
“Questo nuovo ed entusiasmante
capitolo di uno dei personaggi letterari più conosciuti al mondo
delizierà i nostri spettatori con la sua narrazione
avvincente“, ha dichiarato Vernon Sanders, Head of Television
di Amazon MGM Studios. “Con il brillante team creativo, guidato
da Guy Ritchie e Matthew Parkhill, esploreremo misteri mai svelati
su come il giovane Sherlock abbia trovato la sua strada verso una
vita di ricerca della verità”.
Kelton ha originariamente concepito
il progetto e lo ha elaborato con Atkinson, per poi collaborare con
Motive, Gilbert e Resteghini, che hanno sviluppato e portato la
serie agli Amazon MGM Studios. Gilbert e Resteghini hanno un
overall deal con gli Amazon MGM Studios.
Prime Video ha rilasciato le prime immagini di
Young
Sherlock, con protagonista Hero Fiennes Tiffin (film della
saga di After) nei panni di Sherlock Holmes. Questa
emozionante serie, realizzata dal visionario regista ed executive
producer Guy Ritchie, racconta la storia delle
origini di Sherlock Holmes, in un giallo irriverente e ricco di
azione che segue le prime avventure dell’iconico detective.
Young Sherlock debutterà in
esclusiva su Prime Video in oltre 240 paesi e territori nel
mondo il prossimo anno.
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Photo credit_ Dan
Smith
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Con tutta l’arguzia e il fascino
dei lungometraggi di Sherlock Holmes di
Guy Ritchie, Young Sherlock segue la
storia delle origini dell’amato detective nato dalla penna di Sir
Arthur Conan Doyle, in una rivisitazione esplosiva
dei primi anni di vita di questo iconico personaggio. Sherlock
Holmes è un giovane caduto in disgrazia, istintivo e senza filtri,
che si ritrova coinvolto in un caso di omicidio che minaccia la sua
libertà. Il suo primo caso svelerà una cospirazione internazionale
che cambierà la sua vita per sempre. Ambientata negli anni ’70
dell’Ottocento ad Oxford, con incursioni all’estero, la serie
rivela le prime prodezze del giovane ribelle, che deve ancora
diventare il più rinomato residente di Baker Street.
Il cast di Young
Sherlock include Dónal Finn (La
Ruota del Tempo), Zine Tseng (Il problema
dei 3 corpi), Joseph Fiennes (Il racconto
dell’ancella), Natascha McElhone
(Halo), Max Irons (Condor) e
Colin Firth (Il discorso del
re). Guy Ritchie è regista ed executive
producer. La serie è scritta da Matthew Parkhill, che figura anche
come executive producer insieme a Dhana Gilbert, Marc Resteghini,
Simon Maxwell, Ivan Atkinson, Simon Kelton, Colin Wilson e ai
co-executive producer Harriet Creelman e Steve Thompson.
Motive Pictures ha guidato la produzione fisica di Young
Sherlock.
La
nuova serie Young Sherlock, prodotta per
Prime Video e sviluppata
sotto la supervisione creativa di Guy Ritchie, non si
limita a rielaborare uno dei personaggi più iconici della
letteratura, ma tenta un’operazione più ambiziosa: riscriverne le
fondamenta emotive e narrative. Il risultato è un crime thriller
seriale che, episodio dopo episodio, costruisce un’identità sempre
più solida, capace di fondere intrattenimento e costruzione del
mito.
Lontano dalle versioni più canoniche, questa incarnazione del
giovane Sherlock Holmes si
muove in un territorio ibrido, dove il racconto di formazione
incontra il ritmo serrato dell’action e la complessità del mystery
contemporaneo. È una scelta che, se inizialmente può sembrare
spiazzante, diventa progressivamente il vero punto di forza della
serie.
La rilettura di Sherlock Holmes
tra origin story e spettacolarità contemporanea
Photo credit_ Dan Smith
Uno degli elementi più interessanti di Young Sherlock è il modo in cui si
distacca dalle rappresentazioni precedenti del personaggio, a
partire dal film Piramide di paura di
Barry Levinson, per
costruire una figura più istintiva, imperfetta e fisicamente
coinvolta nell’azione. Il giovane Holmes interpretato da
Hero Fiennes Tiffin è meno
osservatore e più partecipante, meno mente pura e più corpo in
trasformazione.
Questa scelta non è casuale, ma riflette una precisa direzione
autoriale: quella di riportare il personaggio all’interno di un
contesto emotivo e familiare più stratificato, dove il trauma, il
conflitto e l’identità diventano motori narrativi centrali. In
questo senso, la serie si avvicina più alle dinamiche delle saghe
contemporanee che al classico procedural investigativo.
A
rafforzare questa impostazione contribuisce la scrittura di
Matthew Parkhill, già
autore di thriller politici come Deep State, e l’adattamento dei romanzi di Andrew Lane, che
forniscono una base narrativa moderna e accessibile, pensata per un
pubblico trasversale.
Il tocco registico di Guy Ritchie
tra ritmo, azione e costruzione dei personaggi
Photo credit_ Dan Smith
Chi conosce il cinema di Guy Ritchie ritroverà immediatamente il
suo marchio di fabbrica: montaggio dinamico, dialoghi taglienti e
una costruzione delle scene che privilegia la velocità senza
sacrificare la chiarezza narrativa. In Young Sherlock, questo stile viene adattato al
formato seriale con una certa intelligenza, evitando l’effetto
videoclip e mantenendo una progressione coerente.
Il risultato è una narrazione che riesce a bilanciare due esigenze
spesso difficili da far convivere: da un lato l’urgenza del
racconto – tipica del thriller – e dall’altro la necessità di
costruire personaggi credibili e stratificati. È proprio in questa
tensione che la serie trova la sua identità, distinguendosi
all’interno di un panorama, quello di Prime Video, già ricco di
crime drama.
Il cast contribuisce in modo decisivo a questo equilibrio. Accanto
a Fiennes Tiffin, spiccano Dónal Finn,
Joseph Fiennes e
Colin Firth, che portano
in scena una gamma di interpretazioni capace di sostenere il tono
ambizioso della serie.
Una narrazione che cresce
episodio dopo episodio fino a ridefinire il protagonista
Photo credit_ Dan Smith
Se c’è un elemento che distingue davvero Young Sherlock da molti prodotti simili è la
sua struttura progressiva. La serie non punta tutto sull’impatto
iniziale, ma costruisce la propria forza nel tempo, episodio dopo
episodio, lasciando emergere gradualmente le sue ambizioni
narrative.
L’uso dei flashback, mai invasivo, serve a colmare i vuoti senza
interrompere il flusso principale, mentre la trama si sviluppa su
più livelli, intrecciando mistero, dinamiche familiari e percorso
di crescita. In questo contesto, personaggi come Mycroft, la
principessa Gulun Shou’an e una nuova versione di James Moriarty non
sono semplici comprimari, ma elementi attivi nella costruzione del
mondo narrativo.
È
proprio questa coralità a permettere alla serie di ampliare il
proprio respiro, trasformandosi da semplice origin story a racconto
più ampio sul destino e sulle scelte che definiscono un
individuo.
Il finale di stagione prepara uno
scontro destinato a ridefinire il mito
Senza scivolare nello spoiler, è evidente che il
finale della prima stagione non rappresenta un punto di arrivo,
ma un passaggio cruciale. La relazione tra Sherlock e Moriarty
viene impostata su basi nuove, più intime e tragiche, anticipando
un conflitto che va oltre la semplice contrapposizione tra genio e
criminale.
Questa scelta narrativa suggerisce chiaramente la volontà di
sviluppare un arco seriale più ampio, in cui la costruzione
dell’antagonista diventa parallela – e complementare – a quella del
protagonista. Un’impostazione che, se confermata in una seconda
stagione, potrebbe consolidare definitivamente Young Sherlock come uno dei titoli più
rilevanti del catalogo crime contemporaneo.
Prime Video ha svelato teaser poster, teaser
trailer e data di uscita di Young
Sherlock, la nuova serie con protagonista
Hero Fiennes Tiffin (film della saga
di After) nei panni di Sherlock Holmes. Questa
emozionante serie, realizzata dal visionario regista ed executive
producer Guy Ritchie, racconta la storia delle
origini di Sherlock Holmes, in un giallo irriverente e ricco di
azione che segue le prime avventure dell’iconico detective. Tutti e
8 gli episodi che compongono questa nuova serie elettrizzante
debutteranno il 4 marzo 2026 in esclusiva su Prime
Video in oltre 240 Paesi e territori nel mondo.
Con tutta l’arguzia e il fascino
dei lungometraggi di Sherlock Holmes di Guy
Ritchie, Young Sherlock segue la storia delle
origini dell’amato detective nato dalla penna di Sir Arthur Conan
Doyle, in una rivisitazione esplosiva dei primi anni di vita di
questo iconico personaggio. Sherlock Holmes è un giovane caduto in
disgrazia, istintivo e senza filtri, che si ritrova coinvolto in un
caso di omicidio che minaccia la sua libertà. Il suo primo caso
svelerà una cospirazione internazionale che cambierà la sua vita
per sempre. Ambientata negli anni ‘70 dell’Ottocento ad Oxford, con
incursioni all’estero, la serie rivela le prime prodezze del
giovane ribelle, che deve ancora diventare il più rinomato
residente di Baker Street.
Il cast di Young Sherlock, già
annunciato, include Dónal Finn (La Ruota del
Tempo), Zine Tseng (Il problema
dei 3 corpi), Joseph Fiennes (Il
racconto dell’ancella),
Natascha McElhone (Halo), Max Irons (Condor) e
Colin Firth (Il discorso del re). Guy
Ritchie è regista dei primi due episodi ed executive
producer. La serie è scritta da Matthew Parkhill, che figura
anche come executive producer insieme a Dhana Gilbert,
Marc Resteghini, Simon Maxwell, Ivan Atkinson, Simon Kelton,
Colin Wilson e ai co-executive producer
Harriet Creelman e Steve Thompson. Motive Pictures ha
guidato la produzione fisica di Young Sherlock.
Prime Video ha svelato oggi il trailer ufficiale
e il nuovo poster di Young
Sherlock, la serie con protagonista Hero
Fiennes Tiffin (After) nei panni di
Sherlock Holmes. Realizzata dal visionario regista ed executive
producer Guy Ritchie, Young Sherlock è un giallo
irriverente e ricco di azione che segue le prime leggendarie
avventure dell’iconico detective. Tutti gli 8 episodi della serie
debutteranno il 4 marzo 2026 in esclusiva su Prime Video in oltre
240 Paesi e territori nel mondo.
Quando un carismatico Sherlock
Holmes, giovane e ribelle, incontra nientemeno che James Moriarty,
viene trascinato in un’indagine per omicidio che mette a rischio la
sua libertà. Il primo caso in assoluto di Sherlock svela una
cospirazione che attraversa il globo, e culmina in uno scontro
esplosivo che cambierà per sempre il corso della sua vita.
Ambientata in una vibrante Inghilterra vittoriana e con avventure
oltre confine, la serie svela le prime gesta dell’adolescente
anarchico destinato a diventare il più celebre residente di Baker
Street.
Il cast di Young
Sherlock, già annunciato, include Dónal Finn (La Ruota del
Tempo), Zine Tseng (Il problema
dei 3 corpi), Joseph Fiennes (Il
racconto dell’ancella),
Natascha McElhone (Halo), Max Irons
(Condor) e Colin Firth (Il discorso del re). Guy
Ritchie è regista dei primi due episodi ed executive
producer. La serie è scritta da Matthew Parkhill, che figura
anche come executive producer insieme a Dhana Rivera
Gilbert, Marc Resteghini, Simon Maxwell, Ivan Atkinson,
Simon Kelton, Colin Wilson e ai co-executive producer
Harriet Creelman e Steve Thompson. Motive Pictures ha
guidato la produzione fisica di Young Sherlock.
Scritto da Matthew
Parkhill e ispirato alla serie di libri Young Sherlock Holmes di Andy Lane,
lo spettacolo reinventa Sherlock Holmes all’età di 19 anni.
Disonorato, crudo, non filtrato e informe, si ritrova coinvolto in
un mistero di omicidio all’Università di Oxford che minaccia la sua
libertà. Immergendosi nel suo primo caso in assoluto con una totale
mancanza di disciplina, Sherlock riesce a svelare una cospirazione
mondiale che cambierà la sua vita per sempre.
Ritchie sarà il regista e il
produttore esecutivo. Parkhill fungerà da produttore esecutivo e
showrunner. Anche Simon Kelton, Ivan Atkinson, Simon Maxwell, Dhana
Gilbert, Colin Wilson e Marc Resteghini sono produttori esecutivi.
La co-produttrice esecutiva Harriet Creelman. La produzione fisica
avviene tramite Motive Pictures.
Prime Video ha ordinato la
serie Young Sherlock che vedrà Guy
Ritchie (The
Ministry of Ungentlemanly Warfare, The Covenant,
The Gentlemen) in qualità di regista ed executive
producer. Hero Fiennes Tiffin (The
Ministry of Ungentlemanly Warfare, The Woman King) interpreterà il
giovane Sherlock. La serie è scritta dallo showrunner
Matthew Parkhill (Deep State, Rogue), che
ne è anche executive producer insieme a Simon Kelton (Eddie the Eagle – Il coraggio della
follia), Ivan Atkinson (The
Gentlemen), Simon Maxwell (The Woman in the Wall, Deep
State), Dhana Gilbert (La
fantastica signora Maisel), Colin Wilson (The Mandalorian), Marc Resteghini e al
co-executive producer Harriet Creelman. La serie è ispirata alla
saga di romanzi acclamati dalla critica Young Sherlock
Holmes, di Andy Lane.
La prima stagione di Young
Sherlock (qui
la nostra recensione in anteprima) si apre con uno Sherlock
diciannovenne dietro le sbarre per un piccolo furto, tirato fuori
di prigione dal fratello Mycroft e sistemato come bidello presso
l’Università di Oxford. Da lì, Sherlock viene accusato di aver
rubato i sacri rotoli della principessa Gulun Shou’an e viene
trascinato in una cospirazione omicida che alla fine conduce fino
ai più alti vertici del governo.
Quello che inizia come un giallo
universitario circoscritto — manufatti reali cinesi scomparsi, un
professore morto — si espande, nel corso di otto episodi, in
qualcosa di molto più intricato. Il mistero cresce e si stratifica:
parte da un semplice furto che si trasforma in un omicidio, poi in
diversi omicidi, fino a una vasta cospirazione che attraversa più
continenti. La serie letteralmente gira il mondo, passando per
l’Inghilterra, Parigi e Costantinopoli prima che la stagione si
concluda. La narrazione si prende il tempo per approfondire il
passato di Sherlock, con un forte focus su come la perdita della
sorella abbia segnato l’intera famiglia — una perdita che influenza
le decisioni di ogni membro dei Holmes per tutta la stagione. E poi
c’è l’Episodio 5. L’Episodio 5 è particolarmente avvincente:
Sherlock scopre qualcosa di significativo sulla sua infanzia, ma
questa verità impallidisce rispetto a ciò che affronta nel finale
dell’episodio. Quel colpo allo stomaco a metà stagione rappresenta
la svolta della serie. Tutto ciò che viene prima è un prologo.
Photo credit_ Dan Smith
Il punto di vista interno:
cosa fa davvero il finale di Young
Sherlock
Attraverso dialoghi e immagini,
Parkhill e Ritchie tirano ogni filo della storia fino a ricomporre
un quadro narrativo completo — una sfilata impressionante di
rivelazioni esplosive che ridefiniscono l’intero mondo della serie.
Ecco la lettura che pochi propongono: il finale non parla davvero
della cospirazione. I rotoli cinesi, gli omicidi, il vero scopo
della principessa Shou’an in Inghilterra — tutto è un’impalcatura
elaborata attorno a una sola domanda che la serie pone fin
dall’episodio pilota: chi ha trasformato Sherlock Holmes in
qualcuno incapace di fidarsi di chiunque?
La risposta è la sua famiglia. In
particolare, Silas Holmes. L’elefante nella stanza per tutta la
stagione è la madre di Sherlock, Cordelia, e la sorella perduta
Beatrice — figure viste solo nei flashback, che la serie utilizza
per interrogarsi sul motivo della frattura familiare. Silas
(Joseph Fiennes, perfettamente
calibrato nel ruolo) è stato presentato per tutta la stagione come
una presenza marginale — spesso via per lavoro, largamente assente,
apparentemente irrilevante. Il finale trasforma
quell’“apparentemente” in un’arma carica. Alcune scelte legate alle
dinamiche familiari forzano un senso artificiale di sorpresa che
contraddice persino la caratterizzazione della prima metà di
stagione — un modo elegante per dire che il colpo di scena su Silas
punta più sull’effetto shock che su una costruzione pienamente
meritata. Critica legittima. Eppure l’impatto emotivo funziona,
perché la serie ha impiegato otto episodi a stabilire che il trauma
dei Holmes non è un elemento accessorio della psicologia di
Sherlock. È la sua psicologia. Il burattinaio della cospirazione è
legato alla storia della famiglia Holmes. I rotoli non riguardavano
soltanto l’eredità culturale di una principessa cinese — erano una
leva. E le vittime non erano casuali accademici di Oxford; erano
fili sciolti da eliminare in una rete che risaliva a molti anni
prima dell’arrivo di Sherlock all’università.
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Il problema
Moriarty: un’amicizia già incrinata
Questo è il vero gioco a lungo
termine. La dinamica tra Sherlock e Moriarty è l’elemento più
coinvolgente della serie, anche se con il procedere della stagione
emergono le loro differenze, evidenziando codici morali e priorità
divergenti.
Moriarty è ritratto come uno
studente affascinante e carismatico, intelligente quanto — se non
più di — Sherlock. Ci sono persino momenti in cui entrambi entrano
in un “palazzo mentale” condiviso per analizzare insieme i dettagli
dei casi, sequenze che mostrano efficacemente la loro perfetta
parità. Ma il finale rende esplicito un punto: Moriarty non è mai
stato completamente dalla parte di Sherlock. Pur schierandosi con
lui per gran parte della stagione, diventa chiaro che James metterà
sempre al primo posto i propri interessi. L’atto conclusivo del
finale porta questa tensione allo scoperto. Moriarty compie una
scelta che Sherlock può interpretare solo come un tradimento — non
una rivelazione melodrammatica da villain, ma qualcosa di più
inquietante: un amico che sceglie sé stesso invece del principio. È
qui che nasce il nemico.
Ci sono momenti nell’atto finale
che appaiono affrettati nel delineare il lato più oscuro di
Moriarty e non del tutto coerenti con il suo sviluppo precedente —
in parte una scelta intenzionale, in parte un inciampo strutturale.
La serie vuole che la svolta di Moriarty appaia improvvisa agli
occhi di Sherlock. Che quel momento drammatico sia pienamente
guadagnato dipende anche dall’attenzione con cui si è osservata
l’interpretazione di Dónal Finn nel corso della stagione. La
performance colma spesso ciò che la sceneggiatura lascia in
sospeso.
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Ciò che il pubblico non
coglie: il depistaggio della principessa Shou’an
Molti hanno etichettato la
principessa Gulun Shou’an come “l’ospite esotica dalle abilità
speciali”. È una lettura superficiale. Il suo ruolo nella
storia è molto più centrale di quanto molte recensioni rivelino.
Ciò che la rende interessante è il suo apparente fuori posto
iniziale. Shou’an non è una reale fragile: è un’artista marziale,
una studentessa altamente intelligente, astuta quanto Sherlock o
Moriarty. Man mano che si scoprono i suoi veri obiettivi in
Inghilterra, ogni rivelazione aggiunge un nuovo ribaltamento.
La sua presenza non è diplomatica.
Il furto dei rotoli non è una coincidenza. E il suo legame con
l’esito finale della cospirazione rilegge completamente il primo
episodio. Rivedere la sequenza iniziale con queste informazioni
cambia la percezione dell’intera serie.
È anche il personaggio con la
bussola morale più limpida della stagione — ed è lei a porre
Sherlock davanti alla sua prima autentica crisi etica. Non
Moriarty. Non suo padre. La principessa.
Photo credit_ Dan Smith
Il finale aperto: ciò che
resta irrisolto (volutamente)
I cliffhanger della stagione hanno
sufficiente slancio per mantenere alta l’attenzione del pubblico —
e il finale è il precipizio più vertiginoso di tutti. Ecco cosa la
prima stagione lascia esplicitamente in sospeso:
La questione
Moriarty. Non è ancora un villain. Non è più un alleato.
In prospettiva di una seconda stagione, è qualcosa di più
pericoloso: qualcuno che conosce perfettamente il modo di pensare
di Sherlock e ha deciso che quella conoscenza è una risorsa, non un
legame.
Silas Holmes. La
rivelazione sul padre non chiude un capitolo — apre un fascicolo.
Le sue motivazioni, il suo legame con la cospirazione e il grado
della sua complicità nella frattura familiare sono fili tesi ma non
recisi.
Cordelia Holmes.
La madre di Sherlock resta internata. La serie suggerisce che il
suo ricovero non sia dovuto soltanto a una malattia mentale. Non è
un dettaglio casuale. Ritchie e Parkhill fanno del danno interno
alla famiglia il motore creativo dell’intero impianto
narrativo.
Ciò che Sherlock
diventa. Ha risolto il caso. Non è ancora diventato il
detective. Ed è proprio questo il punto. La stagione si chiude con
uno scontro esplosivo che gli cambia la vita per sempre — ma lo
Sherlock Holmes che si allontana dal finale della prima stagione è
ancora materia grezza.
Ispirata ai romanzi “Young
Sherlock Holmes” di Andrew Lane e diretta
da Guy Ritchie, la nuova serie di Prime Video si impone come una delle
rivisitazioni più energiche e sorprendenti del celebre detective.
Adattata per il piccolo schermo da Matthew
Parkhill, la serie non si limita a raccontare
l’adolescenza di Sherlock Holmes: ne decostruisce
il mito, lo ricompone con ritmo contemporaneo e lo proietta in una
dimensione narrativa che mescola crime drama, avventura e
formazione.
Il risultato è un prodotto
intrigante, capace di rinnovare un’icona letteraria senza tradirne
l’essenza. L’Inghilterra vittoriana viene letteralmente ribaltata:
pur restando fedele al contesto storico, la messa in scena è
intrisa di energia moderna, montaggio serrato e dialoghi brillanti
che restituiscono una sorprendente freschezza. Un omaggio, quasi, a
quello che Ritchie aveva già fatto al cinema con il
personaggio.
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Un Sherlock diciannovenne tra
devianza e talento
La serie si apre nel 1871, molto
prima che il protagonista indossi il celebre deerstalker e impugni
la pipa che lo hanno reso riconoscibile nell’immaginario collettivo
(dettagli però assenti dai romanzi originali di Conan Doyle!). A
diciannove anni, Sherlock — interpretato da Hero Fiennes Tiffin — è un
giovane brillante ma ingestibile. Il suo talento si è manifestato
in un’abilità ben poco ortodossa: l’arte del borseggio. Una
condotta che gli è costata sei mesi di carcere e la reputazione di
pecora nera della famiglia.
A intervenire è il fratello
maggiore Mycroft, interpretato da Max Irons,
figura razionale e strategica che tenta di indirizzare Sherlock
verso un futuro più rispettabile. Il padre, Silas (Joseph Fiennes), è spesso assente per
lavoro, mentre la madre Cordelia (Natascha
McElhone) è ricoverata in un istituto psichiatrico: un
quadro familiare segnato da fratture e silenzi che contribuisce a
definire la psicologia del protagonista.
Quando Mycroft gli procura un
incarico a Oxford — inizialmente come semplice bidello — Sherlock
appare insofferente e disinteressato. Tuttavia, l’università si
rivela ben presto il teatro di un mistero ben più grande.
Oxford, un artefatto scomparso e
l’incontro con Moriarty
Il furto di preziose pergamene
appartenenti alla principessa Gulun Shou’an (Zine
Tseng), ospite dell’influente Sir Bucephalus Hodge
(Colin Firth), rappresenta l’innesco
dell’intreccio. Quando Sherlock e lo studente borsista James
Moriarty (interpretato da Dónal Finn) vengono
accusati, i due decidono di collaborare per scagionarsi.
Il furto, tuttavia, è soltanto la
superficie di una trama ben più complessa. Nel corso delle otto
puntate, la vicenda si trasforma in un’indagine per omicidio che
conduce i protagonisti nei più alti livelli del potere politico
britannico. La narrazione si espande oltre Oxford, abbracciando
scenari che vanno dall’Inghilterra a Parigi fino ai mercati
pulsanti di Costantinopoli (oggi Istanbul), costruendo un affresco
internazionale dal respiro cinematografico.
La regia di Ritchie si riconosce
nel montaggio ritmico, nei freeze frame esplicativi e nell’uso
creativo della voce e delle immagini per rendere visibile il
processo deduttivo di Sherlock, il suo “palazzo mentale”
(per i più esperti nella lore del personaggio). Attraverso
soluzioni visive dinamiche, lo spettatore entra nella mente del
protagonista, scoprendone la memoria fotografica e l’attenzione
maniacale ai dettagli.
Photo credit_ Dan Smith
La dinamica Sherlock–Moriarty: la
classica frenemy
Il cuore pulsante di
Young Sherlock è la relazione
tra Sherlock e James Moriarty. In questa fase della loro vita, non
sono ancora nemici giurati, bensì alleati uniti dalla necessità.
Moriarty è brillante, ambizioso, pragmatico; Sherlock è istintivo,
idealista, animato da un senso di giustizia ancora acerbo ma
autentico.
Col passare degli episodi, la loro
complicità si rafforza, assumendo i tratti di una fratellanza
intellettuale. Tuttavia, emergono progressivamente divergenze
etiche profonde. Moriarty, pur sostenendo Sherlock, dimostra di
anteporre sempre i propri interessi a qualsiasi principio astratto.
Questo scarto morale, sottile ma costante, prefigura la
futura rivalità.
L’interpretazione di Dónal
Finn è particolarmente incisiva: il suo Moriarty non è un
villain in nuce, ma un giovane uomo complesso, le cui scelte
suggeriscono già l’ombra del genio criminale che diventerà.
Osservare questa trasformazione in potenza è uno degli elementi più
affascinanti della stagione.
L’episodio 5 e la rivelazione che
cambia tutto
Tra gli otto episodi, il quinto
rappresenta un punto di svolta cruciale. Sherlock scopre una verità
determinante sulla propria infanzia, un’informazione capace di
ridefinire la percezione del suo passato e delle dinamiche
familiari. Ma ciò che accade nel finale di puntata supera ogni
aspettativa.
Attraverso dialoghi calibrati e una
costruzione visiva impeccabile, Parkhill e Ritchie tendono ogni
filo narrativo fino al limite, per poi scioglierlo in una sequenza
di rivelazioni esplosive. L’effetto è quello di un puzzle origami
che si dispiega improvvisamente, mostrando un disegno completo e
inatteso. L’intero mondo della serie viene riletto alla luce di
queste scoperte, dimostrando una scrittura stratificata e
coerente.
Photo credit_ Dan Smith
Young
Sherlock è un crime che riscopre
il piacere dell’avventura
Young
Sherlock è molto più di un semplice prequel. È un
racconto di formazione che intreccia mistero, tragedia familiare,
desiderio di vendetta e ironia tagliente. La serie riesce a
ricordare quanto il crime possa essere divertente,
dinamico e sorprendente quando si osa con la regia e si investe
nella costruzione dei personaggi.
L’operazione di aggiornamento
funziona perché non cerca di modernizzare superficialmente il
contesto, ma di innestare sensibilità contemporanea in una
struttura narrativa ottocentesca. Sherlock, qui, è agile,
impulsivo, vulnerabile e audace: un eroe ancora in divenire, ma già
dotato di quel genio analitico che lo renderà leggendario.
Con un impianto visivo energico,
interpretazioni solide e una trama che alterna leggerezza e
gravità, Young Sherlock si configura come
una delle origin story più convincenti degli ultimi anni.
Tutti e otto gli episodi debuttano il 4 marzo su Prime Video,
pronti a conquistare tanto i fan storici quanto una nuova
generazione di spettatori.
La
nuova serie Young Sherlock, prodotta per Prime Video e diretta da
Guy Ritchie, punta
a distinguersi nettamente dalle precedenti incarnazioni televisive
e cinematografiche del celebre detective. A differenza della
versione con Benedict Cumberbatch, nota per
l’uso massiccio di effetti visivi per rappresentare la mente
analitica di Holmes, il nuovo progetto sceglie un approccio più
semplice e “analogico”.
La
serie racconta la storia di uno Sherlock Holmes diciannovenne,
interpretato da Hero Fiennes Tiffin, coinvolto
in un caso di omicidio a Oxford che mette a rischio la sua libertà.
Il suo primo incarico, affrontato con imprudenza, lo conduce a
scoprire una cospirazione di vasta portata destinata a cambiare per
sempre il suo destino.
A
spiegare la filosofia visiva della serie è stato lo showrunner
Matthew Parkhill in un’intervista a ScreenRant. Confrontando il
nuovo progetto con la serie Sherlock con
Cumberbatch, Parkhill ha chiarito la volontà di ridurre l’uso di
VFX per entrare nella mente del protagonista in modo più
“artigianale”.
“Quando guardi lo Sherlock con Benedict
Cumberbatch, la sua immaginazione era rappresentata con un
uso molto massiccio di effetti visivi, anche perché all’epoca era
una novità tecnologica. Oggi però siamo in un’epoca in cui c’è un
eccesso di VFX, e noi volevamo fare qualcosa di più analogico, più
tradizionale. Quasi tutto il ‘mind palace’ è girato in macchina da
presa. Ci sono effetti, ma la maggior parte è realizzata con
soluzioni classiche: inquadrature studiate, movimenti di camera,
giochi di montaggio.”
Nessun prequel di Robert Downey Jr.: una nuova identità per
Sherlock
La volontà di differenziarsi non riguarda solo l’estetica, ma anche
la collocazione narrativa del progetto. Parkhill ha precisato che
Young Sherlock non è in
alcun modo un prequel dei film diretti da Ritchie con Robert Downey Jr. e Jude
Law.
“Non è un prequel. È stata una delle prime cose che io e Guy
abbiamo chiarito. Questo Sherlock non crescerà per diventare Robert
Downey Jr. Volevamo creare qualcosa che avesse un’identità
autonoma, un mondo proprio.”
La
serie è adattata dai romanzi Young Sherlock Holmes di Andrew Lane, e non
direttamente dalle opere di Arthur Conan Doyle.
Questo consente una maggiore libertà narrativa, compresa la
rilettura di alcuni elementi iconici del mito holmesiano. Tra le
scelte più sorprendenti, la trasformazione di James Moriarty —
tradizionalmente nemico giurato del detective — in un amico e
alleato durante la giovinezza.
Anche sul piano stilistico, la produzione ha inizialmente
sperimentato un impianto più elaborato, con lenti anamorfiche e un
utilizzo più marcato di effetti digitali, ma in fase di
post-produzione ha progressivamente semplificato l’impianto visivo.
“Abbiamo iniziato con molti più effetti”, ha spiegato Parkhill, “ma
li abbiamo ridotti sempre di più, fino ad arrivare a qualcosa di
incredibilmente semplice.”
L’obiettivo, secondo lo showrunner, è mantenere lo spettatore
costantemente coinvolto, evitando soluzioni ripetitive. In alcuni
episodi compaiono persino animazioni che richiamano il disegno a
matita, in un’idea che il team ha sintetizzato così: “Come
sarebbero stati gli effetti visivi nel 1871?”
Young Sherlock debutta
il 4 marzo su Prime Video, proponendo una versione più giovane,
istintiva e meno codificata del celebre detective. Una scelta che
mira a restituire freschezza a un personaggio tra i più adattati
della storia della letteratura e dell’audiovisivo.
Young
Sherlock è ufficialmente rinnovata: Prime Video ha confermato la stagione
2 della serie prequel dedicata al giovane Sherlock Holmes, con il
ritorno di Guy Ritchie alla regia del primo
episodio. Il rinnovo arriva dopo il forte successo globale della
prima stagione, che ha raggiunto 45 milioni di spettatori e
conquistato le classifiche in 95 paesi.
Secondo quanto riportato da
Deadline, la serie — creata da
Matthew Parkhill — ha rappresentato uno dei migliori debutti
originali per la piattaforma, entrando nella top 10 di sempre. La
prima stagione ha raccontato l’incontro tra il giovane Sherlock,
interpretato da Hero Fiennes Tiffin, e James Moriarty,
interpretato da Dónal Finn, ribaltando la dinamica classica e
mostrando i due come alleati prima che diventassero nemici.
Il rinnovo non sorprende, ma
conferma una strategia precisa: costruire un universo seriale
attorno a un’icona letteraria senza tradirne l’essenza. Il
coinvolgimento continuo di Ritchie, già artefice di una versione
cinematografica più dinamica e action del personaggio, garantisce
una coerenza stilistica che ha contribuito al successo della
serie.
Le origini di Sherlock e Moriarty:
una rivalità destinata a evolversi
La stagione 2 avrà il compito di
sviluppare ulteriormente il rapporto tra Sherlock Holmes e James
Moriarty, uno degli elementi più interessanti della prima stagione.
La scelta di presentarli inizialmente come amici e collaboratori
offre una base narrativa ricca di tensione drammatica: lo
spettatore conosce già il loro destino, ma è il “come” arrivarci a
fare la differenza.
Questo approccio consente alla
serie di esplorare non solo la formazione del detective, ma anche
quella del suo futuro antagonista, costruendo una dualità più
complessa rispetto alle versioni tradizionali. È probabile che i
nuovi episodi approfondiscano i momenti chiave che porteranno alla
rottura tra i due, trasformando l’amicizia in rivalità.
In prospettiva, Young
Sherlock sembra progettata come un racconto
a lungo termine: un vero e proprio coming-of-age che, stagione dopo
stagione, costruirà il mito di Holmes. Se manterrà questo
equilibrio tra innovazione e rispetto del materiale originale, la
serie potrebbe diventare una delle reinterpretazioni più solide del
personaggio degli ultimi anni.
Per gran parte del periodo di
avvicinamento al
finale di stagione di Young Sheldon, i fan
della serie originale, The Big Bang Theory, erano
consapevoli che ci sarebbero stati alcuni colpi di scena nella
struttura familiare prima che Sheldon Cooper (Iain
Armitage) partisse per Pasadena, in California. Tuttavia,
ciò che non sospettavano era che
Jim Parsons, che ha interpretato Sheldon
nell’originale, sarebbe tornato per il finale della serie,
riprendendo il suo ruolo iconico insieme alla co-star Mayim
Bialik nel ruolo di Amy Farrah Fowler. Sebbene
Jim Parsons sia stato legato a Young Sheldon in qualità di narratore e
produttore esecutivo, il fatto di tornare sullo schermo e di
riprendere il suo ruolo è qualcosa che l’attore di Spoiler Alert è
onorato di accettare.
Riflettendo sul fatto di tornare a
vestire i panni del geniale personaggio un’altra volta,
Jim Parsons ha rivelato a People Magazine che, pur accontentandosi di
essere la voce in sottofondo, la sceneggiatura del finale della
serie lo ha convinto a intraprendere un ultimo rodeo. “Ho
provato una leggera esitazione quando me l’hanno chiesto per la
prima volta, proprio come se pensassi che non voglio davvero
rivisitare il personaggio“, ha ricordato. “Ma il modo in
cui l’hanno scritto è stato così bello che alla fine è stato come
una piccola coda extra o qualsiasi altra cosa per la mia esperienza
con il personaggio“. E ha aggiunto: “È stato il dono di un
secondo livello di perdita in un modo che non avevo previsto, ed è
stato un vero piacere“.
Se l’amore aveva il suo posto nella
relazione tra Amy e Sheldon in The Big Bang
Theory, anche i battibecchi ne facevano certamente parte.
In vista del ritorno di entrambi i personaggi nei loro ruoli, una
clip precedentemente rilasciata rivela che l’apparizione di
Parsons e Bialik in Young Sheldon
vedrà la coppia riesumare vecchie abitudini. Mentre cerca di
scrivere un libro di memorie, lo Sheldon di
Jim Parsons dice: “Anche da bambino ero abituato a
fare cose per rendere felici gli altri“. Questo non è un
sentimento che sua moglie, Amy, conosce bene e non è d’accordo, il
che porta a un’esilarante conversazione che riporta indietro negli
anni.
Uno spinoff di Georgie e Mandy è
proprio quello che ci voleva
Mentre Young
Sheldon si conclude questa settimana, la CBS ha già dei
piani concreti per il futuro dei Cooper di Medford, Texas. Con il
nuovo
spinoff di Georgie (Montana Jordan) e Mandy (Emily
Osment), intitolato Georgie and Mandy’s First
Marriage, l’universo di Big Bang diventa
molto meno incentrato su Sheldon e si sposta a
esplorare altri personaggi. In vista del suo arrivo in autunno, il
produttore esecutivo Steve Holland ha cercato di
spiegare il motivo per cui è stata presa la decisione di esplorare
ulteriormente la storia di Georgie e Mandy, dicendo: “Per noi,
penso che sia stato davvero guardare Emily e Montana insieme sullo
schermo. Avevano un’ottima chimica ed erano così divertenti da
guardare. E ci è sembrato che vederle scintillare insieme fosse
eccitante e che fosse un modo divertente per continuare a
raccontare la storia in questo mondo”. E aggiunge: “Sapete che sarà
difficile fare uno show con Young Sheldon quando Sheldon non c’è, e
quindi vedere Emily e Montana fare scintille insieme ed essere così
divertenti da guardare è sembrata una progressione
naturale“.
È ufficiale: la
CBSha ordinato una serie per uno
spin-off di
Young Sheldon incentrato su Georgie e Mandy.
La serie ancora senza titolo –
scritta dai co-creatori di Young SheldonChuck Lorre e Steven Molaro, e dal veterano di
TBBT (e attuale showrunner di Sheldon) Steve
Holland – seguirà le vicessitudini dei personaggi preferito dai fan
interpretati Montana
Jordan ed Emily Osment
“mentre crescono la loro giovane famiglia in Texas mentre
affrontano le sfide dell’età adulta, della genitorialità e del
matrimonio“, secondo il logline ufficiale.
Come riportato per la prima volta
da TVLine, la
settima stagione di Young
Sheldonpresenterà il
matrimonio di Georgie e Mandy.
“È stato un privilegio
trascorrere gli ultimi sette anni con Sheldon e la famiglia Cooper
e ora questo meraviglioso viaggio continuerà con Georgie e
Mandy“, ha dichiarato martedì in una dichiarazione il
presidente della CBS Entertainment Amy
Reisenbach. “Chuck ed entrambi gli Steve hanno
fatto un lavoro magistrale sviluppando questi personaggi e
intrattenendo generazioni di fan con storie commoventi e
riconoscibili portate in vita da Montana ed Emily. Attendiamo
con impazienza il prossimo capitolo di questo amato
universo”.
Lorre, Molaro e Holland hanno
aggiunto: “Da The
Big Bang Theory a Young
Sheldon, il mondo della famiglia Cooper è stato
incredibilmente speciale per noi. Siamo molto entusiasti di
continuare le loro storie attraverso gli occhi di Georgie e
Mandy”.
A differenza di Young
Sheldon, che si è concentrato su un formato a telecamera
singola, lo spin-off di Georgie e Mandy tornerà alla multi-camera e
girerà di fronte a un pubblico in studio dal vivo, proprio come
The Big Bang Theory. Il
conteggio degli episodi e la data di uscita per la prima stagione
non sono ancora stati confermati, ma la serie sarà presentata in
anteprima durante la stagione televisiva 2024-25.
Supponendo che la narrazione
di Young Sheldon mantenga un
ritmo costante, Sheldon compirà 14 anni nella settima stagione –
l’età in cui, secondo la cronologia precedentemente stabilita
di Big Bang, il futuro
vincitore del Premio Nobel si trasferisce da Medford, Texas, a
Pasadena, California, per iniziare i suoi studi universitari presso
il California Institute of Technology.
Nello stesso anno, Georgie si
sposa per la prima volta e il patriarca della famiglia George
incontra il suo creatore, preparando Young
Sheldonper un addio agrodolce non diverso
dal classico dei primi anni ’90 The Wonder
Years. Ma il tempo dirà se lo spin-off
rimarrà fedele al canone. Come
Holland aveva precedentemente
avvertitoTVLine, “solo perché [è successo
qualcosa durante il Big
Bang ] non significa che sia una storia che [il
nostro narratore] deve raccontare”.
Il futuro di Sheldon
Cooper dopo la fine di Young
Sheldon continua a essere uno dei grandi
interrogativi per i fan, soprattutto dopo il rinnovo di
Georgie & Mandy’s First
Marriage per una terza stagione. A chiarire la
situazione è stato lo stesso Iain Armitage, che ha
commentato la possibilità di un suo ritorno nello spin-off,
lasciando intendere che non ci siano piani immediati.
La questione è centrale perché,
nonostante la nuova serie segua le vicende di Georgie dopo la morte
del padre, Sheldon resta l’unico membro della famiglia Cooper a non
essere ancora apparso. Un’assenza che pesa, soprattutto
considerando il legame diretto tra le due serie e l’interesse
crescente del pubblico nel capire cosa sia successo al personaggio
dopo il trasferimento a Caltech.
Secondo quanto dichiarato da
Armitage a TV Insider,
non esiste al momento una strategia chiara per il ritorno di
Sheldon. L’attore ha spiegato di essere aperto a un possibile cameo
in futuro, magari in un episodio speciale, ma di essere allo stesso
tempo soddisfatto di seguire lo spin-off da spettatore. Una
posizione che riflette anche la direzione narrativa della serie,
sempre più autonoma rispetto al suo punto di partenza.
Perché
Sheldon non è ancora tornato nello spin-off e cosa significa
davvero per il futuro della serie
L’assenza di Sheldon in
Georgie & Mandy’s First
Marriage non è casuale, ma risponde a una precisa
scelta creativa. Lo spin-off nasce infatti con l’obiettivo di
spostare il focus narrativo su Georgie, costretto a raccogliere
l’eredità del padre dopo la sua morte, e sulla costruzione della
sua nuova famiglia. Inserire subito Sheldon rischierebbe di
riportare l’attenzione sul personaggio più iconico del franchise,
indebolendo l’identità della nuova serie.
Allo stesso tempo, la sua
assenza diventa un elemento narrativo implicito: Sheldon è lontano,
impegnato nei suoi studi, e il racconto sceglie di non seguirlo
direttamente. È una distanza che riflette anche quanto stabilito in
The Big Bang Theory,
dove il personaggio raramente torna a casa nei primi anni dopo il
trasferimento. Tuttavia, più lo spin-off prosegue, più questa
assenza rischia di diventare difficile da giustificare sul piano
emotivo, soprattutto considerando il momento delicato vissuto dalla
famiglia.
Proprio per questo,
l’eventuale ritorno di Sheldon viene trattato come un evento da
costruire con attenzione. Non un cameo qualsiasi, ma un momento
significativo, probabilmente legato a un episodio speciale o a una
svolta narrativa importante. In questo senso, la scelta di
rimandare il suo ingresso potrebbe rivelarsi strategica:
trasformare l’attesa in valore, invece che consumarla troppo
presto.
È ufficiale: la prossima settima
stagione di Young Sheldon della CBS sarà l’ultima.
La serie prequel di The Big
Bang Theory tornerà il 15 febbraio e
concluderà la sua corsa con un finale di un’ora il 16
maggio.
“Come prequel di una delle più grandi
commedie, Young
Sheldon ha dimostrato che il fulmine può
colpire due volte”, ha affermato Amy Reisenbach, presidente di CBS
Entertainment. “Si è distinto per un cast straordinario che
sembrava una famiglia fin dal primo momento in cui li abbiamo visti
sullo schermo e ha dato vita ai personaggi con storie uniche e
toccanti che hanno attirato il pubblico fin
dall’inizio. Estendiamo un sincero ringraziamento ai
produttori esecutivi Chuck
Lorre , Steve Molaro e Steve
Holland e all’intero team di sceneggiatori e produttori
per le sei meravigliose stagioni. Non vediamo l’ora di vedere
lo svolgersi della loro stagione finale e di darle il giusto saluto
con i migliori episodi mai realizzati per far divertire i loro
fan”.
La notizia arriva mentre il creatore
della serie Chuck Lorre sta sviluppando quella che
sarà la seconda serie spin-off della sua commedia nerd, che è
considerata la commedia multicamera più longeva della storia della
TV. La nuova serie, che sarà realizzata per Max, è
stata annunciata
formalmente ad
aprile. I dettagli sulla propaggine sono nascosti mentre
Lorre e la compagnia determinano lo sviluppo, anche se i produttori
e il cast originale si sono dichiarati molto aperti nelcontinuarecon nuove incarnazioni dello
show.
“Poter raccontare l’origine di
Sheldon Cooper ed espandere la storia per includere l’intera
famiglia Cooper è stata un’esperienza meravigliosa“, hanno
affermato martedì Holland, Molaro e Lorre in una dichiarazione
congiunta. “Siamo grati ai nostri fan per aver abbracciato
questo capitolo dei Coopers nelle ultime sei stagioni e, a nome
dell’intera famiglia Young
Sheldon , siamo entusiasti di condividere
questa stagione finale con voi”.
Iain Armitage recita
nella commedia nei panni della versione più giovane di Sheldon
Cooper, il personaggio reso famoso da Jim Parsons. Quest’ultima star, la cui
decisione
di abbandonare Big Bang
Theoryalla fine ha posto fine allo spettacolo,
presta la sua voce come narratore inYoung
Sheldon e da produttore
esecutivo. Zoe Perry, Lance Barber, Annie Potts,
Montana Jordan e Raegan Revord completano il
cast.
Young Sheldon
proviene dalla Warner Bros. Television, dove Lorre ha lavorato per
anni con un accordo globale. Warners possiede i diritti del
franchise ed è la casa di streaming esclusiva sia per
TheBig Bang
Theory che
per Young
Sheldon. La società madre Warner Bros.
Discovery ha anche deciso di realizzare una nuova incarnazione
della commedia di successo per Max come un modo per sfruttare la
popolarità del franchise piuttosto che vendere l’imminente serie
ancora alla CBS, che ha trasmesso sia l’originale
che il prequel.
Sapevamo che sarebbe successo –
visto che era stato predetto in “The
Big Bang Theory” – ma questo non ha reso più facile
dire addio a uno dei membri originali del cast di “Young
Sheldon“. Negli ultimi istanti del secondo dei due
episodi andati in onda in contemporanea il 9 maggio, la famiglia
Cooper ha ricevuto la notizia che il patriarca bisbetico George
Cooper (Lance Barber) è morto per un attacco di
cuore.
Il destino della morte di George a
questo punto del viaggio di Sheldon Cooper risale a “The Big Bang
Theory”, in cui abbiamo appreso che Sheldon adulto (interpretato da
Jim Parsons, che è il narratore di “Young Sheldon” e apparirà
nell’episodio finale della prossima settimana insieme a Mayim
Bialik) ha perso il padre all’età di 14 anni. Questa è l’età
attuale del prodigio Sheldon (Iain Armitage) nella
serie prequel, e sebbene i produttori avessero detto che questa
morte importante sarebbe stata affrontata nella stagione finale
dello show, non avevano detto esattamente quando sarebbe
avvenuta.
Ora che questa straziante perdita
si è verificata, “Young Sheldon” dirà addio a se
stesso in due episodi in onda il 16 maggio, oltre ad affrontare il
compito di dire addio al resto del cast (anche
se lo spin-off “Georgie and Mandy’s First
Marriage” andrà in onda in autunno sulla CBS) – e di
mandare Sheldon verso il suo futuro alla Caltech. “Il modo in
cui abbiamo concluso la serie è emozionante“, afferma il
produttore esecutivo Steve Holland. “Mi sono emozionato nel
farlo. È emozionante per i personaggi. È emozionante guardarlo di
nuovo“.
Qui Holland racconta anche come gli
sceneggiatori hanno deciso come (e quando) rappresentare la morte
di George, come Barber ha preso la notizia della morte del suo
personaggio e quali altre informazioni di “The Big Bang
Theory” dovevano essere rispettate.
L’avete già fatto in
passato, quando avete concluso “The Big Bang Theory”, ma quanto è
stato difficile ottenere tutti i punti che volevate prima della
fine della serie?
È sempre una sfida, e credo che i
finali siano sempre molto difficili. Ci sono molte aspettative sui
finali, e a un certo punto devi mettere da parte quello che pensi
che il pubblico voglia vedere e concentrarti solo sul finale che
pensi sia buono, e sperare che anche loro lo apprezzino. Questa
stagione è stata un po’ più impegnativa perché abbiamo avuto una
stagione ridotta per sciopero, quindi invece di 22 episodi, abbiamo
dovuto fare tutto quello che volevamo fare e farlo in 14 episodi.
Ma non credo che ci sia qualcosa che volevamo raggiungere e che
alla fine non abbiamo raggiunto.
Dato che ve lo hanno
chiesto negli ultimi sette anni, pianificando la morte di George,
sapevate già che avreste voluto suonare così? O è stato qualcosa su
cui avete continuato a discutere?
Abbiamo sempre saputo che avremmo
affrontato la questione in questa stagione. Abbiamo sempre saputo
che saremmo arrivati al funerale in questa stagione. E abbiamo
sempre saputo che la morte di George sarebbe avvenuta fuori dallo
schermo, che non volevamo assistere. Si trattava solo di decidere
quando. C’era una versione, come ne abbiamo parlato in precedenza,
in cui sarebbe stato così: Il finale sarebbe stato la morte e il
funerale. Credo che sia stato Chuck [Lorre, produttore esecutivo] a
dire: “Questo è per lo più uno show positivo ed edificante. Non
lasciamo il pubblico immerso nel suo dolore. Guardiamo la famiglia
che inizia a ricomporsi e concludiamo con un po’ di speranza”. Così
abbiamo cambiato il momento in cui dovevamo farlo.
Il network americano
CBS ha diffuso i promo di Young
Sheldon7×13 e Young Sheldon 7×14, che
sarà anche il finale della serie spin-off di The Big Bang
Theory Young Sheldon.
YOUNG SHELDON
termina la sua corsa di sette anni con un imperdibile finale di
serie in due episodi. Jim Parsons e Mayim Bialik riprendono i loro
ruoli di Sheldon Cooper e Amy Farrah Fowler in un’indimenticabile
ora di televisione, nel finale di serie di YOUNG SHELDON, giovedì
16 maggio sulla CBS.
“Parte 1” – YOUNG SHELDON conclude
la sua corsa di sette anni con un imperdibile finale di serie in
due episodi. Jim Parsons e Mayim Bialik riprendono i loro ruoli di
Sheldon Cooper e Amy Farrah Fowler in un’ora indimenticabile di
televisione, nel finale di serie di YOUNG SHELDON, giovedì 16
maggio (8:00-8:30 PM, ET/PT) su CBS Television Network, e in
streaming su Paramount+ (in diretta e on-demand per Paramount+
con abbonati a SHOWTIME, o on-demand per gli abbonati a Paramount+
Essential il giorno successivo alla messa in onda
dell’episodio)*.
Lo spin-off di Young Sheldon della
CBS
Dopo il finale di serie di
Young Sheldon, seguirà un altro spin-off
intitolato Georgie & Mandy’s First
Marriage. Creata da Chuck Lorre, Steven Molaro e
Steve Holland, la nuova sitcom è incentrata sui personaggi di
Montana Jordan e Emily Osment, che crescono la loro giovane
famiglia in Texas affrontando le sfide dell’età adulta, della
genitorialità e del matrimonio. L’uscita della commedia è prevista
per il prossimo autunno, nell’ambito della stagione televisiva
2024-2025 della CBS.
“È stato un privilegio trascorrere
gli ultimi sette anni con Sheldon e la famiglia Cooper e ora questo
meraviglioso viaggio continuerà con Georgie e Mandy”, ha dichiarato
Amy Reisenbach, dirigente della CBS, in un
comunicato. “Chuck ed entrambi gli Steves hanno fatto un lavoro
magistrale nello sviluppare questi personaggi e nell’intrattenere
generazioni di fan con storie coinvolgenti e commoventi portate in
vita da Montana ed Emily. Attendiamo con ansia il prossimo capitolo
di questo amato universo”.
È online il nuovo trailer di Young
Ones, film
d’esordio dietro la macchina da presa di Jake Paltrow, fratello di Gwyneth. l film è stato
presentato al Sundance Film Festival di quest’anno e ha già
riscosso un grande successo di critica, con recensioni positive
soprattutto per quanto riguarda la regia di Paltrow. Nel cast
del film ci sono nomi come quelli diNicholas Hoult che, reduce dal
successo di X-Men
Giorni di un Futuro Passato, torna a comparire in un
film più piccolo che ne mette alla prova le doti d’attore, e che
viene affiancato da due giovani talenti,Elle Fanninge Kody
Smit-McPhee, e un grandissimo Michael
Shannon.
Ecco il trailer del film:
Young Ones
è ambientato in un futuro distopico in cui l’acqua è rarissima
e un ragazzo prende su di sè il compito di proteggere la propria
famiglia e cercare dell’acqua necessaria alla vita, con il sogno
che un giorno ce ne sarà abbastanza di poter coltivare di nuovo la
terra.
Si intitola Young
Ones il film d’esordio dietro la macchina da presa di
Jake Paltrow, fratellino di Gwyneth, che a quanto
pare ha un vero talento per la settima arte. Il film, presentato al
Sundance Film Festival di quest’anno, ha riscosso un grande
successo di critica, con recensioni positive concentrte soprattutto
sull’eleganza della regia di Paltrow. Inoltre il film vanta un cast
di primìordine, con Nicholas Hoult che, reduce dal
successo di X-Men
Giorni di un Futuro Passato, torna a comparire in un
film più piccolo che ne mette alla prova le doti d’attore, e che
viene affiancato da due giovani talenti, Elle Fanning e Kody
Smit-McPhee, e un grandissimo Michael
Shannon.
Ecco il trailer del film e a seguire il primo poster:
Il film si ambienta
in un futuro distopico in cui l’acqua è rarissima e un ragazzo
prende su di sè il compito di proteggere la propria famiglia e
cercare dell’acqua necessaria alla vita, con il sogno che un giorno
ce ne sarà abbastanza di poter coltivare di nuovo la terra.
YOUNG ONES – L’ ULTIMA
GENERAZIONE, scritto e diretto da Jake
Paltrow, sarà disponibile dal 13 luglio
(distribuito da Cloud 9 Film) sulle maggiori
piattaforme digitali: SKY PRIMAFILA, CHILI, RAKUTEN, TIM
VISION, APPLE
TV, GOOGLE PLAY, CG DIGITAL e THE FILM CLUB.
Ambientato in un’America del
prossimo futuro devastata da una lunga siccità, quando l’acqua è
diventata la risorsa più preziosa del pianeta, l’elemento che detta
legge su tutto, dalla macro – politica alle micro – relazioni
familiari e sentimentali. La terra è ridotta a qualcosa di
miserabile, la polvere si è depositata su un pianeta sterile e
solitario. I pochi sopravvissuti a questa devastazione lottano per
la vita. Ernest Holm (Michael Shannon) tenta di sopravvivere in
questo scenario apocalittico insieme ai suoi due figli, Jerome
(Kodi Smit-McPhee) e Mary (Elle Fanning). Difende la sua fattoria
dai predatori, e lavora sulle vie di rifornimento tentando di far
rinascere il suolo. Ma il fidanzato di sua figlia Mary, Flem Lever
(Nicholas Hoult), ha progetti più ambiziosi, vuole tutta la terra
di Ernest soltanto per se stesso e farà di tutto per
sottrargliela.
Sono
state annunciate tutte le nomination dei Young
Hollywood Awards 2014. Tra i nominati le serie
The Walking Dead, Game of Thrones, Orange Is The New Black, Teen Wolf,
e molte altre.
Il miglior artista crossover:
· Ariana Grande
· Nick Jonas
· Lea Michele
· Kate Upton
· Shaun White
Miglior Threesome
· The Hunger Games (Jennifer Lawrence,
Liam Hemsworth, Josh Hutcherson)
· Neighbors (Zac Efron, Dave
Franco, Christopher Mintz-Plasse)
· That Awkward Moment (Zac Efron,
Miles Teller, Michael B. Jordan)
· The Vampire Diaries (Nina
Dobrev, Ian Somerhalder, Paul Wesley)
· Workaholics (Adam DeVine,
Anders Holm, Blake Anderson)
Miglior coppia vista sullo schermo:
· Mayim Bialik/Jim Parsons (The Big Bang
Theory)
· Chris Colfer/Darren Criss (Glee)
· Emma Stone/Andrew Garfield (The Amazing Spider-Man
2)
· Shailene Woodley/Ansel Elgort (The Fault in Our Stars)
· Shailene Woodley/Theo James (Divergent)
We Love to Hate You (amiamo odiarti):
· Dane DeHaan (The Amazing Spider-Man 2)
· Jack Gleeson (Games of Thrones)
· Sam Riley (Maleficent)
· Pablo Schreiber (Orange Is the New Black)
· Zombies (The Walking Dead)
Miglior alchimia in un cast televisivo:
· The Big Bang Theory
· Girls
· Modern Family
· Orange Is the New Black
· Pretty Little Liars
· The Vampire Diaries
Miglior show per il
bingewatching (Bingeworthy TV Show):
· Awkward.
· Game of Thrones
· Orange Is The New Black
· Pretty Little Liars
· Teen Wolf
· The Walking Dead
Young Europe è il
film del 2011 diretto da Matteo Vicino e con
protagonisti Delfine Rouffignac, Michele Gammino,
Camilla Ferranti e Maria Luisa De Crescenzo.
Anno: 2011
Regia: Matteo
Vicino
Cast: Delfine
Rouffignac, Michele Gammino, Camilla Ferranti, Maria Luisa De
Crescenzo, Valérie Baurens, Ronnie McCann, Riccardo Leonelli,
Catriona Loughlin, Claude Jan, Victoria Oberli
Trama: Il film è
tratto dall’ omonimo romanzo di Matteo Vicino, una storia corale
con al centro tre protagonisti – Josephine, Julian, Federico –
colti dal quotidiano delle loro giovani vite fino agli eventi che
ne segnano la drammatica svolta.
Analisi: Nel 2006,
il Ministero dell’Interno tramite il servizio della Polizia
Stradale indice una gara, volendo premiare lo spettacolo artistico
più idoneo per sensibilizzare i giovani contro le “stragi del
Sabato sera”. Matteo Vicino, regista e musicista
di Bologna, è il vincitore. Dapprima lui realizza uno spettacolo
teatrale, per poi ricavarne un libro, dal titolo Young
Europe. Partendo da quest’ultimo, Showbiz Movies
e Polizia di Stato hanno prodotto un film nel 2011
affidando la regia proprio a Vicino. Nel film, intitolato
proprio Young Europe, il tema principale degli incidenti
stradali torna in tre ambientazioni diverse: in Gran Bretagna, in
Francia e naturalmente in Italia. In questo modo, sembra che il
regista voglia “universalizzare” il film. Per noi, è fin troppo
facile pensare che in Italia i problemi non si risolvono
mai, e ci ingelosisce l’efficienza amministrativa e
burocratica del Nord-Europa.
In realtà, la possibile immaturità
dei giovani non ha alcun confine. Il regista fa in modo che le tre
storie alla fine s’intreccino fra di loro soprattutto
astrattamente, nelle motivazioni oscure sottese agli incidenti
stradali: la presunzione, la fatalità, l’imprudenza, la sfortuna,
la disattenzione ecc… Ad esempio la cinematografia di
Alejandro Gonzalez Inarritu usa la sceneggiatura
a storie intrecciate riversandola sui propri personaggi,
cambiando la loro vita. Nel caso di Vicino, invece, bisogna che il
giovane in sala, innanzi al dramma dell’incidente stradale, impari
a distinguere la componente della fatalità da quella (più
responsabilizzante) dell’imprudenza.
Paradossalmente, le tre storie
finirebbero a districarsi, quasi universalizzandosi. Il giovane in
sala deve capire che soltanto l’imprudenza (o la presunzione) causa
l’incidente stradale, mai la mera sfortuna. A Vicino interessa poco
sceneggiare l’evoluzione caratteriale dei vari personaggi, se per
la maggiore essi non esisteranno più. La morte avviene
materialmente, ma pure nell’anima (quando il “cattivo maestro”, il
quarantenne gravemente immaturo, comincia a riconoscere la sua
presunzione, guardandosi le mani che, per la prima volta, non sa
controllare). La regia di Vicino è di quelle che spezzano di
continuo l’inquadratura. La macchina da presa si sposta con
rapidità da un dialogante all’altro, mentre mani e braccia entrano
all’improvviso in scena, sorprendendo lo spettatore.
Il montaggio si percepisce quasi
nel collage di se stesso, persa la continuità ambientale fra le tre
storie. La sua velocità, che fatichiamo a seguire con l’occhio, è
in fondo la stessa dell’autista che sciaguratamente crede di poter
tagliare la strada a tutti. Sembra che Vicino “rottami” le
inquadrature, preparandoci al triste epilogo narrativo. L’episodio
parigino diviene il più interessante, in via concettuale. L’attrice
esordiente Victoria Oberli interpreta Josephine, e
forse ci ricorda la prostituta Nana in Questa è la mia
vita, del regista Godard. Vicino inquadra il mezzobusto fisso
della ragazza, seduta al tavolo. Lei filosofeggia come
l’esistenzialista Brice Parain nel film di Godard, ma aggiungendovi
tutto il pragmatismo di Nana. Sembra che Josephine voglia
continuamente recitare un ruolo, agendo nella società, esattamente
come gli altri, solo che questi non lo ammetterebbero, con la loro
ipocrisia. E’ il suo pragmatismo, cui però mancherebbe il
freno della responsabilità personale.
Purtroppo, può sempre accadere che
qualcuno causi un incidente stradale soltanto per una
disattenzione. Ma bisogna assumersene la responsabilità: anche per
questo, si punisce l’omissione di soccorso. Nel film di Vicino,
soprattutto l’attore Riccardo Leonelli, che
interpreta il quarantenne frivolo, causerebbe l’incidente stradale
facendo sfoggio del suo ruolo sociale, a discapito degli altri, più
sfortunati di lui. E’ un pragmatismo senza idee, rispetto a quello
di Josephine. Le inquadrature del film si succedono molto
rapidamente, come formando un collage. Solo dopo l’incidente, la
macchina da presa si ferma, e freddamente gira attorno
all’autovettura in rottami, andando ad ispezionarla. E’ il momento
in cui la polizia stradale compie il macabro rituale di
fotografare la scena. Calato il telo sui cadaveri, lo
spettatore percepisce che può solo distinguere il grave sbaglio
dell’imprudenza: nei corpi sanguinanti, nella carrozzeria tagliata,
nel silenzio del motore.
Il film Young
Europe ha vinto il Premio per la miglior regia al Miff
2012.
Approda in televisione il film
Young Europe di Matteo
Vicino. La pellicola prodotta dalla Polizia di
Stato, Governo Italiano, Comunità Europea con il supporto
Di Fondazione Ania e Università La
Sapienza, andrà in onda su Sky Cinema
Cult il 2 Luglio alle 21:00 e in chiaro per tutti
venerdì 3 Luglio su SkyTg24 alle 21:00. E’
la prima volta che SkyTG24 trasmette un opera cinematografica.
Di seguito lo spot tv:
Il film è tratto dall’omonimo
romanzo di Matteo Vicino, una storia corale con al
centro tre giovani protagonisti – Josephine, Julian, Federico –
colti dal quotidiano delle loro giovani vite fino agli eventi che
ne segnano la drammatica svolta. Young Europe è la storia di 5
giovani europei narrata dal loro punto di vista, un quadro della
società di oggi che, attraverso lo sguardo delle nuove generazioni,
tratta il tema della sicurezza stradale. Josephine, ricca parigina
lasciata sola dalla sua famiglia; Julian, giovane irlandese
irretito da una lettrice di spagnolo; Federico e Annalisa, due
adolescenti italiani vittime di Angelo, un adulto senza morale.
Josephine è una ricca
parigina, abbandonata a se stessa dai genitori, che cerca conforto
in alcool droga e compagnia cattive; Julian è un ragazzo irlandese
che si lascia irretire dalle lusinghe di una professoressa un po’
troppo amichevole, trascurando la fidanzata; Federico e Annalisa
sono due adolescenti romani che restano affascinati dal mondo
dorato di Angelo, un ultra trentenne ricco e senza scrupoli. Tre
storie che apparentemente non hanno nulla in comune finiranno fin
troppo presto per arrivare a una conclusione simile, sull’asfalto,
in una tragica fatalità, che non ha nulla però di casuale.
Realizzato con
l’apporto economico (esclusivamente) della Polizia di Stato,
Young Europe è l’esordio al cinema di
Matteo Vicino, regista che si è formato con gli
spettacoli teatrali e ha poi colto la possibilità di raggiungere il
grande schermo con un’opera complessa. La difficoltà di questo film
era nella premessa, ovvero cercare di coniugare l’intenzione dei
finanziatori, ovvero quella di comunicare l’importanza della
sicurezza in strada, con un’esigenza artistica profonda e difficile
da accontentare. Girato in Canon 5D Young
Europe ha nella fotografia, nella regia e nella
confezione completa il suo massimo pregio: una musica assordante ma
convincente, città bellissime inquadrate in maniera intelligente,
colori vivaci e movimenti concitati caratterizzano una lussuriosa
esperienza estetica in un film che riesce nel suo intento,
muovendosi, nel finale, lungo il limite che separa la retorica
dalla realtà, riuscendo a rimanere sempre dal lato giusto del
confine e regalando al pubblico un’esperienza toccante ma allo
stesso tempo una fotografia lucida della quotidianità sulla strada.
Il cast internazionale del film è formato da attori professionisti
e da dilettanti che, straordinariamente mostrano forse più talento
dei compagni di set professionisti, su tutti i giovani protagonisti
delle storie, naturali e credibili nei loro ruoli a tratti molto
complessi. Non si può dire purtroppo lo stesso di tutti i
componenti del cast, trai quali qualcuno spicca per demerito con la
sua enfatica e teatrale interpretazione.
La morale di Young
Europe è purtroppo tragica e senza possibilità di
replica: chi sbaglia non sempre paga, o si sente in dovere di
farlo, e spesso le vittime degli errori altrui avrebbero potuto
fare qualcosa in più per salvarsi.
Nel panorama del cinema italiano il
film, nei suoi limiti e con le sue imperfezioni, testimonia la
presenza di talenti e speranze per un mondo altrimenti morto.
250mila euro messi a disposizione
dalla Polizia di Stato per la realizzazione di un cortometraggio
sulla sicurezza stradale sono diventati l’unico finanziamento per
il lungometraggio Young Europe , scritto diretto e
montato da Matteo Vicino, autore dell’omonimo romanzo su cui
si basa il racconto del film. Young Europe , girato
in Francia, Italia, Irlanda e Slovenia, è vincolato da accordi che
ne impediscono la proiezione a pagamento, per cui il regista ha
deciso di metterlo a disposizione sia su Youtube che per proiezioni
alla presenza di ospiti illustri, come vip, politici ma soprattutto
per i giovani e le scuole. “Tutti mi dicevano che 250mila euro
erano pochi per fare un film. Io ho insistito ed è venuto fuori
Young Europe ” a parlare è Matteo Vicino, che
da quattro anni lavora al suo progetto con l’intento di coniugare
l’intrattenimento cinematografico con la necessità di far veicolare
un messaggio ben preciso attraverso le immagini.”Da un punto di
vista produttivo – continua Vicino – la Polizia di Stato mi ha dato
carta bianca e massima libertà artistica.”
“Mi viene da ridere per il
fatto di essere chiamati produttori – dice Vittorio
Rizzi, Dirigente Superiore della Polizia di Stato –
Il progetto nasce da lontano ed è molto ampio. Ha un’anima
didattica e una formativa. Il film doveva essere un attivatore
emotivo per far veicolare meglio il messaggio, e così ci siamo
rivolti ad un artista. Il film Young Europe ha uno scopo
didattico.” Della stessa idea è Umberto
Guidoni, Segretario Generale della Fondazione ANIA (Associazione Nazionale Fra Le
Imprese Assicuratrici) : “Abbiamo attinto dalla nostra
esperienza quotidiana e abbiamo attivato gli strumenti a nostra
disposizione. Il fatto importante è che il film ha raggiunto lo
scopo di veicolare il messaggio, raggiungendo sia gli attori che
gli spettatori. Il cinema di natura sociale può essere una strada
da percorrere.“
Elisabetta
Mancini, Vice Questore Aggiunto della Polizia di Stato, è
stata colei che si è occupata poi praticamente della comunicazione
tra l’ente pubblico e gli effettivi realizzatori del film,
scontrandosi spesso con le esigenze artistiche di Vicino. Questi
scontri però hanno portato buoni frutti, come si può valutare dal
film stesso: “Il progetto è nato per caso nel 2004 – ha
spiegato Mancini – L’obbiettivo è quello di una comunicazione
efficace per i giovani, far capire loro che possono scegliere
consapevolmente ed essere lasciati liberi di farlo. Ed ilmezzo
cinematografico ci è sembrato quello giusto per raggiungere il
nostro scopo”.
-Matteo Vicino, come ha
scelto gli attori?
MV: “Ho
adottato il metodo della meritocrazia, non mi sono avvalso delle
agenzie italiane, ho fatto i provini e quelli che per me erano i
più bravi hanno vinto.”
Presenti in sala diversi attori del
nutrito cast del film: c’era Michele Gammino,
storico doppiatore di Ford e Nicholson tra gli altri, che ha deciso
di partecipare al progetto perché il suo ruolo si avvicinava
particolarmente alla sua vita; Giulio Ginetti,
19enne alla prima esperienza; Camilla Ferranti,
nella parte del “lupo vestito da Cappuccetto Rosso”; Maria
Luisa De Crescenzo, che interpreta la giovane saggia e
intelligente; infine Victoria Orbeli, anche lei
alla sua prima esperienza al cinema ma con una bravura
straordinaria e una disinvoltura eccezionale davanti
all’obbiettivo.
-Il film parla di
responsabilità delle proprie azioni, ma nel finale sembra imputare
agli adulti la mancanza di senso di responsabilità dei giovani. Di
chi è la colpa?
MV: “In ogni
storia c’è un responsabile, ma allo stesso tempo ci sono
porbabilità, come quando si lanica una moneta. C’è chi dice che in
strada non c’è il caso, e probabilmente se si rispettassero tutte
le regole a dovere, sarebbe tutto diverso e non morirebbero, solo
in Italia, 11 persone al giorno!”
-L’uso della musica nel
film è molto particolare, come hai operato le scelte?
MV: “La
maggior parte della muscia che c’è nel film è regalata. Come per il
casting di attori, ho cercato in quel foltissimo gruppo di veri
talenti che non riescono a raggiungere il successo e ho trovato
tantissimi artisti bravissimi disposti a regalarmi i loro brani.
Poi per I Muscoli del Capitano di De Gregori ho dovuto chiedere
aiuto a Rizzi (Polizia di Stato), e così anche lui ci ha regalato
la sua canzone”.
Young Europe verrà
proiettato nei mesi successivi in cinema e nelle scuole, per
continuare il suo tour artistico e didattico. Intanto è disponibile
su Youtube.
L’imperatrice Wu Zetian ha inviato
il capitano delle guardie Yuchi a indagare su un minaccioso mostro
marino. Il giovane detective Dee e Yuchi si ritrovano a combattere
insieme quando la creatura attacca il corteo cerimoniale per il
sacrificio della bellissima Yin. Tra numerose peripezie e fortunati
indizi i due riescono a scoprire un complotto che coinvolge lo
stesso imperatore e tutti coloro che bevono regolarmente un tè
forse velenoso.
Presentato Fuori
Concorso al Festival di Roma 2013 e
vincitore del premio Maverick Director Award, il film
del maestro Tsui Hark porta in scena il prequel del
fortunato film del 2010 Detective Dee e il mistero della
fiamma fantasma. La storia è un giallo in stile Sherlock
Holmes con costumi colorati e le scenografie storiche della
Cina imperiale governata dalle varie dinastie. La sceneggiatura,
molto lineare, segue le avventure di questo giovane detective che
grazie alla sua grande capacità deduttiva riesce a far luce su due
storie parallele che nascondono un unico complotto che minaccia
l’impero. Ciò che caratterizza la storia è la forte componente
action, ma che purtroppo gioca con facili collegamenti a film quali
Matrix e I Pirati dei Caraibi e che si allaccia
sopratutto alla cultura dei più recenti film sul mondo delle arti
marziali quali La foresta dei pugnali volanti e La tigre
e il dragone. Questo però non minimizza la gran consapevolezza
e abilità con la macchina da presa del regista di Hong Kong,
difatti egli sfrutta rallenty e flashback al servizio della storia
e per il lavoro di post produzione in cui gli effetti speciali
risultano essere la caratteristica indiscussa del film. Inoltre il
maestro usa la maggior parte delle tecniche moderne per rendere
estremamente scorrevoli i 130 minuti del film che insieme alle
scenografie colorate e sontuose di Ken Mak riescono a creare
una buona contrapposizione tra regia moderna e stile
fantasy-storico.
In tutto questo caleidoscopio di colori e azione ciò che perde il
film è di credibilità, molte saranno le scene che eccedono nel loro
svolgimento tanto da suscitare lo scetticismo e il sorriso di chi
le guarda; Inoltre i numerosi “finali” che decide di intraprendere
la sceneggiatura, appesantisce tutta la seconda parte della storia,
facendo risultare il film più macchinoso delle sue premesse
iniziali.
Young Detective Dee: Rise of
the Sea Dragon 3D è un fantasy che riesce a trovare un buon
equilibrio visivo tra la cultura storica e l’ottica moderna il cui
solo scopo è di intrattenere, come dimostra l’ottimo 3D, piuttosto
che coinvolgere nella storia. La recitazione così come la
sceneggiatura sono funzionali alla componente action e quindi già
esplorati nel panorama cinematografico.
Questo pomeriggio presso la Sala
Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica, si è tenuta la
conferenza stampa di Young Detective Dee: Rise of the Sea
Dragon 3D film Fuori Concorso al Festival del Film di
Roma 2013. Alla conferenza stampa ha partecipato il regista
Tsui Hark.
Il film ha una
spettacolarità altissima in tutti gli aspetti, molte
caratteristiche ricordano però altri film. C’è un rischio di
mescolarsi con il cinema hollywoodiano e perdere le caratteristiche
di quello cinese? T.H.: Si tratta di un progetto che
riguarda la mia spettacolarità non è gratuita, il personaggio del
detective Dee è profondamente radicato nella tradizione del mio
paese, viene dalla letteratura, il giudice Ti, quindi è basato su
un personaggio storico. Ho cercato di mettere insieme sia la
tradizione letteraria sia gli storici in contesto fantasy. Quindi
il lavoro che ho svolto sul personaggio è quello di creare una
sorta di mitologia autoctona originale rispetto a queste storie,
reinventate cinematograficamente nel rispetto di quello che c’era
già stato, inoltre sto già lavorando al terzo capitolo della saga
con un’idea più ampia e spettacolare.
Pensa che il 3D oltre ha dare un
plus a livello spettacolare, può influire sul piano
narrativo? T.H.: È una domanda che mi sono sempre posto, il 3D ha una
lunga storia, però qui viene utilizzata in quanto tecnica corrente
della produzione. È una tecnica che mi riporta alla mia infanzia,
io mi ricordo che utilizzavo delle particolari macchinette che ti
facevano vedere il paesaggio in 3D è mi ha sempre intrigato questa
tecnica, l’idea di applicarla nei racconti mi riporta all’inizio
del mio rapporto con l’immagine. Quindi non è una novità che il 3D
esiste già da diversi anni però si può dire che per il pubblico non
è un esperienza molto gradevole per via della tecnologia che ancora
non consentiva una visione comoda. Quindi soltanto da poco sono
state messe a punto le tecnologie necessarie per consentire una
visione per un pubblico molto conveniente e gradevole dei film in
3D. Ovviamente incominciando ad utilizzare la tecnologia 3D per
quanto riguarda anche la linea narrativa e lo sviluppo
cinematografico di una storia ci siamo resi conto della differenza
che esiste tra i due formati, 3D e 2D. C’è chi sottolinea che in
realtà ci sono poche differenze, invece quando cominci a lavorarci
ti rendi conto che proprio nel dettaglio della lavorazione e
dell’impostazione che bisogna dargli vi sono invece delle notevoli
differenze. Ovviamente parlo dal mio punto di vista personale
perché ci sono opinioni divergenti su questo aspetto però per
quanto riguarda le differenze principali lavorando in 3D dobbiamo
naturalmente sottolineare la differenza con la fotografia e il
montaggio. Nei film in 3D bisogna avere un controllo molto rigoroso
della percezione visiva del pubblico. E anche per quanto riguarda
il montaggio vi sono delle differenze poiché bisogna calcolare un
momento di transizione che può essere compreso tra 1 e 1,25 secondi
questo per permettere un accomodamento visivo nell’occhio del
pubblico per poter passare al livello successivo dell’immagine in
3D. E c’è una differenza anche volumetrica e di profondità che
caratterizza la visiona in 3D per il pubblico. Proprio per questo
il cervello di uno spettatore deve fare uno sforzo particolare per
riuscire a tradurre adeguatamente quello che vede sullo schermo ed
analizzare in maniera idonea l’immagini che compaiono. Quindi
apparentemente quando noi vediamo un film non ci rendiamo conto
della differenza tra le due tecnologie però quando poi cominciamo a
lavorarci dobbiamo raccontare una linea narrativa e ci rendiamo
conto che ci sono particolari che devono essere affrontati in
maniera diversa. E non dimentichiamoci un altro elemento in post
produzione, i sottotitoli.
C’è qualche influenza sullo scambio
delle battute? C’è anche questo fattore da tenere conto? T.H.: Nell’ambito dei sottotitoli è molto difficile dato che
c’è una grande varietà di dialetti. Mentre invece questo film non
ha dialetti e il problema non si è posto.
Gli attori vanno preparati in
modo diverso? T.H.: In realtà cerco di rendere la vita facile agli attori,
in maniera tale che non debbano fare troppi sforzi per adattare
quelle che sono le esigenze di un film in 3D che prevede macchinari
e tempi di lavorazione delle scene un po’ più lunghi.
Infine vorrei sapere cosa pensa
della tecnologia a 48fps T.H.: Ho utilizzato il
sistema dei 48fps sto ancora aspettando di poter visionare i
risultati sul grande schermo. Molti colleghi ci stanno lavorando,
ma c’è da dire che già su 60 stiamo cercando di trovare un consenso
mentre per quanto riguarda il 48 c’è moltissima incertezza. Forse
l’anno prossimo quando si saranno affrontati e superati i problemi
tecnici si potrà dire. Inoltre c’è il problema dei finanziamenti,
ma è chiaro che se una volta che questo standard si diffonderà
allora sarà necessario convincere i gli investitori ad aggiungere
finanziamenti sufficienti per fare una lavorazione in questo modo.
In Cina non c’è ancora la possibilità di vedere film girati in
questo modo, non esistono sale cinematografiche in grado di
mostrare film del genere, nella Cina continentale.