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Your Friendly Neighborhood Spider-Man, il primo sguardo UFFICIALE

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Your Friendly Neighborhood Spider-Man della Marvel Animation arriverà presto su Disney+, ma prima che ciò accada, sarà possibile immergersi in alcune nuove storie di Spidey per gentile concessione di una speciale serie di fumetti prequel.

Scritto dal veterano della Marvel Christos Gage e illustrato dall’artista emergente Eric Gapstur, Your Friendly Neighborhood Spider-Man sarà una serie limitata di cinque numeri che introdurrà un giovane Peter Parker, il suo cast di supporto e alcuni dei leggendari cattivi di Spidey. La serie di fumetti introduce anche alcune delle fantastiche avventure che verranno in questa attesissima serie animata che si svolge durante il primo periodo di Peter come Spider-Man.

Ecco la descrizione ufficiale del fumetto Your Friendly Neighborhood Spider-Man da parte della Marvel Comics:

In Your Friendly Neighborhood Spider-Man della Marvel Animation, Peter Parker è sulla buona strada per diventare un eroe, con un viaggio diverso da quelli che abbiamo visto prima e uno stile che celebra le prime radici nei fumetti del personaggio. In questa nuova serie, puoi fare i primi passi insieme a lui mentre scopre i suoi poteri, decide di diventare un eroe e sceglie persino il suo nome e il suo costume! Ora Peter deve sopravvivere a un intero anno da matricola come vigilante alle prime armi che combatte il crimine… e se pensi di sapere come va questa storia, ti aspetta una sorpresa!

“Ho avuto il privilegio di scrivere molte avventure di Spider-Man, sia nei fumetti che nei videogiochi Insomniac, ma una cosa che non ho mai avuto la possibilità di fare è raccontare le sue prime imprese”, ha detto oggi Gage. “E la parte emozionante di questo libro è che è una nuovissima interpretazione di quei tempi formativi”.

“Sebbene questo sia sicuramente Peter Parker, lo Spidey che conosciamo e amiamo, ha un nuovo cast di personaggi di supporto, tra cui Nico Minoru, che potresti conoscere da Runaways, e alcuni colpi di scena sorprendenti!” ha concluso.

Stiamo ancora aspettando la data di uscita di Your Friendly Neighborhood Spider-Man ma, con questo fumetto in uscita a dicembre, immaginiamo che la serie animata arriverà su Disney+ alla fine di quest’anno o nei primi mesi del 2025.

Di seguito, puoi dare un’occhiata alla copertina di Leonardo Romero insieme a un primo sguardo ufficiale allo show su una Animation Variant Cover.

YOUR FRIENDLY NEIGHBORHOOD SPIDER-MAN #1 (OF 5)
Written by CHRISTOS GAGE
Art by EPIC GAPSTUR
Cover by LEONARDO ROMERO
Animation Variant Cover
On Sale 12/11

Your Friendly Neighborhood Spider-Man è una serie animata che segue Peter Parker nel suo percorso per diventare lo Spider-Man del MCU, con un viaggio mai visto prima e uno stile che celebra le prime radici fumettistiche del personaggio. Tra i membri del cast si vocifera che Hudson Thames sarà Peter Parker, Eugene Byrd darà voce a Lonnie Lincoln, mentre Grace Song sarà Nico Minoru e Hugh Dancy sarà Otto Octavius. Kari Wahlgren interpreterà Zia May, mentre Zeno Robinson darà voce a Harry Osborn.

Your Friendly Neighborhood Spider-Man sarà ispirata alle storie di Steve Ditko

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Dopo il finale della prima stagione di X-Men ’97, la terza stagione di What If…? sarà il prossimo progetto Marvel Animation. Gli aggiornamenti di Marvel Zombies sono stati pochi e rari, ma il dirigente dei Marvel Studios Brad Winderbaum ha condiviso nuovi dettagli su Eyes of Wakanda e Your Friendly Neighborhood Spider-Man.

Quest’ultima serie è stata annunciata durante il Comic-Con di San Diego nel 2022, mentre la notizia dello spin-off di Black Panther è arrivata lo scorso dicembre. Abbiamo già sentito che la serie animata seguirà coraggiosi guerrieri incaricati di viaggiare per il mondo recuperando pericolosi manufatti di vibranio nel corso della storia del Wakanda. Grazie a ComicBook.com (tramite Toonado.com), ora abbiamo alcuni dettagli.

“Eyes of Wakanda è uno spettacolo del MCU”, ha confermato Winderbaum. “Questa è la storia di Wakanda raccontata attraverso War Dogs, ed è una delle migliori animazioni che abbiamo mai realizzato. Todd Harris ne è il creatore. È uno spettacolo davvero fantastico.”

Finora nessuna delle offerte animate dei Marvel Studios è stata ambientata sulla Terra-616, il che rende questo un cambiamento significativo. Resta da vedere l’importanza della serie per il MCU più ampio, in particolare visto che non ci sono ancora annunci relativi a un Black Panther 3.

Nel live-action, i War Dogs sono il servizio di intelligence centrale del Wakanda, incaricato di raccogliere informazioni in tutto il mondo per garantire la sicurezza del regno. Tra i membri degni di nota figurano N’Jobu, Zuri e Nakia. In altre parti dell’intervista, il dirigente ha condiviso grandi elogi per la serie precedentemente nota come Spider-Man: Freshman Year.

“Voglio dire, Friendly Neighbourhood Spider-Man è a dir poco fantastico”, ha scherzato Winderbaum. “Penso che sorprenderà davvero la gente. È molto simile a un taglio dell’era dei fumetti di Steve Ditko. È Peter Parker al liceo che cerca di far funzionare le cose, si prende cura di sua zia, è completamente al verde e deve essere un supereroe.”

“È essenzialmente Spider-Man, e ciò che ha fatto Jeff Trammell, il creatore di quello show, che penso che la gente adorerà, è stato costruire questo insieme di personaggi attorno a Peter di cui ti innamori.”

“Allo stesso modo, proprio perché si tratta di una narrazione di lunga durata, poiché quelle relazioni nascono quando la posta in gioco aumenta nella prima stagione, le cose sembrano davvero tragiche e pericolose, e piuttosto incredibili”, aggiunge. “Quindi, adoro quello spettacolo.”

Sfortunatamente, né Eyes of WakandaYour Friendly Neighborhood Spider-Man hanno un’uscita confermata. Vi terremo aggiornati!

Young Woman and the Sea: trailer del biopic con Daisy Ridley

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Young Woman and the Sea: trailer del biopic con Daisy Ridley

I Walt Disney Studios hanno pubblicato il trailer ufficiale di Young Woman and the Sea, il prossimo film biografico interpretato da Daisy Ridley, nota attrice del franchise di Star Wars.

Il video mostra Daisy Ridley nei panni di una giovane, talentuosa e determinata nuotatrice che ha sfidato le probabilità diventando la prima donna ad attraversare a nuoto la Manica. Il film debutterà negli USA in alcune sale selezionate il 31 maggio.

Di cosa parla Young Woman and the Sea?

Il film è incentrato su un’affermata nuotatrice nata da genitori immigrati a New York nel 1905″, si legge nella sinossi. “Grazie al costante sostegno della sorella maggiore e degli allenatori, supera le avversità e l’ostilità di una società patriarcale per scalare i ranghi della squadra di nuoto olimpica e portare a termine un’impresa sbalorditiva: un viaggio di 21 miglia dalla Francia all’Inghilterra“.

Ispirato alla straordinaria storia vera di Trudy Ederle, Young Woman and the Sea è diretto da Joachim Rønning da una sceneggiatura scritta da Jeff Nathanson. È basato sull’omonimo romanzo di Glenn Stout. Il film è interpretato anche da Tilda Cobham-Hervey, Stephen Graham, Kim Bodnia, Christopher Eccleston e Glenn Fleshler. Oltre a guidare il cast, Ridley è anche produttore esecutivo insieme a Rønning e John G. Scotti. Il film è prodotto da Jerry Bruckheimer, Chad Omen e Jeff Nathanson.

Young Woman and the Sea, recensione del film con Daisy Ridley

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Young Woman and the Sea, recensione del film con Daisy Ridley

Young Woman and the Sea è il nuovo film Disney che sembra riproporre una tradizione prolifica e proficua che la Casa di Topolino aveva da tempo accantonato. C’è stato un tempo in cui lo studio realizzava film per famiglie che non erano né i capolavori d’animazione per i quali è divenuta celebre, né i remake degli stessi in live action, né tantomeno prodotti di franchise sotto vari cappelli (leggi Marvel o Lucasfilm).

Quel tempo in cui nacquero capolavori e cult immortali, come Mary Poppins, Pomi d’ottone e manici di scopa, ma anche 4 bassotti per 1 danese, Zanna Gialla, Un maggiolino tutto matto, film per famiglie, emozionanti e divertenti che hanno poi perso il loro primato nella produzione Disney. Almeno fino a oggi, quando lo sforzo congiunto di Joachim Ronning, regista di Maleficent – Signora del male e Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar, e Jerry Bruckheimer, produttore che non ha certo bisogno di presentazioni, regala ai fan delle produzioni originali Disney in live action un nuovo tassello che fa riferimento proprio a quei titoli sopra elencati come pubblico di destinazione e ambizione.

Young Woman and the Sea storia vera film daisy ridleyYoung Woman and the Sea, la storia vera di Trudy Ederle

Young Woman and the Sea è l’incredibile storia vera di Gertrude (Trudy) Ederle e della sua impresa: nel 1926 la giovane donna ha attraversato il Canale della Manica a nuoto dalla Francia all’Inghilterra. Un’impresa che era quasi stata dimenticata, fino a che lo sceneggiatore Jeff Nathanson (Prova a prendermi, Pirati dei Caraibi, Il Re Leone) ha trovato in una libreria la biografia del 2009 Young Woman And The Sea: How Trudy Ederle Conquered The English Channel And Inspired The World, di Glenn Stout. Sicuri che la storia potesse trasformarsi in un film avvincente e aspirazionale, Nathanson, Bruckheimer e Ronning hanno convinto la Disney a realizzarlo anche se solo per un’uscita limitata nelle sale (negli USA) e un passaggio successivo su Disney+.

Il film merita il grande schermo

Young Woman and the Sea è un film che merita il grande schermo e non di perdersi nella libreria infinita della piattaforma, dal momento che dimostra che, quando c’è la giusta intenzione, la Disney ha tutti i mezzi per realizzare i film “come una volta”, cosa che nei decenni ha contribuito a costruire la sua giusta fama.

Il film segue con semplicità la vita di Trudy (Daisy Ridley e Olive Abercrombie da bambina). La vediamo nella sua casa, con sua sorella (Tilda Cobham-Hervey) con la quale condivide un legame molto profondo e con la quale comincia ad approcciarsi al nuoto, per ferma volontà della madre (Jeanette Hain). Segue una rapida ascesa e la dimostrazione di un talento naturale, unito a una grande forza di volontà e all’impegno che superava anche la sua malattia. Da piccola aveva infatti contratto un’infezione alle orecchie che l’avrebbe portata alla sordità se non avesse preso determinate precauzioni, come quella di non nuotare… Trudy non si lascia fermare neanche da una oggettiva e reale minaccia, e continua a sfidare le onde, in piscina e in mare. Vince una medaglia d’oro alle Olimpiadi di Parigi del 1924, ma il suo sogno è quello di attraversare la Manica a nuoto, impresa che compirà due anni dopo, passando alla storia.

Trudy realizza il suo sogno

Al secondo tentativo, Trudy realizza il suo sogno, battendo i precedenti record maschili di quasi due ore con 14 ore e 31 minuti (primato mantenuto per 35 anni). Ad accoglierla, al suo ritorno negli Stati Uniti, Trudy è stata omaggiata dalla più grande parata che sia mai stata vista nella storia della città.

Nell’anno in cui Nyad di Jimmy Chin e Elizabeth Chai Vasarhelyi con Annette Bening e Jodie Foster è arrivato al cinema (da noi direttamente su Netflix), un’altra storia – vera – di una donna che sfida le onde arriva a toccare il cuore degli spettatori. La trama sembra uguale: una donna sfida le onde del mare aperto per coronare un sogno. Tuttavia se nel caso di Nyad la protagonista era una donna matura, con una vita alle spalle e un ultimo obbiettivo da coronare, nel caso di Young Woman and the Sea, Trudy era non solo giovanissima, ma una vera e propria pioniera nel nuoto e nello sport in generale, responsabilità che lei sentiva e che abbracciava, desiderando fortemente essere un esempio per le bambine che guardavano a lei come a una fonte di ispirazione. La storia di Nyad, per quanto coraggiosa e degna di lodi, guarda al sé, quella di Trudy guarda al mondo.

Young Woman and the Sea film
Daisy Ridley nei panni di Trudy Ederle nel live-action Disney YOUNG WOMAN AND THE SEA. Foto per gentile concessione della Disney. © 2024 Disney Enterprises Inc. Tutti i diritti riservati.

La ragazza che fece l’impresa

E infatti il film si concentra principalmente sull’impresa e su come viene raccontata dal mondo e nel mondo. La radio ha un ruolo fondamentale nel far rimbalzare le gesta di Trudy da un capo all’altro del mondo, e Joachim Ronning sfrutta questo aspetto della storia per costruire un film vivace, dal ritmo incalzante, ma non frenetico, emozionante, focalizzato sull’espressione dura e brillante di Daisy Ridley, che sembra nata per ruoli del genere: atletica e volitiva, ma sempre dal sorriso dolce, la sua Trudy è un’eroina semplice, senza fronzoli, decisa a conquistare la sua gloria per aprire una strada ad altre. Uno spirito semplice e cristallino che Ridley incarna con naturalezza.

Il resto lo fa la regia solida di Ronning che riesce a dare spazio sia ai momenti epici, come la partenza per le Olimpiadi o l’arrivo sulla costa inglese di Trudy, che a quelli intimi, come il racconto della relazione tra le due sorelle, con uguale attenzione, sostenuto da una fotografia espressiva, firmata da Oscar Faura, nonostante il coefficiente di difficoltà di realizzazione aumentato esponenzialmente dalla grande quantità di scene acquatiche, di certo non un territorio sconosciuto per l’autore di Kon-Tiki e Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar.

Young Sherlock: Prime Video annuncia la serie prodotta e diretta da Guy Ritchie

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Prime Video ha ordinato la serie Young Sherlock che vedrà Guy Ritchie (The Ministry of Ungentlemanly Warfare, The Covenant, The Gentlemen) in qualità di regista ed executive producer. Hero Fiennes Tiffin (The Ministry of Ungentlemanly Warfare, The Woman King) interpreterà il giovane Sherlock. La serie è scritta dallo showrunner Matthew Parkhill (Deep State, Rogue), che ne è anche executive producer insieme a Simon Kelton (Eddie the Eagle – Il coraggio della follia), Ivan Atkinson (The Gentlemen), Simon Maxwell (The Woman in the Wall, Deep State), Dhana Gilbert (La fantastica signora Maisel), Colin Wilson (The Mandalorian), Marc Resteghini e al co-executive producer Harriet Creelman. La serie è ispirata alla saga di romanzi acclamati dalla critica Young Sherlock Holmes, di Andy Lane.

La produzione è affidata a Motive Pictures. Young Sherlock debutterà in esclusiva su Prime Video in oltre 240 Paesi e territori nel mondo. Young Sherlock è l’ultima novità per i clienti Amazon Prime, che in Italia beneficiano di spedizioni veloci, offerte esclusive e intrattenimento, incluso Prime Video, con un solo abbonamento al costo di €49,90/anno o €4,99/mese.

Con tutta l’arguzia e il fascino dei lungometraggi di Sherlock Holmes di Guy Ritchie, Young Sherlock sarà una storia irriverente e ricca di azione sulle origini dell’amato detective nato dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle, in una rivisitazione esplosiva di questo personaggio iconico. All’età di 19 anni, Sherlock Holmes è caduto in disgrazia, inesperto, senza filtri e senza un’adeguata formazione, quando si trova coinvolto in un misterioso omicidio all’Università di Oxford che minaccia la sua libertà. Cimentandosi nel suo primo caso in assoluto con una smodata mancanza di disciplina, Sherlock riesce a svelare una cospirazione mondiale che cambierà la sua vita per sempre.

In Young Sherlock vedremo una nuova esilarante versione del detective che tutti pensano di conoscere, in un modo mai immaginato prima“, ha dichiarato Guy Ritchie. “Apriremo un varco all’interno di questo personaggio enigmatico, scopriremo cosa lo spinge ad agire e come farà a diventare il genio che tutti amiamo“.

Questo nuovo ed entusiasmante capitolo di uno dei personaggi letterari più conosciuti al mondo delizierà i nostri spettatori con la sua narrazione avvincente“, ha dichiarato Vernon Sanders, Head of Television di Amazon MGM Studios. “Con il brillante team creativo, guidato da Guy Ritchie e Matthew Parkhill, esploreremo misteri mai svelati su come il giovane Sherlock abbia trovato la sua strada verso una vita di ricerca della verità”.

Kelton ha originariamente concepito il progetto e lo ha elaborato con Atkinson, per poi collaborare con Motive, Gilbert e Resteghini, che hanno sviluppato e portato la serie agli Amazon MGM Studios. Gilbert e Resteghini hanno un overall deal con gli Amazon MGM Studios.

Young Sherlock: le prime immagini della serie di Guy Ritchie per Prime Video

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Prime Video ha rilasciato le prime immagini di Young Sherlock, con protagonista Hero Fiennes Tiffin (film della saga di After) nei panni di Sherlock Holmes. Questa emozionante serie, realizzata dal visionario regista ed executive producer Guy Ritchie, racconta la storia delle origini di Sherlock Holmes, in un giallo irriverente e ricco di azione che segue le prime avventure dell’iconico detective. Young Sherlock debutterà in esclusiva su Prime Video in oltre 240 paesi e territori nel mondo il prossimo anno.

Con tutta l’arguzia e il fascino dei lungometraggi di Sherlock Holmes di Guy Ritchie, Young Sherlock segue la storia delle origini dell’amato detective nato dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle, in una rivisitazione esplosiva dei primi anni di vita di questo iconico personaggio. Sherlock Holmes è un giovane caduto in disgrazia, istintivo e senza filtri, che si ritrova coinvolto in un caso di omicidio che minaccia la sua libertà. Il suo primo caso svelerà una cospirazione internazionale che cambierà la sua vita per sempre. Ambientata negli anni ’70 dell’Ottocento ad Oxford, con incursioni all’estero, la serie rivela le prime prodezze del giovane ribelle, che deve ancora diventare il più rinomato residente di Baker Street.

Il cast di Young Sherlock include Dónal Finn (La Ruota del Tempo), Zine Tseng (Il problema dei 3 corpi), Joseph Fiennes (Il racconto dell’ancella), Natascha McElhone (Halo), Max Irons (Condor) e Colin Firth (Il discorso del re). Guy Ritchie è regista ed executive producer. La serie è scritta da Matthew Parkhill, che figura anche come executive producer insieme a Dhana Gilbert, Marc Resteghini, Simon Maxwell, Ivan Atkinson, Simon Kelton, Colin Wilson e ai co-executive producer Harriet Creelman e Steve Thompson.  Motive Pictures ha guidato la produzione fisica di Young Sherlock.

Young Sherlock: la serie di Guy Ritchie su Prime Video ridefinisce il mito con un thriller in crescita costante

La nuova serie Young Sherlock, prodotta per Prime Video e sviluppata sotto la supervisione creativa di Guy Ritchie, non si limita a rielaborare uno dei personaggi più iconici della letteratura, ma tenta un’operazione più ambiziosa: riscriverne le fondamenta emotive e narrative. Il risultato è un crime thriller seriale che, episodio dopo episodio, costruisce un’identità sempre più solida, capace di fondere intrattenimento e costruzione del mito.

Lontano dalle versioni più canoniche, questa incarnazione del giovane Sherlock Holmes si muove in un territorio ibrido, dove il racconto di formazione incontra il ritmo serrato dell’action e la complessità del mystery contemporaneo. È una scelta che, se inizialmente può sembrare spiazzante, diventa progressivamente il vero punto di forza della serie.

La rilettura di Sherlock Holmes tra origin story e spettacolarità contemporanea

Young Sherlock
Photo credit_ Dan Smith

Uno degli elementi più interessanti di Young Sherlock è il modo in cui si distacca dalle rappresentazioni precedenti del personaggio, a partire dal film Piramide di paura di Barry Levinson, per costruire una figura più istintiva, imperfetta e fisicamente coinvolta nell’azione. Il giovane Holmes interpretato da Hero Fiennes Tiffin è meno osservatore e più partecipante, meno mente pura e più corpo in trasformazione.

Questa scelta non è casuale, ma riflette una precisa direzione autoriale: quella di riportare il personaggio all’interno di un contesto emotivo e familiare più stratificato, dove il trauma, il conflitto e l’identità diventano motori narrativi centrali. In questo senso, la serie si avvicina più alle dinamiche delle saghe contemporanee che al classico procedural investigativo.

A rafforzare questa impostazione contribuisce la scrittura di Matthew Parkhill, già autore di thriller politici come Deep State, e l’adattamento dei romanzi di Andrew Lane, che forniscono una base narrativa moderna e accessibile, pensata per un pubblico trasversale.

Il tocco registico di Guy Ritchie tra ritmo, azione e costruzione dei personaggi

Photo credit_ Dan Smith

Chi conosce il cinema di Guy Ritchie ritroverà immediatamente il suo marchio di fabbrica: montaggio dinamico, dialoghi taglienti e una costruzione delle scene che privilegia la velocità senza sacrificare la chiarezza narrativa. In Young Sherlock, questo stile viene adattato al formato seriale con una certa intelligenza, evitando l’effetto videoclip e mantenendo una progressione coerente.

Il risultato è una narrazione che riesce a bilanciare due esigenze spesso difficili da far convivere: da un lato l’urgenza del racconto – tipica del thriller – e dall’altro la necessità di costruire personaggi credibili e stratificati. È proprio in questa tensione che la serie trova la sua identità, distinguendosi all’interno di un panorama, quello di Prime Video, già ricco di crime drama.

Il cast contribuisce in modo decisivo a questo equilibrio. Accanto a Fiennes Tiffin, spiccano Dónal Finn, Joseph Fiennes e Colin Firth, che portano in scena una gamma di interpretazioni capace di sostenere il tono ambizioso della serie.

Una narrazione che cresce episodio dopo episodio fino a ridefinire il protagonista

Photo credit_ Dan Smith

Se c’è un elemento che distingue davvero Young Sherlock da molti prodotti simili è la sua struttura progressiva. La serie non punta tutto sull’impatto iniziale, ma costruisce la propria forza nel tempo, episodio dopo episodio, lasciando emergere gradualmente le sue ambizioni narrative.

L’uso dei flashback, mai invasivo, serve a colmare i vuoti senza interrompere il flusso principale, mentre la trama si sviluppa su più livelli, intrecciando mistero, dinamiche familiari e percorso di crescita. In questo contesto, personaggi come Mycroft, la principessa Gulun Shou’an e una nuova versione di James Moriarty non sono semplici comprimari, ma elementi attivi nella costruzione del mondo narrativo.

È proprio questa coralità a permettere alla serie di ampliare il proprio respiro, trasformandosi da semplice origin story a racconto più ampio sul destino e sulle scelte che definiscono un individuo.

Il finale di stagione prepara uno scontro destinato a ridefinire il mito

Young Sherlock

Senza scivolare nello spoiler, è evidente che il finale della prima stagione non rappresenta un punto di arrivo, ma un passaggio cruciale. La relazione tra Sherlock e Moriarty viene impostata su basi nuove, più intime e tragiche, anticipando un conflitto che va oltre la semplice contrapposizione tra genio e criminale.

Questa scelta narrativa suggerisce chiaramente la volontà di sviluppare un arco seriale più ampio, in cui la costruzione dell’antagonista diventa parallela – e complementare – a quella del protagonista. Un’impostazione che, se confermata in una seconda stagione, potrebbe consolidare definitivamente Young Sherlock come uno dei titoli più rilevanti del catalogo crime contemporaneo.

Young Sherlock: il trailer della serie di Guy Ritchie

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Young Sherlock: il trailer della serie di Guy Ritchie

Prime Video ha svelato teaser poster, teaser trailer e data di uscita di Young Sherlock, la nuova serie con protagonista Hero Fiennes Tiffin (film della saga di After) nei panni di Sherlock Holmes. Questa emozionante serie, realizzata dal visionario regista ed executive producer Guy Ritchie, racconta la storia delle origini di Sherlock Holmes, in un giallo irriverente e ricco di azione che segue le prime avventure dell’iconico detective. Tutti e 8 gli episodi che compongono questa nuova serie elettrizzante debutteranno il 4 marzo 2026 in esclusiva su Prime Video in oltre 240 Paesi e territori nel mondo.

Con tutta l’arguzia e il fascino dei lungometraggi di Sherlock Holmes di Guy Ritchie, Young Sherlock segue la storia delle origini dell’amato detective nato dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle, in una rivisitazione esplosiva dei primi anni di vita di questo iconico personaggio. Sherlock Holmes è un giovane caduto in disgrazia, istintivo e senza filtri, che si ritrova coinvolto in un caso di omicidio che minaccia la sua libertà. Il suo primo caso svelerà una cospirazione internazionale che cambierà la sua vita per sempre. Ambientata negli anni ‘70 dell’Ottocento ad Oxford, con incursioni all’estero, la serie rivela le prime prodezze del giovane ribelle, che deve ancora diventare il più rinomato residente di Baker Street.

Il cast di Young Sherlock, già annunciato, include Dónal Finn (La Ruota del Tempo), Zine Tseng (Il problema dei 3 corpi), Joseph Fiennes (Il racconto dell’ancella), Natascha McElhone (Halo), Max Irons (Condor) e Colin Firth (Il discorso del re). Guy Ritchie è regista dei primi due episodi ed executive producer. La serie è scritta da Matthew Parkhill, che figura anche come executive producer insieme a Dhana Gilbert, Marc Resteghini, Simon Maxwell, Ivan Atkinson, Simon Kelton, Colin Wilson e ai co-executive producer Harriet Creelman e Steve Thompson.  Motive Pictures ha guidato la produzione fisica di Young Sherlock.

Young Sherlock: il primo trailer della serie di Guy Ritchie

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Young Sherlock: il primo trailer della serie di Guy Ritchie

Prime Video ha svelato oggi il trailer ufficiale e il nuovo poster di Young Sherlock, la serie con protagonista Hero Fiennes Tiffin (After) nei panni di Sherlock Holmes. Realizzata dal visionario regista ed executive producer Guy RitchieYoung Sherlock è un giallo irriverente e ricco di azione che segue le prime leggendarie avventure dell’iconico detective. Tutti gli 8 episodi della serie debutteranno il 4 marzo 2026 in esclusiva su Prime Video in oltre 240 Paesi e territori nel mondo.

Quando un carismatico Sherlock Holmes, giovane e ribelle, incontra nientemeno che James Moriarty, viene trascinato in un’indagine per omicidio che mette a rischio la sua libertà. Il primo caso in assoluto di Sherlock svela una cospirazione che attraversa il globo, e culmina in uno scontro esplosivo che cambierà per sempre il corso della sua vita. Ambientata in una vibrante Inghilterra vittoriana e con avventure oltre confine, la serie svela le prime gesta dell’adolescente anarchico destinato a diventare il più celebre residente di Baker Street.

Il cast di  Young  Sherlock, già annunciato, include Dónal Finn (La Ruota del Tempo), Zine Tseng (Il problema dei 3 corpi), Joseph Fiennes (Il racconto dell’ancella), Natascha McElhone (Halo), Max Irons (Condor) e Colin Firth (Il discorso del re). Guy Ritchie è regista dei primi due episodi ed executive producer. La serie è scritta da Matthew Parkhill, che figura anche come executive producer insieme a Dhana Rivera Gilbert, Marc Resteghini, Simon Maxwell, Ivan Atkinson, Simon Kelton, Colin Wilson e ai co-executive producer Harriet Creelman e Steve Thompson.  Motive Pictures ha guidato la produzione fisica di Young Sherlock.

Young Sherlock: Dónal Finn nel cast della serie Prime Video

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Young Sherlock: Dónal Finn nel cast della serie Prime Video

La serie “Young Sherlock” di Prime Video ha aggiunto Dónal Finn al suo cast, come appreso in esclusiva da Variety.

Scritto da Matthew Parkhill e ispirato alla serie di libri Young Sherlock Holmes di Andy Lane, lo spettacolo reinventa Sherlock Holmes all’età di 19 anni. Disonorato, crudo, non filtrato e informe, si ritrova coinvolto in un mistero di omicidio all’Università di Oxford che minaccia la sua libertà. Immergendosi nel suo primo caso in assoluto con una totale mancanza di disciplina, Sherlock riesce a svelare una cospirazione mondiale che cambierà la sua vita per sempre.

Colin Firth entra nel cast di Young Sherlock

Ritchie sarà il regista e il produttore esecutivo. Parkhill fungerà da produttore esecutivo e showrunner. Anche Simon Kelton, Ivan Atkinson, Simon Maxwell, Dhana Gilbert, Colin Wilson e Marc Resteghini sono produttori esecutivi. La co-produttrice esecutiva Harriet Creelman. La produzione fisica avviene tramite Motive Pictures.

Prime Video ha ordinato la serie Young Sherlock che vedrà Guy Ritchie (The Ministry of Ungentlemanly Warfare, The Covenant, The Gentlemen) in qualità di regista ed executive producer. Hero Fiennes Tiffin (The Ministry of Ungentlemanly Warfare, The Woman King) interpreterà il giovane Sherlock. La serie è scritta dallo showrunner Matthew Parkhill (Deep State, Rogue), che ne è anche executive producer insieme a Simon Kelton (Eddie the Eagle – Il coraggio della follia), Ivan Atkinson (The Gentlemen), Simon Maxwell (The Woman in the Wall, Deep State), Dhana Gilbert (La fantastica signora Maisel), Colin Wilson (The Mandalorian), Marc Resteghini e al co-executive producer Harriet Creelman. La serie è ispirata alla saga di romanzi acclamati dalla critica Young Sherlock Holmes, di Andy Lane.

Young Sherlock, spiegazione del finale: quali sono le domande che la serie lascia aperte?

La prima stagione di Young Sherlock (qui la nostra recensione in anteprima) si apre con uno Sherlock diciannovenne dietro le sbarre per un piccolo furto, tirato fuori di prigione dal fratello Mycroft e sistemato come bidello presso l’Università di Oxford. Da lì, Sherlock viene accusato di aver rubato i sacri rotoli della principessa Gulun Shou’an e viene trascinato in una cospirazione omicida che alla fine conduce fino ai più alti vertici del governo.

Quello che inizia come un giallo universitario circoscritto — manufatti reali cinesi scomparsi, un professore morto — si espande, nel corso di otto episodi, in qualcosa di molto più intricato. Il mistero cresce e si stratifica: parte da un semplice furto che si trasforma in un omicidio, poi in diversi omicidi, fino a una vasta cospirazione che attraversa più continenti. La serie letteralmente gira il mondo, passando per l’Inghilterra, Parigi e Costantinopoli prima che la stagione si concluda. La narrazione si prende il tempo per approfondire il passato di Sherlock, con un forte focus su come la perdita della sorella abbia segnato l’intera famiglia — una perdita che influenza le decisioni di ogni membro dei Holmes per tutta la stagione. E poi c’è l’Episodio 5. L’Episodio 5 è particolarmente avvincente: Sherlock scopre qualcosa di significativo sulla sua infanzia, ma questa verità impallidisce rispetto a ciò che affronta nel finale dell’episodio. Quel colpo allo stomaco a metà stagione rappresenta la svolta della serie. Tutto ciò che viene prima è un prologo.

Photo credit_ Dan Smith

Il punto di vista interno: cosa fa davvero il finale di Young Sherlock

Attraverso dialoghi e immagini, Parkhill e Ritchie tirano ogni filo della storia fino a ricomporre un quadro narrativo completo — una sfilata impressionante di rivelazioni esplosive che ridefiniscono l’intero mondo della serie. Ecco la lettura che pochi propongono: il finale non parla davvero della cospirazione. I rotoli cinesi, gli omicidi, il vero scopo della principessa Shou’an in Inghilterra — tutto è un’impalcatura elaborata attorno a una sola domanda che la serie pone fin dall’episodio pilota: chi ha trasformato Sherlock Holmes in qualcuno incapace di fidarsi di chiunque?

La risposta è la sua famiglia. In particolare, Silas Holmes. L’elefante nella stanza per tutta la stagione è la madre di Sherlock, Cordelia, e la sorella perduta Beatrice — figure viste solo nei flashback, che la serie utilizza per interrogarsi sul motivo della frattura familiare. Silas (Joseph Fiennes, perfettamente calibrato nel ruolo) è stato presentato per tutta la stagione come una presenza marginale — spesso via per lavoro, largamente assente, apparentemente irrilevante. Il finale trasforma quell’“apparentemente” in un’arma carica. Alcune scelte legate alle dinamiche familiari forzano un senso artificiale di sorpresa che contraddice persino la caratterizzazione della prima metà di stagione — un modo elegante per dire che il colpo di scena su Silas punta più sull’effetto shock che su una costruzione pienamente meritata. Critica legittima. Eppure l’impatto emotivo funziona, perché la serie ha impiegato otto episodi a stabilire che il trauma dei Holmes non è un elemento accessorio della psicologia di Sherlock. È la sua psicologia. Il burattinaio della cospirazione è legato alla storia della famiglia Holmes. I rotoli non riguardavano soltanto l’eredità culturale di una principessa cinese — erano una leva. E le vittime non erano casuali accademici di Oxford; erano fili sciolti da eliminare in una rete che risaliva a molti anni prima dell’arrivo di Sherlock all’università.

Photo credit_ Dan Smith

Il problema Moriarty: un’amicizia già incrinata

Questo è il vero gioco a lungo termine. La dinamica tra Sherlock e Moriarty è l’elemento più coinvolgente della serie, anche se con il procedere della stagione emergono le loro differenze, evidenziando codici morali e priorità divergenti.

Moriarty è ritratto come uno studente affascinante e carismatico, intelligente quanto — se non più di — Sherlock. Ci sono persino momenti in cui entrambi entrano in un “palazzo mentale” condiviso per analizzare insieme i dettagli dei casi, sequenze che mostrano efficacemente la loro perfetta parità. Ma il finale rende esplicito un punto: Moriarty non è mai stato completamente dalla parte di Sherlock. Pur schierandosi con lui per gran parte della stagione, diventa chiaro che James metterà sempre al primo posto i propri interessi. L’atto conclusivo del finale porta questa tensione allo scoperto. Moriarty compie una scelta che Sherlock può interpretare solo come un tradimento — non una rivelazione melodrammatica da villain, ma qualcosa di più inquietante: un amico che sceglie sé stesso invece del principio. È qui che nasce il nemico.

Ci sono momenti nell’atto finale che appaiono affrettati nel delineare il lato più oscuro di Moriarty e non del tutto coerenti con il suo sviluppo precedente — in parte una scelta intenzionale, in parte un inciampo strutturale. La serie vuole che la svolta di Moriarty appaia improvvisa agli occhi di Sherlock. Che quel momento drammatico sia pienamente guadagnato dipende anche dall’attenzione con cui si è osservata l’interpretazione di Dónal Finn nel corso della stagione. La performance colma spesso ciò che la sceneggiatura lascia in sospeso.

Photo credit_ Dan Smith

Ciò che il pubblico non coglie: il depistaggio della principessa Shou’an

Molti hanno etichettato la principessa Gulun Shou’an come “l’ospite esotica dalle abilità speciali”. È una lettura superficiale. Il suo ruolo nella storia è molto più centrale di quanto molte recensioni rivelino. Ciò che la rende interessante è il suo apparente fuori posto iniziale. Shou’an non è una reale fragile: è un’artista marziale, una studentessa altamente intelligente, astuta quanto Sherlock o Moriarty. Man mano che si scoprono i suoi veri obiettivi in Inghilterra, ogni rivelazione aggiunge un nuovo ribaltamento.

La sua presenza non è diplomatica. Il furto dei rotoli non è una coincidenza. E il suo legame con l’esito finale della cospirazione rilegge completamente il primo episodio. Rivedere la sequenza iniziale con queste informazioni cambia la percezione dell’intera serie.

È anche il personaggio con la bussola morale più limpida della stagione — ed è lei a porre Sherlock davanti alla sua prima autentica crisi etica. Non Moriarty. Non suo padre. La principessa.

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Il finale aperto: ciò che resta irrisolto (volutamente)

I cliffhanger della stagione hanno sufficiente slancio per mantenere alta l’attenzione del pubblico — e il finale è il precipizio più vertiginoso di tutti. Ecco cosa la prima stagione lascia esplicitamente in sospeso:

  • La questione Moriarty. Non è ancora un villain. Non è più un alleato. In prospettiva di una seconda stagione, è qualcosa di più pericoloso: qualcuno che conosce perfettamente il modo di pensare di Sherlock e ha deciso che quella conoscenza è una risorsa, non un legame.
  • Silas Holmes. La rivelazione sul padre non chiude un capitolo — apre un fascicolo. Le sue motivazioni, il suo legame con la cospirazione e il grado della sua complicità nella frattura familiare sono fili tesi ma non recisi.
  • Cordelia Holmes. La madre di Sherlock resta internata. La serie suggerisce che il suo ricovero non sia dovuto soltanto a una malattia mentale. Non è un dettaglio casuale. Ritchie e Parkhill fanno del danno interno alla famiglia il motore creativo dell’intero impianto narrativo.
  • Ciò che Sherlock diventa. Ha risolto il caso. Non è ancora diventato il detective. Ed è proprio questo il punto. La stagione si chiude con uno scontro esplosivo che gli cambia la vita per sempre — ma lo Sherlock Holmes che si allontana dal finale della prima stagione è ancora materia grezza.

Young Sherlock, recensione: l’origine di un mito tra mistero e modernità

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Ispirata ai romanzi “Young Sherlock Holmes” di Andrew Lane e diretta da Guy Ritchie, la nuova serie di Prime Video si impone come una delle rivisitazioni più energiche e sorprendenti del celebre detective. Adattata per il piccolo schermo da Matthew Parkhill, la serie non si limita a raccontare l’adolescenza di Sherlock Holmes: ne decostruisce il mito, lo ricompone con ritmo contemporaneo e lo proietta in una dimensione narrativa che mescola crime drama, avventura e formazione.

Il risultato è un prodotto intrigante, capace di rinnovare un’icona letteraria senza tradirne l’essenza. L’Inghilterra vittoriana viene letteralmente ribaltata: pur restando fedele al contesto storico, la messa in scena è intrisa di energia moderna, montaggio serrato e dialoghi brillanti che restituiscono una sorprendente freschezza. Un omaggio, quasi, a quello che Ritchie aveva già fatto al cinema con il personaggio.

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Un Sherlock diciannovenne tra devianza e talento

La serie si apre nel 1871, molto prima che il protagonista indossi il celebre deerstalker e impugni la pipa che lo hanno reso riconoscibile nell’immaginario collettivo (dettagli però assenti dai romanzi originali di Conan Doyle!). A diciannove anni, Sherlock — interpretato da Hero Fiennes Tiffin — è un giovane brillante ma ingestibile. Il suo talento si è manifestato in un’abilità ben poco ortodossa: l’arte del borseggio. Una condotta che gli è costata sei mesi di carcere e la reputazione di pecora nera della famiglia.

A intervenire è il fratello maggiore Mycroft, interpretato da Max Irons, figura razionale e strategica che tenta di indirizzare Sherlock verso un futuro più rispettabile. Il padre, Silas (Joseph Fiennes), è spesso assente per lavoro, mentre la madre Cordelia (Natascha McElhone) è ricoverata in un istituto psichiatrico: un quadro familiare segnato da fratture e silenzi che contribuisce a definire la psicologia del protagonista.

Quando Mycroft gli procura un incarico a Oxford — inizialmente come semplice bidello — Sherlock appare insofferente e disinteressato. Tuttavia, l’università si rivela ben presto il teatro di un mistero ben più grande.

Oxford, un artefatto scomparso e l’incontro con Moriarty

Il furto di preziose pergamene appartenenti alla principessa Gulun Shou’an (Zine Tseng), ospite dell’influente Sir Bucephalus Hodge (Colin Firth), rappresenta l’innesco dell’intreccio. Quando Sherlock e lo studente borsista James Moriarty (interpretato da Dónal Finn) vengono accusati, i due decidono di collaborare per scagionarsi.

Il furto, tuttavia, è soltanto la superficie di una trama ben più complessa. Nel corso delle otto puntate, la vicenda si trasforma in un’indagine per omicidio che conduce i protagonisti nei più alti livelli del potere politico britannico. La narrazione si espande oltre Oxford, abbracciando scenari che vanno dall’Inghilterra a Parigi fino ai mercati pulsanti di Costantinopoli (oggi Istanbul), costruendo un affresco internazionale dal respiro cinematografico.

La regia di Ritchie si riconosce nel montaggio ritmico, nei freeze frame esplicativi e nell’uso creativo della voce e delle immagini per rendere visibile il processo deduttivo di Sherlock, il suo “palazzo mentale” (per i più esperti nella lore del personaggio). Attraverso soluzioni visive dinamiche, lo spettatore entra nella mente del protagonista, scoprendone la memoria fotografica e l’attenzione maniacale ai dettagli.

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La dinamica Sherlock–Moriarty: la classica frenemy

Il cuore pulsante di Young Sherlock è la relazione tra Sherlock e James Moriarty. In questa fase della loro vita, non sono ancora nemici giurati, bensì alleati uniti dalla necessità. Moriarty è brillante, ambizioso, pragmatico; Sherlock è istintivo, idealista, animato da un senso di giustizia ancora acerbo ma autentico.

Col passare degli episodi, la loro complicità si rafforza, assumendo i tratti di una fratellanza intellettuale. Tuttavia, emergono progressivamente divergenze etiche profonde. Moriarty, pur sostenendo Sherlock, dimostra di anteporre sempre i propri interessi a qualsiasi principio astratto. Questo scarto morale, sottile ma costante, prefigura la futura rivalità.

L’interpretazione di Dónal Finn è particolarmente incisiva: il suo Moriarty non è un villain in nuce, ma un giovane uomo complesso, le cui scelte suggeriscono già l’ombra del genio criminale che diventerà. Osservare questa trasformazione in potenza è uno degli elementi più affascinanti della stagione.

L’episodio 5 e la rivelazione che cambia tutto

Tra gli otto episodi, il quinto rappresenta un punto di svolta cruciale. Sherlock scopre una verità determinante sulla propria infanzia, un’informazione capace di ridefinire la percezione del suo passato e delle dinamiche familiari. Ma ciò che accade nel finale di puntata supera ogni aspettativa.

Attraverso dialoghi calibrati e una costruzione visiva impeccabile, Parkhill e Ritchie tendono ogni filo narrativo fino al limite, per poi scioglierlo in una sequenza di rivelazioni esplosive. L’effetto è quello di un puzzle origami che si dispiega improvvisamente, mostrando un disegno completo e inatteso. L’intero mondo della serie viene riletto alla luce di queste scoperte, dimostrando una scrittura stratificata e coerente.

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Young Sherlock è un crime che riscopre il piacere dell’avventura

Young Sherlock è molto più di un semplice prequel. È un racconto di formazione che intreccia mistero, tragedia familiare, desiderio di vendetta e ironia tagliente. La serie riesce a ricordare quanto il crime possa essere divertente, dinamico e sorprendente quando si osa con la regia e si investe nella costruzione dei personaggi.

L’operazione di aggiornamento funziona perché non cerca di modernizzare superficialmente il contesto, ma di innestare sensibilità contemporanea in una struttura narrativa ottocentesca. Sherlock, qui, è agile, impulsivo, vulnerabile e audace: un eroe ancora in divenire, ma già dotato di quel genio analitico che lo renderà leggendario.

Con un impianto visivo energico, interpretazioni solide e una trama che alterna leggerezza e gravità, Young Sherlock si configura come una delle origin story più convincenti degli ultimi anni. Tutti e otto gli episodi debuttano il 4 marzo su Prime Video, pronti a conquistare tanto i fan storici quanto una nuova generazione di spettatori.

Young Sherlock, la nuova serie di Guy Ritchie sceglie un approccio “old school” e si distanzia dallo Sherlock di Benedict Cumberbatch

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La nuova serie Young Sherlock, prodotta per Prime Video e diretta da Guy Ritchie, punta a distinguersi nettamente dalle precedenti incarnazioni televisive e cinematografiche del celebre detective. A differenza della versione con Benedict Cumberbatch, nota per l’uso massiccio di effetti visivi per rappresentare la mente analitica di Holmes, il nuovo progetto sceglie un approccio più semplice e “analogico”.

La serie racconta la storia di uno Sherlock Holmes diciannovenne, interpretato da Hero Fiennes Tiffin, coinvolto in un caso di omicidio a Oxford che mette a rischio la sua libertà. Il suo primo incarico, affrontato con imprudenza, lo conduce a scoprire una cospirazione di vasta portata destinata a cambiare per sempre il suo destino.

A spiegare la filosofia visiva della serie è stato lo showrunner Matthew Parkhill in un’intervista a ScreenRant. Confrontando il nuovo progetto con la serie Sherlock con Cumberbatch, Parkhill ha chiarito la volontà di ridurre l’uso di VFX per entrare nella mente del protagonista in modo più “artigianale”.

“Quando guardi lo Sherlock con Benedict Cumberbatch, la sua immaginazione era rappresentata con un uso molto massiccio di effetti visivi, anche perché all’epoca era una novità tecnologica. Oggi però siamo in un’epoca in cui c’è un eccesso di VFX, e noi volevamo fare qualcosa di più analogico, più tradizionale. Quasi tutto il ‘mind palace’ è girato in macchina da presa. Ci sono effetti, ma la maggior parte è realizzata con soluzioni classiche: inquadrature studiate, movimenti di camera, giochi di montaggio.”

Nessun prequel di Robert Downey Jr.: una nuova identità per Sherlock

La volontà di differenziarsi non riguarda solo l’estetica, ma anche la collocazione narrativa del progetto. Parkhill ha precisato che Young Sherlock non è in alcun modo un prequel dei film diretti da Ritchie con Robert Downey Jr. e Jude Law.

“Non è un prequel. È stata una delle prime cose che io e Guy abbiamo chiarito. Questo Sherlock non crescerà per diventare Robert Downey Jr. Volevamo creare qualcosa che avesse un’identità autonoma, un mondo proprio.”

La serie è adattata dai romanzi Young Sherlock Holmes di Andrew Lane, e non direttamente dalle opere di Arthur Conan Doyle. Questo consente una maggiore libertà narrativa, compresa la rilettura di alcuni elementi iconici del mito holmesiano. Tra le scelte più sorprendenti, la trasformazione di James Moriarty — tradizionalmente nemico giurato del detective — in un amico e alleato durante la giovinezza.

Anche sul piano stilistico, la produzione ha inizialmente sperimentato un impianto più elaborato, con lenti anamorfiche e un utilizzo più marcato di effetti digitali, ma in fase di post-produzione ha progressivamente semplificato l’impianto visivo. “Abbiamo iniziato con molti più effetti”, ha spiegato Parkhill, “ma li abbiamo ridotti sempre di più, fino ad arrivare a qualcosa di incredibilmente semplice.”

L’obiettivo, secondo lo showrunner, è mantenere lo spettatore costantemente coinvolto, evitando soluzioni ripetitive. In alcuni episodi compaiono persino animazioni che richiamano il disegno a matita, in un’idea che il team ha sintetizzato così: “Come sarebbero stati gli effetti visivi nel 1871?”

Young Sherlock debutta il 4 marzo su Prime Video, proponendo una versione più giovane, istintiva e meno codificata del celebre detective. Una scelta che mira a restituire freschezza a un personaggio tra i più adattati della storia della letteratura e dell’audiovisivo.

Young Sherlock rinnovata per la stagione 2: Guy Ritchie torna alla regia

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Young Sherlock è ufficialmente rinnovata: Prime Video ha confermato la stagione 2 della serie prequel dedicata al giovane Sherlock Holmes, con il ritorno di Guy Ritchie alla regia del primo episodio. Il rinnovo arriva dopo il forte successo globale della prima stagione, che ha raggiunto 45 milioni di spettatori e conquistato le classifiche in 95 paesi.

Secondo quanto riportato da Deadline, la serie — creata da Matthew Parkhill — ha rappresentato uno dei migliori debutti originali per la piattaforma, entrando nella top 10 di sempre. La prima stagione ha raccontato l’incontro tra il giovane Sherlock, interpretato da Hero Fiennes Tiffin, e James Moriarty, interpretato da Dónal Finn, ribaltando la dinamica classica e mostrando i due come alleati prima che diventassero nemici.

Il rinnovo non sorprende, ma conferma una strategia precisa: costruire un universo seriale attorno a un’icona letteraria senza tradirne l’essenza. Il coinvolgimento continuo di Ritchie, già artefice di una versione cinematografica più dinamica e action del personaggio, garantisce una coerenza stilistica che ha contribuito al successo della serie.

Le origini di Sherlock e Moriarty: una rivalità destinata a evolversi

La stagione 2 avrà il compito di sviluppare ulteriormente il rapporto tra Sherlock Holmes e James Moriarty, uno degli elementi più interessanti della prima stagione. La scelta di presentarli inizialmente come amici e collaboratori offre una base narrativa ricca di tensione drammatica: lo spettatore conosce già il loro destino, ma è il “come” arrivarci a fare la differenza.

Questo approccio consente alla serie di esplorare non solo la formazione del detective, ma anche quella del suo futuro antagonista, costruendo una dualità più complessa rispetto alle versioni tradizionali. È probabile che i nuovi episodi approfondiscano i momenti chiave che porteranno alla rottura tra i due, trasformando l’amicizia in rivalità.

In prospettiva, Young Sherlock sembra progettata come un racconto a lungo termine: un vero e proprio coming-of-age che, stagione dopo stagione, costruirà il mito di Holmes. Se manterrà questo equilibrio tra innovazione e rispetto del materiale originale, la serie potrebbe diventare una delle reinterpretazioni più solide del personaggio degli ultimi anni.

Young Sheldon: Jim Parsons rivela che tornare al suo ruolo iconico per per il finale è stato “un dono”

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Per gran parte del periodo di avvicinamento al finale di stagione di Young Sheldon, i fan della serie originale, The Big Bang Theory, erano consapevoli che ci sarebbero stati alcuni colpi di scena nella struttura familiare prima che Sheldon Cooper (Iain Armitage) partisse per Pasadena, in California. Tuttavia, ciò che non sospettavano era che Jim Parsons, che ha interpretato Sheldon nell’originale, sarebbe tornato per il finale della serie, riprendendo il suo ruolo iconico insieme alla co-star Mayim Bialik nel ruolo di Amy Farrah Fowler. Sebbene Jim Parsons sia stato legato a Young Sheldon in qualità di narratore e produttore esecutivo, il fatto di tornare sullo schermo e di riprendere il suo ruolo è qualcosa che l’attore di Spoiler Alert è onorato di accettare.

Riflettendo sul fatto di tornare a vestire i panni del geniale personaggio un’altra volta, Jim Parsons ha rivelato a People Magazine che, pur accontentandosi di essere la voce in sottofondo, la sceneggiatura del finale della serie lo ha convinto a intraprendere un ultimo rodeo. “Ho provato una leggera esitazione quando me l’hanno chiesto per la prima volta, proprio come se pensassi che non voglio davvero rivisitare il personaggio“, ha ricordato. “Ma il modo in cui l’hanno scritto è stato così bello che alla fine è stato come una piccola coda extra o qualsiasi altra cosa per la mia esperienza con il personaggio“. E ha aggiunto: “È stato il dono di un secondo livello di perdita in un modo che non avevo previsto, ed è stato un vero piacere“.

Se l’amore aveva il suo posto nella relazione tra Amy e Sheldon in The Big Bang Theory, anche i battibecchi ne facevano certamente parte. In vista del ritorno di entrambi i personaggi nei loro ruoli, una clip precedentemente rilasciata rivela che l’apparizione di Parsons e Bialik in Young Sheldon vedrà la coppia riesumare vecchie abitudini. Mentre cerca di scrivere un libro di memorie, lo Sheldon di Jim Parsons dice: “Anche da bambino ero abituato a fare cose per rendere felici gli altri“. Questo non è un sentimento che sua moglie, Amy, conosce bene e non è d’accordo, il che porta a un’esilarante conversazione che riporta indietro negli anni.

Uno spinoff di Georgie e Mandy è proprio quello che ci voleva

Mentre Young Sheldon si conclude questa settimana, la CBS ha già dei piani concreti per il futuro dei Cooper di Medford, Texas. Con il nuovo spinoff di Georgie (Montana Jordan) e Mandy (Emily Osment), intitolato Georgie and Mandy’s First Marriage, l’universo di Big Bang diventa molto meno incentrato su Sheldon e si sposta a esplorare altri personaggi. In vista del suo arrivo in autunno, il produttore esecutivo Steve Holland ha cercato di spiegare il motivo per cui è stata presa la decisione di esplorare ulteriormente la storia di Georgie e Mandy, dicendo: “Per noi, penso che sia stato davvero guardare Emily e Montana insieme sullo schermo. Avevano un’ottima chimica ed erano così divertenti da guardare. E ci è sembrato che vederle scintillare insieme fosse eccitante e che fosse un modo divertente per continuare a raccontare la storia in questo mondo”. E aggiunge: “Sapete che sarà difficile fare uno show con Young Sheldon quando Sheldon non c’è, e quindi vedere Emily e Montana fare scintille insieme ed essere così divertenti da guardare è sembrata una progressione naturale“.

Young Sheldon: CBS ordina lo spin-off su Georgie e Mandy

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Young Sheldon: CBS ordina lo spin-off su Georgie e Mandy

È ufficiale: la CBS ha ordinato una serie per uno spin-off di Young Sheldon incentrato su Georgie e Mandy.

La serie ancora senza titolo – scritta dai co-creatori di Young Sheldon Chuck Lorre e Steven Molaro, e dal veterano di TBBT (e attuale showrunner di Sheldon) Steve Holland – seguirà le vicessitudini dei personaggi preferito dai fan interpretati Montana Jordan ed Emily Osmentmentre crescono la loro giovane famiglia in Texas mentre affrontano le sfide dell’età adulta, della genitorialità e del matrimonio“, secondo il logline ufficiale.

Come riportato per la prima volta da TVLine, la settima stagione di Young Sheldon presenterà il matrimonio di Georgie e Mandy.

È stato un privilegio trascorrere gli ultimi sette anni con Sheldon e la famiglia Cooper e ora questo meraviglioso viaggio continuerà con Georgie e Mandy“, ha dichiarato martedì in una dichiarazione il presidente della CBS Entertainment Amy Reisenbach. “Chuck ed entrambi gli Steve hanno fatto un lavoro magistrale sviluppando questi personaggi e intrattenendo generazioni di fan con storie commoventi e riconoscibili portate in vita da Montana ed Emily. Attendiamo con impazienza il prossimo capitolo di questo amato universo”.

Lorre, Molaro e Holland hanno aggiunto: “Da The Big Bang Theory a Young Sheldon, il mondo della famiglia Cooper è stato incredibilmente speciale per noi. Siamo molto entusiasti di continuare le loro storie attraverso gli occhi di Georgie e Mandy”.

A differenza di Young Sheldon, che si è concentrato su un formato a telecamera singola, lo spin-off di Georgie e Mandy tornerà alla multi-camera e girerà di fronte a un pubblico in studio dal vivo, proprio come The Big Bang TheoryIl conteggio degli episodi e la data di uscita per la prima stagione non sono ancora stati confermati, ma la serie sarà presentata in anteprima durante la stagione televisiva 2024-25.

Supponendo che la narrazione di Young Sheldon mantenga un ritmo costante, Sheldon compirà 14 anni nella settima stagione – l’età in cui, secondo la  cronologia precedentemente stabilita di Big Bang, il futuro vincitore del Premio Nobel si trasferisce da Medford, Texas, a Pasadena, California, per iniziare i suoi studi universitari presso il California Institute of Technology.

Nello stesso anno, Georgie si sposa per la prima volta e il patriarca della famiglia George incontra il suo creatore, preparando Young Sheldon per un addio agrodolce non diverso dal classico dei primi anni ’90 The Wonder Years. Ma il tempo dirà se lo spin-off rimarrà fedele al canone. Come Holland  aveva precedentemente avvertito TVLine, “solo perché [è successo qualcosa durante  il Big Bang ] non significa che sia una storia che [il nostro narratore] deve raccontare”.

Young Sheldon, Iain Armitage parla del ritorno nello spin-off: perché Sheldon potrebbe non tornare subito

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Il futuro di Sheldon Cooper dopo la fine di Young Sheldon continua a essere uno dei grandi interrogativi per i fan, soprattutto dopo il rinnovo di Georgie & Mandy’s First Marriage per una terza stagione. A chiarire la situazione è stato lo stesso Iain Armitage, che ha commentato la possibilità di un suo ritorno nello spin-off, lasciando intendere che non ci siano piani immediati.

La questione è centrale perché, nonostante la nuova serie segua le vicende di Georgie dopo la morte del padre, Sheldon resta l’unico membro della famiglia Cooper a non essere ancora apparso. Un’assenza che pesa, soprattutto considerando il legame diretto tra le due serie e l’interesse crescente del pubblico nel capire cosa sia successo al personaggio dopo il trasferimento a Caltech.

Secondo quanto dichiarato da Armitage a TV Insider, non esiste al momento una strategia chiara per il ritorno di Sheldon. L’attore ha spiegato di essere aperto a un possibile cameo in futuro, magari in un episodio speciale, ma di essere allo stesso tempo soddisfatto di seguire lo spin-off da spettatore. Una posizione che riflette anche la direzione narrativa della serie, sempre più autonoma rispetto al suo punto di partenza.

Perché Sheldon non è ancora tornato nello spin-off e cosa significa davvero per il futuro della serie

L’assenza di Sheldon in Georgie & Mandy’s First Marriage non è casuale, ma risponde a una precisa scelta creativa. Lo spin-off nasce infatti con l’obiettivo di spostare il focus narrativo su Georgie, costretto a raccogliere l’eredità del padre dopo la sua morte, e sulla costruzione della sua nuova famiglia. Inserire subito Sheldon rischierebbe di riportare l’attenzione sul personaggio più iconico del franchise, indebolendo l’identità della nuova serie.

Allo stesso tempo, la sua assenza diventa un elemento narrativo implicito: Sheldon è lontano, impegnato nei suoi studi, e il racconto sceglie di non seguirlo direttamente. È una distanza che riflette anche quanto stabilito in The Big Bang Theory, dove il personaggio raramente torna a casa nei primi anni dopo il trasferimento. Tuttavia, più lo spin-off prosegue, più questa assenza rischia di diventare difficile da giustificare sul piano emotivo, soprattutto considerando il momento delicato vissuto dalla famiglia.

Proprio per questo, l’eventuale ritorno di Sheldon viene trattato come un evento da costruire con attenzione. Non un cameo qualsiasi, ma un momento significativo, probabilmente legato a un episodio speciale o a una svolta narrativa importante. In questo senso, la scelta di rimandare il suo ingresso potrebbe rivelarsi strategica: trasformare l’attesa in valore, invece che consumarla troppo presto.

Young Sheldon terminerà con la settima stagione

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Young Sheldon terminerà con la settima stagione

È ufficiale: la prossima settima stagione di Young Sheldon della CBS sarà l’ultima. La serie prequel di The Big Bang Theory tornerà il 15 febbraio e concluderà la sua corsa con un finale di un’ora il 16 maggio.

“Come prequel di una delle più grandi commedie, Young Sheldon ha dimostrato che il fulmine può colpire due volte”, ha affermato Amy Reisenbach, presidente di CBS Entertainment. “Si è distinto per un cast straordinario che sembrava una famiglia fin dal primo momento in cui li abbiamo visti sullo schermo e ha dato vita ai personaggi con storie uniche e toccanti che hanno attirato il pubblico fin dall’inizio. Estendiamo un sincero ringraziamento ai produttori esecutivi Chuck Lorre , Steve Molaro e Steve Holland e all’intero team di sceneggiatori e produttori per le sei meravigliose stagioni. Non vediamo l’ora di vedere lo svolgersi della loro stagione finale e di darle il giusto saluto con i migliori episodi mai realizzati per far divertire i loro fan”.

La notizia arriva mentre il creatore della serie Chuck Lorre sta sviluppando quella che sarà la seconda serie spin-off della sua commedia nerd, che è considerata la commedia multicamera più longeva della storia della TV. La nuova serie, che sarà realizzata per Max, è stata annunciata formalmente ad aprile. I dettagli sulla propaggine sono nascosti mentre Lorre e la compagnia determinano lo sviluppo, anche se i produttori e il cast originale si sono dichiarati molto aperti nel continuare con nuove incarnazioni dello show.

Poter raccontare l’origine di Sheldon Cooper ed espandere la storia per includere l’intera famiglia Cooper è stata un’esperienza meravigliosa“, hanno affermato martedì Holland, Molaro e Lorre in una dichiarazione congiunta. “Siamo grati ai nostri fan per aver abbracciato questo capitolo dei Coopers nelle ultime sei stagioni e, a nome dell’intera famiglia Young Sheldon , siamo entusiasti di condividere questa stagione finale con voi”.

Iain Armitage recita nella commedia nei panni della versione più giovane di Sheldon Cooper, il personaggio reso famoso da Jim Parsons. Quest’ultima star, la cui decisione di abbandonare Big Bang Theory alla fine ha posto fine allo spettacolo, presta la sua voce come narratore in Young Sheldon e da produttore esecutivo. Zoe Perry, Lance Barber, Annie Potts, Montana Jordan e Raegan Revord completano il cast.

Young Sheldon proviene dalla Warner Bros. Television, dove Lorre ha lavorato per anni con un accordo globale. Warners possiede i diritti del franchise ed è la casa di streaming esclusiva sia per The Big Bang Theory che per Young Sheldon. La società madre Warner Bros. Discovery ha anche deciso di realizzare una nuova incarnazione della commedia di successo per Max come un modo per sfruttare la popolarità del franchise piuttosto che vendere l’imminente serie ancora alla CBS, che ha trasmesso sia l’originale che il prequel.

Young Sheldon è arrivato a quel momento straziante: “I finali sono sempre molto difficili”.

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Sapevamo che sarebbe successo – visto che era stato predetto in “The Big Bang Theory” – ma questo non ha reso più facile dire addio a uno dei membri originali del cast di “Young Sheldon“. Negli ultimi istanti del secondo dei due episodi andati in onda in contemporanea il 9 maggio, la famiglia Cooper ha ricevuto la notizia che il patriarca bisbetico George Cooper (Lance Barber) è morto per un attacco di cuore.

Il destino della morte di George a questo punto del viaggio di Sheldon Cooper risale a “The Big Bang Theory”, in cui abbiamo appreso che Sheldon adulto (interpretato da Jim Parsons, che è il narratore di “Young Sheldon” e apparirà nell’episodio finale della prossima settimana insieme a Mayim Bialik) ha perso il padre all’età di 14 anni. Questa è l’età attuale del prodigio Sheldon (Iain Armitage) nella serie prequel, e sebbene i produttori avessero detto che questa morte importante sarebbe stata affrontata nella stagione finale dello show, non avevano detto esattamente quando sarebbe avvenuta.

Ora che questa straziante perdita si è verificata, “Young Sheldon” dirà addio a se stesso in due episodi in onda il 16 maggio, oltre ad affrontare il compito di dire addio al resto del cast (anche se lo spin-offGeorgie and Mandy’s First Marriage” andrà in onda in autunno sulla CBS) – e di mandare Sheldon verso il suo futuro alla Caltech. “Il modo in cui abbiamo concluso la serie è emozionante“, afferma il produttore esecutivo Steve Holland. “Mi sono emozionato nel farlo. È emozionante per i personaggi. È emozionante guardarlo di nuovo“.

Qui Holland racconta anche come gli sceneggiatori hanno deciso come (e quando) rappresentare la morte di George, come Barber ha preso la notizia della morte del suo personaggio e quali altre informazioni di “The Big Bang Theory” dovevano essere rispettate.

L’avete già fatto in passato, quando avete concluso “The Big Bang Theory”, ma quanto è stato difficile ottenere tutti i punti che volevate prima della fine della serie?

È sempre una sfida, e credo che i finali siano sempre molto difficili. Ci sono molte aspettative sui finali, e a un certo punto devi mettere da parte quello che pensi che il pubblico voglia vedere e concentrarti solo sul finale che pensi sia buono, e sperare che anche loro lo apprezzino. Questa stagione è stata un po’ più impegnativa perché abbiamo avuto una stagione ridotta per sciopero, quindi invece di 22 episodi, abbiamo dovuto fare tutto quello che volevamo fare e farlo in 14 episodi. Ma non credo che ci sia qualcosa che volevamo raggiungere e che alla fine non abbiamo raggiunto.

Dato che ve lo hanno chiesto negli ultimi sette anni, pianificando la morte di George, sapevate già che avreste voluto suonare così? O è stato qualcosa su cui avete continuato a discutere?

Abbiamo sempre saputo che avremmo affrontato la questione in questa stagione. Abbiamo sempre saputo che saremmo arrivati al funerale in questa stagione. E abbiamo sempre saputo che la morte di George sarebbe avvenuta fuori dallo schermo, che non volevamo assistere. Si trattava solo di decidere quando. C’era una versione, come ne abbiamo parlato in precedenza, in cui sarebbe stato così: Il finale sarebbe stato la morte e il funerale. Credo che sia stato Chuck [Lorre, produttore esecutivo] a dire: “Questo è per lo più uno show positivo ed edificante. Non lasciamo il pubblico immerso nel suo dolore. Guardiamo la famiglia che inizia a ricomporsi e concludiamo con un po’ di speranza”. Così abbiamo cambiato il momento in cui dovevamo farlo.

Young Sheldon 7×13 “Funeral” / 7×14 “Memoir”: il promo del finale di serie

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Il network americano CBS ha diffuso i promo di Young Sheldon 7×13 e Young Sheldon 7×14, che sarà anche il finale della serie spin-off di The Big Bang Theory Young Sheldon.

YOUNG SHELDON termina la sua corsa di sette anni con un imperdibile finale di serie in due episodi. Jim Parsons e Mayim Bialik riprendono i loro ruoli di Sheldon Cooper e Amy Farrah Fowler in un’indimenticabile ora di televisione, nel finale di serie di YOUNG SHELDON, giovedì 16 maggio sulla CBS.

“Parte 1” – YOUNG SHELDON conclude la sua corsa di sette anni con un imperdibile finale di serie in due episodi. Jim Parsons e Mayim Bialik riprendono i loro ruoli di Sheldon Cooper e Amy Farrah Fowler in un’ora indimenticabile di televisione, nel finale di serie di YOUNG SHELDON, giovedì 16 maggio (8:00-8:30 PM, ET/PT) su CBS Television Network, e in streaming su Paramount+ (in diretta e on-demand per Paramount+ con abbonati a SHOWTIME, o on-demand per gli abbonati a Paramount+ Essential il giorno successivo alla messa in onda dell’episodio)*.

Lo spin-off di Young Sheldon della CBS

Dopo il finale di serie di Young Sheldon, seguirà un altro spin-off intitolato Georgie & Mandy’s First Marriage. Creata da Chuck Lorre, Steven Molaro e Steve Holland, la nuova sitcom è incentrata sui personaggi di Montana Jordan e Emily Osment, che crescono la loro giovane famiglia in Texas affrontando le sfide dell’età adulta, della genitorialità e del matrimonio. L’uscita della commedia è prevista per il prossimo autunno, nell’ambito della stagione televisiva 2024-2025 della CBS.

“È stato un privilegio trascorrere gli ultimi sette anni con Sheldon e la famiglia Cooper e ora questo meraviglioso viaggio continuerà con Georgie e Mandy”, ha dichiarato Amy Reisenbach, dirigente della CBS, in un comunicato. “Chuck ed entrambi gli Steves hanno fatto un lavoro magistrale nello sviluppare questi personaggi e nell’intrattenere generazioni di fan con storie coinvolgenti e commoventi portate in vita da Montana ed Emily. Attendiamo con ansia il prossimo capitolo di questo amato universo”.

Young Ones: trailer del film di Jake Paltrow

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Young Ones: trailer del film di Jake Paltrow

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È online il nuovo trailer di Young Onesfilm d’esordio dietro la macchina da presa di Jake Paltrow, fratello di Gwyneth. l film è stato presentato al Sundance Film Festival di quest’anno e ha già riscosso un grande successo di critica, con recensioni positive soprattutto per quanto riguarda la regia di Paltrow. Nel cast del film ci sono nomi come quelli di Nicholas Hoult che, reduce dal successo di X-Men Giorni di un Futuro Passato, torna a comparire in un film più piccolo che ne mette alla prova le doti d’attore, e che viene affiancato da due giovani talenti, Elle Fanning e Kody Smit-McPhee, e un grandissimo Michael Shannon.

Ecco il trailer del film:

Young Ones è ambientato in un futuro distopico in cui l’acqua è rarissima e un ragazzo prende su di sè il compito di proteggere la propria famiglia e cercare dell’acqua necessaria alla vita, con il sogno che un giorno ce ne sarà abbastanza di poter coltivare di nuovo la terra.

Fonte: IndieWire

Young Ones: primo trailer e poster del film con Nicholas Hoult

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Si intitola Young Ones il film d’esordio dietro la macchina da presa di Jake Paltrow, fratellino di Gwyneth, che a quanto pare ha un vero talento per la settima arte. Il film, presentato al Sundance Film Festival di quest’anno, ha riscosso un grande successo di critica, con recensioni positive concentrte soprattutto sull’eleganza della regia di Paltrow. Inoltre il film vanta un cast di primìordine, con Nicholas Hoult che, reduce dal successo di X-Men Giorni di un Futuro Passato, torna a comparire in un film più piccolo che ne mette alla prova le doti d’attore, e che viene affiancato da due giovani talenti, Elle Fanning e Kody Smit-McPhee, e un grandissimo Michael Shannon.

Ecco il trailer del film e a seguire il primo poster:

http://youtu.be/1X5aCKqEFxA

kinopoisk.ruIl film si ambienta in un futuro distopico in cui l’acqua è rarissima e un ragazzo prende su di sè il compito di proteggere la propria famiglia e cercare dell’acqua necessaria alla vita, con il sogno che un giorno ce ne sarà abbastanza di poter coltivare di nuovo la terra.

Fonte: CBM

Young Ones – l’ultima generazione, dal 13 luglio on demand, il trailer

YOUNG ONES – L’ ULTIMA GENERAZIONE, scritto e diretto da Jake Paltrow, sarà disponibile dal 13 luglio (distribuito da Cloud 9 Film) sulle maggiori piattaforme digitali: SKY PRIMAFILA, CHILI, RAKUTEN, TIM VISION, APPLE TV, GOOGLE PLAY, CG DIGITAL e THE FILM CLUB.

Il film, interpretato dal candidato all’Oscar© Michael Shannon (Animali notturni, Knives out), Elle Fanning (Mary Shelley, Maleficent), Nicholas Hoult (La favorita, X- Men saga), e Kodi Smit Mcphee (The road, X-Men: Apocalisse) è un mix di western e fantascienza ambientato in un futuro post – apocalittico intriso di violenza e vendette.

SINOSSI

Ambientato in un’America del prossimo futuro devastata da una lunga siccità, quando l’acqua è diventata la risorsa più preziosa del pianeta, l’elemento che detta legge su tutto, dalla macro – politica alle micro – relazioni familiari e sentimentali. La terra è ridotta a qualcosa di miserabile, la polvere si è depositata su un pianeta sterile e solitario. I pochi sopravvissuti a questa devastazione lottano per la vita. Ernest Holm (Michael Shannon) tenta di sopravvivere in questo scenario apocalittico insieme ai suoi due figli, Jerome (Kodi Smit-McPhee) e Mary (Elle Fanning). Difende la sua fattoria dai predatori, e lavora sulle vie di rifornimento tentando di far rinascere il suolo. Ma il fidanzato di sua figlia Mary, Flem Lever (Nicholas Hoult), ha progetti più ambiziosi, vuole tutta la terra di Ernest soltanto per se stesso e farà di tutto per sottrargliela.

Young Hollywood Awards 2014: nomination

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Young Hollywood Awards 2014Sono state annunciate tutte le nomination dei Young Hollywood Awards 2014. Tra i nominati le serie The Walking Dead, Game of Thrones, Orange Is The New Black, Teen Wolf, e molte altre.

Tutte le nominativo:

Attore preferito dai fan:
· Adam Driver
· Ansel Elgort
· Andrew Garfield
· Liam Hemsworth
· Jonah Hill
· Josh Hutcherson
· Theo James
· Michael B. Jordan
· Taylor Lautner
· Aaron Paul
· Andy Samberg
· Channing Tatum

Attrice preferita dai fan:
· Emilia Clarke
· Kaley Cuoco
· Zooey Deschanel
· Nina Dobrev
· Jennifer Lawrence
· Chloe Grace Moretz
· Emma Roberts
· Emmy Rossum
· Taylor Schilling
· Emma Stone
· Allison Williams
· Shailene Woodley

Il miglior artista crossover:
· Ariana Grande
· Nick Jonas
· Lea Michele
· Kate Upton
· Shaun White

Miglior Threesome
· The Hunger Games (Jennifer Lawrence, Liam Hemsworth, Josh Hutcherson)
· Neighbors (Zac Efron, Dave Franco, Christopher Mintz-Plasse)
· That Awkward Moment (Zac Efron, Miles Teller, Michael B. Jordan)
· The Vampire Diaries (Nina Dobrev, Ian Somerhalder, Paul Wesley)
· Workaholics (Adam DeVine, Anders Holm, Blake Anderson)

Miglior coppia vista sullo schermo:
· Mayim Bialik/Jim Parsons (The Big Bang Theory)
· Chris Colfer/Darren Criss (Glee)
· Emma Stone/Andrew Garfield (The Amazing Spider-Man 2)
· Shailene Woodley/Ansel Elgort (The Fault in Our Stars)
· Shailene Woodley/Theo James (Divergent)

Miglior supereroe:
· Stephen Amell (Arrow)
· Chris Evans (Captain America: The Winter Soldier)
· Andrew Garfield (The Amazing Spider-Man 2)
· Nicholas Hoult (X-Men: Days of Future Past)
· Kellan Lutz (The Legend of Hercules)
· Chris Pratt (Guardians of the Galaxy)

We Love to Hate You (amiamo odiarti):
· Dane DeHaan (The Amazing Spider-Man 2)
· Jack Gleeson (Games of Thrones)
· Sam Riley (Maleficent)
· Pablo Schreiber (Orange Is the New Black)
· Zombies (The Walking Dead)

Miglior alchimia in un cast televisivo:
· The Big Bang Theory
· Girls
· Modern Family
· Orange Is the New Black
· Pretty Little Liars
· The Vampire Diaries

Miglior show per il bingewatching (Bingeworthy TV Show):
· Awkward.
· Game of Thrones
· Orange Is The New Black
· Pretty Little Liars
· Teen Wolf
· The Walking Dead

Young Europe: recensione

Young Europe è il film del 2011 diretto da Matteo Vicino e con protagonisti Delfine Rouffignac, Michele Gammino, Camilla Ferranti e Maria Luisa De Crescenzo.


Young EuropeAnno: 
2011

Regia: Matteo Vicino

Cast: Delfine Rouffignac, Michele Gammino, Camilla Ferranti, Maria Luisa De Crescenzo, Valérie Baurens, Ronnie McCann, Riccardo Leonelli, Catriona Loughlin, Claude Jan, Victoria Oberli

Trama: Il film è tratto dall’ omonimo romanzo di Matteo Vicino, una storia corale con al centro tre protagonisti – Josephine, Julian, Federico – colti dal quotidiano delle loro giovani vite fino agli eventi che ne segnano la drammatica svolta.

Analisi: Nel 2006, il Ministero dell’Interno tramite il servizio della Polizia Stradale indice una gara, volendo premiare lo spettacolo artistico più idoneo per sensibilizzare i giovani contro le “stragi del Sabato sera”. Matteo Vicino, regista e musicista di Bologna, è il vincitore. Dapprima lui realizza uno spettacolo teatrale, per poi ricavarne un libro, dal titolo Young Europe. Partendo da quest’ultimo, Showbiz Movies e Polizia di Stato hanno prodotto un film nel 2011 affidando la regia proprio a Vicino. Nel film, intitolato proprio Young Europe, il tema principale degli incidenti stradali torna in tre ambientazioni diverse: in Gran Bretagna, in Francia e naturalmente in Italia. In questo modo, sembra che il regista voglia “universalizzare” il film. Per noi, è fin troppo facile pensare che in Italia i problemi non si risolvono mai, e ci ingelosisce l’efficienza amministrativa e burocratica del Nord-Europa.

In realtà, la possibile immaturità dei giovani non ha alcun confine. Il regista fa in modo che le tre storie alla fine s’intreccino fra di loro soprattutto astrattamente, nelle motivazioni oscure sottese agli incidenti stradali: la presunzione, la fatalità, l’imprudenza, la sfortuna, la disattenzione ecc… Ad esempio la cinematografia di Alejandro Gonzalez Inarritu usa la sceneggiatura a storie intrecciate riversandola sui propri personaggi, cambiando la loro vita. Nel caso di Vicino, invece, bisogna che il giovane in sala, innanzi al dramma dell’incidente stradale, impari a distinguere la componente della fatalità da quella (più responsabilizzante) dell’imprudenza.

Young Europe

Paradossalmente, le tre storie finirebbero a districarsi, quasi universalizzandosi. Il giovane in sala deve capire che soltanto l’imprudenza (o la presunzione) causa l’incidente stradale, mai la mera sfortuna. A Vicino interessa poco sceneggiare l’evoluzione caratteriale dei vari personaggi, se per la maggiore essi non esisteranno più. La morte avviene materialmente, ma pure nell’anima (quando il “cattivo maestro”, il quarantenne gravemente immaturo, comincia a riconoscere la sua presunzione, guardandosi le mani che, per la prima volta, non sa controllare). La regia di Vicino è di quelle che spezzano di continuo l’inquadratura. La macchina da presa si sposta con rapidità da un dialogante all’altro, mentre mani e braccia entrano all’improvviso in scena, sorprendendo lo spettatore.

Il montaggio si percepisce quasi nel collage di se stesso, persa la continuità ambientale fra le tre storie. La sua velocità, che fatichiamo a seguire con l’occhio, è in fondo la stessa dell’autista che sciaguratamente crede di poter tagliare la strada a tutti. Sembra che Vicino “rottami” le inquadrature, preparandoci al triste epilogo narrativo. L’episodio parigino diviene il più interessante, in via concettuale. L’attrice esordiente Victoria Oberli interpreta Josephine, e forse ci ricorda la prostituta Nana in Questa è la mia vita, del regista Godard. Vicino inquadra il mezzobusto fisso della ragazza, seduta al tavolo. Lei filosofeggia come l’esistenzialista Brice Parain nel film di Godard, ma aggiungendovi tutto il pragmatismo di Nana. Sembra che Josephine voglia continuamente recitare un ruolo, agendo nella società, esattamente come gli altri, solo che questi non lo ammetterebbero, con la loro ipocrisia. E’ il suo pragmatismo, cui però mancherebbe il freno della responsabilità personale.

Purtroppo, può sempre accadere che qualcuno causi un incidente stradale soltanto per una disattenzione. Ma bisogna assumersene la responsabilità: anche per questo, si punisce l’omissione di soccorso. Nel film di Vicino, soprattutto l’attore Riccardo Leonelli, che interpreta il quarantenne frivolo, causerebbe l’incidente stradale facendo sfoggio del suo ruolo sociale, a discapito degli altri, più sfortunati di lui. E’ un pragmatismo senza idee, rispetto a quello di Josephine. Le inquadrature del film si succedono molto rapidamente, come formando un collage. Solo dopo l’incidente, la macchina da presa si ferma, e freddamente gira attorno all’autovettura in rottami, andando ad ispezionarla. E’ il momento in cui la polizia stradale compie il macabro rituale di fotografare la scena. Calato il telo sui cadaveri, lo spettatore percepisce che può solo distinguere il grave sbaglio dell’imprudenza: nei corpi sanguinanti, nella carrozzeria tagliata, nel silenzio del motore.

Il film Young Europe ha vinto il Premio per la miglior regia al Miff 2012.

Young Europe su Sky Cinema Cult e SkyTG24

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Young Europe su Sky Cinema Cult e SkyTG24

Approda in televisione il film Young Europe di Matteo Vicino. La pellicola prodotta dalla Polizia di Stato, Governo Italiano, Comunità Europea con il supporto Di Fondazione Ania e Università La Sapienza, andrà in onda su Sky Cinema Cult il 2 Luglio alle 21:00 e in chiaro per tutti  venerdì 3 Luglio su SkyTg24 alle 21:00. E’ la prima volta che SkyTG24 trasmette un opera cinematografica. Di seguito lo spot tv:

 

Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Matteo Vicino, una storia corale con al centro tre giovani protagonisti – Josephine, Julian, Federico – colti dal quotidiano delle loro giovani vite fino agli eventi che ne segnano la drammatica svolta. Young Europe è la storia di 5 giovani europei narrata dal loro punto di vista, un quadro della società di oggi che, attraverso lo sguardo delle nuove generazioni, tratta il tema della sicurezza stradale. Josephine, ricca parigina lasciata sola dalla sua famiglia; Julian, giovane irlandese irretito da una lettrice di spagnolo; Federico e Annalisa, due adolescenti italiani vittime di Angelo, un adulto senza morale.

Young Europe di Matteo Vicino – recensione

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Young Europe di Matteo Vicino – recensione

young europe Josephine è una ricca parigina, abbandonata a se stessa dai genitori, che cerca conforto in alcool droga e compagnia cattive; Julian è un ragazzo irlandese che si lascia irretire dalle lusinghe di una professoressa un po’ troppo amichevole, trascurando la fidanzata; Federico e Annalisa sono due adolescenti romani che restano affascinati dal mondo dorato di Angelo, un ultra trentenne ricco e senza scrupoli. Tre storie che apparentemente non hanno nulla in comune finiranno fin troppo presto per arrivare a una conclusione simile, sull’asfalto, in una tragica fatalità, che non ha nulla però di casuale.

young europe posterRealizzato con l’apporto economico (esclusivamente) della Polizia di Stato, Young Europe è l’esordio al cinema di Matteo Vicino, regista che si è formato con gli spettacoli teatrali e ha poi colto la possibilità di raggiungere il grande schermo con un’opera complessa. La difficoltà di questo film era nella premessa, ovvero cercare di coniugare l’intenzione dei finanziatori, ovvero quella di comunicare l’importanza della sicurezza in strada, con un’esigenza artistica profonda e difficile da accontentare. Girato in Canon 5D Young Europe ha nella fotografia, nella regia e nella confezione completa il suo massimo pregio: una musica assordante ma convincente, città bellissime inquadrate in maniera intelligente, colori vivaci e movimenti concitati caratterizzano una lussuriosa esperienza estetica in un film che riesce nel suo intento, muovendosi, nel finale, lungo il limite che separa la retorica dalla realtà, riuscendo a rimanere sempre dal lato giusto del confine e regalando al pubblico un’esperienza toccante ma allo stesso tempo una fotografia lucida della quotidianità sulla strada. Il cast internazionale del film è formato da attori professionisti e da dilettanti che, straordinariamente mostrano forse più talento dei compagni di set professionisti, su tutti i giovani protagonisti delle storie, naturali e credibili nei loro ruoli a tratti molto complessi. Non si può dire purtroppo lo stesso di tutti i componenti del cast, trai quali qualcuno spicca per demerito con la sua enfatica e teatrale interpretazione.

La morale di Young Europe è purtroppo tragica e senza possibilità di replica: chi sbaglia non sempre paga, o si sente in dovere di farlo, e spesso le vittime degli errori altrui avrebbero potuto fare qualcosa in più per salvarsi.

Nel panorama del cinema italiano il film, nei suoi limiti e con le sue imperfezioni, testimonia la presenza di talenti e speranze per un mondo altrimenti morto.

Young Europe : la conferenza stampa con Matteo Vicino

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matteo vicino young europe 250mila euro messi a disposizione dalla Polizia di Stato per la realizzazione di un cortometraggio sulla sicurezza stradale sono diventati l’unico finanziamento per il lungometraggio Young Europe , scritto diretto e montato da Matteo Vicino, autore dell’omonimo romanzo su cui si basa il racconto del film. Young Europe , girato in Francia, Italia, Irlanda e Slovenia, è vincolato da accordi che ne impediscono la proiezione a pagamento, per cui il regista ha deciso di metterlo a disposizione sia su Youtube che per proiezioni alla presenza di ospiti illustri, come vip, politici ma soprattutto per i giovani e le scuole. “Tutti mi dicevano che 250mila euro erano pochi per fare un film. Io ho insistito ed è venuto fuori Young Europe ” a parlare è Matteo Vicino, che da quattro anni lavora al suo progetto con l’intento di coniugare l’intrattenimento cinematografico con la necessità di far veicolare un messaggio ben preciso attraverso le immagini.”Da un punto di vista produttivo – continua Vicino – la Polizia di Stato mi ha dato carta bianca e massima libertà artistica.”

Mi viene da ridere per il fatto di essere chiamati produttori – dice Vittorio Rizzi,  Dirigente Superiore della Polizia di Stato – Il progetto nasce da lontano ed è molto ampio. Ha un’anima didattica e una formativa. Il film doveva essere un attivatore emotivo per far veicolare meglio il messaggio, e così ci siamo rivolti ad un artista. Il film Young Europe ha uno scopo didattico.” Della stessa idea è Umberto Guidoni, Segretario Generale della Fondazione ANIA (Associazione Nazionale Fra Le Imprese Assicuratrici) : “Abbiamo attinto dalla nostra esperienza quotidiana e abbiamo attivato gli strumenti a nostra disposizione. Il fatto importante è che il film ha raggiunto lo scopo di veicolare il messaggio, raggiungendo sia gli attori che gli spettatori. Il cinema di natura sociale può essere una strada da percorrere.

young europe posterElisabetta Mancini, Vice Questore Aggiunto della Polizia di Stato, è stata colei che si è occupata poi praticamente della comunicazione tra l’ente pubblico e gli effettivi realizzatori del film, scontrandosi spesso con le esigenze artistiche di Vicino. Questi scontri però hanno portato buoni frutti, come si può valutare dal film stesso: “Il progetto è nato per caso nel 2004 – ha spiegato Mancini – L’obbiettivo è quello di una comunicazione efficace per i giovani, far capire loro che possono scegliere consapevolmente ed essere lasciati liberi di farlo. Ed ilmezzo cinematografico ci è sembrato quello giusto per raggiungere il nostro scopo”.

-Matteo Vicino, come ha scelto gli attori?

MV:Ho adottato il metodo della meritocrazia, non mi sono avvalso delle agenzie italiane, ho fatto i provini e quelli che per me erano i più bravi hanno vinto.”

Presenti in sala diversi attori del nutrito cast del film: c’era Michele Gammino, storico doppiatore di Ford e Nicholson tra gli altri, che ha deciso di partecipare al progetto perché il suo ruolo si avvicinava particolarmente alla sua vita; Giulio Ginetti, 19enne alla prima esperienza; Camilla Ferranti, nella parte del “lupo vestito da Cappuccetto Rosso”; Maria Luisa De Crescenzo, che interpreta la giovane saggia e intelligente; infine Victoria Orbeli, anche lei alla sua prima esperienza al cinema ma con una bravura straordinaria e una disinvoltura eccezionale davanti all’obbiettivo.

-Il film parla di responsabilità delle proprie azioni, ma nel finale sembra imputare agli adulti la mancanza di senso di responsabilità dei giovani. Di chi è la colpa?

MV:In ogni storia c’è un responsabile, ma allo stesso tempo ci sono porbabilità, come quando si lanica una moneta. C’è chi dice che in strada non c’è il caso, e probabilmente se si rispettassero tutte le regole a dovere, sarebbe tutto diverso e non morirebbero, solo in Italia, 11 persone al giorno!

-L’uso della musica nel film è molto particolare, come hai operato le scelte?

MV:La maggior parte della muscia che c’è nel film è regalata. Come per il casting di attori, ho cercato in quel foltissimo gruppo di veri talenti che non riescono a raggiungere il successo e ho trovato tantissimi artisti bravissimi disposti a regalarmi i loro brani. Poi per I Muscoli del Capitano di De Gregori ho dovuto chiedere aiuto a Rizzi (Polizia di Stato), e così anche lui ci ha regalato la sua canzone”.

Young Europe verrà proiettato nei mesi successivi in cinema e nelle scuole, per continuare il suo tour artistico e didattico. Intanto è disponibile su Youtube.

Young Detective Dee: Rise of the Sea Dragon 3D di Tsui Hark

Young Detective Dee: Rise of the Sea Dragon 3D di Tsui Hark

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L’imperatrice Wu Zetian ha inviato il capitano delle guardie Yuchi a indagare su un minaccioso mostro marino. Il giovane detective Dee e Yuchi si ritrovano a combattere insieme quando la creatura attacca il corteo cerimoniale per il sacrificio della bellissima Yin. Tra numerose peripezie e fortunati indizi i due riescono a scoprire un complotto che coinvolge lo stesso imperatore e tutti coloro che bevono regolarmente un tè forse velenoso.

Young-Detective-Dee-Rise-Of-The-Sea-Dragon-posters-4Presentato Fuori Concorso al Festival di Roma 2013 e vincitore del premio Maverick Director Award, il film del maestro Tsui Hark porta in scena il prequel del fortunato film del 2010 Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma. La storia è un giallo in stile Sherlock Holmes con costumi colorati e le scenografie storiche della Cina imperiale governata dalle varie dinastie. La sceneggiatura, molto lineare, segue le avventure di questo giovane detective che grazie alla sua grande capacità deduttiva riesce a far luce su due storie parallele che nascondono un unico complotto che minaccia l’impero. Ciò che caratterizza la storia è la forte componente action, ma che purtroppo gioca con facili collegamenti a film quali Matrix e I Pirati dei Caraibi e che si allaccia sopratutto alla cultura dei più recenti film sul mondo delle arti marziali quali La foresta dei pugnali volanti e La tigre e il dragone. Questo però non minimizza la gran consapevolezza e abilità con la macchina da presa del regista di Hong Kong, difatti egli sfrutta rallenty e flashback al servizio della storia e per il lavoro di post produzione in cui gli effetti speciali risultano essere la caratteristica indiscussa del film. Inoltre il maestro usa la maggior parte delle tecniche moderne per rendere estremamente scorrevoli i 130 minuti del film che insieme alle scenografie colorate e sontuose di Ken Mak riescono a creare una buona contrapposizione tra regia moderna e stile fantasy-storico.
In tutto questo caleidoscopio di colori e azione ciò che perde il film è di credibilità, molte saranno le scene che eccedono nel loro svolgimento tanto da suscitare lo scetticismo e il sorriso di chi le guarda; Inoltre i numerosi “finali” che decide di intraprendere la sceneggiatura, appesantisce tutta la seconda parte della storia, facendo risultare il film più macchinoso delle sue premesse iniziali.

Young Detective Dee: Rise of the Sea Dragon 3D è un fantasy che riesce a trovare un buon equilibrio visivo tra la cultura storica e l’ottica moderna il cui solo scopo è di intrattenere, come dimostra l’ottimo 3D, piuttosto che coinvolgere nella storia. La recitazione così come la sceneggiatura sono funzionali alla componente action e quindi già esplorati nel panorama cinematografico.

Young Detective Dee: Rise of the Sea Dragon 3D conferenza stampa del film

Questo pomeriggio presso la Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica, si è tenuta la conferenza stampa di Young Detective Dee: Rise of the Sea Dragon 3D film Fuori Concorso al Festival del Film di Roma 2013. Alla conferenza stampa ha partecipato il regista Tsui Hark.

YOUNG DETECTIVE DEE 1Il film ha una spettacolarità altissima in tutti gli aspetti, molte caratteristiche ricordano però altri film. C’è un rischio di mescolarsi con il cinema hollywoodiano e perdere le caratteristiche di quello cinese?
T.H.: Si tratta di un progetto che riguarda la mia spettacolarità non è gratuita, il personaggio del detective Dee è profondamente radicato nella tradizione del mio paese, viene dalla letteratura, il giudice Ti, quindi è basato su un personaggio storico. Ho cercato di mettere insieme sia la tradizione letteraria sia gli storici in contesto fantasy. Quindi il lavoro che ho svolto sul personaggio è quello di creare una sorta di mitologia autoctona originale rispetto a queste storie, reinventate cinematograficamente nel rispetto di quello che c’era già stato, inoltre sto già lavorando al terzo capitolo della saga con un’idea più ampia e spettacolare.

Pensa che il 3D oltre ha dare un plus a livello spettacolare, può influire sul piano narrativo?
T.H.: È una domanda che mi sono sempre posto, il 3D ha una lunga storia, però qui viene utilizzata in quanto tecnica corrente della produzione. È una tecnica che mi riporta alla mia infanzia, io mi ricordo che utilizzavo delle particolari macchinette che ti facevano vedere il paesaggio in 3D è mi ha sempre intrigato questa tecnica, l’idea di applicarla nei racconti mi riporta all’inizio del mio rapporto con l’immagine. Quindi non è una novità che il 3D esiste già da diversi anni però si può dire che per il pubblico non è un esperienza molto gradevole per via della tecnologia che ancora non consentiva una visione comoda. Quindi soltanto da poco sono state messe a punto le tecnologie necessarie per consentire una visione per un pubblico molto conveniente e young_detective_deegradevole dei film in 3D. Ovviamente incominciando ad utilizzare la tecnologia 3D per quanto riguarda anche la linea narrativa e lo sviluppo cinematografico di una storia ci siamo resi conto della differenza che esiste tra i due formati, 3D e 2D. C’è chi sottolinea che in realtà ci sono poche differenze, invece quando cominci a lavorarci ti rendi conto che proprio nel dettaglio della lavorazione e dell’impostazione che bisogna dargli vi sono invece delle notevoli differenze. Ovviamente parlo dal mio punto di vista personale perché ci sono opinioni divergenti su questo aspetto però per quanto riguarda le differenze principali lavorando in 3D dobbiamo naturalmente sottolineare la differenza con la fotografia e il montaggio. Nei film in 3D bisogna avere un controllo molto rigoroso della percezione visiva del pubblico. E anche per quanto riguarda il montaggio vi sono delle differenze poiché bisogna calcolare un momento di transizione che può essere compreso tra 1 e 1,25 secondi questo per permettere un accomodamento visivo nell’occhio del pubblico per poter passare al livello successivo dell’immagine in 3D. E c’è una differenza anche volumetrica e di profondità che caratterizza la visiona in 3D per il pubblico. Proprio per questo il cervello di uno spettatore deve fare uno sforzo particolare per riuscire a tradurre adeguatamente quello che vede sullo schermo ed analizzare in maniera idonea l’immagini che compaiono. Quindi apparentemente quando noi vediamo un film non ci rendiamo conto della differenza tra le due tecnologie però quando poi cominciamo a lavorarci dobbiamo raccontare una linea narrativa e ci rendiamo conto che ci sono particolari che devono essere affrontati in maniera diversa. E non dimentichiamoci un altro elemento in post produzione, i sottotitoli.

YOUNG DETECTIVE DEE 4C’è qualche influenza sullo scambio delle battute? C’è anche questo fattore da tenere conto?
T.H.: Nell’ambito dei sottotitoli è molto difficile dato che c’è una grande varietà di dialetti. Mentre invece questo film non ha dialetti e il problema non si è posto.

Gli attori vanno preparati in modo diverso?
T.H.: In realtà cerco di rendere la vita facile agli attori, in maniera tale che non debbano fare troppi sforzi per adattare quelle che sono le esigenze di un film in 3D che prevede macchinari e tempi di lavorazione delle scene un po’ più lunghi.

Infine vorrei sapere cosa pensa della tecnologia a 48fps
T.H.: Ho utilizzato il sistema dei 48fps sto ancora aspettando di poter visionare i risultati sul grande schermo. Molti colleghi ci stanno lavorando, ma c’è da dire che già su 60 stiamo cercando di trovare un consenso mentre per quanto riguarda il 48 c’è moltissima incertezza. Forse l’anno prossimo quando si saranno affrontati e superati i problemi tecnici si potrà dire. Inoltre c’è il problema dei finanziamenti, ma è chiaro che se una volta che questo standard si diffonderà allora sarà necessario convincere i gli investitori ad aggiungere finanziamenti sufficienti per fare una lavorazione in questo modo. In Cina non c’è ancora la possibilità di vedere film girati in questo modo, non esistono sale cinematografiche in grado di mostrare film del genere, nella Cina continentale.