Le riprese di Ninja
Turtles, regia di Jonathan Liebesman, avranno inizio a Vancouver a
fine estate o, al più tardi, al principio della stagione autunnale.
Adattamento live action del fumetto
Pacific Rim: che bella corazza per Idris Elba!
Vi proponiamo un’immagine di Idris Elba in Pacific Rim (qui la sinossi), lungometraggio del messicano Guillermo del Toro (Il labirinto del fauno) che comincerà a battere le sale nel luglio 2013.
Lo scatto è una scansione (opera di Moviehole.net) di un articolo del magazine Total Film; nel pezzo, c’è spazio naturalmente anche per il regista. Soffermandosi sulla scenografia, Del Toro ha dichiarato: Abbiamo dovuto costruire interi quartieri di Hong Kong per rendere realistiche le scene d’azione, per poi buttarli giù. Costruivamo e demolivamo edifici. Abbiamo realizzato dei robot grandi come case, li muovevamo con dei meccanismi idraulici in grado di sollevarli e e farli girare per dare l’impressione della natura fisica che muove robot del genere.
Nel cast di Pacific Rim, che porterà sul grande schermo un planetario conflitto tra robot e mostri, oltre alla star di Luther troviamo Charlie Day, Charlie Hunnam, Rob Kazinsky e Max Martini.
Nel film Quando legioni di mostruose creature, note come Kaiju, iniziano a sorgere dai mari, avrà inizio una guerra che porterà via milioni di vite e consumerà per anni le risorse dell’umanità. Per combattere i giganteschi Kaiju verrà sviluppato uno speciale tipo di arma: degli imponenti robot, chiamati Jaegers, controllati simultaneamente da due piloti le cui menti vengono collegate tramite un ponte neuronale. Ma anche gli stessi Jaegers sono quasi indifesi di fronte agli implacabili Kaiju. Ormai sull’orlo della sconfitta, le forze di difesa dell’umanità non avranno altra scelta se non quella di mandare avanti due improbabili eroi – un ex pilota in declino (Charlie Hunnam) e un’apprendista inesperta (Rinko Kikuchi) – uniti per pilotare un leggendario, ma al contempo obsoleto Jaeger del passato. Insieme, rappresenteranno l’ultima speranza dell’umanità contro l’imminente apocalisse.
Biancaneve e il cacciatore: si pensa al sequel!
Biancaneve e il Cacciatore, nelle sale italiane dall’11 luglio, è uscito il primo giugno negli States: Kristen Stewart, Chris Hemsworth e Charlize Theron stanno decisamente superando l’esame botteghino. La Universal Pictures, scorgendo dorati orizzonti, non ha perso tempo e ha ufficialmente varato il progetto di un sequel; ingaggiato David Koepp (Angeli e Demoni) come sceneggiatore – una new entry – la compagnia ha intenzione di confermare alla regia Rupert Sanders. Il sequel di Biancaneve e il Cacciatore farà fuoco sul personaggio di Chris Hemsworth, il fascinoso Thor del grande schermo che nel 2013 apprezzeremo, nei panni del pilota playboy James Hunt, in Rush, ultima fatica di Ron Howard.
Biancaneve e il Cacciatore, il film
Nel poema epico di azione e avventura Biancaneve e il Cacciatore, Kristen Stewart (Twilight) interpreta l’unica persona sulla terra ad essere più bella della regina del male (il premio Oscar Charlize Theron) che è decisa ad ucciderla. Ma quello che non avrebbe mai immaginato la regina malvagia è che la ragazza che minaccia il suo regno è stata iniziata all’arte della guerra dal Cacciatore (Chris Hemsworth, Thor) che era stato da lei inviato per ucciderla. Sam Claflin (Pirati dei Caraibi) completa il cast , interpretando il principe stregato dalla potenza e dalla bellezza di Biancaneve.
La nuova versione mozzafiato della leggendaria fiaba è opera di Joe Roth, produttore di Alice in Wonderland, del produttore Sam Mercer (Il Sesto Senso) e dell’acclamato regista televisivo e visualista d’avanguardia Rupert Sanders.
Fonte: Worstpreviews
Un Isaac Newton in versione Fast and Furious
La Umbrella Corporation cerca nuovi “mercenari”
It di Stephen King sarà film
E’ morto J. Michael Riva, scenografo di Django Unchained
Emma Watson: dopo Coppola Aranofsky
Quell’idiota di nostro fratello: recensione
E’ Paul Rudd il capelluto trasandato Ned, protagonista della spassosa commedia di Jesse Peretz. A prima vista Quell’idiota di nostro fratello sembra avere tutte le carte in regola per essere bollato come l’ennesima storia dallo humour insulso e sgraziato, destinata a infoltire la colonia delle commedie di serie b di cui il grande schermo ogni anno fa indigestione. Certo, l’originalità non è il suo punto di forza, ma l’intreccio narrativo sta in piedi, grazie anche alla freschezza dei dialoghi e alla sensata costruzione dei personaggi.
In Quell’idiota di nostro fratello Ned Rochlin è un inguaribile ottimista, un eccentrico coltivatore biodinamico che riesce a vedere solo il meglio nelle persone che incontra e non riesce a non fidarsi del genere umano. Sarà proprio la sua smisurata bontà a farlo ritrovare nei guai, impantanato in assurde e improbabili situazioni. Un tipo decisamente “sui generis”, che richiama alla mente indimenticabili modelli di scansafatiche cinematografici.
L’unica cosa che riesce a ferirlo è la separazione dal suo inseparabile Obi Wan Kenobi, il cane che l’ex fidanzata Janet gli aveva portato via, dopo averlo piantato in asso all’uscita di prigione. Senza più una casa e un soldo, Ned chiede asilo alle tre nevrotiche sorelle, l’esagitata e frustrata Liz (Emily Mortimer), spenta dall’infedeltà e dalla presunzione di un marito troppo schizzinoso, l’ ambiziosa e cinica giornalista Miranda (Elizabeth Banks), che lavora per Vanity Fair e la più piccola di famiglia, Nathalie, sempre in balia di subbugli ormonali e caos sentimentali, interpretata dalla frizzante ed eterea Zooey Deschanel.
Ned, che ha scelto di condurre una vita meno cinica delle sorelle e di avere fiducia nella gente, è considerato dalla sua famiglia un perfetto idiota, solo perché ha una visione alternativa del mondo, nonché responsabile – malgrado le sue lodevoli intenzioni – di tutti i malintesi che si vengono a creare. «Se dai fiducia al prossimo, loro vorranno esserne all’altezza», è questo il personale vademecum di un ragazzo che dietro l’aria da babbeo sprovveduto, nasconde non solo un grande animo, ma una profonda urgenza comunicativa.
Una sorta di genio incompreso e inconsapevole, con i suoi tempi e i suoi discutibili ma ugualmente degni schemi mentali, bistrattato da una famiglia che preferisce – almeno inizialmente – tagliarlo fuori, sbarazzarsi della sua imbarazzante goffaggine, anziché sforzarsi di superare gli stigmi e guardare oltre l’apparenza.
Quell’idiota di nostro fratello è una commedia gradevole che, nel rielaborare il classico modello dell’outsider, impreziosito da una dose di sentimentalismo ben assortita ad esilaranti e gustose battute, snocciola l’enigmatico tessuto familiare, overdose di vizi, incomunicabilità e reciproci contrasti.
C’era una volta in Anatolia: recensione
C’era una volta in Anatolia un uomo sospettato di omicidio: manca, però, il ‘corpo del reato’ e il presunto colpevole è costretto a condurre la polizia sul luogo in cui ha seppellito il cadavere della vittima. Comincia così un estenuante viaggio fra le steppe desolate di una gelida notte d’inverno. Tra una tappa e l’altra di questa singolare ricerca emergono gli indizi che aiuteranno a far luce sulla triste vicenda. E non solo…
Grand Prix della Giuria a Cannes 2011, il nuovo film del turco Nuri Bilge Ceylan (Le tre scimmie, Il piacere e l’amore) è un giallo decisamente originale. Se passiamo brevemente in rassegna gli elementi tipici di ogni crime story che si rispetti, C’era una volta in Anatolia sulla carta non riserva certo grandi sorprese: c’è un delitto, c’è un sospettato, c’è un commissario – che qui indaga fianco a fianco con un procuratore che si crede Clark Gable – e c’è un medico legale.
Non mancano neppure i personaggi di contorno più ‘leggeri’, come i poliziotti un po’ tontoloni che accompagnano gli inquirenti, dando vita a una serie di siparietti in cui si punzecchiano a vicenda e finiscono per irritare ulteriormente il loro superiori, già provati dalla difficile situazione. Sullo sfondo, un paesaggio deserto immerso nell’oscurità della notte, illuminata solo dai fari delle auto della polizia che si muovono, instancabili, da un luogo all’altro in cerca del cadavere. Ecco, il cadavere: rappresenta il primo indizio delle ‘anomalie’ di questo giallo tutto particolare. Si parla di omicidio, ma la vittima non si trova e tocca affidarsi al principale indiziato per rintracciare il corpo.
C’era una volta in Anatolia, il film
Il diretto interessato, dal canto suo, sembra coinvolto solo parzialmente: è accusato di un crimine gravissimo, eppure non oppone molta resistenza, quasi non spiccica parola e, fra una tappa e l’altra del viaggio, spesso schiaccia un pisolino. Anche gli inquirenti, però, si mostrano interessati fino a un certo punto: già dalle prime scene il delitto sembra passare lentamente in secondo piano, fino a diventare appena percettibile – se non addirittura ‘irrilevante’ – per dare, invece, spazio ai conflitti interiori dei diversi personaggi. È come se ognuno avesse cose più importanti a cui pensare, un ‘caso privato’ da indagare, e, attraverso il confronto più o meno aperto coi compagni d’avventura, tutto ciò che d’irrisolto c’è nelle loro vite verrà irrimediabilmente a galla. Riusciranno a venire a capo dei loro problemi? Il caso vero e proprio sarà chiuso? Chi può dirlo… Quel che si può dire è che C’era una volta in Anatolia è, appunto, un film insolito e, per certi versi, ‘impegnativo’ perché, pur essendo una crime story, è privo del ritmo, degli intrighi e dei colpi di scena che definiscono il genere così come lo conosciamo dalla notte dei tempi.
E più che la ricerca del colpevole o della vittima, qui è la ricerca del protagonista che la fa da padrone! È praticamente impossibile scoprire qual è lo sguardo ‘portante’ per buona parte del film… Serve solo un po’ di pazienza. Il cast è strepitoso, la fotografia splendida.
32° FantaFestival a Roma dal 18 Giugno al 1 Luglio 2012!
Resident Evil: Retribution, due foto con Milla Jovovich!
Samuel L. Jackson in RoboCop!
Dopo Gary
Oldman, un altro volpone del grande schermo entra nel cast del
RoboCop di José Padilha: Samuel L. Jackson! Reboot del
lungometraggio diretto negli anni ’80 da Paul
7 Days in Havana: recensione del film
In 7 Days in Havana: Sette giorni, sette episodi, uno per ogni giorno della settimana. Sette famosi ed affermati registi, che conoscono e amano Cuba, ci raccontano e ci presentano, ognuno a suo modo, un’ Avana inedita, nascosta e lontana dalle banalità turistiche tipiche del luogo. Una città unica e poliedrica dove i confini e i limiti tra sacro e profano, dramma e passione, sono labili e confusi; una città dove povertà e ricchezza convivono senza distinzioni nette e si mescolano in un clima dove musica e arte, religiosità e depravazione, si percepiscono nell’aria che si respira.
7 days in Havana è un film che parla di speranze disilluse o mai frustrate, è un film che racconta le difficoltà e le battaglie di chi invece della fuga sceglie di rimanere e lottare, giorno dopo giorno, moltiplicando le proprie attività nonostante una laurea in medicina. E’ un film che mostra l’Avana religiosa e unita da grande socialità popolare così come il suo volto superstizioso ed esoterico.
7 days in Havana è un film tratto da una serie di racconti firmati dal famoso scrittore cubano Leonardo Padura che per l’occasione ha curato anche la sceneggiatura di alcuni episodi. Padura è uno dei principali esponenti della cultura cubana nel mondo, figlio della generazione che ha fatto la rivoluzione e che durante la rivoluzione è cresciuto.
Nei sette episodi che coincidono con i sette giorni della settimana, i personaggi così come le storie si intersecano e i protagonisti di un episodio li ritroviamo come personaggi secondari in uno successivo. 7 days in Havana è un film a tratti intenso e sicuramente eterogeneo, ogni regista ha voluto raccontare la sua Avana secondo il proprio punto di vista e sopratutto secondo il proprio stile. Quasi documentaristico il modo scelto da Pablo Trapero per il suo “Jam session” in cui racconta la visita di Emir Kosturica, in perenne stato di ebbrezza alcolica, a Cuba per ritirare un premio per il suo film “Maradona”.
Uno stile sempre oscillante tra l’ironico e il poetico per il bravissimo regista palestinese Elia Suleiman, “Diary of beginner”, che presenta l’episodio forse migliore pur rinunciando a veri dialoghi ma affidandosi a splendide istantanee dal grande impatto visivo ed emotivo. Cantet e Noe’ puntano su un’Avana mistica e fortemente immersa in una religiosità estrema e disperata che spesso tende a cedere a reminiscenze pagane e tribali, figlie di antiche e radicate superstizioni. Quindi gli episodi probabilmente più toccanti, “La tentacion di Cecilia” di Medem e “Dulce Amargo” di Tabìo, in cui alla vitalità e alla passionalità che serpeggia per le caotiche vie della città si contrappone il desiderio della fuga, vista come unica soluzione e scelta possibile per sfuggire alla miseria di ogni giorno.
Benicio del Toro apre il film con il primo episodio, “El Yuma”, cui sceneggiatura è stata curata dallo stesso Padura, ma onestamente è il corto che ha suscitato meno interesse, quello che è oggettivamente piaciuto meno. Il bravissimo attore, all’esordio dietro la macchina da presa, racconta senza convincere molto una storia alquanto pigra e banale in cui si inquadra un’ Avana notturna e spregiudicata dove gli eccessi e le stravaganze si accompagnano ad una quotidiana caduta dei costumi.
7 days in Havana è un film che racconta e descrive una città incredibilmente viva e vitale, nonostante i palazzi fatiscenti e dagli intonaci scrostati e le auto sovietiche che si alternano alle splendide vetture americane anni ’50. Un’Avana che vive nonostante l’embargo, nonostante le mille difficoltà quotidiane, i balck-out continui e le acrobazie di ingegneri e dottori che si inventano pasticceri o meccanici per comprare le scarpe ai propri figli. Un film che ci permettere di conoscere meglio una città e sopratutto chi la abita, non con gli occhi del solito turista occidentale ma con gli occhi di chi osserva questi ultimi non senza un pizzico di fastidio.
La musica, il ballo, l’intensità degli affetti, la voglia di scappare e la paura di farlo, la fede e la superstizione, un insieme di immagini, suoni e sensazioni che meritano di essere vissuti in queste due ore che scorrono piacevolissime. 7 days in Havana è stato prodotto dalla Fullhouse e dalla Morena Films in collaborazione con l’Havana Club che dal 2007 promuove finanziariamente iniziative per diffondere la cultura cubana nel mondo. Distribuito in Italia dalla BIM distribuzione, uscirà nelle sale il prossimo 8 giugno.
Un cast nuovo di zecca per Transformers 4
Intervistato dal Los Angeles Times,
Michael Bay ha parlato di Transformers: The Ride 3D, quarto genito del
franchise. Il regista, che
Capitan America 2 affidato ai registi di Tu, io e Dupree
Il sequel di Capitan America: Il primo
vendicatore sarà diretto da Anthony e Joe Russo (Tu, io e Dupree);
manca l’ufficialità, ma le trattative
Lindsay Lohan, sexy incidente sul set di Liz and Dick!
Incidente piccante per Lindsay Lohan sul set di Liz and Dick, miniserie tv diretta da Lloyd Kramr dedicata alla grande Taylor. Galeotta è stata una scollatura troppo audace che non ha contenuto il decolté dell’attrice, 26 anni a luglio. D’altronde, la scena, un furioso litigio sullo yacht tra Liz Taylor e Richard Burton (interpretato da Grant Bowler), era assai movimentata. Niente di grave, per Lindsay, che, pur accorgendosi dello straripamento, ha continuato a recitare e a fine scena è apparsa divertita: in effetti, la April di Machete ha passato di peggio negli ultimi anni. Ecco alcune foto del sexy inconveniente!
Fonte: Dailymail
Nuovo film per George Clooney regista?
Secondo Deadline
George Clooney ha trovato un nuovo
progetto a cui dedicarsi come regista. Infatti sembrerebbe che la
Focus Features abbia opzionato un articolo di David Grann sul New
Yorker intitolato
Django Unchained: il primo trailer del film di Quentin Tarantino
Ecco il tanto atteso primo trailer dell’ultimo film di Quentin Tarantino, Django Unchained. Nel film vedremo un Jamie Foxx particolarmente in forma fronteggiare un Leonardo DiCaprio nel ruolo di uno schiavista senza scrupoli, il tutto condito dall’irriverente stile tarantiniano.
Ambientato nel Sud degli attuali Stati Uniti, due anni prima dello scoppio della Guerra Civile, Django Unchained è il nuovo film, scritto e diretto dal premio Oscar Quentin Tarantino, che vede protagonista il premio Oscar Jamie Foxx nel ruolo di Django, uno schiavo la cui storia brutale con il suo ex padrone, lo conduce faccia a faccia con il cacciatore di taglie di origine tedesca, il Dott. King Schultz (il premio Oscar® Christoph Waltz). Schultz è sulle tracce degli assassini fratelli Brittle, e solo l’aiuto di Django lo porterà a riscuotere la taglia che pende sulle loro teste. Il poco ortodosso Schultz assolda Django con la promessa di donargli la libertà una volta catturati i Brittle — vivi o morti.
Ashley Tisdale in Scary Movie 5
Nuova protagonista per Scary Movie 5.
Anna
Faris, storica protagonista della saga, ha ormai abbandonato il
ruolo che l’ha resa famosa per dedicarsi a ruoli più impegnati. Al
suo posto, in vista
Brad Peyton dirigerà San Andreas 3D
Christina Ricci in Mother’s Day
Nuovo film per Christina Ricci. Christina Ricci, dopo la sfortunata parentesi della serie televisiva Pan-Am, entra a far parte del cast di Mother’s Day, al fianco di Susan Sarandon e Eva Amurri Martino (figlia dell’attrice). Al momento non è ancora chiaro quale ruolo di preciso interpreterà l’attrice.
Il film, scritto e diretto da Paul Duddrige, seguirà le vicende di 12 coppie di madri e figlie durante il giorno della festa della mamma.
Anche Paul Giamatti in 12 Years a Slave di Steve McQueen!
Si arricchisce
ulteriormente il già folto cast di 12 Years a Slave, nuovo
film del regista di Shame, Steve McQueen. Infatti,
Variety annuncia che nel film ci sarà anche Paul Giamatti, Garret
Dillahunt e Sarah Paulson.
Lo Hobbit: videoblog 7 con Peter Jackson dal set!
E’ morto Ray Bradbury!
Il Cavaliere Oscuro il Ritorno: nuova foto
Ecco una nuova fotografia di Selina Kyle, alias Catwoman, nel prossimo e atteso Il cavaliere oscuro – Il ritorno. La parte della donna gatto, com’è ormai noto, è stata assegnata allatalentuosa e bellissima Anne Hathaway. Ecco la in tutto il suo elegante e oscuro splendore:
La foto è stata pubblicata da Empire.
Justice League: la Warner ci riprova
Il successo dei Vendicatori non ammette repliche, e così anche per la DC e la sua ‘casa madre’ Warner Bros sembra ormai imprescindibile lanciare sul grande schermo il proprio supergruppo: Justice League è il nome della squadra che raccoglie i principali supereroi della casa editrice, a partire da Superman, Batman, Wonder Woman, Green Lantern, Flash e altri. Il nuovo incaricato di scrivere la sceneggiatura è Will Beall (Gangster Squad).
L’idea di un film incentrato sulla squadra non è certo nuova, anzi se ne parla già da anni, tuttavia il progetto ha trovato sulla sua strada vari ostacoli: nel 2007 si era vicini al decollo – probabile regista, George Miller – ma poi sorsero vari impedimenti, dal design dei costumi poco convincente allo sciopero degli sceneggiatori che bloccò definitivamente la produzione; ma in proposito vanno anche ricordati altri fattori, a cominciare dallo scarso successo arriso al Superman interpretato da Brandon Routh, fino ad arrivare in tempi più recenti all’esito inferiore alle aspettative di Green Lantern, passando per la più volte ipotizzata, ma mai realizzata, pellicola dedicata a Wonder Woman.
La DC non è insomma riuscita a effettuare lo stesso percorso della Marvel: lanciare – con successo – i singoli personaggi, per poi raccoglierli tutti insieme. L’unico vero successo è stato quello di Batman, mentre molte speranze sono ora affidate al Superman firmato Zack Snyder. Il progetto Justice League insomma, ha ancora un lungo cammino davanti a sé: tutto dipenderà dal riscontro del nuovo Superman, e dall’effettiva realizzazione dei film su Wonder Woman e Flash.
Fonte: Empire
Il gatto con gli stivali (1969): recensione del film di Kimio Yabuki
Anno: 1969
Regia: Kimio Yabuki
Con le voci di: Carlo Romano e Fabrizio Vidale (il gatto Pero nel 1968 e nel 2004), Paolo Torrisi e Alessio Puccio (Pierre nel 1968 e nel 2004), Francesca Fossi e Veronica Puccio (la principessa Rosa nel 1968 e nel 2004), Riccardo Garrone e Roberto Pedicini (Lucifero nel 1968 e nel 2004), Roberto Bertea e Sergio Tedesco (il Re nel 1968 e nel 2004).
Jon Favreau per Jersey Boys?
Jersey Boys: The Story Of Frankie Valli And The Four Seasons è un noto musical che da qualche anno si sta pensando di portare sugli schermi: il progetto sta ora prendendo maggiormente forma e in prima fila per la regia vi è Jon Favreau. Il regista cambierebbe così radicalmente ambiente, dopo aver diretto i due film di Iron Man e aver avuto il ruolo di produttore esecutivo in Avengers.
Jersey Boys seguirà le vicende di Valli e degli altri Four Seasons nel corso della loro scalata alle classifiche, a inizio anni ’60. Lanciato a Broadway nel 2005, il musical ha riscosso grande successo, venendo poi anche portato in tour all’estero. A John Logan (Hugo Cabret) è stata affidata la stesura della più recente versione sceneggiatura. Sui tempi della realizzazione non vi è comunque certezza, dato che Favreau sta attualmente lavorando su Magin Kingdom; nel frattempo sarà sugli schermi come attore in People Like Us, Identity Theft e nel terzo Iron Man (uscita prevista a inizio maggio 2013) nel ruolo di Happy Hogan.
Fonte: Empire































