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Jujutsu Kaisen: Esecuzione, la spiegazione del finale

Jujutsu Kaisen: Esecuzione, la spiegazione del finale

Il 2026 sarà un anno importante per Jujutsu Kaisen, poiché l’8 gennaio 2026 è prevista l’uscita della terza e più importante stagione della serie anime. Tuttavia, prima che i fan possano godersi l’inizio dell’attesissimo Culling Game, i creatori hanno deciso di sorprendere i fan con uno speciale film Jujutsu Kaisen intitolato Jujutsu Kaisen: Esecuzione.

Jujutsu Kaisen: Esecuzione funge da transizione tra la seconda e la terza stagione della serie anime e si concentra sull’uccisione di Yuji Itadori da parte di Yuta, in quanto questi è il contenitore di Sukuna. Tuttavia, introduce uno dei colpi di scena più importanti, ovvero come Yuta abbia inscenato tutto per ingannare le autorità al fine di proteggere Yuji su richiesta di Gojo, segnando così l’inizio dell’arco narrativo del Culling Game.

Jujutsu Kaisen: Esecuzione, spiegazione del finale: Yuji muore davvero?

Jujutsu Kaisen: Esecuzione aiuta i fan a collegare gli eventi dell’arco narrativo dell’incidente di Shibuya all’inizio dei Culling Games. Poiché la seconda stagione si è conclusa con Yuta Okkotsu che ha fatto un’apparizione speciale e ha annunciato la sua decisione di uccidere Yuji Itadori per vendicare Toge, il film spiega questa transizione mentre lui fa squadra con Naoya Zenin. Yuji, dopo essersi riconciliato con Choso, decide di uccidere il maggior numero possibile di maledizioni, ma devono affrontare il pericolo rappresentato da Naoya Zenin e Yuta Okkotsu.

Mentre i due ingaggiano una battaglia emozionante l’uno contro l’altro, Yuta decide di chiamare Rika e porre fine alla questione una volta per tutte. Rika lo giustizia e trascina il corpo di Yuji nel luogo in cui Naoya stava combattendo con Choso. Chiede a Naoya di informare i superiori che Yuji Itadori è stato giustiziato. La scena poi passa a un flashback, e in seguito Yuji Itadori si sveglia davanti a lui.

Questa è stata la svolta più importante del film, poiché conferma che Yuta non ha davvero ucciso Yuji, ma ha solo inscenato tutto affinché i superiori lo lasciassero in pace. A questo punto entra in scena Megumi, che spiega la situazione dei giochi di selezione e chiede a Yuji di aiutarlo a salvare sua sorella. Si riuniscono quindi con altri stregoni per scoprire di più sui giochi di selezione da Tengen, e il film termina con un cliffhanger per mantenere viva l’attesa per la terza stagione.

Il piano di Yuta di inscenare l’omicidio di Yuji non solo chiarisce i dubbi che i fan avevano sul suo personaggio, ma consolida anche il suo posto come uno dei personaggi più importanti della prossima stagione. I due hanno ora formato un legame che molto probabilmente li aiuterà ad affrontare le minacce imminenti che spingeranno i limiti delle loro abilità e rimodelleranno l’equilibrio di potere nel mondo Jujutsu, specialmente durante l’arco narrativo dei Culling Games.

Le conseguenze della scelta di Yuta di non uccidere Yuji

Da quando è stato confermato che a Yuta Okkotsu è stato affidato il compito di uccidere Yuji Itadori, i fan di Jujutsu Kaisen sono rimasti confusi. Molti si chiedevano perché Yuta avesse accettato una cosa del genere. E anche se il film potrebbe aver chiarito tutti questi dubbi, ha anche lasciato i fan a interrogarsi sulle conseguenze della menzogna di Yuta ai suoi superiori e dell’inscenamento della morte di Yuji.

Per quanto riguarda la trama, Gege Akutami non si è mai concentrato sul fatto che i superiori scoprissero che Yuta aveva inscenato la morte di Yuji. Tuttavia, per quanto riguarda l’arco narrativo dei Culling Games, le azioni di Yuta per salvare Yuji hanno aiutato in modo significativo gli stregoni, ma hanno anche causato loro un grosso problema. Yuta sapeva che affrontare Kenjaku avrebbe richiesto un grande sforzo e quindi, in un certo senso, la sua decisione di salvare Yuji era giusta.

Tuttavia, ciò porta anche a uno sviluppo in cui la più grande minaccia nell’universo di Jujutsu Kaisen, Ryomen Sukuna, ha la possibilità di scatenare la sua vera forza e seminare il caos, cosa che i superiori temevano. Quindi, è stata sicuramente una decisione complessa, e le conseguenze di essa saranno rivelate nelle future stagioni di Jujutsu Kaisen. Pensi che Yuta abbia fatto bene a inscenare la morte di Yuji? Faccelo sapere qui sotto!Jujutsu Kaisen è attualmente disponibile su Crunchyroll.

JUJUTSU KAISEN: Esecuzione al cinema dall’8 dicembre

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JUJUTSU KAISEN: Esecuzione al cinema dall’8 dicembre

Sony Pictures e Crunchyroll presentano JUJUTSU KAISEN: Esecuzione presenta per la prima volta sul grande schermo la più grande battaglia di JUJUTSU KAISEN fino ad oggi, “L’incidente di Shibuya”, e i primi due episodi inediti dell’attesissima stagione 3: “L’inizio del Gioco di Sterminio”.

La trama di JUJUTSU KAISEN: Esecuzione

La serie anime JUJUTSU KAISEN: Esecuzione, prodotta da TOHO animation, realizzata dal leggendario studio MAPPA e basata sull’omonimo manga best-seller di Gege Akutami, pubblicato su Weekly Shonen Jump di Shueisha, è andata in onda per la prima volta nell’ottobre 2020. Da allora è diventata un vero e proprio fenomeno globale. La popolarissima serie ha concluso la sua seconda stagione nel dicembre 2023 ed è stata premiata come “Anime dell’anno” ai Crunchyroll Anime Awards 2024, oltre a numerosi altri riconoscimenti. Quest’anno, Crunchyroll e Sony Pictures Entertainment hanno distribuito JUJUTSU KAISEN: Hidden Inventory / Premature Death – The Movie in alcuni territori internazionali ed è stata la prima uscita di JUJUTSU KAISEN dalla fine della seconda stagione della serie. Il film è stato anche il primo lungometraggio del franchise dopo JUJUTSU KAISEN 0, che ha incassato oltre 188 milioni di dollari a livello globale.

JUJUTSU KAISEN: Esecuzione sarà nelle sale italiane dall’8 dicembre distribuito da Eagle Pictures.

Jujutsu Kaisen Season 4 – The Culling Game Part 2: quando esce e cosa succederà (tutto quello che sappiamo davvero)

Dopo il finale della terza stagione di Jujutsu Kaisen, l’attenzione dei fan si è spostata immediatamente sul futuro dell’anime, e in particolare su quello che viene già identificato come il Culling Game Part 2. Una conclusione che ha lasciato aperti numerosi interrogativi narrativi e produttivi, alimentando aspettative altissime ma anche una certa incertezza sui tempi di ritorno della serie.

Se da un lato il successo della stagione 3 ha confermato ancora una volta la centralità del franchise per MAPPA, dall’altro la scelta di interrompere la stagione senza un secondo cour consecutivo suggerisce una strategia più prudente. Questo significa che il ritorno dell’anime non sarà immediato, ma potrebbe segnare un’evoluzione importante sia sul piano narrativo che produttivo, soprattutto considerando la complessità crescente dell’arco del Culling Game.

Cosa succederà nel Culling Game Part 2 e perché sarà il momento più decisivo per Yuji e gli altri stregoni

Il prossimo arco narrativo riprenderà esattamente da dove si è fermata la stagione 3, portando avanti il Culling Game, una delle fasi più complesse e strategiche dell’intera storia. I protagonisti della scuola di Jujutsu High saranno costretti a confrontarsi con avversari sempre più potenti, ma soprattutto con un sistema di regole che trasforma ogni scontro in una partita ad alto rischio, dove sopravvivere significa anche saper manipolare il gioco.

In questo contesto, personaggi come Yuji Itadori e Megumi Fushiguro si troveranno di fronte a scelte sempre più ambigue, mentre nuove figure entreranno in scena modificando gli equilibri già precari. Tra i momenti più attesi c’è l’espansione narrativa della Tokyo Colony No. 2, con il pieno sviluppo del potere di Hakari Kinji, ma anche la risoluzione di nodi fondamentali come il destino di Tsumiki e la possibile liberazione di Satoru Gojo.

Il Culling Game non è solo una sequenza di combattimenti spettacolari, ma una struttura narrativa che spinge i personaggi verso un punto di non ritorno. Ed è proprio questa pressione costante a rendere il prossimo capitolo potenzialmente il più intenso e decisivo dell’intera serie.

Il vero significato del Culling Game: un sistema che mette in crisi morale, identità e destino dei personaggi

Al di là dell’azione, il Culling Game rappresenta una vera e propria evoluzione tematica per Jujutsu Kaisen. Non si tratta più soltanto di combattere maledizioni, ma di sopravvivere all’interno di un sistema costruito per distruggere ogni certezza morale. Le regole del gioco obbligano i personaggi a scegliere, a sacrificare, a ridefinire continuamente il proprio ruolo in un mondo che non offre più soluzioni semplici.

In questo senso, la serie abbandona progressivamente la sua struttura più tradizionale per avvicinarsi a una dimensione quasi esistenziale, dove il confine tra eroe e antagonista si fa sempre più sottile. Yuji, in particolare, diventa il simbolo di questa trasformazione: un protagonista che non può più limitarsi a reagire, ma deve assumersi il peso delle proprie decisioni.

Il Culling Game, quindi, non è solo un arco narrativo, ma un dispositivo attraverso cui la serie mette in discussione i suoi stessi fondamenti, portando il racconto verso una maturità più oscura e complessa.

Tra produzione e attese: perché la stagione 4 potrebbe cambiare davvero il futuro dell’anime

Sul piano produttivo, il futuro della serie è altrettanto significativo. MAPPA si trova a gestire uno dei suoi titoli di punta, ma anche uno dei più impegnativi dal punto di vista tecnico. La complessità delle animazioni richieste dal Culling Game, unita agli altri progetti in lavorazione, potrebbe spiegare un’attesa più lunga del previsto.

A questo si aggiungono le voci su possibili cambiamenti nella regia, dopo il lavoro di Shouta Goshozono nelle stagioni precedenti. Un eventuale passaggio di consegne potrebbe influenzare non solo lo stile visivo, ma anche il ritmo e l’approccio narrativo della serie, aprendo la strada a una nuova fase autoriale.

Eventi come AnimeJapan 2026 e gli annunci previsti da MAPPA per il suo anniversario indicano che novità concrete sono imminenti, ma è chiaro che la produzione sta puntando a un ritorno che non sia solo atteso, ma anche all’altezza delle aspettative crescenti.

Quali sviluppi aspettarsi davvero: le possibili direzioni narrative tra Gojo, Sukuna e il destino finale della serie

Guardando oltre i dettagli confermati, il Culling Game Part 2 potrebbe rappresentare un punto di svolta definitivo per l’intero universo narrativo. Il possibile ritorno di Gojo, il ruolo sempre più centrale di Sukuna e l’evoluzione dei personaggi secondari suggeriscono una progressiva convergenza verso un conflitto finale più ampio e strutturato.

Allo stesso tempo, la serie sembra prepararsi a chiudere alcune delle sue linee narrative più importanti, considerando che il manga originale ha già concluso il suo percorso. Questo significa che l’anime non dovrà più limitarsi ad adattare, ma inizierà a costruire una propria identità nella gestione del ritmo e della tensione narrativa.

Se queste premesse saranno confermate, la stagione 4 non sarà semplicemente un seguito, ma il capitolo che ridefinirà il senso stesso di Jujutsu Kaisen, portando la serie verso la sua fase più matura e definitiva.

Jujutsu Kaisen 3 episodio 11: data e orario di uscita, cosa aspettarsi dallo scontro finale

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La terza stagione di Jujutsu Kaisen entra nella sua fase più intensa con l’avvicinarsi dell’episodio 11, destinato a chiudere uno degli scontri più importanti dell’arco “Culling Game”. Dopo gli eventi dell’episodio precedente, l’attenzione è tutta su Megumi Fushiguro, protagonista di una battaglia che segna un punto di svolta nella sua evoluzione come stregone.

L’episodio 10 ha infatti mostrato un confronto sempre più complesso contro Reggie Star e i suoi alleati, culminato con il ritorno dell’espansione del dominio di Megumi, “Chimera Shadow Garden”. Una tecnica ancora incompleta, ma già decisiva nel ribaltare momentaneamente l’equilibrio dello scontro.

Quando esce Jujutsu Kaisen 3 episodio 11 e dove vederlo in streaming

L’episodio 11 di Jujutsu Kaisen stagione 3, intitolato “Tokyo Colony No. 1, Part 5”, sarà disponibile da giovedì 19 marzo 2026 in streaming su Crunchyroll.

Ecco gli orari di uscita:

  • Italia: ore 17:30

  • Stati Uniti (PST): ore 9:30

  • Regno Unito (GMT): ore 16:30

L’episodio sarà inizialmente disponibile in lingua originale con sottotitoli, mentre la versione doppiata in inglese seguirà con un ritardo di circa due settimane rispetto al simulcast.

Lo scontro tra Megumi e Reggie arriva al punto decisivo

Dopo essere stato messo alle strette in un combattimento contro più avversari, Megumi ha dimostrato una crescita strategica significativa, riuscendo a isolare Reggie Star all’interno del suo dominio. Tuttavia, la sua tecnica non è ancora perfetta, e questo lo espone a un contrattacco potenzialmente letale.

Il nuovo episodio promette quindi uno scontro definitivo tra i due, con Reggie pronto a sfruttare la sua esperienza per ribaltare la situazione. Parallelamente, anche il combattimento tra Fumihiko Takaba e Iori Hazenoki si preannuncia determinante: il primo, apparentemente imprevedibile, potrebbe rivelarsi una risorsa più potente del previsto.

Oltre all’azione, l’episodio 11 potrebbe introdurre elementi cruciali per il futuro della serie, tra cui un primo sguardo a una figura chiave legata alla liberazione di Satoru Gojo. Un dettaglio che amplia ulteriormente la portata narrativa dell’arco in corso.

Con solo due episodi rimasti prima della conclusione della prima parte del “Culling Game”, Jujutsu Kaisen si prepara a un climax che non sarà solo spettacolare, ma fondamentale per ridefinire gli equilibri della storia.

Jug Face: recensione del film di Chad Crawford Kinkle

Jug Face: recensione del film di Chad Crawford Kinkle

Jug Face è il film del 2013 diretto da Chad Crawford Kinkle con Sean Bridgers, Lauren Ashley Carter, Larry Fesseden, Daniel Manche.

La trama di Jug Face

In una sperduta foresta di un posto non ben precisato nel centro America vive una piccola comunità ancora legata a strani culti pagani che inneggiano ad una strana divinità richiusa nelle viscere di una fossa. L’entità offre protezione alla comunità dalle malattie e dalla morte in cambio di costanti sacrifici umani, che vengono eseguiti nel momento in cui un membro della congrega, dopo aver avuto una visione del futuro prescelto, ne modella il viso su di un vaso di terracotta.

Quando la giovane Ada, dopo essere rimasta incinta del fratello Jessabay, viene a scoprire che con molta probabilità sarà la prossima vittima sacrificale, decide di fuggire dalla comunità, scatenando così l’ira del potere racchiuso nella fossa che subito abbatte sulla congrega la sua sciagura. Ada deve dunque essere trovata per placare la rabbia dell’entità e far tornare tutto alla normalità.

L’analisi del film

Strana, oscura, viscerale. Questi sono alcuni degli aggettivi che servirebbero per descrivere questa pellicola in cui Chad Crawford Kinkle ci trascina nel mezzo della pura superstizione proveniente da un passato oscuro ma che spaventosamente convive ancora nelle comunità rurali dell’America più profonda e sperduta. È un racconto di crescita, paura e iniziazione, dove il tema del sacrificio ricorda terribilmente un passato ormai ancestrale in cui le divinità erano vendicative e assetatate di sangue, dove la protezione e l’immunità divina dovevano essere guadagnate con qualcosa di più che una semplice preghiera.

Jug Face è disturbante fino all’estremo, senza eccessi narrativi o estetici di alcun tipo, completamente privo di effetti speciali e sapientemente costruito sulla sola progressione dei fatti agghiaccianti che hanno per tema una comunità riunita attorno ad una ritualità che sconfina fra il sacro e il profano, fra il sacro ed il sacrilego. Forti e potenti sono i venti d’ispirazione che arrivano direttamente dalla mitologia mostruosa di H.P.Lovecraft e dalle comunità settarie dell’America malefica di Stephen King, ma il tutto si amalgama alla perfezione in un settino ridottissimo, che comprende di fatto solo la foresta in cui la vicenda si svolge.

Le facce dei prescelti incise sull’argilla ricordano i vasi canopi funerari egizi, così come tutta la religiosità oscura e opprimente votata alla morte ci sembra arrivare direttamente dalle antiche sponde del Nilo. La fossa si fa metafora della nascita e della morte, oscuro passaggio verso un mondo terribile a cui si giunge attraverso un torbido rito di iniziazione (con chiari riferimenti alla maturazione sessuale).

Lauren Ashley Carter ben si destreggia nel ruolo della spaurita Ada, incapace di adattarsi fino in fondo agli oscuri rituali della sua comunità e pronta anche a sacrificarne la stabilità pur di far sopravvivere se stessa ed il bambino che porta in grembo, frutto per altro di un rapporto incestuoso che rende ancora più malato e terribile il tema dell’amore familiare e di sangue. Ed è proprio di un legame familiare che si compone la distorta compagine di personaggi che si avvicendano in questo oscuro antro del mondo dove tutto riporta al passato e dove il futuro sembra solo un’illusione indefinibile.

La fotografia di Chris Heinrich crea un’atmosfera malata e allucinatoria, contrappunto perfetto alle stranianti melodie d’accompagnamento di Sean Spillane. Niente fronzoli e niente sbavature, ma solo una pellicola forte, potente e ben costruita in tutte le sue parti. Un film semplice da un punto di vista di progressione narrativa ma complesso fino all’estremo come tematiche trattate, che nasconde un microcosmo di significati simbolici e metafore che lo spettatore è invitato ad assorbire a più visioni per poi cercare di trovare una propria logica d’insieme. Oppure può godersi un prodotto che nel suo insieme appare come originale e canonico allo stesso tempo.

Judy: trama, cast e la vera storia dietro il film

Judy: trama, cast e la vera storia dietro il film

Icona del cinema hollywoodiano degli anni Quaranta, Judy Garland ha avuto una vita tanto ricca di successi quanto anche di profondi drammi personali. Dietro la sua fortunata carriera cinematografica, si nascondeva infatti una donna fragile, segnata dai numerosi matrimoni falliti e dalla dipendenza di farmaci. Eppure ridurla a ciò non le farebbe giustizia e anche per questo il film del 2019 Judy (qui la recensione) si è impegnato a far riscoprire la Garland, proponendola senza filtri in tutta la sua complessità emotiva, tra successi e insuccessi. Diretto da Rupert Goold, attivo principalmente in campo teatrale, il film è dunque una struggente biografia della donna oltre la diva.

Scritto da Tom Edge, il film è basato sul dramma teatrale di Peter Quilter End of the Rainbow, un chiaro riferimento all’arcobaleno del film Il mago di Oz e del brano intitolato appunto Somewhere Over the Rainbow, che rese celebre la Garland. A lungo atteso, Judy ha dunque raccontato risvolti meno noti della vita della diva, ottenendo ampi consensi di critica e pubblico. Nel corso della stagione dei premi di quell’anno è poi stato un grande protagonista, vincendo importanti riconoscimenti, in particolare quelli come miglior attrice a Renée Zellweger, interprete malinconica della Garland.

Per molti Judy è uno dei biopic più affascinanti degli ultimi anni, che non ha la pretesa di raccontare tutto ma si concentra su alcuni particolari per giungere ad un ritratto complessivo della vita dell’artista. Per gli appassionati del genere e per riscoprire la Garland, è un titolo da non perdere. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà utile approfondire alcune curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori e alla vera storia Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Judy: la trama e il cast del film

Il film si apre sul 1968, quando Judy Garland è una donna ormai esausta dalla vita e con innumerevoli problemi privati a gravare sulle sue spalle. Piena di debiti, con diversi matrimoni alle spalle e con una voce ormai non più iconica come un tempo, Judy trova conforto soltanto nei figli Lorna e Joey, per i quali deve comunque combattere per ottenerne la custodia. In cerca di soldi e nuovi lavori, la Garland si sposta in lungo e in largo, non potendo però fare a meno di ripensare agli inizi della sua carriera, quando aveva il controllo della sua vita e tutto sembrava dover andare per il meglio.

Come anticipato, ad interpretare la Garland vi è l’attrice Renée Zellweger. Per lei, interpretare la protagonista è però stata una sfida non da poco. Si è infatti dovuta allenare a livello vocale per oltre un anno, oltre a sottoporsi ad alcuni interventi di trucco per rendere maggiore la somiglianza con la Garland. Grazie alla sua struggente performance, la Zellweger si è poi aggiudicata il suo secondo premio Oscar. Accanto a lei, nei panni dei figli Lorna e Joey vi sono gli attori Bella Ramsey e Lewin Lloyd, mentre Jessie Buckley è l’assistente Rosalynd Wilder e Rufus Sewell è Sidney Luft, terzo marito della Garland.

Judy cast

Judy: le differenze tra il film e la vera storia

Nell’adattare il dramma teatrale e fare riferimento alla vera vita della Garland, lo sceneggiatore, il regista e i produttori di Judy hanno cercato di rimanere fedeli ad alcuni aspetti, modificando solo ciò che era necessario modificare. Innanzitutto, come mostrato nel film, risulta essere vero che i produttori della MGM incoraggiarono la Garland ad assumere anfetamine per il controllo dell’appetito, così che potesse preservare la propria immagine. Ciò la portò naturalmente a sviluppare una dipendenza da farmaci. A procurare tali pillole all’attrice fu proprio la madre, la quale proiettava nella figlia i suoi sogni infranti di divenire una celebrità.

Altra figura particolarmente tirannica nella vita della Garland, come mostrato nel film, è quella del produttore Louis B. Meyer, il quale ebbe un profondo controllo sulla vita artistica e privata della giovane. Quando nel 1949 la Garland venne licenziata dalla MGM, l’attrice tentò realmente il suicidio e riuscì a riprendersi dalla sua crisi personale solo dopo un lungo soggiorno in ospedale. In quegli anni la vita privata della Garland era infatti non solo segnata dalle sue dipendenze, ma anche dai matrimoni falliti. In particolare, a segnarla, fu l’aver perso la custodia dei figli Lorna e Joey nei confronti del terzo marito, Sidney Luft.

Concentrandosi poi sull’ultimo periodo di vita della Garland, il film ce la racconta in bancarotta e pronta a recarsi a Londra nella speranza di esibirsi in alcuni locali. Entrambi questi aspetti sono veri, in quanto negli ultimi anni di vita la Garland era piena di debiti e cercò riparo a Londra per poter ottenere qualche nuovo impiego. L’attrice fu infine ritrovata morta il 22 giugno del 1969, a quarantasette anni. Si pensò inizialmente ad un suicidio, ma l’autopsia riportò che si trattò di una morte accidentale dovuta ad un’eccessiva assunzione di barbiturici in un lungo arco di tempo.

Judy: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Judy grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play e Apple iTunes. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di mercoledì 23 novembre alle ore 21:10 sul canale Rai Movie.

Fonte: IMDb, HistoryvsHollywood

Judy: trailer italiano del film con Renée Zellweger

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Judy: trailer italiano del film con Renée Zellweger

Notorious ha diffuso il trailer italiano di Judy, il film di Rupert Goold con Renée Zellweger, che sarà al cinema dal 16 gennaio 2020, distribuito da Notorious Pictures.

Judy sarà presentato, martedì 22 ottobre, alla 14esima edizione della Festa del Cinema di Roma e sarà presente il regista Rupert Goold. 

https://www.youtube.com/watch?v=LF97ql29Jhs&t=34s

Sarà presentato alla 14esima edizione della Festa del Cinema di RomaJudy, l’atteso ed emozionante biopic in cui l’attrice premio Oscar® Renée Zellweger interpreta Judy Garland, leggendaria icona internazionale e protagonista di enormi successi come Il mago di OzÈ nata una stella Incontriamoci a St. Louis. Il film – attraverso flashback che regalano alcune delle performance più eccezionali della sua carriera – esplora in particolare l’ultimo periodo della vita della Garland, prima della sua morte, tra amori tormentati, drammi familiari e il costante amore dei suoi fan. A dirigere il film è Rupert Goold (True Story), mentre a completare il cast, tra gli altri, sono Rufus Sewell (Dark CityL’uomo nell’alto castello), Jessie Buckley (A proposito di RoseChernobyl), Michael Gambon (Il mistero di Sleepy Hollow, la saga di Harry Potter) e Finn Wittrock (The Normal HeartAmerican Horror Story).

Judy sarà distribuito nelle nostre sale da Notorious Pictures a partire dal 16 gennaio 2020, in occasione del 50° anniversario della morte della Garland e dell’80° anniversario de Il Mago di Oz.

Judy, la trama

Judy racconta l’ultimo periodo della vita della grande attrice e cantante Judy Garland, sul finire di una carriera sfolgorante iniziata giovanissima con la Dorothy del Mago di Oz. Un mix di fama e successo, fra Oscar e Golden Globe, e poi la battaglia con il suo management, i rapporti con i musicisti, i fan, i suoi amori tormentati e il dramma familiare che la spinse a fare i bagagli e a trasferirsi a Londra. In quegli anni ci ha regalato alcune delle performance più iconiche della sua carriera.

Judy: Renée Zellweger è Judy Garland nella prima foto

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È stata diffusa la prima immagine di Judy, il biopic sugli ultimi anni di vita di Judy Garland in cui sarà Renée Zellweger interpreterà l’iconica voce di Hollywood arrivata al successo grazie a Il Mago di Oz, nel ruolo di Dorothy.

Ecco di seguito la prima immagine del film diretto da Rupert Goold, nominato per il Premio Tony e due volte vincitore del Premio Olivier.

Renée Zellweger sarà Judy Garland nel biopic Judy

Inverno 1968. La leggenda dello showbiz Judy Garland arriva nella Swinging London per esibirsi alla Talk of the Town. Sono passati trent’anni dalla sua interpretazione ne Il mago di Oz. La sua voce è debole ma la sua intensità drammatica è cresciuta. Mentre si prepara per lo show, tra management, affascinati musicisti, amici e fan adoranti, il suo calore svanisce. Quando Mickey Deans, il suo futuro marito cinquantenne, comincia a corteggiarla, tutti i suoi sogni di una storia romantica non sembrano svanire. Judy è fragile. Dopo aver lavorato per 45 anni, all’età di 47 anni è esausta: i ricordi di un’infanzia perduta per Hollywood e il desiderio di tornare a casa dai suoi bambini la tormentano. Avrà la forza di superare tutto?

Con i suoi brani più famosi, il film celebra la sua voce e la sua capacità di amare. La sceneggiatura è scritta da Tom Edge (The Crown), prodotto dal vincitore del Premio BAFTA per il film Pride David Livingstone. Pathé distribuirà il film nel Regno Unito, in Francia, in Svizzera e nel resto del mondo.

Judy: Renée Zellweger è Judy Garland nel primo trailer

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Ecco il primo trailer del biopic Judy, dedicato a Judy Garland e che vede protagonista Renée Zellweger, di nuovo alle prese con un ruolo impegnativo e musicale che ne mette alla prova le doti di attrice drammatica.

Diretto dal regista teatrale Robert Goold, il film racconta l’età adulta della Garland, mentre paga il prezzo di un’infanzia trascorsa sotto i riflettori, a partire dalla tenera età. Il trailer, sulle note di Somewhere Over the Rainbow, mostra un assaggio della performance della Zellweger, in quello che sarà probabilmente il dramma più atteso della prossima stagione.

Judy: Renée Zellweger è Judy Garland nella prima foto

Inverno 1968. La leggenda dello showbiz Judy Garland arriva nella Swinging London per esibirsi alla Talk of the Town. Sono passati trent’anni dalla sua interpretazione ne Il mago di Oz. La sua voce è debole ma la sua intensità drammatica è cresciuta. Mentre si prepara per lo show, tra management, affascinati musicisti, amici e fan adoranti, il suo calore svanisce. Quando Mickey Deans, il suo futuro marito cinquantenne, comincia a corteggiarla, tutti i suoi sogni di una storia romantica non sembrano svanire. Judy è fragile. Dopo aver lavorato per 45 anni, all’età di 47 anni è esausta: i ricordi di un’infanzia perduta per Hollywood e il desiderio di tornare a casa dai suoi bambini la tormentano. Avrà la forza di superare tutto?

Con i suoi brani più famosi, il film celebra la sua voce e la sua capacità di amare. La sceneggiatura è scritta da Tom Edge (The Crown), prodotto dal vincitore del Premio BAFTA per il film Pride David Livingstone. Pathé distribuirà il film nel Regno Unito, in Francia, in Svizzera e nel resto del mondo.

 

Judy: intervista al regista Rupert Goold

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Judy: intervista al regista Rupert Goold

In occasione della presentazione di Judy alla Festa di Roma 2019, Rupert Goold, il regista del biopic con protagonista Renée Zellweger in arrivo nei cinema italiani dal 30 Gennaio, distribuito da Notorius Pictures, ha risposto alle nostre domande sul film e sulla straordinaria performance dell’attrice protagonista.

Renée Zellweger, protagonista dell’emozionate biopic  Judy, continua a ricevere importanti riconoscimenti che confermano la sua eccezionale interpretazione. Dopo aver vinto il Golden Globe come Miglior Attrice in un film drammatico e il premio come Miglior Attrice ai Critics Choice Awards – i premi che la critica statunitense assegna ai migliori film e programmi televisivi – ha ottenuto la candidatura come Miglior Attrice Protagonista agli Oscar®, dove il film è candidato anche per Miglior trucco e acconciatura.

L’attrice premio Oscar® interpreta Judy Garland, leggendaria icona internazionale e protagonista di enormi successi come Il mago di OzÈ nata una stella Incontriamoci a St. Louis. Diretto dal regista britannico Rupert Goold (True Story), il film – attraverso flashback che regalano alcune delle performance più eccezionali della sua carriera – esplora in particolare l’ultimo periodo della vita della Garland, prima della sua morte, tra amori tormentati, drammi familiari e il costante amore dei suoi fan. A completare il cast, tra gli altri, sono Rufus Sewell (Dark CityL’uomo nell’alto castello), Jessie Buckley (A proposito di RoseChernobyl), Michael Gambon (Il mistero di Sleepy Hollow, la saga di Harry Potter) e Finn Wittrock (The Normal HeartAmerican Horror Story).

Judy: dal 19 dicembre in sala il biopic su Judy Garland

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Judy, l’emozionante biopic con Renée Zellweger nel ruolo dell’iconica Judy Garland arriva nelle sale italiane dal 19 dicembre, distribuito da Notorious Pictures.

Era il 1939 quando il mondo veniva stregato dalle magiche note di “Over the Rainbow” e dalla voce della dolce e sognatrice Dorothy, protagonista del cult generazionale Il Mago di Oz. Di lì a breve, quel film avrebbe consacrato alla storia del cinema una delle più grandientertainer mai esistite: Judy Garland.

Oggi, la vita pubblica e privata di una vera e propria icona non solo del cinema, ma anche della musica e del glamour, rivive sul grande schermo nel biopic Judy, in arrivo dal 19 dicembre nelle sale italiane distribuito da Notorious Pictures.

Abilità vocali eccelse, grande presenza scenica, vitalità irresistibile: sono solo alcune delle caratteristiche della vulcanica personalità di Judy Garland che le hanno permesso di conquistare il cuore di milioni di fan in tutto il mondo e di imporsi come una delle artiste più venerate della storia del cinema.

Il biopic Judy prova a raccontare la donna che si cela dietro la leggenda: una donna dal carattere indomito, forse incapace di gestirsi, che nonostante la fama e il successo non ha mai smesso di rincorrere un’ideale di vita normale, circondata dall’amore e dalla famiglia.

Protagonista indiscussa del film, nei panni iconici di Judy Garland, è il premio Oscar Renée Zelleweger (Chicago, Ritorno a Cold Mountain, la saga di Bridget Jones). “Ho pensato che fosse una grande opportunità”, ha dichiarato l’attrice. “Avevo la possibilità di esplorare a fondo il lato della vita di un’artista che in pochi conoscono. Sappiamo tutti i traguardi che Judy ha raggiunto durante la sua carriera, ma quanto le è costato tutto ciò e che effetto ha avuto sulla sua vita privata?”

Judy, diretto dal regista britannico Rupert Goold (True Story), è basato sul dramma teatrale “End of the Rainbow” di Peter Quilter, che racconta delle ultime apparizioni pubbliche della Garland: nel dicembre del 1968, la diva accettò di tenere a Londra una serie di concerti tutto esaurito al celebre night club “Talk of the Town”, per una durata di cinque settimane.

Arriva al cinema nell’anno del 50° anniversario della morte della Garland (scomparsa prematuramente nel 1969, a soli 47 anni), ma anche nell’anno dell’80° anniversario dell’uscita de Il Mago di Oz.

Sinossi ufficiale: Il film racconta l’ultimo periodo della vita della grande attrice e cantante Judy Garland, sul finire di una carriera sfolgorante iniziata giovanissima con la Dorothy del Mago di Oz. Un mix di fama e successo, fra Oscar® e Golden Globe, e poi la battaglia con il suo management, i rapporti con i musicisti, i fan, i suoi amori tormentati e il dramma familiare che la spinse a fare i bagagli e a trasferirsi a Londra. In quegli anni ci ha regalato alcune delle performance più iconiche della sua carriera.

Judy: al cinema dal 30 gennaio con Notorious Pictures

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Judy: al cinema dal 30 gennaio con Notorious Pictures

Ecco il trailer italiano di Judy, il film di Rupert Goold con Renée Zellweger, che sarà al cinema dal 30 gennaio 2020, distribuito da Notorious Pictures.

Renée Zellweger, protagonista dell’emozionate biopic  Judy, continua a ricevere importanti riconoscimenti che confermano la sua eccezionale interpretazione. Dopo aver vinto il Golden Globe come Miglior Attrice in un film drammatico e il premio come Miglior Attrice ai Critics Choice Awards – i premi che la critica statunitense assegna ai migliori film e programmi televisivi – ha ottenuto la candidatura come Miglior Attrice Protagonista agli Oscar®, dove il film è candidato anche per Miglior trucco e acconciatura.

L’attrice premio Oscar® interpreta Judy Garland, leggendaria icona internazionale e protagonista di enormi successi come Il mago di OzÈ nata una stella Incontriamoci a St. Louis. Diretto dal regista britannico Rupert Goold (True Story), il film – attraverso flashback che regalano alcune delle performance più eccezionali della sua carriera – esplora in particolare l’ultimo periodo della vita della Garland, prima della sua morte, tra amori tormentati, drammi familiari e il costante amore dei suoi fan. A completare il cast, tra gli altri, sono Rufus Sewell (Dark CityL’uomo nell’alto castello), Jessie Buckley (A proposito di RoseChernobyl), Michael Gambon (Il mistero di Sleepy Hollow, la saga di Harry Potter) e Finn Wittrock (The Normal HeartAmerican Horror Story).

Judy sarà distribuito nelle nostre sale da Notorious Pictures a partire dal 30 gennaio 2020, in occasione del 50° anniversario della morte della Garland e dell’80° anniversario de Il Mago di Oz.

Judy: 5 ingressi omaggio per vedere il film candidato all’Oscar

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Judy: 5 ingressi omaggio per vedere il film candidato all’Oscar

Cinefilos.it in collaborazione con Notorious Pictures mette in palio 5 ingressi omaggio per due persone per vedere Judy a Milano, nel circuito Stardust, il film nominato all’Oscar in uscita oggi. Per aggiudicarsi l’invito omaggi che vi verrà recapitato a casa occorre scrivere a eventi[@]cinefilos.it (la chiocciola senza parentesi quadre).

I primi cinque fortunati riceveranno una risposta di conferma, per tutti coloro che non riceveranno conferma vorrà dire che non avrete vinto e vi invitiamo a seguirci per le prossime proiezioni omaggio. Vi invitiamo inoltre a iscrivervi alla nostra newsletter per ricevere in anticipo inviti e anteprime omaggio.

Scopri a questo link l’elenco dei cinema Stardust dove poter usufruire dei biglietti per tutto il periodo di programmazione di JUDY, attenzione il buono è valido solo per il film JUDY.

L’emozionante biopic con Renée Zellweger nel ruolo dell’iconica Judy Garland arriva nelle sale italiane da oggi, distribuito da Notorious Pictures.

In JUDY Era il 1939 quando il mondo veniva stregato dalle magiche note di “Over the Rainbow” e dalla voce della dolce e sognatrice Dorothy, protagonista del cult generazionale Il Mago di Oz. Di lì a breve, quel film avrebbe consacrato alla storia del cinema una delle più grandi entertainer mai esistite: Judy Garland. Oggi, la vita pubblica e privata di una vera e propria icona non solo del cinema, ma anche della musica e del glamour, rivive sul grande schermo nel biopic Judy, in arrivo da giovedì oggi nelle sale italiane distribuito da Notorious Pictures. Abilità vocali eccelse, grande presenza scenica, vitalità irresistibile: sono solo alcune delle caratteristiche della vulcanica personalità di Judy Garland che le hanno permesso di conquistare il cuore di milioni di fan in tutto il mondo e di imporsi come una delle artiste più venerate della storia del cinema. Il biopic Judy prova a raccontare la donna che si cela dietro la leggenda: una donna dal carattere indomito, forse incapace di gestirsi, che nonostante la fama e il successo non ha mai smesso di rincorrere un’ideale di vita normale, circondata dall’amore e dalla famiglia.

Protagonista indiscussa del film, nei panni iconici di Judy Garland, è il premio Oscar Renée Zelleweger (Chicago, Ritorno a Cold Mountain, la saga di Bridget Jones), candidata come miglior attrice protagonista agli Oscar  2020. 

Judy, diretto dal regista britannico Rupert Goold (True Story), è basato sul dramma teatrale “End of the Rainbow” di Peter Quilter, che racconta delle ultime apparizioni pubbliche della Garland: nel dicembre del 1968, la diva accettò di tenere a Londra una serie di concerti tutto esaurito al celebre night club “Talk of the Town”, per una durata di cinque settimane.

 

Judy, recensione del film con Renée Zellweger

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Judy, recensione del film con Renée Zellweger

Questa recensione di Judy è di parte. Chi scrive ha un rapporto particolare con l’eroina (è il caso di definirla così) protagonista e questo rende il giudizio sempre fallibile, non imparziale. Ma si farà del proprio meglio, soprattutto alla luce del fatto che, il film, al cinema dal 30 gennaio, è uno dei protagonisti della stagione dei premi, grazie all’interpretazione di Renée Zellweger.

Il film, diretto da Rupert Goold e basato sul dramma teatrale End of the Rainbow di Peter Quilter, è il racconto delle ultime settimane di vita della Garland, il periodo dei concerti londinesi, una serie di spettacoli nel corso di cinque settimane al The Talk of the Town. La storia però non procede come un normale biopic, ma si concentra, oltre che sul presente, su due elementi importanti della vita di Judy Garland: da una parte l’adolescenza a Hollywood; dall’altra la sua esigenza di essere una donna normale, una madre single lavoratrice che lotta per avere il tempo e i soldi per stare con i figli.

Judy denuncia il lato oscuro dello showbiz

L’intenzione polemica di Goold è chiara, sia in difesa della protagonista che in accusa di un intero sistema. La Hollywood degli anni d’oro, quella che sfornava stelle e divinità dello showbusiness, era una trappola oscura in cui molti, tra cui anche la piccola Garland, sono caduti. Il personaggio viene dunque scritto con precisione: il desiderio di accettazione, la paura di fallire e di essere dimenticati, il bisogno di essere apprezzata ed amata, la voglia di continuare ad esprimere la sua arte e l’immenso e innegabile talento che ne ha costituito anche, purtroppo, la condanna. Judy era tutto questo, ma desiderava anche essere una donna autentica, una madre, una persona normale amata non solo dai fan ma anche dagli affetti normali.

Questo desiderio costante l’ha condotta ai 5 matrimoni, all’abuso di alcol e droghe (che l’hanno consumata fisicamente), all’affannato bisogno di avere i figli con sé, ma anche in ultimo all’estrema solitudine in cui ha vissuto da sempre. Vista da subito come una miniera d’oro, alla ragazza venne rubata l’adolescenza, e in definitiva la possibilità di avere una vita normale.

Judy è un omaggio all’artista e alla donna

judy recensioneIl film di Rupert Goold vuole quindi essere non solo un biopic, ma una denuncia ad una Hollywood che sembra per fortuna essere sempre più diversa da quei modelli produttivi, e anche un omaggio, accorato, delicato, intimo ad una delle figure del mondo dello spettacolo che ancora oggi rappresentano la storia.

Negli Stati Uniti, Judy Garland è un mito, un’icona (non solo per la comunità LGBT), un esempio per chi vuole fare spettacolo e un vero e proprio simbolo. Considerare questo aspetto, per il pubblico non statunitense, potrebbe rendere più chiara la portata di questo film in patria, e soprattutto l’importanza di una performance come quella della Zellweger che davvero si trasforma in Judy, non solo attraverso trucco, postura, voce (parlata e cantata), ma anche perché riesce a metterne in scena i turbamenti profondi, le ferite, i traumi, in una performance che effettivamente rende degno di nota un film altrimenti assolutamente trascurabile.

Renée è davvero Judy

È chiaro l’impegno del regista di dire la propria su un lato oscuro del mondo dello spettacolo e di celebrare la donna, raccontando come gli anni dell’infanzia hanno plasmato la sua età adulta e le sue carenze affettive, tuttavia è innegabile che Judy sia completamente sulle spalle della sua interprete, che riesce a reggere tutti gli insistiti primi piani con cui viene raccontata la storia.

In Judy, Renée Zellweger si trasforma completamente in un’eroina tragica alla fine della sua parabola di vita. Lasciata completamente sola, quella che fu la piccola Dorothy ancora cerca la strada per casa, un posto che in vita, forse, non ha mai trovato, ma che in morte trova ancora oggi, tra quel pubblico che la ama tanto da alzarsi in piedi e cantare per lei, quando anche la sua voce la stava abbandonando.

Judy: intervista al regista Rupert Goold

Judy Greer sarà Cornelia in Dawn Of The Planet Of The Apes

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Mentre il regista Matt Reeves è impegnato a reclutare nuovi “gorilla” per il nuovo Dawn Of The Planet Of The Apes, sequel de L’Alba del Pianeta delle Scimmie, è giunto proprio in questi ultimi giorni l’annuncio secondo cui Judy Greer sarebbe entrata ufficialmente nel cast per interpretare il ruolo dello scimpanzè femmina Cornelia. Ricordiamo che il ruolo di Cornelia, già apparsa brevemente nel primo episodio, era stato interpretato dal ballerino Devyn Dal ton, ma era stato relegato come personaggio marginale e privo di un approfondimento psicologico, tenendo conto del fascino esercito sul re scimmia Cesare.

Ora però il suo ruolo verrà rivalutato ed ampliato, e la Greer ha ricevuto rassicurazioni da parte degli animatori e i tecnici di motion capture di poter sfoggiare appieno il suo repertorio drammatico e comico da attrice. E si preannunciano all’orizzonte delle inusuali nozze scimmiesche ! La Greer si unisce un cast che già include Jason Clarke, Keri Russell, Kodi Smit-McPhee e Gary Oldman. La rivedremo poi nel remake di Carrie e tornerà come Kitty Sanchez per  Ti presento i miei. Dawn Of The Planet Of The Apes è in procinto di arrivare al cinema il 23 maggio del prossimo anno.

Fonte: empire

Judy Green nel cast del sequel Halloween

Judy Greer sarà nel cast di Halloween, nel ruolo di Karen Strode, la figlia del personaggio di Jamie Lee Curtis.

Jamie Lee Curtis ritorna al film che ha fatto decollare la sua carriera e lei sarà ancora l’iconica Laura Strode. Il personaggio di Curtis è stato ucciso nell’episodio Halloween – La Resurrezione (2002) ma in verità potrebbe apparire ignorando la continuità dei sequel a favore della propria storia. Curtis è apparsa in quattro film della saga, incluso il primo del 1978. Ha continuato in quello del 1981, poi quello del 1998 (Halloween H20: 20 anni dopo) e infine in quello del  2002.

Il film è diretto da David Gordon Lee (Pineapple Express, Your Hightness) il quale partecipa anche in veste di co-sceneggiatore con Danny McBride e produttore esecutivo per la Rough House Picture. Il film è prodotto anche da Carpenter, Malek Akkad per Trancas, Jason Blum per Blumhouse, Zanne Devine e David Thwaites per Miramax, co-finanziatrice insieme alla Blumhouse.

Wilson: Judy Greer raggiunge Woody Harrelson

Il film uscirà il 19 Ottobre 2018, quarant’anni dopo il primo film della saga.

Fonte: Comingsoon

Judy Garland in memoriam – biografia

Judy Garland in memoriam – biografia

Judy Garland – Il suo destino era scritto ancor prima che nascesse. I suoi genitori avevano in comune l’aspirazione di entrare nello show business. Frank Avent Gumm era un tenore che lavorava al teatro di Superior, nel Wisconsin. Nello stesso teatro, il pianista era una donna, Ethel Marian Minle, irlandese come lui. Formarono un duo artistico, Jack e Virginia Lee lavoravano nel vaudeville. In seguito divennero Mr. e Mrs. Frank Gumm e dalla loro unione nacquero due bambine: Sue e Virginia. Questa nuova condizione familiare costrinse Jack e Virginia, gli artisti, a fermarsi, lasciando spazio ai genitori. Si stabilirono a Grand Rapids, nel Michigan, dove Frank divenne direttore del teatro locale.

Judy Garland altezzaEthel addestrava le piccole Gumm al canto e alla danza e le avviò presto ai primi spettacoli. In questo breve periodo di stabilità emotiva e geografica nacque il 10 giugno del 1922 una terza figlia. Frank avrebbe preferito un maschio, e tutti pensavano che dopo due bambine, sarebbe arrivato un erede maschio per i Gumm. Tutti erano pronti a festeggiare la nascita di Francis, invece venne alla luce un’altra bambina, Frances Ethel, l’unica della famiglia che sarebbe riuscita a realizzare i sogni di fama e ricchezza dei genitori. La futura Judy Garland.

Il debutto della piccola Frances avvenne a soli due anni e mezzo, la sera di Natale del 1924. Questo particolare aneddoto è diventato quasi leggenda, e come ogni leggenda che si rispetti, l’occasione è stata più volte rivisitata e romanzata, ma l’essenza del racconto è rimasta tale. Durante uno spettacolo delle due sorelle maggiori, la futura Judy Garland, saltò sul palco e cominciò a cantare l’unica canzone che conosceva: Jingle Bells. In questa occasione, tutti i presenti si resero conto che l’unica delle sorelle Gumm a possedere del talento era proprio lei, la nuova arrivata Frances.

Judy Garland biografia

Questa scoperta illuminò Ethel che convinse il marito a trasferirsi a Los Angeles per tentare la scalata ad Hollywood. I Gumm vendettero la loro casa e partirono da Grand Rapids nell’estate del 1924. Tra la città del Minnesota e Los Angeles, Le Sorelle Gumm parteciparono ad ogni spettacolo di vaudeville che trovavano lungo la strada, e proprio in una di queste occasioni la piccola Baby incontrò per la prima volta Joe Jr. Yule, anche lui avviato da piccolo agli spettacoli di vaudeville.

Judy Garland: film

Dal 1921, quando al cinema uscì Il Monello (The Kid) di Chaplin, ad Hollywood si era diffusa la moda degli attori bambini, ed Ethel, il “capo”del clan Gumm, fu particolarmente attenta a questa tendenza.

Molti anni dopo, un’affermata Judy Garland ricorderà con un po’ di tristezza quei tre mesi trascorsi con tutta la famiglia stipati nel loro furgone per raggiungere “la città degli angeli”.

Judy Garland biografiaI Gumm vissero a Los Angeles per sei mesi, e Frank divenne direttore di un teatro a Lancaster, a circa ottanta miglia dal centro della città, Frances ebbe così  la possibilità di crescere guardando film nel teatro diretto dal padre che veniva adibito anche a sala cinematografica. Prima della partenza per Lancaster però, la previdente Ethel iscrisse le sue tre figlie alla Meglin Kiddies, un’agenzia per bambini attori. Ethel costringeva la piccola Frances a fare spettacoli d’intrattenimento ovunque, in teatri ed in ristoranti e nel 1932 decise che doveva provare l’assalto decisivo ad Hollywood usando come ariete la figlia minore. Convinse il marito a trasferirsi di nuovo, questa volta nel cuore di Los Angeles  ed iscrisse Frances alla Miss Lawlor’s School of Professional Children. In questa scuola, uno dei compagni di classe di Frances fu Mickey McGuire. A questo periodo risale il distacco dal padre. La madre in persona fu la principale responsabile di questa prematura separazione, poiché portando le figlie in tour, lasciava il marito a casa. Le Gumm Sisters si esibirono per una settimana a Denver e poi passarono a Chicago.

Proprio qui, all’Oriental Theater, George Jessel, che aveva il compito di compilare i cartelloni degli spettacoli, ed occupandosi di quello delle sorelle Gumm, sbagliò lo spelling del nome e scrisse Glumm. L’errore venne subito notato, ma lo stesso Jessel sostenendo che il nome Gumm fosse poco adatto per un numero di vaudeville, e poiché in quel momento era in compagnia del suo amico critico teatrale Roberto Garland, decise, in accordo con Ethel, di cambiare il nome al trio. Fu così che per la piccola Frances si profilò l‘inizio del suo nome d’arte. Judy Garland venne in seguito, in omaggio ad una canzone di Hoagy Carmichael, molto amata da sua madre.

Judy Garland biografiaNel 1934, quasi per caso, Judy Garland sostiene involontariamente il suo primo provino importante. Durante l’estate di quell’anno, la famiglia Gumm si trasferì al Cal-Nega Lodge a Lake Tahoe per quattro settimane. Il proprietario del locale le chiese di cantare per alcuni amici; questi “amici” erano: Lew Brown casting director per la Columbia Pictures; Harry Akst, famoso compositore; e Al Rosen, un agente di Hollywood. Alla fine della performance di Judy, Rosen fece scivolare nella mano della bambina un foglietto con il suo numero riferendo alla madre di contattarlo a Los Angeles. Proprio Rosen divenne il suo primo agente, e le procurò un provino alla M.G.M.

Quel giorno cominciò la grande avventura di Judy Garland alla Metro: cantò per Rosen; Rosen chiamò Ida Koverman, segretaria di Louis B. Mayer; lei chiamò lo stesso Mayer che contattò gli avvocati e le fece firmare sul posto, lo stesso giorno, un contratto. Si hanno diverse testimonianze di quell’episodio tutte sommariamente concordi sui punti importanti; tuttavia, se nei ricordi di Judy Garland è il padre ad accompagnarla al piano, nella versione di Roger Edens sarebbe stata invece Ethel, la madre, ad accompagnare la performance della figlia. È probabile che il desiderio della presenza paterna in un momento così importante della sua nuova vita avesse spinto Judy Garland a sostituirlo madre. Sappiamo infatti che Frank morì di meningite spinale in pochi mesi, proprio nel momento in cui la carriera della sua Baby stava assumendo una forma più concreta.

Poco dopo Judy Garland cominciò a prendere lezioni private giornaliere da Edens. Alla Metro Judy ritrovò Mickey Rooney, insieme ad altre future co-star: Deanna Durbin, Jackie Cooper, Freddie Bartholomew. Tuttavia per circa un anno cantò solo alla radio oppure a feste e cene organizzate negli Studios. Finalmente, nel 1936 le diedero una parte in un film insieme a Deanna Durbin, si trattava di Every Sunday. Le canzoni vennero affidate a Con Conrad e Herb Magidson. In questo film, Judy Garland mostrò non solo la sua grande capacità canora, che già era conosciuta, ma soprattutto le sue doti di attrice. Vitale e frizzante la Judy Garland quattordicenne mostra tutto il suo brio in contrasto con una Durbin allo stesso modo brava ma molto più composta e pacata.

Dopo Every Sunday, Judy Garland viene “prestata” alla 20th Century-Fox per la realizzazione del non eccezionale Pigskin Parade(1936). Nell’elenco del cast Judy Garland appare nona, ma questa classificazione non è giustificata dal film dove la maggior parte dei numeri musicali ruotano intorno a lei. Questa fu la prima ed ultima volta che la Metro permise a Judy Garland di partecipare a produzioni esterne.

Il film successivo di Judy Garland fu Follie di Broadway 1938 (Broadway Melody of 1938 di Roy Del Ruth, 1937). Ad un party per celebrare il 36esimo compleanno di Clarke Gable, Judy Garland cantò “You Made Me Love You” all’attore, e nel bel mezzo della canzone improvvisò un’ardente dichiarazione d’amore nei suoi confronti. Questa improvvisazione venne inserita nel film del 1937. In quel numero Judy fu capace di ricreare dal nulla, senza nessuna previa preparazione, il carattere del fan malato d’amore per il suo idolo. Quella dedica fu registrata per la Decca con il titolo di “Dear Mr. Gable” ed ebbe un enorme riscontro sul pubblico dando a Judy Garland il suo primo vero successo personale e avvicinandola al regno delle star.

Il film successivo, Thoroughbreds Don’t Cry (1937), è da notare solo perché segna la prima collaborazione con Mickey Rooney. Invece Viva l’Allegria (Everybody Sing di Edwin L. Marin) primo dei tre film che girerà nel 1938, la vede protagonista. È un’occasione importante per Judy Garland che però comincia a scoprire il prezzo della celebrità. Il rapporto con la madre, che Judy ritiene responsabile della sua prematura separazione dal padre, peggiora poiché è convinta dell’esistenza di un accordo tra Ethel e Mr. Mayer, che la costringe a lavorare a tutti i costi. Passa tutto il suo tempo davanti alla macchina da presa, e quando non lavora, è in giro per il Paese a promuovere i suoi film.

Listen, Darling, il suo secondo film del ’38, si ricorda perché nella sua colonna sonora c’è il primo grande successo di Judy Garland “Zing Went the Strings of My Heart”. Ancora nel 1938 collabora per la seconda volta con Mickey Rooney. Andy Hardy (Love Finds Andy Hardy di George B. Seitz) fa parte di una serie di film incentrati sulla figura di un giovane, Andy Hardy appunto, interpretato da Rooney. Louis B. Mayer si interessò a questo personaggio poiché, a suo parere, rispecchiava il sogno americano essendo le sue avventure incentrate su una visione sentimentale della vita domestica. Il personaggio di Judy era Betsy Booth, e lei si ritroverà ad impersonarlo altre due volte sempre al fianco di Rooney.

Judy Garland Il Mago di OZ

Judy Garland Il Mago di OZLove Finds Andy Hardy fu l’ultimo film che Judy Garland interpretò da semplice attrice bambina; il 1939 fu l’anno de Il Mago di Oz, e dopo quel film Judy Garland divenne una star. Il 1938 fu un anno decisivo per Judy. Il Mago di Oz era una favola ad episodi per bambini, che come filo conduttore aveva il personaggio di Dorothy, una bambina sperduta nel fantastico Regno di Oz, che cercava di ritornare a casa, in Kansas. La fama di questo romanzo era paragonabile a quella di Peter Pan, altra storia ambientata in un mondo parallelo, L’Isola che Non C’è, con protagonista un’altra bambina (in questo caso Wendy). Entrambe le storie portano lo stesso messaggio riguardo ai legami che si hanno con la propria casa e i propri affetti, e forse proprio questo messaggio piaceva a Louis B. Mayer, che, essendo un emigrato dall’Europa dell’Est, non aveva mai avuto una casa. Ma questo messaggio si avvicinava anche al desiderio di sicurezza che si stava diffondendo in America e nel mondo all’alba di una nuova Guerra. La produzione de Il Mago di Oz (The Wizard of Oz) voleva Shirley Temple per la parte di Dorothy, ma Arthur Freed propose la Garland. Fortunatamente per lei, esigenze di contratto che legavano la Temple alla 20th Century Fox le impedirono di andare avanti col progetto e così Judy Garland divenne (e per certi versi rimase per tutta la vita) Dorothy. La sua interpretazione di “Over the Rainbow” è diventata quasi leggenda e la canzone accompagna la sua memoria come un leit-motiv. Molto delle sue dichiarazioni successive facevano riferimento a quell’arcobaleno che voleva rappresentare una felicità perfetta che in vita non raggiunse mai, e quando nel 1969 morì, la canzone divenne il suo epitaffio.

Per prepararla anche fisicamente al suo personaggio, Jack Dawn, direttore del dipartimento trucco, la acconciò con denti finti ed una parrucca bionda, look che venne fortunatamente abbandonato dopo tre settimane di riprese, perché la produzione si decise a mantenere l’aspetto di Judy Garland il più naturale possibile. Oltre al make-up, un altro problema riguardante il personaggio di Dorothy era l’età. L’autore del romanzo, L. Frank Baum, non aveva specificato l’età di Dorothy, ma era più plausibile che fosse una bambina di dieci anni (l’età della Temple nel 1938) che una ragazza di sedici (l’età della Garland), inoltre lo sviluppo fisico di Judy Garland fu piuttosto precoce. Si usò quindi un corsetto che le schiacciava leggermente il petto al di sotto del vestito azzurro.

Il problema riguardante il trucco dei tre compagni di viaggio di Dorothy risultò molto più complesso. Ray Bolger, Jack Haley e Bert Lahr, che interpretavano rispettivamente lo Spaventapasseri, l’Omino di Latta e il Leone Codardo, dovevano trasformarsi in creature di fantasia, ma dovevano tuttavia essere credibili nei loro travestimenti. Nel 1933 la Paramount realizzò Alice nel Paese delle Meraviglie, e il film fu un disastro sia finanziario che di critica. I personaggi di fantasia indossavano maschere che li rendevano inespressivi e poco credibili. Così la produzione de Il Mago di Oz optò per un trucco applicato al volto dei personaggi insieme a protesi sintetiche che potessero ricostruire le fattezze degli esseri magici interpretati dagli attori, che dal canto loro soffrirono ore ed ore di trucco prima di portare sul set un viso sofferente per sotto i caldissimi riflettori di scena. Il make-up ideale venne trovato anche per Margaret Hamilton, la Strega Cattiva dell’Ovest; una particolare sfumatura di verde brillante con la quale le dipinsero faccia e mani che le conferiva un aspetto tanto surreale quanto crudele.

Legato al colore è uno degli aspetti più interessanti del film; la decisione di usare una fotografia seppia per le sequenze in Kansas, e di usare invece il colore vivido del Tecnicolor per le sequenze nel mondo magico di Oz fu funzionale, ma soprattutto efficace e di grande effetto sul pubblico ed in particolare sui bambini. Come compagni di viaggio Bolger, Haley e Lahr sono eccezionali, e anche loro, proprio grazie all’enorme successo del film rimasero per lungo tempo legati al loro personaggio.

È probabile che uno dei motivi principali che determinarono il planetario successo del film sia riconducibile proprio alla scelta di Judy Garland per la parte di Dorothy. La sua sincerità di interpretazione e la sua capacità di emozionare il pubblico non servirono mai meglio un film come nel caso de Il Mago di Oz. Il suo fronteggiare la strega con tale ardente coraggio, il suo accorato saluto agli amici fantastici di Oz, tutto contribuisce ad una interpretazione davvero eccellente per una ragazza così giovane ma così dotata.

Si tratta quindi di un film molto riuscito sia per i risultati al botteghino che per i commenti della critica che però non si lasciò sfuggire la nota stonata costituita dalle scimmie volanti della Strega Cattiva dell’Ovest, eccessivamente grottesche. La 20th Century Fox, sperando di eguagliare il successo della pellicola targata M.G.M., produsse un film fantasy a colori, tratto da una commedia di Maurice Maeterlinck, The Blue Bird. Il film fu un disastro, e per la sua protagonista femminile, Shirley Temple, si trattò del primo grosso insuccesso dall’inizio della sua carriera nel 1933.

Per Judy Garland invece si aprirono le porte della Mecca del Cinema. La sua performance di Dorothy le valse una statuetta speciale agli Academy Awards, un mini-Oscar, e le garantì un posto di prestigio tra le star del musical della M.G.M. Judy non era mai stata così famosa, e per lei incominciò un periodo di duro lavora, ma di grandissimo successo.

Insieme alla statuetta speciale, Judy Garland ebbe anche il privilegio di lasciare le sue impronte nel cemento del marciapiede di fronte al Grauman’s Chinese Theater. La cerimonia avvenne nella notte della première del suo secondo film del 1939, Ragazzi Attori (Babies in Arms di Busby Berkeley), e sancì per la diciassettenne Judy il suo nuovo status di star, inaugurando il periodo più proficuo e impegnato di tutta la sua vita. Tra il 1940 e il 1950, Judy Garland divenne la vera e propria regina del musical al cinema, recitò in circa 20 film e prese parte a show televisivi e trasmissioni radiofoniche.

Judy Garland è alla Metro quando lo star system è al suo apice e gli attori, firmando un contratto con la casa di produzione, si consegnano totalmente nelle mani dei produttori, in questo caso di Louis B. Mayer e Arthur Freed. Questo tipo di contratti costringevano infatti gli attori ad accettare qualunque ruolo venisse loro assegnato; inoltre potevano essere “prestati” ad altre case di produzione per una o più produzioni, ma senza ricevere alcun compenso personale; tuttavia ricevevano lo stesso compenso se lavoravano sei giorni a settimana oppure se rimanevano a casa aspettando che venisse assegnato loro un ruolo. Judy Garland visse il suo decennio più produttivo a queste condizioni, come molte delle star degli anni ’30 e ’40.
Poiché Judy tendeva ad ingrassare, sin dai tredici anni fu sottoposta a diete forzate per tenerne sotto controllo il peso, e fu così che arrivarono le primissime prescrizioni di pillole che potessero aiutarla a mantenere dimensioni costanti e “adatte” al mondo dello spettacolo. A questi medicinali si aggiunsero gli integratori per far si che i piccoli attori-bambini fossero in grado di lavorare fino a sessantadue ore di continuo, ed i sonniferi per permettere loro di dormire solo in determinate ore durante i tour. Fu così, proprio all’inizio della sua sfavillante carriera che cominciò il lento declino della salute di Miss Show Business.

I problemi fisici e psicologici di questa crescita viziata dall’assunzione ad alto dosaggio di medicinali, si rispecchiarono nella sua caotica vita privata, che Judy faticò sempre a tenere insieme. Ovviamente gli Studios cercarono sempre di arginare questa sua instabilità; Judy cominciò a seguire sedute psichiatriche già all’inizio degli anni ’40. Tuttavia il controllo che la Metro esercitava sulla vita della sua giovane miniera d’oro era così invadente che, quando Judy si sposò per la prima volta nel 1941 con David Rose, l’unione fu vista da Louis B. Mayer come una limitazione al suo potere su di lei. Si è detto addirittura che, proprio durante il primo matrimonio, Judy fosse  rimasta incinta, e le pressioni dei produttori (Mayer in primis) la costrinsero ad abortire, per non rovinare la sua immagine di “ragazza della porta accanto” sulla quale era stato costruito il personaggio “Judy Garland”. Questo evento la lasciò traumatizzata per il resto della vita. Molto diverso fu invece il comportamento di Mayer nel 1945, quando Judy sposò in seconde nozze Vincente Minnelli. Il regista, essendo anche lui “di proprietà” della Metro, ed essendo uno dei più quotati dell’epoca, riuscì ad ottenere la benedizione di Mr. Mayer.

Nonostante l’insorgere di queste prime difficoltà nella vita di Judy Garland, nel corso della decade d’oro durante la quale lavorò alla M.G.M., nessun segno di questi problemi è riscontrabile nel risultato finale di un film. Davanti all’obbiettivo niente riusciva a superare la sua incredibile naturalezza e sensibilità di recitazione. Rimase sempre e in qualunque condizione fisica, un’interprete intelligente e versatile per quanto il suo volto potesse portare i segni della sua sofferenza. Numerose sono le testimonianze della sua professionalità dopo il ciak; per uno dei suoi numeri più famosi e anche complessi, “Be a Clown”, lei e Gene Kelly diedero il meglio in una sola ripresa, con una previa preparazione di sole quattro ore. Chiunque abbia mai visto lo splendido numero che chiude The Pirate di Minnelli, può capire quanto il palcoscenico fosse la vera casa di Judy Garland.

Arthur Freed, che ai tempi di The Wizard of Oz era produttore associato e compositore, e che dall’inizio aveva appoggiato l’idea che dovesse essere Judy ad interpretare Dorothy, divenne produttore a tutti gli effetti. Era persuaso che la coppia Garland-Rooney potesse essere un binomio vincente, e propose di realizzare un musical con protagonisti i due attori. A questa idea si associò l’incredibile successo dei film sulla famiglia Hardy, che portarono Mickey Rooney al successo e al conferimento del soprannome di money-maker. Dopo la prima collaborazione, i due attori, le cui vite si erano intrecciate molto prima che i due diventassero delle star, ritornarono così a lavorare insieme ad un film: Ragazzi Attori (Babies in Arms di Busby Berkeley; 1939). Arthur Freed si occupò della colonna sonora: scrisse con il suo vecchio partner, Nacio Herb Brown, “Good Morning” appositamente per il film, e aggiunse “I Cried For You” scritta invece con Gus Arnheim; Harold Arlen e E. Y. Harburg, che avevano già lavorato a The Wizard of Oz, composero “God’s Country”. La sceneggiatura venne assegnata a Jack McGowan e ad uno degli scrittori degli show di Andy, Kay Van Riper.

Questo è i primo di quattro musical che Judy e Mickey faranno insieme nei successivi cinque anni, prima del passaggio di lei a ruoli più maturi e dell’arruolamento di lui nell’esercito. Baby in Arms si ricorda anche perché fu il primo film alla Metro di Busky Berkeley, che fino a quel momento aveva lavorato per la Warner. Nel film, Judy e Mickey sono dei talentuosi ragazzi che vogliono raggiungere il successo nel teatro di vaudeville andando contro le autorità del loro piccolo paese impersonate da Miss Steele (ancora una Margaret Hamilton nelle vesti di cattiva), che invece vuole che i ragazzi stiano lontani dal mondo corrotto dello show-business. Ovviamente i ragazzi devono riuscire a mettere in scena uno show non solo per realizzare il loro sogno ma anche per salvare le loro famiglie dall’indigenza.

In questo musical i due attori sono esuberanti e grintosi. Gli occhi di Judy non perdono mai la loro luce d’innocenza. Riusciva sempre a immedesimarsi nel suo ruolo e, a mano a mano che matura come donna e come attrice, diventa più rilassata e composta anche nell’interpretazione. In questo caso è iperattiva, irresistibile. La sua naturale espressività e il suo tono drammatico danno a “I Cried for You” una dolcezza di intensità incredibile considerando la giovane età dell’interprete. Allo stesso tempo, senza sminuire il mal d’amore del suo personaggio, riesce a far ridere il pubblico mettendo in evidenza i cliché che drammaturgicamente vengono utilizzati per inscenare proprio il medesimo male.

Il numero finale è costituito da una canzone “God’s Country” che solo una persona eccessivamente patriottica può apprezzare, considerando che il messaggio finale è un inno all’America come solo paese dove “ognuno è dittatore solo di se stesso”.

Il film, costato appena 600.000 $, guadagnò solo negli Stati Uniti 2.000.000 $. Mickey Rooney fu candidato all’Oscar per la sua interpretazione, e anche se non vinse ebbe comunque il piacere di premiare Judy nello stesso anno, quando ricevette la sua statuetta in miniatura per Il Mago di Oz.

La coppia Mickey-Judy, dopo lo sfolgorante successo di Babes in Arms, era ormai diventata una risorsa nazionale.

Dopo un’altra incursione nel mondo di Andy Hardy,     Musica indiavolata (Strike up the Band di Busby Berkeley), del 1940, è il secondo musical della coppia, e anche se i due attori dividono il cartellone, il film è in realtà lo show di Mickey. Tuttavia Freed e Roger Edens scrissero appositamente per Judy per questo film “Our Love Affair” e “I Ain’t Got Nobody” che Judy canta in una silenziosa biblioteca dopo l’orario di chiusura. Quando Judy, con la sua voce profonda ed emozionante, comincia a cantare sembra meno bambina di quanto non sia ancora. C’è un suo numero, in questo film, “La Conga”, in cui Judy eccelle particolarmente. Consiste in una ripresa continua che dura cinque minuti, e che viene interrotta solo quando irrompono in scena gli altri ballerini. Allora l’inquadratura si spezza in molteplici angolazioni ed anche il ritmo cambia rompendo la magia creata dalla sua voce. Il finale del film, ancora una volta con forti accenti patriottici, è una climax con un’ultima inquadratura che vede Judy e Mickey sovraimpressi alle quarantotto stelle della bandiera americana.

Arrivò però il momento di cambiare, e così Freed diede a Judy una pausa dal suo ciclo di film con Mickey e preparò il suo passaggio da ruoli giovanili a personaggi più maturi. Andando contro il parere di George M. Cohan, Freed fece pressione affinché a Judy venisse affidato il ruolo principale in Little Nellie Kelly, e una volta ottenuti i diritti dell’opera teatrale, eliminò alcune canzoni originali per scriverne delle altre. L’aggiunta più vistosa fu quella della famosissima “Singin’ in the Rain” di Freed-Brown. Judy interpreta un doppio ruolo: una madre che muore dando alla luce una bambina, e la bambina stessa, una volta cresciuta. Questa è anche l’unica volta in cui la Garland muore in un film, e quindi il suo doppio personaggio ha quasi il valore di un rientro in scena.

Anche se Judy non domina perfettamente il suo film successivo, Le fanciulle delle follie (Ziegfield Girl di Robert Z. Leonard) del 1941, il suo nome, nel cartellone del film, viene messo prima di quello delle due sue co-star più famose: Hedy Lamarr e Lana Turner.  Il film prende il titolo da una serie di spettacoli teatrali dei primi decenni del secolo. Basandosi su spettacoli teatrali molto elaborati difficili da trasporre al cinema, la trama del film si concentra sul ”dietro le quinte” degli spettacoli stessi dove un trio di show-girls delle follie cerca di risolvere i problemi legati alle loro performance. Il personaggio di Judy, una ragazza che vuole entrare a far parte delle follie, ha il suo accento drammatico nel rapporto con il padre, anche lui artista di vaudeville, e i suoi momenti migliori nelle sequenze cantate.

Nel 1941 Judy ritorna ancora al fortunato personaggio di Betsy Booth, nella serie della famiglia Hardy. Il film è La Vita Comincia per Andy Hardy (Life Begins for Andy Hardy di George Brackett Seitz) e lei avrà solo un piccolo ruolo nel film. Registrerà anche quattro canzoni, nessuna delle quali verrà inserita nel montaggio finale. Questa è la sua ultima volta per Andy Hardy.

Il terzo musical di Mickey e Judy fu realizzato sempre nel 1941. I ragazzi di Broadway (Babes on Broadway di Busby Berkeley) trasse beneficio dal collaudato rapporto tra i due attori, ma soprattutto dall’affiatata squadra di curatori delle musiche: Busky Berkeley, Arthur Freed e Roger Edens. Anche la struttura del film è scandita da momenti chiave molto simili, se non identici, rispetto a quelli di Babes in Arms, con il risolutivo trionfo finale dei due interpreti.

Il film risulta gradevole, un show giullaresco messo in scena da Berkeley con un discreto spirito di immaginazione, ma ai fini delle nostre intenzioni, è importante esclusivamente perché segna l’inizio della relazione professionale tra Judy Garland e Vincente Minnelli. Freed infatti, lo aveva prelevato dai palcoscenici di Hollywood, sperando di coltivare a favore della Metro il talento del giovane regista. Uno dei primi compiti che venne affidato a Vincente fu quello di supervisionare alcuni dei numeri musicali della Garland.

La politica delle Major durante la Seconda Guerra Mondiale era quella di promuovere le ragioni di Stato in merito alla situazione bellica. La M.G.M. non si sottrasse a questa regola, e così anche Judy, essendo l’attrice di punta della casa produttrice, divenne un simbolo patriottico, che sbandierava i valori delle patria e portava con sé il messaggio che there’s no place like home (non c’è nessun posto come casa), messaggio che si portava dietro dai tempi di The Wizard of Oz.

For Me and My Gal del 1942 si adatta al periodo bellico, tanto che si parla persino di un vincolo di guerra per Judy, e per tutte le star sotto contratto con la M.G.M.. Il sacrificio di Judy alla causa della guerra, da parte della Metro, la costrinse a pianificare con cura ogni sua singola ripresa, tant’è che quell’anno le sue apparizioni furono limitate ad un cortometraggio a carattere documentaristico intitolato We Must Have Music. Il film spiega il modo di lavorare del dipartimento musical ed è costituito da un parsimonioso uso di sequenze tagliate da Ziegfeld Girl. Probabilmente per una confusione di intenti, For Me and My Gal appare come un film piuttosto discontinuo; rappresenta il debutto al cinema di Gene Kelly dopo  i fasti di Broadway. Kelly era diventato famoso oltre che per le sue eccezionali doti di ballerino, anche per il suo personaggio di Pal Joey, che rielaborò rendendolo più complesso: non più l’avventuriero senza scrupoli con tutte le caratteristiche del vaudevillian, ma anche un uomo che cerca di redimersi agli occhi del pubblico attraverso un autentico e sofferto rimorso.

Il tempo della diegesi è da ricondursi all’inizio della Prima Guerra Mondiale; ce ne accorgiamo quando Judy, attraversando un treno da un vagone all’altro, incrocia Kelly che legge un quotidiano con in prima pagina la notizia dell’affondamento del Lusitania. Judy interpreta una cantante e ballerina  che lavora in coppia con George Murphy, mentre Kelly è un egocentrico artista che compare sullo stesso cartellone del duo artistico Hayden-Metcalf (appunto Garland-Murphy). L’ostilità iniziale dei personaggi di Judy e Gene si trasformerà ovviamente in un profondo feeling artistico che spingerà il precedente partner di Judy a farsi da parte. Le vite dei tre personaggi finiranno per riunirsi a Parigi, dove Judy canterà canzoni della Prima Guerra Mondiale per allietare i soldati mentre Kelly e Murphy, entrambi arruolati dall’esercito americano, si scontreranno in un corridoio.

Il film diretto da Berkeley, risulta terribilmente limitato. Oltre ad essere la vetrina cinematografica di Kelly, For Me and My Gal è anche un tributo ad un ‘american love’: lo spettacolo di Vaudeville. Il duetto “Ballin’ Jack” e l’assolo “After You’re Gone” furono incisi per la Decca e diventarono hits .

Il 1943 comincia per Judy con Presenting Lily Mars. Il progetto era stato pensato all’inizio dal produttore Joe Pasternak come un ruolo drammatico per Lana Turner, che venne poi modificato in un musical per Judy Garland. Il personaggio di Judy è una giovane donna di provincia che vuole avere successo nello show business.

Nello stesso anno, la produzione mise in cantiere un nuovo film, Girl Crazy, dove veniva riproposta ad un pubblico accondiscendente la coppia Rooney-Garland. In questo caso, però, per divergenze produttive, a Berkeley venne affidata solo la direzione dei numeri musicali, mentre la regia del film fu curata da Norman Taurog. Questa sarà l’ultimo volta insieme per Judy e Mickey. Il film nasce da uno spettacolo di Broadway del 1930, nel quale Ethel Merman interpreta la sensazionale canzone “I Got Rhythm”. Il terzo film di Judy nel 1943 è Thousands Cheer, un altro musical patriottico degli anni della guerra, ancora con Kelly che interpreta un ex circense che non lavora per lo Zio Sam.

Il suo film successivo, Incontriamoci a San Louis (Meet Me in Saint Louis; 1944), costituisce una fase importantissima per la sua carriera,  segnando il suo passaggio definitivo a ruoli più maturi. Non solo a livello artistico, ma anche a livello economico, il film segna un importante tappa nella storia della Metro, e Judy, essendo la principale fautrice di questa successo, ne trarrà giovamento non solo per la sua carriera di attrice, ma anche per un miglioramento ulteriore del suo status di star. A questo film ho dedicato il primo approfondimento nella seconda parte.

Dopo lo zuccheroso lieto fine di Meet Me in Saint Louis, Judy si cimenta, ancora diretta da Minnelli, nel suo unico film drammatico interpretato per la Metro, Ora di New York (The Clock; 1945). Questo fu anche per Minnelli il primo confronto con il dramma, e questa volta fu proprio Judy a volerlo come regista, chiedendo che venisse chiamato per rimpiazzare Fred Zinnemann. I protagonisti sono Judy e Robert Walker.

Una segreteria e un soldato in licenza per 48 ore si scontrano alla Pennsylvania Station, si piacciono e si innamorano, passano una notte e un giorno insieme e si lasciano. Minnelli cerca di fare di New York un terzo personaggio dando una caratterizzazione all’ambiente. I due attori protagonisti offrono delle belle performance e si nota con piacere che le caratteristiche di grande attrice bambina di Judy, sono cresciute con lei. Il suo controllo perfetto di tutto il suo corpo le permette di essere straordinaria non solo sul palcoscenico, cantando e ballando in modo divino, ma anche in questa isolata parte drammatica. Nello specifico del film, la scena della sua colazione silenziosa è di grande tenerezza. Grande è la sua abilità di sostenere la scena con il silenzio.

La sensibilità di Judy ne ha fatto una attrice davvero particolare e proprio questo aspetto della sua recitazione le ha permesso di ottenere, nel suo film successivo, Le ragazze di Harvey (The Harvey Girls; 1946), un risultato davvero affascinante. Si tratta di un western ambientato nel XIX secolo, nel quale una serie di sub plot si intrecciano al filo conduttore del film che è la storia d’amore tra Judy e John Hodiak. Proprio questo sembra essere il difetto del film, che appare troppo “occupato”, affollato di temi e personaggi da sembrare quasi un film ad episodi. Il film vinse un Oscar per la miglior canzone: “On the Atchinson, Topoeka and the Santa Fe”.

Il film successivo la vede ancora collaborare con Minnelli, che aveva sposato nel 1945. Si tratta di Ziegfeld Follies (1946), un film ed episodi in cui Judy interpreta il segmento intitolato A Great Lady Has ‘An Interview. Il film è composto da una dozzina di sequenze, tra comiche e musicali, interpretate da un artista diverso. La maggior parte delle sequenze musicali è diretta da Minnelli, mentre le altre vedono la collaborazione di altri registi come George Sidney, Roy Le Ruth e Robert Lewis. Lo stesso Minnelli ha scritto riguardo alla difficoltà di portare avanti progetti di questo genere; si trattava infatti di seguire i vari attori che avrebbero dovuto prendere parte al film, e chiedere loro un po’ di tempo libero per realizzare la sequenza che a loro spettava. Un lavoro poco organico, quindi, difficile da organizzare e da realizzare più per problemi legati alla disponibilità del cast artistico che alle effettive difficoltà di resa del film.

La pellicola ebbe un enorme successo, ostentava una ricchezza quasi eccessiva nelle sequenze musicali, fortemente in contrasto con quelle comiche, che invece apparivano come scarne e prive di scenografia, quasi si trattasse di cattiva televisione. Per quel che riguarda Judy, questo piccolo segmento, che potrebbe sembrare solo una stravagante interpretazione di una grande artista, è in realtà molto di più. Kay Thompson e Roger Edens scrissero del materiale appositamente per lei, e mai come in questo caso, Judy si trovò ad interpretare una parte che così palesemente poco le si addiceva. La sua Great Lady parla ad una folla di giornalisti e fotografi dei suoi futuri progetti, dice che deve essere sempre drammatica e mai apprezzata per il suo corpo. Dietro la sua entrata fluttuante e il suo boa di piume si nasconde un’aspra satira.

Ancora Minnelli la dirige in Nuvole passeggere (Till the Clouds Roll By; 1946). La loro relazione professionale fu davvero rara, una vera e propria collaborazione che ha dato alla luce film davvero notevoli. In questo caso, Minnelli si occupò esclusivamente dei due numeri musicali di Judy, mentre il resto del film venne diretto da Richard Whorf. Il film è, infatti, disomogeneo se si confrontano le sequenze dei numeri curate da Minnelli rispetto al resto del film diretto da Whorf. Essendo una biografia del compositore Kern, il film si basa fondamentalmente su un medley di sue canzoni tenuto insieme da una trama piuttosto esile. Jerome Kern morì poco prima che il film entrasse in produzione, per questo si è pensato che fosse un tributo alla sua memoria, ma non è questo il caso. Garland interpreta Marilyn Miller, un’attrice di commedie musicali degli anni ’20 e ’30.

Il pirata (The Pirate del 1948), colorata e sfarzosa avventura esotica, sarà l’ultima collaborazione di Judy e Vincente. Anche questo film è stato oggetto della mia analisi, come conclusione del periodo durante il quale Judy ha lavorato con Vincente Minnelli.

Ti amavo senza saperlo (Easter Parade di Charles Walters 1948) ebbe un successo eccezionale. Questo è l’unico film in cui due icone del cinema musicale come Judy Garland e Fred Astaire recitano insieme. La loro collaborazione fu il frutto di un caso; infatti i protagonisti del film dovevano essere Gene Kelly e Cyd Charisse. Purtroppo entrambi subirono degli infortuni durante la lavorazione e furono sostituiti appunto da Judy e Fred. Il loro successo al box office fu così folgorante che spinse Betty Comden e Adolph Green a scrivere appositamente per loro The Barkley of Broadway.

I problemi di salute impedirono a Judy di partecipare al film e  al suo posto fu chiamata Ginger Rogers. Il film si basa su una scommessa che il personaggio di Astaire, Don Hewes, fa con Peter Lawford, poiché abbandonato dalla sua partner Nadine, giura di riuscire a far diventare una semplice corista di un nightclub una star. Ovviamente sceglierà a caso la prima ragazza che vede esibirsi su un palcoscenico di questi piccoli locali e ovviamente la prescelta è proprio Hannah Brown (Garland). Nel suo tentativo di istruire Judy, Fred fa di tutto per farle assomigliare alla sua precedente partner, e Judy, che invece è molto diversa da Nadine, fa fatica ad adattarsi a vestiti ampi e sfarzosi ed a movimenti pomposi caratteristici del personaggio di Nadine (Ann Miller).

In una delle loro prime partecipazioni ad uno spettacolo, lei vestita elegantemente in un abito lungo e azzurro, risulta impacciata e va avanti a ballare con una ridicola espressione attonita, portata avanti solo da un eroico, quanto stoico Don. Molto divertente è anche la scena in cui Don vuole testare il sex appeal di Hannah, quando le chiede di camminare da sola e di fare in modo che gli uomini si voltino a guardarla. La mdp posizionata dietro ad Astaire mostra i passanti che si voltano a guardare Hannah/Judy. Quando poi l’inquadratura mostra l’attrice in viso, si capisce che gli uomini si voltano, non perché lei sia particolarmente affascinante, come succedeva con Nadine all’inizio del film, ma perché Hannah fa delle smorfie davvero ridicole che incuriosiscono (più che affascinare) i passanti.

La scena per cui il film è rimasto famoso è il numero “Couple of Swells”. La canzone e i costumi furono poi introdotti da Judy in molti dei suoi spettacoli a teatro.

Merita una nota anche l’interpretazione di Ann Miller nel ruolo di Nadine, che proprio grazie a Easter Parade ha collezionato il suo numero più richiesto e famoso: “Shakin a Blues Away”.

Probabilmente come un cattivo presagio, questo è il primo film nel quale si cominciano a vedere improvvisi cambiamenti nel peso di Judy. Infatti mentre in tutto il film appare in forma, nel numero “Alabam’” è visibilmente più in carne.

Questo è il più piccolo di molti altri problemi sui quali ormai Judy non riesce più ad esercitare il suo controllo.

The Barkley of Broadway, che doveva rappresentare la seconda collaborazione di Judy con Fred Astaire, diviene invece l’ultimo film della coppia Astaire-Rogers, e il primo di una lunga serie di film ai quali Judy deve rinunciare, o per i suoi problemi di salute, o perché, pur avendo cominciato le riprese, è incapace di portarle a termine.

Nel 1948 Judy prende parte a Words and Music, per il quale gira una piccola scena da special guest, dove interpreta se stessa. Tuttavia è comunque per lei una soddisfazione, considerando il suo fallimento nella realizzazione della precedente pellicola. Ma questo film è anche l’inizio della fine per lei alla Metro, e una delle sue ultime interpretazioni per la casa produttrice. Anche se il suo partner in Words and Music è Rooney, il loro feeling non funziona più come ai tempi di Babies in Arms. Judy è cresciuta, e la recitazione scanzonata di Rooney, che tanto si addiceva alla sua fisicità minuta e che tanto piaceva alla generazione di adolescenti americani, non è più credibile in un attore di ventisei anni. I numeri di Judy sono due: un duetto con Mickey e un assolo. Appare molto stanca in viso, ma i suoi modi sono rilassati e la sua voce sempre splendida. Questo è l’ultimo film in cui Mickey e Judy appaiono insieme.

Dopo una breve pausa, ritorna ad un lavoro vero e proprio, Fidanzati sconosciuti (In the Good Old Summertime di Robert Z. Leonard; 1949), un remake di un altro film della Metro del ’40 The Shop Around the Corner. Dopo l’immenso successo di Meet Me in Saint Louis, Judy torna in un film in costume, ed anche la melodia iniziale del film ricorda vagamente le note di Saint Louis. I cambiamenti sostanziali rispetto all’originale del 1940 sono pochi; l’azione viene spostata da Budapest alla Chicago di inizio secolo e il negozio del titolo viene trasformato in un negozio di musica. Inoltre la trama viene complicata introducendo personaggi secondari. Il film ha un discreto successo, dovuto più alla presenza di Judy nel cast che a particolari qualità specifiche. Lei interpreta una commessa di un negozio di musica, insieme a Van Johnson. Le parti cantate stentano ad avere un vero e proprio posto nel film, tanto che per quattro volte all’interno della pellicola, Judy sembra cominciare a cantare senza soluzione di continuità con il resto della storia. Questa sua interpretazione testimonia il fatto che, nonostante la sua grande sensibilità da attrice, Judy fosse fondamentalmente una grandissima cantante.

Il film è certamente gradevole, ma c’è poco del marchio distintivo dei precedenti musical di Judy Garland. Da sottolineare nel film la presenza di Buster Keaton in un ruolo minore.

Questo film fu realizzato mentre si aspettava il via alla produzione di Annie Get Your Gun. Per questa pellicola, Judy Garland aveva già registrato le canzoni, e quando nell’aprile del 1949 cominciarono le riprese, lei doveva solo registrare le scena recitate. Tuttavia, da dichiarazioni solo di recente rese pubbliche, Judy Garland sul set appariva affaticata, in alcune riprese addirittura totalmente disorientata. È comprensibile quindi il fatto che un giorno, dopo una pausa pranzo, Judy non fu in grado di ritornare sul set, ottenendo un periodo di riposo dalla M.G.M.. Judy si ricoverò al Peter Bent Brigham Hospital presso il quale rimase per undici settimane. Il film fu completato da Betty Hutton, un’attrice della Paramount. Fortunatamente per la Metro, il film divenne un incredibile successo, anche senza Judy.

Ancora a riposo, quando arrivò la possibilità di recitare in L’allegra fattoria (Summer Stock di Charles Walters 1950) per Joe Pasternak, Judy lasciò prematuramente l’ospedale per prendere parte alla realizzazione della pellicola. Durante la sua pausa, Judy era ingrassata visibilmente.

In Summer Stock, Judy Garland torna ai tempi di Babies in Arms mettendo su uno spettacolo in una fattoria. Il suo ultimo film alla Metro non è eccezionale, ma è godibile. Malgrado i suoi collassi nervosi, Judy è di nuovo lei, ancora eccezionale regina della scena.

Le riprese di Summer Stock andarono avanti per sei mesi, Judy si presentava tardi sul set, o non si presentava affatto. Alla fine delle riprese, Pasternak decise che per la scena della festa nell’aia della fattoria era necessaria un altro numero. Judy registrò più magra di quasi sette chili il numero “Get Happy”, e il drastico cambiamento di peso in così poco tempo diede adito a delle voci riguardo al fatto che quel numero fosse già stato registrato per un precedente film e poi usato successivamente. Era infatti shockante per gli spettatori vedere per tutta la durata del film una Judy ingrassata e diversa da quella che erano abituati a conoscere, e poi alla fine del film, rivederla come all’inizio della sua carriera.

Ebbe un’altra opportunità di lavorare ancora con Fred Astaire. Fu chiamata per sostituire June Allyson in Royal Wedding, ma le sue assenze sul set spinsero la M.G.M. a rimpiazzarla con Jane Powell.

Senza dubbio la sua salute, mentale e fisica, si stava deteriorando e il suo matrimonio con Minnelli era allo stadio finale. Judy tentò il suicidio cercando di tagliarsi le vene dei polsi. Non riuscì a togliersi la vita a causa delle ferite poco profonde, ma fu chiaro ormai a tutti che il ‘caso’ Judy Garland era diventato davvero grave. A seguito del suo tentato suicidio, la Metro la svincolò dal contratto, ufficialmente per il suo bene, e per la prima volta in tutta la sua giovane vita, Judy si ritrovò senza un lavoro. Lasciò la sua casa, nella quale viveva con Vincente, e si trasferì al Beverly Hills Hotel con la figlia Liza. Madre e figlia partirono per New York.

Nella Grande Mela scoprì che non c’era lavoro per lei, la notizia del suo tentato suicidio e il suo comportamento poco professionale sul set contribuirono a non farle avere ingaggi. A lei vennero attribuiti i costi elevatissimi di produzione dagli Studios che la ritraevano come una diva capricciosa e poco affidabile.

Judy, per la prima volta, si trovò a dipendere solo da se stessa e non aveva più nessuno che la supervisionava dall’alto. Aveva recitato in ventinove film ed aveva apposto la sua firma su dozzine di canzoni. Ora la sua carriera cinematografica sembrava virtualmente finita. Il 10 giugno del 1950, esattamente una settimana prima della sua definitiva rottura con la Metro Goldwyn Meyer, celebrò il suo ventottesimo compleanno.

Durante il suo periodo di riposo, Judy conosce Sid Luft, ex pilota, ex produttore e agente teatrale ed ex marito di Lynn Bari. Diventò l’agente personale di Judy e, nel 1952 il suo terzo marito. Fu proprio da questa unione, ancora una volta per Judy professionale e sentimentale, che nacque l’idea di un tour europeo che si protrasse per tre mesi e che cominciò al London Palladium. Per il numero finale di questo primo spettacolo, Judy indossò lo stesso costume che aveva indossato in Easter Parade quando con Fred Astaire si esibì in “A Couple of Swells”, e seduta al bordo del palcoscenico cantò “Over the Rainbow”, tra il delirio degli spettatori.

Gli echi dei suoi successi europei spinsero Sol Schwartz, presidente della RKO, a chiederle di replicare i concerti al leggendario Palace Theatre di New York, che aveva smesso di essere palcoscenico da vaudeville dal 1932. Per il ritorno di Judy, l’edificio venne ristrutturato e riportato allo splendore originario da Edward F. Albee.

Judy era rimasta a lungo in un angolo, e il momento per il suo ritorno era psicologicamente quello giusto.

Sid Luft curò nei minimi dettagli tutta la produzione dello show. Tutto il personale della M.G.M. che aveva lavorato in passato con lei venne richiamato per allestire lo spettacolo al meglio. Charles Walter, regista di Summer Stock e Easter Parade, la diresse sulla scena; Irene Sharaff disegnò i suoi costumi, e Hugh Martin, compositore di “The Trolley Song”, l’accompagnò al pianoforte. Molte delle canzoni in programma erano parti delle colonne sonore dei molti film che aveva realizzato per la Metro, inoltre, il pubblico, a conoscenza della sua tormentata vita privata, le fu particolarmente d’aiuto.

La notte del 16 ottobre del 1951, per la prima di Judy al Palace venne srotolato il tappeto rosso. Un grande cartellone vecchio stile riportava il programma della serata: la seconda metà era tutta per Judy. Il suo arrivo sul palco venne accolto da un’ovazione, e la sua performance fu intensa così come se l’aspettavano i numerosi spettatori. Precedentemente pensato per delle repliche di quattro settimane, lo spettacolo venne messo in cartellone per il doppio del tempo.

Durante la domenica mattina della quarta settimana di repliche, Judy non si presentò sul palco, e Vivian Blaine e Jan Murray mandano avanti lo spettacolo. La temporanea assenza dal palcoscenico del Palace causò una nuova ovazione quando Judy ritornò in scena. A fine spettacolo, dopo il bis, il pubblico si rifiutò di andar via poiché non era ancora stanco di lei, della sua voce, delle sue interpretazioni magnetiche. Judy lasciò il palco in lacrime di gioia.

Jack L. Warner dichiarò che fu lui a proprorre il remake di E’ nata una stella (A star is born di George Cukor; 1954) alla Garland. In realtà, molti produttori erano interessati al progetto, già prima che Luft avesse contattato la Warner per proporre una coproduzione. A Star is Born del 1937 era un film già molto prestigioso che collezionò sei nomination all’Oscar e che fruttò molti riconoscimenti al regista, William Wellman, e agli attori protagonisti, Janet Gaynor e Fredric March. Anche questa sceneggiatura era stata tratta da un piccolo film precedente, What Price Hollywood? del 1932, diretto sempre da George Cukor. Proprio per Judy venne riscritta la parte della protagonista Esther Blodgett, che diviene una star del cinema sotto il nome di Vicki Lester, solo per perdere suo marito, la vecchia gloria del cinema Norman Maine che cade nel baratro dell’alcoolismo, interpretato da James Mason.  Il film necessitò di un periodo di riprese pari a circa dieci mesi, e questa volta i ritardi non furono attribuibili a Judy. Infatti la produzione decise di girare in CinemaScope, e questo rese più complessa la realizzazione del film.

Judy Garland fece il suo ritorno al cinema in grande stile.

In questa riscrittura dall’originale, la protagonista è una cantante con una piccola band. Norman Maine invece è un attore di Hollywood alle prese con problemi di alcolismo. Una giorno sente cantare Esther in un club e riconosce in lei “quel qualcosa in più” che secondo la divina Ellen Terry caratterizzava un vero artista. La porta all’attenzione di Oliver Niles, interpretato da Charles Bickford, che la provina. Così comincia la carriera di Vicki Lester, questo il nome d’arte che lo studio decide per la stella nascente. La carriera di Vicki assume un andamento inversamente proporzionale a quella di Norman che cade nell’alcolismo e nella depressione e alla fine si toglie la vita annegandosi.

Il ruolo di Vicki Lester non aggiunge nulla che non si sapesse già delle doti interpretative di Judy, tuttavia questa resta senza dubbio la sua migliore interpretazione perché è la più completa e la più complessa.

Il film offre anche a Judy una nuova splendida canzone: ”The Man That Got Away”. Ci troviamo in un momento cruciale del film, è qui che Norman si accorge delle qualità di Esther. Se il numero non avesse funzionato, tutto il film sarebbe stato in un certo senso mutilato. Il numero è perfetto. È probabilmente il numero musicale di maggior successo dell’intera carriera di Judy. La canzone è particolare, così come la sua interprete, e Judy la canta in maniera sublime, sottolineando ogni nota emozionale, senza mai forzare nessuna battuta. E quando la canzone finisce, il suo sospiro di soddisfazione per una canzone ben eseguita aggiunge il giusto tocco di realtà alla scena.

Il film risulta migliore nella seconda parte, quando scopriamo le grandi qualità di Esther e la seguiamo nella sua scalata ad Hollywood.

Come Esther e Norman, Judy e James sono superbi, la vera forza del film sta nella loro interpretazione di coppia. Dimostrano uno straordinario feeling, Judy non aveva mai avuto un partner maschile così adatto a recitare al suo fianco.

Quando A Star is Born esce al cinema, nel settembre del 1954, i critici si soffermano, incantati, sulla performance di Judy, dandole il bentornato nel regno delle stelle del cinema. Fu nominata all’Oscar come migliore attrice protagonista (unica volta nella sua vita), ma il premio andò a Grace Kelly per The Country Girl.

Purtroppo ci è impossibile vedere la versione originale di questo film. Infatti dopo il montaggio finale il film durava 182 minuti, troppi per la proiezione al cinema. Così la casa di distribuzione, la Warner Bros, si curò di far tagliare 26 minuti dalla versione  originale, che andò persa irrimediabilmente. Probabilmente furono tagliate alcune scene della parte iniziale che mostrano l’evoluzione del rapporto tra Esther e Norman.

La casa di produzione di Luft, che aveva fondato insieme a Judy, non produsse più alcun film insieme alla Warner dopo A Star is Born. Infatti la Garland sparì di nuovo dal grande schermo, per poi ritornarci nel 1961, quando ebbe un nuovo breve periodo di visibilità. Gli anni ’50 furono un periodo di relativa quiete, debuttò in televisione nel 1955 con lo show “The Ford Star Jubilee”. L’anno successivo debutta al Las Vegas’ New Frontier Hotel.

Nel 1956 Judy ritornò al Palace per uno spettacolo con cinque settimane di repliche, ma una laringite la costrinse a saltare parecchie date.

In questo stesso periodo però ebbe anche problemi finanziari e coniugali, c’erano infatti frequenti liti in casa Luft che sfoceranno nella separazione agli inizi degli anni ’60.

Nel 1959 si esibì per una settimana al Metropolitan Opera House di New York. In quel periodo il suo aspetto era molto peggiorato, era sovrappeso e molto affaticata. Non fu una sorpresa quando di li a poco, si sarebbe dovuta ricoverare a causa di un’epatite per una degenza di cinque mesi. Poi trascorse quattro mesi di riposo nella sua casa a Beverly Hills, e successivamente, con i tre figli e Sid, partì per Londra, dove visse l’anno più tranquillo della sua vita.

Alla fine del 1960 Judy si sentì pronta per ritornare. Il 28 agosto di quell’anno si esibì ancora al Palladium e cantò 30 canzoni ad una folla di più di duemila persone. Questo concerto fu seguito da un tour per le provincie inglesi e da due date a Parigi, al Palais de Chaillot Theatre.

Al suo ritorno a Londra, un altro uomo si affacciò nella sua vita, Freddie Fields, che aveva fatto parte della Music Corporation of America, ed ora lavorava in proprio come agente musicale, circondandosi di una stretta e selezionata cerchia di clienti. Judy Garland divenne una di questi. Con Fields, la sua carriera ebbe una breve rinascita. Fu lui infatti a procurarle un piccolo ruolo in un film di Stanley Kramer, Vincitori e vinti (Judgment at Nuremberg; 1961), il suo primo film dal 1954. Ma con ancora maggior successo Fields le organizzò un tour per sedici città compresa New York, dove si esibì alla Carnegie Hall. Proprio questo concerto newyorkese del 23 aprile 1961 divenne storico. Judy cantò ventisei canzoni ad una platea entusiasta, e i due dischi registrati quella sera conservano non solo l’intero concerto, ma anche l’incredibile atmosfera che quella sera si respirava nell’aria. Judy era capace di instaurare un rapporto speciale con gli spettatori, e quella sera si creò un’alchimia tra pubblico ed interprete tale da innalzare la stessa Judy allo stadio non più di Star, ma di leggenda. I dischi registrati schizzarono in cima alle classifiche degli album più venduti, e in qualunque città si recasse con la sua voce, replicava quel successo.

Nel film di Kramer, che sigla il suo ritorno al cinema, interpreta una tedesca testimone al famoso processo di Norimberga. L’idea parte da una produzione televisiva che Abby Mann adattò per il grande schermo, ed il film vanta un cast straordinario: Spencer Tracy, Burt Lancaster, Richard Widmark, Marlene Dietrich e Maximilian Schell. Oltre ovviamente a Judy Garland e Montgomery Clift, ai quali vennero affidati piccoli ma importanti ruoli. Come si evince anche dal titolo originale, il film è incentrato sul processo del 1948 che subirono i generali tedeschi a causa del loro supporto ad Hitler. Judy è una tedesca imprigionata per aver avuto una relazione con un uomo di origini ebraiche. Per la sua interpretazione l’Academy decise di nominarla all’Oscar come migliore attrice non protagonista.

Il suo lavoro successivo la vide protagonista di un cartoon come doppiatrice di una gattina in Gay Purr-re(1962). Judy si occupò sia delle canzoni che del doppiaggio del personaggio.

Nel 1963 invece venne diretta da John Cassavetes in Gli esclusi (A Child is Waiting). Il film, prodotto da Stanley Kramer, era tratto ancora da un lavoro televisivo di Abby Mann che si occupò ancora della sceneggiatura. Partner di Judy fu di nuovo Burt Lancaster. Il suo personaggio è una donna, Jean Hansen, che entra a far parte dello staff di una scuola per bambini con ritardo mentale. Jean Hansen è convinta che una sorta di rivincita, di successo, è possibile anche per quei bambini. Judy interpreta bene un ruolo a dire il vero non molto complesso. La sua  Jean Hansen si prodigherà per uno dei suoi allievi in particolare, un bambino più problematico degli altri che non riceve mai alcuna visita dai genitori. Queste sue attenzioni particolari verso il bambino le procureranno dei problemi con Dr. Clark (Lancaster). Per tutto il film, il suo ruolo è quello di osservatrice che non riesce a fare nulla di concreto per aiutare i bambini. Anche il suo aspetto risulta peggiorato, appare sovrappeso e il make-up non riesce a nascondere un volto rovinato dalla sua cattiva salute.

Ombre sul palcoscenico (I Could Go On Singing di Ronald Neame;1963) è il suo ultimo film. Ci sono elementi autobiografici, poiché si tratta della tormentata storia di una cantante di fama mondiale impegnata con un tour che interessa sei nazioni europee, ed in più ha dei problemi con un marito e con il suo unico figlio. La sua ultima canzone del film è quella che da il titolo alla pellicola “I Could Go On Singing” ed in sé racchiude quasi l’essenza di Judy, di una donna che solo cantando riusciva ad amarsi e ad essere amata.

L’anno successivo, Judy Garland viene ingaggiata dalla CBS per una serie televisiva. Vennero registrati  sequenze per ventisei ore, materiale sufficiente per diverse puntate, e proprio Judy insistette affinché nel primo episodio fosse presente anche Mickey Rooney. Tuttavia lo show non ebbe successo, anche a causa di un altro programma molto amato dagli spettatori, una serie western intitolata Bonanza, che andava in onda negli stessi orari.

Dopo il fallimento di quest’ultimo progetto, Judy partì per un tour in Australia dove però non venne apprezzata, e dopo 45 minuti di spettacolo fu costretta ad abbandonare il palcoscenico. Nel 1965 invece, al Palladium di Londra, sostenne un concerto con la figlia Liza, che segnò il tutto esaurito, spingendo i fan a chiedere una replica che ugualmente registrò la fine dei biglietti in vendita in pochissimo tempo.

Judy Garland: la morte

Negli ultimi anni della sua vita, Judy Garland si sposò due volte con due uomini molto più giovani di lei. Il primo fu Mark Herron, un giovane attore. Poi fu la volta di Mickey Deans, che era con lei quando morì. Quando Judy Garland invitò Liza al suo quinto matrimonio, la ragazza rispose che non ci sarebbe potuta essere, ma che sicuramente ci sarebbe stata per il matrimonio successivo.

Judy Garland trascorse gli ultimi mesi della sua vita a Londra con Deans, tenendo qualche sporadico concerto nel Continente. La sua ultima apparizione in concerto fu a Copenhagen. Ma il suo aspetto era davvero dei peggiori in quel periodo, troppo magra e molto fragile. Il 22 giugno del 1969, Mickey Deans la trovò morta in bagno. L’autopsia dichiarò che la causa della morte era stata una overdose accidentale di sonniferi. Aveva 46 anni.

Judi Dench: 10 cose che non sai sull’attrice

Judi Dench: 10 cose che non sai sull’attrice

Judi Dench è riconosciuta come una delle più significative interpreti del teatro e del cinema inglese. Considerata una vera e propria leggenda vivente, la Dench ha negli anni dato vita a interpretazioni di rilievo in film di grande successo, ottenendo il plauso della critica e del pubblico. Premiata in più occasioni per i suoi ruoli, l’attrice continua ancora oggi ad essere particolarmente attiva al cinema, dando prova di non aver mai perso il talento che la contraddistingue.

Ecco 10 cose che non sai su Judi Dench.

Judi Dench: i suoi film

1. Ha recitato in film di successo. L’attrice ha debuttato al cinema nel 1964 con il film Il terzo segreto (1964), per poi recitare in film come Sherlock Holmes: notti di terrore (1965), Il fantino deve morire (1974), Camera con vista (1985), Il matrimonio di Lady Brenda (1988), ed Enrico V (1989), per poi diventare popolare con il personaggio di M nel film GoldenEye (1995), film della saga dedicata a James Bond, e che riprenderà anche nei sequel. L’attrice recita poi nei film La mia regina (1997), Il domani non muore mai (1997), Shakespeare in Love (1998), Un tè con Mussolini (1999), Il mondo non basta (1999), Chocolat (2000), Iris – Un amore vero (2001), La morte può attendere (2002), Orgoglio e pregiudizio (2005), Casino Royale (2006), Nine (2009), Marilyn (2011), J. Edgar (2011), Marigold Hotel (2012), Skyfall (2012), Philomena (2013), Ritorno a Marigold Hotel (2015), Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali (2016), Victoria e Abdul (2017), Assassinio sull’Orient Express (2017), Casa Shakespeare (2018) e Cats (2019).

2. Ha recitato anche in televisione. Nell’arco della sua carriera l’attrice ha recitato anche in alcune serie TV, tra cui si annoverano Hilda Lessways (1959), The Terrible Choice (1960), Theatre 625 (1964-1966), Jackanory (1968-1978), Love in a Cold Climate (1980), A Fine Romance (1981-1984), The Torch (1992), The Great War and the Shaping of the 20th Century (1996), As Time Goes By (1992-2005), Angelina Ballerina (2001-2006) e Cranford (2007-2009).

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Judi Dench ha una figlia

3. Ha avuto una figlia. Nel 1971 la Dench sposò l’attore Michael Williams, di cui è rimasta vedova nel 2001. Con lui ebbe una figlia, chiamata Finty, nata nel 1972, e anch’ella attrice.

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4. Ha interpretato un ruolo fondamentale nella saga. Nel 1995 l’attrice assume il ruolo di M, nome in codice del direttore del Secret Intelligence Service, all’interno dei film dedicati al personaggio di James Bond. La Dench è stata la prima donna a ricoprire tale ruolo, dal 1995 al 2012.

5. Ha sorpreso tutti con la sua interpretazione del personaggio. Quando fu diffusa la notizia che la Dench sarebbe stata la prima donna a ricoprire il ruolo di M, numerosi fan si dimostrarono scettici all’idea di vedere James Bond prendere ordini da una donna. Quando i fan videro l’interpretazione dell’attrice, tuttavia, dovettero ricredersi, avendola apprezzata particolarmente.

Judi Dench ha vinto un Oscar

6. Ha vinto un Oscar per una performance attoriale molto breve. Nel 1999 l’attrice vince il premio Oscar come miglior attrice non protagonista per il film Shakespeare in Love. Nel film la Dench interpreta la regina Elisabetta I, ed è stata premiata nonostante nel film abbia un minutaggio complessivo di sei minuti, apparendo solamente in quattro scene.

7. Ha ricevuto altre nomination. Nel corso della sua carriera, l’attrice ha ricevuto numerose altre nomination ai premi Oscar per i suoi ruoli di rilievo in importanti film. La prima nomination arriva nel 1998 per il film La mia regina. Successivamente viene nominata per i film Chocolat, Iris – Un amore vero, Lady Henderson presenta, Diario di uno scandalo e Philomena.

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Judi Denchi in Cats

8. Avrebbe dovuto recitare nel musical a teatro. Nel 1981 l’attrice era stata scelta per interpretare il ruolo di Grizabella nel musical Cats. Tuttavia per via di un infortunio è stata costretta a rinunciare alla parte. Nel 2019 la Dench ha la possibilità di recitare nella celebre opera nella sua trasposizione al cinema, ricoprendo tuttavia il ruolo di Old Deuteronomy.

Judi Dench: il suo 2019

9. Ha numerosi progetti per il futuro. Nel mese di dicembre l’attrice sarà tra i protagonisti della trasposizione cinematografica del musical Cats. La Dench ha poi preso parte alle riprese dei film Six Minutes to Midnight, Blithe Spirit e Artemis Fowl, previsti al cinema nel 2020.

Judi Dench età e altezza

10. Judi Dench è nata a York, in Inghilterra, il 9 dicembre 1934. L’altezza complessiva dell’attrice è di 155 centimetri.

Fonte: IMDb

Judi Dench inarrestabile, al via un nuovo progetto

Judi Dench inarrestabile, al via un nuovo progetto

Dopo The Marigold Hotel, My weekend with Marylin, J.Edgar e la partecipazione al prossimo 007 Skyfall, Judi Dench ha annunciato che interpreterà la parte di Philomena Lee nell’omonimo film di Stephen Fears.

L’attrice vestirà i panni di una donna che dedica 50 anni della sua vita alla ricerca del figlio che fu costretta ad abbandonare appena nato. Le riprese inizieranno a Novembre in Irlanda, Inghilterra e Stati Uniti. Il film è tratto dal libro del 2009 The Lost Child of Philomena Lee: A Mother, Her Son and a 50 Year Search, scritto dal corrispondente della BBC Martin Sixsmith che aiutò la Lee nella sua ricerca e che avrà il volto di Steve Coogan. Judi Dench ha già lavorato con Stephen Fears nella commedia del 2005 Mrs Henderson presenta.

Fonte: Guardian

 

Judi Dench e la Charlize Theron nel J. Edgar Hoover di Eastwood

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Judi Dench e la Charlize Theron nel J. Edgar Hoover di Eastwood

Clint Eastwood a annunciato che Judi Dench è entrata a far parte del cast del suo nuovo film J. Edgar dedicato alla controversa figura del primo direttore del FBI Hoover. Oltre alla Dench sembrerebbe anche vicinissima all’ufficialità anche la Theron.

Rispondendo a una domanda sulla possibile presenza di Charlize Theron nel suo film, Eastwood ha risposto sorridendo “Pensiamo che sarà dei nostri. La presenza nel cast di Judi Dench è invece sicura”. Per ora nulla si sa sul ruolo che avrà nel film la Dench storica compagna d’avventure di James Bond.  Oltre all’attrice inglese nel cast cin sono confermatissimi: nel ruolo del protagonista principale J.Edgar Hoover  Leonardo DiCaprio, mentre quello del suo assistente e amante segreto Clyde Tolson  il giovane Armie Hammer (The Social Network fratelli gemelli Winklevoss). L’australiano Damon Herriman sarà invece Bruno Hauptmann, l’uomo accusato del rapimento del figlio dell’aviatore Charles Lindbergh nel 1932. Charlize Theron, dovrebbe vestire invece i panni di Helen Gandy, impiegata del Ministero della Giustizia diventata poi segretaria personale di Hoover. L’inizio delle riprese del film è previsto per il prossimo mese di febbraio.

Jude Law: 10 cose che forse non sai sull’attore

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Jude Law: 10 cose che forse non sai sull’attore

Jude Law è uno di quegli attori che ha fatto la storia del cinema recente grazie alle sue interpretazioni, alla sua grazia e anche ad una certa dose di fascino innato. L’attore ha iniziato a lavorare da ragazzo e non si è mai più fermato. Ha lavorato con i più grandi, ha sperimentato varie professioni del cinema e continua ad ammaliare milioni di persone in tutto il mondo. Ecco dieci cose da sapere su Jude Law.

Jude Law: i suoi film e le serie TV

1. HaI film e la carriera. La carriera dell’attore è iniziata nel 1989, debuttando nel mondo della recitazione con il film The Tailor of Gloucester. In seguito, lavora in Gattaca – La porta dell’universo (1997), eXistenZ (1999), Il talento di Mr. Ripley (1999), A.I. – Intelligenza artificiale (2001), Era mio padre (2002), Ritorno a Cold Mountain (2003), Alfie (2004) e Closer (2004). Successivamente, appare nei film The Aviator (2004), Tutti gli uomini del re (2006), L’amore non va in vacanza (2006), Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo (2009), Sherlock Holmes (2009), Contagion (2011), Hugo Cabret (2011) e Sherlock Holmes – Gioco di ombre (2011). Tra i suoi ultimi film vi sono Anna Karenina (2012), Effetti collaterali (2013), Grand Budapest Hotel (2014), Spy (2015), Genius (2016), Animali fantastici – I crimini di Grindelwald (2018), Vox Lux (2018), Captain Marvel (2019), Un giorno di pioggia a New York (2019), Animali Fantastici – I segreti di Silente (2022), Peter Pan & Wendy (2023) e The Order (2024). Ha poi interpretato il protagonista nella serie The Young Pope (2016) e nel suo sequel The New Pope, sempre diretto da Paolo Sorrentino. Nello stesso hanno è stato il protagonista della serie tv Sky Original The Third Day.

2. È anche doppiatore, produttore e regista. Nel corso della sua lunga carriera, Law non ha svolto solo la professione di attore, ma ha anche vestito i panni, per esempio, del doppiatore, prestando la propria voce per i film Lemony Snicket – Una serie di sfortunati eventi (2004), Le 5 leggende (2012) e la serie Neo Yokio (2017). Inoltre, è stato produttore dei film Sky Captain and the World of Tomorrow (2004), Sleuth – Gli insospettabili (2007) e Vox Lux, oltre che della serie The Young Pope. In quanto regista, invece, ha diretto il segmento Bird in the Hand, A del film Tube Tales (1999) e un episodio della serie Do Not Disturb (2019).

Jude Law è Watson in Sherlock Holmes

3. Non è stata la prima scelta. Per il personaggio di Watson, in origine erano stati contattati gli attori Colin Farrell e Sam Worthington. In seguito, però, si è deciso di optare per Jude Law, che ha così ottenuto il ruolo e si è dimostrato la perfetta spalla di Robert Downey Jr.. Law si è poi dedicato anima e corpo al personaggio, decidendo di cimentarsi personalmente in molti degli stunt previsti per il Watson.

robert downey jr.

Jude Law in Anna Karenina

4. Ha interpretato un ruolo chiave. Nel 2012 Law ha ricoperto il ruolo di Alexei Alexandrovich Karenin, statista di alto livello e marito di Anna, nel film Anna Karenina. L’assumere questo ruolo ha per lui comportato una trasformazione fisica che ha richiesto l’uso di protesi, rendendo Law quasi irriconoscibile. “Abbiamo pensato che, per un uomo che viveva nella sua testa, avremmo voluto attirare l’attenzione sulla sua testa, quindi abbiamo avuto l’idea di arretrare l’attaccatura dei capelli e di concentrarci sul viso”, ha detto l’attore.

Jude Law in Closer

5. Non ha giudicato la natura del suo personaggio. Nel film Closer, Law ha interpretato Daniel “Dan” Woolf, protagonista insieme agli altri tre personaggi principali di un feroce racconto sulle relazioni sentimentali. Parlando di loro, Law ha affermato: “Non credo che siano spietati. Quello che si sottovaluta è ciò che non si vede. È una versione condensata di quattro anni di vita di queste persone. Tra questi momenti di innamoramento e separazione, c’è un sacco di felicità e gioia, come tutti noi sperimentiamo, e non si può sottovalutare. È un’amalgama dei momenti più alti, dei drammi della vita“.

Jude Law è Albus Silente in Animali fantastici

6. Si è fatto avanti personalmente. L’attore sapeva che la produzione del film stava cercando l’attore giusto per il ruolo di Silente in Animali fantastici – I crimini di Grindelwald e si è così proposto per la parte, riuscendo poi effettivamente ad ottenerla. Per aiutarlo a prepararsi per il ruolo di Silente, J. K. Rowling, l’autrice della saga di Harry Potter, ha dato all’attore dei dettagli estremamente segreti sul suo personaggio durante un incontro di due ore e mezzo tra i due, durante il quale gli fu permesso di porre tutte le domande che voleva.

Animali Fantastici- I Segreti di Silente recensione

Jude Law non è Instagram

7. Non possiede un profilo sul social network. L’attrice ha in più occasioni dichiarato di non essere una grande fan dei social network, dove troppo spesso la vita privata si mescola con quella pubblica. Proprio per perseguire il desiderio di non condividere troppo di sé, ha deciso di non possedere alcun account ufficiale sul social Instagram né su altri social. Si possono tuttavia ritrovare alcune fan page grazie alle quali sarà possibile rimanere aggiornati sui suoi progetti.

Jude Law: la moglie Philipa Coan e i figli

8. È attualmente sposato, ma ha un matrimonio alle spalle. L’attore si è sposato per la prima volta nel 1997 con l’attrice Sadie Frost, conosciuta sul set del film Shopping nel 1994. Tuttavia, dopo cinque anni di matrimonio, la coppia si è separata nel 2003. Il secondo matrimonio è, invece, avvenuto di recente, nell’aprile 2019: l’attore ha sposato la psicologa Philipa Coan, più giovane di quattordici anni, con cui si frequentava dal 2016.

9. È padre di sei figli. Dal matrimonio con Sadie Frost, l’attore è diventato padre di tre figli, Rafferty (nato nel 1996), Iris (nata nel 2000) e Rudy (nato nel 2002). Nel 2009, l’attore è diventato padre per la quarta volta di Sophia, una bambina nata dalla relazione avuta con la modella Samantha Burke nel 2008. In seguito, è diventato padre per la quinta ed ultima volta nel 2015 con la nascita di Ada, figlia avuta dall’unione con la cantante Catherine Harding. È poi diventato padre per la sesta volta, con la moglie Philipa Coan.

Jude Law: età e altezza

10. Jude Law è nato il 29 dicembre del 1972 a Lewisham, Londra, e la sua altezza complessiva corrisponde a 178 centimetri.

Fonti: IMDb, Indipendent, Daily Mail

Jude Law: “Non volevo che il mondo mi vedesse come Superman”

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Jude Law: “Non volevo che il mondo mi vedesse come Superman”

Nel 2002, J.J. Abrams aveva scritto la sceneggiatura di un nuovo film dedicato a Superman, che avrebbe dovuto vedere Brett Ratner dietro la macchina da presa. Il film non è stato mai realizzato, ma la prima scelta di Ratner per il ruolo di Superman/Clark Kent fu, all’epoca, Jude Law. Adesso, a diversi anni di distanza, l’attore ha rivelato, in un’intervista con MTV, perché riufiutò la parte:

“All’epoca non volevo. Non volevo passare per il resto della mia vita come quello che aveva interpretato Superman”.

L’attore ha anche dichiarato di essersi sottoposto ad alcune prove costume, ma soltanto perché era un fan del fumetto. Dopo averlo indossato, si è guardato allo specchio e ha pensato: “No, il mondo non mi vedrà mai così”.

Di seguito il video dell’intervista:

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Fonte

Jude Law: “Non distribuire il nuovo film di Woody Allen è vergognoso”

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Vicende giudiziarie risolte ma riportate alla luce in seguito alle iniziative del movimento #MeToo, unite alle accuse di familiari circa presunte violenze su minori, stanno bloccando la distribuzione del nuovo film di Woody Allen, A Rainy Day In New York e – in molti modi – rovinando quella che potrebbe essere la fase finale della carriera del regista.

Molti dei suoi passati collaboratori, fra cui Diane Keaton e Alec Baldwin, si sono schierati dalla parte del newyorkese, altri gli hanno metaforicamente voltato le spalle (vedi Timothee Chalamet, Rebecca Hall e Greta Gerwig), e a questi si è aggiunta anche la voce di Jude Law, uno dei protagonisti della pellicola che il pubblico rischia di non vedere mai.

L’attore ha così commentato lo stato delle cose intorno al futuro di Allen in un’intervista con il New York Times: “Non distribuire A Rainy Day in New York sarebbe una vergogna terribile e un peccato. Per le persone che ci hanno lavorato e investito molto, ovviamente Allen incluso […] A dire il vero non volevo essere coinvolto in questa polemica, come non credo sia mio compito commentare, perché si tratta di una situazione troppo delicata. Penso sia stato detto e scritto abbastanza e rimane una questione privata. Non so se lavorerei con lui ancora, dovrei valutare con attenzione“.

A quanto pare la cancellazione del film sembra ufficiale, con Amazon che ha infatti confermato che l’opera non verrà distribuita né in sala né in streaming, sebbene sia pronta dallo scorso autunno. Il film, con un cast clamoroso che va da Elle Fanning a Jude Law, da Timothée Chalamet a Selena Gomez, è stato ritenuto troppo rischioso visti gli argomenti trattati. La trama, infatti, ruota attorno alla relazione sessuale di un uomo di 44 anni con una ragazza di 15. Troppo facile ricondurre la vicenda al movimento #metoo fondato da Ronan Farrow e di cui Allen è stato il diretto protagonista viste le accuse di violenza sulla figliastra Dylan di circa 25 anni fa.

Solo pochi mesi fa fa c’erano stati dei rumors che volevano un blocco immediato di tutte le pre-produzioni dei numerosi progetti di Woody Allen, ma pochi pensavano che questo stop avrebbe coinvolto anche un film già pronto all’uscita. Alcuni ora ipotizzano che Amazon abbia intercettato un flop finanziario nel distribuire il film, considerando anche che le ultime opere di Allen non hanno riscosso molto favore al botteghino. Il fatto certo è che A Rainy Day in New York è un film oggi concluso quindi c’è ancora la speranza che un distributore si faccia avanti e corra il rischio di portalo in sala (o in rete), magari tra qualche mese quando le polemiche si saranno sgonfiate.

Fonte: New York Times

Jude Law testimonial per Johnnie Walker nel corto The Gentleman’s Wager

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Johnnie Walker, marchio leader nel produrre Scotch Whisky ha annunciato oggi che l’attore Jude Law sarà  testimonial e protagonista nel cortometraggio intitolato Wager del Gentleman. Diretto da Jake Scott e interpretato anche da attore italiano Giancarlo Giannini, il film racconta la storia di una scommessa tra due uomini per personale interesse e alla ricerca di una rara e reale esperienza.

http://youtu.be/g3nwaRsbpZI

Il corto sarà rilasciato a livello mondiale il 30 Luglio 2014 ed è stato girato nelle Isole Vergini nei Caraibi e a Londra.

L’attore ha commentato la cosa dicendo: “Il film parla di miglioramento e progresso e questo è qualcosa che cerco di fare nel mio lavoro e nella mia vita. Ho dovuto imparare nuove cose per girare questo film, e combinato ai posto che abbiamo visitato per girare e al lavoro con Jake e un attore come Giancarlo a reso il tutto un’esperienza rarissima.”

Jude Law svela di aver quasi accettato il ruolo di Superman: “Ho scelto di non farlo'”

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Molti attori si sono avvicinati al ruolo di Superman nel corso degli anni e l’attore britannico Jude Law è stato uno di questi. Law era infatti stato contattato per interpretare il supereroe in Superman: Flyby, il film scritto da J. J. Abrams che si proponeva di offrire una nuova versione della storia delle origini dell’Uomo d’Acciaio. Krypton avrebbe avuto un ruolo importante, con Lex Luthor agente governativo ossessionato dagli UFO e Lois Lane intenzionata a smascherarlo.

Secondo quanto trapelato, in quel film Superman avrebbe dovuto scontrarsi con un gruppo di kryptoniani malvagi, per poi morire ed essere inviato nel paradiso kryptoniano per incontrare suo padre, Jor-El, prima di essere resuscitato. Come ci si aspetterebbe, Kal-El sarebbe tornato per salvare la situazione, solo per un finale a rischio che lo vedeva tornare sul suo pianeta natale. In una nuova intervista con The Playlist, Jude Law – poi unitosi ai franchise di Captain Marvel e Animali fantastici – ha rivelato i motivi per cui il suo coinvolgimento non è andato in porto.

C’è stato un processo di flirt con l’iconico personaggio della DC Comics“, ricorda Law. “E io ho sempre resistito perché mi sentivo come fuori luogo. E so che si può dire: “Beh, ma tu hai interpretato Yonn-Rogg e Silente!”. Ma quello mi sembrava un passo troppo lungo“. “Ed è stato quando Brett Ratner stava per dirigere, credo. E non avevano una sceneggiatura, se ricordo bene. Avevano una sceneggiatura? Non ricordo di averne letta una. È passato molto tempo. Mi portarono il vestito. Pensavano: ‘Questo potrebbe farti cambiare idea’“.

Jude Law ha dunque confermato di essere addirittura arrivato a provare il costume, che sembra fosse solo un prototipo. “Non era come il costume di Reeve. Era una specie di costume più metallico. Comunque, l’ho provato e mi sono guardato allo specchio e una parte di me all’inizio pensava: ‘Wow, sarebbe una bella cosa’, e poi ho pensato: ‘No, non puoi… non puoi farlo’. Non puoi”. E non mi sono venduto a me stesso“, ammette Law. “Mi sono allontanato e il film non è mai stato realizzato. Quindi forse non sarebbe servito a nulla se avessi accettato“.

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Jude Law in una scena di Captain Marvel

Superman tornerà al cinema con la regia di James Gunn

Superman, scritto e diretto da James Gunn, non sarà un’altra storia sulle origini, ma il Clark Kent che incontriamo per la prima volta qui sarà un “giovane reporter” a Metropolis. Si prevede che abbia già incontrato Lois Lane e, potenzialmente, i suoi compagni eroi (Gunn ha detto che esistono già in questo mondo e che l’Uomo di domani non è il primo metaumano del DCU). Il casting ha portato alla scelta degli attori David Corenswet e Rachel Brosnahan come Clark Kent/Superman e Lois Lane.

Nel cast anche Isabela Merced, Edi Gathegi, Anthony Carrigan, Nicholas HoultNathan Fillion. Sean Gunn, María Gabriela de Faría, Terence Rosemore, Wendell Pierce, Sara Sampaio, Anthony Carrigan, Pruitt Taylor Vince completano il cast.

Il film è stato anche descritto come una “storia delle origini sul posto di lavoro“, suggerendo che una buona parte del film si concentrerà sull’identità civile di Superman, Clark Kent, che è un giornalista del Daily Planet. Secondo quanto riferito, Gunn ha consegnato la prima bozza della sua sceneggiatura prima dello sciopero degli sceneggiatori, ma ciò non significa che la produzione non subirà alcun impatto in futuro.

“Superman è il vero fondamento della nostra visione creativa per l’Universo DC. Non solo Superman è una parte iconica della tradizione DC, ma è anche uno dei personaggi preferiti dai lettori di fumetti, dagli spettatori dei film precedenti e dai fan di tutto il mondo”, ha detto Gunn durante l’annuncio della lista DCU. “Non vedo l’ora di presentare la nostra versione di Superman, che il pubblico potrà seguire e conoscere attraverso film, animazione e giochi”.

Il film uscirà nelle sale l’11 luglio 2025.

Jude Law su Silente: “Il mondo è pronto per un’icona gay per bambini”

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L’iconico personaggio di Albus Silente è stato ripreso, nella sua versione più “giovane”, da Jude Law in Animali Fantastici: I Crimini Di Grindelwald, seconda avventura del nuovo franchise creato da J.K.Rowling. E proprio questo salto nel passato ha permesso alla scrittrice di approfondire aspetti della storia del mago appena accennati nei romanzi di Harry Potter, come il suo orientamento sessuale e il rapporto che lo legava a Gellert Grindelwald.

Sull’argomento è tornato anche l’attore, spiegando in un’intervista con il New York Times che “Il mondo è pronto per un’icona gay per bambini come Silente, e se non lo è ancora, beh dovrebbe esserlo“.

Mettiamola così: questo film non parla della sua omosessualità, né definisce la sua sessualità” continua Law, “ma sappiamo che la relazione con Grindelwald è sicuramente un elemento determinante del film e dice molto della storia. Inoltre, non penso che Silente sia qualcuno che ha donato il suo cuore o la sua anima a molte persone…Così le conseguenze del loro rapporto lo hanno fatto vacillare e l’hanno spinto a congelare i suoi sentimenti. Nessuno finora è riuscito a riscaldarlo completamente…

Animali Fantastici: I Crimini di Grindelwald, gli “errori” di continuity con Harry Potter

Animali Fantastici: I Crimini di Grindelwald è la seconda delle cinque nuove avventure del Wizarding World di J.K. Rowling.

Alla fine del primo film, il potente Mago Oscuro Gellert Grindelwald, viene catturato dal MACUSA (Il Magico Congresso degli Stati Uniti d’America), con l’aiuto di Newt Scamander. Tuttavia, come aveva minacciato di fare, Grindelwald riesce a fuggire dalla detenzione e inizia a radunare i suoi seguaci, la maggior parte dei quali ignari delle sue vere intenzioni: riunire dei maghi purosangue per governare su tutti gli esseri non-magici.

Nel tentativo di contrastare i piani di Grindelwald, Albus Silente recluta il suo ex studente Newt Scamander, che accetterà di aiutarlo, inconsapevole dei pericoli che si troveranno ad affrontare. Si creeranno divisioni, l’amore e la lealtà verranno messi a dura prova anche tra gli amici più stretti e in famiglia, in un mondo magico sempre più minaccioso e diviso.

Il film presenta un cast corale guidato da Eddie RedmayneKatherine WaterstonDan FoglerAlison SudolEzra Miller, con Jude Law e Johnny Depp. Fanno parte del cast anche Zoë Kravitz, Callum Turner, Claudia Kim, William Nadylam, Kevin Guthrie, Carmen Ejogo e Poppy Corby-Tuech.

Animali Fantastici: I Crimini di Grindelwald è diretto da David Yates, tratto da una sceneggiatura di J.K. Rowling, e prodotto da David Heyman, J.K. Rowling, Steve Kloves e Lionel Wigram.

Il film è arrivato nelle nostre sale lo scorso 15 novembre 2018, distribuito in 2D e 3D nei cinema selezionati e IMAX dalla Warner Bros. Pictures, una società della Warner Bros. Entertainment Company.

Animali Fantastici: I Crimini di Grindelwald, le nostre interviste al cast

Fonte: New York Times

Jude Law su Il Mago del Cremlino: “Non temevo ripercussioni” per il ruolo di Putin

Jude Law non ha avuto remore nell’interpretare lo spietato leader russo Vladimir Putin nel thriller politico di Olivier Assayas Il Mago del Cremlino (leggi qui la nostra recensione dal Festival di Venezia). “Spero di non sembrare ingenuo, ma non temevo ripercussioni. Mi sentivo sicuro, nelle mani di Olivier e della sceneggiatura, che questa storia sarebbe stata raccontata in modo intelligente, con sfumature e considerazioni”, ha detto Jude Law alla conferenza stampa ufficiale del film a Venezia. “Non cercavamo polemiche fine a se stesse. È un personaggio in una storia più ampia. Non stavamo cercando di definire nulla su nessuno”.

Jude Law ha modificato il suo aspetto fisico, ma ha scelto deliberatamente di usare la propria voce, piuttosto che indossare un forte accento russo, per incarnare il giovane Putin. “Olivier e io abbiamo discusso che questo non doveva essere un’interpretazione di Putin, e lui non voleva che mi nascondessi dietro una maschera di protesi. Abbiamo lavorato con un team di truccatori e parrucchieri straordinario e abbiamo avuto come riferimento quel periodo della vita di Putin. Abbiamo cercato di trovare una familiarità in me”, ha detto Law. “È incredibile cosa può fare una buona parrucca”.

Di cosa parla Il Mago del cremlino con Jude Law

Tratto dall’omonimo best seller di Giuliano da Empoli del 2022, Il Mago del Cremlino è un racconto immaginario dell’ascesa al potere di Putin (Jude Law) nel caos post-sovietico e del suo rapporto con lo spin doctor Vadim Baranov (Paul Dano). Sebbene quest’ultimo non sia una persona reale, è ispirato a Vladislav Sourkov, un vero e proprio “facilitatore” a cui è stato attribuito un ruolo chiave nella definizione della personalità e dello stile di leadership autoritario di Putin. Alicia Vikander, Tom Sturridge e Jeffrey Wright, tutti presenti alla conferenza stampa, completano il cast.

GUARDA ANCHE: Venezia 82, le foto dal red carpet di Il Mago del Cremlino

La nostra recensione di Il Mago del Cremlino

Jude Law sarà il cattivo nel King Arthur di Guy Ritchie

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Guy RitchieContinua il casting dell’atteso nuovo epico adattamento di King Arthur che questa volta vedrà in cabina di regia Guy Richtie, l’acclamato regista di Sherlock Holmes con Robert Downey Jr. Ebbene oggi Variety rivela che Jude Law interpreterà il ruolo del cattivo senza nome nel nuovo adattamento sul noto personaggio Ré Artù. Inoltre il noto sito rivela che l’attore Idris Alba non è più coinvolgo in quel che è stato definito un franchise diviso in ben sei capitoli.

Jude Law dunque ritorna a lavorare con Guy Ritchie per cui ha interpretato Watson nel franchise sopra citato. L’attore si unisce ai già confermati Charlie Hunnam (Re Artù) e  Astrid Berges-Frisbey (Ginevrà).

Scritto da Joby Harold (Awake, Edge of Tomorrow) il film si basa su una raccolta del 15esimo secolo intitolata Le Morte d’Arthur e sarà diretto da Guy Ritchie. Le riprese cominceranno a febbraio 2015, mentre l’uscita del film è prevista per il 22 luglio 2016, prodotto da  per la Warner Bros. Pictures e Village Roadshow.

Fonte: Variety

Jude Law sarà Capitan Uncino nel live action di Peter Pan

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Jude Law sarà Capitan Uncino nel live action di Peter Pan

Arriva da Variety la notizia che Jude Law è in trattative con i Walt Disney Studios per interpretare il ruolo di Capitan Uncino nell’annunciato live action di Peter Pan, il cui titolo ufficiale sarà Peter Pan and Wendy. Se le trattative dovessero andare a buon fine, Law raccoglierà l’eredità di attori quali Dustin Hoffman, Jason Isaacs e Hugh Jackman, che prima di lui avevano interpretato il celebre antagonista al cinema.

Secondo un rumor emerso diversi mesi fa, inizialmente la Disney aveva offerto la parte a Joaquin Phoenix: ad oggi non sappiamo se l’attore premio Oscar per Joker abbia davvero mai discusso con la Casa di Topolino del progetto. Come riportato da Justin Kroll su Twitter, prima che il ruolo venisse ufficialmente offerto a Law, pare che la multinazionale avesse considerato un altro attore per la parte, ossia Will Smith, che aveva già interpretato il Genio nel live action di Aladdin

Peter Pan and Wendy sarà diretto da David Lowery, già regista del live action de Il Drago Invisibile. L’esordiente Alexander Molony avrà il ruolo di Peter, mentre l’esordiente Ever Anderson sarà Wendy. La Anderson è la figlia di Milla Jovovich e del regista Paul W.S. Anderson, ed è apparsa brevemente in Resident Evil: The Final Chapter nei panni di una giovanissima Alice.

Peter Pan and Wendy dovrebbe arrivare al cinema: al contrario di quanto accaduto con Lilli e il Vagabondo, dunque, non sarà destinato a Disney+. Il film d’animazione originale, prodotto da Walt Disney e basato sull’opera teatrale “Peter e Wendy” di J. M. Barrie, è il 14° Classico Disney e venne distribuito nei cinema americani il 5 febbraio 1953.

Jude Law tra cinema e tv

L’ultima volta che abbiamo visto Jude Law nelle nostre sale è stato con Captain Marvel, in cui ha interpretato il ruolo di Yon-Rogg, e in Un Giorno di Pioggia a New York, l’ultimo film di Woody Allen in cui ha recitato al fianco di Timothée Chalamet e Elle Fanning. Quest’anno l’attore è stato protagonista di The New Pope, la serie sequel di The Young Pope, creata e diretta ancora una volta da Paolo Sorrentino.

Jude Law protagonista di The Young Pope, la serie di Paolo Sorrentino

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Sarà Jude Law il protagonista di The Young Pope, la serie tv targata Sky, HBO e Canal + diretta da Paolo Sarrentino. L’attore interpreterà un pontefice immaginario, duro e conservatore nella prima incursione nella televisione del regista premio Oscar per La Grande Bellezza.

Lo show sarà composto da otto episodi della durata di 50 minuti ciascuno, mentre le riprese partiranno quest’estate.