Guarda il Trailer italiano del film
il del film Il Paradiso per
Davvero, diretto da Randall
Wallace. Tratto da un’incredibile storia vera, il film uscirà nelle
sale il prossimo 10
luglio.
Tratto
dall’omonimo best-seller che ha ottenuto la prima posizione nella
classifica del New York Times , Il Paradiso per
Davvero porta sullo schermo una storia vera che ha
commosso milioni di persone in tutto il mondo: la straordinaria
esperienza che ha cambiato la vita di un bambino e la decisione
coraggiosa di suo padre di condividerla con tutti.
Candidato all’Oscar® e vincitore
dell’Emmy ®Award, Greg Kinnear (Qualcosa è
cambiato, Little Miss Sunshine) interpreta Todd
Burpo, imprenditore di una piccola città, vigile del fuoco
volontario e pastore, che cerca di andare avanti in un anno
difficile per la sua famiglia. Dopo che suo figlio Colton
(interpretato da Connor Corum al suo debutto cinematografico) è
stato ricoverato in ospedale per un intervento chirurgico
d’urgenza, Todd e sua moglie Sonja (Kelly Reilly, Volo, Sherlock
Holmes) sono felici per la sua guarigione miracolosa.
Ma sono del tutto impreparati a ciò
che succede dopo. Colton inizia a descrivere nei particolari il suo
incredibile viaggio verso il cielo.
Mentre Colton racconta con
innocenza dettagli che non poteva conoscere, il padre Todd si trova
a scontrarsi contro un muro di mistero e dubbio, finché non riesce
a ritrovare la speranza, la fede e la forza di andare avanti.
TriStar Pictures
presenta Il Paradiso per Davvero, diretto da Randall
Wallace, lo scrittore candidato all’Oscar ®
per Braveheart- Cuore impavido. La sceneggiatura
è di Randall Wallace e Christopher Parker, basata sul libro di Todd
Burpo e Lynn Vincent. Il film è prodotto da Joe Roth e TD Jakes e i
produttori esecutivi sono Sue Baden-Powell, Sam Mercer e Derrick
Williams. Insieme a Kinnear, Reilly e Corum,fanno parte del cast
Margo Martindale (Justified, I segreti di Osage County),
Thomas Haden Church(Sideways – In viaggio con Jack, La mia vita
è uno zoo) vincitore dell’Emmy ® Award e candidato all’Oscar
®. Le musiche sono di Nick Glennie-Smith. Fanno parte del team
anche il direttore della fotografia Dean Semler (Balla coi
lupi, Mad Max: The Road Warrior, Apocalypto) membro
dell’Australian
Cinematographers Society (ACS) e
dell’American
Society of Cinematographers (ASC),
vincitore dell’Oscar®, lo scenografo Arv Greywal (Lars e una
ragazza tutta sua), il montatore John
Wright (Apocalypto, Speed), membro
dell’ AmericanCinema Editors, due
volte vincitore del BAFTA Award e il costumista Michael T. Boyd
(Segreteria, We Were Soldiers – Fino all’ultimo uomo).
Durata del film: 100 minuti
Un primo assaggio
dello strampalato universo di Benjamin Malaussène, protagonista de
Il Paradiso degli Orchi, il nuovo film di
Nicolas Bary tratto dal primo libro della fortunata saga di
Monsieur Malaussène di Daniel Pennac.
Professione bizzarra quella di
Malaussène: è il capro espiatorio dei grandi magazzini di Parigi. E
quando il centro commerciale diventa oggetto di attentati
dinamitardi, il sospettato numero 1 è proprio lui. Sarà questa la
prima occasione in cui Benjamin cercherà di provare la sua
innocenza e trovare il vero colpevole, supportato dall’amata zia
Julie e dalla tribù di fratelli.
Nel cast Raphael Personnaz,
Bérénice Bejo, Emir Kusturica, Guillaume De Tonquédec. L’uscita
del film in Italia è prevista ad ottobre.
Il Paradiso degli
orchi di Nicolas Bary è
stato presentato al Festival Internazionale del Film di
Roma 2013 nella categoria “fuori concorso”.
Benjamin Malaussène (Raphael
Personnaz) di professione fa il capro espiatorio. Lavora
ai grandi magazzini e si prende tutti i rimproveri dall’ufficio
reclami, con la speranza che il cliente, dopo un acquisto non
andato a buon fine, si impietosisca e non sporga denuncia. Vive con
una bizzarra famiglia di fratellastri e sorellastre a cui deve
badare. Una donna dai capelli rossi, zia Julia (Bérénice
Bejo) e una serie di incidenti…esplosivi sul luogo di
lavoro, lo porteranno ad essere l’indiziato numero 1 di una serie
di omicidi, tanto per aggiungere un tocco in più ad una vita già
abbastanza complicata.
Tratto dall’omonimo libro
appartenente al cosiddetto ciclo
di Malaussène, scritto da Daniel
Pennac, Il Paradiso degli
orchisi impegna a conservare le atmosfere
del romanzo e lo fa parlare con le immagini. Pur con le dovute
modifiche d’adattamento, specie nel numero dei personaggi,
l’intenzione di voler rimanere fedeli all’alone generale che
circonda il libro di Pennac è chiara.
È difficile non amare il
personaggio di Malaussène. Un capro espiatorio sul lavoro e anche,
non volendo, nella vita: per quanto possa impegnarsi, è sempre
colpa sua. Il montaggio del film è frenetico, instancabile, come a
sottolineare che per il protagonista non c’è mai pace. Tranne
in alcuni momenti, attimi di tregua dove tutto diventa diverso. I
racconti inventati che offre ai suoi fratellastri ne sono un
esempio, evasione dalla realtà per toccare le vette della fantasia.
E in questi momenti si può essere qualunque cosa, dall’eroe senza
macchia e senza paura, all’inventore di storie, fino ad arrivare a
interloquire con una giraffa che prende vita.
Una commedia divertente e
umoristica, tra dialoghi frizzanti e un ritmo rapidissimo. Il tutto
rinchiuso in una cornice che avvolge uno scenario vivace e
colorato. C’è un odore di leggerezza che permane durante tutto il
film, appena un gradino sotto il confine tra realtà e fantasia.
Menzione speciale per il personaggio
di Stojil, interpretato da Emir
Kusturica. Esce domani 14 Novembre
nelle sale italiane.
La nostra foto gallery del Festival:
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Le combinazioni vincenti non sono
dettate dalla loro natura di affinità e questo Alexander Payne lo
ha capito da sempre. La bellezza non è data dalla felicità, e forse
la perfezione dei suoi film scaturisce da abbinamenti opposti e
complementari: la spensieratezza della California con la
consapevolezza amara vissuta da Paul Giamatti, e ancora l’esotismo delle Hawaii
con il dramma di George Clooney.
In Il Paese delle Spose
Infelici Zazà e Veleno sono due ragazzini, amici per la
pelle, ma molto diversi per famiglia e condizione. Figlio di medio
borghesi Veleno, con un futuro e prospettive, e soprattutto dei
genitori che lo seguono, figlio della strada invece Zazà, orfano
che vive con un fratello delinquente e con una sola via di fuga dal
degrado della periferia tarantina: il calcio. L’arrivo di Annalisa
nelle loro vite crea aspettative e tensioni, ma anche attimi di
pura estasi in cui i due maldestri amici riesacono ad assaporare un
po’ di felicità, riuscendo a sfuggire per poco al loro destino
segnato.
Il Paese delle Spose
Infelici si rivela un prodotto strana, atipico e difficile
da classificare. Sembra il classico film italiano che racconta il
malessere giovanile, ma la presenza di questa figura femminile,
sorta di Malena alla Tornatore, ma meno patinata, introduce un velo
di mistero, quasi un’evasione dalla realtà per rifugiarsi in un
sogno di bellezza e dolcezza, cose che per i due ragazzini sembrano
impossibili da trovare nella vita vera.
Il Paese delle Spose Infelici, il film
Il racconto procede da lontano,
senza creare una vera e propria empatia con lo spettatore,
mostrando il calore e l’arsuro, la vittoria e la violenza, la
possibilità di riscatto da una vita dura e ingiusta, possibilità
che puntualmente sfugge a chi, come Zazà, è cresciuto in un
ambiente malato. I giovani protagonisti Luca
Schipani e Nicolas Orzella hanno
quell’aspetto ruvido, di chi vuole atteggiarsi a uomo, ma con gli
occhi colmi di stupore e dolcezza. I loro personaggi sono avidi di
immagini e di corpi e la bella Annalisa (Aylin Prandi),
l’apparizione volante che piomba nelle loro vite, rappresenta
l’incarnazione dei loro desideri, la sposa infelici che loro in
qualche modo desiderano curare.
Il titolo stesso del film
Il Paese delle Spose Infelici, rimanda però a
qualcosa di più del singolo caso di Annalisa, non è solo lei la
sposa infelice, ma forse tutte quelle donne la cui vita si svolge
in quell’ambiente ricco solo di miseria droga e inquinamento. La
sposa infelice diventa quindi una metafora del malessere di una
terra che non riesce a guarire, malata dalle fondamenta, incapace
di accogliere nel sue grembo speranze e sogni di giovani
uomini.
Il sono concluse oggi le riprese
del film “Il Paese dei Jeans d’agosto”, opera
prima di Simona Bosco Ruggeri. Il
lungometraggio, girato interamente
in Campania – precisamente
nel Vallo di Diano e a Montesano –
è prodotto da Akita Film con Maremosso, Adler Entertainment e
Minerva Pictures.
L’opera indaga la quotidianità di una piccola provincia italiana
dove ha luogo la super “postata”, quanto chiacchierata,
storia tra il sedicente influencer @IlCarlito e @LaRossetti, in
perenne attesa di un cambiamento che svolti in positivo la vita.
Carlo e Luisa sono disposti a tutto pur di perseguire i propri
obiettivi, e non avranno scrupoli nell’utilizzare a proprio
vantaggio la realtà fittizia dei social per raggiungerli.
Lina Siciliano (Luisa Rossetti), dopo i
premi e i riconoscimenti ottenuti con il ruolo drammatico
interpretato in “Una Femmina”, è la protagonista di questa commedia
con un personaggio originale e
divertente. Pasquale
Risiti (IlCarlito), conosciuto per le interpretazioni
nelle serie di successo come “Gomorra”, “Un medico in famiglia”,
“La Squadra”, e nel film “Non tutto è perduto”,
esordisce in questa occasione con un ruolo da protagonista. Il cast
si completa con attori amati dal pubblico come Enzo
Decaro (Guglielmo Rosetti), Rosalia
Porcaro (Agata Maria Rosaria
Landolfi), Nunzia Schiano (Pinuccia
Callegari), Ninni Bruschetta (Faluccio
Arato), Valerio Santoro (Don
Martino), Ludovica Coscione (Elena
Rosetti), Mimma Lovoi (La
Venezuelana), Franca
Abategiovanni (Tanina), AdrianoOcculto (Marvin)
e Manuela Morabito (Gloria).
“Un pesce grosso nell’acquario è piccolo nell’oceano e
l’Oceano ora è a portata di click – racconta con ironia
la regista, Simona Bosco
Ruggeri – Facebook, Instagram, TikTok,
Twitter: arene in cui gareggiare all’ultimo selfie. Like,
followers, trending, hashtags sono indici per misurare la propria
vita e il proprio valore. E se sei l’ultimo in classifica, è crisi.
E’questo il punto di vista della storia che racconteremo”.
“Crediamo molto in questo progetto- spiegano i
produttori Luca
Lucini e Paolo Zaninello
– siamo sicuri che ha gli ingredienti giusti per
regalare un gran bel film ad un pubblico
trasversale.La sceneggiatura ha il pregio di
utilizzare un linguaggio naturale, spontaneo e contemporaneo. Un
film coinvolgente, capace di parlare il linguaggio di generazioni
lontane fra loro e raccontare così una storia vicina a tutti noi,
al nostro mondo che cambia”.
La trama
Nel cortocircuito fra i Social e la
socialità di una piccola provincia un tempo isolata, adesso
fortemente “connessa”, ha luogo la tanto postata quanto
chiacchierata storia tra @IlCarlito e @LaRosetti. Il ventiseienne
Carlo, un tempo V.I.P., è ora un sedicente Influencer alla perenne
ricerca di soldi da trasformare in likes. La ventottenne Luisa, un
tempo promessa laureanda, è ora alla mercé del Paese in perenne
attesa che qualcosa le capiti. A Luisa capita Carlo, a @IlCarlito,
@LaRosetti: Lui piace ma non ha soldi, Lei ha soldi ma non piace.
Insieme puntano a tutto.
Quella di Il padrino è una delle
trilogie cinematografiche più conosciute e amate di sempre, vero e
proprio simbolo di un genere. Con tre film, questa affronta un arco
temporale di circa 96 anni, raccontando ascesa e declino della
famiglia Corleone, tra le più potenti in assoluto nella malavita di
New York. Il primo film, intitolato semplicemente Il
padrino, uscì al cinema nel 1972 per la regia di
Francis Ford Coppola, qui alle prese con il suo
primo grande lungometraggio dopo averne diretti alcuni a basso
costo. Nonostante i numerosi problemi produttivi, legati
principalmente a divergenze con i produttori sulla scelta del cast,
il film riuscì infine a prendere vita.
Il padrino si affermò da
subito come un successo straordinario, incassando nei soli Stati
Uniti ben 86 milioni di dollari, battendo dunque il record di
Via col vento che durava da oltre trent’anni. Anche la
critica lodò il film, definendolo il più bello incentrato sulle
losche attività della mafia e l’impatto culturale lasciato dal film
nell’immaginario collettivo rimarrà nella storia, con i numerosi
detti mafiosi e alcune scene chiave (come quella della testa di
cavallo, o la morte di Sonny) rimaste indelebili ancora oggi, a tal
punto da essere citate in numerose altre pellicole di successo
negli anni a venire.
Candidato a 10 premi Oscar, Il
padrino finì con il vincerne tre: miglior film, miglior
sceneggiatura non originale e miglior attore protagonista a
Marlon Brando, il quale però come noto rifiutò il
premio. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà
certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità
relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti
possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla
trama, al libro e al cast
di attori. Infine, si elencheranno anche le principali
piattaforme streaming contenenti il film nel
proprio catalogo.
Il padrino: la trama del film
La vicenda del film si svolge nella
New York a metà tra gli anni Quaranta e gli anni Cinquanta ed ha
per protagonista la famiglia di origine italo-americana Corleone,
la più potente nell’ambiente mafioso della città. Questa è
specializzata in attività come gioco d’azzardo, racket e
prostituzione e il tutto viene gestito dal patriarca Don
Vito. Grazie ai numerosi debitori di cui è circondato,
egli vanta un potere immenso, che gli ha permesso di ottenere
amicizie importanti tra i personaggi di spicco della società
newyorkese. Ormai anziano, però, Don Vito si sente in dovere di
scegliere un proprio successore.
Tra i pretendenti al suo posto vi
sono naturalmente i suoi figli, dall’iracondo
Sonny all’ingenuo Fredo, dal
figliastro Tom Hagen fino al riluttante
Michael. Quest’ultimo, mantenutosi sempre estraneo
alle attività criminali della famiglia, finisce a poco a poco per
esserne coinvolto in modo sempre più personale. Mentre la famiglia
cerca dunque di riassestarsi per confermare il proprio dominio, una
serie di scontri con altri clan mafiosi renderanno sempre più
delicata la situazione, sino a portare alla necessità di attuare
delle vendette non prive di ovvie conseguenze. Per i Corleone si
presentano dunque momenti molto difficili.
Il padrino: il libro da cui è
tratto il film
Come noto, il film è l’adattamento
dell’omonimo romanzo scritto da Mario Puzo e
pubblicato nel 1969. All’interno di questo si narrano le vicende di
una famiglia mafiosa di origini italiane. Il libro godé da subito
di una grandissima popolarità e introdusse una serie di
terminologie tipiche di quell’ambiente all’epoca ancora poco note.
Nel testo, per esempio, si può leggere la parola omertà
lasciata in italiano, divenuta da quel momento estremamente
popolare. Diviso in nove parti, il libro contiene una grande
quantità di eventi e personaggi, non tutti finiti nel primo film
della trilogia.
Molto di quanto non inserito in
questo, però, è stato poi ripreso per i successivi due sequel. In
particolare, i contenuti del romanzo formarono la base per i primi
due film, integrati da nuovo materiale, sceneggiato dall’autore
stesso, per parte del secondo e del terzo. Con il completamento
della trilogia, dunque, Puzo poté vedere compiersi il suo
appassionato racconto della famiglia Corleone. Nel 1984, infine,
Puzo pubblicò anche quello che è giudicato uno “spin-off”
de Il padrino, ovvero Il siciliano, dedicato al
bandito Salvatore Giuliano.
Il padrino: il cast del film
La composizione del cast di Il
padrino fu uno degli aspetti più complessi del film. Molti
attori non considerati desideravano infatti avere una parte, mentre
alcuni di quelli indicati da regista e produttori non volevano
assolutamente saperne nulla. Per il ruolo di Don Vito Corleone, ad
esempio, è noto che Orson Welles fece grande
pressione pur di ottenere la parte. Francis Ford
Coppola, grande fan di Welles, ha però dovuto rifiutare
l’offerta perché aveva già in mente Marlon Brando
per il ruolo e sentiva che Welles non sarebbe stato adatto. Brando,
però, notoriamente problematico, era visto con grande
preoccupazione dai produttori, che richiesero che l’attore firmasse
un contratto ricco di clausole da rispettare.
L’interpretazione di Brando è ancora
oggi considerata una delle migliori nella storia del cinema. Egli
si dedicò personalmente anche alla caratterizzazione del
personaggio, richiedendo di poter indossare uno speciale
apparecchio dentale che gli gonfiasse le guance, donandogli
l’aspetto di un bulldog. Per il personaggio di Michael Corleone,
invece, Coppola scelse l’allora quasi sconosciuto Al Pacino, in
quanto egli possedeva l’aspetto di un vero siciliano. Vi sono poi
James Caan nei panni di Sonny Corleone e
Robert Duvall in quelli di Tom Hagen, Diane Keaton è
Kay Adams, fidanzata di Michael, mentre John
Cazale è Fredo.
Il padrino: il trailer e dove
vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire di Il
padrino grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari
piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti
disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema,
Google Play, Apple iTunes, Now, Amazon Prime Video e Tim Vision. Per
vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà
noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale.
Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della
qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo
di lunedì 11 ottobre alle ore
21:00 sul canale Iris.
La Paramount ha affermato che un
quarto film della saga de Il Padrino è una possibilità. Negli ultimi
mesi si è tornato a parlare della celebre trilogia in seguito alla
notizia della distribuzione della Director’s Cut de Il Padrino – Parte III, che uscirà
alla fine del mese di dicembre con il titolo “Mario Puzo’s The
Godfather, Coda: The Death of Michael Corleone”. Secondo
Diane Keaton, a cui non era piaciuta la conclusione
originale della trilogia, il nuovo taglio ha migliorato
notevolmente il film.
Nel 1990, all’epoca della sua uscita
in sala, Il Padrino – Parte III è stato accolto in
maniera negativa rispetto ai primi due capitoli, da sempre
considerati due dei migliori film della storia del cienma. Francis Ford Coppola ha iniziato a lavorare
sulla Director’s Cut all’inizio di quest’anno, un lavoro più o meno
simile a quanto già fatto in passarto con Apocalypse Now
Redux. Secondo quanto riportato, la nuova versione del film
sarà corredata da un nuovo inizio, un nuovo finale e anche da una
serie di riprese alternative di alcune scene, oltre a nuovi spunti
musicali.
Adesso, in una
dichiarazione ufficialmente rilasciata al
New York Times, la Paramount Pictures ha affermato che un
quarto capitolo de Il Padrino è una possibilità. Lo studio ha
specificato che la decisione di dare o meno il via libera ad un
nuovo film dipenderà dall’arrivo nelle loro mani della “storia
giusta”. In passato, Coppola si era sempre dichiarato
contrario ad un nuovo eventuale capitolo. Tuttavia, la decisione
finale spetta comunque alla Paramount, in possesso dei diritti
sulla saga.
“Sebbene non ci siano piani
imminenti per un altro film nella saga de Il Padrino, dato il
potere duraturo della sua eredità, rimane una possibilità qualora
venisse fuori la storia giusta”, questa la dichiarazione
ufficiale della Paramount.
I progetti in cantiere legati alla saga de Il Padrino
Attualmente, ci sono diversi
progetti in lavorazione incentrati sul making of de
Il Padrino. Tra questi, figura anche Francis and The Godfather con Oscar Isaac e Jake Gyllenhaal, che racconterà proprio della
realizzazione del film e del conflittuale rapporto tra Coppola e il
produttore Robert Evans. Il film, che sarà diretto da Barry
Levinson, si concentrerà infatti sulle battaglie
leggendarie e selvagge che hanno portato alla realizzazione del
classico del 1972.
L’account Twitter di The Film
Stage ha diffuso un nuovo poster per Il
Padrino: Parte III director’s cut che rivela il nuovo
titolo del film. Si tratta di The Godfather Coda: The Death
of Michael Corleone. La trilogia del
Padrino di Francis Ford Coppola è
considerata uno dei più straordinari risultati cinematografici di
sempre,
tanto che è in lavorazione un film sul suo making of, anche se
molti ritengono che il terzo capitolo della serie sia il suo punto
più basso.
Nonostante le recensioni negative e
un’accoglienza molto tiepida da parte dei fan della serie,
Il Padrino: Parte III ha ricevuto 7 nomination
agli Oscar (ma non è riuscita a vincerne nessuno). Ora, 30 anni
dopo il suo primo arrivo, Coppola e Paramount Pictures
pubblicheranno una versione del film tutta decisa dal regista.
Tramite l’account Twitter di The Film Stage, è stato rivelato un
primo sguardo al poster del film e al suo nuovo titolo. The
Godfather Coda: The Death of Michael Corleone presenterà
un inizio e una fine completamente nuovi, che secondo Coppola
rappresentano una conclusione più appropriata per la serie. Il film
uscirà nelle sale USA a dicembre, seguita da una versione VOD e
Blu-Ray.
Il finale de Il
Padrino è uno dei più iconici nella storia del cinema, e
ha consolidato la reputazione di Francis Ford
Coppola come regista, oltre a preparare il terreno per gli
eventi de Il Padrino – Parte II. Basato sul
romanzo originale del 1969 di Mario Puzo,
Il Padrino è incentrato sulla famigerata famiglia
mafiosa dei Corleone di New York e inizia con Don Vito
Carleone, interpretato da Marlon Brando, e Michael
Corleone, interpretato da Al Pacino, il figlio integerrimo che non ha
alcun interesse per gli affari del padre. Tuttavia, alla fine del
film, Michael è diventato il capo dell’impero dei Corleone ed è
spietato proprio come suo padre, se non di più.
La trasformazione di Michael si
completa però solo nell’atto finale de Il Padrino.
Con una raffica di sangue, una fotografia mozzafiato, violenza e
dialoghi iconici, il finale soddisfa ogni aspettativa e, a dopo più
di 50 anni dalla sua uscita nelle sale, continua a rappresentare il
punto di riferimento per i finali cinematografici culminanti. A
testimonianza della sottigliezza della regia di Coppola e della
profondità della sceneggiatura di Puzo, il finale de Il
Padrino viene infatti ancora analizzato e sviscerato a
distanza di decenni dalla sua uscita. Ma soprattutto, i momenti
finali consacrano Michael come il prossimo Padrino e dimostrano che
ha pienamente accettato la sua nuova posizione di Don della mafia
senza compromessi.
Cosa succede alla fine de
Il Padrino
Il finale de Il
Padrino inizia dopo la morte di Vito Corleone nel comfort
del suo giardino. Prima della sua dipartita, tuttavia, Vito e
Michael, ora indiscusso boss della famiglia, avevano elaborato un
grande piano per eliminare tutti i loro nemici e consolidare
l’eredità dei Corleone per gli anni a venire. Il piano inizia il
giorno del battesimo del nipote e figlioccio di Michael. Michael
Corleone organizza l’eliminazione di diversi rivali della famiglia
nello stesso giorno, assicurando così il futuro dell’impero dei
Corleone e inviando un chiaro messaggio ai loro rivali. Il primo a
morire è Victor Stracci, capo della famiglia
Stracci, che Clemenza uccide in un ascensore.
Marlon Brando in Il padrino
Sebbene non sia la minaccia più
grande per la famiglia Corleone, Stracci è alleato con
Barzini, il principale rivale di Vito. La figura
intrappolata e uccisa nella porta girevole è un altro capo meno
importante delle Cinque Famiglie, Carmine Cueno.
Tuttavia, alla fine de Il Padrino Michael non ha
eliminato solo i gangster rivali. Si assicura anche che chiunque
abbia fatto del male alla famiglia Corleone venga rapidamente
punito. Insieme a Victor Stracci, Moe Greene viene
colpito all’occhio in un salone di massaggi. Era un ostacolo agli
interessi dei Corleone a Las Vegas e, cosa ancora più importante,
aveva aggredito fisicamente il fratello di Michael, Fredo
Corleone, in pubblico.
Un membro della cerchia ristretta di
Michael, Rocco Lampone, spara a Philip
Tattaglia mentre questi si diverte a letto con una
prostituta. La famiglia Tattaglia era responsabile dell’attentato
alla vita di Vito all’inizio del film, così Michael si assicura che
la vendetta sia servita anche a lui. Il futuro braccio destro di
Michael, Al Neri, indossa la sua vecchia uniforme
da poliziotto e uccide Emilio Barzini, il nemico
giurato della famiglia Corleone e la forza trainante dietro la
morte di Sonny. Dopo i festeggiamenti, Michael fa
infine uccidere Tessio e Carlo,
suo cognato, per i loro rispettivi tradimenti.
Come il finale de Il
Padrino mostra le differenze tra Vito e Michael
Il finale de Il
Padrino è senza dubbio iconico. Tuttavia, il motivo per
cui è così apprezzato non è dovuto alla violenza della malavita o
all’intricato schema machiavellico di Michael Corleone, ma alle
immagini e al simbolismo che lo caratterizzano. Il frequente
alternarsi di scene con immagini religiose e passaggi biblici e
atti di violenza brutale e mortale rende il famigerato montaggio
del “battesimo di sangue” intenzionalmente sconvolgente e consolida
il tipo di Don che Michael è diventato, senza lasciare spazio a
dubbi. Il figlio minore di Vito rinuncia al diavolo all’altare e
promette di proteggere suo nipote in nome di Cristo.
Contemporaneamente, una serie di omicidi viene compiuta in suo
nome.
Questa contrapposizione crea uno
sfondo di ipocrisia che troverà il suo compimento nell’ultima scena
de Il Padrino. Mentre Vito e Michael assumono
esattamente lo stesso ruolo di capo dell’organizzazione criminale
dei Corleone, la sequenza del battesimo getta una luce molto
diversa sul personaggio di Pacino rispetto a quella di suo padre.
Nel primo atto, il film descrive Don Vito come un padre di famiglia
devoto. Balla al matrimonio di sua figlia, vuole che la foto di
famiglia sia perfetta e si prende cura di coloro che si rivolgono a
lui per chiedere aiuto e lo chiamano Padrino. Il pubblico è a
conoscenza delle attività criminali di Vito e del suo ricorso alla
violenza letale contro i capi banda, ma la sua iniziale
presentazione come padre di famiglia attenua l’impatto.
Quando Michael mette in atto il suo
grande progetto il giorno del battesimo del figlio di Connie e
completa la sua trasformazione nel nuovo Padrino, viene dipinto in
una luce molto più crudele. Michael viene smascherato come un uomo
che mente di fronte a Dio, un uomo che non ha remore a partecipare
a un evento familiare mentre i suoi scagnozzi commettono omicidi su
suo ordine, e un leader dal cuore di ghiaccio e dal volto
impassibile. Anche Vito era tutte queste cose, ma l’oscurità
intrinseca che avvolge la posizione di Don diventa pienamente
chiara solo quando Michael assume il ruolo.
In tutto Il
Padrino, il sound design è utilizzato per rappresentare lo
stato d’animo di Michael. Ad esempio, i rumori sempre più forti del
treno che culminano nel primo omicidio di Michael. Man mano che i
cadaveri si accumulano e Michael continua a sembrare sempre più
distante, la musica dell’organo e i pianti dei bambini raggiungono
un crescendo, stabilendo che questo momento è il suo battesimo come
nuovo Don Corleone. Questo uso del suono durante il finale del film
mostra il conflitto al centro del suo personaggio: la guerra tra la
persona che era e il Don che deve essere, ed è chiaro quale parte
sta vincendo la battaglia.
Al Pacino nel finale di Il padrino
La spiegazione della scena della
porta che si chiude
Nella scena finale de Il
Padrino, Connie affronta Michael in modo isterico riguardo
alla morte di Carlo, supponendo correttamente che suo marito sia
stato ucciso per ordine del fratello. Michael non conferma né
smentisce le accuse di Connie, ma si limita ad abbracciarla, prima
di mandare sua sorella al piano di sotto da un medico. Il confronto
avviene sotto gli occhi della moglie di Michael,
Kay (Diane
Keaton), che ha ricevuto precise istruzioni di non
fare mai domande sugli affari di famiglia da quando suo marito ha
assunto il controllo. Incapace di trattenersi, Kay chiede però a
Michael se è davvero coinvolto nella morte di Carlo.
Inizialmente reagisce con rabbia, ma
poi Michael si calma e permette a Kay di fargli una sola domanda
sui suoi affari. Lei lo fa, e Michael, freddo e risoluto come
sempre, nega qualsiasi coinvolgimento nella morte di Carlo.
Un’ondata di sollievo si diffonde sul volto di Kay, ma dopo aver
lasciato la stanza e essersi voltata indietro, vede Michael
circondato dai suoi tre capi, tutti abbracciati al loro leader e
che gli baciano la mano. Guardando direttamente Kay, Al
Neri si avvicina lentamente alla porta dell’ufficio e la
chiude, lasciando Kay con un misto di sfiducia e cruda
consapevolezza.
Questa scena nel finale de
Il Padrino è la vera fase finale dell’evoluzione
di Michael in un boss mafioso. La palese menzogna alla moglie è un
segno che il loro rapporto è diventato molto più distante rispetto
alle prime scene trascorse a fare shopping natalizio ed è un
presagio di ciò che verrà, dato che Michael continua a condurre una
doppia vita come boss criminale e onesto padre di famiglia.
Chiudendo la porta a Kay, il finale sottolinea sia la decisione di
Michael di escludere la moglie dai suoi affari, sia l’atteggiamento
generale della mafia nei confronti del ruolo della donna. Mentre
all’inizio del film Michael trattava Kay con dignità, rispetto e
un’aria di uguaglianza (per l’epoca, almeno), ora Michael è
l’archetipo del Don.
John Cazale e Al Pacino in Il padrino
Egli gestisce gli affari di famiglia
con i suoi capi in un ufficio chiuso, mentre le donne della casa si
occupano dei loro doveri materni e domestici, due mondi che non
devono mai scontrarsi. Kay, ovviamente, è una donna istruita e
professionale, e non è disposta a chiudere un occhio sulle attività
di Michael come potrebbero fare altre mogli di mafiosi.
L’espressione sul volto di Diane Keaton che funge da scena finale
de Il Padrino indica che, nonostante inizialmente fosse sollevata
dalla smentita di Michael, la sua fiducia nei suoi confronti è
stata irrimediabilmente compromessa. Kay non sente più di conoscere
veramente che tipo di uomo sia suo marito, né di cosa sia capace, e
vede il mondo all’interno di quelle mura come il divario tra lei e
l’uomo di cui si è innamorata.
Cosa ci lascia il finale di Il
padrino
Il finale de Il
Padrino ci lascia dunque con una riflessione profonda su
cosa significhi davvero il potere, e su quanto esso possa
trasformare un uomo. Michael Corleone inizia la storia come un
figlio devoto e distante dagli affari illeciti della sua famiglia,
ma termina il film come un Don freddo e calcolatore, capace di
mentire alla moglie e ordinare l’uccisione di parenti e nemici. Il
film ci parla del prezzo dell’ambizione e del sacrificio
dell’identità personale in nome del dovere familiare. Il
Padrino mostra che per ottenere il controllo, Michael deve
rinunciare alla sua umanità. E lo fa, senza guardarsi indietro.
La HBO sta lavorando a un film dal
titolo Francis and The Godfather, uno show tv che
seguirà le vicende produttive de Il Padrino.
Chiaramente il Francis del titolo è chiaramente
Ford Coppola.
Si tratterà di un film che, come è
stato per l’Hitchcock con Anthony Hopkins, che raccontava la
produzione di Psycho, racconterà la produzione di
uno dei capolavori del maestro italo americano Francis Ford
Coppola.
Il Padrino: in produzione un film
sulla lavorazione del film
Il film sarà basato su una
sceneggiatura di Andrew Farotte, inserita nella
Black List del 2015. La Black
List, ricordiamo, è una lista dei migliori script
registrati a Hollywood che non sono ancora stati
trasformati in film.
Francis and The
Godfather sarà prodotto da Mike Marcus
(The Ward), Doug Mankoff
(Nebraska) e Andrew Spaulding
(The Young Messiah). La consulenza produttiva sarà
affidata a Paul Bart, l’executive che per primo
opzionò Il Padrino.
Film che ha lanciato la folgorante
carriera di Al
Pacino nel 1972, Il Padrino rimane a
oggi uno dei migliori esempi di cinema offerti da Coppola. Nel cast
originale, al fianco di Pacino, ci sono Marlon Brando,
James Caan, Robert Duvall, John Cazale, Richard S. Castellano,
Gianni Russo, Talia Shire e Diane
Keaton.
Come ben sanno gli appassionati di
cinema, il film ha avuto due sequel, la Parte II
che ha brillato per la superba interpretazione di Robert De Niro nei panni del giovane
Vito Corleone, e la Parte III che resta il
progetto più debole della trilogia, realizzata a molti anni di
distanza e su commissione.
Nel corso di un’intervista con
NYT, Al
Pacino ha ricordato alcuni dei momenti migliori sul
set de Il Padrino, del quale quest’anno ricorre il
50° anniversario. Uno dei più grandi film della storia del cinema
non lo è di certo in fase di realizzazione, nel senso che solo
l’accoglienza e il tempo concedono questo tipo di investiture,
eppure, Pacino ricorda l’esatto momento in cui ha pensato che stava
contribuendo a realizzare un capolavoro.
Il suo ricordo risale al giorno in
cui stavano girando la scena del funerale di Don Vito Corleone,
Marlon Brando, e di quando vide Francis
Ford Coppola piangere perché voleva il tempo di una
ripresa in più:
“Ricordi la scena del funerale
di Marlon, quando l’hanno stroncato? Era finita per la sera, il
sole stava tramontando. Quindi, naturalmente, sono felice perché
posso andare a casa e bere qualcosa. Stavo andando al mio camper,
dicendo, beh, sono stato abbastanza bene oggi. Non avevo battute,
né obblighi, andava bene. Ogni giorno senza battute è un buon
giorno. Quindi torno al mio camper. E lì, seduto su una lapide, c’è
Francis Ford Coppola, che piange come un bambino. Piangeva a
profusione. E sono andato da lui e gli ho detto, Francis, cosa c’è
che non va? Cosa è successo? Dice: “Non mi daranno un’altra
possibilità”. Ciò significa che non gli avrebbero permesso di
filmare un’altra inquadratura. E ho pensato: va bene. Immagino di
essere in un buon film qui. Perché lui aveva questo tipo di
passione ed eccola lì.”
La sensazione di Al Pacino, di essere in buone mani, si è poi
trasformata in una certezza, dal momento che Il Padrino, a oggi, è uno dei più grandi
prodotti cinematografici della storia.
“Sono molto orgoglioso de
Il Padrino, che ha certamente definito la prima
parte della mia vita creativa”, ha detto Francis Ford
Coppola. “In questo tributo per il
50° anniversario, è gratificante celebrare questa pietra
miliare con la Paramount insieme ai meravigliosi fan che lo hanno
amato per decenni, alle giovani generazioni che lo trovano ancora
attuale e a coloro che lo scopriranno per la prima volta.”
Il trailer de Il Padrino in versione restaurata
Il magistrale adattamento
cinematografico di Coppola del romanzo di Mario Puzo racconta
l’ascesa e la caduta della famiglia Corleone e la trilogia
cinematografica è giustamente considerata come una delle più grandi
della storia del cinema. In preparazione del 50° anniversario
dell’uscita originale del primo film, il 24 marzo 1972, la
Paramount e la casa di produzione di Coppola, la American Zoetrope,
hanno intrapreso un restauro scrupoloso di tutti e tre i film nel
corso di tre anni.
Ogni sforzo è stato fatto per creare
la migliore presentazione possibile per il pubblico di oggi, che
può guardare i film usando una tecnologia che è progredita
enormemente dal 2007, quando l’ultimo restauro è stato completato
dall’eminente storico del cinema e conservatore Robert Harris.
Usando quel lavoro come modello, il team ha speso migliaia di
ore per assicurarsi che ogni fotogramma fosse valutato per creare
la presentazione più incontaminata rimanendo fedele all’aspetto
originale dei film.
“Ci siamo sentiti privilegiati nel
restaurare questi film e un po’ in soggezione ogni giorno che ci
abbiamo lavorato”, ha detto Andrea Kalas, Vicepresidente Senior
della Paramount Archives.
DETTAGLI DEL RESTAURO
– Oltre 300 cartoni di pellicola sono stati esaminati per trovare
la migliore risoluzione possibile per ogni fotogramma di tutti e
tre i film.
– Più di 4.000 ore sono state spese per riparare macchie di
pellicola, strappi e altre anomalie nei negativi.
– Oltre 1.000 ore sono state spese per una rigorosa correzione del
colore per assicurare che gli strumenti ad alta gamma dinamica
fossero rispettosi della visione originale di Coppola e del
direttore della fotografia Gordon Willis.
– Oltre all’audio 5.1 approvato da Walter Murch nel 2007, le tracce
mono originali de Il padrino e Il padrino: Parte II sono state
restaurate.
– Tutto il lavoro è stato supervisionato da Coppola.
Il Padrino è una delle trilogie più amate della storia
del cinema, firmata da Francis Ford Coppola e
incentrata sulle attività della Famiglia Corleone, una delle
famiglie mafiose più potenti di New York. basati sul romanzo Il
Padrino di Mario Puzo, la trilogia si svolge
in un arco di 96 anni. Con questi tre film, Coppola ha segnato una
e più generazioni, consacrando gli attori che ne hanno fatto
parte
Ecco dieci cose che, forse, non sapevate sulla trilogia
de Il Padrino.
Il Padrino – Parte 1
1. Il Padrino è
arrivato in Italia il 21 settembre 1972. In questo film,
Marlon Brando voleva far sì che il suo Don Vito
Corleone assomigliasse a un bulldog, quindi ha deciso di inserire
del cotone nella zona delle guance durante il provino. Durante il
film, ha invece indossato un tipo di apparecchio speciale creato
appositamente da un dentista. Un gesto inaspettato quello Brando,
come il bacio che Vito da a Johnny Fontana e come lo è stato quello
di tenere in braccio il gattino che, inizialmente, non era previsto
nel copione.
2. Ne Il Padrino
Orson Welles avrebbe voluto interpretare Don Vito
Corleone. Welles cercò di fare pressione per avere la
parte di Don Vito Corleone, offrendosi anche di perdere un certo
quantitativo di peso per ottenere la parte. Francis Ford
Coppola, grande fan di Welles, ha dovuto rifiutare
l’offerta perché aveva già in mente Marlon Brando per il ruolo e
sentiva che Welles non sarebbe stato adatto.
3. Il Padrino ha reso
famosa Savoca. Grazie a Il Padrino, nei primi
anni ’70 la Sicilia vide un grande aumento del turismo, soprattutto
nella città di Savoca, appena fuori Taormina, che fu usata per
girare le scene in cui Michael è in esilio in Italia.
Il Padrino – Parte 2
4. Il Padrino – Parte
2 è uscito il 25 settembre 1975. Per poter
interpretare Vito Corleone, Robert De Niro ci ha messo ben 4 mesi per
poter imparare a parlare in perfetto dialetto siciliano. Quasi
tutti i dialoghi del suo personaggio nel film sono parlati in
siciliano. Inoltre, De Niro e Brando sono gli unici due attori ad
aver vinto, in maniera separata, degli Oscar per aver interpretato
uno stesso ruolo. Brando vinse l’Oscar al Miglior Attore per Il
Padrino, mentre De Niro ha vinto l’Oscar come Miglior Attore
non Protagonista per Il Padrino – Parte 2, sempre per il
ruolo di Don Vito Corleone.
5. Coppola avrebbe voluto
abbandonare
Il Padrino – Parte 2. Francis Ford Coppola aveva avuto
un’orribile esperienza come regista per il primo capitolo de Il
Padrino e chiese di poter scegliere un regista differente per
il seguito, mentre avrebbe prodotto il film. Scelse
Martin Scorsese, ma i suoi dirigenti
rifiutarono la proposta. Così, Coppola accettò di dirigere il film,
ma con determinate condizioni.
6. Coppola cercò di
riportare Brando in Il Padrino – Parte 2. Francis
Ford Coppola considerò di riprendere Marlon Brando per il ruolo di
Vito Corleone da giovane, convinto che lui avrebbe potuto
interpretarlo a qualsiasi età. Ma come si mise a lavorare alla
sceneggiatura, si ricordò della fenomenale audizione di Robert De Niro per Il Padrino del
1972 e decise di scritturare lui senza offrire la parte a Brando.
Tuttavia, Brando fu considerato per essere introdotto nel film
mediante un suo cameo in un flashback alla fine del film ma,
siccome a Brando non era piaciuto il modo in cui la Paramount
Pictures lo aveva trattato durante Il Padrino, decise di non girare
il giorno in cui la scena era prevista. Coppola, allora, riscrisse
la scena senza Vito ed essa fu filmata il giorno successivo.
Il Padrino – Parte 3
7. Sofia Coppola ha
partecipato a Il Padrino. Sofia Coppola (figlia di Francis
Ford Coppola), ha interpretato la figlia di Michael Corleone in Il
Padrino – Parte 3, nonostante abbia vestito i panni della nipote ne
Il Padrino del ’72 e di una bambina senza nome su una nave de Il
Padrino – Parte 2. Originariamente fu considerata per il ruolo
Winona Ryder, ma non vi poteva prendere parte visto il suo impegno
in Edward mani di forbice di Tim
Burton.
8. Coppola non è stato
contento del risultato. Francis Ford Coppola ha ammesso
che non è molto contento del risultato finale del film, in quando
non ha avuto molto tempo per lavorare al copione. Coppola avrebbe
voluto sei milioni di dollari per la sceneggiatura, produzione e
regia, con sei mesi di tempo per lavorare alla sceneggiatura. Lo
studio, invece, gli diede l’opportunità di ricevere un milione e di
avere sei settimane per lavorare alla sceneggiatura, per poter
uscire nel periodo natalizio del 1990. Coppola si è pentito di non
aver potuto inserire il personaggio di Tom Hagen nella
sceneggiatura perché lo studio rifiutò di venire incontro alle
richieste monetarie di Robert Duvall. Senza il personaggio di
Hagen, si è buttato via un personaggio essenziale e un’altrettanta
essenziale controparte per Michael Corleone.
9. Frank Sinatra avrebbe
potuto far parte di Il Padrino – Parte 3. Data la
popolarità dei primi due capitoli de Il Padrino, Frank Sinatra
ritirò le sue antipatie verso i primi due film, ed ebbe modo di
esprimere il proprio interesse per il personaggio di Don Altobello.
Perse poi interesse quando ritenne che non sarebbe stato, secondo
lui, adeguatamente pagato per ruolo; ruolo che poi andò a Eli
Wallach. Paradossalmente, per il film Da qui all’eternità, Wallach
si ritirò dal progetto per la paga troppo bassa e il suo ruolo andò
proprio a Sinatra.
Il Padrino: streaming
10. La trilogia de Il Padrino è disponibile in
streaming. Per chi desidera rivedere una delle trilogie
più famose della storia del cinema, può appellarsi allo streaming,
trovando tutti e tre i film su Infnity.
Debutta in occasione per il
45° Anniversario l’edizione
speciale Il Padrino Trilogy: Omertà edition,
la saga culto diretta da Francis Ford Coppola e
con protagonisti Marlon Brando, Al
Pacino, James Caan, Robert Duvall, John
Cazale, Richard S. Castellano, Gianni Russo, Talia
Shire e Diane Keaton.
Il film come molti di voi già
sapranno si basa su una sceneggiatura scritta dallo
stesso Coppola insieme
a Mario Puzo,
è liberamente ispirata al romanzo omonimo scritto dallo
stesso Puzo.
Il primo film Il
Padrino fu acclamato dal pubblico in tutto il mondo e
ottenne un forte impatto culturale. Alla sua uscita
negli Stati Uniti il film incassò 135 milioni di dollari,
frantumando il record del kolossal Via
col vento. La pellicola fece riemergere
la Paramount Pictures da una difficile
situazione economica, oltre a ridare linfa alla carriera
di Marlon Brando.
La Omertà Edition
deIl Padrino Trilogy è un’autentica
chicca per collezionisti e degna edizione per festeggiare il
quarantacinquesimo compleanno dall’uscita del primo film. Infatti,
l’edizione non contiene solo i consueti contenuti speciali e ben
quattro dischi ma soprattutto un elegante packaging che
richiama le fattezze di un libro antico.
Inoltre le sorprese non finiscono
qui, perché la bellezza di questa edizione sta nel scoprire
lentamente tutti i contenuti presenti. A partire da Anatomia di una
scena, ovvero alcune delle scene più memorabili dallo schermo agli
estratti di sceneggiatura abbinati alle istantanee del film.
Ma le sorprese non
finiscono qui, perché ci sono anche le carte con tanto di
citazioni, così possiamo ripercorrere le celebri battute dei
personaggi più celebri della saga, che decorano il retro delle
eleganti carte del film.
Inoltre sono presenti nell’edizione anche le schede quiz per
divertirsi tra cinefili e mettersi alla prova con altri fan della
saga per scoprire quanto sappiamo su Il Padrino, così da riuscire a
distingue i Don dai Capiregime.
Ciliegina sulla torta è invece la
poesia magnetica con il quale creare ex novo frasi illuminate
partendo dalle parole dei dialoghi che amiamo e conosciamo.
La trilogia de Il
Padrino: edizione Omertà, il film senza tempo di Francis
Ford Coppola è una collezione che raccoglie il meritato consenso
del pubblico ed oltre alla versione restaurata del Il Padrino, Il
Padrino parte II e all’edizione rimasterizzata del Il Padrino Parte
III, contiene anche scene esclusive e inedite da collezione.
Tra i contenuti speciali, meritano
una menzione Il Mondo de Il Padrino, Il capolavoro che
quasi no esisteva, Emulsione Rescue e Quattro cortometraggi su Il
Padrimo.
Il Padrino, il
magistrale adattamento cinematografico di Francis Ford
Coppola del romanzo di Mario Puzo racconta l’ascesa e la
caduta della famiglia Corleone e la trilogia cinematografica è
giustamente considerata come una delle più grandi della storia del
cinema compie ben cinquant’anni. In preparazione del 50°
anniversario dell’uscita originale del primo film, il 24 marzo
1972, la Paramount e la casa di produzione di Coppola, la American
Zoetrope, hanno intrapreso un restauro scrupoloso di tutti e tre i
film nel corso di tre anni.
Ogni sforzo è stato fatto per
creare la migliore presentazione possibile per il pubblico di oggi,
che può guardare i film usando una tecnologia che è progredita
enormemente dal 2007, quando l’ultimo restauro è stato completato
dall’eminente storico del cinema e conservatore Robert Harris.
Usando quel lavoro come modello, il team ha speso migliaia di
ore per assicurarsi che ogni fotogramma fosse valutato per creare
la presentazione più incontaminata rimanendo fedele all’aspetto
originale dei film.
“Sono molto orgoglioso de Il
Padrino, che ha certamente definito la prima parte della mia vita
creativa”, ha detto Francis Ford Coppola. In
questo tributo per il 50° anniversario, è gratificante celebrare
questa pietra miliare con la Paramount insieme ai meravigliosi fan
che lo hanno amato per decenni, alle giovani generazioni che lo
trovano ancora attuale e a coloro che lo scopriranno per la prima
volta. “Ci siamo sentiti privilegiati nel restaurare questi film e
un po’ in soggezione ogni giorno che ci abbiamo lavorato”, ha detto
Andrea Kalas, Vicepresidente Senior della Paramount Archives.
DETTAGLI DEL RESTAURO de Il
Padrino
Oltre 300 cartoni di pellicola
sono stati esaminati per trovare la migliore risoluzione possibile
per ogni fotogramma di tutti e tre i film.
Più di 4.000 ore sono state spese
per riparare macchie di pellicola, strappi e altre anomalie nei
negativi.
Oltre 1.000 ore sono state spese
per una rigorosa correzione del colore per assicurare che gli
strumenti ad alta gamma dinamica fossero rispettosi della visione
originale di Coppola e del direttore della fotografia Gordon
Willis.
Oltre all’audio 5.1 approvato da
Walter Murch nel 2007, le tracce mono originali de Il padrino e Il
padrino: Parte II sono state restaurate.
Tutto il lavoro è stato
supervisionato da Coppola.
Serata all’insegna del
grande cinema quella in programmazione in prima serata su Rete 4.
Infatti,andrà in onda Il Padrino, il leggendario film diretto da
Francis Ford Coppola e con protagonisti
Marlon Brando, Al
Pacino e James Caan.
Il padrino (The
Godfather) è un film gangster del 1972, prima pellicola della
trilogia omonima firmata dal regista Francis Ford Coppola.
La pellicola fu premiata con tre
premi Oscar, con il suo seguito, è considerata una pietra miliare
della storia del cinema.
Nel 1998 l’American Film Institute
l’ha inserito al terzo posto della classifica dei migliori cento
film statunitensi di tutti i tempi,mentre dieci anni dopo, nella
lista aggiornata, è salito al secondo posto. È al secondo posto
anche nella classifica dell’Internet Movie Database, mentre la
rivista Empire lo considera come il film più bello di tutti
i tempi, al primo posto in un elenco di cinquecento.
Curiosità:
– Il film è stato candidato a 10
Premi Oscar (11 con la nomination ritirata per la colonna sonora)
vincendo tre statuette: Miglior film, Miglior attore protagonista a
Marlon Brando e Migliore sceneggiatura non originale a Francis Ford
Coppola e Mario Puzo
– Lo schiaffo che Don Vito sferra a
Johnny Fontane non era nel copione. Marlon Brando lo ha
improvvisato e la reazione confusa di Al Martino è reale. James
Caan ha raccontato che “Martino non sapeva se ridere o
piangere“.
– Marlon Brando voleva dare a Don
Corleone l’aspetto di un bulldog così ha messo all’interno delle
guance dei batuffoli di cotone e sia per per il provino che durante
le riprese del film indossava una protesi per la bocca realizzata
da un dentista. Questo apparecchio è in mostra all’American
Museum of the Moving Image del Queens a New York.
– I nonni materni di Al Pacino sono
emigrati in America da Corleone in Sicilia proprio come Vito
Corleone.
– Gianni Russo ha usato i suoi
contatti con la criminalità organizzata per garantirsi il ruolo di
Carlo Rizzi arrivando ad ottenere una troupe per filmare il suo
provino e inviarlo ai produttori. Tuttavia Marlon Brando era
inizialmente contrario a Russo che non aveva mai recitato prima in
un film, questo ha reso Russo tanto furioso che minacciò Brando in
un modo così convincente che Brando finì per ritenerlo perfetto per
il ruolo.
Per festeggiare il 50° anniversario
del capolavoro di Francis Ford Coppola, vincitore
degli Academy Award, Paramount Pictures e Koch Media annunciano che
tutti i tre film dell’epica trilogia de Il Padrino, meticolosamente
restaurati sotto la direzione di Coppola, saranno disponibili in 4K
Ultra HD per la prima volta in assoluto, a partire dal 22 marzo. La
Limited Collector’s Edition in 4K è ora disponibile in pre-order
presso i principali store fisici e digitali.
“Sono molto orgoglioso de Il
Padrino, che ha sicuramente definito il primo terzo della mia vita
creativa,” ha affermato Francis Ford Coppola.
“In particolare del fatto che Il Padrino Coda: La Morte di
Michael Corleone di Mario Puzo sia incluso in questo tributo per il
50° anniversario, in quanto racchiude la visione originale mia e di
Mario nel concludere definitivamente la nostra epica trilogia. È
anche gratificante festeggiare questo traguardo con Paramount e
insieme ai meravigliosi fan che lo hanno amato per decenni, alle
giovani generazioni che oggi lo trovano ancora attuale e a coloro
che lo scopriranno per la prima volta.”
Il magistrale adattamento
cinematografico di Coppola del romanzo di Mario Puzo racconta
l’ascesa e la caduta della famiglia Corleone e la trilogia è
considerata una delle migliori della storia del cinema. Per
prepararsi al 50° anniversario del primo film, uscito nelle sale il
24 marzo 1972, Paramount e la società di produzione di Coppola,
American Zoetrope, hanno intrapreso un accuratissimo restauro di
tutti e tre i film durato oltre tre anni.
Sono stati compiuti molti sforzi
per creare la miglior versione possibile per il pubblico odierno
che potrà ora ammirare i tre film utilizzando una tecnologia
notevolmente avanzata rispetto al 2007, quando è stato realizzato
l’ultimo restauro da parte dell’illustre storico del cinema e
conservatore, Robert Harris. Utilizzando quel lavoro come modello,
il team ha impiegato migliaia di ore per garantire che ogni
fotogramma fosse esaminato per creare la migliore versione
possibile pur rimanendo fedele all’aspetto originale dei film.
I monumentali sforzi
includono:
oltre 300 rulli di pellicola cinematografica esaminati per
trovare la migliore risoluzione possibile per ogni fotogramma di
tutti e tre i film;
oltre 4.000 ore spese per riparare macchie di pellicola,
strappi e altre anomalie nei negativi;
oltre 1.000 ore dedicate a una correzione rigorosa del colore
per garantire che gli strumenti ad alta gamma dinamica fossero
rispettosi della visione originale di Coppola e del direttore della
fotografia Gordon Willis;
Oltre all’audio 5.1 approvato da Walter Murch nel 2007, sono
state ripristinate le tracce mono originali de Il Padrino
e Il Padrino: Parte II;
Tutto il lavoro è stato supervisionato da Coppola.
“Ci siamo sentiti privilegiati e un
po’ in soggezione nel lavoro quotidiano di restauro di questi film,
ha affermato Andrea Kalas, Senior Vice President di Paramount
Archives. “Siamo stati testimoni in prima persona di come la
brillante fotografia, la colonna sonora, la scenografia, i costumi,
il montaggio, le interpretazioni, la sceneggiatura e naturalmente
la regia siano diventate famose più della somma delle loro parti.
Era nostro compito onorare l’eccezionale lavoro di tutti i
filmmaker.”
Restaurati e rimasterizzati in
Dolby Vision, i tre film della trilogia storica verranno
distribuiti in 4K Ultra HD Blu-ray per la prima volta in assoluto.
Il cofanetto in 4K Ultra HD Blu-Ray include Il Padrino,
Il Padrino: Parte II e la versione recentemente rimontata
del film finale, Il Padrino Coda: La Morte di Michael Corleone
di Mario Puzo.
Questa Limited Collector’s Edition
in 4K Ultra HD presentata in una confezione Deluxe, includerà un
artbook con copertina rigida con splendide fotografie, oltre a 3
mini poster raffiguranti la famiglia Corleone. Il cofanetto
includerà inoltre nuovi contenuti speciali tra cui un’introduzione
de Il Padrino di Coppola, una featurette sul
processo di conservazione, foto dell’acclamato fotografo Steve
Schapiro, filmati amatoriali e confronti tra il nuovo restauro e le
versioni precedenti dei film.
CONTENUTI SPECIALI INEDITI:
Introduction to The Gothfather by Francis Ford
Coppola
Full Circle: Preserving The Godfather
— Gli archivisti della Paramount Pictures descrivono nel dettaglio
l’incredibile processo di restauro attraverso filmati d’archivio
che mostrano l’evoluzione del film nell’ home entertainment, mentre
le tecnologie audio e video hanno fatto passi da gigante nel corso
dei decenni.
Capturing the Corleones: Through the Lens of Photographer Steve
Schapiro
— In questa conversazione sincera e riflessiva, lo straordinario
fotografo Steve Schapiro condivide la sua particolare visione e i
suoi ricordi come testimone della realizzazione di questo film
epocale. Il commento alle immagini d’archivio conservate
costituisce un affascinante contributo mai visto prima nella storia
della produzione.
The Godfather:Home
Movies — Un assortimento di filmati amatoriali in 8mm
girati nel 1971 che offre uno sguardo inedito alla produzione de
Il Padrino. Girato nella tenuta della famiglia
Norton a Staten Island’s Emerson Hill, viene reso disponibile al
pubblico per la prima volta.
Restoration Comparisons — Approfondimenti
prima e dopo il restauro che mostrano ampi miglioramenti della
qualità delle immagini de Il Padrino.
CONTENUTI SPECIALI STORICI:
Il Capolavoro che quasi non esisteva
Il mondo de Il Padrino
Emulsional Rescue—La scoperta de Il Padrino
Quando la sparatoria finì
Il Padrino sul tappeto rosso
Quattro Cortometraggi su Il Padrino:
The Godfather vs. The Godfather: Part II
Cannoli
Riffing on the Riffing
Clemenza
L’albero genealogico della famiglia Corleone
Carta dell’organizzazione criminale
Album di nozze di Connie e Carlo
Note di produzione
Dietro le quinte
A Look Inside
On Location
Appunti di Francis Ford Coppola
Musica de Il Padrino
Nino Rota
Carmine Coppola
Coppola & Puzo: Dal libro alla sceneggiatura
Gordon Willis e la fotografia
Storyboards – Il Padrino: Parte II
Storyboards – Il Padrino: Parte III
Dietro le quinte de Il Padrino del 1971
Scene eliminate
Gallerie fotografiche
Trailer
Acclamazioni e Reazioni
Biografie della troupe
Il Padrino – Parte III — le nuove versioni
rimasterizzate e restaurate dell’originale theatrical cut e della
Coppola cut del 1991 (nota: questi contenuti sono un’esclusiva
delle edizioni 4K Ultra HD)
La nuovissima versione restaurata e
rimasterizzata de Il Padrino, Il Padrino: Parte II e Il Padrino Coda: La Morte
di Michael Corleone di Mario Puzosarà disponibile anche in
Blu-ray con i contenuti speciali storici riportati in alto.
Quella di Il padrino è una delle
trilogie cinematografiche più conosciute e amate di sempre, vero e
proprio simbolo di un genere. Con tre film, questa affronta un arco
temporale di circa 96 anni, raccontando ascesa e declino della
famiglia Corleone, tra le più potenti in assoluto nella malavita di
New York. Con Il padrino e Il padrino – Parte II,
Francis Ford Coppola ha dato vita a due autentici
capolavori della storia del cinema, ancora oggi considerati tra i
migliori film mai realizzati. Nel 1990, infine, egli ha portato sul
grande schermo il capitolo conclusivo della trilogia,
Il padrino – Parte III, oggi anche noto
come Il padrino: Epilogo – La morte di Michael
Corleone.
Questo nuovo lungometraggio è
infatti dedicato all’anzianità di Michael Corleone e alla sua
ricerca di un degno erede per la guida del suo impero criminale.
Originariamente, Coppola non era interessato a dirigere questo
terzo titolo, considerando conclusa la storia della famiglia
mafiosa già con il secondo capitolo. Alcuni insuccessi
cinematografici e diversi debiti lo spinsero però a cambiare idea,
firmando la sceneggiatura insieme a Mario Puzo,
l’autore del romanzo da cui era nato tutto. Accolto in modo
positivo, ma non tanto quanto i precedenti due, Il padrino –
Parte III ottenne poi ben sette nomination all’Oscar, tra cui
quella al miglior film.
Ancora oggi è un film controverso,
tanto per i suoi riferimenti a determinati intrighi politici e
religiosi italiani, quanto per le sue diverse versioni esistenti,
tra appunto quella di recente pubblicazione. In generale, però, si
tratta di un capitolo irrinunciabile di una delle più importanti
trilogie della storia del cinema. Prima di intraprendere una
visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune
delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella
lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli
relativi alla trama e al cast di
attori. Infine, si elencheranno anche le principali
piattaforme streaming contenenti il film nel
proprio catalogo.
La trama di Il padrino – Parte III
Il racconto si svolge ora nella New
York di fine anni Settanta. Michael Corleone è
ormai anziano e malato di diabete, ma sempre ricchissimo e
rispettabile. Prima di morire, egli si è inoltre deciso ad
allontanare la famiglia dalla mafia in favore di affari onesti. Con
la Fondazione Vito Andolini Corleone, di cui la cui
figlia Mary è presidente onorario, si impegna nel
rinnovamento della cultura e della società siciliane, e grazie a
questo riceve un’onorificenza dal Vaticano. Coglie l’occasione per
rendere leciti i suoi affari e con la collaborazione del figlio
illegittimo di Sonny, Vincent Mancini, prende
parte agli affari della Banca Vaticana. Michael, però, capisce ben
presto che le forze coinvolte sono potenti e pericolose e che
l’impresa è molto più ardua del previsto.
L’Arcivescovo
Gilday, infatti, vuole usare i fondi investiti da
Corleone per evitare la bancarotta causata da un gruppo di deputati
italiani, a capo dei quali c’è Licio Lucchesi, un
politico molto potente e senza scrupoli che controlla le principali
famiglie mafiose in Italia. Michael riesce a scampare ad un agguato
in cui rimangono uccisi altri boss mafiosi e comprende che tutti
gli sforzi compiuti per uscire dal mondo criminale sono inutili,
poiché il suo passato lo perseguita e nessuno sembra intenzionato a
dimenticare. Esausto, deciderà di nominare Vincent come suo
erede, il quale inizierà una violenta rappresaglia su tutti quelli
che hanno tradito o rappresentano una minaccia per i Corleone.
Il padrino – Parte III: il cast del film
Per interpretare l’anziano Michael
Corleone, è stato richiamato lo stesso interprete del personaggio
nei primi due film, ovvero il premio Oscar Al Pacino.
L’attore, tuttavia, chiese un compenso di 7 milioni di dollari,
mentre Coppola era disposto ad offrirne solo 5. A causa del
protrarsi dei contrasti a riguardo, Coppola minacciò Pacino di
riscrivere il film a partire dalla morte di Michael e a quel punto
l’attore accettò la paga offertagli. Pacino, in seguito, affermerà
poi di non aver mai condiviso quanto raccontato di Michael in
questo film, sostenendo che egli non avrebbe mai provato rimorsi
per le proprie azioni criminali. Si è inoltre trattato dell’unico
dei tre film per cui Pacino non ha ricevuto una nomination
all’Oscar.
Accanto a lui tornano poi gli attori
Diane Keaton
nei panni di Kay Adams, Talia Shire in quelli di
Conie Corleone e Richard Bright in quelli di Al
Neri. Questi sono gli unici tre interpreti qui presenti ad essere
comparsi anche nei precedenti film. Andy Garcia fa
invece il suo ingresso nel ruolo di Vincent Mancini, anche se
all’inizio venne considerato “troppo cubano” per poter essere
credibile in questo ruolo. La regista Sofia Coppola,
figlia di Francis Ford, è qui presente come attrice nel ruolo di
Mary Corleone, sostituendo Winona Ryder che aveva
rinunciato all’ultimo. Don Altobello ha il volto di Eli
Wallach, pur se inizialmente la parte era stata offerta a
Frank Sinatra, il quale rinunciò per il compenso troppo basso.
La nuova edizione di Il padrino
– Parte III, la colonna sonora, il trailer e dove vedere il
film in streaming e in TV
Nel 2020, in occasione del 30º
anniversario dell’uscita nelle sale del film, il regista Coppola ha
annunciato una nuova versione del film intitolata Il
Padrino: Epilogo – La morte di Michael Corleone, nuova
edizione modificata e restaurata del film. La nuova versione
include un inizio e una conclusione diversi, oltre
che inquadrature diverse e una nuova partitura musicale. Questa
versione, della durata di 157 minuti, è stata definita da Coppola
come “una conclusione più appropriata per Il Padrino e Il
Padrino: Parte II“. Per quanto riguarda la colonna sonora di
questo film, invece, il compositore fu sempre Carmine
Coppola, senza però la presenza di Nino
Rota, deceduto anni prima.
È possibile fruire di Il
padrino – Parte III grazie alla sua presenza su
alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in
rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten
TV, Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes, Amazon Prime Video e Tim
Vision. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di
riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un
abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale
comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre
presente nel palinsesto televisivo di sabato 4
marzo alle ore 21:15 sul canale
Rete 4.
Arriva da
Variety la notizia che presto verrà rilasciata una nuova
versione de Il Padrino – Parte III, una versione
completamente restaurata, con un nuovo inizio e un nuovo finale,
che utilizzerà il titolo pensato in origine dal regista Francis
Ford Coppola. Il film ha chiuso l’epica saga del
regista italo-americano sulla famiglia criminale Corleone, iniziata
con l’adattamento del 1972 del romanzo di Mario
Puzo. Il gangster dalle venature noir venne nominato a ben
dieci premi Oscar, vincendone tre, tra cui miglior film, miglior
attore protagonista (Marlon Brando) e miglior sceneggiatura non
originale (scritta dallo stesso Puzo insieme a Coppola).
Il padrino – Parte
II è uscito due anni dopo, con l’aggiunta di Robert De Niro al cast, con la storia del suo
personaggio (un giovane Vito Corleone) che si svolge in parallelo a
quella del Michael Corleone di Al Pacino. Il sequel è stato un successo
ancora più grande, vincendo sei Oscar su ben undici nomination, con
DeNiro che ha anche portato a casa l’ambita statuetta come miglior
attore non protagonista. Coppola aveva considerato ormai conclusa
la storia di Corleone dopo l’uscita del secondo film, ma venne
convinto a scrivere e dirigere un terzo capitolo. Uscito solo nel
1990, Il Padrino – Parte III non è certamente un
brutto film (ha anche ottenuto sette nomination agli Oscar), ma è
universalmente considerato l’episodio più debole della
trilogia.
Adesso, la Paramount Pictures ha
annunciato che rilascerà al cinema una nuova versione del film, con
il titolo “Mario Puzo’s The Godfather, Coda: The Death of
Michael Corleone”, ossia il titolo scelto inizialmente da
Coppola, prima che i dirigenti dello studio lo semplificassero per
l’uscita nelle sale del 1990. Coppola ha completamente restaurato
il film insieme ai suoi editori, aggiungendovi un nuovo inizio, un
nuovo finale e anche delle riprese alternative di alcune scene,
oltre a nuovi spunti musicali. Coppola ha definito la nuova
versione del film una “conclusione più appropriata alla storia
dei Corleone”.
“Mario Puzo’s
The Godfather, Coda: The Death of Michael Corleone è un
riconoscimento nei confronti del titolo di Mario e del mio titolo
preferito, nonché delle nostre intenzioni originali in merito a ciò
che poi divenne Il Padrino – Parte III”, ha dichiarato
Francis
Ford Coppola. “Per questa nuova versione del
capitolo finale della trilogia, ho creato un nuovo inizio e una
nuova fine e ho riorganizzato alcune scene, inquadrature e spunti
musicali. Con queste modifiche, con il filmato e il suono
ripristinati, si tratta per me di una conclusione più appropriata
per Il Padrino e Il Padrino – Parte II. Sono grato a Jim Gianopulos
e alla Paramount per avermi permesso di rivisitare il
film.”
La Director’s Cut de Il Padrino –
Parte III a 30 anni dall’uscita del film nelle sale
La riedizione de Il Padrino
– Parte III avrà luogo in occasione del 30esimo
anniversario dell’uscita del film al cinema e, sulla base delle
dichiarazioni di Coppola, sarà molto più vicina alla sua visione
originale del film. È facile intuire perché i dirigenti, all’epoca,
scelsero di cambiare il titolo del film: non solo per seguire la
logica degli altri due titoli del franchise, ma anche – e
soprattutto – per evita il principale spoiler sulla trama, ossia la
morte di Michael Corleone. Ora, circa tre decenni dopo, è chiaro
che non ci sia più nulla che possa rovinare la visione allo
spettatore.
Quella di Il padrino è una delle
trilogie cinematografiche più conosciute e amate di sempre, vero e
proprio simbolo di un genere. Se il primo film aveva raccontato il
declino del celebre Don Vito Corleone, il suo seguito,
ll padrino – Parte II, ne narra invece le
origini. Diretto nuovamente da Francis Ford Coppola,
che firmò anche la regia insieme allo scrittore Mario
Puzo, questo è ancora oggi indicato come uno dei migliori
film della storia del cinema, capace di raccontare tanto il privato
quanto il pubblico di un Paese e di una società che andava in
quegli anni formandosi. Primo sequel a vincere l’Oscar per il
miglior film, questo è ancora oggi un’opera senza tempo.
Consapevole della complessità di un
sequel, Coppola aveva inizialmente
rinunciato alla regia, proponendo l’amico Martin
Scorsese. Nessuno poteva però raccontare l’ascesa dei
Corleone se non lui. Coppola finì dunque con l’accettare il ruolo,
continuando a trarre ispirazione dall’omonimo romanzo di Puzo.
Attraverso quella che apparentemente è una classica storia di
mafia, il regista arriva a rappresentare l’uomo e la sua
solitudine, il suo isolamento dagli affetti e dalla grazia. Il
padrino – Parte II è un’opera estremamente ambiziosa, che con
la sua durata di oltre tre ore sa dar vita ad un’epica moderna,
contenente tutti i sentimenti più universali dell’animo umano.
Girato tra gli Stati Uniti, la
Repubblica Dominicana e la Sicilia, il film superò i successi del
precedente capitolo, tanto per gli incassi quanto per i premi
ottenuti. A fronte di 11 nomination all’Oscar, arrivò infatti a
vincerne ben 6, entrando di diritto nella storia. Prima di
intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile
approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo.
Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare
ulteriori dettagli relativi alla trama e al
cast di attori. Infine, si elencheranno anche le
principali piattaforme streaming contenenti il
film nel proprio catalogo.
La trama di Il Padrino – Parte II
Con la morte per infarto di
Don Vito Corleone e l’uccisione del primogenito
Sonny, a prendere le redini del potere della
famiglia Corleone è il terzo figlio maschio
Michael. Questi si dimostra da subito molto più
agguerrito del padre, tanto da voler prendere ogni decisione di
testa sua, non coinvolgendo mai il fratello o lo storico
consigliere di famiglia Tom. Di fatto, la sua
avidità di potere finirà per attorniarlo di nemici, perfino nella
stessa famiglia. Parallelamente alle vicende di Michael, si anima
anche la storia del giovane Vito Corleone, il
quale si trova a dover fuggire dalla Sicilia a causa di alcune
rappresaglie mafiose contro la sua famiglia. Raggiunti gli Stati
Uniti, egli inizierà a muovere i primi passi che daranno vita
all’impero dei Corleone in America.
Il Padrino – Parte II: il
cast del film
A ricoprire nuovamente il ruolo di
Michael Corleone è l’attore Al Pacino.
Rimasto scontento da alcuni dettagli del precedente film, questi
affermò che non avrebbe ripreso il personaggio se non fosse stato
estremamente convinto della sceneggiatura. Coppola fu così
costretto a riscrivere molte delle parti incentrate su Michael,
sperando di ottenere il consenso dell’attore. Pacino alla fine
decise di accettare la parte. Venne in seguito nominato anche come
miglior attore protagonista agli Oscar, senza però riportare la
vittoria. Accanto a lui, tornano diversi altri attori già visti nel
primo film. Si tratta di Diane Keaton
nei panni di Kay Adams, Robert Duvall in quelli di
Tom Hagen e John Cazale come Fredo Corleone.
Talia Shire, a sua volta, torna come Connie
Corleone.
Nei panni di Don Vito Corleone,
ruolo che fu di Marlon Brando
nel precedente film, vi è invece Robert De Niro. Coppola
lo scelse per il personaggio dopo essere rimasto impressionato da
lui durante i provini per il primo film. Per prepararsi al ruolo
prima delle riprese, De Niro decise di spendere circa sei mesi
nella zona di Corleone, in Sicilia. Qui imparò a parlare in
siciliano, come si può ascoltare anche nella versione originale del
film. Grazie alla sua interpretazione, De Niro vinse il suo primo
Oscar come miglior attore non protagonista. Il celebre Lee
Strasberg è presente nei panni del criminale Hyman Roth,
ispirato al vero mafioso Meyer Lansky. In Il padrino – Parte
II si può inoltre ritrovare anche un breve cameo di una
giovanissima Sofia Coppola,
presente tra i clandestini della nave su cui si trova anche Don
Vito.
Il Padrino – Parte II: la
colonna sonora e il sequel del film
Tra gli elementi più memorabili del
film vi è la sua colonna sonora, con le musiche composte ancora una
volta da Nino Rota e le parti bandistiche da
Carmine Coppola, dirette poi sempre da
quest’ultimo. Per Il Padrino – Parte II Rota ha espanso
due dei tre temi principali del primo film: “Il valzer del
Padrino” e “Il tema di Michael“, mentre “Il tema
dell’amore” del primo film fa una breve apparizione durante
una sequenza di flashback (“Ricordati di Vito Andolini“).
Ci sono poi diversi nuovi temi, tra cui uno per Kay (Diane
Keaton) e due per il giovane Vito (Robert
De Niro): “The Immigrant Theme” e “The
Tarantella“, introdotti in “A New Carpet“. Alla
colonna sonora e a entrambi i compositori è poi stato assegnato il
premio Oscar nel 1975.
A distanza di ben 16 anni da questo
secondo capitolo, Coppola ha infine chiuso la trilogia con Il Padrino – Parte III,
incentrato ancora una volta su Michael Corleone, ormai anziano.
Interpretato nuovamente da Pacino, il personaggio è in questo
capitolo conclusivo impegnato nel tentativo di porre fine alle
ostilità contro la sua famiglia, cercando allo stesso tempo di
recuperare quanto perduto nel corso della sua vita. Candidato a
sette premi Oscar, questo vede in particolare l’ingresso nel cast
dell’attore Andy Garcia nei
panni di Vincent Mancini, nipote di Michael. La trama porta dunque
a conclusione la dinastia della celebre famiglia, intrecciando gli
ultimi anni di questa con eventi storico-politici dell’Italia degli
anni Settanta.
Il trailer di Il Padrino –
Parte II e dove vedere il film in streaming e in TV
Prima di vedere tale sequel, è
possibile fruire di Il padrino – Parte II
grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme
streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei
cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play,
Infinity+, Apple
TV, Now, Prime Video e Paramount+. Per vederlo, una volta scelta
la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o
sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di
guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il
film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di lunedì
15 gennaio alle ore 21:00 sul canale
Iris.
Seguito di Il
padrino del 1972, il film Il padrino – Parte
II racconta l’ascesa di Vito
Corleone (Robert
De Niro) dopo il suo trasferimento in America e la sua
trasformazione in criminale. La sua ascesa al potere è contrapposta
agli sforzi compiuti decenni dopo dal figlio
Michael (Al
Pacino) per mantenere il loro impero criminale.
Il Padrino – Parte II è dunque sia un sequel che
un prequel, che mette in evidenza il costo di queste scelte,
soprattutto quando Michael deve affrontare i conflitti tra lui e i
suoi cari.
Mentre il conflitto tra
Kay (Diane
Keaton) e Michael è intriso di drammi personali, sono
le azioni di Michael nei confronti di Fredo (John
Cazale) a rappresentare il colpo più duro per la
famiglia. Questa sottotrama porta al tragico finale del film, che
vede Michael trionfante nei suoi obiettivi ma completamente
sconvolto dalle sue vittorie. Soprattutto se contrapposto ai
flashback dei primi tempi della famiglia Corleone, il finale de
Il padrino: Parte II mette in evidenza il tema
morale centrale del film e di tutti i film della serie Il
padrino.
Il significato dietro l’ultima
scena de Il padrino – Parte II
L’ultima scena de Il padrino
– Parte II mostra dunque Michael Corleone solo e isolato
da coloro che lo circondano, sottolineando il costo delle sue
decisioni come capo della famiglia criminale Corleone. Il film,
come già detto, è diviso in due parti, che rivelano le origini
dell’impero criminale di Vito e gli sforzi del suo figlio più
giovane, decenni dopo, per mantenere il controllo
dell’organizzazione. Il finale del film contrasta direttamente con
le conseguenze dei loro sforzi. Mentre un flashback rivela una
famiglia Corleone litigiosa ma alla fine unita sotto la guida di
Vito, la storia di Michael finisce con lui veramente solo.
In questo momento, Michael fa i
conti con il peso delle sue recenti azioni, tra cui l’ordine di
uccidere suo fratello Fredo. Dopo la morte della madre
Carmela (che aveva avvertito Michael che non
poteva permettersi di perdere altri membri della famiglia), la
decisione di Michael di uccidere suo fratello nella parte finale
mette in evidenza la disumanità che Michael ha abbracciato,
ironicamente per il “bene” della sua famiglia. Ciò si riflette
nell’ultima scena, in cui Michael, pensieroso e meditabondo, siede
da solo, riflettendo sulle sue scelte e sull’impatto delle sue
azioni.
Nel film, Fredo rivela
inavvertitamente a suo fratello di aver collaborato con il boss
rivale Hyman Roth, mettendo così la sua vita in
grave pericolo. Durante un confronto, Fredo rivela poi di aver
tradito Michael per gelosia. Fredo era frustrato e amareggiato
dalla decisione di Vito di ignorarlo e nominare Michael come nuovo
leader. Questo alimenta le insicurezze di Fredo su come viene
percepito dalla famiglia. Anche se Fredo e la loro sorella
Connie implorano Michael di perdonarlo, Michael
alla fine decide di far assassinare Fredo durante una battuta di
pesca.
Questo momento è specificamente
contrapposto all’omicidio di Roth e alla morte dell’ex alleato di
Michael, Frank Pentangeli. Ciò li contrappone
direttamente al
massacro dei nemici dei Corleone durante il finale de Il
Padrino. Entrambi gli eventi hanno isolato Michael dai suoi
cari, pur affermando il suo potere. Tuttavia, la morte di Fredo
pesa chiaramente su Michael in modo diverso rispetto agli altri
omicidi che ha organizzato, creando un breve flashback su una notte
cruciale per la famiglia anni prima.
Il vero significato del
flashback
Il flashback alla fine de Il
padrino – Parte II aggiunge quindi tragici livelli alla
discesa di Michael nella malvagità palese. La sequenza è ambientata
nel 1941, anni prima degli eventi de Il padrino, e
vede la famiglia riunirsi per festeggiare il compleanno di Vito.
Con sorpresa dei suoi fratelli, Michael annuncia che abbandonerà
l’università per arruolarsi e combattere nella seconda guerra
mondiale. È interessante notare che Fredo è l’unico dei suoi
fratelli a sostenere questa decisione, il che evidenzia quanto
fossero legati i due e come Fredo sostenesse il suo “fratellino”
prima di tradirlo anni dopo.
La sequenza si conclude con la
famiglia che parte per raggiungere Vito, lasciando Michael da solo.
Questo senso di isolamento dalla sua famiglia, causato dalle sue
scelte, pesa chiaramente su Michael. La situazione peggiora più di
dieci anni dopo, quando un Michael più anziano e più duro riflette
su come sia diventato ancora più isolato. Mentre gli sforzi di Vito
non gli sono mai costati la famiglia, Michael è separato dalla
moglie, tradisce attivamente la fiducia della sorella e uccide il
fratello. Gli sforzi di Vito lo hanno trasformato in un mostruoso
boss del crimine, ma la sua famiglia era al sicuro e felice.
Michael non ha questo conforto, tutto a causa delle sue scelte.
Al Pacino in Il padrino – Parte II
Come la storia di Vito rende più
triste il finale de Il padrino – Parte II
Al centro delle scelte di Vito e
Michael ne Il padrino – Parte II c’è il desiderio
espresso di proteggere le loro famiglie. Sebbene Vito fosse un
killer spietato in gioventù e fosse salito al potere grazie alla
sua disponibilità a commettere atti terribili, i suoi sforzi per
proteggere e migliorare la posizione della sua famiglia alla fine
hanno avuto successo. La sua festa di compleanno è celebrata con
gioia dalla moglie e dai figli, mentre Michael viene rimproverato
apertamente per essersi arruolato, perché questo compromette le
speranze che la famiglia ripone in lui. Alla fine, la storia di
Vito è agrodolce e violenta, ma in definitiva felice.
Questo contrasta direttamente con
l’ultima scena de Il padrino – Parte II, che
rivela che Michael è davvero solo. I suoi sforzi hanno arricchito
la famiglia Corleone, ma l’hanno divisa più che mai. Mentre la
storia di Vito si conclude con la sua famiglia entusiasta di
vederlo, quella di Michael finisce con i membri della famiglia
morti per suo ordine o furiosi per le sue scelte. Questo si
riflette poi in Il padrino – Parte III, che
riprende il finale del secondo film e completa il tragico arco
narrativo di Michael spazzando via ulteriormente i suoi cari e
lasciandolo veramente ed eternamente solo.
Il vero significato del finale de
Il padrino – Parte II
Al centro de Il padrino –
Parte II c’è dunque la rovina delle speranze di Michael di
essere un uomo migliore di suo padre. Vito avrà anche fatto cose
terribili, ma lo ha sempre fatto in nome della famiglia. Questo gli
ha permesso di vivere molti anni felici come Don Corleone, con una
famiglia che lo amava. Sebbene la ricchezza e il potere che
garantivano alla famiglia sicurezza e gioia superficiali siano
rimasti, gli sforzi di Michael per eliminare i suoi nemici gli sono
costati quella stessa famiglia che lui e suo padre avevano cercato
di rendere legittima.
In questo modo, Michael è diventato
più potente di Vito, ma ha tradito le sue ambizioni. Entrambi
volevano che la famiglia intraprendesse un percorso verso la
nobiltà, ma l’approccio spietato di Michael gli è costato tutto ciò
che desideravano davvero. Il film si conclude con Michael
vittorioso ma distrutto, un uomo solo nell’impero che lui stesso ha
creato. Il vero significato del finale de Il padrino –
Parte II sottolinea quindi che il costo del potere è
troppo alto quando viene pagato a spese della famiglia e
dell’umanità, lasciando il nobile Corleone, un tempo solitario,
come il più crudele di tutti.
Il padrino – Parte
II è il film cult del 1974 diretto da Francis
Ford Coppola e con protagonisti Al
Pacino, Robert De Niro, Robert Duvall e
Diane Keaton.
Il padrino – Parte
II (titolo originario The Godfather: Part II) è un film
del 1974 diretto da Francis Ford Coppola, proseguimento de
Il padrino (1972). In seguito al successo
internazionale ottenuto dal primo film, la Paramount Pictures
pensò subito ad un sequel, affidando nuovamente la regia a
Francis Ford Coppola, che però chiese di dare
l’incarico a Martin Scorsese per via dei problemi
avuti dai produttori durante la lavorazione del primo film. La casa
di produzione rifiutò e così Coppola fu costretto ad accettare. Con
ripetuti flashback ci racconta di come è nato l’impero dei
Corleone. Un film sulla mafia e le sue regole, che però non scade
mai nella violenza. Ci sono anche intrecci con la storia (fine anni
’50), e mette in evidenza l’involuzione dei valori familiari con il
passaggio di consegne delle redini degli affari della famiglia a
Mike Corleone, la cui sete di potere finisce per distruggere tutto
quanto attorno a sé.
Con Il Padrino – Parte II
Francis Ford Coppola ci regala una perla. Non il solito
sequel, bensì una seconda parte condita abbondantemente con la
storia della famiglia. Il regista italo-americano dirige
sapientemente due giovani attori che faranno la storia del cinema
americano: Robert De Niro e Al Pacino. Non c’è più
il grande Marlon Brando, ma i due non ne fanno
sentire la mancanza. Tant’è che Brando e De Niro sono gli unici due
attori ad aver vinto l’Oscar interpretando lo stesso personaggio,
Vito Corleone, rispettivamente da anziano (nel primo film)
e da giovane.
Ma veniamo alla trama.
In Il padrino – Parte II Con la morte per infarto
di Don Vito Corleone e l’uccisione del primogenito Sonny, a
prendere le redini del potere della famiglia Corleone è il terzo
figlio maschio Michael, essendo il secondo, Fredo, meno affidabile
e adatto per tale ruolo. Mike è molto più agguerrito del padre,
tanto da voler prendere ogni decisione di testa sua, non
coinvolgendo mai il fratello o lo storico consigliere di famiglia
Tom. Di fatto, la sua avidità di potere finirà per attorniarlo di
nemici, perfino nella stessa famiglia. Rompe anche con la moglie,
la quale abortisce per non dargli un terzo genito; proprio a voler
porre fine ad una famiglia a suo dire diabolica. In secondo piano,
ma solo per la sceneggiatura, due grandi spalle quali
Robert Duvall (il consigliere Tom) e John
Cazale (Fredo), quest’ultimo spentosi troppo presto. Trova
spazio anche il “nostro” Gastone Moschin, nei
panni del guappo di quartiere “Don Fanucci”. Le vicende di Mike
Corleone si alternano con flashback che ci spiegano come è nata la
famiglia Corleone. Partendo da quando il piccolo Vito Andolini
fuggì dall’America col falso cognome “Corleone” per scampare ad una
rappresaglia mafiosa contro la sua famiglia. Sarà colui che fonderà
l’Impero dei Corleone in America. Passo dopo passo, Vito si farà
rispettare dal quartiere in cui vive; e con straordinaria sagacia e
ambizione, allargherà la propria rete di contatti e il proprio
potere economico e sociale.
Il padrino – Parte
II è stato il primo sequel nella storia del cinema a
vincere l’Oscar al miglior film, impresa in seguito riuscita anche
a Il Signore degli Anelli – Il ritorno del Re
(2003). Tuttavia la saga de “Il padrino” è l’unica
nella storia ad aver vinto più di un Premio Oscar come miglior
film. Nel 1993 è stato scelto per la preservazione al National Film
Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. Nel 1998
l’American Film
Institute l’ha inserito al trentaduesimo posto della
classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi.
Le riprese del film si svolsero tra il 1 ottobre 1973 e il 19
giugno 1974, con un totale di 104 giorni di riprese. Le scene
ambientate a Cuba vennero in realtà girate a Santo Domingo, nella
Repubblica Dominicana. Qui Al Pacino si ammalò di
polmonite e ritardò le riprese di un mese. Le scene del passato di
Vito Corleone ambientate nella città di Corleone furono girate in
realtà a Forza d’Agrò, a Savoca e a Motta Camastra, in provincia di
Messina.
Il padrino – Parte II, tra fedeltà
e ambizione
Ne Il Padrino – Parte
II Coppola voleva riproporre Richard Castellano per la
parte di Peter Clemenza da anziano, vista l’importanza del
personaggio. La prima stesura della sceneggiatura prevedeva infatti
che fosse proprio Clemenza a testimoniare contro Michael Corleone
dinanzi la commissione d’inchiesta senatoriale. Tuttavia,
Castellano, noto per la sua testardaggine, rifiutò l’ipotesi di un
ritorno nella saga poiché il regista non intendeva lasciare che
l’agente dell’interprete scrivesse appositamente le battute del
personaggio. Alla fine, per colmare il vuoto lasciato da Clemenza,
venne creato il personaggio di Frankie Pentangeli.
Coppola intendeva pure reintrodurre Marlon
Brando, nel ruolo di Vito Corleone, e James
Caan, nel ruolo di Santino Corleone, nella scena in cui
Michael ricorda il compleanno del padre in cui annuncia la sua
prossima partenza per la guerra. Brando però non
accettò a causa di vecchi rancori verso la
Paramount relativi al compenso per il primo film.
Caan invece accettò però pretese di essere pagato
per questo piccolo cameo con la stessa somma ricevuta per il primo
film. Per la parte del giovane Vito Corleone, il regista scelse
Robert De Niro perché gli era piaciuto il suo
provino per la parte di Santino Corleone durante la scelta del cast
del primo film. Per prepararsi al ruolo prima dell’inizio delle
riprese, De Niro passò sei mesi nella zona di Corleone, in Sicilia,
per imparare il dialetto siciliano. Nella versione originale del
film, De Niro recita in italiano con spiccato
accento siculo.
Ne Il Padrino – Parte
II Al Pacino consigliò a Coppola di
affidare la parte di Hyman Roth a Lee Strasberg,
il suo maestro di recitazione all’Actor’s Studio, considerandolo
particolarmente adatto al ruolo. Siccome il personaggio di Roth era
vagamente ispirato al mafioso Meyer Lansky,
quest’ultimo telefonò a Strasberg dopo l’uscita del film per
congratularsi della sua interpretazione. Secondo la stesura
originale della sceneggiatura, il film doveva concludersi con una
scena ambientata nel 1968 nella villa sul lago Tahoe in cui un
diabetico Michael Corleone di mezz’età parla con il figlio Anthony,
ormai diciottenne, che gli dice che non seguirà le sue orme. Però
Coppola non riuscì a terminare le riprese di questa scena e decise
di eliminarla dalla sceneggiatura, usandola anni dopo come base per
scrivere la storia de Il padrino – Parte III.
I due primi episodi sono tratti dal
romanzo omonimo di Mario Puzo (1969). Infatti anche le origini di
Vito Corleone erano in esso raccontate, ma non furono inserite
nella narrazione del primo film. Il primo episodio, datato 1972 e
sempre diretto da Coppola, è stato considerato la terza miglior
pellicola statunitense della storia dall’American Film Institute.
Inoltre è al secondo posto della classifica dell’Internet Movie Database. In un
primo momento vennero contattati per dirigerlo Elia Kazan,
Sergio Leone, Arthur Penn e Costa Gavras
ma non si dimostrarono interessati. L’unico regista che si dimostrò
disponibile fu Sam Peckinpah che però venne mandato via dai
produttori perché insisteva nell’idea di trasformare la storia del
film in una specie di western con ambientazioni gangster. Infine
Robert Evans, il capo della Paramount, puntò
sull’italoamericano Francis Ford Coppola,
nonostante le perplessità dei produttori perché era un regista
semisconosciuto. Coppola accettò principalmente l’incarico per
avere denaro per finanziare il suo futuro film La
conversazione.
Il padrino – Parte II,
curiosità
Uscito negli USA, il film incassò
circa 86 milioni di dollari e fu una sorpresa per la casa di
produzione, che non si aspettava un incasso così alto. Uscito in
altre nazioni, continuò ad avere un grosso successo, spaccando in
due la critica internazionale ed entrando nell’immaginario
collettivo del pubblico, arrivando ad incassare un totale di
1.144.234.000 $ in tutto il mondo. Il Padrino
racconta la storia della famiglia americana di origini siciliane
dei Corleone: il loro impero, i loro principi, i loro affari, la
guerra con le altre famiglie. Figura centrale quella di Don Vito
Andolini, capofamiglia e apice della piramide familiare. Con la sua
morte per infarto giocando col nipote (ironia della sorte per lui
che era scampato a varie sparatorie), sarà il terzo genito Mike a
prendere le redini della famiglia, essendo morto in un agguato il
primogenito Sonny ed essendone incapace il secondogenito Fredo.
Mike si dimostra più cinico e spietato del padre.
Dopo varie diatribe, c’è stata
anche una terza parte, nel 1990: Il padrino – Parte III. Ultimo
atto visibilmente inferiore rispetto ai primi due, proposto
palesemente solo per chiudere la saga. Sebbene non manchino anche
in esso spunti cinematografici interessanti. Michael Corleone ormai
invecchiato, vuole chiudere i conti con l’oscuro passato, facendo
beneficenze e avendo firmato l’armistizio con le altre famiglie. Ma
il nipote, figlio di Sonny, non ha certo intenzione di svolgere una
vita tranquilla e prendendo le redini dello zio quale Capo
famiglia, innesca una nuova guerra tra i clan.
Pur se la trama offre un intreccio
con i fatti storico-politici italiani degli anni ’70, non raggiunge
lo stesso risultato del secondo. I dialoghi sono mediocri, anche lo
staff di attori è svuotato (ci sono anche Andy
Garcia e Sofia Coppola, figlia del
regista e futura regista a sua volta). Pure Al
Pacino si avvicina più alle interpretazioni mediocri che
lo vedranno protagonista di molti film successivi, anziché a quelle
dei film anni ’70 (forse anche per colpa dei registi con i quali ha
lavorato). Insomma occorreva chiudere la saga, e il troppo tempo
passato dal secondo, ossia 16 anni, ha un po’ ostacolato un
risultato finale lusinghiero e degno dei primi due della serie.
Mardin, Armenia, 1915. Il giovane
fabbro Nazaret Manoogian non può sfuggire alla rappresaglia
dell’Impero Ottomano che ha pianificato il genocidio della
popolazione armena. Il suo villaggio viene messo a ferro e fuoco,
lui arrestato e separato da moglie e figlie, costretto ai lavori
forzati e destinato a morte certa. Ma Nazaret riesce a scampare
miracolsamente al suo atroce destino ed una volta libero scopre che
le figlie, gemelle, sono ancora vive. Pur di trovarle, Nazaret
attraverserà deserti, oceani e continenti spinto dalla forza più
grande in natura…l’amore di un genitore.
Il padre è
l’ultimo film del regista tedesco di origini turche Fatih
Akin (Ai confini del paradiso, La
sposa turca e Soul
kitchen), un film che affronta il delicato quanto
tremendo tema del genocidio degli armeni messo in atto dall’impero
turco durante la prima guerra mondiale. In realtà questo drammatico
contesto storico è solo l’incipit di una storia che poi si dipana
su scenari molto più ampi e complessi, portando il protagonista e
la sua ricerca disperata dai deserti mesopotamici sino a Cuba e da
qui negli Stati Uniti. Il padre parla
dell’amore di un padre che non si rassegna all’idea di non rivedere
mai più le proprie figlie, un padre che si aggrappa a questo amore
per superare prove incredibili. È un film sull’eterna
contrapposizione tra bene e male che nel film di Akin assumono
volti e aspetti sempre diversi, che vestono i panni di personaggi
ora crudeli e senza scrupoli ed ora umani, generosi e
salvifici.
Chi si
aspettasse di trovare il solito Akin anche in questo film però,
potrebbe rimanere particolarmente deluso, perche Il
padre è un film che si discosta sensibilmente dai
precedenti lavori del regista di Amburgo. Se con Ai
confini del paradiso e soprattutto Soul
Kitchen ci aveva abituato ad uno stile narrativo
nuovo, fresco e dinamico che si imperniava attorno a personaggi e
storie anticonvenziali, in questo film Akin si dimostra molto più
compito e diligente, molto meno incline alla sua solita
imprevedibilità e originalità.
Molto bravo il protagonista che
interpreta Nazaret, Tahar Rahim, e molto
suggestiva la fotografia che offre paesaggi spettacolari ma che al
tempo stesso suscitano stupore e orrore, cavalcando la dicotomia su
cui il film si basa.
In Il padre e lo
Straniero Diego è un impiegato romano che non riesce ad
accettare la grave invalidità del figlio Giacomino. Walid è un
ricchissimo uomo d’affari siriano che ha un figlio con le stesse
problematiche di Diego ma che a differenza sua, ama senza
discussione. I due si conoscono nella clinica in cui portano i loro
figli e nasce subito una forte intesa. Da questo momento Diego
inizierà un percorso di cambiamento.
La frequentazione con Walid, il suo
punto di vista diverso e nuovo sul mondo, sui rapporti ma anche sui
problemi dei rispettivi figli lo aiuterà ad accettare ciò che non
pensava possibile ed anche a rivitalizzare il rapporto con sua
moglie. Walid però non è completamente sincero con il suo nuovo
amico, visto che i servizi segreti vengono in cerca di Diego per
avere notizie sul ricco uomo siriano al momento scomparso senza
lasciare traccia. Il protagonista si troverà ad affrontare una
nuova situazione a lui completamente estranea.
Il padre e lo Straniero, il film
Il padre e lo
Straniero di Ricky Tognazzi, in uscita
nelle sale italiane il prossimo 18 Febbraio, è tratto dall’omonimo
romanzo di Giancarlo De Cataldo, che troviamo
anche nel ruolo di sceneggiatore insieme allo stesso regista e a
Simona Izzo. Il libro è antecedente al successo
Romanzo criminale, ma, soprattutto, quando il film assume tonalità
più “noir” è evidente la mano dello scrittore. Il film infatti
naviga in equilibrio tra due generi; il dramma familiare e il
thiller, con però con un elemento in comune, ossia la difficoltà di
accettare ciò che è diverso. Nella prima parte di Il padre
e lo Straniero infatti il protagonista è impegnato a
mettere in discussione se stesso e i suoi limiti per vedere della
bellezza anche in ciò che non è perfetto, perlomeno secondo i
canoni che la società ci impone. Nella seconda parte, Diego dovrà
invece affrontare se stesso per capire se la persona con cui ha
stretto amicizia è in realtà qualcuno di molto pericoloso.
La difficoltà di far convivere i
due generi senza passaggi forzati è molto evidente e
avvertibile in alcune parti del film che però è supportato da un
cast importante sia nei ruoli principali, Diego è interpretato da
Alessandro Gassman mentre Walid da Amr Waked,
visto anche in Syriana con George Clooney, ma anche nei ruoli secondari;
Ksenia Rappaport interpreta la moglie di Diego e
Leo Gullotta veste i panni del rigido poliziotto
in cerca di Walid. Una nota del tutto particolare per il giovane
attore che interpreta Giacomino; Leonardo Della Bianca.
La splendida casa che fa da set al
film con Steve Martin, Il Padre della
Sposa, è stata venduta alla cifra importante di 1.998
milioni di dollari.
L’abitazione, di 400 metri
quadrati, con 5 camere da letto e 4 bagni, è situata ad Alhambra,
in California, ed è stata il set de Il Padre della
Sposa e del suo sequel, Il Padre della Sposa
2, entrambi con protagonista Martin e diretti da Charles
Shyer.
Kimberly
Williams-Paisley, attrice che interpreta la figlia di
Martin nel film, aveva annunciato all’inizio dell’estate che la
casa era stata messa in vendita.
Il
Padre della Sposa (Father of the
Bride) è un film del 1991, diretto dal regista
Charles Shyer, remake dell’omonimo film del 1950
diretto da Vincente Minnelli. Nel 1995 venne
girato il sequel, Il Padre della Sposa2.
George Banks è un
cittadino americano di classe medio-alta, titolare di un’azienda
produttrice di scarpe. La sua vita tranquilla e ordinaria viene
sconvolta quando, tornata a casa dopo un dottorato di ricerca
post-laurea a Roma, sua figlia ventiduenne Annie sciocca tutti
annunciando il suo matrimonio con Bryan McKenzie, esponente di una
ricca famiglia.
Il Padre della Sposa: venduta per
due milioni la casa del film
George non riesce a immaginare la
sua vita senza la figlia prediletta e comincia così ad assumere
atteggiamenti strani ed esagerati, sotto gli occhi esterrefatti di
Annie e del futuro genero, della moglie Nina, del figlio minore
Matty, e dei futuri consuoceri John e Joanna.
La situazione peggiora ancora
quando la moglie e la figlia decidono di organizzare il ricevimento
in casa, affidando i preparativi delle nozze all’eccentrico
coordinatore di matrimoni Franck Eggelhoffer: questi metterà a dura
prova i nervi di George con il costo in continua crescita del
matrimonio, tanto da farlo arrivare a finire in prigione a causa di
una scenata in un supermercato per il costo di una confezione di
hot-dog. Rendendosi però conto di aver toccato il fondo, George
capisce finalmente che sua figlia è cresciuta e che sia giunto il
momento di lasciarla andare.
Tra le
commedie familiari più amate degli
anni Novanta, Il padre della
sposa occupa un posto speciale perché riesce a
raccontare uno dei momenti più universali della vita familiare: il
giorno in cui un genitore comprende che il proprio figlio è
diventato adulto. Diretto da Charles Shyer e
interpretato da uno straordinario Steve Martin, il
film prende la struttura della classica wedding comedy per
trasformarla in qualcosa di più intimo.
Si racconta infatti il
matrimonio attraverso gli occhi di chi deve imparare a lasciare
andare, anziché di chi sta per iniziare una nuova vita. È proprio
il finale a dare un significato più profondo all’intera storia.
Dopo una lunga serie di equivoci, ansie e momenti comici, George
Banks arriva infatti ad accettare ciò che aveva cercato di evitare
fin dall’inizio: sua figlia Annie non appartiene più soltanto alla
famiglia d’origine.
L’epilogo non celebra
semplicemente un matrimonio riuscito, ma racconta il passaggio da
padre protettivo a padre capace di accompagnare la figlia verso la
propria indipendenza. Per questo motivo il finale di Il
padre della sposa continua ancora oggi a emozionare,
andando ben oltre i confini della commedia romantica.
Come Charles
Shyer e Steve Martin trasformano una
commedia matrimoniale in un racconto universale sul cambiamento
della famiglia
Sebbene il film sia costruito
intorno ai preparativi del matrimonio di Annie, il vero
protagonista è George Banks. Charles Shyer sceglie
infatti di raccontare ogni evento attraverso il suo punto di vista,
trasformando ogni dettaglio dell’organizzazione delle nozze in una
prova emotiva che mette in discussione il suo ruolo di padre. Le
spese sempre più elevate, le decisioni prese senza consultarlo e
l’arrivo dell’eccentrico wedding planner Franck Eggelhoffer
diventano occasioni per mostrare il suo crescente senso di
smarrimento.
Questa prospettiva distingue
Il padre della sposa da molte altre commedie
romantiche dello stesso periodo. Il matrimonio non rappresenta il
traguardo sentimentale della coppia protagonista, ma il momento in
cui una famiglia deve ridefinire i propri equilibri.
L’interpretazione di Steve Martin rende George un
personaggio profondamente umano: le sue reazioni sono spesso
esagerate e comiche, ma nascono da una paura autentica, quella di
perdere il posto privilegiato occupato nella vita della figlia.
Anche la sceneggiatura
costruisce con attenzione questo percorso. Ogni imprevisto, dal
ricevimento sempre più costoso fino all’arresto di George dopo
l’esilarante episodio al supermercato, contribuisce a mostrare
quanto il protagonista stia cercando disperatamente di fermare un
cambiamento inevitabile. La comicità diventa così il linguaggio
attraverso cui raccontare un sentimento che molti genitori
conoscono bene: la difficoltà di accettare che i figli
crescano.
Il finale de Il padre
della sposa spiegato: perché George riesce finalmente ad
accompagnare Annie verso una nuova vita
L’ultima parte del film segna il
completamento del percorso interiore di George. Dopo aver
attraversato settimane di tensione e perfino aver sperato
inconsciamente che il matrimonio saltasse, il protagonista
comprende definitivamente quanto Annie sia felice accanto a Bryan.
È significativo che questa consapevolezza maturi proprio quando la
figlia, dopo un litigio con il futuro marito, decide di annullare
le nozze.
Invece di approfittare della
situazione, George osserva il dolore sincero di Bryan e comprende
che il giovane ama davvero Annie. L’incontro tra i due uomini
rappresenta il momento in cui George smette di vedere Bryan come un
rivale e inizia a riconoscerlo come la persona destinata a
condividere il futuro della figlia. Da quel momento cambia anche il
suo atteggiamento verso il matrimonio.
Il giorno delle nozze, una
nevicata improvvisa rischia di compromettere ogni preparativo, ma
George affronta gli imprevisti con una serenità che fino a poco
tempo prima sembrava impossibile. Quando accompagna Annie
all’altare, il gesto assume un valore simbolico preciso. Non si
limita a consegnarla allo sposo secondo la tradizione, ma accetta
finalmente di lasciarla andare. Durante il ricevimento continua a
risolvere piccoli problemi dietro le quinte e finisce persino per
perdere il momento della partenza degli sposi. Soltanto la
telefonata di Annie dall’aeroporto gli permette di ricevere
quell’ultimo saluto e quelle parole d’affetto che chiudono
definitivamente il loro rapporto padre-figlia in una nuova fase
della vita.
Perché l’ultima telefonata e la
danza finale raccontano che il vero tema del film è imparare a
lasciare andare chi si ama
La scena della telefonata
costituisce il cuore emotivo dell’intero film. Annie chiama il
padre pochi istanti prima di partire per il viaggio di nozze
semplicemente per dirgli che gli vuole bene. È una conversazione
breve, priva di grandi dichiarazioni, proprio per questo
profondamente autentica. George comprende che il matrimonio non ha
cancellato il loro legame, ma lo ha trasformato.
L’ultima sequenza ambientata
nella casa ormai vuota rafforza ulteriormente questo significato.
Per settimane George aveva vissuto ogni cambiamento come una
perdita irreparabile. Adesso gli stessi spazi che sembravano
destinati a ricordargli soltanto l’assenza della figlia diventano
il luogo in cui ritrovare il rapporto con Nina. La danza tra marito
e moglie rappresenta il ritorno alla coppia originaria, quella da
cui tutto era iniziato molti anni prima.
La casa assume così un valore
simbolico. Durante il film era stata invasa da operai, decoratori,
invitati e organizzatori del ricevimento, diventando quasi
irriconoscibile. Quando torna finalmente silenziosa, George
comprende che il vuoto lasciato da Annie non coincide con la fine
della famiglia. La famiglia cambia forma, continua a esistere e
trova un nuovo equilibrio, proprio come accade nella vita
reale.
Il vero significato del finale
de Il padre della sposa: crescere significa
accettare che l’amore continui anche quando cambia forma
Il finale de Il padre
della sposa evita qualsiasi eccesso melodrammatico perché
sceglie di raccontare un’emozione quotidiana che attraversa
moltissime famiglie. George non supera la propria paura grazie a un
evento straordinario, ma comprendendo lentamente che l’amore per
una figlia non si misura dalla vicinanza fisica. Annie continuerà a
essere parte della sua vita anche dopo il matrimonio, semplicemente
in una forma diversa.
Questa è la ragione per cui il
film continua a essere ricordato come molto più di una semplice
commedia romantica. Il matrimonio rappresenta soltanto il contesto
attraverso cui parlare del tempo che passa, del cambiamento
inevitabile e della necessità di accogliere ogni nuova fase
dell’esistenza senza restare prigionieri della nostalgia.
L’ultima danza tra George e Nina
sintetizza perfettamente questa idea. Mentre la macchina da presa
si allontana, il film suggerisce che ogni conclusione coincide
anche con un nuovo inizio. Annie apre un nuovo capitolo della
propria vita accanto a Bryan, mentre George e Nina riscoprono il
loro rapporto dopo aver dedicato tanti anni alla crescita dei
figli.
È proprio questa delicatezza a
rendere il finale così efficace. Il padre della
sposa ricorda che il compito più difficile di un genitore
non è proteggere i figli quando sono piccoli, ma trovare il
coraggio di accompagnarli verso l’età adulta. L’addio di Annie, la
telefonata dall’aeroporto e la danza conclusiva raccontano tutti la
stessa verità: amare significa anche accettare il cambiamento,
sapendo che i legami più profondi continuano a esistere anche
quando la vita li porta in direzioni diverse.
Si è svolto a Roma l’incontro di
presentazione de Il Padre d’Italia, secondo film
di Fabio Mollo, nelle sale italiane dal prossimo 9
marzo. Luca Marinelli e Isabella
Ragonese sono Paolo e Mia, due trentenni protagonisti di
un incontro casuale che li porta ad affrontare insieme un viaggio
da nord a sud d’Italia, ma anche un percorso di crescita
esistenziale, in cui si confrontano con la genitorialità e con
l’amore.
Come affronta qui il tema
della paternità, presente anche nel suo primo film?
Fabio Mollo: “In precedenza
avevo provato a raccontarlo dal punto di vista dei figli, qui l’ho
fatto dal punto di vista del genitore. Per me era importante
raccontare il momento delicato in cui la mia generazione smette di
essere figlia e prova a diventare genitrice, nonostante la sua
precarietà economica, ma anche emotiva. Paolo e Mia sono entrambi
precari: lui vive un po’ in disparte, come non fosse degno di
essere felice. Lei, al contrario, è un esplosione di vitalità e
felicità. Quando quest’esplosione lo investe, Paolo si lascia
contagiare e trascinare in un viaggio che lo porta a confrontarsi
col tema della paternità, da lui rimosso perché lo considerava
contro natura in quanto omosessuale, e che grazie a questo viaggio
riesce ad elaborare”. “Volevamo raccontare una storia
d’amore che ha poco a che fare con la sessualità, l’amore di un
genitore che non necessariamente ha a che vedere con la genetica,
un amore così puro e forte che supera barriere e limiti, senza mai
giudicare i personaggi”.
Ha sempre pensato a
Marinelli e Ragonese nei panni di Paolo e Mia? Come hanno
contribuito al film?
Mollo: “Ho sempre immaginato un
film costruito su due attori, una storia molto raccolta, perciò
volevo lavorare con due signori attori. Quello con Luca e Isabella
è stato un lavoro lungo: quasi un anno prima di arrivare alle
riprese. È stato fondamentale lavorare con loro alla messinscena
quotidianamente”. “Ogni passaggio emotivo dei personaggi
era sempre discusso, vissuto, cambiato se necessario”.
Il Padre d’Italia arriva al cinema
il 9 marzo
Cosa vi ha spinto ad
accettare il film e cosa spinge i vostri personaggi l’uno verso
l’altro?
Isabella Ragonese: “Mia è un
personaggio molto diverso, anche come energia, da quelli che ho
interpretato finora. Soprattutto all’inizio è abbastanza
disturbante, una sbandata senza regole. Mi attraeva il pericolo, ma
mi faceva anche paura interpretarla. Trovo bellissimo che Mia e
Paolo siano due estranei. A volte c’è un’intimità più forte con una
persona sconosciuta che quando si è di fronte a legami familiari o
di amicizia quotidiani. Loro si trovano davanti a una scelta e si
riconoscono istintivamente, senza bisogno di spiegare”. “Il viaggio
di Mia è nello scoprire la bellezza dell’animo di Paolo. Per questo
lo sceglie. Mi piace pensare che lei e Paolo siano gli angeli
custodi l’uno dell’altra. L’amore che provano è prendersi cura di
qualcuno”.
Luca Marinelli: “Ho letto la
sceneggiatura e c’erano delle esplosioni emotive all’interno.
Ricordo di essermi molto emozionato. Questa storia è tante cose,
non solo l’omosessualità, la paternità. Questo tema, che fuori
dall’Italia sembra una cosa normale, è invece nuovo per noi e penso
sia importante cominciare a parlarne, senza puntare il dito verso
nessuno. Trattare questo argomento senza eccessi – anche se spero
che qualcuno si sia sentito un po’ scomodo – con grazia e con
delicatezza, è la cosa più bella di tutto il film. Oltre a questo,
però, c’è un discorso gigantesco sull’amore: verso se stessi, verso
le persone, verso la vita. Paolo vede in Mia una parte della sua
vita che non ha ancora percorso. Hanno entrambi paura e bisogno di
qualcuno. Si riconoscono e si donano all’altro”.
La musica e le canzoni sono
importanti nel film
Mollo: “Sì, ci abbiamo tenuto
tantissimo. Mia è una cantante e volevamo che il suo mondo musicale
fosse raccontato da lei, ma investisse anche il mondo di Paolo.
Abbiamo fatto una ricerca estenuante di canzoni che potevano essere
giuste per raccontare la storia e la generazione. Le performance
canore di entrambi hanno reso il film ricco: quella di Luca in due
momenti molto intimi, ma anche quella di There is a light
that never goes out degli Smiths, che Isabella ha cantato
live sul set”. “Da calabrese ho sentito subito il richiamo a
Loredana Bertè. Nel film andiamo a Bagnara, la Bertè è di Bagnara,
Paolo è appassionato della Bertè ed è come se Mia fosse un po’ la
Bertè ai suoi occhi. L’intera colonna sonora poi è un richiamo agli
anni ’80”.
Luca Marinelli e Isabella Ragonese
sono i protagonisti de Il Padre d’Italia
C’è qualche film che l’ha
ispirata?
Mollo:“Due grandi riferimenti
sono Una giornata particolare di Ettore
Scola, il film che mi ha fatto entrare al centro
Sperimentale, e Il ladro di bambini di
Gianni Amelio. Entrambi riecheggiano in questo
lavoro, ma con un taglio europeo contemporaneo”. “Tra i
film che abbiamo visto con Luca e Isabella, c’era poi
Lorence anyways di Xavier Dolan,
che ci ha molto emozionato, e abbiamo scelto di dare al film un po’
questo taglio”.
Il Padre d’Italia,
prodotto da Bianca Film e Rai Cinema, sarà nelle sale dal 9
marzo.