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Il Padre d’Italia: recensione del film con Luca Marinelli

Il Padre d’Italia: recensione del film con Luca Marinelli

Arriva al cinema il 9 marzo Il Padre d’Italia, l’ultimo film di Fabio Mollo con protagonisti Luca Marinelli e Isabella Ragonese.

Ne Il Padre d’Italia Paolo (Luca Marinelli) è un tipo schivo e razionale. Ha un doloroso passato e alle spalle una storia importante appena conclusa perché, a differenza del suo compagno, non si sentiva pronto per creare una famiglia. Mia (Isabella Ragonese) è invece spregiudicata e vitale, un’eterna adolescente al sesto mese di gravidanza. S’incontrano una sera, per caso. Anche Mia è sola e Paolo si fa presto coinvolgere dalla sua esuberanza, intraprendendo con lei un viaggio attraverso l’Italia. Prima alla ricerca del padre della bambina che sta per nascere, poi sempre più alla scoperta di sé, i due s’interrogano sulla possibilità di un futuro diverso da quello che entrambi avevano sempre immaginato.

Il Padre d’Italia, seconda regia di Fabio Mollo dopo Il Sud è niente, è un film denso di contenuti ed emotivamente intenso. Al centro, un discorso articolato sulla famiglia intesa in diverse forme: quella tradizionale che può essere tarpante; quella assente con le sue conseguenze destabilizzanti; quella da costruire, se e quando si diventa genitori; il tema: omosessualità e paternità.

Il centro de Il Padre d’Italia sono i protagonisti

Nocciolo del lavoro è l’approfondimento psicologico dei protagonisti. Il regista coglie gli aspetti che ne descrivono meglio la partitura emotiva, facendola arrivare allo spettatore e rendendone universali i caratteri. Paolo, in cerca della famiglia che non ha mai avuto, si sente ancora figlio, bisognoso di essere accolto e accudito, più che pronto ad accudire a sua volta. Mia, con la sua giocosa vitalità e il suo infantilismo, le menzogne, lo sconforto dei momenti di consapevolezza, il senso di oppressione e mancata accettazione in famiglia. Entrambi spaventati da un futuro di solitudine. E quell’incontro inaspettato tra due personalità che istintivamente si aggrappano l’una all’altra e insieme tentano di compiere quei passi che fino ad allora non si erano sentiti in grado di fare. Le interpretazioni di Marinelli e Ragonese riescono ad essere intense e calibrate al tempo stesso, regalando al film un respiro altrimenti difficile da ottenere.

Il Padre d’Italia

Li sostiene uno stile registico imperniato sull’immagine – con molti primi piani che mettono in evidenza espressioni e gesti – e il contrappunto sonoro – suoni elettronici e canzoni anni ’80, con cui i protagonisti si cimentano, sottolineando alcuni momenti chiave del loro rapporto. A questo proposito, più che le ormai note doti canore di Luca Marinelli – chiamato con poca fantasia per la seconda volta ad interpretare Non sono una signora, ma non solo – a sorprendere è l’intensa prova di Isabella Ragonese, alle prese con un brano degli Smiths.

Il Padre d’Italia non è privo di qualche incongruenza

Ciò detto, vi sono anche ingenuità e incongruenze narrative – ad esempio, il ricordo del volto materno, proprio nel momento in cui il protagonista stesso si appresta a fare il padre; l’identificazione a tratti troppo insistita di Mia con una figura materna per Paolo, come nelle sequenze dell’orfanotrofio e del nuoto; il fatto che Paolo “provi a fare l’etero”. In questo, il regista sembra scontare una visione troppo romantica.

Nonostante ciò, il film offre un quadro ampio sulla genitorialità e sull’amore, che va oltre gli schemi all’interno dei quali siamo abituati a pensare e spinge a interrogarsi. Lo fa con estrema delicatezza e pudore attraverso un coinvolgente viaggio emotivo e psicologico con i protagonisti, con le loro paure, insicurezze e vissuti problematici, esplorando i quali lo spettatore può facilmente ritrovare frammenti di sé.

Il nuovo volto della giustizia nei poster di Deadpool

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Il nuovo volto della giustizia nei poster di Deadpool

Ecco i poster di Deadpool in cui il Mercenario Chiacchierone mostra il “nuovo volto” della giustizia.

Il film arriverà in sala il prossimo 12 febbraio.

Guarda il secondo trailer del film

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Il primo film in stand-alone dedicato al mercenario chiaccherone promette un’ enorme dose di politicamente scorretto pronta ad abbattersi sul pubblico all’uscita in sala, il 4 Febbraio. “Questo film funziona tranquillamente all’interno dell’universo X-Men” ha dichiarato Reynolds ad Empire, “ma non per questo include la sensibilità dei film dedicati ai mutanti. È come prendere un personaggio degli X-Men, imbottirlo di LSD e rispedirlo su schermo.”

A proposito di X-Men: chi ha visto il trailer avrà notato che la presenza dei mutanti su schermo sarà decisamente corposa. Andre Tricoteux sostituisce Daniel Cudmore nei panni di Colossus, ed appare nella nuova immagine rilasciata da empire pochi minuti fa a fianco di un Deadpool che pare intento a rompere la quarta parete.

Vi ricordiamo che in  Deadpool ci sono confermati con Ryan Reynolds anche Morena Baccarin, T.J. Miller, Ed Skrein, Gina Carano e Daniel Cudmore che tornerà nei panni di Colosso. Deadpool è scritto da Paul Wernick e Rhett Reese, diretto da Tim Miller e sarà nei cinema USA dal 12 febbraio 2016.

Il nuovo trailer mostra come appariranno gli alieni di Disclosure Day

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Disclosure Day compie un passo decisivo nella sua campagna marketing: il nuovo teaser rivela per la prima volta gli alieni del film diretto da Steven Spielberg. Dopo mesi di mistero costruito attorno ai personaggi umani — tra cui Emily Blunt e Josh O’Connor — il progetto mostra finalmente scorci concreti della minaccia (o presenza) extraterrestre, alzando drasticamente la posta in gioco a poche settimane dall’uscita.

Il teaser introduce nuovi elementi narrativi: Colman Domingo parla di un insabbiamento lungo 79 anni, mentre Colin Firth suggerisce che l’umanità non sia pronta alla verità. Le immagini alternano cerchi nel grano, astronavi e momenti più intimi tra i protagonisti, culminando nella prima, inquietante visione di una mano aliena che entra in contatto con un essere umano. La sceneggiatura è firmata da David Koepp, storico collaboratore di Spielberg.

Disclosure Day e il ritorno di Spielberg alla fantascienza “umana”

Questo primo reveal non è solo un momento promozionale, ma una dichiarazione d’intenti. Spielberg torna esplicitamente al territorio che ha definito la sua carriera, da E.T. l’extra-terrestre a Incontri ravvicinati del terzo tipo, passando per La guerra dei mondi. Tuttavia, il tono di “Disclosure Day” sembra più ambiguo: meno meraviglia, più paranoia.

Il focus su un complotto governativo e su una verità nascosta suggerisce una narrazione contemporanea, in linea con il clima culturale attuale fatto di sfiducia istituzionale e ossessione per ciò che è “non rivelato”. L’alieno, in questo contesto, torna a essere uno strumento narrativo per interrogare l’umanità, più che un semplice elemento spettacolare.

Margaret Fairchild e il mistero del contatto: verso una nuova mitologia spielberghiana

Il personaggio di Margaret Fairchild, interpretato da Emily Blunt, sembra centrale nella costruzione narrativa: già nel primo trailer mostrava segnali di connessione con gli alieni, ora rafforzati da suoni e comportamenti anomali. Il rapporto tra lei e Daniel Kellner (O’Connor) suggerisce una dinamica emotiva che richiama le relazioni intime tipiche del cinema di Spielberg, ma inserita in uno scenario più oscuro.

La presenza di bambini e il tema del contatto diretto — mani che si sfiorano, comunicazione non verbale — rimandano chiaramente all’iconografia classica del regista, ma con una variazione: qui il contatto sembra carico di ambiguità, quasi minaccioso. È possibile che “Disclosure Day” punti a costruire una nuova mitologia aliena, meno rassicurante e più destabilizzante.

Con uscita fissata al 12 giugno 2026, il film si posiziona come uno degli eventi sci-fi dell’anno. Ma la vera incognita resta: Spielberg offrirà risposte o, coerentemente con il suo cinema più maturo, lascerà lo spettatore immerso nel dubbio?

Il nuovo trailer di Supergirl ha una data d’uscita

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Il nuovo trailer di Supergirl ha una data d’uscita

Il nuovo trailer di Supergirl, il film del DC Universe, è alle porte e promette di svelare nuove scene molto attese dai fan. James Gunn ha annunciato sui social media che il trailer completo sarà pubblicato martedì 31 marzo, accompagnato da un breve teaser che anticipa alcune immagini chiave.

Il teaser si concentra sull’avventura spaziale, dato che il film è tratto dal fumetto Supergirl: Woman of Tomorrow di Tom King e Bilquis Evely. Questo nuovo trailer arriva quasi quattro mesi dopo le prime scene rivelate a dicembre 2025.

Cosa potremmo vedere nel trailer completo

La prima anteprima ha già mostrato alcuni momenti del viaggio di Kara, ma il trailer completo potrebbe dare maggiore risalto alle scene d’azione e approfondire la sua identità oltre il ruolo di supereroina. È stato confermato che il film esplorerà la storia della Casa di El, un tema centrale della trama che potrebbe emergere nelle nuove immagini.

Un altro personaggio importante che farà il suo debutto nel DCU Capitolo 1: Dei e Mostri sarà Lobo, interpretato da Jason Momoa. Dopo aver abbandonato il costume di Aquaman, Momoa darà vita al celebre cacciatore di taglie. Anche se il pubblico ha già visto brevi apparizioni del personaggio, il trailer completo potrebbe mostrare l’incontro tra Lobo e la Girl of Steel di Milly Alcock.

Al momento, non è chiaro quanto Lobo influenzerà la trama principale del film, poiché sembra avere un ruolo secondario. Il teaser del 2025 ha introdotto Eve Ridley nei panni di Ruthye Marye Knoll; il trailer completo potrebbe approfondire il suo background e spiegare come incontrerà Supergirl.

Anche Matthias Schoenaerts, che interpreta Krem delle Yellow Hills, avrà probabilmente più spazio nel nuovo trailer. Il pubblico potrà capire meglio le motivazioni del suo villain, che finora non sono state completamente sviluppate nella versione cinematografica del DCU.

Infine, la storia di Supergirl si svolgerà dopo gli eventi del film Superman del 2025, in cui Alcock ha debuttato come Kara Zor-El. Le nuove immagini potrebbero mostrare cosa accade subito dopo che Kara prende Krypto, il Super-Dog, pronto a tornare nel film del 2026.

Il nuovo Trailer di Paranormal Activity 4

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Il nuovo Trailer di Paranormal Activity 4

La Paramount Pictures ha presentato un nuovo teaser trailer di 30 secondi  per il prossimo Paranormal Activity 4, che viene descritto come un sequel e non come un nuovo capitolo. Il nuovo film

Il nuovo trailer de Il Talento di Mr. Crocodile

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Il nuovo trailer de Il Talento di Mr. Crocodile

Il nuovo trailer de Il Talento di Mr. Crocodile con la voce di Luigi Strangis che interpreta le canzoni italiane del protagonista, il coccodrillo Lyle, nel nuovo film live-action per famiglie. Il talentuoso cantante e polistrumentista, dopo aver vinto l’ultima edizione di Amici, ha esordito con l’album dal titolo “Strangis” che ha conquistato il vertice della classifica italiana. Il Talento di Mr. Crocodile dal 27 ottobre nei cinema italiani, il film è prodotto da Sony Pictures e distribuito da Warner Bros. Entertainment Italia.

Tratto dalla serie di libri best-seller di Bernard Waber, Il Talento di Mr. Crocodile è un live-action per tutta la famiglia che racconta la storia del coccodrillo Lyle e le sue avventure insieme alla famiglia Primm. Diretto e prodotto da Will Speck e Josh Gordon, scritto da Will Davies, Il Talento di Mr. Crocodile vede nel cast Javier Bardem, Constance Wu, Winslow Fegley, Scoot McNairy, Brett Gelman. Il film contiene canzoni originali interpretate da Shawn Mendes e scritte dagli autori di The Greatest Showman, Benj Pasek e Justin Paul.

Luigi Strangis

Cantautore e polistrumentista, Luigi ha iniziato a suonare la chitarra a 6 anni. Oggi, a 21, oltre alla chitarra suona il pianoforte, la batteria, le percussioni e il contrabbasso. Proprio grazie alla sua esperienza come polistrumentista a 15 anni inizia ad autoprodurre i suoi pezzi. A settembre 2021 presenta ad Amici l’inedito “Vivo”, brano che gli regala l’ingresso al programma. A “vivo” seguono i brani “Muro”, “Partirò da zero”, “Tondo” e il singolo certificato ORO “Tienimi stanotte”, brani che fanno parte del suo esordio discografico, “Strangis”, pubblicato a giugno 2022 ed entrato subito in vetta alla classifica di vendita italiana. Durante le puntate serali del programma Luigi ha interpretato più volte cover di successo mettendosi alla prova come musicista ed arrangiatore. Attualmente è impegnato con le date del suo primo tour.

La trama

Quando la famiglia Primm (Constance Wu, Scoot McNairy, Winslow Fegley) si trasferisce a New York, il giovane figlio Josh fatica ad adattarsi alla nuova scuola e ai nuovi amici. Tutto cambia quando scopre Lyle, un coccodrillo canterino che ama i bagni, il caviale, la grande musica e che vive nella soffitta della sua nuova casa. I due diventano subito amici, ma quando l’esistenza di Lyle viene minacciata dal malvagio vicino Mr. Grumps (Brett Gelman), i Primm devono unirsi al carismatico proprietario di Lyle, Hector P. Valenti (Javier Bardem), per dimostrare al mondo che si può trovare una famiglia anche nelle situazioni più inaspettate e che non c’è niente di male in un grande coccodrillo canterino con una personalità ancora più grande.

Il nuovo trailer de Il Cavaliere Oscuro il Ritorno con The Avengers

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Alla Warner Bros diventano sempre più furbi se hanno deciso di diffondere il secondo trailer de Il Cavaliere Oscuro il Ritorno con le copie di The Avengers, in america al cinema del 4 maggio.

Il nuovo traielr di Twixt

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Il nuovo traielr di Twixt

Twixt, il nuovo ambizioso progetto di Francis Ford Coppola verrà presentato in anteprima al Toronto Film Festival. Si tratta di un film interattivo, sia in 2 che in 3D.

Il nuovo thriller di Charlize Theron su Netflix ha interrotto una serie di successi che durava da Mad Max: Fury Road

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Con Apex, Netflix punta su un thriller di sopravvivenza che, almeno in apparenza, segue coordinate già note: un ambiente ostile, una protagonista costretta a resistere oltre i propri limiti e un antagonista che trasforma la caccia in spettacolo. Eppure, dietro questa struttura apparentemente classica, il film si distingue per un elemento che va oltre la narrazione: il livello di coinvolgimento fisico ed emotivo richiesto alla sua protagonista.

Charlize Theron ha infatti descritto l’esperienza sul set come una delle più dure della sua carriera, paragonandola direttamente a Mad Max: Fury Road. Non si tratta solo di un dettaglio produttivo, ma di una chiave di lettura fondamentale: Apex non è semplicemente un survival, ma un film costruito sul limite reale del corpo e della resistenza, dove la fatica dell’attrice diventa parte integrante del linguaggio cinematografico.

Una lotta per la sopravvivenza che diventa esperienza fisica reale

In Apex, Charlize Theron interpreta una scalatrice coinvolta in una missione estrema che si trasforma rapidamente in una caccia all’uomo. Il personaggio, braccato da un antagonista interpretato da Taron Egerton, è costretto a muoversi in ambienti naturali ostili — tra rocce, acqua e pareti verticali — dove ogni errore può essere fatale. La costruzione narrativa segue quindi una progressione tipica del survival thriller, ma con un’intensità crescente che sposta il focus dall’azione alla resistenza.

Questa impostazione si riflette direttamente nelle condizioni di produzione: le riprese tra Australia e Norvegia, inclusa la Troll Wall, hanno imposto un livello di realismo che ha reso impossibile separare completamente performance e sforzo reale. Le ferite riportate da Theron — tra fratture, lesioni muscolari e interventi chirurgici — non sono semplici incidenti sul set, ma il segnale di un approccio che cerca autenticità attraverso il rischio controllato. Il momento in cui l’attrice è costretta a “fermarsi” prima della fine delle riprese diventa così parte invisibile ma decisiva della costruzione del film.

Charlize Theron scala la montagna in Apex
© Netflix

Il corpo come limite e come linguaggio

Il vero nucleo di Apex emerge quando si osserva il rapporto tra corpo e narrazione. Il survival non è più solo una questione di trama, ma diventa una condizione esistenziale: il corpo della protagonista è sia strumento che ostacolo, mezzo attraverso cui sopravvivere e al tempo stesso limite invalicabile. In questo senso, il fatto che Theron abbia raggiunto un punto di esaurimento emotivo e fisico non è solo un dato produttivo, ma riflette perfettamente il tema centrale del film.

L’esperienza dell’attrice richiama una dimensione quasi “performativa” del cinema d’azione contemporaneo, dove la credibilità passa attraverso il sacrificio reale. Come già accaduto in Mad Max: Fury Road, il dolore e la fatica non vengono simulati, ma vissuti, e questo conferisce al film una densità che supera la semplice spettacolarità. Apex sembra quindi interrogarsi implicitamente su quanto sia necessario spingersi oltre per rendere autentica una storia di sopravvivenza, trasformando la performance in una prova di resistenza tanto quanto quella del personaggio.

Tra Mad Max e il nuovo action realistico

All’interno della carriera di Charlize Theron, Apex si inserisce chiaramente nella scia dei suoi ruoli più fisicamente impegnativi, con Mad Max: Fury Road come punto di riferimento inevitabile. Tuttavia, mentre il film di George Miller operava in un contesto iper-stilizzato e quasi mitologico, Apex sembra orientarsi verso un realismo più crudo, vicino a certo cinema survival contemporaneo.

La regia di Baltasar Kormákur, già legata a storie di uomini e donne messi alla prova dalla natura, rafforza questa direzione. Il suo approccio privilegia l’esperienza diretta rispetto alla costruzione artificiale, cercando un equilibrio delicato tra sicurezza e autenticità. Questo tipo di cinema si colloca in una tendenza più ampia, in cui l’action abbandona progressivamente l’eccesso digitale per tornare a una fisicità concreta, dove l’ambiente naturale diventa antagonista tanto quanto il villain umano.

Apex - Film (2026)
Apex – Film (2026) – Cortesia di Netflix

Fino a che punto si può spingere il realismo?

Il caso di Apex solleva una questione cruciale per il cinema contemporaneo: dove si trova il limite tra dedizione artistica e rischio reale? Il fatto che Theron abbia dovuto interrompere le riprese per esaurimento, con il pieno rispetto del regista, evidenzia una linea sottile che produzioni di questo tipo continuano a esplorare. La ricerca dell’autenticità passa inevitabilmente attraverso il superamento dei limiti, ma ogni passo in quella direzione comporta un costo.

Allo stesso tempo, il film suggerisce che proprio quel limite sia ciò che garantisce il risultato finale. Come sottolineato dal regista, è solo avvicinandosi al punto di rottura che si può ottenere qualcosa di realmente credibile. Apex diventa così non solo un thriller di sopravvivenza, ma anche un esempio concreto di come il cinema contemporaneo stia ridefinendo il concetto di performance, spostandolo sempre più verso una dimensione di resistenza reale.

Il nuovo thriller coreano di vendetta domina Netflix: Agent Kim Reactivated debutta con nuovi episodi ogni settimana

Netflix punta ancora una volta sul successo dei thriller coreani e questa volta lo fa con Agent Kim Reactivated, la nuova serie action che ha tutte le carte in regola per diventare uno dei titoli più seguiti dell’estate. Basata sul popolare webtoon Manager Kim di Park Tae-jun, la serie ha debuttato con i primi episodi e continuerà a espandersi per tutto il mese con un calendario di uscite settimanali: due nuovi episodi arriveranno infatti ogni venerdì e sabato fino al 25 luglio 2026, seguendo la programmazione originale coreana.

Il protagonista è Kim Do-hyeon, interpretato da So Ji-sub, volto ormai iconico del thriller sudcoreano. All’apparenza è un tranquillo impiegato e padre single, ma quando la figlia Min-ji scompare misteriosamente, il suo passato riemerge con tutta la sua violenza. Dietro quell’uomo apparentemente remissivo si nasconde infatti un ex agente con abilità letali, disposto a tutto pur di riportare a casa la figlia. La premessa richiama inevitabilmente film come Taken, ma la serie costruisce fin dai primi minuti un’identità molto personale fatta di tensione crescente, combattimenti spettacolari e una forte componente emotiva.

L’arrivo di Agent Kim Reactivated conferma anche la strategia di Netflix nel valorizzare il fenomeno delle produzioni sudcoreane. Dopo il successo di serie come Mercy for None, Bloodhounds e numerosi thriller originali, la piattaforma continua a investire in adattamenti di webtoon molto popolari, ormai diventati una delle principali fonti di nuove proprietà intellettuali per il mercato globale.

Agent Kim Reactivated trasforma un padre qualunque in una macchina da guerra e rilancia il fenomeno dei revenge thriller coreani

La struttura della serie segue la tradizione dei migliori revenge thriller coreani. I primi episodi costruiscono lentamente la vita ordinaria del protagonista, mostrando un uomo che accetta in silenzio umiliazioni sul lavoro, aggressioni verbali e continui problemi familiari. Kim sembra incapace di reagire, mentre la figlia Min-ji vive una difficile esperienza scolastica segnata da bullismo e isolamento.

Fin dalle prime scene, tuttavia, la regia lascia intuire che qualcosa non torna. L’eccessiva calma del protagonista, il suo vecchio telefono a conchiglia, alcuni misteriosi amici dal passato militare e piccoli dettagli disseminati nella narrazione suggeriscono che quell’uomo stia volontariamente nascondendo la propria vera identità.

La svolta arriva nel finale del primo episodio. Quando Min-ji viene rapita da una misteriosa organizzazione criminale e di lei rimane soltanto una scia di sangue, Kim abbandona definitivamente la maschera dell’impiegato modello. La serie rivela così il suo passato nei servizi d’intelligence coreani e dà inizio a una brutale missione di salvataggio destinata a trasformarsi in una guerra personale contro l’organizzazione responsabile del rapimento.

È proprio questa doppia identità a rappresentare il principale punto di forza della serie. Più che raccontare una semplice vendetta, Agent Kim Reactivated esplora il conflitto tra il desiderio di costruirsi una vita normale e l’impossibilità di sfuggire completamente al proprio passato.

Ad affiancare So Ji-sub troviamo anche Cha Dae-hoon, Yoon Kyung-ho, Son Na-eun e Jo Bok-rae, interpreti molto noti al pubblico delle produzioni coreane, che contribuiscono ad arricchire un cast costruito per sostenere una storia destinata ad aumentare progressivamente ritmo e spettacolarità episodio dopo episodio.

Grazie alla distribuzione settimanale, Netflix punta inoltre a mantenere alta l’attenzione del pubblico per un mese intero, trasformando Agent Kim Reactivated in uno degli appuntamenti seriali più importanti dell’estate. Se il primo episodio rappresenta soltanto il prologo della trasformazione del protagonista, i successivi promettono un’escalation sempre più violenta e spettacolare, confermando ancora una volta il predominio della Corea del Sud nel genere del revenge thriller.

Il nuovo teaser poster di Fast and Furious 6

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Il nuovo teaser poster di Fast and Furious 6

La Universal Pictures ha diffuso il nuovo teaser poster di Fast and Furious 6, nei cinema americani dal 24 maggio. Diretto da Justin Lin, il film è interpretato da Vin Diesel, Paul Walker, Dwayne Johnson e Gina Carano.

Il sesto capitolo della saga ha inizio subito dopo che Dom (Diesel) e Brian (Walker),  distrutto l’impero di un boss e lasciata la loro squadra con 100 milioni di dollari,  sono all’inseguimento di un’organizzazione di piloti mercenari esperti di 12 paesi diversi. L’unico modo per fermare il piano criminale della banda e è quello di gareggiare all’ultimo sangue.

Fust & Furious 6

Fast and Furious 6, il film

Da quando Dom (Diesel) e Brian (Walker) hanno compiuto la rapina a Rio sgominando l’impero di un boss malavitoso, lasciando la loro squadra con 100 milioni di dollari, sono spariti nel nulla. Col tempo però, il non poter tornare a casa e la latitanza finiranno per render loro la vita impossibile. Intanto Hobbs (Johnson) segue il caso di un’organizzazione di violenti piloti mercenari in 12 paesi, il cui capo è affiancato da uno spietato braccio destro, che si rivela essere la donna amata da Dom, che credeva morta: Letty (Rodriguez). L’unico modo per fermare questa pericolosa organizzazione, è quello di sfidarli e batterli sulla strada: così Hobbs propone a Dom di rimettere insieme la sua squadra speciale di Londra. In compenso, verranno assolti da tutti i loro crimini e potranno tornare a casa dalle loro famiglie.

Come nel precedente Fast and Furious 5, campione d’incassi in tutto il mondo, Fast and Furious 6 ripropone le acrobazie mozzafiato, l’azione e la narrazione della saga, ma a livelli ancor più elevati, la cui regia è affidata per la quarta volta a Justin Lin. Supportato dagli storici produttori Neal H. Moritz e Vin Diesel, che hanno ben accolto il ritorno del produttore Clayton Townsend alla serie. Il cast è al gran completo: Vin Diesel, Paul Walker, Dwayne Johnson, Michelle Rodriguez, Jordana Brewster, Tyrese Gibson, Gina Carano, Luke Evans, Jason Statham, Elsa Pataky e Gal Gadot.

Il nuovo Superman avrà 40 anni?

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Il nuovo Superman avrà 40 anni?

Ora che sappiamo che il reboot di Superman sarà affidato alla regia di Zack Snyder, è plausibile pensare che il prossimo passo della produzione sarà trovare un Clark Kent all’altezza del progetto. Armie Hammer, che doveva interpretare Bruce Wayne/Batman nel film sulla Justice League di George Miller, ha parlato con Vulture, il blog del New York Magazine, e ha rivelato di aver sentito voci sulla possibilità che la Warner stia cercando un protagonista decisamente più grande di lui (che ha 24 anni):

Ho parlato del film per la prima volta con i miei agenti solo recentemente, e penso che stiano cercando un Superman un po’ più vecchio. Sento dire che avrà sui 35, 40 anni.  Alla luce di questa dichiarazione, forse i primi rumour – che vedevano Jon Hamm (a destra) in lizza per la parte del protagonista – potrebbero rivelarsi in effetti veri.

Hammer ha anche parlato del film di Miller, annullato all’ultimo minuto a sole poche settimane dall’inizio delle riprese: Stavamo effettuando le prove nei teatri di posa [in Australia], e i responsabili ci sequestravano i cellulari, se avevano delle fotocamere. Era un progetto top secret, assolutamente segreto: sembrava di andare al Pentagono. (…) Il mio Batman aveva delle risorse incredibili, e così la sua cintura di servizio era realizzata con il miglior cuoio italiano, ed era raffinatissima. Le cose che uscivano dal suo avambraccio erano di titanio, ma anche loro erano ricoperte di cuoio.

Fonte: vulture

Il nuovo spinoff FBI di Dick Wolf con Tom Ellis debutta con un ottimo punteggio su Rotten Tomatoes

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Buona la prima per CIA, il nuovo spinoff dell’universo FBI creato da Dick Wolf. La serie, andata in onda su CBS il 23 febbraio, ha esordito con un solido 80% su Rotten Tomatoes dopo le prime 15 recensioni.

Il punteggio, naturalmente, potrà variare con l’arrivo di nuovi giudizi, ma l’avvio è decisamente positivo per un franchise che negli ultimi mesi aveva salutato FBI: International e FBI: Most Wanted.

Tom Ellis guida il nuovo capitolo dell’universo FBI

Protagonista della serie è Tom Ellis nei panni di Colin Glass, ufficiale della CIA impulsivo e poco incline alle regole. Al suo fianco c’è Nick Gehlfuss (noto per Chicago Med), che interpreta l’agente FBI Bill Goodman, metodico e rigoroso.

La dinamica tra i due è il cuore della serie: un classico “buddy procedural” costruito sul contrasto tra il ribelle e il disciplinato, costretti a collaborare nonostante visioni opposte del lavoro.

Nel cast figurano anche Natalee Linez e Necar Zadegan, a completare un ensemble che punta sulla chimica tra personaggi molto diversi tra loro.

Una formula collaudata che continua a funzionare

A differenza di molte serie serializzate contemporanee, le produzioni di Dick Wolf hanno sempre puntato su una formula chiara e riconoscibile. Il pubblico sa cosa aspettarsi: casi settimanali, tensione istituzionale, dinamiche professionali e conflitti morali.

Le prime recensioni sottolineano proprio questo: CIA non reinventa il genere, ma lo esegue con competenza. È un procedural solido, costruito da “artigiani” del crime televisivo, che riesce a intrattenere senza necessariamente voler sorprendere a tutti i costi.

Dopo un rinvio dal 2025 al 2026 dovuto a un rimpasto nella writers’ room, la serie è finalmente arrivata in palinsesto e potrebbe rivelarsi una nuova pedina stabile nell’impero televisivo di Wolf, nato con Law & Order e ampliato nel tempo con l’universo FBI.

CIA va in onda negli USA ogni lunedì alle 22:00 (ET) su CBS.

Il nuovo spinoff di Game of Thrones debutta con uno dei punteggi audience più bassi su Rotten Tomatoes

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Il punteggio del pubblico su Rotten Tomatoes per A Knight of the Seven Kingdoms è finalmente stato rivelato e segna uno degli esordi più deboli dell’intero franchise di Game of Thrones. La serie, tratta dalle novelle Tales of Dunk and Egg di George R. R. Martin, ha debuttato il 18 gennaio su HBO e HBO Max, ottenendo una risposta del pubblico positiva ma inferiore agli standard storici del mondo di Westeros.

Attualmente la prima stagione registra un Audience Score del 77%, basato su oltre 100 valutazioni. Un dato destinato a variare, ma che al momento rappresenta il terzo punteggio più basso mai ottenuto dal franchise: solo Game of Thrones stagione 8 (30%) e House of the Dragon stagione 2 (72%) hanno fatto peggio.

Il confronto con il resto del franchise

Sul fronte della critica, la situazione è diversa. Dopo un debutto con Tomatometer all’82%, il giudizio è progressivamente migliorato fino a raggiungere l’88% su 56 recensioni, sempre il terzo valore più basso del franchise, ma a pochissima distanza dai punteggi delle prime stagioni di Game of Thrones e House of the Dragon.

Il confronto diretto con le altre serie ambientate a Westeros evidenzia una tendenza chiara: mentre le stagioni classiche di Game of Thrones superavano regolarmente il 90% sia tra critica che pubblico, A Knight of the Seven Kingdoms si colloca in una fascia più contenuta, soprattutto per quanto riguarda la risposta degli spettatori.

Una serie diversa dalle altre

Uno dei motivi principali di questa accoglienza più tiepida risiede nella natura stessa dello spinoff. A Knight of the Seven Kingdoms si distingue per un tono più leggero, intimo e a tratti ironico, lontano dalle grandi battaglie, dalle lotte di potere e dagli intrighi dinastici che hanno definito Game of Thrones e House of the Dragon.

La storia segue Dunk, interpretato da Peter Claffey, un cavaliere errante che cerca di sopravvivere partecipando a un torneo, accompagnato dal giovane scudiero Egg, interpretato da Dexter Sol Ansell. Il Trono di Spade resta sullo sfondo: un Targaryen siede ancora sul trono e Westeros non è attraversata da guerre civili o ribellioni su larga scala.

Come sottolineato anche nella recensione di ScreenRant, la serie offre “uno sguardo intimamente affascinante e sfumato sulla vita e la politica di Westeros da una prospettiva spesso ignorata”, un approccio che conquista critica e parte del pubblico, ma non con la stessa forza delle epopee precedenti.

Un debutto solido in termini di ascolti

Nonostante i punteggi più bassi su Rotten Tomatoes, l’avvio della serie è comunque promettente sul piano degli ascolti. A sole 24 ore dalla première, A Knight of the Seven Kingdoms ha raggiunto il primo posto nella Top 10 di HBO Max negli Stati Uniti e in altri 13 Paesi, piazzandosi al quinto posto globale.

Con l’arrivo dei prossimi episodi e il passaparola, la serie potrebbe rafforzare ulteriormente la propria presenza internazionale, soprattutto considerando che, al momento, l’unico titolo a superarla durante una nuova messa in onda è The Pitt.

Il nuovo spin-off di Yellowstone di Taylor Sheridan conferma il più triste dei Dutton

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Il nuovo trailer di Y: Marshals  mostra Kayce Dutton (Luke Grimes) nel ruolo dell’eroe d’azione per eccellenza, ma conferma anche che è il più triste del clan Dutton nell’era post-Yellowstone. Y: Marshals è stato creato da Taylor Sheridan, David C. Glasser e Spencer Hudnut e sarà trasmesso per la prima volta il 1° marzo 2026 sulla CBS.

Ex Navy SEAL e commissario per il bestiame, Kayce Dutton viene reclutato dagli U.S. Marshals per combattere le “bande, i cartelli e i guerrieri razziali” del Montana. Kayce è il protagonista naturale di una serie d’azione e avventura, poiché era il combattente più temibile di Yellowstone, eliminando numerosi nemici che volevano la terra della famiglia Dutton.

I Dutton non sono generalmente ottimisti e spensierati, ma Kayce è sempre stato particolarmente tormentato. Y: Marshals non dà al figlio minore di John Dutton III (Kevin Costner) la pace che sperava dopo che lui, sua moglie Monica (Kelsey Asbille) e suo figlio Tate (Brecken Merrill) si sono ritirati a East Camp dopo Yellowstone.

Kayce è il più triste dei Dutton dopo Yellowstone

Luke Grimes in Y: Marshals
© CBS

L’arruolamento di Kayce Dutton nei Marshals degli Stati Uniti e il ritorno a una vita violenta nelle forze dell’ordine è una tragica svolta degli eventi, non qualcosa da festeggiare. Sfortunatamente, diventare il protagonista di Y: Marshals rende Kayce Dutton il più triste dei Dutton sopravvissuti dopo la fine di Yellowstone.

Rispetto a Kayce, Beth Dutton (Kelly Reilly) ha più motivi per guardare con ottimismo alla sua vita dopo Yellowstone. Beth è felicemente sposata con l’amore della sua vita, Rip Wheeler (Cole Hauser). Beth è anche la più esperta di affari dei Dutton e ha il cervello e le risorse per condurre una vita agiata.

Le opzioni di carriera di Kayce sono relativamente limitate. Il fratello di Beth non è mai stato un grande allevatore e la violenza lo perseguita. Entrare a far parte degli U.S. Marshals ha senso per Kayce, che può così sfruttare al massimo le sue capacità, ma è un tradimento delle sue speranze e dei suoi sogni di superare il sangue versato che lo perseguita.

Il povero Kayce è intrappolato in un ciclo perpetuo di sparatorie e combattimenti, nonostante le sue speranze contrarie. Peggio ancora, Kayce potrebbe essere costretto a crescere Tate da solo, dati gli indizi contestuali sull’assenza di Monica, interpretata da Kelsey Asbille, dal cast di Y: Marshals.

Il trailer di Y: Marshals potrebbe aver confermato il destino di Monica Dutton

Monica Dutton non compare né si sente nel trailer di Y: Marshals, e la narrazione di Kayce non menziona sua moglie. Tuttavia, alcuni indizi potrebbero spiegare cosa sia successo a Monica, dato che Kayce è visto inginocchiato davanti a una tomba in quello che sembra essere East Camp, invece che nel cimitero di famiglia dei Dutton nel loro ex ranch.

Monica Dutton è probabilmente morta all’inizio di Y: Marshals, e la perdita della sua amata moglie contribuisce a spingere Kayce verso la sua nuova carriera con gli U.S. Marshals. Dopotutto, se Monica fosse viva, Kayce non avrebbe alcun motivo reale per combattere, a meno che lei o Tate non fossero minacciati.

Kayce voleva vivere felice e contento con sua moglie e suo figlio dopo Yellowstone. La morte di Monica, o anche solo il fatto che lei lo lasciasse se fosse viva, sarebbe una pugnalata al cuore per Kayce. Indipendentemente dal fatto che Kelsey Asbille appaia o meno in Y: Marshals in qualsiasi ruolo, Monica non sarà una presenza ricorrente.

Il ritorno di Kayce Dutton in Y: Marshals, il primo di una serie di spin-off di Yellowstone in arrivo, è emozionante per i fan. Sfortunatamente per Kayce, più la sua vita diventa triste, più la sua storia diventa avvincente.

Il nuovo spin-off di The Big Bang Theory mostra finalmente il suo lato più sorprendente nel primo trailer

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Dopo mesi di anticipazioni, HBO Max ha pubblicato il primo trailer completo di Stuart Fails to Save the Universe, offrendo ai fan uno sguardo più approfondito su quello che si preannuncia come il progetto più insolito mai nato dall’universo di The Big Bang Theory.

La nuova serie sarà incentrata su Stuart Bloom, il proprietario del negozio di fumetti interpretato da Kevin Sussman, che si ritrova coinvolto in una crisi dalle conseguenze catastrofiche dopo aver accidentalmente danneggiato un dispositivo creato da Sheldon Cooper e Leonard Hofstadter. L’incidente scatena una sorta di collasso della realtà che minaccia il multiverso, costringendo Stuart a diventare improbabilmente l’unica speranza per salvare l’universo.

Il trailer conferma anche il ritorno di diversi personaggi amati dai fan della sitcom originale. Accanto a Stuart ritroveremo Denise, Bert e Barry Kripke, mentre alcune rapide sequenze lasciano intravedere il coinvolgimento di altri volti storici della serie. Per chi conosce The Big Bang Theory, è immediatamente evidente che questo spin-off non sta cercando di replicare la formula originale, ma di espandere il franchise in una direzione completamente nuova.

Da sitcom a fantascienza multiversale: perché questo spin-off potrebbe cambiare il franchise

L’aspetto più interessante di Stuart Fails to Save the Universe non riguarda tanto i ritorni dei personaggi storici, quanto il radicale cambio di genere che la serie sembra voler abbracciare.

Per la prima volta nella storia del franchise creato da Chuck Lorre, il racconto si sposta apertamente nel territorio della fantascienza, giocando con universi alternativi, versioni differenti dei personaggi e scenari che sembrano usciti direttamente da un fumetto Marvel o DC. Una scelta che, almeno sulla carta, appare perfettamente coerente con l’identità nerd che ha sempre caratterizzato The Big Bang Theory, ma che finora era rimasta confinata alle conversazioni dei protagonisti.

La presenza dello sceneggiatore Zak Penn, noto per il suo lavoro su diversi blockbuster supereroistici, suggerisce inoltre che la componente sci-fi potrebbe avere un peso molto più importante del semplice espediente comico. Il trailer mostra infatti un’estetica sorprendentemente ambiziosa per una serie nata da una sitcom, con effetti visivi, realtà alternative e minacce cosmiche che sembrano avere un ruolo centrale nella trama.

Il ritorno dei personaggi storici potrebbe essere solo l’inizio delle sorprese

Uno degli elementi che sta già alimentando le speculazioni dei fan riguarda la possibilità di rivedere alcuni dei protagonisti principali di The Big Bang Theory.

Sebbene il trailer non mostri apertamente Sheldon Cooper o Leonard Hofstadter, la loro presenza viene evocata fin dalle prime immagini attraverso il dispositivo che dà origine alla crisi multiversale. Inoltre, il coinvolgimento di personaggi come Beverly Hofstadter, interpretata da Christine Baranski, e Ramona Nowitzki, interpretata da Riki Lindhome, dimostra che la produzione non ha paura di recuperare figure importanti della serie originale.

Questo apre inevitabilmente la porta a possibili cameo ancora più significativi. Considerando che il multiverso è al centro della storia, le opportunità narrative per riportare in scena personaggi iconici sembrano praticamente infinite.

Dopo il successo di Young Sheldon e Georgie & Mandy’s First Marriage, Warner Bros. sembra quindi pronta a scommettere su una versione molto più audace del franchise. Resta da vedere se il pubblico accoglierà con entusiasmo questa svolta fantascientifica, ma una cosa appare già chiara: Stuart Fails to Save the Universe non assomiglia a nessun altro spin-off di The Big Bang Theory.

La serie debutterà il 23 luglio su HBO Max con una prima stagione composta da dieci episodi.

Il nuovo sequel di Alien della Disney funzionerà solo se la storia di Prometheus di Ridley Scott avrà finalmente una conclusione

Dopo il successo di Alien: Romulus (qui la nostra recensione)  nel 2024, era quasi inevitabile che la saga di Alien proseguisse. Il film di Fede Álvarez, che ha riportato in auge il celebre universo creato da Ridley Scott, ha conquistato pubblico e critica grazie al suo ritorno all’horror claustrofobico e viscerale delle origini. Ora, i fan possono esultare: Alien: Romulus 2 è ufficialmente in cantiere.

Álvarez, che ha scritto anche parte della sceneggiatura del seguito, non tornerà però dietro la macchina da presa, lasciando il posto a un nuovo regista ancora da annunciare. Tutto lascia intendere che il secondo capitolo continuerà la storia di Rain e Andy, i due protagonisti sopravvissuti al massacro del primo film, interpretati rispettivamente da Cailee Spaeny e David Jonsson. La loro sopravvivenza era già un chiaro indizio che la saga avrebbe avuto un seguito, e la loro popolarità ha reso naturale costruire il nuovo film intorno a loro.

Ma se Alien: Romulus 2 promette di ampliare il racconto, non può evitare di confrontarsi con un problema che aleggia da anni sul franchise: l’incompiuta storia dei prequel di Ridley Scott, ovvero Prometheus (2012) e Alien: Covenant (2017).

Michael Fassbender in Prometheus (2012)
Michael Fassbender in Prometheus (2012) – Foto di Photo: Courtesy Twentieth Centur – © 2012 – Twentieth Century Fox Film Corporation. All rights reserved.

La saga di Prometheus deve concludersi

Quando Scott decise di tornare nel mondo che aveva creato nel 1979, lo fece con un approccio ambizioso e atipico. Prometheus non voleva semplicemente raccontare un’altra storia di mostri nello spazio, ma indagare le origini stesse della vita e dell’umanità, toccando temi filosofici e religiosi. Il film, pur ambientato nello stesso universo di Alien, sembrava quasi un’altra cosa: più misterioso, più astratto, e volutamente distante dai codici horror che avevano reso la saga famosa.

Con Alien: Covenant, Scott cercò un equilibrio, riportando gli xenomorfi sullo schermo ma senza abbandonare del tutto le domande metafisiche aperte da Prometheus. Il risultato fu un film che mescolava azione e riflessione, ma che non riuscì a soddisfare tutti. Molti spettatori si sentirono disorientati: troppo diverso per essere un Alien tradizionale, troppo legato ai simbolismi di Scott per essere puro intrattenimento.

Col tempo, però, entrambi i film sono stati rivalutati. Oggi molti fan li considerano opere imperfette ma affascinanti, capaci di espandere la mitologia della saga in direzioni nuove. Eppure, resta un fatto: quella storia non è mai stata completata.

Il finale di Alien: Covenant lasciava aperti innumerevoli interrogativi. Chi sono veramente gli Ingegneri, la razza che avrebbe creato l’umanità e che, per motivi misteriosi, voleva poi distruggerla? Da dove provengono? Qual è il loro legame con gli xenomorfi? E perché hanno abbandonato i loro piani? Le risposte sembravano a portata di mano, ma non sono mai arrivate.

Al centro di tutto c’è David, l’androide interpretato da Michael Fassbender, uno dei personaggi più inquietanti e complessi del franchise. Alla fine di Covenant, si capisce che il suo obiettivo è creare una razza perfetta di xenomorfi, di cui essere il dio e il padrone. Ma il film si interrompe proprio quando il suo progetto sembra cominciare, lasciando intendere che ci sarebbe stato un capitolo successivo in cui il suo piano avrebbe raggiunto l’apice. Quel film, però, non è mai stato realizzato.

Anche l’origine stessa degli xenomorfi è rimasta confusa. Prometheus e Covenant suggeriscono che le creature siano frutto di una lunga catena di esperimenti biologici, manipolazioni genetiche e incidenti evolutivi, ma i dettagli restano oscuri. Scott aveva promesso altri due o tre prequel per completare il quadro e collegarsi direttamente al Alien del 1979, ma il tiepido successo di Covenant fece sfumare i progetti.

Quando poi la Disney acquistò la 20th Century Fox, la direzione cambiò: invece di concludere la visione di Scott, lo studio preferì tornare a un film più tradizionale, più vicino all’horror originale. Così nacque Alien: Romulus.

Alien: Romulus spiegazione finale
Credit 20th Century Studios

La mitologia costruita da Scott è troppo importante per essere ignorata

Ridley Scott, nel frattempo, ha espresso opinioni contraddittorie. In alcune interviste ha detto di aver “già dato abbastanza” alla saga, in altre ha lasciato intendere che tornerebbe a dirigerne un altro prequel se trovasse “l’idea giusta”. Questa incertezza ha lasciato il franchise in una sorta di limbo creativo: la mitologia costruita da Scott è troppo importante per essere ignorata, ma al tempo stesso troppo incompleta per integrarsi del tutto con i nuovi film.

Non si può dire che questa mancanza renda Alien: Romulus un film peggiore, ma è innegabile che pesi sulla sua ricezione. Guardando il film, è difficile non pensare a tutto ciò che Prometheus e Covenant hanno lasciato in sospeso: gli Ingegneri, David, il mistero delle origini. Álvarez ha inserito piccoli riferimenti, come la famosa “sostanza nera” di Prometheus, ma è chiaro che quella non era la sua storia da raccontare.

E adesso Alien: Romulus 2 eredita lo stesso problema. I fan, naturalmente, cercano di “collegare i puntini”, di trovare un senso unitario tra vecchi e nuovi film. Ma finché Scott non concluderà la sua trilogia dei prequel, ogni nuovo capitolo porterà con sé questo peso narrativo. È come avere un facehugger invisibile nella stanza: anche se non lo si vede, tutti sanno che è lì, pronto a ricordare che la storia di Alien non è ancora completa.

Il nuovo remake di The Mist di Mike Flanagan potrebbe riscattare uno dei peggiori adattamenti televisivi di Stephen King

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Mike Flanagan continua a rafforzare il suo legame con l’universo di Stephen King. Dopo aver conquistato pubblico e critica con adattamenti come Doctor Sleep, Il gioco di Gerald e l’attesissima serie Carrie, il regista è ora al lavoro su una nuova versione di The Mist. Una scelta che potrebbe sembrare sorprendente, considerando che il racconto è già stato adattato sia al cinema che in televisione, ma che potrebbe anche rappresentare l’occasione perfetta per riscattare uno dei capitoli meno riusciti della storia recente degli adattamenti tratti da King.

La notizia ha immediatamente acceso il dibattito tra gli appassionati dell’autore. Da una parte c’è chi si chiede se fosse davvero necessario tornare ancora una volta su una storia già portata sullo schermo più volte; dall’altra, la presenza di Flanagan dietro la macchina da presa alimenta aspettative altissime. Negli ultimi anni il regista ha dimostrato una capacità quasi unica nel reinterpretare il materiale di Stephen King senza limitarsi a una trasposizione letterale, riuscendo spesso a trovare nuove chiavi di lettura per opere che sembravano già definitive.

Ed è proprio questa capacità che potrebbe fare la differenza nel caso di The Mist, soprattutto se si considera il precedente televisivo del 2017, ancora oggi ricordato come uno degli adattamenti kinghiani meno apprezzati dal pubblico.

Dopo il fallimento della serie TV, The Mist ha bisogno di una nuova identità

Quando si parla di The Mist, il primo riferimento resta inevitabilmente il film diretto da Frank Darabont nel 2007. Tratto dal racconto breve pubblicato da Stephen King nel 1980, il film è diventato negli anni un vero cult horror grazie soprattutto al suo celebre finale, così devastante da essere stato elogiato persino dallo stesso King.

Darabont riuscì a catturare perfettamente l’anima lovecraftiana della storia: la paura dell’ignoto, l’insignificanza dell’essere umano di fronte a forze incomprensibili e la lenta disgregazione della società quando ogni certezza viene meno. Elementi che hanno trasformato il film in uno degli adattamenti più amati dell’autore.

Diversa fu invece la sorte della serie televisiva del 2017. Nonostante una premessa potenzialmente interessante, il progetto non riuscì mai a conquistare davvero il pubblico. Le modifiche alla trama originale, una costruzione narrativa poco incisiva e l’incapacità di replicare il senso di angoscia cosmica presente nel racconto portarono a recensioni negative e alla cancellazione dopo una sola stagione.

Per molti fan, quella serie rappresenta ancora oggi una delle occasioni mancate più evidenti tra gli adattamenti televisivi di Stephen King.

Perché Mike Flanagan potrebbe essere il regista giusto per riportare in vita l’orrore cosmico di Stephen King

Se esiste un autore contemporaneo capace di confrontarsi con il materiale di King senza esserne schiacciato, quello è probabilmente Mike Flanagan.

La sua forza non risiede nella fedeltà assoluta al testo originale, ma nella capacità di comprenderne i temi profondi. Film come Doctor Sleep e serie come The Haunting of Hill House hanno dimostrato come Flanagan sappia fondere horror psicologico, dramma umano ed emozione in un equilibrio raro da trovare nel genere.

Proprio questo approccio potrebbe rivelarsi fondamentale per The Mist. Il racconto originale non è infatti soltanto una storia di mostri nascosti nella nebbia, ma una riflessione sul terrore dell’ignoto e sulla fragilità della civiltà quando le regole smettono improvvisamente di esistere.

L’elemento lovecraftiano della storia è sempre stato il suo cuore pulsante. Le creature rappresentano infatti qualcosa di molto più grande e spaventoso della semplice minaccia fisica: sono la manifestazione di un universo incomprensibile in cui l’uomo perde ogni punto di riferimento.

Flanagan ha già dimostrato più volte di saper lavorare su questo tipo di orrore esistenziale.

La vera sfida sarà superare il film di Frank Darabont

Se da una parte il nuovo adattamento potrebbe facilmente superare la deludente serie televisiva, dall’altra dovrà confrontarsi con un ostacolo molto più difficile: il film di Frank Darabont.

La pellicola del 2007 viene oggi considerata da molti una delle migliori trasposizioni di Stephen King mai realizzate. Non solo per il celebre finale, ma anche per la sua capacità di mantenere intatta l’atmosfera di disperazione e impotenza che caratterizza il racconto originale.

Per questo motivo il nuovo The Mist dovrà giustificare la propria esistenza offrendo qualcosa di realmente diverso. Limitarsi a riproporre la stessa storia con effetti speciali più moderni non sarebbe sufficiente.

La sfida per Flanagan sarà quindi duplice: da una parte riscattare il fallimento della serie TV, dall’altra trovare una nuova prospettiva capace di distinguersi dal film di Darabont senza tradirne l’eredità.

Considerando il percorso del regista, le premesse per riuscirci ci sono tutte. Ma proprio perché The Mist occupa già un posto speciale nella storia del cinema horror, le aspettative non potrebbero essere più alte.

Il nuovo progetto di Black Panther punta al prossimo blockbuster da 1 miliardo di dollari dell’MCU

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Marvel ha appena anticipato la premessa perfetta per il prossimo film dedicato a Black Panther, suggerendo un progetto potenzialmente in grado di replicare uno dei pochi pattern da 1 miliardo di dollari che lo studio abbia mai realizzato. Ad oggi, infatti, solo due personaggi del MCU hanno superato il miliardo con il loro film d’esordio solista: Black Panther e Captain Marvel. L’opera di Ryan Coogler del 2018, interpretata dall’indimenticabile Chadwick Boseman, è diventata un fenomeno culturale senza precedenti, in grado di competere persino con l’impatto mediatico di Avengers: Infinity War.

Con l’avvicinarsi del sessantesimo anniversario dalla prima apparizione fumettistica di Black Panther nel 2026, Boseman continua a essere una presenza impossibile da sostituire. Tuttavia, dopo il tributo emotivo di Black Panther: Wakanda Forever, Marvel Studios proseguirà il percorso del personaggio nel MCU — che si tratti di mantenere Shuri (Letitia Wright) nel ruolo o di recastare T’Challa. Black Panther 3 è già in fase di sviluppo, e oltre questo capitolo il personaggio appare destinato a rimanere centrale nel futuro della saga.

I variant cover per il 60° anniversario rivelano il potenziale del prossimo film

Per celebrare l’anniversario, Marvel Comics ha rivelato una serie di variant cover dedicate a Black Panther, in cui T’Challa appare al fianco di Wolverine, Captain America, Doctor Strange, Spider-Man e dei Fantastici Quattro. Sebbene queste collaborazioni non siano necessariamente parte delle trame fumettistiche in arrivo, offrono idee eccezionali per futuri film MCU.

Tra le possibilità più discusse:

  • Black Panther & Doctor Strange
    Un film che colmerebbe il vuoto lasciato dall’assenza dell’Illuminati nella timeline principale.

  • Black Panther & Captain America (Sam Wilson)
    Un team-up che darebbe impulso al Cap di Anthony Mackie, soprattutto in vista di un eventuale Captain America 5.

  • Black Panther nei Fantastici Quattro
    Un omaggio perfetto alle origini fumettistiche di T’Challa, introdotto proprio in Fantastic Four #52.

  • Black Panther & Wolverine
    Il concept più esplosivo: un’erede naturale al successo planetario di Deadpool & Wolverine.

Perché Black Panther & Wolverine sarebbe un nuovo successo assicurato

Sebbene non siano soliti collaborare fuori dal contesto degli Avengers, Black Panther e Wolverine condividono molto più di quanto appaia. Entrambi sono combattenti feroci dotati di artigli indistruttibili (vibranio vs adamantio) e sono leader che apprendono gradualmente a lavorare in squadra.

A differenza della dinamica “caotica” tra Deadpool e Wolverine, qui Wolverine affiancherebbe un partner serio, disciplinato e intransigente — una combinazione capace di conquistare sia i fan più adulti sia il pubblico generalista.

È esattamente il tipo di team-up in grado di generare un nuovo fenomeno da 1 miliardo di dollari, replicando la formula della rivelazione puntata su due icone amatissime.

Il MCU ha bisogno di mantenere Black Panther centrale dopo Secret Wars

Con Avengers: Doomsday e Secret Wars in arrivo, Shuri dovrebbe assumere un ruolo chiave nella nuova configurazione degli eroi Marvel. Tuttavia, l’ingresso imminente dei Fantastici Quattro, dei New Avengers e di nuovi protagonisti rischia di oscurarne la presenza.

Black Panther — sia come Shuri che come eventuale T’Challa recastato — deve tornare a essere una figura trainante, paragonabile all’importanza che Iron Man ebbe durante la Infinity Saga.

Team-up cinematografici di alto profilo, apparizioni strategiche in film come Spider-Man 4 o un crossover con Captain America o Wolverine potrebbero riportare il personaggio al centro della scena, consolidando un nuovo filone narrativo destinato a dominare il box office.

Il nuovo poster di Rock Of Ages

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Ecco il nuovo poster di Rock of Ages, appena diffuso dalla Warner Bros.

Il nuovo mystery teen di Netflix punta a raccogliere l’eredità di Riverdale

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Con la conclusione di Riverdale nel 2023, il panorama delle serie mystery adolescenziali ha lasciato scoperto uno spazio ben preciso: quello dei racconti teen oscuri, sopra le righe e disposti a reinventare materiali apparentemente innocui. Secondo molti osservatori, a colmare quel vuoto potrebbe essere una prossima produzione Netflix: la serie live-action dedicata a Scooby-Doo, attualmente in sviluppo.

La nuova serie, ancora priva di un titolo ufficiale, sarà composta da otto episodi da un’ora ed è guidata dagli showrunner Josh Appelbaum e Scott Rosenberg. Proprio come accaduto con Riverdale – adattamento libero e radicale dei fumetti Archie – anche questo progetto promette una rilettura più cupa e adulta di un immaginario storicamente associato a un pubblico familiare.

Uno Scooby-Doo più oscuro per una nuova generazione di spettatori

Riverdale 5

Secondo la logline diffusa da Netflix, la serie racconterà il primo incontro tra Shaggy, Daphne, Velma e Fred in versione adolescente, uniti dall’arrivo di un misterioso cucciolo e da un caso inquietante definito come un possibile “omicidio soprannaturale”. Un’impostazione che richiama direttamente l’approccio iniziale di Riverdale, dove il mystery fungeva da motore narrativo prima di aprire la strada a derive sempre più eccentriche.

La scelta di puntare su toni più seri segna una netta distanza rispetto alle precedenti incarnazioni del franchise, in particolare dai film cinematografici dei primi anni Duemila, noti per l’impronta comica e autoconsapevole. Sarà inoltre la prima serie live-action televisiva di Scooby-Doo, un dettaglio che rafforza l’idea di un progetto pensato per intercettare un pubblico nuovo, cresciuto con produzioni teen ad alto tasso di suspense.

Perché un “nuovo Riverdale” potrebbe funzionare

L’assenza di Riverdale si è fatta sentire soprattutto tra gli spettatori affezionati alle serie teen capaci di mescolare mistero, melodramma e deviazioni di genere. In questo contesto, Scooby-Doo rappresenta una proprietà ideale: estremamente riconoscibile, ma anche sufficientemente flessibile da sostenere una reinterpretazione radicale.

Che la serie scelga una linea più coerente e inquietante, vicina a titoli come Stranger Things, o che finisca per abbracciare l’assurdo e l’eccesso che hanno reso Riverdale un cult, il progetto Netflix sembra posizionarsi come il possibile erede spirituale di quel tipo di racconto. Un’operazione rischiosa, ma potenzialmente strategica, che potrebbe ridare centralità al mystery adolescenziale in chiave seriale.

Il nuovo look ufficiale di Doctor Doom della Marvel riaccende le teorie su Avengers: Doomsday

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Marvel torna ad accendere l’hype attorno a Doctor Doom con un nuovo contenuto ufficiale che ha immediatamente riacceso le teorie sul ruolo del personaggio in Avengers: Doomsday. Il video, pubblicato da Marvel Studios, arriva in un momento particolarmente sensibile per i fan, ancora intenti a decifrare come il Marvel Cinematic Universe intenda reinterpretare uno dei villain più complessi della storia dei fumetti.

Da quando è stato annunciato che Robert Downey Jr. interpreterà Doctor Doom nel prossimo film degli Avengers, le speculazioni si sono moltiplicate. Doom è infatti un personaggio dalle molteplici sfaccettature: tiranno spietato, sovrano illuminato di Latveria, antieroe disposto a tutto pur di salvare il mondo. Un’ambiguità che rende ancora più difficile prevedere quale versione verrà portata sul grande schermo nel contesto dell’MCU.

Il nuovo video, parte della serie animata Marvel Super Heroes: What The–?!, adotta un tono ironico e volutamente sopra le righe, raccontando in modo giocoso la storia di Doom e il suo dominio su Latveria. Proprio questo approccio ha spinto molti fan a interrogarsi sul significato reale dell’operazione: semplice contenuto promozionale o indizio mascherato sul futuro narrativo del personaggio?

Tra le teorie più discusse c’è quella legata al possibile utilizzo della versione God Emperor Doom, suggerita da un costume chiaro che ricorda la celebre armatura bianca dei fumetti. Altri indizi sembrano invece rafforzare l’ipotesi che il Doom dell’MCU possa mantenere la maschera per gran parte del film, nonostante il volto iconico di Downey Jr., in linea con la tradizione del personaggio.

Il video funziona anche come promemoria della vastità del background di Doom: dalla rivalità con Reed Richards al controllo assoluto di Latveria, passando per i Doombot e il conflitto con Mephisto. Tutti elementi che sottolineano quanto Marvel Cinematic Universe abbia a disposizione molteplici strade narrative.

In attesa di nuovi dettagli ufficiali, una cosa è certa: Avengers: Doomsday sarà il banco di prova definitivo per una delle incarnazioni più attese e discusse dell’MCU.

Il nuovo look di Scarlett Johansson

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Il nuovo look di Scarlett Johansson

Direttamente dagli Spike Guy’s Choice Awards ecco la foto di Scarlett Johansson che ha partecipato all’evento con Chris Evans.

Il nuovo livello di Goku nel trailer ufficiale di Dragon Ball Z Resurrection “F”

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Arriva il trailer ufficiale di Dragon Ball Z Resurrection “F”, il nuovo film animato nel quale possiamo vedere il nuovo livello di Goku:

Il nuovo libro di M. Night Shyamalan diventa il bestseller n. 1 del New York Times prima dell’adattamento cinematografico

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Il nuovo libro di M. Night Shyamalan, Remain, è appena diventato un grande successo tra i lettori, mentre si avvicina l’adattamento cinematografico. Scritto in collaborazione con l’autore Nicholas Sparks, il romanzo paranormale segue le vicende di un architetto in lutto che incontra una donna misteriosa dopo essersi trasferito a Cape Cod per lavoro.

Con l’adattamento cinematografico con Jake Gyllenhaal e Phoebe Dynevor in uscita il prossimo anno, la Warner Bros. ha ora ripubblicato il recente post della Random House che celebra un importante traguardo raggiunto da Remain. Il post annuncia che il libro è diventato il numero 1 nella classifica dei bestseller del New York Times, congratulandosi sia con Sparks che con Shyamalan.

Remain ha raggiunto questo traguardo in poco più di una settimana, essendo il libro uscito il 14 ottobre. Anche se il post della Warner Bros. afferma che l’adattamento cinematografico sarà nelle sale “presto”, il progetto diretto da Shyamalan è ancora lontano circa un anno, con una data di uscita fissata per il 23 ottobre 2026.

Shyamalan ha confermato sul suo account Instagram che le riprese principali di Remain sono iniziate nel giugno di quest’anno. Le riprese sono terminate ad agosto, il che significa che il progetto è ora in fase di post-produzione. Il film segnerà il seguito del regista a Trap nel 2024, che ha ottenuto recensioni contrastanti dalla critica ma ha avuto un discreto successo al botteghino.

Remain segna una novità per Shyamalan. Il regista scrive solitamente le sceneggiature dei suoi film, tra cui successi come Il sesto senso (1999), Signs (2002) e The Village (2004), ma questo prossimo progetto è stato concepito come una collaborazione narrativa che diventerà sia un romanzo che un film.

Sparks vanta un curriculum impressionante, avendo scritto libri come The Notebook, Dear John e Safe Haven, molti dei quali sono stati adattati in film di successo. L’autore ha scritto 25 libri, tutti diventati best seller del New York Times, il che significa che Remain non è un’eccezione in questo senso.

L’immensa popolarità di Remain dopo solo una settimana e mezzo è un segno promettente per l’adattamento cinematografico. Shyamalan continua a scrivere e dirigere thriller di sicuro successo, e la collaborazione con Sparks in questo caso dovrebbe giocare a favore del progetto.

Il prossimo adattamento segnerà anche la prima collaborazione tra Shyamalan e Gyllenhaal. L’attore è reduce dal successo della serie TV Apple TV+ Presumed Innocent, mentre il remake di Prime Video Road House (2024) è il suo film più recente. Anche Dynevor collabora per la prima volta con Shyamalan ed è nota soprattutto per il suo ruolo in Bridgerton di Netflix.

Con una data di uscita ancora lontana circa un anno, Remain probabilmente non avrà il suo primo trailer per un po’ di tempo. Un teaser trailer arriverà probabilmente nella prossima primavera, ma le immagini promozionali saranno probabilmente rilasciate prima, fornendo un primo sguardo a Gyllenhaal e Dynevor nei panni dei loro personaggi. Per ora, però, i lettori stanno evidentemente apprezzando il libro.

Il nuovo James Bond potrebbe arrivare da Daredevil: Rinascita? Vincent D’Onofrio propone un candidato

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Il toto-nomi per il prossimo James Bond si arricchisce di un candidato inaspettato: Arty Froushan. A rilanciare la suggestione è stato Vincent D’Onofrio, interprete di Kingpin in Daredevil: Rinascita, che ha pubblicamente approvato l’idea di vedere il suo collega nei panni dell’agente 007. Un endorsement che arriva in un momento cruciale per il franchise, ora nelle mani di Amazon e pronto a inaugurare una nuova era.

La discussione nasce sui social, dove un confronto visivo tra James Bond e il personaggio di Buck, interpretato da Froushan nella serie Marvel, ha acceso il dibattito. D’Onofrio ha commentato con un semplice ma significativo “I agree”, contribuendo a dare visibilità a un nome che già circolava tra i fan. Secondo quanto emerso, anche il regista Denis Villeneuve — scelto per guidare il prossimo film — sarebbe alla ricerca di un volto nuovo per il ruolo, una direzione che potrebbe favorire profili meno mainstream rispetto ai nomi più quotati.

Il punto interessante non è solo il nome in sé, ma cosa rappresenta. Dopo l’era di Daniel Craig, che ha ridefinito il personaggio in chiave più realistica e fisica, il franchise sembra intenzionato a cambiare pelle ancora una volta. Puntare su un attore meno esposto come Froushan significherebbe tornare a una strategia già vista in passato: costruire Bond attorno all’interprete, invece di scegliere una star già affermata.

Perché Arty Froushan potrebbe davvero essere il “nuovo volto” perfetto per James Bond

Arty Froushan in Daredevil Rinascita

Il profilo di Froushan si inserisce perfettamente nella direzione che il franchise sembra voler intraprendere. Pur non essendo un volto completamente sconosciuto — grazie a ruoli in serie come House of the Dragon e Carnival Row — l’attore mantiene un livello di notorietà ancora contenuto, ideale per incarnare un Bond “nuovo” agli occhi del pubblico globale.

Il suo personaggio in Daredevil: Rinascita, Buck, offre già alcuni elementi chiave: eleganza, controllo emotivo, freddezza sotto pressione. Caratteristiche che da sempre definiscono l’identità di 007. A questo si aggiungono accento britannico e presenza scenica, due elementi fondamentali per il ruolo. Nel frattempo, la concorrenza resta agguerrita: nomi come Henry Cavill, Theo James o Aaron Taylor-Johnson continuano a circolare con insistenza. Tuttavia, proprio l’eccessiva notorietà di questi attori potrebbe rappresentare un limite, se l’obiettivo è rilanciare il franchise con un’identità rinnovata.

In questo senso, la scelta del prossimo James Bond diventa una decisione strategica più che di casting: non si tratta solo di trovare un interprete, ma di definire il tono della nuova era. E se davvero Denis Villeneuve e Amazon punteranno su un volto meno prevedibile, Arty Froushan potrebbe passare da suggestione social a candidato concreto.

Il nuovo James Bond entra nella fase decisiva: importante aggiornamento sul casting del prossimo 007

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La ricerca del nuovo James Bond entra ufficialmente nel vivo. Secondo un nuovo report, i produttori della saga e il regista Denis Villeneuve avrebbero iniziato a contattare gli attori selezionati per accedere alla prossima fase dei provini, avvicinando così il momento in cui verrà scelto il successore di Daniel Craig.

Dopo l’uscita di scena di Craig con No Time to Die e il passaggio del controllo creativo del franchise ad Amazon MGM Studios, il nuovo capitolo di 007 ha iniziato a prendere forma negli ultimi mesi. Prima sono stati scelti i produttori Amy Pascal e David Heyman, poi Villeneuve alla regia e Steven Knight alla sceneggiatura. Ora l’attenzione si sposta finalmente sull’aspetto più atteso dai fan: il volto del prossimo James Bond.

Denis Villeneuve avrebbe già selezionato gli attori che accederanno alla prossima fase dei provini

Secondo quanto riportato da Deadline, Denis Villeneuve starebbe contattando personalmente alcuni candidati per informarli dell’accesso alla fase successiva del casting. I nuovi provini dovrebbero svolgersi nel mese di agosto, anche se Amazon MGM Studios, interpellata sulla notizia, ha preferito non rilasciare commenti ufficiali.

Non è ancora chiaro quanti attori siano arrivati a questo punto della selezione. Alcune fonti parlano di un gruppo ristretto composto da cinque-sette candidati, mentre altre ipotizzano una rosa più ampia che potrebbe arrivare a una decina di nomi.

Le indiscrezioni confermano inoltre che il lavoro di selezione è iniziato già nei mesi scorsi con la direttrice del casting Nina Gold, impegnata a valutare sia interpreti già affermati sia talenti meno conosciuti. Tra i nomi che continuano a circolare nelle speculazioni figurano Harris Dickinson, Callum Turner e Jacob Elordi, ma al momento nessuno di loro è stato ufficialmente confermato tra i candidati finalisti.

L’obiettivo dello studio sarebbe quello di completare il casting entro la fine del 2026, così da poter avviare la produzione del nuovo film di James Bond nel corso del 2027.

L’aggiornamento rappresenta un passaggio significativo perché dimostra che Amazon MGM sta seguendo una strategia estremamente graduale nella ricostruzione del franchise. Prima è stata definita la squadra creativa, poi la direzione narrativa e soltanto adesso prende forma la scelta dell’attore che erediterà uno dei ruoli più iconici della storia del cinema. È un approccio che lascia intendere come il prossimo 007 non sarà soltanto un nuovo interprete, ma il punto di partenza di una nuova era per James Bond.

Il nuovo horror zombie di Daisy Ridley divide nettamente critici e pubblico su Rotten Tomatoes

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Con l’avvio del 2026 cinematografico, We Bury the Dead si impone come uno dei titoli più discussi del momento. Il survival horror con Daisy Ridley ha infatti generato una forte spaccatura tra critica e pubblico su Rotten Tomatoes, nonostante le ottime premesse.

Diretto da Zak Hilditch, il film segue una donna alla ricerca del marito scomparso dopo un esperimento militare fallito. Mentre seppellisce i morti lungo il suo cammino, scopre che i corpi stanno tornando in vita, trasformando il lutto in una lotta per la sopravvivenza.

Un esordio promettente per la critica, ma il pubblico frena

Presentato in anteprima al SXSW nel marzo 2025, We Bury the Dead era stato accolto positivamente dalla critica, arrivando a mantenere un 84% su Rotten Tomatoes basato su 57 recensioni. Un risultato che faceva pensare a un inizio d’anno solido per il cinema horror.

Con l’uscita nelle sale nel 2026, però, la reazione del pubblico è stata decisamente più fredda. Il film registra infatti un 47% di gradimento sulla Popcornmeter, basato su oltre 50 valutazioni verificate. Una discrepanza che evidenzia come l’approccio scelto dal film non abbia incontrato le aspettative di tutti gli spettatori.

Secondo molti critici, il film offre una rilettura interessante del genere zombie, spostando il focus dall’azione pura a un racconto intimo sul dolore, la perdita e l’elaborazione del lutto. Un’impostazione che, se apprezzata dalla critica, ha spiazzato parte del pubblico.

Daisy Ridley in We Bury the Dead (2024)

La performance di Daisy Ridley e le reazioni contrastanti

Uno degli elementi più elogiati è la performance di Daisy Ridley, descritta come intensa e misurata. In diverse recensioni viene sottolineata la sua capacità di trattenere le emozioni, lasciando emergere gradualmente il trauma interiore del personaggio, anche quando la narrazione vira verso l’horror più esplicito.

Non mancano però le critiche. Alcuni spettatori giudicano il ritmo troppo lento e l’uso degli zombie fin troppo familiare, arrivando persino a sostenere che il film non sembri un vero zombie movie. Questa reazione segna il primo punteggio sotto il 50% per Ridley negli ultimi tre anni, dopo una serie di film accolti positivamente dal pubblico.

Nonostante ciò, We Bury the Dead si inserisce in una filmografia sempre più variegata per l’attrice dopo l’era di Star Wars. In attesa di novità sul nuovo film dedicato a Rey, Ridley tornerà presto al cinema con la commedia romantica The Last Resort, in uscita il prossimo mese.

Il nuovo film vietato ai minori di Prime Video, sostituto di Pirati dei Caraibi, debutta con un ottimo punteggio su Rotten Tomatoes

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Prime Video punta tutto sull’avventura piratesca in chiave adulta e i primi riscontri sono incoraggianti. The Bluff, il nuovo thriller R-rated guidato da Priyanka Chopra Jonas, ha debuttato con un 67% su Rotten Tomatoes dopo le prime 15 recensioni, conquistando così la certificazione “Fresh”.

Il film, disponibile su Prime Video dal 25 febbraio 2026, racconta la storia di Ercell Bodden, ex pirata costretta a tornare a combattere quando il temibile Capitano Connor – interpretato da Karl Urban – riemerge dal passato per darle la caccia.

Un’avventura piratesca più brutale e adulta rispetto a Pirati dei Caraibi

The Bluff (2026) Prime Video
Crediti: Amazon MGM Studios

Il paragone con il franchise Disney è inevitabile. Pirati dei Caraibi – La maledizione della prima luna rimane l’unico capitolo della saga con un punteggio “Fresh” (79%), mentre i sequel hanno progressivamente perso terreno sotto il 60%. Con il suo 67%, The Bluff supera quindi la maggior parte dei film della serie piratesca targata Disney.

La differenza principale è nel tono: se Pirati dei Caraibi ha sempre mantenuto un’impostazione più avventurosa e family-friendly (PG-13), The Bluff abbraccia una dimensione più oscura e violenta, come suggerisce il rating R e le sequenze di combattimento mostrate nei trailer.

La critica ha elogiato in particolare le coreografie dei duelli con la spada e le scene d’azione, definite intense e ben costruite. Più tiepidi invece i commenti sulla sceneggiatura, giudicata in alcuni passaggi prevedibile e con personaggi che avrebbero meritato maggiore approfondimento.

Priyanka Chopra Jonas al centro della scena

Secondo diverse recensioni, il punto di forza del film è proprio la performance di Chopra Jonas, descritta come intensa, vulnerabile e profondamente umana. Il suo personaggio viene accostato a una versione piratesca di John Wick: una figura segnata dal passato, costretta a combattere per proteggere la propria famiglia.

Nel cast figurano anche Ismael Cruz Córdova, Safia Oakley-Green e Temuera Morrison. Alla regia troviamo Frank E. Flowers, che ha co-scritto la storia insieme a Joe Ballarini. Chopra Jonas torna inoltre a collaborare con i fratelli Russo, già produttori della serie Citadel.

Resta da capire se Prime Video punterà su eventuali sequel: molto dipenderà dai risultati in streaming e dalla risposta del pubblico nelle prossime settimane. Intanto, per chi cerca un’avventura piratesca più cruda e meno patinata rispetto ai grandi franchise Disney, The Bluff sembra essere il tesoro più interessante del momento.

Il nuovo film tratto dalla storia vera di World of Warcraft presenta i primi sei protagonisti

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Ibelin, una storia vera e stimolante legata a World of Warcraft, ha scelto i primi sei attori protagonisti. Il film racconta la vita del giocatore Mats Steen, il cui avatar nel popolare gioco si chiamava Ibelin Redmoore.

Steen era affetto da una malattia muscolare degenerativa nota come distrofia muscolare di Duchenne. Nonostante le difficoltà che questo comportava, ha trascorso gran parte della sua vita giocando a World of Warcraft, dove è diventato un personaggio famoso e parte di una comunità più ampia. È scomparso all’età di 25 anni nel 2014.

Il film Ibelin, di prossima uscita, ha ora scritturato Charlie Plummer (The Long Walk), Stephen Graham (Adolescence), Toni Collette (Hereditary), Isabela Merced (The Last of Us), Maisy Stella (My Old Ass) e Anthony Hopkins (Il silenzio degli innocenti).

Ibelin è diretto da Morten Tyldum, che ha ricevuto una nomination all’Oscar come miglior regista per il suo lavoro in The Imitation Game (2014). Ha anche diretto il film romantico di fantascienza Passengers (2016) con Jennifer Lawrence e Chris Pratt.

La sceneggiatura di Ibelin sarà scritta da Ilaria Bernardini (Citadel: Diana) e Hossein Amini (The Wings of the Dove). Amini ha ottenuto una nomination all’Oscar come miglior sceneggiatura non originale per Le ali dell’amore, mentre Bernardini ha ricevuto una nomination ai BAFTA per il cortometraggio Chalk del 2012.

Oltre a descrivere la vita di Steen, Ibelin sarà basato sul blog Musings of Life del giocatore norvegese, dove ha scritto della sua vita sia dentro che fuori dal gioco. Il film includerà anche la storia dei compagni di gioco con cui ha stretto amicizia e della sua amorevole famiglia. Le riprese dovrebbero iniziare in Europa nella primavera o nell’estate del 2026.

Non è la prima volta che la storia di Steen viene raccontata, poiché è già stata immortalata in un documentario presentato in anteprima al Sundance Film Festival del 2024. Le recensioni di The Remarkable Life of Ibelin sono state incredibilmente positive, con critici e pubblico commossi dalla straordinaria storia. Il documentario candidato agli Emmy Award, disponibile su Netflix, esplora come i genitori di Steen pensassero che il figlio vivesse una vita isolata, solo per poi ricevere messaggi da tutto il mondo che lo piangevano.

Ibelin avrà sicuramente un successo maggiore rispetto a Warcraft (2016), il film tratto dal videogioco che ha ricevuto un punteggio critico del 29% su Rotten Tomatoes. Invece di adattare un universo immaginario, Ibelin racconta una storia completamente diversa e reale su un individuo la cui vita è stata cambiata per sempre dal gioco e dalla comunità che ha trovato al suo interno.