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Il giardino delle parole: i paesaggi reali confrontati con le scene dell’anime

Il giardino delle parole, è un film d’animazione giapponese del 2013 prodotto da Comix Wave Films e diretto da Makoto Shinkai. Il film, ambientato a Tokyo durante la stagione delle piogge, è incredibilmente fedele alla rappresentazione della città, che appare verde e luccicante sotto lo scorrere dell’acqua. Ecco alcune immagini del film in confronto con le rispettive vedute “dal vero” della città raccolte dal sito Nijipoi. Il risultato è incredibile:

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Il giardino delle delizie: 90 anni del film di Alfred Hitchcock

Il giardino delle delizie: 90 anni del film di Alfred Hitchcock

Domenica 7 giugno 1925 un treno carico di turisti proveniente da Monaco giunge alla stazione di Genova. A bordo, fra i numerosi passeggeri recalcitanti vi sono l’attore Miles Mander, il cameraman e barone Giovanni Ventimiglia, un’anonima attrice di origine orientale e un giovanissimo regista di cui nessuno conosce ancora il nome. Il corpulento ragazzetto che guida il gruppo è nientemeno che il ventiseienne Alfred Hitchcock, giunto in Italia per dare il primo giro di manovella al film d’esordio della sua carriera, un dramma amoroso dal titolo The pleasure garden (edito in italiano come Il giardino delle delizie ma anche Il labirinto delle passioni).

Il giovanissimo autore nato a Leytonstone nel 1899 da una famiglia di fruttivendoli dell’Est End di Londra, dopo un brevissimo quanto fulminante apprendistato come grafico e disegnatore dei cartelli per i film muti nel distaccamento inglese della Famous Player-Lasky (la futura Paramount), aveva avuto la possibilità di esordire nel suo primo esperimento di regia, purtroppo naufragato e perduto, con il cortometraggio Number 13 del 1922, per poi farsi le ossa con ben due esperienze di co-regia nel 1923 in altri due cortometraggi, Dillo sempre a tua moglie e Donna contro donno, grazie alle quali ebbe modo di incontrare la montatrice, collaboratrice e futura moglie Alma Reville. Dopo aver stretto un forte sodalizio con il produttore inglese Michael Balcon, assieme al regista e mentore Graham Cutts Hitchcock si era trasferito in Germania per collaborare alla regia di Il furfante, realizzato negli studi della UFA, all’epoca il complesso di teatri di posa più all’avanguardia in Europa.

In seguito ad alcuni screzi con Cutts sorti durante la collaborazione de Il peccato della puritana, Balcon, avendo riconosciuto le grandi e promettenti capacità del giovane Hitchcock decise di affidarlo agli studi tedeschi della Emelka, dandogli la possibilità di imparare direttamente dallo stile dei grandi registi tedeschi dell’espressionismo, primo fra tutti F.W. Muranu, e fu proprio Balcon che, grazie ad una co-produzione con la Decla Bioschop di Erich Pommer, diede al giovane regista la possibilità di realizzare il primo vero film della sua carriera. Scritturando alcune star di prima grandezza come gli attori Virginia Valli, Miles Mander e Ferdinad Martini, grazie alla collaborazione di un cast tecnico di scafati professionisti e un ottimo soggetto tratto dal romanzo di Oliver Sandys, Balcon mise in mano ad un esordiente (ma non inesperto) Hitchcock la possibilità di realizzare un pellicola innovativa dallo stile tipicamente americano e dunque esportabilissima.

Il film narra la vicenda di Patsy, una giovane ballerina di cabaret che sposa il soldato di fortuna Levett, il quale è costretto subito dopo il matrimonio a partire in missione per le colonie inglesi dei tropici. Passati alcuni anni durante i quali si viene a sapere che Levett versa in gravi problemi di salute, Patsy decide di andare a trovarlo e scopre che il marito è diventato un alcolizzato e si è risposato con un’indigena del luogo. Durante il tragico finale la giovane amante tropicale muore suicida affogata e Levett finisce ammazzato da un colpo di fucile sparato dal dottor Jill, medico della colonia che ben presto consolerà la povera ed affranta Patsy.

Dopo aver girato molte delle scene in interni negli stabilimenti dell’Emelka di Monaco, Hitchcock decise di trasferirsi con una piccola troupe in Italia, in particolare a Genova dove vennero girate le inquadrature del varo della nave di Levett, a San Remo dove ebbe luogo la scena del suicidio in acqua dell’amante indigena e nientemeno che sulle splendide rive del lago di Como, dove nel suggestivo paesino di Contesa sul Lario vennero girate le sequenze della luna di miele dei giovani sposi.

Ma a cominciare da quel fatidico giorno di novant’anni fa Hitchcock visse un vero e proprio “battesimo del fuoco” poiché la lavorazione del film in territorio italiano fu minata da numerose peripezie: il sequestro della macchina da presa (non dichiarata alla dogana) e dei 3000 metri di pellicola al confine con l’Austria; il furto di oltre 10.000 lire che costrinsero Hitchcock a chiedere un prestito alla troupe per poter alloggiare in albergo e l’improvvisa ed inattesa visita sul set delle attrici (non invitate!) Virginia Valli e Carmelita Geraghty, abituate a vivere lussuosamente e che rischiarono di prosciugare in un solo giorno l’intero budget del film in toilette e alloggi a cinque stelle. Malgrado questi inconvenienti il film venne portato a termine e piacque così tanto a Balcon da convincerlo ad affidare all’ormai battezzato Hitch la regia di una nuova produzione dal titolo L’aquila della montagna (1926), film oggi considerato perduto di cui rimangono solo alcuni fotogrammi. The pleasure garden pur essendo un film d’esordio contiene già una serie di temi e soluzioni artistiche che anticipano di fatto la produzione matura del maestro del brivido, come ad esempio la presenza del tema del voyeurismo e i riferimenti metalinguistici all’atto di visione teatrale nella sequenza di apertura, così come l’ormai famoso humor che vena l’intera opera del regista, senza dimenticare un uso sperimentale ed innovativo dei virtuosistici movimenti di macchina.

Dopo una fugace prima uscita in Germania il 3 novembre 1925 e un congelamento di oltre due anni dovuto alla non completa soddisfazione dei distributori, finalmente il 14 gennaio 1927 la pellicola uscì in Inghilterra, suscitando giudizi entusiasti da parte del pubblico e dei critici, i quali elogiavano lo stile innovativo e la bravura del giovane regista e notavano influssi derivati da Fritz Lang e D.W.Griffith, tutto questo mentre veniva proiettato il suo terzo lungometraggio, il primo veramente inglese, Il pensionate, ultimo atto della così detta “trilogia d’esordio” che permise in soli tre anni di far apparire il nome di Hitchcock sulla bocca di tutti i pubblici del mondo. Dopo oltre tre anni di restauro compito dal British Film Institute, una nuova versione completa di 90’ minuti è stata presentata nel 2012 al Festival Lumière, e noi quest’anno festeggiamo una decade importante che avvicina quest’opera d’esordio al suo primo secolo di vita, il primo fulgido (e forse ormai per molti sconosciuto) mattone della carriera di uno dei più grandi autori della storia del cinema.

Il Giardiniere, la spiegazione del finale: ci sarà una stagione 2?

La serie Netflix Il giardiniere si conclude con Elmer che torna alla vita che pensava di essersi lasciato alle spalle. L’affascinante miniserie, raccontata su due linee temporali, inizia con Elmer, un giardiniere e assassino, che si sbarazza di un marito violento. China, la madre di Elmer, viene assunta da Sabela, una madre in lutto che vuole che Violeta, la donna responsabile della morte di suo figlio, scompaia per sempre. Quando Violeta ed Elmer si incontrano per caso, lui inizia a innamorarsi di lei, il che manda all’aria i suoi piani, dato che avrebbe dovuto ucciderla.

Mentre Elmer e Violeta si innamorano sempre più, due agenti di polizia che lavorano nel dipartimento Persone Scomparse iniziano a stringere il cerchio intorno all’assassino dopo che questi ha ucciso un uomo che molestava la sua ragazza. China, invece, assume un suo amico per uccidere Violeta perché la loro relazione ha causato una frattura tra lei e suo figlio. Invece di finire uccisa, Violeta uccide brutalmente la persona che avrebbe dovuto farla fuori. Prima che la serie originale Netflix giunga al termine, Elmer aiuta Violeta a sbarazzarsi del cadavere.

Cosa è successo a Elmer alla fine di Il giardiniere

Elmer è tornato a fare l’assassino

Quando Elmer era bambino, lui e sua madre hanno avuto un incidente che ha danneggiato la parte del suo cervello che controllava le emozioni, mentre China ha perso una gamba. Per questo motivo, Elmer ha trascorso la maggior parte della sua vita senza provare nulla fino a quando non ha incontrato Violeta. Prima che lui e Violeta iniziassero la loro storia d’amore, all’assassino è stato diagnosticato un tumore al cervello, ma lui si è rifiutato di curarlo, cosa che è diventata motivo di litigio tra Elmer e China.

Nell’ultimo episodio del thriller psicologico, China ha assunto Orson per sbarazzarsi di Violeta e riavere suo figlio. Violeta ha vinto la lotta contro Orson dopo averlo picchiato a morte. Non sapendo cosa fare del cadavere, ha chiamato Elmer, che l’ha aiutata a sbarazzarsene. Dopo che Violeta se ne andò, Elmer iniziò a vedere sua madre per quella che era realmente. Affrontò China, dicendole che non avrebbe più partecipato all’omicidio di persone per denaro.

Proprio mentre Elmer se ne stava andando, sua madre lo colpì alla testa e lo portò in ospedale, dove fu sottoposto a un intervento chirurgico per rimuovere il tumore. Quando Elmer guarì, perse nuovamente la capacità di provare emozioni. Ma questa volta smise di fare l’assassino e si dedicò invece al giardinaggio. Per Elmer, ciò che sua madre gli aveva fatto era imperdonabile e non poteva più fidarsi di lei. Non solo aveva quasi fatto uccidere l’unica donna che avesse mai amato, ma lo stava usando per fare soldi.

Elmer e Violeta finiranno insieme

Il Giardiniere

Violeta si trasferisce in un’altra città

L’incontro con Violeta aveva cambiato irrevocabilmente Elmer perché lei era la prova che era possibile per lui innamorarsi. La loro relazione, tuttavia, era piena di alti e bassi, poiché Elmer non sapeva particolarmente come stabilire dei limiti e poteva sembrare troppo intenso. Quando la coppia si lasciò, Elmer curò i suoi sentimenti feriti mentre Violeta continuò a vivere la sua vita. Ma alla fine, Violeta sentì la mancanza di Elmer e tornarono insieme.

Tuttavia, Violeta era anche un’assassina, quindi una parte di lei capiva il suo ex fidanzato.

La loro relazione ha affrontato un altro ostacolo quando Elmer ha ucciso Sabela. A questo punto, Violeta sapeva che lui era responsabile non solo dell’omicidio di Sabela, ma anche di quello di Mon. Quando Elmer ha raccontato a Violeta tutto quello che aveva fatto e le persone che aveva ucciso, lei ha deciso di lasciarlo e di trasferirsi fuori città. In un certo senso, visto che Violeta aveva scoperto che Elmer era un killer a pagamento, era logico che non volesse continuare la loro relazione. Tuttavia, anche Violeta era un’assassina, quindi una parte di lei capiva il suo ex fidanzato.

La polizia arresta China ed Elmer nel finale di Il Giardiniere?

Il Giardiniere

Elmer e China non hanno subito alcuna conseguenza per le loro azioni

Per anni, China ed Elmer erano riusciti a impedire alla polizia di scoprire che erano loro i responsabili della maggior parte dei casi di persone scomparse nella loro città. La situazione è cambiata quando i detective Torres e Carrera hanno iniziato a indagare sulla scomparsa di Mon, un uomo che Elmer aveva ucciso. Elmer era meticoloso quando si trattava di far sparire le persone, perché passava mesi a pianificare prima di ucciderle. Ma con Mon ha commesso un errore e ha lasciato una prova sulla scena del crimine perché era un assassino impulsivo.

Dopo aver interrogato Violeta, che ha condotto gli agenti di polizia da Elmer, la detective Carrera era sicura che ci fosse qualcosa sotto, ma non aveva modo di provarlo. Continuando a indagare e a esaminare vecchi casi di persone scomparse, è giunta alla conclusione che Elmer e China erano gli assassini dopo aver visto la vedova di uno dei loro clienti visitare il loro negozio di piante. Sebbene la detective avesse ragione, non aveva modo di collegare Elmer a nessuna delle scene del crimine.

Il giardiniere è interpretato da Álvaro Rico, Cecilia Suárez e Catalina Sopelana.

Invece di aspettare il suo partner, la detective Carrera si recò nel giardino di Elmer e scoprì che le piante avevano degli strani riflessi, che indicavano la presenza di cadaveri sepolti sotto di esse. La detective, tuttavia, non sapeva che China l’aveva vista nel giardino. Così, quando è tornata con la sua squadra per iniziare a scavare, ha scoperto che China aveva già rimosso i corpi, il che significava che non potevano essere arrestati perché non c’erano prove che avessero commesso un crimine. Anche se la poliziotta non ha trovato alcuna prova né ha arrestato Elmer e China, ha giurato di continuare a cercare.

Come il finale di Il giardiniere prepara la seconda stagione

Il Giardiniere

La prima stagione di Il giardiniere si è conclusa con un colpo di scena

Il giardiniere si è concluso con Elmer e China che non sono finiti dietro le sbarre. Con il detective Carrera determinato a catturare i due, il finale di Il giardiniere prepara perfettamente la seconda stagione. Dato che Violeta è tornata nelle scene finali del crime drama e ha chiesto a Elmer se poteva uccidere qualcuno, questo indica che è tornato alle sue vecchie abitudini, anche se aveva detto che aveva chiuso con quella vita. Ci sono diverse domande che non hanno trovato risposta nella prima stagione di Il giardiniere, come chi vuole uccidere Violeta e se Elmer e China verranno arrestati.

Cosa significa davvero il finale di Il giardiniere

Il finale di Il giardiniere ha messo in luce diversi aspetti. Sebbene l’obiettivo di China fosse quello di proteggere Elmer, ha agito nel modo sbagliato, finendo per allontanare ancora di più suo figlio. Invece di lasciare che Elmer imparasse ad amare un’altra persona, China non ha fatto altro che prepararlo a una delusione amorosa. Elmer, d’altra parte, era entusiasta di innamorarsi, ma la sua incapacità di controllare le proprie emozioni lo ha portato a pensare che l’amore fosse dolore. In sostanza, la conclusione di Il giardiniere parla di una madre che ha tenuto troppo stretto suo figlio e di conseguenza lo ha ferito.

Il GGG: Teaser trailer del nuovo fantasy di Steven Spielberg

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Il GGG: Teaser trailer del nuovo fantasy di Steven Spielberg

Guarda il teaser trailer di Il GGG, il nuovo fantasy diretto da Steven Spielberg e basato su classico romanzo per ragazzi di Roald Dahl.

Il GGG è prodotto dalla Amblin Entertainment per la Walt Disney Pictures. Ne cast del film Mark Rylance (il Grande Gigante Gentile), la piccola Ruby Barnhill (Sophie), Penelope Wilton (la regina), Rebecca Hall (Mary) e Bill Hader,Jemaine Clement, Michael David Adamthwaite, Daniel Bacon, Chris Gibbs, Adam Godley,Jonathan Holmes, Paul Moniz de Sa e Olafur Olaffson nei panni dei giganti.

Il GGG (The BFG) è un libro per ragazzi scritto da Roald Dahl e pubblicato da Salani nella collana Gl’istrici con il numero 1. Nel 1989 ne è stato tratto un film d’animazione. Nel settembre 2011, la DreamWorks ha annunciato di aver acquisito i diritti cinematografici del libro; i produttori saranno Kathleen Kennedy e Frank Marshall, mentre sarà la sceneggiatrice Melissa Mathison ad adattare la storia.

Il GGG secondo Steven Spielberg: bellezza e diversità

Il GGG secondo Steven Spielberg: bellezza e diversità

Arriva questo 30 dicembre al cinema Il GGG – il Grande Gigante Gentile. Trasformare la diversità in rara bellezza e accoglierla come ricchezza. Il cinema di Steven Spielberg ci ha insegnato, da sempre, anche questo.

Il GGG – il Grande Gigante Gentile, la magia di Dahl

Uscito nel Regno Unito nel luglio del 2016, per il pubblico italiano, il film sarà un regalo di chiusura d’anno che aiuterà anche i più grande a sentire la magia di dicembre perché, non importa quanto siamo cresciuti, se pensiamo a quanti degli adulti di oggi siano diventati tali insieme ai film di Spielberg e a quanti siano affezionati alla letteratura di Roald Dahl. Un’accoppiata, quella del regista e lo scrittore che è stata attesa perché è da sempre sembrata naturale: Spielberg era già entrato nel mondo dello scrittore quando, nel 1984 era stato produttore esecutivo de I Gremlins diretto da Joe Dante. Oggi, il connubio si fa più vivo nella veste di Spielberg che conosciamo meglio, quella del regista delle storie di infanzia e scoperta, crescita e consapevolezza. Il testo originale, datato 1982, narra dell’amicizia tra Sophie, una bambina rimasta orfana e un gigante creatore di sogni, nata in una notte in cui, mentre tutti dormono, la nostra protagonista si attarda a leggere sotto le coperte… di nascosto perché leggere a quell’ora è proibito. E il proibito, si sa, dà l’opportunità di conoscere, a chi osa sfidarlo, le più grandi avventure.

Cosa Il GGG ha in comune con E.T. – L’extraterrestre?

Il GGG 3Alla notizia che Spielberg avrebbe dato una sua interpretazione de Il GGG – il Grande Gigante Gentile, è impossibile non pensare a un indiretto revival del successo e della poesia che ha portato sul grande schermo con E.T. – L’extraterrestre  (con il quale il GGG condivide tra l’altro la sceneggiatrice, Melissa Mathisson) ed è altrettanto impossibile non avere altissime aspettative sul nuovo viaggio verso terre e popoli sconosciuti che ci propone. In uscita domani, venerdì 30 dicembre 2016, il film è il secondo lungometraggio ispirato al racconto dello scrittore anglo-norvegese che quest’anno avrebbe compiuto 100 anni: lo ha infatti preceduto il film d’animazione britannico Il mio amico gigante (1989).

Il trailer ci promette effetti visuali fantastici – basti pensare al fatto che, prima ancora di essere realizzato, è stato previsualizzato in digitale -, ma anche uno snodo narrativo tradizionale e lineare che fa della semplicità il suo reale punto di forza.

Il GGG: un progetto lungo 25 anni

Il GGGLo stesso Spielberg ha dichiarato che realizzare un film sul racconto di Roald Dahl è un sogno che ha da ben 25 anni, poiché, come nella maggior parte dei suoi film, parla di una storia tra la paura e la più forte curiosità, tra il profondo, tenebroso mistero e la meraviglia nello svelarlo… ma anche tanto humor: l’estratto della scena della colazione del Gigante a casa della regina ne è un valido esempio.

Il GGG segna anche il debutto sul grande schermo di Ruby Barnhill, scelta tra numerosissimi aspiranti piccoli attori. Se Spielberg può essere infatti semplicisticamente considerato un regista per bambini (grandi e piccoli), non è da sottovalutare il suo talento di regista di bambini, un talento che sembra gli sia connaturato perché è proprio lui a non aver mai perso lo spirito di un bambino che gli permette di lasciare libera l’immaginazione e di creare, come il protagonista del suo ultimo film, incantevoli sogni, in cui la tecnologia è una materia che si mette al servizio delle più “antiquate” emozioni.

Il GGG recensione del film di Steven Spielberg

Il GGG recensione del film di Steven Spielberg

Dopo l’impegnativo e magnifico Il ponte delle spie, a distanza di circa un anno Steven Spielberg torna al cinema, con una fiaba per bambini che fa breccia anche nel cuore dei più grandi, Il GGG – il Grande Gigante Gentile.

C’era una volta Roal Dahl, scrittore di libri per l’infanzia amato da grandi e piccini, e conosciuto in tutto il mondo. Nella storia del cinema più volte Hollywood gli ha reso omaggio: da Chi ha paura delle Streghe? con Anjelica Huston, a Matilda 6 mitica di e con Danny DeVito, passando per il visionario La fabbrica di Cioccolato, il cui remake era stato opera di Tim Burton. Questa volta alla regia troviamo Steven Spielberg che dà corpo e forma a un progetto in gestazione da 25 anni.

La storia de Il GGG

La storia è una fiaba fantastica, incentrata sull’incontro tra una bambina orfana e un gigante buono, unico nella sua specie fatta di mostri mangia-bambini. Tra i due nascerà una profonda amicizia e un sodalizio che li vedrà lottare assieme alla Regina d’Inghilterra contro i giganti cattivi.

La colonna sonora è affidata al maestro John Williams, e il main theme partecipa per grazia e intensità alla figura dinoccolata ma allo stesso tempo aggraziata del Gigante Gentile su cui la pellicola è volta a focalizzarsi. Creatura fantastica che di lavoro “acchiappa” i sogni per poi “soffiarli” sui bambini che dormono. Il Gigante è interpretato magistralmente da Mark Rylance, col quale Spielberg aveva già lavorato ne Il ponte delle spie e che il regista ha voluto personalmente, ritenendolo perfetto per la parte. Visivamente magnifico, Il GGG si avvale di una CGI ottima grazie al contributo della WETA DIGITAL.

Il GGG 3Il GGG non centra il cuore del pubblico

Purtroppo però Il GGG non è un film che centra il cuore del pubblico. Adulto o bambino che esso sia, lo spettatore non è mai davvero coinvolto dalle vicende che si susseguono sullo schermo. Nulla è memorabile, sicuramente non come lo furono le canzoni degli Humpa-Lumpa o la Strega Suprema di Anjelica Huston.

Spielberg si limita a girare con la maestria che ormai gli è consona, esibendosi in riprese magistrali e permeando tutto di una luce irreale che ben si addice al clima fantasy. Ma nulla convince davvero: nei momenti di (presunto) humor non si ha mai davvero voglia di ridere, e in quelli più toccanti non ci si sente davvero coinvolti.

Il GGG – il Grande Gigante Gentile: guarda il trailer

Il GGG è una favola “all’antica”, che forse i bambini di oggi (come pure gli adulti) faticheranno ad apprezzare anche a causa del cambiamento dei tempi: abituati come siamo alla frenesia dei videogames e al colorato caos dei cartoni Pixar, nulla ci risulta più difficile che abituarci al ritmo lento e pacato delle fiabe da “C’era una volta”. Dove il lieto fine porta con sé la morale buonista di un mondo da fiaba che gli anni 2000, forse, hanno spazzato via per sempre. Il GGG - Il Grande Gigante mark rylance steven spielberg trailer Gentile

Il GGG di Steven Spielberg ha una data d’uscita

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Il GGG, film tratto dal libro per ragazzi Il Grande Gigante Gentile, diretto da Steven Spielberg ha una data d’uscita. Il film verrà distribuito a partire dal 22 luglio 2016 nel Regno Unito, data in cui dovrà vedersela con il King Arthur di Guy Ritchie.

In una dichiarazione ufficiale, Steven Spielberg ha dichiarato di essere contento che la prima data internazionale ad essere stata ufficializzata sia quella in UK e che spera di rendere onore con il suo film all’eredità straordinaria lasciataci da Roald Dahl, autore della storia.

Il GGG (The BFG) è un libro per ragazzi scritto da Roald Dahl e pubblicato da Salani nella collana Gl’istrici con il numero 1. Nel 1989 ne è stato tratto un film d’animazione. Nel settembre 2011, la DreamWorks ha annunciato di aver acquisito i diritti cinematografici del libro; i produttori saranno Kathleen Kennedy e Frank Marshall, mentre sarà la sceneggiatrice Melissa Mathison ad adattare la storia.Il GGG

Fonte: Empire

Il GGG – Il Grande Gigante Gentile: online un nuovo poster

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Il GGG – Il Grande Gigante Gentile: online un nuovo poster

Presentato nella giornata di ieri al Festival di Cannes, la nuova pellicola diretta da Steven Spielberg, basata sul romanzo per bambini Il GGG – Il Grande Gigante Gentile di Roald Dahl, torna a mostrarsi in un nuovo e meraviglio poster.

Leggi la recensione di Il GGG – Il Grande Gigante Gentile

Il GGG è prodotto dalla Amblin Entertainment per la Walt Disney Pictures. Ne cast del film Mark Rylance (il Grande Gigante Gentile), la piccola Ruby Barnhill (Sophie),Penelope Wilton (la regina), Rebecca Hall (Mary) e Bill Hader,Jemaine Clement,Michael David Adamthwaite, Daniel Bacon, Chris Gibbs, Adam Godley, Jonathan Holmes, Paul Moniz de Sa e Olafur Olaffson nei panni dei giganti.

Il GGG (The BFG) è un libro per ragazzi scritto da Roald Dahl e pubblicato da Salani nella collana Gl’istrici con il numero 1. Nel 1989 ne è stato tratto un film d’animazione. Nel settembre 2011, la DreamWorks ha annunciato di aver acquisito i diritti cinematografici del libro; i produttori saranno Kathleen Kennedy e Frank Marshall, mentre sarà la sceneggiatrice Melissa Mathison ad adattare la storia.

Fonte: Comic Book Movie

Il GGG – Il Grande Gigante Gentile: la spiegazione del finale del film

Il GGG – Il Grande Gigante Gentile, diretto da Steven Spielberg e tratto dal romanzo di Roald Dahl, si colloca in quella zona del cinema contemporaneo in cui la fiaba non è mai semplice evasione, ma dispositivo critico sul mondo adulto. La storia di Sophie e del Gigante gentile non costruisce soltanto un’avventura fantastica, ma un sistema di relazioni in cui il sogno diventa linguaggio alternativo per interpretare la realtà. Spielberg, da sempre interessato alla dialettica tra infanzia e trauma, rilegge Dahl attraverso una sensibilità che trasforma la meraviglia in un meccanismo etico.

La narrazione si apre su una Londra notturna, sospesa tra orfanotrofio e insicurezza, dove Sophie viene sottratta al mondo umano e introdotta nel territorio ambiguo dei giganti. Da qui, il film si muove progressivamente verso una ridefinizione del concetto di paura: ciò che inizialmente appare come minaccia (i giganti mangia-bambini) si trasforma in una struttura simbolica del potere e della sopraffazione. Il finale, spesso letto come semplice risoluzione narrativa, diventa invece il punto in cui il film chiarisce la propria tesi: l’immaginazione non è fuga dalla realtà, ma forma di intervento su di essa.

GUARDA ANCHE: Il GGG – Il Grande Gigante Gentile: intervista a Spielberg e Rylance

Spielberg, Dahl e la fiaba come tecnologia emotiva del cinema contemporaneo

Il GGG – Il Grande Gigante Gentile si inserisce nella fase più recente della filmografia di Steven Spielberg, in cui la dimensione fantastica non è mai separata da una riflessione sulla percezione e sulla responsabilità dello sguardo. Dopo opere come E.T. – L’extraterrestre e Jurassic Park, il regista torna a interrogare il rapporto tra umano e non umano attraverso una grammatica digitale che non sostituisce la fiaba, ma la amplifica.

Roald Dahl fornisce la struttura narrativa originaria, ma Spielberg ne modifica il ritmo emotivo. Nel testo letterario, la logica del racconto è più caustica, segnata da un’ironia nera che nel film viene mitigata in favore di una costruzione più armonica del legame tra Sophie e il GGG. Questa scelta non è una semplificazione, ma una trasformazione del punto di vista: il conflitto non riguarda più soltanto la sopravvivenza, ma la possibilità di costruire fiducia in un mondo governato dalla paura.

Il genere, in questo senso, si colloca tra fantasy e racconto di formazione. I giganti non sono semplicemente antagonisti, ma rappresentazioni deformate di dinamiche sociali riconoscibili: bullismo, abuso di potere, gerarchie violente. Spielberg utilizza il linguaggio del fantastico per rendere leggibile una struttura di violenza che appartiene al reale, senza ridurla a metafora univoca.

Ruby Barnhill in Il GGG – Il Grande Gigante Gentile

La spiegazione del finale: la sconfitta dei giganti e la trasformazione del sogno in atto politico

Nel finale del film, Sophie e il GGG riescono a mettere in atto un piano che coinvolge la Regina d’Inghilterra e le forze militari per catturare i giganti mangia-bambini, tra cui il feroce Fleshlumpeater. La strategia non si basa sulla forza fisica, ma sull’uso dei sogni creati dal GGG, che vengono impiantati nella mente della Regina per rendere credibile la minaccia e attivare la risposta istituzionale.

Questa dinamica è centrale per comprendere il senso del finale. Il sogno non è una fuga dalla realtà, ma uno strumento che modifica la realtà stessa. Sophie, attraverso la collaborazione con il GGG, dimostra che la narrazione può diventare forma di azione politica. La verità non viene semplicemente detta, ma costruita attraverso immagini interiori capaci di produrre conseguenze esterne.

La cattura dei giganti non avviene attraverso la distruzione, ma attraverso la rimozione del loro potere alimentare. Vengono esiliati su un’isola dove sono costretti a nutrirsi di snozzcumbers, cibo che detestano. Il finale, quindi, non si configura come eliminazione del male, ma come sua neutralizzazione simbolica. La violenza viene disinnescata attraverso una forma di punizione che rovescia la logica predatoria.

Il sogno come linguaggio e la costruzione di un’etica della percezione

Uno degli elementi centrali di Il GGG – Il Grande Gigante Gentile è la funzione del sogno come linguaggio alternativo. Il GGG non si limita a raccogliere sogni, ma li organizza, li trasforma e li distribuisce. In questa attività si costruisce una vera e propria economia immaginativa, in cui le emozioni diventano materiali manipolabili.

Sophie apprende progressivamente che il sogno non è separato dal reale, ma lo attraversa costantemente. La sequenza in cui il GGG utilizza un incubo per convincere la Regina rappresenta il punto di massima convergenza tra immaginazione e politica. L’incubo diventa una forma di verità anticipata, un dispositivo che permette di rendere visibile ciò che altrimenti resterebbe invisibile.

In questa prospettiva, il film costruisce una vera e propria etica della percezione: ciò che immaginiamo non è meno reale di ciò che vediamo, ma ne rappresenta una possibile estensione critica. Spielberg suggerisce che la capacità di immaginare è ciò che consente di riconoscere e contrastare le forme di violenza strutturale.

Mark Rylance in Il GGG – Il Grande Gigante Gentile

Il tema della differenza e la rappresentazione del potere come bullismo sistemico

I giganti mangia-bambini non sono soltanto antagonisti narrativi, ma incarnazioni di una logica di sopraffazione basata sulla differenza di scala. La loro dimensione fisica diventa metafora immediata del potere esercitato sui più deboli. Il GGG, al contrario, è piccolo rispetto agli altri giganti, e proprio questa condizione lo colloca in una posizione marginale.

Il GGG – Il Grande Gigante Gentile costruisce così una riflessione sul bullismo come sistema, non come episodio isolato. I giganti non agiscono individualmente, ma come gruppo che normalizza la violenza. Il linguaggio utilizzato nei loro confronti del GGG — “runt”, “inutile” — evidenzia una struttura di esclusione che si basa sulla definizione dell’altro come inferiore.

Sophie, in questo contesto, diventa la figura mediatrice tra mondi. La sua capacità di fidarsi del GGG, nonostante la differenza iniziale, rappresenta il superamento della logica della paura come criterio di giudizio.

Penelope Wilton e Ruby Barnhill in Il GGG – Il Grande Gigante Gentile

La fiaba come sistema di negoziazione tra immaginazione e istituzione

Il coinvolgimento della Regina introduce una dimensione istituzionale che modifica profondamente il significato della vicenda. Il mondo fantastico non resta chiuso in sé stesso, ma interagisce con il potere politico e militare. Questo passaggio è fondamentale perché trasforma la fiaba in un sistema di negoziazione tra livelli di realtà.

La decisione della Regina di intervenire non nasce da una prova empirica, ma da un sogno. Questo elemento destabilizza la gerarchia tradizionale tra razionalità e immaginazione. Il film suggerisce che l’autorità istituzionale può essere attivata anche da forme di conoscenza non lineari, purché capaci di produrre credibilità emotiva. In questo senso, Il GGG – Il Grande Gigante Gentile costruisce una visione in cui il fantastico non è opposto al reale, ma una delle sue modalità operative.

Il significato del finale: la trasformazione della paura in responsabilità condivisa

Il finale del film non chiude semplicemente una storia di avventura, ma riorganizza il rapporto tra paura e azione. La sconfitta dei giganti non è una vittoria distruttiva, ma una ridefinizione delle condizioni di possibilità del mondo narrativo. La loro esistenza viene contenuta, non eliminata, e questo dettaglio modifica profondamente la portata etica del racconto.

Sophie non diventa un’eroina nel senso tradizionale, ma una figura capace di tradurre la paura in linguaggio condiviso. Il GGG, dal canto suo, rimane una creatura marginale, ma non più invisibile. La loro relazione si fonda su una fiducia costruita attraverso il riconoscimento reciproco della vulnerabilità.

Il GGG – Il Grande Gigante Gentile, in ultima analisi, suggerisce che la vera trasformazione non riguarda i giganti, ma il modo in cui gli esseri umani apprendono a leggere la paura. L’immaginazione, lungi dall’essere evasione, diventa strumento per rendere leggibile ciò che altrimenti resterebbe inconoscibile.

LEGGI ANCHE: Il GGG – Il Grande Gigante Gentile: tutte le curiosità sul film

Il GGG – Il Grande Gigante Gentile: intervista a Spielberg e Rylance

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Arriva dal canale Yotube di Medusa Film Official un nuovo contenuto speciale per Il GGG – Il Grande Gigante Gentile. Si tratta di un’intervista al regista Steven Spielberg e a Mark Rylance, interprete del gigante protagonista e già premio Oscar per Il Ponte delle SPie, in cui è stato diretto proprio da Spielberg.

IL GGG – Il Grande Gigante Gentile arriverà in Italia il 30 dicembre grazie a Medusa Film in collaborazione con Leone Film Group.

L’intervista a Spielberg e Rylance su Il GGG – Il Grande Gigante Gentile

Il GGG – Il Grande Gigante Gentile, diretto dal tre volte premio Oscar Steven Spielberg, (Il Ponte delle Spie, Schindler’s List, Salvate il Soldato Ryan), da una sceneggiatura di Melissa Mathison (E.T.: L’Extra-Terrestre, Black Stallion) e basato sul best-seller di Roald Dahl “The BFG”, ha come protagonisti il premio Oscar  Mark Rylance – vincitore di tre Tony Award, due Olivier Award e Oscar 2016 per “Il Ponte delle Spie” – la piccola Ruby Barnhill al suo esordio sul grande schermo, Penelope Wilton (Marigold Hotel, Downton Abbey), Jemaine Clement (Rio 2” The Flight of the Conchords), Rebecca Hall (The Gift, Iron Man 3), Rafe Spall (La grande scommessa, Prometheus) e Bill Hader (Inside Out, “Un disastro di ragazza”).

SINOSSI

Il GGG (Mark Rylance) è un gigante, un Grande Gigante Gentile, molto diverso dagli altri abitanti del Paese dei Giganti che come San-Guinario e Inghiotticicciaviva si nutrono di esseri umani, preferibilmente bambini. E così una notte il GGG – che è vegetariano e si ciba soltanto di Cetrionzoli e Sciroppio – rapisce Sophie (Ruby Barnhill), una bambina che vive a Londra e la porta nella sua caverna. Inizialmente spaventata dal misterioso gigante, Sophie ben presto si rende conto che il GGG è in realtà dolce, amichevole e può insegnarle cose meravigliose. Il GGG porta infatti Sophie nel Paese dei Sogni, dove cattura i sogni che manda di notte ai bambini e le spiega tutto sulla magia e il mistero dei sogni. L’affetto e la complicità tra i due cresce rapidamente, e quando gli altri giganti sono pronti a una nuova strage, il GGG e Sophie decidono di avvisare nientemeno che la Regina d’Inghilterra dell’imminente minaccia, e tutti insieme concepiranno un piano per sbarazzarsi dei giganti una volta per tutte.

Il GGG – Il Grande Gigante Gentile: il grande sogno di Steven Spielberg

Medusa Film ha diffuso il primo poster ufficiale e la prima featurette di  Il GGG – Il Grande Gigante Gentile, il film nato dalla collaborazione di tre dei più grandi narratori del mondo – Roald Dahl, Walt Disney e Steven Spielberg – che porta sul grande schermo uno dei più amati classici di Dahl.

IL GGG – Il Grande Gigante Gentile arriverà in Italia il 30 dicembre grazie a Medusa Film in collaborazione con Leone Film Group.

Il GGG – Il Grande Gigante Gentile recensione del film di Steven Spielberg

Il GGG – Il Grande Gigante Gentile, diretto dal tre volte premio Oscar Steven Spielberg, (Il Ponte delle Spie, Schindler’s List, Salvate il Soldato Ryan), da una sceneggiatura di Melissa Mathison (E.T.: L’Extra-Terrestre, Black Stallion) e basato sul best-seller di Roald Dahl “The BFG”, ha come protagonisti il premio Oscar  Mark Rylance – vincitore di tre Tony Award, due Olivier Award e Oscar 2016 per “Il Ponte delle Spie” – la piccola Ruby Barnhill al suo esordio sul grande schermo, Penelope Wilton (Marigold Hotel, Downton Abbey), Jemaine Clement (Rio 2” The Flight of the Conchords), Rebecca Hall (The Gift, Iron Man 3), Rafe Spall (La grande scommessa, Prometheus) e Bill Hader (Inside Out, “Un disastro di ragazza”).

SINOSSI

Il GGG – Il Grande Gigante GentileIl GGG (Mark Rylance) è un gigante, un Grande Gigante Gentile, molto diverso dagli altri abitanti del Paese dei Giganti che come San-Guinario e Inghiotticicciaviva si nutrono di esseri umani, preferibilmente bambini. E così una notte il GGG – che è vegetariano e si ciba soltanto di Cetrionzoli e Sciroppio – rapisce Sophie (Ruby Barnhill), una bambina che vive a Londra e la porta nella sua caverna. Inizialmente spaventata dal misterioso gigante, Sophie ben presto si rende conto che il GGG è in realtà dolce, amichevole e può insegnarle cose meravigliose. Il GGG porta infatti Sophie nel Paese dei Sogni, dove cattura i sogni che manda di notte ai bambini e le spiega tutto sulla magia e il mistero dei sogni. L’affetto e la complicità tra i due cresce rapidamente, e quando gli altri giganti sono pronti a una nuova strage, il GGG e Sophie decidono di avvisare nientemeno che la Regina d’Inghilterra dell’imminente minaccia, e tutti insieme concepiranno un piano per sbarazzarsi dei giganti una volta per tutte.

Il GGG – Il Grande Gigante Gentile: tutte le curiosità sul film

Il GGG – Il Grande Gigante Gentile: tutte le curiosità sul film

Nel corso della sua lunga e gloriosa carriera, Steven Spielbeg ha dato vita a lungometraggi di ogni tipo, sempre pronto a stupire il suo pubblico. Particolarmente amati sono ad esempio i suoi film pensati tanto per gli adulti quanto per i più piccoli. Opere come E.T – L’extraterrestre o il più recente Ready Player One sono un esempio lampante di ciò. Un altro titolo di questo filone è Il GGG – Il Grande Gigante Gentile (qui la recensione), uscito in sala nel 2016.

Si tratta del primo film diretto da Spielberg ad essere prodotto e distribuito dalla Walt Disney, ed inoltre l’adattamento dell’omonimo romanzo per ragazzi scritto nel 1982 da Roald Dalh. Spielberg, affascinato dalla dolcezza e dalla magia insite nel racconto, desiderava da tempo farne un lungometraggio in live-action, ricorrendo però alla tecnica della motion capture per dar vita ai giganti presenti nel film.

Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Il GGG – Il Grande Gigante Gentile: la trama del film

Il GGG è un gigante, un Grande Gigante Gentile, molto diverso dagli altri abitanti del Paese dei Giganti che come San-Guinario e Inghiotticicciaviva si nutrono di esseri umani, preferibilmente bambini. E così una notte il GGG – che è vegetariano e si ciba soltanto di Cetrionzoli e Sciroppio – rapisce Sophie, una bambina che vive a Londra e la porta nella sua caverna. Inizialmente spaventata dal misterioso gigante, Sophie ben presto si rende conto che il GGG è in realtà dolce, amichevole e può insegnarle cose meravigliose.

Il GGG porta infatti Sophie nel Paese dei Sogni, dove cattura i sogni che manda di notte ai bambini e le spiega tutto sulla magia e il mistero dei sogni. L’affetto e la complicità tra i due cresce rapidamente, e quando gli altri giganti sono pronti a nuova strage, il GGG e Sophie decidono di avvisare nientemeno che la Regina d’Inghilterra dell’imminente minaccia, e tutti insieme realizzeranno un piano per sbarazzarsi dei giganti una volta per tutte.

Il GGG - Il Grande Gigante Gentile cast

Il GGG – Il Grande Gigante Gentile: il cast del film

Ad interpretare il GGG vi è l’attore Mark Rylance, che aveva già collaborato con Spielberg per Il ponte delle spie. È stato durante il primo giorno delle riprese di quel film, un drammatico thriller sulla Guerra Fredda, che Spielberg si è reso conto di aver trovato il suo gigante. Il famoso attore teatrale interpretava lì la spia sovietica condannata Rudolf Abel, un personaggio molto lontano da quello del dolce, ma semplice gigante raffigurato in questo film. Eppure il regista vide nell’interpretazione di Rylance qualcosa che gli fece pensare alla natura del protagonista del GGG. Per interpretarlo, Rylance si è poi dunque cimentato nella tecnica della motion capture, trovando l’esperienza entusiasmante.

Accanto a lui, nel ruolo della piccola Sophie, vi è invece l’attrice Ruby Barnhill, qui al suo film di debutto. Per ottenere la parte, la giovane interprete imparò a memoria numerose pagine del copione e quando si presentò al provino Spielberg rimase impressionato dalle sue capacità, affidandole la parte. Nel film sono poi presenti gli attori Penelope Wilton nei panni della Regina Elisabetta II, mentre Jemaine Clement è il gigante Inghiotti-Ciccia. Rebecca Hall interpreta Mary, mente Rafe Spall è Mr. Tibbs. Il noto attore Bill Hader, invece, dà vita al gigante Sangue-Succhia.

Il GGG – Il Grande Gigante Gentile: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Il GGG – Il Grande Gigante Gentile grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes, Now, Amazon Prime Video e Tim Vision. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di mercoledì 30 novembre alle ore 21:10 sul canale TwentySeven.

Fonte: IMDb

Il GGG – Il Grande Gigante Gentile: trailer italiano del film di Steven Spielberg

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Ecco il teaser trailer ufficiale italiano di film Il GGG – Il Grande Gigante Gentile (The BFG), il nuovo fantasy diretto da Steven Spielberg e basato su classico romanzo per ragazzi di Roald Dahl. Protagonista, nei panni del gigante del titolo, Mark Rylance, premio Oscar per Il Ponte delle Spie, in cui è stato diretto sempre da Spielberg.

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Il GGG è prodotto dalla Amblin Entertainment per la Walt Disney Pictures. Ne cast del film Mark Rylance (il Grande Gigante Gentile), la piccola Ruby Barnhill (Sophie), Penelope Wilton (la regina), Rebecca Hall (Mary) e Bill Hader,Jemaine Clement, Michael David Adamthwaite, Daniel Bacon, Chris Gibbs, Adam Godley, Jonathan Holmes, Paul Moniz de Sa e Olafur Olaffson nei panni dei giganti.

Il GGG - Il Grande Gigante Gentile Il GGG (The BFG) è un libro per ragazzi scritto da Roald Dahl e pubblicato da Salani nella collana Gl’istrici con il numero 1. Nel 1989 ne è stato tratto un film d’animazione. Nel settembre 2011, la DreamWorks ha annunciato di aver acquisito i diritti cinematografici del libro; i produttori saranno Kathleen Kennedy e Frank Marshall, mentre sarà la sceneggiatrice Melissa Mathison ad adattare la storia.

Il GGG – Il Grande Gigante Gentile: Steven Spielberg racconta il suo film

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Ecco un nuovo video che promuove Il GGG – Il Grande Gigante Gentile, il nuovo film di Steven Spielberg già presentato al Festival di Cannes 2016 e con protagonista Mark Rylance, premio Oscar per Il Ponte delle Spie.

Nella featurette vediamo il regista del film che parla del lavoro svolto per raccontare la magica storia del Gigante protagonista.

Di seguito due clip dal film:

Leggi la recensione di Il GGG – Il Grande Gigante Gentile

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Il GGG è prodotto dalla Amblin Entertainment per la Walt Disney Pictures. Ne cast del film Mark Rylance (il Grande Gigante Gentile), la piccola Ruby Barnhill (Sophie), Penelope Wilton (la regina), Rebecca Hall (Mary) e Bill Hader,Jemaine Clement, Michael David Adamthwaite, Daniel Bacon, Chris Gibbs, Adam Godley, Jonathan Holmes, Paul Moniz de Sa e Olafur Olaffson nei panni dei giganti.

Il GGG - Il Grande Gigante Gentile Il GGG (The BFG) è un libro per ragazzi scritto da Roald Dahl e pubblicato da Salani nella collana Gl’istrici con il numero 1. Nel 1989 ne è stato tratto un film d’animazione. Nel settembre 2011, la DreamWorks ha annunciato di aver acquisito i diritti cinematografici del libro; i produttori saranno Kathleen Kennedy e Frank Marshall, mentre sarà la sceneggiatrice Melissa Mathison ad adattare la storia.

Il GGG – Il Grande Gigante Gentile: recensione del film di Steven Spielberg

Sin dal suo primo bazzicare sulla Terra, l’uomo ha sempre avuto paura di qualcosa: del buio, del fuoco, dei fulmini. Quando ha iniziato a organizzarsi in comunità, di qualsiasi grandezza, ha cominciato ad aver timore anche del diverso, di ciò che nominalmente non segue – per un motivo o per un altro – le regole del branco. Un peccato capitale, per chi ha gli orizzonti mentali occlusi da muri troppo spessi, che porta inevitabilmente alla ghettizzazione, all’isolamento, al bullismo più becero. È ciò che accade a Il GGG – Il Grande Gigante Gentile dello scrittore britannico Roald Dahl, un essere tanto enorme quanto buono nel profondo, rifiutato dagli altri abitanti della Terra dei Giganti poiché per nulla incline a nutrirsi degli uomini, solo di spropositati e genuini cetrioli, e a vivere in una casa con tanto di laboratorio annesso. Un affronto troppo grande, per chi invece è solito vivere nel fango, a dettare legge e violenza, a calpestare le libertà altrui senza ragione, per spasso e cieca insolenza.

Il GGG - Il Grande Gigante Gentile

Steven Spielberg fa sua la sceneggiatura della compianta Melissa Mathison, l’autrice di E.T. scomparsa lo scorso novembre, per realizzare un film fantasy per ragazzi formalmente perfetto, che ha ogni elemento essenziale al suo posto. Aiutato da una talentuosa Ruby Barnhill, alla sua prima esperienza cinematografica, e da Mark Rylance, che regala in maniera superlativa volto e voce al gigante buono, il regista de Lo Squalo e di Schindler’s List prende per mano lo spettatore e lo accompagna in un mondo surreale, incantato, dove sott’acqua esiste un altro universo sottosopra e i sogni si possono catturare come farfalle.

Quando non è intento a cucinare deliziosi manicaretti vegetariani, il GGG infatti custodisce e crea bei sogni da consegnare ai bambini bisognosi, andati magari a letto con l’umore a terra e la tristezza sulle labbra. Sulla sua spalla si annida sempre la piccola Sophie, un’orfanella intenta a smuovere l’animo del gigante, a cercare una soluzione per non vederlo soffrire sotto le grinfie dei suoi ottusi simili. Quale modo migliore dunque se non spintonarlo sin sotto la finestra della Regina d’Inghilterra, l’unica persona in grado di mobilitare un intero esercito per la causa?

Il GGG - Il Grande Gigante Gentile castGirato quasi interamente in CGI, in un modo che appena qualche anno fa sarebbe stato impensabile, Il GGG – Il Grande Gigante Gentile fa tornare bambini – con fantasia e ironia – tutti gli adulti cresciuti con il libro di Dahl, mentre i più piccoli sono catapultati in una storia di fiducia e amicizia senza tempo. Dal 1982, anno di uscita dell’opera letteraria, le società hanno ovviamente subito profondi cambiamenti a 360 gradi, accettare la diversità è però un tema tristemente attuale, soprattutto se guardiamo al nostro Paese, che riempie tutt’oggi le pagine di cronaca dei giornali con bimbi autistici isolati dalle loro classi o feroci proteste per le unioni civili omosessuali.

Il GGG – Il Grande Gigante Gentile è dunque ancora una figura dell’immaginario collettivo fondamentale, utile a insegnare ai più piccoli che nel diverso non c’è nulla di sbagliato, al contrario è molto probabile trovarvi qualcosa che possa addirittura arricchirci nell’anima; agli adulti invece ricorda quanto è stupido emarginare o discriminare un essere umano per motivi soggettivi, che possono essere uno stile di vita ben preciso, un orientamento sessuale o religioso. Dispensare odio inoltre non porta mai a nulla di buono, almeno secondo la penna “giustiziera” di Dahl: è bene pensare che in un attimo il fato potrebbe ripagarci con la stessa moneta spesa per offendere. Chi mal semina…

Il GGG – Il Grande Gigante Gentile: nuovo trailer del film di Steven Spielberg

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È stato presentato ieri al Festival di Cannes 2016, al momento in svolgimento, Il GGG – Il Grande Gigante Gentile, nuovo film di Steven Spielberg, basato su classico romanzo per ragazzi di Roald Dahl. Protagonista, nei panni del gigante del titolo, Mark Rylance, premio Oscar per Il Ponte delle Spie, in cui è stato diretto sempre da Spielberg.

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Il GGG è prodotto dalla Amblin Entertainment per la Walt Disney Pictures. Ne cast del film Mark Rylance (il Grande Gigante Gentile), la piccola Ruby Barnhill (Sophie), Penelope Wilton (la regina), Rebecca Hall (Mary) e Bill Hader,Jemaine Clement, Michael David Adamthwaite, Daniel Bacon, Chris Gibbs, Adam Godley, Jonathan Holmes, Paul Moniz de Sa e Olafur Olaffson nei panni dei giganti.

Il GGG - Il Grande Gigante Gentile Il GGG (The BFG) è un libro per ragazzi scritto da Roald Dahl e pubblicato da Salani nella collana Gl’istrici con il numero 1. Nel 1989 ne è stato tratto un film d’animazione. Nel settembre 2011, la DreamWorks ha annunciato di aver acquisito i diritti cinematografici del libro; i produttori saranno Kathleen Kennedy e Frank Marshall, mentre sarà la sceneggiatrice Melissa Mathison ad adattare la storia.

Il GGG – Il Grande Gigante Gentile: la performance di Mark Rylance – video

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Ecco una bella featurette dal dietro le quinte di Il GGG – Il Grande Gigante Gentile, il nuovo film di Steven Spielberg che è stato presentato all’ultimo Festival di Cannes.

Nel video possiamo vedere la performance in mo-cap di Mark Rylance, premio Oscar per Il Ponte delle Spie, che ha dato vita al giganteprotagonista.

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Il GGG è prodotto dalla Amblin Entertainment per la Walt Disney Pictures. Ne cast del film Mark Rylance (il Grande Gigante Gentile), la piccola Ruby Barnhill (Sophie), Penelope Wilton (la regina), Rebecca Hall (Mary) e Bill Hader,Jemaine Clement, Michael David Adamthwaite, Daniel Bacon, Chris Gibbs, Adam Godley, Jonathan Holmes, Paul Moniz de Sa e Olafur Olaffson nei panni dei giganti.

Il GGG - Il Grande Gigante Gentile Il GGG (The BFG) è un libro per ragazzi scritto da Roald Dahl e pubblicato da Salani nella collana Gl’istrici con il numero 1. Nel 1989 ne è stato tratto un film d’animazione. Nel settembre 2011, la DreamWorks ha annunciato di aver acquisito i diritti cinematografici del libro; i produttori saranno Kathleen Kennedy e Frank Marshall, mentre sarà la sceneggiatrice Melissa Mathison ad adattare la storia.

Il GGG – Il Grande Gigante Gentile: in home video il film di Steven Spielberg

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È disponibile a partire dal 19 aprile in home video con Eagle Pictures Animation la favola magica e visionaria di Spielberg che trasporta lo spettatore in un universo estraneo agli esseri umani, popolato di giganti crudeli, aggressivi e affamati di essere umani. Il GGG (Mark Rylance) è un Grande Gigante Gentile, molto diverso dagli altri abitanti del Paese dei Giganti poiché è vegetariano e si ciba soltanto di Cetrionzoli e Sciroppio, e una sera rapisce Sophie (Ruby Barnhill), una bambina che vive a Londra e la porta nella sua caverna. Inizialmente spaventata dal misterioso gigante, Sophie ben presto si rende conto che il GGG è in realtà dolce, amichevole e può insegnarle cose meravigliose. Il GGG porta infatti Sophie nel Paese dei Sogni, dove cattura i sogni che manda di notte ai bambini e le spiega tutto sulla magia e il mistero dei sogni. L’affetto e la complicità tra i due cresce rapidamente, e quando gli altri giganti sono pronti a nuova strage, il GGG e Sophie decidono di avvisare nientemeno che la Regina d’Inghilterra dell’imminente minaccia, e tutti insieme concepiranno un piano per sbarazzarsi dei giganti una volta per tutte.

L’adattamento cinematografico del bestseller di Roald Dahl sarà disponibile in dvd, blu-ray e blu-ray 3D a partire dal 19 aprile e conterrà il trailer e il B-roll del film.

Il GGG – Il Grande Gigante Gentile è un prodotto Eagle Pictures Entertainment e partecipa all’iniziativa GIVE ME FIVE!: acquistando 1 DVD o Blu Ray della categoria Eagle Pictures Animation, evidenziato dall’adesivo GIVE ME FIVE! troverai all’interno 1 leaflet promozionale che riporterà le indicazioni per ottenere uno sconto di 5€ valido per l’acquisto di un biglietto intero di MIRABILANDIA.

Acquistando 2 DVD o Blu Ray con le stesse caratteristiche sarà possibile cumulare il vantaggio per ottenere fino a 10€ di sconto su 1 biglietto di ingresso al Parco.

Il GGG – Il Grande Gigante Gentile: due clip dal film di Steven Spielberg

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Ecco le prime due clip da Il GGG – Il Grande Gigante Gentile, il nuovo film di Steven Spielberg già presentato al Festival di Cannes 2016 e con protagonista Mark Rylance, premio Oscar per Il Ponte delle Spie.

Leggi la recensione di Il GGG – Il Grande Gigante Gentile

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Il GGG è prodotto dalla Amblin Entertainment per la Walt Disney Pictures. Ne cast del film Mark Rylance (il Grande Gigante Gentile), la piccola Ruby Barnhill (Sophie), Penelope Wilton (la regina), Rebecca Hall (Mary) e Bill Hader,Jemaine Clement, Michael David Adamthwaite, Daniel Bacon, Chris Gibbs, Adam Godley, Jonathan Holmes, Paul Moniz de Sa e Olafur Olaffson nei panni dei giganti.

Il GGG - Il Grande Gigante Gentile Il GGG (The BFG) è un libro per ragazzi scritto da Roald Dahl e pubblicato da Salani nella collana Gl’istrici con il numero 1. Nel 1989 ne è stato tratto un film d’animazione. Nel settembre 2011, la DreamWorks ha annunciato di aver acquisito i diritti cinematografici del libro; i produttori saranno Kathleen Kennedy e Frank Marshall, mentre sarà la sceneggiatrice Melissa Mathison ad adattare la storia.

Il genio inconfondibile di Pedro Almodóvar

Il genio inconfondibile di Pedro Almodóvar

Pedro Almodóvar  – Ironico, dissacrante, fantasioso, colorato, coraggioso, critico, estroso, geniale. Sono solo alcuni degli aggettivi che vengono in mente nel descrivere il cinema di Pedro Almodóvar.

Negli anni ’80 ha incarnato e magnificamente rappresentato con le sue pellicole la reazione spagnola ai rigidi schemi della morale franchista, ipocrita e bigotta. È stato, allora, il più dirompente talento del cinema iberico ed è, oggi, unanimemente riconosciuto tra i maestri europei della settima arte. Tra le sue qualità, l’estro assoluto, che gli consente di creare mondi eccentrici, popolati da personaggi altrettanto sopra le righe, ma perfettamente coerenti e quindi credibili, cui il pubblico inevitabilmente si appassiona. E la capacità di coniugare realismo e immaginazione, grazie alla quale riesce a trattare temi anche scomodi o scabrosi, utilizzando la chiave della fantasia con risultati di grande efficacia. Il tutto senza dimenticare la sua vena critica, ad esempio nei confronti della religione e della chiesa.

Il genio inconfondibile di Pedro Almodóvar

Pedro Almodóvar nasce a Calzada de Calatrava, nella Mancha, ma sul giorno e l’anno non ci sono certezze. Pare che lui stesso sia sempre stato piuttosto vago al riguardo – 24 settembre 1949, o 25 settembre 1951? Ad ogni modo, dalla terra di Don Chisciotte si allontana a otto anni, alla volta dell’Estremadura. Qui frequenta la scuola presso i frati Salesiani e Francescani. L’esperienza non è certo delle migliori: è quella da cui trarrà ispirazione molti anni dopo per il suo La mala educación, e certo ha una responsabilità nel suo allontanamento dalla religione cattolica, cui spesso riserverà ironia e sarcasmo nelle sue pellicole. Nel 1968 Almodóvar lascia la famiglia e si trasferisce a Madrid, dove fa vari lavori e vorrebbe studiare cinema, ma siamo ancora nel periodo franchista e la dittatura comporta anche la chiusura delle scuole di cinema. Così il nostro futuro regista dovrà formarsi da autodidatta, e intanto cercarsi un impiego che gli garantisca qualche guadagno. Lo trova alla Compagnia Telefonica spagnola, dove sarà impiegato per più di dieci anni. Anche quest’esperienza troverà un’eco nei suoi film. Basti pensare alla presenza e al ruolo del telefono in Donne sull’orlo di una crisi di nervi. La lunga permanenza alla compagnia telefonia, però, consente ad Almodóvar di risparmiare il necessario per acquistare una macchina da presa Super 8, con la quale comincia a fare le prime prove di ripresa. Siamo negli anni ’70 e Pedro ha tutt’altro che abbandonato la passione per cinema e teatro: partecipa ad un gruppo teatrale, Los Galiardos, e per non farsi mancar nulla, fonda anche il gruppo musicale Almodóvar e McNamara, e scrive racconti. Insomma, una doppia vita, quella del nostro in questi anni: di giorno impiegato, di sera e di notte preso a coltivare le sue passioni artistiche. Nel frattempo, il franchismo tramonta, e Almodovar s’inserisce a pieno titolo nella Movida: quel movimento di cultura che segna il rifiorire della Spagna dopo il periodo oscuro della dittatura.

Pedro Almodovar, film e filmografia

Dopo i primi cortometraggi, nel 1980 arriva l’esordio nel lungometraggio con Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio. Protagonista, un’attrice che Pedro Almodóvar  porterà al successo e vorrà spesso con lui nelle successive pellicole: Carmen Maura. Un gruppo di donne per un esordio dissacrante, dove si affrontano temi quali: sessualità in tutte le sue forme, violenza, perversione, disagio. Il tutto in maniera assolutamente esplicita, puntando a stuzzicare, scandalizzandolo, il perbenismo ancora imperante nella Spagna dell’epoca. Una pellicola di rottura insomma, di grande coraggio perché pone al centro temi che forse mai prima d’allora erano stati affrontati in maniera così significativa e diretta.

Due anni dopo, è la volta di Labirinto di passioni, commedia corale che ruota attorno al sesso. Oltre a Cecilia Roth, altra attrice prediletta da Pedro Almodóvar, qui ha inizio il sodalizio tra il regista e Antonio Banderas, che deve proprio a lui la sua prima fama. Nel 1983 lo sguardo del regista spagnolo punta invece dritto sul mondo religioso, che egli però rivisita in chiave grottesca, con abbondanti dosi di ironia. Esce infatti L’indiscreto fascino del peccato, dove il regista ritrova Carmen Maura, affiancandole Julieta Serrano e Marisa Paredes. Anche qui siamo di fronte a un gruppo di personaggi, in particolare di donne, di suore, che nel loro convento ne fanno di tutti i colori (sono eroinomani, scrivono riviste porno ecc…). Un universo grottesco, proprio perché Pedro Almodóvar  rende il convento un coacervo di vizi, mostrando, in maniera volutamente esagerata, cosa può celarsi dietro un’apparenza di rettitudine e rigore. Gioca a frastornare lo spettatore, a scardinare le sue convinzioni e princìpi, a divertirlo facendo accadere l’improbabile. Nell’84 sarà ancora Carmen Maura, nei panni della casalinga Gloria, la protagonista di Che ho fatto io per meritare questo? dove il regista va ancora alla ricerca di ciò che si cela dietro alle apparenze di un tranquillo nucleo familiare. Tre anni dopo, il film che farà conoscere il regista spagnolo anche nel nostro paese: La legge del desiderio. Omosessualità, incesto, omicidio, molta ironia e gusto kitsch sono gli ingredienti di questa commedia, che ancora una volta, come quasi sempre nel cinema di Almodóvar, non può prescindere dal raccontare dinamiche di gruppo. In questi anni, il regista spagnolo fonda assieme al fratello Agustín una casa di produzione cinematografica: El Deseo, con la quale produrrà tutte le pellicole successive. Il passo, a quanto pare, è fondamentale, visto che nel 1988 esce il film che lo farà conoscere e apprezzare a livello internazionale: Donne sull’orlo di una crisi di nervi. Commedia sofisticata, come l’ha definita lo stesso autore, dove tutto appare straordinariamente a posto: ambienti, costumi, tutto esteticamente perfetto e appagante, il che mette ancor più in evidenza ciò che invece non va.

Il “dramma” infatti, è che gli uomini continuano a lasciare le donne, come accade alla protagonista Pepa/Carmen Maura ed anche, attraverso gli intrecci tipici della commedia, ad altre donne che animano il gruppo al centro del film. Pepa viene lasciata da Ivan nel più sgradevole dei modi: con un messaggio lasciato sulla segreteria telefonica. Tenta di parlare con lui più volte, per sfogare la sua rabbia, ma si scontra sempre con la solita segreteria. Ivan è l’insensibile dispensatore di sofferenza, ma è anche un uomo solo, incapace di una vera relazione e di un confronto adulto. Tanto altro però accade a Pepa in questa commedia dai ritmi serrati: si vede arrivare a casa un giovane (Carlos/Antonio Banderas) – che poi scoprirà essere il figlio del suo amante – con la fidanzata (Marisa/Rossy De Palma) interessati ad affittare il suo appartamento. Ma arriverà anche la stravagante amica di Pepa, Candela/María Barranco, convinta che la polizia sia sulle sue tracce. Un universo prevalentemente femminile raccontato nelle sue debolezze e fragilità, ma anche evidenziandone tenacia e voglia di reagire, senza nascondere una rabbia che, opportunamente diretta – anche contro gli apparecchi telefonici, come s’è detto – finisce per essere innocua, ma liberatoria. In Italia il film ottiene ampi consensi e premi: David di Donatello come Miglior Film straniero, Ciack d’Oro a Carmen Maura e Osella per la Miglior Sceneggiatura a Venezia.

L’anno successivo è la volta di Lègami!, in cui Pedro Almodóvar sceglie Antonio Banderas come protagonista, accanto a Victoria Abril, per indagare diversità e normalità, mettendo in discussione le certezze di chi guarda. Lo fa però in modo meno dissacrante e scabroso di quanto si potrebbe prevedere. Antonio Banderas è un ragazzotto che esce da un ospedale psichiatrico e decide di sequestrare in casa una pornostar, legandola al letto, per costringerla a conoscerlo, amarlo e infine sposarlo. Da una premessa eccentrica si dipana una trama incentrata sul rapporto complesso tra i due protagonisti. Ritmo veloce e coinvolgente, humour, ironia, quel tocco visionario e surreale che non guasta ed è ormai cifra distintiva del regista spagnolo. Anche il giovane Banderas è ormai lanciatissimo nel panorama internazionale. Una curiosità: Pedro Almodóvar ha dichiarato in un’intervista che fu proprio la visione di questa pellicola a convincerla a intraprendere la strada del cinema. Il cammino artistico dell’attrice sotto la guida del regista spagnolo sarà poi lungo e fruttuoso.

Gli anni ’90 si aprono per Pedro Almodóvar all’insegna di un’altra commedia corale: Tacchi a spillo. Due donne, madre e figlia (Marisa Paredes e Victoria Abril). Un uomo: ex amante della prima e marito della seconda, assassinato. La moglie che si autoaccusa e un giudice (Miguel Bosé) che indaga. Sembrerebbe un poliziesco, invece il modo di trattare la materia tipico del regista spagnolo, la rende una commedia che gravita attorno ai suoi personaggi femminili, coloratissima, strampalata, amorale, come tanta parte del cinema di Pedro Almodóvar.

Negli anni a seguire, il regista continuerà a scegliere le sue attrici predilette (Paredes, Abril, De Palma). Ma nel ’97 cambia registro, sia per quel che riguarda il tipo di film, sia, quasi del tutto, per il cast che sceglie. Protagonista di Carne tremula è infatti, accanto a Javier Bardem e Liberto Rabal, Francesca Neri, che per la sua interpretazione di Elena si aggiudica il Nastro d’Argento. Lo stesso premio otterrà il film come miglior pellicola straniera. Dicevamo un Almodovar diverso, con meno eccessi, che qui si muove nel registro del dramma, con una storia di destini incrociati e vite irrisolte. E non disdegna neppure il tema politico – il film è ambientato a Madrid e fotografa gli ultimi anni dell’era Franco e il passaggio al post franchismo.

Il trionfo di Tutto su mia madre

Tutto su mia madre filmA fine anni ’90 e con l’inizio del nuovo millennio, il regista spagnolo mette a punto e perfeziona uno stile maturo, in cui affianca al racconto di un’umanità variopinta ed eccentrica, accenti di grande delicatezza. Non punta più tanto, o non solo, a sconvolgere e scandalizzare, quanto a far emergere la parte più delicata e fragile dei suoi personaggi, come sempre in massima parte femminili. Ed è questo nuovo tocco delicato e appassionato al tempo stesso, a regalargli la maggior notorietà e una miriade di riconoscimenti internazionali, tra cui l’ambitissima statuetta dell’Academy. Esce infatti nel 1999 uno dei suoi capolavori: Tutto su mia madre. Il regista sceglie ancora due tra le sue attrici feticcio: Marisa Paredes e Cecilia Roth, alle quali affianca la giovane promessa Penelope Cruz, per raccontare una storia dove riconosciamo i consueti ingredienti del cinema almodóvariano: il tradimento, donne che fanno fronte da sole alla vita, ambiguità sessuale, scardinamento dei pilastri della morale tradizionale. Qui però a prevalere non è l’atmosfera comico-grottesca dei primi lavori del regista. C’è il dolore per una perdita (quella vissuta da Cecilia Roth/Manuela, il cui figlio diciassettenne Esteban muore investito da un’auto), la depressione e il senso di colpa di una famosa attrice solitaria (Marisa Paredes/Huma Rojo, la cui auto ha investito Esteban), la bislacca, ma toccante storia d’amore e dolore tra una giovane suora (Penelope Cruz/Rosa) e l’ex marito di Manuela, il transessuale Lola. Non mancano poi i colori accesi prediletti da Pedro Almodóvar, nella luce di Barcellona, cornice esteticamente perfetta. Interpretazioni impeccabili, sceneggiatura che funziona a meraviglia e successo assicurato: la pellicola ottiene l’Oscar e il Golden Globe come Miglior Film straniero e la Palma d’Oro a Cannes per la Miglior Regia, consacrando definitivamente Pedro Almodóvar nell’olimpo delle star.

Due anni dopo, il successo è bissato da Parla con lei. Anche qui amore e dolore, disagio, malattia, tutto raccontato con sublime grazia e un geniale ricorso al surreale al momento opportuno. Non un gruppo di protagonisti, ma due uomini e due donne, in situazioni omologhe, e un intreccio di cui il regista tiene abilmente le fila. Oscar per la sceneggiatura e Golden Globe come Miglior Film Straniero.

Nel 2004 il regista spagnolo attinge al proprio passato, e in particolare alla dolorosa esperienza educativa in collegio, in cui fu testimone di abusi. Parte da qui La mala educación. Protagonisti due ex compagni di collegio (Gael García Bernal/Ignacio e Fele Martinez/Enrique), uno attore, l’altro regista, che si ritrovano dopo anni con l’idea di mettere su uno spettacolo su una sceneggiatura che rievoca proprio i tristi fatti dell’infanzia scolastica, quando Ignacio era vittima delle morbose attenzioni di Padre Manolo. Segue un intreccio complicato, che vedrà compiersi il destino di queste due vite segnate per sempre, in modo indelebile, dall’esperienza infantile.

Due anni dopo arriva Volver, in cui Pedro Almodóvar torna a un suo classico, rielaborandolo in maniera egregia. Tragicommedia che gravita attorno a un gruppo di donne, e alla loro incrollabile forza, con la quale affrontano e superano i momenti bui della vita. Trionfo della figura femminile, cui rende omaggio innanzitutto col personaggio di Raimunda, splendidamente incarnato dalla Penelope Cruz, ma anche ritrovando Carmen Maura. Ancora incetta di premi: Palma d’Oro a Cannes per tutte le protagoniste femminili, Nastro d’Argento come Miglior Film europeo. Torna poi a scegliere la Cruz anche per Gli abbracci spezzati (2009), che però non ottiene lo stesso riscontro della precedente pellicola.

E siamo a questi giorni, a quest’ultimo mese, che ha visto il regista spagnolo presentare al Festival del Cinema di Venezia la sua ultima fatica: La pelle che abito, in cui ritrova Antonio Banderas dopo dodici anni e cambia genere, virando su un dramma che sa di thriller psicologico. Fa interpretare all’attore un chirurgo plastico che cerca contemporaneamente di vendicarsi e riportare in vita, almeno in apparenza, l’amata moglie. Il regista stesso, nel presentare il film alla stampa romana ne ha ribadito i temi centrali: l’abuso di potere, l’istinto di sopravvivenza e l’identità, che nessuno ci può togliere. Il film è nelle sale dal 23 settembre.

Pedro Almodovar: frasi

  • Trovo molto attraente Gael García Bernal sia come uomo che come donna.
  • Penélope Cruz appartiene alla scuola di recitazione mediterranea, uno stile caratterizzato da carnalità, sfrontatezza, mancanza di inibizioni, capelli scompigliati, una scollatura generosa e un modo assai vociante di comunicare. Anna Magnani, Sophia Loren, Claudia Cardinale, la Silvana Mangano dei primi anni, persino Elizabeth Taylor e Rachel Weisz furono maestre di questo stile.
  • Penélope è capace di tutto, è diventata una donna eterna e senza età. Le inquadrature iniziali di Carne tremula sono state concepite apposta per lei. La sequenza dura otto minuti e lo spettatore ne trae l’impressione che si tratti di una protagonista del film, anche se poi non ricompare più.

Il genio della truffa: trama, cast e curiosità sul film con Nicolas Cage

Nel corso della sua lunga carriera il regista Ridley Scott ha affrontato quasi ogni genere possibile, dalla fantascienza di Alien all’epica di Exodus – Dei e re. Nel 2003 ha invece dato vita a quella che è a tutti gli effetti la sua prima commedia. Si tratta di Il genio della truffa, un’opera insolita e inedita nella sua filmografia, che dimostra una volta di più le capacità del regista di adattarsi ad ogni storia e sue relative caratteristiche. Scritto da Nicholas e Ted Griffin, quest’ultimo anche autore del film Ocean’s Eleven, il film si configura così come una rocambolesca storia di imprevisti, che porteranno i personaggi sull’orlo del disastro.

Il film è l’adattamento dell’omonimo romanzo di Eric Garcia, pubblicato nel 2002 e divenuto in breve un grande successo. Nel giro di un anno, infatti questo si è trasformato nel film in questione, arricchito da tutto il gusto per la messa in scena di Scott come anche da una serie di preziose interpretazioni. Forse poco noto rispetto ad altri titoli del regista, Il genio della truffa non sembra avere nulla da invidiare a questi, rivelandosi un grande esempio di come la comicità dosata in modo giusto possa rivelarsi un arma estremamente potente. Particolarmente apprezzato dalla critica, il film sembrava dunque destinato ad un grande successo al momento del suo arrivo in sala.

Costato ben 62 milioni di dollari, Il genio della truffa riuscì tuttavia ad incassare circa 65. Passato dunque in sordina, ha fortunatamente visto negli anni una crescita di popolarità, fino a diventare un titolo particolarmente ricercato. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Il genio della truffa: la trama del film

Protagonista del film è Roy Waller, il quale insieme al socio Frank Mercer forma un’incallita coppia di truffatori professionisti. Svolgendo tale attività, Roy manifesta una sicurezza unica, che non possiede affatto nel resto della sua quotidianità. Al di fuori del suo lavoro, infatti, si trova a dover combattere con una serie infinita di paranoie, dall’agorafobia fino a numerose altre ossessioni al limite della maniacale. Per cercare di mantenere il controllo di sé e delle sue nevrosi, questi è solito prendere alcune medicine prescrittegli dal suo medico di fiducia. Il giorno che però questi non si dimostra reperibile, per Roy hanno inizio seri guai.

Nel tentativo di risolvere i suoi problemi, decide allora di contattare la sua ex moglie. Quello che otterrà, però, non è ciò che si aspettava. Roy scopre infatti di possedere una figlia mai conosciuta prima, di nome Angela. Acconsentendo a tenerla con sé per qualche giorno, la ragazzina si rivelerà da subito entusiasta e attratta dal vero lavoro del padre, chiedendo di poter partecipare alle sue truffe e anzi spingendolo a puntare più in alto. Sempre più paranoico, Roy finisce però con il commettere una serie di errori che rischieranno di far finire in seri guai sé stesso, il suo socio e la figlia. Tentare di rimediare sarà l’unica cosa sensata da fare.

Il genio della truffa cast

Il genio della truffa: il cast del film

Ad interpretare il ruolo del protagonista, Roy Waller, vi è l’attore premio Oscar Nicolas Cage. Questi aveva da poco terminato le riprese di Il ladro di orchidee, dove interpreta un altro personaggio particolarmente problematico, affetto da numerose nevrosi. Cage portò dunque un po’ di quell’esperienza nella sua costruzione del protagonista di Il genio della truffa. Particolarmente apprezzato per la sua interpretazione, Cage diede così vita ad un altro caratteristico personaggio, che dimostra una volta di più la sua grandezza di interprete. Accanto a lui, nel ruolo del suo socio Frank Mercer, vi è invece l’attore Sam Rockwell. Oggi premio Oscar per il film Tre manifesti a Ebbing, Missouri, questi ha per la sua interpretazione in Il genio della truffa ricevuto la nomination come miglior attore non protagonista ai Satellite Award.

Star del film è inoltre l’attrice Alison Lohman, presente nei panni di Angela, la figlia di Roy. Nonostante avesse già all’attivo qualche apparizione cinematografica, questo fu il ruolo che la fece conoscere a livello internazionale. Ottenne la parte dopo essersi presentata all’audizione vestendo e comportandosi come un’adolescente. Fu soltanto in seguito che Scott scoprì che l’attrice aveva in realtà 23 anni. Grazie alla sua interpretazione, venne poi scelta per il ruolo della giovane Sandra Bloom in Big Fish – Le storie di una vita incredibile. Nel film sono poi presenti gli attori Bruce Altman nei panni del dottor Harri Klein, medico di Roy, e Bruce McGill in quelli di Chuck Frechette, arrogante uomo d’affari vittima di una delle truffe del protagonista. Infine, nei panni di Kathy, la nuova compagna di Roy, vi è l’attrice Sheila Kelley.

Il genio della truffa: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Il genio della truffa grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes e Tim Vision. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di sabato 10 dicembre alle ore 21:20 su canale Rai 4.

Fonte: IMDb

Il Genio del secolo

Il Genio del secolo

Benvenuti alla Festa Internazionale del Film di Bangkok. Le piogge torrenziali hanno causato qualche disagio (Stefania del Kebab è andata dispersa lungo la fiumana ma qualcuno ha avvistato Christian Bale che la traeva in salvo) ma noi siamo qui pronti a lottare per voi. Oggi è la volta buona che c’è un ospite che mi interessa, il Robert Zemeckis di Ritorno al Futuro e Chi ha incastrato Roger Rabbit?. Ok, ha fatto anche un Beowulf in cui Ray Winstone (che di base è un barile) mostrava chiappe dure e finte in Cgi e Angelina Jolie interpretava un mostro con i tacchi a spillo, ma perché farsi del male? Rimozione, rimozione è la parola chiave. ritorno al futuroChe tra l’altro Zemeckis ci casca a pennello perché dopodomani è il 21 ottobre 2015, il giorno in cui Marty McFly sbarca nel futuro e secondo la teoria del film (datato 1989) in giro dovrebbe essere pieno di gente che gioca col volopattino e si veste come un deficiente. E invece, se ti guardi intorno, all’Auditorium non si vede nessuno che gioca col volopattino.

Ma vabbè, Zemeckis non poteva prevedere che i bruschi cambi climatici avrebbero arretrato il progresso tecnologico di 15 anni, del resto costruire microchip con l’umidità tropicale e le zanzare che ti si infilano nei circuiti non è facile.

Oggi comunque il grande Bob presenta il film su un genio del secolo scorso. No, no, fermi. So cosa state pensando. Non si tratta di Albert Einstein, che con la teoria della relatività ha rivoluzionato il modo di concepire l’Universo e di metterci in relazione con esso. No, non si tratta nemmeno di Alexander Fleming, che con la scoperta della Penicillina ha contribuito a curare milioni, ma che dico, miliardi di persone.

No.

Si tratta di un tizio che nel 1974 ha deciso di camminare su un filo teso tra le due Torri Gemelle rischiando di spiaccicarsi come un pomodoro maturo. Onestamente non conosco come è andata a finì la storia nella realtà, ma guardando il film tiferò che si spiaccichi. Lo merita.

sub zeroDetto questo, me volete male. Io è da sempre che confondo tutti sti registi che si chiamano Anderson, da quello de I Tenenbaum a quello di The Master a quello di Mortal Kombat e dei Tre Moschettieri in versione Steampunk. Per me so’ tutti la stessa persona. Te chiami Anderson, sei quello. Sarei capace, come ha fatto una volta Mirko Lomuscio (ma coscientemente, io no) di portare ad autografare un dvd dell’uno a uno degli altri. Ecco, m’avete messo in programmazione due di questi Anderson, uno con un documentario, uno con un incontro. E io non so quale cazzo dei due andrò ad intervistare. Speriamo che sia quello di Mortal Kombat almeno gli propongo un doppio. Io prendo Sub-Zero però, non rompesse il cazzo.

(Ang)

auditoriumBuongiorno anche da me cari affezionati lettori: stamattina mi sono svegliata e credevo di essere intrappolata dentro Suburra, è da ieri pomeriggio che un cielo grigio mi accompagna mentre percorro 400 chilometri da una stazione all’altra con Runtastic. Essì, ho un secondo abbandonato la Festa del cinema perché avrei pure da lavorare ad altro – ma non temete, tornerò presto, giusto il tempo di trovare un abito per la chiusura che non mi posso fa parla’ dietro, non vorrete che le foto sui giornali abbiano didascalie tipo ‘La matrigna, Valentina Pettinato, vestita demmerda’ o ‘vestita random’.

Sono comunque in filo diretto con la sala stampa, per cui continuerò a scrivere indiscrezioni, non preoccupatevi. Nel mentre state accanto ad Ang che lo vedo un po’ stanchino: tra sale, interviste, presentazioni e redazione ha più impegni lui a sto festival di Jude Law.

Io proporrei di fare un incontro in Petrassi dal titolo, ‘Ang, l’animatore della Festa del Cinema’. Altro che quelli della Pixar.

(Vì)

Il generatore di nomi di John Travolta

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john-travoltaUno degli inattesi protagonisti della Notte degli Oscar 2014 è stato senza dubbio John Travolta, invitato dall’Academy a presentare la cantante Idina Menzel, che si è esibita con la canzone nominata Let It Go, brano tratto da Frozen il regno di ghiaccio e che poi ha portato a casa il premio (qui trovate l’esibizione).

L’attore di Pulp Fiction era leggermente emozionato, o forse in stato confusionale, tanto che ha completamente sbagliato il nome della Menzel, che per magia è diventata Adele Dazeem; il momento è stato inserito senza possibilità di replica nei dieci momenti migliori della serata (qui i dieci migliori momenti della notte degli Oscar)!

L’implacabilità della rete ha fatto dell’errore di Travolta una moda, ed ecco arrivare alla ribalta il “generatore di nomi di John Travolta”, il Travoltified name.

Qual è il vostro nome Travoltiano? CLIKKA QUI per scoprirlo!

Fonte: slate

Il Generale Zod minaccia la Terra nel nuovo trailer de L’Uomo d’Acciaio

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Quando pensavamo di aver visto quanto bastava per prepararci poi alla visione completa de L’Uomo d’Acciaio, ecco che il Generale Zod diventa protagonista del nuovo adrenalinico trailer del film, in cui informa gli abitanti della Terra e di Metropolis che “non siamo soli”.

E’ uscito infatti un nuovo trailer de L’Uomo d’Acciaio che ci mostra l’altra parte del film, forse la sua seconda anima, ovvero il momento in cui Superman deve diventare “ciò che è nato per essere” e deve far fronte alla minaccia del Generale Zod , che potrebbe distruggere tutto ciò che lui stesso, da alieno, ha imparato ad amare.

Ecco il trailer:

L’Uomo d’Acciaio, il film

Warner Bros. Pictures e Legendary Pictures presentano L’Uomo d’Acciaio, con Henry Cavill nel ruolo di Clark Kent/Superman, per la regia di Zack Snyder. Il film è interpretato anche da Amy Adams (“The Fighter”), attrice candidata tre volte agli Oscar, nel ruolo della giornalista del Daily Planet Lois Lane, e il candidato all’Oscar Laurence Fishburne (“What’s Love Got to Do with It”) in quello del direttore del giornale, Perry White. Nel ruolo dei genitori adottivi di Clark Kent, Martha e Jonathan Kent, ci sono la candidata agli Oscar Diane Lane (“Unfaithful — L’amore infedele”) e il premio Academy Award Kevin Costner (“Balla coi lupi”).

A combattere contro il supereroe sono due altri Kryptoniani sopravvissuti, il malvagio Generale Zod, interpretato dal candidato agli Oscar Michael Shannon (“Revolutionary Road”) e Faora, interpretata da Antje Traue. Originari di Krypton sono anche i genitori biologici di Superman, la madre Lara Lor-Van, interpretata da Ayelet Zurer (“Angeli e demoni”) e il padre Jor-El, interpretato dal premio Academy Award Russell Crowe (“Il gladiatore”). Nel cast anche Harry Lennix, nel ruolo del Generale Swanwick, Christopher Meloni in quello del Colonnello Hardy e Richard Schiff che interpreta il Dr. Emil Hamilton. Tutte le news nel nostro speciale: Superman: Man of steel.

Fonte: CS.net

Il Generale Zod lancia un ultimatum alla Terra!

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Il Generale Zod lancia un ultimatum alla Terra!

Ancora gli Mtv Movie Awards 2013 hanno riservato sorprese per quanto riguarda gli attesissimi cine-fumetti di questa estate. Ecco infatti un video virale in cui il Generale Zod (Michael Shannon) lancia un ultimatum a Superman (parliamo ovviamente dell’atteso Uomo d’Acciaio).

Nel video non ci è dato di distinguere le fattezze del personaggio, ma questi si presenta chiaramente, reclamando il suo “conterraneo” Kal- El:

Il mio nome è Generale Zod. Da un po’ di tempo il vostro mondo ha nascosto uno dei miei cittadini. Richiedo che restituiate alla mia custodia questo individuo. A Kal-El dico questo: arrenditi entro 24 ore o guarda questo mondo pagarne le conseguenze.

Ecco di seguito il video:

 

Il video è apparso su un cartellone pubblicitario a Los Angeles, prima di essere proiettato durante la serata, e nasconde un messaggio cifrato che ha portato ad un sito IWillFindHim.com (lo troverò.com) sul quale compare un conto alla rovescia in cifre kryotoniane. Non sappiamo cosa succederà allo scadere delle 24 ore consentite al genere umano da Zod, ma sicuramente può trattarsi di nuovo materiale inerente al film, magari di un nuovo trailer.

Vi ricordiamo che il cast della pellicola comprende la quattro volte nominata all’Oscar Amy Adams (The Master) nei panni della giornalista del Daily Planet Lois Lane, mentre il candidato all’Oscar Laurence Fishburne (Tina – What’s Love Got to Do with It) interpreta il suo caporedattore, Perry White. Nei panni dei genitori adottivi di Clark Kent, Martha e Jonathan Kent, la candidata all’Academy Award Diane Lane (Unfaithful) e il vincitore dell’Oscar Kevin Costner (Balla coi lupi). A combattere contro il supereroe, altri due sopravvissuti kryptoniani, il malvagio Generale Zod, il candidato all’Oscar Michael Shannon (Revolutionary Road), e Faora, la sua spietata alleata, interpretata da Antje Traue. A interpretare i genitori kryptoniani di Superman Lara Lor-Van e Jor-el, troviamo Ayelet Zurer (Angeli e Demoni) e il premio Oscar Russell Crowe (Il Gladiatore).

Fonte: CBM

Tutte le info utili nella nostra Scheda Film: L’Uomo d’Acciaio. Tutte le news nel nostro speciale: L’Uomo d’AcciaioDi seguito la foto gallery completa del film:

Il Generale Leia nel banner e negli spot di Star Wars il Risveglio della forza

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Il Generale Leia (Carrie Fisher) è la protagonista del nuovo banner di Star Wars il Risveglio della Forza. Potete vedere l’immagine nella gallery, subito dopo i due nuovi spot del film in arrivo il 16 dicembre al cinema.

https://youtu.be/KWZVYl_19rk

https://youtu.be/yzyRF7BLAQs

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Star Wars Il Risveglio della Forza uscirà sul grande schermo il 18 dicembre 2015 con un cast che include il ritorno di Harrison Ford, Carrie Fisher, Mark Hamill, Anthony Daniels, Peter Mayhew e Kenny Baker con le nuove aggiunte John BoyegaDaisy RidleyAdam DriverOscar IsaacAndy SerkisDomhnall GleesonLupita Nyong’oGwendoline Christie Max von Sydow.

Il generale dei Briganti: recensione della fiction

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Il generale dei Briganti: recensione della fiction

A coronare i festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia ci ha pensato in extremis Rai Fiction, con una miniserie prodotta insieme ad Ellemme Group, Il Generale dei briganti. Protagonista Daniele Liotti, la fiction andrà in onda su Rai1 domenica 11 e lunedì 12 febbraio. Lodevole operazione che riesce ad armonizzare il lato storico con quello puramente fittizio, il film diretto da Paolo Poeti narra le gesta di Carmine Crocco, brigante e rivoluzionario lucano realmente esistito che si unì alla lotta per l’unificazione nazionale.

Un racconto tra storia e leggenda

La prima puntata si apre con Carmine che osserva da lontano i funerali del padre senza parteciparvi. Il deputato Mariano Aiello (Danilo Brugia) sta infatti portando avanti una caccia spietata nei confronti del giovane fuorilegge. Un lungo flashback ci svela il passato di Carmine, a partire da quando, bambino, vide la madre aggredita dal conte Guarino (Massimo Dapporto) perdere il figlio che portava in grembo. Adulto, Carmine parte soldato. Scrive all’amata Nennella (Raffaella Rea) che però, analfabeta, si fa leggere le lettere dallo scrivano di paese Antonio, il quale le tace il prossimo ritorno di Carmine per il matrimonio. Carmine diserta e torna a casa, ma trova Nennella sposata ad Antonio e sua sorella Rosina orrendamente sfregiata da Ferdinando Guarino, il figlio del conte colpevole della follia della madre. Grazie anche all’aiuto di Mariano, medico liberale innamorato di Giuseppina (Christiane Filangieri), riuscirà a scappare e ad unirsi alla banda capeggiata da Nicco Nacco (il sempre bravo Fabio Troiano), in seguito sposando la causa garibaldina.

Una fiction dal respiro epico

Interamente girata al Sud con uno stile che ricorda un po’ i vecchi western, l’opera è uno sguardo lucido sui sacrifici, forse dimenticati, che hanno accompagnato la nascita del nostro Paese. Un processo all’interno del quale, come afferma il regista, i briganti sono stati “perdenti tra i vincitori”, esclusi da quello Stato che avevano contribuito a creare.

Non manca, inoltre, una riflessione sul divario nord-sud e sulla spaccatura culturale vigente nella neonata nazione. Bisogna dire che la storia, ben accompagnata dalle musiche di Andrea Ridolfi, è avvincente e riesce, nonostante la durata notevole, a tenere alti i ritmi – complice anche la buona prova degli attori e la suspense creata dall’intreccio. Splendide le riprese della campagna lucana, e impeccabili i costumi di Mariano Tufano. Peccato solo che i dialoghi, forse nel tentativo di riprodurre la parlata dell’epoca, si macchino qua e là di un sentimentalismo che sfocia nel retorico.

Il Gattopardo: recensione della serie Netflix con Kim Rossi Stuart

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La storia de Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa rivive sul piccolo schermo grazie alla nuova serie Netflix, disponibile dal 5 marzo 2025. A oltre sessant’anni dalla storica e sublime trasposizione cinematografica di Luchino Visconti, la produzione italo-britannica diretta da Tom Shankland, Giuseppe Capotondi e Laura Luchetti si misura con un capolavoro della letteratura e del cinema italiano. Il cast, guidato dal carismatico Kim Rossi Stuart nel ruolo del principe Fabrizio di Salina, vede protagonisti i volti del giovanissimo cinema italiano Saul Nanni (Tancredi), Deva Cassel (Angelica), Benedetta Porcaroli (Concetta) e la partecipazione di Paolo Calabresi nel ruolo di padre Pirrone. 

L’impresa non è semplice: il testo originale è un romanzo storico, ma anche un affresco della Sicilia e dell’Italia intera nel delicato passaggio dall’Ancien Régime al nuovo ordine post-unitario, con un racconto che intreccia politica, società e sentimenti in una riflessione profonda sui cambiamenti storici e sul concetto di potere. Da questo punto di partenza, il progetto certamente ambizioso aveva un grande potenziale, ma il risultato finale lascia l’amaro in bocca.

Un confronto impossibile con Il Gattopardo di Visconti

Chiunque affronti Il Gattopardo sullo schermo deve inevitabilmente confrontarsi con la titanica versione di Visconti, con le sue immagini sontuose, la ricostruzione storica impeccabile e interpretazioni che hanno segnato la storia del cinema. Il confronto, ovviamente, è impari. Se invece si fa lo sforzo di aggirare il confronto con il capolavoro del ’63, questa nuova versione appare un’opera dignitosa, soprattutto dal punto di vista della cura nei dettagli della messa in scena, dei costumi in particolare modo e dell’interpretazione di Kim Rossi Stuart al cui fascino è difficile rimanere indifferenti: il suo principe di Salina ha tutta la gravitas di cui il personaggio necessita, compresa una modernità nello sguardo che lo traghetta nell’oggi con credibilità.

Intorno al protagonista, si muovono i tre giovani rampolli attorno ai quali ruota la parte principale del racconto. Saul Nanni dà il volto a Tancredi; non ha nulla da invidiare all’estetica del suo illustre predecessore Alain Delon, se non un pizzico di talento e una presenza scenica più adulta e grave che forse arriverà con l’esperienza. Alla piccola diva per diritto di nascita, Deva Cassel, invece spetta il ruolo della bella Angelica e certamente l’attrice sostiene adeguatamente il ruolo che fu di Claudia Cardinale, anche se la scrittura trasforma la vitale e esuberante Sedara in una femme fatale dotata di consapevolezza, ambizione e disincanto, spogliando il ruolo della poesia quasi adolescenziale che il corrispettivo cinematografico portava con sé. Discorso diverso invece va fatto per la Concetta di Benedetta Porcaroli. La migliore del cast di giovani, Porcaroli si trova a essere il vettore principale della storia, il punto di vista (progressista e femminista) da cui ci viene concesso di seguire la storia; e la riscrittura del suo personaggio è l’unico momento di modernità e vicinanza che viene concesso allo spettatore moderno, certamente ormai lontano dal punto di vista del mondo dei nobili in declino che venivano raccontato nel romanzo originale e che nel film di Visconti assumevano una dimensione esistenziale, oltre a un sentimento politico molto più evidente e sentito.

Completano il cast Francesco Colella e Francesco Di Leva, come sempre estremamente efficaci e credibili in ognuna delle loro interpretazioni, siano esse da protagonisti o da spalle. In particolare l’arrivista Sedara di Colella è un personaggio a prima vista sgradevole che però non evita una crisi dello spettatore, dimostrandosi molto più vicino e riconducibile al sentire contemporaneo che promuove l’impegno e l’ambizione come strumenti per la scalata sociale, non certo un diritto divino dato alla nascita (posizione inamovibile del Principe di Salina).

Una modernizzazione maldestra del classico

Il Gattopardo Kimmi Rossi Stuart
Credits: Netflix/Lucia Iuorio

Il principale difetto de Il Gattopardo in versione Netflix è la sua ri-lettura in chiave moderna. Nonostante il formato seriale consenta di approfondire i personaggi e le dinamiche storiche, la serie fatica a sviluppare un racconto coeso e avvincente. Il ritmo è incerto, e le scelte narrative privilegiano la componente sentimentale a scapito della profondità storica e politica del romanzo, con degli episodi molto buoni nella parte centrale e un finale piatto, che perde il tempo di climax del racconto.

Il vero punto di forza del romanzo e del film è il tema del cambiamento storico e della lotta tra vecchio e nuovo, incarnato nella celebre frase: «Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi». Questo concetto, centrale nell’opera originale e per Visconti, viene relegato in secondo piano nella serie, a una ripetizione della storica citazione, mentre si preferisce concentrarsi su dinamiche romantiche e individuali, sacrificando la portata politica e sociale della storia, probabilmente perché in un contesto politico e sociale governato dalla sfiducia nel futuro è difficile assumere una posizione che possa essere anche solo vagamente sfidante.

Sicilia, dove sei?

Dave Cassel in Il Gattopardo

La Sicilia, barocca e struggente dall’atmosfera decadente, è un elemento chiave del romanzo e del film, e in parte riesce a ritagliarsi un suo spazio anche in questa produzione, sfociando a volte troppo nella “promozione del territorio” e meno in quel personaggio ingombrante ma profondamente amato dei predecessori. Qui, invece, la sua presenza è marginale, ridotta a scenari di sfondo e mai realmente approfondita nelle sue sfumature culturali, storiche e linguistiche. Anche la componente dialettale, che avrebbe potuto dare maggiore autenticità ai dialoghi, è quasi del tutto assente.

Netflix aveva tra le mani un materiale straordinario, ma ha scelto di trasformarlo in un dramma romantico patinato, dimostrandosi non in grado di gestire la complessità e la ricchezza della storia originale. La serie rimane comunque un prodotto fruibile, grazie a una buona produzione e ad alcune interpretazioni solide, ma non riesce a essere incisiva.

Il Gattopardo: Netflix condivide le prime immagini dalla nuova serie

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Netflix è lieta di annunciare l’inizio delle riprese oggi a Roma de Il Gattopardo, la serie tratta dall’omonimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il cast vede come protagonisti Kim Rossi Stuart (Don Fabrizio Corbera, Principe di Salina), Benedetta Porcaroli (Concetta), Deva Cassel (Angelica) e Saul Nanni (Tancredi). Nel cast anche Paolo Calabresi, Francesco Colella, Astrid Meloni e Greta Esposito.

La serie, in sei episodi, è prodotta da Fabrizio Donvito, Daniel Campos Pavoncelli, Marco Cohen e Benedetto Habib per Indiana Production e da Will Gould, Frith Tiplady e Matthew Read per Moonage Pictures e arriverà solo su Netflix.

Il regista Tom Shankland riscoprirà tutta la modernità di un racconto, quello del Principe di Salina e della sua famiglia, che è quello dell’Italia di ieri e di oggi. Shankland, che dirigerà gli episodi 1-2-3-6, sarà affiancato sul set dai registi Giuseppe Capotondi (episodio 4) e Laura Luchetti (episodio 5). La serie è scritta da Richard Warlow, che ne è anche creatore ed executive producer, assieme a Benji Walters.

Il direttore della fotografia è Nicolaj Bruel. I costumi della serie sono a firma di Carlo Poggioli ed Edoardo Russo, le scenografie di Dimitri Capuani. Le musiche originali sono di Paolo Buonvino. Le riprese dureranno oltre quattro mesi, e si svolgeranno tra Palermo, Siracusa, Catania e Roma.

Il Gattopardo, la trama

Basato su uno dei più grandi romanzi italiani di tutti i tempi, Il Gattopardo è un racconto epico, sorprendente e sensuale, ambientato in Sicilia durante i moti del 1860. Al cuore della serie troviamo Don Fabrizio Corbera, l’indimenticabile Principe di Salina, che conduce una vita intrisa di bellezza e privilegio. Ma l’aristocrazia siciliana si sente minacciata dall’unificazione italiana, e Fabrizio si rende conto che il futuro della sua casata e della sua famiglia è in pericolo. Per non soccombere, Fabrizio sarà costretto a stringere nuove alleanze, anche se questo significherà andare contro ai suoi principi, fino a trovarsi di fronte ad una scelta che pare impossibile. Don Fabrizio avrà il potere di organizzare un matrimonio che salverebbe il futuro della sua famiglia, quello tra la ricca e bellissima Angelica e suo nipote Tancredi ma, facendolo, spezzerebbe il cuore della sua adorata figlia Concetta. La serie esplora con lo sguardo di oggi temi che si tramandano da secoli e sono universali: il potere, l’amore e il costo del progresso.

Il Gattopardo: le differenze fra la mini-serie e il film di Luchino Visconti

“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”, diceva il Tancredi di Alain Delon ne Il Gattopardo di Luchino Visconti. Era il 1963, un periodo florido per il cinema italiano, e il film del regista fu presto definito il capolavoro di un kolossal che voleva raccontare la decadenza e la progressione. Qui, Tancredi, nella villa Salina, pronuncia una frase che diventa simbolo e rappresentazione di ciò che è il nucleo del romanzo di Lampedusa.

Nella nuova serie Netflix (qui la nostra recensione), prodotta da Fabrizio Donvito, Daniel Campos Pavoncelli, Marco Cohen, Benedetto Habib e Alessandro Mascheroni per Indiana Production, e da Will Gould e Frith Tiplady per Moonage Pictures, il Tancredi di Saul Nanni pronuncia le stesse parole allo “zione”, ma mentre è a cavallo, con una Sicilia baciata da un caldo sole che si staglia all’orizzonte. E qualcosa, in fondo, nella mini-serie è cambiato rispetto alla sua versione filmica.

Se infatti Il Gattopardo di Visconti è risultato essere uno degli adattamenti più fedeli della sua carriera da regista, quello diretto da Tom Shankland, affiancato da Giuseppe Capotondi e Laura Luchetti, ha uno sguardo molto più moderno, dando il fianco a quelli che sono, ad oggi, i temi più sentiti dal pubblico, accogliendo così un nuovo punto di vista.

Tra la Concetta di Benedetta Porcaroli e quella di Lucilla Morlacchi

Poche battute, poche scene, pochi sguardi. Visconti non si sofferma mai realmente sulla figlia del Principe di Salina. Un personaggio marginale, che si muove quasi inosservato, se non per quei pochi dialoghi e atteggiamenti — come la cena a Donnafugata — in cui cerca di guadagnarsi una posizione. La Concetta del 1963 non è essenziale, perché la storia vira verso altre acque, quelle più storiche e politiche, e gli occhi e i pensieri sono quelli di Don Fabrizio.

Ben diversa è la Concetta del 2025, che si appropria molto più spesso dello schermo, emergendo. La sua vuole dirla a tutti i costi, non importa se con un comportamento deciso — come tornare in convento — o con dure parole nei confronti del padre. La Concetta di Benedetta Porcaroli diventa uno dei perni centrali de Il Gattopardo. Con lei c’è tutto quello che ci è caro oggi: l’emancipazione, il bisogno di lasciarsi andare ai piaceri del corpo, la necessità di vivere di luce propria e non all’ombra di un uomo e, soprattutto, affermarsi. Facendo così diventare la storia uno strumento che parla in presa diretta con le generazioni di oggi, dichiarando apertamente il suo stile fresco e la sua capacità di intercettare lo spirito dei tempi.

Don Fabrizio Corbera: due facce della stessa medaglia

La decadenza della classe aristocratica e l’immobilismo nel tentativo di mantenere il proprio potere, sono invece incarnati dal Principe di Salina, che nel film e nella serie TV assorbono le trasformazioni della Sicilia e dell’Italia in modi differenti. Burt Lancaster non era la prima scelta di Visconti. A puntare il dito sul divo di Hollywood è Goffredo Lombardo, fondatore della Titanus, sotto il giudizio poco favorevole del regista. Lancaster, però, dà al protagonista un carattere molto energico, con una verve e un fuoco dentro tipici di un siciliano, che funzionano nell’ottica di avere la politica e la Storia al centro della narrazione. In più, a dare ancora più forza a Don Fabrizio è il doppiaggio italiano — soluzione necessaria essendo Lancaster di lingua inglese, ma anche logica, dovendo rappresentare un uomo vissuto in quella terra da sempre.

La sua controparte seriale, interpretata da Kim Rossi Stuart, poteva invece contare su uno sforzo linguistico proprio. Pur non avendo acquisito una vera e propria cadenza siciliana, in questo caso risulta meno evidente. Questo perché il Principe dell’attore romano è un Principe molto più misurato e solenne. Preda di un dualismo che oscilla tra l’amore e la rigidità, e che scaturisce da una fiamma meno intensa, Kim Rossi Stuart ha offerto al pubblico una versione diversa del protagonista. Qui sono l’equilibrio e la compostezza a prevalere, conferendo a Don Fabrizio una regalità un po’ più accentuata.

Dal margine alla centralità: Tancredi e Angelica

Un discorso simile si può applicare alla coppia Tancredi e Angelica. La bellezza e il carisma di Claudia Cardinale e Alain Delon sono impareggiabili. Ma è pur vero che rispetto a Saul Nanni e Deva Cassel hanno molto meno spazio per emergere. Nel nuovo Il Gattopardo c’è più modo di esplorare quelle che sono le loro passioni, ma anche le loro ambizioni. E sono proprio i nuovi Tancredi e Angelica a essere portatori di un altro tema cardine: il sacrificio in nome del successo sociale e politico.

Impossibile fare confronti, è chiaro, perché bisogna ammettere che gli attori di Visconti hanno il fascino e la bravura necessari per i ruoli affidatigli, ma va apprezzato l’impegno dei giovani della serie Netflix, che hanno dovuto comunque superare più di una barriera nel confronto continuo con loro. Qui diventa chiaro il rapporto fra i due, non condito solo di amore e sfarzo, ma anche di compromessi, di bocche chiuse e sguardi bassi. Di verità nascoste e indicibili, impregnate solo del desiderio di arrivare lontano, a qualsiasi costo, e non importa con quali strumenti.

Colonna sonora e costumi

Sul lato puramente tecnico-artistico, invece, c’è un filo diretto fra Il Gattopardo del 1963 e quello del 2025. A realizzare tutti i costumi del film di Visconti c’è Piero Tosi (candidato l’anno successivo agli Oscar nella categoria Miglior costumi), uno dei più grandi costumisti del cinema italiano, che per la sua produzione studiò minuziosamente e nel dettaglio la moda dell’Ottocento, utilizzando tessuti d’epoca per dare alla pellicola la maggiore autenticità possibile.

La Sartoria Tirelli fu quella che si impegnò a realizzare la maggior parte dei costumi di scena al fianco di Tosi, e per la serie Netflix torna a dare il suo contributo insieme alla sartoria Costumi d’Arte. Sia per le figurazioni che per i protagonisti, ogni costume di scena è stato curato da Edoardo Russo e Carlo Poggioli, entrambi ispirandosi a ciò che ritengono il grande maestro: Tosi.

La Titanus, Netflix e il tax credit

Ma la differenza più rilevante che c’è fra Il Gattopardo del ‘63 e la mini-serie, sta nella sua produzione. La realizzazione del film di Visconti, infatti, provocò un’enorme crisi alla Titanus, la casa di produzione e distribuzione cinematografica che deteneva i diritti di Lampedusa. Quel che gravò sulla Titanus furono gli elevati costi, dal cast internazionale agli attori teatrali scelti, fino alle scenografie elaborate e ai costumi storici. Non dimentichiamo che Visconti, così attento a ogni minimo dettaglio e perfezione nella scena, si faceva mandare ogni giorno fiori freschi da Sanremo per abbellire i suoi set. Il problema principale fu che, nonostante la vittoria della Palma d’Oro a Cannes e il David di Donatello assegnato a Lombardo, la Titanus non riuscì a coprire i costi sostenuti, con il risultato di dover fare un passo indietro nell’industria per alcuni anni.

Per Il Gattopardo di Netflix, invece, le cose sono andate diversamente. Netflix ha investito più di 40 milioni per permettere al progetto di vedere la luce, ma l’aiuto sostanzioso è arrivato dal tax credit, come ha voluto sottolineare Eleonora Andreatta — Vice Presidente per i contenuti italiani di Netflix — al Teatro dell’Opera di Roma, dove il 3 marzo si è tenuta la premiere della mini-serie con il cast, ringraziando per di più il Ministro della Cultura, presente in platea.