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Finalmente la felicità – Trailer

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Finalmente la felicità – Trailer

Il film racconta la storia di un professore di musica di Lucca (Pieraccioni) che chiamato dalla trasmissione di Maria De Filippi “C’È POSTA PER TE”, scopre che sua mamma, scomparsa da poco, aveva adottato a distanza una bambina brasiliana. Sono passati tanti anni e quella bambina adesso è una bellissima modella. Ora che la ragazza è in Italia per lavoro, vuole incontrare il suo “fratello” italiano. I due danno così vita ad un incontro imprevisto che sarà pieno di colpi di scena e di situazioni esilaranti: per esempio il professore di musica sostiene che la madre sia stata uccisa da Barbara Bouchet..! Ma come può essere mai possibile una cosa del genere? Insomma, quello della brasiliana e del professore di musica saranno due mondi a confronto, due modi di vedere la vita, ma sicuramente, alla fine, un unico obiettivo: capire perchè il destino ha voluto che loro due s’incontrassero.

Finalmente l’alba: recensione del film di Saverio Costanzo

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Finalmente l’alba: recensione del film di Saverio Costanzo

Gli anni d’oro di Cinecittà pieni di brio e curiosità verso il dietro le quinte delle grandi produzioni cinematografiche, Finalmente l’alba di Saverio Costanzo fa questo e sconvolge allo stesso tempo quella magia che solo la Settima Arte sa trasmettere. Ma il film metacinematografico che è stato presentato a Venezia 80 in Concorso è anche un racconto di formazione attraverso gli occhi di Mimosa.

Tra Midnight in Paris di Woody Allen e Babylon di Damien Chazelle, la notte della giovane Mimosa in questa Roma degli anni Cinquanta si trasforma in un cammino introspettivo che la porterà a diventare una donna. Il film italiano uscirà nelle sale dal 14 febbraio distribuito da 01 Distribution.

Finalmente l’alba, la trama

C’è Roma negli anni Cinquanta, c’è Cinecittà, c’è il cinema. Così preponderante nella vita degli italiani dopo la Seconda Guerra Mondiale raccontava di un’Italia a pezzi e distrutta. In Finalmente l’alba si pone l’accento soprattutto sulla società di quel tempo, sugli sfarzi e sull’esuberanza dei suoi protagonisti. In questa storia Josephine Esperanto (interpretata da Lily James) è la star di Hollywood, la diva, accompagnata da Sean Lockwood (interpretato da Joe Keery). I due protagonisti fanno parte di una grande produzione cinematografica che sta girando a Cinecittà che cerca comparse. La parte mondana del film si mescola alla quotidianità romana delle sorelle Iris (interpretata da Sofia Panizzi) e Mimosa (interpretata da Rebecca Antonaci) che insieme alla mamma condividono la passione per il grande schermo.

La sorella maggiore, Iris, attira l’attenzione di un saltimbanco che vuole attirare l’attenzione a Cinecittà. Attratte dalla grande produzione che si sta svolgendo negli studios romani, le due ragazze si presentano alle audizioni per fare le comparse. Il grande sogno di Iris viene infranto quando per una serie di fortunate circostanze vede che la sorella ha ottenuto un ruolo di rilievo all’interno del film. Mimosa, al contrario di Iris, non ha mai sognato così in grande. La sua vita è stata predisposta già da piccola: un uomo per bene da sposare, che la rispetta e con una ottima posizione lavorativa. Tutto però nella vita di Mimosa sta per cambiare perché mentre Cinecittà inizia il suo declino, Mimosa prende in mano le redini del suo destino cambiandone le sorti.

Finalmente l'alba Joe Keery
Foto Credit Eduardo Castaldo

La magia decadente di Cinecittà

Il film meta cinematografico di Saverio Costanzo incontra le personalità più estroverse del mondo del cinema. Così come a Babylon è centrare il ruolo dei divi della Settima Arte e in Finalmente l’alba viene tratteggiato il contorno di questa borghesia che organizza feste private dove succede di tutto. Basta, infatti, una notta a Mimosa per capire a 360° come funziona l’industria cinematografica. Mimosa è un foglio bianco, su cui ognuno dei personaggi in cui s’imbatte scrive la sua storia, senza paura di essere giudicato.

Nello sguardo intenso della giovane protagonista Rebecca Antonaci ci si imbatte Josephina. È proprio lei il motore scatenante del processo di crescita di Mimosa: la trova con lo sguardo e la invidia perché sa di non poter avere una vita normale, fuori dai riflettori. Il personaggio di Lily James ne rimane affascinato e la porta con sé iniziando un viaggio notturno alla Midnight in Paris.

Ci muoviamo tra le vie di una Roma deserta a bordo di questa macchina guidata da Willem Dafoe che fa da interprete tra i protagonisti. Sì, perché Finalmente l’alba è un film di poche parole, basato su una incomunicabilità linguistica data dal fatto che i protagonisti parlano lingue diverse. Il personaggio di Mimosa vive nell’incomprensione, di lunghi silenzi anche angoscianti e di una caratterizzazione lenta. Un film fatto di ascolti e di sguardi e non di parole e quello che potrebbe essere a tratti un punto chiave del film diventa anche la sua debolezza più grande.

Finalmente l'alba Lily James
Foto Credit Eduardo Castaldo

 

Un film fatto di sguardi

L’intensità dello sguardo di Mimosa colpisce tutti i protagonisti. In questa notte così folle che vive insieme a Josephine e Sean, la ragazza incontra le personalità più in voga della borghesia romana. Tra produttori, attori e pittori Mimosa verrà presentata come “una giovane poetessa svedese” da Josephine stessa che userà questo stratagemma contro di lei. Complice il personaggio di Sean, succube della diva, Mimosa verrà tratta in inganno in gioco più grande di lei e verrà punita dal personaggio di Lily James così vendicativa da non poter sopportare la gelosia. La messa in scena si trasforma in un’arma che però Mimosa riesce a ribaltare. Un’intera sequenza sul suo sguardo, fisso nel vuoto e riempito di lacrime: una vera e propria performace che agli occhi dei ciechi e vili borghesi verrà elogiata.

A fare da sfondo alla storia l’omicidio di Wilma Montesi, una giovanissima comparsa di Cinecittà morta in circostanze misteriose. Finalmente l’alba non si concentra sugli aspetti fondamentali di quel caso di cronaca ma utilizza il personaggio di Mimosa per ribaltare la situazione. Il personaggio di Mimosa è un personaggio ricco di contrasti: scappa da un produttore che vuole approfittare di lei, ma perde la verginità con il suo attore preferito che le ha fa avance.

Questi controsensi però non fanno che parte del personaggio che vive un periodo di forte cambiamento e che trova la realizzazione e anche un po’ di malizia alla fine del film quando il suo percorso di crescita si compie e arriva Finalmente l’alba di un nuovo giorno.

Finalmente l’alba: la storia vera che ha ispirato il film di Saverio Costanzo

Arrivato nelle sale il 14 febbraio, Finalmente l’alba di Saverio Costanzo si sta guadagnando l’attenzione di un pubblico molto variegato, che lo ha già riconosciuto come uno di quei film metacinematografici di cui la nostra industria ha bisogno, e che ne porta in scena magia e atmosfere senza dimenticarsi di trattare tematiche importanti quali il femminicidio. Ed è in realtà proprio da qui che parte il lungometraggio del regista, il quale traccia le coordinate della storia ispirandosi liberamente a un fatto di cronaca nera che sconvolse l’Italia degli anni Cinquanta, denominato il caso Montesi.

L’inizio

È il 9 aprile 1953 quando sulle spiagge di Torvaianica una giovanissima muore infatti in circostanze sospette. Viene ritrovata riversa sulla battigia, priva di alcuni indumenti fra cui reggicalze e scarpe, ma nessuno capisce cosa sia accaduto. Forse un malore mentre tentava di fare un pediluvio in acqua. O forse un omicidio? La vittima è Wilma Montesi, appartenente alla Roma popolare, con un sogno nel cassetto mai realizzato: farsi strada in quel mondo di luci – e ombre – che è il cinema, nell’allora Hollywood sul Tevere, Cinecittà, luogo da sempre magico e, se vogliamo, senza tempo. Un cold case che coinvolse lo Stivale intero, dove l’estasi dello scandalo inebriava una società che piuttosto che piangere la vittima e chiedere per essa giustizia, speculava e formulava congetture, ipotesi, storie, per riempire le pagine dei grandi rotocalchi, abbandonando un’ “ingenuità” che non sarebbe più tornata.

Fra i presunti colpevoli di un assassinio in seguito mai chiarito ci furono politici di un certo spessore e alcuni personaggi della Capitale elitaria, che trasformarono a tutti gli effetti la morte di Wilma Montesi nel primo caso dal forte rilievo mediatico. Un evento amaro e triste, fatto di sogni infranti, verità non dette e abuso del potere. Elementi serviti a Saverio Costanzo per assestare dunque l’ossatura narrativa del suo Finalmente l’alba, da cui parte un racconto di riscatto, reso possibile grazie a Mimosa, protagonista di un percorso di crescita avvenuto in una sola notte, talmente densa e articolata da sembrare una vita intera. Notte di festa dove però fra alcol, decadenza e illusioni, Mimosa scrive la sua storia, e con coraggio, addentrandosi nei chiaroscuri di divi o aspiranti tali, scopre se stessa. Ma a Wilma cosa è successo?

Il ritrovamento di Wilma sulla spiaggia

Finalmente l'alba

I riferimenti al caso Montesi in Finalmente l’alba sono tanti e influenzano il processo di formazione della stessa protagonista. Oltre ad alcune immagini visivamente potenti e simboliche (una fra queste l’ “incontro” fra Mimosa e Wilma a Cinecittà, con la scoperta da parte della prima dell’omicidio attraverso un filmato che alcuni uomini stanno guardando in sala), ci sono dei personaggi inseriti nel contesto filmico che – se non si conosce la storia – coglierne il significato e l’importanza della loro presenza risulta più difficile. Perciò, facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire cosa successe dopo la scoperta del corpo di Wilma Montesi, e chi fu accusato di essere implicato nella sua morte. Lo diciamo subito: all’epoca ci furono diverse versioni dei fatti e come accennavamo poco prima la risoluzione del caso non c’è mai stata, per cui quello che spieghiamo sono le linee principali su cui si sono sviluppate le indagini.

Il corpo della Montesi venne ritrovato da un manovale che faceva colazione sulla spiaggia, Fortunato Bettini, l’11 aprile del 1953, ancora in buono stato, indi per cui il medico legale stabilì che la morte poteva essere avvenuta almeno quarantotto ore prima e la causa, inizialmente, la attribuirono a un malore che la giovane ebbe mentre bagnava i piedi in acqua. Scivolata dopo aver perso i sensi, sarebbe di conseguenza annegata. Esclusero la violenza sessuale, nonostante poco dopo un altro medico constatò che le tracce di sabbia negli indumenti intimi potevano invece essere conferma di un abuso. Nonostante questo, la polizia diede per buona l’ipotesi dell’incidente e il caso si chiuse.

Le nuove ipotesi e la riapertura delle indagini

Finalmente l'alba film

Il 4 maggio, però, ci furono degli sviluppi. Il quotidiano napoletano Roma ipotizzò che ci fosse un grosso complotto dietro la morte di Wilma, e che qualcuno voleva proteggere i veri assassini. A esso, si unirono altre testate rinomate quali Corriere della Sera e Paese Sera, di cui quest’ultimo pubblicò un articolo in cui diceva che un certo “biondino” aveva portato in questura l’abbigliamento mancante di Wilma. L’identità, fino alla fine di maggio, non fu svelata, pur i giornalisti sapendo di chi si trattasse. Solo più avanti è una rivista comunista – Vie Nuove – a confermarlo, riconoscendo nel “biondino” la figura di Piero Piccioni, figlio del Vicepresidente del Consiglio Attilio Piccioni. Piero era anche compagno di Alida Valli. La notizia sollevò un certo scalpore, e lo scandalo continuò a essere alimentato fra i cittadini e nei rotocalchi stessi, finché Piccioni non querelò per diffamazione il giornalista dell’articolo, Marco Cesarini Sforza. A ottobre dello stesso anno è il direttore del periodico scandalistico Attualità, Silvano Muto, a riportare l’attenzione sulla morte della giovane. Da quanto scrisse, aveva svolto alcune indagini nella Roma bene dove c’era una certa Adriana Concetta Bisaccia, giovane che aveva raccontato di aver partecipato assieme a Wilma a un’orgia in una villa a Capocotta, sul litorale romano.

Lì le due avevano interagito con personaggi famosi – soprattutto politici – e Montesi aveva in quell’occasione assunto droghe e alcol che l’avrebbero fatta sentire male. Non solo, dopo il mancamento, secondo Bisaccia qualcuno l’avrebbe portata incosciente sulla spiaggia dove sarebbe stata poi abbandonata. Chi venne citato nell’articolo come responsabile fu, di nuovo, Piero Piccioni e poi Ugo Montagna, il proprietario della villa. Pensiero comune da lì in poi fu che le forze dell’ordine stavano insabbiando tutto per difendere tali noti esponenti. Più avanti, un’altra ragazza che si dichiarava essere stata amante di Montagna, Maria Augusta Moneta Caglio Bessier d’Istrai, scrisse un memoriale dove confermò quanto raccontato dai giornali fino ad allora, ossia che Piccioni e Montagna erano coinvolti, e che con Montesi quest’ultimo aveva una liason. In seguito, si disse che Ugo Montagna era stato addirittura informatore dei nazisti, oltre che essere responsabile di organizzare incontri con diverse donne nella sua tenuta per soddisfare necessità dei suoi invitati. Ufficialmente, il caso sull’omicidio Montesi fu riaperto a marzo del ’54 e vennero arrestati sia Montagna che Piccioni, il primo accusato di omicidio colposo e uso di droghe, il secondo di favoreggiamento insieme al questore Saverio Polito, per il medesimo motivo.

Un caso mai risolto

Finalmente l'alba

Arriviamo al 1957. Dopo aver indetto un processo penale per Montagna, Piccioni e Polito, le cose cambiarono ancora. Alida Valli, infatti, andò in soccorso di Piccioni, sganciando un alibi in suo favore, in cui diceva che nei giorni prima della morte di Wilma lui si trovava con lei a Ravello e che se ne era andato da lì il 9 aprile ma solo dopo le due di pomeriggio, per recarsi poi da un medico in quanto aveva dolori alla gola. La versione fu confermata, fra gli altri, anche dall’infermiere che se ne prese cura a casa. Montagna, invece, disse che non aveva mai conosciuto Montesi, mentre Polito confermò di nuovo la tesi ufficiale del malore in acqua. Alla fine, il tribunale li diede per innocenti, assolvendoli con formula piena. Da lì in poi il caso è stato avvolto sempre più nel mistero e non si è mai riuscito a capire chi fosse il colpevole. Molte sono le piste tracciate, ma ancora oggi è difficile credere alla tesi secondo cui Wilma Montesi si sia sentita male. Una cosa è certa: dalla scoperta del corpo, l’attenzione non fu mai per la ragazza, bensì per tutto quello che c’era dietro, tanto da surclassare la tragedia.

Mimosa, non solo Wilma

Finalmente l'alba film

Saverio Costanzo non è stato il primo a parlare del caso Montesi, né tantomeno a portare sul grande schermo quella che fu l’Italia del Dopoguerra, fra contraddizioni, illusioni e abuso dell’informazione. Nel 1960, con La dolce vita, Federico Fellini si immerge completamente in quel mondo oramai privo di scrupoli, e attraverso l’odissea di Marcello, catapulta il pubblico in quella che era la società degli anni Cinquanta: una Babilonia hollywoodiana governata da un’euforia incontrollata.

In Finalmente l’alba ci sono diversi collegamenti e suggestioni del film del regista romagnolo: dalla rappresentazione di una decadenza, ai paparazzi e giornalisti invadenti, alle dive (anche solo negli abiti Josephine Esperanto ricorda la Sylvia di Anita Ekberg), fino alla festa in una villa sul litorale romano, dove nel caso de La dolce vita il giorno seguente viene ritrovato morto sulla spiaggia un pesce strano, chiamato “mostro marino”, che simbolicamente rappresenta Wilma Montesi. Se è vero che Mimosa ripercorre gli stessi passi di Wilma, come afferma Costanzo, e lo fa con una consapevolezza diversa poiché è a conoscenza di quanto accaduto (il viaggio di Mimosa si svolge, come abbiamo accennato, poco dopo), è vero anche che non ne aderisce totalmente, avendo Mimosa non solo un epilogo differente, ma una dimensione di sé diversa che le permette di non essere risucchiata in quel vortice infame.

C’è un collegamento con la Paola felliniana?

Ecco che da qui nasce una riflessione molto particolare, che potrebbe collegare Mimosa a Paola, l’angelica ragazza che Marcello incontra ne La dolce vita in una trattoria sul mare dove quest’ultima lavora. Il giornalista, ne apprezza di lei non solo la semplicità, ma la purezza delle sue aspirazioni mentre racconta di voler diventare una dattilografa. Lei non è disillusa come Marcello, ed infonde una tenerezza sia nell’atteggiamento che nello sguardo molto simile a Mimosa. Paola la ritroviamo nel finale de La dolce vita sulla stessa spiaggia dove giace il pesce morto, all’indomani del festino a cui Marcello ha partecipato (un parallelismo con Mimosa, la quale in una delle scene finali si ritrova proprio come Paola sulla spiaggia dove è stata rinvenuta Wilma).

In quella scena, vediamo Paola non riuscire a parlare con Marcello, ma capiamo che è felice, forse è riuscita pure a realizzare il suo sogno. Cerca di farlo andare verso di lei, prova in tutti i modi a farsi sentire, ma non c’è niente da fare. Sembra impossibile udirla. Marcello ci prova e ci riprova, poi se ne va. Da sempre questo finale rappresenta l’incomunicabilità fra due mondi opposti, quello puro della ragazza e quello calante e corrotto di Marcello, il quale si dice non abbia compreso le sue parole perché oramai smarritosi e in una condizione di perdizione irrecuperabile. Un contrasto che si nota tanto ne La dolce vita, mettendo a confronto Paola e Marcello, quanto in Finalmente l’alba, fa la medesima cosa con Mimosa e tutto il resto dei partecipanti alla festa nella villa dove la protagonista trascorre l’indimenticabile notte.

Finalmente l’alba e Fellini

Come vediamo in Finalmente l’alba, Mimosa si scontra con una furiosa realtà che cade man mano in pezzi durante tutta la narrazione, ma sceglie di rimanere se stessa, di preservare la sua semplicità, la sua vera essenza, a favore di una crescita consapevole. Paola, allo stesso modo, sceglie di non raggiungere Marcello, ma bensì di invitarlo a fare il contrario, e in quel caso è come se opponesse la stessa resistenza di Mimosa. Non cade, non cede.

Rimane fedele a se stessa. Il contrasto, dunque, è molto simile, così come paiono chiari i punti di contatto fra le due, e per cui ci fa chiedere: se ciò che è rappresentato simbolicamente da Fellini, attraverso Paola, ci fosse stato mostrato concretamente da Saverio con Mimosa? Fra l’altro, il fatto che Paola sia sullo stesso lembo di battigia dove è stato ritrovato il pesce, quindi la Montesi, potrebbe rafforzare questa connessione fra le due. Da una parte, infatti, c’è la vita, dall’altra la morte. Da una parte Wilma, dall’altra Mimosa e Paola, e quel lieto fine, quel riscatto, che i registi, come noi tutti, volevano per un’anima che forse così potrebbe trovare la pace. E allora, cosa ha fatto Saverio Costanzo con Finalmente l’alba? Ha dato a Wilma Montesi la possibilità di vivere ancora. Le ha dato quel futuro che immaginava.

Finalmente Inception Full Trailer!!

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Dopo molta attesa è uscito il nuovo full trailer di Inception, il kolossal fantascientifico di Christopher Nolan che arriverà nei cinema italiani a settembre. Un filmato inedito e semplicemente spettacolare…

Finalmente il Trailer di Hansel e Gretel con Jeremy Renner e Gemma Arterton!

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Arriva finalmente il Trailer di Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe con Jeremy Renner e Gemma Arterton, a pubblicarlo in esclusiva è Msn. La pellicola è una  reinterpretazione in chiave action della famosa fiaba, un po’ come già accaduto con Biancaneve.  La pellicola è una  reinterpretazione in chiave action della famosa fiaba, un po’ come già accaduto con Biancaneve.  Ecco il filmato:

A completare il cast di Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe ci sono Famke Janssen, Ingrid Bolsø Berdal e Peter Stormare.

 

 

Finalmente ABC spiega perché Bailey non ha mai funzionato davvero in The Rookie

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A quasi cinque anni dalla sua introduzione, ABC ha finalmente chiarito perché Bailey Nune non è mai sembrata del tutto integrata nel cast principale di The Rookie. Nella stagione 8 della serie creata da Alexi Hawley, già ricca di eventi fin dai primi episodi del ciclo 2025–2026, il nodo narrativo legato a Bailey viene affrontato in modo diretto e sorprendentemente lucido.

La nuova stagione si è aperta con un’operazione internazionale e ha continuato a sviluppare importanti cambiamenti per diversi personaggi: Grey ha intrapreso un nuovo percorso professionale, Bradford e Chen hanno consolidato il loro ruolo (e il loro rapporto), mentre Celina, Lopez, Nyla ed Evers hanno portato avanti archi narrativi ben definiti. In questo contesto, però, la serie ha posto un’attenzione particolare sulla relazione tra Nolan e Bailey, facendo emergere una frattura che covava da tempo.

Nolan verbalizza il vero problema di Bailey

Nel quinto episodio della stagione 8, intitolato The Network, John Nolan arriva finalmente a dire ad alta voce ciò che molti spettatori hanno percepito per anni. Dopo il viaggio di nozze a Praga, la coppia si trova davanti a una scelta cruciale: Bailey vuole trasferirsi a Washington DC per lavoro, mentre Nolan rifiuta l’idea di abbandonare la sua vita e la sua carriera a Los Angeles.

Durante il confronto finale, Nolan individua il vero nodo della questione: Bailey ha sempre avuto un’irrefrenabile inclinazione al cambiamento. Nel corso della serie è stata vigile del fuoco, soldatessa, paramedica, istruttrice di capoeira e molto altro. Una versatilità che, sul piano personale, la rende affascinante e dinamica, ma che sul piano narrativo ha finito per renderla instabile e difficile da collocare.

A differenza degli altri personaggi, legati a una crescita professionale chiara e coerente all’interno del Mid-Wilshire PD, Bailey è sempre rimasta ai margini del racconto. Spesso la sua presenza nelle storyline più importanti è sembrata giustificata solo dal suo legame con Nolan, interpretato da Nathan Fillion, piuttosto che da un ruolo organico nel mondo della serie.

La stagione 8 potrebbe ora trasformare questa crisi in un punto di svolta, “radicando” finalmente Bailey e dandole una funzione narrativa più solida. Se così fosse, The Rookie riuscirebbe non solo a spiegare un problema storico della serie, ma anche a correggerlo, dando nuovo equilibrio a uno dei suoi personaggi più discussi.

Finali tragici per le Principesse Disney [FOTO]

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Il nostro pianeta sta morendo. E’ una frase che gli ambientalisti, a ragione, ripetono spesso. E di frequente capita di rifugiarsi nel mondo delle fiabe per non vedere ciò che ci circonda. Ma cosa accade se la distruzione del nostro Pianeta, l’inquinamento, la povertà invadono anche il mondo ovattato e sempre felice delle fiabe? Ecco una serie di finali alternativi per i racconti delle Principesse Disney (e non solo), in cui i personaggi fanni i conti con “il mondo reale”:

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La sirenetta Ariel è cosparsa di petrolio e non riesce a tornare in mare, Elsa piange disperata su un iceberg che si scioglie inesorabilmente, Winnie the Pooh non ha più il suo bosco dei Cento Acri e Pocahontas è confinata in un casinò, perchè la sua terra è stata occupata. Che ve ne pare? Sicuramente dei finali da “e vissero per sempre infelici e scontenti”.La SIrenetta Principesse Disney

(le foto sono stati reperite su www.thepostinternazionale.it)

Finalement: la clip in esclusiva del film di Claude Lelouch

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Finalement: la clip in esclusiva del film di Claude Lelouch

Esce il 19 settembre in Italia Finalement – Storia di una tromba che si innamorò di un pianoforte, un’avventura, emozionante e divertente, una summa della ricchissima cinematografia dell’iconico regista francese Claude Lelouch che, con il suo 51esimo film, è stato tra i protagonisti della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Dopo aver distribuito nel nostro Paese il Leone d’Oro del 2021, La Scelta di Anne – L’Événement e I Figli degli altri in competizione nel 2022, Europictures è orgogliosa di portare nelle sale italiane Finalement da giovedì 19 settembre.

La trama di Finalement

In un mondo sempre più folle, Lino, un uomo che aveva tutto, tra famiglia, successo e carriera, sente che sta perdendo l’equilibrio. Decide di lasciarsi tutto alle spalle e vagare, ricercato, per la Francia vestendo prima i panni di un prete destituito, di un regista di film per adulti, di un trombettista per rendersi conto alla fine, dopo una serie di incontri a dir poco strampalati, che tutto quello che accade nella vita è un bene.

Finalement, gratis al cinema: prenota il tuo invito!

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Finalement, gratis al cinema: prenota il tuo invito!

In occasione dell’uscita al cinema di Finalement, film scritto e diretto da Claude Lelouch, Cinefilos.it offre la possibilità ai suoi lettori di assistere gratuitamente alla proiezione del film.

Per prenotare il proprio invito, valido per due persone, basta consultare questo link che sarà attivo dal 5 settembre: anteprimefinalement.it.

Cerca la tua città!

La trama di Finalement

La storia di un potente avvocato la cui vita prende una svolta inaspettata dopo un problema di salute che gli impedirà di mentire e lo costringerà a parlare senza alcun filtro. Lino (interpretato da Kad Merad) intraprenderà un viaggio attraverso la Francia, da Parigi alla Normandia, al Mont St Michel, durante il quale incontrerà molta gente, ma soprattutto si innamorerà di una donna che suona il pianoforte e gli farà riscoprire la sua vera passione: suonare la tromba. Amore, destino, ed intrecci sentimentali in una commedia romantica divertente e intelligente che grazie anche ad una deliziosa colonna sonora farà riflettere sulle coincidenze e le opportunità che può riservare la vita.

Guarda il trailer di Finalement

Finale alternativo: 5 film famosi che dovevano finire diversamente

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Ecco un video che ci mostra cinque finali alternativi di altrettanti famosi film, finali che per fortuna non vedremo mai! I film in questione sono: Terminator 2: Il Giorno del Giudizio, TitanicThe Blair Witch Project, The Butterfly Effect e Clerks – Commessi.

Di seguito il video:

Finale alternativo sconvolgente per Paperman!

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Finale alternativo sconvolgente per Paperman!

PapermanArriva da Collage Humor, un finale alternativo del cortometraggio vincitore dell’Oscar 2013 Paperman,

Finale a sorpresa – Official Competition: la spiegazione del finale del film

Il film del 2022 Finale a sorpresa – Official Competition (qui la recensione) è una satira brillante del mondo del cinema contemporaneo, diretta da Mariano Cohn e Gastón Duprat, con protagonisti Penélope Cruz e Antonio Banderas. Il film racconta le vicende di due attori ossessionati dalla perfezione e dalla competizione sul set, alle prese con le dinamiche assurde e teatrali della produzione di un film d’autore. Tra battute taglienti e situazioni paradossali, la pellicola mette in luce il lato più grottesco e surreale dell’industria cinematografica. Nel resto dell’articolo si analizzerà il finale e si approfondiranno i temi principali del film.

La trama di Finale a sorpresa – Official Competition

Il film inizia con Humberto Suárez (José Luis Gómez), un ricco uomo d’affari ormai anziano che decide di produrre un film e lasciare un’eredità duratura. Per questo incarica Lola Cuevas (Penélope Cruz), una celebre regista, di adattare un romanzo vincitore del premio Nobel intitolato Rivalità. La storia ruota attorno a un uomo che non riesce a perdonare il fratello per aver ucciso i loro genitori in un incidente causato dalla guida in stato di ebbrezza. Per interpretare i due fratelli, Lola decide di ingaggiare Iván Torres (Oscar Martínez), un attore teatrale snob e poco brillante, e Félix Rivero (Antonio Banderas), un attore hollywoodiano di grande successo, che forse non è così abile nell’arte della recitazione.

Entrambi apportano il proprio punto di vista nell’affrontare i rispettivi ruoli. Iván prepara un’intera storia per il suo personaggio per giustificare il suo stato mentale. Félix crede che, come attore, si debbano recitare i dialoghi in modo abbastanza convincente da far credere al pubblico alla finzione e inventare le proprie storie. Le loro due personalità contrastanti si scontrano, mentre Lola continua con il suo approccio registico micro-gestionale. Dà a entrambi gli attori un feedback approfondito sulle loro performance, li fa ripetere le battute fino a quando non la soddisfano e arriva persino a usare un esperimento pratico, tenendo un masso sopra di loro con una gru per far loro sentire la tensione della scena.

Antonio Banderas, Penelope Cruz e Oscar Martínez in Finale a sorpresa - Official Competition
Antonio Banderas, Penelope Cruz e Oscar Martínez in Finale a sorpresa – Official Competition

 

Più tardi, distrugge tutti i premi che hanno ricevuto con un trituratore industriale. I tre artisti cercano di coesistere, nonostante i loro diversi metodi, per portare sullo schermo una visione unitaria. Poiché Iván continua a sminuirlo, Félix decide di vendicarsi. Rivela la sua diagnosi di cancro al pancreas e afferma di voler fare di Rivalità il suo ultimo capolavoro prima di morire. La notizia sconvolge Lola, che si preoccupa di come concludere le riprese se Félix morirà entro un anno. Iván, però, la consola offrendosi di interpretare entrambi i ruoli.

Poco dopo, Félix rivela però di aver mentito sulla sua diagnosi per farsi rispettare le sue capacità recitative. Félix è orgoglioso di quanto sia facile ingannarli con la sua recitazione. Iván lo applaude per essere riuscito a convincerli di questa bugia e dice di invidiare la capacità di Félix di raggiungere un pubblico così vasto. Ma in seguito, Iván confessa di aver mentito anche lui e definisce il lavoro di Félix un intrattenimento superficiale e banale, fatto per la maggioranza che si nutre di trucchi così scontati. La loro continua battaglia tra ego fa dunque infuriare Lola, che decide di prendersi una pausa per dimostrare la sua importanza come regista.

Alla fine, arrivano alla scena finale del loro film, dove il personaggio di Félix uccide quello di Iván per vendetta e finge di essere lui. Subito dopo questa rappresentazione, Humberto organizza una festa per commemorare l’inizio della produzione del film. In quest’occasione, uno scontro tra i due attori porta ad un drammatico risvolto: Félix spinge Iván giù dal tetto dell’abitazione, apparentemente uccidendolo. A questo punto Félix si nasconde per salvarsi da ogni accusa. Più tardi, esce per consolare la moglie di Iván. Lola, però, se ne accorge e capisce che Félix sta solo recitando.

Mentre Iván rimane in coma in ospedale, Félix interpreta il ruolo dei fratelli (come proposto da Iván in precedenza). Il film viene presentato a un festival cinematografico, dove Félix viene elogiato per la sua interpretazione durante la sessione di domande e risposte che segue la proiezione. Mostra preoccupazione per il suo ex co-protagonista Iván e dice che avrebbe voluto che fosse stato nel film. Tuttavia, Lola risponde alle domande della stampa con poche parole e non si lascia andare a rivelazioni sul “significato più profondo o sul legame” dietro al film.

Antonio Banderas e Oscar Martínez in Finale a sorpresa - Official Competition
Antonio Banderas e Oscar Martínez in Finale a sorpresa – Official Competition

La spiegazione del finale del film

Dopo aver dedicato del tempo a delineare lentamente le personalità dei singoli personaggi, il finale tralascia a questo punto diversi dettagli. Mentre Iván è in coma, Félix approfitta della sua assenza per costruire la propria opera e ottenere la rispettabilità artistica che ha sempre adorato. L’idea di assegnargli entrambi i ruoli sembra essere venuta a Lola, dato che Iván le aveva presentato questa idea in passato. Inoltre, lei non sembra il tipo di persona che vorrebbe sprecare qualsiasi opportunità le si presenti. Quindi, raggiunge il suo obiettivo finale: realizzare il film in un modo o nell’altro.

Il gioco di ruoli che si ritrova nei personaggi di Iván e Félix rispecchia le loro vite reali, dove Iván assume la vita di Félix dopo la sua uscita di scena. Poiché l’aspetto meta è piuttosto evidente, Lola si rifiuta di commentarlo. Forse perché attirerebbe inutili polemiche o perché vuole smettere di discutere di ciò che è successo (e considerarlo l’ispirazione dietro il suo lavoro). Nel montaggio finale, il film affronta essenzialmente un unico tema: la vita continua.

Huberto continua a curare la sua immagine pubblica di multimilionario e inaugura un ponte che ha finanziato. Félix continua a ottenere grandi ruoli nonostante le sue limitate capacità recitative e non presta attenzione al suo passato. Poiché nessuno lo scopre nella sua menzogna (a parte Lola), ciò rafforza il punto di vista di Iván: le persone credono ai trucchi economici della sua recitazione. Nonostante la sua eccellenza artistica, Iván continua a desiderare il riconoscimento e la vendetta per ciò che Félix gli ha fatto.

Mentre rivela i loro progressi, Lola rompe la quarta parete per chiederci quando il film finisce veramente per noi. Anche quando i titoli di coda scorrono, invitandoci a lasciare la sala, i nostri pensieri e le nostre idee continuano a ronzarci nella testa. Quindi la pioggia immediata di premi, riconoscimenti o amore non determina necessariamente la vita di un film. Dipende anche dalla sua longevità. In sostanza, ci fa riflettere su come giudichiamo l’arte e su cosa basiamo i nostri giudizi. È solo la valutazione critica? È un premio a un festival cinematografico o un successo al botteghino? La natura aperta del suo monologo ci porta a riflettere su questo aspetto.

Finale a sorpresa - Official Competition recensione
Antonio Banderas, Penelope Cruz e Oscar Martínez in Finale a sorpresa – Official Competition

La spiegazione dei temi di Finale a sorpresa – Official Competition: l’ego degli artisti

L’elemento del temperamento artistico viene dunque ripetutamente indagato e discusso per tutta la durata del film. Sia Félix, affermato nel mainstream, sia Iván, purista, si preoccupano eccessivamente di come vengono percepiti e se gli altri li rispettano. Quando Félix si procura una piccola contusione, crea un dramma inutile come se fosse un incidente mortale. Quando Iván decide di arrivare in ritardo sul set perché Félix ha potuto farlo, anche lui agisce in base al suo ego.

Entrambe le loro azioni rappresentano i capricci che gli attori/artisti mettono in atto, spesso per aumentare il loro valore agli occhi degli altri. Oltre a loro, anche il temperamento artistico di Lola diventa evidente. Il suo stile di regia appare intensamente invasivo. Questo perché controlla minuziosamente ogni piccolo dettaglio affinché il lavoro prenda vita esattamente secondo la sua visione. Ciò fa infuriare gli attori, poiché il suo metodo influisce sul loro stile recitativo. Il film crea gran parte del suo “dramma” attraverso lo scontro tra gli ego di tutti questi individui nel mondo dell’arte.

La vita imita l’arte e viceversa

Il casting di Félix e Iván sembra intenzionale, poiché rispecchiano le lotte emotive dei loro personaggi. Gli attori sembrano fratelli estraniati che litigano per il loro amore per la recitazione, proprio come i loro personaggi litigano per il loro amore verso i genitori. Come spiegato in precedenza, l’aspetto di prendere il posto del fratello nell’ultima scena delle prove (e del film) appare nella vita reale di questi attori, rafforzando ulteriormente l’aspetto meta di questa commedia nera.

Finale a sorpresa – Official Competition, recensione del film con Penelope Cruz

Dal 21 aprile arriva nelle sale italiane Finale a sorpresa – Official Competition. Il film, già presentato alla 78ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, è un’insolita commedia meta-cinematografica. Il super cast – Penelope Cruz, Antonio Banderas e Oscar Martinez – unito ad una maestosa villa moderna, sono gli ingredienti essenziali per la riuscita del film.

La sinossi di Finale a sorpresa – Official Competition

Un imprenditore miliardario vuole produrre un film per poter accrescere la sua notorietà. Sceglie un romanzo – che non ha nemmeno letto – e lo affida alla famosa regista Lola Cuevas (Penelope Cruz) affinché ne tiri fuori un capolavoro cinematografico. Per realizzare il film, l’eccentrica regista sceglie due attori di estrema fama: Félix Rivero (Antonio Banderas), un divo Hollywoodiano affascinante e pluripremiato, e Iván Torres (Oscar Martínez), talentoso attore teatrale legato al cinema non commerciale. Inserite in uno stesso progetto, le personalità così diverse dei due divi entrano subito in competizione.

Dovendo interpretare due fratelli in conflitto, durante le prove Félix e Iván vengono sottoposti da Lola a prove attoriali (e non solo) stravaganti, che portano entrambi al limite della sopportazione. Riuscirà tutta l’energia che circola attorno ai due divi ad essere incanalata nella realizzazione di un film capolavoro?

Un film che parla di cinema

Meno tecnico di Effetto notte (La nuit américaine) di François Truffaut, ma similmente ironico sui divi del cinema. Meno metaforico de La finestra sul cortile di Hitchcock, ma ugualmente celebrativo dei movimenti di macchina. Finale a sorpresa – Official Competition è un film meta-cinematografico che parla della realizzazione di un film in modo comico.

Gli attori interpretano a loro volta degli attori (e una regista) dalle personalità spiccate ed eccentriche. Lola, Félix e Iván sono tre teste calde, rappresentano gli stereotipi del mondo divistico in modo estremamente divertente, senza essere eccessivamente caricaturali. Penelope Cruz (Blow, Vicky Cristina Barcelona, Madres Paralelas), vestita con abiti appariscenti a dotata di una folta, riccia chioma rossa, è l’artista pazza, geniale, indipendente e sensibile. Antonio Banderas (The Code, Ballistic) è il divo sciupafemmine sicuro di sè, scaltro, egocentrico e finto tonto. Oscar Martinez (Il cittadino illustre) rappresenta l’arte di nicchia, sofisticata, un po’ narcisista che disprezza la massa. Uniti, i tre grandi attori riempiono le scene.

Finale a sorpresa - Official CompetitionPochi attori per spazi immensi

Oltre ai tre attori principali, compaiono pochi personaggi, nessuno dei quali è troppo rivelante. In Finale a sorpresa – Official Competition, le rare figure si muovono in spazi immensi. Le stanze mastodontiche e deserte in cui avvengono le prove del film fittizio sono luoghi di design dalle linee nette e definite.

Un edificio enorme per i soli tre personaggi: in un’alternanza di campi lunghi e primissimi piani, la fotografia di Arnau Valls Colomer esalta l’arte cinematografica, fatta dai luoghi quanto dai volti. Nelle sconfinate inquadrature può esplodere l’ego degli artisti. Lola sottopone i due divi a prove assurde, li schiaccia, li lega, li fa piangere. Nella desolazione e nell’ampiezza della villa, tutto sembra concesso. E, anche Félix e Iván hanno modo di esprimersi, sia nelle loro performance attoriali, sia nei loro assurdi atteggiamenti.

Un lavoro registico degno di nota

La coppia di registi che dirige Finale a sorpresa – Official Competition è composta da Mariano Cohn e Gastón Duprat. I due noti cineasti argentini si dedicano alla produzione di un film spagnolo degno di nota. Il lungometraggio è una commedia, che spicca per la qualità. In un mondo in cui film comico è sempre più sinonimo di cattiva recitazione, film costruiti in studio e battute volgari, la pellicola di Cohn e Duprat alza l’asticella. L’umorismo è sottile e raffinato, la cinepresa asseconda le dinamiche relazionali tra gli attori, le ambientazioni e la qualità della fotografia esaltano la storia.

La competizione è viva e il finale è una sorpresa

Il titolo del film è molto suggestivo. La pellicola è una produzione spagnola,  il nome originale è ”Competencia Official”, tradotto in inglese con Official Competition. La competizione tra Félix e Iván è infatti al centro sia del film principale che del film fittizio a cui devono lavorare. I duelli a suon di battute, i momenti faccia a faccia vissuti dai due attori sono ciò che costruisce l’aspetto ironico della pellicola.

In italiano, il titolo è invece ”Finale a sorpresa”, una scelta non casuale che stuzzica la curiosità dello spettatore. Il film di Lola sarà realizzato o no? Succederà qualcosa di sorprendente che cambierà il corso delle vicende? Per scoprirlo, non resta che andare in sala e vedere Finale a sorpresa!

Final Score: trama, cast e location del film con Dave Bautista

Final Score: trama, cast e location del film con Dave Bautista

La sempre più lunga e apprezzabile carriera cinematografica dell’ex wrestler Dave Bautista presenta anche alcuni titoli da protagonista assoluto. Uno di questi è l’action Final Score. Arrivato al cinema nel 2018 per la regia di Scott Mann, che aveva già diretto Bautista nel film Bus 657, il lungometraggio è definito come un omaggio al primo Die Hard, solo con differente ambientazione. Ad essere qui luogo di un attentato terroristico è infatti uno stadio, e a liberare questo dagli indesiderati occupanti sarà proprio il soldato a cui dà volto l’interprete di Drax di Guardiani della Galassia

Particolarmente legato al progetto, Bautista figura qui anche come produttore. Per lui si tratta infatti di un ruolo particolarmente importante, con cui dà prova della sua buona presenza scenica e di saper reggere sulle sue spalle un intero film. Accanto a lui si ritrovano però anche altri noti attori di provenienza internazionale, che conferiscono ulteriore valore al titolo. Final Score è infatti stato poi particolarmente apprezzato dalla critica, la quale elogia tanto le interpretazioni quanto l’imprevedibilità di alcuni risvolti narrativi, sottolineando anche il buon intrattenimento garantito.

Il film si è poi avvalso di un’uscita in contemporanea tra sala cinematografica e streaming. Costato 20 milioni di dollari, Final Score ha così avuto modo di raggiungere un pubblico particolarmente ampio, ottenendo un discreto ritorno in termini economici. Prima di vedere il film, però, può tornare utile essere a conoscenza di alcune curiosità ad esso legate. Dalla trama al cast e fino alle location utilizzate, proseguendo nella lettura si potrà scoprire quanto c’è da sapere a riguardo. Infine, si elencheranno anche le piattaforme dove è possibile ritrovare e vedere in streaming il film.

Final Score film trama

La trama di Final Score

Protagonista del film è l’ex militare statunitense Michael Knox, il quale si trova ad assistere ad una partita di calcio nello stadio londinese Boleyn Ground in compagnia di sua nipote Danni. Prima che la partita abbia inizio, Michael si allontana per andare a comprare degli hot dog, e durante questa sua assenza succederà l’impensabile. Egli riceve infatti una chiamata da parte del russo Arkady Belav, il quale gli ordina di rintracciare tra il pubblico il fratello Dimitri e ucciderlo. Se non riuscirà in tale compito, Arkady farà scoppiare l’intero stadio, uccidendo così oltre trentacinque mila persone.

Michael si trova così in una posizione particolarmente scomoda, al centro di un vero e proprio attacco terroristico. Egli dovrà scoprire quanto più possibile sui due fratelli russi e su loro conflitto, e solo così potrà sperare di salvare la situazione. A sua disposizione ha soltanto novanta minuti, e a peggiorare la situazione vi è il rapimento di sua nipote, presa come ostaggio proprio dai terroristi. Questi hanno però sottovalutato le capacità dell’uomo, che grazie alla sue conoscenze di guerra sa come far fronte a situazioni del genere.

Il cast del film

Per un film ricco di cotanta azione, era necessario che nei ruoli principali vi fossero attori non nuovi a questa. Per il ruolo di Michael Knox è stato così scelto l’attore Dave Bautista. Per la parte, Bautista si è sottoposto ad un lungo allenamento, con il quale ha ulteriormente rafforzato la propria forma fisica. Così facendo, ha avuto modo di prendere personalmente parte a molte delle più spericolate acrobazie richieste dal copione. Accanto a lui, nel ruolo della nipote Danni, vi è la giovane attrice Lara Peake, divenuta nota grazie ad alcuni film e serie televisive di buon successo.

Nel ruolo del terrorista Dimitri Belav vi è invece il celebre Pierce Brosnan. L’attore, noto per essere stato anche l’agente 007, dà qui volto ad un nuovo spietato villain, affermandosi come uno degli elementi di maggior interesse del film. Per il ruolo egli ha raccontato di aver approfondito tramite alcune ricerche le origini del personaggio, costruendo per questo una personalità credibile e particolarmente complessa. Ray Stevenson, divenuto famoso grazie al ruolo di Marcus Eaton nella saga Divergent, è invece l’interprete dell’altro dei due terroristi, Arkady, che si rivela essere il vero villain del film.

Final Score Pierce Brosnan

Le location di Final Score

Quasi esclusivamente ambientato nello stadio Boleyn Ground di Londra, le riprese del film si sono svolte realmente all’interno di questo. Inaugurato nel 1904, lo stadio è stato la casa della squadra West Ham sino al 2016, anno in cui viene chiuso per essere demolito. È in questo periodo che le riprese hanno luogo, sfruttando così la completa disponibilità della struttura. Al termine della lavorazione del film, hanno infatti inizio i lavori di demolizione, che portano il Boleyn Ground ad essere totalmente smantellato nel 2017. Il set di Final Score è stato così l’ultimo grande evento svoltosi all’interno di questo, immortalando per sempre la grandiosità di tale iconica struttura.

Il trailer di Final Score e dove vedere il film in streaming e in TV

Per gli appassionati del film, o per chi dovesse ancora vederlo, è possibile fruire di Final Score grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Infinity+, Apple TV, Netflix, Now e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Il film verrà inoltre trasmesso in televisione giovedì 11 luglio alle ore 21:00 sul canale 20 Mediaset.

Fonte: IMDb

Final Score: la spiegazione del finale del film

Final Score: la spiegazione del finale del film

Final Score è il thriller d’azione del 2019 diretto da Scott Mann, regista con una particolare predilezione per film ad alta tensione ambientati quasi in un’unica location, capace di portare al massimo la gravità della situazione. Ciò si era manifestato con il precedente Bus 657 – Heist (2015) e con il successivo Fall (2022). Anche nel caso di Final Score il regista britannico utilizza scenari chiusi e concentrati, come lo stadio di Wembley, per aumentare il senso di claustrofobia e pericolo costante, dimostrando una predilezione per l’azione concentrata e i ritmi serrati che tengono lo spettatore costantemente sul filo del rasoio.

L’attore Dave Bautista, noto soprattutto per il suo ruolo nei franchise Marvel come Drax in Guardiani della Galassia, qui porta la sua imponente presenza fisica a un contesto più realistico e urbano, mostrando abilità da action hero in un contesto più vicino al thriller puro che al blockbuster fantascientifico. Bautista interpreta un ex soldato determinato e strategico, ruolo che gli consente di combinare forza bruta e tattiche intelligenti, consolidando la sua immagine di protagonista d’azione moderno capace di muoversi tra adrenalina e tensione narrativa.

Il film si colloca dunque nel genere action-thriller con elementi di suspense e “hostage scenario”, esplorando temi come eroismo, sacrificio e resilienza di fronte a minacce improvvise. La trama mostra come un singolo individuo possa fare la differenza contro criminali ben armati e organizzati, mettendo in evidenza la capacità di leadership, la strategia e l’ingegno come strumenti di sopravvivenza e giustizia. Nel resto dell’articolo si proporrà una spiegazione dettagliata del finale, per comprendere come l’azione e il destino dei personaggi si risolvano negli ultimi momenti del film.

Final Score film trama

La trama di Final Score

Protagonista del film è l’ex militare statunitense Michael Knox, il quale si trova ad assistere ad una partita di calcio nello stadio londinese Boleyn Ground in compagnia di sua nipote Danni. Prima che la partita abbia inizio, Michael si allontana per andare a comprare degli hot dog, e durante questa sua assenza succederà l’impensabile. Egli riceve infatti una chiamata da parte del russo Arkady Belav, il quale gli ordina di rintracciare tra il pubblico il fratello Dimitri e ucciderlo. Se non riuscirà in tale compito, Arkady farà scoppiare l’intero stadio, uccidendo così oltre trentacinque mila persone.

Michael si trova così in una posizione particolarmente scomoda, al centro di un vero e proprio attacco terroristico. Egli dovrà scoprire quanto più possibile sui due fratelli russi e su loro conflitto, e solo così potrà sperare di salvare la situazione. A sua disposizione ha soltanto novanta minuti, e a peggiorare la situazione vi è il rapimento di sua nipote, presa come ostaggio proprio dai terroristi. Questi hanno però sottovalutato le capacità dell’uomo, che grazie alla sue conoscenze di guerra sa come far fronte a situazioni del genere.

La spiegazione del finale del film

Nel terzo atto di Final Score, l’azione raggiunge il suo culmine con Michael Knox impegnato a salvare la giovane Danni e a neutralizzare Arkady e la sua squadra di mercenari all’interno dello stadio di Upton Park. Dopo aver affrontato diversi uomini armati e aver disinnescato il pericolo immediato delle esplosioni piazzate dai terroristi, Knox riesce a localizzare Dimitri e a far luce sul piano reale dei mercenari, che mira a ottenere la cooperazione politica tramite minacce e sequestri. Durante una serie di scontri ravvicinati, Knox affronta Tatiana, recupera il controllo della situazione e utilizza Dimitri come pedina per garantire la sicurezza di Danni, riuscendo infine a salvarla.

L’azione culmina con la distruzione della sala di controllo, apparentemente causata dall’esplosione del bomb kit piazzato dai terroristi. Il racconto si chiude con una risoluzione adrenalinica e positiva: Knox riesce a sopravvivere, Danni viene liberata sana e salva e Arkady viene eliminato. La tensione narrativa si scioglie con il colpo di scena del falso allarme dell’esplosione: il presunto bombardamento dello stadio era stato registrato, e così Knox e Danni possono uscire illesi. I personaggi secondari, come Faisal e la madre di Danni, sopravvivono anch’essi, e il film termina con un momento di sollievo e ricongiungimento familiare, confermando il trionfo del coraggio e dell’ingegno individuale sul caos e la violenza organizzata.

Final Score Pierce Brosnan

Dal punto di vista tematico, il finale di Final Score porta a compimento l’idea centrale del film: la determinazione e l’astuzia di un singolo individuo possono sovvertire piani criminali sofisticati e proteggere i più vulnerabili. L’eroismo di Knox non si manifesta solo nella forza fisica ma anche nella capacità di leggere la situazione, anticipare le mosse dei nemici e prendere decisioni rapide, dimostrando come intelligenza, prontezza e coraggio siano strumenti fondamentali contro minacce complesse e imprevedibili.

La soluzione finale evidenzia anche la moralità dei personaggi principali: Knox agisce sempre per salvare vite innocenti, mentre Dimitri, pur inizialmente manipolato, sceglie un gesto estremo per impedire ulteriori tragedie. L’opposizione tra bene e male, ordine e caos, viene così risolta con un equilibrio narrativo che premia l’eroismo responsabile e condanna la violenza cieca e la sete di potere, offrendo una chiusura coerente con l’arco dei protagonisti.

Il messaggio che Final Score lascia allo spettatore è chiaro: anche di fronte a situazioni apparentemente disperate, il coraggio, la prontezza di spirito e l’altruismo possono fare la differenza, permettendo di proteggere chi è vulnerabile e di riportare l’ordine laddove il caos sembrava prevalere. La tensione, l’azione e la strategia convergono in un finale che esalta la resilienza umana e la capacità di affrontare il pericolo con lucidità e determinazione.

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Final Portrait: Stanley Tucci presenta il film a Roma

Final Portrait: Stanley Tucci presenta il film a Roma

Tratto dall’omonimo libro di James Lord, Final Portrait è un film diretto da Stanley Tucci, amato e conosciuto forse da tutti più come attore che come regista.

La volontà di mettersi dietro la macchina da presa, solitamente piuttosto sporadica (qui dirige il suo quinto lungometraggio), è scaturita stavolta dalla sua grande passione per l’arte.

Il film si concentra infatti su un particolare momento della vita di Alberto Giacometti, pittore e scultore italo-svizzero, vissuto nella metà degli anni ‘90.

Il nostro incontro con Stanley Tucci in conferenza stampa si apre ricordandoci come oggi siamo in un momento in cui la fortuna critica di Giacometti è particolarmente felice. Alla biennale di Venezia la Svizzera questo anno ha dedicato l’intero padiglione a Giacometti, e inoltre a giugno il Guggenheim di New York ospiterà la più grande mostra americana dedicata all’artista.

Tucci non si è approcciato al classico modo di mettere in scena una biografia. “Non ho mai creduto molto alle biografie integrali. Preferisco quelle che si concentrano su un solo momento della vita di un artista, così da poterne rilevare maggiori dettagli e dare un senso più profondo di quella persona”.

The Final Portrait

Stanley Tucci racconta di provenire da una famiglia in cui si è sempre respirato un forte clima artistico. Suo padre, pittore e insegnante d’arte, ha girato il mondo assieme ai figli, coi quali ha vissuto anche a Firenze per un anno. “Quando respiri l’arte fin da piccolo ne sei totalmente pervaso. Inoltre da ragazzo ho anche studiato disegno”, afferma il regista.

La scelta di Geoffrey Rush nei panni dell’estroso artista è perfetta. “Geoffrey ha avuto due anni per prepararsi per il ruolo, studiarlo nei minimi particolari, mentre noi cercavamo i soldi per la produzione – racconta Tucci – Nonostante la forte somiglianza fisica tra Rush e Giacometti, vi è stata la difficoltà di far coincidere questa fisicità con la dimensione interiore dell’artista, molto particolare. Soprattutto gli eccessi di rabbia e il saper padroneggiare bene il pennello, hanno richiesto diverso tempo a Geoffrey Rush”. 

Il film si concentra sul rapporto che viene a crearsi tra Alberto Giacometti e un suo modello “volontario”, lo scrittore James Lord (autore appunto di questo biopic e qui interpretato da Armie Hammer), grande estimatore dell’artista. “Stare vicino ad un artista non è facile. Si direbbe ci sia quasi del masochismo” dice Stanley Tucci: “Ho avuto l’occasione di parlare con tre persone che hanno fatto da modello per Giacometti, e tutti confermano le tre fasi tipiche del comportamento dell’artista. Una fase iniziale più colloquiale, durante la quale Giacometti parlava col suo modello/a. Una seguente fase intermedia e più seria. E la fase successiva, non sempre finale, nella quale l’artista era totalmente immerso in uno stato di depressione e rabbia per il proprio lavoro, che giudicava insoddisfacente”.

La particolare scelta tematica di Stanley Tucci alla regia si traduce anche con uno stile tecnico molto personale. “L’uso della camera a spalla mi è risultato indispensabile, in quanto la maggior parte del film dovevo riprendere due figure statiche, e quindi c’era la necessità di alleggerire il tutto, di dare un po’ di movimento – specifica Tucci – E questo è stato possibile anche grazie all’ottimo direttore della fotografia,  Danny Cohen, che a inizio riprese stabiliva a priori la luce a seconda del momento della giornata, così da rendere più fluidi i movimenti di macchina”.

Final Portrait: ecco il trailer del film di Stanley Tucci

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Final Portrait: ecco il trailer del film di Stanley Tucci

Arriverà il prossimo 8 Febbraio al cinema Final Portrait, il nuovo film di Stanley Tucci, interpretato da Geoffrey Rush e Armie Hammer sulla vita di Alberto Giacometti.

Ecco il trailer:

Nel 1964, durante un breve viaggio a Parigi, lo scrittore americano e appassionato d’arte James Lord incontra il suo amico Alberto Giacometti, un pittore di fama internazionale, che gli chiede di posare per lui. Le sedute, gli assicura Giacometti, dureranno solo qualche giorno. Lusingato e incuriosito, Lord accetta.

Non è solo l’inizio di un’amicizia insolita e toccante, ma anche – visto attraverso gli occhi di Lord – di un viaggio illuminante nella bellezza, la frustrazione, la profondità e, a volte, il vero e proprio caos del processo artistico.

Final Portrait: due nuove clip dal film con Armie Hammer

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Final Portrait: due nuove clip dal film con Armie Hammer

Bim Distribution ha diffuso due nuove clip di Final Portrait, il nuovo film da regista di Stanley Tucci, che vedere protagonista, nei panni di Alberto Giacometti, Goeffrey Rush e in quelli di James Lord Armie Hammer.

Final Portrait: Stanley Tucci presenta il film a Roma

Nel 1964, durante un breve viaggio a Parigi, lo scrittore americano e appassionato d’arte James Lord incontra il suo amico Alberto Giacometti, un pittore di fama internazionale, che gli chiede di posare per lui. Le sedute, gli assicura Giacometti, dureranno solo qualche giorno. Lusingato e incuriosito, Lord accetta. Non è solo l’inizio di un’amicizia insolita e toccante, ma anche – visto attraverso gli occhi di Lord – di un viaggio illuminante nella bellezza, la frustrazione, la profondità e, a volte, il vero e proprio caos del processo artistico.

Final Portrait è l’affascinante ritratto di un genio e la storia di un’amicizia tra due uomini profondamente diversi, eppure uniti da un atto creativo in costante evoluzione. Il film racconta anche le difficoltà del processo artistico – a tratti esaltante, a tratti esasperante e sconcertante – chiedendosi se il talento di un grande artista sia un dono o una maledizione.

Final Portrait, recensione del film di Stanley Tucci

Final Portrait, recensione del film di Stanley Tucci

L’8 febbraio arriva nei cinema italiani Final Portrait, un biopic incentrato sulla vita del pittore e scultore Alberto Giacometti. A dirigere Stanley Tucci, qui al suo quinto film come regista.

Tucci è cresciuto nel clima artistico della propria famiglia (suo padre era insegnante d’arte) e ed è un grande estimatore delle opere di Giacometti. Una scelta non facile, quella di prendere spunto dalla vita di uno dei più controversi artisti del ‘900. È infatti difficile inserire Alberto Giacometti all’interno di una precisa corrente  artistica, e sebbene sia ormai universalmente noto (chi non conosce le sue sculture lunghissime e longilinee?), il biopic sceglie di raccontarne il temperamento artistico estremamente instabile.

Il film si concentra su un momento molto preciso della vita di Giacometti: quello in cui lo scrittore James Lord (Harmie Hammer) gli commissiona il proprio ritratto. La sceneggiatura, dello stesso Tucci, prende spunto proprio dalla biografia di Lord, e fa della cura dei dettagli il suo punto di forza.

Tutto è messo in scena meticolosamente, a partire dalla scelta dell’attore protagonista, un Geoffrey Rush in stato di grazie, la cui fisicità richiama moltissimo quella dell’artista. Rush ha svolto ricerche per circa due anni (il tempo per regista e produzione di trovare i soldi necessari per il film), nel tentativo di comprendere o quantomeno assimilare i propri atteggiamenti a quelli di Giacometti.

Final Portrait: Stanley Tucci presenta il film a Roma

Final PortraitNon deve essere stato facile riprodursi negli eccessi di ira, come in quelli di pathos, tipici del classico artista “dannato” della Parigi bohémien. Lo studio del pittore, fedelmente riprodotto, è il palcoscenico principale all’interno del quale si svolge l’azione, molto semplice eppure mai troppo statica o tediosa. I due attori principali, Rush e Hammer, si “sfidano” in un gioco di sguardi e primissimi piani, a suon di battute taglienti e imprecazioni (del nevrotico artista).

Anche il cast di contorno collabora a questa rappresentazione che pare teatrale: Tony Shalhoub – che interpreta Diego Giacometti, fratello meno in luce di Alberto (eppure anche egli scultore) e Sylvie Testud – che riveste i panni della moglie di Giacometti –  rendono perfettamente il senso di totale sottomissione eppure di amore incondizionato verso una persona tanto difficile e tormentata.

Tucci si riconferma un regista molto intimista, capace di indagare la dimensione più “interna” e personale dell’animo umano. Senza azzardare un giudizio, si limita a mettere in mostra i contrasti, le ambiguità, le luci e le ombre del suo protagonista, proprio come in un dipinto. Spesso mostrando una certa crudezza che non indulge mai però nel patetismo (si veda la particolare relazione di Giacometti con la moglie e con la sua musa/prostituta).

L’individualismo di Stanley Tucci costituisce però anche il suo tallone d’Achille, in quanto Final Portrait per quanto ottimamente confezionato, non è sicuramente un prodotto che incontrerà le grazie del grande pubblico, sempre e comunque Giudice incontrastato dei risultati al botteghino.

Final Portrait, il film con Armie Hammer a cinema

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Final Portrait, il film con Armie Hammer a cinema
Final Portrait è l’affascinante ritratto di un genio e la storia di un’amicizia tra due uomini profondamente diversi, eppure uniti da un atto creativo in costante evoluzione. Il film racconta anche le difficoltà del processo artistico – a tratti esaltante, a tratti esasperante e sconcertante – chiedendosi se il talento di un grande artista sia un dono o una maledizione.

In Final Portrait GEOFFREY RUSH È ALBERTO GIACOMETTI 

Dopo le indimenticabili performance in Shine, per cui vinse l’Oscar nel 1997, Il discorso del re per il quale ottiene una nuova nomination come Miglior Attore non protagonista e La migliore offerta di Giuseppe Tornatore, Geoffrey Rush torna al cinema con un ruolo che sembra essere stato pensato per lui: Alberto Giacometti, pittore e scultore di fama internazionale, protagonista del nuovo film diretto da Stanley Tucci.

Di lui Stanley Tucci ha detto: “Geoffrey Rush è un attore straordinario e l’ho sempre ammirato. Guardandolo ti accorgi subito che c’è una certa somiglianza con Giacometti, ma abbiamo dovuto faticare lo stesso per correggere alcune differenze. Fisicamente sono molto diversi: Geoffrey è alto e allampanato, mentre Giacometti era piuttosto basso e tarchiato, muscoloso, quindi abbiamo dovuto imbottirlo un po’. Geoffrey è un attore che si immerge totalmente nei personaggi che interpreta e sa essere incredibilmente affascinante e divertente, sullo schermo. Era l’interprete ideale.”

In Final Portrait ARMIE HAMMER È JAMES LORD

Dopo l’interpretazione in Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino che gli è valsa la nomination come Miglior Attore protagonista in un film drammatico ai Golden Globe 2018, Armie Hammer torna sul grande schermo con “Final Portrait – L’arte di essere amici”, accanto al Premio Oscar Geoffrey Rush, nel ruolo dello scrittore e appassionato d’arte James Lord che nel libro “Un ritratto di Giacometti” racconta in 18 capitoli, le 18 estenuanti sedute necessarie per completare il suo ritratto.

Sul film ha detto: “Ho letto la sceneggiatura e mi è piaciuta moltissimo. In più, mi attirava l’idea di lavorare con Geoffrey e avevo sentito dire che ci sarebbe stato anche Tony, quindi non è stata una scelta difficile. Tra l’altro, buona parte del lavoro è consistita in interessanti conversazioni sul processo creativo di Alberto Giacometti e la natura dell’arte in sé. Un film fantastico!”.

Final Portrait, il trailer

Final Destination: la spiegazione del finale del film horror

Final Destination: la spiegazione del finale del film horror

Quando Final Destination uscì nel 2000, si impose immediatamente come un titolo innovativo all’interno del panorama horror, dando nuova linfa a un genere che cercava nuove idee dopo il successo dei slasher degli anni ’90. Diretto da James Wong e nato da una sceneggiatura inizialmente pensata per un episodio di X-Files, il film proponeva un’idea semplice quanto disturbante: non si può sfuggire alla Morte. L’intuizione di rendere la Morte una presenza invisibile ma implacabile, che lavora per mezzo di coincidenze e incidenti, introdusse una nuova forma di tensione, fondata sull’attesa e sul destino inevitabile.

Il successo del primo Final Destination ha dato il via a una saga longeva e popolare, composta finora da sei film. Pur mantenendo sempre lo stesso schema narrativo — un personaggio ha una visione, salva se stesso e altri da una tragedia imminente, ma poi la Morte li reclama uno per uno — il franchise ha saputo evolversi attraverso creatività nelle messe in scena delle morti e un crescente gusto per l’effetto sorpresa. Il film del 2000, con protagonisti Devon Sawa e Ali Larter, ha stabilito le basi di questo universo narrativo, introducendo anche il tono cupo e ironico che sarebbe diventato un marchio di fabbrica della saga.

Certamente, il finale del primo Final Destination lascia ancora oggi il pubblico con interrogativi importanti sul funzionamento delle regole della Morte e sul destino dei sopravvissuti. Nonostante una parvenza di vittoria da parte dei protagonisti, la narrazione offre infatti ampio spazio a dubbi e presagi, che meritano un’analisi approfondita. Nell’articolo a seguire, ci concentreremo proprio su questo: esaminare nel dettaglio le scene conclusive del film, cercando di dare una spiegazione coerente a ciò che accade e a come questo finale abbia contribuito a costruire il mito duraturo di Final Destination nel genere horror.

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Devon Sawa, Ali Larter e Kerr Smith in Final Destination
Devon Sawa, Ali Larter e Kerr Smith in Final Destination. Foto di New Line – © 2000 New Line Cinema.

La trama di Final Destination

Protagonista del film è Alex Browing, un adolescente apparentemente qualunque il quale sfoggia però la capacità di vedere cose che avverranno in futuro, specialmente per quanto riguarda la morte delle persone. In procinto di partire per una gita scolastica a Parigi, appena imbarcato con i suoi compagni di classe Alex ha una premonizione durante la quale vede il velivolo esplodere in volo, uccidendo tutte le persone al suo interno. Certo che la cosa avverrà realmente, egli inizia a farsi notare nel tentativo di convincere tutti quanti ad uscire dal mezzo prima che sia troppo tardi.

Alex finisce però soltanto per far espellere dall’aereo sé stesso, i compagni Billy Hitchcock e Tod Waggner, la professoressa Valerie Lewton, i fidanzati Carter Horton e Terry Chaney, e infine Clear Rivers, una donna che ha creduto alla premonizione mortale. Quando l’aereo esplode realmente in volo, il gruppo di fortunati comprende di essere davvero sfuggiti alla morte. Ma la morte non ama essere presa in giro e ben presto i superstiti si troveranno a doversi confrontare con quello che era il loro destino. Ad uno ad uno, ognuno di loro dovrà cercare di rimanere vivo in un partita che non sembra poter essere vinta in alcun modo.

La spiegazione del finale

Nel finale di Final Destination, dopo una lunga fuga dalla Morte, i tre sopravvissuti – Alex, Clear e Carter – si trovano a Parigi, sei mesi dopo gli eventi principali del film. Convinti di aver finalmente interrotto il disegno della Morte, i tre discutono di quanto accaduto, ancora turbati ma apparentemente fuori pericolo. Tuttavia, la tensione torna a salire quando Alex si rende conto che mentre lui è intervenuto nel destino di Carter e Clear per salvarli nessuno è intervenuto nel suo e che dunque la sequenza degli eventi non è mai stata realmente interrotta, ma solo rimandata.

È proprio in quel momento che un cartellone pubblicitario si stacca e sta per schiantarsi su Alex, che viene però salvato in extremis da Carter. Questa scena chiarisce che la “lista” della Morte non si ferma, ma semplicemente si riorganizza. L’idea che il disegno della Morte possa essere solo temporaneamente evitato e non cancellato è un elemento chiave che definisce l’intera saga. A conferma di ciò, mentre Alex e Cartes si chiedono chi sarà il prossimo, il film si chiude in modo inquietante: l’insegna torna indietro e colpisce Carter in pieno, uccidendolo. Il film termina così, con una sensazione di ineluttabilità e con la consapevolezza che la Morte, alla fine, non lascia scampo.

Devon Sawa, Ali Larter, Chad Donella e Tony Todd in Final Destination
Devon Sawa, Ali Larter, Chad Donella e Tony Todd in Final Destination. Foto di New Line – © 2000 New Line Cinema.

Questo finale ha avuto un forte impatto sul tono e sulla struttura narrativa dei film successivi. A differenza di altri horror in cui il male viene sconfitto o almeno temporaneamente contenuto, Final Destination stabilisce che il nemico è invincibile e senza volto. La suspense non deriva tanto dallo scontro diretto con una creatura, ma dall’anticipazione di eventi tragici e imprevedibili. Questo ha permesso alla saga di proseguire senza dover giustificare la presenza di un villain ricorrente, affidandosi invece a un meccanismo narrativo autoalimentato.

Infine, il finale del primo film introduce il tema dell’ordine delle morti, elemento cardine in tutti i capitoli successivi. Ogni personaggio salvato dalla tragedia iniziale è destinato a morire nello stesso ordine previsto originariamente, a meno che qualcosa non intervenga a modificarlo. Questa regola aggiunge una struttura quasi matematica alla narrazione, che diventa un gioco di logica, tempismo e sacrificio. In questo modo, Final Destination non solo ha concluso il suo primo capitolo con coerenza e terrore, ma ha anche gettato le fondamenta di un’intera mitologia horror che si sarebbe sviluppata nei decenni successivi.

Infine, importante nel film è la figura di William Bludworth (interpretato da Tony Todd), un misterioso medico legale che conosce in modo sospetto le regole della morte e cerca a suo modo di avvisare, seppur in modo ambiguo, gli sventurati che si trovano a doverla affrontare. Si tratta di uno dei pochissimi personaggi ricorrenti della serie, che con il tempo è stato interpretato come un avatar della Morte, o forse come un sopravvissuto alle sue macchinazioni. Il suo ruolo generale e la sua conoscenza dei metodi della Morte sono ancora oggi due dei misteri ricorrenti della serie.

Final Destination: dal cast al finale, tutte le curiosità del film

Nel 2000 al cinema esce il film Final Destination, primo capitolo di una pentalogia che si è imposta come un cult sia per le sue tematiche, legate alla predestinazione e all’inevitabilità della morte, quanto per diverse sequenze entrate nell’immaginario collettivo. Diretto da James Wong, noto anche come regista della serie X-Files, il film ha conquistato da subito un grande seguito di fan, che hanno reso tale pellicola sempre più celebre nel corso degli anni. Con un incasso di oltre 112 milioni a fronte di un budget di 23, questa divenne un vero e proprio fenomeno culturale.

Originariamente il film era stato pensato dallo sceneggiatore Jeffrey Reddick per essere un episodio di X-Files. Un collega della New Line Cinema ha però convinto Reddick a scrivere la storia come lungometraggio. In seguito, Wong e Glen Morgan, i partner di scrittura di X-Files, si interessarono alla sceneggiatura e accettarono di riscrivere e dirigere il film, che ha segnato il debutto alla regia dello stesso Wong. Al momento di realizzare il film, tutti erano concordi sul non voler dar vita ad un classico slasher movie, bensì un film dove la sfida dei protagonisti è con la stessa morte, che si fa personaggio attraverso oggetti e situazioni di tutti i giorni.

Proprio questa volontà rese il film diverso da ogni altri titolo di questo genere, generando una forte suspence e numerose riflessioni e teorie ancora negli anni a venire. Ad oggi, Final Destination è un cult imperdibile. In questo articolo approfondiamo alcune delle principali curiosità relative ad esso. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori, alla spiegazione del finale e ai sequel. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Devon Sawa, Ali Larter e Kerr Smith in Final Destination. Foto di New Line – © 2000 New Line Cinema.

La trama di Final Destination

Protagonista del film è Alex Browing, un adolescente apparentemente qualunque il quale sfoggia però la capacità di vedere cose che avverranno in futuro, specialmente per quanto riguarda la morte delle persone. In procinto di partire per una gita scolastica a Parigi, appena imbarcato con i suoi compagni di classe Alex ha una premonizione durante la quale vede il velivolo esplodere in volo, uccidendo tutte le persone al suo interno. Certo che la cosa avverrà realmente, egli inizia a farsi notare nel tentativo di convincere tutti quanti ad uscire dal mezzo prima che sia troppo tardi.

Alex finisce però soltanto per far espellere dall’aereo sé stesso, i compagni Billy Hitchcock e Tod Waggner, la professoressa Valerie Lewton, i fidanzati Carter Horton e Terry Chaney, e infine Clear Rivers, una donna che ha creduto alla premonizione mortale. Quando l’aereo esplode realmente in volo, il gruppo di fortunati comprende di essere davvero sfuggiti alla morte. Ma la morte non ama essere presa in giro e ben presto i superstiti si troveranno a doversi confrontare con quello che era il loro destino. Ad uno ad uno, ognuno di loro dovrà cercare di rimanere vivo in un partita che non sembra poter essere vinta in alcun modo.

Il cast del film

Ad interpretare il protagonista Alex Browing vi è l’attore Devon Sawa, il quale è stato scelto per la parte dopo che il regista e gli sceneggiatori rimasero colpiti dalla sua interpretazione in Giovani diavoli. Quando Sawa lesse la sceneggiatura si trovava proprio in volo, cosa che gli fece provare non pochi brividi. Atterrato sano e salvo, egli era convinto di voler accettare la parte, affermando che per attori della sua età non è facile trovare progetti di questo tipo. Accanto a lui, nel ruolo di Clear Rivers, vi è invece l’attrice Ali Larter, divenuta celebre proprio grazie a questo ruolo e in seguito anche al personaggio di Niki Sanders in Heroes.

Seann William Scott, attore consacratosi grazie al ruolo di Steve Stifler nella saga di American Pie, interpreta invece il buffone della classe Billy Hitchcock. Egli si disse da subito interessato al suo personaggio, come anche alla cupa atmosfera della storia. Carter Horton è interpretato da Kerr Smith, noto principalmente per aver interpretato il personaggio di Jack McPhee nella serie televisiva Dawson’s Creek, mentre la sua fidanzata Terry Chaney ha il volto di Amanda Detmer. Kristen Cloke interpreta invece la professoressa Valerie. Per l’attrice, la sfida maggiore è stata quella di rendere credibili i complessi psicologici del personaggio. Chad E. Donella, infine, è Tod Waggner.

Kristen Cloke in Final Destination
Kristen Cloke in Final Destination. Foto di New Line – © 2000 New Line Cinema.

Il finale originale del film

Nel corso del film del 2000, i personaggi muoiono di morti macabre, anche se non così cruente come quelle dei sequel. Alla fine ne rimangono solo tre: Alex Browning, Clear Rivers e Carter Horton. Nel finale originale, Alex muore per proteggere Clear incinta, con la quale ha una relazione molto più dichiaratamente romantica. In questo modo, sia Clear che Carter sopravvivono. Tuttavia, in seguito a una cattiva proiezione di prova, questo finale è stato modificato. Nella versione definitiva, Clear non è incinta e non ha una relazione esplicitamente romantica con Alex.

La scena finale poi usata nel film, ambientata a Parigi, vede quindi Alex sopravvivere mentre Carter viene schizzato da un gigantesco cartellone pubblicitario che cade. Questo finale modificato stabilisce una regola seguita dai film successivi: non c’è un vero modo per ingannare la morte. La fine può essere rimandata per un certo periodo di tempo, ma non può essere completamente fermata. Questa lezione viene appresa a caro prezzo da Clear e Alex, gli unici due sopravvissuti di Final Destination, nel sequel Final Destination 2 del 2003.

Devon Sawa, Ali Larter, Chad Donella e Tony Todd in Final Destination
Devon Sawa, Ali Larter, Chad Donella e Tony Todd in Final Destination. Foto di New Line – © 2000 New Line Cinema.

I sequel del film

Come anticipato, dopo il successo del primo film nel 2003 è arrivato al cinema Final Destination 2, interpretato però da attori diversi ma con dinamiche simili. A tre anni di distanza, nel 2006, è arrivato Final Destination 3, mentre nel 2009 è stato il turno di The Final Destination. Nel 2011 è uscito Final Destination 5, mentre nel 2025 è uscito il sesto capitolo Final Destination: Bloodlines. Pur presentando sempre interpreti diversi, i cinque film sono comunque ambientati nello stesso universo narrativo, con continui rimandi tra di loro. Eccetto che nel primo capitolo, inoltre, le varie morti dei personaggi hanno nel tempo acquisito sempre più realismo, togliendo dunque ogni dubbio su concrete presenze maligne.

Il trailer del film e dove vederlo in streaming e in TV

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Final Destination è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV e Apple TV. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di mercoledì 25 settembre alle ore 21:15 sul canale Italia 2.

Final Destination 7: trovato il regista del film!

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Final Destination 7: trovato il regista del film!

Final Destination 7 ha trovato un nuovo regista per il prossimo capitolo della saga horror. L’ultimo film, Final Destination: Bloodlines, è stato co-diretto da Zach Lipovsky e Adam Stein, ma i due hanno deciso di non continuare con la saga della New Line Cinema che ha incassato più di un miliardo di dollari nei sei film precedenti. Secondo The Hollywood Reporter, il nuovo regista è dunque il belga Michiel Blanchart, che è emerso come la scelta migliore dopo quella che è stata descritta come una “ricerca breve ma intensa”.

Dopo i 286 milioni di dollari incassati in tutto il mondo da Final Destination: Bloodlines e le migliori recensioni della serie, Final Destination 7 è stato confermato ad agosto. Mentre Lipovsky e Stein non torneranno, la co-sceneggiatrice di Bloodlines Lori Evans Taylor tornerà a scrivere la sceneggiatura del prossimo film. Tornerà anche il team di produzione, guidato da Toby Emmerich, Dianne McGunigle, Craig Perry, Sheila Hanahan Taylor e Jon Watts.

Al momento non è stata ancora comunicata la data di uscita di Final Destination 7, né sono disponibili dettagli sulla trama del film. Non ci sono nemmeno informazioni sul cast, anche se purtroppo Tony Todd, pilastro della serie, non potrà riprendere il ruolo di William Bludworth, essendo scomparso nel 2024.

Chi è Michiel Blanchart, regista di Final Destination 7?

Blanchart ha all’attivo un solo lungometraggio come regista, Night Call del 2024, un thriller d’azione in lingua francese. Il film ha ricevuto ottime recensioni dalla critica, ottenendo un punteggio dell’82% su Rotten Tomatoes. Ha anche vinto 10 premi su 11 nomination ai Magritte Awards – la versione belga degli Oscar – tra cui quello per il miglior film, con Blanchart che ha vinto i premi per il miglior regista e la migliore sceneggiatura.

Blanchart ha anche diretto una serie di cortometraggi. Tra questi c’è You’re Dead, Hélène, che è entrato nella rosa dei potenziali candidati alla categoria Miglior cortometraggio live-action agli Oscar del 2023. Il film Final Destination 7 sarà così il suo debutto con un progetto in lingua inglese.

Final Destination 7: il sequel è ufficialmente in sviluppo!

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Final Destination 7: il sequel è ufficialmente in sviluppo!

Dopo il successo record di Final Destination: Bloodlines, uscito a maggio, la co-sceneggiatrice Lori Evans Taylor ha firmato per scrivere il settimo capitolo della serie di film horror soprannaturali lanciata nel 2000. Scritto in collaborazione con Guy Busick da una storia di Jon Watts e diretto da Zach Lipovsky e Adam Stein, Final Destination: Bloodlines ha registrato un incasso di 51 milioni di dollari al suo debutto, il migliore della serie, superando infine i 285 milioni di dollari al botteghino mondiale.

Con un incasso complessivo di 983 milioni di dollari, la serie è ad oggi la terza serie horror di maggior successo della New Line dopo The Conjuring e It. Non sorprende dunque che lo studio di produzione, la New Line Cinema, voglia realizzare ulteriori capitoli. Come riportato da Deadline, Craig Perry, Sheila Hanahan Taylor, Jon Watts, Dianne McGunigle e Toby Emmerich tornano alla produzione del prossimo film con Warren Zide come produttore esecutivo. Al momento non ci sono però altri dettagli su questo settimo capitolo.

Come Final Destination: Bloodlines rilancia il futuro della saga

Ogni film della serie Final Destination inizia con qualcuno che predice un evento che causerà numerose vittime, salvando un gruppo di sfortunati, che però finiranno per morire in altri modi orribili. Final Destination: Bloodlines, il primo sequel della serie in 14 anni, funge da prequel parziale, richiamando un incidente avvenuto nel 1969.

Craig Perry, che ha prodotto tutti i film della serie, ha spiegato in precedenza a Deadline come questo sesto capitolo apra la serie a nuove possibilità. “Questa è una delle cose che Jon Watts, introducendo l’idea di iniziare negli anni ’60 e fare un salto in avanti di 50 anni, credo ci abbia liberato creativamente, permettendoci di andare in molti luoghi diversi nel tempo e di creare connessioni che altrimenti non avremmo potuto realizzare”, ha detto. “E penso che questa espansione, questa sorta di visione satellitare del progetto, ci darà l’opportunità in futuro di creare morti ancora più interessanti e creative per il divertimento dei fan”.

Perry ha aggiunto: “Ecco perché questo franchise è stranamente intramontabile, perché non abbiamo necessariamente personaggi ricorrenti, quindi è possibile saltare da un’epoca all’altra. E il punto è che è facile immedesimarsi, perché i personaggi si trovano in ambienti e situazioni in cui potresti trovarti anche tu”.

Scopri come finiscono gli altri capitoli della saga di Final Destination:

Final Destination 6: le riprese sono ufficialmente iniziate!

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Final Destination 6: le riprese sono ufficialmente iniziate!

Final Destination 6 riceve un importante aggiornamento sulle riprese dal produttore Craig Perry. Con un esordio di successo nel 2000, la serie di Final Destination rimane uno dei franchise horror più famosi e anche divertenti. Un quinto film è stato distribuito nel 2011 e il franchise è rimasto inattivo per più di un decennio, ma l’anno scorso è stato confermato che un sesto film è effettivamente in lavorazione dai registi Zach Lipovsky e Adam B. Stein. Si prevede che il film seguirà un gruppo di primi soccorritori mentre incontrano la loro fine in modi inaspettati, continuando la tradizione del franchise.

Craig Perry rivela sui social media (tramite Bloody Disgusting), che le riprese di Final Destination 6 sono ufficialmente iniziate. Oltre al post di Perry sulle riprese del film, il report include anche la conferma che il prossimo sequel si chiamerà Final Destination: Bloodlines. Ecco il commento di Perry: “Dopo un lungo e faticoso duro lavoro dovuto alla pandemia e agli scioperi, il primo giorno è finalmente pronto”, scrive Perry. “Il 2025 segnerà il 25° anniversario dell’uscita del primo capitolo della serie. Onorare l’occasione con un’altra uscita cinematografica mondiale (in IMAX, niente meno) è una cosa rara e meravigliosa. Ci vediamo l’anno prossimo! PS: lo so, lo so – Pet Sematary: Bloodlines. Ma questo è il titolo che abbiamo da tre anni e lo manteniamo… per ora”.

Finora non c’è stata alcuna conferma ufficiale sul fatto che Final Destination 6 sarà l’ultimo capitolo, ma un aggiornamento condiviso lo scorso ottobre suggerisce che potrebbe potenzialmente essere l’inizio di una nuova versione del franchise.

Final Destination 5: recensione del film di Steven Quale

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Final Destination 5: recensione del film di Steven Quale

Apparso per la prima volta nel 2000, Final Destination sorprese tutti quanti per la sua originalità, ma anche per l’adrenalina in grado di trasmettere con le violente morti dei protagonisti. L’idea alla base di Final Destination 5 fu un’idea di James Wong, e inizialmente era destinato a entrare nella serie X-files come singolo episodio, per poi diventare un prodotto indipendente. Come purtroppo accade per molti franchise, sull’entusiasmo generato dal primo capitolo sono stati sfornati dei sequel, uno peggiore dell’altro, la cui mediocrità è culminata in Final Destination 3D del 2010.

Tocca a Steven Quale riportare la serie ai fasti dell’inizio, ripartendo dal topos caratteristico di tutti gli episodi: un gruppo di ragazzi (interpretati da Nicholas D’Agosto, Miles Fisher, Emma Bell, Tony Todd e David Koechener) deve intraprendere un lungo viaggio in pullman per partecipare a un convegno aziendale. Una volta bloccati su un ponte in cui si stanno svolgendo dei lavori, uno di loro fa un sogno premonitore dove tutti i membri del gruppo restano vittime di un’orribile morte causata dall’inaspettato crollo del ponte. Grazie a questo segnale i ragazzi evitano la sciagura e il ponte si sgretola senza di loro, ma la Morte, che non ama essere ingannata, darà la caccia ai superstiti fino a quando non porterà a compimento lo schema originale.

L’incipit di Final Destination 5 è tra i migliori della serie, tanto da poter competere con quello del primo capitolo: la scena iniziale, oltre a vantare un notevole impatto visivo (grazie sopratutto alla location scelta), trasmette subito allo spettatore il massimo dell’adrenalina, complice anche un buon uso del 3D. Certo, tutti i capitoli partivano abbastanza forte per poi scemare verso il piattume, ma in questo caso è doveroso un plauso a Steven Quale che riesce a mantenere la tensione alta anche nei momenti successivi: le morti dei protagonisti, salvo rari casi, colpiscono, virando in una direzione completamente inaspettata da parte dello spettatore. Poco male che, in alcuni casi, si sia calcata un po’ la mano virando al gore, visto che il coinvolgimento emotivo resta alto e il risultato soddisfacente.

Una nota di merito va anche alla sceneggiatura di Eric Heisserer: la narrazione mantiene sempre un buon ritmo, e sopratutto annovera un elemento nuovo che funge da preludio al colpo di scena finale. Ciò può solo far piacere, anche perché Heisserer ha lavorato alla sceneggiatura de La Cosa, remake dell’omonimo film di Carpenter atteso per Dicembre. In definitiva, Final Destination 5, pur non offrendo nulla di nuovo rispetto al passato, funziona bene, ma sopratutto scaccia via quell’aura di mediocrità di cui la saga si era rivestita negli ultimi anni.

Final Destination 5: la spiegazione del finale del film

Final Destination 5: la spiegazione del finale del film

Final Destination 5 (qui la recensione) rappresenta un punto di svolta importante all’interno della longeva saga horror inaugurata nel 2000. Pur rimanendo fedele alla formula che ha reso iconico il franchise – la fuga impossibile dal destino e le morti spettacolari orchestrate da una forza invisibile e inesorabile – questo quinto capitolo introduce alcune variazioni significative che aggiornano la struttura narrativa e ne ampliano l’universo concettuale. Diretto da Steven Quale e uscito nel 2011, il film si distingue per una regia più raffinata e un uso sapiente del 3D, che intensifica l’impatto visivo delle sequenze più cruente senza cadere nel mero effetto gratuito.

Dal punto di vista della saga, Final Destination 5 ha il compito non solo di rilanciare la serie dopo il deludente quarto capitolo, ma anche di ricollegarsi con maggiore coerenza ai temi e al tono dei primi film, in particolare al capostipite. L’atmosfera torna a essere più cupa e meno giocata sull’eccesso grottesco, e viene reintrodotto un sottotesto più profondo legato al senso di colpa, al sacrificio e alla possibilità (o meno) di ingannare la morte. In questo contesto, il film assume un valore quasi metanarrativo, che si rivelerà pienamente solo nel suo atto conclusivo.

Uno degli aspetti più interessanti di Final Destination 5 è il modo in cui riesce a sorprendere anche i fan di lunga data, offrendo un finale che rilegge retroattivamente tutta la vicenda in modo originale e inatteso. L’evoluzione narrativa si manifesta proprio nel colpo di scena finale, che getta una nuova luce sull’intera esperienza e sul posto che questo film occupa nella cronologia della saga. Nei prossimi paragrafi esploreremo nel dettaglio il significato di questo epilogo, spiegando in che modo riesce a chiudere un cerchio tematico e narrativo inaspettato per il pubblico.

Tony Todd in Final Destination 5
Tony Todd in Final Destination 5. Foto di Doane Gregory – © 201 New Line Productions, Inc.

La trama di Final Destination 5 

Protagonista del film è il giovane Sam Lawton, il quale mentre si trova in viaggio con alcuni colleghi di lavoro per un ritiro aziendale ha una premonizione che annuncia un imminente disastro: il pullman dove si trova insieme ai colleghi sta per attraversare il ponte di North Bay, il quale crollerà facendo morire tutte le persone che vi si trovano sopra. Convinto che si tratti della verità, il ragazzo cerca di avvertire gli altri della sciagura che sta per accadere. Sfortunatamente, il collasso del ponte causa la morte della maggior parte delle persone che vi transitavano. Pochi sono i superstiti, i quali scopriranno ben presto che la morte non può essere ingannata e che non tarderà a reclamare ciò che gli spetta.

La spiegazione del finale del film

Nel finale di Final Destination 5, i protagonisti Sam e Molly sembrano dunque essere tra i pochi sopravvissuti al tragico crollo del ponte, evento che ha dato inizio alla serie di morti guidate dal “disegno” della Morte. Dopo aver creduto di aver ingannato il destino grazie a un sacrificio e a una presunta “sostituzione” della morte, Sam e Molly si imbarcano su un volo diretto a Parigi, convinti di aver chiuso definitivamente i conti con la Morte. Ma qui avviene il colpo di scena decisivo: l’aereo sul quale stanno volando è il volo 180, lo stesso aereo che esplode all’inizio del primo Final Destination del 2000.

La scena si conclude dunque proprio con i due protagonisti che assistono con orrore all’espulsione violenta di Alex Browning, il personaggio originale del primo film, mentre viene trascinato via dagli agenti di sicurezza dopo aver avuto la sua premonizione. Poco dopo, l’aereo esplode in volo, e Sam e Molly – che non hanno in questo caso avuto alcuna premonizione – muoiono nel disastro. Nell’intera timeline della saga, questo quinto capitolo si rivela quindi essere un prequel, posizionato cronologicamente prima del primo film della saga.

Emma Bell, Nicholas D'Agosto, Arlen Escarpeta e Miles Fisher in Final Destination 5
Emma Bell, Nicholas D’Agosto, Arlen Escarpeta e Miles Fisher in Final Destination 5. Foto di Doane Gregory – © 201 New Line Productions, Inc.

Questa rivelazione sorprende completamente lo spettatore e si completa nei minuti finali, quando viene mostrato il funerale di un personaggio secondario, Nathan, che credeva di aver scampato la morte: un frammento del carrello dell’aereo precipita infatti sulla sua testa, chiudendo in modo beffardo e definitivo il cerchio. Egli muore così schiacciato un attimo dopo essersi reso conto che al suo dipendente (a cui egli ha indirettamente provocato la morte, “guadagnando” quindi il suo tempo di vita restante) non rimanevano altro che pochi giorni a causa di un aneurisma già diagnosticatogli.

Questo finale ha una doppia funzione narrativa: da un lato offre una spiegazione coerente della cronologia interna della saga, ricollegando Final Destination 5 direttamente al primo film, e dall’altro sottolinea in modo ancora più esplicito l’ineluttabilità della morte. L’idea che non ci sia via di fuga, nemmeno attraverso i sacrifici o le sostituzioni, rafforza il senso di impotenza che permea tutta la saga. Anche quando i personaggi credono di avere trovato un modo per spezzare il ciclo, la Morte si rivela sempre un passo avanti.

Inoltre, il finale rivisita con efficacia la mitologia della serie, dimostrando che il destino non può essere riscritto e che ogni tentativo umano di eludere la morte è destinato al fallimento. Questo colpo di scena ha avuto un impatto decisivo anche sulla saga nel suo complesso: pur essendo stato seguito da Final Destination: Bloodlines, il finale di questo quinto film chiude simbolicamente un ciclo, riportando la storia alle sue origini. È un atto di chiusura tanto elegante quanto crudele, che rilegge l’intera saga in chiave circolare, lasciando intendere che, nell’universo di Final Destination, ogni inizio è anche una fine.

Final Destination 5: dal cast al sequel, le curiosità sul film

Final Destination 5: dal cast al sequel, le curiosità sul film

Nel 2000 al cinema esce il film Final Destination, primo capitolo di una pentalogia che si è imposta come un cult sia per le sue tematiche, legate alla predestinazione e all’inevitabilità della morte, quanto per diverse sequenze entrate nell’immaginario collettivo. Diretto da James Wong, noto anche come regista della serie X-Files, il film ha conquistato da subito un grande seguito di fan, che hanno reso tale pellicola sempre più celebre nel corso degli anni. Quando con l’uscita di The Final Destination 3D, quarto capitolo, la saga sembrava conclusa, l’arrivo di Final Destination 5 (qui la recensione) è invece arrivato a rappresentare l’effettiva chiusura di questo racconto.

Una chiusura che in realtà si colloca temporalmente prima del primo film, configurandosi dunque come un vero e proprio prequel della saga. Prodotto dalla Warner Bros. e girato anch’esso con la tecnologia 3D, il film è uscito al cinema nel 2011 per la regia di Steven Quale, noto anche per aver diretto il mockumentary catastrofico Into the Storm. Questo quinto è poi stato il primo film della serie a ricevere recensioni per lo più positive. I critici hanno infatti elogiato la trama, le scene (in particolare quella del ponte), la CGI, le morti, le motivazioni e il tono dei personaggi, soprattutto rispetto al capitolo precedente.

Il film si è poi confermato un successo finanziario ed è il secondo film di maggior incasso della serie. Un capitolo che i fan della saga non possono perdersi, specialmente per via di alcune novità qui introdotte. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e ai sequel annunciati. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Emma Bell, Nicholas D'Agosto, Arlen Escarpeta e Miles Fisher in Final Destination 5
Emma Bell, Nicholas D’Agosto, Arlen Escarpeta e Miles Fisher in Final Destination 5. Foto di Doane Gregory – © 201 New Line Productions, Inc.

La trama di Final Destination 5

Protagonista del film è il giovane Sam Lawton, il quale mentre si trova in viaggio con alcuni colleghi di lavoro per un ritiro aziendale ha una premonizione che annuncia un imminente disastro: il pullman dove si trova insieme ai colleghi sta per attraversare il ponte di North Bay, il quale crollerà facendo morire tutte le persone che vi si trovano sopra. Convinto che si tratti della verità, il ragazzo cerca di avvertire gli altri della sciagura che sta per accadere. Sfortunatamente, il collasso del ponte causa la morte della maggior parte delle persone che vi transitavano. Pochi sono i superstiti, i quali scopriranno ben presto che la morte non può essere ingannata e che non tarderà a reclamare ciò che gli spetta.

Il cast del film

Ad interpretare il protagonista Sam Lawton vi è l’attore Nicholas D’Agosto, noto per le serie Master of Sex e Gotham, interpretando in quest’ultima il ruolo di Harvey Dent. Accanto a lui, nel ruolo di Molly Harper vi è invece Emma Bell, divenuta celebre per il ruolo di Amy nella serie The Walking Dead. Altri attori del cast sono Miles Fisher nei pannidi Peter Straume e Jacqueline MacInnes Wood in quelli di Olivia Castle. Quest’ultima è meglio nota per il ruolo di Steffy Forrester nella soap opera Beautiful. Courtney B. Vance, attore celebre per film come Caccia a Ottobre Rosso, Space Cowboys e per la serie E.R – Medici in prima linea, è qui Jim Block. Completano poi il cast P. J. Byrne nei panni di Isaac Palmer, David Koechner in quelli di Dennis Lapman e Tony Todd come William Bludworth.

Final Destination 5 cast
Emma Bell, Paralee Cook, Nicholas D’Agosto e Miles Fisher in Final Destination 5. Foto di Doane Gregory – © 2011 New Line Productions, Inc.

Il sequel di Final Destination 5

Poco prima dell’uscita nelle sale del quinto capitolo, l’attore Tony Todd ha confermato la possibile uscita di un sesto ed un settimo capitolo. Ciò, però, sarebbe stato possibile solo se gli incassi al botteghino del quinto capitolo fossero stati positivi. Nonostante poi il film si sia effettivamente affermato come un buon successo economico, tali sequel non sono stati realizzati. Nel 2019, infine, un nuovo film è stato infine annunciato, con la promessa che questo rappresenterà una forte novità all’interno della saga e che sarà un vero e proprio sequel e non un reboot. Come confermato nell’aprile del 2023, dirigere la pellicola saranno Zach Lipovsky & Adam B. Stein.

Così, dopo oltre un decennio dall’uscita di Final Destination 5, la saga è tornata al cinema nel 2025 con un nuovo capitolo: Final Destination: Bloodlines. Il film rilancia così il franchise aggiornandone il concept, pur mantenendo la formula originale incentrata sulla lotta contro un destino inesorabile. La novità introdotta dal film è infatti un ribaltamento delle “regole del gioco”: stavolta, i protagonisti scoprono che la Morte può essere evitata solo affrontando e accettando un legame misterioso con eventi del passato, legati a una “linea di sangue” che collega le vittime a un ciclo più antico e oscuro.

Il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

In attesa di poter vedere questo sequel, è possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Final Destination 5 è infatti disponibile nei cataloghi di Apple iTunes, Prime Video e Tim Vision. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di martedì 19 luglio alle ore 21:15 sul canale Italia 2.

Fonte: IMDb

Final Destination 3: trama, cast e curiosità sul film

Final Destination 3: trama, cast e curiosità sul film

Nel 2000 al cinema esce il film Final Destination, primo capitolo di una pentalogia che si è imposta come un cult sia per le sue tematiche, legate alla predestinazione e all’inevitabilità della morte, quanto per diverse sequenze entrate nell’immaginario collettivo. Diretto da James Wong, noto anche come regista della serie X-Files, il film ha conquistato da subito un grande seguito di fan, che hanno reso tale pellicola sempre più celebre nel corso degli anni. Dopo un primo sequel nel 2003, nel 2006 viene realizzato Final Destination 3, nuovamente diretto da Wong dopo che questi aveva rinunciato alla regia del secondo film.

Lo schema di questo terzo capitolo è grossomodo il medesimo di quello dei precedenti film. A differenza di Final Destination 2, il quale era un sequel diretto del primo film, questo terzo lungometraggio è stato concepito come un film a sé stante, con nuovi personaggi e nuove dinamiche. Quanto avviene è comunque ambientato nello stesso universo narrativo, poiché per Wong era affascinante pensare che ciò che accade ai protagonisti del primo film potrebbe accadere a chiunque, fornendo dunque numerose storie e punti di vista da poter raccontare. Allo stesso tempo, nel nuovo film subentra il tema del controllo, con i protagonisti alla disperata ricerca di poter controllare ed evitare la propria morte.

Come i precedenti due film, anche questo si è affermato come un grandissimo successo, con un incasso di 120 milioni di dollari a fronte di un budget di 25. Ancora oggi Final Destination 3 è indicato come uno dei capitoli più affascinanti della saga. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Final Destination 3: la trama del film

Il film ha per protagonista l’adolescente Wendy Christensen, la quale per festeggiare l’ultimo anno di liceo organizza un’uscita al luna park con un gruppo di suoi amici. La prima attrazione che decidono di provare è naturalmente quella delle montagne russe. Proprio poco prima di salirvi sopra, però, Wendy ha una terribile visione premonitrice dove vede il trenino deragliare dai binari e uccidere tutti quelli che vi sono sopra. Terrorizzata, Wendy cerca di convincere i suoi amici a non salire, ma solo alcuni di loro le daranno retta, tra cui Kevin, Ian, Ashley, Ashlyn Frankie, Lewis ed Erin.

Quanti hanno invece deciso di rimanere sulla giostra andranno realmente incontro alla tragica fine prevista dalla ragazza. Coloro che si sono salvati si convincono dunque di aver fregato la morte, senza sapere che questa non mancherà di ottenere ciò che gli spetta. Ad uno ad uno tutti i ragazzi che sarebbero dovuti morire si trovano ad essere perseguitati dalla Morte e non sembra esserci speranza alcuna di poter impedire che le cose vadano come devono andare. Wendy, tuttavia, scopre che in alcune foto scattate la sera prima dell’incidente sono contenuti indizi su come i suoi amici rischiano di morire. Grazie a questi elementi, farà di tutto per salvare loro la vita.

Final Destination 3 cast

Final Destination 3: il cast del film

Nel dar vita al cast di protagonisti del film, gli autori si sono concentrati sul ricercare attori grossomodo sconosciuti con il quale fosse possibile sviluppare un legame, ma che avessero allo stesso tempo anche un carisma tale che gli permettesse di affermarsi come eroi credibili. Per la parte di Wendy, la ragazza protagonista, è dunque stata scelta Mary Elizabeth Winstead, qui in uno dei suoi primi ruoli da protagonista. L’attrice aveva già sostenuto un provino per Final Destination 2, senza però vincerlo. Per questo terzo film fu invece scelta grazie alla convincente dimostrazione di saper dar vita a tutte le emozioni previste per il personaggio.

Il personaggio di Kevin, amico di Wendy, è invece interpretato da Ryan Merriman, noto anche per gli horror Halloween – La resurrezione e The Ring 2. Kris Lemche ed Alex Johnson interpretano rispettivamente Ian e Erin. La Johnson, in realtà, si era inizialmente proposta per il ruolo di Julie, la sorella di Wendy. Ad ottenere questo personaggio è però stata Amanda Crew, la quale si era invece proposta per il ruolo di Erin. Completano il cast Jesse Moss nei panni di Jason, il ragazzo di Wendy, Texas Battle in quelli dello sportivo Lewis e Chelan Simmons in quelli di Ashley. Crystal Lowe, infine, interpreta Ashlyn.

Final Destination 3: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Final Destination 3 è infatti disponibile nei cataloghi di Infinity e Amazon Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di martedì 5 luglio alle ore 21:15 sul canale Italia 2.

Fonte: IMDb