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#ScrivimiAncora: due clip del fim con Sam Claflin e Lily Collins

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#ScrivimiAncora: due clip del fim con Sam Claflin e Lily Collins

Arriva due nuove clip del film #ScrivimiAncora è una delicata, vivace e toccante commedia romantica sugli scherzi del destino e sulla forza dei sentimenti.

Tratto dall’omonimo best-seller di Cecelia Ahern, edito in Italia da BUR, il film è interpretato da due dei giovani attori più amati del momento: Lily Collins, già protagonista di Biancaneve e del fantasy Shadowhunters, e Sam Claflin, attore britannico che interpreta Finnick Odair nella saga campione d’incassi Hunger Games.

Nel cast di #ScrivimiAncora anche: Jaime Winstone (We Want Sex) nel ruolo dell’amica e confidente di Rosie, Ruby; Christian Cooke (Romeo e Giulietta) che interpreta Greg; Tamsin Egerton (The Look of Love; Singularity) nel ruolo di Sally; nel ruolo della rivale in amore di Rosie, Bethany, troviamo Suki Waterhouse (Pusher); Jamie Beamish (London Irish) nel ruolo di Phil; l’attrice irlandese Ger Ryan (Redemption – Identità Nascoste), interpreta la madre di Rosie Alice, mentre Lorcan Cranitch (1916: Seachtar na Cásca) interpreta il padre Dennis.

Sulla scia di alcune delle migliori commedie di sempre, #ScrivimiAncora pone al pubblico la più annosa delle questioni: può un forte legame tra un ragazzo e una ragazza essere soltanto amicizia? 

La trama di #ScrivimiAncora

Rosie  e Alex (Lily Collins e Sam Claflin sono migliori amici dall’età di 5 anni. Crescono sognando di viaggiare per il mondo e di lasciare la piccola cittadina in cui vivono per trasferirsi in America e frequentare insieme l’università. Nella realtà, quando si tratta di amore, vita e di fare le scelte giuste, i due ragazzi sono però i peggior nemici di loro stessi. Tra un imprevisto e un’opportunità mancata, il destino li spinge inesorabilmente in direzioni opposte, lontani l’una dall’altro. Solo una continua corrispondenza, fatta prima di lettere, poi di mail e sms, riesce a preservare il loro speciale legame. Ma può un’amicizia resistere al passare degli anni, alla distanza e a una serie infinita di relazioni disastrose, specialmente quando si capisce che forse è qualcosa di più?

#ScrivimiAncora: clip in italiano con Sam Claflin e Lily Collins

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#ScrivimiAncora: clip in italiano con Sam Claflin e Lily Collins

E’ uscito ieri finalmente l’atteso #ScrivimiAncora, il film con protagonisti Lily Collins e Sam Claflin che ha avuto molto successo di pubblico all’ultimo Festiva di Roma. Oggi vi segnaliamo una nuova clip del film in italiano, intitolata “il ballo”

Tratto dall’omonimo best-seller di Cecelia Ahern, edito in Italia da BUR, il film è interpretato da due dei giovani attori più amati del momento: Lily Collins, già protagonista di Biancaneve e del fantasy Shadowhunters, e Sam Claflin, attore britannico che interpreta Finnick Odair nella saga campione d’incassi Hunger Games.

Nel cast di #ScrivimiAncora anche: Jaime Winstone (We Want Sex) nel ruolo dell’amica e confidente di Rosie, Ruby; Christian Cooke (Romeo e Giulietta) che interpreta Greg; Tamsin Egerton (The Look of Love; Singularity) nel ruolo di Sally; nel ruolo della rivale in amore di Rosie, Bethany, troviamo Suki Waterhouse (Pusher); Jamie Beamish (London Irish) nel ruolo di Phil; l’attrice irlandese Ger Ryan (Redemption – Identità Nascoste), interpreta la madre di Rosie Alice, mentre Lorcan Cranitch (1916: Seachtar na Cásca) interpreta il padre Dennis.

Sulla scia di alcune delle migliori commedie di sempre, #ScrivimiAncora pone al pubblico la più annosa delle questioni: può un forte legame tra un ragazzo e una ragazza essere soltanto amicizia?

#ScrivimiAncora: 10 cose che non sai sul film

#ScrivimiAncora: 10 cose che non sai sul film

Popolare film di genere sentimentale, #ScrivimiAncora è basato su di un omonimo romanzo, e al momento della sua uscita in sala ha ottenuto un buon riscontro di critica e pubblico. Merito anche dei due affiatati protagonisti, il film è in breve tempo diventato uno dei più noti degli ultimi anni per questo genere.

Ecco 10 cose che non sai su #ScrivimiAncora.

#ScrivimiAncora: il film

1. Ha una storia che si estende nel tempo. Protagonisti del film sono Rosie ed Alex, amici affiatati che passano tutto il loro tempo insieme. Quando i genitori di lui decidono però di trasferirsi dall’Irlanda agli Stati Uniti, lei fa di tutto per mantenere la relazione grazie ad una fitta corrispondenza e ad un affetto costante. Con il passare del tempo i due si rendono conto che fra loro c’è forse un sentimento più forte di quello che immaginavano.

2. Ha due protagonisti celebri per questo genere. Protagonisti nei ruoli di Rosie e Alex sono gli attori Lily Collins e Sam Claflin. La prima è celebre per i suoi ruoli in The Blind Side (2009), Biancaneve (2012) e Fino all’osso (2017), mentre Claflin è divenuto celebre per i suoi ruoli in Biancaneve e il cacciatore (2012), Io prima di te (2016) e Resta con me (2018).

#scrivimiancora-streaming

3. Claflin era la prima scelta del regista. Per il ruolo di Alex Stewart, l’attore era la prima scelta per il regista Christian Ditter, il quale ha pensato a lui dopo averlo visto recitare in Biancaneve e il cacciatore e in Hunger Games: La ragazza di fuoco (2013).

4. Lily Collins ha usato delle sue foto. Molte delle foto che vengono mostrate nella camera da letto del suo personaggio nella casa dei suoi genitori, sono delle foto di qualche anno prima appartenenti all’attrice stessa, ritratta da sola e con i suoi amici.

#ScrivimiAncora è tratto da un libro

5. Il film ha un arco temporale diverso rispetto a quello del libro. Mentre nel libro scritto da Cecelia Ahern la storia dei due protagonisti si sviluppa in un arco temporale di 45 anni, nel film questa è invece strutturata in soli 12 anni. Tale modifica è stata fatta per cercare di condensare nei 102 minuti di durata del film solo una parte degli eventi narrati nel romanzo.

#ScrivimiAncora è in streaming

6. È possibile vedere il film in streaming. Gli amanti del film potranno riguardare il film sulle piattaforme streaming dove questo è presente, ovvero Rakuten TV, Chili, Google Play, Apple iTunes e Infinity. Per riprodurre il film basterà noleggiarlo o sottoscrivere un abbonamento alla piattaforma di riferimento.

#ScrivimiAncora: la colonna sonora del film

7. Il film è ricco di canzoni d’amore. A fare da cornice ad un film d’amore non può non esserci la giusta colonna sonora. Fanno infatti parte del film alcuni celebri brani come Crazy in Love di Beyoncé, Tiny Dancer di Elthon John, Son of Sam di Elliott Smith, I’m Confessin (That I Love You) di Peggy Lee, e I’ll Never Fall in Love Again di Iba e Martin Gallop.

#ScrivimiAncora: film simili

8. Fa parte di una ricca categoria di film sentimentali. Il film rientra in un lungo elenco di film sentimentali tratti da celebri romanzi. Tra i film simili a questo si annoverano infatti Le pagine della nostra vita (2005), Dear John (2010), Ho cercato il tuo nome (2012), La risposta è nelle stelle (2015), e Io prima di te (2016).

#scrivimiancora-libro

#ScrivimiAncora: il trailer del film

9. Il trailer ha attratto numerosi spettatori. Esiste un ampio pubblico appassionato di film sentimentali, e nello specifico di film sentimentali tratti da romanzi. All’uscita del trailer di #ScrivimiAncora vi è stata dunque un ottima risposta da parte degli spettatori, che hanno fatto raggiungere al video milioni di visualizzazioni, tramutatesi poi in presenze in sala al momento dell’uscita ufficiale del film.

#ScrivimiAncora: le frasi più belle del film

10. È ricco di frasi d’amore. Come ogni film d’amore che si rispetti, anche questo contiene numerose frasi sentimentali che i due protagonisti si scambiano in più occasioni. Ecco alcune delle frasi più belle.

A volte non ti rendi conto che la cosa migliore che ti sia mai capitata ce l’hai proprio lì, davanti agli occhi. Ma va bene così, davvero sai. Perché ho realizzato che non importa dove tu sia o che cosa tu stia facendo o con chi tu sia, perché per sempre, sinceramente, profondamente, completamente, io ti amerò. (Rosie)

Scegliere la persona con la quale condividere la propria esistenza è una delle decisioni più importanti che la vita ci riserva, sempre. Perché quando è sbagliato, tutto diventa grigio e purtroppo a volte non te ne rendi neanche conto… Finché non ti svegli una mattina e realizzi che gli anni sono volati via. (Rosie)

È fantastico averti come amica: se qualcosa nella mia vita va storto mi basta guardare la tua e tutto si ridimensiona completamente. (Ruby)

Farò sempre la guardia nei tuoi sogni. Non importa quanto strani e bizzarri possano essere. (Rosie)

Fonte: IMDb

#RomaFF13: Treno di Parole, Silvio Soldini presenta il film sul poeta Raffaello Baldini

È stato presentato alla Festa del Cinema di Roma, nella sezione Riflessi, il documentario Treno di Parole, documentario diretto da Silvio Soldini e dedicato alla figura di Raffaello Baldini, poeta romagnolo apprezzato dalla critica ma sconosciuto ai più. Il documentario si avvale del contributo dell’attore Ivano Marescotti, che per anni ha recitato in teatro le poesie di Baldini.

“Abbiamo lavorato tantissimo a questo progetto. – dichiara Martina Biondi, che insieme al regista ha sviluppato l’idea del film – Volevo esportare Baldini dalla sua zona d’origine, nel quale era confinato per via dell’uso del dialetto. Nessuno lo conosceva, e lo scopo era proprio quello di far entrare quanta più gente possibile in contatto con le sue opere. Ho scelto di affidarlo a Silvio perché anche lui è dotato di un linguaggio poetico.”  

Il film attinge ad una grande varietà di materiale lasciato dal poeta: le registrazioni delle poesie lette dalla sua stessa voce, i filmini in 8mm da lui girati negli anni ’60 e ’70, fotografie, appunti e interviste radiofoniche e televisive. Attraverso questi elementi Soldini restituisce lo sguardo del poeta, da cui emergono i grandi temi umani, dalla solitudine all’amore, dalla morte al perdono.

“Baldini è un autore in grado di avere ancora molta presa sui giovani. – esclama Soldini – Mi sembra ci sia un vero e proprio seguito. La sua è una poesia della realtà, dai temi profondi, universali e attuali.”

In questo film, gli autori cercano di capire l’uomo Baldini anche attraverso i racconti di chi lo ha conosciuto. Prende a tal proposito la parola Ivano Marescotti, che fu amico stretto di Baldini e dal quale riuscì a farsi comporre quattro testi teatrali. “La mia identità di attore si divide tra il cinema e il teatro, ma in entrambi la figura di Baldini è per me fondamentale. Dalla lettura delle sue poesie e dei suoi monologhi teatrali ho appreso molto per la mia formazione di attore.”

“Le sue poesie sono storie, molto cinematografiche per di più. – continua Marescotti – Aveva una grande capacità di comunicare non solo tramite l’uso del dialetto, ma anche tramite delle immagini molto efficaci e d’impatto. In ogni sua poesia c’è del tragico, ma per noi romagnoli la tragedia è sempre accompagnata da un velata comicità.”

Soldini conclude con una propria riflessione sul film, sottolineando l’importanza della diffusione delle opere di Baldini. “Mi preoccupava l’idea di fare un film su qualcuno che non c’è più. Per i miei precedenti documentari ero abituato a seguire attivamente le persone su cui si basava il film. La mia fortuna per questo progetto è stata quella di aver trovato dell’ottimo materiale da cui poter partire. Questo film vuol fare rivivere la realtà di un poeta attraverso il suo sguardo sul mondo. Credo che la cosa più bella che questo film offre sia proprio la possibilità di essere presi per mano dallo stesso Baldini, che ci racconta del suo mondo, dei i suoi personaggi, e delle sue storie.”

#RomaFF13: Thomas Vinterberg presenta Kursk

#RomaFF13: Thomas Vinterberg presenta Kursk

Thomas Vinterberg, uno dei padri del movimento cinematografico Dogma 95, presenta il suo nuovo film alla Festa del Cinema di Roma 2018. Intitolato Kursk, il film è l’adattamento cinematografico del libro A Time to Die, di Robert Moore, basato sull’incidente del sottomarino K-141 Kursk, avvenuto il 12 agosto del 2000. In conferenza stampa, il regista racconta della genesi del film, e del perché per lui è così importante raccontare questo tipo di storie.

“Decidere di fare un film non è sempre una cosa razionale. – esordisce Vinterberg – Se una storia inizia a tormentarmi, allora inizio a pensare a che contributo potrei darvi. Ho deciso di fare questo film perché molti dei temi che più mi stanno a cuore ricorrono in questa storia. La storia di una famiglia, il disperato tentativo di sopravvivenza, la lotta di un uomo contro la burocrazia, e anche i sentimenti di indignazione, amore, dolore, perdita. Sono ossessionato da tutto ciò.”

Viene naturale chiedersi quanto di ciò che vediamo nel film sia realmente accaduto e quanto invece sia frutto di una drammatizzazione cinematografica. Il regista ha la risposta pronta a riguardo e ci tiene a specificare che “questo film parla in primo luogo di umanità, non volevo si trasformasse in un atto di accusa. Secondariamente, è un accordo tra la finzione e la verità storica. Molta della verità rimane sul fondo del mare con il sottomarino. Abbiamo ricostruito quanto più fedelmente ciò che si sa, e gli attori sono stati sottoposti ad uno studio tecnico al fine di perseguire la realtà. Tuttavia si tratta di un film, e quindi naturalmente abbiamo aggiunto elementi di finzione. C’è sempre un equilibrio tra i due elementi.”

Vedendo un film come Kursk ci si sorprende dell’evoluzione stilistica assunta dal regista rispetto ai suoi primi film. Chiamato a rispondere a riguardo, Vinterberg si sofferma a parlare del celebre movimento fondato insieme al regista Lars Von Trier.

“Questo film è ovviamente lontano da Dogma 95. All’epoca cercavamo la verità nel cinema, cercavamo di trovare l’essenza più nuda del cinema. Volevamo rivoltarci contro il suo aspetto più conservatore. Ma con il tempo anche questa volontà ha iniziato a diventare corrotta, e abbiamo finito con l’abbandonare quelle idee in cerca di nuove forme espressive. Ad ogni modo, se c’è un filo tematico che accomuna tutti i miei film è il valore dell’umanità.”

Tra i temi centrali del film, c’è quello del nucleo famigliare, ricorrente in gran parte della filmografia dell’autore danese. “Sono attratto dai rituali e dalla claustrofobia del nucleo famigliare. Stare su un set è un po’ la stessa cosa, si condivide tutto, si è nudi davanti agli altri. Finito il film, si scioglie anche il nucleo famigliare, ed io non riesco mai ad abituarmi a questo scioglimento. Ecco è per questo che ne sono ossessionato.”

“Cercavo un punto di vista dal quale raccontare, e analizzare, questa storia, e l’ho trovato in quello dei bambini. – continua poi il regista, analizzando altre peculiarità del film – Il loro è un punto di vista non corrotto su un mondo corrotto. Questa storia mi provoca rabbia, e mi provoca rabbia la mancanza d’umanità. Il bambino attraverso cui guardiamo la storia è una rivalsa della forza dell’umanità e del futuro. Io cerco sempre di tornare alla purezza dell’umanità, e dei miei personaggi.”

A conclusione dell’incontro, Vinterberg sembra voler lanciare un monito ai registi di tutto il mondo, esortandoli a raccontare sempre più temi considerati tabù. “E’ obbligo dei cineasti di parlare di questi argomenti, indagarli. Personalmente volevo mostrare cosa avviene quando l’umanità viene schiacciata dal potere fine a sé stesso. Spero che storie di questo tipo possano aiutarci a riflettere.”

#RomaFF13: Thierry Frémaux e gli Afterhours all’Auditorium

Appuntamenti imperdibili della sesta giornata di Festa del Cinema di Roma 2018 sono Noi siamo Afterhours, docufilm sulla band italiana, e Thierry Frémaux, il direttore artistico del Festival di Cannes, che sarà insolito ospite di un Incontro ravvicinato con il pubblico.

Alle ore 22 si terrà Noi siamo Afterhours, docufilm in cui il regista Giorgio Testi, prendendo spunto dal concerto sold out al Forum di Assago del 10 aprile scorso, racconta i trent’anni di storia della band guidata da Manuel Agnelli, dagli esordi in inglese alle tournée internazionali, dai cambi di formazione fino alla line up attuale. Le immagini del concerto si alternano a quelle del passato in un racconto affidato all’io narrante di Manuel Agnelli che conduce lo spettatore in un viaggio intimo attraverso la musica di una band entrata nella storia del rock italiano. Alla proiezione per il pubblico sarà presente la band che, a seguire, sarà protagonista di un breve showcase elettroacustico.

Thierry Frémaux

Thierry Frémaux, dal 1997 Direttore Generale dell’Istituto Lumière di Lione, dal 2001 ai vertici del Festival di Cannes prima come Direttore Artistico e poi come Delegato Generale, sarà protagonista di un Incontro Ravvicinato che si terrà in Teatro Studio Gianni Borgna Sala Siae alle ore 17.30.

In qualità di organizzatore di una delle più prestigiose rassegne cinematografiche, Frémaux ha saputo coniugare le due anime del cinema, quella commerciale e quella artistica. Una vita passata a visionare più di mille film all’anno, a cercare e selezionare opere in giro per il mondo, a convincere attori, registi e artisti a far parte delle giurie. Di questa vita ha raccontato nell’autobiografia “Sélection officielle”, pubblicata nel 2017 in Francia dall’editore Grasset: seicento pagine di ricordi e aneddoti su imprevisti, conversazioni e soluzioni diplomatiche per le situazioni più complicate.

Di recente, Frémaux ha fatto parlare di sé per le scelte rigorose e, in alcuni casi controcorrente, attuate in occasione dell’ultima edizione della kermesse. L’incontro tra Frémaux e il pubblico della Festa del Cinema sarà l’occasione per discutere l’attuale significato dei festival cinematografici e la loro possibile evoluzione.

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#RomaFF13: The Old Man & the Gun nella selezione ufficiale

#RomaFF13: The Old Man & the Gun nella selezione ufficiale

La Selezione Ufficiale della Festa del Cinema di Roma 2018 ospiterà, sabato 20 ottobre, alle ore 22 (sala Sinopoli) la proiezione di The Old Man & the Gun di David Lowery, addio di Robert Redford alla carriera di attore: il film è ispirato alla storia vera di Forrest Tucker, un uomo che ha trascorso la sua vita tra rapine in banca ed evasioni dal carcere.

81 anni compiuti, Robert Redford ha cominciato la sua carriera nel 1959 a Broadway, passando l’anno successivo in tv e poi al cinema, nel ’62, in Caccia di Guerra, con Sydney Pollack. Tra le sue attività di maggiore prestigio è successo, c’è la fondazione del Sundance Institute che organizza ogni anno il Sundance Film Festival.

In The Old Man & the Gun, Redford è diretto da David Lowery, e recita al fianco di Casey Affleck, Sissy Spacek, Danny Glover e Tom Waits.

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The Old Man & The Gun, la recensione

#RomaFF13: Stan & Ollie e Viggo Mortensen nella selezione ufficiale

Il programma della Selezione Ufficiale della Festa del cinema di Roma, nella giornata di mercoledì 24 ottobre, ospiterà altri tre film.

Steve Coogan e John C. Reilly sono i protagonisti di Stan & Ollie, il nuovo film di Jon S. Baird che verrà presentato in Sala Petrassi alle ore 20.30. Stan Laurel e Oliver Hardy, alias Stanlio e Ollio, i due comici più amati al mondo, partono per una tournée teatrale nell’Inghilterra del 1953. Finita l’epoca d’oro che li ha visti re della comicità, vanno incontro a un futuro incerto. Il pubblico delle esibizioni è tristemente esiguo, ma i due sanno ancora divertirsi insieme, l’incanto della loro arte continua a risplendere nelle risate degli spettatori, e così rinasce il legame con schiere di fan adoranti. Il tour si rivela un successo, ma Laurel e Hardy non riescono a staccarsi dall’ombra dei loro personaggi, e fantasmi da tempo sepolti, uniti alla delicata salute di Oliver, minacciano il loro sodalizio. I due, vicini al loro canto del cigno, riscopriranno l’importanza della loro amicizia.

Green Book di Peter Farrelly sarà invece proiettato in Sala Sinopoli alle ore 22. Sullo sfondo della New York degli anni ’60, Tony Lip (Viggo Mortensen) è un ex rinomato buttafuori che finisce a fare l’autista di Don Shirley, giovane pianista afro-americano. Lip deve accompagnare il pianista prodigio in un lungo tour nel profondo sud degli Stati Uniti. Dopo alcune prime difficoltà, il viaggio nelle regioni razziste degli Stati Uniti porta i due a stringere una forte e straordinaria amicizia.

L’ultimo film della Selezione Ufficiale presentato nella giornata sarà Hermanos di Pablo Gonzaléz. La proiezione, che si terrà in Teatro Studio Gianni Borgna Sala Siae alle ore 21.30, sarà preceduta da uno dei corti finalisti di “Cuori al buio”. Il protagonista di Hermanos è Federico Fierro che, dopo aver scontato una pena di sette anni per complicità in una rapina finita male, torna nella sua città natale in cerca di redenzione, dove il tempo sembra essersi fermato: sua madre gli vuole ancora bene, suo padre continua a non fidarsi di lui, il fratello Ramiro è sempre coinvolto in affari loschi. Federico cerca di tornare a una vita normale trovando lavoro in una miniera, ma presto resta invischiato in una questione di debiti tra Ramiro e uno spietato criminale locale. Mentre lottano contro il tempo per pagare i debiti a tutti i costi e salvare se stessi e la loro famiglia dal destino crudele che li perseguita, i due fratelli finiscono in una spirale di violenza e caos.

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Stanlio e Ollio, recensione del film con John C. Reilly e Steve Coogan

#RomaFF13: Sigourney Weaver, tra fantascienza e commedia, racconta la sua carriera

Statuaria è la prima parole che sale alle labbra di fronte a Sigourney Weaver, attrice simbolica per un pubblico vastissimo, che ha recitato in film divenuti culto e che, in occasione della Festa del Cinema di Roma 2018, ha avuto la possibilità di incontrare il pubblico dell’Auditorium e di raccontare la sua vita di cinema.

Uno dei punti più importanti della sua carriera è stato senza dubbio Ghostbusters, un successo travolgente e un film che ha ancora oggi un seguito appassionato. Una commedia di fantasia, e dal punto di vista della scrittura un gioiello di genere.

“La commedia è poco apprezzata da chi fa cinema ad alto livello. E per me è un mistero, perché penso che sia molto più difficile da scrivere, dirigere, e anche da recitare. Credo però che sia la comunità cinematografica che vuole farsi prendere più sul serio in quanto forma d’arte.”

Senza mai tirarsi indietro davanti a sfide particolari o complicate, Weaver ha anche interpretato personaggi reali, come la scienziata Dian Fossey: “Avevo alcune perplessità, non volevo rischiare di mancare di rispetto a una figura tanto importante, ma poi ho accettato. È stata un’esperienza grandiosa: sia il fatto di lavorare in Africa, sia aver fatto parte del team di Dian Fossey. E sono stata felicissima di passare del tempo con i gorilla: è una sensazione splendida, sono animali incredibilmente umani.”

La fantascienza nella carriera di Sigourney Weaver

Il suo nome è indissolubilmente legato alla fantascienza, che dal suo esordio con Alien, al film di maggior successo nella storia del cinema, Avatar, l’ha sempre accompagnata con costanza, almeno nell’immaginario dei suoi fan: “Sono sempre stata interessata soprattutto alle storie, più che ai generi. La fantascienza oggi è un genere molto sofisticato, che affronta le grandi domande su noi stessi, fa parte del canone letterario americano. Ma non ho programmato la mia carriera intorno alla fantascienza, volevo semplicemente essere un’attrice di teatro. Il teatro è un eccellente rodaggio per qualunque tipo di attori, ti rende più sicuro e fiducioso. Ma è anche vero che i critici dovrebbero cambiare atteggiamento verso il genere sci-fi e non limitarsi solo a parlare degli effetti speciali: in questi film c’è moltissimo altro!”

Nella sua versatile carriera, Sigourney Weaver non ha mai temuto ruoli difficili, come dimostra La morte e la fanciulla, film magnifico, diretto da Roman Polanski: “Lavorare con Roman è stata una grande esperienza, abbiamo girato il film in ordine cronologico e senza usare storyboard. Era un progetto molto personale per Roman, che modificò molto il testo del dramma teatrale. Lui è stato vittima in Polonia, è stato carnefice, è stato un padre che ha perso tutto, era ovvio che volesse dare alla storia una sua impronta. Sul set del film mi diceva esattamente cosa fare; talvolta non mi trovavo a mio agio, ma alla fine mi rendevo conto che aveva sempre ragione lui! Quando abbiamo fatto le prime prove di lettura, ha letto lui tutte le parti. È una cosa unica, non lo fa nessuno, è una cosa insolita per una produzione americana, ma è anche vero che Roman è un bravissimo attore.”

Sigourney Weaver e l’esordio con Alien

La carriera di Sigourney Weaver è cominciata però con uno dei più grandi film della storia del cinema. Come avrebbe potuto immaginarselo? Ridley Scott all’epoca era al suo secondo lavoro e io al mio primo ruolo importante, per entrambi è stato una sorta di ‘battesimo’. Ci faceva improvvisare, in modo che non fossimo mai sicuri di cosa sarebbe successo un secondo dopo l’altro; ricordo che dopo aver girato una scena con Ian Holm, lui entrò nel set dell’astronave e mi spiegò come farla come voleva lui, sbattendo il povero Ian contro una parete. La cosa bella però è stata che non ho mai dovuto interagire con elementi inesistenti. Sul set l’alieno era interpretato da un attore molto alto, che sembrava venire da un altro pianeta. Quando metteva il costume era insieme bellissimo e terrificante. Durante le riprese, dovevo sempre confrontarmi con questa ‘entità’, ma non sapevo mai da dove sarebbe spuntato. Ho amato girare quel film e anche recitare in abiti sporchi, fra un ciak e l’altro potevo fare quello che volevo! In seguito ho cambiato generi, finché James Cameron non mi ha riportato alla fantascienza.”

Trai tanti registi che hanno attraversato la sua carriera, Sigourney Weaver conserva un ricordo molto prezioso di Ang Lee, che l’ha diretta in Tempesta di Ghiaccio e che ha realizzato anche il film che secondo lei racconta la più grande storia d’amore di sempre: I Segreti di Brokeback Mountain. “Mi trovo molto bene a lavorare con Jame Cameron, ovviamente. Ma quello che mi ha sorpreso davvero è stato Ang Lee: quando mi ha diretto in Tempesta di ghiaccio quasi non avevamo bisogno di parlare, ci bastava scambiarci uno sguardo per capirci alla perfezione. E Brokeback Mountain è una delle più grandi storie d’amore di sempre!”

#RomaFF13: Sigourney Weaver porta di Ghostbusters sul red carpet

#RomaFF13: Sigourney Weaver porta di Ghostbusters sul red carpet

Volto iconico del cinema, donna bellissima, spirito vivace, Sigourney Weaver è stata l’ospite d’onore alla Festa del Cinema di Roma nella serata di mercoledì 24. L’attrice ha incontrato il pubblico di fan e ad accompagnarla, sul tappeto rosso dell’Auditorium, c’erano ovviamente gli Acchiappafantasmi, una compagine di fan perfettamente mascherati, a omaggiare uno dei tanti film di culto in cui ha recitato Sigourney.

Ecco le foto di Aurora Leone dal red carpet:

#RomaFF13: Sigourney Weaver incontra il pubblico

#RomaFF13: Sigourney Weaver incontra il pubblico

Nel programma degli Incontri Ravvicinati, la Festa del Cinema ospiterà la grande attrice newyorkese Sigourney Weaver (ore 18.30 Sala Petrassi. Grazie a una miscela di talento e doti attoriali che l’hanno resa una delle interpreti più versatili del cinema contemporaneo, Weaver ha affrontato ruoli e generi profondamente diversi, dalla fantascienza al thriller, dalla commedia al cinema di impegno civile. Straordinaria la lista dei registi che l’hanno scelta come protagonista dei loro film, da Ridley Scott a Ivan Reitman, da Mike Nichols ad Ang Lee, da Roman Polanski a David Fincher e James Cameron. Memorabili le sue interpretazioni nella saghe di “Alien” e di “Ghostbusters”, in Gorilla nella nebbia e Una donna in carriera (che le sono valsi il Golden Globe), ne La morte e la fanciulla fino ad Avatar, film di maggior incasso della storia del cinema.

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#RomaFF13: Quello che non uccide con Claire Foy all’Auditorium

La tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma ospita il ritorno sul grande schermo di Lisbeth Salander, figura di culto e personaggio principale dell’acclamata serie di libri “Millennium” creata da Stieg Larsson: domani, mercoledì 24 ottobre alle ore 19.30 presso la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica, si terrà l’anteprima mondiale di The Girl in the Spider’s Web (Millennium: Quello che non uccide) di Fede Álvarez, primo adattamento del recente bestseller mondiale scritto da David Lagercrantz. La vincitrice del Golden Globe, Claire Foy, protagonista della serie The Crown, interpreterà l’iconica hacker sotto la direzione del regista che ha firmato il thriller Man in the Dark: nel cast, nel ruolo del giornalista Mikael Blomkvist, l’attore svedese Sverrir Gudnason (Borg McEnroe), e nei panni di Camilla, la sorella di Lisbeth scomparsa da tempo, l’attrice olandese Sylvia Hoeks (Blade Runner 2049).

Quello che non uccide: trailer e poster italiani per il film con Claire Foy

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Millennium – Quello che non uccide, recensione del film con Claire Foy

#RomaFF13: presentazione del restauro di “Italiani brava gente” di Giuseppe De Santis

Il 27 ottobre viene presentata alla Festa del Cinema di Roma la versione restaurata di Italiani brava gente, film diretto da Giuseppe De Santis (Riso Amaro, Non c’è pace tra gli ulivi) nel 1965. La proiezione avverrà alla presenza di Raffaele Pisu, unico protagonista maschile ancora vivente, e della vedova del regista, Giordana Miletic De Santis.

Italiani brava gente è un grande film epico e spettacolare, che si inserisce nella tradizione del cinema sovietico sulla grande guerra patriottica. De Santis racconta l’odissea di alcuni soldati italiani durante la campagna di Russia e il loro rapporto, conflittuale ma a tratti anche solidale, con l’Armata Rossa e soprattutto con la popolazione sovietica.

Il restauro è stato finanziato dalla Genoma Films e realizzato dal Centro Sperimentale di Cinematografia. Ciò è stato possibile anche grazie al contributo di Ebano Spa, della Banca Popolare di Fondi e alla preziosa consulenza dell’Associazione Giuseppe De Santis.

La Cineteca Nazionale ha operato partendo dai negativi originali 35mm e dalla colonna sonora, messi a disposizione dalla Galatea e con la collaborazione di Intramovies. La versione che verrà presentata alla Festa del Cinema è tratta direttamente dal negativo originale.

“Da tempo era mio desiderio riuscire a far restaurare questo film, – dichiara Paolo Rossi Pisu della Genoma Films – non solo come omaggio a mio padre, ma come tributo al valore del film nel panorama della nostra tradizione cinematografica.”

Grande protagonista della conferenza stampa è proprio l’attore Raffaele Pisu, che racconta alcuni aneddoti riguardati la lavorazione del film, descritta come “estremamente faticosa”. L’attore ricorda del suo coinvolgimento al progetto, voluto fortemente da Giuseppe De Santis, che credeva nelle sue potenzialità drammatiche.

“Ho pianto quando lessi il copione di questo film. – esclama Pisu – Ho accetto quella parte perché mi riconoscevo terribilmente tanto nel protagonista e volevo dare voce e corpo alla sua umanità.”

Pisu ricorda inoltre l’esperienza di lavorare a stretto contatto con De Santis, descrivendolo come “tecnicamente ineccepibile, ma forse gli mancava il cuore. Giuseppe era crudo nelle sue rappresentazioni, voleva mostrare il volto della disumanità e non concedeva dolcezze. Ma questo perché era un professionista, e il mio rapporto con lui è sempre stato di grande amicizia. Sono onorato di aver lavorato con lui ad un film tanto importante.”

All’attore viene chiesta poi una riflessione sulla società italiana odierna, e se egli consideri ancora gli italiani “brava gente”. “Io penso di sì. – risponde Pisu – Ci sono ancora tanti valori e tanti giovani meritevoli, solo che non vengono aiutati. Non gli viene insegnato nulla, e la colpa è nostra. La televisione di oggi, ad esempio, è prevalentemente spazzatura, non si produce più cultura. E vorrei poter essere ancora più duro di così a riguardo.” 

A conclusione della conferenza stampa viene infine annunciato ufficialmente il progetto del Museo del Neorealismo Cinematografico nella città di Fondi, luogo di nascita di Giuseppe De Santis. La struttura ha ottenuto nel giugno di quest’anno la delibera regionale, con i sopralluoghi attualmente in corso e i lavori previsti per i primi mesi del 2019. Il museo sarà dotato di tutte le avanguardie museali, per attrarre un pubblico di ogni età, e l’inaugurazione è prevista nell’arco di un paio d’anni.

Tornando a parlare del film, Paolo Rossi Pisu dichiara che la Genoma Films sta tentando una distribuzione cinematografica e televisiva, e possibilmente anche una distribuzione in home video. In attesa di ciò il film verrà proiettato il 2 dicembre a Fondi, nell’Auditorium della Banca Popolare, alla presenza di Raffaele Pisu.

Proprio quest’ultimo decide di chiudere con una preghiera: “ricordate sempre quelle persone che con le scarpe rotte hanno combattuto per il nostro paese e hanno scritto la storia. I nostri soldati erano degli eroi, e vorrei rendere loro un sentito omaggio.”

#RomaFF13: Paolo Virzì chiude la Festa con Notti Magiche

#RomaFF13: Paolo Virzì chiude la Festa con Notti Magiche

Notti Magiche di Paolo Virzì è il film di chiusura della tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma: il nuovo lavoro del regista livornese sarà presentato domani, sabato 27 ottobre, alle ore 19 presso la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. Considerato uno dei maggiori eredi della tradizione della commedia all’italiana, autore di una serie di successi fra i quali Ovosodo, Il capitale umano, La prima cosa bella, Tutta la vita davanti, La pazza gioia, The Leisure Seeker, Virzì ambienta il suo nuovo lavoro a Roma nel 1990 sullo sfondo dell’estate dei mondiali di calcio. Nella notte in cui la Nazionale viene eliminata ai rigori dall’Argentina, un noto produttore cinematografico viene trovato morto nelle acque del Tevere. I principali sospettati dell’omicidio sono tre giovani aspiranti sceneggiatori, chiamati a ripercorrere la loro versione al Comando dei Carabinieri. Notti magiche è il racconto della loro avventura trepidante nello splendore e nelle miserie dell’ultima stagione gloriosa del cinema italiano.

#RomaFF13: oggi Il vizio della speranza di Edoardo De Angelis.

#RomaFF13: oggi Il vizio della speranza di Edoardo De Angelis.

Alle ore 22, la Sala Sinopoli ospiterà il primo film italiano in programma nella Selezione Ufficiale, Il vizio della speranza di Edoardo De Angelis. Il regista – che torna dietro la macchina da presa dopo il successo di Indivisibili, premiato con sei David di Donatello e altrettanti Nastri d’Argento – firma una storia di vendetta e riconciliazione che ha come sfondo il fiume Volturno e le terre che lo circondano.

La protagonista è Maria, interpretata da Pina Turco (Gomorra – La serie), la cui esistenza scorre, senza sogni né desideri, a prendersi cura della madre e al servizio di una madame ingioiellata. Insieme al suo pitbull dagli occhi coraggiosi, Maria traghetta sul fiume donne incinte, in quello che sembra un purgatorio senza fine. È proprio a questa donna che la speranza, un giorno, tornerà a far visita, nella sua forma più ancestrale e potente, miracolosa come la vita stessa. Nel cast, al fianco di Pina Turco, ci sono anche Massimiliano Rossi, Marina Confalone, Cristina Donadio, Marcello Romolo. Le musiche sono firmate, come già in Indivisibili, dal musicista napoletano Enzo Avitabile.

Il vizio della speranza, la trama

Lungo il fiume scorre il tempo di Maria, il cappuccio sulla testa e il passo risoluto. Un’esistenza trascorsa un giorno alla volta, senza sogni né desideri, a prendersi cura di sua madre e al servizio di una madame ingioiellata. Insieme al suo pitbull dagli occhi coraggiosi Maria traghetta sul fiume donne incinte, in quello che sembra un purgatorio senza fine. E’ proprio a questa donna che la speranza un giorno tornerà a far visita, nella sua forma più ancestrale e potente, miracolosa come la vita stessa. Perché restare umani è da sempre la più grande delle rivoluzioni.

 

#RomaFF13: Millennium – Quello che non uccide, il red carpet della premier mondiale

Si è svolta nell’ambito della Festa del Cinema di Roma la premiere mondiale di Millennium – Quello che non uccide, il nuovo film diretto da Fede Alvarez e basato sul quarto romanzo postumo di Millennium, l’opera letteraria di Stieg Larsson.

In occasione dell’importante serata, hanno sfilato sul tappeto rosso dell’Auditorium Sverrir Gudnason, Sylvia Hoeks, Claire Foy, Fede Alvarez, Synnove Macody Lund e Andreja Pejic. Ecco le Foto di Aurora Leone per Cinefilos.it

Millennium – Quello che non uccide, recensione del film con Claire Foy

#RomaFF13: Michael Moore e Isabelle Huppert sul red carpet

#RomaFF13: Michael Moore e Isabelle Huppert sul red carpet

Giornata ricca di ospiti internazionali e italiani, quella di sabato 20 ottobre alla Festa del Cinema di Roma 2018. Protagonista di un incontro ravvicinato con il pubblico è stata Isabelle Huppert, premiata da Toni Servillo con il riconoscimento alla Carriera. Con lei ha sfilato sul tappeto rosso dell’Auditorium anche Fabio Rovazzi, che, notizia di poche ore fa, presterà la voce a un personaggio secondario di Ralph Spacca Internet, della Pixar. Infine, la parata si è conclusa con il documentarista premio Oscar Michael Moore, che ha presentato alla Festa Fahrenheit 11/9, il suo ultimo film sulle elezioni presidenziali negli Stati Uniti che hanno visto trionfare Donald Trump.

Ecco le foto di Aurora Leone:

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#RomaFF13: Martin Scorsese sul tappeto rosso dell’Auditorium

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#RomaFF13: Martin Scorsese sul tappeto rosso dell’Auditorium

Il regista newyorkese Martin Scorsese ha colmato di fan l’Auditorium. Fiumi di fan si sono riversati ai lati del tappeto rosso che nella serata del quinto giorno di rassegna ha visto sfilare il regista premio Oscar, ospite d’onore e vincitore del Premio alla Carriera.

Ecco le foto (di Aurora Leone) in cui Scorsese posa al fianco di Monda e Delli Colli.

#RomaFF13: Manuel Agnelli e gli Afterhours festeggiano i trent’anni della band

Trent’anni in un concerto. La voce profonda di Manuel Agnelli accompagna l’arrivo degli Afterhours sul palco del Forum di Assago, filmati “in segreto” dal regista Giorgio Testi durante lo storico live del 10 aprile 2018. Una festa, oserebbe dire, per festeggiare i primi trent’anni di carriera di una band che ha radicalmente scosso le radici della musica alternativa italiana portando nel paese della canzone popolare qualcosa di nuovo e mai sentito.

Le immagini riprese da Testi sono confluite nel docu-film Noi siamo Afterhours, presentato in anteprima assoluta alla Festa del Cinema di Roma, e che alterna le fasi più emozionanti della serata ai ricordi di Agnelli sugli esordi – quando il gruppo si esibiva ancora in inglese – passando per le tournée internazionali in America e i cambi di formazione fino alla line up attuale.

Tutto nasce con un errore: quello di Manuel all’inizio del concerto quando ha preso la nota sbagliata“, confessa il regista, “Ed è stato un po’ la nostra benedizione. Penso davvero che ciò che abbiamo fatto con questo documentario sia assolutamente inedito nel panorama italiano, soprattutto nella scena rock“. La struttura di Noi siamo Afterhours è infatti stramba, per come è stato pensato e realizzato, e a spiegarlo è lo stesso Agnelli: “Di solito quando decidi di girare qualcosa del genere hai a disposizione tre date da cui selezionare le scene migliori. Qui invece si trattava di un solo concerto, e poteva andare tutto storto. Ma è proprio questo che ha contraddistinto il film: la magia di quella sera al Forum. Con più giorni forse sarebbe stato impossibile riprodurre quell’effetto.

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Abbiamo iniziato a parlare del progetto circa un anno prima dell’evento, partendo dell’aspetto scenografico, quindi dalla disposizione del palco all’uso degli effetti visivi, e poi siamo entrati più dettagliatamente nel discorso registico“, spiega Testi, “Sapevamo però di avere tra le mani un’occasione irripetibile. Non era soltanto un concept film come quello realizzato per Hai paura del buio? nel 2014, ma anche un modo per raccontare trent’anni di storia della band attraverso spezzoni e parentesi più poetiche. A questo ho aggiunto un elemento che mi affascina da sempre, ovvero i momenti precedenti allo spettacolo, quando gli artisti escono da se stessi e si trasformano in altro; nel mentre però pensano e ripensano, c’è della roba che gli frulla in testa, un’incertezza…a questo serviva la voce di Manuel come narratore, in quanto leader degli Afterhours“.

Tanta preparazione non ha impedito al “caso” di intervenire sul concerto, come dichiarato da Agnelli in conferenza stampa: “È stato casuale trovarsi ed è casuale ciò che ne è uscito, nonostante il nostro estenuante lavoro di prove. Ma immaginate quanto sarebbe stato inutile tutto questo se il caso non fosse intervenuto positivamente. Non decidi tu, è il concerto a farlo, e se rimani nella media non rischi. Se ti lasci andare però rischi il disastro ma se hai abbastanza fortuna riesci a raggiungere un certo livello emotivo. Ed è ciò che ci è successo quella sera grazie alla magia, al suono, al pubblico“.

noi siamo afterhours

La cura maniacale per i dettagli, dal missaggio sonoro alla valorizzazione degli strumenti, in un solo giorno di riprese è risultata una sfida non indifferente per la band, che un po’ corrisponde perfettamente all’atteggiamento degli Afterhours nei confronti della musica: mai statico e sempre sul limite del pericolo. Al video sono state poi aggiunte delle battute in voiceover di Manuel Agnelli che si manifestano in vari modi, in forma di pensiero rispetto al concerto, alla storia degli Afterhours, ai vari volti del gruppo.

Il film fotografa benissimo il nostro momento storico, perché è un punto di arrivo e di ripartenza, ed esprime la pausa di riflessione che ci siamo presi per non ripeterci e per capire che cosa vogliamo diventare“, continua Agnelli. “Non abbiamo più nulla da dimostrare a noi stessi, ma siamo coscienti e consapevoli di cosa ci serve per andare avanti“. E su ciò che rende la band così unica, il frontman dichiara che Siamo persone molto diverse, e diversi sono i motivi per cui facciamo ciò che facciamo. Io ho bisogno di esprimere ciò che non riesco ad esprimere tutti i giorni, nella vita quotidiana, cose scure o violente, e di certo non vado in giro a tirare testate alla gente. Eppure lo vorrei. D’altronde è qualcosa che appartiene a tutte noi come esseri umani, il non riuscire ad esprimere le cose che ci teniamo dentro. Sul palco invece mi sento libero di farlo, e questo lavoro mi ha aiutato a crescere e a superare e capire certi momenti.

Benedetti da una nuova popolarità, gli Afterhours sono pronti per le prossime sfide. “Siamo cambiati, come persone, ed è cambiato il significato del nostro fare musica”, chiude Agnelli. “All’inizio volevamo solo essere disturbanti e scatenare reazioni… finivano sempre con l’essere negative. Poi abbiamo deciso, o meglio, è successo che abbiamo cercato un nuovo modo di rapportarci con il pubblico. E finalmente da qualche anno l’abbiamo trovato, modo più empatico, accettando di essere diventati diversamente disturbanti. L’energia ci arriva dai ragazzi giovani, e la soddisfazione più grande è continuare ad avere un senso per qualcuno. Non siamo memoria ma presente, che trasmette emozioni a persone che adesso sono la realtà“.

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#RomaFF13: La Diseducazione di Cameron Post, la recensione del film di Desiree Akhavan

1993. Sullo schermo scorre la fotografia sbiadita di un’epoca che sembra già lontana: è la sera dell’evento più importante nella vita sociale di un teenager americano, il prom, e Cameron Post viene sorpresa dal suo fidanzato mentre sta avendo un rapporto sessuale con l’amica Coley nel retro della sua auto. La famiglia conservatrice, allarmata, spedisce la ragazza in un centro di terapia di conversione per giovani omosessuali dove potrà essere curata e disintossicata dal “demonio”.

Nell’inizio di The Miseducation of Cameron Post (in italiano La Diseducazione di Cameron Post) opera seconda di Desiree Akhavan, non c’è nessuna scoperta di sé o dichiarazione romantica come nei film di John Hughes, ma un brusco ritorno alla realtà peggiore, un taglio netto con tutte le fantasie che il genere teen ha montato sull’iconografia dei balli scolastici. Respingente, invece che inclusivo, il mondo al di fuori è un posto orribile dove poter vivere liberamente la propria giovinezza, in cui le infinite possibilità dell’adolescenza – fase transitoria della vita in cui si prova e sperimenta – vengono ridotte ad una triste negoziazione con chi ci governa.

Il tempo del film racconta bene l’inquietudine e l’’insicurezza degli Stati Uniti negli anni in cui si moriva di AIDS e l’omosessualità veniva trattata come patologia clinica, ma soprattutto quando i diritti della comunità LGBT non esistevano e i mezzi di comunicazione di massa (cinema e tv in particolare) non contribuivano alla rappresentazione della diversità sociale come fanno oggi. Tuttavia non è il contesto storico ciò che interessa alla regista, e nemmeno cercare ossessivamente il pretesto per un atto politico, ma riflettere sulla tossicità di un sistema familiare che riversa i propri errori sulle nuove generazioni; di fatto gli adulti di The Miseducation of Cameron Post sembrano spettatori catatonici del cambiamento sociale, incapaci di capire cosa sta succedendo nel mondo, di cogliere i bisogni dei figli e aiutarli nel momento più difficile.

E se fossero loro i soggetti da curare? E se in questa fotografia del 1993 si nascondesse tutto il rancore, ma anche i sogni e le speranze della Akhavan (classe 1984) rivolti a chi l’ha preceduta e a chi verrà dopo di lei? Il punto di vista è lodevole e perfino originale in certi frangenti, ma le manca ancora il graffio dei grandi autori.

Trailer di La Diseducazione di Cameron Post

#RomaFF13: l’incontro ravvicinato con Cate Blanchett

#RomaFF13: l’incontro ravvicinato con Cate Blanchett

Nella seconda giornata della Festa del Cinema di Roma 2018, l’attrice premio oscar Cate Blanchett si rende protagonista di due incontri. Il primo è la conferenza stampa del film Il mistero della casa del tempo, regia del maestro dell’horror Eli Roth, in cui dà vita ad un’inedita coppia con Jack Black.

Nel film di Roth, proposto nella Selezione Ufficiale della Festa, Cate Blanchett si ritrova ad avere a che fare con la magia e la stregoneria. Elementi questi per lei molto più attuali e concreti di quanto si creda.

Cate Blanchett

Interrogata in conferenza stampa sulla sua idea a riguardo, l’attrice dichiara che “la magia permette di trasformarsi. Quello della trasformazione è un concetto positivo da adottare e perseguire nella vita. Evolvendo costantemente, migliorando noi stessi, impediamo che gli altri possano affibbiarci delle etichette”.

L’attrice passa poi a raccontare le scelte che l’hanno portata ad accettare il ruolo di Mrs. Zimmerman, la co-protagonista del film. “Ero ossessionata dall’horror, e lo sono ancora. Avrei potuto guardare film horror ogni giorno. Per questo ero interessata all’idea di lavorare con Eli Roth, e il fatto che il film contenesse specialmente contenuti per ragazzi mi attraeva ancora di più. Attraverso i miei figli vivo le loro paure, e questo mi ha aiutato a sentirmi ancor più parte del progetto.”

“Io elaboro le cose per amore dell’interesse. – continua la Blanchett, alla domanda sulle sue fonti di ispirazione per il ruolo. – Assimilo ogni cosa, e presto o tardi queste tornano utili per i miei personaggi. Ho lavorato per costruire un passato al mio personaggio, un passato doloroso che potesse renderlo ancor più interessante. Se quello che fai non risuona nel pubblico è inutile, e in questo le reazioni dei miei figli al personaggio mi hanno aiutato a trovare il carattere giusto, affinché fosse in grado di stupire chiunque. Come attrice non penso a me e alle mie esperienze nella costruzione del personaggio. Non mi interessa portare la mia esperienza sul grande schermo, ma tentare di raccontare l’esperienza di qualcun altro.”

La conferenza stampa si chiude sulla domanda che chiede all’attrice di indicare il potere magico che desidererebbe avere. “Farei in modo che tutti i maggiorenni andassero a votare. Vengo da un paese dove il voto è obbligatorio e la democrazia una responsabilità. Incoraggerei tutti a votare, anche per chi non può farlo.”

Durante il secondo incontro, quello pomeridiano con il pubblico, condotto dal direttore artistico della Festa Antonio Monda, la Blanchett ripercorre invece, attraverso la visione di diverse clip, i ruoli più celebri della sua carriera. In questa occasione l’attrice svela curiosità e retroscena sulle sue varie tappe artistiche.

Il curioso caso di Benjamin Button

Si parte da Il curioso caso di Benjamin Button, film del 2013 diretto da David Fincher in cui la Blanchett affianca Brad Pitt. “Ricordo di aver accettato il ruolo perché avrei lavorato a qualsiasi cosa con Fincher e Pitt. Quando poi ho letto la sceneggiatura mi hanno particolarmente colpito le sue immagini, specialmente una delle ultime. Il mio personaggio, Daisy, tiene tra le braccia Benjamin Button, ormai diventato un infante, e lo guarda morire. È una scena che mi ha commosso profondamente. Ogni madre sa cosa vuol dire stringere a sé il proprio figlio desiderando che quel momento non finisca mai.”

Passando poi a parlare del film Carol, regia di Todd Haynes in cui Cate Blanchett ha una storia d’amore con l’attrice Rooney Mara nella repressiva società degli anni ‘50, la Blanchett ricorda di essere rimasta molto stupita dalle domande che le venivano fatte durante le presentazioni stampa del film. “E’ strano perché durante le conferenze stampa di questo film le domande che mi venivano rivolte erano prevalentemente riguardo la mia sessualità, quando però per altri film non mi avevano mai fatto domande sulle mie capacità psichiche, o simili. In me questo ha suscitato una certa sorpresa, vedere che il mio genere sessuale fosse diventato un argomento di cui discutere. Interpretare un ruolo vuol dire avere una connessione universale con l’esperienza umana. Per questo non penso mai al mio genere, almeno che questo non chiuda delle porte, perché penso sempre in termini di un personaggio come di un essere umano. Per me l’esperienza di creare un personaggio è un’esperienza antropologica, di mettermi in un ambito che non conosco. Il piacere dell’interpretazione per me è studiare cosa muove le persone, che cosa le motiva.

Carol

Si passa poi a parlare del film The Aviator, regia di Martin Scorsese in cui Cate Blanchett interpreta Katharine Hepburn accanto a Leonardo DiCaprio nei panni di Howard Hughes. Per questo film la Blanchett vinse il suo primo Oscar come miglior attore non protagonista. L’attrice ricorda di quando Scorsese la chiamò al telefono, per proporle il ruolo. “Non ricordo assolutamente nulla di quella chiamata. Io lo ascoltavo parlare e tremavo incessantemente. Continuavo a ripetere sì senza realmente capire a cosa stessi dando risposte affermative. Quando la chiamata finì, il mio agente mi chiese cosa mi aveva proposto, ma io non riuscivo davvero a ricordarlo, tanto ero sotto shock dall’aver parlato con il grande Scorsese. Quando poi mi comunicarono cosa avevo accettato, allora ebbi davvero paura. Quel ruolo poteva distruggermi o farmi affermare come attrice.

Sul finire dell’incontro, la Blanchett si sofferma sulle differenze tra cinema e teatro. “Quando ho iniziato a lavorare a teatro a Sidney, in Australia, non mi sarei mai aspettata di arrivare al cinema. Ho avuto una grande fortuna e il piacere di lavorare con i più grandi. Penso sia bellissimo e utile poter passare dal teatro al cinema, poiché nel teatro c’è la possibilità di avere un rapporto diretto con il pubblico, mentre il cinema mi ha portato a valutare la possibilità espressiva delle inquadrature. Dovessi scegliere tra i due, direi il teatro. Il teatro non consente l’errore, e allo stesso tempo il suo fascino è l’avere la possibilità di cambiare ogni sera, poiché ogni sera il pubblico è diverso.”

#RomaFF13: Incontro Ravvicinato con Michael Moore

Nell’ambito della Festa del Cinema di Roma 2018, alle ore 14.30, la Sala Sinopoli ospiterà l’Incontro Ravvicinato con il premio Oscar® Michael Moore. Noto per aver saputo coniugare nelle sue opere un linguaggio schietto e sgombro di artifici, particolarmente adatto a descrivere le dinamiche politico-economiche che governano gli Stati Uniti, a una forte dose di ironia, Moore nel corso degli anni ha indagato su diversi temi ritenuti estremamente scomodi dall’establishment.

Fahrenheit 11/9: Trailer Ufficiale Italiano del film Evento a #RomaFF13

Alla Festa del Cinema, il regista presenterà il suo nuovo film, Fahrenheit 11/9 (ore 19.30 Sala Sinopoli), uno sguardo provocatorio e sarcastico sull’epoca in cui viviamo. Dopo Fahrenheit 9/11, il vincitore della Palma d’Oro Michael Moore sposta la sua attenzione su un’altra significativa data, il 9 novembre 2016, giorno in cui Donald Trump è stato eletto 45esimo Presidente degli Stati Uniti. L’ultimo documentario di Michael Moore è un affresco liberale e anticonservatore che non prende di mira solo l’amministrazione degli Stati Uniti, ma anche le politiche dei Democratici e dei Repubblicani che hanno portato all’attuale situazione politica.

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#RomaFF13: Il vizio della speranza vince il premio del pubblico BNL

Il vizio della speranza di Edoardo De Angelis si è aggiudicato il “Premio del Pubblico BNL” alla tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma. Il “Premio del Pubblico BNL”, in collaborazione con il Main Partner della Festa del Cinema, BNL Gruppo BNP Paribas, è stato assegnato dagli spettatori che hanno espresso il proprio voto sui film in programma nella Selezione Ufficiale utilizzando myCicero, con l’app ufficiale della Festa del Cinema, RomeFilmFest (realizzata da Pluservice), e attraverso il sito www.romacinemafest.org.

Il vizio della speranza di Edoardo De Angelis arriverà in sala giovedì 22 novembre 2018, distribuito da Medusa.

#RomaFF13: Il vizio della speranza, la recensione del film di Edoardo De Angelis

SINOSSI: Lungo il fiume scorre il tempo di Maria, il cappuccio sulla testa e il passo risoluto. Un’esistenza trascorsa un giorno alla volta, senza sogni né desideri, a prendersi cura di sua madre e al servizio di una madame ingioiellata. Insieme al suo pitbull dagli occhi coraggiosi Maria traghetta sul fiume donne incinte, in quello che sembra un purgatorio senza fine. È proprio a questa donna che la speranza un giorno tornerà a far visita, nella sua forma più ancestrale e potente, miracolosa come la vita stessa. Perché restare umani è da sempre la più grande delle rivoluzioni. “A me non mi uccide nessuno”.

IL REGISTA: Edoardo De Angelis, nato nel 1978 a Napoli, a diciannove anni scopre il cinema e gira i suoi primi cortometraggi. Nel 2006 si diploma in regia presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma: il suo saggio di fine corso è il corto Mistero e passione di Gino Pacino. Del 2011 è il suo primo lungometraggio da regista, Mozzarella Stories. Nel 2014, con la società fondata con Pierpaolo Verga, la O’Groove, realizza Perez, opera seconda. Nel 2016 dirige Indivisibili, che vince sei Nastri d’argento, otto Ciak d’oro, un Globo d’oro, e riceve diciassette candidature ai David di Donatello, vincendone sei.

#RomaFF13: Edoardo De Angelis racconta Il Vizio della Speranza

NOTE DI REGIA: Nel fotogramma passato, presente e futuro. Nessuna presentazione dei personaggi, nessuna divagazione. La storia delle donne e degli uomini è scritta sul corpo: nelle cicatrici il passato, nei gesti il presente, negli occhi il futuro. Il corpo è lo strumento principale della narrazione perché la sua materia mobile esprime la trasformazione dei personaggi; è veicolo tematico in quanto mostra la bellezza ferita di essere umani in attesa di qualcosa o qualcuno, disperati attaccati a un’ultima speranza; infine, il corpo esprime la volontà dell’anima di sovvertire l’ordine della disperazione, attraverso la resistenza e, al momento giusto, la ribellione. Pensate a un inverno freddo, un tempo in cui tutto attorno a noi sembra morto e accendiamo il fuoco per scaldarci, in attesa che cambi. La terra genera, la terra ospita, la terra lascia prosperare e poi sovrasta il corpo morto; il vento soffia sul fuoco e spinge l’acqua del fiume verso la terra, per ravvivarla. La vita si ostina a lottare contro la morte: l’arco del mondo si trasforma attraverso la nascita, la morte e la rinascita. Tutto ciò che resta immobile muore. Ciò che si muove vive. Per chi ha la forza di resistere, il premio è il miracolo del mondo che nasce.

#RomaFF13: il tappeto rosso di Stan & Ollie con Reilly e Coogan

John C. Reilly e Steve Coogan hanno portato alla Festa del Cinema di Roma Stan & Ollie, il nuovo film che li vede protagonisti nei panni dei due comici Stan Lauren e Oliver Hardy.

Di seguito, le foto dal red carpet su cui hanno sfilato gli attori, in compagnia del regista Jon S. Baird.

Finita l’epoca d’oro che li ha visti re della comicità, vanno incontro a un futuro incerto. Il pubblico delle esibizioni è tristemente esiguo, ma i due sanno ancora divertirsi insieme, l’incanto della loro arte continua a risplendere nelle risate degli spettatori, e così rinasce il legame con schiere di fan adoranti. Il tour si rivela un successo, ma Laurel e Hardy non riescono a staccarsi dall’ombra dei loro personaggi, e fantasmi da tempo sepolti, uniti alla delicata salute di Oliver, minacciano il loro sodalizio. I due, vicini al loro canto del cigno, riscopriranno l’importanza della loro amicizia.

Stanlio e Ollio, recensione del film con John C. Reilly e Steve Coogan

#RomaFF13: il Premio alla Carriera a Isabelle Huppert

La tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma assegnerà domani, sabato 20 ottobre alle ore 18 presso la sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica, il Premio alla Carriera a Isabelle Huppert: il riconoscimento sarà consegnato da Toni Servillo. Amata in tutto il mondo per i suoi ruoli di grande complessità e profondità, per l’inquietudine e l’anticonformismo dei suoi personaggi, Isabelle Huppert ha collaborato, durante la sua carriera, con alcuni fra i più grandi cineasti europei e statunitensi, da Claude Chabrol a Jean-Luc Godard, da Maurice Pialat a Marco Ferreri, dai fratelli Taviani a Marco Bellocchio, da Michael Haneke a Andrzej Wajda, da Michael Cimino a David O. Russell. Premiata in tutto il mondo per le sue interpretazioni, Golden Globe 2017 per Elle di Paul Verhoeven, l’attrice parigina sarà inoltre protagonista di un Incontro Ravvicinato con il pubblico e commenterà una serie di clip selezionate fra le pellicole che hanno maggiormente segnato la sua vita da artista.

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#RomaFF13: il giorno di Barry Jenkins con If Beale Street Could Talk

Dopo il successo di Moonlight, vincitore di tre premi Oscar, presentato a Roma nel 2016, il regista Barry Jenkins torna alla Festa del Cinema: domani, domenica 21 ottobre alle ore 19.30 presso la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica, sarà infatti presentato il suo nuovo film, If Beale Street Could Talk (Se la strada potesse parlare), tratto dall’omonimo romanzo di James Baldwin.

Il film è ambientato negli anni settanta, nel quartiere di Harlem, Manhattan. Uniti da sempre, la diciannovenne Tish e il fidanzato Alonzo, detto Fonny, sognano un futuro insieme. Quando Fonny viene arrestato per un crimine che non ha commesso, Tish, che ha da poco scoperto di essere incinta, fa di tutto per scagionarlo, con il sostegno incondizionato di parenti e genitori. Senza più un compagno al suo fianco, Tish deve affrontare l’inaspettata prospettiva della maternità. Mentre le settimane diventano mesi, la ragazza non perde la speranza, supportata dalla propria forza interiore e dall’affetto della famiglia, disposta a tutto per il bene della figlia e del futuro genero.

If Beale Street Could Talk: il trailer del nuovo film di Barry Jenkins

#RomaFF13: Go Home – A Casa Loro, recensione del film di Luna Gualano

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Nasce da una riflessione estemporanea, da una scintilla, il fuoco che ha portato Luna Gualano a realizzare Go Home – A Casa Loro, lo zombie movie presentato ad Alice nella Città durante al tredicesima Festa del Cinema di Roma. La regista ha infatti spiegato che l’idea è partita mentre discuteva con il suo compagno, il produttore musicale Emiliano Rubbi (autore della sceneggiatura) dell’omicidio a Fermo del migrante nigeriano, ucciso in seguito ai suoi tentativi di difendere la sua compagna, insultata.

“Questa rabbia, questo odio sembra quasi il tema del contagio dei film di zombie, dovremmo fare un film su questo” avrebbe detto Rubbi, e così è nata la storia di Go Home: un’epidemia zombie si diffonde durante uno scontro tra estremisti di destra e i responsabili di un centro di accoglienza.

Il film, dal budget bassissimo (stimato intorno ai 35mila euro), è la traduzione di questa riflessione: la rabbia e l’odio, concetti universali, sembrano pervadere sempre più a fondo la nostra società, dalle istituzioni alla quotidianità, e questi sentimenti forti generano l’infezione e quindi l’epidemia. Il racconto è elementare e riesce con questa semplicità a mettere in evidenza due punti interessantissimi. Il primo riguarda appunto lo stimolo che ha generato il film intero, il concetto di rabbia come malattia che corrompe e deforma i corpi e le menti delle persone, che siano essi estremisti di destra, migranti o chi cerca semplicemente di aiutare.

go home poster
Il poster firmato da Zerocalcare.

A questa riflessione si collega direttamente un ritorno dell’horror e in particolare dello zombie movie alla metafora politica, intenzione confermata dallo stesso sceneggiatore che chiama in causa George Romero, che con il suo Zombi ha trasformato il genere in un atto d’accusa verso il capitalismo. Lo zombi, in quanto creatura fantastica, si presta benissimo a questo tipo di utilizzo, diventando di volta in volta metafora di tante cose, a seconda del la lettura che si dà alla creatura stessa.

Dopo tanto cinema e tante televisione che hanno riportato in auge lo zombie, proponendolo in termini più leggeri ed edulcorati rispetto a quelli “politici” che Romero aveva raccontato nel 1978, la Gualano sceglie di tornare all’origine. Il suo approccio è sicuramente schierato dalla parte di chi accoglie i migranti, tuttavia riesce a rimanere imparziale nella rappresentazione dell’odio e della rabbia, che serpeggiano da entrambi i lati della barricata. Nessuno è immune e nessuno viene risparmiato.

Go Home – A Casa Loro è una fotografia impietosa e senza speranza, scattata attraverso la lente del genere fantastico, che attribuisce di nuovo al genere il suo valore sociale e politico.

Il progetto ha incontrato da subito il sostegno di tanti personaggi pubblici che hanno partecipato alla produzione, da Piotta, il Muro del piantoTrain to Roots , fino al fumettista Zerocalcare, che ha disegnato il poster.

#RomaFF13: Giuseppe Tornatore incontra il pubblico

#RomaFF13: Giuseppe Tornatore incontra il pubblico

La Festa del Cinema celebra uno degli autori più amati e premiati del cinema italiano: domani, giovedì 25 ottobre alle ore 18 presso la Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica, Giuseppe Tornatore sarà protagonista di un Incontro Ravvicinato con il pubblico. Il regista siciliano è stato in grado di produrre un linguaggio universale a partire da uno stile assolutamente personale, firmando storie che hanno spesso varcato i confini nazionali: dall’Oscar® con Nuovo Cinema Paradiso alla nomination per L’uomo delle stelle, da Malèna a Baarìa, da La leggenda del pianista sull’oceano a La sconosciuta, da La migliore offerta a La corrispondenza. Alla Festa, Tornatore approfondirà con il pubblico la sua passione per il noir, fra cinema e letteratura.

Tre i film in programma nella Selezione Ufficiale.

Alle ore 20, sempre in Sala Petrassi, si terrà l’anteprima del documentario in due parti, Corleone, il potere e il sangue e Corleone, la caduta di Mosco Levi Boucault. “Ho cominciato a ripercorrere la strada di Salvatore Riina. E del solo Riina, per avere un’unità narrativa dalla sua sanguinaria ascesa al potere fino alla sua caduta – ha detto il regista – Un Riina raccontato dai protagonisti che l’hanno

affrontato (il procuratore Ayala, il poliziotto Accordino) e da quelli che l’hanno assecondato (i suoi sicari Brusca, Marchese, Anzelmo, Mutolo). Da fuori e da dentro. E attraverso quelli che l’hanno assecondato, dare un’idea di che cosa è l’essere mafioso, la mafiosità”.

Alle ore 19.30 la Sala Sinopoli ospiterà Monsters and Men di Reinaldo Marcus Green. A Brooklyn, un uomo di colore disarmato viene ucciso dopo una lite con le forze dell’ordine. L’episodio è il punto di partenza di una complessa indagine, che vede coinvolto un distretto di polizia e un quartiere dove vive una comunità di persone strettamente unite tra loro. Nella vicenda sono implicati anche un testimone oculare che ha ripreso l’aggressione con il suo smartphone, un ufficiale di polizia e un giovane studente promessa del baseball. Attraverso i loro occhi, arriveremo a comprendere in profondità una comunità in fermento a causa di tensioni razziali, che lotta per un futuro migliore.

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Las niñas bien di Alejandra Márquez Abella sarà proiettato alle ore 21.30 presso il Teatro Studio Gianni Borgna Sala Siae. I protagonisti del film sono Sofía e Fernando, coppia della medio-alta borghesia: i due hanno tutto ciò che si può desiderare, denaro, belle case, domestici. Fernando ha ereditato tutte le sue ricchezze da suo padre, che le ha conquistate grazie all’aiuto dello zio Javier. Ma una sera, a cena, Javier annuncia che ha deciso di farsi da parte. Nubi oscure e minacciose si addensano all’orizzonte: una grave crisi economica si sta abbattendo sul Messico. Inizialmente il mondo di Sofía e Fernando sembra conservarsi intatto, ma gradualmente compaiono delle crepe nelle loro vite, mentre l’ordine economico e sociale sembra crollare intorno a loro. Sofía si vedrà costretta a salvare le apparenze, ma la sua caduta sarà ineluttabile.

#RomaFF13: Edoardo De Angelis racconta Il Vizio della Speranza

#RomaFF13: Edoardo De Angelis racconta Il Vizio della Speranza

Quarto lungometraggio firmato da Edoardo De Angelis, due anni dopo il successo di Indivisibili (6 David di Donatello e 5 Nastri d’Argento), Il Vizio della Speranza è il primo dei film italiani presentati durante la tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma inaugurata ieri da 7 Sconosciuti a El Royale di Drew Goddard (qui potete leggere la nostra recensione).

Il regista, accompagnato all’incontro con la stampa dal cast insieme allo sceneggiatore e ai produttori, esordisce spiegando che il suo nuovo lavoro  “è l’immagine di un inverno dove tutto sembra morto, così accendiamo un fuoco per riscaldarci mentre aspettiamo che passi e che la natura rinasca e con essa ogni forma di esistenza. Nel film vince chi resiste e chi ha la pazienza di aspettare che qualcosa cambi. E quando questo succede, come nel caso di Maria [la protagonista], la scoperta di avere una possibilità diventa l’unica forma di sopravvivenza.”

Interpretata da Pina Turco (Gomorra – La serie), Maria è una giovane donna la cui esistenza scorre, senza sogni né desideri, mentre si prende cura della madre assente e lavora per una madame che gestisce un traffico illegale di neonati. Insieme al suo pitbull la ragazza traghetta sul fiume donne incinte, in quello che sembra un purgatorio senza fine, eppure la speranza tornerà a farle visita nel modo più inaspettato e naturale possibile.

Per me la speranza è il seme di ogni rivoluzione“, interviene la Turco, “Tutto nasce dalla fiducia, e la fiducia diventa fede, con cui ognuno può scrivere il proprio destino. Niente era più semplice e bello come raccontare questa storia attraverso la nascita di un bambino, che è il miracolo della vita.” E sul lavorare con De Angelis ed essere diretta da suo marito, l’attrice confessa che “a spronarmi è stata la sfiducia iniziale di Edoardo, che era scettico sull’affidarmi un ruolo così importante. Non pensava fossi pronta. Ma questa sfiducia è diventata il mio vizio della speranza, l’ho coltivata, ho letteralmente mangiato la polvere e, infine, l’ho ringraziata“.

Festa del cinema di Roma: i nostri film più attesi

Nel cast figura anche Cristina Donadio, nota al grande pubblico per aver vestito i panni della boss Scianel nella serie Gomorra. E se per quel personaggio l’attrice partenopea aveva detto di essersi ispirata alla tragedia greca, qui è stato il valore della sottrazione la chiave per interpretare al meglio la sua Alba: “Scianel era un archetipo del male, da lì quindi il riferimento a Clitennestra, ma in questo caso avevo davanti un personaggio ancora più tremendo perché consapevole dell’orrore che mette nel rapporto con figlia. Una donna affetta da una sorta di catatonia esistenziale, che si fa scivolare vita addosso e che aveva bisogno di meno elementi possibili. Sarò sempre grata a Edoardo per avermi affidato Alba, perché questa storia mi ha ricordato cosa sia realmente il vizio della speranza…ogni volta che narri qualcosa che nasce da una ferita, tutto quello che viene fuori è un monito e un incantamento; così, anche nell’orrore di questa madre, c’è un monito e un incantamento, come tutte le anime perse del microcosmo che mostriamo“.

Con le parole dello sceneggiatore Umberto Contarello, condivise da tutti i presenti, ci si congeda riflettendo sul significato del film e sul tema: “Siamo partiti da un’idea, tortuosa ma bella proprio per questo, e cioè dal fatto che Edoardo volesse raccontare al cinema un tema universale, spirituale, mistico, religioso, insomma esplicitamente cristiano. E più andavamo avanti, più mi sembrava lampante come la nostra storia somigliasse ad una parabola. E in quanto tale aveva un cuore antichissimo, quasi arcaico, perché per essere universali devi attingere a quell’immaginario, mentre se attingi ad attualità non sei universale ma prigioniero di una galera. La nostra parabola affronta con coraggio un tema quanto mai attuale, ovvero la convinzione che un figlio nasca quando ha la culla pronta, quando invece il film ci sta dicendo che è il figlio a costruire la culla.”

Il vizio della speranza, la trama

Lungo il fiume scorre il tempo di Maria, il cappuccio sulla testa e il passo risoluto. Un’esistenza trascorsa un giorno alla volta, senza sogni né desideri, a prendersi cura di sua madre e al servizio di una madame ingioiellata. Insieme al suo pitbull dagli occhi coraggiosi Maria traghetta sul fiume donne incinte, in quello che sembra un purgatorio senza fine. E’ proprio a questa donna che la speranza un giorno tornerà a far visita, nella sua forma più ancestrale e potente, miracolosa come la vita stessa. Perché restare umani è da sempre la più grande delle rivoluzioni.

#RomaFF13: è il grande giorno di Martin Scorsese

#RomaFF13: è il grande giorno di Martin Scorsese

La tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma celebra Martin Scorsese, uno dei più grandi cineasti della storia della settima arte: domani, lunedì 22 ottobre alle ore 19 presso la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica, il maestro statunitense riceverà il Premio alla Carriera, che sarà consegnato da Paolo Taviani.

Nell’occasione, Scorsese sarà protagonista di un Incontro Ravvicinato con il pubblico durante il quale ripercorrerà la sua carriera che lo ha visto autore di una straordinaria serie di capolavori da Mean Streets e Taxi Driver a Toro Scatenato, da Quei bravi ragazzi a Casinò, da Gangs of New York a The Departed – Il bene e il male, da The Wolf of Wall Street a Silence. Scorsese mostrerà inoltre alcune sequenze scelte fra i film italiani che hanno maggiormente influenzato la sua vita e la sua opera.

L’Incontro Ravvicinato con Martin Scorsese si svolgerà con il sostegno di Campari. Da sempre impegnato in primissima linea nella battaglia per la conservazione del cinema del passato, il regista ha poi selezionato per gli spettatori della Festa tre film per il cui restauro è stata impegnata la Film Foundation da lui promossa: domani, lunedì 22 ottobre, presso il Teatro Studio Gianni Borgna Sala Siae (ore 16.30) sarà la volta di Ganja & Hess di Bill Gunn (1973), restaurato da The Museum of Modern Art con il supporto di The Film Foundation.

Viste le numerose richieste, la Festa del Cinema ha organizzato un secondo appuntamento con Martin Scorsese, che incontrerà il pubblico prima della proiezione di San Michele aveva un gallo (mercoledì 24 ottobre ore 16 Sala Petrassi).