Si intitolerà The
Hive , Manhattan 1×03, il terzo episodio della prima
stagione della nuova serie televisiva Manhattan.
In Manhattan 1×03, il lavoro
degli scienziati
viene inaspettatamente influenzato dalle
nuove misure di sicurezza, tutto questo mentre la comunità
affronta sfortunatamente la perdita di
un membro.
Il regista di Logan James
Mangold è stato scelto da Sony Pictures
per la regia del remake di Disorder, film francese
del 2015. Mangold è noto al pubblico soprattutto per aver
diretto gli ultimi due film dedicati a
Wolverine (Wolverine –
L’Immortale e Logan) ma la sua
filmografia è molto variegata e vanta film come Cop
Land, Quando L’Amore Brucia L’Anima e
Ragazze Interrotte.
Disorder è stato
mostrato per la prima volta al Festival di Cannes nel maggio del
2015 e distribuito in Francia nel settembre dello stesso anno.
Diretto da Alice Winocour, il film narra le
vicende di Vincent (Matthias Schoenaerts), un
ex-soldato che lotta con il disturbo post-traumatico da stress al
suo ritorno dall’Afghanistan. Vincent viene assunto per proteggere
la moglie di un ricco uomo d’affari libanese, interpretata da
Diana Krueger.
Il remake verrà prodotto dai
produttori di Escape Artists Todd Black,
Jason Blumenthal e Steve Tisch
che hanno già collaborato per La Ricerca Della
Felicità, The Equalizer e
I Magnifici Sette. Disorder verrà
scritto da Taylor Sheridan, noto per aver
scritto le sceneggiature degli acclamati Sicario e Hell or High
Water. Sheridan, di solito restio a
scrivere remake, ha fatto un’eccezione per
Disorder e, sebbene manterrà la struttura
originale, pare che possa divenire il primo film di un
franchise.
Disorder non sarà
il primo remake neppure per Mangold che nel 2007
ha diretto l’acclamato film western Quel Treno per
Yuma con Russell Crowe e Christian Bale.
La collaborazione di
Mangold e Sheridan promette un
risultato eccezionale che forse, a differenza di molti remake
statunitensi, otterrà il favore della critica.
L’ultimo
film nordico di Netflix, Mango,
è ambientato in un hotel di lusso a Malaga. Mentre supervisiona un
importante progetto, la determinata direttrice dell’hotel Lærke
(Josephine Park) si ritrova in conflitto con Alex
(Dar Salim), un ex avvocato che si rifiuta di
vendere la sua piantagione di mango. Sua figlia, Agnes
(Josephine Højbjerg), che si aspetta una vacanza
rilassante con la madre raramente disponibile, viene coinvolta in
un’inaspettata tensione. Mentre le emozioni emergono e la lealtà
viene messa alla prova, tutti e tre si trovano ad affrontare scelte
che potrebbero cambiare le loro vite per sempre.
Il regista di Mango è
Mehdi Avaz
Il film è diretto dall’iraniano
Mehdi Avaz, i cui precedenti lavori includono
A Beautiful Life, Toscana, Kollision e
While We Live. Il film è scritto dal fratello di
Mehdi, Milad Schwartz Avaz, i cui precedenti
lavori includono Grow / Alfa, STHLM Blackout, Better Times e While
We Live.
Mango è un caldo
dramma romantico ambientato nella lussureggiante cornice di Malaga,
in Spagna. Il film segue Lærke (Josephine Park),
un’ambiziosa direttrice d’albergo incaricata di sviluppare un
resort di lusso in una piantagione di mango di proprietà di Alex
(Dar Salim), un ex avvocato con un tragico
passato. Lærke porta con sé la figlia adolescente Agnes
(Josephine Højbjerg), sperando in un raro momento
di connessione. Ciò che si dipana è una storia d’amore inaspettato,
crescita personale e riscoperta della gioia nei luoghi più
improbabili.
Josephine Park e Dar Salim offrono
solide interpretazioni nei ruoli principali. Park incarna con
precisione la professionista cittadina motivata ed emotivamente
riservata, mentre Salim porta un calore silenzioso e sincero ad
Alex, un uomo ancora legato al dolore. La loro alchimia è
innegabile e la loro relazione in evoluzione – con tanto di
incomprensioni, legami riluttanti e infine svolte emotive – segue
il cliché consolidato del “da nemici ad amanti”. È
affascinante, seppur prevedibile, e ricorda la formula confortante
dei romanzi rosa in stile Hallmark.
Il cast di supporto aggiunge
spessore alla storia, in particolare Josephine
Højbjerg nel ruolo di Agnes, l’archetipo dell’adolescente
scontrosa. Il suo rapporto teso con la madre e la delusione per non
essere stata ammessa alla facoltà di architettura forniscono
profondità emotiva, sebbene il suo arco narrativo appaia un po’
poco sviluppato. Anche Sara Jiménez e
Paprika Steen appaiono in ruoli minori ma vivaci
che contribuiscono a dare corpo alla comunità locale.
Visivamente, Mango è una
vera delizia. Il film sfrutta appieno la bellezza naturale
di Malaga, con ampie inquadrature di strade di montagna polverose,
tramonti al tramonto e la campagna vibrante. La finca dove
alloggiano Lærke e Agnes è un personaggio a sé stante: le sue
pareti giallo senape, le porte verdi e le intricate piastrelle blu
evocano un senso di fascino rustico e calore mediterraneo. La
fotografia immerge ogni ambiente in una luce baciata dal sole,
esaltando il fascino accogliente ed evasivo del film.
La colonna sonora è un delizioso
mix di Motown anni ’70, funk e soul, che aggiunge un’energia
giocosa al tono altrimenti pacato. Completa i ritmi emozionali del
film e infonde un senso di nostalgia e ritmo che ne mantiene vivace
il ritmo.
Sebbene Mango non apra nuovi
orizzonti narrativi, offre sufficiente bellezza paesaggistica,
interpretazioni sentite e momenti spensierati da tenere gli
spettatori coinvolti per tutti i suoi 96 minuti di durata. È un
film che trasmette emozioni positive, che si affida alle
convenzioni del genere ma lo fa con sincerità e fascino. Per gli
amanti dei drammi romantici con un tocco europeo, Mango è una dolce
e soleggiata fuga.
Il nuovo film romantico danese di Netflix, Mango,
racconta la storia di Lærke, un’affermata
architetta che lavora per la società immobiliare
Weltzer. La sua vita ruota completamente intorno
al lavoro: è ambiziosa, perfezionista e ha sacrificato gran parte
della sua vita personale per la carriera. Da tempo sogna di
costruire un progetto tutto suo in Málaga, ma
quando la sua capo Joan le offre finalmente
l’opportunità, Lærke si trova combattuta. Aveva promesso alla
figlia adolescente Agnes di trascorrere le vacanze
insieme a Bornholm, e non vuole deluderla.
Tuttavia, Joan la spinge ad accettare, suggerendole di portare
Agnes con sé in Spagna.
Agnes reagisce male alla notizia:
si sente trascurata, delusa e non ha alcun interesse a passare
l’estate in un luogo sconosciuto, lontano dagli amici. Ma Lærke non
può rifiutare: il suo compito è convincere il proprietario di una
piantagione di mango a vendere la terra a Weltzer
per costruire un resort di lusso. Joan è convinta che Lærke
riuscirà nell’impresa, ma le due non immaginano quanto il viaggio
cambierà le loro vite.
Appena arrivate a Málaga, Lærke
scopre che il proprietario della piantagione è
Alex, un uomo che aveva già incrociato in aereo,
in una situazione poco piacevole: Lærke si era rifiutata di cedere
il suo posto finestrino a un bambino, e Alex aveva preso le difese
del piccolo. Così, quando i due si ritrovano faccia a faccia,
l’imbarazzo è inevitabile.
Alex è un uomo riservato, gentile
ma fermo nelle sue convinzioni. È fortemente legato alla sua terra
e, nonostante i 4,9 milioni di corone di debiti,
si rifiuta di vendere la fattoria. Per lui non è solo una questione
economica: quella terra rappresenta la memoria della sua defunta
moglie Mari e della sua famiglia, morti
tragicamente in un incendio sul posto. Solo la sorella di Mari,
Paula, è sopravvissuta, e Alex si sente in dovere
di mantenere viva la fattoria per onorare la loro memoria.
Lærke comprende il suo dolore e,
invece di insistere sulla vendita, propone una soluzione
alternativa: costruire un hotel intorno alla piantagione,
integrando la produzione agricola nel progetto turistico. In questo
modo, la fattoria verrebbe preservata, i lavoratori manterrebbero
il loro impiego, e la comunità locale beneficerebbe di nuovi
servizi e opportunità. Alex è colpito dalla proposta e comincia a
fidarsi di Lærke. Tuttavia, Joan respinge l’idea e le ordina di
chiudere il contratto per la vendita totale del terreno,
dimostrando di non avere alcun interesse per il modello sostenibile
proposto.
Col passare dei giorni, Lærke e
Alex si avvicinano. Entrambi hanno vissuto vite dominate dal lavoro
e dalla solitudine, e si riconoscono in questa comune incapacità di
lasciarsi andare. Quando Alex riaccompagna a casa Agnes dopo una
festa finita male, Lærke lo invita a bere qualcosa. L’attrazione
tra i due diventa evidente e trascorrono la notte insieme.
Il mattino dopo, però, Alex legge
per errore un messaggio sul telefono di Lærke: Joan le ricorda di
assicurarsi la vendita del terreno. Alex, ferito, crede che Lærke
si sia avvicinata a lui solo per ottenere la firma e si sente
tradito. Senza darle modo di spiegare, si allontana, lasciandola in
preda alla vergogna e al rimorso.
Il legame ritrovato tra madre e
figlia
Parallelamente, anche il rapporto
tra Lærke e Agnes si trasforma. Agnes, appassionata di architettura
come la madre, era stata rifiutata dalla scuola di
architettura, e la delusione l’aveva resa distante e
rabbiosa. Ma a Málaga conosce Paula, la sorella di
Mari, e tra le due nasce una forte amicizia. Paula le mostra la
bellezza autentica della vita rurale e la libertà della natura,
aiutandola a superare la rabbia verso la madre.
Durante il viaggio, Lærke confessa
ad Agnes di sentirsi una madre inadeguata: pensa di non avere nulla
da offrire, solo un lavoro stressante e una casa vuota, mentre l’ex
marito Tom ha una nuova famiglia felice. Ogni
volta che va a prendere Agnes da lui, sente di strapparla a una
“vera famiglia”. Agnes, invece, le rivela che tutto ciò che ha
sempre voluto era la presenza della madre, non la
perfezione.
Questo scambio sincero rompe
finalmente il muro di silenzio tra loro. Agnes incoraggia Lærke a
lottare per Alex, ricordandole che anche lui era felice con lei.
Lærke capisce così che ha sempre temuto l’amore perché si è
convinta di deludere tutti, ma forse, questa volta, vale la pena
tentare.
Tornata in Danimarca, Lærke scopre
con sorpresa che Alex ha firmato i documenti e
Weltzer è pronta a prendere possesso della piantagione. Alex ha
cambiato idea per il bene di Paula: vuole venderla per finanziare
il sogno della ragazza di diventare pilota.
Delusa e incapace di accettare il
compromesso morale, Lærke si licenzia. Non può
sopportare di vedere Alex perdere il luogo che ama. Decide così di
agire in prima persona: vende il suo appartamento, chiede un
prestito e torna a Málaga per realizzare da sola il progetto
dell’hotel comunitario che aveva proposto.
Quando arriva, Alex non vuole
parlarle, ma Lærke riesce a convincerlo ad ascoltarla. Gli spiega
che ha investito tutto ciò che possiede per salvare la fattoria e
costruire qualcosa insieme a lui. Alex, commosso dal suo gesto e
dalla sincerità del suo amore, ritira la vendita e
decide di diventare suo socio.
Il sogno condiviso
Un anno dopo, i frutti del loro
lavoro sono visibili: il progetto del “Mango Community
Hotel” sta prendendo forma. Lærke utilizza come base il
progetto architettonico ideato da Agnes, che
immaginava un villaggio di piccole abitazioni costruite con
biomateriali, alimentate da energia solare e sistemi termici
ecologici, con risorse idriche condivise e spazi comuni pensati per
la comunità. Un’architettura sostenibile e inclusiva, destinata a
unire turismo e rispetto per l’ambiente.
Paula, nel frattempo, ha iniziato
la scuola di volo e realizza finalmente il suo sogno. Agnes e lei
restano inseparabili amiche, e Agnes vede la sua idea prendere vita
concretamente sul terreno di Alex, una grande soddisfazione
personale e professionale. È probabile che questa esperienza le
apra le porte di scuole di architettura ancora più prestigiose.
Alla fine, Lærke e Alex non sono
solo amanti, ma anche partner nella vita e nel
lavoro. Dopo il rischio che lei ha corso vendendo tutto
per salvare la fattoria, Alex non dubita più delle sue intenzioni.
Entrambi hanno trovato un equilibrio tra passione, responsabilità e
affetto.
Lærke realizza finalmente il suo
sogno di costruire qualcosa dal nulla, ma questa volta non per
un’azienda senza volto: per sé, per la sua famiglia, e per un
futuro in cui amore e lavoro convivono. Il progetto del Mango Hotel
diventa simbolo della rinascita di tutti loro: un luogo che unisce
memoria, natura e comunità, e che promette di
attirare l’attenzione internazionale per la sua originalità.
Alla fine, Lærke, Alex, Agnes e
Paula formano una nuova famiglia scelta, uniti non
dal sangue ma dall’amore, dal coraggio e dalla capacità di
ricominciare.
Si è tenuto domenica 1 novembre
alle ore 14.00 l’incontro in streaming con Marco e Antonio
Manetti – in arte i Manetti bros. –
registi e autori del film Diabolik,
prossimamente in uscita per 01 Distribution.
Nell’appuntamento conclusivo del programma dell’Area
Movie a Lucca Changes, i fratelli Manetti
sono stati protagonisti di un panel online moderati da Roberto
Recchioni, insieme a Mario Gomboli, sceneggiatore
e direttore editoriale dell’Editrice Astorina, responsabile della
serie a fumetti.
Si è parlato delle origini del mito
partendo dalla prima trasposizione cinematografica di Diabolik,
personaggio creato dalle sorelle Giussani negli anni Sessanta,
arrivata dopo soli sei anni dalla comparsa del personaggio in
edicola. All’epoca il film di Mario Bava non aveva soddisfatto le
sorelle, che non avrebbero mai accettato un altro film non
“rispettoso” del personaggio.
Da fan e lettori di Diabolik
i Manetti bros hanno spiegato di aver lavorato all’interno di una
cornice ben precisa, inserendo certo delle novità, ma in linea con
il personaggio. Gli autori hanno raccontato di sognare da
tempo di riuscire a realizzare il film: “Ci siamo approcciati
al progetto da fan e non volevamo modificare una cosa già perfetta
di suo” hanno dichiarato i due registi.
Dopo una lunga carriera al cinema,
iniziata nei primi anni del 2000, l’attrice Mandy
Moore si è resa celebre grazie alla serie This Is
Us. Negli ha più volte dato prova della sua versatilità,
recitando in generi diversi e ricoprendo ruoli ogni volta ben
distanti gli uni dagli altri. Così facendo ha potuto conquistare un
ampio pubblico, ricevendo lodi per il suo lavoro in più
occasioni.
Ecco 10 cose che non sai di
Mandy Moore.
Mandy Moore: i suoi film
1. Ha recitato in celebri
lungometraggi. L’attrice esordisce al cinema recitando in
Pretty Princess (2001), recitando al fianco di
Anne Hathaway. Successivamente prende
parte a film come I passi dell’amore (2002), Tutto
quello che voglio (2002), Amori in corsa (2004),
Striscia, una zebra alla riscossa (2005), Romance &
Cigarettes (2005), American Dreamz (2006),
Southland Tales – Così finisce il mondo (2006),
Dedication (2007), Perché te lo dice mamma (2007)
e Licenza di matrimonio (2007). Negli ultimi anni
l’attrice si è dedicata prevalentemente alla televisione, recitando
al cinema solo per i film 47 metri (2017),
Darkest Minds (2018) e Midway
(2019).
2. È celebre per i suoi
ruoli televisivi. Nel corso della sua carriera l’attrice
partecipa ad alcuni episodi di celebri serie TV come
Entourage (2005), Scrubs (2006), How I Met
Your Mother (2007), Grey’s Anatomy (2010) e Red Band
Society (2014-2015). Dal 2016 ottiene particolare celebrità
recitando nel ruolo di Rebecca Pearson nella serie This Is
Us, e che ricopre ancora oggi.
3. Si è distinta come
doppiatrice. Negli anni l’attrice ha in più occasioni
ricoperto il ruolo di doppiatrice, prestando per la prima volta la
propria voce all’orso femmina del film Il dottor Dolittle
2 (2001). Partecipa poi ai doppiaggi dei film d’animazione
Koda, fratello orso (2006), Rapunzel – L’intreccio
della torre (2010), doppiando proprio la protagonista, e
Ralph spacca Internet (2018), dova dà nuovamente voce al
personaggio di Rapunzel. È poi tra le voci delle serie animate
TRON: Uprising (2012-2013), High School USA!
(2013-2015), e Sheriff Callie’s Wild West (2014-2017). Si
afferma nuovamente come voce di Rapunzel per il film Rapunzel –
Prima del sì (2017) e per la serie Rapunzel – La
serie (2017-in corso).
Mandy Moore è su Instagram
4. Ha un account
personale. L’attrice è presente sul social network
Instagram con un proprio profilo, seguito da 4 milioni di persone.
All’interno di questo l’attrice è solita condividere fotografie
scattate in momenti di svago, ma anche immagini promozionali dei
suoi progetti da interprete.
Mandy Moore in Scrubs
5. Ha avuto un ruolo nella
celebre sit-com. L’attrice è apparsa negli episodi 9 e 10
della quinta stagione della sit-com Scrubs. Qui ha
ricoperto il ruolo di Julie Quinn, interesse amoroso del
protagonista J.D., interpretato dall’attore Zach
Braff, il quale si vede costretto a rompere la
relazione non riuscendo a sopportare l’abitudine di lei di dire “è
così divertente” invece di ridere come una persona qualunque.
Mandy Moore canta Candy
6. È anche una celebre
cantante. L’attrice si è affermata anche in ambito
musicale, avendo all’attivo ben 7 album pubblicati. La Moore
diventa celebre nel momento in cui nel 1999 debutta con il singolo
Candy, che diventa in breve tempo un successo mondiale e
viene certificato come Disco d’oro negli Stati Uniti.
Mandy Moore in Midway
7. Ha recitato nel nuovo
war-movie di Roland Emmerich. Nel 2019 l’attrice è tra i
protagonisti del film Midway, dove ricopre il ruolo di
Anne Best. Il lungometraggio è basato sulla vera storia della
Battaglia di Midway, punto di svolta bellico nel Pacifico, durante
la Seconda Guerra Mondiale.
Mandy Moore in This Is Us
8. È l’attrice più giovane
del cast. Molti fan sono rimasti scioccati dall’apprendere
che l’attrice ha solo 35 anni, ed è pertanto la più giovane del
cast. La sorpresa deriva dal fatto che l’attrice impersona il
personaggio di Rebecca Pearson in più momenti della vita di questa,
risultando credibile anche quando si tratta di dar vita ad età ben
lontane da quella realmente posseduta dall’attrice.
9. Ha ottenuto il ruolo
grazie allo sceneggiatore della serie. Lavorando a
Rapunzel: L’intreccio della torre, l’attrice conosce lo
sceneggiatore Dan Fogelman. Qualche anno dopo
questi la ricontatta, suggerendole di presentarsi per la parte
nella serie da lui scritta, e di cui si stavano svolgendo i cast.
Grazie alla sua segnalazione, la Moore sostenne il provino,
vincendo poi il ruolo.
Mandy Moore: età e altezza
10. Mandy Moore è nata a
Nashua, nel New Hampshire, Stati Uniti, il 10 aprile 1984.
L’attrice è alta complessivamente 178 centimetri.
La star di This Is
Us,Mandy
Mooreha
recentemente preso parte al picchetto dello
sciopero SAG-AFTRAe ha rivelato di aver ricevuto
alcuni assegni residui incredibilmente piccoli. Parlando
con The Hollywood
Reporter, Moore ha discusso di come la natura dei residui sia
cambiata quando lo streaming è diventato prevalente e di come abbia
ricevuto alcuni piccoli assegni residui.
Cosa ha detto
Mandy Moore sui residui di streaming di This Is Us?
“Il problema del
residuo è un problema enorme“, ha dichiarato Moore dal
picchetto. “Siamo in posizioni incredibilmente fortunate
come attori che lavorano essendo stati in spettacoli che hanno
avuto un enorme successo in un modo o nell’altro… ma molti attori
nella nostra posizione per anni prima di noi sono stati in grado di
vivere con i residui o almeno pagare i loro conti.” Per
quanto riguarda i residui di streaming di This Is
Us, Mandy Moore ha dichiarato di aver ricevuto
assegni per uno o due centesimi. “Stavo parlando con il
mio business manager che ha detto di aver ricevuto un residuo per
un centesimo e due centesimi“, ha
rivelato l’attrice .
Mandy Moore ha recitato nella popolare serie
drammaticadella NBCThis Is
Us dal 2016 al 2022. Alcuni dei suoi altri ruoli più
riconoscibili includono Rapunzel in Tangled della Disney,
Lana Thomas in The Princess Diaries e Aerith
Gainsborough nel primo videogioco di Kingdom
Hearts.
Film da festival. Il parigino
Quentin Dupieux, alias Mr.Oizo per gli
appassionati di musica elettronica, è uno di quegli autori capace,
più di molti altri, di interpretare il senso di una manifestazione
cinematografica e di realizzare lungometraggi che rappresentano
guilty pleasure per gli appassionati di cinema
d’autore.
Mandibules, la
trama
Nel caso di
Mandibules, presentato fuori concorso alla 77esima
Mostra del Cinema di Venezia, la sua visione surreale e i suoi
concetti estremi, tuttavia molto semplici e immediati, si
materializzano sullo schermo nella rappresentazione di un insetto
gigante. Jean-Gab (David Marsais) e Manu
(Grégoire Ludig) , sempre alla ricerca di trovare
il modo di sopravvivere e di sbarcare il lunario, trovano
accidentalmente una mosca enorme nel bagagliaio di un’auto. Senza
scomporsi, dopo un attimo di perplessità, pensano di ammaestrarla
per poi farla esibire per guadagnare molti soldi.
Il film si gioca tutto fra il
rapporto fra i due e la loro “gallina dalle uova d’oro”. In questo
road movie surreale (Jean-Gab e Manu devono portare a termine una
missione) emerge la sincerità dell’amicizia che li lega e l’umanità
con cui trattano il mostro. Questi tre personaggi borderline
dimostrano di essere più vivi di tutti coloro che incontrano, e in
un certo senso ne escono vincenti. La loro esistenza, alla fine, è
fatta di espedienti, e ne sono totalmente consapevoli. In
Mandibules, Dupieux, utilizza il suo humor
dell’assurdo per mettere in scena situazioni paradossali mai
scontate, coincidenze e incontri casuali, in 77 minuti che si
rivelano la durata perfetta per evitare l’esagerazione.
Oltre ai due bravissimi
protagonisti, e alla mosca degna di un film scifi anni ’50, a
tenere la scena è Adèle Exarchoupoulos (La
vita di Adèle), nella parte di Agnes, una ragazza
impossibilitata a moderare il tono di voce a causa di un incidente
sugli sci. Sempre perché il mondo più reale è quello ai
confini.
Presentato fuori concorso alla
77esima edizione del Festival
del Cinema di Venezia, arriva al cinema con I WONDER PICTURES a
partire da giovedì 17 giugno la commedia surreale
Mandibules – Due uomini e una mosca di
Quentin Dupieux.
Mandibules – Due uomini e
una mosca vede tra i protagonisti
Adèle Exarchopoulos (La vita di Adèle), Dave Chapman e la
partecipazione eccezionale di Bruno Lochet, e racconta tra gag
spumeggianti e battute nonsense la bizzarra avventura vissuta da
Jean-Gab e Manu (Grégoire Ludig e David Marsais), due amici naïve,
fannulloni, perdigiorno e piuttosto ingenui, che un giorno trovano
dentro il bagagliaio di un’auto rubata una mosca gigante. Per nulla
impressionati dalla curiosa creatura, i due amici decidono di
addestrarla a rubare cibo e altri beni primari per conto loro, così
da poter stare al mondo senza faticare e continuare a non fare
niente nella vita. Un film sull’amicizia, goliardico, divertente e
surreale, che vuole essere un’ode all’irrazionale, ma anche un
ritratto surrealista di una società dominata da rapporti umani
stralunati, in cui gli unici portatori di uno sguardo autentico
sono i due losers protagonisti di questa commedia dell’assurdo.
Dopo il grande successo riscosso in
Francia dove ha debuttato un mese fa raccogliendo 22.000 presenze,
Mandibules – Due uomini e una mosca di Quentin
Dupieux sarà distribuito nei cinema italiani a partire dal 17
giugno grazie ad I WONDER PICTURES.
Mandibules – Due uomini e
una mosca è stato selezionato alla XI EDIZIONE RENDEZ-VOUS
FESTIVAL DEL NUOVO CINEMA FRANCESE ed è stato designato Film della
Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani –
SNCCI con la seguente motivazione: Un irresistibile esempio di
comicità surreale, zeppo di trovate impossibili che s’innestano
l’una sull’altra secondo una logica implacabile. Come in un
improbabile incrocio fra Cronenberg, Samuel Beckett e Gianni &
Pinotto, Dupieux firma un film comico e intelligentemente fuori
dagli schemi. Si ride, ma il disagio non abbandona mai la presa. E
la stupidità umana fa quasi tenerezza.
Guarda il Trailer completo del film
biopic Mandela, la pellicola interamente dedicata alla vita
incredibile di Nelson Mandela, per l’occasione
interpretata dal promettente attore Idris
Elba. La pellicola intitolata Mandela:
Long Walk to Freedom uscirà negli USA a novembre e
nel casto troviamo anche l’attricie Naomie
Harris, vista recentemente in
SkyFall.
Il film, tratto dall’omonimo
libro scritto dal premio Nobel per la pace, ripercorre tutta la
vita di Madiba, dalle battaglie a difesa dei più deboli sino
all’elezione a presidente della nazione di Johannesburg.
Il politico e attivista premio Nobel
Nelson Mandela è stato raccontato più volte al
cinema. Uno dei film più noti a lui dedicati è Invictus,
diretto da Clint
Eastwood, dove a dare vita al presidente del Sud
Africa è stato l’attore premio Oscar Morgan
Freeman. Esiste però anche un altro apprezzato film
dedicato alla sua vita e alla sua lotta contro il segregazionismo
razziale. Questo è Mandela – La lunga strada verso la
libertà, diretto nel 2013 da Justin
Chadwick. All’interno di questo si racconta della sua
lunga attività, coinvolgendo tanto la vita pubblica quanto quella
privata. Ad interpretare Mandela è stavolta il noto Idris
Elba, oggi noto per film come Thor e
Beast of no Nation.
La storia, scritta dallo
sceneggiatore William Nicholson, è basata
sull’autobiografia Lungo cammino verso la libertà, scritta
da Mandela nel 1994. Al momento della sua pubblicazione, il
produttore sudafricano Anant Singh ne acquisì i
diritti, desideroso di trarne un film. Singh era infatti un grande
ammiratore del leader, ed ebbe anche modo di intervistarlo durante
il suo periodo di prigionia. Il film prese però vita soltanto dopo
diversi anni dopo, ed uscì al cinema nello stesso anno in cui
Mandela venne a mancare. Non è noto se egli fece o meno in tempo a
vedere la pellicola, che risulta comunque particolarmente fedele a
quanto da lui narrato nel libro.
Al momento della sua uscita in sala,
il titolo ottenne un’accoglienza critica generalmente positiva. In
particolare, si lodavano le interpretazioni dei protagonisti. Elba,
nello specifico, è stato indicato come un possibile candidato al
premio Oscar, ma l’attore finì con il non ricevere la nomination.
Nonostante tali apprezzamenti, il film passò in sordina al cinema e
non ottenne un particolare successo di box office. A fronte di un
budget di circa 35 milioni di euro finì con l’incassarne solo 28 a
livello mondiale. Mandela – La lunga strada verso la
libertà rimane comunque un ottimo modo per conoscere il
celebre attività e le battaglie condotte nel corso della sua vita,
ed è per questo un film da recuperare quanto prima.
Mandela – La lunga strada verso
la libertà: la trama del film
La storia ha inizio con i primi anni
di attività di Mandela come avvocato a
Johannesburg. Ben presto egli viene sempre più coinvolto
dall’intensificarsi della violenza dei bianchi nei confronti dei
neri, cosa che porta all’inasprimento delle misure dell’apartheid.
Opponendosi a tutto ciò, Mandela diventa la figura centrale nella
ribellione contro tale discriminazione. A causa della sua posizione
politica, egli si ritrova ad essere arrestato e imprigionato a
Robben Island, dove è condannato all’ergastolo. Qui Mandela si
trova a vivere il periodo più duro della sua vita, costretto a
passare dietro le sbarre ben 27 anni. La sua forza di volontà viene
messa a dura prova dai soprusi dei carcerieri come anche
dall’isolamento a cui è costretto.
A permettergli di resistere a tutto
ciò è l’incondizionato amore nei confronti di sua moglie
Winnie, la quale a sua volta continua a combattere
per i diritti dei neri. Dopo vent’anni, Mandela viene trasferito in
un carcere meno severo, e con il passare del tempo una
mobilitazione mondiale in suo favore spinge le autorità a liberarlo
nel 1990. Mandela è ora un uomo libero, ma la strada verso la
libertà è ancora lunga. Candidatosi alla presidenza del Sud Africa,
egli aspira a sconfiggere una volta per tutte l’apartheid,
professando la pace e un paese dove tutti possano coesistere senza
più conflitti. Nonostante i numerosi impedimenti, ancora una volta
il leader dimostrerà una volta inattaccabile, che troverà
soddisfazione solo con il raggiungimento degli obiettivi
prefissati.
Mandela – La lunga strada verso
la libertà: il cast del film
Interpretare una personalità come
Mandela è compito estremamente rischioso per un attore, il quale è
chiamato a dar vita ad un’interpretazione che renda onore e merito
a questi. Per questo i produttori intrapresero un lungo processo di
selezione, aspirando a trovare l’interprete più adeguato al ruolo.
La scelta ricadde su Idris
Elba, divenuto sempre più popolare in quegli anni.
L’attore non nascose un certo timore nell’assumere tale ruolo, ma
si dichiarò anche estremamente grato dell’opportunità. Per poter
assumere i panni di Mandela, Elba studiò quanto più possibile la
sua vita e il contesto in cui crebbe. Decise anche di trascorrere
una notte nella stessa prigione dove l’attivista si trovò rinchiuso
per 27 anni. La sua interpretazione fu poi lodata come
particolarmente convincente e fedele a ciò che era stato
Mandela.
Per il ruolo di sua moglie Winnie,
personaggio particolarmente importante all’interno del film, venne
scelta l’attrice Naomie
Harris. Questa sarebbe in seguito divenuta nota anche
grazie al film Moonlight, con il quale ottenne la sua
prima nomination all’Oscar. Interpretare Winnie Mandela si è però
rivelata la sfida più grande della sua carriera. L’attrice ha
infatti dichiarato molto per poter essere fedele alla vera donna, e
che ritrovò una grande complessità nel carattere e nell’animo di
lei. Come Elba, anche la Harris si dichiarò grata di aver potuto
dare voce e corpo ad una donna tanto importante nella lotta per i
diritti delle persone di colore. Nel film vi è poi l’attore
Gys de Villiers nel ruolo di Frederik de
Klerk, il quale fu presidente del Sud Africa prima di Mandela dal
1989 al 1994.
Mandela – La lunga strada verso
la libertà: il trailer e dove vedere il film in streaming e in
TV
Per gli appassionati del film, o per
chi desidera vederlo per la prima volta, sarà possibile fruirne
grazie alla sua presenza nel catalogo di una delle principali
piattaforme streaming oggi disponibili. Mandela – La
lunga strada verso la libertà è infatti presente
su Infinity. Per poter usufruire del film,
sarà necessarie sottoscrivere un abbonamento generale alla
piattaforma. In questo modo sarà poi possibile vedere il titolo in
tutta comodità e al meglio della qualità video, senza limiti di
tempo. Il film è inoltre in programma in televisione per
lunedì 24 luglio alle
ore 21:00 sul canale
Iris.
Annunciato durante il Comic-Con come
uno dei titoli più attesi della Fase 4, Shang-Chi and the
legend of the Ten Rings farà luce sulle origini e
l’aspetto del “vero” Mandarino, personaggio già
introdotto nel MCU grazie al colpo di scena di
Iron Man 3 (dove era interpretato da Ben
Kingsley).
Ma cosa sappiamo del celebre villain? Ecco qualche
curiosità:
È stato principalmente un
antagonista di Iron Man
Il Mandarino si è scontrato con
diversi personaggi dei fumetti Marvel, ma possiamo riconoscere che
Iron Man sia stato il suo principale avversario
nel corso degli anni. Tony
Stark ha infatti ostacolato più volte i tentativi del villain
di dominare il mondo, ed è in un certo senso un riflesso contorto
dell’eroe in quanto dotato di un’intelligenza incredibile e
dell’accesso a tecnologie avanzate.
Sfortunatamente però non abbiamo mai
visto uno scontro tra Iron Man e il vero Mandarino nel MCU.
Ognuno dei dieci anelli ha un
potere specifico
Tolta l’intelligenza e l’abilità in
diverse arti marziali, il Mandarino utilizza anche dieci
anelli di cui ognuno è in grado di esprimere un potere
specifico: dall’emissione di onde fredde al riordino della materia,
queste armi offrono al villain un’infinità di strumenti per
combattere gli avversari e provengono da un relitto di una nave
appartenente a un alieno chiamato Axonn-Karr.
Visto il titolo del film su
Shang-Chi, è logico supporre che anche il Mandarino del MCU userà
gli anelli per i suoi scopi.
Ha mentito sulle sue origini
Nella storia originale il
Mandarino viene ritratto come il figlio di ricco
cinese e di una nobildonna inglese (discendente di Gengis Khan),
morti poco dopo la sua nascita, motivo per cui viene cresciuto da
sua zia maturando un odio vero il mondo. Il personaggio usa quindi
tutta la sua eredità per allenare il suo corpo e la sua mente, e
una volta lasciata la Cina scova l’astronave di Axonn-Karr nella
Valle degli Spiriti, diventando ufficialmente il Mandarino.
Il vero colpo di scena arriva più
tardi, quando i fumetti rivelano che ogni dettaglio sul suo passato
è stato inventato. Grazie alla run di Iron Man
scritta da Matt Fraction infatti scopriamo che il
Mandarino ha rapito un regista per girare un film sulla sua vita, e
che questa persona realizza durante le ricerche che l’uomo era in
realtà il figlio di una prostituta.
Un figlio problematico
I fumetti ci presentano anche il
figlio del Mandarino, Temugin, cresciuto in un
monastero sull’Himalaya senza avere contatti con il padre. Quando
il genitore muore durante uno scontro con Iron Man, il ragazzo
riceve un pacco contenente le sue mani mozzate e tutti i potenti
anelli, iniziando così a preparare la vendetta verso Tony
Stark.
Ora, supponiamo che il Mandarino del
MCU finisca per essere il padre di Shang-Chi , sarebbe altamente
improbabile vedere questo personaggio nel film, mentre potrebbe
diventare una buona occasione per dare a Shang-Chi un fratello
nascosto.
Gli indizi nel MCU
La presenza del Mandarino nel MCU si
è respirata fin dall’inizio, quando il gruppo di terroristi che
rapisce Tony Stark viene chiamato appunto “I Dieci Anelli”. I
membri di quell’organizzazione sono tornati in Iron Man
2 e Ant-Man, e infine in Iron Man
3 dove il villain si è ufficialmente rivelato sotto forma
di inganno.
Grazie al corto All Hail the
King, dove vediamo Trevor Slattery in prigione ricevere la
visita di Jackson Norriss, sono stati svelati tutti i segreti
relativi al vero Mandarino e del suo arrivo imminente.
Shang-Chi e La Leggenda dei Dieci Anelli introdurrà
finalmente il personaggio del Mandarino (quello vero!) nel MCU. Tuttavia, il celebre villain
che vedremo nell’attesissimo cinecomic di Destin Daniel
Cretton potrebbe essere un po’ diverso rispetto a quello
che i fan della Marvel si aspettano, almeno secondo il produttore
del film.
Introdotto per la prima volta
nell’universo Marvel nel 1964, il Mandarino è
diventato in breve tempo uno dei cattivi più importanti e
famigerati del franchise. Il personaggio è stato il principale
antagonista di Iron Man nel corso dei decenni, sebbene abbia
affrontato anche un certo numero di altri eroi Marvel. Nei fumetti,
il Mandarino possiede potenti armi conosciute come i Dieci Anelli,
che sono il risultato dell’adattamento di una tecnologia aliena
avanzata. Il Mandarino è apparso per la prima volta nel MCU nel
2013, in Iron Man
3, soltanto che quel personaggio, alla fine, si è
rivelato essere soltanto un impostore.
I fan del Mandarino vedranno
finalmente il vero cattivo sul grande schermo in Shang-Chi, ma il
produttore Jonathan Schwartz ha spiegato che potrebbero rimanere
sorpresi dalla versione del personaggio interpretato da
Tony Leung. Intervistato da
EW, Schwartz ha dichiarato che il nuovo Mandarino sarà diverso
dalla controparte fumettistica. “Penso che le persone si
aspettano dal Mandarino un tipo di cose molto specifiche ogni volta
che si parla del personaggio. Tuttavia, quello che vedremo nel film
potrebbe non essere ciò che in realtà si aspettano”, ha
spiegato Shcwartz.
“La speranza è che al pubblico
piaccia quest’interpretazione del personaggio molto più complessa e
stratificata, qualcosa che forse non assocerebbero direttamente al
personaggio”. Dato il contraccolpo generato dal “falso”
Mandarino in Iron Man
3, cambiare nuovamente il celebre villain
potrebbe rivelarsi un rischio per la Marvel. Tuttavia, aggiungere
più sfumature e complessità al personaggio non può che essere un
elemento a vantaggio della storia e del film in generale.
D’altronde, una nuova interpretazione del Mandarino dovrebbe essere
eccitante da guardare, a prescindere da tutto.
Vi ricordiamo che nei panni del
protagonista ci sarà l’attore canadese Simu
Liu, visto di recente nella commedia di NetflixKim’s Convenience. Insieme a
lui, nel cast, figureranno anche Tony
LeungChiu-wai nei panni del
Mandarino, e Awkwafina,
che dovrebbe interpretare un “leale soldato” del Mandarino, e se è
vero che il villain qui sarà il padre di Shang-Chi, in tal caso ci
sono ottime possibilità che si tratti di Fah Lo Suee. Chi ha letto
i fumetti saprà che è la sorella dell’eroe del titolo e che il suo
superpotere è l’ipnosi.
Come riportato da Variety,
Pedro Pascal è il primo ad entrare nel
cast d iThe
Mandalorian, nuova serie tv spin-off di
Star
Wars che approderà il prossimo anno sulla piattaforma
streaming Disney + insieme agli altri titoli in
programma (una serie dedicata al personaggio di Cassian Andor e le serie sui supereroi Marvel).
La storia di The Mandalorian racconterà di
Jango e Boba Fett, guerrieri
dell’universo di Star Wars e sarà ambientata
dopo la caduta dell’Impero e prima dell’emergere del Primo Ordine,
ruotando attorno il travagliato percorso di un pistolero solitario
nella parte esterna della galassia, lontano dall’autorità della
Nuova Repubblica.
The Mandalorian sarà scritta e prodotta dal produttore
e attore candidato all’Emmy Jon
Favreau, come annunciato in precedenza, con Dave
Filoni ( Guerre stellari: Guerre dei
cloni , Star Wars Rebels ) a dirigere
il primo episodio. Gli altri registi
sarannoDeborah
Chow ( Jessica Jones), Rick Famuyiwa
( Dope ), Bryce Dallas
Howard ( Solemates )
e Taika Waititi( Thor:
Ragnarok ). Mandalorian – Star Wars
Series prodotto da Jon Favreau, Dave Filoni, Kathleen
Kennedy e Colin Wilson. Karen Gilchrist sarà il co-produttore
esecutivo.
Riguardo a Mandalorian: I
Mandaloriani erano un gruppo di persone che si basava su una
società formata da clan, composti da membri di diverse specie. La
loro cultura si era evoluta sui concetti di battaglia e guerra
visti come sorgente di onore e orgoglio nella comunità. Il capo dei
Mandaloriani prendeva il titolo di Mandalore. I Mandaloriani erano
spesso alleati con i Sith e con l’Impero Galattico. Durante gli
ultimi anni della vecchia Repubblica Galattica diventarono un
prototipo per i Clone Trooper sotto Palpatine.
Originalmente, la razza
Mandaloriana era composta da individui simili a umani, chiamati
Taung, che avevano una pelle di colore grigio e occhi gialli, e
provenivano da Coruscant. Con il tempo più razze si aggregarono ai
Taung, come umani, Twi’Lek e molti altri, e i guerrieri si
chiamarono Mandaloriani in onore della colonia planetaria
Mandalore. In seguito i Mandaloriani originali Taung si estinsero e
l’aggettivo Mandaloriano rimase per indicare la cultura, che si
tramandò nella maggiore componente umana del gruppo.
Dopo mesi dall’annuncio la
produzione della serie tv live action Mandalorian
– Star Wars Series entra nel vivo. Come molti di voi
già sapranno la storia racconterà di Jango e Boba Fett, guerrieri
dell’universo di Star
Wars.
The
Mandalorian è ambientato dopo la caduta dell’Impero e
prima dell’emergere del Primo Ordine. La storia ruota attorno il
travagliato percorso di un pistolero solitario nella parte esterna
della galassia, lontano dall’autorità della Nuova Repubblica.
ECCO la prima foto ufficiale della serie diffusa oggi:
La serie The
Mandalorian sarà scritta e prodotta dal produttore e
attore candidato all’Emmy Jon
Favreau, come annunciato in precedenza, con Dave
Filoni ( Guerre stellari: Guerre dei
cloni , Star Wars Rebels ) a dirigere
il primo episodio. Gli altri registi
sarannoDeborah Chow
( Jessica Jones), Rick Famuyiwa
( Dope ), Bryce Dallas Howard
( Solemates ) e Taika Waititi
( Thor:
Ragnarok ). Mandalorian – Star Wars
Series prodotto da Jon Favreau, Dave Filoni, Kathleen
Kennedy e Colin Wilson. Karen Gilchrist sarà il co-produttore
esecutivo.
Riguardo a Mandalorian: I
Mandaloriani erano un gruppo di persone che si basava su una
società formata da clan, composti da membri di diverse specie. La
loro cultura si era evoluta sui concetti di battaglia e guerra
visti come sorgente di onore e orgoglio nella comunità. Il capo dei
Mandaloriani prendeva il titolo di Mandalore. I Mandaloriani erano
spesso alleati con i Sith e con l’Impero Galattico. Durante gli
ultimi anni della vecchia Repubblica Galattica diventarono un
prototipo per i Clone Trooper sotto Palpatine.
Originalmente, la razza
Mandaloriana era composta da individui simili a umani, chiamati
Taung, che avevano una pelle di colore grigio e occhi gialli, e
provenivano da Coruscant. Con il tempo più razze si aggregarono ai
Taung, come umani, Twi’Lek e molti altri, e i guerrieri si
chiamarono Mandaloriani in onore della colonia planetaria
Mandalore. In seguito i Mandaloriani originali Taung si estinsero e
l’aggettivo Mandaloriano rimase per indicare la cultura, che si
tramandò nella maggiore componente umana del gruppo.
Il
calcio è senza dubbio lo sport più amato dagli italiani e a cui
tanti giovani guardano con occhi sognanti. Costruire una carriera
in tale sport può infatti aprire numerose porte e occasioni di
riscatto. Ma ci sono anche aspetti negativi di questo mondo, che
può fagocitare e risputare senza troppi complimenti chi lo
intraprende. Il film del 2022 Mancinonaturale, intrepretato da Claudia Gerini e diretto da Salvatore
Allocca, proprone proprio questi due poli opposti.
Il film si concentra infatti sul
mostrare anche gli aspetti negativi di questo ambito, talvolta
legati ad un sostegno non del tutto sano da parte dei genitori dei
giovani calciatori. Troppo spesso questa passione si trasforma
infatti in un’ossesione capace di rovinare ciò che di buono e bello
lo sport cerca invece di insegnare. Non manca però in
Mancino naturale un messaggio di speranza che
rende la storia di questi protagonisti ancor più coinvolgente.
In questo articolo, approfondiamo
dunque alcune delle principali curiosità relative a Mancino
naturale. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti
possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla
trama, al cast di attori e alle
location dove sono state effettuate le riprese.
Infine, si elencheranno anche le principali
piattaforme streaming contenenti il film nel proprio
catalogo.
Protagonista del film è
Isabella, residente in un quartiere popolare di
Latina, in cui trascorre una vita per niente appagante. Isabella ha
perso il marito tre anni prima e ora si trova a crescere da sola
suo figlio adolescente Paolo, chiamato così dal
padre per rendere omaggio al suo idolo calcistico Paolo Rossi. Il
ragazzo ha una caratteristica in comune con il grande calciatore:
ha un piede sinistro straordinario e dopo la morte di suo marito,
Isabella cercherà in tutti i modi di far sì che suo figlio diventi
un calciatore professionista.
Per far sì che ciò si avveri, lo
iscrive ad un torneo molto importante per il suo futuro. Un sogno,
questo, che non tarderà però a trasformarsi in ossessione. Isabella
si troverà così a prendere scelte sbagliate e dovrà affrontare
molte avversità, tra cui alcuni tormenti provenienti direttamente
dal suo passato. Per sua fortuna, però, potrà contare sul supporto
del vicino Fabrizio, che si preoccuperà di
prendersi cura di Paolo e di aiutare lei a prendere le giuste
scelte.
Il cast di attori e le location
dove è stato girato il film
Ad interpretare Isabella vi è
l’attrice Claudia Gerini, mentre il figlio Paolo è
interpretato dal giovane Alessio Perinelli, mentre
Francesco Colella interpreta Fabrizio, vicino di
casa di Isabella che si rende disponibile ad aiutare Paolo con la
scuola. Completano il cast la soprano Katia
Ricciarelli nel ruolo di Maria, la suocera di Isabella, e
Massimo Ranieri nel ruolo di Marcello D’Apporto,
un malavitoso che si offre di aiutare Isabella sfruttandone in
realtà l’ingenuità.
Claudia Gerini in Mancino naturale.
Per quanto riguarda le location, la
città di Latina è la principale ambientazione. Si
possono infatti ritrovare qui diversi bar (quello dove Isabella
incontra Marcello si trova sotto i portici di Piazza della
Libertà), e il campo da calcio dietro il centro
commerciale Latina Fiori, dove si svolgono gli
allenamenti di Paolo. Nel quartiere Nicolosi,
invece, si ritrova l’abitazione dove abita la protagonista. Lì
vicino si trovano anche le autolinee dove Paolo
aspetta di essere preso dalla madre dopo scuola. Le scene del
finale, invece, sono state girate a Vicenza. Tra
le location utilizzate vi sono lo stadio Menti,
piazza dei Signori, il piazzale della
Stazione e il quartiere Villaggio del
Sole.
Il film è tratto da una storia vera?
La risposta è no, Mancino
naturale non è ispirato ad alcuna storia vera. Il film
comprende però elementi di vita reale, dagli omaggi al calciatore
Paolo Rossi (campione del mondo con la nazionale italiana del 198)
fino alle vicende di quei genitori che puntano su un futuro
calcistico per i propri figli. Come raccontato dal regista, uno
degli sceneggiatori, Massimo De Angelis, si è
infatti ispirato a suoi ricordi di quando da giovane giocava a
calcio. Nonostante ciò, le vicende del film sono da considerarsi
del tutto originali.
Il trailer di Mancino
naturale e dove vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire di
Mancino naturale grazie alla sua presenza su
alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in
rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten
TV, Chili Cinema, Apple
TV, Google Play e Prime Video. Per vederlo,
una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare
il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà
così modo di guardarlo in totale comodità e ad un’ottima qualità
video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di
mercoledì 29 maggio alle ore
21:30 sul canale Rai 1.
Manchester-By-The-Sea, il nuovo film diretto da
Kenneth Lonergan ed interpretato dal trio composto
da Michelle Williams, Kyle
Chandler e Casey Affleck si
mostra in una serie di immagini ufficiali.
Nel
film Affleck interpreta un uomo che si
trova costretto a tornare nella propria città natale dove dovrà
relazionarsi con la propria moglie (Michelle
Williams) ed un grave lutto familiare. Kyle
Chandler interpreterà per l’occasione il fratello
di Affleck.
Le riprese di
Manchester-By-The-Sea sono iniziate lo scorso
marzo nel New England. Al cast si è aggiunta recentemente anche
Michelle Williams, che interpreterà la moglie di Casey
Affleck. Kevin Walsh, Chris MooreeMatt
Damon, coinvolti nel progetto inizialmente come
attori, compaiono, per ora, solo nel ruolo di produttori.
Nei film il più delle volte i
personaggi riescono a venire a patti con le cicatrici o i traumi
che si portano dietro, voltando poi pagina verso una nuova vita.
Nella realtà, però, raramente superare certi ostacoli è così
semplice. Le ferite non spariscono mai del tutto e richiedono anni,
se non un’intera vita, per essere metabolizzate. È proprio a
partire dalla volontà di dar vita ad una storia che raccontasse
questa difficoltà che il regista e sceneggiatore Kenneth
Lonergan ha costruito quello che è ad oggi il suo
capolavoro artistico, Manchester by theSea (qui la recensione), uscito con
gran successo in sala nel 2016.
All’interno di questo si parla di
lutto, della difficoltà e del tempo che questo richiede per essere
processato. Un tempo che il regista rende evidente attraverso una
serie di potenti metafore, tra cui l’impossibilità di seppellire il
defunto a causa del terreno invernale troppo freddo. Attraverso i
dialoghi, il montaggio, il sonoro e diverse situazioni anche
comiche, il regista riesce così a concretizzare un’opera delicata
che permette davvero di identificarsi con il dolore del
protagonista. Il suo non risolvere i propri conflitti al termine
del film è quanto di più vicino alla realtà ci possa essere. Per
questi motivi, Manchester by the Sea è stato tra i titoli
più acclamati del suo anno.
Rivelatosi un grandissimo successo
economico, il film ha guadagnato riconoscimenti in ogni dove,
arrivando anche ad ottenere 6 nomination al premio Oscar e a
vincere quello per la miglior sceneggiatura originale. Prima di
intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile
approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo.
Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare
ulteriori dettagli relativi alla trama e al
cast di attori. Infine, si elencheranno anche le
principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio
catalogo.
Manchester by the Sea: la trama del film
Protagonista del film è Lee
Chandler, un tuttofare che conduce una vita riservata e
solitaria a Boston. Allontanatosi da tutto e tutti, egli si
dimostra continuamente restìo a stringere un qualsiasi rapporto con
quanti cercano di interagire con lui. Al massimo, si lancia in
qualche improvvisa scazzottata nei pub, forse per il desiderio di
provare ancora qualcosa. Un giorno, però, Lee si vede richiamato
nella sua città natale, Manchester-by-the-Sea, dalla quale si era
allontanato da tempo. Il motivo è la morte di suo fratello
Joe, dovuta ad un attacco cardiaco. Nonostante
egli non abbia nessuna voglia di tornare in quei luoghi, si vede
costretto a farlo per organizzare il funerale del fratello.
Una volta in città, Lee inizia a
scontrarsi con i fantasmi del suo passato, che non fanno altro che
riaprire le vecchie ferite che lo hanno portato ad essere la
persona apatica che è oggi. Con sua grande disapprovazione, Lee
scopre di essere anche stato nominato tutore del figlio di Joe,
l’irrequieto Patrick. Riluttante all’idea di fare
da padre al ragazzo, egli inizia a cercare delle soluzioni,
consapevole però di doversene nel frattempo prendere cura. Il
rapporto che nascerà tra i due permetterà però ad entrambi di
relazionarsi con quel dolore, ricercando non una soluzione quanto
il principio di un percorso di rinascita.
Manchester by the Sea: il cast del film
Ad interpretare il complesso ruolo
di Lee Chandler vi è l’attore Casey Affleck, il quale
per la sua struggente interpretazione ha poi vinto il premio Oscar
come miglior attore. Affleck si è confrontato a lungo con Lonergan
circa le azioni di Lee, optando infine per un forte minimalismo che
lasciasse trasparire il profondo dolore interno del personaggio.
L’attore convinse inoltre il regista a tenere nel film diverse
scene da lui giudicate fondamentali, come ad esempio quella della
confessione di Lee. Alla fine, Affleck aveva raggiunto un livello
tale di immedesimazione con Lee, da scoppiare realmente a piangere
durante la scena del funerale. Il regista decise di tenere poi
questa sua reazione nel montaggio finale del film.
Accanto ad Affleck, nei panni del
giovane Patrick, vi è l’attore Lucas Hedges. Pur
vantando diverse precedenti esperienze recitative, fu proprio
questo ruolo a consacrarlo definitivamente, portandolo anche ad
essere nominato come miglior attore non protagonista agli Oscar.
Hedges, che conosceva Lonergan sin da bambino, dovette superare
diversi provini per ottenere la parte. Egli si preparò poi alle
scene più emotive evitando ogni contatto e comunicazione con altre
persone per diverse ore, sviluppando un senso di solitudine. Ad
interpretare Randi Chandler, ex moglie di Lee, vi è invece la
candidata all’Oscar Michelle Williams, che
compare in realtà nel film solo per pochi minuti. Kyle
Chandler è invece Joe, il fratello di Lee e padre di
Patrick.
Manchester by the Sea: il trailer e dove vedere il film in
streaming e in TV
È possibile fruire del film
grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme
streaming presenti oggi in rete. Manchester by the
Sea è infatti disponibile nel catalogo
di Rakuten TV, Chili,
Google Play, Apple iTunes,
Tim Vision e Amazon Prime Video. Per
vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà
noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale.
Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della
qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà
soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il
film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di
mercoledì 23 giugno alle ore
21:00 sul canale Iris.
Guarda il trailer italiano
di Manchester By The Sea, il film
che vede protagonisti Casey
Affleck, Michelle
Williams, Kyle Chandler
e Lucas Hedg.
Scritto
e diretto da Kenneth
Lonergan Manchester By The Sea sarà
presentato alla Festa del Cinema di Roma 2016 e
arriverà al cinema dal 1 Dicembre 2016.
Manchester By The
Sea
Il
film racconta la storia dei Chandler, una famiglia della
classe operaia del Massachusetts. Dopo la morte improvvisa del
fratello maggiore Joe (Kyle Chandler), Lee (Casey Affleck) diventa
il tutore legale del nipote (Lucas Hedges). Lee è costretto ad
affrontare il tragico passato che lo separava da sua moglie Randi
(Michelle Williams) e dal paese in cui è nato e
cresciuto.
La
pellicola è ambientato nel North Shore del Massachusetts ed è il
nuovo film scritto e diretto da Kenneth Lonergan (Conta su di me,
Margaret).
Arriva in sala il 16 febbraio
Manchester By The Sea, il magnifico film
di Kenneth Lonergan con protagonista Casey Affleck e candidato a sei premi
Oscar.
La perdita di una persona cara può
indurci a non provare più alcun tipo di interesse nei confronti del
mondo. Esiste allora un modo per continuare a vivere o – come
spesso di usa dire quando ci travolgono tragedie del genere – a
sopravvivere?
La risposta è no. Tutto quello che
possiamo fare è semplicemente (e tristemente) andare avanti,
imparare a convivere con una ferita che si riaprirà più e più
volte, colpendoci sempre di sorpresa e riportando a galla quel
dolore che impara a tacere, ma che in realtà non si placa mai.
Manchester by the Sea: trailer italiano del
film con Casey Affleck
Questo è quello che Kenneth
Lonergan ci racconta con delicatezza e grande coscienza
nella sua terza creaturea cinematografica, Manchester by
the Sea, dramma che si è già fatto strada in numerosi
Festival di prestigio (inclusi il Sundance e il
Toronto Film Festival). La pellicola racconta la
storia di Lee Chandler, un idraulico di Boston che, dopo la morte
del fratello maggiore, si vede costretto a tornare nella sua città
natale, dove scopre di essere stato nominato tutore del nipote
sedicenne. L’uomo, segnato da una tragica esperienza, si
ritroverà a dover fare i conti con un passato dal quale
non riesce a liberarsi.
Lonergan dimostra una maturità e
una padronanza nell’utilizzo del mezzo cinematografico come
espressione per raccontare il lutto e il suo superamento che si
eleva al di sopra della media dei cineasti che già in passato
avevano trattato un argomento così inflazionato (specie al cinema),
costruendo un film che ha nel montaggio il suo maggior punto di
forza: è infatti la narrazione alternata fra il presente e il
passato della vita di Lee a far sì che lo spettatore riesca a
entrare in empatia con la storia e con il suo protagonista,
nonostante la pellicola risenta di alcuni momenti eccessivamente
dilatati e di una lunghezza ingiustificata.
A vestire i panni di Lee troviamo
uno straordinario Casey
Affleck, perfetto nel catturare l’essenza del suo
personaggio e nel restituire l’aspetto più schivo e tormentato di
un uomo incapace di ricominciare perché schiacciato da un dolore
che non riesce a superare. A fargli da spalla, una meravigliosa
Michelle Williams che si conferma una
controparte femminile intensa e – come è nel suo stile – molto
calibrata.
Manchester by the
Sea parla attraverso un’umanità disarmante (prendendosi i
suoi tempi e senza mai utilizzare toni esasperati) di ferite
indelebili che non spariranno mai, di persone divorate dalla
solitudine e rese vulnerabili dal dolore, che perdono e si sforzano
di andare avanti, di sopravvivere.
Il due volte nominato all’Oscar per
la miglior Sceneggiatura originale Kenneth
Lonergan (Gangs of Ney York, Conta su di
me) torna dietro la macchina da presa per dirigere
Matt
Damon in
Manchester-By-The-Sea (i due avevano già
lavorato insieme a Margaret nel 2011),
film che seguirà la storia di un idraulico di Boston che in seguito
alla morte del fratello dovrà occuparsi del nipote sedicenne tra
mille difficoltà, tra cui un segreto che sta per tornare alla
luce.
Il film è stato sceneggiato dallo stesso Lonergan che inizierà le
riprese già quest’autunno.
Ecco il trailer di
Manchester by the Sea con protagonisti
Casey Affleck e Michelle
Williams. Il film è diretto da Kenneth Lonergan e a completare il
cast ci sono Lucas Hedges, Kyle Chandler, Gretchen
Mol e C.J. Wilson.
Ecco il video:
Nel
film Affleck interpreta un uomo che si
trova costretto a tornare nella propria città natale dove dovrà
relazionarsi con la propria moglie (Michelle
Williams) ed un grave lutto familiare. Kyle
Chandler interpreterà per l’occasione il fratello
di Affleck.
Le riprese di Manchester By
The Sea sono iniziate lo scorso marzo nel New England.
Kevin Walsh, Chris MooreeMatt
Damon, coinvolti nel progetto inizialmente come
attori, compaiono nel ruolo di produttori.
La Universal ha diffuso le foto e
il poster ufficiale di Manchester By The
Sea, il film che vedrà
protagonisti Casey Affleck e Michelle
Williams.
[nggallery id=2935]
Nel
film Affleck interpreta un uomo che si
trova costretto a tornare nella propria città natale dove dovrà
relazionarsi con la propria moglie (Michelle
Williams) ed un grave lutto familiare. Kyle
Chandler interpreterà per l’occasione il fratello
di Affleck.
Le riprese
di Manchester By The Sea sono iniziate lo
scorso marzo nel New England. Kevin Walsh, Chris
Moore eMatt
Damon, coinvolti nel progetto inizialmente come
attori, compaiono nel ruolo di produttori.
Si nomina Boston, si parla di film,
spunta fuori il nome di Matt
Damon ed è impossibile non pensare subito alla sua
grande amicizia con Ben
Affleck. E non si sbaglia a pensare a questa amicizia
anche nel caso di Manchester By The Sea, anche se
degli Affleck non c’è il grande, piuttosto quello
piccolo, Casey, cresciuto all’ingombrante ombra
del famoso fratello.
Ma la storia dietro
Manchester By The Sea non è così semplice come
sembra: nato come film indipendente, grazie al debutto oltre un
anno fa al Sundance Film Festival, un offerta
altissima da parte degli Amazon Studios per la
distribuzione e con un passaggio presso i festival più popolari,
tra cui Toronto Film Festival, BFI London
Film Festival e la nostra Festa del Cinema di Roma, è
diventato uno di quei film di cui se ne sente parlare tanto e bene
da tempo, in particolare dalla critica. E finalmente è arrivato
anche su gli schermi italiani, a 10 giorni esatti dalla cerimonia
degli Academy
Awards per cui ha ben sei nomination, tra cui Miglior Film.
Manchester by the
Sea è il nome dell’omonima cittadina del Massachussets,
città natale di Lee Chandler (Casey Affleck), un
luogo in cui è costretto a tornare quando viene informato della
morte del fratello Joe (Kyle Chandler). Per lui la
visita doveva essere breve, pronto a tornare alla sua monotona vita
di custode a Quincy, ma scopre di essere stato nominato tutore del
nipote di sedici anni, Patrick (Lucas Hedges,
nominato come Miglior Attore Non Protagonista a gli Oscar). Mentre
cerca di capire cosa fare con il ragazzo, stabilire un contatto nel
peggior momento della sua vita e organizzare la sepoltura del
fratello, Lee rincontra l’ex-moglie Randi (Michelle
Williams), che aveva lasciato in quella città diverso
tempo prima. Un semplice spaccato di vita: dolorosa, comune ma allo
stesso tempo unica.
Ma allora perché nominare
Matt Damon, se in questa storia figura solo tra i
produttori? Perché Manchester By The Sea è il
perfetto esempio di come un idea possa nascere in un luogo, essere
presa, modellata, lasciata andare, fatta respirare e infine trovare
una nuova casa, in questo caso quella di Kenneth
Lonergan. La storia di questo film infatti ebbe inizio
oltre sei anni fa, grazie ad una conversazione tra Damon e un altro
attore simbolo di Boston, John Krasinski e la loro voglia di
fare un film insieme, scriverlo, produrlo, dirigerlo e
interpretarlo. L’idea stessa alla base del film era proprio di
Krasinski ispirato dal suo rapporto con i nipoti e dal senso di
famiglia e dovere che ti viene nel crescere in una piccola
comunità. Lui doveva vestire i panni del protagonista Lee
Chandler e Matt Damon doveva debuttare
alla regia. Ma cosa è andato storto? Tutto e niente, in fin dei
conti.
Il regista newyorkese di
Conta su di me e Margaret, è
entrato nel quadro solo in un secondo momento dopo esser stato
chiamato a lavorare alla sceneggiatura e l’autore ci ha messo
talmente tanto di se stesso e ci ha dedicato talmente tanto tempo,
da dargli una nuova forma rispetto all’idea iniziale di Damon e
Krasinski: una forma decisamente più complessa a livello di
emozioni ma anche un po’ più cupa e decisamente tragica, che è
piaciuta subito a tutti. Forse il punto di vista esterno vincente
che serviva. Gli impegni lavorativi di Krasinski lo hanno forzato
ad uscire dal progetto (rimanendo solo come produttore esecutivo) e
anche Matt Damon, che sperava di mettersi alla
prova come regista, si è ritrovato a supplicare
Lonergan di prendere in mano la storia, unico e
solo uomo che poteva capire la loro idea iniziale e dargli vita
sullo schermo.
Nel frattempo Casey
Affleck, che era stato già interpellato da Matt
Damon per avere un opinione sul copione, si è ritrovato da
un giorno all’altro sul set ad interpretare questo personaggio
complesso e bellissimo: il tipo di personaggio che non gli era mai
stato proposto ma che sognava di fare da tempo. Uno di quei ruoli
che può cambiarti la vita. Accanto a lui troviamo la meravigliosa
Michelle Williams, che nonostante il poco spazio sullo schermo, ha
ottenuto una nomination dall’Academy per la sua performance in un
film che ha accettato senza nemmeno leggere il copione tanto si
fidava di Lonergan e dei suoi dialoghi “che ti
entrano sotto la pelle”.
Molto acclamato dalla critica,
Manchester By The Sea è stato senza dubbio un
acquisto vincente per gli Amazon Studios, che grazie a questo film
sono entrati nella storia degli Academy Award
diventato la prima piattaforma di streaming ad avere un prodotto in
lizza come Miglior Film. Ma anche in termini di
investimento ci hanno visto lungo: con 10 milioni di dollari hanno
comprato i diritti di un opera che ne è costata solo 8,5 milioni di
dollari e ad oggi, l’incasso nelle sale ha superato i 56 milioni di
dollari in tutto il mondo. A vedere questi numeri adesso, forse
Krasinski e Damon si sono
segretamente pentiti di aver lasciato andare così facilmente un
idea nonostante siano orgogliosi del percorso fatto, ma senza
Lonergan e Affleck,
probabilmente, o quasi sicuramente, non sarebbe stata la stessa
cosa.
Funny or Die ha pubblicato questo
divertente video che ci mostra gli “esplosivi” effetti visivi di
Manchester By The Sea. Chiaramente il film è privo
di artifici digitali e l’ilarità del video si basa proprio su
questo!
Il film ha conquistato due Oscar importanti
agli Academy
Awards 2017: il premio alla migliore sceneggiatura originale e
il premio al migliore attore protagonista Casey
Affleck.
Il
film racconta la storia dei Chandler, una famiglia della
classe operaia del Massachusetts. Dopo la morte improvvisa del
fratello maggiore Joe (Kyle Chandler), Lee (Casey Affleck) diventa
il tutore legale del nipote (Lucas Hedges). Lee è costretto ad
affrontare il tragico passato che lo separava da sua moglie Randi
(Michelle Williams) e dal paese in cui è nato e
cresciuto.
La
pellicola è ambientato nel North Shore del Massachusetts ed è il
nuovo film scritto e diretto da Kenneth Lonergan (Conta su di me,
Margaret).
Secondo il National Board of
Review è Manchester By the Sea il miglior
film del 2016. La pellicola, vista alla Festa del Film di Roma
2016, vede protagonista Casey Affleck ed è diretta
da Kenneth Lonergan. L’associazione lo ha
decretato vincitore anche nelle categorie del miglior attore
(Affleck), migliore sceneggiatura e
performance-rivelazione (il giovanissimo Lucas
Hedges). Ma ormai è senza ombra di dubbio algli Oscar che
punta il lavoro di Lonergan.
Il premio alla migliore attrice è
andato a Amy
Adams per Arrival di Denis
Villeneuve, il premio al miglior film d’animzione è andato
a Kubo e la Spada Magica,
mentre per la regia è stato premiato Barry Jenkins
per Moonlight.
La trama di Manchester By
the Sea: Dopo l’improvvisa morte del fratello maggiore,
Lee Chandler (Casey Affleck), un idraulico di
Boston, si vede costretto a tornare nella sua città natale, dove
scopre di essere stato nominato tutore del nipote sedicenne.
Manchester by the
Searecensione del film con Casey
Affleck
Il National Board of Review of
Motion Pictures (più comunemente National Board of
Review, abbreviato in NBR) è un’organizzazione no profit
newyorkese dedicata al cinema inteso sia come arte che come
intrattenimento, alla celebrazione dell’eccellenza artistica e al
sostegno della libertà d’espressione nei film. Non ha alcun legame
commerciale con l’industria cinematografica.
I membri, che comprendono
insegnanti, studenti, storici, professionisti dell’industria
cinematografica, cinefili nel senso più ampio del termine, vedono e
valutano ogni anno quasi trecento film. Spesso le visioni sono
seguite da dibattiti approfonditi con registi, attori, produttori e
sceneggiatori. A fine anno attraverso apposite schede di votazione
determinano i vincitori dei premi annuali.
Che si tratti del vagabondo di
Charlie Chaplin o di Mr. Bean di Rowan Atkinson, tutti questi
personaggi hanno affrontato difficoltà nella loro vita
professionale e personale e sono stati vittime del capitalismo, ma
in qualche modo gli ostacoli che hanno incontrato a causa della
loro mancanza di privilegi non hanno mai smorzato il loro spirito.
Trevor Bingley di Man vs. Baby (che è il sequel di Man
vs. Bee) rientra in una categoria simile di personaggi. La
trama è un po’ prevedibile e devo dire che abbiamo già visto
innumerevoli volte gli eventi e le situazioni umoristiche mostrati
nel film. Non credo che chiunque abbia visto serie o film di questo
tipo troverà qualcosa di straordinario in questo film. Detto
questo, alla fine dei conti si tratta di Rowan Atkinson, e il suo
fascino innocente vi intratterrà e vi farà sorridere. Scopriamo
quindi cosa è successo in Man vs. Baby e in che tipo di
situazione si trova Trevor.
Perché Maddy non sarebbe venuta
a trascorrere il Natale con Trevor?
Trevor aveva sempre trascorso il
Natale con sua figlia Maddy e la sua ex moglie Jess. Quelle piccole
tradizioni potevano forse infastidire Maddy, ma Trevor le aspettava
con ansia per tutto l’anno.
Maddy metteva sempre la stella in
cima all’albero di Natale, e Trevor era molto esigente al riguardo.
Ma questa volta, Jess ha chiamato Trevor e gli ha detto che non
sarebbero riusciti ad andare nel suo villaggio per Natale. Jess
usciva con un ragazzo di nome Goran, che aveva invitato sia Jess
che Maddy a trascorrere il Natale a casa sua alle Barbados. Jess
era pazza del suo nuovo fidanzato e aveva tutto il diritto di
trascorrere il suo tempo con lui. Ma quello che non capiva era che
Trevor aspettava tutto l’anno il 25 dicembre e lei stava rovinando
la festa impedendo a Maddy di vederlo. Inoltre, credo che abbia
ferito Trevor dicendogli che Goran era disposto a pagare le tasse
scolastiche di Maddy, perché la amava come una figlia. Trevor disse
a Jess che aveva tutto sotto controllo, anche se aveva solo un paio
di centinaia di dollari sul suo conto in banca e una serie di
debiti da ripagare.
Come è finito il bambino con
Trevor?
Trevor lavorava come custode in una
scuola elementare che fungeva anche da asilo nido per i bambini
piccoli. Trevor si occupava di tutto a scuola, non si lamentava mai
anche quando era sommerso di lavoro tutto il giorno, eppure gli fu
detto che sarebbe stato licenziato. Quello stesso giorno, Trevor
ricevette una telefonata da un’agenzia di house-sitting che gli
disse che la famiglia Schwarzenboch aveva bisogno di una persona di
fiducia che si occupasse della loro casa per Natale. L’agenzia non
aveva nessun custode disponibile in quel momento, quindi chiesero a
Trevor se poteva fare il lavoro. A Trevor fu detto che avrebbe
ricevuto 10.000 dollari come pagamento, quindi ovviamente non
poteva dire di no. Gli chiesero di raggiungere l’attico degli
Schwarzenboch a Londra alle 5 dello stesso giorno. Trevor stava per
lasciare la scuola quando si rese conto che un bambino che era
stato lasciato da qualcuno sulla soglia della scuola era ancora lì.
Trevor non aveva altra scelta che portare il bambino con sé. Chiamò
i servizi sociali per informare la polizia, ma una serie di
equivoci fece sì che il bambino rimanesse con lui. Trevor portò il
bambino a Londra e lo nascose nella sua borsa perché non gli era
permesso portare nessuno, e soprattutto un bambino, con sé
nell’attico.
Trevor ha consegnato il bambino
ai servizi sociali?
Trevor ottenne il lavoro e Petra,
la governante della famiglia Schwarzenboch, lo informò e gli mostrò
la casa. Tutti i lavoratori si erano presi la libertà di andare in
vacanza, poiché sapevano che il signor e la signora Schwarzenboch
non sarebbero mai tornati per Natale. Trevor si trovò in ogni sorta
di guai durante la sua permanenza nella casa. Innanzitutto finì i
pannolini e quindi usò i costosi fazzoletti da taschino del signor
Schwarzenboch. Poi, quando scese per andare a prendere i pannolini,
dimenticò la chiave dell’ascensore, senza la quale non poteva
andare all’attico. Dovette chiamare Petra e farsi dare la chiave da
una domestica che era ancora a circa 30 minuti dall’attico. Quando
la domestica arrivò, Trevor aspettò Lionel (un residente dello
stesso condominio), poiché lei avrebbe dovuto chiamare il telefono
di Lionel, dato che Trevor non aveva nemmeno il suo telefono con
sé.
A peggiorare le cose, una coppia è
entrata nell’attico e Trevor li ha colti in flagrante. Trevor ha
provato compassione quando ha visto che stavano rubando del cibo,
perché erano affamati e volevano sfamare il loro bambino. Ha
offerto alla coppia del cibo, e loro hanno trovato un po’ strano
che fosse così ospitale quando avrebbe dovuto consegnarli alla
polizia. Trevor ha perso l’appuntamento con Georgia Hakopian dei
servizi sociali di Westminster, che avrebbe dovuto venire a
prendere il bambino. Quando l’ha incontrata, aveva accidentalmente
il bambino della coppia (quello che aveva violato la proprietà)
invece del suo. La coppia aveva lasciato il loro bambino con Trevor
perché avevano del lavoro da sbrigare. Entrambi i bambini
indossavano berretti blu, quindi Trevor ha accidentalmente
consegnato il loro bambino ai servizi sociali invece del
proprio.
Quando la tempesta sembrava essersi
placata, Trevor venne a sapere che il signor e la signora
Schwarzenboch stavano per arrivare al loro attico e che doveva
decorare la casa e preparare un pasto sontuoso tutto da solo. La
domestica non poteva venire in quel momento, perché era in Scozia,
quindi ha inviato via fax a Trevor una lista della spesa di quattro
pagine e gli ha chiesto di preparare un pasto per 12 persone. Una
volta che Trevor ha decorato tutta la casa e preparato tutto il
cibo, Petra gli ha detto che c’era stato un cambiamento dell’ultimo
minuto nel programma e che il signor e la signora Schwarzenboch non
sarebbero venuti a Londra. Ma il cibo era già pronto, quindi Trevor
chiamò tutte le persone che conosceva, ovvero Lionel
dell’appartamento, il poliziotto che era venuto a cercare il
bambino, la coppia che aveva violato la proprietà e persino Georgia
dei servizi sociali, per cenare con lui. A rendere le cose ancora
migliori, Jess lo chiamò per dirgli che il loro volo era stato
cancellato, quindi finalmente ebbe l’opportunità di trascorrere il
Natale con sua figlia. Trevor era felice di poter finalmente
trascorrere il Natale come desiderava.
La famiglia Schwarzenboch
intraprenderà un’azione legale contro Trevor?
Nel finale di Man vs. Baby,
Trevor si stava godendo ogni momento e, in effetti, tutti gli altri
erano piacevolmente sorpresi di trascorrere un momento così bello
con dei perfetti sconosciuti. Ma proprio in quel momento, qualcuno
suonò il campanello e, con grande orrore di Trevor, il signor e la
signora Schwarzenboch decisero di presentarsi senza preavviso. Non
avevano idea che nella loro casa fosse stata organizzata una festa
di Natale e che ci fossero persone che stavano cenando insieme.
Beh, Trevor era sicuramente sorpreso, e credo che nei momenti
successivi lo sarebbero stati anche il signor e la signora
Schwarzenboch. Non so cosa potrebbe succedere a Trevor, ma il
pover’uomo aveva lavorato con sincera dedizione e aveva fatto del
suo meglio per sistemare tutto. Potrebbe finire nei guai, ma
contrariamente alla reputazione che il signor e la signora
Schwarzenboch avevano tra i loro lavoratori/dipendenti, non credo
che fossero così severi e snob. Sì, erano ricchi e conducevano un
certo stile di vita, ma va notato che erano venuti a Londra perché
amavano il cibo preparato dalla loro domestica. E immagino che
abbiano pensato che sarebbe stato scortese farle preparare tutto il
cibo e poi non presentarsi. Quindi, anche se sarebbero rimasti
scioccati nel trovare tutti a casa loro, credo che avrebbero capito
che Trevor non aveva cattive intenzioni e che, anzi, aveva fatto di
tutto per assicurarsi che tutto fosse in ordine quando nessun altro
membro del personale era venuto ad aiutarlo.
La nuova serie Man On Fire di Netflix, con Yahya Abdul-Mateen II nel ruolo
di John Creasy, ha inevitabilmente riacceso il confronto con il
celebre film del 2004 interpretato da Denzel Washington. Ma c’è un
punto chiave che cambia completamente la prospettiva: la serie non
è un remake del film, bensì una nuova interpretazione dello stesso
materiale originale, con differenze narrative e tematiche molto più
profonde di quanto si possa immaginare.
Negli ultimi giorni, infatti,
il progetto è stato spesso etichettato come una semplice rilettura
del film diretto da Tony Scott, generando
scetticismo tra i fan più affezionati. Tuttavia, come emerso da
interviste al team creativo, la serie prende le mosse direttamente
dai romanzi di A.J. Quinnell,
ampliandone l’universo e costruendo una storia che si muove su
coordinate differenti rispetto al film.
Il risultato è un’operazione
più complessa di quanto sembri: Man On Fire versione Netflix non cerca di replicare
l’impatto emotivo del film del 2004, ma prova a ridefinire il
personaggio di Creasy e il suo percorso, spostando il focus dalla
vendetta personale a un contesto più ampio, quasi geopolitico. Ed è
proprio qui che si gioca la vera partita narrativa.
La differenza più evidente tra
le due versioni riguarda l’evento scatenante della storia. Nel film
con Denzel Washington, tutto ruota attorno al rapimento della
bambina che Creasy è chiamato a proteggere, un trauma che innesca
una spirale di vendetta personale e brutale. La serie Netflix,
invece, modifica radicalmente questo punto di partenza: al centro
non c’è un sequestro, ma un attentato terroristico che uccide una
persona cara a Creasy, spostando la narrazione verso una dimensione
più ampia e contemporanea.
Questa scelta deriva
direttamente dai romanzi originali, in particolare
dall’integrazione di elementi tratti sia dal primo libro
(Man on Fire, 1980) sia
dal sequel The Perfect
Kill del 1992. A differenza delle precedenti trasposizioni,
che si concentravano quasi esclusivamente sul primo romanzo, la
serie costruisce un arco narrativo più esteso, permettendo al
personaggio di evolvere in modo più stratificato.
Anche il rapporto con la
giovane protagonista – qui chiamata Poe – segna un’altra svolta
significativa. Se nel film il legame tra Creasy e la bambina era
costruito su una dinamica di protezione pura, nella serie diventa
più complesso: Creasy non si limita a proteggerla, ma la prepara a
sopravvivere, instaurando una relazione che mescola affetto,
addestramento e necessità. Questo cambio di prospettiva rende la
storia meno melodrammatica e più orientata alla costruzione di un
mondo ostile in cui i personaggi devono adattarsi.
Allo stesso tempo, la serie
non ignora il peso culturale del film del 2004. Al contrario, lo
riconosce e lo omaggia in modo sottile, attraverso riferimenti e
dichiarazioni esplicite del cast e della produzione. Lo stesso
Abdul-Mateen II ha più volte ribadito il rispetto per
l’interpretazione di Washington, sottolineando come il suo
approccio sia stato quello di trovare una propria identità per il
personaggio, evitando il confronto diretto.
Ed è forse proprio questa la
chiave più interessante della nuova Man On Fire: non competere con il passato, ma
aggirarlo. In un’epoca in cui i revival spesso si limitano a
replicare formule già funzionanti, la serie sceglie una strada più
rischiosa ma potenzialmente più fertile, cercando di costruire una
nuova mitologia attorno a Creasy.
Se funzionerà davvero, lo dirà
la risposta del pubblico. Ma una cosa è già chiara: questa non è la
storia che gli spettatori ricordavano — ed è esattamente questo il
suo punto di forza.
La serie NetflixMan on
Fire è ricca di colpi di scena dall’inizio alla fine,
culminando in un finale adrenalinico che svela le vere cause
dell’attentato. La serie è un adattamento libero dei romanzi di
A.J. Quinnell, già portati sullo schermo nel film omonimo del 2004
con Denzel Washington. Tuttavia,
adotta un approccio originale a questa amata storia di
vendetta.
Invece di essere ingaggiato per proteggere una bambina, John
Creasy, interpretato da Yahya Abdul-Mateen II,
viene inviato a Rio de Janeiro in vista delle elezioni per
scongiurare eventuali attacchi terroristici. Le cose prendono una
brutta piega quando una bomba distrugge l’edificio in cui Creasy,
il suo amico Rayburn e la famiglia di quest’ultimo alloggiano. Per
pura fortuna, Creasy e la figlia di Rayburn, Poe, sopravvivono
all’attentato. Ma i loro problemi non sono finiti.
Creasy si impegna a proteggere Poe da nuove minacce e a
vendicare la morte del suo unico amico. Per fortuna, può contare
sull’aiuto del suo autista, Melo, e della gang della favela di cui
Melo fa parte. Mentre Creasy cerca di rintracciare i responsabili
dell’attentato, scopre che l’intera vicenda è collegata a una
sconvolgente cospirazione.
Questo porta al finale di Man on Fire, un episodio
ricco di azione e sorprendentemente toccante che risponde ai grandi
interrogativi sull’attentato e getta le basi per una potenziale
seconda stagione.
Chi ha realmente causato l’attentato e la sua rovina?
All’inizio della serie, Man on Fire dissemina diversi depistaggi
su chi abbia effettivamente causato l’attentato. Alla fine, la
serie rivela che un agente della CIA ribelle, Henry Tappen, si era
rivolto al Presidente Carmo e a Prado Soares con l’idea di
organizzare un attentato terroristico poco prima delle elezioni
brasiliane.
Se avessero vinto le elezioni, non sarebbe cambiato molto.
Tuttavia, un attentato terroristico avrebbe permesso loro di
assumere il potere assoluto sul governo. Il loro piano era
infallibile. Tutto sarebbe andato per il meglio se Rayburn non
avesse portato Creasy a Rio per sventare eventuali attacchi
terroristici.
Sapevano che Creasy avrebbe fermato il loro piano. Per questo
motivo, si erano trasferiti da un complesso di appartamenti
all’altro, dove alloggiavano Rayburn e Creasy. Non potevano
prevedere che Creasy e Poe sarebbero stati assenti al momento
dell’attentato. Sfortunatamente, avendo incastrato Ferraz, Creasy
ha trascorso gran parte della serie a dare la caccia agli uomini
sbagliati. Creasy scopre la verità solo quando va a uccidere
Ferraz.
In definitiva, Creasy smaschera gli uomini nella serie originale
Netflix grazie a un piano elaborato che gli permette di raggiungere
Tappen senza bisogno di ulteriore scorta. Avendo lavorato al fianco
di Tappen, sa che l’agente della CIA ha sempre un interruttore di
sicurezza. Eliminando Tappen, tutte le informazioni che smascherano
Carmo e Soares vengono a galla, ponendo fine al loro regno di
terrore.
Come Creasy riabilita il suo nome in Man on Fire
Tappen è stato abbastanza astuto non solo da incastrare Ferraz
per l’attentato, ma anche da manipolare le comunicazioni tra John
Creasy e Ferraz, implicando l’eroe della nostra storia. Per questo
motivo, Creasy trascorre gran parte degli ultimi due episodi a
nascondersi dal pubblico. Il suo piano è molto più difficile da
attuare quando non può essere visto. Deve riabilitare il suo
nome.
Inoltre, Creasy prova un immenso senso di colpa per le notizie
che coinvolgono Melo, Livro, Poe e Vico. È l’esempio perfetto di
qualcuno che precipita in una spirale di vergogna. Pensa di essere
lui il problema.
Si incolpa già per l’incidente di Città del Messico, che gli ha
causato il disturbo da stress post-traumatico. Di conseguenza, ha
allontanato tutti, arrivando persino a dire a Rayburn, all’inizio
della serie, che ora doveva cavarsela da solo. Contro ogni suo
istinto, abbassa la guardia con questi quattro e instaura un legame
con loro a metà di Man on Fire, la serie di Netflix. In definitiva,
il senso di colpa per aver potenzialmente ferito altre persone a
cui tiene lo divora. L’unico modo per riabilitare il loro nome è
riabilitare il suo. L’unico modo per riabilitare il suo nome è che
lui smascheri l’intera cospirazione.
Per fortuna, l’interruttore dell’uomo morto cambia tutto. Le
informazioni trapelate dopo la morte di Tappen permettono a John
Creasy non solo di vendicare la morte dei Rayburn, ma anche di
riabilitare il suo nome. Non è più un ricercato, il che gli
permette di andare avanti con la sua vita. Inoltre, la CIA
riacquista fiducia in Creasy dopo che questi riesce a fermare
Tappen e a proteggere Poe.
La spiegazione del perché tutti vogliono uccidere Poe
John Creasy è un agente delle forze speciali più che capace di
smascherare l’intera cospirazione. È perfettamente logico che
Carmo, Soares e gli altri criminali vogliano eliminarlo.
Rappresenta una vera minaccia. D’altro canto, Poe è un bersaglio
alquanto strano.
Poe è un’adolescente con scarse capacità di autodifesa, nessuna
competenza avanzata in materia di interrogatori e nessuna
conoscenza dei servizi segreti governativi. In generale, non
rappresenta una minaccia per loro. Tuttavia, Soares sembra ansioso
di scoprire cosa sa e di farla uscire dal paese il più rapidamente
possibile. Riflettendoci meglio, questo è il primo indizio del suo
coinvolgimento nel crimine.
In definitiva, Poe è il bersaglio chiave perché ha visto l’uomo
in motocicletta. Potrebbe identificare Tappen. Se John Creasy
uccidesse Tappen, il mondo intero scoprirebbe che Carmo e Soares
hanno pianificato l’attentato. Inoltre, Tappen è un traditore. Se
venisse identificato, non esiterebbe a smascherarli. Poe non si
rende nemmeno conto di quanto lei rappresenti una minaccia per la
cospirazione.
Perché Tappen è diventata un’agente della CIA ribelle
A prima vista, non ha senso che Tappen, un agente della CIA, si
ribelli e aiuti il presidente Carmo a diventare un dittatore
brasiliano. Non è brasiliano. Non è il presidente del paese. Non è
un imprenditore che subirebbe le conseguenze negative di un cambio
di regime. Le sue motivazioni non sono chiare. Tuttavia, il piano
nella serie d’azione e thriller finisce per avvantaggiare
Tappen.
Propone a Carmo e Soares di usare i loro nuovi poteri autoritari
per stringere accordi con gli Stati Uniti che andrebbero a
vantaggio di Tappen. Vuole scalare i ranghi della CIA e vede in
questo la sua strada. Ciò riflette la storia degli Stati Uniti, che
hanno tentato di rovesciare o influenzare governi stranieri (fonte:
History). La differenza, in questo caso, è che si tratta di un
agente ribelle anziché di una missione di alto livello della
CIA.
Perché Ferraz si è addossato la colpa dei crimini di Tappen
nella serie Netflix
Quando John Creasy va a uccidere Ferraz, scopre che Ferraz non
ha ordinato l’attentato e che l’FRP non c’entrava nulla. Invece,
Tappen, il Presidente Carmo e Soares hanno orchestrato tutto. Hanno
intenzionalmente diffuso informazioni false per far apparire Ferraz
come la mente dietro l’attentato, in modo simile a come hanno fatto
passare John Creasy per l’agente ribelle che ha dato una mano.
In realtà, Ferraz era sì il capo di un’organizzazione criminale
chiamata FRP. Non ha avuto alcun ruolo nell’attentato, però. Si è
addossato la colpa perché le persone coinvolte avevano rapito sua
moglie e i suoi figli. Non poteva smascherarli, altrimenti
avrebbero ucciso la sua famiglia.
Alla fine, sacrifica la sua vita per la sua famiglia e per
Creasy. Invia l’FRP a prelevare la sua famiglia e a portarla in
salvo. Poi, ritarda gli interrogatori raccontando loro bugie su ciò
di cui lui e Creasy si sono detti e su dove sia andato l’agente
delle forze speciali.
Questa scelta narrativa dimostra che la moralità ha delle zone
grigie. Ferraz potrebbe essere coinvolto nella criminalità
organizzata, ma la sua depravazione ha dei limiti. Lui e l’FRP non
hanno mai partecipato a grandi attentati terroristici come quello
all’inizio di Man on Fire.
Inoltre, è disposto a proteggere l’uomo che voleva ucciderlo se
questo significa che la sua famiglia può sopravvivere. Non è
completamente buono né completamente cattivo, nello stesso modo in
cui Creasy non lo è. Sono entrambi semplicemente personaggi
moralmente ambigui, su lati opposti della legge.
Come il finale di Man on Fire prepara il terreno per la seconda
stagione
Alla fine di Man on Fire, John Creasy e Poe si ritrovano insieme
al funerale della famiglia di lei. Sembrano sostenersi a vicenda
come una piccola famiglia. Creasy aveva promesso, in alcuni episodi
precedenti, di starle vicino, e mantiene la promessa. Tuttavia,
potrebbero essere nuovamente separati se la serie dovesse
continuare. Creasy riceve una telefonata da uno dei suoi ex
superiori della CIA, che gli propone un incarico.
Hanno informazioni sui responsabili dell’uccisione del suo
intero squadrone a Città del Messico e chiedono a Creasy di
aiutarli a neutralizzarli. Sebbene sembri soddisfatto della sua
situazione, il desiderio di vendetta è troppo forte. Chiede quindi
di ricevere le informazioni.
Al momento non ci sono garanzie sul rinnovo della serie, ma il
regista e produttore esecutivo Steven Caple Jr. ha confermato a
ComicBook.com che stanno pianificando un seguito. Se Man on Fire
verrà rinnovata per una seconda stagione, Creasy dovrà
probabilmente lasciare la persona che più gli sta a cuore, quella
che considera la sua famiglia.
Creasy potrebbe essere costretto a rivivere l’evento che ha
causato il suo grave disturbo da stress post-traumatico in Man on
Fire. Creasy si sta ancora riprendendo dal trauma di Città del
Messico, oltre a tutto quello che è successo a Rio. La prossima
stagione probabilmente lo mostrerà alle prese con la difficoltà di
mantenere la sua stabilità mentale mentre cerca di chiudere
definitivamente una vecchia ferita.
Dopo il debutto su Netflix con una prima stagione intensa
e cupa, Man on Fire
si trova già al centro di una domanda inevitabile: ci sarà una
stagione 2? A rispondere è direttamente il protagonista
Yahya Abdul-Mateen
II, che nella nuova versione televisiva raccoglie
l’eredità di Denzel Washington nel ruolo
di John Creasy. E la sua posizione è più cauta — e interessante —
di quanto ci si potesse aspettare.
Intervistato da ScreenRant, l’attore
ha spiegato di essere aperto a tornare per nuove stagioni, ma solo
a una condizione: deve esserci una vera ragione narrativa. “È un
personaggio incredibile”, ha dichiarato, sottolineando però che non
ha senso continuare una serie solo per inerzia produttiva. Un
approccio che riflette una consapevolezza precisa: oggi il successo
di una serie non si misura solo nei numeri, ma nella sua capacità
di mantenere coerenza e qualità nel tempo.
Il punto chiave, infatti, non è tanto se Man on Fire tornerà,
ma come potrebbe
farlo. La prima stagione — composta da sette episodi — ha
rilanciato la storia tratta dal romanzo di A. J. Quinnell
puntando su un tono più psicologico, approfondendo il trauma e il
PTSD del protagonista, rispetto alla versione cinematografica del
2004. E questo apre scenari completamente diversi per il
futuro.
Perché una stagione 2 di Man on
Fire non è scontata (e cosa dovrebbe cambiare davvero)
Il confronto con il film del 2004, diretto da Tony Scott, è
inevitabile. Quella versione — pur accolta tiepidamente dalla
critica — è diventata negli anni un cult grazie alla performance di
Washington e a un’impostazione visiva estremamente stilizzata e
violenta. La serie Netflix, invece, ha scelto una strada diversa:
meno spettacolo puro, più introspezione, più spazio ai personaggi e
alle conseguenze emotive della violenza.
Ed è proprio qui che si gioca il futuro della stagione 2.
Continuare significherebbe evitare la trappola più comune:
trasformare Creasy in un eroe seriale che replica lo stesso schema
narrativo (missione, vendetta, redenzione) senza evoluzione. Le
parole di Abdul-Mateen II vanno lette in questa direzione:
non basta che la storia
funzioni, deve avere qualcosa di nuovo da dire.
Un altro elemento da considerare è il contesto attuale delle serie
crime e thriller. Negli ultimi anni, il pubblico si è abituato a
narrazioni sempre più complesse e stratificate, dove il conflitto
interiore conta quanto — se non più — dell’azione. Se
Man on Fire decidesse di
proseguire, dovrebbe probabilmente spingersi ancora oltre su questo
piano, esplorando le conseguenze delle scelte di Creasy e ampliando
il suo mondo, magari introducendo nuovi antagonisti o dinamiche più
corali.
C’è poi una questione produttiva: la serie nasce anche come
reinterpretazione di un brand già noto, e questo la espone a un
equilibrio delicato tra fedeltà e innovazione. Spingersi troppo
verso il modello seriale potrebbe allontanare chi cerca l’intensità
del film; restare troppo legati all’originale rischierebbe invece
di limitarne il potenziale.
In questo senso, la cautela dell’attore non è un limite, ma un
segnale preciso: Man on
Fire può continuare, ma solo se è disposto a cambiare davvero.
Altrimenti, il rischio è quello di diventare l’ennesima serie che
sopravvive più per il titolo che per la forza della sua storia.