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Girls 4×02: anticipazioni e promo

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Girls 4×02: anticipazioni e promo

Si intitola Triggering, Girls 4×02, il secondo episodio del l’atteso quarto ciclo di puntate della serie televisiva di successo trasmessa dal network americano dell’HBO.

In Girls 4×02 nei suoi primi giorni come studentessa laureata, Hannah scopre che può ottenere di più per il suo denaro, in Iowa. Più tardi, nel corso di una video chat, lei pungola furbescamente Marnie su Adam. Al suo primo seminario, Hannah avverte i suoi colleghi scrittori del workshop che il suo pezzo potrebbe innescare alcune intense emozioni ma non ottenere il feedback che aveva sperato.

Girls 4: Trailer della nuova stagione con Lena Dunham

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Cresce l’attesa per la messa in onda di Girls 4, il quarto ciclo di episodi della serie televisiva di successo interpretata e prodotta da Lena Dunham e oggi l’HBO ha svelato il nuovo trailer:

https://www.youtube.com/watch?v=lWEuYfww6k4

Girls 4-trailerGirls 4 è una serie televisiva statunitense in onda sul canale via cavo HBO dal 15 aprile 2012. La serie è creata, interpretata e prodotta da Lena Dunham. Tra i produttori esecutivi figura Judd Apatow. La prima stagione è stata premiata con ilGolden Globe per la miglior serie commedia o musicale. La HBO ha rinnovato la serie per una quarta stagione che verrà trasmessa nel 2015. I diritti per la messa in onda in Italia sono stati ottenuti da MTV, che ha trasmesso la prima stagione dal 10 ottobre 2012 e la seconda dal 13 febbraio 2013. La serie segue le vicende di quattro amiche, poco più che ventenni, che stanno cercando di costruirsi una vita dopo essersi trasferite a New York.

Girls 4: la data della Season Premiere

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Girls 4Manca ancora un po’ all’arrivo di Girls 4, l’atteso quarto ciclo di episodi della serie di successo creata ed interpretata da Lena Dunham e trasmessa dal network amerinca della HBO. Ebbene, oggi finalmente il network ha reso nota la data ufficiale dell’inizio della nuova stagione che partirà 11 Gennaio 2015.

Girls è una serie televisiva statunitense in onda sul canale via cavo HBO dal 15 aprile 2012. La serie è creata, interpretata e prodotta da Lena Dunham. Tra i produttori esecutivi figura Judd Apatow. La prima stagione è stata premiata con ilGolden Globe per la miglior serie commedia o musicale. La HBO ha rinnovato la serie per una quarta stagione che verrà trasmessa nel 2015. I diritti per la messa in onda in Italia sono stati ottenuti da MTV, che ha trasmesso la prima stagione dal 10 ottobre 2012 e la seconda dal 13 febbraio 2013.

La serie segue le vicende di quattro amiche, poco più che ventenni, che stanno cercando di costruirsi una vita dopo essersi trasferite a New York.

Girls 4: anticipazioni sulla nuova stagione

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Cresce l’attesa per l’arrivo di Girls 4, quarto ciclo di episodi dello show di successo interpretata e prodotta da Lena Dunham e targato HBO. E oggi per ingannare l’attesa vi sveliamo alcune anticipazioni sui primi episodi.

In Girls 4, Hannah avrà molto tempo libero dato che ha perso il suo lavoro, Elijah avrà l’occasione di coltivare le sue relazioni sociali, Ray e Marnie parleranno del da farsi prima dell’incisione e Shoshanna riuscirà ad ottenere un’intervista che avrà molto successo

Girls 4-trailerGirls 4 è una serie televisiva statunitense in onda sul canale via cavo HBO dal 15 aprile 2012. La serie è creata, interpretata e prodotta da Lena Dunham. Tra i produttori esecutivi figura Judd Apatow. La prima stagione è stata premiata con ilGolden Globe per la miglior serie commedia o musicale. La HBO ha rinnovato la serie per una quarta stagione che verrà trasmessa nel 2015. I diritti per la messa in onda in Italia sono stati ottenuti da MTV, che ha trasmesso la prima stagione dal 10 ottobre 2012 e la seconda dal 13 febbraio 2013. La serie segue le vicende di quattro amiche, poco più che ventenni, che stanno cercando di costruirsi una vita dopo essersi trasferite a New York.

Girls 4, Zachary Quinto guest-star

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Girls 4Si è conclusa con ottimi risultati la terza stagione e oggi vi segnaliamo alcune anticipazioni su Girls 4, l’atteso quarto ciclo di episodi della serie di successo scritta e interpretata da Lena Dunham. Si tratta di una guest-star, ovvero l’attore Zachary Quinto prenderà parte ad uno degli episodi della 4 stagione. A confermarlo è l’HBO

Non è chiaro né il nome, né il ruolo che avrà Quinto, ma pare che sia un personaggio che si vedrà per un po’. Nella scena incriminata, la Dunham sembra stia facendo volontariato. La scena è girata a Bushwick.

Girls è una serie televisiva statunitense in onda sul canale via cavo HBO dal 15 aprile 2012. La serie è creata, interpretata e prodotta da Lena Dunham. Tra i produttori esecutivi figura Judd Apatow. La prima stagione è stata premiata con ilGolden Globe per la miglior serie commedia o musicale. La HBO ha rinnovato la serie per una quarta stagione che verrà trasmessa nel 2015. I diritti per la messa in onda in Italia sono stati ottenuti da MTV, che ha trasmesso la prima stagione dal 10 ottobre 2012 e la seconda dal 13 febbraio 2013.

Girls 4, annunciata una guest star

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Girls 4Si è chiusa con ottimi risultati la terza stagione e oggi vi segnaliamo alcune anticipazioni su Girls 4, l’atteso quarto ciclo di episodi della serie di successo di e con Lena Dunham. Il network ha annunciato che l’attrice Natasha Lyonn sarà la guest star di uno degli episodi della prossima stagione. Al momento però non sappiamo quale personaggio interpreterà.

L’attrice è nota per la sua parte in un altra serie di successo, Orange is The New Black. Lyonne si aggiunge a una stagione ricca di guest star: Gillian JacobsJason Ritter eZachary Quinto. La quarta stagione di Girls arriverà sugli schermi americani il prossimo anno.

Girls è una serie televisiva statunitense in onda sul canale via cavo HBO dal 15 aprile 2012. La serie è creata, interpretata e prodotta da Lena Dunham. Tra i produttori esecutivi figura Judd Apatow. La prima stagione è stata premiata con ilGolden Globe per la miglior serie commedia o musicale. La HBO ha rinnovato la serie per una quarta stagione che verrà trasmessa nel 2015. I diritti per la messa in onda in Italia sono stati ottenuti da MTV, che ha trasmesso la prima stagione dal 10 ottobre 2012 e la seconda dal 13 febbraio 2013.

Girl: recensione del film di Lukas Dhont

Girl: recensione del film di Lukas Dhont

Debutta nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes 2018 il regista Lukas Dhont, con il film Girl. Di origine belga, Dhont porta sul grande schermo una storia dal forte impatto, per le tematiche o per alcune sue scene. Nasce così una nuova voce nel cinema europeo su cui si possono riporre grandi aspettative per il futuro.

Struggente racconto di formazione Girl narra le vicende di Lara (Victor Polster), sedicenne determinata a diventare una ballerina. Con il supporto del padre inizia a frequentare una prestigiosa scuola di danza, ma le frustrazioni e le impazienze da adolescente rischiano di mettere seriamente a rischio il suo desiderio. Lara è infatti tormentata da un segreto non indifferente: lei era nata come ragazzo.

L’adolescenza è un periodo molto complesso, dove si cerca di formare una propria identità e di affermarsi nella società che ci circonda. Al regista tuttavia non interessa più di tanto indagare i conflitti esteriori, quanto quelli interiori. Ed è così che Girl si focalizza sulla complessità del vivere con sé stessi, specialmente quando si è ancora alla ricerca di una propria identità. Sin da subito è infatti possibile notare come la volontà della protagonista di cambiare sesso sia generalmente accettata da chi la circonda, mentre è proprio da sé stessa che nascono i crucci principali.

A complicare la situazione di Lara si aggiunge la sua volontà di diventare una ballerina, simbolo di grazia e armonia, a cui lei aspira, ma che tuttavia la fa scontrare con la dura realtà di un mondo dove si è costantemente sotto pressione per arrivare a dare il meglio di sé. La competizione non si genera tanto con le sue compagne quanto con sé stessa, spingendosi all’estremo, auto-lesionandosi o sopportando il dolore che crede di meritare.

Girl

Muovendosi così su due binari paralleli ma mai indipendenti l’uno dall’altro, il regista ci offre una panoramica della vita privata e famigliare e una della vita pubblica della protagonista. Agli occhi di lei sembrano essere due mondi nuovi, due mondi da riscoprire perché nuovi sono gli occhi che li guardano. Lara deve imparare da zero ad ambientarsi con un nuovo corpo negli ambienti che la circondano. Ma prima di tutto deve imparare ad ambientarsi al suo nuovo corpo, un corpo che non è ancora come lei desidera e che sembra tenerla incastrata a metà tra i due sessi, generando così tormenti che la spingeranno sempre più verso l’oblio.

Il giovane Victor Polster è una vera e propria rivelazione, riuscendo, a partire da una brillante e ben scritta sceneggiatura di Dhont, a diventare un tutt’uno con il suo personaggio, a farne vivere con estrema credibilità le speranze e le paure. Aiutato dai suoi tratti androgini, il giovane attore dà prova di estrema mimesi, tanto da porre realmente in confusione lo spettatore riguardo la sua natura.

Girl è un piccolo gioiello, un film tanto delicato nella narrazione, nel soffermarsi sulle piccole cose, quanto spietato nel mostrare i dolori e le azioni a cui i personaggi si spingono. Il regista non ha paura di mostrare entrambi i valori, a volte regalando carezze ai suoi spettatori, a volte dando loro veri e propri pugni nello stomaco. È un film crudo, che non nasconde l’altro lato della medaglia ma allo stesso tempo non lo estremizza mai. Non ci sono pietismi, non ci sono intenti retorici, tutto è asciutto per raccontare nel più semplice dei modi della ricerca di un’identità.

Girl: la spiegazione del finale del film thriller

Girl: la spiegazione del finale del film thriller

Girl, diretto nel 2020 da Chad Faust, è un thriller rurale essenziale e cupo che rilegge in chiave contemporanea il mito della vendetta familiare. Ambientato in un’America periferica e impoverita, il film segue una giovane donna senza nome, interpretata da Bella Thorne, che torna nella sua cittadina natale con l’intento di uccidere il padre violento. L’atmosfera è quella di un noir sporco, fatto di silenzi, strade desolate e un costante senso di minaccia, con una tensione che cresce scena dopo scena.

Il film affronta temi come l’eredità della violenza, la manipolazione psicologica e l’illusione della giustizia personale, ponendo al centro una protagonista fragile ma determinata. In questo, Girl si avvicina a opere come Un gelido inverno di Debra Granik o Blue Ruin di Jeremy Saulnier, che condividono la stessa ossessione per l’ambiente rurale degradato e per personaggi intrappolati in segreti familiari corrosivi. La violenza non è spettacolarizzata: è un peso morale, un’eredità tossica da comprendere prima ancora che da combattere.

Il confronto con altri revenge thriller mostra come Girl scelga una via più intima, concentrata sulla scoperta personale più che sulla vendetta in sé. La presenza enigmatica del personaggio interpretato da Mickey Rourke amplifica il senso di pericolo e di ambiguità morale, mentre l’indagine della protagonista sulla verità del proprio passato diventa l’asse tematico centrale. Nel resto dell’articolo si proporrà una spiegazione dettagliata del finale del film e del suo significato.

Bella Thorne in Girl
Bella Thorne in Girl

La trama di Girl

Il film racconta la storia di una ragazza (Bella Thorne), che fa ritorno nella sua città natale, intenzionata a vendicarsi del padre violento. Al suo arrivo, però, trova il genitore già morto, ucciso da qualcuno il giorno prima. La ragazza, presa con sé, l’ascia paterna, si mette così alla ricerca di chi possa aver commesso l’omicidio e mentre è sulle tracce dell’assassino s’imbatte in un sinistro sceriffo (Mickey Rourke), tramite il quale scopre un’inquietante eredità familiare, che la giovane non avrebbe mai immaginato.

La spiegazione del finale del film

Nel terzo atto di Girl, la protagonista riesce a fuggire dalla prigionia impostale dallo sceriffo e da Charmer, rivelatisi gli assassini di suo padre e parte del gruppo criminale dei Brothers. Braccata e determinata a trovare la verità, la ragazza affronta Charmer nella sua casa, dove lo scontro precipita in una violenta escalation che porta alla morte dell’uomo. La fuga successiva, inseguita dallo sceriffo, la conduce a rifugiarsi da Betty, che diventa la chiave per comprendere la natura reale del padre e le motivazioni che hanno portato al suo omicidio.

Dopo aver appreso da Betty che lo sceriffo e Charmer sono in realtà suoi zii materni e che suo padre stava risparmiando denaro per offrirle un futuro migliore, la ragazza torna nella casa d’infanzia per affrontare definitivamente il suo persecutore. Lo sceriffo la raggiunge, deciso a estorcerle il nascondiglio del denaro, ma lo scontro finale si conclude con la morte dell’uomo per mano della ragazza. Recuperata la borsa di soldi nascosta sotto un tronco, la ragazza affronta anche la madre: la verità sul tradimento subito e sull’omicidio del padre emerge dolorosamente, chiudendo il cerchio della vicenda.

Mickey Rourke in Girl
Mickey Rourke in Girl

Il finale di Girl ribalta dunque le convinzioni iniziali della protagonista, mostrando come la vendetta immaginata fosse costruita su un’immagine distorta del padre e su menzogne alimentate dalla madre. La morte dei Brothers non è solo una resa dei conti fisica, ma la distruzione di un sistema familiare corrotto che ha manipolato per anni la percezione della ragazza. Nel ritrovamento del denaro, simbolo dell’amore silenzioso del padre, la ragazza scopre che l’uomo che credeva un mostro aveva, negli ultimi anni, cercato di riscattarsi e proteggerla, ribaltando il cuore morale del racconto.

La scelta della protagonista di non vendicarsi sulla madre, ma di costringerla a rivelare la verità, rappresenta la transizione dal ciclo della violenza a un atto di consapevolezza. Il film sottolinea come la verità, per quanto dolorosa, sia necessaria per spezzare le eredità tossiche e ricostruire la propria identità. La protagonista abbandona la città non come vittima, né come carnefice, ma come una giovane donna che ha finalmente il controllo della propria storia, liberata dalle manipolazioni che l’hanno definita fino a quel momento.

Girl suggerisce dunque che la violenza ereditaria non è un destino irreversibile, ma un ciclo che può essere spezzato attraverso la conoscenza e il confronto con la verità. La protagonista comprende che l’odio che la muoveva era costruito e che la giustizia autentica non consiste nel perpetuare vendette cieche, bensì nel liberarsi dalle bugie che soffocano la possibilità di crescere. La sua partenza finale, distribuzione del denaro compresa, indica un gesto di restituzione e di rinascita: un futuro possibile, lontano dal dolore che ha definito la sua vita fino a quel momento.

Girl: il trailer italiano del film rivelazione del Festival di Cannes

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È stato diffuso il trailer ufficiale italiano di Girl, il clamoroso debutto alla regia del ventisettenne belga Lukas Dhont (premiato con la Caméra d’Or), nonché l’esordio a dir poco sensazionale del giovanissimo protagonista Victor Polster, premiato come Miglior attore al Certain Regard di Cannes 2018.

Girl uscirà in Italia con Teodora il 27 settembre 2018 e si candida a diventare uno dei casi cinematografici della stagione. 

Il desiderio di raccontare la storia di un personaggio simile – racconta il regista – capace di sfidare una società in cui genere e sesso sono ancora inevitabilmente connessi, era enorme. È così che è iniziato Girl, dal bisogno di dire qualcosa su come percepiamo il genere, sulla femminilità e la mascolinità. Ma soprattutto sulla lotta interiore di una giovane eroina che mette a rischio il proprio corpo per diventare la persona che vuole essere”.

Ecco il trailer di Girl

Girl, recensione del film di Lukas Dhont

Protagonista del film è Lara, adolescente con la passione della danza classica: insieme al padre e al fratellino si è trasferita in un’altra città per frequentare una prestigiosa scuola di balletto, a cui dedica tutta se stessa. Ma la sfida più grande è riuscire a fare i conti con il proprio corpo, perché Lara è nata ragazzo… Ispirato a una storia vera, il film segna due debutti-rivelazione: quello del ventisettenne regista Lukas Dhont e quello, non meno sorprendente, del giovanissimo protagonista Victor Polster.

Ispirato ad una storia vera, Girl – spiega il regista – nasce dal “desiderio di raccontare la storia di un personaggio giovanissimo, capace di sfidare una società in cui genere e sesso sono ancora inevitabilmente connessi, e dal bisogno di dire qualcosa su come percepiamo il genere, sulla femminilità e la mascolinità. Ma soprattutto sulla lotta interiore di una giovane eroina che mette a rischio il proprio corpo per diventare la persona che vuole essere. Qualcuno che sceglie di essere se stesso all’età di 15 anni, quando a molte persone occorre una vita intera”.

Girl: dal 27 settembre al cinema in Italia con Teodora

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Girl: dal 27 settembre al cinema in Italia con Teodora

Salutato come una rivelazione all’ultimo Festival di Cannes, dove ha conquistato ben 4 premi da 4 diverse giurie (Caméra d’or come migliore opera prima, Premio alla migliore interpretazione della sezione Un Certain Regard, Premio Fipresci e Queer Palm), GIRL uscirà nelle sale italiane il 27 settembre, distribuito da Teodora, e si candida a diventare uno dei casi cinematografici della stagione.

Girl, recensione del film di Lukas Dhont

Protagonista del film è Lara, adolescente con la passione della danza classica: insieme al padre e al fratellino si è trasferita in un’altra città per frequentare una prestigiosa scuola di balletto, a cui dedica tutta se stessa. Ma la sfida più grande è riuscire a fare i conti con il proprio corpo, perché Lara è nata ragazzo… Ispirato a una storia vera, il film segna due debutti-rivelazione: quello del ventisettenne regista Lukas Dhont e quello, non meno sorprendente, del giovanissimo protagonista Victor Polster.

Ispirato ad una storia vera, Girl – spiega il regista – nasce dal “desiderio di raccontare la storia di un personaggio giovanissimo, capace di sfidare una società in cui genere e sesso sono ancora inevitabilmente connessi, e dal bisogno di dire qualcosa su come percepiamo il genere, sulla femminilità e la mascolinità. Ma soprattutto sulla lotta interiore di una giovane eroina che mette a rischio il proprio corpo per diventare la persona che vuole essere. Qualcuno che sceglie di essere se stesso all’età di 15 anni, quando a molte persone occorre una vita intera”.

Girl With the Dragon Tattoo: scelto lo showrunner della serie per Amazon MGM Studios

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Dopo oltre tre anni da quando è stato annunciato inizialmente, l’adattamento televisivo di Girl With the Dragon Tattoo è finalmente entrato ufficialmente nella fase di sviluppo presso Amazon MGM Studios. Come apprendiamo da Variety Veena Sud (The Killing) è stata ingaggiata per il ruolo di showrunner.

Secondo quanto riferito, il riavvio televisivo del franchise, basato sugli omonimi romanzi thriller psicologici più venduti di Stieg Larsson , era in lavorazione nel 2020, sebbene nessuno showrunner fosse incaricato di dirigere il progetto. Un romanzo meglio conosciuto come la “Trilogia Millennium”, Larsson ha pubblicato il primo capitolo nel 2005 e da allora ha generato due sequel, come The Girl Who Played with Fire e The Girl Who Kicked the Hornets’ Nest.

I diversi adattamenti de Girl With the Dragon Tattoo

Larsson, morto nel 2004, è diventato uno degli autori più venduti dopo che i suoi libri sono stati tradotti in inglese, ispirando una serie di adattamenti cinematografici e televisivi con protagonista Lisbeth Salander, il personaggio leaser di Girl With the Dragon Tattoo

Nel 2009 è uscito il film svedese-danese Girl With the Dragon Tattoo, con Noomi Rapace e Michael Nyqvist (Mission: Impossible – Ghost Protocol). Sono seguiti due sequel, entrambi pubblicati nello stesso anno, tra cui The Girl Who Played with Fire e The Girl Who Kicked the Hornets’ Nest. La serie del 2010, intitolata Millennium, con Rapace e Nyqvist, è stata la versione ampliata della trilogia cinematografica del 2009.

Nel 2011 è stata la volta del remake inglese della versione originale Girl With the Dragon Tattoo, diretto da David Fincher che è diventato un successo di critica e commerciale, incontrando così bene il pubblico da riuscire a ottenere numerosi riconoscimenti. E’ stato da interpretato Rooney Mara e Daniel Craig. Sfortunatamente, il film del 2018 diretto da Fede Álvarez, Millennium – Quello che non uccide, non è riuscito a essere all’altezza del primo film ed è stato addirittura considerato il peggior film della serie. La trama del prossimo riavvio televisivo rimane nascosta, ma Variety ha riferito che sarà una storia a sé stante su Lisbeth Salander .

Girl With All the Gifts: poster dello zombie movie

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Girl With All the Gifts: poster dello zombie movie

Ecco il poster di Girl With All the Gifts, l’atipico zombie movie diretto da Colm McCarthy (Peaky Blinders) con protagonista Gemma Arterton, Sennia Nanua, Glenn Close e Paddy Considine.

Ecco di seguito il manifesto:

Girl With All the Gifts

La storia del film è ambientata in un futuro in cui l’umanità è stata decimata da una specie di fungo che trasforma le persone in creature assetate di carne umana. Solo un piccolo gruppo di bambini pare essere immune agli effetti di questo fungo e, pertanto, viene studiato e sottoposto a esperimenti all’interno di una base militare situata nella campagna inglese.

Fonte

Girl Taken: la spiegazione del finale e il vero significato della storia

Con Girl Taken, il crime drama britannico di Paramount+ sceglie un racconto asciutto e doloroso, concentrato più sulle conseguenze psicologiche del trauma che sull’azione investigativa in sé. Il finale della serie non punta allo shock o al colpo di scena sensazionalistico, ma a una chiusura amara e profondamente coerente con il percorso dei personaggi, soprattutto della protagonista.

Più che rispondere a tutte le domande, Girl Taken sceglie di interrogare lo spettatore su identità, colpa e sopravvivenza, mostrando come la verità non coincida sempre con la liberazione.

Cosa succede davvero nel finale di Girl Taken

Nel finale, la verità sul rapimento viene finalmente ricostruita, ma non nel modo catartico che ci si potrebbe aspettare. I responsabili emergono, così come le dinamiche che hanno permesso al crimine di consumarsi, ma il racconto si concentra soprattutto su ciò che resta dopo: un vuoto difficile da colmare, fatto di identità spezzate e relazioni irrimediabilmente compromesse.

La protagonista si trova di fronte a una scelta fondamentale: accettare una verità che fa male oppure continuare a vivere all’interno di una narrazione protettiva, costruita per sopravvivere. Il finale suggerisce che nessuna delle due strade sia davvero risolutiva. Conoscere tutto non restituisce ciò che è stato perso, ma ignorare il passato significa restarne comunque prigionieri.

Il significato del finale: la sopravvivenza non è una vittoria

Girl Taken serie

Il cuore tematico di Girl Taken sta proprio qui: sopravvivere non equivale a vincere. Il trauma non si chiude con l’identificazione di un colpevole, né con una confessione finale. Al contrario, continua a vivere nei silenzi, nei gesti trattenuti e nelle difficoltà di riconoscersi in una vita che non è più quella di prima.

Il finale mostra come la protagonista non possa tornare a essere ciò che era, ma nemmeno riesca a definirsi completamente attraverso ciò che ha subito. È una condizione sospesa, che la serie sceglie di rispettare senza forzare una redenzione artificiale.

Una chiusura coerente con il tono della serie

Dal punto di vista narrativo, Girl Taken resta fedele al proprio impianto realistico. Non c’è giustizia spettacolare, né una punizione che riequilibra il mondo. C’è invece la presa di coscienza che alcune ferite restano aperte, e che il massimo atto di coraggio possibile è imparare a convivere con esse.

Questa scelta rende il finale più disturbante di molti epiloghi violenti: perché rifiuta la consolazione e costringe lo spettatore a restare dentro il disagio. È un approccio che avvicina la serie a un racconto di trauma più che a un classico giallo televisivo.

Cosa ci dice davvero il finale di Girl Taken

Girl Taken serie

Il messaggio ultimo della serie è chiaro e scomodo: la verità è necessaria, ma non basta. Rivelare cosa è accaduto non cancella il dolore, né restituisce un’identità integra a chi l’ha perduta. Il finale di Girl Taken non parla di chiudere un capitolo, ma di imparare a vivere con ciò che resta.

È una conclusione sobria, rispettosa e profondamente umana, che conferma la volontà della serie di raccontare il crimine non come intrattenimento, ma come esperienza che lascia segni permanenti. Proprio per questo, il suo epilogo continua a risuonare anche dopo i titoli di coda.

Girl power – La rivoluzione comincia a scuola: trailer del film di Amy Poehler

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Netflix Italia ha diffuso il trailer del film Netflix Girl power – La rivoluzione comincia a scuola di Amy Poehler.

Tratto dal romanzo di Jennifer Mathieu e diretto da Amy Poehler Girl power – La rivoluzione comincia a scuola racconta di Vivian (Hadley Robinson) è una sedicenne all’apparenza timida che preferisce rigare dritto e passare inosservata. Ma quando l’arrivo di una nuova studentessa (Alycia Pascual-Peña) la obbliga a esaminare il comportamento fuori controllo dei suoi compagni di classe che imperversa a scuola, si rende conto di averne avuto abbastanza. Prendendo ispirazione dal passato ribelle della madre (Amy Poehler), Vivian pubblica anonimamente Moxie, una fanzine clandestina che denuncia i pregiudizi e i torti subiti al liceo dando vita inaspettatamente a un vero e proprio movimento. Trovandosi ormai al centro di questa rivoluzione, la ragazza instaura nuove amicizie con altre giovani donne e alleate superando le rivalità tra combriccole e club e affrontando insieme le difficoltà dell’adolescenza.

Girl Meets World: nuova serie su Disney Channel

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Girl Meets WorldIn esclusiva solo su Disney Channel arriva la serie Girl Meets World, sequel del fortunatissimo “Crescere, che fatica!” che negli anni ’90 ha fatto appassionare un’intera generazione di teen. Cory Matthews e Topanga Lawrence, che avevano incollato allo schermo i telespettatori con le loro avventure, ci introducono la loro figlia Riley, protagonista di Girl Meets World.  L’appuntamento per tutte le famiglie è da domenica 9 novembre alle 19:50!

Divertente e coinvolgente, la serie Girl Meets World, sequel di “Crescere, che fatica!”, è ambientata a New York. La sit com racconta le avventure dell’adolescente Riley, figlia di Cory e Topanga Matthews, protagonisti della serie tv del ‘93 ora cresciuti, e della sua migliore amica Maya Hart. Le due amiche per la pelle, appena iscritte alle scuole medie, sognano di trascorrere un anno scolastico spensierato ma dovranno fare i conti con il papà di Riley che è il loro nuovo insegnante di storia e la mamma che invece gestisce il doposcuola dei ragazzi.

I 21 episodi di Girls Meets World diretti da Michel Jacobs, stesso regista dello storico successo, incolleranno allo schermo tutta la famiglia per rivivere le avventure adolescenziali e ridere insieme delle peripezie dei protagonisti ogni domenica, a partire dal 9 novembre, alle ore 19:50 su Disney Channel (canale della piattaforma Sky e Mediaset Premium)

Girigo: la spiegazione del finale del K-Drama horror di Netflix

Girigo: la spiegazione del finale del K-Drama horror di Netflix

Negli ultimi decenni, la Corea del Sud si è affermata a livello internazionale grazie a film horror raffinati e inquietanti come A Tale of Two Sisters, The Wailing e Whispering Corridors. Tuttavia, l’elemento horror non ha avuto lo stesso peso nel successo globale dei K-drama. Anche se serie come il survival zombie All of Us Are Dead o il drama mostruoso Sweet Home hanno ottenuto grande popolarità, mancava ancora un K-drama a tema occulto capace di imporsi davvero su scala mondiale. Girigo, colma questa mancanza.

Con il suo originale intreccio di teen drama, horror tecnologico e mistero soprannaturale, Girigo propone infatti la rivisitazione di un’antica leggenda di fantasmi, unendo in modo efficace il folklore coreano e le paure contemporanee legate alla tecnologia, tenendo lo spettatore costantemente in bilico fino alla conclusione.

Come funziona la maledizione di Girigo?

Girigo è un K-drama composto da otto episodi che segue le vicende di un gruppo di amici di scuola coinvolti con una misteriosa e pericolosa app. L’app, chiamata Girigo, ha la capacità di realizzare i desideri. Per utilizzarla è sufficiente registrare un video in cui si esprime il proprio desiderio, rendendo visibili nome e data di nascita: una volta inviato, il desiderio si avvera. Ma, come accade spesso in questo genere di storie, ogni desiderio ha un prezzo altissimo: la vita stessa di chi lo formula. Dopo l’esaudimento, si attiva un conto alla rovescia di 24 ore sull’app. Quando il tempo scade, la persona che ha espresso il desiderio muore.

Quando il pagliaccio della classe Hyeon-wook (Lee Hyo-je) usa l’app per desiderare un voto perfetto nel prossimo compito di matematica, non è consapevole del prezzo da pagare. Dopo aver ottenuto il massimo dei voti, racconta felice l’accaduto agli amici Se-ah (Jeon So-young), Geon-woo (Baek Sun-ho), Na-ri (Kang Mi-na) e Ha-joon (Hyun Woo-seok), inviando loro il link a quella che crede essere una fortuna. Nessuno prende l’app sul serio, finché Hyeon-wook non si taglia la gola davanti alla classe, apparentemente spinto da una forza invisibile.

Nel corso della serie, gli amici sopravvissuti scoprono sempre di più le regole della maledizione, tra cui il fatto che il conto alla rovescia di chi ha espresso un desiderio si interrompe quando qualcun altro ne fa uno. In questo modo, Girigo segue una sorta di logica da catena di sant’Antonio: è possibile evitare le conseguenze negative della maledizione convincendo un’altra persona a esprimere un desiderio. Inoltre, solo chi ha fatto un desiderio può vedere i fantasmi che alimentano la maledizione. Per questo motivo, i personaggi diventano vulnerabili a inganni, come messaggi e telefonate progettati per far credere loro che i propri cari stiano parlando alle loro spalle.

Tutti i desideri espressi in Girigo

Girigo, serie
Cortesia di Netflix

Al momento della morte di Hyeon-wook, altri due membri del gruppo hanno già utilizzato l’app per esprimere un desiderio. Geon-woo, che ha da poco iniziato una relazione con Se-ah, desidera che l’allenamento di atletica del fine settimana di Se-ah venga annullato, così da permetterle di partecipare alla festa di compleanno di Hyeon-wook. Nel frattempo, Na-ri, senza che gli altri amici lo sappiano, esprime da ubriaca il desiderio che Hyeon-wook e un conoscente più grande, Dong-jae, muoiano, entrambi mentre la stanno infastidendo. Il conto alla rovescia di Na-ri si ferma quando Geon-woo fa il suo desiderio.

In seguito, quando Geon-woo si ritrova a un passo da una morte quasi certa, Se-ah decide di salvarlo esprimendo un desiderio, attivando così il proprio conto alla rovescia. Con il tempo che si riduce rapidamente, Se-ah parte insieme a Ha-joon per incontrare la sorella maggiore di lui, Ha-sal (Jeon So-nee), una sciamana molto potente. Ha-sal vive in una zona rurale con il suo compagno, Bang Ui (Roh Jae-won), anch’egli sciamano.

Cos’è lo sciamanesimo coreano?

Girigo attinge gran parte del suo immaginario culturale dallo sciamanesimo coreano, noto anche come mu-sok, una tradizione religiosa originaria della penisola coreana. Secondo questa visione del mondo, gli spiriti degli antenati influenzano la vita quotidiana delle persone, portando loro fortuna o sventura. Gli sciamani coreani, detti mu-dang, fanno da intermediari tra il mondo spirituale e quello dei vivi, utilizzando le proprie capacità per assistere i clienti in vari ambiti: guarigione, protezione, soluzione di problemi specifici o, più in generale, per attrarre la buona sorte ed evitare la sfortuna. La maggior parte degli sciamani in Corea è composta da donne. È abbastanza comune, nel paese, rivolgersi a uno sciamano anche se si appartiene a una religione organizzata o non ci si considera particolarmente religiosi.

Gli sciamani sono da sempre presenti nella cultura coreana, ma nella società contemporanea hanno spesso dovuto affrontare pregiudizi e una certa stigmatizzazione. Negli ultimi anni, però, stanno vivendo una nuova attenzione nella cultura pop, che li sta reinterpretando in chiave moderna e più positiva. Sono infatti comparsi diversi programmi reality dedicati agli sciamani coreani, tra cui Battle of the Fates del 2026 su Disney+. Nel 2024, anche il film horror Exhuma, che racconta la storia di un gruppo di sciamani impegnati a contenere uno spirito violento e vendicativo, ha ottenuto un grande successo sia in Corea che all’estero. In modo simile, Girigo rappresenta lo sciamanesimo avvicinandosi a questa tendenza, ritraendo gli sciamani come figure quasi guerriere, dotate di grande potere e pronte al sacrificio.

Chi sono Kim Si-won e Do Hye-rung?

L’app Girigo nasce da un tragico evento avvenuto nella scuola dei protagonisti alcuni anni prima del loro arrivo. Una studentessa, Kim Si-won, era la figlia di una sciamana del posto. Provando imbarazzo per il lavoro della madre e ritenendola responsabile della morte del padre, Si-won preferisce dormire in un magazzino abbandonato invece che a casa. L’unica persona a scuola a conoscere la verità sulla madre di Si-won era la sua migliore amica Do Hye-rung (Kim Si-ah).

Si-won possedeva anche un talento eccezionale nel campo della tecnologia e decise così di partecipare a una sfida di programmazione di app insieme ad alcuni dei ragazzi più popolari della scuola, tra cui Gi-tae, di cui Hye-rung era innamorata. Quando uno dei membri del gruppo propose di sviluppare un’app per esaudire desideri basata sullo sciamanesimo, Si-won accettò senza opporsi, spinta dal bisogno di evitare qualsiasi discorso che potesse portare alla luce il suo legame con la madre, che lei stessa definiva una “ciarlatana”.

Nel frattempo, la buona e ingenua Hye-rung era tra le poche persone ancora in contatto con la madre di Si-won, che nel frattempo aveva sviluppato una dipendenza dall’alcol. Quando Si-won venne a saperlo, reagì con rabbia. Così mise in circolazione la sua app, diffondendo a tutta la scuola un video in cui Hye-rung esprimeva il desiderio che Gi-tae si innamorasse di lei. Quando Gi-tae lo scoprì, su richiesta di Si-won, umiliò e aggredì fisicamente Hye-rung davanti agli altri studenti.

Umiliata, Hye-rung usò l’app per augurare la morte a Si-won e Gi-tae prima di suicidarsi. Il desiderio si avverò. Ma prima di morire, Si-won espresse a sua volta un desiderio intriso di sangue, conferendo un terribile e perenne potere all’app Girigo. È lo spirito di Si-won a guidare la malvagità dell’app, sebbene anche Hye-rung sia intrappolata dal potere della maledizione.

Spiegazione del finale di Girigo

Girigo, serie
Cortesia di Netflix

Nell’ultimo episodio di Girigo, Se-ah e Ha-sal si addentrano nel mondo degli spiriti per cercare di spezzare definitivamente la maledizione. Mentre Ha-sal trattiene lo spirito di Si-won, Se-ah si mette alla ricerca del telefono della ragazza. Secondo Ha-sal, infatti, solo distruggendo quel dispositivo è possibile porre fine alla maledizione. Tuttavia, la missione di Se-ah viene complicata dall’intervento di Na-ri.

In uno dei momenti più tragici della serie, Na-ri si schiera contro i suoi amici. Consumata dal senso di colpa per la morte di Hyeon-wook e manipolata da Si-won, che la convince di essere stata abbandonata, finisce per diventare una delle antagoniste. Anche se in parte è influenzata dallo spirito di Si-won, Na-ri sceglie consapevolmente di attaccare Se-ah. Nel mondo degli spiriti, le due si affrontano e Se-ah è costretta a ucciderla per difendersi.

Dopo lo scontro, Se-ah riesce finalmente a trovare il telefono di Si-won e lo distrugge utilizzando una delle frecce di Ha-sal. La maledizione si spezza e Si-won e Hye-rung sembrano finalmente poter trovare pace.

Pur non essendo un finale lieto, a causa della morte di Hyeon-wook e Na-ri, la storia si chiude con Se-ah, Geon-woo e Ha-joon ancora vivi. Anche Bang Ui, gravemente ferito mentre cercava di proteggere i ragazzi dagli spiriti vendicativi, sopravvive. Lui e Ha-sal ospitano i ragazzi per una cena e una cerimonia in memoria di Hyeon-wook, per accompagnarlo serenamente nel passaggio all’aldilà.

Girigo, ci sarà una Stagione 2?

Il finale di Girigo lascia aperta la possibilità di un seguito, che potrebbe proseguire la storia con gli stessi personaggi oppure introdurne di nuovi. Nell’epilogo, l’amico su Discord di Hyeon-wook, colui che per primo gli aveva parlato dell’app Girigo, si mette alla ricerca del telefono abbandonato di Na-ri all’interno della scuola. A guidarlo è un contatto misterioso su Discord, che sembra conoscere anche il codice di sblocco del dispositivo. Quando riesce ad accedere al telefono, scopre che l’app è ancora presente, suggerendo che potrebbe essere riattivata.

Non è chiaro chi si nasconda dietro quel messaggio su Discord, ma è possibile che sia lo spirito di Na-ri. Non solo potrebbe sapere dove si trova il suo telefono e quale sia il codice, ma avrebbe anche un forte motivo per agire, sentendosi tradita dai suoi amici. Sappiamo infatti che la maledizione di Girigo non può esistere senza un desiderio “macchiato di sangue” al suo centro: è possibile che Na-ri abbia dato vita a una nuova versione della maledizione prima di morire?

Girigo (If Wishes Could Kill) stagione 2 si farà? Cosa sappiamo davvero sul rinnovo e sul possibile futuro della serie Netflix

Girigo (If Wishes Could Kill), la serie sudcoreana YA horror di Netflix, parte da un’idea estremamente potente: un’app capace di realizzare desideri… ma a un costo mortale. Un concept che si inserisce perfettamente nella tradizione delle narrazioni teen oscure, tra desiderio, conseguenze e identità. Eppure, nonostante le premesse, l’esordio della serie non ha generato l’impatto che Netflix probabilmente si aspettava.

Ed è proprio questo il punto da cui partire per capire il futuro dello show. Perché la domanda che molti spettatori si stanno facendo – Girigo avrà una stagione 2? – non dipende solo dal finale della prima stagione, ma soprattutto da come la serie si è posizionata nei suoi primi giorni di uscita.

Girigo – stagione 2 non è ancora confermata: i dati di ascolto mettono a rischio il rinnovo

Al momento, Netflix non ha ancora annunciato ufficialmente una seconda stagione di Girigo. Ma più che l’assenza di comunicazioni, è il dato di partenza a raccontare la situazione reale: la serie ha debuttato con circa 16,9 milioni di ore visualizzate nella prima settimana, equivalenti a circa 2,8 milioni di visualizzazioni.

Numeri che, per una produzione internazionale Netflix con ambizioni globali, risultano piuttosto modesti. Non si tratta di un fallimento netto, ma nemmeno di un debutto capace di garantire automaticamente un rinnovo. Ed è qui che entra in gioco la logica della piattaforma: Netflix valuta soprattutto la capacità di una serie di mantenere o aumentare il proprio pubblico nelle settimane successive.

Se Girigo non riuscirà a crescere in termini di visualizzazioni o a generare un forte passaparola, le probabilità di una seconda stagione potrebbero ridursi sensibilmente. In questo senso, il destino della serie è ancora completamente aperto, ma appeso a un equilibrio molto fragile.

Il significato della storia: desideri, conseguenze e il lato oscuro della crescita adolescenziale

Girigo, serie
Cortesia di Netflix

Al di là dei numeri, Girigo costruisce un impianto narrativo che si inserisce perfettamente nel filone delle storie in cui il desiderio diventa una trappola. L’app che permette agli studenti di realizzare i propri sogni non è solo un espediente horror, ma una metafora diretta della fase adolescenziale, in cui ogni scelta sembra avere un peso assoluto e irreversibile.

Il vero cuore della serie sta proprio qui: i protagonisti non sono vittime passive, ma partecipano attivamente al meccanismo che li distrugge. Ogni desiderio espresso è, allo stesso tempo, un atto di autodeterminazione e di autodistruzione. È questa ambiguità a rendere il racconto interessante, perché sposta il focus dal “cosa succede” al “perché succede”.

In questo senso, Girigo dialoga con altre opere del genere teen horror contemporaneo, ma lo fa con una sensibilità più emotiva, meno spettacolare e più legata alla fragilità dei personaggi. Tuttavia, proprio questa scelta più introspettiva potrebbe aver limitato il suo impatto immediato sul pubblico, rendendola meno “virale” rispetto ad altri titoli simili.

Cosa potrebbe raccontare Girigo 2: tra espansione del mistero e nuove regole del gioco

Girigo, serie
Cortesia di Netflix

Se dovesse essere rinnovata, la seconda stagione di Girigo avrebbe una direzione narrativa abbastanza chiara: espandere il funzionamento dell’app e approfondire le sue origini. Il vero mistero, infatti, non è tanto legato ai singoli desideri, quanto al sistema che li governa.

Una possibile evoluzione potrebbe portare la serie a esplorare:

  • chi ha creato l’app
  • se esistono altri gruppi coinvolti
  • quali sono le vere regole del “patto”

Allo stesso tempo, i personaggi sopravvissuti potrebbero affrontare le conseguenze delle loro scelte, spostando il racconto da una dinamica di scoperta a una di responsabilità. Questo passaggio sarebbe fondamentale per dare alla serie una maggiore profondità e, soprattutto, una direzione più definita.

Il rischio, però, è evidente: senza un forte rilancio narrativo, Girigo potrebbe restare intrappolata nel suo stesso concept, senza riuscire a evolversi davvero.

Girigo tra K-drama e horror teen: perché la serie ha bisogno di una seconda stagione per funzionare davvero

Uno degli elementi più interessanti di Girigo è il suo posizionamento a metà tra K-drama e horror teen globale. Da un lato, mantiene una forte attenzione ai personaggi e alle relazioni; dall’altro, utilizza un meccanismo narrativo tipico delle produzioni occidentali più “high concept”.

Questa doppia identità è al tempo stesso una forza e una debolezza. Da un lato, permette alla serie di distinguersi; dall’altro, rischia di renderla meno immediata per un pubblico abituato a dinamiche più chiare e riconoscibili.

È proprio per questo che una seconda stagione sarebbe fondamentale. Non solo per proseguire la storia, ma per consolidare l’identità della serie e darle una direzione più precisa. Senza un seguito, Girigo rischia di restare un esperimento interessante ma incompiuto.

Girasoli: il trailer del film con Gaia Girace

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Girasoli: il trailer del film con Gaia Girace

Ecco il trailer di Girasoli, l’opera prima di Catrinel Marlon che, dopo essere stato presentato Fuori Concorso al 41.mo Festival di Torino esce al cinema il prossimo 23 maggio distribuito da Masi Film. Nel cast del film Gaia Girace (L’amica Geniale, The Good Mothers) al suo esordio in un lungometraggio, Mariarosaria Mingione, Monica Guerritore, Pietro Ragusa.

Il film, ispirato a una storia vera, racconta dei “bimbi sperduti” che abitavano i manicomi fino agli anni ’70 in Italia, cercando di restare bambini il più a lungo possibile in un luogo senza gioia, per non venire trasferiti nei reparti degli adulti. Attraverso una storia d’amore e di solidarietà femminile, i tre personaggi principali Lucia (una giovane paziente), Anna(un’infermiera alle prime armi) e la dottoressa Marie (pioniera delle successive teorie di Basaglia) mostrano un periodo storico di cambiamento della disciplina psichiatrica. Un film corale, in cui l’immaginazione dei ragazzi dimenticati è centrale.

Giraffada recensione del film di Rani Massalha

Giraffada recensione del film di Rani Massalha

Giraffada recensioneGiraffada è un piccolo gioiello, un film poetico con tratti surreali che prova a raccontare una realtà crudele e spietata come quella del conflitto arabo- palestinese attraverso gli occhi di un bambino, come se si trattasse di una favola surreale.

La storia ruota intorno a Yacine, un veterinario dello zoo di Qalqilya (Palestina) che vive solo con il figlioletto Ziad al confine con la West bank, la zona sorta vicino al muro di separazione dai coloni israeliani. Nello zoo, oltre ad una ricca varietà umana, c’è una fauna variegata dove svettano le due bellissime giraffe Rita e Brownie, la passione del piccolo Ziad. Ma una notte, durante un raid aereo, Brownie- spaventato dalle esplosioni- muore sbattendo la testa. La giraffa Rita smette di mangiare e comincia a lasciarsi morire, pur essendo incinta: l’unica soluzione per salvarla è rubare una giraffa maschio, trovandole così un nuovo compagno. Insieme alla giornalista francese Laura, reporter in cerca della verità nei territori devastati dalla guerra, Yacine e Ziad si mettono in viaggio, per portare a termine la loro pericolosa- e folle- missione.

Giraffada recensione posterPeripezie surreali e fiabesche per salvare una giraffa, due vite, un mondo animale così delicato e fragile sono le vicende che vedono però, sullo sfondo, il dramma della guerra, la devastazione che attraversa un territorio conteso e vessato da tempo immemore.

La “favola” animalista diventa una metafora più profonda per raccontare in generale l’umanità: in fondo i sentimenti che proviamo, empaticamente, per queste due giraffe e per la loro sorte, non possono non ricordarci che anche noi- dietro le sovrastrutture secolari che ci regolano e che determinano le nostre diverse società- siamo, in fondo, degli animali. Anche noi soffriamo e spesso per le stesse ragioni: il dramma di Rita e del suo piccolo, destinato a nascere e crescere senza padre, non ricorda in fondo il dramma del piccolo Ziad, cresciuto con l’amore immenso del padre ma senza l’affetto di una madre, morta prematuramente?

Il regista francese (ma palestinese di nascita) Rani Massalha confeziona un bel film per tutti dal tocco delicato e leggero, senza perdersi nelle assurde lotte tra fazioni politiche e ideologie diverse, bensì mettendo in risalto una storia universale che, a partire da un piccolo spunto, prova a raccontare una dimensione universale che coinvolge tutti gli essere umani e le logiche del sentimento che ci legano l’uno all’altro: un padre ad un figlio, un uomo ad una donna, gli amici e tutti gli esseri umani in generale, pronti ad aiutarsi nelle situazioni di pericolo e pronti a sacrificare tutto quello che hanno (come accade a Laura o a Yohav) in nome di un ideale più alto, in nome della libertà stessa, per permettere ad ognuno di vivere liberamente- e con coraggio- la propria esistenza, anche a costo di rischiare tutto e di mettersi in gioco fino in fondo.

Gipi: intervista al regista di Il ragazzo più felice del mondo

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Gipi: intervista al regista di Il ragazzo più felice del mondo

Guarda la nostra intervista a Gipi, fumettista pisano regista del film Il ragazzo più felice del mondo, presentato a Venezia 75, nella sezione Sconfini.

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È una storia vera. C’è una persona che da più di vent’anni manda lettere a tutti gli autori di fumetti italiani spacciandosi per un ragazzino di quindici anni. Nelle lettere chiede sempre “uno schizzetto” in regalo. C’è un fumettista italiano, Gipi, che inizia a indagare su questa persona. Vuole girare un documentario, trovare questa persona, intervistare gli altri autori che hanno ricevuto la lettera. Per realizzarlo, recluta degli amici. Sono solo degli amici.

Venezia 75: Il ragazzo più felice del mondo, recensione del film di Gipi

Completamente incompetenti. Ma c’è una storia da raccontare e, per Gipi, raccontare storie è la cosa più importante che c’è. Ma questa è anche una storia non scritta, che si adatta alle scoperte del momento. Ma le cose non vanno mai come vorremmo. E durante la lavorazione del documentario tutto si trasforma, sfugge, scappa di mano. Ed è così che Gipi si troverà a dover riflettere sul senso stesso del “raccontare storie” e sulle scelte morali che stanno a monte di questo desiderio. Cercando “il ragazzo più felice del mondo”, in una ricerca maldestra e dai contorni comici e deliranti, Gipi troverà tutt’altro, e lo stesso documentario, alla fine, si trasformerà in un film.

Gipi e i suoi eroi al Linea d’Ombra festival di Salerno

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Gipi e i suoi eroi al Linea d’Ombra festival di Salerno

Venerdi 14 dicembre è la penultima giornata della XXIII edizione di Linea d’Ombra, il festival diretto da Luigi Marmo in programma a Salerno fino a sabato 15 dicembre.

Ospite per la sezione “Incontri” Gian Alfonso Pacinotti, in arte Gipi. Prima dell’incontro l’autore introdurrà al Cinema Fatima il suo film: Il ragazzo più felice del mondo. La priezione del film avverra presso il Cinema Fatima alle ore 19:00 ad ingresso libero. L’incontro con l’artista si terrà presso la Sala Pasolini alle ore 21:30, sempre ad ingresso libero fino ad esaurimenti posti.

Storie a fumetti, acquerelli, illustrazioni, ma anche racconti e attività di regista, frutto di una creatività senza confini. Val la pena ripercorrere dal vivo gli orizzonti di un narratore che ha fatto del racconto una forma d’arte intima e sorprendente. Il fumettista, illustratore e regista pisano Gian Alfonso Pacinotti, in arte Gipi, prima introduce al pubblico del Festival il suo ultimo film Il ragazzo più felice del mondo e poi si racconta, dialogando con Boris Sollazzo per parlarci dei suoi “eroi”.

Nasce come fumettista ad olio e ad acquerello e si caratterizza fin da subito grazie al suo realismo di cronaca, vincendo già nel 2006 premi all’avanguardia come il Premio Goscinny e il Premio al Miglior Album al Festival International de la bande dessinée d’Angouléme. Ricordato inoltre per la collaborazione con il quotidiano La Repubblica per il quale illustra racconti e articoli.

Gipi: intervista al regista di Il ragazzo più felice del mondo

Nel 2011 gira il suo primo film dal nome L’ultimo terrestre seguito dal mediometraggio Smettere di Fumare Fumando presentato al Torino Film Festival nel 2012.

Il suo fumetto Unastoria entra nei dodici finalisti del Premio Strega del 2014 aggiudicandosi il primato come romanzo a fumetti a ricevere la candidatura nella storia del premio letterario. Nel 2016 pubblica il graphic novel La terra dei figli, disegnato completamente in bianco e nero e ambientato in un futuro distopico e desolato.

La sinossi del suo ultimo film: Tratto da una storia vera. C’è una persona che da più di vent’anni manda lettere a tutti gli autori di fumetti italiani spacciandosi per un ragazzino di quindici anni. Nelle lettere chiede sempre “uno schizzetto” in regalo. C’è un fumettista italiano, Gipi, che inizia a indagare su questa persona. Vuole girare un documentario, trovare questa persona, intervistare gli altri autori che hanno ricevuto la lettera.

Giovanni Veronesi inaugura il Festival di Roma 2013 con L’ultima ruota del Carro

l'ultima ruota del carroGiovedì 14 novembre appuntamento nelle sale italiane per il nuovo film di Giovanni Veronesi, L’ultima ruota del carro. Il film vede protagonista l’ormai affermatissimo Elio Germano, reduce dal noir Padroni di Casa, nei panni di Ernesto Marchetti, un uomo normale, con una vita fatta di lavoro, fatiche,’70 ad oggi, come si intuisce dall’accattivante trailer, rilasciato a inizio ottobre. “È la amori e delusioni. E con la storia di Ernesto, la pellicola racconta quella del nostro Paese dagli anni storia di un cittadino italiano con il vizio dell’onestà – ha spiegato Germano – lontano dai classici stereotipi”. Fanno compagnia al giovane attore romano, decollato anni e anni fa come Er Pasticca in Un medico in famiglia, Alessandra Mastronardi (la moglie di Ernesto, Angela), Ricky Memphis (Giacinto) e ancora Ubaldo Pantani, Sergio Rubini, Virginia Raffaele, Alessandro Haber, Maurizio Battista. L’ultima ruota del carro è stato scritto da Veronesi, dal fedelissimo Ugo Chiti, da Filippo Bologna e da Ernesto Fioretti, la persona le cui vicende hanno ispirato il soggetto. Prodotto da Warner Bros e Fandango in associazione con Ogi Film, L’ultima ruota del carro avrà l’onore, venerdì 8 novembre, di aprire (fuori concorso) l’ottavo Festival Internazionale del Film di Roma. Sarà proiettato nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica alla presenza di regista e attori. Prevista anche la partecipazione di Elisa: la cantautrice triestina ha infatti composto la colonna sonora della nuova fatica di Veronesi.

l'ultima ruota del carro 2C’è attesa, per L’ultima ruota del carro, che si fa avanti con una certa ambizione e il desiderio di lasciare qualcosa di più oltre a un paio di ore piacevoli, ben interpretate, su note probabilmente di grande qualità. Un respiro più ampio, quindi, rispetto a genitori e figli da agitare e a una nutrita serie di manuali d’amore. Parlare dell’Italia e di quasi mezzo secolo di storia patria, certo, è un’opportunità, una leva per fare film di peso che tocchi con cura e delicatezza il piccolo e il grande, le storie e la Storia; ma dietro l’angolo c’è sempre in agguato il rischio di spiccare un salto nel vuoto – o fare il classico passo più lungo della gamba – dal quale nemmeno un cast di tutto rispetto può preservare. D’altronde, un film non è soltanto un investimento economico, ma anche artistico, di credibilità artistica. Non resta che prender posto in sala – l’8 novembre per i fortunati presenti al Festival romano, poco più tardi per i profani – per farsi un’idea.

La nostra foto gallery del Festival:

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Giovanni Troilo, regista di Vesuvio, racconta il suo documentario presentato al Noir in Festival

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L’area che comprende il Vesuvio e i Campi Flegrei —il secondo super-vulcano che periodicamente ricorda agli abitanti delle zone di Agnano, Pozzuoli e Bagnoli della sua esistenza attraverso stormi sismici ricorrenti—, è la più densamente abitata d’Europa. In caso di eruzione i risultati sarebbero catastrofici.

Abbiamo incontrato Giovanni Troilo, regista del documentario Vesuvio, in occasione della presentazione del film al Noir in Festival. Documentarista di grande successo, noto principalmente per il suo lavoro con Sky Arte, che porta avanti da circa dieci anni (di recente abbiamo visto Frida Viva la Vida), Troilo si presenta al festival con un documentario insolito, dal grande fascino. Ma che ci fa un documentario sulla regione vulcanica del napoletano nella selezione di un festival dedicato al cinema di genere noir?

È un linguaggio al confine tra fiction e documentario, e devo dire che questa modalità di racconto a Napoli funziona particolarmente bene. La prima volta che ho pensato di fare questo film, immaginavo di realizzare un mockumentary su questo allarme eruzione, su una possibile messa in atto del piano di evacuazione. In realtà sin dai primi sopralluoghi è stato subito chiaro che la finzione da noi immaginata non sarebbe stata nemmeno vagamente simile alla messa in scena del reale che avremmo intercettato Nella maggior parte dei casi i protagonisti delle molte storie del film non li abbiamo cercati, ci siamo imbattuti in loro. I più importanti sono state delle vere e proprie epifanie, spesso giunte nel momento in cui, dopo una lunga giornata di esplorazione, eravamo ad un passo dal desistere.

Ad esempio durante le prime giornate di sopralluoghi, dopo una serie di insuccessi, eravamo diretti al cratere e su questa strada verso l’apocalisse, tra le ultimissime case che affollano il cono del Vesuvio, abbiamo scorto un’insegna: Paradise Tv! La prima epifania ci aveva portato ad una delle storie più importanti del film.

Come hai rintracciato i personaggi e le storie, e quanto tempo hai impiegato?

Abbiamo iniziato con l’idea di questo film nel 2018, ci è voluto tanto. È stato un paziente spendere del tempo per cercare di cogliere l’essenza del luogo. In questo senso è stato fondamentale avere un team che, innamoratosi del progetto, ha deciso di sposarlo in toto facendosi carico dei molti sacrifici. Oltre al produttore Davide Azzolini che ha deciso di imbarcarsi su questo progetto totalmente al buoi, sono molto grato al cameraman Valerio Coccoli, al fonico Renato Grieco e soprattutto ad Allegra Nelli che è stata fondamentale nella ricerca delle storie e nella relazione continua con questi personaggi.

L’idea di avere tanti protagonisti che potessero portare ad una percezione collettiva e condivisa di questo senso del pericolo e di come ci si può convivere, che investe tutti dalla nascita alla morte, era necessario. Con il tempo mi sono fatto l’idea che questo gigantesco apparato vulcanico somiglia molto a quelli che Timothy Morton definisce iperoggetti, ovvero degli oggetti così grandi e multidimensionali che risulta impossibile alla singola percezione umana leggerne l’interezza.

La soluzione che abbiamo tentato è stata quella di aggregare le singole percezioni in una sorta di rete sensoriale collettiva per provare a leggere meglio questo oggetto così complesso. Che continua a sfuggire soprattutto per la così grande differenza di  scala temporale  che c’è tra la vita di un apparato vulcanico e quella di un essere umano.

Il film è molto democratico nelle esistenze che racconta, dal Vescovo che presenzia il miracolo di San Gennaro al fabbricante di fuochi d’artificio, tutte le storie hanno la stessa importanza. Di alcune Giovanni Troilo è testimone, di altre è partecipe, con domande e interviste vere e proprie ai personaggi che di volta in volta incontra. In base a cosa hai scelto di intervenire o meno?

C’è una componente istintiva molto forte per progetti di questo tipo. Dipende molto dal tempo, ma anche dall’utilità che ci può essere nel chiedere qualcosa, quando la storia non passa chiaramente attraverso le immagini. Io credo fermamente che, anche di fronte alla forza delle parole, spesso un’immagine possa essere molto più permeante. Poi sicuramente c’è una questione di bilanciamento del racconto, infatti non è un caso che l’aspetto informativo sia delegato al personaggio del vulcanologo. Questo serve allo spettatore per orientarsi, ed è lo scheletro minimo per avere la possibilità di avere altri momenti lisergici. Il tentativo era quello di  far partire lo spettatore dalla terra ferma, e di traghettarlo pian piano al largo. Per ritrovarsi qualche minuto dopo un po’ disorientati, per scoprire che sotto i piedi la terra non è così fissa, ma trema, e trovarsi in un nuovo territorio con nuove regole fisiche, in cui non si può far altro che abbandonarsi e provare a immedesimarsi.

Nelle note di regia scrivi “A Napoli non si è vicini o dentro a un vulcano. Si è vulcano.” Come sei stato accolto?

Benissimo. Sono stato felicissimo di avere la possibilità di fare un progetto del genere a Napoli, dove avevo già fatto diversi lavori ma con un respiro minore. È una città che mi dà una carica energetica che mi dura per anni. Ero certo della risposta e le aspettative sono state più che confermate.

In che modo Vesuvio si inserisce nel tuo percorso artistico che di recente si era focalizzato prevalentemente sul documentario d’arte?

Ci sono dei progetti che abbracciano archi di tempo così differenti che necessariamente devono convivere sul piano temporale. L’ultimo lavoro di questo tipo che avevo fatto è stato Coeurope, un documentario molto affine nell’approccio a Vesuvio e la cui lavorazione ha richiesto moltissimo tempo. Sarebbe bellissimo fare solo questo, ma anche impensabile. E così ci sono questi documentari d’arte che amo moltissimo e che da quasi dieci anni realizzo per Sky Arte. Mi appassiona molto il fatto di poter sperimentare dei linguaggi e di poterli portare al cinema, è capitato di recente con Frida, con Monet e succederà di nuovo con un progetto su Borromini.

Presentato in anteprima al Noir in Festival a Milano, Vesuvio uscirà a marzo in day and date, al cinema che in streaming, sulla piattaforma IWonder di I Wonder Pictures, accompagnato anche da presentazioni con i protagonisti.

Giovanni Ribisi si unisce a Sean Penn

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Giovanni Ribisi ha ottenuto un ruolo da co-protagonista in The Gangster Squad, prossimo film di Ruben Fleischer (Zombieland).

Giovanni Maini: 10 cose che non sai sull’attore

Giovanni Maini: 10 cose che non sai sull’attore

Sono bastati pochi ruoli a Giovanni Maini per affermarsi come uno dei più promettenti giovani attori del panorama italiano. Ad oggi presente unicamente in alcune serie TV, egli sembra avere tutto il potenziale per espandere sempre più la propria popolarità, distinguendosi anche in altri contesti. Tra ottima presenza scenica e doti attoriali in costante miglioramento, Maini è davvero uno dei nomi da tenere d’occhio per il futuro.

Ecco 10 cose che non sai di Giovanni Maini.

Giovanni Maini: i suoi film e le serie TV

1. Ha recitato in diverse serie TV. Il debutto come interprete avviene nel 2020, quando recita nel ruolo di Edoardo nella serie Summertime, con protagonista Ludovico Tersigni. Maini riprende poi il suo personaggio anche nella seconda e nella terza ed ultima stagione. In seguito ha poi recitato nella serie Nudes (2021), dove interpreta Tommi, mentre nel 2022 è stato tra i protagonisti di Buongiorno mamma!, dove recita accanto a Raoul Bova.

2. Non ha ancora compiuto il debutto sul grande schermo. Attualmente l’attore non ha ancora avuto modo di recitare in un lungometraggio per il cinema. Grazie alla popolarità ottenuta negli ultimi anni è però lecito aspettarsi che anche questo traguardo verrà ben presto raggiunto, portando dunque l’attore ad estendere la propria popolarità anche sul grande schermo.

Giovanni Maini è su Instagram

3. Ha un profilo sul social network. Giovanni Maini è naturalmente presente sul social network Instagram, con un profilo seguito attualmente da 103 mila persone. Su tale piattaforma egli ha ad oggi pubblicato appena 46 post, la maggior parte relativi alle sue attività come attore. Si possono infatti ritrovare diverse immagini legate a momenti trascorsi sul set ma anche foto promozionali dei suoi progetti. Non mancano però anche immagini inerenti la sua quotidianità, tra attività e amici. Seguendolo si può dunque rimanere aggiornati sulle sue attività.

4. Non è presente su altri social. Instagram sembra essere l’unico social network dove è possibile seguire l’attore attraverso un suo account ufficiale. Non risultano infatti esserci profili verificati su altre piattaforme come Twitter o Facebook. Ciò permette anche all’attore di non dover spendere troppo tempo su queste piattaforme, evitando di condividere ogni dettagli della propria vita.

Giovanni Maini Summertime

Giovanni Maini ha una fidanzata?

5. È molto riservato. Nonostante la popolarità raggiunta, Maini non si è lasciato andare ad un’eccessiva sovraesposizione mediatica, mantenendo invece un forte riserbo per quanto riguarda la sua vita privata. Al momento, dunque, non è noto se sia o meno impegnato in una relazione sentimentale. L’attore non lascia infatti trasparire nulla a riguardo, né nelle sue interviste né sui suoi profili social.

Giovanni Maini in Summertime

6. Si era candidato per un altro progetto. L’attore ha raccontato di aver ottenuto il ruolo di Edo nella serie Netflix Summertime in modo del tutto inaspettato. Egli si era infatti inizialmente deciso a partecipare alle selezioni per il film Volevo nascondermi, con Elio Germano e dedicato al pittore Liguabue. Pur non avendo ottenuto alcun ruolo, Maini è in seguito stato ricontattato dai produttori, che gli hanno proposto di candidarsi per la serie Summertime. Dopo alcuni provini sostenuti, egli ha infine ottenuto il ruolo.

7. Ha avuto tempo per studiare. Parallelamente al lavoro sul set della serie, Maini stava completando i suoi studi liceali. L’attore ha raccontato di essersi confrontato con la produzione a riguardo, ottenendo la possibilità di avere del tempo da poter dedicare allo studio. Alle fine egli è riuscito a portare a termine con successo entrambe le cose, riprendendo poi il ruolo di Edo anche nelle due successive stagioni.

Giovanni Maini fidanzata

Giovanni Maini in Skam Italia

8. Non ha recitato nella serie Netflix. Ogni volta che un giovane attore diventa popolare, in molti si chiedono se abbia recitato o meno nella popolare serie Skam Italia, dedicata alle vite di un gruppo di adolescenti e disponibile sulla piattaforma Netflix. Come per Damiano Gavino, anche per Giovanni Maini si è erroneamente diffusa tale convinzione. L’attore, tuttavia, non ha partecipato alla serie, anche se non è da escludere che possa prendervi parte in futuro qualora vi saranno ulteriori stagioni.

Giovanni Maini: qual è la sua agenzia

9. È rappresentato da una nota agenzia. Maini è attualmente rappresentato dalla ttAgency, un’agenzia di rappresentanza, consulenza e promozione artistica rivolta ad attori, sceneggiatori e registi. Grazie al lavoro con quest’agenzia, che rappresenta numerosi volti noti del cinema italiano, Maini ha avuto possibilità di trovare importanti opportunità come attore, recitando in diversi progetti.

Giovanni Maini: età e altezza dell’attore

10. Giovanni Maini è nato a Bologna, il 19 febbraio del 2000. L’attore è alto complessivamente 1.83 metri.

Fonte: Instagram, ttAgency

Giovanna Taviani racconta le sue Eolie

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Giovanna Taviani racconta le sue Eolie

giovanna_taviani

Figliodoro è il soprannome di un pescatore di Lipari che si chiama Francesco D’Ambra. Alla proiezione del film-documentario di Giovanna Taviani, avvenuta ieri, 30 Marzo, alla Casa del Cinema, parla in qualità di protagonista dell’opera di Giovanna ma soprattutto di uomo innamorato delle proprie terre, le Eolie, vere protagoniste di  Fughe e Approdi che uscirà Venerdì 8 Aprile nelle sale.

Giovanna Mezzogiorno: 10 cose che non sai sull’attrice

Giovanna Mezzogiorno: 10 cose che non sai sull’attrice

Tra le più premiate e apprezzate interpreti italiane, Giovanna Mezzogiorno si è da sempre distinta per le sue scelte in ambito cinematografico, che l’hanno portata in più occasioni a ricoprire ruoli da protagonista, collaborando con importanti attori e registi, e ottenendo in più occasioni il plauso della critica.

Tra i meriti della Mezzogiorno vi è inoltre quello di aver portato sul grande schermo personaggi tragici, esseri umani piegati dalla vita ma con ancora barlumi di speranza a cui aggrapparsi.

Ecco 10 cose che non sai di Giovanna Mezzogiorno.

Giovanna Mezzogiorno: i suoi film

1. Ha recitato in noti film italiani. L’attrice debutta al cinema nel 1997 con il film Il viaggio della sposa, per poi recitare in Del perduto amore (1998), Un uomo perbene (1999) e Asini (1999). Nel 2001 ottiene grande popolarità grazie al film L’ultimo bacio, di Gabriele Muccino. Con la fama acquisita ottiene ruoli di rilievo in film come La finestra di fronte (2003), La bestia nel cuore (2005), Lezioni di volo (2007), L’amore ai tempi del colera (2007), Palermo Shooting (2008) e Vincere (2009), che le fa guadagnare nuove lodi da parte della critica. Negli ultimi anni recita in Basilicata coast to coast (2010), I nostri ragazzi (2014), Come diventare grandi nonostante i genitori (2016), La tenerezza (2017), Napoli velata (2017) e Tornare (2019).

2. Ha preso parte a produzioni televisive. Nel corso degli anni la Mezzogiorno è apparsa anche sul piccolo schermo, recitando sia in film come Più leggero non basta (1999) e Il segreto di Thomas (2003), sia in serie come I miserabili (2000), Virginia, la monaca di Monza (2004) e nella terza stagione di In Treatment (2017), dove ricopre il ruolo di Adele, recitando accanto all’attore Sergio Castellitto. Nel 2019 è invece protagonista in TV della serie La compagnia del cigno.

3. Ha partecipato al doppiaggio di un film. Nel 2016 l’attrice viene scelta per partecipare al doppiaggio del film Il libro della giungla, live-action del classico Disney diretto da Jon Favreau. Qui l’attrice presta la voce al celebre serpente Kaa, che in lingua inglese ha la voce di Scarlett Johansson.

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Giovanna Mezzogiorno non è su Instagram

4. Non ha un profilo su Instagram. L’attrice si è dichiarata profondamente critica nei confronti dei social network, affermando di ritenersi «sbalordita da questa voglia di essere continuamente guardati in ogni fase della propria vita». La Mezzogiorno ha per tanto confermato di non possedere alcun profilo sui vari social network.

Giovanna Mezzogiorno: marito e figli

5. È sposata. Sul set del film Vincere, l’attrice conosce il macchinista Alessio Fugolo, con cui intraprende una relazione. Dopo pochi mesi i due si sposano, nel 2009, con una cerimonia civile particolarmente riservata, a chi sono invitati solo i parenti e gli amici più stretti.

6. Hanno avuto due gemelli. Nell’agosto del 2011 la coppia dà alla luce due gemelli, e a comunicare la notizia è l’ufficio stampa dell’attrice. Nel corso degli anni, come è normale che sia, i due genitori si dimostrano particolarmente protettivi, evitando che i riflettori della loro vita professionale si riversino anche su quella privata.

Giovanna Mezzogiorno: chi sono i suoi genitori

7. È figlia d’arte. L’attrice è figlia del noto attore napoletano Vittorio Mezzogiorno, celebre tanto per i suoi ruoli cinematografici quanto per quelli teatrali. Sua madre è invece Cecilia Sacchi, anche lei nota attrice, e figlia a sua volta del celebre critico cinematografico Filippo Sacchi, nonno di Giovanna.

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Giovanna Mezzogiorno e Piazza Fontana

8. Ha recitato nella docufiction. Nel dicembre del 2019 l’attrice torna in televisione con la docufiction Piazza Fontana. Io ricordo, andata in onda proprio il 12 dicembre, nel cinquantesimo anniversario dalla nota strage. Qui l’attrice ricopre il ruolo di Francesca, attraverso cui si intreccia la narrazione storica con l’amore di una figlia per il padre.

Giovanna Mezzogiorno: il suo 2019

9. È tornata a recita al cinema. Il 2019 ha segnato il ritorno al cinema per l’attrice, che ha recitato nel film Tornare, presentato alla Festa del Cinema di Roma. Nello stesso anno ha poi preso parte alle riprese del film Gli indifferenti, basato sull’omonimo romanzo di Alberto Moravia, ed atteso al cinema nel corso del 2020.

Giovanna Mezzogiorno: età e altezza

10. Giovanna Mezzogiorno è nata a Roma, Italia, il 9 novembre 1974. L’attrice è alta complessivamente 168 centimetri.

Fonte: IMDb

 

Giovani, carini e … ricchissimi: i 10 under 30 più ricchi del mondo

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Il titolo del famoso film con Ben Stiller diceva Giovani, Ricchi e Disoccupati, tuttavia i dieci soggetti che vi mostriamo adesso sono tutto fuorchè Disoccupati e di conseguenza poveri.

 

Giovani Streghe: la Sony prepara il remake

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Giovani Streghe: la Sony prepara il remake

Arriva dall’Hollywood Reporter la notizia che la Sony starebbe lavorando ad un remake di Giovani Streghe (titolo originale The Craft), il thriller soprannaturale diretto da Andrew Fleming nel 1996.

Il noto sito ci informa che la major ha già ingaggiato Phil Graziadei per occuparsi della sceneggiatura, mentre la regia è stata affidata a Leigh Janiak (Honeymoon). Doug Wick, produttore del film originale, si occuperà anche della produzione del remake insieme a Lucy Fisher. Giovani Streghe, divenuto nel tempo un piccolo cult, aveva come protagoniste Robin Tunney, Fairuza Balk, Neve Campbell e Rachel True.

Fonte

Giovani si diventa: recensione del film con Ben Stiller

Giovani si diventa: recensione del film con Ben Stiller

Arriva al cinema distribuito da Eagle Pictures Giovani si diventa il film diretto da Noah Baumbach, con protagonisti Naomi Watts e Ben Stiller.

Giovani si diventa, la trama: Jon e Cornelia sono una coppia di quarantenni newyorchesi della middle class. Josh (Ben Stiller) è un docente e un documentarista che, dopo un brillante esordio, non riesce a completare il suo ambizioso e fluviale progetto sul post-capitalismo. La moglie Cornelia (Naomi Watts) è a sua volta figlia, nonché produttrice e assistente, di un affermato documentarista che si appresta a ricevere un riconoscimento alla carriera. La loro esistenza, benché serena, pare bloccata, forse dall’impasse artistico, forse dal fatto di non essere riusciti ad avere figli, mentre intorno a loro gli amici più stretti sono sempre più assorbiti dall’esperienza della genitorialità.

La svolta nelle vite di Josh e Cornelia arriva inaspettatamente da una giovane coppia di sposi hipster: Darby (Amanda Seyfried) e Jamie (Adam Driver), spregiudicati, vitali, appassionati di vintage e aperti alla contaminazione di gusti, mode, arti e tendenze; una contaminazione che diventa per loro cifra identitaria oltre che espressiva. Il legame tra le due coppie si farà sempre più stretto, alimentato dal fatto che anche Jamie è un documentarista, pronto a coinvolgere Josh e Cornelia nel suo ambizioso progetto. I differenti valori e le divergenti motivazioni che caratterizzano l’approccio al lavoro di Jamie e Josh – dal rapporto con le fonti a come far emergere la verità del racconto e dei protagonisti – costringeranno il personaggio di Ben Stiller a fare i conti con le proprie paure, le proprie debolezze, ma in fondo anche certezze.

Noah Baumbach dirige la contrapposizione tra la generazione degli anni Ottanta dell’ormai secolo scorso e quella dei giovani Millennial con toni ora delicati ora pungenti, dipingendo un quadro piuttosto lucido e preciso sulla società attuale e sul suo rapporto con la tecnologia e con la rappresentazione del reale che da essa filtra.

Più indulgente con la coppia degli “anta” che non con quella degli irriverenti e ambiziosi Jamie e Darby – e più efficace nel delineare i personaggi maschili delle due coppie – il regista di Frances Ha guarda a Woody Allen e flirta con le citazioni per consegnarci una commedia agro-dolce che probabilmente piacerà di più ai quarantenni, i quali si identificheranno con la ricerca esistenziale di Josh e Cornelia. È la ricerca, sembra dirci Baumbach, di un senso e di un posto nel mondo di un’intera generazione, schiacciata tra il giudizio e l’eredità delle precedenti e incalzata da quella successiva, che sul tavolo mette le proprie regole del gioco.

Con Giovani si diventa, Noah Baumbach non si limita a ritrarre un confronto tra diverse generazioni, ma imbastisce una riflessione più stratificata e sottile sulla società contemporanea, sull’arte e la sua rappresentazione.