Nell’ambito dell’iniziativa Next on
Animation di Netflix – come riportato da Deadline – sono state
annunciate le prime immagini, il titolo e il cast dei doppiatori
del nuovo film di Wallace & Gromit della Aardman.
La data di uscita è prevista per questo inverno su Netflix, anche
se al momento non è stata fornita una data di uscita ufficiale. Ad
ogni modo, il film si intitola Wallace & Gromit: Vengeance
Most Fowl (traducibile come La vendetta più
crudele). Si tratta ufficialmente del secondo lungometraggio
di questo franchise dopo Wallace
& Gromit – La maledizione del coniglio mannaro, che
nel 2006 vinse l’Oscar come Miglior film d’animazione.
Il film è diretto da Nick
Park e Merlin Crossingham e vedrà Gromit
preoccupato che Wallace stia diventando troppo dipendente dalle sue
invenzioni, tra cui uno gnomo “intelligente” che sembra sviluppare
una propria coscienza. Quando si scopre che una figura vendicativa
del passato potrebbe essere la responsabile di tutto, spetta a
Gromit combattere le forze sinistre e salvare il suo padrone… o
Wallace potrebbe non essere più in grado di inventare nulla.
Il cast dei doppiatori comprende
Ben Whitehead, Peter Kay,
Lauren Patel, Reece Shearsmith,
Diane Morgan, Adjoa Andoh,
Muzz Khan e Lenny Henry. Come
svelato da un primo teaser del film, in esso si avrà il ritorno del
cattivo più memorabile e iconico del franchise: il pinguino noto
come Feathers McGraw. Questi si è accanito contro Wallace e Gromit
nel cortometraggio premiato agli Oscar I pantaloni
sbagliati del 1993 ma da allora non si è più sentito
parlare di lui. Nel nuovo film, però, vediamo Feathers uscire di
prigione e sembra decisamente avere cattive intenzioni.
Nick Park parla di Wallace
& Gromit: Vengeance Most Fowl
“Avevo l’idea di un film sugli
gnomi da giardino che diventano cattivi da più di dieci anni, ma
non riuscivo mai a capire cosa li rendesse tali”, ha
dichiarato Park. “Mi è venuto in mente che la domanda più
frequente che ricevo quando incontro i fan è: il pinguino Feathers
McGraw, l’antagonista originale di Wallace e Gromit in I pantaloni
sbagliati 30 anni fa, tornerà mai? Ci siamo divertiti a riportarlo
in veste di cameo, ma ora, a distanza di tre decenni, ci sembrava
il momento giusto. Poi mi è venuto in mente: E se Feathers fosse
coinvolto nella vicenda di questi gnomi?”
“Speriamo che questo film
piaccia ai fan dello ‘Gnome Noir’ di tutto il mondo e che le
persone si sentiranno gratificate nel vedere cosa ha fatto Feathers
dopo I pantaloni sbagliati”. Richard Beek
produce da una storia di Park e Mark Burton, con quest’ultimo che
ha scritto la sceneggiatura. Non resta a questo punto che attendere
maggiori dettagli sul film come anche un primo trailer ufficiale.
Nel mentre, ecco qui di seguito il teaser rilasciato dalla Aardman
che annuncia il ritorno di Feathers McGraw.
He's back… with a vengeance.
Feathers McGraw returns in Wallace & Gromit: Vengeance Most
Fowl, a brand new film premiering on @BBC in the UK
and @netflix
globally this winter. pic.twitter.com/G3hEBAx83l
Leggi la recensione del
film
d’animazioneDisneyWall-E vincitore
del premio Oscar come miglior film d’animazione.
Anno: 2008
Regia: Andrew Stanton
Con le voci di: Ben Burtt (Wall-E); Elissa
Knight (EVE); Geff Garlin (Comandante); Sigourney Weaver (computer di bordo).
Sinossi:
Siamo nel 2805, la Terra è arida e deserta, ridotta ad una
discarica dall’incoscienza umana. L’unico essere che si muove e
cammina su questo enorme cimitero è un piccolo robottino,
Wall-E (Waste Allocation Load Lifter
Earth-Class, sollevatore terrestre di carichi di rifiuti), piccolo
esemplare di marchingegni costruiti per diminuire il volume della
spazzatura sul Pianeta. La sua esistenza scorre lenta e tranquilla,
in perfetta solitudine, e così con il passare del tempo,
Wall-E sviluppa una personalità
umana…
Analisi:Wall-E è un film del 2008, il nono
lungometraggio d’animazione realizzato da Pixar Animation
Studios in coproduzione con Walt Disney Pictures, diretto da
Andrew Stanton (già regista per la Pixar di
Alla ricerca di Nemo, con il quale
vinse il premio Oscar come miglior film d’animazione). E ancora una
volta la Pixar ha fatto centro, altro Oscar per miglior film
d’animazione (e non solo), altro grande successo economico, altra
grande opera d’arte. Wall-E è un ritratto poetico post apocalittico
della solitudine, in questo caso personificata da un piccolo robot
dai sentimenti umani. Un tripudio di tecnica innovativa e di
scrittura eccellente fanno di questo film, uno degli migliori degli
ultimi anni, e non solo per quello che riguarda l’animazione. A
metà tra il film muto e la fantascienza, un po’ come era stato a
suo tempo con ben altri risvolti per 2001: Odissea nello Spazio, Wall-E entra con prepotenza
nell’immaginazione dello spettatore.
Tutta la prima parte, durante la
quale osserviamo la solitudine e la tristezza del robot, ma allo
stesso tempo la sua genuina curiosità e gioia per le sue piccole
scoperte, è pura poesia. Wall-E è come un bambino, che butta via
l’anello con diamante per conservare la scatolina che lo contiene,
è ingenuo e in cerca di compagnia. Il suo cuore si apre quando
sulla Terra arriva EVE (Extraterrestrial Vegetative Evaluator –
Esaminatore di Vegetazione Extraterrestre), iper-tecnologico robot
femmina, incaricato di sondare le condizioni di vivibilità del
pianeta. Aperto omaggio alla casa Apple nel design e nella ‘voce’,
EVE si mostrerà un osso duro per il cuore tenero di
Wall-E, ma cederà al romanticismo
aiutando il piccolo spazzino a salvare un’umanità asservita ormai
all’assistenza delle macchine. Non solo un cartone animato quindi,
come al solito la Pixar gioca con sapienza ed astuzia con il cinema
e con la tecnica: oltre al chiaro omaggio a Apple nel personaggio
di EVE molteplici sono i riferimenti al mondo del cinema e dello
Sci-Fi.
Tra i principali Alien
(la voce nell’astronave/crociera e di Sigourney Weaver); 2001: Odissea nello Spazio, oltre che
per la formula narrativa, anche per il novello Hall 9000, Auto,
robot che governa la Axiom e che si rivela voler controllare
l’uomo. Ma ancora
Blade Runner,Il Pianeta della Scimmie, Star Trek e Tron. Ancora una volta però la Pixar si
fa il verso, citandosi in continuazione:
In WALL-E
presta la voce l’attore John Ratzenberger, che ha
sempre avuto un ruolo più o meno rilevante in ogni film Pixar. Nel
film si parla della “Direttiva A-113”. “A-113” è un codice nascosto
in tutti i film Pixar e si riferisce alla classe frequentata da
molti animatori Disney e Pixar presso il CalArts (California
Institute of the Arts). Anche una delle tracce della colonna sonora
si intitola “Directive A-113”.
Il film contiene alcuni omaggi alla
Apple: il design di EVE è ispirato all’iPod; così come è un iPod
stilizzato il visore sul quale WALL-E
riproduce gli spezzoni di Hello, Dolly! aiutandosi con una lente
d’ingrandimento; i suoni di accensione di EVE e
WALL-E sono presi dalle versioni più
recente e meno recente dei computer Macintosh; la voce di Auto è
realizzata sinteticamente con il software MacinTalk. Il CEO della
Apple è Steve Jobs, che è uno dei fondatori e ex-proprietario della
Pixar, nonché produttore esecutivo di Toy
Story.
In una scena della parte iniziale
del film, fra la spazzatura in cui WALL-E
fruga, ci sono i coni di sicurezza stradale visti in Toy Story 2, lo scooter utilizzato
dallo chef Skinner nel film Ratatouille, un pupazzo di Mike
Wazowski di Monsters & Co. e dentro la cassetta porta
oggetti si vede, una volta rientrato alla sua dimora, il pupazzo
del cagnolino Bolt.
Fra gli oggetti collezionati da
WALL-E c’è un salvadanaio a forma di
maialino, ovvero il personaggio Hamm del film Toy
Story. Sempre tra gli oggetti della collezione
c’è anche Rex, il dinosauro di Toy Story
(nascosto tra i birilli del bowling). Fra i rottami della Terra
disabitata c’è un altro riferimento a Toy
Story, ossia la carcassa del veicolo con cui faceva
le consegne il fattorino di Pizza Planet.
Facendo riferimento a Cars e Toy
Story, tra gli accendini collezionati da Wall-E, ce ne è uno che
mostra il logo dinoco. Quando WALL-E
costruisce con la spazzatura una statua di EVE una delle braccia di
questa è la lampada del cortometraggio Luxo Junior.
Stranamente vi è anche una
citazione a un altro film: Quando WALL-E
insegna a EVE a volteggiare davanti a Hello Dolly, dietro si
intravede un cavallo delle giostre. Lo stesso cavallo compare anche
nel film Corto Circuito 2, nel magazzino di Ben e Fred prima che
Jonny 5 assembli i robot giocattolo.
Il personaggio
WALL-E compare per un breve istante come autista
di una macchina del futuro in uno dei contenuti speciali compresi
nel DVD di Ratatouille del 2007.
Ecco la prima foto del set LEGO
dedicato a Wall-E il film della Pixar con
protagonista il tenero robot spazzino.
Wall-e
è l’ultimo robot rimasto sulla terra dopo che gli umani l’hanno
abbandonata perchè invasa dai rifiuti. Si sono dimenticati di
spegnerlo e lui da 700 anni continua a fare quello per cui è stato
costruito: comprimere e ammassare rifiuti. Non parla ma si fa
capire molto bene a gesti e attraverso una gamma di suoni
espressivi come faceva R2-D2 di Guerre Stellari. È un
robot animato come un animale antropomorfo, un piccolo Charlot:
operaio alienato che sogna un domani migliore guardando il cielo
stellato. E quando dal cielo questo domani migliore arriva sotto
forma di un altro robot, Eve, più moderno e programmato per cercare
vita sulla Terra, Wall-e lo insegue sull’astronave madre. Lì,
sempre come il vagabondo di Chaplin, sarà un portatore sano e
inconsapevole di caos e anarchia assieme agli altri “devianti”
della società cioè i robot difettosi, l’equivalente di quella
famiglia di freak che erano i pesci da acquario con cui aveva a che
fare Nemo.
Il due volte premiato dall’Academy
Andrew Stanton ha condiviso con il sito HeroComplex alcune foto di
famiglia delle sue “creature” e noi ve le riproponiamo: ecco
infatti
Wall to Wall è un nuovo avvincente
thriller disponibile su Netflix, il cui
finale merita di essere analizzato nei minimi dettagli.
Paragonabile ad altre serie coreane di successo come Squid
Game e Parasite,
Wall to Wall racconta una storia intricata che affronta
temi quali la povertà, le disparità di classe e il possesso della
casa nella Corea contemporanea.
Tra i migliori thriller Netflix, Wall to Wall si distingue per il suo
approccio unico a temi complessi. Kang Ha-neul interpreta
Woo-seong, un uomo comune che lotta per guadagnare abbastanza soldi
per mantenere la sua casa. Afflitto da spese insormontabili,
lavora per lunghe ore e si astiene dall’usare l’elettricità a casa
nel tentativo di ridurre i costi.
Da lì, si presenta un’opportunità
di investimento e Woo-seong decide di correre un rischio enorme.
Nel frattempo, però, una trama più ampia inizia a svelarsi,
mentre un rumore terribile nel suo palazzo non accenna a
cessare. I vicini lo accusano di essere il responsabile del
rumore e tra loro si crea una tensione che culmina in un finale
scioccante e violento.
Jin-ho voleva vendicarsi di
Eun-hwa
Eun-hwa nascondeva un segreto
importante
Il film culmina con la violenza,
quando Jin-ho viene smascherato come responsabile del rumore.
Jin-ho, il vicino di casa di Woo-seung, è un giornalista che sta
lavorando a una storia che lo aiuterà a distruggere Eun-hwa.
Eun-hwa, in qualità di procuratore, è riuscita a impedire la
pubblicazione di uno degli articoli di Jin-ho, spingendolo a
cercare vendetta.
Jin-ho è instabile e questo porta a
scene di incredibile violenza verso la fine del film. Inventando
una storia che avrebbe dovuto dipingere Woo-seung come vittima
dell’avidità delle grandi aziende, spinto alla follia, Jin-ho
finisce per uccidere il suo vicino del 1301, poi il marito di
Eun-hwa.
Queste azioni sono terrificanti e
indifendibili, anche se gli sforzi di Jin-ho sono alla ricerca
della giustizia. Eun-hwa è una proprietaria sfruttatrice che
cerca di trarre profitto dagli altri, acquistando immobili per
rivenderli a un prezzo maggiorato. Jin-ho vuole che i suoi
crimini vengano alla luce, ma è disposto a fare del male a persone
innocenti per raggiungere il suo obiettivo.
La proprietà immobiliare in
Corea in Wall to Wall è un sogno irrealizzabile
Lo sfruttamento è sempre
possibile da parte di chi è più ricco
La proprietà immobiliare è un tema
importante in Wall to Wall. Il film inizia con Woo-seung
che acquista una casa tutta sua, e questo dovrebbe essere un
passo importante nella sua vita. Egli immagina un futuro lì, dove
potrà costruire comodamente una famiglia tutta sua.
Diversi anni dopo, quel comfort non
è stato trovato e Woo-seung fatica a pagare tutte le bollette. La
sua proprietà immobiliare, pur conferendogli un piccolo e
superficiale vantaggio di classe rispetto agli affittuari,
soprattutto nelle conversazioni con Eun-hwa, è per lo più
insignificante.
Eun-hwa dice che può sfrattare gli
inquilini del 1301, il che rafforza la separazione di classe
derivante dalla proprietà della casa, e il controllo su questa
proprietà permette a Woo-seong di ottenere i fondi per il piano
delle monete GB. Purtroppo, tutti questi piani finiscono per
essere irrilevanti e Woo-seong rimane povero alla fine del
film.
Woo-seong era solo un danno
collaterale
La ricerca di vendetta di
Jin-ho non si cura delle vittime
Jin-ho decide di usare Woo-seong
come capro espiatorio. Lo vede come la vittima definitiva
dell’oppressione di classe, ma decide di sfruttare questa immagine
piuttosto che sostenerlo in modo significativo. Jin-ho aggrava le
difficoltà di Woo-seong incastrandolo per i rumori terribili che
provengono dall’edificio, nascondendo un altoparlante e un telefono
nell’armadio di Woo-seong.
Kang Ha-neul, che interpreta
Woo-seong, è apparso recentemente nel ruolo di Kang Dae-ho in
Squid
Game.
Questo episodio è seguito
dall’omicidio del vicino del 1301 da parte di Jin-ho, che ha dato
la colpa anche a Woo-seong. Si scopre che Jin-ho l’ha persino
pagata per lamentarsi del rumore con Woo-seong, spingendo tutti i
vicini a coalizzarsi contro di lui. Tutto questo rende Jin-ho un
personaggio un po’ confuso.
Sebbene apparentemente motivato
dalla ricerca della verità, le azioni di Jin-ho contraddicono
questo suo intento. È chiaro che Jin-ho è distaccato dalla propria
umanità, ma c’è una triste ironia nella sua volontà di usare le
bugie per raggiungere la verità che gli è stata tolta. Le sue
azioni sono confuse nelle loro motivazioni, ma tutte derivano dalla
sua verità repressa da Eun-hwa.
Lo sguardo del film sulle
differenze di classe si confonde un po’ nella violenza, soprattutto
per quanto riguarda le azioni sociopatiche di Jin-ho. Tuttavia,
la storia riesce a comunicare efficacemente la distruttività
delle lotte intestine. Mettendo le classi inferiori l’una
contro l’altra, i potenti, come Eun-hwa, possono rimanere al
sicuro.
Cosa significa bruciare il
registro?
La fine del film vede Woo-seong
intrappolato nelle stesse condizioni
Nel conflitto finale tra Jin-ho ed
Eun-hwa, entrambi finiscono per morire. Jin-ho esorta Woo-seong a
prendere il registro, che smaschererà tutti i crimini di Eun-hwa, e
a rendere pubblici quei dettagli. Invece, Woo-seong ha la prima
occasione nel film di trarne vantaggio e brucia il registro,
cancellando le prove della vendita del suo appartamento.
Da quel momento, Woo-seong vive
alcuni momenti di tranquillità e riflessione dopo essere stato
quasi ucciso. Viene portato a convalescenza a casa di sua madre in
campagna, dove regnano una serenità e una pace che non si
trovano nei quartieri urbani di Seul. Tuttavia, Woo-seong
sceglie di tornare a casa e viene accolto dagli stessi rumori dei
lavori in corso.
Molti fattori intrappolano le
persone in questi contesti urbani. C’è gioia nelle vite che creano,
ma c’è anche grande tristezza nel modo in cui danno potere al
capitalismo sull’umanità. Il finale di Wall to
Wall regala a Woo-seong un po’ di pace, ma i fattori che lo
feriscono persistono nel film e nella realtà.
Dopo otto anni di carcere
in Wall Street: il denaro non dorme mai
Gordon Gekko si ritrova solo e povero, nessuno lo aspetta fuori dai
cancelli che varca mestamente, né qualcuno lo accoglie a braccia
aperte nel mondo libero. E’ il fantasma di quello che era stato il
protagonista e magnate di Wall Street, ed ora pare interessato solo
a ritrovare l’affetto di Winnie, sua figlia, l’unica che resta
della sua famiglia distrutta. In mezzo ai due si posiziona Jake
Moore, intermediario finanziario, idealista ma con le carte in
regola per diventare uno squalo di Wall Street, fidanzato di Winnie
e ammaliato dal passato di Gekko. Gli eventi sono quindi destinati
ad intrecciarsi, unitamente alla crisi finanziaria imminente che
ridisegnerà i destini dei protagonisti. Siamo nel 2008 e il crollo
è imminente.
Wall Street: il denaro non
dorme mai, i film
Oliver Stone al
primo sequel della sua carriera prosegue le gesta di Gordon Gekko,
il ruolo che ammaliò il pubblico di Wall Street e che fruttò
all’epoca un Oscar a Michael Douglas come miglior
attore protagonista. Operazione rischiosa, quella di Stone, che si
trova tra le mani un film che scotta: da una parte deve riuscire a
dare nuova linfa ad una storia che è entrata a far parte della
cultura pop, con un film cult, quale è diventato Wall Street;
dall’altra sfida se stesso nel rappresentare una crisi economica,
quella del 2008, che non è ancora del tutto superata, e quindi agli
occhi del pubblico risulta molto coinvolgente e proprio per questo
soggetta alle critiche più minuziose e feroci. Il risultato
complessivo che il regista di Platoon offre al pubblico è una
storia ben raccontata senza troppi sobbalzi ma lineare e
gradevole.
Tuttavia Wall Street: il
denaro non dorme mai non brilla per eccezionalità; un uso
eccessivo di frammentazione del quadro tramite l’uso di
split-screen mobili e il massiccio impiego di grafica
tridimensionale per rappresentare le altalenanti cifre di borsa,
danno al film un tocco da videoclip che non sta per niente bene in
sala. Questo handicap, unitamente ad una colonna sonora forse poco
attenta al mood della storia nei singoli momenti, da all’intero
film un gusto troppo artefatto, a tratti pacchiano, che sicuramente
farà storcere il naso a più di uno spettatore. Altro discorso per
quello che riguarda il contesto all’interno del quale è ambientata
la storia.
Oliver Stone non si fa mancare nulla, e
l’attualità della crisi economica, dei cattivi della finanza e di
un futuro che vede la nostra sopravvivenza in energie pulite, sono
tratteggiati con cura e credibilità, senza strafare, né prendere in
giro le figure negative, facilmente soggette ad una lettura
caricaturale. Si fa riferimento diretto qui al personaggio di
Bretton James, interpretato con misura e credibilità da Josh Brolin. Altro problema di un film che
forse è semplicemente troppo lungo è la scelta dei protagonisti:
Douglas non sembra essere a suo agio nei
vecchi panni che pure gli stavano così bene, né sembra esserci
feeling con
Shia LaBeouf, che pur non essendo un cattivo attore
pare non riesca del tutto ad esprimersi in un ruolo che forse è
ancora troppo adulto per le sue capacità d’attore. Peccato per
l’utilizzo di Carey Mulligan nel ruolo di Winnie Gekko,
un’attrice così brava meriterebbe un personaggio psicologicamente
più complesso che renda giustizia alle sue doti. Stone ritorna al
cinema con un film che sicuramente non è tra le sue opere migliori,
riesce ad inquadrare l’ambientazione socio-culturale, senza però
cogliere appieno una storia privata che colpisca e coinvolga, forse
perché la narrazione appare eccessivamente dilatata, o forse
semplicemente perché di Gekko ne bastava uno.
Strano ma vero, il sottotitolo non
è il frutto di una ormai proverbiale storpiatura dei nostri
traduttori, ma una fedele trasposizione in italiano
dell’altrettanto orribile originale Money Never Sleeps.
Ecco il trailer italiano di Walking on
Sunshine, musical che uscirà al cinema il prossimo 4
settembre.
Dopo un brevissimo
fidanzamento, Maddie (Annabel Scholey), appena
uscita da una storia importante con Doug (Greg
Wise), che le ha spezzato il cuore, si sta per sposare con
Raf (Giulio Berruti) e ha invitato sua sorella
Taylor (Hannah Arterton) al matrimonio in
Puglia.
Maddie non sa, però, che Raf ha
avuto una storia estiva con Taylor e che lei ne è ancora
innamorata…
Walking on
Sunshine, il musical più allegro dell’anno, si dipana
sulle note dei più grandi successi degli anni Ottanta, ‘Don’t You
Want Me Baby’ degli Human League, ‘Holiday’ di Madonna, ‘Girls Just
Wanna Have Fun’ di Cyndi Lauper, e ‘Wake Me Up Before You Go Go’
degli Wham, solo per citarne alcuni e uscirà nei cinema il 4
settembre 2014.
Due sorelle diverse come lo possono
essere il giorno e la notte, amori estivi e contrastati, una
location affascinante e suggestiva e le mitiche hit degli anni
ottanta come, appunto, quella che da il titolo al nuovo lavoro dei
registi Max Giwa e Dania Pasquini
(conosciuti per la saga di Street
Dance) Walking on
sunshine.
Taylor
(Hanna Arterton), una ragazza con la testa sulle
spalle ma forse un po’ troppo controllata, viene invitata dalla
solare sorella maggiore Maddie (Annabel
Scholey) a trascorrere una vacanza con lei in Puglia per
rilassarsi dopo le fatiche universitarie. Taylor, infatti, ha
appena raggiunto un traguardo per lei molto importante, la laurea,
un obiettivo per il quale aveva sacrificato molto, anche il più
grande amore della sua vita, un ragazzo conosciuto proprio su
quelle stesse spiagge qualche estate prima. Appena arrivata però,
Maddie che è stata recentemente scaricata dallo storico fidanzato
Doug (Greg Wise), annuncia
all’incredula sorellina che si sta per sposare con un ragazzo del
posto, Raf (Giulio Berrutti). Per
Taylor sarà uno shock non tanto perché la sorella sta per convolare
a nozze con una persona che conosce solo da cinque settimane,
quanto per il fatto che è proprio Raf il grande amore che si era
lasciata alle spalle per completare i suoi studi. Questo è a grandi
linee il fragile plot su cui Max e Dania hanno cercato di adattare
musica e coreografie per celebrare la grande stagione Pop degli
anni ’80/’90. Aldilà del contesto abbastanza povero, quelle che
sono state le colonne sonore delle vite di molti trentenni di oggi
emozionano sempre. In più i fantastici panorami della costa
pugliese descritti con una discreta perizia fotografica alzano un
po’ il livello della pellicola che ricorda moltissimo il più famoso
musical cinematografico Mamma Mia! sia
perché al centro della vicenda c’è un matrimonio, sia perché la
formula è la stessa: creare una storia attorno a grandi successi
musicali. In quel caso si trattava degli ABBA , in
questo caso di una variegata compilation in cui troviamo
Whitney Huston, i Wham, i
Roxette e molti altri. Bisogna dire che nella
sceneggiatura un piccolo tentativo di dare profondità psicologica
ad i personaggi c’è, anche se alla fine risulta abbastanza
stereotipato. Forse Maddie è uno dei personaggi meglio riusciti e
che rimane impresso nella memoria grazie anche alla buona
performance artistica di Annabel Sholey. Abbastanza trascurabile,
invece, il cameo della cantante Leona Lewis (che
interpreta Elena, una degli amici di Taylor) la
quale, tra l’altro, canta pochissimo pur essendo l’unica
professionista del settore presente nel cast. Gli intenti del film
sono soprattutto il divertimento e le emozioni scaturite dal
revival di un passato felice. Walking on
sunshine è un film perfetto per una serata
spensierata al cinema al termine di una giornata noiosa e
stressante.
The CW ha
cancellato il crime drama Walker, con
protagonista Jared Padaleki, dopo solo quattro stagioni.
Jared Padaleki, che interpreta Cordell Walker
dalla prima stagione, ha condiviso la deludente notizia sul suo
account Instagram.
Un precedente rapporto di TVLine
suggeriva che la serie potesse essere vicina alla cancellazione, in
seguito alla mancanza di aggiornamenti sul rinnovo della quinta
stagione. Solo martedì Jared Padaleki ha confermato la notizia,
affermando che Walker “non andrà in onda su [The CW] per una quinta
stagione”.
“È una notizia difficile da
accettare, ma siamo molto grati alla #WalkerFamily che si è creata,
sia sul set che fuori. Dopo quattro stagioni insieme, abbiamo
sentito l’amore e il sostegno di tutta la #WalkerFamily, e ne
saremo per sempre grati”, ha scritto l’attore.
E ha aggiunto: “È stato un onore
unico far parte del cast e della troupe (e del fandom!) che hanno
aiutato #Walker a raccontare le storie che abbiamo raccontato.
Sorriderò per sempre agli anni che ho potuto trascorrere con il
cast, la troupe, lo studio, il network e il fandom che hanno reso
possibile tutto questo. Finché non saremo di nuovo in sella”.
Reboot della longeva serie Walker,
Texas Ranger (1993-2001), Walker segue Cordell, che torna a casa
sua ad Austin dopo aver trascorso un periodo sotto copertura.
Tuttavia, scoprirà presto che molte cose sono cambiate dopo due
anni di assenza.
“Cordell Walker, vedovo e padre di
due figli con un proprio codice morale, torna a casa ad Austin dopo
essere stato sotto copertura per due anni, solo per scoprire che
c’è un lavoro più difficile da fare a casa”, si legge nella
trama.
Walker è
interpretato anche da Molly Hagan, Keegan Allen, Coby Bell,
Mitch Pileggi, Odette Annable e altri.
The CW ha diffuso il promo e la trama di
Walker 4×02, il secondo inedito episodio della
quarta stagione della serie Walker che vedrà
Jared Padalecki riprendere il ruolo iconico
per questo nuovo ciclo di episodi.
In Walker 4×02 che si intitolerà “Maybe It’s Maybelline” Quando
Maybelline (guest star Debra Mooney), una nonna ottantenne e
testimone, ha bisogno di una custodia protettiva, Walker (Jared
Padalecki), Cassie (Ashley Reyes) e Trey (Jeff Pierre) sono
incaricati di tenere al sicuro l’acerba matriarca, e anche se
Walker e la squadra decidono le partite, è la saggia anziana a
tenere il conto. Cassie è alle prese con una decisione importante e
chiede aiuto a Geri (Odette Annable) per fare dei cambiamenti.
Nel frattempo, Stella (Violet Brinson) vuole andare avanti ma
continua a lottare con il suo dolore e Liam (Keegan Allen) cerca di
aiutarla. Infine, August (Kale Culley) vuole partecipare a un
programma di doposcuola e chiede a Bonham (Mitch Pileggi) di
aiutarlo a convincere Walker a firmare il programma. Protagonista
anche Molly Hagan. Steve Robin ha diretto l’episodio scritto da
Aaren Carew.
Cosa sappiamo su Walker 4?
Sebbene siano stati rilasciati
pochi dettagli sulla storia della stagione 4, il finale della
stagione 3 diWalker preannuncia sicuramente alcune
emozionanti avventure a venire. In particolare, questo include
un caso che riguarda lo Sciacallo, un pericoloso assassino del
passato di Walker. Cordell non ha mai effettivamente risolto
il suo caso irrisolto che coinvolge lo Sciacallo, il che significa
che ci sono sicuramente degli affari in sospeso per l’eroe dello
show.
Verrà ulteriormente esplorata anche
la relazione di Walker con Geri (Odette Annable), con quest’ultimo
personaggio che ha fatto un ritorno a sorpresa nel finale. Per
quanto riguarda il cast di Walker per
la stagione 4, si prevede che la maggior parte degli attori
principali ritorni, tra cui Molly Hagan, Violet Brinson,
Cale Kulley, Coby Bell, Mitch Pileggi, Jeff Pierre e Ashley
Reyes. È probabile che la nuova stagione veda anche
diversi nuovi arrivati unirsi al cast, anche se non sono stati
ancora fatti grandi annunci a riguardo.
In termini di numero di episodi, si
prevede che la stagione 4 di Walker presenterà un notevole
cambiamento. Mentre le stagioni 1 e 3 erano composte da 18 episodi
e la stagione 2 da 20, la stagione 4 sarà composta da soli 13
episodi. Non è chiaro, al momento, se la nuova stagione sarà
l’ultima dello show, ma la società madre di The CW, Nexstar, ha
fatto un netto allontanamento dai contenuti sceneggiati negli
ultimi mesi. Anche se la stagione 4 di Walker potrebbe finire per
essere l’ultima corsa dello show, si sta già preannunciando come
un’entusiasmante stagione televisiva.
The CW ha diffuso
il promo ufficiale di Walker 4, l’annunciata
quarta stagione della serie Walker che vedrà
Jared Padalecki riprendere il ruolo iconico
per questo nuovo ciclo di episodi.
Walker è la
serieamericana sviluppata da Anna
Fricke per The CW e riavvio della serie televisiva
western degli anni ’90 Walker, Texas Ranger. La serie è
stata ordinata direttamente in serie nel 2020, con Jared Padalecki che interpreta il ruolo
del protagonista e funge da produttore
esecutivo. Nel maggio 2023, la serie è stata
rinnovata per una quarta stagione che sarà presentata in anteprima
il 3 aprile 2024.
Cosa sappiamo su Walker 4?
Sebbene siano stati
rilasciati pochi dettagli sulla storia della stagione 4, il finale
della stagione 3 diWalker preannuncia sicuramente alcune
emozionanti avventure a venire. In particolare, questo include
un caso che riguarda lo Sciacallo, un pericoloso assassino del
passato di Walker. Cordell non ha mai effettivamente risolto
il suo caso irrisolto che coinvolge lo Sciacallo, il che significa
che ci sono sicuramente degli affari in sospeso per l’eroe dello
show.
Verrà ulteriormente esplorata
anche la relazione di Walker con Geri (Odette Annable), con
quest’ultimo personaggio che ha fatto un ritorno a sorpresa nel
finale. Per quanto
riguarda il cast di
Walker per la stagione 4, si prevede che la
maggior parte degli attori principali ritorni, tra cui
Molly Hagan, Violet Brinson, Cale Kulley, Coby Bell, Mitch
Pileggi, Jeff Pierre e Ashley Reyes. È probabile che
la nuova stagione veda anche diversi nuovi arrivati unirsi al
cast, anche se non sono stati ancora fatti grandi annunci a
riguardo.
In termini di numero di episodi, si
prevede che la stagione 4 di Walker presenterà un notevole
cambiamento. Mentre le stagioni 1 e 3 erano composte da 18 episodi
e la stagione 2 da 20, la stagione 4 sarà composta da soli 13
episodi. Non è chiaro, al momento, se la nuova stagione sarà
l’ultima dello show, ma la società madre di The CW, Nexstar, ha
fatto un netto allontanamento dai contenuti sceneggiati negli
ultimi mesi. Anche se la stagione 4 di Walker potrebbe finire per
essere l’ultima corsa dello show, si sta già preannunciando come
un’entusiasmante stagione televisiva.
Dopo quattro stagioni su The CW, la
rivisitazione di Walker, Texas
Ranger, intitolata semplicemente Walker,
ha ufficialmente concluso la sua corsa televisiva. Nonostante la
cancellazione da parte del network a metà della quarta e
ultima stagione, il dramma poliziesco neo-western è
riuscito ad atterrare con grazia nel suo ultimo episodio,
“See You Someday”, andato in onda il 26 giugno 2024. La star della
serie,
Jared Padalecki, è stato con la rete fin dalla sua
nascita nel 2005 (quando recitava in Supernatural), e quest’ora
segna la fine del suo mandato. Fortunatamente,
Walkerse n’è andato con una nota
positiva e, dopo una stagione notevolmente buia, è tutto
ciò che potevamo chiedere al drama di Austin. Ecco come si è
conclusa la serie originale di The CW.
“See You Sometime” ha chiuso
“Walker” con un cuore autentico
È stato detto che, per essere un
procedurale sui Texas Rangers, Walkerè davvero incentrato sulla famiglia, e questo non
è mai stato così vero come nel finale della quarta stagione, “See
You Sometime”. L’intero episodio è incentrato sul diploma di Auggie
(Kale Culley) e funge da conclusione della
serie iniziata nel 2021. Tutte le trame si concludono
qui. Cordell Walker (Padalecki) e Geri
Broussard (Odette Annable) sono solidi come
sempre, Stella (Violet Brinson) e Auggie hanno un
futuro radioso davanti a loro, Bonham (Mitch
Pileggi) e Abeline (Molly Hagan) sono
arrivati a vedersi di comune accordo sul loro pensionamento e Liam
(Keegan Allen) è stato avviato a una nuova
posizione dal Governatore del Texas (il che ci sembra molto
Yellowstone). Dire che alla fine la famiglia
Walker si è salvata potrebbe essere un eufemismo, dato che lo show
lascia questi personaggi vivi e vegeti per perseguire i loro
prossimi passi.
Scritto dalla creatrice della serie
Anna Fricke e dalla scrittrice di lunga
data Blythe Ann Johnson (con il ritorno di
Steve Robin alla regia), “See You
Sometime” è il modo migliore in
cuiWalkeravrebbe potuto
concludersi con un preavviso così breve. In modo
impressionante, il sentito addio sembra più un finale di serie che
un finale di stagione, nonostante sia stato scritto (e
probabilmente girato) prima che la CW annunciasse che lo show non
sarebbe tornato per la quinta stagione.
Il modo in cui la famiglia Walker è
in grado di perseverare in qualsiasi situazione è una vera e
propria testimonianza dell’amore che nutrono l’uno per l’altra, e
questo episodio lo rende più evidente di altri.
Chiamatelo sdolcinato o forse eccessivamente drammatico, ma il modo
in cui Walker chiude la stagione è autentico per lo show
stesso, che è sempre stato un po’ soap. Potrebbe esserci sempre
qualcosa di diverso all’orizzonte per questa famiglia di
Austin, ma qualunque tempesta arrivi, la supereranno insieme. Come
culmine di tutti e 69 gli episodi, “See You Sometime”
raggiunge tutti gli obiettivi emotivi che possiamo sperare di
raggiungere.
Cordell Walker finalmente fa i
conti con i suoi errori
Forse lo sviluppo più importante
della quarta e ultima stagione di Walker è la necessaria
crescita del personaggio principale della serie. Per anni, Cordell
Walker è andato in giro con il fiato sul collo dopo la morte della
moglie Emily (Genevieve Padalecki), ma dopo la sua
esperienza di pre-morte – e le visioni di Emily e dell’Hoyt
Rawlins diMatt Barr qualche episodio prima –
ha finalmente riconosciuto i suoi schemi autodistruttivi
per quello che sono. Troppo spesso Walker si è dato alla
macchia, ha bruciato le tappe e ha messo in secondo piano la sua
famiglia e i suoi amici per il bene della sua carriera di Texas
Ranger. Ma dopo essere stato rapito, aver perso i più grandi
traguardi dei suoi figli e aver inavvertitamente causato la morte
del detective David Luna (Justin Johnson Cortez),
il nostro eroe capisce finalmente che deve cambiare
radicalmente.
Le parole costano poco e Walker lo
sa bene. Non importa quante volte abbia detto che sarebbe stato
migliore o che sarebbe cambiato negli ultimi quattro anni, è sempre
ricaduto nel suo comportamento ossessivo e unilaterale. Ma questa
volta, dopo che le sue azioni hanno causato gravi danni alle
persone a cui tiene di più, Walker si è impegnato a
prendersi il tempo necessario per risolvere i suoi problemi e
cambiare – ed era ora. Non solo compie passi concreti per
scusarsi con Auggie, Stella, Geri e Cassie (Ashley
Reyes) per il suo comportamento irregolare (che vanno
tutti in modo diverso, a dimostrazione del fatto che il perdono è
un processo, non solo un’azione una tantum), ma inizia a compiere
passi concreti per impegnarsi di più nell’essere un padre, un
partner e un amico migliore. Lasua decisione di prendere un
congedo dai Texas Rangers può essere scioccante, ma è
necessaria. Se Walker vuole cambiare davvero, deve farlo
lontano dal lavoro, e lo sa.
La conclusione della serie
(intenzionale o meno) con Cordell Walker che se ne va in macchina
senza il suo distintivo non fa che dimostrare quanta strada abbia
fatto. Tra il periodo sotto copertura come Duke e il rapimento
all’inizio della terza stagione, Walker ne ha passate tante nel
corso degli anni. Ogni stagione sembra che ne esca con un
bagaglio ancora più grande. Ma con la presenza di Geri a
tenerlo a bada, ha dimostrato che il trauma più recente non lo
inghiottirà come quelli precedenti. Al contrario, dimostra che è
vero il vecchio adagio: “Ciò che non ti uccide ti rende
più forte”, e questo è il modo perfetto per descrivere ciò che i
personaggi passano in questo show. Walker ha finalmente imparato a dare tregua
al suo protagonista, trasformandolo in un eroe per cui vale
davvero la pena fare il tifo, nonostante i suoi difetti. La strada
per arrivare a questo punto è stata lunga, ma “See You
Sometime” promette che, anche seWalkersta per finire, questo è
solo l’inizio della nuova vita di Cordell.
Il finale di ‘Walker’ inaugura
una nuova era per i Walker e i Texas Ranger
Anche il resto della famiglia
Walker viene lasciato in buona forma. Abbiamo accennato a come
Bonham e Abeline hanno gestito i loro bisticci coniugali, e Auggie
e Stella (entrambi beatamente ignari di ciò che li aspetta) hanno
superato più di altri problemi, ma c’è un nuovo Walker
all’orizzonte. Sembra probabile che Geri diventerà presto
una Walker a tutti gli effetti. Dopo aver fatto parlare
della storia d’amore tra Walker e Geri per la maggior parte della
puntata, Cordell stuzzica il pubblico con la consapevolezza di
voler chiedere a Geri di sposarlo durante il loro viaggio
estivo. Questa è una svolta importante per Walker.
Dimostra che (anche se lei sarà sempre con lui), ha superato il
lutto della moglie, sperando di essere un uomo nuovo che possa
rendere Geri felice come non mai. Naturalmente, gli Estranei non
sono gli unici personaggi per cui la serie fa il tifo…
Nell’episodio finale, il Capitano
Larry James (Toby Bell) è stato lieto di
offrire a Cassie Perez l’ambita posizione di
tenente a cui ambiva da quasi tutta la stagione. Dopo un
anno difficile e la tragedia dell’omicidio di David Luna, è una
vittoria di cui Cassie aveva disperatamente bisogno. Non solo
merita questa promozione (è incredibilmente qualificata), ma questa
è la strada che James voleva far seguire all’ultima partner di
Walker, Micki Ramirez (Lindsey Morgan),
quando ha iniziato a lavorare in polizia. Per molti versi, Cassie è
riuscita a succedere a Micki sotto tutti i punti di vista, andando
oltre le intenzioni originarie degli sceneggiatori di
Walker. Forse condivide alcuni tratti con Micki, ma nel corso
degli anni Cassie è riuscita ad affermarsi e a dimostrare di essere
la più adatta a questo lavoro. Sebbene non sia il finale
perfetto per Cassie – lei e Walker stanno ancora
affrontando i loro problemi dopo la morte di Luna – è il
meglio che la serie potesse fare con un preavviso così breve.
D’altra parte, Trey Barnett
(Jeff Pierre) ha preso bene la notizia che gli è
stata negata la promozione, con la promessa da parte del Capitano
James che ci arriverà in futuro. Grazie alla promozione di Cass,
Trey è il nuovo partner di Walker, diventando così il quarto ad
assumere questo ruolo dopo James, Micki e Cassie. Si spera che il
suo incarico duri un po’ di più. Per un personaggio che era stato
originariamente introdotto come interesse amoroso di Micki e
mentore di Auggie e Stella, Trey ha dimostrato più
volte aWalker di essere il
personaggio con il maggior potenziale creativo.
Forse non è ancora diventato tenente, ma non dubitiamo che un
giorno lo diventerà. E come ignorare i brevi accenni alla chimica
di fondo tra Trey e Cassie? Il loro legame è stato accennato anche
nella scorsa stagione e, anche se il finale della serie non lo
mette in pratica, Walker ci lascia con la speranza che un
giorno questi due possano essere più che semplici amici.
“See You Sometime” dimostra che
“Walker” non aveva bisogno di continuare (ma avremmo voluto che lo
facesse)
Ma il modo in cui Walker
termina è il vero punto di forza. Dopo tutto
quello che ha passato con lo Sciacallo, Walker
invita i suoi figli a fare un ultimo viaggio in famiglia, con Geri
al seguito. Mentre “See You Sometime” si conclude, vediamo
il clan Walker partire per la loro prossima avventura dopo il
congedo autoimposto (e prolungato) di Walker dai Rangers. C’è
voluto un po’ di tempo, ma i quattro si sentono finalmente un’unità
familiare e, con la promessa che Walker chiederà a Geri di
sposarlo, presto lo saranno. Mentre escono dalla città, passano
davanti ai nuovi vicini in subaffitto sul terreno dei Davidson, con
la star di Dawson’s
CreekJames Van Der Beek che
si rivela essere il nuovo inquilino vestito di bianco. Sebbene
Walkersi concluda con un leggero
cliffhanger, che lascia presagire altri misteriosi (e
cultistici) avvenimenti in futuro, il vero cuore di questo finale
di serie improvvisato è sapere che Walker, Geri e i suoi figli
staranno tutti bene.
La verità è che il finale
diWalkerè immensamente
soddisfacente. Non solo ogni arco emotivo principale viene
completato, ma la storia di tutti si conclude con una punta di
speranza, ricordandoci che la loro storia non è finita,
anche se la serie sta per terminare. Walker era una serie
che si vantava di bilanciare intricati misteri texani con il dramma
di una grande famiglia, e un episodio come questo sembra il modo
migliore per celebrare un ideale così elevato. “See You Sometime”
conclude l’intera narrazione di Walker e, sebbene sia
facile desiderare altre avventure con questi personaggi
(soprattutto sulla scia di quel teaser finale), si sente come un
finale definitivo da solo.
Il 4 aprile, la piattaforma di
distribuzione VOD lancerà la prima raccolta del 2016, una selezione
brillante e avvincente di thriller e noir tra i più recenti.
Dopo il successo della prima
edizione del 2015 – che ha fatto registrare ben 280 uscite
provenienti dalle diverse aree dell’Unione e la produzione di 180
video sottotitolati – Walk This Way è
tornato, con 50 nuovi film di produzione europea resi disponibili
su molte delle piattaforme di Video-on-Demand del continente, come
iTunes, Amazon, Google Play, Sony, Xbox e le principali piattaforme
locali come Filmin, Filmmit e Universcinéand. L’iniziativa riparte
con una nuova puntata della prima raccolta lanciata. La selezione
di thriller e noir Men on the Edge, che lo scorso anno ha
proposto titoli come La via del Nemico, di Rachid Bouchareb e Mani armate, di Pierre Jolivet, ci farà rivivere la
furia selvaggia, i conflitti e la suspense grazie a otto film di
genere tra i più acclamati degli ultimi anni.
Apre la serie Un perfetto sconosciuto(Un illustre
inconnu), del regista francese Mathieu
Delaporte, con l’avvincente storia di Sébastien Nicolas,
un agente immobiliare che, per sfuggire alla noia, si trasforma
nelle persone che incontra, esponendosi inevitabilmente a
impensabili rischi. Il film, che ha come protagonisti Mathieu
Kassovitz, Marie-Josée Croze ed Eric Caravaca, sarà disponibile in
Spagna, Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia e Italia.
La selezione Men on The Edge non
racconta solo di uomini: Gold, del regista tedesco Thomas
Arslan, segue un piccolo gruppo di tedeschi, guidati da
Emily Meyer, durante il loro viaggio attraverso i pericolosi
territori settentrionali della British Columbia. È l’estate del
1898, nel pieno della mitica corsa all’oro in Klondike.
Interpretazione avvincente dell’attrice Nina Hoss, protagonista del
film, che è stato in competizione per l’Orso d’Oro a Berlino e sarà
disponibile in Austria, Belgio, Finlandia, Irlanda, Italia,
Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia e Regno
Unito.
La relazione tra i due sessi portata
alle estreme conseguenze è il tema che i due fratelli francesi
Arnaud e Jean-Marie Larrieu , registi difficili da
classificare, hanno scelto per il loro film L’amore è un crimine perfetto(L’amour est un
crime parfait). Marc è un professore universitario che
ha l’abitudine di intrecciare relazioni sentimentali con le sue
studentesse, fino alla scomparsa improvvisa di una di loro e
l’apparizione in scena della sua matrigna, determinata a scoprire
la verità…Nel cast, Mathieu Amalric, Karin Viard, Maïwenn, Sara
Forestier e Denis Podalydès. La pellicola sarà disponibile per gli
spettatori danesi, finlandesi, ungheresi, italiani, norvegesi e
svedesi.
– Ora disponibile in iTunes, Sony XBox e Google Play
In concorso per l’Orso d’Oro alla
Berlinale del 2014, Stratos, del regista greco Yannis
Economides , getta uno sguardo crudele alla crisi greca e
alla tendenza degli uomini a spingersi oltre i limiti quando le
condizioni di vita si fanno insopportabili. Panettiere di notte, ma
killer professionista di giorno, Stratos si trova incastrato in un
triangolo pericoloso, stretto tra il suo obiettivo di far uscire di
galera un amico e le responsabilità verso un bambino di 8 anni di
cui si prende cura. Un film che esplora il nostro lato oscuro, tra
questioni d’onore, illegalità e situazioni pericolose. Presto
disponibile in Belgio, Finlandia, Francia, Italia, Lussemburgo,
Paesi Bassi, Norvegia, Spagna e Svezia.
– Ora disponibile in iTunes, Sony XBox e Google
Play.
Una crisi personale vissuta
all’interno di una comunità emarginata è anche la forza trainante
di Cracks in Concrete(Risse im Beton). Il film
del regista austriaco Umut Dag racconta di un
giovane rude e aggressivo, che esce distrutto dal carcere dopo aver
scontato la pena per un omicidio di secondo grado, e del suo
difficile rapporto con il fratello minore, di cui deve occuparsi
senza rivelare la sua vera identità. Presto disponibile in Belgio,
Danimarca, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia e
Regno Unito.
Walk This
Wayraccoglie e promuove film per la
distribuzione in VOD nell’Unione Europea. La seconda edizione è
realizzato con il supporto della Commissione
Europea e con la partnership di grandi distributori:
Autlook Film Sales, Gaumont,
Pathé, Films Boutique,
Films Distribution, Memento Film
International, Il Yellow Affair,
Cinema beta, Celluloid Dreams,
New Europe Film Sales e The Match
Factory. Per questa seconda edizione, Walk This Way
distribuirà 50 film in più di 15 paesi, realizzando 400 video
sottotitolati. Ogni film sarà disponibile in media in 8 paesi sulle
principali piattaforme internazionali (iTunes,
Google Play, Amazon,
Sony, XboX) e locali (come
Tf1, Universciné,
Filmin e Filmit).
Una collezione di cinque
sorprendenti film scandinavi arriverà on-demand a partire da lunedi
23 novembre per chiudere in bellezza l’edizione 2015 di
Walk this Way. Di seguito il trailer
della raccolta:
Uno dei più grandi successi ai
botteghini finlandesi, 21 modi per distruggere un
matrimonio (2013) di Johanna Vuoksenmaa sarà
on-line in Spagna, Danimarca, Italia, Francia, Gran Bretagna,
Germania, Belgio, Irlanda, Turchia, Austria e nei Paesi Bassi. “Il
divorzio è una conseguenza diretta e probabile dell’amore”, afferma
Sanna (Armi Toivanen), protagonista di questa
anti-commedia romantica. Ricercatrice in scienze sociali, ha
trovato 21 modi per distruggere un matrimonio, quello che le serve
per convincersi che innamorarsi è una follia. Finché Aleksi
(Riku Nieminen) non entrerà nella sua vita e,
forse, le farà cambiare idea…
La coproduzione di Svezia e
Finlandia La mia vita (2013) di Simo
Halinen affronta la questione dell’identità sessuale
attraverso la storia di Maarit (Leea Klemola),
un’attraente donna e madre di famiglia, che prima era un uomo.
Quando s’innamora di Sami (Peter Franzén), un
allenatore di calcio, tutti dovranno affrontare i propri pregiudizi
e assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Questo dramma
psicologico sarà prossimamente disponibile in Norvegia, Svezia,
Italia, Francia, Germania, Belgio, Irlanda, Turchia, Austria e
Ungheria.
Re del curling (2013)
del norvegese Ole Endresen è una commedia popolare
sulla disciplina olimpica del curling. Truls Paulsen (Atle
Antonsen) è un ex campione di curling che ha dovuto
mettere fine alla sua carriera a causa di alcuni problemi
ossessivo-compulsivi. Quando scopre che il suo ex allenatore è
malato e ha bisogno di un’operazione costosa, cerca di riprendere
gli allenamenti per vincere la competizione nazionale, in cui c’è
un cospicuo premio in palio. Le peripezie dell’ex re del curling
saranno visibili in Spagna, Italia, Gran Bretagna, Irlanda,
Polonia, Turchia e nei Paesi Bassi.
In L’arbitro (2013) di
Kadri Kõusaar, una coproduzione di Gran Bretagna,
Svezia, Estonia, che sarà disponibile in Danimarca, Norvegia,
Italia, Francia, Gran Bretagna, Belgio, Irlanda, Turchia e nei
Paesi Bassi, seguiamo John (Lee Ingleby), un
universitario che decide di mollare tutto quando la sua compagna lo
lascia. Convinto dalle teorie del darwinismo sociale, decide di
partire con sua figlia Ronja (Lina Leandersson),
per verificare e applicare le sue dottrine e credenze.
Infine, Il diario di un
ubriaco di Lauri Maijala è una sorta di
Very Bad Trip alla finlandese, adattato dalla serie di
romanzi di successo di Juha Vuorinen. L’ubriaco è
Juha Berg, che si lamenta del suo stile di vita alcolista, tra
sesso, violenza e adrenalina. Quando s’innamora del leader degli
Alcolisti Anonimi, deve rimettersi in gioco… Questa commedia sarà
disponibile in Spagna, Italia, Francia, Gran Bretagna, Germania,
Belgio, Irlanda, Turchia, Lussemburgo, Austria e nei Paesi
Bassi.
Dopo la prima raccolta,
Men on the Edge, e la seconda collezione,
Docs From Around the World, Walk This Way
presenta la sua terza selezione di film per il 2016. Il programma
di distribuzione on demand, che porta i film a piattaforme come
iTunes, Amazon, Google Play, Filmin, Flimmit, Universciné e tante
altre, distribuirà una serie di incantevoli
Storie d’amore inaspettate – film che reinventano
il romanticismo in maniera innovativa ed originale.
L’ultimo film di uno dei
registi più singolari del cinema italiano, Ferzan
Ozpetek, avverte lo spettatore con il suo titolo:
Allacciate
le cinture. Il film racconta la storia di Elena
(Kasia Smutniak) e Antonio (Francesco Arca),
due amanti che non hanno niente in comune (personalità opposte,
così come le scelte di vita e il ceto sociale), se non una cosa:
sono istintivamente attratti l’uno dall’altro. Il film di Ozpetek è
una commedia romantica moderna sulla sessualità e sull’amore, piena
di persone attraenti.. e di uno storytelling accattivante. Il film
sarà disponibile in Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia,
Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia e Regno
Unito.
Da una nazione decisamente più
fredda e a nord, la Finlandia, viene Per
amore. Il film di Matti Ijäs è la
classica storia d’amore scandinava, vivacizzata da situazioni
imbarazzanti, scene di nudo bizzarre e humor all’inglese, che parla
della relazione tra Vaarala (Sampo Sarkola) e Ansa (Kristi
Kosonen). Il primo è un fotografo riservato e romantico che scatta
fotografie alle panchine vuote nei parchi, mentre Ansa è una donna
impulsiva ed impetuosa – i due protagonisti cercheranno di superare
insieme i problemi derivanti dalla loro emarginazione sociale. Il
film sarà disponibile in Austria, Belgio, Francia, Irlanda, Italia,
Lussemburgo, Spagna e Regno Unito.
La Scandinavia scava più a fondo nel
mondo delle storie d’amore con Ogni
battito del cuore, film di successo della regista
Alexandre-Thérèse Keining, che al momento sta
partecipando a diversi festival con il suo ultimo lavoro, Girl
Lost. Adulterio, eterosessualità ed omosessualità si fondono
in maniera affascinante quando una giovane donna impegnata
sentimentalmente si ritrova ad avere una relazione con la figlia
lesbica della sua matrigna. Il film, il cui cast comprende Ruth
Vega Fernandez, Liv Mjönes e Krister Henriksson, sarà disponibile
in Repubblica Ceca, Ungheria, Italia, Portogallo e Slovacchia.
La Svezia costituisce anche
l’ambientazione della storia d’amore tra Ida (Anna Åström) e
Krister (Gustaf Skarsgård), in cui il regista Mani Maserrat
Agah ci immerge con Us,
il racconto di una relazione tra due persone che sono follemente
innamorate e travolte da un ciclo di passione e di abusi che li
condurrà ad un problematico vicolo cieco quando la loro difficile
situazione li porterà ad affrontare delle conseguenze terribili. Il
film sarà disponibile in Austria, Belgio, Francia, Germania,
Irlanda, Lussemburgo e Regno Unito.
Infine, un tocco di romanticismo
tedesco proviene da Bliss,
di Doris Dörrie. A Berlino, due giovani ragazzi,
una rifugiata (Alba Rohrwacher, una delle attrici
attualmente più in voga in Italia e che gode già di una buona fama
nel resto d’Europa) ed un criminale senza fissa dimora (Vinzenz
Kiefer) vivono un’inaspettata storia d’amore. Dörrie, regista
del pluri-premiato Cherry Blossoms, ci mostra il ritratto
sincero di un amore nei sobborghi di Berlino. Gli spettatori di
Belgio, Francia, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Spagna, Svezia e
Regno unito potranno vedere il film.
L’abbiamo vista l’ultima volta in
Hunger Games la Ragazza di Fuoco, eppure
sappiamo che sotto i trucchi ele parrucche di Effie Trinket, c’è
una bellissima donna, Elizabeth Banks, che sarà
protagonista di Walk of Shame, una
commedia che la vede recitare accanto a James Marsden e Gillian
Jacobs.
Dopo aver perso l’audizione per il
lavoro dei suoi sogni, un’aspirante presentatrice tv esce per una
particolarissima serata per feste. Si sveglia nel letto di un
estraneo con un messaggio in segreteria da parte del suo agente che
le comunica che il lavoro è suo, se riesce ad arrivare dall’altra
parte della città entro un certo orario. Ma le cose non vanno come
pianificato e lei si imbatterà in una serie di disavventure
Lech Walesa è un uomo dalla vita a dir poco leggendaria.
In poco più di un ventennio è passato da essere un operaio del
cantiere navale di Danzica a diventare il primo ministro della
Polonia post-comunista, passando per un premio Nobel per la pace e
diversi arresti. Questa vita si intende celebrare nel film di
Andrej Wajda, in uscita il 6 giugno in Italia, e
già presentato alla settantesima mostra di arte cinematografica di
Venezia.
La storia inizia nel 1981 quando
Oriana Fallaci vola da New York a Danzica per intervistare il
leader di Solidarnosc. L’intervista farà da filo conduttore nel
racconto della vita di Lech dai cantieri navali di Danzica alla
notorietà mondiale. Una Fallaci quasi caricaturale, interpretata da
Maria Rosaria Omaggio, domanda con un’enfasi
eccessiva delle vicende che hanno portato Walesa alla fama
internazionale come presidente di Solidarnosc, il sindacato che
contribuì fortemente a far cadere il comunismo in Polonia,
portandosi dietro qualche anno dopo, il muro di Berlino e l’intera
URSS. Ad ogni domanda ci viene mostrato un pezzo di vita di Walesa
(Robert Wieckiewicz), mescolando il bianco e nero
al colore, le immagini di repertorio al girato, la lingua polacca,
parlata in presenza della Fallaci, e l’italiano contribuendo ad una
generale confusione. Non sempre è chiaro dove e quando si svolgono
i fatti, solo alcune volte delle sovraimpressioni ci aiutano a
capire il momento storico a cui assistiamo. Di Lech Walesa però non
si racconta solo la vita pubblica e politica, ma anche quella
privata: la moglie Danuta (Agnieszka Grochowska),
i sei figli, la vita con gli amici del cantiere e i colleghi di
Solidarnosc, visioni che contribuiscono ad offuscare la reale
essenza del protagonista. Nel rapporto con la moglie Walesa si
dimostra duro, freddo, in alcuni casi brusco. Walesa pare un uomo
solo al comando, insensibile alle opinioni degli altri e
disinteressato ai loro destini, con infinita fede in Dio e nel
Papa, ma pochissima negli uomini. Vive senza dubbi e, sembra, senza
particolari emozioni, e così risulta dallo schermo pregiudicando
qualsiasi possibilità di empatia. Combatte inoltre contro un nemico
che non sembra mai troppo cattivo, o almeno non come lo è stato
nella realtà storica.
Gli eventi storici non sembrano
abbastanza importanti da aver cambiato la storia del mondo intero,
ma paiono più legati al destino del solo Walesa e della sua
famiglia. A ricompattare le fila di questo racconto una splendida
colonna sonora, per la maggior parte affidata al punk-rock della
band polacca KSU. Queste note ci richiamano subito alla mente il
punk anglosassone ricollegando idealmente le lotte di quegli operai
con quelle del popolo polacco, contribuendo così a definire
precisamente un periodo storico e le sue lotte sociali, se pur
lontanissime geograficamente e politicamente.
Il premio Oscar Sir Ben
Kingsley (Gandhi,
Iron Man 3) è stato scelto per
interpretare il cattivo nell’action thriller di John
Pogue (The Quiet Ones)
Wake. Il film, che vedrà Bruce Willis (Die
Hard) tra come protagonista, sarà prodotto da
Michael Benaroya, Tobin Armbrust,
David Alpert e Chris Cowles.
Wake
racconta la storia di Red Forrester (Willis), un
sociopatico senza paura, che torna nella casa d’infanzia
posizionata su un’isola remota. Quando l’isola è sotto
assedio, Red deve salvare la stessa famiglia che lo ha bandito anni
prima.
“Sir Ben è veramente un talento
unico nel suo genere, con una sottigliezza unica per il suo lavoro.
Egli porta i personaggi in vita caricandoli al momenti giusto di
emozioni e potenza. E ‘un enorme aggiunta a questo cast, non vedo
l’ora di vederlo recitare nei panni di Kole, il potente
antagonista di questo film“, ha dichiarato Benaroya.
“Il premio Oscar Ben è una
dinamica aggiunta al nostro cast che eleverà ulteriormente il
pedigree del nostro film e contribuirà a creare il successo del
genere action per il quale siamo eccitatissimi“, ha
aggiunto Christian de Gallegos, Presidente
della IFT.
Wake, le
cui riprese dovrebbero iniziare a Cleveland il 16 febbraio, è
stato scritto da Chris Borrelli (Tapes
Vaticano) con revisioni
di Pogue.
Piper Perabo
reciterà a fianco di Bruce Willis e Ben
Kingsley in Wake, un thriller
indie del regista John Pogue.
Quando la famiglia
Forrester si riunisce per l veglia di un parente, i partecipanti
sono innervositi dall’arrivo del fratello del morto, Red
(Willis), un sociopatico clinico che ha fatto
della loro vita un inferno fino alla sua scomparsa risalente a parecchi
anni prima. Ma quando la famiglia è sotto assedio da parte di
alcuni delinquenti senza scruproli coinvolti in affari con
il defunto, saranno lieti di avere Red dalla loro parte. La
Perabo interpreterà Claire Forrester, vedova del
defunto nonchè ex amante di Red. Anche Cameron
Monaghan e Ellen Burstyn
reciteranno nella pellicola.
La Perabo è
recentemente apparsa negli States in Covert
Affairs, che ha terminato la sua corsa a Dicembre,
dopo cinque stagioni. Tra i credits dell’attrice ricordiamo i ruoli
in Grizzly,
Looper e
Carriers. La Perabo è
rappresentata da ICM Partners e TMT Entertainment Group.
Wake Up si inserisce in quel filone contemporaneo
di
thriller ad alta tensione che utilizza uno spazio chiuso per
mettere in crisi ideologie, identità e convinzioni morali. Diretto
da Yoann-Karl Whissell e Anouk Whissell, il
film prende una premessa apparentemente semplice – un gruppo di
giovani attivisti che si introduce in un megastore per protestare
contro pratiche aziendali distruttive – e la trasforma rapidamente
in un incubo fisico e simbolico. L’ambiente artificiale del
negozio, costruito per simulare la vita domestica ideale, diventa
così una trappola narrativa perfetta, un luogo in cui ogni certezza
viene progressivamente smontata.
Fin dalle prime sequenze, Wake Up suggerisce che
la vera posta in gioco non sia tanto la denuncia ecologica, quanto
il rapporto tra idealismo e realtà. Il film anticipa una
riflessione più amara: cosa accade quando una generazione cresciuta
nell’urgenza morale si trova improvvisamente costretta a
confrontarsi con una violenza concreta, primitiva, fuori da ogni
schema ideologico? Il finale, in questo senso, non chiude
semplicemente la vicenda, ma la rilancia su un piano interpretativo
più ampio, mettendo in discussione il senso stesso dell’attivismo e
della sopravvivenza.
Un thriller
contemporaneo tra survival e critica generazionale: il contesto
autoriale e di genere di Wake Up
Per comprendere Wake Up è necessario
collocarlo all’interno di una doppia traiettoria: quella del
survival thriller contemporaneo e quella del cinema che riflette
sulle tensioni della Generazione Z. I registi costruiscono un
impianto narrativo che richiama chiaramente modelli come il
“cat-and-mouse movie”, dove lo spazio chiuso diventa un’arena e i
personaggi sono costretti a reinventare continuamente il proprio
ruolo. Tuttavia, ciò che distingue il film è la scelta di inserire
al centro del conflitto non criminali o vittime casuali, ma
attivisti mossi da un intento etico.
Il megastore non è un semplice sfondo, ma un dispositivo simbolico.
È un luogo progettato per vendere un’idea di comfort e controllo,
un simulacro di quotidianità che nasconde, dietro la sua superficie
ordinata, le contraddizioni del capitalismo globale. Quando gli
attivisti vi si introducono, credono di poter dominare quello
spazio, di usarlo come piattaforma per il loro messaggio. In
realtà, finiscono intrappolati in un sistema che li sovrasta,
ribaltando immediatamente il rapporto di potere.
L’ingresso della guardia instabile, che trasforma la protesta in
una caccia all’uomo, segna il passaggio dal discorso politico a
quello esistenziale. Il film abbandona progressivamente la
dimensione collettiva per concentrarsi sull’individuo, sulla sua
capacità di reagire quando le strutture ideologiche crollano. In
questo senso, Wake Up dialoga con un certo
cinema contemporaneo che utilizza il genere per interrogare il
presente, spostando il focus dalla denuncia alla disillusione.
La spiegazione
del finale di Wake Up: sopravvivere significa
rinnegare o trasformare i propri ideali?
Il climax del film porta i protagonisti a confrontarsi con una
realtà brutale: la loro missione è fallita, il messaggio è
irrilevante di fronte alla necessità immediata di restare vivi. La
caccia orchestrata dalla guardia trasforma ogni spazio del negozio
in un territorio ostile, obbligando gli attivisti a passare da una
logica di gruppo a una di sopravvivenza individuale. Questo
passaggio è fondamentale per leggere il finale.
Nelle sequenze conclusive, i sopravvissuti – o chi riesce a
resistere più a lungo – non sono più gli stessi personaggi che
avevano pianificato l’azione dimostrativa. Le loro scelte diventano
sempre più istintive, spesso in contraddizione con i valori
dichiarati all’inizio. Il film suggerisce che, di fronte alla
violenza, l’etica si trasforma in qualcosa di fluido, negoziabile,
persino sacrificabile.
Il confronto finale con l’antagonista non è solo uno scontro
fisico, ma simbolico. La guardia incarna una visione arcaica del
mondo, basata sulla caccia e sulla dominazione. Gli attivisti,
invece, rappresentano una generazione che crede nel cambiamento
attraverso la comunicazione e la sensibilizzazione. Quando questi
due modelli entrano in collisione, il film non offre una soluzione
rassicurante. La vittoria, se c’è, è ambigua, perché implica
l’assimilazione di parte della violenza dell’altro.
Il finale, dunque, non celebra la sopravvivenza come trionfo, ma la
presenta come compromesso. Restare vivi significa accettare di
essere cambiati, di aver perso qualcosa lungo il percorso. È una
conclusione che rifiuta la catarsi tradizionale e lascia lo
spettatore con una domanda aperta: quanto vale un ideale se non
resiste alla prova della realtà?
Il significato
di Wake Up: attivismo, violenza e il crollo delle
certezze morali
Sul piano tematico, Wake Up lavora su una
tensione costante tra idealismo e disillusione. Gli attivisti
entrano nel negozio convinti di poter controllare la narrazione, di
trasformare un gesto simbolico in un atto politico significativo.
Tuttavia, il film mostra come questa convinzione sia fragile, quasi
ingenua, di fronte a una violenza che non può essere prevista né
gestita.
La figura della guardia è centrale in questa dinamica. Non è
semplicemente un antagonista, ma una manifestazione di ciò che il
mondo reale può essere quando viene spogliato delle sue
sovrastrutture. La sua ossessione per la caccia rappresenta un
ritorno a una logica primitiva, in cui il più forte sopravvive e il
più debole soccombe. È una visione che entra in conflitto diretto
con quella degli attivisti, basata su empatia, giustizia e
responsabilità collettiva.
Il negozio, con i suoi ambienti artificiali, amplifica questo
contrasto. Ogni stanza, ogni corridoio, diventa un luogo di
transizione tra due mondi: quello ideale e quello reale. Man mano
che la caccia procede, gli spazi perdono la loro funzione
originaria e si trasformano in scenari di morte, svuotando di
significato l’illusione di normalità che li caratterizzava.
Il titolo stesso, Wake Up, assume un valore
programmatico. Non è solo un invito rivolto allo spettatore, ma
anche ai personaggi. “Svegliarsi” significa prendere coscienza
della distanza tra ciò che si crede e ciò che è. Il film suggerisce
che questa presa di coscienza sia inevitabilmente dolorosa, perché
implica la perdita di un certo tipo di innocenza.
Il finale come rottura narrativa:
implicazioni e letture possibili oltre il survival
Uno degli aspetti più interessanti del finale di Wake
Up è la sua capacità di aprire più livelli di lettura
senza chiuderli definitivamente. Il film evita di fornire una
risposta univoca su cosa accadrà dopo, preferendo lasciare in
sospeso il destino dei personaggi e, soprattutto, il senso delle
loro azioni.
Una possibile interpretazione è quella che vede il finale come una
critica diretta all’attivismo performativo. Il gesto iniziale degli
attivisti, pur mosso da buone intenzioni, appare superficiale se
confrontato con la complessità del mondo reale. La loro incapacità
di prevedere le conseguenze della propria azione diventa un
elemento centrale, suggerendo che la consapevolezza non può
limitarsi a un atto simbolico.
Un’altra lettura riguarda la trasformazione identitaria dei
protagonisti. La sopravvivenza li costringe a ridefinire se stessi,
a confrontarsi con lati della propria personalità che avevano
ignorato o represso. In questo senso, il film può essere visto come
un racconto di formazione distorto, in cui il passaggio all’età
adulta avviene attraverso la violenza.
Infine, il finale può essere interpretato come una riflessione più
ampia sul rapporto tra individuo e sistema. Il negozio, come
rappresentazione del capitalismo globale, inghiotte i personaggi e
li costringe a giocare secondo le sue regole. Anche quando cercano
di ribellarsi, finiscono per essere assimilati, perdendo parte
della loro identità.
Wake
Up oltre il finale: cosa resta davvero dopo la
sopravvivenza
Ciò che rende Wake Up un film significativo è la
sua capacità di lasciare un residuo, una sensazione che persiste
oltre la visione. Il finale non offre consolazione, e proprio per
questo risulta coerente con il percorso narrativo. I personaggi
sopravvissuti non escono indenni, e il loro futuro resta incerto,
segnato da ciò che hanno vissuto.
La presenza implicita della violenza, anche dopo la conclusione
degli eventi, suggerisce che il trauma non si esaurisce con la fine
della caccia. È qualcosa che continua a esistere, che modifica il
modo in cui i personaggi percepiscono il mondo. In questo senso, il
film rifiuta la logica del ritorno alla normalità, mostrando come
certe esperienze siano irreversibili.
Allo stesso tempo, Wake Up lascia spazio a una
riflessione sul significato dell’azione. Se l’attivismo iniziale si
rivela inefficace, il film non nega la necessità di agire, ma
invita a interrogarsi sulle modalità. È un discorso complesso, che
evita facili moralismi e preferisce muoversi in una zona grigia,
dove le risposte sono sempre parziali.
In definitiva, il finale di Wake Up funziona
perché non chiude, ma apre. Costringe lo spettatore a riconsiderare
ciò che ha visto, a mettere in discussione le proprie aspettative
e, soprattutto, a confrontarsi con una verità scomoda: tra ideali e
realtà esiste una distanza che può essere colmata solo a un costo
molto alto.
Netflix ha svelato il primo trailer e la data
d’uscita di
Wake Up Dead Man: A Knives Out Mystery. Il film segna
la terza iterazione nel franchise mistery, con
Daniel Craig che torna a dare vita al brillante
Benoit Blanc. Il film uscirà il 12 dicembre su
Netflix.
Sebbene la trama del film sia stata
tenuta in gran parte segreta, la sinossi anticipava che “Benoit
Blanc torna nel suo caso più pericoloso finora”.
Il primo film
diKnives
Out è uscito nelle sale nel 2019, con la storia di come
Benoit Blanc ha aiutato Marta Cabrera (Ana
de Armas) a dimostrare la sua innocenza, guadagnando
più di 300 milioni di dollari al botteghino mondiale. Quando
Netflix ha visto l’incredibile potenziale del
franchise, il gigante dello streaming ha acquisito i diritti di
distribuzione per due sequel successivi, che si sono rivelati
essere Glass
Onion e
Wake Up Dead Man: A Knives Out Mystery.
Il tempo ci dirà se Johnson
continuerà a scrivere altri misteri da risolvere per Benoit Blanc,
o se l’avventura del prossimo anno sarà l’ultima volta che gli
spettatori vedranno il detective fare la sua magia. Wake Up Dead Man: A Knives Out Mystery
debutterà su Netflix nel 2025.
Buone notizie, fan di Benoit Blanc,
siamo ufficialmente a un passo da Wake Up Dead Man:A
Knives Out
Mystery. Il
regista Rian Johnson ha condiviso su Instagram la
notizia che le riprese del prossimo film, ricco di star, sono
terminate e che vedrà ancora una volta protagonista Daniel Craig nei panni dell’enigmatico
detective Benoit Blanc.
Wake Up Dead Man:A Knives Out
Mystery continua l’eredità del franchise Knives Out. In questo sequel, Blanc si
trova alle prese con un altro mistero di omicidio, che questa volta
coinvolge un gruppo eterogeneo di individui eccentrici.
Sulla base del divertimento elettrizzante e cerebrale dei film
precedenti, l’ultima uscita del nostro eroe è pronta a offrire la
narrazione intelligente e l’arguzia tagliente che i fan hanno
imparato ad amare.
Il sequel segna la conclusione del
contratto che Netflix ha stipulato con Craig, il regista Johnson e
il produttore Bergman in seguito al grande successo del primo film
di Knives Out. Il franchise è diventato
rapidamente un punto di riferimento per il gigante dello streaming,
con le avventure di Benoit Blanc che hanno riscosso un enorme
successo di pubblico in tutto il mondo. A Brolin si aggiungono le
già annunciate star Daryl
McCormack,Mila
Kunis,Jeremy Renner,Glenn Close, Cailee Spaeny, Josh O’Connor, Andrew Scott e Kerry Washington.
Diretto da Rian Johnson, che ha
scritto e diretto i film precedenti, Wake Up Dead Man
riporterà Benoit Blanc a essere un osservatore rispettoso,
tranquillo e passivo… della verità.
Mentre il film si prepara per la produzione, l’attesa cresce a ogni
nuovo annuncio di casting. Con un’intrigante miscela di star
affermate e talenti emergenti come TK, il film è pronto a diventare
un altro successo della saga di Knives Out. I fan del
franchise e i nuovi arrivati attenderanno con ansia ulteriori
dettagli e, infine, l’uscita del film.
Wake Up Dead
Man cambia ambientazione rispetto ai film precedenti.
Allontanandosi dall’ambientazione della villa sull’isola di
Glass Onion, Wake Up Dead Man incontra
Dio, esplorandone la storia attraverso la lente di un prete che ha
appena ottenuto un nuovo incarico in chiesa. Naturalmente, alla
fine ne consegue un omicidio, che riporta il detective Benoit Blanc
sul caso.
Secondo Netflix, Johnson spiega il
ruolo dell’analogia con Damasco in Wake Up Dead Man – Knives Out. Johnson
chiarisce che questo punto si collega direttamente a come si
svolgono le cose nella Bibbia. Come afferma il regista, l’apostolo
Paolo “era stato originariamente un persecutore dei
cristiani”.
La situazione cambiò sulla via di
Damasco, dove Paolo “ebbe una rivelazione e fu accecato”.
Questo arco narrativo prosegue analogamente al mondo di Wake Up
Dead Man, dove “introducono quel riferimento per illustrare ciò
che [Jud] sta attraversando“. Ecco la citazione completa di
Johnson qui sotto:
“Paolo [l’Apostolo] era stato
originariamente un persecutore dei cristiani. Sulla via di Damasco,
ebbe una rivelazione e fu accecato. Quando accettò il Signore, le
scaglie gli caddero dagli occhi e poté vedere di nuovo. Quindi, in
pratica, è diventato un modo per indicare una sorta di rivelazione
sacra. C’è un momento cruciale in cui Jud si rende conto di essere
stato travolto dal gioco investigativo di Blanc e di aver perso il
filo del discorso su ciò che in realtà è lì a fare come sacerdote.
Aveva senso inserire quel riferimento per illustrare ciò che sta
attraversando”.
Come afferma Johnson, la via di
Damasco è diventata colloquialmente “un modo per indicare una
sorta di rivelazione sacra”. In Wake Up Dead Man, il sacerdote
Jud attraversa diverse di queste rivelazioni sacre. Vuole che i
membri della sua parrocchia trovino Gesù Cristo e si concentrino
sulla fede in un modo che Wicks non ha fatto.
Tutto questo raggiunge il culmine
nel secondo atto del film, quando Jud si rende conto di essere
stato così “trascinato dal gioco investigativo di Blanc”
da aver perso di vista il motivo per cui era entrato in quella
chiesa.
La metafora religiosa si lega a
questo come una componente potente. Utilizza un quadro spirituale
preesistente, che originariamente deriva dal capitolo 9 del libro
degli Atti degli Apostoli, e lo applica al personaggio principale,
che sta anche affrontando una sorta di resa dei conti con la fede e
la propria religione.
Le analogie bibliche probabilmente
vanno ancora più in profondità in Wake Up Dead Man – Knives Out. Pur prendendo
spunto anche da altri aspetti della società, Wake Up Dead Man
affronta con intelligenza i temi della ricerca e della perdita
della fede, filtrati attraverso la lente emotiva di Jud.
Wake Up Dead Man – Knives Out presenta
diversi livelli di intrigo nascosti nel corso del film, sfruttando
la sua natura ricca di colpi di scena per riflettere su temi come
la fede e l’empatia. Il terzo film di Rian Johnson, incentrato sul
detective Benoit Blanc, sposta l’azione in una cittadina sonnolenta
e profondamente religiosa.
Sebbene il film sia preferibile
vederlo “alla cieca”, così che ogni svolta narrativa possa emergere
in modo naturale, la storia di Wake Up Dead Man è strettamente connessa
ai temi centrali della trama complessiva. È probabilmente il
miglior film della saga Knives Out e merita un’analisi
approfondita dei suoi significati. Ecco cosa accade in Wake Up Dead Man e cosa significa
davvero.
Wake Up Dead Man è il film
di Knives Out più stimolante dal punto di vista
intellettuale, con un mistero che si svela a strati nel corso della
narrazione. La domanda centrale del film riguarda l’omicidio di
monsignor Jefferson Wicks. Inizialmente, il mistero sembra
presentarsi come un atto di vendetta da parte di qualcuno della sua
congregazione, seppur in circostanze apparentemente
impossibili.
Jud Duplenticy appare come il
sospettato più ovvio, a causa dei suoi conflitti con Wicks e della
sua frustrazione per la furia moralista che il monsignore riversa
nei suoi sermoni. Quando il resto della congregazione affronta
Wicks per la sua identità di padre segreto di Cy Draven, Wicks
minaccia di rivelare tutti i loro segreti, fornendo così a ciascuno
un possibile movente.
Per un certo periodo, il pubblico
viene indotto a credere che Wicks sia miracolosamente tornato in
vita, salvo poi essere ritrovato morto nel seminterrato di Nat
Sharp accanto al cadavere di Sharp, sciolto dall’acido. Tuttavia,
la verità è molto più complessa di quanto sembri. La morte di Wicks
è stata orchestrata da Sharp, dalla parrocchiana Martha Delacroix e
dal suo compagno sentimentale Samson.
Dopo essere stata costretta a
rivelare il segreto riguardante il nonno di Wilcox e il suo
preziosissimo diamante, Martha rimane sconvolta nello scoprire che
Wilcox intende profanare la tomba del padre per impossessarsene.
Inorridita all’idea che il diamante avesse “corrotto” un’altra
anima, Martha recluta Nicks e Samson per uccidere Wicks e mantenere
il diamante al sicuro.
Anni prima, Martha era stata
incaricata dal nonno di Wicks di impedire che il diamante finisse
nelle mani di persone che lo avrebbero usato per scopi egoistici.
Questo spiega perché Martha si sia dedicata così profondamente alla
chiesa: la sua fede nel sacerdote e nella sua visione del mondo si
è tradotta in decenni di servizio leale — fino ad arrivare
all’omicidio.
Piuttosto che permettere al
diamante di tornare nel mondo, Martha preferisce uccidere Wicks.
Arriva persino a ragionare sul fatto che, inscenando una
resurrezione miracolosa, potrebbe onorare la sua predicazione
generando fervore religioso nel suo nome, recuperando il diamante e
mantenendo la promessa di tenerlo nascosto.
Wake Up Dead Man uccide
più personaggi di qualsiasi altro film di Knives Out
Wake Up Dead Man presenta
quattro morti rilevanti ambientate nel presente, mentre le morti
del nonno e della madre di Wicks giocano un ruolo importante nella
narrazione complessiva. Alla fine si scopre che Wicks è stato
ucciso direttamente da Nicks, che apparentemente si era unito alla
cospirazione per impedire a Wicks di rovinargli la carriera medica
rivelando il suo alcolismo.
Martha cuce un coltello finto nella
veste di Wicks e droga la fiaschetta che lui teneva nascosta. Dopo
il suo collasso, Nicks controlla Wicks, lasciandogli però
abbastanza tempo da solo per estrarre il coltello finto e
pugnalarlo mortalmente con quello vero. Al funerale di Wicks, Nicks
porta via il corpo mentre Samson prende il suo posto nella
bara.
Quando arriva il momento della
“resurrezione” di Wicks, è Samson a uscire dalla tomba, travestito
da lui. L’idea era che la resurrezione giustificasse i sermoni
feroci di Wicks, distruggesse la tomba e permettesse a Martha di
recuperare il diamante per nasconderlo di nuovo. Tuttavia, Nicks
decide di tenere il diamante per sé e uccide Samson.
Dopo aver visto il corpo di Samson,
una Martha devastata affronta Nicks, avvelenandolo con un’overdose
dei farmaci che lui stesso intendeva usare contro di lei. In
seguito, sopraffatta dal senso di colpa, Martha torna in chiesa per
un ultimo sermone. Dopo aver assunto una dose letale dello stesso
medicinale, riesce a sopravvivere abbastanza a lungo da confessare
i suoi crimini e ricevere l’estrema unzione da Jud.
Sebbene ogni film di Knives
Out abbia avuto almeno una vittima, Wake Up Dead Man
è di gran lunga il più letale. Oltre alle morti di Wicks, Nicks,
Samson e Martha, ci sono anche quelle del nonno di Wicks e di sua
figlia nella backstory del film, oltre alla rivelazione che Jud
aveva ucciso un uomo in passato.
La morte è un elemento chiave di
Wake Up Dead Man, con una combinazione di omicidi
premeditati, uccisioni impulsive e suicidi. Tuttavia, quasi tutte
vengono trattate come tragedie. Persino la morte di Nicks, che in
un altro film sarebbe stata un momento di trionfo, lascia Martha
distrutta e vuota.
Come Wake Up Dead Man
accenna al passato di Benoit Blanc
Cortesia di Netflix
Uno degli aspetti più intriganti di
Wake Up Dead Man è il modo in cui suggerisce elementi del
passato di Benoit Blanc. Parlando del suo rapporto con la
religione, Blanc conferma di essere ateo, sottolineando la sua
preferenza per la logica e la ragione rispetto alla fede. Tuttavia,
la scena suggerisce anche un motivo più personale per la sua
avversione alla religione.
Blanc rivela a Jud che sua madre
era una donna religiosa e che da bambino andava in chiesa con lei.
A un certo punto, però, tra loro deve esserci stata una rottura:
Blanc la descrive come una donna crudele prima di cambiare
rapidamente argomento. Questo offre una nuova prospettiva sul
detective interpretato da Daniel Craig.
Sembra che Blanc sia stato spinto a
cercare la verità in ogni cosa anche come reazione alla sua
educazione in un ambiente di fede. Pur mantenendo un apprezzamento
per ciò che uomini di chiesa virtuosi come Jud possono fare per gli
altri, Blanc non si fa illusioni su come la religione possa essere
abusata per ottenere ricchezza, potere e influenza.
Sebbene il film non lo dica
apertamente, c’è anche la possibile implicazione che l’avversione
di Benoit Blanc per la religione derivi dalle convinzioni rigide di
sua madre. Glass Onion ha rivelato discretamente che Blanc
ha una relazione sentimentale con un uomo. Se sua madre era molto
devota, potrebbe aver reagito negativamente alla sua sessualità,
creando una frattura tra loro.
Il vero significato della “Donna
Scarlatta”
Uno dei temi sottostanti di
Wake Up Dead Man riguarda la “Donna Scarlatta”, ovvero
Grace Wicks, la madre di Wicks. Nei racconti di Martha e nei
sermoni di Wicks viene descritta come una donna senza cuore,
interessata solo alla ricchezza del padre. Dopo la morte di
quest’ultimo, avrebbe gravemente danneggiato la chiesa, per poi
morire a sua volta.
Quando il diamante viene rivelato,
si scopre che Grace devastò la chiesa nel tentativo di trovare la
ricchezza. Ogni scena la ritrae come una donna crudele, ma Jud,
Vera e Blanc si rivelano empatici nei suoi confronti. Intrappolata
in una famiglia che non la accettava, Grace viene demonizzata dopo
la morte dal figlio che la condanna.
Persino Martha è costretta a
riconoscere come il suo odio verso Grace fosse mal riposto. Sul
letto di morte, mentre prega per il perdono, Jud le dice che deve
anche liberarsi del suo rancore verso Grace. Solo allora Martha
prova una pace autentica nei suoi ultimi momenti. Questo riflette
uno dei temi più importanti del film.
Grace era vista da Wicks solo come
un simbolo dei difetti del mondo, un esempio da usare per colpire
gli altri. Jud, invece, sostiene che lo scopo della fede sia
perdonare ed essere perdonati. Empatizzando con Grace, Jud dimostra
la sua umanità e dona a Martha una pace finale.
Come il finale di Wake Up Dead
Man potrebbe influenzare i futuri film di Knives
Out
Cortesia di Netflix
Uno dei maggiori punti di forza dei
film di Knives Out è la loro natura autoconclusiva. Ogni
film è un mistero a sé stante, con Benoit Blanc come unico
personaggio ricorrente. Tuttavia, questo potrebbe cambiare dopo il
terzo film.
Durante il climax, Benoit Blanc
inizia a rivelare la verità, ma poi dichiara apertamente di non
poter risolvere il caso. Cy e Lee sfruttano subito la cosa,
presentandola alla stampa come prova di un miracolo divino che ha
sconfitto il più grande detective del mondo. In realtà, Blanc aveva
risolto il caso, ma voleva permettere a Martha di morire con
dignità.
Per questo non la smaschera,
consentendole di confessare in privato a Jud e Geraldine anziché
diventare uno spettacolo mediatico. Il finale rivela che ci sono
ancora credenti di Wicks che citano l’ammissione di Blanc come un
fatto, anche se il crimine viene reso pubblico dopo la morte di
Martha. Questo potrebbe complicare le indagini future di Blanc e
dare alle persone un motivo per dubitare di lui.
Al centro di Wake Up Dead
Man c’è una storia di fede e redenzione. Per molti, la fede è
un’arma o uno scudo. Personaggi come Wicks la usano per opprimere e
distruggere gli altri. Martha la usa per giustificare la sua
visione del mondo. Cy e Lee cercano di trarne profitto, mentre
Simone cerca guarigione attraverso di essa.
Blanc e Vera hanno una visione dura
della chiesa, con Vera che si sente intrappolata al suo interno (da
qui la sua empatia per Grace). Nicks sembra frequentarla solo per
abitudine, mentre abbraccia i sermoni furiosi di Wicks e affronta
la rabbia per l’abbandono della moglie.
Gli unici due personaggi con una
fede sincera sono Jud e Samson. Per questo Jud complica
inconsapevolmente il caso nascondendo la fiaschetta che ha
avvelenato Wicks. Ignaro dei farmaci al suo interno, temeva la
reazione di Samson, un alcolista in recupero con una fede profonda
in Wicks.
Samson è una delle poche persone
veramente innocenti del film, e persino la sua disponibilità ad
aiutare a sbarazzarsi del corpo di Wicks nasce dal suo amore
incondizionato per Martha. Questo rende la sua morte improvvisa e
non pianificata per mano di Nicks ancora più straziante, dando il
via all’atto finale del film.
La fede di Jud rappresenta invece
il meglio di ciò che la chiesa può essere. Non cerca l’assoluzione
per il suo passato violento per semplice rimorso, ma perché crede
sinceramente che Gesù lo ami e lo perdoni. È per questo che Jud si
scontra spesso con Wicks: la sua visione empatica entra
naturalmente in conflitto con quella più dura del monsignore.
È anche il motivo per cui Jud tenta
ripetutamente di costituirsi per crimini che non ha commesso,
temendo di causare ulteriore dolore. Ed è il motivo per cui,
nonostante tutto, concede a Martha l’estrema unzione.
Questo collega il film
tematicamente al primo Knives Out, in cui il complotto per
incastrare Marta fallisce a causa dell’empatia verso Fran e
dell’incapacità di lasciarla morire, anche a costo di perdere
tutto. C’è un’umanità nella visione del mondo di Jud che si
diffonde agli altri personaggi, una convinzione che viene infine
condivisa nei momenti conclusivi del film.
Sebbene Blanc non creda nel divino,
crede nell’umanità. La sua disponibilità a lottare per Jud — così
come per le altre persone che lo coinvolgono — riflette la stessa
empatia che guida Jud. Questo conferisce a Wake Up Dead Man – Knives Out un
forte nucleo emotivo e morale, rendendolo un film tematicamente
ricco.
È ora disponibile il
teaser trailer di
Wake Up Dead Man – Knives Out, il terzo capitolo dedicato al
celebre detective Benoit Blanc (Daniel Craig), scritto e diretto da
Rian Johnson. Il film arriverà in cinema selezionati il 26 novembre
e su Netflix il 12 dicembre.
La trama di Wake Up Dead
Man – Knives Out:
Benoit Blanc (Daniel
Craig) torna per affrontare il suo caso più pericoloso nel terzo e
più oscuro capitolo dell’opera di Rian Johnson. Quando il giovane
prete Jud Duplenticy (Josh O’Connor) viene inviato ad affiancare il
carismatico e focoso Monsignor Jefferson Wicks (Josh
Brolin), è chiaro che qualcosa non va tra i banchi della
chiesa. Il modesto ma devoto gregge di Wicks comprende la pia
signora della chiesa Martha Delacroix (Glenn Close), il riservato
custode Samson Holt (Thomas Haden Church), l’avvocatessa sempre
sotto pressione Vera Draven (Kerry Washington), l’aspirante politico Cy
Draven (Daryl McCormack), il medico del paese Nat Sharp (Jeremy Renner), il celebre autore Lee Ross
(Andrew Scott) e la violoncellista Simone Vivane
(Cailee Spaeny). Dopo che un omicidio improvviso
e apparentemente impossibile sconvolge la cittadina, l’assenza di
un chiaro sospettato spinge la capo della polizia locale Geraldine
Scott (Mila
Kunis) a unire le forze con il rinomato detective Benoit Blanc
per svelare un mistero che sfida ogni logica.
Netflix ha rivelato la data di uscita nelle
sale e i dettagli della trama dell’attesissimo Wake Up Dead Man – Knives Out con Daniel Craig. Il film arriverà sulla
piattaforma streaming il 12 dicembre, passando
però prima per alcuni cinema selezionati a partire
dal 26 novembre, dopo una prima mondiale
al Toronto International Film Festival a settembre e la proiezione
al London Film Festival a ottobre.
Questo continua la tradizione del
franchise di uscire nelle sale durante il weekend del
Ringraziamento, dato che i primi due film hanno debuttato nel
medesimo periodo. Considerato il “capitolo più oscuro”
della serie diretta da Rian Johnson, il nuovo film
vedrà Blanc unire le forze con il capo della polizia locale per
risolvere un “omicidio improvviso e apparentemente
impossibile”.
La sinossi completa riporta infatti:
“Benoit Blanc (Daniel Craig) torna per il suo caso più
pericoloso nel terzo e più oscuro capitolo dell’opera gialla di
Rian Johnson. Quando il giovane prete Jud Duplenticy (Josh
O’Connor) viene mandato ad assistere il carismatico e
provocatorio monsignor Jefferson Wicks (Josh
Brolin), è chiaro che non tutto va bene nella chiesa.
Il modesto ma devoto gregge di
Wicks comprende la devota Martha Delacroix (Glenn
Close), il circospetto giardiniere Samson Holt (Thomas Haden
Church), l’avvocatessa Vera Draven (Kerry
Washington), l’aspirante politico Cy Draven (Daryl McCormack),
il medico di paese Nat Sharp (Jeremy
Renner), l’autore di best seller Lee Ross (Andrew
Scott) e la violoncellista Simone Vivane (Cailee
Spaeny).
Dopo che un omicidio improvviso
e apparentemente impossibile sconvolge la città, la mancanza di un
sospettato evidente spinge il capo della polizia locale Geraldine
Scott (Mila
Kunis) a unire le forze con il famoso detective Benoit Blanc
per svelare un mistero che sfida ogni logica”.
Netflix ha anche
condiviso un poster teaser del giallo, con Blanc e il resto del
cast che circondano una tomba (lo si può vedere qui). Il
primo trailer di Wake Up Dead Man – Knives Out ha dato al
pubblico un assaggio del nuovo caso emozionante e oscuro di Blanc,
suggerendo un’atmosfera gotica. La chiesa e il cimitero saranno i
luoghi chiave del film, che presenta personaggi affascinanti.
Dal medico di paese interpretato da
Renner al giovane prete interpretato da O’Connor e all’autrice di
best seller interpretata da Scott, il terzo capitolo sembra essere
il perfetto incontro tra il giallo e il dramma di una piccola
città.
L’uscita limitata nelle sale e la
prima al festival cinematografico significano anche che Wake Up Dead Man – Knives Out potrà essere
candidato alla 98ª edizione degli Academy
Awards, dove i precedenti due sono entrambi stati nominati per
la Miglior sceneggiatura originale. D’altra parte, i fan che hanno
atteso con impazienza il film potranno vederlo a novembre, quasi un
mese prima della sua prima ufficiale su Netflix.
Netflix ha pubblicato il trailer ufficiale di Wake Up Dead Man – Knives Out, terzo capitolo
della saga investigativa scritta e diretta da Rian Johnson e interpretata da
Daniel Craig, che torna nei panni
dell’eccentrico detective Benoit Blanc. Il film, attesissimo dai fan e
distribuito direttamente in streaming, prosegue l’universo di
Knives Out dopo i successi
globali dei primi due titoli.
Il
trailer introduce un nuovo caso intricato, più cupo e misterioso
dei precedenti, con atmosfere quasi gotiche e un ensemble cast
ricchissimo, come da tradizione del franchise.
Il video anticipa un’indagine più oscura, una morte misteriosa che
sconvolge una comunità isolata e un Benoit Blanc ancora più
enigmatico, in una storia che promette colpi di scena, humour
tagliente e una costruzione narrativa complessa — marchio di
fabbrica del regista.
Uscita su
Netflix
Wake Up Dead Man: A Knives
Out Mystery sarà disponibile su Netflix nel 2025, come terza
collaborazione tra Rian Johnson e la piattaforma.
Netflix rilascia il trailer e le nuove immagini
ufficiali di Wake Up Dead Man – Knives Out, il terzo
capitolo dell’opera del regista candidato all’Oscar Rian
Johnson con protagonista il celebre detective Benoit Blanc
(Daniel
Craig). Il film – già acclamato dal pubblico al
Toronto International Film Festival e al London Film Festival – è
ora disponibile in cinema selezionati mentre arriverà su Netflix il
12 dicembre.
1 di 7
Cortesia di Netflix
Cortesia di Netflix
Rian Johnson sul set di
Wake Up Dead Man - Cortesia di Netflix
Cortesia di Netflix
Cortesia di Netflix
Cortesia di Netflix
Cortesia di Netflix
La trama di Wake Up Dead Man – Knives
Out
Benoit Blanc
(Daniel
Craig) torna per affrontare il suo caso più pericoloso
nel terzo e più oscuro capitolo dell’opera di Rian Johnson. Quando
il giovane prete Jud Duplenticy (Josh
O’Connor) viene inviato ad affiancare il carismatico e
focoso Monsignor Jefferson Wicks (Josh
Brolin), è chiaro che qualcosa non va tra i banchi
della chiesa. Il modesto ma devoto gregge di Wicks comprende la pia
signora della chiesa Martha Delacroix (Glenn
Close), il riservato custode Samson Holt
(Thomas Haden Church), l’avvocatessa sempre sotto
pressione Vera Draven (Kerry
Washington), l’aspirante politico Cy Draven
(Daryl McCormack), il medico del paese Nat Sharp
(Jeremy
Renner), il celebre autore Lee Ross (Andrew
Scott) e la violoncellista Simone Vivane (Cailee
Spaeny). Dopo che un omicidio improvviso e
apparentemente impossibile sconvolge la cittadina, l’assenza di un
chiaro sospettato spinge la capo della polizia locale Geraldine
Scott (Mila
Kunis) a unire le forze con il rinomato detective
Benoit Blanc per svelare un mistero che sfida ogni logica.
Il
cuore di Wake Up – Il risveglio si costruisce
attorno a una frattura identitaria che non riguarda soltanto il
protagonista, ma l’intero sistema di verità che il film
thriller mette in scena. L’uomo senza memoria, inizialmente
conosciuto come John Doe (Jonathan
Rhys Meyers), non è semplicemente un individuo
smarrito, ma una figura liminale: qualcuno che esiste solo nella
misura in cui gli altri lo definiscono. Il ritrovamento del corpo
nel bagagliaio della sua auto non inaugura soltanto un mistero
criminale, ma un dispositivo narrativo fondato sull’inaffidabilità
della percezione e sulla costruzione artificiale della colpa.
Fin dalle prime sequenze, il film lavora sulla tensione tra ciò che
viene creduto e ciò che è accaduto realmente. L’amnesia del
protagonista non è un vuoto narrativo, ma uno spazio politico e
psicologico in cui altri personaggi proiettano responsabilità,
paure e convenienze. La sua ricerca di identità coincide così con
una discesa in un sistema corrotto di relazioni, dove la verità non
è mai un punto di arrivo stabile, ma una costruzione continuamente
riscritta da chi detiene il potere o la narrazione dei fatti.
Il finale come rivelazione
stratificata: Michael Winslow, la colpa del sistema e la verità
costruita sulla menzogna
Nel finale, la struttura del film si ribalta completamente quando
John Doe recupera la propria identità originaria: non è un anonimo
sospettato, ma Michael Winslow, detective coinvolto nelle indagini
sui delitti. Questa rivelazione non funziona come semplice colpo di
scena, ma come smontaggio progressivo di una macchina narrativa
costruita sull’occultamento. Il protagonista scopre di essere stato
non solo vittima di un tentato omicidio, ma anche oggetto di una
complessa operazione di sostituzione identitaria orchestrata dallo
sceriffo Roger Bower.
La verità emerge attraverso una serie di ricostruzioni che
convergono in un’unica dinamica: Oliver, il figlio dello sceriffo,
è il vero serial killer, ma la sua responsabilità viene coperta
sistematicamente per preservare un equilibrio familiare e
istituzionale. Bower, figura apparentemente garante dell’ordine,
diventa il principale agente della distorsione: inscena la morte di
Michael, manipola le prove, sostituisce le impronte digitali e
affida a un sicario il compito di eliminare ciò che resta della
verità.
Quando Michael affronta finalmente Bower, il film non propone una
semplice resa dei conti, ma un confronto tra due forme di colpa. Da
un lato quella esplicita di Oliver, dall’altro quella silenziosa e
sistemica di Bower, che si manifesta come protezione paterna
degenerata in occultamento criminale. Il suicidio finale dello
sceriffo non chiude la narrazione con una redenzione, ma con la
presa d’atto di un collasso etico: la verità emerge, ma non può più
produrre riparazione.
Jonathan Rhys Meyers in Wake Up – Il risveglio
Identità, trauma e memoria: il
film come indagine sulla costruzione della colpa
Al centro di Wake Up – Il risveglio non si
trova soltanto un mistero criminale, ma una riflessione
sull’instabilità dell’identità quando viene sottratta alla memoria.
Michael/Mr. Doe è un soggetto privo di continuità narrativa, e
proprio per questo diventa terreno di proiezione per ogni altra
figura del film. Diana, ad esempio, lo interpreta attraverso il
filtro del proprio trauma familiare, legato a una falsa accusa che
ha distrutto la vita del padre. La sua fiducia nel protagonista non
nasce da prove, ma da una risonanza emotiva che anticipa ogni
evidenza.
Il tema della memoria è centrale perché il film suggerisce che
ricordare non significhi semplicemente recuperare informazioni, ma
riattivare responsabilità. Quando Michael inizia a ricostruire il
proprio passato, non riemerge soltanto la sua identità, ma anche la
rete di omissioni e complicità che ha permesso la creazione del
serial killer come figura narrativa utile alla comunità. Oliver
uccide seguendo un rituale che replica il trauma materno, ma è la
comunità stessa a trasformare quelle morti in un racconto coerente,
sacrificando la complessità alla necessità di un colpevole
identificabile.
In questa prospettiva, la colpa non è mai individuale, ma
distribuita. Ogni personaggio contribuisce, in modo diretto o
indiretto, alla costruzione della verità distorta: chi omette, chi
protegge, chi crede, chi accusa. Il film suggerisce così che la
verità non viene nascosta da un singolo atto criminale, ma da una
rete di giustificazioni morali che si autoalimentano.
Tra identità perduta e
cospirazione istituzionale
Wake Up – Il risveglio si colloca all’interno di
una tradizione ben precisa del thriller contemporaneo, quella in
cui il soggetto perde la propria identità e deve ricostruirla
attraverso un’indagine che coincide con la scoperta di una
cospirazione più ampia. Il riferimento più immediato è il modello
del “uomo senza passato” tipico di molte narrazioni post-Bourne,
dove il corpo diventa prova e al tempo stesso enigma.
La regia utilizza questo impianto per sviluppare una tensione
costante tra superficie e sottosuolo. Ogni elemento visibile – le
indagini dell’FBI, la figura dello sceriffo, le tracce del serial
killer – è solo la manifestazione esterna di un sistema di
relazioni più profondo, in cui la verità viene negoziata piuttosto
che rivelata. Il film non appartiene a una saga, ma si inserisce in
una grammatica narrativa riconoscibile: quella del thriller
paranoico, dove l’istituzione non è mai garante della verità, ma
parte del problema.
Interessante è anche la costruzione del rapporto tra Michael e
Diana, che rielabora la dinamica classica del “testimone esterno”
che accompagna il protagonista. Diana non è solo supporto emotivo,
ma specchio ideologico: la sua esperienza familiare di falsa
condanna la rende predisposta a credere nell’innocenza di Michael,
ma allo stesso tempo la espone alla manipolazione della narrazione.
Il film utilizza questo rapporto per interrogare la fragilità del
giudizio umano quando è esposto a traumi pregressi.
Francesca Eastwood in Wake Up – Il risveglio
Il sistema della verità:
istituzioni, protezione e collasso etico
Una delle implicazioni più radicali del film riguarda il ruolo
delle istituzioni nella produzione della verità. Lo sceriffo Bower
non agisce come semplice antagonista, ma come figura che incarna la
logica del “male necessario”: proteggere il figlio a ogni costo,
anche distruggendo la struttura stessa della giustizia. In questo
senso, il sistema legale non viene mostrato come fallito, ma come
attivamente sabotato dall’interno.
La decisione di sostituire le impronte di Michael con quelle di un
cadavere anonimo, così come l’uso di un’esplosione per cancellare
le tracce, evidenzia una forma di razionalità criminale che non
nasce dal caos, ma dall’eccesso di controllo. Il film suggerisce
che la vera distorsione non è l’esistenza del male, ma la sua
amministrazione strategica.
Il finale, con la morte di Bower e la riabilitazione ufficiale di
Michael, non ristabilisce l’ordine, ma lascia aperta una ferita
epistemologica. Diana osserva da lontano la conclusione degli
eventi, ma la sua posizione è quella di chi ha visto troppo per
poter credere ancora in una verità stabile. Il sistema ha corretto
un errore, ma non ha eliminato la logica che lo ha prodotto.
Chi siamo quando la verità non ci
appartiene più
L’ultima traiettoria del film non riguarda la risoluzione del
mistero, ma la trasformazione dei soggetti coinvolti. Michael
recupera la propria identità, ma non torna alla sua forma
originaria: ciò che ha scoperto lo rende irrimediabilmente diverso.
Diana, a sua volta, perde l’illusione che la verità possa essere
separata dalle motivazioni personali di chi la racconta. Bower
muore, ma la struttura che ha generato le sue scelte resta
intatta.
Il film si chiude così su
una verità ambivalente: da un lato la giustizia sembra ristabilita,
dall’altro la fiducia nei meccanismi che la producono è
definitivamente compromessa. L’identità, la memoria e la colpa non
sono più categorie separate, ma elementi interdipendenti di un
sistema fragile. In questo spazio instabile, Wake Up – Il
risveglio suggerisce che il vero risveglio non è
quello del protagonista, ma quello dello spettatore, costretto a
riconoscere che ogni verità è sempre il risultato di una narrazione
incompleta.
Wake of Death – Scia di
morte è un action thriller che segna un punto interessante
nella carriera di Jean-Claude Van Damme. Dopo una lunga serie di
film d’azione muscolari e adrenalinici negli anni ’80 e ’90 come
Lionheart – Scommessa vincente, l’attore belga entra
nei primi anni 2000 con opere che cercano un tono più cupo,
drammatico e personale. In questo film, Van Damme interpreta Ben
Archer, un ex criminale deciso a vendicare la morte della moglie,
coinvolta in un regolamento di conti tra mafia cinese e servizi
dell’immigrazione. Il film si inserisce dunque nella fase più
introspettiva dell’attore, che qui cerca un equilibrio tra azione e
pathos familiare.
Diretto da Philippe
Martínez, il film ha avuto una produzione travagliata e
inizialmente doveva essere girato da Ringo Lam,
storico collaboratore di Van Damme, ma il cambio alla regia ha
comunque mantenuto un’impronta visiva solida, cupa e
urbana. Wake of Death – Scia di morte si
distingue da altri titoli dell’attore per un tono più malinconico e
per il tentativo di combinare l’action con una storia di dolore
privato e senso di colpa. Van Damme, più contenuto rispetto al
passato, propone un protagonista segnato da un passato violento ma
mosso da un desiderio autentico di redenzione e giustizia, portando
sullo schermo una performance meno caricaturale e più umana.
Il film è costruito su ritmi
serrati, sparatorie e vendetta, ma offre anche momenti di silenzio,
inquadrature eleganti e una tensione costante tra l’intimità del
dramma familiare e la brutalità del crimine organizzato. I
personaggi, pur archetipici, sono funzionali a un racconto che non
si limita a celebrare l’eroe, ma ne mostra anche la fragilità. Nel
resto dell’articolo analizzeremo il finale di Wake of Death
– Scia di morte, spiegandone gli sviluppi principali e
soffermandoci sul significato profondo della conclusione, in
relazione ai temi trattati e all’evoluzione del personaggio di Ben
Archer.
Jean-Claude Van Damme e Simon Yam in Wake of Death – Scia di
morte
La trama di Wake of
Death – Scia di morte
Stufo della vita da gangster,
Ben Archer (Jean-Claude
Van Damme) decide di trasferirsi da Marsiglia a Los
Angeles per dedicarsi finalmente alla propria famiglia, composta
dalla moglie Cynthia (Lisa King),
e dal figlio Nicholas (Pierre
Marais). Cynthia è un’assistente sociale e si occupa in
special modo dell’immigrazione illegale cinese negli USA. Un giorno
viene intercettata una nave piena di migranti provenienti da Hong
Kong: tra loro c’è la giovane Kim (Valerie
Tian).
Contro ogni legge, Cynthia decide di
portarla a casa, convinta che la ragazzina si troverebbe in grave
pericolo se venisse rimpatriata. Quando però il padre di Kim,
Sun Quan (Simon Yam), uno dei
capi mafiosi della Triade cinese, scopre dove si trova la figlia,
uccide Cynthia e rapisce Nicholas e Kim. Ben purtroppo arriva
troppo tardi sulla scena e non riesce a bloccare gli scagnozzi di
Quan. Addolorato per la perdita della moglie, decide di ritornare
in azione per vendicarsi e salvare i due bambini.
La spiegazione del finale del film
Nel terzo atto di Wake of
Death – Scia di morte, Ben Archer, ormai deciso a
vendicare l’omicidio della moglie e a salvare la sua famiglia, si
allea con Max, zio di Cynthia e potente ex mafioso
francese, per affrontare direttamente la Triade responsabile del
crimine. Dopo aver scoperto che uno dei membri, Andy
Wang, frequenta un bordello, Ben e l’amico Tony fanno
irruzione e uccidono Wang insieme ad altri affiliati. Nel
frattempo, il detective Da Costa inizia a
sospettare che ci sia un collegamento tra la morte di Wang e la
presenza ricorrente del funzionario Hoggins sulle
scene del crimine.
Proprio Hoggins verrà catturato da
Ben e portato a casa di Max, dove, dopo un brutale interrogatorio,
confesserà la sua complicità con l’organizzazione di Sun Quan e
verrà giustiziato. La situazione precipita rapidamente: mentre Ben
si reca all’obitorio per ottenere ulteriori informazioni, due
membri della Triade attaccano e uccidono Da Costa e gli addetti,
rubando anche l’eroina nascosta nei corpi dei migranti. Ben li
insegue e li uccide, ma al suo ritorno scopre che la Triade ha
fatto irruzione nella casa di Max, uccidendo lui e Raymond, e
rapendo Nicholas e Kim. Ben riesce a salvare la bambina, ma i
rapitori scappano con Nicholas.
Jean-Claude Van Damme in Wake of Death – Scia di morte
La resa dei conti avviene al porto,
dove Ben e Tony assaltano la nave di Sun Quan. Dopo un feroce
scontro a fuoco, Sun Quan prende Nicholas in ostaggio: ne segue uno
scontro finale in cui Ben viene ferito gravemente, ma riesce a
uccidere Sun Quan. Il film si chiude con Ben, sanguinante, che
stringe a sé suo figlio tra le lacrime, mentre arrivano le forze
dell’ordine. Il finale rispecchia dunque il tono cupo e personale
che permea l’intero film. Wake of Death – Scia di
morte non è solo una storia di vendetta, ma anche un
dramma sulla perdita, la redenzione e il bisogno di protezione
verso chi si ama. Il personaggio di Ben, ex uomo del crimine, cerca
disperatamente di ricostruire una vita normale con la moglie e il
figlio, ma viene risucchiato nuovamente nella violenza.
Il finale tragico, con Ben ferito ma
sopravvissuto, non celebra l’eroe vincente, ma mostra un uomo
distrutto, il cui unico sollievo è l’abbraccio con il figlio
salvato. Wake of Death – Scia di morte esplora
dunque una forma di lutto che si trasforma in azione disperata. Il
film mostra una tragica verità: la vendetta non ridà indietro
l’amore perduto e lascia solo dolore e solitudine. Tuttavia, Ben
riesce a salvare suo figlio, e in questo gesto c’è una tenue
speranza: che almeno la prossima generazione non debba vivere lo
stesso inferno. La brutalità, le morti e le perdite lungo il
cammino non sono fini a sé stesse, ma testimoniano il sacrificio
che un uomo è disposto a compiere per proteggere ciò che gli resta.
Una riflessione amara e potente sull’amore, la colpa e il prezzo
della giustizia personale.