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Vought Rising: nuovi ingressi nel cast della serie prequel di The Boys

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Come riportato da Deadline, Jorden Myrie (Sherwood), Nicolò Pasetti (Bel Canto), Ricky Staffieri (The Bear) e Brian J. Smith (Sense8) sono stati scritturati come personaggi fissi della serie Vought Rising, prequel di The Boys, insieme a Jensen Ackles e Aya Cash. I dettagli sui loro ruoli sono ancora segreti, ma sappiamo che la produzione inizierà alla fine di questo mese.

Tutto quello che sappiamo di Vought Rising 

In Vought Rising Jensen Ackles e Aya Cash riprenderanno così i loro personaggi di The Boys, rispettivamente Soldier Boy e Stormfront. Stando a quanto riportato, la serie – che ha come showrunner Paul Grellon – sarà “un contorto giallo sulle origini della Vought negli anni ’50, le prime imprese di Soldier Boy e le manovre diaboliche di una Supe nota ai fan come Stormfront, che all’epoca era conosciuta con il nome di Clara Vought”, hanno dichiarato Grellong ed Eric Kripke (autore di The Boys) quando la serie è stata commissionata la scorsa estate.

La narrazione dovrebbe dunque ruotare attorno alle prime fasi di diffusione del Composto V e alla costruzione della macchina propagandistica che porterà alla nascita dei “supes” come strumenti di potere e controllo sociale. Il cast, oltre ai già citati Ackles e Cash, includerà nuovi personaggi interpretati da Elizabeth Posey, Will Hochman, Jorden Myrie, Nicolò Pasetti, Ricky Staffieri e Brian J. Smith. Le riprese inizieranno nell’agosto 2025 tra New York e Toronto e, salvo ritardi, la serie dovrebbe debuttare su Prime Video tra fine 2026 e inizio 2027.

Secondo fonti interne, il tono sarà più cupo e politicamente carico, con una narrazione che metterà a nudo le manipolazioni della Vought e i conflitti interni alla Vought stessa. Intanto, i fan attendono la quinta stagione di The Boys, che sarà anche l’ultima e porterà a scoprire se e come Patriota verrà messo fuori combattimento. Ancora prima, da settembre sarà disponibile su Prime Video la seconda stagione di Gen V, altra serie spin-off che si svolge parallelamente agli eventi di The Boys.

Vought Rising: Jensen Ackles conferma la fine delle riprese della serie prequel di The Boys

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Le riprese della prima stagione di Vought Rising, nuova serie prequel ambientata nell’universo di The Boys, si sono ufficialmente concluse. A confermarlo è stato Jensen Ackles, che nello show tornerà a interpretare il controverso anti-eroe Soldatino. L’attore ha condiviso la notizia con i fan attraverso un video pubblicato sul suo profilo Instagram, rivelando che quello era l’ultimo giorno di riprese della serie. Nel filmato Ackles appare mentre si prepara a indossare il costume del personaggio, mostrando anche un piccolo dietro le quinte della produzione. L’attore ha spiegato che vestirsi nei panni di Soldatino non è affatto semplice: per indossare completamente l’armatura servono infatti dalle tre alle cinque persone della troupe.

Nel messaggio che accompagna il video, Ackles ha ringraziato il cast e la produzione per il lavoro svolto durante le riprese, dichiarando di essersi divertito molto durante la realizzazione della serie. Con il suo tipico tono ironico, ha poi scherzato definendo i colleghi “un gruppo di psicopatici”, aggiungendo però di voler loro bene proprio per questo. La serie fungerà da prequel dello show principale e sarà ambientata negli anni ’50. La storia racconterà gli inizi di diversi personaggi già noti al pubblico, esplorando anche alcuni eventi chiave dell’universo narrativo, come le origini della compagnia Vought-American, la diffusione del Compound V e la nascita dell’impero dei supereroi.

Il cast della serie includerà anche Aya Cash, che riprenderà il ruolo di Stormfront, oltre a Mason Dye, Elizabeth Posey, Will Hochman, Rohan Mead e Josh Randall. Inoltre, Ackles si riunirà con due suoi ex colleghi della serie Supernatural: Jared Padalecki e Misha Collins, anche se al momento non è stato rivelato quali personaggi interpreteranno. Nel frattempo, la quinta stagione di The Boys arriverà l’8 aprile 2026. Vought Rising non ha ancora una data di uscita ufficiale, ma molti ipotizzano che possa debuttare tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.

Vought Rising: ecco il teaser dello spin-off di The Boys

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Vought Rising: ecco il teaser dello spin-off di The Boys

Prime Video ha svelato oggi le prime immagini di Vought Rising, l’attesissima nuova serie ambientata nell’universo di The Boys, fenomeno mondiale vincitore di numerosi Emmy Award, con Jensen Ackles e Aya Cash. L’emozionante teaser offre un’anticipazione del prossimo capitolo, in uscita nel 2027.

Vought Rising rappresenta un’ulteriore espansione del franchise globale. Ambientata negli anni ’50, questa serie prequel esplorerà le complesse origini della Vought International. Il teaser offre un primo, diabolico sguardo al mondo e alla storia che caratterizzeranno questo nuovo capitolo del franchise.

Tutte le serie dell’universo di The Boys sono disponibili in esclusiva su Prime Video in oltre 240 paesi e territori nel mondo.

Vought Rising vedrà protagonisti Jensen Ackles e Aya Cash, che figurano anche come produttori della serie. Il cast include, inoltre, Mason Dye, Will Hochman, KiKi Layne, Jorden Myrie, Nicolo Pasetti, Elizabeth Posey, Ricky Staffieri, e Brian J. Smith.

Paul Grellong sarà showrunner ed executive producer. Eric Kripke, Seth Rogen, Evan Goldberg, James Weaver, Neal H. Moritz, Pavun Shetty, Ori Marmur, Ken Levin, Jason Netter, Garth Ennis, Darick Robertson, Michaela Starr, e Jim Barnes figurano come executive producers della serie, prodotta da Sony Pictures Television e Amazon MGM Studios, in associazione con Kripke Enterprises, Point Grey Pictures, e Original Film.

Soldier Boy Vought Rising
Cortesia Prime Video

Vought Rising cambia completamente Stormfront: ecco perché nel nuovo spin-off di The Boys ha una voce diversa

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Il primo teaser di Vought Rising, il nuovo spin-off di The Boys, ha già mostrato una differenza enorme rispetto alla serie originale: Stormfront parla in modo completamente diverso. Nel trailer, infatti, il personaggio interpretato da Aya Cash utilizza apertamente un forte accento tedesco, dettaglio che ha immediatamente attirato l’attenzione dei fan del franchise Prime Video.

La scelta non è casuale. In The Boys – stagione 2, Stormfront si presentava infatti come una moderna influencer americana dal tono ironico e provocatorio, nascondendo completamente le proprie origini naziste dietro un’identità costruita appositamente per manipolare l’opinione pubblica. Solo successivamente la serie rivelava che il personaggio era in realtà Clara Vought, una delle prime superumane create con il Compound V e profondamente legata all’ideologia suprematista.

Vought Rising, però, sarà ambientato molto prima degli eventi principali della saga, negli anni ’50, in un periodo in cui Clara non ha ancora bisogno di nascondere davvero chi sia. Ed è proprio questo che spiega il cambiamento della voce e dell’accento nel teaser: la serie mostrerà probabilmente la versione più autentica e pericolosa del personaggio, prima della costruzione pubblica della figura di Stormfront.

Vought Rising sembra voler trasformare Clara Vought nella vera grande villain dell’universo di The Boys

Il teaser suggerisce inoltre che Clara avrà un ruolo molto più centrale di quanto inizialmente immaginato. Sebbene Vought Rising venga presentata come una sorta di thriller investigativo con Soldier Boy e Clara coinvolti in un misterioso omicidio, tutto il materiale promozionale sembra indicare Stormfront come la vera mente oscura della storia.

Questo avrebbe perfettamente senso anche rispetto alla continuity di The Boys. Il personaggio è infatti uno dei più influenti dell’intero franchise: non solo per la sua ideologia, ma perché rappresenta il legame diretto tra la nascita della Vought, il Compound V e la corruzione sistemica che definirà il mondo della serie principale. Anche quando non è fisicamente presente, la sua influenza continua a pesare sulle decisioni di Soldier Boy e sull’evoluzione stessa dei Supes.

La nuova serie dovrà inoltre spiegare come Clara sia passata dall’identità di Liberty a quella di Stormfront, costruendo una nuova immagine pubblica capace di sopravvivere per decenni senza destare sospetti. Ed è qui che il cambio di accento diventa narrativamente importante: mostra che Stormfront non stava semplicemente fingendo di essere un’altra persona, ma stava letteralmente riscrivendo la propria identità per adattarsi all’America contemporanea.

Più che un semplice prequel, Vought Rising sembra quindi voler raccontare la nascita ideologica del mondo di The Boys, mostrando come Vought abbia costruito il proprio potere fin dall’inizio attraverso propaganda, manipolazione e controllo dell’immagine pubblica. E Clara Vought potrebbe essere il personaggio che incarna meglio di tutti questa origine oscura.

Vote for Santa, al via le riprese del film con Natasha Henstridge

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Sono iniziate a Roma le riprese del film Vote for Santa, progetto internazionale prodotto da Santo Versace e Gianluca Curti per Minerva Pictures in collaborazione con Iervolino Entertainment, che proseguirà le avventure dei film di Natale precedentemente prodotti dalla società, mescolando sempre live action e animazione.

Tra i protagonisti Lance Henriksen e Natasha Henstridge nei panni di Santa Claus e Jenna, insieme a Leonardo Cecchi (Alex & Co). Si aggiungono al cast Natalie Shinnick, Nicolò Bramante, Jay Paul Bullard e Michael Fitzpatrick. La regia è di Francesco Cinquemani.

“Quando sua sorella Ella si mette in testa di ammodernare la Fabbrica del Natale contro la volontà di Babbo Natale stesso, Mike, che lavora come assistente proprio del vecchio Santa Claus, dovrà decidere da che parte stare. Ad aiutarlo nella scelta e dunque nella sua maturazione come individuo arriveranno i personaggi animati del mondo di Arctic Friends che condurranno la storia in una direzione imprevista”.

La caratteristica del film è il ritorno a quel genere filmico, divenuto cult negli anni ‘90, creato dall’interazione del mondo animato, con quello degli essere umani e la sperimentazione di un linguaggio di cinema per i bambini che alterni una parte di live action, che in questo caso si ispira alla pellicola natalizia Mamma ho perso l’aereo, a quella di vera a propria animazione, dove i protagonisti della storia diventano i personaggi animati della web series Arcitc Friends e Puffins, prodotta da Iervolino Entertainment e già distribuita in 90 paesi su Apple Tv e Amazon Prime.

Gianluca Curti ha commentato: “Siamo alla seconda produzione in collaborazione con IE, e siamo sicuri che sarà un successo…”

Andrea Iervolino ha commentato: “Il mercato dei film di Natale in America è una vera e propria Industry. Ci sono società che producono fino a 30 film a tema natalizio all’anno. Pertanto, per noi che seguiamo un business model in linea con le realtà di produzione hollywoodiane, siamo consapevoli che questo sia un genere da sfruttare sicuramente. Sono felice di aver portato in questi progetti anche un elemento innovativo, dato che il cinema indipendente hollywoodiano non ha ancora sperimentato, per i film natalizi, questo connubio tra live action e animazione che sono certo possa essere un genere molto apprezzato dalle famiglie e non solo.”

Vostro Onore: Stefano Accorsi presenta la nuova serie RAI

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Vostro Onore: Stefano Accorsi presenta la nuova serie RAI

Dopo l’originale Kvodo, israeliana, e l’americana, Your Honor, arriva la versione italiana della serie che si chiede cosa sarebbe disposto a fare un padre per salvare la vita di suo figlio: Vostro Onore.

La co-produzione Rai FictionIndiana Production segna l’esordio sulla sedia di regia di Alessandro Casale, che dopo una massiccia esperienza da aiuto, per cinema e tv, sale in cattedra per questa serie in quattro serate, in onda su Rai Uno, a partire dal 28 febbraio, in prima serata.

“Ringrazio Rai e Indiana per questo incarico, ho avuto la fortuna di affrontare questa sfida – ha esordito Casale – Sono stato messo nelle migliori condizioni per lavorare e, nonostante la mia esperienza, era la prima volta che dirigevo una cosa da solo. Ho visto gli altri adattamenti di questa storia, ma non mi sono lasciato influenzare da nulla. La serie israeliana, originale, è completamente differente, perché nella storia entra la contemporaneità della società in cui è immersa la vicenda. Ho avuto la fortuna di lavorare con un cast incredibile, guidato da Stefano Accorsi, e sono stato molto pignolo sui personaggi, visto che la storia c’era, e si trattava di lavorare con gli attori in maniera attenta per metterla in scena. Sono stato fortunato, grazie alle mie casting director, che mi hanno trovato degli attori che hanno riservato belle sorprese, anche nell’ambito latinos, una novità per il panorama italiano.” 

Sulle principali difficoltà di mettere in scena questo crime drama familiare, Alessandro Casale ha precisato: “Si tratta di un lavoro principalmente psicologico su personaggi messi dentro a una storia che parla di violenza non manifesta. Poi ho raccontato la dinamica padre/figlio, molto complicata ma interessante, che partiva da una situazione in cui i due erano distanti. Spero che siamo riusciti a raggiungere un equilibrio ottimale.”

Sulle differenze tra il lavoro per il cinema e quello per la tv, Casale dichiara: “Ho fatto tanti film da aiuto regista per il cinema e ho capito che alcuni meccanismi del cinema si possono portare in tv, soprattutto per quanto riguarda la cura dei particolari. Ho cercato di mettere in pratica gli insegnamenti dei maestri con cui ho lavorato, con i tempi differenti naturalmente, che in tv in genere sono frenetici, ma in questo caso abbiamo avuto tutto ciò di cui avevamo bisogno, e possibilità di rifinire e fare più riprese anche solo per sicurezza. Poi sono abbastanza audace e mi sono buttato, non mi tiro indietro. Sentivo la responsabilità di fare un adattamento di una serie di successo per la rete ammiraglia del servizio di Stato. Ho cercato di adeguarmi a quello standard, credo sia andata abbastanza bene, ma non devo dirlo io, si intende.”

La sceneggiatura è stato uno sforzo di gruppo, dal momento che da ambientazioni desertiche israeliane si doveva trasportare la storia a Milano. Donatella Diamanti, Mario Cristiano, Gianluca Gloria, Laura Grimaldi e Paolo Piccirillo hanno lavorato per cercare di trasformare la storia senza snaturarne il messaggio.

In merito a questo lavoro, Donatella Diamanti ha dichiarato: “È una trasposizione di una storia molto potente con un tema universale: cosa è disposto a fare un padre per salvare il figlio. Il lavoro di trasposizione è stato tematico e tecnico, dal momento che abbiamo dovuto portare la storia nella nostra Milano. Abbiamo scelto di accostare due criminalità differenti: quella caotica delle gang di strada e quella silente della camorra. Poi abbiamo lavorato molto sulla componente relazionale, siamo tutti cultori del relazionale e abbiamo provato a far sì che questa bomba che esplode nella vita dei protagonisti, deflagrasse andando a toccare anche le vite di quelli che erano nella rete di relazioni degli stessi. Quindi era importante costruire bene queste connessioni, altrimenti l’esplosione non avrebbe toccato nulla intorno ai protagonisti.”

Vostro Onore serie tv 2022Protagonista della storia nei panni del giudice Vittorio Pagani c’è Stefano Accorsi: “Non avevo visto la versione israeliana e quando ho letto la sceneggiatura non era stata ancora mandato in onda la versione USA con Bryan Cranston. Il mio riferimento quindi sono state solo le pagine che mi sono state mandate.” Ha cominciato Accorsi, andando poi a mettere a fuoco il cuore della serie: Cosa è disposto a fare un padre per salvare il figlio? Non credo ci siano più risposte, la risposta è una, è una forza archetipica che fa riferimento alla tragedia greca. Qui si tratta di un padre che è stato padre in assenza, che ha costruito una vita di successo e onore agli occhi della società, ma in un attimo spazza via tutto, per salvare il figlio.”

Nonostante questo tradimento di ciò che è la sua natura e la sua figura pubblica, il suo Vittorio, spiega Accorsi, “non è mai diabolico, perché la sua priorità è una. Questi sono i grandi momenti di verità della vita, perché sono istintivi. La cosa bella della serie è che non cerca nemmeno di dare una risposta, la storia poi è molto coinvolgente e piena di colpi di scena. Da subito, la volontà della produzione era di fare un prodotto diverso, una sfida in un contesto RAI che però non fosse in conflitto con ciò che esiste. Abbiamo provato a rendere questa narrazione condivisibile dal grande pubblico, è una storia naturalmente inclusiva.”

Con Stefano Accorsi, nel cast di Vostro Onore, ci sono anche Matteo Oscar Giuggioli, Barbara Ronchi, Remo GironeFrancesco Colella, Camilla Semino Favro. La serie andrà in onda il 28 febbraio in prima serata su Rai Uno in quattro serate.

Vostro Onore: recensione della serie con Stefano Accorsi

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Vostro Onore: recensione della serie con Stefano Accorsi

Fino a dove è disposto ad arrivare un padre per salvare la vita del figlio? Questa domanda semplice e allo stesso tempo capace di smuovere forze primordiali si trova alla base di Vostro Onore, la nuova serie co-prodotta da Rai Fiction e Indiana Production con protagonista Stefano Accorsi.

La trama di Vostro Onore

Dopo l’originale Kvodo, israeliana, e l’americana, Your Honor con Bryan Cranston, arriva anche la versione italiana di questa serie che ha un concept semplice ma che si presta bene a diversi adattamenti. La storia è quella di un giudice integerrimo, Vittorio Pagani, che ha costruito la sua carriera su un’incrollabile fede nella legge e sulla rettitudine del suo comportamento dentro e fuori dal Palazzo di Giustizia, si trova di fronte a una situazione in cui la vita di suo figlio è in pericolo. Il ragazzo, reduce da un’esame di guida andato male, investe con l’automobile (mentre era senza patente, quindi) un ragazzo in moto, lasciandolo sul ciglio della strada morente.

Quando a casa, in preda allo shock, confessa tutto al padre, lui prende subito la decisione “giusta”: lo accompagna in questura per farlo costituire. Arrivato nella struttura, scopre però che il ragazzo investito da suo figlio, e attualmente in coma, è il figlio del leader di una gang, che certamente non si affiderà alla giustizia, una volta conosciuta l’identità del pirata che ha investito suo figlio. Di fronte all’ineluttabile condanna a morte che aspetta suo figlio, qualora dovesse costituirsi e pagare, come sarebbe giusto, per il suo atto, Vittorio decide di fare qualcosa che non aveva mai fatto prima: scappare, e insabbiare tutto. 

Dalla parte dei colpevoli

Nessuna delle scelte che compiamo è senza conseguenze, e Vostro Onore sembra tenere ben presente questo rapporto di causa ed effetto, tanto che vi fonda la sua dinamica ad altissima tensione. Perché se da una parte la serie diretta da Alessandro Casale è a tutti gli effetti un dramma familiare, abbraccia anche i toni del thriller, dell’assedio, della continua procrastinazione della scoperta di qualcosa che lo spettatore già conosce. Il lavoro di Accorsi, e del giovane Matteo Oscar Giuggioli, è strutturato proprio in questo senso: sono loro ad aver commesso un illecito, ma la storia è raccontata in modo tale da rendere loro le “vittime”, così che lo spettatore starà dalla loro parte, sperando, ad ogni colpo di scena (e ce ne sono molti), che il giudice e suo figlio possano riuscire a farla franca. 

Il lavoro di adattamento per il nostro paese, rispetto al format americano e ancora di più rispetto all’originale israeliano ha ovviamente tenuto conto della città, dell’ambientazione, delle forze chiamate in causa e di tutta una serie di elementi che hanno permesso a Vostro Onore di risultare credibile come storia ambientata in Italia, a Milano. Si tratta di elementi fondamentali per trasportare la stessa storia, la stessa dinamica, lo stesso quesito filosofico alla base della storia che rimane universale, in contesti che sono storicamente e geograficamente differenti, e che sostengono una scala di valori diversa.

Vostro Onore serie tv 2022
Stefano Accorsi – foto di Francesca Cassaro

Stefano Accorsi è il protagonista assoluto

Impietoso potrebbe essere il confronto diretto tra Bryan Cranston e Stefano Accorsi se non fosse che tale confronto non avrebbe alcun senso. I due interpreti sono protagonisti di situazioni e contesti differenti, scritture diverse, modalità produttive diverse che generano la messa in scena di personaggi diversi. Oltretutto è anche inutile, in questo caso ma anche in generale, idolatrare interpreti internazionali “ai danni” di attori italiani che magari hanno un pubblico geograficamente più ristretto.

Anche perché Stefano Accorsi, come più volte ha dimostrato soprattutto negli ultimi anni della sua carriera, è un attore sempre a fuoco, al servizio del ruolo, sempre perfettamente in grado di consegnare al suo pubblico, che sia cinematografico o televisivo, un lavoro eccellente. Dopotutto stiamo parlando di un professionista, così come lo sono gli altri membri del cast, dal giovane ma già esperto Giuggioli, a Barbara Ronchi, Remo Girone, Francesco Colella, Camilla Semino Favro, insieme al gruppo di ispanici esordienti che, fuggendo da ogni macchietta e luogo comune, rappresentano una novità nella televisione italiana, senza dubbio un ampliamento dell’orizzonte.

Vostro Onore è una storia che chiama in causa tutti, che coinvolge più generazioni e contesti socialità e che non trascura l’aspetto dell’intrattenimento, dal momento che è ricco di colpi di scena e svolte impreviste che arricchiscono la storia e la portano in luoghi imprevedibili. Dal 28 febbraio, Vostro Onore arriva su RaiUno, per quattro serate, in prima tv assoluta.

Vorrei Vederti Ballare: recensione del film di Nicola Deorsola

Vorrei Vederti Ballare: recensione del film di Nicola Deorsola

Nicola Deorsola, già aiuto regista di Rubini e Veronesi, esordisce dopo una lunga attesa dovuta alle difficoltà nel reperimento di fondi, e lo fa scegliendo il genere romantico, che mette in scena in maniera classica: nel punto di vista e nello stile registico. Sembra sposare l’ottica adolescenziale dei suoi protagonisti: la psicologia e l’analisi si rivelano quasi del tutto inutili, mentre Ilaria “guarisce” semplicemente grazie all’amore. Il grande amore dei ragazzi, che è più forte della menzogna “a fin di bene”, e anche quello che emergerà dai cuori dei genitori. Vorrei Vederti Ballare si muove tra tono leggero e tono serio, ma l’elemento prevalente è il romanticismo.

La storia d’amore è il fulcro del film. Il resto – l’approccio da commedia e i temi anche forti (il conflitto coi genitori, l’anoressia, l’elaborazione  del lutto) – ruota attorno. Lo dimostra anche lo stile registico: primissimi piani, inquadrature classiche del genere romantico, paesaggi suggestivi di Calabria, dove il film è ambientato, oltre a un montaggio evocativo (a sottolineare romantiche similitudini) e alla colonna sonora in francese curata da Giuseppe Fulcheri – mente  del film di cui è anche soggettista, sceneggiatore e produttore.

In Vorrei Vederti Ballare, Martino (Giulio Forges Davanzati) e Ilaria (Chiara Chiti) sono due ragazzi in conflitto coi genitori: il primo col padre (Alessandro Haber) – uno psicologo rigido e autoritario che vuole organizzargli la vita – mentre la madre è morta da alcuni anni. È iscritto a psicologia, ma studia e frequenta poco; invece, segue le sue passioni: le tartarughe, il cinema e Ilaria, che osserva esercitarsi a danza dalla finestra di casa. Ilaria, dal canto suo, ha una madre (Giuliana De Sio) ex ballerina, con cui si scontra continuamente e che la opprime, scaricandole addosso le sue frustrazioni. Mentre suo padre è del tutto assente. Entrambi i ragazzi chiedono, in fondo, affetto e una reale attenzione. S’incontrano quando Ilaria inizia a soffrire di disturbi alimentari e va in terapia proprio dal padre di Martino. Quest’ultimo, allora, coglie l’occasione: fingendosi un giovane collega del padre, riesce ad avere in cura Ilaria. I due si aiuteranno a vicenda, iniziando un percorso di apertura verso l’altro, di crescita che sfocerà in una storia d’amore e ridisegnerà i loro rapporti coi genitori.

Il regista fa il suo compito, senza rischiare o stupire. Si sbizzarrisce un po’ solo col personaggio di Gastone, interpretato in maniera molto divertente da Gianmarco Tognazzi, che finalmente vediamo in veste comica e con un’espressività meno rigida di quella che ultimamente gli conosciamo. Per il resto, tutto è abbastanza prevedibile, a forte rischio di banalità, forse rassicurante ma non emozionante e non dissimile da altre prove del genere. Il tutto rende il film nel complesso più adatto al salotto di casa che non alla sala cinematografica.

Il cast di Vorrei Vederti Ballare punta sui giovani – Chiara Chiti, già diretta da Matteo Rovere, e Giulio Forges Davanzati, noto soprattutto per aver partecipato ad alcune fiction, offrono buone prove – ma si avvale anche di collaborazioni illustri: i già citati Giuliana De Sio, Alessandro Haber e Gianmarco Tognazzi e anche Paola Barale che in look da diva anni ’50 è una cassiera col sogno del cinema. Prodotto da Falco Produzioni in collaborazione con Rai Cinema, è nelle sale dal 6 dicembre.

Von Trier bandito da Cannes? ecco la sua difesa.

Dopo averne combinato una delle sue Lars Von Trier ieri è stato bandito ufficialmente da Cannes 2011, con tanto di comunicato ufficiale degli organizzatori.

Von Trier a Cannes con la sua ‘Melancholia’

Von Trier a Cannes con la sua ‘Melancholia’

Oggi a Cannes grande fervore per Lars Von Trier, che presenta in concorso Melancholia.

Von Doom: le origini del villain in un fan film – video

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Von Doom: le origini del villain in un fan film – video

Il personaggio di Victor Von Doom è stato rappresentato due volte sul grande schermo, ma in nessuno dei due casi è stata data giustizia al villain dei Fantastici Quattro.

Adesso ci prova un cortometraggio fan made che vi proponiamo di seguito:

La genesi di Victor Von Doom

Doctor Doom (in Italia tradotto come Dottor Destino) il cui vero nome è Victor Von Doom, è un personaggio dei fumetti creato da Stan Lee e Jack Kirby esordito nel 1962 sulla testata dedicata ai Fantastici Quattro pubblicata negli Stati Uniti dalla Marvel Comics.

Signore e monarca dell’immaginario paese di Latveria, nell’Europa Centrale, è un supercriminale tra i più potenti e pericolosi, nonché il principale nemico dei Fantastici Quattro ma molto spesso si è scontrato con gli altri supereroi dell’universo Marvel tra cui Spider-Man e i Vendicatori. È il figlio della strega e zingara Cynthia Von Doom, è allo stesso tempo un geniale inventore e uno stregone.

Il Dottor Destino si è classificato al quarto posto nella classifica di Wizard dei 100 supernemici e al terzo posto nella classifica dell’IGN dei più grandi cattivi nella storia dei fumetti dietro a Joker e Magneto e davanti a Lex Luthor e Galactus.

Fonte: Ivan Kander

Voltron: l’anime diventerà un live-action

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Voltron: l’anime diventerà un live-action

Anime prodotto inizialmente a cavallo tra il 1984 ed il 1985, ma giunto in italia solo nel 1986 in seguito alla sua conclusione, Voltron diventerà un live-action prodotto dalla Universal Pictures.

Notizie in merito erano già giunte in passato, quando nel 2010 si era pensato ad una trasposizione cinematografica poi cancellata a favore di una nuova (sfortunata) serie tv.

La pellicola, la cui produzione sarebbe affidata a Tom Engelman (The Lone Ranger) sembrerebbe basarsi su di una sceneggiatura firmata da David Hayter (Watchmen).

Che sia la volta buona per vedere al cinema l’opera di Saburō Yatsude? Non ci resta che attendere l’ufficializzazione per avere una risposto, tuttavia i fan dell’anime possono essere ottimisti anche in virtù degli eccellenti risultati raggiunti al botteghino dalla serie Transformers.

Fonte: Comic Book Movie

Voltron: il live-action con Henry Cavill riceve un importante aggiornamento su riprese e uscita

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L’adattamento live-action di Voltron con Henry Cavill, Sterling K. Brown e Rita Ora ha appena annunciato un aggiornamento sulle riprese che fa ben sperare per una rapida uscita del film, che secondo quanto riferito sarà disponibile in esclusiva in streaming su Prime Video. Voltron ha avuto origine dall’amata serie animata degli anni ’80 con lo stesso nome, che ha visto diversi sequel e spin-off nei decenni successivi. Più recentemente, Netflix e DreamWorks hanno prodotto Voltron: Legendary Defender, che comprende otto stagioni uscite tra il 2016 e il 2018.

La premessa di base di Voltron è quella di un robot gigante composto da diverse armature combinate, pilotato da una squadra che parte per combattere un esercito alieno in avanzata. In linea con la tendenza di altri remake live-action e imminenti adattamenti live-action di anime, il film live-action di Voltron sta andando avanti. Sebbene l’idea fosse in fase di sviluppo da decenni, la versione attuale del progetto è stata annunciata nel 2022. Il tempo trascorso da allora può sembrare scoraggiante, ma un messaggio del produttore Bob Koplar ha recentemente confermato che il film Voltron ha terminato le riprese, tramite l’account Instagram ufficiale di Voltron Instagram.

 

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Cosa significa questo per Voltron

Il film live-action Voltron, diretto da Rawson Marshall Thurber, potrebbe aver preoccupato alcune persone, dato che progetti simili sono semplicemente andati persi con il passare del tempo e non sono stati completati. Tuttavia, dopo l’aggiornamento rassicurante che Voltron aveva iniziato le riprese, i fan ora sanno che le cose sono sostanzialmente definite, dato che il film è entrato in fase di post-produzione. Inoltre, Voltron non ha ancora una data di uscita ufficiale, ma possiamo ora fare delle ipotesi basandoci sui tempi tipici della post-produzione.

Il film Voltron uscirà probabilmente tra la metà e la fine del 2026 e potrebbe essere distribuito in date che non lo mettano in diretta concorrenza con i più grandi blockbuster in uscita nel 2026, che hanno già consolidato il loro posto nel calendario. Inoltre, gli spettatori potrebbero presto avere maggiori informazioni sulla trama. È stato detto che il live-action Voltron sarà incentrato su una nuova generazione, il che significa che Cavill, Brown e il resto del cast probabilmente interpreteranno personaggi originali che sono i piloti di Voltron.

Voltron: Henry Cavill “È un sogno” secondo Sterling K. Brown

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Voltron: Henry Cavill “È un sogno” secondo Sterling K. Brown

Al Comic-Con di San Diego, la star di Voltron, Sterling K. Brown, ha dato ai fan un aggiornamento tanto atteso sul prossimo reboot live-action dell’amata serie animata degli anni ’80. Pur mantenendo il riserbo sui dettagli della trama, Brown non ha potuto fare a meno di anticipare alcuni dettagli intriganti, tra cui il ruolo del suo famoso co-protagonista, Henry Cavill.

“È un sogno”, ha detto Sterling K. Brown con un sorriso durante il panel di Paradise. “È tutto quello che dirò”. Ma non si è fermato qui. Descrivendo il film come “sentimentale… grande, audace e dinamico”, il vincitore dell’Emmy ha spiegato che la post-produzione del progetto è così ambiziosa che ci vorranno ben 48 settimane per completarla.

Questa tempistica predisporrebbe Voltron a una probabile uscita nella primavera del 2026, in linea con le precedenti indiscrezioni secondo cui Amazon MGM Studios avrebbe inserito il blockbuster nel suo programma di uscite cinematografiche per il 2026. Sebbene Brown abbia avvertito che il numero di settimane potrebbe variare, ha sottolineato che la tempistica estesa riflette la portata di ciò che il team creativo sta realizzando.

Chi è coinvolto in Voltron?

Diretto da Rawson Marshall Thurber (Skyscraper, Red Notice), il live-action Voltron ha terminato la produzione a maggio e segna un altro importante passo avanti per Amazon MGM dopo Road House, The Ministry of Ungentlemanly Warfare e Il Signore degli Anelli: La Guerra dei Rohirrim. Insieme a Brown e Cavill nel cast c’è Rita Ora, il cui ruolo, come gli altri, rimane segreto. Sterling K. Brown ha ammesso di interpretare qualcuno proveniente dalla “serie originale”, suggerendo un personaggio tratto direttamente dalla serie degli anni ’80 Voltron: Defender of the Universe, che seguiva cinque giovani piloti che si uniscono per formare il potente robot Voltron e proteggere la galassia. Alla domanda se sarebbe stato disponibile a tornare per un sequel, Brown si è mostrato piuttosto entusiasta: “Se Dio vuole, avremo la possibilità di farne un altro”.

Questo tipo di fiducia potrebbe non significare ancora il via libera, ma certamente allude alle aspirazioni del franchise. Per ora, il ruolo di Cavill rimane un mistero. Ma le anticipazioni di Sterling K. Brown e la segretezza dello studio suggeriscono un ruolo fondamentale per l’ex attore di Superman.

Voltron viene portato al cinema

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Voltron viene portato al cinema

Al cinema arriva Voltron! La Relativity Media ha infatti ottenuto i diritti per una trasposizione cinematografica dell’anime di moda negli anni ’80.

Volti di attori e registi nei pani di generali russi [Foto]

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La pagina Tumblr Replace Face ha deciso di portare avanti un progetto molto divertente a parer nostro.

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Generali-russi-Leonardo-DiCaprioInfatti la pagina ha rivisitato i ritratti dei generali russi vissuti in epoca napoleonica, sostituendo i volti originali con quelli di famosi attori, registi, musicisti e personaggi di spicco contemporanei.

I ritratti, 329 per l’esattezza, sono tutti stati realizzati dal pittore inglese George Dawe e sono conservati a San Pietroburgo in Russia, nel Palazzo d’Inverno. I risultati sono vari e qualcuno è anche di dubbio gusto, tra il raccapricciante ritratto di Ozzy Osborne, l’inquietante volto di Samuel L. Jackson sulle spalle di un generale russo di fine ‘700 e i fotomontaggi ben riusciti di Robert Downey Jr. e di Bill Murray, ecco la gallery completa:

 

Volonté – L’uomo dai mille volti, al cinema da oggi, fino al 25 settembre con Lucky Red

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Dopo essere stato presentato in concorso alla 81.ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Venezia Classici Documentari sul Cinema, arriva come evento al cinema da oggi fino a mercoledì 25 settembre Volonté – L’uomo dai mille volti, di Francesco Zippel con la partecipazione, tra gli altri, di Giovanna Gravina Volonté, Fabrizio Gifuni, Valeria Golino, Valerio Mastandrea, Marco Bellocchio, Margarethe Von Trotta, Angelica Ippolito, Pierfrancesco Favino e Toni Servillo.

Il documentario, scritto e diretto da Francesco Zippel, è una coproduzione Quoiat Films, Rai Documentari e Luce Cinecittà con il contributo di Rai Teche, distribuito da Lucky Red.

In occasione dell’uscita al cinema del documentario il regista e il cast incontrano il pubblico in sala con quattro proiezioni speciali a Roma. A questo link e di seguito le info sul tour.

  • Lunedì 23 settembre al cinema Eden (Piazza Cola di Rienzo, 74) alle ore 20.30, presenti il regista Francesco Zippel, Felice Laudadio e Gianna Gissi;
  • Martedì 24 settembre al cinema Giulio Cesare (Viale Giulio Cesare, 229) alle ore 18:30, presenti Francesco Zippel e il fondatore presidente di Lucky Red, Andrea Occhipinti;
  • Martedì 24 settembre cinema Greenwich (Via Giovanni Battista Bodoni, 59) ore 21.00 con Francesco Zippel e Fabio Ferzetti
  • Mercoledì 25 settembre al cinema Troisi (Via Girolamo Induno, 1) ore 20.00 con Francesco Zippel, il consulente scientifico del film Alberto Crespi e il produttore Amedeo Pagani
Volonté – L’uomo dai mille volti poster film
Volonté – L’uomo dai mille volti poster film – BOOM PR

La trama di Volonté – L’uomo dai mille volti

Il 2024 segna il trentennale della morte di Gian Maria Volonté, uno dei più importanti e amati attori della storia del cinema italiano. “Volonté – L’uomo dai mille volti” ne ricorda il percorso personale e artistico sottolineando quanto Volonté sia ancora oggi un riferimento assoluto per i più importanti interpreti contemporanei. Saranno loro, insieme alla famiglia e agli amici, a raccontarne l’unicità e l’attualità, accompagnandoci a scoprire le tematiche che lo hanno definito nel suo cammino artistico e militante. Il racconto è arricchito da immagini, clip e filmati inediti.

Volo notturno per Los Angeles, trailer del nuovo film diretto e prodotto da John Travolta

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Oggi Apple Original Films ha presentato il trailer di Volo notturno per Los Angeles (“Propeller One-Way Night Coach”), l’atteso film scritto, diretto, narrato e prodotto dal due volte nominato all’Oscar®, vincitore del Golden Globe e dell’Emmy John Travolta.

Ambientato nell’epoca d’oro dell’aviazione, il film racconta la storia di Jeff (interpretato dall’esordiente Clark Shotwell), un ragazzino appassionato di aerei, e di sua madre (Kelly Eviston-Quinnett), che intraprendono un viaggio attraverso il Paese verso Hollywood, trasformando un semplice volo nel viaggio di una vita. Tra pasti in aereo, affascinanti assistenti di volo (interpretate da Ella Bleu Travolta e Olga Hoffman), scali inaspettati, passeggeri fuori dal comune e un emozionante assaggio della prima classe, il viaggio si snoda in momenti magici e inaspettati, tracciando la rotta per il futuro di Jeff.

Volo notturno per Los Angeles è un film per tutte le età e farà il suo debutto su Apple TV il 29 maggio, dopo la sua anteprima mondiale al Festival di Cannes 2026.

Un film Apple Original, “Volo notturno per Los Angeles” è una produzione di JTP Films Inc di John Travolta e di Kids At Play. Il film è prodotto da John Travolta con JTP Productions, oltre che da Jason Berger e Amy Laslett di Kids at Play.

REGIA: John Travolta

SCENEGGIATURA: John Travolta

PRODUTTORI:John Travolta, Jason Berger e Amy Laslett

CAST:Clark Shotwell nel ruolo di Jeff
Kelly Eviston-Quinnett nel ruolo di Helen
Olga Hoffmann nel ruolo di Liz
Ella Bleu Travolta nel ruolo di Doris
John Travolta come voce narrante

Volo notturno per Los Angeles spiegazione del finale: è basato su una storia vera?

Il film diretto da John Travolta costruisce un racconto apparentemente semplice, quasi sospeso nel tempo, in cui l’entusiasmo infantile per il volo diventa il vero motore narrativo. Dietro la superficie nostalgica, però, si muove un discorso più stratificato: il viaggio non è solo fisico, ma simbolico, e rappresenta l’ingresso di Jeff in una dimensione adulta filtrata attraverso lo stupore. Il finale, infatti, non chiude semplicemente la storia, ma la trasforma in una memoria idealizzata dell’infanzia.

Il punto centrale è che Volo notturno per Los Angeles non vuole essere un film “sull’aereo”, ma un film sul modo in cui l’immaginazione infantile costruisce significato attorno al mondo adulto. L’aviazione, la figura materna, l’incontro con Doris e la premiazione finale non sono eventi realistici in senso stretto, ma tasselli di una mitologia personale che il film mette in scena con tono volutamente morbido e nostalgico.

Il finale di Volo notturno per Los Angeles: il riconoscimento del sogno come destino

Il momento conclusivo del film sposta completamente il significato dell’intero viaggio. Dopo ore di attraversamento degli Stati Uniti a bordo del “propeller one-way coach” (titolo originale del film), Jeff non è più soltanto un bambino entusiasta del volo, ma viene progressivamente riconosciuto come simbolo di una passione autentica e incontaminata. Il gesto del pilota che gli consegna il proprio distintivo non è semplicemente un premio narrativo, ma un atto di legittimazione simbolica: il mondo adulto riconosce nel bambino una vocazione già formata.

In questa sequenza, il film abbandona definitivamente il registro realistico e abbraccia una dimensione quasi favolistica. Jeff non “vince” qualcosa in senso tradizionale, ma viene investito di un ruolo che anticipa il suo futuro. La conclusione suggerisce che il viaggio non era un episodio isolato, ma il primo tassello di un destino già scritto: diventare pilota. È qui che il film costruisce la sua idea più importante, ovvero che la passione infantile non è una fase transitoria, ma una forma primordiale di identità.

Questa lettura è rafforzata dal tono della narrazione, che chiude il percorso con una voce quasi memoriale, confermando che Jeff diventerà effettivamente un pilota. Il finale quindi non è aperto, ma retrospettivo: osserviamo il passato già filtrato dalla consapevolezza del futuro.

Jeff, Helen e Doris: la famiglia come spazio narrativo più che emotivo

Uno degli elementi più significativi del film è il rapporto tra Jeff e sua madre Helen, interpretata come una figura a metà tra realtà e rappresentazione. Helen non è soltanto un genitore, ma anche una proiezione di aspirazioni frustrate: l’attrice mancata, la donna che cerca riconoscimento, la presenza costante ma instabile nella vita del figlio. Il loro legame non segue dinamiche convenzionali, ma si basa su una complicità che oscilla tra affetto e adattamento reciproco.

Jeff interiorizza le contraddizioni della madre e le restituisce in forma narrativa, amplificando il confine tra verità e finzione. Il loro rapporto diventa così un laboratorio emotivo in cui entrambi costruiscono versioni “utili” della realtà per affrontare il viaggio e il mondo esterno. Helen racconta storie che non sono sempre vere, e Jeff le trasforma in strumenti sociali, dimostrando una precoce capacità di mediazione tra immaginazione e realtà.

In questo contesto si inserisce Doris, la hostess che assume una funzione quasi mitologica nel percorso del protagonista. La sua figura non è semplicemente romantica o affettiva, ma rappresenta il punto di contatto tra il mondo del volo e quello dell’immaginazione infantile. Doris diventa per Jeff una “traduzione umana” del sogno aeronautico: non solo una persona, ma un’estensione del sistema simbolico che il bambino sta costruendo durante il viaggio.

Il film evita volutamente una lettura psicologica lineare: il legame tra Jeff e le figure adulte non è mai completamente realistico, ma sempre filtrato da una sensibilità narrativa che privilegia la percezione rispetto alla coerenza.

Il significato autobiografico: memoria costruita e mito personale di Travolta

La dimensione autobiografica è il vero asse portante del film e ne spiega anche il tono sospeso tra realtà e idealizzazione. Volo notturno per Los Angeles si basa su un’opera precedente dello stesso John Travolta, che rielabora la sua esperienza infantile legata al primo volo. Il film non si limita però a ricostruire un evento biografico, ma lo trasforma in una narrazione mitica della formazione.

Il dato più interessante è che l’autobiografia non viene trattata come verità, ma come struttura narrativa. L’infanzia di Jeff diventa una versione elevata e simbolica dell’infanzia dell’autore, in cui ogni elemento realistico viene filtrato attraverso la lente del desiderio e della memoria. L’aereo non è solo un mezzo di trasporto, ma un dispositivo di trasformazione identitaria.

In questo senso, il finale non risponde alla domanda “è successo davvero?”, ma alla domanda più profonda “come si costruisce un ricordo fondativo?”. Il riconoscimento del pilota, la crescita implicita del protagonista e la conferma della sua futura carriera non sono tanto eventi quanto consolidamenti narrativi di un mito personale.

Il film suggerisce così che alcune esperienze non vengono ricordate per ciò che sono state, ma per ciò che diventano nel tempo: storie che danno forma a un’identità. E Volo notturno per Los Angeles si colloca esattamente in questo spazio intermedio, dove la memoria non documenta il passato, ma lo reinventa per spiegare il presente.

Volo MH370: recensione della nuova docuserie Netflix

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Volo MH370: recensione della nuova docuserie Netflix

E’ affascinante notare come l’essere umano sia sempre così particolarmente attratto dai misteri, come se non riuscisse ad accettare che certe cose non possono semplicemente essere spiegate in maniera chiara e razionale. Uno dei maggiori misteri irrisolti dell’ultimo decennio è proprio la sparizione del Volo MH370 della Malaysia Airlines l’otto marzo del 2014; l’aereo portava a bordo 239 persone, anch’esse svanite nel nulla. A nove anni dall’accaduto, Netflix punta a ricostruire l’accaduto, riportando alla luce tre delle teorie più plausibili per la scomparsa dell’aereo. La docuserie è composta da soli tre episodi, ognuno da circa cinquanta minuti.

Volo MH370: la ricerca di una spiegazione

Volo MH370 si apre con un analisi dettagliata, ora per ora, del giorno della sparizione dell’aereo. Vengono intervistati mariti, mogli, figli dei passeggeri del volo scomparso, i quali, riportando le loro singole storie, sono costretti a rivivere momenti strazianti.

Ogni episodio  presenta una teoria diversa sulla sparizione del MH370: il primo episodio, Il Pilota, si concentra proprio sulla figura di Zaharie Ahmad Shah, esperto pilota della compagnia aerea.  L’ipotesi di un omicidio suicidio sembra da subito essere la più probabile e plausibile. Pur essendo stati disattivati i dispositivi di localizzazione una volta lasciato lo spazio aereo malese alla volta di una zona grigia di confine con il vicino Vietnam, è presto emerso come l’aereo abbia continuato l’attività di volo per diverse altre ore, fino ad esaurimento carburante. Questo elemento sembra essere da subito controverso: se l’intendo di Zaharie era il suicidio, perché aspettare così tante ore?  Ciononostante, questa sembra essere inizialmente la spiegazione dell’accaduto.

Tutto sembra risolto, fin quando un altro Boeing 777, in partenza da Amsterdam, non registra un nuovo incidente aereo in territorio ucraino, al confine con la Russia. I primi mesi del 2014 nel panorama internazionale sono caratterizzati anche da un altro importante avvenimento: l’invasione della Crimea da parte della Russia il 23 febbraio. Le cause di questo secondo incidente risultano essere da subito più chiare: si è trattato di un abbattimento. A questo punto, si riconsiderano anche i possibili eventi che abbiano potuto portare alla sparizione mesi prima del MH370. Essendo stato individuato un cambio di rotta durante il volo, dopo la disattivazione dei dispositivi di localizzazione, viene considerata la possibilità di un  dirottamento dell’aereo da parte della Russia. Considerando la nuova rotta, individuata tramite satelliti, l’aereo sarebbe   potuto andare a nord, atterrando in Kazakistan.  La teoria viene ideate dal giornalista di aviazione Jeff Wise, ma è accolta da pochi. La scoperta di detriti, resti dell’aereo, nei mesi seguenti, renderà il tutto sempre più confusionario: cosa è accaduto realmente al MH370?

Una storia tragica di persone vere

Troppo spesso, ascoltando le news o leggendo i giornali, si finisce per dimenticarsi che le vicende che ascoltiamo, sono storie di persone reali. Nella docuserie volo MH370 si recupera il contatto con le singole vittime, tramite le testimonianze di vari parenti e cari; questo è un elemento che rende il documentario più autentico, e permette allo spettatore di vedere questo semplice avvenimento di cronaca, noto a molti, sotto un nuovo differente punto di vista.

Inoltre, per mantenere una sempre maggiore autenticità, vengono riportate foto e video anche dei parenti disperati durante le varie conferenze stampa ed anche nell’aeroporto di Pechino-Capitale, in Cina, destinazione a cui l’aereo MH370 non giunse mai.

Altri elementi interessanti ed anche determinanti nella diffusione di informazioni furono i canali social. Sull’allora molto utilizzato Twitter si riversarono testimonianze dei parenti delle vittime, con una marcata frustrazione col passare dei giorni dalla scomparsa dell’aereo; ad esse si affiancarono tutta una bufera di commenti, like e nuove teorie e fake news. Vennero date le spiegazioni più disparate dell’accaduto, fino ad incolparne anche gli alieni!

La ricerca di un capro espiatorio

Un fattore rilevante in volo MH370 è la continua ricerca, in tutti e tre gli episodi, non solo di una spiegazione della sparizione dell’aereo, ma anche di un colpevole. In una tale situazione tragica e catastrofica, è come se l’essere umano puntasse non solo a trovarne delle cause, ma anche dei soggetti da accusare. Il primo capro espiatorio fu proprio il defunto pilota Zaharie, nell’ipotesi di un omicidio suicidio. Nella seconda ipotesi la  Russia ed i tre passeggeri russi a bordo vennero considerati responsabili dell’accaduto, mentre nel terzo episodio si ipotizza un coinvolgimento americano nell’accaduto.

Volo MH370 – L’aereo sparito nel nulla: cosa la docuserie Netflix non dice della storia vera

Per tutti gli appassionati di misteri, un caso che dal 2014 ad oggi ancora suscita grande interesse e scalpore è quello della scomparsa del volo Malaysia Airlines 370. Tale evento, particolarmente drammatico per via delle sue presunte 239 vittime, ha nel tempo generato tante teorie quanti tentativi di ricerca del velivolo, divenendo ormai parte della cultura di massa. A distanza di 9 anni, Netflix ha ora rilasciato una docuserie in tre episodi intitolata proprio Volo MH370 – L’aereo sparito nel nulla (qui la recensione), che oltre a ripercorrere ciò che si sa di tale evento, approfondisce anche alcune delle principali teorie formatisi riguardo la sua scomparsa.

Distribuita a partire dall’8 marzo (anniversario della scomparsa del volo) e diretta da Louise Malkinson, la serie si divide dunque in tre episodi, intitolati Il Pilota, Il Dirottamento e L’intercettazione, è stata particolarmente criticata proprio per il suo concentrarsi troppo sulle teorie cospirazioniste legate all’evento, discostandosi talvolta troppo dai reali eventi avvenuti. Oltre a ciò, inoltre, la docuserie omette anche alcuni dettagli particolarmente cruciali riguardo a tale caso. Questo non ha però impedito a Volo MH370 – L’aereo sparito nel nulla di suscitare l’attenzione degli abbonati alla piattaforma, tanto da essere ad oggi al 7° posto nella Top 10 delle Serie TV più viste in Italia.

Scopriamo però ora la vera storia dietro la docuserie e quali dettagli questa omette di raccontare.

Cosa è accaduto al volo Mh370?

Tutto ha avuto inizio l’8 marzo 2014, quando il volo, operato da un Boeing 777-200ER, scomparve dai sistemi di localizzazione e venne dato per disperso con un comunicato ufficiale dalla Malaysia Airlines. L’ultima comunicazione con l’equipaggio risale a circa 38 minuti dopo il decollo, mentre l’aeromobile sorvolava il Mar Cinese Meridionale. Pochi minuti dopo il volo sparì definitivamente dai radar del controllo di volo, ma continuò ad essere tracciato da radar militari per un’altra ora, mentre deviava verso ovest rispetto al suo piano di volo. Uscì infine dalla portata dei radar circa 200 miglia nautiche (370 km) a nordovest dell’isola di Penang. 

L’ultimo messaggio del comandate Zaharie Ahmad Shah, ricevuto alle ore 1.19 e 30 secondi dalla torre di controllo, riferva la transizione dal Lumpur Radar all’ACC di Ho Chi Minh e augurava la buonanotte. Dalle ore 01:20 circa, però, i contatti con il volo si interrompono. Il pilota automatico viene spento e l’aereo ha vira bruscamente verso sinistra dirigendosi a sud-ovest verso l’Africa anziché a nord-est in direzione Cina. Sono poi state rilevate, inoltre, anche alcune manovre atipiche, come l’arrivo alla quota record di oltre 14mila metri, volta, probabilmente, a mandare in asfissia tutti i passeggeri a bordo. Il primo indiziato dell’accaduto è poi stato proprio il comandante Shah. L’ultimo rilevamento noto, in un punto ai limiti del radar militare malese, avvenne alle 02:22.

Le ricerche del volo MH370

La ricerca del velivolo, che divenne la più costosa della storia dell’aviazione, si concentrò inizialmente nel Mar Cinese Meridionale e nel Mare delle Andamane, prima che l’analisi delle comunicazioni automatizzate del Boeing con un satellite Inmarsat identificasse un possibile sito di incidente da qualche parte nell’Oceano Indiano meridionale. Tra il 18 marzo e il 28 aprile, 19 navi e 345 aeromobili militari perlustrarono una zona di oltre 4600000 km². Altri tentativi per trovare il Boeing furono effettuati tramite un’indagine batimetrica, ecoscandagliando il fondale marino, a circa 970 miglia nautiche (1 800 km) a sud-ovest di Perth, nell’Australia occidentale.

Il 17 gennaio 2017, la ricerca ufficiale del volo 370 venne sospesa dopo non aver prodotto prove diverse dal semplice ritrovamento di alcuni detriti marini sulla costa africana. Il rapporto concluse che, utilizzando immagini satellitari e analisi della deriva dei detriti, la posizione dell’aereo era stata ridotta essere in un’area di 25000 km². Nel gennaio 2018, però, una società privata di esplorazione marina degli Stati Uniti, Ocean Infinity, riprese le ricerche proprio nell’area di 25000 km², ma anche questa si concluse senza successo il 9 giugno 2018. Ad oggi, dunque, il velivolo non è ancora stato ritrovato, il che non ha dato possibilità di risolvere i misteri ancora in vigore, tra cui, in primis, cosa può aver causato l’incidente.

Il documentario Volo MH370 ignora il ruolo del governo malese

La docuserie di Netflix affronta molti aspetti diversi della storia, ma una componente chiave che ignora è il ruolo del governo malese. Il documentario mostra la frustrazione dei cittadini in attesa di risposte che non sono mai arrivate, ma con tutte le teorie che presenta, non si approfondisce mai completamente ciò che riguarda il governo malese. Mentre alcune teorie parlando di come il governo abbia pianificato l’intera faccenda, un punto di vista più logico da prendere per il documentario Netflix sarebbe stato relativo al motivo per cui il governo ha dato così poche risposte a coloro che vogliono disperatamente ricongiungersi con i loro familiari che erano sul volo e perché abbia invece nascosto molte informazioni.

La compagnia satellitare privata britannica Inmarsat ha scoperto che l’MH370 aveva abbandonato il suo percorso, dirigendosi verso il Vietnam invece di proseguire verso nord. Il governo malese conosceva queste informazioni dal suo radar militare, ma non le ha rilasciate fino a una settimana dopo la scomparsa dell’aereo, portando i ricercatori a cercarlo nella zona sbagliata. Probabilmente il governo stava cercando di mantenere i cittadini calmi e di salvarsi dal subire critiche dopo quello che era successo all’aereo. Sarebbe dunque stato interessante vedere il documentario di Netflix affrontare anche questo argomento.

Tralascia informazioni e motivazioni relative al capitano Ahmad Shah

Una teoria nel documentario Netflix fortemente enfatizzata è quella sul coinvolgimento del Capitano Zaharie Ahmad Shah. Questa propone che Zaharie abbia pianificato l’intera faccenda come un omicidio-suicidio di massa. Sebbene non ci siano prove che fosse coinvolto, la teoria sembra ad oggi la più quotata. Il documentario parla brevemente delle possibili motivazioni di Zaharie, come le motivazioni politiche e le passate lotte per la salute mentale, anche se molto viene tralasciato. Invece, il film intervista i membri della sua famiglia, che hanno solo cose positive da dire su di lui. Naturalmente, questo è completamente parziale, poiché anche se sapessero qualcosa di compromettente, avrebbero potuto ometterlo.

Molti che erano vicini al capitano hanno confermato che egli aveva confessato di sentirsi solo e triste. Ad esempio, il suo matrimonio stava attraversando una profonda crisi e Shah aveva tradito sua moglie diverse volte con assistenti di volo, cosa di cui lei era a conoscenza. Questa non è un’informazione sufficiente per giungere al consenso sul fatto che ci sia Zaharie dietro la scomparsa dell’MH370, ma uno sguardo più approfondito alla sua vita personale avrebbe potuto sostenere meglio le teorie a riguardo, meglio di quanto presentato nel documentario Netflix.

I contributi del Dr. Schalk Lückhoff e di Richard Godfrey non sono inclusi

Quando si parla dei detriti ritrovati dell’MH370, il documentario affronta la missione di Blaine Gibson a riguardo, che ha appunto permesso di ritrovare alcuni di questi frammenti. Tuttavia, c’è anche la storia di un medico sudafricano di nome Schalk Lückhoff, che si è imbattuto nei detriti a Mossel Bay nel dicembre 2016. Lückhoff ha detto di aver ignorato i detriti quando li ha visti per la prima volta perché avevano un cattivo odore a causa delle cozze in decomposizione attaccate ad essi. Lückhoff non è stato incluso nel documentario, e nemmeno la sua storia dell’essersi imbattuto in tali detriti. Una storia che invece avrebbe potuto fornire ulteriori spunti di riflessione sulle possibili zone dell’impatto.

Richard Godfrey è invece noto per aver svolto ricerche approfondite sull’MH370, ma nel documentario non viene menzionato nulla di lui. Il documentario Netflix non affronta dunque le informazioni che sono emerse negli anni più recenti, come tutto ciò che Godfrey pensa di aver scoperto. Ad esempio, egli ritiene di aver trovato la posizione dell’MH370 nell’Oceano Indiano. Godfrey crede anche nella teoria dell’omicidio-suicidio presentata nel documentario. Con tutte le sue ricerche, avrebbe avuto molte informazioni da offrire al documentario Netflix, ma è stato purtroppo escluso senza un chiaro motivo. L’assenza di tutti questi elementi rende dunque Volo MH370 – L’aereo sparito nel nulla piuttosto imprecisa, pur non togliendo nulla al suo essere un prodotto comunque avvincente.

Fonte: ScreenRant

Volge al termine la 14ma edizione di Ciné – Giornate di Cinema

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Volge al termine la 14ma edizione di Ciné – Giornate di Cinema, la manifestazione dell’industria cinematografica promossa da ANICA (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Digitali) in collaborazione con ANEC (Associazione Nazionale Esercenti Cinematografici), con la partecipazione di ACEC (Associazione Cattolica Esercenti Cinema), sostenuta dal MiC, dalla Regione Emilia-Romagna, dalla Emilia-Romagna Film Commission e dalComune di Riccione, prodotta e organizzata da Cineventi.

La quattro giorni riccionese si conclude venerdì 4 luglio con una mattinata ricchissima con le ultime convention della società di distribuzione che presenteranno alla platea il prodotto cinematografico dei prossimi mesi. Si parte con PiperFilm (ore 9.45), che porterà sul palco della sala Concordia Lillo PetroloNaska e Maurizio Lastrico per Tutta colpa del rock di Andrea Jublin, Claudio Amendola per Fuori la verità di Davide Minnella e Edoardo Leo per Per te di Alessandro Aronadio. A seguire le presentazioni dei listini di Movies Inspired (ore 10.45) e Europictures (ore 11.15), e a chiudere ufficialmente i lavori la convention Warner Bros. (ore 11.30).

Ultimi appuntamenti anche per i giovani appassionati e appassionate di cinema che nella settimana hanno frequentato CinéCamp con il laboratorio di set cinematografico a cura di Almost Famous Produzione, e l’ultimo degli appuntamenti Meet the Star alla presenza di Roberto Proia,  sceneggiatore del film Il ragazzo dai pantaloni rosa.

Volevo Nascondermi: tre clip dal film con Elio Germano

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Volevo Nascondermi: tre clip dal film con Elio Germano

In occasione della presentazione del film al Festival di Berlino 2020, la 70° edizione della Berlinale, 01 Distribution diffonde in rete tre clip da Volevo Nascondermi, il film di Giorgio Diritti in concorso al festival, con protagonista Elio Germano.

Toni, figlio di una emigrante italiana, respinto in Italia dalla Svizzera dove ha trascorso un’infanzia e un’adolescenza difficili, vive per anni in una capanna sul fiume senza mai cedere alla solitudine, al freddo e alla fame. L’incontro con lo scultore Renato Marino Mazzacurati è l’occasione per riavvicinarsi alla pittura, è l’inizio di un riscatto in cui sente che l’arte è l’unico tramite per costruire la sua identità, la vera possibilità di farsi riconoscere e amare dal mondo. “El Tudesc,” come lo chiama la gente è un uomo solo, rachitico, brutto, sovente deriso e umiliato, diventa il pittore immaginifico che dipinge il suo mondo fantastico di tigri, gorilla e giaguari, stando sulla sponda del Po. Sopraffatto da un regime che vuole “nascondere” i diversi e vittima delle sue angosce, viene richiuso in manicomio. Anche lì in breve riprende a dipingere.

Volevo nascondermi: trailer del film con Elio Germano

Più di tutti, Toni dipinge se stesso, come a confermare il suo desiderio di esistere al di là dei tanti rifiuti subiti fin dall’infanzia. L’uscita dall’Ospedale psichiatrico è il punto di svolta per un riscatto e un riconoscimento pubblico del suo talento. La fama gli consente di ostentare un raggiunto benessere e aprire il suo sguardo alla vita e ai sentimenti che sempre aveva represso. Le sue opere si rivelano nel tempo un dono per l’intera collettività, il dono della sua diversità.

Volevo nascondermi è prodotto da PALOMAR con RAI CINEMA con il sostegno della REGIONE EMILIA-ROMAGNA in associazione con COOP ALLEANZA 3.0, DEMETRA FORMAZIONE SRL, FINREGG SPA ai sensi delle norme sul Tax Credit

Volevo nascondermi: trailer del film con Elio Germano

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Volevo nascondermi: trailer del film con Elio Germano

Dopo il primo poster ufficiale arriva il trailer ufficiale di Volevo nascondermi, il nuovo film del regista Giorgio Diritti, con Elio Germano in uscita il 27 febbraio distribuito da 01 distribution.

https://www.youtube.com/watch?v=D5oC_NYpV0s&feature=youtu.be

Toni, figlio di una emigrante italiana, respinto in Italia dalla Svizzera dove ha trascorso un’infanzia e un’adolescenza difficili, vive per anni in una capanna sul fiume senza mai cedere alla solitudine, al freddo e alla fame. L’incontro con lo scultore Renato Marino Mazzacurati è l’occasione per riavvicinarsi alla pittura, è l’inizio di un riscatto in cui sente che l’arte è l’unico tramite per costruire la sua identità, la vera possibilità di farsi riconoscere e amare dal mondo. “El Tudesc,” come lo chiama la gente è un uomo solo, rachitico, brutto, sovente deriso e umiliato, diventa il pittore immaginifico che dipinge il suo mondo fantastico di tigri, gorilla e giaguari, stando sulla sponda del Po. Sopraffatto da un regime che vuole “nascondere” i diversi e vittima delle sue angosce, viene richiuso in manicomio. Anche lì in breve riprende a dipingere.

Più di tutti, Toni dipinge se stesso, come a confermare il suo desiderio di esistere al di là dei tanti rifiuti subiti fin dall’infanzia. L’uscita dall’Ospedale psichiatrico è il punto di svolta per un riscatto e un riconoscimento pubblico del suo talento. La fama gli consente di ostentare un raggiunto benessere e aprire il suo sguardo alla vita e ai sentimenti che sempre aveva represso. Le sue opere si rivelano nel tempo un dono per l’intera collettività, il dono della sua diversità.

Volevo nascondermi è prodotto da PALOMAR con RAI CINEMA con il sostegno della REGIONE EMILIA-ROMAGNA in associazione con COOP ALLEANZA 3.0, DEMETRA FORMAZIONE SRL, FINREGG SPA ai sensi delle norme sul Tax Credit

Volevo nascondermi: ecco Elio Germano come Antonio Ligabue

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Volevo nascondermi: ecco Elio Germano come Antonio Ligabue

Ecco il primo poster ufficiale che ci mostra Elio Germano come Antonio Ligabue in Volevo nascondermi, il nuovo film del regista Giorgio Diritti,  in uscita il 27 febbraio distribuito da 01 distribution 

Volevo nascondermi film 2020

Toni, figlio di una emigrante italiana, respinto in Italia dalla Svizzera dove ha trascorso un’infanzia e un’adolescenza difficili, vive per anni in una capanna sul fiume senza mai cedere alla solitudine, al freddo e alla fame. L’incontro con lo scultore Renato Marino Mazzacurati è l’occasione per riavvicinarsi alla pittura, è l’inizio di un riscatto in cui sente che l’arte è l’unico tramite per costruire la sua identità, la vera possibilità di farsi riconoscere e amare dal mondo. “El Tudesc,” come lo chiama la gente è un uomo solo, rachitico, brutto, sovente deriso e umiliato, diventa il pittore immaginifico che dipinge il suo mondo fantastico di tigri, gorilla e giaguari, stando sulla sponda del Po. Sopraffatto da un regime che vuole “nascondere” i diversi e vittima delle sue angosce, viene richiuso in manicomio. Anche lì in breve riprende a dipingere.

Più di tutti, Toni dipinge se stesso, come a confermare il suo desiderio di esistere al di là dei tanti rifiuti subiti fin dall’infanzia. L’uscita dall’Ospedale psichiatrico è il punto di svolta per un riscatto e un riconoscimento pubblico del suo talento. La fama gli consente di ostentare un raggiunto benessere e aprire il suo sguardo alla vita e ai sentimenti che sempre aveva represso. Le sue opere si rivelano nel tempo un dono per l’intera collettività, il dono della sua diversità.

Volevo nascondermi, recensione del film con Elio Germano

Volevo nascondermi, recensione del film con Elio Germano

Protagonista di Volevo Nascondermi di Giorgio Diritti è Elio Germano, nel ruolo del pittore e scultore italiano Antonio Ligabue. Per questa interpretazione, Germano ha vinto l’Orso d’argento per il miglior attore al Festival di Berlino 2020. Il film ha inoltre ottenuto 15 candidature ai David di Donatello 2021.

Volevo nascondermi: la trama

Volevo Nascondermi esordisce con una serie di flashback che ci mostrano l’infanzia e la giovinezza di Ligabue, costellate da violenze, soprusi e abbandono. Vediamo in primo piano il viso del pittore oscurato da un drappo nero, da una cui fessura fa capolino l’occhio del pittore, che rivolge lo sguardo anche a noi spettatori. È un’immagine fortemente simbolica, che va a stabilire fin da subito il senso della pellicola di Diritti: indagare il mistero e la genesi dell’estro artistico e creativo del pittore, oltre l’ottenebramento dei tormenti psichici interiori. Veniamo poi a conoscenza di alcune tappe fondamentali della vita del pittore: nato in Svizzera da una famiglia italiana e successivamente dato in affidamento a diverse famiglie, la crescita del giovane pittore è ostacolata dalle continue violenze perpetrategli, ragion per cui sarà affidato a un istituto per ragazzi affetti da disagi mentali. A vent’anni viene espulso dalla Svizzera e si ritrova nella cittadina romagnola di Gualtieri, dove verrà conosciuto come “El Tudesc”. In Italia non imparerà mai del tutto la lingua e sarà cacciato dagli abitanti del paese, costretto a rifugiarsi in una baracca nel bosco, fino all’incontro con lo scultore Renato Marino Mazzacurati, che ne scoprirà l’estro e le capacità artistiche.

Un conflitto insolubile tra l’emarginato e la comunità

La filmografia di Giorgio Diritti è permeata da una visione tragica sul conflitto insolubile tra l’emarginato, il disadattato, e la comunità. Si nota una riflessione generale sulle parti più predatorie e ferine dell’animo umano, anche visto come branco, che non solo espelle chi ne ostacola gli equilibri ma punta a mettere in disparte e perfino distruggere le componenti più fragili. Non si opta per una conciliazione tra le parti, perché non è data alcuna possibilità di riscatto ai più deboli. C’è piuttosto la presa di coscienza dell’animo spietato ed egoistico che guida le azioni umane in diversi contesti.

Ligabue rimarrà un’anima fanciullesca e senza filtri, nascosta dietro la maschera del reietto e del disadattato. Dalla radicale esclusione del pittore alla vita comunitaria nasce la più totalizzante immedesimazione con l’universo animale, che trova una propria dimensione su tela: tigri inferocite, aquile che si avventano sulle prede con le ali spianate, cavalli imbizzarriti, sono i soggetti più ricorrenti dei suoi quadri. “Non sono una bestia”, dice in manicomio il pittore, cercando di ritagliarsi una dimensione esistenziale propria, sicura e incisiva, pur sapendo che solo nella libertà d’animo di questi esseri egli può identificarsi.

“Volevo nascondermi” recita il titolo del film: l’animo di Ligabue non si nasconde certo nei suoi quadri, dove emerge prepotentemente la conflittualità dell’universo e la rabbia dell’artista, ma anche la purezza ancestrale della dimensione naturale. La sublimazione della propria essenza attraverso l’arte gli conferisce una speranza tale da poter ritenersi un individuo speciale, immortale addirittura, secondo l’idea dell’opera che sorpassa l’autore, che si fissa come immanente nel futuro incerto, come dice di sé stesso al suo autista. Non riuscirà però ad essere un uomo integrato in una comunità; l’essenza del pittore non è ancorabile a una dimensione umana specifica, si presenta come anima vagante in cerca di un rifugio in cui non doversi nascondere. Incapace di esprimersi in maniera comprensibile, senza dimora, Ligabue si rispecchia veramente soltanto nell’infanzia, nel mondo apolide dei circensi, o nel provare ad essere altro da sé, figura femminile o animalesca che sia.

L’arte di Ligabue è istintiva, carica di pathos, bisogni e desideri di cui non riusciva ad appropriarsi nella vita quotidiana. Il suo processo artistico passa per l’immedesimazione totale nelle bestie che ritrae, da cui emerge una rabbia repressa per la condizione affibbiatagli di reietto, di escluso. Ligabue cerca allora di trovare una dimensione propria, di affidarsi un ruolo, un posto nel mondo: agli innumerevoli dipinti di animali, alterna autoritratti che vogliono segnalarne rumorosamente il passaggio sulla terra, che vogliono lasciare l’impronta di un’esistenza in sordina, ma che esplode prepotentemente tramite l’arte. Anche quando il suo talento sarà riconosciuto e omaggiato e gli verranno concesse mostre, Toni non riuscirà a liberarsi della condizione di diverso, escluso: il tenero amore verso Cesarina, una sua compaesana, per esempio, rimarrà solo il desiderio irrealizzabile di un’esistenza che non permette un percorso di vita canonico.

Volevo nascondermi

Elio Germano restituisce l’essenza più pura di Ligabue

Elio Germano ci regala un’interpretazione straordinaria nei panni di Toni Ligabue ed encomiabile è anche il lavoro di Lorenzo Tamburini al trucco (già vincitore di un David di Donatello per Dogman): questo diventa infatti supporto aggiuntivo, mezzo tramite cui comunicare tutta l’intensità d’animo di Ligabue, la sofferenza, il bisogno di amore di chi non vuole essere definito bestia, ma che troverà il proprio riflesso compiuto solo nelle rappresentazioni animali. Ligabue studia meticolosamente gli animali per poterli riprodurre come scorcio sulla sua anima, e solo in altre anime pure, quelle dei bambini, trova un interlocutore ideale. Ne è un esempio la disperazione totale quando muore una bambina di Gualtieri, lutto al cui il pittore risponde ritraendola e gridando disperatamente “Dove sei?” al ritratto, con una tenerezza ed umanità totalizzanti.

Un grande lavoro di messa in scena, che abbraccia il realismo degli ambienti e degli spazi, scenografie che ci fanno immergere nell’Emilia Romagna del tempo e la suggestiva colonna sonora firmata da Daniele Furlati e Massimo Biscarini, sono solo alcuni dei punti di forza del film. Diritti ci consegna sprazzi della vita del grande pittore, quelli necessari per poterne cogliere la vera essenza, che combaciano con il suo anelito di libertà e amore: i passaggi fondamentali che lo portarono al successo come pittore, l’accettazione e derisione dei suoi compaesani, l’acuirsi e l’attenuarsi delle sue crisi.  La narrazione non segue uno schema lineare, eppure i salti temporali non disorientano lo spettatore, perché riescono a catturare l’essenza del pittore e del disturbo così profondo alla base della sua arte.

È maestosa la collaborazione tra la conoscenza profonda del mondo rurale emiliano infusa nell’opera da Diritti, unita al lavoro attoriale di Germano, non solo sul rimodellamento della propria fisicità, per poterla meglio adattare al personaggio, ma che abbraccia anche uno studio fonetico nei riguardi delle capacità linguistiche del pittore, che si esprimeva mischiando i diversi lasciti linguistici della sua vita. Partendo da quel corpo che si nasconde sotto un indumento -che è allo stesso tempo corazza- emerge uno sguardo che mischia timore a curiosità, lo sguardo di un fanciullo sempiterno, che da voce a un’arte unica nel suo genere, distinguibile per la vivacità cromatica e l’energia intrinseca. “I quadri si vedono, non c’è bisogno di parlare”, afferma Ligabue: i suoi sono quadri parlanti, dipinti di una vita a cui non è concessa piena espressione verbale. La tavolozza diventa strumento indispensabile per sfuggire a un’esistenza marchiata dai disturbi mentali e dalla derisione generale. Diritti non giudica né assolve chi, per ignoranza o insensibilità, disprezza Ligabue e le sue opere, ma riesce a ritrarre con delicatezza e dolcezza estrema i pochi che ne seppero capire il tormento interiore e tentarono di essere per lui casa.

Sulla sua tomba si legge: «Il rimpianto del suo spirito, che tanto seppe creare attraverso la solitudine e il dolore, è rimasto in quelli che compresero come sino all’ultimo giorno della sua vita egli desiderasse soltanto libertà e amore». Solitudine, dolore, libertà e amore: i quattro pilastri di questo sodalizio tra Diritti e Germano, che riesce a restituire appieno i tormenti, i desideri e l’essenza più pura di un animo incompiuto.

Volevo Nascondermi, dal 19 agosto di nuovo al cinema

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Volevo Nascondermi, dal 19 agosto di nuovo al cinema

Dopo la vittoria dell’Orso d’argento per il Miglior Attore a Elio Germano, il premio come Film dell’Anno ai Nastri d’Argento e il Globo d’Oro come Miglior Film e Migliore Fotografia, VOLEVO NASCONDERMI di Giorgio Diritti con Elio Germano, prodotto da Palomar con Rai Cinema, uscirà di nuovo nelle sale con 01 Distribution da mercoledì 19 agosto.

SINOSSI

Volevo nascondermi…ero un uomo emarginato, un bambino solo,
un matto da manicomio, ma volevo essere amato.

Toni, figlio di una emigrante italiana, respinto in Italia dalla Svizzera dove ha trascorso un’infanzia e un’adolescenza difficili, vive per anni in una capanna sul fiume senza mai cedere alla solitudine, al freddo e alla fame. L’incontro con lo scultore Renato Marino Mazzacurati è l’occasione per riavvicinarsi alla pittura, è l’inizio di un riscatto in cui sente che l’arte è l’unico tramite per costruire la sua identità, la vera possibilità di farsi riconoscere e amare dal mondo.

“El Tudesc,” come lo chiama la gente è un uomo solo, rachitico, brutto, sovente deriso e umiliato. Diventerà il pittore immaginifico che dipinge il suo mondo fantastico di tigri, gorilla e giaguari stando sulle sponde del Po. Quella di Ligabue è una “favola” in cui emerge la ricchezza della diversità e le sue opere si rivelano nel tempo un dono per l’intera collettività.

Volevo nascondermi di Giorgio Diritti con Elio Germano sulla vita di Ligabue

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Arriverà al cinema a febbraio Volevo nascondermi, il nuovo film di Giorgio Diritti con  protagonista Elio Germano sulla vita di Ligabue, pittore e scultore italiano, tra i più importanti artisti naïf del XX secolo.

Volevo nascondermi: la trama

Toni, figlio di una emigrante italiana, respinto in Italia dalla Svizzera dove ha trascorso un’infanzia e un’adolescenza difficili, vive per anni in una capanna sul fiume senza mai cedere alla solitudine, al freddo e alla fame. L’incontro con lo scultore Renato Marino Mazzacurati è l’occasione per riavvicinarsi alla pittura, è l’inizio di un riscatto in cui sente che l’arte è l’unico tramite per costruire la sua identità, la vera possibilità di farsi riconoscere e amare dal mondo.

“El Tudesc,” come lo chiama la gente è un uomo solo, rachitico, brutto, sovente deriso e umiliato,  diventa il pittore immaginifico che dipinge il suo mondo fantastico di tigri, gorilla e giaguari, stando sulla sponda del Po.  Quella di Ligabue è una “favola” in cui emerge la ricchezza della diversità e le sue opere si rivelano nel tempo un dono per l’intera collettività.

Volevo nascondermi è prodotto da PALOMAR con RAI CINEMA con il sostegno della REGIONE EMILIA-ROMAGNA in associazione con COOP ALLEANZA 3.0, DEMETRA FORMAZIONE SRL, FINREGG SPA  ai sensi delle norme sul Tax Credit

Voldemort’s Origins of the Heir: il fan trailer del film

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Voldemort’s Origins of the Heir: il fan trailer del film

Ecco il fan trailer di Voldemort’s Origins of the Heir, una storia che tutti vorremmo ci fosse raccontata e che va a indagare l’infanzia del temibile villain di Harry Potter.

Voldemort’s Origins of the Heir – Fan Traielr

Come abbiamo visto in Harry Potter e i Doni della Morte Parte 2, Voldemort è stato ufficialmente sconfitto, ma il mondo magico ha trovato il modo di tornare sullo schermo grazie alle avventura di Newt Scamander in Animali Fantastici e dove Torvarli.

Il sequel del film con Eddie Redmayne è al momento in lavorazione.

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Animali Fantastici e Dove Trovarli recensione

Il film è uscito il 17 novembre 2016, e avrà come protagonista Newt Scamandro, autore de Gli animali fantastici dove trovarli, che ha esattamente 23 anni. Il film è  ambientato a New York, 70 anni prima delle vicende di Harry Potter. Nel cast Eddie Redmayne, Katherine Waterston, Ezra Miller, Dan Folger e Alison Sudol.

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Voldemort: colui che è sempre stato nominato… male!

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Voldemort: colui che è sempre stato nominato… male!

Colui che non deve essere nominato è sempre stato… nominato male! A rivelarlo è stata la stessa JK Rowling via Twitter.

Parliamo ovviamente di Lord Voldemort, Voi Sapete Chi, il super cattivo della saga di Harry Potter. A quanto pare si pronuncia con la T muta, alla francese.

Il nome significa infatti, in francese, “volo della morte”, e, come si legge su Twitter, gli unici a pronunciare bene il nome del Signore Oscuro sono sempre stati soli i francesi e la Rowling stessa.

In realtà, nei primi due audiolibri della saga, incisi da Jim Dale, la pronuncia è corretta, ma dopo l’uscita del primo film, Harry Potter e la Pietra Filosofale, dove la T si sente nella pronuncia, anche gli audiolibri si sono adeguati all’errore.

Ricordate che “Bisogna chiamare le cose con il loro nome, la paura del nome non fa altro che aumentare la paura della cosa stessa”, ma se proprio dovete chiamare il Signore Oscuro con il suo, che lo pronunciate come si deve!