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Voldemort vs. Darth Vader: chi è più potente tra i due

Voldemort vs. Darth Vader: chi è più potente tra i due

Quando si pensa ai più grandi villain del grande schermo, gli iconici Darth Vader e Voldemort occupano di sicuro un posto d’onore. Antagonisti principali di entrambe le saghe che li hanno resi noti al grande pubblico – rispettivamente Star Wars e Harry Potter -, i due cattivi, sebbene godano di una fama che si potrebbe considerare paritetica, non hanno in realtà gli stessi poteri.

Provando a divertirci nel mettere le loro abilità a confronto, quali pensate siano i punti di forza dell’uno e quali invece quelli dell’altro? Abbiamo messo “allo specchio” le loro personalità, cercando di rispondere ad un’ardita domanda: chi è più potente tra Darth Vader e Voldermort? Scopriamolo insieme…

Discendenza

Il primo confronto tra i due personaggi si basa sulle loro origini. La famiglia di Voldemort ha profondi legami con la magia oscura, legami “di sangue” che risalgono alla figura di Salazar Serpeverde. Per liberarsi dalla discendenza Babbana del padre e della povertà in cui caddero i Guant, Voldermort ha dovuto necessariamente ‘trasformarsi’ in qualcosa di più grande. Parallelamente, anche le origini di Anakin Skywalker erano alquanto umili…

Giovane ragazzo schiavo, è cresciuto al fianco della madre per servire gli Hutt su Tatooine, per poi essere venduto a Watto. Si dice che il piccolo Anakin sia stato concepito senza un padre, creato dalla Forza attraverso l’Immacolata Concezione. In questo prima testa a testa, è sicuramente Darth Vader a spuntarla.

Abilità naturali

Quando si tratta di abilità, sia grazie ai libri che ai film sappiamo quanto Voldemort sia sempre stato dotato. Anche da bambino, durante gli anni trascorsi in orfanotrofio, ha dato sfogo ai suoi poteri, tanto per imparare a padroneggiarli quanto per vendicarsi dei torti subiti. Le sue abilità non passarono inosservate neanche a Silente, che una volta giunto nell’orfanotrofio lo convinse a frequentare la scuola di magia di Hogwarts. 

Per quanto riguarda invece Anakin, le sue abilità naturali non si sono manifestate perché collegate alla Forza (almeno da ciò che abbiamo visto nei film), come ad esempio la sua capacità di pilotare navi e veicoli, che non ha mai avuto eguali. Inoltre, ha sempre avuto il più alto numero di midi-chlorian di chiunque altro i Jedi avessero mai scoperto. Potrebbe forse non essere così evidente, ma siamo convinti che a livello di abilità Anakin e Voldemort gareggino al medesimo livello. 

Abilità acquisite

I due villain hanno anche una formazione ed un background educativo sorprendentemente simili. Voldemort frequentò una delle più grandi scuole di magia del Mondo Magico, eccellendo in tutto ciò che faceva; solo in seguito si sarebbe dedicato alla scoperta di tutti i segreti che la magia oscura aveva da offrirgli.

Darth Vader frequentò un’accademia altrettanto prestigiosa, il Tempio Jedi, imparando a beneficiare di tutti gli insegnamenti della Forza. Dopo aver ceduto al Lato Oscuro, si sarebbe dedicato a seguire gli insegnamenti di Palpatine. Dati i contesti simili, ad entrambi è stato insegnato praticamente tutto ciò che c’era da sapere in termini di potere e di oscurità.

Armi

Quando si tratta di armi, Voldemort potrebbe avere la meglio rispetto a Darth Vader. Utilizzando una “semplice” bacchetta, è in grado di evocare qualsiasi incantesimo si possa immaginare, tanto Offensivo e Difensivo, per non parlare di quelli Generici. Inoltre, è in grado di manipolare la realtà con un semplice movimento del polso. Anche se Darth Vader brandisce un’arma potente e letale, ma la realtà è che non si pouò competere con la magia…

L’uso della Forza potrebbe essere l’abilità più equa in un’ipotetica battaglia contro Voldemort, ma anche ciò non garantirebbe un’eventuale vittoria del Sith. Anche se la spada laser è l’arma più iconica della saga di Star Wars, è inevitabile quanto gli strumenti magici a disposizioni di Voldemort siano molto più efficaci per vincere uno scontro. 

Alleati

Ogni grande villain ha bisogno di un “compagno” che sia in grado di supportarlo. Voldemort ha i suoi devoti Mangiamorte, ma il più fedele di tutti è sempre stato Codaliscia. Per quanto riguarda Darth Vader, invece, il suo più grande alleato nella Marina Imperiale è stato probabilmente l’Ammiraglio Piett, diligente, ambizioso e devoto.

Al tempo stesso Codaliscia, spinto da una personalità spregevole e corrotta, era sempre disposto a tutto pur di compiacere Lord Voldemort. Ciononostante, Piett ha agito comandando un’intera flotta: ecco perché, rispetto a Peter Minus, non può che essere considerata la “spalla” migliore che si possa desiderare.

Seguaci

Guardando al di là dei rispettivi alleati, è interessante chiedersi chi tra Darth Vader e Voldemort abbia effettivamente le migliori risorse a disposizione. Voldemort ha un potente esercito di seguaci che arrivano in suo sostegno durante il finale della saga, durante il quale ha chiamato a raccolta ogni sorta di creature ed essere oscuro a sua disposizione.

Dall’altra parte abbiamo Darth Vader, che ha dalla sua il fatto di essere uno dei personaggi più malvagi della Galassia, così come di avere sotto la propria egida un intero Impero. Se da un lato Voldemort potrebbe avere alleati più talentuosi e potenti, è innegabile quanto la quantità di truppe e di armi tecnologiche a disposizione di Darth Vader non abbia eguali.

Dominio

In termini di territorialità e dominio, quale cattivo ha saputo maggiormente espandere il proprio potere? Negli ultimi libri della serie, Voldemort sradica completamente il Governo prendendo il controllo di tutta la Gran Bretagna, anche se non è chiaro se il suo colpo di stato si estenda oltre i confini della nazione. Darth Vader serve serve invece un Impero che si estende su un’intera Galassia, anche se non è propriamente suo.

Sicuramente ne supervisiona gran parte, ma la realtà è  che appartiene tutto al suo padrone, Palpatine. Per questo motivo, sebbene lo spazio governato possa essere quantitativamente maggiore, alla fine è Voldemort ad esercitare molto più dominio rispetto  a Darth Vader.

Nemesi

Ogni villain che si rispetti ha bisogno di una nemesi, un grande eroe da affrontare e con cui, all’occorrenza, confrontarsi. Per Voldemort, tale nemesi è rappresentata da Harry Potter, che fin dalla nascita ha dimostrato di essere l’unico vero grande ostacolo contro la sua scalata al potere. Darth Vader, d’altra parte, è stato contrapposto a suo figlio, Luke Skywalker.

Giunti alla fine dell’arco narrativo del personaggio nella saga, scopriamo che Vader è riuscito a provare sentimenti di amore nei confronti di Luke, qualcosa che non sarebbe mai potuto accadere tra Voldemort e Harry. Come tale, la coppia formata da “colui che non deve essere nominato” e il maghetto occhialuto, in termini di rivalità, è la coppia vincitrice… una rivalità che l’amore non avrebbe mai potuto scalfire.

Morte

In ciascuna delle rispettive saghe, entrambi i personaggi muoiono. Le morti sono però dovute a ragioni molto diverse. Gli Horcrux di Voldemort alla fine vengono tutti distrutti, con il villain che viene superato in astuzia da Harry, morendo a causa della sua stessa ambizione. Darth Vader, invecee, muore per il suo stesso sacrificio, una morte chiaramente molto più nobile.

Il Sith scelse di morire al posto di suo figlio, superando addirittura il suo maestro. Gli venne anche concessa la vita eterna attraverso la Forza. Per questo motivo, la morte di Vader supera quella di Voldemort.

Risultati

Giunti alla fine, e osservando quanto esaminato fino ad ora, sembra che Darth Vader sia il villain più potente. Sicuramente, Darth Vader ha agito in una maniera tanto subdola quanto ragguardevole, impresa nella quale Voldemort ha invece fallito.

Ciononostante, entrambi i cattivi hanno a loro disposizione immense abilità e risorse, quindi non sarebbe tanto “furbo” affermare che potrebbero essere considerati – anche in vista di ciò che rappresentano per le loro nemesi – potenti allo stesso livello…

Fonte: ScreenRant

Volare: recensione del film di e con Margherita Buy – #RoFF18

Volare: recensione del film di e con Margherita Buy – #RoFF18

Capita sempre più di frequente che attori e attrici del nostro cinema decidano di compiere il passaggio dietro la macchina da presa, che sia per dar vita ad una nuova carriera come registi o solo per provare anche fosse per una volta il brivido di dirigere un proprio film. È quanto capitato solo negli ultimi mesi a Micaela Ramazzotti con FelicitàAlessandro Roja con Con la grazia di un Dio e a Paola Cortellesi con C’è ancora domani, quest’ultimo presentato nella cornice della Festa del Cinema di Roma. In questa stessa occasione si può però assistere anche ad un’altro esordio alla regia: quello di Margherita Buy, che ha assunto tale ruolo per il film intitolato Volare.

Per dar vita ad un proprio film occorre avere qualcosa da dire, è la base, e questo qualcosa deve poter coinvolgere non solo chi lo dice ma anche chi ascolta. Di certo, Buy non ha dubbi su cosa dire, scegliendo infatti per questo suo esordio di parlarci di un qualcosa che la riguarda in prima persona: la paura di volare. La realizzazione del suo film diventa dunque un modo per esorcizzare (o quantomeno provarci) questa paura, scherzarci sù e cercare di intercettare quanti a loro volta ne sono affetti. Tuttavia, se pure l’argomento c’è, quel che in parte manca è invece uno sviluppo di esso tale da rendere insindacabile la volontà di parlarne.

La trama di Volare

Nel film Margherita Buy interpreta Annabì, un’attrice di successo che però, per sua sfortuna, soffre di aviofobia, ovvero la paura di volare. Proprio a causa di ciò, sono molte le occasioni lavorative di carattere internazionale che le sono sfuggite, l’ultima delle quali relativa ad un ruolo pronto per lei in Corea. Annabì, dunque, si vede costretta ad accettare continuamente parti in fiction televisive tanto longeve quanto scadenti, sviluppando però così continue nevrosi. Quando però sua figlia le annuncia che andrà a studiare in California, Annabì, desiderosa di accompagnarla, deciderà che è giunto il momento di sconfiggere tale fobia.

Parlare di ciò che si conosce

Per il suo film d’esordio, dunque, Buy sceglie di parlare di un qualcosa che conosce bene, il che è evidentemente positivo, perché – insieme agli sceneggiatori Doriana Leondeff e Antonio Leotti – può mettere in campo tutta una serie di elementi, dettagli e riflessioni proprie di chi soffre della paura di volare. Ciò porta dunque il film a sfoggiare una certa precisione nella trattazione di questo argomento, anche grazie ad un gruppo di comprimari variegati, ognuno dei quali (anche se con qualche stereotipo di troppo) porta avanti una specifica sfumatura di questa paura. Da questo punto di vista Volare funziona dunque bene, ma l’esordiente regista non si fa sfuggire l’occasione per introdurre anche altri aspetti della propria vita.

La prima mezz’ora di film, ad esempio, è una divertente presa in giro di sé stessa e del suo ambiente lavorativo. Andando dalla competizione tra attrici (dove ad interpretare la sua “rivale” ritroviamo una Elena Sofia Ricci che si presta con generosità al gioco) fino alla carenza di idee dell’industria, che continua ad esempio a proporre sempre nuove stagioni di fiction di dubbio valore, Volare riesce ad essere particolarmente divertente. In questa prima parte di film, infatti, non mancano battute semplici ma genuinamente divertenti, proposte con il giusto ritmo, come ad esempio la risposta che la protagonista dà alla figlia che le suggerisce di trovarsi un nuovo uomo da avere accanto: “ma no perché poverino”.

Buy costruisce dunque un inizio che fa ben sperare per il film, che tuttavia rallenta nel momento in cui ha inizio un corso di gruppo specificatamente pensato per aiutare a superare l’aviofobia. A partire da quel momento, e sostanzialmente per il resto del film, è sullo svolgersi di tale terapia collettiva che si articola il film, tra confessioni, esercizi per tranquillizzarsi e chiarimenti da parte degli esperti. Ecco allora che Volare sembra da qui in poi adagiarsi troppo su tali dinamiche, provando sì ad approfondire le vicende dei singoli personaggi ma senza aggiungere nulla di particolarmente significativo o interessante al racconto.

Volare Margherita Buy

Vincere le proprie paure ridendone

Certo, l’obiettivo è chiaro: poter ridere ulteriormente, grazie a questo corso, delle paure che caratterizzano chi proprio non ne vuol sapere di volare, oppure chi vorrebbe riuscirci ma senza risultati. La risata come terapia, dunque, anche se appunto riesce a risultare molto più brillante in tal senso la prima parte di film. Questo perché molto più autoironica, a confronto invece con uno sviluppo che si dilunga talvolta in modo eccessivo su sottotrame che non vengono però poi portate a compimento, ma che anzi vedono un accumularsi di elementi che sottraggono tempo alla costruzione di un arco narrativo più completo per Annabì e il modo in cui riesce (o non riesce) a sconfiggere questa sua paura.

Volare è allora davvero da intendere come un film non tanto interessato a raccontare una storia (che è sostanzialmente quella di una donna che cerca di vincere le proprie paure e riprendere il controllo della propria vita) quanto far accomodare gli spettatori (meglio se aviofobici) accanto ai personaggi in questa seduta di gruppo e ridere con loro di questa paura. Se apprezzare o meno questa trattazione così statica del problema dipenderà dal proprio gusto, ma c’è il rischio per coloro che non sono vittime della medesima paura della protagonista, di perdere interesse e finire quindi con il ridere solo a metà.

Volare: prenota il tuo biglietto gratis con Cinefilos.it

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Volare: prenota il tuo biglietto gratis con Cinefilos.it

Cinefilos.it offre la possibilità di vedere al cinema gratis Volare, esordio alla regia di Margherita Buy, con Buy, Anna Bonaiuto, Giulia Michelini, Euridice Auxen e Francesco Colella, in sala dal 22 febbraio con Fandango.

Ecco le città in cui sarà possibile partecipare alle proiezioni:

ROMA 
 
CINEMA ODEON
giovedì 22 febbraio – 10 biglietti
venerdì 23 febbraio – 10 biglietti
sabato 24 febbraio – 10 biglietti
domenica 25 febbraio – 10 biglietti
 
CINEMA GIULIO CESARE
giovedì 22 febbraio – 10 biglietti
venerdì 23 febbraio – 10 biglietti
sabato 24 febbraio – 10 biglietti
domenica 25 febbraio – 10 biglietti
 
CINEMA EURCINE
giovedì 22 febbraio – 10 biglietti
venerdì 23 febbraio – 10 biglietti
sabato 24 febbraio – 10 biglietti
domenica 25 febbraio – 10 biglietti
 
CINEMA IN TRASTEVERE
giovedì 22 febbraio – 10 biglietti
venerdì 23 febbraio – 10 biglietti
sabato 24 febbraio – 10 biglietti
domenica 25 febbraio – 10 biglietti
 
CINEMA LUX
solo giovedì 22 febbraio – 10 biglietti
TORINO
 
CINEMA MASSIMO
solo giovedì 22 febbraio – spettacolo delle 20,30 con il saluto in sala della regista Margherita Buy – 5 biglietti
MILANO
 
ANTEO PALAZZO DEL CINEMA
giovedì 22 febbraio – 10 biglietti
venerdì 23 febbraio – 10 biglietti
sabato 24 febbraio – 10 biglietti
domenica 25 febbraio – 10 biglietti

Ad eccezione di Torino, biglietti assegnati saranno validi per qualsiasi spettacolo della giornata scelta. Gli orari degli spettacoli saranno consultabili direttamente sul sito dei cinema.

I biglietti saranno validi per il primo spettacolo serale da giovedì 22 febbraio a domenica 25 febbraio e potranno essere richiesti inviando una e-mail a [email protected]. E’ fondamentale specificare nel testo della e-mail che si effettua la richiesta via CINEFILOS.

Per questioni legate all’organizzazione degli eventi, sarà necessario inviare la richiesta dei biglietti entro e non oltre il prossimo giovedì 22 febbraio. Di conseguenza non verranno accettate richieste che ci perverranno oltre tale data. I biglietti potranno essere ritirati direttamente alla cassa dei cinema presentando la email di conferma ricevuta unitamente ad un documento di identità. 

Volare, la trama

La storia di Annabì, un’attrice di successo, che soffre di aviofobia, ovvero la paura di volare. A causa di questa sua fobia, l’attrice è stata costretta a rinunciare a scritture importanti. Avrebbe potuto aspirare a un successo internazionale, ma l’idea di salire su un aereo per un casting o per le riprese l’ha sempre frenata. Adesso che sua figlia si è trasferita in California per studiare, Annabì è alla ricerca di qualcosa da fare e decide di iscriversi a un corso nell’aeroporto di Fiumicino. Riuscirà a vincere la sa paura?

Volantin Cortao recensione

Volantin Cortao recensione

volantin cortao

Volantin Cortao è stato presentato “in concorso” al Festival Internazionale del Film di Roma 2013.

Paulina (Loreto Velasquez) è una ragazza di 21 anni che lavora come assistente sociale in un centro rieducativo per adolescenti. Ha un rapporto difficile con la famiglia e difficoltà a relazionarsi socialmente con le altre persone. Quando conosce Manuel (René Miranda), uno dei ragazzi che frequentano il centro di rieducazione, qualcosa cambia. Paulina inizierà un percorso che la porterà a frequentare ambienti, persone e prospettive diverse, con altrettante diverse conseguenze.

Volantin Cortao di Diego Ayala e Anibal Jofré è un film cileno che in soli 77 minuti tenta di raccontare un pezzo di vita di una ragazza, la sua quotidianità inserita in un paese povero come quello del Cile. Non è un film di denuncia sociale, tantomeno una pellicola con l’obiettivo di rappresentare la criminalità dell’America del sud. Vuole invece elevarsi dal contesto superficiale e scavare in profondità, entrando nelle persone e raccontandone le giornate comuni.

Il paradosso è che Paulina, benestante e potenzialmente stabile, sia invece più instabile di Manuel, che possiede una situazione familiare irripetibile e nessuna certezza nella vita, se non quella dettata dalla piccola criminalità. Forse Manuel si è già rassegnato a questa condizione, mentre Paulina non vuole farlo. E nel cercare una strada diversa, mette in mostra tutta la sua instabilità, una voglia di vivere e di trovare un percorso alternativo pur non sapendo come.

Il film ha un ritmo molto lento. I registi non hanno paura di mostrare, ma anche e soprattutto di “non mostrare”: l’importanza di una parola o di un’immagine è data anche da ciò che non si vede. Così, il campo-controcampo non è sempre necessario;  talvolta gli è preferibile un movimento di macchina o un’immagine fissa.

La grande forza di Volantin Cortao, che per qualcuno potrebbe essere il suo punto debole, è la capacità di mostrare uno spaccato di realtà quotidiana senza cadere nel gettonato picco narrativo, con la convizione che è possibile raccontare una storia, anche senza dover esagerare con forzature e banalità.

La nostra foto gallery del Festival:
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Volami Via: una Clip in esclusiva del film

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Volami Via: una Clip in esclusiva del film

Esce al cinema il 19 agosto Volami Via, il film diretto da Christophe Barratier con Victor Belmondo, Gérard Lanvin, Yoann Eloundou, Ornella Fleury, Andranic Manet.

Volami Via è distribuito da I Wonder Pictures. Ecco una clip in esclusiva dal film:

Volami Via, la trama

Mentre il trentenne figlio di papà Thomas vive nella villa del padre medico ospedaliero, spreca i suoi soldi e pensa di essere un playboy, il quindicenne Marcus convive dalla nascita con una malformazione cardiaca e nessuno sa se vivrà fino ai 16 anni. Dopo l’ennesimo guaio combinato dal figlio il padre lo obbliga a prendersi cura di Marcus. Il mondo del ragazzo è fatto di cliniche e sale operatorie, il mondo di Thomas è tutto belle ragazze, club e feste. Dapprima decisamente riluttante Thomas, finisce poi per semplificare il suo compito con l’aiutare David a vivere, prima che sia troppo tardi, esperienze semplici e fondamentali, come ha da tempo desiderato fare.

Voices: recensione del film di Jason Moore

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Voices: recensione del film di Jason Moore

Voices, diretto dal semi-esordiente Jason Moore, è un divertente esperimento per la cinematografia dei più giovani. Nelle sale dal prossimo 6 giugno, Voices è già un fenomeno negli Usa tanto è vero che si sta pensando al provvidenziale sequel: sarà un successo anche qui in Italia? E’ troppo presto per dirlo, ma siamo abbastanza sicuri che il film di Jason Moore non passerà certo inosservato.

Voices è l’evoluzione di un genere cinematografico che, contaminato dal musical, riesce a dar vita a qualcosa di stuzzicante ed elettrizzante nel panorama cinematografico. Essenzialmente è un teen-musical che seppur scadendo in qualche clichè, rimane comunque un film adulto, anti convenzionale, fresco, con battute esilaranti, una perfetta colonna sonora ed un folto gruppo di giovani e talentuosi attori. Il tutto si svolge nella classica cornice di un college americano, dove la giovane Beca (Anna Kendrick) sogna di sfondare nel mondo della musica. La ragazza ha talento da vedere come DJ, ma per una strana coincidenza, entrerà in un gruppo corale universitario di sole donne. Capitanato dall’irriverente Aubrey (Anna Camp) e dalla rossa sbarazzina Chole (Brittany Snow), Beca si troverà a vivere un’avventura che le cambierà la vita.

Voices, il film

Bastano quindi poche scene per rimanere fatalmente attratti dal film. Con una semplicità genuina ed una colonna sonora che rispolvera vecchie hit della musica pop moderna, il film di Jason Moore colpisce nel segno per due motivi ben precisi; se da una parte rimaniamo colpiti dall’interessante caratterizzazione dei personaggi, dall’altra parte le due anime del film (quella essenzialmente pop e quella che riguarda le vicissitudini dei protagonisti), si fondono all’unisono riuscendo a bilanciare il drama ed il musical. Voices però, seppur sembra avere qualche somiglianza con il successo televisivo di Glee, il risultato è comunque molto diverso.

Mentre la serie tv cerca di stupire il pubblico con performance da urlo e tralasciando la caratterizzazione del personaggio, Voices invece essendo un lungometraggio dal respiro più adulto, arriva dove Glee non si è mai spinto. La pellicola infatti, non è solo un piacevole intrattenimento, ma risulta essere un moderno Step up. Se il franchise più ballerino che ci sia, dopo già un solo lungometraggio era già alla frutta, il film porta con sé una ventata di aria fresca per la cinematografia giovanile, perche grazie alla sua miscela di canti e balli, essenzialmente racconta una vicenda fatta di amicizia (quella vera), una sana competizione e senza dimenticare di volgere uno sguardo ad una generazione che nonostante tutto è ancora capace di sognare.

Voice from the Stone: Momentum Pictures acquista i diritti del thriller con Emilia Clarke

Momentum Pictures ha annunciato oggi di aver acquisito i diritti nordamericani per il thriller Voice from Stone. Eric D. Howell fa il suo debutto alla regia con la sceneggiatura scritta da Andrew Shaw, basata sul romanzo italiano La Voce della pietra, di Silvio Raffo.

Il Senior Vice President of Content di Momentum Pictures, Ian Goggins ha dato l’annuncio oggi.

Siamo entusiasti di portare questo film sorprendente sul grande schermo e di lavorare con la talentuoso Emilia Clarke su questo progetto. Emilia ha dimostrato di essere un attrice versatile nel suo ruolo in Game of Thrones e nel suo eccentrico, eppure amabile, personaggio in Me Before You. Siamo sicuri che la sua legione di fan la seguirà nel suo nuovo ruolo in Voice from the Stone.

La protagonista è appunto la Madre dei Draghi di Game of Thrones, Emilia Clarke. Nel cast anche Marton Csokas, Caterina Murino, Remo Girone, Lisa Gastoni e Edward Dring. Voice from the Stone uscirà nei cinema e on demand nel primo trimestre del 2017.

La pellicola racconta la storia inquietante di Verena (Clarke) un’infermiera che ha il compito di aiutare un giovane ragazzo di nome Jacopo che ha perso la parola in seguito alla prematura scomparsa della madre. Il ragazzo vive con il padre in un maniero in Toscana. Sin da subito Jacopo dimostra di avere altri problemi e sembra essere sotto l’incantesimo di qualche forza diabolica. della pietra.

Voice from the Stone è prodotto da Dean Zanuck (The Road to Perdition, Get Low) e Stefano Gallini-Durante.

Ecco il teaser del film:

Fonte: CS

 

Voglio crederci: dal cast alle location, tutto quello che c’è da sapere sul film

Il film Voglio crederci (altrimenti noto col titolo internazionale di Make me believe) è l’ennesimo grande successo di Netflix proveniente dalla Turchia, Paese che negli ultimi tempi ha sempre più guadagnato popolarità grazie ai propri prodotti audiovisivi, tanto film quanto serie televisive. Con questo nuovo titolo, diretto dai registi Evren Karabiyik e GünaydinMurat Saraçoglu, la piattaforma streaming offre dunque un nuovo racconto d’amore che, tra i paesaggi mozzafiato della Turchia, sta incantando un gran numero di utenti, a dimostrazione del grande interesse che tale cinematografia è sempre più capace di suscitare.

Un risultato che ribadisce ciò di cui Netflix è maggiormente fiera, ovvero il dare la possibilità ai propri abbonati di confrontarsi con prodotti provenienti da paesi che difficilmente avrebbero trovato spazio nei cinema o nelle televisioni nostrane (anche se su quest’ultima le soap turche stanno iniziando a ritagliarsi un sempre maggiore spazio). Voglio crederci è dunque il titolo perfettto per gli appassionati di storie romantiche ma in cerca di qualcosa di diverso dai soliti film di produzione statunitense. Prima di intraprendere la visione di Voglio crederci, però, ecco alcuni dettagli sulla sua trama, il cast di attori e le location dove si sono svolte le riprese del film.

La trama e il cast di Voglio crederci

Protagonisti di Voglio crederci sono due nonne e i loro adorati nipoti. Le due signore, legate da una lunga amicizia, non possono fare a meno di immischiarsi nelle questioni di cuore dei loro ragazzi. I loro intenti sono però nobili, in quanto vorrebbero aiutarli a essere felici, consigliando loro le giuste scelte da fare per poter intraprendere la strada più sicura verso l’amore e la gioia. Si mettono dunque d’accordo per far incontrare i rispettivi nipoti, Sahra e Deniz, questi i loro nomi, che sono cresciuti insieme ma con il tempo si sono persi di vista. Ritrovandosi, però, scopriranno di provare ancora dei sentimenti l’uno per l’altro, ma insieme ad essi ci sono anche delle questioni del passato da risolvere.

Fanno parte del cast alcuni attori turchi, non particolarmente noti al di fuori del loro paese natìo ma che proprio grazie a Netflix hanno ora l’occasione di ottenere maggiore notorietà. Protagonista femminile del film è dunque l’attrice Ayça Aysin Turan nel ruolo di Sahra. Prima di questo film, l’attrice si è resa nota grazie alla serie Maryem e The Protector, quest’ultima presente a sua volta su Netflix. Ekin Koç, noto per la serie turca è invece il protagonista maschile, interprete di Deniz. Recitano poi nel film Cagla Irmak che impersona Ahu, Cagri Citanak che interpreta Ulas e Kemal Okan Özkan che presta le fattezze di Kerem. L’attrice Yildiz Kültür recita invece nei panni di Deniz’in Büyükannesi.

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Le location del film Voglio crederci

Le riprese del film, girato nel corso dell’estate 2022, si sono naturalmente svolte Turchia. Nello specifico, però, la provincia turca di Çanakkale è stata scelta come location principale. Questa si trova sulla sponda asiatica dello stretto dei Dardanelli, nella regione nord-occidentale della Turchia. Qui hanno dunque avuto luogo la maggior parte delle riprese. Alcune di esse sono però state effettuate anche all’interno e intorno all’Altare di Zeus a Mıhlı, Adatepe Köyü Yolu, che si trova sul bordo della collina che domina la baia di Edremit ad Assos. Secondo la mitologia, proprio da questo altare il più forte degli Dei greci avrebbe osservato lo svolgersi della guerra di Troia.

Un’altra location particolarmente importante per il film è stata la provincia di Athena Tapınağı con molti punti di riferimenti utili come Çanakkale Trojan Horse, Çanakkale Martyrs ‘Monument, Çanakkale Saat Kulesi nel centro di Çanakkale e Anzac Cove della penisola di Gallipoli. Quella di Çanakkale è una meta turistica molto gettonata, basti pensare che sul lungomare della città è presente come attrazione turistica il modello del cavallo di legno usato nelle riprese del film Troy, con Brad Pitt come protagonista. Questo perché Çanakkale è il grande centro urbano più vicino ai resti archeologici dell’antica città di Troia.

Il trailer di Voglio crederci e come vedere il film in streaming su Netflix

Come anticipato, è possibile fruire di Voglio crederci unicamente grazie alla sua presenza nel catologo di Netflix, dove attualmente è al 2° posto della Top 10 dei film più visti sulla piattaforma in Italia. Per vederlo, basterà dunque sottoscrivere un abbonamento generale alla piattaforma scegliendo tra le opzioni possibili. Si avrà così modo di guardare il titolo in totale comodità e al meglio della qualità video, avendo poi anche accesso a tutti gli altri prodotti presenti nel catalogo.

Fonti: IMDb, ScreenRant

Vogliamo i colonnelli: recensione del film di Mario Monicelli

Vogliamo i colonnelli: recensione del film di Mario Monicelli

Vogliamo i colonnelli è il film del 1973, diretto da  Mario Monicelli con Ugo Tognazzi, Duilio del Prete, Dauphin Claude, Francois Perier, Antonino Faa di Bruno.

La trama di Vogliamo i colonnelli

Sinossi: Italia, anni settanta. Dietro ad un attentato al Duomo di Milano, inizialmente affibbiato alla sinistra eversiva, si cela in realtà il diabolico piano occulto dell’on. Giuseppe Tritoni detto Beppe (Ugo Tognazzi), importante esponente della Grande Destra. Quale misterioso e sinistro disegno spinge il vulcanico e iroso deputato ad affannarsi come un matto tra anziani ufficiali dell’esercito nostalgici del Ventennio? Il sogno, l’utopia, il fine è abbattere le istituzioni democratiche e attraverso un colpo di stato, sul modello di quello greco, impadronirsi dei centri politici di potere.

Il Tritoni, dopo aver ricev uto una lista di fedelissimi dal gen. Bassi Lega (Pietro Tordi), inizia il lavoro di reclutamento e coordinamento che porterà alla formazione di un’improbabile masnada . Colonnelli ed imprenditori ansiosi di riportare il paese all’ordine e al rigore dei “bei tempi” giungono così alla data fatale ma una serie di inconvenienti renderà l’impresa più complicata del previsto.

Vogliamo i colonnelli  è un film del 1973 diretto dal grande e compianto Mario Monicelli il quale collaborò anche al soggetto e alla sceneggiatura insieme agli amici e compagni di una vita Age e Scarpelli. Nomi che da soli erano garanzia di qualcosa meritevole di attenzione, e così è stato, di certo questo film non fa eccezione. Una divertentissima parodia che si è ispirata liberamente ad un fatto storico realmente accaduto alcuni anni prima: il Piano Solo architettato dal generale dei carabinieri De Lorenzo, un tentativo di colpo di stato militare fallito prima ancora di iniziare. Monicelli racconta con la solita ironia, arguzia e maestria una storia per certi versi inquietante soprattutto se si pensa a quanto sia stata vicina alla realtà. Personaggi spassosissimi che rappresentano la vera forza motrice del film, macchiette studiate ad arte che coinvolgono tutto l’arco politico del bel paese: dal vecchio militare dalla mascella tesa e la casa ricolma di cimeli del duce, al subdolo politicante democristiano attaccato alla poltrona e al potere sino al timoroso e inconcludente deputato di una sinistra annacquata.

Direttore d’orchestra un immarcabile Ugo Tognazzi, semplicemente irresistibile nei panni dell’indemoniato deputato destroide che urla in toscano tra comizi che trasudano retorica nazionalista e invettive sboccate contro i mali del sistema democratico. Una schiera di attori noti e meno noti che completano un quadro perfettamente costruito e ideato da un maestro della commedia. Ma da maestro della commedia, Monicelli sa perfettamente come smorzare un’ ingannevole risata in un ghigno quasi beffardo e amaro. Il geniale finale del film scaglia, coraggiosamente, pesantissime sferzate al potere politico e alla classe dirigente che governava il paese in quegli anni; per debellare questi rischi di eversione estremista post-fascista, queste minacce alla democrazia, il governo proclama una serie di leggi liberticide, in nome della sicurezza sociale.

In sostanza il film ci dice che la cura può essere peggiore del male o che forse partiti apparentemente lontani non lo sono poi nella sostanza. Vogliamo i colonnelli è un film divertente e al contempo inquietante, un classico della grande commedia italiana della vecchia ed inimitabile scuola, in cui la parodia non regalava mai risate fine a se stesse. Tante sequenze e battute memorabili, su tutte fateci citare quella con cui Tognazzi/Tritoni cerca di giustificarsi quando il gen. Bassi Lega lo coglie brache calate insieme alla pruriginosa figliola: “…suvvia generale un confondiamo la patria con la fava!”.

Vogliamo che ci sia ancora un domani, il cinema italiano indipendente lancia proposte di riforma al Ministro della Cultura

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Come annunciato, la voce dell’industria cinematografica e audiovisiva indipendente si è fatta sentire: registi, sceneggiatori, agenti, attori, distributori, esportatori, festival, musicisti, produttori, tecnici. Tutti insieme – come non accadeva da tempo – per chiedere formalmente al Ministro Gennaro Sangiuliano, al Sottosegretario Lucia Borgonzoni e al Direttore Generale Nicola Borrelli di considerare urgentemente le proposte del Settore e promuovere un incontro a breve per attuare le necessarie riforme in tempi rapidi.

Il Settore necessita di certezze: delle regole, delle tempistiche e delle risorse.

Temi esposti con pacatezza e chiarezza, con lo scopo di continuare a tenere attivo il dialogo da tempo instaurato con le Istituzioni, ma con la ferma intenzione di correggere la narrazione a volte distorta che accompagna i temi caldi dei finanziamenti cinematografici.

9.000 le imprese del settore, la stragrande maggioranza delle quali PMI. 95.000 posti di lavoro diretti, 114.000 nelle filiere connesse. Numeri che testimoniano la grande dimensione del settore, che sviluppa un moltiplicatore economico di 3.54 di cui beneficia l’intera economia nazionale, oltre a creare e promuovere l’immagine del Paese nel mondo.

Oltre 1500 le persone presenti al Cinema Adriano e diverse centinaia collegate in diretta streaming, tra cui anche molti studenti desiderosi di approfondire e capire come poter fare del cinema il proprio obiettivo lavorativo.

Le proposte sono dunque sul tavolo e le associazioni a disposizione delle istituzioni, nella speranza di poter continuare a tenere alta la bandiera del cinema italiano.

ASSOCIAZIONI ADERENTI:

  • 100 AUTORI – Associazione dell’Autorialità Cinetelevisiva
  • ACMF – Associazione Compositori Musica per Film
  • AFIC – Associazione Festival Italiani di Cinema Agenti Spettacolo Associati
  • AGICI – Associazione Generale Industrie Cine-Audiovisive Indipendenti
  • AIC – Autori Italiani Cinema
  • AIR3 – Associazione Italiana Registi
  • AMC – Associazione Montaggio Cinematografico e Televisivo
  • ANAC – Associazione Nazionale Autori Cinematografici
  • ANICA – Unione Esportatori Internazionali Unefa
  • ANICA – Unione Produttori
  • APAI – Associazione del personale di produzione dell’audiovisivo italiano
  • ASA  – Agenti Spettacolo Associati
  • A.S.C. – Associazione Scenografi, Costumisti e Arredatori
  • ASIFA – Associazione Italiana Film d’Animazione Autori italiani Cinematografia
  • CARTOON Italia
  • CNA – Artigiani Imprenditori d’Italia | Cinema e Audiovisivo
  •  Collettivo Chiaroscuro
  • DOC.IT – Associazione Documentaristi Italiani
  • FIDAC – Federazione Italiana delle Associazioni Cineaudiovisive
  • LARA – Libera Associazione Rappresentanti di Artisti
  • RAAI – Registro Attrici Attori
  • UNITA
  • WGI – WRITERS GUILD ITALIA

Voglia di tenerezza

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Voglia di tenerezza Regia: James L. Brooks Anno: 1983 Cast: Shirley MacLaine, Debra Winger, Jack Nicholson.

Il film è tratto da un romanzo di Larry McMurtry del 1975, dall’omonimo titolo. Nel romanzo però non appare il personaggio di Garrett, ideato dallo stesso Brooks, interpretato da Jack Nicholson e centrale nel film. I protagonisti portano dentro di sé tristezza e insoddisfazione, cadendo così in sbagli continui arrecati proprio dalla loro fragilità.

Abbiamo Aurora, donna che non accetta di invecchiare e vorrebbe restare una single eternamente corteggiata dagli uomini; c’è Emma, la figlia, che è sempre più trascurata dal marito Flap, che di fatto la tradisce, causandone così il reciproco tradimento; c’è Garrett, ex astronauta vitellone. Ma il brutto male che colpisce Emma porterà un cambiamento positivo in ognuno di loro: Aurora accetterà di buon grado il ruolo di nonna, Flap si impegnerà di più come padre, Garrett si dedicherà anima e cuore ad Aurora, sbarazzandosi dal ruolo di scapolone negli “anta”. Commedia adatta per gli amanti dei film lenti e riposanti, romantici, strappalacrime.

Voglia di tenerezza ha avuto anche un sequel girato nel 1996, Conflitti del cuore: nel film Aurora ha una tormentata relazione con un giovane psichiatra (Bill Paxton) e Nicholson compare solo in un cameo.

Al ritiro dell’Oscar Shirley MacLaine, durante il suo discorso, si rivolse a Debra Winger, candidata per la stessa categoria e lo stesso film, e le disse: “Metà di questo è tuo”. La Winger le rispose: “Allora ne prenderò metà”.

Il periodo delle riprese coincideva con la disintossicazione di Debra Winger da una seria dipendenza dalla cocaina, che causò molti comportamenti scorretti sul set, che in un’occasione la portarono addirittura alle mani con Shirley MacLaine.

James L. Brooks ha lavorato solo occasionalmente come regista, in quanto la sua principale attività è di produttore televisivo. Tra i lavori più famosi c’è quello di produttore esecutivo dei Simpson.

In America è molto conosciuto anche per programmi televisivi quali Mary Tyler Moore, Rhoda e Taxi. Come regista ha firmato altri cinque film: Dentro la notizia (Broadcast News, 1987), Una figlia in carriera (I’ll Do Anything, 1994), Qualcosa è cambiato (As Good As It Gets, 1997). Spanglish – Quando in famiglia sono in troppi a parlare (Spanglish, 2004) e il recente Come lo sai (How Do You Know, 2010).

Sebbene Brooks non abbia diretto molti film, con Voglia di tenerezza ha proposto una pellicola che ha fatto incetta di premi. Cinque Premi Oscar: Miglior film a James L. Brooks, Migliore regia a James L. Brooks, Miglior attrice protagonista a Shirley MacLaine, Miglior attore non protagonista a Jack Nicholson, Migliore sceneggiatura non originale a James L. Brooks. Quattro Golden Globe: Miglior film drammatico, Miglior attrice in un film drammatico a Shirley MacLaine, Miglior attore non protagonista a Jack Nicholson, sceneggiatura a James L. Brooks. Quattro National Board of Review Award: Miglior film, Migliore regia a James L. Brooks, Miglior attrice protagonista a Shirley MacLaine, Miglior attore non protagonista a Jack Nicholson. Due Kansas City Film Critics Circle Award: Miglior film, Miglior attore non protagonista a Jack Nicholson. Un David di Donatello: Miglior attrice straniera a Shirley MacLaine. E ancora 5 premi al Los Angeles Film Critics Association Award e tre al New York Film Critics Circle Award.

Vodka da supereroi: le bottiglie targate Marvel

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Anche i supereroi hanno dolori da affogare nell’alcol, e anche loro meritano di prendersi una pausa, ogni tanto.

Ecco le bottiglie di Vodka da Supereroi personalizzate Marvel:

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Vladimir: il trailer della serie con Rachel Weisz e Leo Woodall, in arrivo su Netflix il 5 marzo

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Netflix ha diffuso il nuovo trailer ufficiale di Vladimir, la miniserie thriller psicologica che vede protagonisti Rachel Weisz e Leo Woodall. La serie, basata sull’acclamato romanzo di Julia May Jonas, debutterà sulla piattaforma il 5 marzo, promettendo un racconto intenso fatto di desiderio, ossessione e segreti pericolosi.

Il trailer di Vladimir anticipa una storia di ossessione e segreti

Il trailer offre un primo sguardo alla storia di una professoressa brillante ma impulsiva, la cui vita professionale e personale inizia lentamente a sgretolarsi. Nel momento più fragile della sua carriera, la donna sviluppa una pericolosa ossessione per un nuovo collega, carismatico e misterioso, interpretato da Leo Woodall.

Quella che inizia come una semplice attrazione si trasforma rapidamente in qualcosa di molto più oscuro. Seduzione e manipolazione si intrecciano in una dinamica complessa, dove il confine tra desiderio e autodistruzione diventa sempre più sottile. Il trailer suggerisce un racconto ricco di tensione psicologica, in cui ambizioni personali, fantasie proibite e verità nascoste si scontrano in modo imprevedibile.

La serie promette di combinare dramma accademico, thriller emotivo e umorismo tagliente, elementi che hanno reso il romanzo originale di Julia May Jonas uno dei titoli più discussi degli ultimi anni.

Una miniserie provocatoria tratta dal romanzo di Julia May Jonas

Vladimir è descritta come una serie limitata che esplora le zone più ambigue delle relazioni di potere e delle dinamiche emotive. Al centro della storia c’è una donna disposta a mettere tutto a rischio pur di dare forma ai propri desideri più controversi, mentre il suo mondo professionale e sentimentale comincia a crollare.

Con la presenza di Rachel Weisz, premio Oscar e interprete di numerosi ruoli intensi e complessi, la serie punta a offrire una performance centrale carica di sfumature psicologiche. Accanto a lei troviamo Leo Woodall, volto emergente del panorama televisivo internazionale, qui nel ruolo dell’affascinante collega che diventa il fulcro della storia.

Vladimir arriverà su Netflix il 5 marzo, pronta a conquistare il pubblico con una narrazione provocatoria, personaggi imprevedibili e una storia che mescola desiderio, ambizione e ossessione.

Vladimir, spiegazione del finale: cosa succede dopo l’incendio?

Vladimir, spiegazione del finale: cosa succede dopo l’incendio?

Creata da Julia May Jonas, Vladimir è una serie comica dark che ruota attorno a un’ossessione totalizzante, che porta a fantasie e spirali discendenti che potrebbero benissimo rovinare alcune vite. La protagonista (Rachel Weisz), che rimane senza nome per tutta la trama (ma viene indicata come M nella sinossi dell’episodio Netflix), è una stimata professoressa della stessa università di suo marito, John. Di conseguenza, l’udienza di quest’ultimo relativa alle sue scandalose accuse di violazioni del Titolo IX ha naturalmente ripercussioni negative sulla carriera e sulla posizione sociale della moglie. Nello stesso periodo, l’università assume un giovane scrittore, Vladimir Vladinski, che diventa rapidamente oggetto della fervida infatuazione della protagonista. Ben presto, il suo desiderio di trasformare in realtà le fantasie carnali che ha in mente diventa il centro dell’universo della protagonista in modo rovinoso e autodistruttivo. SPOILER IN ARRIVO!

Cosa succede in Vladimir?

La protagonista, una professoressa di mezza età di “Donne nella narrativa americana”, si trova ad affrontare un momento difficile quando scoppia uno scandalo sessuale nell’università, che coinvolge proprio suo marito. Molte ex studentesse di John hanno presentato accuse contro di lui, sostenendo che avesse avuto relazioni con loro. Di conseguenza, l’università lo sospende dal servizio mentre il suo caso viene esaminato. Per la maggior parte, il professore rimane preoccupato che il caso possa privarlo della pensione, che potrà intascare se gli sarà permesso di rimanere nel ruolo del personale abbastanza a lungo da andare in pensione alla fine del semestre. Sorprendentemente, per tutti gli altri, sua moglie si rifiuta di parlare contro di lui e il loro rapporto rimane pressoché invariato. Questo perché la protagonista e John avevano un tacito accordo matrimoniale che rendeva il loro rapporto simile a un matrimonio aperto.

Ciò significa che la protagonista aveva una vaga idea di ciò che accadeva nella vita di suo marito. È anche fermamente convinta che queste relazioni, pur conservando un elemento di squilibrio di potere, fossero consensuali poiché riguardavano due adulti. Infine, semplicemente non le interessa diventare il portavoce di suo marito e crede che non dovrebbe parlare a suo nome. Ciononostante, le sue convinzioni personali non impediscono alle persone che la circondano di speculare e fare supposizioni sul suo matrimonio e sulla sua moralità personale. Forse per lo stesso motivo, finisce per rivelare la verità sul caso di John alla figlia Sid e alla sua compagna Alexis, quando le due vengono a cena con loro. Inizialmente, Sid è furiosa per la rivelazione, ma soprattutto perché detesta il fatto che i suoi genitori le abbiano mentito per anni.

Rachel Weisz e Leo Woodall in Vladimir

Nel frattempo, la protagonista affronta anche una diversa frustrazione di tipo romantico e sessuale. Da quando ha incrociato Vladimir, il nuovo assunto dell’università, non riesce a smettere di fantasticare su di lui nei momenti più inopportuni. Tuttavia, mentre il suo matrimonio non le impedisce di perseguire liberamente la sua infatuazione, lo stato civile della giovane scrittrice complica certamente le cose. Inizialmente, cerca di reprimere la sua attrazione per lui stringendo amicizia con sua moglie Cynthia, che insegna nella stessa università. Tuttavia, quest’ultima continua a trovare scuse per evitare gli inviti della protagonista, creando situazioni spiacevoli, come un incontro a bordo piscina con Vladimir. Naturalmente, la sua infatuazione per il giovane continua a crescere di giorno in giorno.

Nel frattempo, la situazione inizia a peggiorare per John quando anche una delle sue studentesse più grandi, Lila, si unisce al caso. Il motivo per cui lei rappresenta un problema particolare è che, oltre ad essere sua studentessa, frequentava anche il corso del protagonista. Inoltre, quest’ultimo aveva un voto decisivo sulla scelta di Lila per una borsa di studio, che alla fine ha votato contro. Mentre l’ex studentessa sostiene che si sia trattato di una forma di ritorsione, il protagonista sostiene che non punirebbe mai uno studente per la sua vita privata e che la sua decisione è stata puramente accademica. Mentre la pressione continua a crescere, la professoressa finisce per compiere un gesto avventato: invece di accompagnare John all’udienza come aveva promesso, finisce per pranzare con Vladimir. Non solo, continua a portare lo scrittore nella sua baita nel bosco, dove orchestra le circostanze per prolungare il suo soggiorno, praticamente rapendolo.

Il finale di Vladimir: cosa succede dopo l’incendio?

Il finale di Vladimir

Alla fine della storia, la protagonista si ritrova in una situazione del tutto inaspettata e caotica. Nonostante le circostanze dubbie che circondano la sua visita alla baita con Vladimir, la fuga finisce per essere produttiva in più di un modo. Oltre ad accendere la creatività della coppia di scrittori, permette loro anche di affrontare la realtà della loro crescente attrazione e di agire di conseguenza. Le cose si complicano un po’ quando John si presenta alla baita, poco dopo che la protagonista ha avuto un rapporto con Vladimir. Anche se il marito non ha alcun problema con la relazione extraconiugale della moglie, la sua visita costringe la coppia ad affrontare la realtà scoraggiante della loro situazione. Inoltre, apre anche una nuova possibilità per la protagonista, che dovrà essenzialmente scegliere come si evolverà il suo futuro con entrambi gli uomini.

Tuttavia, tutte queste complicazioni passano in secondo piano quando, più tardi nella notte, con tutti e tre gli accademici sotto lo stesso tetto, la baita va in fiamme. L’incendio, presumibilmente, ha inizio dopo che una stufa elettrica si guasta e le sue scintille si trasformano in una fiamma distruttiva. Anche se tutti nella baita stanno dormendo, fortunatamente la protagonista riesce a svegliarsi appena in tempo e a svegliare John, mentre il rumore sveglia anche Vladimir. Mentre i due uomini cercano di aprire la porta d’ingresso, la protagonista fugge dalla porta sul retro, stringendo il suo manoscritto tra le braccia. Le conseguenze della sua fuga vengono narrate al pubblico solo dal personaggio stesso. Secondo il suo racconto, sia suo marito che il suo amante riescono a fuggire dalla casa in fiamme mentre lei chiama il 911 in tempo. Nel corso della serie, la protagonista si afferma come una narratrice inaffidabile.

Non è tanto che sia una bugiarda patologica. Piuttosto, è desiderosa di avere il controllo sulla narrazione e di guidarla in una certa direzione. Fantastica su come potrebbe essere la sua vita e poi cerca di trasformarla in realtà. Che ci riesca o meno è tutta un’altra questione. Allo stesso tempo, mostra una grande venerazione per l’arte e le ripercussioni che essa ha sul mondo. Pertanto, sebbene sia possibile che l’incendio non sia stato così accidentale e sia stato in realtà provocato dalla protagonista, è improbabile che lei menta sulle sue conseguenze. Oltre ad affermare la sopravvivenza degli uomini, sostiene che sia lei che Vladimir scriveranno dei libri sulla loro relazione, e che il suo avrà un successo leggermente maggiore. Questo dettaglio conferisce legittimità al suo racconto.

La protagonista finirà con Vladimir? Tornerà con John?

Rachel Weiz e John Slattery in Vladimir

Un aspetto importante della trama della protagonista è influenzato dal suo approccio mutevole alle relazioni, all’amore e al desiderio. Il suo matrimonio con John rimane complicato fin dall’inizio. La coppia ha un matrimonio aperto senza i problemi stereotipati che spesso accompagnano la poligamia indesiderata. Sebbene nella loro relazione siano presenti gelosia e rancore, questi sentimenti influenzano solo la struttura della loro storia d’amore e consentono loro di trovare la felicità nella reciproca compagnia senza aspettative irrealistiche. Infatti, quando la protagonista inizia a corteggiare Vladimir, John sembra sinceramente tifare per lei affinché consumi questa sua ossessiva infatuazione.

Allo stesso modo, quando nella baita John le propone di reintrodurre l’impegno monogamo nel loro matrimonio, specifica che ciò non è necessario a meno che la sua relazione con il giovane scrittore non si esaurisca. Tuttavia, nonostante la natura flessibile dell’offerta, questa costringe la protagonista a rivalutare il suo matrimonio e a prendere una decisione. In alternativa, qualcosa di identico accade alla sua relazione con Vladimir. Inizialmente, la sua infatuazione per l’uomo più giovane le fa provare un desiderio appassionato e fantasie. Man mano che si sente sempre più attratta da lui, si infatua della natura stessa delle fantasie. Queste diventano per lei una forza trainante e quasi ispiratrice.

In esse trova una via di fuga, che si traduce in modo sfacciato nelle sue azioni quando fugge letteralmente con lui per evitare l’udienza del marito sul Titolo IX. Tuttavia, il motivo per cui queste fantasie sono così soddisfacenti ed eccitanti è proprio il fatto che sono fantasie. I suoi incontri clandestini con Vladimir nella sua immaginazione si svolgono esattamente come lei desidera. Per lo stesso motivo, durante la fuga in baita, la vediamo provare disgusto per lo scrittore più volte, specialmente quando lui cerca di avviare un rapporto sessuale tra loro attraverso il gioco di ruolo studente-insegnante. Anche se in seguito lui le concede esattamente le fantasie che desidera, poco dopo le cose sfuggono nuovamente al suo controllo. Vladimir le fa una proposta, chiedendole di prendere in considerazione la possibilità di continuare la loro relazione attraverso incontri settimanali illeciti nella baita.

Proprio come John, Vladimir le offre un futuro molto diverso da quello che lei aveva sempre immaginato. Nessuna di queste opzioni è di per sé negativa. Tuttavia, semplicemente non sono il finale che la protagonista ha in mente. La protagonista non desidera diventare un personaggio nello sviluppo delle storie di Vladimir o John, soprattutto perché non corrisponde ai suoi desideri. Dopo aver consumato la sua infatuazione per Vladimir, ottiene ciò che voleva dalla sua ossessione. Vladimir ha un unico scopo nella sua narrazione, quello di essere l’oggetto dei suoi desideri. Quando questo stimola la sua creatività e la spinge a scrivere alcuni dei suoi migliori lavori, lei capisce che quello è il vero finale. Per lo stesso motivo, durante l’incendio, invece di suo marito o del suo amante, sceglie la sua scrittura, confermando che c’è solo una cosa per cui rischierebbe la vita, ovvero se stessa.

Cosa succede all’udienza di John? Vince la causa?

John Slattery in Vladimir

L’udienza di John ai sensi del Titolo IX rimane un aspetto centrale della sua narrazione e, di conseguenza, della trama che circonda la vita familiare del protagonista. I fatti del caso sono abbastanza chiari. John ha avuto una serie di relazioni con le sue studentesse all’inizio della sua carriera. Queste relazioni erano il segreto peggio custodito del campus. Sebbene sia lui che sua moglie sostengano che si trattasse di “relazioni consensuali”, rimane un intrinseco squilibrio di potere in questi incontri. In qualità di loro professore, John ha un certo potere e influenza su di loro, indipendentemente dalla loro giovane età adulta.

Pertanto, anche se smette di corteggiare le studentesse dopo l’inasprimento delle regole relative a tali relazioni nel campus, le conseguenze di queste relazioni lo perseguitano. Quando le giovani donne corteggiate da John hanno iniziato a farsi avanti, è stato messo in dubbio che John potesse mantenere il suo posto di insegnante. Pertanto, l’udienza non verte tanto sul determinare se il professore abbia avuto relazioni con le sue studentesse, quanto piuttosto sul determinare se abbia sfruttato e abusato delle studentesse attraverso lo squilibrio di potere nella loro dinamica. Inizialmente, egli vuole tenere la realtà di questo processo lontana da Sid, sua figlia.

Ciononostante, Sid finisce comunque per essere travolta dal caos del dramma familiare. Di conseguenza, finisce per rappresentare suo padre nel processo. Alla fine, il caso si conclude a favore di John. Anche se perde il suo posto di insegnante e gli viene vietato l’accesso al campus, ottiene l’unica cosa che ha sempre desiderato: la possibilità di mantenere la sua pensione. Tuttavia, il suo nome è probabilmente macchiato, così come il suo rapporto con Sid, che non rimane nemmeno ad ascoltare il verdetto dopo aver dovuto ascoltare per ore le testimonianze delle donne che hanno subito le conseguenze negative del comportamento di suo padre.

John e Cynthia hanno una relazione?

Inavvertitamente, John finisce per svolgere un ruolo cruciale nel riunire il protagonista e Vladimir in un modo che permette loro di cedere all’attrazione che si è sviluppata tra loro fin dall’inizio. Uno dei motivi principali per cui lo scrittore è molto più riservato nel suo desiderio per il professore rispetto a quest’ultimo è il suo matrimonio con Cynthia. Anche se la loro relazione è complicata, influenzata dagli eventi traumatici del loro passato, Vladimir sembra dare valore alla fedeltà tra loro. Pertanto, anche se si lascia andare all’idea di stare con il protagonista, non agisce mai completamente in tal senso. La realtà della sua attrazione verso il protagonista è più evidente nella baita.

Anche dopo aver capito che lei lo ha drogato, legato e poi ha mandato messaggi a sua moglie dal suo telefono, Vladimir non sembra scoraggiato da lei e continua invece a mandarle segnali contrastanti. Questo è in gran parte dovuto al fatto che a quel punto lei ha condiviso con lui un’informazione che cambia tutto. In precedenza, il protagonista scopre che John si incontra regolarmente con Cynthia e trova i due in un bar, abbastanza a loro agio nella reciproca compagnia fisica. Lei presume che questa sia la prova della loro relazione e la condivide come tale con Vladimir. Tuttavia, l’arrivo di John alla baia dimostra il contrario.

Una volta confrontato con l’accusa della sua relazione con Cynthia, John racconta la verità sulla natura dei loro incontri. I due non hanno avuto una relazione. Invece, il professore ha aiutato l’aspirante scrittrice con il suo libro, mentre lei incoraggia i suoi tentativi di scrivere un poema epico. Queste attività creative sono perseguite sotto l’influenza di alcune droghe leggere. La storia di Cynthia di ideazione suicida rende le droghe un rischio. Tuttavia, è un rischio che lei è disposta a correre in compagnia di John, soprattutto perché si sente più accettata e a suo agio con lui che con suo marito. Tuttavia, nonostante questa vicinanza unica, la loro relazione rimane puramente platonica.

Vladimir di Netflix è basato su una storia vera?

Vladimir di Netflix è basato su una storia vera?

Creata da Julia May Jonas, la serie Netflix Vladimir esplora la vita dal punto di vista di M, una professoressa di letteratura senza nome con una carriera in declino come scrittrice. A complicare ulteriormente le cose c’è uno scandalo che coinvolge il marito, accusato di relazioni inappropriate con le sue studentesse, in cui lei potrebbe essere coinvolta o meno. Mentre trascorre le sue giornate navigando in questo labirinto di complessità moderne, M scopre che la sua vita è completamente priva della passione dionisiaca che provava un tempo. Tutto questo, però, cambia rapidamente con l’arrivo di un affascinante professore di nome Vladimir, che promette di riportare tutte le emozioni della vita nella sua direzione. In una serie in cui la sensualità prevale su qualsiasi altro indicatore di ciò che è reale e ciò che non lo è, M è costretta a scegliere tra la passione e la stabilità e vede i suoi principi fondamentali sgretolarsi uno dopo l’altro.

Vladimir è un racconto di fantasia nato come opera teatrale sul desiderio

Vladimir è una storia di fantasia scritta da Julia May Jonas per il suo romanzo omonimo. Sebbene Jonas sia anche la creatrice dello show, la sua storia è stata adattata per lo schermo principalmente da Jeanie Bergen, con entrambe le scrittrici che hanno unito le loro forze creative per creare qualcosa di nuovo. In un’intervista con Interview Magazine, Jonas ha spiegato che l’idea per la sua storia è nata da una sola, potente parola chiave: desiderio. Nello specifico, era, e continua ad essere, curiosa di sapere come il desiderio si manifesti nelle persone e come possa essere espresso, contenuto o regolato. Ad accompagnare questa tematica portante c’era un’immagine vivida nella sua mente della protagonista che stringeva il cuore del marito mentre era circondata dalle macerie.

L’immagine di un cuore in mano è stata una delle principali fonti di ispirazione creativa per la storia di Jonas e, sebbene non compaia nella trama del libro, gran parte della narrazione è pensata per evocare quella sensazione. Allo stesso modo, ha anche iniziato a interessarsi ai romanzi gotici e a incorporarne l’estetica nel suo lavoro, conferendo al romanzo e al suo adattamento televisivo uno stile molto particolare. In un’intervista con Another Magazine, ha rivelato che “Vladimir” era stato originariamente concepito come un’opera teatrale, in cui molti personaggi si riuniscono per discutere delle loro esperienze individuali con il concetto di desiderio. Uno dei personaggi di questa storia è descritto come “una professoressa universitaria che stava facendo da guida a un giovane professore e che era ovviamente molto eccitata da lui”. In “Vladimir”, questo personaggio e il suo mondo sono pienamente realizzati, così come il commento di Jonas sul desiderio.

Vladimir fa riferimento alle opere di Vladimir Nabokov, ma non necessariamente alla sua vita

Rachel Weisz e Leo Woodall in Vladimir

 

Un punto fondamentale della trama della storia di Jonas riguarda il marito della protagonista, accusato di aver abusato sessualmente di molte delle sue studentesse all’università. Sebbene si possa sostenere che questo filo conduttore della trama evochi in qualche modo il movimento MeToo, Jonas ha confermato che non era sua intenzione quando ha ideato il romanzo. Durante l’intervista con Another Magazine, ha spiegato: “Penso che l’idea di definire un romanzo ‘Me Too’ o addirittura ‘post-Me Too’ suggerisca che ci sia una qualche forma di advocacy nell’opera”. Chiarendo la sua idea, ha ribadito che “Vladimir” come narrazione è un tentativo di scomporre la psicologia del desiderio utilizzando la finzione. Anche se alcuni elementi della trama possono riflettere vagamente la realtà, il romanzo è in definitiva costruito da zero, e lo stesso vale per la sua versione Netflix.

In particolare, il titolo “Vladimir” ricorda forse più di ogni altro il vero romanziere, poeta e professore russo-americano Vladimir Nabokov. Fin dall’inizio, le somiglianze tra lui e il personaggio eponimo della storia sono evidenti, ma da quanto Jonas ha riferito nelle sue interviste, queste sovrapposizioni sono molto probabilmente tutte di natura superficiale. Tuttavia, ha anche aggiunto di essersi ispirata allo stile di scrittura e alla sensibilità creativa di Nabokov, che in molti casi ruotano attorno a personaggi oscuri che ingannano il pubblico, nonché alla struttura stessa della narrazione.

Sebbene la politica universitaria sia un elemento narrativo fondamentale in “Vladimir”, Jonas ha affermato che la sua opera la immagina come una sorta di bolla, in cui trovano spazio i veri punti focali della storia: il desiderio, l’identità e l’amore. Tuttavia, per l’attrice Rachel Weisz, che interpreta la protagonista, la cultura del “cancellare”, la politica di genere nel campus e le strutture di potere sono tra gli attributi più caratteristici della serie. Nella sua conversazione con Netflix, la Weisz ha sottolineato come le frequenti rotture della quarta parete aggiungano un tocco in più alla narrazione e alla caratterizzazione di M, la protagonista. Ha spiegato: “Si ha accesso diretto a ciò che il personaggio sta pensando e anche a ciò che vuole che tu pensi”. Tutti questi tocchi creativi si uniscono per dare alla storia immaginaria di “Vladimir” un senso di realismo, sia nelle domande che pone sia nelle risposte che elabora in risposta.

SCOPRI ANCHE: Vladimir, spiegazione del finale: cosa succede dopo l’incendio?

Vjeran Tomic – Lo Spider-Man di Parigi: recensione del documentario su Netflix

Aggirarsi per le strade di una dormiente e ricca Parigi; saltare da un tetto all’altro come un felino; trovare il giusto ingranaggio per irrompere in uno dei musei più importanti d’Europa rimanendo invisibili. Una descrizione che nella storia della criminalità riconduce a Vjeran Tomic, non un ladro gentiluomo come Lupin, ma di certo uno di quelli astuti e intelligenti, che verrà per sempre ricordato come colui che ha messo a punto il “furto del secolo”. Qualcuno lo ha soprannominato Spider-Man e il nuovo documentario targato Netflix diretto da Jamie Roberts, Vjeran Tomic – Lo Spider-Man di Parigi ci dimostra subito il perché: un uomo che riesce a scalare gli alti palazzi della città francese con agilità – e soprattutto facilità – senza accusare la minima fatica non può che lasciare perplessi, increduli e pure piacevolmente meravigliati.

Quasi come se fosse davvero un ragno, una creatura bizzarra, quasi chimerica. Questo ladro è riuscito nel 2010 a rubare ben cinque quadri di valore nel Museo d’Arte Moderna di Parigi, fra cui un Picasso e un Modigliani, ad oggi ancora dispersi. Come ha fatto lo spiega lui stesso nel docufilm, una storia di strategia e ingegno, che lascia tanto basiti quanto colpiti da un personaggio che, nel sentirlo parlare, si ammanta di quel fascino malandrino ma al tempo stesso quasi buono che diventa difficile non simpatizzare per lui. Pur, attenzione, condannando tutte le sue azioni illecite. Dalla prima all’ultima.

Vjeran Tomic – Lo Spider-Man di Parigi: dentro la storia del ladro

È il 2010 quando al Museo d’Arte Moderna di Parigi la Polizia scopre essere stati rubati cinque quadri dal valore inestimabile. Un vero atto di violenza, una violazione del patrimonio artistico di tutta l’Europa. Le telecamere interne del Museo hanno rilevato la presenza di qualcuno, incappucciato e mascherato, per cui è impossibile capire chi sia. Addirittura è complicato distinguerne il sesso. Quell’uomo non è altro che Vjeran Tomic, soprannonimanto Spider-Man per la sua capacità di arrampicarsi sui palazzi di Parigi e saltare da un tetto all’altro. Sono acrobazie, le sue. Abilità che non si incontrano molto spesso. Da quel furto, considerato un vero e proprio colpo grosso, si ripercorre tutta la vita dell’uomo: la sua vita in Bosnia, il suo periodo con i nonni, la malattia della madre e le prime rapine quando era piccolo. Un’esistenza passata a rubare, in particolare ai ricchi, diventata come lui stesso ammette un’ossessione. Una dipendenza. La storia di Tomic è fatta di difficoltà ad adattarsi, di famiglia disfunzionale, passato burrascoso, ma anche di compiacimento verso le sue azioni che lui stesso spettacolarizza, e che nel profondo però nascondono solo il bisogno di essere apprezzato e considerato.

Vjeran Tomic Lo Spider Man di Parigi

Dal punto di vista di Tomic

Il racconto dell’accaduto in Vjeran Tomic – Lo Spider-Man di Parigi è dei più peculiari: a narrare, come fosse uno dei più grandi Maestri dell’imbroglio, è lo stesso Tomic. Che davanti alla macchina da presa, la quale cattura ogni sua percettibile sfumatura espressiva, si sente a proprio agio, soddisfatto dello spettacolare furto commesso mentre rivela i suoi “trucchi del mestiere”. Non è la prima volta che in un documentario sia lo stesso protagonista a dialogare con lo spettatore di sé, ma quando si tratta di un criminale è inevitabile provare all’inizio un po’ di straniamento. Eppure Tomic, pur riavvolgendo il nastro dei suoi reati ma anche della sua stessa vita, appare come una persona dietro la cui forza apparente giace una certa fragilità esistenziale.

Inoltre, pur invadendo la loro privacy e non pentendosene, si dimostra attento alla sue vittime. Esordisce con un disprezzo nei confronti dei ricchi, gli stessi che all’inizio della sua “carriera da ladro” colpisce, infiltrandosi nelle dimore dei quartieri d’elité parigini. Ma comunque sottolinea di non aver mai avuto intenzione di fare del male a qualcuno e mai ne ha fatto. Tutto questo non lo rinfranca dalle violazioni perpetrate sia nelle case che al Museo, ma ci fornisce un quadro generale di una persona che, pur ossessionata dalle rapine, sa che le sue azioni sono condannabili. È lucida e presente a se stessa. Tanto da ammettere le sue colpe una volta che la Polizia – anch’essa stupita dalla sua trasparenza e dignità – lo arresta per i furti dei quadri.

Un abile Spider-Man

Vjeran Tomic – Lo Spider-Man di Parigi, per farci entrare ancora di più in quel che è stato il grande colpo al Museo, ripercorre con una ricostruzione accurata e ricca di dettagli ogni momento che ha scandito la dinamica. In un avvincente montaggio a incastro vengono mostrate le scene recitate e ben ricostruite, la voce di Tomic che le segue e avvolge per spiegare il suo piano d’irruzione e gli inserti testimoniali della Polizia che ha svolto indagini e inchiesta. Il docufilm non scade mai nel ripetitivo, ma lì dove è necessario riempire, la scelta ricade – oltre che sul passato di Tomic e la sua complessa situazione familiare – sul mostrarci come l’uomo ha fatto nel tempo a entrare furtivamente nelle case delle persone.

Con una action cam, Vjeran Tomic – Lo Spider-Man di Parigi ci porta sui tetti della città insieme al ladro, ci fa vivere le sue spericolate acrobazie, mentre lui stesso ci racconta quanti anni ha impiegato per affinarne la tecnica. Entrare nel folle mondo di Tomic e conoscerlo dal suo punto di vista risulta perciò essere interessante, in primis per comprendere meglio cosa si cela dentro menti criminali simili. L’unica nota sprecata di tutto il documentario è la testimonianza dei derubati, un contraltare perfetto per restituirci una doppia visione della stessa realtà, i quali però non hanno avuto il giusto spazio all’interno della storia come in realtà avrebbero meritato.

Vizio di Forma: tante nuove foto del film con Joaquin Phoenix

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Sono più di trenta i nuovi scatti che arrivano direttamente dal set di Vizio di forma, il prossimo film che vedrà Joaquin Phoenix tornare protagonista per Paul Thomas Anderson.

Guarda: Vizio di Forma: primo trailer italiano del film con Joaquin Phoenix

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Come di consueto, grande cast per il regista culto che vede fra gli altri coinvolti attori del calibro di Josh Brolin, Benicio Del Toro, Owen Wilson, Reese Witherspoon, Martin Short, Katherine Waterston, Jena Malone, Kevin J. O’Connor.

Di seguito la trama del romanzo di Pynchon: California, inizio anni Settanta. Doc Sportello, investigatore privato con una passione smodata per le droghe e il surf, viene contattato da una vecchia fiamma, Shasta, che gli rivela l’esistenza di un complotto per rapire il suo nuovo amante, un costruttore miliardario. L’investigatore non fa neanche in tempo ad avviare le sue indagini che si ritrova arrestato per l’omicidio di una delle guardie del corpo del costruttore, il quale è intanto sparito, come pure Shasta. Sembrano le premesse del più classico dei noir, ma ben presto le coincidenze piú strane si accumulano e il mistero si allarga a macchia di leopardo. Doc inciampa così in collezioni di cravatte con donnine discinte, in falsi biglietti da venti dollari con il ritratto di Richard Nixon, in un’associazione di dentisti assassini nota come Zanna d’Oro, che è però anche il nome di un sedicente cartello indocinese dedito al traffico di eroina.

Vizio di Forma: recensione del film con Joaquin Phoenix

Vizio di Forma: recensione del film con Joaquin Phoenix

Vizio di forma è l’ultimo film di Paul Thomas Anderson, che dopo aver trattato le lacerazioni del singolo individuo in The Master e ne Il Petroliere torna con un affresco sul declino del sogno americano, in cui i luoghi comuni prendono il sopravvento e i personaggi sono spinti da un insostenibile paranoia. Il regista statunitense, adattando il libro omonimo di Thomas Pynchon che appartiene al genere del giallo ma con la struttura da noir, riesce perfettamente a districarsi nelle maglie dell’intreccio per creare un puzzle di personaggi che danno vita ad un onirico poliziesco.

In Vizio di forma 1970 California. Doc Sportello, investigatore privato con una passione smodata per le droghe e il surf, viene contattato da una vecchia fiamma, Shasta, che gli rivela l’esistenza di un complotto per rapire il suo nuovo amante, un costruttore miliardario. L’investigatore non fa neanche in tempo ad avviare le sue indagini che si ritrova arrestato per l’omicidio di una delle guardie del corpo del costruttore, il quale è intanto sparito, come pure Shasta.

Storia che mette lo spettatore nella condizione di subire la visione distorta e contrapposta di ogni singola scena anziché seguire i classici indizi che portano alla risoluzione del caso. Così la narrazione procede per incontri e personaggi che portano agli sviluppi di una vicenda che tinteggia un vortice di vizi e prende forma attraverso l’accurata visione del regista. Questa più intenta a creare torpore che un’atmosfera come simboleggia l’accurata saturazione della fotografia di Robert Elswitt e il montaggio interno del film, caratterizzato da primi piani, lunghi carrelli e diverse camere fisse che fanno sì che la storia si esprima attraverso l’iterazione degli attori.

Vizio di Forma recensione

Tra questi indubbiamente risalta il protagonista, Joaquin Phoenix, che insieme a Tom Cruise in Magnolia, interpreta uno dei personaggi più caricati del cineasta, riuscendo egregiamente a passare da una corda comica a una riflessiva senza sconfinare nello stereotipo pur citandolo. Discorso analogo vale per Josh Brolin che pur recitando il personaggio che più subisce questa disillusione riesce a destreggiarsi con una originale prova d’attore tra i momenti comici e quelli da vero duro. Eccellente anche il resto del cast composto da Owen Wilson, Katherine Waterston, Reese Witherspoon, Benicio Del Toro e Martin Short che si ritagliano un proprio spazio e una loro storia che prende vita in parallelo alle dinamiche del protagonista riuscendo a contribuire alla freschezza e all’originalità della sceneggiatura.

Vizio di Forma rappresenta la capacità di Anderson di saper trasporre una personale e viva visione di un’epoca transitoria senza ricorrere ai generi ma utilizzando i loro meccanismi, restituendo un lento e complesso viaggio in un immaginario fatto di allucinanti malinconie.

Vizio di Forma

Vizio di Forma: primo trailer italiano del film con Joaquin Phoenix

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Ecco il primo trailer di Vizio di forma (Inherent Vice) prossimo film che vedrà la collaborazione di Joaquin Phoenix con Paul Thomas Anderson, dopo i fasti di The Master.

Vizio di forma, presentato al New York Film Festival, sembra essere stato accolto con tiepido entusiasmo, intanto noi aspettiamo di vederlo qui da noi, in Italia, a partire dal prossimo 19 febbraio. Come di consueto, grande cast per il regista culto che vede fra gli altri coinvolti attori del calibro di Josh Brolin, Benicio Del Toro, Owen Wilson, Reese Witherspoon, Martin Short, Katherine Waterston, Jena Malone, Kevin J. O’Connor.

Di seguito la trama del romanzo di Pynchon: California, inizio anni Settanta. Doc Sportello, investigatore privato con una passione smodata per le droghe e il surf, viene contattato da una vecchia fiamma, Shasta, che gli rivela l’esistenza di un complotto per rapire il suo nuovo amante, un costruttore miliardario. L’investigatore non fa neanche in tempo ad avviare le sue indagini che si ritrova arrestato per l’omicidio di una delle guardie del corpo del costruttore, il quale è intanto sparito, come pure Shasta. Sembrano le premesse del più classico dei noir, ma ben presto le coincidenze piú strane si accumulano e il mistero si allarga a macchia di leopardo. Doc inciampa così in collezioni di cravatte con donnine discinte, in falsi biglietti da venti dollari con il ritratto di Richard Nixon, in un’associazione di dentisti assassini nota come Zanna d’Oro, che è però anche il nome di un sedicente cartello indocinese dedito al traffico di eroina.

Vizio di Forma: nuove foto dal film con Joaquin Phoenix

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Ecco nella gallery di seguito nuove immagini tratte da Vizio di forma, il nuovo film di Paul Thomas Anderson con protagonista Joaquin Phoenix.

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La pellicola segnerà il ritorno della coppia Paul Thomas Anderson e Joaquin Phoenix, dopo i fasti di The Master e racconterà la storia dell’eccentrica figura del detective tossicodipendente Larry “Doc” Sportello la cui sregolata vita è sconvolta dall’arrivo improvviso della sua ex ragazza. La vecchia fiamma riesce a convencere Doc a rintracciare il suo nuovo amante, un magnate del mattone rapito da dei misteriosi criminali. Come di consueto grande cast per il regista culto che vede fra gli altri coinvolti attori del calibro di Josh Brolin, Benicio Del Toro, Owen Wilson, Reese Witherspoon, Martin Short, Katherine Waterston, Jena Malone, Kevin J. O’Connor.

INHERENT VICEDi seguito la trama del romanzo di Pynchon:

California, inizio anni Settanta. Doc Sportello, investigatore privato con una passione smodata per le droghe e il surf, viene contattato da una vecchia fiamma, Shasta, che gli rivela l’esistenza di un complotto per rapire il suo nuovo amante, un costruttore miliardario. L’investigatore non fa neanche in tempo ad avviare le sue indagini che si ritrova arrestato per l’omicidio di una delle guardie del corpo del costruttore, il quale è intanto sparito, come pure Shasta. Sembrano le premesse del più classico dei noir, ma ben presto le coincidenze piú strane si accumulano e il mistero si allarga a macchia di leopardo. Doc inciampa così in collezioni di cravatte con donnine discinte, in falsi biglietti da venti dollari con il ritratto di Richard Nixon, in un’associazione di dentisti assassini nota come Zanna d’Oro, che è però anche il nome di un sedicente cartello indocinese dedito al traffico di eroina.

Vizio di Forma: intervista ad Paul Thomas Anderson

Vizio di Forma: intervista ad Paul Thomas Anderson

Questa mattina presso l’Hotel De Russie a Roma si è tenuta la conferenza stampa del film Vizio di forma di Paul Thomas Anderson. Ad incontrare la stampa c’era il regista statunitense.

Come ha lavorato sul libro di Pynchon? definito uno degli autori meno adatti alle trasposizioni cinematografiche.
Paul Thomas Anderson
: In realtà non ho mai pensato che fosse assolutamente e completamente difficile, nel senso che sapevo che era complesso ma gli altri lo sono ancora di più. Questo si è presentato come quello leggermente più presentabile, più fattibile. Ho cominciato a scrivere sapendo che era la storia di un uomo a cui era stata data una missione che lui cercava di compiere.

Nel rapporto con l’autore, che scambi avete avuto?
P.A.:
Non ci sono stati scambi per sua scelta, dobbiamo far finta che lui non ci sia, che lui non esista o che potrebbe essere una bambina, una donna o che potrebbero esserci tanti Pynchon. Quello che conta è il libro, io se dovessi rinascere, mi piacerebbe fare come lui, no che non mi piaccia stare qui con voi giornalisti, ma questa aura di mistero dove è il lavoro che parla per sé, mi piace.

La logica del film sfugge alle leggi del reale. Tutto sembra un sogno allucinato, ma la struttura ha ricordato Eyes Wide Shut, un sogno nel sogno, un uomo che sogna di tornare dalla sua ex e di recuperare un mondo che non potrà tornare mai.
P.A
.: Mi piace quest’ultimo passaggio, che si tratta di un sogno su cui non si può tornare indietro ma non sono d’accordo su cose che sembrano sfuggire o sono distanti dalla realtà. Perché anche nel leggere il libro c’è la sensazione che per quanto possano sembrare iper realistiche, eccessive, estreme e distanti da quello che è la realtà poi ti rendi conto di quanto invece siano assurde e strane le cose che appartengono alla nostra vita, esperienze quasi scioccanti quelle che puoi fare, quasi extrasensoriali che possono essere diventare telepatiche.

Anderson-Phoenix-Vizio-di-FormaNel libro c’è questo senso di malinconia per ciò che è passato e finito, dal suo punto di vista, quell’epoca segna anche l’innocenza perduta dell’America?
P.A.:
Si c’è all’interno del libro il riferimento alla fine di un certo tipo di innocenza e in effetti hai ragione. Inoltre nel libro c’è l’ultimo periodo in cui poteva essere fico essere sentimentali, oggi non è più di moda, non va più bene essere sentimentali. Quindi la fine di un certo tipo di innocenza presumo, Charles Manson e la sua banda c’è l’hanno distrutta. (cantautore statunitense diventato uno degli assassini più efferati degli Stati Uniti n.d.r.)

Il film costringe il pubblico a cercare delle citazioni, alcuni momenti ricorda anche L.A. Confidential in particolare penso a Kevin Spacey. Oppure il mondo in cui Doc va alla sede della Golden Feng, sembra James Bond. Mentre le canzoni vengono lasciate andare di continuo.
P.A.:
La musica che ascoltate nel film è quella che io ascolto regolarmente Neil Young, Jhonny Greenwood, Minnie Riperton…che è stata anche mia suocera. Mentre per quanto riguarda le citazioni, la serie televisiva degli anni ’60 Dragnet, Joe Friday interpretato da Jack Webb è stata anche la base per il personaggio interpretato da Kevin Spacey, di questa polizia di Los Angeles che hanno interesse a stare in televisione più di quanto ne hanno di risolvere i casi. Inoltre ho anche molti amici nella polizia di Los Angeles che ancora se la prendono e criticano quelli lì per la pessima reputazione di cui gode la polizia, perché ormai vengono rappresentati come strafighi fantastici, sempre rispettosi della legge, cosa che a Los Angeles è tutt’altro che così.

Che indicazioni ha dato a Joaquin Phoenix per interpretare il personaggio di Doc?
P.A.
: Non gli ho dato suggerimenti, indicazioni o consigli. Abbiamo buttato giù un po’ di idee su quello che poteva essere il suo aspetto fisico, abbiamo guardato insieme il documentario The Most Dangerous Man, che parla degli anni ’60, le foto di Neil Young. E poi ho lasciato che lui facesse da solo.

Una domanda sugli attori, il film è corale e pieno di volti noti ma a dare l’innesco alla storia è Katherine Waterston, perché lei?
P.A.:
Devo dire che lavorare a questo film è stato molto bello proprio per questo aspetto, il libro ha dei personaggi fantastici che noi abbiamo potuto assegnare sia ad attori famosi o non. Offriva questa vasta gamma di personaggi dove potevi veramente metterci tutti. Io ho scelto lei anche prima del provino, l’avevo già vista in un film, mi era piaciuta, avevo in mente questa idea di lavorare con lei. Poi l’ho convocata proprio perché ha questo corpo e volto di ragazza degli anni ’60-’70 quindi dal provino è risultato chiaro che doveva essere lei.

vizio-di-forma-poster-illustratoQuanto ha contribuito alla creazione della locandina? perché sembra un po’ la creazione della mente di Doc.
P.A.
: Si, l’immagine la racconta perfettamente, difatti la parte che mi piace di più e l’immagine di Shasta che preme con la sua mano sulla testa di Doc. Questa era l’idea che avevamo e la Warner Bros ha trovato degli artisti in grado di fare le copertine simile a quelle della paperback, associata a quel tipo di immagine e disegno.

Per quanto riguarda il caso, quanto è stato difficile interpretare la realtà e l’enigma?
P.A
.: Questa è più una cosa di Pynchon, poiché io mi sono più preoccupato della resa del libro. Questo è un argomento che lui ha già trattato in The Crying of Lot 49 dove lui parla di questa ricerca di risolvere l’enigma e il mistero e di come una persona potrebbe inseguire le risposte all’infinito senza ottenerle mai. E lui spesso parla di questa cosa, o c’è questa ampia cospirazione che contribuisce a tutte le cose negative che si verificano e succedono oppure c’è proprio questo vizio di forma che è insisto e intrinseco in ogni cosa.

Come riesce a tirare il meglio dall’attore per farlo diventare un personaggio alla P.T. Anderson?
P.A.:
Io penso che bisogna togliere tutte le parti brutte, fatte male, scritte, dirette e recitate male. Devi partire sempre da qualcosa che sia ben scritto perché se è finta non funziona, mentre se è ben fatta è molto facile pensarla e girarla.

Vizio di Forma: intervista a Joaquin Phoenix

Vizio di Forma: intervista a Joaquin Phoenix

Questa mattina presso l’Hotel De Russie a Roma si è tenuta la conferenza stampa del film Vizio di forma di Paul Thomas Anderson. Ad incontrare la stampa c’era il regista statunitense e l’attore protagonista Joaquin Phoenix. 

Nel film riesce perfettamente a rievocare i temi del libro, ha fatto qualche lavoro d ricerca per costruire l’atmosfera e il suo personaggio?
Joaquin
Phoenix: Beh non so, forse una questione di fortuna comunque devo dire che non ho avuto la sensazione di avere il bisogno di andare a rivedere vecchi film perché nel libro c’era tutto il materiale di cui avevo bisogno, c’era veramente tanto materiale. Poi c’è questo tono veramente unico della storia di Pynchon e questa è stata la mia più grande fonte di ispirazione, lavorando con Paul Thomas Anderson devo dire che lui riesce a mettere insieme foto, album e altri oggetti che il suo ufficio diventa proprio quell’epoca, quel periodo storico. È lui che riesce a raccogliere tutto e mettere insieme, non c’è una scienza e parlarne in questi termini sarebbe veramente troppo noioso.

Il film è contraddistinto dalla melanconia, una riflessione sul mondo che non c’è più e che non può tornare, questa atmosfera è ben visibile sul suo volto, come ci ha lavorato?
J.P.: Non ho fatto uno sforzo consapevole per avere un’espressione particolare, comunque hai ragione è un sentimento che permea tutto il film e devo dire che è una delle peculiarità del libro stesso, si intuisce proprio dalla citazione iniziale, qualcosa che appena la leggi ti colpisce. Io comunque cerco sempre di non prendere delle decisioni consapevoli sul tipo di espressione che dovrei adottare perché sembrerebbe come se cercassi di vendere qualcosa al pubblico e a volte quello che è più interessante e più profondo potrebbe uscire da qualcosa che non ti aspetti. Quindi non ero consapevole di aver usato una mimica particolare per comunicare questo senso di malinconia, però tu lo attribuisci a me perché lo vedi nel mio volto ma ci sono stati anche tanti riferimenti, il colore, i costumi che hanno contribuito a questo sentimento. Quello che cerco di fare e di non dominare questi sentimenti.

Com’è lavorare in uno dei mondi di Paul Thomas Anderson e come è il vostro rapporto?
J.P.:
Devo dire che a volte è semplicemente il fatto che una persona che ti piace, ti ci trovi bene e vuoi stargli intorno. Poi lui che ha dei mondi molto calmi, riesce ad emozionarsi facilmente per alcune cose. Comunque lui è un costruttore di mondi. Lui obiettivamente fa questo e io cerco di inseguirlo ma c’è questa sensazione di calarsi in questo mondo, ed è una sensazione molto bella.

Joaquin-Phoenix-Vizio-di-FormaChe differenza c’era tra questa lavorazione e con The Masters?
J.P.
: Si devo dire che Doc è un personaggio che tende un po’ ad abbracciare un mondo, mentre invece il personaggio di Freddie in The Masters era più isolato, è stata un’esperienza più insulare, se vogliamo. Anche sul set ho avuto un’esperienza simile, proprio quasi di isolamento mi sentivo estraniato dalla produzione. Invece in questo particolare caso c’era proprio uno sforzo per abbracciare il set e tutti gli attori che hanno lavorato, qui era viva la sensazione di far parte alla lavorazione del film.

Un periodo della sua vita ha vissuto in una comunità hippie con la tua famiglia, ha influenzato la preparazione al tuo personaggio?
J.P.:
Avevo due anni! Ero troppo piccolo non mi ha influenzato!

Ha una grande capacità di bilanciare gli aspetti più bizzarri con toni reali ed umani, come si raggiunge questa cifra?
J.P.: Grazie! In genere si gira una scena si fanno 12 take con delle piccole variazioni e poi il regista ne sceglie una, quindi spesso quando si va a vedere il film finito si ha una sorta di combinazione tra ciò che faccio e la scelta del regista e di chi si occupa del montaggio. Ma in genere nei film a cui ho lavorato io, c’è sempre il regista che ha supervisionato il montaggio. Quindi non penso di potermi di assumere la responsabilità di quello che vedete voi, se la cosa che vedete voi funziona e voi vedete personaggi ed elementi diversi non so se effettivamente potete imputare il tutto esclusivamente a me. Vorrei poter dire che sono un genio, che sono bravissimo e che faccio tutto bene ma forse non è così.

Vizio di Forma: i character poster italiani

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Vizio di Forma: i character poster italiani

Ecco tutti i character poster italiani di Vizio di forma, prossima incursione nella commedia di Paul Thomas Anderson con protagonista Joaquin Phoenix, alla seconda collaborazione con il regista.

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La pellicola segnerà il ritorno della coppia Paul Thomas Anderson e Joaquin Phoenix, dopo i fasti di The Master e racconterà la storia dell’eccentrica figura del detective tossicodipendente Larry “Doc” Sportello la cui sregolata vita è sconvolta dall’arrivo improvviso della sua ex ragazza. La vecchia fiamma riesce a convencere Doc a rintracciare il suo nuovo amante, un magnate del mattone rapito da dei misteriosi criminali. Come di consueto grande cast per il regista culto che vede fra gli altri coinvolti attori del calibro di Josh Brolin, Benicio Del Toro, Owen Wilson, Reese Witherspoon, Martin Short, Katherine Waterston, Jena Malone, Kevin J. O’Connor.

Di seguito la trama del romanzo di Pynchon:

California, inizio anni Settanta. Doc Sportello, investigatore privato con una passione smodata per le droghe e il surf, viene contattato da una vecchia fiamma, Shasta, che gli rivela l’esistenza di un complotto per rapire il suo nuovo amante, un costruttore miliardario. L’investigatore non fa neanche in tempo ad avviare le sue indagini che si ritrova arrestato per l’omicidio di una delle guardie del corpo del costruttore, il quale è intanto sparito, come pure Shasta. Sembrano le premesse del più classico dei noir, ma ben presto le coincidenze piú strane si accumulano e il mistero si allarga a macchia di leopardo. Doc inciampa così in collezioni di cravatte con donnine discinte, in falsi biglietti da venti dollari con il ritratto di Richard Nixon, in un’associazione di dentisti assassini nota come Zanna d’Oro, che è però anche il nome di un sedicente cartello indocinese dedito al traffico di eroina.

Fonte: WB

Vizio di Forma: due clip dal film con Joaquin Phoenix

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Vizio di Forma: due clip dal film con Joaquin Phoenix

Ecco due nuove clip italiane da Vizio di Forma, grande ritorno di Paul Thomas Anderson al cinema con protagonista Joaquin Phoenix. Il film è nelle nostre sale dal 26 febbraio.

Leggi la nostra recensione del film

Ecco le clip:

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Vizio di Forma 1La pellicola segnerà il ritorno della coppia Paul Thomas Anderson e Joaquin Phoenix, dopo i fasti di The Master e racconterà la storia dell’eccentrica figura del detective tossicodipendente Larry “Doc” Sportello la cui sregolata vita è sconvolta dall’arrivo improvviso della sua ex ragazza. La vecchia fiamma riesce a convencere Doc a rintracciare il suo nuovo amante, un magnate del mattone rapito da dei misteriosi criminali. Come di consueto grande cast per il regista culto che vede fra gli altri coinvolti attori del calibro di Josh Brolin, Benicio Del Toro, Owen Wilson, Reese Witherspoon, Martin Short, Katherine Waterston, Jena Malone, Kevin J. O’Connor.

Di seguito la trama del romanzo di Pynchon:

California, inizio anni Settanta. Doc Sportello, investigatore privato con una passione smodata per le droghe e il surf, viene contattato da una vecchia fiamma, Shasta, che gli rivela l’esistenza di un complotto per rapire il suo nuovo amante, un costruttore miliardario. L’investigatore non fa neanche in tempo ad avviare le sue indagini che si ritrova arrestato per l’omicidio di una delle guardie del corpo del costruttore, il quale è intanto sparito, come pure Shasta. Sembrano le premesse del più classico dei noir, ma ben presto le coincidenze piú strane si accumulano e il mistero si allarga a macchia di leopardo. Doc inciampa così in collezioni di cravatte con donnine discinte, in falsi biglietti da venti dollari con il ritratto di Richard Nixon, in un’associazione di dentisti assassini nota come Zanna d’Oro, che è però anche il nome di un sedicente cartello indocinese dedito al traffico di eroina.

Vizio di Forma: clip in italiano con Joaquin Phoenix

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Vizio di Forma: clip in italiano con Joaquin Phoenix

Warner Bros. Italia ha appena reso disponibile sul suo canale Youtube la prima clip in italiano tratta da Vizio di forma, il nuovo film dell’acclamato regista americano Paul Thomas Anderson. La pellicola è un adattamento dell’omonimo romanzo del 2009 di Thomas Pynchon, noto in patria come Inherent Vice. Nel cast di Vizio di forma accanto a Joaquin Phoenix nel ruolo del protagonista figura un cast a dir poco eccezionale tra i quali Benicio Del Toro, Owen Wilson, Reese Witherspoon, Joanna Newsom, Josh Brolin, Jena Malone, Sasha Pieterse, Maya Rudolph, Katherine Waterston e Martin Short.

Al centro della storia un investigatore privato Doc Sportello (Phoenix), che esercita il suo lavoro nella Los Angeles degli anni Settanta. Una visita inattesa della sua ex fiamma (Waterston) lo coinvolge in un caso bizzarro che coinvolge ogni sorta di personaggi, surfisti, traffichini, tossici e rocker, uno strozzino assassino, detective della LAPD, un musicista sax tenore che lavora in incognito ed una misteriosa entità conosciuta come Golden Fang, che potrebbe essere solo una manovra per eludere il fisco messa in piedi da alcuni dentisti…

Qui di seguito potete vedere la prima clip dal film:

Candidato a due premi Oscar, Vizio di Forma esce nelle sale cinematografiche italiane a partire da domani giovedì 26 febbraio 2015.

Vizio di Forma: Benicio Del Toro nelle nuove foto

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Vizio di Forma: Benicio Del Toro nelle nuove foto

Ecco Benicio Del Toro nelle nuove immagini da Vizio di forma, il nuovo film di Paul Thomas Anderson con protagonista Joaquin Phoenix.

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Come di consueto, grande cast per il regista culto che vede fra gli altri coinvolti attori del calibro di Josh Brolin, Benicio Del Toro, Owen Wilson, Reese Witherspoon, Martin Short, Katherine Waterston, Jena Malone, Kevin J. O’Connor.

Di seguito la trama del romanzo di Pynchon: California, inizio anni Settanta. Doc Sportello, investigatore privato con una passione smodata per le droghe e il surf, viene contattato da una vecchia fiamma, Shasta, che gli rivela l’esistenza di un complotto per rapire il suo nuovo amante, un costruttore miliardario. L’investigatore non fa neanche in tempo ad avviare le sue indagini che si ritrova arrestato per l’omicidio di una delle guardie del corpo del costruttore, il quale è intanto sparito, come pure Shasta. Sembrano le premesse del più classico dei noir, ma ben presto le coincidenze piú strane si accumulano e il mistero si allarga a macchia di leopardo. Doc inciampa così in collezioni di cravatte con donnine discinte, in falsi biglietti da venti dollari con il ritratto di Richard Nixon, in un’associazione di dentisti assassini nota come Zanna d’Oro, che è però anche il nome di un sedicente cartello indocinese dedito al traffico di eroina.

Vizio di forma: 10 cose che non sai sul film

Vizio di forma: 10 cose che non sai sul film

Vizio di forma è un film di Paul Thomas Anderson che, ancora una volta, ha saputo raccontare il declino del sogno americano, adattando l’omonimo libro di Thomas Pynchon. Questo film ha saputo conquistare critica e pubblico grazie alla decisa impronta autoriale del regista e delle performance incisive e di rilievo attuate da un cast stellare ed eccezionale. Ecco, allora, dieci cose da sapere su Vizio di forma.

Vizio di forma film

vizio di forma

1. La sceneggiatura originale era molto diversa. Lo scrip del film è degno di nota per essere drasticamente diverso dal film finito. Ciò è dovuto al fatto che conteneva più informazioni e più scene, inclusa una in cui Doc ha una conversazione immaginata con Thomas Jefferson in una tavola calda.

2. È stato girato su pellicola. Anche per questo film, il regista ha girato interamente su pellicola, senza se e senza ma. Addirittura, quando il film è stato presentato in anteprima al New York Film Festival, si è vociferato che il regista avesse coinvolto il suo personale proiezionista che curava entrambe le versioni del film, in pellicola e in digitale, mentre Anderson stava scegliendo quale formato presentare.

3. Una sceneggiatura scritta passo passo. Secondo quanto riferito, Paul Thomas Anderson ha adattato il libro, da cui il film è stato tratto, parola per parola, realizzando già una bozza della sceneggiatura nel 2011, ben 3 anni prima della definitiva realizzazione del film. In seguito, il regista e sceneggiatore ci ha rimesso mano, arrivando alla realizzazione dello script finale.

Vizio di forma streaming

4. Il film è disponibile in streaming digitale. Per vedere o rivedere Vizio di forma basta accedere alle diverse piattaforme digitali legali che dispongono il film, come Rakuten Tv, Chili, Google Play e iTunes.

Vizio di forma trailer

5. Un trailer esplosivo. Prima di visionare il lungometraggio, è bene dare un’occhiata al trailer di Vizio di forma, per capire se possa essere un film adatto a sè e lo stile, nonchè gli argomenti trattati, siano fatti per la propria persona.

Vizio di forma cast

vizio di forma

6. Reese Witherspoon ha girato le sue scene in quattro giorni. Il regista e sceneggiatore Paul Thomas Anderson ha amato talmente tanto lavorare con lei che lui e Joaquin Phoenix, con cui ha diviso il set in Quando l’amore brucia l’anima (2005), hanno iniziato a parlare con l’attrice riguardo la possibilità di cambiare la storia, in modo che il suo personaggio potesse essere più presente. Tuttavia, l’attrice ha convinto i due del fatto che non sarebbe stata una buona idea.

7. Robert Downey Jr. poteva essere il protagonista. L’attore è stato originariamente assegnato al ruolo principale, ma Joaquin Phoenix è riuscito a soffiarglielo anche a causa di Anderson che voleva lavorare di nuovo con lui dopo The Master. Downey Jr. ha invece rivelato che il regista lo trovava essenzialmente troppo vecchio per il ruolo.

8. Josh Brolin non è stata la prima scelta. Michael Shannon e Jim Carrey sono stati originariamente considerati per interpretare il ruolo del Detective Christian F. “Bigfoot” Bjornsen. Tuttavia, il ruolo è stato in seguito affidato a Josh Brolin.

Vizio di forma trama

9. Un investigatore privato al centro di tutto. Al centro di Vizio di forma è posto l’investigatore Doc Sportello, che esercita il suo lavoro nella Los Angeles degli anni ’70. La visita, totalmente inattesa, della sua ex fidanzata lo coinvolge in un caso che coinvolge personaggi bizzarri e grotteschi.

Vizio di forma libro

10. Il film è l’adattamento di un romanzo. Questo film è il primo adattamento di uno dei diversi romanzi di Thomas Pynchon ad essere realizzato per il grande schermo. Pare che la sceneggiatura di Paul Thomas Anderson abbia avuto la benedizione dell’autore dell’omonimo romanzo su cui si basa.

Fonte: IMDb

Vizio di forma di P.T. Anderson con Joaquin Phoenix cambia data di uscita

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L’attesissimo nuovo film Vizio di forma , diretto da Paul Thomas Anderson con Joaquin Phoenix cambia data ed esce  al cinema il 26 febbraio 2015. Vizio di forma vede protagonista un cast d’eccezione composto anche da Josh BrolinOwen WilsonKatherine Waterston, il Premio Oscar Reese Witherspoon, il Premio Oscar Benicio Del Toro, Martin Short, Jena Malone e Joanna Newsom.

Vizio di forma è il settimo film di Paul Thomas Anderson ed il primo adattamento di un romanzo di Thomas Pynchon.

Quando la vecchia fiamma del detective privato Doc Sportello si presenta inaspettatamente raccontando la storia del suo attuale compagno, il miliardario proprietario terriero del quale è innamorata, e delle trame di sua moglie e del suo ragazzo nel tentativo…beh, facile a dirsi per lei. Siamo alla fine dei psichedelici anni ’60 e la paranoia è all’ordine del giorno e Doc sa che “amore” è un’altra di quelle parole in voga in quel momento storico, come “trip” o “groovy”, che vengono usate a sproposito—solo che questa di solito porta guai.

Con un cast di personaggi che include surfisti, traffichini, tossici e rocker, uno strozzino assassino, detective della LAPD, un musicista sax tenore che lavora in incognito ed una misteriosa entità conosciuta come Golden Fang, che potrebbe essere solo una manovra per eludere il fisco messa in piedi da alcuni dentisti… Parte noir sul surf, parte commedia psichedelica—in poche parole Thomas Pynchon.

I candidati all’Oscar® Joaquin Phoenix (“The Master,” “Walk the Line”), Josh Brolin (“True Grit”, “No Country For Old Men”) e Owen Wilson (“The Royal Tenenbaums”, “Midnight in Paris”); Katherine Waterston (“Michael Clayton,” “Boardwalk Empire”); i premi Oscar Reese Witherspoon (“Walk the Line”) e Benicio Del Toro (“Traffic”); Martin Short (“Frankenweenie”); Jena Malone (la serie di “The Hunger Games”) e Joanna Newsom (“Portlandia”).

Il candidato all’Oscar® Paul Thomas Anderson (“There Will Be Blood”, “The Master”) ha diretto “Vizio di forma” da una sua sceneggiatura tratta dal romanzo di Thomas Pynchon.  Anderson ha anche prodotto il film, insieme ai produttori candidati all’Oscar® Joanne Sellar e Daniel Lupi (“There Will Be Blood”).  Scott Rudin e Adam Somner sono stati i produttori esecutivi.

Il team creativo dietro la macchina da presa comprende il direttore della fotografia premio Oscar®, Robert Elswit (“There Will Be Blood”), lo scenografo David Crank (“The Master”), il montatore candidato all’Oscar®, Leslie Jones (“The Thin Red Line”) ed il costumista premio Oscar®, Mark Bridges (“The Artist”). Le musiche sono di Jonny Greenwood dei Radiohead.

La Warner Bros. Pictures presenta, in associazione con IAC Films, una produzione Joanne Sellar/Ghoulardi Film Company, “Vizio di forma”. il film sarà distribuito nel mondo dalla Warner Bros. Pictures, una compagnia della Warner Bros. Entertainment.

Vivo: intervista al doppiatore Stash (The Kolors)

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Vivo: intervista al doppiatore Stash (The Kolors)

Stash, chitarra e voce dei The Kolors, è stato scelto da Netflix per doppiare Vivo, il protagonista peloso dell’omonimo film d’animazione disponibile sulla piattaforma di streaming dal 6 agosto. Ecco la nostra intervista.

VIVO, la recensione del film d’animazione Sony – Netflix

Tutto quello che sappiamo su VIVO

Netflix e Sony Pictures Animation presentano Vivo, un’emozionante avventura musicale animata in arrivo il 6 agosto su Netflix con canzoni inedite di Lin-Manuel Miranda, vincitore di Tony, Grammy e Pulitzer, nonché ideatore di Hamilton e In the Heights. Il 31 luglio Vivo sarà presentato in anteprima italiana al Giffoni Film Festival nella sala Alberto Sordi e nella sala Lumière, davanti al pubblico dei giurati della sezione Elements +6.

La versione italiana del film sarà arricchita dalle voci di Stash, frontaman della band multiplatino The Kolors (voce e chitarra), cantautore e produttore, interprete di tutte le canzoni dell’originale protagonista Vivo, e di Massimo Lopez, attore, doppiatore, show man, conduttore televisivo e componente del noto trio “Lopez, Marchesini, Solenghi”, che doppia il personaggio di Andrès nelle canzoni e nei dialoghi.

VIVO: intervista al co-regista Kirk DeMicco

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VIVO: intervista al co-regista Kirk DeMicco

Disponibile su Netflix dal 6 agosto, VIVO è la nuova creatura animata con le canzoni di Lin Manuel Miranda. Ne abbiamo parlato con il co-regista, Kirk DeMicco, che con Brandon Jeffords ha portato in vita il film.

Tutto quello che sappiamo su VIVO

Netflix e Sony Pictures Animation presentano Vivo, un’emozionante avventura musicale animata in arrivo il 6 agosto su Netflix con canzoni inedite di Lin-Manuel Miranda, vincitore di Tony, Grammy e Pulitzer, nonché ideatore di Hamilton e In the Heights. Il 31 luglio Vivo sarà presentato in anteprima italiana al Giffoni Film Festival nella sala Alberto Sordi e nella sala Lumière, davanti al pubblico dei giurati della sezione Elements +6.

La versione italiana del film sarà arricchita dalle voci di Stash, frontaman della band multiplatino The Kolors (voce e chitarra), cantautore e produttore, interprete di tutte le canzoni dell’originale protagonista Vivo, e di Massimo Lopez, attore, doppiatore, show man, conduttore televisivo e componente del noto trio “Lopez, Marchesini, Solenghi”, che doppia il personaggio di Andrès nelle canzoni e nei dialoghi.