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Il diritto di opporsi gratis al cinema con Cinefilos.it

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Il diritto di opporsi gratis al cinema con Cinefilos.it

In occasione dell’uscita al cinema di Il Diritto di Opporsi, film con i premi Oscar Brie Larson e Jamie Foxx, Cinefilos.it offre la possibilità ai suoi lettori di assistere gratuitamente all’anteprima del film.

Martedì, 28 gennaio, alle 20.30, in diverse sale italiane, è prevista l’anteprima del film, tratto da una storia vera.

Ecco l’elenco delle sale disponibili:

CITYLIFE MILANO 28/01/2020 20:30
METROPOLITAN NAPOLI 28/01/2020 20:30
JOLLY BOLOGNA 28/01/2020 20:30
THE SPACE GENOVA 28/01/2020 20:30
BARILLA/ CENTRO PARMA 28/01/2020 20:30
REPOSI TORINO 28/01/2020 20:00
GALLERIA BARI 28/01/2020 20:30
ARLECCHINO PALERMO 28/01/2020 20:30
FIAMMA FIRENZE 28/01/2020 20:30
PORTO ASTRA PADOVA 28/01/2020 20:30

CLICCA SUL LINK PER REGISTRARTI ALL’ANTEPRIMA NELLA TUA CITTA’

Michael B. Jordan e i premi Oscar® Jamie Foxx (“Ray”, “Baby Driver Il genio della fuga”, “Django: Unchained”) e Brie Larson (“Room”, “Short Term 12” e “Captain Marvel”), sono i protagonisti de “Il diritto di opporsi”, un dramma illuminante che porta sul grande schermo una delle storie più importanti del nostro tempo.

Il premiato regista Destin Daniel Cretton (“Il castello di vetro”, “Short Term 12”) ha diretto il film da una sceneggiatura che ha co-scritto, tratta dal pluripremiato best-seller di memorie ad opera di Bryan Stevenson.

Il Diritto di Opporsi si basa sulla vera storia, potente e stimolante, del giovane avvocato Bryan Stevenson (Jordan) e la sua storica battaglia per la giustizia. Dopo essersi laureato ad Harvard, Bryan avrebbe potuto scegliere fin da subito di svolgere dei lavori redditizi. Al contrario, si dirige in Alabama con l’intento di difendere delle persone condannate ingiustamente, o che non avevano una rappresentanza adeguata, con il sostegno dell’attivista locale Eva Ansley (Larson). Uno dei suoi primi casi, nonché il più controverso, è quello di Walter McMillian (Foxx), che nel 1987 viene condannato a morte per il famoso omicidio di una ragazza di 18 anni, nonostante la preponderanza di prove che dimostrano la sua innocenza, e il fatto che l’unica testimonianza contro di lui è quella di un criminale con un movente per mentire. Negli anni che seguono, Bryan si ritroverà in un labirinto di manovre legali e politiche, di razzismo palese e sfacciato, mentre combatte per Walter, e altri come lui, con le probabilità – e il sistema – contro.

Fanno parte del cast principale anche Rob Morgan (“Mudbound”) nei panni di Herbert Richardson, un detenuto che si trova nel braccio della morte in balia del proprio destino; Tim Blake Nelson (“Wormwood”) nel ruolo di Ralph Myers, la cui cruciale testimonianza contro Walter McMillian verrà messa in discussione; Rafe Spall (“La grande scommessa”) è Tommy Chapman, il procuratore distrettuale che si batte per la colpevolezza e la condanna di Walter; O’ Shea Jackson Jr. (“Straight Outta Compton”) nei panni di Anthony Ray Hinton, un altro detenuto condannato a morte ingiustamente, la cui causa viene presa in carico da Bryan, e Karan Kendrick (“Il coraggio della verità”) nel ruolo della moglie di Walter, Minnie McMillian, che è sempre rimasta al fianco di suo marito.

Il Diritto di Opporsi è prodotto dal due volte candidato all’Oscar® Gil Netter (“La vita di Pi”, “The Blind Side”), Asher Goldstein (“Short Term 12”) e Michael B. Jordan, mentre Bryan Stevenson, Mike Drake, Niija Kuykendall, Gabriel Hammond, Daniel Hammond, Scott Budnick, Jeff Skoll e Charles D. King sono i produttori esecutivi.

Cretton ha scritto la sceneggiatura con Andrew Lanham (“Il castello di vetro”), basata sul libro di Stevenson Just Mercy: A Story of Justice and Redemption. Pubblicato nel 2014 da Spiegel & Grau, è stato per 180 settimane nella lista dei best seller del New York Times, e nel complesso è stato nominato uno dei migliori libri dell’anno da numerosi top outlets, tra cui TIMEMagazine. Per la sua opera, Stevenson si è aggiudicato inoltre la Andrew Carnegie Medal for Excellence, un NAACP Image Award e il Dayton Literary Peace Prize per la Nonfiction.

La squadra creativa che ha collaborato con Cretton dietro le quinte comprende il direttore della fotografia Brett Pawlak, la scenografa Sharon Seymour, il montatore Nat Sanders e il compositore Joel P. West, che hanno tutti precedentemente collaborato con il regista ne “Il castello di vetro”. Fa parte del gruppo anche la costumista Francine Jamison-Tanchuck (“Detroit”, “End of Justice – Nessuno è innocente”).

Warner Bros. Pictures presenta, in associazione con Endeavor Content/One Community/Participant Media/Macro, una produzione Gil Netter, una produzione Outlier Society: “Il diritto di opporsi”. Il film verrà distribuito in tutto il mondo dalla Warner Bros. Pictures.

Il Diritto di Opporsi, guarda il trailer del film

Il diritto di opporsi con Michael B. Jordan e Brie Larson

Il diritto di opporsi con Michael B. Jordan e Brie Larson

Michael B. Jordan e i premi Oscar Jamie Foxx (“Ray”, “Baby Driver – Il genio della fuga”, “Django: Unchained”) e Brie Larson (“Room”, “Short Term 12” e “Captain Marvel”), sono i protagonisti de Il Diritto di Opporsi, un dramma illuminante che porta sul grande schermo una delle storie più importanti del nostro tempo.

Il premiato regista Destin Daniel Cretton (“Il castello di vetro”, “Short Term 12”) ha diretto il film da una sceneggiatura che ha co-scritto, tratta dal pluripremiato best-seller di memorie ad opera di Bryan Stevenson. Il film verrà distribuito in tutto il mondo da Warner Bros. Pictures ed uscirà nelle sale italiane il 30 gennaio 2020.

Il diritto di opporsi: la trama

Il Diritto di Opporsi si basa sulla vera storia, potente e stimolante, del giovane avvocato Bryan Stevenson (Jordan) e la sua storica battaglia per la giustizia. Dopo essersi laureato ad Harvard, Bryan avrebbe potuto scegliere fin da subito di svolgere dei lavori redditizi. Al contrario, si dirige in Alabama con l’intento di difendere delle persone condannate ingiustamente, o che non avevano una rappresentanza adeguata, con il sostegno dell’attivista locale Eva Ansley (Larson). Uno dei suoi primi casi, nonché il più controverso, è quello di Walter McMillian (Foxx), che nel 1987 viene condannato a morte per il famoso omicidio di una ragazza di 18 anni, nonostante la preponderanza di prove che dimostrano la sua innocenza, e il fatto che l’unica testimonianza contro di lui è quella di un criminale con un movente per mentire. Negli anni che seguono, Bryan si ritroverà in un labirinto di manovre legali e politiche, di razzismo palese e sfacciato, mentre combatte per Walter, e altri come lui, con le probabilità – e il sistema – contro.

Fanno parte del cast principale anche Rob Morgan (“Mudbound”) nei panni di Herbert Richardson, un detenuto che si trova nel braccio della morte in balia del proprio destino; Tim Blake Nelson (“Wormwood”) nel ruolo di Ralph Myers, la cui cruciale testimonianza contro Walter McMillian verrà messa in discussione; Rafe Spall (“La grande scommessa”) è Tommy Chapman, il procuratore distrettuale che si batte per la colpevolezza e la condanna di Walter; O’ Shea Jackson Jr. (“Straight Outta Compton”) nei panni di Anthony Ray Hinton, un altro detenuto condannato a morte ingiustamente, la cui causa viene presa in carico da Bryan, e Karan Kendrick (“Il coraggio della verità”) nel ruolo della moglie di Walter, Minnie McMillian, che è sempre rimasta al fianco di suo marito.

Il Diritto di Opporsi è prodotto dal due volte candidato all’Oscar Gil Netter (“La vita di Pi”, “The Blind Side”), Asher Goldstein (“Short Term 12”) e Michael B. Jordan, mentre Bryan Stevenson, Mike Drake, Niija Kuykendall, Gabriel Hammond, Daniel Hammond, Scott Budnick, Jeff Skoll e Charles D. King sono i produttori esecutivi.

Cretton ha scritto la sceneggiatura con Andrew Lanham (“Il castello di vetro”), basata sul libro di Stevenson Just Mercy: A Story of Justice and Redemption, in uscita in Italia il prossimo 30 gennaio con il titolo “Il diritto di opporsi”, edito da Fazi Editore. Pubblicato nel 2014 da Spiegel & Grau, il libro è stato per 180 settimane nella lista dei best seller del New York Times, e nel complesso è stato nominato uno dei migliori libri dell’anno da numerosi top outlets, tra cui TIMEMagazine. Per la sua opera, Stevenson si è aggiudicato inoltre la Andrew Carnegie Medal for Excellence, un NAACP Image Award e il Dayton Literary Peace Prize per la Nonfiction.

La squadra creativa che ha collaborato con Cretton dietro le quinte comprende il direttore della fotografia Brett Pawlak, la scenografa Sharon Seymour, il montatore Nat Sanders e il compositore Joel P. West, che hanno tutti precedentemente collaborato con il regista in “Il castello di vetro”. Fa parte del gruppo anche la costumista Francine Jamison-Tanchuck (“Detroit”, “End of Justice – Nessuno è innocente”).

Warner Bros. Pictures presenta, in associazione con Endeavor Content/One Community/Participant Media/Macro, una produzione Gil Netter, una produzione Outlier Society: “Il diritto di opporsi”.

 

Il diritto di opporsi arriva in digital

Il diritto di opporsi arriva in digital

Il diritto di opporsi, il dramma illuminante che porta sul grande schermo una delle storie più importanti del nostro tempo, con protagonisti Michael B. Jordan e i premi Oscar Jamie Foxx  e Brie Larson a partire dal 14 maggio sarà disponibile per l’acquisto in digitale (anche in 4K UHD*) su Apple Tv, Youtube, Google Play, TIMvision, Chili, Rakuten TV, PlayStation Store, Microsoft Film & TV. Dal 28 maggio sarà inoltre disponibile anche per il noleggio su Sky Primafila, Infinity e VVVVID.

In occasione dell’uscita digitale del film, i primi 10 minuti di Il diritto di opporsi sono già disponibili sul canale Youtube ufficiale di Warner Bros. Italia. Tra i contenuti extra spiccano la riflessione di Michael B. Jordan e Bryan Stevenson sull’importanza di raccontare questa storia al pubblico di oggi, lo speciale dedicato alla Equal Justice Initiative, dai modesti inizi fino a diventare un protagonista del cambiamento capace di avere un impatto positivo su migliaia di persone, e oltre 15 minuti di scene inedite.

IL FILM

Il premiato regista Destin Daniel Cretton (“Il castello di vetro”, “Short Term 12”) ha diretto il film da una sceneggiatura che ha co-scritto, tratta dal pluripremiato best-seller di memorie ad opera di Bryan Stevenson.

Il diritto di opporsi si basa sulla vera storia, potente e stimolante, del giovane avvocato Bryan Stevenson (Jordan) e la sua storica battaglia per la giustizia. Dopo essersi laureato ad Harvard, Bryan avrebbe potuto scegliere fin da subito di svolgere dei lavori redditizi. Al contrario, si dirige in Alabama con l’intento di difendere delle persone condannate ingiustamente, o che non avevano una rappresentanza adeguata, con il sostegno dell’attivista locale Eva Ansley (Larson). Uno dei suoi primi casi, nonché il più controverso, è quello di Walter McMillian (Foxx), che nel 1987 viene condannato a morte per il famoso omicidio di una ragazza di 18 anni, nonostante la preponderanza di prove dimostri la sua innocenza, e il fatto che l’unica testimonianza contro di lui sia quella di un criminale con un movente per mentire. Negli anni che seguono, Bryan si ritroverà in un labirinto di manovre legali e politiche, di razzismo palese e sfacciato, mentre combatte per Walter, e altri come lui, con le probabilità – e il sistema – contro.

Fanno parte del cast principale anche Rob Morgan (“Mudbound”) nei panni di Herbert Richardson, un detenuto che si trova nel braccio della morte in balia del proprio destino; Tim Blake Nelson (“Wormwood”) nel ruolo di Ralph Myers, la cui cruciale testimonianza contro Walter McMillian verrà messa in discussione; Rafe Spall (“La grande scommessa”) è Tommy Chapman, il procuratore distrettuale che si batte per la colpevolezza e la condanna di Walter; O’ Shea Jackson Jr. (“Straight Outta Compton”) nei panni di Anthony Ray Hinton, un altro detenuto condannato a morte ingiustamente, la cui causa viene presa in carico da Bryan, e Karan Kendrick (“Il coraggio della verità”) nel ruolo della moglie di Walter, Minnie McMillian, che è sempre rimasta al fianco di suo marito.

Il film è prodotto dal due volte candidato all’Oscar® Gil Netter (“La vita di Pi”, “The Blind Side”), Asher Goldstein (“Short Term 12”) e Michael B. Jordan, mentre Bryan Stevenson, Mike Drake, Niija Kuykendall, Gabriel Hammond, Daniel Hammond, Scott Budnick, Jeff Skoll e Charles D. King sono i produttori esecutivi.

Cretton ha scritto la sceneggiatura con Andrew Lanham (“Il castello di vetro”), basata sul libro di Stevenson Just Mercy: A Story of Justice and Redemption (Fazi Editore). Pubblicato nel 2014 da Spiegel & Grau, il libro è stato per 180 settimane nella lista dei best seller del New York Times, e nel complesso è stato nominato uno dei migliori libri dell’anno da numerosi top outlets, tra cui TIMEMagazine. Per la sua opera, Stevenson si è aggiudicato inoltre la Andrew Carnegie Medal for Excellence, un NAACP Image Award e il Dayton Literary Peace Prize per la Nonfiction.

La squadra creativa che ha collaborato con Cretton dietro le quinte comprende il direttore della fotografia Brett Pawlak, la scenografa Sharon Seymour, il montatore Nat Sanders e il compositore Joel P. West, che hanno tutti precedentemente collaborato con il regista in “Il castello di vetro”. Fa parte del gruppo anche la costumista Francine Jamison-Tanchuck (“Detroit”, “End of Justice – Nessuno è innocente”).

Warner Bros. Pictures presenta, in associazione con Endeavor Content/One Community/Participant Media/Macro, una produzione Gil Netter, una produzione Outlier Society: Il diritto di opporsi

CONTENUTI EXTRA

  • MAKING MERCY: Michael B. Jordan presenta la crew di professionisti che, davanti e dietro la camera, ha messo tutta la propria passione per onorare il racconto della storia di Bryan Stevenson sul grande schermo
  • THE EQUAL JUSTICE INITIATIVE: Bryan Stevenson e Michael B. Jordan raccontano la nascita e lo sviluppo della Equal Justice Initiative, dai suoi modesti inizi fino a diventare un potente protagonista del cambiamento, capace di avere un impatto positivo sulla vita di migliaia di persone, arrivando alla creazione del National Memorial for Peace and Justice
  • THIS MOMENT DESERVES: Michael B. Jordan discute insieme alla sua controparte fuori dallo schermo, il vero Bryan Stevenson, sulla storia de Il diritto di opporsi, sul perchè questo film sia importante per il pubblico di oggi e sul processo creativo e le ricerche svolte per adattare il libro al grande schermo
  • 15 MINUTI DI SCENE TAGLIATE

Il diritto di opporsi è già disponibile per il pre-order su:

Il Diritto di Contare: trailer, trama e cast del film

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Il Diritto di Contare, il film diretto da Theodore Melfi, con Octavia Spencer, Janelle Monáe, Kevin Costner, Kirsten Dunst e Jim Parsons, che uscirà al cinema il prossimo 8 marzo distribuito da 20th Century Fox.

Il Diritto di Contare, oltre ad aver ricevuto la candidatura come Miglior Sceneggiatura Non Originale ai prestigiosi  BAFTA, è stato candidato a tre Premi Oscar, rispettivamente per Miglior Film, Migliore Attrice Non Protagonista – Octavia Spencer e Miglior Sceneggiatura Non Originale.

Il Diritto di Contare, trama

Il Diritto di Contare racconta l’incredibile storia mai raccontata di Katherine Johnson (Taraji P. Henson), Dorothy Vaughn (Octavia Spencer) e Mary Jackson (Janelle Monae), tre brillanti donne afroamericane che – alla NASA – lavorarono ad una delle più grandi operazioni della storia: la spedizione in orbita dell’astronauta John Glenn, un obbiettivo importante che non solo riportò fiducia nella nazione, ma che ribaltò la Corsa allo Spazio, galvanizzando il mondo intero.

Il Diritto di Contare: recensione del film con Taraji P. Henson

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Il Diritto di Contare: recensione del film con Taraji P. Henson

Candidato a tre premi Oscar, tra cui migliori film, arriva in Italia Il Diritto di Contare, intitolato in maniera più poetica e affascinante in originale come Hidden Figures, ossia Figure Nascoste. E proprio di persone nell’ombra parla il film diretto da Theodore Melfi e intepretato da Taraji P. Henson, Octavia Spencer, Janelle Monáe, con ruoli di secondaria importanza per Kevin Costner e Kirsten Dunst.

Il Diritto di Contare racconta una storia vera

La storia è quella vera e mai raccontata di Katherine Johnson, Dorothy Vaughn e Mary Jackson, tre brillanti afroamericane impiegate alla NASA. Tutte e tre, nella loro specialità, sono riuscite a distinguersi nei reparti più importanti dell’agenzia spaziale americana, contribuendo in maniera decisiva a inviare nello spazio John Glenn, il primo astronauta della storia degli Stati Uniti ad orbitare intorno alla Terra. Le tre donne hanno combattuto contro il duplice pregiudizio che la società le ha cucito addosso negli anni ’50: l’essere di colore e l’essere donne in una società che non rendeva la vita facile a nessuna delle due categorie.

Quando il cinema si approccia a una storia vera, presumibilmente con il nobile intento di raccontare vicende sconosciute ma che, come queste vanno effettivamente valorizzate e divulgate, è importante stabilire da subito l’iter che si intende seguire nella messa in scena e nei toni applicati al racconto. Nel caso de Il Diritto di Contare si sceglie un linguaggio leggero da commedia che, pur con alcuni sparuti momenti di tensione, rischia di svilire l’incredibile storia che si va ad esporre come fosse un compitino ben svolto.

Il biopic si limita a mostrare gli eventi narrati, senza un guizzo di originalità

Il film di Melfi non ha assolutamente niente di sbagliato. I costumi, colorati e caratterizzati aiutano a definire cronologicamente e caratterialmente i personaggi; le attrici sono tutte straordinariamente in parte, complice anche la rappresentazione di una tipologia di personaggio che padroneggiano alla perfezione (le facce di Octavia Spencer sono più o meno sempre uguali e non per questo sgradevoli); le battute, i tempi, lo svolgersi delle vicende, tutto costruisce un quadro da compito senza un vero e proprio guizzo artistico che possa determinare un valore aggiunto del film.

Il pregio de Il Diritto di Contare è quello di portare alla luce delle “figure nascoste”

Il limite de Il Diritto di Contare è tutto nel suo servire la biografia senza cercare una strada originale di raccontare. Tuttavia, considerata la levatura della storia in questione, in questo caso, basta anche solo mostrare per tirare fuori dall’ombra delle figure che, grazie a questo film, non sono più nascoste.

Il diritto di contare: le “figure nascoste” nella storia della NASA

Arriva in sala il prossimo 8 marzo Il diritto di contare, film di Theodore Melfi con Taraji P. Henson, Octavia Spencer, Janelle Monáe e Kevin Costner.

L’epopea della corsa americana alla conquista dello spazio e della Luna, a ormai mezzo secolo di distanza, si è lasciata alle spalle il ricordo indelebile della manciata di uomini che hanno messo piede sul nostro satellite, lasciando però nell’ombra e talvolta condannando all’oblio le decine di scienziati e tecnici che resero possibile quell’avventura: un patrimonio di personaggi e storie ancora ampiamente inesplorato anche sotto il profilo cinematografico.

Contribuisce oggi a colmare seppur in minima parte,  Hidden Figures, in italiano Il diritto di contare, dedicato alle matematiche afroamericane Katherine Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson, che diedero un contributo fondamentale ai calcoli relativi alle rotte, alle traiettorie, alle cosiddette ‘finestre di lancio’, delle navette, attraversando tutta l’età dell’oro del programma spaziale americano, dal primo volo orbitale di John Glenn, alla missione lunare dell’Apollo XI, fino ai voli dello Shuttle e ai primi calcoli relativi al possibile viaggio verso Marte.

Tutto ciò usando il loro talento per la matematica e  avvalendosi anche dei primi calcolatori elettronici, in un’epoca in cui per mandare l’uomo sulla Luna vennero usate tecnologie che oggi appaiono obsolete anche per il più comune degli smartphone.

Il Diritto di ContareDonne e per di più afroamericane: in una società in cui i pregiudizi razziali erano ancora radicati e il femminismo era ben al di là da venire, Katherine Johnson e le sue colleghe riuscirono a farsi largo e dare un contributo determinante alle missioni spaziali, in un ambiente che, pur non esente dai medesimi pregiudizi presenti nel resto della società, era uno dei pochi ‘porti franchi’ in cui le capacità di chiunque di contribuire alla causa del programma spaziale andavano oltre qualsiasi considerazione legata a sesso o colore della pelle.

A portare sullo schermo la vicenda è stato Theodore Melfi – che  ne ha scritto anche la sceneggiatura assieme ad Allison Schroeder – qui  al suo secondo lungometraggio dopo essersi segnalato con l’esordio della commedia musicale St. Vincent, utilizzando come base di partenza la biografia firmata da Margot Lee Shatterly.

Le tre protagoniste avranno i volti di Tarji P. Henson (Katherine Johnson), candidata all’Oscar per Il curioso caso di Benjamin Button e gunta alla grande notorietà grazie ai ruoli di Jocelyn Carter nella serie Person of Interest e soprattutto di Cookie Lyon in Empire; Octavia Spencer (Dorothy Vaughan), pluripremiata per la sua interpretazione in The Help e Janelle Monáe (Mary Jackson), fin qui nota soprattutto per la sua carriera di cantante r’n’b.

Della partita saranno anche Kevin Costner, Kirsten Dunst e Jim Parsons (lo Sheldon Cooper di Big Bang Tehory), mentre Glen Powell (Tutti vogliono qualcosa) ‘nomen omen’ darà il volto a John Glenn, primo astronauta statunitense ad aver compiuto un volo orbitale attorno alla Terra.

Colonna sonora firmata da Hans Zimmer e cui ha collaborato anche il re Mida del pop di matrice funk e r’n’b Pharrell Williams,  con la canzone portante Runnin; Williams ha tra l’altro contribuito anche alla produzione del film.

Il Diritto di Contare: il nuovo trailer con Octavia Spencer

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Il Diritto di Contare: il nuovo trailer con Octavia Spencer

È stato diffuso dalla 20th Century Fox il nuovo trailer originale di Il Diritto di Contare (Hidden Figures), film drammatico ambientato negli anni ’60 che ha come protagoniste Taraji P. Henson (Empire), il premio Oscar Octavia Spencer (The Help) e la cantante Janelle Monáe.

Il trailer di Il Diritto di Contare

Di seguito il poster con le protagoniste:

Il Diritto di Contare

Adattato dal romanzo di Margot Lee, Hidden Figures: The Story of the African-American Women Who Helped Win the Space Race, il film si basa su una sceneggiatura scritta da Allison Schroeder. A dirigere la pellicola ci sarà Theodore Melfi.

Nel film recita anche Kevin Costner che interpreta il capo del programma spaziale della NASA. La Henson sarà invece la brillante Katherine Johnson, matematica afro-americana che, insieme alle colleghe Dorothy Vaughn (Spencer) e Mary Jackson (Monáe), fornì i dati necessari a compiere l’impresa di mandare un uomo in orbita intorno alla Terra, l’astronauta John Glenn. Completano il cast Kirsten Dunst, Jim Parsons, Mahershala Ali, Aldis Hodge e Glen Powell.

Ecco la trama: Il Diritto di Contare è l’incredibile storia mai raccontata di Katherine Johnson (Taraji P. Henson), Dorothy Vaughn (Octavia Spencer) e Mary Jackson (Janelle Monae), tre brillanti donne afroamericane che – alla NASA – lavorarono ad una delle più grandi operazioni della storia: la spedizione in orbita dell’astronauta John Glenn, un obbiettivo importante che non solo riportò fiducia nella nazione, ma che ribaltò la Corsa allo Spazio, galvanizzando il mondo intero. Le tre pioniere – superando ogni forma di barriera – sono state un modello d’ispirazione per generazioni.

Il Diritto di Contare uscirà al cinema il 13 gennaio 2017.

Il diritto di contare: il cast del film, il libro e la storia vera

Acclamato come uno dei migliori film del 2016, Il diritto di contare (qui la recensione) è diretto da Theodore Melfi e racconta la storia della scienziata afroamericana che collaborò con la NASA per la missione Apollo 11, sfidando il razzismo e il sessismo dell’epoca. Il titolo originale della pellicola è Hidden Figures, che identifica proprio le figure rimaste sullo sfondo di questa e delle altre donne coinvolte nelle operazioni della celebre agenzia governativa. La storia qui raccontata trae ispirazione dal romanzo omonimo di Margot Lee Shetterly, pubblicato nel 2016 dopo lunghe e ampie ricerche.

La scrittrice ha infatti iniziato a lavorare al libro, appartenente al genere della saggistica, nel 2010. All’interno di questo si concentra in prevalenza sulla biografia di tre tra le donne che più di altre si distinsero all’interno della NASA. Per il suo importante contributo, il testo diventa da subito un best seller, i cui diritti vengono subito acquistati dalla Fox. In breve, la sua trasposizione cinematografica viene ad essere realizzata, raccontando così la vita di queste tre donne, impegnate a bilanciare la loro carriera con la vita famigliare.

Uscito poi in sala, il film si è rivelato uno dei maggiori successi cinematografici dell’anno. A fronte di un budget di soli 25 milioni di dollari, Il diritto di contare è arrivato ad incassarne globalmente oltre 236. Anche i giudizi della critica sono stati particolarmente entusiasmanti, con lodi particolari per le interpreti principali. Presentatosi infine da protagonista ai premi Oscar, il film conquistò ben tre nomination, rispettivamente come miglior film, miglior attrice non protagonista e migliore sceneggiatura non originale. Vinse invece il prestigioso Screen Actors Guild Award come miglior cast.

La trama di Il diritto di contare

La vicenda si svolge negli Stati Uniti del 1961, in pieno periodo di lotte contro la segregazione razziale. In tale contesto si svolge la vita della matematica afroamericana Katherine Johnson. Insieme alle colleghe Dorothy Vaughan e Mary Jackson, anch’esse afroamericane, lavora come addetta calcolatrice per la NASA. L’agenzia governativa è in piena attività, poiché i recenti successi dei satelliti russi hanno reso necessarie nuove conquiste spaziali da parte degli Stati Uniti. Trasferita nella Space Task Group per via delle sue capacità in ambito matematico, la Johnson si ritrova così impegnata a seguire la squadra capitanata da Al Harrison, il cui obiettivo è lanciare una capsula pilotata da uno degli astronauti della base.

La donna svolge il nuovo lavoro al meglio delle sue possibilità, ma si ritrova ad essere frenata dalla mancanza di comunicazione con i nuovi colleghi. Questi, infatti, la trattano con marcata sufficienza, essendo lei la prima donna di colore a lavorare nel gruppo. Come lei, anche le due colleghe dimostrano sempre più fatica nello svolgere il loro lavoro in un contesto tanto chiuso e poco incline alla parità tra bianchi e neri. Ma le tre donne sono dotate di una tenacia sorprendente e faranno affidamento sulla consapevolezza di essere dotate di capacità che gli altri non hanno. È così che si riveleranno decisive ognuna nel loro settore, permettendo di ottenere risultati altrimenti irraggiungibili.

Il cast del film

Ad impreziosire il cast vi sono alcuni tra gli attori più popolari dell’attuale panorama statunitense, tra cui diversi premi Oscar. Innanzitutto, a dare volto al personaggio di Katherine Johnson vi è l’attrice Taraji P. Henson, divenuta celebre grazie al film Il curioso caso di Benjamin Button. Per approcciarsi al ruolo, questa richiese di poter incontrare la vera Johnson, che aveva all’epoca delle riprese ben 98 anni. Nonostante l’età, l’attrice rimase impressionata dalla sua lucidità, e si fece raccontare quanti più dettagli possibili per poter essere fedele nella sua interpretazione. In seguito, la Johnson lodò la performance dell’attrice, apprezzando il modo in cui l’aveva ritratta.

A ricoprire il ruolo di Dorothy Vaughan è invece Octavia Spencer, divenuta celebre in seguito alla vittoria dell’Oscar come attrice non protagonista per il film The Help nel 2012. Anche la Spencer condusse diverse ricerche sulla vera donna da lei interpretata, al fine di potersi calare al meglio nei suoi panni. L’interpretazione, particolarmente apprezzata, le valse una nomination all’Oscar, sempre come attrice non protagonista. Infine, Mary Jackson ha qui il volto della cantante e attrice Janelle Monae, che era presente quell’anno anche in un altro dei film candidati al premio: Moonlight.

Nel film si ritrova poi la presenza del premio Oscar Kevin Costner, il quale interpreta il personaggio di Al Harrison. Questi è il capo della squadra dove inizia a lavorare la Johnson, e sarà il primo a guardare con sospetto la donna. Jim Parsons interpreta invece l’ingegnere capo Paul Stafford. Anche lui membro della squadra, sarà tra tutti quello a voler intrattenere meno rapporti possibili con la Johnson. L’attrice Kirsten Dunst dà invece vita a Vivian Mitchell, supervisore della Johnson e della Vaughan, con la quale avrà accesi scontri. Infine, il premio Oscar Mahershala Ali è Jim Johnson. Questi è un ufficiale della Guardia Nazionale, il quale intraprenderà una relazione con Katherine, fonte di sostegno per entrambi.

Il diritto di contare cast

Il libro e la storia vera dietro Il diritto di contare

Come precedentemente riportato, nel suo saggio l’autrice Shetterly ricostruisce la vita delle tre donne all’interno della NASA basandosi su fonti e testimonianze attendibili. La sua è una versione dunque quanto più possibile fedele di quello che fu il loro lavoro e il rapporto con i colleghi. Naturalmente, seppur in buona fede, per la trasposizione cinematografica si resero necessarie una serie di modifiche volte a dar al racconto una struttura più cinematografica, con una maggior drammatizzazione di certi aspetti ed eventi. Innanzitutto, il film si concentra sull’anno 1961, mentre come era facilmente immaginabile la vera storia delle tre donne copre un arco temporale molto più ampio.

Una particolare estremizzazione che il film mette in atto è però proprio quella relativa alla segregazione. La vera matematica Johnson affermò in diverse interviste di non aver mai vissuto particolari eventi di razzismo o sessismo all’interno degli uffici della NASA. Per quanto fosse consapevole di essere guardata e trattata in modo diverso dagli altri colleghi, ciò non era evidente tanto quanto mostrato nel film. Secondo lei, infatti, ognuno era concentrato sul proprio lavoro e sulle ricerche, ed era raro che vi fosse tempo per evidenti episodi di razzismo. Nella realtà, inoltre, la Johnson non si trovò promossa singolarmente nella Space Task Group. Lei lavorava infatti nella Flight Research Division, e venne trasferita insieme ai colleghi nella nuova divisione al momento della fondazione di questa, nel 1958.

In ultimo, molti dei personaggi del film non sono realmente esistiti, come Vivian Mitchell, Paul Stafford e Al Harrison. La loro presenza, probabilmente solo vagamente ispirata a figure realmente esistite, è servita agli sceneggiatori per accentuare gli scontri tra le donne e gli altri membri della NASA. In generale, la gran parte degli eventi narrati nel film seguono la vera storia delle tre donne e delle loro ricerche, modificando solo alcuni aspetti delle loro vicende. Se molti chiusero un occhio circa tali rimaneggiamenti, non mancarono comunque alcune critiche a riguardo, che accusavano di aver voluto eccessivamente caricare di drammaticità una storia che non lo meritava.

Il trailer del film e dove vederlo in streaming e in TV

Per gli appassionati del film, o per chi desidera vederlo per la prima volta, sarà possibile fruirne grazie alla sua presenza nel catalogo di alcune delle principali piattaforme streaming oggi disponibili. Il diritto di contare è infatti presente su Rakuten TV, Google Play, Apple TV+, Amazon Prime Video e Disney+. In base alla piattaforma scelta, sarà possibile noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale al catalogo. In questo modo sarà poi possibile fruire del titolo in tutta comodità e al meglio della qualità video. Il film verrà inoltre trasmesso in televisione mercoledì 24 maggio alle ore 21:30 sul canale Rai 1.

Fonte: IMDb

Il Diritto di Contare: clip e promo dal film con Taraji P. Henson

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Arriverà l’8 marzo in Italia Il Diritto di Contare (Hidden Figures), film diretto da Theodore Melfi, con Taraji P. HensonOctavia Spencer, Janelle Monáe, Kevin Costner, Kirsten Dunst e Jim Parsons.

Di seguito un nuovo promo e una divertente clip:

Oltre ad aver ricevuto la candidatura come Miglior Sceneggiatura Non Originale ai prestigiosi  BAFTA, il film è stato candidato a tre Premi Oscar, rispettivamente per Miglior Film, Migliore Attrice Non Protagonista – Octavia Spencer e Miglior Sceneggiatura Non Originale.

Il Diritto di Contare trama

Il Diritto di Contare racconta l’incredibile storia mai raccontata di Katherine Johnson (Taraji P. Henson), Dorothy Vaughn (Octavia Spencer) e Mary Jackson (Janelle Monae), tre brillanti donne afroamericane che – alla NASA – lavorarono ad una delle più grandi operazioni della storia: la spedizione in orbita dell’astronauta John Glenn, un obbiettivo importante che non solo riportò fiducia nella nazione, ma che ribaltò la Corsa allo Spazio, galvanizzando il mondo intero.

Fonte: 20th Century Fox

Il dio dell’amore: concluse le riprese del film di Francesco Lagi

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Si sono appena concluse, dopo sette settimane a Roma, le riprese di Il Dio dell’amore la nuova commedia sull’amore contemporaneo raccontato attraverso gli occhi “storici”, curiosi e indagatori di un padrino d’eccezione, il grande letterato, maestro di seduzione, poeta esperto d’amore: Ovidio, interpretato da Francesco Colella. Nel cast Benedetta Cimatti, Francesco Colella, Corrado Fortuna, Vinicio Marchioni, Isabella Ragonese, Vanessa Scalera.

Il Dio dell’Amore è un viaggio, o un’esplorazione, nelle relazioni amorose. Una storia sui destini sentimentali di alcune persone, sui loro modi di amarsi, di sfiorarsi, di entrare in contatto uno con l’altro. È un racconto corale dal tono ironico, sorridente ma anche amaro, che disegna una umanità impelagata nel caos dei sentimenti che da sempre ci agitano e ci meravigliano. I personaggi sono tutti collegati da relazioni amorose e, se visti tutti insieme, tutti parte di un fitto disegno, una tessitura dove ognuno è un nodo, un inizio e una fine. Il loro destino è in mano al Dio dell’Amore, una creatura capricciosa e imprevedibile, a volte benevolo e mite e a volte invece agguerrito e battagliero. A condurci in questo viaggio è il poeta Ovidio, l’eterno cantore dell’amore che, al di là di ogni sentimentalismo e di ogni morale, torna dalla Roma Imperiale direttamente nella nostra contemporaneità per raccontarci questa storia.

Il dio dell’amore – foto di Emanuela Scarpa

Il film, scritto da Enrico Audenino e Francesco Lagi, è diretto da Francesco Lagi ed è una produzione Cattleya – parte di ITV Studios – BartlebyFilm e Vision Distribution in collaborazione con SKY. Girato interamente a Roma vede tra gli altri interpreti Anna Bellato, Enrico Borello, Chiara Ferrara e Elia Nuzzolo. Il film uscirà al cinema prossimamente distribuito da Vision Distribution.

Il Dilemma: recensione del film di Ron Howard

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Il Dilemma: recensione del film di Ron Howard

Come ti comporteresti se scoprissi che la moglie del tuo migliore amico lo tradisce? E se tutte le tue certezze sulla vita di coppia fossero basate su un matrimonio fedifrago? Sono le domande alle quali si trova costretto a rispondere Vince Vaughn, co-protagonista insieme a Kevin James di Il Dilemma, ultimo film di Ron Howard, dal 20 maggio al cinema.

Dopo la parentesi ‘browniana’ Howard ritorna alla commedia e lo fa con il suo stile sobrio, la sua limpidezza formale e la sua grande capacità di coinvolgere emotivamente il pubblico attraverso lo scandagliamento viscerale dei suoi personaggi. Perché lontano dal trend di mercato, il buon vecchio Ron ci offre uno spaccato anche profondamente doloroso di una generazione che in America (come nel resto del mondo) non riesce più a trovare il suo posto all’interno della società, rivelandosi profondamente inadatto anche rispetto alla vita di coppia.

Il Dilemma che poteva trasformarsi in una già vista commedia degli equivoci, racconta invece con estrema lucidità e con un sorriso amaro il dilemma, appunto, di quest’uomo che si trova in una posizione difficile verso l’amico tradito dalla moglie, ma anche verso se stesso, poiché credeva nel matrimonio grazie all’apparente perfezione di quello del suddetto amico. Howard riesce anche a misurare con attenzione l’esuberanza di Vaughn e James, che sono abituati a tutt’altro tipo di risate, mentre sceglie con cura le due protagoniste femminili: Winona Ryder, la fedifraga isterica, sembra aver trovato una nuova giovinezza al cinema, mentre Jennifer Connelly riesce ancora ad offrire un ritratto onesto e sensibile di una donna comune, straordinariamente bella e perfetta.

Il finale sincero e realistico è in sintonia con il tono del film, rientrando in quei pochi casi in cui l’autore ha il coraggio di mostrare i fatti così come andrebbero se si trattesse di situazioni reali invece che di storie di finzione. Il Dilemma è un film da vedere, per ridere in maniera intelligente e per farsi anche un po’ trascinare dalla sua amarezza.

Il dilemma di Lincoln: il trailer della serie Apple Tv+

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Il dilemma di Lincoln: il trailer della serie Apple Tv+

Apple TV+ ha presentato il trailer di “Il dilemma di Lincoln“, la nuova docuserie in quattro parti che prende in esame, dalla prospettiva del XXI secolo, la vita di un uomo complicato nel contesto dei suoi tempi. Ricca di storie inedite e focus sull’uomo Lincoln, la docuserie mette in luce un lato poco conosciuto e più intimista del sedicesimo presidente degli Stati Uniti d’America, offrendo una nuova prospettiva su una storia che sembra più attuale e pertinente che mai. Narrate da Jeffrey Wright e con le voci di Bill Camp nei panni di Abraham Lincoln e Leslie Odom, Jr. nei panni di Frederick Douglass, tutte e quattro le parti di “Il dilemma di Lincoln” saranno presentate in anteprima mondiale venerdì 18 febbraio su Apple TV+.

Basata sul pluripremiato libro dello storico David S. Reynolds, “Abe: Abraham Lincoln in His Times”, la serie presenta approfondimenti di numerosi giornalisti, insegnanti e studiosi di Lincoln, oltre a rari materiali d’archivio che offrono uno sguardo più sfumato sull’uomo soprannominato il Grande Emancipatore. Ambientato sullo sfondo della guerra civile, “Il dilemma di Lincoln”, dà voce anche ai racconti di persone ridotte in schiavitù, dando forma a una visione più completa di un’America divisa su questioni come economia, razza e umanità e sottolineando la battaglia portata avanti da Lincoln per salvare il paese a ogni costo.

“Il dilemma di Lincoln”, è prodotto da Eden Productions e Kunhardt Films. I produttori esecutivi sono Peter Kunhardt, Teddy Kunhardt, George Kunhardt, Josh Tyrangiel, Richard Plepler, Jacqueline Olive, Barak Goodman e Jelani Cobb. Jacqueline Olive e Barak Goodman dirigono la serie.

La nuova serie si unisce alla rosa in espansione di pluripremiati documentari e docuserie su Apple TV+, tra cui “Boys State” vincitore dell’Emmy Award; “The Velvet Underground”, l’acclamato documentario del regista Todd Haynes; “Beastie Boys Story”, vincitore del Critics Choice Award e nominato agli Emmy e ai Grammy; il documentario di successo mondiale “Billie Eilish: The World’s A Little Blurry”; “Fireball: messaggeri dalle stelle” di Werner Herzog, candidato al premio per il documentario Critics Choice; così come le prossime docuserie su Magic Johnson, “The Supermodels” e “Number One on the Call Sheet”, narrati da Jamie Foxx, Kevin Hart, Datari Turner e Dan Cogan.

Il Diavolo veste Prada: Lauren Weiseberger scrive il sequel

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Autentico caso editoriale nel 2003 e successivamente pellicola di successo, Il diavolo veste Prada ha lanciato definitivamente

Il diavolo veste Prada: la spiegazione del finale del film

Il diavolo veste Prada: la spiegazione del finale del film

Il diavolo veste Prada è diretto da David Frankel da una sceneggiatura di Aline Brosh McKenna basata sul libro scritto da Lauren Weisberger e presenta un cast stellare che include Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt, Stanley Tucci e una serie di cameo alla moda. Il racconto ruota intorno ad Andy Sachs (Hathaway), che non riuscendo a trovare il lavoro che desidera come giornalista, accetta un posto come assistente personale della redattrice di Runway e icona del mondo della moda Miranda Priestly (Streep), affiancando l’assistente già in carica Emily Charlton (Blunt).

All’inizio Andy fatica a soddisfare le richieste estreme di Miranda e non si interessa al mondo della moda, ma dopo che l’art director Nigel Kipling (Tucci) la prende sotto la sua ala protettrice, inizia a dare il meglio di sé; tuttavia, quando il lavoro inizia a influire sulla sua vita privata e vede Miranda pugnalare Nigel alle spalle, Andy decide di andarsene prima di diventare più simile a Miranda. Nel frattempo, però, sembra essersi guadagnata il rispetto della sua ex capo.

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Come Miranda ha evitato di essere sostituita da Jacqueline

Dopo aver scoperto il piano di sostituire Miranda Priestly con Jacqueline Follet (Stephanie Szostak) come redattrice di Runway, Andy ha cercato di avvertire Miranda, ma si è scoperto che Miranda era già diversi passi avanti a lei. Il diavolo veste Prada non rivela esplicitamente come Miranda sia venuta a conoscenza del piano per sostituirla, ma il film mostra chiaramente quanto Miranda sia profondamente connessa all’interno del settore, quindi se l’accordo era abbastanza avanzato da arrivare a un prototipo di copertina di Runway, è logico che lei ne fosse a conoscenza.

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La “malvagia” Miranda ha quindi usato la sua influenza per ottenere per Jacqueline un’offerta che non poteva rifiutare dalla nuova società di James Holt, rendendola indisponibile per la posizione a Runway. Una volta che Miranda ha convinto Jacqueline ad accettare la posizione con Holt, ha semplicemente dovuto convincere Irv Ravitz a mantenerla come redattrice di Runway, per cui ha escogitato un piano ancora più subdolo, ovvero “La Lista”. Essa contiene i nomi di numerosi stilisti, fotografi, redattori, scrittori e modelli che aveva portato alla rivista, i quali avevano tutti dichiarato che avrebbero lasciato Runway per seguire Miranda se lei fosse passata a un’altra testata.

Cosa è successo a Nigel?

La sera prima che Miranda annunciasse Jacqueline come nuova presidente della James Holt International, Nigel rivelò ad Andy che James Holt lo aveva scelto per la posizione e che era stata Miranda a raccomandarlo. Miranda ha ovviamente una certa influenza su Holt, motivo per cui inizialmente la posizione era stata offerta a Nigel, ma non ha esitato a sacrificarlo quando è arrivato il momento di salvarsi la pelle, spingendo invece Jacqueline per la posizione. Nigel non era a conoscenza dei piani di Miranda, quindi non ha scoperto il cambiamento di programma fino a quando Miranda non ha annunciato Jacqueline per la posizione.

Nonostante la sua profonda delusione, Nigel dice ad Andy: “Quando sarà il momento giusto, lei mi ripagherà”. Anche se non crede veramente alle sue parole, ha “speranza per il meglio”. Nigel è sempre stato un fedele sostenitore di Miranda nonostante il caos che la circonda, e finora ha funzionato bene per lui, ma il tradimento è una rivelazione per Andy, che stava cercando di aiutare Miranda a evitare di essere sostituita. È anche l’occasione per lei per decidere definitivamente di lasciare quel lavoro in cerca di una vita più sana.

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Perché Andy ha finalmente lasciato Runway

Andy è inizialmente sopraffatta dalle richieste di Miranda e, anche se il lavoro non diventa necessariamente più facile con il tempo, impara ad assecondare Miranda sacrificando sempre più la sua vita personale. Nigel era stato quello che le aveva detto che ogni nuovo traguardo nella sua carriera sarebbe arrivato a costo di vedere la sua vita privata continuare a sgretolarsi, quindi vederlo pugnalato alle spalle da Miranda è stato un campanello d’allarme per lei, anche se non è stato solo questo a spingerla a licenziarsi.

È stata la conversazione con Miranda dopo ha dato il lavoro di Nigel a Jacqueline che le ha fatto perdere la pazienza. In macchina, dopo l’evento, Miranda dice infatti ad Andy di essere rimasta colpita dal suo tentativo di avvertirla che Jacqueline avrebbe preso il suo posto come redattrice di Runway. Quando Miranda le ha detto “Vedo molto di me stessa in te” dopo aver distrutto il lavoro dei sogni di Nigel, Andy ha deciso che non voleva più quel lavoro e ha finalmente trovato il coraggio di gettare il cellulare in una fontana e allontanarsi da Miranda e dal lavoro a Runway.

Perché Miranda ha sorriso alla fine

Nonostante Andy abbia lasciato Miranda a piedi a Parigi, Miranda dice comunque al direttore del New York Mirror che sarebbe un “idiota” se non assumesse Andy. Sebbene Miranda abbia mostrato occasionalmente approvazione nei confronti di Andy, il più delle volte era critica nei confronti delle sue prestazioni lavorative, anche quando Andy riusciva a portare a termine compiti impossibili come procurarsi la trascrizione inedita del romanzo di Harry Potter per le figlie gemelle di Miranda. Dice persino al New York Mirror che Andy è stata la “più grande delusione” che abbia mai avuto come assistente, eppure quando la vede per strada alla fine, sorride comunque.

Emily Blunt Il diavolo veste Prada

Sebbene Miranda possa essere stata legittimamente delusa dalla decisione di Andy alla fine di Il diavolo veste Prada, il sorriso è probabilmente legato al fatto che lei dice ad Andy che le ricorda se stessa. Anche se ha abbandonato il lavoro nel modo meno conveniente possibile, la parte di Andy che ha difeso se stessa e ha sacrificato tutti gli altri era la stessa parte che ricordava a Miranda se stessa. Tuttavia, è anche il suo prendere una decisione così radicale come quella di uscire da quell’ambiente che fa nascere in Miranda il rispetto per la sua ormai ex dipendente.

Il diavolo veste Prada 2: il sequel è in arrivo!

Il film si conclude dunque con Andy che lascia Runway per un lavoro in un giornale di New York. Ora, a distanza di vent’anni, i fan potranno finalmente vedere cosa stanno facendo Miranda e Andy in un panorama mediatico profondamente cambiato. Nel sequel, Miranda, interpretata dalla Streep, si ritrova coinvolta in una competizione ad alto rischio per ottenere importanti introiti pubblicitari, trovandosi sorprendentemente a dover affrontare la sua ex assistente dalla lingua tagliente Emily Charlton (Emily Blunt), che ora è una potente dirigente nel settore della moda.

David Frankel, che ha diretto il primo film, è tornato alla regia di Il diavolo veste Prada 2, lavorando su una sceneggiatura di Aline Brosh McKenna, che ha scritto anche l’originale.  Oltre a Meryl Streep, Anne Hathaway e Emily Blunt, nel cast si ritrovano anche Stanley Tucci, Simone Ashley, Pauline Chalamet e Helen J. Shen. Tracie Thoms e Tibor Feldman tornano sul set, mentre diversi volti nuovi si uniscono al cast, tra cui Kenneth Branagh, che interpreterà il marito di Miranda, insieme a Lucy Liu, Justin Theroux, B.J. Novak, Pauline Chalamet, Rachel Bloom e Patrick Brammall. Il film uscirà al cinema il 1° maggio 2026.

Il diavolo veste Prada: in lavorazione il sequel!

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Il diavolo veste Prada: in lavorazione il sequel!

Tenetevi forte. Miranda Priestly è destinata a regalare altri sguardi fulminanti nel sequel di Il diavolo veste Prada.

La Disney sta sviluppando un sequel del film di successo del 2006 con Meryl Streep nei panni di Miranda Priestly, la potente redattrice di Runway, con Anne Hathaway ed Emily Blunt nei panni delle di lei assistenti Andrea Sachs ed Emily Charlton.

La sceneggiatrice del film originale Aline Brosh McKenna (“Crazy Ex-Girlfriend”, “Your Place or Mine”) è in trattative per tornare a scrivere il prossimo capitolo. Non è chiaro chi del cast originale ritornerà, ma secondo quanto riferito la trama segue Priestly mentre naviga nella sua carriera in mezzo al declino dell’editoria di riviste tradizionali e affronta il personaggio di Blunt, ora un dirigente di potere per un gruppo di lusso con soldi destinati alla pubblicità di cui Miranda ha estremo bisogno.

il diavolo veste prada castIl diavolo veste Prada: in lavorazione il sequel!

Basato sul romanzo di Lauren Weisberger del 2003 sull’esperienza da incubo di una giovane donna che lavorava presso una rivista di moda (Weisberger ha lavorato come assistente personale per la direttrice di Vogue America Anna Wintour), Il diavolo veste Prada è stato un successo al botteghino, incassando 326,7 milioni di dollari in tutto il mondo e per il ruolo Meryl Streep ha ottenuto un Golden Globe come migliore attrice in una commedia, oltre a una nomination all’Oscar. Anche la designer Patricia Field è stata nominata all’Oscar per i costumi del film.

Negli anni successivi, i fan si sono chiesti se fosse “tutto qui” per Miranda, Andy ed Emily. Il trio di attrici ha mantenuto vivo il ricordo del film nella mente del pubblico, riunendosi più recentemente sul palco dei SAG Awards di febbraio. Hathaway e Blunt hanno anche discusso della realizzazione del film per la serie “Actors on Actors” di Variety, rivisitando alcuni dei momenti più iconici del film e parlando della collaborazione con Meryl Streep (che ha improvvisato alcune delle battute più taglienti di Miranda, ma si è persa un set molto divertente perché ha scelto il metodo per il ruolo).

il diavolo veste prada sequelLa notizia di un sequel di Il diavolo veste Prada arriva mentre la versione musicale teatrale, con Vanessa Williams che indossa i caratteristici occhiali da sole scuri di Miranda Priestly, inizia le anteprime prima dell’apertura di ottobre nel West End di Londra. La produzione presenta una colonna sonora originale di Elton John, regia e coreografia del tre volte vincitore del Tony Award Jerry Mitchell, testi della cantautrice Shaina Taub e libretto di Kate Wetherhead.

Il Diavolo veste Prada: Elton John firma il musical per Broadway

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Saranno Elton JohnPaul Rudnick a firmare l’adattamento musical de Il Diavolo veste Prada, la commedia di grande successo targata Fox con Anne Hathaway e Meryl Streep, che ha incassato 326 milioni di dollari in tutto il mondo e ora si appresta a calcare i palcoscenici di Broadway.

A produrre la versione musical del film del 2006, tratto dal romanzo di Lauren Weisberger, sono Kevin McCollum, Fox Stage Productions e la Rocket Entertainment di Elton John, che ha già composto per Il Re Leone, il musical Aida prodotto dalla Disney e per il musical tratto da Billy Elliot prodotto dallo stesso artista britannico.

“Ripensare a Il Diavolo veste Prada per il musical teatrale è super eccitante. Sono un grande fan sia del libro che del film e un convinto aficionado del mondo della moda. Non vedo l’ora di affondare i miei denti da musical in questo bel pezzo di cultura pop”, ha dichiarato Elton John. 

Paul Rudnick è uno sceneggiatore, giornalista e commediografo. Per il teatro ha scritto I Hate HamletJeffrey e The New Century. È stato accreditato come sceneggiatore per In & Out e La famiglia Addams 2, ma ha contribuito a diversi altri script. I suoi articoli vengono pubblicati su New Yorker, Vanity Fair, Vogue e molte altre riviste.

Fonte

Il Diavolo veste Prada: cosa ricordare prima di vedere il sequel!

A vent’anni di distanza dall’uscita del primo capitolo, Il Diavolo veste prada continua ad essere più di un semplice film: è un vero fenomeno culturale. Gli sguardi glaciali, le richieste impossibili e la celebre sequenza del makeover che ha segnato un’intera epoca sono rimasti impressi nella cultura pop. Con Il Diavolo veste Prada 2 in uscita il 29 aprile 2026, questo è il momento perfetto per riscoprire la pellicola che ha trasformato la moda in un’arena competitiva e il lavoro in una lotta alla sopravvivenza. Qui di seguito, ecco allora tutto ciò che bisogna ricordare del primo film, prima di vedere il sequel!

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La ragazza che non sembrava avere posto… finché non lo ha trovato

Il cuore de Il Diavolo veste Prada è Andrea “Andy” Sachs (Anne Hathaway), un’aspirante giornalista che riesce a ottenere quello che, sulla carta, è il lavoro dei suoi sogni: fare da assistente a Miranda Priestly. Il problema? La moda non le interessa affatto. Questo dettaglio si trasforma subito in un ostacolo, perché Miranda, interpretata con impressionante precisione da Meryl Streep, incarna la moda. Nei panni della direttrice di Runway, non si limita a seguire le tendenze: è lei a stabilirle.

Andy si affaccia a questo mondo come una completa outsider. Indossa scarpe inadatte, è goffa, poco sicura di sé e, in generale, sembra essere sempre fuori posto. In un ambiente dove ogni minimo particolare conta più del riposo, la sua diversità salta subito all’occhio.

Miranda Priestly, il capo venuto dall’inferno

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Miranda non ha bisogno di alzare la voce né di urlare per imporsi. Mantiene sempre un tono controllato e un invidiabile classe, eppure riesce a risultare tra i personaggi più temibili del cinema.

Il suo potere sta nella precisione: una sola frase le basta per mettere qualcuno al tappeto. Pretende standard impossibili dai suoi collaboratori e puntualmente li ottiene, a prescindere dagli sforzi necessari. È capace di volere per i suoi figli una copia inedita del nuovo libro dell’autrice di Harry Potter e di aspettarsi che i suoi assistenti le leggano nel pensiero. Miranda, insomma, gioca secondo regole tutte sue.

La sua prima assistente, Emily (interpretata da Emily Blunt), considera Andrea più una rivale che una collega, mentre Nigel (interpretato da Stanley Tucci) rappresenta per lei un punto di riferimento, guidandola nel frenetico mondo dell’alta moda.

Il makeover e la trasformazione graduale

Andrea comincia a mettercela tutta per inserirsi in quel mondo spietato. Nonostante l’iniziale riluttanza, inizia gradualmente un cambiamento profondo: un nuovo guardaroba, più fiducia in sé stessa e priorità completamente diverse. Da ragazza che ironizzava sulla moda, passa a riconoscerne l’influenza e il valore.

Questo percorso, però, non è senza conseguenze nella sua vita privata. Gli amici si sentono trascurati, la sua relazione ne risente e, poco alla volta, Andrea finisce per assomigliare proprio a quelle persone che un tempo criticava. A quel punto, la storia va oltre il mondo della moda e si trasforma in un racconto sull’identità e su chi si sceglie di diventare.

La svolta di Parigi

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Il momento più intenso dal punto di vista emotivo arriva a Parigi, considerata la capitale mondiale della moda. In questa fase Andy ottiene il ruolo che Emily ha sempre desiderato, ma invece di provare soddisfazione, si rende conto del prezzo da pagare per avere successo in quell’ambiente.

Il colpo decisivo arriva quando Miranda prende una decisione spietata, sacrificando l’opportunità tanto attesa da Nigel per favorire la propria carriera. Andy comprende che il successo non dipende solo dal duro lavoro, ma spesso richiede compromessi e, talvolta, persino tradimenti.

Il finale: andarsene (e perché conta)

In uno dei finali più discreti ma potenti del cinema commerciale, Andy decide di lasciare tutto. Getta il telefono in una fontana e si allontana da Miranda, scegliendo se stessa prima del lavoro.

Il film, però, non trasforma Miranda in una semplice antagonista. Al contrario, c’è un momento sottile di rispetto quando la donna la indica come candidata ideale per una nuova opportunità, nonostante tutto ciò che è accaduto. L’ultimo sorriso di Miranda verso Andy non è un segno di approvazione, ma di stima. Andy non ha perso contro il sistema: ha semplicemente scelto di non farne parte.

Perché il film continua a risuonare nel 2026

Anne Htahaway in Il Diavolo Veste Prada 2

Le ragioni per cui Il Diavolo veste Prada continua a colpire nel 2026 vanno oltre la moda o le battute: riguarda soprattutto quanto possiamo identificarci con la storia. Nel suo nucleo, parla di: ambizione contro identità; successo contro valore personale; e fino a che punto si è disposti a spingersi per “farcela”.

Oggi più che in passato, la costruzione di un’immagine perfetta di sé è diventata quasi obbligatoria: sui social si è spinti a mostrare continuamente di aver raggiunto il successo, spesso senza interrogarsi davvero su cosa si sia dovuto sacrificare per arrivarci. In questo senso, la storia resta sorprendentemente attuale, esattamente come lo era vent’anni fa, quando il film è uscito.

E ora il sequel: cosa cambia?

Rispetto al primo capitolo, il mondo è profondamente diverso, perché in due decenni l’industria è cambiata radicalmente. Il cast originale, con Meryl Streep, Anne Hathaway ed Emily Blunt, torna in scena; ma la differenza principale è che queste tre protagoniste non devono più confrontarsi con una sola figura capace di determinarne il destino, bensì con un sistema intero che evolve e si trasforma a una velocità sempre più rapida.

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Se il primo film raccontava l’ingresso in quel mondo, il sequel sembra voler esplorare ciò che viene dopo: cosa succede quando ne conosci i meccanismi e devi decidere come collocarti al suo interno. E, a dirla tutta, potrebbe essere una prospettiva ancora più interessante.

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Il diavolo veste Prada: 10 momenti che non sono invecchiati bene

Il diavolo veste Prada: 10 momenti che non sono invecchiati bene

Il diavolo veste Prada è uscito quindici anni fa e, con esso, parole come alta moda, atri di marmo e ceruleo sono entrate rapidamente nel vocabolario degli spettatori. Se un tempo il film veniva considerato una storia di emancipazione, oggi il pubblico moderno ne dà una lettura diversa: Andrea “Andy” Sachs, interpretata da Anne Hathaway, viene catapultata nel mondo spietato della moda solo per essere maltrattata e sfruttata da Miranda Priesley / Meryl Streep.

Il diavolo veste Prada non merita di essere definito un classico moderno perché non supera la prova del tempo. La verità è che il film ha tentato di glorificare la hustle culture e di promuovere standard di bellezza irrealistici che oggi non reggono più a un’analisi critica. E ora Miranda e Andy torneranno presto al cinema in Il Diavolo Veste Prada 2Mentre aspettiamo di vederle tornare sul grande schermo con lo stesso umorismo tagliente ma con un approccio alla vita e al lavoro adeguato ai tempi, ecco i 10 momenti del film che non sono invecchiati bene.

L’atteggiamento snob di Andy

Andy è un’aspirante giornalista che finisce a fare un colloquio da Runway quasi controvoglia. È evidente che nutre un disprezzo profondo per l’industria della moda e preferirebbe di gran lunga occuparsi di reportage d’inchiesta. Nella fase precedente al colloquio, Emily le dice che “un interesse per la moda è fondamentale” per lavorare a Runway. Andy reagisce con sufficienza, come una critica altezzosa.

Andy manca chiaramente di rispetto per la moda e per chi si appassiona ai più piccoli dettagli di abiti e accessori. Questo può risultare sconcertante per gli spettatori di oggi, dal momento che i neolaureati si sentirebbero fortunati anche solo a essere presi in considerazione da una pubblicazione prestigiosa senza esperienza. Il modo in cui Andy sminuisce l’importanza dell’industria della moda appare semplicemente ignorante agli occhi del pubblico moderno.

Bassa paga e pretese elevate

Nel corso del film, Andy cresce fino a diventare una persona di cui il suo capo, Miranda Priestly, va fiera. Tuttavia, non abbastanza da ricompensarla con uno stipendio adeguato. Gli orari di lavoro di Andy sono massacranti e la paga pessima. Suo padre arriva persino a prestarle dei soldi perché non vuole che resti indietro con l’affitto.

Uno degli aspetti più inquietanti del film è vedere Andy sgobbare per ore senza alcuna garanzia di una retribuzione dignitosa. L’unico lato positivo è che lavorare per Runway apre molte porte, ma nemmeno questo basta a compensare il suo misero stipendio.

Vivere al di sopra delle proprie possibilità

Le commedie romantiche possono anche cavarsela con cliché irrealistici, ma alla lunga invecchiano male. Il diavolo veste Prada vuole far credere agli spettatori che due persone possano permettersi di convivere in un appartamento a New York quando una è ancora in cerca di lavoro e l’altra è uno chef alle prime armi.

Anche ammettendo che il padre di Andy le paghi l’affitto almeno una volta, resta la domanda: chi paga quello di Nate? E come fa a permettersi di mettere 8 dollari di formaggio Jarlsberg sul pane tostato? Il film è uscito nel 2006, ma già allora Andy e Nate vivevano chiaramente al di sopra delle loro possibilità.

Andy sopporta il sessismo casuale di Nate

Il fidanzato di Andy, Nate, ha un’opinione non richiesta e poco informata sul lavoro di lei. Sminuisce costantemente ciò che fa, rimproverandola per essersi allontanata da amici e famiglia per concentrarsi su “scarpe, camicie, giacche e cinture”. Nate ignora completamente tutto il duro lavoro che il ruolo di Andy comporta, considerandolo frivolo.

Per gli spettatori di oggi, queste reazioni inadeguate alla carriera di Andy risultano disturbanti. Ancora più doloroso è il fatto che Andy non cerchi mai di correggere il suo fidanzato. Nel migliore dei casi ignora queste microaggressioni; nel peggiore, le trova persino divertenti.

Il comportamento condiscendente di Emily

Emily prende in giro Andy dal primo momento in cui la vede, dicendo che le Risorse Umane le hanno fatto uno scherzo fissandole un colloquio a Runway. È un conto pensare che una candidata non abbia il profilo giusto, un altro è sabotare le sue possibilità definendola “un disastro completo e totale” davanti al capo.

Andy diventa spesso bersaglio del disprezzo della collega, cosa che la porta inevitabilmente a sviluppare problemi di autostima. Un comportamento del genere, che dovrebbe essere classificato come bullismo sul lavoro, non ha posto in un ambiente professionale e risulta difficile da guardare.

Tutto quel body shaming

È altrettanto ingiusto che Nigel faccia sentire Andy in colpa per aver mangiato una zuppa di mais a pranzo. I suoi commenti la spingono ad adottare abitudini alimentari dannose, a partire dal negarsi persino un toast al formaggio.

Runway è un luogo pericoloso per l’immagine di sé di Andy — e di chiunque altro, del resto. Le affermazioni di Emily sul non mangiare nulla e sul nutrirsi di un cubetto di formaggio nei momenti di maggiore debolezza vengono presentate come divertenti, quando in realtà descrivono pratiche pericolose che non dovrebbero essere incoraggiate. Con l’inclusività che sta diventando sempre più centrale nell’alta moda, le abitudini alimentari malsane non dovrebbero più essere glamourizzate.

Un reparto HR inefficace

Con un reparto Risorse Umane apparentemente inefficace a Runway, Andy e i suoi colleghi sono costantemente in conflitto. Emily e un’altra collega, Serena, parlano alle spalle di Andy; termini offensivi come “sporche, stanche e pancione” vengono usati per descrivere le modelle ai provini.

Gli alti livelli di conflitto irrisolto e l’abuso di potere che avvengono dietro le porte chiuse di Runway dimostrano quanto un HR efficace sia fondamentale per un ambiente di lavoro sano e sereno.

La frase simbolo

La citazione “un milione di ragazze ucciderebbe per questo lavoro” viene pronunciata per la prima volta da Emily alla fine del suo discorso di due minuti su quanto lavorare per Miranda sia un’enorme opportunità. Andy la sente anche da Irv Ravitz, l’uomo più potente della Elias-Clark.

La verità è che queste parole servivano a giustificare lo sfruttamento diffuso a Runway. Andy era tenuta a seguire alla lettera i diktat di una cultura tossica perché, a quanto pare, c’erano un milione di altre persone in fila pronte a sperimentare lo stesso burnout.

Nate impedisce a Andy di raggiungere il suo potenziale

Il film potrebbe aver fatto sembrare Miranda il diavolo, quando in realtà il vero antagonista era Nate. Per incompetenza e paura di essere abbandonato, Nate ha impedito ad Andy di raggiungere il suo vero potenziale. Le sue insicurezze erano evidenti già la sera prima che Andy iniziasse a lavorare, durante una cena con gli amici. È stato il meno entusiasta quando Andy ha annunciato di aver ottenuto un lavoro a Runway, mascherando la gelosia con la battuta: «Aspetta, hai trovato lavoro in una rivista di moda? Era un colloquio telefonico?»

Da lì in poi, Nate ha reagito in modo passivo-aggressivo a ogni ambizione di Andy, negandole affetto e spingendola a mollare tutto in nome della libertà. Gli spettatori non hanno dimenticato il suo capriccio quando Andy non è potuta andare alla sua festa di compleanno perché coinvolta in un’emergenza lavorativa.

Donne costrette a camminare in punta di piedi attorno agli ego maschili

Analizzando il film a fondo, diventa chiaro che i veri “diavoli” nel mondo di Runway erano gli uomini della Elias-Clark, gli ex mariti di Miranda e il fidanzato poco solidale di Andy. L’atteggiamento duro di Miranda era una maschera, il risultato di una vita passata a dover aggirare gli ego maschili. Sebbene non ci siano scuse per la cultura lavorativa spietata che ha creato, la sua personalità da “tipo A” può essere facilmente attribuita al suo rifiuto di compiacere gli ego maschili.

Sì, Miranda dice cose che superano il limite, ma allo stesso tempo era stanca di essere demonizzata per aver inseguito i propri sogni e ancora più stanca di vedere pochi uomini concentrare il potere nelle loro mani. Miranda potrà anche non essere un personaggio simpatico, ma non merita l’odio che riceve.

Il diavolo veste Prada: 10 cose che forse non sai sul film

Il diavolo veste Prada: 10 cose che forse non sai sul film

Tra le tante commedie con protagoniste femminili realizzate nei primi anni Duemila, Il diavolo Veste Prada è probabilmente la più iconica, nonché quella che più solleva anche riflessioni non così spensierate su temi come il lavoro, lo stress e la salute mentale. Tra glamour, alta moda e vite rivoluzionate, questo film fa sì sorridere, ma anche riflettere su che tipo di persona si vuole diventare. A distanza di anni, è ancora un titolo amatissimo, complice anche le eccezionali attrici che compongono il cast.

Ecco dieci cose da sapere su Il diavolo veste Prada.

La trama di Il diavolo veste Prada

Protagonista del film è Andy, la quale dopo la laurea ottiene il lavoro da sogno per il quale “un milione di ragazze ucciderebbe”: essere l’assistente di Miranda, la direttrice di Runway, la rivista di moda più venduta del settore. Si tratta di un lavoro destinato ad accelerare la sua carriera giornalistica, se solo riuscirà a sopravvivere a un anno di lavoro per l’esigente boss. Andy, che non ha alcun senso della moda, si vede dunque catapultata in uno stile di vita pieno di ritmi frenetici, tacco minimo di tre pollici e abuso di coca cola e caffè. Ben presto, però, si accorgerà di come quella vita la sta allontanando da ciò che davvero conta e da ciò che realmente vuole diventare.

Il libro da cui è tratto il film

1. Il film si basa sul libro omonimo. Il romanzo su cui si basa il film è stato scritto da Lauren Weisberger nel 2003. Sebbene abbia tenuto a sottolineare che i personaggi siano di pura fantasia, senza nessun riferimento ad Anne Wintour, storica direttrice di Vogue, ci sono delle somiglianze e delle descrizioni che sembrano proprio farne un ritratto o quantomeno ispirarsi fortemente alla personalità della Wintour. Tra il 1999 ed il 2000, l’autrice del romanzo è infatti stata l’assistente di Wintour e sembra che l’esperienza della giovane Andy sia, in realtà, una versione romanzata della sua. La direttrice di Vogue ha poi rivelato di essere rimasta piacevolmente colpita dal film, a dispetto dello scetticismo di partenza.

Il cast del film

2. Anne Hathaway ha studiato molto per la sua parte. Dopo aver saputo di aver ottenuto il ruolo di Andy, l’attrice si è preparata per la parte offrendosi volontaria per una settimana come assistente in una casa d’aste. Ha così potuto imparare i ritmi e i compiti di tale ruolo, così da poter poi essere più realistica al momento delle riprese.

il diavolo veste prada cast

3. Meryl Streep si è presentata ad Anne Hathaway in modo molto… particolare. Come rivelato in seguito, il primo giorno di riprese, Meryl Streep ha incontrato per la prima volta Anne Hathaway, rivolgendole le seguenti parole: “Penso che tu sia perfetta per questo ruolo. Sono così felice che lavoreremo insieme“. Poi ha fatto una pausa e ha aggiunto: “Questa è l’ultima cosa carina che ti dirò“. E così è stato. Steep è a quel punto entrata nel personaggio di Miranda, mantenendo una certa freddezza nei confronti della Hathaway, così da rendere più autentico il loro conflitto.

4. È stato il primo ruolo importante di Emily Blunt. Oggi tra le attrici più apprezzate della sua generazione e candidata agli Oscar per Oppenheimer, al tempo di Il diavolo veste Prada, però, aveva alle spalle giusto qualche ruolo secondario. Fu poi scoperta dopo aver fatto un’audizione per Eragon (2006), ma era stata rifiutata dopo molteplici richiami. Un produttore di Il diavolo veste Prada decise a quel punto di inserirla in un nastro di audizione. Più di 100 attrici furono prese in considerazione per la parte e la Blunt era tornata in Inghilterra per riprendersi quando i dirigenti della Fox le proposero un’altra audizione, questa volta chiedendole di vestirsi in modo più simile al suo personaggio. Nella videoregistrazione, indossava jeans e infradito. Ottenne subito il ruolo.

5. Valentino ha voluto apparire nel film. Tra i tanti stilisti contattati per chiedere loro di partecipare al film, solo Valentino Garavani ha scelto di fare un’apparizione nel lungometraggio nei panni di sé stesso. Inoltre, egli stesso ha disegnato l’abito nero che viene indossato da Meryl Streep nella scena ambientata al museo.

Le candidature agli Oscar del film

6. Ha ricevuto due nomination agli Oscar. Il film, tra i più nominati e premiati del suo anno, è poi arrivato anche agli Oscar 2007, dove figurava nelle categorie Migliori costumi e Miglior attrice protagonista con Meryl Streep. In entrambi i casi il premio non andò a Il diavolo veste Prada, in quanto a vincere come Migliori costumi fu Marie Antoinette e a vincere come Miglior attrice fu Helen Mirren per il film The Queen.

il diavolo veste prada libro

Qual è il significato del titolo e del film?

7. Il film lancia un messaggio ben preciso. Per quanto riguarda il titolo del film, Il diavolo veste Prada, questo fa riferimento al personaggio interpretato dalla Streep, Miranda, la quale si comporta con tale severità da risultare un vero e proprio Diavolo. Ma, lavorando nel settore della moda, è un Diavolo molto elegante, che veste Prada. Per quanto riguarda il significato generale del film, invece, questo riflette sui pericoli di una società basata sull’apparire, sul voler diventare qualcuno e su come le emozioni vengano talvolta messe da parte per poter restare in tale ambiente molto competitivo. Il film, dunque, parla di un ambiente lavorativo tossico ben prima che questo concetto divenisse popolare come lo è oggi.

Altre curiosità sul film

8. Scegliere i costumi è stato un investimento. Nonostante i molteplici prestiti dei designer, Patricia Field ha speso oltre un milione di dollari in costumi. È proprio con questo film, tra l’altro, che – come già riportato – ha ricevuto la sua prima nomination agli Oscar per i Miglior costumi. Tutti i costumi utilizzati sono stati in seguito messi all’asta per finanziare una ricerca sul cancro al seno. Tra i vari acquirenti, c’era anche Anne Hathaway, che ha acquistato il vestito verde che viene indossato dal suo personaggio nel corso del film.

9. La sceneggiatura originale era stata scritta tempo prima. Prima che il romanzo fosse pubblicato, quattro sceneggiatori avevano già provveduto a realizzare la prima sceneggiatura del film. Questo è stato possibile sulla base di un’acquisizione dei diritti precedente alla pubblicazione. Tuttavia, la prima versione si discostava molto da quanto raccontato dal romanzo, essendo questo ancora grossomodo inedito, è la storia che avrebbe dovuto essere trasposta in film sembrava un ricalco di Zoolander. Quando il romanzo è diventato poi un bestseller, si è provveduto a cambiare lo script.

Emily Blunt Il diavolo veste Prada

Un sequel del film è in fase di sviluppo!

10. Verrà realizzato un sequel. Il 4 giugno 2013 è uscito negli Stati Uniti Revenge Wears Prada: The Devil Returns (La vendetta veste Prada: Il ritorno del diavolo) ambientato dieci anni dopo il fortunato primo capitolo. Andy Sachs è divenuta editore capo di una sua rivista, The Plunge, dedicata ai matrimoni la cui Public Relation è la ex nemesi di Andrea, Emily Charlton (che nel precedente capitolo era l’assistente senior di Miranda), ora sua migliore amica. La protagonista sta organizzando il suo matrimonio con un rampollo di una delle migliori famiglie di Manhattan e reincontrerà la sua temuta mentore Miranda Pristley.

Nel luglio 2024 è arrivata la notizia che La Disney sta sviluppando un sequel del film. La sceneggiatrice del film originale Aline Brosh McKenna è in trattative per tornare a scrivere il prossimo capitolo. Non è chiaro chi del cast originale ritornerà, ma secondo quanto riferito la trama segue Priestly mentre naviga nella sua carriera in mezzo al declino dell’editoria di riviste tradizionali e affronta il personaggio di Blunt, ora un dirigente di potere per un gruppo di lusso con soldi destinati alla pubblicità di cui Miranda ha estremo bisogno.

Dove vedere il film in streaming

Il film è disponibile in streaming digitale. È possibile fruire di Il diavolo veste Prada grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Apple TV, Prime Video e Disney+. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video.

Fonti: IMDb, Aforismi

Il diavolo veste Prada 3: il cast del sequel immagina il futuro del franchise

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Mentre Il diavolo veste Prada 2 deve ancora arrivare nelle sale, il cast guarda già oltre e apre concretamente alla possibilità di un terzo capitolo. Le dichiarazioni delle nuove protagoniste indicano che il franchise potrebbe trasformarsi in una trilogia e vedere concretizzarsi anche un Il diavolo veste Prada 3, ipotesi sostenuta da un rinnovato interesse e da un contesto narrativo aggiornato ai media contemporanei.

Durante un’intervista a ScreenRant, Simone Ashley, Caleb Hearon e Helen J. Shen hanno discusso apertamente di un possibile seguito. Hearon ha ironizzato sui tempi di produzione: “Oh, mio Dio. Nel 2046…”, mentre Ashley ha risposto con decisione: “Non ci vorranno 20 anni! Non succederà.” Sul piano narrativo, Hearon ha aggiunto: “Spero che saremo noi tre a fare qualcosa insieme. Spero che gestiremo Runway o qualcosa del genere. Sarebbe divertente.” Shen ha appoggiato l’idea, mentre Ashley ha sottolineato che vedere Amari al comando è “inevitabile”.

Queste dichiarazioni arrivano in un momento strategico: il sequel riunisce il cast storico — Meryl StreepAnne HathawayEmily Blunt e Stanley Tucci — a quasi vent’anni dal primo film, un fenomeno culturale che ha ridefinito l’immaginario legato al mondo della moda. Il ritorno avviene però in un contesto completamente diverso, con l’editoria tradizionale sotto pressione e la necessità di reinventare il brand Runway nell’era digitale.

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Runway nell’era digitale: come il sequel prepara il terreno per un terzo capitolo

Nel primo Il diavolo veste Prada, la parabola di Andy Sachs rappresentava l’ingresso (e la disillusione) nel sistema moda dominato da Miranda Priestly. Il sequel ribalta il paradigma: non più ascesa individuale, ma sopravvivenza di un’istituzione — la rivista Runway — in un ecosistema mediatico radicalmente cambiato.

In questo scenario, il personaggio di Emily Charlton (Emily Blunt) viene indicato come possibile chiave di rilancio, mentre le nuove figure — tra cui Amari — sembrano destinate a raccogliere l’eredità della vecchia guardia. L’ipotesi di un terzo film in cui la nuova generazione prenda il controllo della rivista non è quindi solo una suggestione, ma una direzione narrativa coerente.

Dal punto di vista industriale, tutto dipenderà dal box office del secondo capitolo: un’apertura forte renderebbe quasi inevitabile il via libera a un terzo film. Ma il vero nodo è creativo: trasformare una storia iconica in un racconto seriale capace di evolversi senza perdere identità. Se il sequel riuscirà a integrare il tema della trasformazione digitale senza snaturare il tono originale, allora un terzo capitolo potrebbe non solo esistere, ma avere anche una sua precisa ragion d’essere.

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Il Diavolo veste Prada 3 si farà? Il cast discute idee e tempistiche per un possibile nuovo film

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Con Il diavolo veste Prada 2 ormai prossimo all’uscita, il cast guarda già oltre e inizia a immaginare il futuro del franchise. L’ipotesi di un terzo capitolo non è ancora ufficiale, ma le prime dichiarazioni degli attori aprono scenari interessanti, sia sul piano narrativo che su quello produttivo.

In un’intervista a ScreenRant, i nuovi ingressi nel cast — Simone Ashley, Caleb Hearon e Helen J. Shen — hanno discusso apertamente della possibilità di un Il diavolo veste Prada 3. Se da un lato si scherza sui tempi (con Hearon che ironizza su un’uscita nel 2046), dall’altro emerge un’idea più concreta: vedere i nuovi personaggi prendere il controllo di Runway, con Amari potenzialmente destinata a un ruolo di leadership.

Il punto, però, non è solo “se” si farà, ma “quando” e soprattutto “perché”. Il primo film, con Meryl Streep e Anne Hathaway, è diventato un fenomeno culturale, e il sequel arriva dopo vent’anni in un contesto completamente diverso, dominato dai social e dal digitale. Se il secondo capitolo riuscirà davvero a intercettare questo cambiamento — come sembra suggerire la crisi di Runway — allora un terzo film potrebbe diventare il naturale sviluppo di una trasformazione già in atto.

Da Miranda Priestly a una nuova generazione: perché Il diavolo veste Prada 3 potrebbe cambiare prospettiva

Meryl Streep in Il Diavolo Veste Prada 2

Uno degli elementi più interessanti emersi dalle dichiarazioni riguarda il possibile passaggio di testimone. Se Miranda Priestly resta il simbolo di un certo modo di intendere la moda e il potere editoriale, le nuove figure introdotte nel sequel sembrano destinate a ridefinire quell’equilibrio.

L’idea che Amari possa prendere il controllo di Runway non è casuale: rappresenta un’evoluzione naturale in un mondo in cui le gerarchie tradizionali sono sempre più messe in discussione. E in questo senso, il franchise potrebbe spostarsi da una narrazione centrata su un’unica figura dominante a una dimensione più corale, dove il potere si redistribuisce.

Allo stesso tempo, resta da capire quale sarà il ruolo di Andy Sachs in questo nuovo scenario. Il suo percorso nel primo film si chiudeva con un allontanamento dal sistema Runway, ma il ritorno nel sequel suggerisce che il rapporto con quel mondo non è mai stato davvero risolto.

Se Il diavolo veste Prada 2 riuscirà a funzionare al botteghino — come le previsioni sembrano indicare — un terzo capitolo non solo sarà possibile, ma potrebbe rappresentare il momento in cui la saga cambia definitivamente pelle, passando da icona del passato a racconto sul presente dell’industria della moda.

Il Diavolo veste Prada 2: una pioggia di star si unisce al cast originale

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Simone Ashley, Lucy Liu, Justin Theroux, B.J. Novak e Pauline Chalamet si sono uniti al cast di Il Diavolo veste Prada 2. E non sono gli unici volti nuovi della rivista Runway. Tra gli altri nuovi arrivati ​​figurano le star di Broadway Helen J. Shen (“Maybe Happy Ending”) e Conrad Ricamora (“Oh, Mary!”), così come il comico Caleb Hearon, oltre al già annunciato Kenneth Branagh.

Nel frattempo, due personaggi noti, Tracie Thoms, che ha interpretato Lily, la migliore amica amante delle borse del personaggio di Anne Hathaway, e Tibor Feldman, che ha interpretato Irv Ravitz, il presidente della società madre di Runway, Elias-Clark, riprenderanno i loro ruoli nel sequel.

Appariranno tutti accanto alle star del film originale, Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci.

La 20th Century Studios della Disney sta finanziando Il Diavolo veste Prada 2, attualmente in produzione e la cui uscita nelle sale è prevista per il 1° maggio 2026. Sebbene i dettagli della trama non siano stati confermati, la storia, a quanto pare, segue la terrificante caporedattrice di Runway, Miranda Priestly (Streep), mentre affronta la sua carriera nel declino dell’editoria tradizionale. Si scontra con il personaggio di Blunt, la sua ex assistente che ora è una potente dirigente di un gruppo del lusso, con finanziamenti pubblicitari di cui Priestly ha disperatamente bisogno.

David Frankel, che ha diretto il film del 2006, e Aline Brosh McKenna, che ha scritto la sceneggiatura originale, torneranno per il sequel insieme alla produttrice Karen Rosenfelt. Basato sul romanzo di Lauren Weisberger, un romanzo a chiave sul lavoro per Anna Wintour a Vogue, “Il diavolo veste Prada” segue l’aspirante giornalista Andy Sachs (Hathaway) che viene assunta come assistente in una rivista di moda patinata ma si ritrova in balia del suo capo esigente. Il film è stato un successo di critica e pubblico, incassando 326 milioni di dollari in tutto il mondo e ottenendo una nomination all’Oscar per Streep.

Il diavolo veste Prada 2: nuove foto di Meryl Streep e Anne Hathaway sul set

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Meryl Streep e Anne Hathaway stanno attirando l’attenzione per le strade di New York City, sfoggiando look satirici mentre riprendono i loro iconici ruoli di Miranda Priestly e Andrea “Andy” Sachs per la produzione in corso di Il diavolo veste Prada 2. Deadline ha riportato queste foto, che si possono vedere a questo link. Negli scorsi giorni, Hathaway aveva già mandato in delirio il web condividendo una prima foto di se stessa nei panni di Andy nel 2025, con indosso un completo gessato e un sorriso smagliante. L’immagine, taggata “Andy Sachs 2025 #dwp2”, è diventata immediatamente virale.

Cosa sappiamo su Il diavolo veste prada 2?

Il film originale del 2006, un cult classico per la sua satira tagliente sul mondo spietato della moda, si concludeva con Andy che lasciava Runway per un lavoro in un giornale di New York. Ora, i fan potranno finalmente vedere cosa stanno facendo Miranda e Andy in un panorama mediatico profondamente cambiato. Nel sequel, Miranda, interpretata dalla Streep, si ritrova coinvolta in una competizione ad alto rischio per ottenere importanti introiti pubblicitari, trovandosi sorprendentemente a dover affrontare la sua ex assistente dalla lingua tagliente Emily Charlton (Emily Blunt), che ora è una potente dirigente nel settore della moda.

David Frankel, che ha diretto il primo film, è tornato alla regia, lavorando su una sceneggiatura di Aline Brosh McKenna, che ha scritto anche l’originale. Le produttrici Wendy Finerman e Karen Rosenfelt sono a bordo, con la 20th Century Studios che ha in programma di distribuire il film il 1° maggio 2026. Oltre a Meryl Streep, Anne Hathaway e Emily Blunt, nel cast si ritrovano anche Stanley Tucci, che riprende il ruolo del sempre solidale Nigel Kipling, insieme a Simone Ashley, Pauline Chalamet e Helen J. Shen. Tracie Thoms e Tibor Feldman tornano sul set, mentre diversi volti nuovi si uniscono al cast, tra cui Kenneth Branagh, che interpreterà il marito di Miranda, insieme a Lucy Liu, Justin Theroux, B.J. Novak, Pauline Chalamet, Rachel Bloom e Patrick Brammall.

Il diavolo veste Prada 2: la sceneggiatrice fa chiarezza sul ruolo di Sydney Sweeney

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Chiarito uno dei rumor più discussi degli ultimi mesi su Il diavolo veste Prada 2: Sydney Sweeney non farà parte del montaggio finale del film diretto da David Frankel. La conferma arriva direttamente dalla sceneggiatrice Aline Brosh McKenna e chiude definitivamente le speculazioni nate da alcune foto rubate sul set a New York.

A generare confusione erano stati alcuni scatti dal set in cui una figura con felpa e cappuccio era stata identificata online come Sweeney. Intervistata da ScreenRant, McKenna ha chiarito che l’attrice non appare nel film, senza però confermare o smentire eventuali coinvolgimenti iniziali o idee scartate in fase di scrittura. Alla domanda diretta sul suo possibile ruolo, la risposta è stata definitiva: “Non è nel film”. La sceneggiatrice ha poi sottolineato come le speculazioni sui social abbiano alimentato una catena di ipotesi infondate, trasformando semplici foto di set in un caso virale.

Il ritorno di Il diavolo veste Prada 2: strategia, cast e nuove dinamiche narrative

Il sequel Il diavolo veste Prada 2 riporta in scena il nucleo storico della saga: Meryl Streep nei panni di Miranda Priestly, Anne Hathaway come Andy Sachs, Emily Blunt e Stanley Tucci. Accanto a loro, un cast ampliato che include nuovi nomi come Justin Theroux e Kenneth Branagh e altri ingressi che puntano a ridefinire gli equilibri del mondo di Runway.

La trama, secondo le informazioni disponibili, porterà Andy a tornare nel sistema editoriale della rivista per supportare Miranda in una fase di trasformazione dell’industria della moda, sempre più influenzata dal digitale. Un contesto che aggiorna la dinamica centrale del primo film: il rapporto tra ambizione personale e potere professionale, ora riletto in chiave contemporanea.

L’assenza di Sweeney, quindi, non cambia la struttura narrativa principale ma conferma una direzione più focalizzata sui personaggi storici e sulle loro evoluzioni. In questo senso, il sequel sembra puntare meno sull’allargamento del cast e più sul consolidamento delle relazioni già esistenti, lasciando eventualmente spazio a ulteriori capitoli futuri.

Il Diavolo Veste Prada 2: la satira prende di mira Jeff Bezos e Lauren Sánchez

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Il Diavolo Veste Prada 2 (qui la nostra recensione) cambia bersaglio: non più solo l’élite della moda incarnata da Miranda Priestly, ma direttamente il potere economico globale. Secondo le prime indiscrezioni dopo la premiere di New York, il film inserisce una satira evidente ispirata alla coppia Jeff Bezos e Lauren Sánchez Bezos, segnando un cambio netto di prospettiva rispetto all’originale.

Al centro di questa linea narrativa c’è il personaggio di Emily, interpretato da Emily Blunt, ora trasformata in una figura di potere legata a un magnate tech (interpretato da Justin Theroux). Come riportato da Variety, il film costruisce un parallelismo tra il mondo della moda e quello dei miliardari, immaginando persino un tentativo di acquisizione di Runway, eco delle voci reali su un possibile interesse per Condé Nast. Il tutto mentre Anna Wintour — storica ispirazione del franchise — partecipa attivamente alla promozione del film.

Questa svolta rende il sequel molto più politico rispetto al primo. Se nel 2006 la critica era interna al sistema moda, oggi si allarga al rapporto tra ricchezza, influenza mediatica e controllo culturale. Il film sembra suggerire che il vero potere non risiede più nelle redazioni, ma nei capitali che possono comprarle. Una satira che arriva in un momento delicato, considerando il ruolo pubblico dei Bezos e le tensioni sociali legate alla loro figura.

Dalla moda al potere globale: come cambia la satira del franchise

Il passaggio da Anna Wintour ai miliardari tech non è casuale: riflette un cambiamento reale negli equilibri culturali. Oggi le riviste non dettano più da sole le regole, ma sono sempre più influenzate da investitori e piattaforme digitali.

Nel film, questa trasformazione si traduce in un conflitto diretto: Emily, un tempo subordinata, diventa agente di questo nuovo potere e tenta di acquisire Runway. È una dinamica narrativa potente, perché ribalta completamente i rapporti del primo film e mette Miranda in una posizione difensiva.

Allo stesso tempo, la scelta di inserire riferimenti così espliciti a figure reali rischia di spostare il film verso una satira più scoperta e meno universale. Se funzionerà, dipenderà dall’equilibrio tra ironia e critica: troppo realismo potrebbe appesantire il racconto, ma una satira ben calibrata potrebbe rendere Il Diavolo Veste Prada 2 sorprendentemente attuale.

In ogni caso, il sequel sembra voler dire una cosa precisa: il mondo della moda non è più il centro del potere — lo sono quelli che possono permettersi di comprarlo.

Il Diavolo Veste Prada 2: il primo trailer. Andy e Miranda sono tornate!

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Allacciate le cinture: è stato pubblicato il primo teaser di Il diavolo veste Prada 2. Nella breve clip di 52 secondi, Miranda Priestly, interpretata da Meryl Streep, percorre i corridoi di Runway con i tacchi a spillo rossi prima di essere raggiunta in ascensore dal suo ex assistente, Andy Sachs, interpretato da Anne Hathaway.

Cosa succede nel primo teaser trailer di Il Diavolo Veste Prada 2

“Meglio tardi che mai”, ringhia Miranda mentre Andy sorride compiaciuto e si infila degli occhiali da sole neri.

Sequel dell’amato film del 2006, Il diavolo veste Prada 2 seguirà la direttrice di Runway Miranda Priestly, mentre cerca di destreggiarsi nella sua carriera in un mondo in cui il giornalismo cartaceo sta morendo. Miranda si ritrova presto ad affrontare Emily Charlton (Emily Blunt), la sua ex assistente junior che ora è una potente dirigente di un gruppo del lusso con fondi pubblicitari di cui Priestly ha disperatamente bisogno.

L’originale Il diavolo veste Prada segue la neolaureata Andrea Sachs, desiderosa di trovare un lavoro nel giornalismo. Andy presto trova lavoro presso Runway Magazine come assistente junior di Priestly, dove è costretta a scegliere tra una vita professionale o la perdita delle sue relazioni personali man mano che si avvicina alla carriera dei suoi sogni. Un successo di critica e pubblico, il film ha incassato 326 milioni di dollari al botteghino mondiale.

Steep, Hathaway, Blunt, Stanley Tucci, Tracie Thoms e Tibor Feldman riprenderanno i loro ruoli in Il diavolo veste Prada 2. Kenneth Branagh interpreterà il marito di Priestly nel sequel, con Simone Ashley in un ruolo non rivelato. Variety ha riferito in esclusiva che Lucy Liu, B.J. Novak, Justin Theroux e Pauline Chalamet si uniranno al cast. Nel frattempo, Patrick Brammall interpreterà il nuovo interesse amoroso di Andy, mentre Rachel Bloom avrà un ruolo non ancora rivelato nel film. Era stato precedentemente confermato che Adrian Grenier, che aveva interpretato Nate nel primo film, non tornerà nel sequel.

Il Diavolo Veste Prada 2: il primo trailer è qui!

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Il Diavolo Veste Prada 2: il primo trailer è qui!

20th Century Studios ha svelato il nuovo trailer e il poster dell’atteso sequel de Il Diavolo Veste Prada 2. A quasi vent’anni dalle loro iconiche interpretazioni nei panni di Miranda, Andy, Emily e Nigel, Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci tornano nelle eleganti strade di New York City e nei lussuosi uffici di Runway nel tanto atteso sequel del fenomeno del 2006 che ha segnato una generazione.

Il film riunisce il cast originale con il regista David Frankel e la sceneggiatrice Aline Brosh McKenna, e introduce una serie di personaggi nuovi, tra cui Kenneth Branagh, Simone Ashley, Justin Theroux, Lucy Liu, Patrick Brammall, Caleb Hearon, Helen J. Shen, Pauline Chalamet, B.J. Novak e Conrad Ricamora. Tracie Thoms e Tibor Feldman riprendono i loro ruoli di “Lily” e “Irv” dal primo film.

Il Diavolo Veste Prada 2 è prodotto da Wendy Finerman, con Michael Bederman, Karen Rosenfelt e Aline Brosh McKenna come executive producer. Il film arriverà nelle sale cinematografiche italiane il 29 aprile 2026.

Il diavolo veste Prada 2: il finale riporta il maglione ceruleo e chiude il cerchio di Andy

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Il diavolo veste Prada 2 gioca con la memoria del pubblico, ma lo fa con una precisione che va oltre il semplice fan service. Nel finale del sequel, Andy Sachs — ancora una volta interpretata da Anne Hathaway — indossa una versione rielaborata del celebre maglione ceruleo, trasformato in un gilet. Un dettaglio apparentemente piccolo, ma carico di significato narrativo.

Il riferimento rimanda direttamente a una delle scene più iconiche del primo film, quando Miranda Priestly (Meryl Streep) spiegava ad Andy il valore sistemico di quel colore, smontando l’illusione di libertà nelle scelte individuali. A distanza di anni, quel capo ritorna — ma non è più lo stesso. Ed è proprio qui che il sequel costruisce il suo discorso.

Come spiegato dal regista David Frankel a Entertainment Weekly, il maglione è una replica dell’originale, recuperata e reinterpretata insieme alla costumista Molly Rogers. La scelta di modificarlo — tagliando le maniche — nasce direttamente da Hathaway, trasformando così un simbolo del passato in un oggetto nuovo, più consapevole.

Il film, però, non si limita a questo richiamo. Fin dall’apertura, dissemina riferimenti al primo capitolo, ma con un equilibrio attento: citazioni visive, battute iconiche, ritorni di personaggi come Nigel (Stanley Tucci) ed Emily (Emily Blunt), senza mai diventare autoreferenziale.

Il maglione ceruleo non è nostalgia: è la prova che Andy è cambiata davvero

Il rischio principale di un sequel come questo era evidente: vivere di nostalgia. Il diavolo veste Prada 2 lo evita proprio attraverso il significato di questo dettaglio.

Nel primo film, il maglione ceruleo rappresentava l’ingenuità di Andy, la sua inconsapevolezza rispetto al sistema moda. Era il simbolo di una distanza tra chi subisce il sistema e chi lo governa. Nel finale del sequel, invece, quello stesso oggetto — trasformato — diventa il segno opposto: Andy ora conosce quel sistema e lo utilizza a suo modo.

Non è più fuori dal gioco. È dentro. E questo cambia radicalmente la lettura del personaggio.

Il fatto che Andy torni a lavorare a Runway, accanto a Miranda, rafforza questa evoluzione. Non si tratta di un ritorno passivo, ma di una scelta consapevole, che riflette anche il nuovo contesto del film: una riflessione sul giornalismo contemporaneo e sul rapporto tra identità personale e industria mediatica.

Ed è qui che il sequel prova a fare un passo in avanti rispetto all’originale. Non racconta più solo l’ingresso in un mondo elitario, ma il momento in cui quel mondo viene interiorizzato, negoziato, reinterpretato.

Il successo commerciale — con un debutto globale molto forte — e il buon riscontro di pubblico e critica suggeriscono che questa operazione ha funzionato. Ma la vera domanda è un’altra: quanto si può spingere ancora questa evoluzione?

Se un terzo film dovesse arrivare, il rischio non sarà più quello di ripetersi, ma di svuotare il percorso di Andy trasformandolo in una nuova routine narrativa. Per evitarlo, servirà lo stesso tipo di precisione che ha reso efficace questo finale: usare il passato non come rifugio, ma come strumento per raccontare il cambiamento.

Il diavolo veste Prada 2: guida al cast e ai personaggi nuovi e di ritorno

Il mondo della moda è ufficialmente in fermento per il ritorno di Il Diavolo Veste Prada 2, che porta con sé un mix di personaggi amati e volti nuovi. A quasi vent’anni dall’uscita del film originale, diventato un fenomeno culturale, i fan non vedono l’ora di scoprire chi tornerà a interpretare i propri ruoli iconici e quali nuovi attori rivoluzioneranno il mondo competitivo di Runway.

Tra interpretazioni memorabili e sorprese entusiasmanti nel casting, il sequel promette di fondere nostalgia e modernità. Ecco la guida completa al cast, con tutte le star confermate che ritornano e le nuove aggiunte, per un’analisi più approfondita dell’ensemble che definirà il prossimo capitolo di questa elegante storia.

Cast e personaggi che ritornano in Il Diavolo Veste Prada 2

Il Diavolo Veste Prada 2 vedrà il ritorno del cast principale che ha reso indimenticabile l’originale, con Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci che riprenderanno i loro ruoli iconici dal film del 2006. Con il mondo della moda e quello della moda profondamente cambiati, il film offre l’opportunità di vedere questi personaggi familiari sotto una nuova luce. Ecco l’elenco completo del cast che tornerà nel sequel.

Meryl Streep nel ruolo di Miranda Priestly

Meryl Streep in Il Diavolo Veste Prada 2Meryl Streep torna a vestire i panni di Miranda Priestly ne Il diavolo veste Prada 2, incarnando ancora una volta la glaciale precisione e la pacata autorità che hanno reso iconico il personaggio. Miranda rimane una figura di spicco, ma ora opera in un panorama della moda e dei media in rapida evoluzione, dove il potere tradizionale è meno assoluto, soprattutto ora che si trova ad affrontare uno scandalo.

Tuttavia, nonostante tutto, Miranda Priestly mantiene una compostezza impeccabile; si adatta senza mai cedere, conservando il suo caratteristico mix di moderazione e intimidazione. Il risultato è un personaggio che dimostra che la vera influenza non è rumorosa o effimera, ma calcolata, duratura e inconfondibilmente sua.

Anne Hathaway nei panni di Andrea ‘Andy’ Sachs

Anne Htahaway in Il Diavolo Veste Prada 2Tra i membri del cast che ritornano c’è anche Anne Hathaway, che riprende il ruolo di Andrea Sachs, alias Andy, in Il diavolo veste Prada 2. Tuttavia, Andy non è più l’assistente insicura, ma è diventata una professionista esperta con una propria voce e autorità.

Il sequel riporta il personaggio alla rivista Runway come redattrice di alto livello, incaricata di aiutare Miranda Priestly a districarsi tra uno scandalo dell’era digitale e un panorama mediatico in rapida evoluzione che minaccia il futuro della pubblicazione. Ora è più acuta, più sicura di sé e saldamente affermata nella sua voce e autorità.

Emily Blunt nei panni di Emily Charlton

Emily Blunt in Il Diavolo Veste Prada 2Emily Blunt riprende il ruolo di Emily Charlton in Il diavolo veste Prada 2, rientrando nella storia con molta più influenza rispetto a prima. Un tempo assistente oberata di lavoro di Miranda Priestly, Emily è ora un’alta dirigente di Dior. È brillante, sicura di sé e non più legata a Runway, ora ne plasma il mondo dall’esterno.

Miranda la riavvicina, riconoscendo che l’influenza di Emily è cruciale per la sopravvivenza di Runway in un panorama mediatico in continua evoluzione. Mentre Emily ha saldamente il controllo del proprio mondo, il ritorno di Andy non viene accolto a braccia aperte, ma inizialmente con la sua tipica sfrontatezza. Tuttavia, c’è un rispetto di fondo per la sicurezza di Andy.

Stanley Tucci nei panni di Nigel Kipling

Mery Streep e Stanley Tucci in Il Diavolo Veste Prada 2Nigel Kipling, interpretato da Stanley Tucci, ricopre ancora il ruolo di direttore della moda di Runway ne Il diavolo veste Prada 2. Noto per il suo occhio acuto e il suo umorismo pungente, Nigel rimane una presenza costante all’interno della rivista, continuando a guidare chi gli sta intorno.

Il film del 2006 lo segue mentre stringe un legame profondo, quasi da mentore, con Andy, offrendole supporto in un mondo esigente. La sua lealtà verso Miranda una volta gli è costata cara, quando ha perso un’importante opportunità di carriera e ha scelto di rimanere a Runway. Ora, va avanti con silenziosa resilienza, probabilmente sperando ancora che Miranda un giorno possa rimediare al tradimento subito nel finale de Il diavolo veste Prada.

Tracie Thoms nel ruolo di Lily

Il diavolo veste Prada 2 riporta in scena anche Lily, interpretata da Tracie Thoms, reintroducendo una delle amiche più care di Andy Sachs del film originale. Curatrice di una galleria d’arte, Lily un tempo sosteneva Andy, ma si è allontanata da lui quando Andy è stato completamente assorbito dal suo lavoro a Runway.

La loro amicizia si era incrinata, con Lily che criticava apertamente le scelte di Andy, culminando in un’accesa discussione prima della partenza di Andy per Parigi. Ora, il suo ritorno riapre le porte a tensioni irrisolte tra loro. Sarà interessante vedere a che punto è il loro rapporto e se il tempo ha ricucito il loro legame o approfondito la distanza. Thoms è nota per il suo lavoro in televisione e al cinema, in particolare per Rent, Cold Case, Il diavolo veste Prada, Death Proof e la serie Fox Wonderfalls.

Tibor Feldman nei panni di Irv Ravitz

Tibor Feldman, che ha interpretato il presidente di Runway, Irv Ravitz, nel film del 2006, tornerà in Il diavolo veste Prada 2. Nel primo film, aveva cercato di sostituire Miranda Priestly con Jacqueline Follet per questioni di budget, ma Miranda lo aveva aggirato e aveva mantenuto il suo posto. Questo scontro passato potrebbe riemergere nel sequel, creando nuova tensione man mano che la posta in gioco si alza.

Nuovi personaggi in Il Diavolo Veste Prada 2

Oltre al ritorno delle star, Il diavolo veste Prada 2 introduce una serie di nuovi personaggi destinati ad ampliare l’universo e l’energia del film. Tra i più attesi c’è Simone Ashley, che si unisce al cast del film drammatico insieme a Kenneth Branagh, Justin Theroux, Lucy Liu, Patrick Brammall, Caleb Hearon, Helen J. Shen, Pauline Chalamet, B.J. Novak e Conrad Ricamora.

Kenneth Branagh nel ruolo del marito di Miranda Priestly

Kenneth Branagh si unisce al cast de Il diavolo veste Prada 2 nel ruolo del nuovo marito di Miranda Priestly, aggiungendo un nuovo tassello alla sua vita privata. Sebbene i dettagli sul suo personaggio siano ancora limitati, il suo ruolo lascia intendere un’esplorazione più approfondita di Miranda al di là del mondo delle passerelle. Il primo film non si è concentrato molto sulla sua vita privata, anche se a Parigi si rivelava che il marito aveva chiesto il divorzio.

L’attore è noto sia per il suo lavoro come attore che come regista, con film come Belfast, Amleto e Assassinio sull’Orient Express, oltre ai suoi contributi ad adattamenti teatrali e cinematografici. Branagh ha anche vinto l’Oscar per la migliore sceneggiatura originale per Belfast.

Simone Ashley nel ruolo di Amari

Simone Ashley è una delle nuove e più interessanti aggiunte al cast de Il diavolo veste Prada 2 nel ruolo di Amari, la nuova prima assistente di Miranda Priestly, ruolo precedentemente ricoperto da Emily Charlton. Nota per aver interpretato Kate in Bridgerton, Ashley porta al personaggio una presenza sicura e raffinata.

Amari appare elegante, stilosa e molto più preparata alle esigenze di Runway rispetto ad Andy ed Emily nel primo film. Sembra in grado di gestire l’intensità di Miranda, intervenendo persino per gestire situazioni che potrebbero degenerare durante lo scoppio di uno scandalo. Ashley è anche nota per i suoi ruoli in Sex Education e per il film Picture This.

Justin Theroux nel ruolo dell’interesse amoroso di Emily

Justin Theroux interpreterà l’interesse amoroso di Emily Charlton, il personaggio interpretato da Emily Blunt, in Il diavolo veste Prada 2. Parlando del suo ruolo, Theroux ha descritto il suo personaggio come “intraprendente, ricco e stupido”, aggiungendo di essersi divertito a interpretarlo (Variety).

Noto per la sua vasta carriera tra cinema e televisione, Theroux è conosciuto per le sue apparizioni in American Psycho, Tropic Thunder e nella serie The Leftovers. Tra i suoi lavori più recenti figurano Beetlejuice e la serie Prime Video Fallout.

Lucy Liu

Il ruolo di Lucy Liu in Il diavolo veste Prada 2 rimane un mistero, con poche informazioni rivelate finora sul suo personaggio. L’attrice è nota per film come Kill Bill e Charlie’s Angels, oltre che per la serie comedy-drama Ally McBeal. E ha anticipato che il suo personaggio sarà un “mistero” nell’attesissimo sequel. “Penso che sia proprio questo il bello… Penso che tutti non vedano l’ora di vederlo”, ha dichiarato a People.

Patrick Brammall come interesse amoroso di Andy

Il Diavolo veste Prada 2 introduce Patrick Brammall nel ruolo dell’interesse amoroso di Andy (Anne Hathaway). I dettagli sul personaggio dell’attore australiano sono ancora in gran parte top secret, ma le prime immagini del trailer diffuso dalla casa di produzione lo mostrano mentre balla con Andy, interpretata da Hathaway.

Brammall è un attore e sceneggiatore australiano, noto soprattutto per i suoi ruoli di Sean Moody in A Moody Christmas, Leo Taylor in Offspring e il sergente James Hayes in Glitch. Insieme alla moglie, Harriet Dyer, ha creato e interpretato la serie comica Colin from Accounts, recentemente rinnovata per una terza stagione (Instagram).

Helen J. Shen nel ruolo di Jin

Helen J. Shen apparirà in Il diavolo veste Prada 2 nel ruolo di Jin, la nuova assistente di Andy. Shen, attrice americana di musical, è nota soprattutto per aver interpretato il ruolo di Claire nella produzione di Broadway Maybe Happy Ending. Nel sequel, il suo personaggio appare brevemente in una clip in cui incontra Andy per la prima volta. Jin sembra incerta e leggermente insicura, un atteggiamento che riflette sottilmente gli inizi di Andy alla Runway.

Tra gli altri membri del cast figurano Pauline Chalamet (The King of Staten Island), B.J. Novak (The Office), Caleb Hearon (Caleb Hearon: Model Comedian) e Conrad Ricamora (How to Get Away with Murder), sebbene non siano ancora stati rivelati dettagli specifici sui loro personaggi. Anche Lady Gaga farà un’apparizione nel film (Variety).

Anche Rachel Bloom apparirà nel sequel (Deadline). La si vede brevemente nel trailer mentre consiglia ad Andy di scrivere un libro di denuncia su Miranda, suggerendo che il suo personaggio avrà un ruolo di supporto ma provocatorio nelle decisioni personali e professionali di Andy.

Il Diavolo Veste Prada 2: grande anteprima a Milano!

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Il Diavolo Veste Prada 2: grande anteprima a Milano!

Disney Italia e Rinascente hanno celebrato l’uscita de Il Diavolo Veste Prada 2 con un evento di lancio presso Rinascente Milano Piazza Duomo e, in quattro diversi cinema milanesi, hanno dato la possibilità ad oltre 2000 ospiti di vedere in anteprima italiana il nuovo film 20th Century Studios. L’atteso sequel del fenomeno globale arriverà nelle sale italiane il 29 aprile.

Presenti alla serata molti ospiti dal mondo dello spettacolo, della musica, dello sport e del web tra cui: Michelle Hunziker, Roberto Bolle, Federica Panicucci, Serena Autieri, Simona Ventura, Virna Toppi, Anna Dello Russo, Paolo Stella, Alvise Rigo, Ernst Knam, Niko Romito, Antonio Rossi, Arianna Fontana, Luca Tommassini, Luca Zingaretti, Mara Maionchi, Sarah Toscano, Mara Sattei, Francesca Sofia Novello, Francesca Ragazzi, Simone Marchetti, Michele Bravi, Alexia, Beatrice Valli, Benedetta Parodi e Fabio Caressa, Brenda Asnicar e Laura Esquivel, Carla Gozzi, Cecilia Rodriguez, Chiara Galiazzo, Chiara Iezzi, Clara, Clean Bandit, Costanza Caracciolo, Cristina Chiabotto, Dardust, Elisa Maino, Enrico Papi, Enzo Miccio, Fabio Rovazzi, Federico Russo, Gianluca Gazzoli, Giorgia Surina, Giovanni Caccamo, Giulia Salemi, Giulia Valentina, Justine Mattera, Lodovica Comello, Ludovica Bizzaglia, Mew, Natasha Stefanenko, Nick Cerioni, Nina Zilli, Paola di Benedetto, Pio D’Antini, e molti altri.