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Il Diavolo Veste Prada 2: grande anteprima a Milano!

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Il Diavolo Veste Prada 2: grande anteprima a Milano!

Disney Italia e Rinascente hanno celebrato l’uscita de Il Diavolo Veste Prada 2 con un evento di lancio presso Rinascente Milano Piazza Duomo e, in quattro diversi cinema milanesi, hanno dato la possibilità ad oltre 2000 ospiti di vedere in anteprima italiana il nuovo film 20th Century Studios. L’atteso sequel del fenomeno globale arriverà nelle sale italiane il 29 aprile.

Presenti alla serata molti ospiti dal mondo dello spettacolo, della musica, dello sport e del web tra cui: Michelle Hunziker, Roberto Bolle, Federica Panicucci, Serena Autieri, Simona Ventura, Virna Toppi, Anna Dello Russo, Paolo Stella, Alvise Rigo, Ernst Knam, Niko Romito, Antonio Rossi, Arianna Fontana, Luca Tommassini, Luca Zingaretti, Mara Maionchi, Sarah Toscano, Mara Sattei, Francesca Sofia Novello, Francesca Ragazzi, Simone Marchetti, Michele Bravi, Alexia, Beatrice Valli, Benedetta Parodi e Fabio Caressa, Brenda Asnicar e Laura Esquivel, Carla Gozzi, Cecilia Rodriguez, Chiara Galiazzo, Chiara Iezzi, Clara, Clean Bandit, Costanza Caracciolo, Cristina Chiabotto, Dardust, Elisa Maino, Enrico Papi, Enzo Miccio, Fabio Rovazzi, Federico Russo, Gianluca Gazzoli, Giorgia Surina, Giovanni Caccamo, Giulia Salemi, Giulia Valentina, Justine Mattera, Lodovica Comello, Ludovica Bizzaglia, Mew, Natasha Stefanenko, Nick Cerioni, Nina Zilli, Paola di Benedetto, Pio D’Antini, e molti altri.

Il Diavolo Veste Prada 2: ecco tutti i 42 cameo presenti nel film di star che interpretano se stesse

Tantissime celebrità appaiono nei panni di se stesse in Il Diavolo Veste Prada 2 e noi ripercorriamo l’elenco di tutte le 42 star accreditate nel film. Meryl StreepAnne HathawayEmily Blunt e Stanley Tucci sono tornati per il sequel, 20 anni dopo, per una versione aggiornata del mondo della moda e delle riviste.

Dopo aver visto il film, siamo rimasti fino ai titoli di coda per annotare l’elenco completo delle celebrità presenti. Probabilmente non le noterete tutte mentre siete seduti al cinema!

1. Lady Gaga Lady Gaga fa un cameo nei panni di se stessa verso la fine del film, quando fa un favore alla rivista Runway. Nel film, Gaga riceve una chiamata da Miranda Priestly (Meryl Streep), che le chiede un favore: esibirsi all’evento di Runway Magazine durante la Settimana della Moda di Milano. Nonostante la loro rivalità, Gaga accetta perché Nigel (Stanley Tucci) le dice che non otterrà mai più una copertina di Runway se non si esibisce per farle un favore. Oltre a cantare la sua canzone “Shape of a Woman” nel film, Gaga ha anche registrato altre due canzoni per la colonna sonora.

2. Donatella Versace – La stilista Donatella Versace fa un cameo interpretando se stessa mentre pranza con Emily (Emily Blunt) durante la Settimana della Moda di Milano. Il pranzo viene interrotto da Andy (Anne Hathaway), che si precipita da Emily nella speranza di salvare Runway Magazine dall’essere gettata via dai proprietari.

3. Marc Jacobs – Lo stilista Marc Jacobs viene visto mentre presenta la sua nuova collezione a Miranda Priestly (Meryl Streep) in una scena del film. L’incontro viene interrotto da Andy (Anne Hathaway), che irrompe nella stanza per annunciare a Miranda di aver appena ottenuto un’incredibile opportunità di intervista con Sasha Barnes.

4. Brunello Cucinelli – Il celebre stilista Brunello Cucinelli fa un cameo nel film interpretando se stesso!

5. e 6. Stefano Gabbana e Domenico Dolce – I due stilisti del marchio Dolce&Gabbana appaiono entrambi nel film nei panni di se stessi.

7. e 8. Jon Batiste e la moglie Suleika Jaouad – Il musicista vincitore di Oscar e Grammy Jon Batiste fa un cameo interpretando se stesso, insieme alla moglie Suleika, durante il garden party di Miranda negli Hamptons. Miranda li definisce due delle sue persone “preferite” mentre li presenta ad Andy.

9. e 10. Rory McIlroy e la moglie Erica – Il golfista professionista Rory McIlroy interpreta se stesso nel film insieme alla moglie Erica Stoll.

11. Law Roach – Lo stilista delle celebrità Law Roach appare nella scena della festa di compleanno di Irv Ravitz.

12. Heidi Klum – La modella e personaggio televisivo Heidi Klum appare nella scena della festa di compleanno di Irv Ravitz.

13. Amelia Dimoldernberg – La personalità di Internet e frequente presentatrice di eventi sul tappeto rosso Amelia Dimoldernberg appare nella scena della festa di compleanno di Irv Ravitz.

14. Karl-Anthony Towns – Il giocatore di basket dei New York Knicks, Karl-Anthony Towns, appare nella scena del garden party negli Hamptons, girata a casa di Miranda Priestley. Andy è sbalordito dopo averlo incontrato!

15. e 16. Kara Swisher e Tina Brown – Le acclamate giornaliste e amiche nella vita reale Kara Swisher e Tina Brown sono entrambe presenti al garden party di Miranda Priestley negli Hamptons.

17. Jenna Bush Hager – La co-conduttrice del Today Show, Jenna Bush Hager, partecipa al garden party di Miranda negli Hamptons e viene presentata ad Andy.

18. Ronny Chieng – Il comico e frequente corrispondente del Daily Show, Ronny Chieng, appare nella scena che si svolge a casa di Miranda negli Hamptons.

19. Tomi Adeyemi – Lo scrittore Tomi Adeyemi compare nella scena ambientata nella casa di Miranda negli Hamptons.

20. Winnie Harlow – La modella e attivista Winnie Harlow appare nel film mentre partecipa alla festa di compleanno di Irv Ravitz.

21. Calum Harper – Il modello Calum Harper fa un cameo interpretando se stesso nel film.

22. Jia Tolentino – La scrittrice del New Yorker Jia Tolentino fa un cameo interpretando se stessa nel film.

23. Molly Jong-Fast – La giornalista Molly Jong-Fast fa un cameo interpretando se stessa nel film.

24. Brigitte Lacombe – L’acclamata fotografa Brigitte Lacombe fa un cameo interpretando se stessa nel film.

25. Ashley Graham – La supermodella Ashley Graham fa un cameo interpretando se stessa nell’evento ispirato al Met Gala che viene mostrato all’inizio del film.

26. Karolina Kurkova – La supermodella Karolina Kurkova fa un cameo interpretando se stessa nell’evento ispirato al Met Gala che viene mostrato all’inizio del film.

27. Ciara – La cantante Ciara fa un cameo interpretando se stessa nell’evento ispirato al Met Gala che viene mostrato all’inizio del film.

28. Amelia Gray Hamlin – La modella Amelia Gray Hamlin fa un cameo interpretando se stessa alla festa di compleanno di Irv Ravitz.

29. Anok Yai – La supermodella Anok Yai fa un cameo interpretando se stessa alla festa di compleanno di Irv Ravitz.

30. Hannah Berner – La conduttrice di podcast e personaggio di internet Hannah Berner fa un cameo interpretando se stessa alla festa di compleanno di Irv Ravitz.

31. Paige DeSorbo – La star di Bravo Paige DeSorbo, nota soprattutto per Summer House, fa un cameo interpretando se stessa alla festa di compleanno di Irv Ravitz.

32. Vanessa Friedman – La critica di moda del New York Times Vanessa Friedman fa un cameo interpretando se stessa nel film.

33. Wisdom Kaye – Il modello Wisdom Kaye fa un cameo interpretando se stesso nel film.

34. e 35. Camilla e Carolina Cucinelli – Camilla e Carolina, figlie dello stilista Brunello Cucinelli, appaiono nel film interpretando se stesse.

36. Edward Enninful – Edward Enninful, ex direttore di British Vogue, appare nel film interpretando se stesso.

37. Naomi Campbell – La supermodella Naomi Campbell fa un cameo interpretando se stessa nel film.

38. e 39. Frederic Aspiras e Sarah Tanno – Frederic Aspiras e Sarah Tanno, storici hair stylist e make-up stylist di Lady Gaga, fanno un cameo interpretando se stessi mentre si occupano del suo look per l’evento della Settimana della Moda di Milano.

40. Marc Glimcher – Il famoso mercante d’arte Marc Glimcher, CEO della Pace Gallery, fa un cameo interpretando se stesso nel film.

41. Richard Kirshenbaum – L’esperto di branding e autore Richard Kirshenbaum fa un cameo interpretando se stesso nel film.

42. Adam Pendleton – L’artista contemporaneo Adam Pendleton fa un cameo interpretando se stesso nel film.

Il Diavolo Veste Prada 2: ecco il trailer finale

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Il Diavolo Veste Prada 2: ecco il trailer finale

20th Century Studios ha svelato il nuovo trailer de Il Diavolo Veste Prada 2, con la canzone originale “Runway” interpretata da Lady Gaga e Doechii. Sono inoltre disponibili i nuovi character poster. Il tour mondiale del nuovo film 20th Century Studios Il Diavolo Veste Prada 2 era iniziato nei giorni scorsi a Città del Messico.

In questi giorni Meryl Streep e Anne Hathaway hanno fatto tappa a Tokyo. Il tour proseguirà nelle sole città di Seul e Shanghai, per poi continuare con la prima mondiale del film a New York e concludersi con la premiere europea a Londra. Il lookbook con la raccolta di tutti gli outfit indossati dal cast nel corso del tour, sarà disponibile dopo ogni evento.

A quasi vent’anni dalle loro iconiche interpretazioni nei panni di Miranda, Andy, Emily e Nigel, Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci tornano nelle eleganti strade di New York City e nei lussuosi uffici di Runway nel tanto atteso sequel del fenomeno del 2006 che ha segnato una generazione.

Il film riunisce il cast originale con il regista David Frankel e la sceneggiatrice Aline Brosh McKenna, e introduce una serie di personaggi nuovi, tra cui Kenneth Branagh, Simone Ashley, Justin Theroux, Lucy Liu, Patrick Brammall, Caleb Hearon, Helen J. Shen e B.J. Novak. Tracie Thoms e Tibor Feldman riprendono i loro ruoli di “Lily” e “Irv” dal primo film.

Il Diavolo Veste Prada 2 è prodotto da Wendy Finerman, con Michael Bederman, Karen Rosenfelt e Aline Brosh McKenna come executive producer. Il film arriverà nelle sale cinematografiche italiane il 29 aprile 2026. Per prenotare i biglietti è possibile accedere al sito https://www.thedevilwearsprada.it/, in continuo aggiornamento.

Il Diavolo Veste Prada 2: ecco chi è la “prossima Miranda”!

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Il Diavolo Veste Prada 2: ecco chi è la “prossima Miranda”!

Il Diavolo Veste Prada 2 riporta al centro della scena Miranda Priestly, ancora alla guida di Runway, ma introduce anche un elemento chiave per il futuro del franchise: la possibile erede del suo impero. Il nuovo personaggio Amari Mari, interpretato da Simone Ashley, potrebbe infatti raccogliere il testimone della leggendaria direttrice.

Secondo quanto rivelato dall’attrice in un’intervista a ScreenRant, la sceneggiatrice Aline Brosh McKenna — già autrice del primo film — avrebbe costruito Amari come una sorta di “nuova Miranda, tanto da diventare una battuta ricorrente sul set. Ashley ha spiegato di aver studiato l’interpretazione di Meryl Streep senza imitarla direttamente, inserendo solo alcuni tratti caratteriali quando funzionali. Il film vedrà anche il ritorno di Anne Hathaway e Emily Blunt, con la regia ancora affidata a David Frankel.

Questa scelta narrativa suggerisce che il sequel non si limiterà a riproporre le dinamiche del primo film, ma proverà a costruire una vera transizione generazionale. Miranda resta il centro del potere, ma la presenza di Amari introduce una tensione interna: chi sarà la prossima figura dominante in un’industria completamente cambiata rispetto al 2006? Il contesto mediatico e della moda è oggi più frammentato e digitale, e il film sembra voler riflettere proprio questa trasformazione.

Tra eredità e rivoluzione: il futuro di Runway nel sequel

Il Diavolo Veste Prada 2 Simone Ashley
Il Diavolo Veste Prada 2 – Simone Ashley

L’introduzione di una possibile “nuova Miranda” apre a uno dei temi più interessanti del sequel: la sopravvivenza di Runway in un mondo che non funziona più secondo le regole del passato. Se nel primo film il potere di Miranda era assoluto e incontrastato, ora potrebbe essere messo in discussione da nuove logiche di mercato e comunicazione.

Amari Mari potrebbe rappresentare proprio questa evoluzione: una figura che conserva l’autorità e il rigore della sua mentore, ma adattata a un’epoca diversa. Allo stesso tempo, il ritorno di Andy Sachs — con un ruolo professionale completamente nuovo — e il cambiamento di posizione di Emily Charlton suggeriscono un intreccio più complesso tra passato e presente.

Il sequel, quindi, non parla solo di moda, ma di leadership e successione. Chi eredita davvero il potere: chi lo ha costruito o chi sa reinventarlo? Il Diavolo Veste Prada 2 sembra voler rispondere a questa domanda, trasformando una commedia iconica in una riflessione più ampia sul cambiamento generazionale.

Il diavolo veste Prada 2: confermato il cast originale. Anche Kenneth Branagh a bordo

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La produzione dell’attesissimo Il diavolo veste Prada 2 della 20th Century Studios è in pieno svolgimento, e i quattro attori principali Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci sono stati ufficialmente annunciati dalla Disney, ma c’è un’aggiunta: il premio Oscar Kenneth Branagh che interpreterà il marito di Miranda Priestly, la regina di ghiaccio della Streep e direttrice della rivista di moda.

Un tempismo perfetto per la 20th Century Studios per quanto riguarda l’uscita definitiva di questo film, dato che l’industria della moda si trova ora in un’epoca in cui la caporedattrice di Vogue Anna Wintour si è appena dimessa dopo 37 anni (si vocifera che l’autrice originale del bestseller del New York Times, Lauren Weisberger, si sia ispirata a Wintour, di cui era l’assistente personale).

Il diavolo veste Prada 2: Caitríona Balfe parla della sua assenza nel sequel

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Basato sul romanzo di Lauren Weisberger, il film Il diavolo veste Prada segue le vicende di un’ambiziosa giornalista, Andy Sachs (Anne Hathaway), che ottiene un posto in una rivista di moda e fatica a soddisfare le rigide richieste della sua potente redattrice, Miranda Priestly (Meryl Streep). Basato sul romanzo Revenge Wears Prada: The Devil Returns, il prossimo Il diavolo veste Prada 2 riporta sul grande schermo i membri del cast originale, che riprenderanno i ruoli interpretati nel primo film.

Anche la sceneggiatrice e il regista dell’originale, Aline Brosh McKenna e David Frankel, sono tornati ai rispettivi ruoli. Durante un’intervista con ScreenRant, dunque, anche a Caitríona Balfe è stato chiesto di un suo possibile ritorno in Il diavolo veste Prada 2. L’attrice, con tono ironico ha detto: “Perché non sono nel sequel?! Quella cosa dei tacchi alti in cui ero coinvolta. Ho lavorato, credo, due giorni su quel film. Mi ha aiutato a ottenere la tessera SAG, questo è certo”.

“Ma credo di essere rimasta seduta nella mia roulotte, o meglio in quella minuscola roulotte, uno dei due giorni, e poi il secondo giorno stavo camminando davanti all’edificio mentre Miranda entrava al lavoro. Quindi proprio davanti all’edificio. Ho visto Meryl Streep, il mio tacco è passato davanti alla telecamera e credo di essere stata ufficialmente inserita come clapper. Ma questo è tutto”, afferma l’attrice.

Perché Caitríona Balfe non è in Il diavolo veste Prada 2?

Caitríona Balfe ha iniziato la sua carriera come modella, lavorando con Chanel e Louis Vuitton prima di passare alla recitazione con apparizioni in Super 8 (2011), Now You See Me ed Escape Plan (entrambi del 2013), anche se è meglio conosciuta per il suo ruolo di Claire Fraser in Outlander. Tuttavia, un credito che manca dalla sua pagina IMDb è proprio quello per Il diavolo veste Prada. In precedenza, la Balfe aveva confermato di aver fatto una breve apparizione nel film. “Ho lavorato per due giorni da qui in giù”, dice indicando il suo addome.

Ero una clacker, ero ufficialmente una clacker, una delle ragazze che lavora a Vogue e indossa tacchi alti… Non credo che mi si veda, ma c’ero”, ammette. Considerando che aveva un ruolo così piccolo nell’originale, e basandosi sulla sua risposta, non sembra dunque che Caitríona Balfe tornerà in Il diavolo veste Prada 2. Il sequel è attualmente in fase di riprese e lei non è stata confermata come uno dei membri del cast che torneranno.

Cosa sappiamo su Il diavolo veste prada 2?

Il film originale del 2006, un cult classico per la sua satira tagliente sul mondo spietato della moda, si concludeva con Andy che lasciava Runway per un lavoro in un giornale di New York. Ora, i fan potranno finalmente vedere cosa stanno facendo Miranda e Andy in un panorama mediatico profondamente cambiato. Nel sequel, Miranda, interpretata dalla Streep, si ritrova coinvolta in una competizione ad alto rischio per ottenere importanti introiti pubblicitari, trovandosi sorprendentemente a dover affrontare la sua ex assistente dalla lingua tagliente Emily Charlton (Emily Blunt), che ora è una potente dirigente nel settore della moda.

David Frankel, che ha diretto il primo film, è tornato alla regia di Il diavolo veste Prada 2, lavorando su una sceneggiatura di Aline Brosh McKenna, che ha scritto anche l’originale. Le produttrici Wendy Finerman e Karen Rosenfelt sono a bordo, con la 20th Century Studios che ha in programma di distribuire il film il 1° maggio 2026. Oltre a Meryl Streep, Anne Hathaway e Emily Blunt, nel cast si ritrovano anche Stanley Tucci, che riprende il ruolo del sempre solidale Nigel Kipling, insieme a Simone Ashley, Pauline Chalamet e Helen J. Shen. Tracie Thoms e Tibor Feldman tornano sul set, mentre diversi volti nuovi si uniscono al cast, tra cui Kenneth Branagh, che interpreterà il marito di Miranda, insieme a Lucy Liu, Justin Theroux, B.J. Novak, Pauline Chalamet, Rachel Bloom e Patrick Brammall.

Il diavolo veste Prada 2: Anne Hathaway condivide una prima foto dal set

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Anne Hathaway è ufficialmente tornata nei panni di Andy Sachs in una prima foto pubblicata sui social media dall’attrice premio Oscar e dalla 20th Century Studios durante le riprese di Il diavolo veste Prada 2, l’attesissimo sequel dell’amata commedia drammatica del 2006. Hathaway torna insieme ai co-protagonisti originali Meryl Streep, Emily Blunt e Stanley Tucci, oltre al regista David Frankel e alla sceneggiatrice Aline Brosh McKenna.

Andy Sachs 2025”, ha scritto semplicemente Hathaway nella didascalia della prima foto del suo personaggio. Nell’originale, Andy, interpretata da Hathaway, era un’aspirante giornalista che diventa l’assistente personale di Miranda Priestly (Streep), la spietata redattrice capo di una rivista di moda chiamata Runway. I dettagli della trama di Il diavolo veste Prada 2 rimangono segreti, quindi al momento non si sa esattamente cosa stia facendo Andy dopo tutti questi anni. Alla fine del film originale, il personaggio aveva lasciato Runway per entrare a far parte di un importante quotidiano di New York.

Come riportato in precedenza da Variety: “Sebbene i dettagli della trama non siano stati confermati, la storia seguirebbe la terrificante direttrice di Runway Miranda Priestly (Streep) mentre affronta la sua carriera nel contesto del declino dell’editoria tradizionale. Si troverà a confrontarsi con il personaggio interpretato da Blunt, la sua ex assistente che ora è una potente dirigente di un gruppo di lusso, con un budget pubblicitario di cui Priestly ha disperatamente bisogno”. Al link qui riportato, ecco l’immagine condivisa dalla Hathaway.

Il cast di Il diavolo veste Prada 2

Oltre a Meryl Streep, Anne Hathaway , Emily Blunt e Stanley Tucci, in Il diavolo veste Prada 2 reciteranno anche Simone Ashley, Lucy Liu, Justin Theroux, B.J. Novak e Pauline Chalamet. Tra gli altri nuovi arrivati ​​figurano le star di Broadway Helen J. Shen (“Maybe Happy Ending“) e Conrad Ricamora (“Oh, Mary!“), così come il comico Caleb Hearon, oltre al già annunciato Kenneth Branagh. Nel frattempo, due personaggi noti, Tracie Thoms, che ha interpretato Lily, la migliore amica amante delle borse del personaggio di Anne Hathaway, e Tibor Feldman, che ha interpretato Irv Ravitz, il presidente della società madre di Runway, Elias-Clark, riprenderanno i loro ruoli nel sequel.

Il film uscirà al cinema il 1° maggio 2026.

Il Diavolo Veste Prada 2, spiegazione del finale: chi dirige Runaway alla fine del film?

A distanza di vent’anni dal primo film, Il Diavolo Veste Prada 2 riporta in scena un mondo che non è più solo quello della moda, ma quello – molto più instabile – dei media contemporanei. Il ritorno di Andy Sachs dentro l’orbita di Runway non è solo una scelta narrativa nostalgica: è il punto di partenza per interrogarsi su cosa significhi oggi lavorare nella cultura, nell’informazione e nell’industria dell’immagine.

Il film costruisce così un equilibrio interessante tra continuity e trasformazione. Da un lato ritroviamo figure iconiche come Miranda Priestly e Nigel, dall’altro il contesto è radicalmente cambiato: crisi editoriali, acquisizioni aggressive e logiche finanziarie dominano la scena. Ed è proprio in questo attrito tra passato e presente che il sequel trova la sua vera tesi: la cultura sopravvive solo se qualcuno è disposto a difenderla.

Chi controlla Runway nel finale: una guerra di potere che riflette il caos dei media contemporanei

Il cuore narrativo del film è la lotta per il controllo di Runway, che diventa progressivamente una metafora del destino dell’intero sistema editoriale. Miranda, interpretata da Meryl Streep, è costretta ad accettare la presenza di Andy – ora figura chiave per il rilancio del magazine – mentre cerca di ottenere una promozione ai vertici della divisione media.

L’equilibrio si rompe con la morte di Irv e l’ascesa del figlio Jay, portatore di una visione puramente economica: tagli, semplificazione, profitto immediato. In risposta, Andy orchestra una contro-mossa coinvolgendo Emily e il suo compagno Benji, innescando una partita strategica in cui ogni personaggio agisce secondo interessi divergenti.

Il ribaltamento arriva quando emerge il vero piano di Emily, intenzionata a prendere il controllo del magazine, e quando Andy e Miranda riescono a coinvolgere Sasha, figura esterna che finisce per garantire la sopravvivenza di Runway sotto la guida originale. Non è solo una vittoria personale: è la riaffermazione di un modello editoriale basato su identità e visione, contro la logica dello smantellamento.

Il significato del film: giornalismo, cultura e resistenza contro la logica del profitto

Il Diavolo Veste Prada 2 Simone Ashley
Il Diavolo Veste Prada 2 – Simone Ashley

Il sottotesto più evidente del film riguarda lo stato attuale del giornalismo. Andy, interpretata da Anne Hathaway, entra in Runway dopo aver vissuto in prima persona il crollo di una redazione: un’esperienza che definisce il suo approccio e la sua urgenza.

Il film insiste su un punto preciso: le istituzioni culturali non vengono distrutte per fallimento interno, ma per decisioni esterne, spesso prese da chi non ne comprende il valore. Jay e Benji incarnano perfettamente questa figura — investitori distaccati, interessati più al potenziale economico che al contenuto.

In questo contesto, la progressiva alleanza tra Andy e Miranda diventa centrale. Se nel primo film rappresentavano due visioni inconciliabili, qui trovano un terreno comune nella difesa di qualcosa di più grande: l’idea che il lavoro creativo, editoriale e artistico abbia un valore intrinseco.

Il messaggio è diretto: il problema non è il cambiamento, ma il tipo di cambiamento. Quando è guidato solo dal profitto, cancella identità e competenze; quando invece nasce da una visione, può evolvere senza distruggere.

Un finale insolitamente positivo: collaborazione e identità come unica via di sopravvivenza

A differenza del primo film, il sequel sceglie una chiusura corale e sorprendentemente ottimista. Miranda mantiene il controllo di Runway e si avvicina alla promozione, Andy ritrova uno scopo professionale, Nigel ottiene finalmente il riconoscimento che merita, ed Emily, pur sconfitta sul piano strategico, recupera una dimensione relazionale.

Questa distribuzione equilibrata degli esiti non è casuale. Il film suggerisce che la sopravvivenza nel sistema contemporaneo non passa più attraverso il successo individuale, ma attraverso la capacità di collaborare. Anche i conflitti più duri vengono riassorbiti in una logica collettiva.

È qui che il film compie la sua operazione più interessante: trasformare una storia di ambizione personale in un racconto sulla responsabilità condivisa. Runway non viene salvato da un singolo gesto eroico, ma da una rete di relazioni, compromessi e scelte strategiche.

Il Diavolo Veste Prada 2 oggi: un sequel che usa la moda per parlare del futuro della cultura

Mery Streep e Stanley Tucci in Il Diavolo Veste Prada 2Se il primo film era una riflessione sul prezzo del successo, questo sequel amplia lo sguardo e si interroga sul valore stesso del lavoro creativo in un mondo dominato da logiche finanziarie. Sam Levinson non è coinvolto qui, ma il tipo di operazione è simile a quella di molte opere contemporanee: usare un contesto specifico per parlare di un sistema più ampio.

Runway diventa così un simbolo: non solo di una rivista, ma di tutte quelle istituzioni culturali che rischiano di essere svuotate. Il fatto che sopravviva non è una soluzione definitiva, ma una presa di posizione.

Il film, in ultima analisi, non difende il passato contro il presente. Difende l’idea che il futuro abbia bisogno di memoria, competenza e visione. E che senza queste componenti, anche il sistema più redditizio è destinato a diventare vuoto.

Il Diavolo Veste Prada 2, sono aperte le prevendite!

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Il Diavolo Veste Prada 2, sono aperte le prevendite!

Sono aperte le prevendite del nuovo film targato 20th Century Studios, Il Diavolo Veste Prada 2. Per prenotare i biglietti è possibile accedere al sito https://www.thedevilwearsprada.it/, in continuo aggiornamento.

A quasi vent’anni dalle loro iconiche interpretazioni nei panni di Miranda, Andy, Emily e Nigel, Meryl StreepAnne HathawayEmily BluntStanley Tucci tornano nelle eleganti strade di New York City e nei lussuosi uffici di Runway nell’atteso sequel del film del 2006 che ha segnato una generazione.

Il film riunisce il cast originale con il regista David Frankel e la sceneggiatrice Aline Brosh McKenna, e introduce una serie di nuovi attori tra cui Kenneth Branagh, Simone Ashley, Justin Theroux, Lucy Liu, Patrick Brammall, Caleb Hearon, Helen J. Shen, Pauline Chalamet, B.J. Novak e Conrad Ricamora. Tracie Thoms e Tibor Feldman riprendono i loro ruoli di “Lily” e “Irv” dal primo film. Il Diavolo Veste Prada 2 è prodotto da Wendy Finerman, con Michael Bederman, Karen Rosenfelt e Aline Brosh McKenna come executive producer. Il film arriverà nelle sale cinematografiche italiane il 29 aprile 2026.

Il Diavolo Veste Prada 2, recensione: nostalgia elegante, sguardo al presente ma senza il morso di un tempo

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Tornare in quel mondo specifico con Il Diavolo Veste Prada 2, oggi, significa inevitabilmente confrontarsi con un doppio peso: quello del tempo e quello della memoria. Il primo film, uscito in un’epoca molto diversa, è diventato negli anni qualcosa di più di una semplice commedia: un comfort movie, un riferimento culturale, quasi un piccolo manuale pop sul lavoro e sull’ambizione.

Il sequel prova a inserirsi in un contesto completamente cambiato, dove il giornalismo tradizionale è in crisi e i media sono sempre più ridotti a versioni rapide, economiche e spesso superficiali di sé stessi. È una riflessione interessante, anche coraggiosa, soprattutto per un film che vive proprio di nostalgia.

E infatti, Il Diavolo Veste Prada 2 non è mai un sequel aggressivo o rivoluzionario. Piuttosto, è un’operazione consapevole, rispettosa, quasi affettuosa verso il suo predecessore. Un seguito che comincia spostando il fuoco del racconto, perché quando non puoi raccontare la moda in maniera corrosiva come un tempo (il linguaggio e la percezione dei corpi sono cambiati, in questi oltre vent’anni, per fortuna), puoi raccontare il giornalismo di moda con lo stesso occhio spaventato con cui oggi tutto il giornalismo guarda se stesso.

Andy Sachs: da outsider a professionista… ma meno interessante

Anne Htahaway in Il Diavolo Veste Prada 2Ritroviamo Andy Sachs dove avevamo immaginato che fosse arrivata: una giornalista affermata, finalmente nel mondo che aveva sempre sognato. Il Diavolo Veste Prada 2 non perde tempo a smontare questa sicurezza. In una delle sequenze iniziali più riuscite, Andy riceve un premio per il suo lavoro… solo per essere licenziata poco dopo con un semplice messaggio. È un momento che fotografa perfettamente l’instabilità del mondo contemporaneo, soprattutto nel settore dei media.

Il suo ritorno a Runway è rapido, quasi inevitabile. Ma questa volta Andy non è più la ragazza spaesata del primo film. È competente, sicura, meno vulnerabile. E proprio per questo, paradossalmente, meno coinvolgente. Il suo arco narrativo ripropone dinamiche già viste, ma senza lo stesso senso di scoperta. È una versione aggiornata del personaggio, ma anche più prevedibile.

Miranda Priestly: icona immutabile (forse troppo)

Meryl Streep in Il Diavolo Veste Prada 2Se Andy cambia, Miranda Priestly resta sorprendentemente simile a sé stessa. E qui il film gioca una carta sicura. Meryl Streep domina ogni scena con la sua solita precisione chirurgica: una pausa, uno sguardo, una parola appena sussurrata bastano a creare tensione. È una performance minimale ma potentissima, che ricorda quanto il personaggio sia ancora magnetico.

Eppure, qualcosa è diverso. Miranda non fa più paura come prima. Non perché sia meno spietata, ma perché è diventata familiare. Andy (e con lei il pubblico) sa già cosa aspettarsi, e il film non prova davvero a reinventarla. Il risultato è un personaggio ancora affascinante, ma meno sorprendente. Una regina che regna ancora, ma senza lo stesso impatto di un tempo.

Runway e il mondo della moda: più contorno che sostanza

Mery Streep e Stanley Tucci in Il Diavolo Veste Prada 2Uno degli aspetti più curiosi del film è il suo rapporto con la moda. Ancora meno che nel primo capitolo, non è mai davvero il centro della narrazione. Runway è in crisi, alle prese con scandali e trasformazioni digitali, e il film utilizza ancora meglio questo contesto più come sfondo che come motore narrativo. Le dinamiche interne, le scelte editoriali, il senso stesso del magazine restano poco approfonditi.

Anche la famosa attenzione ai dettagli stilistici appare ridimensionata. I costumi restano spettacolari, ma manca quel senso di meraviglia che caratterizzava il primo film. E quando la storia si sposta a Milano, tra settimane della moda e giochi di potere tra miliardari, la sensazione è quella di assistere a qualcosa di più grande… ma anche più dispersivo.

Il Diavolo Veste Prada 2 tra fan service e mancanza di rischio

Il vero cuore del film è il suo rapporto con il passato. Il Diavolo Veste Prada 2 funziona soprattutto quando richiama momenti, dinamiche e battute che hanno reso iconico il primo capitolo. Le interazioni tra Andy, Miranda, Emily e Nigel sono ancora piacevoli, grazie a un cast che si muove con naturalezza in ruoli ormai familiari. Stanley Tucci, in particolare, continua a essere una presenza calorosa e fondamentale, capace di portare equilibrio emotivo alla storia. Forse perché meglio di Blunt e Hathaway, è riuscito a accogliere con naturalezza il passare del tempo…

Ma questa fedeltà diventa anche una gabbia. Il film raramente osa davvero. Preferisce replicare, citare, rievocare. È come una cover ben eseguita: piacevole, elegante, ma priva dell’energia dell’originale. Anche le nuove storyline – dai rapporti sentimentali alle dinamiche aziendali – restano in superficie, senza mai lasciare un segno forte.

Emily Blunt in Il Diavolo Veste Prada 2Un sequel piacevole, ma senza eredità

Il Diavolo Veste Prada 2 è un film che si lascia guardare con piacere. Scorre leggero, diverte a tratti, e offre il comfort di ritrovare personaggi amati. Ma è difficile immaginare che possa avere lo stesso impatto culturale del primo film. Manca quella combinazione di freschezza, ironia e osservazione sociale che lo aveva reso memorabile con toni corrosivi e fuori dal mondo (oggi improponibili).

Qui c’è mestiere, professionalità, talento. Ma manca il rischio. E così, mentre Miranda continua a brillare e Andy trova ancora una volta la sua strada, lo spettatore resta con una sensazione familiare: quella di aver rivisto qualcosa che amava… senza innamorarsene di nuovo.

Il Diavolo veste Prada 2 supera Justice League al box office: il sequel diventa uno dei maggiori successi del 2026

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Il Diavolo veste Prada 2 continua la sua corsa trionfale al box office mondiale e ha appena raggiunto un traguardo sorprendente: il sequel con Anne Hathaway e Meryl Streep ha superato gli incassi globali di Justice League, entrando tra i 180 film di maggior successo nella storia del cinema. Un risultato che conferma come uno dei ritorni più inattesi degli ultimi anni si sia trasformato in un autentico fenomeno commerciale.

Secondo i dati di Box Office Mojo, Il Diavolo veste Prada 2 ha raggiunto quota 663,9 milioni di dollari nel mondo, superando i 661,3 milioni raccolti dal Justice League distribuito nelle sale nel 2017. Il film diretto da David Frankel ha beneficiato di un forte passaparola e di recensioni generalmente positive, riuscendo a conquistare sia il pubblico nostalgico del primo capitolo sia una nuova generazione di spettatori. Con un budget stimato intorno ai 100 milioni di dollari, il sequel è già diventato una delle produzioni più redditizie dell’anno.

Al di là del semplice confronto numerico, il sorpasso assume un valore simbolico. Justice League rappresentava uno dei progetti più ambiziosi dell’era moderna dei cinecomic, costruito attorno ai personaggi più iconici della DC. Il Diavolo veste Prada 2, invece, è un sequel fondato quasi esclusivamente sulla forza dei personaggi e delle relazioni costruite nel film originale. Il fatto che una commedia drammatica ambientata nel mondo della moda riesca a superare un blockbuster supereroistico da centinaia di milioni dimostra come il pubblico continui a premiare storie solide e personaggi riconoscibili, indipendentemente dalla scala produttiva.

Il successo di Miranda Priestly dimostra che i franchise non vivono solo di supereroi

L’aspetto più interessante del risultato ottenuto dal film riguarda il contesto industriale in cui è maturato. Negli ultimi anni Hollywood ha investito enormi risorse in universi condivisi, reboot e proprietà intellettuali legate all’action o alla fantascienza. Il Diavolo veste Prada 2 ha invece costruito il proprio successo attorno a un elemento molto più semplice: il ritorno di personaggi che il pubblico non aveva mai smesso di amare.

La nuova storia vede Andy Sachs tornare accanto a Miranda Priestly per affrontare le trasformazioni del mondo dell’editoria e dei media digitali. Un tema che aggiorna efficacemente il conflitto centrale del primo film, mantenendo però intatto il fascino delle sue protagoniste. Proprio questo equilibrio tra nostalgia e attualità sembra essere uno dei motivi principali del successo del sequel.

Il confronto con Justice League evidenzia inoltre una lezione importante per Hollywood. I grandi risultati economici non dipendono esclusivamente dagli effetti speciali o dalla costruzione di universi condivisi, ma dalla capacità di creare personaggi che restino rilevanti nel tempo. Se Warner Bros. e DC hanno dovuto affrontare anni di discussioni legate alla versione cinematografica del film e alla successiva Snyder Cut, Il Diavolo veste Prada 2 ha beneficiato di un’eredità narrativa molto più lineare e riconoscibile.

A questo punto il traguardo successivo sembra già a portata di mano. Con gli incassi ancora in crescita, il film potrebbe presto superare Hunger Games: Il canto della rivolta – Parte 2 e continuare la sua scalata nella classifica dei maggiori incassi della storia del cinema.

Il Diavolo veste Prada 2 supera i 500 milioni: il sequel con Anne Hathaway è già uno dei maggiori successi del 2026

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Il Diavolo veste Prada 2 continua a dominare il box office mondiale e ha appena superato i 500 milioni di dollari globali dopo appena tre weekend di programmazione. Il sequel con  Meryl StreepAnne HathawayEmily Blunt e Stanley Tucci ha raggiunto quota 546 milioni worldwide, confermandosi come uno dei fenomeni cinematografici più inattesi dell’anno.

Diretto ancora una volta da David Frankel e scritto da Aline Brosh McKenna, il film aveva già debuttato al primo posto al botteghino, mantenendo la vetta anche contro blockbuster come Mortal Kombat II. Il risultato assume ancora più peso considerando che il sequel è ormai vicino a diventare il terzo maggiore incasso della carriera di Anne Hathaway, superando potenzialmente perfino Interstellar.

Il dato più significativo però riguarda il modo in cui Hollywood sta rivalutando il concetto di sequel legacy. Dopo anni di revival nostalgici spesso fallimentari, Il Diavolo veste Prada 2 dimostra che il pubblico continua a rispondere quando un ritorno riesce davvero a espandere personaggi e dinamiche invece di limitarsi alla semplice operazione nostalgia. Il successo del film segnala anche il ritorno di un certo tipo di cinema “adulto” e glamour al centro del mercato mainstream, in un panorama dominato quasi esclusivamente da franchise action e supereroistici.

Miranda Priestly e Andy Sachs riportano il cinema fashion-drama al centro del box office

Anna Hathaway e Meryl Streep in il diavolo veste prada 2Uno degli elementi che sta spingendo il successo del sequel è proprio il peso culturale accumulato dal primo Il Diavolo veste Prada nel corso degli anni. Il film originale è diventato un punto di riferimento pop generazionale, trasformando Miranda Priestly in un’icona cinematografica e consolidando la carriera di Anne Hathaway come protagonista hollywoodiana.

Il sequel sembra aver capito perfettamente questo valore simbolico. Le recensioni positive — superiori perfino a quelle del film originale presso il pubblico — suggeriscono che il progetto non stia vivendo soltanto di nostalgia, ma di una reale evoluzione dei personaggi. Andy Sachs torna infatti in un’industria mediatica completamente diversa rispetto al 2006: più digitale, più veloce e soprattutto molto più spietata.

Anche il successo commerciale racconta qualcosa di importante sull’attuale mercato cinematografico. In un momento in cui molte produzioni mid-budget faticano a trovare spazio nelle sale, Il Diavolo veste Prada 2 dimostra che esiste ancora un enorme pubblico per drammi sofisticati guidati da star carismatiche e dialoghi forti. Non a caso il film è già tra i cinque maggiori incassi mondiali del 2026 e potrebbe continuare a crescere grazie al passaparola estremamente positivo.

Per Anne Hathaway, infine, il film rappresenta probabilmente il più grande ritorno commerciale della sua carriera recente, riportandola al centro del grande cinema mainstream dopo anni divisi tra produzioni autoriali e streaming.

Il Diavolo veste Prada 2 arriva in streaming: annunciata la data ufficiale su Disney+

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Dopo aver conquistato il botteghino mondiale a vent’anni dall’uscita del film originale, Il Diavolo veste Prada 2 si prepara a raggiungere il pubblico domestico. 20th Century Studios ha infatti confermato che il sequel sarà disponibile in streaming su Disney+ e Hulu a partire dal 29 luglio, poco meno di tre mesi dopo il debutto nelle sale avvenuto il 1° maggio.

Il film si è rivelato uno dei successi più sorprendenti dell’anno, raccogliendo recensioni generalmente positive e ottenendo un punteggio Certified Fresh del 77% su Rotten Tomatoes. Prima dell’arrivo sulle piattaforme streaming, gli spettatori potranno acquistare il film in formato digitale dal 30 giugno, mentre non è stata ancora comunicata una data ufficiale per l’uscita in Blu-ray e DVD.

L’annuncio conferma una strategia ormai consolidata per i grandi studi hollywoodiani: sfruttare il successo cinematografico per poi trasferire rapidamente i titoli sulle piattaforme streaming. Nel caso del Diavolo veste Prada 2, la finestra relativamente breve tra sala e streaming dimostra quanto Disney consideri il film un contenuto di forte richiamo per il proprio catalogo estivo.

Il successo del sequel dimostra che Miranda Priestly è ancora uno dei personaggi più influenti del cinema contemporaneo

Anna Hathaway e Meryl Streep in il diavolo veste prada 2

L’arrivo in streaming rappresenta un nuovo capitolo per un franchise che molti consideravano concluso. Quando il primo Il Diavolo veste Prada uscì nelle sale, il personaggio di Miranda Priestly interpretato da Meryl Streep divenne immediatamente un’icona della cultura pop, trasformando battute come “That’s all” e “Gird your loins” in citazioni entrate nell’immaginario collettivo.

Il successo del sequel suggerisce che il fascino di quel mondo non si sia esaurito. In un panorama dominato da remake, reboot e revival, Il Diavolo veste Prada 2 è riuscito a intercettare sia il pubblico nostalgico che una nuova generazione di spettatori, interessata a temi come il potere, l’ambizione professionale e l’evoluzione dell’industria della moda nell’era digitale.

L’approdo su Disney+ potrebbe inoltre amplificare ulteriormente il fenomeno, consentendo al film di raggiungere un pubblico molto più vasto rispetto alla distribuzione esclusivamente cinematografica. Per Disney, il sequel rappresenta anche un banco di prova importante: dimostrare che franchise nati al di fuori dei tradizionali universi fantasy o supereroistici possono ancora generare risultati significativi sia al box office sia in streaming.

Il diario di Bridget Jones: tutto quello che c’è da sapere sul film

Uscito nel 2001 al cinema, il film Il diario di Bridget Jones si è imposto come una delle commedie romantiche più apprezzate e iconiche del nuovo millennio. Il suo merito sta non solo nell’essere un brillante adattamento dell’omonimo libro di Helen Fielding, ma anche nell’aver proposto una protagonista fuori dai canoni e proprio per questo capace di risultare più vera presso il grande pubblico, che ha potuto facilmente immedesimarsi in lei e nelle sue avventure e disavventure lavorative e romantiche. Diretto da Sharon Maguire, il film è dunque stato un grandissimo successo sia al box office che tra la critica.

Si tratta dunque di un grande classico di questo genere, caratterizzato non solo da divertenti situazioni tipiche di questa tipologia di film ma anche da interpretazioni di alto livello. Per tutti i fan di questo genere, Il diario di Bridget Jones è dunque un titolo da non perdere. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi al libro, alla trama, al cast di attori e ai sequel. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Il diario di Bridget Jones: il libro di Helen Fielding

Il diario di Bridget Jones nasce ufficialmente il 28 febbraio del 1995 come rubrica curata dalla giornalista Helen Fielding sul quotidiano britannico The Independent. In essa, si descrive ogni settimana il punto di vista di una donna di trent’anni, single, in cerca di amore e stabilità. Il successo straordinario di tale rubrica ha poi spinto la Fielding a rielaborare quanto scritto in un romanzo omonimo, pubblicato nel 1996. Anche questo si è poi affermato come un grandissimo successo letterario, con oltre 10 milioni di copie vendute nei primi sette anni. La calorosa accoglienza del romanzo ne ha decretato la strada verso il grande schermo.

Ciò che ha reso Il diario di Bridget Jones un fenomeno culturale mondiale è in particolare il suo proporre un personaggio che dialoga in modo realistico con i problemi e le aspirazioni delle donne del tardo XX Secolo. Sono infatti rappresentate molte delle ansie che colpirono i trentenni, sia donna che uomini, negli anni Novanta. Il fatto che Bridget Jones sia un personaggio tanto poco conforme agli standard, tra i suoi vizi e le sue manie, la rende adatta anche ad un pubblico maschile. Il libro, inoltre, è anche considerato come uno dei principali fondatori del cosiddetto Chick Lit, ovvero quel genere letterario rappresentato da scrittrici che si rivolgono prevalentemente ad un pubblico di donne giovani, single e in carriera.

Infine, non si può sottolineare il fatto che la Fielding, in fase di scrittura, abbia avuto come modello da cui trarre ispirazione il classico della letteratura Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, a cui Il diario di Bridget Jones è ispirato. L’adattamento cinematografico ha presentato alcune sfide tecniche. Il pensiero di Bridget, onnipresente nel libro che è infatti strutturato come un diario, è difficilmente comunicabile in un film. La Fielding e lo sceneggiatore Andrew Davies si sono dunque occupati in particolare di tradurre le preoccupazioni di Bridget Jones in uno stile cinematografico, che potesse dunque rendere visibile ciò che nel libro è espresso attraverso i pensieri.

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Il diario di Bridget Jones: la trama e il cast del film

Protagonista del film è dunque Bridget Jones, una trentenne insoddisfatta della propria vita e della propria forma fisica, con una profonda cotta per il suo capo Daniel Cleaver. Quando è chiamata a partecipare all’annuale cena di Capodanno a casa di sua madre, Bridget incontra qui l’ammaliante e introverso avvocato Mark Darcy, dal quale rimane profondamente colpita. Decisa a migliorarsi, la donna inizia dunque a tenere un proprio diario dove annotare quanto le accade e gli impegni fatti per dare una sistemata alla sua vita. Allo stesso tempo, Bridget si ritrova inaspettatamente al centro delle attenzioni sia di Daniel che di Mark, i quali erano un tempo grandi amici. Fare una scelta tra i due pretendenti sarà per lei però molto difficile.

Per interpretare Bridget Jones furono prese in considerazione attrici come Kate Winslet e Helena Bonham Carter, ma ad ottenere il ruolo fu l’americana Renee Zellwegger. La cosa suscitò parecchie lamentele, in quanto veniva tradita la natura profondamente inglese del personaggio. La Zellwegger però studiò a lungo per dar vita ad un convincente accento inglese, lavorò presso una casa editrice e mise su circa 12 chili, dando dunque vita ad una perfetta versione di Bridget Jones. Il suo impegno e la sua interpretazione furono poi lodati ampiamente la Zellwegger ottenne anche una nomination come miglior attrice ai premi Oscar.

Accanto a lei, nel ruolo di Daniel Cleaver vi è invece l’attore Hugh Grant, lieto per una volta di poter abbandonaree il ruolo dell’eroe romantico e rivelare un lato più cinico e deprecabile. Colin Firth, invece, è l’affascinante avvocato Mark Darcy. Tale personaggio era stato scritto dalla Fielding proprio ispirandosi al signor Darcy di Orgoglio e pregiudizio, interpretato dallo stesso Firth nell’omonima serie televisiva del 1995. Nel film recitano poi gli attori Jim Broadbent e Gemma Jones nei panni del padre e della madre di Bridget, mentre Shirley Henderson, James Callis e Sally Phillips sono Jude, Tom e Shazzer, amici di Bridget.

Il diario di Bridget Jones: i sequel, il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

Dato il grande successo del film, nel 2004 è stato realizzato un sequel dal titolo Che pasticcio, Bridget Jones!, interpretato ovviamente sempre dalla Zellwegger, da Firth e da Grant. Si portano così avanti le vicende dell’amata protagonista, divisa tra il lavoro e una sfera sentimentale quantomai complicata. Pur incassando sensibilmente meno, anche questo dimostrò il grande interesse del pubblico nel personaggio e nel modo in cui questo affronta il suo genere di riferimento. Dopo 12 anni di attesa, nel 2016 è infine stato distribuito Bridget Jones’s Baby, dove la protagonista si ritrova alle prese con una maternità senza sapere esattamente di chi sia il figlio.

In attesa di vedere tali sequel, è possibile fruire di Il diario di Bridget Jones grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Google Play, Apple iTunes, Now, Paramount+ e Netflix. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di mercoledì 4 ottobre alle ore 21:10 sul canale La 5.

Fonte: IMDb

Il destino di un cavaliere: trama e cast del film con Heath Ledger

Il film Il destino di un cavaliere è stato uno dei primi titoli a far conoscere al mondo il talento dell’attore Heath Ledger. Questi si sarebbe infatti affermato di lì a poco come uno dei migliori interpreti della sua generazione, fino a vincere l’Oscar postumo per la sua interpretazione del Joker in Il cavaliere oscuro. Nel film scritto e diretto da Brian Helgeland, egli è invece William Thatcher, scudiero dalle grandi aspirazioni. Realizzato nel 2001, questo è uno dei primi grandi film dell’attore, che ha qui potuto sfoggiare doti comiche e una buona presenza scenica, richiesta per le epiche scene presenti nella storia.

Il film è ambientato nella seconda metà del 1300, ma si avvale di una narrazione anacronistica. Il regista scelse infatti di utilizzare un linguaggio molto moderno, avvalendosi anche di una colonna sonora comprendente celebri brani rock degli anni Settanta. Tali elementi contribuirono al successo del film, che si affermò negli anni come un vero e proprio cult. Al momento della sua uscita, infatti, Il destino di un cavaliere guadagno un totale di oltre 117 milioni a fronte di un budget complessivo di circa 65. Tale risultato permise al film di diventare un dei titoli più forti del suo anno.

Il titolo scelto da Helgeland, inoltre, si riferisce ad uno dei racconti contenuti in Canterbury Tales, la raccolta di scritti di Geoffrey Chaucer, composta sul finire del 1300. La trama non ha però nulla a che fare con tale racconto, seguendo piuttosto una propria storia originale. Diverse sono le curiosità legate a questa, dall’ambientazione fino al ricco cast di attori. Di seguito sarà possibile scoprire le principali di queste, come anche le piattaforme dove è possibile ritrovare in streaming il film.

Il destino di un cavaliere: la trama del film

Ambientato sul finire del 1300, il film ha per protagonista il giovane William Thatcher, giovane scudiero che sogna per sé grandi avventure. L’occasione di dimostrare il proprio valore arriva nel momento in cui il suo padrone muore improvvisamente nel bel mezzo di una giostra medievale. Il ragazzo si trova così a cogliere l’opportunità decidendo di indossare l’armatura del defunto e terminare per lui il torneo a cui stava partecipando. Vincere questo comporterebbe infatti ottenere un ricco premio, con cui il giovane potrebbe concretamente dare una svolta alla propria vita. Aiutato dagli amici Wat e Roland, egli riesce infine ad ottenere quanto sperato. Tale evento lo carica di emozioni e adrenalina, e lo porta a voler partecipare ad altri tornei per poter diventare un vero e proprio cavaliere.

C’è solo un problema che può frenare le sue aspirazioni: le sue origini non sono nobili. Sulla strada verso una nuova sfida, egli si imbatte casualmente nel poeta Geoffrey Chaucer. Questi, in cambio di farsi mantenere come araldo, promette al giovane di fornirgli una falsa patente di nobiltà. Egli acquisisce così il nome di Sir Ulrich Von Lichtenstein. Giunto in Inghilterra per partecipare ad un nuovo importante torneo, l’aspirante cavaliere incontra la bella damigella Jocelyn, di cui si innamora subito. Prima di ottenere quanto desidera, però, dovrà sfidarsi con il conte Adhemar, il quale sembra essere a conoscenza del suo segreto.

Il destino di un cavaliere cast

Il destino di un cavaliere: il cast del film

All’epoca delle riprese del film, il giovane Heath Ledger era pressocché sconosciuto presso il grande pubblico. L’attore aveva infatti da poco iniziato a recitare e si stava formando una reputazione solo in quello stesso periodo. Il regista, infatti, rimase colpito dalla forza della sua interpretazione in Il patriota, del 2000, e decise di offrirgli il ruolo del protagonista nel suo film. Affascinato dal personaggio, Ledger iniziò a studiare il ruolo del cavaliere di quel periodo, al fine di poter essere più realistico nella sua rappresentazione. Egli imparò inoltre ad eseguire una serie di complesse acrobazie, come anche ad eseguire quanto richiesto dai giochi dei tornei. Fu proprio durante una simulazione di questi che Ledger finì con il colpire con una finta lancia il regista, rompendogli un dente.

Accanto all’attore sono poi presenti una serie di altri celebri interpreti statunitensi ed europei. Paul Bettany, oggi noto per il ruolo di Visione nel Marvel Cinematic Universe, ricopre il ruolo del poeta Geoffrey Chaucer. Questo venne scritto appositamente pensando a Bettany, e il regista dichiarò che non avrebbe girato il film se questi non avesse acconsentito a partecipare. Per interpretare il personaggio, però, l’attore finì con il contrarre una forte laringite, dovuta alle numerose scene in cui era richiesto che urlasse. L’attrice Shannyn Sossamon interpreta invece il ruolo della damigella Jocely, che conquista il cuore del protagonista. Rufus Sewell, invece, noto per la serie The Man in the High Castle, dà vita al perfido conte Adhemar. Infine, si ritrovano anche Alan Tudyk nei panni di Roland e Bérénice Bejo in quelli di Christiana.  

Il destino di un cavaliere: la colonna sonora, il trailer, e dove vedere il film in streaming e in TV

Come anticipato, all’interno del film sono presenti diversi brani di genere rock, il più dei quali appartenenti agli anni Settanta del Novecento. Tra questi si annoverano Golden Years di David Bowie, You Shook Me All Night Long degli AC/DC e Crazy on You degli Heart. È inoltre presente una cover di We are the Champions realizzata dal cantante Robbie Williams. Celebre è invece il brano We Will Rock you dei Queen, udibile durante il primo torneo del protagonista. Il regista dichiarò che la decisione di usare tali brani invece di musiche ispirate all’epoca in cui è ambientato il film è dovuta al desiderio di far trasparire in modo più chiaro le emozioni provate dai personaggi.

Per gli appassionati del film, o per chi desidera vederlo per la prima volta, sarà possibile fruirne grazie alla sua presenza nel catalogo di alcune delle principali piattaforme streaming oggi disponibili. Il destino di un cavaliere è infatti presente su Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes, Netflix e Amazon Prime Video. In base alla piattaforma scelta, sarà possibile noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale al catalogo. In questo modo sarà poi possibile fruire del titolo in tutta comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre in programma in televisione per sabato 10 ottobre alle ore 21:15 sul canale La7.

Fonte: IMDb

Il destino di un cavaliere: la spiegazione del finale del film

Il destino di un cavaliere: la spiegazione del finale del film

Quando uscì nel 2001, Il destino di un cavaliere di Brian Helgeland venne accolto come un curioso ibrido impossibile da classificare. Un film medievale con la musica rock, le giostre cavalleresche trattate come eventi sportivi moderni e un protagonista lontanissimo dagli eroi solenni del cinema storico tradizionale. Eppure proprio questa anomalia è il cuore della sua forza. Dietro l’energia pop, l’ironia e il ritmo da avventura sportiva, il film racconta infatti qualcosa di molto più profondo: il desiderio disperato di riscrivere il proprio destino in un mondo costruito per impedirlo.

Il percorso di William Thatcher, interpretato da Heath Ledger, non è quello di un uomo che vuole soltanto diventare cavaliere. È la storia di qualcuno che tenta di spezzare una gerarchia sociale apparentemente immutabile. Ogni torneo, ogni menzogna, ogni vittoria costruita grazie all’identità fittizia di “Sir Ulrich von Liechtenstein” diventa un atto di ribellione contro un sistema che stabilisce il valore degli individui in base alla nascita. Per questo il finale del film assume un peso emotivo molto più grande di quanto sembri: la vittoria contro Adhemar non riguarda semplicemente una competizione sportiva, ma la legittimazione definitiva di un uomo che ha osato “cambiare le stelle”.

Come Brian Helgeland trasforma il film cavalleresco classico in una storia moderna sulla costruzione dell’identità

Uno degli aspetti più interessanti di Il destino di un cavaliere è il modo in cui rilegge il cinema medievale attraverso una sensibilità contemporanea. Brian Helgeland, sceneggiatore premio Oscar per L.A. Confidential, prende l’immaginario delle cronache cavalleresche e lo fonde con il linguaggio del cinema sportivo americano. Le giostre diventano incontri di boxe, le presentazioni di Geoffrey Chaucer ricordano quelle di un telecronista, mentre William assume progressivamente lo status di celebrità popolare.

La scelta di usare brani rock dei Queen o di David Bowie non è una provocazione casuale. Serve a togliere distanza storica al racconto e a trasformare il Medioevo in uno spazio emotivo immediatamente leggibile dal pubblico moderno. William è trattato come un outsider sportivo, un giovane talento che cerca di entrare in un’élite chiusa. In questo senso il film dialoga con molti racconti americani sull’ascesa sociale, pur mantenendo l’estetica del fantasy storico.

Anche la figura di Heath Ledger è fondamentale per comprendere il tono dell’opera. L’attore porta nel personaggio una fragilità emotiva che impedisce a William di diventare il classico eroe invincibile. Il protagonista mente continuamente sulla propria identità, ma quella menzogna nasce da un bisogno autentico di essere riconosciuto. La frase pronunciata da suo padre, “puoi cambiare le tue stelle”, diventa così il manifesto dell’intero film. Non è un semplice incoraggiamento paterno: è la negazione del determinismo sociale.

All’interno di questa costruzione narrativa, il conte Adhemar rappresenta l’opposto assoluto di William. Nato nobile, ricco e potente, Adhemar considera il privilegio una legge naturale. Per lui William è un impostore perché mette in discussione l’ordine stesso del mondo. Lo scontro finale, quindi, non oppone soltanto due cavalieri rivali, ma due visioni incompatibili della società.

La spiegazione del finale di Il destino di un cavaliere: perché la vittoria contro Adhemar cambia davvero il destino di William

Il destino di un cavaliere film

La parte conclusiva del film porta William davanti alla distruzione totale della sua identità costruita con fatica. Quando Adhemar scopre la verità sulle sue origini, il protagonista viene arrestato e umiliato pubblicamente. La scena della gogna è fondamentale perché costringe William a confrontarsi con il limite invalicabile del sistema feudale: per quanto bravo, coraggioso o amato, resta legalmente un contadino.

È qui che il film compie la sua svolta più importante attraverso l’intervento del Principe Edoardo. Il futuro re riconosce pubblicamente il valore di William e decide di nominarlo cavaliere. La sequenza potrebbe sembrare una soluzione fiabesca, ma in realtà ha un significato molto preciso. Edoardo comprende che William possiede già tutte le qualità morali della cavalleria. L’investitura ufficiale non crea il cavaliere: si limita a rendere legittimo qualcosa che esisteva già.

Questo passaggio ribalta completamente la logica aristocratica incarnata da Adhemar. Nel mondo del film, la nobiltà autentica non deriva dal sangue, ma dalle azioni. William diventa “Sir William” perché ha dimostrato onore, lealtà e coraggio molto prima del riconoscimento ufficiale. È una distinzione decisiva, perché trasforma il finale in una critica diretta ai privilegi ereditari.

L’ultimo torneo porta questa idea alla sua forma definitiva. Adhemar combatte sporco, usa una lancia illegale e ferisce gravemente William. Anche in quel momento continua a rappresentare una nobiltà corrotta, convinta che il potere autorizzi qualsiasi comportamento. William invece affronta lo scontro quasi distrutto fisicamente, costretto a farsi legare la lancia al braccio pur di continuare.

Quando grida il proprio vero nome durante la carica finale, il protagonista smette definitivamente di nascondersi dietro l’identità fittizia di Ulrich von Liechtenstein. È un dettaglio centrale: William vince soltanto nel momento in cui accetta pienamente se stesso. La sua vittoria non nasce dalla menzogna, ma dalla riconciliazione tra le sue origini e il suo sogno.

Il vero tema del film è la possibilità di sfidare una società costruita sul privilegio e sulla nascita

Laura Fraser, Paul Bettany, Heath Ledger e Alan Tudyk in Il destino di un cavaliere

Dietro la struttura da avventura romantica, Il destino di un cavaliere è profondamente ossessionato dalle classi sociali. Ogni personaggio principale vive in qualche modo ai margini del sistema. Chaucer è un intellettuale indebitato e umiliato. Kate è una donna costretta a farsi spazio in un mestiere dominato dagli uomini. Wat e Roland sono servitori senza alcuna prospettiva reale di ascesa.

William diventa il simbolo di tutti loro perché dimostra che il talento può incrinare un ordine apparentemente immutabile. È importante notare che il film non propone mai una rivoluzione politica esplicita. La trasformazione avviene sul piano simbolico e personale. Però il messaggio resta chiarissimo: il valore umano non coincide con il rango sociale.

Anche la relazione con Jocelyn assume un significato più complesso di quanto sembri inizialmente. Lei appartiene al mondo aristocratico, ma sceglie William proprio perché vede in lui qualcosa che manca ai nobili come Adhemar. Jocelyn non si innamora del titolo inventato di Ulrich, ma dell’autenticità emotiva che emerge dietro quella maschera.

Persino il rapporto col padre contribuisce a rafforzare questa lettura. L’incontro tra William e il padre cieco è uno dei momenti più intensi del film perché mostra il prezzo umano dell’ambizione del protagonista. William non vuole diventare cavaliere per sete di potere: desidera offrire dignità al sacrificio compiuto da suo padre anni prima.

Il film insiste continuamente sull’idea della visibilità sociale. William vuole essere visto. Vuole che qualcuno riconosca il suo valore in un mondo che lo considera invisibile fin dalla nascita. Per questo le scene dei tornei sono costruite come spettacoli pubblici: rappresentano il luogo in cui il protagonista può finalmente esistere davanti agli altri.

Perché il Principe Edoardo riconosce William e cosa implica davvero quella scena per il mondo del film

Heath Ledger nel film Il destino di un cavaliere

L’investitura di William da parte del Principe Edoardo può essere letta anche come un momento ambiguo. Da un lato sembra un gesto progressista, quasi rivoluzionario. Dall’altro suggerisce che il cambiamento sociale continui comunque a dipendere dal potere dell’aristocrazia.

William riesce a cambiare il proprio destino perché un principe decide di concedergli legittimità. Questo dettaglio impedisce al finale di diventare completamente utopico. Il sistema feudale non viene distrutto: semplicemente accetta un’eccezione. Eppure il film lascia intendere che quell’eccezione possa aprire una crepa irreversibile.

Adhemar comprende immediatamente il pericolo rappresentato da William. Non teme soltanto di perdere un torneo. Teme l’idea che un contadino possa dimostrare pubblicamente di essere superiore ai nobili sul terreno che definisce la loro identità: il combattimento cavalleresco. La sua ossessione verso William nasce proprio da questa minaccia simbolica.

La presenza di Geoffrey Chaucer nel finale rafforza ulteriormente il tono leggendario della storia. Quando suggerisce che un giorno potrebbe scrivere il racconto di quelle imprese, il film sta implicitamente mostrando la nascita del mito. William smette di essere soltanto un individuo e diventa una figura narrativa destinata a sopravvivere nel tempo.

Cosa significa davvero il finale di Il destino di un cavaliere

Heath Ledger in Il destino di un cavaliere

Il finale di Il destino di un cavaliere funziona ancora oggi perché riesce a trasformare una storia semplice in una riflessione universale sull’identità e sul riconoscimento sociale. William non conquista soltanto un torneo o l’amore di Jocelyn. Ottiene il diritto di esistere in un mondo che aveva deciso in anticipo quale dovesse essere il suo posto.

La frase “you have been weighed, measured, and found wanting”, usata da Adhemar per umiliarlo, ritorna nel finale come una condanna contro lo stesso antagonista. È il segno definitivo del ribaltamento simbolico tra i due personaggi. Adhemar possedeva tutto ciò che il sistema considerava importante, ma si rivela moralmente vuoto. William invece partiva dal nulla, e proprio per questo riesce a incarnare l’idea più autentica della cavalleria.

Il film suggerisce che il vero privilegio non sia nascere nobili, ma avere il coraggio di immaginarsi diversi da ciò che il mondo pretende. William cambia davvero le sue stelle perché rifiuta di accettare i limiti imposti dalla nascita. Ed è probabilmente questo il motivo per cui il film continua a essere ricordato con affetto: dietro il tono leggero e spettacolare, racconta un desiderio umano profondissimo, quello di meritare la vita che si sogna.

Il Destino di un Cavaliere, l’algoritmo di Netflix ha bocciato la proposta di sequel

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Il regista di Il Destino di un Cavaliere, Brian Helgeland, spiega perché il sequel del film non è andato avanti in casa Netflix. Distribuita nel 2001, la commedia d’azione ambientata in un finto Medioevo racconta la storia di William Thatcher interpretato da Heath Ledger, uno scudiero contadino che si atteggia a cavaliere e si sforza di raggiungere la gloria nelle gare di giostre. Il film ha avuto un modesto successo al botteghino, ma ha poi sviluppato un seguito appassionato, in parte grazie alla performance carismatica di Ledger.

In una recente intervista per Inverse, Helgeland rivela che esistevano diverse idee per Il Destino di un Cavaliere 2. Lo sceneggiatore e regista spiega che un’idea è arrivata addirittura a suscitare l’interesse di Sony, ma una collaborazione pianificata con Netflix sul progetto è andata in pezzi a causa dei dati algoritmici di quest’ultima società.

Quando abbiamo finito Il Destino di un Cavaliere, stavamo già pensando di realizzare il seguito, un film sui pirati. La trama ruotava attorno al conte Adhemar che rapiva Jocelyn e la portava a Costantinopoli. Ma tutti vengono messi in schiavitù quando vengono poi rapiti dai pirati. C’è un prigioniero sulla barca che ha una mappa del tesoro tatuata sulla schiena, ma continua a essere fustigato per indisciplina. I ragazzi si offrono volontari per farsi frustare a turno al posto di questo prigioniero, così la mappa non viene cancellata. Sony non voleva farlo.

Mi è stata proposta un’altra idea che riguardava la figlia di William. Paul Bettany mi chiamò dopo aver cenato con Alan Tudyk, e i ragazzi avevano l’idea che William fosse morto durante una guerra. Tuttavia, William ha una figlia adolescente che vuole fare una giostra, ma non le è permesso perché è una donna. Rintraccia la banda e loro accettano di insegnarle a giostrare, ma deve nascondere la sua vera identità. Così le tagliano i capelli corti e lei parla con una voce profonda, eccetera.

L’ho proposto a Sony perché ne possiede i diritti e sembrava che fossero interessati a realizzarlo con Netflix, distribuendolo come film Netflix. A quanto mi risulta, Netflix ha testato l’idea di un sequel attraverso i propri algoritmi, i quali hanno indicato che questa idea non avrebbe avuto successo. Il Destino di un Cavaliere sembra diventare sempre più popolare ogni anno che passa; è la cosa più strana.

Helgeland non lo specifica, ma i suoi commenti suggeriscono che la spinta per un sequel non si è verificata fino a dopo la morte di Heath Ledger nel 2008. Entrambe le idee per la storia, dopo tutto, non includono William. Anche se sarebbe sicuramente interessante riprendere la storia con il resto del cast del film, che include Paul Bettany, Alan Tudyk, Rufus Sewell, Mark Addy e Shannyn Sossamon, ad un sequel mancherebbe uno degli ingredienti chiave che rendono l’originale tanto amato: Ledger, appunto.

Il destino di Max nella quinta stagione di Stranger Things spiegato: è ancora viva?

Il destino di Max nella quinta stagione di Stranger Things è comprensibilmente uno dei punti focali più importanti dell’ultima puntata della serie. Non sono mancati momenti strazianti nella serie Netflix, ma quello che è successo a Max, interpretata da Sadie Sink, alla fine della quarta stagione di Stranger Things è stata una delle sequenze più emotivamente devastanti finora.

Dal suo debutto nella seconda stagione, Max è diventata uno dei personaggi preferiti dai fan, affermandosi come una delle figure più importanti della serie. Man mano che il suo legame con i personaggi più giovani cresceva, cresceva anche la complessità che circondava Max come personaggio. La quarta stagione, in particolare, ha offerto uno sguardo interessante su come la morte di Billy l’abbia segnata, sia attraverso il dolore, il senso di colpa o un misto di entrambi.

È stata una sorpresa quando Max è diventata il bersaglio di Vecna, e una sorpresa ancora più grande quando i fratelli Duffer hanno deciso di uccidere il personaggio. Max potrebbe essere in coma, ma i creatori di Stranger Things hanno confermato il destino di Max, spiegando che era viva ma “cerebralmente morta”. Per fortuna, la stagione 5, volume 1, di Stranger Things non impiega troppo tempo ad aggiornare gli spettatori sul vero destino di Max.

Max è ancora in coma all’inizio della stagione 5 di Stranger Things

Stranger Things - Stagione 4, Volume 1

Nonostante il tempo trascorso dopo la stagione 4 di Stranger Things, Max è ancora in coma durante gli eventi dei primi quattro episodi della stagione 5. Tuttavia, ciò non ha impedito a Lucas di rinunciare alla speranza che lei torni in sé. Continua persino a suonare “Running Up That Hill” di Kate Bush mentre le fa visita nel tentativo di svegliarla, anche se lei non ha mostrato alcun segno che i suoi metodi stiano funzionando.

Per quanto riguarda il suo aspetto, Max sembra essere in condizioni leggermente migliori rispetto all’ultima volta che l’abbiamo vista. Le sue ossa rotte sono guarite e non ha più il collare ortopedico, quindi se e quando si sveglierà, si spera che non sarà più costretta a letto. Certo, Max sembra essere diventata cieca a causa della maledizione di Vecna, e non è chiaro se questo rimarrà permanente se mai si sveglierà.

Cosa è successo a Max dopo la sua “morte” nella quarta stagione

Vecna in Stranger Things
© Netflix

Alla fine dell’episodio 3 della stagione 5 di Stranger Things, intitolato “The Turnbow Trap”, viene rivelato che la misteriosa figura che tiene d’occhio Holly a casa Creel è Max, ma non nella versione reale. Max rivela a Holly che è davvero morta per mano di Vecna, ma che ha sentito qualcosa “chiamarla” prima di ritrovarsi nella Rainbow Room dopo il massacro di Henry. Max si ritrova quindi intrappolata nella mente di Vecna, passando da un ricordo all’altro.

La mente di Vecna è diventata essenzialmente un labirinto e, proprio quando Max stava per arrendersi, si ritrova di nuovo nella Rainbow Room, ma questa volta sente suonare “Running Up That Hill”. All’insaputa di Lucas, Max stava ascoltando la musica mentre era in coma. Mentre era nel ricordo della notte in cui Vecna l’ha uccisa, Max ha incontrato una porta simile a un portale che conduceva alla stanza d’ospedale. Prima che potesse attraversarla, la canzone è finita, chiudendo il portale. A peggiorare le cose, Vecna l’ha trovata mentre cercava di scappare.

Perché Max vive nella caverna nella mente di Vecna

Stranger Things 5
Foto Credits Netflix

Mentre cercava di sfuggire a Vecna, che aveva assunto le sembianze di Henry Creel, Max è finita nel ricordo in cui Holly viene portata alla fine. Invece di entrare nella casa dei Creel, Max ha corso attraverso il bosco ed è entrata nella caverna, seguita da Vecna. Stranamente, Vecna si è rifiutato di avvicinarsi alla parete rocciosa, quindi non ha seguito Max nella caverna. Non è chiaro cosa gli impedisse di entrare, ma Max spiega a Holly che la sua incapacità di entrare nella caverna è il motivo per cui lei l’ha scelta come sua dimora nel mondo mentale.

Entro la fine della quinta stagione di Stranger Things, la serie dovrà svelare la verità su quel particolare ricordo che coinvolge la struttura rocciosa e la caverna, compreso ciò che è successo a Henry e perché non può entrare in quella zona. Tuttavia, la domanda più importante è se Max e Holly riusciranno a trovare una via d’uscita dalla mente di Vecna in modo che entrambi possano tornare al mondo reale. Holly, in particolare, è una delle vittime di Vecna, che lui intende usare per “rimodellare il mondo”.

Il volume 1 della stagione 5 di Stranger Things è ora disponibile su Netflix. Il volume 2 uscirà il 25 dicembre, seguito dal finale della serie il 31 dicembre.

Il destino di Avatar 4 e 5 sarà deciso a breve

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Il destino di Avatar 4 e 5 sarà deciso a breve

Dopo che Avatar ha battuto tutti i record al botteghino, James Cameron ha elaborato un piano ambizioso per la sua saga fantascientifica. Un sequel non era abbastanza. E nemmeno una trilogia. Il maestro del cinema ha sviluppato quattro sequel mentre scriveva la sceneggiatura, e la 20th Century era più che disposta a seguirlo in questa avventura, con Avatar 4 e Avatar 5 che al momento hanno come date di uscita il 2029 e il 2031.

Originariamente previsti per il 2024 e il 2025, rispettivamente, l’insistenza di Cameron nell’attendere che la tecnologia fosse abbastanza avanzata da poter dare vita correttamente a ciò che aveva in mente e non affrettare il lavoro immersivo degli effetti speciali ha fatto sì che il pubblico abbia visto solo uno dei quattro sequel di Avatar finora. La situazione cambierà presto con l’uscita di Avatar: Fuoco e cenere il 19 dicembre, data inizialmente prevista per Avatar 5.

Piuttosto che vedere il culmine della visione di Cameron, ora potremo vedere il capitolo centrale. Tuttavia, in un affascinante scherzo del destino o di Eywa, il 19 dicembre potrebbe ancora essere il giorno in cui la saga di Avatar giungerà al termine, dato che lo status di Avatar 4 e 5 non è ancora definito.

Avatar 4 e 5 dipendono dal successo di Fire & Ash al botteghino

Alcune riprese di Avatar 4 sono già state effettuate, con Cameron che ha anticipato potenziali problemi facendo girare ai membri più giovani del cast le parti necessarie prima che si verifichi un salto temporale di sei anni. Tuttavia, la maggior parte della produzione non è ancora iniziata e il regista ha confermato che non inizierà sul serio fino a dopo l’uscita di Fuoco e Cenere.

Dare a Cameron tutto il tempo necessario per completare il terzo film di Avatar è stata sicuramente una parte dell’equazione di questa mossa, ma è anche una precauzione da parte sua e degli studios. Piuttosto che buttarsi a capofitto in altri due sequel di costosi blockbuster con effetti speciali, hanno deciso di aspettare e vedere prima come andrà Fuoco e Cenere per determinare se c’è abbastanza interesse per altri film.

Potrebbe sembrare un modo di pensare sciocco dopo che Avatar: La via dell’acqua ha incassato oltre 2,3 miliardi di dollari al botteghino. Tuttavia, permangono dubbi sui risultati finanziari di Fuoco e Cenere. E non si tratta solo di critiche online. Anche Cameron ha espresso preoccupazioni sul fatto che il terzo film avrà abbastanza successo. Ha dichiarato a Variety:

Il grande cambiamento in tutto questo è: riusciremo a guadagnare con Avatar 3? Voglio dire, guadagneremo qualcosa. Ma la domanda è: quale sarà il margine di profitto, se ce ne sarà uno, e quanto sarà incentivante per continuare in questo universo?

Questo mette ulteriore pressione sul botteghino di Fire and Ash. Se il calo di interesse sarà tale da ridurre i guadagni per Disney e 20th Century, allora c’è la possibilità che Avatar 4 e 5 non vengano realizzati.

Si tratta comunque di produzioni da oltre 200 milioni di dollari. Cameron ha confermato che Way of Water doveva incassare oltre 2 miliardi di dollari per essere redditizio, con stime che collocano il budget tra i 250 e i 460 milioni di dollari. Secondo quanto riferito, Fuoco e Cenere è costato solo 250 milioni di dollari, e considerando che Cameron ha sottolineato quanto siano aumentati i costi degli effetti speciali, non c’è motivo di pensare che Avatar 4 e 5 non costeranno lo stesso, se non di più.

Si tratta di un altro investimento di mezzo miliardo di dollari che lo studio dovrà sostenere per completare questi due film.

Ciò avverrà solo se Fuoco e Cenere dimostrerà la domanda per il franchise e dimostrerà che non si è trattato solo di un successo passeggero. Fortunatamente, le proiezioni al botteghino per il weekend di apertura sono molto favorevoli. Un forte weekend di apertura sul mercato interno e un nuovo successo sui mercati internazionali garantiranno al film un ottimo inizio.

E anche se i weekend di apertura non determinano tutto, sapremo abbastanza rapidamente quanto sarà grande il successo o la delusione di Avatar: Fuoco e Cenere. Se sarà il primo, Avatar 4 e Avatar 5 vedranno la luce.

Il design completo di Lobo interpretato da Jason Momoa svelato nel nuovo teaser di Supergirl

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È stata rivelata la migliore immagine finora di Jason Momoa nei panni di Lobo in Supergirl. Momoa ha reso noto al mondo il suo sogno di interpretare Lobo anni fa, quando era ancora Aquaman della DC, e ha continuato ad alimentare quel desiderio attraverso interviste per anni. Ora, dopo un breve accenno nel primo trailer, è stato svelato il suo look completo. Su X, James Gunn ha condiviso un filmato di Momoa nei panni di Lobo.

Il teaser prende in giro il tempo che ci è voluto a Momoa per interpretare finalmente Lobo, mostrando l’attore che festeggia l’impresa nella sua roulotte prima di passare alle immagini di Lobo in Supergirl. Il personaggio appare incredibilmente fedele al fumetto, con la stessa pelle bianca come il gesso, i segni neri sugli occhi, le zanne, la giacca di pelle, le catene, il sigaro, gli occhi rossi e la motocicletta.

Il Lobo di Momoa resta però un mistero per il prossimo film dell’universo DC. Il motivo è che il personaggio non faceva parte dei fumetti Supergirl: Woman of Tomorrow, su cui è basato il film. Pertanto, il ruolo del cacciatore di taglie spaziale nel film potrebbe fare qualsiasi cosa, da un vero e proprio cattivo a una sorta di antieroe. Non resta dunque che attendere di poterne sapere di più, in attesa di vedere il personaggio in tutta la sua gloria una volta che il film sarà al cinema.

Quello che sappiamo su Supergirl

Oltre a Milly Alcock nei panni della protagonista, Supergirl vedrà anche la partecipazione di Eve Ridley (Il problema dei 3 corpi) nel ruolo di Ruthye Mary Knolle e Matthias Schoenaerts (The Old Guard) nel ruolo del malvagio Krem delle Colline Gialle. Più recentemente, la star di Aquaman, Jason Momoa si è unita al cast nel ruolo di Lobo. Anche Krypto il Supercane dovrebbe avere un ruolo importante nella storia. Le ultime aggiunte al cast sono state David Krumholtz ed Emily Beecham nei ruoli dei genitori di Kara, Zor-El e Alura.

Questa interpretazione di Kara Zor-El si dice sia una “versione meno seria e più provocatoria dell’iconica supereroina”, poiché Gunn cerca di allontanarsi dalle “precedenti rappresentazioni della Ragazza d’Acciaio, in particolare dalla longeva serie CBS/CW interpretata da Melissa Benoist”.

Secondo una breve sinossi, questa storia seguirà Kara mentre “viaggia attraverso la galassia per festeggiare il suo 21° compleanno con Krypto il Supercane. Lungo la strada, incontra una giovane donna di nome Ruthye e finisce per intraprendere una ricerca omicida di vendetta”. L’attrice e drammaturga Ana Nogueira sta attualmente lavorando alla sceneggiatura di Supergirl. La regia verrà firmata da Craig Gillespie.

La Warner Bros. ha annunciato che la nostra nuova Ragazza d’Acciaio prenderà il volo nelle sale il 26 giugno 2026.

Il deserto rosso: l’immaginazione a zig-zag

Nel 1964, il regista Michelangelo Antonioni gira il suo nono lungometraggio, dal titolo Il deserto rosso. Ci ricordiamo la storia, incentrata sul personaggio di Giuliana. Moglie del dirigente industriale Ugo, il quale pare incapace di capirla, lei, complice un incedente d’auto, comincia a vivere una fase depressiva, che neppure l’amicizia (prima) ed il tradimento (dopo) con l’Ing. Corrado salveranno dal suo acuirsi.

Il film s’intitola Il deserto rosso, con due sole parole. Un sostantivo, che rinvia alla fredda o meglio scheletrica architettura del Polo petrolchimico a Ravenna, e poi un aggettivo, che rinvia all’unica tonalità (presente dappertutto: negli abiti, nelle pareti, nelle condutture, nei parapetti ecc…) almeno teoricamente in grado di rivitalizzare lo spleen esistenzialistico dei personaggi. Antonioni ama le carrellate che portano la macchina da presa a risalire, o di contro a ridiscendere, i vari edifici. Il film Il deserto rosso inizia mostrandoci il fumo industriale, da una coppia di soffioni. Contraddicendone la risalita, tramite il vento, la macchina da presa si sposta in discesa, inquadrando gli operai, i quali dovrebbero andare a lavoro (siccome in quelle ore la Cgil ha indetto uno sciopero). E’ la prima testimonianza estetica dell’incomunicabilità visiva, la quale supporterà i dialoghi mai conclusi fra i vari personaggi, in tutto il film.

La metafora del fumo industriale è interessante: nel film i personaggi dialogano in maniera confusionaria; il fumo degli scarichi industriali risale in aria formando delle volute, molto lente e pesanti da percepire; i dialoghi dei personaggi hanno spesso un’ambizione intellettuale, alla fine, però, ne escono solo dei giri di parole. Gli esempi sono numerosi, anche il personaggio in apparenza più stabile (assumendosi le responsabilità che gli competano, quantomeno in ambito lavorativo),  ovvero l’Ing. Corrado, giunge a dire: “Io nasco a Trieste, ma la mia famiglia s’è trasferita a Bologna; da solo ho vissuto prima a Milano, poi a Bologna, mentre adesso non saprei dove andare”. La protagonista Giuliana (con la grande recitazione di Monica Vitti, musa di Antonioni sia dentro sia fuori il set, per dieci anni) pensa nella confusione di se stessa in specie quando racconta i propri sogni. Abbiamo l’impressione che lei non concluda un vero discorso perché si sente letteralmente in un altro mondo.

Ricordiamo una scena in cui la protagonista ha la testa quasi nascosta, dentro la tappezzeria del divano: di nuovo, è la metafora del fumo industriale che, pericolosamente, non risale per disperdersi in aria, ma rimane a contorcersi, nel piano orizzontale del vissuto materiale. La regia poi rinforza la nostra comprensione inconcludente di Giuliana, con la sinestesia. La sirena di una nave mercantile va virtualmente a perforare la testa della donna, impedendole persino di vivere. Le onde sonore sostituiscono il fumo industriale. L’intero film è montato per inquadrature i cui elementi tagliano continuamente se stessi. Nella scena iniziale, ad esempio, gli operai passano da destra a sinistra (in orizzontale), mentre Giuliana ed il figlio Valerio s’avvicinano a noi, dalla profondità (dunque in verticale). L’incomunicabilità visiva del film presuppone che i loro incroci saranno solo fittizi. Il gruppo degli operai non si fermerà innanzi a Giuliana e Valerio, o viceversa e le persone rinunceranno al contatto reale (conoscendosi).

Più in generale, è caratteristico che Antonioni in molti film inquadri i protagonisti a sfuggire gli uni sugli altri. Giuliana pronuncia la sua frase sconclusionata, e quando l’Ing. Corrado le si avvicina, lei ha già camminato oltre. Soprattutto, nel film Deserto rosso, l’incomunicabilità dello sfuggire ci pare insistita, per la complicità dell’architettura industriale. Le tubature inevitabilmente seguono un percorso a zig-zag, nel contrasto fra le pareti ed i piani. Qualcosa di simile accade nel continuo stop and go di Giuliana, che si riverserà sull’Ing. Corrado. Antonioni insiste molto a mostrare che le persone si appoggiano alle pareti, inquadrandole in diagonale, perché quelle potrebbero cadere da un momento all’altro. Quando Giuliana ha un momento d’intimità, sia col marito sia con l’Ing. Corrado, innanzi ai loro corpi può comparire il più freddo e striminzito parapetto del letto. Torna la metafora estetica del taglio, per avvertirci che la passione della protagonista è solo momentanea.

Per il filosofo Sartre, se qualcuno immagina, accade che la sua coscienza diventi essenzialmente libera. Così l’io soggettivo si renderebbe del tutto autonomo, rispetto all’alterità. Invece, se la coscienza stesse a percepire, le mancherebbe la sua libertà. Un’opera d’arte si pone in via certamente materiale, così, noi ci aspetteremmo che essa vada unicamente percepita. Invero, l’arte per Sartre sarà fruita con la sola facoltà dell’immaginazione. Sappiamo che lui segue un indirizzo filosofico di tipo essenzialmente esistenzialistico. Ciò significa che tutta la realtà si fa come tale solo in quanto essa appare nella coscienza d’un certo (singolo) uomo. L’io soggettivo che definisce una qualunque persona va costituendo ogni ente del mondo. La realtà si fa come tale perché un certo individuo ne ha la sua coscienza.

Questa conclusione definisce il tema filosofico della cosiddetta intenzionalità, che ciascuna mente umana porta sempre con sé. Sartre spiega che noi abbiamo inevitabilmente coscienza di qualcosa. Ciò vale sia per gli enti di tipo astratto, sia per quelli più semplicemente materiali. La necessità che noi ammettiamo il medium del di spiega il classico tema fenomenologico dell’intenzionalità. Però, nell’opera d’arte resta accettato che nessuno ha coscienza di quella in via solo percettiva. Un fenomeno estetico ha pure una dimensione concretamente materiale. Questa va intrinsecamente a richiamare un atto intenzionale, il quale risulta di stampo sempre immaginario.

Il deserto rossoNel film Il deserto rosso, sarebbe facile limitarsi a percepire il suono della nave mercantile. Durante la scampagnata dei dirigenti industriali, nella casetta del pescatore, solo Giuliana ha voglia d’immaginarlo, in maniera creativa. La sirena della nave letteralmente si trasferisce dentro la testa della donna. Giuliana è quasi un’esistenzialista, se in lei la realtà circostante deriva dall’apparenza della sua immaginazione. Nel contempo, la regia insiste a visualizzare il posizionamento della scenografia, più che i singoli oggetti. L’Ing. Corrado cerca d’avvicinarsi a Giuliana, ma lei ha già camminato oltre. Così, noi vediamo solo il posizionamento del primo sulla seconda. Le tubature industriali si percepiscono per i loro incroci spezzati (a zig-zag). Di nuovo, conta il loro posizionarsi. E’ il problema dell’intenzionalità, se parliamo di filosofia. La scelta fotografica di colorare alcuni elementi col rosso spinge l’osservatore ad isolarli, nel loro ipotetico calore. Presumibilmente, quelli avrebbero dovuto simboleggiare la rinascita (la rivitalizzazione) dal grigio mondo industriale. In realtà, i personaggi del film alla fine continueranno ad evitarsi. Giuliana non rinasce nemmeno sognando la sabbia rosa dell’isola Budelli, a La Maddalena.

Per Sartre, la coscienza di chi concettualizza può conoscere (grazie alla sua riflessione intellettuale) quella che, inizialmente, aveva soltanto percepito qualcosa. Invece, l’immaginazione si definisce come tale quando una persona prova a capire unicamente la mera intenzionalità. La coscienza di chi fantastica si delinea sempre riguardando l’inevitabilità della mente che si posizioni. Con l’immaginazione, succede che il fenomeno estetico venga inteso unicamente perché lo si deve intendere. Tramite l’opera d’arte, la coscienza contemplativa si riferisce solo al suo inevitabile farsi di se stessa. Non ci sono altri rimandi.

Con la fantasticheria, la coscienza si fa del tutto autonoma, attiva e spontanea. Di contro, percependo, accade che noi restiamo passivamente condizionati dal mondo in cui ci troviamo, tramite una precisa situazione esistenziale. Per Sartre, l’immaginazione si darà avendo la coscienza d’un fenomeno esteriore, che sfugga sia alla sensazione sia al pensiero. Innanzi all’opera d’arte, l’intenzionalità è letteralmente di tipo impercettibile. Ma essa non può unicamente (essenzialmente) riflettere. Ciò avviene dal momento che l’immaginazione si pone in via sempre esteriore, laddove il pensiero si trova necessariamente interiorizzato. L’intenzionalità, di stampo appena impercettibile, per Sartre va a nientificare la più immediata sensibilità del corpo. Con l’opera d’arte, il contemplatore sa finalmente che la coscienza è unicamente di se stessa. Allora immaginare significa intendere con la mente un oggetto che risulti solo posizionato dall’Io. Qui la coscienza non si fa più condizionare dal piano della realtà materiale (che invece va sempre percepita). L’immaginazione diventa per Sartre una vera e propria forma di negazione universale, ossia tanto del mondo concreto quanto di ciascuna riflessione intellettuale.

Nel film Deserto rosso, la protagonista Giuliana all’improvviso chiede all’Ing. Corrado se lui vota a destra oppure a sinistra. Lui rilancia: quella prima domanda ne aprirebbe una seconda, anche più importante: “Credi o non credi in Dio?”. L’Ing. Corrado ritiene che in ogni caso loro siano innanzi ad “un problema troppo grande da risolvere”. E’ il momento in cui la riflessione intellettuale si fa inutile, in mezzo ad una natura (la materia del mondo) che si percepisce come squamosa e viscida, complici gli scarichi industriali. Nel film Deserto rosso, la battuta del “Credi o non credi in Dio?” si risolve forse laicamente nel “Mi pare un problema che noi possiamo solo porre”. Alla nientificazione degli affetti fra le persone, s’accompagna la nientificazione dell’ambiente.

Il Delitto Mattarella, il trailer del film di Aurelio Grimaldi

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Il Delitto Mattarella, il trailer del film di Aurelio Grimaldi

Esce nei cinema –  il 2 luglio 2020, distribuito da Cine1 Italia, Il Delitto Mattarella per la regia di Aurelio Grimaldi, co-prodotto da Cine 1 Italia e  Arancia Cinema e in qualità d’investitore esterno dalla società Edilizia Acrobatica SpA, con il supporto della Sicilia Film Commission e Sensi Contemporanei. Il film si avvale di un ricco cast siciliano, composto da Antonio Alverario, Claudio Castrogiovanni, Nicasio Catanese, David Coco, Vincenzo Crivello, Francesco Di Leva, Donatella Finocchiaro, Lollo Franco, Sergio Friscia, Ivan Giambirtone, Leo Gullotta, Guia Jelo, Francesco La Mantia, Vittorio Magazzù, Tuccio Musumeci, Tony Sperandeo, Andrea Tidona.

Un vero e proprio tributo alla memoria di Piersanti Mattarella da parte degli attori siciliani coinvolti nel progetto che si avvale, a sua volta, di una troupe interamente siciliana. Aurelio Grimaldi da anni raccoglie materiali sul caso-Mattarella. Dopo l’elezione del fratello Sergio al Quirinale ha scritto una sceneggiatura densa di fatti e documenti, con l’intento di combattere l’oblio in cui è caduta la vicenda. Tra i personaggi le prime due cariche dello Stato, Sergio Mattarella e l’allora Presidente del Senato Pietro Grasso, che quel 6 gennaio 1980 era un giovane PM di turno e quindi titolare di inizio indagini sull’omicidio.

Piersanti Mattarella – sottolinea Grimaldi –  è una figura ingiustamente dimenticata. A Roma e Milano non esiste nemmeno una via a lui dedicata. La discrezione della impeccabile famiglia e del fratello Presidente della Repubblica sono senza pari”.

Il Delitto Mattarella, la sinossi

6 gennaio 1980. Il Presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella si sta recando a Messa con la sua famiglia. Un giovane si avvicina al finestrino dell’auto e spara a sangue freddo a Piersanti e lo uccide. Pur nel disorientamento del momento con una serie di depistaggi verso il terrorismo di sinistra, il delitto apparve anomalo per le sue modalità. Il giovane Sostituto Procuratore di turno, quel giorno dell’Epifania, sarà Pietro Grasso, futuro Procuratore Antimafia e Presidente del Senato. Le indagini saranno proseguite dal Giudice Istruttore Giovanni Falcone, che scoverà pericolose relazioni tra Mafia, Politica, Nar e neofascisti, banda della Magliana, Gladio e Servizi Segreti. Il film ricostruisce il clima politico che ha preceduto l’omicidio: protetto a Roma dal Segretario della DC e dal Presidente della Repubblica Pertini, Mattarella è totalmente avversato dai capicorrente siciliani del suo partito. Mattarella non disturbava solo gli equilibri in essere nella DC ma entrava a gamba tesa sugli affari e gli accordi tra politica e mafia, la quale, per l’omicidio Mattarella, si allea con l’estrema destra romana neofascista in cambio dell’evasione dal carcere Ucciardone del leader Concutelli. Ma l’omicidio Mattarella è anche la storia di una famiglia, di esseri umani, di valori e ideali perseguiti con sincero spirito di servizio e afflato solidale: aspetti che nel film hanno un ruolo centrale. Aurelio Grimaldi ripercorre quei tragici giorni con occhio attento e sensibile.

Il delitto di Ponticelli. L’ombra del dubbio: in arrivo la docu-serie Sky Original

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Arriva su Sky una nuova docu-serie che raccoglie materiali d’archivio e testimonianze inedite su un caso di cronaca nera ancora molto discusso. Il delitto di Ponticelli. L’ombra del dubbio è la docu-serie Sky Original prodotta da Sky e Groenlandia, dal 22 aprile in esclusiva su Sky Documentaries dalle 20.15 tutti gli episodi, in streaming solo su NOW e disponibile on demand.

La trama della docu-serie  Il delitto di Ponticelli. L’ombra del dubbio

È il 3 luglio 1983, Rione Incis, Ponticelli, Napoli. I corpi di Barbara Sellini e Nunzia Munizzi, di 7 e 10 anni, vengono ritrovati nel greto del torrente Pollena. Sono posizionati uno sopra l’altro, semi carbonizzati, ricoperti di ferite da arma da punto e taglio. L’autopsia rivelerà tentativi di abusi e violenze sessuali. “Il massacro di Ponticelli” lascia un segno indelebile, anche in una comunità abituata a contare i morti della feroce guerra di camorra in atto in quegli anni. Per quasi due mesi giornali e tv non parlano d’altro. Chi può aver compiuto un simile orrore? Nonostante in un primo momento le indagini si fossero concentrate su un pregiudicato che sembrava il colpevole perfetto, il 4 settembre 1983 vengono arrestati a sorpresa tre ragazzi incensurati, tra i 18 e i 20 anni: Ciro Imperante, Giuseppe La Rocca, Luigi Schiavo. Il processo tarda a partire e dopo quattro anni, tra Poggioreale e soggiorni obbligati, arriva la condanna, confermata in Appello e Cassazione. Ergastolo, fine pena mai – si legge sulla sentenza. Una sentenza che è la conseguenza di una serie di testimonianze e confessioni su cui si estende l’ombra lunga del dubbio dovuta a presunte violenze perpetrate durante gli interrogatori e a un possibile ruolo giocato dalla camorra.

Dal 2015 Ciro, Luigi e Giuseppe sono uomini liberi, dopo aver trascorso più di 27 anni di carcere insieme, nella stessa cella, professandosi ogni giorno innocenti. Nell’estate 2022, dopo tre richieste di revisione respinte, la Commissione antimafia ha votato all’unanimità la proposta di indagare sulle infiltrazioni camorriste che avrebbero inquinato le indagini. Oggi i tre sono in attesa che una nuova Commissione proceda con l’audizione dei testimoni chiave e con la tanto sperata revisione del processo. E se chi avesse ucciso le due bambine fosse ancora in giro? E se Ciro, Giuseppe e Luigi fossero davvero vittime di uno dei più grandi errori giudiziari della storia del nostro paese?

A quasi quarant’anni dal massacro, il caso è tornato alla ribalta coinvolgendo anche il governo. I tre accusati tornano a parlare della loro storia in questa docu-serie in quattro episodi. Oggi Giuseppe, Ciro e Luigi continuano la loro battaglia per ottenere la revisione del processo, in attesa che una nuova Commissione Parlamentare proceda con l’audizione dei testimoni chiave.

Il delitto di Ponticelli. L’ombra del dubbio è una docu-serie Sky Original, prodotta da Sky e Groenlandia. Di Emanuele Cava, scritta da Matteo Billi, Emanuele Cava con Shadi Cioffi. Regia di Christian Letruria. In esclusiva tutti gli episodi su Sky Documentaries dalle 20.15 del 22 aprile, in streaming solo su NOW e disponibile anche on demand.

Il Delitto di Cogne, curiosità e opinioni sul documentario in onda su Sky

In prima tv su Sky, domenica 30 e lunedì 31 gennaio alle 22.55, andrà in onda il documentario in due puntate Il Delitto di Cogne, che si prefigura di ricostruire la vicenda giudiziaria e mediatica che venne messa in piedi intorno al delitto efferato che vide protagonista il povero Samuele, di soli 3 anni.

Sono passati vent’anni da quella sciagurata mattina in cui il piccolo venne trovato morto nel letto dei genitori, nella loro villetta nei pressi di Cogne, un paesino montano in Val D’Aosta. Le molte domande ancora aperte, il processo, le fasi della difesa, e l’epilogo con la condanna dell’unica indiziata, la madre, Annamaria Franzoni, sono il fulcro di questo documentario che racconta gli eventi attraverso la voce di chi li ha vissuti in prima persona.

Le voci coinvolte sono infatti quelle dei giornalisti – tra cui Alessandra Comazzi de La Stampa, Michele Cucuzza e Gigi Iorio, il primo fotoreporter ad arrivare sulla scena del crimine – che hanno raccontato in prima persona quello che hanno vissuto e visto insieme alle testimonianze del Procuratore Capo di Aosta, Maria del Savio Bonaudio, e dell’avvocato della Franzoni, Carlo Taormina.

Il Delitto di Cogne

Un delitto racchiuso in soli 8 minuti: tra le 8:16, quando Annamaria esce di casa con l’altro figlio Davide, fino alle 8:24, orario in cui dice di essere rientrata. In mezzo, il mistero. Un mistero che per anni è stato raccontato con ossessione da tutti i media. Otto minuti che hanno cambiato la vita di una famiglia e il modo di raccontare il crime in Italia. Come accadde anche con la tragedia di Vermicino, anche in questo caso la stampa (qui anche la televisione) raccontò la vicenda minuto per minuto, udienza per udienza, con la costruzione di un vero e proprio caso mediatico che uscì dalle aule dei tribunali e dalle stanze delle indagini, per entrare nelle case di tutti gli italiani che volevano sapere se davvero questa donna aveva ucciso suo figlio.

Il Delitto di CogneIl 21 maggio del 2008, a sei anni dall’infanticidio, la Corte Suprema di Cassazione ha riconosciuto colpevole Annamaria Franzoni condannandola in via definitiva a 16 anni.

Il Delitto di Cogne è una produzione originale Crime+Investigation, prodotto da Simona Ercolani di Stand By Me per A+E Networks Italia. Scritto da Simone Passarella, a cura di Lorenzo De Alexandris, produttore esecutivo Fabrizio Forner. La regia è di Claudio Pisano.

Come spesso accade in questo tipo di prodotti, il racconto è molto classico, legato a testimonianze, immagini di repertorio anche molto forti, interviste e resoconti dei protagonisti dell’epoca. Tra tutte le testimonianze riportate, però, sicuramente quella dell’Avvocato Taormina, difensore di Franzoni, è tra quelle più interessanti e sfumate, la vera cartina di tornasole di un caso che presenza ancora oggi moltissimi interrogativi.

L’omicidio di Samuele Lorenzi

L’omicidio di Samuele Lorenzi ha avuto una rilevanza mediatica inconsueta, qualcuno dice grazie al magnetismo enigmatico emanato da Annamaria Franzoni, ed è diventato uno di quei casi di cronaca nera rimasti impressi nel ricordo collettivo, un caso che, a distanza di tanti anni, divide ancora l’opinione pubblica in innocentisti e colpevolisti. Gli stessi che, all’epoca, hanno posto al centro del loro interesse non la ricerca dell’assassino di Samuele, ma la condanna o meno di sua madre.

Il Delitto del 3° Piano, il trailer del film con Laetitia Casta

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Il Delitto del 3° Piano, il trailer del film con Laetitia Casta

Uscirà al cinema il 16 aprile Il Delitto del 3° Piano, il nuovo film di Rémi Bezançon con Laetitia Casta, Guillaume Gallienne e Gilles Lellouche, distribuito da Notorious Pictures.

Ambientato in un elegante palazzo borghese, il film racconta la storia di Anna, appassionata di cinema hitchcockiano, e di suo marito Pierre, celebre autore di thriller, una coppia borghese in crisi, immersa in una quotidianità raffinata ma logorata dalla routine.

Quando i due iniziano a osservare i nuovi vicini del terzo piano, quello che nasce come un gioco voyeuristico si trasforma ben presto in un’ossessione. Una scomparsa improvvisa e una serie di indizi inquietanti li spingono a credere di trovarsi davanti a un delitto, dando avvio a un’indagine sempre più pericolosa…

Dopo il successo de Il primo giorno del resto della tua vita (2008), Bezançon torna alla commedia, con un racconto che intreccia thriller e omaggi cinefili, in un confine sospeso fra realtà e finzione. Il Delitto del 3° Piano, infatti, è anche un esplicito e dichiarato omaggio al cinema di Alfred Hitchcock. Tra suspense e ironia, il regista firma un’opera che alterna tensione e leggerezza, mescolando registri e suggestioni visive, in cui il “mistero” diventa il motore di una possibile riconnessione emotiva.

Mi interessava giocare con la porosità tra il reale e la finzione”, spiega il regista. “E, in fondo, mi piaceva l’idea che ciò che salva una coppia sia proprio la finzione”.

Protagonisti tre volti noti del cinema francese contemporaneo: Laetitia Casta, qui in un ruolo centrale che gioca sul confine tra immaginazione e realtà; Gilles Lellouche, già collaboratore di Bezançon, che torna alla commedia dopo numerosi ruoli drammatici; e Guillaume Gallienne, attore della Comédie-Française, alle prese con un personaggio ambiguo.

Il Delitto del 3° Piano è un gioco al massacro raffinato, divertente, elegante ed ironico, un omaggio al cinema di Hitchcock che esplora il desiderio, la paranoia e le crepe nascosti dietro ogni porta chiusa.

Il debutto di Fallout – Stagione 2 su Rotten Tomatoes è all’altezza del punteggio quasi perfetto della Stagione 1

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Fallout – Stagione 2 sta già facendo parlare di sé, dato che Prime Video ha annunciato che la nuova stagione debutterà un giorno prima del previsto. L’adattamento del videogioco ha superato le aspettative e ha persino superato il suo debutto quasi perfetto della prima stagione su Rotten Tomatoes.

Su Rotten Tomatoes, la seconda stagione di Fallout ha debuttato con un punteggio perfetto del 100% basato su 25 recensioni della critica. Questo risultato è da confrontare con le recensioni della prima stagione, che ha ottenuto un punteggio impressionante e quasi perfetto del 93% basato su 133 recensioni. Alcuni critici della seconda stagione hanno affermato che la nuova stagione è “migliore della prima” e che questa stagione è “cupo, violento e divertente”.

Fallout è basato sulla serie di videogiochi omonima, iniziata nel 1997 con l’uscita del primo gioco, fino all’ultima aggiunta, Fallout 76, uscita nel 2018. I giochi sono ambientati in un mondo post-apocalittico e sono giochi di ruolo d’azione in cui bisogna sopravvivere all’ambiente circostante e ai nemici che possono spuntare all’improvviso.

Il Debito: recensione del film con Jessica Chastain

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Il Debito: recensione del film con Jessica Chastain

Il Debito di John Madden, remake di HaHov, film israeliano del 2007 diretto da Assaf Bernstein, racconta la storia di tre giovani agenti del Mossad, David, Stefan e Rachel, i quali nel 1966 si trovano nella Berlino Est per catturare il famigerato criminale nazista Vogel, conosciuto come Il chirurgo di Birkenau, per processarlo in Israele.

I tre giovani portano dentro gli orrori della guerra, a qualcuno di loro sono venute a mancare persone care e questo è il loro modo di cercare giustizia. La tensione è alta e qualcosa non va secondo i piani…l’operazione fallisce ma i tre agenti decidono di insabbiare il caso. A distanza di trent’anni però, la verità verrà inevitabilmente a galla e toccherà a Rachel saldare il debito con la propria coscienza, la propria famiglia e il proprio popolo.

Il Debito, il film

Il Debito è un film con delle alte potenzialità, legate soprattutto ai temi della guerra e dell’antisemitismo che però non sono approfonditi a dovere; il regista li accenna soltanto. L’importanza della verità, l’enorme senso di colpa che deriva dal vivere nella menzogna, il conflitto tra la ragione di stato e del cuore, la tradizione ebrea sono elementi solo rintracciabili, quando avrebbero potuto essere il motore di un film di qualità.

Il Debito film

Evidentemente John Madden ha preferito puntare sulle caratteristiche tipiche di un thriller best-seller come i colpi di scena, i combattimenti e le storie d’amore. Nessun dubbio sulla qualità degli attori, in grado di mimetizzarsi, di cambiare accento e modo di muoversi; in particolare non si può fare a meno di citare Jessica Chastain (The Tree of life) e Helen Mirren che hanno rappresentato in maniera realistica la sofferenza di una Rachel rispettivamente giovane nel ’66 e anziano 30 anni dopo. Deludente invece il famoso Sam Worthington (Avatar), incapace di esprimere i celati tormenti del giovane David.

Ma è nel finale che il film trova il suo momento peggiore. Se inizialmente, grazie ai colpi di scena, alla bravura degli attori, ai colori della fotografia, le atmosfere e costumi d’epoca e ai temi, anche se solo accennati dell’olocausto, il film scorreva e destava l’attenzione, nel finale quell’armonia sembra cedere. Tutto si fa caotico e si chiude frettolosamente e il debito dello stato israeliano alla fine passa in secondo piano. Il Debito uscirà nelle sale italiane il 16 settembre con il titolo tradotto Il Debito.

Il DCU è già nei guai? Le cose sembrerebbero non andare … “lisce” nei DC Studios

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La notizia che la Warner Bros. Discovery ha pianificato di riavviare essenzialmente il suo universo cinematografico DC (ufficiosamente soprannominato DCEU) con James Gunn e Peter Safran che assumono il ruolo di co-responsabili dei neo-costituiti DC Studios è sembrata andare a genio alla maggior parte dei fan, in particolare a quelli che erano dell’opinione che il franchise avesse un estremo bisogno di una revisione da molti anni.

James Gunn ha annunciato diversi progetti nell’ambito dell’annuncio ufficiale della nuova era denominata “Gods and Monsters“, tra cui Superman: Legacy, Batman: The Brave and the Bold, Supergirl: Woman of Tomorrow, The Authority, Swamp Thing, oltre a una serie di show animati e live-action della HBO Max.

James Gunn ha anche chiarito che questa è solo la prima parte di questo progetto, a cui se ne aggiungeranno molti altri. Il regista ha dimostrato di essere abile nel destreggiarsi tra diversi progetti contemporaneamente, ma c’era comunque il timore che sarebbe pututo essere anche troppo per uno come lui, soprattutto se si tiene conto del fatto che attualmente sta co-gestendo uno studio cinematografico, scrivendo e dirigendo Superman: Legacy e supervisionando (o almeno partecipando) a numerosi altri film e serie tv. È molto, e sembra che le cose non stiano andando così bene come James Gunn vorrebbe farci credere.

Durante l’episodio di questa settimana di The Hot Mic, Jeff Sneider (fonte che si è rivelata tra le più attendibili a Hollywood) afferma che, secondo la sua fonte, il DCU è un “casino”. Non condivide molti altri dettagli, ma aggiunge che è sorpreso che altri organi di stampa non abbiano riportato quanto ha sentito.

Onestamente, se questo fosse vero, non sarebbe una sorpresa, considerando la quantità di lavoro che comporta la costruzione di un intero universo cinematografico e televisivo, praticamente dalle fondamenta, e non dovrebbe essere necessariamente motivo di preoccupazione.

È inevitabile che ci siano alcuni problemi iniziali mentre James Gunn e Peter Safran si stanno organizzando, e non possiamo immaginare che abbiano pensato che non avrebbero incontrato alcuni problemi importanti prima che questo franchise rinnovato cominciasse a prendere forma.

Se le cose sono ancora più caotiche di quanto pensiamo, potremmo leggere maggiori dettagli a breve. Per ora rimaniamo ottimisti e aspettiamo almeno di vedere come procedono Creature Commandos e Superman: Legacy prima di dare per spacciato il DCU!

Il Daredevil di Charlie Cox farà altre apparizioni nel MCU oltre a “Born Again”?

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Il ritorno di Charlie Cox nei panni di Matt Murdock in Daredevil: Born Again sembra una benedizione dall’alto, ma l’attore ha aspirazioni più alte della sua serie televisiva. In seguito a un panel al FanExpo di Chicago, ScreenRant ha riferito che Cox è interessato ad allargare le sue ali Marvel. Oltre a recitare in una serie tutta sua, l’attore di Daredevil spera di tornare a recitare in altre proprietà Marvel. Nell’era Disney+, Matt ha avuto dei piccoli camei in She-Hulk e Echo nei panni dell’avvocato acrobatico. L’attore ha dichiarato che gli piacerebbe realizzare altri spin-off, soprattutto dopo la sua collaborazione con Tom Holland in Spider-Man: No Way Home. Cox ha dichiarato:

“Essere nel film di Spider-Man mi è sembrato un grande passo solo in termini di molte persone che fanno riferimento a questo film quando le incontro. Credo che non si possa sottovalutare quanto sia importante quando questi personaggi hanno una storia nei fumetti. Quando poi ci scontriamo sullo schermo, significa davvero molto per i fan, e lo capisco. Lo penso anch’io adesso. L’idea di Matt Murdock e Peter Parker insieme è così iconica. Spero che in futuro potremo fare altre cose insieme, perché è davvero divertente. Questa è la cosa più importante: che si presentino queste opportunità”.

Charlie Cox fa riferimento al più grande punto di forza della Marvel: Il divertimento. Sebbene in passato sia gli attori che i fan si siano mostrati stanchi riguardo al futuro della Marvel, Cox ha la giusta idea di ciò che rende il marchio così popolare.

Daredevil e Spider-Man potrebbero essere la prossima fase della Marvel

La Marvel può andare in molte direzioni diverse in futuro. I fan non vedono l’ora di avere una nuova iterazione degli X-Men, soprattutto dopo il successo di X-Men ’97 e Deadpool & Wolverine. Ma non c’è motivo per cui, nel frattempo, non si debba perseguire qualcosa che ha dimostrato di funzionare. In Spider-Man: No Way Home, Matt e Peter si incontrano per la prima volta e il pubblico è impazzito. Vedere questi due personaggi storici insieme sullo schermo non è stata una cosa da poco. Questa apparizione non è stata solo un’emozione per i nostalgici dei fumetti. Cox e Holland hanno un’innegabile chimica che dovrebbero perseguire in futuro.

La loro dinamica è molto lontana dal rapporto tra Peter e Tony Stark (Robert Downey Jr.), ma nel modo migliore possibile. Il loro scambio comico porterebbe una nuova prospettiva al MCU, che molti desiderano da tempo. I rapporti promettenti su Spider-Man 4 indicano che Holland non è ancora fuori dai giochi della Marvel, quindi potrebbe esserci ancora l’opportunità di vedere questi due insieme. Mentre i fan aspettano che questo prenda forma, possono assistere al ritorno di Cox in Daredevil: Born Again su Disney+ nel marzo 2025.

Il Daily Bugle mostra su Tumblr graffiti di Spider-Man

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Il Daily Bugle mostra su Tumblr graffiti di Spider-Man

Il profilo Tumblr del Daily Bugle ha postato delle foto di graffiti che rappresentano il “nostro amichevole Spider-Man di quartiere”.  Le foto, che ovviamente rientrano nella massiccia campagna virale del film, sono accompagnate da questo commento:

JJJ una volta scrisse un articolo denunciando la maledizione di graffiti – “cartelloni del teppista” – e chiese un giro di vite in tutta la città. Ma a volte una maledizione è una benedizione. Queste pareti sono coperte in “arte illegale” – ma questo vicolo non è mai stato più sicuro.

Ecco le opere di cui si parla:

the amazing spider-man 2 graffiti Daily BugleDi seguito la Fotogallery del film:

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Come sempre ricordiamo che nel film ritorneranno i protagonisti  e  ai quali si aggiungono  in Electro, ​​ come Harry Osborn, il villain Paul Giamatti . Tutte le news sul film le trovate nel nostro speciale: The Amazing Spider-man 2Mentre per tutte le info sul film vi segnaliamo la nostra Scheda Film: The Amazing Spider-man 2La pellicola è diretta ancora una volta da  su una sceneggiatura di   ed uscirà il 2 Maggio 2014.

Ecco anche la trama del film:

In The Amazing Spiderman 2, per Peter Parker (Andrew Garfield), vive una vita molto la occupata – tra prendere i cattivi come Spider-Man e passare il tempo con la persona che ama, Gwen (Emma Stone); diplomato ormai ha lasciato le scuole superiore e non ha dimenticato la promessa fatta al padre di Gwen di  proteggerla – ma questa è una promessa che semplicemente non può mantenere sempre. Le cose cambieranno per Peter quando un nuovo cattivo, Electro (Jamie Foxx), emerge dagli abissi della città, e un vecchio amico, Harry Osborn (Dane DeHaan), ritorna, e fa riemergere nuovi indizi sul suo passato.

Fonte: CBM