Durante la conferenza stampa di oggi, giovedì 17 luglio, è
stato annunciato il programma ufficiale del 67° Festival del film
Locarno 2014. Il Presidente del Festival, Marco
Solari, commenta: “Alta qualità artistica e tecnica,
efficienza operativa, rigore finanziario, sono la base del nostro
lavoro quotidiano. Questa è la combinazione che colloca Locarno tra
i festival internazionali che contano. Dobbiamo però essere vigili
in merito alle strutture che devono sapersi continuamente
rinnovare.”
Saranno inoltre presenti a Locarno,
fra gli altri, Dario Argento, Olivier Assayas, Luc Besson,
Juliette Binoche, Garrett Brown, Suzanne Clément, Pedro Costa,
Julie Depardieu, Lav Diaz, Víctor Erice, Mia Farrow, Florian David
Fitz, Hippolyte Girardot, Melanie Griffith, HPG, Fernand Melgar,
Armin Mueller-Stahl, Rita Pavone, Alex Ross Perry, Matías Piñeiro,
Jonathan Price, Martín Rejtman, Eran Riklis, Jason Schwartzmann,
Nansun Shi, Aleksandr Sokurov, Andrea Štaka, Agnès Varda, Paul
Vecchiali.
Il programma con la selezione dei film, gli ospiti e gli eventi
è consultabile sul sito Pardo Live, visitando le diverse
sezioni:
Piazza Grande: i 16 film proiettati in Piazza
Grande, la sala cinematografica all’aperto che riunisce ogni sera
fino a 8’000 spettatori.
Concorso internazionale: 17 lungometraggi, di
cui 13 in prima mondiale, in competizione per il Pardo d’oro.
Il regista e maestro di effetti
speciali americano Douglas Trumbull riceverà il primo Vision Award
– Electronic Studio del Festival del film Locarno. Questo nuovo
riconoscimento intende omaggiare e valorizzare personalità che, con
il loro lavoro dietro le quinte e le loro creazioni, hanno
contribuito ad allargare gli orizzonti del cinema.
La 66a edizione del Festival del
film Locarno (7-17 agosto 2013) renderà omaggio all’artista di
effetti speciali proiettando 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick (1968), Incontri
ravvicinati del terzo tipo di Steven Spielberg (1977) e il film da lui
diretto Silent Running (1972). Il pubblico del Festival avrà
poi l’occasione di partecipare a due esclusive masterclass con
Trumbull, che condividerà i segreti dietro alla lavorazione dei
capolavori Blade Runner, 2001: Odissea nello spazio e
Incontri ravvicinati del terzo tipo.
Il Direttore artistico Carlo
Chatrian dichiara “Douglas Trumbull è una personalità unica non
solo all’interno del panorama del cinema americano. Regista,
sperimentatore, creatore di soluzioni visive che hanno fatto
viaggiare l’immaginario delle persone e che hanno segnato alcune
delle pietre miliari del cinema; Trumbull è qualcuno che ha sempre
saputo guardare un po’ più avanti degli altri. Lo ha fatto da una
posizione ostinatamente indipendente che lo avvicina ai grandi
artigiani-maestri del cinema. Registi come Kubrick, Spielberg,
Scott e Malick lo hanno voluto al loro fianco per accompagnare il
loro desiderio di innovare. La voglia di invitarlo a Locarno a
condividere con il pubblico la sua lunghissima esperienza mi ha
fatto pensare a un nuovo premio da dedicare ad artisti che, come
lui, sono riusciti a sorprendere il nostro sguardo con immagini (e
suoni) inediti“.
Douglas Trumbull (Los Angeles,
1942) ha partecipato alla realizzazione di classici come 2001:
Odissea nello spazio di Stanley Kubrick (1968), Incontri
ravvicinati del terzo tipo di Steven Spielberg (1977), Star
Trek di Robert Wise (1979), Blade Runner di Ridley Scott (1982) o The Tree of Life di
Terrence Malick (2011). Oltre a consulenza e supervisione di
effetti speciali, Douglas Trumbull ha prodotto e diretto diverse
pellicole, fra le quali Silent Running (1972, con Bruce
Dern) o Brainstorm (1983, con Christopher Walken e Natalie
Wood), come anche alcuni cortometraggi. Trumbull ha ottenuto tre
nomination agli Oscar ed è stato premiato con lo Scientific and
Engineering Award (1993) e il Gordon E. Sawyer Award (2012)
dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences.
Il primo Vision Award è sostenuto
da Electronic Studio, Official Technical Partner del Festival.
La 66a edizione del Festival del
film Locarno avrà luogo dal 7 al 17 agosto 2013; le richieste di
accredito stampa sono aperte fino al 9 luglio 2013.
Il Festival presenterà l’intera opera
cinematografica del regista: una quarantina di pellicole che
saranno proiettate nelle migliori copie disponibili in 35mm. Come
per la retrospettiva dedicata a Ernst Lubitsch (2010) e quella a
Vincente Minnelli (2011), le proiezioni saranno accompagnate da
presentazioni di cineasti, attori e critici cinematografici
presenti a Locarno.
Da appena un mese è uscita al
cinema la prima parte dell’ultimo capitolo di Harry Potter, che già
è uscita la locandina della Parte II de I Doni della morte.
Da appena un mese è uscita al
cinema la prima parte dell’ultimo capitolo di Harry Potter, che già
è uscita la locandina della Parte II de I Doni della morte.
Ecco la foto:
Dalla locandina pare che le tre
sagome, chiaramente il nostro trio preferito, guardino da lontano
il castello di Hogwarts pronti ad andare a cercare quello che serve
loro affinchè il male venga sconfitto per sempre…
Dopo la lunga serie di locandine e
caracter poster di Harry Potter e i DOni della Morte Parte I, ecco
finalmente un affascinante poster per Bellatrix Lastrange, la
cattiva più cattiva, dopo l’Oscuro Signore, che ostacolerà i nostri
eroi Harry, Ron e Hermione nella loro ricerca degli Horcrux.
Dopo la lunga serie di locandine e
caracter poster di Harry Potter e i DOni della Morte Parte I, ecco
finalmente un affascinante poster per Bellatrix Lastrange, la
cattiva più cattiva, dopo l’Oscuro Signore, che ostacolerà i nostri
eroi Harry, Ron e Hermione nella loro ricerca degli Horcrux.
Ricordiamo, anche se forse è
superfluo, che la perfida Bellatrix ha le fattezze di Helena
Bonham-Carter.
Nuova locandina internazionale di Buried – Sepolto, il film di
Rodrigo Cortes con Ryan Reynolds nei panni di un uomo che
deve combattere contro il tempo per riuscire a scoprire come mai si
trova in una cassa sotto terra, con pochissima aria a disposizione,
un accendino e un cellulare.
Secondo The Wrap, Michael Bay
è ufficialmente entrato in trattative con la Warner Bros. per
dirigere il cinecomic Lobo, tratto dall’omonimo
fumetto DC su un cacciatore di taglie intergalattico (un po’ la
risposta a Cable o Punisher della Marvel).
Inizialmente si era parlato di
Guy Ritchie, ma il regista aveva abbandonato il
progetto per sviluppare Sherlock Holmes: Gioco di Ombre.
Bay è dunque diventato il nome in
cima alla lista dei papabili registi, mentre la sceneggiatura del
film è stata da tempo affidata a Jason Fuchs
(Wonder Woman). Una volta che lo script sarà
terminato, la Warner Bros. avanzerà la proposta e solo allora
sapremo se l’accordo si farà.
La sua finalizzazione potrebbe
subire dei ritardi o addirittura non realizzarsi nel caso in cui i
costi di produzione si rivelino troppo sostenuti. Secondo
l’Hollywood ReporterLobo
richiederebbe oltre 200 milioni di dollari di budget, una cifra
esageratamente alta per uno standalone d’esordio come questo,
oltretutto su un personaggio che molti spettatori non hanno mai
sentito nominare.
Il progetto poi
potrebbe subire il limite R-Rated, e la Warner Bros. non sembra
entusiasta all’idea di dover investire così tanto denaro su una
pellicola rischiosa. Bay, almeno per quanto ne sappiamo, sarebbe
d’accordo con questa politica.
Il Main Man sarà
finalmente scatenato sul grande schermo? È quello che sembrano
indicare le ultime indiscrezioni: Lobo sarà il
prossimo personaggio dei fumetti DC ad arrivare nel DCU.
CBM ha sentito dire che la star
di AquamanJason
Momoa è in trattative o ha ottenuto il ruolo di
Lobo ormai da un po’ di tempo, e anche se gli
aggiornamenti sono stati scarsi nel 2024, una nuova voce di
MTTSH sostiene che un film solista con l’ultra –
violento cacciatore di taglie intergalattico è in fase di sviluppo
presso i DC Studios.
Non si fa menzione di Momoa, ma
diremmo che il suo coinvolgimento è una scommessa abbastanza sicura
considerando i precedenti rapporti commerciali e i suggerimenti
dell’attore stesso, anche se vale la pena notare che lui non ha mai
detto di essere specificamente disponibile per il ruolo di
Lobo.
“Quindi Lobo era… colleziono
fumetti, e non faccio più molto, ma è sempre stato il mio
preferito, e ho sempre voluto interpretare Lobo, perché ero
perfetto per il ruolo”, ha detto Momoa in un’intervista lo
scorso dicembre. “Voglio dire, ascolta. Se chiamano e mi
chiedono di interpretarlo, è un ca**o, sì. Non ho ricevuto quella
chiamata, quindi non voglio mettere in giro nessuna notizia falsa,
ma se mai mi chiamassero per chiedermi di interpretarlo, o anche
per fare un’audizione, io sono lì.”
Stranamente, Jason Momoa in realtà pensava di essere
stato scelto come Lobo quando Zack
Snyder lo ha scelto come Aquaman.“Pensavo che avrei interpretato Lobo fin dall’inizio”, ha
spiegato. “Ho fatto il provino per Batman, e quasi non mi
presentavo, perché pensavo, ‘È stupido. Non sarò io. Perché faccio
il provino per Batman?’ Ma era solo un’audizione ordinaria, e poi
vengo chiamato subito dopo l’annuncio di Affleck, e dico, ‘Oh,
cazzo, certo, interpreterò il cattivo tipo.’ Quindi ho pensato,
‘Sì, entrerò, li picchierò [Batman e Superman] e morirò, come faccio
io.'” “Mi hanno chiamato in ufficio e mi sono detto, ‘Beh, sai chi
interpreterai?’ Io dico: “Sì, Lobo! Certo, è l’unico che può
combattere Batman e Superman”. [Il regista Zack Snyder era]
confuso, e allora mi chiedo, ‘Cosa? Chi diavolo dovrei
interpretare?’ E poi, vorrei che l’avesse registrato, perché ha
detto “Aquaman” e io ho messo su una faccia delusa.”
Chi è Lobo nei fumetti DC?
Lobo, come ben sanno i fan della DC,
è un cacciatore di taglie a pagamento proveniente dal pianeta
Czarnia. Si tratta di un personaggio profondamente malvagio, che
antepone la violenza brutale e insensata a tutto il resto, che non
rinuncia però occasioni per divertirsi, cosa che comprende
l’ubriacarsi pesantemente e l’avere rapporti sessuali in lungo e in
largo nell’universo. Un personaggio dunque controverso, che in
Jason Momoa troverebbe il giusto interprete,
essendosi già distinti come un ottimo e dissacrante Aquaman. Si
devono però attendere notizie ufficiali in merito al suo
coinvolgimento, solo a quel punto si potrà scoprire come l’attore
sceglierà di caratterizzare Lobo.
Stando a quanto riporta The Wrap, la Warner Bros ha assunto lo
sceneggiatore di Wonder Woman,
Jason Fuchs, per lavorare allo script del film su
Lobo. Le ultime indiscrezioni che avevamo
sentito in merito a un tale progetto risalivano al
2012, quando Brad Peyton, regista di San Andreas, aveva firmato per
sedere dietro la macchina da presa. Il lungo silenzio però aveva
fattosospettare che il progetto fosse naufragato, invece a quanto
pare non è così.
Non sappiamo cosa abbia spinto la
produzione a smuovere le acque intorno a un progetto che sembrava
alla deriva, ma possiamo valutare il successo di
Deadpool (film R-rating) come un buon
incentivo a chi voleva portare al cinema un personaggio come Lobo
non certo adatto ai più piccoli.
La prima sceneggiatura era stata
scritta da Don Payne, ma le notizie di oggi
raccontano che Fuchs avrà un approccio personale alla
sceneggiatura, e una nuova immagine di Lobo.
Sembra sempre più probabile che
Lobo, Main Man, faccia il suo debutto nel DCU in Supergirl:
Woman of Tomorrow. Una voce recente affermava che i DC
Studios fossero interessati a coinvolgere Jason Momoa per un ruolo non rivelato
nel film, portando alla speculazione che Lobo farà
la sua apparizione. Ora, MTTSH riferisce che l’Ultimo
Czarniano avrà effettivamente un ruolo da svolgere nel
progetto.
Anche se tutto ciò sembra indicare
che Momoa si vestirà da Lobo in Supergirl:
Woman of Tomorrow, vale la pena tenere presente che
non abbiamo ancora la conferma ufficiale che questo sia il
personaggio a cui si riferiva la star di Aquaman
quando ha indicato di che stava progettando di lasciarsi alle
spalle il Re di Atlantide e fare il salto nel DCU.
Tutto quello che sappiamo
su Supergirl: Woman of Tomorrow
Il progetto, adattato da una serie di fumetti del 2022 con lo
stesso titolo, di Tom King e Bilquis
Evely, porta Supergirl lontano dalla Terra mentre viaggia
attraverso il cosmo con il suo fidato cane, Krypto il Supercane,
per sfuggire a una vita perennemente all’ombra di suo cugino,
Superman. Incontra una ragazza
aliena di nome Ruthye, decisa a vendicare la morte di suo padre, e
recluta Supergirl per aiutarla.
Milly Alcock ha ottenuto il ruolo
principale di Kara Zor-El nel film sui supereroi a gennaio, dopo la
sua interpretazione nella prima stagione di “House of the Dragon” della HBO che ha
attirato l’attenzione del co-direttore della DC James Gunn. Alcock ha fatto un provino per il
ruolo – incluso indossare il costume di Supergirl – sul set di
Superman.
Quando Gunn annunciò per la prima
volta il progetto “Supergirl” nel gennaio 2023 insieme al co-capo
Peter Safran, “Non è esattamente la Supergirl
che siamo abituati a vedere”, ha detto Gunn. Si dice che
questa versione di Kara Zor-El sia “meno seria e più spigolosa
dell’iconica supereroina“, in quanto Gunn cerca di
allontanarsi dalle “precedenti rappresentazioni della Ragazza
d’Acciaio, in particolare la lunga serie della CBS/CW interpretata
da Melissa Benoist“.
Una
precedente indiscrezione affermava che il progetto è
attualmente alla ricerca di attori per interpretare il cattivo Krem
delle colline gialle, maschio, dai 25 ai 45 anni, e l’alleata di
Kara Zor-El, Ruthye Marye Knoll, dai 13 ai 16 anni. Woman of
Tomorrow sarà il secondo film del DCU a uscire nelle
sale dopo Superman di James
Gunn.
Mercoledì 5 Dicembre, a partire dalle ore 18:30 su
Cinefilos.it sarà possibile seguire la diretta streaming della
premiere mondiale del film Les Misérables
Continue
Albert Camus,
chiamato a sintetizzare il senso del suo romanzo più celebre,
scriveva: «Qualsiasi uomo che non piange al funerale di sua
madre rischia di essere condannato a morte». Con questa frase
si entra subito nel cuore de
Lo straniero, opera cardine della letteratura del
Novecento, che François Ozon ha scelto di adattare
e presentare in concorso a Venezia 82. Una sfida
enorme, considerato che ogni lettore si è già costruito un suo
Meursault interiore, e che dal 1967 – anno del
film di Luchino Visconti con Marcello Mastroianni – nessun
altro regista aveva più tentato un confronto diretto con il
testo.
Meursault, l’uomo assente
Algeri, 1938. Meursault è un impiegato qualunque,
con un reddito appena sufficiente a vivere. Sua madre muore in un
ospizio, e lui assiste al funerale senza versare una lacrima. La
sua schiena drittissima, lo sguardo fisso e inafferrabile lo
rendono un corpo estraneo persino al dolore condiviso. Gli altri
piangono, ma lui resta impenetrabile, incapace di compiere un gesto
di vicinanza persino verso chi, affaticato, rimane indietro nel
corteo. È il primo segno di un’incolmabile distanza: la vita
scorre, ma Meursault sembra non appartenere a nulla.
Il giorno dopo si lascia trascinare in una relazione casuale con
Marie, e nella vita quotidiana che sembra scivolare via senza
scosse. Ma l’incontro con il vicino Raymond lo porterà a
invischiarsi in dinamiche violente, fino a un omicidio assurdo,
compiuto su una spiaggia abbagliante. «Ho ucciso un
arabo» dirà, in quella che Camus trasformava in una
condanna esistenziale più che giudiziaria.
Ozon tra fedeltà e tradimento
Ozon affronta il romanzo di
Camus consapevole che ogni adattamento è, inevitabilmente, un
tradimento. Sceglie di essere fedele alla lettera nella prima
parte, che mette in scena quasi senza parole, con un ritmo lento e
sensoriale: funerali, giornate ripetitive, caldo insopportabile. Il
silenzio diventa linguaggio, la fisicità sostituisce
l’introspezione. La seconda parte, quella del processo e del
carcere, era per il regista la più temuta, perché è lì che il
romanzo diventa filosofia pura, flusso di coscienza. Il film opta
allora per una resa corporea, fisica, cercando di restituire le
vibrazioni interiori più che i discorsi razionali.
Il regista inserisce anche un elemento nuovo: l’uso di immagini
d’archivio per contestualizzare l’Algeri coloniale degli anni ’30.
Non potendo girare in Algeria per ragioni politiche, sceglie di
restituirne comunque la presenza, la bellezza e la tensione. Così,
l’estraneità di Meursault diventa anche quella di un francese in
mezzo a un popolo dominato: un borghese che guarda, che non
partecipa, che alla fine commette un atto irreversibile e
inspiegabile.
Un protagonista enigmatico
Il Meursault di Benjamin Voisin è il cuore del
film: corpo rigido, volto impenetrabile, assenza che si fa presenza
scenica. Come spiegava lo stesso attore, interpretare un
personaggio che “fa quasi nulla” è paradossalmente
uno sforzo fisico estenuante. L’interpretazione, vicina al modello
bressoniano di “attore come figura”, evita ogni psicologismo e
restituisce un uomo che osserva, consuma piccoli gesti quotidiani,
e non mente mai, nemmeno quando dovrebbe. È proprio questa
sincerità radicale a renderlo incomprensibile agli occhi della
società.
Accanto a lui, il film lavora sui personaggi femminili – in primis
Marie – che diventano un controcanto alla
tossicità maschile di figure come Raymond Sintès o
Salamano. Una scelta che amplia il romanzo,
introducendo una sensibilità contemporanea senza snaturarne la
sostanza.
Un film che interroga ancora oggi
Guardando Lo straniero di Ozon, si
percepisce come l’assurdo descritto da Camus non sia invecchiato.
Meursault resta un enigma, ma anche un individuo che rifiuta di
giocare la partita sociale, pagandone il prezzo più alto. Il film
non ha l’ambizione di risolvere il mistero del personaggio:
preferisce abitarlo, restituendo lo straniamento e la sensazione di
un mondo che non offre più appigli.
Con qualche lentezza e con un secondo atto forse leggermente meno
incisivo del primo, L’Étranger non raggiunge sempre la stessa
potenza visiva ed emotiva, ma conferma il coraggio di Ozon nel
confrontarsi con un classico incandescente, scegliendo la strada
della sottrazione e dell’opacità.
Lo straniero senza nome (1973), diretto e
interpretato da
Clint Eastwood, rappresenta uno dei primi passi dell’attore
nella regia dopo l’esperienza formativa sotto Sergio
Leone e Don Siegel. Questo film segna un
momento fondamentale nella sua filmografia, perché permette a
Eastwood di affermare uno stile personale: più cupo, allegorico e
moralmente ambiguo rispetto ai
western classici. Pur restando fedele a certe atmosfere del
genere, Eastwood introduce un linguaggio registico che accentua il
mistero e la tensione, delineando così il suo percorso di cineasta
indipendente e anticonformista.
Rispetto agli altri western di Eastwood, Lo straniero senza
nome si distingue per il tono fortemente metaforico e
quasi soprannaturale. Se nei film di Leone il pistolero solitario
era una figura mitica ma ancora umana, qui il protagonista assume
le sembianze di un fantasma vendicatore, sospeso tra l’aldilà e la
realtà. Questo spostamento accentua il lato morale e filosofico del
racconto, anticipando riflessioni che Eastwood svilupperà anche in
opere successive come Il
cavaliere pallido e, più avanti, Gli spietati, dove
il mito del West viene smontato e reinterpretato in chiave
critica.
Il film appartiene al
genere western ma lo declina in una chiave cupa, quasi gotica,
giocando con temi come la colpa, la vendetta, la paura e la
complicità silenziosa di una comunità. La cittadina in cui si
svolge la vicenda diventa una sorta di microcosmo corrotto,
popolato da uomini incapaci di assumersi responsabilità morali. Il
protagonista, enigmatico e implacabile, diventa lo strumento
attraverso cui si compie la resa dei conti, lasciando allo
spettatore il dubbio se si tratti di un uomo o di un’entità
soprannaturale. Nel resto dell’articolo analizzeremo nel dettaglio
il finale, cercando di comprenderne i significati nascosti.
La trama di Lo straniero senza nome
La storia si apre sull’arrivo
nell’apparentemente tranquilla cittadina di Lago di un misterioso
pistolero, mai visto prima da quelle parti. L’uomo si distingue
subito per la sbalorditiva abilità con le armi, uccidendo senza
problemi tre briganti lì presenti. Divenuto subito celebre in
città, questi viene approcciato dal neo eletto sindaco, il quale
gli racconta che il suo predecessore è stato recentemente ucciso in
modo quanto mai brutale da tre pistoleri. Questi hanno poi lasciato
la città promettendo di tornare per compiere ulteriori massacri.
Vista la sua bravura con le armi, allo straniero viene chiesto di
restare e proteggere i cittadini di quel luogo.
Inizialmente riluttante, il
misterioso pistolero finisce con l’accettare, allettato dalla
possibilità di poter chiedere qualunque cosa in cambio. Nell’attesa
che i tre criminali tornino in città, egli prova ad addestrare gli
stessi cittadini alla pratica delle armi, attirandosi però l’odio
di molti dei presenti, convinti che l’uomo porterà soltanto
ulteriori guai. La notizia che i tre briganti stanno realmente per
arrivare in città, però, fa nuovamente calare un clima di terrore
su questa. Lo straniero, nell’attesa, rivelerà di avere motivi
molto più personali di quanto si potrebbe pensare contro i tre in
arrivo.
La spiegazione del finale del
film
Nel terzo atto di Lo
straniero senza nome, la tensione raggiunge il culmine con
l’arrivo in città degli uomini di Stacey Bridges e dei fratelli
Carlin. Lago, interamente dipinta di rosso e trasformata in un
surreale scenario infernale, diventa il palcoscenico della resa dei
conti. Gli abitanti, incapaci di difendersi davvero, vengono
facilmente sopraffatti e radunati nel saloon. Quando tutto sembra
perduto, lo Straniero ritorna in scena: appare come un’ombra
vendicatrice, colpisce dall’oscurità e mette in atto un castigo
tanto crudele quanto inevitabile.
La violenza si concentra in momenti
simbolici: il fratello Carlin frustato fino alla morte con la
stessa modalità subita anni prima dal marshal Jim Duncan, e
l’eliminazione di Bridges e dei restanti fuorilegge uno dopo
l’altro, come in un rituale di purificazione. Alla fine, la città è
devastata, le fiamme avvolgono gli edifici, e lo Straniero si
allontana nuovamente nel deserto, dissolvendosi tra le onde di
calore. L’ultimo scambio con Mordecai davanti alla tomba appena
incisa con il nome di Jim Duncan suggella il mistero: l’identità
del cavaliere senza nome resta sospesa tra realtà e leggenda,
lasciando spazio a interpretazioni contrastanti.
Il finale ha pertanto dato vita a
numerose teorie. Una lettura concreta vede lo Straniero come il
fratello del marshal ucciso, tornato per vendicare l’ingiustizia
subita, versione accennata in alcune sceneggiature iniziali e
ripresa in doppiaggi europei. Tuttavia, Clint
Eastwood ha preferito una visione più simbolica e
soprannaturale: lo Straniero sarebbe lo spirito inquieto di Jim
Duncan, riemerso dall’aldilà per richiamare i cittadini di Lago
alle proprie responsabilità morali. I dettagli onirici, i richiami
visivi e la sparizione finale sostengono questa
interpretazione.
Il film, quindi, gioca volutamente
sull’ambiguità: il misterioso cavaliere è un uomo di carne e ossa o
un fantasma della coscienza collettiva? La sua figura assume i
tratti di una parabola morale, in cui la giustizia non proviene
dalle leggi o dalle istituzioni, ma da un’entità che incarna la
vendetta e il peso dei peccati passati. L’impossibilità di dare una
risposta definitiva rende il finale ancora più potente, lasciando
lo spettatore inquieto e stimolato a interrogarsi.
In ultima analisi, Lo
straniero senza nome ci lascia un messaggio di forte
impatto: la colpa non resta mai impunita. La comunità di Lago,
complice della morte del marshal, è costretta a fare i conti con le
proprie omissioni e con la vigliaccheria che l’ha condannata.
Eastwood costruisce così una parabola western che si trasforma in
una riflessione universale sulla responsabilità morale e sulla
necessità di affrontare i fantasmi del passato, prima che essi
ritornino a reclamare il loro prezzo.
Divenuto celebre nel corso degli
anni Sessanta grazie ai film western di Sergio
Leone, l’attore Clint Eastwood decise
alla fine di dirigerne a sua volta uno. Nacque dunque Lo
straniero senza nome, arrivato al cinema nel 1973. Già
regista del thriller Brivido nella notte,
per la sua opera seconda ha così scelto il genere a cui deve tutto,
naturalmente influenzato dalla sua collaborazione con Leone e il
regista Don Siegel. Eastwood non si è però
limitato a dirigere il film, decidendo anche di recitare nel ruolo
del protagonista, un personaggio molto simile a quelli già
interpretati precedentemente, eppure con decisivi elementi di
novità.
Il film è, come spesso accadrà nella
filmografia di Eastwood, tratto da un romanzo omonimo. Questo è
stato scritto da Ernes Tidyman, noto per aver
vinto il premio Oscar alla miglior sceneggiatura non originale per
Il braccio violento della legge. Rimasto affascinato dal
suo racconto e ritrovandovi elementi e tematiche a lui care,
Eastwood accettò da subito di dirigerlo. Respinse la richiesta di
girare in studio, andando piuttosto a ricercare vere location dal
sapore western e stabilendo il set intorno al Lago Mono, in
California. Qui fece ricostruire una vera e propria città
dell’epoca in cui il film è ambientato, potendo iniziare da subito
i lavori.
Costato 5 milioni di dollari, il
film si affermò come un buon successo di critica e pubblico,
arrivando a guadagnarne circa 16. Lo straniero senza
nome ha così rappresentato Eastwood un primo significativo
passo verso una carriera d’autore, oggi tra i più celebrati e amati
di sempre. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà
certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità
relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti
possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla
trama e al cast di attori.
Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme
streaming contenenti il film nel proprio catalogo.
La trama di Lo
straniero senza nome
La storia si apre sull’arrivo
nell’apparentemente tranquilla cittadina di Lago di un misterioso
pistolero, mai visto prima da quelle parti. L’uomo si distingue
subito per la sbalorditiva abilità con le armi, uccidendo senza
problemi tre briganti lì presenti. Divenuto subito celebre in
città, questi viene approcciato dal neo eletto sindaco, il quale
gli racconta che il suo predecessore è stato recentemente ucciso in
modo quanto mai brutale da tre pistoleri. Questi hanno poi lasciato
la città promettendo di tornare per compiere ulteriori massacri.
Vista la sua bravura con le armi, allo straniero viene chiesto di
restare e proteggere i cittadini di quel luogo.
Inizialmente riluttante, il
misterioso pistolero finisce con l’accettare, allettato dalla
possibilità di poter chiedere qualunque cosa in cambio. Nell’attesa
che i tre criminali tornino in città, egli prova ad addestrare gli
stessi cittadini alla pratica delle armi, attirandosi però l’odio
di molti dei presenti, convinti che l’uomo porterà soltanto
ulteriori guai. La notizia che i tre briganti stanno realmente per
arrivare in città, però, fa nuovamente calare un clima di terrore
su questa. Lo straniero, nell’attesa, rivelerà di avere motivi
molto più personali di quanto si potrebbe pensare contro i tre in
arrivo.
Il cast del film
Ad interpretare il personaggio dello
straniero vi è naturalmente l’attore Clint
Eastwood. Per la parte egli si ispirò chiaramente all’Uomo
senza Nome, protagonista della Trilogia del Dollaro di
Leone. Allo stesso tempo, però, l’attore cercò di rappresentare il
personaggio come una naturale evoluzione di quello, caricandolo di
un’ironia e sentimenti maggiori. Accanto a lui, nei panni della
seducente Callie Travers, donna con cui lo straniero incrocia più
volte il suo cammino, vi è Marianna Hill, divenuta
celebre proprio grazie a tale film. Verna Bloom,
invece, è Sarah Belding, la quale stringerà un profondo legame con
lo straniero, pur se sposata a Lewis Belding, interpretato da
Ted Hartley.
Mitchell Ryan è
invece Dave Drake. Jack Ging, attore noto per le
serie Undicesima ora e A-Team, interpreta qui
Morgan Allen, uno dei potenti della città di Lago che tenterà di
opporsi all’attività dello straniero. Geoffrey
Lewis, qui in uno dei suoi primi ruoli cinematografici,
interpreta Stacey Bridges, capobanda dei criminali in arrivo a
Lago. Billy Curtis è invece presente nei panni del
bizzarro Mordecai. Nell’interpretarlo, l’attore finì con il
soffrire di torcicollo. Affermò però che pur di lavorare con
Eastwood avrebbe accettato di soffrire anche ben altro.
John Mitchum, che
tornerà a collaborare con Eastwood nei primi tre film dedicati
all’ispettore Callaghan, compare qui brevemente nei panni di un
guardiano della prigione. In ultimo, Buddy Van
Horn, celebre collaboratore di Eastwood nonché sua
controfigura in molti film, è brevemente presente nei panni dello
sceriffo Jim Duncan, ucciso dai tre criminali. La scelta di questi
per la parte è stata fortemente voluta per conferire al film una
certa ambiguità nel finale.
Il trailer di Lo
straniero senza nome e dove vedere il film in streaming e
in TV
È possibile fruire di
Lo straniero senza nome grazie alla sua presenza
su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in
rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Chili
Cinema, Tim Vision, Google Play e Apple
iTunes. Per vederlo, una volta scelta la
piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o
sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di
guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il
film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di
mercoledì 20 settembre alle ore
21:00 sul canale
Iris.
I contenuti audiovisivi sui serial
killer sono oggiggiorno molto popolari: un sondaggio ha rivelato
che quasi due terzi degli adulti americani (e quasi l’80% dei
millennial) ne sono fan. Lo Strangolatore di Boston di Hulu sarà
sicuramente l’ultimo della lista dei film del genere da vedere,
disponibile su
Disney+ per l’Italia dal 17 marzo 2023. Il famigerato assassino
ha in gran parte evitato di essere oggetto di contenuti mediatici
e, infatti, l’unico progetto sul caso degno di nota è stato il film
The Boston Strangler del 1968, con Tony
Curtis e Henry Fonda.
È interessante notare che l’uomo
dietro i “Silk Stocking Murders” resta in qualche modo
nell’ombra anche in questo progetto, che si concentra
principalmente sulle giornaliste Loretta
McLaughlin (Keira
Knightley) e Jean Cole
(Carrie Coon) e su come hanno lottato per
informare le donne di Boston attraverso una serie di articoli
sull’assassino. Ma chi si nascondeva effettivamente dietro questo
terrificante soprannome? Scopritelo con noi in questo articolo.
Quando sono iniziati gli omicidi
dello Strangolatore di Boston?
David Dastmalchian interpreta Lo strangolatore di Boston nel film
Hulu
Il 14 giugno 1962, Anna
Slesers, 55 anni, fu trovata morta dal figlio sul
pavimento della cucina del suo appartamento. La sarta e devota
frequentatrice della chiesa era stata strangolata a morte: la
giacca blu che indossava era stata strappata e la cintura avvolta
intorno al suo collo per formare un fiocco. Il suo appartamento era
stato messo a soqquadro, il che suggeriva che forse
Slesers si era imbattuta in un ladro. La verità,
tuttavia, era molto più agghiacciante: la donna era stata aggredita
sessualmente dal colpevole e non c’erano prove che suggerissero che
fosse entrato con la forza.
Un’altra vittima, Mary
Mullen, 85 anni, è stata ritrovata il 28 giugno, morta di
infarto prima che l’assassino potesse fare qualcosa. Le condizioni
in cui vennero trovate le due vittime non offrivano alcuna prova
che facesse pensare a un serial killer a piede libero, finò al
ritrovamento il 30 giugno 1962 di altre due vittime, che suggerì
assolutamente il contrario. Nina Nichols, 68 anni,
fu trovata uccisa nella sua casa; praticamente identico fu il caso
di Helen Blake, 65 anni, divorziata, il cui
cadavere venne ritrovato lo stesso giorno. Come nel caso Slesers,
entrambe le scene del delitto vennero orchestrate in modo da
sembrare un furto con scasso; vennero aggredite sessualmente e
rinvenute con l’inquietante “biglietto da visita” dell’assassino:
le calze di Nichols erano legate a mo’ di fiocco intorno al suo
collo e, allo stesso modo, il reggiseno di Blake.
La paura invade Boston nei primi
anni ’60
Keira Knightly è la giornalista nel film Hulu Lo strangolatore di
Boston
La polizia di Boston dovette
affrontare la terrificante realtà che un serial killer, che si
guadagnò il soprannome di “Strangolatore di
Boston“, era a piede libero, probabilmente uno
psicopatico mosso dall’astio nei confronti di donne anziane. Il
commissario di polizia Edmund McNamara annullò il
congedo delle forze di polizia, richiedendo l’intervento delle
stesse a causa della grave situazione.
I media inviarono avvertimenti,
suggerendo alle donne di chiudere a chiave le porte di casa e di
essere caute con gli sconosciuti. La popolazione dell’area di
Boston era paralizzata dalla paura e, nonostante l’aumento della
presenza della polizia e gli avvertimenti, altre 9 donne, di età
compresa tra i 19 e gli 85 anni, sarebbero state vittime
dell’assassino. L’ultima vittima fu trovata il 4 gennaio 1964,
dopodiché gli omicidi cessarono.
Lo Strangolatore di Boston fu mai
catturato?
L’arresto di Albert DeSalvo
Il 27 ottobre 1964, un uomo,
fingendosi un detective, entrò in una casa e aggredì una donna.
Tuttavia, non la uccide, anzi, lasciò la casa dopo averle detto “mi
dispiace”. La donna denunciò l’aggressione alla polizia, che
arrestò l’aggressore poco dopo. Il nome dell’uomo era Albert
DeSalvo e, dopo la diffusione delle sua foto, molte
altre donne si fecero avanti per confessare che anche loro erano
state violentate da DeSalvo. La polizia arrestò DeSalvo con
l’accusa di stupro multiplo, ma non lo collegò al caso dello
Strangolatore di Boston… finché
DeSalvo stesso non confessò di essere il killer in
persona. La sua confessione era certamente plausibile, soprattutto
dopo aver fornito alla polizia dettagli intricati sugli omicidi che
non erano stati resi pubblici. Purtroppo, la confessione non è
stata sufficiente per incriminare DeSalvo per gli
omicidi dello Strangolatore di Boston. Inoltre, ci furono altre due
complicazioni che impedirono a DeSalvo di essere
accusato: la prima, era l’assenza di prove fisiche che lo
collegassero ai crimini. La seconda questione sarebbe stata più
problematica e avrebbe portato a teorie secondo cui
DeSalvo non era affatto lo Strangolatore di
Boston, o che era uno dei due Strangolatori che avevano commesso
gli atti efferati.
La confessione di
DeSalvo è emersa durante la sua detenzione al
Bridgewater State Hospital, dove ha incontrato
George Nassar. DeSalvo ha confessato le sue
affermazioni a Nassar, che ha contattato il suo avvocato per
riferire la notizia. Tuttavia, è stata la loro interazione durante
questo periodo che ha impedito alla polizia di fare una chiara
associazione tra DeSalvo e gli omicidi. Alcuni ritengono che
DeSalvo abbia confessato tutto a Nassar, mentre altri sono convinti
che Nassar sia il vero Strangolatore di Boston,
che ha fornito a DeSalvo i dettagli dei crimini come parte di un
complotto per richiedere la ricompensa di 10.000 dollari offerta
dalla polizia da condividere con le loro famiglie. Non potendo
condannare DeSalvo come Strangolatore di Boston,
DeSalvo venne invece incarcerato a vita per rapina e reati
sessuali. In seguito avrebbe ritrattato la sua confessione e, se
c’era dell’altro, DeSalvo se lo portò nella tomba dopo essere stato
pugnalato a morte in prigione il 25 novembre 1973. Nel 2013, la
prova del DNA ha collegato in modo definitivo DeSalvo alla morte di
Mary Sullivan, ma sarebbe stato l’unico omicidio
dello Strangolatore a trovare una soluzione, poiché la prova del
DNA non era applicabile altri omicidi.
Il coinvolgimento di Loretta
McLaughlin nella vicenda
Un articolo di Loretta McLaughlin e Jean Cole sullo Strangolaltore
di Boston
La McLaughlin,
protagonista del
film in uscita, entrò nella storia del serial killer nel 1962.
I primi quattro omicidi attirarono l’attenzione della
McLaughlin, che notò che c’era un collegamento
oltre ai macabri fiocchi intorno al collo delle vittime: tutte e
quattro le donne portavano occhiali da vista, amavano la musica
classica e avevano legami con un ospedale locale. Dopo aver fatto
coppia con Cole, le due hanno iniziato a
diffondere i dettagli nella comunità, avvertendo le donne di Boston
e dei dintorni di stare all’erta.
McLaughlin e Cole, che insieme hanno
inventato il soprannome “Lo Strangolatore di
Boston“, finiranno per scrivere 29 articoli in totale
sullo Strangolatore di Boston, le sue vittime, lo schema
dell’assassino e gli aggiornamenti sulle indagini della polizia. Il
percorso è stato difficile, con un redattore del Boston Record
American che contestava l’utilità di pubblicare una serie
sulla morte di “nessuno” e il sessismo dilagante nel settore che
poneva continui ostacoli al loro operato.
Tutte le vittime dello
Strangolatore di Boston
Tutte le vittime dello Strangolatore di Boston
Spesso, i progetti audiovisivi di
true crime o che vogliono raccontare la storia dei più terribili
serial killer, tendono a “dimenticarsi” le vittime della vicenda,
per concentrare ogni sforzo produttivo sulla rappresentazione
attoriale e narrativa del villain. Nonostante il
film disponibile su Disney+ abbia come fulcro tematico la
storia dello Strangolatore di Boston, è giusto e
doveroso onorare le vittime innocenti della malvagità del killer.
Ricordiamo:
Anna Slesers, 55 anni, sarta,
ritrovata il 14 giugno 1962.
Mary Mullen, 85 anni, pensionata,
ritrovata il 28 giugno 1962.
Nina Nichols, 68 anni,
fisioterapista, ritrovata il 30 giugno 1962.
Helen Blake, 65 anni, infermiera,
ritrovata il 30 giugno 1962.
Ida Irga, 75 anni, pensionata,
ritrovata il 19 agosto 1962.
Jane Sullivan, 67 anni, infermiera,
ritrovata il 21 agosto 1962.
Sophie Clark, 20 anni, tecnico
ospedaliero, ritrovata il 5 dicembre 1962.
Patricia Bissette, 23 anni,
receptionist, trovata il 31 dicembre 1962.
Mary Brown, 69 anni, pensionata,
ritrovata il 6 marzo 1963.
Beverly Samans, 23 anni,
musicoterapeuta, ritrovata il 6 maggio 1963.
Evelyn Corbin, 58 anni, impiegata
presso l’impianto di illuminazione Sylvania, ritrovata l’8
settembre 1963.
Joann Graff, 23 anni, artista e
insegnante di scuola domenicale, trovata l’11 novembre 1963
Mary Sullivan, 19 anni, impiegata
presso i grandi magazzini Filene’s, trovata il 4 gennaio 1964.
Keira Knightley torna protagonista e lo fa con
Lo strangolatore di Boston, un film targato
20th Century Studios scritto e diretto da Matt
Ruskin. Il film ha debuttato il 17 marzo 2023 su Star
all’interno di Disney+ in Italia e qualche settimana
fa abbiamo incontrato il cast protagonista del film per raccontare
l’esperienza di aver portato al cinema una storia così misteriosa e
intrigante, che si concentra sulla sequenza di omicidi efferati
avvenuti negli anni ’60 a Boston, solo a danno di donne.
Knightley è Loretta
McLaughlin e con lei, nel cast che ha partecipato
all’incontro c’erano anche Carrie Coon (nel ruolo
di Jean Cole), Alessandro Nivola
(nel ruolo del detective Conley), Chris
Cooper (nel ruolo di Jack MacLaine) e
ovviamente Matt Ruskin che ha dichiarato:
“Sono cresciuto a Boston e avevo sempre sentito parlare de Lo
Strangolatore di Boston, ma non sapevo davvero nulla del caso. Poi,
diversi anni fa, ho iniziato a leggere tutto quello che potevo e ho
scoperto questo caso di omicidi differenti, tutti però
apparentemente collegati, un caso incredibilmente stratificato che
era pieno di colpi di scena. E, per molti versi, si rivelava anche
un racconto su quella che era la città a quell’epoca. E così, sono
stato completamente preso dal caso. E quando ho scoperto
l’esistenza di queste giornaliste, Loretta McLaughlin e Jean Cole,
ho scoperto che erano state tra le prime a collegare i diversi
omicidi. Sono state loro a dare il nome al serial killer, lo
Strangolatore di Boston, nel loro primo reportage. Così ho pensato
che potevano essere il giusto punto di vista con cui raccontare il
caso.”
Lo Strangolatore di Boston,
Keira Knightley a caccia del mostro
A interpretare Loretta
McLaughlin è stata chiamata Keira Knightley che, come Ruskin, aveva
sentito parlare del serial killer che dà il titolo al film ma non
conosceva nessuno dei dettagli legati alla storia vera dello
Strangolatore di Boston: “Sono arrivata al film partendo dalla
meravigliosa sceneggiatura di Matt. E ho pensato che fosse un modo
davvero interessante di raccontare la storia di un serial killer,
ma attraverso il punto di vista di queste due giornaliste. E il
fatto che in realtà sono state due donne a dare visibilità a un
caso così importante mi ha spronata a volerlo
raccontare.”
Al suo fianco, Carrie
Coon, nel ruolo di Jean Cole, che segue
la collega: “Sì, quella è stata la parte più scioccante per me,
ovvero che queste donne siano state così parte integrante della
risoluzione del caso e del costringere i dipartimenti di polizia a
condividere informazioni. E i loro nomi non sono mai stati
menzionati, associati a questo caso. È stato davvero scioccante per
me. E poi, le loro storie di come sono diventate giornaliste, come
individui, erano storie molto avvincenti e molto commoventi.
Certamente in queste storie riecheggiava la vita delle donne del
mio mondo, del Midwest. Mia madre era un’infermiera. Una delle mie
nonne era un’insegnante e l’altra era una casalinga. E quelle erano
le opportunità disponibili per le donne, a parte la segretaria.
Quindi la lotta di Jean per diventare giornalista è stata molto
commovente per me. E poi, ovviamente, avevo visto Il
coraggio di lottare, che Matt aveva realizzato, e penso a
lui come a un regista davvero, profondamente morale. E sapevo che
il suo interesse era raccontare questa storia femminista.”
Queste due donne, purtroppo
un’anomalia per il loro tempo, erano circondate da un mondo di
uomini, di cui faceva parte Jack MacLaine,
interpretato da Chris Cooper. “Quello che mi è
piaciuto del mio personaggio è che all’inizio dice a Loretta che le
vittime degli omicidi di cui lei vuole raccontare non erano
nessuno, e alla risposta di Loretta, che gli dice che quelle
persone in realtà erano lettori del suo giornale, si mette in
allarme, come un campanello che gli suona in testa. È stata solo un
piccolo appunto veloce, ma penso che abbia sortito l’effetto
desiderato. E queste donne, sai, a volte vincono, a volte perdono.
Devono cavarsela da sé e sicuramente il mio personaggio a volte non
è la persona più gentile al mondo rispetto al loro lavoro, altre
volte è una figura di mentore. Si commettono degli errori, e a
volte reindirizzo Loretta là dove non è conoscenza di alcuni
problemi legati alla burocrazia, ad esempio contea diversa,
procuratore distrettuale diverso. Quindi Jack ha svolto anche le
funzioni di insegnante per lei.”
Dalla parte della polizia, invece,
c’è il detective Conley, interpretato da
Alessandro Nivola: “Penso che il personaggio
sia incazzato dal fatto che il dipartimento di polizia non si possa
avvalere di tecniche di psicologia forense più all’avanguardia che
possano permettergli di collegare questi omicidi. Sta affrontando
il conflitto di tradire il suo dipartimento da una parte, mentre
dall’altra la vergogna che sia la stampa a portare avanti le
indagini e non la polizia. E quindi accetta di incontrare questa
giornalista, e lo fa perché è totalmente ossessionato dal caso, e
l’unica altra persona che incontra totalmente ossessionata dal caso
è lei. E questo li fa sentire fatti della stessa pasta, forse è
anche attratto da lei e prova piacere a incontrarla.”
Lo strangolatore di Boston è il thriller
true-crime targato 20th Century Studios dello scrittore e regista
Matt Ruskin sulle giornaliste pioniere che hanno
raccontato la storia dei famigerati omicidi dello Strangolatore di
Boston degli anni ’60. Il film debutterà il 17 marzo 2023 in
esclusiva su Hulu negli Stati Uniti, su Star+ in
America Latina e su Star all’interno di
Disney+ in Italia.
Lo strangolatore di Boston è interpretato dalla due volte
candidata all’Oscar Keira Knightley (The
Imitation Game, Orgoglio e pregiudizio), dalla
candidata all’Emmy Carrie Coon (Fargo,
The Gilded Age), da Alessandro
Nivola (Amsterdam),
David Dastmalchian (Dune), Morgan Spector
(Homeland – Caccia alla
spia), Bill Camp (Joker) e dal
vincitore dell’Oscar Chris Cooper (Il ladro di
orchidee). Scritto e diretto da Matt Ruskin
(Il coraggio di lottare), il film è prodotto da Ridley Scott (Sopravvissuto – The
Martian), Kevin J. Walsh (House of Gucci), Michael
Pruss (American Woman), Josey McNamara (Una donnna
promettente (Promising Young Woman)) e Tom Ackerley
(Tonya), mentre Michael Fottrell (Fast & Furious
8) e Sam Roston saranno gli executive producer. Sam Roston
supervisionerà per Scott Free e Bronte Payne per LuckyChap.
La trama del film
Lo strangolatore di
Boston segue Loretta McLaughlin (Keira Knightley), una reporter del quotidiano
Record-American, che diventa la prima giornalista a trovare una
correlazione tra gli omicidi dello Strangolatore di Boston. Mentre
il misterioso assassino miete sempre più vittime, Loretta cerca di
continuare le sue indagini insieme alla collega e confidente Jean
Cole (Carrie Coon), ma il duo si trova ostacolato dal dilagante
sessismo dell’epoca. Ciononostante, McLaughlin e Cole portano
avanti la storia correndo un grande rischio personale e mettendo a
repentaglio le loro stesse vite nel tentativo di scoprire la
verità.
Il cinema ha sempre amato le storie
di serial killer, forse perché si prestano a una narrazione
particolarmente coinvolgente, o forse perché inconsciamente, fanno
sentire lo spettatore-essere umano migliore, più giusto, rispetto
ai mostri che vede raccontati (almeno nella maggior parte dei casi,
si spera!). E questa storia d’amore tra killer seriali e settima
arte deve essere stata una delle motivazioni che ha spinto
Matt Ruskin a scrivere e dirigere un film che racconta
di un serial killer ancora senza nome e che è passato alla storia
con l’epiteto de “Lo Strangolatore di Boston“.
Lo Strangolatore di Boston, la
trama
A battezzare così il misterioso
killer che negli anni ’60 terrorizzò la città del MidWest fu
Loretta McLaughlin, giornalista del Boston
Record American che prese a cuore la terribile sorte toccata a
queste donne trovate morte e cominciò, da sola, col il sostegno
della collega Jean Cole, a collegare gli
omicidi, facendosi anche molti nemici. Non solo il killer, ma anche
i suoi colleghi al giornale, che preferivano che le donne fossero
relegate alle sezioni di moda e casalinghi, e la polizia, che non
poteva certo tollerare che delle giornaliste, donne per di più,
facessero il loro lavoro. L’indagine di McLaughlin e Cole riuscì a
ricostruire i legami trai vari omicidi, anche se tutt’oggi il vero
strangolatore di Boston resta senza un nome. Ancora oggi infatti si
dibatte in merito alla confessione di Albert DeSalvo, che confessò
gli omicidi ma che non venne mai condannato per mancanza di prove
(anche se scontò una pena per degli stupri).
Ruskin ha tra le mani una storia
molto accattivante, raccontata da un punto di vista inedito,
tuttavia non riesce a trovare una chiave che possa fungere da
gancio emotivo con lo spettatore. Tutti gli ingredienti vengono
mescolati male e anche le due protagoniste, Keira
Knigthley e Carrie Coon, non vengono
sfruttate al meglio.
Tutta l’ambientazione e la messa in
scena appare “di mestiere”, un compitino poco ispirato che mette in
cattiva luce le interpreti, specialmente Knigthley, tornata al
cinema drammatico dopo una lunga assenza e che aveva invece bisogno
di una direzione diversa per risultare convincente. Al contrario,
invece, sempre ottimo risulta il lavoro di David Dastmalchian che,
nei panni di DeSalvo, mette a segno un altro ruolo da caratterista
inquietante e superbamente portato a casa grazie a un misto di
fisicità studiata, espressività e naturale aspetto fisico che gli
conferisce sempre un’aria sospettosa.
Knigthley e Coon perdono
il confronto con Kazan e Mulligan
Il film non è il primo quest’anno
che vede una coppia di giornaliste donne alle prese con una
importante indagine. Arriva infatti immediato il collegamento tra
Anche io, film uscito in sordina quest’anno
che racconta delle indagini che portarono alla prima inchiesta
contro gli abusi di Harvey Weinstein, e Lo
Strangolatore di Boston e sebbene le due storie abbiano
una potenza molto diversa e un’attualità decisamente differente,
mostrano comunque una coppia di donne, con lavoro, famiglia, figli,
insomma, una vita piena, alle prese con un mostro da sconfiggere.
Chiaramente i casi in esame differiscono, ma se nel caso di
Zoe Kazan e Carey Mulligan, le due attrici sono sostenute
da una scrittura solida e da una mano ferma e accomodante nel
seguire le sue due eroine, Knigthley e Coon non godono dello stesso
privilegio, uscendo sconfitte dal confronto.
Non a caso, purtroppo, Lo
strangolatore di Bostonnon finisce in sala ma direttamente
in streaming. C’è ancora differenza trai prodotti destinati al
grande schermo, con una visione, un respiro e un’ambizione da
grande pubblico, e i film che invece sono decisamente modesti anche
se comunque dignitosi e per i quali non vale la pena pagare il
costo del biglietto. Giusto quello dell’abbonamento.
Lo strangolatore di
Boston targato 20th Century Studios dello scrittore e
regista Matt Ruskin ha debuttato il 17 marzo 2023
in esclusiva su Hulu negli Stati Uniti, su Star+ in America Latina
e su Star all’interno di Disney+ in Italia.
Lo strangolatore di
Boston targato
20th Century Studios dello scrittore e regista Matt Ruskin
debutterà il 17 marzo 2023 in esclusiva su Hulu negli Stati Uniti,
su Star+ in America Latina e su Star all’interno di Disney+ in Italia. Sono stati diffusi
il trailer e il poster del thriller true-crime che ha per
protagoniste le giornaliste pioniere che hanno raccontato la storia
dei famigerati omicidi dello Strangolatore di Boston degli anni
’60.
Lo strangolatore di Boston
è interpretato dalla due volte candidata all’Oscar® Keira Knightley (The Imitation Game, Orgoglio e
pregiudizio), dalla candidata all’Emmy® Carrie Coon
(Fargo, The Gilded Age), da Alessandro Nivola
(Amsterdam), David Dastmalchian (Dune), Morgan Spector (Homeland – Caccia alla
spia), Bill Camp (Joker) e dal vincitore
dell’Oscar® Chris Cooper (Il ladro di orchidee). Scritto e
diretto da Matt Ruskin (Il coraggio di lottare), il film è
prodotto da Ridley Scott (Sopravvissuto – The
Martian), Kevin J. Walsh (House of Gucci), Michael
Pruss (American Woman), Josey McNamara (Una donnna
promettente (Promising Young Woman)) e Tom Ackerley
(Tonya), mentre Michael Fottrell (Fast & Furious
8) e Sam Roston saranno gli executive producer. Sam Roston
supervisionerà per Scott Free e Bronte Payne per LuckyChap.
Il film segue Loretta McLaughlin
(Keira Knightley), una reporter del quotidiano Record-American, che
diventa la prima giornalista a trovare una correlazione tra gli
omicidi dello Strangolatore di Boston. Mentre il misterioso
assassino miete sempre più vittime, Loretta cerca di continuare le
sue indagini insieme alla collega e confidente Jean Cole (Carrie
Coon), ma il duo si trova ostacolato dal dilagante sessismo
dell’epoca. Ciononostante, McLaughlin e Cole portano avanti la
storia correndo un grande rischio personale e mettendo a
repentaglio le loro stesse vite nel tentativo di scoprire la
verità.
Lo strangolatore di Boston è il thriller
true-crime targato 20th Century Studios dello scrittore e regista
Matt Ruskin sulle giornaliste pioniere che hanno raccontato la
storia dei famigerati omicidi dello Strangolatore di Boston degli
anni ’60. Il film debutterà il 17 marzo 2023 in esclusiva su Hulu
negli Stati Uniti, su Star+ in America Latina e su Star all’interno
di Disney+ in Italia.
Lo strangolatore di Boston è interpretato
dalla due volte candidata all’Oscar® Keira Knightley (The
Imitation Game, Orgoglio e pregiudizio), dalla
candidata all’Emmy® Carrie Coon (Fargo, The Gilded Age), da Alessandro Nivola
(Amsterdam),
David Dastmalchian (Dune), Morgan Spector (Homeland – Caccia alla
spia), Bill Camp (Joker) e dal vincitore
dell’Oscar® Chris Cooper (Il ladro di orchidee). Scritto e
diretto da Matt Ruskin (Il coraggio di lottare), il film è
prodotto da Ridley Scott (Sopravvissuto – The
Martian), Kevin J. Walsh (House of Gucci), Michael
Pruss (American Woman), Josey McNamara (Una donnna
promettente (Promising Young Woman)) e Tom Ackerley
(Tonya), mentre Michael Fottrell (Fast & Furious
8) e Sam Roston saranno gli executive producer. Sam Roston
supervisionerà per Scott Free e Bronte Payne per LuckyChap.
Il film segue Loretta McLaughlin
(Keira Knightley), una reporter del quotidiano
Record-American, che diventa la prima giornalista a trovare una
correlazione tra gli omicidi dello Strangolatore di Boston. Mentre
il misterioso assassino miete sempre più vittime, Loretta cerca di
continuare le sue indagini insieme alla collega e confidente Jean
Cole (Carrie Coon), ma il duo si trova ostacolato dal dilagante
sessismo dell’epoca. Ciononostante, McLaughlin e Cole portano
avanti la storia correndo un grande rischio personale e mettendo a
repentaglio le loro stesse vite nel tentativo di scoprire la
verità.
Il fascino del
Cinema Fossolo risuona nuovamente tra le strade di Bologna,
annunciando la sua riapertura in grande stile grazie
all’integrazione in Circuito Cinema. La rinascita dello storico
cinema è stata possibile grazie alla collaborazione tra il
Centro Ricreativo Fossolo e Circuito Cinema, una realtà
consolidata nel mondo dell’intrattenimento cinematografico e che ha
abbracciato la sfida di ridargli vita, rendendolo palcoscenico di
nuove storie e un punto di riferimento per gli amanti del grande
schermo.
558 posti, aree
comuni rinnovate, nuovo impianto audio e proiettore laser.
L’obiettivo è quello di rimettere il cinema Fossolo al centro
dell’attività sociale della città, con una programmazione
cinematografica di qualità che sarà curata da Circuito Cinema e
affiancata da incontri e iniziative editoriali affinché la sala
possa tornare ad essere luogo di crescita e di scambio culturale.
Si parte mercoledì 20 dicembre con l’attesissimo “Wonka”
di Paul King, prequel del romanzo di
Roald Dahl “La
fabbrica di cioccolato”.
Oggi invece vi facciamo vedere il
nuovo saggio del fondatore di Every Frame a Painting dedicato allo
stile di David Fincher e in particolare a cosa
rende uniche le sue composizioni, i posizionamenti della camera e i
movimenti di essa; nulla è mai fatto a caso e tutto è pensato per
creare drammaticità o tensione. Se volete sapere di più sullo stile
di David Fincher non vi resta che ascoltare in religioso silenzio
l’analisi di Tony Zhou.
Lo stalker della stanza
accanto (il cui titolo originale è Within These
Walls) è un
thriller psicologico che si inserisce nel filone delle storie
di ossessione e paura domestica, un genere sempre apprezzato da chi
ama i brividi legati alla quotidianità. Diretto con uno stile teso
e minimalista, il film riesce a costruire un’atmosfera
claustrofobica e carica di tensione, portando lo spettatore a
interrogarsi su quanto siano realmente sicuri gli spazi che
consideriamo nostri rifugi. La regia punta su ambientazioni
ristrette e sguardi inquietanti, trasformando il familiare in
qualcosa di minaccioso. Fin dalle prime scene, il pubblico viene
trascinato in un vortice di inquietudine che non lascia
respiro.
Uno degli aspetti più interessanti
del film è la scelta di concentrarsi su temi attuali e universali
come l’invasione della privacy, la vulnerabilità all’interno delle
mura domestiche e la sottile linea che separa il senso di sicurezza
dal terrore. Lo stalker della stanza accanto non
si limita a raccontare la classica storia di un persecutore, ma
indaga le paure più profonde legate alla solitudine e alla
difficoltà di fidarsi degli altri. La protagonista si ritrova
progressivamente intrappolata in una spirale di sospetti e minacce
sempre più angoscianti, mentre lo spettatore è costretto a
chiedersi chi sia davvero il nemico e quali siano le sue vere
intenzioni.
Nel corso dell’articolo ci
soffermeremo in particolare sullo scoprire se il film è basato su
una storia vera o, in caso non lo sia, sul confrontarlo con episodi
simili in quanto a dinamiche realmente avvenuti. Come già detto,
gli autori si sono impegnati per dar vita ad una situazione estrema
ma non implausibile, che porta a provare terrore proprio per il suo
essere tale e costringendo a riconsiderare gli spazi che crediamo
di poter controllare. Tutto questo, lo si vedrà in questo
approfondimento dopo una prima descrizione della trama.
Il film racconta la storia di
Mel Carver (Jen Landon), una
madre single realizzata, con una brillante carriera da architetta e
una figlia adolescente, Brook (Tara
Redmond Van Rees). Conduce una vita apparentemente serena
accanto al fidanzato Ben (Joshua
Close), conosciuto durante dei lavori di ristrutturazione
nella sua abitazione di periferia. Dopo la morte del marito, Ben è
stato il primo uomo che Mel abbia accolto nella sua casa, cercando
di ricostruire una stabilità familiare e offrire a Brook una
parvenza di normalità. Ma con il tempo, quella relazione si rivela
poco solida. Ben si trasferisce troppo in fretta, invadendo spazi e
abitudini, e Mel inizia a sentirsi intrappolata.
Quando poi la relazione con Ben
finisce, l’atmosfera in casa cambia. La tranquillità svanisce,
lasciando spazio a presenze ambigue, rumori inspiegabili, ombre
fugaci e oggetti che sembrano spostarsi da soli. Mel inizia a
dubitare della propria lucidità, mentre Brook percepisce un’energia
sinistra e crescente inquietudine. Il sospetto si insinua nella
mente di Mel, che inizia a domandarsi se Ben non fosse davvero chi
diceva di essere. Tra tensioni psicologiche, segreti nascosti e
presenze inquietanti, Mel dovrà affrontare la verità. Il confine
tra amore e controllo diventa sempre più sottile, e mette alla
prova una donna determinata a proteggere la propria casa, sua
figlia e la sua salute mentale.
La storia vera che ha ispirato il
film
Diciamo subito che il film
Lo stalker della stanza accanto, diretto da
Anne De Léan, non è
tratto da una specifica storia vera. Si tratta di un’opera di
fiction che, come già riportato, sfrutta elementi classici del
thriller psicologico, ispirandosi a dinamiche e paure universali
legate alla violazione della privacy e alla minaccia rappresentata
da uno stalker. Tuttavia, anche se il film non si basa su un caso
reale, i suoi spunti narrativi ricordano fatti di cronaca che hanno
avuto risonanza internazionale e che presentano un’inquietante
somiglianza con le vicende raccontate sullo schermo.
Uno dei casi più noti che si
avvicina alla tematica del film è quello di Theodore Edward
Coneys, passato alla storia come il “Denver Spiderman”.
Nel 1941, Coneys si nascose per mesi nel sottotetto della casa di
un conoscente e scendeva di notte per procurarsi cibo, finché non
fu scoperto e uccise il padrone di casa. Questo episodio ha
ispirato negli anni numerose storie e film sul terrore domestico e
sulla minaccia nascosta tra le pareti della propria casa, un tema
centrale anche in Lo stalker della stanza accanto.
Similmente, casi più recenti hanno riportato alle cronache storie
di individui che hanno occupato abusivamente spazi nascosti in case
altrui, scoperti solo dopo mesi grazie a coincidenze o
incidenti.
Un altro caso reale che riecheggia
nel film è quello del cosiddetto “stalker di Honolulu” avvenuto nel
2019, quando un uomo si introdusse più volte nell’appartamento di
una donna senza che lei se ne accorgesse subito, installando
telecamere nascoste e lasciando segni inquietanti della sua
presenza. La vicenda sottolinea come la paura di essere osservati o
minacciati all’interno delle proprie mura domestiche abbia radici
reali, alimentando un immaginario collettivo di vulnerabilità e
pericolo. Questi episodi reali forniscono il terreno fertile su cui
il film costruisce la propria tensione.
Sebbene dunque Lo stalker
della stanza accanto non prende spunto da una storia vera
singola e documentata, si inserisce però in un filone narrativo che
trae ispirazione da fatti realmente accaduti e dalle paure profonde
che essi evocano. La violazione dello spazio intimo della casa, la
minaccia invisibile nascosta dietro una facciata di normalità e
l’incapacità iniziale di riconoscere il pericolo sono tutti
elementi che si ritrovano sia nella finzione che nella realtà.
Questo contribuisce a rendere la storia del film ancora più
inquietante e credibile per lo spettatore.
Ecco tante nuove immagini per
Lo stagista inaspettato, la prossima
commedia diretta da Nancy Meyers con protagonisti
Anne Hathaway e Robert De Niro.
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Nel film, scritto e
diretto da Nancy Meyers (sceneggiatrice di lungo corso e
regista di What Women Want,
Tutto può succedere e L’amore
non va in vacanza), De
Niro interpreta il settantenne pensionato Ben
Whittaker, che affronta una nuova sfida nel complicato mondo del
lavoro di oggi e riparte come stagista nella società di moda
fondata da Jules, Anne Hathaway, che dopo
Il diavolo veste Prada scoprirà come ci
si sente dall’altra parte della scrivania. Nel cast anche
Rene Russo e Nat Wolff.
Dopo È
complicato e L’amore non va mai in
vacanza, Nancy Meyers torna al
cinema con una commedia, che con toni frivoli tocca con leggerezza
argomenti vari, interessanti e per alcuni aspetti fondativi della
società moderna.
In Lo Stagista
Inaspettato Ben, pensionato settantenne e vedovo, le ha
provate tutte per ingannare il tempo, ma non riesce a rimanere
senza amore né lavoro. Decide così di ripartire dalla gavetta,
approfittando di un insolito programma di stagisti senior promosso
dalla start-up About The Fit, un e-commerce di abbigliamento. A Ben
viene assegnato il ruolo di assistente della fondatrice
dell’azienda, Jules, più giovane di lui di 40 anni. Jules è un
control freak perfezionista, incapace di rimanere con le mani in
mano, ma la sua vita privata ne risente; intanto la sua iniziale
diffidenza verso Ben si tramuta gradualmente in rispetto e
ammirazione.
La donna in carriera che non riesce
a conciliare lavoro e vita privata, famiglia, e l’uomo anziano che
vorrebbe sentirsi ancora utile sono elementi sintomatici di una
società moderna che deve aggiornarsi alle nuove necessità personali
e professionali dei nuovi leader. Ovviamente il film si scontra con
gli evidenti limiti alla base del racconto, ovvero il fatto che si
tratta di una commedia senza pretese, frivola ma non per questo
brutta.
Ovviamente quando si scelgono
protagonisti del calibro di Anne
Hathawaye Robert De Niro il gioco è fatto. Non si tratta
di grandi ruoli da far interpretare a grandi attori, né di
sceneggiatura complessa e articolata, ma semplicemente di
personalità e presenze che, con la loro bellezza si impossessano
dello schermo e lo riempiono di momenti teneri, divertenti, a
tratti melensi ma comunque gradevoli.
Mentre Anne sembra tornata ai tempi
de Il Diavolo Veste Prada, ma dalla parte
opposta della barricata, Bob è semplicemente a suo agio nei panni
di un uomo saggio e gentile, che ha 70 anni ha ancora tanto da
offrire al mondo.
Senza voler cercare ulteriori
significati o intenti, Lo Stagista
Inaspettato è un frivolo divertissement, consigliato
a chi a cuor leggero vuole passare del tempo in sala.
Lo Stagista
Inaspettato arriva Al cinema dal 15 ottobre.
Durante un’intervista a Metro,
Quentin Tarantino ha tessuto le lodi del
film Lo Stagista Inaspettato,
pellicola diretta da Nancy Meyers, con
protagonisti Robert DeNiro e Anne Hathaway.
“Uno dei miei film preferiti
questo ultimo anno è stato ‘The Intern’ di Nancy Meyers”, ha
esplicitamente detto Tarantino in risposta alla sua
partecipazione alla tavola rotonda di Hollywood Reporter,
a cui sono stati invitati solo registi uomini.
Non lo stanno
considerando per gli Oscar, anche se penso che Robert De Niro ha dato una delle migliori
performance di quest’anno in quel film. Ho pensato che la
sceneggiatura era in realtà una delle sue [di Nancy Meyer]
migliori. Insieme a It’s Complicated.
Ha dicembre Tarantino aveva
confessato di avere un debole per i rom-com:
In Lo Stagista
Inaspettato, scritto e diretto da Nancy
Meyers (sceneggiatrice di lungo corso e regista
di What Women Want,
Tutto può succedere e L’amore
non va in vacanza), De
Niro interpreta il settantenne pensionato Ben
Whittaker, che affronta una nuova sfida nel complicato mondo del
lavoro di oggi e riparte come stagista nella società di moda
fondata da Jules, Anne Hathaway, che dopo
Il diavolo veste Prada scoprirà come ci
si sente dall’altra parte della scrivania.
Pubblicato un nuovo trailer del
film Lo stagista inaspettato,
con Robert De Niro e Anne Hathaway, e diretto da
Nancy Meyers. Cosa ne pensate?
Oltre al trailer possiamo trovare
anche un nuovo poster. Diamogli uno sguardo.
Nel film, scritto e
diretto da Nancy Meyers (sceneggiatrice di lungo corso e
regista di What Women Want,
Tutto può succedere e L’amore
non va in vacanza), De
Niro interpreta il settantenne pensionato Ben
Whittaker, che affronta una nuova sfida nel complicato mondo del
lavoro di oggi e riparte come stagista nella società di moda
fondata da Jules, Anne Hathaway, che dopo
Il diavolo veste Prada scoprirà come ci
si sente dall’altra parte della scrivania. Nel cast anche
Rene Russo e Nat Wolff.