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Locarno 2014: annunciato il programma del festival

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Festival del film Locarno 2014Durante la conferenza stampa di oggi, giovedì 17 luglio, è stato annunciato il programma ufficiale del 67° Festival del film Locarno 2014. Il Presidente del Festival, Marco Solari, commenta: “Alta qualità artistica e tecnica, efficienza operativa, rigore finanziario, sono la base del nostro lavoro quotidiano. Questa è la combinazione che colloca Locarno tra i festival internazionali che contano. Dobbiamo però essere vigili in merito alle strutture che devono sapersi continuamente rinnovare.”

Saranno inoltre presenti a Locarno, fra gli altri, Dario Argento, Olivier Assayas, Luc Besson, Juliette Binoche, Garrett Brown, Suzanne Clément, Pedro Costa, Julie Depardieu, Lav Diaz, Víctor Erice, Mia Farrow, Florian David Fitz, Hippolyte Girardot, Melanie Griffith, HPG, Fernand Melgar, Armin Mueller-Stahl, Rita Pavone, Alex Ross Perry, Matías Piñeiro, Jonathan Price, Martín Rejtman, Eran Riklis, Jason Schwartzmann, Nansun Shi, Aleksandr Sokurov, Andrea Štaka, Agnès Varda, Paul Vecchiali.

Il programma con la selezione dei film, gli ospiti e gli eventi è consultabile sul sito Pardo Live, visitando le diverse sezioni:

Piazza Grande: i 16 film proiettati in Piazza Grande, la sala cinematografica all’aperto che riunisce ogni sera fino a 8’000 spettatori.

Concorso internazionale: 17 lungometraggi, di cui 13 in prima mondiale, in competizione per il Pardo d’oro.

Concorso Cineasti del presente: il concorso dedicato alla scoperta, comprende 15 fra opere prime e seconde.

Signs of Life: la nuova sezione indaga i territori di frontiera del cinema, tra nuove forme narrative e innovazione del linguaggio.

Fuori concorso: spazio aperto alle opere di maestri del cinema e registi di rilievo internazionale.

Pardi di domani: i concorsi dedicati ai cortometraggi.

Histoire(s) du cinéma: la storia del cinema presentata dai suoi protagonisti.

Premi speciali: i riconoscimenti del Festival di Locarno ad artisti di fama mondiale.

Titanus. Cronaca familiare del cinema italiano: la retrospettiva dedicata al grande studio di produzione italiano.

Open Doors: la finestra sull’africa subsahariana anglofona e lusofona.

Locarno 2013 Douglas Trumbull riceve il Vision Award – Electronic Studio

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locarno-2013-Douglas TrumbullIl regista e maestro di effetti speciali americano Douglas Trumbull riceverà il primo Vision Award – Electronic Studio del Festival del film Locarno. Questo nuovo riconoscimento intende omaggiare e valorizzare personalità che, con il loro lavoro dietro le quinte e le loro creazioni, hanno contribuito ad allargare gli orizzonti del cinema.

La 66a edizione del Festival del film Locarno (7-17 agosto 2013) renderà omaggio all’artista di effetti speciali proiettando 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick (1968), Incontri ravvicinati del terzo tipo di Steven Spielberg (1977) e il film da lui diretto Silent Running (1972). Il pubblico del Festival avrà poi l’occasione di partecipare a due esclusive masterclass con Trumbull, che condividerà i segreti dietro alla lavorazione dei capolavori Blade Runner, 2001: Odissea nello spazio e Incontri ravvicinati del terzo tipo.

Il Direttore artistico Carlo Chatrian dichiara “Douglas Trumbull è una personalità unica non solo all’interno del panorama del cinema americano. Regista, sperimentatore, creatore di soluzioni visive che hanno fatto viaggiare l’immaginario delle persone e che hanno segnato alcune delle pietre miliari del cinema; Trumbull è qualcuno che ha sempre saputo guardare un po’ più avanti degli altri. Lo ha fatto da una posizione ostinatamente indipendente che lo avvicina ai grandi artigiani-maestri del cinema. Registi come Kubrick, Spielberg, Scott e Malick lo hanno voluto al loro fianco per accompagnare il loro desiderio di innovare. La voglia di invitarlo a Locarno a condividere con il pubblico la sua lunghissima esperienza mi ha fatto pensare a un nuovo premio da dedicare ad artisti che, come lui, sono riusciti a sorprendere il nostro sguardo con immagini (e suoni) inediti“.

Douglas Trumbull (Los Angeles, 1942) ha partecipato alla realizzazione di classici come 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick (1968), Incontri ravvicinati del terzo tipo di Steven Spielberg (1977), Star Trek di Robert Wise (1979), Blade Runner di Ridley Scott (1982) o The Tree of Life di Terrence Malick (2011). Oltre a consulenza e supervisione di effetti speciali, Douglas Trumbull ha prodotto e diretto diverse pellicole, fra le quali Silent Running (1972, con Bruce Dern) o Brainstorm (1983, con Christopher Walken e Natalie Wood), come anche alcuni cortometraggi. Trumbull ha ottenuto tre nomination agli Oscar ed è stato premiato con lo Scientific and Engineering Award (1993) e il Gordon E. Sawyer Award (2012) dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences.

Il primo Vision Award è sostenuto da Electronic Studio, Official Technical Partner del Festival.

La 66a edizione del Festival del film Locarno avrà luogo dal 7 al 17 agosto 2013; le richieste di accredito stampa sono aperte fino al 9 luglio 2013.

Locarno 2012: Retrospettiva Otto Preminger!

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Il Festival presenterà l’intera opera cinematografica del regista: una quarantina di pellicole che saranno proiettate nelle migliori copie disponibili in 35mm. Come per la retrospettiva dedicata a Ernst Lubitsch (2010) e quella a Vincente Minnelli (2011), le proiezioni saranno accompagnate da presentazioni di cineasti, attori e critici cinematografici presenti a Locarno.

Locandine italiane per Buried e Predator

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Aspettando di vedere i film al cinema nelle prossime settimane, ecco per ora i poster italiani di Buried e Predators.

Locandina per Harry Potter e i Doni della Morte parte II

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Da appena un mese è uscita al cinema la prima parte dell’ultimo capitolo di Harry Potter, che già è uscita la locandina della Parte II de I Doni della morte.

Locandina per Harry Potter e i Doni della Morte parte II

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Da appena un mese è uscita al cinema la prima parte dell’ultimo capitolo di Harry Potter, che già è uscita la locandina della Parte II de I Doni della morte.

Ecco la foto:

Dalla locandina pare che le tre sagome, chiaramente il nostro trio preferito, guardino da lontano il castello di Hogwarts pronti ad andare a cercare quello che serve loro affinchè il male venga sconfitto per sempre…

Il film uscirà in Italia il 13 luglio 2011.

Locandina per Bellatrix Lastrange

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Harry_Potter_e_i_doni_della_morte

Dopo la lunga serie di locandine e caracter poster di Harry Potter e i DOni della Morte Parte I, ecco finalmente un affascinante poster per Bellatrix Lastrange, la cattiva più cattiva, dopo l’Oscuro Signore, che ostacolerà i nostri eroi Harry, Ron e Hermione nella loro ricerca degli Horcrux.

Locandina per Bellatrix Lastrange

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Dopo la lunga serie di locandine e caracter poster di Harry Potter e i DOni della Morte Parte I, ecco finalmente un affascinante poster per Bellatrix Lastrange, la cattiva più cattiva, dopo l’Oscuro Signore, che ostacolerà i nostri eroi Harry, Ron e Hermione nella loro ricerca degli Horcrux.

Ricordiamo, anche se forse è superfluo, che la perfida Bellatrix ha le fattezze di Helena Bonham-Carter.

Ecco il poster:

Locandina internazionale di Buried

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Nuova locandina internazionale di Buried – Sepolto, il film di Rodrigo Cortes con Ryan Reynolds  nei panni di un uomo che deve combattere contro il tempo per riuscire a scoprire come mai si trova in una cassa sotto terra, con pochissima aria a disposizione, un accendino e un cellulare.

 

Lobo: Michael Bay in trattative per la regia

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Lobo: Michael Bay in trattative per la regia

Secondo The Wrap, Michael Bay è ufficialmente entrato in trattative con la Warner Bros. per dirigere il cinecomic Lobo, tratto dall’omonimo fumetto DC su un cacciatore di taglie intergalattico (un po’ la risposta a Cable o Punisher della Marvel).

Inizialmente si era parlato di Guy Ritchie, ma il regista aveva abbandonato il progetto per sviluppare Sherlock Holmes: Gioco di Ombre.

Bay è dunque diventato il nome in cima alla lista dei papabili registi, mentre la sceneggiatura del film è stata da tempo affidata a Jason Fuchs (Wonder Woman). Una volta che lo script sarà terminato, la Warner Bros. avanzerà la proposta e solo allora sapremo se l’accordo si farà.

DC Films: Jason Momoa credeva di dover interpretare Lobo

La sua finalizzazione potrebbe subire dei ritardi o addirittura non realizzarsi nel caso in cui i costi di produzione si rivelino troppo sostenuti. Secondo l’Hollywood Reporter Lobo richiederebbe oltre 200 milioni di dollari di budget, una cifra esageratamente alta per uno standalone d’esordio come questo, oltretutto su un personaggio che molti spettatori non hanno mai sentito nominare.

Il progetto poi potrebbe subire il limite R-Rated, e la Warner Bros. non sembra entusiasta all’idea di dover investire così tanto denaro su una pellicola rischiosa. Bay, almeno per quanto ne sappiamo, sarebbe d’accordo con questa politica.

Voi che ne pensate?

Lobo: assunto lo sceneggiatore di Wonder Woman per il film

Fonte: ScreenRant

Lobo: il film dovrebbe essere in sviluppo ai DC Studios. Ci sarà Jason Momoa?

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Il Main Man sarà finalmente scatenato sul grande schermo? È quello che sembrano indicare le ultime indiscrezioni: Lobo sarà il prossimo personaggio dei fumetti DC ad arrivare nel DCU.

CBM ha sentito dire che la star di Aquaman Jason Momoa è in trattative o ha ottenuto il ruolo di Lobo ormai da un po’ di tempo, e anche se gli aggiornamenti sono stati scarsi nel 2024, una nuova voce di MTTSH sostiene che un film solista con l’ultra – violento cacciatore di taglie intergalattico è in fase di sviluppo presso i DC Studios.

Non si fa menzione di Momoa, ma diremmo che il suo coinvolgimento è una scommessa abbastanza sicura considerando i precedenti rapporti commerciali e i suggerimenti dell’attore stesso, anche se vale la pena notare che lui non ha mai detto di essere specificamente disponibile per il ruolo di Lobo.

“Quindi Lobo era… colleziono fumetti, e non faccio più molto, ma è sempre stato il mio preferito, e ho sempre voluto interpretare Lobo, perché ero perfetto per il ruolo”, ha detto Momoa in un’intervista lo scorso dicembre. “Voglio dire, ascolta. Se chiamano e mi chiedono di interpretarlo, è un ca**o, sì. Non ho ricevuto quella chiamata, quindi non voglio mettere in giro nessuna notizia falsa, ma se mai mi chiamassero per chiedermi di interpretarlo, o anche per fare un’audizione, io sono lì.”

Aquaman - Jason MomoaStranamente, Jason Momoa in realtà pensava di essere stato scelto come Lobo quando Zack Snyder lo ha scelto come Aquaman. “Pensavo che avrei interpretato Lobo fin dall’inizio”, ha spiegato. “Ho fatto il provino per Batman, e quasi non mi presentavo, perché pensavo, ‘È stupido. Non sarò io. Perché faccio il provino per Batman?’ Ma era solo un’audizione ordinaria, e poi vengo chiamato subito dopo l’annuncio di Affleck, e dico, ‘Oh, cazzo, certo, interpreterò il cattivo tipo.’ Quindi ho pensato, ‘Sì, entrerò, li picchierò [Batman e Superman] e morirò, come faccio io.'” “Mi hanno chiamato in ufficio e mi sono detto, ‘Beh, sai chi interpreterai?’ Io dico: “Sì, Lobo! Certo, è l’unico che può combattere Batman e Superman”. [Il regista Zack Snyder era] confuso, e allora mi chiedo, ‘Cosa? Chi diavolo dovrei interpretare?’ E poi, vorrei che l’avesse registrato, perché ha detto “Aquaman” e io ho messo su una faccia delusa.”

Chi è Lobo nei fumetti DC?

Lobo, come ben sanno i fan della DC, è un cacciatore di taglie a pagamento proveniente dal pianeta Czarnia. Si tratta di un personaggio profondamente malvagio, che antepone la violenza brutale e insensata a tutto il resto, che non rinuncia però occasioni per divertirsi, cosa che comprende l’ubriacarsi pesantemente e l’avere rapporti sessuali in lungo e in largo nell’universo. Un personaggio dunque controverso, che in Jason Momoa troverebbe il giusto interprete, essendosi già distinti come un ottimo e dissacrante Aquaman. Si devono però attendere notizie ufficiali in merito al suo coinvolgimento, solo a quel punto si potrà scoprire come l’attore sceglierà di caratterizzare Lobo.

Lobo: assunto lo sceneggiatore di Wonder Woman per il film

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Lobo: assunto lo sceneggiatore di Wonder Woman per il film

Stando a quanto riporta The Wrap, la Warner Bros ha assunto lo sceneggiatore di Wonder Woman, Jason Fuchs, per lavorare allo script del film su Lobo. Le ultime indiscrezioni che avevamo sentito in merito a un tale Lobo personaggioprogetto risalivano al 2012, quando Brad Peyton, regista di San Andreas, aveva firmato per sedere dietro la macchina da presa. Il lungo silenzio però aveva fattosospettare che il progetto fosse naufragato, invece a quanto pare non è così.

Non sappiamo cosa abbia spinto la produzione a smuovere le acque intorno a un progetto che sembrava alla deriva, ma possiamo valutare il successo di Deadpool (film R-rating) come un buon incentivo a chi voleva portare al cinema un personaggio come Lobo non certo adatto ai più piccoli.

La prima sceneggiatura era stata scritta da Don Payne, ma le notizie di oggi raccontano che Fuchs avrà un approccio personale alla sceneggiatura, e una nuova immagine di Lobo.

Che ne pensate?

Fonte: The Wrap

Lobo potrebbe esordire nel DCU in Supergirl: Woman of Tomorrow

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Lobo potrebbe esordire nel DCU in Supergirl: Woman of Tomorrow

Sembra sempre più probabile che Lobo, Main Man, faccia il suo debutto nel DCU in Supergirl: Woman of Tomorrow. Una voce recente affermava che i DC Studios fossero interessati a coinvolgere Jason Momoa per un ruolo non rivelato nel film, portando alla speculazione che Lobo farà la sua apparizione. Ora, MTTSH riferisce che l’Ultimo Czarniano avrà effettivamente un ruolo da svolgere nel progetto.

Anche se tutto ciò sembra indicare che Momoa si vestirà da Lobo in Supergirl: Woman of Tomorrow, vale la pena tenere presente che non abbiamo ancora la conferma ufficiale che questo sia il personaggio a cui si riferiva la star di Aquaman quando ha indicato di che stava progettando di lasciarsi alle spalle il Re di Atlantide e fare il salto nel DCU.

DCU Jason Momoa LoboTutto quello che sappiamo su Supergirl: Woman of Tomorrow

Supergirl: Woman of Tomorrow debutterà il 26 giugno 2026 in Imax, e sarà il secondo lungometraggio dell’universo DC appena riavviato ad assicurarsi un posto nel calendario delle uscite, dopo Superman di James Gunn. Il film vede protagonista Milly Alcock (House of the Dragon) nel ruolo della Ragazza d’Acciaio, con Craig Gillespie (Crudelia) che dirige da una sceneggiatura di Ana Nogueira (“The Vampire Diaries”).

Il progetto, adattato da una serie di fumetti del 2022 con lo stesso titolo, di Tom King e Bilquis Evely, porta Supergirl lontano dalla Terra mentre viaggia attraverso il cosmo con il suo fidato cane, Krypto il Supercane, per sfuggire a una vita perennemente all’ombra di suo cugino, Superman. Incontra una ragazza aliena di nome Ruthye, decisa a vendicare la morte di suo padre, e recluta Supergirl per aiutarla.

Milly Alcock ha ottenuto il ruolo principale di Kara Zor-El nel film sui supereroi a gennaio, dopo la sua interpretazione nella prima stagione di “House of the Dragon” della HBO che ha attirato l’attenzione del co-direttore della DC James Gunn. Alcock ha fatto un provino per il ruolo – incluso indossare il costume di Supergirl – sul set di Superman.

Quando Gunn annunciò per la prima volta il progetto “Supergirl” nel gennaio 2023 insieme al co-capo Peter Safran, “Non è esattamente la Supergirl che siamo abituati a vedere”, ha detto Gunn. Si dice che questa versione di Kara Zor-El sia “meno seria e più spigolosa dell’iconica supereroina“, in quanto Gunn cerca di allontanarsi dalle “precedenti rappresentazioni della Ragazza d’Acciaio, in particolare la lunga serie della CBS/CW interpretata da Melissa Benoist“.

Una precedente indiscrezione affermava che il progetto è attualmente alla ricerca di attori per interpretare il cattivo Krem delle colline gialle, maschio, dai 25 ai 45 anni, e l’alleata di Kara Zor-El, Ruthye Marye Knoll, dai 13 ai 16 anni. Woman of Tomorrow sarà il secondo film del DCU a uscire nelle sale dopo Superman di James Gunn.

Lo Streaming della Premiere a Londra di Les Misérables

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Lo Streaming della Premiere a Londra di Les Misérables

Mercoledì 5 Dicembre, a partire dalle ore 18:30 su Cinefilos.it sarà possibile seguire la diretta streaming della premiere mondiale del film Les Misérables

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Lo straniero: recensione del film di François Ozon – Venezia 82

Lo straniero: recensione del film di François Ozon – Venezia 82

Albert Camus, chiamato a sintetizzare il senso del suo romanzo più celebre, scriveva: «Qualsiasi uomo che non piange al funerale di sua madre rischia di essere condannato a morte». Con questa frase si entra subito nel cuore de Lo straniero, opera cardine della letteratura del Novecento, che François Ozon ha scelto di adattare e presentare in concorso a Venezia 82. Una sfida enorme, considerato che ogni lettore si è già costruito un suo Meursault interiore, e che dal 1967 – anno del film di Luchino Visconti con Marcello Mastroianni – nessun altro regista aveva più tentato un confronto diretto con il testo.

Meursault, l’uomo assente

Algeri, 1938. Meursault è un impiegato qualunque, con un reddito appena sufficiente a vivere. Sua madre muore in un ospizio, e lui assiste al funerale senza versare una lacrima. La sua schiena drittissima, lo sguardo fisso e inafferrabile lo rendono un corpo estraneo persino al dolore condiviso. Gli altri piangono, ma lui resta impenetrabile, incapace di compiere un gesto di vicinanza persino verso chi, affaticato, rimane indietro nel corteo. È il primo segno di un’incolmabile distanza: la vita scorre, ma Meursault sembra non appartenere a nulla.

Il giorno dopo si lascia trascinare in una relazione casuale con Marie, e nella vita quotidiana che sembra scivolare via senza scosse. Ma l’incontro con il vicino Raymond lo porterà a invischiarsi in dinamiche violente, fino a un omicidio assurdo, compiuto su una spiaggia abbagliante. «Ho ucciso un arabo» dirà, in quella che Camus trasformava in una condanna esistenziale più che giudiziaria.

Ozon tra fedeltà e tradimento

Ozon affronta il romanzo di Camus consapevole che ogni adattamento è, inevitabilmente, un tradimento. Sceglie di essere fedele alla lettera nella prima parte, che mette in scena quasi senza parole, con un ritmo lento e sensoriale: funerali, giornate ripetitive, caldo insopportabile. Il silenzio diventa linguaggio, la fisicità sostituisce l’introspezione. La seconda parte, quella del processo e del carcere, era per il regista la più temuta, perché è lì che il romanzo diventa filosofia pura, flusso di coscienza. Il film opta allora per una resa corporea, fisica, cercando di restituire le vibrazioni interiori più che i discorsi razionali.

Il regista inserisce anche un elemento nuovo: l’uso di immagini d’archivio per contestualizzare l’Algeri coloniale degli anni ’30. Non potendo girare in Algeria per ragioni politiche, sceglie di restituirne comunque la presenza, la bellezza e la tensione. Così, l’estraneità di Meursault diventa anche quella di un francese in mezzo a un popolo dominato: un borghese che guarda, che non partecipa, che alla fine commette un atto irreversibile e inspiegabile.

Un protagonista enigmatico

Il Meursault di Benjamin Voisin è il cuore del film: corpo rigido, volto impenetrabile, assenza che si fa presenza scenica. Come spiegava lo stesso attore, interpretare un personaggio che “fa quasi nulla” è paradossalmente uno sforzo fisico estenuante. L’interpretazione, vicina al modello bressoniano di “attore come figura”, evita ogni psicologismo e restituisce un uomo che osserva, consuma piccoli gesti quotidiani, e non mente mai, nemmeno quando dovrebbe. È proprio questa sincerità radicale a renderlo incomprensibile agli occhi della società.

Accanto a lui, il film lavora sui personaggi femminili – in primis Marie – che diventano un controcanto alla tossicità maschile di figure come Raymond Sintès o Salamano. Una scelta che amplia il romanzo, introducendo una sensibilità contemporanea senza snaturarne la sostanza.

Un film che interroga ancora oggi

Guardando Lo straniero di Ozon, si percepisce come l’assurdo descritto da Camus non sia invecchiato. Meursault resta un enigma, ma anche un individuo che rifiuta di giocare la partita sociale, pagandone il prezzo più alto. Il film non ha l’ambizione di risolvere il mistero del personaggio: preferisce abitarlo, restituendo lo straniamento e la sensazione di un mondo che non offre più appigli.

Con qualche lentezza e con un secondo atto forse leggermente meno incisivo del primo, L’Étranger non raggiunge sempre la stessa potenza visiva ed emotiva, ma conferma il coraggio di Ozon nel confrontarsi con un classico incandescente, scegliendo la strada della sottrazione e dell’opacità.

Lo straniero senza nome: la spiegazione del finale del film

Lo straniero senza nome: la spiegazione del finale del film

Lo straniero senza nome (1973), diretto e interpretato da Clint Eastwood, rappresenta uno dei primi passi dell’attore nella regia dopo l’esperienza formativa sotto Sergio Leone e Don Siegel. Questo film segna un momento fondamentale nella sua filmografia, perché permette a Eastwood di affermare uno stile personale: più cupo, allegorico e moralmente ambiguo rispetto ai western classici. Pur restando fedele a certe atmosfere del genere, Eastwood introduce un linguaggio registico che accentua il mistero e la tensione, delineando così il suo percorso di cineasta indipendente e anticonformista.

Rispetto agli altri western di Eastwood, Lo straniero senza nome si distingue per il tono fortemente metaforico e quasi soprannaturale. Se nei film di Leone il pistolero solitario era una figura mitica ma ancora umana, qui il protagonista assume le sembianze di un fantasma vendicatore, sospeso tra l’aldilà e la realtà. Questo spostamento accentua il lato morale e filosofico del racconto, anticipando riflessioni che Eastwood svilupperà anche in opere successive come Il cavaliere pallido e, più avanti, Gli spietati, dove il mito del West viene smontato e reinterpretato in chiave critica.

Il film appartiene al genere western ma lo declina in una chiave cupa, quasi gotica, giocando con temi come la colpa, la vendetta, la paura e la complicità silenziosa di una comunità. La cittadina in cui si svolge la vicenda diventa una sorta di microcosmo corrotto, popolato da uomini incapaci di assumersi responsabilità morali. Il protagonista, enigmatico e implacabile, diventa lo strumento attraverso cui si compie la resa dei conti, lasciando allo spettatore il dubbio se si tratti di un uomo o di un’entità soprannaturale. Nel resto dell’articolo analizzeremo nel dettaglio il finale, cercando di comprenderne i significati nascosti.

Lo straniero senza nome film

La trama di Lo straniero senza nome

La storia si apre sull’arrivo nell’apparentemente tranquilla cittadina di Lago di un misterioso pistolero, mai visto prima da quelle parti. L’uomo si distingue subito per la sbalorditiva abilità con le armi, uccidendo senza problemi tre briganti lì presenti. Divenuto subito celebre in città, questi viene approcciato dal neo eletto sindaco, il quale gli racconta che il suo predecessore è stato recentemente ucciso in modo quanto mai brutale da tre pistoleri. Questi hanno poi lasciato la città promettendo di tornare per compiere ulteriori massacri. Vista la sua bravura con le armi, allo straniero viene chiesto di restare e proteggere i cittadini di quel luogo.

Inizialmente riluttante, il misterioso pistolero finisce con l’accettare, allettato dalla possibilità di poter chiedere qualunque cosa in cambio. Nell’attesa che i tre criminali tornino in città, egli prova ad addestrare gli stessi cittadini alla pratica delle armi, attirandosi però l’odio di molti dei presenti, convinti che l’uomo porterà soltanto ulteriori guai. La notizia che i tre briganti stanno realmente per arrivare in città, però, fa nuovamente calare un clima di terrore su questa. Lo straniero, nell’attesa, rivelerà di avere motivi molto più personali di quanto si potrebbe pensare contro i tre in arrivo.

La spiegazione del finale del film

Nel terzo atto di Lo straniero senza nome, la tensione raggiunge il culmine con l’arrivo in città degli uomini di Stacey Bridges e dei fratelli Carlin. Lago, interamente dipinta di rosso e trasformata in un surreale scenario infernale, diventa il palcoscenico della resa dei conti. Gli abitanti, incapaci di difendersi davvero, vengono facilmente sopraffatti e radunati nel saloon. Quando tutto sembra perduto, lo Straniero ritorna in scena: appare come un’ombra vendicatrice, colpisce dall’oscurità e mette in atto un castigo tanto crudele quanto inevitabile.

La violenza si concentra in momenti simbolici: il fratello Carlin frustato fino alla morte con la stessa modalità subita anni prima dal marshal Jim Duncan, e l’eliminazione di Bridges e dei restanti fuorilegge uno dopo l’altro, come in un rituale di purificazione. Alla fine, la città è devastata, le fiamme avvolgono gli edifici, e lo Straniero si allontana nuovamente nel deserto, dissolvendosi tra le onde di calore. L’ultimo scambio con Mordecai davanti alla tomba appena incisa con il nome di Jim Duncan suggella il mistero: l’identità del cavaliere senza nome resta sospesa tra realtà e leggenda, lasciando spazio a interpretazioni contrastanti.

Lo straniero senza nome cast

Il finale ha pertanto dato vita a numerose teorie. Una lettura concreta vede lo Straniero come il fratello del marshal ucciso, tornato per vendicare l’ingiustizia subita, versione accennata in alcune sceneggiature iniziali e ripresa in doppiaggi europei. Tuttavia, Clint Eastwood ha preferito una visione più simbolica e soprannaturale: lo Straniero sarebbe lo spirito inquieto di Jim Duncan, riemerso dall’aldilà per richiamare i cittadini di Lago alle proprie responsabilità morali. I dettagli onirici, i richiami visivi e la sparizione finale sostengono questa interpretazione.

Il film, quindi, gioca volutamente sull’ambiguità: il misterioso cavaliere è un uomo di carne e ossa o un fantasma della coscienza collettiva? La sua figura assume i tratti di una parabola morale, in cui la giustizia non proviene dalle leggi o dalle istituzioni, ma da un’entità che incarna la vendetta e il peso dei peccati passati. L’impossibilità di dare una risposta definitiva rende il finale ancora più potente, lasciando lo spettatore inquieto e stimolato a interrogarsi.

In ultima analisi, Lo straniero senza nome ci lascia un messaggio di forte impatto: la colpa non resta mai impunita. La comunità di Lago, complice della morte del marshal, è costretta a fare i conti con le proprie omissioni e con la vigliaccheria che l’ha condannata. Eastwood costruisce così una parabola western che si trasforma in una riflessione universale sulla responsabilità morale e sulla necessità di affrontare i fantasmi del passato, prima che essi ritornino a reclamare il loro prezzo.

Lo straniero senza nome: alcune curiosità sul film di Clint Eastwood

Divenuto celebre nel corso degli anni Sessanta grazie ai film western di Sergio Leone, l’attore Clint Eastwood decise alla fine di dirigerne a sua volta uno. Nacque dunque Lo straniero senza nome, arrivato al cinema nel 1973. Già regista del thriller Brivido nella notte, per la sua opera seconda ha così scelto il genere a cui deve tutto, naturalmente influenzato dalla sua collaborazione con Leone e il regista Don Siegel. Eastwood non si è però limitato a dirigere il film, decidendo anche di recitare nel ruolo del protagonista, un personaggio molto simile a quelli già interpretati precedentemente, eppure con decisivi elementi di novità.

Il film è, come spesso accadrà nella filmografia di Eastwood, tratto da un romanzo omonimo. Questo è stato scritto da Ernes Tidyman, noto per aver vinto il premio Oscar alla miglior sceneggiatura non originale per Il braccio violento della legge. Rimasto affascinato dal suo racconto e ritrovandovi elementi e tematiche a lui care, Eastwood accettò da subito di dirigerlo. Respinse la richiesta di girare in studio, andando piuttosto a ricercare vere location dal sapore western e stabilendo il set intorno al Lago Mono, in California. Qui fece ricostruire una vera e propria città dell’epoca in cui il film è ambientato, potendo iniziare da subito i lavori.

Costato 5 milioni di dollari, il film si affermò come un buon successo di critica e pubblico, arrivando a guadagnarne circa 16. Lo straniero senza nome ha così rappresentato Eastwood un primo significativo passo verso una carriera d’autore, oggi tra i più celebrati e amati di sempre. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

Lo straniero senza nome spiegazione finale film

La trama di Lo straniero senza nome

La storia si apre sull’arrivo nell’apparentemente tranquilla cittadina di Lago di un misterioso pistolero, mai visto prima da quelle parti. L’uomo si distingue subito per la sbalorditiva abilità con le armi, uccidendo senza problemi tre briganti lì presenti. Divenuto subito celebre in città, questi viene approcciato dal neo eletto sindaco, il quale gli racconta che il suo predecessore è stato recentemente ucciso in modo quanto mai brutale da tre pistoleri. Questi hanno poi lasciato la città promettendo di tornare per compiere ulteriori massacri. Vista la sua bravura con le armi, allo straniero viene chiesto di restare e proteggere i cittadini di quel luogo.

Inizialmente riluttante, il misterioso pistolero finisce con l’accettare, allettato dalla possibilità di poter chiedere qualunque cosa in cambio. Nell’attesa che i tre criminali tornino in città, egli prova ad addestrare gli stessi cittadini alla pratica delle armi, attirandosi però l’odio di molti dei presenti, convinti che l’uomo porterà soltanto ulteriori guai. La notizia che i tre briganti stanno realmente per arrivare in città, però, fa nuovamente calare un clima di terrore su questa. Lo straniero, nell’attesa, rivelerà di avere motivi molto più personali di quanto si potrebbe pensare contro i tre in arrivo.

Il cast del film

Ad interpretare il personaggio dello straniero vi è naturalmente l’attore Clint Eastwood. Per la parte egli si ispirò chiaramente all’Uomo senza Nome, protagonista della Trilogia del Dollaro di Leone. Allo stesso tempo, però, l’attore cercò di rappresentare il personaggio come una naturale evoluzione di quello, caricandolo di un’ironia e sentimenti maggiori. Accanto a lui, nei panni della seducente Callie Travers, donna con cui lo straniero incrocia più volte il suo cammino, vi è Marianna Hill, divenuta celebre proprio grazie a tale film. Verna Bloom, invece, è Sarah Belding, la quale stringerà un profondo legame con lo straniero, pur se sposata a Lewis Belding, interpretato da Ted Hartley.

Lo straniero senza nome cast

Mitchell Ryan è invece Dave Drake. Jack Ging, attore noto per le serie Undicesima ora e A-Team, interpreta qui Morgan Allen, uno dei potenti della città di Lago che tenterà di opporsi all’attività dello straniero. Geoffrey Lewis, qui in uno dei suoi primi ruoli cinematografici, interpreta Stacey Bridges, capobanda dei criminali in arrivo a Lago. Billy Curtis è invece presente nei panni del bizzarro Mordecai. Nell’interpretarlo, l’attore finì con il soffrire di torcicollo. Affermò però che pur di lavorare con Eastwood avrebbe accettato di soffrire anche ben altro.

John Mitchum, che tornerà a collaborare con Eastwood nei primi tre film dedicati all’ispettore Callaghan, compare qui brevemente nei panni di un guardiano della prigione. In ultimo, Buddy Van Horn, celebre collaboratore di Eastwood nonché sua controfigura in molti film, è brevemente presente nei panni dello sceriffo Jim Duncan, ucciso dai tre criminali. La scelta di questi per la parte è stata fortemente voluta per conferire al film una certa ambiguità nel finale.

Il trailer di Lo straniero senza nome e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di Lo straniero senza nome grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Chili Cinema, Tim Vision, Google Play e Apple iTunes. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di mercoledì 20 settembre alle ore 21:00 sul canale Iris.

Fonte: IMDb

Lo strangolatore di Boston: la terrificante storia vera

Lo strangolatore di Boston: la terrificante storia vera

I contenuti audiovisivi sui serial killer sono oggiggiorno molto popolari: un sondaggio ha rivelato che quasi due terzi degli adulti americani (e quasi l’80% dei millennial) ne sono fan. Lo Strangolatore di Boston di Hulu sarà sicuramente l’ultimo della lista dei film del genere da vedere, disponibile su Disney+ per l’Italia dal 17 marzo 2023. Il famigerato assassino ha in gran parte evitato di essere oggetto di contenuti mediatici e, infatti, l’unico progetto sul caso degno di nota è stato il film The Boston Strangler del 1968, con Tony Curtis e Henry Fonda.

È interessante notare che l’uomo dietro i “Silk Stocking Murders” resta in qualche modo nell’ombra anche in questo progetto, che si concentra principalmente sulle giornaliste Loretta McLaughlin (Keira Knightley) e Jean Cole (Carrie Coon) e su come hanno lottato per informare le donne di Boston attraverso una serie di articoli sull’assassino. Ma chi si nascondeva effettivamente dietro questo terrificante soprannome? Scopritelo con noi in questo articolo.

Quando sono iniziati gli omicidi dello Strangolatore di Boston?

David Dastmalchian Hulu
David Dastmalchian interpreta Lo strangolatore di Boston nel film Hulu

Il 14 giugno 1962, Anna Slesers, 55 anni, fu trovata morta dal figlio sul pavimento della cucina del suo appartamento. La sarta e devota frequentatrice della chiesa era stata strangolata a morte: la giacca blu che indossava era stata strappata e la cintura avvolta intorno al suo collo per formare un fiocco. Il suo appartamento era stato messo a soqquadro, il che suggeriva che forse Slesers si era imbattuta in un ladro. La verità, tuttavia, era molto più agghiacciante: la donna era stata aggredita sessualmente dal colpevole e non c’erano prove che suggerissero che fosse entrato con la forza.

Un’altra vittima, Mary Mullen, 85 anni, è stata ritrovata il 28 giugno, morta di infarto prima che l’assassino potesse fare qualcosa. Le condizioni in cui vennero trovate le due vittime non offrivano alcuna prova che facesse pensare a un serial killer a piede libero, finò al ritrovamento il 30 giugno 1962 di altre due vittime, che suggerì assolutamente il contrario. Nina Nichols, 68 anni, fu trovata uccisa nella sua casa; praticamente identico fu il caso di Helen Blake, 65 anni, divorziata, il cui cadavere venne ritrovato lo stesso giorno. Come nel caso Slesers, entrambe le scene del delitto vennero orchestrate in modo da sembrare un furto con scasso; vennero aggredite sessualmente e rinvenute con l’inquietante “biglietto da visita” dell’assassino: le calze di Nichols erano legate a mo’ di fiocco intorno al suo collo e, allo stesso modo, il reggiseno di Blake.

La paura invade Boston nei primi anni ’60

Keira Knightley
Keira Knightly è la giornalista nel film Hulu Lo strangolatore di Boston

La polizia di Boston dovette affrontare la terrificante realtà che un serial killer, che si guadagnò il soprannome di “Strangolatore di Boston“, era a piede libero, probabilmente uno psicopatico mosso dall’astio nei confronti di donne anziane. Il commissario di polizia Edmund McNamara annullò il congedo delle forze di polizia, richiedendo l’intervento delle stesse a causa della grave situazione.

I media inviarono avvertimenti, suggerendo alle donne di chiudere a chiave le porte di casa e di essere caute con gli sconosciuti. La popolazione dell’area di Boston era paralizzata dalla paura e, nonostante l’aumento della presenza della polizia e gli avvertimenti, altre 9 donne, di età compresa tra i 19 e gli 85 anni, sarebbero state vittime dell’assassino. L’ultima vittima fu trovata il 4 gennaio 1964, dopodiché gli omicidi cessarono.

Lo Strangolatore di Boston fu mai catturato?

L'arresto di Albert DeSalvo
L’arresto di Albert DeSalvo

Il 27 ottobre 1964, un uomo, fingendosi un detective, entrò in una casa e aggredì una donna. Tuttavia, non la uccide, anzi, lasciò la casa dopo averle detto “mi dispiace”. La donna denunciò l’aggressione alla polizia, che arrestò l’aggressore poco dopo. Il nome dell’uomo era Albert DeSalvo e, dopo la diffusione delle sua foto, molte altre donne si fecero avanti per confessare che anche loro erano state violentate da DeSalvo. La polizia arrestò DeSalvo con l’accusa di stupro multiplo, ma non lo collegò al caso dello Strangolatore di Boston… finché DeSalvo stesso non confessò di essere il killer in persona. La sua confessione era certamente plausibile, soprattutto dopo aver fornito alla polizia dettagli intricati sugli omicidi che non erano stati resi pubblici. Purtroppo, la confessione non è stata sufficiente per incriminare DeSalvo per gli omicidi dello Strangolatore di Boston. Inoltre, ci furono altre due complicazioni che impedirono a DeSalvo di essere accusato: la prima, era l’assenza di prove fisiche che lo collegassero ai crimini. La seconda questione sarebbe stata più problematica e avrebbe portato a teorie secondo cui DeSalvo non era affatto lo Strangolatore di Boston, o che era uno dei due Strangolatori che avevano commesso gli atti efferati.

La confessione di DeSalvo è emersa durante la sua detenzione al Bridgewater State Hospital, dove ha incontrato George Nassar. DeSalvo ha confessato le sue affermazioni a Nassar, che ha contattato il suo avvocato per riferire la notizia. Tuttavia, è stata la loro interazione durante questo periodo che ha impedito alla polizia di fare una chiara associazione tra DeSalvo e gli omicidi. Alcuni ritengono che DeSalvo abbia confessato tutto a Nassar, mentre altri sono convinti che Nassar sia il vero Strangolatore di Boston, che ha fornito a DeSalvo i dettagli dei crimini come parte di un complotto per richiedere la ricompensa di 10.000 dollari offerta dalla polizia da condividere con le loro famiglie. Non potendo condannare DeSalvo come Strangolatore di Boston, DeSalvo venne invece incarcerato a vita per rapina e reati sessuali. In seguito avrebbe ritrattato la sua confessione e, se c’era dell’altro, DeSalvo se lo portò nella tomba dopo essere stato pugnalato a morte in prigione il 25 novembre 1973. Nel 2013, la prova del DNA ha collegato in modo definitivo DeSalvo alla morte di Mary Sullivan, ma sarebbe stato l’unico omicidio dello Strangolatore a trovare una soluzione, poiché la prova del DNA non era applicabile altri omicidi.

Il coinvolgimento di Loretta McLaughlin nella vicenda

Un articolo di Loretta McLaughlin e Jean Cole sullo Strangolaltore di Boston

La McLaughlin, protagonista del film in uscita, entrò nella storia del serial killer nel 1962. I primi quattro omicidi attirarono l’attenzione della McLaughlin, che notò che c’era un collegamento oltre ai macabri fiocchi intorno al collo delle vittime: tutte e quattro le donne portavano occhiali da vista, amavano la musica classica e avevano legami con un ospedale locale. Dopo aver fatto coppia con Cole, le due hanno iniziato a diffondere i dettagli nella comunità, avvertendo le donne di Boston e dei dintorni di stare all’erta.

McLaughlin e Cole, che insieme hanno inventato il soprannome “Lo Strangolatore di Boston“, finiranno per scrivere 29 articoli in totale sullo Strangolatore di Boston, le sue vittime, lo schema dell’assassino e gli aggiornamenti sulle indagini della polizia. Il percorso è stato difficile, con un redattore del Boston Record American che contestava l’utilità di pubblicare una serie sulla morte di “nessuno” e il sessismo dilagante nel settore che poneva continui ostacoli al loro operato.

Tutte le vittime dello Strangolatore di Boston

Tutte le vittime dello Strangolatore di Boston

Spesso, i progetti audiovisivi di true crime o che vogliono raccontare la storia dei più terribili serial killer, tendono a “dimenticarsi” le vittime della vicenda, per concentrare ogni sforzo produttivo sulla rappresentazione attoriale e narrativa del villain. Nonostante il film disponibile su Disney+ abbia come fulcro tematico la storia dello Strangolatore di Boston, è giusto e doveroso onorare le vittime innocenti della malvagità del killer. Ricordiamo:

  • Anna Slesers, 55 anni, sarta, ritrovata il 14 giugno 1962.
  • Mary Mullen, 85 anni, pensionata, ritrovata il 28 giugno 1962.
  • Nina Nichols, 68 anni, fisioterapista, ritrovata il 30 giugno 1962.
  • Helen Blake, 65 anni, infermiera, ritrovata il 30 giugno 1962.
  • Ida Irga, 75 anni, pensionata, ritrovata il 19 agosto 1962.
  • Jane Sullivan, 67 anni, infermiera, ritrovata il 21 agosto 1962.
  • Sophie Clark, 20 anni, tecnico ospedaliero, ritrovata il 5 dicembre 1962.
  • Patricia Bissette, 23 anni, receptionist, trovata il 31 dicembre 1962.
  • Mary Brown, 69 anni, pensionata, ritrovata il 6 marzo 1963.
  • Beverly Samans, 23 anni, musicoterapeuta, ritrovata il 6 maggio 1963.
  • Evelyn Corbin, 58 anni, impiegata presso l’impianto di illuminazione Sylvania, ritrovata l’8 settembre 1963.
  • Joann Graff, 23 anni, artista e insegnante di scuola domenicale, trovata l’11 novembre 1963
  • Mary Sullivan, 19 anni, impiegata presso i grandi magazzini Filene’s, trovata il 4 gennaio 1964.

Lo Strangolatore di Boston: l’incontro con il cast

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Lo Strangolatore di Boston: l’incontro con il cast

Keira Knightley torna protagonista e lo fa con Lo strangolatore di Boston, un film targato 20th Century Studios scritto e diretto da Matt Ruskin. Il film ha debuttato il 17 marzo 2023 su Star all’interno di Disney+ in Italia e qualche settimana fa abbiamo incontrato il cast protagonista del film per raccontare l’esperienza di aver portato al cinema una storia così misteriosa e intrigante, che si concentra sulla sequenza di omicidi efferati avvenuti negli anni ’60 a Boston, solo a danno di donne.

Knightley è Loretta McLaughlin e con lei, nel cast che ha partecipato all’incontro c’erano anche Carrie Coon (nel ruolo di Jean Cole), Alessandro Nivola (nel ruolo del detective Conley), Chris Cooper (nel ruolo di Jack MacLaine) e ovviamente Matt Ruskin che ha dichiarato: “Sono cresciuto a Boston e avevo sempre sentito parlare de Lo Strangolatore di Boston, ma non sapevo davvero nulla del caso. Poi, diversi anni fa, ho iniziato a leggere tutto quello che potevo e ho scoperto questo caso di omicidi differenti, tutti però apparentemente collegati, un caso incredibilmente stratificato che era pieno di colpi di scena. E, per molti versi, si rivelava anche un racconto su quella che era la città a quell’epoca. E così, sono stato completamente preso dal caso. E quando ho scoperto l’esistenza di queste giornaliste, Loretta McLaughlin e Jean Cole, ho scoperto che erano state tra le prime a collegare i diversi omicidi. Sono state loro a dare il nome al serial killer, lo Strangolatore di Boston, nel loro primo reportage. Così ho pensato che potevano essere il giusto punto di vista con cui raccontare il caso.”

Lo Strangolatore di Boston, Keira Knightley a caccia del mostro

A interpretare Loretta McLaughlin è stata chiamata Keira Knightley che, come Ruskin, aveva sentito parlare del serial killer che dà il titolo al film ma non conosceva nessuno dei dettagli legati alla storia vera dello Strangolatore di Boston: “Sono arrivata al film partendo dalla meravigliosa sceneggiatura di Matt. E ho pensato che fosse un modo davvero interessante di raccontare la storia di un serial killer, ma attraverso il punto di vista di queste due giornaliste. E il fatto che in realtà sono state due donne a dare visibilità a un caso così importante mi ha spronata a volerlo raccontare.” 

Al suo fianco, Carrie Coon, nel ruolo di Jean Cole, che segue la collega: “Sì, quella è stata la parte più scioccante per me, ovvero che queste donne siano state così parte integrante della risoluzione del caso e del costringere i dipartimenti di polizia a condividere informazioni. E i loro nomi non sono mai stati menzionati, associati a questo caso. È stato davvero scioccante per me. E poi, le loro storie di come sono diventate giornaliste, come individui, erano storie molto avvincenti e molto commoventi. Certamente in queste storie riecheggiava la vita delle donne del mio mondo, del Midwest. Mia madre era un’infermiera. Una delle mie nonne era un’insegnante e l’altra era una casalinga. E quelle erano le opportunità disponibili per le donne, a parte la segretaria. Quindi la lotta di Jean per diventare giornalista è stata molto commovente per me. E poi, ovviamente, avevo visto Il coraggio di lottare, che Matt aveva realizzato, e penso a lui come a un regista davvero, profondamente morale. E sapevo che il suo interesse era raccontare questa storia femminista.”

Queste due donne, purtroppo un’anomalia per il loro tempo, erano circondate da un mondo di uomini, di cui faceva parte Jack MacLaine, interpretato da Chris Cooper. “Quello che mi è piaciuto del mio personaggio è che all’inizio dice a Loretta che le vittime degli omicidi di cui lei vuole raccontare non erano nessuno, e alla risposta di Loretta, che gli dice che quelle persone in realtà erano lettori del suo giornale, si mette in allarme, come un campanello che gli suona in testa. È stata solo un piccolo appunto veloce, ma penso che abbia sortito l’effetto desiderato. E queste donne, sai, a volte vincono, a volte perdono. Devono cavarsela da sé e sicuramente il mio personaggio a volte non è la persona più gentile al mondo rispetto al loro lavoro, altre volte è una figura di mentore. Si commettono degli errori, e a volte reindirizzo Loretta là dove non è conoscenza di alcuni problemi legati alla burocrazia, ad esempio contea diversa, procuratore distrettuale diverso. Quindi Jack ha svolto anche le funzioni di insegnante per lei.”

Dalla parte della polizia, invece, c’è il detective Conley, interpretato da Alessandro Nivola: “Penso che il personaggio sia incazzato dal fatto che il dipartimento di polizia non si possa avvalere di tecniche di psicologia forense più all’avanguardia che possano permettergli di collegare questi omicidi. Sta affrontando il conflitto di tradire il suo dipartimento da una parte, mentre dall’altra la vergogna che sia la stampa a portare avanti le indagini e non la polizia. E quindi accetta di incontrare questa giornalista, e lo fa perché è totalmente ossessionato dal caso, e l’unica altra persona che incontra totalmente ossessionata dal caso è lei. E questo li fa sentire fatti della stessa pasta, forse è anche attratto da lei e prova piacere a incontrarla.”

Lo strangolatore di Boston: il thriller con Keira Knightley a Marzo su Disney+

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Lo strangolatore di Boston è il thriller true-crime targato 20th Century Studios dello scrittore e regista Matt Ruskin sulle giornaliste pioniere che hanno raccontato la storia dei famigerati omicidi dello Strangolatore di Boston degli anni ’60. Il film debutterà il 17 marzo 2023 in esclusiva su Hulu negli Stati Uniti, su Star+ in America Latina e su Star all’interno di Disney+ in Italia.

Lo strangolatore di Boston è interpretato dalla due volte candidata all’Oscar Keira Knightley (The Imitation Game, Orgoglio e pregiudizio), dalla candidata all’Emmy Carrie Coon (Fargo, The Gilded Age), da Alessandro Nivola (Amsterdam), David Dastmalchian (Dune), Morgan Spector (Homeland – Caccia alla spia), Bill Camp (Joker) e dal vincitore dell’Oscar Chris Cooper (Il ladro di orchidee). Scritto e diretto da Matt Ruskin (Il coraggio di lottare), il film è prodotto da Ridley Scott (Sopravvissuto – The Martian), Kevin J. Walsh (House of Gucci), Michael Pruss (American Woman), Josey McNamara (Una donnna promettente (Promising Young Woman)) e Tom Ackerley (Tonya), mentre Michael Fottrell (Fast & Furious 8) e Sam Roston saranno gli executive producer. Sam Roston supervisionerà per Scott Free e Bronte Payne per LuckyChap.

La trama del film

Lo strangolatore di Boston segue Loretta McLaughlin (Keira Knightley), una reporter del quotidiano Record-American, che diventa la prima giornalista a trovare una correlazione tra gli omicidi dello Strangolatore di Boston. Mentre il misterioso assassino miete sempre più vittime, Loretta cerca di continuare le sue indagini insieme alla collega e confidente Jean Cole (Carrie Coon), ma il duo si trova ostacolato dal dilagante sessismo dell’epoca. Ciononostante, McLaughlin e Cole portano avanti la storia correndo un grande rischio personale e mettendo a repentaglio le loro stesse vite nel tentativo di scoprire la verità.

Lo Strangolatore di Boston, recensione del film con Keira Knigthley e Carrie Coon

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Il cinema ha sempre amato le storie di serial killer, forse perché si prestano a una narrazione particolarmente coinvolgente, o forse perché inconsciamente, fanno sentire lo spettatore-essere umano migliore, più giusto, rispetto ai mostri che vede raccontati (almeno nella maggior parte dei casi, si spera!). E questa storia d’amore tra killer seriali e settima arte deve essere stata una delle motivazioni che ha spinto Matt Ruskin a scrivere e dirigere un film che racconta di un serial killer ancora senza nome e che è passato alla storia con l’epiteto de “Lo Strangolatore di Boston“.

Lo Strangolatore di Boston, la trama

A battezzare così il misterioso killer che negli anni ’60 terrorizzò la città del MidWest fu Loretta McLaughlin, giornalista del Boston Record American che prese a cuore la terribile sorte toccata a queste donne trovate morte e cominciò, da sola, col il sostegno della collega Jean Cole,  a collegare gli omicidi, facendosi anche molti nemici. Non solo il killer, ma anche i suoi colleghi al giornale, che preferivano che le donne fossero relegate alle sezioni di moda e casalinghi, e la polizia, che non poteva certo tollerare che delle giornaliste, donne per di più, facessero il loro lavoro. L’indagine di McLaughlin e Cole riuscì a ricostruire i legami trai vari omicidi, anche se tutt’oggi il vero strangolatore di Boston resta senza un nome. Ancora oggi infatti si dibatte in merito alla confessione di Albert DeSalvo, che confessò gli omicidi ma che non venne mai condannato per mancanza di prove (anche se scontò una pena per degli stupri).

Ruskin ha tra le mani una storia molto accattivante, raccontata da un punto di vista inedito, tuttavia non riesce a trovare una chiave che possa fungere da gancio emotivo con lo spettatore. Tutti gli ingredienti vengono mescolati male e anche le due protagoniste, Keira Knigthley e Carrie Coon, non vengono sfruttate al meglio.

Tutta l’ambientazione e la messa in scena appare “di mestiere”, un compitino poco ispirato che mette in cattiva luce le interpreti, specialmente Knigthley, tornata al cinema drammatico dopo una lunga assenza e che aveva invece bisogno di una direzione diversa per risultare convincente. Al contrario, invece, sempre ottimo risulta il lavoro di David Dastmalchian che, nei panni di DeSalvo, mette a segno un altro ruolo da caratterista inquietante e superbamente portato a casa grazie a un misto di fisicità studiata, espressività e naturale aspetto fisico che gli conferisce sempre un’aria sospettosa.

Lo strangolatore di BostonKnigthley e Coon perdono il confronto con Kazan e Mulligan

Il film non è il primo quest’anno che vede una coppia di giornaliste donne alle prese con una importante indagine. Arriva infatti immediato il collegamento tra Anche io, film uscito in sordina quest’anno che racconta delle indagini che portarono alla prima inchiesta contro gli abusi di Harvey Weinstein, e Lo Strangolatore di Boston e sebbene le due storie abbiano una potenza molto diversa e un’attualità decisamente differente, mostrano comunque una coppia di donne, con lavoro, famiglia, figli, insomma, una vita piena, alle prese con un mostro da sconfiggere. Chiaramente i casi in esame differiscono, ma se nel caso di Zoe Kazan e Carey Mulligan, le due attrici sono sostenute da una scrittura solida e da una mano ferma e accomodante nel seguire le sue due eroine, Knigthley e Coon non godono dello stesso privilegio, uscendo sconfitte dal confronto.

Non a caso, purtroppo, Lo strangolatore di Bostonnon finisce in sala ma direttamente in streaming. C’è ancora differenza trai prodotti destinati al grande schermo, con una visione, un respiro e un’ambizione da grande pubblico, e i film che invece sono decisamente modesti anche se comunque dignitosi e per i quali non vale la pena pagare il costo del biglietto. Giusto quello dell’abbonamento.

Lo strangolatore di Boston targato 20th Century Studios dello scrittore e regista Matt Ruskin ha debuttato il 17 marzo 2023 in esclusiva su Hulu negli Stati Uniti, su Star+ in America Latina e su Star all’interno di Disney+ in Italia.

Lo strangolatore di Boston, il trailer del film con Keira Knightley

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Lo strangolatore di Boston targato 20th Century Studios dello scrittore e regista Matt Ruskin debutterà il 17 marzo 2023 in esclusiva su Hulu negli Stati Uniti, su Star+ in America Latina e su Star all’interno di Disney+ in Italia. Sono stati diffusi il trailer e il poster del thriller true-crime che ha per protagoniste le giornaliste pioniere che hanno raccontato la storia dei famigerati omicidi dello Strangolatore di Boston degli anni ’60.

Lo strangolatore di Boston è interpretato dalla due volte candidata all’Oscar® Keira Knightley (The Imitation Game, Orgoglio e pregiudizio), dalla candidata all’Emmy® Carrie Coon (Fargo, The Gilded Age), da Alessandro Nivola (Amsterdam), David Dastmalchian (Dune), Morgan Spector (Homeland – Caccia alla spia), Bill Camp (Joker) e dal vincitore dell’Oscar® Chris Cooper (Il ladro di orchidee). Scritto e diretto da Matt Ruskin (Il coraggio di lottare), il film è prodotto da Ridley Scott (Sopravvissuto – The Martian), Kevin J. Walsh (House of Gucci), Michael Pruss (American Woman), Josey McNamara (Una donnna promettente (Promising Young Woman)) e Tom Ackerley (Tonya), mentre Michael Fottrell (Fast & Furious 8) e Sam Roston saranno gli executive producer. Sam Roston supervisionerà per Scott Free e Bronte Payne per LuckyChap.

Il film segue Loretta McLaughlin (Keira Knightley), una reporter del quotidiano Record-American, che diventa la prima giornalista a trovare una correlazione tra gli omicidi dello Strangolatore di Boston. Mentre il misterioso assassino miete sempre più vittime, Loretta cerca di continuare le sue indagini insieme alla collega e confidente Jean Cole (Carrie Coon), ma il duo si trova ostacolato dal dilagante sessismo dell’epoca. Ciononostante, McLaughlin e Cole portano avanti la storia correndo un grande rischio personale e mettendo a repentaglio le loro stesse vite nel tentativo di scoprire la verità.

Lo strangolatore di Boston, il trailer del film con Keira Knightley

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Lo strangolatore di Boston è il thriller true-crime targato 20th Century Studios dello scrittore e regista Matt Ruskin sulle giornaliste pioniere che hanno raccontato la storia dei famigerati omicidi dello Strangolatore di Boston degli anni ’60. Il film debutterà il 17 marzo 2023 in esclusiva su Hulu negli Stati Uniti, su Star+ in America Latina e su Star all’interno di Disney+ in Italia.

Lo strangolatore di Boston è interpretato dalla due volte candidata all’Oscar® Keira Knightley (The Imitation Game, Orgoglio e pregiudizio), dalla candidata all’Emmy® Carrie Coon (Fargo, The Gilded Age), da Alessandro Nivola (Amsterdam), David Dastmalchian (Dune), Morgan Spector (Homeland – Caccia alla spia), Bill Camp (Joker) e dal vincitore dell’Oscar® Chris Cooper (Il ladro di orchidee). Scritto e diretto da Matt Ruskin (Il coraggio di lottare), il film è prodotto da Ridley Scott (Sopravvissuto – The Martian), Kevin J. Walsh (House of Gucci), Michael Pruss (American Woman), Josey McNamara (Una donnna promettente (Promising Young Woman)) e Tom Ackerley (Tonya), mentre Michael Fottrell (Fast & Furious 8) e Sam Roston saranno gli executive producer. Sam Roston supervisionerà per Scott Free e Bronte Payne per LuckyChap.

Lo strangolatore di Boston – la trama

Il film segue Loretta McLaughlin (Keira Knightley), una reporter del quotidiano Record-American, che diventa la prima giornalista a trovare una correlazione tra gli omicidi dello Strangolatore di Boston. Mentre il misterioso assassino miete sempre più vittime, Loretta cerca di continuare le sue indagini insieme alla collega e confidente Jean Cole (Carrie Coon), ma il duo si trova ostacolato dal dilagante sessismo dell’epoca. Ciononostante, McLaughlin e Cole portano avanti la storia correndo un grande rischio personale e mettendo a repentaglio le loro stesse vite nel tentativo di scoprire la verità.

Lo storico Cinema Fossolo di Bologna riapre il 20 dicembre 2023

Lo storico Cinema Fossolo di Bologna riapre il 20 dicembre 2023

Il fascino del Cinema Fossolo risuona nuovamente tra le strade di Bologna, annunciando la sua riapertura in grande stile grazie all’integrazione in Circuito Cinema. La rinascita dello storico cinema è stata possibile grazie alla collaborazione tra il Centro Ricreativo Fossolo e Circuito Cinema, una realtà consolidata nel mondo dell’intrattenimento cinematografico e che ha abbracciato la sfida di ridargli vita, rendendolo palcoscenico di nuove storie e un punto di riferimento per gli amanti del grande schermo.

558 posti, aree comuni rinnovate, nuovo impianto audio e proiettore laser. L’obiettivo è quello di rimettere il cinema Fossolo al centro dell’attività sociale della città, con una programmazione cinematografica di qualità che sarà curata da Circuito Cinema e affiancata da incontri e iniziative editoriali affinché la sala possa tornare ad essere luogo di crescita e di scambio culturale. Si parte mercoledì 20 dicembre con l’attesissimo “Wonka” di Paul King, prequel del romanzo di Roald DahlLa fabbrica di cioccolato”.

Lo stile di David Fincher analizzato nel nuovo saggio di Tony Zhou [video]

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Grazie a Tony Zhou vi abbiamo mostrato nel dettaglio cosa rende unici (nel bene e nel male) gli stili di Michael Bay, Martin Scorsese, Steven Spielberg ed Edgar Wright.

Oggi invece vi facciamo vedere il nuovo saggio del fondatore di Every Frame a Painting dedicato allo stile di David Fincher e in particolare a cosa rende uniche le sue composizioni, i posizionamenti della camera e i movimenti di essa; nulla è mai fatto a caso e tutto è pensato per creare drammaticità o tensione. Se volete sapere di più sullo stile di David Fincher non vi resta che ascoltare in religioso silenzio l’analisi di Tony Zhou.

Lo stalker della stanza accanto: la storia vera a cui si ispira il film

Lo stalker della stanza accanto (il cui titolo originale è Within These Walls) è un thriller psicologico che si inserisce nel filone delle storie di ossessione e paura domestica, un genere sempre apprezzato da chi ama i brividi legati alla quotidianità. Diretto con uno stile teso e minimalista, il film riesce a costruire un’atmosfera claustrofobica e carica di tensione, portando lo spettatore a interrogarsi su quanto siano realmente sicuri gli spazi che consideriamo nostri rifugi. La regia punta su ambientazioni ristrette e sguardi inquietanti, trasformando il familiare in qualcosa di minaccioso. Fin dalle prime scene, il pubblico viene trascinato in un vortice di inquietudine che non lascia respiro.

Uno degli aspetti più interessanti del film è la scelta di concentrarsi su temi attuali e universali come l’invasione della privacy, la vulnerabilità all’interno delle mura domestiche e la sottile linea che separa il senso di sicurezza dal terrore. Lo stalker della stanza accanto non si limita a raccontare la classica storia di un persecutore, ma indaga le paure più profonde legate alla solitudine e alla difficoltà di fidarsi degli altri. La protagonista si ritrova progressivamente intrappolata in una spirale di sospetti e minacce sempre più angoscianti, mentre lo spettatore è costretto a chiedersi chi sia davvero il nemico e quali siano le sue vere intenzioni.

Nel corso dell’articolo ci soffermeremo in particolare sullo scoprire se il film è basato su una storia vera o, in caso non lo sia, sul confrontarlo con episodi simili in quanto a dinamiche realmente avvenuti. Come già detto, gli autori si sono impegnati per dar vita ad una situazione estrema ma non implausibile, che porta a provare terrore proprio per il suo essere tale e costringendo a riconsiderare gli spazi che crediamo di poter controllare. Tutto questo, lo si vedrà in questo approfondimento dopo una prima descrizione della trama.

Jen Landon e Joshua Close in Lo stalker della stanza accanto
Jen Landon e Joshua Close in Lo stalker della stanza accanto. Foto di Incendo – © Incendo 2019 Film Productions Inc

La trama di Lo stalker della stanza accanto

Il film racconta la storia di Mel Carver (Jen Landon), una madre single realizzata, con una brillante carriera da architetta e una figlia adolescente, Brook (Tara Redmond Van Rees). Conduce una vita apparentemente serena accanto al fidanzato Ben (Joshua Close), conosciuto durante dei lavori di ristrutturazione nella sua abitazione di periferia. Dopo la morte del marito, Ben è stato il primo uomo che Mel abbia accolto nella sua casa, cercando di ricostruire una stabilità familiare e offrire a Brook una parvenza di normalità. Ma con il tempo, quella relazione si rivela poco solida. Ben si trasferisce troppo in fretta, invadendo spazi e abitudini, e Mel inizia a sentirsi intrappolata.

Quando poi la relazione con Ben finisce, l’atmosfera in casa cambia. La tranquillità svanisce, lasciando spazio a presenze ambigue, rumori inspiegabili, ombre fugaci e oggetti che sembrano spostarsi da soli. Mel inizia a dubitare della propria lucidità, mentre Brook percepisce un’energia sinistra e crescente inquietudine. Il sospetto si insinua nella mente di Mel, che inizia a domandarsi se Ben non fosse davvero chi diceva di essere. Tra tensioni psicologiche, segreti nascosti e presenze inquietanti, Mel dovrà affrontare la verità. Il confine tra amore e controllo diventa sempre più sottile, e mette alla prova una donna determinata a proteggere la propria casa, sua figlia e la sua salute mentale.

La storia vera che ha ispirato il film

Diciamo subito che il film Lo stalker della stanza accanto, diretto da , non è tratto da una specifica storia vera. Si tratta di un’opera di fiction che, come già riportato, sfrutta elementi classici del thriller psicologico, ispirandosi a dinamiche e paure universali legate alla violazione della privacy e alla minaccia rappresentata da uno stalker. Tuttavia, anche se il film non si basa su un caso reale, i suoi spunti narrativi ricordano fatti di cronaca che hanno avuto risonanza internazionale e che presentano un’inquietante somiglianza con le vicende raccontate sullo schermo.

Jen Landon e Tara Redmond van Rees in Lo stalker della stanza accanto
Jen Landon e Tara Redmond van Rees in Lo stalker della stanza accanto. Foto di Incendo – © Incendo 2019 Film Productions Inc

Uno dei casi più noti che si avvicina alla tematica del film è quello di Theodore Edward Coneys, passato alla storia come il “Denver Spiderman”. Nel 1941, Coneys si nascose per mesi nel sottotetto della casa di un conoscente e scendeva di notte per procurarsi cibo, finché non fu scoperto e uccise il padrone di casa. Questo episodio ha ispirato negli anni numerose storie e film sul terrore domestico e sulla minaccia nascosta tra le pareti della propria casa, un tema centrale anche in Lo stalker della stanza accanto. Similmente, casi più recenti hanno riportato alle cronache storie di individui che hanno occupato abusivamente spazi nascosti in case altrui, scoperti solo dopo mesi grazie a coincidenze o incidenti.

Un altro caso reale che riecheggia nel film è quello del cosiddetto “stalker di Honolulu” avvenuto nel 2019, quando un uomo si introdusse più volte nell’appartamento di una donna senza che lei se ne accorgesse subito, installando telecamere nascoste e lasciando segni inquietanti della sua presenza. La vicenda sottolinea come la paura di essere osservati o minacciati all’interno delle proprie mura domestiche abbia radici reali, alimentando un immaginario collettivo di vulnerabilità e pericolo. Questi episodi reali forniscono il terreno fertile su cui il film costruisce la propria tensione.

Sebbene dunque Lo stalker della stanza accanto non prende spunto da una storia vera singola e documentata, si inserisce però in un filone narrativo che trae ispirazione da fatti realmente accaduti e dalle paure profonde che essi evocano. La violazione dello spazio intimo della casa, la minaccia invisibile nascosta dietro una facciata di normalità e l’incapacità iniziale di riconoscere il pericolo sono tutti elementi che si ritrovano sia nella finzione che nella realtà. Questo contribuisce a rendere la storia del film ancora più inquietante e credibile per lo spettatore.

Lo stagista inaspettato: tante foto con Anne Hathaway e Robert De Niro

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Ecco tante nuove immagini per Lo stagista inaspettato, la prossima commedia diretta da Nancy Meyers con protagonisti Anne Hathaway e Robert De Niro.

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Nel film, scritto e diretto da Nancy Meyers (sceneggiatrice di lungo corso e regista di What Women Want, Tutto può succedere e L’amore non va in vacanza), De Niro interpreta il settantenne pensionato Ben Whittaker, che affronta una nuova sfida nel complicato mondo del lavoro di oggi e riparte come stagista nella società di moda fondata da Jules, Anne Hathaway, che dopo Il diavolo veste Prada scoprirà come ci si sente dall’altra parte della scrivania. Nel cast anche Rene Russo e Nat Wolff.

Il film uscirà in Italia il 22 ottobre.

Lo Stagista Inaspettato: recensione del film con Anne Hathaway

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Lo Stagista Inaspettato: recensione del film con Anne Hathaway

Dopo È complicato e L’amore non va mai in vacanza, Nancy Meyers torna al cinema con una commedia, che con toni frivoli tocca con leggerezza argomenti vari, interessanti e per alcuni aspetti fondativi della società moderna.

In Lo Stagista Inaspettato Ben, pensionato settantenne e vedovo, le ha provate tutte per ingannare il tempo, ma non riesce a rimanere senza amore né lavoro. Decide così di ripartire dalla gavetta, approfittando di un insolito programma di stagisti senior promosso dalla start-up About The Fit, un e-commerce di abbigliamento. A Ben viene assegnato il ruolo di assistente della fondatrice dell’azienda, Jules, più giovane di lui di 40 anni. Jules è un control freak perfezionista, incapace di rimanere con le mani in mano, ma la sua vita privata ne risente; intanto la sua iniziale diffidenza verso Ben si tramuta gradualmente in rispetto e ammirazione.

La donna in carriera che non riesce a conciliare lavoro e vita privata, famiglia, e l’uomo anziano che vorrebbe sentirsi ancora utile sono elementi sintomatici di una società moderna che deve aggiornarsi alle nuove necessità personali e professionali dei nuovi leader. Ovviamente il film si scontra con gli evidenti limiti alla base del racconto, ovvero il fatto che si tratta di una commedia senza pretese, frivola ma non per questo brutta.

Ovviamente quando si scelgono protagonisti del calibro di Anne Hathaway e Robert De Niro il gioco è fatto. Non si tratta di grandi ruoli da far interpretare a grandi attori, né di sceneggiatura complessa e articolata, ma semplicemente di personalità e presenze che, con la loro bellezza si impossessano dello schermo e lo riempiono di momenti teneri, divertenti, a tratti melensi ma comunque gradevoli.

Mentre Anne sembra tornata ai tempi de Il Diavolo Veste Prada, ma dalla parte opposta della barricata, Bob è semplicemente a suo agio nei panni di un uomo saggio e gentile, che ha 70 anni ha ancora tanto da offrire al mondo.

Senza voler cercare ulteriori significati o intenti, Lo Stagista Inaspettato è un frivolo divertissement, consigliato a chi a cuor leggero vuole passare del tempo in sala.

Lo Stagista Inaspettato arriva Al cinema dal 15 ottobre.

Lo Stagista Inaspettato: per Tarantino meriterebbe un Oscar

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Lo Stagista Inaspettato: per Tarantino meriterebbe un Oscar

Durante un’intervista a Metro, Quentin Tarantino ha tessuto le lodi del film Lo Stagista Inaspettato, pellicola diretta da Nancy Meyers, con protagonisti Robert DeNiro e Anne Hathaway

“Uno dei miei film preferiti questo ultimo anno è stato ‘The Intern’ di Nancy Meyers”, ha esplicitamente detto Tarantino in risposta alla sua partecipazione alla tavola rotonda di Hollywood Reporter, a cui sono stati invitati solo registi uomini.

Non lo stanno considerando per gli Oscar, anche se penso che Robert De Niro ha dato una delle migliori performance di quest’anno in quel film. Ho pensato che la sceneggiatura era in realtà una delle sue [di Nancy Meyer] migliori. Insieme a It’s Complicated. 

Ha dicembre Tarantino aveva confessato di avere un debole per i rom-com:

In Lo Stagista Inaspettato, scritto e diretto da Nancy Meyers (sceneggiatrice di lungo corso e regista di What Women Want, Tutto può succedere e L’amore non va in vacanza), De Niro interpreta il settantenne pensionato Ben Whittaker, che affronta una nuova sfida nel complicato mondo del lavoro di oggi e riparte come stagista nella società di moda fondata da Jules, Anne Hathaway, che dopo Il diavolo veste Prada scoprirà come ci si sente dall’altra parte della scrivania.

Nel cast anche Rene Russo e Nat Wolff.

Fonte: gamesradar

Lo stagista inaspettato: nuovo trailer e poster con Robert De Niro

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Pubblicato un nuovo trailer del film Lo stagista inaspettato, con Robert De Niro e Anne Hathaway, e diretto da Nancy Meyers. Cosa ne pensate?

Oltre al trailer possiamo trovare anche un nuovo poster. Diamogli uno sguardo.

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Nel film, scritto e diretto da Nancy Meyers (sceneggiatrice di lungo corso e regista di What Women Want, Tutto può succedere e L’amore non va in vacanza), De Niro interpreta il settantenne pensionato Ben Whittaker, che affronta una nuova sfida nel complicato mondo del lavoro di oggi e riparte come stagista nella società di moda fondata da Jules, Anne Hathaway, che dopo Il diavolo veste Prada scoprirà come ci si sente dall’altra parte della scrivania. Nel cast anche Rene Russo e Nat Wolff.

Il film uscirà in Italia il 22 ottobre.

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