La 20th Century Fox ha
diffuso il primo atteso trailer di
Il Richiamo della Foresta, l’adattamento dell’omonimo
classico letterario di Jack London che porta sul grande
schermo la storia di Buck, un cane dal cuore d’oro, la cui
tranquilla vita domestica viene sconvolta quando viene
improvvisamente portato via dalla sua casa in California e
trapiantato nella natura selvaggia dell’Alaska durante la Corsa
all’Oro degli anni 1890.
Come nuova recluta di una squadra
di cani da slitta, di cui in seguito diventerà il leader, Buck vive
l’avventura di una vita, trovando il suo vero posto nel mondo e
diventando padrone di se stesso. Il film arriverà nelle sale
italiane il 20 febbraio 2020.
Il Richiamo della Foresta: il film
Tra live-action e animazione,
Il Richiamo della
Forestautilizza effetti visivi
e tecniche di animazione all’avanguardia per rendere gli animali
del film fotorealistici e autentici a livello emozionale. Diretto
dal regista Chris Sanders da una sceneggiatura
firmata da Michael Green, il film è prodotto da Erwin Stoff, mentre
Diana Pokorny è il produttore esecutivo e Ryan Stafford è il
co-produttore e produttore degli effetti visivi.
Il romanzo di Jack
London, Il Richiamo della
Foresta, trova una nuova trasposizione
cinematografica grazie all’occhio della macchina da presa guidata
da Chris Sanders. Lo scrittore statunitense vanta
infatti una fama sempre attuale che suscita costante interesse in
chi si occupa di cinema: si pensi a Zanna
Bianca, al recente Martin
Eden che è valso la Coppa Volpi a Venezia a
Luca Marinelli, o al capitolo
All Gold Canyon episodio del film
Ballata di
Buster Scruggs dei fratelli
Coen.
Il selvaggio West, e tutto il
filone delle storie legate ai cercatori d’oro, è un elemento
fondante della storia americana, ed è diventato parte integrante
del nostro immaginario, in ogni sua sfumatura, stile narrativo e
tematiche suscitate, grazie alla costante rappresentazione che se
n’è fatta.
È per questo che si ha un senso di
profonda familiarità nel seguire le vicende del cane Buck,
protagonista de Il Richiamo della
Foresta, interamente creato in CGI, insieme a tutti
gli altri personaggi del film appartenenti al regno animale.
Il Richiamo della Foresta, la trama
La storia segue per grandi linee
quella del romanzo, e ripercorre la crescita e la “formazione” del
vivace quadrupede, partendo dai primi anni da nababbo, nutrito
abbondantemente e con accondiscendenza dal personale della villa di
un magistrato, nella soleggiata California, per poi virare nella
seconda parte arrivando al cuore della narrazione.
Buck viene rapito proprio con lo
scopo di essere sfruttato per trainare le slitte di trafficanti
d’oro, vittime loro stesse di quella febbre dell’oro esplosa negli
Stati Uniti, e si ritrova perciò catapultato nel gelo del Canada,
appena oltre il confine con l’Alaska. Lì farà la conoscenza del suo
futuro salvatore John Thornton (Harrison
Ford) e della simpatica coppia di postini interpretata
da Omar
Sy e Cara Gee. A questo punto del
film, l’atmosfera divergerà molto da quella descritta da
Jack London, in maniera tutto sommato
comprensibile.
Il regista Chris
Sanders ha una lunga esperienza come sceneggiatore e
regista di film d’animazione: da La Bella e la
Bestia, Aladdin, Il Re Leone,
Mulan, Lilo e Stitch, fino ad arrivare a
I Croods e Dragon Trainer della Dreamworks. È evidente,
quindi, che la sfumatura che il regista dà al racconto è
chiaramente virata ai toni più leggeri per un pubblico molto
giovane.
Il Richiamo della Foresta
per famiglie
Buck lotta per la propria
sopravvivenza, nella storia d’inizio Novecento, difendendosi al
prezzo del sangue di tante vite umane e animali, proprio come
accadeva realmente in quell’epoca. La durezza di quelle terre così
inospitali e il valore della propria unicità, erano costantemente
in guerra, ed era talmente facile soccombere che la legge del più
forte era ciò che di più scontato ci potesse essere.
Oggi Il Richiamo della
Foresta ha tutt’altro senso. Partendo dal
presupposto che l’intento di Chris Sanders sia
senz’altro quello di rivolgersi a delle famiglie, ciò che il
protagonista scopre via via è il valore profondo della vita, ma,
questa volta, dal punto di vista esistenziale, non biologico.
Il selvaggio
Richiamo del titolo parla oggi
dell’importanza della (ri)scoperta di chi Buck sia veramente, quale
sia la sua specificità, senza schiacciare gli altri, ma sfruttando
le ingiustizie subite per permettersi di emergere.
È quasi inevitabile che ogni racconto, per quanto antico, una
volta riletto, venga riscritto con un filtro adatto ai bisogni del
tempo presente. Ed è ciò che più affascina delle storie,
soprattutto di quelle per bambini.
Jack London,
scrittore vagabondo la cui vita, seppur breve, è stata
caratterizzata da innumerevoli attività e passioni diverse, è oggi
ricordato come uno dei massimi romanzieri di inizio Novecento.
Titoli come Martin Eden, Zanna Bianca, Il vagabondo delle
stelle e La peste scarlatta sono tutti entrati
nell’immaginario culturale. Un altro dei suoi più famosi è
Il richiamo della foresta , pubblicato nel 1904, il
quale è negli stato più volte adattato per il cinema e la
televisione. La trasposizione più recente è quella uscita nel 2020
per la regia di Chris Sanders, qui al suo primo
film in live action dopo titoli d’animazione come Lilo &
Stich e Dragon Trainer.
Si tratta del quinto adattamento
per il grande schermo del romanzo di London, e anche in questo caso
gli autori optarono per rimanere quanto più fedeli possibile alla
sua storia. Ricco di grandi effetti speciali, a partire dal cane
protagonista realizzato in CGI,
Il richiamo della foresta (qui la recensione) è un puro
film d’avventura ricco di emozioni e calore umano e animale, che
ricorda la forza della natura e dell’animo. Si tratta inoltre del
primo film prodotto dalla 20th Century Studios (precedentemente
nota come Fox) in seguito all’acquisizione della Disney, e tra i
primi ad essere distribuiti sulla piattaforma Disney+.
A causa della sua uscita in
concomitanza con l’iniziale diffondersi del Covid-19, il film è
andato incontro ad uno scarso successo economico. Nel tempo ha però
guadagnato un proprio seguito, venendo così riscoperto e svelando
tutto il suo fascino. In questo articolo, approfondiamo dunque
alcune delle principali curiosità relative a
Il richiamo della foresta. Proseguendo qui nella
lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli
relativi alla trama, al cast di
attori e alle differenze con il libro.
Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme
streaming contenenti il film nel proprio catalogo.
La trama di Il richiamo
della foresta, il cast e il cane Buck
La storia narrata nel film ha per
protagonista Buck, un cane dal cuore d’oro, la cui
tranquilla vita domestica viene sconvolta quando si ritrova
improvvisamente portato via dalla sua casa in California e
trapiantato nella natura selvaggia dell’Alaska durante la Corsa
all’Oro degli anni 1890. Come nuova recluta di una squadra di cani
da slitta, di cui in seguito diventerà il leader, Buck vive
l’avventura di una vita, trovando il suo vero posto nel mondo e
diventando padrone di se stesso. Lungo il suo percorso, inoltre,
incontrerà ogni tipo di essere umano, dai più crudeli fino al buono
John Thornton, con il quale stringerà un legame
destinato a durare per sempre.
Come anticipato, per il cane Buck
(ma anche per tutti gli altri animali presenti nel film) si è
deciso di ricorrere alla CGI. Questa ha permesso di non mettere a
rischio veri animali e di ottenere una più ampia varietà di loro
espressioni. Per Buck, tuttavia, si utilizzò il vero cane del
regista come modello, al fine di riprodurlo nel modo più realistico
possibile. Per quanto riguarda il cast di umani, invece, Harrison Ford è
l’anziano e buono John Thornton. A differenza del romanzo di
partenza, il personaggio ha qui una storia alle spalle. Si è
infatti voluto che l’esperienza di Thornton fosse simile a quella
di Buck, per mostrare sia l’uomo che il cane che superano insieme i
loro traumi passati.
mentre Omar Sy è Perrault, il secondo padrone di Buck
e Cara Gee è Françoise, la sua assistente.
Quest’ultima ha origini Ojibwe, tribù indiana, e in questo
adattamento interpreta una donna Tlingit, un’altra tribù di nativi.
Per prepararsi al ruolo, dunque,Gee ha parlato con un cul Tlingit
(pronunciato “klinkit”), così da sapere di più sulla loro cultura.
L’attore Dan Stevens interpreta il crudele Hal,
terzo padrone di Buck insieme a Karen Gillan
nei panni di Mercedes. Recitano poi nel film Bradley
Whitford nel ruolo del giudice Miller e Jean
Louisa Kelly in quello di Katie Miller.
Nonostante gli autori del film
decisero di attenersi il più possibile a quanto narrato da London,
fu inevitabile apportare alcune significative modifiche o
approfondimenti di quanto presente nel libro. La prima di queste è
la maggior storia pregressa fornita al cane Buck.
Per quanto romanzo e film abbiano lo stesso inizio, quest’ultimo
contestualizza maggiormente il protagonista nella sua situazione
iniziale, presentandolo come un cane particolarmente abituato alla
vita domestica. Ciò permette di fargli vivere un arco di
trasformazione più completo nel momento in cui si trova a dover
sopravvivere nella natura selvaggia. Diversi cambiamenti si
ritrovano poi anche nei personaggi umani, a
partire da John Thornton.
Questo, interpretato da Ford,
compare ben prima che lui e Buck diventino compagni di avventure,
mentre nel libro egli fa la sua comparsa soltanto verso la fine del
racconto. A differenza di quanto descritto per lui da London, il
John del film è un uomo molto più solitario, con un vissuto
vagabondo simile a quello di Buck. Per quanto riguarda
Perrault e François, la quale nel libro è invece è
un uomo, questi sono rappresentati come più gentili e meno inclini
alla severità. Di azione, invece, ve ne è qui molta di più rispetto
al libro, ma vengono invece ridotte fortemente le scene di maggior
violenza presenti nel romanzo.
Tutti gli altri cani presenti, ad
esempio, sopravvivo ai vari eventi, a differenza di quanto
raccontato da London. Differente, infine, è anche la
conclusione del racconto. Mentre nel romanzo Buck
uccide gli indiani che hanno assassinato John, per poi abbracciare
il richiamo della foresta, nel film egli uccide il suo precedente
padrone Hal, il quale però ha ferito a morte John. Quest’ultimo
ringrazia Buck e gli fa comprendere di dover vivere secondo i
propri istinti. È così che, dopo aver detto addio all’amico e
padrone, il cane si dirige nella natura selvaggia, dove intraprende
una nuova vita.
Il trailer di Il richiamo
della foresta e dove vederlo in streaming e in TV
È possibile fruire di Il
richiamo della foresta grazie alla sua presenza su
alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in
rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten
TV, Apple
TV, Prime Video e Disney+. Per vederlo, una
volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il
singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così
modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità
video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di
venerdì 19 aprile alle ore 21:20
su Italia 1.
Come ogni film sui cani che si
rispetti, Il richiamo della foresta (la
recensione) ha un finale che fa piangere. Ma, con una svolta
rispetto alla norma, le lacrime non sono per il cane principale
Buck (il cagnolino interpretato tramite effetti visivi dall’attore
Terry Notary).
Come nel romanzo di Jack London del
1903 da cui è tratto, il dolore è per il protagonista umano, John
Thornton (interpretato da Harrison Ford). Nel film, Thornton, a lungo
tormentato, muore con Buck che lo sorregge per un ultimo sguardo a
un bellissimo prato.
“Il film non avrebbe avuto la
stessa forza emotiva senza la morte di Thornton, assistito da Buck,
come parte della conclusione”, dice Ford, riconoscendo che un
buon pianto da film di cani non è mai una cosa negativa. “Sono
d’accordo con lui”.
Il regista Chris
Sanders dice che i fan potrebbero aspettarsi che Buck, che
è stato rubato dalla sua comoda casa per diventare un cane da
slitta della corsa all’oro dello Yukon prima di trovare compagnia
con Thornton, alla fine possa tornare a casa. O trovare una vita
emotivamente soddisfacente con Thornton.
Ma la morte di Thornton per un
colpo di pistola dopo un attacco a sorpresa del cattivo Hal (Dan
Stevens) sconvolge tutto. Dopo aver trascorso gli ultimi momenti
con Thornton, il cane devastato si trasferisce in natura per vivere
a tempo pieno tra i suoi lupi adottivi. Non per niente lo chiamano
“Call of the Wild”.
“Le persone che non conoscono la
storia originale possono fare il tifo perché Buck trovi la strada
di casa, legato e pulito”, dice Sanders. “Ma la vita non funziona
così. Il cane trova una nuova casa. Proprio come tutti noi dobbiamo
lasciare la nostra casa e trovarne una nuova da qualche altra
parte. Ecco perché questa storia resiste: È più reale di tante
altre. Eppure Thornton trova conforto con questo cane nei suoi
ultimi momenti”.
Come il finale straziante del cane
di Il richiamo della foresta si discosta dal romanzo brutale
(spoiler!)
Il finale del film Il
richiamo della foresta si
discosta dal libro, dove Buck trova Thornton brutalmente ucciso
dopo un attacco da parte di una tribù di indiani Yeehat. Nel
romanzo, il cane dà la caccia alla tribù e si trasforma in un
“uragano di furia viva”. Si lancia verso la vena giugulare del
capo, “squarciando la gola”, e una “fontana di sangue” sgorga.
Questo è solo l’inizio
dell’omicidio per vendetta. Non avrebbe funzionato per questa
produzione Fox-Disney.
“Buck diventa un vero e proprio
John
Wick nel libro”, dice Sanders. “Il libro prende una piega molto
cupa a quel punto. Volevamo mantenere il tutto adatto alle
famiglie”.
Sia il film che il libro si
concludono con Buck che continua a creare un’eredità con il branco
di lupi e la loro progenie. I lupi della zona sono visti con
“spruzzi di marrone sulla testa e sul muso, con una striscia di
bianco… lungo il petto”, come scrive London.
Sullo schermo, Buck viene mostrato
per l’ultima volta con la sua straordinaria compagna lupa bianca.
Lo si vede saltellare con dei giovani lupi che assomigliano molto
al suo San Bernardo e al suo pastore scozzese.
La scena finale tra Buck e Thornton
“può essere triste”, dice Ford. “Ma il film si risolleva e finisce
con una nota positiva”.
Arriva una
notizia che farà felici tutti i fan della scrittrice JK
Rowling, infatti, oggi apprendiamo da Deadline che il suo romanzo Il
richiamo del cuculo, diventerà presto una serie
televisiva per la BBC. In originale The Cuckoo’s
Calling, è il primo romanzo scritto da JK
Rowling, firmato sotto pseudonimo (Robert Galbraith) che
racconta del veterano Cormoran Strike, che decide di diventare
investigatore privato dopo aver perso parte di una gamba in
Afghanistan.
La Rowling sarà coinvolta nel
processo di sviluppo come già accaduto per Harry Potter, mentre lo
show sarà prodotot dalla Bronte Film per BBC. Il produttore Neil
Blair ha dichirato “Siamo entusiasti di portare questi best seller
sullo schermo e di lavorare ancora una volta al fianco della
BBC”
Questo è il secondo adattamento che
entra in sviluppo dopo quello annunciato del Il Seggio
Vacante (The Casual
Vacancy), che verrà adattato in una miniserie di tre
ore da BBC e HBO.
Dopo aver stravinto la sfida natalizia, Aldo, Giovanni e Giacomo
continuano a fare furore in tutti i cinema italiani. Procede
inarrestabile infatti il successo del loro “Il ricco, il povero e
il maggiordomo” – prodotto da Paolo Guerra per Medusa Film che lo
distribuisce in 500 sale -, fresco vincitore anche di quest’ultimo
weekend di cinema con altri 3 milioni e mezzo di euro incassati
(3.235.425) e un totale complessivo che si avvicina ormai ai 10
milioni di euro (9.614.389).
Ed è con questo risultato che la commedia del trio – dopo aver
battuto la concorrenza del terzo capitolo de “Lo Hobbit” e
naturalmente quella degli altri film italiani del periodo – supera
anche “Hunger Games-Il canto della rivolta” (8.862.383) –
diventando ad oggi il maggior incasso italiano della stagione
2014-2015 (e comunque dall’inizio di settembre), nonché il secondo
film in classifica (subito dopo “Interstellar”) per numero di spettatori, forte
dei suoi 1.397.720 ticket staccati.
Sempre da dati Cinetel, rispetto allo stesso calendario dello
scorso anno (26-29 dicembre 2013) il box office generale appare in
leggera flessione (-3,89 per cento: 25.027.456 euro incassati
quest’anno contro i 26.039.590 del 2013) pure calcolato su
differenti combinazioni di giorni della settimana.
Si intitola Il Ricco Il
Povero e Il Maggiordomo la nuova commedia natalizia
di Aldo Giovanni e Giacomo, di cui il trio di
comici è regista (insieme a Morgan Bertacca),
sceneggiatore (con Valerio Bariletti, Morgan Bertacca,
Pasquale Plastino) e protagonista.
Aldo Giovanni e
Giacomo hanno presentato ieri a Roma il film, in compagnia
dell’intero cast formato anche da Francesca Neri, Giuliana
Lojodice, Sara D’Amario, Massimo Popolizio, Rosalia
Porcaro e Guadalupe Lancho.
A parte l’alchimia ormai
consolidata trai tre protagonisti, interessanti sono state le
testimonianze delle attrici comprimarie, in particolare quella di
Giuliana Lojodice, mamma di Aldo nel film, che ha
detto: “È stato fantastico, perché il loro iter durante le
riprese era quello di dire continuamente ‘eh, questo non fa
ridere’. Io spiegavo che non è che si debba ridere ogni secondo,
altrimenti si perde la costruzione della risata. E allora, forse,
qualcosa di mio nel loro metodo di lavoro l’ho portato.”
Francesca Neri,
special guest del film, ha dichiarato: “Sono sorprendentemente
semplici e puri anche dopo tanti anni di successo, che è una cosa
più unica che rara, ed è probabilmente proprio questa loro forza …
Io sono sempre stata una fan, mi sono sempre divertita con i loro
personaggi ed è stato piacevole prendere parte a questa
avventura.”
Sul loro duraturo e fortunato
rapporto, la risposta la da Giovanni: “È
l’amicizia che ci ha tenuto uniti, un’amicizia nata in tempi non
sospetti. E naturalmente anche il feeling con lo stesso gusto per
la comicità”. Sui concorrenti al box office natalizio invece è
Giacomo a rispondere: “Se dico che non ci
interessano le gare non ci credete. Ovviamente siamo tirati dentro
la mischia anche noi e ci fa un grande piacere se la gente va al
cinema e sceglie di vedere il nostro film. Se dobbiamo temere
qualcuno, allora dico I pinguini di Madagascar e
Big Hero 6.”
Interessante a livelloproduttivo è
stata invece a scelta di realizzare un film applicando il
protocollo Edison Green Movie. E al di là dell’impegno per la
difesa dell’ambiente, è Aldo a stemperare la
tensione con una dichiarazione semplice ma divertente, come quasi
tutto ciò che dice l’attore: “Praticamente bevevamo acqua calda
e mangiavamo pasta fredda”.
Il film verrà distribuito in 600 copie e uscirà al cinema l’11
dicembre.
Uno è ricco, arrogante,
superficiale; l’altro è povero in canna, un disperato che non
riesce a cavare un ragno dal buco ma con un grande sogno
imprenditoriale, una bancarella; il terzo è un servizievole
maggiordomo dalla risposta pronta e con un unico desiderio, sposare
la bella Dolores. Sono rispettivamente Giacomo, Aldo e Giovanni,
meglio noti come Aldo Giovanni e Giacomo, che tornano al cinema
perla vacanze di Natale con Il Ricco il Povero e il
Maggiordomo.
Il film racconta la storia
di questi tre uomini molto diversi che per una serie di sfortunati
eventi sono costretti a stare insieme e ad aiutarsi. Ovviamente le
diverse personalità di ognuno creeranno contrasti e incomprensioni,
ma alla fine ogni cosa si aggiusterà, forse non nel modo in cui
ognuno di loro aveva in mente, ma tutto andrà al suo posto, con un
happy ending immancabile.
Dopo la Banda dei Babbi Natale, che
aveva segnato un piccolo miglioramento e una sorta di ritorno alle
origini per il trio comico, con Il Ricco il Povero e il Maggiordomo
Aldo Giovanni e Giacomo confezionano un film un po’ frettoloso, una
copia stanca di quello che fino a questo momento è stata la loro
filmografia, e un progetto che non riesce nemmeno troppo bene
nell’intento principale, ovvero quello di far ridere.
È certamente vero che il pubblico è
affezionato al trio, e che la loro sola presenza potrebbe riuscire
a richiamare al cinema molti spettatori. E si conviene con il fatto
che nei momenti in cui i tre mettono in scena vecchie battute e
consolidate dinamiche, anche fisiche, riescono a strappare più di
qualche sorriso.
Ancora una volta, come sempre più
spesso accade ai comici al cinema, si ride per lo schetch, non per
la storia né per il prodotto nel complesso. È vero che Aldo
Giovanni e Giacomo rappresentano una grande e bellissima eccezione
nel panorama comico televisivo italiano che trasmigra al cinema, ma
in passato hanno dimostrato di saper fare meglio, e soprattutto, il
cinema è un’altra cosa.
Molto spesso la musica è stata
raccontata al cinema, continuamente trattata sotto punti di vista
diversi che la rendevano più o meno importante ai fini della
storia. Se in Whiplash la musica è ciò
che spinge il giovane protagonista ad oltrepassare i propri limiti,
nel film del 2013 Il ricatto (il cui
titolo originale è Grand Piano), questa svolge invece una
funzione strettamente legata alle sorti del personaggio principale.
Ad unire i due film appena citati, inoltre, vi è la presenza dello
stesso sceneggiatore, ovvero Damien Chazelle,
meglio noto anche come regista di La La Land.
Il ricatto (qui la recensione), è però
diretto dal regista spagnolo Eugenio Mira, noto
per film come Agnosia e The Birthday, mentre a
produrlo si può ritrovare Rodrigo Cortés, celebre
per Buried – Sepolto, un film
ambientato interamente all’interno di una bara. Anche per questo
loro progetto insieme i due si trovano a misurarsi con un unico
ambiente e un unico punto fermo da cui il protagonista non si muove
mai. Si costruisce così una tensione che strizza l’occhio ad Alfred
Hitchcock e che porta avanti un vero e proprio duetto tra due
personaggi opposti e con ambizioni diverse.
Apprezzato dalla critica e dal
pubblico, Il ricatto si è dunque affermato come un
progetto che assume il meglio dei tre nomi poc’anzi citati, dando
vita ad un racconto ricco di suspence che non mancherà di
entusiasmare chi è in cerca di una visione diversa su questo
genere. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà
certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità
relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti
possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla
trama, al cast di attori e alla
spiegazione del finale. Infine, si elencheranno
anche le principali piattaforme streaming
contenenti il film nel proprio catalogo.
Il ricatto: la trama del film
Protagonista del film è Tom
Selznick, un giovane e brillante pianista ritiratosi dalle
scene da anni a causa di un forte attacco di panico da
palcoscenico, esploso improvvisamente durante un’esibizione dal
vivo. Dopo cinque anni decide di tornare ad esibirsi a Chicago per
rendere omaggio al suo maestro recentemente scomparso. Per questo
evento speciale sceglie dunque di mettere in scaletta uno dei brani
tanto amati dal suo mentore defunto, “La Cinquette” anche
conosciuto come “il brano impossibile” per la sua complessità
tecnica.
Nel momento in cui sta per dare il
via al concerto, che segna il suo ritorno tanto atteso sul
palcoscenico, accade però qualcosa d’imprevedibile che influenzerà
l’intera performance. Infatti appena apre lo spartito per iniziare
a suonare davanti a migliaia di persone, Tom trova scritto il
messaggio “suona una nota sbagliata e morirai”. Seduto al
pianoforte, il giovane pianista capisce che la sua vita è in
pericolo e l’unico modo per salvarsi è continuare a suonare quel
brano difficilissimo senza commettere nessun errore, mentre è
tenuto sotto tiro da un cecchino invisibile che gli parla
attraverso l’auricolare e che è pronto ad intervenire.
Il ricatto: il cast del film
Ad interpretare il protagonista Tom
Selznick vi è l’attore Elijah Wood,
globalmente conosciuto per aver interpretato Frodo nella trilogia
di Il Signore degli Anelli. Benché egli sapesse già
suonare il piano prima di recitare nel film, si avvalse ugualmente
di un insegnante. Wood doveva infatti suonare e parlare allo stesso
tempo, cosa che gli risultò molto difficile e richiese grande
pratica. Accanto a lui, nel cast, si ritrova poi l’attrice
Kerry Bishé, celebre per aver interpretato Lucy
nella nona stagione di Scrubs, è qui presente nel ruolo di
Emma Selznick.
Nel film si ritrovano poi anche
Allen Leech nel ruolo di Wayne e Tamsin
Egerton in quelli di Ashley, due amici di Tom presenti
anche loro nel teatro. L’attore Alex Winter
interpreta l’assistente del pericoloso cecchino. Per lui si è
trattato del primo ruolo di rilievo dai tempi di Freaked,
film del 1993. Infine, nel ruolo del cecchino di nome Clem, vi è il
noto attore John Cusack. Egli non
compare in carne ed ossa che alla fine del film, recitando fino a
quel momento come sola voce fuori campo.
Il ricatto: la spiegazione del
finale
Come anticipato, l’intero film si
svolge all’interno di un teatro, con particolare attenzione a
quanto avviene sul palcoscenico dove si trova Tom, costretto a
suonare dal misterioso cecchino. Progredendo nella storia, emergono
poi i dettagli sul perché l’uomo vuole che Tom suoni fino alla fine
senza errori. Completare il brano infatti, farà sbloccare un
meccanismo all’interno del quale è contenuta una chiave che conduce
ad un ricco bottino. Dopo lo scontro finale tra Tom e Clem, nel
quale il pianista avrà la meglio, egli deciderà di completare il
brano non tanto per ottenere la chiave, quanto per gettarsi alle
spalle il suo traumatico passato e iniziare un nuovo capitolo della
sua vita.
Il ricatto: il trailer e dove
vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire del film grazie
alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme
streaming presenti oggi in rete. Il
ricatto è infatti disponibile nei cataloghi di
Rakuten TV, Chili, Google Play, Apple iTunes, Tim Vision,
Infinity e Amazon Prime Video. Per vederlo, una
volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il
singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così
modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità
video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un
dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è
inoltre presente nel palinsesto televisivo di sabato 18
settembre alle ore 21:00 sul canale
Iris.
Ecco tre clip da Il
Ricatto, prodotto dai creatori di Buried
– Sepolto e diretto da Eugenio Mira
con protagonisti Elijah Wood e John
Cusack. Il film uscirà in sala in Italia a partire dal 20
marzo 2014.
Di seguito la trama del film: Tom
Selznick è un giovane e talentuoso pianista ritiratosi dalle scene
da anni a causa di un attacco di fobia da palcoscenico. Nel momento
in cui si appresta a dare il via al concerto che segnerà il suo
attesissimo ritorno sulla scena, Tom trova scritto sul suo spartito
il messaggio “Sbaglia una nota e morirai”.
Seduto al pianoforte,
il giovane pianista è così costretto a suonare un brano
difficilissimo e, allo stesso tempo, a cercare di smascherare il
cecchino che gli parla attraverso l’auricolare.
Il Ricatto
è una sfida cinematografica. Chiunque ricordi il crescendo
dell’Uomo che sapeva troppo, di
Alfred Hitchcock, è in grado di valutare quanto
sia problematico mantenere una tensione simile a quel climax per
un’ora e mezza.
La sceneggiatura
di Damien Chazelle ha suscitato un interesse
tale da ricevere offerte da diverse società di produzione e
trovando in poche settimane due attori del calibro di
Elijah Wood e John Cusack pronti
ad interpretarla. Le riprese del film sono durate 44 giorni, tra
Barcellona, Chicago e Las Palmas de Gran Canaria.
Sullo schermo, Elijah
Wood suona realmente i pezzi per pianoforte con cui si
misura il suo personaggio. L’interprete ha preso lezioni di
pianoforte da bambino, ma durante la pre-produzione e le riprese ha
avuto un coach a disposizione, dal momento che alcune parti
risultavano quasi impossibili da eseguire anche per musicisti
professionisti. Nella sceneggiatura, infatti, uno dei brani
fondamentali del film (La Cinquette) è descritto come “il
brano impossibile”, e contiene frammenti tecnicamente impossibili
da eseguire nella realtà.
Il
Ricatto, diretto dallo spagnolo Eugenio
Mira, già autore dell’apprezzato
Agnosia, è un aperto omaggio a maestri come
Spielberg, Zemeckis, De Palma e soprattutto, come già menzionato,
al classico di Alfred Hitchcock L’uomo che sapeva
troppo.
Ecco il trailer de
Il Ricatto, prodotto dai creatori di
Buried – Sepolto e diretto da
Eugenio Mira con protagonisti Elijah Wood e John
Cusack. Il film uscirà in sala in Italia a partire dal 20
marzo 2014.
Di seguito la trama del film: Tom
Selznick è un giovane e talentuoso pianista ritiratosi dalle scene
da anni a causa di un attacco di fobia da palcoscenico. Nel momento
in cui si appresta a dare il via al concerto che segnerà il suo
attesissimo ritorno sulla scena, Tom trova scritto sul suo spartito
il messaggio “Sbaglia una nota e morirai”.
Seduto al pianoforte, il giovane
pianista è così costretto a suonare un brano difficilissimo e, allo
stesso tempo, a cercare di smascherare il cecchino che gli parla
attraverso l’auricolare.
Il Ricatto è il
terzo lungometraggio del regista spagnolo Eugenio Mira, ma è
bene sottolineare subito una cosa: il produttore del film è
Rodrigo Cortés, quello di Buried – Sepolto e
la sua mano, magari qui indirettamente, è percepibile nel film ed è
in grado di creare un senso claustrofobico, nonostante ci si trovi
in una spazio relativamente “aperto” rispetto alla semplice
bara.
Tom Selznick (Elijah Wood) è un eccellente pianista che da
5 anni non si esibisce più davanti al pubblico, dopo un attacco di
“fobia da palcoscenico”. Proprio nella serata in cui deve rientrare
sulle scene, riceverà un misterioso messaggio con scritto “sbaglia
una nota e morirai”. Selznick dovrà ora suonare senza potersi
concedere il minimo errore e nel frattempo conversare con il suo
potenziale assassino, che comunica con lui tramite auricolare.
Partendo da un’idea sicuramente
interessante, Mira si confronta con una problematica iniziale non
facile da gestire, ovvero dover dirigere un film intero,
sostanzialmente restando fermo in un punto: quello del palcoscenico
con il pianoforte.Cerca infatti per tutto il film di mantenere viva
la suspance, strizzando spesso l’occhio ad Hitchcock, con
una cura per il dettaglio quantomeno ricercata. Così, le mani sul
pianoforte di Tom o l’echeggiare delle noti musicali, diventano i
cardini visivi e della narrazzione, anche se spesso vengono
soppiantati dalla voce del killer in auricolare, che,
paradossalmente, più che aumentare la tensione, la limita. Anche la
regia a livello tecnico sa dare una mano per giustificare la
tensione e si invortica su se stessa con movimenti circolari totali
e soprattutto creando un senso dell’azione continuo,
instancabile.
La linea generale è sempre gestita
in modo doppio: lo sguardo fisso sul pianoforte si unisce alla voce
del killer, creado così due vie differenti, pur appartenenti alla
stessa immagine.E due sono le vie che riguardano anche il
protagonista stesso: la sua paura di morire, insieme alla paura di
dover suonare bene per il pubblico dopo il fiasco di 5 anni prima.
La posta in gioco è alta da diversi punti di vista ed è provando a
mantenerli tutti vivi, che si porta avanti la narrazione.
Il Ricatto si lascia
guardare. Nella sua incessante voglia di creare una costante
tensione, a tratti il tentativo riesce bene e con l’aggiunta di
qualche artifizio narrattivo si cammina fino alla fine. Peccato per
alcuni passi dove ciò che vorrebbe creare un’ attenzione maggiore,
finisce invece per rimpiazzarla. Per certi versi è un’occasione
mancata, ma forse nessuno, produttori e regista compresi, volevamo
ambire a qualcosa di più.
Uscirà il 20 Marzo 2014
il film, Il ricatto
di Eugenio Mira con Elijah Wood e John
Cusack. Prodotto dai produttori di Buried –
Sepolto.
Sinossi
Tom Selznick è un giovane e
talentuoso pianista ritiratosi dalle scene da anni a causa di un
attacco di fobia da palcoscenico. Nel momento in cui si appresta a
dare il via al concerto che segnerà il suo attesissimo ritorno
sulla scena, Tom trova scritto sul suo spartito il messaggio
“Sbaglia una nota e morirai”.
Seduto al pianoforte, il giovane
pianista è così costretto a suonare un brano difficilissimo e, allo
stesso tempo, a cercare di smascherare il cecchino che gli parla
attraverso l’auricolare.
Alta tensione orchestrata
dal regista di Agnosia in un diretto omaggio a maestri come
Spielberg, Zemeckis, De Palma e, soprattutto, al classico di
Hitchcock L’uomo che sapeva troppo.
Sono molti i film che portano lo
spettatore ad esplorare il complesso micromondo che si forma
all’interno di un complesso carcerario. Si tratta di ambienti
difficili, ostili, talvolta irrecuperabili, dove dotarsi di alleati
e guardarsi le spalle può essere l’unico modo per sopravvivere. Dal
celebre Le ali della libertà fino a
Papillon, passando per
Bronson ed Escape Plan, questo
ambiente è stato affrontato con generi e storie sempre nuove,
sempre diverse. Uno dei più interessanti esempi recenti è
Il ribelle – Starred Up, diretto nel 2013
da David Mackenzie (Hell or High Water) e
scritto da Jonathan Asser, qui al suo primo
lungometraggio da sceneggiatore.
Si tratta di una storia sviluppata
da Asser in seguito alla sua esperienza come terapista volontario
nella prigione di Wandsworth, a Londra, dove sono detenuti numerosi
criminali particolarmente pericolosi. Conoscendo quel mondo
dall’interno, questi ha così dato vita ad uno spaccato del contesto
carcerario, raccontandolo fin nei minimi particolari. Il titolo
originale, Starred Up, si riferisce in particolare
all’espressione che indica il passaggio da un carcere minorile ad
uno per adulti. Il protagonista si trova così a passare da un
ambiente pericoloso ad uno ancor più temibile, dove dovrà imparare
la disciplina nella speranza di non cacciarsi in qualche guaio.
Girato nelle prigioni Crumlin Road e
Maze Prison, presenti nell’Irlanda del Nord e oggi dismesse, il
film è stato accolto in modo estremamente positivo dalla critica,
che lo ha definito uno dei migliori film a tema carcerario di
stampo britannico. Il ribelle è oggi un piccolo gioiello
da scoprire assolutamente qualora non lo si sia già visto. Prima di
intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile
approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo.
Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare
ulteriori dettagli relativi alla trama e al
cast di attori. Infine, si elencheranno anche le
principali piattaforme streaming contenenti il
film nel proprio catalogo.
Il ribelle: la trama del film
Protagonista della storia è il
giovane Eric Love, un diciannovenne
particolarmente ribelle e violento. Sin da giovanissimo questi si è
più volte cacciato nei guai, finendo con lo scontrarsi con le
autorità. L’essere finito in un riformatorio non ha però placato il
suo bollente spirito, costringendo le forze dell’ordine ad adottare
rimedi ancor più drastici. Eric viene così trasferito in un carcere
per adulti, gestito dal luogotenente Haynes, dove
il suo carattere sprezzante del pericolo rischia però di dar
fastidio alle persone sbagliate. Il giovane incontra però qui il
padre Neville, anche lui detenuto e assente da
circa 12 anni dalla vita del figlio.
L’uomo, che ben conosce quel
micromondo, consiglia al giovane di placare la propria
aggressività, mantenere un certo rigore e portare rispetto tanto
alle guardie quanto alla gerarchia che intercorre tra detenuti. Per
riuscire a seguire i consigli del padre, Eric si trova allora
costretto a seguire il gruppo di terapia del dottor Oliver
Baumer, lavorando con questi sulla gestione della rabbia.
Nonostante dei timidi progressi, l’occasione per mettersi
irrimediabilmente nei guai non tarderà ad arrivare, e per Eric
inizieranno i veri problemi. Desideroso di riallacciare i rapporti
con il figlio, Neville cercherà di preservarlo dalla trappola in
cui sta cadendo, anche a costo di sacrificare sé stesso.
Il ribelle: il cast del film
Ad interpretare il giovane Eric Love
vi è l’attore Jack O’Connell, qui al suo primo
vero ruolo da protagonista. Pur avendo all’attivo già qualche film,
questi era ancora pressocché sconosciuto. Proprio grazie a Il
ribelle ha ottenuto fama internazionale, arrivando a recitare
in film come Unbroken e La ragazza dei
tulipani. La sua interpretazione, particolarmente
apprezzata e premiata, è frutto di un grande studio del
personaggio. O’Connell ha infatti lavorato sul suo Eric
confrontandosi tanto con le esperienze dello sceneggiatore quanto
con quelle di veri detenuti, apprendendo da loro quanto necessario
sulla vita in carcere. L’attore Rupert Friend,
noto per il film Orgoglio e pregiudizio, dà invece volto
al terapeuta Oliver Baumer.
Nei panni del padre di Eric,
Neville, si ritrova l’attore Ben Mendelsohn.
Recentemente visto in Captain Marvel, questi ha a sua volta
costruito il proprio personaggio grazie all’incontro con alcuni
carcerati. Apprendendo i codici che intercorrono tra questi
all’interno delle prigioni, ha potuto dar vita ad
un’interpretazione particolarmente brillante. Ha infatti poi vinto
un British Independent Film Award come miglior attore non
protagonista. Sam Spruell, noto per film come
Biancaneve e il
cacciatore e The Informer, è invece
il luogotenente Haynes. L’attore Peter Ferdinando,
recentemente visto in King Arthur – Il potere della
spada, interpreta qui il detenuto Dennis Spencer, uno dei
più pericolosi in cui si imbatterà Eric.
Il ribelle: il trailer e dove
vedere il film in streaming e in TV
È possibile vedere o rivedere il
film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari
piattaforme streaming presenti oggi in rete. Il ribelle –
Starred Up è infatti disponibile nel catalogo di Chili
Cinema, Google Play e Amazon Prime Video. Per vederlo, in base
alla piattaforma scelta, basterà iscriversi o noleggiare il singolo
film. Si avrà così modo di poter fruire di questo per una comoda
visione casalinga. È bene notare che in caso di solo noleggio, il
titolo sarà a disposizione per un determinato limite temporale,
entro cui bisognerà effettuare la visione. Il film sarà inoltre
trasmesso in televisione il giorno sabato 27
novembre alle ore 21:20 sul canale
Rai 4.
A presentare Il
Responsabile delle Risorse Umane del regista israeliano
Eran Riklis (che ha diretto nel 2008 il film “Il
giardino dei limoni” ), ci sono già il celebre e omonimo romanzo di
Abraham B. Yehoshua (dal quale è partito
l’adattamento cinematografico di Riklis), nonché il Premio del
Pubblico del Festival di Locarno 2010 e il primo
premio cinematografico israeliano, l’Ophir, che la pellicola si è
già aggiudicati.
Eppure Il Responsabile
delle Risorse Umane di Eran Riklis non si
risparmia dallo stupire. In un commento a caldo si potrebbe dire
che è una pellicola nella quale tutto è dove non dovrebbe essere,
condizione edificata con sagacia dalle scelte di regia, che si sono
allo stesso tempo curate di non lasciar spazio a disomogeneità,
pesantezza e incongruenza del tessuto narrativo. Il
Responsabile delle Risorse Umane si apre con un velo di
apparente ordine e metodicità che lentamente va a diradarsi,
trasportando lo spettatore, ma soprattutto gli interpreti, a
chiedersi quanto di quel che è da poco apparso sia sul serio
consistente e privo di preconcetti. Ammalianti sono sia la
sensibilità che la discrezione attentissima con la quale tutto
questo inizia a realizzarsi e distinguersi.
Il Responsabile delle Risorse Umane, il
film
Il regista scava infatti con
minuzia prima di condurre a quel che ha da dire e di lasciar la
parola ai suoi protagonisti…come se attendesse egli per primo che
siano pronti, protagonisti quanto spettatori, ai propri momenti
giusti, che in ogni caso non si impongono con rapide
epifanie, grandi tragedie, o prese di coscienza spasmodiche,
ma piuttosto con graduali, verosimili e maturi piccoli
passi. La pazienza e la gradualità sono quel che rendono
finalmente protagonisti ognuno dei personaggi , che conquistano
dunque il loro ordine reale e calibrato all’interno della
storia.
Ma prima dell’equilibrio, rimane
una storia che si divarica tra: un padre che vorrebbe esser
presente nella vita di sua figlia, ma che si ritrova a far da
genitore a un giovane ribelle orfano di madre, per conquistare la
cui fiducia rischia di perdere quella della sua stessa figlia; un
giornalista che, in lotta contro il cinismo e la disaffezione che
ritiene essere caratteristica specifica del sistema aziendale, si
scontra soprattutto con i propri limiti e le proprie amoralità; un
capro espiatorio messo alla gogna, che dimostra quasi più umanità
di chi lo accusa; un amore che resiste, proprio perché fondato su
due cuori che parlano fisicamente due lingue diverse, e infine una
donna, che unico artefice dell’incontro di tutti gli altri
personaggi, forse è proprio l’unica che nessuno conosce e della
quale nessuno conosce nulla….ecco appunto, come si diceva in
apertura, un film nel quale ogni cosa viene messa nel posto
sbagliato ma che, in ragione di questa scelta e nonostante il film
duri quasi due ore, riesce a catturare completamente
l’attenzione.
Dietro a tutto questo, velato, il
conflitto eterno dei popoli palestinese e israeliano, costretti a
sfiorarsi e a guardarsi; non mancano d’altra parte brevi ,
saltuarie ma puntuali note sul terrorismo che, artefice dell’avvio
narrativo, ritorna ogni qual volta i personaggi si confrontano con
la quotidianità. Pochi e comunque leggeri i momenti di grigia
malinconia; forte e determinata l’immagine dei personaggi e degli
interpreti. Di spirito e mai scontati i momenti di umorismo ed
ironia. Insomma un film splendidamente dosato. Dosato nei tempi,
nei toni, nei messaggi e nelle aspettative. Bellissimo.
FilmDistrict ha annunciato oggi
di aver acquisito i diritti per la distribuzione statunitense di
OLDBOY, remake del celebre thriller sud coreano. Il film, diretto
da Spike Lee,
A tre anni di distanza dalla
lavorazione, dopo innumerevoli rimandi, intoppi e complicazioni,
sembra che le porte delle sale cinematografiche siano state
finalmente aperte a Red Dawn, remake dell’omonimo film degli anni
’80. La pellicola, girata nel 2009 vede protagonisti Chris Hemsworth (che nel frattempo ha avuto
modo di farsi conoscere dal grande pubblico con Thor), Jeffrey Dean Morgan, Josh Peck, Adrianne
Palicki ed è diretta da Dan Bradley (che debutta alla regia dopo
aver fatto il coordinatore degli stunt man e il regista di seconda
unità per le saghe di Bourne e Spiderman e per Quantum of Solace
tra gli altri).
Il film è rimasto a lungo nei
magazzini, in parte per il contenzioso sollevato dalla MGM (per la
quale uscì la prima versione). Come si ricorderà,
l’originale, diretto da John Milius, raccontava di
un’improvvisamente invasione sovietica degli Stati Uniti, e della
resistenza di un gruppo di studenti sulle
montagne. Inizialmente il nuovo ‘inavsore’ era la Cina,
ma ragioni di opportunità politico-economica hanno portato in sede
di editing a ‘trasformare’ il nemico nel Corea del Nord. Secondo le
ultime notizie, Red Dawn dovrebbe uscire sugli schermi il 2
novembre del 2012.
La sorpresa è stata riferita da
Comingsoon.net: il remake del film Il
CorvoThe
Crow, avrà uno spazio
al prossimo Comic-Con nel panel della Relativity. Stando a quanto
dice Variety, il regista del progetto F. Javier
Gutiérrez sarà presente all’evento insieme allo scrittore
del libro da cui il film con Brando Lee è tratto,
James O’Barr.
Lo scrittore è stato “caricato a
bordo” per cercare di portare a termine un progetto che si vuole
fortemente realizzare ma che sta avendo una vita difficile. Le
riprese dovrebbero cominciare nel 2014 su una sceneggiatura di
Cliff Dorfman.
“E’ importante, per i fan de Il
Corvo, capire che la Relativity, Javier, Luke (Evans) e l’intera
squadra stanno lavorando ad un nuovo adattamento del libro
stesso – ha detto O’Barr – io credo che questo film potrà
essere considerato al pari di quello con Brandon e considerato una
valida opera d’arte, non vedo l’ora di cominciare“.
Luke
Evans è l’attore scelto per interpretare il
protagonista Eric Draven.
Ricordiamo che il primo film de
Il Corvo, uscito nel 1993, vide la
prematura scomparsa e anche la restituzione all’eterna notorietà il
suo protagonista per un incidente sul set, oltre a dare al film
un’aura di mistero e macabra bellezza che ha certamente contribuito
a farne un cult.
E’ davvero ammirevole l’ostinazione
con cui si sta portando avanti un progetto che proprio non vuole
decollare. Si tratta dell’ennesimo remake di un film
The
Crow, (Il Corvo) che
per motivi diversi ha segnato la storia dei cinefili più accaniti,
all’inizio degli anni ’90.
Il remake de Il Corvo
The
Crow non sa da fare. Dopo l’abbandono di Juan Carlos
Fresnadillo, che era subentrato all’altro regista rinunciatario
Stephen Norrington, non si sa davvero che altro tentare per
realizzare il film.
E pensare che Eric Draven poteva
essere interpretato da Bradley Cooper, il che
avrebbe reso tutto più semplice. Ma l’impegno con Paradise Lost ha
impedito al divo di seguire anche Il Corvo.
Ora urge una sostituzione e si
parla già dello spagnolo F Javier Gutierrez, ma sarà la volta
buona?
Uno dei più interessanti film
italiani usciti nel corso del pandemia di Covid-19 è Il
regno, opera prima di Francesco
Fanuele. Si tratta di una commedia insolita, che pone un
protagonista del nostro presente a confronto con una realtà lontana
nel tempo, a partire dalla quale emerge però un pungente commento
sociale del contemporaneo. Purtroppo, proprio per via della
pandemia, il film è stato distribuito direttamente sulle
piattaforme On Demand, cosa che ne ha limitato la
popolarità. È però un film decisamente da riscoprire, non solo per
la buona scrittura che presenta ma anche, come accennato, per i
suoi interessanti riferimenti all’attualità.
Tutto nasce dal regista, Francesco
Fanuele, classe 1988, che ha conseguito il diploma al Centro
Sperimentale di Cinematografia di Roma proprio con la versione
cortometraggio di Il regno, avente per protagonista
Stefano Fresi. Già nel suo formato breve quel
lavoro aveva conquistato parecchi riconoscimenti nazionali e
internazionali, conquistando le attenzioni di diverse case di
produzione. Pertanto, nel 2017, la società Fandango ne ha
acquistato i diritti per trasformarlo nel film che possiamo oggi
ammirare, scritto dallo stesso Fanuele insieme a Stefano Di
Santi e Bernardo Pellegrini.
Il regno è dunque un
esordio molto promettente, dove attraverso la commedia e sfumature
da Cappa e Spada (ovvero quei film caratterizzati da
storie avventurose ambientate in periodi storici passati, come il
Medioevo), emergere un lucido ritratto dei vizi e delle virtù del
presente. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà
certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità
relative ad esso. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti
possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla
trama, al cast di attori e ad
altro ancora. Infine, si elencheranno anche le principali
piattaforme streaming contenenti il film nel
proprio catalogo.
La trama di Il regno
Protagonista del film è
Giacomo, che poco più che dodicenne viene
rinnegato dal padre e cacciato dal casale di campagna che gli ha
dato i primi natali. Quando è ormai adulto, Giacomo viene invitato
a tornare proprio in quel casale dal vecchio avvocato del padre,
l’eccentrico Bartolomeo Sanna. L’occasione sono i
funerali dell’odiato genitore. Giunto sul posto, Giacomo apprende
però una cosa che decisamente non si aspettava, ovvero di aver
ereditato il Regno del padre. Scopre così che nei terreni del padre
risiede una comunità di persone che ha scelto di tornare a una vita
più umile, modesta, senza gli assilli della tecnologia.
Un regno che sembra dunque in tutto
e per tutto un tentativo di fuga dal presente per tornare ad un
vero e proprio Medioevo. Giacomo si ritrova così ad ereditare dei
veri e propri sudditi, pronti a dargli cieca obbedienza, prosperose
ancelle ben disposte a insaponargli la schiena e soprattutto
il potere di legiferare a proprio piacimento. Ma Giacomo non è
affatto come il padre, prepotente autocrate tutto d’un pezzo. Lui
con i sudditi ci vuole parlare, ci vuole fare amicizia. Il suo
atteggiamento risulta però essere quanto mai ambiguo agli occhi dei
suoi sudditi. Giacomo dovrà allora riuscire a trovare un equilibrio
in quella bizzarra situazione.
Il cast e le location di di Il regno
Ad interpretare il protagonista,
Giacomi, vi è l’attore
Stefano
Fresi. Accanto a lui si ritrovano poi Max Tortora nel
ruolo di Bartolomeo Sanna, Silvia
D’Amico in quello di Ofelia e Fotinì
Peluso nei panni di Lisa. Completano poi il cast
Francesca Nunzi nei panni di Madama Giacinta,
Agnese Nano con il ruolo di Lucrezia, Enzo
Salomone con quello del Professor De Nardi e
Vittorio Barbagiovanni nei panni di
Guidobaldo. Infine, Valter Toschi è Ubaldo Pecci,
Romano Tallevi è Vladimiro, il becchino, mentre
Paolo Buglioni interpreta il questore. Per quanto
riguarda i luoghi in cui il film è stato girato, essi sono il
Castello della Cecchignola, nel Castello
di Isola Farnese e nella Tenuta Cesarina
all’interno della riserva naturale della
Marcigliana.
Il trailer di Il regno e
dove vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire di Seven grazie
alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme
streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei
cataloghi di Chili Cinema, Google Play, Rai
Play e Prime Video. Per vederlo, una volta
scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo
film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di
guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il
film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di
martedì 4 luglio alle ore 21:20
sul canale Rai 2.
Fandango ha diffuso
il trailer di Il Regno, il film diretto da
Francesco Fanuele con protagonisti
Stefano Fresi, Max Tortora, Silvia D’amico e
Fotini Peluso. Prodotto da
FANDANGO con RAI CINEMA. Il film
sarà disponibile dal 26 giugno sulle principali piattaforme
streaming tra cui: Itunes, Google Play, Chily, Sky prima
fila, Rakuten, CGHV, Huawei, Infinity, TIMVISION e
#iorestoinSALA.
Il Regno: la trama
Tranquilli: è una commedia. Eppure
trent’anni fa, Giacomo, poco più che dodicenne, viene rinnegato dal
padre e cacciato dal casale di campagna che gli ha dato i primi
natali. La storia inizia quando il vecchio avvocato del padre,
l’eccentrico Bartolomeo Sanna, invita Giacomo a tornare al casale
per i funerali dell’odiato genitore. L’uomo si reca al cancello
della sua vecchia dimora e nota con stupore che l’avvocato lo è
andato a prendere in carrozza. Strano. Ancora più strano è prendere
atto che il funerale si tiene all’interno della tenuta, con un
prete che parla solo in latino e una folla di contadini vestiti di
nero (“amici di papà”, spiega Sanna). Sembra uno scherzo ma non lo
è! infatti, Giacomo scopre di aver ereditato Il
Regno del padre. In che senso? Presto detto: nei suoi
terreni c’è una comunità di persone che ha scelto di tornare a una
vita più umile, modesta, senza gli assilli della tecnologia. (“Ma
che è? Il medioevo?”, domanda l’ignaro erede al trono). Non capita
tutti i giorni di ereditare dei sudditi pronti a darti cieca
obbedienza, prosperose ancelle ben disposte a insaponarti la
schiena e soprattutto il potere di legiferare a proprio piacimento.
Ma Giacomo non è affatto come il padre, che fu un prepotente
autocrate tutto d’un pezzo. Lui con i sudditi ci vuole parlare, ci
vuole fare amicizia. Grosso errore, nessuno vuole un monarca
compagnone, ma lui è così. Riuscirà il re più strampalato della
storia a farsi rispettare e diventare l’uomo che non è mai riuscito
ad essere?
Il Regno, il film
diretto da Francesco Fanuele, con protagonisti
Stefano Fresi, Max Tortora, Silvia D’amico e
Fotini Peluso, prodotto da
FANDANGO con RAI CINEMA, è disponibile da
oggi, 26 giugno, sulle principali piattaforme streaming tra
cui: Itunes, Google Play, Chily, Sky prima fila, Rakuten,
CGHV, Huawei, Infinity, TIMVISION e #iorestoinSALA.
Il Regno: la trama
Tranquilli: è una commedia. Eppure
trent’anni fa, Giacomo, poco più che dodicenne, viene rinnegato dal
padre e cacciato dal casale di campagna che gli ha dato i primi
natali. La storia inizia quando il vecchio avvocato del padre,
l’eccentrico Bartolomeo Sanna, invita Giacomo a tornare al casale
per i funerali dell’odiato genitore. L’uomo si reca al cancello
della sua vecchia dimora e nota con stupore che l’avvocato lo è
andato a prendere in carrozza. Strano. Ancora più strano è prendere
atto che il funerale si tiene all’interno della tenuta, con un
prete che parla solo in latino e una folla di contadini vestiti di
nero (“amici di papà”, spiega Sanna). Sembra uno scherzo ma non lo
è! infatti, Giacomo scopre di aver ereditato Il
Regno del padre. In che senso? Presto detto: nei suoi
terreni c’è una comunità di persone che ha scelto di tornare a una
vita più umile, modesta, senza gli assilli della tecnologia. (“Ma
che è? Il medioevo?”, domanda l’ignaro erede al trono). Non capita
tutti i giorni di ereditare dei sudditi pronti a darti cieca
obbedienza, prosperose ancelle ben disposte a insaponarti la
schiena e soprattutto il potere di legiferare a proprio piacimento.
Ma Giacomo non è affatto come il padre, che fu un prepotente
autocrate tutto d’un pezzo. Lui con i sudditi ci vuole parlare, ci
vuole fare amicizia. Grosso errore, nessuno vuole un monarca
compagnone, ma lui è così. Riuscirà il re più strampalato della
storia a farsi rispettare e diventare l’uomo che non è mai riuscito
ad essere?
Il Regno Quantico
sarà un fattore importante per il futuro del Marvel Cinematic Universe,
almeno stando a quanto dichiara il regista di Ant-Man and The Wasp,Peyton Reed. Ultimo arrivato nella libreria
Marvel, il film ha visto il ritorno di Scott Lang (Paul
Rudd) nei panni dell’eroe e il debutto di Wasp aka
Hope van Dyne (Evangeline Lilly).
Reed ha avuto il privilegio di
introdurre il misterioso regno nel MCU con il film del 2015,
Ant-Man. Lì, Hank Pym (Michael
Douglas) descrive il Regno Quantico come “una realtà in
cui tutti i concetti di tempo e spazio diventano irrilevanti mentre
si restringe per l’eternità”. Poi, il Dottor
Strange nel 2016 ha anche visitato la dimensione,
stabilendo che è possibile accedervi utilizzando l’anello dello
stregone. Ma solo ora, con Ant-Man and The Wasp,
si è tornato a parlare di questa dimensione, con Hank, Scott e Hope
schierati in prima linea per salvare Janet van Dyne
(Michelle Pfeiffer) dal Regno
Quantico, dove è rimasta intrappolata per decenni.
Regno Quantico rimane un
mistero
Nonostante sia stato argomento
affrontato negli ultimi due film di Ant-Man, il
Regno Quantico rimane un mistero. Tuttavia, sia i
fan che gli spettatori ordinari non vedono l’ora di saperne di più,
soprattutto perché si prevede che sarà questa dimensione ad avere
un ruolo fondamentale nel futuro del franchise. Peyton
Reed, durante la promozione dell’edizione in home
video del sul ultimo film Marvel, ha detto a
a Screen Rant che fino a questo momento il
MCU ha appena “scalfito la superficie“,
quando si tratta di questa dimensione alternativa, e i fan possono
aspettarsi che l’argomento venga affrontato in maniera sempre più
approfondita man mano che si va avanti.
“È una questione che prendiamo
molto sul serio, assolutamente da prendere in considerazione. E
penso che sia inutile dire che c’è ancora molto da esplorare nel
Regno Quantico che noi, in realtà, nel solo contesto di questa
storia, Ant-Man ant the Wasp, abbiamo avuto il
tempo solo di grattare la superficie. Perché si tratta di un mondo
davvero apparentemente infinito. Quindi, vorrei rispondere in senso
generale che sì, vogliamo davvero occuparci maggiormente del Regno
Quantico, perché penso ci sia molto di più da affrontare. Ed è un
lato molto importante dell’Universo Marvel dei fumetti che mi
piacerebbe vedere riprodotto nella Marvel Cinematic Universe. E mi
piacerebbe farne parte. Questo è tutto quello che posso dire a
riguardo, ma posso anche aggiungere che concettualmente è
un’esperienza che mi eccita moltissimo.”
Dopo che Ant-Man and The
Wasp ha approfondito un po’ di più il regno, si dice che
sarà Captain Marvel,
il prossimo anno, a rivisitare la dimensione, anche se non è ancora
chiaro come si inserirà nella storia di Carol
Danvers. Considerando che il film imminente sarà
ambientato negli anni ’90, questa incursione stabilirà che molte
persone sono consapevoli del Regno Quantico e delle infinite
possibilità che esso presenta. Ci sono diverse teorie online che
suggeriscono che potrebbe essere in realtà il punto in cui Carol
ottiene il potenziamento che la renderà l’eroe più forte del
MCU.
Altri, nel frattempo sono convinti
che il Reame Quantico potrebbe essere ciò che
renderà possibile viaggiare nel tempo in Avengers 4. Mentre gli
eroi rimasti vivi dopo Infinity War tentano di
ristabilire l’ordine nell’universo e abbattere Thanos una volta per tutte, si dice che
Tony
Stark e Scott Lang torneranno indietro nel tempo per
rivisitare alcuni dei momenti cruciali del MCU che
ha spianato la strada allo schiocco di Thanos, allo scopo di
sventare i piani del Titano Pazzo. In ogni caso,
il concept entrerà a far parte della parte finale della
Fase 3.
Ecco il trailer ufficiale in
italiano de
Il regno di Kensuke, il film
d’animazione diretto dal duo di registi Neil Boyle e Kirk
Hendry, che uscirà nelle sale italiane il
28 maggio 2026.
Una parabola sull’amicizia che
valica i confini dell’età e delle nazionalità, sull’importanza di
preservare il nostro fragile pianeta, sulla bellezza e lo stupore.
Un racconto di formazione per tutta la famiglia, completamento
realizzato con le tecniche di animazione tradizionali.
Vincitore di
tre British Animation
Awards (Miglior Film, Miglior Sceneggiatura e
Migliori Musiche Originali), il film vanta un cast di eccezionali
voci nella versione originale: il Premio
Oscar Cilllian Murphy, la due volte candidata
all’Oscar Sally Hawkins e il candidato
all’Oscar Ken Watanabe, che presta la
voce a Kensuke.
Vi preghiamo di utilizzare soltanto
i materiali ufficiali all’interno dei vostri articoli e delle
schede film.
Il regno di
Kensuke sarà distribuito in Italia da Movies
Inspired.
In un panorama animato dominato da
battute iperattive, animali parlanti trasformati e bombardamenti di
colori digitali, Il regno di Kensuke sembra quasi
un oggetto fuori dal tempo. E forse è proprio questo il suo più
grande punto di forza. Il film diretto da Neil
Boyle e Kirk Hendry, tratto dal celebre
romanzo di Michael Morpurgo e adattato da
Frank Cottrell-Boyce, recupera il fascino delle
avventure per ragazzi di una volta fatte di esplorazione, silenzi,
natura e crescita personale.
fffLa storia segue Michael, un
ragazzino trascinato dai suoi genitori in un improbabile viaggio in
barca intorno al mondo. Un’idea che oggi farebbe probabilmente
impazzire qualsiasi assistente sociale, ma che il film tratta con
quello spirito ingenuamente romantico tipico dei racconti
d’avventura britannici vecchio stile. All’inizio è tutto entusiasmo
e libertà, con il mare aperto davanti e la sensazione di vivere
qualcosa di straordinario. Poi arriva la tempesta. Michael e il suo
cane Stella Artois finiscono dispersi in mare e si
risvegliano su un’isola apparentemente deserta. Ma a questo
punto il film cambia pelle.
Kensuke e il cuore silenzioso del
film
Sull’isola vive Kensuke, un anziano
giapponese naufragato lì decenni prima. È lui a salvare Michael
dalla fame e dalla disperazione, costruendo lentamente con il
ragazzo un rapporto fatto più di gesti e osservazione che di
parole. Il regno di Kensuke trova la sua
anima proprio in questa relazione. Il film sceglie la
contemplazione, lasciando che siano la natura, gli animali e i
piccoli dettagli quotidiani a raccontare il legame tra i due
protagonisti.
Kensuke insegna a Michael come
sopravvivere, come rispettare l’isola e soprattutto come guardare
davvero il mondo che lo circonda. Gli animali diventano parte
integrante della narrazione, non semplici mascotte comiche. La
foresta, il mare e la fauna locale vengono animati con una
delicatezza quasi pittorica che restituisce un senso autentico di
meraviglia. In tempi in cui molti film per famiglie sembrano avere
paura del silenzio, Il regno di Kensuke
osa rallentare, trovando così la sua vera forza.
Un’animazione elegante che rifiuta
il caos moderno
Il regno di Kensuke – Cortesia di Movie Inspire
Dal punto di vista visivo, il film
è splendido nella sua semplicità. Lupus Films realizza
un’animazione tradizionale raffinata, calda, profondamente
artigianale, puntando sull’atmosfera. Ogni scena sembra disegnata
per trasmettere calma, malinconia o stupore. I paesaggi tropicali
hanno una morbidezza quasi acquerellata, mentre gli animali vengono
animati con una grazia incredibilmente naturale. È uno stile che
richiama un certo cinema animato europeo e giapponese più
contemplativo, lontanissimo dal ritmo isterico delle grandi
produzioni mainstream contemporanee.
Anche la colonna sonora orchestrale
di Stuart Hancock contribuisce enormemente
all’immersione. Le musiche accompagnano il viaggio con un senso di
avventura classica che richiama i grandi racconti per ragazzi del
passato, quelli che profumavano di mappe, tempeste e isole
misteriose.
E poi c’è il modo in cui il film
affronta il trauma della guerra attraverso Kensuke. Senza mai
diventare esplicito o traumatico, Il regno di
Kensuke riesce a evocare il dolore di Nagasaki
con immagini semplici ma potentissime. Un’inchiostrazione
improvvisa, una macchia nera che invade lo schermo, basta a
suggerire devastazione, perdita e memoria. È un momento delicato e
intelligentissimo, soprattutto considerando il pubblico giovane a
cui il film si rivolge.
Un film per bambini o soprattutto
per adulti?
Il regno di Kensuke è un film che
molti genitori ameranno profondamente. Ma non è detto che conquisti
allo stesso modo tutti i bambini cresciuti nell’era di TikTok,
Marvel e Pixar. Manca volutamente
quell’umorismo continuo che oggi domina gran parte dell’animazione
mainstream. Gli animali non fanno gag ogni trenta secondi. Non ci
sono tormentoni costruiti per diventare virali. Non esistono
personaggi “adorabilmente pazzi” pronti a rubare la scena.
Il film chiede attenzione, pazienza
e partecipazione emotiva. Qualità che alcuni spettatori più giovani
potrebbero trovare difficili da mantenere davanti a una narrazione
così calma e misurata. Il regno di Kensuke rivendica con
orgoglio il diritto di essere diverso. È un racconto che parla ai
ragazzi senza trattarli come incapaci di affrontare temi complessi
come la solitudine, il lutto, la guerra o il rapporto con la
natura.
Il regno di
Kensuke è un piccolo gioiello fuori dal tempo
Il regno di Kensuke non urla mai per
attirare l’attenzione ma preferisce costruire lentamente un legame
emotivo sincero, fatto di silenzi, paesaggi e piccoli gesti umani.
È un film profondamente gentile, nel senso migliore del termine. E
proprio per questo potrebbe passare inosservato in un mercato che
premia soprattutto il rumore e la velocità.
Ma chi saprà entrare nel suo ritmo
troverà un’avventura toccante, intelligente e visivamente
splendida. Un’opera che guarda al passato senza sembrare antiquata,
e che riesce ancora a credere nella capacità dei racconti di
formazione di parlare davvero a tutte le età. Un film che resta
addosso con delicatezza, come il ricordo di un’estate lontana o di
un libro letto da bambini sotto le coperte.
Il regista Wes Ball dà nuova vita
all’epico franchise con un film ambientato diverse generazioni dopo
il regno di Cesare, in cui le scimmie sono la specie dominante che
vive in armonia e gli umani sono costretti a vivere nell’ombra.
Mentre un nuovo tirannico leader delle scimmie costruisce il suo
impero, una giovane scimmia intraprende uno straziante viaggio che
la porterà a mettere in discussione tutto ciò che conosceva sul
passato e a fare scelte che definiranno un futuro sia per le
scimmie che per gli umani. Ecco la versione originale del
trailer:
Tutto quello che sappiamo su
Il Regno del Pianeta delle Scimmie
La sinossi ufficiale di
Il Regno del Pianeta delle Scimmie (Kingdom of the Planet of
theApes) riporta:
“Alcuni gruppi di scimmie non hanno mai sentito parlare di
Cesare, mentre altri hanno distorto il suo insegnamento per
costruire imperi fiorenti.In questo scenario, un leader
delle scimmie inizia a schiavizzare altri gruppi per trovare la
tecnologia umana, mentre un’altra scimmia, che ha visto il suo clan
essere preso in ostaggio, intraprende un viaggio per trovare la
libertà. Una giovane donna umana, intanto, diventa la chiave per la
ricerca di quest’ultimo, anche se ha dei piani tutti
suoi.”
Il regista Wes Ball dà nuova vita
all’epico franchise ambientato diverse generazioni dopo il regno di
Cesare, in cui le scimmie sono la specie dominante che vive in
armonia e gli umani sono costretti a vivere nell’ombra. Mentre un
nuovo tirannico leader delle scimmie costruisce il suo impero, una
giovane scimmia intraprende uno straziante viaggio che la porterà a
mettere in discussione tutto ciò che conosceva sul passato e a fare
scelte che definiranno un futuro sia per le scimmie che per gli
umani.
Il Regno del Pianeta delle Scimmie è diretto da Wes
Ball (trilogia di Maze Runner) ed è
interpretato da Owen Teague
(It), Freya
Allan (The
Witcher), Kevin Durand (Locke &
Key), Peter Macon (Shameless) e
William H. Macy (Fargo). La
sceneggiatura è di Josh Friedman (La guerra dei mondi),
Rick Jaffa & Amanda Silver (Avatar: La Via dell’Acqua) e Patrick Aison
(Prey), basata sui personaggi creati da Rick Jaffa &
Amanda Silver. Il film è prodotto da Wes Ball, Joe Hartwick Jr.
(Maze Runner), Rick Jaffa, Amanda Silver e Jason Reed
(Mulan), mentre Peter Chernin (trilogia de Il
Pianeta delle Scimmie) e Jenno Topping (Le Mans ’66 – La
grande sfida) sono i produttori esecutivi.
Così come il primo
decennio degli anni 2000 ha avuto la sua trilogia dedicata al
longevo franchise de Il Pianeta delle Scimmie,
quella che potremmo chiamare “la trilogia di Cesare”,
anche questi tumultuosi anni ’20 hanno visto, con l’arrivo di
Il Regno del Pianeta delle Scimmie, l’inizio di
una nuova era di avventure e narrazioni che, come scopo ultimo,
hanno quello di ricongiungere questa storia contemporanea, con
quella che abbiamo visto per la prima volta sul grande schermo nel
1968, con il film culto di Franklin J. Schaffner
basato a sua volta sul romanzo di Pierre
Boulle.
Dopotutto, tra la
nascita di Cesare, nel film del 2011, e quello che affronterà sulla
Terra l’astronauta George Taylor nell’anno 3978
intercorrono ben 1967 anni di storie che possono essere raccontate,
stando a quanto dichiara Wes Ball
(Maze
Runner) regista di questa nuova avventura, che prende
il suo avvio dall’8 maggio al cinema con 20th Century
Studios.
Il Regno del Pianeta delle
Scimmie, la trama
Nel suo ultimo sforzo in
vita, Cesare è riuscito a condurre il suo gruppo di scimmie in
un’oasi, dove poter prosperare in pace. Intanto, gli uomini
continuano a morire, decimati dal virus mortale che loro stessi
hanno sintetizzato. 300 anni dopo la morte di Cesare, le scimmie
hanno prosperato e dall’oasi si sono diramate in territori selvaggi
moltissime società di primati diverse tra di loro. Gli anni hanno
trasformato molte cose, e mentre ci sono colonie che vivono in
equilibrio e armonia con la natura, come quella dello scimpanzé
Noa, ci sono altri gruppi più aggressivi che, distorcendo gli
insegnamenti di Cesare, riducono in schiavitù gli altri clan. Il
gruppo armato guidato da Proximus Caesar, farà
prigioniero il clan di Noa, e il giovane scimpanzé
si alleerà con Raka, un orango ex membro del
gruppo di Proximus, e Mae (Freya
Allan), una ragazza umana, per cercare di salvare la
sua famiglia.
Una scimmia troppo
umana
Wes Ball raccoglie un
testimone pesante. The War – Il pianeta delle scimmie del 2017
era un film in qualche modo conclusivo, poneva le basi sia per la
progressione evoluzionistica dei primati, sia per il processo
inverso che avrebbe poi afflitto gli uomini. Sarebbe stato un
perfetto ponte per arrivare poi alla storia originale e a quello
che hanno raccontato Schaffner e Boulle per primi. Con Il
Regno del Pianeta delle Scimmie si cerca di riempire un
vuoto che poteva benissimo rimanere tale, e tuttavia non si procede
in maniera gratuita e si coglie l’occasione per capovolgere ancora
una volta il punto di vista e umanizzare le scimmie, seguendo una
traiettoria scontata eppure inevitabile.
Finalmente la
scimmia è diventata davvero simile all’uomo e ora la
guerra è tra simili, l’uomo è fuori dal quadro, quasi completamente
se non nelle vesti di Mae, ma i termini dello scontro ora sono
“scimmia contro scimmia”, come era stato vagamente anticipato dal
personaggio di Koba nella trilogia precedente e
come ora viene reso evidente e fondativo per la trama con
Proximus Caesar.
L’evoluzione è il seme della
distruzione
L’evoluzione quindi
porta sempre con sé il germe della distruzione, non a caso il clan
che invece vive pace e armonia è quello che conserva delle usanze
più vicine alla natura e ai cicli della vita naturale, quello di
Noa. E così, se una volta lo scontro tra le parti
era per il diritto all’esistenza e alla vita, adesso diventa
questione di volontà di potere. E non c’è niente di più umano che
potesse essere tirato in ballo per riportare i primati sullo
schermo e farli effettivamente combattere tra loro.
Il risultato è certamente
grande intrattenimento, ma anche la consapevolezza che più si
evolvono e si umanizzano le scimmie, più queste sono uguali
all’uomo che hanno condannato all’estinzione. Più la scimmia stessa
si affeziona a valori meccanici e di potere, lontani dal vitalizio
naturale che trova sempre un suo equilibrio pacifico, più essa
diventa predatore spietato e cieco, destinato sempre
all’autodistruzione.
Il Regno del Pianeta delle Scimmie
è spettacolo e grande intrattenimento
In questa riflessione
sulla natura del potere e della vicinanza (o lontananza)
dell’uomo/scimmia dal ciclo vitale della natura, Il Regno
del Pianeta delle Scimmie è uno spettacolo di grande
intrattenimento oltre che di eccellente valore produttivo, merito
dei compartimenti tecnici della Weta che rappresentano sempre
l’eccellenza nella creazioni di mondi e realtà che non esistono. E
in questo concerto di effetti speciali, il regista Wes Ball tiene
la barra dritta e accompagna in porto una nave carica di
aspettative per quello che il futuro riserva al franchise.
Riuscirà
Noa a essere un protagonista carismatico come lo
era stato Cesare nel decennio precedente? L’ultima parola sarà del
box office, a partire dall’8 maggio.
La Disney ha presentato in anteprima
13 minuti ricchi di azione di Il
Regno del Pianeta delle Scimmie al CinemaCon,
suscitando ulteriore entusiasmo per questo nuovo capitolo del
franchise di fantascienza. Il filmato – come riportato da Comicbook.com – inizia seguendo
un uccello che vola sopra un mondo completamente verde. Le scimmie
corrono libere, dondolandosi sui resti cresciuti di quello che una
volta era un edificio di metallo, ma questa città è ora tutta
alberi e fiumi. Un trio si imbatte in un nido di uova di uccello e
la scimmia più anziana inculca loro la legge e le lezioni,
ricordando che devono lasciare un uovo e non possono prenderli
tutti, perché è la legge.
“Li cresceremo insieme come
siamo stati cresciuti noi“, dice una delle scimmie. Arrivano a
questo punto a un varco tra le strutture e Noa, l’apparente leader
del gruppo, utilizza un pezzo di metallo per avanzare e agganciarsi
all’altra struttura. Arrampicandosi in cima, trova altre quattro
uova in un nido appollaiato sopra la struttura. Mentre le
raggiunge, un uccello arriva in volo e lo colpisce con gli artigli.
Noa cade e il cemento si sgretola, continua a cadere e non riesce
ad aggrapparsi a nulla. Alla fine scivola dal bordo e afferra un
pezzo della struttura sospesa. I suoi amici sono terrorizzati, ma
il sollievo li coglie quando scoprono che è sopravvissuto.
Il logo della Fox appare a quel
punto sullo schermo e le scene iniziano a svolgersi più
rapidamente. Il padre di Noa lo aspetta al villaggio. “Ci sono
pericoli oltre il nostro villaggio“, dice una scimmia. Un re
dichiara: “Che giornata meravigliosa“, davanti ai suoi
seguaci. Inizia a quel punto il caos: il villaggio di Noa sembra
essere incendiato dalle scimmie a cavallo che lo stanno razziando.
Noa cerca di raggiungere il padre per salvarlo, ma un nemico, una
scimmia molto più grande, arriva prima. Noa combatte contro il
gorilla, ma non ha successo e perde i sensi. Si risveglia sotto la
cenere in una scena grigia ma soleggiata.
Noa inciampa tra le macerie e trova
un avvoltoio che sta beccando a terra, per poi avvicinarsi e
scoprire il padre caduto. Un’espressione facciale estremamente
curata in fase di post produzione cattura il peso del momento
mentre Noa si rannicchia accanto al cadavere. Pochi istanti dopo,
lo si vede seppellire il padre. “Padre, li troverò, li
riporterò a casa“, dice alla tomba. Un uccello gli cinguetta e
vola, guidandolo. Noa sce a cavallo e dà un’ultima occhiata al suo
villaggio distrutto prima di andarsene. Un vasto orizzonte
ricoperto di vegetazione conclude il filmato.
Tutto quello che sappiamo su
Il Regno del Pianeta delle Scimmie
La sinossi ufficiale di
Il Regno del Pianeta delle Scimmie (Kingdom of the Planet of
theApes) riporta:
“Alcuni gruppi di scimmie non hanno mai sentito parlare di
Cesare, mentre altri hanno distorto il suo insegnamento per
costruire imperi fiorenti.In questo scenario, un leader
delle scimmie inizia a schiavizzare altri gruppi per trovare la
tecnologia umana, mentre un’altra scimmia, che ha visto il suo clan
essere preso in ostaggio, intraprende un viaggio per trovare la
libertà. Una giovane donna umana, intanto, diventa la chiave per la
ricerca di quest’ultimo, anche se ha dei piani tutti
suoi.”
Il regista Wes Ball dà nuova vita
all’epico franchise ambientato diverse generazioni dopo il regno di
Cesare, in cui le scimmie sono la specie dominante che vive in
armonia e gli umani sono costretti a vivere nell’ombra. Mentre un
nuovo tirannico leader delle scimmie costruisce il suo impero, una
giovane scimmia intraprende uno straziante viaggio che la porterà a
mettere in discussione tutto ciò che conosceva sul passato e a fare
scelte che definiranno un futuro sia per le scimmie che per gli
umani.
Il Regno del Pianeta delle Scimmie è diretto da Wes
Ball (trilogia di Maze Runner) ed è
interpretato da Owen Teague
(It), Freya
Allan (The
Witcher), Kevin Durand (Locke &
Key), Peter Macon (Shameless) e
William H. Macy (Fargo). La
sceneggiatura è di Josh Friedman (La guerra dei mondi),
Rick Jaffa & Amanda Silver (Avatar: La Via dell’Acqua) e Patrick Aison
(Prey), basata sui personaggi creati da Rick Jaffa &
Amanda Silver. Il film è prodotto da Wes Ball, Joe Hartwick Jr.
(Maze Runner), Rick Jaffa, Amanda Silver e Jason Reed
(Mulan), mentre Peter Chernin (trilogia de Il
Pianeta delle Scimmie) e Jenno Topping (Le Mans ’66 – La
grande sfida) sono i produttori esecutivi. Il film è atteso in
sala il 10 maggio.
In Il Regno del Pianeta delle Scimmie, il regista
Wes Ball intende dare nuova vita al franchise con
una storia ambientata diverse generazioni nel futuro dopo il regno
di Cesare. Le scimmie sono ora la specie dominante che vive
armoniosamente e gli umani sono stati ridotti a vivere
nell’ombra.
Mentre un nuovo tirannico capo
scimmia costruisce il suo impero, una giovane scimmia intraprende
un viaggio straziante che la porterà a mettere in discussione tutto
ciò che ha conosciuto del passato e a fare delle scelte che
definiranno un futuro sia per le scimmie che per gli umani.
Data l’esperienza di
Ball nel settore dei giovani adulti con i film di
The Maze Runner e le voci sul
fatto che Il Regno del Pianeta delle Scimmie stia
spostando i riflettori su un cast di personaggi più giovani, alcuni
fan hanno espresso la preoccupazione che il classico franchise di
fantascienza diventi un franchise per adolescenti. Inoltre, c’è
anche il fatto che deve seguire la trilogia precedente (un’impresa
non facile).
Le prime notizie sono molto
positive. Tutto fa pensare che Il Regno del Pianeta delle Scimmie sia più che
all’altezza dei suoi predecessori e, sebbene ci siano alcune
piccole imperfezioni, sembra che il franchise sia in mani sicure
con la Disney (che lo ha ereditato dopo la fusione
con la Fox).
Sappiamo bene che non è il caso di
dare troppo peso a queste prime reazioni sui social media,
soprattutto perché molti dei giornalisti in questione stanno
probabilmente cavalcando l’onda dopo aver assistito alla
spettacolare anteprima del film! Tuttavia, sono di buon auspicio
per quello che sembra un film imperdibile. Potete leggere i primi
verdetti di Il Regno del Pianeta delle Scimmie nei X post
qui sotto
Kingdom of the Planet of the Apes is a
strong continuation of the series. Takes a little while to find its
footing, but builds into an captivating second act and a thrilling
finale. Excited to see where it heads from here after an intriguing
ending. pic.twitter.com/wuYWSMDeB0
I loved Kingdom of the Planet of the Apes.
How is it as good as the Matt Reeves movies? I don’t know but it’s
phenomenal. “Apocalypto with Apes,” as Wes Ball promised. Riveting
& emotional. APES continues to be pound for pound one of the best
it not THE best franchise running.
Apes have never been STRONGER in @wesball‘s MAGNIFICENT #KingdomOfThePlanetOfTheApes! The
complexities of Caesar’s legacy loom large, but twisted in this
coming of age odyssey of truth & lies, knowledge & power. A
breathtaking visual feast! “A New Hope” for the Apes franchise.
pic.twitter.com/NY86BdbPR7
#KingdomOfThePlanetOfTheApes does the Apes
saga proud. A sprawling adventure with wonderful effects &
performances.
It has A LOT to say, which leaves it thematically murky – I also
don’t *love* the ending – but those are minor gripes for an
otherwise enjoyable, engaging film. pic.twitter.com/0aqH2x8K6v
Wes Ball is the perfect director to bring
#KingdomOfThePlanetOfTheApes to life! A
compelling story with complex characters, stunning visuals, and
brilliant through lines tying it to the movies that came before.
Noa, Mae, and Proximus Caesar are phenomenal! pic.twitter.com/KR6YHxzPg1
Between Rise, Dawn, War, and now #KingdomOfThePlanetOfTheApes, this series
continues to be one of the very best franchise reboots out
there.
As expected, there was no better director to take over than Wes
Ball. Of course the wizards at Wētā had a big hand in this, but
there’s… pic.twitter.com/HnVN5g6VOJ
What a wonderful day! KINGDOM OF THE PLANET
OF THE APES is yet another strong entry in the Planet of the Apes
franchise. Relieved & thrilled by how much I enjoyed it, even
compared to the last nearly perfect trilogy. Wes Ball wisely takes
his time establishing the state of the… pic.twitter.com/UyJxwvyE2r
KINGDOM OF THE PLANET OF THE APES is a
worthy successor to the throne. A bold leap into the future of this
world that hooked me immediately.
It’s a genuinely exciting action adventure, perhaps larger in
scope than the last films, but just as grounded in honest emotion.
pic.twitter.com/Xq7SNNJ4yb
Tutto quello che sappiamo su
Il Regno del Pianeta delle Scimmie
La sinossi ufficiale di
Il Regno del Pianeta delle Scimmie (Kingdom of the Planet of
theApes) riporta:
“Alcuni gruppi di scimmie non hanno mai sentito parlare di
Cesare, mentre altri hanno distorto il suo insegnamento per
costruire imperi fiorenti.In questo scenario, un leader
delle scimmie inizia a schiavizzare altri gruppi per trovare la
tecnologia umana, mentre un’altra scimmia, che ha visto il suo clan
essere preso in ostaggio, intraprende un viaggio per trovare la
libertà. Una giovane donna umana, intanto, diventa la chiave per la
ricerca di quest’ultimo, anche se ha dei piani tutti
suoi.”
Il regista Wes Ball dà nuova vita
all’epico franchise ambientato diverse generazioni dopo il regno di
Cesare, in cui le scimmie sono la specie dominante che vive in
armonia e gli umani sono costretti a vivere nell’ombra. Mentre un
nuovo tirannico leader delle scimmie costruisce il suo impero, una
giovane scimmia intraprende uno straziante viaggio che la porterà a
mettere in discussione tutto ciò che conosceva sul passato e a fare
scelte che definiranno un futuro sia per le scimmie che per gli
umani.
Il Regno del Pianeta delle Scimmie è diretto da Wes
Ball (trilogia di Maze Runner) ed è interpretato da
Owen Teague (It), Freya
Allan (The
Witcher), Kevin Durand (Locke &
Key), Peter Macon (Shameless) e
William H. Macy (Fargo). La
sceneggiatura è di Josh Friedman (La guerra dei mondi),
Rick Jaffa & Amanda Silver (Avatar: La Via dell’Acqua) e Patrick Aison
(Prey), basata sui personaggi creati da Rick Jaffa &
Amanda Silver. Il film è prodotto da Wes Ball, Joe Hartwick Jr.
(Maze Runner), Rick Jaffa, Amanda Silver e Jason Reed
(Mulan), mentre Peter Chernin (trilogia de Il
Pianeta delle Scimmie) e Jenno Topping (Le Mans ’66 – La
grande sfida) sono i produttori esecutivi. Il film è atteso in
sala il 10 maggio.