Sin dalla sua origine, il cinema ha
trovato nel tema del doppio una delle sue maggiori fonti di
ispirazione, elemento base da declinare in molteplici e sempre
nuovi racconti. Tra questi non poteva certo mancare l’horror, e con
il film del 2018 Look Away – Lo sguardo del
male si ha un nuovo esemplare di questo filone.
Diretto dal regista israeliano Assaf Bernstein,
qui al suo primo lungometraggio internazionale. Il suo è un horror
di carattere psicologico, che scava a fondo nella sua protagonista
portandone alla luce quegli inevitabili lati peggiori che risiedono
in ognuno di noi. Una storia ricca di tensione che non manca però
di fornire anche affascinanti spunti di riflessione.
Originariamente il film, scritto
dallo stesso Bernstein, avrebbe dovuto intitolarsi Behind the
Glass. Quel “dietro lo specchio” che lascia intuire come
spesso il riflesso di noi può essere qualcosa di spaventoso, di
estraneo. Un’altra versione di sé dove si concentra tutto ciò che
normalmente non si riesce ad essere nella propria quotidianità. Una
tematica che vanta una lunga tradizione alle sue spalle, e che,
come accennato, rende il film estremamente intrigante. Si esplorano
dunque gli oscuri meandri della mente umana, come anche le paure e
le ossessioni insite naturalmente nell’essere umano.
Look Away – Lo sguardo del
male è passato quasi inosservato al momento della sua uscita
in sala, me è in realtà uno degli horror più interessanti degli
ultimi anni, da riscoprire al più presto. Prima di intraprendere
una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire
alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo
qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori
dettagli relativi alla trama e al
cast di attori. Infine, si elencheranno anche le
principali piattaforme streaming contenenti il
film nel proprio catalogo.
Look Away – Lo sguardo del
male: la trama del film
Protagonista del film è
l’adolescente Maria, una ragazza completamente
alienata dalla società in cui vive. Fa fatica a relazionarsi con i
suoi compagni di scuola come anche con i suoi genitori, i quali non
sembrano comprendere quanto grave sia la sua situazione
psicologica. Suo padre Dan, in particolare, è un
ricco chirurgo che pensa solo a mantenere intatte le apparenze
sulla sua vita e famiglia perfetta. Maria inizia però sempre più a
manifestare i propri disturbi, presentando diversi disordini
alimentari e problemi legati al sonno. Oltre a ciò, però, la
ragazza inizia ad avere anche alcune strane visioni. Il suo
riflesso nello specchio, infatti, sembra parlarle con una certa
insistenza.
Questo le dice di chiamarsi
Airam e chiede a Maria di lasciargli il controllo
sul suo corpo, così da poter risolvere tutti i suoi problemi.
Sedotta da questa possibilità, la giovane accetta infine il patto,
e cede all’oscura presenza il controllo di sé. La ragazza cambia
così in modo evidente, diventando molto più sicura di sé e
riuscendo a farsi valere tanto a scuola quanto in casa. In breve,
però, Maria capirà di aver commesso un grande errore. Ciò che ora
ha preso il controllo del suo corpo non sembra intenzionato a
restituirglielo fino a quando non avrà compiuto una misteriosa
vendetta. Airam, infatti, ha radici particolarmente profonde nella
storia famigliare di Maria, e la giovane lo scoprirà sulla sua
pelle.
Look Away – Lo sguardo del
male: il cast del film
Per dar vita ai protagonisti del
film, il regista e i produttori si sono assicurati di avere dalla
loro parte i migliori interpreti possibile, grazie ai quali far
fuoriuscire il meglio dei personaggi. Ad interpretare Maria e Airam
è la giovane India Eisley. Divenuta celebre per il
ruolo di Ashley Juergens in La vita segreta di una teenager
americana, questa ha raccontato di essersi dedicata molto al
doppio personaggio da interpretare. Per riuscire a distinguere le
due versioni della protagonista, ha così lavorato molto sulla
caratterizzazione assegnando ad ognuna un sentimento diverso.
L’attrice si è poi trovata a dover dar vita alla sua prima scena di
nudo integrale. Ha però dichiarato di non aver avuto problemi a
riguardo, trovando insolito sorprendersi o scandalizzarsi per un
corpo umano nudo.
Nel ruolo di sua madre, Amy, vi è
invece l’attrice Mira Sorvino. Premio Oscar per il
film La dea dell’amore, questa vanta una carriera ricca di
celebri titoli, e con Look Away – Lo sguardo del male ha
avuto modo di recitare in uno dei suoi primi horror. L’attore
Jason Isaacs,
noto particolarmente per il ruolo di Lucius Malfoy nella saga di
Harry Potter, ha qui
dato vita a Dan, il padre della protagonista. Questi ha raccontato
di aver particolarmente apprezzato la possibilità di confrontarsi
con i personaggi di Maria e Airam, giudicando imprevedibile il
risultato del confronto con questi. Penelope
Mitchell, nota per le serie Hemlock Grove e
The Vampire Diaries, interpreta qui
il ruolo di Lily, l’amica di Maria, mentre Harrison
Gilbertson è Sean, il ragazzo per cui la protagonista ha
un certo interesse sentimentale.
Look Away – Lo sguardo del
male: il trailer e dove vedere il film in streaming e in
TV
È possibile vedere o rivedere il
film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari
piattaforme streaming presenti oggi in rete. Look Away
– Lo sguardo del male è infatti disponibile nel
catalogo di Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes, Tim
Vision e Microsoft Store. Per vederlo, in
base alla piattaforma scelta, basterà iscriversi o noleggiare il
singolo film. Si avrà così modo di poter fruire di questo per una
comoda visione casalinga. È bene notare che in caso di solo
noleggio, il titolo sarà a disposizione per un determinato limite
temporale, entro cui bisognerà effettuare la visione. Il film sarà
inoltre trasmesso in televisione il giorno mercoledì 14 giugno alle ore
23:15 sul canale Rai 4.
Una manciata di film all’attivo per
Gianni Di Gregorio regista, esordiente tardivo con
Pranzo diFerragosto dopo anni di lavoro
come sceneggiatore, che torna a dirigere una storia di vecchietti
con la freschezza della gioventù, nella maniera lieve e delicata
che gli è propria. Lontano Lontano è tratto da
un racconto dello stesso Di Gregorio, Poracciamente
vivere, pubblicato da Sellerio nella raccolta
Storie dalla città eterna. Segue le vicende di tre signori
un po’ agée, Attilio (Ennio
Fantastichini), il Professore (Gianni Di
Gregorio) e Giorgetto (Giorgio
Colangeli), che decidono di trasferirsi all’estero per
poter vivere meglio con le loro magre pensioni. Tra il dire e il
fare, però, c’è di mezzo un mare di problemi, burocrazia e faccende
da sistemare prima di partire. Nella preparazione del viaggio i tre
incontreranno una serie di personaggi che li aiuteranno, o saranno
loro ad aiutare, o da cui verranno ostacolati. Sopratutto però,
cementeranno la loro amicizia tra buon cibo e vino, in una Roma
estiva, afosa ma vitale.
Di Gregorio sceneggiatore
de Lontano Lontano: la sua Roma e i romani
Gianni Di Gregorio
è uomo di scrittura e la sua lunga esperienza di sceneggiatore è
tra gli elementi che fanno la differenza in questo lavoro, scritto
con Marco Pettenello. È proprio il tanto mestiere
che porta alla semplicità e all’estrema naturalezza della
narrazione. Così un piccolo canovaccio si trasforma nel ritratto
fedele di un’umanità rara e autentica – di cui il regista stesso è
esponente – negli odori, nei sapori e negli scenari incantevoli di
una Roma vista non con gli occhi del turista, ma con quelli di chi
da sempre respira l’aria dei suoi vicoli, delle sue piazze e dei
suoi scorci più suggestivi. Le location scelte per questo affresco
romano sono proprio i luoghi del cuore del regista, quelli che vive
e frequenta: da San Calisto a piazza Santa Maria in Trastevere,
da Porta Settimiana al Colosseo. La Roma di Di
Gregorio è una signora indolente e forse un po’ malconcia, ma
dal fascino intatto, a cui è disposto, come molti romani, a
perdonare non senza un certo fatalismo, i disservizi, il caos e i
mille problemi.
Fine conoscitore della romanità,
Di Gregorio riesce con Lontano Lontano in un’impresa
difficilissima. Se infatti è estremamente facile
imbattersi nella sua rappresentazione più o meno stereotipata – il
romano coatto e pittoresco, la Roma violenta, la mala Roma –
è cosa rara vedere sul grande schermo il romano per com’è:
in equilibrio tra indolenza e vitalità, intriso di sarcastica
ironia, pigro ma capace di grandi slanci, pragmatico e animato da
un sano buon senso. I temi sociali ci sono: dalla
situazione critica dei pensionati al minimo o di chi la pensione
neppure ce l’ha, all’immigrazione, ma lo spettatore vi è condotto
con levità, in modo del tutto naturale. Assenti didascalismo,
retorica o buonismo. Narrazione godibilissima, ricca di momenti
spassosi e dal buon ritmo.
Ennio Fantastichini e gli
altri interpreti
Con l’occhio dell’uomo di cinema Di
Gregorio sa scegliere il suo cast. Ennio Fantastichi nella
sua ultima interpretazione ci regala un esempio di quella rara
capacità di fondere in modo perfetto alto e basso, leggerezza e
profondità con misura e delicatezza, come solo i grandi attori
sanno fare.Giorgio Colangeli e Di
Gregorio stesso sono i suoi degni compagni in quest’avventura. Più
che riuscite anche le interpretazioni dei personaggi secondari, su
tutti il Professor Federmann, col vizio del bere e i suoi discorsi
quasi metafisici e con le fattezze scavate di uno straordinario
Roberto Herlitzka. Ma c’è anche Daphne
Scoccia, la figlia dell’ex frickettone Attilio, e altre
piccole sorprese, come il cameo di Francesca
Ventura, la signora Federmann (In viaggio con
papà, Sapore di mare 2), la bella signora, Galatea Ranzi, poi gli amici del bar e il
fratello di Giorgetto col suo banco di frutta al mercato, il
libraio, l’impiegata dell’ufficio postale, l’ex alunno del
Professore.
I “poracci” di Di Gregorio sono
pigri, ma ancora vitali, capaci di stupire sé stessi e gli altri
con slanci arditi e preziosi. Capaci di sognare restando
coi piedi saldi a terra, i vecchietti di Lontano Lontano ci
ricordano che tutto si può fare a qualsiasi età, o almeno provarci.
L’importante è non tradire sé stessi e la propria
umanità.
Presentato presso la Casa del Cinema
di Roma il nuovo film di Gianni Di Gregorio,
Lontano lontano, che dopo l’ottima
accoglienza al Torino Film Festival, arriva in sala dal 20
febbraio. La vicenda ruota attorno a tre arzilli vecchietti che
decidono di rifarsi una vita all’estero, per poter vivere più
dignitosamente con le loro magre pensioni e alla preparazione del
viaggio che li condurrà verso un nuovo inizio. Ne parlano il
regista, sceneggiatore e attore assieme a un altro dei tre
protagonisti, Giorgio Colangeli e al produttore
Angelo Barbagallo.
Lontano
lontano – Il ricordo di Ennio
Fantastichini
L’incontro è anche l’occasione per
ricordare Ennio Fantastichini, recentemente
scomparso, terzo membro dell’eccentrica compagnia, che lascia
un’ultima interpretazione di grande valore coniugando leggerezza e
spessore. Così lo ricorda Angelo Barbagallo:
“È straordinario per chi conosceva Ennio ritrovarlo nel film
per come era davvero. Il suo personaggio ha proprio i tratti
fondamentali del suo carattere: la generosità, un po’ la follia.
Era esattamente così. Quando ho letto la sceneggiatura, ho chiesto
subito a Gianni, che non aveva mai lavorato con Ennio, se lo
conosceva. Perché aveva scritto come se ci fosse andato in vacanza
insieme. È una testimonianza toccante, commovente, non solo dal
punto di vista personale, ma anche di che grande attore sia
stato”.
Giorgio Colangeli
ricorda invece il provino per Lontano lontano che fece proprio
assieme a Fantastichini, di cui lo colpiva il carattere
estremamente espansivo: “Nel secondo provino che ho fatto c’era
anche Ennio, che conoscevo poco […] Con Ennio non era possibile
sottrarsi perché era talmente espansivo, quasi aggressivo. Ricordo
ancora un viaggio Roma-Torino in treno che mi capitò di fare con
lui e Alessandro Haber. Non sono riuscito a dire una parola. È
stata un’esperienza. Parlavano tutti e due insieme senza
sosta”.
Di Gregorio e la genesi di
Lontano lontano
Il regista illustra poi
come l’idea del film e la sceneggiatura siano nate da una
chiacchierata con l’amico Matteo Garrone, che lo
ha incoraggiato a raccontare la storia di un pensionato povero in
cerca di una vita migliore all’estero. Sulle location e
sull’ambientazione romana precisa: “C’erano cento location in
questo film. Sembra facile, in realtà è stato complicatissimo
muoverci a Roma coi mezzi. Io avevo anche delle paure personali,
perché lì io abito, quelli sono i luoghi che frequento, il bar San
Calisto. Mi conoscono, c’è chi si mette in mezzo. Però è un posto
dell’anima. […] Era tutta la vita che volevo girare a piazza Santa
Maria in Trastevere. Filmare quei luoghi è stata un’emozione. […]
Sono i luoghi di Roma che tutti riconoscono, anche
all’estero”.
Sulla naturalezza del modo di
raccontare di Di Gregorio, Barbagallo aggiunge: “Nel cinema di
Gianni sembra ed è tutto molto semplice, essenziale. Con questo
modo di mettere in scena le cose, lui si può permettere anche dei
rischi. […] Spesso si procede per sottrazione, si evitano immagini
troppo viste, consumate, “cartolinesche”. Qui abbiamo inquadrato
addirittura il Colosseo. Ma nel suo modo di mettere in scena non
c’è nulla di enfatizzato, è tutto molto naturale”.
All’esperienza di Di Gregorio nella
scrittura si sono poi aggiunte le capacità attoriali del regista
stesso e soprattutto di Fantastichini e Colangeli, lasciati liberi
di contribuire con l’improvvisazione ad alcuni momenti del film.
Così ne parla Colangeli: “Quanto alla propensione a
improvvisare e integrare, nasceva dalla certezza di essere accolti
reciprocamente, senza quelle perplessità che possono nascere
nell’attore quando c’è un problema di rivalità, complicazioni che
in questo caso non ci sono mai state […]. Abbiamo aggiunto
qualcosa, ma ce lo siamo potuti consentire perché la sceneggiatura
era forte. […] Sentirsi serviti da una scrittura molto
circostanziata e precisa dà sicurezza. Altrimenti l’improvvisazione
diventa confusione”.
A chi definisce Di Gregorio “il
Kaurismäki di Trastevere” e gli domanda se si senta l’ultimo
esponente di una certa romanità colta e misurata, e se il film non
sia anche un elogio alla lentezza in tempi così frenetici, il
regista risponde: “È un elogio della lentezza, sì. Io sono
romano e devo dire che la lentezza non sempre aiuta. […] Ma è una
cosa tipicamente romana la pigrizia ed è un aspetto che c’è in
Lontano lontano. Al”interno di questo c’è anche la tolleranza
romana, c’è la grande accoglienza di Roma, che abbiamo sempre avuto
e che secondo me esiste ancora oggi. Io non credo di essere
l’ultimo. Ancora c’è, in tutte le fasce sociali, uno zoccolo duro
di gente che ama la semplicità, meno esposta forse alle
sovrastrutture. Mi interessava parlare di gente semplice, che
conserva però la dignità della natura umana e si muove cercando di
fare meno danni possibile. Cerca di fare un po’ di bene, se si può.
Poi la cosa che ci tenevamo a dire è che non si invecchia mai, di
fatto. Se si vuole fare qualcosa, lo si può fare a settanta, forse
anche ottanta anni. Questo non finirò mai di dirlo. Poi non so come
vadano le cose, ma l’importante è provarci”.
Lontano lontano è
prodotto da Bibi Film assieme alla francese
Le Pacte e a Rai Cinema,
distribuito da Parthénos.
Lontano da
qui, il film Vincitore del premio per la miglior regia
all’ultima edizione del Sundance Film Festival è stato posticipata
al 13 dicembre. Presentato con successo di pubblico e
critica al Toronto Film Festival, Lontano da qui è un
intenso dramma psicologico diretto dalla giovane regista
italoamericana Sara Colangelo che vede tra i protagonisti,
insieme a Maggie Gyllenhaal e al giovanissimo
Parker Sevak, anche Gael Garcia Bernal, Rosa Salazar
e Michael Chernus.
Il film racconta la storia di Lisa
Spinelli (una magistrale Maggie Gyllenhaal), maestra d’asilo con la passione per
la poesia. Un giorno Lisa scopre che il suo giovane alunno Jimmy
(Parker Sevak) possiede un talento innato per la quinta
arte. Jimmy è infatti capace di comporre con incredibile
disinvoltura poesie magnifiche, le stesse che Lisa ha sempre
sognato di scrivere. Un dono così prodigioso non può essere
sprecato, e Lisa decide così di coltivare il talento del bambino
nella speranza di farlo conoscere al mondo. Un impegno che la
spingerà oltre i limiti della sua professione di insegnante,
portandola a prendere una decisione inaspettata.
Lontano da qui sarà distribuito nelle sale
italiane dal 13 dicembre da Officine UBU.
Lisa è una maestra
d’asilo di Staten Island che frequenta un corso di poesia, sua
grande passione, che a poco a poco la sta allontanando dal marito e
dai figli. Un giorno Lisa rimane incantata dal talento innato di un
suo giovane allievo di 5 anni, Jimmy, capace di comporre con
incredibile disinvoltura le poesie che lei ha sempre sognato di
scrivere. Lisa decide così di coltivare il talento del bambino,
trascurato dalla famiglia, e di proteggerlo dall’indifferenza della
società, spingendosi però oltre i limiti della sua
professione.
Officine UBU ha diffuso il
trailer italiano del film Lontano da qui, in arrivo
nelle sale italiane il 22 novembre.
Vincitore del premio per la miglior
regia all’ultima edizione del Sundance Film
Festival e presentato con successo di pubblico e critica
al Toronto Film Festival, Lontano da qui è un intenso
dramma psicologico diretto dalla giovane regista italoamericana
Sara Colangelo che vede tra i protagonisti, insieme a
Maggie Gyllenhaal e al giovanissimo Parker Sevak,
anche
Gael Garcia Bernal, Rosa Salazar e Michael
Chernus.
Il film racconta la storia di Lisa
Spinelli (una magistrale Maggie Gyllenhaal), maestra d’asilo con
la passione per la poesia. Un giorno Lisa scopre che il suo giovane
alunno Jimmy (Parker Sevak) possiede un talento innato per
la quinta arte. Jimmy è infatti capace di comporre con incredibile
disinvoltura poesie magnifiche, le stesse che Lisa ha sempre
sognato di scrivere. Un dono così prodigioso non può essere
sprecato, e Lisa decide così di coltivare il talento del bambino
nella speranza di farlo conoscere al mondo.
Un impegno che la spingerà oltre i limiti della sua professione
di insegnante, portandola a prendere una decisione inaspettata.
Lontano da qui sarà distribuito nelle sale italiane
dal 22 novembre da Officine UBU.
Lisa è una maestra d’asilo di
Staten Island che frequenta un corso di poesia, sua grande
passione, che a poco a poco la sta allontanando dal marito e dai
figli. Un giorno Lisa rimane incantata dal talento innato di un suo
giovane allievo di 5 anni, Jimmy, capace di comporre con
incredibile disinvoltura le poesie che lei ha sempre sognato di
scrivere. Lisa decide così di coltivare il talento del bambino,
trascurato dalla famiglia, e di proteggerlo dall’indifferenza della
società, spingendosi però oltre i limiti della sua
professione.
Remake di un omonimo film
israeliano di Nadav Lapid del 2014, The
Kindergarten Teacher, arriva in sala Lontano da
qui, il film dell’italo americana Sara
Colangelo, premio alla regia all’ultimo Sundance Film
Festival.
Lontano da qui
ruota intorno a Lisa, una delicata e intensa Maggie Gyllenhaal, che viva una
vita a metà. Fa l’insegnante d’asilo, accudisce e stimola i suoi
bambini, in maniera forse troppo ambiziosa, spingendoli a
riprodurre il giallo di Van Gogh, o a creare immagini fin troppo
elaborate per bimbi di quattro o cinque anni. Ha due figli
adolescenti, il maschio intenzionato ad arruolarsi nell’esercito,
contro il volere della famiglia, di Lisa in particolare, perché
andrebbe contro i suoi insegnamenti più liberali; la femmina che ha
deciso di non coltivare il suo interesse per la fotografia, perché
tanto le foto che fa con i cellilare per il suo accoutn Instagram
sono comunque molto belle. Suo marito, comprensivo e affettuoso,
molto innamorato, sembra non capire il disagio della moglie: Lisa
vorrebbe più curiosità intellettuale da parte dei figli, una mente
più vivace, forse per riempire un vuoto che lei stessa non è
riuscita a colmare, non rivelandosi all’altezza.
Nonostante questo, coltiva comunque
la passione per la poesia, seguendo un corso serale, e la sua vita
cambia quando si accorge che Jimmy, suo alunno di cinque anni, ha
una mente speciale, compone poesie, senza saperle scrivere (ha solo
cinque anni), in maniera estemporanea e irripetibile. Questa
scoperta spingerà Lisa a riversare sul bambino tutte le sue
attenzioni, non solo quelle sane e dovuto quando si scopre un
talento del genere, ma anche cure morbose verso un talento che lei
non vuole assolutamente che vada sprecato. Si metterà quindi contro
tutti, persino contro la famiglia del bambinio, che non sembra
troppo impressionata dalle doti del piccolo.
Attraverso questo legame, che
diventa pian piano ossessione, scopriamo il ritratto di una donna
sensibile all’arte, desiderosa di esprimere la sua, ma purtroppo
priva di un suo vero e autentico talento, che però vuole
assolutamente elevarsi, prima stimolando i figli poi curando il
talento misterioso, inspiegabile di questo bambino.
Il cast del film
Con la Gyllenhaal, nel film ci sono
anche Gael Garcia
Bernal, nei panni dell’insegnante di poesia di Lisa, e
Rosa Salazar, che presto vedremo al cinema nei
panni della protagonista in Alita: l’Angelo
della Battaglia, di Robert
Rodriguez.
Il finale, sospeso tra tragedia e
credibilità risicata, rivela quanto Lisa fosse completamente sola
nella missione della quale si sentiva incaricata. Allo stesso tempo
ci spiega anche in che modo una tale missione poteva essere
intrapresa in maniera equilibrata, mantenendo tutti partecipi e
tutelando prima di tutto il bimbo, cosa che sembra sfuggire
all’insegnante, troppo impegnata a proteggerne il talento.
La Colangelo regala un ritratto
delicato e attento di questa donna, complice l’interpretazione
sensibile della Gyllenhaal, e confezione un film sul valore
dell’arte, sulla sensibilità per accoglierla, e di conseguenza
anche una riflessione sul mondo che diventa sempre meno bisognoso
di questo tipo di attenzione, sempre meno ricettivo e assuefatto al
materialismo.
Lontano da qui
escein 60 copie il 13 dicembre,
distribuito da Officine Ubu.
Officine UBU annuncia
l’arrivo nei cinema italiani dal 29 novembre di
Lontano da qui. Vincitore del premio alla regia
all’ultima edizione del Sundance Film Festival e presentato con
successo di pubblico e critica al Toronto Film Festival, Lontano da
qui è interpretato da Maggie Gyllenhaal, Gael García Bernal,
Parker Sevak eRosa Salazar.
Diretto dalla giovane regista
italoamericana Sara Colangelo, Lontano da qui
(titolo originale The Kindergarten Teacher) racconta la
storia di Lisa Spinelli (magistralmente interpretata da
Maggie Gyllenhaal), maestra d’asilo appassionata
di poesia che scopre in Jimmy (Parker Sevak), suo giovane alunno,
un talento innato per la quinta arte. Il film vede
come protagonista una donna con il sogno di educare e proteggere un
bambino prodigio dalla mediocrità della società contemporanea. Un
sogno che la spingerà oltre i limiti della sua professione e che la
costringerà a prendere una decisione inaspettata.
Lontano da qui: trama
Lisa è una maestra d’asilo di
Staten Island con la passione per la poesia, tanto che i figli e il
marito la trovano cambiata dalle lezioni che sta seguendo. Un
giorno Lisa rimane incantata dal talento innato di Jimmy, un suo
giovane allievo di 5 anni, capace di comporre con incredibile
disinvoltura le poesie che lei ha sempre sognato di scrivere. Lisa
decide così di coltivare il talento del bambino e di proteggerlo
dall’indifferenza della società, spingendosi però oltre i limiti
della sua professione… Nel cast, insieme a
Maggie Gyllenhaal, Gael Garcia Bernal e Parker
Sevak, la giovane Rosa Salazar e Michael
Chernus. Lontano da qui sarà distribuito nelle sale
italiane dal 29 novembre da Officine UBU.
In Longmire 3×07 Le vacanze di Vic diventano
mortali dopo che lei e Sean vengono rapiti a
seguito di un incidente.
Longmire è una
serie televisiva statunitense di genere crimine, basata sulla
collana di libri Walt Longmire Mysteries di Craig Johnson.
La prima stagione ha debuttato in America sul canale A&E il 3
giugno 2012, mentre la seconda stagione, ordinata alla fine dello
stesso mese, ha cominciato la messa in onda il 27 maggio 2013. In
Italia la serie è andata in onda su Rete 4 in prima serata dal 4
luglio 2013, con due episodi per volta-
Nel tentativo di superare il lutto
per la morte della moglie, Walt Longmire si concentra con tutto se
stesso nel suo lavoro di sceriffo: insieme alla figlia Cady, al
nuovo vice sceriffo Victoria “Vic” Moretti e al migliore amico
Henry Standing Bear, Walt indaga su una serie di gravi crimini
mentre si prepara a ricandidarsi contro Branch Connally, un giovane
che vuole prendere il suo posto.
Dopo settimane di teaser e poster
criptici, Neon ha finalmente svelato il trailer
completo di Longlegs,
anteprima del prossimo film horror con
Nicolas Cage e
Maika Monroe.
L’ultimo trailer di Longlegs ci
offre il primo sguardo lungo sul prossimo film horror, la cui
anteprima è prevista per il 12 luglio 2024. In esso si vede il
personaggio di Maika Monroe indagare in vari luoghi, oltre a
brevi clip di quello che sembra essere Nicolas Cage nel suo ruolo di serial
killer.
Cosa sappiamo di Longlegs?
Finora non si sa molto del misterioso film horror, a parte il
fatto che
Nicolas Cage sarà il protagonista del progetto
nei panni di un serial killer, mentre
Maika Monroe reciterà al suo fianco nel ruolo di
un’agente dell’FBI incaricata ad acciuffarlo. Anche Alicia
Witt e Blair Underwood reciteranno nel film in ruoli
ancora sconosciuti.
Negli ultimi due mesi, Neon ha rilasciato
lentamente dei teaser criptici sul progetto, tra cui uno solo due
settimane fa che mostrava il maggior numero di immagini del film
che abbiamo visto finora. Longlegs è
diretto da Osgood Perkins (The Blackcoat’s
Daughter, I Am the Pretty Thing That Lives in the House) e la sua
uscita è prevista per il 2024.
“L’agente dell’FBI Lee Harker viene
assegnato a un caso irrisolto di serial killer che prende pieghe
inaspettate, rivelando prove dell’occulto. Harker scopre un legame
personale con l’assassino e deve fermarlo prima che colpisca di
nuovo”, si legge nella sinossi ufficiale del film.
BeWater ha diffuso
il teaser trailer di LONGLEGS,
il film thriller che ha spaventato gli USA che vede protagonisti
Maika Monroe e in irriconoscibile
Nicolas Cage.
L’ultimo trailer di Longlegs
ci offre il primo sguardo lungo sul prossimo film horror, la cui
uscità è prevista per il 31 ottobre 2024. In esso si vede il
personaggio di Maika Monroe indagare in vari luoghi,
oltre a brevi clip di quello che sembra essere Nicolas
Cage nel suo ruolo di serial killer.
Finora non si sa molto del
misterioso film horror, a parte il fatto che
Nicolas Cage sarà il protagonista del progetto
nei panni di un serial killer, mentre
Maika Monroe reciterà al suo fianco nel ruolo di
un’agente dell’FBI incaricata ad acciuffarlo. Anche Alicia
Witt e Blair Underwood reciteranno nel film in ruoli
ancora sconosciuti.
“L’agente dell’FBI Lee Harker
viene assegnato a un caso irrisolto di serial killer che prende
pieghe inaspettate, rivelando prove dell’occulto. Harker scopre un
legame personale con l’assassino e deve fermarlo prima che colpisca
di nuovo“, si legge nella sinossi ufficiale del film.
Mentre Longlegs
ha stabilito che il 14 è un compleanno sfortunato, i fan nati il 14
avranno una sorpresa. Per celebrare il successo al botteghino del
thriller horror di Osgood Perkins, NEON e Atom Tickets offriranno a
coloro che sono nati il 14 di un dato mese un biglietto gratuito
per l’attuale fenomeno horror. L’offerta esclusiva è disponibile
dall’1 al 4 agosto e gli spettatori il cui compleanno cade il 14
(indipendentemente dal mese) devono solo recarsi da Atom per
assicurarsi un biglietto gratuito utilizzando i rispettivi codici
promozionali.
Definito uno dei film più spaventosi dell’anno,
il film horror – scritto e diretto da Perkins – ha raccolto
un’enorme attenzione grazie alle sue impressionanti e terrificanti
campagne di marketing. Da terrificanti teaser trailer e annunci sui
giornali a un sito web inquietante e a un numero di telefono per
una rapida conversazione con “l’uomo del piano di sotto”, il team
creativo dietro Longlegs ha davvero fatto un passo
avanti nel marketing, stabilendo uno standard di marketing
inquietantemente alto per tutti i film horror a venire.
Naturalmente, a parte le campagne di marketing, il film è molto
orgoglioso delle sue star principali, Nicolas Cage e Maika Monroe. Cage, che ha recitato in
Longlegs nel ruolo dell’assassino titolare, non è
nuovo a interpretazioni di film horror. Nel frattempo, la Monroe –
che interpreta l’agente dell’FBI Lee Harker – è stata acclamata
come una delle regine dell’urlo contemporanee, nota soprattutto per
il suo ruolo nell’horror soprannaturale
It Follows del 2014.
Longlegs è diventato a sorpresa un horror di successo
Longlegs ha continuato a battere record fin dal
suo debutto, avendo recentemente superato il titolo di
Parasite come film NEON con il maggior incasso al
botteghino nazionale di tutti i tempi – un risultato che non era
stato raggiunto da nessuna uscita NEON da quando l’acclamata dark
comedy thriller di Bong Joon-ho era uscita nelle
sale nel 2019. Durante la sua terza settimana di permanenza nelle
sale, il film da record è diventato anche il film horror indie che
ha incassato di più negli ultimi 10 anni, superando
Hereditary e Talk to
Me di A24. Con un budget dichiarato inferiore ai 10
milioni di dollari, Longlegs è riuscito ad accumulare 60 milioni di
dollari a livello nazionale e 12 milioni di dollari a livello
internazionale, per un incasso globale complessivo di poco
inferiore ai 73 milioni di dollari.
Il
nuovo film ambientato
nell’universo di Longlegs con
Nicolas Cage ha
finalmente una data ufficiale: arriverà al cinema il
14 gennaio 2028,
una scelta strategica che potrebbe rivelarsi decisiva per il
successo del progetto.
A
confermarlo è stata Paramount Pictures, che distribuirà il film al
posto di Neon, segnando un cambio importante nella scala produttiva
dell’operazione. Il nuovo capitolo vedrà ancora una volta Cage nei
panni del serial killer satanico, con Osgood Perkins di
nuovo alla regia e alla sceneggiatura. Il film non sarà un sequel
diretto, ma espanderà l’universo narrativo introdotto nel
primo Longlegs, che
aveva incassato oltre 128 milioni di dollari a fronte di un budget
molto ridotto.
La
data scelta non è casuale: il 14 gennaio cade durante il lungo
weekend del Martin Luther King Jr. Day negli Stati Uniti, una
finestra che negli anni si è rivelata sorprendentemente favorevole
per il cinema horror. Titoli come Scream e Cloverfield hanno infatti ottenuto ottimi risultati
proprio in quel periodo, dimostrando che anche un mese
tradizionalmente “debole” può trasformarsi in un’opportunità.
Perché il nuovo Longlegs gioca
una partita diversa rispetto al primo film
Il vero punto è che questo progetto nasce in condizioni
completamente diverse rispetto al primo Longlegs. Il film del 2024 era un
outsider: budget contenuto, distribuzione indipendente e una
crescita costruita sul passaparola. Il suo successo è stato in gran
parte organico, legato all’atmosfera disturbante e alla performance
di Cage.
Ora, invece, siamo di fronte a un prodotto più strutturato. Il
passaggio a Paramount trasforma Longlegs in un vero e proprio franchise, con un
approccio più industriale e una maggiore pressione sul risultato.
Questo cambia anche le aspettative: non si tratta più di
sorprendere, ma di confermare.
La scelta della data di uscita riflette proprio questa
consapevolezza. Posizionarsi in un weekend lungo, con poca
concorrenza diretta e lontano dai grandi blockbuster, permette al
film di intercettare il pubblico horror senza scontrarsi
frontalmente con altri titoli. È una strategia che punta a
replicare — ma in modo controllato — il successo del primo
capitolo.
Resta però un’incognita: ciò che ha reso Longlegs speciale era anche la sua
imprevedibilità. Inserirlo in un universo narrativo più ampio
potrebbe ampliarne il potenziale, ma anche snaturarne l’identità.
Il nuovo film dovrà quindi trovare un equilibrio tra continuità e
innovazione, senza perdere quell’atmosfera unica che aveva
conquistato pubblico e critica.
La fine di Longlegs è
agghiacciante, con molteplici morti e rivelazioni. Scritto e
diretto da Osgood Perkins, Longlegs ha ricevuto recensioni per lo più positive.
Interpretato da Maika Monroe e
Nicolas Cage in uno dei suoi ruoli più iconici fino ad
oggi, Longlegs si conclude con l’arresto del personaggio
principale. Dopo aver decifrato molte delle lettere lasciate da
Longlegs sulle scene del crimine, l’agente Lee Harker rivisita il
proprio passato e scopre di essere stata una delle ragazze prese di
mira dall’assassino. Grazie a una foto che rivela l’identità di
Longlegs, l’FBI riesce finalmente a catturarlo.
Longlegs continua a parlare di un
“amico di un amico” e cita Apocalisse 13:1 prima di sbattere
la testa contro il muro fino alla morte. Harker va a trovare sua
madre per scoprire la verità. Ruth uccide il collega di Lee e la
bambola di Lee, affermando di essere libera prima di rivelare di
aver fatto un patto con Longlegs: avrebbe consegnato le bambole
fatte a mano a ciascuna famiglia e avrebbe fatto in modo che gli
omicidi avvenissero, a condizione che lui lasciasse vivere Lee.
Harker va a trovare la famiglia dell’agente Carter, che è stata
presa di mira. Carter uccide sua moglie, ma Lee gli spara subito
dopo. Harker uccide anche Ruth, ma quando alla fine di
Longlegs sta per sparare alla bambola, si blocca.
Alla fine l’agente Lee Harker è
sotto il controllo di Longlegs?
Harker fissa a lungo la bambola
di Ruby
Alla fine di Longlegs,
Harker cerca di sparare alla bambola come ha fatto Ruth. Si sente
lo sparo della pistola di Harker, ma o non ci sono più proiettili o
la sicura è inserita (il che è improbabile considerando che ha
appena ucciso sua madre). Harker avrebbe potuto ricaricare la
pistola, ma era incollata al posto, paralizzata mentre fissava
ipnoticamente la bambola. La creazione artigianale di Longlegs
sembra avere un’influenza su Harker, impedendo all’agente dell’FBI
di ucciderla. È possibile che Harker sia ora sotto il controllo
della bambola e, per estensione, di Longlegs.
Potrebbe essere solo il terrore, ma
la bambola ha un ascendente su Harker, che è ipnotizzata. Anche se
alla fine potrebbe riprendere i sensi e sparare alla bambola, è
probabile che Harker sia attratta da essa perché l’influenza di
Longlegs ha avuto un ruolo così importante nella sua vita per così
tanto tempo. Attraverso la bambola, Longlegs è ancora in grado
di comunicare dall’aldilà. Il suo impatto è ancora palpabile ed è
possibile che la bambola terrà Harker nelle sue grinfie fino al
completamento della missione. Ruby è ancora viva e Longlegs
potrebbe usare Harker per portare a termine il lavoro iniziato da
lui e Ruth.
Longlegs e Ruth Harker e la
citazione di Apocalisse 13:1
Il film del 2024 ha sottintesi
satanici
Non è chiaro perché Longlegs,
interpretato da Nicolas Cage, abbia iniziato a uccidere
famiglie, ma sia lui che Ruth Harker hanno citato Apocalisse
13:1 proprio prima di morire, che menziona una bestia con sette
teste e dieci corna. La bestia in questione può essere
interpretata come l’Anticristo o un demone che emerge dal mare per
ricevere l’autorità e il potere dal drago, Satana, per eseguire i
suoi ordini. C’è una seconda bestia che appare nei capitoli
successivi. Nel film, Longlegs e Ruth sono le bestie. Ingannano e
controllano le famiglie, che credono di ricevere un dono dalla
chiesa.
Il vero nome di Longlegs era Dale
Ferdinand Cobble. Il film non spiega la sua storia completa né
perché abbia iniziato a creare bambole da inviare alle
famiglie.
All’inizio di Longlegs, Ruth
chiede a Harker se ha detto le sue preghiere. Alla fine del film,
Ruth cambia tono e dice qualcosa del tipo che le preghiere sono
inutili. Ruth è un esempio di persona manipolata dalla bestia
originale, Longlegs, per compiere atti malvagi. Ruth crede che
siano necessarie per salvare sua figlia, ma è stata corrotta al
punto che anche dopo essersi liberata di Longlegs, continua ad
aiutare Longlegs a uccidere le famiglie. È diventata la seconda
bestia e, insieme al drago e a Longlegs, costituisce l’inverso
della Santissima Trinità.
Cosa sentono le famiglie dopo
aver ricevuto la bambola di Longlegs
I dettagli non vengono mai
rivelati
Longlegs crea a mano delle bambole
che Ruth consegna a ciascuna famiglia, ma la sfera d’argento vuota
all’interno della testa della bambola non dà loro istruzioni
dirette. Almeno non nel senso comune del termine. Tuttavia, dalla
sfera d’argento proviene un suono distintivo. Sembra un sussurro
statico che solo la famiglia può sentire. È inquietante e mette i
membri della famiglia in uno stato di trance dal quale non riescono
a uscire. La sfera d’argento è vuota, ma si scopre che Longlegs
trasmette una parte di sé attraverso ogni bambola, ed è possibile
che le famiglie sentano la sua voce sussurrare indistintamente.
Perché Longlegs prende di mira
le famiglie con figlie nate il 14
Il collegamento torna alla
citazione
Longlegs è un serial killer con un approccio metodico: prende
di mira famiglie che hanno figlie nate il 14 di un dato mese. Gli
omicidi avvengono nei sei giorni precedenti o successivi al
compleanno, che probabilmente simboleggia i tre sei che compaiono
nel codice. Longlegs non conferma il motivo dietro al 14°
compleanno, ma potrebbe riferirsi all’Apocalisse 13:1 — 13+1 fa 14.
Il sette è un numero significativo nella Bibbia e il suo doppio
rappresenta la completezza, la divinità e la liberazione. Longlegs
potrebbe aver creduto di liberare le famiglie attraverso la
morte.
Inoltre, il numero 14 potrebbe
riferirsi alla bestia con sette teste. L’implicazione è che ci sono
due bestie (Longlegs e Ruth) e 14 è il doppio di sette. Sia
Longlegs che Ruth hanno citato Apocalisse 13:1, sottolineando
l’importanza che aveva nel loro lavoro. Ciò implica anche che la
bestia con sette teste può moltiplicarsi. Dopotutto, il serial
killer non è mai stato veramente solo nel suo lavoro. Anche prima
di morire, Longlegs era sicuro che il suo lavoro sarebbe continuato
perché il seme era già stato piantato. Le due bestie e il drago
formano essenzialmente i tre lati del triangolo.
Come il finale di Longlegs
prepara il terreno per un sequel
Harker e Ruby potrebbero avere
ancora qualcosa da raccontare
Longlegs si conclude con un
colpo di scena, senza che il pubblico sappia cosa succederà a
Harker o Ruby. Entrambe le “bestie” sono morte alla fine di
Longlegs, ma la bambola non è stata ancora distrutta, il che
significa che Longlegs, dall’aldilà, potrebbe passare il
testimone a Harker affinché porti a termine la sua missione in un
sequel di Longlegs. Il fatto che Harker non spari alla
bambola suggerisce che ora lei sia sotto una sorta di incantesimo.
Se diventasse come il serial killer che ha cercato di fermare,
sarebbe un percorso interessante da seguire in un sequel
horror.
In ogni caso, il finale di
Longlegs lascia Harker e Ruby vivi e un sequel potrebbe
esplorare cosa succede loro in seguito. Diventeranno entrambi delle
“bestie” che ingannano le famiglie e le spingono all’omicidio, come
Longlegs e Ruth prima di loro? Non è uno scenario impossibile
considerando gli eventi di Longlegs, e sarebbe una strada
intrigante da percorrere, in contrasto con il modo in cui Harker è
presentato nella storia originale. La storia potrebbe andare in
qualsiasi direzione, e Harker è un personaggio affascinante da
continuare a seguire in qualunque viaggio lo attenda.
Il vero significato del finale
di Longlegs
L’horror del 2024 è un commento
sulla famiglia nucleare
Longlegs ha molti livelli e,
sebbene sia pieno di riferimenti religiosi, il finale del film
allude alla disintegrazione della famiglia nucleare. Longlegs
avrebbe potuto prendersela con i bambini, ma ha preso di mira anche
i genitori, costringendo il padre a infliggere violenza alla moglie
e alla figlia. È molto mirato e si concentra sul deterioramento di
questa specifica struttura familiare; in particolare, Harker è
l’unica ad essere arrivata all’età adulta, ed è stata cresciuta da
una madre single. Allo stesso tempo, il finale di Longlegs
suggerisce che la violenza può entrare in qualsiasi casa, non
importa quanto sana possa essere una famiglia.
Il finale del film indica anche che
chiunque, indipendentemente da quanto si ritenga una brava
persona, può essere indotto a compiere azioni orribili e
violente se pensa di proteggere qualcuno o di agire per una
giusta causa. Tutti i personaggi, in un momento o nell’altro, sono
costretti o influenzati a compiere atti violenti che non avrebbero
mai immaginato di compiere. Harker arriva persino a uccidere sua
madre per salvare qualcun altro alla fine di Longlegs, e il
ciclo di violenza continua.
Come è stato accolto il finale
di Longlegs
L’horror bizzarro ha
conquistato la critica
Longlegs è stato accolto
incredibilmente bene dalla critica, con l’horror del 2024 del
regista Osgood Perkins che ha ottenuto l’86% sul Rotten Tomatoes
Tomatometer, un risultato impressionante. I punti di forza
principali di Longlegs, oltre alla performance di Nicolas
Cage, sono stati sia la trama che le capacità registiche di
Perkins. Il tono del film è stato descritto in diverse
recensioni come eccezionalmente forte, con un’atmosfera inquietante
e un senso di terrore incessante che sono stati molto
apprezzati.
Longlegs è un film horror
atmosferico, e sotto questo aspetto ha più che soddisfatto le
aspettative. La fotografia sembra aver avuto la precedenza tra
gli aspetti su cui i critici si sono concentrati nelle loro
recensioni, ricevendo più commenti rispetto alla trama e al finale
di Longlegs. Ad esempio, nella recensione di
Wendy Ide per The Guardian, la critica parla a lungo del modo
magistrale in cui Perkins intreccia le immagini triangolari nel
film:
Perkins ha chiaramente un occhio
per le immagini suggestive. All’inizio siamo colpiti da un motivo
ricorrente di simmetria ossessiva all’interno di ogni inquadratura
e da un formato che passa da una piccola cornice che ricorda i
filmati amatoriali degli anni ’70 a un’inquadratura panoramica che
mostra il ghigno di un personaggio della storia principale,
ambientata negli anni ’90. Ma una volta che Harker ha identificato
l’emblema satanico, lo schermo si riempie di angoli e triangoli
(creati riprendendo gli angoli delle stanze o mettendo in primo
piano lo zigzag di una scala). Alcune di queste forme puntano verso
l’alto, ma più spesso sono invertite, forse indicando in modo
subliminale “l’uomo al piano di sotto”, come Longlegs chiama
timidamente il diavolo. Anche la struttura del film assume una
forma a tre lati, con la storia divisa in tre capitoli. C’è
un’eleganza inaspettata in questa finestra su un male
inimmaginabile.
Tuttavia,mentre
Perkins ha elogiato molto Longlegs, lei e molti altri critici hanno
menzionato negativamente il finale, anche se non in modo tale da
costituire una critica importante alla storia.Molti
hanno ritenuto che i momenti finali di Longlegs fossero un po’
deludenti semplicemente perché non si concentravano su Nicolas Cage
e sulla sua terrificante interpretazione del cattivo protagonista.
Come dice Perkins:
[Il personaggio di Nicolas Cage]
alla fine si ricollega a uno dei problemi più fastidiosi di
Longlegs. Dopo aver creato un cattivo horror potenzialmente
iconico, il film cerca di ampliare il pericolo per includere
personaggi malvagi secondari. Ma poiché nel film non c’è
nient’altro che sia lontanamente terrificante quanto Cage che canta
Happy Birthday e ride come un maniaco mentre indossa una protesi
facciale di gomma, il suo sanguinoso atto finale sembra stranamente
anticlimatico.
Questa sensazione che il finale
diLonglegse i colpi di scena della trama
siano in qualche modo deludenti rispetto all’inizio è condivisa da
altri critici. Ad esempio, Eliza Jensen, scrivendo perRough Cut Film, sottolinea che le scene finali del
film horror del 2024 sono state eclissate dal suo inizio
incredibilmente forte:
Devo ammettere che la trama
frammentaria, fatta di colpi di scena soprannaturali e rivelazioni
sui personaggi, non è all’altezza di quanto promesso dalla
sorprendente scena iniziale. Ma come esperienza, e come omaggio
particolarmente sconcertante ai film sui serial killer più
soddisfacenti degli anni ’70 e ’90, la storia spaventosa di Perkins
funziona.
Gli appassionati dell’horror
conoscono bene i crimini reali che hanno ispirato alcuni dei killer
più prolifici del genere, tanto che alcuni si chiedono se Longlegs
di Osgood Perkin sia ispirato a serial killer realmente esistiti.
Interpretato da Nicolas Cage, il killer protagonista e
il mistero che lo circonda sono al centro di Longlegs.
Longlegs segue Maika Monroe nei panni dell’agente
dell’FBI Lee Harker, che si unisce alle indagini e inizia a
indagare attivamente sul killer e sul suo inaspettato legame con la
sua vita. Cage conferisce al personaggio un tocco inquietante,
donandogli un mix spaventoso di allegria e volume che lascia il
pubblico a disagio.
Molti altri serial killer dei film
horror sono stati ispirati, direttamente o in parte, da storie di
vita reale, con personaggi famigerati come Ted Bundy così prolifici
da finire per essere adattati direttamente sul grande schermo.
Sebbene il killer di Nicolas Cage in Longlegs sia
volutamente diverso da quel tipo di personaggi, potrebbero esserci
alcune influenze di un’epoca famigerata di crimini reali e panico
morale che aiutano a spiegare la concezione del personaggio e il
suo modus operandi.
Longlegs non è ispirato a un
caso di serial killer realmente accaduto
Longlegs è un
personaggio completamente immaginario, il che lo rende ancora più
spaventoso
Longlegs non è
direttamente ispirato a nessun serial killer realmente
esistito. Nel film, Longlegs, interpretato da Nicolas Cage, è
un misterioso serial killer che da anni prende di mira delle
famiglie. Il Longlegs di Cage è una figura inquietante ogni volta
che appare sullo schermo, operando nell’ombra ed evitando qualsiasi
identificazione da parte delle autorità. Il suo unico contatto con
loro è una serie di lettere scritte in codice, che danno il via a
una lunga caccia all’uomo che culmina in Longlegs. Tuttavia,
Longlegs non è direttamente basato su un killer specifico, e
i suoi omicidi nel Pacifico nord-occidentale non sembrano trarre
ispirazione diretta dalla vita reale.
Questo distingue Longlegs da altri
famosi serial killer cinematografici come Buffalo Bill de Il
silenzio degli innocenti o Norman Bates de Psycho, che
hanno tratto ispirazione diretta da storie di crimini reali.
Sebbene Buffalo Bill fosse un personaggio di fantasia, era
influenzato dai crimini specifici di Ed Gein, Ted Bundy e Gary M.
Heidnik. Al contrario, Longlegs è una creazione unica del film
che condivide il suo nome, conferendogli un carattere
imprevedibile. Ciò ha permesso ai realizzatori del film di offrire
una visione completamente unica del concetto e di dare a Nicolas
Cage un personaggio totalmente originale con cui recitare.
Longlegs ha somiglianze con
molte storie di crimini reali
Il panico satanico degli anni
’80 e ’90 potrebbe aver influenzato alcuni elementi di
Longlegs
Sebbene Longlegs non tragga
ispirazione diretta da alcun serial killer reale, il film
utilizza alcuni dei tratti e degli attributi che si riscontrano
spesso in quell’archetipo. L’ambientazione degli anni ’90 di
Longlegs e l’attenzione prolungata alle intenzioni sataniche
dietro le sue azioni richiamano il panico satanico. Iniziato negli
anni ’80 e proseguito per tutto il decennio successivo, il panico
satanico è stato un fenomeno di allarmismo morale globale
particolarmente diffuso negli Stati Uniti.
Sebbene molti elementi di questa
isteria culturale siano stati successivamente smentiti, ci sono
stati alcuni killer reali di quell’epoca le cui credenze
sataniche potevano essere viste come un parallelo diretto con
l’ideologia satanica di Longlegs. Killer come la Chicago Ripper
Crew e Richard Ramirez (alias il Night Stalker, che compare anche
nel film horror del 2024 MaXXXine)
professavano tutti tendenze sataniche che, secondo loro, avevano
ispirato le loro azioni. Sebbene Longlegs non sia
direttamente ispirato a nessuno di loro, il killer protagonista
sembra condividere la loro motivazione.
Il regista di Longlegs ha
volutamente evitato di ispirarsi alla vita reale
Osgood Perkins non era
interessato a utilizzare Longlegs per realizzare un film
basato su un crimine reale
Secondo lo sceneggiatore e regista
Osgood Perkins, non ha mai voluto che Longlegs fosse troppo
simile a una storia vera. Durante un’intervista con
Games Radar, Perkins ha rivelato che in realtà non gli
piacciono le storie vere. Ha spiegato che Longlegs “non
potrebbe essere più romanzato e totalmente inventato. Questo è
parte del divertimento [per] me… Onestamente, è parte di ciò che lo
rende leggero per me. Non mi interessa ciò che fanno questi malati.
Per me è un tipo diverso di poesia, capisci, ed è totalmente frutto
della fantasia”.
Il risultato è che
Longlegs è completamente diverso dalle altre storie di
serial killer, il che alla fine gioca a favore del film. Invece
di remixare la storia o di essere direttamente influenzato da un
singolo killer, Longlegs è in grado di esistere come opera a
sé stante. Ciò permette al film di mantenere anche la sua forte
attenzione ai personaggi e il mistero centrale, poiché è libero da
qualsiasi peso naturale che deriva dall’associare direttamente il
film a un caso o a un killer specifico. Longlegs trae
vantaggio dal non essere basato su alcuna storia criminale reale,
anche se abbraccia idee simili.
Dopo il successo a sorpresa del
primo film, Longlegs
diventa ufficialmente un franchise:
Nicolas Cage tornerà nel nuovo capitolo diretto
da Osgood Perkins. Il progetto, ancora senza
titolo, è stato acquisito da Paramount Pictures, segnando
un’evoluzione importante per una saga nata nel circuito
indipendente.
Il primo Longlegs
è stato un enorme successo, incassando 128 milioni di dollari a
fronte di un budget di appena 10 milioni. Il thriller horror,
incentrato su un serial killer disturbante e su un’agente FBI
segnata dal passato, ha consacrato Perkins come una delle
voci più interessanti del genere e rafforzato l’immagine
di Maika Monroe come nuova scream
queen. La performance di Cage, inquietante e sopra le righe, è
stata uno degli elementi più discussi e apprezzati.
Il sequel vedrà Perkins nuovamente
alla sceneggiatura e alla regia, con Cage anche nel ruolo di
produttore. I dettagli della trama sono ancora segreti, ma la
scelta di espandere l’universo narrativo indica chiaramente la
volontà di costruire una saga strutturata, non limitata a un
singolo episodio.
Dal cult indipendente al
franchise: come cambia l’identità di Longlegs
Il passaggio da film standalone a
franchise rappresenta una sfida delicata.
Longlegs funzionava proprio per la sua
natura enigmatica e disturbante, costruita su atmosfere e non su
una mitologia esplicita. Espandere questo universo rischia di
spiegare troppo, riducendo l’impatto dell’ignoto.
Allo stesso tempo, il ritorno di
Longlegs suggerisce che il sequel potrebbe approfondire la
psicologia del killer o esplorare nuove prospettive narrative,
magari spostando il focus su altre vittime o investigatori. La
presenza di Cage garantisce continuità, ma sarà fondamentale capire
come il personaggio verrà utilizzato senza perdere la sua aura
disturbante.
In prospettiva, il coinvolgimento
di uno studio come Paramount potrebbe aumentare il budget e la
visibilità del progetto, ma anche influenzarne il tono. Il vero
equilibrio sarà mantenere l’identità autoriale di Perkins
all’interno di una struttura più commerciale.
Se riuscirà in questo intento,
Longlegs 2 potrebbe diventare uno dei
rari esempi di horror contemporaneo capace di evolversi senza
perdere la propria anima.
LONG
TAKE Florence Film Festivalalla sua prima edizione
è un festival cinematografico internazionale dedicato ad
opere audiovisive realizzate esclusivamente con un
piano-sequenza.
Organizzato da New York University Florence
presso Villa La Pietra (Via Bolognese 120, il prossimo
22 giugno ore 19:30) è parte di The Season 2016 e si
avvale della collaborazione dei direttori artistici
Graziano Staino e Domenico
Cannalire.
La
Giuria:
Presidente della Giuria: Enrico Ghezzi (critico
cinematografico e autore televisivo).
Membri
della Giuria: Antonio Diodato (cantautore),
Chiara Feriani (visual artist), Tommaso Sacchi
(Assessorato alla Cultura, Firenze) e Martina Rojas
(produzione cinematografica).
Il
festival si articolerà in due sezioni:
a)
Sezione competitiva: Premio LONG TAKE FLORENCE FILM FESTIVAL
– da attribuirsi alla migliore opera in ambito internazionale
selezionata tra quelle in concorso (durata massima 15
min.).
b)
Sezione non competitiva: Vetrina internazionale –
cortometraggi e video musicali scelti nel panorama internazionale
che abbiano utilizzato o simulato la tecnica del
piano-sequenza.
Il
Festival si svolgerà nell’arco di una giornata con incontri
pre-festival, proiezione dei cortometraggi alla presenza della
giuria e premiazione. Saranno fornite
schede e materiale bibliografico sull’argomento.
Perché un festival sul piano sequenza?
Negli
ultimi tempi nella cinematografia, si avverte un crescente
interesse per forme di linguaggio fluido e immediato, in cui
l’azione in tempo reale valorizzi la componente umana,
l’ambientazione e la recitazione. Anche nella fiction ad alta
componente tecnologica, la tecnica del piano-sequenza introduce un
elemento realistico, che coinvolge con naturalezza lo
spettatore.
Il film
Birdman, vincitore del premio Oscar 2015, è
testimonianza di una profonda motivazione per l’aspetto umano della
storia, per il personaggio, per i tempi della vita reale: il
piano-sequenza raggiunge l’obiettivo di immergere lo spettatore
nella vicenda mantenendo il distacco e la finezza dello stile
cinematografico. Non è infatti decisivo porre lo spettatore
nel punto di vista del protagonista, quanto fargli condividere la
vicenda nella sua dimensione reale: atmosfere, ambienti,
interazione tra i personaggi.
Il
piano-sequenza è pertanto un’opportunità ed una sfida per il
regista e il suo staff, nonché per gli attori. La massima
naturalezza richiede infatti il massimo dominio del mezzo e del
linguaggio.Non a caso questa forma cinematografica immersiva e
sofisticata ha intrigato i maestri della pellicola, caratterizzando
alcuni capolavori della storia del cinema, a cominciare da Welles,
Ophuls, Hitchcock.
Il
piano-sequenza, oltre ad interessare oggi gli sperimentatori
tecnologici (Gravity), è un promettente terreno di ricerca visiva
per i giovani, grazie ai supporti tecnici alla portata di tutti.
Ciò che conta è l’idea, l’intuizione di un evento filmico, di una
narrazione nei tempi della realtà.
È una
tecnica che valorizza l’autonomia artistica del linguaggio
cinematografico, perché ha il fascino della
vita.
Compie un bel passo in avanti
l’adattamento cinematografico del manga di culto Lone Wolf and Cub:
il film, diretto da Justin Lin, sembra aver trovato gli
scenggiatori: David and Janet Peoples (Blade RunnerL’esercito delle
12 scimmie). Tratto dall’opera di Kazuo Konue, Lone WOlf and Cub
narra le vicende di Ogami Itto, celebre samurai che, dopo
l’uccisione della moglie e accusato ingiustamente di un crimine non
commesso, è costretto a darsi alla fuga, portando con se il figlio
di tre anni.
Lavorando come assassino
mercenario, Itto cercherà nel frattempo di vendicarsi. Il progetto
è ancora alle fasi iniziali, ma il coinvolgimento dei Peoples rende
il tutto molto promettente: lo stesso Justin Lin ha espresso grande
soddisfazione per la scelta.
Arriva da Variety la notizia
esclusiva che la SP International Pictures di Steven Paul (che si
occuperà della produzione dell’atteso Ghost in the Shell con
Scarlett Johansson) è al lavoro
sullo sviluppo di un nuovo film in live action ispirato a
Lone Wolf and Cub, manga seinen di tipo
Gekiga creato dallo scrittore Kazuo Koike e dal disegnatore Goseki
Kojima.
Si tratta del secondo adattamento
cinematografico del celebre manga: nel 1993 venne infatti
realizzato Kozure Okami: Sono Chisaki Te
Ni. Quello di Paul sarà il primo adattamento in
lingua inglese: la sua SP ha acquistato i diritti dalla Koike Kazuo
Gekika Sonjuku Inc., già produttrice del primo film.
Le riprese del nuovo adattamento
partiranno nel 2017: si svolgeranno in Cina e in Thailandia con un
cast prevalentemente giapponese.
Lone Wolf and Cub ha
ispirato la creazione di vari film e serie tv, oltre che di un
videogioco, e ha contribuito fortemente a rafforzare l’immagine
nazionale tipica del Giappone.
Lone Wolf and
Cub racconta le gesta di Ogami Ittō, antico
kaishakunin assistente seppuku ai condannati dallo shōgun, che utilizza la spada dotanuki. A causa di una
falsa accusa, perde l’onore e la sua famiglia viene assassinata dal
clan Yagyū. Da allora vagherà in cerca di vendetta prendendo la via
dell’assassinio, diventando un sicario a pagamento. Il nome (tradotto) di Lupo
Solitario e il Cucciolo, deriva dalla particolarità che ha
questo personaggio, di portarsi dietro con sé in tutte le sue
battaglie, il figlio ancora di pochi anni.
Per raccontare la brutalità di ogni
guerra, il cinema è solito ricorrere spesso e volentieri a storie
vere, attraverso cui poter mostrare uomini veri alle prese con
eventi traumatici e indimenticabili. Esempi celebri degli ultimi
anni sono i film 12 Soldiers ed American Sniper, ma anche
Lone Survivor, film del 2013
scritto e diretto da Peter Berg. La storia è
infatti tratta dall’omonimo libro autobiografico scritto
da Marcus Luttrell, ex-Navy SEAL in missione
in Afghanistan. Ne deriva un film particolarmente duro nel
riproporre gli eventi, che non intende addolcirli ma anzi
presentarli nel modo più realistico e diretto possibile.
Nell’approcciarsi alla scrittura,
Berg ha infatti avvertito il peso della responsabilità nei
confronti di quel racconto e dei veri soldati protagonisti. Per
poter rendere loro un sincero omaggio, si è dunque recato in visita
presso le famiglie dei caduti sul campo, avendo così accesso ad una
serie di dettagli che gli consentissero di essere più accurato
durante la scrittura. Lone Survivor dovette comunque
attendere qualche anno prima di trovare i finanziamenti necessari
ad essere prodotto. L’interesse dell’attore Mark Wahlberg ha però favorito un
velocizzarsi della cosa. Con un budget di circa 40 milioni, il film
si è così concretizzato con riprese svoltesi nello stato del Nuovo
Messico.
Candidato ai premi Oscar nelle
categorie per il miglior sonoro e il miglior montaggio sonoro,
Lone Survivor si è affermato come un solido prodotto di
genere, apprezzato tanto per la sua scrittura quanto per
l’intrattenimento visivo offerto. Non deve dunque sorprendere che
sia arrivato ad un guadagno di 154 milioni di dollari nel mondo.
Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente
utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a
questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile
ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama,
al cast di attori ed alla storia
vera. Infine, si elencheranno anche le principali
piattaforme streaming contenenti il film nel
proprio catalogo.
Lone Survivor: la trama
del film
Al centro della vicenda di Lone
Survivor vi è l’incredibile storia di un gruppo di Navy SEAL
che nel 2005 viene inviato in missione segreta per neutralizzare
una cellula operativa di al-Qaeda in Afghanistan, il cui capo è
noto come Shah. A guidare il gruppo vi sono
Michael Murphy e Erik
Kristensen, che con i loro altri uomini Marcus
Luttrell, Dany Dietz e Matt
Axelson, si introducono nel territorio. Qui cadono però in
un’imboscata del nemico sulle montagne del luogo. Di fronte ad una
decisione morale impossibile, il piccolo gruppo è isolato e
circondato da una forza superiore di talebani pronti per la guerra.
Quando si confronteranno con impensabili probabilità di
sopravvivenza, i quattro uomini troveranno riserve di forza e
resistenza che li terranno in lotta fino alla fine .
Lone Survivor: il cast del
film
Ad interpretare il protagonista
Marcus Luttrell, come anticipato, vi è l’attore Mark Wahlberg,
interessatosi al progetto anni prima della sua realizzazione. Per
prepararsi al ruolo, l’attore ha avuto modo di incontrare il vero
Luttrell, il quale si è però dimostrato inizialmente molto
riservato. Wahlberg ha così dovuto guadagnarsi la sua fiducia prima
di poter avere con lui un rapporto più spontaneo. Ad oggi, Lone
Survivor è il film di cui, per sua stessa ammissione, Wahlberg
è più orgoglioso tra quelli realizzati. Ad interpretare Michael
Murphy vi è invece l’attore Taylor Kitsch,
mentre Danny Dietz è impersonato da Emile Hirsch.
Quest’ultimo, per ottenere la parte, acquisì una sorprendente massa
muscolare, dimostrandosi così fisicamente convincente per il
personaggio.
Matt Axelson è interpretato
dall’attore Ben Foster, mentre Erik Kristensen ha
il volto del noto attore Eric Bana. Sebbene
Wahlberg, Kitsch, Hirsch e Foster si fossero addestrati fisicamente
per i loro ruoli prima delle riprese, Luttrell ha organizzato un
regime di addestramento di tre settimane in un bootcamp nel New
Mexico, dove gli attori sono stati addestrati da personale militare
d’élite in armi, comunicazioni militari e tattiche. Importante per
loro fu anche comprendere l’impatto che le armi da fuoco hanno al
momento delle sparatorie. Gli attori hanno anche praticato esercizi
per migliorare la loro memoria muscolare e consentire al fisico di
reagire in modo convincente come dei veri Navy SEAL durante le
riprese.
La vera storia di Lone
Survivor, il trailer e dove vedere il film in streaming e in
TV
Quella di Lone Survivor è
dunque una storia realmente accaduta, di cui Marcus Luttrell è
l’unico superstite a cui si riferisce il titolo. Il 27 giugno del
2005 ha infatti inizio l’Operazione Red Wings nel pieno della
guerra in Afghanistan. Questa ha visto un gruppo di Navy Seals
introdursi nella provincia di Konar, dove un gruppo di talebani si
era radunato arrivando ad un totale di oltre cento uomini.
Sfortunatamente, i militari vengono avvistati da alcuni pastori
locali, che prontamente riferiscono ai talebani della loro
presenza. Ha così inizio uno scontro a fuoco particolarmente
violento, senza apparente via d’uscita. Solo Marcus Luttrell riesce
a salvarsi ma, tra ferite e fratture, perde conoscenza. Ritrovato
da un pastore, questi soccorre il soldato, recapitando poi un
messaggio ad una base militare, da cui partono i soccorsi che
porteranno in salvo Luttrell.
Si tratta dunque di una storia vera
particolarmente avvincente, che tiene con il fiato sospeso sino
all’ultimo. Per poter vedere il film, è possibile fruire della sua
presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming
presenti oggi in rete. Lone Survivor è
infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Google
Play, Apple iTunes, Prime Video e Netflix. Su quest’ultima, il film si trova
attualmente alla posizione numero 6 della Top 10 dei film
più visti in Italia su tale piattaforma. Per vederlo, una
volta scelta la piattaforma di riferimento tra queste, basterà, a
seconda dei casi, noleggiare il singolo film o sottoscrivere un
abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale
comodità e al meglio della qualità video.
Basato sulle reali vicende accorse
al comandante Luttrell, raccolte nell’omonimo libro redatto dopo
essere sopravvissuto al massacro, Lone Survivor è una pellicola
propagandistica del puro e sano spirito bellico made in USA,
dove la retorica e il patriottismo spicciolo fanno da padroni.
In Lone Survivor
il tenente dei Navy SEAL Marcus Luttrell viene incaricato di
condurre la sua squadra in una pericolosa missione con cui
individuare e uccidere il leader di un gruppo di talebani. I sei
soldati scelti cadranno vittime di un’imboscata nel mezzo della
zona montuosa di Hindu Kush, venendo uccisi uno alla volta. Rimasto
solo, Luttrel si trova a dover fuggire dai suoi aguzzini, ferito e
braccato come una bestia in gabbia.
Peter Berg, dopo essersi
fatto le ossa nei territori del fanta-action con Battleship, scrive e dirige un prodotto adatto alle
campagne di reclutamento militari, uno spot di 115 minuti dove il
più classico degli stereotipi, Afghanistan terra d’inferno, capeggia a caratteri cubitali. Dopo una
partenza a dir poco boccheggiante, dove per oltre mezz’ora si
indugia sulle estenuanti tecniche di preparazione dei prestanti
soldati a stelle e strisce e sui virili riti di iniziazione da
caserma (il tutto condito con filmati di repertorio e una
spolverata di grasso gergo militare), ecco che il prodotto comica a
farsi interessante.
Berg ci accompagna in un’escalation
di violenza, un vero tripudio di esplosioni e combattimenti da
caccia grossa obbiettivamente ben orchestrati, fino a culminare
nell’eliminazione progressiva dei cinque membri della squadra, una
selezione di guerra dai toni epici ed allegorici, passando da un
punto di vista corale ad una visione monoculare, quella del tenente
Luttrell, interpretato da un Mark Wahlberg intenso e perfettamente in parte, anche se
un poco appesantito, il quale ci trasporta in un’atmosfera
claustrofobica, un climax ascendente pieno risvolti, alcuni in
verità un poco telefonati.
Ed è qui che il tutto sprofonda in
una sequela di luoghi comuni e di ovvietà storico-culturali post 11
settembre che ormai appaiono rancide e viziate. Menzione d’onore
alla fotografia graffiante di Tobias A.Schliessler e
soprattutto al truculento e realistico make-up di Corey
Welk, che in alcune sequenze riesce a rendere a tal punto la
crudezza del reale da sfiorare il gore puro. Un cast che nel
complesso può dirsi perfettamente all’altezza dell’intero progetto,
una squadra di veri soldati arrabbiati che comprende Taylor Kitsch, Emile Hirsch, Ben Foster ed Eric Bana. Insomma, gli ingredienti ci sono tutti.
Quello che manca è però il
contenuto, il quale appare come un tentativo, nemmeno troppo
celato, di unire Zero Dark Thirty e Green
Zone, anche se Berg purtroppo non possiede per nulla la
capacità narrativa della Bigelow e nemmeno la forza estetica di
Greengrass. Un ennesimo giocattolo per i guerrafondai che di sicuro
causerà non poche irritazioni ai veri amanti dell’action militare,
abituati a ben altro tenore di storie.
La Universal ha diffuso
online un nuovo trailer di Lone
Survivor, dramma di guerra diretto
da Peter Berg, già regista
diHancock
e Battleship, con
protagonista Mark Wahlberg. La pellicolaè basata
sull’autobiografia omonima di Marcus
Luttrell e racconta la storia della missione Redwingm
del 2005 dei Navy Seals in Afghanistan, rimasti poi vittima di un
agguato ad opera dei talebani; Luttrell è stato l’unico superstite
e nel film è interpretato da Wahlberg. Ecco il trailer:
Il cast di Lone
Survivor include Taylor Kitsch, Eric
Bana, Emile Hirsch, Ben
Foster ed Alexander Ludwig. La
pellicola verrà distribuita limitatamente in America
il 27 dicembre 2013, per poi essere
rilasciata ufficialmente in tutte le sale statunitensi
il 10 gennaio 2014. Dopo il trailer, vi
presentiamo anche il primo poster.
Nel corso
dell’ American Film Institute
Festival ha avuto luogo la premiere di
Lone
Survivor, film diretto da Peter
Berg che vede come protagonista Mark Wahlberg. Al termine della
presentazione è stato lo stesso attore a prendere la parola, ma non
ha voluto fare alcun commento al film o al ruolo da lui
interpretato, queste le sue parole:
“Non sono in una buona
posizione per poter parlare di qualsiasi cosa. Per noi attori
sarebbe così falso parlare di cosa abbiamo passato su quella
montagna considerando cosa hanno fatto e cosa hanno vissuto questi
ragazzi (i Navy SEAL ndr)”.
L’attore, incalzato poi circa la
sua esperienza nel film da Jacqueline Lyanga
(direttrice del festival), in una stato di visibile alterazione ed
emozione ha sostenuto l’inutilità di stare lì a parlare circa la
fatica sostenuta durante il lavoro di preparazione al ruolo o nel
corso delle riprese poiché ciò che ha fatto non è nemmeno
paragonabile a quanto hanno patito realmente i Navy SEAL trai i
monti dell’Hindu Kush.
Wahlberg ha
poi aggiunto di essere fiero del suo ruolo nel film, seppure alla
base dello stesso ci sia molto di più di quanto egli abbia fatto,
facendo un ovvio riferimento alla tragedia a cui la pellicola si
ispira.
In chiusura, l’attore ha dichiarato
di non voler rispondere ad ulteriori domande, scusandosi con i
presenti per aver perso le staffe.
Lone
Survivorarriverà nelle
sale americane il 27 dicembre per una prima distribuzione limitata,
successivamente sarà distribuito in tutto il territorio a partire
dal 10 gennaio. Nel film oltre Mark Whalberg
compaiono anche Eric
Bana, Taylor Kitsch, Emile
Hirsch, Ben Foster ed Alexander
Ludwig.
Con
Lone
Survivor, il film diretto da
Peter Berg e
interpretato da Mark Wahlberg, il cinema
bellico americano sceglie un approccio che unisce spettacolarità e
tragedia, azione e memoria. Basato su una storia vera, il film
racconta la fallimentare Operazione Red Wings in Afghanistan nel
2005, culminando in un finale che rinuncia a qualsiasi retorica
trionfalistica per concentrarsi sul costo umano della guerra.
Il
finale di Lone Survivor non è pensato per
offrire una vittoria, ma per conservare il ricordo. Capire cosa comunica davvero
significa andare oltre la sopravvivenza fisica del protagonista e
interrogarsi sul senso morale del racconto.
Cosa succede nel finale di Lone Survivor
Negli ultimi minuti del film, Marcus Luttrell è l’unico membro
della squadra Navy SEAL a sopravvivere all’imboscata talebana.
Gravemente ferito, riesce a salvarsi grazie all’aiuto di un
villaggio afghano che, seguendo un codice d’onore ancestrale,
decide di proteggerlo nonostante le ritorsioni imminenti.
Il soccorso finale dell’esercito americano non è accompagnato da
enfasi eroica, ma da un senso di perdita irreparabile. La missione è
fallita, i compagni sono morti e ciò che resta è un silenzio carico
di assenza. Il film si chiude con le immagini reali dei soldati
caduti, accompagnate dai loro nomi e dalle fotografie: un passaggio
che sposta definitivamente il racconto dal cinema alla memoria.
Il significato del finale: sopravvivere non significa vincere
Il messaggio centrale del finale è chiaro: la sopravvivenza non è una
vittoria. Marcus Luttrell torna vivo, ma segnato per
sempre. Il film evita deliberatamente di trasformarlo in un eroe
invincibile, mostrando invece il peso psicologico di essere l’unico
rimasto.
In questo senso, Lone Survivor si distacca da molte
narrazioni belliche tradizionali. Non celebra la guerra come prova
di forza, ma la mostra come un’esperienza di perdita, in cui anche chi torna a
casa porta con sé un trauma permanente. Il finale ribadisce che
l’eroismo non coincide con il successo militare, ma con la lealtà e
il sacrificio.
Il ruolo della popolazione afghana e il codice dell’onore
Uno degli elementi più significativi del finale è l’aiuto ricevuto
da Luttrell da parte dei civili afghani. Il film sottolinea
l’esistenza di un codice etico – il Pashtunwali – che impone
l’ospitalità e la protezione dello straniero in difficoltà, anche a
costo della propria vita.
Questo passaggio è cruciale perché complica la lettura politica del
conflitto. Lone
Survivor non propone una visione semplicistica “noi contro
loro”, ma introduce una distinzione tra combattenti e popolazione
civile, tra ideologia e umanità. Nel finale, la salvezza non arriva
dalla superiorità militare, ma da un atto di compassione.
Un epilogo che trasforma il film in memoriale
L’inserimento delle immagini reali dei soldati caduti trasforma
Lone Survivor in
qualcosa di più di un film d’azione. Il finale diventa un
atto
commemorativo, che chiede allo spettatore di fermarsi,
osservare e ricordare.
Questa scelta rafforza l’idea che il film non voglia offrire
risposte semplici sulla guerra, ma conservare la memoria di chi ha
pagato il prezzo più alto. Non c’è catarsi, né chiusura
rassicurante: solo la consapevolezza che alcune storie non
finiscono davvero.
Cosa ci dice davvero il finale di Lone Survivor
Il finale di Lone
Survivor parla di resilienza, colpa e memoria. Marcus Luttrell
sopravvive, ma il film chiarisce che la vera eredità
dell’operazione non è la salvezza di uno, bensì il sacrificio di
molti. La guerra, sembra dirci il film, non produce vincitori, ma
solo sopravvissuti e assenze.
È
una conclusione coerente, dura e rispettosa, che chiude il racconto
non con l’esaltazione, ma con il silenzio. Ed è proprio in quel
silenzio che Lone
Survivor trova il suo significato più profondo.
Basato sul best seller del New York
Times una storia vera di eroismo, di coraggio e di sopravvivenza,
Lone Survivor racconta l’incredibile storia di
quattro Navy SEAL in missione segreta per neutralizzare una cellula
operativa di al-Qaeda che cadono in un’imboscata del nemico sulle
montagne dell’Afghanistan. Di fronte ad una decisione morale
impossibile, il piccolo gruppo è isolato e circondato da una forza
superiore di talebani pronti per la guerra. Quando si
confronteranno con impensabili probabilità di sopravvivenza, i
quattro uomini troveranno riserve di forza e resistenza che li
terranno in lotta fino alla fine .
Mark Wahlberg è protagonista nei
panni di Marcus Luttrell, autore del libro di memorie
Lone
Survivor. Accanto a Wahlberg nei panni degli altri
membri della squadra SEAL troviamo Taylor Kitsch, Emile Hirsch e
Ben Foster. Lone
Survivor è scritto e diretto da Peter Berg che
pone al centro della trama ancora una volta un suggestivo ritratto
dei legami indissolubili tra uomini che già aveva esplorato in
Friday Night Lights.
Guarda il Trailer originale del
prossimo film di Mark Wahlberg, l’atteso
Lone
Survivor. La pellicola, che arriverà nel 2014
distribuito da Universal Pictures vede protagonisti oltre al già
citato, anche attori del calibro di Ben Foster, Emile
Hirsch e Eric
Bana. Lone Survivor che è diretto da
Peter Berg racconta la vera storia di 4 Navy SEALS
in una sfortunata missione segreta per neutralizzare un nucleo
operativo talebano ad alto rischio in Afghanistan
La Universal ha
diffuso online il primo trailer ufficiale di Lone
Survivor, il nuovo dramma di guerra diretto da
Peter Berg (Hancock, Battleship) con
protagonista assoluto Mark Wahlberg. La pellicola, scritta
dallo stesso Berg, è basata sull’autobiografia omonima di
Marcus Luttrell e racconta la storia della
missione Redwingm del 2005 dei Navy Seals in Afghanistan, rimasti
poi vittima di un agguato ad opera dei talebani; Luttrell è stato
l’unico superstite e nel film è interpretato da Wahlberg.
Il resto del cast di
Lone
Survivor include Taylor Kitsch, Eric
Bana, Emile Hirsch, Ben Foster ed Alexander
Ludwig. La pellicola verrà distribuita limitatamente in
America il 27 dicembre 2013, per poi essere
rilasciata ufficialmente in tutte le sale statunitensi il
10 gennaio 2014. Dopo il trailer, vi presentiamo
anche il primo poster.
Di recente abbiamo visto Mark
Wahlberg sugli schermi italiani con Pain &
Gain. Il prossimo 15 agosto lo vedremo nuovamente nei
nostri cinema al fianco di Denzel Washington in
Cani sciolti, per la regia di
Baltasar Kormakur. L’attore sarà inoltre il
protagonista del quarto capitolo di Transformers, diretto sempre da
Michael Bay.
Basato sulla vera storia di quattro
Navy Seal vittime di un agguato talebano durante una missione
segreta, Lone
Survivor arriva il 18 Giugno in Blu- ray e DVD,
distribuito da Universal Pictures Italia. Il film, diretto da
Peter Berg (Hancock, Battleship), vede tra gli
interpreti il due volte nominato al premio Oscar ed al Golden Globe
Mark Wahlberg (The departed, The
Fighter), al fianco di Emile Hirsch (Into the
wild, Milk) ed Eric
Bana (Troy, Munich). Definito come “uno dei più
spietati War Movie di tutti i tempi” (La Repubblica) , Lone Survivor ha ricevuto due nomination al
Premio Oscar nelle categorie Miglior sonoro e Miglior montaggio
sonoro.
“Gli sventurati Eroi non sono dei
Rambo ma uomini fatti di coraggio” (La Repubblica): i quattro Navy
Seal, protagonisti della vicenda vera raccontata anche dal best
seller del New York Times, sono interpretati nella pellicola da
Mark Wahlberg (The Departed, The Fighter, Ted), Taylor Kitsch (Battleship, Le Belve), Emile
Hirsch (Into the Wild, Milk), e Ben Foster (Alpha Dog, Contraband).
I quattro, in missione segreta in Afghanistan per neutralizzare una
pericolosa cellula di Al-Qaeda, verranno isolati e circondati dalle
milizie Talebane e, per sfuggire alla minaccia, dovranno affrontare
insieme ogni tipo di pericolo per poter sopravvivere. Nell’edizione
Blu-Ray del film, anche dei Contenuti Speciali con immagini del
dietro le quinte delle riprese.
Quando Lone
Survivor è arrivato al cinema, è stato
subito presentato come uno
dei film di guerra più duri e realistici degli ultimi
anni. Diretto da Peter Berg e
interpretato da Mark Wahlberg, il film
racconta una missione militare finita in tragedia, lasciando una
domanda inevitabile allo spettatore: quanto di ciò che vediamo è realmente accaduto?
La
risposta è sì: Lone Survivor è basato su una storia vera, ma come spesso
accade nel cinema bellico, la realtà è stata adattata e semplificata per esigenze
narrative. Capire dove finisce il fatto storico e dove inizia il
racconto cinematografico è fondamentale per leggere correttamente
il film.
‘L’Operazione Red Wings: il fatto reale dietro il film
Il film si basa sull’Operazione Red Wings, una missione realmente
avvenuta nel giugno
2005 in Afghanistan. L’obiettivo era catturare o eliminare
Ahmad Shah,
leader talebano responsabile di numerosi attacchi contro le forze
statunitensi.
La squadra coinvolta era composta da quattro Navy SEAL del Team 10:
La missione fallì dopo che il team venne scoperto sulle montagne
dell’Hindu Kush, dando origine a uno scontro devastante con forze
nemiche numericamente superiori. Tre dei quattro soldati morirono
durante l’operazione; Marcus Luttrell fu l’unico sopravvissuto.
Marcus Luttrell: il vero “lone survivor”
Il film è tratto dall’autobiografia di Marcus
Luttrell, pubblicata nel 2007. Luttrell
sopravvisse gravemente ferito, trovando rifugio presso un villaggio
afghano che decise di proteggerlo secondo il codice d’onore tribale
del Pashtunwali,
nonostante le minacce dei talebani.
Questo elemento è storicamente confermato ed è uno degli aspetti più
significativi del racconto: la salvezza di Luttrell non avviene
grazie alla superiorità militare, ma tramite un atto di umanità e rischio
condiviso da civili locali.
Il successivo recupero da parte delle forze americane e la morte
degli altri membri della squadra sono eventi reali, documentati
ufficialmente.
Cosa il film cambia o semplifica
Pur restando fedele nei punti chiave, Lone Survivordrammatizza alcuni aspetti:
il numero dei combattenti
nemici viene probabilmente amplificato per aumentare la tensione
alcune dinamiche dello
scontro sono semplificate
il ritmo degli eventi è
accelerato per esigenze cinematografiche
Queste scelte non stravolgono il significato della storia, ma
contribuiscono a costruire un racconto più immediato e
spettacolare. Peter Berg ha più volte dichiarato di aver lavorato a
stretto contatto con veterani e consulenti militari per
mantenere il massimo
rispetto verso i fatti e le vittime.
Perché Lone Survivor
resta fedele allo spirito della storia vera
Al di là delle licenze narrative, il film resta estremamente fedele
a ciò che conta davvero:
l’esito tragico della missione
il sacrificio dei soldati
l’assenza di una vera
vittoria
Il
finale, con le immagini reali dei militari caduti, ribadisce
che Lone Survivor non è
pensato come un racconto eroico tradizionale, ma come
un memoriale
cinematografico. Il film non glorifica la guerra, ma ne
mostra il prezzo umano, lasciando allo spettatore un senso di
perdita più che di trionfo.
Lone Survivor è davvero
una storia vera?
Sì, Lone Survivor è
basato su una storia
vera, su eventi documentati e su testimonianze dirette.
Non è una ricostruzione perfettamente cronachistica, ma
un adattamento
rispettoso, che usa il linguaggio del cinema per
raccontare una tragedia reale senza trasformarla in propaganda.
Il film resta così una delle rappresentazioni più note
dell’Operazione Red Wings, non perché spieghi tutto, ma perché
sceglie di
ricordare. Ed è proprio questa fedeltà emotiva, più che
quella tecnica, a rendere Lone Survivor una storia vera anche nel senso più
profondo del termine.
Ecco il poster
italiano di Lone
Survivor, il film di Peter Berg
con protagonisti Mark Wahlber, Ben Foster, Emile Hirsch,
Taylor Kitsch e Eric
Bana che arriverà da noi il prossimo 20 febbraio 2014.
Di seguito anche un
video dal backstage e il trailer italiano del film:
Basato sul best
seller del New York Times una storia vera di eroismo, di coraggio e
di sopravvivenza, Lone Survivor racconta l’incredibile storia di
quattro Navy SEAL in missione segreta per neutralizzare una cellula
operativa di al-Qaeda che cadono in un’imboscata del nemico sulle
montagne dell’Afghanistan. Di fronte ad una decisione morale
impossibile, il piccolo gruppo è isolato e circondato da una forza
superiore di talebani pronti per la guerra. Quando si
confronteranno con impensabili probabilità di sopravvivenza, i
quattro uomini troveranno riserve di forza e resistenza che li
terranno in lotta fino alla fine.
Lone Survivor è
scritto e diretto da Peter Berg che pone al centro della trama
ancora una volta un suggestivo ritratto dei legami indissolubili
tra uomini che già aveva esplorato in Friday Night Lights.
Alejandro González
Iñárritu, apprezzatissimo regista di The Burning Plan e 21
Grammi, ha firmato uno splendido spot pubblicitario per celebrare
le Olimpiadi di Londra 2012.
La commovente campagna, promossa
dallo sponsor dei giochi Procter & Gamble, è dedicata alle
mamme delle atleti che con amore e dedizione hanno accompagnato i
loro figli nel difficile percorso sportivo e ha coinvolto attori e
attrici non professionisti provenienti da tutto il mondo.
Lo spot è accompagnato dal brano
“divenire” del compositore italiano Ludovico Einaudi.