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L’ultima cosa che mi ha detto – Stagione 2: le prime immagini della serie Apple Tv

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Apple TV ha svelato le prime immagini e la data di uscita della tanto attesa seconda stagione di “L’ultima cosa che mi ha detto”, con Jennifer Garner nel ruolo di protagonista e produttrice esecutiva, insieme ai membri del cast della prima stagione Angourie Rice, David Morse e Nikolaj Coster-Waldau, e alle nuove aggiunte Judy Greer e Rita Wilson. Basata sul sequel dell’acclamato romanzo di Laura Dave, al primo posto nella classifica dei best seller del New York Times e selezionato dal Reese’s Book Club, la seconda stagione di otto episodi farà il suo debutto il 20 febbraio 2026 su Apple TV.

Nella seconda stagione di “L’ultima cosa che mi ha detto”, quando Owen (Coster-Waldau) ricompare dopo cinque anni di latitanza, Hannah (Garner) e la sua figliastra Bailey (Rice) si ritrovano in una corsa contro il tempo per capire come riunire la loro famiglia prima che il passato li raggiunga.

La seconda stagione dà il benvenuto anche a nuovi arrivi e a volti noti come Augusto Aguilera, Josh Hamilton, Nick Hargrove, Michael Galante, John Noble, Michael Hyatt e Luke Kirby.

In vista della premiere della seconda stagione, il pubblico potrà approfondire la storia con il sequel avvincente e commovente scritto da Laura Dave, “The First Time I Saw Him”, disponibile dal 6 gennaio 2026. Da leggere o ascoltare su Apple Books prima di godersi il viaggio mozzafiato di Hannah Hall (Garner) sullo schermo.

“L’ultima cosa che mi ha detto” è prodotto da 20th Television e da Hello Sunshine di Witherspoon, parte di Candle Media. Creato e adattato da Laura Dave, insieme al co-creatore vincitore dell’Oscar® Josh Singer, la serie è stata la prima collaborazione tra i coniugi Dave e Singer, che ricoprono entrambi il ruolo di produttori esecutivi insieme a Garner e a Witherspoon e Neustadter per conto di Hello Sunshine. Il candidato agli Emmy Aaron Zelman si unisce alla seconda stagione come co-showrunner e produttore esecutivo insieme a Singer. Anche Daisy von Scherler Mayer e Merri D. Howard ricoprono il ruolo di produttori esecutivi.

La prima stagione di “L’ultima cosa che mi ha detto” è disponibile in streaming su Apple TV.

Pubblicato per la prima volta in edizione cartacea da Simon & Schuster nel 2021, il romanzo “L’ultima cosa che mi ha detto” è stato selezionato dal Reese’s Book Club, diventando immediatamente il numero 1 nella classifica dei bestseller del New York Times e rimanendo in ranking per più di 80 settimane, con oltre 5 milioni di copie vendute in tutto il mondo. Ha vinto il Goodreads Choice Award per il miglior thriller/giallo del 2021 ed è stato nominato miglior libro dell’anno da Amazon nel 2021 e miglior libro dell’anno da Apple nello stesso anno; inoltre, nel 2022, è stato uno dei libri più diffusi nelle biblioteche di tutta l’America, nonché l’e-book più popolare. Il romanzo è stato accolto con entusiasmo in 39 paesi in tutto il mondo, compreso il Regno Unito, dove è stato selezionato dal Richard and Judy Book Club.

L’ultima casa a sinistra: recensione del film di Wes Craven

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L’ultima casa a sinistra è il film cult diretto da Wes Craven con protagonista David Hess, Sandra Cassel e Lucy Grantham.

La trama del L’ultima casa a sinistra

Mary e Phyllis, nel tentativo di comprare marijuana si imbattono in un gruppo di psicopatici evasi dalla galera, che le sottoporranno a violenze e torture prima di ucciderle. In seguito i fuggitivi si rifugeranno proprio nella casa dei genitori di Mary…

Analisi

Opera prima del regista Craven, successivamente riconosciuto per Nightmare – Dal profondo della notte e Scream, ispirata dalla pellicola di Bergman La fontana della vergine o il cult Le colline hanno gli occhi.        Laddove Bergman ha rappresentato una leggenda svedese, riportandoci nel contesto medievale,  l’intuizione di Wes Craven nel rimetterla in scena, è stata quella di attualizzarla -e dal punto di vista formale, e dal punto di vista contenutistico- pur mantenendone intatta trama e ambientazione(bosco).

L’opera è ambientata nella realtà odierna, ma la vera attualizzazione che  palesa la distanza dall’opera originale, sta nella rappresentazione della violenza: è proprio l’estremizzazione dell’immagine violenta la produttrice di senso dell’opera e punto nevralgico su cui Wes Craven fonda le sua riflessioni critiche.

Se è vero che L’ultima casa a sinistra presenta alcune imprudenze e forzature nella sceneggiatura, dovute all’inesperienza del giovane regista, è altrettanto vero che il film ha cambiato le modalità di rappresentazione all’interno del cinema horror;  ma ciò che conta realmente all’interno del disegno finale, è il rapporto diretto – confermato poi dalle affermazioni del regista –  con la realtà sociale di quegli anni, tra le vessazioni che si diffondevano dalla guerra nel Vietnam e la disillusione giovanile per  la fine delle rivolte studentesche.

Le dichiarazioni dello stesso regista infatti, chiariscono il senso dell’opera filmica: a detta di Wes Craven infatti, le angherie e le brutalità poi riportate nel film furono ispirate da un metraggio sulla guerra in Vietnam.

Quindi laddove la fonte deriva da un modello preesistente, la riflessione del regista si impernia sul senso della violenza -propagata poi tramite il film per infondere un senso di repulsione- legittimata dal contesto storico-culturale vigente, e lontana dunque da una spettacolarità compiaciuta e fine a se stessa.

L’ultima casa a sinistra: la spiegazione del finale del film horror

Del trio di remake di Wes Craven apparsi negli anni 2000, L’ultima casa a sinistra (2009) di Dennis Iliadis è stato probabilmente il più divisivo tra il pubblico e la critica, e certamente il più controverso nel suo allontanamento dall’originale. Quell’horror di vendetta cupo e nichilista provocò un forte shock con il suo inebriante cocktail di violenza grafica, torture sessuali e abusi giustapposti a momenti stridenti di commedia nera, il tutto sostenuto da una campagna promozionale sensazionalistica.

Sebbene il remake del 2009 rimanga fedele alla trama e al tono dell’originale, molti aspetti del film di Iliadis hanno suscitato un misto di indignazione e di elogi da parte della critica, tra cui la fusione di una brutalità selvaggia con valori di produzione raffinati. Ma è stato il finale di questo remake de L’ultima casa a sinistra, con il suo importante allontanamento dalla visione originale di Craven, a dividere tutti coloro che hanno visto il film.

Poche semplici differenze sembrano infatti essere bastate per offrire un messaggio piuttosto diverso, controverso e sui cui ancora oggi si dibatte. In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a L’ultima casa a sinistra. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla spiegazione del finale. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

L'ultima casa a sinistra trama

La trama e il cast di L’ultima casa a sinistra

Il film segue le vicende della famiglia CollingwoodJohn, sua moglie Emma, e la loro figlia Mari, una ragazzina nel pieno dell’adolescenza – che si trova in vacanza nella propria casa sul lago. Appena arrivati, la giovane va a trovare la sua amica Paige, che lavora in un piccolo negozio locale. Qui le due incontrano Justin, che si intuisce sin da subito non avere buone intenzioni: in cambio di un pacchetto di sigarette, offre alle ragazze della marijuana e le invita per quello stesso pomeriggio nella sua stanza di albergo.

Ma quando Mari e Paige arrivano al motel quello che trovano cambierà completamente le loro vite: poco dopo infatti giungono anche Krug, padre del ragazzo ed evaso di prigione, lo zio Francis e Sadie. La gang, inseguita dalla polizia in seguito alla fuga, decide di scappare prendendo in ostaggio le due amiche. Le cose, tuttavia, non andranno affatto secondo i loro piani e ben presto orrore e desiderio di vendetta dilagheranno senza fine.

Ad interpretare Johh, Emma e Mari Collingwood si ritrovano gli attori Tony Goldwyn, Monica Potter e Sara Paxton. Goldwyn, inizialmente, non voleva recitare nel film per via della sua eccessiva violenza, ma si convinse dopo aver incontrato il regista. Nel ruolo dell’amica Paige vi è l’attrice Martha MacIsaac, mentre Justin è interpretato da Spencer Treat Clark. Garret Dillahunt interpreta Krug Stillo, mentre Riki Linhome è Sadie e l’attore Aaron Paul, in quegli anni distintosi per il ruolo di Jessie Pinkman in Breaking Bad, interpreta Francis “Frank” Stillo.

L'ultima casa a sinistra Aaron Paul

La spiegazione del finale del film

Veniamo ora al finale del film. Nella conclusione dell’originale di Craven del 1972, sia Mari che Phyllis sono state spietatamente torturate e massacrate. L’ultima volta che vediamo Mari, inciampa nel lago e viene colpita mortalmente alla schiena da Krug. Quando i genitori di Mari scoprono il suo corpo nel lago, la loro vendetta sulla banda comprende il taglio della gola, il dissanguamento con l’amputazione di una certa appendice e un finale in cui il padre di Mari uccide Krug a colpi di motosega davanti allo sceriffo appena arrivato.

La novità principale del remake del 2009 è invece, come anticipato, rappresentata proprio dal finale, quando si scopre che Mari è miracolosamente sopravvissuta ai colpi di pistola che Krug le ha rivolto vedendola scappare. La giovane, seppur ferita ed esanime, riesce a tornare a casa, dove i genitori la trovano sul portico. Mentre si adoperano per soccorrerla, comprendono di aver dato ospitalità ai seviziatori della figlia e procedono ad escogitare una vendetta quanto più possibile brutale e cruenta.

Nel tetro finale di Craven, tutti muoiono tranne i genitori di Mari, che si trovano a dover affrontare il duro contraccolpo di una vendetta ottenuta che però non gli ha restituito la figlia. Facendo sì che la famiglia Collingwood sopravviva intatta, il remake giustifica dunque la loro vendetta con una risoluzione giudicata molto meno trasgressiva dell’originale. In un articolo per l’Inquirer, Tirdad Derakhshani suggerisce che: “Il film di Iliadis, con la sua eleganza, concede ai genitori e al pubblico un lasciapassare”.

 “Non c’è nessun retrogusto amaro o sbornia per noi mentre ci rallegriamo della vendetta compiuta sui cattivi (e sulla ragazza)”, ha scritto. “I buoni vincono e salvano i loro figli“. Derakhshani ha continuato: “Siamo portati a credere che i genitori di Mari siano giustificati… e che sia un diritto inviolabile vendicarsi“. Non hanno torto, e forse è proprio questo aggiustamento nel remake che ha suscitato tante feroci divisioni tra i fan dell’originale.

Il trailer di L’ultima casa a sinistra e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di L’ultima casa a sinistra grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Apple TV e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e ad un’ottima qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di venerdì 5 luglio alle ore 21:15 sul canale Italia 2.

L’ufficiale e la spia: recensione del film di Roman Polanski #Venezia76

In un clima ostile e denso di polemiche, che esulano purtroppo dalla libera espressione cinematografica, arriva al Lido l’opera di uno dei più grandi autori contemporanei, L’ufficiale e la spia di Roman Polanski, un grido potente e determinato contro l’ingiustizia, l’abuso di potere, la persecuzione e la discriminazione.

L’ufficiale e la spia racconta in maniera originale, personale e appassionata, ma al tempo stesso con un’estrema fedeltà storica, una storia che coinvolse e divise l’opinione pubblica in Francia alla fine del diciannovesimo secolo, ovvero quella di Alfred Dreyfus, un giovane ufficiale dell’esercito francese, che il 5 gennaio del 1895, venne condannato, pubblicamente degradato con disonore École militaire di Parigi e deportato a vita nella colonia penale sull’Isola del Diavolo, uno scoglio inospitale nell’oceano atlantico, al largo delle coste della Guyana Francese.

Dreyfus fu accusato di spionaggio e di essere un informatore dei servizi segreti tedeschi. Dopo la sua condanna, George Picquart venne nominato capo dei servizi segreti e del controspionaggio, avendo modo di accedere a tutti i documenti del caso Dreyfus,  scoprendo così casualmente che le informazioni continuavano a passare in mano nemica e che il giovane ufficiale era solo il capro espiatorio di una perversa rete di inganni, fatta di bugie, omertà, razzismo e classismo. Picquart si rese conto che  dietro la limpida ed effimera bandiera dell’onore, venivano commesse ingiustizie e sacrificati innocenti. Iniziò a indagare e a opporsi, mettendo a repentaglio la posizione, la brillante carriera militare e anche la sua stessa vita.

Polanski afferma che “in questo scandalo di vaste proporzioni, forse il più clamoroso del diciannovesimo secolo, si intrecciano l’errore giudiziario, il fallimento della giustizia e l’antisemitismo. Il caso Dreyfus divise la Francia per dodici anni, causando una vera e propria sollevazione in tutto il mondo, e rimane ancora oggi un simbolo dell’iniquità di cui sono capaci le autorità politiche, nel nome degli interessi nazionali.”

L’ufficiale e la spia, il film

Il titolo originale J’accuse giunge da quello che Émile Zola decise di dare al suo famoso articolo che pubblicò per denunciare il caso Dreyfus e sostenere Picquart e che gli costò un anno di prigione e tremila franchi di multa.

L’ufficiale e la spia di Roman Polanski è un film poderoso, elegante, spiazzante, che racconta con chiarezza e dovizia di dettagli una storia che tutti hanno sentito nominare o che magari hanno studiato a scuola superficialmente, ma che in realtà non conoscono affatto. Polanski imbastisce l’ennesimo complotto della sua smisurata vena creativa e, lasciando da parte fantasie, visioni e allucinazioni, lo fa appoggiandosi a fatti reali ormai sperduti nelle paludi della storia. Come aveva già fatto ne Il pianista, racconta le sue paure, tradisce le sue ossessioni, denuncia le iniquità, le prepotenze e le sopraffazioni e invoca giustizia e libertà. È emozionante scoprire come la claustrofobia, la reclusione forzata, la profanazione della propria casa e del proprio intimo, l’osservare il mondo esterno attraverso finestre sempre più anguste, l’impossibilità di tenere sotto chiave segreti e pensieri, irrompano prepotentemente in ogni fotogramma, riportando le emozioni indietro alle tante opere che hanno dettato gli stilemi della sua complessa poetica cinematografica. Si avvertono le pulsioni emotive che i tanti accadimenti tragici hanno fatto emergere nel corso della sua vita e soprattutto in questo ultimo periodo. Complice del fido scenografo Jean Rabasse, Polanski gioca abilmente con gli spazi chiusi, con i cassetti, le casseforti, le chiavi e le serrature. Il suo occhio si muove come uno scarafaggio kafkiano alla disperata ricerca di un piccolo spazio intimo e sicuro dove poter essere al riparo dai giudizi e dall’iniquità, dove non sentirsi accusati o dileggiati per una presunta diversità.

Non è la prima volta che la dolorosa vicenda di Alfred Dreyfus viene trasposta sullo schermo. Iniziò addirittura George Melies, nel 1899, con un cortometraggio muto intitolato L’Affaire Dreyfus. Il primo lungometraggio venne realizzato invece nel 1958, da José Ferrer e poi, dopo altre versioni per il cinema e per la televisione, si arrivò a Prigionieri dell’onore, diretto da Ken Russell nel 1991 e interpretato per caso dal quasi omonimo Richard Dreyfuss.

Alfred Dreyfus è interpretato da un sorprendente  Louis Garrel, smagrito e privato della sua folta chioma, per restituire al meglio il patimento del suo personaggio. George Picquart invece ha il volto di Jean Dujardin, perfetto e misurato nel restituire il temporale di emozioni che lo investì una volta invischiato nello sconvolgente caso. Il personaggio vestito da Emmanuelle Seigner, l’amante di Picquart, merita un plauso, per la delicatezza e l’eleganza che l’attrice ha saputo regalare all’unico personaggio femminile della vicenda. E infine, come non ammirare e gustare il criminologo ed esperto calligrafico, dipinto da Mathieu Amalric, che tra scheletri e compassi craniometrici si esibisce tronfio della sua scienza in una riuscita caricatura lombrosiana di un pioniere della nascente investigazione criminologica.

L’ufficiale e la spia di Roman Polanski è un film prezioso, che permette di comprendere dettagliatamente un fatto increscioso della storia europea e che sottolinea come l’intolleranza e la discriminazione siano sempre incombenti. Sicuramente è un opera di non facile fruibilità, che richiede concentrazione e approfondimento, ma che non nega emozioni e descrizioni intime che restituiscono umanità a personaggi divenuti ormai fredde pagine di storia.

L’ufficiale e la spia: la vera storia dietro al film

L’ufficiale e la spia: la vera storia dietro al film

Il regista premio Oscar Roman Polanski, dopo aver portato al cinema nel corso dell’ultimo decennio film come L’uomo nell’ombra, Carnage e Quello che non so di lei, nel 2019 ha firmato la regia di L’ufficiale e la spia (qui la recensione), il cui titolo originale è J’accuse. Affermatosi come una delle sue opere recenti più apprezzate, premiate ma anche controverse, il film è un dramma storico che ripercorre un evento che sconvolse la società di fine Ottocento. Polanski, tuttavia, riprende questo celebre episodio storico per farne un racconto il cui eco si può ritrovare anche nella nostra contemporaneità.

Tratto dall’omonimo romanzo del 2013 di Robert Harris, che firma qui la sceneggiatura insieme a Polanski, il film racconta delle indagini del tenente colonnello Georges Picquart volte a far luce sul celebre affare Dreyfus. Alfred Dreyfus, capitano dell’esercito francese, venne infatti dichiarato colpevole di alto tradimento nel 1894 e condannato all’esilio. Questa vicenda, tuttavia, non mancò di suscitare perplessità in Francia, specialmente per via delle prove presentate e tutt’altro che schiaccianti e, in maggior misura, per via del credo ebraico di Dreyfus. Partendo da questa complessa vicenda, Polanski parla al pubblico del presente, mettendolo in guardia dalle accuse prive di un fondamento verificabile.

Presentato con clamore al Festival di Venezia, dove ha poi vinto il Gran Premio della giuria, L’ufficiale e la spia è un avvincente racconto alla scoperta di un caso che sconvolse l’Europa e anticipò gli orrori antisemiti della prima metà del Novecento, ma è anche un atto d’accusa nei confronti di coloro che accusano offendendo la verità. Prima di intraprendere una visione del film, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla vera storia qui raccontata. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

L’ufficiale e la spia: la trama e il cast del film

La vicenda narrata dal film si apre nel 1894, quando il militare di origini ebree Alfred Dreyfus viene accusato di alto tradimento come spia dei tedeschi. Degradato sulla pubblica piazza e condannato all’esilio, egli sembra un caso chiuso e destinato ad essere dimenticato. Il tenente colonnello Georges Picquart, promosso a capo dell’unità di controspionaggio militare, inizia però ad indagare sul caso Dreyfus, accorgendosi di come la fuga di notizie continui nonostante il suo isolamento. L’ufficiale si convince dunque che il suo collega è stato accusato ingiustamente e che la spia è ancora tra loro. Desideroso di giustizia e di verità, Picquart inizia a indagare per anni, scontrandosi con il suo stesso Paese e con il rischio di compromettere la sua stessa carica militare.

Originariamente Polanski aveva espresso il desiderio di realizzare il film con un cast di attori hollywoodiani, ma preferì infine affidarsi ad interpreti francesi e dunque di far recitare in tale lingua l’intero film. Nei panni del tenente colonnello Georges Picquart si ritrova così il premio Oscar Jean Dujardin, mentre nei panni del capitano Alfred Dreyfus vi è Louis Garrel, sottopostosi ad ore di trucco per poter assomigliare maggiormente al vero Dreyfus. Entrambi sono poi stati candidati rispettivamente come miglior attore e miglior attore non protagonista ai premi César. Completano il cast gli attori Emmanuelle Seigner nei panni di Pauline Monnier, Grégory Gadebois in quelli del maggiore Hubert-Joseph Henry e Mathieu Amalric per il criminologo Alphonse Bertillon.

L'ufficiale e la spia cast

L’ufficiale e la spia: la vera storia dietro il film

Il cosiddetto Affare Dreyfus fu il maggiore conflitto politico e sociale della Francia di fine Ottocento. Questo ha inizio con l’accusa nel 1894 di alto tradimento nei confronti di Alfred Dreyfus, capitano alsaziano di origine ebraica. Un documento appartenente a Maximilian von Schwartzkoppen, addetto militare tedesco a Parigi, riportava in modo evitende di come alcune informazioni militari segrete dell’esercito francese fossero state riportate all’esercito tedesco. Tra i sospettati, le accuse ricaddero ben presto su Dreyfus, la cui calligrafia sembrava coincidere con quella della spia. Il processo nei suoi confronti si svolse evidentemente in modo imparziale e Dreyfus venne condannato all’unanimità sulla base di prove mai realmente verificate.

Deportato nell’Isola del Diavolo, un isolotto al largo della Guyana francese, Dreyfus rimase lì in esilio e la sua storia sembrò conclusa. Il colonnello dei servizi segreti George Picquart si interessò però alla vicenda e riuscì ad entrare in possesso di alcuni documenti che sembravano scagionare Dreyfus e individuare in Ferdinand Walsin Esterhazy il vero traditore. A partire da quella convinzione Picquart intraprese un’accesa battaglia per far riesaminare il caso Dreyfus in modo imparziale. I suoi superiori, tuttavia, erano fortemente contrari a questa sua volontà, poiché significava dover ammettere di aver perpetrato degli errori particolarmente gravi. Alla causa di Picquart si unirono però diverse personalità, tra cui il celebre scrittore Emile Zola, che il 13 gennaio del 1989 pubblico sull’Aurore il celebre articolo J’Accuse.

Indirizzato al Presidente della Repubblica, in questo Zola sosteneva la ricerca assoluta della verità e della giustizia, facendo i nomi di quanti si erano macchiati di menzogna e negligenza. Con il paese spaccato in due sulla vicenda, il maggiore Hubert-Joseph Henry ammise infine di aver falsificato molti dei documenti contro Dreyfus. Ciò costrinse a riaprire ufficialmente il processo del 1894, anche per via della dichiarazione di Esterhazy, il quale sembrò confessare di essere stato lui a scrivere il famoso bordereau in cui si ritrovano le informazioni trasmesse all’esercito tedesco. A Dreyfus venne quindi offerta la libertà nel 1899, ma solo nel 1906 venne reintegrato nell’esercito. A quel punto, però, la sua carriera era irrimediabilmente stata rovinata.

Il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di L’ufficiale e la spia grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Infinity, Apple iTunes, Amazon Prime Video e Tim Vision. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di venerdì 7 gennaio alle ore 21:20 sul canale Rai 3.

Fonte: IMDb

L’ufficiale e la Spia: il trailer del nuovo film di Roman Polanski

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Ecco il trailer italiano ufficiale di L’ufficiale e la spia, il nuovo film di Roman Polanski presentato a Venezia 76 e premiato con il Gran Premio della Giuria. Il film con Jean Dujardin e Louis Garrel arriverà nelle sale italiane il 21 novembre.

Gennaio del 1895, pochi mesi prima che i fratelli Lumière diano vita a quello che convenzionalmente chiamiamo Cinema, nel cortile dell’École Militaire di Parigi, Georges Picquart, un ufficiale dell’esercito francese, presenzia alla pubblica condanna e all’umiliante degradazione inflitta ad Alfred Dreyfus, un capitano ebreo, accusato di essere stato un informatore dei nemici tedeschi.

Al disonore segue l’esilio e la sentenza condanna il traditore ad essere confinato sull’isola del Diavolo, nella Guyana francese. Un atollo sperduto dove Dreyfus lenisce angoscia e solitudine scrivendo delle lettere accorate alla moglie lontana.

Il caso sembra archiviato.

Picquart guadagna la promozione a capo della Sezione di statistica, la stessa unità del controspionaggio militare che aveva montato le accuse contro Dreyfus. Ed è allora che si accorge che il passaggio di informazioni al nemico non si è ancora arrestato.

E se Dreyfus fosse stato condannato ingiustamente? E se fosse la vittima di un piano ordito proprio da alcuni militari del controspionaggio?

Questi interrogativi affollano la mente di Picquart, ormai determinato a scoprire la verità anche a costo di diventare un bersaglio o una figura scomoda per i suoi stessi superiori. L’ufficiale e la spia, adesso uniti e pronti ad ogni sacrificio pur di difendere il proprio onore.

Leggi la recensione di L’ufficiale e la spia

L’affare Dreyfus è uno dei più clamorosi errori giudiziari della storia, avvenuto in Francia tra il 1894 e il 1906 e che vide protagonista il soldato ebreo francese Alfred Dreyfus, ingiustamente accusato di essere una spia e quindi processato per alto tradimento.

Dreyfus sostenne fermamente la sua innocenza combattendo contro un’intera nazione. Il suo caso ebbe una notevole risonanza mediatica dividendo l’opinione pubblica del tempo, tra chi ne sosteneva l’innocenza e chi lo riteneva invece colpevole.

Tra gli innocentisti si schierò Émile Zola, il quale scrisse un articolo in cui puntava il dito contro il clima di antisemitismo imperante nella Terza Repubblica francese. Tale intervento venne intitolato proprio J’Accuse.

Polanski ha scritto la sceneggiatura insieme a Robert Harris, autore del romanzo da cui il film è tratto, L’ufficiale e la spia (The Dreyfus Affair), in Italia edito Mondadori.

Da un romanzo di Harris il regista premio Oscar per Il pianista aveva già tratto nel 2010 il suo L’uomo nell’ombra.

L’ufficiale e la Spia: il poster del film di Roman Polanski

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L’ufficiale e la Spia: il poster del film di Roman Polanski

Ecco il poster italiano ufficiale di L’ufficiale e la spia, il nuovo film di Roman Polanski presentato a Venezia 76 e premiato con il Gran Premio della Giuria. Il film con Jean Dujardin e Louis Garrel arriverà nelle sale italiane il 21 novembre.

Gennaio del 1895, pochi mesi prima che i fratelli Lumière diano vita a quello che convenzionalmente chiamiamo Cinema, nel cortile dell’École Militaire di Parigi, Georges Picquart, un ufficiale dell’esercito francese, presenzia alla pubblica condanna e all’umiliante degradazione inflitta ad Alfred Dreyfus, un capitano ebreo, accusato di essere stato un informatore dei nemici tedeschi.

Al disonore segue l’esilio e la sentenza condanna il traditore ad essere confinato sull’isola del Diavolo, nella Guyana francese. Un atollo sperduto dove Dreyfus lenisce angoscia e solitudine scrivendo delle lettere accorate alla moglie lontana.

Il caso sembra archiviato.

Picquart guadagna la promozione a capo della Sezione di statistica, la stessa unità del controspionaggio militare che aveva montato le accuse contro Dreyfus. Ed è allora che si accorge che il passaggio di informazioni al nemico non si è ancora arrestato.

E se Dreyfus fosse stato condannato ingiustamente?

E se fosse la vittima di un piano ordito proprio da alcuni militari del controspionaggio?

Questi interrogativi affollano la mente di Picquart, ormai determinato a scoprire la verità anche a costo di diventare un bersaglio o una figura scomoda per i suoi stessi superiori.

L’ufficiale e la spia, adesso uniti e pronti ad ogni sacrificio pur di difendere il proprio onore.

L’affare Dreyfus è uno dei più clamorosi errori giudiziari della storia, avvenuto in Francia tra il 1894 e il 1906 e che vide protagonista il soldato ebreo francese Alfred Dreyfus, ingiustamente accusato di essere una spia e quindi processato per alto tradimento.

Dreyfus sostenne fermamente la sua innocenza combattendo contro un’intera nazione. Il suo caso ebbe una notevole risonanza mediatica dividendo l’opinione pubblica del tempo, tra chi ne sosteneva l’innocenza e chi lo riteneva invece colpevole.

Tra gli innocentisti si schierò Émile Zola, il quale scrisse un articolo in cui puntava il dito contro il clima di antisemitismo imperante nella Terza Repubblica francese. Tale intervento venne intitolato proprio J’Accuse.

Polanski ha scritto la sceneggiatura insieme a Robert Harris, autore del romanzo da cui il film è tratto, L’ufficiale e la spia (The Dreyfus Affair), in Italia edito Mondadori.

Da un romanzo di Harris il regista premio Oscar per Il pianista aveva già tratto nel 2010 il suo L’uomo nell’ombra.

Leggi la recensione di L’ufficiale e la spia

L’Ospite di Stephenie Meyer ha un regista

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Stephenie_meyer

Un altro romanzo di Stephenie Meyer, l’autrice di Twilight, sta per avere una trasposizione cinematografica. Questa volta tocca a L’ospite! In inglese The Host. La regia è stata affidata Susanna White (Tata Matilde)

L’Ospite di Duccio Chiarini, dal 22 agosto al cinema

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L’Ospite di Duccio Chiarini, dal 22 agosto al cinema

Il 22 agosto arriva nei cinema L’OSPITE, il secondo lungometraggio di Duccio Chiarini (Short Skin, Hit The Road, nonna), distribuito da Mood Film. Il film vede la partecipazione di Daniele Parisi, Silvia D’Amico, Anna Bellato, Thony, Sergio Pierattini, Milvia Marigliano, Daniele Natali e Guglielmo Favilla.

L’ospite ha avuto la sua premiere mondiale durante la scorsa edizione del Locarno Festival nella sezione Piazza Grande. Successivamente è stato presentato in Nord America al Chicago International Film Festival, nella sezione Spotlight Comedy a cui è seguita anche la partecipazione al Seattle International Film Festival nella sezione Cinema Italian Style. Parallelamente il film ha partecipato a molti concorsi e rassegne di cinema italiano all’estero tra cui Annecy Cinéma Italien, Festival du Film Italien de Villerupt, Festival du Film Italien a Aiacciu, Quinzaine du Cinéma Italien a Chambérly e il Mittle Cinema Fest di Budapest e Bratislava. Infine ha debuttato in Italia nella sezione Festa Mobile / TorinoFilmLab alla passata edizione del Torino Film Festival, e sta proseguendo il suo cammino internazionale dopo essere stato acquistato da 22 paesi, tra cui Francia e Svizzera che hanno coprodotto il film.

L’Ospite è prodotto da Mood Film in coproduzione con Cinedokke e House On Fire con Rai Cinema e RSI Radiotelevisione Svizzera in associazione con Relief e Bravado Film, con il sostegno di Regione Lazio, MIBACT, Eurimages, Ufficio Federale Della Cultura, Fondo di Co-sviluppo Italia-Francia MIBACT-CNC e Torino Film Lab, in collaborazione con Wildside.

L’Ospite della Meyer ha trovato una distribuzione

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L’Ospite della Meyer ha trovato una distribuzione

L’Ospite, tratto da un romanzo di Stephenie-Twilight-Meyer, ha trovato distribuzione negli USA da parte della Open Road, partnership fra due catene di sale cinematografiche, AMC e Regal.

L’oscuro talento di Benicio del Toro

L’oscuro talento di Benicio del Toro

Benicio del Toro – Volto inconfondibile, espressione profonda, fascino un po’ oscuro e talento da vendere. Questo, in breve, il ritratto di un grandissimo attore dei nostri giorni: Benicio Monserrate Rafael Del Toro, o, più semplicemente, Benicio Del Toro. Il poliedrico artista, che ha dato volto e anima a diversi personaggi ambigui, intensi e spesso sull’orlo del precipizio, dopo un periodo di relativo silenzio, torna a far parlare di sé e delle sue sfide.

Del Toro, infatti, sarà ospite al Festival di Cannes 2012 e, per una volta, non saranno valutate le sue doti di attore, ma quelle di regista di uno degli episodi del film 7 giorni a la Havana. La carriera di Benicio però, nonostante adesso sembri al suo apice, non è sempre stata una strada in discesa. A lungo sottovalutato dalla critica e utilizzato per ruoli minori dai registi, l’attore è riuscito ad affermarsi professionalmente solo dopo lunghi anni di gavetta.

Nato nel 1967 a Santurce, Puerto Rico, resta orfano di madre all’età di 9 anni e, con il padre e il fratello, si trasferisce in una fattoria della Pennsylvania. Dopo il liceo si iscrive all’Università della California, a San Diego, per studiare economia e commercio ed è un corso di recitazione frequentato durante il primo anno d’università a insinuare in lui l’amore per il mestiere d’attore. Inizia ad apparire in diverse rappresentazioni studentesche, una delle quali viene selezionata per partecipare al festival D’Arti Drammatiche al Lafayette Theatre di New York. La strada è tracciata: Del Toro si trasferisce nella Grande Mela ed entra prima nella Square Acting School, poi vince una borsa di studio per lo Stella Adler Conservatory e infine si sposta a Los Angeles per approfondire la sua preparazione presso l’Actor Circle Theatre, grazie al quale ottiene i primi ruoli in alcune serie televisive.

L’oscuro talento di Benicio del Toro

Nel 1987 fa una fugace apparizione in Miami Vice, ma è solo l’anno successivo che avviene il suo incontro con il cinema. Nel 1988, infatti, debutta sul grande schermo nel film La mia vita picchiatella di Randal Kleiser con Pee-wee Herman e Valeria Golino, mentre nel 1989 compare in 007 Vendetta Privata di John Glen. Gli inizi di Del Toro nel mondo del cinema, almeno fino al 1990, appaiono dunque un po’ miseri e caratterizzati dall’interpretazione di ruoli marginali, di contorno. L’occasione di mettersi in luce arriva infatti solo nel 1991 con il primo film diretto da Sean Penn, Lupo Solitario (Indian Runner). Qui Del Toro conosce Viggo Mortensen e ritrova Valeria Golino, con cui avrà una relazione fino al 1992. Da questo momento l’attore riesce a prender parte a diversi film: Milionario per caso di Ramon Menendez, Uova d’Oro di Juan José Bigas Luna e Fearless-Senza Paura di Peter Weir, nel 1993; China Moon-Lago di sangue e Il prezzo di Hollywood nel 1994. I suoi sono ancora ruoli secondari, di supporto, ma che gli servono per farsi notare.

Nel 1995 l’attore inizia lentamente a raccogliere i frutti dei suoi sforzi: l’interpretazione del ricattatore Fred Fenster ne I soliti sospetti di Bryan Singer gli vale un primo riconoscimento, un Indipendent Spirit Award come miglior attore non protagonista e, l’anno dopo, il personaggio di Benny Dalmau nel film Basquiat di Julian Schnabel, gli vale un secondo Indipendent Spirit Award. Stampa e critica iniziano ad accorgersi di lui, i registi lo chiamano sempre più spesso e così la seconda metà degli anni ’90 Del Toro diventa Gaspare Spoglia nel film Fratelli-The Funeral (1996) di Abel Ferrara, Juan Primo in The Fan (1996) -dove ha l’occasione di lavorare con De Niro- e il dottor Gonzo nel discusso Paura e Delirio a Las Vegas (1998) di Terry Gilliam. Nel frattempo, insieme a Matthew McConaughey e Valeria Golino, prende parte alla produzione del cortometraggio Submission, presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nel 1995. La vita sentimentale dell’attore corre parallela alla sua vita artistica e così, nel 1997, incontra Alicia Silverstone sul set della commedia Una ragazza sfrenata e si lega a lei per i successivi due anni.

Solo il nuovo millennio, però, è in grado di offrire a Benicio Del Toro il successo che merita: nel 2000 l’attore si confronta con il film di denuncia ed è diretto da Ken Loach in Bread and Roses, per poi interpretare Franky 4 dita, un accanito scommettitore, nel film di Guy Ritchie The Snatch-Lo Strappo; ma è il personaggio di Javier Rodriguez in Traffic che gli farà vincere il Premio Oscar come Miglior attore non protagonista. Nel capolavoro di Soderbergh, infatti, Del Toro interpeta magistralmente un poliziotto che cerca di frenare il traffico di droga sul confine tra Messico e Stati Uniti, un personaggio al limite tra due mondi, in bilico tra due tensioni. È grazie a Traffic che il pubblico apre gli occhi su questo attore così espressivo, così carismatico, talmente capace di guardare dentro i suoi personaggi da renderli completamente credibili. Da questo momento le più belle interpretazioni di Del Toro seguono tutte la medesima sorta di leitmotiv ed egli inizia sempre più spesso ad incarnare personaggi dalla psicologia complessa, vite disperate e in bilico tra dannazione e salvezza, santità e perdizione, ordine e crimine. Il suo talento gli permette di restituire sullo schermo ogni tipo di esistenza in modo profondo e contemporaneamente misurato, come se partecipasse davvero alle sofferenze, ai dubbi, ai turbamenti che lacerano i suoi personaggi.

Così, dopo una partecipazione al film Le vie della violenza (2001), esordio di Christopher McQuarrie alla regia e una parte in La Promessa (2001), terzo lungometraggio di Sean Penn, tra il 2003 ed oggi tutti i ruoli di Benicio Del Toro hanno contribuito a renderlo un attore sempre più maturo, sempre più espressivo. Nel 2003 è co-protagonista di The Hunted-La Preda di William Friedkin e di 21 grammi di Alejandro Gonzalez Iñarritu. Se nel primo film l’attore diventa Aaron Hallam, un soldato che, tornato da una missione in Kosovo, è incapace di reinserirsi nel mondo reale e non riesce a smettere di uccidere, nel secondo lungometraggio è Jack Jordan, un ex-detenuto che diventa credente integralista, ma che investe accidentalmente un padre di famiglia con le sue due figlie. I ruoli leggeri sembrano quindi non essere tagliati su misura per l’attore che, due anni dopo, è di nuovo sul grande schermo con un personaggio controverso nel film tratto dal fumetto di Frank Miller, Sin City. Il poliziotto interpretato da Del Toro, Jack Rafferty, è un uomo corrotto: nonostante il suo distintivo lo identifichi come uomo di legge, infatti, ha una sua banda e taglieggia i criminali, impadronendosi dei loro averi.

Ed ecco che, nel 2007, cambia di nuovo pelle senza perdere la sua cifra stilistica incarnando un commovente e disperato Jerry Sunborne in Noi due Sconosciuti di Susanne Bier. Il suo personaggio è un tossicodipendente che perde il suo unico amico e che, aggrappandosi alla moglie del defunto, cerca di liberarsi dalla dipendenza dall’eroina, mentre lei prova a superare il lutto e il vuoto lasciato dalla scomparsa dell’amato. Infine nel 2008, diretto ancora una volta da Soderbergh, l’attore veste i panni del comandante Ernesto Guevara nel film Che, ruolo che sembra scritto per lui e che gli vale la Palma d’Oro come miglior attore al Festival di Cannes del 2008. Benicio Del Toro, infatti, non solo è molto vicino al Che da un punto di vista fisico, ma è perfetto per incarnare quell’ideale che accetta l’uso della forza solo per la realizzazione di un mondo migliore. Nel 2010 presta il suo corpo al film Wolfman di Joe Johnston, remake dell’Uomo Lupo del 1941, dove interpreta un personaggio diviso tra due tensioni: quella umana e quella bestiale. Dopo una breve apparizione in Somewhere (2010) di Sofia Coppola, Del Toro si è dedicato ad altri progetti, tra cui si possono segnalare Le Belve di Oliver Stone (uscita prevista ottobre 2012).

Per il momento, quindi, non resta che attendere il suo esordio da regista con l’episodio El Yuma all’interno del film corale 7 giorni all’Havana. Se il suo talento come regista è anche solo vicino alla sua bravura come attore non resteremo delusi.

L’oscuro passato di Ryan Gosling

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E se vi dicessimo che anche il più serio degli attori, quello impegnato sempre in film drammatici e violenti, ha avuto un passato di gioia e spensieratezza?

L’orso Yoghi 3D: recensione del film di Eric Brevigh

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L’orso Yoghi 3D: recensione del film di Eric Brevigh

Dopo le svariate avventure televisive alla ricerca di leccornie di tutti i tipi e di tutti i gusti, Yoghi e Bubu diventano trimensionali e passano al grande schermo. L’orso Yoghi 3D, il nuovo film d’animazione di Eric Brevigh – già regista di Viaggio al centro della Terra 3D – unisce modellini CGI, computer grafica e divertenti attori comici americani: Tom Cavanagh, Anna Faris e T. J. Miller.

In L’orso Yoghi 3D Yellistone Park vive un momento di crisi finanziaria: il sindaco Brown decide, allora, di tagliare tutti gli alberi secolari e trasformarlo in un terreno edificabile. Mentre il ranger Smith viene assunto per tenere in ordine il giardino comunale, Yoghi e Bubu sono costretti a diventare orsi “normali”. Quando viene scoperta l’esistenza di una rarissima specie di tartaruga, la tartaranaruga (nata dall’incrocio tra una rana e una tartaruga), il parco naturale, per legge, non può più chiudere. Riusciranno i nostri eroi a fermare in tempo il crudele sindaco Brown?

Dalla sceneggiatura di un film incentrato sulle rocambolesche creature di Hanna e Barbera, non ci si poteva aspettare molto. E infatti, gli sceneggiatori Brad Copeland e Joshua Sternin non hanno certamente brillato di originalità. Yoghi e Bubu, anche nel 2011, sono stati ritratti come due orsi parlanti capaci soltanto di rubare i cestini da pic nic dei visitatori e combinare guai. Sebbene, dunque, un pubblico infantile possa godere dell’illusione che gli attori dialoghino e abbraccino davvero gli animali, a uno spettatore leggermente più attento, non sfuggono certamente gli errori di collisione. Se con Alvin Superstar e il recente Hop l’esperimento era riuscito, L’Orso Yoghi 3D non riesce a fondere il live action con la computer grafica.

I personaggi, infatti, spesso non guardano in direzione dei modellini CGI, i protagonisti sono poco integrati nel paesaggio e il movimento dello loro bocche poco (e male) si sposa con il doppiaggio. Il problema principale, però, è probabilmente la mancanza di credibilità di Yoghi: troppo spensierato e gioviale per un mondo in cui l’ingenuità, spesso, viene confusa con la ridicolaggine.

L’orlo Argenteo delle Nuvole: una nuova clip

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L’orlo Argenteo delle Nuvole: una nuova clip

Ecco una nuova clip del film trionfatore (per il pubblico) dell’ultimo Festival di Toronto.

Si tratta de L’orlo Argenteo delle Nuvole

L’orlo argenteo delle nuvole: trailer originale e locandina

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L’orlo argenteo delle nuvole: trailer originale e locandina

Prodotto dalla Weinstein Company, è in arrivo l’omonimo film basato sul romanzo d’esordio di Matthew Quick, L’orlo argenteo delle nuvole, diretto da David O. Russell che

L’Orlo Argenteo delle Nuvole: trailer finale

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L’Orlo Argenteo delle Nuvole: trailer finale

L’Orlo Argenteo delle Nuvole, film trionfatore a Toronto per il quale si sente già profumo di nomination agli Oscar, è sicuramente uno dei prodotti di punta per la Westein quest’anno.

L’Ordine Nero: le action figure dettagliate di Iron Studio

L’Ordine Nero: le action figure dettagliate di Iron Studio

Possiamo affermare, senza paura di essere smentiti, che l’Ordine Nero (i figli di Thanos) non è stato sfruttato a pieno, né in Avengers: Infinity War che in Avengers: Endgame. Nonostante siano stati protagonisti di alcune scene di battaglia davvero memorabili, è stato evidente che, a parte Ebony Maw, nessuno di loro ha avuto la gloria che meritava, sul grande schermo.

Tuttavia, la loro rappresentazione sullo schermo ha comunque richiesto un ingegno e un gesto artistico notevoli, per poterli realizzare per il grande schermo. Adesso, Iron Studios, ha dato loro giustizia in un magnifico set di action figure che li vede disposti in posa d’attacco accanto al loro “padre”, Thanos.

Il set prevede cinque pezzi in cui la statuina del Titano Pazzo risponde alla cifra di 199.99 dollari, mentre tre dei quattro membri dell’Ordine Nero, Corvus Glaive, Ebony Maw e Proxima Midnight, costano “solo” 129.99 al pezzo. A causa della stazza della statuina, Cull Obsidian costa 249.99 dollari.

Le statue, la loro grandezza e la loro fattura permettono di ammirare ogni piccolo dettagli dei costumi e delle fattezze che presentano nel film. Peccato che bisognerà aspettare finoad ottobre 2020 affinché queste piccole opere d’arte siano disponibili!

Thanos

Corvus Glaive

Ebony Maw

Proxima Midnight

Cull Obsidian

Il team

L’ordine del tempo, la recensione del film di Liliana Cavani #Venezia80

C’è un preciso momento in L’ordine del tempo, il nuovo film di Liliana Cavani presentato Fuori Concorso all’80ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, che ci dice tutto ciò che occorre sapere sul film: i protagonisti, fino a quel momento angosciati dall’ipoteticamente imminente fine del mondo, si riuniscono per danzare tutti insieme in cerchio sulle note di Dance Me to the End of Love di Leonard Cohen. Tutti, tranne la domestica peruviana, relegata sullo sfondo ad osservare quel felice gruppetto senza che a lei sia concesso di potersi scrollare di dosso, anche solo per un attimo, le proprie  preoccupazioni.

Il ritorno dietro la macchina da presa, a vent’anni dall’ultimo film, della Cavani è dunque sin dalle primissime battute un’opera che vorrebbe aspirare a proporre riflessioni sulla vita e l’esistenza, ma si concentra piuttosto sul difficilmente sopportabile punto di vista dei suoi personaggi snob. Un peccato, considerando che la base di partenza per tale lungometraggio è stato l’affascinante saggio omonimo scritto dal fisico Carlo Rovelli, dove si approfondisce la natura del tempo e della sua percezione umana. Naturalmente la Cavani, co-sceneggiatrice insieme a Paolo Costella e allo stesso Rovelli, è costretta a costruire intorno a tali concetti un racconto originale, ed è qui che iniziano i problemi. Ma andiamo con ordine.

La trama di L’ordine del tempo

Al centro della vicenda vi sono un gruppo di amici di vecchia data – tra i quali ritroviamo come interpreti Alessandro GassmannEdoardo Leo, Claudia Gerini Kseniya Rappoport – che, come ogni anno, si ritrova in una lussuosa villa privata sul mare di Sabaudia per festeggiare un compleanno. La scoperta che un enorme meteorite viaggia a gran velocità verso la terra, con forti probabilità di colpirla e portare all’estinzione la specie umana, trasforma però irrimediabilmente quel giorno di festa in uno di angoscia e paura. Da quel momento, il tempo che separa il gruppo dalla possibile fine del mondo sembrerà scorrere diversamente, veloce ed eterno, durante una notte d’estate che, apparentemente, cambierà le loro vite.

La cecità di una classe sociale

La scena precedentemente descritta conferma dunque quanto fino a quel momento si è temuto e quanto successivamente non verrà che confermato più e più volte fino allo sfinimento: i protagonisti di questo film sono personaggi che vorrebbero apparire quali variegati rappresentanti di un’umanità a tutti comprensibile, ma invece si svelano essere personalità egocentriche, sostanzialmente incapaci di gettare le proprie maschere anche nel momento in cui sarebbe opportuno farlo. Tutti i loro buoni propositi di venire a patti con passati tradimenti, amori persi, traumi mai risolti risultano tentativi mal riusciti di dimostrarsi compassionevoli.

Ma come possono esserlo quando l’unica ad avere un reale motivo nel temere la fine del mondo, la domestica peruviana, viene continuamente ignorata? Madre di un figlio che ha dovuto lasciare in Perù per venire in Italia, così da potergli inviare soldi, è lei l’unica a preoccuparsi di ciò che conta davvero: il futuro, del suo bambino come quello della vita, e la sua potenziale assenza. L’ordine del tempo diventa dunque sostanzialmente – e involontariamente – il racconto di una classe sociale incurante dei bisogni altrui, troppo occupata a rimuginare sui propri problemi, che naturalmente visti in un’ottica più ampia non si rivelano affatto così importanti.

L'ordine del tempo Edoardo Leo Ksenia Rappoport

Personaggi problematici per un film problematico

Difficile dunque empatizzare con questi personaggi così poco umani, tanto per quello che dicono quanto per quello che pensano e compiono. Personaggi che sarebbero potuti essere ottimo materiale per un film satirico sulla loro classe d’appartenenza, smascherando tutta la loro ipocrisia nel momento in cui posti a confronto con l’ipotetica fine delle loro esistenze. “Sfortunatamente” non c’è mai questo tipo di intento nei loro confronti, il che non vuol dire che la regista avrebbe fatto meglio ad inserire tale sfumatura, ma che così come sono scritti e posti in scena tali personaggi risultano facilmente odiosi.

È chiaro che l’intento era piuttosto quello di riflettere sulle dinamiche relazionali, ma nel farlo vengono utilizzati degli argomenti che nella loro banalità impediscono di andare davvero al cuore di tale tematica. È davvero tutta qui l’essenza dell’essere umano, tra una confessione di tradimento e un pedante discorso sulla tragedia greca? Forse è questo l’aspetto più spaventoso del film, molto più dell’ipotetica apocalisse che anzi non si riesce a prendere sul serio neanche per un momento. Ma pur volendo discostarsi da questo tipo di lettura, L’ordine del tempo risulta essere problematico sotto più punti di vista.

Il più evidente tra tutti è la scrittura, tra situazioni inverosimili (chi inviterebbe mai un amico lì dove c’è anche la sua ex con il nuovo compagno, tanto per dirne una) e dialoghi non solo presuntuosi ma anche eccessivamente didascalici, che già solo a sentirli pronunciare risulta evidente l’abisso tra di essi e il modo in cui si parla realmente nella vita di tutti i giorni. Certo, Alessandro Gassmann ed Edoardo Leo ce la mettono tutta per dar credibilità a tali battute, ma tra queste, scene che si potrebbero definire “vicoli ciechi” e la generale superficialità nella costruzione del racconto e della sua messa in scena, L’ordine del tempo porta piuttosto a sperare che la fine sia davvero imminente.

L’orchestra stonata: recensione del film di Emmanuel Courcol

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L’orchestra stonata: recensione del film di Emmanuel Courcol

Nel 2020, quando la pandemia paralizzò il mondo e indusse gli organizzatori a cancellare il Festival di Cannes, una selezione speciale permise ad alcuni film di uscire nelle sale con l’etichetta “Cannes 2020”. È il caso di Un triomphe, il precedente film di Emmanuel Courcol con Kad Mérad. Quattro anni dopo, il regista ha avuto l’onore di presentare in anteprima sulla Croisette il suo nuovo film, L’orchestra stonata, in passaggio alla Festa del Cinema di Roma 2024 nella sezione Best Of.

L’orchestra stonata: una scoperta che rivoluziona la vita

Tutto inizia con una brutta notizia: Thibault (Benjamin Lavernhe), rinomato direttore d’orchestra, crolla nel bel mezzo di una prova. Subito dopo, comunica alla sorella di essere affetto da leucemia e di aver bisogno di trovare un donatore di midollo osseo compatibile: la sua migliore possibilità è un parente stretto con cui condivide i geni. Proprio quando è costretto a mettere da parte la sua carriera, questa ricerca porta alla luce segreti sepolti: Thibault scopre di essere stato adottato e di avere un fratello minore, Jimmy (Pierre Lottin), da cui è stato separato quando era più giovane.

L’incontro con questo parente inaspettato, che ha vissuto una vita completamente diversa dalla sua, è un vero e proprio shock: Jimmy ha infatti avuto un’infanzia modesta ed è cresciuto nella loro città natale, accolto da una donna amorevole e umile. Forse condividono gli stessi geni, ma sulla carta non hanno nulla in comune. Così, quando il fratello minore viene a conoscenza delle ragioni del loro incontro, accetta di fargli da donatore, permettendogli di guarire e, nel giro di pochi mesi, di godere di una remissione inaspettata.

Il destino e la malattia li hanno fatti incontrare e Thibault attraversa una crisi esistenziale: vuole scoprire da dove viene e cercare di creare un legame con questo fratello che non ha avuto le sue stesse opportunità. Si sente quasi in debito, al di là del gesto altruistico di Jimmy, per il quale si sente in colpa. Perché non è cresciuto con loro? Perché lui ha potuto godere di un’infanzia comoda e agiata, studiare e vivere della sua passione e suo fratello no? In mezzo a tutte queste domande, si staglia un forte terreno comune: un amore innato per la musica. Thibault ne è convinto: suo fratello ha un orecchio perfetto. Così, quando il leader della banda di ottoni in cui Jimmy ha militato per anni si dimette, Thibault ne prende il posto, con l’obiettivo di aiutare il fratello minore a prendere il suo posto e a diventare il direttore della banda, anche se lui rimane timido e non ha fiducia in se stesso.

Un sapore alla “commedia degli equivoci”

Il cinema francese ha una lunga e illustre tradizione nel fondere la commedia con la riflessione sociale, combinando il riso per l’assurdità della vita con un tono più profondo e malinconico. Un genere, quello della commedia francese, che è fiorito negli ultimi tempi, basandosi sul concetto di “dramedy” per creare personaggi tanto fragili quanto divertenti. L’orchestra stonata si inserisce perfettamente in questo filone, offrendoci una sentita esplorazione dei legami familiari attraverso una narrazione carica di umorismo e ottimismo.

Nonostante la gravitas della sua premessa, il film di Emmanuel Courcol non cade mai nel sensazionalismo a buon mercato; in questo senso, la regia è estremamente abile nel sovrapporre momenti di leggerezza tonale ad altri di autentica emozione. La scoperta che rivoluziona la vita di Thibaut, quando il suo mondo si scontra con quello di Jimmy, ha il sapore di una vera e propria commedia degli equivoci.

Uno degli elementi più interessanti è proprio la dinamica che si instaura progressivamente tra Lavernhe e Lottin: il ritratto di Thibaut come uomo raffinato e perfezionista che ha affinato la sua arte ci appare piuttosto vivido e comprensibile. In contrapposizione, troviamo Lottin come un Jimmy che irradia un’energia mondana e imprevedibile. Un contrasto che crea un tempo comico che colpisce nel segno, dando vita a un umorismo che ricorda per certi versi, come dicevamo, la screwball comedy degli anni Quaranta, anche se qui la componente romantica viene sostituita dall’amore fraterno.

Unirsi nelle differenze

Dramma dall’innegabile fascino grazie alla coppia di attori protagonisti (Benjamin Lavernhe e Pierre Lottin), L’orchestra stonata ha tutti gli ingredienti di una commedia popolare nel senso più nobile del termine: tenerezza, umorismo e ritmo. Sullo sfondo di complessità di classe, fratelli ritrovati e solidarietà operaia, il film di Emmanuel Courcol evita una serie di trappole, tra cui il moralismo e un illusorio lieto fine, senza paura di scendere anche nel grotteso.

Nulla di ciò che ci viene raccontato è assolutamente plausibile, ma tutto funziona con grazia: checché se ne pensi, crescere in un ambiente benestante della regione parigina non fa presagire lo stesso destino di chi è cresciuto in un ambiente molto modesto, lontano dai luoghi di cultura. Emmanuel Courcol non ha intenzione di giudicare questa situazione sociologica di fatto: al contrario, dimostra che, quando si tratta di vita e di amore, le differenze sociali possono sempre annullarsi.

L’Ora più buia: nuova clip con Gary Oldman e Ben Mendelsohn

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L’Ora più buia: nuova clip con Gary Oldman e Ben Mendelsohn

Universal Pictures International Italy ha diffuso una nuova clip da L’Ora più buia, il film di Joe Wright con protagonista Gary Oldman in odore di Oscar.

La clip in questione racconta dell’incontro tra Winston Churchill e Giorgio VI, in cui il re, riluttante, accetta che Churchill sia di nuovo il suo Primo Ministro e guidi la Nazione attraverso “l’ora più buia”, appunto, della Seconda Guerra Mondiale.

L’Ora più buia, un film Focus Features, produzione Working Title Films. Un’avvincente ed entusiasmante storia vera che inizia alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale e che vede Winston Churchill (il nominato agli Oscar Gary Oldman), pochi giorni dopo la sua elezione a Primo Ministro della Gran Bretagna, affrontare una delle sfide più turbolente e determinanti della sua carriera: l’armistizio con la Germania nazista, oppure resistere per poter combattere per gli ideali, la libertà e l’autonomia di una nazione.

Mentre le inarrestabili forze naziste si propagano per l’Europa occidentale e la minaccia di un’invasione si rivela imminente, con un pubblico impreparato, un re scettico ed il suo stesso partito che trama contro di lui, Churchill deve far fronte alla sua ora più buia, unire una nazione e tentare di cambiare il corso della storia mondiale.

L’ora più buia: le differenze tra il film e la storia vera

L’ora più buia: le differenze tra il film e la storia vera

L’ora più buia (leggi qui la recensione) non è solo un biopic su Winston Churchill: è una ricostruzione intensa e drammatica dei primi mesi del suo mandato come Primo Ministro britannico durante la Seconda guerra mondiale. Diretto da Joe Wright e interpretato da Gary Oldman in un ruolo che gli è valso l’Oscar, il film si concentra sul maggio 1940, momento critico in cui la Gran Bretagna rischiava la disfatta di fronte all’avanzata tedesca. La narrazione, pur fedele allo spirito storico, prende libertà creative per aumentare la tensione drammatica e rendere palpabile la pressione politica e morale su Churchill e sul suo governo.

Quello che emerge sin dall’inizio è un contrasto tra realtà storica e cinema: eventi, date e persino alcuni personaggi sono stati modificati o riorganizzati per costruire una tensione narrativa più intensa. L’opera invita il pubblico a comprendere non solo le scelte del leader britannico, ma anche le dinamiche interne al Parlamento, le alleanze, le opposizioni e il peso delle decisioni che avrebbero cambiato il corso della guerra. Il film, dunque, si colloca tra documentario e dramma, stimolando curiosità e riflessione sul confine tra storia e interpretazione cinematografica.

Il contesto storico e le sfide iniziali di Churchill

Nel maggio 1940, Winston Churchill si trova a guidare una Gran Bretagna in bilico tra il collasso militare e le pressioni politiche interne. L’evacuazione di Dunkerque, nota come Operazione Dynamo, stava appena concludendosi e il Paese era terrorizzato dalla possibilità di un’invasione tedesca. Il film racconta questi giorni come un periodo di indecisione e dubbi, ma la realtà è più complessa: Churchill era determinato a non trattare con Hitler, convinto che ogni compromesso avrebbe significato la fine della libertà britannica. La narrazione cinematografica, tuttavia, concentra l’attenzione sulla tensione interiore del Premier e sulle dinamiche del suo War Cabinet, enfatizzando contrasti con i conservatori come Lord Halifax e minimizzando il ruolo attivo dei laburisti, guidati da Clement Attlee, la cui influenza fu cruciale per sostenere la linea di resistenza.

Oltre alla politica interna, il contesto bellico aggiunge ulteriori complicazioni. Il film introduce luoghi e momenti iconici come le Underground War Rooms e le discussioni strategiche tra Churchill e i suoi consiglieri. In realtà, quegli spazi sotterranei, pur esistenti, non erano ancora utilizzati attivamente dal Primo Ministro in maggio 1940, e alcune scene sono state anticipate per scopi narrativi. Allo stesso modo, momenti di contatto diretto con il popolo, come la celebre scena della metropolitana, sono invenzioni drammatiche: il film trasmette l’idea di un leader in dialogo con i cittadini, mentre la verità storica mostra un Paese distante e diviso nelle percezioni della guerra imminente.

L'ora più buia

Le libertà cinematografiche e le discrepanze temporali

Il cuore della narrazione di L’ora più buia si concentra su eventi specifici, come il celebre discorso “We shall fight on the beaches”, che il film anticipa al 28 maggio 1940. Storicamente, però, Churchill lo pronunciò il 4 giugno, alla conclusione dell’evacuazione di Dunkerque, sottolineando un elemento drammatico creato per accrescere la suspense narrativa. Allo stesso modo, la rappresentazione del ruolo di Elizabeth Layton, sua segretaria personale, non rispetta la cronologia reale: Layton iniziò a lavorare con Churchill nel maggio 1941, mentre nel film è già al suo fianco nel 1940. Queste discrepanze, pur minori dal punto di vista storico, contribuiscono a costruire un arco emotivo coerente con la tensione percepita dal pubblico.

Anche la diplomazia internazionale viene semplificata: la corrispondenza con Roosevelt è mostrata come una telefonata urgente, mentre in realtà si trattò di lettere formali. Il film amplifica momenti di incertezza di Churchill, suggerendo una indecisione che nella realtà storica fu molto meno accentuata. Questi aggiustamenti servono a rendere più accessibile al pubblico l’idea del peso morale e strategico delle sue scelte, senza tuttavia alterare il nucleo essenziale del conflitto e delle decisioni prese.

Le omissioni e l’umanizzazione dei personaggi

Un altro aspetto significativo riguarda la selezione e la rappresentazione dei personaggi secondari. Clement Attlee e i laburisti, pur fondamentali nel sostegno a Churchill, ricevono un ruolo marginale; le tensioni tra i conservatori sono enfatizzate, dando al pubblico un senso di isolamento politico del Premier. Inoltre, elementi drammatici come il fratello di Layton o il viaggio in metropolitana servono a umanizzare Churchill, rendendolo più accessibile agli spettatori, pur non trovando riscontro nei fatti.

L'ora più buia

Il film si concentra anche sul peso personale delle decisioni: reazioni emotive di Clementine Churchill, interventi dei consiglieri e rapporti con la popolazione diventano strumenti narrativi per evidenziare il conflitto tra responsabilità storica e fragilità umana. Sebbene non sempre storicamente accurate, queste scene trasmettono una competenza implicita nella gestione della crisi, mostrando che Churchill e il suo staff operavano in condizioni straordinarie, con informazioni incomplete e pressione costante da parte del Parlamento e dei media.

Tra storia e cinema

L’ora più buia rappresenta un equilibrio tra fedeltà storica e necessità narrativa, un biopic che rende tangibili le tensioni di maggio 1940 senza sacrificare il ritmo drammatico. Le discrepanze temporali, le scene inventate e le omissioni di dettagli non cancellano il valore del film come strumento di comprensione storica, ma richiedono al pubblico un approccio critico: conoscere la realtà dei fatti arricchisce la visione, mostrando quanto cinema e storia possano dialogare in modi complessi.

Il film sottolinea anche una lezione più ampia: l’importanza del coraggio politico, della leadership e della resilienza in momenti di crisi. La rappresentazione di Churchill, pur romanzata, mette in luce decisioni difficili, pressioni interne e alleanze decisive, ricordando che la storia non è mai lineare e che l’interpretazione cinematografica, pur libera, può avvicinare il pubblico a un passato altrimenti lontano. In questo senso, L’ora più buia è più di un film: è un invito a riflettere sulle dinamiche del potere, sul valore delle decisioni e sulle complessità di un’epoca che ha cambiato il mondo.

L’ora più buia: intervista a Kristin Scott Thomas

L’ora più buia: intervista a Kristin Scott Thomas

Universal Pictures International Italy ha diffuso una intervista per L’Ora più buia, il film di Joe Wright con protagonista Gary Oldman in odore di Oscar.

L’intervista in questione vede protagonista Kristin Scott Thomas che parla del suo ruolo nel film:

L’Ora più buia, un film Focus Features, produzione Working Title Films. Un’avvincente ed entusiasmante storia vera che inizia alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale e che vede Winston Churchill (il nominato agli Oscar Gary Oldman), pochi giorni dopo la sua elezione a Primo Ministro della Gran Bretagna, affrontare una delle sfide più turbolente e determinanti della sua carriera: l’armistizio con la Germania nazista, oppure resistere per poter combattere per gli ideali, la libertà e l’autonomia di una nazione.

L’ora più buia, leggi al recensione

Mentre le inarrestabili forze naziste si propagano per l’Europa occidentale e la minaccia di un’invasione si rivela imminente, con un pubblico impreparato, un re scettico ed il suo stesso partito che trama contro di lui, Churchill deve far fronte alla sua ora più buia, unire una nazione e tentare di cambiare il corso della storia mondiale.

L’ora più buia: il trailer italiano ufficiale con Gary Oldman

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L’ora più buia: il trailer italiano ufficiale con Gary Oldman

Universal Pictures International Italy ha diffuso il trailer italiano ufficiale di L’ora più buia (Drakest Hour), il biopic su Winston Churchill interpretato da Gary Oldman e diretto da Joe Wright.

Eccolo di seguito:

Scritto da Anthony McCarten (La Teoria del Tutto), il film sarà un classico biopic sullo stratega e statista che condusse il Regno Unito fuori dalla Seconda Guerra Mondiale e che non nascondeva la sua simpatia per Mussolini. Nel corso della sua vita, Churchill svolse diversi compiti e ricoprì altrettanti ruoli nella politica del suo paese arrivando persino a vincere un Premio Nobel per la Letteratura nel 1953 per i suoi scritti storici.

L’ora più buia arriverà nelle sale italiane il prossimo 18 gennaio 2018.

Gary Oldman è Wiston Churchill in L’Ora più buia – foto

Nel cast del film, al fianco di Gary Oldman, ci sono John Hurt (Neville Chamberlain), Lily James (la segretaria di Churchill), Ben Mendelsohn (Re Giorgio VI) e Kristin Scott Thomas (Clementine, la moglie di Churchill).

Tra gli ultimi lavori di Joe Wright, oltre al flop Pan, ricordiamo il recente primo episodio della terza stagione di Black Mirror per Netflix, con protagonista Bryce Dallas Howard.

L’ora più buia: il trailer italiano con Gary Oldman

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L’ora più buia: il trailer italiano con Gary Oldman

Universal Pictures International Italy ha diffuso il trailer italiano di L’ora più buia (Drakest Hour), il biopic su Winston Churchill interpretato da Gary Oldman e diretto da Joe Wright.

Eccolo a seguire:

Scritto da Anthony McCarten (La Teoria del Tutto), il film sarà un classico biopic sullo stratega e statista che condusse il Regno Unito fuori dalla Seconda Guerra Mondiale e che non nascondeva la sua simpatia per Mussolini. Nel corso della sua vita, Churchill svolse diversi compiti e ricoprì altrettanti ruoli nella politica del suo paese arrivando persino a vincere un Premio Nobel per la Letteratura nel 1953 per i suoi scritti storici.

L’ora più buia arriverà nelle sale italiane il prossimo 18 gennaio 2018.

Gary Oldman è Wiston Churchill in L’Ora più buia – foto

Nel cast del film, al fianco di Gary Oldman, ci sono John Hurt (Neville Chamberlain), Lily James (la segretaria di Churchill), Ben Mendelsohn (Re Giorgio VI) e Kristin Scott Thomas (Clementine, la moglie di Churchill).

Tra gli ultimi lavori di Joe Wright, oltre al flop Pan, ricordiamo il recente primo episodio della terza stagione di Black Mirror per Netflix, con protagonista Bryce Dallas Howard.

L’ora più buia: Gary Oldman ha avuto un avvelenamento da nicotina

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In L’ora più buia di Joe Wright, Gary Oldman ha dato vita con incredibile precisione a Winston Churchill, nel momento più buio, appunto della storia del Regno Unito e della Seconda Guerra Mondiale.

Oldman, frontrunner per i prossimi Oscar e con in tasca già una nomination ai Golden Globes, ha parlato della sua esperienza sul set e nei panni (e le protesi) di Churchill, raccontando anche di aver avuto una intossicazione da nicotina sul set.

La produzione del film di Wright ha speso circa 20.000 dollari del budget del film (30 milioni) in sigari, i cubani Romeo y Julieta, la marca preferita del politico inglese.

“Ho avuto un seria intossicazione da nicotina.” ha dichiarato l’attore, raccontando che durante le scene aveva sempre uno di quei grossi sigari accesi. Dedizione al ruolo che gli darà sicuramente soddisfazioni in questa lunga stagione, e che conferma anche le sue ottime doti di interprete e di sacrificio per il proprio lavoro.

L’ora più buia: il trailer italiano ufficiale con Gary Oldman

Scritto da Anthony McCarten (La Teoria del Tutto), il film sarà un classico biopic sullo stratega e statista che condusse il Regno Unito fuori dalla Seconda Guerra Mondiale e che non nascondeva la sua simpatia per Mussolini. Nel corso della sua vita, Churchill svolse diversi compiti e ricoprì altrettanti ruoli nella politica del suo paese arrivando persino a vincere un Premio Nobel per la Letteratura nel 1953 per i suoi scritti storici.

L’ora più buia arriverà nelle sale italiane il prossimo 18 gennaio 2018.

Nel cast del film, al fianco di Gary Oldman, ci sono John Hurt (Neville Chamberlain), Lily James (la segretaria di Churchill), Ben Mendelsohn (Re Giorgio VI) e Kristin Scott Thomas (Clementine, la moglie di Churchill).

L’ora più buia: due nuove clip da film con Gary Oldman

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L’ora più buia: due nuove clip da film con Gary Oldman

La Universal Pictures International Italy ha diffuso due nuove clip in italiano per L’ora più buia, il film di Joe Wright con protagonista Gary Oldman in odore di Oscar.

La prima clip che proponiamo vede Churchill impegnato con il consiglio di guerra, che cerca di fargli capire che non si può scendere a patti con i nazisti mentre hanno il coltello dalla parte del manico e le sorti della Guerra in pungo.

La seconda clip, di natura più leggera, vede Churchill e la sua assistente personale (interpretata da Lily James) alle prese con una buffa conversazione:

L’Ora più buia, un film Focus Features, produzione Working Title Films. Un’avvincente ed entusiasmante storia vera che inizia alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale e che vede Winston Churchill (il nominato agli Oscar Gary Oldman), pochi giorni dopo la sua elezione a Primo Ministro della Gran Bretagna, affrontare una delle sfide più turbolente e determinanti della sua carriera: l’armistizio con la Germania nazista, oppure resistere per poter combattere per gli ideali, la libertà e l’autonomia di una nazione.

L’ora più buia, leggi al recensione

Mentre le inarrestabili forze naziste si propagano per l’Europa occidentale e la minaccia di un’invasione si rivela imminente, con un pubblico impreparato, un re scettico ed il suo stesso partito che trama contro di lui, Churchill deve far fronte alla sua ora più buia, unire una nazione e tentare di cambiare il corso della storia mondiale.

L’ora più buia, recensione del film con Gary Oldman

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L’ora più buia, recensione del film con Gary Oldman

L’ora più buia (come il cinema insegna) è quella che precede l’alba, l’ora più oscura della notte prima del giorno, quella più difficile da affrontare, o, nei termini di Joe Wright, il momento più difficile della storia del mondo Occidentale. Il regista britannico utilizza infatti questa espressione per dare il titolo al suo ultimo film, che vede protagonista assoluto un irriconoscibile Gary Oldman nei panni di Winston Churchill, il famoso statista che si trovò a scegliere il destino di tutta l’Europa e di consegnare alla Storia il mondo così come lo conosciamo oggi.

L’altra faccia di Dunkirk

La storia racconta è quella dei terribili giorni in cui Churchill doveva scegliere tra l’armistizio con la Germania e il proseguimento della Guerra, con tutto l’esercito britannico intrappolato sulle spiagge francesi di Dunkirk, vicenda che è stata mirabilmente raccontata da Christopher Nolan. Proprio al film di Nolan si pensa quando si vuole vedere il quadro “storico” nel complesso. Uscito a fine agosto nelle sale italiane, Dunkirk rappresenta il contraltare perfetto per L’ora più buia, in quanto mostra il silenzio, l’attesa, la tensione esasperata che dall’altra parte della Manica aspetta una risoluzione dei piani alti. Churchill decise di non arrendersi, solo contro tutti, chiese l’aiuto delle forze civili per riportare i ragazzi in patria e lo face a costo di una decisione che avrebbe potuto portare tutto l’Occidente alla rovina.

L'ora più buiaIn pochi giorni, Churchill riuscì a piegare il Parlamento alla sua fiera decisione, con uno sforzo politico e personale senza pari. Al suo fianco, incrollabile, la moglie, teneramente interpretata da Kristin Scott Thomas.

Gary Oldman da Oscar

L’ora più buia prende una pagina di storia potentissima e uno dei personaggi più controversi della storia dell’Inghilterra, e la affida alle mani di Joe Wright e Gary Oldman che trovano subito l’intesa. Oldman, attore sopraffino, noto al piccolo e al grande pubblico grazie alla varietà di ruoli interpretati in carriera, si appoggia a un pesante trucco e a uno studio filologico del personaggio, che si riflette soprattutto nella sceneggiatura (ascoltiamo più di una delle famose massime di Churchill), mentre va a cercare nel profondo l’umanità e il privato di un uomo burbero, risoluto, difficile e dai pessimi modi. Intanto Wright mette per una volta da parte la sua proverbiale macchina da presa danzante e si focalizza sul personaggio e sul dramma politico che, ci accorgiamo, diventa personale. Nei piccoli dettagli risiede la firma del regista che, pur se discretamente, fa comunque sentire la sua affascinante presenza nel film.

L'ora più buiaIl regista di Espiazione sceglie a più riprese di lasciare tutto il quadro buio, nero, ponendo al centro la figura dello statista, piegato sotto il peso degli anni e delle preoccupazioni, incorniciato da forme architettoniche e illuminato da una debole luce, una simbolica rappresentazione della solitudine che in quel momento deve aver vissuto l’uomo, di fronte al grande compito affidato al politico. La collaborazione con Dario Marianelli alle musiche, contribuisce ad apporre la firma di Wright a un film che, pur muovendosi nello spettro dei film storico/biografici, riesce a trovare lo spessore del dramma umano, dove la persona diventa artefice della storia e, in questo caso, della Storia.

L’ora più buia: trailer

L’Ora Più Buia in arrivo in home video

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L’Ora Più Buia in arrivo in home video

Mentre l’esercito di Hitler si avvicina al Regno Unito, sta al primo ministro Winston Churchill decidere se negoziare la pace o combattere contro ogni probabilità fino alla fine. L’Ora Più Buia (recensione) arriva in DVD, Blu-ray , 4K ULTRA HD e in Digital  HD  a partire dal 9 maggio con Universal Pictures Home Entertainment Italia. Il film è diretto da un regista dalla carriera eccezionale, Joe Wright, vincitore ai BAFTA (Espiazione, Orgoglio e Pregiudizio), scritto dal candidato agli Oscar Anthony McCarten (La Teoria del Tutto) e interpretato dal premio Oscar Gary Oldman (Harry Potter, La Talpa) vincitore anche ai Golden Globe.  Premiato dall’Academy per il Miglior attore protagonista (Gary Oldman) e Miglior trucco (David Malinowski, Lucy Sibbick E Kazuhiro Tsuji), L’Ora Più Buia è stato nominato anche per Miglior Film, Miglior Fotografia, Migliori Costumi e Migliore Scenografia.

L’Ora Più Buia in DVD e Blu-ray include un commento del regista Joe Wright e una featurette esclusiva del dietro le quinte che mostra la straordinaria trasformazione di Oldman in Churchill dando uno sguardo più dettagliato alla creazione di questo incredibile film.

Il vincitore agli Oscar 2018 per la migliore interpretazione maschile Gary Oldman ci regala una “performance straordinaria” (Richard Lawson, Vanity Fair) nell’acclamato film dramamtico di Joe Wright, L’Ora Più Buia. Mentre le forze di Hitler irrompono nel panorama europeo e si avvicinano al Regno Unito, Winston Churchill (Oldman) viene eletto nuovo Primo Ministro. Con il partito che mette in dubbio ogni sua mossa e il re Giorgio VI (Mendelsohn) scettico sul nuovo leader politico, spetta a Churchill guidare la sua nazione e proteggerla dalla minaccia più pericolosa di sempre. Nel cast anche la candidata agli Oscar Kristin Scott Thomas (Tomb Raider, Il paziente inglese, Solo Dio perdona) e Lily James (Baby Driver, Cenerentola). L’Ora Più Buia è un dramma potente ed emozionante!

L’Ora Più Buia CONTENUTI SPECIALI NEL BLU-RAY:

  • Nell’Ora Più Buia
  • Gary Oldman: Diventare Churchill
  • Commento al film con il regista Joe Wright

L’Ora Più Buia CONTENUTI SPECIALI NEL DVD:

  • Nell’Ora Più Buia
  • Gary Oldman: Diventare Churchill
  • Commento al film con il regista Joe Wright

L’ora nera: trama e cast del film con Emile Hirsch

L’ora nera: trama e cast del film con Emile Hirsch

L’invasione aliena suscita da sempre grande timore e fascino negli spettatori di tutto il mondo. Nel corso della storia del cinema, innumerevoli sono i film che affrontano tale evento con punti di vista sempre diversi. Tra i titoli più celebri dal Duemila ad oggi si annoverano La guerra dei mondi e Ultimatum alla Terra, mentre meno noto è L’ora nera, diretto nel 2011 da Chris Gorak, qui alla sua opera seconda dopo aver realizzato Right at Your Door, a sua volta un film di genere catastrofico. Con questo suo nuovo film il regista ha così modo di affrontare un evento tanto celebre quanto continuamente rinnovabile.

A produrre L’ora nera vi è inoltre Timur Bekmambetov, regista noto in particolare per aver diretto La leggenda del cacciatore di vampiri. La presenza di questi, kazako naturalizzato russo, permise di spostare il punto di vista dal classico Stati Uniti alla Russia. Un cambio di ambientazione non da poco, che permette al film di guadagnare una serie di elementi di originalità di particolare fascino. Anche questo aspetto ha infatti contribuito al successo economico del film, capace di incassare oltre 60 milioni di dollari a livello globale, a fronte di un budget di 34. Considerato che il film è stato distribuito direttamente per il mercato home video in molti Paesi, tra cui l’Italia, si tratta di un risultato che conferma l’interesse nei confronti del titolo.

Per chi non avesse ancora avuto modo di vederlo, si tratta dunque di un film da non perdere, nonostante i suoi difetti, i quali azi gli donano un atmosfera ancor più insolita e accattivante. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

L’ora nera: la trama del film

Il film ha per protagonisti cinque giovani, i quali si ritrovano ad arrivare nella capitale russa Mosca in un momento particolarmente sfavorevole. Una tempesta luminosa accoglie infatti Sean e Ben, giovani imprenditori in cerca di successo economico, come anche Natalie e Anne, dirette in realtà verso il Nepal ma costrette ad uno scalo imprevisto. Le due coppie di amici finiscono così con l’incontrarsi nei locali notturni della città, dove si imbatteranno anche in Skylar, l’uomo d’affari svedese che ha precedentemente imbrogliato Sean e Ben. La frenetica serata sembra essere il modo per dimenticare ogni problema e affanno, mettendo da parte rancori e delusioni.

Eppure, ben presto questa si rivela essere teatro per pericoli maggiori. Un improvvisa invasione aliena ha infatti luogo quella stessa notte, portando la città al collasso in tempi rapidi. Quello che fino a poco prima era il teatro di divertimenti e spensieratezza, è ora divenuto luogo di morte e paura. Composti da un’energia elettromagnetica, gli alieni uccidono brutalmente le forme di vita terrestri facendole a pezzi, grazie al fatto di risultare sostanzialmente invisibili agli esseri umani, anche se gli oggetti elettrici rivelano la loro presenza. I cinque ragazzi dovranno allora cercare di uscire vivi da quella situazione, spostandosi di notte e cercando di arrivare in una zona più sicura.

L'ora nera cast

L’ora nera: il cast del film

Come anticipato, protagonisti del film sono cinque ragazzi molto diversi tra loro. Il primo di questi è Sean, interpretato dall’attore Emile Hirsch, celebre in particolare per il film Into the WildNelle terre selvagge. Il suo compare Ben è invece interpretato da Max Minghella, noto per la serie The Handmaid’s Tale e regista del film Teen Spirit – A un passo dal sogno. Graziea a questo film, i due attori sono diventati grandi amici. Nel ruolo di Natalie si ritrova invece Olivia Thirlby, vista anche nelle serie Goliath e The L Word: Generation Q. La sua amica, Anne, ha il volto di Rachel Taylor, celebre come coprotagonista della serie Netflix Jessica Jones. Infine, Joel Kinnaman, noto per film come RoboCop, Suicide Squad e The Informer, interpreta l’uomo d’affare Skyler.

L’ora nera: le location, il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

Il film è stato realmente girato a Mosca, dove Berkamambetov possiede una casa di produzione cinematografica. Ciò ha permesso così di far acquisire al film un’atmosfera sconosciuta a molti dei film di questo genere. Nella capitale russa si sono così svolte riprese tanto nei luoghi più noti e caratteristici, quanto in ambienti meno conosciuti o accessibili ma altrettanto utili al film. La produzione è inoltre andata incontro ad una sospensione di tre settimane a causa dei forti incendi che hanno colpito la Russia nell’estate del 2010. Questi hanno infatti generato una nube di fumo che ha impedito di dar luogo alle riprese del film. Queste sono riprese soltanto nel mese di settembre, costringendo ad alcuni cambiamenti nelle location.

È possibile fruire del film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. L’ora nera è infatti disponibile nei cataloghi di Chili Cinema, Google Play, Apple iTunes, Amazon Prime Video e Tim Vision. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. È bene notare che in caso di noleggio si avrà soltanto un dato limite temporale entro cui guardare il titolo. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di mercoledì 14 aprile alle ore 21:20 sul canale Rai 4.

Fonte: IMDb