E’ proprio vero che la fantascienza
è in crisi. Nella fattispecie lo Sci-Fi vive uno dei momenti meno
prolifici della sua storia, tant’è che è persino difficile
individuarne il momento in cui ci si è resi conto che questo
storico genere ha iniziato a non riuscire ad essere più originale,
intenso. Insieme all’horror ha rappresentato quello spazio nel
quale poter rappresentare le angosce dell’uomo, che difficilmente
erano rappresentate altrove. L’ora nera è la
storia di cinque giovani che si ritrovano a Mosca e che cercano di
sopravvivere dopo un devastante attacco da parte degli alieni. Dopo
aver superato indenni l’attacco iniziale nascondendosi sotto terra,
i cinque emergono ai confini di una Mosca sempre più dominata dagli
alieni. La città, un tempo piena di vita, è ormai priva di energia
elettrica e di abitanti, se non per una forza di occupazione
sconosciuta.
Per quanto l’idea di strani impulsi
elettronici discesi dall’abisso dell’universo per sterminare il
genere umano e privarlo di tutti i suoi preziosi minerali, potrebbe
risultare interessante soprattutto dal punto di vista visivo, non
può essere certo l’unica fonte di sostentamento di un film. Passati
i primi dieci minuti, dove la sconvolgente comparsa di questi
esseri spiazza un po’ tutto e tutti, vengono fuori i grossi limiti
di L’ora nera che difficilmente incide per
tematiche e per svolgimento.
Uno dei punti più deboli dell’opera
è senza dubbio la scrittura, incapace di apportare un reale
contributo alla vicenda. Nello specifico sono i dialoghi che
sostengono debolmente la narrazione, molto spesso banali e retorici
e altre volte fuori luogo e troppo catastrofici. Altra
nota negativa è l’intreccio che in genere dovrebbe svolgere un
ruolo importante ma che in questo caso è il primo a franare su se
stesso. Per quanto L’ora nera sia dotato di una
discreta regia ed un attore come Emile Hirsch non riesce a decollare, rimanendo
ancorato a difetti che difficilmente sono superabili da una
performance eccellente ed una regia incalzante. E se nella prima
parte l’unico pregio era quello di una rappresentazione visiva
interessante e coinvolgente, anche questo lato crolla quando viene
rivelata la vera natura di questi esseri. Totalmente inadatto è il
loro concept, poco aiutato anche da una ricostruzione grafica non
delle migliori. Sono lontani anni luce gli straordinari
concept di Alien o La Cosa. Quello che rimane è un film che
incide poco e che è incapace di regalare un vero contributo al
genere.
Medusa Film ha
diffuso il poster e trailer ufficiale di L’ora
legale il nuovo film di Ficarra e
Picone, che vedrà protagonisti Salvo Ficarra, Valentino Picone, Leo Gullotta, Vincenzo
Amato, Tony Sperandeo, Sergio Friscia, Antonio Catania, Eleonora De
Luca, Ersilia Lombardo, Alessia D’Anna, Francesca
Benigno e con la partecipazione
straordinaria di
Alessandro Roja.
L’ora legale: trailer
ufficiale
L’ora
legale è prodotto da Attilio De Razza per Tramp
Limited in collaborazione con
Medusa Film e arriverà al cinema a partire dal 19
Gennaio 2017.
L’ora legale
trama
In un
paese della Sicilia, Pietrammare, puntuale come l’ora legale,
arriva il momento delle elezioni per la scelta del nuovo sindaco.
Da anni imperversa sul paese Gaetano Patanè, lo storico sindaco del
piccolo centro siciliano. Un sindaco maneggione e pronto ad usare
tutte le armi della politica per creare consenso attorno a sé. A
lui si oppone Pierpaolo Natoli, un professore cinquantenne, sceso
nell’agone politico per la prima volta, sostenuto da una lista
civica e da uno sparuto gruppo di attivisti per offrire alla figlia
diciottenne, Betti, un’alternativa in occasione del suo primo
voto.
I
nostri due eroi Salvo e Valentino sono schierati su fronti opposti:
il furbo Salvo, manco a dirlo, offre i suoi servigi a Patanè, dato
vincente in tutti i sondaggi; mentre il candido Valentino scende in
campo a fianco dell’outsider Natoli a cui è legato, come peraltro
Salvo, da un vincolo di parentela in quanto cognato. Al di là della
rivalità, però, entrambi mirano ad ottenere un “favore” che
potrebbe cambiare la loro vita: un gazebo che permetterebbe di
ampliare la clientela, e quindi gli incassi, del piccolo chiosco di
bibite posto nella piazza principale del paese.
Il
Popolo vive, o meglio si lascia vivere, in un perenne stato di
precarietà e di illegalità. Le macchine in doppia fila,
l’immondizia sparsa per strada, ambulanti e parcheggiatori abusivi,
le buche, e, su tutto, l’assenza di controlli che rendono le
giornate dei cittadini una costante via Crucis da affrontare con
l’unica arma a loro disposizione: la lamentela. A poche ore dal
voto, però, arriverà il fato, il caso, o forse il destino a dare al
popolo la forza di reagire, consentendo ai cittadini uno scatto
d’orgoglio che li porterà a ribaltare alle urne tutti i sondaggi
pre elettorali. Pierpaolo Natoli verrà eletto a furor di popolo e
con lui verrà eletta la legalità.
Sapranno però i nostri concittadini fare i conti con la tanto
attesa legalità?
Al via la nuova
stagione de l’Opera al Cinema, ovvero in diretta live HD
arriveranno nei cinema italiani le grandi serate dell’Opera
internazionali con interpreti di fama mondiale. Si comincia
con “Le Nozze di Figaro” di Mozart, martedì 21 ottobre
alle ore 19.00 in diretta dal Metropolitan Opera di New
York. Inoltre all’interno della stagione saranno
proiettati tre eventi
d’eccezione: Cenerentola diretta
da Carlo Verdone,
Il Rigoletto diretto da Marco
Bellocchio e La Traviata diretta
da Patroni Griffi.
La volontà è quella di portare alla
portata di tutti la grande Opera mondiale, deformalizzarla e
renderla più fruibile. Chi l’ha detto che l’Opera è noiosa? Forse è
uno dei modi per sdoganarla… In più, sull’onda delle notizie di
questi giorni, gli elevati costi dell’Opera stanno mettendo in
crisi il settore e l’Opera al Cinema sicuramente non è la soluzione
ma almeno un’alternativa.
L’Opera sarà in 160 sale distribuita
da Microcinema.
Il film esplora
l’intricata e avventurosa esistenza di Michelangelo Merisi, in arte
Caravaggio, già una popstar al suo tempo, raccontato nelle sue
profonde contraddizioni e nelle oscurità del suo impenetrabile
tormento. Ribelle e inquieto, devoto e scandaloso, indipendente e
trasgressivo, il Caravaggio che Placido mette in scena è un artista
maledetto dal talento assoluto, ma soprattutto una rockstar ante
litteram, un rebel without a cause costretto ad affrontare gli
inquietanti risvolti di una vita spericolata – con le sue donne e i
suoi demoni – in cui genio e sregolatezza convivono per regalarci
un personaggio fuori dal tempo e un’icona affascinante e
universale.
La storia dell’arte ci ha regalato
numerosi artisti la cui vita spesso sregolata, travagliata ma
sempre ricca di passioni, si è rivelata ottima materia per il
cinema. Se di recente sul grande schermo si è visto un biopic
dedicato al pittore Ligabue con Volevo nascondermi,
nel 2023 è arrivato un nuovo film dedicato al celebre
Michelangelo da Merisi detto
Caravaggio, uno dei pittori “maledetti” più
celebri e amati della storia dell’arte. Il film in questione
è L’Ombra
di Caravaggio (qui
la recensione), diretto da Michele Placido.
Ribelle e inquieto, devoto e
scandaloso, indipendente e trasgressivo, il Caravaggio che Placido
mette in scena è un’artista maledetto dal talento assoluto, ma
soprattutto una rockstar ante litteram, un rebel without a cause
costretto ad affrontare gli inquietanti risvolti di una vita
spericolata – con le sue donne e i suoi demoni – in cui genio e
sregolatezza convivono per regalarci un personaggio fuori dal tempo
e un’icona affascinante e universale.
Per riscoprire l’arte e la vita di
questo straordinario artista, sulla cui morte circolano ancora
tante teorie, è questo un film da non perdere. In questo articolo,
approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a
L’Ombra
di Caravaggio. Proseguendo qui nella lettura sarà
infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla
trama, al cast di attori e alla
spiegazione del finale. Infine, si elencheranno anche le principali
piattaforme streaming contenenti il film nel
proprio catalogo.
Italia 1600. Michelangelo
Merisi, in arte Caravaggio è un artista geniale e
sovversivo che vive con il peso di una condanna a morte e su cui
sta per allungarsi l’Ombra di un implacabile potere occulto.
Un’inquietante figura è stata infatti incaricata di indagare sul
pittore che – con la sua vita e la sua arte – affascina, sconvolge,
sovverte. L’esistenza di un genio nelle mani di un’Ombra. Un film
evento sull’intricata e avventurosa esistenza del grande pittore
del ‘500 – già una popstar al suo tempo – raccontato nelle sue
profonde contraddizioni e nell’insondabile mistero del suo animo
tormentato.
Ad interpretare Michelangelo Merisi
detto il Caravaggio vi è l’attore
Riccardo Scamarcio, impegnatosi a riportare sullo
schermo tutte le passioni e la ferocia del leggendario pittore.
Accanto a lui, recitano l’attrice
Isabelle Huppert nel ruolo di Costanza Colonna,
Michele Placido in quello del Cardinale del
monte,
Vinicio Marchioni in quello di Giovanni Baglione e
Micaela Ramazzotti nel ruolo della prostituta e
modella del pittore, Lena Antonietti. Brenno
Placido interpreta Ranuccio Tomassoni. L’attore francese
Louis Garrel ricopre invece il ruolo dell’Ombra.
La storia vera di
Michelangelo Merisi detto il Caravaggio
Pittore noto per la sua vita
sregolata, Michelangelo Merisi detto il
Caravaggio fu protagonista di numerosi controversi
episodi. Il più grave però si svolse a Campo Marzio, la sera del 28
maggio 1606: a causa di una discussione causata da un fallo nel
gioco della pallacorda il pittore fu ferito e, a sua volta, ferì
mortalmente il rivale Ranuccio Tomassoni da Terni,
con il quale aveva avuto già in precedenza discussioni spesso
sfociate in risse. Il verdetto per il delitto di Campo Marzio fu
severissimo: Caravaggio fu condannato alla decapitazione.
La permanenza in città non era
praticamente più possibile. Caravaggio venne aiutato a fuggire dal
principe Filippo I Colonna che gli offrì asilo
all’interno di uno dei suoi feudi laziali di Marino, Palestrina,
Zagarolo e Paliano. Dopo una serie di viaggi, alla fine dell’estate
del 1609 Caravaggio tornò per la seconda volta a Napoli. Da Roma
gli fu inviata la notizia che papa Paolo V stava
preparando una revoca della condanna a morte. Da Napoli, quindi, si
mise in viaggio verso il feudo degli Orsini, in territorio papale,
dove avrebbe atteso il condono papale prima di ritornare, da uomo
libero, nella Città eterna.
Tuttavia, l’arrivo a Palo di
Ladispoli, disatteso dalla sorveglianza costiera, ne causò il suo
fermo per accertamenti. Provato, affaticato e malato di febbre
alta, probabilmente a causa di un’infezione intestinale trascurata,
morì a soli 38 anni il 18 luglio 1610. Sulla sua morte si sono nel
tempo formate diverse teorie alternative, tra cui quella secondo
cui Caravaggio fu assassinato da emissari dei Cavalieri di Malta,
un omicidio ordito per vendicare un’offesa arrecata a un alto
esponente del Cavalierato e architettato con il tacito assenso
della Curia romana. A quest’ultima teoria sembra dunque rifarsi
L’Ombra
di Caravaggio.
Il trailer di L’Ombra di
Caravaggio
È possibile fruire di L’Ombra
di Caravaggio grazie alla sua presenza su alcune delle
più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è
infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Apple
TV e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la
piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o
sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di
guardarlo in totale comodità e ad un’ottima qualità video. Il film
è inoltre presente nel palinsesto televisivo di venerdì 9
agosto alle ore 21:20 sul canale
Rai 3.
L’elemento dell’ombra nelle opere di
Michelangelo Merisi, detto
Caravaggio, è certamente uno degli aspetti più
affascinanti, seducenti e talvolta inquietanti delle sue opere
d’arte. Ma non solo i suoi dipinti, bensì tutta la vita del pittore
è in realtà caratterizzata dalle ombre, da quelle dei luoghi
scabrosi da lui frequentati fino a quelle dell’animo, che lo hanno
portato ad essere indicato come uno degli artisti maledetti per
eccellenza. Ombre, tormenti e passioni su cui il regista
Michele Placido sceglie
di costruire il suo L’Ombra di
Caravaggio, un film a lungo pensato e voluto, che si
svela ora per la prima volta in occasione della Festa del Cinema di Roma.
Da Placido anche scritto insieme a
Fidel Signorile e Sandro
Petraglia, il film si concentra in particolare sulla
ricerca che un investigatore incaricato da Papa Paolo
V e chiamato semplicemente Ombra
(Louis Garrel)
conduce nei confronti di Caravaggio (Riccardo
Scamarcio). Mentre il pittore si trova a Napoli,
fuggito dopo l’omicidio commesso, la sua vita viene dunque
approfondita attraverso gli incontri che l’Ombra fa con quanti lo
hanno conosciuto, amato e odiato. L’obiettivo è stabilire se il
pittore sia meritevole o meno di ricevere la grazia dal Papa,
nonostante la sua vita dissoluta e le ripetute accuse di blasfemia
per aver utilizzato prostitute e barboni per raffigurare i
Santi.
Ombre e luci di Caravaggio
Placido ha raccontato di aver voluto
realizzare un film sul celebre pittore sin da quando in gioventù
scoprì la sua grandezza artistica. Un lungometraggio a lui
dedicato, però, avrebbe dovuto tenersi a distanza da ogni più
piccolo artificio e falsità, con l’intento dunque di portare sullo
schermo quello stesso senso di realismo che Caravaggio ricercava
con le sue opere, giudicate fin troppo rivoluzionarie al loro
tempo. Con lo scenografo Tonino Zerra (Il primo re) e il
costumista Carlo Poggioli (The Young Pope) Placido
lavora dunque per ricercare quel senso di vero imprescindibile, da
trasmettere attraverso una ricostruzione storica viva, che si
manifesta attraverso le zone più malfamate e quelle più altolocate
della città di Roma.
Luoghi come bordelli, chiese,
prigioni, palazzi nobiliari e sporche strade offrono dunque un
contesto particolarmente convincente, facendo della ricostruzione
scenografia un’assoluta protagonista del film. Allo stesso modo il
lavoro sui costumi risulta particolarmente curato nel dettaglio.
Gli abiti indossati dai personaggi non servono solo a
caratterizzare il loro rango sociale ma anche a suggerire le loro
inclinazioni caratteriali e quelle d’animo. Entrambi questi aspetti
vengono poi arricchiti da un lavoro di costruzione fotografica
particolarmente suggestivo. Con il direttore della fotografia
Michele D’Attanasio (Freaks Out), il regista
si impegna infatti a dar vita a scene e inquadrature di esplicita
ispirazione caravaggesca.
Proprio come Caravaggio utilizzava
le luci e le ombre per dar vita a quel chiaroscuro che conferisce
alle figure un rilievo scultoreo, così il film si avvale della
medesima tecnica per trasmettere una maggiore intensità e
drammaticità a quanto mostrato. L’Ombra di Caravaggio è da
questo punto di vista un film che si avvicina allo stile
dell’artista di cui racconta. Un espediente particolarmente
funzionale, che qui dà prova dell’efficacia della sua
utilizzazione. Attraverso le luci e le ombre, Placido costruisce
dunque il suo film con una maniera quasi espressionista, facendo
emergere l’animo dei propri personaggi, rendendoli affascinanti e
coinvolgenti.
L’Ombra di Caravaggio: un
film episodico per raccontare l’attualità del pittore
Se dunque da un punto di vista
estetico L’Ombra di Caravaggio risulta essere un film se
non interamente comunque in buona parte affascinante, diverse
criticità si ritrovano invece a livello narrativo. Attraverso il
personaggio Ombra e i suoi incontri, come detto, si ripercorre la
vita di Caravaggio compiendo salti temporali che conducono a veri e
propri episodi che non sempre riescono a reggere il ritmo e il tono
del film. Non tutti gli episodi raccontati risultano infatti
convincenti, talvolta per via di interpretazioni che inficiano sul
risultato finale, talvolta per mancanza di quelle idee di regia che
invece in altri momenti esprimono meglio il proprio valore.
Un esempio di episodio
particolarmente riuscito è quello ambientato nel carcere dove si
trova anche il filosofo Giordano Bruno, prossimo
al rogo a Campo de’ Fiori. Si offre qui, sempre attraverso un
sapiente uso di luci ed ombre, tutto quel forte bisogno di libertà
di pensiero, parola e gesto che Bruno condivide con Caravaggio.
Bisogni insopprimibili che sono alla base della lettura che Placido
dà del pittore con questo suo film e che Riccardo Scamarcio interpreta in
modo particolarmente convincente. Al netto dunque di un andamento
altalenante e talvolta confuso, L’Ombra di Caravaggio non
punta ad offrire un ritratto pedissequo della personalità e della
vita di Caravaggio, quanto più a dar vita ad una sua rilettura che
dimostri l’attualità ancora oggi dell’animo del pittore.
Arriva in prima tv su
SkyL’ombra di Caravaggio, film che esplora
l’intricata e avventurosa esistenza di Michelangelo Merisi, in arte
Caravaggio, lunedì 19 giugno alle 21.15 su Sky Cinema Uno
(alle 21.45 anche su Sky Cinema Drama), in streaming su NOW e
disponibile on demand.
L’ombra
di Caravaggio sarà disponibile anche in 4K su Sky Cinema 4K (19
giugno, ore 21.15) e on demand.
Scritto, diretto e interpretato da
Michele Placido, al suo quattordicesimo film
da regista, il film racconta l’artista, già famosissimo nella sua
epoca, nelle sue profonde contraddizioni e nelle oscurità del suo
impenetrabile tormento. Protagonista è Riccardo Scamarcio, affiancato da Louis Garrel. Con loro nel cast anche
Isabelle Huppert,
Micaela Ramazzotti, Tedua,
Vinicio Marchioni, Lolita Chammah. Il film è stato
premiato con il David dei Giovani 2023.
Ribelle e inquieto, devoto e
scandaloso, indipendente e trasgressivo, il Caravaggio di Placido è
un’artista maledetto dal talento assoluto, quasi una rockstar ante
litteram, un rebel without a cause costretto ad affrontare gli
inquietanti risvolti di una vita spericolata – con le sue donne e i
suoi demoni – in cui genio e sregolatezza convivono per regalarci
un personaggio fuori dal tempo e un’icona affascinante e
universale.
La trama del film L’ombra di
Caravaggio
Italia 1600. Michelangelo Merisi è
un artista geniale e ribelle nei confronti delle regole dettate dal
Concilio di Trento che tracciava le coordinate esatte nella
rappresentazione dell’arte sacra. Dopo aver appreso che Caravaggio
usava nei suoi dipinti sacri prostitute, ladri e vagabondi, Papa
Paolo V decide di commissionare a un agente segreto del Vaticano
una vera e propria indagine, per decidere se concedere la grazia
che il pittore chiedeva dopo la sentenza di condanna a morte per
aver ucciso in duello un suo rivale in amore. Così l’Ombra, questo
il nome dell’investigatore, avvia le sue attività di inchiesta e
spionaggio per indagare sul pittore che – con la sua vita e con la
sua arte – affascina, sconvolge, sovverte. Un’Ombra che avrà nelle
sue mani potere assoluto, di vita o di morte, sul destino di un
genio.
Josh
Boone (Colpa delle Stelle) ha
appena finito di scrivere la sceneggiatura tratta
da L’ombra dello scorpione di
Stephen King. L’impresa, da considerare
quasi titanica, vista la mole dell’opera originale (più di mille
pagine), ha raccolto il plauso di King stesso, ma ha anche posto un
interrogativo che sempre lo scrittore ha posto e in qualche modo
risolto.
L’ombra dello
scorpione è senza dubbio un’opera importante e
realizzarne un film di tre ore o più sarebbe anche giustificato,
vista la mole della sceneggiatura che sarà sicuramente
proporzionata al romanzo, Stephen King però ha suggerito l’idea,
tanto di moda, di dividere il film in due parti, così da poter
ottenre una maggiore fedeltà al romanzo e alla sceneggiatura,
nonchè, aggiungiamo noi, più biglietti staccati al botteghino.
Il celebre scrittore però ha anche
spiegato che la sua è una proposta, e che, visto che il film è una
creatura di Boone, lascia a lui l’ultima parola. Che ne pensate?
Sarebbe interessante vedere una riproposizione fedele de L’ombra
dello scorpione?
Il
progetto è di quelli davvero interessanti,soprattutto perchè
attinge ad un periodo in cui lo scrittore in questione era non
soloprolifico (lo è ancora) ma anche originale ed interessante.
Stiamo parlando di Stephen King, che vedrà di nuovo
adattato L’ombra dello scorpione, questa
volta per il cinema. Il primo nome entrato a far parte del cast è
Nat Wolff che vedremo anche in Tutta colpa delle Stelle nei prossimi mesi.
Già nel 1994 L’ombra dello scorpione
era stato adattato per la tv in una mini serie, adesso invece tocca
al cinema. Restiamo in attesa di avere maggiori dettagli.
L’ombra dello scorpione (The Stand)
è un romanzo post-apocalittico scritto da Stephen King pubblicato
nel 1978. Il romanzo sviluppa l’ambientazione già presente nel
racconto Risacca notturna e presenta per la prima volta l’antieroe
per eccellenza di King, Randall Flagg, che apparirà anche in Gli
occhi del drago e nella saga della Torre Nera. Nel 1990 ne è stata
pubblicata una “Edizione integrale” (The Stand: The Complete &
Uncut Edition), datata febbraio 1975 – dicembre 1988.
Mentre i romanzi di
Stephen King sono stati spesso
trasposti sul grande schermo, il suo iconico capolavoro The
Stand (in Italia noto come L’ombra dello
scorpione) sta per ottenere il suo terzo adattamento, e
uno dei creatori precedenti sta ora valutando la prossima versione.
Il romanzo di King del 1978 è ambientato in un mondo
post-apocalittico in cui una pandemia mortale ha spazzato via il
99% della popolazione, lasciando i sopravvissuti a cavarsela da
soli, mentre il misterioso Randall Flagg accumula un potente
seguito a Las Vegas.
Dopo oltre un decennio di tentativi
e rinvii, L’ombra dello scorpione è finalmente
arrivato sul grande schermo con un adattamento in miniserie nel
1994, scritto dallo stesso King, che ha vinto due Emmy e ha
ricevuto sei nomination in totale. I tentativi di realizzare un
film negli anni 2010 si sono nuovamente trasformati in una
miniserie, questa volta sviluppata da Josh Boone e
Benjamin Cavell, quest’ultimo in qualità di
showrunner. Cinque anni dopo le reazioni contrastanti, è stato
rivelato che la Paramount starebbe collaborando con Doug Liman di
Road House per
realizzare una versione cinematografica.
In una recente intervista con Joe
Deckelmeier per ScreenRant per discutere del suo adattamento di
Colleen Hoover, Regretting You, Josh
Boone è stato interrogato sulle sue opinioni riguardo alla nuova
versione in lavorazione. Il regista ha esordito sottolineando che
“è riuscito a realizzare solo il primo e l’ultimo
episodio” dell’adattamento in miniserie del 2020, il quale è
stato “qualcosa che ho supplicato” King di scrivere dopo
una precedente storia in cui l’autore aveva “un’idea per una
coda” per dare una conclusione extra al romanzo che
coinvolgeva Frannie bloccata in un pozzo.
“Ho pensato: “Ma che cavolo
significa?”. Così gli ho scritto dicendogli: “Ho sentito che ne hai
parlato. Perché non lo scrivi per noi?”. Ricordo ancora il giorno
in cui ho ricevuto la bozza finale e ho pensato: “Sono il primo a
leggere quello che ha scritto!”. Sono stato un suo fan per tutta la
vita e ha avuto un grande impatto su di me quando ero bambino. Gli
ho mandato alcuni libri e lui mi ha scritto una lettera quando ero
più giovane, e l’ho inserito in Stuck in Love, dove fa un cameo
interpretando se stesso.
Boone ha poi spiegato che uno dei
motivi per cui amava i libri di King quando era più giovane non era
solo perché era “la voce che volevo sentire di più quando
aprivo un libro”, ma anche perché i romanzi dell’autore
“hanno così tanti personaggi bambini”, cosa che riteneva
rara quando era un ragazzino che cresceva negli anni ’90.
“I bambini leggono i libri di
Stephen King, quindi lui è stato la persona che ha avuto la
maggiore influenza sulla mia crescita e sulla mia vita da adulto.
Era semplicemente la persona più gentile e migliore che si potesse
incontrare. Si dice: “Non incontrare i tuoi eroi”, ma non si
riferivano a Stephen King”.
Il creatore ha anche riflettuto su
come il suo adattamento di L’ombra dello scorpione fosse
nato originariamente come un lungometraggio, proprio come la
miniserie che l’ha preceduto, in cui “molti membri del cast del
film mi hanno seguito”, tra cui Nat Wolff e
Greg Kinnear, descrivendo la lista come “amici
che avrei voluto inserire in qualcosa ma non avevo potuto”.
Quella lista comprendeva anche talenti dietro la telecamera, tra
cui i montatori della serie e il compositore Nate
Walcott.
“Ho lavorato molto alla colonna
sonora, ad esempio inserendo i Black Sabbath nel primo episodio e
facendo fischiare ad Alex Skarsgard l’introduzione di “The
Stranger” di Billy Joel. Questi sono i miei tocchi personali, ma ho
potuto inserirne così pochi che ho sempre desiderato realizzare un
film di tre ore, come JFK o qualcosa del genere, con quel cast
numeroso e variegato, quel cast numeroso e variegato.
Boone riteneva che fosse
“impossibile” trasformare in un film il libro di oltre 800
pagine, e lui e Cavell volevano “fare qualcosa di diverso”
con la struttura del materiale originale rispetto alla miniserie
del 1994. Il loro approccio, come ha spiegato, era quello di
“mescolare la cronologia in modo da renderla più
sorprendente” per i fan del libro, anche se la raccontavano in
modo diretto.
Tornando a parlare del nuovo
adattamento cinematografico, Boone ha espresso la sua “impazienza”
di vederlo, elogiando in particolare Liman con un “Adoro Doug
Liman” e definendo il regista sia ‘fantastico’ che “un
pazzo”. Pur ammettendo di essere curioso di “vedere cosa
ne farà qualcuno” del romanzo di King, è particolarmente
intrigato di vedere “come sarà come lungometraggio”.
Cosa aspettarsi dal nuovo adattamento di L’ombra
dello scorpione
In linea con quanto detto da Boone,
il punto di maggiore curiosità riguardo al nuovo adattamento è come
funzionerà come lungometraggio. In entrambi i precedenti
adattamenti, il problema principale che ne ha ritardato lo sviluppo
è sempre derivato dalla vastità del romanzo di King, poiché tutti,
da George A. Romero ai veterani di Harry
PotterDavid Yates e Steve
Kloves, hanno cercato di trovare il modo migliore per
ridurlo a una durata ragionevole per il cinema.
Sebbene sia ancora nelle prime fasi
di sviluppo, L’ombra dello scorpione di Liman potrebbe
trarre il massimo vantaggio dai precedenti piani di Boone per il
romanzo, che prevedevano di trasformarlo in quattro lungometraggi
prima che diventasse una miniserie di nove episodi. Una cosa che i
fan di King si aspettano costantemente dagli adattamenti delle sue
opere è una traduzione fedele delle storie e dei personaggi, che un
solo film rischierebbe di tradire.
Inoltre, ci sono alcuni esempi
significativi di adattamenti cinematografici suddivisi in più parti
che hanno riscosso un grande successo. La prima parte di
Wicked è stata un successo sia di critica che di pubblico,
mentre gli ultimi due film di Twilight hanno superato il
giudizio negativo della critica diventando dei successi al
botteghino. I film Dune di Denis Villeneuve sono
probabilmente il paragone più calzante per come Liman e la
Paramount potrebbero adattare L’ombra dello
scorpione, dato che i primi due hanno diviso a metà il
romanzo di Frank Herbert e hanno incassato cifre
importanti al botteghino.
Indipendentemente dall’approccio
che Liman adotterà alla fine, il fattore decisivo per determinare
se potrà essere realizzato in un formato lungometraggio è ottenere
l’approvazione di King. Ci sono certamente adattamenti che hanno
suscitato critiche anche dopo l’approvazione di King, ma essendo
spesso considerato il suo capolavoro, questo e La Torre
Nera sono i due adattamenti che, senza l’approvazione
dell’autore, avranno difficoltà ad avere successo.
Dopo le ultime
indiscrezioni che volevano sceltala protagonista de
La Torre Nera, si torna a parlare di un
altro adattamento cinematografico dalla lunghissima gestazione da
un romanzo di Stephen King. Si tratta de
L’Ombra dello Scorpione che sembra sia
stato messo di nuovo in pausa perché il regista
scelto, Josh Boone, ha deciso di dare
priorità a un altro progetto in cantiere.
Parlando a Collider,
il produttore de L’Ombra dello Scorpione,
Roy Lee, ha spiegato che il tempo in più,
utilizzato dal regista per dedicarsi all’altro progetto, un altro
adattamento da romanzo, sarà utilizzato dalla produzione
principalmente per capire in che modo trasporre al meglio il
complesso romanzo di King al cinema.
Il corposo testo di partenza sarà
sfoltito e ridotto, per un risultato molto diverso dai primi
progetti della Warner Bros. Al posto di quattro film e una serie
tv, il romanzo sarà adattato in soli due capitoli cinematografici.
La scelta è stata dettata principalmente dalla difficoltà di
portare avanti una produzione congiunta di film e serie tv e dal
fatto che la promozione di entrambi i prodotti, contemporaneamente,
senza avere la certezza che però il prodotto sarebbe cmunque
arrivato in contemporanea in tutto il mondo è stato infatti
definito “un incubo logistico”.
È in preparazione un adattamento
cinematografico di The Stand – in Italia
conosciuto come L’ombra dello scorpione
– di Stephen King. Pubblicato
originariamente nel 1978, il romanzo segue i personaggi durante e
dopo l’epidemia di un virus che uccide il 99,4% della popolazione
mondiale e narra dell’epica battaglia del bene contro il male che
ne consegue. Il libro è già stato adattato due volte come miniserie
televisiva, con il primo adattamento del 1994 interpretato da
Gary Sinise, Molly Ringwald e
Jamey Sheridan. Il secondo adattamento, il cui
cast comprende James Marsden, Alexander Skarsgård e Whoopi Goldberg, è uscito nel 2020.
Secondo The Hollywood Reporter, un
adattamento cinematografico di L’ombra dello
scorpione è ora in fase di sviluppo presso la Paramount
Pictures con Doug Liman alla regia. Liman, che ha
già diretto The Bourne Identity, Mr. & Mrs. Smith,
Edge of Tomorrow e il remake di Road
House con
Jake Gyllenhaal, produrrà insieme a Tyler
Thompson della Cross Creek Pictures. Ora, presumibilmente,
inizierà la ricerca di scrittori per adattare il romanzo, che è
lungo ben 1.152 pagine dopo l’edizione integrale pubblicata nel
1990. Un’impresa non da poco, dunque.
Cosa significa questo per L’ombra dello scorpione
Il film è attualmente solo nelle
primissime fasi di sviluppo, dato che al momento sono coinvolti
solo Liman e Thompson. Il progetto deve ancora trovare gli
sceneggiatori che dovranno affrontare la sfida di adattare il libro
più lungo di Stephen King. Come miniserie
televisive, gli adattamenti del 1994 e del 2024 hanno avuto più
tempo per raccontare le loro storie. La versione del 1994 durava
sei ore in quattro episodi, mentre quella del 2020 arrivava a otto
ore e mezza dopo nove episodi. A meno che la storia non venga
suddivisa in più puntate, per il film di L’ombra dello
scorpione sarà necessario condensare ampiamente la
storia.
Mentre l’adattamento del 1994 è
stato accolto con grande favore, la miniserie del 2020 ha avuto
un’accoglienza molto negativa da parte della critica e del pubblico
in generale. Questa nuova versione, diretta da Liman, offre quindi
l’opportunità di ottenere un’accoglienza più favorevole. Detto
questo, sarà però una sfida conquistare coloro che hanno
familiarità con il materiale di partenza, poiché inevitabilmente
dovranno essere tagliati elementi sostanziali per avere una durata
ragionevole per un lungometraggio.
L’ultima notizia dell’adattamento risale al 2016 e annunciava
che il film sarebbe stato diviso in due parti. Non resta da
scoprire se questo aspetto verrà mantenuto.
Ancora una volta, si torna a
parlare di una trasposizione cinematografica per “L’Ombra dello
scorpione”, opus magnum del ‘Re del brivido” Stephen King; più volte presa in considearazione
negli anni, l’idea non ha mai trovato una realizzazione compiuta
(se si eccettua una miniserie televisiva, risalente a una decina di
anni fa). Di un ritorno di fiamma del progetto, ad opera della
Warner, si è tornato a parlare da qualche mese: l’idea iniziale di
affidare la sceneggiatura alla ‘premiata ditta potteriana Kloves &
Yates” non pare però essersi conclusa a buon fine;
il principale indiziato per il lavoro, che potrebbe
essere realizzato nella forma di una ‘saga’ di più capitoli, come
sempre più di moda ultimamente, sembra ora essere Ben
Affleck.
Al momento comunque il progetto
resta sulla carta: lo stesso Affleck è impegnato nelle riprese di
“Argo”, film incentrato su una missione di salvataggio di un gruppo
di ostaggi, del quale è regista e protagonista, e non è detto che
l’attore e regista accetti di imbarcarsi in un’impresa come quella
dell’Ombra dello Scorpione solo alla sua quarta regia. Come gli
appassionati (e non solo) ricorderanno , “L’Ombra dello Scorpione”
(titolo originale: “The Stand”) narra di un’epidemia che decima la
popolazione umana; i sopravvissuti diverranno poi a loro volta le
‘pedine’ del classico ‘eterno scontro tra il Bene e il Male’.
Non molto tempo fa Stephen King, autore del romanzo
originale, aveva suggerito di dividere L‘ombra dello
scorpione (The Stand) in due parti. Adesso, il
regista dell’adattamento cinematografico, Josh
Boone, sembrerebbe aver preso alla lettera il suggerimento
del noto scrittore… anzi, di più. In una recente intervista,
infatti, il regista di Colpa delle stelle ha rivelato che il
film sarà diviso in ben quattro capitoli. Ecco le sue
dichiarazioni:
“Volevo una lista di attori
incredibili, così come volevo che il film fosse il più possibile
fedele al romanzo. Inizialmente avevo progettato, in accordo con la
Warner Bros., un solo film di tre ore. Lo script era pronto, ci ho
messo circa cinque mesi a scriverlo. Tutti lo amavano, incluso
Stephen King. Perfino il budget che avremmo utilizzato era davvero
alto. Poi è successo che qualcuno è venuto da me e mi ha detto:
“Perché non facciamo più di un film?”. Alla fine abbiamo deciso di
realizzare quattro film”.
Boone continua: “Ho amato la
mia sceneggiatura, ma in questo modo credo che si possa restare
ancora più fedeli al romanzo di Stephen. Non posso ancora rivelare
i piani che abbiamo in mente. Faremo quattro film e ci impegneremo
al massimo per elevare il potenziale di questo nuovo franchise.
Contiamo di entrare in produzione il prossimo anno, quasi
sicuramente in primavera”.
Già nel 1994 L’ombra dello
scorpione era stato adattato per la tv in una mini serie, adesso
invece tocca al cinema. Restiamo in attesa di avere maggiori
dettagli.
L’ombra dello scorpione (The Stand)
è un romanzo post-apocalittico scritto da Stephen King pubblicato
nel 1978. Il romanzo sviluppa l’ambientazione già presente nel
racconto Risacca notturna e presenta per la prima volta l’antieroe
per eccellenza di King, Randall Flagg, che apparirà anche in Gli
occhi del drago e nella saga della Torre Nera. Nel 1990 ne è stata
pubblicata una “Edizione integrale” (The Stand: The Complete &
Uncut Edition), datata febbraio 1975 – dicembre 1988.
É un periodo decisamente impegnativo
quello che sta attraversando Josh Boone. Il
regista di Colpa delle Stelle è impegnato,
infatti, con la stesura dello script di Nuovi
Mutanti per volere della 20th Century Fox e con la
realizzazione del nuovo adattamento della serie di romanzi
Cronache dei Vampiri ad opera di Anne
Rice.
In tutto questo, Boone sta anche
lavorando alla sceneggiatura di L’Ombra dello
Scorpione, basato sul popolare romanzo di
Stephen King. Adesso, però, Deadline
rivela che il progetto è stato messo in standby per permettere a
Boone di dedicarsi ad un nuovo adattamento, sempre tratto
dall’opera di King: si tratta di Revival,
uscito in Italia a marzo del 2015.
Pare che Boone abbia già completato
la sceneggiatura. Il film sarà prodotto da Michael De
Luca (The Social Network, 50 Sfumature di
Grigio). Il progetto è stato commissionato dalla
Universal, ma potrebbe trovare anche una diversa
casa di distribuzione.
Di seguito potete leggere la sinossi
ufficiale del romanzo:
Più di cinquant’anni fa, in una
placida cittadina del New England, un’ombra si allunga sui giochi
di un bambino di sei anni. Quando il piccolo Jamie alza lo sguardo,
sopra di lui si staglia la figura rassicurante del nuovo reverendo,
appena arrivato per dare linfa alla vita spirituale della
congregazione. Intelligente, giovane e simpatico, Charles Jacobs
conquista la fiducia dei suoi parrocchiani e l’amicizia
incondizionata del bambino: per lui il pastore è un eroe,
soprattutto dopo che gli ha “salvato” il fratello con una delle sue
strepitose invenzioni elettriche. Ma l’idillio dura solo tre anni:
la tragedia si abbatte come un fulmine su Jacobs, tutto il suo
mondo è ridotto in cenere e a lui rimane solo l’urlo disperato
contro il Dio che lo ha tradito. E il bando dal piccolo Eden che
credeva di avere trovato. Trent’anni dopo, quando Jamie avrà
attraversato l’America in compagnia dell’inseparabile chitarra che
l’ha reso famoso, e dei demoni artificiali che ha incontrato lungo
il cammino, l’ombra di Charles Jacobs lo avvolgerà ancora: questa
volta per suggellare un patto terribile e definitivo. “Revival” è
il racconto di due vite, quella che King ha vissuto e quella che
avrebbe potuto vivere, attraverso due personaggi formidabili per
potenza e fragilità, due uomini ai quali accade di incontrare il
demonio e di affondare nel suo cuore di tenebra.
Nonostante il recente fallimento della
trasposizione de La torre nera, a sorpresa non finanziato dalla
Universal, un’altra opera di Stephen King sta per essere portata al cinema.
Si tratta dell’Ombra dello Scorpione (The Stand) e secondo Hitfix
il duo potteriano Steve Kloves e David yates potrebbero essere
coinvolti insieme nel progetto.
Debutta su SKY e NOWL’ombra delle spie, l’incredibile storia vera di
un uomo qualunque che si trova, quasi inconsapevolmente, nel ruolo
di agente segreto durante uno dei momenti più difficili della
Guerra Fredda: la crisi dei missili di Cuba. Una storia di coraggio
e grande amicizia, L’ombra delle spie è
diretto da Dominic Cooke e sceneggiato da Tom O’Connor e
interpretato da
Benedict Cumberbatch, Merab Ninidze,
Rachel Brosnahan e Jessie Buckley.
L’ombra delle spie, in streaming ecco dove vederlo
L’ombra delle spie debutta in prima tv su Sky Cinema Uno il 30
agosto alle 21.15. L’ombra delle spie in streaming è disponibile su
NOW.
L’ombra delle spie, trama e cast
L’OMBRA DELLE SPIE racconta la
storia vera di Greville Wynne (Benedict
Cumberbatch), un commesso viaggiatore inglese, che
durante gli anni della Guerra Fredda divenne una spia, reclutata
dall’MI6 – l’intelligence britannica – e dalla Cia per ottenere
informazioni. Per lavoro Wynne era solito viaggiare nell’Est
Europa, motivo che spinse i servizi segreti a ingaggiarlo come
corriere, così da ottenere da una fidata fonte russa, Oleg
Penkovsky (Merab Ninidze), informazioni top-secret sul programma
nucleare sovietico e sulle intenzioni di Kruscev installare missili
nucleari a Cuba. Un reclutamento, quello di Wynne, che lo ha
portato a percorrere vie pericolose e a rischiare la sua stessa
vita, pur di salvare il mondo da una catastrofe nucleare…
La storia vera di
Greville Wynne
La storia di Wynne è
straordinaria. Era un ingegnere elettrico reclutato nell’MI5
che divenne un intermediario per la spia sovietica di alto rango
Penkovsky che era impegnata nella vendita di armi e segreti sulle
armi all’intelligence britannica durante la Guerra Fredda. I
due uomini divennero amici ma quando le loro attività furono
rivelate da un doppiogiochista che lavorava per il KGB Wynne fu
arrestato e imprigionato in Russia. Penkovsky, che è stato
soprannominato dall’Occidente come “la spia che ha salvato il
mondo” per aver fornito informazioni chiave sulla crisi
missilistica cubana, non è stato così fortunato: ha dovuto
affrontare un plotone di esecuzione (anche se nel suo
libro The Man From Odessa Wynne ha affermato che
Penkovsky si suicidò in prigione).
Wynne fu rilasciato in cambio della
spia Gordon Lonsdale nel 1964. In quella che avrebbe potuto essere
una scena di un romanzo di John Le Carré, si dice che i due uomini
si siano incrociati nella Terra di Nessuno che divide Berlino Est e
Ovest nel prime ore del mattino del 22 aprile. Wynne avrebbe
continuato a scrivere una serie di romanzi sulla sua esperienza
prima di morire nel 1990 all’età di 70 anni.
Il cast del film
Nel film protagonisti sono Benedict Cumberbatch come Greville
Wynne, Merab Ninidze come colonnello Oleg Penkovsky, Rachel Brosnahan come Emily Donovan,
ufficiale della CIA, Jessie Buckley come Sheila Wynne, la moglie di
Greville, Angus Wright come Dickie Franks, ufficiale dell’MI6.
Kirill Pirogov come Gribanov, ufficiale del KGB, Keir Hills come
Andrew Wynne, figlio di Greville, Maria Mironova come Vera, la
moglie di Penkovsky. Emma Penzina come Nina, la figlia di
Penkovsky. Željko Ivanek come John A. McCone, Vladimir Chuprikov
come Nikita Krusciov, Primo Segretario del Partito Comunista
dell’Unione Sovietica. Nel cast anche Anton Lesser come Bertrand e
Alice Orr-Ewing come Tamara.
Regista di film come Fuori dal
mondo, Luce dei miei occhi e Il rosso e il blu, Giuseppe Piccioni è
tornato sul grande schermo nel 2022 con il film L’ombra
del giorno (qui la recensione), un intenso
dramma ambientato nella sua città natale, Ascoli Piceno, alle
soglie della Seconda Guerra Mondiale. Il regista colloca in tale
contesto un racconto d’amore apparentemente impossibile tra due
personaggi provenienti da mondi diversi ma che impareranno a
scoprirsi più simili di quanto pensano. Con L’ombra
del giorno, però, Piccioni sceglie anche di
parlare al suo pubblico di un’Italia sempre più cupa ma facendolo
attraverso il il punto di vista di una città di provincia.
Anche qui, lontani dai centri del
potere, la Storia invade le vite degli abitanti di questa località
per portare un vento nuovo, capace di sconvolgere ogni cosa. Con
L’ombra
del giorno, dunque, il regista ricostruisce da un lato un
contesto storico che ha cambiato per sempre il volto dell’Italia,
ma dall’altro offre anche una storia d’amore la cui sopravvivenza
si fa metafora della forza con cui gli italiani hanno infine
superato ogni difficoltà e differenza, riscoprendosi uniti. Si
tratta dunque di un film dal grande fascino, che grazie ora al suo
passaggio televisivo è possibile vedere o rivedere.
Prima di intraprendere una visione
del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle
principali curiosità relative ad esso. Proseguendo qui nella
lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli
relativi alla trama, al cast di
attori alle location e
altro ancora Infine, si elencheranno anche le principali
piattaforme streaming contenenti il film nel
proprio catalogo.
La trama di L’ombra del giorno
Il film è ambientato nella città di
provincia Ascoli Piceno, sul finire degli anni Trenta.
Luciano, un simpatizzante del fascismo come la
stragrande maggioranza degli italiani, è il proprietario di un
ristorante. Egli crede di poter vivere secondo le regole che si è
dato, in una sorta di isolamento dal mondo esterno. Ma sulla
vetrina che dà sull’antica piazza, insieme ai segnali preoccupanti
di qualcosa che sta per accadere nel mondo, compare una ragazza che
porta con sé un segreto. Si chiama Anna e riesce a
farsi assumere nel ristorante. Da allora per Luciano la vita non
sarà più la stessa e insieme ai pericoli che si trova a
fronteggiare, c’è quello più grande di tutti: l’amore.
Il cast di L’ombra del
giorno e le location dove è stato girato il film
Ad interpretare Luciano Traini vi è
Riccardo Scamarcio, mentre Anna ha il volto
dell’attrice Benedetta Porcaroli, recentemente vista anche
in La scuola
cattolica, Amanda e
Enea.
Proprio il set diL’ombra
del giornoha fatto nascere tra i due attori una
relazione sentimentale. Recitano poi in L’ombra
del giorno anche Valeria Bilello nel
ruolo di Amelia, Lino Musella nei panni di
Osvaldo Lucchini e Sandra Ceccarelli nel
ruolo di Elsa, madre di Corrado, interpretato invece da
Costantino Seghi. Completano il cast l’attore
Vincenzo Nemolato con il ruolo di Giovanni e l’attore
Antonio Salines con il ruolo del professore.
A quest’ultimo, scomparso poco dopo le riprese, è dedicato il
film.
Per quanto riguarda le location del
film, è bene sapere che le riprese si sono svolte ad Ascoli
Piceno, nelle Marche, terminando poi nella Riserva
della Sentina. La maggior parte del film viene in
particolare girato nel Caffè Meletti, locale
storico, che si affaccia su Piazza del Popolo. La
scena di Luciano e Anna in bicicletta è stata invece girata nella
Via delle Stelle mentre la scena subito seguente è
stata girata nel giardino e nella Kaffeehaus del
giardino del Palazzo Saladini Pilastri, nel centro
storico di Ascoli Piceno. La scena dello “scarico nel fiume”,
invece, è stata girata nel Ponte Tufillo, mentre
la scena finale si è appunto svolta nella Riserva Naturale della
Sentina, all’altezza della Foce del Tronto.
L’ombra del giorno è tratto da una storia vera?
La vicenda cardine del film, quella
di Luciano e Anna, non è tratta da una storia vera, ma è frutto
della fantasia del regista e sceneggiatore. Tuttavia, il contesto
in cui si svolgono le vicende è ovviamente ispirato a quanto
accadeva in Italia nel 1938, con l’intensificarsi delle politiche
discriminatorie emanate dal governo di Benito Mussolini. Proprio il
18 settembre di quell’anno, infatti, il leader del Partito Fascista
lesse per la prima volta le nuove Leggi Razziali dal balcone del
Municipio di Trieste, mentre a livello Europeo Adolf Hitler assume
il comando supremo delle forze armate tedesche ed inizia ad
annettere nuovi territori alla Germania. L’atmosfera è dunque
quanto mai cupa, specialmente considerando che siamo alle soglie
della Seconda Guerra Mondiale.
Il trailer di L’ombra del
giorno e dove vederlo in TV e in streaming
È possibile fruire di
L’ombra del
giorno grazie alla sua presenza su alcune delle
più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è
infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Google
Play, Apple
TV e Prime Video. Per vederlo, una volta
scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo
film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di
guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il
film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di
venerdì 19 gennaio alle ore 21:20
sul canale Rai 3.
01 Distribution ha
diffuso il trailer ufficiale di L’ombra
del giorno, il nuovo film di Giuseppe
Piccione con protagonisti
Riccardo Scamarcio,
Benedetta Porcaroli, Lino Musella, Valeria Bilello, Waël
Sersoub e Sandra Ceccarelli. Al cinema dal 24 febbraio
2022.
L’ombra
del giorno è un film ambientato in una città di
provincia (Ascoli Piceno) sul finire degli anni Trenta. Luciano,
simpatizzante del fascismo come la stragrande maggioranza degli
italiani, è il proprietario di un ristorante, che crede tuttavia di
poter vivere secondo le regole che si è dato, in una sorta di
isolamento dal mondo esterno. Ma sulla vetrina che dà sull’antica
piazza, insieme ai segnali preoccupanti di qualcosa che sta per
accadere nel mondo, compare una ragazza che porta con sé un
segreto. Si chiama Anna e riesce a farsi assumere nel ristorante.
Da allora per Luciano la vita non sarà più la stessa e insieme ai
pericoli che si trova a fronteggiare, c’è quello più grande di
tutti: l’amore. L’ombra del giorno è una storia d’amore, in quei
difficili anni.
Il film è prodotto da Lebowski,
Rosebud Entertainment Pictures, Rai Cinema, con il contributo del
Ministero della Cultura, con il sostegno di Regione Lazio, Regione
Marche.
Un insolito racconto di guerra.
L’ombra del giorno è un
film che mostra le sfumature poco esplorate dell’Italia
fascista prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Un
tenebroso Riccardo Scamarcio(Mine
Vaganti, La scuola
cattolica) e una delicata Benedetta Porcaroli (Baby,
18 regali) sono al centro del nuovo film di
Giuseppe Piccioni, in arrivo nei cinema italiani
il 24 febbraio 2022.
La trama de L’ombra del giorno
Siamo nel 1938. Ad Ascoli Piceno
arriva Anna (Benedetta
Porcaroli), una ragazza misteriosa in cerca di
lavoro. Luciano (Riccardo Scamarcio), proprietario
di un ristorante in centro città, offre ad Anna un posto
nella sua cucina. La ragazza si mostra subito volenterosa e diventa
un’abile cameriera. Inizialmente entrambi arroccati e chiusi in
loro stessi, Anna e Luciano scoprono a poco a
poco un amore fatto di poche parole e piccoli gesti. Le
complicazioni non tardano però ad arrivare. L’ascesa del fascismo
pone grandi ostacoli alla coppia: lui si definisce fascista, mentre
Anna non sembra simpatizzare per il regime. Come se non
bastasse, la donna nasconde un segreto che potrebbe mettere in
pericolo lei, Luciano e l’intero ristorante.
La tensione latente prima del
conflitto
L’ombra del giorno
descrive abilmente l’atmosfera di pericolo imminente percepita
prima del secondo conflitto globale. Nel film i momenti di estrema
spensieratezza, tranquillità e vita quotidiana sono avvolti da una
tensione data dalla situazione politica italiana. Il ristorante di
classe, la tranquillità della provincia, la bellezza del borgo
italiano sono adombrate dalle arroganti camicie nere e dalla voce
della radio che annuncia i passi di Mussolini.
Gli attimi sereni tra Anna
e Luciano si contano sulle dita di una mano. Il passato di
lui, reduce di guerra rimasto zoppo, e i segreti di lei sono
macigni che pesano sulla relazione tra i due. Come i protagonisti,
anche lo spettatore non può far altro che gioire per le poche
passeggiate in intimità e per i baci rubati nei corridoi prima che
tutto entri in crisi a causa delle minacce politiche.
L’Italia di provincia toccata dalla
guerra
L’incantevole Piazza del Popolo di
Ascoli Piceno su cui si affaccia il ristorante di Luciano,
è lo scenario de L’ombra del giorno.
Luciano osserva il mondo dalle vetrine del suo ristorante.
Vede le vite altrui e immagina sognante il futuro dei passanti. Le
belle copiette, le famiglie, le ”giovani italiane” che ballano con
nastri e cerchi, regalano a Luciano e allo spettatore
visioni di pace e tranquillità.
Il paesaggio iniziale viene però
turbato più volte nel corso del film. Le guardie fasciste, le
camicie nere che arrivano con arroganza in piazza e nel ristorante
stridono con l’eden della cittadina di provincia fatta di brave
persone, dove ”si conoscono tutti”. L’apice della tensione è ben
racchiuso nella vetrina del ristorante, infranta da qualche
passante.
Scamarcio è il ”fascista
buono”
Il personaggio interpretato da
Riccardo Scamarcio è il più emblematico de
L’ombra del giorno. Lo vediamo fin dalle prime
immagini, mentre con dedizione accoglie i clienti nel suo
ristorante. È lui che offre ad Anna un lavoro, senza
chiederle troppe spiegazioni sul suo passato. Luciano è un
uomo premuroso, bravo con tutti, anche se rimane sempre un po’
distaccato e autoritario.
Si definisce fascista, decanta le
azioni compiute da Mussolini per migliorare la vita degli italiani.
Con l’arrivo di Anna, la sua ideologia iniziale a sostegno
del fascismo inizia a traballare. Luciano è combattuto, ha
pur sempre una sua morale che si scontra con l’idea politica del
Duce. Come gli viene anche detto nel film, Luciano si
ritiene fascista ma ”non c’è nulla di fascista in quello che fa”.
Scamarcio è abile nel vestire i panni del reduce
di guerra: è autorevole e rassicurante, ombroso per i traumi
vissuti ma, sotto sotto, ha un cuore sensibile.
Il film mostra una realtà di
provincia tranquilla – come le riprese luminose, ampie ed
idilliache ci mostrano, in cui persone comuni vengono invase dalla
vicenda politica. Anna aveva la sua vita, Luciano
aveva un orientamento politico non troppo definito: nessuno dei due
era pronto a rischiare la vita semplicemente per la propria
ideologia. Piccioni, con L’ombra del
giorno, ci dice che la guerra è stata anche questo: una
macchia, un’ombra che ha invaso tutti e tutto, coprendo ogni
sfumatura e individualità.
Tutti quelli che hanno visto
Avengers Age of Ultron sanno di cosa
stiamo parlando e soprattutto conoscono ormai la stretta relazione
che unisce Occhio di Falco, nel film, ai gemelli Maximoff.
Occhio di Falco
Ebbene alla fine del film, dopo che
Pietro Maximof, aka Quicksilver, ha sacrificato la sua vita per
salvare lui e il bambino rimasto incastrato nelle macerie, Occhio
di Falco, ovvero Clint Barton, non ha dimenticato il gesto eroico
del gemello, che dopo aver combattuto contro di lui, si è schierato
dalla parte del bene per salvare l’umanità.
Alla nascita del suo terzo figlio,
dopo aver omaggiato zia Nat (Vedova Nera) con il nome di Nathaniel,
Barton ha deciso di dare al figlio, come secondo nome, quello di
Pietro, come si legge a fine film su un bavaglino del bimbo appena
nato.
Un bel gesto che ricorda un
personaggio probabilmente uscito di scena troppo presto.
L’Odissea (The
Odyssey) è il prossimo film di Christopher Nolan, che dovrebbe entusiasmare gli
appassionati del cinema epico. Christopher Nolan si è affermato come uno
dei registi più prolifici del XXI secolo. I film di Nolan spaziano
da film di fantascienza sottovalutati come Interstellar,
biopic introspettivi come Oppenheimer e i thriller di successo della
trilogia Il cavaliere oscuro. Ciò mette in evidenza la
versatilità e la poliedricità del regista britannico.
Indipendentemente dal tema trattato, Nolan conferisce ai suoi film
un senso epico di grandezza, spesso rafforzato dall’uso di
tecnologie all’avanguardia.
Dopo aver finalmente vinto un Oscar
per Oppenheimer, il pubblico di tutto il mondo attendeva con
impazienza la conferma del suo prossimo film. Per mesi, le star
hanno fatto il giro del misterioso progetto, che secondo alcune
indiscrezioni poteva essere un film incentrato sui piloti di
elicotteri o una storia sui vampiri. Tuttavia, è stato ora
confermato che The
Odyssey sarà il prossimo film di Nolan, che avrà così
l’opportunità di dirigere un film storico epico.
Cos’è L’Odissea (The
Odyssey)? Il film di Christopher Nolan del 2026
spiegato
Nolan affronta uno dei racconti
epici più importanti della storia
Il prossimo film di Christopher
Nolan sarà The Odyssey, un adattamento dell’antico poema
epico greco. Dopo il suo debutto nel 1998 con il thriller
poliziesco britannico Following, Nolan ha diretto una
dozzina di film che hanno ottenuto un successo costante di critica
e di pubblico. Nolan è diventato uno dei registi più iconici e
importanti della Hollywood moderna, aggiudicandosi finalmente il
suo primo Oscar come miglior regista con Oppenheimer
del 2023.
Per il suo prossimo film, Nolan
torna a uno dei capolavori fondamentali della narrativa moderna.
The Odyssey sarà un nuovo adattamento dell’epopea greca di
Omero e sarà girato appositamente (come molti dei film di Nolan) in
formato IMAX. Il film continuerà la collaborazione di Nolan con la
Universal Pictures, che ha finanziato e distribuito
Oppenheimer con enorme successo dopo vent’anni di lavoro con
la Warner Bros. In uscita il 17 luglio 2026, The
Odyssey è stato descritto come un “epico film d’azione mitico
girato in tutto il mondo utilizzando la nuova tecnologia
cinematografica IMAX”.
Cosa sappiamo della storia
dell’Odissea dall’epopea di Omero
L’Odissea è una delle
storie più importanti della storia
L’Odissea sarà basata sull’omonimo poema
epico di Omero, incentrato su Ulisse. Re dell’isola di Itaca, il
brillante Ulisse fu fondamentale per la vittoria dei Greci nella
guerra di Troia durante gli eventi dell’Iliade. Prima di
poter tornare a casa dalla moglie Penelope e dal figlio Telemaco,
Ulisse fece infuriare il dio Poseidone accecando uno dei suoi figli
ciclopi e si ritrovò completamente fuori rotta. Perso in mare,
Ulisse affrontò diverse minacce mostruose e seducenti mentre
lottava per tornare a casa.
Si ritiene che sia stata scritta
nell’VIII secolo a.C. e tradotta per la prima volta in inglese nel
XVI secolo, L’Odissea è considerata una delle storie più longeve
della letteratura.
Mentre la maggior parte
dell’Odissea è incentrata sui suoi incontri con creature come i
Ciclopi e la dea-strega Circe, la storia racconta anche le
difficoltà affrontate da Penelope e Telemaco nel decennio in cui
Ulisse è disperso in mare. Il poema epico ha ispirato
innumerevoli rivisitazioni ed è rimasto un punto fermo della
narrativa per migliaia di anni. Questo fa pensare che
l’interpretazione di Nolan potrebbe essere il film più epico del
regista.
Quando uscirà L’Odissea (The Odyssey)?
L’Odissea (The Odyssey) uscirà nelle sale il 17 luglio
2026.
L’Odissea (The Odyssey)
ha già un mix di collaboratori che tornano a lavorare con Nolan
insieme a nuovi attori
Ancor prima che fosse confermato il
soggetto del prossimo film di Christopher Nolan,il film stava
già attirando un cast stellare. Al momento della stesura di
questo articolo, Matt
Damon, Anne Hathaway, Tom
Holland, Zendaya, Robert Pattinson, Lupita Nyong’o e Charlize Theron hanno tutti
confermato la loro partecipazione al cast. Tuttavia, i loro ruoli
specifici non sono ancora stati confermati. La vastità della storia
suggerisce inoltre che molti altri attori si uniranno al cast.
Secondo
Deadline, The Odyssey di Nolan dovrebbe iniziare le
riprese all’inizio del 2025, con l’obiettivo di uscire nelle
sale nel 2026. Ciò riflette il tipico programma di lavoro di Nolan,
soprattutto nell’ultimo decennio. Interstellar, Dunkirk, Tenet e Oppenheimer sono stati tutti
distribuiti a distanza di tre anni l’uno dall’altro, e The
Odyssey dovrebbe debuttare tre anni dopo l’uscita di
Oppenheimer.
L’interpretazione di
Christopher Nolan dell’Odissea potrebbe essere il suo adattamento
più importante
Nolan è perfetto per portare
sul grande schermo l’epopea di Omero
L’Odissea è già stata
portata sul grande schermo in passato, tra cui Ulisse del
1954 con Kirk Douglas, la miniserie The Odyssey del 1997 con
Armand Assante e, più recentemente, The Return del 2024 con
Ralph Fiennes. È stata anche fonte
d’ispirazione per diversi film e serie TV di vari generi, tra cui
O Brother, Where Art Thou?, Cold Mountain e Star
Trek: Odyssey. Tuttavia, l’esperienza di Nolan nella
realizzazione di film epici e la sua abilità nell’utilizzare la
tecnologia IMAX fanno pensare a un film in grado di eguagliare
le vette epiche del poema originale.
La tecnologia IMAX dovrebbe
essere ideale anche per mostrare appieno la portata dell’epopea e
probabilmente sarà una vetrina visiva straordinaria.
Il talento di Nolan come regista
dovrebbe emergere in tutto il suo splendore con The
Odyssey, poiché la storia esplora il trauma e la pericolosa
arroganza di un eroe brillante. È un tema che è apparso in molti
altri film di Nolan e che troverà perfettamente spazio in The
Odyssey. La tecnologia IMAX dovrebbe inoltre essere ideale per
mostrare appieno la portata dell’epopea e probabilmente sarà una
vetrina visiva imponente. Considerando il pedigree del cast e dei
creativi coinvolti, The Odyssey di Christopher Nolan
è destinato a diventare uno dei film più importanti del 2026.
C’è un trailer per TheOdyssey?
Il primo teaser di The
Odyssey è stato presentato in anteprima esclusiva nei cinema a
luglio, prima di Jurassic
World – La rinascita. In breve tempo, le immagini del
trailer sono trapelate online, apparendo su X e TikTok.
Il trailer si apre con immagini del
mare e una voce fuori campo che racconta la vittoria di Ulisse
nella guerra di Troia, secondoThe New York Times.
“Oscurità. Le leggi di Zeus sono
state infrante. Un regno senza re da quando il mio signore è
morto”, dice una voce che appartiene al personaggio di
Leguizamo.
Una voce che sembra appartenere al
personaggio di Pattinson aggiunge poi: “Sapeva che era una guerra
impossibile da vincere, eppure in qualche modo… in qualche modo,
l’ha vinta”.
Poi, i fan vedono Telemaco,
interpretato da Holland, che dice a Jon
Bernthal (il cui personaggio non è ancora stato reso
pubblico) che deve “scoprire cosa è successo a mio padre”. Il
teaser passa poi a “un anno dopo”, prima di rivelare che l’Ulisse
di Damon è bloccato in mare.
Deadline riporta
che a Hollywood hanno intenzione, di nuovo, di scomodare dei e eroi
dell’antica Grecia. Infatti è finito nel mirino dei produttori uno
dei due capolavori della letteratura occidentale antica, l’Odissea (a martoriare l’Iliade ci avevano già
pensato nel 2004 Wolfang Petersen e
Brad
Pitt). A capo dell’impresa di riportare il
‘polutropon’ Odisseo a Itaca ci sarà Fedor
Bondarchuk, regista russo che ricordiamo per
Stalingrad, film epico presentato lo scorso anno
Fuori Concorso al Festival del Film di Roma.
Il progetto è quello di realizzare
un film epico su larga scala. A scrivere la sceneggiatura è stato
chiamato Jeremy Doner (The
Killing) che si troverà a fronteggiare la titanica
impresa di ridurre in script l’opera di Omero, e che probabilmente
diventerà il bersaglio preferito dei puristi europei. La trama
ufficiale del poema epico, riportata dalla fonte, è questa: Odisseo
è un re greco che, a seguito degli eventi della Guerra di Troia, si
ritrova in un lungo e strano viaggio di ritorno verso casa che gli
farà incontrare cannibali, mostri marini, sirene e ciclopi.
Come abbiamo accennato, nel 2004 la
Warner Bros portò sullo schermo l’Iliade di Omero (in cui si
racconta la Guerra di Troia) con la complicità criminosa del
regista tedesco Wolfang Petersen. In quesl film,
che preferiremmo dimenticare, ad interpretare Odisseo c’era
Sean Bean.
In passato, L’Odissea ha avuto
diversi e felici adattamenti, come quello del 1955 in cui il
protagonista era interpretato da Kirk Douglas, o
la versione tv prodotta da Francis Ford Coppola
che vedeva protagonista Armand Assante. Ma sono
tanti anche i film celebri di ambientazione moderna che traggono
chiara ispirazione dall’Odissea, come Fratello dove
sei? dei Fratelli Coen, con
George Clooney nei panni di un
moderno Odisseo.
Christopher Nolan ha presentato al CinemaCon
le prime immagini di L’Odissea,
adattamento del poema epico di Omero, mostrando un assalto al
cavallo di Troia costruito come sequenza di guerra ad altissima
tensione. Il film, interpretato da Matt Damon nei panni di Odisseo, punta a
trasformare il mito fondativo della letteratura occidentale in
un’esperienza cinematografica immersiva girata interamente in
formato IMAX.
Le immagini mostrate a Las Vegas si
concentrano proprio sull’attacco del cavallo di Troia: i Greci
trascinano la gigantesca struttura di legno mentre i Troiani,
sospettosi, la ispezionano con le armi, arrivando a colpire
l’interno e ferire un soldato nascosto. Il progetto, che include
nel cast anche Tom Holland, Anne Hathaway e Zendaya, è stato presentato da Nolan come il
suo film più ambizioso, girato tra Marocco, Grecia, Italia, Islanda
e Scozia (fonte: Variety).
Il regista ha sottolineato anche la
difficoltà produttiva del progetto, definendolo “un incubo
assoluto da girare, nel migliore dei modi possibili”,
evidenziando la natura fisica e immersiva della lavorazione. Ma
dietro l’enfasi spettacolare emerge un punto chiave: Nolan sta
tentando di riportare il mito classico al centro del grande cinema
contemporaneo, utilizzando la scala produttiva IMAX non solo come
formato tecnico, ma come linguaggio narrativo totale.
Il cavallo di Troia come
spettacolo cinematografico totale: Nolan riscrive il mito per l’era
IMAX
La scelta di aprire il racconto con
l’assalto al cavallo di Troia non è casuale. In questa versione di
Christopher Nolan, la guerra non è solo evento
storico-mitologico, ma esperienza sensoriale costruita sulla
tensione fisica e sul silenzio strategico dei soldati nascosti.
L’idea di una macchina da guerra che diventa contenitore di morte
si trasforma in un dispositivo cinematografico perfettamente
coerente con l’estetica IMAX.
Il viaggio di Matt Damon nei panni di Odisseo si configura
come una perdita progressiva di identità, con il personaggio che
dichiara di non ricordare più nulla prima di Troia. Questo
approccio suggerisce una lettura più psicologica del poema rispetto
alle versioni classiche: il ritorno a Itaca non è solo un viaggio
fisico, ma un tentativo di ricostruire sé stessi dopo la
guerra.
Con un cast corale che include
anche Lupita Nyong’o, Robert
Pattinson, Charlize
Theron, Jon
Bernthal, il film sembra voler trasformare l’epica
omerica in una struttura narrativa corale e frammentata, dove il
mito si intreccia con la percezione soggettiva del trauma e della
sopravvivenza.
Se L’Odissea
riuscirà a mantenere l’equilibrio tra fedeltà al testo originale e
spettacolarizzazione IMAX, potrebbe diventare non solo un
adattamento, ma una ridefinizione del modo in cui il cinema
contemporaneo affronta i grandi miti fondativi.
Lastar
Corey Hawkins di Odissea (The
Odyssey) ha lasciato intendere che l’adattamento
cinematografico della saga greca antica realizzato da
Christopher Nolan sarà un’opera
epica molto diversa dalle altre. Tratto dal poema epico di Omero,
uno dei testi più antichi della letteratura, il film di Nolan
seguirà le vicende di Matt
Damon nei panni di Ulisse, re di Itaca, che
intraprende un pericoloso viaggio di ritorno a casa dopo la guerra
di Troia.
Parlando con ScreenRant al Toronto International Film Festival di
quest’anno per il suo nuovo thriller, The Man in My
Basement, Hawkins ha espresso la sua opinione sull’approccio
unico di Nolan a The Odyssey.Confrontando il lavoro di
Nolan con un film indipendente con un budget molto più elevato,
Hawkins ha elogiato l’attenzione del regista ai dettagli. Ecco i
suoi commenti:
È
interessante notare che Chris Nolan è molto simile, direi, a un
regista indipendente con un budget molto diverso, ma in realtà ci
sono molte somiglianze. Solo l’efficienza con cui lavora. È un
maestro dei dettagli e non vedo l’ora che la gente veda questo
film.
Hawkins ha anche suggerito che
Odissea (The Odyssey) offrirà al pubblico un
tipo di film epico molto diverso, anche se ha avuto cura di non
rivelare alcun dettaglio. Leggete i suoi commenti finali qui
sotto:
È davvero…
Sarà epico in un modo diverso. Si impara così tanto da lui. Sto
cercando di non dire tutte le cose che non dovrei dire
[ride].
Cosa significano i commenti
di Corey Hawkins per Odissea (The Odyssey)
Con L’Odissea e L’Iliade di Omero che rappresentano i
due testi più importanti e influenti dell’antica Grecia, Nolan ha
sicuramente puntato su un progetto ambizioso. Dato che L’Odissea ha
continuato a ispirare studiosi, artisti e scrittori per migliaia di
anni, il regista avrà il compito enorme di tradurla sullo
schermo.
Tuttavia, l’elogio di Hawkins per
l’approccio cinematografico di Nolan e la sua meticolosa attenzione
ai dettagli gli saranno probabilmente utili nel dare vita a
L’Odissea. Data la quantità di temi mitologici e di eventi
leggendari citati nel testo originale di Omero e le innumerevoli
rielaborazioni che ne sono seguite, Nolan avrà bisogno di tutta
la sua notevole abilità per rendere giustizia alla storia.
L’Odissea,
il nuovo kolossal diretto da Christopher Nolan tratto dall’epopea di
Omero, ha ufficialmente ottenuto il rating R dalla Motion Picture
Association americana. Questo significa che negli Stati Uniti i
minori di 17 anni potranno vedere il film solo accompagnati da un
adulto. Una scelta sorprendente per un blockbuster estivo da 250
milioni di dollari, soprattutto considerando che Hollywood tende
ormai a evitare classificazioni restrittive per massimizzare il
pubblico dei grandi franchise.
Al momento non sono state
specificate ufficialmente le motivazioni precise del rating, ma
tutto lascia pensare che Nolan abbia mantenuto un approccio
estremamente violento e realistico alle guerre, ai massacri e agli
elementi più brutali dell’Odissea. Il regista arriva dal successo
gigantesco di Oppenheimer, anch’esso classificato R,
capace però di sfiorare il miliardo di dollari al box office
mondiale. Diversamente da quel film, però, L’Odissea appartiene
a una categoria ancora più rischiosa: un colossal mitologico ad
altissimo budget destinato al mercato estivo.
Distribuito da Universal Pictures,
L’Odissea
uscirà il 17 luglio 2027 e vanta un cast enorme guidato da Matt Damon,
Tom Holland,
Zendaya,
Robert Pattinson e Anne Hathaway. L’attesa attorno al progetto è
già altissima: i biglietti per le proiezioni IMAX 70mm sono andati
sold out con largo anticipo e l’apertura delle prevendite online ha
generato code virtuali enormi. Segnali che confermano come Nolan
sia oggi uno dei pochissimi registi capaci di trasformare il
proprio nome in un evento cinematografico globale.
Nolan sta trasformando The Odyssey
in un kolossal adulto contro le regole di Hollywood
Il vero significato del rating R va
oltre la semplice classificazione americana. Negli ultimi vent’anni
Hollywood ha costruito quasi tutti i blockbuster intorno al PG-13,
una formula pensata per includere il pubblico adolescenziale senza
rinunciare a violenza spettacolare e grande intrattenimento. Nolan,
invece, sembra voler fare l’esatto contrario: trasformare
L’Odissea in un’opera adulta,
brutale e probabilmente molto più vicina alla tragedia epica
originale che all’immaginario fantasy moderno.
Ed è una scelta coerente con la sua
evoluzione autoriale. Da Dunkirk a Oppenheimer, Nolan ha progressivamente
abbandonato l’idea del blockbuster puramente spettacolare per
avvicinarsi a un cinema sempre più fisico, opprimente e immersivo.
L’Odissea potrebbe rappresentare il punto massimo di
questa trasformazione: non una semplice avventura mitologica, ma
una discesa nella violenza, nel trauma della guerra e
nell’ossessione del ritorno.
Anche il budget rende il progetto
quasi senza precedenti. Con 250 milioni di dollari, The
Odyssey rischia di diventare il film vietato ai minori più
costoso della storia del cinema, superando perfino produzioni come
Deadpool & Wolverine o
Joker: Folie à Deux. È un’operazione
industrialmente pericolosa perché limita automaticamente una parte
del pubblico mainstream, ma allo stesso tempo rafforza l’idea di
Nolan come autore capace di imporre condizioni creative che nessun
altro regista contemporaneo potrebbe ottenere.
C’è poi un altro elemento
fondamentale: il rapporto tra mito classico e cinema moderno. Negli
ultimi anni Hollywood ha quasi abbandonato il peplum e il kolossal
storico tradizionale, spesso incapace di trovare una vera identità
narrativa tra spettacolo digitale e blockbuster fantasy. Nolan
sembra invece voler riportare il racconto epico alla sua dimensione
originaria: sporca, tragica, violenta e profondamente umana.
Se davvero manterrà questa
direzione, L’Odissea potrebbe
ridefinire non soltanto il cinema mitologico contemporaneo, ma
anche il concetto stesso di blockbuster adulto nel mercato moderno.
E il fatto che il pubblico stia già rispondendo con un entusiasmo
enorme suggerisce che Hollywood potrebbe aver sottovalutato per
anni la fame di grande cinema spettacolare pensato anche per
spettatori maturi.
Il
nuovo ambizioso progetto di Christopher Nolan,
L’Odissea
(The
Odyssey), promette di portare sul grande
schermo una delle opere più importanti della letteratura
occidentale. L’adattamento del celebre poema epico di Homer è uno dei film
più attesi dei prossimi anni, ma proprio la vastità del materiale
originale potrebbe costringere Nolan e il suo team creativo a
compiere alcune scelte difficili su quali eventi includere nella
narrazione.
Il
poema originale è infatti un’opera monumentale che, nelle
traduzioni moderne, supera facilmente le 500 pagine. Secondo le
prime indiscrezioni, il film potrebbe avere una durata superiore
alle tre ore, ma anche con un tempo così esteso sarebbe impossibile
adattare ogni episodio del viaggio di Odisseo. Per questo motivo è
probabile che alcune parti della storia vengano ridotte o eliminate
per rendere la trama più fluida dal punto di vista
cinematografico.
Tra gli episodi che potrebbero essere sacrificati ci sono momenti
meno centrali del viaggio, come l’incontro con i Lotofagi o
l’attacco dei Lestrigoni, spesso considerati tra gli eventi più
difficili da inserire in un adattamento cinematografico. Tuttavia,
secondo molti appassionati dell’opera originale, esiste un episodio
che il film non dovrebbe assolutamente tagliare: l’incontro con
Scilla e Cariddi.
Lo scontro con Scilla e Cariddi è
uno dei momenti più importanti del poema
Nel corso del suo viaggio verso Itaca, Odisseo deve attraversare
uno stretto pericoloso sorvegliato da due mostri marini leggendari:
Scilla e Cariddi.
Scilla è una creatura terrificante con sei teste e dodici zampe,
nascosta in una caverna sulla cima di una roccia. Ognuna delle sue
teste è dotata di file di denti affilati e può afferrare un
marinaio dalla nave mentre questa passa sotto la scogliera.
Cariddi, invece, si trova sul lato opposto dello stretto ed è
spesso descritta come un enorme vortice marino che inghiotte e
risputa l’acqua del mare più volte al giorno.
L’episodio è fondamentale non solo per la spettacolarità visiva dei
mostri, ma soprattutto per il significato narrativo che porta con
sé. Odisseo infatti si trova davanti a una scelta impossibile:
affrontare Scilla, sapendo che perderà inevitabilmente sei uomini
della sua ciurma, oppure tentare di passare accanto a Cariddi,
rischiando la distruzione totale della nave.
Secondo il racconto dell’opera originale, la maga Circe avverte
Odisseo che Scilla è invincibile e che affrontarla rappresenta la
scelta meno disastrosa. L’eroe decide quindi di sacrificare parte
dell’equipaggio pur di salvare la nave e il resto dei suoi uomini.
La scena, descritta nel poema come uno dei momenti più strazianti
del viaggio, rappresenta una delle decisioni morali più difficili
della storia.
Questo episodio è anche uno dei passaggi che mostrano con maggiore
forza la complessità del personaggio di Odisseo. Non si tratta solo
di un eroe astuto e coraggioso, ma di un leader costretto a
prendere decisioni tragiche per garantire la sopravvivenza del
gruppo.
Per questo motivo molti fan ritengono che la sequenza di Scilla e
Cariddi sia essenziale nell’adattamento cinematografico. Non solo
offre un momento visivamente spettacolare che potrebbe diventare
una delle scene più memorabili del film, ma rappresenta anche un
passaggio fondamentale nello sviluppo psicologico del
protagonista.
Se Nolan decidesse di includere i due mostri, la scena potrebbe
diventare uno dei momenti più impressionanti del film. Alcune
indiscrezioni hanno già rivelato che la produzione ha realizzato
animatronici a grandezza naturale per rappresentare il ciclope
Polifemo, segno che il regista potrebbe puntare su effetti pratici
e scenografie spettacolari per dare vita alle creature
mitologiche.
Ma al di là dell’aspetto visivo, l’elemento più importante resta il
peso emotivo della scelta di Odisseo. La decisione di sacrificare
parte dei suoi uomini segna infatti una frattura nel rapporto con
l’equipaggio e contribuisce alla progressiva perdita di fiducia nei
confronti del loro comandante.
Se il film di Nolan riuscirà a rendere questo momento con la stessa
intensità emotiva del poema originale, la sequenza di Scilla e
Cariddi potrebbe diventare una delle scene più potenti dell’intero
adattamento.
Con il rilascio del secondo trailer
di Odissea,
il nuovo film di Christopher Nolan, il tono del blockbuster più
atteso dell’estate appare ormai definito. La storia del viaggio di
ritorno di Odisseo verso Itaca dopo la guerra di Troia sarà una
sfida dura e pericolosa, segnata da ostacoli estremi e forze
naturali avverse.
Nonostante le premesse da grande
opera epica,
l’adattamento di Nolan sembra però allontanarsi da un elemento
fondamentale del testo originale della letteratura greca antica.
Come spesso accade nei suoi film dal grande budget, anche
questa versione punta su un approccio molto serio e
drammatico, con un forte senso di tragedia.
L’Odissea di Omero, pur non essendo
una commedia, presenta infatti una complessità maggiore rispetto al
tipico racconto di ritorno alla Nolan, includendo anche
momenti di ironia e satira, oltre a una rilettura
meno convenzionale dell’eroe tragico presente nei miti greci. Dai
primi due
trailer, sembra che questi aspetti siano stati completamente
esclusi dall’adattamento del regista.
Nolan non sfrutta l’umorismo
presente nel poema di Omero
I trailer de L’Odissea
erano destinati fin dall’inizio a dividere il
pubblico, sia tra gli appassionati delle grandi epopee
classiche sia tra i fan del cinema di Christopher Nolan, dato che il regista sta
affrontando un progetto molto diverso da quelli realizzati in
passato. È importante ricordare anche che i
trailer hanno uno scopo principalmente promozionale e
non sempre riflettono in modo completo il contenuto finale
del film.
Detto questo, queste anteprime
suggeriscono comunque un elemento abbastanza evidente:
l’adattamento di Nolan sembra concentrarsi soprattutto sull’azione
intensa, sui pericoli estremi e sul peso emotivo del
ritorno di Odisseo a Itaca. In questo modo, però, alcune
sfumature importanti del personaggio e dell’opera originale di
Omero sembrano passare in secondo piano.
Odisseo è una figura che si contrappone in modo diretto
all’archetipo di Achille, il guerriero “piè veloce”, protagonista
dell’altra grande epopea omerica, l’Iliade. Nel film di Nolan, interpretato da Matt Damon, Odisseo appare soprattutto come un
abile stratega e ingannatore, capace di superare
avversari più forti grazie all’astuzia.
In questo senso, il personaggio ribalta lo stereotipo
tradizionale dell’eroe maschile, tipicamente associato a
guerrieri impulsivi e fisicamente dominanti. Inoltre, la sua
capacità di usare travestimenti e racconti ingannevoli lungo il
viaggio introduce spesso nel poema un tono ironico e
leggermente giocoso.
Ogni volta che Odisseo riesce a ingannare un nemico o un ospite
inconsapevole, l’opera sembra quasi rivolgersi con complicità al
pubblico. Molti lettori dell’antica Grecia che si avvicinavano
all’Odissea conoscevano
già il ciclo mitologico a cui la storia apparteneva.
Il poema è ricco di livelli di ironia drammatica,
sia in relazione alla sua trama sia alla mitologia greca antica più
in generale, elementi che contribuiscono a mettere in luce in
chiave satirica la natura del viaggio dell’eroe e persino l’essenza
stessa del raccontare storie. Da quanto abbiamo visto finora del
film, l’interpretazione dell’Odissea di Christopher Nolan sembra contenere quasi
nessuno di questi livelli.
Il film si concentrerà più sul ritorno a casa che
sull’avventura
Questo grande film epico assume il
tono di un dramma lineare, incentrato
essenzialmente sul tema del “ritorno a casa”,
concetto che Nolan ha esplorato più volte nei suoi lavori (Interstellar).
La rappresentazione di Odisseo come figura astuta che si affida al
proprio ingegno suggerirebbe un’impronta più
avventurosa, che però sembra poco presente nel
film.
I trailer di Odissea mostrano infatti un viaggio gravato dal
peso di ciò che lo attende alla fine e segnato dalle ferite emotive
di una guerra lunga e devastante. Questi elementi fanno sicuramente
parte anche del poema di Omero, ma nell’opera originale sono
affiancati da episodi più dinamici e incontri sorprendenti lungo il
percorso.
Omero non descrive queste
esperienze soltanto come ulteriori sofferenze per Odisseo. Al
contrario, nel poema emerge anche un aspetto più leggero e
persino positivo delle sue avventure, come si nota nel
modo in cui il protagonista le racconta con meraviglia ad altri
personaggi incontrati durante il viaggio verso Itaca.
L’Odissea di Nolan è uno studio del personaggio più che un
viaggio dell’eroe
Christopher Nolan sembra aver
scelto deliberatamente di mettere in primo piano gli
aspetti più oscuri e realistici della vicenda di
Odisseo nella sua versione de L’Odissea. Il protagonista viene presentato come un uomo
ancora tormentato dalle conseguenze psicologiche della
guerra, sospeso tra il dovere di condurre i suoi compagni
verso la salvezza e il desiderio urgente di riabbracciare la
famiglia lontana.
In questa interpretazione c’è
poco spazio per il classico viaggio dell’eroe
fatto di meraviglie straordinarie e imprese di astuzia
spettacolari. Era comunque prevedibile che sarebbe stato complicato
adattare l’eroe omerico a un grande film moderno. Ci sono infatti
dei limiti a ciò che può essere rappresentato sullo schermo, anche
con un
interprete esperto come Matt Damon. La scelta del regista,
però, gli consente anche di approfondire altri temi più astratti e
concettuali presenti nella storia.
L’Odissea prosegue l’esplorazione del tempo tipica di
Christopher Nolan
Odissea difficilmente sarebbe un film di Christopher
Nolan senza una forte ossessione per il tempo, e
già dai materiali promozionali è chiaro che questo elemento avrà un
ruolo centrale nell’adattamento del poema di Omero. Il regista ha
infatti ripreso la struttura temporale non lineare
dell’opera originale e potrebbe aver mantenuto anche la
sua impostazione narrativa “a cornice”, con storie inserite dentro
altre storie.
Nel frattempo, l’Odisseo
interpretato da Matt
Damon appare disorientato dal tempo trascorso lontano da Itaca
e la sua memoria sembra segnata e frammentata dagli effetti
psicologici della guerra di Troia. Lui e Penelope vengono mostrati
come un re e una regina ormai invecchiati, la cui
lunga separazione contribuisce a rendere ancora più alterata la
loro percezione del tempo.
Sebbene sia molto probabile che
questa versione dell’Odissea non metta troppo in evidenza l’astuzia
o la capacità di inganno di Odisseo, il film promette di giocare
con il tempo in un modo che lo stesso Omero avrebbe potuto
apprezzare, pur restando fedele alla storia originale del più
celebre viaggio di ritorno della tradizione occidentale.
L’occhio del gatto
è un film del 1985 di Lewis Teague con
protagonisti nel cast Drew Barrymore, James Woods, Robert
Hayes, James Naughton e Kenneth McMillan.
L’occhio del gatto: trama
Trama: Film a
episodi – tre – due dei quali tratti da altrettanti racconti di
Stephen King (pubblicati nella raccolta Night
Shift, A volte ritornano in italiano).
Un fumatore incallito (James Woods)
per togliersi il vizio si rivolge ad una particolare clinica, dai
metodi ben poco ortodossi; un marito tradito (Kenneth McMillan)
costringe l’amante della moglie (Robert Hays) a camminare
lungo il cornicione posto all’ultimo piano di un grattacielo: se
riuscirà nell’impresa, i due potranno proseguire la loro relazione;
una bambina (Drew Barrymore) è minacciata da una creatura
notturna che le toglie – letteralmente – il respiro: in suo aiuto
correrà il gatto del titolo , coinvolto marginalmente nelle prime
due storie, ma qui protagonista assoluto.
L’occhio del gatto, il film
Nel corpus cinematografico tratto
dalle opere di Stephen King, L’occhio del
gatto rappresenta uno degli episodi minori, prodotti per
sfruttare l’onda del successo commerciale arriso ai libri del Re
del Brivido e alle loro trasposizioni per il grande schermo.
L’impresa porta la firma di Lewis Teague, che già
aveva messo le mani sull’opera dello scrittore del Maine un paio
d’anni prima con Cujo e dello stesso King, che firma la
sceneggiatura (preparandosi in un certo senso al flop registico di
Brivido, dell’anno successivo).
Le sorti di L’occhio del
gatto sono affidate a un cast in cui si segnalano
James Woods (reduce dai fasti di C’era una volta in America) Robert
Hays (protagonista della serie dell’Aereo più pazzo del
mondo, che non sarebbe più riuscito a scrollarsi di dosso quel
ruolo) e Drew Barrymore, che con i libri di King aveva
già avuto a che fare ne L’incendiaria. Completano il cast un paio
di facce note come Kenneth McMillan (Dune,
Amadeus) e James Naughton (attivo
soprattutto in tv, in serie come Il pianeta delle scimmie, Trauma
Center e più di recente Gossip Girl).
Alla fine, il maggior limite
dell’operazione sta proprio nel suo essere destinata al grande
schermo: se questi tre episodi fossero stati destinati direttamente
all’home video, o alla televisione, non ci sarebbe stato granché da
ridire, anzi; ma il cinema è tutto un altro paio di maniche; il
risultato è un film che viene portato avanti in maniera indecisa
anche sul registro da adottare: i contorni favolistici
dell’episodio finale, in cui l’eroico gatto del titolo si prende
finalmente la scena, si affiancano ai toni molto più tetri degli
altri due, per quanto non privi di una certa ironia di
fondo. L’occhio del gatto contiene
varie altre citazioni kinghiane: nell’incipit, il gatto viene
inseguito da un sanbernardo (Cujo) e rischia di essere investito
da… Christine (la macchina infernale).
L’occhio del
gatto ebbe comunque un buon successo di pubblico,
finendo però presto dimenticato, con una vita breve anche nel
mercato dell’home video (attualmente è fuori catalogo).
La
seconda stagione di Daredevil: Rinascita
continua ad espandere il lato più “street-level” del MCU, e lo fa chiarendo finalmente
il destino di un personaggio legato alla vecchia saga Netflix di The
Defenders.
Nel
secondo episodio, Marvel risponde a una domanda rimasta in sospeso:
Sister Maggie, madre
di Matt Murdock, non è scomparsa, ma si trova a Roma per un anno
sabbatico. Una scelta narrativa che spiega la sua assenza in un
momento cruciale per Daredevil, mentre New York è sotto il
controllo di Kingpin.
Non
è un dettaglio secondario: il MCU sta lentamente ricucendo i fili
della saga Netflix, integrando personaggi e storyline in modo più
organico rispetto al passato. E ogni rivelazione come questa
rafforza l’idea di una continuità finalmente riconosciuta.
Il ritorno dei personaggi Netflix
nel MCU è sempre più centrale per Daredevil
La menzione di Sister Maggie non è casuale, ma parte di una
strategia più ampia. Negli ultimi episodi, Daredevil si muove in
un contesto sempre più vicino alla serie originale, con il ritorno
di volti noti e un tono più realistico e oscuro.
Questo apre a una possibilità concreta: il ritorno di Sister Maggie
nelle stagioni future. Con la storyline di Fisk destinata a
concludersi, la serie potrebbe fare un salto temporale che
permetterebbe al personaggio di rientrare in scena, offrendo a Matt
un supporto fondamentale dopo gli eventi traumatici recenti.
Più in generale, il MCU sembra aver finalmente trovato una
direzione chiara per i personaggi Netflix: non reboot, ma
integrazione. E Daredevil: Born Again è il punto di equilibrio tra
passato e futuro di questo universo narrativo.