L’ultimo dei
Mohicani ha segnato una tappa fondamentale nella storia
del cinema, soprattutto in quella recente, grazie alla sua
sceneggiatura, alla potenza visiva e alle performance spettacolari
degli attori che hanno fatto parte del film.
Questo lungometraggio, diretto da
Michael Mann e uscito nei cinema nel 1992, ha riscosso un immediato
successo in tutto il mondo, forte della trama raccontata e delle
emozioni suscitate. Interpretato da Daniel Day-Lewis, il film ha vinto anche un
Oscar per il Miglior sonoro nel 1993.
Ecco, allora, dieci cose da
sapere su L’ultimo dei Mohicani.
L’ultimo dei Mohicani film
1. Ci sono volute diverse
notti. Per girare le scena dell’assedio, è stato
necessario filmare per diverse notti consecutive. A causa della
vasta area interessata, sono stati installati diffusori attorno al
campo di battaglia, in modo da poter dare le diverse direzioni alle
centinaia di persone appartenenti al cast e alla crew del film.
2. È stato girato nella
Carolina del Nord. Uno dei motivi tali per cui si è deciso
di girare qui, invece che ha New York, sta nel fatto che secondo il
regista, Michael Mann, i boschi della Carolina
assomigliavano più alle antiche foreste degli Adirondacks, che
hanno ancora tracce del disboscamento avvenuto tra il
diciannovesimo ed il ventesimo secolo.
3. Esistono tre versioni
del film. Nel corso del tempo, sono state effettuate tre
edizioni diverse del film: quella originale, uscita nel 1992, dura
112 minuti, la versione ampliata dal regina del 2001 risulta di 117
minuti, mentre la director’s cut del 2010 dura 114 minuti.
L’ultimo dei Mohicani
streaming
4. È disponibile in
streaming digitale. Grazie alla sua presenza sulle varie
piattaforme di streaming digitale legale, è possibile vedere o
rivedere L’ultimo dei Mohicani. Il film, infatti, è
disponibile su Rakuten Tv, Chili, iTunes e Tim Vision.
L’ultimo dei Mohicani Colonna
sonora
5. Ha ricevuto una
nomination ai Golden Globe. Nel 1993, Trevor
Jones e Randy Edelman hanno ricevuto una
candidatura per questo premio. Entrambi hanno lavorato alla
realizzazione della colonna sonora del film.
L’ultimo dei Mohicani cast
6.
Daniel Day-Lewis si è preparato meticolosamente per il
ruolo. L’attore è conosciuto per essere uno che si prepara
ai ruoli con estrema attenzione. Per questo film, egli ha vissuto
nel deserto dove il suo personaggio avrebbe potuto vivere, cacciare
e pescare per diversi mesi prima di effettuare le riprese.
7. Girare un film a costo
della salute. Questo è quello che è successo a Daniel Day-Lewis, che per il suo ruolo e
l’intenso programma di riprese, ha dovuto ricevere delle cure per
trattare una forma di claustrofobia e di lievi allucinazioni che si
sono manifestate dopo la fine delle riprese.
8. Madaleine Stowe non ha
accettato subito. All’inizio, l’attrice non era
particolarmente convinta di voler recitare in questo film.
Tuttavia, dopo aver realizzato che si trattava di una storia
d’amore, accettò di fare un’audizione per il ruolo di Cora
Munro.
L’ultimo dei Mohicani trama
9. Un giovane bianco e il
suo destino. Il film è ambientato nel 1757, durante la
guerra anglo-francese nelle colonie americane. Alcune tribù sono
alleate dei francesi, altre degli inglesi, e nel frattempo tre
uomini danno la caccia ad un cervo: Chingachgook e suo figlio
Uncas, gli ultimi superstiti dei mohicani, e Hawheye, un ragazzo
adottato dal capo tribù quando era bambino. Il destino di
quest’ultimo è segnato quando incontra il maggiore Duncan Heyward e
le giovani Cora e Alice, figlie del colonnello inglese Edmund
Munro.
L’ultimo dei Mohicani libro
10. Si basa su un omonimo
romanzo. Il film prende spunto dal romanzo di avventura
scritto da James Fenimore Cooper nel 1826.
Inoltre, in passato c’erano già stati due adattamenti
cinematografici, avvenuti nel 1920 e nel 1936, diretti
rispettivamente da Clarence Brown-Maurice Tourneur
e George B. Seltz.
Giunto al suo terzo film, il
regista Gabriele
Muccino firma quello che è ancora oggi considerato uno
dei titoli più importanti e significativi della sua carriera, che
ha decretato un primo grande successo a livello internazionale. Si
tratta di L’ultimo bacio, una cinica e
disillusa riflessione sulle difficoltà della vita di coppia di
quella generazione di trentenni di cui il regista faceva parte.
Adulti affetti dall’ormai nota sindrome di Peter Pan, costantemente
in fuga dalla responsabilità che la loro età comporta, inseriti qui
in un film che ha definito lo stile del regista, ricco di emozioni
forti e momenti di grande impatto visivo. Uscito in sala nel 2001,
si tratta di un film che a distanza di vent’anni ancora definisce
il cinema e la cultura italiana.
Il film ebbe talmente tanto
successo al momento della sua uscita da rimanere in sala per ben 6
settimane, arrivando ad un incasso di circa 13 milioni di euro. Era
però solo l’inizio della sua fortuna, coronata poi con la vittoria
di ben 5 David di Donatello, tra cui quello per la miglior regia.
Uscito dai confini nazionali, L’ultimo bacio arrivò a
vincere il Premio del pubblico anche al prestigioso Sundance Film
Festival. Proprio negli Stati Uniti, dove Muccino avrebbe poi
trovato fortuna con La ricerca della felicità, prese vita
un remake del film, intitolato The Last Kiss, e con
protagonisti Zach
Braff e Casey
Affleck.
Arricchito dalla canzone di
Carmen ConsoliL’ultimo bacio, a cui
si ispira il titolo, il film è dunque ormai parte dell’immaginario
culturale italiano. Un’opera imprescindibile, che racconta in modo
estremamente brillante degli italiani e della loro attitudine verso
la vita, il futuro e le passioni. Prima di intraprendere una
visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune
delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella
lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli
relativi alla trama, al cast di
attori e al suo sequel. Infine, si
elencheranno anche le principali piattaforme
streaming contenenti il film nel proprio catalogo.
L’ultimo bacio: la trama del
film
Protagonisti del film sono un
gruppo di amici alla soglia dei trent’anni, i quali desiderosi di
sentirsi ancora adolescenti e volendo rifuggire le responsabilità
della propria età si trovano a mettere in discussione l’intera loro
vita. Tra questi vi è Carlo, da tempo fidanzato
con Giulia. Nel momento in cui quest’ultima gli
rivela di aspettare un bambino, egli inizia a vivere la paura di
diventare padre. Per nascondersi da questa, si rifugia in una
relazione clandestina con la bella Francesca. Allo
stesso tempo, Adriano vive un periodo di forte
crisi con la moglie Livia, mentre
Alberto non fa che passare da una relazione
all’altra, e Paolo si trova a dover gestire la
malattia del padre e l’abbandono della ragazza. Tra drammi,
tradimenti e perdite, ciascuno di loro cercherà di rimettere
insieme i pezzi di una vita che non li appaga quanto
vorrebbero.
L’ultimo bacio: il cast del
film
Personaggi centrali del film sono
la coppia formata da Carlo e Giulia, interpretati rispettivamente
da Stefano Accorsi
e Giovanna
Mezzogiorno. I due attori, già con diversi film
all’attivo, divennero delle celebrità del cinema italiano proprio
grazie a questo film. Al momento delle riprese, inoltre, i due
stavano vivendo una vera relazione sentimentale, iniziata qualche
anno prima, e terminata poco dopo l’uscita di L’ultimo
bacio. Memorabile nel film è la scena della loro litigata,
dove l’attrice finisce con il ferire realmente Accorsi con un
coltello. Accanto a loro, nei panni della seducente Francesca, si
ritrova invece Martina Stella,
qui al suo debutto cinematografico. Pierfrancesco
Favino, altro frequente collaboratore di Muccino,
interpreta invece il ruolo di Marco.
L’attore Giorgio Pasotti
interpreta invece Adriano, ruolo originariamente offerto a
Enrico Silvestrin. Diversi sono poi gli interpreti
qui presenti e che hanno più volte collaborato con Muccino anche in
altri dei suoi successivi film. Si tratta di Claudio
Santamaria nei panni di Paolo, Sabrina
Impacciatore in quelli di Livia, e Stefania
Sandrelli in quelli di Anna, la madre di Giulia. Sergio
Castellitto interpreta invece il professore Eugenio
Bonetti. Completano il cast anche Marco Cocci
nei panni di Alberto, e Luigi Diberti in quelli di
Emilio. Si ritrova inoltre, in un piccolo ruolo, anche
Silvio Muccino, fratello del regista. La cantante
Carmen Consoli, oltre ad aver eseguito il brano
che dà il titolo al film, appare in un cameo nei panni di una delle
fiamme di Alberto.
L’ultimo bacio: il sequel, il
trailer e dove vedere il film in streaming e in TV
A quasi dieci anni dall’uscita del
film, il regista ha deciso di riprendere quei personaggi tanto
amati per vedere come erano cresciuti e quali percorsi di vita
avevano intrapreso. Nel 2010 è così arrivato al cinema il sequel
Baciami ancora, il cui titolo coincide stavolta con quello
della canzone di Jovanotti, scritta appositamente
per il film. In questo mancano però all’appello diversi degli
attori protagonisti di L’ultimo bacio, come Giovanna
Mezzogiorno, Martina Stella, Stefania Sandrelli e Sergio
Castellitto. Si aggiungono però attori come Valeria Bruni Tedeschi, Primo
Reggiani e Adriano
Giannini. Vittoria
Puccini assume qui i panni di Giulia, dal momento che
la Mezzogiorno si era rifiutata di interpretare nuovamente il
personaggio, insoddisfatta dal suo sviluppo.
Prima di vedere il sequel, però, è
possibile fruire di L’ultimo bacio grazie alla
sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming
presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi
di Rakuten TV,Chili Cinema e Amazon Prime Video. Per
vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà
noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale.
Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della
qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo
di sabato 6 febbraio alle ore
21:45 sul canale Rai 3.
Il genere noto come thriller
legale o thriller giudiziario è particolarmente
popolare a livello internazionale, e sempre più le storie di
avvocati, processi o questioni legate al mondo giudiziario si
ritagliano il proprio posto di rilievo nel mercato cinematografico.
Un titolo meno noto rispetto a film come Il rapporto Pelican e
Il cliente è
L’ultimo appello, incentrato tanto su
vicende legali quanto famigliari, con l’avvocato protagonista
chiamato a scoprire pesanti verità sul passato della sua famgilia.
Questo è stato diretto nel 1996 da James Foley,
regista recentemente tornato alla ribalta con i film Cinquanta
sfumature di nero e Cinquanta sfumature di rosso.
Scritto dal premio Oscar
William Goldman e da Chris Reese,
il film è tratto dall’omonimo romanzo del 1994 scritto da
John Grisham. Lo scrittore, dalle cui opere sono
stati tratti anche film come Il rapporto Pelican e La
giuria, è un esperto di gialli giudiziari, avendo lui
conseguito la laurea in legge e aver lavorato per anni come
avvocato. Proprio grazie a questa sua esperienza, i suoi racconti
sono particolarmente solidi e tesi da questo punto di vista,
configurandosi alla perfezione anche per il cinema. L’ultimo
appello non conobbe tuttavia la stessa fama degli altri titoli
qui citati, divenendo al contrario un considerevole insuccesso al
box office.
Il film è poi stato disconosciuto
anche dallo stesso Grisham, cadendo di fatto nel dimenticatoio. Pur
al netto dei suoi difetti, tuttavia, è un film che affronta
tematiche ancora oggi spinose, a cui si può concedere il beneficio
di una nuova visione. Prima di intraprendere una visione del film,
però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali
curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà
infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla
trama e al cast di attori.
Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme
streaming contenenti il film nel proprio catalogo.
L’ultimo appello: la trama del film
Protagonista del film è il giovane
avvocato Adam Hall, il quale decide di occuparsi
di un caso che gli sta molto a cuore, quello di suo nonno
Sam Cayhall. L’anziano, un ex militante del Ku
Klux Klan, è in carcere da oltre trent’anni per un attentato
compiuto nel 1967 nel quale rimasero uccisi due bambini. Condannato
ora a morte, egli rimane quanto mai sorpreso nel ricevere la visita
del nipote, che non aveva mai incontrato prima. L’obiettivo di Adam
è quello di tentare di salvare in ultimo appello il nonno, cercando
allo stesso tempo di scoprire di più della sua vita.
Il giovane avvocato rimane però
deluso nell’imbattersi in un uomo ancora colmo di rabbia e che non
si dichiara pentito del suo passato. Non è però questo a fermare i
suoi intenti, i quali hanno anche fini personali. Adam desidera
infatti ricucire le ferite del passato e cancellare la vergogna
sempre provata per l’appartenere a quella famiglia. Ricercando
indizi per poter scoprire di più su Sam e poterlo difendere in
tribunale, Adam arriverà ad una serie di verità che potrebbero
riscrivere quanto accaduto, scagionando il nonno. Convincere la
giuria di quanto scoperto, però, sarà estremamente difficile.
L’ultimo appello: il cast del film
Nei panni del giovane avvocato Adam
Hall era inizialmente previsto l’attore Brad Pitt, il
quale si tirò fuori dal progetto per dedicarsi ad altri film. Al
suo posto venne scelto Chris O’Donnell, divenuto
celebre grazie ai film Scent of a Woman e Batman
Forever, dove ha interpretato il ruolo di Robin. Per assumere
i panni di un avvocato, O’Donnell si è documentato a lungo su tale
lavoro, cercando di risultare quantopiù credibile possibile in
questo. Ebbe inoltre modo di parlare con veri avvocati, apprendendo
da loro i segreti del mestiere. Nei panni di sua madre Lee Cayhall
Bowen vi è invece l’attrice premio Oscar Faye
Dunaway.
Ad interpretare il brusco Sam
Cayhall vi è invece il premio Oscar Gene Hackman.
Particolarmente apprezzato per la sua interpretazione, egli si
documentò sulle idee politiche e sociali del suo personaggio,
arrivando ad essere estremamente credibile nelle sue azioni.
Hackman, inoltre, interpreta il padre della Dunaway, nonostante
abbia appena 11 anni in più all’attrice. Nel film sono poi presenti
Robert Prosky nel ruolo di E. Garner Goodman e
Raymond J. Barry in quelli di Rollie Wedge. L’ex
giocatore di football americano Bo Jackson è
invece stato scelto per la parte della guardia carceraria Clyde
Packer. I produttori lo vollero in quanto la sua possenza si
sposava alla perfezione con il personaggio.
L’ultimo appello: il trailer e
dove vedere il film in streaming e in TV
È possibile vedere o rivedere il
film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari
piattaforme streaming presenti oggi in rete. L’ultimo
appello è infatti disponibile nel catalogo di
Chili, Google Play e Apple iTunes. Per vederlo, in
base alla piattaforma scelta, basterà iscriversi o noleggiare il
singolo film. Si avrà così modo di poter fruire di questo per una
comoda visione casalinga. È bene notare che in caso di solo
noleggio, il titolo sarà a disposizione per un determinato limite
temporale, entro cui bisognerà effettuare la visione. Il film sarà
inoltre trasmesso in televisione il giorno sabato 24
luglio alle ore 21:00 sul canale
Iris.
Medusa Film ha diffuso il trailer
di L’ultima volta che siamo stati bambini, la
nuova commedia di e con
Claudio Bisio. Nel cast anche Alessio Di
Domenicantonio, Vincenzo Sebastiani, Carlotta De Leonardis, Lorenzo
McGovern Zaini, Marianna Fontana, Federico Cesari e Antonello
Fassari. Il film nelle sale dal 12
ottobre distribuito da Medusa Film è
una coproduzione Solea e
Bartlebyfilm, in associazione con Medusa
Film e in collaborazione con Prime
Video, prodotto da Sandra Bonzi,
Claudio Bisio, Massimo Di Rocco e Luigi Napoleone. Le
edizioni musicali sono a cura di Edizioni Curci –
Bartlebyfilm.
Nel film Quattro bambini
giocano alla guerra mentre attorno esplodono le bombe della guerra
vera. Italo è il ricco figlio del Federale,
Cosimo ha il papà al confino e una fame atavica,
Vanda è orfana e credente,
Riccardo viene da un’agiata famiglia ebrea. Sono
diversi ma non lo sanno e tra loro nasce “la più grande amicizia
del mondo”, impermeabile alle divisioni della Storia che insanguina
l’Europa.
Per loro tutto è gioco, combattono
in cortile una fantasiosa guerra fatta di missioni avventurose ed
eroismi, poi però fanno patti “di sputo” e non “di sangue” per
paura di tagliarsi. Ma il 16 ottobre il ragazzino ebreo viene
portato via dai tedeschi insieme ad oltre mille persone del Ghetto.
Grazie al padre Federale di Italo, i tre amici credono di sapere
dov’è e, per onorare il “patto di sputo”, decidono di partire in
segreto per convincere i tedeschi a liberare il loro amico.
L’ennesima missione fantasiosa entra nella realtà, i tre bambini
viaggiano soli in un’Italia stremata dalla guerra, fra soldati allo
sbando, disertori, truppe di tedeschi occupanti, popolazioni
provate e affamate.
I tre bambini non sono del tutto
soli, due adulti partono a cercarli per riportarli a casa:
Agnese, suora dell’orfanotrofio in cui vive Vanda,
e Vittorio, fratello di Italo. Lei cristianamente
odia la violenza e lui è un eroe di guerra fascista: sono diversi
e, al contrario dei bambini, lo sanno benissimo infatti litigano
tutto il tempo. Il doppio viaggio dei bambini e degli adulti
nell’Italia lacerata dalla guerra sarà gioco e terrore, poesia
fanciullesca e privazioni, scoperta della vita e rischi di morte:
un’esperienza capace di imprimere il suo sigillo su tutti i
personaggi coinvolti, cambiando la coscienza dei singoli e le loro
relazioni. Fino al sorprendente ma in fondo purtroppo logico,
finale.
Il mondo visto attraverso lo sguardo
di un bambino, è un mondo fatto di infinite e diverse possibilità.
È un mondo intessuto di colori, vivacità, spesso deformato dalla
sua visione edulcorata della realtà, che gli arriva in maniera
diversa poiché filtrata dalla fantasia. Nell’esordio
alla regia di Claudio Bisio, L’ultima volta che
siamo stati bambini, succede esattamente questo.
L’attore sceglie di debuttare dietro la macchina da presa facendo
suo il romanzo omonimo di Fabio Bartolomei, dal
quale fiorisce una commedia dolceamara, piena di sguardi incantati,
sogni, semplicità, ma anche tanto dolore. Perché sullo sfondo della
fanciullezza, rappresentata dai quattro piccoli protagonisti, c’è
una pagina di Storia che ancora oggi sconvolge, e di cui dovremmo
sempre avere memoria: l’Olocausto. Con L’ultima volta
che siamo stati bambini, Bisio vuole anche
commemorare il rastrellamento del ghetto di Roma, avvenuto ottanta
anni fa, di preciso il 16 ottobre del 1943. Nel cast, un gruppo di
giovanissimi: Vincenzo Sebastiani, Alessio
di Domenicantonio, Carlotta de Leonardis,
Lorenzo Mc Govern Zaini. La sceneggiatura è
scritta a quattro mani da Fabio Bonifacci e lo
stesso Claudio Bisio, L’ultima volta che siamo stati
bambini è in sala dal 12 ottobre
distribuito da Medusa Film.
L’ultima volta che siamo stati
bambini, la trama
Roma, 1943. Italo (Vincenzo
Sebastiani), Vanda (Carlotta de
Leonardis), Cosimo (Alessio di
Domenticantonio) e Riccardo (Lorenzo Mc Govern
Zaini) sono amici inseparabili. Sono quattro bambini
spensierati, che passano le giornate a giocare a fare i soldati o,
nel caso di Vanda, a curare le loro immaginarie ferite di guerra.
Ognuno di loro ha però alle spalle una situazione ben diversa.
Italo è cresciuto con la mente pre-impostata al fascismo a causa
del padre, che è il Federale. Cosimo invece è povero, ed ha il
padre al confino poiché fa parte dei dissidenti. Vanda è orfana, ma
soprattutto molto religiosa grazie al suo essere cresciuta con le
suore. E infine c’è Riccardo, che proviene da una benestante
famiglia ebrea. I quattro sono legati da un patto di sputo, da una
lealtà indistruttibile, nonostante li separino a livello sociale ed
economico enormi differenze.
Ma cosa importa quando c’è
l’amicizia, quella vera e sentita, e la condivisione di giochi e
spensieratezza, a tenerli uniti? A cambiare la loro vita sarà però
una giornata in particolare, il 16 ottobre: Riccardo è scomparso,
portato via insieme alla sua famiglia da qualche parte per
lavorare. Italo, grazie al lavoro del padre, crederà di aver
scoperto dove è stato portato l’amico, e per onorare il loro patto
di sputo i tre amici decideranno di partire per la Germania con
l’intenzione di chiedere ai tedeschi di lasciarlo andare. Non
appena scopriranno il loro viaggio, in cui seguono i binari del
treno che suppongono essere andato in Germania, Vittorio (Federico
Cesari), il fratello di Italo, insieme a suor Agnese
(Marianna Fontana), si metteranno sulle loro
tracce per ritrovarli.
Foto di Paolo Ciriello
Dentro un insieme di racconti
Sin dai primi minuti di
L’ultima volta che siamo stati bambini è
chiaro quali siano state le influenze di
Claudio Bisio mentre, con impegno, edificava la struttura
narrativa del film (che comunque non gli fa perdere la sua
originale identità). Nella devozione di Italo al Duce, nel suo
idolatrarlo e idealizzarlo, ritroviamo il patriottismo di Jojo in
Jojo
Rabbit. Italo, proprio come Jojo crede, con l’ingenuità
che caratterizza la sua età, che gli ebrei non siano meritevoli di
avere la stessa posizione sociale di coloro che hanno sangue puro.
Addirittura si chiede perché scelgano di essere ebrei, come se
diventarlo fosse un’opzione, poiché cresciuto in ambiente fascista
che lavora solo sul fare il lavaggio del cervello. Non sa però da
cosa parta davvero il suo pensiero, sa solo che deve essere così,
come accadeva a tutto il popolo italiano nell’era della Seconda
Guerra Mondiale.
Ed è proprio nel modo di affrontare
la guerra, con spensieratezza e inconsapevolezza, giocando ai
soldati, illudendosi di poter vincere medaglie o riconoscimenti, o
credendo che basti “solo” andare in Germania a chiedere ai tedeschi
di liberare il loro amico Riccardo, in realtà deportato, che
ritroviamo Giosuè di La vita è bella. Rimanendo in silenzio, giocando a
nascondino, pensando al campo di concentramento come ad un’area di
intrattenimento perché poi, se fa il bravo, vince il carro armato.
E infine, nel tema del viaggio, dell’avventura, del salvataggio in
cui è insito tutto il senso dell’unione, della lealtà e
dell’amicizia che spingono Italo, Cosimo e Vanda a partire,
troviamo il riferimento a I Goonies, e quasi possiamo sentire in sottofondo, o
addirittura nel sottotesto, la frase “Goonies never say die”.
Una commedia semplice, ma
toccante
Ciò che però colpisce di più di
L’ultima volta in cui siamo stati bambini
è la semplicità del racconto. Sia a livello di sceneggiatura che di
regia non ci sono slanci particolari, c’è solo il desiderio di
voler essere chiari, limpidi, calibrati, perché si vuole arrivare
dritti al punto, al cuore dell’intera opera. I dialoghi scritti
sono per l’appunto semplici, genuini; le dinamiche divertenti, in
grado di strappare sempre un sorriso. È una storia che non ha
bisogno di specifiche operazioni o di virtuosisimi, perché si
affida alla sua essenza, al suo significato più intimo. Vuole, anzi
quasi ha bisogno, di essere scanzonata, intrisa di buoni sentimenti
ed emozioni. I piccoli protagonisti si esprimono in modo sempre
molto diretto, quasi comico, sono pieni di desideri.
Ma anche molto ingenui. L’ingenuità,
l’inconsapevolezza, l’infantilità, li muove a svolgere
quell’operazione di salvataggio che per loro si trasforma nella
missione della vita. Eppure, dietro quell’ atmosfera bambinesca, si
respira un’aria pesante, minacciosa. Come dice lo stesso Bisio,
questo è un film che non è né una favola né una narrazione
puramente realistica. Viaggia in una terra di
mezzo, in cui è facile lasciarsi trasportare dalle
simpatiche situazioni in cui si ritrovano i bambini, mal tempo
stesso cerca di rammentarci quale sia lo sfondo e l’atroce contesto
in cui esse si svolgono. Quello messo in campo è un dolore
percepito a ondate, e come spesso accade nel gioco dei contrasti,
fruire una storia che ha un livello così alto di comicità, rende
ancora più traumatici gli inserti drammatici quando si presentano,
seppur consumati nell’arco di poche inquadrature.
Crescere, per diventare grandi
L’ultima volta che siamo
stati bambini si sistema dunque sulle spalle,
piccole, dei suoi protagonisti. Affrontando il tipico road
movie, in cui si stabilizza il doppio tono del
film, commedia e dramma, rintracciamo il percorso di
crescita di Italo, Cosimo e Vanda, che alla fine del loro cammino
non saranno più gli stessi che erano quando lo hanno intrapreso.
C’è sempre un momento in cui si smette di essere bambini, ed è la
vita che ad un certo punto ci impone di diventare quell’adulto che
non vorremmo mai essere, perché inevitabilmente si cessa di vedere
il mondo con gli stessi colori di prima. Diventa più grigio e più
spento. E la realtà, in particolare quella raccontata nel film ma
di cui ancora sentiamo “la scossa” con l’attuale situazione
Ucraina, inizia a fare davvero paura.
Ma se percepiamo così tanto la
trasformazione dei protagonisti, è solo merito dei suoi interpreti.
Vincenzo Sebastiani, Alessio di Domenicantonio e Carlotta de
Leonardis restituiscono una performance autentica, credibile,
sincera, quasi come se non avessero dovuto fare il minimo sforzo
per calarsi nei panni di quei bambini un po’ sperduti. Reggono il
racconto e il suo intreccio dall’inizio alla fine con disinvoltura
e verità. Tanto da superare i loro colleghi adulti, come Federico
Cesari che per il ruolo di Vittorio, fratello di Italo, non sembra
essersi ben adattato. L’ultima volta che siamo stati bambini
diventa, in conclusione, un esordio efficace, in cui traspare tutto
l’amore di Claudio Bisio verso le pagine di Bartolomei. Che, nelle
battute finali, porta a chiederci: quando è stata l’ultima volta
che siamo stati bambini?
Una
delle domande che accompagnano più spesso
L’ultima volta che siamo stati bambini riguarda la sua
natura: racconta una storia
realmente accaduta o è frutto di finzione? La risposta,
come spesso accade nel cinema che lavora sulla memoria, è più
sfumata di un semplice sì o no. Il film diretto da Claudio Bisio
non è la trasposizione diretta di un fatto di cronaca o di una
vicenda specifica, ma affonda le sue radici in un
contesto storico
reale e in una memoria collettiva profondamente autentica.
Un
film non “biografico”, ma storicamente vero
L’ultima volta che siamo stati
bambininon è
basato su una singola storia vera, né racconta la vita di
personaggi realmente esistiti. I protagonisti sono figure di
finzione, così come le loro famiglie e le dinamiche narrative che
li coinvolgono. Tuttavia, il mondo in cui si muovono è
assolutamente reale: la Roma dei primi anni Quaranta, segnata dal fascismo,
dalle leggi razziali e dall’ombra sempre più concreta della
guerra.
Il film prende spunto dall’omonimo romanzo di Fabio Bartolomei, che costruisce
una vicenda immaginaria proprio per raccontare qualcosa di
profondamente vero: l’infanzia italiana durante la Seconda guerra
mondiale, vissuta spesso senza comprendere appieno
l’orrore che la circondava, ma subendone comunque le
conseguenze.
L’infanzia come filtro della Storia
La forza del racconto sta nello sguardo adottato. La Storia, con la
“S” maiuscola, non viene spiegata né didascalizzata, ma
filtrata attraverso
l’innocenza dei bambini. Le leggi razziali,
l’antisemitismo, la propaganda e la violenza del regime fascista
emergono in modo laterale, quasi casuale, proprio come accadeva
nella percezione infantile dell’epoca.
Questo approccio rende il film storicamente credibile pur restando
narrativamente libero. Molti bambini ebrei, così come figli di
dissidenti o famiglie marginalizzate, scomparvero improvvisamente dalla vita
quotidiana: amici di scuola, compagni di gioco, presenze
che un giorno c’erano e il giorno dopo no. È su questa verità
storica che il film costruisce il suo nucleo emotivo.
Un racconto simbolico che nasce da una verità collettiva
Se la vicenda non è reale nei fatti, lo è nel significato. I protagonisti
incarnano esperienze che migliaia di bambini italiani hanno
realmente vissuto: la fine improvvisa dell’innocenza, la scoperta
della paura, il confronto con una realtà che non lascia spazio alla
leggerezza.
Il titolo stesso, L’ultima
volta che siamo stati bambini, suggerisce un passaggio
irreversibile: non un evento preciso, ma una condizione esistenziale. In questo
senso, il film non racconta “una” storia vera, ma
molte storie vere
condensate in una sola, trasformate in racconto
cinematografico.
Claudio Bisio e la scelta di un tono antiretorico
Alla sua prima regia cinematografica, Claudio Bisio sceglie
consapevolmente di evitare ogni enfasi celebrativa o
melodrammatica. Il film non cerca la lacrima facile né la
ricostruzione storica spettacolare, ma un tono misurato, quasi
sommesso, che restituisce la quotidianità di un’epoca senza
giudicarla apertamente.
Questa scelta rafforza il senso di autenticità: la Storia non irrompe con grandi scene
madri, ma si insinua lentamente, proprio come accade nella
vita reale. Ed è anche per questo che molti spettatori percepiscono
il film come “vero”, pur sapendo che non racconta fatti realmente
accaduti a quei personaggi specifici.
Una verità emotiva più che fattuale
Foto di Paolo Ciriello
In definitiva, L’ultima volta
che siamo stati bambininon è basato su una storia vera in senso stretto,
ma è profondamente radicato in una verità storica ed emotiva. È un film che
utilizza la finzione per restituire un’esperienza autentica: quella
di un’infanzia spezzata dalla Storia, di amicizie interrotte senza
spiegazioni, di un mondo che cambia troppo in fretta perché un
bambino possa capirlo.
Ed è proprio questa
verità, più universale che cronachistica, a rendere il film così
potente e così vicino alla memoria di chi, direttamente o
indirettamente, quella Storia l’ha vissuta.
Ambientato in Irlanda durante i
Troubles del 1974, L’ultima vendetta (il cui
titolo originale è In the Land of Saints and Sinners) racconta la storia
magistrale di un killer, Finbar (Liam
Neeson), che decide di ritirarsi dal mondo del crimine
dopo una carriera decennale passata a uccidere. Residente nel
tranquillo villaggio irlandese di Gleann Cholm
Cille, Finbar si cimenta nel giardinaggio e inizia a
vivere una vita facile e tranquilla insieme alla sua adorabile
vicina, Rita (Niamh Cusack).
Tuttavia, viene costretto a tornare in azione quando un gruppo di
membri dell’IRA decide di nascondersi nella sua piccola e
dimenticata cittadina.
Dopo aver fatto esplodere
un’autobomba a Belfast che ha causato la morte di sei persone, tra
cui tre bambini, Doireann (Kerry Condon) e i suoi
compagni, Curtis (Desmond
Eastwood), Conan (Conor
MacNeill) e Séamus (Seamus
O’Hara), si rifugiano in questa pittoresca zona. Come
parenti acquisiti della barista locale, Sinead
(Sarah Greene), e di sua figlia,
Moya (Michelle Gleeson), il
gruppo è riuscito a nascondersi a casa di Sinead contro il suo buon
senso. Tuttavia, non ci vuole molto prima che vengano scoperti.
Quando Finbar vede che Moya viene maltrattata fisicamente da
Curtis, decide di liberare il mondo da un altro uomo terribile.
Anche se all’inizio non è a
conoscenza del legame di Curtis con l’IRA, l’ex datore di lavoro di
Finbar, Robert (Colm Meaney), lo
avverte di non immischiarsi. Altrimenti, l’intera città potrebbe
subire l’ira dell’IRA. Ciononostante, Finbar attira Curtis nella
sua auto e, con l’aiuto di Kevin (Jack
Gleeson), un giovane collega, lo seppellisce nel bosco
insieme agli altri corpi di cui si è sbarazzato durante il periodo
in cui lavorava come braccio destro di Robert.
Dopo che Finbar si è sbarazzato del
corpo di Curtis, non ci vuole molto perché gli altri si rendano
conto della sua scomparsa. Dato che beve regolarmente, Conan e
Séamus non credono che sia successo nulla di grave a Curtis.
Pensando che abbia i postumi di una sbornia da qualche parte o che
sia tornato a casa senza di loro, inizialmente non danno peso alla
sua scomparsa. Tuttavia, la sorella di Curtis, Doireann, capisce
subito che qualcosa non va e inizia a cercarlo. Dopo aver chiamato
il suo contatto nell’IRA, le viene dato il nome di Robert, che
secondo lei potrebbe sapere qualcosa su Curtis.
Quando Doireann gli fa visita,
Robert le comunica che suo fratello è effettivamente morto, ma le
spiega di non sapere chi abbia ordinato l’omicidio. Mentendo
palesemente, Robert inizialmente non vuole rivelare nulla sul
coinvolgimento di Finbar. Tuttavia, quando Doireann scopre un
proiettile particolare sul pavimento, inizia a insospettirsi, visto
che è esattamente lo stesso proiettile mancante dalla pistola di
Curtis. Il proiettile è finito a casa di Robert perché Finbar lo ha
portato lì dopo aver capito che Curtis lo aveva dato a Moya per
minacciarla e costringerla al silenzio.
Robert racconta allora a Doireann di
Finbar, ma lei gli spara comunque. Poi si mette alla ricerca di
Finbar. Tuttavia, quando arriva a casa sua, lui non c’è. Avendo
visto lei e gli altri all’interno della sua casa, Finbar osserva
dalla cima di una collina vicino a casa sua insieme a Kevin.
Doireann e Finbar alla fine si incontrano in città e decidono di
vedersi più tardi quella sera al pub. Ignara che Finbar abbia
ucciso Curtis da solo, Doireann crede che incontrerà la persona
responsabile dell’omicidio di suo fratello. Invece, il piano di
Finbar è quello di liberare la città da Doireann e dai suoi
compatrioti, assicurandosi allo stesso tempo che Gleann Cholm Cille
non subisca alcuna potenziale ritorsione da parte dell’IRA per le
sue azioni.
Kerry Condon e Niamh Cusack in L’ultima vendetta
Finbar salva la situazione a Gleann
Cholm Cille
Convinto che morirà presto, Finbar
mette ordine nei suoi affari. Dà il suo gatto a Moya prima di dare
tutti i suoi soldi a Kevin e incoraggiarlo a seguire i suoi sogni
in California. Con una granata attaccata alla cintura come misura
di sicurezza, Finbar incontra quindi Doireann al pub. A sua
insaputa, lei e gli altri hanno una misura di sicurezza e hanno
piazzato una bomba in una valigetta nel caso in cui la situazione
dovesse peggiorare.
Proprio mentre Finbar sta per
confessare a Doireann di essere l’unico responsabile della morte di
Curtis, Kevin appare e ammette la stessa cosa, chiaramente nel
tentativo di fare giustizia per Finbar. Doireann spara quindi a
Kevin, provocando una sparatoria nel pub, cosa che Finbar non si
aspettava. Tutti fuggono e i proiettili volano dappertutto. Finbar
lotta con Conan, che muore. Kevin riesce a sparare a Doireann, ma
alla fine lei lo uccide. Séamus tenta di far esplodere la bomba
all’interno del pub, ma finisce per uccidersi quando questa esplode
appena fuori dalla porta del pub.
Dopo lo scontro a fuoco, Finbar
sembra illeso, ma Doireann è gravemente ferita. Lei fugge dal pub
verso una chiesa vicina, dove Finbar la segue. Dopo che lei muore
dissanguata davanti ai suoi occhi, lui la seppellisce accanto a suo
fratello, così che nessuno dei due sia solo. Finbar poi carica la
sua auto e saluta il suo vicino prima di lasciare Gleann Cholm
Cille per sempre. Con la sua partenza dopo una così grande
dimostrazione di violenza all’interno della piccola città, l’intero
pasticcio sembra essere risolto e il villaggio probabilmente non
dovrà affrontare alcun tipo di ritorsione per l’azione di Finbar
contro Curtis. Vediamo dunque il protagonista allontanarsi dalla
città prima che lo schermo diventi nero.
L’ultima vendetta
esplora dunque il delicato equilibrio tra redenzione personale e
responsabilità collettiva. Il film utilizza la figura di Finbar, un
ex sicario ormai disilluso, per riflettere sul senso di
colpa, sulla possibilità di riscatto e sulla difficoltà di
sottrarsi a un passato di violenza. Il contesto dei Troubles non è
solo uno sfondo, ma una forza che permea le scelte dei personaggi e
le conseguenze delle loro azioni. La storia suggerisce che in terre
segnate da dolore e rancori irrisolti, anche chi desidera fare la
cosa giusta rischia di perdersi nella spirale del sangue.
Ecco il trailer ufficiale italiano
di L’ultima Tempesta, con protagonisti
Chris
Pine e Casey Affleck e ispirato a
eenti realmente accaduti che hanno coinvolto la Guardia Costiera
americana alle prese con una sconvolgente tempesta e con uno
dei più disastrosi naufragi al largo della East Coast.
Diretto da Craig
Gillespie, il film arriverà nelle sale italiane il 31
marzo 2016, in Digital 3D.
Tra le persone che parteciparono
all’operazione di salvataggio nel febbraio del 1952, solo due sono
ancora vive: gli ufficiali di macchina Andy
Fitzgerald e Mel “Gus” Gouthro. Entrambi
gli uomini, che sono ancora amici, sono stati coinvolti sin
dall’inizio per dare al film la massima autenticità. I due non
hanno mai dimenticato gli eventi di quella notte e li ricordano
come se fossero accaduti ieri.
“Molte persone considerano il
salvataggio della Pendleton una missione suicida, ma per me non è
mai stato così”, afferma Fitzgerald, che attualmente ha 84
anni. “All’epoca dicevamo spesso ‘Dobbiamo uscire in mare, ma
non è detto che torneremo’. Salvare la gente era il nostro
lavoro, e dovevamo portarlo a termine. Sono fiero di averlo
fatto”.
Il regista Craig
Gillespie afferma: “Abbiamo deciso fin da subito di
rivolgerci ai veri protagonisti di questa storia, poiché volevamo
che il film fosse specifico, chiaro e accurato anche da un punto di
vista tecnico. Grazie alle loro testimonianze, siamo riusciti a
rendere la storia più interessante e allo stesso tempo a presentare
dei personaggi unici e autentici”.
Il film Disney L’Ultima
Tempesta vanta un grande cast composto da
Chris Pine, Casey Affleck,
Ben Foster, Holliday Grainger, John Ortiz ed
Eric
Bana. Il film è basato sul libro omonimo di
Casey Sherman e Michael J.
Tougias.
Ci sono storie talmente tanto ricche
di avventura, ostacoli da superare e passioni che sembrano essersi
svolte appositamente per divenire poi film per il cinema. Una di
queste è quella narrata in L’ultima
tempesta, pellicola del 2016 direta da Graig
Gillespie (regista oggi noto per Tonya, Crudelia e la miniserie
Pam & Tommy), basata su
un reale episodio di salvataggio in mare avvenuto negli anni
Cinquanta. Un racconto tanto eroico e adatto per il grande schermo
da invogliare subito la Walt Disney Pictures a
realizzarne una trasposizione cinematografica, avvalendosi di un
cast di tutto rispetto.
Scritto da Paul
Tamasy ed Eric Johnson, il film è basato
sul libro del 2009 The Finest Hours: The True Story of a Heroic
Sea Rescue, di Michael Tougias. In questo si
riporta un fedele resoconto di quanto avvenuto al largo della costa
della Nuova Inghilterra, regione degli Stati Uniti situata nella
parte nordorientale del Paese. Tougias, che aveva avuto anche modo
di intervistare i sopravvissuti a quel terribile incidente, poté
raccontare nei minimi dettagli ciò che avvenne e tale precisione fu
utile agli sceneggiatori per cercare di dar vita ad un racconto per
il cinema altrettanto realistico, pur con le dovute modifiche a
fini di spettacolarizzazione di determinati eventi.
Nonostante la premessa di essere
basato su una storia vera e il cast di richiamo, L’ultima
tempesta finì con l’essere un flop al box office, passando di
conseguenza in sordina. A distanza di anni, è però un titolo da
riscoprire, anche solo per l’intrattenimento offerto da un regista
che sa come costruire i suoi film. Prima di intraprendere una
visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune
delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella
lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli
relativi alla trama, al cast di
attori e alla storia vera. Infine, si
elencheranno anche le principali piattaforme
streaming contenenti il film nel proprio catalogo.
L’ultima tempesta: la
trama e il cast del film
Ambientato nel febbraio 1952, il
film ha per protagonista Bernard Webber, un
sottufficiale presso una stazione della guardia costiera sulla
costa del Massachusetts. Una forte tempesta, in corso in mare
aperto, ha danneggiato due petroliere al punto che sembra certo il
loro affondamento. Su una nave cisterna, la Pendleton, l’ingegnere
capo, Ray Sybert, sta usando tutta la sua
ingegnosità esperienza per mantenere la nave a galla e guadagnare
tempo fino all’arrivo dei soccorsi. Questi, però, sono stati
inviati prima in aiuto dell’altra petroliera, lasciando Sybert e i
suoi uomini a dover gestire la situazione. In loro soccorso si
lancerà proprio Webber più altri suoi uomini, ma trovare la nave e
portare al sicuro l’equipaggio nel mezzo di quel mare in tempesta
sarà una sfida quanto mai ai limiti dell’impossibile.
Ad interpretare il protagonista, il
sottoufficiale Bernard Webber, vi è l’attore Chris Pine,
celebre per essere il capitano Kirk nei nuovi film di Star Trek.
Accanto a lui, nei panni di Ray Sybert, l’ignere capo della
Pendleton, vi è il premio Oscar Casey Affleck.
Recitato noi nel film anche gli attori Ben Foster
nel ruolo di Richard Livesey, John Ortiz in quello
di Wallace Quirey e Josh Stewart nei panni di
Tchuda Southerland. L’attore Eric Bana è il
capitano Daniel Cluff, che guidò l’operazione di salvataggio.
Completano poi il cast Holliday Grainger nel ruolo
di Miriam Pentinen Webber, moglie di Bernard, e Rachel
Brosnahan in quelli di Bea Hansen. Tutti gli attori
che si trovarono a dover recitare nelle sequenze ambientate in mare
aperto, vennero addestrati per superare le difficoltà date dal
dover svolgere le riprese all’interno di vere vasche d’acqua
fredda.
L’ultima tempesta: la vera
storia dietro il film
Come anticipato, quella di
L’ultima tempesta è una vera vicenda che ha luogo il 18
febbraio del 1952. Un potente ciclone extratropicale colpì la costa
orientale degli Stati Uniti, danneggiando irreparabilmente le
pretroliere SS Fort Mercer e SS Pendleton. La prima delle due,
spezzata a metà dalla violenza delle onde, riuscì a contattare i
soccorsi e diverse unità della Guardia Costiera si mobilitarono in
suo soccorso. Anche la Pendleton si spezzo poi in due, come
riscontrabile nel film, ma non fece in tempo a contattare i
soccorsi. Un addetto portuale, tuttavia, riuscì a sentire la sirena
di emergenza della nave e avvertì la stazione. Subito partì una
motovedetta, l’unica imbarcazione rimasta disponibile, con a bordo
Webber e alcuni uomini.
Dopo diverse difficoltà
nell’orientarsi nel mare in tempesta, questi riuscino a raggiungere
la sezione di poppa della petroliera e a salvare 32 dei 33 uomini
che si erano qui rifugiati. L’operazione fu particolarmente
rischiosa, specialmente considerando che la motovedetta era pensata
per trasportare un massimo di 12 persone. A fronte di queste vite
salvate, per tante altre non si poté invece far nulla. I restanti
membri della petroliera che erano rimasti nella sezione di prua
morirono quando la loro parte di nave affondò. Ancora oggi,
l’operazione eseguita da Webber e il suo piccolo equipaggio è
considerata uno dei più grandi salvataggi mai eseguiti dalla United
States Coast Guard tramite piccola imbarcazione.
L’ultima tempesta: il
trailer e dove vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire di
L’ultima tempesta grazie alla sua
presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming
presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi
di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Disney+, Amazon Prime Video e Tim
Vision. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di
riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un
abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale
comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre
presente nel palinsesto televisivo di venerdì 11
marzo alle ore 21:00 sul canale
20 Mediaset.
Al via da ieri in Salento le riprese del film
L’ultima settimana di settembre diretto
da Gianni De Blasi, con
protagonisti Diego Abatantuono e il
giovane Biagio Venditti. Il
lungometraggio, scritto da Pippo
Mezzapesa, Antonella W. Gaeta,
e Gianni De Blasi, racconta la
storia di Pietro Rinaldi (Diego Abatantuono), un anziano scrittore
in declino, vedovo e stanco della vita, che progetta di suicidarsi
nel giorno del suo compleanno.
Ma a sconvolgere i suoi piani arriva la morte
tragica e improvvisa della figlia (Roberta Mattei) e del genero: adesso Pietro
dovrà occuparsi del nipote adolescente Mattia (Biagio Venditti),
ormai orfano. Nonno e nipote, che si sono sempre ignorati, si
ritrovano così a vivere una dolorosa quanto indesiderata
convivenza. Un viaggio che i due faranno insieme si rivelerà di
fondamentale importanza per nonno e nipote, con clamorosi colpi di
scena e avvenimenti che cambieranno per sempre i destini dei due
protagonisti.
Il lungometraggio L’ultima settimana di settembre è
prodotto da Attilio De Razza e
Nicola Picone per Tramp Limited con la collaborazione della
societàPasso Uno e con il supporto
logistico di Apulia Film Commission
e Regione Puglia. Il film sarà
distribuito da Medusa Filmnel
2024.
Il film d’apertura dell’ottava
edizione del Festival Del Film di Roma è
L’ultima Ruota Del Carro del regista
Giovanni Veronesi.
L’ultima ruota del
carro narra la storia di Ernesto (Elio
Germano) , un uomo del popolo che cerca di seguire le
proprie ambizioni in modo onesto. Tanti i lavori da lui fatti, dal
cuoco d’asilo al traslocatore, dal tappezziere all’autista per il
Partito Socialista. A cavallo tra gli anni ’70 e oggi, L’Ultima
Ruota del Carro dipinge lo spaccato dell’Italia che lavora, e
attraverso gli occhi di Ernesto riviviamo le fasi cruciali della
storia del nostro paese. Un uomo semplice con una vita normale ma
allo stesso tempo eccezionale.
L’ultima ruota del carro, il
film
Sotto l’occhio di Veronesi
assistiamo alla storia, quella con la S maiuscola, attraverso la
storia personale della vita di Ernesto. Con Angelina (Alessandra
Mastronardi), la moglie, che con le chiaccihere della
sera lo aiuta a filtrare ciò che è importante e cosa no e Giacinto
(Ricky Memphys), l’amico d’infanzia , che
rappresenta quella via corrotta e furba che Ernesto non ha mai
voluto prendere.
Questo film corale rappresenta un
grande ritorno della commedia all’italiana, una storia in cui molti
spettatori della stessa età del protagonista riusciranno a
riconoscersi. La veridicità di questa storia trova fondamenta
nell’autenticità della storia : Ernesto Fioretti è un autista di
produzione romano e questa è veramente la storia della sua vita.
Una vita che è stata piena di eventi, grandi e piccoli, ma che
sembrano tutti assurdi e parte di una sceneggiatura ben
scritta.
Cast ricco, dai protagonisti fino a
Virginia Raffaele,
Sergio Rubini, Maurizio Battista, Ubaldo Pantani e un
grande Alessandro Haber, nei panni dell’artista
della scuola romana, un ruolo che gli calza a pennello. Colonna
sonora interamente firmata da Elisa, che per
quanto sia solita prestare le sue canzoni al mondo del cinema,
questa è la sua prima prova da autrice dall’inizio alla fine. Una
commedia divertente e reale, la nostra Italia vista da gli occhi
degli ultimi che subivano la storia e ne accettavano le conseguenze
continuando a lavorare. L’ultima Ruota Del
Carro uscirà al cinema per Warner Bros prodotto da
Domenico Procacci il 14 Novembre 2013.
Guarda il Trailer ufficiale del film
L’ultima ruota del carro di
Giovanni Veronesi con
protagonisti Elio Germano, Ricky Memphis, Alessandra
Mastronardi, Sergio Rubini, Alessandro Haber, Virginia
Raffaele, Ubaldo Pantani e al cinema dal 14 Novembre.
Ernesto (Elio Germano), è un uomo
semplice che tenta di seguire le proprie ambizioni senza però mai
perdere i valori veri della vita. Tappezziere, cuoco d’asilo,
traslocatore, autista, comparsa del cinema. Insieme a lui e il suo
migliore amico Giacinto (Ricky Memphis) riviviamo le fasi cruciali
della storia d’Italia dagli anni ’70 ad oggi. Con uno sguardo
sempre attento ed ironico sui vizi e le virtù dell’Italia e degli
italiani, Giovanni Veronesi ci regala una nuova commedia corale
incentrata sulle vicissitudini normali e al contempo eccezionali di
un eroe dei nostri tempi.
Anche la più luminosa e
rappresentativa delle Democrazie, se minacciata, può generare
orrori contro i diritti del cittadino e della persona in generale,
e trasformarsi negli stessi mostri che tenta di combattere. È
quello che è accaduto all’indomani della Seconda Guerra Mondiale
negli Stati Uniti e più precisamente a Hollywood. Le liste nere, il
maccartismo, l’esigenza di essere fedeli ai propri ideali e la
paura rossa sono il cuore di L’ultima parola – la vera
storia di Dalton Trumbo, film diretto da Jay
Roach e interpretato da un sublime Bryan Cranston nei panni del protagonista.
La pellicola ripercorre tutta la
vicenda umana e professionale di Trumbo, sceneggiatore
hollywoodiano segnalato nelle liste nere, incarcerato e costretto a
scrivere sotto falso nome alcune delle sceneggiatura più famose
della storia del cinema, come quella di Vacanze
Romane o quella de La più grande
corrida, entrambe premi Oscar attribuiti a un
prestanome (nel secondo caso inesistente).
L’ultima parola – la vera
storia di Dalton Trumbo di Roach, alla sua prima prova con
il registro drammatico, si fonda sull’intrecciare la vicenda umana
di Trumbo con quella professionale, entrambe saldamente legate
perché condizionate reciprocamente dagli ideali del protagonista,
soggetto scomodo a Hollywood che ha pagato per molti dei suoi
colleghi un prezzo che solo alla fine della sua vita gli è stato
scontato. Un film di scrittura che si muove agilmente sulla
sceneggiatura firmata da John McNamara e basata
sul romanzo Dalton Trumbo di Bruce
Cook.
Ma una sceneggiatura solida non può
nulla senza il volto, il corpo, la voce di un grande interprete, e
il film di Roach si avvale di uno dei più grandi, Bryan Cranston. Dopo una carriera di ruoli
minori, anche comici, l’avvento della serie AMC Breaking Bad ha conferito a Cranston
una gravitas cinematografica tutta nuova, gettando una
grande luce su questo straordinario camaleonte che fonda le sue
interpretazioni non tanto sull’immedesimazione fisica quanto sulla
trasposizione dell’essenza del carattere, del personaggio, sul
grande schermo. A livello cinematograficamente narrativo, il film
si arena nella parte centrale, trainato a gran forza dal
protagonista che, in un finale emozionante e paradossalmente
inaspettato, è il vero vincitore morale di una caccia alle streghe
che ha funestato Hollywood per parecchi, troppi decenni.
Il punto forte de L’ultima
parola – la vera storia di Dalton Trumbo sta tutto nel
racconto attraverso gli occhi di un personaggio che ha subìto gli
effetti della paura e della follia, mascherata da patriottismo, che
la stessa liberale America ha saputo produrre. Una storia vera e
spaventosa, che sembra terribilmente attuale in un momento storico
in cui la guerra si combatte istillando il terrore nel cuore
dell’avversario e l’amico si trasforma in nemico senza che ci sia
la possibilità di rendersene conto.
Vision
Distribution ha diffuso il trailer del film L’ultima
Notte di Amore, diretto da Andrea Di Stefano con
protagonista
Pierfrancesco Favino e che verrà presentato
al 73º Festival Internazionale del Cinema di
Berlino nella sezione Berlinale Special Gala.
La pellicola è una produzione
INDIANA PRODUCTION, MEMO FILMS, ADLER
ENTERTAINMENT e VISION DISTRIBUTION.
Prodotto da FRANCESCO MELZI D’ERIL, GABRIELE MORATTI, MARCO
COLOMBO. Prodotto da MARCO COHEN, BENEDETTO
HABIB, FABRIZIO DONVITO, DANIEL CAMPOS PAVONCELLI. In
collaborazione con SKY.
La trama del film
Di Franco Amore si dice che è Amore
di nome e di fatto. Di sé stesso lui racconta che per tutta la vita
ha sempre cercato di essere una persona onesta, un poliziotto che
in 35 anni di onorata carriera non ha mai sparato a un uomo. Queste
sono infatti le parole che Franco ha scritto nel discorso che terrà
all’indomani della sua ultima di notte in servizio. Ma quella notte
sarà più lunga e difficile di quanto lui avrebbe mai potuto
immaginare. E metterà in pericolo tutto ciò che conta per lui: il
lavoro da servitore dello Stato, il grande amore per la moglie
Viviana, l’amicizia con il collega Dino, la sua stessa vita. In
quella notte, tutto si annoda freneticamente fra le strade di una
Milano in cui sembra non arrivare mai la luce.
Quanto costa l’essere onesti? Qual
è lo scotto da pagare per averci almeno voluto provare? A questa
domanda potrebbe rispondere Franco Amore, che nei suoi 35 anni di
rispettabile carriera nell’arma si è sempre distinto per essere un
uomo integerrimo, pulito, giusto. Fra i motivi d’orgoglio è il non
aver mai sparato un colpo a nessuno, come se questa fosse quasi
stata la sua missione fin dall’inizio. Lo affermano anche i
suoi colleghi, poco prima che lui depositi tesserino e pistola
andando in pensione. Eppure, come ci vuole dimostrare
Andrea di Stefano con
L’ultima notte di Amore,
terzo lavoro che lo vede in forma smagliante in cabina di
regia, basta poco per far vacillare certe convinzioni o, potremmo
anche dire, obiettivi. In poche ore, l’intera esistenza di Amore
sarà rimessa in prospettiva, cambierà traiettoria, allontanata da
quella placida tranquillità in cui il poliziotto viveva, per
catapultarsi in una notte gelida e buia che lo stringerà in una
forte morsa. Il film è stato presentato alla 73esima
edizione del Festival di Berlino, nella
sezione Berlinale Special Gala, ed è ora nella Top Ten di
NOW, disponibile per lo streaming.
L’ultima notte di Amore, la
trama
Franco Amore (Pierfrancesco
Favino) è un poliziotto onesto, ligio al dovere,
integro. Nei suoi 35 anni di onorata carriera può vantare il non
aver mai usato la pistola per sparare un colpo a qualcuno e questo
lo mostra un po’ debole agli occhi di qualcuno che vuol credersi un
pezzo grosso. Mancano pochi giorni alla pensione, Amore sta
finalmente per riposarsi, quando va a fare visita a un imprenditore
cinese, il quale gli offre una somma consistente di denaro per
fargli svolgere un’attività di security. In un primo momento, il
poliziotto è combattuto: accettare o no? Non vuole che qualcosa
vada storto poco prima di essere congedato dall’arma. Ma i soldi
servono, ha una famiglia da mantenere, vive a Milano ma è un
emigrato calabrese. Per cui acconsente, dovrà portare un carico, ma
alle sue condizioni: nessuno dovrà avere armi o droghe. Eppure,
quello che sta per fare, ha il sapore dell’illegalità. La notte in
cui dovrà effettuare la consegna, la vita di Franco Amore cambierà
per sempre, e un incidente che si trasformerà in tragedia metterà a
rischio la sua onestà.
Il debutto italiano di Andrea Di
Stefano
L’ultima notte di
Amore si inscrive in un genere ibrido, come molti
hanno già potuto notare. È, prima di ogni cosa, un noir fiero della
sua natura oscura, che sottolinea però la sua sottotraccia
poliziesca. In Francia si chiama polar, e Di
Stefano per il suo debutto italiano (i precedenti sono entrambi
produzioni internazionali) vuole davvero rendere
l’esperienza una galleria di emozioni e stati d’animo
tensivi, sfruttando al meglio l’uso delle immagini. Perché
in L’ultima notte di Amore sono le
inquadrature ad esprimersi, a parlare, a raccontare un uomo diviso,
in bilico: da una parte c’è luce, dall’altra il buio più totale.
Amore cammina su un filo sottile, rischiando di cadere
costantemente. Il suo pensionamento dopo quest’ultima notte
infuocata è a rischio, ma in quel tratto di strada, dove si è
consumata la morte del suo caro amico Dino per colpa sua, niente
potrebbe avere più importanza.
Cosa accadrà? Cosa ne sarà del suo
domani? Ma, soprattutto, chi lo ha incastrato? Il regista induce a
domandarselo costruendo la tensione, come dicevamo, per immagini,
con un film puramente di regia. Una regia solida, nitida, corposa.
Che incastra nella sua architettura narrativa ogni dubbio, problema
e inquietudine dapprima con un ritmo dinamico, che nel climax
centrale cede poi il passo a una lentezza quasi estenuante, tale da
far rimanere con il fiato sospeso. A enfatizzare il
racconto, una Milano torva e livida, immersa in
un’atmosfera evocativa nella quale la colonna sonora incalzante
(come accade nel piano sequenza aereo iniziale) gioca un ruolo
fondamentale.
Franco Amore
È chiaro però, e lo è sin dalle
prime scene, che L’ultima notte di Amore
si erge interamente sulle spalle di un magistrale
Pierfrancesco Favino, la cui espressività facciale sembra
sempre prestarsi bene a questo tipo di performance strutturate.
Favino ci consente di accedere ai chiaroscuri esistenziali di un
uomo che, in qualche maniera, si è lasciato alla fine tentare, per
poi venire braccato su tre fronti: dalla legge e dallo Stato, che
ha fatto rispettare e che ha servito, dai colleghi corrotti e
infine dalla criminalità. È l’affresco di un essere umano
al confine: da una parte la giustizia dall’altra
l’inganno. I dubbi, le turbolenze emotive, il senso di oppressione,
Favino ce li restituisce tutti senza alcuna sbavatura,
confermandosi uno degli attori più bravi nel panorama
cinematografico italiano. L’ultima notte di
Amore è Franco Amore. È Pierfrancesco Favino che si lascia
completamente scivolare in un personaggio che, alla fine, scopriamo
non essere poi così davvero onesto. Perché in fondo, e purtroppo,
siamo tutti corruttibili. In un modo o nell’altro.
Ecco il trailer di L’ultima
Notte di Amore, il trailer del film di Andrea
Di Stefano che verrà presentato venerdì 24 febbraio al 73º
Festival Internazionale del Cinema di Berlino nella sezione
Berlinale Special Gala. Nel cast del film
Pierfrancesco Favino, Linda Caridi, Antonio
Gerardi e Francesco Di Leva.
L’ultima notte di amore la
trama
Di Franco Amore si dice che è Amore
di nome e di fatto. Di sé stesso lui racconta che per tutta la vita
ha sempre cercato di essere una persona onesta, un poliziotto che
in 35 anni di onorata carriera non ha mai sparato a un uomo. Queste
sono infatti le parole che Franco ha scritto nel discorso che terrà
all’indomani della sua ultima di notte in servizio. Ma quella notte
sarà più lunga e difficile di quanto lui avrebbe mai potuto
immaginare. E metterà in pericolo tutto ciò che conta per lui: il
lavoro da servitore dello Stato, il grande amore per la moglie
Viviana, l’amicizia con il collega Dino, la sua stessa vita. In
quella notte, tutto si annoda freneticamente fra le strade di una
Milano in cui sembra non arrivare mai la luce.
I thriller polizieschi, se ben
fatti, lasciano sempre allo spettatore qualcosa su cui riflettere.
Solitamente incentrati sulle vicende tra poliziotti buoni e
cattivi, questo genere è noto per affrontare questioni filosofiche
elevate quali l’onestà e la giustizia contrapposte alla
sopravvivenza e alla sicurezza, che continuano a ronzare nella
mente anche dopo la fine del film. L’ultimo film dello
sceneggiatore e regista Andrea Di Stefano,
L’ultima notte di Amore, dimostra che il regista
sa come realizzare un thriller poliziesco per spettatori attenti,
senza tralasciare gli elementi emozionanti tipici del genere.
L’ultima notte di
Amore racconta la storia di Franco Amore
(Pierfrancesco
Favino), un poliziotto onesto che, a pochi giorni
dalla pensione, decide con esitazione di lavorare come guardia del
corpo per un uomo d’affari cinese. Il suo ultimo giorno di lavoro,
la sua carriera immacolata viene messa a repentaglio quando un
incarico va terribilmente storto.
Cosa succede in
L’ultima notte di Amore?
Sono successe molte cose
nell’ultimo giorno di lavoro di Franco Amore come agente di
polizia. Solo dieci giorni prima aveva salvato la vita a un uomo
d’affari cinese, Zhang Zhu, che sarebbe morto per un arresto
cardiaco se Franco non fosse arrivato appena in tempo per
rianimarlo. Cosimo, cognato di Franco, era in affari con Zhu e
pensò che sarebbe stata una buona idea presentargli Franco e
chiedergli di fornire un servizio di sicurezza per Zhu.
Franco, che aveva 35 anni di
esperienza nelle forze dell’ordine, era il candidato ideale per
quel tipo di lavoro. Non aveva l’aspetto minaccioso o duro degli
altri agenti, cosa piuttosto insolita considerando che aveva
dedicato tutta la sua vita a un lavoro così faticoso. Sua moglie,
che ama profondamente, sembra essere la ragione di questo suo
atteggiamento. Viviana, allegra e di buon carattere, ha sempre
mantenuto viva la casa con la sua presenza. Non era il tipo di
donna che lo avrebbe lasciato solo mentre lui era via per risolvere
tutti i suoi problemi. Questo a volte irritava Franco, ma il più
delle volte avere Viviana come compagna era di grande aiuto. Franco
aveva anche una figlia dal precedente matrimonio che studiava
all’estero. Presto Franco sarebbe andato in pensione e avrebbe
avuto abbastanza tempo da dedicare anche a lei. Questa doveva
essere la sua intenzione, ma il destino aveva altri piani.
Aveva salvato la vita a Zhu, lo
aveva incontrato mentre era di guardia a Cosimo e aveva accettato
di fornire a Zhu lo stesso tipo di servizio che aveva fornito a
Cosimo. Aveva però detto al genero di Zhu che aveva delle
condizioni che, se non fossero state rispettate, gli avrebbero
impedito di fornire il servizio. Gli uomini di Zhu non avrebbero
trasportato armi o stupefacenti sotto la sua sorveglianza.
L’accordo era stato stipulato con chiarezza da entrambe le parti.
Franco era un po’ preoccupato nel vedere alcuni criminali cinesi in
cella, ma i soldi extra significavano che non avrebbe dovuto
preoccuparsi di sopravvivere solo con la sua misera pensione. Un
incarico arrivò proprio il giorno prima del suo pensionamento.
Voleva rimandarlo, ma la somma ingente lo spinse ad accettare il
lavoro. Franco non avrebbe mai dovuto accettare il lavoro, ma se ne
rese conto troppo tardi, causando la morte del suo partner,
Dino.
Come è morto Dino?
Pochi giorni prima del
pensionamento, Franco parlò a Dino del lavoro. Il denaro sarebbe
stato diviso e a Dino non dispiaceva accompagnare Franco. Anche
Dino aveva un figlio piccolo e il lavoro non doveva essere
pericoloso, o almeno così pensava. Considerando tutti questi
fattori, Dino accettò. Il giorno prima del pensionamento di Franco,
che era anche il suo compleanno, lui e Dino erano pronti a
trasportare una coppia cinese a Zhu. Trasportavano qualcosa di
grande valore in una valigetta, ma a Franco non importava. Il suo
obiettivo era portare a termine il lavoro e andarsene con i
soldi.
L’atmosfera si fece un po’ tesa
quando il veicolo ebbe improvvisamente una gomma a terra. La coppia
cinese si agitò e sia Franco che Dino fecero fatica a mantenerli
calmi. Una macchina della polizia iniziò a seguire Franco, che fu
costretto a fermarsi. Pensava di poter gestire la situazione, ma i
due agenti dei Carabinieri che lo seguivano non gli diedero ascolto
e non si curarono del fatto che fosse un poliziotto locale. La loro
insistenza lo ha fatto dubitare delle loro intenzioni, ma prima che
potesse decidere cosa fare, il cinese ha sparato a uno degli
agenti. Tutto è andato a rotoli e tutti tranne Franco sono morti.
Franco ha dato un’occhiata alla valigetta e ha trovato una scorta
di diamanti. L’ha gettata su un ponte abbandonato e è scappato.
Perché Franco non si
arrende?
Viviana, che aveva organizzato una
festa a sorpresa per Franco, riceve la notizia quando Franco la
chiama per chiederle di portargli dei vestiti puliti. Franco le
racconta che il lavoro è andato male e che Dino è stato ucciso.
Voleva andare alla polizia e raccontare tutto del suo legame con
Zhang Zhu, ma Viviana lo ha fermato. Secondo lei, potevano scappare
e ricominciare una nuova vita altrove. Tutta la sua carriera
sarebbe stata rovinata se qualcuno avesse saputo del suo
coinvolgimento negli omicidi. Ha cambiato idea e ha deciso di non
costituirsi non per le fantasie di Viviana, ma perché aveva ancora
la sensazione di poter risolvere il caso e scoprire chi c’era
dietro il lavoro mal fatto.
Franco arrivò sulla scena del
crimine dopo essersi presentato alla sua festa di compleanno,
assicurandosi così un alibi. Lì vide che qualcuno aveva piazzato la
pistola del cinese sul corpo di Dino, facendo sembrare che fosse
stato lui a uccidere l’agente dei Carabinieri. Prima di morire,
l’altro agente dei Carabinieri aveva composto un numero per
chiamare i rinforzi. Franco aveva fotografato i tabulati delle
chiamate prima di lasciare la scena del crimine, quindi sapeva che
l’ultimo numero chiamato doveva essere quello del poliziotto che
era arrivato sul posto e aveva piazzato la pistola su Dino. Ha
composto il numero e ha scoperto che l’uomo era un altro agente dei
Carabinieri che lo aveva visto scappare dalla scena del crimine.
Rivelare il suo nome ai superiori avrebbe potuto significare finire
in prigione. Franco rimane in silenzio sulla questione fino a
quando non gli viene in mente una domanda: chi ha detto a questi
poliziotti corrotti dei diamanti?
Spiegazione del finale di
L’ultima notte di Amore: Franco è
morto?
Dopo aver aiutato Viviana a trovare
i diamanti, le disse di prendere Ernesto, il figlio di Dino, e di
andare al villaggio di Dino fino al suo arrivo. Aveva finalmente
capito chi c’era dietro la rapina. Prima di morire, l’agente dei
Carabinieri aveva mostrato grande sorpresa e delusione perché le
era stato detto che Franco non aveva sparato, sottintendendo che
non si aspettava che lui avrebbe lasciato che il lavoro diventasse
violento. Franco aveva sentito lo stesso identico commento da
Cosimo, e solo lui sapeva che Franco avrebbe partecipato al lavoro.
Franco capì quindi che era stato Cosimo a manipolarlo per farlo
lavorare per Zhu, proprio perché pensava che avrebbe lasciato che i
diamanti venissero portati via.
Franco va direttamente da Cosimo,
lo cattura e lo porta da Zhu per rivelargli tutti i segreti. È qui
che Cosimo rivela che è stato il genero di Zhu a ideare l’intero
piano e che lui era solo un intermediario, che forniva gli agenti
corrotti della Carabinieri con l’aiuto di suo cugino Tito. Franco
non era ancora fuori dai guai. Zhu aveva perso i diamanti, che ora
erano in possesso di Viviana. Quando gli viene chiesto di
restituirli, Franco rifiuta come punizione per aver infranto
l’accordo di non permettere a uomini armati di entrare nella sua
proprietà. Se il cinese non avesse avuto la pistola, non avrebbe
potuto sparare per primo, causando la morte di cinque persone. I
diamanti servono anche a Ernesto per sopravvivere. Se l’inchiesta
avesse scoperto il suo coinvolgimento nella scena del crimine,
Franco avrebbe perso la pensione e Viviana e sua figlia sarebbero
rimaste senza mezzi di sussistenza. Spiegando questo motivo per non
restituire i diamanti, Franco lascia l’edificio e conclude i suoi
35 anni di servizio, annunciando il suo pensionamento. Si vede un
uomo uscire dall’edificio, forse per sparare a Franco.
Si può presumere che Franco sia
morto. L’uomo era probabilmente una delle guardie di Zhu inviata
per uccidere Franco per la sua audacia nel non restituire i
diamanti. Ma l’ultimo giorno gli aveva aperto gli occhi su un mondo
completamente diverso. Suo cognato lo aveva tradito ed era furioso.
L’intera personalità di Franco ha subito un grave cambiamento negli
ultimi giorni. Era considerato un poliziotto onesto ma debole, che
aveva paura di sparare, ma era cambiato molto nelle ultime ore. La
sua indecisione aveva causato la morte del suo amico Dino e forse
non sarebbe mai più stato così indeciso. Quindi, è molto probabile
che quando Franco ha visto l’uomo arrivare da lontano, questa nuova
versione di sé stesso gli abbia sparato per primo, assicurandosi di
poter rivedere la sua famiglia. Ma poi, come suggerisce il titolo
del film, quella era la sua “ultima notte”, il che fa pensare che
sia morto. Oppure potrebbe significare che era semplicemente il suo
ultimo giorno da poliziotto onesto e rispettoso della legge e che
da quel momento in poi anche lui avrebbe sparato per primo quando
si fosse trovato di fronte a un criminale.
In occasione dell’uscita al cinema
di L’ultima
Notte di Amore, il nuovo film con
Pierfrancesco Favino, Cinefilos.it
offre la possibilità ai suoi lettori di assistere gratuitamente al film. Il film
di Andrea Di Stefano vede protagonisti
Linda Caridi, Antonio Gerardi e
Francesco Di Leva.
Le proiezioni del film sono previste
il 9 e 10
marzo in diverse sale italiane. Ecco l’elenco
completo delle sale che aderiscono all’iniziativa:
Di Franco Amore si dice che è Amore
di nome e di fatto. Di sé stesso lui racconta che per tutta la
vita ha sempre cercato di essere una persona onesta, un poliziotto
che in 35 anni di onorata carriera non ha mai sparato a un uomo.
Queste sono infatti le parole che Franco ha scritto nel discorso
che terrà all’indomani della sua ultima di notte in servizio. Ma
quella notte sarà più lunga e difficile di quanto lui avrebbe mai
potuto immaginare. E metterà in pericolo tutto ciò che conta per
lui: il lavoro da servitore dello Stato, il grande amore per la
moglie Viviana, l’amicizia con il collega Dino, la sua stessa vita.
In quella notte, tutto si annoda freneticamente fra le strade di
una Milano in cui sembra non arrivare mai la luce.
Dopo il grande successo di pubblico
e critica arriva in prima tv su Sky L’ultima
notte d’amore, noir metropolitano con protagonista Pierfrancesco Favino, lunedì 18 settembre alle 21.15
su Sky Cinema Uno (alle 21.45 anche su Sky Cinema Suspense), in
streaming su NOW e disponibile on demand.
Presentato alla 73esima edizione del
Festival Internazionale del Cinema di Berlino e al Tribeca Film
Festival 2023, il film è diretto da Andrea Di Stefano e
racconta la storia di Franco Amore, un poliziotto prossimo alla
pensione che nell’ultima notte di servizio vedrà la sua vita
stravolgersi. Nel cast con Favino anche Linda Caridi,
Antonio Gerardi e Francesco Di Leva. Il film è prodotto
da Indiana Production, Memo Films, Adler Entertainment e Vision
Distribution, in collaborazione con Sky.
La trama di L’ultima notte
d’amore
Di Franco Amore si dice che è Amore
di nome e di fatto. Di sé stesso lui racconta che per tutta la vita
ha sempre cercato di essere una persona onesta, un poliziotto che
in 35 anni di onorata carriera non ha mai sparato a un uomo. Queste
sono infatti le parole che Franco ha scritto nel discorso che terrà
all’indomani della sua ultima di notte in servizio. Ma quella notte
sarà più lunga e difficile di quanto lui avrebbe mai potuto
immaginare. E metterà in pericolo tutto ciò che conta per lui: il
lavoro da servitore dello Stato, il grande amore per la moglie
Viviana, l’amicizia con il collega Dino, la sua stessa vita. In
quella notte, tutto si annoda freneticamente fra le strade di una
Milano in cui sembra non arrivare mai la luce.
La pellicola è una produzione
INDIANA PRODUCTION, MEMO FILMS, ADLER
ENTERTAINMENT e VISION DISTRIBUTION.
Prodotto da FRANCESCO MELZI D’ERIL, GABRIELE MORATTI, MARCO
COLOMBO. Prodotto da MARCO COHEN, BENEDETTO
HABIB, FABRIZIO DONVITO, DANIEL CAMPOS PAVONCELLI. In
collaborazione con SKY.
La trama del film
Di Franco Amore si dice che è Amore di nome e di fatto. Di sé
stesso lui racconta che per tutta la vita ha sempre cercato di
essere una persona onesta, un poliziotto che in 35 anni di onorata
carriera non ha mai sparato a un uomo. Queste sono infatti le
parole che Franco ha scritto nel discorso che terrà all’indomani
della sua ultima di notte in servizio. Ma quella notte sarà più
lunga e difficile di quanto lui avrebbe mai potuto immaginare. E
metterà in pericolo tutto ciò che conta per lui: il lavoro da
servitore dello Stato, il grande amore per la moglie Viviana,
l’amicizia con il collega Dino, la sua stessa vita. In quella
notte, tutto si annoda freneticamente fra le strade di una Milano
in cui sembra non arrivare mai la luce.
Chi conosce bene i romanzi di
Andy Weir, sa che L’ultima
missione: Project Hail Mary prosegue la
tradizione dello scrittore di gettare persone intelligenti in una
situazione impossibile e poi usare la scienza per aiutarle a
trovare un modo per sopravvivere. Sia il romanzo di Weir che
l’adattamento cinematografico mettono a dura prova il loro
protagonista, Ryland Grace.
Nel film, il geniale insegnante,
interpretato magistralmente da Ryan Gosling, viene coinvolto in uno sforzo
internazionale per cercare di salvare il sole da una strana forma
di vita chiamata Astrofago che ne sta prosciugando
l’energia e minacciando tutta la vita sulla Terra. Gosling aiuta a
ideare un piano che porterà tre scienziati a dirigersi verso Tau
Ceti in una missione suicida per scoprire perché sembra essere
l’unico sistema solare vicino al nostro a non essere oscurato a
causa dell’Astrofago.
Lungo il cammino incontra
un alieno – e la vera star del film – che chiama Rocky,
che si trova a Tau Ceti per lo stesso motivo. Anche la stella del
suo pianeta natale sta morendo a causa dell’Astrofage. Ne
conseguono una serie di peripezie scientifiche che portano Grace e
Rocky a essere catapultati tra le stelle in un’avventura
caleidoscopica per salvare i loro mondi. Ma come finisce e cosa
significa tutto questo? Ecco tutto quello che c’è da sapere.
Verso la metà del film, Grace e
Rocky si rendono conto che il motivo per cui Tau Ceti non sembra
essere colpito dall’Astrofage nello stesso modo del loro pianeta è
che il pianeta su cui l’Astrofage si reca per riprodursi ospita
anche forme di vita microscopiche. E queste forme di vita
microscopiche si nutrono dell’Astrofage, impedendogli di riprodursi
in modo incontrollato e causando l’attenuazione della luce del sole
del pianeta.
Grace e Rocky partono alla ricerca
di alcune di queste forme di vita microscopiche da Tau Ceti per
usarle per nutrirsi dell’Astrofage che sta uccidendo le stelle nei
rispettivi sistemi solari. Così, escogitano un piano che prevede la
costruzione di un’enorme catena per raccogliere campioni di
Taumoeba, come li chiama Grace, senza che quest’ultima debba
avvicinare troppo la nave Hail Mary al pianeta.
Naturalmente, il piano va a monte a
causa di una perdita nel serbatoio del carburante della Hail Mary,
che fa entrare la nave in una spirale incontrollata e fa perdere i
sensi a Grace. Rocky, la cui atmosfera è drasticamente diversa
dalla nostra, esce dalla sicurezza della sua bolla per salvare
Grace e la loro missione.
Con Rocky gravemente ferito e privo
di sensi, Grace si impegna a portare a termine la missione
studiando i campioni di Taumoeba appena raccolti. Trova un modo per
riprodurli in quantità sufficiente a controllare la popolazione di
Astrofagi che sta distruggendo il sole, e anche come renderli
resistenti agli alti livelli di azoto su Venere, dove si
riproducono.
Grace utilizza quindi i progetti
creati da Rocky e lo stesso materiale di xenonite di cui è composta
la nave di Rocky, insieme a tutta la sua tecnologia, per costruire
dei contenitori in cui custodire il prezioso e pericoloso Taumoeba,
pronto per il suo ritorno a casa. Fortunatamente, Rocky si
risveglia guarito dalle ferite e i due festeggiano il successo
della missione prima di prepararsi a separarsi per sempre, in una
delle scene più emozionanti del film.
È durante questo viaggio di
ritorno, dopo che Grace e Rocky si sono salutati, che Grace si
rende conto di un problema cruciale. Il Taumoeba può facilmente
uscire dai contenitori di xenonite costruiti da Rocky. E quando
fugge, si dirige dritto verso la sua fonte di cibo preferita:
l’Astrofago.
L’Astrofago non si limita a
oscurare il sole. È anche la fonte di energia che alimenta l’Hail
Mary. Nutrendosi, l’Astrofago crea un’enorme quantità di energia
che poi rilascia, permettendogli di spingere la nave nello spazio.
“Sfreccia e si muove”, come dice uno dei personaggi.
Inutile dire che il Taumoeba che
consuma tutto il carburante della Hail Mary sarebbe una pessima
notizia. Per fortuna, Grace riesce a contenere rapidamente la
perdita sulla Hail Mary. Tuttavia, si rende conto che la nave di
Rocky è interamente fatta di xenonite, il che significa che non ci
sarà modo di impedire al Taumoeba di fuggire, lasciando Rocky
bloccato e vulnerabile agli alti livelli di radiazioni.
L’ultima missione: Project Hail Mary – COrtesia di
SONY
Grace ha abbastanza carburante per
tornare a casa con i campioni di Taumoeba oppure può inviarli sulla
Terra con le quattro sonde, ognuna chiamata come uno dei Beatles, e
poi usare il carburante rimanente per salvare Rocky. Ovviamente,
sceglie la seconda opzione.
Grace raggiunge Rocky appena prima
che sia troppo tardi, ricongiungendosi al suo vecchio amico in
tempo per salvarlo. I due si dirigono verso Eridani, il pianeta
natale di Rocky, per salvare il suo sole, mentre i quattro Beatles
tornano sulla Terra per salvare il nostro.
Nel corso del film, mentre Grace
ricostruisce la sua memoria dopo l’amnesia causata dal coma,
un’informazione cruciale gli sfugge: perché si è ritrovato a far
parte dell’equipaggio di Hail Mary. L’equipaggio di tre persone, un
pilota, un ingegnere e uno scienziato, era stato selezionato
appositamente e tutti sapevano che si trattava di una missione di
sola andata. Solo che un incidente uccise entrambi.
L’ufficiale scientifico e il suo
supporto lasciano Grace come unica persona con le conoscenze
necessarie per portare a termine con successo la missione. Il
problema è che lui ha detto di no. Ma per la leader della missione,
Eva Stratt, dire di no non era un’opzione, e lo drogò e lo fece
imbarcare sulla Hail Mary, convinta che fosse l’ultima e unica
speranza dell’umanità.
Solo ora, mentre sacrifica il
proprio ritorno sulla Terra per salvare Rocky, si rende conto che
lei aveva ragione.
Nel frattempo, Stratt e il suo team
di scienziati internazionali recuperano le quattro sonde inviate da
Grace e si mettono al lavoro con la Taumeoba per salvare il Sole.
La vediamo in viaggio verso una base remota dove sono custoditi i
campioni, mentre guarda uno degli ultimi diari di bordo di Grace,
in cui lui ammette che lei aveva ragione: era la persona più adatta
per la missione.
Project Hail Mary
Ryland Grace sopravvive e torna
sulla Terra?
L’epilogo del film è ambientato 16
anni dopo e mostra Grace che vive in un enorme habitat costruito da
Rocky che gli permette di sopravvivere su Eridani. L’habitat crea
un clima artificiale, controlla la temperatura dell’acqua del mare
e persino provoca la formazione della nebbia, permettendo a Grace
di vivere comodamente sul pianeta natale di Rocky.
Rocky dice a Grace che l’Ave Maria
è pronta per il suo ritorno sulla Terra. Grace ci pensa un attimo,
prima di dire a Rocky che ci rifletterà. Grace si reca quindi in un
breve tragitto verso un’aula improvvisata sulla spiaggia, dove
trova una stanza piena di piccoli Rocky pronti e desiderosi di
imparare dal loro strano nuovo insegnante.
È un momento che chiude il cerchio:
vediamo Grace di nuovo nel suo elemento, quello di insegnante, dopo
aver intrapreso questo incredibile viaggio attraverso l’universo.
Lungo il cammino trova un amico, per il quale è disposto a essere
coraggioso. Ed è in questa amicizia, fulcro del film, che si trova
la soluzione per salvare il mondo.
Sebbene il ritorno di Grace sulla
Terra rimanga ambiguo, il film si conclude con una nota ottimistica
e piena di speranza. Una nota che suggerisce che il legame tra
Grace e Rocky non è la fine del viaggio, ma l’inizio.
L’ultima
missione: Project Hail Mary continua a
sorprendere al box office: in sole due settimane, il film ha
superato i $300 milioni a livello globale, diventando il titolo di
maggior incasso di sempre per Amazon MGM Studios, superando il
precedente record detenuto da Creed III (2023) con $276
milioni.
L’Ultima Missione:
Project Hail Mary – Numeri da record
Il film, uscito il 20 marzo, ha
debuttato con $80,6 milioni negli Stati Uniti e nel secondo weekend
ha incassato altri $54,5 milioni, registrando un calo minimo del
32%. La distribuzione globale ha aggiunto $54,1 milioni in 86
mercati, con performance particolarmente solide nel Regno Unito
($6,3 milioni), Cina ($7,7 milioni), Australia ($3,8 milioni),
Corea del Sud ($3,3 milioni) e Germania ($3,4 milioni).
Con un budget di $200 milioni,
Project Hail Mary dovrà raggiungere circa $500 milioni per
coprire i costi di produzione e marketing, ma il ritmo degli
incassi suggerisce che questo traguardo sia ormai alla portata.
Trama e cast
stellare
Diretto da Phil Lord e Christopher
Miller, con sceneggiatura di Drew Goddard tratta dal romanzo di
Andy Weir (2021), il film racconta la storia di Ryland Grace,
insegnante di scienze che si risveglia solo a bordo di
un’astronave. Col passare del tempo, comprende di essere l’unico in
grado di fermare una misteriosa forza che minaccia il sole, e che
un’amicizia improbabile potrebbe essere la chiave per salvare il
pianeta.
Oltre a Ryan Gosling nel ruolo principale, il
cast include Sandra Hüller, Lionel Boyce, James Ortiz, Ken Leung,
Milana Vayntrub, Priya Kansara, Malachi Kirby, Liz Kingsman, Mia
Soteriou e Orion Lee.
L’ultima missione: Project Hail Mary – COrtesia di
SONY
Tutti i record di
L’Ultima Missione: Project Hail
Mary
Project Hail Mary
ha infranto diversi record di incasso fin dall’esordio:
Miglior debutto domestico del 2026
Miglior apertura per Amazon MGM
Miglior debutto di marzo per un film non-franchise
Miglior apertura nella carriera di Phil Lord e Christopher
Miller (superando The Lego Movie)
Secondo miglior debutto di Ryan Gosling dopo Barbie
Dopo sei giorni nelle sale, il film
aveva già superato $100 milioni domestici, diventando il quarto
titolo di Gosling a raggiungere questo traguardo dopo
Barbie, La La
Land e Remember the Titans.
Accoglienza
critica
Oltre ai numeri impressionanti, la
critica ha accolto il film con entusiasmo: Project Hail
Mary detiene un punteggio del 95% su Rotten Tomatoes, definito
come un mix quasi miracoloso di intelligenza ed emozione,
un’avventura spaziale visivamente spettacolare che si regge sul
carisma di Gosling. Anche il pubblico ha premiato il film, con un
incredibile 96% di approvazione.
L’ultima
missione: Project Hail Mary sembra destinato a
diventare uno dei grandi successi del 2026. L’adattamento del
romanzo di Andy Weir, diretto da Phil
Lord e Christopher Miller, ha ricevuto
giustamente recensioni entusiastiche (qui
la nostra) e sarà senza dubbio considerato da molti
uno dei migliori film dell’anno.
Come ogni adattamento da un romanzo
preesistente, anche L’ultima
missione: Project Hail Mary cambia qualcosa,
tradisce una parte del lavoro di Andy
Weir, ma gli amanti dell’originale possono stare
tranquilli: il film è un adattamento fedele, salvo che per 4
principali differenze. Eccole:
Il tempo è prezioso
Non dovrebbe sorprendere che alcuni
eventi del romanzo siano stati perlomeno accelerati o omessi nella
versione finale del film, nonostante la durata di ben 156 minuti.
Questo è comprensibile, dato che sarebbe praticamente impossibile
includere ogni dettaglio e ogni battuta di dialogo nel film.
Un esempio lampante è il fatto che
Ryland Grace del film si rende conto della sua situazione molto
prima della sua controparte letteraria, quando si sveglia dal coma
farmacologico. Mentre nel libro, alla fine del primo capitolo,
Grace conferma di essere ancora nello spazio, ma gli occorrono
diversi capitoli per ricordare il proprio nome.
Stessa posta in gioco, spiegazione
diversa
L’ultima missione: Project Hail Mary – Cortesia di
SONY
La missione finale del Progetto
Hail Mary rimane la stessa: l’impresa disperata dell’umanità nello
spazio interstellare di scoprire perché una stella non è stata
colpita dall'”Astrofago”, una forma di vita aliena che sta
divorando l’energia del sole, e di trovare un modo per fermarla.
Tuttavia, il modo preciso in cui questa posta in gioco viene
comunicata differisce leggermente nel film.
Grace nel libro ha dei flashback in
cui comprende la natura dell’Astrofago fin dalle prime fasi;
innanzitutto, si tratta del ricordo di una conversazione con un
amico preoccupato e della paura intrinseca che prova ripensando al
“problema Petrova”, ma il film tralascia alcuni dei ricordi
precedenti e comunica la gravità della situazione principalmente
attraverso un flashback che ritrae Grace in classe. Risponde alle
domande degli studenti preoccupati riguardo all’Astrofago e spiega
cosa sta succedendo, poco prima che Eva Stratt irrompa per
interrogarlo sulla controversa ricerca di Grace, e quindi prima di
reclutarlo per lo sforzo internazionale volto ad aiutare l’umanità
a sopravvivere al problema Petrova.
La limitata conoscenza di Grace
della biologia eridiana non viene messa alla prova
Project Hail Mary
La vita di Rocky a un certo punto è
appesa a un filo dopo che la nave subisce una falla. L’Astrofago
immagazzinato come carburante per l’attacco finale sta fuoriuscendo
rapidamente e Grace finisce per essere reso inabile nel dramma che
ne consegue. In un eroico tentativo di salvare il suo amico e la
missione, Rocky lascia la sicurezza dei suoi recinti ricchi di
ammoniaca a bordo della nave ed entra nell’atmosfera ricca di
ossigeno di Grace, intervenendo per correggere la rotta della nave
che sta perdendo il controllo, a grande rischio della propria
vita.
Una volta che Grace è al sicuro,
Rocky riesce a tornare nel suo recinto e inizia il processo di
guarigione. Grace si sveglia, installa una lampada riscaldante per
Rocky e si concentra sull’allevamento del Taumoeba resistente
all’azoto (l’organismo in grado di divorare l’Astrofago, che
minaccia entrambi i loro pianeti d’origine) per completare la sua
missione e quella di Rocky, tornando spesso per spiegare i suoi
progressi e tenendo d’occhio eventuali segni che indichino che il
suo amico alieno è ancora vivo e vegeto.
Questa sequenza si svolge in modo
leggermente diverso nel romanzo. Rocky salva comunque Grace
inizialmente, ma poi il nostro eroe umano ricambia il favore,
riportando l’alieno nella sua camera di decompressione (subendo
gravi ustioni nel processo). Cerca anche di “aiutare” il suo amico
alieno colpendolo con una pompa ad aria ad alta potenza… solo per
scoprire, al risveglio di Rocky, che in realtà stava facendo
esattamente il contrario di aiutarlo a guarire.
Le difficoltà sulla Terra passano
in secondo piano rispetto alla missione di Grace e Rocky
L’ultima missione: Project Hail Mary – COrtesia di
SONY
Gli amanti del libro noteranno che
il film sposta ulteriormente l’attenzione sulla missione
individuale di Rocky e Grace, dedicando meno spazio agli eventi
sulla Terra. Gli spettatori non sentiranno parlare del Sahara
ricoperto di pannelli solari, né del disperato piano di bombardare
con armi nucleari le calotte polari per accelerare il riscaldamento
globale (riducendo così l’impatto dell’Astrofago che sta divorando
il sole).
È difficile quantificare
esattamente cosa intendo, dato che questa storia di primo contatto
è a tutti gli effetti fantascienza, ma il film si concentra molto
sull’atmosfera e sulle emozioni del racconto, tralasciando alcuni
degli esperimenti e affidandosi a montaggi e ai video-diari di
Grace sulla Terra per dare ritmo alla narrazione.
Un altro esempio è che i Beetle (i
dispositivi sviluppati per tornare sulla Terra con le informazioni
raccolte dalla missione di Grace) non hanno un ruolo di rilievo nel
film fino al momento del loro effettivo invio sulla Terra. Nel
frattempo, il romanzo contiene un intero flashback in cui Grace
racconta di un incontro con il loro progettista, Steve Hatch, e di
come questi abbia sviluppato i dispositivi autonomi, e mostra Grace
che usa le sonde per cercare di raddrizzare la nave mentre è ancora
in caduta libera a causa della perdita dell’Astrofago.
Dopo una settimana nelle sale,
Project Hail Mary ha già superato i 100
milioni di dollari al botteghino statunitense. Prima di questo,
solo tre dei precedenti film di Gosling (Barbie, La La
Land e Il sapore della vittoria)
avevano raggiunto questo impressionante risultato.
Il film ha debuttato nelle sale con
un incasso di 80 milioni di dollari nel weekend di apertura in Nord
America e oltre 140 milioni di dollari a livello globale. Anche il
distributore Amazon MGM Studios ha avuto motivo di festeggiare:
L’ultima
missione: Project Hail Mary è stato il film di
maggior successo al lancio nella storia del distributore.
Durante il prossimo secondo weekend
nelle sale, si prevede che il film con Ryan Gosling incasserà 45 milioni di dollari
negli Stati Uniti. Non solo Project Hail Mary ha riscosso un grande
successo al botteghino, ma ha anche ottenuto la certificazione
“Certified Fresh” su Rotten Tomatoes con un punteggio del
95% da parte della critica e del 96% da parte del pubblico
(Verified Hot).
La critica lo ha definito una
storia commovente che infonde speranza negli spettatori, elogiando
anche l’interpretazione di Ryan Gosling nel ruolo principale. Il film è
già considerato un possibile candidato agli Oscar del 2027.
Il personaggio interpretato da
Gosling in L’ultima
missione: Project Hail Mary, un insegnante di
nome Ryland Grace, si risveglia su un’astronave dopo essere stato
in coma. Dopo aver scoperto che nessuno dei suoi compagni di
equipaggio è sopravvissuto, si impegna a salvare l’umanità e
l’universo da un pericoloso microrganismo. Nel cast figurano anche
Sandra Hüller, James Ortiz, Lionel Boyce, Ken Leung, Milana
Vayntrub, Priya Kansara, Liz Kingsman, Mia Soteriou e
Orion Lee.
Il film è basato sull’omonimo
romanzo bestseller di Andy Weir, pubblicato nel 2021 e candidato al
premio Hugo come miglior romanzo l’anno successivo. Weir ha anche
scritto The Martian e Artemis, il primo già adattato per il grande
schermo con Matt
Damon nel ruolo principale di Mark Watney.
Phil Lord e
Christopher Miller, noti soprattutto per il loro
lavoro in Piovono polpette, il remake di 21 Jump Street, The Lego Movie e i film dello Spider-Verse,
hanno diretto Project Hail Mary da una sceneggiatura di Drew
Goddard. Lord, Miller, Weir e Gosling hanno tutti ricoperto il
ruolo di produttori del film, insieme ad Aditya Sood, Rachel
O’Connor e Amy Pascal.
L’intreccio di due storie
ambientate nel presente e nel passato è al centro del film
L’ultima
lettera d’amore, in cui l’ambiziosa giornalista Ellie
Haworth (Felicity Jones) scopre una serie di
lettere d’amore segrete risalenti al 1965 e decide di risolvere il
mistero della relazione proibita che raccontano. Mentre porta alla
luce la storia tra Jennifer Stirling (Shailene Woodley), moglie di un facoltoso
industriale, e Anthony O’Hare (Callum Turner), un giornalista di
finanza incaricato di seguire la sua storia, anche Ellie si trova
coinvolta in un’avventura romantica, con l’onesto e amabile
archivista (Nabhaan Rizwan) che la aiuta a trovare altre lettere.
Tratto dal romanzo di JoJo Moyes e diretto da Augustine
Frizzell.
Sono frequenti in quel di Hollywood
i film dedicati a storie vere incentrate sulla sopravvivenza
estrema, in cui i protagonisti sono costretti a fare cose
inimmaginabili pur di poter tornare a casa e sopravvivere alle
intemperie e agli incidenti. Film come Tredici vite,
127
ore,
InfiniteStorm,
The Impossible o il più recente La
società della neve sono solo alcuni esempi di tale filone.
A questo appartiene anche L’ultima
discesa, il film del 2017 diretto da Scott Waugh, già
regista di lungometraggi adrenalinici come Need for
Speed,
Project X-Traction e
I mercen4ri – Expendables. A differenza di questi tre
titoli, però, con L’ultima
discesa Waugh si è cimentato nel portare sul grande
schermo una dolorosa storia vera.
Dolorosa non solo per ciò che il
protagonista vive fisicamente sulla propria pelle, ma anche per
quello che avviene dentro di lui a livello psicologico. Il film è
infatti costruito per rappresentare la montagna e i suoi pericoli
come quegli ostacoli apparentemente impossibili da superare, ma che
grazie alla tenacia umana possono essere sconfitti, superando
dunque i propri demoni. Prima di intraprendere una visione del
film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle
principali curiosità relative ad esso. Proseguendo qui nella
lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli
relativi alla trama, al cast di
attori e alla vera storia dietro il film.
Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme
streaming contenenti il titolo nel proprio catalogo.
La trama e il cast di L’ultima discesa
Protagonista del film è
Eric LeMarque, un ex giocatore di hockey
professionista, dopo aver causato un incidente automobilistico
fugge sulle montagne in cerca di adrenalina facendo dello
snowboard. Dovendo fare i conti con una dipendenza da metanfetamine
e una vita che gli sta sfuggendo di mano, Eric decide di prendersi
un giorno per staccare, ignorando i numerosi avvertimenti
sull’imminente arrivo di una tempesta. Quando questa si presenta
davvero, LeMarque si allontana dalla pista perdendo l’orientamento.
Nessuno sa che si è perso, nessuno sa dove si trova. È
completamente solo. Per cercare di sopravvivere, dovrà allora
ricorrere ad alcuni stratagemmi, nella speranza che i soccorsi
possano individuarlo al più presto.
Ad interpretare Eric LeMarque vi è
l’attore Josh Hartnett, noto per i film Slevin –
Patto criminale, Black Dahlia,
Oppenheimer e la serie Penny Dreadful. Nel ruolo
di sua madre Susan, che accorgendosi della scomparsa del figlio
allerterà i soccorsi, vi è invece la premio Oscar Mira
Sorvino. Nonostante interpretino madre e figlio, tra i due
attori vi sono solo 11 anni di differenza. Recitano poi nel film
anche gli attori Sarah Dumont nel ruolo di Sarah,
Nathan Stevens in quelli di Seth e Jason
Cottle in quelli di David LeMarque. L’attore Kale
Culley interpreta invece il giovane Eric LaMarque nei
flashback del proprio passato che il protagonista ha nel corso
della vicenda.
La vera storia dietro a L’ultima discesa
Come anticipato, il film narra la
vera storia dell’ex giocatore di hockey Eric
LeMarque, narrata nella sua autobiografia intitolata
Crystal Clear, in riferimento all’uso di metanfetamine da
cui Eric era dipendente. LeMarque cominciò a praticare l’hockey sin
da giovanissimo, arrivando a giocare per la Nothern Michigan
University nelle stagioni dal 1986 al 1990. Nel 1990 entrò a far
parte di Briancon in Ligue Magnus, firmando poi per i Greensboro
Monarchs nella ECHL e terminando la sua carriera da giocatore con
gli Arkansas Glaciercats nel 1999. Pur essendo stato selezionato
nel 1987 durante il Draft della National Hockey League dai Boston
Bruins all’8º giro in 224ª posizione, non è mai arrivato a giocare
in una partita NHL.
Non riuscendo a sfondare nel mondo
dell’hockey, LeMarque si trasferì di nuovo negli Stati Uniti,
comprando casa a Los Angeles e diventando uno dei tanti allenatori
che popolavano la scena sportiva della California. Ebbe a quel
punto inizio un momento molto difficile della sua vita, che lo vide
cedere alle tentazioni delle droghe. L’evento che gli ha poi
cambiato la vita ha inizio il 6 febbraio 2004, quando LeMarque
parte da solo per praticare un po’ di snowboard fuori pista,
perdendosi però così nella Sierra Nevada a oltre 3.500 metri
d’altitudine. Armato di abiti ridotti al minimo, un cellulare in
disuso, qualche gomma da masticare, un pacchetto di fiammiferi
bagnati, un lettore MP3 e un sacchetto di metanfetamine, LeMarque
doveva combattere la sua vita.
Fece tutto il possibile per
sopravvivere: mangiò corteccia d’albero e aghi di pino; ha bevuto
la sua stessa urina; ha mangiato propri pezzi di carne che si
stavano staccando a causa del congelamento; scavò trincee nella
neve per cercare di nascondersi dal freddo e dai lupi; si è
infilato del fogliame nei vestiti come ulteriore strato isolante,
anche se ciò gli ha causato diversi graffi. Ha persino gettato ciò
che restava della sua scorta di metanfetamina per utilizzare la
busta di plastica come contenitore per sciogliere la neve in acqua
consumabile. Per più di una settimana, LeMarque ha dovuto dunque
non solo sconfiggere il freddo, ma anche i propri demoni e le
proprie dipendenze.
Alla fine, l’ottavo giorno –
venerdì 13 febbraio – la salvezza, sotto forma di un elicottero
sceso dall’alto, si è manifestata, salvando un LeMarque ormai
sull’orlo della morte. Nonostante gli sforzi dei medici, gli furono
però amputate entrambe le gambe sotto le ginocchia a causa di gravi
geloni. Ciò non ha impedito a LeMarque di sfruttare appieno la sua
seconda vita. Da allora non ha più fatto uso di droghe, è diventato
un oratore motivazionale e un autore pubblicato, un padre
orgoglioso e un marito amorevole, continuando a trasmettere al
prossimo il proprio amore per l’hockey e quanto appreso in
quell’avventura estrema che gli è quasi costata la vita.
Il trailer di L’ultima
discesa e dove vedere il film in streaming e in TV
È possibile fruire di L’ultima
discesa grazie alla sua presenza su alcune delle
più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è
infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV,
Apple
TV, Infinity+ e Prime Video. Per vederlo,
una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare
il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà
così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità
video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di
lunedì 5 febbraio alle ore 21:00
sul canale 20 Mediaset.
L’ultima
discesa, diretto da Scott Waugh nel
2017, si inserisce nella filmografia di un regista noto per
l’azione adrenalinica e la spettacolarità visiva, già autore di
Act of Valor, Need for Speed e I
mercenari 4. Waugh porta la stessa attenzione alla
tensione e alla resa scenica nel racconto della vicenda vera di
Eric LeMarque, combinando momenti di sopravvivenza
estrema con sequenze di grande impatto emotivo. Il film si
distingue per la capacità di rendere palpabile la lotta contro la
natura e i propri limiti, caratteristica ricorrente nello stile del
regista.
La
pellicola racconta dunque la storia di Eric LeMarque, campione di
hockey su ghiaccio interpretato da Josh Hartnett, che durante una discesa
solitaria sulle montagne della Sierra Nevada rimane intrappolato
nella neve e lotta per sopravvivere a condizioni estreme. Il film
ricostruisce fedelmente le difficoltà fisiche e psicologiche
dell’atleta, mostrando il percorso che porta dalla disperazione
alla speranza. La narrazione si concentra sul rapporto tra uomo e
natura, sulle sfide estreme e sulla resilienza necessaria per
superarle, rendendo la vicenda al contempo avvincente e
ispiratrice.
In termini di genere,
L’ultima discesa si colloca tra il survival drama
e il biopic sportivo, con temi centrali che includono la
sopravvivenza, la forza interiore e la redenzione personale. La
storia di Eric diventa una metafora della lotta con i propri limiti
e della capacità di trovare motivazione e determinazione anche
nelle situazioni più disperate. Nel resto dell’articolo verrà
proposto un approfondimento sul finale del film, analizzando come
la conclusione della vicenda di LeMarque rafforzi i temi della
resilienza e della rinascita personale.
La trama di L’ultima
discesa
Protagonista del film è
Eric LeMarque, un ex giocatore di hockey
professionista, dopo aver causato un incidente automobilistico
fugge sulle montagne in cerca di adrenalina facendo dello
snowboard. Dovendo fare i conti con una dipendenza da metanfetamine
e una vita che gli sta sfuggendo di mano, Eric decide di prendersi
un giorno per staccare, ignorando i numerosi avvertimenti
sull’imminente arrivo di una tempesta. Quando questa si presenta
davvero, LeMarque si allontana dalla pista perdendo l’orientamento.
Nessuno sa che si è perso, nessuno sa dove si trova. È
completamente solo. Per cercare di sopravvivere, dovrà allora
ricorrere ad alcuni stratagemmi, nella speranza che i soccorsi
possano individuarlo al più presto.
La spiegazione del finale del
film
Nel
terzo atto di L’ultima discesa, Eric LeMarque
affronta la fase più critica della sua lotta per la sopravvivenza.
Dopo giorni di isolamento e privazioni, la tempesta si placa ma il
corpo dell’ex campione di hockey è ormai debilitato dal freddo e
dalla gangrena. Eric individua la parete di roccia alta 1300 metri
come unica possibilità per segnalare la sua posizione ai soccorsi.
Con forza di volontà e determinazione, inizia a scalare nonostante
il dolore lancinante e le ferite gravi, affrontando terreno
scivoloso e condizioni estreme, mentre i flashback della sua vita
lo motivano a non arrendersi.
Raggiunta la cima della parete, Eric riesce a emettere un segnale
visibile ai soccorritori, che si precipitano a salvarlo. La
tensione si scioglie quando il team lo individua e lo trasporta in
sicurezza, segnando il trionfo della resilienza umana. Nonostante
la gravità delle ferite, Eric sopravvive, anche se la perdita delle
gambe rappresenta un durissimo prezzo da pagare. Il film chiude con
la sua rinascita personale: Eric si sposa, si reinventa come
allenatore di hockey e trasmette la sua esperienza ai giovani,
simboleggiando la capacità di trasformare la tragedia in nuova
vita.
Il finale di L’ultima discesa sottolinea il tema
della resilienza e della forza interiore. Eric, isolato e debole,
dimostra che la sopravvivenza dipende tanto dalla determinazione
mentale quanto dalle capacità fisiche. Il sacrificio della droga
per ottenere acqua, così come la lotta contro l’ipotermia e la
gangrena, rappresentano metaforicamente il distacco dai propri vizi
e dai comportamenti autodistruttivi. L’atto finale mostra che
affrontare le conseguenze delle proprie scelte è necessario per
poter rinascere, e che anche nelle situazioni più disperate la
volontà di vivere può prevalere sulla disperazione.
Il percorso di Eric evidenzia come la consapevolezza e
l’adattamento siano elementi chiave nella sopravvivenza estrema. La
scalata finale simboleggia il superamento dei propri limiti e la
capacità di chiedere aiuto quando necessario, trasformando
un’impresa individuale in un atto di collaborazione con i
soccorritori. La combinazione di coraggio, intelligenza pratica e
resilienza psicologica consente a Eric di segnare la propria
salvezza, mostrando come l’esperienza traumatica possa diventare
un’occasione di crescita personale, maturità e comprensione del
valore della vita e delle relazioni umane.
Il messaggio complessivo
del film riguarda la redenzione e il cambiamento. Eric sopravvive
non solo grazie alle sue abilità fisiche, ma anche per aver
abbandonato le dipendenze e aver affrontato le proprie
responsabilità. La vicenda dimostra che anche chi ha perso il
controllo della propria vita può recuperare dignità e speranza
attraverso il coraggio e la determinazione. La sua rinascita come
allenatore e come uomo che costruisce una nuova famiglia trasmette
valori di resilienza, responsabilità personale e capacità di
trasformare l’esperienza dolorosa in un insegnamento duraturo per
sé e per gli altri.
Arriverà al cinema
L’ultima discesa, il film con
Josh Hartnett, Mira Sorvino e Sarah Dumont,
che che debutterà nelle sale dall’8 febbraio.
Una storia mozzafiato, basata sull’esperienza estrema vissuta
dal campione olimpionico di hockey su ghiaccio Eric LeMarque,
raccontata nell’omonima biografia.
Il film, diretto da Scott
Waugh (Need
for Speed, Act
of Valor) che ha lavorato con estrema cura affinché il
film fosse il più realistico possibile, è stato realizzato con il
nuovo formato panoramico Escape che dà vita a un’esperienza in
grado di far immergere totalmente lo spettatore nella storia.
Nel cast troviamo Josh
Hartnett (Penny Dreadful, Slevin – Patto
criminale,Black Dahlia), la vincitrice
dell’Oscar Mira Sorvino (La dea
dell’amore) e Sarah Dumont (The
Royals, Manuale scout per l’apocalisse
zombie, Don
Jon).
L’ultima discesa mostra la
rinascita di un uomo, un campione, costretto a una continua lotta
per la sopravvivenza per imparare a vivere non solo per se
stesso.
L’ultima discesa, la trama
Eric LeMarque (Josh Hartnett), un
ex giocatore di hockey professionista, dopo aver causato un
incidente automobilistico fugge sulle montagne in cerca di
adrenalina facendo dello snowboard. Dovendo fare i conti con una
dipendenza da metanfetamine e una vita che gli sta sfuggendo di
mano, Eric decide di prendersi un giorno per staccare, ignorando i
numerosi avvertimenti sull’imminente arrivo di una tempesta.
Durante un’imponente tormenta di neve LeMarque si allontana dalla
pista perdendo l’orientamento. Nessuno sa che si è perso, nessuno
sa dove si trova. È completamente solo.
In un primo momento il campione non
si rende conto di quanto la situazione sia disperata e cerca di
trovare un riparo e dell’acqua. Le sue condizioni precipitano
quando è inseguito da un branco di lupi e precipita in un
ghiacciaio.
Intanto Susan (Mira Sorvino), la
madre di Eric, intuisce che qualcosa non va e inizia a ripercorrere
i movimenti del figlio.
Con l’avanzare del congelamento e
la continua lotta per la sopravvivenza, Eric è costretto a mangiare
la sua stessa carne, mentre la preoccupazione della madre la porta
e mettere in atto un disperato tentativo di salvataggio, anche se
la squadra di recupero pensa sia ormai troppo tardi.
Quando Eric si rende conto
dell’arrivo dei soccorsi, la sua unica chance di farsi localizzare
dai soccorritori è arrampicarsi su una parete rocciosa alta 1300
metri, ma il suo corpo inizia a cedere.
LA STORIA DI ERIC
LEMARQUE
Eric LeMarque è un ex campione di
hockey franco-americano. Ha iniziato la sua carriera nel 1986 alla
Nothern Michigan University attraverso la NCAA (National Collegiate
Athletic Association). Nel 1987 viene scelto per giocare nella NHL
Entry Draft con i Boston Bruins. Nel 1991 entra nella Prima
divisione con il Valenciennes, mentre nel 1995 ritorna a giocare
per il Rouen. Il 6 febbraio del 2004, LeMarque durante una discesa
con lo snowboard sull’High Sierra, in California, si perde. Con
solo un cellulare scarico e una scatola di fiammiferi, LeMarque
sopravvive per otto giorni a temperature che raggiungono i meno
dieci gradi durante la notte.
Apple
TV ha diffuso il trailer ufficiale della seconda stagione di L’ultima cosa che mi ha
detto, la serie thriller interpretata e
prodotta da Jennifer Garner. I
nuovi episodi debutteranno il 20 febbraio sulla piattaforma, con un episodio a
settimana ogni venerdì fino al 10 aprile.
Accanto a Jennifer Garner tornano i protagonisti della prima
stagione Angourie
Rice, David Morse
e Nikolaj
Coster-Waldau, mentre tra le
new entry del cast
figurano Judy Greer e
Rita Wilson.
La seconda stagione sarà composta da otto episodi.
Basata su The First Time I Saw
Him, sequel dell’acclamato romanzo
bestseller di Laura Dave,
la nuova stagione riprende la storia cinque anni dopo gli eventi della prima.
Owen (Coster-Waldau) ricompare improvvisamente dopo una lunga
latitanza, costringendo Hannah (Garner) e la figliastra Bailey
(Rice) a una corsa contro il tempo per capire come ricostruire la
propria famiglia prima che il passato torni a travolgerli.
Oltre ai nomi già annunciati, la seconda stagione accoglie anche
Augusto Aguilera, Josh
Hamilton, Nick Hargrove, Michael Galante, John Noble, Michael
Hyatt, Luke Kirby ed Elizabeth O’Donnell, ampliando
ulteriormente l’universo narrativo della serie.
In vista della premiere, il pubblico potrà approfondire la storia
leggendo o ascoltando su Apple Books il romanzo The
First Time I Saw Him, che prosegue il percorso
emotivo e narrativo di Hannah Hall prima del ritorno sullo
schermo.
L’ultima cosa che mi ha detto è
prodotta da 20th
Television e da Hello
Sunshine, la società fondata da
Reese Witherspoon e
Lauren Neustadter, parte di Candle Media. La serie è creata e
adattata da Laura Dave insieme al co-creatore premio Oscar
Josh Singer.
Tra i produttori esecutivi figurano anche Jennifer Garner,
Witherspoon e Neustadter, con Aaron Zelman
che entra nella seconda stagione come co-showrunner insieme a
Singer.
La prima
stagione di L’ultima
cosa che mi ha detto è attualmente disponibile in streaming su
Apple TV+.
La politica di Apple
TV+ riguardo l’adattamento in miniserie di testi
letterari di successo continua con L’ultima cosa che mi ha
detto, in cui l’autrice del romanzo originario
Laura Dave partecipa quale co-creator insieme a
Josh Singer. La storia principale vede
protagonista Hannah (Jennifer
Garner), la quale si ritrova improvvisamente lasciata
sola con la figliastra Bailey (Angourie Rice),
dopo che il marito Owen (Nikolaj
Coster-Waldau) è scomparso nel nulla in seguito a uno
scandalo finanziario capace di distruggere la società in cui
lavorava. Man mano che la nebbia sull’accaduto comincia a
diradarsi, la donna si trova suo malgrado costretta ad accettare di
non conoscere affatto l’uomo che ha sposato…
Due anime insoddisfatte
Nel tentativo di
coniugare la chiara impostazione da thriller con il dramma
psicologico incentrato sul rapporto tra le due donne abbandonate,
L’ultima cosa che mi ha detto ottiene il non
invidiabile risultato di rendere inefficaci entrambe le “anime” del
prodotto. Fin dalla presentazione dei personaggi, il tono del pilot
e il ritmo della narrazione appaiono quelli di un prodotto medio
destinato a soddisfare lo spettatore senza però offrirgli alcuno
spunto di originalità, tanto meno tentare di solleticarne la
curiosità attraverso soluzioni estetiche lontane
dall’ordinario.
L’ambientazione elegante
ma non ostentata – la storia inizia a Sausalito, cittadina della
Bay Area appena a nord di San Francisco – con tanto di meravigliosa
casa galleggiante fornisce la cornice perfetta per fare di
L’ultima cosa che mi ha detto un prodotto in linea
con quello che i tempi considerano chic. In questo setting si
sviluppa una miniserie che possiede la tensione drammatica di una
soap-opera, con i ruoli principali che passano molto più tempo al
telefono di quanto dovrebbero: la progressione della trama, in
particolar modo nei primi tre episodi, viene infatti eccessivamente
raccontata invece che vissuta, agita dai personaggi in scena.
Questo comporta una mancanza di azione che in molti momenti spazza
via ogni possibilità di ottenere un ritmo avvincente, o addirittura
anche soltanto convincente.
Jennifer Garner e gli altri membri del cast si
muovono così dentro un meccanismo che di efficace ha poco o
addirittura nulla. Anche l’utilizzo di brevi, spesso inutili
flashback per ricostruire il puzzle della vicenda risulta più
un’invenzione di montaggio per agitare le acque della storia che un
qualcosa di realmente necessario. In tale progetto la Garner si
barcamena per rendere Hannah una figura femminile con cui lo
spettatore può entrare in empatia, un sforzo tanto ammirevole
quanto quasi del tutto vanificato dall’assenza di spessore
drammatico. Non è però di certo lei la peggiore in the
L’ultima cosa che mi ha detto: lo scettro va
infatti a un Nikolaj Coster-Waldau completamente fuori
parte, in nessuna occasione capace di dotare il personaggio di Owen
della necessaria, sfumata ambiguità. Meglio tentare di dimenticare
che l’attore danese un tempo vestiva con carisma e potenza
espressiva i panni di Jaime Lannister: fa ancora più male vederlo
brancolare nel buio alla ricerca di un qualsiasi appiglio per
rendere il suo ultimo ruolo almeno accettabile…
L’ultima cosa che mi ha detto, una bella
confezione
Se non fosse per la
solita accuratezza nella confezione che i prodotti seriali di
Apple
TV+ solitamente possiedono, L’ultima cosa che
mi ha detto sarebbe uno show da bollare in toto come
non riuscito. Non possiede la forza narrativa del prodotto
squisitamente di genere, né la presa emotiva di quelle serie che
invece puntano su personaggi “forti”. Nella ricerca probabilmente
di andare incontro alle esigenze di diversi tipi di pubblico,
finisce per non avere idea di quale accontentare.