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L’ultimo dei Mohicani: 10 cose che non sai sul film

L’ultimo dei Mohicani: 10 cose che non sai sul film

L’ultimo dei Mohicani ha segnato una tappa fondamentale nella storia del cinema, soprattutto in quella recente, grazie alla sua sceneggiatura, alla potenza visiva e alle performance spettacolari degli attori che hanno fatto parte del film.

Questo lungometraggio, diretto da Michael Mann e uscito nei cinema nel 1992, ha riscosso un immediato successo in tutto il mondo, forte della trama raccontata e delle emozioni suscitate. Interpretato da Daniel Day-Lewis, il film ha vinto anche un Oscar per il Miglior sonoro nel 1993.

Ecco, allora, dieci cose da sapere su L’ultimo dei Mohicani.

L’ultimo dei Mohicani film

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1. Ci sono volute diverse notti. Per girare le scena dell’assedio, è stato necessario filmare per diverse notti consecutive. A causa della vasta area interessata, sono stati installati diffusori attorno al campo di battaglia, in modo da poter dare le diverse direzioni alle centinaia di persone appartenenti al cast e alla crew del film.

2. È stato girato nella Carolina del Nord. Uno dei motivi tali per cui si è deciso di girare qui, invece che ha New York, sta nel fatto che secondo il regista, Michael Mann, i boschi della Carolina assomigliavano più alle antiche foreste degli Adirondacks, che hanno ancora tracce del disboscamento avvenuto tra il diciannovesimo ed il ventesimo secolo.

3. Esistono tre versioni del film. Nel corso del tempo, sono state effettuate tre edizioni diverse del film: quella originale, uscita nel 1992, dura 112 minuti, la versione ampliata dal regina del 2001 risulta di 117 minuti, mentre la director’s cut del 2010 dura 114 minuti.

L’ultimo dei Mohicani streaming

4. È disponibile in streaming digitale. Grazie alla sua presenza sulle varie piattaforme di streaming digitale legale, è possibile vedere o rivedere L’ultimo dei Mohicani. Il film, infatti, è disponibile su Rakuten Tv, Chili, iTunes e Tim Vision.

L’ultimo dei Mohicani Colonna sonora

5. Ha ricevuto una nomination ai Golden Globe. Nel 1993, Trevor Jones e Randy Edelman hanno ricevuto una candidatura per questo premio. Entrambi hanno lavorato alla realizzazione della colonna sonora del film.

L’ultimo dei Mohicani cast

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6. Daniel Day-Lewis si è preparato meticolosamente per il ruolo. L’attore è conosciuto per essere uno che si prepara ai ruoli con estrema attenzione. Per questo film, egli ha vissuto nel deserto dove il suo personaggio avrebbe potuto vivere, cacciare e pescare per diversi mesi prima di effettuare le riprese.

7. Girare un film a costo della salute. Questo è quello che è successo a Daniel Day-Lewis, che per il suo ruolo e l’intenso programma di riprese, ha dovuto ricevere delle cure per trattare una forma di claustrofobia e di lievi allucinazioni che si sono manifestate dopo la fine delle riprese.

8. Madaleine Stowe non ha accettato subito. All’inizio, l’attrice non era particolarmente convinta di voler recitare in questo film. Tuttavia, dopo aver realizzato che si trattava di una storia d’amore, accettò di fare un’audizione per il ruolo di Cora Munro.

L’ultimo dei Mohicani trama

9. Un giovane bianco e il suo destino. Il film è ambientato nel 1757, durante la guerra anglo-francese nelle colonie americane. Alcune tribù sono alleate dei francesi, altre degli inglesi, e nel frattempo tre uomini danno la caccia ad un cervo: Chingachgook e suo figlio Uncas, gli ultimi superstiti dei mohicani, e Hawheye, un ragazzo adottato dal capo tribù quando era bambino. Il destino di quest’ultimo è segnato quando incontra il maggiore Duncan Heyward e le giovani Cora e Alice, figlie del colonnello inglese Edmund Munro.

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10. Si basa su un omonimo romanzo. Il film prende spunto dal romanzo di avventura scritto da James Fenimore Cooper nel 1826. Inoltre, in passato c’erano già stati due adattamenti cinematografici, avvenuti nel 1920 e nel 1936, diretti rispettivamente da Clarence Brown-Maurice Tourneur e George B. Seltz.

Fonte: IMDb

L’ultimo bacio: trama, cast e sequel del film con Stefano Accorsi

Giunto al suo terzo film, il regista Gabriele Muccino firma quello che è ancora oggi considerato uno dei titoli più importanti e significativi della sua carriera, che ha decretato un primo grande successo a livello internazionale. Si tratta di L’ultimo bacio, una cinica e disillusa riflessione sulle difficoltà della vita di coppia di quella generazione di trentenni di cui il regista faceva parte. Adulti affetti dall’ormai nota sindrome di Peter Pan, costantemente in fuga dalla responsabilità che la loro età comporta, inseriti qui in un film che ha definito lo stile del regista, ricco di emozioni forti e momenti di grande impatto visivo. Uscito in sala nel 2001, si tratta di un film che a distanza di vent’anni ancora definisce il cinema e la cultura italiana.

Il film ebbe talmente tanto successo al momento della sua uscita da rimanere in sala per ben 6 settimane, arrivando ad un incasso di circa 13 milioni di euro. Era però solo l’inizio della sua fortuna, coronata poi con la vittoria di ben 5 David di Donatello, tra cui quello per la miglior regia. Uscito dai confini nazionali, L’ultimo bacio arrivò a vincere il Premio del pubblico anche al prestigioso Sundance Film Festival. Proprio negli Stati Uniti, dove Muccino avrebbe poi trovato fortuna con La ricerca della felicità, prese vita un remake del film, intitolato The Last Kiss, e con protagonisti Zach Braff e Casey Affleck.

Arricchito dalla canzone di Carmen Consoli L’ultimo bacio, a cui si ispira il titolo, il film è dunque ormai parte dell’immaginario culturale italiano. Un’opera imprescindibile, che racconta in modo estremamente brillante degli italiani e della loro attitudine verso la vita, il futuro e le passioni. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e al suo sequel. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

L’ultimo bacio: la trama del film

Protagonisti del film sono un gruppo di amici alla soglia dei trent’anni, i quali desiderosi di sentirsi ancora adolescenti e volendo rifuggire le responsabilità della propria età si trovano a mettere in discussione l’intera loro vita. Tra questi vi è Carlo, da tempo fidanzato con Giulia. Nel momento in cui quest’ultima gli rivela di aspettare un bambino, egli inizia a vivere la paura di diventare padre. Per nascondersi da questa, si rifugia in una relazione clandestina con la bella Francesca. Allo stesso tempo, Adriano vive un periodo di forte crisi con la moglie Livia, mentre Alberto non fa che passare da una relazione all’altra, e Paolo si trova a dover gestire la malattia del padre e l’abbandono della ragazza. Tra drammi, tradimenti e perdite, ciascuno di loro cercherà di rimettere insieme i pezzi di una vita che non li appaga quanto vorrebbero.

L'ultimo bacio cast

L’ultimo bacio: il cast del film

Personaggi centrali del film sono la coppia formata da Carlo e Giulia, interpretati rispettivamente da Stefano Accorsi e Giovanna Mezzogiorno. I due attori, già con diversi film all’attivo, divennero delle celebrità del cinema italiano proprio grazie a questo film. Al momento delle riprese, inoltre, i due stavano vivendo una vera relazione sentimentale, iniziata qualche anno prima, e terminata poco dopo l’uscita di L’ultimo bacio. Memorabile nel film è la scena della loro litigata, dove l’attrice finisce con il ferire realmente Accorsi con un coltello. Accanto a loro, nei panni della seducente Francesca, si ritrova invece Martina Stella, qui al suo debutto cinematografico. Pierfrancesco Favino, altro frequente collaboratore di Muccino, interpreta invece il ruolo di Marco.

L’attore Giorgio Pasotti interpreta invece Adriano, ruolo originariamente offerto a Enrico Silvestrin. Diversi sono poi gli interpreti qui presenti e che hanno più volte collaborato con Muccino anche in altri dei suoi successivi film. Si tratta di Claudio Santamaria nei panni di Paolo, Sabrina Impacciatore in quelli di Livia, e Stefania Sandrelli in quelli di Anna, la madre di Giulia. Sergio Castellitto interpreta invece il professore Eugenio Bonetti. Completano il cast anche Marco Cocci nei panni di Alberto, e Luigi Diberti in quelli di Emilio. Si ritrova inoltre, in un piccolo ruolo, anche Silvio Muccino, fratello del regista. La cantante Carmen Consoli, oltre ad aver eseguito il brano che dà il titolo al film, appare in un cameo nei panni di una delle fiamme di Alberto.

L’ultimo bacio: il sequel, il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

A quasi dieci anni dall’uscita del film, il regista ha deciso di riprendere quei personaggi tanto amati per vedere come erano cresciuti e quali percorsi di vita avevano intrapreso. Nel 2010 è così arrivato al cinema il sequel Baciami ancora, il cui titolo coincide stavolta con quello della canzone di Jovanotti, scritta appositamente per il film. In questo mancano però all’appello diversi degli attori protagonisti di L’ultimo bacio, come Giovanna Mezzogiorno, Martina Stella, Stefania Sandrelli e Sergio Castellitto. Si aggiungono però attori come Valeria Bruni Tedeschi, Primo Reggiani e Adriano Giannini. Vittoria Puccini assume qui i panni di Giulia, dal momento che la Mezzogiorno si era rifiutata di interpretare nuovamente il personaggio, insoddisfatta dal suo sviluppo.

Prima di vedere il sequel, però, è possibile fruire di L’ultimo bacio grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema e Amazon Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di sabato 6 febbraio alle ore 21:45 sul canale Rai 3.

Fonte: IMDb

L’ultimo appello: trama e cast del film con Gene Hackman

L’ultimo appello: trama e cast del film con Gene Hackman

Il genere noto come thriller legale o thriller giudiziario è particolarmente popolare a livello internazionale, e sempre più le storie di avvocati, processi o questioni legate al mondo giudiziario si ritagliano il proprio posto di rilievo nel mercato cinematografico. Un titolo meno noto rispetto a film come Il rapporto Pelican e Il cliente è L’ultimo appello, incentrato tanto su vicende legali quanto famigliari, con l’avvocato protagonista chiamato a scoprire pesanti verità sul passato della sua famgilia. Questo è stato diretto nel 1996 da James Foley, regista recentemente tornato alla ribalta con i film Cinquanta sfumature di nero e Cinquanta sfumature di rosso.

Scritto dal premio Oscar William Goldman e da Chris Reese, il film è tratto dall’omonimo romanzo del 1994 scritto da John Grisham. Lo scrittore, dalle cui opere sono stati tratti anche film come Il rapporto Pelican e La giuria, è un esperto di gialli giudiziari, avendo lui conseguito la laurea in legge e aver lavorato per anni come avvocato. Proprio grazie a questa sua esperienza, i suoi racconti sono particolarmente solidi e tesi da questo punto di vista, configurandosi alla perfezione anche per il cinema. L’ultimo appello non conobbe tuttavia la stessa fama degli altri titoli qui citati, divenendo al contrario un considerevole insuccesso al box office.

Il film è poi stato disconosciuto anche dallo stesso Grisham, cadendo di fatto nel dimenticatoio. Pur al netto dei suoi difetti, tuttavia, è un film che affronta tematiche ancora oggi spinose, a cui si può concedere il beneficio di una nuova visione. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama e al cast di attori. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

L’ultimo appello: la trama del film

Protagonista del film è il giovane avvocato Adam Hall, il quale decide di occuparsi di un caso che gli sta molto a cuore, quello di suo nonno Sam Cayhall. L’anziano, un ex militante del Ku Klux Klan, è in carcere da oltre trent’anni per un attentato compiuto nel 1967 nel quale rimasero uccisi due bambini. Condannato ora a morte, egli rimane quanto mai sorpreso nel ricevere la visita del nipote, che non aveva mai incontrato prima. L’obiettivo di Adam è quello di tentare di salvare in ultimo appello il nonno, cercando allo stesso tempo di scoprire di più della sua vita.

Il giovane avvocato rimane però deluso nell’imbattersi in un uomo ancora colmo di rabbia e che non si dichiara pentito del suo passato. Non è però questo a fermare i suoi intenti, i quali hanno anche fini personali. Adam desidera infatti ricucire le ferite del passato e cancellare la vergogna sempre provata per l’appartenere a quella famiglia. Ricercando indizi per poter scoprire di più su Sam e poterlo difendere in tribunale, Adam arriverà ad una serie di verità che potrebbero riscrivere quanto accaduto, scagionando il nonno. Convincere la giuria di quanto scoperto, però, sarà estremamente difficile.

L'ultimo appello cast

L’ultimo appello: il cast del film

Nei panni del giovane avvocato Adam Hall era inizialmente previsto l’attore Brad Pitt, il quale si tirò fuori dal progetto per dedicarsi ad altri film. Al suo posto venne scelto Chris O’Donnell, divenuto celebre grazie ai film Scent of a Woman e Batman Forever, dove ha interpretato il ruolo di Robin. Per assumere i panni di un avvocato, O’Donnell si è documentato a lungo su tale lavoro, cercando di risultare quantopiù credibile possibile in questo. Ebbe inoltre modo di parlare con veri avvocati, apprendendo da loro i segreti del mestiere. Nei panni di sua madre Lee Cayhall Bowen vi è invece l’attrice premio Oscar Faye Dunaway.

Ad interpretare il brusco Sam Cayhall vi è invece il premio Oscar Gene Hackman. Particolarmente apprezzato per la sua interpretazione, egli si documentò sulle idee politiche e sociali del suo personaggio, arrivando ad essere estremamente credibile nelle sue azioni. Hackman, inoltre, interpreta il padre della Dunaway, nonostante abbia appena 11 anni in più all’attrice. Nel film sono poi presenti Robert Prosky nel ruolo di E. Garner Goodman e Raymond J. Barry in quelli di Rollie Wedge. L’ex giocatore di football americano Bo Jackson è invece stato scelto per la parte della guardia carceraria Clyde Packer. I produttori lo vollero in quanto la sua possenza si sposava alla perfezione con il personaggio.

L’ultimo appello: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile vedere o rivedere il film grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. L’ultimo appello è infatti disponibile nel catalogo di Chili, Google Play e Apple iTunes. Per vederlo, in base alla piattaforma scelta, basterà iscriversi o noleggiare il singolo film. Si avrà così modo di poter fruire di questo per una comoda visione casalinga. È bene notare che in caso di solo noleggio, il titolo sarà a disposizione per un determinato limite temporale, entro cui bisognerà effettuare la visione. Il film sarà inoltre trasmesso in televisione il giorno sabato 24 luglio alle ore 21:00 sul canale Iris.

Fonte: IMDb

L’ultima volta che siamo stati bambini: trailer del film di e con Claudio Bisio

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Medusa Film ha diffuso il trailer di L’ultima volta che siamo stati bambini, la nuova commedia di e con Claudio Bisio. Nel cast anche Alessio Di Domenicantonio, Vincenzo Sebastiani, Carlotta De Leonardis, Lorenzo McGovern Zaini, Marianna Fontana, Federico Cesari e Antonello Fassari. Il film nelle sale dal 12 ottobre distribuito da Medusa Film è una coproduzione Solea e Bartlebyfilm, in associazione con Medusa Film e in collaborazione con Prime Video, prodotto da Sandra Bonzi, Claudio Bisio, Massimo Di Rocco e Luigi Napoleone. Le edizioni musicali sono a cura di Edizioni Curci – Bartlebyfilm.

Nel film  Quattro bambini giocano alla guerra mentre attorno esplodono le bombe della guerra vera. Italo è il ricco figlio del Federale, Cosimo ha il papà al confino e una fame atavica, Vanda è orfana e credente, Riccardo viene da un’agiata famiglia ebrea. Sono diversi ma non lo sanno e tra loro nasce “la più grande amicizia del mondo”, impermeabile alle divisioni della Storia che insanguina l’Europa.

Per loro tutto è gioco, combattono in cortile una fantasiosa guerra fatta di missioni avventurose ed eroismi, poi però fanno patti “di sputo” e non “di sangue” per paura di tagliarsi. Ma il 16 ottobre il ragazzino ebreo viene portato via dai tedeschi insieme ad oltre mille persone del Ghetto. Grazie al padre Federale di Italo, i tre amici credono di sapere dov’è e, per onorare il “patto di sputo”, decidono di partire in segreto per convincere i tedeschi a liberare il loro amico. L’ennesima missione fantasiosa entra nella realtà, i tre bambini viaggiano soli in un’Italia stremata dalla guerra, fra soldati allo sbando, disertori, truppe di tedeschi occupanti, popolazioni provate e affamate.

I tre bambini non sono del tutto soli, due adulti partono a cercarli per riportarli a casa: Agnese, suora dell’orfanotrofio in cui vive Vanda, e Vittorio, fratello di Italo. Lei cristianamente odia la violenza e lui è un eroe di guerra fascista: sono diversi e, al contrario dei bambini, lo sanno benissimo infatti litigano tutto il tempo. Il doppio viaggio dei bambini e degli adulti nell’Italia lacerata dalla guerra sarà gioco e terrore, poesia fanciullesca e privazioni, scoperta della vita e rischi di morte: un’esperienza capace di imprimere il suo sigillo su tutti i personaggi coinvolti, cambiando la coscienza dei singoli e le loro relazioni. Fino al sorprendente ma in fondo purtroppo logico, finale.

L’ultima volta che siamo stati bambini: recensione del film di Claudio Bisio

Il mondo visto attraverso lo sguardo di un bambino, è un mondo fatto di infinite e diverse possibilità. È un mondo intessuto di colori, vivacità, spesso deformato dalla sua visione edulcorata della realtà, che gli arriva in maniera diversa poiché filtrata dalla fantasia. Nell’esordio alla regia di Claudio Bisio, L’ultima volta che siamo stati bambini, succede esattamente questo. L’attore sceglie di debuttare dietro la macchina da presa facendo suo il romanzo omonimo di Fabio Bartolomei, dal quale fiorisce una commedia dolceamara, piena di sguardi incantati, sogni, semplicità, ma anche tanto dolore. Perché sullo sfondo della fanciullezza, rappresentata dai quattro piccoli protagonisti, c’è una pagina di Storia che ancora oggi sconvolge, e di cui dovremmo sempre avere memoria: l’Olocausto. Con L’ultima volta che siamo stati bambini, Bisio vuole anche commemorare il rastrellamento del ghetto di Roma, avvenuto ottanta anni fa, di preciso il 16 ottobre del 1943. Nel cast, un gruppo di giovanissimi: Vincenzo Sebastiani, Alessio di Domenicantonio, Carlotta de Leonardis, Lorenzo Mc Govern Zaini. La sceneggiatura è scritta a quattro mani da Fabio Bonifacci e lo stesso Claudio Bisio, L’ultima volta che siamo stati bambini è in sala dal 12 ottobre distribuito da Medusa Film.

L’ultima volta che siamo stati bambini, la trama

Roma, 1943. Italo (Vincenzo Sebastiani), Vanda (Carlotta de Leonardis), Cosimo (Alessio di Domenticantonio) e Riccardo (Lorenzo Mc Govern Zaini) sono amici inseparabili. Sono quattro bambini spensierati, che passano le giornate a giocare a fare i soldati o, nel caso di Vanda, a curare le loro immaginarie ferite di guerra. Ognuno di loro ha però alle spalle una situazione ben diversa. Italo è cresciuto con la mente pre-impostata al fascismo a causa del padre, che è il Federale. Cosimo invece è povero, ed ha il padre al confino poiché fa parte dei dissidenti. Vanda è orfana, ma soprattutto molto religiosa grazie al suo essere cresciuta con le suore. E infine c’è Riccardo, che proviene da una benestante famiglia ebrea. I quattro sono legati da un patto di sputo, da una lealtà indistruttibile, nonostante li separino a livello sociale ed economico enormi differenze.

Ma cosa importa quando c’è l’amicizia, quella vera e sentita, e la condivisione di giochi e spensieratezza, a tenerli uniti? A cambiare la loro vita sarà però una giornata in particolare, il 16 ottobre: Riccardo è scomparso, portato via insieme alla sua famiglia da qualche parte per lavorare. Italo, grazie al lavoro del padre, crederà di aver scoperto dove è stato portato l’amico, e per onorare il loro patto di sputo i tre amici decideranno di partire per la Germania con l’intenzione di chiedere ai tedeschi di lasciarlo andare. Non appena scopriranno il loro viaggio, in cui seguono i binari del treno che suppongono essere andato in Germania, Vittorio (Federico Cesari), il fratello di Italo, insieme a suor Agnese (Marianna Fontana), si metteranno sulle loro tracce per ritrovarli.

L'ultima volta che siamo stati bambini Film 2023
Foto di Paolo Ciriello

Dentro un insieme di racconti

Sin dai primi minuti di L’ultima volta che siamo stati bambini è chiaro quali siano state le influenze di Claudio Bisio mentre, con impegno, edificava la struttura narrativa del film (che comunque non gli fa perdere la sua originale identità). Nella devozione di Italo al Duce, nel suo idolatrarlo e idealizzarlo, ritroviamo il patriottismo di Jojo in Jojo Rabbit. Italo, proprio come Jojo crede, con l’ingenuità che caratterizza la sua età, che gli ebrei non siano meritevoli di avere la stessa posizione sociale di coloro che hanno sangue puro. Addirittura si chiede perché scelgano di essere ebrei, come se diventarlo fosse un’opzione, poiché cresciuto in ambiente fascista che lavora solo sul fare il lavaggio del cervello. Non sa però da cosa parta davvero il suo pensiero, sa solo che deve essere così, come accadeva a tutto il popolo italiano nell’era della Seconda Guerra Mondiale.

Ed è proprio nel modo di affrontare la guerra, con spensieratezza e inconsapevolezza, giocando ai soldati, illudendosi di poter vincere medaglie o riconoscimenti, o credendo che basti “solo” andare in Germania a chiedere ai tedeschi di liberare il loro amico Riccardo, in realtà deportato, che ritroviamo Giosuè di La vita è bella. Rimanendo in silenzio, giocando a nascondino, pensando al campo di concentramento come ad un’area di intrattenimento perché poi, se fa il bravo, vince il carro armato. E infine, nel tema del viaggio, dell’avventura, del salvataggio in cui è insito tutto il senso dell’unione, della lealtà e dell’amicizia che spingono Italo, Cosimo e Vanda a partire, troviamo il riferimento a I Goonies, e quasi possiamo sentire in sottofondo, o addirittura nel sottotesto, la frase “Goonies never say die”.

Una commedia semplice, ma toccante

Ciò che però colpisce di più di L’ultima volta in cui siamo stati bambini è la semplicità del racconto. Sia a livello di sceneggiatura che di regia non ci sono slanci particolari, c’è solo il desiderio di voler essere chiari, limpidi, calibrati, perché si vuole arrivare dritti al punto, al cuore dell’intera opera. I dialoghi scritti sono per l’appunto semplici, genuini; le dinamiche divertenti, in grado di strappare sempre un sorriso. È una storia che non ha bisogno di specifiche operazioni o di virtuosisimi, perché si affida alla sua essenza, al suo significato più intimo. Vuole, anzi quasi ha bisogno, di essere scanzonata, intrisa di buoni sentimenti ed emozioni. I piccoli protagonisti si esprimono in modo sempre molto diretto, quasi comico, sono pieni di desideri.

Ma anche molto ingenui. L’ingenuità, l’inconsapevolezza, l’infantilità, li muove a svolgere quell’operazione di salvataggio che per loro si trasforma nella missione della vita. Eppure, dietro quell’ atmosfera bambinesca, si respira un’aria pesante, minacciosa. Come dice lo stesso Bisio, questo è un film che non è né una favola né una narrazione puramente realistica. Viaggia in una terra di mezzo, in cui è facile lasciarsi trasportare dalle simpatiche situazioni in cui si ritrovano i bambini, mal tempo stesso cerca di rammentarci quale sia lo sfondo e l’atroce contesto in cui esse si svolgono. Quello messo in campo è un dolore percepito a ondate, e come spesso accade nel gioco dei contrasti, fruire una storia che ha un livello così alto di comicità, rende ancora più traumatici gli inserti drammatici quando si presentano, seppur consumati nell’arco di poche inquadrature.

L'ultima volta che siamo stati bambini personaggi

Crescere, per diventare grandi

L’ultima volta che siamo stati bambini si sistema dunque sulle spalle, piccole, dei suoi protagonisti. Affrontando il tipico road movie, in cui si stabilizza il doppio tono del film, commedia e dramma, rintracciamo il percorso di crescita di Italo, Cosimo e Vanda, che alla fine del loro cammino non saranno più gli stessi che erano quando lo hanno intrapreso. C’è sempre un momento in cui si smette di essere bambini, ed è la vita che ad un certo punto ci impone di diventare quell’adulto che non vorremmo mai essere, perché inevitabilmente si cessa di vedere il mondo con gli stessi colori di prima. Diventa più grigio e più spento. E la realtà, in particolare quella raccontata nel film ma di cui ancora sentiamo “la scossa” con l’attuale situazione Ucraina, inizia a fare davvero paura.

Ma se percepiamo così tanto la trasformazione dei protagonisti, è solo merito dei suoi interpreti. Vincenzo Sebastiani, Alessio di Domenicantonio e Carlotta de Leonardis restituiscono una performance autentica, credibile, sincera, quasi come se non avessero dovuto fare il minimo sforzo per calarsi nei panni di quei bambini un po’ sperduti. Reggono il racconto e il suo intreccio dall’inizio alla fine con disinvoltura e verità. Tanto da superare i loro colleghi adulti, come Federico Cesari che per il ruolo di Vittorio, fratello di Italo, non sembra essersi ben adattato. L’ultima volta che siamo stati bambini diventa, in conclusione, un esordio efficace, in cui traspare tutto l’amore di Claudio Bisio verso le pagine di Bartolomei. Che, nelle battute finali, porta a chiederci: quando è stata l’ultima volta che siamo stati bambini?

L’ultima volta che siamo stati bambini è basato su una storia vera?

Una delle domande che accompagnano più spesso L’ultima volta che siamo stati bambini riguarda la sua natura: racconta una storia realmente accaduta o è frutto di finzione? La risposta, come spesso accade nel cinema che lavora sulla memoria, è più sfumata di un semplice sì o no. Il film diretto da Claudio Bisio non è la trasposizione diretta di un fatto di cronaca o di una vicenda specifica, ma affonda le sue radici in un contesto storico reale e in una memoria collettiva profondamente autentica.

Un film non “biografico”, ma storicamente vero

L’ultima volta che siamo stati bambini non è basato su una singola storia vera, né racconta la vita di personaggi realmente esistiti. I protagonisti sono figure di finzione, così come le loro famiglie e le dinamiche narrative che li coinvolgono. Tuttavia, il mondo in cui si muovono è assolutamente reale: la Roma dei primi anni Quaranta, segnata dal fascismo, dalle leggi razziali e dall’ombra sempre più concreta della guerra.

Il film prende spunto dall’omonimo romanzo di Fabio Bartolomei, che costruisce una vicenda immaginaria proprio per raccontare qualcosa di profondamente vero: l’infanzia italiana durante la Seconda guerra mondiale, vissuta spesso senza comprendere appieno l’orrore che la circondava, ma subendone comunque le conseguenze.

L’infanzia come filtro della Storia

La forza del racconto sta nello sguardo adottato. La Storia, con la “S” maiuscola, non viene spiegata né didascalizzata, ma filtrata attraverso l’innocenza dei bambini. Le leggi razziali, l’antisemitismo, la propaganda e la violenza del regime fascista emergono in modo laterale, quasi casuale, proprio come accadeva nella percezione infantile dell’epoca.

Questo approccio rende il film storicamente credibile pur restando narrativamente libero. Molti bambini ebrei, così come figli di dissidenti o famiglie marginalizzate, scomparvero improvvisamente dalla vita quotidiana: amici di scuola, compagni di gioco, presenze che un giorno c’erano e il giorno dopo no. È su questa verità storica che il film costruisce il suo nucleo emotivo.

Un racconto simbolico che nasce da una verità collettiva

L'ultima volta che siamo stati bambini recensione

Se la vicenda non è reale nei fatti, lo è nel significato. I protagonisti incarnano esperienze che migliaia di bambini italiani hanno realmente vissuto: la fine improvvisa dell’innocenza, la scoperta della paura, il confronto con una realtà che non lascia spazio alla leggerezza.

Il titolo stesso, L’ultima volta che siamo stati bambini, suggerisce un passaggio irreversibile: non un evento preciso, ma una condizione esistenziale. In questo senso, il film non racconta “una” storia vera, ma molte storie vere condensate in una sola, trasformate in racconto cinematografico.

Claudio Bisio e la scelta di un tono antiretorico

Alla sua prima regia cinematografica, Claudio Bisio sceglie consapevolmente di evitare ogni enfasi celebrativa o melodrammatica. Il film non cerca la lacrima facile né la ricostruzione storica spettacolare, ma un tono misurato, quasi sommesso, che restituisce la quotidianità di un’epoca senza giudicarla apertamente.

Questa scelta rafforza il senso di autenticità: la Storia non irrompe con grandi scene madri, ma si insinua lentamente, proprio come accade nella vita reale. Ed è anche per questo che molti spettatori percepiscono il film come “vero”, pur sapendo che non racconta fatti realmente accaduti a quei personaggi specifici.

Una verità emotiva più che fattuale

L'ultima volta che siamo stati bambini Film 2023
Foto di Paolo Ciriello

In definitiva, L’ultima volta che siamo stati bambini non è basato su una storia vera in senso stretto, ma è profondamente radicato in una verità storica ed emotiva. È un film che utilizza la finzione per restituire un’esperienza autentica: quella di un’infanzia spezzata dalla Storia, di amicizie interrotte senza spiegazioni, di un mondo che cambia troppo in fretta perché un bambino possa capirlo.

Ed è proprio questa verità, più universale che cronachistica, a rendere il film così potente e così vicino alla memoria di chi, direttamente o indirettamente, quella Storia l’ha vissuta.

L’ultima vendetta: la spiegazione del finale del film

L’ultima vendetta: la spiegazione del finale del film

Ambientato in Irlanda durante i Troubles del 1974, L’ultima vendetta (il cui titolo originale è In the Land of Saints and Sinners) racconta la storia magistrale di un killer, Finbar (Liam Neeson), che decide di ritirarsi dal mondo del crimine dopo una carriera decennale passata a uccidere. Residente nel tranquillo villaggio irlandese di Gleann Cholm Cille, Finbar si cimenta nel giardinaggio e inizia a vivere una vita facile e tranquilla insieme alla sua adorabile vicina, Rita (Niamh Cusack). Tuttavia, viene costretto a tornare in azione quando un gruppo di membri dell’IRA decide di nascondersi nella sua piccola e dimenticata cittadina.

Dopo aver fatto esplodere un’autobomba a Belfast che ha causato la morte di sei persone, tra cui tre bambini, Doireann (Kerry Condon) e i suoi compagni, Curtis (Desmond Eastwood), Conan (Conor MacNeill) e Séamus (Seamus O’Hara), si rifugiano in questa pittoresca zona. Come parenti acquisiti della barista locale, Sinead (Sarah Greene), e di sua figlia, Moya (Michelle Gleeson), il gruppo è riuscito a nascondersi a casa di Sinead contro il suo buon senso. Tuttavia, non ci vuole molto prima che vengano scoperti. Quando Finbar vede che Moya viene maltrattata fisicamente da Curtis, decide di liberare il mondo da un altro uomo terribile.

Anche se all’inizio non è a conoscenza del legame di Curtis con l’IRA, l’ex datore di lavoro di Finbar, Robert (Colm Meaney), lo avverte di non immischiarsi. Altrimenti, l’intera città potrebbe subire l’ira dell’IRA. Ciononostante, Finbar attira Curtis nella sua auto e, con l’aiuto di Kevin (Jack Gleeson), un giovane collega, lo seppellisce nel bosco insieme agli altri corpi di cui si è sbarazzato durante il periodo in cui lavorava come braccio destro di Robert.

Liam Neeson e Ciarán Hinds in L'ultima vendetta
Liam Neeson e Ciarán Hinds in L’ultima vendetta

Doireann scopre la verità su Curtis

Dopo che Finbar si è sbarazzato del corpo di Curtis, non ci vuole molto perché gli altri si rendano conto della sua scomparsa. Dato che beve regolarmente, Conan e Séamus non credono che sia successo nulla di grave a Curtis. Pensando che abbia i postumi di una sbornia da qualche parte o che sia tornato a casa senza di loro, inizialmente non danno peso alla sua scomparsa. Tuttavia, la sorella di Curtis, Doireann, capisce subito che qualcosa non va e inizia a cercarlo. Dopo aver chiamato il suo contatto nell’IRA, le viene dato il nome di Robert, che secondo lei potrebbe sapere qualcosa su Curtis.

Quando Doireann gli fa visita, Robert le comunica che suo fratello è effettivamente morto, ma le spiega di non sapere chi abbia ordinato l’omicidio. Mentendo palesemente, Robert inizialmente non vuole rivelare nulla sul coinvolgimento di Finbar. Tuttavia, quando Doireann scopre un proiettile particolare sul pavimento, inizia a insospettirsi, visto che è esattamente lo stesso proiettile mancante dalla pistola di Curtis. Il proiettile è finito a casa di Robert perché Finbar lo ha portato lì dopo aver capito che Curtis lo aveva dato a Moya per minacciarla e costringerla al silenzio.

Robert racconta allora a Doireann di Finbar, ma lei gli spara comunque. Poi si mette alla ricerca di Finbar. Tuttavia, quando arriva a casa sua, lui non c’è. Avendo visto lei e gli altri all’interno della sua casa, Finbar osserva dalla cima di una collina vicino a casa sua insieme a Kevin. Doireann e Finbar alla fine si incontrano in città e decidono di vedersi più tardi quella sera al pub. Ignara che Finbar abbia ucciso Curtis da solo, Doireann crede che incontrerà la persona responsabile dell’omicidio di suo fratello. Invece, il piano di Finbar è quello di liberare la città da Doireann e dai suoi compatrioti, assicurandosi allo stesso tempo che Gleann Cholm Cille non subisca alcuna potenziale ritorsione da parte dell’IRA per le sue azioni.

Kerry Condon e Niamh Cusack in L'ultima vendetta
Kerry Condon e Niamh Cusack in L’ultima vendetta

Finbar salva la situazione a Gleann Cholm Cille

Convinto che morirà presto, Finbar mette ordine nei suoi affari. Dà il suo gatto a Moya prima di dare tutti i suoi soldi a Kevin e incoraggiarlo a seguire i suoi sogni in California. Con una granata attaccata alla cintura come misura di sicurezza, Finbar incontra quindi Doireann al pub. A sua insaputa, lei e gli altri hanno una misura di sicurezza e hanno piazzato una bomba in una valigetta nel caso in cui la situazione dovesse peggiorare.

Proprio mentre Finbar sta per confessare a Doireann di essere l’unico responsabile della morte di Curtis, Kevin appare e ammette la stessa cosa, chiaramente nel tentativo di fare giustizia per Finbar. Doireann spara quindi a Kevin, provocando una sparatoria nel pub, cosa che Finbar non si aspettava. Tutti fuggono e i proiettili volano dappertutto. Finbar lotta con Conan, che muore. Kevin riesce a sparare a Doireann, ma alla fine lei lo uccide. Séamus tenta di far esplodere la bomba all’interno del pub, ma finisce per uccidersi quando questa esplode appena fuori dalla porta del pub.

Dopo lo scontro a fuoco, Finbar sembra illeso, ma Doireann è gravemente ferita. Lei fugge dal pub verso una chiesa vicina, dove Finbar la segue. Dopo che lei muore dissanguata davanti ai suoi occhi, lui la seppellisce accanto a suo fratello, così che nessuno dei due sia solo. Finbar poi carica la sua auto e saluta il suo vicino prima di lasciare Gleann Cholm Cille per sempre. Con la sua partenza dopo una così grande dimostrazione di violenza all’interno della piccola città, l’intero pasticcio sembra essere risolto e il villaggio probabilmente non dovrà affrontare alcun tipo di ritorsione per l’azione di Finbar contro Curtis. Vediamo dunque il protagonista allontanarsi dalla città prima che lo schermo diventi nero.

L’ultima vendetta esplora dunque il delicato equilibrio tra redenzione personale e responsabilità collettiva. Il film utilizza la figura di Finbar, un ex sicario ormai disilluso, per riflettere sul senso di colpa, sulla possibilità di riscatto e sulla difficoltà di sottrarsi a un passato di violenza. Il contesto dei Troubles non è solo uno sfondo, ma una forza che permea le scelte dei personaggi e le conseguenze delle loro azioni. La storia suggerisce che in terre segnate da dolore e rancori irrisolti, anche chi desidera fare la cosa giusta rischia di perdersi nella spirale del sangue.

L’ultima tempesta: trailer italiano del film Disney con Chris Pine

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Ecco il trailer ufficiale italiano di L’ultima Tempesta, con protagonisti Chris Pine e Casey Affleck e ispirato a eenti realmente accaduti che hanno coinvolto la Guardia Costiera americana alle prese con una sconvolgente tempesta e con uno dei più disastrosi naufragi al largo della East Coast.

Diretto da Craig Gillespie, il film arriverà nelle sale italiane il 31 marzo 2016, in Digital 3D.

Tra le persone che parteciparono all’operazione di salvataggio nel febbraio del 1952, solo due sono ancora vive: gli ufficiali di macchina Andy Fitzgerald e Mel “Gus” Gouthro. Entrambi gli uomini, che sono ancora amici, sono stati coinvolti sin dall’inizio per dare al film la massima autenticità. I due non hanno mai dimenticato gli eventi di quella notte e li ricordano come se fossero accaduti ieri.

“Molte persone considerano il salvataggio della Pendleton una missione suicida, ma per me non è mai stato così”, afferma Fitzgerald, che attualmente ha 84 anni. “All’epoca dicevamo spesso ‘Dobbiamo uscire in mare, ma non è detto che torneremo’.  Salvare la gente era il nostro lavoro, e dovevamo portarlo a termine. Sono fiero di averlo fatto”.

Il regista Craig Gillespie afferma: “Abbiamo deciso fin da subito di rivolgerci ai veri protagonisti di questa storia, poiché volevamo che il film fosse specifico, chiaro e accurato anche da un punto di vista tecnico. Grazie alle loro testimonianze, siamo riusciti a rendere la storia più interessante e allo stesso tempo a presentare dei personaggi unici e autentici”.

Il film Disney L’Ultima Tempesta vanta un grande cast composto da Chris Pine, Casey Affleck, Ben Foster, Holliday Grainger, John Ortiz ed Eric Bana. Il film è basato sul libro omonimo di Casey Sherman e Michael J. Tougias.

L’ultima tempesta: la vera storia dietro al film con Chris Pine

L’ultima tempesta: la vera storia dietro al film con Chris Pine

Ci sono storie talmente tanto ricche di avventura, ostacoli da superare e passioni che sembrano essersi svolte appositamente per divenire poi film per il cinema. Una di queste è quella narrata in L’ultima tempesta, pellicola del 2016 direta da Graig Gillespie (regista oggi noto per Tonya, Crudelia e la miniserie Pam & Tommy), basata su un reale episodio di salvataggio in mare avvenuto negli anni Cinquanta. Un racconto tanto eroico e adatto per il grande schermo da invogliare subito la Walt Disney Pictures a realizzarne una trasposizione cinematografica, avvalendosi di un cast di tutto rispetto.

Scritto da Paul Tamasy ed Eric Johnson, il film è basato sul libro del 2009 The Finest Hours: The True Story of a Heroic Sea Rescue, di Michael Tougias. In questo si riporta un fedele resoconto di quanto avvenuto al largo della costa della Nuova Inghilterra, regione degli Stati Uniti situata nella parte nordorientale del Paese. Tougias, che aveva avuto anche modo di intervistare i sopravvissuti a quel terribile incidente, poté raccontare nei minimi dettagli ciò che avvenne e tale precisione fu utile agli sceneggiatori per cercare di dar vita ad un racconto per il cinema altrettanto realistico, pur con le dovute modifiche a fini di spettacolarizzazione di determinati eventi.

Nonostante la premessa di essere basato su una storia vera e il cast di richiamo, L’ultima tempesta finì con l’essere un flop al box office, passando di conseguenza in sordina. A distanza di anni, è però un titolo da riscoprire, anche solo per l’intrattenimento offerto da un regista che sa come costruire i suoi film. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative a questo. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla storia vera. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

L’ultima tempesta: la trama e il cast del film

Ambientato nel febbraio 1952, il film ha per protagonista Bernard Webber, un sottufficiale presso una stazione della guardia costiera sulla costa del Massachusetts. Una forte tempesta, in corso in mare aperto, ha danneggiato due petroliere al punto che sembra certo il loro affondamento. Su una nave cisterna, la Pendleton, l’ingegnere capo, Ray Sybert, sta usando tutta la sua ingegnosità esperienza per mantenere la nave a galla e guadagnare tempo fino all’arrivo dei soccorsi. Questi, però, sono stati inviati prima in aiuto dell’altra petroliera, lasciando Sybert e i suoi uomini a dover gestire la situazione. In loro soccorso si lancerà proprio Webber più altri suoi uomini, ma trovare la nave e portare al sicuro l’equipaggio nel mezzo di quel mare in tempesta sarà una sfida quanto mai ai limiti dell’impossibile.

Ad interpretare il protagonista, il sottoufficiale Bernard Webber, vi è l’attore Chris Pine, celebre per essere il capitano Kirk nei nuovi film di Star Trek. Accanto a lui, nei panni di Ray Sybert, l’ignere capo della Pendleton, vi è il premio Oscar Casey Affleck. Recitato noi nel film anche gli attori Ben Foster nel ruolo di Richard Livesey, John Ortiz in quello di Wallace Quirey e Josh Stewart nei panni di Tchuda Southerland. L’attore Eric Bana è il capitano Daniel Cluff, che guidò l’operazione di salvataggio. Completano poi il cast Holliday Grainger nel ruolo di Miriam Pentinen Webber, moglie di Bernard, e Rachel Brosnahan in quelli di Bea Hansen. Tutti gli attori che si trovarono a dover recitare nelle sequenze ambientate in mare aperto, vennero addestrati per superare le difficoltà date dal dover svolgere le riprese all’interno di vere vasche d’acqua fredda.

L'ultima tempesta storia vera

L’ultima tempesta: la vera storia dietro il film

Come anticipato, quella di L’ultima tempesta è una vera vicenda che ha luogo il 18 febbraio del 1952. Un potente ciclone extratropicale colpì la costa orientale degli Stati Uniti, danneggiando irreparabilmente le pretroliere SS Fort Mercer e SS Pendleton. La prima delle due, spezzata a metà dalla violenza delle onde, riuscì a contattare i soccorsi e diverse unità della Guardia Costiera si mobilitarono in suo soccorso. Anche la Pendleton si spezzo poi in due, come riscontrabile nel film, ma non fece in tempo a contattare i soccorsi. Un addetto portuale, tuttavia, riuscì a sentire la sirena di emergenza della nave e avvertì la stazione. Subito partì una motovedetta, l’unica imbarcazione rimasta disponibile, con a bordo Webber e alcuni uomini.

Dopo diverse difficoltà nell’orientarsi nel mare in tempesta, questi riuscino a raggiungere la sezione di poppa della petroliera e a salvare 32 dei 33 uomini che si erano qui rifugiati. L’operazione fu particolarmente rischiosa, specialmente considerando che la motovedetta era pensata per trasportare un massimo di 12 persone. A fronte di queste vite salvate, per tante altre non si poté invece far nulla. I restanti membri della petroliera che erano rimasti nella sezione di prua morirono quando la loro parte di nave affondò. Ancora oggi, l’operazione eseguita da Webber e il suo piccolo equipaggio è considerata uno dei più grandi salvataggi mai eseguiti dalla United States Coast Guard tramite piccola imbarcazione.

L’ultima tempesta: il trailer e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di L’ultima tempesta grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, Disney+, Amazon Prime Video e Tim Vision. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di venerdì 11 marzo alle ore 21:00 sul canale 20 Mediaset.

Fonte: IMDb, HistoryvsHollywood, Time

L’ultima settimana di settembre: al via le riprese della nuova commedia con Diego Abatantuono

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Al via da ieri in Salento le riprese del film L’ultima settimana di settembre diretto da Gianni De Blasi, con protagonisti Diego Abatantuono e il giovane Biagio Venditti. Il lungometraggio, scritto da Pippo Mezzapesa, Antonella W. Gaeta, e Gianni De Blasi, racconta la storia di Pietro Rinaldi (Diego Abatantuono), un anziano scrittore in declino, vedovo e stanco della vita, che progetta di suicidarsi nel giorno del suo compleanno.

Ma a sconvolgere i suoi piani arriva la morte tragica e improvvisa della figlia (Roberta Mattei) e del genero: adesso Pietro dovrà occuparsi del nipote adolescente Mattia (Biagio Venditti), ormai orfano. Nonno e nipote, che si sono sempre ignorati, si ritrovano così a vivere una dolorosa quanto indesiderata convivenza. Un viaggio che i due faranno insieme si rivelerà di fondamentale importanza per nonno e nipote, con clamorosi colpi di scena e avvenimenti che cambieranno per sempre i destini dei due protagonisti.

Il lungometraggio L’ultima settimana di settembre è prodotto da Attilio De Razza e Nicola Picone per Tramp Limited con la collaborazione della societàPasso Uno e con il supporto logistico di Apulia Film Commission e Regione Puglia. Il film sarà distribuito da Medusa Filmnel 2024.

L’ultima ruota del carro: recensione del film

L’ultima ruota del carro: recensione del film

Il film d’apertura dell’ottava edizione del Festival Del Film di Roma è L’ultima Ruota Del Carro del regista Giovanni Veronesi.

L’ultima ruota del carro narra la storia di Ernesto (Elio Germano) , un uomo del popolo che cerca di seguire le proprie ambizioni in modo onesto. Tanti i lavori da lui fatti, dal cuoco d’asilo al traslocatore, dal tappezziere all’autista per il Partito Socialista. A cavallo tra gli anni ’70 e oggi, L’Ultima Ruota del Carro dipinge lo spaccato dell’Italia che lavora, e attraverso gli occhi di Ernesto riviviamo le fasi cruciali della storia del nostro paese. Un uomo semplice con una vita normale ma allo stesso tempo eccezionale.

L’ultima ruota del carro, il film

L'ultima ruota del carro

Sotto l’occhio di Veronesi assistiamo alla storia, quella con la S maiuscola, attraverso la storia personale della vita di Ernesto. Con Angelina (Alessandra Mastronardi), la moglie, che con le chiaccihere della sera lo aiuta a filtrare ciò che è importante e cosa no e Giacinto (Ricky Memphys), l’amico d’infanzia , che rappresenta quella via corrotta e furba che Ernesto non ha mai voluto prendere.

Questo film corale rappresenta un grande ritorno della commedia all’italiana, una storia in cui molti spettatori della stessa età del protagonista riusciranno a riconoscersi.  La veridicità di questa storia trova fondamenta nell’autenticità della storia : Ernesto Fioretti è un autista di produzione romano e questa è veramente la storia della sua vita. Una vita che è stata piena di eventi, grandi e piccoli, ma che sembrano tutti assurdi e parte di una sceneggiatura ben scritta.

Cast ricco, dai protagonisti fino a Virginia Raffaele, Sergio Rubini, Maurizio Battista, Ubaldo Pantani e un grande Alessandro Haber, nei panni dell’artista della scuola romana, un ruolo che gli calza a pennello. Colonna sonora interamente firmata da Elisa, che per quanto sia solita prestare le sue canzoni al mondo del cinema, questa è la sua prima prova da autrice dall’inizio alla fine. Una commedia divertente e reale, la nostra Italia vista da gli occhi degli ultimi che subivano la storia e ne accettavano le conseguenze continuando a lavorare. L’ultima Ruota Del Carro uscirà al cinema per Warner Bros prodotto da Domenico Procacci il 14 Novembre 2013.

L’ultima ruota del carro Trailer del film con Elio Germano

festival di roma 2013 giovanni veronesi l'ultima ruota del carroGuarda il Trailer ufficiale del film L’ultima ruota del carro di Giovanni Veronesi con protagonisti Elio Germano, Ricky Memphis, Alessandra Mastronardi, Sergio Rubini, Alessandro Haber, Virginia Raffaele, Ubaldo Pantani e al cinema dal 14 Novembre.

Ernesto (Elio Germano), è un uomo semplice che tenta di seguire le proprie ambizioni senza però mai perdere i valori veri della vita. Tappezziere, cuoco d’asilo, traslocatore, autista, comparsa del cinema. Insieme a lui e il suo migliore amico Giacinto (Ricky Memphis) riviviamo le fasi cruciali della storia d’Italia dagli anni ’70 ad oggi. Con uno sguardo sempre attento ed ironico sui vizi e le virtù dell’Italia e degli italiani, Giovanni Veronesi ci regala una nuova commedia corale incentrata sulle vicissitudini normali e al contempo eccezionali di un eroe dei nostri tempi.

 

L’ultima parola – la vera storia di Dalton Trumbo: recensione del film con Bryan Cranston

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Anche la più luminosa e rappresentativa delle Democrazie, se minacciata, può generare orrori contro i diritti del cittadino e della persona in generale, e trasformarsi negli stessi mostri che tenta di combattere. È quello che è accaduto all’indomani della Seconda Guerra Mondiale negli Stati Uniti e più precisamente a Hollywood. Le liste nere, il maccartismo, l’esigenza di essere fedeli ai propri ideali e la paura rossa sono il cuore di L’ultima parola – la vera storia di Dalton Trumbo, film diretto da Jay Roach e interpretato da un sublime Bryan Cranston nei panni del protagonista.

La pellicola ripercorre tutta la vicenda umana e professionale di Trumbo, sceneggiatore hollywoodiano segnalato nelle liste nere, incarcerato e costretto a scrivere sotto falso nome alcune delle sceneggiatura più famose della storia del cinema, come quella di Vacanze Romane o quella de La più grande corrida, entrambe premi Oscar attribuiti a un prestanome (nel secondo caso inesistente).

L’ultima parola – la vera storia di Dalton Trumbo di Roach, alla sua prima prova con il registro drammatico, si fonda sull’intrecciare la vicenda umana di Trumbo con quella professionale, entrambe saldamente legate perché condizionate reciprocamente dagli ideali del protagonista, soggetto scomodo a Hollywood che ha pagato per molti dei suoi colleghi un prezzo che solo alla fine della sua vita gli è stato scontato. Un film di scrittura che si muove agilmente sulla sceneggiatura firmata da John McNamara e basata sul romanzo Dalton Trumbo di Bruce Cook.

L'ultima parola – la vera storia di Dalton Trumbo

Ma una sceneggiatura solida non può nulla senza il volto, il corpo, la voce di un grande interprete, e il film di Roach si avvale di uno dei più grandi, Bryan Cranston. Dopo una carriera di ruoli minori, anche comici, l’avvento della serie AMC Breaking Bad ha conferito a Cranston una gravitas cinematografica tutta nuova, gettando una grande luce su questo straordinario camaleonte che fonda le sue interpretazioni non tanto sull’immedesimazione fisica quanto sulla trasposizione dell’essenza del carattere, del personaggio, sul grande schermo. A livello cinematograficamente narrativo, il film si arena nella parte centrale, trainato a gran forza dal protagonista che, in un finale emozionante e paradossalmente inaspettato, è il vero vincitore morale di una caccia alle streghe che ha funestato Hollywood per parecchi, troppi decenni.

Il punto forte de L’ultima parola – la vera storia di Dalton Trumbo sta tutto nel racconto attraverso gli occhi di un personaggio che ha subìto gli effetti della paura e della follia, mascherata da patriottismo, che la stessa liberale America ha saputo produrre. Una storia vera e spaventosa, che sembra terribilmente attuale in un momento storico in cui la guerra si combatte istillando il terrore nel cuore dell’avversario e l’amico si trasforma in nemico senza che ci sia la possibilità di rendersene conto.

L’ultima notte di amore: trailer del film con Pierfrancesco Favino

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Vision Distribution ha diffuso il trailer del film L’ultima Notte di Amore, diretto da Andrea Di Stefano con protagonista Pierfrancesco Favino e che verrà presentato al  73º Festival Internazionale del Cinema di Berlino  nella sezione Berlinale Special Gala.

La pellicola è una produzione INDIANA PRODUCTION, MEMO FILMS,  ADLER ENTERTAINMENT e VISION DISTRIBUTION. Prodotto da FRANCESCO MELZI D’ERIL, GABRIELE MORATTI, MARCO COLOMBO. Prodotto da MARCO COHEN, BENEDETTO HABIB, FABRIZIO DONVITO, DANIEL CAMPOS PAVONCELLI. In collaborazione con SKY.

La trama del film

Di Franco Amore si dice che è Amore di nome e di fatto. Di sé stesso lui racconta che per tutta la vita ha sempre cercato di essere una persona onesta, un poliziotto che in 35 anni di onorata carriera non ha mai sparato a un uomo. Queste sono infatti le parole che Franco ha scritto nel discorso che terrà all’indomani della sua ultima di notte in servizio. Ma quella notte sarà più lunga e difficile di quanto lui avrebbe mai potuto immaginare. E metterà in pericolo tutto ciò che conta per lui: il lavoro da servitore dello Stato, il grande amore per la moglie Viviana, l’amicizia con il collega Dino, la sua stessa vita. In quella notte, tutto si annoda freneticamente fra le strade di una Milano in cui sembra non arrivare mai la luce.

L’ultima notte di Amore: recensione del film di Andrea di Stefano

Quanto costa l’essere onesti? Qual è lo scotto da pagare per averci almeno voluto provare? A questa domanda potrebbe rispondere Franco Amore, che nei suoi 35 anni di rispettabile carriera nell’arma si è sempre distinto per essere un uomo integerrimo, pulito, giusto. Fra i motivi d’orgoglio è il non aver mai sparato un colpo a nessuno, come se questa fosse quasi stata la sua missione fin dall’inizio. Lo affermano anche i suoi colleghi, poco prima che lui depositi tesserino e pistola andando in pensione. Eppure, come ci vuole dimostrare Andrea di Stefano con L’ultima notte di Amore, terzo lavoro che lo vede in forma smagliante in cabina di regia, basta poco per far vacillare certe convinzioni o, potremmo anche dire, obiettivi. In poche ore, l’intera esistenza di Amore sarà rimessa in prospettiva, cambierà traiettoria, allontanata da quella placida tranquillità in cui il poliziotto viveva, per catapultarsi in una notte gelida e buia che lo stringerà in una forte morsa. Il film è stato presentato alla 73esima edizione del Festival di Berlino, nella sezione Berlinale Special Gala, ed è ora nella Top Ten di NOW, disponibile per lo streaming.

L’ultima notte di Amore, la trama

Franco Amore (Pierfrancesco Favino) è un poliziotto onesto, ligio al dovere, integro. Nei suoi 35 anni di onorata carriera può vantare il non aver mai usato la pistola per sparare un colpo a qualcuno e questo lo mostra un po’ debole agli occhi di qualcuno che vuol credersi un pezzo grosso. Mancano pochi giorni alla pensione, Amore sta finalmente per riposarsi, quando va a fare visita a un imprenditore cinese, il quale gli offre una somma consistente di denaro per fargli svolgere un’attività di security. In un primo momento, il poliziotto è combattuto: accettare o no? Non vuole che qualcosa vada storto poco prima di essere congedato dall’arma. Ma i soldi servono, ha una famiglia da mantenere, vive a Milano ma è un emigrato calabrese. Per cui acconsente, dovrà portare un carico, ma alle sue condizioni: nessuno dovrà avere armi o droghe. Eppure, quello che sta per fare, ha il sapore dell’illegalità. La notte in cui dovrà effettuare la consegna, la vita di Franco Amore cambierà per sempre, e un incidente che si trasformerà in tragedia metterà a rischio la sua onestà.

L'ultima notte d'amore film 2023

Il debutto italiano di Andrea Di Stefano

L’ultima notte di Amore si inscrive in un genere ibrido, come molti hanno già potuto notare. È, prima di ogni cosa, un noir fiero della sua natura oscura, che sottolinea però la sua sottotraccia poliziesca. In Francia si chiama polar, e Di Stefano per il suo debutto italiano (i precedenti sono entrambi produzioni internazionali) vuole davvero rendere l’esperienza una galleria di emozioni e stati d’animo tensivi, sfruttando al meglio l’uso delle immagini. Perché in L’ultima notte di Amore sono le inquadrature ad esprimersi, a parlare, a raccontare un uomo diviso, in bilico: da una parte c’è luce, dall’altra il buio più totale. Amore cammina su un filo sottile, rischiando di cadere costantemente. Il suo pensionamento dopo quest’ultima notte infuocata è a rischio, ma in quel tratto di strada, dove si è consumata la morte del suo caro amico Dino per colpa sua, niente potrebbe avere più importanza.

Cosa accadrà? Cosa ne sarà del suo domani? Ma, soprattutto, chi lo ha incastrato? Il regista induce a domandarselo costruendo la tensione, come dicevamo, per immagini, con un film puramente di regia. Una regia solida, nitida, corposa. Che incastra nella sua architettura narrativa ogni dubbio, problema e inquietudine dapprima con un ritmo dinamico, che nel climax centrale cede poi il passo a una lentezza quasi estenuante, tale da far rimanere con il fiato sospeso. A enfatizzare il racconto, una Milano torva e livida, immersa in un’atmosfera evocativa nella quale la colonna sonora incalzante (come accade nel piano sequenza aereo iniziale) gioca un ruolo fondamentale.

Franco Amore

È chiaro però, e lo è sin dalle prime scene, che L’ultima notte di Amore si erge interamente sulle spalle di un magistrale Pierfrancesco Favino, la cui espressività facciale sembra sempre prestarsi bene a questo tipo di performance strutturate. Favino ci consente di accedere ai chiaroscuri esistenziali di un uomo che, in qualche maniera, si è lasciato alla fine tentare, per poi venire braccato su tre fronti: dalla legge e dallo Stato, che ha fatto rispettare e che ha servito, dai colleghi corrotti e infine dalla criminalità. È l’affresco di un essere umano al confine: da una parte la giustizia dall’altra l’inganno. I dubbi, le turbolenze emotive, il senso di oppressione, Favino ce li restituisce tutti senza alcuna sbavatura, confermandosi uno degli attori più bravi nel panorama cinematografico italiano. L’ultima notte di Amore è Franco Amore. È Pierfrancesco Favino che si lascia completamente scivolare in un personaggio che, alla fine, scopriamo non essere poi così davvero onesto. Perché in fondo, e purtroppo, siamo tutti corruttibili. In un modo o nell’altro.

L’ultima notte di amore: il trailer del film di Andrea Di Stefano

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Ecco il trailer di L’ultima Notte di Amore, il trailer del film di Andrea Di Stefano che verrà presentato venerdì 24 febbraio al 73º Festival Internazionale del Cinema di Berlino nella sezione Berlinale Special Gala. Nel cast del film Pierfrancesco Favino, Linda Caridi, Antonio Gerardi e Francesco Di Leva.

L’ultima notte di amore la trama

Di Franco Amore si dice che è Amore di nome e di fatto. Di sé stesso lui racconta che per tutta la vita ha sempre cercato di essere una persona onesta, un poliziotto che in 35 anni di onorata carriera non ha mai sparato a un uomo. Queste sono infatti le parole che Franco ha scritto nel discorso che terrà all’indomani della sua ultima di notte in servizio. Ma quella notte sarà più lunga e difficile di quanto lui avrebbe mai potuto immaginare. E metterà in pericolo tutto ciò che conta per lui: il lavoro da servitore dello Stato, il grande amore per la moglie Viviana, l’amicizia con il collega Dino, la sua stessa vita. In quella notte, tutto si annoda freneticamente fra le strade di una Milano in cui sembra non arrivare mai la luce.

L’ultima notte di Amore, la spiegazione del finale: come ha fatto Franco a trovare il mandante?

I thriller polizieschi, se ben fatti, lasciano sempre allo spettatore qualcosa su cui riflettere. Solitamente incentrati sulle vicende tra poliziotti buoni e cattivi, questo genere è noto per affrontare questioni filosofiche elevate quali l’onestà e la giustizia contrapposte alla sopravvivenza e alla sicurezza, che continuano a ronzare nella mente anche dopo la fine del film. L’ultimo film dello sceneggiatore e regista Andrea Di Stefano, L’ultima notte di Amore, dimostra che il regista sa come realizzare un thriller poliziesco per spettatori attenti, senza tralasciare gli elementi emozionanti tipici del genere.

L’ultima notte di Amore racconta la storia di Franco Amore (Pierfrancesco Favino), un poliziotto onesto che, a pochi giorni dalla pensione, decide con esitazione di lavorare come guardia del corpo per un uomo d’affari cinese. Il suo ultimo giorno di lavoro, la sua carriera immacolata viene messa a repentaglio quando un incarico va terribilmente storto.

Cosa succede in L’ultima notte di Amore?

Sono successe molte cose nell’ultimo giorno di lavoro di Franco Amore come agente di polizia. Solo dieci giorni prima aveva salvato la vita a un uomo d’affari cinese, Zhang Zhu, che sarebbe morto per un arresto cardiaco se Franco non fosse arrivato appena in tempo per rianimarlo. Cosimo, cognato di Franco, era in affari con Zhu e pensò che sarebbe stata una buona idea presentargli Franco e chiedergli di fornire un servizio di sicurezza per Zhu.

Franco, che aveva 35 anni di esperienza nelle forze dell’ordine, era il candidato ideale per quel tipo di lavoro. Non aveva l’aspetto minaccioso o duro degli altri agenti, cosa piuttosto insolita considerando che aveva dedicato tutta la sua vita a un lavoro così faticoso. Sua moglie, che ama profondamente, sembra essere la ragione di questo suo atteggiamento. Viviana, allegra e di buon carattere, ha sempre mantenuto viva la casa con la sua presenza. Non era il tipo di donna che lo avrebbe lasciato solo mentre lui era via per risolvere tutti i suoi problemi. Questo a volte irritava Franco, ma il più delle volte avere Viviana come compagna era di grande aiuto. Franco aveva anche una figlia dal precedente matrimonio che studiava all’estero. Presto Franco sarebbe andato in pensione e avrebbe avuto abbastanza tempo da dedicare anche a lei. Questa doveva essere la sua intenzione, ma il destino aveva altri piani.

Aveva salvato la vita a Zhu, lo aveva incontrato mentre era di guardia a Cosimo e aveva accettato di fornire a Zhu lo stesso tipo di servizio che aveva fornito a Cosimo. Aveva però detto al genero di Zhu che aveva delle condizioni che, se non fossero state rispettate, gli avrebbero impedito di fornire il servizio. Gli uomini di Zhu non avrebbero trasportato armi o stupefacenti sotto la sua sorveglianza. L’accordo era stato stipulato con chiarezza da entrambe le parti. Franco era un po’ preoccupato nel vedere alcuni criminali cinesi in cella, ma i soldi extra significavano che non avrebbe dovuto preoccuparsi di sopravvivere solo con la sua misera pensione. Un incarico arrivò proprio il giorno prima del suo pensionamento. Voleva rimandarlo, ma la somma ingente lo spinse ad accettare il lavoro. Franco non avrebbe mai dovuto accettare il lavoro, ma se ne rese conto troppo tardi, causando la morte del suo partner, Dino.

Come è morto Dino?

Pierfrancesco Favino nel film L'ultima notte di Amore

Pochi giorni prima del pensionamento, Franco parlò a Dino del lavoro. Il denaro sarebbe stato diviso e a Dino non dispiaceva accompagnare Franco. Anche Dino aveva un figlio piccolo e il lavoro non doveva essere pericoloso, o almeno così pensava. Considerando tutti questi fattori, Dino accettò. Il giorno prima del pensionamento di Franco, che era anche il suo compleanno, lui e Dino erano pronti a trasportare una coppia cinese a Zhu. Trasportavano qualcosa di grande valore in una valigetta, ma a Franco non importava. Il suo obiettivo era portare a termine il lavoro e andarsene con i soldi.

L’atmosfera si fece un po’ tesa quando il veicolo ebbe improvvisamente una gomma a terra. La coppia cinese si agitò e sia Franco che Dino fecero fatica a mantenerli calmi. Una macchina della polizia iniziò a seguire Franco, che fu costretto a fermarsi. Pensava di poter gestire la situazione, ma i due agenti dei Carabinieri che lo seguivano non gli diedero ascolto e non si curarono del fatto che fosse un poliziotto locale. La loro insistenza lo ha fatto dubitare delle loro intenzioni, ma prima che potesse decidere cosa fare, il cinese ha sparato a uno degli agenti. Tutto è andato a rotoli e tutti tranne Franco sono morti. Franco ha dato un’occhiata alla valigetta e ha trovato una scorta di diamanti. L’ha gettata su un ponte abbandonato e è scappato.

Perché Franco non si arrende?

 

Viviana, che aveva organizzato una festa a sorpresa per Franco, riceve la notizia quando Franco la chiama per chiederle di portargli dei vestiti puliti. Franco le racconta che il lavoro è andato male e che Dino è stato ucciso. Voleva andare alla polizia e raccontare tutto del suo legame con Zhang Zhu, ma Viviana lo ha fermato. Secondo lei, potevano scappare e ricominciare una nuova vita altrove. Tutta la sua carriera sarebbe stata rovinata se qualcuno avesse saputo del suo coinvolgimento negli omicidi. Ha cambiato idea e ha deciso di non costituirsi non per le fantasie di Viviana, ma perché aveva ancora la sensazione di poter risolvere il caso e scoprire chi c’era dietro il lavoro mal fatto.

Franco arrivò sulla scena del crimine dopo essersi presentato alla sua festa di compleanno, assicurandosi così un alibi. Lì vide che qualcuno aveva piazzato la pistola del cinese sul corpo di Dino, facendo sembrare che fosse stato lui a uccidere l’agente dei Carabinieri. Prima di morire, l’altro agente dei Carabinieri aveva composto un numero per chiamare i rinforzi. Franco aveva fotografato i tabulati delle chiamate prima di lasciare la scena del crimine, quindi sapeva che l’ultimo numero chiamato doveva essere quello del poliziotto che era arrivato sul posto e aveva piazzato la pistola su Dino. Ha composto il numero e ha scoperto che l’uomo era un altro agente dei Carabinieri che lo aveva visto scappare dalla scena del crimine. Rivelare il suo nome ai superiori avrebbe potuto significare finire in prigione. Franco rimane in silenzio sulla questione fino a quando non gli viene in mente una domanda: chi ha detto a questi poliziotti corrotti dei diamanti?

Spiegazione del finale di L’ultima notte di Amore: Franco è morto?

L'ultima notte di amore cast

Dopo aver aiutato Viviana a trovare i diamanti, le disse di prendere Ernesto, il figlio di Dino, e di andare al villaggio di Dino fino al suo arrivo. Aveva finalmente capito chi c’era dietro la rapina. Prima di morire, l’agente dei Carabinieri aveva mostrato grande sorpresa e delusione perché le era stato detto che Franco non aveva sparato, sottintendendo che non si aspettava che lui avrebbe lasciato che il lavoro diventasse violento. Franco aveva sentito lo stesso identico commento da Cosimo, e solo lui sapeva che Franco avrebbe partecipato al lavoro. Franco capì quindi che era stato Cosimo a manipolarlo per farlo lavorare per Zhu, proprio perché pensava che avrebbe lasciato che i diamanti venissero portati via.

Franco va direttamente da Cosimo, lo cattura e lo porta da Zhu per rivelargli tutti i segreti. È qui che Cosimo rivela che è stato il genero di Zhu a ideare l’intero piano e che lui era solo un intermediario, che forniva gli agenti corrotti della Carabinieri con l’aiuto di suo cugino Tito. Franco non era ancora fuori dai guai. Zhu aveva perso i diamanti, che ora erano in possesso di Viviana. Quando gli viene chiesto di restituirli, Franco rifiuta come punizione per aver infranto l’accordo di non permettere a uomini armati di entrare nella sua proprietà. Se il cinese non avesse avuto la pistola, non avrebbe potuto sparare per primo, causando la morte di cinque persone. I diamanti servono anche a Ernesto per sopravvivere. Se l’inchiesta avesse scoperto il suo coinvolgimento nella scena del crimine, Franco avrebbe perso la pensione e Viviana e sua figlia sarebbero rimaste senza mezzi di sussistenza. Spiegando questo motivo per non restituire i diamanti, Franco lascia l’edificio e conclude i suoi 35 anni di servizio, annunciando il suo pensionamento. Si vede un uomo uscire dall’edificio, forse per sparare a Franco.

Si può presumere che Franco sia morto. L’uomo era probabilmente una delle guardie di Zhu inviata per uccidere Franco per la sua audacia nel non restituire i diamanti. Ma l’ultimo giorno gli aveva aperto gli occhi su un mondo completamente diverso. Suo cognato lo aveva tradito ed era furioso. L’intera personalità di Franco ha subito un grave cambiamento negli ultimi giorni. Era considerato un poliziotto onesto ma debole, che aveva paura di sparare, ma era cambiato molto nelle ultime ore. La sua indecisione aveva causato la morte del suo amico Dino e forse non sarebbe mai più stato così indeciso. Quindi, è molto probabile che quando Franco ha visto l’uomo arrivare da lontano, questa nuova versione di sé stesso gli abbia sparato per primo, assicurandosi di poter rivedere la sua famiglia. Ma poi, come suggerisce il titolo del film, quella era la sua “ultima notte”, il che fa pensare che sia morto. Oppure potrebbe significare che era semplicemente il suo ultimo giorno da poliziotto onesto e rispettoso della legge e che da quel momento in poi anche lui avrebbe sparato per primo quando si fosse trovato di fronte a un criminale.

L’ultima notte di Amore gratis al cinema con Cinefilos.it

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L’ultima notte di Amore gratis al cinema con Cinefilos.it

In occasione dell’uscita al cinema di L’ultima Notte di Amoreil nuovo film con Pierfrancesco Favino, Cinefilos.it offre la possibilità ai suoi lettori di assistere gratuitamente al film. Il film di Andrea Di Stefano vede protagonisti Linda Caridi, Antonio Gerardi e Francesco Di Leva.

Le proiezioni del film sono previste il 9 e 10 marzo in diverse sale italiane. Ecco l’elenco completo delle sale che aderiscono all’iniziativa:

PROIEZIONI DEL 9

TORINO THE SPACE TORINO

9-mar

20.30
GENOVA THE SPACE PORTO ANTICO

9-mar

20.30
MILANO THE SPACE ODEON

9-mar

20.30
COMO CINELANDIA

9-mar

20.30
PADOVA PORTO ASTRA

9-mar

20.30
FIUME VENETO UCI FIUME VENETO

9-mar

19.30
MARCON UCI LUXE MARCON

9-mar

19.30
VICENZA UCI LUXE PALLADIO

9-mar

19.30
BOLOGNA THE SPACE BOLOGNA

9-mar

20.30
CASALECCHIO DI RENO UCI MERIDIANA

9-mar

19.30
FIRENZE THE SPACE NOVOLI

9-mar

20.30
CAMPI BISENZIO UCI LUXE CAMPI BISENZIO

9-mar

19.30
VARESE MULTISALA IMPERO

9-mar

20.30
FROSINONE DREAM CINEMA

9-mar

20.30
BARI UCI SHOWVILLE

9-mar

19.30
MATERA UCI RED CARPET

9-mar

19.30
SURBO THE SPACE SUBO

9-mar

20.30
SALERNO THE SPACE SALERNO

9-mar

20.30
PALERMO UCI PALERMO

9-mar

19.30
QUARTUCCIU THE SPACE QUARTUCCU

9-mar

20.30
PROIEZIONI DEL 10
TORINO UCI TORINO LINGOTTO

10-mar

19.30
GENOVA UCI FIUMARA

10-mar

19.30
MILANO UCI BICOCCA

10-mar

19.30
AZZANO UCI ORIO AL SERIO

10-mar

19.30
BRESCIA MULTISALA OZ

10-mar

20.15
CERRO MAGGIORE THE SPACE CERRO MAGGIORE

10-mar

20.30
ROZZANO THE SPACE ROZZANO

10-mar

20.30
SESTO S.GIOVANNI NOTORIOUS CINEMAS

10-mar

20.30
RIMINI LE BEFANE

10-mar

20.30
VIMERCATE THE SPACE VIMERCATE

10-mar

20.30
PRADAMANO THE SPACE PRADAMANO

10-mar

20.30
S.GIOVANNI LUPATOTO UCI VERONA

10-mar

19.30
SILEA THE SPACE SILEA

10-mar

20.30
TORRI DI QUARTESOLO THE SPACE VICENZA

10-mar

20.30
FERRARA UCI FERRARA

10-mar

19.30
MODENA VICTORIA

10-mar

20.30
PARMA THE SPACE PARMA CAMPUS

10-mar

20.30
PIACENZA UCI PIACENZA

10-mar

19.30
REGGIO EMILIA UCI REGGIO EMILIA

10-mar

19.30
PRATO MULTIPLEX OMNIA CENTER

10-mar

20.30
SPOLTORE MULTICINEMA ARCA

10-mar

20.30
ROMA ADRIANO

10-mar

20.20
ROMA UCI PORTA DI ROMA

10-mar

19.30
ROMA THE SPACE PARCO DE MEDICI

10-mar

20.30
PERUGIA UCI PERUGIA

10-mar

19.30
MOLFETTA UCI MOLFETTA

10-mar

19.30
NAPOLI THE SPACE NAPOLI

10-mar

20.30
CASORIA UCI CASORIA

10-mar

19.30
MARCIANISE UCI CINEPOLIS MARCIANISE

10-mar

19.30
BELPASSO THE SPACE BELPASSO

10-mar

20.30

 

Prenota QUI il tuo biglietto omaggio: www.ultimanottedamore.it

L’ultima notte di Amore, la trama

Di Franco Amore si dice che è Amore di nome e di fatto. Di sé stesso lui racconta che per tutta la vita ha sempre cercato di essere una persona onesta, un poliziotto che in 35 anni di onorata carriera non ha mai sparato a un uomo. Queste sono infatti le parole che Franco ha scritto nel discorso che terrà all’indomani della sua ultima di notte in servizio. Ma quella notte sarà più lunga e difficile di quanto lui avrebbe mai potuto immaginare. E metterà in pericolo tutto ciò che conta per lui: il lavoro da servitore dello Stato, il grande amore per la moglie Viviana, l’amicizia con il collega Dino, la sua stessa vita. In quella notte, tutto si annoda freneticamente fra le strade di una Milano in cui sembra non arrivare mai la luce.

Guarda il trailer di L’ultima notte di Amore

L’ultima notte di Amore con Piefrancesco Favino arriva su SKY e NOW

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Dopo il grande successo di pubblico e critica arriva in prima tv su Sky L’ultima notte d’amore, noir metropolitano con protagonista Pierfrancesco Favino, lunedì 18 settembre alle 21.15 su Sky Cinema Uno (alle 21.45 anche su Sky Cinema Suspense), in streaming su NOW e disponibile on demand.

Presentato alla 73esima edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino e al Tribeca Film Festival 2023, il film è diretto da Andrea Di Stefano e racconta la storia di Franco Amore, un poliziotto prossimo alla pensione che nell’ultima notte di servizio vedrà la sua vita stravolgersi. Nel cast con Favino anche Linda Caridi, Antonio Gerardi e Francesco Di Leva. Il film è prodotto da Indiana Production, Memo Films, Adler Entertainment e Vision Distribution, in collaborazione con Sky.

La trama di L’ultima notte d’amore

Di Franco Amore si dice che è Amore di nome e di fatto. Di sé stesso lui racconta che per tutta la vita ha sempre cercato di essere una persona onesta, un poliziotto che in 35 anni di onorata carriera non ha mai sparato a un uomo. Queste sono infatti le parole che Franco ha scritto nel discorso che terrà all’indomani della sua ultima di notte in servizio. Ma quella notte sarà più lunga e difficile di quanto lui avrebbe mai potuto immaginare. E metterà in pericolo tutto ciò che conta per lui: il lavoro da servitore dello Stato, il grande amore per la moglie Viviana, l’amicizia con il collega Dino, la sua stessa vita. In quella notte, tutto si annoda freneticamente fra le strade di una Milano in cui sembra non arrivare mai la luce.

L’ultima notte d’amore: teaser poster del film con Piefrancesco Favino

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Vision Distribution ha diffuso il teaser poster del film L’ultima Notte d’Amore, il nuovo film del regista Andrea Di Stefano con Pierfrancesco Favino, Katia Mironova, Antonio Gerardi, Francesco Di Leva.

La pellicola è una produzione INDIANA PRODUCTION, MEMO FILMS,  ADLER ENTERTAINMENT e VISION DISTRIBUTION. Prodotto da FRANCESCO MELZI D’ERIL, GABRIELE MORATTI, MARCO COLOMBO. Prodotto da MARCO COHEN, BENEDETTO HABIB, FABRIZIO DONVITO, DANIEL CAMPOS PAVONCELLI. In collaborazione con SKY.

L'ultima Notte d'AmoreLa trama del film

Di Franco Amore si dice che è Amore di nome e di fatto. Di sé stesso lui racconta che per tutta la vita ha sempre cercato di essere una persona onesta, un poliziotto che in 35 anni di onorata carriera non ha mai sparato a un uomo. Queste sono infatti le parole che Franco ha scritto nel discorso che terrà all’indomani della sua ultima di notte in servizio. Ma quella notte sarà più lunga e difficile di quanto lui avrebbe mai potuto immaginare. E metterà in pericolo tutto ciò che conta per lui: il lavoro da servitore dello Stato, il grande amore per la moglie Viviana, l’amicizia con il collega Dino, la sua stessa vita. In quella notte, tutto si annoda freneticamente fra le strade di una Milano in cui sembra non arrivare mai la luce.

L’Ultima Missione: Project Hail Mary, spiegazione del finale: Ryland Grace sopravvive e riesce a tornare sulla Terra?

Chi conosce bene i romanzi di Andy Weir, sa che L’ultima missione: Project Hail Mary prosegue la tradizione dello scrittore di gettare persone intelligenti in una situazione impossibile e poi usare la scienza per aiutarle a trovare un modo per sopravvivere. Sia il romanzo di Weir che l’adattamento cinematografico mettono a dura prova il loro protagonista, Ryland Grace.

Nel film, il geniale insegnante, interpretato magistralmente da Ryan Gosling, viene coinvolto in uno sforzo internazionale per cercare di salvare il sole da una strana forma di vita chiamata Astrofago che ne sta prosciugando l’energia e minacciando tutta la vita sulla Terra. Gosling aiuta a ideare un piano che porterà tre scienziati a dirigersi verso Tau Ceti in una missione suicida per scoprire perché sembra essere l’unico sistema solare vicino al nostro a non essere oscurato a causa dell’Astrofago.

Lungo il cammino incontra un alieno – e la vera star del film – che chiama Rocky, che si trova a Tau Ceti per lo stesso motivo. Anche la stella del suo pianeta natale sta morendo a causa dell’Astrofage. Ne conseguono una serie di peripezie scientifiche che portano Grace e Rocky a essere catapultati tra le stelle in un’avventura caleidoscopica per salvare i loro mondi. Ma come finisce e cosa significa tutto questo? Ecco tutto quello che c’è da sapere.

L'Ultima Missione: Project Hail Mary
Ryan Gosling in L’Ultima Missione: Project Hail Mary. Jonathan Olley © 2026 Amazon Content Services LLC. All Rights Reserved.

Spiegazione del finale di Project Hail Mary

Verso la metà del film, Grace e Rocky si rendono conto che il motivo per cui Tau Ceti non sembra essere colpito dall’Astrofage nello stesso modo del loro pianeta è che il pianeta su cui l’Astrofage si reca per riprodursi ospita anche forme di vita microscopiche. E queste forme di vita microscopiche si nutrono dell’Astrofage, impedendogli di riprodursi in modo incontrollato e causando l’attenuazione della luce del sole del pianeta.

Grace e Rocky partono alla ricerca di alcune di queste forme di vita microscopiche da Tau Ceti per usarle per nutrirsi dell’Astrofage che sta uccidendo le stelle nei rispettivi sistemi solari. Così, escogitano un piano che prevede la costruzione di un’enorme catena per raccogliere campioni di Taumoeba, come li chiama Grace, senza che quest’ultima debba avvicinare troppo la nave Hail Mary al pianeta.

Naturalmente, il piano va a monte a causa di una perdita nel serbatoio del carburante della Hail Mary, che fa entrare la nave in una spirale incontrollata e fa perdere i sensi a Grace. Rocky, la cui atmosfera è drasticamente diversa dalla nostra, esce dalla sicurezza della sua bolla per salvare Grace e la loro missione.

Con Rocky gravemente ferito e privo di sensi, Grace si impegna a portare a termine la missione studiando i campioni di Taumoeba appena raccolti. Trova un modo per riprodurli in quantità sufficiente a controllare la popolazione di Astrofagi che sta distruggendo il sole, e anche come renderli resistenti agli alti livelli di azoto su Venere, dove si riproducono.

Grace utilizza quindi i progetti creati da Rocky e lo stesso materiale di xenonite di cui è composta la nave di Rocky, insieme a tutta la sua tecnologia, per costruire dei contenitori in cui custodire il prezioso e pericoloso Taumoeba, pronto per il suo ritorno a casa. Fortunatamente, Rocky si risveglia guarito dalle ferite e i due festeggiano il successo della missione prima di prepararsi a separarsi per sempre, in una delle scene più emozionanti del film.

È durante questo viaggio di ritorno, dopo che Grace e Rocky si sono salutati, che Grace si rende conto di un problema cruciale. Il Taumoeba può facilmente uscire dai contenitori di xenonite costruiti da Rocky. E quando fugge, si dirige dritto verso la sua fonte di cibo preferita: l’Astrofago.

L’Astrofago non si limita a oscurare il sole. È anche la fonte di energia che alimenta l’Hail Mary. Nutrendosi, l’Astrofago crea un’enorme quantità di energia che poi rilascia, permettendogli di spingere la nave nello spazio. “Sfreccia e si muove”, come dice uno dei personaggi.

Inutile dire che il Taumoeba che consuma tutto il carburante della Hail Mary sarebbe una pessima notizia. Per fortuna, Grace riesce a contenere rapidamente la perdita sulla Hail Mary. Tuttavia, si rende conto che la nave di Rocky è interamente fatta di xenonite, il che significa che non ci sarà modo di impedire al Taumoeba di fuggire, lasciando Rocky bloccato e vulnerabile agli alti livelli di radiazioni.

L'ultima missione - Project Hail Mary
L’ultima missione: Project Hail Mary – COrtesia di SONY

Grace ha abbastanza carburante per tornare a casa con i campioni di Taumoeba oppure può inviarli sulla Terra con le quattro sonde, ognuna chiamata come uno dei Beatles, e poi usare il carburante rimanente per salvare Rocky. Ovviamente, sceglie la seconda opzione.

Grace raggiunge Rocky appena prima che sia troppo tardi, ricongiungendosi al suo vecchio amico in tempo per salvarlo. I due si dirigono verso Eridani, il pianeta natale di Rocky, per salvare il suo sole, mentre i quattro Beatles tornano sulla Terra per salvare il nostro.

Nel corso del film, mentre Grace ricostruisce la sua memoria dopo l’amnesia causata dal coma, un’informazione cruciale gli sfugge: perché si è ritrovato a far parte dell’equipaggio di Hail Mary. L’equipaggio di tre persone, un pilota, un ingegnere e uno scienziato, era stato selezionato appositamente e tutti sapevano che si trattava di una missione di sola andata. Solo che un incidente uccise entrambi.

L’ufficiale scientifico e il suo supporto lasciano Grace come unica persona con le conoscenze necessarie per portare a termine con successo la missione. Il problema è che lui ha detto di no. Ma per la leader della missione, Eva Stratt, dire di no non era un’opzione, e lo drogò e lo fece imbarcare sulla Hail Mary, convinta che fosse l’ultima e unica speranza dell’umanità.

Solo ora, mentre sacrifica il proprio ritorno sulla Terra per salvare Rocky, si rende conto che lei aveva ragione.

Nel frattempo, Stratt e il suo team di scienziati internazionali recuperano le quattro sonde inviate da Grace e si mettono al lavoro con la Taumeoba per salvare il Sole. La vediamo in viaggio verso una base remota dove sono custoditi i campioni, mentre guarda uno degli ultimi diari di bordo di Grace, in cui lui ammette che lei aveva ragione: era la persona più adatta per la missione.

Project Hail Mary
Project Hail Mary

Ryland Grace sopravvive e torna sulla Terra?

L’epilogo del film è ambientato 16 anni dopo e mostra Grace che vive in un enorme habitat costruito da Rocky che gli permette di sopravvivere su Eridani. L’habitat crea un clima artificiale, controlla la temperatura dell’acqua del mare e persino provoca la formazione della nebbia, permettendo a Grace di vivere comodamente sul pianeta natale di Rocky.

Rocky dice a Grace che l’Ave Maria è pronta per il suo ritorno sulla Terra. Grace ci pensa un attimo, prima di dire a Rocky che ci rifletterà. Grace si reca quindi in un breve tragitto verso un’aula improvvisata sulla spiaggia, dove trova una stanza piena di piccoli Rocky pronti e desiderosi di imparare dal loro strano nuovo insegnante.

È un momento che chiude il cerchio: vediamo Grace di nuovo nel suo elemento, quello di insegnante, dopo aver intrapreso questo incredibile viaggio attraverso l’universo. Lungo il cammino trova un amico, per il quale è disposto a essere coraggioso. Ed è in questa amicizia, fulcro del film, che si trova la soluzione per salvare il mondo.

Sebbene il ritorno di Grace sulla Terra rimanga ambiguo, il film si conclude con una nota ottimistica e piena di speranza. Una nota che suggerisce che il legame tra Grace e Rocky non è la fine del viaggio, ma l’inizio.

L’Ultima Missione: Project Hail Mary, Ryan Gosling e la sci-fi che ha battuto tutti i record di Amazon

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L’ultima missione: Project Hail Mary continua a sorprendere al box office: in sole due settimane, il film ha superato i $300 milioni a livello globale, diventando il titolo di maggior incasso di sempre per Amazon MGM Studios, superando il precedente record detenuto da Creed III (2023) con $276 milioni.

L’Ultima Missione: Project Hail Mary – Numeri da record

Il film, uscito il 20 marzo, ha debuttato con $80,6 milioni negli Stati Uniti e nel secondo weekend ha incassato altri $54,5 milioni, registrando un calo minimo del 32%. La distribuzione globale ha aggiunto $54,1 milioni in 86 mercati, con performance particolarmente solide nel Regno Unito ($6,3 milioni), Cina ($7,7 milioni), Australia ($3,8 milioni), Corea del Sud ($3,3 milioni) e Germania ($3,4 milioni).

Con un budget di $200 milioni, Project Hail Mary dovrà raggiungere circa $500 milioni per coprire i costi di produzione e marketing, ma il ritmo degli incassi suggerisce che questo traguardo sia ormai alla portata.

Trama e cast stellare

Diretto da Phil Lord e Christopher Miller, con sceneggiatura di Drew Goddard tratta dal romanzo di Andy Weir (2021), il film racconta la storia di Ryland Grace, insegnante di scienze che si risveglia solo a bordo di un’astronave. Col passare del tempo, comprende di essere l’unico in grado di fermare una misteriosa forza che minaccia il sole, e che un’amicizia improbabile potrebbe essere la chiave per salvare il pianeta.

Oltre a Ryan Gosling nel ruolo principale, il cast include Sandra Hüller, Lionel Boyce, James Ortiz, Ken Leung, Milana Vayntrub, Priya Kansara, Malachi Kirby, Liz Kingsman, Mia Soteriou e Orion Lee.

L'ultima missione - Project Hail Mary
L’ultima missione: Project Hail Mary – COrtesia di SONY

Tutti i record di L’Ultima Missione: Project Hail Mary

Project Hail Mary ha infranto diversi record di incasso fin dall’esordio:

  • Miglior debutto domestico del 2026
  • Miglior apertura per Amazon MGM
  • Miglior debutto di marzo per un film non-franchise
  • Miglior apertura nella carriera di Phil Lord e Christopher Miller (superando The Lego Movie)
  • Secondo miglior debutto di Ryan Gosling dopo Barbie

Dopo sei giorni nelle sale, il film aveva già superato $100 milioni domestici, diventando il quarto titolo di Gosling a raggiungere questo traguardo dopo Barbie, La La Land e Remember the Titans.

Accoglienza critica

Oltre ai numeri impressionanti, la critica ha accolto il film con entusiasmo: Project Hail Mary detiene un punteggio del 95% su Rotten Tomatoes, definito come un mix quasi miracoloso di intelligenza ed emozione, un’avventura spaziale visivamente spettacolare che si regge sul carisma di Gosling. Anche il pubblico ha premiato il film, con un incredibile 96% di approvazione.

L’Ultima Missione: Project Hail Mary, le 4 principali differenze tra libro e film

L’ultima missione: Project Hail Mary sembra destinato a diventare uno dei grandi successi del 2026. L’adattamento del romanzo di Andy Weir, diretto da Phil Lord e Christopher Miller, ha ricevuto giustamente recensioni entusiastiche (qui la nostra) e sarà senza dubbio considerato da molti uno dei migliori film dell’anno.

Come ogni adattamento da un romanzo preesistente, anche L’ultima missione: Project Hail Mary cambia qualcosa, tradisce una parte del lavoro di Andy Weir, ma gli amanti dell’originale possono stare tranquilli: il film è un adattamento fedele, salvo che per 4 principali differenze. Eccole:

Il tempo è prezioso

Non dovrebbe sorprendere che alcuni eventi del romanzo siano stati perlomeno accelerati o omessi nella versione finale del film, nonostante la durata di ben 156 minuti. Questo è comprensibile, dato che sarebbe praticamente impossibile includere ogni dettaglio e ogni battuta di dialogo nel film.

Un esempio lampante è il fatto che Ryland Grace del film si rende conto della sua situazione molto prima della sua controparte letteraria, quando si sveglia dal coma farmacologico. Mentre nel libro, alla fine del primo capitolo, Grace conferma di essere ancora nello spazio, ma gli occorrono diversi capitoli per ricordare il proprio nome.

Stessa posta in gioco, spiegazione diversa

L’ultima missione: Project Hail Mary
L’ultima missione: Project Hail Mary – Cortesia di SONY

La missione finale del Progetto Hail Mary rimane la stessa: l’impresa disperata dell’umanità nello spazio interstellare di scoprire perché una stella non è stata colpita dall'”Astrofago”, una forma di vita aliena che sta divorando l’energia del sole, e di trovare un modo per fermarla. Tuttavia, il modo preciso in cui questa posta in gioco viene comunicata differisce leggermente nel film.

Grace nel libro ha dei flashback in cui comprende la natura dell’Astrofago fin dalle prime fasi; innanzitutto, si tratta del ricordo di una conversazione con un amico preoccupato e della paura intrinseca che prova ripensando al “problema Petrova”, ma il film tralascia alcuni dei ricordi precedenti e comunica la gravità della situazione principalmente attraverso un flashback che ritrae Grace in classe. Risponde alle domande degli studenti preoccupati riguardo all’Astrofago e spiega cosa sta succedendo, poco prima che Eva Stratt irrompa per interrogarlo sulla controversa ricerca di Grace, e quindi prima di reclutarlo per lo sforzo internazionale volto ad aiutare l’umanità a sopravvivere al problema Petrova.

La limitata conoscenza di Grace della biologia eridiana non viene messa alla prova

Project Hail Mary
Project Hail Mary

La vita di Rocky a un certo punto è appesa a un filo dopo che la nave subisce una falla. L’Astrofago immagazzinato come carburante per l’attacco finale sta fuoriuscendo rapidamente e Grace finisce per essere reso inabile nel dramma che ne consegue. In un eroico tentativo di salvare il suo amico e la missione, Rocky lascia la sicurezza dei suoi recinti ricchi di ammoniaca a bordo della nave ed entra nell’atmosfera ricca di ossigeno di Grace, intervenendo per correggere la rotta della nave che sta perdendo il controllo, a grande rischio della propria vita.

Una volta che Grace è al sicuro, Rocky riesce a tornare nel suo recinto e inizia il processo di guarigione. Grace si sveglia, installa una lampada riscaldante per Rocky e si concentra sull’allevamento del Taumoeba resistente all’azoto (l’organismo in grado di divorare l’Astrofago, che minaccia entrambi i loro pianeti d’origine) per completare la sua missione e quella di Rocky, tornando spesso per spiegare i suoi progressi e tenendo d’occhio eventuali segni che indichino che il suo amico alieno è ancora vivo e vegeto.

Questa sequenza si svolge in modo leggermente diverso nel romanzo. Rocky salva comunque Grace inizialmente, ma poi il nostro eroe umano ricambia il favore, riportando l’alieno nella sua camera di decompressione (subendo gravi ustioni nel processo). Cerca anche di “aiutare” il suo amico alieno colpendolo con una pompa ad aria ad alta potenza… solo per scoprire, al risveglio di Rocky, che in realtà stava facendo esattamente il contrario di aiutarlo a guarire.

Le difficoltà sulla Terra passano in secondo piano rispetto alla missione di Grace e Rocky

Project Hail Mary
L’ultima missione: Project Hail Mary – COrtesia di SONY

Gli amanti del libro noteranno che il film sposta ulteriormente l’attenzione sulla missione individuale di Rocky e Grace, dedicando meno spazio agli eventi sulla Terra. Gli spettatori non sentiranno parlare del Sahara ricoperto di pannelli solari, né del disperato piano di bombardare con armi nucleari le calotte polari per accelerare il riscaldamento globale (riducendo così l’impatto dell’Astrofago che sta divorando il sole).

È difficile quantificare esattamente cosa intendo, dato che questa storia di primo contatto è a tutti gli effetti fantascienza, ma il film si concentra molto sull’atmosfera e sulle emozioni del racconto, tralasciando alcuni degli esperimenti e affidandosi a montaggi e ai video-diari di Grace sulla Terra per dare ritmo alla narrazione.

Un altro esempio è che i Beetle (i dispositivi sviluppati per tornare sulla Terra con le informazioni raccolte dalla missione di Grace) non hanno un ruolo di rilievo nel film fino al momento del loro effettivo invio sulla Terra. Nel frattempo, il romanzo contiene un intero flashback in cui Grace racconta di un incontro con il loro progettista, Steve Hatch, e di come questi abbia sviluppato i dispositivi autonomi, e mostra Grace che usa le sonde per cercare di raddrizzare la nave mentre è ancora in caduta libera a causa della perdita dell’Astrofago.

L’ultima missione: Project Hail Mary è comunque un adattamento cinematografico fedele e molto divertente. Lo trovate al cinema dal 19 marzo.

L’Ultima Missione: Project Hail Mary è il quarto film di Ryan Gosling a raggiungere un importante traguardo al botteghino

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Ryan Gosling ha appena raggiunto un importante traguardo nella sua carriera con il suo ultimo progetto, il film di fantascienza di successo L’ultima missione: Project Hail Mary (qui la nostra recensione).

Dopo una settimana nelle sale, Project Hail Mary ha già superato i 100 milioni di dollari al botteghino statunitense. Prima di questo, solo tre dei precedenti film di Gosling (Barbie, La La Land e Il sapore della vittoria) avevano raggiunto questo impressionante risultato.

Il film ha debuttato nelle sale con un incasso di 80 milioni di dollari nel weekend di apertura in Nord America e oltre 140 milioni di dollari a livello globale. Anche il distributore Amazon MGM Studios ha avuto motivo di festeggiare: L’ultima missione: Project Hail Mary è stato il film di maggior successo al lancio nella storia del distributore.

Durante il prossimo secondo weekend nelle sale, si prevede che il film con Ryan Gosling incasserà 45 milioni di dollari negli Stati Uniti. Non solo Project Hail Mary ha riscosso un grande successo al botteghino, ma ha anche ottenuto la certificazione “Certified Fresh” su Rotten Tomatoes con un punteggio del 95% da parte della critica e del 96% da parte del pubblico (Verified Hot).

La critica lo ha definito una storia commovente che infonde speranza negli spettatori, elogiando anche l’interpretazione di Ryan Gosling nel ruolo principale. Il film è già considerato un possibile candidato agli Oscar del 2027.

Il personaggio interpretato da Gosling in L’ultima missione: Project Hail Mary, un insegnante di nome Ryland Grace, si risveglia su un’astronave dopo essere stato in coma. Dopo aver scoperto che nessuno dei suoi compagni di equipaggio è sopravvissuto, si impegna a salvare l’umanità e l’universo da un pericoloso microrganismo. Nel cast figurano anche Sandra Hüller, James Ortiz, Lionel Boyce, Ken Leung, Milana Vayntrub, Priya Kansara, Liz Kingsman, Mia Soteriou e Orion Lee.

LEGGI ANCHE – Il cameo di Meryl Streep in “Project Hail Mary” spiegato dall’autore Andy Weir

Il film è basato sull’omonimo romanzo bestseller di Andy Weir, pubblicato nel 2021 e candidato al premio Hugo come miglior romanzo l’anno successivo. Weir ha anche scritto The Martian e Artemis, il primo già adattato per il grande schermo con Matt Damon nel ruolo principale di Mark Watney.

Phil Lord e Christopher Miller, noti soprattutto per il loro lavoro in Piovono polpette, il remake di 21 Jump Street, The Lego Movie e i film dello Spider-Verse, hanno diretto Project Hail Mary da una sceneggiatura di Drew Goddard. Lord, Miller, Weir e Gosling hanno tutti ricoperto il ruolo di produttori del film, insieme ad Aditya Sood, Rachel O’Connor e Amy Pascal.

L’ultima lettera d’amore: trailer del film Netflix con Felicity Jones e Shailene Woodley

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Netflix Italia ha diffuso il trailer di L’ultima lettera d’amore, il nuovo film romantico originale Netflix con protagonisti Felicity Jones, Shailene Woodley, Callum Turner e Nabhaan Rizwan.

L’intreccio di due storie ambientate nel presente e nel passato è al centro del film L’ultima lettera d’amore, in cui l’ambiziosa giornalista Ellie Haworth (Felicity Jones) scopre una serie di lettere d’amore segrete risalenti al 1965 e decide di risolvere il mistero della relazione proibita che raccontano. Mentre porta alla luce la storia tra Jennifer Stirling (Shailene Woodley), moglie di un facoltoso industriale, e Anthony O’Hare (Callum Turner), un giornalista di finanza incaricato di seguire la sua storia, anche Ellie si trova coinvolta in un’avventura romantica, con l’onesto e amabile archivista (Nabhaan Rizwan) che la aiuta a trovare altre lettere. Tratto dal romanzo di JoJo Moyes e diretto da Augustine Frizzell.

L’ultima discesa: la vera storia dietro al film

L’ultima discesa: la vera storia dietro al film

Sono frequenti in quel di Hollywood i film dedicati a storie vere incentrate sulla sopravvivenza estrema, in cui i protagonisti sono costretti a fare cose inimmaginabili pur di poter tornare a casa e sopravvivere alle intemperie e agli incidenti. Film come Tredici vite, 127 ore, Infinite Storm, The Impossible o il più recente La società della neve sono solo alcuni esempi di tale filone. A questo appartiene anche L’ultima discesa, il film del 2017 diretto da Scott Waugh, già regista di lungometraggi adrenalinici come Need for Speed, Project X-Traction e I mercen4ri – Expendables. A differenza di questi tre titoli, però, con L’ultima discesa Waugh si è cimentato nel portare sul grande schermo una dolorosa storia vera.

Dolorosa non solo per ciò che il protagonista vive fisicamente sulla propria pelle, ma anche per quello che avviene dentro di lui a livello psicologico. Il film è infatti costruito per rappresentare la montagna e i suoi pericoli come quegli ostacoli apparentemente impossibili da superare, ma che grazie alla tenacia umana possono essere sconfitti, superando dunque i propri demoni. Prima di intraprendere una visione del film, però, sarà certamente utile approfondire alcune delle principali curiosità relative ad esso. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla vera storia dietro il film. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il titolo nel proprio catalogo.

La trama e il cast di L’ultima discesa

Protagonista del film è Eric LeMarque, un ex giocatore di hockey professionista, dopo aver causato un incidente automobilistico fugge sulle montagne in cerca di adrenalina facendo dello snowboard. Dovendo fare i conti con una dipendenza da metanfetamine e una vita che gli sta sfuggendo di mano, Eric decide di prendersi un giorno per staccare, ignorando i numerosi avvertimenti sull’imminente arrivo di una tempesta. Quando questa si presenta davvero, LeMarque si allontana dalla pista perdendo l’orientamento. Nessuno sa che si è perso, nessuno sa dove si trova. È completamente solo. Per cercare di sopravvivere, dovrà allora ricorrere ad alcuni stratagemmi, nella speranza che i soccorsi possano individuarlo al più presto.

L'ultima discesa trama

Ad interpretare Eric LeMarque vi è l’attore Josh Hartnett, noto per i film Slevin – Patto criminale, Black Dahlia, Oppenheimer e la serie Penny Dreadful. Nel ruolo di sua madre Susan, che accorgendosi della scomparsa del figlio allerterà i soccorsi, vi è invece la premio Oscar Mira Sorvino. Nonostante interpretino madre e figlio, tra i due attori vi sono solo 11 anni di differenza. Recitano poi nel film anche gli attori Sarah Dumont nel ruolo di Sarah, Nathan Stevens in quelli di Seth e Jason Cottle in quelli di David LeMarque. L’attore Kale Culley interpreta invece il giovane Eric LaMarque nei flashback del proprio passato che il protagonista ha nel corso della vicenda.

La vera storia dietro a L’ultima discesa

Come anticipato, il film narra la vera storia dell’ex giocatore di hockey Eric LeMarque, narrata nella sua autobiografia intitolata Crystal Clear, in riferimento all’uso di metanfetamine da cui Eric era dipendente. LeMarque cominciò a praticare l’hockey sin da giovanissimo, arrivando a giocare per la Nothern Michigan University nelle stagioni dal 1986 al 1990. Nel 1990 entrò a far parte di Briancon in Ligue Magnus, firmando poi per i Greensboro Monarchs nella ECHL e terminando la sua carriera da giocatore con gli Arkansas Glaciercats nel 1999. Pur essendo stato selezionato nel 1987 durante il Draft della National Hockey League dai Boston Bruins all’8º giro in 224ª posizione, non è mai arrivato a giocare in una partita NHL.

Non riuscendo a sfondare nel mondo dell’hockey, LeMarque si trasferì di nuovo negli Stati Uniti, comprando casa a Los Angeles e diventando uno dei tanti allenatori che popolavano la scena sportiva della California. Ebbe a quel punto inizio un momento molto difficile della sua vita, che lo vide cedere alle tentazioni delle droghe. L’evento che gli ha poi cambiato la vita ha inizio il 6 febbraio 2004, quando LeMarque parte da solo per praticare un po’ di snowboard fuori pista, perdendosi però così nella Sierra Nevada a oltre 3.500 metri d’altitudine. Armato di abiti ridotti al minimo, un cellulare in disuso, qualche gomma da masticare, un pacchetto di fiammiferi bagnati, un lettore MP3 e un sacchetto di metanfetamine, LeMarque doveva combattere la sua vita.

L'ultima discesa cast Josh Hartnett

Fece tutto il possibile per sopravvivere: mangiò corteccia d’albero e aghi di pino; ha bevuto la sua stessa urina; ha mangiato propri pezzi di carne che si stavano staccando a causa del congelamento; scavò trincee nella neve per cercare di nascondersi dal freddo e dai lupi; si è infilato del fogliame nei vestiti come ulteriore strato isolante, anche se ciò gli ha causato diversi graffi. Ha persino gettato ciò che restava della sua scorta di metanfetamina per utilizzare la busta di plastica come contenitore per sciogliere la neve in acqua consumabile. Per più di una settimana, LeMarque ha dovuto dunque non solo sconfiggere il freddo, ma anche i propri demoni e le proprie dipendenze.

Alla fine, l’ottavo giorno – venerdì 13 febbraio – la salvezza, sotto forma di un elicottero sceso dall’alto, si è manifestata, salvando un LeMarque ormai sull’orlo della morte. Nonostante gli sforzi dei medici, gli furono però amputate entrambe le gambe sotto le ginocchia a causa di gravi geloni. Ciò non ha impedito a LeMarque di sfruttare appieno la sua seconda vita. Da allora non ha più fatto uso di droghe, è diventato un oratore motivazionale e un autore pubblicato, un padre orgoglioso e un marito amorevole, continuando a trasmettere al prossimo il proprio amore per l’hockey e quanto appreso in quell’avventura estrema che gli è quasi costata la vita.

Il trailer di L’ultima discesa e dove vedere il film in streaming e in TV

È possibile fruire di L’ultima discesa grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Rakuten TV, Apple TVInfinity+ e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di lunedì 5 febbraio alle ore 21:00 sul canale 20 Mediaset.

L’ultima discesa: la spiegazione del finale del film

L’ultima discesa: la spiegazione del finale del film

L’ultima discesa, diretto da Scott Waugh nel 2017, si inserisce nella filmografia di un regista noto per l’azione adrenalinica e la spettacolarità visiva, già autore di Act of Valor, Need for Speed e I mercenari 4. Waugh porta la stessa attenzione alla tensione e alla resa scenica nel racconto della vicenda vera di Eric LeMarque, combinando momenti di sopravvivenza estrema con sequenze di grande impatto emotivo. Il film si distingue per la capacità di rendere palpabile la lotta contro la natura e i propri limiti, caratteristica ricorrente nello stile del regista.

La pellicola racconta dunque la storia di Eric LeMarque, campione di hockey su ghiaccio interpretato da Josh Hartnett, che durante una discesa solitaria sulle montagne della Sierra Nevada rimane intrappolato nella neve e lotta per sopravvivere a condizioni estreme. Il film ricostruisce fedelmente le difficoltà fisiche e psicologiche dell’atleta, mostrando il percorso che porta dalla disperazione alla speranza. La narrazione si concentra sul rapporto tra uomo e natura, sulle sfide estreme e sulla resilienza necessaria per superarle, rendendo la vicenda al contempo avvincente e ispiratrice.

In termini di genere, L’ultima discesa si colloca tra il survival drama e il biopic sportivo, con temi centrali che includono la sopravvivenza, la forza interiore e la redenzione personale. La storia di Eric diventa una metafora della lotta con i propri limiti e della capacità di trovare motivazione e determinazione anche nelle situazioni più disperate. Nel resto dell’articolo verrà proposto un approfondimento sul finale del film, analizzando come la conclusione della vicenda di LeMarque rafforzi i temi della resilienza e della rinascita personale.

L'ultima discesa trama

La trama di L’ultima discesa 

Protagonista del film è Eric LeMarque, un ex giocatore di hockey professionista, dopo aver causato un incidente automobilistico fugge sulle montagne in cerca di adrenalina facendo dello snowboard. Dovendo fare i conti con una dipendenza da metanfetamine e una vita che gli sta sfuggendo di mano, Eric decide di prendersi un giorno per staccare, ignorando i numerosi avvertimenti sull’imminente arrivo di una tempesta. Quando questa si presenta davvero, LeMarque si allontana dalla pista perdendo l’orientamento. Nessuno sa che si è perso, nessuno sa dove si trova. È completamente solo. Per cercare di sopravvivere, dovrà allora ricorrere ad alcuni stratagemmi, nella speranza che i soccorsi possano individuarlo al più presto.

La spiegazione del finale del film

Nel terzo atto di L’ultima discesa, Eric LeMarque affronta la fase più critica della sua lotta per la sopravvivenza. Dopo giorni di isolamento e privazioni, la tempesta si placa ma il corpo dell’ex campione di hockey è ormai debilitato dal freddo e dalla gangrena. Eric individua la parete di roccia alta 1300 metri come unica possibilità per segnalare la sua posizione ai soccorsi. Con forza di volontà e determinazione, inizia a scalare nonostante il dolore lancinante e le ferite gravi, affrontando terreno scivoloso e condizioni estreme, mentre i flashback della sua vita lo motivano a non arrendersi.

Raggiunta la cima della parete, Eric riesce a emettere un segnale visibile ai soccorritori, che si precipitano a salvarlo. La tensione si scioglie quando il team lo individua e lo trasporta in sicurezza, segnando il trionfo della resilienza umana. Nonostante la gravità delle ferite, Eric sopravvive, anche se la perdita delle gambe rappresenta un durissimo prezzo da pagare. Il film chiude con la sua rinascita personale: Eric si sposa, si reinventa come allenatore di hockey e trasmette la sua esperienza ai giovani, simboleggiando la capacità di trasformare la tragedia in nuova vita.

L'ultima discesa cast Josh Hartnett

Il finale di L’ultima discesa sottolinea il tema della resilienza e della forza interiore. Eric, isolato e debole, dimostra che la sopravvivenza dipende tanto dalla determinazione mentale quanto dalle capacità fisiche. Il sacrificio della droga per ottenere acqua, così come la lotta contro l’ipotermia e la gangrena, rappresentano metaforicamente il distacco dai propri vizi e dai comportamenti autodistruttivi. L’atto finale mostra che affrontare le conseguenze delle proprie scelte è necessario per poter rinascere, e che anche nelle situazioni più disperate la volontà di vivere può prevalere sulla disperazione.

Il percorso di Eric evidenzia come la consapevolezza e l’adattamento siano elementi chiave nella sopravvivenza estrema. La scalata finale simboleggia il superamento dei propri limiti e la capacità di chiedere aiuto quando necessario, trasformando un’impresa individuale in un atto di collaborazione con i soccorritori. La combinazione di coraggio, intelligenza pratica e resilienza psicologica consente a Eric di segnare la propria salvezza, mostrando come l’esperienza traumatica possa diventare un’occasione di crescita personale, maturità e comprensione del valore della vita e delle relazioni umane.

Il messaggio complessivo del film riguarda la redenzione e il cambiamento. Eric sopravvive non solo grazie alle sue abilità fisiche, ma anche per aver abbandonato le dipendenze e aver affrontato le proprie responsabilità. La vicenda dimostra che anche chi ha perso il controllo della propria vita può recuperare dignità e speranza attraverso il coraggio e la determinazione. La sua rinascita come allenatore e come uomo che costruisce una nuova famiglia trasmette valori di resilienza, responsabilità personale e capacità di trasformare l’esperienza dolorosa in un insegnamento duraturo per sé e per gli altri.

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L’ultima discesa, il film con Josh Hartnett al cinema

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L’ultima discesa, il film con Josh Hartnett al cinema

Arriverà al cinema L’ultima discesa, il film con Josh Hartnett, Mira Sorvino e Sarah Dumont, che che debutterà nelle sale dall’8 febbraio. Una storia mozzafiato, basata sull’esperienza estrema vissuta dal campione olimpionico di hockey su ghiaccio Eric LeMarque, raccontata nell’omonima biografia.

Il film, diretto da Scott Waugh (Need for SpeedAct of Valor) che ha lavorato con estrema cura affinché il film fosse il più realistico possibile, è stato realizzato con il nuovo formato panoramico Escape che dà vita a un’esperienza in grado di far immergere totalmente lo spettatore nella storia.

Nel cast troviamo Josh Hartnett (Penny DreadfulSlevin – Patto criminale, Black Dahlia), la vincitrice dell’Oscar Mira Sorvino (La dea dell’amore) e Sarah Dumont (The RoyalsManuale scout per l’apocalisse zombieDon Jon). 

L’ultima discesa mostra la rinascita di un uomo, un campione, costretto a una continua lotta per la sopravvivenza per imparare a vivere non solo per se stesso.

L’ultima discesa, la trama

Eric LeMarque (Josh Hartnett), un ex giocatore di hockey professionista, dopo aver causato un incidente automobilistico fugge sulle montagne in cerca di adrenalina facendo dello snowboard. Dovendo fare i conti con una dipendenza da metanfetamine e una vita che gli sta sfuggendo di mano, Eric decide di prendersi un giorno per staccare, ignorando i numerosi avvertimenti sull’imminente arrivo di una tempesta. Durante un’imponente tormenta di neve LeMarque si allontana dalla pista perdendo l’orientamento. Nessuno sa che si è perso, nessuno sa dove si trova. È completamente solo.

In un primo momento il campione non si rende conto di quanto la situazione sia disperata e cerca di trovare un riparo e dell’acqua. Le sue condizioni precipitano quando è inseguito da un branco di lupi e precipita in un ghiacciaio.

Intanto Susan (Mira Sorvino), la madre di Eric, intuisce che qualcosa non va e inizia a ripercorrere i movimenti del figlio.

Con l’avanzare del congelamento e la continua lotta per la sopravvivenza, Eric è costretto a mangiare la sua stessa carne, mentre la preoccupazione della madre la porta e mettere in atto un disperato tentativo di salvataggio, anche se la squadra di recupero pensa sia ormai troppo tardi. 

Quando Eric si rende conto dell’arrivo dei soccorsi, la sua unica chance di farsi localizzare dai soccorritori è arrampicarsi su una parete rocciosa alta 1300 metri, ma il suo corpo inizia a cedere. 

 LA STORIA DI ERIC LEMARQUE

Eric LeMarque è un ex campione di hockey franco-americano. Ha iniziato la sua carriera nel 1986 alla Nothern Michigan University attraverso la NCAA (National Collegiate Athletic Association). Nel 1987 viene scelto per giocare nella NHL Entry Draft con i Boston Bruins. Nel 1991 entra nella Prima divisione con il Valenciennes, mentre nel 1995 ritorna a giocare per il Rouen. Il 6 febbraio del 2004, LeMarque durante una discesa con lo snowboard sull’High Sierra, in California, si perde. Con solo un cellulare scarico e una scatola di fiammiferi, LeMarque sopravvive per otto giorni a temperature che raggiungono i meno dieci gradi durante la notte.  

L’ultima cosa che mi ha detto: svelato il trailer della seconda stagione, dal 20 febbraio su Apple TV+

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Apple TV ha diffuso il trailer ufficiale della seconda stagione di L’ultima cosa che mi ha detto, la serie thriller interpretata e prodotta da Jennifer Garner. I nuovi episodi debutteranno il 20 febbraio sulla piattaforma, con un episodio a settimana ogni venerdì fino al 10 aprile.

Accanto a Jennifer Garner tornano i protagonisti della prima stagione Angourie Rice, David Morse e Nikolaj Coster-Waldau, mentre tra le new entry del cast figurano Judy Greer e Rita Wilson. La seconda stagione sarà composta da otto episodi.

Basata su The First Time I Saw Him, sequel dell’acclamato romanzo bestseller di Laura Dave, la nuova stagione riprende la storia cinque anni dopo gli eventi della prima. Owen (Coster-Waldau) ricompare improvvisamente dopo una lunga latitanza, costringendo Hannah (Garner) e la figliastra Bailey (Rice) a una corsa contro il tempo per capire come ricostruire la propria famiglia prima che il passato torni a travolgerli.

Oltre ai nomi già annunciati, la seconda stagione accoglie anche Augusto Aguilera, Josh Hamilton, Nick Hargrove, Michael Galante, John Noble, Michael Hyatt, Luke Kirby ed Elizabeth O’Donnell, ampliando ulteriormente l’universo narrativo della serie.

In vista della premiere, il pubblico potrà approfondire la storia leggendo o ascoltando su Apple Books il romanzo The First Time I Saw Him, che prosegue il percorso emotivo e narrativo di Hannah Hall prima del ritorno sullo schermo.

L’ultima cosa che mi ha detto è prodotta da 20th Television e da Hello Sunshine, la società fondata da Reese Witherspoon e Lauren Neustadter, parte di Candle Media. La serie è creata e adattata da Laura Dave insieme al co-creatore premio Oscar Josh Singer. Tra i produttori esecutivi figurano anche Jennifer Garner, Witherspoon e Neustadter, con Aaron Zelman che entra nella seconda stagione come co-showrunner insieme a Singer.

La prima stagione di L’ultima cosa che mi ha detto è attualmente disponibile in streaming su Apple TV+.

L’ultima cosa che mi ha detto, recensione della serie con Jennifer Garner

La politica di Apple TV+ riguardo l’adattamento in miniserie di testi letterari di successo continua con L’ultima cosa che mi ha detto, in cui l’autrice del romanzo originario Laura Dave partecipa quale co-creator insieme a Josh Singer. La storia principale vede protagonista Hannah (Jennifer Garner), la quale si ritrova improvvisamente lasciata sola con la figliastra Bailey (Angourie Rice), dopo che il marito Owen (Nikolaj Coster-Waldau) è scomparso nel nulla in seguito a uno scandalo finanziario capace di distruggere la società in cui lavorava. Man mano che la nebbia sull’accaduto comincia a diradarsi, la donna si trova suo malgrado costretta ad accettare di non conoscere affatto l’uomo che ha sposato…

Due anime insoddisfatte

Nel tentativo di coniugare la chiara impostazione da thriller con il dramma psicologico incentrato sul rapporto tra le due donne abbandonate, L’ultima cosa che mi ha detto ottiene il non invidiabile risultato di rendere inefficaci entrambe le “anime” del prodotto. Fin dalla presentazione dei personaggi, il tono del pilot e il ritmo della narrazione appaiono quelli di un prodotto medio destinato a soddisfare lo spettatore senza però offrirgli alcuno spunto di originalità, tanto meno tentare di solleticarne la curiosità attraverso soluzioni estetiche lontane dall’ordinario.

L’ambientazione elegante ma non ostentata – la storia inizia a Sausalito, cittadina della Bay Area appena a nord di San Francisco – con tanto di meravigliosa casa galleggiante fornisce la cornice perfetta per fare di L’ultima cosa che mi ha detto un prodotto in linea con quello che i tempi considerano chic. In questo setting si sviluppa una miniserie che possiede la tensione drammatica di una soap-opera, con i ruoli principali che passano molto più tempo al telefono di quanto dovrebbero: la progressione della trama, in particolar modo nei primi tre episodi, viene infatti eccessivamente raccontata invece che vissuta, agita dai personaggi in scena. Questo comporta una mancanza di azione che in molti momenti spazza via ogni possibilità di ottenere un ritmo avvincente, o addirittura anche soltanto convincente.

Nikolaj Coster-Waldau e Jennifer Garner

Jennifer Garner e gli altri membri del cast si muovono così dentro un meccanismo che di efficace ha poco o addirittura nulla. Anche l’utilizzo di brevi, spesso inutili flashback per ricostruire il puzzle della vicenda risulta più un’invenzione di montaggio per agitare le acque della storia che un qualcosa di realmente necessario. In tale progetto la Garner si barcamena per rendere Hannah una figura femminile con cui lo spettatore può entrare in empatia, un sforzo tanto ammirevole quanto quasi del tutto vanificato dall’assenza di spessore drammatico. Non è però di certo lei la peggiore in the L’ultima cosa che mi ha detto: lo scettro va infatti a un Nikolaj Coster-Waldau completamente fuori parte, in nessuna occasione capace di dotare il personaggio di Owen della necessaria, sfumata ambiguità. Meglio tentare di dimenticare che l’attore danese un tempo vestiva con carisma e potenza espressiva i panni di Jaime Lannister: fa ancora più male vederlo brancolare nel buio alla ricerca di un qualsiasi appiglio per rendere il suo ultimo ruolo almeno accettabile…

L’ultima cosa che mi ha detto, una bella confezione

Se non fosse per la solita accuratezza nella confezione che i prodotti seriali di Apple TV+ solitamente possiedono, L’ultima cosa che mi ha detto sarebbe uno show da bollare in toto come non riuscito. Non possiede la forza narrativa del prodotto squisitamente di genere, né la presa emotiva di quelle serie che invece puntano su personaggi “forti”. Nella ricerca probabilmente di andare incontro alle esigenze di diversi tipi di pubblico, finisce per non avere idea di quale accontentare.