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Valeria Golino a Linea D’Ombra: “Penso a un film da regista internazionale, magari a Hollywood”

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Il XXVI Linea d’Ombra Festival a Salerno ha superato il giro di boa con una serata ricca di suggestioni che ha visto darsi il cambio due grandi talenti del cinema italiano come Mario Martone e Valeria Golino.

L’attrice e regista è arrivata da Napoli, dove ha iniziato a girare la serie tv La vita segreta degli adulti, tratta dal romanzo omonimo di Elena Ferrante e diretta da Edoardo De Angelis, e si è accomodata nel salotto di Linea d’Ombra alla Sala Pasolini, intervistata dal direttore artistico Boris Sollazzo, per parlare della sua carriera e dei suoi progetti futuri.

Ne La vita segreta degli adulti sarò solo interprete, ma dopo questa inizierò a preparare la serie di cui sarò invece regista, tratta dal romanzo L’arte della gioia, di Goliarda Sapienza, inizieremo a girare l’estate prossima e sono molto felice perché è un libro speciale che ho amato molto”.

Proprio una serie televisiva ha anche riportato Valeria Golino negli Stati Uniti, la seconda stagione di The Morning Show, in cui interpreta Paola Lambruschini, nella finzione documentarista nota per avere girato un film in difesa di Amanda Knox e per le sue posizioni critiche nei confronti del movimento #MeToo. Il personaggio esordisce con un monologo che ha fatto il giro del mondo in poche ore appena la serie è giunta su Apple TV+.

In realtà ero preoccupata, ma non per quello che dice, anzi, ho pensato subito che fosse una bella presentazione del personaggio. Ero preoccupata perché volevo che venisse bene e quella scena è stata la prima che ho girato appena arrivata sul set a Los Angeles. Ma a parte questo, è come se ci fosse in atto una rivoluzione e come in tutte le rivoluzioni ci sono anche cose sbagliate. Sono imbarazzata dalla censura nei confronti delle parole, dei modi di fare, dal fatto che viviamo un periodo in cui quasi niente di quello che prima ci sembrava normale ora non lo è più, ed è vero che c’erano e ci sono ancora sessismo, razzismo e che bisogna lottare e farsi sentire, ma bisogna anche poter avere la libertà di dissentire, di essere scorretti anche. In ambito artistico la drammaturgia è scorretta perché l’essere umano è scorretto e non si può pretendere che chi racconta storie, scrive libri, fa cinema o teatro sia corretto per volere di un sistema, perché significherebbe snaturare il nostro lavoro. Il movimento di questi anni è importante, anche dal punto di vista dell’inclusione, ma il processo con cui sta avvenendo lo trovo non del tutto corretto”.

The Morning Show ha riportato Valeria Golino a Los Angeles, dove ha vissuto per molti anni. “Sono stata quattro mesi per le riprese della serie e ho trovato la città molto cambiata, eravamo in pieno Covid e l’atmosfera era molto cupa, ma sono stata felice di tornare per un periodo così lungo dopo molti anni. Quando sono andata negli Stati Uniti per fare il provino per il film di Tim Burton con Pee Wee Hermann era il 1987, poi ho fatto il film e nel mentre i tanti provini per Rain Man. Ho incominciato a lavorare tanto e alla fine sono rimasta lì fino al 2002. Ho imparato da quell’esperienza cosa significhi essere molto professionali nel fare questo lavoro, ma è un insegnamento che non sono mai riuscita a fare mio fino in fondo, perché è sempre rimasta in me una indisciplina legata al fatto di non avere fatto una scuola di recitazione, di avere cominciato con autori come Peter Del Monte, Citto Maselli, con cui ho vinto giovanissima la Coppa Volpi, che avevano un metodo lontano anni luce da quello hollywoodiano. Ancora oggi credo di avere la stessa indisciplina”.

Anche regista di due bellissimi film come Miele ed Euforia, Valeria Golino non pensa a un film a Hollywood “ma mi piacerebbe girare un film internazionale, in cui poter mettere a frutto tante cose ho imparato nel corso della mia vita e della mia carriera, raccontare una storia che si dipani tra le molte lingue che conosco con attori con cui poter parlare in maniera diretta, condividendo con loro esperienza e cultura”.

A proposito di registi, Mario Martone si è collegato via Zoom con il pubblico di Linea d’Ombra Festival per partecipare alla presentazione del bel saggio di Giovanni De Luna Cinema Italia, edito da UTET. E lo ha fatto in un giorno molto speciale.

Ho finito oggi le riprese del mio nuovo film”, ovvero Nostalgia, tratto dal romanzo Ermanno Rea, con protagonisti Pierfrancesco Favino, Francesco Di Leva e Tommaso Ragno. Martone è ancora in sala con Qui rido io, che dopo il trionfo di critica alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove era in concorso, ha avuto un grande successo nelle sale cinematografiche. E proprio alla sala va il pensiero del regista napoletano.

La macchina comica, intesa come impianto della narrazione, del ritmo e della struttura, ha bisogno della sala, come ne aveva bisogno la commedia di Eduardo”. Sala cinematografica che come ha detto lo storico e saggista Giovanni De Luna “inevitabilmente perderemo e non si tornerà indietro, e con la sala perderemo la costruzione di identità e di appartenenza che è stata parte integrante del ‘900”.

Per questo, come a chiosato il presidente di Linea d’Ombra Festival Giuseppe D’Antonio, “la funzione dei festival è oggi ancora più importante, perché mantiene vivo e indissolubile un legame tra spettatore e luogo cinematografico tenendo viva una tradizione che è stata fondamentale per la formazione del patrimonio culturale collettivo del nostro paese”.

Valeria Bruni Tedeschi: 10 cose che non sai sull’attrice

Valeria Bruni Tedeschi: 10 cose che non sai sull’attrice

Distintasi anche oltre i confini nazionali, Valeria Bruni Tedeschi è ad oggi una delle più affermate interpreti italiane, che negli anni ha compiuto anche il passo dietro la macchina da presa firmando alcune apprezzate pellicole. Celebre anche per i suoi lungometraggi francesi, la Tedeschi si divide con naturalezza tra le due cinematografie, ottenendo continuamente riconoscimenti per le sue interpretazioni. Ecco 10 cose che non sai su Valeria Bruni Tedeschi.

Parte delle cose che non sai sull’attrice

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Valeria Bruni Tedeschi: i film in cui ha recitato

10. Ha recitato in film italiani e film francesi. L’attrice ottiene una prima notorietà grazie al film Storia di ragazzi e di ragazze (1989), per poi divenire ancor più popolare con i suoi ruoli in La seconda volta (1995) e La parola amore esiste (1998). Negli anni successivi recitare in pellicole di importanti registi come Il colore della menzogna (1998), La balia (1999), La felicità non costa niente (2003), È più facile per un cammello (2003), CinquePerDue – Frammenti di vita amorosa (2004), Tickets (2005), Il tempo che resta (2005), Munich (2005), dove recita accanto all’attore Eric Bana, L’abbuffata (2007), Baciami ancora (2010), di Gabriele Muccino, Padroni di casa (2012), Un castello in Italia (2013), Il capitale umano (2014), con l’attore Fabrizio Bentivoglio, Latin Lover (2015), di Cristina Comencini, La pazza gioia (2016), con l’attrice Micaela Ramazzotti, I villeggianti (2018) e Aspromonte – la terra degli ultimi (2019).

9. Ha scritto e diretto dei lungometraggi. Ad oggi la Tedeschi ha diretto un totale di quattro film, da lei anche sceneggiati. Questi sono È più facile per un cammello, Actrices (2007), Un castello in Italia e I villeggianti. Questi ultimi due presentati rispettivamente al Festival di Cannes e alla Mostra di Venezia, ottenendo ottimi riscontri da parte della critica, che lodato le doti e la sensibilità da regista della Tedeschi.

8. Ha vinto importanti premi. L’attrice vanta un totale di sei nomination ai premi David di Donatello come miglior attrice protagonista. Di queste, la Tedeschi ha riportato ben quattro vittorie, rispettivamente per i film La seconda volta, La parola amore esiste, Il capitale umano e La pazza gioia. Nel 1994 ha invece vinto il Premio César come miglior promessa femminile per il film Le persone normali non hanno niente di eccezionale.

Valeria Bruni Tedeschi e il suo discorso di David di Donatello

7. Ha incantato tutti con il suo discorso. Nel ricevere il David di Donatello per la migliore attrice protagonista per il film La pazza gioia, l’attrice si è lanciata in un lungo discorso divenuto subito iconico. Oltre ad aver ringraziato i suoi colleghi nel film, la Tedeschi ha inoltre ringraziato tra lacrime e risate amici, amiche, amori ed ex-amori, poeti come Leopardi e Ungaretti, i genitori e anche la sua psicanalista.

Valeria Bruni Tedeschi non è su Instagram

6. Non è presente sul social network. L’attrice ha dichiarato di non possedere un account su Instagram, non piacendole sprecare tempo dietro a social network di questo tipo. Sulla piattaforma è tuttavia possibile trovare alcune fan page a lei dedicate, con le sue foto più recenti o gli ultimi aggiornamenti sui suoi progetti.

Parte delle cose che non sai sull’attrice

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Valeria Bruni Tedeschi ha una sorella famosa

5. Sua sorella è una nota cantante. Come il cognome Bruni può suggerire, l’attrice è la sorella della cantante e modella Carla Bruni, nota negli ultimi anni per aver sposato l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy. Il film È più facile per un cammello…, girato dall’attrice e regista, è stato ispirato proprio dalla storia della sorella, che scopre di avere un padre biologico diverso da quello che credeva di avere.

Valeria Bruni Tedeschi e Louis Garrel

4. Ha avuto una relazione con il noto attore.

L’attrice ha avuto per diversi anni una storia d’amore con l’attore francese Louis GarrelQuesti ha anche recitato nei film Actrices e Un castello in Italia, diretti proprio dalla Tedeschi. Insieme i due hanno anche adottato una bambina di origine senegalese. In seguito, si sono separati senza richiamare le attenzioni della stampa.

Valeria Bruni Tedeschi ha due figli adottati

3. Ha adottato due bambini. Oltre alla bambina senegalese adottata insieme all’attore Louis Garrel, nel 2014 l’attrice adotta il suo secondo figlio, un bambino vietnamita. Particolarmente riservata, la Tedeschi evita che i due bambini possano essere esposti all’invasività dei media, conducendo pertanto una vita il più lontano possibile dai riflettori.

Valeria Bruni Tedeschi: qual è il suo ultimo film?

2. È tornata a recitare con un suo amico regista. Nel 2019 l’attrice torna al cinema con il film Aspromonte – la terra degli ultimi, diretto da Mimmo Calopresti. L’attrice aveva già lavorato in più occasioni con il regista, grazie al quale aveva ottenuto i suoi primi successi.

Valeria Bruni Tedeschi: età e altezza

1. Valeria Bruni Tedeschi è nata a Torino, in Italia, il 16 novembre 1964. L’attrice è alta complessivamente 171 centimetri.

Fonte: IMDb

 

Valentina Romani: 10 cose che non sai sull’attrice

Valentina Romani: 10 cose che non sai sull’attrice

L’attrice Valentina Romani vanta ormai diversi ruoli tra cinema e televisione, grazie ai quali si è affermata come una delle più brillanti interpreti della sua generazione. Divenuta ora particolarmente popolare presso un pubblico di giovani spettatori grazie alla serie Mare fuori, la Romani ha davanti a sé un futuro particolarmente roseo, tra progetti in arrivo e nuove sfide all’orizzonte.

Ecco 10 cose che non sai su Valentina Romani.

Valentina Romani: i suoi film e le serie TV

1. È molto conosciuta per alcune serie TV. La Romani ha iniziato la sua carriera recitando per la televisione in alcuni episodi di celebri fiction, come Che Dio ci aiuti 3 (2014), Un passo dal cielo 3 (2015) e Il candidato (2015). Recita poi nelle miniserie Questo è il mio paese (2015) e Grand Hotel (2015) e nella serie Tutto può succedere (2016), con Pietro Sermonti. Recita poi in La porta rossa (2017-2023), con cui ottiene maggior popolarità, per poi prendere parte a Skam Italia (2018), Non uccidere (2017) e Mare fuori (2020-2023), dove guadagna ulteriore popolarità interpretando Naditza, accanto ai colleghi Massimiliano Caiazzo, Nicolas Maupas, Serena Codato, Maria Esposito e Giacomo Giorgio. Nel 2021 è poi in Alfredino – Una storia italiana, mentre nel 2022 recita in Noi siamo leggenda.

2. Ha recitato anche per il cinema. Nel 2016 l’attrice ha esordito al cinema recitato da protagonista nel film Un bacio, storia di tre ragazzi liceali alle prese con problemi tipici di quell’età. Nel 2018 è Lucia nel film TV Aldo Moro il professore, mentre nel 2021 recita invece nel film Carla, dedicato alla ballerina Carla Fracci, interpretata da Alessandra Mastronardi. Qui la Romani interpreta il ruolo di Anita Spelta. Nel 2023 torna al cinema interpretando Emma nel film di Nanni Moretti Il sol dell’Avvenire, con protagonisti anche Margherita Buy e Silvio Orlando.

3. È la doppiatrice di un noto film d’animazione. Come annunciato dalla Walt Disney Italia, l’attrice presterà la propria voce per il doppiaggio italiano del film Pixar Elemental, interpretando la protagonista Ember, che in lingua originale è doppiata da Leah Lewis, attrice nota per la serie Nancy Drew e per il film L’altra metà. Per la Romani si tratta della prima occasione come doppiatrice, per di più per un film particolarmente importante realizzato dal noto studio di produzione pluripremiato agli Oscar.

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Valentina Romani in Skam Italia

Valentina Romani in Mare fuori

4. Ha amato molto il suo personaggio.  In Mare fuori l’attrice interpreta Naditza, una zingara rom con un carattere solare, sfacciato, irriverente e una tendenza naturale a cacciarsi nei guai. Ma è anche una ragazza buona e altruista, con un talento per il pianoforte. Alla vita al campo preferisce di gran lunga la detenzione in IPM, poiché essa rappresenta una via di fuga dai suoi genitori, colpevoli di volerla dare in sposa in cambio di una cospicua somma di denaro. L’attrice ha raccontato di aver da subito amato molto il personaggio, che ritiene avere un mondo intero di storie da raccontare, risultando sempre interessante.

5. Non tornerà nella quarta stagione. Come ormai noto, l’attrice ha confermato che non sarà presente nella quarta stagione di Mare fuori e che dunque per il momento il racconto relativo a Naditza si è concluso. La Romani si è detta eternamente grata per ciò che la serie ha rappresentato per lei, affermando che se ci sarà l’opportunità le piacerebbe in futuro ritornare in Mare fuori per portare avanti le avventure del suo personaggio e scoprire come è evoluta.

Valentina Romani in Skam Italia

6. Ha recitato nella prima stagione della nota serie. Prima di diventare ulteriormente popolare grazie al ruolo di Naditza nella serie Mare fuori, l’attrice aveva già recitato in una celebre serie pensata per un target di giovani. Si tratta di Skam Italia, nella quale compare brevemente negli episodi 6, 9 e 11 della prima stagione. Il suo personaggio è quello di Maria, una studentessa del liceo Kennedy che avrà una piccola discussione con Eva, la protagonista interpretata da Ludovica Martino.

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Valentina Romani in Mare fuori

Valentina Romani in La porta rossa

7. Ha ottenuto grande popolarità grazie a questa serie. Nel 2017 arriva il momento della consacrazione per l’attrice, che grazie alla serie Rai La porta rossa, con protagonista Lino Guanciale, ottiene una maggiore popolarità. Qui interpreta Vannessa Rosic, una medium che si scopre essere l’unica in grado di entrare con il protagonista, il defunto commissario di polizia interpretato da Guanciale. Per ottenere questo ruolo, all’attrice è bastato un solo provino, durante il quale ha convinto tutti di essere la persona giusta per la parte.

Valentina Romani ha un fidanzato?

8. È molto riservata. Da quando fa parte del cast di Mare fuori per l’attrice è divenuto sempre più difficile tenere privata la propria vita al di fuori dal set. In particolare, i fan sono curiosi di sapere se l’attrice sia o meno impegnata sentimentalmente in questo momento e in diverse occasioni le è stata attribuita una relazione con il collega Nicolas Maupas. La Romani, tuttavia, non ha mai confermato né smentito la cosa, dichiarando semplicemente che preferisce non parlare di tali aspetti della propria vita. Una richiesta, la sua, decisamente comprensibile e da rispettare.

Valentina Romani è su Instagram

9. È presente sul social network. L’attrice è presente sul social network Instagram, con un proprio profilo verificato seguito da ben 694 mila follower e dove attualmente si possono ritrovare più di 300 post. Questi sono principalmente immagini relative a suoi lavori da attrice e da modella, inerenti il dietro le quinte di tali progetti o promozionali nei loro confronti. Ma non mancano anche curiosità, momenti di svago, eventi a cui ha preso parte e altre situazioni ancora. Seguendola, si può dunque rimanere aggiornati su tutte le sue novità.

Valentina Romani: età e altezza dell’attrice

10. Valentina Romani è nata il 16 giugno del 1996 a Roma. L’attrice è alta complessivamente 1,65 metri.

Fonti: IMDb, Instagram,

Valentina Lodovini: 10 cose che forse non sai sull’attrice

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Valentina Lodovini: 10 cose che forse non sai sull’attrice

Valentina Lodovini è una delle interpreti più apprezzate del cinema italiano contemporaneo, capace di conquistare il pubblico grazie a una recitazione intensa e autentica. La sua ascesa alla fama è avvenuta gradualmente, passando da piccoli ruoli teatrali e televisivi fino a diventare protagonista di film di grande successo, dove ha saputo portare profondità e sensibilità ai suoi personaggi. Lodovini è riconosciuta per la capacità di incarnare ruoli complessi, spesso vicini alla realtà quotidiana italiana, conquistando critica e spettatori e affermandosi come una presenza stabile e versatile nel panorama cinematografico nazionale.

Ecco dieci cose da sapere su Valentina Lodovini.

I film e i programmi TV di Valentina Lodovini

 

1. I film e la carriera. La carriera cinematografica dell’attrice è iniziata nel 2004, quando debutta sul grande schermo nel film Ovunque sei, per poi proseguire a recitare in Il mistero di Lovecraft – Road to L. (2005), L’amico di famiglia (2006), A casa nostra (2006), Pornorama (2007) e Il passato è una terra straniera (2008). In seguito, lavora in Fortapàsc (2009), Generazione mille euro (2009), Benvenuti al sud (2010), La donna della mia vita (2010), Cose dell’altro mondo (2011), Benvenuti al nord (2012), Passione sinistra (2013), Una donna per amica (2014), L’inventore di giochi (2014), Ma che bella sorpresa (2015), La verità sta in cielo (2016), Si muore tutti democristiani (2017), Cosa fai a Capodanno? (2018), Figli del Destino (2019) e 10 giorni senza mamma (2019). Nel 2020 recita nei film Cambio Tutto, E’ per il tuo bene e ritorna ad interpretare Giulia di 10 giorni senza mamma, nel sequel 10 giorni con Babbo Natale. Ha poi recitato in L’afide e la formica (2021), Love & Gelato (2022), Vicini di casa (2022), I migliori giorni (2023), La terra delle donne (2023), Conversazioni con altre donne (2023), Una terapia di gruppo (2024), Una famiglia sottosopra (2024), 10 giorni con i suoi (2025) e Unicorni (2025).

2. Ha lavorato in numerose serie tv. L’attrice non ha prestato la sua attività solo per il cinema, ma ha anche lavorato in numerosi progetti dedicati al piccolo schermo. Infatti, è apparsa in Incantesimo 7 nel 2004, per poi apparire in La moglie cinese (2006), 48 ore (2006), Donna Roma (2007), L’ispettore Coliandro (2009), Boris (2010) e Il segreto dell’acqua (2011). In seguito, prende parte alle serie Eities, Ottanta mi da tanto (2016), Untraditional (2016), Il commissario Montalbano (2017) e L’Aquila – Grandi speranze (2019). Inoltre, ha recitato in diversi film tv come Coco Chanel (2008), Gli ultimi del paradiso (2010) e Un Natale con i fiocchi (2012). Nel 2019 è la volta della serie tv L’Aquila – Grandi speranze nel quale interpreta Elena Fiumani.

3. È doppiatrice, produttrice ed è apparsa in diversi videoclip. Nel corso della sua carriera, l’attrice ha svolto diverse attività, oltre quelle attoriali. Infatti, ha vestito i panni di doppiatrice per il film d’animazione Coco (2017), mentre ha svolto anche l’esperienza di produttrice per il corto Uomo (2018). Inoltre, è apparsa in diversi videoclip, come I giorni migliori di Tiromancino, Gli spietati dei Baustelle, Colpisci di Neffa e Sospesi di Colapesce.

valentina lodovini

Valentina Lodovini in Benvenuti al Sud

4. Ha vinto diversi premi. In Benvenuti al Sud, Lodovini interpreta Maria Flagello, impiegata postale di Castellabate, ex fidanzata di Mattia (Alessandro Siani), che è ancora molto innamorato di lei. Per la sua interpretazione in Benvenuti al sud, film che le ha dato una certa notorietà, ha vinto un David di Donatello per la Miglior attrice non protagonista ed è stata candidata a un Nastro d’argento e a un Ciak d’oro per la stessa categoria.

Valentina Lodovini in Cambio tutto!

5. Ha ritrovato molto di sé nella protagonista. Nel film Cambio tutto!, l’attrice Valentina Lodovini interpreta Giulia, una quarantenne impiegata nel marketing, costantemente ignorata al lavoro e dispersa in relazioni familiari e sentimentali che la svuotano. In un’intervista ha rivelato come la scelta del ruolo sia maturata anche grazie al fatto che “gran parte delle cose che accadono al personaggio le ho vissute anche io”, dicendo che la sceneggiatura è stata riscritta in parte dopo il suo input e che ha apportato la sua esperienza diretta nel mondo femminile e sul lavoro.

Valentina Lodovini in Una famiglia sottosopra

6. Ha lavorato sul linguaggio silenzioso del suo personaggio. Nel film Una famiglia sottosopra l’attrice Valentina Lodovini interpreta Margherita Moretti, la moglie e madre della famiglia in piena crisi: dottoressa dedita al lavoro e costretta a gestire casa, figli e un marito disilluso. In un’intervista ha raccontato che, per entrare davvero nella parte, ha riflettuto a lungo sulle dinamiche familiari spesso invisibili, e ha posto molta attenzione al “linguaggio silenzioso” di Margherita: ogni minima sfumatura, gesto o pausa dovevano rivelare la distanza crescente tra lei e gli altri componenti della famiglia.

Valentina Lodovini è su Instagram

7. Ha un profilo social. L’attrice possiede un proprio account Instagram che è seguito da 394mila persone. Sulla sua bacheca sono molte le foto che la ritraggono protagonista tra momenti di lavoro e svago, mostrando tutta la sua femminilità e la sua bellezza acqua e sapone. Più rare, invece, le immagini relative alla sua vita privata, che l’attrice mantiene volontariamente lontana dai riflettori.

Valentina Lodovini, Licia Maglietta, Chiara Pasquali, Luca Argentero, Martina Bernocchi e Carlo Alberto Matterazzo @ANDREA PIRRELLO

Valentina Lodovini ha un fidanzato?

8. Non si è mai sposata. L’attrice non ha mai rivelato molto sulla sua vita privata, tenuta ben lontano dai riflettori. Tuttavia, stando alle dichiarazioni dell’attrice, pare che abbia avuto una lunga storia con un uomo, durata dal 2010 al 2016. In ogni caso, non è possibile dire se sia attualmente fidanzata o meno. In un’intervista, infatti, l’attrice ha dichiarato:  “Non chiedetemi se sono single o no, l’unica cosa di me che so proteggere è la privacy!

Valentina Lodovini ha un ottimo rapporto con il proprio fisico

9. L’attrice è fiera di andare controtendenza. Lodovini ha sempre affermato (giustamente) di essere molto orgogliosa delle suo aspetto e delle sue forme. Nel corso di un’intervista ha infatti affermato: “Un agente mi chiese di dimagrire 20 kg. Lo mandai a quel paese! Nessun regista è mai riuscito a farmi venire la malattia della taglia 38. Porto con orgoglio la mia quarta di reggiseno. Fortunatamente non faccio la modella e per emozionare la gente ho bisogno di rimanere vera”.

L’età e l’altezza di Valentina Lodovini

10. Valentina Lodovini è nata il 14 maggio del 1978 a Umbertide, in Umbria, e la sua altezza complessiva corrisponde a 170 centimetri.

Fonte: IMDb

Valentina Lodovini racconta la sua esperienza in Love & Gelato

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Valentina Lodovini è Francesca in Love & Gelato, il nuovo film Netflix, disponibile sulla piattaforma a partire dal 22 giugno. Ecco cosa ci ha raccontato del suo personaggio.

Volto amatissimo del cinema italiano, Valentina Lodovini è trai protagonisti di Love & Gelato. Nel film interpreta Francesca, una giovane donna italiana che prende sotto la sua ala Lina, la figlia di una sua amica americana che non c’è più. Con tanta energia, ma anche con discrezione, aiuterà la giovane a trovare la sua strada nel corso di una calda estate romana.

Già dal titolo, il film richiama alla mente quest’abitudine, tutta italiana, di cercare cura e conforto nel cibo, in particolare nel gelato. Ma qual è il conforto di Valentina Lodovini?

“Nella vita la mia carezza è il carboidrato (ride)! … Una cosa che su di me esercita una grande influenza è l’arte in generale. Dico sempre che se la vita ti delude, rifugiati nell’arte. Quindi andare in un museo mi rimette in pace e mi offre un punto di vista nuovo sulle cose. L’arte ti fa capire che esiste un altro punto di vista. E anche quello, oltre al cibo, nel nostro Paese, è una cosa che troviamo dietro ogni angolo.”

Nel film, Valentina Lodovini recita in lingua doppia, confessando di aver girato tutte le scene importanti del suo personaggio in due versioni: “L’esperienza della doppia lingua è stata divertente. Giravo sempre tutte le scene in italiano e in inglese, perché a seconda della situazione si sceglieva una versione piuttosto che un’altra. Guardando il trailer ho un po’ ‘rosicato’ perché mi hanno tagliato un bel monologo in inglese e hanno scelto l’italiano, ma forse in quel momento era più adatto per il personaggio.”

La storia del cinema è piena di pellicole che raccontano più o meno la storia che vediamo in Love & Gelato: una giovane donna americana che viene in Italia per trovare se stessa. Tra esempi altissimi, come Vacanze Romane, e film neo riusciti, come Mangia Prega Ama, da cosa dipende il fascino che il Belpaese esercita sui cugini d’Oltreoceano?

“Credo che sia la Storia italiana ad esercitare questo fascino sugli stranieri. Siamo nati in una culla di cultura e questa cosa si percepisce. Quando sono negli Stati Uniti io avverto il contrario, avverto la mancanza della loro storia. Ma basta pensare all’Opera, che ha fatto conoscere l’italiano in tutto il mondo. Chiunque, grazie all’Opera, conosce almeno una parola di italiano. In Italia la Storia si respira ad ogni angolo, e Roma in particolare, ti sbatte in faccia la sua bellezza. Nonostante non sia una bellezza di cui ci si prende cura, resta comunque da togliere il fiato.”

Com’è stato lavorare con una produzione Netflix e come è andato il lavoro con Brandon Camp, il regista?

“La presenza di Netflix la davo per scontata. Immaginavo che, essendo una produzione Netflix America, sarebbe andato tutto in un certo modo. Avevamo tanti giorni per lavorare, si aveva il tempo per fare le cose per bene (…) Porterò sempre con me il lavoro con il regista, e questo non dipende dalla nazionalità ma dalla qualità umana. Mi sono sentita sempre protetta e coinvolta nella parte creativa, Brandon ha visto tutti i miei film, e non capita sempre. Ha tenuto in considerazione molti dei miei suggerimenti e, soprattutto nei momenti in cui dovevo essere più allegra, dovevo spingere di più sulla commedia, lui mi diceva sempre che non avrebbe potuto darmi indicazioni che io già non sapessi, essendo italiana. Diceva sempre ‘l’avete inventata voi la commedia’.”

Love & Gelato arriva su Netflix dal 22 giugno. Diretto da Brandon Camp, vede nel cast, oltre a Valentina Lodovini, Susanna Skaggs, Saul Nanni e Tobia de Angelis.

Love & Gelato: intervista ai protagonisti del film Netflix

Valentina Cortese, morta a 96 anni l’attrice di Effetto Notte

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Valentina Cortese, morta a 96 anni l’attrice di Effetto Notte

Si è spenta a 96 anni Valentina Cortese, lo annuncia l’Ansa. L’attrice italiana si era distinta nel panorama internazionale perché era stata una delle poche, e rimane una delle poche attrici non anglofone a venire nominata agli Oscar per un film non in lingua inglese. La categoria era la Migliore non protagonista e il film era Effetto Notte di Francois Truffaut, del 1973.

Per un adattamento cinematografico di “Les Miserables”, prodotto da Carlo Ponti nel 1948, Cortese ha fatto scalpore interpretando entrambe le protagoniste femminili, Fantine e Cosette. “Con la scomparsa di Valentina Cortese, l’industria italiana dell’intrattenimento perde la sua ultima diva di cinema e teatro”, ha dichiarato Carlo Fontana, presidente di AGIS.

Ha recitato in Le Amiche di Michelangelo Antonioni (1955), La barca sull’erba di Gérard Brach (1971), Le avventure del barone Munchausen (1988) di Terry Gilliam e in numerosi progetti di Franco Zeffirelli , tra cui il film del 1972 Fratello Sole, Sorella Luna, miniserie del 1977 Gesù di Nazareth e il film del 1993 Storia di una Capinera.

Valentina Cortese è nata a Milano. Ha fatto il suo debutto cinematografico nel 1940 e ha recitato in molti film italiani all’inizio della sua carriera. Nel 2017, Francesco Patierno ha presentato al Festival di Venezia Diva!, un documentario che ne ripercorre la vita e la carriera,

Valentina Cervi: 10 cose che non sai sull’attrice

Valentina Cervi: 10 cose che non sai sull’attrice

Distintasi per la sua attività artistica tanto in Italia quanto negli Stati Uniti, l’attrice Valentina Cervi ha negli anni collezionato una serie di importanti ruoli con i quali ha potuto sfoggiare tutto il suo carisma e la sua versatilità. Apprezzata in generi spesso diversi tra di loro, la Cervi non ha mancato di portare il suo fascino e il talento anche sul piccolo schermo, dove ha recitato per alcune delle principali serie italiane degli ultimi anni, conquistando così ulteriormente le simpatie del grande pubblico.

Ecco 10 cose che non sai di Valentina Cervi.

Parte delle cose che non sai sull’attrice

Valentina Cervi marito

Valentina Cervi: i suoi film e le serie TV

10. Ha recitato in noti lungometraggi italiani. L’attrice debutta sui grandi schermi italiani nel 1988 con il film Mignon è partita, per poi affermarsi grazie a titoli come Oasi (1994), La notte e il momento (1995), Escoriandoli (1996), Figli di Annibale (1998) e La via degli angeli (1999). Inizia poi a recitare anche a livello internazionale, senza però dimenticare l’Italia. Continuerà infatti a recitare nel Bel Paese per apprezzati film come L’anima gemella (2002), di Sergio RubiniMundo civilizado (2003), Provincia meccanica (2005), Fine pena mai (2007), Il resto della notte (2008), Sleepless (200), Mi rifaccio vivo (2013), Senza lasciare traccia (2016), Dove non ho mai abitato (2017), Euforia (2018), di Valeria Golino, Vivere (2019), con Micaela Ramazzotti, e Gli infedeli (2020), con Riccardo Scamarcio.

9. Ha preso parte anche a film statunitensi. Nel 1996 l’attrice recita per la prima volta al di fuori dell’Italia per Ritratto di signora (1996), con Nicole Kidman. Da quel momento, inizia così a recitare anche per film di altre nazionalità, e prevalentemente per la Francia e gli Stati Uniti. Tra i titoli a riguardo si annoverano dunque Artemisia – Passione estrema (1997), Rien sur Robert (1999), Hotel (2001), Le valigie di Tulse Luper – La storia di Moab (2003), Miracolo a Sant’Anna (2008), e Jane Eyre (2011), con Mia Wasikowska.

8. È nota per i suoi ruoli televisivi. Nel corso della sua carriera, diversi sono anche i titoli televisivi a cui l’attrice ha preso parte tra l’Italia e gli Stati Uniti. Tra questi si annoverano il film James Dean – La storia vera (2001), con James Franco, Guerra e pace (2007), con Clémence Poésy, Le inchieste dell’ispettore Zen (2011), Distretto di polizia (2011-2012), Una grande famiglia (2012-2015), con Alessandro Gassmann, e True Blood (2012), dove interpreta la vampira Salome Agrippa recitando accanto ad Alexander Skarsgård. Negli anni successivi ha invece recitato nelle celebri serie italiane I Borgia (2012), Solo per amore (2015-2017), I Medici (2016) e nel film I ragazzi dello Zecchino d’Oro (2019), con Matilda de Angelis.

Valentina Cervi: chi è suo padre

7. È figlia di un noto regista. Come suggerisce il cognome, l’attrice è figlia del regista e produttore Tonino Cervi, noto in particolare per aver prodotto alcuni dei film dei più grandi autori del cinema italiano, da Antonioni a Rosi, da Bertolucci a Bolognini, come anche per la sua collaborazione con grandi interpreti del panorama cinematografico nazionale come Sordi, Gassmann e Villaggio. A sua volta, Tonino era figlio dei celebri attori Gino Cervi e Ninì Gordini Cervi, nonni dunque di Valentina, che si affermarono come grandi e versatili interpreti della prima metà del Novecento.

Valentina Cervi: il marito e i figli

6. Ha sposato un regista. Nel 2005 l’attrice recita nel ruolo della protagonista per il film Provincia meccanica, opera prima del regista Stefano Mordini. Con questi, poi, l’attrice intraprende una relazione, da cui nascerà la figlia Margherita e pochi anni dopo un secondo figlio. L’esperienza della maternità è stata da lei descritta come «l’esperienza più folgorante che potessi vivere». Nel 2020, infine, l’attrice torna a collaborare con Mordini per il suo nuovo film da regista, Gli infedeli, distribuita sulla piattaforma Netflix.

Parte delle cose che non sai sull’attrice

Valentina Cervi True Blood

Valentina Cervi in I Medici

5. Ha interpretato un noto personaggio. Comparsa in tre episodi della celebre serie di carattere storico, l’attrice ha impersonato qui la parte di Alessandra degli Albizzi. Personaggio influente, questa è membro dell’importante famiglia degli Albizzi, nobili che acquisendo potere nella città di Firenze hanno contribuito ad orientarne la cultura e la politica locale. Ella è la moglie del capofamiglia, Rinaldo, nonché madre di Ormanno. Per l’attrice, si è inoltre trattando di un ritorno al costume, avendo già in precedenza recitato in film e serie ambientate in epoche passate.

4. Ha condotto diverse ricerche sul personaggio. Per prepararsi al ruolo di Alessandra degli Albizzi, l’attrice ha raccontato di aver studiato il personaggio svolgendo diverse ricerche su di esso. Documentandosi, ha infatti potuto scoprire aspetti inediti, non accennati nella sceneggiatura, ma che le sono tornati utili per costruire la psicologia del personaggio. Pur essendo comparsa soltanto in tre episodi della prima stagione, l’attrice ha avuto modo di portare in scena un’apprezzata versione della nobildonna.

Valentina Cervi in True Blood

3. Si è totalmente affidata al giudizio del regista per il suo ruolo. Spesso sono gli stessi attori a proporre modifiche o varianti per quanto riguarda il carattere o l’aspetto dei personaggi che dovranno interpretare. Per la sua partecipazione alla serie True Blood, dove interpreta la vampira di oltre duemila anni Salomè Agrippa, la Cervi ha invece deciso di affidarsi totalmente alle scelte del regista. L’attrice infatti aveva in mente di proporre una versione del personaggio che ricordasse un’epoca passata, ma il regista volle invece dar risalto alla modernità del personaggio, cambiandovi perfino look. La Cervi si affidò a queste nuove indicazioni, e costruì il personaggio poi visto sullo schermo e tanto apprezzato.

2. È affascinata dalla tragicità del personaggio. Parlando del suo ruolo, la Cervi ha raccontato di come si sentisse particolarmente attratta dalla sua psicologia e dal suo credo. In particolare, era affascinata dalla tragicità intrinseca alla sua natura, e ha cercato pertanto di rendere il personaggio il più umano possibile. Ha dunque lavorato per spogliarlo di qualsiasi egocentrismo rispetto alle sue azioni, ricercando un fondo di verità e umanità in esse. Altro aspetto che l’attrice avrebbe poi desiderato approfondire è il coinvolgimento politico della vampira, nella serie soltanto accennato.

Valentina Cervi: età e altezza

1. Valentina Cervi è nata a Roma, Italia, il 13 aprile 1974. L’attrice è alta complessivamente 170 centimetri.

Fonte: IMDb

 

Valencia: debutto post apocalittico per Dan Trachtenberg

ValenciaDopo il suo cortometraggio basato sul videogioco Portal, il regista Dan Trachtenberg è stato collegata a diversi progetti, tra cui Crime of the Century Y: The Last Man . Nulla è stato ancora ultimato, ma tutti gli indizi del caso porterebbero a credere che Valencia sia destinato a essere il debutto alla regia di Trachtenberg dopo aver chiuso un accordo con la Bad Robot e Insurge Pictures (una divisione della Paramount per i progetti a basso budget). 

A quanto risulta da diversi script, una brevissima sinossi del film ci lascia capire come la protagonista (una ragazza poco più che adolescente) si risvegli in una cantina a seguito di un incidente. Accanto a lei c’è un ragazzo che la mette a conoscenza della sconvolgente realtà che l’attende: un attacco nucleare ha distrutto la società così come tutti la conoscevano. Come reagirà e come si comporterà la giovane protagonista?

In attesa di ulteriori notizie, ecco una breve clip di Portal: No Escape, recente lavoro di Trachtenberg.

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Paramount via libera alla produzione di Valencia per 5 milioni di dollari, per una data di inizio autunno.

Fonte: Collider.com

 

Valchiria: 15 cose che solo i fan dei fumetti sanno sul personaggio

La Valchiria del Marvel Cinematic Universe non è la stessa che i fan dei fumetti Marvel conoscono. Entrambi i personaggi provengono dallo stesso luogo, sono ex guerriere di Asgard passate a operare sulla Terra, ma la loro origin story è molto diversa e il loro character design differisce completamente.

Love and Thunder riporterà il personaggio di Valchiria nel Marvel Cinematic Universe, dato che questa versione del personaggio aiuterà Thor nella sua battaglia contro Gorr il Macellatore di Dei. L’aspetto interessante è che farà squadra con Jane Foster, che ha assunto il ruolo di Mighty Thor e nei fumetti è lei stessa una Valchiria. Con il nuovo film che mostra Valchiria in possesso di poteri che non aveva mai rivelato nelle sue precedenti apparizioni, è interessante che almeno uno di questi venga prelevato direttamente dai fumetti, che si tratti della versione di Jane, Runa o della Valchiria originale, Brunnhilde.

Valchiria ha ali artificiali

Quando la maggior parte delle persone pensa alle Valchirie, ha in mente l’immagine della versione originale, Brunnhilde, che cavalca il cavallo alato Aragorn. Tuttavia, la verità è che una Valchiria può volare anche senza cavallo. La versione di Jane Foster della Valchiria ha sviluppato un modo per usare Undrajuarn, ‘Arma del Tutto in molti modi: uno di questi comprende la trasformazione in ali, in modo da poter volare quando necessario.

Ha condotto i morti nel Valhalla

Nei fumetti, Odino ha guidato un attacco alla Terra e uno dei soldati che gli si sono opposti, Sigmund, è morto. Ritenendo che i guerrieri come Sigmund meritassero il paradiso dopo la morte, scelse l’amante di questi, Brunnhilde, per diventare Valchiria .

Odino ha guidato una nuova schiera di Valchirie come dee guerriere e Valchiria stessa ha condotto i morti nella versione di Asgard del Paradiso, il Valhalla: Brunnhilde ha servito Odino in questo ruolo per secoli. Tuttavia, dopo che questi dichiarò che solo i guerrieri asgardiani sarebbero potuti approdare nel Valhalla, l’entusiamso di Brunnhilde lasciò spazio al disincanto.

Può percepire l’arrivo della morte

Il compito principale della Valchiria è quello di scortare gli Asgardiani morti verso il Valhalla. Oltre a ciò, è in grado di percepire l’arrivo della morte, capacità che le consente di assicurarsi di essere presente al momento giusto per accompagnare i guerrieri nell’aldilà. Questo potere è stato approfondito nel dettaglio quando Dani Moonstar, membro dei New Mutants, ha acquisito la capacità di percepire la morte dopo essere diventata una valchiria.

Questa caratteristica della Valchiria sarà presente anche in Thor: Love and Thunder. In un’intervista, Tessa Thompson ha dichiarato che la sua Valchiria possiederà infatti “strane abilità”, alludendo al fatto che “può percepire quando qualcuno è vicino alla morte e condurlo nel Valhalla”.

Può parlare con i morti

Valchiria può inoltre parlare con i morti, per accompagnarli pacificamente nell’aldilà. Ciò che è interessante è che tutte le Valchirie possiedono l’abilità asgardiana dell’Allspeak, ovvero possono comunicare in tutte le lingue e i dialetti dei Nove Regni, quindi possono interagire con qualsiasi persona.

Le Valchirie possono teletrasportarsi in qualsiasi dimensione

Poiché Valchiria ha il potere di condurre i guerrieri nel Valhalla, deve ovviamente essere in grado di raggiungere luoghi lontani in un batter d’occhio. Per questo motivo, chiaramente, possiede il potere del teletrasporto, anche perché i guerrieri asgardiani possono morire in uno qualsiasi dei Nove Regni, che Valchiria deve poter raggiungere immediatamente.

Non solo può teletrasportarsi da sola, ma può portare con sé chiunque, ed è così che accompagna i guerrieri nel Valhalla. Non vi sono trucchi, il teletrasporto è possibile solo con la forza della sua volontà.

Il suo nemico principale era l’Incantatrice

L’Incantatrice è sempre stata una delle donne più subdole e manipolatrici di Asgard. Lei e Valchiria hanno vissuto diverse avventure insieme ma, quando Brunnhilde ha capito che la vera natura di Amora era malvagia, ha cercato di separarsene.

Tuttavia, l’Incantatrice ha intrappolato la sua anima e ha usato i poteri di Valchiria per combattere i suoi nemici. Per anni ha approfittato di questi poteri sia per sé che per le sue pedine, ma tutto è cambiato quando ha incontrato i Defenders.

Valchiria era legata a Barbara Norriss

Barbara Norriss era una donna umana che divenne amica di Hulk. Apparsa per lo più nelle storie dei Defender, era una donna tormentata e con difficoltà a superare il trauma di aver vissuto per un periodo nella Dimensione Oscura. Finì per essere catapultata indietro nel tempo e fu allora che l’Incantatrice la scoprì.

L’Incantatrice inviò Brunnhilde nel corpo di Barbara e la Valchiria controllò la donna tornando con i Defenders ai giorni nostri, dove si unì alla squadra.

Valchiria aveva un destriero di nome Aragorn

Valchiria possiede un cavallo alato di nome Aragorn che apparteneva in precedenza a Dane Whitman, il Cavaliere Nero. Quando Barbara Norriss venne mandata nel passato e il suo corpo finì per essere posseduto da Brunnhilde, venne rispedito indietro nel tempo anche un americano di nome Dane Whitman, che sarebbe poi diventato il Cavaliere Nero nei Vendicatori.

Tuttavia, in questa occasione scelse di rimanere nel XII secolo d.C., ma fece un regalo a Valchiria: le diede in custodia Aragorn, che cavalcò da lì in poi per anni in battaglia, finché non arrivò il momento di passarlo al suo sostituto.

Valchiria è stata a lungo membro dei Defenders

Valchiria è stato un membro di lunga data dei Difensori, nonché primo nuovo membro a unirsi alla squadra. I membri originali erano infatti Doctor Strange, Hulk, Namor e Silver Surfer, e non erano tanto una squadra quanto piuttosto degli alleati che si aiutavano a vicenda.

Valchiria è stata la prima a unirsi alla squadra, trasformandola in un vero e proprio gruppo. Rimase con il Dottor Strange quando altri lasciarono la squadra e si unirono nuovi arrivati come Nighthawk e Hellstrom.

Barbara ha dovuto morire perché Valchiria fosse libera

Barbara Norriss si accorse presto della presenza di Brunnhilde e le due condivisero il corpo per un certo periodo. Tuttavia, la situazione era chiaramente scomoda per entrambe, poiché Brunnhilde non aveva accesso al suo vero corpo e Barbara sentiva di aver perso se stessa: l’unico modo per porre fine a questa situazione era dunque la morte di Barbara.

Mentre Barbara stava morendo, lo spirito di Brunnhilde continuava a vivere. Il Dottor Strange si servì della sua magia per aiutarla a ritrovare il suo vero corpo, restituendole i ricordi. Lei scelse poi di rimanere sulla Terra, poiché sentiva che Odino non aveva mai cercato di salvarla.

Valchiria ha una spada chiamata Zanna di Drago

Valchiria possiede un’arma mitica, una spada nota come Dragonfang, che è stata ricavata dalla zanna di un drago interdimensionale ed è quasi indistruttibile. Le è stata consegnata dal Dottor Strange dopo averla ricevuta dall’Antico.

La spada può assorbire forze magiche quando entra in contatto con il sangue. Inoltre, frantuma qualsiai barriera e gli scudi mistici, migliora le capacità di combattimento di chi la usa e chi la controlla può evocarla nelle proprie mani.

Brunnhilde è morta nella Guerra dei Regni

La Valchiria originale, Brunnhilde, è morta in War of the Realms, una serie crossover Marvel del 2019, che ha visto Malekith, l’Elfo Oscuro, conquistare tutti i reami e per poi puntare a quello finale, la Terra. Valchiria, a quel tempo, era un membro degli Asgardiani della Galassia, che arrivarono in suo soccorso.

Brunnhilde scese in campo con l’intero esercito di Valchirie, che caddero di fronte al nemico Malekith. Per ultima, Malekith uccise Valchiria, ponendo fine al suo arco narrativo.

Jane Foster diventa la nuova Valchiria

Jane Foster, l’interesse amoroso di lunga data di Thor, prese il suo posto quando lui si ritenne indegno di sollevare il Mjolnir. Per molto tempo nessuno ha saputo che Jane era la nuova versione femminile di Thor, ma ha combattuto al fianco dei Vendicatori ed è diventata un’eroina a tutti gli effetti.

Alla fine Jane ha rinunciato al ruolo e Thor l’ha reclamato. Durante la Guerra dei Regni, Jane Foster si trovava con tutte le Valchirie morte nell’obitorio quando lo spirito di Brunnhilde arrivò e le chiese se potesse diventare una Valchiria e accompagnare quelle guerriere nel Valhalla, e lei accettò.

Una nuova valchiria è apparsa nel 2021

La Valchiria del MCU potrebbe avere ora una controparte Marvel Comics. Nella serie The Mighty Valkyries, infatti, la versione di Valchiria del MCU è apparsa per la prima volta nei fumetti con il nome di Runa.

Questa nuova Valchiria faceva parte delle nove Valchirie originali, ma non è mai stata uccisa ed è rimasta intrappolata nel corpo di un Celestiale morto, dove è stata dimenticata. Ora Jane Foster e Runa condividono il ruolo di Valchiria nell’Universo Marvel Comics.

Knull ha intrappolato Runa per secoli

La storia di Runa è stata raccontata in The Mighty Valkyrie, dove si è scoperto che aveva a che fare con uno dei nemici più potenti della Marvel Comics: Knull, dio delle tenebre, nonché essere che ha creato i simbionti. Nel crossover King in Black ha quasi conquistato la Terra, sconfiggendo quasi tutti gli eroi e cadendo solo quando Venom ricevette l’aiuto divino.

Knull ha anche dei precedenti con Runa, la nuova valchiria della Marvel Comics basata sul personaggio di Tessa Thompson dei film di Thor. Quando la Valchiria di Jane Foster ha cercato di mettere insieme una squadra per combattere Knull, Runa non ne ha voluto sapere. Questo perché Runa stava trasportando l’anima della sua amata Alta attraverso il Regno di Mezzo quando Knull attaccò e la intrappoò all’interno del corpo di un Celestiale non morto per millenni, così a lungo da farle dimenticare chi fosse.

Valar: chi sono nella seconda stagione de Il Signore degli Anelli: Gli anelli del potere

Se siete stati attenti mentre guardavate la serie di Prime Video Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere, avrete probabilmente sentito il termine “Valar” una o due volte. Per chi non ha familiarità con i testi di Tolkiien, si tratta di una razza angelica di spiriti che sovrintendono non solo alla Terra di Mezzo, ma anche a tutta Arda. Nella seconda stagione, Sauron (Charlie Vickers), spacciandosi per il “Signore dei Doni” Annatar, dice a chi gli sta vicino di essere stato inviato per conto dei Valar, dichiarazione che gli conferisce un’autorità semi-divina su Celebrimbor (Charles Edwards). Ma chi sono davvero i Valar e che impatto hanno ne Gli Anelli del Potere?

I Valar esistono fin dalla creazione di Arda nella Prima Era

Prima che il Dio del leggendario di J.R.R. Tolkien, un essere chiamato Eru Ilúvatar, creasse il cosmo, il primo gruppo che portò all’esistenza fu quello degli spiriti immortali chiamati Ainur. Nel Silmarillion, Tolkien descrive un racconto della creazione, chiamato “Ainulindalë”, in cui Eru usa la musica degli Ainur (la Musica di Ilúvatar) per formare l’intero universo, chiamato Eä, compresa la Terra, chiamata Arda. È qui, all’inizio, che Melkor, un Vala anch’egli, inizia a seminare i suoi semi nel mondo di Eru, con l’intenzione di usurpare il suo Signore. Una volta completata la creazione, Eru dà agli Ainur la possibilità di scegliere, offrendo ad alcuni di loro l’opportunità di entrare nel mondo fisico per contribuire alla sua cura. I più forti furono chiamati Valar (le Potenze di Arda), mentre molti degli spiriti minori furono chiamati Maiar.

Il Signore dei Valar, un essere chiamato Manwë, è il re dei quindici Valar, mentre suo fratello Melkor è il più bello e potente. È questo che rende il suo passaggio alla malvagità così spiacevole, un po’ come Lucifero nella tradizione cristiana: l’angelo più bello agli occhi di Dio lo tradisce e per questo viene cacciato del paradiso. Alla fine Melkor viene bandito dai Valar, assumendo l’identità di Mortgoth, anche se convince molti Maiar a seguirlo nella sua ribellione, tra questi c’è Mairon, che in seguito sarà meglio conosciuto come Sauron. È allora che inizia la guerra tra luce e tenebre, quando i Valar aiutano gli Elfi e gli Uomini (i Figli di Ilúvatar) contro Morgoth e le sue forze vili e corrotte. Nella Prima Era, i Valar trovarono anche Valinor, nel continente più occidentale di Aman. Solo gli immortali, come gli Elfi, hanno il permesso di viverci, anche se, dopo la sconfitta di Sauron nella Terza Era, vengono fatte alcune eccezioni per tre Hobbit (Frodo, Sam e Bilbo, in quanto Portatori dell’Unico Anello) e un Nano (Gimli, per intercessione di Galadriel). A Valinor, i Valar creano i famigerati Due Alberi che vediamo nei flashback de Gli Anelli del Potere, che poi le forze di Morgoth distruggeranno in seguito.

Il Signore degli Agnelli: Gli anelli del Potere valinor trees
Credit © Prime Video

Oltre a Manwë – che è già stato citato per nome nella seconda stagione – e a Melkor, ci sono altri tredici Valar che hanno ciascuno diverse specialità. Solo Eru Ilúvatar è onnipotente, e quindi i Valar hanno ciascuno un ruolo specifico da svolgere nella creazione. Manwë è il Re dei Venti, mentre sua moglie Varda è la Regina delle Stelle. Ulmo è il Signore dell’Acqua, Aulë il Fabbro è il Signore della Terra (è anche il vecchio maestro di Sauron e uno dei pochi Valar a essere menzionato per nome in Anelli del Potere), Yavanna la Portatrice di Frutti è la Signora della Terra (un’altra indirettamente menzionata nello show), Estë è la Signora della Guarigione e del Riposo, e così via. Alcuni Valar rappresentano i sogni (Irmo), il giudizio (Námo) o la bellezza (Vána), mentre altri sono l’incarnazione della sportività (Oromë), della misericordia (Nienna) e delle arti (Vairë, Nessa). Data la devota fede cattolica di Tolkien, i Valar potrebbero quasi essere considerati santi patroni angelici, mentre altre interpretazioni accademiche li paragonano alle divinità romane o greche di un tempo.

I Valar sono profondamente legati al destino di Númenor nella Seconda Era

Uno degli aspetti più importanti del posto dei Valar nella Terra di Mezzo è il loro legame con Númenor. Nella Seconda Era, i Valar sollevarono l’isola di Númenor dalle profondità del mare per amore degli Edain, il gruppo di Uomini che aveva combattuto valorosamente nella Guerra dei Grandi Gioielli della Prima Era. Anch’essi si opposero a Morgoth, che fu bandito dai Valar in un Vuoto senza tempo, apparentemente per non tornare mai più. (Tuttavia, Tolkien propone un mito apocalittico per Arda chiamato “Dagor Dagorath”, in cui Morgoth viene presumibilmente liberato per un ultimo conflitto, come Satana alla fine del Libro biblico dell’Apocalisse). Consegnando Númenor agli Edain, i Valar non sono più coinvolti negli avvenimenti di Arda durante la Seconda Era. Con Sauron che ha preso il posto di Morgoth nella gerarchia del male, gli Uomini e gli Elfi (e i Nani, naturalmente) sono essenzialmente abbandonati a se stessi per affrontare il nascente Signore Oscuro.

Ma tutto questo cambiò quando i Númenóreani attaccarono. Sebbene in origine, dopo la Prima Era, i Númenóreani tenessero in grande considerazione i Valar, ritenendoli quasi degli dei, anni di silenzio, uniti agli inganni di Sauron, hanno fatto sì che Númenor voltasse le spalle ai vecchi modi e alle vecchie tradizioni. Questo è esattamente ciò che accade ne Gli Anelli del Potere, dove c’è una chiara tensione tra i Númenóreani più agnostici, che non hanno alcuna utilità per i Valar o gli Elfi, e i Fedeli, come Elendil (Lloyd Owen), che lottano per rimanere fedeli alla loro eredità. Sotto l’influenza del Signore Oscuro, i Númenóreani – sotto la guida di Ar-Pharazôn (Trystan Gravelle) – portano la lotta ad Aman, la patria dei Valar, con il risultato di un orribile tradimento. Disperato, Manwë implora Eru Ilúvatar di intervenire.

L’“Akallabêth” del Silmarillion descrive nei dettagli ciò che accade in seguito. Come il Grande Diluvio che si trova nel libro biblico della Genesi, Eru distrugge Númenor con una Grande Onda, risparmiando solo i Fedeli rimasti, come Elendil e la sua famiglia. Ma Eru non si fermò alla distruzione di Númenor. Rifece anche il mondo, trasformandolo dal suo aspetto originario di terra piatta in un globo sferico, e rimosse Aman da esso in modo che l’uomo non potesse mai più navigarvi se non attraverso un percorso specifico. Questo percorso porta gli Elfi completamente fuori da Arda, conducendoli nelle Terre Eterne che Eru Ilúvatar ha riservato per il bene dei suoi più grandi servitori.

I Maghi Istari furono originariamente inviati dai Valar nella Terza Era

Al tempo della Terza Era, i Valar interagiscono raramente con Arda. A parte qualche sporadica menzione ne Il Signore degli Anelli, i Valar sono in gran parte assenti dalla scena. Dopo la distruzione di Númenor, Sauron fu sconfitto alla fine della Seconda Era durante la Guerra dell’Ultima Alleanza, dove il figlio di Elendil, Isildur (Maxim Baldry), rimosse dal suo dito con la forza il suo Unico Anello del Potere. Ma nonostante il Signore Oscuro abbia faticato a riacquistare il suo aspetto fisico, era ancora una minaccia incombente sulla Terra di Mezzo. In risposta a ciò, i Valar si rifiutarono di lasciare che la Terra di Mezzo rimanesse completamente indipendente dalla loro influenza e inviarono cinque valorosi Maiar, chiamati “Istari”, nel mondo travestiti da uomini.

Olórin divenne Gandalf il Grigio (poi Gandalf il Bianco), Curumo divenne Saruman il Bianco e Aiwendil divenne Radagast il Bruno. C’erano altri due “Maghi Blu” di nome Alatar e Pallando che non compaiono mai né ne Lo Hobbit, né ne Il Signore degli Anelli, né in nessun altro racconto di Tolkien. Attraverso Gandalf e gli altri quattro Istari, i Valar contribuirono alla continua resistenza all’influenza di Sauron. Purtroppo, non diversamente da Sauron stesso, Saruman alla fine si rivoltò contro gli altri Maghi, i Valar, Eru Ilúvatar e tutta la Terra di Mezzo, alleandosi con il Signore Oscuro.

In effetti, nei Racconti incompiuti, Tolkien stesso nota che solo Gandalf alla fine rimase fedele al suo compito, e questo è senza dubbio il motivo per cui Eru Ilúvatar lo resuscitò dopo la sua fatale battaglia con il Balrog ne La Compagnia dell’Anello. Non si sa molto di più sui Valar, ma se Annatar/Sauron sostiene di essere il loro messaggero nella Terra di Mezzo ne Gli Anelli del Potere, sappiamo che non è vero. Semmai, i Maghi Istari sono la cosa più vicina a quel ruolo, e speriamo di vederne di più quando questo misterioso Straniero (Daniel Weyman) inizierà a scoprire di più sulle sue origini.

Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere è ora in streaming su Prime Video.

Valanga di foto romantiche per il remake de La Casa

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Valanga di foto romantiche per il remake de La Casa

Arrivano il giorno di San Valentino una valanga di foto del remake deLa Casa, il film diretto da Fede Alvarez e remake del cult horror del 1981 diretto da Sam Raimi,

Valak: la storia vera del cattivo di The Conjuring

Valak: la storia vera del cattivo di The Conjuring

Quella di The Conjuring, iniziata nel 2013 e in corso tutt’ora, è una delle saghe horror più celebri e acclamate di sempre. A differenza di altri titoli di questo genere, grazie a sequel, spin-off e prequel, questa è divenuta un vero e proprio universo condiviso, con personaggi, situazioni e creature divenute ormai iconiche. Proprio parlando di queste ultime, una delle più spaventose è certamente Valak, il demone presente in alcuni dei film della saga e affermatosi come una vera e propria fonte di terrore continuo. Su di esso, ci sono però molte cose da sapere al di là dei film, alcune delle quali lo renderanno ancor più spaventoso.

Valak: i film in cui compare

La prima comparsa di Valak all’interno della saga di The Conjuring si ha nel secondo film della trilogia principale, ovvero The Conjuring – Il caso Enfield, del 2016. Qui il demone è il principale antagonista della vicenda, opponendosi dunque ai protagonisti interpretati da Patrick Wilson e Vera Farmiga. Il personaggio ha poi avuto un cameo nel film del 2017 Annabelle: Creation. Data la sua crescente popolarità tra i fan, Valak ha infine ricevuto un proprio film che ne esplora le origini, ovvero lo spin-off The Nun – L’evocazione del male.

La saga di The Conjuring è notoriamente ambientata in un arco temporale che va dagli anni Sessanta agli anni Settanta. Proprio con l’arrivo di The Nun – L’evocazione del male, tale periodo si è esteso agli anni Cinquanta. Il film, che esplora le prime manifestazioni del demone Valak, è infatti ambientato nel 1952 e ciò lo posiziona come prima titolo in ordine cronologico all’interno della saga. Considerando che The Conjuring – Il caso Endfield è ambientato nel 1976, Valak attraversa dunque l’intero ciclo narrativo, affermandosi come uno dei principali villain in assoluto.

Uscito nel 2018, The Nun – L’evocazione del male si è affermato come un ulteriore grande successo della saga. Ciò ha naturalmente spinto i produttori a valutare la possibilità di realizzare un sequel di questo spin-off, approfondendo ulteriormente le azioni del demone Valak e la sua storia. Attualmente in fase di pre-produzione, con il semplice titolo di The Nun 2, questo dovrebbe raccontare una storia che si ricollega infine agli eventi di The Conjuring – Il caso Endfield, chiudendo così idealmente l’arco narrativo del personaggio.

Valak film

Valak: l’attrice che interpreta il personaggio e le sembianze da suora

Sotto le sembianze del demone Valak vi è l’attrice Bonnie Aarons, celebre anche per aver recitato nei film Mulholland Drive, Drag Me to Hell I Know Who Killed Me. La vera popolarità è però arrivata proprio grazie alla saga di The Conjuring, dove ha interpretato il demone Valak nei tre film in cui questo compare. L’attrice ha poi affermato di essere pronta a riprendere il personaggio anche per ulteriori titoli della saga, di fatto portando avanti le gesta del terribile demone.

Per poter interpretare il personaggio, l’attrice si è naturalmente dovuta sottoporre a diverse ore di trucco, necessarie a conferirle il demoniaco aspetto di Valak. Questo è poi stato esaltato e reso più spaventoso in fase di post produzione tramite effetti digitali, ma sul set era comunque necessario poter avere a che fare con una prima versione dell’aspetto del demone, così che anche gli altri attori potessero sentirsi davvero intimiditi dalla sua presenza.

Per quanto riguarda l’aspetto del personaggio, al momento di introdurre il demone Valak nel film The Conjuring – Il caso Endfield, i produttori, gli sceneggiatori e il regista James Wan hanno optato per rivisitare le sembianze con cui tale creatura è nota. Secondo il mito, infatti, Valak è un demone associato ai serpenti, ed ha dunque somiglianze con questi rettili. Poiché la sua presenza nel film è però legata ad un monastero in Romania, come si vedrà poi in The Nun, si decise di dargli l’aspetto di una suora demoniaca e particolarmente spaventosa.

Dovendo spiegare come mai, tra tutte le rappresentazioni possibili del demone, è stata scelta una suora, James Wan ha così motivato la cosa: “essendo un’entità demoniaca che perseguita Lorraine, che la attacca, volevo qualcosa che minasse alla sua fede. Qualcosa che mettesse in pericolo l’incolumità di suo marito. E quindi in questo modo si è cementata nella mia testa l’idea di un’immagine religiosa.”

Valak suora

Valak: la vera storia dietro al demone

Per quanto riguarda la vera storia dietro al demone Valak, le prime descrizioni risalgono a testi come Piccola Chiave di Salomone, scritto nel XVII secolo. Questo contiene dettagliate informazioni su alcuni spiriti e dei rituali necessari per evocarli. Le sembianze di Valak variano poi di testo in testo, e ad esempio in Dictionnaire Infernal, del 1818, Valak assume le sembianze di un angelo alato che cavalca un drago a due teste. Tutte le fonti che citano il demone, tuttavia, sono concordi nell’assegnargli grandi poteri, tra cui la capacità di controllare i serpenti e di possedere il corpo umano.

La maggior parte dei testi in cui si parla di Valak, citano infatti il demone con l’appellativo di “Presidente”. Ciò sottolinea l’autorità per cui Valak è noto nel mondo demoniaco. La Piccola Chiave di Salomone, addirittura, lo indica come il Gran Presidente dell’Inferno. Secondo il testo, infatti, egli governerebbe su intere legioni di demoni. Tale autorevolezza rende Valak molto difficile da invocare, poiché non si concede se non a chi ritiene meritevole della sua presenza.

Come noto, i film della saga di The Conjuring sono liberamente ispirati ad eventi raccontati dai coniugi Ed e Lorraine Warren, ricercatori del paranormale. Nel corso della loro lunga attività, i due hanno affermato di essersi scontrati anche con il demone Valak, il quale sarebbe arrivato negli Stati Uniti dalla Romania dopo aver posseduto un uomo di nome Maurice Theriault. L’uomo, secondo quanto riportato dagli Warren, era capace di azioni sovrumane e si caratterizzava anche per spaventose manifestazioni corporali. Come per molti dei casi degli Warren, non ci sono prove effettive della loro veridicità, ma certo è che la fama di Valak come demone è sempre più estesa e presenta origini tutt’altro che recenti.

Fonte: IMDb, HistoryvsHollywood, Allthatsinteeresting

Val, il trailer ufficiale del documentario su Val Kilmer

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Val, il trailer ufficiale del documentario su Val Kilmer

Amazon Prime Video ha diffuso in rete il primo trailer ufficiale di Val, documentario sulla vita dell’attore Val Kilmer. Chi è Val Kilmer? Lui è Batman, è Iceman, è Jim Morrison. Ed è un filmmaker da tutta la vita. Il film uscirà su Prime Video il prossimo 6 agosto.

Il trailer del documentario Val

Val Kilmer: 10 cose che non sai sull’attore

Val Kilmer: 10 cose che non sai sull’attore

Diventato famoso per il suo sguardo sexy e glaciale, Val Kilmer è stato uno dei Batman più amati del grande schermo. La sua è stata una carriera lunghissima, fatta di alti e bassi e di tanti successi.

Scopriamo insieme tutto quello che c’è da sapere su Val Kilmer, ripercorrendo tutte le tappe più importanti della sua carriera.

Val Kilmer film: gli inizi della sua carriera

10. Nato a Los Angeles, in California, Stati Uniti, Val Edward Kilmer è il secondo di tre figli. Dopo il divorzio dei suo genitori, a otto anni Val si trasferisce a San Fernando Valley con il padre, il fratello maggiore Mark e il fratello minore Wesley, mentre la madre si trasferisce in Arizona e inizia a lavorare come hostess.

Ma la vita a San Fernando Valley per Val diventa un vero incubo. Nel 1977 suo fratello minore muore annegato a soli 15 anni e nel 1993 tocca a suo padre, che viene a mancare quando Val ha poco più di trent’anni.

Val Kilmer, Meg Ryan, Kyle MacLachlan, and Frank Whaley in The Doors
Val Kilmer, Meg Ryan, Kyle MacLachlan e Frank Whaley in The Doors – Fonte: IMDB

9. E’ proprio in questo periodo molto difficile della sua vita, dopo la morte del fratello Wesley, che Val Kilmer si avvicina alla Chiesa Cristiano Scientista. Oltre a frequentare lo stesso liceo di Kevin Spacey e Mare Winningham, dopo il diploma, Val viene accettato alla Julliard School, famosa scuola di arte drammatica. Qui Kilmer studiare recitazione e comincia a sperimentare con il suo talento.

Durante i suoi anni alla Julliard, Val Kilmer si unisce alla compagnia teatrale, scrivendo e recitando in vari spettacoli. Grazie al suo talento di attore e giovane autore, viene notato dal regista Francis Ford Coppola che, nel 1983, gli offre una parte nel film I Ragazzi della 56a Strada, ruolo che Val rifiuta per non abbandonare il suo gruppo di teatro.

Val Kilmer nel film The Doors
Val Kilmer nel film The Doors – Fonte: IMDB

Quello stesso anno, partecipa a uno spettacolo a Broadway, dal titolo The Slab Boys, insieme a Kevin Bacon e Sean Penn e in più appare in un episodio della serie tv ABC Afternoon Specials al fianco di Michelle Pfeiffer. Ispirato dall’incontro con la giovane Michelle, qualche anno più tardi Val Kilmer pubblica un suo libro di poesie dal titolo My Edens After Burns, attualmente in vendita su Amazon per quasi 2500 euro.

Val Kilmer filmografia

8. Finalmente nel 1984 Val Kilmer debutta al cinema all’età di 24 anni nel film Top secret!, commedia diretta da Jim Abrahams, David Zucker e Jerry Zucker. Nel film Val interpreta il ruolo del protagonista, Nick Rivers, una star del rock americano che per sbaglio viene invitato a un festival musical nella Germania Est, in pieno clima di Guerra Fredda.

A quel primo film, negli anni ottanta, ne seguirono molti altri. In questo periodo Val Kilmer recita in Scuola di Geni (1985), Willow (1988), Killing Me Again (1989) e ovviamente Top Gun (1985).

 

7. Diretto da Tony Scott e prodotto dal grande Jerry Bruckheimer, Top Gun è un film d’azione divenuto un vero e proprio cult del cinema degli anni ottanta. Val Kilmer in Top Gun interpreta il pilota Tom “Iceman” Kazinsky, e recita al fianco di Tom Cruise e Anthony Edwards.

 

Val Kilmer, Rick Rossovich, Whip Hubley, and Barry Tubb in Top Gun
Val Kilmer, Rick Rossovich, Whip Hubley e Barry Tubb in Top Gun – Fonte: IMDB

7. Diretto da Tony Scott e prodotto dal grande Jerry Bruckheimer, Top Gun è un film d’azione divenuto un vero e proprio cult del cinema degli anni ottanta. Val Kilmer in Top Gun interpreta il pilota Tom “Iceman” Kazinsky, e recita al fianco di Tom Cruise e Anthony Edwards.

Tom Cruise, Val Kilmer, Tom Skerritt, Rick Rossovich, and Adrian Pasdar in Top Gun
Tom Cruise, Val Kilmer, Tom Skerritt, Rick Rossovich e Adrian Pasdar in Top Gun – Fonte: IMDB

Il film racconta la storia di Pete ‘Maverick’ Mitchell (Tom Cruise), pilota della marina militare americana, scelto insieme al suo Navigatore Nick ‘Goose’ Bradshaw (Anthony Edwards) a partecipare alla famosa e prestigiosa scuola Top Gun. La pellicola di Tony Scott segue tutte le fasi della formazione di Mavercik, dal durissimo addestramento fino al fatale incidente durante le esercitazioni e l’abbattimento degli aerei nemici. A movimentare i mesi di duro lavoro di Maverick ci sono i suoi compagni di viaggio e una storia d’amore molto speciale con una delle sue istruttrici, Charlotte “Charlie” Blackwood (Kelly McGillis).

Val Kilmer in Batman Forever

6. Negli anni novanta, Val Kilmer gira numerosi film tra cui The Doors (1991), Cuore di Tuono (1992), Una Vita al Massimo (1993), Una Bionda Tutta d’Oro (1993), Tombstone (1993), Le Ali del Coraggio (1995), Heat (1995) e ovviamente Batman Forever.

Terzo capitolo in ordine cronologico nella “saga” dei film dell’uomo pipistrello, Batman Forever, diretto nel 1995 da Joel Schumacher, segna la svolta nella carriera di Val Kilmer.

Val Kilmer and Pat Hingle in Batman Forever
Val Kilmer e Pat Hingle in Batman Forever – Fonte: IMDB

Nel film siamo in una Gotham City funestata dall’arrivo di due nuovi malvagi criminai, Due Facce e l’Enigmista. Il primo è l’ex procuratore distrettuale Harvey Dent (Tommy Lee Jones) ferito da un getto d’acido che ha lasciato il suo volto deturpato; mentre il secondo è Edward Nygma (Jim Carrey), ex dipendente della Wayne Enterprises, nonché inventore di uno strano apparecchio chiamato The Box, capace di manipolare le onde cerebrali delle persone. Entrambi hanno giurato di distruggere Gotham City, la città che li ha fagocitati e poi risputati, e di vendicarsi di Batman.

Val Kilmer in Batman Forever
Val Kilmer in Batman Forever – Fonte: IMDB

Non sapendo come fermare questi due inarrestabili criminali, il detective James Gordon (Pat Hingle) chiede aiuto all’Uomo Pipistrello che, per l’occasione potrà avvalersi di un aiuto in più. Si tratta di Robin, alias Dick Grayson (Chris O’Donnell), giovane protetto di Bruce Wayne la cui famiglia è stata decimata dal perfido Due Facce. Il ragazzo, aiutato dal maggiordomo di casa Wayne, Alfred (Michael Gough), si trasforma in Robin, un secondo giustiziere mascherato, correndo in soccorso di Batman.

Jim Carrey and Tommy Lee Jones in Batman Forever
Jim Carrey e Tommy Lee Jones in Batman Forever – Fonte: IMDB

Il film, pur non essendo all’altezza dei primi due capitoli della saga, Batman e Batman Il Ritorno, entrambi diretti da Tim Burton, diventa comunque un grande successo e quell’anno porta a casa ben tre candidature agli Oscar per miglior fotografia, miglior sonoro e miglior montaggio sonoro.

Val Kilmer in Il Santo

5. Gli anni novanta continuano senza sosta per Val Kilmer che continua a passare da un progetto a un altro. In questo periodo l’attore recita in film come Heat – La Sfida (1995), Dead Girl (1996), L’Isola Perduta (1996), Spiriti nelle Tenebre (1996), A Prima Vista (1999), Joe The King (1999) e in ultimo Il Santo.

Diretto da Phillip Noyce nel 1997, Il Santo è un film d’azione diventato negli anni un vero cult di genere. Il suo protagonista è ispirato al personaggio letterario di Simon Templar, detto appunto il Santo, nato nel 1928 dalla penna di Leslie Charteris con il romanzo giallo Meet The Tiger.

Val Kilmer and Elisabeth Shue in The Saint
Val Kilmer e Elisabeth Shue in The Saint – Fonte: IMDB

Il film racconta la storia di Simon Templar (Val Kilmer), un ladro molto astuto e dai modi sofisticati che opera su scala internazionale ed è in grandi di depistare chiunque lo insegua grazie alla sua straordinaria abilità nel cambiare identità.
Lavorando su commissione, Simon è veloce e non commette errori e passa continuamente da un lavoro all’altro viaggiando per il mondo. In uno dei suoi lavori sotto falso nome incontra la dottoressa Emma Russell (Elisabeth Shue) che travolgerà la sua perfetta routine criminale.

4. Negli anni duemila Val Kilmer continua la sua scalata dell’impero hollywoodiano, un film alla volta. Tra i suoi progetti più importanti ricordiamo Pollock (2000), The Missing (2003), Nella Mente del Serial Killer (2004), Alexander (2004), Kiss Kiss Bang Bang (2006), Conspiracy (2008), ll cattivo tenente – Ultima chiamata New Orleans (2009), MacGruber (2010) – commedia in cui recita al fianco di Will ForteMister Vendetta (2010), Twixt (2011), Wyatt Earp – La Leggenda (2012), Song to Song (2017), L’uomo di neve (2017) e ovviamente Top Gun: Maverick (2020).

Val Kilmer in Top Gun 2

3. A distanza di trentacinque anni dal primo film Val Kilmer nel 2020 si trova nuovamente a interpretare il ruolo di Tom “Iceman” Kazinsky nel sequel di Top Gun, dal titolo Top Gun – Maverick.

Jennifer Connelly and Tom Cruise in Top Gun - Maverick
Jennifer Connelly and Tom Cruise in Top Gun – Maverick – Fonte: IMDB

A più di trent’anni dalla scomparsa di Goose, suo compagno di volo, Maverick (Tom Cruise) è diventato uno dei nuovi istruttori della scuola di piloti Top Gun. Tra le nuove reclute dell’accademia, trova anche Bradley (Miles Teller), figlio del defunto Goose, che cerca di diventare pilota proprio come suo padre. Sarà quindi compito di Maverick addestrarlo e fargli da mentore durante la sua formazione.

Al cast del film, diretto da Joseph Kosinski, oltre a Tom Cruise e Val Kilmer che riprendono i loro vecchi ruoli, si aggiungono anche Miles Teller, Jennifer Connelly, Glen Powell e il grande Ed Harris.

Miles Teller in Top Gun - Maverick
Miles Teller in Top Gun – Maverick – Fonte: IMDB

Nonostante le riprese di Top Gun – Maverick siano finite ormai già lo scorso anno, a causa della pandemia di Corona Virus ancora in corso, l’uscita del film, prevista per il 2020, è stata posticipata di un altro anno, al 2 luglio del 2021.

Val Kilmer e la malattia: lotta contro il cancro

2. Guardando alla carriera di Vale Kilmer dagli inizi ad oggi, si nota una sostanziale discrepanza in termini quantitativi tra gli anni ottanta-novanta e gli anni duemila. La carriera dell’attore ‘losangelino’ ha infatti subito un rallentamento causato da una terribile malattia.

Nel 2014, a Val Kilmer è stato diagnosticato un tumore aggressivo alla gola, notizia che lo stesso attore ha reso nota via social. Così come racconta nel suo libro di memoria, dal titolo I’m Your Huckleberry, l’attore aveva disturbi alla gola già da tempo, segnali che ha trascurato fino quasi al punto di non ritorno. Una notte, infatti, racconta di essersi svegliato all’improvviso iniziando a tossire sangue; dopo aver chiamato il 911 è stato portato in ospedale dove gli esami hanno evidenziato una massa cancerosa proprio alla gola.

Val Kilmer ha combattuto per anni quel cancro così aggressivo affidandosi alla medicina e alla chemioterapia ma anche alla preghiera; l’attore è sempre stato molto religioso e crede siano state proprio le costanti preghiere sue e dei suoi cari a farlo guarire. Oggi Val Kilmer, all’età di sessant’anni, ha l’aspetto segnato dal tempo e dalle sofferenze causate dalla malattia, eppure continua a lottare e a fare quello che gli riesce meglio, recitare.

1. Per restare sempre aggiornati sulla vita professionale e privata di Val Kilmer, seguite il suo profilo Instagram ufficiale.

 

Fonte Wiki, IMDB, Il Giornale

Val Kilmer torna a recitare nel trailer di As Deep As The Grave

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Val Kilmer torna a recitare nel trailer di As Deep As The Grave

Il compianto Val Kilmer tornerà sul grande schermo in As Deep as the Grave, western presentato al CinemaCon che utilizza l’intelligenza artificiale per ricreare la sua performance dopo la morte. Una scelta che non è solo tecnologica, ma profondamente simbolica: il film riporta in vita l’attore per completare un progetto a cui teneva, ma apre anche interrogativi cruciali sull’etica e sul futuro del cinema.

Secondo quanto mostrato in anteprima, la performance di Kilmer nei panni di Padre Fintan è stata costruita tramite materiale d’archivio e AI generativa, con il consenso diretto della sua famiglia. Il regista Coerte Voorhees e la produzione hanno sottolineato come l’operazione sia nata per rispettare il desiderio dell’attore di partecipare al film, che racconta la storia dell’archeologa Ann Axtell Morris. Non è la prima volta che Kilmer viene “ricreato” digitalmente — già in Top Gun: Maverick la sua voce era stata ricostruita — ma è la prima occasione in cui la sua intera presenza scenica viene generata artificialmente.

Il punto, però, non è solo tecnico. Questa scelta segna un passaggio delicato: il cinema sta entrando in una fase in cui la presenza degli attori può essere separata dalla loro esistenza fisica. Se da un lato il caso di Kilmer appare rispettoso e condiviso, dall’altro crea un precedente potente. La linea tra omaggio e sfruttamento rischia di diventare sempre più sottile, soprattutto in un’industria che cerca costantemente nuove leve produttive e commerciali.

As Deep As The GraveL’AI nel cinema: omaggio o nuovo modello industriale?

Il caso di As Deep as the Grave si inserisce in un dibattito sempre più centrale a Hollywood: fino a che punto è legittimo “resuscitare” un attore? Negli ultimi anni, l’uso dell’intelligenza artificiale è cresciuto rapidamente, passando dalla semplice ricostruzione vocale a veri e propri corpi digitali.

Nel contesto narrativo, questa tecnologia potrebbe aprire possibilità inedite: completare film interrotti, riportare personaggi iconici, o persino creare nuove interpretazioni postume. Ma sul piano industriale, il rischio è evidente: normalizzare l’uso di attori digitali potrebbe ridefinire il lavoro stesso dell’interprete, riducendo la centralità della presenza umana.

In questo senso, As Deep as the Grave diventa un caso studio. Non è solo un film, ma un banco di prova per capire se Hollywood userà l’AI come strumento creativo o come scorciatoia produttiva. E la risposta, più che tecnologica, sarà culturale.

Val Kilmer torna a recitare (in AI) nella prima immagine di As Deep as the Grave

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Cinque anni prima della sua morte, avvenuta nel 2025, Val Kilmer era stato scelto per interpretare Padre Fintan, un prete cattolico e spiritualista nativo americano, in As Deep as the Grave. Ma Kilmer, che stava combattendo contro un cancro alla gola, era troppo malato per poter raggiungere il set.

“Era l’attore che volevo per questo ruolo”, afferma lo sceneggiatore e regista del film, Coerte Voorhees. “Il film era stato concepito quasi interamente attorno a lui. Si ispirava alla sua eredità nativa americana e al suo legame e amore per il Sud-Ovest americano. L’altro giorno stavo guardando la lista delle riprese e lo avevamo pronto per girare. Stava attraversando un periodo davvero molto difficile dal punto di vista medico e non ce l’ha fatta.”

Anche se non ha girato una sola scena, Voorhees è riuscito a realizzare la sua visione di avere Kilmer nel cast grazie all’utilizzo di tecnologie di intelligenza artificiale generativa all’avanguardia. E ci è riuscito grazie alla collaborazione degli eredi del defunto attore e di sua figlia Mercedes (Voorhees afferma che anche il figlio di Kilmer, Jack, lo sostiene).

“La sua famiglia continuava a ripetere quanto ritenessero importante il film e quanto Val desiderasse farne parte”, dice Coerte Voorhees. “Credeva davvero che fosse una storia importante e voleva che il suo nome fosse associato a questo progetto. È stato questo sostegno a darmi la fiducia necessaria per dire: ‘Va bene, facciamolo’. Nonostante alcuni possano considerarlo controverso, questo è ciò che Val voleva”.

La prima immagine di Val Kilmer in AI per As Deep as the Grave è stata condivisa da Variety

As Deep as the Grave, precedentemente intitolato Canyon of the Dead, è la storia vera degli archeologi del sud-ovest americano Ann ed Earl Morris, e racconta i loro scavi nel Canyon de Chelly, in Arizona, nel tentativo di ricostruire la storia del popolo Navajo. Abigail Lawrie (“Tin Star”) recita al fianco di Tom Felton (“Harry Potter”), con un cast che include Wes Studi e Abigail Breslin. Kilmer, la versione generata dall’IA dell’attore, apparirà in “una parte significativa” del film finito. Il progetto utilizza sia immagini di Kilmer da giovane, molte delle quali fornite dalla sua famiglia, sia filmati dei suoi ultimi anni di vita per mostrare il suo personaggio in varie fasi della sua esistenza. Anche l’audio sarà basato sulla vera voce di Kilmer, che, negli ultimi anni della sua vita, fu danneggiata da un intervento alla trachea.

“Il personaggio del film soffre anche di tubercolosi”, afferma John Voorhees, produttore del film e fratello di Coerte. “Anche in questo caso, questo personaggio storico rispecchiava la reale condizione di Val quando soffriva di cancro alla gola. Quindi, per quanto riguarda la voce, questa è un’opportunità davvero unica per il personaggio di riflettere la malattia di cui soffriva realmente l’attore, creando così una sorta di ponte.”

In una dichiarazione, Mercedes Kilmer ha affermato di sostenere il film e ha osservato che suo padre era “un uomo profondamente spirituale” che si identificava con una “storia di scoperta e illuminazione” ambientata nel sud-ovest americano, dove aveva stabilito la sua dimora nel Nuovo Messico.

Durante la sua vita, Val Kilmer ha collaborato con Sonantic per creare una voce generata dall’intelligenza artificiale quando ha ripreso il ruolo di Tom “Iceman” Kazansky in Top Gun: Maverick del 2022.

All’epoca, Kilmer si disse “grato” all’azienda tecnologica. “Come esseri umani, la capacità di comunicare è fondamentale per la nostra esistenza e gli effetti collaterali del cancro alla gola hanno reso difficile per gli altri capirmi”, ha aggiunto. “L’opportunità di narrare la mia storia, con una voce che risulti autentica e familiare, è un dono incredibilmente speciale”.

Val Kilmer ed Anthony Edwards tra le voci di Planes

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Val Kilmer ed Anthony Edwards tra le voci di Planes

Proseguono gli aggiornamenti sul cast delle voci del nuovo lungometraggio Disney: ultimi arrivati, Val Kilmer ed

Val Kilmer condivide una foto dell’originale Top Gun, in attesa di Maverick!

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Manca sempre meno all’uscita di Top Gun: Maverick e molta dell’attesa intorno al film riguarda anche la curiosità di capire in che modo è stato inserito nel film il cameo annunciato di Val Kilmer, che nel film originale interpretava Tom “Iceman” Kazansky.

Lo stesso Val Kilmer ha condiviso un’immagine di lui e Tom Cruise con il cast dell’originale Top Gun e i loro consiglieri della Marina. Anthony Edwards (Goose) e Tom Skerritt (Viper), sono alcuni degli altri volti importanti nella foto. Guarda lo snap qui sotto:

Top Gun: Maverick, il film

Il Tenente Pete “Maverick” Mitchell (Tom Cruise), tra i migliori aviatori della Marina, dopo più di trent’anni di servizio è ancora nell’unico posto in cui vorrebbe essere. Evita la promozione che non gli permetterebbe più di volare, e si spinge ancora una volta oltre i limiti, collaudando coraggiosamente nuovi aerei. Chiamato ad addestrare una squadra speciale di allievi dell’accademia Top Gun per una missione segreta, Maverick incontrerà il Tenente Bradley Bradshaw (Miles Teller), nome di battaglia “Rooster”, figlio del suo vecchio compagno di volo Nick Bradshaw “Goose”. Alle prese con un futuro incerto e con i fantasmi del suo passato, Maverick dovrà affrontare le sue paure più profonde per portare a termine una missione difficilissima, che richiederà grande sacrificio da parte di tutti coloro che sceglieranno di parteciparvi.

Nel cast del film ci sono Tom CruiseMiles Teller, Val Kilmer, Jennifer Connelly, Glen PowellJon Hamm ed Ed Harris. Top Gun: Maverick arriverà al cinema il 25 maggio.

Vado a vivere da solo di Marco Risi

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Vado a vivere da solo di Marco Risi

Vado a vivere da solo è il film del 1982 di Marco Risi con Jerry Calà, Enzo Salvi, Lando Buzzanca

Giacomo, Giacomino per i genitori iperprotettivi, è un ventiseienne milanese studente fuoricorso. Al suo compleanno mamma e papà gli promettono “qualunque cosa” e lui, colta la palla al balzo, chiede d’andare a vivere da solo. Per i genitori, specie per la mamma, è un autentico dramma. Affitta un appartamento malconcio all’ultimo piano di un palazzo senza ascensore, il cui proprietario è partito per l’India, seguendo una moda diffusa tra i giovani dell’epoca. E lo arreda con mobili di seconda mano, ma con un tocco spiccato di originalità, sia per i colori scelti quanto per gli oggetti strani sparsi qua e là per la casa.

Su tutti, il mitico Wc che suona e s’illumina quando ci si siede sopra. Inizia la sua avventura da scapolo gaudente, ma deve purtroppo sopportare le visite “pedagogiche” dell’invadente signor Giuseppe, ex vicino di casa cacciato dalla moglie. Presto quest’effimera vita viene rotta dall’arrivo di Françoise, amica del proprietario di casa, bella francese alla ricerca dell’uomo giusto, che inizialmente non si accorge dei sentimenti che Giacomino prova per lei e che tenta timidamente di dimostrarle.

Questo film del 1982 segna l’esordio come regista di Marco Risi, che cambierà presto registro nei suoi lungometraggi dedicandosi a film principalmente a sfondo sociale o d’inchiesta. Risi si avvale di attori in quel periodo in pieno successo e popolarità, quali Jerry Calà, nei panni del buffo protagonista Giacomo, Lando Buzzanca, l’invadente vicino signor Giuseppe e di Francesco Salvi, il depresso amico-collega di Giacomo. A loro va aggiunta la graziosissima Elvire Audray, nei panni di Françoise.

Vado a vivere da solo si colloca in quel lungo filone del Cinema italiano costituito da commedie spensierate, partito proprio a inizio anni ’80. Film leggeri, esilaranti, demenziali, talvolta trash e volgari, che presero il posto dei film erotici anni ’70, ormai soppiantati dai film hard. Ma la presente pellicola si differenzia da molte altre di questo calderone perché mai volgare o eccentrica, bensì comica e colorita al punto giusto.

Vado a vivere da solo è quanto mai attuale, dato che tratta una piaga delle attuali generazioni: le difficoltà di lasciare il tetto familiare, vuoi per motivi economici, vuoi per quel (in)sano atteggiamento iperprotettivo dei genitori italiani. Specie quelli del sud. Anzi, si può dire che Risi, coadiuvato nella sceneggiatura dal re delle commedie, Enrico Vanzina, e dallo stesso Jerry Calà, abbia perfino anticipato un fenomeno: quello della proliferazione dei mammoni “alla Giacomino” in Italia, i bamboccioni.

Un film consigliato dunque per chi vuole passare un’ora e mezza spensierata, senza volgarità, impreziosita dalla verve comica di Jerry Calà, con le sue inconfondibili gestualità e mimiche facciali, nonché le sue battute imprevedibili e che sembrano (o forse lo sono davvero) spontanee e fuori copione. Ad aggiungersi all’ilarità di Cala’ ci sono anche la verve di un attore consolidato quale Lando Buzzanca, e la timida spalla di un giovanissimo Francesco Salvi.

Vado a vivere da solo ha avuto anche un sequel: Torno a vivere da solo, nel quale Giacomino è ormai adulto, sposato con due figli, affermato agente immobiliare. Divorzia dalla partenopea moglie Francesca e intraprende una vita da scapolo incallito. Ma ovviamente, anche qui i pasticci non mancano. Un sequel che risente della stanca riproposizione delle caratteristiche del primo film, ma soprattutto, dell’eccessivo lasso di tempo intercorso col primo episodio. Ben 16 anni.

Vacation: teaser poster ufficiale con Ed Helms

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Dopo avervi mostrato il primo trailer ufficiale con un Chris Hemsworth a torso nudo e con i suoi “gioielli” in mostra (potete vederlo qui), è arrivato online anche il teaser poster di Vacation, il prossimo film comico con Ed Helms sulla falsa riga di Come ti spaccio la famiglia. Potete vederlo di seguito:

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Vacation, reboot del franchise National Lampoon’s Vacation, uscirà al cinema il prossimo 9 ottobre. Ed Helms interpreterà il protagonista del film, Rusty Griswold, mentre Christina Applegate sarà sua moglie. Chevy Chase e Beverly D’Angelo, protagonisti della saga originale, appariranno in un cameo. La pellicola sarà diretta da John Francis Daley e Jonathan Goldstein, che ne hanno anche scritto la sceneggiatura.Chris Hemsworth interpreterà il marito della sorella di Rusty (Helms), Audrey (ruolo che non è stato ancora coperto), mentre Charlie Day apparirà in un cameo nei panni di una guida di rafting. Le riprese del film inizieranno a Settembre.

National Lampoon’s Vacation è una saga comedy iniziata nel 1983 con il film omonimo diretto da Harold Ramis. Il franchise segue le avventure della famiglia Griswold, composta da papà Clark (Chevy Chase), mamma Ellen (Beverly D’Angelo) e i loro due figli. Il primo film della serie è stato seguito da altre tre pellicole e da uno spin-off.

Vacation: il nuovo poster del film con Ed Helms

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In anteprima, uno sguardo al nuovo poster di Vacation, commedia americana scritta e diretta da John Francis Daley (Bones, Freaks and Geeks) e Jonathan Goldstein (The Incredible Burt Wonderston). Il reboot della commedia del 1983 di Harold Ramis, National Lampoon’s Vacation, vede tra i protagonisti Ed Helms , Christina Applegate , Leslie Mann e Chris Hemsworth.

vacationposter1Il film segue le avventure di Rusty (protagonista dell’originale) cresciuto, sposato e con una famiglia propria. Preoccupato che i suoi figli James (Skyler Gisondo) e Kevin (Steele Stebbins) si fossilizzino a casa, organizza una vacanza con loro e la moglie Debbie (Christina Applegate).

Il viaggio attraversa il paese fino a Walley-World, il parco a tema che suo padre ha cercato di raggiungere anni prima. E lungo il tragitto, Rust si ferma a visitare proprio la sua famiglia: il padre Clark (Chevy Chase) e la madre Ellen Griswold (Beverly D’Angelo), la sorella Audrey (Leslie Mann) e suo marito Stone Crandall (Chris Hemsworth).

Nel cast anche Keegan Michael Key, Nick Kroll, Charlie Day, Regina Hall e Kaitlin Olson.
Vacation sarà nelle sale americane il 13 novembre.

Fonte: Empire

Vacanze romane: le location dove è stato girato il film

Vacanze romane: le location dove è stato girato il film

Uscito nel 1953 e diretto da William Wyler, Vacanze romane è considerato uno dei più raffinati esempi di commedia romantica hollywoodiana, capace di fondere con grazia elementi di avventura, humour e sentimento. Ambientato nella Roma del dopoguerra, il film rientra nel filone di questa tipologia di opere degli anni ’50, ma con una freschezza e un’eleganza che lo distinguono dai titoli coevi. Il ritmo narrativo, equilibrato tra momenti leggeri e passaggi più malinconici, e la cura nella rappresentazione dei luoghi, contribuiscono a trasformare la storia in un racconto sospeso nel tempo, che ancora oggi conquista nuove generazioni di spettatori.

A dare vita alla magia di Vacanze romane sono soprattutto i suoi due protagonisti: Audrey Hepburn, al suo primo ruolo da protagonista, e Gregory Peck, già star affermata del cinema americano. Hepburn, nei panni della principessa Anna, incarna un equilibrio perfetto tra regalità e spontaneità, regalando un’interpretazione che le valse l’Oscar come miglior attrice. Peck, nei panni del giornalista Joe Bradley, è il contrappunto ideale: misurato, ironico e dotato di un carisma che rende credibile l’evoluzione del loro rapporto. La chimica tra i due attori, unita alla scrittura brillante e alla regia elegante di Wyler, ha reso la loro coppia una delle più iconiche della storia del cinema.

A distanza di oltre settant’anni, Vacanze romane continua a essere amato per la sua capacità di trasportare lo spettatore in un mondo in cui l’amore e la libertà si intrecciano con il fascino di una città senza tempo. Le scene girate in esterni a Roma, insolite per le produzioni americane dell’epoca, conferiscono al film un realismo e una vivacità unici, trasformando le strade, le piazze e i monumenti in veri e propri personaggi. Nel prosieguo di questo articolo scopriremo quali sono le principali location utilizzate durante le riprese e in che modo esse sono state integrate nella narrazione, contribuendo a rendere il film un classico immortale.

Audrey Hepburn e Gregory Peck nel film Vacanze romane
Audrey Hepburn e Gregory Peck nel film Vacanze romane. Cortesia di © Paramount

La trama di Vacanze romane

Il film racconta la storia della principessa Anna (Audrey Hepburn) in visita a Roma per l’ultima parte del suo viaggio diplomatico nelle principali capitali europee. Al termine di un lungo ed estenuante incontro in ambasciata, la principessa, stanca a causa di tutti i suoi impegni reali, si abbandona a una crisi di nervi. Il medico di corte decide allora di somministrarle un sedativo affinché si riposi sufficientemente ma, prima che il sedativo faccia effetto, la principessa riesce a fuggire dal palazzo e ad addentrarsi nelle piccole vie di Roma, perdendovisi. Poco dopo, a causa degli effetti del sedativo, viene trovata mezza addormentata da un affascinante reporter statunitense, Joe Bradley (Gregory Peck)

L’uomo, senza riconoscerla, decide di aiutare la fanciulla dandole ospitalità per la notte nel suo appartamento. Il giorno dopo, recandosi presso la redazione del suo giornale, Joe comprende chi sia la sua ospite e così, preso dall’entusiasmo, promette al suo capo un articolo esclusivo sulla principessa. A quel punto l’uomo, dopo aver ingaggiato per la giornata un amico fotografo, raggiunge l’ospite e, omettendole volontariamente di essere un reporter, si offre di farle da guida per una giornata di svago tra le meraviglie di Roma. Così, i due, accompagnati dalle bellezze della Città Eterna, passeranno insieme una giornata pronta a rivelarsi migliore di quanto avessero mai immaginato.

Le location del film, da Palazzo Brancaccio al Colosseo

Vacanze romane, come anticipato, è celebre non solo per la sua storia d’amore e per la coppia di protagonisti, ma anche per l’uso straordinario delle location reali di Roma, insolito per le produzioni hollywoodiane dell’epoca. Tra i luoghi più iconici compare Via Margutta, dove si trova l’appartamento del giornalista Joe Bradley. Le inquadrature esterne, in particolare quelle del civico n. 51, immortalano la via con la sua atmosfera artistica e riservata. Gli interni dell’ambasciata in cui alloggia la principessa Anna furono invece ricreati a Palazzo Brancaccio, le cui sale riccamente decorate offrono uno sfondo sontuoso alla fuga della giovane.

Audrey Hepburn e Gregory Peck in Vacanze romane
Audrey Hepburn e Gregory Peck nel film Vacanze romane. Cortesia di © Paramount

L’esterno dell’ambasciata venne invece ambientato a Palazzo Barberini, imponente residenza barocca che contribuisce a definire il contrasto tra la rigidità dell’ambiente reale e la libertà che Anna sta per scoprire. Tra i momenti più memorabili del film spicca poi la scena alla Bocca della Verità, girata davanti alla chiesa di Santa Maria in Cosmedin, dove l’interazione tra i due protagonisti unisce leggenda e romanticismo. Altrettanto significativa è la sequenza nel piccolo salone di Via della Stamperia, dove Anna decide di tagliarsi i capelli: un gesto simbolico di ribellione e cambiamento.

Poco dopo, la narrazione si sposta verso la Fontana di Trevi, che appare mentre la principessa lascia il negozio e si immerge tra le vie affollate della città. La scalinata di Piazza di Spagna, con la prospettiva su Trinità dei Monti, è invece il luogo dove Anna si concede un momento di spensieratezza, gustando un gelato e osservando la vita cittadina. Da qui inizia la celebre corsa in Vespa attraverso Roma, che attraversa luoghi come il Teatro di Marcello e conduce fino al Colosseo, mostrato in una delle sequenze più vivaci e iconiche della pellicola.

Il film include anche scorci del Foro Romano e di Via dei Fori Imperiali, inseriti sia nelle prime fasi della narrazione sia in passaggi intermedi, a testimonianza della centralità dei monumenti antichi nel tessuto visivo della città. Il momento conclusivo della storia, con la conferenza stampa della principessa, si svolge nella Galleria di Palazzo Colonna, uno degli spazi più maestosi di Roma, la cui eleganza conferisce solennità e malinconia all’addio tra i protagonisti. L’uso di queste location ha reso Vacanze romane una testimonianza cinematografica unica della città negli anni ’50, trasformando le vie, le piazze e i monumenti in elementi narrativi tanto importanti quanto i personaggi stessi.

Vacanze di Natale batte tutti al botteghino. Sua la media copia più alta in Italia

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Dopo 40 anni Vacanze di Natale batte tutti al botteghino con la media copia più alta d’Italia e quasi 500.000 euro d’incasso in un solo giorno. Ieri, sabato 30 dicembre, in tantissime sale si è registrato il sold out per la commedia cult di Natale firmata da Carlo Vanzina, prodotta dalla Filmauro di Luigi e Aurelio De Laurentiis e distribuita nelle sale, in versione restaurata e rimasterizzata, da Nexo Digital a 40 anni dall’uscita al cinema del film. I cinema si sono riempiti di appassionati che hanno accolto l’invito a scegliere un dress code rigorosamente ispirato agli anni Ottanta e che hanno cantato, ballato e recitato a memoria le battute più celebri del film.

Così, per accontentare i tanti fan che non sono riusciti a rivederlo, VACANZE DI NATALE in versione restaurata e rimasterizzata tornerà nelle sale solo per un altro giorno il prossimo 6 gennaio. L’elenco delle sale e i biglietti in prevendita saranno a breve disponibili su nexodigital.it.

Uscito al cinema nel dicembre del 1983, “Vacanze di natale riconquista il grande schermo per una giornata unica: il VACANZE DI NATALE DAY è infatti uno speciale appuntamento nelle sale pensato per radunare tutti i fan che ne conoscono a memoria le battute e le scene più esilaranti e che ne ricordano perfettamente la colonna sonora in cui sono presenti alcuni dei brani più celebri di tutti gli anni Ottanta.

Celebrando al cinema i 40 anni di un film che ha fatto ridere e divertire intere generazioni, l’appuntamento al cinema è anche il momento per rivivere un rito che per molti anni ha accompagnato i tradizionali festeggiamenti natalizi italiani: andare al cinema in compagnia di amici e familiari per vedere un film tutti insieme.

Vacanze di Natale” diretto nel 1983 da Carlo Vanzina, scritto insieme a suo fratelloEnrico, è una commedia cult, patrimonio dell’immaginario del nostro Paese. Ambientata a Cortina d’Ampezzo e ritmata da una colonna sonora che ha fatto epoca, fotografa con umorismo e leggerezza l’Italia di allora avvalendosi di un cast memorabile: Jerry Calà, Christian De Sica, Claudio Amendola, Stefania Sandrelli, Karina Huff, Guido Nicheli, Riccardo Garrone, Mario Brega, Marilù Tolo, Antonellina Interlenghi, Moana Pozzi e tantissimi altri divertenti interpreti della commedia italiana. Gli arricchiti e i periferici romani, gli sbruffoni milanesi, i pianobar, le cene di Natale, le piste innevate, le gare di sci, le comitive giovanili, le battute fulminanti, fanno di questo film un piccolo romanzo generazionale su come eravamo. E forse su come vorremmo ancora essere.

Vacanze di Natale a Cortina: recensione del film

Vacanze di Natale a Cortina: recensione del film

La squadra del film di Natale quest’anno torna “sul luogo del delitto”, con Vacanze di Natale a Cortina, come lo ha definito lo stesso Neri Parenti in conferenza stampa: quello Cortina d’Ampezzo dove tutto cominciò nel lontano 1983 con Vacanze di Natale di Carlo Vanzina. E ad affiancare il regista toscano ci sono alla sceneggiatura proprio i fratelli Vanzina. Si ricostituisce dunque il terzetto che già collaborò per Vacanze di Natale ’95. L’intento dichiarato è riportare l’italianità nel film, abbandonare l’esotico per il nostrano, che vuol dire anche tornare alla commedia di costume, a prendere di mira i modi e le mode della società italiana attuale.

Vacanze di Natale a Cortina, il film

Atmosfera pienamente natalizia dunque stavolta, che punta sulle varie facce e situazioni di una commedia indubbiamente corale. Al centro, la vicenda della coppia alto borghese, Christian De Sica, nei panni dell’avvocato Roberto Covelli, e sua moglie Elena (Sabrina Ferilli): lui è stanco della sua vita da donnaiolo e vorrebbe riconquistare la moglie, che però proprio ora sembra tradirlo. Ma ci sono anche i popolani arricchiti grazie a un gioco a premi, che spendono tutto in una vacanza a Cortina, sperando di incontrare persone famose (Giuseppe Giacobazzi/Andrea e Katia Follesa/Wanda), e i loro parenti (Brunella/Valeria Graci e Massimo/Ricky Memphis) che li raggiungono sulla neve per innescare una lotta senza quartiere a colpi di lusso e vips. Infine c’è l’ingegner Brigatti/Ivano Marescotti, che rappresenta una compagnia del Gas e durante le vacanza deve a tutti i costi chiudere un accordo con un magnate russo per la fornitura di energia all’Italia, se non vuole rischiare il suo posto. Lo affianca il suo autista siciliano di nome Lando/Dario Bandiera, che lo metterà ulteriormente nei guai.

Dunque, si gioca sulle diverse provenienze, sia in termini di estrazione sociale, sia in termini geografici, puntando forse su una comicità più “adulta” rispetto alle “gag meccaniche” delle pellicole precedenti. Molto è basato sullo scambio di battute comiche, sugli equivoci, sulla comicità di situazione. Si ride in effetti in vari momenti, anche da chi come la sottoscritta, si aspettava poco o nulla dal “cinepanettone”. Anche se, intendiamoci, non si tratta certo di una comicità o di un’ironia raffinate. E non mancano anche battute scontate o banali. Diciamo che, quanto meno, c’è un’alternanza di questi due aspetti. Il cast, oltre a De Sica – che padroneggia l’ormai collaudatissimo ruolo dell’italiano un po’ cialtrone, cinico e misogino, che alla fine però riesce a farsi ben volere (nei momenti migliori ci ricorda Alberto Sordi) – e alla Ferilli, a suo agio in territori comici  da diverso tempo, dà nel complesso buone prove. Ivano Marescotti veste al solito in modo impeccabile i panni della “canaglia”, mentre Bandiera è in bilico tra la recitazione cinematografica e la comicità da sketch. Funziona la coppia Graci-Memphis, un po’ meno quella Giacobazzi-Follesa (che risente forse troppo di una comicità “alla Zelig”). Efficaci poi alcune caratterizzazioni azzeccate di personaggi come il receptionist dell’albergo o la domestica filippina.

Sceneggiatura di Parenti e dei fratelli Vanzina, dagli esiti discontinui. Si è voluto tornare a fotografare certi attuali vizi e mode italiani, il che contiene in sé un elemento di riflessione, se non di critica: l’abuso del social network, la smania della gente comune per un contatto – anche breve ed effimero – con la celebrità o con chi ne fa parte (con numerosi vips nel ruolo di sé stessi). Anche se a volte sembra ci sia più un ammiccamento complice a quanti seguono quelle mode. Così come l’attenzione riservata alla donna, trattata secondo Neri Parenti qui diversamente che negli altri film (“credo che questo film, forse per la prima volta, piacerà anche molto alle donne, perché sono trattate in maniera diversa rispetto al passato”), da una parte ci dispensa dall’esposizione ridondante di anatomie femminili, dall’altra finisce per rientrare comunque negli stereotipi, solo che accanto a quello del marito fedifrago, o dello scapolo donnaiolo, ora c’è anche quello della donna cornificatrice, e/o creduta tale. Il ricorso a vari dialetti d’Italia, è senza dubbio una risorsa, ma la contrapposizione nord-sud è abusata, e nei dialoghi qualche scivolata c’è. Si sconta poi una certa ripetitività di alcuni meccanismi comici.

Altra nota un po’ dolente, la presenza di svariati marchi che si fa sentire e vedere in più punti: a partire dall’albergo dov’è girato il film, ai marchi di automobili, alle attrezzature sportive, ai ristoranti di Cortina … Non è detto che chi va al cinema abbia voglia di assistere con frequenza a riferimenti pubblicitari nel film. Tuttavia, lo si è detto in apertura, seduti sulla vostra poltrona potrete farvi certo qualche risata; è da apprezzare lo sforzo del cambiamento di rotta, ed è stata senz’altro buona l’idea del ritorno alle origini, che ha prodotto effetti positivi. La pellicola sarà da oggi nelle sale italiane, prodotta, al solito, dalla Filmauro di Aurelio e Luigi De Laurentiis.

V/H/S/99: trailer del prossimo film horror antologico

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V/H/S/99: trailer del prossimo film horror antologico

È stato rilasciato un trailer ufficiale di  V/H/S/99 , che offre ai fan della serie di antologia horror in corso di Shudder uno sguardo su cosa possono aspettarsi da questo nuovo capitolo. V/H/S/99 uscirà esclusivamente tramite Shudder negli USA il 20 ottobre. Al momento non sappiamo se il film arriverà ance in Italia.V/H/S/99 si rifà agli ultimi giorni del punk rock analogico delle VHS, mentre compie un gigantesco balzo in avanti nell’infernale nuovo millennio”, si legge nella sinossi del film. “In V/H/S/99 , l’home video di un adolescente assetato porta a una serie di orribili rivelazioni.” 

Anche l’ultimo  film V/H/S ,  V/H/S/94 , si è tuffato nel mondo degli anni ’90 quando è stato distribuito lo scorso anno. Quel film comprendeva anche un’ampia varietà di cortometraggi creativi, inclusi cortometraggi su uno scienziato squilibrato che crea un ibrido meccanico-umano, un gruppo di cacciatori di vampiri e altro ancora. Guarda il trailer ufficiale di  V/H/S/99 qui sotto:

V/H/S Viral trailer dell’ultimo film della trilogia horror V/H/S

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V/H/S Viral trailer dell’ultimo film della trilogia horror V/H/S

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Arriva online il primo trailer e il poster per V/H/S Viral ultimo film della trilogia V/H/S.
Anche questo film, come i precedenti, è diviso in segmenti a tematica comune (per questo film sarà la voglia di successo dei giovani della generazione-internet) ma con diversi registi, che per questo capitolo sono: Marcel Sarmiento (Deadgirl, the incredible The ABCs of Death segment “D Is for Dogfight”), Nacho Vigalondo (Timecrimes, Extraterrestrial), Gregg Bishop (The Other Side, Dance of the Dead), Todd Lincoln (The Apparition), e la coppia Justin Benson & Aaron Moorhead (Resolution, Spring).

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VHS VIRAL

Fonte: Bloody Disgusting

V per Vendetta: Natalie Portman tornerebbe volentieri nel sequel

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V per Vendetta: Natalie Portman tornerebbe volentieri nel sequel

Intervistata da BuzzFeed in occasione dell’uscita del documentario Eating Animals da lei prodotto, Natalie Portman si è detta disponibile a tornare in un eventuale sequel di V per Vendetta, il film che la vide protagonista nel 2005 insieme a Hugo Weaver.

Nell’ormai celebre adattamento della graphic novel omonima di Alan Moore e David Lloyd, l’attrice interpretava Evey Hammond, orfana e sopravvissuta all’odio verso il governo dell’anarchico V. Un ruolo iconico per la Portman che all’epoca delle riprese dovette radersi tutti i capelli.

Così, quando le è stato chiesto di quale film farebbe volentieri un sequel, la risposta è stata piuttosto veloce: “V per Vendetta“.

V per Vendetta – Natalie Portman aperta all’idea di un sequel

Di seguito la sinossi del film:

In un futuro alternativo la Germania, vincitrice della seconda guerra mondiale, ha trasformato la Gran Bretagna in un paese nazista, governato con il pugno di ferro da una tirannia mediatica degna di un romanzo orwelliano. Contro questo regime totalitario si scaglia un misterioso uomo mascherato: carismatico e spietato, straordinariamente esperto dell’arte del combattimento e dell’inganno, “V” provoca una serie di atti terroristici cercando di esortare i suoi concittadini a ribellarsi alla tirannia e all’oppressione. In questa sua lotta solitaria il giovane troverà una inaspettata alleata, Evey Hammond, una ragazza salvata dalle grinfie della polizia segreta.

V per Vendetta: la spiegazione del finale del film

V per Vendetta: la spiegazione del finale del film

Quando V per Vendetta (leggi qui la recensione) arriva nelle sale nel 2005, si presenta come un thriller distopico ad alto tasso spettacolare, ma sotto la superficie costruisce un discorso politico molto più stratificato. Diretto da James McTeigue e scritto dalle sorelle Lana Wachowski e Lilly Wachowski, il film prende le mosse dall’omonima graphic novel di Alan Moore per costruire una riflessione sulla relazione tra individuo e potere, tra paura e libertà. Ambientato in un futuro prossimo dominato da un regime totalitario, il racconto segue la figura enigmatica di V, un uomo senza volto che sceglie di diventare simbolo, e non persona, per innescare una rivoluzione.

Ciò che rende il film ancora oggi così discusso è il modo in cui il suo finale rifiuta una lettura univoca. L’esplosione del Parlamento non è soltanto un atto di distruzione spettacolare, ma il punto culminante di un processo ideologico che trasforma la violenza in linguaggio politico e l’identità individuale in gesto collettivo. L’interpretazione del finale passa quindi da una domanda centrale: V è un terrorista o un liberatore? La risposta, come il film suggerisce, non si trova nella sua identità, ma nell’effetto che produce sugli altri.

La spiegazione del finale di V per Vendetta: la morte di V e la nascita di un’idea collettiva

Natalie Portman e Hugo Weaving in V per vendetta

Nel segmento conclusivo del film, tutto converge verso il 5 novembre, data simbolica che richiama il fallito complotto della polvere da sparo del 1605. V ha ormai eliminato i vertici del regime, svuotando dall’interno la struttura del potere, e prepara l’atto finale: un treno carico di esplosivi destinato a distruggere il Parlamento britannico. Questo passaggio è fondamentale perché segna uno slittamento narrativo preciso: il protagonista smette di essere agente diretto del cambiamento e diventa catalizzatore.

Il confronto finale tra V e le forze del regime si conclude con la sua morte. Ferito mortalmente, V riesce comunque a portare a termine la sua vendetta personale, eliminando l’ultimo simbolo del potere autoritario. Tuttavia, ciò che conta davvero non è la sua sopravvivenza fisica, ma il fatto che il piano sia ormai indipendente da lui. Quando affida a Evey la decisione di azionare il treno, compie un gesto decisivo: rinuncia al controllo del futuro, trasformando la rivoluzione in scelta condivisa.

Evey, che ha attraversato un percorso di trasformazione radicale, decide di portare a termine il piano. Nel frattempo, l’ispettore Finch, ormai disilluso, sceglie di non intervenire. Questo doppio movimento – l’azione di Evey e la non-azione di Finch – mostra come il sistema sia già crollato prima ancora dell’esplosione. Il potere non viene rovesciato con la forza, ma con la perdita di legittimità.

La sequenza finale, con la folla mascherata che avanza verso il Parlamento, è costruita come un rituale collettivo. Le maschere di Guy Fawkes cancellano le differenze individuali e rendono ogni persona parte di un unico corpo simbolico. Quando il Parlamento esplode, non assistiamo semplicemente alla distruzione di un edificio, ma alla materializzazione di un’idea: il potere non può sopravvivere quando la paura smette di funzionare.

Il significato profondo del finale: identità, paura e il potere delle idee

v per vendetta

Il cuore tematico di V per Vendetta risiede nella trasformazione dell’identità. V non è mai definito come individuo: non ha un volto, un nome certo o una storia completamente verificabile. Questo lo rende meno un personaggio e più un dispositivo simbolico. La sua maschera, ispirata a Guy Fawkes, diventa il punto di contatto tra passato e presente, tra storia e immaginario politico.

Il film insiste sull’idea che il potere si fondi sulla paura. Il regime controlla la popolazione attraverso la sorveglianza, la propaganda e la costruzione di un nemico interno. In questo contesto, la rivoluzione non nasce da una superiorità militare, ma da un cambiamento psicologico. Quando le persone smettono di avere paura, il sistema perde il suo principale strumento di controllo.

La frase “le idee sono a prova di proiettile” sintetizza questa prospettiva. V può morire, ma ciò che rappresenta continua a esistere. Il finale lo dimostra in modo esplicito: la folla che indossa la sua maschera non è composta da seguaci, ma da individui che hanno interiorizzato il suo messaggio. L’identità si dissolve per lasciare spazio a un’idea condivisa.

Evey è il vero punto di accesso dello spettatore a questa trasformazione. Il suo percorso, che la porta dalla paura alla consapevolezza, riflette il passaggio dalla passività all’azione. Quando decide di azionare il treno, non sta semplicemente completando il piano di V, ma sta affermando una propria autonomia. Il film suggerisce che la rivoluzione autentica non può essere imposta dall’alto, ma deve essere scelta.

Il contesto autoriale e politico: tra fumetto, cinema e immaginario distopico

v per vendetta

Per comprendere pienamente il significato del film, è necessario collocarlo nel suo contesto. L’opera nasce dalla graphic novel di Alan Moore, pubblicata negli anni Ottanta, in un clima segnato dalla Guerra Fredda e dalle politiche conservatrici nel Regno Unito. In quel contesto, il conflitto tra anarchia e totalitarismo assumeva un valore fortemente ideologico.

L’adattamento cinematografico modifica questo impianto per renderlo più vicino alle paure contemporanee. Il tema della sorveglianza, della manipolazione mediatica e della costruzione del consenso riflette un mondo segnato dalle tensioni post-11 settembre. Il terrorismo diventa una categoria ambigua, capace di sovrapporsi alla resistenza politica.

Dal punto di vista registico, James McTeigue costruisce un film che alterna spettacolarità e introspezione, mantenendo un equilibrio tra azione e riflessione. La scrittura delle Wachowski enfatizza il lato simbolico, trasformando ogni gesto di V in un atto performativo. Le citazioni letterarie, musicali e storiche contribuiscono a costruire un immaginario stratificato, in cui ogni elemento rimanda a un significato ulteriore.

All’interno del genere distopico, il film si colloca accanto a opere che utilizzano il futuro per parlare del presente. Tuttavia, a differenza di molte narrazioni simili, qui la rivoluzione non viene rappresentata come soluzione definitiva. Il finale non mostra cosa accadrà dopo la caduta del regime, lasciando aperta la questione su quale tipo di società possa emergere.

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Le implicazioni del finale: rivoluzione o illusione?

Hugo Weaving in V per vendetta

Il finale di V per Vendetta solleva una domanda inevitabile: cosa succede dopo l’esplosione? Il film interrompe il racconto nel momento della massima catarsi, evitando di mostrare le conseguenze concrete della rivoluzione. Questa scelta non è casuale, ma coerente con il suo impianto teorico.

Da un lato, si può leggere il finale come un atto di liberazione. Il regime cade, la popolazione si riappropria dello spazio pubblico e la paura viene spezzata. In questa prospettiva, il film offre una visione ottimista, in cui la collettività riesce a ribaltare un sistema oppressivo.

Dall’altro lato, resta aperta una dimensione più ambigua. La distruzione del potere non garantisce automaticamente la nascita di una società più giusta. Il rischio è che il vuoto lasciato dal regime venga riempito da nuove forme di controllo. Il film non fornisce risposte, ma suggerisce che la libertà è un processo, non un punto di arrivo.

La figura di V, in questo senso, rimane problematica. Il suo uso della violenza, la sua manipolazione di Evey e la sua visione radicale lo collocano in una zona grigia. Il film non lo assolve completamente, ma lo utilizza per mettere in discussione il rapporto tra mezzi e fini. La rivoluzione può nascere da un atto violento? E se sì, quali sono le sue conseguenze?

Il gesto finale di Evey rappresenta una possibile risposta: la scelta individuale è l’unico fondamento legittimo dell’azione politica. V prepara il terreno, ma non decide per gli altri. In questo passaggio si trova il nucleo più potente del film: la libertà non può essere imposta, deve essere assunta.

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V per Vendetta: in sviluppo una serie per HBO

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V per Vendetta: in sviluppo una serie per HBO

V per Vendetta sta tornando alla ribalta grazie alla DC Studios. Mentre James Gunn sta preparando il nuovo universo dei supereroi con DC Universe Capitolo 1: “Dei e Mostri per la TV e il cinema, altri progetti continuano a essere svelati, e il prossimo riporterà sullo schermo un personaggio che non si vede dal 2005. Variety riporta infatti che la DC Studios sta sviluppando una serie TV di V for Vendetta per HBO, con Gunn e Peter Safran come produttori esecutivi. Pete Jackson è stato incaricato di scrivere l’adattamento televisivo.

Ben Stephenson di Poison Pen è stato incaricato della produzione esecutiva del nuovo progetto V per Vendetta insieme a Leanne Klein di Wall to Wall Media, che fa parte della Warner Bros. Television Studios UK. La proprietà è basata sul famoso fumetto di Alan Moore e David Lloyd del 1982.

Ambientata in un “futuro non troppo lontano” in cui una Gran Bretagna distopica è sotto il controllo del “partito fascista Norsefire”, la storia esplora il misterioso anarchico V, mentre cerca di rovesciare il governo. Evey Hammond si unisce a lui dopo che lui la salva dalla polizia segreta britannica.

Il film V per Vendetta ha incassato 134,7 milioni di dollari in tutto il mondo con un budget dichiarato di 50-54 milioni di dollari, con Hugo Weaving e Natalie Portman nei panni di V ed Evey. James McTeigue ha diretto l’adattamento live-action, da una sceneggiatura dei Wachowski. Il film della DC è inoltre stato ben accolto dalla critica in un periodo in cui i film tratti dai fumetti erano più limitati.

Tuttavia, questo non è il primo tentativo di realizzare una serie TV basata su V per Vendetta. Nell’ottobre 2017, Bleeding Cool ha riportato la notizia che Channel 4 stava cercando di realizzare una serie basata sul fumetto, ma il progetto non ha mai visto la luce. Data la natura della storia, questa serie sarebbe molto probabilmente una proprietà Elseworlds per i DC Studios piuttosto che essere inserita nella timeline DCU di Gunn. Si collocherebbe dunque similmente all’universo di The Batman di Matt Reeves, che ha poi portato alla serie The Penguin su HBO.

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V per Vendetta: il regista rivela perché l’attore protagonista è stato cambiato a metà delle riprese

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A vent’anni dall’uscita nelle sale di V per Vendetta (leggi qui la recensione), il regista James McTeigue svela la verità sul cambio di attore protagonista avvenuto durante la produzione. Hugo Weaving, come noto, interpreta l’omonimo giustiziere mascherato, che si ribella al regime fascista in una versione immaginaria del Regno Unito e ispira altri a unirsi alla lotta, in questo adattamento del romanzo grafico di Alan Moore. L’interpretazione di Weaving e la sua recitazione delle numerose citazioni memorabili di V hanno ricevuto ampi consensi, ma il ruolo originariamente apparteneva a James Purefoy, che ha girato per diverse settimane prima di essere sostituito, con voci che suggeriscono che ciò sia dovuto a divergenze creative.

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In un’intervista con Grant Hermanns di ScreenRant in occasione della riedizione in 4K per il ventesimo anniversario del film, McTeigue ha però chiarito che l’uscita di scena di Purefoy aveva meno a che fare con divergenze creative e più con il fatto che l’attore non fosse la scelta più adatta per il ruolo a causa dei limiti derivanti dal dover indossare una maschera. “Penso che fosse necessario abbracciare la maschera. A difesa di James, gli ho tolto il suo volto, la sua faccia, la cosa che ha sempre usato per recitare. E questo è stato difficile per lui. Non era davvero una divergenza creativa, ho solo sentito che non fosse la scelta giusta per lui, in un certo senso”.

Il regista ha poi aggiunto: “E poi, quando abbiamo coinvolto Hugo Weaving, lui ha abbracciato la maschera. Era felice di stare dietro la maschera, era come una libertà per lui. Ed è solo una questione personale, in realtà. E io, all’epoca, dovevo fare ciò che ritenevo giusto per il film, quindi l’ho fatto. Fino a quel momento avevo lavorato a molti film come assistente alla regia, forse 20, forse di più. E posso dirvi che la cosa che non si vuole fare è licenziare il proprio attore protagonista al proprio debutto alla regia, a meno che non si abbia davvero un buon motivo per farlo”.

Quindi, è quello che ho fatto. Ma sono stato davvero grato a Hugo quando è arrivato. E avevo già un rapporto con lui grazie all’industria cinematografica australiana e a tutti i film di Matrix, quindi era una scelta azzeccata”, ha spiegato il regista. A McTeigue è stato chiesto anche di trovare l’equilibrio tra il desiderio di vendetta personale di V e il suo obiettivo più ampio di liberare il popolo da un sistema tirannico nel modo in cui recitava le sue battute. Il regista ha spiegato come Weaving fosse un partner altamente collaborativo nel lavorare per raggiungere un equilibrio così difficile, e che l’attore fosse costantemente disposto a ricreare la sua performance per provare diversi approcci creativi.

Davvero fantastico, in realtà. Hugo è sempre un ottimo partner. Era disposto a provare qualsiasi cosa. E quando lavoravamo al film, cercavamo di ottenere la migliore ripresa della giornata sul set. Quindi, una volta arrivati alla fase di doppiaggio, e dovendo ricreare la performance, dato che non era possibile microfonare la maschera, andavamo oltre. Hugo diceva: “Oh, beh, che ne dici di questo? Potrei farlo”.

E mi rifaceva davvero tutta la performance da capo. Mi dava la fisicità, faceva tutto. Se lanciava coltelli, lanciava coltelli. Abbiamo capito subito che bastava microfonarlo in modo leggermente diverso, così poteva muoversi e si potevano percepire i cambiamenti nel suo ritmo, nel suo respiro e tutto il resto. Ma sì, è stato davvero divertente farlo con lui. È stato un partner fantastico. Abbiamo girato tutto a Berlino, poi abbiamo registrato il doppiaggio a Londra. È stato piuttosto divertente”, ha concluso McTeigue.

A giudicare dalla risposta positiva nella maggior parte delle recensioni di V per Vendetta e dal punteggio del 90% del pubblico su Rotten Tomatoes, le scelte creative che McTeigue ha fatto come regista e che Weaving ha fatto come attore continuano a essere celebrate due decenni dopo. Altrettanto essenziali per il successo duraturo del film sono Lana e Lilly Wachowski, che hanno scritto la sceneggiatura, e Natalie Portman nella sua interpretazione di Evey Hammond, che rimane profondamente coinvolta nella rivoluzione di V. Anche i costumi sono un altro elemento iconico, con la maschera di Guy Fawkes di V che è diventata un simbolo universale di ribellione.

A distanza di diversi decenni dalla sua realizzazione e uscita, oltre ai messaggi politici senza tempo, l’eredità di V for Vendetta è destinata a continuare a crescere con un altro adattamento. A novembre è stato riferito che una serie televisiva è in lavorazione presso la HBO e verrà aggiunta alla crescente lista di show DC che vi vengono realizzati. Secondo quanto riferito, Pete Jackson sarà il regista e sceneggiatore, mentre James Gunn e Peter Safran della DC Studios ne saranno i produttori.

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