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Incarnate: due clip dal film con Aaron Eckhart

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Incarnate: due clip dal film con Aaron Eckhart

Ecco due nuove clip da Incarnate, l’insolito horror sugli esorcismi con protagonista Aaron Eckhart, al cinema dall’8 febbraio scorso.

Incarnate recensione del film con Aaron Eckhart

Protagonista della storia è il dottor Seth Ember, un uomo che è costretto su una sedia a rotelle in seguito ad un incidente d’auto. Questo suo handicap però lo ha dotato di un’abilità che gli consente di “esorcizzare dall’interno” i posseduti, entrando con il pensiero nelle loro menti. Arruolato dal Vaticano per esorcizzare un ragazzo, l’uomo rimane sconvolto quando scopre che dentro il giovane c’è lo spirito maligno che aveva provocato la morte di sua moglie e di suo figlio un anno prima. Ember cercherà di redimersi e di distruggere il demone prima che possa scatenare la sua furia nel mondo.

Al fianco di Aaron Eckhart, a completare il cast del film, ci sono anche Carice van Houten (Il Trono di Spade), David Mazouz (Gotham) e Catalina Sandino Moreno.

Incarnate: Aaron Eckhart e Carice Van Houten nel nuovo trailer

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Incarnate: Aaron Eckhart e Carice Van Houten nel nuovo trailer

Torna a mostrarsi in un nuovo trailer ufficiale Incarnate, la pellicola horror prodotta dalla Blumhouse Picture e diretta da Brad Peyton. Protagonista della pellicola, come appare ben visibile dal trailer a seguire, la coppia composta da Aaron Eckhart e Carice Van Houten.

https://www.youtube.com/watch?v=jOp75JYzcSg

Protagonista della storia è il dottor Seth Ember, un uomo che è costretto su una sedia a rotelle in seguito ad un incidente d’auto. Questo suo handicap però lo ha dotato di un’abilità che gli consente di “esorcizzare dall’interno” i posseduti, entrando con il pensiero nelle loro menti. Arruolato dal Vaticano per esorcizzare un ragazzo, l’uomo rimane sconvolto quando scopre che dentro il giovane c’è lo spirito maligno che aveva provocato la morte di sua moglie e di suo figlio un anno prima. Ember cercherà di redimersi e di distruggere il demone prima che possa scatenare la sua furia nel mondo.

Al fianco di Aaron Eckhart, a completare il cast del film, ci sono anche Carice van Houten (Il Trono di Spade), David Mazouz (Gotham) e Catalina Sandino Moreno.

Incarnate arriverà nelle sale USA il prossimo 2 dicembre.

Fonte: Joblo Movie Trailer

Iñarritu commuove il pubblico di Cannes

Standing ovation per ”Biutiful” di Alejandro Iñarritu. Infinita, il pubblico in piedi applaude imperterrito nonostante il film di oltre due ore sia tutt’altro che allegro, cogliendo di sorpresa regista e cast.

 

In your eyes: primo sguardo al film scritto da Joss Whedon

In your eyes: primo sguardo al film scritto da Joss Whedon

La notizia che farà felici tutti i fan di Joss Whedon si chiama In your eyes: questo nuovo lavoro, prodotto dalla casa indipendente di Whedon, la Bellweather, era stato quasi interamente realizzato già nel 2012 ma, dopo alcuni intoppi tecnici di varia natura, ecco che verrà ufficialmente presentato nel 2014, al Tribeca Film Festival.

Leggi anche: Joss Whedon: “Il Padrino II è la mia stella polare per Avengers Age of Ultron”.

Il film narra le vicende di Dylan (Micheal Stahl-David in Cloverfield) e Rebecca (Ruby Spark Zoe Kazan), due persone completamente diverse (i classici opposti) che, in realtà, sono collegati in modi del tutto imprevedibili, che nessuno potrebbe facilmente immaginare. Com’è chiaramente intuibile, In your eyes racconta una storia d’amore che strizza l’occhio ripetutamente alla fantascienza ; un film pregno di tensione e condito da atmosfere degne delle più torbide storie d’amore.

Una buona notizia per chi, amando Whedon, dovrà aspettare per forza il 2015 per potersi godere Avengers Age of Ultron.

Fonte: Comicbookmovie.com

In Your Dreams, spiegazione del finale: il grande colpo di scena del cattivo

In Your Dreams è una dolce storia sulla famiglia, con un finale incentrato sulle conseguenze dello scontro della famiglia con Sandman. In Your Dreams segue Stevie ed Elliot mentre intraprendono un’avventura nel mondo dei sogni nella speranza di ottenere un desiderio dal presunto onnipotente Sandman.

Lungo il percorso, i due riescono a superare i propri problemi e finalmente raggiungono la forza mistica. Tuttavia, la verità sui suoi poteri crea il vero conflitto e il climax del film, mettendo in evidenza i temi del film sull’importanza della famiglia di fronte a un mondo imperfetto.

Il Sandman è l’antagonista di In Your Dreams

In Your Dreams film netflix

Nonostante sia presentato come una figura buona nella prima metà di In Your Dreams, il Sandman è l’antagonista finale del film e la forza che Stevie, Elliot e la loro famiglia devono superare. Per gran parte del film, Stevie ed Elliot sono alla ricerca del Sandman.

Convinti che lui abbia il potere di impedire alla loro famiglia di andare in pezzi, i due riescono alla fine a sfuggire alle varie sfide di Nightmara e ad arrivare al castello del Sandman. Tuttavia, una volta lì, scoprono che il Sandman può solo regalare loro un sogno in cui ciò si avvera.

Mentre Elliot riesce a resistere alla tentazione, Stevie viene attirata in questa fantasia. Questo la lascia in coma nel mondo reale, e l’unico modo per salvarla è un disperato tentativo di salvataggio da parte della sua famiglia. La svolta malvagia del Sandman non è nata dalla malizia o dall’intento malvagio.

Come Nightmara spiega a Elliot quando si incontrano, Sandman lavorava al suo fianco per garantire che le persone trovassero conforto e coraggio sia nei loro sogni belli che in quelli brutti. Tuttavia, Sandman ha iniziato a vedere solo il valore dei sogni felici, anche se erano quelli da cui le persone non potevano sfuggire.

Sandman soffre dello stesso difetto interiore di Stevie, con una riluttanza ad accettare le verità più dure e le possibilità più tristi che la vita comporta. La sua decisione iniziale di cedere a lui nasce dal desiderio di non lasciare mai che la sua vita felice cambi, cosa che lui incoraggia e sostiene che lei dovrebbe accettare.

Tuttavia, questo comporta una fantasia in cui suo fratello non esiste. Rendersi conto che i conflitti e le sfide comportano anche nuove esperienze e nuovi amori è ciò che scuote Stevie dall’illusione che Sandman avesse ragione, portandola a cercare di sfuggirgli.

In Your Dreams adotta un approccio intelligente al conflitto centrale della narrazione, rivelando che il desiderio di Sandman e Stevie di chiudersi in un luogo felice non è altro che un modo per nascondersi dal mondo. Invece, affrontando Sandman e accettando che il cambiamento è inevitabile, Stevie non solo si libera, ma aiuta anche la sua famiglia a ricompattarsi.

Cosa succede alla famiglia di Stevie ed Elliot

Gran parte del dramma in In Your Dreams deriva dalla paura di Stevie che i conflitti coniugali dei suoi genitori portino alla separazione. Mentre il padre vuole rimanere nella loro casa di famiglia e portare avanti i suoi sogni di musicista, la madre ha accettato una nuova strada per sé stessa e vuole che si trasferiscano per un potenziale nuovo lavoro di insegnante.

Alla fine del film, il pericolo che incombe su Stevie riunisce i genitori e li vede lavorare insieme per aiutare a salvare la loro figlia. In seguito, diventa chiaro che il percorso personale di Stevie ha aiutato entrambi a riconoscere l’importanza della loro famiglia e come questa sia migliore di qualsiasi singolo sogno.

Una delle correnti emotive sottese a In Your Dreams è la rivelazione che papà e mamma facevano parte di una band insieme e in origine avevano grandi aspirazioni di successo musicale. Tuttavia, mentre la mamma ha modificato le sue aspettative una volta che hanno avuto una famiglia, il papà ha continuato a sperare che potessero realizzare quel sogno.

In questo senso, il papà è intrappolato dai sogni proprio come Stevie, mettendo da parte la loro vera famiglia nella speranza di un’aspirazionale versione ideale del mondo. Alla fine, entrambi devono rinunciare al sogno (metaforicamente per il papà, letteralmente per Stevie) in modo da potersi riunire nel mondo reale.

Questo non significa che le loro speranze siano svanite, però. Il film si conclude con Stevie soddisfatta del rinnovato legame tra i membri della sua famiglia, anche se riconosce che la vita a volte può essere complicata. Al contrario, papà fa notare che formerà una nuova band nella loro nuova città, mantenendo vive le sue speranze anche mentre si adatta alle esigenze della sua famiglia.

Il vero significato di In Your Dreams

In Your Dreams è un film che parla della famiglia e di come essa sia più preziosa di qualsiasi aspirazione o gioia superficiale. Il grande arco narrativo di Stevie nel film è quello di riconoscere che ama suo fratello e tutto il caos che lui porta nella sua vita. La sua vita apparentemente idealizzata non lo avrebbe accettato, e lei si rende presto conto che le manca qualcosa.

Mamma e papà passano gran parte del film a discutere delle loro prospettive lavorative e del loro futuro insieme, ma si riuniscono per difendere i loro figli e alla fine imparano a scendere a compromessi sui desideri personali per il bene della famiglia nel suo insieme. Insieme, la famiglia può superare le sue sfide.

In Your Dreams è una dolce storia sull’importanza della famiglia, che sottolinea come le sfide difficili possano spaventare, ma rendano le persone più forti per averle superate. Nonostante inizialmente venga presentata come un mostro, Nightmara alla fine aiuta Elliot e spiega persino che gli incubi non sono solo spaventosi, ma servono ad aiutare le persone a scoprire la loro determinazione.

I sogni più felici del mondo a volte non sono la chiave per la vera felicità. Invece, l’amore è la chiave, che si tratti dell’amore dei genitori, di una coppia sposata, dei legami tra fratelli o della consapevolezza di sé. In Your Dreams parla proprio di questi legami e di ciò che li rende più preziosi di qualsiasi versione idealizzata del mondo.

In viaggio, recensione del documentario di Gianfranco Rosi

In viaggio, recensione del documentario di Gianfranco Rosi

Nei primi nove anni del suo pontificato, Papa Francesco ha compiuto 37 viaggi visitando 53 Paesi: nel documentario In Viaggio, presentato fuori concorso a Venezia 79, questi itinerari diventano per Gianfranco Rosi viatico per riunire il cammino di un uomo con molte delle terre che aveva esplorato nei suoi documentari precedenti. Povertà, migrazione, ambiente, solidarietà e guerra sono solo alcune delle tematiche che In Viaggio affronta, cercando di mettere in relazione la Via Crucis del Papa con gli itinerari degli “uomini di Fuoco” di Rosi, tracciati da Fuocoammare (2016) e Notturno (2020).

L’umanità di Papa Francesco

Il 13 marzo 2013 Jorge Mario Bergoglio si presentò ufficialmente al mondo come Papa Francesco con una frase memorabile, ma umilissima: “Fratelli e sorelle, buonasera!“. Gianfranco Rosi estende la propensione alla cordialità di Francesco decidendo di incentrare In Viaggio sull’umanità del papa, relegando alla documentazione – la maggior parte del prodotto finito è composto da filmati d’archivio – il mistero della visione, che avrebbe potuto disvelarsi in tutta la sua potenza se ci fossero stati mostrati scorci più inediti del Pontefice oltre la sfera religiosa, nel suo attaccamento all’incontro con l’altro, alla parola, alla cordialità come vero significato di fede.

Il viaggio del Papa è un’esperienza in divenire, di cui però ci sfugge l’immediatezza: non ci mostra nulla che già non sappiamo, nessun contatto di Francesco che non sia già stato immortalato da giornalisti e televisioni. L’impatto semiologico della sua figura rimane invariato: Francesco è veicolo di comunicazione, è un papa che ammette l’errore ma non smette mai di provare. Gianfranco Rosi sposta la cinepresa dalle guerre e dai rifugiati, centro propulsore delle sue precedenti narrazioni, per soffermarsi sull’incontro dello straniero con popoli altri, sulla sua predisposizione all’adattamento fiducioso, in totale opposizione all’indisponenza spesso mostrata dai vertici nei riguardi di questioni così spinose. È un Papa che parla nella lingua della gente che va a visitare ma, soprattutto, guarda dritto negli occhi chi ha di fronte, siano – indifferentemente – proseliti, capi di stato, bambini e adulti.

Un frame di In Viaggio

Si può sognare viaggiando in alto

Forse questo Papa vorrebbe solo qualcuno che, a sua volta, gli rispondesse con lo sguardo, compito a cui il controcampo silenzioso di Rosi non riesce ad adempiere. Resta la figura di un pontefice solitario e in solitudine che, nonostante la continuità verbale e solidale che garantisce ai fedeli, fatica a trovare il destinatario ultimo dell’appello che reitera diffusamente: “Non abbiate paura di sognare“. Un Papa che porta su di sè il peso dei conflitti e catastrofi che invadono la Terra, la cui fisicità muta col passare dei viaggi e la constatazione che le distanze concettuali sono molto più difficili da abbattare rispetto a quelle fisiche.

Forse la vicinanza partecipe – a dispetto della lontananza geografica – non conosce limiti sopra di noi, dove regna il Divino e dove si trovano gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale con cui Papa Francesco instaura il dialogo più memorabile di In Viaggio. Nella distanza della ricezione della parola con gli astronauti, negli attimi di tempo necessari per decifrare un messaggio che arriva da lontanissimo, solo allora la solitudine del Pontefice trova un appiglio: in cielo, lontani dalla nostra Terra, c’è ancora spazio per il sogno e la sofferenza terrena può assumere un senso, nell’abbraccio umano di chi viaggia nello spazio con curiosità e, soprattutto, speranza.

In viaggio verso un sogno: la recensione del film con Shia LaBeouf

Inizialmente previsto per la sala cinematografica, anche il film In viaggio verso un sogno – The Peanut Butter Falcon è infine approdato ad una distribuzione in streaming, trovando il proprio spazio in piattaforme come Chili, Rakuten TV e Tim Vision. Scritto e diretto dagli esordienti Tyler Nilson e Michael Schwartz, questo è un buddy movie di puro stampo indie, che porta con sé l’onere e l’onore di aver per protagonista un attore affetto da sindrome di Down. Una novità non indifferente all’interno dell’industria, che negli ultimi anni ha tuttavia visto il fiorire di opere con al centro persone e personaggi troppo spesso dimenticati.

La vicenda è quella di Zak (Zack Gottsagen), ragazzo affetto da tale sindrome e un grande sogno nel cassetto: diventare un famoso lottatore di wrestling. Fuggito dall’ospizio dove la sua famiglia lo aveva abbandonato anni prima, questi intraprenderà un lungo viaggio attraverso i selvaggi territori della Carolina del Nord, con l’intenzione di incontrare il leggendario Salt Water Redneck, da cui spera di imparare l’arte del combattimento. Ad accompagnarlo nella sua avventura vi è Tyler (Shia LaBeouf), pescatore buono di cuore ma con numerosi problemi alle spalle, con il quale stringerà una sincera amicizia.

In viaggio verso un sogno, consapevoli dei propri limiti

Quando i due aspiranti registi incontrarono il giovane Gottsagen ad un laboratorio per attori con disabilità, rimasero particolarmente colpiti da lui e dal suo carisma. Questi raccontò loro del suo grande desiderio di diventare un attore, e su tale sogno Nilson e Schwartz basarono la storia divenuta poi film. Decidendo di scrivere il ruolo del protagonista per un ragazzo affetto dalla nota sindrome, i due debuttanti si sono evidentemente assunti tutti i rischi del caso, ricercando la giusta chiave con cui poter dar vita al tutto.

Ne è così nato un film che sfoggia la possibilità per la settima arte di rappresentare con successo quelle diversità che spesso non hanno voce, inserendo il suo protagonista in un contesto tradizionalmente consolidato. Descritto come una moderna rivisitazione della storia di Huckleberry Finn, In viaggio verso un sogno riesce così allo stesso tempo sia a mantenersi aggrappato a solidi riferimenti preesistenti, sia a proporre una novità meno scontata di quanto si potrebbe immaginare.

Il rischio maggiore per tale progetto poteva essere quello di sfociare in un pietismo fuori luogo e controproducente, come spesso accade in questi casi. I due registi, così come lo stesso attore protagonista, sono consapevoli dei limiti imposti dalla sindrome, e riescono a parlarne sia senza sottolineature sia senza il bisogno di dover nascondere qualcosa già di suo evidente. Ciò permette allo spettatore di non vedersi sbattuti in faccia motivi per cui dovrebbe sentirsi a disagio, con la diversità che appare essere soltanto un altro colore nel dipinto dell’umanità. Sorretto da LaBeouf e dall’attrice Dakota Johnson, qui nei panni della dipendente dell’ospizio alla ricerca del giovane Zak, il protagonista riesce a distogliere l’attenzione dalla sua caratteristica principale per catturare invece con le sue notevoli doti da interprete.

In viaggio verso un sogno recensione

In viaggio verso un sogno: la recensione

Il giovane Gottsagen è dunque il punto d’originalità del film, inserito in un viaggio dell’eroe pur sapendo di non potersi definire tale. “Io non posso essere un eroe, perché ho la sindrome di Down”, esclama il protagonista in una delle poche ed esplicite dichiarazioni d’intenti. Eppure, ogni evento è costruito per lui, per esaltarne le reali capacità prima di ogni altra cosa. Con In viaggio verso un sogno si riscrive dunque la fisionomia dell’eroe tipo, e dato il successo dell’opera, che negli Stati Uniti è stata eletta come il film indipendente dal maggior incasso del 2019, sembra che tale riscrittura sia stata ampiamente apprezzata e premiata.

C’è da dire che la storia scritta dai due autori può anche essere vista come un’arma a doppio taglio, poiché se da una parte aspira ad esaltare, sempre con discrezione, il proprio protagonista, dall’altra finisce per poter vantare pochi altri spunti di particolare interesse. Il viaggio compiuto dai due è infatti ovviamente parte di una tradizione che, per quanto funzionante, ci si può stufare di rivedere per l’ennesima volta. Con un ritmo nella prima parte piuttosto sottotono ed alcune ripetizioni di espedienti stilistici, in questo caso di alcune sequenze di montage, si rischia infine di eccedere con l’ormai inflazionata “estetica indie”.

Dalla metà in poi, fortunatamente, gli eventi permettono al film di ottenere un maggior coinvolgimento, e grazie alla chimica tra i due attori protagonisti si riesce ad affezionarsi all’amicizia tra loro, raccontata in modo prima di tutto genuino. La speranza è che film del genere possano dunque diventare sempre più presenti, e che per ogni tipo di spettatore possa esserci un eroe in cui ritrovarsi.

In viaggio verso un sogno con Shia LaBeouf da oggi in On Demand

In viaggio verso un sogno con Shia LaBeouf da oggi in On Demand

E’ da oggi disponibile on demand in prima visione In viaggio verso un sogno – The peanut butter falcon, il film rivelazione negli Stati Uniti diretto da Tyler Nilson e Michael Schwartz che vede protagonisti l’emergente Zack Gottsagen e le star hollywoodiane Shia LaBeouf e Dakota Johnson, e che sarà disponibile a partire dal primo giugno in PRIMA VISIONE ON DEMAND sulle principali piattaforme digitali. Nel cast del film anche John Hawks, Jon Bernthal, Bruce Dern.

In viaggio verso un sogno – The peanut butter falcon ha fatto parlare molto di sé fin dalla première allo scorso South by Southwest (Texas), dove il passaparola generato dalla calorosa accoglienza ricevuta da parte di pubblico e critica gli ha permesso di raggiungere oltre 20 milioni di dollari al box office, diventando il maggiore incasso di un film indipendente nel 2019 negli Stati Uniti. É un’originale storia di amicizia on the road raccontata con leggerezza, umorismo e sensibilità, che saprà conquistare il cuore degli spettatori grazie anche alla straordinaria interpretazione di Zack Gottsagen.

Grazie a Officine UBU, In viaggio verso un sogno – The peanut butter falcon è disponibile ON DEMAND sulle principali piattaforme digitali, inclusa Vativision, la nuova piattaforma che debutterà nella prima decina di giugno, su SKY Primafila Premiere e sulla nuova piattaforma digitale #iorestoinSALA, fortemente voluta e gestita dagli esercenti cinematografici colpiti dalla fase emergenziale che ha imposto la chiusura delle sale. #iorestoinSALA è la nuova iniziativa digitale nata dalla volontà comune di un gruppo di Esercenti cinematografici che gestiscono circa 70 strutture per un totale di circa 170 schermi e che, in attesa di poter tornare a riempire fisicamente le sale, hanno deciso di creare una soluzione on-line per mantenere vivo il rapporto i propri spettatori, offrendo anche una serie di attività collaterali quali presentazioni, dibattiti e promozioni.

In viaggio verso un sogno – The peanut butter falcon, la trama

Zak (Zack Gottsagen), un giovane ragazzo con la sindrome di Down, scappa dalla casa di cura dove vive per inseguire il sogno di allenarsi con il suo eroe e diventare un wrestler professionista. In un’imprevista svolta del destino, la strada di Zak s’incrocia con quella di Tyler (Shia LaBeouf), un burbero fuorilegge in fuga. Tra i due nascerà un’amicizia così forte da riuscire persino a convincere Eleanor (Dakota Johnson), amorevole ma determinata tutrice di Zak, a unirsi al loro viaggio verso la Florida. Un’avventura moderna in stile Mark Twain per sognare senza limiti.

In viaggio verso un sogno – The peanut butter falcon: il trailer

Una clip dal film con protagonisti Shia LaBeouf e Dakota Johnson

In viaggio per l’Europa: ritorna Madagascar, in 3D

Tenetevi forte: i simpaticissimi protagonisti a quattro e due zampe di Madagascar stanno per tornare nelle sale italiane. Il 22 agosto per l’esattezza. In questo episodio Alex, Marty, Gloria, Melman, i mitici Pinguini, ma anche Lemuri e Scimmie ripartono dall’Africa per giungere Montecarlo in cerca di Skipper (in luna di miele con la bambolina che ha sposato nel secondo episodio), e altri amici. Riescono a trovarli, ma vengono scoperti da Capitan DuBois e la sua squadra di agenti di polizia. Raggiunta la stazione si uniscono a un circo viaggiante per l’Europa, ma purtroppo per loro la Francia ha spedito a tutta l’Europa le immagini del gruppo e adesso sono ricercati in ogni Paese.

In viaggio con Pedro Almodovar: arrivano gli Amanti Passeggeri

In viaggio con Pedro Almodovar: arrivano gli Amanti Passeggeri

gli-amanti-passeggeriErano anni che Pedro Almodovar non tornava a visitare le pittoresche stanze create dalla sua immaginazione. Quei mondi ultra pop dai colori sgargianti sembravano essere stati messi da parte in favore di altri orizzonti narrativi, votati agli intensi drammi umani in bilico tra esistenze borderline (il bellissimo Tutto su mia madre), ambigui viaggi nel desiderio e nella sessualità (La mala educacion), microcosmi femminili a tinte forti (Volver) oppure torbidi noir (La pelle che abito, la sua ultima pellicola) dove ritrova addirittura il suo attore feticcio Antonio Banderas, prestato per un decennio alla grande industria di Hollywood.

In viaggio con Joe: Tyler Perry scala le classifiche di Netflix!

In viaggio con Joe: Tyler Perry scala le classifiche di Netflix!

Tyler Perry continua a dominare lo streaming, con il suo ultimo film che sta diventando subito un successo: In viaggio con Joe.

Perry continua a scrivere, dirigere e produrre una varietà di serie TV e film per Netflix, tra cui i recenti Finding Joy (2025) di Tyler Perry, Beauty in Black (2024-2025), Divorced Sistas (2025), Madea’s Destination Wedding (2025) e Straw (2025), tra molti altri. Gli ascolti continuano a essere elevati per la maggior parte di questi film, e la sua ultima uscita, In viaggio con Joe (che nel titolo USA mantiene il nome del suo creatore, Tyler Perry’s Joe’s College Road Trip) non fa eccezione.

Dopo la sua uscita il 13 febbraio, In viaggio con Joe è attualmente il film numero uno su Netflix negli Stati Uniti e costeggia il podio nella classifica italiana.

La trama di In viaggio con Joe

Scritto, diretto, prodotto e interpretato da Perry, il film segue Joe, il fratello di Madea, mentre intraprende un viaggio on the road con il nipote B.J. Questo è il primo film del franchise più ampio di Madea a mettere Joe al centro dell’attenzione, e la decisione sembra essere stata accolta con favore dagli abbonati Netflix.

Successo di pubblico ma non di critica

Perry interpreta sia Madea che Joe in In viaggio con Joe, con Jermaine Harris che interpreta B.J. Amber Reign, Bethany Anne Lind e Jeremy Gimenez che recitano nel film, che segna il quattordicesimo capitolo dell’universo di Madea.

L’ultimo film di Perry sta evidentemente riscuotendo successo tra il pubblico generale, ma non c’è ancora un chiaro consenso da parte della critica. Per la maggior parte, i film di Perry, compresi quelli del franchise di Madea, non riscuotono molto successo tra la critica. Le recensioni negative, ad esempio, hanno fatto sì che il film ottenesse solo il 53% di punteggio su Rotten Tomatoes.

Al momento della stesura di In viaggio con Joe, su Rotten Tomatoes sono presenti solo quattro recensioni, il che non è sufficiente per ottenere un punteggio. Tuttavia, è possibile che questo film possa avere un successo migliore rispetto agli altri progetti recenti di Perry, dato che tre recensioni su quattro sono “fresche”, mentre una è stata definita “pessima”.

Non è insolito che le nuove uscite di Perry raggiungano la vetta delle classifiche Netflix, ma la vera prova del successo del film con il pubblico arriverà nei giorni e nelle settimane a venire. Se In viaggio con Joe di Tyler Perry riuscirà a rimanere un punto di forza nella top 10 di Netflix, ciò garantirà sicuramente future collaborazioni tra il creatore e lo streamer.

In viaggio con Joe, spiegazione del finale: BJ e Joe si riconciliano alla fine?

Il finale di In viaggio con Joe ruota interamente attorno alla riconciliazione tra Joe e BJ dopo che si erano separati a causa delle loro diverse opinioni su come funziona il mondo. Ma perché avevano deciso di prendere strade diverse in primo luogo?

Dopo il diploma, BJ, influenzato dai suoi amici bianchi, voleva andare con loro alla Pepperdine University in California. Brian, invece, desiderava che suo figlio frequentasse il Morehouse College in Georgia, così da entrare in contatto con la cultura e la storia afroamericana mentre inseguiva i suoi sogni. Sapendo di non riuscire a far ragionare BJ, Brian chiese consiglio a Madea.

Madea convinse Joe a portare BJ in un viaggio attraverso il paese e, con il pretesto di accompagnarlo al college da lui scelto, istruirlo sull’importanza di conoscere ciò che la propria comunità ha vissuto in passato. Perché, se non sai da dove vieni, come puoi capire quale strada prendere per il futuro? Brian non era entusiasta dell’idea, ma quando Madea prende una decisione, Brian, Joe e BJ non hanno altra scelta che eseguire.

Joe e BJ partono per il viaggio, e le cose procedono più o meno come ci si può aspettare quando due persone di generazioni così diverse vengono costrette a stare insieme. Tuttavia, dopo una sosta in un bordello, dove BJ decide di salvare una prostituta di nome Destiny dallo sfruttamento, il loro conflitto raggiunge il punto di ebollizione. Come riescono infine a riconciliarsi? Scopriamolo.

BJ e Joe si separano

BJ e Joe si scontrano costantemente per le loro visioni del mondo. Anche se BJ non cambia posizione, in genere non contesta apertamente ogni commento politicamente scorretto di Joe. Salvare Destiny è la prima decisione davvero altruista che BJ prende attivamente, e probabilmente sente che, se non si difende mentre Joe lo rimprovera per non aver lasciato Destiny al suo destino, non avrà mai alcun controllo sulla propria vita.

Joe sa che BJ ha fatto la cosa giusta salvando Destiny, ma è troppo orgoglioso per cedere davanti al suo “nipote woke”. Inizia quindi ad attaccare l’intera generazione di BJ e a lanciare frecciatine personali. BJ non si tira indietro, e questo porta Joe a esagerare: abbandona BJ e Destiny su un’autostrada nel mezzo del nulla.

Prima di separarsi, BJ peggiora la situazione dicendo che era stato gentile con il nonno solo perché Brian gli aveva detto che Joe stava morendo. Quando scopre che non soffre di alcuna malattia terminale, BJ si sente ancora più tradito. Anche Joe, in fondo, rimane amareggiato: realizza di essere una persona talmente sgradevole che suo figlio ha dovuto inventare una bugia spudorata per convincere il nipote a partire con lui.

Joe va in un bar a bere per dimenticare, mentre BJ contatta Brian usando il telefono di Destiny. Non riescono a parlare a lungo, ma Brian capisce cosa è successo e chiama suo padre, ordinandogli di fare pace e portare BJ al college. Joe, furioso con il nipote e con il figlio, riattacca e continua a bere. A Brian non resta che usare le sue risorse per rintracciare il figlio.

BJ e Joe si riuniscono

BJ e Destiny passano la notte in un hotel, e lei non nasconde quanto apprezzi il suo gesto cavalleresco. Il giorno seguente, però, Destiny spiega a BJ tutto ciò che aveva ignorato della storia afroamericana solo perché era stato il nonno politicamente scorretto a parlargliene.

Poco a poco, BJ comprende che tutti i luoghi in cui Joe aveva fatto tappa avevano una grande rilevanza per la cultura nera. Pensava che, grazie alla scuola, ai social media e al rispetto di pratiche ecologiche, fosse superiore alle generazioni precedenti. Ma quando Destiny gli fornisce il contesto storico di quei luoghi, capisce di essere stato lui l’ignorante, rendendosi impermeabile alla conoscenza pur avendola davanti agli occhi.

Joe ha una rivelazione simile? Non proprio. Sa di amare suo nipote, ma non fino a che punto, finché non sente una gang iraniana intenzionata a punire BJ per aver portato via “la loro proprietà”, Destiny. Se Joe avesse davvero disprezzato il nipote, avrebbe lasciato che se la vedesse da solo. Invece, dopo che Brian gli comunica la posizione dei ragazzi, corre in loro soccorso, dimostrando quanto tenga a BJ.

Forse teme anche la reazione di Brian e Madea se sapessero che non ha fatto nulla per salvare un membro della famiglia. In ogni caso, Joe arriva prima della gang e i tre riprendono il viaggio. Purtroppo vengono avvistati, dando inizio a un intenso inseguimento in auto.

BJ e Joe si riconciliano

Nel finale, la gang circonda Joe, BJ e Destiny e apre il fuoco, chiedendo che Destiny venga consegnata. Joe risponde sparando, ma si rende conto di non avere abbastanza munizioni per resistere. Suggerisce allora a BJ di lasciare andare Destiny, così almeno potranno salvarsi.

BJ rifiuta e tenta di convincere i gangster con un discorso appassionato sulla necessità di spezzare il ciclo di abusi legato alla tratta di esseri umani e sull’importanza di smantellare il patriarcato invece di perpetuarlo con metodi così violenti. Per un attimo sembra che le sue parole abbiano effetto.

In realtà, i criminali si ritirano perché Brian è arrivato con la polizia locale e l’FBI per arrestarli. Brian è scioccato dagli eventi del viaggio, ma è felice di vedere che BJ ha imparato l’importanza di affermare la propria identità nera in un contesto sociale che spesso spinge le minoranze a diluire ciò che le rende uniche.

Brian è anche entusiasta quando BJ decide di andare al Morehouse invece che a Pepperdine. Tuttavia, quando BJ annuncia di voler completare il viaggio con Joe e Destiny, Brian si oppone, temendo che senza controllo BJ possa “perdersi” come sua madre Debrah.

BJ però resta fermo nella sua decisione: sa di avere ancora molto da imparare dal nonno prima di iniziare il college. Scegliendo di continuare con Joe, evita di regredire come persona e come uomo nero, non lasciando che l’iperprotezione del padre ostacoli la sua crescita.

Brian è preoccupato, ma accetta di lasciargli tracciare la propria strada, consapevole che ciò che conta è che suo figlio conosca la storia e la cultura afroamericana, indipendentemente dal modo in cui sceglie di farlo.

È facile leggere questa scena come un messaggio secondo cui le generazioni più anziane, pur problematiche, hanno molto da insegnare ai giovani. Ma forse il film suggerisce qualcosa di più sfumato: ogni generazione ha vissuto secondo le regole del proprio tempo e, per diventare persone complete, dovremmo apprendere dalle esperienze di chi ci ha preceduto — soprattutto di coloro che hanno fatto la storia — lasciando però da parte pregiudizi e pratiche ormai superate. Almeno, questa è una possibile interpretazione del finale.

In viaggio con Eugene Levy: rinnovata per una terza stagione la serie Apple Tv+

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Oggi, Apple TV+ ha annunciato il rinnovo della terza stagione di “In viaggio con Eugene Levy“, la serie di viaggi condotta e prodotta dal vincitore dell’Emmy Eugene Levy (“Schitt’s Creek”). La nuova stagione di otto episodi seguirà il celebre conduttore in un’avventura in giro per il mondo con l’obiettivo di stilare la sua “lista definitiva dei viaggi da fare”. Se vuole avvicinarsi sempre più a diventare un vero viaggiatore, dovrà spuntare dal suo elenco alcune delle esperienze più imperdibili al mondo… Il problema è che non ha la minima idea da dove cominciare!

In viaggio con Eugene Levy – rinnovata per una terza stagione

Sin dal suo debutto, “In viaggio con Eugene Levy” ha ricevuto grandi consensi dalla critica di tutto il mondo. Salutata come “abbagliante, deliziosa… e magnificamente girata”, “forse la miscela perfetta di documentario di viaggio e commedia pura”, è condotta da un Levy che è “un vero piacere da guardare” ed è “infinitamente divertente”. La serie è stata anche recentemente premiata come Miglior spettacolo di viaggio/avventura e Miglior serie non strutturata ai Critics Choice Real TV Awards. La prima e la seconda stagione complete sono disponibili in streaming su Apple TV+.

In viaggio con Eugene Levy«Apprezzo davvero ciò che questo show sta cercando di fare per me», ha detto il conduttore e produttore esecutivo Eugene Levy. «Ma per essere un vero viaggiatore esperto, devi avere un forte senso di avventura e curiosità e mi vergogno di dire che nelle ultime due stagioni non ho sviluppato nessuna di queste qualità, però devo ammettere che mi sto divertendo molto a impegnarmici. Quindi il viaggio continua, a quanto pare».

Dopo aver sconfitto alcune delle sue più grandi paure nel corso della prima e della seconda stagione, Levy ammette che i suoi viaggi lo hanno cambiato in meglio. Ora è di nuovo pronto per un’avventura che promette di ampliare i suoi orizzonti più di ogni altra. Unisciti a lui per questo nuovissimo viaggio sorprendente!

La serie è prodotta per Apple TV+ da Twofour e i produttori esecutivi sono Levy, David Brindley, Nic Patten, Sara Brailsford, Iain Peckham e Lily Fitzpatrick.

“In viaggio con Eugene Levy” si aggiunge alla sempre più numerosa gamma di docuserie acclamate dal pubblico e premiate dalla critica presenti su Apple TV+, tra cui “The Dynasty: New England Patriots”, la docuserie sui New England Patriots, di Brian Grazer. e Imagine Documentaries di Ron Howard, in associazione con NFL Films; “Hollywood Con Queen”, il documentario che racconta la storia incredibile di una delle più grandi truffe di Hollywood del produttore esecutivo Chris Smith; “Il mondiale di Messi: l’apice di una leggenda”, la docuserie in quattro parti che offre uno sguardo inedito ed esclusivo sul dietro le quinte delle cinque partecipazioni di Messi alla Coppa del Mondo FIFA e della sua trionfale vittoria nel 2022 con la Nazionale argentina e molto altro ancora.

In viaggio con Eugene Levy: la seconda stagione dall’8 Marzo su Apple TV+

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In viaggio con Eugene Levy, la seconda stagione della serie di viaggi condotta e prodotta dal vincitore dell’Emmy Eugene Levy, torna domani, 8 marzo, su Apple TV+.

Dopo aver affrontato alcune delle sue paure più grandi nel corso della prima stagione, Eugene Levy esce ancora una volta dalla sua zona di comfort. Questa volta si imbarca in un viaggio “imperdibile” per ogni giramondo che si rispetti: un grande tour dell’Europa. La seconda stagione in sette parti segue Levy nel suo viaggio dal nord al sud del continente. Lungo il percorso, si imbatte in splendide gemme locali nascoste, scopre il suo albero genealogico e cerca di ampliare il suo palato sperimentando le specialità del posto.
Unitevi a lui nel viaggio di una vita che non sapeva di dover fare.

Gli episodi di In viaggio con Eugene Levy 2

Episodio 1 – Svezia: Midsommar – Festa di mezza estate (uscita 8 marzo) 
Eugene dà il via alla sua epica avventura con una celebrazione festosa, si esercita a chiamare le alci e scende in kayak uno dei fiumi più lunghi del Paese.

Episodio 2 – Scozia: Il Paese di mia madre (uscita 8 marzo)
Il passato incontra il presente: Eugene esplora la sua emozionante storia familiare a Glasgow e vive come un reale nello splendido castello di Candacraig.

Episodio 3 – Francia: I segreti di Saint-Tropez (uscita15 marzo)
Eugene ha un assaggio di glamour con Joan Collins, amplia il suo palato con le ostriche e si cimenta nell’arte dell’apicoltura in Provenza.

Episodio 4 – Germania: Health Resort (uscita 22 marzo)
Fuori dai sentieri battuti, a Sylt, Eugene esplora un mondo di benessere, con tanto di bagni di fieno e digiuno al rifugio olistico Lanserhof.

Episodio 5 – Italia: La Dolce Vita (uscita 29 marzo)
Eugene approfondisce la conoscenza del suo paese europeo preferito da visitare. In programma: la caccia al tartufo, la raccolta del vino e le giostre.

Episodio 6 – Grecia: Island-Hopping nell’Egeo (uscita: 5 aprile) 
Sulla piccola isola di Milos, Eugene riflette sul valore della famiglia quando fa amicizia con una coppia padre-figlio che vive il proprio sogno.

Episodio 7 – Spagna: Avventure in Andalusia (uscita: 12 aprile)
Il viaggio di Eugene si conclude in Spagna, dove incontra l’icona del calcio Héctor Bellerín e si gode l’epica sfida tra Real Betis e Sevilla FC.

In viaggio con Eugene Levy: intervista al protagonista

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In viaggio con Eugene Levy: intervista al protagonista

Eugene Levy è il viaggiatore riluttante di In viaggio con Eugene Levy (in originale The Reluctant Traveller), disponibile su Apple TV+ dal 24 febbraio 2023. Ecco cosa ha raccontato della sua esperienza in questa serie atipica.

In viaggio con Eugene Levy è prodotto per Apple TV+ da Twofour e lo stesso Levy, oltre a essere protagonista, è produttore esecutivo insieme a David Brindley. La serie si aggiunge alla crescente gamma di docuserie acclamate dal pubblico e premiate dalla critica presenti su Apple TV+, tra cui la serie di documentari “The Big Conn”, che racconta la più grande frode previdenziale della storia; il pluripremiato documentario evento “Prehistoric Planet”, con la voce narrante del nominato agli Oscar Sir David Attenborough; “Make or Break”, la docuserie sulla World Surf League; la docuserie sull’home-design nominata agli Emmy “Home”; la docuserie sulla guerra moderna nominata agli Emmy “The Line”; la serie di documentari in quattro parti “They Call Me Magic”, che racconta la vita e la carriera del due volte NBA Hall of Famer e icona culturale Earvin “Magic” Johnson; la docuserie “Watch the Sound with Mark Ronson”, nominata agli Emmy; “Gutsy”, il documentario delle produttrici esecutive e conduttrici Hillary e Chelsea Clinton che è un viaggio intimo alla scoperta di alcune delle donne più straordinarie del mondo.

Apple TV+ offre serie drammatiche e commedie avvincenti e di qualità, lungometraggi, documentari innovativi e intrattenimento per bambini e famiglie, ed è disponibile per la visione su tutti i tuoi schermi preferiti. Dopo il suo lancio il 1° novembre 2019, Apple TV+ è diventato il primo servizio di streaming completamente originale a essere lanciato in tutto il mondo, ha presentato in anteprima più successi originali e ha ricevuto riconoscimenti più velocemente di qualsiasi altro servizio di streaming. Ad oggi, i film, i documentari e le serie originali Apple sono stati premiati con 299 vittorie e 1.274 nomination ai premi, tra cui la commedia pluripremiata agli Emmy “Ted Lasso” e il vincitore dell’Oscar come Miglior film di quest’anno “CODA“.

In viaggio con Eugene Levy: il trailer della seconda stagione della serie Apple TV+

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In occasione del Television Critics Association Winter Press Tour 2024, Apple Tv+ ha svelato il trailer della seconda stagione di “In viaggio con Eugene Levy“, la serie di viaggi condotta e prodotta dal vincitore dell’Emmy Eugene Levy. La nuova avventura tutta europea del più improbabile dei viaggiatori farà il suo debutto su Apple TV+ l’8 marzo con i primi due episodi seguiti da nuove puntate ogni settimana fino al 12 aprile.

Dopo aver affrontato alcune delle sue paure più grandi nel corso della prima stagione, il vincitore delll’Emmy Eugene Levy esce ancora una volta dalla sua zona di comfort. Questa volta si imbarca in un viaggio “imperdibile” per ogni giramondo che si rispetti: un grande tour dell’Europa. La seconda stagione in sette parti segue Levy nel suo viaggio dal nord al sud del continente. Lungo il percorso, si imbatte in splendide gemme locali nascoste, scopre il suo albero genealogico e cerca di ampliare il suo palato sperimentando le specialità più uniche del posto. Unitevi a lui nel viaggio di una vita che non sapeva di dover fare.

In questa stagione, Levy si spinge ancora più lontano dai sentieri battuti, ispirato a sperimentare pratiche locali e fughe con amici vecchi e nuovi, tra cui la preparazione per la mezza estate secondo la tradizione svedese in un’avventura di inseguimento di alci; la prima volta nella terra d’infanzia di sua madre – la Scozia; una cena con un luminare per assaggiare la cucina francese a Saint-Tropez; il benessere di un “bagno di fieno” sotto i tetti di paglia tedeschi sull’isola di Sylt; una battuta di pesca intorno a Milo; conoscere le usanze medievali e raccogliere l’uva in Italia; giocare a calcio con un giocatore di caratura internazionale a Siviglia, in Spagna. 

“In viaggio con Eugene Levy” è prodotto per Apple TV+ da Twofour ed è prodotto esecutivamente da Levy, David Brindley, Nic Patten e Sara Brailsford.

In viaggio con Eugene Levy, la serie Apple Original condotta dal vincitore dell’Emmy Eugene Levy

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Apple TV+ ha annunciato oggi che In viaggio con Eugene Levy, una nuova serie sui viaggi condotta e prodotta dal vincitore dell’Emmy Eugene Levy (“Schitt’s Creek”), farà il suo debutto il 24 febbraio. La serie, composta da otto episodi, segue Levy in viaggio verso alcune delle destinazioni più belle e spettacolari del mondo: Costa Rica, Finlandia, Italia, Giappone, Maldive, Portogallo, Sudafrica e Stati Uniti, alla scoperta di hotel straordinari e dei luoghi e le culture che li circondano.

Pur consapevole di non essere il tipico conduttore di programmi itineranti, di non avere solitamente uno spirito avventuroso, né di essere un esperto di viaggi in giro per il mondo, Eugene Levy è convinto che sia finalmente arrivato il momento di allargare i suoi orizzonti. Così prepara la valigia con una certa trepidazione e con la speranza che quest’esperienza possa aprire un capitolo completamente nuovo della sua vita, anche se ciò potrebbe comportare l’affrontare alcune delle sue paure più grandi. Unitevi a lui mentre si allaccia la cintura alla volta di avventure sorprendenti e illuminanti!

In viaggio con Eugene Levy è prodotto per Apple TV+ da Twofour e lo stesso Levy, oltre a essere protagonista, è produttore esecutivo insieme a David Brindley. La serie si aggiunge alla crescente gamma di docuserie acclamate dal pubblico e premiate dalla critica presenti su Apple TV+, tra cui la serie di documentari “The Big Conn”, che racconta la più grande frode previdenziale della storia; il pluripremiato documentario evento “Prehistoric Planet”, con la voce narrante del nominato agli Oscar Sir David Attenborough; “Make or Break”, la docuserie sulla World Surf League; la docuserie sull’home-design nominata agli Emmy “Home”; la docuserie sulla guerra moderna nominata agli Emmy “The Line”; la serie di documentari in quattro parti “They Call Me Magic”, che racconta la vita e la carriera del due volte NBA Hall of Famer e icona culturale Earvin “Magic” Johnson; la docuserie “Watch the Sound with Mark Ronson”, nominata agli Emmy; “Gutsy”, il documentario delle produttrici esecutive e conduttrici Hillary e Chelsea Clinton che è un viaggio intimo alla scoperta di alcune delle donne più straordinarie del mondo.

Apple TV+ offre serie drammatiche e commedie avvincenti e di qualità, lungometraggi, documentari innovativi e intrattenimento per bambini e famiglie, ed è disponibile per la visione su tutti i tuoi schermi preferiti. Dopo il suo lancio il 1° novembre 2019, Apple TV+ è diventato il primo servizio di streaming completamente originale a essere lanciato in tutto il mondo, ha presentato in anteprima più successi originali e ha ricevuto riconoscimenti più velocemente di qualsiasi altro servizio di streaming. Ad oggi, i film, i documentari e le serie originali Apple sono stati premiati con 299 vittorie e 1.274 nomination ai premi, tra cui la commedia pluripremiata agli Emmy “Ted Lasso” e il vincitore dell’Oscar come Miglior film di quest’anno “CODA“.

In viaggio con Eugene Levy, la recensione della serie Apple Tv+

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In viaggio con Eugene Levy, la recensione della serie Apple Tv+

La pandemia del 2020 ha messo in pausa il mondo, soprattutto ha interrotto per molti mesi in maniera totale, l’abitudine al viaggio. Aeroporti, porti e stazioni chiuse non hanno visto più passeggeri, viaggiatori, persone che si spostano da una parte all’altra della Terra per dovere o per piacere, per festeggiare, per scoprire, per raggiungersi.

E mentre il mondo finalmente ha ripreso a muoversi, prima con cautela e sospetto, poi sempre più freneticamente, di nuovo come nel pre-pandemia, arriva su Apple Tv+ una nuova docu serie che ha proprio nel valore del viaggio e della scoperta il suo cuore pulsante. Si intitola In viaggio con Eugene Levy ed è condotto proprio dall’attore vincitore dell’Emmy per Schitt’s Creek che ci fa da guida in otto location del mondo.

Dal Nord Europa al cuore desertico degli Stati Uniti fino a Venezia o alla foresta pluviale, Levy raggiunge posti inesplorati, location lussuose, capanne in mezzo al nulla, deserti, pianure, ghiacciai, boschi, lagune e vulcani. Insomma viaggia (sempre in tutta sicurezza, si intende) alla scoperta di posti particolari e usi e costumi del posto, con la cauta curiosità che, come ha lui stesso dichiarato, non è mai stata una sua caratteristica predominante. Tuttavia, la chiave della serie è proprio qui, nella riluttanza del suo protagonista al viaggio.

In viaggio con Eugene Levy, le avventure di un viaggiatore riluttante

Il concetto chiave dello show è meglio espresso infatti nel titolo originale che recita: The Reluctant Traveller, il viaggiatore riluttante, appunto. Ma perché dovremmo seguire le avventure di un uomo che non vuole averne? Perché Levy si mette continuamente fuori dalla sua zona di conforto per provare esperienze nuove e incontrare non solo persone ma modi di vita differenti.

Ogni episodio è un’avventura nuova, tutta raccontata con il tono sempre elegante, composto, ironico e gentile di Levy, che, dentro una lussuosa suite sul Canal Grande, o una cuccetta di legno dentro a una foresta lappone, approccia ogni momento con la stessa distaccata curiosità. È come se si ponesse di fronte a tutte le circostanze con grande scetticismo, pur rimanendo sempre possibilista. Dopotutto solo provando delle esperienze si può capire se fanno per noi o meno, ed è quello che fa Eugene Levy in ognuno degli otto episodi di cui è composta la serie, in ognuna delle otto location in cui la serie ci accompagna.

In viaggio con Eugene LevyL’immersione in un bagno di suoni alle Maldive, il galleggiamento sul ghiaccio in Finlandia, il contatto con la Nazione Navajo nello Utah, il comando di una barca a vela a Lisbona, l’assaggio della cultura culinaria di Tokyo e il viaggio nella giungla della Costa Rica sono solo alcune delle esperienze di cui Levy gode nella serie, ed è chiaro che In viaggio con Eugene Levy ha uno scopo molteplice.

Perché se da una parte la serie può anche soltanto mostrare dei luoghi che per alcuni restano delle mete irraggiungibili e da sogno, può essere anche un invito al viaggio vero e proprio, un modo per scegliere la prossima vacanza, ma anche la conferma che solo uscendo dalla propria zona di conforto si può imparare ad apprezzare e amare quello che ci circonda. Perché viaggiare apre la mente, allarga gli orizzonti e ci fa diventare cittadini del mondo, anche se magari non siamo proprio appassionati di avventura e non abbiamo particolari curiosità nemmeno per quello che mangia il nostro vicino di casa.

In viaggio con Eugene Levy rinnovata per la quarta stagione da Apple TV

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Apple TV ha annunciato il rinnovo per la quarta stagione di “In viaggio con Eugene Levy”, la serie di viaggi candidata a numerosi Emmy, condotta e prodotta da Eugene Levy (“Schitt’s Creek”), vincitore di un Emmy. La nuova stagione, composta da otto episodi, seguirà Levy mentre cerca di alzare la posta in gioco dicendo “sì” a quel tipo di esperienze di viaggio che ha passato una vita a evitare con cura, anche nelle stagioni precedenti. Dire “no” era la sua consolazione, ma dopo tre stagioni on the road, ha scoperto di essere forse più avventuroso di quanto avesse mai creduto possibile. In questa stagione si spinge ancora oltre, abbracciando esperienze sconosciute, sfide inaspettate e quel tipo di avventure che un tempo avrebbe rifiutato istintivamente e senza esitazione.

«Dopo tre stagioni nel programma ho quasi accettato, anche se a malincuore, che dire “sì” a nuove esperienze non è necessariamente una cosa negativa per me. Quindi, mi sono impegnato a dire “sì” un po’ più spesso in questa stagione. È una strategia che sto affrontando con notevole cautela», ha detto Levy.

Sin dal suo debutto, “In viaggio con Eugene Levy” ha riscosso un ampio consenso da parte della critica e del pubblico di tutto il mondo. Acclamata come “splendida e girata in modo magnifico” e “forse la miscela perfetta tra documentario di viaggio e commedia pura”, la serie vanta un conduttore (Levy) descritto come “delizioso da guardare” e “infinitamente divertente”. Tra i momenti salienti della terza stagione c’è stato un episodio con Sua Altezza Reale il Principe William che ha fatto scalpore in tutto il mondo, con i titoli dei giornali che hanno lodato il membro della famiglia reale descrivendolo come “un principe William mai visto prima”, con “una serie straordinaria di rivelazioni” in una “rara conversazione molto personale ed emozionante” con Levy, in cui ha parlato sia “come erede al trono” che come “un padre determinato a fare le cose in modo diverso”. La terza stagione ha visto anche la partecipazione del vincitore di un Grammy Michael Bublè e della figlia di Levy, Sarah, cui seguiranno tanti altri ospiti speciali nella quarta stagione. La serie ha vinto il premio come Miglior programma di viaggio/avventura e Miglior serie non strutturata ai Critics Choice Real TV Awards e il premio come Miglior programma di varietà o reality agli Imagen Awards, oltre ad aver ricevuto nomination agli Emmy per la Miglior Serie o Speciale Non Fiction e Miglior Sceneggiatura per un programma Non Fiction, insieme a una nomination per il Miglior documentario in corso ai Critics’ Choice Documentary Awards, tra molti altri riconoscimenti. Le prime tre stagioni complete sono disponibili in streaming in tutto il mondo su Apple TV.

In vendita la replica della Batmobile (la Tumbler)

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Il sito Collider ha condiviso una notizia molto interessante, che potrebbe senza dubbio interessare nerd e fan della serie cinematografica sull’Uomo Pipistrello targata Nolan. E’ stato infatti costruito un modello funzionante, che può legalmente circolare in strada, della celebre Batmobile, la Tumbler, che vediamo per la prima volta in Batman Begins. L’automobile è regolarmente in vendita alla modica cifra di 1 milione di dollari. Si tratta di un veicolo legale, che può circolare sulle strade normali accanto alle altre normali autovetture.

L’auto è provvista di pneumatici da 44 pollici, telecamere di assistenza alla guida (necessarie per un tale veicolo) e uno stereo con Bluetooth e iPod integrato, così mentre guidate di notte potete ascoltare la colonna sonora di Batman di Hans Zimmer, e andare a caccia di criminale da contrastare.

Certo, non è ancora chiaro se il possessore sarà in grado di saltare da un edificio all’altro o di sparare fuoco dalla parte posteriore, ma a pensarci bene queste caratteristiche è meglio non inserirle, per evitare che un pivello del volante molto ricco possa distruggere la città!

Ecco alcune immagini della Batmobile in vendita!

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In vendita la collection-figure di Miyazaki

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Un gadget particolare per gli appassionati di Hayao Miyazaki, ma in generale un bel progetto di beneficenza. L’idea è venuta a Martin Hsu, designer nato a Taiwan, che ora vive e lavora in California, curriculum di eccellenza ed esperienza, ora alle prese con un lavoro di modellazione molto particolare.

Hsu ha infatti deciso di lavorare ad una tiratura limitata di figure collezionabili di Hayao Miyazaki, celebre fondatore dello Studio Ghibli, che saranno note col nome di Miya –san. Le figure saranno di sei pollici di altezza, appositamente progettate come tributo al fumettista, sceneggiatore, regista, produttore giapponese, che ha recentemente annunciato il suo ritiro. Oltre a questo aspetto, a rendere ancora più impressionante il lavoro del designer, è l’intenzione di donare i proventi delle figure all’organizzazione Karakuwa –Maru, concentrata sul restauro delle aree della città giapponese di Kesennuma, dopo il terremoto e devastazioni dello tsunami nel 2011. Eccovi l’immagine:

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La tiratura della figurina sarà pari solo a 300 esemplari e in totale costerà 95 dollari ciascuna, un prezzo all’apparenza alto ma compensato dalla sua particolarità e dalla fattura completamente artigianale, da collezione. I fans possono pre-ordinare una di queste figure sul sito Tenaciuos Toys, che le avrà disponibili fino alla fine di gennaio. La collection-figure saranno poi spedire in Aprile. Hsu ha collaborato con il pluripremiato Bigshot Toyworks, con circa 20 anni di esperienza nel campo del design di prodotto basata sui caratteri.

Gli appassionati di Miyazaki saranno quindi doppiamente contenti di questa opportunità, sapendo le intenzioni nobili del lavoro di Martin Hsu.

Fonte: Yahoo Movies UK

In uscita un docufilm in onore della scrittrice Dacia Maraini

In uscita un docufilm in onore della scrittrice Dacia Maraini

Dacia Maraini

Il regista livornese Irish Braschi ha deciso di omaggiare una delle più grandi scrittrici italiane, Dacia Maraini, in un docufilm biografico, Io sono nata viaggiando.

L’attrice è una delle più conosciute  intellettuali italiane viventi ed è davvero nata viaggiando, trasferitasi subito dopo la nascita nel 1936 a Fiesole da un’aristocratica famiglia cosmopolita, visse l’infanzia in Giappone durante la Seconda Guerra Mondiale, dove è stata in un campo di concentramento con i genitori prima di tornare in Italia. Ha vissuto in Sicilia, terra natìa della madre, e poi a Roma col padre, viaggiando per tutto il mondo , per lavoro ma anche per diletto.

L’attrice dice di sé stessa che realmente è nata viaggiando:

“Io sono nata viaggiando. Il primo sapore che ho conosciuto, e di cui conservo la memoria, è il sapore del viaggio. Un gusto di bagagli appena aperti: naftalina, lucido da scarpe e quel profumo che impregnava i vestiti di mia madre in cui affondavo la faccia con delizia.”

Il regista Braschi, ex assistente di Paolo Virzì, ha girato questo docufilm che uscirà nelle sale italiane solo per tre giorni, L’ 11, il 12 e il 13 Novembre, prima di essere proiettato su Sky in occasione del compleanno dell’attrice. La voce narrante del film sarà Maria Pia di Meo, celebre doppiatrice di Meryl Streep e Audrey Hepbrun.

In un mondo migliore: recensione del film di Susanne Bier

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In un mondo migliore: recensione del film di Susanne Bier

Accolto a braccia aperte dal pubblico romano e dalla giuria del Festival Internazionale del film di Roma 2010, Hævnen – In un mondo migliore di Susanne Bier, conquista un po’ tutti mettendo d’accordo critica e pubblico … più o meno.

In un mondo migliore racconta due storie parallele: un uomo che fa il medico in un accampamento in Africa, è alle prese tutti i giorni con sofferenze atroci e con alle spalle un matrimonio che sta franando; suo figlio Elias fatica a trovare un posto nella sua vita, e nel microcosmo della scuola, vessato in continuazione dai ragazzi più grandi. Al filone principale di queste due vite che si toccano, si aggiunge anche la storia di Christian, ragazzino orfano di madre che riesce ad esternare il suo dolore e la sofferenza per un padre assente solo attraverso il vandalismo. Christian e Elias diventeranno piano piano amici, ma a che prezzo?

La storia della Bier si muove in due mondi affascinanti, quello desertico dell’Africa e quello algido e marino della Danimarca seguendo i percorsi dei suoi personaggi senza però affondare nelle loro vite, raccontando i fatti come si svolgono, nelle loro inevitabili tangenze e contingenze, ma senza affrontare mai di petto uno o più temi che mette al fuoco. La difficile metabolizzazione del dolore, la paura, la violenza, le conseguenze di atti incoscienti, il tradimento, la crescita e la vita adulta. Tutto viene sbattuto in faccia allo spettatore che pur ammaliato dalle belle immagini paesaggistiche non riesce, o per lo meno così è sembrato a chi scrive, a trovare una vera e propria necessità in una messa in gioco così massiccia di argomenti che finisco per essere tutti più o meno trascurati. Forse si resta accecati dall’eccessivo sbilanciamento della pellicola, che mette in scena una realtà contraddittoria, dove accanto alle atrocità più efferate sono mostrati anche i lieto fine che nella vita reale non sussisterebbero né potrebbero mai esistere tra essere umani.

In un mondo migliore però acquista valore soprattutto nella figura di uno dei due giovani protagonisti, William Jøhnk Juels Nielsen che interpreta il ribelle Christian, alle prese con un ruolo difficile ma che riesce a rendere con estrema precisione ed espressività sul grande schermo. Resta purtroppo più di una lacuna nella sceneggiatura, che come già accennato, rincorre troppi temi, senza metterne a fuoco davvero nessuno: il film appare dunque come un bel discorso, articolato e complesso, ma incompiuto.

In un Batter d’Occhio, il trailer ufficiale del film

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In un Batter d’Occhio, il trailer ufficiale del film

È disponibile il trailer di In un Batter d’Occhio, il film di Andrew Stanton che debutterà in esclusiva su Disney+ in Italia il 27 febbraio 2026.

Basandosi su una sceneggiatura della Black List del 2016 a cura di Colby Day (Spaceman), Andrew Stanton (WALL·E, Alla ricerca di Nemo) realizza un trittico intrecciato che riflette sull’esistenza dell’umanità attraverso il tempo. Nel corso dei millenni, una sola costante è rimasta immutata: il nostro desiderio di entrare in connessione gli uni con gli altri e con il mondo che ci sostiene.

Cortesia Disney+

Cosa racconta In un Batter d’Occhio?

In un lontano passato, una famiglia di Neanderthal (Jorge Vargas, Tanaya Beatty), costretta ad abbandonare la propria casa, lotta per sopravvivere, proteggendo i figli e imparando a usare strumenti primitivi in un mondo spietato. Nel presente, Claire (Rashida Jones), un’ambiziosa antropologa che dopo la laurea si dedica allo studio di antichi resti proto-umani, inizia una relazione incerta con un compagno di studi, Greg (Daveed Diggs). Due secoli più tardi, a bordo di un’astronave diretta verso un pianeta lontano, Coakley (Kate McKinnon) e un computer di bordo senziente affrontano una misteriosa malattia che minaccia le piante produttrici di ossigeno presenti a bordo.

Tre storie che, attraversando migliaia di anni, si intrecciano e riflettono sulla speranza, sulla connessione e sul ciclo della vita.

Interpretato da Kate McKinnon (Bombshell – La voce dello scandalo, Saturday Night Live, Ghostbusters), Rashida Jones (On the Rocks, Parks and Recreation), Daveed Diggs (Hamilton), Jorge Vargas (Snowpiercer) e Tanaya Beatty (Yellowstone), In un Batter d’Occhio è diretto dal regista vincitore dell’Academy Award® Andrew Stanton (WALL·E, Better Call Saul, Stranger Things), ed è prodotto da Jared Ian Goldman (Ingrid va a ovest, Russian Doll). La sceneggiatura è stata scritta dallo sceneggiatore ed executive producer Colby Day (Spaceman, For All Mankind).

Cortesia Disney+

Accanto a Stanton dietro la macchina da presa anche il direttore della fotografia Ole Birkeland (Judy, Ticket to Paradise), la scenografa Ola Maslik (Uniti per sempre, Madam Secretary), la montatrice Mollie Goldstein (Not Okay, Dickinson), la costumista Mirren Gordon-Crozier (La ragazza della palude, Teen Spirit – A un passo dal sogno) e il supervisore degli effetti visivi Jake Braver (Birdman, The Pale Blue Eye – I delitti di West Point).

In Treatment: stagioni, trama, cast, episodi e streaming

In Treatment: stagioni, trama, cast, episodi e streaming

In Treatment è la serie tv drammatica prodotta e sviluppata da Rodrigo Garcia per HBO e basata sulle avventure di una psicoterapeuta e le sue sedute settimanali coi pazienti.

In Treatment: dove vederla in streaming

Tutte le stagioni di In Treatment in streaming sono disponibili su NOW.

Iscriviti a NOW e inizia a guardare le più belle storie di In Treatment e molto altro!

In Treatment: la trama e il cast

La serie, ambientata a Baltimora, racconta dello psicoterapeuta Dr. Paul Weston ha uno studio privato dove svolge sessioni con i suoi pazienti a casa sua. Comincia a mettere in discussione le proprie capacità e motivazioni, quindi cerca aiuto dalla sua ex mentore e terapista, la dottoressa Gina Toll, che non vede da dieci anni.

Nel cast di In Treatment protagonisti sono Gabriel Byrne interpreta Paul Weston , uno psicologo affascinante e implacabile, che sta cercando la propria esistenza pacifica, libera da dubbi e ambivalenze. Dianne Wiest interpreta la psicoterapeuta Gina Toll, l’ex mentore e supervisore clinico di Paul Weston.

In Treatment trama e cast

Le stagioni di In Treatment

La serie ha avuto ben tre stagioni per un totale di 105 episodi. Nel 2020 HBO ha annunciato la quarta stagione

In treatment – stagione 4

Nell’ottobre 2020, HBO ha confermato che la serie sarebbe tornata per una quarta stagione con Uzo Aduba nel ruolo principale. La stagione di 24 episodi sarà presentata in anteprima il 23 maggio 2021 e andrà in onda quattro episodi settimanali.

In Treatment – stagione 2

Paul, ora divorziato e piuttosto solo, si è trasferito a Brooklyn e usa il soggiorno del suo piccolo brownstone ristrutturato e ristrutturato per le visite dei pazienti. È servito con una causa per negligenza dal padre di Alex nel primo episodio, e si preoccupa delle conseguenze. Alex Sr. fa causa a Paul per negligenza , accusandolo di non aver impedito la morte di suo figlio Alex Jr., un ex paziente che ha interrotto volontariamente la terapia ed è stato ucciso in un incidente aereo che è stato un incidente o un suicidio. Alex, Sr. ei suoi avvocati sostengono che la responsabilità professionale di Paul era di contattare i militari e denunciare Alex, Jr. inidoneo al servizio. (dalla stagione 1). Alex Sr. in seguito incontra Paul e fa un’offerta pesante: se Paul scrive una lettera in cui si prende la colpa per la morte di Alex Jr., ritirerà la causa contro di lui, soddisfatto di aver confermato la sua convinzione che Paul sia al 100% colpevole.

In Treatment – stagione 3

In Treatment 3

La terza stagione è la prima serie non basata sulla serie originale israeliana “Be Tipul”, che è andata in onda solo per due stagioni. Il formato è simile, ogni settimana, una serie di pazienti visita lo psicoterapeuta Paul Weston in episodi di mezz’ora, mentre nell’ultimo, Paul visita la sua stessa terapeuta che è Adele Brouse piuttosto che Gina Toll che è apparsa nelle prime due stagioni. Inoltre, questa volta ci sono solo tre pazienti e le loro storie offrono una profondità simile a quella delle stagioni precedenti. Paul vive ancora a Cobble Hill a Brooklyn anche se ora ha una giovane fidanzata, Wendy. Il lunedì si incontra con Sunil, un vedovo trasportato a New York da Calcutta in seguito alla morte della moglie, per vivere con suo figlio, la moglie di suo figlio ei loro due figli piccoli. La paziente di martedì è Frances, un’attrice di successo che si autodefinisce che è tornata sul palco, ma ha difficoltà a ricordare le sue battute. Sta anche affrontando una sorella morente, un matrimonio fallito e una figlia adolescente sprezzante.

In Treatment – stagione 1

In Treatment stagione 1

La paziente in terapia Laura professa il suo amore per Paul, il che rende la loro relazione più complessa e difficile da controllare. I problemi personali di Laura includono l’essere sedotti da un uomo molto più anziano quando era un’adolescente. Inizia una relazione sessuale insoddisfacente con Alex, un altro dei pazienti di Paul. Paul riflette sui suoi sentimenti per lei e crede di essere innamorato di lei; tuttavia, le sessioni con Gina non riescono a risolvere il suo conflitto interiore sul suo desiderio e responsabilità professionale. A metà della stagione, Laura termina la sua terapia con Paul dopo che lui continua a rifiutare le sue avances. Paul e Laura si incontrano al funerale di Alex, e in seguito Paul decide di inseguire Laura con il rischio di distruggere il suo matrimonio, ma un attacco di panico gli impedisce di andare fino in fondo.

Fanno parte del cast della prima stagioni Melissa George nei panni di Laura Hill del lunerdì, Blair Underwood che interpreta Alex Prince del Martedì. Mia Wasikowska interpreta Sophie al mercoledì. Embeth Davidtz e Josh Charles nel ruolo di Amy e Jack del giovedì. Dianne Wiest nei panni di Gina Toll del venerdì e Michelle Forobes nei panni di Kate Weston e moglie di Paul.

In trappola – Don’t get out: la spiegazione del finale del film

In trappola – Don’t get out: la spiegazione del finale del film

In trappola – Don’t get out (il cui titolo originale è Steig. Nicht. Aus!), diretto dal regista tedesco Christian Alvart, è un thriller psicologico ad alta tensione che fonde elementi di horror e suspense in una storia claustrofobica. Il film esplora il terrore della trappola mortale in cui si ritrova intrappolato un padre con i propri figli, mettendo in scena dinamiche di paura, paranoia e lotta per la sopravvivenza. La regia di Alvart si concentra sull’atmosfera opprimente e sull’incertezza costante, costruendo un crescendo di ansia che tiene lo spettatore con il fiato sospeso.

Tematiche come la vulnerabilità umana, la fiducia tradita e la brutalità nascosta dietro la facciata ordinaria emergono nel racconto, accomunando In trappola – Don’t Get Out ad altri titoli di genere Speed o Il giorno sbagliato. La claustrofobia, il senso di isolamento e la lotta per scappare da un luogo apparentemente innocuo ma in realtà letale ricordano anche pellicole come Collateral. Questi riferimenti aiutano a inquadrare il film all’interno di un panorama di thriller che giocano sull’ansia dello spettatore e sulla paura del confinamento.

Nel corso dell’articolo, sarà approfondito il finale di In trappola – Don’t Get Out, spesso oggetto di interpretazioni diverse per la sua ambiguità e i colpi di scena. Verranno analizzate le scelte narrative che lo caratterizzano e il modo in cui chiudono il cerchio della vicenda, svelando il vero significato degli eventi e il destino dei protagonisti. Questo approfondimento sarà utile a comprendere appieno il messaggio del film e a valorizzarne l’impatto emotivo.

Hannah Herzsprung in In trappola - Don't Get Out
Hannah Herzsprung in In trappola – Don’t Get Out

La trama di In trappola – Don’t get out

Protagonista del film è Karl Brendt, imprenditore edile di successo e padre amorevole. Una mattina, prima di andare al lavoro, Karl fa salire nella sua auto i figli Josefine e Marius per accompagnarli a scuola. Tuttavia, dopo essere partito, riceve una telefonata minacciosa: dall’altra parte dell’apparecchio la voce di uno sconosciuto lo minaccia di far esplodere una bomba nascosta sotto il suo sedile, se solo i suoi figli tenteranno di abbandonare la vettura.

In cambio delle loro vite, il criminale chiede a Karl una grossa somma di denaro. Nel frattempo, Simone, la moglie di Karl, sospetta che suo marito abbia rapito i loro figli e chiede alla polizia di mettersi sulle sue tracce. Inseguito dalla polzia e alla mercé del criminale che lo tiene in scacco, per Karl ha inizio una disperata lotta contro il tempo nel tentativo di salvare la sua vita e quella dei suoi figli prima che sia troppo tardi.

La spiegazione del finale del film

Il finale di In trappola – Don’t get out vede l’auto di Karl circondata dalla polizia in Gendarmenmarkt. Pia Zach, esperta di esplosivi, scopre che effettivamente sono state collocate delle bombe sull’auto, mentre l’ispettore Drache, capo dell’operazione, è fermamente convinto che Karl abbia intenzioni criminali pericolose. Mentre Marius viene fatto uscire dall’auto senza problemi, Josefine resiste all’ordine di scendere, temendo che il padre possa essere ucciso se lasciato solo. Invece di uscire, decide di salire sul sedile del passeggero per restare accanto a Karl.

Una scena di In trappola - Don't Get Out
Una scena di In trappola – Don’t Get Out

La tensione aumenta quando un uomo che dovrebbe essere il fratello di Karl tenta di convincerlo a desistere, ma si rivela essere in realtà il ricattatore, intenzionato a vendicarsi per la moglie suicida dopo una sfratto causato dai progetti edilizi di Karl. Questo conferma le paure dell’ispettore Drache sull’effettiva pericolosità di Karl. Il ricattatore annuncia di aver attivato un timer e che Karl ha solo cinque minuti per ottenere il denaro. Karl fugge a bordo dell’auto, seguito dalla moglie, che ha scoperto che il vero fratello è in Thailandia, e da un folto contingente di polizia. Arrivati sulle rive della Sprea, Josefine esce volontariamente dall’auto, mentre il ricattatore prende il suo posto.

La spiegazione del finale si lega strettamente ai temi della responsabilità e della redenzione che percorrono tutto il film. Karl, inizialmente ritratto come un uomo irrazionale e potenzialmente pericoloso, ammette solo alla fine di aver agito con leggerezza e senza pensare alle conseguenze nei suoi progetti edilizi che hanno portato alla tragedia personale del ricattatore. La decisione disperata di lanciarsi con l’auto nel fiume – uscendone all’ultimo e condannando il ricattatore a morte – rappresenta un gesto estremo di volontà di chiudere quel capitolo doloroso, tentando allo stesso tempo di salvare se stesso e di assumersi la responsabilità delle proprie azioni.

Inoltre, il finale evidenzia il conflitto tra giustizia e vendetta, ma anche il bisogno di riconciliazione. La presenza della moglie che ritira l’ordine di sparare e accompagna Karl con la polizia mostra come, nonostante le tensioni, ci sia ancora spazio per la comprensione e il perdono. La riconciliazione familiare finale dopo la pena scontata simboleggia una rinascita possibile, in cui la consapevolezza degli errori diventa il punto di partenza per ricostruire legami e fiducia, coerentemente con il messaggio morale che il film vuole trasmettere.

In Trance: recensione del film di Danny Boyle

In Trance: recensione del film di Danny Boyle

In In Trance Simon (James Mc Avoy) è un giocatore d’azzardo patologico che lavora in una prestigiosa casa d’aste specializzata in quadri d’autore. Indebitato fino all’inverosimile stringe un patto con Franck (Vincent Cassel) un pericoloso criminale che si offre di saldare tutti i suoi debiti di gioco in cambio della complicità in un furto di un preziosissimo dipinto di Goya. Simon accetta, ma durante il colpo qualcosa va storto e in seguito ad un violento colpo alla testa perde il ricordo del nascondiglio del capolavoro.

Appurato, con feroci torture, che non si tratta solamente di un trucco o di una finzione per tenere per sé il quadro, Franck affida Simon alla terapia ipnotica della dottoressa Elizabeth (Rosario Dawson), nella speranza di scavare nel profondo della sua psiche e ritrovare così il prezioso bottino.

In In Trance di Danny Boyle si respira una stramba aria di deja-vu, che come in una seduta di ipnosi cinematografica riporta la mente verso altri film. Si viene così a creare un singolare melange tra Wanted di Timur Beckmanbatov e La Migliore Offerta di Giuseppe Tornatore; sarà un po’ per il mondo delle case d’aste, per i capolavori d’arte, o per le figure femminili che sembrano ordire complicati giochi del destino nei confronti di uomini accecati dalla passione, o forse per la caratterizzazione dello sfigato di turno, magistralmente interpretato da McAvoy. Certo, in tutto questo c’è anche tanto Boyle, attraverso una serie di stilemi di sicura riconoscibilità, ma nonostante una regia ritmata ed una trama prevedibile (anche se contorta e a tratti estremamente complessa) In Trance appare come un mero esercizio di stile.

Le scenografie sono splendide è la fotografia patinata di  Anthony Dod Mantle è perfetta. Con un sapiente uso di ottiche corte ed inquadrature fuori bolla, Boyle crea un piacevole ritratto di una Londra degradata, fatta di vecchie fabbriche abbandonate, di linee sopraelevate della metropolitana che incastonano ristoranti incantevoli, di palazzi di vetro che ospitano appartamenti lussuosi, di parcheggi sotterranei custodi di sanguinosi segreti.

In TranceFunziona egregiamente lo sconfinamento tra reale ed irreale e tra presente e passato, attraverso una serie di incursioni ipnotiche nella mente del protagonista. Si toccano le corde del sogno, della passione, della violenza, fino a ad arrivare ad un sottile erotismo teorizzato attraverso lo studio dei corpi nudi nella storia dell’arte (quasi ci fosse Peter Greenaway ad imbastire tale contenuto), ma poi si arriva ad alcuni momenti forse un po’ troppo splatter per il tono generale del film.

James McAvoy, Vincent Cassel e Rosario Dawson caratterizzano bene i loro personaggi, stritolati in un triangolo sentimentale e criminale, caricandoli di sfumature espressive funzionali, ma forse scontate, già viste, un po’ compiaciute, che sicuramente contribuiscono a tirare in anticipo le somme sull’intricata storia.

In Trance è tutto sommato un film godibile, che tiene alta l’attenzione fino alla fine, ma molto lontano dal Boyle di The Millionare, di 28 Giorni Dopo e soprattutto di quel Trainspotting che impose il regista britannico all’attenzione di pubblico e critica.

In Time: recensione del film di Andrew Niccol

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In Time: recensione del film di Andrew Niccol

In un futuro immaginario il tempo è denaro, vita, tutto. E’ un futuro immaginato da Andrew Niccol in In Time, sua ultima fatica cinematografica in cui le persone nascono con un orologio tatuato su un braccio. Al compimento del 25esimo anno, questo orologio che segna un anno comincia un countdown.

Andrew Niccol, la trama del film

Allo scadere del tempo la persona muore, a meno che non riesca a guadagnare altro tempo lavorando. Will Salas vive a Dayton, una sorta di bronx, dove di tempo per tutti ce n’è davvero poco, dove si vive letteralmente ora dopo ora e dove tutti vanno di fretta, corrono per non sprecare tempo, tempo prezioso che resta loro da vivere. L’incontro fortuito con uno sconosciuto regalerà a Will addirittura un secolo di vita, e così il giovane potrà abbandonare il quartiere povero per New Greenwich, l’uptown, il posto in cui tutti camminano lentamente, godendosi la vita, mangiando poco e con calma, assaporando ogni secondo di vita poiché loro ne hanno davvero tanti, troppi per una vita sola.

Andrew Niccol, il film

Andrew Niccol è un maestro  nel creare realtà immaginarie partendo da veri i proprio punti focali della realtà moderna. Con Gattaca aveva affrontato l’ingegneria genetica, con S1m0ne invece la realtà virtuale, in questo caso si chiede cosa accadrebbe se la vecchiaia fosse sconfitta per sempre? Se si smettesse di invecchiare a 25 anni? E se avessimo (letteralmente) i minuti contati?

Il problema che mette in campo in regista con questa idea davvero brillante è a ben pensare terribilmente attuale, più terrificante di un film horror e straordinariamente angosciante se si riflette a fondo sul binomio tempo/denaro. Nel film i ricchi posseggono più tempo di quello che riescono a ‘consumare’ e i poveri rubano pochi secondi per cercare di vivere un po’ di più. E’ la perfetta e quasi didascalica metafora del disequilibrio tra ricchezza e povertà, soprattutto quando nel film si spiega che questo disavanzo, questa disparità di forze in campo è fondamentale per far si che pochi siano sempre in vita (ricchi) a discapito dei molti sempre di corsa (poveri) è fondamentale per mantenere lo status quo, la situazione di privilegio dei pochi.

In Time

L’immensa portata di questo messaggio però non viene supportata dal film, che presenta una sceneggiatura quasi solamente abbozzata, che non affonda a piene mani nel fango della questione e si accontenta di trasformarsi in una favola a metà strada tra Robin Hood e Bonnie e Clyde. Una trascinante prima mezz’ora perfettamente bilanciata tra romantico sentimentalismo e adrenalina pura, lascia spazio ad una dissacrazione di tutto quello che si è appena visto e purtroppo, a malincuore per chi lo ha aspettato, il film precipita.

Ne esce ugualmente bene però il cast che nonostante la sfacciata bellezza che ostenta con unica apparente dote riesce comunque a calarsi bene nella parte: Justin Timberlake e Amanda Seyfried sono davvero una bellissima coppia cinematografica e nonostante il look un po’ troppo aggressivo di lei, l’alchimia trai due sembra funzionare. Olivia Wilde e Cillian Murphy completano il patinatissimo cast. Piccolo ruolo anche per Johnny Galecki che gli appassionati di The Big Bang Theory riconosceranno in Leonard, il nerd innamorato della bella vicina.

In Time parte da un guizzo intellettuale geniale che purtroppo si affloscia su se stesso lasciando inesplorate milioni di possibilità di approfondire un tema affascinante e attuale. Bocca amara da occasione sprecata.

In Time: trailer italiano

In Time: la spiegazione del finale del film con Justin Timberlake

Come sarebbe il mondo e la vita se la moneta di scambio fosse il Tempo? Da questa premessa nasce il film del 2011 In Time (qui la recensione), diretto da Andrew Niccol. Affermato autore di film fantascientifici come Gattaca – La porta dell’universo e The Host, egli ha per il suo quarto lungometraggio dato vita ad un contesto a suo modo distopico, dove per poter vivere è letteralmente necessario possedere quanto più tempo possibile. Si tratta dunque di una riflessione quanto mai affascinante, che trova ovvi riscontri anche nel mondo contemporaneo, sempre più diviso in classi sociali.

Lo stesso Niccol ha definito In Time come un’opera derivata proprio da Gattaca, tanto nel suo look retrofuturistico quanto per nell’affrontare tematiche simili, il più delle quali incentrate sulle disuguaglianze. Tutto ciò inizialmente sembrò essere un plagio del racconto del 1965 “Pentiti Arlecchino!” disse l’uomo del Tic-Tac, appartenente allo scrittore di fantascienza Harlan Ellison. Dopo una breve disputa legale, si evidenziò però come le due opere avessero solo vaghe somiglianze, differendo però nel modo di affrontare le loro tematiche.

Il film riesce infatti a coniugare intrattenimento a riflessioni più profonde e sempre più attuali, che ancora oggi lo rendono un piccolo cult per quanto riguarda questo genere di opere. In questo articolo, approfondiamo dunque alcune delle principali curiosità relative a In Time. Proseguendo qui nella lettura sarà infatti possibile ritrovare ulteriori dettagli relativi alla trama, al cast di attori e alla spiegazione del finale. Infine, si elencheranno anche le principali piattaforme streaming contenenti il film nel proprio catalogo.

In Time Justin Timberlake
Justin Timberlake in una scena di In Time

La trama di In Time

La vicenda narrata nel film si svolge nell’anno 2169, in un mondo profondamente diverso da quello che era un tempo. Gli individui sono ora geneticamente programmati per vivere fino all’età di 25 anni. Da quel momento in poi, attraverso un chip installato nel braccio, parte per loro un conto alla rovescia che permette di vivere solo un anno. Al termine di questo timer sono infatti destinati a morire. L’unico modo per allungare la durata della propria vita è quello di guadagnare del tempo ulteriore. Questo è infatti divenuto l’unica valuta con cui pagare o essere pagati.

In un mondo del genere, i ricchi hanno naturalmente la possibilità di vivere per sempre, mentre i poveri sono destinati ad una morte imminente. In questo contesto si svolge la storia di Will Salas, venticinquenne da tre anni, il quale tenta come tutti di guadagnare quanto più tempo possibile per sé. In seguito all’incontro con un uomo di nome Henry Hamilton, il giovane inizia però a comprendere come la società sia volutamente divisa in classi sempre più ferree. Per lui ha così inizio una vera e propria corsa contro il tempo che lo porterà a cercare di sovvertire l’ordine costituitosi.

Il cast del film

Protagonista del film nei panni di Will Salas è l’attore e cantante Justin Timberlake. Questi ha raccontato di aver accettato la parte soltanto dopo diverse conversazioni avute con il regista. Grazie a questi incontri ha infatti avuto modo di comprendere al meglio l’ambientazione, le tematiche e i personaggi, rimanendone affascinato. Nel ruolo di sua madre, nonostante nella realtà abbia tre anni in meno a Timberlake, vi è l’attrice Olivia Wilde. Questa compare però soltanto nei primi 20 minuti del film. Il ruolo del centenario Henry Hamilton è invece affidato all’attore Matt Bomer.

Cillian Murphy è invece Raymond Leon, capo della polizia. Vincent Kertheiser, noto per la serie Mad Men, interpreta il ricco Philippe Weis, mentre Bella Heathcote è sua moglie Michele. Amanda Seyfried interpreta invece la figlia dei due Weis, Sylvia. L’attrice era l’unica ad avere realmente 25 anni al tempo delle riprese. È poi presente l’attore Johnny Galecki, noto come Leonard in The Big Bang Theory, che interpreta qui Borel, amico del protagonista. Infine, Alex Pettyfer interpreta Fortis, leader di un gruppo di ladri del tempo noti come Minutemen.

Amanda Seyfried e Justin Timberlake in In Time. Foto di Stephen Vaughan – © 2011 Twentieth Century Fox Film Corporation.

La spiegazione del finale di In Time

Nel finale del film, Will e Sylvia escogitano un piano per colpire il cuore dell’impero di Philippe. Travestito da una delle sue guardie, Will lo affronta, costringendolo a rivelare l’ubicazione della sua capsula del tempo: un nascondiglio contenente oltre un milione di anni di tempo che Philippe ha egoisticamente accumulato per sé, negandolo a chi ne ha disperatamente bisogno. Il loro obiettivo è chiaro: distribuire l’enorme riserva di tempo alle masse oppresse e sofferenti.

Il film si conclude dunque con un notiziario in cui si racconta che la gente è scesa in strada a festeggiare la ritrovata abbondanza di tempo. Il sistema di controllo accuratamente orchestrato da Philippe e dalla sua società inizia a crollare quando un’eccedenza di tempo senza precedenti inonda la società. Nel frattempo, Will e Sylvia continuano a smantellare le strutture di potere esistenti, prendendo di mira le banche e distribuendo il tempo a coloro ai quali è stato a lungo negato.

Il milione di anni distribuito scatena così un esodo dalla zona 12 a New Greenwich, sovvertendo qualsiasi ordine stabilito e mandando nel caos il sistema, proprio come Will voleva che accadesse. Lui e Sylvia, nell’ultima scena del film, pianificano una rapina in una banca ancora più grande e si apprestano ad entrare, divenendo dunque a tutti gli effetti dei “Robin Hood del tempo”. La storia si conclude con una nota di speranza, accennando al potenziale di un futuro più luminoso e più equo.

In Time trama
Justin Timberlake, Vincent Kartheiser e Amanda Seyfried in In Time. Foto di Stephen Vaughan – © 2011 Twentieth Century Fox Film Corporation.

Ma perché le élite hanno continuato ad aumentare i prezzi? Le potenti élite del film riconoscono i pericoli di una crescita demografica incontrollata in un mondo in cui le persone cessano di invecchiare a 25 anni e possono prolungare la propria vita all’infinito con una sufficiente disponibilità di tempo. Per contrastare questo potenziale sconvolgimento, i pochi privilegiati escogitano un sistema astuto e sinistro. Essi gonfiano intenzionalmente i prezzi dei beni e dei servizi essenziali.

Così facendo si assicurano che i meno privilegiati, confinati in regioni impoverite, fatichino a permettersi i beni di prima necessità per la sopravvivenza. Questa manipolazione economica ha creato uno straziante paradosso: l’elisir di prolungata giovinezza e vita, rappresentato dal tempo, si trasforma in uno strumento di oppressione piuttosto che in un lusso. Attraverso questo schema, le élite mantengono un flusso continuo di morti tra la popolazione svantaggiata.

Questa sinistra strategia finisce per sostenere l’ordine esistente, permettendo a pochi eletti come Philippe di esercitare il potere sulle masse e di mantenere il loro dominio per migliaia di anni. Questa spietata economia della manipolazione del tempo mette in luce anche le estreme conseguenze che coloro che hanno il controllo sono disposti a raggiungere per mantenere la loro autorità e sopprimere qualsiasi minaccia alla loro supremazia.

Il trailer di In Time e dove vedere il film in streaming

È possibile fruire di In Time grazie alla sua presenza su alcune delle più popolari piattaforme streaming presenti oggi in rete. Questo è infatti disponibile nei cataloghi di Apple TV+, Infinity+, Now e Prime Video. Per vederlo, una volta scelta la piattaforma di riferimento, basterà noleggiare il singolo film o sottoscrivere un abbonamento generale. Si avrà così modo di guardarlo in totale comodità e al meglio della qualità video. Il film è inoltre presente nel palinsesto televisivo di martedì 2 luglio alle ore 21:00 sul canale 20 Mediaset.

In Time: 10 cose che non sai sul film

In Time: 10 cose che non sai sul film

In Time è un film che ha conquistato una grande fetta di pubblico mondiale grazie alla sua raffinatezza e alla sua capacità di analisi riguardo il tempo e il mondo in cui viene usato in un mondo non molto lontano dal nostro, in grado di riflette in qualche modo il presente. Uscito nel 2011 e diretto da Andrew Niccol, questo film rappresenta un mondo distopico in cui il tempo diventa mera moneta di scambio e in cui le persone lottano per riuscire ad avere questa valuta che gli permetta di vivere per sempre. Ecco, allora, dieci cose da sapere su In Time.

In Time film

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1. Ci sono riferimento a personaggi storici. La combinazione per aprire la volta temporale di Philippe, 12 2 18 09, è la data in cui nacque Charles Darwin, ovvero il 12 febbraio del 1809. Inoltre, questa è anche la data in cui nacque Abraham Lincoln.

2. Stipendi in tempo. In questo film, ogni giorno i cronometristi ricevono uno stipendio di tempo dalla sede centrale. Questa forma di pagamento viene chiamata con il nome di per diem. In latino, per diem significa per ogni giorno.

3. Un formato temporale differente. In In Time, il formato dell’ora degli orologi è in YYYY WW D HH MM SS, ovvero anni, settimane, giorni, ore, minuti e secondi. Molto diverso da mesi e giorni, come ci si aspetterebbe e si usa comunemente.

In Time streaming

4. Il film è disponibile in streaming digitale. Chi volesse vedere o rivedere ancora questo film, è possibile farlo grazie alla sua presenza sulle diverse piattaforme di streaming digitale come Chili, Infinity e Netflix.

In Time cast

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5. Attori giovani come i protagonisti. In un film che riguardano persone che smetterebbero di invecchiare a 25 anni, molti degli attori, tra cui Cillian Murphy e Justin Timberlake, avevano tra i 20 e i 30 anni. Amanda Seyfried, tuttavia, aveva davvero 25 durante le riprese.

6. È un film dove si è corso molto. Secondo gli attori protagonisti del film, ovvero Justin Timberlake e Amanda Seyfried, pare che in questo film si corra più che in molte altre pellicole che siano mai state viste. Le uniche eccezioni al film sarebbero Lola corre (1998) e Forrest Gump (1994).

7. Justine Timberlake si è convinto del film dopo qualche incontro. L’attore ha avuto due o tre incontri con Andrew Niccol, regista del film, prima di decidere di accettare la parte. Stando alla sue dichiarazioni “penso che le mie conversazioni con lui siano state la maniera più utile per scoprire i personaggi. Anche perché pensavo che l’idea fosse magnifica e che Andrew sia molto prolifico con questa tipologia di concetti”.

In Time trailer

https://youtu.be/fdadZ_KrZVw

8. Un trailer basato sul tempo. Prima di guardare il film, potrebbe essere opportuno vederne il trailer per capire se In Time possa essere un film adatto ai propri gusti e capace di soddisfare la propria voglia di cinema.

In Time trama

9. Una vita in cui non si invecchia. In Time è un film ambientato nel futuro, più precisamente nel 2169, in cui il gene dell’invecchiamento è stato isolato e sconfitto. Al fine di evitare la sovrappopolazione, il tempo è diventato la moneta di scambio con lui la gente paga per poter acquistare dei beni di qualsiasi tipo, siano di prima necessità o di lusso.

10. Negoziare per sopravvivere in eterno. In questa società futuristica ci sono differenze abbastanza nette da i ricchi, che possono vivere in eterno, e tutti gli altri che si trovano a dover negoziare per poter essere immortali. Quando un giovane povero si trova ad entrare in possesso di una vera fortuna, ma in ritardo per salvare l’amata madre, si assiste alla sua fuga, inseguito dai guardiani del tempo, i poliziotti di quel mondo.

Fonti: IMDb, Collider